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Procedura : 2008/2001(INI)
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A6-0136/2008

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PV 21/05/2008 - 3
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Mercoledì 21 maggio 2008 - Strasburgo
Dati scientifici relativi al cambiamento climatico: conclusioni e raccomandazioni in vista dell'adozione di decisioni
P6_TA(2008)0223A6-0136/2008

Risoluzione del Parlamento europeo del 21 maggio 2008 sui dati scientifici relativi al cambiamento climatico: conclusioni e raccomandazioni in vista dell'adozione di decisioni (2008/2001(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua decisione del 25 aprile 2007 sulla costituzione di una commissione temporanea sul cambiamento climatico(1), approvata in conformità dell'articolo 175 del regolamento,

–   viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles dell'8 e 9 marzo 2007,

–   vista la dichiarazione del Vertice del G8 di Heiligendamm, del 7 giugno 2007, in particolare la sezione intitolata "Climate Change, Energy Efficiency and Energy Security – Challenge and Opportunity for World Economic Growth",

–   visti le conclusioni della quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), pubblicate a Valencia (Spagna) il 17 novembre 2007, e i successivi studi commissionati dai governi nazionali o realizzati da altri organi delle Nazioni Unite,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Progressi verso il conseguimento degli obiettivi di Kyoto" (COM(2007)0757),

–   vista la riunione parlamentare congiunta sul cambiamento climatico tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali degli Stati membri e dei paesi candidati, svoltasi l'1 e 2 ottobre 2007,

–   viste la tredicesima Conferenza delle parti (COP 13) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e la terza Conferenza delle parti agente come riunione delle parti del protocollo di Kyoto (COP/MOP 3), che si sono tenute a Bali (Indonesia) dal 3 al 15 dicembre 2007,

–   viste le audizioni pubbliche e gli scambi di opinione con personalità di alto livello nonché l'esito delle missioni della delegazione della commissione temporanea del Parlamento sul cambiamento climatico, e in particolare le informazioni raccolte nell'ambito degli interventi degli esperti e del successivo dibattito alla sessione tematica del 10 settembre 2007 su "Impatto climatico dei diversi livelli di riscaldamento",

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione interlocutoria della commissione temporanea sul cambiamento climatico (A6-0136/2008),

A.   considerando che tra le attribuzioni della commissione temporanea sul cambiamento climatico rientra la formulazione di raccomandazioni sulla futura politica integrata dell'Unione europea in materia di cambiamento climatico e considerando che tali raccomandazioni dovrebbero essere basate sulla ricerca di punta e non dovrebbero escludere le prove scientifiche più recenti,

B.   considerando che la relazione interlocutoria della commissione temporanea affronta esclusivamente l'impatto e gli effetti del cambiamento climatico sulla base di dati scientifici; considerando che nella relazione definitiva saranno formulate proposte sulla futura politica integrata dell'Unione europea in materia di cambiamento climatico, in conformità del mandato conferito alla commissione, sulla base dell'insieme delle informazioni da essa raccolte nel quadro delle sue attività; considerando che la relazione definitiva includerà anche la posizione del Parlamento europeo nei negoziati sul quadro internazionale della politica climatica dopo il 2012, in vista della COP 14 che si terrà a Poznan (Polonia) nel dicembre 2008,

C.   considerando che il consenso scientifico sulle origini e le cause del cambiamento climatico è ben consolidato e riconosciuto a livello mondiale, sia all'interno che all'esterno dell'IPCC; considerando che le conoscenze scientifiche e la consapevolezza delle origini umane dell'attuale tendenza al riscaldamento globale sono notevolmente aumentate dalla prima relazione di valutazione dell'IPCC nel 1990 e sono ormai considerate come dati scientifici; considerando che vi è un radicato consenso scientifico sull'impatto delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) di origine antropica sul clima globale; considerando che, alla luce della valutazione dei rischi fornita, in caso di incertezza è più opportuno agire piuttosto che rinviare l'azione,

