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Procedura : 2008/2085(INI)
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Ciclo del documento : A6-0370/2008

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A6-0370/2008

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PV 21/10/2008 - 6
CRE 21/10/2008 - 6

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P6_TA(2008)0513

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Mercoledì 22 ottobre 2008 - Strasburgo
Sfide per gli accordi collettivi nell'Unione europea
P6_TA(2008)0513A6-0370/2008

Risoluzione del Parlamento europeo del 22 ottobre 2008 sulle sfide per gli accordi collettivi nell'Unione europea (2008/2085(INI))

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 2, in particolare il primo trattino, del trattato sull'Unione europea e l'articolo 3, paragrafo 1, lettera j), del trattato CE,

–   visti gli articoli 136, 137, 138, 139 e 140 del trattato CE,

–   visti gli articoli 12, 39 e 49 del trattato CE,

–   visto il trattato sull'Unione europea quale modificato dal trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007, segnatamente l'articolo 3,

–   visto l'articolo 152 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che riconosce l'importanza del dialogo sociale e della contrattazione collettiva ai fini dello sviluppo,

–   visti gli articoli 27, 28 e 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, segnatamente l'articolo 11,

–   vista la Carta sociale europea, segnatamente gli articoli 5, 6 e 19,

–   vista la Convenzione europea sullo status giuridico dei lavoratori migranti,

–   vista la direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi(1) (direttiva sul distacco dei lavoratori),

–   vista la relazione dei servizi della Commissione relativa all'applicazione della direttiva 96/71/CE (SEC(2006)0439) relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione dei servizi (relazione dei servizi),

–   vista la direttiva 2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi(2) (direttiva appalti pubblici),

–   vista la cosiddetta clausola "Monti" del regolamento (CE) n. 2679/98 del Consiglio, del 7 dicembre 1998, sul funzionamento del mercato interno in relazione alla libera circolazione delle merci fra gli Stati membri(3),

–   vista la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno(4) (direttiva servizi),

–   vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 27 marzo 1990 nella causa C-113/89, Rush Portugesa Ltda/Office Nationale d'Immigration(5),

–   viste le sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee del 9 agosto 1994 nella causa C-43/93, Vander Elst(6), del 23 novembre 1999 nelle cause riunite C-369/96 e 376/96, Arblade(7), del 25 ottobre 2001 nelle cause riunite C-49/98, C-50/98, C-52/98, C-54/98, C-68/98 e C-71/98, Finalarte(8), del 7 febbraio 2002 nella causa C-279/00, Commissione/Italia(9), del 12 ottobre 2004 nella causa C-60/03, Wolff & Müller GmbH(10), del 21 ottobre 2004 nella causa C-445/03, Commissione/Lussemburgo(11), e del 19 gennaio 2006 nella causa C-244/04, Commissione/Germania(12),

–   vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee dell'11 dicembre 2007 nella causa C-438/05, International Transport Workers' Federation e Finnish Seamen's Union/Viking line ABP(13) (causa Viking),

–   vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 18 dicembre 2007 nella causa C-341/05, Laval un Partneri Ltd(14),

–   vista la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 3 aprile 2008, causa C-346/06, Rüffert(15),

–   viste le seguenti convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL): OIL n. 94 clausole sul lavoro (appalti pubblici); OIL n. 87 libertà sindacale e protezione del diritto sindacale; OIL n. 98 diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva; OIL n. 117 scopi principali e standard della politica sociale, segnatamente la parte IV; OIL n. 154 contrattazione collettiva,

–   vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2006 sull'applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco di lavoratori(16),

–   vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2004 sull'applicazione della direttiva 96/71/CE negli Stati membri(17),

   vista la sua risoluzione del 23 maggio 2007 sulla promozione di un lavoro dignitoso per tutti(18),

–   visti i principi comuni di flessicurezza, avallati dal Consiglio europeo del 14 dicembre 2007 e la risoluzione del Parlamento del 29 novembre 2007 sui principi comuni di flessicurezza(19),

–   visto l'articolo 45, paragrafo 1, del regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione giuridica e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0370/2008),

A.   considerando che il trattato CE riconosce i diritti fondamentali sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nelle costituzioni degli Stati membri e nei diversi trattati e convenzioni internazionali come riferimento essenziale per il diritto e la prassi comunitari,

