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A6-0269/2008

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Martedì 8 luglio 2008 - Strasburgo
Stabilizzazione dell'Afghanistan: sfide per l'Unione europea e la comunità internazionale
P6_TA(2008)0337A6-0269/2008

Risoluzione del Parlamento europeo dell´8 luglio 2008 sulla stabilizzazione dell'Afghanistan: sfide per l'Unione europea europea e la comunità internazionale (2007/2208(INI))

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue numerose precedenti risoluzioni sull'Afghanistan e la recente risoluzione del 18 gennaio 2006(1),

–   visto l'accordo per l'Afghanistan sottoscritto in occasione della conferenza di Londra il 1° febbraio 2006 e il riconoscimento da parte del governo afghano e della comunità internazionale del fatto che il successo di tale accordo richiede un forte impegno politico, finanziario e per la sicurezza se si vogliono raggiungere gli obiettivi di riferimento fissati entro i termini previsti, e dipende da un efficace meccanismo di coordinamento e monitoraggio,

–   vista la dichiarazione dei capi di Stato e di governo delle nazioni che contribuiscono alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF) in Afghanistan, pubblicata in occasione del vertice NATO del 3 aprile 2008 a Bucarest,

–   viste le relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione in Afghanistan e le sue implicazioni per la pace e la sicurezza internazionale, presentate il 21 settembre 2007 e il 6 marzo 2008,

–   visti i risultati della Conferenza internazionale di sostegno dell'Afghanistan, tenutasi a Parigi il 12 giugno 2008,

–   vista la strategia nazionale di lotta contro la droga del governo afghano avviata alla summenzionata conferenza di Londra,

–   vista la sua raccomandazione al Consiglio del 25 ottobre 2007 sulla produzione di oppio a fini terapeutici in Afghanistan(2),

–   viste tutte le pertinenti conclusioni del Consiglio, in particolare quelle del Consiglio "Affari penali e relazioni esterne" del 10 marzo 2008, del 29 aprile 2008 e del 26-27 maggio 2008,

–   vista l'azione comune 2007/369/PESC del Consiglio del 30 maggio 2007 relativa all'istituzione della missione di polizia dell'Unione europea in Afghanistan (EUPOL AFGHANISTAN)(3) e l'azione comune 2007/733/PESC del Consiglio, del 13 novembre 2007, che modifica l'azione comune 2007/369/PESC(4),

–   vista il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008(5),

–   visto il programma indicativo nazionale della Commissione, che stanzia 600 milioni di EUR a favore della Repubblica islamica dell'Afghanistan per gli esercizi di bilancio 2007-2010,

–   vista la visita della Camera bassa del Parlamento afghano (Wolesi Jirga) presso il Parlamento europeo tenutasi dal 26 al 30 novembre 2007,

–   visto l'articolo 45 del regolamento,

–   vista la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A6-0269/2008),

A.   considerando che l'Afghanistan si trova ad un bivio, come dimostrato dall'aumento degli atti terroristici e delle insurrezioni violente, da una situazione della sicurezza che sta diventando sempre più grave, dall'incremento della produzione di oppio e dal crescente malcontento popolare di fronte alla corruzione e alle mancanze del governo; che nonostante gli sforzi profusi dalla comunità internazionale e i parziali successi ottenuti in termini di ricostruzione civile, le condizioni di vita di ampie fasce della popolazione afghana non sono migliorate; che la minaccia cui deve attualmente far fronte l'Afghanistan richiede interventi a breve termine, ma che sarà possibile trovare soluzioni di lungo periodo soltanto attraverso generali miglioramenti per quanto riguarda il governo e la creazione di uno Stato più forte,

B.   considerando che gli Stati Uniti - con il sostegno del Regno Unito - hanno dato inizio all'operazione "Enduring Freedom" il 7 ottobre 2001; che quattro altri Stati membri dell'Unione europea - Repubblica ceca, Francia, Polonia e Romania - fanno parte delle forze della coalizione che partecipano all'operazione; che, a parte Cipro e Malta, tutti gli Stati membri contribuiscono inviando contingenti per la missione ISAF guidata dalla NATO, per un totale di più 21 500 soldati; che le prime squadre di ricostruzione provinciale (PRT) hanno iniziato ad operare alla fine del 2001 e che attualmente ve ne sono circa 25 impegnate in tutto il paese,

