Indice 
Testi approvati
Giovedì 11 marzo 2010 - Strasburgo
Cuba
 Investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio
 Grave catastrofe naturale nella regione autonoma di Madeira e conseguenze della tempesta Xynthia in Europa
 Il caso di Gilad Shalit
 Escalation della violenza in Messico
 Repubblica di Corea - la pena di morte dichiarata legale

Cuba
PDF 113kWORD 35k
Risoluzione del Parlamento europeo dell«11 marzo 2010 sui prigionieri di coscienza a Cuba
P7_TA(2010)0063RC-B7-0169/2010

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione a Cuba, in particolare quelle del 17 novembre 2004, del 2 febbraio 2006 e del 21 giugno 2007,

–   viste le sue precedenti risoluzioni relative alle relazioni annuali sulla situazione dei diritti umani nel mondo per gli anni 2004, 2005, 2006, 2007 e 2008, e la politica dell'Unione in materia di diritti umani,

–   vista la sua risoluzione sul seguito del Premio Sacharov del 14 dicembre 2006(1),

–   viste la dichiarazione della Presidenza del Consiglio del 14 dicembre 2005 sulle «Damas de blanco», così come le precedenti dichiarazioni del 26 marzo 2003 e del 5 giugno 2003 sulla situazione a Cuba,

–   vista la posizione comune 96/697/PESC del Consiglio, adottata il 2 dicembre 1996 e periodicamente aggiornata,

–   viste le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 18 giugno 2007, del giugno 2008 e del 15 giugno 2009, su Cuba,

–   viste le dichiarazioni rilasciate dal portavoce della Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Baronessa Catherine Ashton, e dal Presidente del Parlamento, Jerzy Buzek, sulla morte a Cuba del prigioniero politico e prigioniero di coscienza Orlando Zapata Tamayo,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando che la difesa dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti umani, inclusi i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, continua a essere uno dei principali obiettivi dell'Unione europea,

B.   considerando che dozzine di giornalisti indipendenti, dissidenti pacifici e difensori dei diritti umani, per lo più membri dell'opposizione democratica, sono ancora detenuti a Cuba per aver esercitato i diritti fondamentali di espressione e di assemblea nonché il diritto di riunione,

C.   considerando che nel 2005 il Parlamento ha conferito il Premio Sacharov per la libertà di pensiero al movimento cubano delle Damas de blanco; considerando che il rifiuto da parte delle autorità cubane di autorizzare le Damas de blanco a recarsi presso la sede del Parlamento per ritirare il premio viola uno dei diritti umani fondamentali, ossia il diritto di lasciare liberamente il proprio paese e di farvi ritorno liberamente, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

D.   considerando che le istituzioni comunitarie hanno effettuato sforzi per garantire la liberazione e il trattamento umano dei prigionieri politici e di coscienza di Cuba,

E.   considerando che il decesso di Orlando Zapata Tamayo - il primo caso da quasi 40 anni di un attivista cubano morto a causa di uno sciopero della fame per protestare contro gli abusi del governo - va considerato come un grave regresso dei diritti umani a Cuba ed è sfociato in un'ondata di proteste a livello internazionale nonché nello sciopero della fame da parte di molti prigionieri politici e dissidenti cubani detenuti,

1.   condanna fermamente la morte evitabile e crudele del prigioniero politico dissidente Orlando Zapata Tamayo, avvenuta dopo uno sciopero della fame di 85 giorni, ed esprime la propria solidarietà e le proprie condoglianze alla sua famiglia;

2.   condanna la detenzione preventiva degli attivisti e il tentativo del governo di impedire alla famiglia di Orlando Zapata Tamayo di tenere i suoi funerali e di rendergli l'ultimo omaggio;

3.   deplora l'assenza di segnali significativi da parte delle autorità cubane in risposta alle richieste dell'Unione europea e della comunità internazionale di rilasciare tutti i prigionieri politici e di rispettare pienamente le libertà fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di associazione politica;

4.   invita il governo cubano a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri politici e i prigionieri di coscienza;

5.   esprime la propria preoccupazione per la situazione dei prigionieri e dei dissidenti politici che hanno iniziato lo sciopero della fame in seguito alla morte di Zapata; si compiace del fatto che la maggior parte di essi si alimenta nuovamente, ma richiama l'attenzione sulla preoccupante situazione del giornalista e psicologo Guillermo Fariñas, che continua lo sciopero della fame con possibile conseguenze fatali;

6.   deplora che non sia stato dato seguito alle reiterate richieste del Consiglio e del Parlamento in relazione all'immediato rilascio di tutti i prigionieri politici e di coscienza e sottolinea che l'incarcerazione dei dissidenti cubani a causa dei loro ideali e delle loro pacifiche attività politiche viola la Dichiarazione universale dei diritti umani;

7.   esorta il Consiglio e la Commissione ad intensificare le iniziative per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e promuovere e fornire garanzie per il lavoro dei difensori dei diritti umani, secondo le linee approvate dal Consiglio Affari esteri, nelle sue conclusioni dell«8 dicembre 2009;

8.   esorta le istituzioni dell'UE ad appoggiare incondizionatamente e a incoraggiare senza riserve l'avvio di un processo pacifico di transizione politica verso una democrazia pluripartitica a Cuba;

9.   esprime la sua profonda solidarietà a tutto il popolo cubano e il suo sostegno nel cammino verso la democrazia e il rispetto e la promozione delle libertà fondamentali;

10.   esorta l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e il Commissario responsabile della cooperazione ad avviare immediatamente un dialogo strutturato con la società civile cubana e con quei settori che sostengono una transizione pacifica nell'isola, conformemente alle conclusioni approvate in seguito dal Consiglio dell'UE, utilizzando i meccanismi comunitari di cooperazione allo sviluppo, in particolare attraverso l'Iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani;

11.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Presidenza di turno dell'Unione europea, alla Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Assemblea EUROLAT nonché al governo cubano e all'Assemblea nazionale del potere popolare.

(1) Testi approvati, P6_TA(2006)0601.


