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Procedura : 2008/2097(INI)
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Giovedì 18 dicembre 2008 - Strasburgo
Prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni postconflittuali
P6_TA(2008)0639A6-0445/2008

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2008 sulle prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni postconflittuali (2008/2097(INI))

Il Parlamento europeo,

-   visti i regolamenti dell'Aia del 1907, le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e i protocolli aggiuntivi I e II del 1977,

-   vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

-   viste tutte le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali,

-   visto il patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 e i relativi due protocolli opzionali,

-   vista la Carta delle Nazioni Unite del 1945, in particolare gli articoli 1 e 25 e gli articoli 39 e 41 del capitolo VII,

-   vista la Convenzione europea sui diritti dell'uomo del 1950 e i relativi cinque protocolli,

–   vista la Dichiarazione ONU del Millennio dell'8 settembre 2000, che fissa gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) quali criteri collettivamente stabiliti dalla comunità internazionale per l'eliminazione della povertà,

–   vista la risoluzione 60/1 dell'Assemblea generale dell'ONU, del 24 ottobre 2005, sugli esiti del Vertice mondiale del 2005, in particolare i paragrafi da 138 a 140 sulla responsabilità di proteggere le popolazioni dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica e dai crimini contro l'umanità,

-   visti gli interventi di mantenimento e costruzione della pace dell'ONU in Congo (1962), Namibia (1988), El Salvador (1992), Cambogia (1992), Somalia (1992), Iugoslavia - Serbia, Croazia, Bosnia-Erzegovina (1992-2002), Haiti (1994), Slavonia orientale (1995-1998), Kosovo (1999), Sierra Leone (1999), Timor orientale (1999), e le missioni dirette dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Iraq (2003) e quelle condotte dalla NATO-ISAF in Afghanistan (2001),

–   visto l'accordo di partenariato tra i membri del Gruppo di Stati africani, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(1), modificato da ultimo dalla decisione n. 1/2006 del Consiglio dei ministri ACP-UE(2) (Accordo di Cotonou),

-   vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione sulla politica di sviluppo dell'Unione europea: "Il consenso europeo", firmata il 20 dicembre 2005(3), in particolare per quanto concerne le questioni trasversali di cui al punto 3.3: democrazia, buon governo, diritti umani, diritti dei bambini e delle popolazioni indigene, sostenibilità ambientale, parità di genere e HIV/AIDS,

-   vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione: "Consenso europeo sull'aiuto umanitario"(4),

–   visto il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(5) (Strumento di cooperazione allo sviluppo - SCS),

–   visto il Partenariato strategico Africa-UE: Una strategia congiunta Africa-UE, approvato al Vertice UE-Africa nel dicembre 2007,

–   viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali e relazioni esterne" (CAGRE), del 19 novembre 2007, sui Balcani occidentali,

–   viste le conclusioni del CAGRE, del 16 giugno 2008, sulle linee guida UE sui bambini nei conflitti armati,

-   viste le conclusioni del CAGRE del 13 novembre 2006 sulla promozione della parità di genere e dell'integrazione di genere nella gestione delle crisi,

–   viste le conclusioni del CAGRE del 21 e 22 novembre 2005 sulla strategia UE per l'Africa,

–   visto il quadro di politica dell'Unione africana (AU) sulla ricostruzione postbellica e lo sviluppo (PCRD), approvato dagli Stati membri dell'AU al Vertice di Banjul dal 25 giugno al 2 luglio 2006,

–   visti i dieci principi per il buon impegno internazionale negli Stati e nelle situazioni fragili appoggiati dalla Commissione per lo sviluppo e l'assistenza (DAC)dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) (Gruppo Stati fragili) e approvati alla riunione di alto livello della DAC il 3 e 4 aprile 2007 a Parigi,

–   visti gli orientamenti OCSE/DAC per la riforma del settore della sicurezza e la governance,

-   vista la strategia europea in materia di sicurezza approvata dal Consiglio europeo di Bruxelles il12 dicembre 2003,

-   vista la definizione di "giustizia transizionale", enunciata nella relazione 2004 del Segretario generale dell'ONU su Stato di diritto e giustizia transizionale nelle società in situazione di conflitto e postconflitto(6),

-   vista la linea di finanziamento di 12 milioni EUR istituita dalla Commissione attraverso lo strumento europeo di stabilità per fornire assistenza a tribunali ad hoc e ad iniziative di giustizia transizionale in tutto il mondo,

–   vista la comunicazione della Commissione, del 25 ottobre 2007, dal titolo "Verso una risposta dell'Unione alle situazioni di fragilità: l'intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace" (COM(2007)0643),

–   vista la sua risoluzione del 15 novembre 2007 sulla risposta dell'Unione europea a situazioni di fragilità nei paesi in via di sviluppo(7),

-   vista la comunicazione della Commissione sulla prevenzione dei conflitti (COM(2001)0211) e il programma dell'Unione europea per la prevenzione di conflitti violenti, adottato al Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001,

-   vista la dichiarazione della Presidenza dell'Unione europea alle Nazioni Unite, del 6 ottobre 2004, sul tema "Stato di diritto e giustizia transizionale nelle società in situazione di conflitto e postconflitto",

–   vista la concezione dell'Unione europea del supporto al disarmo, alla smobilitazione e al reinserimento (DDR) approvata dal Consiglio europeo dell'11 dicembre 2006,

-   vista la comunicazione della Commissione, del 23 aprile 2001, dal titolo "Collegare l'aiuto, il risanamento e lo sviluppo – Valutazione" (COM(2001)0153),

–   vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2007 sulla situazione attuale delle relazioni UE-Africa(8),

-   vista la risoluzione n. 3937/07 dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e la relazione del luglio 2007 della sua commissione politica sul buon governo, la trasparenza e la responsabilità nel quadro dello sfruttamento delle risorse naturali nei paesi ACP(9),

