Indice 
Testi approvati
Mercoledì 3 settembre 2008 - Bruxelles
Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele ***I
 Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele (modifica delle direttive 76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE, 2000/53/CE, 2002/96/CE e 2004/42/CE) ***I
 Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele (adeguamento del regolamento (CE) n. 648/2004) ***I
 Omologazione dei veicoli a idrogeno ***I
 Situazione in Georgia
 Quadro comune di riferimento per il diritto contrattuale europeo
 Relazione speciale del Mediatore europeo a seguito del progetto di raccomandazione alla Commissione nella denuncia 3453/2005/GG
 Parità tra le donne e gli uomini – 2008
 Clonazione di animali a scopi di approvvigionamento alimentare
 Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini

Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele ***I
PDF 188kWORD 39k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele e recante modifica della direttiva 67/548/CEE e del regolamento (CE) n. 1907/2006 (COM(2007)0355 – C6-0197/2007 – 2007/0121(COD))
P6_TA(2008)0392A6-0140/2008

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0355),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0197/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0140/2008),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 3 settembre 2008 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e reca modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006

P6_TC1-COD(2007)0121


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 1272/2008)


Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele (modifica delle direttive 76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE, 2000/53/CE, 2002/96/CE e 2004/42/CE) ***I
PDF 189kWORD 34k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE del Consiglio e le direttive 2000/53/CE, 2002/96/CE e 2004/42/CE allo scopo di adeguarle al regolamento (CE) n. … relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele e recante modifica della direttiva 67/548/CEE e del regolamento (CE) n. 1907/2006 (COM(2007)0611 – C6-0347/2007 – 2007/0212(COD))
P6_TA(2008)0393A6-0142/2008

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0611),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, l'articolo 95 e l'articolo 175, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0347/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento quale emendata,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0142/2008),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 3 settembre 2008 in vista dell'adozione della direttiva 2008/.../CE del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE del Consiglio e le direttive 2000/53/CE, 2002/96/CE e 2004/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio allo scopo di adeguarle al regolamento (CE) n. … relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele

P6_TC1-COD(2007)0212


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2008/112/CE)


Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele (adeguamento del regolamento (CE) n. 648/2004) ***I
PDF 187kWORD 30k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 648/2004 per adeguarlo al regolamento (CE) n. … relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele e recante modifica della direttiva 67/548/CEE e del regolamento (CE) n. 1907/2006 (COM(2007)0613 – C6-0349/2007 – 2007/0213(COD))
P6_TA(2008)0394A6-0141/2008

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0613),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0349/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A6-0141/2008),

1.   approva la proposta della Commissione;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.


Omologazione dei veicoli a idrogeno ***I
PDF 188kWORD 32k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'omologazione-tipo di autoveicoli alimentati a idrogeno e che modifica la direttiva 2007/46/CE (COM(2007)0593 – C6-0342/2007 – 2007/0214(COD))
P6_TA(2008)0395A6-0201/2008

(Procedura di codecisione: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2007)0593),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0342/2007),

–   visto l'articolo 51 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A6-0201/2008),

1.   approva la proposta della Commissione quale emendata;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

Posizione del Parlamento europeo e del Consiglio definita in prima lettura il 3 settembre 2008 in vista dell'adozione del regolamento (CE) n. .../2008 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'omologazione-tipo di autoveicoli alimentati a idrogeno e che modifica la direttiva 2007/46/CE

P6_TC1-COD(2007)0214


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento in prima lettura corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (CE) n. 79/2009).


Situazione in Georgia
PDF 141kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla situazione in Georgia
P6_TA(2008)0396RC-B6-0402/2008

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla Georgia, in particolare la sua risoluzione del 26 ottobre 2006 sulla situazione in Ossezia del sud(1) e le sue risoluzioni del 29 novembre 2007(2) e del 5 giugno 2008(3) sulla situazione in Georgia,

–   viste la sua risoluzione del 15 novembre 2007 sullo sviluppo della Politica europea di vicinato (PEV)(4) e le sue risoluzioni del 17 gennaio 2008 su una politica UE più efficace per il Caucaso meridionale(5) e su un approccio in materia di politica regionale per il Mar Nero(6),

–   visto il piano d'azione PEV adottato con la Georgia, che comprende un impegno alla cooperazione ai fini della composizione dei conflitti interni della Georgia,

–   vista l'azione comune del Consiglio 2008/450/CFSP del 16 giugno 2008 relativa all'ulteriore contributo dell'Unione europea al processo di risoluzione del conflitto in Georgia/Ossezia del Sud(7) e le precedenti azioni comuni del Consiglio sullo stesso tema,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulle relazioni UE-Russia, in particolare la sua risoluzione del 19 giugno 2008 sul vertice UE-Russia del 26 e 27 giugno 2008 a Khanty-Mansiysk(8),

–   viste le conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio Affari generali - Relazioni esterne, del 13 agosto 2008, sulla situazione in Georgia,

–   viste le conclusioni della riunione straordinaria del Consiglio europeo(9) tenutasi a Bruxelles il 1° settembre 2008,

–   viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite S/RES 1781 (2007) e S/RES 1808 (2008), che appoggiano, entrambe, l'integrità territoriale della Georgia. In particolare, la seconda risoluzione proroga il mandato della missione di osservazione dell'Unione europea in Georgia (UNOMIG) fino al 15 ottobre 2008,

–   vista la decisione n. 861 del Consiglio permanente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 19 agosto 2008 sull'incremento del numero di militari con funzione di osservatori nell'ambito della missione OSCE in Georgia,

–   vista la dichiarazione del Vertice NATO tenutosi a Bucarest il 3 aprile 2008 e l'esito della riunione del Consiglio NATO del 19 agosto 2008,

–   visto l'articolo 103, paragrafo 4 del suo regolamento,

A.   considerando che l'Unione europea mantiene il suo impegno ad appoggiare l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale della Georgia entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale,

B.   considerando che la distribuzione di passaporti russi ai cittadini dell'Ossezia del Sud e il sostegno dato al movimento separatista unitamente all'intensificarsi delle attività militari dei separatisti contro i villaggi a popolazione georgiana hanno acuito le tensioni nell'Ossezia del Sud insieme alle manovre militari russe condotte su larga scala in prossimità dei confini con la Georgia nel mese di luglio 2008,

C.   considerando che, dopo diverse settimane di crescenti tensioni e scontri tra le parti e dopo le provocazioni da parte delle forze separatiste dell'Ossezia del Sud con bombardamenti, scontri violenti, sparatorie ed esplosioni che hanno causato la morte di molti civili e un numero ancora più elevato di feriti, nella notte tra il 7 e l'8 agosto 2008 l'esercito georgiano ha lanciato un attacco di artiglieria a sorpresa su Tskhinvali seguito da un'operazione di terra con carri armati e soldati al fine di riprendere il controllo sull'Ossezia del Sud,

D.   considerando che la Russia, dopo un lungo potenziamento militare, ha reagito immediatamente con un contrattacco massiccio, inviando carri armati e truppe di terra, bombardando vari siti in Georgia, compresa la città di Gori e bloccando i porti georgiani sul Mar Nero,

E.   considerando che circa 158 000 persone sono state sfollate a causa della crisi e costrette a lasciare le loro case e che ora vanno aiutate nei loro sforzi per farvi ritorno, considerando che la presenza di bombe a grappolo e di ordigni e mine terrestri inesplosi nonché gli avvertimenti e la mancanza di cooperazione da parte della Russia rendono insicuro qualsiasi tentativo di ritorno,

F.   considerando che l'infrastruttura georgiana è stata severamente danneggiata dalle azioni militari russe e che sono indispensabili aiuti umanitari,

G.   considerando che gli esperti internazionali in materia di diritti umani e gli esperti in campo militare hanno documentato l'uso di munizioni a grappolo da parte delle truppe russe in Georgia, che ha lasciato migliaia di munizioni inesplose nelle zone di conflitto; considerando che anche la Georgia ha ammesso di aver utilizzato munizioni a grappolo nell'Ossezia del Sud nei pressi della galleria di Roki,

H.   considerando che, a seguito degli sforzi di mediazione condotti dall'Unione europea, il 12 agosto 2008 i Presidenti della Georgia e della Russia si sono impegnati a un accordo che prevede un immediato cessate il fuoco, il ritiro delle forze georgiane e russe alle posizioni anteriori al 7 agosto 2008 e l'apertura di colloqui internazionali sulla rapida istituzione di un dispositivo internazionale finalizzato a preparare una soluzione duratura e pacifica al conflitto,

I.   considerando che il 19 agosto 2008 la NATO ha sospeso i normali canali di comunicazione con la Russia e ha affermato che l'azione militare russa è stata "sproporzionata" e "incoerente con il suo ruolo di mantenimento della pace in alcune parti della Georgia", aggiungendo che "non si può continuare a parlare di scenario immutato" fintantoché le truppe russe rimarranno in Georgia,

J.   considerando che, sebbene il 22 agosto 2008 la Russia abbia ritirato carri armati, mezzi d'artiglieria e centinaia di soldati dalle sue posizioni più avanzate in Georgia, essa controlla ancora l'accesso alla città portuale di Poti, a sud dell'Abkhazia, e che il governo russo ha annunciato che manterrà truppe in una zona di sicurezza attorno all'Ossezia del Sud e all'Abkhazia installando otto punti di controllo dove saranno dislocati militari russi,

K.   considerando che il 25 agosto 2008 la Camera Alta del Parlamento russo ha votato una risoluzione che chiede al Presidente di riconoscere le regioni separatiste georgiane dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, cui ha fatto seguito, il 26 agosto 2008, il riconoscimento formale da parte del Presidente Dmitrij Medvedev delle due regioni come Stati indipendenti,