B.   considerando che il trattato CE definisce numerosi principi importanti e considerando che uno dei principali obiettivi della Comunità è quello di un mercato interno con una dimensione sociale caratterizzato dall'abolizione tra gli Stati membri degli ostacoli che si frappongono alla libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali,

C.   considerando altresì che uno di tali principi è il riconoscimento dei diritti costituzionali di base dei cittadini, ivi incluso il diritto di formare sindacati, di scioperare e di negoziare contratti collettivi,

D.   considerando che i principi fondamentali del mercato interno includono la libera circolazione dei lavoratori, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi,

E.   considerando che, ai sensi dell'articolo 39 del trattato CE, la libera circolazione dei lavoratori implica l'abolizione di qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità tra i lavoratori degli Stati membri in materia di occupazione, retribuzione e altre condizioni di lavoro,

F.   considerando che le restrizioni alle libertà fondamentali sono ammesse dal trattato CE a condizione che perseguano obiettivi legittimi compatibili con il trattato, siano giustificate da ragioni prevalenti di interesse pubblico, siano idonee al conseguimento degli obiettivi perseguiti e si limitino a quanto è necessario per raggiungere tali obiettivi; considerando altresì che, in base all'articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, eventuali limitazioni all'esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla Carta stessa possono essere apportate solo laddove rispettino il principio di proporzionalità, siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall'Unione o all'esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui,

G.   considerando che la Corte di giustizia delle Comunità europee riconosce il diritto di azione collettiva come fondamentale e parte integrante dei principi generali della legislazione comunitaria; considerando che tale diritto sarà sancito anche nei trattati se il trattato di Lisbona verrà ratificato,

H.   considerando che la Commissione ha sottolineato in varie occasioni l'importanza dell'attuale quadro nazionale del diritto del lavoro e della contrattazione collettiva per la protezione dei diritti dei lavoratori,

I.   considerando che la relazione della Commissione 2006 sulle relazioni industriali in Europa mostra che la contrattazione collettiva altamente sviluppata può avere un effetto positivo sull'inclusione sociale,

J.   considerando che ai sensi dell'articolo 136 del trattato CE, la Comunità e gli Stati membri "hanno come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso"; e considerando che, per conseguire tale obiettivo, l'articolo 140 del trattato CE dispone che la Commissione incoraggi la stretta cooperazione tra gli Stati membri nel campo della politica sociale, in particolare per le materie riguardanti il diritto di associazione e la contrattazione collettiva tra datori di lavoro e lavoratori,

K.   considerando che, secondo il preambolo della direttiva sul distacco dei lavoratori, lo sviluppo della prestazione transnazionale di servizi esige condizioni di libera ed equa concorrenza e misure che garantiscano il rispetto dei diritti dei lavoratori, in piena coerenza con il quadro di riferimento del diritto del lavoro e delle relazioni industriali degli Stati membri,

L.   considerando che la direttiva sul distacco dei lavoratori indica chiaramente al considerando 12 che "il diritto comunitario non osta all'estensione del campo di applicazione, da parte degli Stati membri, della loro legislazione o all'estensione dei contratti collettivi sottoscritti dalle parti sociali alle persone che sono occupate, anche temporaneamente, sul loro territorio, anche se il loro datore di lavoro risiede in un altro Stato membro" e che "il diritto comunitario non vieta agli Stati membri di garantire con mezzi adeguati, l'osservanza di queste norme",

M.   considerando che l'obiettivo della direttiva sul distacco dei lavoratori (offrire un clima di leale concorrenza e misure che garantiscano il rispetto dei diritti dei lavoratori) è importante, in un'epoca in cui la prestazione transnazionale di servizi è in crescita, per la protezione dei lavoratori interessati, pur nel rispetto del quadro di riferimento del diritto del lavoro e delle relazioni industriali degli Stati membri, purché la legislazione comunitaria non sia violata,

N.   considerando che, stando alla direttiva sul distacco dei lavoratori, le leggi degli Stati membri devono definire il nucleo di norme obbligatorie per la protezione minima dei lavoratori distaccati nel paese ospite, senza impedire l'applicazione di condizioni di lavoro più favorevoli ai lavoratori,

