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Procedura : 2008/2178(INI)
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A6-0485/2008

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Martedì 13 gennaio 2009 - Strasburgo
PCP e approccio ecosistemico alla gestione della pesca
P6_TA(2009)0009A6-0485/2008

Risoluzione del Parlamento europeo del 13 gennaio 2009 sulla PCP e l'approccio ecosistemico alla gestione della pesca (2008/2178(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, del 10 dicembre 1982,

–   visto il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca(1) (PCP),

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Il ruolo della PCP nell'attuazione di un approccio ecosistemico alla gestione dell'ambiente marino" (COM(2008)0187),

–   viste le conclusioni del Consiglio "Agricoltura e pesca" del 29 e 30 settembre 2008 sulla comunicazione della Commissione di cui sopra,

–   visto l'articolo 45 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per la pesca (A6-0485/2008),

A.   considerando che in ogni area geografica gli organismi viventi (esseri umani, piante, animali e microrganismi), il loro ambiente fisico (terreno, acqua, aria) e i cicli naturali da cui dipendono sono tutti tra loro connessi,

B.   considerando che gli sviluppi, le interazioni e i cambiamenti in seno a questi ecosistemi hanno effetti diretti, spesso indesiderati o imprevisti, su altri elementi tanto all'interno che all'esterno del sistema e che, in modo analogo, i fattori esterni possono avere effetti immediati sul sistema stesso,

C.   considerando che un approccio ecosistemico alla pesca fornisce al momento le migliori basi per un sistema gestionale e decisionale globale, che tenga in conto tutti i soggetti e tutti gli elementi coinvolti, i loro requisiti e bisogni, nonché le conseguenze future sul sistema e sulle sue interazioni,

D.   considerando l'importanza della pesca nelle acque della zona economica esclusiva (ZEE) di ogni Stato membro ai fini della sua sovranità e indipendenza, segnatamente in campo alimentare,

E.   considerando che le nostre conoscenze sugli oceani e sui fattori che li influenzano sono ancora scarse, ma sufficienti tuttavia per sapere che molti stock ittici, commerciali e non, sono esauriti nell'Unione europea e altrove, e che sebbene ciò sia dovuto a numerosi fattori, quello principale è il sovrasfruttamento,

F.   considerando che la ricerca scientifica sulla sostenibilità delle risorse alieutiche presuppone la reiezione di ogni supposizione basata su schemi preconcetti e che pertanto la proposta dell'approccio ecosistemico nella valutazione delle risorse alieutiche sarà effettivamente tale soltanto se basata su dati scientifici comprovati,

G.   considerando che l'approccio ecosistemico deve essere dinamico e flessibile nei suoi processi informativi e decisionali, data la necessità di adeguamento permanente alla luce delle nuove conoscenze e interrelazioni scientifiche,

H.   considerando che, secondo la comunicazione della Commissione dal titolo "Relazioni degli Stati membri sui comportamenti che costituiscono gravi violazioni delle norme della politica comune della pesca individuati nel 2006" (COM(2008)0670), continuano a verificarsi violazioni gravi e preoccupanti alle regole della PCP, malgrado gli sforzi realizzati per ridurre la capacità della flotta comunitaria,

I.   considerando che la valutazione delle risorse alieutiche si concentra sulla sostenibilità delle riserve, fondamentale per le attività di pesca, e che spetta agli Stati membri disciplinare la materia,

J.   considerando l'obiettivo principale della politica della pesca, accettato da tutti gli Stati partecipanti al Vertice mondiale per lo sviluppo sostenibile di Johannesburg del 2002, ossia conseguire le catture massime sostenibili,

K.   considerando che l'accentuato calo dei redditi nel settore della pesca è dovuto all'esaurimento di molti stock ittici di interesse commerciale, il quale ha reso necessario imporre restrizioni delle attività di pesca e la stasi/riduzione dei prezzi di prima vendita, con contestuale rincaro esponenziale dei fattori di produzione (gasolio e benzina), mentre la situazione si aggrava ulteriormente nei paesi in cui i costi corrispondenti sono più elevati, in particolare a causa dell'assenza o dell'inadeguatezza delle misure di sostegno al settore rispetto a quelle adottate in altri paesi,

