Indice 
Testi approvati
Giovedì 25 marzo 2010 - Bruxelles
Animali vivi e carni fresche: condizioni per l'importazione nell'Unione ***I
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: Lituania/industria del mobile
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: Lituania/industria dell'abbigliamento
 Relazione sulla Dichiarazione annuale sull'area dell'euro e le finanze pubbliche per il 2009
 Nomina del vicepresidente della Banca centrale europea
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Milan Martin Cvikl
 Nomina di un membro della Corte dei Conti - Rasa Budbergyté
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Kersti Kaljulaid
 Nomina di un membro della Corte dei Conti - Igors Ludboržs
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Szabolcs Fazakas
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Ladislav Balko
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Louis Galea
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Augustyn Bronisław Kubik
 Nomina di un membro della Corte dei Conti - Jan Kinšt
 Nomina di un membro della Corte dei conti - Eoin O'Shea
 Raccomandazione al Consiglio sulla 65a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
 Secondo vertice europeo sui Rom
 Priorità per il bilancio 2011 - Sezione III - Commissione
 Orientamenti di bilancio: 2011 - sezioni I-II e IV-IX
 Politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire?
 Effetti della crisi finanziaria ed economica sui paesi in via di sviluppo e sulla cooperazione allo sviluppo
 Relazione annuale della BCE per il 2008

Animali vivi e carni fresche: condizioni per l'importazione nell'Unione ***I
PDF 191kWORD 33k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la decisione 79/542/CEE del Consiglio che istituisce un elenco di paesi terzi o parti di paesi terzi e definisce le condizioni sanitarie, di polizia sanitaria e di certificazione veterinaria per l'importazione nella Comunità di taluni animali vivi e delle loro carni fresche (COM(2009)0516 – C7-0211/2009 – 2009/0146(COD))
P7_TA(2010)0069A7-0018/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2009)0516),

–   visti l'articolo 251, paragrafo 2, l'articolo 37 e l'articolo 152, paragrafo 4, lettera b), del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0211/2009),

–   vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–   visti l'articolo 294, paragrafo 3, l'articolo 43, paragrafo 2, e l'articolo 168, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 16 dicembre 2009(1),

–   previa consultazione del Comitato delle regioni,

–   visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0018/2010),

1.   adotta la posizione in prima lettura, indicata in appresso;

2.   chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.   incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 25 marzo 2010 in vista dell'adozione della decisione n. .../2010/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che abroga la decisione 79/542/CEE del Consiglio che istituisce un elenco di paesi terzi o parti di paesi terzi e definisce le condizioni sanitarie, di polizia sanitaria e di certificazione veterinaria per l'importazione nella Comunità di taluni animali vivi e delle loro carni fresche

P7_TC1-COD(2009)0146


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione n. 477/2010/UE)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: Lituania/industria del mobile
PDF 281kWORD 42k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (COM(2010)0058 – C7-0041/2010 – 2010/2035(BUD))
P7_TA(2010)0070A7-0047/2010

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0058 – C7-0041/2010),

–   visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1) (AII del 17 maggio 2006), in particolare il punto 28,

–   visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (regolamento FEG)(2),

–   visti la relazione della commissione per i bilanci e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7–0047/2010),

A.   considerando che l'Unione europea ha predisposto appositi strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei principali cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e per agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro,

B.   considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori licenziati per esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e rispettando debitamente l'AII del 17 maggio 2006 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo,

C.   considerando che la Lituania ha richiesto assistenza in relazione a casi concernenti esuberi in 49 imprese, tutte operanti nel settore della fabbricazione di mobili(3),

D.   considerando che la domanda di assistenza presentata soddisfa le condizioni di ammissibilità stabilite dal regolamento FEG,

1.   chiede alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per accelerare la mobilitazione del FEG;

2.   ricorda l'impegno delle istituzioni mirante a garantire una procedura agevole e rapida per l'adozione delle decisioni relative alla mobilitazione del FEG, apportando un aiuto specifico, una tantum e limitato nel tempo ai lavoratori in esubero a causa della globalizzazione;