Investire in tecnologie a basse emissioni di carbonio
PDF 126kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo dell«11 marzo 2010 sull'opportunità di investire nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio (Piano SET)
P7_TA(2010)0064B7-0148/2010

Il Parlamento europeo,

–   viste le conclusioni del Consiglio del 28 febbraio 2008,

–   visti la comunicazione della Commissione dal titolo «investire nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio (Piano SET) (COM(2009)0519) nonché i documenti di lavoro che elaborano le tabelle di marcia tecnologiche 2010-2020 per l'attuazione del piano SET (SEC(2009)1295) e gli investimenti R&S nelle tecnologie prioritarie (SEC(2009)1296),

–   vista la sua risoluzione del 9 luglio 2008 sul piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (2008/2005(INI)(1),

–   vista la decisione n. 1982/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente il Settimo programma quadro della Comunità europea per le attività di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (2007–2013)(2),

–   vista la decisione n. 1639/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, che istituisce un programma quadro per la competitività e l'innovazione (2007–2013)(3),

–   visto il regolamento (CE) n. 663/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un programma per favorire la ripresa economica tramite la concessione di un sostegno finanziario comunitario a favore di progetti nel settore dell'energia(4),

–   vista la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE(5),

–   vista la direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra(6),

–   vista la comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2007 su una politica energetica per l'Europa secondo la quale gli obiettivi fondamentali UE per l'energia sono la sostenibilità, la competitività e la sicurezza energetica (COM(2007)0001),

–   vista la sua risoluzione del 10 febbraio 2010 sui risultati del vertice di Copenaghen sul cambiamento climatico (COP 15)(7),

–   viste le interrogazioni in data 12 febbraio 2010 sulla necessità di investire nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio (Piano SET) (O-0015/2010 – B7-0011/2010, O-0016/2010 – B7-0012/2010),

–   visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che l'Unione europea può raggiungere il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 20% e del 30% in caso di un accordo internazionale, di ridurre l'uso di energia primaria rispetto ai livelli previsti del 20% e raggiungere una cifra di almeno il 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020 soltanto se aumenta i propri sforzi per sviluppare un portafoglio di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio abbordabili, pulite, efficienti e sostenibili,

B.   considerando che tali tecnologie possono essere parte della soluzione per affrontare adeguatamente le sfide del cambiamento climatico, garantire l'approvvigionamento energetico dell'UE e garantire la competitività delle nostre economie,

C.   considerando che a partire dagli anni Ottanta i finanziamenti pubblici e privati destinati alla ricerca sull'energia hanno registrato un calo e che l'attuale livello delle risorse non corrisponde all'entità delle sfide verso il conseguimento di un sistema energetico sostenibile a basse emissioni di carbonio,

D.   considerando che il finanziamento è una delle grandi sfide nella promozione delle innovazioni nel settore dell'energia nell'UE,

E.   considerando che nel campo delle sei iniziative industriali europee (IIE), la Commissione individua l'esigenza di investimenti pubblici e privati nell'arco dei prossimi 10 anni pari a 6 miliardi di EUR per l'energia eolica, 16 miliardi di EUR per l'energia solare, 2 miliardi di EUR per le reti elettriche, 9 miliardi di EUR per la bioenergia, 13 miliardi di EUR per la cattura e lo stoccaggio del CO2 (CCS), 7 miliardi di EUR per la fissione nucleare e 5 miliardi di EUR per l'iniziativa tecnologica congiunta sulle celle a combustibile e l'idrogeno,

F.   considerando che il piano SET ha l'obiettivo e il potenziale di trasformare l'UE in un'economia innovativa, creando quindi centinaia di migliaia di nuovi posti qualificati nel prossimo decennio e spingendo un settore industriale in rapida crescita,

G.   considerando che il passaggio assolutamente necessario nel paradigma energetico richiede un approccio di condivisione dei rischi in cui tutti i soggetti interessati, pubblici e privati, devono assumersi una responsabilità condivisa, il che significa che è necessario più sostegno finanziario pubblico ma anche che l'industria, le banche e gli investitori privati si assumano una maggiore responsabilità per la condivisione dei rischi tecnologici e di mercato,

H.   considerando che la ricerca è cronicamente soggetta a scarsi finanziamenti nell'UE,

1.   valuta positivamente il piano SET, che descrive azioni concrete per la ricerca nel settore di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio, pulite, sostenibili ed efficienti; sottolinea che esso può trasformare l'UE in un'economia innovativa; evidenzia peraltro che senza questo nuovo approccio l'UE non conseguirà i suoi obiettivi energetici e climatici per il 2020;

2.   riconosce l'esigenza di incrementare sostanzialmente gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio sostenibili, al fine di accelerare lo sviluppo, l'impiego efficiente sotto il profilo dei costi, e una rapida e diffusa applicazione di queste tecnologie nell'arco dei prossimi 10 anni;

3.   ritiene fermamente che i finanziamenti necessari per l'attuazione del piano SET possono essere reperiti solo se verranno messe a disposizione risorse pubbliche e private e che il piano SET sia credibile solo se gli verranno riassegnati nuovi fondi a titolo del bilancio UE;

4.   chiede ai soggetti interessati, sia pubblici che privati, di assegnare immediatamente risorse aggiuntive all'attuazione delle tabelle di marcia concordate, nell'ambito delle quali la parte preponderante deve provenire dal settore privato con un sostanziale aumento della quota di investimenti pubblici, sia a livello UE che nazionale;

5.   sottolinea che, alla luce della crisi economica, gli investimenti nelle nuove tecnologie con un maggior potenziale in termini occupazionali dovrebbero essere prioritari; sottolinea che ciò porterà alla creazione di mercati, genererà nuovi flussi di reddito e contribuirà allo sviluppo dell'economia e della competitività dell'UE; sottolinea infine che esso rafforzerà inoltre la sicurezza dell'approvvigionamento energetico dell'UE e ne ridurrà la dipendenza energetica da una serie limitata di risorse, fornitori e rotte di trasporto dell'energia;

6.   ribadisce la sua richiesta di garantire un adeguato finanziamento a sostegno di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio pulite, sostenibili ed efficienti, il che è pari in totale ad almeno 2 miliardi di EUR all'anno del bilancio UE oltre al VII Programma quadro e al Programma quadro per la competitività e l'innovazione dal 2010 in poi; chiede in tale contesto l'urgente definizione di uno scadenziario di finanziamento da parte della Commissione e degli Stati membri delle risorse che essi impegneranno per garantire che tali fondi comincino ad arrivare a partire dal 2010;