C.   considerando che vi è una notevole discrepanza tra la quantità di denaro che la comunità internazionale sta spendendo per le operazioni militari, da un lato, e per la ricostruzione civile e l'assistenza umanitaria, dall'altro,

D.   considerando che più della metà degli abitanti dell'Afghanistan vive al di sotto della soglia della povertà e che l'economia del paese è una delle più deboli al mondo, con un tasso di disoccupazione del 40%,

E.   considerando che il settore sanitario afghano ha cominciato a dare i primi promettenti risultati, come una diminuzione del 24% del tasso di mortalità infantile dalla caduta dei talebani, un maggior tasso di sopravvivenza infantile dopo il primo anno di vita, e una più elevata percentuale di cittadini afghani che hanno accesso diretto all'assistenza sanitaria di base,

F.   considerando che il sistema educativo afghano sta mostrando i primi segni di sviluppi positivi, come il ritorno a scuola di un crescente numero di bambini, e in particolare di bambine, studenti e insegnanti, il risanamento delle scuole elementari e la formazione degli insegnanti,

G.   considerando che, sebbene non vi siano cifre ufficiali sulle morti di civili in Afghanistan, la relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite del 6 marzo 2008 sulla situazione in Afghanistan sottolinea che, nel 2007, i ribelli e i terroristi hanno considerevolmente intensificato le loro attività rispetto all'anno precedente. Nel 2007, è stata registrata una media di 566 incidenti al mese, a fronte dei 425 dell'anno precedente. Su oltre 8 000 decessi originati dal conflitto, più di 1 500 persone erano civili, il numero più elevato di vittime dalla caduta del regime dei talebani nel 2001,

H.   considerando che la nuova costituzione afghana non garantisce la completa libertà religiosa, poiché il rinnegamento dell'Islam è ancora un reato punibile,

I.   considerando che le riunioni del 5 e 6 febbraio 2008 a Tokyo del Consiglio comune di sorveglianza e di coordinamento per l'Afghanistan hanno dato inizio ai preparativi per una conferenza internazionale per l'esame dei progressi di attuazione dell'accordo con l'Afghanistan adottato dalla summenzionata conferenza di Londra,

J.   considerando che il rapido studio di valutazione invernale sull'oppio in Afghanistan del 2008 (condotto dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine - UNODC) conferma le tendenze della valutazione del 2007, in base alla quale il numero di province libere dall'oppio al nord e al centro potrebbe aumentare, ma il livello di coltivazione a sud e a ovest è destinato a salire; che la relazione del 2007, se da un lato ribadisce il pregiudizio che nelle province caratterizzate da una scarsa o inesistente coltivazione di papavero non si trovi l'oppio, dall'altro sottolinea il legame tra l'insicurezza e la produzione di stupefacenti; che i principali strumenti di una politica di lotta agli stupefacenti sono il perseguimento simultaneo della distruzione delle colture, dell'interdizione (che è molto più complessa dell'arresto dei trafficanti), e dello sviluppo (fonti alternative di sussistenza),

K.   considerando che, nell'ambito del programma segreto di detenzione degli Stati Uniti, centinaia di prigionieri afghani continuano a essere detenuti in varie strutture carcerarie, come quelle della base militare di Bagram e di Guantánamo, in violazione del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani; che il sistema di polizia in base al quale continuano a essere detenuti i prigionieri in Afghanistan viola le norme minime dello stato di diritto e i diritti umani fondamentali,

1.   ritiene che dopo 30 anni di storia caratterizzati dall'occupazione sovietica, dalle lotte tra le varie fazioni mujaheddin e dalla repressione del regime talebano, l'Afghanistan abbia avviato un importante e difficile processo di ricostruzione della sua società e deve continuare a rafforzare le sue istituzioni e a provvedere in modo più efficace alle esigenze fondamentali dei cittadini in settori come l'istruzione, gli alloggi, la salute, l'alimentazione e la sicurezza pubblica; plaude agli sforzi e ai progressi realizzati, sin dal 2002, dal popolo afghano sulla via della creazione di uno Stato di diritto, di una democrazia e della ricerca della stabilità;