L.   considerando che la soluzione del conflitto avrà implicazioni di vasta portata per la stabilità e la sicurezza regionale, che vanno ben oltre la relazione diretta tra tutte le parti nel conflitto, con possibili ripercussioni per i rapporti UE-Russia, la PEV, la regione del Mar Nero ed oltre,

M.   considerando che l'Unione europea deve continuare a dimostrare piena unità politica in risposta alla crisi in Georgia e parlare con una sola voce, in particolare per quanto riguarda le relazioni con la Russia, che il processo volto a pervenire a una soluzione pacifica e stabile dei conflitti in Georgia e nel Caucaso richiederà un generale ripensamento della PEV dell'Unione europea e un nuovo impegno nei confronti dell'intera regione, in cooperazione con tutte le organizzazioni europee e internazionali, in particolare l'OSCE,

N.   considerando che la scorsa settimana il governo georgiano ha ufficialmente interrotto le relazioni diplomatiche con la Federazione russa e che quest'ultima ha reagito facendo altrettanto,

1.   ritiene che i conflitti nel Caucaso non possano essere risolti per via militare e condanna fermamente le azioni di tutti coloro che hanno fatto ricorso alla forza e alla violenza per modificare la situazione nei territori separatisti georgiani dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia;

2.   invita la Russia a rispettare la sovranità, l'integrità territoriale e l'inviolabilità dei confini internazionalmente riconosciuti della Repubblica di Georgia e condanna pertanto risolutamente il riconoscimento da parte della Federazione russa dell'indipendenza delle regioni separatiste georgiane dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia come contrario al diritto internazionale;

3.   sottolinea che qualsiasi decisione sullo status definitivo dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia deve essere subordinato al rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale, incluso l'Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa del 1975 (Atto finale di Helsinki), in particolare per quanto riguarda il ritorno dei profughi e il rispetto delle loro proprietà e la garanzia e il rispetto dei diritti delle minoranze;

4.   condanna l'inaccettabile e sproporzionata azione militare condotta dalla Russia e la sua profonda incursione nel territorio della Georgia che viola il diritto internazionale; sottolinea che non vi è alcun motivo legittimo all'invasione russa della Georgia, all'occupazione di parti di essa e alla minaccia di rovesciare il governo di un paese democratico;

5.   deplora la perdita di vite umane e le sofferenze causate dall'uso indiscriminato della forza da parte di tutte le parti impegnate nel conflitto;

6.   esprime viva preoccupazione per gli effetti delle mine russe sull'attività sociale ed economica della Georgia, in particolare il bombardamento e la distruzione il 16 agosto 2008 di un ponte ferroviario presso Kaspi, sulla linea ferroviaria principale Tbilisi-Poti e l'esplosione il 24 agosto 2008 nei pressi di Gori, di un treno che trasportava un carico di greggio proveniente dal Kazakhistan e destinato all'esportazione attraverso il porto di Poti; sottolinea che entrambe le azioni rappresentano una violazione dell'impegno al cessate il fuoco;

7.   ribadisce la sua ferma adesione al principio secondo cui nessun paese terzo può opporsi alla decisione sovrana di un altro Stato di aderire a un'organizzazione o alleanza internazionale, né ha il diritto di destabilizzare un governo democraticamente eletto;

8.   sottolinea che il partenariato tra Europa e Russia deve basarsi sull'adesione ai principi fondamentali della cooperazione europea, che vanno rispettati non solo a parole ma anche nei fatti;

9.   rivolge un elogio alla Presidenza dell'Unione europea per l'efficacia e la rapidità con cui ha reagito a questo conflitto e per l'unità dimostrata dagli Stati membri nel mediare tra le due parti, il che ha consentito loro di firmare un piano di pace per il cessate il fuoco; palude, a tale proposito, alle conclusioni della summenzionata riunione straordinaria del Consiglio europeo;

10.   rivolge un pressante invito alla Russia a onorare tutti gli impegni sottoscritti con l'accordo di cessate il fuoco raggiunto e firmato grazie agli sforzi diplomatici dell'Unione europea, a partire dal ritiro immediato e completo delle sue truppe dalla Georgia stessae dalla riduzione della sua presenza militare in Ossezia del Sud e in Abkhazia ai livelli della forza russa di pace dislocata nelle due province prima dell'esplodere del conflitto; condanna gli estesi saccheggi compiuti dalle forze di invasione russe e dai mercenari al seguito;

11.   esige che sia effettuata con urgenza un'indagine internazionale indipendente per accertare i fatti e chiarire talune accuse;

12.   sollecita la Georgia, che ha ratificato lo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale (TPI), e le autorità russe a offrire il loro sostegno e a cooperare appieno con l'ufficio del Procuratore del TPI in relazione alle sue indagini concernenti i tragici eventi e gli attacchi contro i civili che si sono verificati durante il conflitto, al fine di accertare le responsabilità e consegnare i responsabili alla giustizia;

13.  invita le autorità russe e georgiane a fornire tutte le informazioni riguardanti le aree in cui le rispettive forze armate hanno lanciato bombe a grappolo per poter dare un avvio immediato alle operazioni di sminamento, per evitare ulteriori vittime fra la popolazione civile innocente e per facilitare il ritorno degli sfollati in condizioni di sicurezza;

14.   invita l'Unione europea, la NATO e i suoi membri ad avvalersi di tutte le possibilità, sulla base di una posizione comune, per persuadere il governo russo a rispettare il diritto internazionale, il che costituisce la condizione necessaria per esercitare un ruolo responsabile in seno alla comunità internazionale; rammenta alla Russia le sue responsabilità in quanto potenza detentrice di diritto di veto in seno alle Nazioni Unite ai fini di un ordine globale di pace;

15.   invita il Consiglio e la Commissione a rivedere le rispettive politiche nei confronti della Russia, qualora la Russia non dovesse onorare gli impegni assunti con l'accordo di cessate il fuoco; appoggia pertanto la decisione del Consiglio europeo di rinviare le trattative per l'Accordo di partenariato e cooperazione fino a quando le truppe russe non si saranno ritirate alle posizioni che occupavano prima del 7 agosto 2008;

16.   chiede alla Commissione di proporre la conclusione di accordi di facilitazione delle procedure di concessione dei visti e di riammissione con la Georgia almeno equivalenti a quelli conclusi con la Russia;

17.   invita gli Stati membri a riconsiderare l'emissione di visti per attività economiche con sede nell'Ossezia del Sud e nell'Abkhazia;

18.   condanna fermamente il reinsediamento forzato di georgiani dell'Ossezia del sud e invita le autorità de facto dell'Ossezia del Sud a garantire il ritorno sicuro della popolazione civile sfollata nel rispetto del diritto umanitario internazionale;

19.   esprime apprezzamento per le iniziative adottate dall'OSCE di aumentare il numero di osservatori non armati; chiede un ulteriore rafforzamento della missione dell'OSCE in Georgia, con piena libertà di movimento in tutto il paese, e incoraggia gli Stati membri dell'UE ad apportare un contributo a tali sforzi;

20.   chiede un forte contributo dell'Unione europea al previsto meccanismo internazionale di risoluzione dei conflitti e chiede pertanto accoglie con favore la decisione del Consiglio europeo di inviare una missione di monitoraggio PESD (Politica europea di sicurezza e difesa) a complemento delle missioni delle Nazioni Unite o dell'OSCE e di chiedere un mandato delle Nazioni Unite o dell'OSCE per una missione di pace PESD;

21.   si compiace del supporto attivo e incessante dell'Unione europea a tutte le iniziative internazionali volte a individuare una soluzione pacifica e duratura al conflitto, in particolare l'impegno del Consiglio ad appoggiare tutti gli sforzi delle Nazioni Unite, dell'OSCE e di altri soggetti al fine di risolvere il conflitto; plaude in particolare alla decisione di nominare un Rappresentante speciale dell'Unione europea per la crisi in Georgia;

22.   valuta positivamente il pacchetto di aiuti umanitari di 6 milioni EUR sbloccato con urgenza dalla Commissione a favore dei civili, che deve essere potenziato con ulteriori finanziamenti sulla base di una valutazione delle esigenze sul terreno; prende atto dell'urgente bisogno di aiuto alla ricostruzione all'indomani del conflitto;

23.   plaude alla decisione del Consiglio di convocare una Conferenza internazionale dei donatori per la ricostruzione della Georgia ed esorta vivamente il Consiglio e la Commissione a esaminare la possibilità di un vasto piano di supporto finanziario dell'Unione europea per la ricostruzione delle aree della Georgia interessate dal conflitto e a stabilire una più forte presenza politica dell'Unione europea nel paese e in tutta la regione;

24.   chiede a tutte le parti in causa nel conflitto di consentire il pieno e illimitato accesso dell'assistenza umanitaria alle vittime, compresi i profughi e gli sfollati interni;

25.   è dell'avviso che la ricerca di soluzioni per il conflitto in Georgia e per gli altri conflitti irrisolti del Caucaso meridionale, trarrà vantaggio dall'ulteriore internazionalizzazione dei meccanismi di composizione delle controversie; propone dunque che l'Unione europea convochi una "Conferenza transcaucasica per la pace" quale elemento chiave di tale processo; ritiene che tale conferenza dovrebbe discutere di garanzie internazionali quanto al pieno rispetto dei diritti civili e politici nonché della promozione della democrazia attraverso il principio della supremazia del diritto; sottolinea che la conferenza dovrebbe anche costituire un'opportunità per ascoltare la voce dei gruppi non rappresentati o costretti al silenzio della regione caucasica;