D.   considerando che le conoscenze sul cambiamento climatico e sulle cause del riscaldamento globale, acquisite finora attraverso la ricerca e la raccolta di dati, sono sufficienti per indurre l'azione politica e l'adozione di decisioni che sono urgentemente necessarie per ridurre in misura sostanziale le emissioni e per prepararsi all'adattamento a cambiamenti climatici inevitabili,

E.   considerando che, secondo la quarta relazione di valutazione dell'IPCC, le emissioni globali di CO2 sono cresciute di circa l'80% tra il 1970 e il 2004 e che tali aumenti sono principalmente dovuti all'impiego di combustibili fossili,

F.   considerando che la ricerca basata sulle osservazioni e sulla modellazione segnala il rischio di un grave impatto sul nostro pianeta, se non saranno adottate rapidamente misure intese a rallentare o addirittura ad arrestare gli ulteriori aumenti di emissioni di CO2 e di altri GHG, che figurano nell'elenco dell'IPCC dei gas a effetto serra,

G.   considerando che, successivamente al periodo di esame e alla pubblicazione della quarta relazione di valutazione dell'IPCC, sono stati realizzati numerosi studi scientifici che hanno misurato e presentato dati che confermano la tendenza al riscaldamento globale e hanno valutato in modo più approfondito le implicazioni del cambiamento climatico per l'umanità dal punto di vista sociale, economico ed ecologico, come pure la necessità di adattamento al cambiamento climatico e di mitigazione dello stesso,

H.   considerando che la "Stern Review" ritiene che, ove non vengano adottate misure, nel 2050 i costi annuali del cambiamento climatico previsto rappresenteranno tra il 5 e il 20% del PIL; considerando che lo stesso rapporto giunge alla conclusione che gli obiettivi climatici potranno essere raggiunti qualora, a partire da questo momento, venga destinato l'1% annuo del PIL alle misure in tale settore,

I.   considerando che il dibattito scientifico in corso non mette più in discussione le cause all'origine del riscaldamento globale e del cambiamento climatico; considerando che qualsiasi tipo di dibattito scientifico è semplicemente espressione del progresso scientifico volto a chiarire le incertezze o i dubbi rimanenti ed è tradizionalmente improntato alla ricerca di una più profonda comprensione dell'impatto dell'uomo sui processi naturali,

J.   considerando che studi scientifici recenti hanno fornito prove supplementari dell'interferenza antropica con l'atmosfera terrestre e che la fisica del cambiamento climatico sta valutando le implicazioni concrete degli attuali livelli di riscaldamento globale causato dalle emissioni passate; considerando che i dati raccolti grazie a tali studi sottolineano l'urgente necessità di adottare misure di adattamento e di mitigazione, al fine di limitare rischi allarmanti per l'uomo, la biodiversità della flora e della fauna, gli habitat e le infrastrutture, in primo luogo nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa e in altre parti più ricche del mondo,

K.   considerando che la scienza ha individuato una serie di punti critici nel sistema climatico terrestre, che rappresentano punti di non ritorno per quanto riguarda ripercussioni praticamente irreversibili del cambiamento climatico, che non possono essere ragionevolmente gestite dall'uomo; considerando che questi punti critici e i processi geofisici inarrestabili da essi scatenati non possono essere pienamente integrati negli attuali scenari climatici per il futuro; considerando che tali punti critici includono: la fusione del permafrost, con la conseguente immissione di grandi quantità di metano nell'atmosfera; la fusione dei ghiacciai, con un aumento del coefficiente di assorbimento della luce solare e diminuzione della solubilità del CO2 negli oceani, con il conseguente aumento della temperatura; considerando che, con l'aumento della temperatura, tali fattori tendono a peggiorare progressivamente il riscaldamento globale con un effetto di feedback positivo,