7.   chiede inoltre al Consiglio e alla Commissione di sfruttare il dibattito sulla revisione intermedia delle attuali prospettive finanziarie e il dibattito sulle prossime prospettive finanziarie per allineare meglio gli attuali e i futuri bilanci dell'UE alle priorità strategiche dell'UE, soprattutto per quanto riguarda ricerca, azione in materia di clima e sicurezza dell'approvvigionamento energetico;

8.   ritiene assolutamente necessario utilizzare rapidamente i 300 milioni di quote UE accantonati dalla riserva destinata agli impianti nuovi entranti prevista dal sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS) per sostenere la cattura e lo stoccaggio del CO2 e le fonti energetiche rinnovabili innovative; esorta la Banca europea per gli investimenti (BEI) ad allineare i propri criteri di elaborazione dei prestiti sugli impianti rinnovabili innovativi ammissibili al sostegno;

9.   ricorda agli Stati membri che, a partire dal 2013, le entrate dell'asta ETS saranno una fonte indispensabile per finanziare l'attenuazione dei cambiamenti climatici, nonché per impiegare e sviluppare tecnologie energetiche sostenibili a basse emissioni di carbonio;

10.   chiede di rafforzare il ruolo della BEI nel finanziamento dei progetti connessi all'energia, soprattutto incrementandone l'obiettivo nel settore energetico, rafforzando la sua capacità di offrire garanzie ai prestiti ai progetti energetici e migliorando il coordinamento e la continuità dei finanziamenti destinati ai progetti energetici di ricerca e sviluppo a rischio più elevato;

11.   chiede alla BEI di accordare un'adeguata priorità all'esame di tali progetti i quali miglioreranno concretamente la validità della dimostrazione delle tecnologie sostenibili a basse emissioni di carbonio (ad esempio, lo sviluppo di reti intelligenti e microimpianti a idrogeno);

12.   si compiace delle attuali iniziative quali il meccanismo di finanziamento con ripartizione dei rischi (RSFF), il «Fondo Marguerite» (Fondo azionario europeo 2020 per l'energia, il cambiamento climatico e le Infrastrutture), il capitale di rischio e lo strumento PMI ad alta crescita e innovative (GIF), il cui ruolo nel contribuire al finanziamento delle iniziative del piano SET dovrebbe essere quello di rafforzare e presentare un adeguato processo di valutazione a titolo della revisione intermedia;

13.   invita la Commissione, in stretta cooperazione con la BEI, ad avanzare senza indugio, e comunque entro il 2011, una proposta globale relativa a uno strumento per finanziare l'energia rinnovabile e i progetti di efficienza energetica, nonché lo sviluppo di reti intelligenti;

14.   sottolinea che la capacità della base di ricerca UE deve essere ampliata e che è indispensabile un'ulteriore istruzione e formazione per fornire la quantità e la qualità di risorse umane richieste per sfruttare appieno le nuove opportunità tecnologiche che si stanno aprendo;

15.   sottolinea la necessità di creare le giuste condizioni e un quadro regolamentare stabile e favorevole a sostegno della istituzione di partenariati pubblico-privato, che sono un requisito preliminare per attuare il piano SET e le iniziative industriali europee (IIE);

16.   invita la Commissione a garantire che i produttori di tecnologia possano chiedere direttamente finanziamenti del piano SET, non solo come membri di consorzi con servizi energetici, come per quanto riguarda il programma di ripresa economica e il NER300;

17.   riconosce che le PMI costituiscono una grande forza impulsiva per lo sviluppo di varie tecnologie energetiche sostenibili a basse emissioni di carbonio, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di sistemi energetici più decentrati, e sottolinea quindi che l'accesso alle sovvenzioni e ai prestiti pubblici, compreso il finanziamento previsto dal piano SET, deve essere concepito in un modo agevole per le PMI; chiede che una quota assai significativa del finanziamento UE disponibile a titolo del piano SET sia stanziata a favore delle PMI;

18.   si compiace dell'accento sul finanziamento dei progetti di dimostrazione (su ampia scala); sottolinea però l'esigenza di mettere a disposizione fondi anche per la ricerca rischiosa di base a medio e lungo termine e la ricerca applicata;

19.   invita l'Alleanza europea per la ricerca nel settore dell'energia (EERA) a lanciare e attuare programmi congiunti per eseguire il piano SET sviluppando forti legami con le IIE e a espandere le proprie attività; sottolinea che se si vuole che l'EERA si faccia pienamente carico di questo ruolo, dovranno essere stanziati fondi sufficienti a titolo dei bilanci dell'UE e nazionali;

20.   esprime la propria preoccupazione per il fatto che il Consiglio europeo della ricerca (CER) non sta pianificando alcun programma specifico connesso all'energia, dimostrando quindi la mancanza di adeguati investimenti nella ricerca di base;

21.   si compiace dell'iniziativa dell'Istituto europeo per la tecnologia e l'innovazione (IET) volta a lanciare specifiche Comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI) in materia di energia sostenibile e di adattamento ai cambiamenti climatici e mitigazione degli stessi;

22.   si compiace della proposta che prevede di aggiungere alle attuali sei IIE la nuova iniziativa sulle città intelligenti che si concentra sull'efficienza energetica nelle città europee (in particolare tra quelle che hanno firmato il Patto dei sindaci), allo scopo di creare le condizioni per far partire l'adozione di massa delle tecnologie a favore dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili, nonché reti di distribuzione intelligenti nelle zone urbane; esorta la Commissione e gli Stati membri ad attuare rapidamente tale nuova iniziativa, che stimola l'economia e promuove la coesione sociale, coinvolgendo pienamente gli enti locali e regionali, che hanno un ruolo cruciale da svolgere nella promozione e l'utilizzo delle tecnologie energetiche sostenibili a basse emissioni di carbonio;

23.   ricorda alla Commissione i suoi obblighi di notifica previsti dal regolamento sul Programma energetico per la ripresa e il suo impegno ad avanzare proposte ulteriori che consentano il finanziamento dei progetti nei settori dell'efficienza energetica e delle fonti di energia rinnovabile, qualora rimangano fondi dopo gli inviti a presentare proposte; auspica che 116,19 milioni di EUR dell'importo non impegnato siano disponibili per tali progetti;