26.   invita il Consiglio e la Commissione a sviluppare ulteriormente la PEV adeguandola maggiormente alle esigenze dei nostri partner orientali, prevedendo un accentuato coinvolgimento dell'Unione europea nella regione del Mar Nero, l'adozione della proposta del Parlamento europeo per uno Spazio economico europeo Plus o della proposta polacco-svedese per un partenariato a Est e, con specifico riguardo alla Georgia, all'Ucraina e alla Repubblica di Moldova, tempi più rapidi per l'istituzione di una zona di libero scambio; rileva che la liberalizzazione della politica dell'Unione europea dei visti nei confronti di tali paesi deve tener conto del fatto che alla Russia sono state concesse al riguardo condizioni più favorevoli;

27.   sottolinea l'interrelazione di vari problemi nella regione del Caucaso meridionale e la necessità di una soluzione globale sotto forma di un patto di stabilità, con il coinvolgimento dei grandi attori esterni; pone l'accento sull'esigenza di potenziare la cooperazione con i paesi vicini della regione del Mar Nero istituendo uno speciale meccanismo istituzionale e multilaterale come un'Unione per il Mar Nero, e organizzando una conferenza internazionale di sicurezza e cooperazione sulla regione del Caucaso meridionale; invita pertanto la Commissione a presentare al Parlamento e al Consiglio una proposta specifica sulla creazione di un quadro multilaterale per la regione del Mar Nero, che comprenda la Turchia e l'Ucraina; ritiene che i paesi vicini come il Kazakstan dovrebbero essere associati, nell'interesse della stabilità e dei flussi di energia dell'intera regione;

28.   rammenta che al vertice di Bucarest del 3 aprile 2008 la NATO ha accettato l'adesione della Georgia all'Alleanza;

29.   sottolinea l'importanza della Georgia, in quanto rotta di transito alternativa rispetto alla Russia, ai fini del miglioramento della sicurezza energetica dell'Unione europea; ritiene di importanza cruciale che l'infrastruttura esistente, come il gasdotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, sia efficacemente protetta ed invita la Commissione ad offrire alla Georgia tutta l'assistenza necessaria a tal fine; si attende un fermo impegno politico e di bilancio da parte dell'Unione europea al perseguimento del progetto di gasdotto "Nabucco" attraverso il territorio della Georgia, riconosciuto come progetto prioritario dell'Unione europea e che rappresenta l'alternativa più seria ai progetti avviati in cooperazione con la Russia, che potrebbero tutti accrescere la dipendenza economica e politica degli Stati membri dalla Russia;

30.  chiede al Consiglio e alla Commissione di continuare ad impegnarsi per definire una politica comune dell'Unione europea nel settore dell'energia, che soddisfi tra l'altro alla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento;

31.   ritiene che la cooperazione nel Caucaso meridionale non debba riguardare zone d'influenza reciprocamente esclusive tra Unione europea e Russia (le cosiddette "sfere d'interesse);

32.   è del parere che il ruolo dell'Unione europea nell'attuale crisi sottolinea l'esigenza di rafforzare la politica estera, di difesa e di sicurezza dell'Europa e ritiene che il trattato di Lisbona, che prevede la creazione della carica di Alto rappresentante, una clausola di solidarietà e una politica dell'Unione europea in materia di sicurezza energetica, rappresenti la via maestra per raggiungere questo obiettivo;

33.   sottolinea la necessità di salvaguardare la stabilità nella regione del Caucaso meridionale e invita i governi dell'Armenia e dell'Azerbaigian a contribuire a conseguire tale obiettivo, nel rispetto di tutti i loro impegni internazionali;

34.   ribadisce il principio secondo cui la governance pluralistica e democratica, in cui i partiti dell'opposizione funzionano e i diritti umani e civili sono rispettati, costituisce la migliore garanzia di stabilità nell'intera regione del Caucaso meridionale;

35.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri, ai Presidenti e ai Parlamenti della Georgia e della Federazione russa, alla NATO, all'OSCE e al Consiglio d'Europa.

(1) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 429.
(2) Testi approvati, P6_TA(2007)0572.
(3) Testi approvati, P6_TA(2008)0253.
(4) Testi approvati, P6_TA(2007)0538.
(5) Testi approvati, P6_TA(2008)0016.
(6) Testi approvati, P6_TA(2008)0017.
(7) GU L 157 del 17.6.2008, pag. 110.
(8) Testi approvati, P6_TA(2008)0309.
(9) Consiglio dell'Unione europea, documento n. 12594/08.


Quadro comune di riferimento per il diritto contrattuale europeo
PDF 115kWORD 37k
Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sul quadro comune di riferimento per il diritto contrattuale europeo
P6_TA(2008)0397B6-0374/2008

Il Parlamento europeo,

–   vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2007 sul diritto contrattuale europeo(1),

–   vista la sua risoluzione del 7 settembre 2006 sul diritto contrattuale europeo(2),

–   vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sul diritto contrattuale europeo e la revisione dell'acquis: prospettive per il futuro(3),

–   viste le sue risoluzioni del 26 maggio 1989(4), del 6 maggio 1994(5), del 15 novembre 2001(6) e del 2 settembre 2003(7),

–   vista la relazione della Commissione del 25 luglio 2007 dal titolo "Seconda relazione sullo stato di avanzamento relativo al quadro comune di riferimento" (COM(2007)0447),

–   viste la posizione definita dal Consiglio Giustizia e affari interni (GAI) del 18 aprile 2008,

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che il progetto accademico di quadro comune di riferimento (PQCR)(8) è stato presentato alla Commissione alla fine del 2007,

B.   considerando che il PQCR è attualmente oggetto di un processo di valutazione da parte di una rete di diversi gruppi accademici, tra cui l' "Association Henri Capitant des amis de la culture juridique française" e la "Societé de législation comparéeé", che hanno già pubblicato "Principi contrattuali comuni" e "Terminologia contrattuale comune"(9),

C.   considerando che la Commissione ha lanciato una procedura di selezione interna allo scopo di individuare le parti del PQCR che saranno integrate in un prossimo documento, ad esempio un Libro bianco della Commissione su un Quadro comune di riferimento (QCR),

D.   considerando che il PQCR è semplicemente un documento accademico e che la decisione riguardo a quali parti del progetto accademico del QCR dovranno essere incorporate nel prossimo documento della Commissione è un esercizio altamente politico,

1.   plaude alla presentazione del PQCR e attende la presentazione del PQCR accademico finale alla Commissione prevista entro la fine di dicembre 2008;

2.   chiede alla Commissione di presentare un piano preciso e trasparente sul modo in cui sarà organizzata e coordinata la procedura di selezione che porterà al documento della Commissione, in particolare per quanto riguarda tutte le Direzioni generali (DG) coinvolte;

3.   chiede alla Commissione di fare in modo che il PQCR sia disponibile nel maggior numero possibile di lingue pertinenti al fine di garantire che tutti i soggetti interessati vi abbiano accesso;

4.   chiede alla Commissione di esaminare la possibilità di assegnare il progetto alla DG Giustizia, Libertà e Sicurezza e di associarvi pienamente tutte le altri pertinenti DG, dato che il QCR va ben al di là del diritto contrattuale per i consumatori, e di mettere a disposizione le risorse materiali e umane necessarie;

5.   rileva che il documento della Commissione costituirà la base per la decisione delle istituzioni europee e di tutti i soggetti interessati sul futuro oggetto, contenuto ed effetti giuridici del quadro comune di riferimento, il quale potrà costituire uno strumento legislativo non vincolante ma anche configurarsi come uno strumento facoltativo nel diritto contrattuale europeo;

6.   ritiene che, a prescindere dalla futura forma del QCR, dovranno essere predisposte misure atte a garantirne l'aggiornamento periodico al fine di rispecchiare i cambiamenti e gli sviluppi sul piano nazionale nel diritto contrattuale;

7.   rileva che al momento di prendere qualsiasi decisione sul contenuto del QCR, la Commissione dovrebbe ricordare la dichiarazione del 18 aprile 2008 del Consiglio secondo la quale il QCR dovrebbe essere "uno strumento per legiferare meglio", costituendo un insieme di orientamenti non vincolanti per i legislatori comunitari;

8.   raccomanda, in tal caso, che il QCR sia della più ampia portata possibile e ritiene che in questa fase potrebbe non sussistere la necessità di escludere qualsiasi contenuto o materiale;

9.   sottolinea nuovamente che qualsiasi procedura di selezione dovrebbe tener conto dell'esito dei recenti seminari dedicati al QCR; sottolinea che le ulteriori consultazioni dovrebbero essere ampie e garantire una partecipazione equilibrata di tutte le parti interessate;

10.   propone che le parti pertinenti del QCR, qualora sarà utilizzato come strumento legislativo vincolante, siano allegate a qualsiasi futura proposta legislativa o comunicazione elaborata dalla Commissione in materia di diritto contrattuale per fare in modo che il legislatore comunitario possa esaminarle;

11.   rileva che, al momento di prendere una decisione sul contenuto del QCR, la Commissione dovrebbe ricordare che il QCR potrebbe andare ben al di là di un semplice strumento legislativo e diventare uno strumento facoltativo;

12.   propone che il QCR, qualora dovesse configurarsi come strumento facoltativo, si limiti ai settori in cui il legislatore comunitario è intervenuto o sarà probabilmente chiamato a intervenire in un prossimo futuro o che sono strettamente connessi al diritto contrattuale; propone che qualsiasi strumento opzionale si basi sul PQCR; ritiene che in tutti i casi occorra adoperarsi per garantire che la coerenza complessiva dello strumento facoltativo non sia compromessa dalla procedura di selezione;

13.   insiste affinché il Parlamento sia pienamente consultato e associato a qualsiasi procedura di selezione che porterà al prossimo documento della Commissione sul QCR;

14.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P6_TA(2007)0615.
(2) GU C 305 E del 14.12.2006, pag. 247.
(3) GU C 292 E dell'1.12.2006, pag. 109.
(4) GU C 158 del 26.6.1989, pag. 400.
(5) GU C 205 del 25.7.1994, pag. 518.
(6) GU C 140 E del 13.6.2002, pag. 538.
(7) GU C 76 E del 25.3.2004, pag. 95.
(8) Principles, Definitions and Model Rules of European Private Law - Draft Common Frame of Reference (DCFR), a cura di von Bar, Clive, Schulte-Nölke e altri.
(9) Collezione Droit privé comparé et européen, B. Fauvarque-Cosson, D. Mazeaud, volumi 6 e 7.