2.   è convinto che il paese sia diventato un banco di prova per l'aiuto internazionale allo sviluppo e la cooperazione bilaterale e multilaterale; sottolinea la necessità per la comunità internazionale di continuare a lavorare con il governo e il popolo afghani al fine di dimostrare la capacità di porre fine al circolo vizioso di violenza e povertà e di dare al paese la prospettiva di una pace e di uno sviluppo sostenibili; invita il Consiglio e la Commissione a presentare un'iniziativa per un consiglio internazionale composto dai principali donatori e da organizzazioni delle Nazioni Unite, diretto eventualmente dalla Missione d'assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, sulla base del concetto della Commissione per il consolidamento della pace delle Nazioni Unite, al fine di armonizzare i vari sforzi di ricostruzione in Afghanistan;

3.   richiama l'attenzione sugli effetti prolungati delle guerre che si sono combattute nel paese, sui milioni di vittime, sui disabili, sui profughi e sugli sfollati, nonché sui costi materiali derivanti dalla distruzione di quasi tutte le principali infrastrutture;

4.   condanna fermamente l'attacco terroristico all'ambasciata indiana a Kabul il 7 luglio 2008, che ha causato più di quaranta morti, compresi quattro membri del personale di ambasciata; esprime le proprie più sentite condoglianze alle famiglie e ai governi afgano e indiano e la propria solidarietà ai feriti;

5.   ritiene che i rapporti fra Afghanistan e Pakistan siano la principale causa dell'instabilità della regione e conclude pertanto che la stabilizzazione di questa richiede un'ampia politica incentrata su tale rapporto; auspica che il nuovo governo pakistano dia nuovo slancio al miglioramento dei rapporti bilaterali tra i due paesi; ritiene tuttavia che, senza l'impegno attivo e l'assistenza della comunità internazionale, i due paesi non saranno in grado di districarsi dalle difficoltà che caratterizzano i loro rapporti bilaterali; riconosce che la sicurezza in Afghanistan dipende in gran parte dalla democratizzazione del Pakistan; sollecita la comunità internazionale ad adottare e sostenere misure volte ad attenuare le tensioni tra Afghanistan e Pakistan, in particolare di un programma di lungo termine mirato alla stabilizzazione e allo sviluppo della regione transfrontaliera, che preveda il coinvolgimento dei soggetti interessati di entrambe le parti;

6.   plaude agli sforzi e ai progressi compiuti dal 2002 dal popolo e dalle istituzioni afghane ai fini della creazione dello stato di diritto e della democrazia e della ricerca della stabilità; ritiene che il raggiungimento di questi obiettivi sia estremamente importante in relazione a problemi strutturali quali la mancanza di legalità e di rispetto per la dignità umana che hanno caratterizzato l'Afghanistan durante il regime sovietico e dei talebani;

7.   ritiene, in particolare, che la massiccia partecipazione alle varie elezioni che si sono tenute nel paese denoti il desiderio delle donne e degli uomini afghani di sostenere la creazione di un paese basato sui principi di una democrazia attiva e partecipativa; sottolinea che queste elezioni sono servite da esempio nel contesto regionale e per i paesi in via di sviluppo che stanno vivendo gravi conflitti armati;

8.   sottolinea la necessità che le istituzioni afghane continuino a combattere contro tutte le forme di corruzione e attuìno politiche efficaci per migliorare le condizioni sociali della popolazione;

9.   prende atto che in Afghanistan l'Unione europea è conosciuta principalmente come organizzazione umanitaria, ma ritiene che essa dovrebbe essere considerata anche alla luce della sua maggiore influenza politica e invita pertanto la Commissione a proporre strategie affinché, tenuto conto della sovranità naturale del popolo afghano, l'Unione europea possa rafforzare la visibilità mediante il conferimento di poteri all'apparato civile, politico e burocratico, finché l'infrastruttura governativa non avrà raggiunto una fase di maggiore stabilità e permanenza;