O.   considerando che l'articolo 3, paragrafo 8, della direttiva sul distacco dei lavoratori concede la possibilità di applicare la direttiva attraverso la legislazione oppure attraverso contratti collettivi dichiarati universalmente applicabili o applicabili in via generale a tutte le imprese del settore interessato aventi simili caratteristiche oppure conclusi dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori più rappresentative a livello nazionale e applicati in tutto il territorio nazionale; considerando che la Corte di giustizia delle Comunità europee ammette inoltre che, visto che la finalità della direttiva sul distacco dei lavoratori non è di armonizzare i sistemi per la determinazione delle condizioni normative e contrattuali di lavoro, gli Stati membri sono liberi di optare a livello nazionale per un sistema non esplicitamente figurante fra quelli indicati nella direttiva sul distacco dei lavoratori,

P.   considerando che il nucleo delle disposizioni dell'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva sul distacco dei lavoratori è composto da norme internazionali obbligatorie che gli Stati membri hanno concordato in comune; considerando che le disposizioni in materia di ordine pubblico di cui all'articolo 3, paragrafo 10, sono costituite anch'esse da norme internazionali obbligatorie, ma sono strutturate in modo che gli Stati membri le possano definire nella legislazione nazionale; considerando inoltre che il ricorso all'articolo 3, paragrafo 10, è importante affinché lo Stato membro possa prendere in considerazione una serie di problematiche legate al mercato del lavoro, alla politica sociale e ad altri aspetti, compresa la protezione dei lavoratori, rispettando al contempo il principio della parità di trattamento,

Q.   considerando che la mobilità dei lavoratori ha grandemente contribuito all'occupazione, alla prosperità e all'integrazione europea, dando ai cittadini nuove opportunità di sviluppare le proprie conoscenze e la propria esperienza e al tempo stesso di conseguire migliori standard di vita,

R.   considerando che l'articolo 28 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce il diritto di contrattazione collettiva e di azione collettiva,

S.   considerando che la direttiva sul distacco dei lavoratori ha permesso a più di un milione di lavoratori di lavorare all'estero in condizioni di sicurezza e senza problemi e conflitti,

T.   considerando che l'applicazione e l'esecuzione delle disposizioni della direttiva sul distacco dei lavoratori sono essenziali per raggiungere i suoi obiettivi, in particolare il rispetto degli accordi frutto della contrattazione collettiva negli Stati membri,

U.   considerando che l'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), della direttiva servizi stabilisce chiaramente che la stessa non sostituisce la direttiva sul distacco dei lavoratori né pregiudica l'applicazione della stessa,

V.   considerando che, in relazione alla libera circolazione delle merci, la clausola "Monti" è stata inclusa nel regolamento (CE) n. 2679/98 del Consiglio, all'articolo 2: "Il presente regolamento non può essere interpretato in modo tale da pregiudicare in qualsiasi modo l'esercizio dei diritti fondamentali riconosciuti dagli Stati membri, compreso il diritto o la libertà di sciopero. Tali diritti possono includere il diritto o la libertà di adottare altre azioni contemplate dagli specifici sistemi che regolano le relazioni industriali negli Stati membri",

W.   considerando che l'articolo 1, paragrafo 7 della direttiva servizi prevede che "La presente direttiva non pregiudica l'esercizio dei diritti fondamentali quali riconosciuti dagli Stati membri e dal diritto comunitario, né il diritto di negoziare, concludere ed eseguire accordi collettivi e di intraprendere azioni sindacali in conformità del diritto e delle prassi nazionali che rispettano il diritto comunitario",

X.   considerando che il Consiglio europeo ha definito i principi per la creazione di modelli per il mercato del lavoro che, oltre a un livello elevato di sicurezza, sono dotati anche di un'elevata flessibilità (il cosiddetto modello di flessicurezza) che riconosce che un aspetto importante di un modello di flessicurezza di successo può essere rappresentato da parti sociali forti, con un margine significativo per la contrattazione collettiva,

Y.   considerando che compete alla Corte di giustizia delle Comunità europee interpretare il diritto comunitario alla luce dei diritti e delle libertà fondamentali e assicurare il rispetto dell'interpretazione e dell'applicazione del trattato CE,

Z.   considerando che compete ai giudici nazionali accertare, caso per caso, se siano soddisfatti i criteri che consentono la limitazione delle libertà fondamentali e la loro compatibilità con il diritto comunitario,