–   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza (UNSCR 1325) e sulla violenza sessuale contro civili nei conflitti (UNSCR 1820),

–   visto lo schema di strategia congiunta UE-Africa approvato dall'8a riunione ministeriale della troika UE–Africa il 15 maggio 2007 a Bruxelles,

–   visti gli articoli da 177 a 181 del trattato CE,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per gli affari esteri (A6-0445/2008),

A.   considerando che metà dei paesi che emergono da conflitti ritorna in una situazione di conflitto nei cinque anni successivi, che secondo le stime tra le persone più povere al mondo 340 milioni vivono in paesi instabili e che l'assenza di ostilità non porta automaticamente a una stabilità garantita e durevole e a uno sviluppo sostenibile,

B.   considerando che gli OSM stabiliscono obiettivi coerenti e puntuali per lo sradicamento a lungo termine della povertà; considerando che al 2010 metà delle popolazioni più povere del mondo potrebbero vivere in Stati che stanno vivendo o che sono a rischio di conflitti violenti(10);

C.   considerando che la costruzione di uno Stato stabile e duraturo richiede un'amministrazione pubblica basata sul merito e responsabile, libera dalle interferenze politiche e dalla corruzione,

D.   considerando che un apparato di sicurezza trasparente, responsabile e professionale è fondamentale per creare le condizioni necessarie a generare pace e sviluppo,

E.   considerando che la riforma del settore della sicurezza (SSR) dovrebbe essere incentrata sulla messa a disposizione di un'amministrazione pubblica efficace e legittima che sia trasparente e responsabile nei confronti dell'autorità civile e sensibile alle esigenze del pubblico,

F.   considerando che la proliferazione di armi di piccolo calibro e armamenti leggeri alimenta conflitti e criminalità; considerando che nel 2006 i civili sono stati i tre quarti delle vittime riconosciute delle mine terrestri(11),

G.   considerando che i conflitti, oltre ad avere un impatto tragico sullo sviluppo e sui diritti umani, allontanano anche gli investitori stranieri, riducendo in modo cospicuo la crescita, allontanando gli investimenti nell'economia e nei servizi di base (secondo una recente relazione(12) è stato dimostrato che i conflitti armati portano a una riduzione del 15% nell'economia delle nazioni africane) e che invece un settore privato efficiente può costituire la base per le entrate durature di un governo legittimo,

H.   considerando che la stabilità a lungo termine può essere raggiunta solamente tramite la partecipazione inclusiva di tutte le parti interessate, comprese le donne e le minoranze, nel processo di pacificazione, di riconciliazione e consolidamento nazionale,

I.   considerando che le commissioni per l'accertamento della verità e la riconciliazione possono contribuire ad assistere le società che affrontano le conseguenze della violenza di massa, possono aiutare a facilitare il dialogo tra le comunità e tra le parti precedentemente avverse di un conflitto, e favorire le iniziative in materia di giustizia, risarcimento e riforme in grado di ridurre le probabilità di futuri conflitti,

J.   considerando che il quadro istituzionale che consente alla società civile di svilupparsi discende dalla libertà di associazione e di espressione e dallo sviluppo di mezzi di informazione liberi protetti dalla legge,

K.   considerando che uno Stato duraturo ed efficiente richiede inoltre una forte società civile destinata a proteggere le persone dagli abusi di potere; che una stampa libera esercita pressioni contro le azioni di un esecutivo troppo potente,

L.   considerando che gli Stati fragili devono essere incoraggiati a consentire alle organizzazioni non governative (ONG) di operare senza essere soggette a norme e procedure di registrazione indebite e troppo burocratiche che ostacolano lo sviluppo di una società civile veramente efficace,

M.   considerando che in media i paesi in via di sviluppo ricevono 260 visite di donatori all'anno; che nel 2006, in tutti questi paesi, i donatori hanno gestito 70 000 operazioni umanitarie e che l'entità media dei progetti era pari solamente a 1,7 milioni di dollari,

N.   considerando che l'attenta revisione OCSE/DAC 2007 sulla politica di cooperazione allo sviluppo CE afferma che l'Unione europea dovrebbe fare ricorso in modo più sistematico all'analisi dei conflitti nei programmi e progetti a livello nazionale per migliorarne l'impatto ed evitare che siano dannosi,

O.   considerando che la Commissione, quale seguito alla comunicazione sulla risposta dell'Unione europea alle situazioni di fragilità e alle conseguenti conclusioni del Consiglio e risoluzione del Parlamento, deve, tenendo conto delle esperienze e delle informazioni raccolte nell'ambito dei progetti pilota, preparare un piano di attuazione nel 2009 che attraverso la valutazione dell'efficienza dei vari strumenti dell'Unione europea ne consenta l'ottimizzazione nei settori della sicurezza e dello sviluppo,

P.   considerando che, oltre alla designazione di sei paesi pilota (Burundi, Guinea-Bissau, Haiti, Sierra Leone, Timor orientale e Yemen), le discussioni avviate tra la Commissione, il Consiglio, il Parlamento europeo e la società civile nel quadro del seguito alla summenzionata comunicazione della commissione sulla risposta dell'Unione europea alle situazioni di fragilità, non hanno ancora consentito di attuare misure concrete sul terreno,

Q.   considerando che alcune imprese europee sono presenti e hanno degli interessi in zone di conflitto,

1.   sostiene il concetto di "responsabilità di proteggere" quale sancito dalle Nazioni Unite al fine di rafforzare anziché minare la sovranità dello Stato e sottolinea che l'Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero considerarsi vincolati allo stesso; evidenzia che la "responsabilità di proteggere" deve essere considerata come uno strumento volto a promuovere la sicurezza della popolazione; sottolineando che la responsabilità principale per la prevenzione di genocidi, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l'umanità ricade sullo Stato stesso; ribadisce la responsabilità dei singoli governi per la tutela dei propri cittadini; ritiene, tuttavia, che nei casi in cui i governi non siano capaci o siano riluttanti a fornire tale protezione, la responsabilità di adottare misure appropriate diventa una responsabilità collettiva di tutta la comunità internazionale; prende atto, inoltre, che tali misure dovrebbero essere preventive come pure reattive e comportare l'uso della forza coercitiva militare se non come assoluta ultima risorsa; riconosce che ciò costituisce una nuova importante attuazione del principio di sicurezza umana;