24.   invita la Commissione e gli Stati membri a esplorare e divulgare ulteriormente approcci innovativi nei confronti della pianificazione e dello sviluppo urbani, soprattutto la pianificazione urbana integrata che risponde alle esigenze di una maggiore inclusione sociale, coesione territoriale e forte impiego di energia sostenibile e trasporti puliti, al fine di costruire sistemi urbani resistenti;

25.   esorta la Commissione ad avanzare iniziative complementari per sfruttare il grande potenziale di altre sedi tecnologiche menzionate nella sua comunicazione dal titolo «investire nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio (Piano SET)», del 7 ottobre 2009, nonché dei gradienti di salinità e dell'energia geotermica; sottolinea la necessità di mettere a disposizione ulteriori risorse a titolo del bilancio UE per finanziarle;

26.   si compiace della scelta delle sei IIE e dell'elaborazione delle tabelle di marcia tecnologiche per il 2010–2020 che forniscono concreti obiettivi per rendere ogni tecnologia sostenibile a basse emissioni di carbonio competitiva sul piano dei costi, e invita la Commissione a lanciare IIE mature, garantendo che la loro struttura di governance sia leggera, non burocratica e trasparente e che una caratteristica fondamentale comune sia il contatto regolare con il gruppo direttivo del piano SET e la BEI;

27.   invita il gruppo direttivo del piano SET a riferire al Parlamento europeo una volta all'anno e a prevedere una più ampia struttura di perizia creando gruppi tecnici di lavoro nei settori di interesse, al fine di coinvolgere un più ampio numero di soggetti nella discussione e nel processo decisionale;

28.   invita la Commissione a promuovere la cooperazione internazionale con altri partner strategici fondamentali nei paesi avanzati, emergenti e in via di sviluppo nel campo dello sviluppo, l'impiego e la diffusione di tecnologie energetiche sostenibili a basse emissioni di carbonio, soprattutto attraverso fondi come il GEEREF, che si concentra sui progetti su scala ridotta;

29.   si compiace dei passi volti a favorire la cooperazione nel settore delle tecnologie energetiche, come quello avviato dalla recente istituzione del Consiglio energetico UE-USA; chiede in tale contesto al Consiglio energetico di sfruttare le sinergie per attuare il piano SET;

30.   invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere lo scambio globale di emissioni di carbonio per creare un ambiente competitivo stabile ed equo per lo sviluppo e l'impiego di tecnologie sostenibili a basse emissioni di carbonio;

31.   invita la Commissione a monitorare l'effettiva applicazione del piano SET, di introdurre a tal fine un sistema valutativo di accompagnamento, a valutare eventuali ostacoli incontrati nella attuazione delle tabelle di marcia e ad informare il Parlamento regolarmente in merito ai progressi compiuti nell'attuazione del piano SET e delle sue tabelle di marcia;

32.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi e parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P6_TA(2008)0354.
(2) GU L 412 del 30.12.2006, pag. 1.
(3) GU L 310 del 9.11.2006, pag. 15.
(4) GU L 200 del 31.7.2009, pag. 31.
(5) GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16.
(6) GU L 140 del 5.6.2009, pag. 63.
(7) Testi approvati, P7_TA(2010)0019.


Grave catastrofe naturale nella regione autonoma di Madeira e conseguenze della tempesta Xynthia in Europa
PDF 114kWORD 38k
Risoluzione del Parlamento europeo dell«11 marzo 2010 sulla grande catastrofe naturale nella regione autonoma di Madeira e le conseguenze della tempesta Xynthia in Europa
P7_TA(2010)0065RC-B7-0139/2010

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 191 e 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   viste la proposta della Commissione concernente il regolamento che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (COM(2005)0108) e la posizione del Parlamento del 18 maggio 2006(1),

–   viste le sue risoluzioni del 5 settembre 2002 sulle inondazioni in Europa(2), dell«8 settembre 2005 sulle calamità naturali (incendi e inondazioni) in Europa(3), del 7 settembre 2006 sugli incendi boschivi e le inondazioni(4) e le sue risoluzioni del 18 maggio 2006 sulle calamità naturali (incendi boschivi, siccità e inondazioni) – aspetti attinenti all'agricoltura(5), allo sviluppo regionale(6) e all'ambiente(7),

–   visto il Libro bianco dal titolo «L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo» (COM(2009)0147) e la comunicazione della Commissione dal titolo «Un approccio comunitario alla prevenzione delle catastrofi naturali e di origine umana» (COM(2009)0082),

–   vista la dichiarazione della Commissione sulla grande catastrofe naturale nella regione autonoma di Madeira, rilasciata il 24 febbraio 2010,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.   considerando la grande catastrofe naturale che ha colpito Madeira il 20 febbraio 2010, con precipitazioni fortissime e senza precedenti, forti venti e onde altissime, che ha causato la morte di almeno 42 persone, molti dispersi, centinaia di sfollati e dozzine di feriti,

B.   considerando che il 27 e il 28 febbraio 2010, una tempesta violenta ed estremamente distruttiva, denominata Xynthia, si è abbattuta sulla Francia occidentale, in particolare nelle regioni Poitou-Charentes, Pays-de-la-Loire e Bretagna, causando la morte di circa 60 persone, numeri dispersi e migliaia di senza tetto,

C.   considerando che una serie di fenomeni meteorologici, in particolare la tempesta Xynthia, ha colpito varie regioni della Spagna, segnatamente le isole Canarie e l'Andalusia, nonché il Belgio, la Germania, i Paesi Bassi e il Portogallo, causando molti decessi e ingenti danni materiali,

D.   considerando che il disastro ha causato grandi sofferenze umane per le famiglie delle vittime e la popolazione colpita,

E.   considerando che la catastrofe ha causato distruzione su larga scala, con danni considerevoli alle infrastrutture pubbliche - tra cui strade, porti, impianti idrici, elettrici, igienico-sanitari e delle telecomunicazioni - come pure agli edifici privati, agli stabilimenti commerciali e industriali nonché ai terreni agricoli, danneggiando altresì il patrimonio naturale e culturale, considerando che i danni alla rete idrica e fognaria, in particolare, potrebbero dar luogo a una minaccia alla salute pubblica,