AA.   considerando che il diritto di intraprendere azioni collettive e di concludere contratti collettivi è un diritto fondamentale che costituisce parte integrante dei principi generali del diritto comunitario; considerando che, in tale contesto, la Corte di giustizia delle Comunità europee non dovrebbe basarsi su una dichiarazione del Consiglio e della Commissione del 24 settembre 1996, non approvata dal Parlamento nella sua qualità di colegislatore, che limiti l'interpretazione dei concetti di "disposizioni di politica pubblica" e "disposizioni nazionali fondamentali per l'ordine politico" meramente come norme vincolanti stabilite per legge,

AB.   considerando che la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 21 settembre 1999 nella causa C-67/96, Albany International BV(20) relativa alle leggi in materia di concorrenza ha attribuito ai sindacati un notevole margine di discrezione per quanto riguarda le questioni legate al mercato del lavoro,

AC.   considerando che è stata rilevata una divergenza di opinioni e interpretazioni in seno alla Corte di giustizia delle Comunità europee, nonché tra la Corte stessa e il suo Avvocato generale, nell'ambito di varie cause sulla direttiva sul distacco dei lavoratori, in particolare le summenzionate cause Laval e Rüffert; considerando che quando vi sono divergenze di opinione e di interpretazione, può essere opportuno chiarire l'equilibrio tra diritti e libertà fondamentali,

1.   sottolinea che la libertà di fornire servizi è una pietra angolare del progetto europeo; reputa tuttavia che tale aspetto dovrebbe essere contemperato con i diritti fondamentali, con gli obiettivi sociali sanciti dai trattati e con il diritto dei governi e delle parti sociali di garantire la non discriminazione e la parità di trattamento nonché con il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro; rammenta che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce il diritto alla contrattazione collettiva e all'azione collettiva e che la parità di trattamento è un altro principio fondamentale dell'Unione europea;

2.   è del parere che qualunque cittadino dell'Unione europea dovrebbe avere il diritto di lavorare in qualunque luogo dell'Unione europea beneficiando del diritto alla parità di trattamento; deplora pertanto che tale diritto non sia applicato uniformemente nell'Unione europea; è altresì del parere che le disposizioni transitorie ancora in vigore dovrebbero formare oggetto di una rigorosa revisione da parte della Commissione per determinare se esse siano veramente necessarie per impedire distorsioni sui mercati nazionali del lavoro, e che, qualora tale necessità non sia accertata, esse dovrebbero essere abrogate prima possibile;

3.   sottolinea che la libertà di fornire servizi non è in contrasto né è di rango superiore rispetto al diritto fondamentale delle parti sociali di promuovere il dialogo sociale, in particolare visto che si tratta di un diritto costituzionale sancito in vari Stati membri; sottolinea inoltre che la clausola "Monti" intende tutelare questi diritti costituzionali fondamentali in relazione al mercato interno; rammenta al tempo stesso che la libertà di circolazione dei lavoratori è una della quattro libertà del mercato interno;

4.   accoglie positivamente il trattato di Lisbona e il fatto che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sarà giuridicamente vincolante; constata che ciò comprenderebbe il diritto dei sindacati di negoziare e concludere contratti collettivi ai livelli opportuni e, in caso di conflitti di interesse, di intraprendere azioni collettive, comprese le azioni di sciopero, per difendere i loro interessi;

5.   sottolinea che la libertà di prestare servizi non è di rango superiore rispetto ai diritti fondamentali che figurano nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e in particolare al diritto dei sindacati di intraprendere azioni di lotta, un diritto che è oltretutto in vari Stati membri garantito dalla costituzione; sottolinea pertanto che le summenzionate sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee nelle cause Rüffert, Laval e Viking dimostrano la necessità di chiarire che le libertà economiche codificate dai trattati dovrebbero essere interpretate in modo da non ledere l'esercizio dei diritti sociali fondamentali riconosciuti dagli Stati membri e dal diritto comunitario, fra cui il diritto di negoziare, concludere ed applicare gli accordi collettivi e di ricorrere all'azione collettiva, e in modo da non limitare l'autonomia delle parti sociali che esercitano tali diritti fondamentali per promuovere gli interessi e la tutela dei lavoratori;

6.   sottolinea che la direttiva sul distacco dei lavoratori consente alle autorità pubbliche e alle parti sociali di stabilire condizioni di lavoro e di impiego più favorevoli ai lavoratori, conformemente alle varie tradizioni negli Stati membri;

