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Procedura : 2008/2031(INI)
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Ciclo del documento : A6-0309/2008

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A6-0309/2008

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PV 03/09/2008 - 14
CRE 03/09/2008 - 14

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Giovedì 4 settembre 2008 - Bruxelles
Valutazione delle sanzioni UE in quanto parte delle azioni e delle politiche dell'UE in materia di diritti dell'uomo
P6_TA(2008)0405A6-0309/2008

Risoluzione del Parlamento europeo del 4 settembre 2008 sulla valutazione delle sanzioni UE in quanto parte delle azioni e delle politiche della UE in materia di diritti dell'uomo (2008/2031(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–   viste tutte le convenzioni delle Nazioni Unite in materia di diritti dell'uomo e i relativi protocolli opzionali,

–   vista la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e i suoi due protocolli facoltativi,

–   vista la Carta delle Nazioni Unite e, in particolare, gli articoli 1 e 25, e gli articoli 39 e 41 del capitolo VII,

–   vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (convenzione europea dei diritti dell'uomo) e i suoi protocolli,

–   vista la Carta di Parigi per una nuova Europa (la "Carta di Parigi"),

–   visto l'atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa del 1975 (l' "Atto finale di Helsinki"),

–   visti gli articoli 3, 6, 11, 13, 19, 21, 29 e 39 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 60, 133, 296, 297, 301 e 308 del trattato che istituisce la Comunità europea (TCE),

–   vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione dei diritti dell'uomo nel mondo,

–   viste le sue precedenti discussioni e risoluzioni d'urgenza sui casi di violazione dei diritti dell'uomo, della democrazia e dello Stato di diritto,

–   vista la sua risoluzione del 20 settembre 1996 sulla comunicazione della Commissione sul richiamo al rispetto dei principi democratici e dei diritti dell'uomo negli accordi tra la Comunità e i paesi terzi(1),

–   visti gli obblighi internazionali della Comunità europea e dei suoi Stati membri, inclusi quelli contenuti negli accordi dell'OMC,

–   visti l'accordo di partenariato fra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 (l''accordo di Cotonou")(2), in particolare gli articoli 8, 9, 33, 96 e 98, e la revisione di detto accordo(3),

–   visto il documento del Consiglio dal titolo "Costituzione di una formazione 'Sanzioni' del Gruppo dei consiglieri per le relazioni estere (RELEX/Sanzioni)"del 22 gennaio 2004 (5603/04),

–   visto il documento del Consiglio dal titolo "Principi di base sul ricorso a misure restrittive (sanzioni)" dell'Unione europea, del 7 giugno 2004 (10198/1/04),

–   visti il documento del Consiglio dal titolo "Orientamenti sull'attuazione e la valutazione delle misure restrittive (sanzioni) nel contesto della politica estera e di sicurezza comune dell'UE", rivisti da ultimo il 2 dicembre 2005 (15114/05),

–   visto il documento del Consiglio dal titolo "Le migliori pratiche dell'UE per l'attuazione effettiva di misure restrittive", del 9 luglio 2007 (11679/07),

–   vista la posizione comune 96/697/PESC su Cuba(4), adottata il 2 dicembre 1996,

–   visti le posizioni comuni del Consiglio 2001/930/PESC relativa alla lotta al terrorismo(5) e 2001/931/PESC relativa all'applicazione di misure specifiche per la lotta al terrorismo(6), entrambe del 27 dicembre 2001, nonché il regolamento del Consiglio (CE) n. 2580/2001, del 27 dicembre 2001, relativo a misure restrittive specifiche, contro determinate persone e entità, destinate a combattere il terrorismo(7),

–   visti la posizione comune del Consiglio 2002/402/PESC concernente misure restrittive nei confronti di Osama bin Laden, dei membri dell'organizzazione Al-Qaida e dei Talebani e di altri individui, gruppi, imprese ed entità ad essi associati(8), e il regolamento del Consiglio (CE) n. 881/2002 che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaida e ai Talebani(9), entrambi del 27 maggio 2002,

–   visto l'elenco comune delle attrezzature militari dell'Unione europea(10),

–   vista la sua risoluzione del 25 aprile 2002 sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo - Il ruolo dell'Unione europea nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione nei paesi terzi(11),

–   vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea(12),

–   visti tutti gli accordi conclusi tra l'Unione europea e i paesi terzi e le clausole relative ai diritti dell'uomo in essi contenute,

–   vista la sua risoluzione dell'11 ottobre 1982 sull' importanza delle sanzioni economiche, in particolare dell'embargo commerciale e del boicottaggio, e le loro incidenze sulle relazioni esterne della CEE(13),

–   vista la sua risoluzione sull'impatto delle sanzioni e, in particolare, degli embarghi sulle popolazioni dei paesi nei confronti dei quali tali misure sono imposte(14), adottata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 1° novembre 2001 a Bruxelles (Belgio),

–   vista la sua risoluzione del 6 settembre 2007 sul funzionamento dei dialoghi e delle consultazioni con i paesi terzi in materia di diritti dell'uomo(15),

–   vista la risoluzione n. 1597 (2008) e la raccomandazione n. 1824 (2008) sulle liste nere del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell'Unione europea, adottate dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa il 23 gennaio 2008,

–   visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, firmato a Lisbona, il 13 dicembre 2007, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2009,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per il commercio internazionale (A6-0309/2008),

A.   considerando che l'articolo 11, paragrafo 1, TUE riconosce il rispetto dei diritti dell'uomo come uno degli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e che il nuovo articolo 21 TUE, quale introdotto dall'articolo 1, punto 24), del trattato di Lisbona, sancisce che l'azione dell'Unione sulla scena internazionale si fonda sui principi che ne hanno informato la creazione, lo sviluppo e l'allargamento e che essa si prefigge di promuovere nel resto del mondo: democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale,

B.   considerando che è prevista l'applicazione di sanzioni nel perseguimento degli obiettivi specifici della PESC, di cui all'articolo 11 TUE, che enumera tra gli altri, la promozione del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, della democrazia, dello Stato di diritto e del buon governo,

C.   considerando che i summenzionati "Principi di base sul ricorso a misure restrittive (sanzioni)" costituiscono il primo documento pragmatico che definisce il quadro entro cui l'Unione europea impone sanzioni, sebbene la pratica di quest'ultima in materia esista fin dall'inizio degli anni '80 e segnatamente a seguito dell'entrata in vigore del TUE nel 1993; considerando che tale documento stabilisce ufficialmente che le sanzioni costituiscono uno strumento della PESC e rappresenta, di conseguenza, il punto di partenza di una politica dell'Unione europea in materia di sanzioni,