F.   considerando che il disastro impedisce attualmente alle persone di riprendere una vita normale e potrebbe avere un impatto economico e sociale a lungo termine,

G.   considerando che occorre ripulire e ricostruire le zone colpite dalla catastrofe nonché ripristinare il loro potenziale produttivo e compensare i costi sociali causati dalla catastrofe,

H.   considerando che è diventato chiaro, negli ultimi anni, che i problemi di alluvioni, tempeste e altri fenomeni meteorologici estremi potrebbero essere sempre più frequenti; considerando che gli investimenti nell'attenuazione dei cambiamenti climatici sono importanti anche ai fini della prevenzione delle catastrofi,

I.   considerando che le catastrofi naturali provocano dannose conseguenze economiche e sociali per le economie regionali, l'attività produttiva, l'acquacoltura, il turismo, l'ambiente e la biodiversità,

1.   esprime il suo profondo cordoglio e la propria solidarietà alle regioni colpite, deplora le gravi conseguenze economiche di tali disastri e trasmette, in modo particolare, le sue condoglianze alle famiglie delle vittime;

2.   rende omaggio alle squadre di ricerca e di soccorso che hanno lavorato ininterrottamente per salvare le persone e limitare i danni umani e materiali;

3.   invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere le persone colpite dalle conseguenze economiche e sociali della catastrofe;

4.   ritiene che le autorità nazionali, regionali e locali dovrebbero concentrarsi su efficaci politiche di prevenzione e prestare maggiore attenzione a prassi e legislazione adeguate in materia di programmi di rimboschimento, uso del suolo, gestione delle acque ed efficace gestione dei rischi, in relazione, segnatamente, all'edilizia urbana nelle zone lungo il mare e alla costruzione di dighe, nonché ai settori agricolo e forestale;

5.   invita la Commissione, non appena i governi dei paesi interessati avranno presentato le rispettive richieste, ad avviare tutte le azioni necessarie per mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) nel modo più urgente e più flessibile e per il massimo importo possibile;

6.   invita la Commissione a tener conto della specificità delle singole regioni colpite, segnatamente della fragilità delle regioni insulari e ultraperiferiche, al fine di aiutare le vittime del disastro nel modo migliore possibile;

7.   esorta la Commissione, oltre a mobilitare il Fondo di solidarietà dell'Unione europea, a dar prova di disponibilità e flessibilità per quanto riguarda i negoziati con le autorità competenti in merito ad una revisione dei programmi operativi regionali Intervir + (FESR) e Rumos (FSE) e dei loro equivalenti francesi, nonché della sezione del Programma operativo tematico per la promozione territoriale, finanziato dal Fondo di coesione, destinata a Madeira; invita la Commissione a procedere con la revisione il più rapidamente possibile e ad analizzare anche la possibilità di aumentare il tasso di cofinanziamento comunitario nel 2010 per progetti specifici all'interno dei rispettivi programmi operativi, in conformità delle norme e dei massimali stabiliti nel regolamento generale sui Fondi strutturali 2007-2013 (regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio), e senza rimettere in discussione la dotazione finanziaria annuale assegnata agli Stati membri in questione;

8.   ribadisce che, al fine di affrontare i problemi causati dalle catastrofi naturali in modo più flessibile ed efficace, è assolutamente necessario un nuovo regolamento FSUE, sulla base della proposta della Commissione (COM(2005)0108); critica il fatto che il Consiglio abbia bloccato il dossier, sebbene, nel maggio 2006, in prima lettura, il Parlamento abbia adottato la sua posizione con una schiacciante maggioranza; esorta la Presidenza spagnola e la Commissione ad individuare senza indugio una soluzione per riattivare la revisione del regolamento, al fine di creare uno strumento più forte e più flessibile, in grado di rispondere efficacemente alle nuove sfide del cambiamento climatico;

9.   invita gli Stati membri e le regioni interessate ad istituire piani di recupero e risanamento sostenibili per le zone colpite; invita gli Stati membri ad esaminare l'opportunità di effettuare investimenti a lungo termine in politiche volte a prevenire siffatte catastrofi e limitarne i danni;

10.   invita gli Stati membri ad adattarsi alle conseguenze dei cambiamenti climatici rispettando la legislazione esistente attraverso un approccio integrato in tutti i settori interessati;

11.   insiste sulla necessità di tradurre le raccomandazioni del Libro bianco sull'adeguamento al cambiamento climatico in misure concrete e sulla necessità di passare ai fatti affinché l'adeguamento al cambiamento climatico diventi una realtà nell'Unione europea;

12.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri e al governo della Regione autonoma di Madeira.

(1) GU C 297 E del 07.12.06, pag. 331.
(2) GU C 272 E del 13.11.2003, pag. 471.
(3) GU C 193 E del 17.8.2006, pag. 322.
(4) Testi approvati, P6_TA(2006)0349.
(5) Testi approvati, P6_TA(2006)0222.
(6) Testi approvati, P6_TA(2006)0223.
(7) Testi approvati, P6_TA(2006)0224.


Il caso di Gilad Shalit
PDF 105kWORD 32k
Risoluzione del Parlamento europeo dell«11 marzo 2010 su Gilad Shalit
P7_TA(2010)0066RC-B7-0171/2010

Il Parlamento europeo,

–   vista la terza Convenzione di Ginevra del 1949, in particolare l'articolo 3, comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949,

–   vista la Convenzione internazionale del 1979 contro la presa degli ostaggi,

–   vista la dichiarazione della Presidenza a nome dell'Unione europea sulla situazione umanitaria a Gaza, del 18 novembre 2009, nella quale si «chiede a coloro che tengono prigioniero il soldato israeliano rapito, Gilad Shalit, di liberarlo senza indugio»,

–   vista la risoluzione del Congresso degli Stati Uniti del 18 luglio 2006,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Medio Oriente in cui figurava un appello per la liberazione di Gilad Shalit,

–   visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che il caporale (ora sergente) Gilad Shalit è stato rapito il 25 giugno 2006 da Hamas in territorio israeliano,