7.   sottolinea che il considerando 22 della direttiva sul distacco dei lavoratori afferma che detta direttiva lascia impregiudicate le disposizioni di legge degli Stati membri in materia di azioni collettive per la difesa degli interessi di categoria, come stabilisce l'articolo 137, paragrafo 5, del trattato CE;

8.   sottolinea pertanto la necessità di salvaguardare e di rafforzare la parità di trattamento, la parità di retribuzione a parità di lavoro nel medesimo posto di lavoro per le donne e per gli uomini, come prescritto dagli articoli 39 e12 del trattato CE; ritiene che, nel quadro della libertà di prestazione di servizi o di stabilimento, la cittadinanza del datore di lavoro, dei dipendenti o dei lavoratori distaccati non può giustificare ineguaglianze nelle condizioni normative, retributive o nell'esercizio dei diritti fondamentali, come il diritto di sciopero;

9.   mette in evidenza l'importanza di prevenire gli effetti negativi sui modelli del mercato del lavoro già in grado di unire un elevato grado di flessibilità a un elevato livello di sicurezza e, al contrario, di promuovere ulteriormente tale approccio;

Impatto generale

10.   osserva che l'effetto orizzontale di talune disposizioni del trattato CE dipende dal soddisfacimento di condizioni precise, tra cui la condizione che tali disposizioni conferiscano diritti a un soggetto che abbia interesse al rispetto degli obblighi in questione; esprime la propria preoccupazione che, nelle specifiche circostanze che caratterizzano le sentenze emesse di recente dalla Corte di giustizia delle Comunità europee, l'effetto orizzontale dell'articolo 43 del trattato CE sia stato debitamente identificato e ritiene che ciò possa comportare un aumento delle cause presentate alla Corte;

11.   si compiace del fatto che, conformemente ai principi e alle tradizioni dell'Unione europea, molti Stati membri, cooperando con le parti sociali, abbiano messo a punto elevati standard in materia di condizioni di lavoro, che migliorano il benessere di tutti i lavoratori e rafforzano la crescita economica e la competitività;

12.   è convinto che nella direttiva sul distacco dei lavoratori e nella direttiva servizi l'intenzione del legislatore sia incompatibile con interpretazioni che possono favorire una concorrenza sleale fra imprese; constata che le imprese che sottoscrivono e seguono contratti collettivi potrebbero incorrere in svantaggi concorrenziali rispetto alle imprese che si rifiutano di agire in tal modo;

13.  ritiene che la corretta applicazione ed esecuzione delle disposizioni della direttiva sul distacco dei lavoratori siano essenziali per garantire il raggiungimento dei suoi obiettivi, vale a dire facilitare la prestazione di servizi, garantendo comunque un'adeguata tutela dei lavoratori, e rispettare pienamente gli accordi di contrattazione collettiva esistenti negli Stati membri verso i quali i lavoratori sono distaccati nel quadro di tale direttiva;

14.   è altresì del parere che la libertà di prestare servizi transfrontalieri nel mercato interno sia ulteriormente rafforzata assicurando che i fornitori nazionali ed esteri siano confrontati a condizioni economiche e di mercato del lavoro analoghe a quelle del luogo di prestazione dei servizi;

15.   promuove attivamente la concorrenza basata sulla conoscenza e l'innovazione, come stabilito dalla strategia di Lisbona;

16.   contesta l'introduzione del principio di proporzionalità per azioni contro le imprese che, richiamandosi al diritto stabilimento o al diritto di fornire servizi oltre i confini, minano deliberatamente le condizioni di lavoro; ritiene che non dovrebbe esistere alcun dubbio circa il diritto di ricorrere alle azioni collettive per sostenere la parità di trattamento e garantire condizioni di lavoro dignitose;

17.   sottolinea che le libertà economiche dell'Unione europea non possono essere interpretate nel senso di garantire alle imprese il diritto di aggirare o eludere le disposizioni nazionali di legge e le prassi in materia previdenziale e di lavoro oppure di imporre una sleale concorrenza sul piano delle condizioni retributive e normative; ritiene pertanto che le azioni transfrontaliere delle imprese che rischiano di compromettere le condizioni retributive e contrattuali del paese ospitante debbano essere proporzionate e non possano essere giustificate automaticamente dalle disposizioni del trattato CE relative, ad esempio, alla libera circolazione dei servizi o alla libertà di stabilimento;