Relazione speciale del Mediatore europeo a seguito del progetto di raccomandazione alla Commissione nella denuncia 3453/2005/GG
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Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla relazione speciale del Mediatore europeo a seguito del progetto di raccomandazione alla Commissione europea nella denuncia 3453/2005/GG (2007/2264(INI))
P6_TA(2008)0398A6-0289/2008

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione speciale del Mediatore europeo al Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 195, paragrafo 1, secondo comma, e l'articolo 211 del trattato CE,

–   vista la decisione 94/262/CECA, CE, Euratom del Parlamento europeo del 9 marzo 1994, sullo statuto e le condizioni generali per l'esercizio delle funzioni del Mediatore(1), in particolare l'articolo 3, paragrafo 7,

–   vista la comunicazione della Commissione del 20 marzo 2002 relativa ai rapporti con gli autori di denunce in materia di violazione del diritto comunitario (COM(2002)0141)(2),

–   visto l'articolo 195, paragrafo 2, prima frase, del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per le petizioni e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A6-0289/2008),

A.   considerando che l'articolo 195 del trattato CE abilita il Mediatore europeo a ricevere le denunce di qualsiasi cittadino dell'Unione riguardanti casi di cattiva amministrazione nell'azione delle istituzioni o degli organi comunitari,

B.   considerando che le denunce presentate dai cittadini costituiscono un'importante fonte di informazione su eventuali violazioni del diritto comunitario,

C.   considerando che in base all'articolo 211 del trattato CE la Commissione, nel suo ruolo di guardiano dei trattati, è tenuta a vigilare sull'applicazione delle disposizioni del trattato e delle disposizioni adottate dalle istituzioni in virtù del trattato stesso,

D.   considerando che ai sensi dell'articolo 226, primo comma, del trattato CE qualora la Commissione reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtù del trattato, essa emette un parere motivato al riguardo dopo aver posto lo Stato in condizioni di presentare le sue osservazioni, e considerando che, ai sensi del secondo comma del medesimo articolo, qualora lo Stato in causa non si conformi a tale parere nel termine fissato dalla Commissione, questa "può" adire la Corte di giustizia,

E.   considerando che, già nella sua decisione in merito alla denuncia 995/98/OV, il Mediatore ha sottolineato che, sebbene la Commissione goda di poteri discrezionali in relazione all'avvio delle procedure di infrazione, tali poteri sono tuttavia soggetti a limiti giuridici, "come stabilito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, che esige, ad esempio, che le autorità amministrative agiscano con coerenza e buona fede, evitino le discriminazioni, ottemperino ai principi di proporzionalità, uguaglianza e legittime aspettative e rispettino i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali",

F.   considerando che la Commissione ha sottolineato che questo ruolo è essenziale per tutelare gli interessi dei cittadini europei e ha riconosciuto l'importanza del rispetto del diritto in questo contesto(3),

G.   considerando che la Commissione conferma che la suddetta comunicazione del 20 marzo 2002 enuncia le misure amministrative a favore del denunciante che la Commissione si impegna a rispettare nel trattare la sua denuncia e nel valutare la violazione in questione,

H.   considerando che il Mediatore europeo ritiene che l'assenza di una presa di posizione definitiva da parte della Commissione nei confronti della denuncia di infrazione presentata dal denunciante costituisce un caso di cattiva amministrazione,

I.   considerando che il Mediatore europeo raccomanda alla Commissione di trattare la denuncia il più rapidamente possibile e con la massima diligenza,

1.   approva la raccomandazione del Mediatore europeo alla Commissione;

2.   sottolinea che la Commissione deve sempre trattare le denunce presentate dai cittadini per presunte violazioni del diritto comunitario conformemente ai principi di buona amministrazione;

3.   osserva che nella sua comunicazione del 20 marzo 2002 la Commissione si è assunta taluni impegni all'atto di esaminare le denunce di infrazione;

4.   rileva che la Commissione ha indicato in tale comunicazione che, di massima, i suoi servizi decidono la costituzione in mora o l'archiviazione entro i termini di un anno a decorrere dalla registrazione della denuncia e che informa per iscritto l'autore in caso di superamento di tale termine;

5.   ammette che in casi difficili e complessi l'istruzione del fascicolo può richiedere più di un anno; ritiene tuttavia che il superamento del limite di un anno sia giustificato solo quando l'indagine è ancora in corso;

6.   rileva che nel caso in questione, relativo alla scorretta applicazione della direttiva sull'orario di lavoro(4) da parte del governo tedesco, la Commissione aveva l'intenzione di trattare la denuncia in concomitanza con la sua proposta di modifica della direttiva e ha pertanto deciso di attendere l'esito delle discussioni sulla sua proposta con le altre istituzioni comunitarie;

7.   ricorda che tale proposta è stata presentata nel settembre 2004 e che nulla dimostra che la Commissione abbia preso ulteriori iniziative per fare avanzare le sue indagini;

8.   osserva che anziché prendere una delle due decisioni possibili – avviare una formale procedura di infrazione o archiviare la pratica – la Commissione si è astenuta dall'intraprendere qualsiasi ulteriore azione in merito alle indagini;

9.   è dell'avviso che il diritto comunitario non preveda la possibilità di ignorare leggi e sentenze esistenti richiamandosi al fatto che nuove disposizioni sono all'esame; rileva che la Commissione ha anche omesso di trattare le questioni esposte nella denuncia che non sono in rapporto con le modifiche proposte alla direttiva in vigore;

10.   riconosce che la Commissione dispone di taluni poteri discrezionali in relazione alla gestione delle denunce e delle procedure d'infrazione, in particolare per quanto riguarda il ricorso alla Corte di giustizia, ma precisa che, conformemente all'articolo 226 del trattato CE, la Commissione avvia la fase precontenziosa qualora reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi a lui incombenti in virtù del trattato;

11.   ritiene che anche tali poteri discrezionali siano soggetti a limiti giuridici determinati da principi generali di diritto amministrativo, come stabilito dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, e che non debbano eccedere i limiti indicati dalla Commissione stessa nella sua comunicazione del 20 marzo 2002;

12.   ribadisce la propria preoccupazione per la quantità di tempo ingiustificata ed eccessiva – spesso di vari anni – che impiega la Commissione per istruire e concludere un procedimento per infrazione nonché il suo malcontento per i frequenti esempi di inosservanza delle sentenze della Corte di giustizia da parte degli Stati membri; ritiene che ciò mini la credibilità della formulazione e della coerente applicazione del diritto comunitario e che contribuisca a discreditare gli obiettivi dell'Unione europea;

13.   sottolinea ancora una volta il ruolo fondamentale degli Stati membri nella corretta applicazione della legislazione comunitaria e ribadisce che la sua applicazione pratica è decisiva per aumentare l'importanza dell'Unione europea agli occhi dei suoi cittadini;

14.   chiede alla Commissione di fornire un elenco degli Stati membri la cui normativa non è in linea con tutte le disposizioni della direttiva sull'orario di lavoro, specificando l'azione che intende prendere al riguardo; sollecita la Commissione a prendere rapide misure, in base alle proprie prerogative, in tutti i casi e nei confronti di tutti gli Stati membri in cui la trasposizione o l'attuazione della direttiva non sia conforme alle disposizioni determinate dal legislatore e dalla Corte di giustizia;

15.   sollecita la Commissione ad analizzare immediatamente la nuova legge tedesca adottata il 1° gennaio 2004 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2007, così da stabilire se è conforme a tutte le disposizioni della direttiva sull'orario di lavoro e a tutte le pertinenti sentenze della Corte di giustizia; ribadisce la necessità che la Commissione esamini i dettagli relativi all'attuazione di detta direttiva;

16.   osserva che la Commissione ha recentemente rivisto i suoi orientamenti sui procedimenti per infrazione; desume da questo documento che un elenco delle decisioni sarà preventivamente fornito ai Rappresentanti permanenti e agli Stati membri e che si potranno rilasciare comunicati stampa sulle decisioni relative all'infrazione nel giorno in cui si adottino formalmente; osserva tuttavia che nulla è previsto per informare il Parlamento o le sue commissioni competenti;

17.   sollecita nuovamente la Commissione a tenere il Parlamento e la sua commissione per le petizioni pienamente informati in merito alle decisioni prese nei casi di infrazione in tutte le fasi del procedimento;

18.   sottolinea che, ai sensi dell'articolo 230 del trattato CE, il Parlamento ha il diritto di presentare ricorso dinanzi alla Corte di giustizia alle medesime condizioni del Consiglio e della Commissione e che il Parlamento, in base all'articolo 201 del trattato, ha la facoltà di controllare l'operato della Commissione;

19.   sollecita altresì tutti gli Stati membri, alla luce di quanto sopra esposto, ad applicare pienamente le norme in materia di igiene e di sicurezza sul posto di lavoro, attenendosi al principio secondo cui, in caso di dubbio, prevale l'interpretazione più favorevole alla salute e alla sicurezza dei lavoratori (in dubio pro operario);

20.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Mediatore europeo.