L.   considerando che, secondo le stime, il 20-30% di tutte le specie sarà esposto a un maggior rischio di estinzione se si verificherà un aumento della temperatura pari a 1,5-2,5°C; considerando che, nel caso di un riscaldamento pari a 3,5°C, la percentuale è prevista essere del 40%-70%, per cui la mitigazione del cambiamento climatico è fondamentale per la tutela della biodiversità globale e il mantenimento dei servizi di ecosistema,

M.   considerando che oltre il 70% della superficie del pianeta è coperta dagli oceani; che oltre il 97% di tutta l'acqua del pianeta è contenuta negli oceani; che gli oceani forniscono il 99% dello spazio vitale della Terra; che i pesci forniscono la percentuale più elevata delle proteine consumate dagli esseri umani, da cui dipendono 3,5 miliardi di persone quale loro fonte primaria di cibo; e che tre quarti delle megalopoli del pianeta si affacciano sul mare,

N.  N considerando che il consenso scientifico espresso nella quarta relazione di valutazione dell'IPCC porta alla conclusione che il livello delle emissioni globali di GHG deve essere ridotto del 50-85% rispetto al 2000 onde evitare gravi rischi; considerando che, se le emissioni globali di GHG continueranno ad aumentare fino al 2020 e oltre tale data, sarà sempre più difficile realizzare questo obiettivo; considerando che quasi tutti gli Stati membri stanno compiendo buoni progressi nei loro sforzi di rispettare i propri obiettivi in materia di ripartizione degli oneri dell'Unione europea, permettendo in tal modo di aumentare la probabilità che l'Unione europea raggiunga entro il 2012 l'obiettivo fissato a Kyoto; considerando, tuttavia, che dopo il 2012 gli Stati membri dovranno essere più ambiziosi nella riduzione delle emissioni di GHG se intendono rispettare gli obiettivi definiti al succitato Consiglio europeo dell'8 e 9 marzo 2007, che devono essere realizzati collettivamente dai paesi sviluppati e che consistono in una riduzione delle loro emissioni di tali gas pari al 60-80% entro il 2050 rispetto al 1990,

O.  O considerando che la quarta relazione di valutazione dell'IPCC dimostra che feedback positivi tra il riscaldamento e la riduzione delle riserve di carbonio degli ecosistemi terrestri e oceanici potrebbero richiedere un'ulteriore sostanziale riduzione delle emissioni al fine di stabilizzare le concentrazioni di GHG,

P.   considerando che nell'Unione europea esiste un consenso politico sull'importanza fondamentale del raggiungimento dell'obiettivo strategico di limitare l'aumento della temperatura media globale al massimo a 2°C rispetto ai livelli preindustriali; considerando che la temperatura globale è già aumentata di 0,74°C nel secolo scorso e continuerà inevitabilmente ad aumentare di ulteriori 0,5-0,7°C a causa delle emissioni passate,

Q.   considerando che, secondo la quarta relazione di valutazione dell'IPCC, le emissioni globali di GHG sono aumentate dall'epoca preindustriale e stanno attualmente aumentando più rapidamente di quanto non sia mai accaduto, registrando un incremento dovuto alle attività umane del 70% tra il 1970 e il 2004 e un incremento significativo del 24% dal 1990; considerando che molti ecosistemi naturali in tutti i continenti e nella maggior parte degli oceani sono già colpiti da cambiamenti climatici regionali, che provocano l'aumento delle temperature, il cambiamento della ripartizione delle precipitazioni e dei venti e una maggiore scarsità idrica,

R.   considerando che per il sistema climatico è importante il totale dei GHG accumulati ed emessi nell'atmosfera e non le emissioni relative o le riduzioni relative, per cui, al fine di evitare cambiamenti climatici pericolosi, il fattore determinante più significativo è il totale delle emissioni di GHG nei prossimi anni e decenni,