L.   considerando la proposta della Commissione circa l'avvio del dibattito su un'eventuale riforma della PCP,

1.   accoglie con favore la summenzionata comunicazione della Commissione su un approccio ecosistemico alla gestione dell'ambiente marino e sottolinea la necessità che questa iniziativa costituisca un contributo per garantire uno sfruttamento delle risorse alieutiche tale da creare condizioni sostenibili da un punto di vista sociale, ambientale ed economico;

2.   sottolinea la necessità che tale approccio ecosistemico della gestione delle attività di pesca porti all'affermazione di un sistema di gestione, di scambio reciproco di conoscenze e di ricerca dinamico e flessibile, onde includere ulteriori variabili che potrebbero in futuro derivare da fattori imprevisti o da altre discipline scientifiche;

3.   esorta al riguardo la Commissione a includere nella sua proposta metodi e strumenti che consentano lo scambio reciproco di informazioni e di dati nonché un processo costante di ampliamento delle conoscenze per tutti i soggetti interessati, al fine di consentire a tutti loro di sviluppare ulteriormente l'approccio ecosistemico con l'obiettivo di mostrarne e dimostrarne i vantaggi per tutti;

4.   ricorda che la pesca è un'attività fondamentale per garantire l'alimentazione e la sopravvivenza degli esseri umani e ritiene che detto obiettivo sia primordiale per ogni tipo di politica della pesca;

5.   richiama l'attenzione sull'importanza cruciale che il settore della pesca rappresenta per alcune comunità costiere dell'Unione europea dal punto di vista economico, sociale e culturale;

6.   ribadisce che la PCP dovrà promuovere la modernizzazione e lo sviluppo sostenibile del settore della pesca, assicurandone la continuità socioeconomica e la sostenibilità delle risorse alieutiche e garantendo gli approvvigionamenti pubblici di pesce e la sovranità e la sicurezza alimentare, la conservazione dei posti di lavoro e il miglioramento delle condizioni di vita dei pescatori;

7.   ritiene che ogni politica della pesca dovrà considerare molteplici dimensioni – sociale, ambientale, economica – le quali esigono un approccio integrato ed equilibrato, incompatibile con una concezione intesa a fissarle in una gerarchia basata su schemi aprioristici di priorità;

8.   sottolinea che, visti i suoi obiettivi specifici, la PCP non deve essere subordinata ad altre politiche comunitarie definite di volta in volta; ritiene invece che queste ultime debbano salvaguardare e integrare gli obiettivi della politica della pesca;

9.   sottolinea che lo sviluppo sostenibile di una determinata regione costiera esige la valorizzazione dell'interazione tra le sue componenti ambientali, naturali e umane, nonché la promozione della qualità di vita delle comunità di pescatori; riafferma che ogni politica della pesca deve partire dal principio dell'interdipendenza tra il benessere delle comunità di pescatori e la sostenibilità degli ecosistemi di cui sono parte integrante;

10.   osserva in tale ottica la necessità di riconoscere la specificità e l'importanza della piccola pesca costiera e artigianale;

11.   sottolinea pertanto che non sono obiettivi inconciliabili continuare a coprire il fabbisogno alimentare di ogni Stato membro, salvaguardare la sopravvivenza del settore strategico della pesca e delle comunità di pescatori e conservare la sostenibilità degli ecosistemi marini;

12.   ritiene che ai fini del mantenimento a livelli accettabili degli stock ittici su scala globale dovrebbero anche essere stabiliti dei limiti riguardanti il numero massimo di giorni in cui i pescatori possono rimanere in mare;

13.   sottolinea che l'applicazione di un approccio ecosistemico della gestione dell'ambiente marino impone necessariamente un'azione multidisciplinare e intersettoriale, tale da comprendere le diverse misure e politiche con incidenza sugli ecosistemi marini – le quali vanno oltre e stanno a monte delle politiche attuate nel settore della pesca – altrimenti non sarà possibile conseguire gli obiettivi di detto approccio;

