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Procedura : 2009/2105(INI)
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Ciclo del documento : A7-0029/2010

Testi presentati :

A7-0029/2010

Discussioni :

PV 24/03/2010 - 18
CRE 24/03/2010 - 18

Votazioni :

PV 25/03/2010 - 8.2
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P7_TA(2010)0088

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Giovedì 25 marzo 2010 - Bruxelles
Politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire?
P7_TA(2010)0088A7-0029/2010

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire? (2009/2105(INI))

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione del 28 maggio 2009 sulla politica di qualità dei prodotti agricoli (COM(2009)0234),

–   visto il Libro verde della Commissione del 15 ottobre 2008 sulla qualità dei prodotti agricoli: norme di prodotto, requisiti di produzione e sistemi di qualità (COM(2008)0641),

–   vista la propria risoluzione del 10 marzo 2009 su «Garantire la qualità degli alimenti - Armonizzazione o reciproco riconoscimento delle norme»(1),

–   vista la propria risoluzione del 9 ottobre 1998 sulla politica di qualità per i prodotti agricoli e agroalimentari(2),

–   visto il documento di lavoro della Commissione sui sistemi di certificazione della qualità alimentare (ottobre 2008),

–   vista la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune (PAC),

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori (COM(2008)0040),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0029/2010),

A.   considerando che le norme dell'Unione europea in materia di qualità alimentare sono le più rigorose del mondo; che tali rigorose norme rispondono a un'esigenza del consumatore europeo e rappresentano un mezzo per massimizzare il valore aggiunto,

B.   considerando che il sostegno alle piccole e medie aziende, i cui livelli di produzione e consumo corrispondono alle esigenze locali, permette di mantenere le pratiche agricole sia tradizionali che empiriche e fa sì che esse siano applicate in conformità delle più elevate norme di qualità e sicurezza,

C.   considerando che i prodotti europei di qualità rappresentano un patrimonio culturale e gastronomico «vivente» dell'Unione e sono, quindi, un elemento essenziale della vita economica e sociale di numerose regioni europee in quanto garantiscono la continuazione di determinate attività che presentano un legame diretto con il territorio, in particolare nelle zone rurali,

D.   considerando che l'attuale politica delle catene di distribuzione incide sulle possibilità dei piccoli produttori di raggiungere il grande pubblico,

E.   considerando che i consumatori manifestano crescente interesse non solo nei confronti della sicurezza degli alimenti, ma anche nei confronti dell'origine e dei metodi di produzione dei prodotti alimentari; che l'UE ha già risposto a questa tendenza introducendo quattro marchi di qualità e origine degli alimenti, segnatamente la denominazione di origine protetta (DOP), l'indicazione geografica protetta (IGP), la specialità tradizionale garantita (STG) e l'agricoltura biologica,

F.   considerando che il consumatore associa i sistemi di certificazione a una garanzia di maggiore qualità,

G.   considerando che le nuove tecnologie possono essere utilizzate per fornire informazioni dettagliate in merito alla provenienza e alle caratteristiche dei diversi prodotti agricoli e alimentari,

Osservazioni generali

1.   accoglie con soddisfazione la comunicazione della Commissione e l'inserimento nel documento di varie raccomandazioni del Parlamento, a seguito del processo di riflessione avviato con il Libro verde sulla qualità dei prodotti agricoli; auspica che le misure proposte dal Parlamento nella presente risoluzione trovino quanto prima attuazione, così da dare efficacemente seguito alle reazioni trasmesse da agricoltori e produttori nel corso del processo di consultazione, e al fine di valutare il grado di opportunità, necessità e proporzionalità del quadro regolamentare proposto, tenendo conto altresì degli effetti della crisi economica e dell'esigenza di non generare costi e oneri aggiuntivi per i produttori;

2.   deplora che, in nome di una semplificazione che potrebbe risultare controproducente, la comunicazione della Commissione abbia ripreso solo in parte le esigenze indicate dai settori interessati dopo la pubblicazione del Libro verde;

3.   sottolinea che la qualità è un elemento fondamentale per l'intera catena alimentare e rappresenta un valore essenziale per il sostegno alla competitività dei produttori agroalimentari europei; ritiene che la qualità possa costituire il fondamento di importanti vantaggi commerciali per i produttori europei e indirettamente possa contribuire allo sviluppo rurale;