S.   considerando che la quarta relazione di valutazione dell'IPCC ha comparato per la prima volta gli effetti documentati di ampia portata del cambiamento climatico attuale in Europa, quali il ritiro dei ghiacciai, l'allungamento delle stagioni, il cambiamento delle aree di distribuzione delle specie, nonché l'impatto sulla salute dovuto a un'ondata di calore di intensità eccezionale; considerando che i cambiamenti osservati corrispondono alle proiezioni relative al cambiamento climatico futuro; considerando che, nel quadro di un bilancio globale per l'Europa, quasi tutte le regioni saranno negativamente colpite da diverse ripercussioni future del cambiamento climatico e che ciò presenterà delle sfide in molti settori socio-economici; considerando che il cambiamento climatico aumenterà notevolmente le disparità regionali per quanto riguarda le risorse naturali in Europa, ad esempio la disponibilità idrica,

T.   considerando che il cambiamento climatico, unitamente a una massiccia urbanizzazione dovuta alla crescita demografica, è destinato ad aumentare la temperatura delle città, con impatti diretti negativi sulla salute e sul benessere dei cittadini,

U.   considerando che le attuali politiche intese a mitigare gli effetti del cambiamento climatico e le relative prassi in materia di sviluppo sostenibile, che dovranno assolutamente essere intensificate, saranno tuttavia insufficienti per ridurre le emissioni globali di GHG nei prossimi decenni; considerando che, stando alle raccomandazioni scientifiche, la finestra di opportunità per riuscire a stabilizzare la concentrazione globale di GHG a un livello corrispondente a una probabilità del 50% di mantenere il cambiamento climatico entro 2°C, resterà aperta fino al 2015, quando le emissioni globali dovrebbero raggiungere il loro picco,

V.   considerando che il contributo del gruppo di lavoro III alla quarta relazione di valutazione dell'IPCC indica che, al fine di conseguire i livelli più bassi fissati finora dall'IPCC e di limitare il potenziale impatto negativo, le parti dell'UNFCCC di cui all'allegato I dovrebbero ridurre collettivamente le loro emissioni del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020,

W.   considerando che la prossima relazione di valutazione dell'IPCC non sarà probabilmente pubblicata prima del 2012 o 2013; considerando che le conoscenze supplementari provenienti dalla letteratura scientifica rivista da esperti e da relazioni scientifiche commissionate dai governi o realizzate da altri organismi internazionali o dalle istituzioni delle Nazioni Unite, quali l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), l'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) o l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), stanno dando un importante contributo a una migliore comprensione dell'impatto attuale e futuro del cambiamento climatico sull'uomo e sull'ambiente come pure all'adattamento e alla mitigazione di tale cambiamento climatico,

X.   considerando che la maggior parte dei risultati di questi studi supplementari sottolineano l'urgente necessità di reagire tempestivamente al riscaldamento globale; considerando, in particolare, che gli ultimi dati pubblicati dall'OMM nel dicembre 2007 indicano che il decennio dal 1998 al 2007 è stato il decennio più caldo mai registrato e il 2007 tra i dieci anni più caldi mai registrati, con uno scarto di temperatura positivo previsto di 0,41°C rispetto alla media sul lungo periodo, ed è stato contrassegnato da temperature anomale di oltre 4°C sopra le medie mensili a lungo termine registrate da gennaio ad aprile 2007 in alcune regioni dell'Europa,

Y.   considerando che il riscaldamento globale e le diverse dimensioni del cambiamento climatico devono essere osservati dalla prospettiva di altri problemi globali quali la povertà o i problemi sanitari mondiali, in quanto questi problemi saranno aggravati dagli effetti dell'aumento delle temperature, dalle siccità, dalle inondazioni, dall'aumento del livello del mare e dall'aumento dell'incidenza delle condizioni climatiche estreme; considerando che il cambiamento climatico potrebbe ostacolare la capacità dei paesi di progredire sulla via dello sviluppo sostenibile e di realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio; considerando che il cambiamento climatico potrebbe compromettere seriamente la buona riuscita di progetti di sviluppo e dovrebbe pertanto costituire un tema costante nel quadro della cooperazione internazionale,