2.   richiede l'attuazione della dichiarazione del Segretario generale dell'ONU Kofi Annan, contenuta nella sua relazione all'Assemblea generale del 2000: "la sovranità statale implica che la responsabilità e la responsabilità primaria della protezione della popolazione spetta allo Stato stesso; quando la popolazione è gravemente danneggiata da guerre civili, rivolte, dal fallimento statale, e lo Stato interessato non può o non intende fermare o impedire queste tragedie, la "responsabilità di proteggere" subentra al principio di non intervento";

3.   è convinto che esistano due fasi di costruzione della pace e dello Stato: la fase di stabilizzazione in cui l'accento viene posto sulla sicurezza, lo Stato di diritto e la fornitura dei servizi di base, e la seconda fase di costruzione dello Stato che si concentra sulla governance e sulle istituzioni volte a garantirla, alle seguenti condizioni:

   a) la seconda fase non deve avere luogo fino a che il paese non sia stato stabilizzato dato che le istituzioni create prima della stabilizzazione riflettono la natura del conflitto e non le esigenze del paese in termini di pace stabile e duratura,
   b) durante la fase di costruzione dello Stato è importante raggiungere accordi di compromesso per rispettare le leggi e soddisfare le aspettative dei cittadini della nazione interessata e non gli ideali degli intervenienti,
   c) nel corso della fase di costruzione dello Stato le parti coinvolte dovranno trasferire il controllo delle singole istituzioni alle autorità nazionali; è in questo momento che potrebbero verificarsi battute d'arresto che devono essere accettate a patto che non risultino determinanti per i progressi che il paese sta compiendo;

4.  4 sottolinea l'importanza di affrontare alla radice le cause dei conflitti nel quadro dei dialoghi politici dell'Unione europea con i paesi terzi e dei programmi di cooperazione allo sviluppo per potere sviluppare meccanismi che forniscano segnali precoci di allerta degli Stati in difficoltà sulla base di eventuali fattori o indicatori della violenza civile quali divisioni storiche, lotte etniche e tribali, conflitti religiosi, disuguaglianza e povertà; in tale contesto, sottolinea in particolare la necessità di assegnare nuovi finanziamenti a favore dell'adeguamento e della tutela ambientale quali strumenti di prevenzione dei conflitti legati al clima e all'ambiente;

5.  5 invita la Commissione a inserire la prevenzione dei conflitti tra le questioni trasversali nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e a integrare la sensibilità ai conflitti e l'analisi degli stessi nelle politiche esistenti e in quelle future, nei documenti di strategia nazionali e regionali e in tutti gli strumenti finanziari per la cooperazione esterna applicabili;

6.   ricorda che la pace non significa unicamente assenza di guerra, che non può esistere la pace senza giustizia e, inoltre, che la fine delle ostilità non comporta necessariamente sicurezza per gli uomini e le donne; ricorda altresì l'importante ruolo delle donne nella prevenzione e risoluzione dei conflitti e nella costruzione della pace e sottolinea l'importanza della loro partecipazione paritaria e del loro pieno coinvolgimento in tutti gli sforzi per il mantenimento e la promozione della pace e della sicurezza;

7.   è fortemente convinto che vada fatto ogni sforzo per garantire un livello minimo nei servizi di base per le popolazioni vittime di conflitti, in particolare l'accesso al cibo, all'acqua potabile e agli impianti igienici, ai medicinali, alle cure mediche (anche per quanto riguarda la salute riproduttiva) e alla sicurezza personale; nel brevissimo termine la sostenibilità deve essere subordinata alla garanzia degli approvvigionamenti e dei servizi di base;

8.   è convinto che nelle situazioni postbelliche le attività umanitarie, di costruzione della pace e di sviluppo debbano essere coordinate in base al quadro strategico di collegamento tra aiuto, ricostruzione e sviluppo e che si debba garantire la coerenza nel nesso tra sicurezza e sviluppo;

9.   ritiene necessario tenere conto della dimensione di genere nel contesto della gestione di rifugiati e sfollati interni, anche nell'ambito dell'allestimento di campi profughi;

10.   sottolinea la necessità di rafforzare il coordinamento civile-militare; è del parere che nelle situazioni postconflittuali la transizione da un sistema di sicurezza militare a uno civile debba aver luogo quanto prima possibile e che le forze internazionali debbano gradualmente essere integrate e sostituite da forze di polizia civili nazionali e regionali professionalmente preparate, garantendo la priorità all'applicazione indiscriminata della supremazia del diritto e delle procedure amministrative a tutte le parti coinvolte nel conflitto;

11.   sottolinea la necessità di raggiungere un equilibrio tra le componenti civili e militari dell'aiuto allo sviluppo al fine di garantire il funzionamento delle infrastrutture di base e dei servizi pubblici senza sminuire l'importanza delle esigenze di ricostruzione e ripristino e del rilancio dei processi democratici ed economici;

12.   chiede la promozione dei diritti umani tramite il sostegno alla formazione in materia di diritti umani per l'esercito e la polizia (comprese campagne sui diritti umani e civili a favore dei segmenti della popolazione interessati), l'adeguamento delle scuole militari agli standard internazionali in materia di polizia e polizia militare, la creazione di un codice di condotta per il personale di sicurezza, la delimitazione delle aree di responsabilità tra la polizia e l'esercito, la creazione di centri e commissioni per la difesa dei diritti umani, oltre alla formazione in materia di diritti umani a favore delle autorità distrettuali e dei dipendenti pubblici;