D.   considerando che tale politica di sanzioni si basa principalmente sui seguenti cinque obiettivi della PESC: salvaguardare i valori comuni, gli interessi fondamentali, l'indipendenza e l'integrità dell'Unione europea conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; rafforzare la sicurezza dell'Unione europea, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite; rafforzare la sicurezza dell'Unione in tutti i modi possibili; preservare la pace e rafforzare la sicurezza internazionale, in linea con i principi della Carta delle Nazioni Unite e l'Atto finale di Helsinki, e con gli obiettivi della Carta di Parigi, compresi quelli sulle frontiere esterne; promuovere la cooperazione internazionale; sviluppare e consolidare la democrazia e lo Stato di diritto, nonché il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

E.   considerando che cresce il consenso internazionale quanto al fatto che qualsiasi danno grave e volontario all'ambiente nuoce alla pace e alla sicurezza internazionali e costituisce una violazione dei diritti dell'uomo,

F.   considerando che l'Unione europea si impegna ad applicare sistematicamente le sanzioni decise dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite e nel contempo impone autonomamente sanzioni in assenza di un mandato del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e nei casi in cui quest'ultimo non sia legittimato ad agire o non possa farlo a causa di una mancanza di consenso tra i suoi membri; sottolineando a tal proposito l'obbligo, sia per le Nazioni Unite che per la Unione europea, di imporre sanzioni conformemente al diritto internazionale,

G.   considerando che la politica di sanzioni dell'Unione europea include quindi le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma che il suo campo d'applicazione e i suoi obiettivi sono più ampi di quelli della politica del Consiglio di Sicurezza (pace e sicurezza internazionali),

H.   considerando che le sanzioni costituiscono uno degli strumenti utilizzabili dalla Unione europea per attuare la propria politica in materia di diritti dell'uomo; ricordando che l'uso delle sanzioni deve essere coerente con la strategia complessiva dell'Unione europea nell'area in questione e rappresentare il tentativo ultimo in ordine di priorità nel fine di perseguire i suoi obiettivi specifici della PESC; considerando che l'efficacia delle sanzioni dipende dalla loro simultanea applicazione da parte di tutti gli Stati membri,

I.   considerando che non esiste una definizione ufficiale di sanzione, né nel diritto internazionale della UE/CE; considerando tuttavia che nel quadro della PESC le sanzioni o le misure restrittive sono, considerate misure che interrompono o riducono, parzialmente o totalmente, le relazioni diplomatiche o economiche, con uno o più paesi terzi, al fine di modificare talune attività o politiche, quali le violazioni del diritto internazionale o dei diritti dell'uomo, oppure le politiche dei governi di paesi terzi, di entità non statali o di persone fisiche e giuridiche,

J.   considerando che le misure restrittive includono una serie di provvedimenti quali l'embargo sulle ami, le sanzioni commerciali, le sanzioni finanziarie/economiche, il congelamento dei beni, il divieto di volo, le restrizioni all'ammissione, le sanzioni diplomatiche, il boicottaggio di manifestazioni sportive e culturali e la sospensione della cooperazione con un paese terzo,

K.   considerando che, in linea con la prassi vigente nell'Unione europea, la presente risoluzione utilizza in maniera indifferenziata i termini "sanzioni" e "misure restrittive"; considerando che la presente risoluzione fa propria la definizione delle misure appropriate di cui all'articolo 96 dell'accordo di Cotonou(16),

L.   considerando che le stesse sanzioni dell'Unione europea si fondano su diverse basi giuridiche, a seconda della precisa natura delle misure restrittive e della natura giuridica delle relazioni con il paese terzo coinvolto nonché dei settori e degli obiettivi in questione; considerando che tali fattori determinano sia la procedura per l'adozione delle sanzioni – che spesso, ma non sempre, richiede una posizione comune PESC e, quindi, l'unanimità in seno al Consiglio – sia la procedura legislativa da seguirsi per rendere le sanzioni giuridicamente vincolanti e applicabili, secondo la procedura usuale di cui all'articolo 301 TCE,

M.   considerando che i divieti di rilascio di visti e gli embarghi sulle armi sono divenuti le sanzioni PESC più frequenti e costituiscono una delle fasi iniziali dell'iter sanzionatorio dell'Unione europea; considerando che queste due misure sono le uniche direttamente applicate dagli Stati membri poiché non richiedono una specifica legislazione in materia di sanzioni ai sensi del trattato CE; considerando, d'altro canto, che le sanzioni finanziarie (congelamento dei beni) e le sanzioni commerciali richiedono l'adozione di una legislazione specifica in materia di sanzioni,

N.   considerando che, conformemente ai suddetti "Principi di base sul ricorso a misure restrittive (sanzioni)" e ai relativi Orientamenti, le sanzioni mirate possono essere più efficaci delle sanzioni più generali e sono pertanto preferibili, in primo luogo perché evitano possibili conseguenze negative su un numero più elevato di persone e, in secondo luogo, perché colpiscono i responsabili o i titolari di cariche e possono quindi risultare più efficaci nell'indurre cambiamenti politici,

O.   riconoscendo l'esistenza di misure che, pur essendo adottate dal Consiglio nelle conclusioni della Presidenza, non sono definite "sanzioni" e differiscono altresì dalle altre misure restrittive elencate tra gli strumenti della PESC,

P.   considerando che le relazioni economiche tra l'Unione europea e i paesi terzi sono spesso disciplinate da accordi settoriali bilaterali o multilaterali che l'Unione europea è tenuta a rispettare quando applica le sanzioni; considerando che l'Unione europea, ove necessario, dovrebbe quindi sospendere o denunciare il relativo accordo prima di comminare sanzioni economiche non compatibili con i diritti concessi al paese terzo coinvolto in virtù di un accordo vigente,

Q.   considerando che le relazioni tra l'Unione europea e i paesi terzi sono spesso disciplinate da accordi bilaterali o multilaterali che consentono a una delle parti di adottare misure appropriate nel caso in cui la controparte violi un elemento essenziale dell'accordo, segnatamente il rispetto dei diritti dell'uomo, del diritto internazionale, dei principi democratici e dello Stato di diritto (la clausola relativa ai diritti dell'uomo), di cui l'Accordo di Cotonou è uno degli esempi più significativi,