10.   sottolinea la necessità di un migliore coordinamento degli sforzi della comunità internazionale per fornire aiuti civili efficaci e sostenibili; chiede pertanto anche l'elaborazione di un bilancio equilibrato che assegni fondi sufficienti per la ricostruzione civile e gli aiuti umanitari, dal momento che la creazione della sicurezza e il rispetto dello stato di diritto sono questioni di fondamentale importanza;

11.   si compiace per il fatto che, nel corso della summenzionata Conferenza del 12 giugno 2008, si sia non solo proceduto ad assumere impegni per altri USD 21 miliardi, ma anche a rivedere le procedure necessarie al fine di rendere l'aiuto internazionale più efficacemente e precisamente orientato verso le priorità e la prevenzione della corruzione;

12.   sottolinea la necessità di rafforzare la volontà e l'impegno politico, cui deve seguire non solo la fornitura di ulteriori truppe da combattimento nelle aree più difficili, indipendentemente dalle reticenze nazionali, ma anche sforzi di ricostruzione urgenti e intensificati, al fine di consolidare quanto conseguito e di ripristinare la fiducia della popolazione afghana a lungo termine e in modo duraturo; ritiene, segnatamente, che l'operazione "Enduring freedom" potrebbe essere percepita come controproducente se la pressione militare esercitata sugli insorti non andrà di pari passo con un processo politico potenziato, attraverso il quale le autorità afghane raggiungano tutti i segmenti della popolazione che riconoscono la costituzione e depongono le armi; fa inoltre osservare, a tale riguardo, che la comunità umanitaria - incluse le Nazioni Unite e le organizzazioni non governative - deve potenziare il coordinamento, evitare iniziative ad hoc e sviluppare il suo stato di preparazione e la pianificazione delle misure d'urgenza;

13.   sottolinea che, nel processo di stabilizzazione e ricostruzione dell'Afghanistan, l'Unione europea deve ricorrere all'esperienza e alla competenza derivanti dalle sue missioni e dalle missioni degli Stati membri che hanno già una presenza militare o civile sul territorio afghano;

14.   sostiene gli sforzi delle forze NATO per migliorare la sicurezza nel paese e affrontare il terrorismo locale e internazionale e ritiene che la presenza di queste forze sia essenziale per garantire il futuro del paese;

15.   esorta l'Unione europea e gli Stati membri a sostenere gli sforzi per combattere il terrorismo, l'estremismo etnico e religioso, il separatismo etnico e qualsiasi azione finalizzata al sovvertimento dell'integrità territoriale, dell'unità dello Stato e della sovranità nazionale dell'Afghanistan;

16.   richiama l'attenzione sull'idea che l'Unione europea e gli Stati membri devono sostenere l'Afghanistan nella creazione del proprio Stato, con istituzioni democratiche più forti capaci di garantire la sovranità nazionale, l'unità statale, l'integrità territoriale, lo sviluppo economico sostenibile e la prosperità del popolo afghano, nel rispetto delle tradizioni storiche, religiose, spirituali e culturali di tutte le comunità etniche e religiose presenti sul territorio afghano;

17.   prende atto che le esigenze di ricostruzione sono importanti in tutto l'Afghanistan, ma che la distribuzione degli aiuti e la sicurezza pongono problemi particolari nell'area dominata dall'etnia Pashtun, e chiede pertanto che le attività di ricostruzione nell'Afghanistan meridionale siano accelerate;

18.   richiama l'attenzione sul fatto che l'Unione europea dovrebbe incoraggiare e aiutare gli investitori europei affinché siano coinvolti nella ricostruzione dell'Afghanistan, siano presenti sul territorio e sviluppino le loro attività nel paese;