4.   ritiene che la politica dell'Unione europea in materia di qualità possa comportare un rafforzamento della competitività e un maggiore valore aggiunto per l'economia delle regioni europee; ritiene altresì che la produzione agricola e agroalimentare di qualità sia spesso l'unica possibilità per varie zone rurali con alternative di produzione limitate; considera inoltre la qualità come un motore della diversità dei prodotti e un fattore che contribuisce alla specializzazione della forza lavoro interessata;

5.   chiede un rafforzamento della politica di qualità dell'UE, che costituisce un notevole incentivo perché i produttori europei migliorino gli sforzi in materia di qualità, sicurezza alimentare e rispetto dell'ambiente; ritiene che questa politica possa contribuire a un sostanziale miglioramento del valore aggiunto della produzione agricola e alimentare dell'Unione in un mercato sempre più globalizzato;

6.   è convinto che la politica della qualità possa dare adito a importanti evoluzioni nell'agricoltura europea, giacché quello dei prodotti di qualità è un settore caratterizzato da una forte produzione, in cui il valore dei soli prodotti IGP supera già i 14 miliardi di euro;

7.   ritiene che l'introduzione di livelli diversi di protezione per le denominazioni di qualità europee possa portare a situazioni di non equità, in particolare se si seguono essenzialmente criteri economici; ritiene pertanto che tutte le indicazioni geografiche debbano godere dello stesso livello di riconoscimento;

8.   ritiene che in un mercato sempre più aperto sia indispensabile che l'Unione difenda, nell'ambito dei negoziati OMC, l'idea che i prodotti di qualità devono essere efficacemente tutelati grazie al regime di protezione della proprietà intellettuale;

9.   sottolinea che, nel quadro dei negoziati OMC, la Commissione deve cercare di raggiungere un accordo sulle «questioni non commerciali» che garantisca che i prodotti agricoli importati soddisfino gli stessi requisiti in materia di sicurezza alimentare, benessere degli animali e protezione dell'ambiente che l'UE impone ai prodotti agricoli originari del proprio territorio;

10.   è del parere che la nuova politica dell'UE in materia di qualità dovrebbe mostrare una maggiore «apertura» nei confronti dei prodotti provenienti dai nuovi Stati membri, che soltanto da pochi anni hanno la possibilità di partecipare al sistema di registrazione delle indicazioni geografiche; ritiene che le condizioni da rispettare ai fini della registrazione di un dato prodotto debbano essere trasparenti e comprensibili sia per i richiedenti (produttori) che per i consumatori;

11.   ritiene necessario potenziare il controllo e rafforzare il coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri per garantire che i prodotti alimentari importati rispettino le norme europee di qualità e sicurezza alimentare nonché le norme ambientali e sociali;

12.   sottolinea la necessità di disporre di norme di qualità che assicurino una comunicazione efficace con i consumatori quanto alle modalità di produzione dei vari prodotti e che offrano incentivi a migliorare gli standard, contribuendo in tal modo ad ampliare gli obiettivi politici dell'UE;

13.   ritiene che la politica europea in materia di qualità debba essere strettamente legata alla riforma della PAC dopo il 2013; è del parere che nel quadro di questa politica l'Unione europea debba fornire un sostegno finanziario allo scopo di ottenere una produzione agroalimentare di alta qualità; ritiene che tale sostegno dovrebbe concretizzarsi nello sviluppo, nella diversificazione e nel miglioramento dell'accesso al secondo pilastro della PAC, soprattutto per quanto riguarda la modernizzazione delle aziende agricole e la creazione e lo sviluppo di microimprese nello spazio rurale; rileva che il sostegno finanziario finalizzato a promuovere la qualità della produzione rappresenta un'opportunità per orientare al mercato le aziende agricole di semisussistenza; ritiene che le organizzazioni di produttori dovrebbero godere di maggiore sostegno, in particolare per evitare di svantaggiare i piccoli produttori;