14.   ribadisce la necessità di studiare e adottare misure riguardanti la molteplicità dei fattori con incidenza profonda sulla sostenibilità degli ecosistemi marini e sulla situazione delle risorse alieutiche e pertanto sulle attività di pesca, quali l'inquinamento costiero e in alto mare, gli scarichi di origine industriale e agricola, la modifica dei corsi d'acqua, il dragaggio dei fondali, le attività portuali, i trasporti marittimi e il turismo;

15.   sottolinea che esistono notevoli differenze tra le diverse zone marittime e le risorse alieutiche corrispondenti nonché tra le varie flotte e metodi di pesca utilizzati e il conseguente impatto sugli ecosistemi, il che impone misure di gestione della pesca diversificate, specifiche e commisurate ai singoli casi, come modifiche tecniche apportate alle reti, la chiusura di alcune zone di pesca e la riduzione dello sforzo di pesca;

16.   insiste sulla necessità di attivare meccanismi di sovvenzione o compensazione per i pescatori colpiti dalle ripercussioni economiche e sociali dei piani pluriennali di ricostituzione e di gestione e dalle misure di protezione degli ecosistemi;

17.   evidenzia che l'applicazione, inevitabilmente progressiva, di un approccio globale, interdisciplinare e intersettoriale della gestione dell'ambiente marino esige il miglioramento e l'approfondimento costante delle conoscenze scientifiche al fine di garantire l'adozione di misure basate su dati scientifici comprovati;

18.   richiama l'attenzione sulla necessità che la Commissione includa il settore della pesca in un autentico piano intersettoriale per la preservazione dell'ambiente marino, in linea con le disposizioni della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino(2), pilastro ambientale della politica marittima europea;

19.  19 sottolinea che la ricerca scientifica in materia di pesca è uno strumento essenziale per la gestione della pesca, indispensabile per individuare i fattori che condizionano l'evoluzione delle risorse alieutiche, per procedere a una valutazione quantitativa e per sviluppare modelli che consentano di prevederne l'evoluzione, ma anche per migliorare i metodi di pesca, le imbarcazioni e le condizioni di lavoro e di sicurezza dei pescatori, alla luce delle conoscenze e delle esperienze di questi ultimi;

20.   propone che vengano compiuti degli studi scientifici volti a individuare la ridistribuzione delle specie marine sfruttate dalla pesca, causata dagli effetti delle recenti modifiche dei parametri fisici e chimici dell'acqua imputabili al cambiamento climatico; ritiene che detti studi debbano servire da base per la riformulazione di un certo numero di piani di ricostituzione degli stock ittici attualmente in vigore, ad esempio quelli riguardanti il nasello australe e gli scampi al largo della penisola iberica;

21.   richiama l'attenzione sulla necessità di sviluppare progetti di ricerca nell'acquacoltura per il ripopolamento degli stock delle specie più a rischio;

22.   ritiene necessario in detto ambito investire nella formazione delle risorse umane, mettere a disposizione mezzi finanziari adeguati e promuovere la cooperazione tra i diversi organismi pubblici degli Stati membri;

23.   evidenzia che la ricerca scientifica dovrà considerare le dimensioni sociale, ambientale ed economica delle attività di pesca; ritiene essenziale procedere alla valutazione dell'impatto dei diversi sistemi/strumenti di gestione della pesca sull'occupazione e sul reddito delle comunità di pescatori;

24.   evidenzia che il primo e il principale compito della gestione della pesca, in quanto attività che sfrutta una risorsa autorinnovabile, è controllare, direttamente o indirettamente, lo sforzo totale di pesca, in modo da conseguire l'obiettivo del succitato Vertice di Johannesburg del 2002;

25.   sollecita la Commissione a riconsiderare l'attuale sistema del totale ammissibile di catture (TAC) e delle quote come principale strumento di gestione delle risorse marine, nonché la sua utilità alla luce delle attuali restrizioni della pesca;