18.   sottolinea che il diritto comunitario deve rispettare il principio di non discriminazione; sottolinea ulteriormente il fatto che il legislatore comunitario deve assicurare che non siano frapposti ostacoli agli accordi collettivi, ad esempio a quelli che stabiliscono la parità di retribuzione per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità o da quella del loro datore in lavoro, nel luogo in cui viene fornito il servizio, o alle azioni sindacali a sostegno di tali accordi, fatto che è conforme alla normativa o alla prassi nazionale;

19.   riconosce che le sentenze della Corte di giustizia della Comunità europee nelle summenzionate cause Laval, Rüffert e Lussemburgo hanno destato talune gravi preoccupazioni circa l'interpretazione da dare alle direttive di armonizzazione minima;

20.   rileva che le considerazioni sociali cui fanno riferimento gli articoli 26 e 27 della direttiva appalti pubblici permettono agli Stati membri di instaurare un'equa concorrenza stabilendo termini e condizioni di occupazione che vanno oltre le regole obbligatorie in materia di protezione minima;

21.   è del parere che la base giuridica limitata della libera circolazione della direttiva sul distacco dei lavoratori possa portare a interpretare la direttiva come invito esplicito alla concorrenza sleale in materia di condizioni retributive e normative; pertanto, ritiene che la base giuridica della direttiva sul distacco dei lavoratori potrebbe essere ampliata, al fine di includere un riferimento alla libera circolazione dei lavoratori;

22.   mette in evidenza che la situazione attuale potrebbe comportare il fatto che i lavoratori nei paesi ospitanti si sentano messi sotto pressione dalla spinta all'abbassamento dei salari; ritiene pertanto che occorra garantire, in tutti gli Stati membri, un'applicazione coerente della direttiva sul distacco dei lavoratori;

23.   rammenta che nove Stati membri hanno ratificato la Convenzione OIL n. 94; si rammarica che anche in sede giurisprudenziale non si tenga adeguatamente in considerazione la convenzione OIL n. 94 e teme che la sua applicazione negli Stati membri interessati possa contrastare con l'applicazione della direttiva sul distacco dei lavoratori; invita la Commissione a fare quanto prima luce su tale situazione e a continuare a promuovere la ratifica della convenzione per un ulteriore sviluppo delle clausole sociali nei regolamenti che disciplinano gli appalti pubblici, che costituisce uno degli obiettivi della direttiva in materia di appalti pubblici;

24.   constata che non è stato riconosciuto che, secondo le convenzioni OIL n. 87 e n. 98, le limitazioni al diritto di azione collettiva e ai diritti fondamentali possono essere giustificate soltanto da motivi di salute, di ordine pubblico e da altri fattori analoghi;

Richieste

25.   invita tutti gli Stati membri ad applicare correttamente la direttiva sul distacco dei lavoratori; sottolinea che la legislazione del mercato del lavoro e le regole concernenti la negoziazione di contratti collettivi rientrano fra le competenze degli Stati membri e delle parti sociali; fa a tal riguardo notare che spetta agli Stati membri migliorare e utilizzare pienamente le misure di prevenzione, controllo e applicazione, nel rispetto del principio di sussidiarietà;

26.   ritiene che l'attuale normativa comunitaria presenti lacune e incongruenze e si sia pertanto prestata a interpretazioni della direttiva sul distacco dei lavoratori non previste dal legislatore comunitario, che tendeva ad un giusto equilibrio fra la libertà di prestazione di servizi e la tutela dei diritti dei lavoratori; invita la Commissione ad elaborare le necessarie proposte legislative volte a prevenire conflitti di interpretazione nel futuro;

27.   accoglie pertanto positivamente la dichiarazione del 3 aprile 2008, in cui la Commissione afferma chiaramente che continuerà a contrastare il dumping sociale e sottolinea che la libertà di prestare servizi non contrasta e non ha un rango superiore rispetto a diritti fondamentali di sciopero e di iscriversi al sindacato; sostiene l'applicazione senza indugio delle conclusioni del Consiglio del 9 giugno 2008, per rimediare a carenze nell'applicazione, prevenire ulteriori situazioni problematiche e abusi e instaurare un clima di reciproca fiducia; invita al Commissione e gli Stati membri a intensificare la cooperazione fra Stati membri, autorità nazionali e Commissione per quanto riguarda i controlli e lo scambio di migliori prassi; reputa che questo sia un modo efficace per combattere gli abusi;