14.   sottolinea che la diversità deve restare la ricchezza dell'Europa e che tutti i prodotti di qualità rispondenti ai criteri definiti dall'UE dovrebbero essere riconosciuti e difesi; ritiene necessario che la PAC dopo il 2013 sostenga la politica di qualità e, in particolare, gli sforzi dei produttori a favore di modi di produzione più rispettosi dell'ambiente; rileva che le regioni sono i partner della PAC e cofinanziano e gestiscono lo sviluppo rurale; aggiunge che, in virtù della prossimità geografica, le regioni sono i partner dei produttori, segnatamente di quelli di prodotti tradizionali e biologici; ritiene che le regioni dovrebbero essere associate al processo di riconoscimento e di promozione dei prodotti a indicazione geografica, dei prodotti tradizionali e dei prodotti biologici;

Requisiti di produzione UE e norme di commercializzazione

15.   sottolinea la necessità di un riconoscimento ufficiale degli sforzi esplicati dai produttori europei per soddisfare i requisiti di produzione UE con riferimento alle norme di qualità, ambientali, in materia di benessere degli animali e sanitarie;

16.   invita in tale contesto la Commissione a condurre uno studio sulle varie opzioni disponibili per offrire ai produttori europei la possibilità di rendere visibile, sui loro prodotti, l'impegno nei confronti della qualità, della sicurezza alimentare e del rispetto di tutte le norme di produzione europee, anche attraverso un logo di qualità UE, che dovrebbe essere disponibile esclusivamente per i prodotti agricoli risultanti integralmente da produzioni dell'UE e che, dal momento che certificherebbe il rispetto della normativa soggetta a controlli ufficiali, in nessun caso dovrebbe comportare costi supplementari per gli operatori né oneri economici o amministrativi per gli Stati membri che effettuano i controlli;

17.   ritiene che i prodotti agricoli dell'Unione europea soddisfino di per sé uno standard di qualità, essendo prodotti in conformità delle disposizioni legislative UE in materia di qualità dei prodotti, produzione sostenibile e criteri ambientali e sanitari (condizionalità); aggiunge che i paesaggi culturali d'Europa vengono preservati attraverso la coltivazione di prodotti agricoli; sostiene che, date queste premesse, dovrebbe essere possibile ipotizzare un'etichetta di qualità «coltivato [prodotto o fabbricato] in Europa»;

18.   ritiene che le norme di commercializzazione settoriali svolgano un ruolo importante nella catena di produzione e vadano pertanto mantenute; osserva che tali norme rendono trasparenti i mutamenti che si verificano sul mercato, consentono agli acquirenti di raffrontare prezzi, dimensioni e qualità dei prodotti e assicurano una parità di condizioni di concorrenza a livello europeo;

19.   appoggia l'introduzione di ulteriori «termini riservati facoltativi», soprattutto per fornire una definizione e un'utilizzazione chiare delle espressioni «di montagna», «isolano» e «a bassa emissione di carbonio» nonché l'adozione di orientamenti UE per l'utilizzazione di tali espressioni; esprime inoltre il proprio sostegno all'armonizzazione, a livello comunitario, dell'espressione «di montagna», attualmente disciplinata solo in alcuni Stati membri; invita la Commissione a condurre uno studio sull'ulteriore sviluppo dell'etichettatura relativa all'«impronta di carbonio» nel senso di una misurazione più completa dell'«impronta ecologica», in quanto le etichette e i termini che si riferiscono esclusivamente ai livelli di carbonio trascurano altri aspetti ambientali fondamentali, come l'impatto sulle risorse idriche e la biodiversità;

20.   ritiene necessario promuovere l'etichettatura facoltativa di altri sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e degli animali, come la «produzione integrata», il «pascolo all'aperto» e l'«agricoltura di media montagna»;

21.   ritiene necessario tutelare i prodotti delle zone di montagna nonché quelli delle zone esenti da OGM; chiede di conseguenza alla Commissione di fare il possibile per assicurare un'adeguata tutela dei prodotti di tali regioni;

22.   chiede alla Commissione di avviare un processo di riflessione sulla possibilità di introdurre indicatori di qualità legati alle condizioni sociali di produzione, ad esempio i redditi dei produttori e le relazioni contrattuali tra imprese di produzione, di trasformazione e di commercializzazione;

23.   ritiene che sia opportuno indicare il paese d'origine per i prodotti agricoli freschi e, nel caso di prodotti trasformati «monoingrediente» il luogo di provenienza della materia prima agricola utilizzata nel prodotto finito, con l'obiettivo di garantire una maggiore trasparenza e una tracciabilità per garantire acquisti consapevoli da parte dei consumatori;