(1) GU L 113 del 4.5.1994, pag. 15.
(2) GU C 244 del 10.10.2002, pag. 5.
(3) Comunicazione della Commissione, dell'11 dicembre 2002, intitolata "Miglioramento nel controllo dell'applicazione del diritto comunitario" (COM(2002)0725).
(4) Direttiva 2003/88/CE, che abroga e sostituisce la direttiva 93/104/CE (GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9).


Parità tra le donne e gli uomini – 2008
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Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla parità tra le donne e gli uomini – 2008 (2008/2047(INI))
P6_TA(2008)0399A6-0325/2008

Il Parlamento europeo,

–   visti gli articoli 2, 3, paragrafo 2, e 141 del trattato CE,

–   visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–   viste la relazione della Commissione del 23 gennaio 2008 sulla parità tra le donne e gli uomini – 2008 (COM(2008)0010) ("la relazione della Commissione sulla parità") e le relazioni degli anni precedenti (COM(2001)0179, COM(2002)0258, COM(2003)0098, COM(2004)0115, COM(2005)0044, COM(2006)0071 e COM(2007)0049),

–   vista la comunicazione della Commissione del 1° marzo 2006, intitolata "Una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010" (COM(2006)0092),

–   vista la decisione 2001/51/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2000, relativa al programma concernente la strategia comunitaria in materia di parità tra donne e uomini (2001-2005)(1),

–   visto il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio, dell'11 luglio 2006, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione(2), in particolare il suo articolo 16, paragrafo 1,

–   visto il Patto europeo per la parità di genere, adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 marzo 2006,

–   vista la dichiarazione comune, adottata il 4 febbraio 2005, dai ministri per le pari opportunità degli Stati membri,

–   vista la sua risoluzione del 9 marzo 2004 sulla conciliazione della vita professionale, familiare e privata(3),

–   vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2006 sull'immigrazione femminile: ruolo e posizione delle donne immigrate nell'Unione europea(4),

–   vista la sua risoluzione del 26 aprile 2007 sulla situazione delle donne portatrici di handicap nell'Unione europea(5),

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2007 su una tabella di marcia per la parità tra donne e uomini (2006-2010)(6),

–   vista la sua risoluzione del 19 giugno 2007 su un quadro regolamentare per misure di conciliazione della vita familiare e degli studi per le giovani donne nell'Unione europea(7),

–   vista la sua risoluzione del 27 settembre 2007 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2007(8),

–   vista la sua risoluzione del 17 gennaio 2008 sul ruolo delle donne nell'industria(9),

–   vista la sua risoluzione del 12 marzo 2008 sulla situazione delle donne nelle aree rurali dell'UE(10),

–   vista la sua risoluzione del 13 marzo 2008 sulla situazione particolare delle donne in prigione e l'impatto della carcerazione dei genitori sulla vita sociale e familiare(11),

–   visto il comitato paritetico per le pari opportunità per le donne e gli uomini e il suo parere sul divario retributivo fra uomini e donne, adottato il 22 marzo 2007,

–   visto il quadro d'azione sulla parità di genere adottato dalle parti sociali europee il 22 marzo 2005,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per la cultura e l'istruzione (A6-0325/2008),

A.   considerando che l'uguaglianza tra donne e uomini è uno dei principi fondamentali dell'Unione europea, riconosciuto dal trattato che istituisce la Comunità europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; considerando che, nonostante i significativi progressi compiuti in tale campo, continuano a sussistere molte disuguaglianze fra donne e uomini,

B.   considerando che la violenza contro le donne rappresenta un notevole ostacolo per la parità fra donne e uomini, che essa è una delle più diffuse violazioni dei diritti umani, senza limiti geografici, economici o sociali, e che il numero di donne vittime di violenze è allarmante,

C.   considerando che l'espressione "violenza contro le donne" indica ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata,

D.   considerando che la tratta di esseri umani ai fini dello sfruttamento sessuale costituisce una violazione inaccettabile dei diritti umani e che si tratta di una forma moderna di schiavitù, strettamente collegata ad altre forme di criminalità, che pregiudica notevolmente tutti gli sforzi atti a garantire l'uguaglianza tra donne e uomini,

E.   considerando che la promozione di una politica imprenditoriale basata sulla flessibilità nel mercato del lavoro non deve essere orientata prima di tutto alle esigenze delle imprese o delle amministrazioni pubbliche, ma che una politica della flessibilità deve innanzitutto avere come punto di partenza i tempi di cui le donne e gli uomini hanno bisogno per assumersi con serietà le relative responsabilità in seno alla famiglia,

F.   considerando che la Strategia europea per l'occupazione non prevede più né orientamenti specifici in materia di parità di genere né il pilastro "pari opportunità",

G.   considerando che il divario tra i sessi per quanto riguarda l'occupazione indica la persistenza di disparità qualitative e quantitative tra le donne e gli uomini,

H.   considerando che il divario nella retribuzione si è stabilmente assestato sul 15% dal 2003, scendendo di un solo punto dal 2000,

I.   considerando che la segregazione settoriale e professionale tra donne e uomini non è diminuita e, anzi, in alcuni paesi è persino aumentata,

J.   considerando che la partecipazione delle donne al processo decisionale è un indicatore decisivo della parità fra donne e uomini e che la presenza di donne dirigenti nelle imprese e nelle università rimane esigua, mentre progredisce assai lentamente in campo politico o della ricerca,

K.   considerando come gli stereotipi, che persistono ancora oggi quando si tratta della scelta dell'orientamento del corso di studi e professionale delle donne, contribuiscano alla persistenza delle disuguaglianze,

L.   considerando che gli obiettivi di Lisbona consistenti nel generare la crescita e promuovere l'economia sociale di mercato possono essere conseguiti unicamente avvalendosi pienamente del significativo potenziale delle donne nel mercato del lavoro,

M.   considerando che vi è il rischio, in particolare per le donne, di lavoro a tempo parziale "forzato", una scelta che spesso viene loro imposta a causa dell'assenza di strutture per la cura dell'infanzia a prezzi accessibili,

N.   considerando una serie di sfide e di difficoltà cui le donne devono, più degli uomini, far fronte, in particolare la qualità dell'occupazione, la situazione delle mogli che "aiutano" in alcuni settori, quali l'agricoltura o la pesca e le piccole imprese a conduzione familiare, la sanità e la sicurezza sul lavoro e la protezione della maternità, nonché l'esposizione delle donne a un rischio più elevato di povertà,

O.   considerando che, sia per gli uomini che per le donne, i tassi di occupazione sono più esigui nelle zone rurali; che molte donne non risultano inoltre mai attive nel mercato del lavoro ufficiale e che pertanto non sono né registrate come richiedenti lavoro, né prese in considerazione nelle statistiche sulla disoccupazione, con conseguenti problemi finanziari e giuridici specifici per quanto riguarda l'accesso ai congedi di maternità e di malattia, l'acquisizione di diritti a pensione e l'accesso alla sicurezza sociale, nonché difficoltà in caso di divorzio; che le aree rurali sono gravemente interessate dalla mancanza di posti di lavoro di qualità,

P.   considerando le condizioni di taluni gruppi di donne, spesso confrontate a maggiori difficoltà e rischi combinati, nonché a una doppia discriminazione, in particolare le donne disabili, le donne con persone a carico, le donne anziane, le donne appartenenti a minoranze, le donne immigrate e le donne detenute, mostrano segni di deterioramento,

Q.   considerando che vi sono sempre notevoli differenze tra le donne e gli uomini in tutti gli altri aspetti relativi alla qualità dell'ambiente di lavoro, ad esempio la conciliazione della vita professionale e della vita privata, l'organizzazione del lavoro che non sfrutta appieno le capacità personali, nonché nell'ambito della sanità e della sicurezza sul lavoro; che i tassi di occupazione delle donne con figli a carico raggiungono solo il 62,4%, rispetto al 91,4% degli uomini; che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro à ancora ampiamente caratterizzata da un'elevata e sempre più crescente quota di lavoro parziale, pari al 31,4% per le donne nell'Unione europea a 27, nel 2007, rispetto al 7,8% degli uomini, e che il 76,5% dei lavoratori a tempo parziale sono donne; che anche i contratti di lavoro a tempo determinato sono più frequenti tra le donne (15,1%, ossia un punto in più rispetto agli uomini); che la disoccupazione di lunga durata è sempre molto più frequente per le donne (4,5%) che per gli uomini (3,5%),

R.   considerando che il rischio di povertà è più elevato per le donne che per gli uomini, in particolare per le persone che hanno più di 65 anni (21%, ossia cinque punti percentuali in più rispetto agli uomini),

S.   considerando che la riconciliazione della vita professionale, familiare e privata resta una questione irrisolta per le donne e per gli uomini,

T.   considerando che le parti sociali svolgono un ruolo importante nel definire e attuare in modo efficace le misure per la parità tra uomini e donne a livello europeo, nazionale, regionale, settoriale e d'impresa,

U.   considerando che la condivisione delle responsabilità familiari e domestiche tra gli uomini e le donne, in particolare mediante la valorizzazione dell'utilizzo del congedo parentale e di paternità, è una condizione indispensabile per la promozione e la realizzazione della parità tra donne e uomini, e che la mancata inclusione dei congedi di maternità e parentali nel calcolo del tempo di lavoro complessivo è discriminatoria e comporta uno svantaggio per le donne nel mercato del lavoro,

V.   considerando che l'accesso a servizi di cura dell'infanzia, degli anziani e di altre persone non autonome è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione,

W.   considerando che, ai sensi dei regolamenti dei Fondi strutturali, gli Stati membri e la Commissione sono tenuti ad assicurare che la parità fra le donne e gli uomini e l'integrazione della prospettiva di genere siano promossi durante le varie fasi di attuazione dei fondi,