13.   sottolinea l'esigenza essenziale di continuare a sviluppare la capacità militare della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) in modo che l'Unione europea e i suoi Stati membri possano meglio contribuire alla stabilizzazione e allo sviluppo delle società che escono da un conflitto;

14.  14 considera d'importanza cruciale che le cause dell'instabilità e i problemi delle società che escono da un conflitto siano affrontati abbinando misure civili a quelle militari; precisa che, senza le garanzie di sicurezza fornite dalla presenza sul terreno di forze di pace, non sussiste, in generale, il presupposto essenziale per la stabilità delle società dilaniate da un conflitto (cioè la sicurezza degli individui e della loro proprietà);

15.   sottolinea l'importanza della riforma dell'SSR e dei processi di DDR come fattori chiave per garantire pace duratura e sviluppo sostenibile; invita il Consiglio e la Commissione ad accelerare l'attuazione sul campo del quadro comunitario di orientamento per l'SSR e del concetto UE a sostegno del DDR con l'obiettivo di aumentare la pertinenza, la coerenza e l'efficienza delle attività comunitarie in questi campi; chiede maggiori finanziamenti comunitari in ambito SSR/DDR, con particolare attenzione ai paesi in cui l'Unione europea ha già inviato missioni PESD; chiede che tutte le attività SSR/DDR finanziate a livello comunitario e intese a sostenere le operazioni PESD durante un conflitto o in una situazione postbellica siano considerate prima possibile nelle fasi di pianificazione delle operazioni, in particolare nella fase di investigazione o nel corso dello sviluppo dei concetti di gestione delle crisi/concetto operativo;

16.   sottolinea che l'SSR può costituire uno strumento efficace per il rafforzamento della diplomazia e della difesa e al contempo per la riduzione delle minacce di lungo termine alla sicurezza contribuendo alla costruzione di società stabili, prospere e pacifiche, e che inoltre l'SSR deve comportare il ristabilimento o la riforma di istituzioni e posizioni chiave a livello ministeriale che effettuino un monitoraggio sulla sicurezza della nazione ospitante e della sua popolazione;

17.   chiede che l'Unione europea, nell'ambito del suo sostegno a favore della riforma del settore della sicurezza postbellica, includa la prospettiva di genere mettendo a disposizione formazione e competenze sulle questioni di genere in materia di costituzione, elezioni, polizia e magistratura;

18.   sostiene il parere che i capi ex combattenti debbano assolutamente rinunciare alla violenza prima di essere inseriti in strutture istituzionali formali che incoraggino la condivisione del potere, garantendo nel contempo che il pubblico e tutte le parti interessate rilevanti siano tenute attivamente informate e coinvolte in tutti i dibattiti concernenti le modalità di condivisione del potere;

19.   sottolinea l'importanza dell'adozione di una prospettiva di genere nelle fasi negoziale e attuativa degli accordi di pace, al fine di promuovere la tutela costituzionale dei diritti delle donne;

20.   invita il Consiglio e la Commissione, tenuto conto che la maggior parte delle vittime in situazioni di conflitto sono uccise da armi leggere e di piccolo calibro (SALW), a dare seguito immediato alla sentenza della Corte di giustizia europea del 20 maggio 2008 sulla competenza della Comunità nella lotta contro la proliferazione delle SALW(13) accelerando l'attuazione della strategia europea volta a combattere l'accumulazione e il traffico illeciti di SALW e relative munizioni e incrementando la pianificazione dei finanziamenti comunitari, in particolare del Fondo europeo di sviluppo e dello strumento di stabilità, destinati ai programmi sul campo in ambito SALW; chiede che le istituzioni finanziarie multilaterali e regionali adottino provvedimenti, ove opportuno, per introdurre programmi SALW nel quadro degli sforzi di ricostruzione e riabilitazione nelle zone in situazione postbellica e di quelli volti a consolidare le questioni relative alla governance; chiede inoltre di rafforzare la legislazione e migliorare le capacità operative delle agenzie incaricate dell'applicazione della legge in ambito SALW; chiede al Consiglio e alla Commissione di continuare a promuovere la redazione di un trattato internazionale giuridicamente vincolante sul commercio delle armi in tutte le sedi bilaterali e multilaterali;

21.   è del parere che il ritorno volontario dei profughi e degli sfollati interni (IDP) debba avere priorità elevata garantendo loro nel contempo una possibilità di vita effettiva, in particolare fornendo servizi sanitari e di istruzione (ivi incluse le campagne di alfabetizzazione per le donne) funzionanti e opportunità di lavoro, e che ciò deve realizzarsi attraverso il dialogo intergruppi, la rieducazione alla pace, l'assistenza internazionale, la riduzione dei pregiudizi e l'abitudine alla diversità, l'impegno della comunità degli ex combattenti, i processi per le rivendicazioni territoriali e la cura; compatibilmente con l'identità etnica e religiosa, gli IDP devono essere distribuiti su tutto il territorio del paese e reinsediati nei villaggi o nelle città d'origine al fine di evitare la formazione di grandi gruppi all'interno dei quali possano insorgere conflitti e violenza;

22.   insiste sulla necessità che le donne completino e riprendano la loro istruzione e formazione al termine del conflitto; ritiene quindi che occorra promuovere attivamente la ripresa dell'insegnamento allorché si procede alla ricostruzione del paese;

23.   evidenzia fortemente la necessità di consultare e sostenere le organizzazioni femminili locali e le reti internazionali femminili per la pace; raccomanda che siano garantiti un sostegno politico e finanziario nonché servizi di formazione, rafforzamento delle capacità e assistenza tecnica, anche in materia di negoziati di pace e risoluzione non violenta dei conflitti;