19.   sottolinea che i problemi principali cui è confrontato il paese risiedono nel ripristino della sicurezza e nella creazione di uno Stato che funzioni; rileva che problemi in materia di sicurezza in Afghanistan sono più complessi di quelli di una semplice guerra contro il terrorismo e necessitano, di conseguenza, di qualcosa di più di una soluzione militare; sottolinea che la sicurezza e lo stato di diritto sono interdipendenti e che tale situazione crea, a sua volta, un'atmosfera che permette lo sviluppo umano e che il potenziamento dello stato di diritto è necessario affinché i cittadini del paese possano compiere scelte economiche e sociali che permettano loro di condurre una vita sana e che abbia un senso, accompagnata da misure volte a ripristinare uno stato efficiente al fine di proteggere lo Stato di diritto, assicurare l'accesso a servizi pubblici di base e garantire le pari opportunità dei cittadini;

20.   plaude all'impegno espresso nell'accordo per l'Afghanistan "a favore di un Afghanistan stabile e prospero, con un buon governo e in cui siano tutelati i diritti umani di tutti nel rispetto dello stato di diritto"; ritiene che in assenza di chiare priorità o scadenze l'accordo avrebbe dovuto prevedere orientamenti precisi su come raggiungere tali ambiziosi obiettivi, e sottolinea pertanto la necessità che i donatori adeguino i loro programmi a tali priorità a livello centrale e provinciale e che le risorse stanziate siano erogate in modo opportuno ed efficace;

21.   evidenzia l'urgente necessità di elaborare un approccio equilibrato e sostenibile alla riforma del settore della sicurezza, che preveda l'esistenza di un esercito nazionale e di forze di polizia professionali; sottolinea che il sistema giudiziario afghano ha estremo bisogno di investimenti e che vi è un'urgente necessità di concentrarsi sul miglioramento delle sue capacità e abilità;

22.   sottolinea il fatto che, nonostante alcuni progressi compiuti finora, i risultati generali delle iniziative volte a riformare le forze di polizia negli ultimi cinque anni sono stati deludenti, e hanno dimostrato le gravi difficoltà cui è confrontata la comunità internazionale sul territorio in termini di potenziamento delle istituzioni; sollecita la comunità internazionale in generale, e la missione di polizia dell'Unione europea in particolare, a proseguire gli sforzi per sviluppare forze di polizia afghane, caratterizzate dal rispetto per i diritti umani e lo stato di diritto;

23.   sottolinea il fatto che il mandato EUPOL prevede mansioni volte a "sviluppare i collegamenti tra la polizia e il più ampio stato di diritto" e sollecita, pertanto, il Consiglio e la Commissione a continuare a coordinare rigorosamente le loro rispettive attività al fine di garantire che le politiche dell'Unione europea siano più coerenti ed efficienti; reputa altrettanto importante per l'Unione europea un considerevole incremento delle risorse previste per EUPOL sia in termini di personale che di finanziamenti; sottolinea che una riforma completa del ministero degli Interni afghano è indispensabile e costituisce innanzitutto un compito politico e, in misura minore, un problema tecnico visto che, senza una tale riforma, gli sforzi di riforma della polizia sono destinati a fallire e attribuisce quindi una grande importanza ad un altro obiettivo di EUPOL, vale a dire all'azione di "controllo, inquadramento, consulenza e formazione a livello del ministero afghano degli Interni, delle regioni e delle province"; esprime il proprio sostegno a favore del programma di 2,5 milioni EUR a titolo dello strumento di stabilità(6) per quanto riguarda misure di riforma della nomina di giudici e procuratori e ritiene che tale progetto pilota servirà ad elaborare un programma di riforma a lungo termine del settore della giustizia entro il 2009;

24.   sottolinea il fatto che, a più di un anno dal suo avvio il 15 giugno 2007, la missione EUPOL deve ancora raggiungere il massimo delle sue potenzialità, e osserva che, anche quando verrà utilizzata nel pieno delle sue capacità, essa sarà costituita da soli 195 dipendenti che si occuperanno del controllo delle decisioni ad alto livello a Kabul e nei centri provinciali; tiene conto della recente dichiarazione del ministro degli Esteri afghano secondo cui il paese necessita urgentemente di almeno altri 700 istruttori, e del contributo negativo di questa carenza a una situazione in cui il tasso di mortalità è significativamente superiore nelle forze di polizia rispetto alle forze militari; sottolinea che il governo tedesco ha offerto di aumentare il proprio contributo da 60 a 120 istruttori, se impegni analoghi verranno sottoscritti da altri paesi dell'Unione europea; chiede un maggior coordinamento tra gli sforzi dell'Unione europea e degli USA in relazione alla formazione della polizia civile afghana;