24.   osserva che l'etichettatura «luogo di produzione» è attuata con successo in paesi come l'Australia e gli Stati Uniti ed è già obbligatoria nell'UE per un certo numero di prodotti agricoli;

25.   sottolinea che le informazioni integrative e specifiche sono facoltative e che la quantità totale di indicazioni non deve essere eccessiva; ritiene che il marchio di qualità UE debba restare chiaramente riconoscibile in modo prioritario;

26.   ritiene opportuno esaminare anche metodi alternativi d'informazione, ad esempio attraverso internet o i codici a barre o ancora sulla ricevuta;

27.   invita la Commissione a svolgere un approfondito studio tecnico ed economico, onde assicurare che la nuova normativa non imponga costi eccessivi al settore agroalimentare, in particolare ai produttori piccoli e medi; ritiene in tale contesto che si debbano prendere in esame varie opzioni in aggiunta, e quali possibili alternative, all'etichettatura, come i codici a barre o l'informazione su siti web; è del parere che tale studio debba affrontare la fattibilità dell'introduzione dell'etichettatura obbligatoria relativa al luogo di produzione per i prodotti trasformati che contengono «ingredienti significativi» (dove per ingrediente significativo s'intende l'ingrediente di un alimento che rappresenta più del 50% in peso di tale alimento) o «ingredienti caratteristici» (dove per ingrediente caratteristico si intende un ingrediente di un alimento associato abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore), quali definiti all'articolo 2 della proposta di regolamento relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori;

28.   chiede che la semplificazione delle norme e il rafforzamento della credibilità del marchio di qualità UE costituiscano un complemento dei certificati e delle designazioni d'origine locali, regionali o nazionali già esistenti negli Stati membri;

29.   invita la Commissione a restare coerente, nelle sue proposte sulla politica di qualità dei prodotti agricoli, con l'approccio in materia di indicazione del paese d'origine adottato nella proposta di regolamento sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori; ritiene che la politica in materia di qualità dei prodotti agricoli debba essere attuata tenendo conto dei costi di una nuova politica, così come della specificità di settori particolari, come quello dei prodotti agricoli trasformati;

Indicazioni geografiche e specialità tradizionali

30.   ritiene che il sistema delle denominazioni d'origine protette e delle indicazioni geografiche protette costituisca uno degli strumenti della PAC preposti a favorire lo sviluppo delle zone rurali, a proteggere il patrimonio culturale delle regioni e a contribuire alla diversificazione dell'occupazione in ambito rurale;

31.   ritiene che le indicazioni geografiche rivestano grande importanza per l'agricoltura europea; è del parere che i tre sistemi di registrazione delle indicazioni geografiche (per i vini, le bevande alcoliche e i prodotti alimentari) vadano mantenuti nella versione attuale;

32.   è convinto che l'attuale sistema UE di tutela dei prodotti IG vada mantenuto e che si debba accordare a tutte le IG una protezione a livello UE; è del parere che non si debbano instaurare nuovi sistemi di protezione paralleli sul piano nazionale o regionale, in quanto potrebbero dare adito a livelli diversi di tutela; ritiene che non sussista la necessità di introdurre ulteriori sistemi di certificazione dei prodotti alimentari a livello comunitario, in quanto un simile provvedimento screditerebbe i sistemi già esistenti e trarrebbe i consumatori in errore;

33.   è convinto inoltre che si debbano mantenere per il futuro anche i due strumenti esistenti (DOP – Designazione d'origine protetta e IGP – Indicazione geografica protetta), alla luce del riconoscimento e del successo di cui godono; è del parere che per il consumatore sia necessaria una più chiara distinzione tra DOP e IGP e che ciò sia possibile attraverso uno sforzo complessivo di informazione e promozione attuato grazie ad un sostegno finanziario comunitario tanto nel mercato interno quanto nei paesi terzi, anche mediante un aumento del tasso di cofinanziamento europeo;

34.   ritiene che le norme attuali dell'Unione concernenti le IG debbano essere completate affinché sia pienamente riconosciuto e rafforzato il ruolo svolto dalle organizzazioni designate o riconosciute dagli Stati membri per gestire, tutelare e/o promuovere il diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione in quanto IG;