R.   considerando che l'introduzione e l'applicazione di misure restrittive deve essere in linea con i diritti umani e il diritto umanitario internazionale, tra cui il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale, nonché la proporzionalità, e deve prevedere opportune deroghe per tenere conto delle esigenze umane fondamentali delle persone sanzionate, come l'accesso all'istruzione elementare, all'acqua potabile e a cure sanitarie di base, compresi i farmaci di base; considerando che una politica di sanzioni deve tenere pienamente conto delle norme sancite nella Convenzione di Ginevra, nella Convenzione sui diritti del fanciullo e nella Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, nonché delle risoluzioni delle Nazioni Unite per quanto riguarda la protezione dei civili e dei minori nei conflitti armati,

S.   considerando che la credibilità dell'Unione europea e dei suoi singoli Stati membri è compromessa quando le sanzioni dell'Unione europea sembrano essere ignorate e considerando che Robert Mugabe era stato invitato a partecipare al Vertice UE-Africa, che si è tenuto a Lisbona l'8 e il 9 dicembre 2007, nonostante fosse stato formalmente bandito da tutti i territori degli Stati membri dell'Unione europea ai sensi della posizione comune 2004/161/PESC del Consiglio, del 19 febbraio 2004, che proroga le misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe(17), ultimamente prorogate dalla posizione comune 2008/135/PESC del Consiglio, del 18 febbraio 2008(18),

Considerazioni generali in vista di un'efficace politica dell'Unione europea in materia di sanzioni

1.   deplora che a tutt'oggi non sia stato condotto alcun esercizio di valutazione, né studio di impatto della politica UE in materia di sanzioni e che sia pertanto molto difficile misurarne gli effetti e l'efficacia sul campo, e quindi trarre le conclusioni del caso; invita il Consiglio e la Commissione a intraprendere tale attività di valutazione; considera nondimeno che la politica di sanzioni applicata al Sudafrica si è rivelata efficace contribuendo a mettere fine all'apartheid;

2.   ritiene che la disparità delle basi giuridiche per l'attuazione della politica di sanzioni dell'Unione europea, che implica diversi livelli decisionali, in termini di attuazione e il controllo, ostacola la trasparenza e la coerenza della politica dell'Unione europea in materia di sanzioni e, di conseguenza, la sua credibilità;

3.   reputa che l'efficacia delle sanzioni sia tale da presupporre che la loro imposizione sia percepita come legittima dall'opinione pubblica, sia europea, sia internazionale, nonché del paese nel quale si auspicano i cambiamenti; sottolinea che la consultazione del Parlamento nel processo decisionale rafforza tale legittimità;

4.   osserva altresì che le sanzioni possono avere una funzione simbolica, poiché esprimono la condanna morale da parte dell'Unione europea e contribuiscono quindi a rafforzare la visibilità e la credibilità della politica estera dell'Unione europea; consiglia, tuttavia, di non porre troppa enfasi sull'idea di sanzioni come misure simboliche, poiché ciò potrebbe determinarne la totale delegittimazione;

5.   ritiene che il ricorso alle sanzioni debba essere previsto in caso di comportamenti da parte delle autorità, di entità non statali o di persone fisiche e giuridiche, che pregiudicano gravemente la sicurezza e i diritti delle persone, o in caso di assodata interruzione o stallo di tutte le relazioni contrattuali e/o diplomatiche per cause imputabili a terzi;

6.   è del parere che qualsiasi danno volontario e irreversibile all'ambiente costituisca una minaccia per la sicurezza, nonché una violazione grave dei diritti dell'uomo; chiede al Consiglio e alla Commissione, a tal proposito, di includere qualsiasi danno volontario e irreversibile all'ambiente tra le ragioni che possono dar luogo all'adozione di sanzioni;

7.   riconosce che, nel complesso, gli strumenti sanzionatori dell'Unione europea vengono impiegati generalmente in modo flessibile, sulla base di una valutazione caso per caso delle esigenze; deplora, tuttavia, il fatto che l'Unione europea abbia spesso applicato la sua politica sanzionatoria in modo incoerente, riservando un trattamento differenziato a paesi terzi che in realtà hanno una situazione simile in materia di diritti umani e di democrazia, e si sia quindi esposta alla critica di adottare "due pesi e due misure";

8.   ritiene a tal riguardo che l'applicazione e la valutazione delle sanzioni da parte dell'Unione europea per violazioni di diritti dell'uomo debba in linea di principio prevalere su eventuali pregiudizi derivanti dalla loro applicazione agli interessi commerciali dell'Unione europea e dei suoi cittadini;

9.   si rammarica dell'esistenza di disaccordi all'interno dell'Unione europea sulle politiche nei confronti di un determinato paese, come Cuba, o del fatto che la riluttanza di alcuni Stati membri ad opporsi a importanti partner come la Russia abbia indotto l'Unione europea ad adottare soltanto "sanzioni informali" nelle conclusioni della Presidenza, determinando un'applicazione disequilibrata o incoerente delle sanzioni dell'Unione europea; riconosce, tuttavia, che alcune misure inserite nelle conclusioni del Consiglio, per esempio il rinvio della firma degli accordi con paesi come la Serbia, potrebbero costituire un valido strumento per esercitare pressioni sui paesi terzi affinché cooperino pienamente con i meccanismi internazionali;

10.   ricorda che, nel caso di Cuba, la summenzionata posizione comune adottata nel 1996 e rinnovata periodicamente, implica una roadmap a favore di una transizione pacifica alla democrazia, è pienamente in vigore e non è oggetto di controversie a livello delle istituzioni europee; deplora che non si sia finora verificato nessun miglioramento significativo in materia di diritti umani; prende atto della decisione del Consiglio, del 20 giugno 2008, di abolire le sanzioni informali imposte a Cuba, chiedendo al contempo la liberazione immediata e incondizionata di tutti i prigionieri politici, di facilitare l'accesso ai penitenziari e di ratificare e applicare il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici; constata che, fra un anno, il Consiglio deciderà se continuare il dialogo politico con Cuba, in funzione dell'esistenza o meno di miglioramenti significativi in materia di diritti umani; rammenta che la posizione del Consiglio è vincolante anche nei confronti delle istituzioni dell'Unione europea, per il dialogo con le autorità cubane e con i rappresentanti della società civile; ribadisce la propria posizione nei confronti dei vincitori del premio Sakharov, Oswaldo Payá Sardiñas e il gruppo "Damas de Blanco";