25.   chiede a Consiglio e Commissione di impegnarsi, nell'ambito del programma di assistenza per l'Afghanistan, per la riforma dell'ordinamento giuridico mirato a professionalizzare il potere giudiziario afghano attraverso le sue principali istituzioni, concentrandosi sulla Corte suprema, la Procura Generale dello Stato e il ministero della Giustizia, con l'obiettivo di salvaguardare i diritti degli imputati, di fornire la necessaria assistenza legale ai gruppi vulnerabili, di garantire il diritto di difesa; chiede che il rispetto della risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 62/149 del 18 dicembre 2007 per una moratoria sulle esecuzioni capitali sia tra le priorità degli sforzi europei per la riforma della giustizia in Afghanistan;

26.   è fermamente convinto che le squadre di ricostruzione provinciale debbano concentrarsi su obiettivi specifici legati alla sicurezza, alla formazione, alla collaborazione con le forze militari e di polizia afghane e al sostegno dell'azione del governo centrale nelle aree insicure; evidenzia la necessità di ridefinire il ruolo delle PRT, segnatamente per quanto riguarda il coordinamento e lo scambio di migliori prassi; è convinto che, sebbene la sicurezza e lo sviluppo siano interdipendenti in Afghanistan, occorra mantenere una netta distinzione tra azioni militari e interventi umanitari e che i professionisti in materia di sicurezza e sviluppo dovrebbero conservare le proprie competenze e la loro esperienza professionale; ritiene che sarebbe opportuno aumentare il numero di persone afghane che lavorano nelle PRT e potenziare il più possibile la partecipazione locale;

27.   è fortemente convinto dell'urgente necessità di sviluppare e rafforzare la nascente società civile in Afghanistan e del fatto che saranno necessari molto tempo e molti sforzi per diffondere progressivamente un'ampia consapevolezza dell'importanza dei diritti umani, della democrazia e delle libertà fondamentali, e in particolare dell'uguaglianza di genere, dell'istruzione e della protezione delle minoranze; sottolinea che una società civile forte può svilupparsi solo in un ambiente politico caratterizzato da istituzioni stabili ed efficienti e da partiti politici ben organizzati; è convinto che, per vincere la "cultura della violenza" che prevale nella società afghana, la comunità internazionale dei donatori dovrebbe fornire sostegno finanziario e tecnico ai progetti locali mirati alla riconciliazione; ritiene che l'Unione europea debba svolgere un ruolo più importante nel sostegno alla società civile afghana; rimarca l'esigenza di una piena partecipazione del parlamento e della società civile dell'Afghanistan alla programmazione della cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea e, in particolare, alla redazione dei documenti di strategia nazionale e dei piani d'azione annuali;

28.   ritiene che il rafforzamento della società civile afghana possa verificarsi solo se tutti i gruppi etnici e religiosi sono rappresentati e ascoltati, il che implica la cooperazione con i capi tribù tradizionali (come già avviene nei cosiddetti "uffici di collegamento tribale");

29.   sottolinea che la libertà dei mezzi di informazione è essenziale per creare una società democratica; esprime profonda preoccupazione per il crescente numero di aggressioni nei confronti dei giornalisti ed invita le autorità afghane ad indagare seriamente in merito a tali abusi; plaude all'attività dei mezzi di informazione indipendenti in Afghanistan che hanno ripristinato nel paese un vero pluralismo dell'informazione dopo decenni di assenza di ogni libertà di espressione; ritiene che la libertà di stampa e di espressione siano condizioni essenziali per lo sviluppo sociale del paese e per le relazioni tra l'Afghanistan e l'Unione europea; esprime preoccupazione per il rifiuto del presidente Karzai di firmare il nuovo progetto di legge sui mezzi di comunicazione il 15 dicembre 2007, a seguito dell'approvazione dello stesso da parte delle due camere del parlamento; chiede al presidente di specificare lo stato di tale progetto di legge e ricorda l'impegno sottoscritto dal governo nell'accordo sull'Afghanistan per lo sviluppo di "mezzi di comunicazione indipendenti e pluralisti"; esprime la propria preoccupazione per la situazione della libertà di espressione, messa in pericolo dalle sentenze emesse nei confronti di giornalisti indipendenti e bloggers, ed invita il governo afghano ad impegnarsi a garantire una vera libertà di parola per tutti i suoi cittadini, iniziando con la difesa del diritto ad utilizzare Internet;