35.   osserva che, sulla base delle esperienze dei produttori, è risultato che la gestione della qualità dei prodotti attraverso le specifiche DOP e IGP e l'efficacia della protezione contro le contraffazioni non sono sufficienti per l'ulteriore sviluppo dei prodotti IG; reputa che la normativa dell'Unione vada modificata in modo da consentire agli Stati membri di riconoscere e valorizzare il ruolo delle organizzazioni da loro designate o riconosciute ai fini della gestione, tutela e/o promozione delle IG e dei loro diritti di proprietà intellettuale e di autorizzare tali organizzazioni ad adeguare il potenziale di produzione alle esigenze del mercato, sulla base di principi equi e non discriminatori;

36.   propone di rafforzare il ruolo dei consorzi(3) detentori delle indicazioni geografiche nell'ottica di definire la legislazione in materia sia di gestione dei volumi che di utilizzazione delle indicazioni geografiche per i prodotti elaborati; ritiene che i consorzi dovrebbero poter intervenire nel coordinamento degli operatori economici onde conseguire il miglior equilibrio possibile tra le quantità prodotte e immesse sui mercati e le quantità che i mercati possono assorbire, come pure nelle azioni promozionali dirette agli agricoltori e ai consumatori; reputa che la perennità dei diversi elementi della produzione, della trasformazione e della distribuzione verrebbe così garantita meglio, tanto più che la perennità è essenziale per la vita delle zone rurali; aggiunge che il controllo della quantità è una delle esigenze del controllo della qualità; ritiene che la definizione del ruolo dei consorzi dovrebbe essere precisata nella regolamentazione comunitaria; reputa che le pratiche e le esperienze osservate nei diversi paesi dell'Unione potrebbero essere inventariate e utilizzate per la definizione di diritti e di doveri dei consorzi;

37.   ritiene che non si debbano aggiungere criteri addizionali al processo di registrazione relativo a tali strumenti, ma che si debba invece mirare alla semplificazione; osserva che le attuali procedure di registrazione DOP e IPG sono complesse e richiedono tempi lunghi; esorta la Commissione a individuare soluzioni che consentano di accelerare il processo;

38.   sottolinea la necessità di migliorare la valutazione delle domande di registrazione, pur non sostenendo l'idea di velocizzarne la procedura di esame rifiutando in modo prematuro e arbitrario quelle che la Commissione valuta incomplete; deplora che, in molti casi, le prime considerazioni della Commissione non siano articolate con sufficiente cautela o si rivelino inadeguate a una data situazione, a causa della mancata conoscenza delle specificità di un prodotto o delle caratteristiche di un mercato locale;

39.   invita la Commissione a svolgere uno studio sulle informazioni appropriate (etichettatura e ogni altro mezzo disponibile) necessarie per i prodotti DOP/IGP commercializzati sotto la denominazione commerciale privata di un dettagliante; chiede che l'indicazione del nome del produttore nelle DOP e nelle IGP sia obbligatoria, quando il prodotto è commercializzato sotto la denominazione commerciale privata di un dettagliante;

40.   ritiene che, nel caso in cui un prodotto tutelato da una IG sia utilizzato come ingrediente, l'organizzazione responsabile di tale IG o l'autorità competente debbano poter definire norme concernenti l'utilizzazione del suo nome nelle denominazioni di vendita dei prodotti trasformati, e debbano essere autorizzate ad effettuare controlli specifici per verificare che le caratteristiche, l'immagine o la reputazione del prodotto a IG non siano alterate; ritiene che la Commissione debba mettere a punto linee direttrici chiare per quanto concerne l'utilizzazione, sull'etichetta di un prodotto trasformato, della denominazione dei prodotti IG utilizzati come ingredienti, per non fuorviare in alcun modo il consumatore;

41.   è favorevole all'instaurazione di norme comunitarie che consentano alle organizzazioni che gestiscono le IG di fissare regole in materia di condizionamento dei loro prodotti onde evitare ogni deterioramento della loro alta qualità;

42.   si oppone all'idea che le IG possano essere sostituite da marchi, trattandosi di strumenti giuridici fondamentalmente diversi; insiste sulla necessità di esplicitare meglio le differenze che esistono tra marchi commerciali e IG; chiede che venga data effettiva attuazione alle norme comunitarie in vigore per quanto concerne l« impossibilità di registrare un marchio che contenga o faccia riferimento a DOP/IGP per gli operatori che non rappresentano le organizzazioni dei produttori delle DOP/IGP in questione;