24.   è dell'opinione che gli Stati membri abbiano l'obbligo morale di dare rifugio ai profughi provenienti da zone interessate da conflitti; ritiene che sia possibile adempiere a tale obbligo solo sulla base di una ripartizione dell'onere tra gli Stati membri; ritiene altresì che questi ultimi debbano assistere attivamente i profughi che desiderino fare ritorno nei rispettivi paesi d'origine al termine di un conflitto violento;

25.   attribuisce un'importanza cruciale a politiche migratorie eque nei confronti dei paesi in via di sviluppo; osserva che le migrazioni possono essere trasformate in una forza positiva nel processo di sviluppo, in particolare attraverso le rimesse inviate dagli emigrati residenti nell'UE e limitando il fenomeno della fuga dei cervelli, agevolando la migrazione di ritorno e impedendo la tratta di esseri umani;

26.   sottolinea che è necessario intraprendere un'azione per promuovere la riunificazione familiare e la reintegrazione dei bambini vittime di conflitti armati e garantirne l'accesso a programmi educativi, di formazione professionale e di supporto psicologico, con particolare attenzione per le esigenze specifiche delle ragazze;

27.   chiede l'effettiva attuazione della proposta della Commissione sul DDR, in particolare con riferimento agli ex combattenti e al loro reinserimento nella società civile mediante la messa a disposizione di cibo, tende, coperte, assistenza medica e abiti civili; chiede inoltre il trasporto degli ex soldati nella comunità di provenienza o nella destinazione scelta, il sostegno a programmi pensionistici per politici e ufficiali dell'esercito, l'assegnazione di un alloggio agli ex soldati, regimi di retribuzione integrativa e programmi di recupero psicologico a favore degli ex combattenti con assegnazione specifica di risorse aggiuntive destinate ai regimi occupazionali e ai programmi per la creazione di posti di lavoro;

28.   sottolinea l'opportunità di includere disposizioni specifiche per le ex combattenti nei programmi di DDR;

29.   sottolinea che la lotta contro il fenomeno di bambini soldato e ragazze reclutate nelle forze armate e sottoposte ad abusi sessuali è parte integrante della lotta volta a migliorare la vita delle donne che vivono nelle regioni in fase di costruzione della pace e di ricostruzione del paese in un periodo postbellico;

30.   è del parere che il programma di DDR debba puntare anche allo sviluppo sociale ed economico e fornire programmi di sostegno finanziario destinati a soddisfare esigenze immediate;

31.   è convinto che l'appropriazione da parte della popolazione locale del processo di costruzione della pace costituisca uno strumento essenziale per garantire la stabilità a lungo termine;

32.   ritiene che i donatori internazionali debbano tener conto delle circostanze regionali e locali in sede di elaborazione di una politica di ricostruzione che favorisca la stabilità e la democrazia, partendo dalle esperienze maturate nella promozione dello sviluppo economico nelle società che escono da un conflitto;

33.   fa notare che nell'ambito di una strategia di riconciliazione adeguata si deve tenere conto del ruolo svolto dalle donne nei processi di consolidamento della pace; sottolinea la necessità di integrare nei programmi di riconciliazione le specificità dei minori coinvolti in un conflitto armato;

34.   è convinto che la legittimità dello Stato possa essere conseguita solo attraverso il buon governo e le politiche efficaci; sottolinea che istituzioni, processi elettorali, iscrizione dei votanti nelle liste elettorali, identificazione dei votanti e meccanismi anticorruzione devono essere quanto più trasparenti e responsabili possibile, in quanto costituiscono il prerequisito per la difesa dello Stato di diritto, dei diritti umani, delle istituzioni democratiche e della dignità della popolazione come pure dello sviluppo economico, degli investimenti e degli scambi;

35.   ritiene che fattori quali lo Stato di diritto, una moneta stabile, un mercato libero, un'amministrazione efficiente e competente nonché l'indipendenza e l'assenza di corruzione nei poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo, rappresentino i mezzi con cui i singoli e le comunità, sfruttando la propria intraprendenza e iniziativa, possono realmente contribuire al benessere delle rispettive nazioni;

36.   invita a istituire commissioni uniche per gli investimenti che favoriscano i settori prioritari in grado di attirare investimenti esteri diretti e di creare posti di lavoro diversi da quelli tradizionali in campo agricolo, sostenendo lo sviluppo di codici liberali degli investimenti e di zone franche industriali;

37.   invita la Commissione a istituire un'unità di deregolamentazione che fornisca consulenza ai paesi in situazione postbellica su come organizzare le infrastrutture economiche in maniera da eliminare i controlli burocratici che bloccano o rallentano la creazione di piccole imprese, l'apertura di conti bancari o la registrazione di proprietà fondiarie e società; è altresì necessario introdurre incentivi fiscali per le nuove imprese soprattutto attraverso programmi di sostegno al bilancio limitando, ove possibile, il ricorso al capitale di rischio;

38.   giudica essenziale la partecipazione femminile alle attività economiche nelle società post-belliche al fine di favorirne l'emancipazione socioeconomica e la capacità imprenditoriale e sottolinea il ruolo positivo svolto dallo strumento del microcredito;

39.   è convinto che l'appropriazione da parte della popolazione locale del processo di cooperazione allo sviluppo dell'Unione europea possa essere rafforzata coinvolgendo i parlamenti nazionali, ad esempio attraverso l'interazione e la costruzione delle reciproche capacità da parte del Parlamento europeo e dei parlamenti dei paesi partner, anche per quanto riguarda i sistemi informatici di supporto, le premesse tecnologiche per la creazione di liste elettorali complete e la fornitura di documenti di riconoscimento laddove non esistono registrazioni delle nascite o altri documenti attestanti la cittadinanza;

40.   sottolinea la necessità di aiutare le autorità locali, fornendo una formazione adeguata e condividendo le esperienze; ricorda a tale riguardo l'attaccamento del Parlamento europeo ai principi e alle prassi della democrazia parlamentare;