1.   si compiace della summenzionata relazione della Commissione sulla parità di genere e ribadisce la doppia natura della politica sulla parità di opportunità a livello dell'Unione europea, che da un lato assicura che la parità tra uomini e donne sia rispettata in tutti gli ambiti politici (integrazione della dimensione di genere) e, dall'altro, riduce, con interventi specifici, la discriminazione nei confronti delle donne, compresi campagne di sensibilizzazione, scambio di buone pratiche, dialoghi con i cittadini e iniziative di partenariato pubblico-privato;

2.   sottolinea l'importanza di combattere la violenza contro le donne per raggiungere la parità fra donne e uomini; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione a intraprendere un'azione concertata in tale ambito; esorta la Commissione a esaminare la possibilità di intraprendere nuove misure per combattere la violenza contro le donne;

3.   invita la Commissione e gli Stati membri a unire i loro sforzi nella lotta contro la criminalità organizzata e le reti di traffici, nonché ad adottare e rafforzare misure legislative, amministrative, educative, sociali e culturali volte a scoraggiare la domanda di prostituzione;

4.   invita gli Stati membri a ratificare senza indugio la convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani;

5.   reputa che nel complesso la partecipazione delle donne al processo decisionale, a livello locale, nazionale e dell'Unione europea, sia insufficiente; invita pertanto la Commissione, gli Stati membri e i partiti politici a prendere in considerazione azioni volte a migliorare la situazione; sottolinea, a questo proposito, gli effetti positivi dell'uso delle quote elettorali sulla rappresentanza delle donne;

6.   sottolinea la correlazione fra la partecipazione delle donne alla politica e al processo decisionale e il loro coinvolgimento in ONG e nelle attività della società civile; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a sostenere azioni volte a promuovere tale coinvolgimento;

7.   sottolinea l'importanza del coinvolgimento attivo delle donne nei sindacati con compiti incentrati sulla protezione delle donne nel posto di lavoro e sulla concessione alle donne dei diritti che spettano loro;

8.   prende atto dell'importanza del fatto che le donne abbiano il controllo dei propri diritti sessuali e riproduttivi; sostiene pertanto le misure e le azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi della salute sessuale e riproduttiva e ad aumentare la consapevolezza dei loro diritti e dei servizi disponibili;

9.   invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie ad attuare l'integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche sociali e in materia di occupazione e sicurezza sociale, in particolare nella strategia di flessicurezza, e a combattere ogni forma di discriminazione;

10.   sostiene le misure promosse dal Fondo sociale europeo e dal programma PROGRESS per il periodo 2007-2013 che migliorano la situazione delle donne nel mercato del lavoro e a promuovere ulteriormente la lotta alla discriminazione;

11.   manifesta la sua preoccupazione dinanzi alla mancanza di progressi per quanto riguarda il divario nella retribuzione, nel corso degli ultimi anni; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a valutare le strategie e le azioni in tale ambito e, ove opportuno, a stabilire, in collaborazione con le parti sociali, nuove misure, o nuovi approcci nell'applicazione delle misure esistenti, per migliorare la situazione; a tal riguardo, sostiene la proposta della commissione consultiva per le pari opportunità volta a rendere più rigorosa la legislazione europea applicabile in materia, imponendo ai datori di lavoro l'obbligo di eseguire verifiche sui salari e di elaborare piani d'azione specifici atti a colmare il divario salariale; sottolinea la necessità di un'azione concertata, soprattutto nel contesto del nuovo ciclo della strategia europea per la crescita e l'occupazione, e di principi comuni di flessicurezza;

12.  manifesta preoccupazione per la situazione svantaggiata delle donne nel mercato del lavoro che si traduce in un'acquisizione di meno diritti individuali per quanto riguarda la pensione e altri contributi sociali, in particolare nei sistemi in cui tali diritti sono prevalentemente collegati ai contributi o ai redditi di tipo professionale dell'interessato; sollecita pertanto gli Stati membri ad adottare misure efficaci che garantiscano il rispetto delle norme sociali e un lavoro tutelato da diritti nei diversi settori d'attività, assicurando in tal modo una retribuzione dignitosa ai lavoratori e, in particolare, alle donne, il diritto alla sicurezza e alla salute sul lavoro, alla protezione sociale e alla libertà sindacale e contribuendo ad eliminare la discriminazione tra donne e uomini sul posto di lavoro;

13.   chiede agli Stati membri di sostenere la Commissione nella sua azione di controllo dell'attuazione delle misure nazionali, al fine di valutare il rispetto del principio di parità di trattamento per quanto riguarda, in particolare, i diritti e i regimi pensionistici e di sicurezza sociale;

14.   chiede alle istituzioni comunitarie e agli Stati membri di istituire la giornata internazionale della parità retributiva il 22 febbraio;

15.   è preoccupato a seguito della persistente discrepanza fra il livello d'istruzione delle donne e degli uomini, da un lato, allorché il livello d'istruzione delle donne è superiore rispetto a quello degli uomini, e la situazione sul mercato del lavoro, dall'altro, dove le donne percepiscono salari inferiori, ottengono impieghi più precari e avanzano più lentamente nella carriera rispetto agli uomini; esorta la Commissione e gli Stati membri a esaminare le ragioni di tale situazione e a trovarvi delle soluzioni;

16.   raccomanda agli Stati membri di promuovere con decisione l'uguaglianza di trattamento tra alunni e di prendere misure contro la segregazione lavorativa ancora esistente nel settore dell'istruzione, in cui la percentuale di insegnanti donne nella scuola materna e primaria supera ampiamente la percentuale nelle scuole secondarie, che fanno registrare una presenza maschile più forte e sono più interessanti in termini di riconoscimento, retribuzione e considerazione sociale;

17.   propone alla Commissione di studiare l'approvazione di misure intese a promuovere tra le donne e gli uomini la scelta di itinerari accademici scientifici e tecnologici, al fine di accrescere l'offerta di professioniste nel relativo settore e rispondere alla domanda espressa;

18.   invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare ulteriori misure per migliorare l'accesso e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, in particolare nei settori in cui sono sottorappresentate, quali l'alta tecnologia, la ricerca, la scienza e l'ingegneria, nonché a migliorare la qualità dell'occupazione delle donne, in particolare mediante programmi di apprendimento e istruzione lungo tutto l'arco della vita e a tutti i livelli; invita la Commissione e gli Stati membri ad utilizzare i Fondi strutturali europei per conseguire questo obiettivo;

19.   invita la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi che aiutano nell'artigianato, nel commercio, nell'agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare, dalla prospettiva della parità fra i generi e tenendo conto del fatto che, rispetto agli uomini, la posizione delle donne è più vulnerabile; invita la Commissione a presentare senza indugio una proposta di modifica della direttiva 86/613/CEE relativa all'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità(12), al fine di eliminare la discriminazione indiretta, di sviluppare un obbligo positivo di parità di trattamento e di migliorare la situazione giuridica dei coniugi coadiuvanti;

20.   chiede agli Stati membri di sviluppare la figura giuridica della titolarità congiunta, affinché siano pienamente riconosciuti i diritti delle donne nel settore agricolo, sia loro accordata la relativa protezione in materia di sicurezza sociale e sia assicurato il riconoscimento del loro lavoro;

21.   incoraggia gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità femminile nel settore industriale e a fornire assistenza finanziaria e strutture di consulenza professionale alle donne che costituiscono società, nonché una formazione adeguata;

22.   invita gli Stati membri ad attribuire una particolare attenzione alla disponibilità di strutture a sostegno della maternità per le donne che esercitano un'attività autonoma;

23.   invita la Commissione e gli Stati membri a tenere particolarmente conto della situazione del crescente numero di lavoratori che esercitano un'attività formalmente autonoma, ma che possono in realtà essere classificati come "lavoratori economicamente dipendenti";

24.   invita gli Stati membri a riconoscere le imprese che attuano misure per promuovere la parità tra le donne e gli uomini e per facilitare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, al fine di favorire le buone pratiche in questo ambito;

25.   invita la Commissione e gli Stati membri ad attribuire la priorità e a tenere particolarmente conto dei gruppi di donne più vulnerabili, in particolare delle donne disabili, delle donne con persone a carico, delle donne anziane, delle donne appartenenti a minoranze etniche e delle donne immigrate e delle donne detenute, e a elaborare misure specifiche per far fronte alle loro necessità;

26.   invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare e attuare le misure necessarie per aiutare le donne disabili ad avanzare nei settori della vita sociale, professionale, culturale e politica in cui sono ancora sottorappresentate;

27.   invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'accesso delle donne immigranti all'istruzione e all'impiego, adottando misure per combattere la duplice discriminazione di cui sono vittime nel mercato del lavoro, creando le condizioni favorevoli per consentire loro di accedere al mercato del lavoro, conciliando vita professionale e vita privata e garantendo loro un'adeguata formazione professionale;

28.   plaude alla consultazione fra la Commissione e le parti sociali, intesa a migliorare il quadro normativo e non normativo per conciliare la vita professionale, familiare e privata; attende con interesse un'analisi di tale consultazione e le proposte a cui darà origine, in particolare le proposte relative al congedo di maternità, al congedo parentale, al congedo di paternità, al congedo di adozione e al congedo per cura di persona a carico; ritiene del resto che l'accordo quadro relativo al congedo parentale possa essere migliorato nei seguenti punti: attuazione di misure di incentivazione volte a incoraggiare i padri a prendere un congedo parentale, rafforzamento dei diritti dei lavoratori che prendono un congedo parentale, maggior flessibilità del regime di congedi, aumento della durata e dell'indennità del congedo parentale;