B.   considerando che il sergente Shalit ha la cittadinanza europea (francese) e israeliana,

C.   considerando che, da quando è stato preso in ostaggio, il sergente Shalit è tenuto segregato a Gaza e privato dei diritti fondamentali previsti dall'articolo 3, comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, e dalla terza Convenzione di Ginevra,

D.   considerando che Hamas ha rivendicato la responsabilità dell'attuale detenzione del sergente Shalit e ha dichiarato che questi è tenuto prigioniero in conformità della terza Convenzione di Ginevra del 1949,

E.   considerando che il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale in materia di diritti umani devono essere rispettati da tutte le parti coinvolte nel conflitto mediorientale e in ogni circostanza,

F.   considerando che la creazione di un clima di fiducia tra israeliani e palestinesi è un elemento essenziale per un processo di pace che porti i due Stati a vivere fianco a fianco in pace e sicurezza,

G.   considerando che il video ricevuto nell'ottobre 2009, che mostra il soldato catturato con un quotidiano di Gaza datato lunedì 14 settembre 2009, è la prova più decisiva del fatto che il sergente Shalit è ancora vivo,

1.   chiede l'immediata liberazione del sergente Gilad Shalit;

2.   invita Hamas a tenere fede alla parola data e a concedere al sergente Shalit i diritti e i privilegi previsti dalla terza Convenzione di Ginevra del 1949;

3.   deplora che i diritti umani fondamentali del sergente Shalit continuino a non essere rispettati e che alla famiglia e alle autorità israeliane e francesi sia stato impedito di ottenere informazioni riguardo alle sue condizioni di salute; esorta pertanto Hamas a consentire al Comitato internazionale della Croce Rossa di rendere senza indugio visita al sergente Shalit e a permettere a quest'ultimo di comunicare con la famiglia, conformemente alla terza Convenzione di Ginevra del 1949;

4.   sottolinea l'importanza di progredire verso una soluzione fondata sull'esistenza di due Stati e si compiace del riavvio dei negoziati indiretti tra Israele e l'Autorità palestinese;

5.   sottolinea che le misure messe in atto da tutte le parti e volte all'instaurazione di un clima di fiducia reciproca, incluso il rilascio di un numero significativo di prigionieri palestinesi, possono contribuire a creare condizioni favorevoli alla liberazione del sergente Shalit;

6.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché agli Stati membri, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo israeliano, all'Autorità palestinese e all'Assemblea parlamentare euromediterranea.


Escalation della violenza in Messico
PDF 185kWORD 42k
Risoluzione del Parlamento europeo dell«11 marzo 2010 sull'escalation di violenza in Messico
P7_TA(2010)0067RC-B7-0188/2010

Il Parlamento europeo,

–   visto l'accordo di partenariato economico, coordinamento politico e cooperazione tra l'Unione europea e gli Stati Uniti del Messico,

–   vista la raccomandazione del Parlamento europeo del 12 marzo 2009 destinata al Consiglio su un Partenariato strategico UE-Messico,

–   vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 15 luglio 2008, «Verso un partenariato strategico UE – Messico» (COM(2008)0447),

–   vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 30 settembre 2009, su «L'Unione europea e l'America latina: attori globali in partenariato» (COM(2009)0495),

   vista la sua risoluzione dell«11 ottobre 2007 sugli assassinii di donne (femminicidi) in Messico e America Centrale e sul ruolo dell'Unione europea nella lotta contro questo fenomeno,

   vista la dichiarazione dell'UE sull'uccisione dei giornalisti José Luis Romero, Valentín Valdés Espinosa e Jorge Ochoa Martínez,

–   viste le dichiarazioni dei cinque vertici dei Capi di stato e di governo dell'Unione europea, dell'America latina e dei Caraibi (UE-ALC) di Rio de Janeiro (28 e 29 giugno 1999), Madrid (17 e 18 maggio 2002), Guadalajara (28 e 29 maggio 2004), Vienna (12 e 13 maggio 2006) e Lima (16 e 17 maggio 2008),

–   vista la dichiarazione congiunta, del 17 maggio 2008, del quarto vertice UE-Messico tenutosi a Lima,

–   vista la dichiarazione congiunta della nona riunione della commissione parlamentare mista UE-Messico, tenutasi a Bruxelles nel novembre 2009,

–   visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che il Messico e l'Unione europea condividono un insieme di valori che trova espressione nelle nostre società democratiche, pluraliste, garanti delle libertà fondamentali, dei diritti umani, della tutela dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, nonché nell'impegno per consolidare la democrazia, la certezza del diritto, la lotta contro la povertà e un equo sviluppo economico e sociale,

B.   considerando che i nostri sistemi democratici hanno il dovere e l'obbligo di garantire il funzionamento dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e che, di conseguenza, il godimento e il pieno esercizio delle libertà e il diritto all'integrità fisica costituiscono uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto,

C.   considerando che le cause della violenza e dell'insicurezza in Messico non possono essere disgiunte dal problema strutturale della povertà, della disuguaglianza e dell'emarginazione, aspetti nei quali si sono fatti passi indietro dopo l'inizio della crisi economica mondiale e che è necessaria una visione strategica di sviluppo a trecentosessanta gradi, anche a lungo termine, perché la coesione sociale possa avanzare,

D.   considerando che il partenariato strategico UE-Messico apre le porte a una più stretta cooperazione tra il Messico e l'Unione europea su questioni di importanza mondiale e, in particolare, a un dialogo più intenso, a un maggiore coordinamento e allo sviluppo di scambi in settori quali la sicurezza, i diritti umani, la riforma elettorale, lo sviluppo regionale e le politiche commerciali e di regolamentazione,

E.   considerando quindi che il partenariato strategico comprenderà una maggiore cooperazione in materia di diritti umani e che entrambe le parti hanno confermato la propria volontà di cooperare strettamente con l'obiettivo comune di raggiungere gli standard più elevati in tale ambito,

F.   considerando che il Messico partecipa a tutte le opportunità d'incontro regionali e mondiali e ha firmato tutti gli accordi internazionali in materia di diritti umani e di libertà fondamentali, compresi naturalmente quelli relativi alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne; che inoltre il Messico promuove la legislazione in favore della parità di genere,