11.   ritiene che l'argomentazione della "inefficacia" delle sanzioni non possa essere addotta a sostegno di una loro revoca e che debba piuttosto essere utilizzata per riorientare e rivalutare le sanzioni stesse; è del parere inoltre che il mantenimento o meno delle sanzioni debba dipendere dal raggiungimento dei loro obiettivi, la cui natura può essere comunque rafforzata o modificata sulla base della loro valutazione; considera che, a tal fine, le sanzioni debbano sempre essere accompagnate da chiari parametri di riferimento;

12.   ritiene che l'efficacia delle sanzioni debba essere analizzata a diversi livelli, in termini sia di efficacia intrinseca delle misure, ossia la loro capacità di esercitare un impatto sulle attività private o professionali delle persone coinvolte in quanto membri di un regime sanzionato o sul funzionamento di quest'ultimo, sia di efficacia politica, ovvero la capacità delle sanzioni di indurre l'abbandono o di modificare le attività o le politiche che ne hanno motivato l'adozione;

13.   considera che per essere efficaci le sanzioni presuppongono la capacità dell'Unione europea di mantenerle nel tempo e deplora, a tale riguardo, l'utilizzo di clausole di revoca automatica del tipo "sunset clauses";

14.   si esprime contro l'applicazione, in qualsiasi caso, di sanzioni generalizzate ed indiscriminate nei confronti di qualsiasi Paese, poiché tale approccio comporta l'isolamento totale della popolazione; reputa che sanzioni economiche applicate senza coordinamento con altri strumenti politici riescano difficilmente a facilitare le riforme politiche in seno ai regimi sanzionati; insiste, dunque, affinché qualsiasi sanzione adottata contro le autorità statali sia sistematicamente accompagnata da un sostegno alla società civile del paese coinvolto;

Le sanzioni come elemento di una strategia globale in materia di diritti dell'uomo

15.   osserva che la maggior parte delle sanzioni dell'Unione europea vengono imposte per ragioni di sicurezza; sottolinea, tuttavia, che le violazioni dei diritti dell'uomo dovrebbero costituire una base sufficiente per l'applicazione di sanzioni, poiché esse rappresentano parimenti una minaccia alla sicurezza e alla stabilità;

16.   rileva che la principale finalità delle sanzioni è quella di indurre un cambiamento di politica o attività, in linea con gli obiettivi della posizione comune PESC o le conclusioni adottate dal Consiglio, o ancora la decisione internazionale sulla quale si basano le sanzioni;

17.   insiste sul fatto che il Consiglio, adottando i summenzionati "Principi di base sul ricorso a misure restrittive (sanzioni)", si è impegnato ad avvalersi delle sanzioni come elemento di un'impostazione politica integrata e globale; sottolinea, a tal proposito, che tale approccio include parallelamente dialogo politico, incentivi e condizionalità, e che potrebbe altresì comportare, come ultima istanza, il ricorso a misure coercitive, così come previsto dai Principi di base; ritiene che la clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia, il sistema di preferenze generalizzate e gli aiuti allo sviluppo dovrebbero essere utilizzati come strumenti di tale impostazione politica integrata e globale;

18.   sottolinea che l'applicazione della clausola relativa ai diritti dell'uomo non può essere considerata una sanzione totalmente autonoma o unilaterale dell'Unione europea, poiché essa deriva direttamente dall'accordo bilaterale o multilaterale che stabilisce il reciproco impegno al rispetto dei diritti umani; reputa che le misure appropriate prese conformemente a detta clausola riguardino esclusivamente l'esecuzione dell'accordo in questione fornendo alle controparti la base giuridica per la sospensione o l'annullamento dello stesso; considera, di conseguenza, che l'applicazione delle clausole relative ai diritti dell'uomo e le sanzioni autonome o unilaterali siano necessariamente complementari;

19.   si compiace pertanto dell'inserimento sistematico delle clausole relative ai diritti dell'uomo e insiste sull'inclusione di uno specifico meccanismo di esecuzione in tutti i nuovi accordi bilaterali, inclusi gli accordi settoriali, firmati con i paesi terzi; ricorda, a tal proposito, l'importanza delle raccomandazioni formulate per un'attuazione più efficace e sistematica della clausola: elaborazione di obiettivi e di parametri di riferimento e valutazione periodica; ribadisce la richiesta che la clausola attinente ai diritti umani venga applicata attraverso una procedura di consultazione più trasparente tra le parti, compresi il Parlamento europeo e la società civile, che specifichi in dettaglio i meccanismi politici e giuridici da utilizzare qualora una richiesta di cooperazione bilaterale venga sospesa a causa di violazioni ripetute o sistematiche dei diritti umani in spregio del diritto internazionale; appoggia il modello procedurale concordato nell'ambito dell'accordo di Cotonou in reazione a gravi violazioni dei diritti umani, dei principi di democrazia e dello stato di diritto; è dell'avviso che il sistema del dialogo politico intensivo (articolo 8 dell'Accordo di Cotonou) e delle consultazioni (articolo 96 dell'Accordo di Cotonou), prima e dopo l'approvazione di misure adeguate, abbia offerto in numerosi casi uno strumento efficace per migliorare la situazione in loco;

20.   esorta la Commissione e gli Stati membri a non proporre accordi commerciali di libero scambio e/o accordi di associazione - anche se provvisti di clausole sui diritti dell'uomo - ai governi dei paesi in cui, secondo le relazioni dell'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, vengono commesse massicce violazioni degli stessi;

21.   considera che una persistente violazione dei diritti dell'uomo che non dia luogo ad alcuna misura appropriata né restrittiva pregiudica gravemente la strategia dell'Unione in materia di diritti umani, la sua politica di sanzioni e la sua credibilità;

22.   ritiene che una politica delle sanzioni sia molto più efficace quando si inserisce in una strategia coerente in materia di diritti dell'uomo; ribadisce la sua richiesta al Consiglio e alla Commissione di includere in ciascun documento di strategia per paese e negli altri documenti della stessa natura una strategia specifica per quanto concerne i diritti dell'uomo e la situazione in materia di democrazia;

23.   reputa che, nel caso di imposizione di sanzioni, i dialoghi e le consultazioni in materia di diritti dell'uomo debbano necessariamente e sistematicamente includere le discussioni sui progressi compiuti nel raggiungimento degli obiettivi e dei parametri di riferimento fissati al momento dell'adozione delle misure restrittive; ritiene, nel contempo, che gli obiettivi raggiunti in occasione dei dialoghi e delle consultazioni in materia di diritti dell'uomo non possano in alcun caso sostituirsi al raggiungimento degli obiettivi che sottendono alle sanzioni;