1.   accoglie con favore il fatto che, alla riunione di Bali, le parti dell'UNFCCC hanno riconosciuto che la quarta relazione di valutazione dell'IPCC rappresenta la valutazione più completa e autorevole del cambiamento climatico realizzata finora, in quanto fornisce un quadro scientifico, tecnico e socioeconomico integrato sulle relative questioni, e incoraggia a utilizzare le informazioni in essa contenute nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche nazionali in materia di cambiamento climatico;

2.   ritiene fermamente che la scienza progredisca attraverso il confronto tra conoscenze e ipotesi accettate e idee concorrenti, nonché l'applicazione di procedure di valutazione riviste da esperti; si congratula con l'IPCC per l'attività svolta e per la sua capacità di convogliare il lavoro di migliaia di scienziati; ritiene che l'IPCC dovrebbe considerare seriamente nuovi argomenti, al fine di continuare a garantire la credibilità e la qualità delle sue ricerche;

3.   ritiene che la scienza del cambiamento climatico sia ormai sufficientemente consolidata e ribadisce il suo impegno a conseguire l'obiettivo strategico dell'Unione europea di limitare l'aumento della temperatura media globale a non oltre 2°C al di sopra dei livelli preindustriali, obiettivo che, stando a numerose relazioni scientifiche, può essere raggiunto con una probabilità di circa il 50% a una concentrazione atmosferica di GHG pari a 400-450 ppm di CO2 equivalente e che, stando alla quarta relazione di valutazione dell'IPCC, implica che i paesi industrializzati riducano le emissioni di GHG del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020; ritiene, tuttavia, che gli sforzi intesi a ridurre le emissioni dovrebbero in realtà mirare a mantenere tale valore ben al di sotto dell'obiettivo dei 2°C, in quanto tale livello di riscaldamento avrebbe già un impatto considerevole sulle nostre società e sui nostri stili di vita e comporterebbe anche cambiamenti significativi degli ecosistemi e delle risorse idriche;

4.  sottolinea che con l'aumentare delle emissioni di gas a effetto serra provocate dall'uomo si avranno conseguenze drammatiche e gravi minacce per gli ecosistemi marini, le risorse e il settore della pesca e che variazioni significative della temperatura dell'acqua possono portare alla migrazione di popolazioni di organismi marini, compresa l'invasione di specie alloctone e la scomparsa delle specie autoctone;

5.   riconosce che le proiezioni dei dati per il 2050 indicano chiaramente che è ora giunto il momento di agire; sottolinea che la finestra di opportunità per mettere in atto gli sforzi intesi a mitigare gli effetti del cambiamento climatico, necessari per raggiungere l'obiettivo dei 2°C, sarà chiusa alla metà del prossimo decennio;

6.   sottolinea che i riscontri scientifici provenienti da tutti i continenti e dalla maggior parte degli oceani indicano che molti ecosistemi naturali sono già colpiti da cambiamenti climatici regionali causati dalle emissioni di carbonio prodotte in passato dai paesi industrializzati; sottolinea che è scientificamente dimostrato che le cause soggiacenti al riscaldamento globale sono prevalentemente di origine umana e che il livello delle conoscenze acquisite è sufficiente per dimostrare l'interferenza antropica con l'atmosfera terrestre;

7.   sottolinea che la prevista acidificazione degli oceani dovuta all'aumento dei livelli di CO2 potrebbe avere effetti molto gravi sugli ecosistemi marini e invita e condurre ulteriori ricerche al riguardo, al fine di approfondire le conoscenze su questo problema e di individuare le sue implicazioni per l'azione politica;

8.   ritiene che gli andamenti a livello di temperatura, ossigeno, salinità, PH, clorofilla e modelli di oscillazione del vento diventano evidenti solo dopo molti anni; sottolinea la necessità di disporre di serie di dati e osservazioni complete del fondo dei mari e degli oceani per contribuire a spiegare i cambiamenti locali che hanno un impatto sulla pesca, poiché la nostra capacità di comprendere le cause e le conseguenze dell'evoluzione degli ecosistemi cambia;