43.   chiede inoltre una completa protezione ex-officio delle IG, come obbligo per le autorità di tutti gli Stati membri; auspica che la questione sia specificamente affrontata con una revisione del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari(4) e con una migliore definizione delle procedure di controllo applicabili in tutte le fasi della commercializzazione dei prodotti, tanto anteriormente quanto successivamente all'immissione sul mercato;

44.   considera che si debba mantenere lo strumento delle specialità tradizionali garantite (STG) ma che le corrispondenti norme di registrazione debbano essere ulteriormente semplificate; invita in tale contesto la Commissione a procedere a una revisione dello strumento STG, a studiare le possibilità di accelerare la procedura di registrazione e a esaminare le possibilità di offrire una migliore tutela del prodotto nell'ambito del regime, come pure ogni altra formula idonea a rendere questo specifico regime più interessante per i produttori; ricorda che le STG sono uno strumento relativamente recente, il che ne spiega il lento sviluppo; ritiene che si debba assicurare una migliore comunicazione al riguardo presso i produttori e che si debba attendere che la STG divenga uno strumento familiare di promozione della qualità in Europa;

45.   ritiene che la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di creare una banca dati europea contenente antiche ricette e metodi storici di preparazione degli alimenti, affinché la conoscenza dei cibi tradizionali e dei modi in cui sono stati preparati per generazioni non scompaia;

46.   è favorevole all'introduzione di strumenti che consentano la valorizzazione e la promozione collettive di piccole produzioni tradizionali, locali e artigianali estremamente legate al territorio e associate a una denominazione geografica, per le quali le procedure di accesso alle DOP/IGP sono troppo pesanti e costose;

47.   ricorda che alcune IGP sono sistematicamente oggetto di contraffazione nei paesi terzi, il che danneggia la reputazione e l'immagine del prodotto in questione e risulta fuorviante per i consumatori; sottolinea che ottenere la protezione di un prodotto IG in un paese terzo è una procedura lunga e difficile per i produttori, in quanto i singoli paesi terzi possono avere sviluppato propri specifici sistemi di protezione; invita la Commissione a sostenere sul piano tecnico e finanziario le organizzazioni responsabili di prodotti IGP per facilitare la soluzione dei problemi di usurpazione;

48.   chiede una maggiore protezione delle indicazioni geografiche:

   in sede OMC, al contempo mediante l'estensione della protezione dell'articolo 23 dell'accordo TRIPS a tutte le IG e l'istituzione di un registro multilaterale delle IG, giuridicamente vincolante, e
   nei paesi terzi, attraverso la negoziazione di accordi bilaterali, in particolare con i paesi economicamente significativi;
   appoggia la proposta della Commissione di includere le indicazioni geografiche nel campo di applicazione dell'«Accordo commerciale anticontraffazione» e nelle attività del costituendo «Osservatorio europeo sulla contraffazione e la pirateria»;
   reputa che la Commissione debba collaborare più strettamente con i rappresentanti dei produttori IG prima di avviare negoziati commerciali e durante il processo negoziale;
   ritiene che conseguire progressi sostanziali nell'ambito delle indicazioni geografiche costituisca un presupposto indispensabile di un accordo equilibrato nei negoziati agricoli in sede OMC;

49.   ritiene essenziale intensificare le campagne d'informazione e di promozione del sistema di protezione sui generis dell'IG; auspica che la Commissione porti avanti la promozione del concetto di IG nei paesi terzi, in particolare moltiplicando le missioni di assistenza tecnica in collegamento con i produttori europei IG e/o le loro organizzazioni rappresentative;

Produzione integrata

50.   ritiene necessario promuovere i sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e basati su una razionalizzazione degli input, come nel caso della «produzione integrata»;

51.   segnala che l'introduzione di una normativa a livello europeo in materia di produzione integrata darebbe maggiore visibilità agli sforzi esplicati dagli agricoltori e dagli allevatori europei nei settori della sicurezza alimentare, dell'ambiente e del benessere degli animali rispetto alle importazioni da paesi terzi; auspica che venga intrapresa al contempo una campagna di promozione e marketing della produzione integrata europea;