41.   sottolinea come, in occasione di elezioni all'interno di paesi che versano in una situazione postbellica, l'adesione delle donne debba essere favorita mediante programmi specifici e quote di partecipazione a ogni livello;

42.   sottolinea l'importanza di un controllo indipendente sulla trasparenza e la responsabilità nell'utilizzo delle risorse, un aspetto che può rivestire un ruolo fondamentale nelle situazioni postbelliche se applicato alla ricostruzione di uno Stato; evidenzia altresì la necessità di contrastare gli sprechi, le frodi e la corruzione, sotto qualsiasi forma, attraverso un meccanismo anticorruzione adeguato che goda di un sostegno consapevole da parte della società civile;

43.   ribadisce la necessità di fare progressi nell'applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione per evitare che le fonti illecite di finanziamento fomentino il conflitto e compromettano il processo di stabilizzazione postbellico; la corruzione, infatti, rende inefficienti le istituzioni, amplifica l'emarginazione sociale, distorce i processi decisionali e impedisce la fornitura dei servizi di base;

44.   sottolinea che gli aiuti alle comunità locali, alle famiglie, alle organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni femminili, alle organizzazioni di microcredito e alle reti locali sono prerequisiti di qualunque politica per lo sviluppo che abbia una possibilità di successo; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a sostenere coloro che promuovono la pace e i diritti umani, anche durante i periodi di crisi, in particolare attraverso lo strumento di stabilità dell'Unione europea e la relativa componente "risposta alle crisi";

45.   sottolinea la necessità che nelle situazioni postbelliche la registrazione dei titoli di proprietà fondiari e la regolarizzazione della proprietà terriera avvengano nel rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani, in modo da evitare l'appropriazione indebita, spesso a danno dei più poveri e vulnerabili, ivi inclusi gli IDP e i profughi da parte di governi, società private o élites dirigenti; sottolinea inoltre che occorre prendere iniziative che rafforzino i tribunali perché possano far valere il diritto commerciale e immobiliare, soprattutto nei paesi nei quali le donne hanno uno stato giuridico debole o vengono loro negati i diritti fondamentali di proprietà;

46.   conferma il proprio impegno per la tutela dei diritti delle donne e dei bambini nelle situazioni successive a un conflitto, con l'obiettivo finale di adottare le misure necessarie per l'emancipazione delle donne, esigenza essenziale per il conseguimento di una pace e di una stabilità durature;

47.   ritiene che molti paesi in via di sviluppo posseggano le risorse naturali di base per sostenere il proprio sviluppo, tuttavia la corruzione e la cattiva gestione in merito alle risorse naturali quali petrolio, acqua, legname e diamanti possono riportare i paesi nella spirale del conflitto; deplora il coinvolgimento di vari attori (a livello locale, regionale, internazionale e trasnazionale) nell'appropriazione indebita e nello sfruttamento di queste risorse; sollecita gli Stati membri a promuovere e sostenere una buona governance di tutte le risorse naturali e a prendere iniziative contro il loro sfruttamento e traffico, soprattutto quando esso contribuisce allo scoppio, all'inasprimento o alla prosecuzione dei conflitti armati;

48.   riconosce i risultati del processo di Kimberley, dell'iniziativa di trasparenza delle industrie estrattive e del programma per l'applicazione delle normative, governance e commercio nel settore forestale e chiede che vengano potenziati e applicati in modo più efficace;

49.   ribadisce le conclusioni del documento sui cambiamenti climatici e la sicurezza internazionale, presentato al Consiglio europeo del 14 marzo 2008 dall'Alto rappresentante dell'Unione europea e dalla Commissione(14), che mette in guardia sul fatto che i cambiamenti climatici minacciano di gravare eccessivamente Stati e regioni del pianeta già fragili e predisposti ai conflitti, dando origine a nuovi flussi d'immigrazione e acuendo i rischi per la sicurezza dell'Unione europea; invita la Commissione a prendere in considerazione le questioni legate ai cambiamenti climatici nelle sue azioni per il consolidamento della pace;

50.   è del parere che la giustizia per le vittime di conflitti sia essenziale e che i tribunali nazionali, laddove sussista un sistema giudiziario efficiente, indipendente e imparziale, sono più qualificati dei tribunali internazionali per i crimini di guerra a garantire l'appropriazione da parte dei cittadini dei processi giudiziari nazionali e la punizione dei colpevoli; a tal proposito propone, per i contesti postbellici, di valutare l'opportunità di effettuare un rilevamento delle violazioni dei diritti umani perpetrate durante il conflitto appena terminato;

51.   invita a rafforzare i sistemi giudiziari attraverso la formazione per i giudici e i procuratori generali, conferenze sulla riforma giudiziaria, sistemi indipendenti per la nomina dei magistrati, una remunerazione adeguata per il personale giudiziario, attrezzature per i tribunali, l'ottimizzazione dei servizi amministrativi delle corti, della gestione delle relative risorse umane e finanziarie oltre che degli archivi giudiziari nonché mediante l'acquisizione di moderne tecnologie, ad esempio computer per seguire le cause;

52.   chiede l'assistenza legale per i gruppi vulnerabili, le minoranze etniche, i contadini senza terra e gli altri gruppi emarginati nonché una formazione paralegale a cura di ONG con esperienza nel campo per favorire l'accesso al sistema giudiziario;

53.   giudica essenziale porre un termine all'impunità dei crimini sessuali ed escludere tali reati, laddove possibile, dalle disposizioni di amnistia e garantire che tutte le vittime di violenza sessuale, in particolare le donne e le ragazze, abbiano uguale tutela dalla legge e parità di accesso alla giustizia; vista la situazione di svantaggio nella quale si trovano molte donne e bambini in varie società per accedere alla giustizia, ritiene che si debbano prendere disposizioni speciali laddove necessario;