9.   sottolinea che i risultati scientifici indicano chiaramente come evolverà il cambiamento climatico nel prossimo futuro, basandosi su modelli regionali diversi e dimostrando che il riscaldamento globale è una questione afferente sia allo sviluppo sia all'ambiente globale, in cui le persone povere e i paesi in via di sviluppo sono i più vulnerabili; ritiene che gli sforzi di adattamento, mirati a gestire le conseguenze inevitabili del riscaldamento globale causato dalle emissioni prodotte in passato dai paesi industrializzati, siano altrettanto importanti di sforzi decisi mirati a mitigare gli effetti del fenomeno per evitare un'evoluzione ingestibile del riscaldamento globale;

10.   sottolinea che i punti critici, tra cui il deperimento della foresta pluviale amazzonica, la deglaciazione della Groenlandia e della calotta polare antartica occidentale, le anomalie del monsone indiano e il rilascio nell'atmosfera terrestre di enormi quantità di metano dalla tundra siberiana, sono fenomeni difficili da prevedere ma che, in considerazione delle attuali condizioni di cambiamento climatico, possono con ogni probabilità raggiungere i rispettivi punti massimi durante questo secolo; sottolinea che per evitare questi punti critici saranno necessarie azioni di mitigazione più forti di quelle indicate nella quarta relazione di valutazione dell'IPCC;

11.   accoglie con favore a tale riguardo i risultati della COP 13 e della COP/MOP 3, basati su pareri scientifici solidi, e in particolare la roadmap di Bali che dovrebbe essere valutata durante la COP 14 del 2008 e dovrebbe condurre, entro il 2009, alla conclusione di un accordo su un regime globale; accoglie altresì con favore il compito assegnato al Gruppo di esperti sul trasferimento di tecnologia di valutare le lacune e gli ostacoli all'uso e all'accesso alle risorse finanziarie fornite ai paesi in via di sviluppo che si sono impegnati ad attuare idonee azioni di mitigazione a livello nazionale, secondo modalità misurabili, comunicabili e verificabili; accoglie inoltre con favore la creazione di un Fondo di adattamento e l'inclusione delle foreste in un nuovo accordo sulla protezione del clima inteso a evitare ulteriori deforestazioni e ad arrestare le emissioni di carbonio causate dagli incendi di foreste o di torbiere, che provocano danni ingenti alle comunità locali, ivi incluso l'esproprio delle loro terre con procedure illegali o semilegali;

12.   non è d'accordo con i tentativi, non supportati da argomentazioni scientifiche, di presentare come inattendibili, incerti o discutibili i risultati degli studi sulle cause e sugli effetti del cambiamento climatico; riconosce tuttavia che il progresso scientifico è sempre stato contrassegnato da dubbi, dalla loro progressiva eliminazione e dalla ricerca di spiegazioni o modelli che vadano al di là della corrente scientifica dominante;

13.   ritiene pertanto che nuove ricerche, mirate a una migliore comprensione delle cause e delle conseguenze del riscaldamento globale, siano essenziali ai fini di un processo decisionale responsabile; ritiene tuttavia che il livello delle conoscenze acquisite finora sia sufficiente per elaborare con urgenza politiche che consentano di giungere a una riduzione delle emissioni dei GHG che limiti il cambiamento climatico a +2°C e misure di adattamento al cambiamento climatico attuale;

14.   sottolinea la necessità di un'analisi e di ricerche supplementari riguardanti le conseguenze del cambiamento climatico, quali le ripercussioni sulla competitività economica, sui costi energetici e sullo sviluppo sociale in Europa, il ruolo dell'utilizzo del suolo, il ruolo delle foreste e della deforestazione, il ruolo dell'ambiente marittimo e il calcolo dei costi esterni dell'industria, non ultimo del settore dei trasporti, in termini di clima, ivi inclusa la quantificazione dell'impatto dell'inquinamento causato dai trasporti aerei; ritiene che sia necessario realizzare studi supplementari volti ad integrare l'adattamento e la riduzione dei rischi nelle politiche di sviluppo e di riduzione della povertà;