Azione coordinata della comunità internazionale

24.   è del parere che l'azione coordinata della comunità internazionale abbia un impatto più forte delle azioni disparate e disequilibrate degli Stati o delle entità regionali; apprezza pertanto che la politica sanzionatoria dell'Unione europea debba continuare a basarsi sul principio della preferenza del regime delle Nazioni Unite;

25.   invita il Consiglio, in mancanza di sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a cooperare con Stati sanzionatori non appartenenti all'Unione europea, a condividere le informazioni e a coordinare il lavoro a livello internazionale per prevenire l'elusione delle sanzioni e massimizzare l'efficacia e l'applicazione delle sanzioni UE e di altre sanzioni in conformità con il diritto internazionale;

26.   ritiene che l'Unione europea dovrebbe mirare alla cooperazione con altre organizzazioni regionali come l'Unione Africana e l'Associazione delle Nazioni dell'Asia sud-orientale (ASEAN), al fine di promuovere i diritti umani ed assicurare il coordinamento delle azioni in materia di sanzioni;

27.   esorta l'Unione europea a intraprendere un dialogo sistematico con gli Stati non sanzionatori, al fine di raggiungere una posizione comune sulle misure restrittive, soprattutto a livello regionale; fa notare che, come dimostrato nel caso della Birmania/Myanmar, le sanzioni non determinano spesso il cambiamento di politica o di attività auspicato se la comunità internazionale è divisa e i principali attori non sono coinvolti nella loro applicazione;

28.   chiede al Consiglio e alla Commissione di inserire sistematicamente nell'ordine del giorno dei dialoghi politici con gli Stati non sanzionatori la questione del loro ruolo e della loro influenza presso il regime o gli attori non statali sanzionati, siano essi individui, organizzazioni o imprese;

29.   ritiene che la prospettiva della firma di un accordo di libero scambio con la regione di un paese sanzionato debba essere utilizzata come "carota" e mezzo di pressione e che, in ogni caso, il paese soggetto a un regime sanzionatorio debba essere escluso da un siffatto accordo;

Definizione di chiari processi decisionali, obiettivi, parametri di riferimento e meccanismi di revisione

30.   sottolinea la necessità di un'analisi approfondita di ciascuna situazione specifica prima dell'adozione di sanzioni, al fine di valutare il potenziale impatto delle diverse sanzioni e di individuare le più efficaci alla luce di tutti gli altri fattori pertinenti e di esperienze comparabili; reputa che una siffatta analisi preliminare sia tanto più giustificata, vista la difficoltà di fare marcia indietro dopo aver avviato il processo sanzionatorio senza minare la credibilità dell'Unione europea o il sostegno che l'Unione europea deve apportare alla popolazione del paese terzo sanzionato, tenuto conto altresì della possibilità che le autorità di tale paese strumentalizzino la decisione dell'Unione europea ; prende atto al riguardo della prassi corrente secondo cui l'adeguatezza, la natura e l'efficacia delle sanzioni proposte vengono discusse in sede di Consiglio sulla base di una valutazione dei capi missione dell'Unione europea nel periodo interessato, e chiede l'inclusione di una relazione di esperti indipendenti in tale valutazione;

31.   sottolinea, tuttavia, che tale analisi non andrebbe utilizzata per posticipare l'adozione di sanzioni; rileva al riguardo che la procedura in due fasi per l'imposizione di sanzioni nel quadro della PESC offre la possibilità di una reazione politica urgente, inizialmente attraverso l'adozione di una posizione comune da definire dopo un'analisi più approfondita del regolamento che illustri nel dettaglio la natura esatta e l'ambito di applicazione delle sanzioni;

32.   chiede di includere sistematicamente parametri di riferimento chiari e specifici negli strumenti giuridici quali condizioni per la revoca delle sanzioni; insiste in particolare affinché i parametri di riferimento siano definiti sulla base di una valutazione indipendente e non vengano modificati nel tempo in funzione dei cambiamenti politici avvenuti in seno al Consiglio;

33.   invita il Consiglio e la Commissione a istituire un processo esemplare di revisione delle sanzioni, che preveda in particolare l'inserimento sistematico di una clausola di revisione che comporti il riesame del regime sanzionatorio sulla base dei parametri di riferimento definiti e la valutazione del raggiungimento o meno degli obiettivi; insiste sul fatto che le dichiarazioni d'intento o la volontà di instaurare procedure in grado di produrre risultati positivi devono essere accolte in modo favorevole; sottolinea cionondimeno che, in sede di valutazione delle sanzioni, esse non possono in alcun caso sostituirsi al compimento di progressi tangibili e reali in vista del raggiungimento dei parametri di riferimento;

34.   ritiene che l'embargo sulle armi imposto alla Cina dimostri la coerenza e la costanza dell'intervento dell'Unione europea, poiché tale embargo è stato originariamente deciso a seguito del massacro di piazza Tiananmen nel 1989, massacro per il quale l'Unione europea non ha ricevuto alcuna spiegazione, e che non vi sia pertanto alcun motivo di revocarlo;

35.   esorta la formazione "Sanzioni" del Gruppo dei Consiglieri per le relazioni estere (Relazioni estere/Sanzioni) a svolgere appieno il suo mandato; insiste, in particolare, sulla necessità di condurre ricerche prima dell'adozione di sanzioni e, una volta adottato il provvedimento, di fornire periodicamente informazioni aggiornate sugli sviluppi e definire le migliori prassi sull'attuazione e l'esecuzione delle misure restrittive;

36.   riconosce che gli Stati, come anche le organizzazioni internazionali e regionali, devono rendere conto degli atti illeciti a livello internazionale nell'applicazione di sanzioni e sottolinea pertanto la necessità di un meccanismo giudiziale onde garantire il rispetto del diritto internazionale e del diritto umanitario;

37.   chiede che il Parlamento sia coinvolto in tutte le fasi del processo sanzionatorio: il processo decisionale che dà luogo alle sanzioni, la scelta delle sanzioni più adatte alla situazione, nonché la definizione dei parametri di riferimento, la valutazione della loro applicazione nel quadro del meccanismo di revisione e la revoca della sanzione;

Le sanzioni mirate: uno strumento più efficace?