30.   sottolinea l'importanza di una legge lungimirante sui mezzi di comunicazione per lo sviluppo di una società più aperta, tollerante e democratica, che sia consapevole dei valori culturali e religiosi del paese, senza limitare le attività e l'indipendenza dei mezzi di comunicazione con il pretesto della sicurezza nazionale o della cultura e della religione;

31.   esprime preoccupazione per l'integrità fisica di Malalai Joya, membro della Wolesi Jirga, ed esorta le autorità afghane a garantirne la protezione; invita le autorità afghane a revocare gli arresti domiciliari per Latif Pedram, fondatore del Partito nazionale del Congresso dell'Afghanistan, a ritirare le accuse nei suoi confronti ed a fornire garanzie quanto alla sua sicurezza;

32.   ribadisce la sua richiesta alle autorità afghane quanto all'introduzione della moratoria sulla pena capitale; esprime la sua profonda preoccupazione per la vita di Perwiz Kambakhsh e di dozzine di altri condannati alla pena capitale da un sistema giudiziario non ancora in grado di garantire un giusto processo, ed esorta il presidente Karzai a commutare le loro condanne;

33.   plaude ai progressi compiuti dall'Afghanistan nel migliorare la rappresentanza politica delle donne; esprime la propria solidarietà a tutte le donne che si battono nel paese per difendere e promuovere i loro diritti; plaude ai progressi compiuti dall'Afghanistan nel migliorare la rappresentanza politica delle donne; continua a nutrire preoccupazione per le enormi disparità di reddito tra uomini e donne, il basso tasso di alfabetizzazione di queste ultime, le ingiustizie - dovute a pratiche culturali - nei confronti di donne e bambine, sia in termini di rifiuto, da parte dei membri della famiglia e della comunità, di accesso ai servizi fondamentali come l'assistenza sanitaria e l'istruzione che di mancanza di opportunità di lavoro, nonché gli elevati livelli di violenza e discriminazione domestica; evidenzia l'urgente necessità di misure volte a garantire che la tutela dei diritti delle donne sia integrata nelle riforme politiche e giuridiche; sollecita il Consiglio e la Commissione a sostenere attivamente tale iniziativa e a stanziare fondi per l'adozione di misure quali iniziative concrete per aumentare l'iscrizione delle bambine nelle scuole e l'assunzione di insegnanti donne, contribuendo così a costruire la capacità del paese di tutelare i diritti delle donne, delle ragazze e delle bambine, visto che anche queste ultime sono vittime della violenza domestica, dello sfruttamento sessuale, indotto da pratiche culturali, delle sfruttamento attraverso il lavoro e di traffici; chiede, altresì, l'adozione di misure specifiche per affrontare i problemi delle donne afgane nei settori della salute e dell'istruzione;

34.   sottolinea il fatto che dal marzo 2002 l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha aiutato 3,69 milioni di rifugiati afghani a rientrare in Afghanistan, con la più grande operazione di assistenza al rientro di rifugiati nella storia, ma che, ciononostante, circa 3,5 milioni di persone si trovano ancora, ufficialmente o meno, in Pakistan e in Iran; nutre preoccupazione per la diminuzione dei fondi per i rifugiati afghani e sottolinea che il mantenimento di un programma di rimpatrio che sia efficace comporterà probabilmente maggiori costi, dal momento che i rifugiati che ancora si trovano in Pakistan e in Iran dispongono di minori risorse e di più deboli contatti in Afghanistan rispetto a coloro che sono già rientrati; ricorda che il rientro sicuro e volontario di rifugiati e sfollati afghani dovrebbe continuare a essere una delle principali priorità dell'Afghanistan e della comunità internazionale; invita la Commissione e gli Stati membri ad aumentare i finanziamenti per la reintegrazione dei rifugiati;