52.   appoggia la promozione dei sistemi di produzione di alimenti di qualità secondo criteri di sostenibilità, come nel caso della produzione integrata; chiede una regolamentazione comunitaria in materia onde unificare i criteri esistenti nei vari Stati membri, accompagnata da un'adeguata campagna di promozione per informare il consumatore sugli aspetti più rilevanti della produzione integrata europea;

Agricoltura biologica

53.   ribadisce la propria convinzione che l'agricoltura biologica e la produzione integrata offrano ai consumatori vantaggi per la salute nonché la garanzia che il processo di produzione evita i danni ambientali associati all'utilizzazione di fertilizzanti, oltre ad offrire agli agricoltori europei una grande opportunità di crescita, sebbene di per sé stesse non rappresentino la soluzione ai futuri problemi di approvvigionamento alimentare su scala mondiale; appoggia i recenti sforzi volti a sviluppare un nuovo logo biologico UE, applicabile a tutti i prodotti agricoli ottenuti nell'UE;

54.   ritiene necessaria l'esistenza di un autentico mercato unico dei prodotti biologici, per il quale l'introduzione del logo comunitario obbligatorio rappresenta un importante contributo; in tal senso, manifesta il suo appoggio al quadro stabilito dal regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91(5), e auspica che, nonostante sia entrato in vigore solo recentemente, il regolamento sviluppi quanto prima tutto il suo potenziale normativo;

55.   rileva che tanto gli Stati membri quanto l'Unione europea hanno l'obbligo di promuovere i prodotti di qualità e di adoperarsi per tutelarli sul piano internazionale; ritiene che in tale contesto sia necessario effettuare controlli più rigorosi sui prodotti biologici provenienti dai paesi terzi, fornendo così la garanzia di una concorrenza leale tra i prodotti biologici europei e quelli dei paesi terzi;

56.   è del parere che la comparsa di prodotti dell'agricoltura convenzionale la cui etichettatura induce a pensare che si tratti di produzione biologica nuoce allo sviluppo di un mercato unico dei prodotti biologici all'interno dell'Unione europea; esprime pertanto preoccupazione per i tentativi di estendere l'utilizzo del marchio biologico anche ai prodotti alimentari non ottenuti in base ai principi dell'agricoltura biologica;

57.   reputa preoccupante il moltiplicarsi di marchi privati biologici nei prodotti non alimentari, un settore in forte espansione non disciplinato dal regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007 relativo alla produzione biologica e all'etichettatura di prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91; chiede alla Commissione di valutare l'opportunità di estendere la regolamentazione a questo settore;

58.   ribadisce che, ai fini di un miglior funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici, è necessario:

   assoggettare i prodotti biologici originari di paesi terzi agli stessi requisiti previsti per i prodotti biologici UE e rafforzare i relativi controlli;
   registrare il paese di origine dei prodotti biologici freschi e trasformati importati da paesi terzi, a prescindere dal fatto che venga utilizzato o meno il logo comunitario per i prodotti biologici,
   rafforzare la credibilità del logo comunitario attraverso un programma di promozione dei prodotti biologici, e
   differenziare chiaramente l'etichettatura dei prodotti non agricoli che presentano un riferimento ai metodi di produzione biologici rispetto a quella dei prodotti dell'agricoltura biologica;

59.   accoglie con favore l'istituzione, a livello di Stati membri, di enti responsabili dei prodotti tradizionali e biologici; giudica indispensabile che ogni Stato membro disponga di istituzioni pubbliche o private, riconosciute sia dai produttori che dai consumatori, in grado di controllare e di promuovere la produzione autoctona biologica e di qualità;

60.   invita la Commissione ad indicare come intende promuovere il commercio locale dei prodotti agricoli ecocompatibili;

Regimi di certificazione privati

61.   segnala che, allo stato attuale, i regimi di certificazione privati non apportano informazioni addizionali sulla qualità dei loro prodotti, bensì stanno diventando, in molti casi, un onere economico e burocratico che l'agricoltore subisce per poter accedere al mercato;

62.   chiede un inventario di tutti i regimi privati di certificazione della qualità che i produttori europei devono applicare oltre alle specifiche di qualità già imposte dalla legislazione comunitaria; sostiene l'istituzione di un quadro legislativo comunitario di principi di base in vista del funzionamento trasparente dei suddetti sistemi privati di certificazione;