38.   deplora che, in mancanza di una valutazione, sia impossibile giudicare l'efficacia delle misure mirate; riconosce, tuttavia, che la forte preoccupazione umanitaria ha indotto l'Unione europea ad abbandonare le sanzioni di portata economica generale, applicate in passato nel caso dell'Iraq e ad imporre sanzioni più mirate e "intelligenti", volte a esercitare il massimo impatto sul comportamento dei soggetti a cui sono rivolte, riducendo al minimo gli effetti umanitari negativi o le conseguenze per le persone che non sono oggetto della sanzione o i paesi vicini;

39.   ritiene che le sanzioni economiche avulse da altri strumenti politici difficilmente riescano a costringere il regime sanzionato ad apportare importanti cambiamenti politici; sottolinea inoltre che restrizioni economiche di ampia portata possono comportare costi economici e umanitari eccessivamente elevati, ribadisce quindi la sua richiesta di sanzioni economiche più mirate e concepite più attentamente, affinché esercitino il loro impatto soprattutto sui principali leader dei regimi sanzionati e sui responsabili delle violazioni dei diritti umani;

40.   rileva che qualsiasi sanzione economica deve in primo luogo e soprattutto mirare ai settori che non presentano un'elevata intensità di occupazione e sono di rilevanza limitata per le piccole e medie imprese, in quanto queste ultime sono importanti sia per lo sviluppo economico che per la redistribuzione dei redditi;

41.   sottolinea la necessità che le sanzioni in questione siano accompagnate da opportune misure nei confronti degli operatori economici dell'Unione europea che collaborano con tali persone; sottolinea che le sanzioni sulle materie prime, che colpiscono una fonte di reddito specifica o principale di un regime, presentano il rischio di effetti più ampi e indiscriminati sulla popolazione e possono favorire lo sviluppo di un'economia sommersa;

42.   ritiene che sanzioni di natura economica e finanziaria, anche quando mirate, debbano essere applicate da tutte le persone fisiche e giuridiche che svolgono un'attività commerciale nell'Unione europea, inclusi i cittadini di paesi terzi, e i cittadini dell'Unione europea o persone giuridiche registrate o costituite secondo la legislazione di uno Stato membro dell'Unione europea che svolgano attività commerciali al di fuori dell'Unione europea;

43.   invita a limitare l'applicazione delle "deroghe straordinarie" al congelamento dei beni; chiede che si definisca una procedura specifica per le obiezioni nel caso in cui uno Stato membro desideri concedere una deroga specifica al congelamento dei beni: l'efficacia della misura restrittiva, infatti, è compromessa dalla mancanza di una siffatta procedura, dal momento che gli Stati membri sono tenuti solamente a informare la Commissione prima di concedere la deroga;

44.   invita ad adottare un'azione per migliorare l'applicazione delle sanzioni finanziarie mirate dell'Unione europea, al fine di garantire che, nella pratica, le misure impediscano ai soggetti e alle entità sanzionati l'accesso globale a tutti i servizi finanziari all'interno della giurisdizione dell'Unione europea, incluso il passaggio attraverso le banche di compensazione dell'Unione europea o l'uso di servizi finanziari nella giurisdizione dell'Unione europea; sottolinea la necessità di una maggiore flessibilità nella distribuzione delle liste di sanzioni, in seno all'Unione europea e in seno agli Stati membri, alle persone su cui incombono gli obblighi di cui nella terza direttiva sul riciclaggio di denaro(19); propone che ciascuno Stato membro designi un'istituzione incaricata di diffondere tali informazioni;

45.   chiede una maggiore cooperazione da parte del Consiglio e della Commissione con gli amministratori e gli azionisti SWIFT in Europa, al fine di ottenere migliori risultati nel congelamento dei conti inclusi nella lista nera e l'eliminazione dei trasferimenti di denaro da e verso tali conti;

46.   invita il Consiglio e la Commissione a vagliare le possibilità e i modi di utilizzo in modo costruttivo dei redditi congelati delle autorità sanzionate, per esempio assegnando le risorse alle vittime di violazioni dei diritti umani o utilizzandole a favore dello sviluppo nel quadro del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unites;

47.   osserva che gli embarghi sulle armi sono un tipo di sanzione elaborato per arrestare il trasferimento di armi e attrezzature militari alle zone di guerra o ai regimi che verosimilmente li utilizzano a scopo di repressione interna o di aggressione nei confronti di un paese straniero, così come sancito nel Codice di condotta sulle esportazioni di armi;

48.   chiede una cooperazione coordinata tra gli Stati membri e la Commissione in merito all'esecuzione degli embarghi dell'Unione europea sulle armi applicati da ciascuno Stato membro;

49.   invita gli Stati membri ad adottare la posizione comune sulle esportazioni di armi che renderà l'attuale Codice di condotta sulle esportazioni di armi giuridicamente vincolante;

50.   esorta vivamente il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a continuare a lavorare per migliorare le capacità di monitoraggio e di esecuzione delle Nazioni Unite e sostiene l'idea di istituire un gruppo permanente presso le Nazioni Unite per valutare il commercio di materie prime nei conflitti e il valore delle relative sanzioni aventi per oggetto tali beni;

51.   ricorda che le restrizioni all'ammissione (divieti di viaggio e divieti di rilascio di visti) costituiscono una delle fasi iniziali dell'iter sanzionatorio dell'Unione europea e comportano il divieto per le persone o le entità non statali presenti sulla lista nera di partecipare alle riunioni ufficiali dell'Unione europea e di recarsi nell'Unione europea per ragioni personali;

52.   constata con preoccupazione che l'osservanza del divieto di rilascio dei visti non è stata ottimale da parte degli Stati membri; invita pertanto gli Stati membri ad adottare un approccio concertato all'applicazione delle restrizioni di viaggio e delle relative clausole di esonero;

Rispetto dei diritti dell'uomo nell'applicazione delle sanzioni mirate nel quadro della lotta contro il terrorismo

53.   tiene conto del fatto che sia le sanzioni antiterrorismo adottate autonomamente dell'Unione europea, sia l'esecuzione da parte di quest'ultima delle sanzioni antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sono oggetto di diverse cause all'esame della Corte di giustizia delle Comunità europee del Tribunale di primo grado;

54.   ricorda l'obbligo per gli Stati membri di emettere sanzioni conformemente all'articolo 6, paragrafo 2, del trattato sull'Unione europea, che impone all'Unione il rispetto dei diritti fondamentali, garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e derivanti dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri; sottolinea che le attuali procedure di redazione delle liste nere, a livello sia dell'Unione europea sia delle Nazioni Unite, sono lacunose sotto il profilo della sicurezza del diritto e dei ricorsi giudiziari; invita il Consiglio a trarre tutte le dovute conseguenze e ad eseguire appieno le sentenze del Tribunale di primo grado per quanto concerne sanzioni autonome dell'Unione europea in materia;