15.   ritiene necessario approfondire la ricerca sull'impatto della politica di promozione dei biocombustibili e sulle loro ripercussioni sull'aumento della deforestazione, sull'incremento della superficie agricola coltivata e sull'offerta alimentare a livello mondiale;

16.  sottolinea la necessità di svolgere ricerca sulla fisiologia delle specie ittiche marine, in particolare nei tropici in cui comparativamente sono state svolte poche ricerche; rileva che, con l'accrescersi della nostra base di informazioni, gli scienziati saranno in grado di effettuare previsioni più accurate ed escogitare le soluzioni del caso; ritiene che lo sbarco di tutte le catture accessorie a fini di indagine scientifica potrebbe offrire un significativo contributo alla base di informazioni; riconosce nel contempo la necessità di una ricerca continua sull'impatto del cambiamento climatico sulle popolazioni di uccelli marini in considerazione dello stress nutrizionale e degli effetti sul loro successo di riproduzione e la loro sopravvivenza;

17.   è del parere che la comunicazione delle prove scientifiche dell'impatto umano sul clima globale debba costituire l'elemento principale di un più ampio sforzo di sensibilizzare l'opinione pubblica e di ottenere e mantenere il suo sostegno a favore di misure politiche destinate a ridurre le emissioni di carbonio, come ad esempio l'interazione con le varie parti sociali, non solo nei paesi industrializzati ma anche nelle economie emergenti; chiede all'IPCC di pubblicare una sintesi delle sue relazioni di valutazione; ritiene inoltre che siano necessari cambiamenti degli stili di vita individuali, che devono essere realizzati nel quadro di programmi educativi destinati a far conoscere le cause e gli effetti del riscaldamento globale;

18.   invita pertanto la comunità scientifica e i rappresentanti politici ad unire i loro sforzi per aumentare la consapevolezza e la sensibilizzazione nei confronti delle "piccole cose che potrebbero risultare decisive", tenendo conto del fatto che anche le comunità che hanno una grande capacità di adattamento agli effetti del cambiamento climatico sono vulnerabili rispetto a eventi estremi e imprevedibili;

19.   sottolinea che attualmente le informazioni dettagliate necessarie per un'educazione a uno stile di vita a bassa emissione di carbonio, comprese ad esempio le dichiarazioni sull'impronta GHG sui beni di consumo e le etichette GHG, sono poco diffuse e andrebbero sviluppate in tempi brevi; sottolinea che tali iniziative dovrebbero idealmente basarsi su norme condivise e tener conto delle emissioni di GHG connesse alle importazioni;

20.   invita la sua commissione temporanea per il cambiamento climatico a proseguire le sue attività e a presentare al Parlamento, al termine del suo mandato, una relazione contenente, se del caso, raccomandazioni relative alle misure o alle iniziative e misure di adattamento e mitigazione da adottare nel quadro della futura politica integrata dell'Unione europea in materia di cambiamento climatico, in linea con l'obiettivo dell'UE di contenere l'aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C e in conformità dei risultati e delle raccomandazioni della quarta relazione di valutazione dell'IPCC;

21.   chiede alla Commissione, al Consiglio e al Parlamento di sollecitare, al massimo livello, negoziati e un dialogo sull'estensione strategica a tutti i paesi partner nel mondo delle strategie, dei principi e delle norme altamente efficaci applicati sia dai paesi dell'Unione europea che da paesi terzi nel campo della ricerca scientifica e delle azioni di lotta contro il cambiamento climatico, in linea con le raccomandazioni della comunità scientifica;

22.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 652.

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