G.   considerando che nel 2008 è stato lanciato il programma di cooperazione UE-Messico in materia di diritti umani nel quadro del programma di cooperazione bilaterale UE-Messico per il periodo 2007–2013, che comprende in primo luogo la prevenzione della violenza contro le donne e la promozione dei diritti della donna, con una serie di programmi specifici al riguardo,

H.   considerando che la creazione dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, la cui priorità è il sostegno all'eliminazione della violenza contro le donne e i bambini, la promozione del rispetto dei diritti umani da parte dei membri delle forze di pubblica sicurezza, il sostegno al superamento della discriminazione e l'inclusione di norme internazionali in materia di giustizia e diritti umani,

I.   considerando che il Messico sta vivendo, soprattutto nella zona di frontiera con gli Stati Uniti, una escalation di violenza dovuta principalmente al traffico di stupefacenti, conseguenza in primo luogo della lotta tra gruppi criminali per il controllo dell'offerta, in termini di produzione e di traffico, verso l'immenso mercato rappresentato dagli Stati Uniti e, in secondo luogo, risultato dell'impatto dell'offensiva del governo messicano che reagisce dinanzi a questa situazione,

J.   considerando l'importanza del piano varato dal governo in materia di sanità, istruzione e coesione sociale, nonché il rafforzamento della strategia politica volta a recuperare Ciudad Juárez; che tale piano, dotato di un importo di 200 milioni di euro, contribuirà ad eliminare le cause sociali della violenza, ma che sarà ciò nondimeno necessario raddoppiare gli sforzi in questo senso,

K.   considerando che il governo messicano ha dimostrato il proprio forte impegno per migliorare la situazione della sicurezza nel paese, tra l'altro con un marcato aumento del bilancio destinato alle forze di sicurezza e la riforma delle istituzioni di pubblica sicurezza, con l'obiettivo di aumentare l'efficacia dell'applicazione della legge e l'efficienza del settore della giustizia, affrontando con decisione la criminalità organizzata,

L.   considerando che, secondo i dati della Federazione internazionale dei giornalisti, il Messico è uno dei luoghi più pericolosi al mondo per esercitare il mestiere di giornalista, con almeno 53 giornalisti assassinati dal 2000 (13 giornalisti uccisi nel solo 2009), come è stato denunciato anche nelle relazioni della commissione nazionale sui diritti umani del Messico,

M.   considerando che sono frequenti le pressioni e le minacce nei confronti di membri di organizzazioni attive nella difesa e nella promozione dei diritti umani e che molte delle indagini preliminari su aggressioni o uccisioni di difensori dei diritti umani risentono di ritardi ingiustificati a livello statale e federale,

N.   considerando che organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani hanno sporto denuncie in relazione a violazioni di diritti umani a seguito di determinati comportamenti delle forze di sicurezza,

1.   condivide con le autorità del Messico la preoccupazione per l'escalation di violenza ed esprime la propria solidarietà ai cittadini messicani nella lotta contro il traffico di stupefacenti;

2.   esprime le sue condoglianze e la sua solidarietà alle famiglie e agli amici delle vittime, nonché ai cittadini messicani, che incoraggia a continuare a lottare in difesa del sistema democratico e dello Stato di diritto;

3.   appoggia il governo messicano nella sua determinazione a lottare contro la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti, ma esprime profonda preoccupazione per l'aumento della violenza connessa a tale traffico e per la mancanza di rispetto e il senso di impunità mostrato dai cartelli della droga dinanzi a qualsiasi tipo di autorità, soprattutto negli Stati del Messico vicini al confine con gli Stati Uniti;

4.   condanna ogni tipo di violenza, compresa la violenza e le continue minacce di morte di cui sono oggetto gli attivisti che si dedicano alla promozione e alla difesa dei diritti umani in Messico e chiede che le autorità messicane intensifichino gli sforzi in difesa di tali associazioni e la protezione giuridica e personale nei loro confronti; chiede altresì all'Unione europea di attuare in modo efficace le linee guida per la protezione dei difensori dei diritti umani;

5.   incoraggia le autorità del Messico a continuare a rafforzare il contesto istituzionale, rivolgendo particolare attenzione all'insieme delle donne, che sono più drammaticamente oggetto di violenza; considera il governo responsabile della lotta contro i «femminicidi» e lo esorta ad assicurare che i responsabili e i complici di tali casi siano consegnati alla giustizia; chiede altresì che si continui ad attuare misure efficaci di prevenzione di tali crimini;

6.   condanna, in questo stesso contesto, la violenza e gli assassini di cui sono vittima gli operatori dei mezzi di comunicazione e sostiene le autorità competenti nell'attuazione di tutte le misure necessarie per individuare, arrestare e consegnare alla giustizia i responsabili di questi delitti; accoglie con favore l'adozione da parte del potere legislativo messicano di misure legislative e istituzionali volte a garantire la libertà di espressione e la sicurezza dei giornalisti;

7.   raccomanda a questo proposito al governo del Messico di continuare a impegnarsi per rafforzare lo Stato di diritto, con l'obiettivo di affrontare alcuni dei problemi strutturali all'origine delle violazioni di diritti umani e, in concreto, quelli relativi alla riforma del sistema giudiziario; sottolinea, a questo proposito, l'importanza di un potere giudiziario indipendente, che garantisca l'imparzialità e lotti risolutamente contro l'impunità;

8.   chiede ai governi degli Stati membri, nel quadro delle loro relazioni bilaterali con gli Stati del Messico, nonché alle istituzioni europee, di raddoppiare il loro sostegno alla difesa dei diritti umani attraverso programmi di cooperazione e risorse finanziarie e tecniche; chiede altresì che si preveda un aumento delle risorse di bilancio per contribuire a rafforzare e riformare gli organismi giudiziari, i corpi di polizia e i pubblici ministeri, al fine di perseguire e punire i responsabili, nonché creare un'efficace regime di protezione dei testimoni, delle vittime e delle loro famiglie;

9.   sottolinea la disponibilità del governo messicano per promuovere un multilateralismo efficace e rafforzare la capacità di mantenere e rafforzare la pace, così come il rispetto dei diritti umani, da parte delle Nazioni Unite, nonché per affrontare, nel quadro del diritto internazionale, minacce comuni alla pace e alla sicurezza, tra cui il traffico di stupefacenti, il traffico di armi, la criminalità organizzata, il terrorismo e la tratta di esseri umani, in linea con la dichiarazione di Lima;