26.   sollecita la Commissione ad applicare sistemi di controllo e supervisione più aperti per quel che riguarda gli sbarchi, le catture illegali e il rigetto in mare delle catture accessorie;

27.   ritiene che le summenzionate misure siano fondamentali per una valutazione accurata dello stato delle risorse alieutiche da parte degli organismi scientifici competenti;

28.   riconosce che gli strumenti di gestione della pesca attualmente esistenti, basati sui TAC, incidono direttamente sulle catture e indirettamente sullo sforzo di pesca; sottolinea la necessità di controllare lo sforzo di pesca affinché il metodo funzioni con la massima efficacia; sollecita la Commissione a studiare i diversi strumenti esistenti per la gestione delle risorse ittiche, provvedendo a che gli strumenti attualmente esistenti non siano alterati finché non si profila un'alternativa atta a garantire uno sfruttamento più adeguato delle risorse ittiche;

29.   sottolinea che la ripartizione dei TAC tra flotte e metodi di pesca, nel rispetto del principio della stabilità relativa, è di competenza esclusiva di ogni singolo Stato membro; ritiene che la ripartizione delle quote in ogni Stato membro dovrà considerare il tipo di metodi di pesca (strascico o altro) e le rispettive catture;

30.   esprime la sua profonda preoccupazione in merito alla possibilità di introdurre eventuali modifiche nella PCP intese a promuovere la concentrazione delle attività di pesca, segnatamente per quanto riguarda il diritto di accesso alle risorse;

31.   evidenzia che la riduzione e la concentrazione delle quote nelle mani di pochi operatori non significa necessariamente una riduzione dello sforzo di pesca, ma soltanto la concentrazione dello sfruttamento delle risorse alieutiche;

32.   accoglie con favore la "discriminazione positiva" riguardo agli aiuti per il rinnovo della flotta in alcune regioni ultraperiferiche (RUP) dell'Unione europea e ritiene fondamentale che questo sostegno venga mantenuto dopo la fine dell'attuale quadro finanziario 2007-2013, in modo da poter assicurare, anche successivamente, un tipo di pesca sostenibile e rispettosa dell'ambiente;

33.   considera indispensabile mantenere la deroga nell'accesso alla zona di mare territoriale estesa come minimo fino a 12 miglia, in quanto modo per promuovere la sostenibilità degli ecosistemi marini costieri, le attività di pesca tradizionali e la sopravvivenza delle comunità di pescatori; sollecita che tale deroga abbia un carattere permanente;

34.   sollecita che l'area corrispondente alla ZEE delle RUP sia considerata "zona di accesso esclusiva" di tipo permanente onde garantire la sostenibilità degli ecosistemi marini, delle attività di pesca e delle comunità locali di pescatori;

35.   considera inadeguato misurare lo sforzo di pesca in modo uniforme senza tenere in conto la diversità delle flotte e dei metodi di pesca; considera che il controllo dello sforzo di pesca debba tenere in conto le diverse specie, i diversi metodi di pesca e l'impatto stimato delle catture sugli stock di ogni specie;

36.   ritiene che la rilevanza attribuita allo sforzo di pesca espresso in kw/giorno abbia senso soltanto nel caso della pesca a strascico e sia inutile per gli altri metodi;

37.   ritiene che i limiti spaziali (zone chiuse o protette, per esempio aree marittime protette) richiedano una base scientifica pluridisciplinare che li comprovi, segnatamente per quanto riguarda l'influenza delle varie attività e dei diversi fattori con impatto reale sugli ecosistemi e i benefici effettivi della relativa introduzione, corredata da studi specifici approfonditi sull'impatto ambientale e socioeconomico sulle comunità di pescatori;

38.   rileva che la limitazione delle capacità di pesca è stata effettuata soprattutto tramite la promozione dello smantellamento di imbarcazioni, ma non è stata realizzata in modo uniforme nei diversi Stati membri; sottolinea pertanto che l'adeguamento delle varie flotte nazionali alle risorse alieutiche deve tenere in conto la riduzione dello sforzo di pesca già realizzata;