29.   ricorda che qualsiasi politica in materia di conciliazione della vita professionale e familiare deve basarsi sul principio della libera scelta delle persone ed essere adeguata alle diverse fasi della vita;

30.   invita gli Stati membri a proporre misure specifiche per combattere le ineguaglianze tra donne e uomini, causate da schemi occupazionali interrotti, dovuti in particolare a congedi di maternità o per assistenza a persone a carico, e a ridurre i loro effetti negativi sulla carriera, sulla retribuzione e sui diritti pensionistici;

31.   constata che la conciliazione della vita professionale, privata e familiare è un fattore fondamentale per aumentare l'occupazione e chiede alla Commissione di raccogliere e diffondere le migliori pratiche riguardanti un equilibrio effettivo fra vita professionale e vita privata e un maggiore coinvolgimento degli uomini nella vita familiare;

32.   esorta la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione degli uomini all'attuazione delle politiche per l'uguaglianza di genere, in particolare per quanto riguarda la conciliazione della vita professionale, familiare e privata;

33.  33 chiede agli Stati membri e alle autorità regionali e locali di migliorare la disponibilità, la qualità e l'accesso dei servizi per la cura dell'infanzia e dei servizi per la cura delle persone a carico, conformemente agli obiettivi di Barcellona, e in particolare ad assicurare la compatibilità di tali servizi con gli orari di lavoro a tempo pieno degli uomini e delle donne su cui ricade la responsabilità dell'assistenza a bambini e a persone non autosufficienti;

34.  34 invita i responsabili all'interno delle imprese a inserire nei propri piani di gestione della forza lavoro, misure flessibili di politica familiare volte a facilitare la ripresa lavorativa dopo un'interruzione di carriera;

35.   richiama l'attenzione della Commissione e degli Stati membri sulla femminilizzazione della povertà, allorché le donne, in particolare quelle anziane e le madri singole, sono a rischio di esclusione e di povertà, e li esorta a mettere a punto misure volte a prevenire tale tendenza;

36.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di mettere a punto strumenti di formazione e di attuazione per consentire a tutte le parti in causa di introdurre nelle rispettive aree di competenza una dimensione basata sulle pari opportunità fra donne e uomini, compresa la valutazione dell'impatto specifico di politiche sulle donne e sugli uomini;

37.   esorta gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad assicurare un utilizzo efficace degli strumenti esistenti, come i manuali per l'integrazione della prospettiva di pari opportunità fra donne e uomini nelle politiche per l'occupazione della Commissione;

38.   esorta gli Stati membri a garantire una formazione appropriata sull'integrazione della dimensione di genere per i funzionari incaricati dell'attuazione dei programmi comunitari a livello nazionale, regionale e locale;

39.   invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto una serie di indicatori quantitativi e qualitativi, nonché statistiche basate sul genere, che siano affidabili, confrontabili e disponibili in caso di necessità, da utilizzarsi durante il seguito dell'applicazione della strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, onde tener conto della dimensione di genere e assicurare un'attuazione e un seguito adeguati delle politiche;

40.   plaude all'istituzione dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e alla designazione dei membri del suo consiglio di amministrazione, che ha fornito all'istituto un organo decisionale; è tuttavia preoccupato per il ritardo nell'assunzione del direttore dell'istituto ed esorta la Commissione a porre rimedio a tale situazione;

41.   chiede alla Commissione, con il sostegno dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, di includere dati e statistiche provenienti dai paesi candidati all'adesione e da quelli potenzialmente candidati, nelle future relazioni annuali sull'uguaglianza tra donne e uomini;

42.   chiede agli Stati membri di promuovere tra tutta la popolazione la pratica dello sport e di una vita sana, tenendo conto della minore partecipazione delle donne all'attività sportiva;

43.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 17 del 19.1.2001, pag. 22.
(2) GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25.
(3) GU C 102 E del 28.4.2004, pag. 492.
(4) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 118.
(5) GU C 74 E del 20.3.2008, pag. 742.
(6) GU C 301 E del 13.12.2007, pag. 56.
(7) GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 112.
(8) Testi approvati, P6_TA(2007)0423.
(9) Testi approvati, P6_TA(2008)0019.
(10) Testi approvati, P6_TA(2008)0094.
(11) Testi approvati, P6_TA(2008)0102.
(12) GU L 359 del 19.12.1986, pag. 56.


Clonazione di animali a scopi di approvvigionamento alimentare
PDF 156kWORD 33k
Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sulla clonazione di animali a scopi di approvvigionamento alimentare
P6_TA(2008)0400B6-0373/2008

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 108, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che il protocollo sulla protezione e il benessere degli animali impone alla Comunità e agli Stati membri di tenere in piena considerazione le esigenze relative al benessere degli animali nell'elaborazione e nell'attuazione delle politiche per l'agricoltura e la ricerca,

B.   considerando che i procedimenti di clonazione mostrano bassi tassi di sopravvivenza per gli embrioni trasferiti e gli animali clonati, molti dei quali muoiono precocemente per collasso cardiovascolare, immunodeficienze, insufficienza epatica, difficoltà respiratorie, disfunzioni renali e anomalie muscoloscheletriche,

C.   considerando che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha concluso nel suo parere del 2008 che i tassi di mortalità e di morbilità degli animali clonati sono più elevati rispetto a quelli degli animali concepiti per via sessuale, e che i disturbi e gli aborti in fase avanzata della gravidanza possono avere ripercussioni sulla salute delle madri in affitto,

D.   considerando che, dati gli attuali livelli di sofferenza e i problemi di salute delle madri in affitto e degli animali clonati, il Gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie (EGE) contesta la legittimità etica della clonazione di animali a scopi alimentari e ritiene che non vi siano argomentazioni convincenti che giustifichino la produzione alimentare ottenuta dai cloni e dalla loro progenie,

E.   considerando che la direttiva 98/58/CE del Consiglio del 20 luglio 1998 riguardante la protezione degli animali negli allevamenti(1) prevede che "non devono essere praticati l'allevamento naturale o artificiale o procedimenti di allevamento che provochino o possano provocare agli animali in questione sofferenze o lesioni" (Allegato, paragrafo 20),

F.   considerando che la clonazione ridurrebbe significativamente la diversità genetica del patrimonio zootecnico, aumentando le probabilità che intere mandrie siano eliminate da malattie alle quali sono suscettibili,

G.   considerando che nel parere scientifico pubblicato il 24 luglio 2008 concernente l'impatto della clonazione animale sulla sicurezza alimentare, la salute e il benessere degli animali e l'ambiente, l'EFSA ha concluso che vi sono state conseguenze negative, spesso gravi e fatali, sulla salute e il benessere di un significativo numero di cloni,

H.   considerando che, pur mirando la clonazione a produrre copie multiple di animali con tassi di crescita rapidi o ad alto rendimento, i metodi tradizionali di riproduzione selettiva sono già sfociati in disturbi alle zampe e disfunzioni cardiovascolari per i suini in rapida crescita e in zoppia, mastite e abbattimento precoce per i bovini ad alto rendimento; considerando che la clonazione degli animali caratterizzati dalla crescita più rapida o dal rendimento più alto provocherà problemi di livello ancora più elevato per la salute e il benessere degli animali;

I.   considerando che la clonazione costituisce una grave minaccia all'immagine e alla sostanza del modello agricolo europeo che si basa sulla qualità dei prodotti, sui principi ecocompatibili e sul rispetto di standard rigorosi di benessere degli animali, senza dimenticare che l'impatto della clonazione degli animali per scopi alimentari non è ancora stato adeguatamente studiato,

1.   invita la Commissione a presentare proposte volte a vietare a scopi di approvvigionamento alimentare i) la clonazione di animali ii) l'allevamento di animali clonati o della loro progenie, iii) l'immissione in commercio di carne o prodotti lattieri ottenuti da animali clonati o dalla loro progenie e iv) l'importazione di animali clonati, della loro progenie, del seme e degli embrioni di animali clonati o della loro progenie nonché la carne e i prodotti lattieri ottenuti da animali clonati o dalla loro progenie, tenendo conto delle raccomandazioni dell'EFSA e dell'EGE;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 221 del 8.8.1998, pag. 23.


Impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini
PDF 207kWORD 45k
Risoluzione del Parlamento europeo del 3 settembre 2008 sull'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2008/2038(INI))
P6_TA(2008)0401A6-0199/2008

Il Parlamento europeo,

–   visto il trattato CE, in particolare l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 2, e l'articolo 152,

–   vista la legislazione comunitaria sui diritti delle donne e la parità tra donne e uomini,

–   viste la piattaforma d'azione adottata alla quarta conferenza mondiale sulle donne a Pechino il 15 settembre 1995 e la sua risoluzione del 18 maggio 2000 sul seguito dato alla piattaforma d'azione di Pechino(1),

–   vista la direttiva 89/552/CEE del Consiglio, del 3 ottobre 1989, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l'esercizio delle attività televisive (direttiva sui servizi dei media audiovisivi)(2),

–   vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura(3),

–   vista la tabella di marcia della Commissione per la parità tra donne e uomini 2006-2010 (COM(2006)0092) e la relativa valutazione d'impatto (SEC(2006)0275),

–   vista la sua risoluzione del 25 luglio 1997 sulla discriminazione della donna nella pubblicità(4),

–   vista la risoluzione 1557(2007) dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa dal titolo "Image des femmes dans la publicité",

–   visto il Patto europeo per la parità di genere adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles del 23 e 24 marzo 2006,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0199/2008),

A.   considerando che la socializzazione (attraverso la scuola, la famiglia e l'ambiente socioculturale) è un processo che genera identità e valori, convinzioni e atteggiamenti che conferiscono all'individuo un posto e una funzione nella società in cui cresce e che quello d'identificazione è un concetto chiave per comprendere i meccanismi di questo processo,