55.   invita il Consiglio e la Commissione a riesaminare l'attuale procedura di inserimento o eliminazione dalle liste nere, al fine di rispettare i diritti umani procedurali e sostanziali delle persone e delle entità incluse negli elenchi e, in particolare, le norme internazionali relative al diritto a un ricorso efficace dinanzi a un organo indipendente e imparziale e a un giusto processo, incluso il diritto a ricevere comunicazione e adeguate informazioni sulle accuse mosse contro la persona o l'entità in questione e le decisioni prese, e il diritto a un indennizzo per qualsiasi violazione dei diritti umani; chiede a tale proposito agli Stati membri dell'Unione europea di promuovere una siffatta revisione nell'ambito dei meccanismi delle Nazioni Unite al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali in sede di applicazione di sanzioni mirate nel quadro della lotta contro il terrorismo;

56.   ritiene che l'articolo 75 TFUE costituisca un'opportunità che il Parlamento europeo dovrebbe cogliere per rimediare alle lacune della pratica attuale in materia d'iscrizione in una lista nera e sostiene tutti i lavori parlamentari in corso finalizzati all'inserimento nell'ordine del giorno del programma legislativo 2009;

57.   si rammarica che nessuno degli organi giudiziari possa valutare l'opportunità delle liste nere, poiché le prove a supporto di tali elenchi si basano innanzitutto su informazioni in possesso dei servizi segreti che agiscono ipso facto in segretezza; ritiene tuttavia che la fondamentale discrezione non debba trasformarsi in impunità nel caso del non rispetto delle leggi internazionali; chiede a tale proposito agli Stati membri di assicurare un efficace controllo parlamentare sul lavoro dei servizi segreti; ritiene a tale riguardo necessario associare il Parlamento europeo ai lavori della Conferenza delle commissioni parlamentari responsabili del controllo sui servizi di informazione e sicurezza degli Stati membri, già operante;

58.   ribadisce ciononostante che il sistema delle liste antiterrorismo, sempre che rispetti l'ultima giurisprudenza della Corte di giustizia, è uno strumento pertinente della politica dell'Unione europea in materia di lotta al terrorismo;

59.   sottolinea che il terrorismo rappresenta una minaccia per la sicurezza e la libertà e sollecita quindi il Consiglio a rivedere e ad aggiornare la lista delle organizzazioni terroristiche tenendo conto delle attività di queste ultime in tutti i continenti;

Per una politica sanzionatoria mista

60.   osserva che l'Unione europea ha sempre promosso un approccio positivo all'uso delle sanzioni, al fine di incoraggiare il cambiamento; sottolinea a tal fine che è importante privilegiare un'azione globale integrata mediante una strategia graduata di pressioni e incentivi;

61.   considera che la strategia di apertura e la politica di sanzioni non si escludano a vicenda; ritiene di conseguenza che la politica dell'Unione europea in materia di sanzioni possa contribuire a migliorare il rispetto dei diritti dell'uomo nello Stato sanzionato se è esplicitamente rivista a favore di una politica di misure positive; osserva, a tal proposito, la serie di sanzioni imposta nei confronti dell'Uzbekistan dal novembre 2007 all'aprile 2008: pur mantenendo per un anno le sanzioni imposte per l'inosservanza dei criteri iniziali relativi alle indagini sul massacro di Andijan e al rispetto dei diritti dell'uomo, il Consiglio ha deciso di sospendere l'applicazione del divieto di rilascio dei visti, lasciando al regime uzbeko sei mesi di tempo per adempiere una serie di criteri relativi ai diritti umani sotto l'incombente minaccia della reintroduzione automatica del divieto di rilascio di visti; osserva che l'assunzione d'impegno e le sanzioni hanno prodotto, insieme, alcuni positivi sviluppi, grazie alla possibile reintroduzione automatica delle sanzioni e alla definizione di precise condizioni; evidenzia che tali condizioni devono essere soddisfatte entro un periodo di tempo limitato ed essere pertinenti al regime sanzionatorio generale;

62.   chiede fin d'ora che le sanzioni siano sistematicamente accompagnate, nel quadro di una strategia multiforme, da misure positive rafforzate, volte a sostenere la società civile, i difensori dei diritti umani e tutti i tipi di progetti che promuovono i diritti umani e la democrazia; chiede che i programmi e gli strumenti tematici (IEDDH(20), attori non statali, iniziativa volta a investire nelle persone), contribuiscano pienamente alla realizzazione di tale obiettivo;

63.   invita il Consiglio e la Commissione a cogliere l'opportunità fornita dalla ratifica del trattato di Lisbona e dalla conseguente creazione del servizio europeo per l'azione esterna, al fine di garantire un'ottimizzazione della coerenza dei diversi strumenti d'azione esterna dell'Unione europea quale elemento chiave per una maggiore efficacia della politica di sanzioni dell'Unione europea;

Raccomandazioni alle istituzioni dell'Unione europe e agli Stati membri

64.   invita il Consiglio e la Commissione a intraprendere una valutazione globale e approfondita della politica di sanzioni dell'Unione europea, per determinarne l'incidenza e individuare le eventuali misure da adottare per rafforzarla; esorta il Consiglio e la Commissione a presentare un programma di siffatte misure; invita la Commissione e il Consiglio a valutare l'impatto delle sanzioni sulla politica di sviluppo dei paesi in questione e sulla politica commerciale dell'Unione europea;

65.   chiede alla Commissione di assicurare che le strategie di assistenza allo sviluppo nell'ambito dello Strumento di cooperazione allo sviluppo e del Fondo europeo per lo sviluppo siano coerenti con il regime di sanzioni esistenti e i dialoghi sui diritti umani; chiede alla Commissione di far sì che le condizioni degli aiuti a titolo del bilancio generale, compresi quelli a favore dei cosiddetti "contratti per gli Obiettivi di sviluppo del Millennio", siano esplicitamente collegate a criteri relativi ai diritti umani e alla democrazia;

66.   chiede al Consiglio e alla Commissione di approfittare dell'opportunità concessa dalla ratifica del trattato di Lisbona, della nomina di un Alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e di sicurezza comune – che rivestirà contemporaneamente la carica di vicepresidente della Commissione e presidente del Consiglio "Affari esteri'– e della successiva creazione del Servizio europeo per l'azione esterna, al fine di rendere l'azione esterna dell'Unione europea più coerente e costante, migliorare le competenze dei competenti servizi dell'Unione europea che operano nel settore delle sanzioni e migliorare la cooperazione tra i diversi servizi;