54.   evidenzia la necessità per le donne che hanno subito violenza sessuale di beneficiare del pieno accesso ai servizi di igiene riproduttiva e sessuale e a programmi di sensibilizzazione che le aiutino a lottare contro la stigmatizzazione di cui sono vittime;

55.   saluta l'adozione della risoluzione 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare in quanto riconosce che la violenza sessuale costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale;

56.   rileva che è importante prendere in considerazione le speciali esigenze dei bambini, e in particolare delle bambine, nelle situazioni postbelliche, soprattutto per quanto riguarda l'istruzione;

57.   raccomanda l'interazione tra Unione europea e Tribunale penale internazionale; sottolinea che il supporto dell'Unione europea è essenziale per far rispettare il mandato del TPI, è convinto che sia assolutamente necessario per tutti gli Stati firmare e ratificare lo Statuto di Roma del TPI per rendere tale sistema più operativo, più sistematico e coerente; insiste affinché gli Stati membri UE e AU affrontino la questione dell'esecuzione di tutti i mandati di arresto emessi dal TPI in modo coerente immediatamente in tutte le situazioni di conflitto;

58.   insiste affinché gli Stati membri continuino la lotta all'impunità come mezzo più efficace di prevenzione di futuri abusi dei diritti umani appoggiando il funzionamento di tribunali internazionali;

59.   sottolinea che la pace sostenibile dipende in molti modi dal coinvolgimento della comunità locale e dalla sua appropriazione del processo di pace – un processo che può riuscire ed essere legittimato solo se le donne sono parimenti coinvolte, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, in virtù della loro importante funzione sociale e del ruolo decisivo che svolgono nell'ambito della produzione alimentare e della cura della famiglia; alla luce del fatto che le donne e i bambini rappresentano circa l'80% dei profughi, chiede che le donne siano assistite in modo particolare e siano riconosciute, nell'ambito della promozione della pace e della stabilità, come aventi un ruolo vitale da svolgere, e sottolinea che il ruolo della comunità internazionale nell'appoggio alle reti della società civile che collegano iniziative locali, nazionali e internazionali è cruciale per il processo di pace;

60.   invita a istituire commissioni permanenti per la pace formate da esponenti di spicco di tutte le fazioni, in modo da neutralizzare le eventuali esplosioni di violenza su vasta scala;

61.   è convinto che le rilevanti organizzazioni della società civile possono essere utilizzate quali facilitatori di dialogo tra gruppi in conflitto allorché sono combinate con l'educazione alla soluzione pacifica delle controversie e alla pace; sostiene la creazione di opportunità di dialogo attraverso l'organizzazione di conferenze nazionali, tavole rotonde tra le parti contendenti, riunioni di contatto con un ristretto gruppo di partecipanti a livello locale, lezioni di mediazione per le ONG locali e gli anziani della comunità nonché per i leader delle istituzioni tradizionali;

62.   invita gli Stati membri a nominare, quando si apprestano a portare avanti progetti di sviluppo, uno Stato referente (non necessariamente lo stesso che eroga i finanziamenti) che razionalizzi i meccanismi d'informazione al fine di coordinare e rendere coerenti le donazioni, anche attraverso la fissazione di principi contabili per gli obblighi di informazione riguardo ai parlamenti nazionali, alle autorità locali e alle organizzazioni internazionali;

63.   ritiene necessario promuovere una maggiore partecipazione e una maggiore presenza delle donne nei mezzi di informazione e in tutti gli spazi pubblici attraverso i quali esse possono esprimere le loro opinioni;

64.   ricorda che la registrazione delle nascite è un diritto umano e di cittadinanza fondamentale; sottolinea che la registrazione delle nascite è di importanza cruciale particolarmente durante e nel periodo successivo al conflitto armato in quanto aiuta a proteggere i bambini contro le violazioni dei loro diritti; e deve essere considerato una questione centrale per lo sviluppo;

65.   sottolinea la necessità di un approccio di comprensione dei conflitti durante l'intero ciclo di pianificazione, attuazione, monitoraggio e valutazione di programmi di sviluppo che ottimizzino l'impatto positivo e riducano al minimo quello negativo sulle dinamiche del conflitto; ribadisce l'importanza di un'analisi sistematica dei conflitti e della comprensione delle relative cause principali; è del parere che l'introduzione di parametri specifici sia uno strumento utile nella valutazione dell'impatto delle azioni di cooperazione allo sviluppo;

66.   invita i paesi confinanti con la zona interessata dal conflitto a partecipare alla pianificazione dello sviluppo postbellico in collaborazione con la comunità internazionale;

67.   chiede al Consiglio e alla Commissione di adottare un'impostazione regionale nell'affrontare la situazione dei singoli paesi;

68.   ha intenzione di continuare a partecipare attivamente ai lavori organizzati dalla Commissione quale seguito alla summenzionata comunicazione della stessa sulla risposta UE alle situazioni di fragilità; richiama l'attenzione del Consiglio e della Commissione sul fatto che è ormai imperativo accelerare tali lavori, troppo lenti, affinché sfocino rapidamente nell'adozione di iniziative concrete da attuare sul campo in settori essenziali come ad esempio la salute e l'istruzione, e chiede alla Commissione di tenere il Parlamento europeo pienamente informato degli ulteriori passi intrapresi per quanto riguarda le conclusioni degli studi paese per paese, particolarmente in termini di utilizzazione di questi risultati per individuare e progettare le azioni successive;

69.   ritiene necessario che tutte le delegazioni della Comunità europea nei paesi terzi includano un coordinatore di genere dotato di un mandato adeguato, di competenze e di risorse;

70.   sottolinea l'urgente necessità delle popolazioni dei paesi indeboliti di constatare un'evoluzione positiva della loro situazione e di quella del loro paese, e invita pertanto il Consiglio e la Commissione a non trascurare la visibilità delle azioni condotte sul posto;