28.   segnala quanto sia importante che nel mercato europeo del lavoro le regole siano trasparenti e uguali per tutti, pur osservando che le diverse tradizioni politiche rendono molto difficile pervenire a un modello unico di mercato del lavoro; ritiene pertanto che, nei casi in cui taluni Stati membri siano interessati in modo specifico, si dovrebbe procedere a una accurata valutazione dell'impatto delle sentenze Laval, Rüffert e Lussemburgo a livello nazionale, di concerto con le parti sociali;

29.   si compiace che la Commissione abbia comunicato di essere disposta a riesaminare l'impatto del mercato interno sui diritti del lavoro e i contratti collettivi;

30.   suggerisce che ciò non dovrebbe escludere una parziale revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori, osserva che l'effetiva revisione della direttiva dovrebbe essere condotta al termine di un'analisi approfondita, a livello nazionale, delle vere sfide che si pongono ai vari modelli di accordi collettivi; ritiene che la revisione dovrebbe affrontare in particolare, qualora lo si ritenga utile, questioni come le condizioni di lavoro applicabili, i livelli salariali, il principio della parità di trattamento dei lavoratori nel contesto della libera circolazione dei servizi, il rispetto di modelli di lavoro diversi e la durata del distacco;

31.   ritiene che l'esercizio dei diritti fondamentali, quale riconosciuto negli Stati membri, nelle convenzioni dell'OIL e nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, compreso il diritto di negoziare, concludere e applicare accordi collettivi e il diritto di organizzare azioni sindacali, non dovrebbero essere messi in questione;

32.   sottolinea che deve essere assolutamente chiaro che la direttiva sul distacco dei lavoratori non vieta agli Stati membri e alle parti sociali di chiedere condizioni più favorevoli per un trattamento paritario dei lavoratori e che è certo che la normativa comunitaria può essere applicata in base a tutti i modelli di mercato del lavoro;

33.   invita la Commissione ad applicare le decisioni del Consiglio concernenti l'urgente creazione di un sistema elettronico per lo scambio di informazione, che potrebbe permettere agli Stati membri di contrastare gli abusi con maggiore efficacia;

34.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare misure idonee a contrastare gli abusi, in particolare le società fittizie (le cosiddette "letterbox companies"), ossia imprese non impegnate in nessuna attività significativa nel paese di origine, ma che sono state create, talvolta direttamente dall'imprenditore principale, nel paese ospitante con il solo obiettivo di esercitarvi un'attività e di eludere la piena applicazione delle norme di tale paese, in particolare per quanto riguarda le condizioni salariali e di lavoro; invita la Commissione a stabilire norme chiare per combattere le società fittizie e un codice di condotta per le imprese, in conformità della direttiva servizi;

35.   ribadisce che i diritti sociali fondamentali non sono subordinati ai diritti economici in una gerarchia di libertà fondamentali; chiede pertanto un riesame, nell'abito del diritto primario, dell'equilibrio fra diritti fondamentali e libertà sociali, onde contribuire a evitare una competizione a favore di standard sociali più bassi;

36.   si compiace della posizione comune del Consiglio su una nuova direttiva sul lavoro tramite agenzia interinale che consentirebbe un trattamento non discriminatorio fin dal primo giorno di assunzione, fatto salvo un accordo diverso delle parti sociali;

37.   invita la Commissione a presentare la tanto attesa Comunicazione sulla contrattazione collettiva transnazionale in cui si proponga l'istituzione di un quadro giuridico per gli accordi collettivi transnazionali;

o
o   o

38.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e i parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1.
(2) GU L 134 del 30.4.2004, pag. 114.
(3) GU L 337 del 12.12.1998, pag. 8.
(4) GU L 376 del 27.12.2006, pag. 36.
(5) Racc. I-1470.
(6) Racc. I-3803.
(7) Racc. I-8453.
(8) Racc. I-7831.
(9) Racc. I-1425.
(10) Racc. I-9553.
(11) Racc. I-10191.
(12) Racc. I-885.
(13) Racc. I-10779.
(14) Racc. I-11767.
(15) Non ancora pubblicata nella Raccolta.
(16) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 452.
(17) GU C 92 E del 16.4.2004, pag. 404.
(18) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.
(19) Testi approvati, P6_TA(2007)0574.
(20) Racc. I- 5751.

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