63.   appoggia l'iniziativa della Commissione volta a elaborare orientamenti di buone pratiche per l'operabilità di tutti i regimi relativi alla qualità dei prodotti agricoli; tali orientamenti devono essere seguiti dagli operatori e contenere una serie di concetti per aiutare il settore produttivo a promuovere il valore aggiunto delle sue produzioni, promuovere il riconoscimento reciproco dei sistemi di certificazione e la partecipazione del settore produttivo all'elaborazione degli stessi e favorire, mediante raggruppamenti di produttori, una semplificazione degli oneri amministrativi della certificazione al fine di ridurre al massimo i costi per gli agricoltori;

Politica di informazione e promozione

64.   deplora che la comunicazione della Commissione ometta di menzionare la necessità di incoraggiare le misure di promozione, data la loro importanza per rendere redditizi gli sforzi compiuti dagli agricoltori europei in termini di qualità, sicurezza alimentare e ambiente; ritiene che gli strumenti di promozione attualmente disponibili nell'UE vadano rivisti per migliorarne l'efficacia; propone in tale contesto di estendere al mercato UE gli aiuti alle misure di promozione introdotti recentemente per il settore vitivinicolo;

65.   si dichiara favorevole alle azioni volte a dare pubblicità, nel modo quanto più ampio ed efficace possibile, ai vantaggi delle politiche dell'Unione europea in materia di qualità e sicurezza alimentare; raccomanda inoltre alla Commissione e agli Stati membri di intensificare gli sforzi volti a promuovere e divulgare i requisiti di qualità e sicurezza alimentare che i prodotti comunitari sono tenuti a rispettare;

66.   ritiene che tali azioni potrebbero essere realizzate, per quanto concerne le IGP e i marchi comunitari, da soggetti pubblici e/o privati (individui o associazioni);

67.   ritiene, data l'importanza del mercato europeo per i produttori IG, che la Commissione e gli Stati membri debbano rendere disponibili maggiori risorse finanziarie per le campagne promozionali nell'ambito del mercato interno continuando al contempo ad aumentare le risorse per le campagne promozionali nei paesi terzi;

68.   rileva che le politiche d'informazione dovrebbero essere orientate non soltanto ai consumatori ma anche ai produttori, giacché le azioni di questi ultimi sono strettamente legate alla loro conoscenza del mercato e della valutazione della qualità dei loro prodotti da parte dei consumatori;

69.   pone l'accento sul ruolo potenziale del finanziamento europeo in questo ambito, soprattutto grazie alle risorse disponibili a titolo del FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale); richiama tuttavia l'attenzione sull'inasprimento, nel quadro della crisi finanziaria mondiale, delle condizioni di concessione dei crediti ai piccoli produttori, con la conseguente drastica limitazione dell'accesso al cofinanziamento previsto nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale; suggerisce in tale contesto che la Commissione prenda in considerazione un'armonizzazione del sistema di crediti agricoli a livello di Unione;

70.   ritiene che occorra promuovere i mercati agricoli gestiti direttamente dagli agricoltori come punti di vendita di prodotti stagionali locali, dal momento che in tal modo si garantisce un prezzo equo per i prodotti di qualità, si consolida il legame tra prodotto e territorio di origine e si incoraggiano i consumatori ad operare una scelta informata e basata sulla qualità; ritiene che gli Stati membri debbano promuovere la creazione di spazi commerciali in cui i produttori possano presentare i loro prodotti direttamente ai consumatori;

71.   sollecita l'istituzione di programmi volti a promuovere le vendite sui mercati locali, al fine di sostenere le iniziative locali e regionali di trasformazione e commercializzazione; ritiene che tale obiettivo possa essere realizzato, ad esempio, dalle cooperative di produttori, che contribuiscono all'aumento del valore aggiunto nelle zone rurali;

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72.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P6_TA(2009)0098.
(2) GU C 328 del 26.10.1998, pag. 232.
(3) Per esempio: consorzio in Italia, consejo regulador in Spagna e organisme de défense et de gestion o détenteur d'IG in Francia.
(4) GU L 93 del 31.3.2006, pag. 12.
(5) GU L 189 del 20.7.2007, pag. 1.

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