71.   sostiene il programma dell'Unione europea per la prevenzione dei conflitti violenti e le misure per la sicurezza e lo sviluppo previste dal piano d'azione dell'Unione europea per il 2009, e sollecita la Commissione ad attribuire grande priorità all'attuazione di misure legate al consolidamento della pace;

72.   sottolinea l'importanza della costruzione di capacità del personale CE di attuare una programmazione basata sulla comprensione dei conflitti attraverso orientamenti specializzati, in particolare sviluppando, per il personale coinvolto, una breve guida ad hoc di sensibilizzazione ai conflitti che si basi sui sistemi di valutazione di impatto della pace e dei conflitti e sul pacchetto di risorse sulla sensibilità ai conflitti;

73.   ritiene che, per affrontare efficacemente le sfide poste dal processo di pace, sia indispensabile intervenire in maniera tempestiva, flessibile e prevedibile;

74.   sottolinea come tutte le missioni dell'Unione europea (inclusi i gruppi di negoziazione e mediazione, le forze di polizia e i contingenti di pace) debbano includere consulenti di genere, attività di formazione sulla dimensione di genere e una quota minima di donne pari al 40% dell'organico a tutti i livelli, inclusi quelli più elevati;

75.   invita la Commissione a condurre ricerche sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito delle missioni esterne dell'Unione europea;

76.   evidenzia la necessità di integrare la prospettiva di genere nella ricerca per la pace, nella prevenzione e nella composizione dei conflitti, nelle operazioni di mantenimento della pace, negli sforzi di risanamento e ricostruzione postbellica, negli strumenti finanziari, nei documenti di strategia nazionale e regionale e nella pianificazione di tutti gli interventi esterni;

77.   sostiene la funzione dei Rappresentanti speciali dell'Unione europea in quanto principale strumento dell'Unione europea per contribuire alla negoziazione di soluzioni politiche e per promuovere una stabilità politica duratura nelle società che escono da un conflitto;

78.   invita l'Unione europea a sviluppare migliori prassi per le questioni che richiedono un'ampia collaborazione tra gli attori politici, militari, umanitari e dello sviluppo in materia di prevenzione dei conflitti, mediazione, mantenimento della pace, rispetto dei diritti umani, Stato di diritto, aiuti umanitari, ricostruzione e sviluppo a lungo termine;

79.   richiede lo sviluppo di un piano d'azione europeo sull'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e invita la Commissione a sollecitare i paesi partner e gli Stati membri a sviluppare piani d'azione nazionali; suggerisce la revisione degli orientamenti dell'Unione europea in materia di difesa dei diritti umani e missioni PESD al fine di garantire piena conformità alle risoluzioni dell'ONU 1325 e 1820;

80.   rileva che la Commissione ha l'obbligo di sostenere gli sforzi dei paesi partner in vista dello sviluppo di una responsabilità democratica interna (controllo parlamentare e capacità di controllo) nei paesi in cui la Comunità esplica il proprio aiuto tramite il sostegno al bilancio; esorta la Commissione ad adempiere a tale obbligo in maniera più decisa e coerente; sottolinea che l'attribuzione del controllo parlamentare ad organismi specifici e istituti di audit costituisce un fattore di primaria importanza in vista del conseguimento di un impatto sostenibile del sostegno al bilancio dell'Unione europea; chiede lo sviluppo di meccanismi di controllo e vigilanza della società civile, che possano controllare l'uso e l'impatto del sostegno del bilancio dell'Unione europea;

81.   invita le banche d'investimento, ivi inclusa la Banca europea per gli investimenti, ad accertarsi che i loro prestiti e investimenti nei paesi uscenti da un conflitto, in particolare quelli ricchi di risorse, siano rispettosi dei diritti umani e dei principi ambientali e non fomentino le tensioni;

82.   elogia l'operato della nuova Commissione delle Nazioni Unite per la costruzione della pace; pone in risalto la necessità di cooperare con i partner internazionali, in particolare le Nazioni Unite, nelle questioni connesse con l'aiuto; insiste affinché gli Stati membri garantiscano l'adeguatezza delle risorse disponibili nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite e assumano la responsabilità in merito al sostegno fornito ai processi nazionali che coinvolgono la Commissione ONU per la costruzione della pace e altri organismi delle Nazioni Unite;

83.   ribadisce l'importanza fondamentale dell'assistenza allo sviluppo in quanto mezzo di consolidamento della pace e di prevenzione dei conflitti negli Stati fragili, ma l'assistenza allo sviluppo e l'assistenza per il superamento dei conflitti non deve contemplare strumenti o componenti militari;

84.   raccomanda l'applicazione del codice di condotta per il personale dell'ONU che opera in aree postbelliche e chiede "tolleranza zero" nei confronti di violenze sessuali perpetrate da membri delle forze di pace o delle ONG;

85.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, al Segretario generale dell'ONU, alla Commissione ONU per la costruzione della pace, alla Commissione dell'Unione africana, al Consiglio esecutivo dell'Unione africana, al parlamento panafricano e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(2) GU L 247 del 9.9.2006, pag. 22.
(3) GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(4) GU C 25 del 30.1.2008, pag. 1.
(5) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
(6) (S/2004/616).
(7) GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 460.
(8) GU C 263 E del 16.10.2008, pag. 633.
(9) GU C 254 del 26.10.2007, pag. 17.
(10) Calcoli del Dipartimento per lo sviluppo internazionale basati su stime della Banca mondiale nelle prospettive economiche globali 2006: Implicazioni economiche delle rimesse e delle migrazioni, Banca mondiale, Washington, 14.11.2005.
(11) Landmine Monitor Report 2007: Toward a Mine-Free World.
(12) Safer World, Oxfam, relazione IANSA, ottobre 2007- Africa's Missing Billions.
(13) Causa C-91/05 Commissione contro Consiglio.
(14) S113/08.

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