35.   esprime profonda preoccupazione per le sempre più estese attività di coltivazione e traffico di oppio, che hanno gravi implicazioni a livello politico e nazionale in Afghanistan e nei paesi limitrofi; sottolinea che l'economia dell'oppio continua ad essere una fonte di corruzione e compromette le istituzioni pubbliche, in particolare quelle del settore giudiziario e della sicurezza; poiché non vi sono evidenti soluzioni immediate e le misure repressive volte ad eliminare tali coltivazioni non hanno dato i risultati previsti, sollecita la comunità internazionale, sotto la guida del governo afghano, ad elaborare una strategia di lungo termine essenzialmente mirata al generale sviluppo rurale, e che preveda anche la creazione delle necessarie infrastrutture e di istituzioni amministrative funzionanti; plaude all'intensificarsi del dialogo tra l'Afghanistan, l'Iran e la comunità internazionale sulle modalità con cui ridurre la produzione e l'esportazione di oppio;

36.   invita il governo degli Stati Uniti ad abbandonare la sua politica di eradicazione delle coltivazioni di oppio e nella fattispecie l'utilizzo, per le irrorazioni aeree, del "Roundup", sostanza associata a gravi rischi per l'ambiente e la salute, dal momento che colpendo gli agricoltori non si fa che alimentare il risentimento nei confronti della presenza delle truppe internazionali;

37.   esprime preoccupazione per i principali problemi sociali e sanitari causati dalla tossicomania in generale, e per le conseguenze economiche e sociali in particolare per le donne tossicodipendenti afghane; fa riferimento a un'indagine dell'UNODC contro la droga e il crimine del 2005, secondo la quale vi erano 920 000 tossicodipendenti in Afghanistan, di cui 120 000 donne; pone l'attenzione sull'affermazione contenuta nell'indagine, secondo la quale, anziché considerare il problema della tossicomania come un problema sociale, la società afghana lo ritiene un problema individuale, e molte donne fanno uso di droghe a scopi terapeutici per alleviare e curare una serie di problemi fisici e psicologici; prende atto che, nonostante siano previste pene severe per la coltivazione, il traffico e l'utilizzo di droghe, il governo afghano è attualmente incapace di applicare le leggi a questo riguardo; esorta il governo afghano e la comunità internazionale a elaborare, finanziare e attuare programmi, attività e campagne di sensibilizzazione appropriate rivolte alle donne tossicodipendenti e alle loro famiglie;

38.   sostiene gli sforzi della Commissione per aiutare l'Afghanistan e chiede alla Commissione di effettuare periodiche valutazioni dell'efficacia dell'assistenza finanziaria dell'Unione europea, e in particolare del contributo della Commissione ai fondi fiduciari, ai fini di una maggiore trasparenza; sollecita la Commissione a tenere il Parlamento opportunamente informato dei risultati di tali valutazioni;

39.   rammenta l'iniziativa del Parlamento europeo di sostenere nel bilancio 2008 il processo democratico nei parlamenti di paesi terzi, e conviene di utilizzare questa iniziativa per rafforzare le capacità e l'assistenza tecnica finalizzate al miglioramento delle capacità del parlamento afghano di legiferare e di controllare il potere esecutivo, soprattutto in difesa dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, in particolare quelli delle donne;

40.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Segretario generale della NATO, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica islamica dell'Afghanistan.

(1) GU C 287 del 24.11.2006, pag. 176.
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0485.
(3) GU L 139 del 31.5.2007, pag. 33.
(4) GU L 295 del 14.11.2007, pag. 31.
(5) GU L 71 del 14.3.2008.
(6) Regolamento (CE) n. 1717/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce uno strumento per la stabilità (GU L 327 del 24.11.2006, pag. 1).

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