39.   ritiene inadeguata e ingiustificata una politica che incentiva lo smantellamento indifferenziato delle imbarcazioni senza considerare le specificità delle flotte, le risorse alieutiche, le esigenze di consumo di ogni Stato membro e il relativo impatto socioeconomico;

40.   ritiene pertanto che uno dei primi compiti da realizzare nell'ambito della gestione della pesca sia un accertamento scientifico dell'esistenza e della tipologia delle flotte sovradimensionate e delle risorse ipersfruttate, al fine di consentire l'adozione di adeguate misure specifiche;

41.   rileva che nel regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio l'approccio precauzionale di gestione della pesca viene così definito: "la mancanza di dati scientifici adeguati non deve giustificare il rinvio o la mancata adozione di misure di gestione per la conservazione delle specie bersaglio, delle specie associate o delle specie dipendenti, nonché delle specie non bersaglio e del relativo habitat";

42.   riafferma l'importanza del controllo nella gestione della pesca, di cui sono competenti gli Stati membri;

43.   sollecita il sostegno all'installazione e alla modernizzazione dei mezzi propri di vigilanza, di accertamento e di controllo delle zone economiche esclusive a disposizione degli Stati membri, tenendo in conto la lotta alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), il rafforzamento della sicurezza marittima e la conservazione degli ecosistemi marini;

44.   ritiene essenziale applicare le misure già adottate contro la pesca INN e sollecita gli Stati membri a rafforzare i propri meccanismi di controllo;

45.   invita la Commissione a proporre misure volte a far applicare ai prodotti della pesca importati, commercializzati nel mercato interno, gli stessi requisiti applicati ai prodotti della pesca nei diversi Stati membri;

46.   ribadisce la necessità di migliorare continuamente i metodi di pesca al fine di perfezionarne la selettività, che costituirà un fattore importante per ridurre le catture accessorie e il relativo impatto sull'ambiente; esorta la Commissione a sviluppare specifici strumenti politici che incoraggino i pescatori ad adoperarsi con ogni mezzo a loro disposizione per ridurre al massimo le loro catture accessorie;

47.   ritiene che l'introduzione di metodi di strascico industriali abbia provocato un aumento della mortalità legata alle attività di pesca, il che ha comportato la necessità di controllare tali metodi in modo distinto, per esempio mantenendo i limiti imposti in relazione alle zone di pesca (prossimità o distanza dalla costa);

48.   sollecita la Commissione a promuovere pratiche di pesca valide dal punto di vista ambientale attraverso l'adozione di tecniche di pesca maggiormente selettive, in grado di ridurre le catture accessorie e il consumo di carburante nei periodi di pesca;

49.   invita la Commissione ad accelerare il più possibile il processo di ecocertificazione del pesce, allo scopo di promuovere una pesca più pulita e rispettosa dell'ambiente;

50.   sottolinea che il coinvolgimento del settore della pesca nella definizione, nell'applicazione e nella valutazione delle diverse misure nell'ambito della PCP è fondamentale per attuare politiche più adeguate ed efficaci;

51.   evidenzia che i consigli consultivi regionali possono svolgere un ruolo importante nel processo decisionale della PCP purché coinvolgano pescatori e ricercatori responsabili della valutazione delle risorse alieutiche; ritiene che il loro funzionamento debba essere adeguatamente finanziato;

52.   sottolinea che, nell'ambito della politica regionale e della politica di buon vicinato, andrebbe incrementata la cooperazione con le flotte non comunitarie che sfruttano stock ittici comuni, al fine di assicurarne la sostenibilità;

53.   insiste sulla necessità di sostenere i gruppi di pescatori e le organizzazioni professionali disposte a condividere la responsabilità nell'applicazione della PCP (cogestione);

54.   sollecita un maggiore decentramento della PCP per consentire una maggiore partecipazione dei pescatori, delle loro organizzazioni rappresentative e delle comunità di pescatori nella PCP e nella gestione delle attività di pesca, assicurando al contempo il rispetto di standard minimi coerenti ed uniformi in tutta la Comunità;

55.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GUL 358 del 31.12.2002, pag. 59.
(2) Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19).

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