B.   considerando che occorre fare di più per promuovere un uso ragionevole e responsabile della televisione e delle nuove tecnologie, in ambito sia scolastico che domestico, fin dai primi anni di vita,

C.   considerando che la pubblicità che presenta messaggi pubblicitari discriminatori e/o degradanti basati sul genere e gli stereotipi di genere sotto qualunque forma rappresentano ostacoli per una società moderna e paritaria,

D.   considerando che gli stereotipi possono contribuire a comportamenti che costituiscono altresì vettori di identificazione,

E.   considerando che la pubblicità e il marketing riflettono la cultura e contribuiscono altresì a crearla,

F.   considerando che la pubblicità è una componente dell'economia di mercato ed è uno degli aspetti della realtà cui ciascuno è confrontato nella vita quotidiana,

G.   considerando che la pubblicità può qualche volta presentare la vita reale degli uomini e delle donne in modo caricaturale,

H.   considerando che la discriminazione di genere nei media è tuttora diffusa e che la pubblicità e i media che presentano stereotipi di genere possono essere considerati come parte di tale fenomeno,

I.   considerando che la pubblicità che presenta stereotipi di genere riproduce un'iniqua distribuzione del potere tra i sessi,

J.   considerando che è necessario combattere gli stereotipi di genere a tutti i livelli della società per consentire l'uguaglianza e la cooperazione tra le donne e gli uomini tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica,

K.   considerando che gli stereotipi di genere possono contribuire fin dai primi anni di socializzazione del bambino a una discriminazione di genere che consolida il perpetuarsi delle ineguaglianze tra uomo e donna lungo tutto l'arco della vita e l'emergere di comportamenti di segregazione in base al genere,

L.   considerando che lo stereotipo di genere è controproducente e nel mercato del lavoro contribuisce a creare divisioni di genere nell'ambito delle professioni in cui le donne generalmente guadagnano meno degli uomini,

M.   considerando che, per evitare di perpetuare stereotipi di genere, occorre la partecipazione dell'intera società, in quanto si tratta di una responsabilità che dovrebbe essere condivisa tra tutti i soggetti della società,

N.   considerando che occorre eliminare gli ostacoli che si frappongono alla trasmissione di un'immagine positiva dell'uomo e della donna nelle diverse situazioni sociali,

O.   considerando che i bambini sono un gruppo particolarmente vulnerabile, in quanto ripongono la loro fiducia non solo nelle figure di autorità ma anche nei personaggi di racconti, programmi televisivi, libri illustrati, materiale didattico, videogiochi, pubblicità di giocattoli, ecc.; considerando che i bambini imparano imitando e mimando le proprie esperienze e che, per questo motivo, la pubblicità che presenta stereotipi di genere non solo influisce sullo sviluppo individuale, ma accentua anche la percezione per cui il sesso di appartenenza determina cosa è possibile e cosa non lo è,

P.   considerando che la pubblicità sui vari media è parte della vita quotidiana di tutti; che è particolarmente importante che la pubblicità sui media sia disciplinata da norme etiche e/o giuridiche vincolanti e/o dai codici di condotta esistenti che proibiscono la pubblicità che trasmette messaggi discriminatori o degradanti basati sugli stereotipi di genere o che incita alla violenza,

Q.   considerando che una pubblicità responsabile può influire positivamente sulle percezioni della società relativamente a nozioni come "immagine del corpo", "ruoli di genere" e "normalità" e che la pubblicità può essere uno strumento efficace per opporsi e combattere gli stereotipi,

1.   insiste sull'importanza di dare alle donne e agli uomini le stesse possibilità di svilupparsi come individui;

2.   rileva che gli stereotipi di genere esistono ancora in ampia misura malgrado i diversi programmi comunitari volti a conseguire la parità tra i sessi;

3.   osserva che ulteriori ricerche potrebbero illustrare meglio il legame tra la pubblicità che presenta stereotipi di genere e l'ineguaglianza tra i sessi;

4.   esorta il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad avvalersi delle ricerche in suddetto campo e dei risultati che ne emergono e a provvedere a darne diffusione;

5.   sottolinea l'importanza del rispetto da parte degli Stati membri degli impegni assunti in virtù del sopra citato Patto europeo per la parità di genere;

6.   invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a conformarsi agli orientamenti adottati tramite diversi programmi comunitari, come EQUAL, e alle direttive generali in materia di parità di genere;

7.   invita il Consiglio e la Commissione a monitorare l'attuazione delle vigenti disposizioni di diritto comunitario in materia di discriminazione sessuale e di incitamento all'odio basato sul sesso;

8.   invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a lanciare campagne di sensibilizzazione contro gli insulti a sfondo sessista o le immagini degradanti della donna e dell'uomo nella pubblicità e nel marketing;

9.   invita gli Stati membri ad effettuare studi e predisporre relazioni sull'immagine delle donne e degli uomini nella pubblicità e nel marketing;

10.   sottolinea che la presenza di stereotipi negli spot pubblicitari trasmessi durante i programmi per bambini costituisce un vero problema a causa delle sue potenziali ripercussioni sulla socializzazione di genere e, di conseguenza, sul modo in cui i bambini vedono se stessi, i propri familiari e il mondo esterno;

11.   constata che gli sforzi volti a combattere gli stereotipi di genere nei media e nella pubblicità dovrebbero essere affiancati da strategie e misure educative per sensibilizzare i bambini fin dall'infanzia e per sviluppare il senso critico fin dall'età adolescenziale;

12.   insiste sul ruolo fondamentale che deve svolgere il sistema scolastico per lo sviluppo nei bambini di uno spirito critico verso l'immagine e i media in generale, onde prevenire gli effetti sgraditi prodotti dal persistere di stereotipi sessisti nel marketing e nella pubblicità;

13.   constata che è necessario mettere in discussione la suddivisione tradizionale dei ruoli per poter conseguire la parità tra i sessi;

14.   evidenzia in particolare la necessità di eliminare dai testi scolastici, dai giocattoli, dai videogiochi per PC e console, da Internet e dalle nuove tecnologie di informazione e di comunicazione (TIC) e dalla pubblicità trasmessa dai vari tipi di media, i messaggi che ledono la dignità umana e che contengono stereotipi di genere;

15.   rileva con estrema preoccupazione che l'offerta di prestazioni sessuali sulla stampa, compresi i quotidiani locali, oltre a rafforzare lo stereotipo della donna-oggetto, rende tali messaggi visibili ed accessibili ai minori;

16.   constata che è necessario condurre una formazione continua rivolta ai professionisti dei media e in collaborazione con questi, e azioni di sensibilizzazione della società in merito agli effetti negativi degli stereotipi di genere;

17.   richiama l'attenzione sul fatto che i bambini e gli adolescenti fanno crescente uso della televisione e delle nuove tecnologie, che tale fenomeno inizia in età molto precoce e che la visione televisiva senza supervisione adulta è in aumento;

18.   osserva che la rappresentazione dell'ideale corporeo nella pubblicità e nel marketing può influire negativamente sull'autostima delle donne e degli uomini, in particolare delle adolescenti e di quante sono esposte al rischio di disordini alimentari come l'anoressia nervosa e la bulimia nervosa; invita i pubblicitari a considerare con attenzione il ricorso a modelle estremamente magre per la pubblicità dei prodotti;

19.   invita gli Stati membri a provvedere con idonei mezzi affinché il marketing e la pubblicità garantiscano il rispetto della dignità umana e dell'integrità della persona, non comportino discriminazioni dirette o indirette né contengano alcun incitamento all'odio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, e non contengano elementi che, valutati nel loro contesto, approvino, esaltino o inducano alla violenza contro le donne;

20.   riconosce il lavoro fin qui svolto dalle autorità di regolamentazione dei media di alcuni Stati membri per esaminare gli effetti degli stereotipi di genere ed esorta le competenti autorità di tutti gli Stati membri a condividere le migliori prassi in materia;

21.   ricorda alla Commissione che la summenzionata direttiva 2004/113/CE, nella prima versione da essa proposta, trattava anche la discriminazione nei mass media; invita la Commissione ad intensificare il suo impegno nella lotta contro questo tipo di discriminazione;

22.   sottolinea la necessità di buoni esempi (da una prospettiva di genere) nel campo dei media e della pubblicità per mostrare che un cambiamento è possibile e auspicabile; ritiene che gli Stati membri dovrebbero ufficializzare l'aggiudicazione di un premio da parte dell'industria pubblicitaria ai propri appartenenti e di un premio da parte del pubblico per i messaggi pubblicitari che si allontanano maggiormente dagli stereotipi di genere per dare un'immagine positiva e valorizzante delle donne, degli uomini e dei rapporti fra i due sessi;

23.   sottolinea la necessità di diffondere i principi della parità di genere nei media tramite pubblicazioni e programmi rivolti a differenti fasce di età e tendenti a far conoscere le migliori prassi e il rispetto per le differenze di genere;

24.   sottolinea la necessità di intrattenere una discussione permanente nella pubblicità e nel marketing e il loro ruolo per quanto riguarda la creazione e il mantenimento di immagini stereotipate di genere;

25.   invita gli Stati membri ad elaborare e lanciare iniziative didattiche informate a uno spirito di tolleranza e di astensione da ogni forma di stereotipo e aventi lo scopo di promuovere la cultura della parità di genere attraverso idonei programmi educativi;

26.   sottolinea che gli stereotipi di genere devono essere eliminati;

27.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 59 del 23.2.2001, pag. 258.
(2) GU L 298 del 17.10.1989, pag. 23.
(3) GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.
(4) GU C 304 del 6.10.1997, pag. 60.

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