10.   auspica che il partenariato strategico costituisca un'opportunità per discutere il modo di rendere maggiormente operativa la clausola sui diritti umani e la democrazia, valori essenziali in tutti gli accordi per ambo le parti, e per valutarne l'attuazione, anche sviluppandone la dimensione positiva;

11.   ritiene che l'integrazione sociale dei giovani rappresenti uno degli elementi chiave affinché essi si riconoscano nel sistema democratico; che la frustrazione giovanile sia una delle cause che maggiormente contribuisce a generare uno stato di violenza e che, pertanto, sia necessario intensificare la cooperazione dell'UE in materia di coesione sociale; chiede altresì alle autorità messicane di destinare le risorse necessarie per aiutare i giovani a trovare una posizione nella società, nonché a adottare programmi di prevenzione, di riabilitazione e di reinserimento sociale dei tossicodipendenti;

12.   invita la Commissione europea e il governo del Messico, nella revisione di medio termine (2007-2013) dello strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI), a definire prioritari nel settore di concentrazione 1 (coesione sociale) i temi della sicurezza e del rafforzamento della governance e delle istituzioni;

13.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, all'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea, agli Stati membri, al Segretario generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OAS), all'Assemblea parlamentare EUROLAT, nonché al Presidente e al Congresso degli Stati Uniti del Messico.


Repubblica di Corea - la pena di morte dichiarata legale
PDF 109kWORD 33k
Risoluzione del Parlamento europeo dell«11 marzo 2010 sulla dichiarazione della legalità della pena di morte nella Repubblica di Corea
P7_TA(2010)0068RC-B7-0191/2010

Il Parlamento europeo,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sull'abolizione della pena di morte e sulla necessità di un'immediata moratoria sulle esecuzioni capitali nei paesi in cui la pena di morte è ancora applicata,

–   vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 62/149 del 18 dicembre 2007 che chiede una moratoria sul ricorso alla pena di morte (basata sulla relazione della terza commissione (A/62/439/Add.2)),

–   vista la versione riveduta e aggiornata degli orientamenti dell'Unione europea in materia di pena di morte, adottata dal Consiglio il 3 giugno 1998,

–   vista la dichiarazione finale adottata dal Quarto congresso mondiale contro la pena di morte, tenutosi a Ginevra dal 24 al 26 febbraio 2010, che chiede l'abolizione universale della pena di morte,

–   visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.   considerando che l'Unione europea è tenacemente impegnata a favore dell'abolizione della pena di morte e si adopera affinché tale principio ottenga un riconoscimento universale,

B.   considerando che il 25 febbraio 2010 la Corte costituzionale della Repubblica di Corea ha stabilito a maggioranza di 5 voti a 4 la costituzionalità della pena capitale e che, tuttavia, i giudici hanno altresì sottolineato che la questione inerente al mantenimento o all'abolizione della pena di morte dovrebbe essere discussa in seno all'Assemblea nazionale anziché nel corso di deliberazioni dell'organo giurisdizionale costituzionale,

C.   considerando che la Corte costituzionale ha adottato la sua sentenza a maggioranza di 5 voti a 4 e che la sentenza del 1996 fu adottata con 7 voti a 2,

D.   considerando che la Corte costituzionale ha adottato la sua decisione in risposta a una petizione presentata da un cittadino coreano settantaduenne condannato per l'uccisione di quattro turisti nel 2007, il quale sosteneva che la pena di morte violava la sua garanzia costituzionale della dignità,

E.   considerando che nella Repubblica di Corea sono detenuti oltre 55 prigionieri nei confronti dei quali è stata pronunciata e confermata una condanna alla pena capitale,

F.   considerando che l'ultima esecuzione capitale nella Repubblica di Corea è avvenuta nel dicembre 1997; che durante il mandato del nuovo Presidente Kim Dae-jung, il quale era stato lui stesso condannato a morte nel 1980 prima di essere graziato, la pena capitale non è stata più applicata e che durante gli ultimi 13 anni la Repubblica di Corea appartiene al gruppo di paesi che hanno de facto abolito la pena di morte,

G.   considerando che nel 2006 la Commissione nazionale per i diritti umani ha proposto una progetto di legge sull'abolizione della pena di morte,

H.   considerando che il 18 dicembre 2007 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, a larga maggioranza, una risoluzione che invita i paesi che praticano la pena di morte a «stabilire una moratoria sulle esecuzioni nella prospettiva di abolire la pena di morte», il cui contenuto è stato ribadito in una seconda risoluzione adottata il 18 dicembre 2008,

1.   riconosce che nella Repubblica di Corea non sono avvenute esecuzioni dal 1998, il che la rende un paese che de facto ha abolito la pena di morte; si compiace dei miglioramenti registrati in quel paese nella protezione e nella promozione dei diritti umani;

2.   è profondamente deluso della decisione della Corte costituzionale della Repubblica di Corea di difendere la pena di morte, ma prende atto che tale decisione è stata adottata a strettissima maggioranza, contrariamente al verdetto pronunciato nel 1996 con una maggioranza di 7 voti a 2;

3.   esprime il proprio sostegno ai movimenti che combattono per l'abolizione della pena di morte nella Repubblica di Corea;

4.   riafferma la sua generale opposizione alla pena di morte, la quale è incompatibile con un ordinamento giudiziario penale moderno, e, contrariamente a quanto in genere si pensa, non riduce la criminalità;

5.   incoraggia la Repubblica di Corea a istituire una moratoria giuridica su tutte le esecuzioni finché il Parlamento non abbia varato una legge che abolisce la pena di morte;

6.   chiede al governo della Repubblica di Corea di sostenere la risoluzione delle Nazioni Unite sull'abolizione della pena di morte e di decidere di patrocinare o di votare a favore di una risoluzione da presentare all'esame dell'Assemblea generale;

7.   prende atto con soddisfazione che una netta maggioranza dei paesi del mondo, che rappresentano oltre i due terzi della comunità internazionale, ha completamente abolito la pena capitale de iure o ha introdotto una moratoria de facto sulle esecuzioni;

8.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al governo della Repubblica di Corea e alla Commissione nazionale per i diritti umani di Corea (NHRCK).

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