67.   chiede nel contempo una maggiore cooperazione tra le autorità competenti degli Stati membri e della Commissione, al fine di garantire un'applicazione più coerente ed efficace delle misure restrittive;

68.   chiede altresì agli Stati membri che siedono nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU di cercare sistematicamente di internazionalizzare le sanzioni emanate dall'Unione europea, conformemente all'articolo 19 del trattato UE;

69.   invita gli Stati membri, ogniqualvolta operino in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a non violare gli obblighi che essi hanno contratto in materia di rispetto dei diritti dell'uomo, in particolare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

70.   incarica i suoi organi parlamentari, in particolare le sue delegazioni permanenti e ad hoc, di avvalersi dei loro contatti con i parlamenti nei paesi che non applicano sanzioni per migliorare la comprensione dei regimi di sanzioni dell'Unione europea in vigore in una determinata regione, e di esaminare le possibilità per attuare un'azione di coordinamento destinata a promuovere i diritti umani;

71.   invita la Commissione a istituire una rete di esperti indipendenti incaricata di proporre al Consiglio, in funzione della situazione, le misure restrittive più pertinenti e di redigere relazioni periodiche sull'evoluzione della situazione sulla base dei criteri di riferimento e degli obiettivi stabiliti, nonché, all'occorrenza, di proporre miglioramenti da apportare all'applicazione delle sanzioni; reputa che la costituzione di tale rete migliorerebbe la trasparenza e la discussione sulle sanzioni in generale, oltre a rafforzare anche l'esecuzione e il continuo monitoraggio delle sanzioni in casi specifici; ritiene nel contempo che la Commissione dovrebbe svolgere un ruolo più proattivo nella definizione di una chiara politica comunitaria in materia di sanzioni;

72.   ritiene che la legittimità della politica di sanzioni dell'Unione europea, che costituisce un elemento chiave e sensibile della PESC, debba essere rafforzata mediante il coinvolgimento del Parlamento in ogni fase della procedura, e ciò conformemente all'articolo 21 TUE, in particolare nell'elaborazione e applicazione delle sanzioni, sotto forma di consultazione sistematica con il Consiglio e la Commissione e di relazioni provenienti da tali istituzioni; è altresì del parere che il Parlamento debba essere coinvolto nella supervisione del raggiungimento dei parametri di riferimento da parte dei soggetti sanzionati; incarica la sua sottocommissione per i diritti dell'uomo di rendere sistematici e di supervisionare i lavori in tale ambito per tutte le sanzioni i cui obiettivi e criteri di riferimento riguardino i diritti dell'uomo;

o
o   o

73.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e ai Segretari generali delle Nazioni unite e del Consiglio d'Europa.

(1) GU C 320 del 28.10.1996, pag. 261.
(2) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(3) GU L 209 del 11.8.2005, pag. 27.
(4) GU L 322 del 12.12.1996, pag. 1.
(5) GU L 344 del 28.12.2001, pag. 90.
(6) GU L 344 del 28.12.2001, pag. 93.
(7) GU L 344 del 28.12.2001, pag. 70.
(8) GU L 139 del 29.5.2002, pag. 4.
(9) GU L 139 del 29.5.2002, pag. 9.
(10) GU C 98 del 18.4.2008, pag. 1
(11) GU C 131 E del 5.6.2003, pag. 147.
(12) GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.
(13) GU C 292 del 8.11.1982, pag. 13.
(14) GU C 78 del 2.4.2002, pag. 32.
(15) GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 214.
(16) Il testo dell'Articolo 96 dell'accordo di Cotonou del 23 giugno 2000 recita quanto segue:"Articolo 96Elementi essenziali - Procedura di consultazione e misure appropriate relative ai diritti dell'uomo, ai principi democratici e allo Stato di diritto1. Ai fini del presente articolo, s'intende per "parte" la Comunità e gli Stati membri dell'Unione europea, da un lato, e ciascuno Stato ACP, dall'altro.2. a) Se, nonostante il dialogo politico che le parti intrattengono regolarmente, una parte reputa che l'altra non abbia soddisfatto un obbligo derivante dal rispetto dei diritti dell'uomo, dei principi democratici o dello Stato di diritto di cui all'articolo 9, paragrafo 2, essa fornisce all'altra parte e al Consiglio dei ministri, eccetto in casi particolarmente urgenti, le informazioni utili necessarie ad un esame approfondito della situazione, al fine di trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti. A tal fine, essa invita l'altra parte a tenere consultazioni vertenti principalmente sulle misure adottate o da adottare dalla parte interessata per porre rimedio alla situazione.Le consultazioni sono condotte al livello e nella forma considerati più appropriati al raggiungimento di una soluzione. Le consultazioni iniziano entro 15 giorni dall'invito e continuano per un periodo stabilito di comune accordo in funzione del carattere e della gravità della violazione. In ogni caso, esse non superano i 60 giorni.Se le consultazioni non portano ad una soluzione accettabile per entrambe le parti, se la consultazione è rifiutata o vi è un'urgenza particolare, possono essere adottate misure appropriate. Tali misure sono revocate non appena vengono meno le ragioni che hanno condotto alla loro adozione.b) Con l'espressione "urgenza particolare" s'intendono casi eccezionali di violazioni particolarmente serie e flagranti di uno degli elementi essenziali di cui all'articolo 9, paragrafo 2, che richiedono una reazione immediata.La parte che ricorre alla procedura d'urgenza particolare ne informa separatamente l'altra parte e il Consiglio dei ministri, a meno che non le manchi il tempo di farlo.c) Con l'espressione "misure appropriate" utilizzata nel presente articolo s'intendono le misure adottate in conformità del diritto internazionale e proporzionate alla violazione. Nella scelta di tali misure si privilegiano quelle che pregiudicano meno l'applicazione del presente accordo. Resta inteso che la sospensione costituisce l'ultima risorsa.Se in casi di urgenza particolare vengono adottate misure, esse sono notificate immediatamente all'altra parte e al Consiglio dei ministri. Su richiesta della parte interessata, possono allora essere avviate consultazioni per esaminare in profondità la situazione e, se possibile, trovare una soluzione. Tali consultazioni si svolgono secondo le modalità indicate alla precedente lettera a), secondo e terzo comma.".
(17) GU L 50 del 20.2.2004, pag. 66.
(18) GU L 43 del 19.2.2008, pag. 39.
(19) Direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (GU L 309 del 25.11.2005, pag. 15).
(20) Regolamento (CE) n. 1889/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (GU L 386 del 29.12.2006, pag. 1).

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