3.   sottolinea che il crescente numero di domande di contributo da parte del FEG richiede l'introduzione di ulteriori miglioramenti nella procedura. Invita pertanto la Commissione a valutare in che modo sia possibile ridurre il periodo che intercorre tra la domanda degli Stati membri e il pagamento del contributo finanziario e di riferire in merito al Parlamento quanto prima;

4.   sottolinea che l'Unione europea dovrebbe avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per far fronte alle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale; sottolinea il ruolo che il FEG può svolgere nel reinserimento dei lavoratori in esubero nel mercato del lavoro;

5.   sottolinea che, in conformità dell'articolo 6 del regolamento FEG, occorre garantire che il Fondo sostenga il reinserimento nel mercato del lavoro dei singoli lavoratori in esubero; ribadisce che l'assistenza del FEG non sostituisce le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o dei contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

6.   invita la Commissione a includere, nelle proposte di mobilitazione del FEG nonché nelle sue relazioni annuali, informazioni precise sui finanziamenti complementari ricevuti dal Fondo sociale europeo (FSE) e da altri Fondi strutturali;

7.   ricorda alla Commissione, nel quadro della mobilitazione del FEG, di non effettuare sistematicamente storni di stanziamenti di pagamento dal FSE, in quanto il FEG è stato creato come strumento specifico e distinto con obiettivi e scadenze propri;

8.   sottolinea che il funzionamento e il valore aggiunto del FEG dovrebbero essere misurati nel contesto della valutazione generale dei programmi e degli altri vari strumenti creati dall'AII del 17 maggio 2006, nell'ambito della revisione di bilancio intermedia del quadro finanziario pluriennale 2007–2013;

9.   osserva che le nuove proposte di decisione della Commissione relative alla mobilitazione del FEG fanno riferimento alla domanda di un solo Stato membro, in linea con le richieste del Parlamento;

10.   approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

11.   incarica il suo presidente di firmare tale decisione congiuntamente al presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

12.   incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 25 marzo 2010

concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(4), in particolare il punto 28,

visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(5), in particolare l'articolo 12, paragrafo 3,

vista la proposta della Commissione europea,

considerando quanto segue:

(1)  Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori licenziati che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro.

(2)  L'ambito di applicazione del FEG è stato ampliato e a partire dal 1° maggio 2009 è possibile chiedere un sostegno per i lavoratori in esubero a causa della crisi economica e finanziaria mondiale.

(3)  L'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 consente di mobilitare il Fondo nei limiti di un importo annuo massimo di 500 milioni di EUR.

(4)  Il 23 settembre 2009, la Lituania ha presentato una domanda di mobilitazione del FEG, relativamente a licenziamenti nel settore della fabbricazione di mobili, che ha completato fornendo ulteriori informazioni, pervenute il 16 ottobre 2009. Dal momento che la domanda è conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, la Commissione propone di mobilitare un importo pari a 662 088 EUR.

(5)  Pertanto, si dovrebbe procedere alla mobilitazione del FEG per fornire un contributo finanziario in relazione alla domanda presentata dalla Lituania,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Nel quadro del bilancio generale dell'Unione europea stabilito per l'esercizio 2010, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è mobilitato per fornire l'importo di 662 088 EUR in stanziamenti d'impegno e di pagamento.

Articolo 2

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 25 marzo 2010

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 139, del 14.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.
(3) FEG/2009/016 LT/Fabbricazione di mobili.
(4) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(5) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: Lituania/industria dell'abbigliamento
PDF 206kWORD 42k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (COM(2010)0056 – C7-0035/2010 – 2010/2031(BUD))
P7_TA(2010)0071A7-0048/2010

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0056 – C7-0035/2010),

–   visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1) (AII del 17 maggio 2006), in particolare il punto 28,

–   visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(2) (regolamento FEG),

–   visti la relazione della commissione per i bilanci e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7–0048/2010),

A.   considerando che l'Unione europea ha predisposto appositi strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei principali cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e per agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro,

B.   considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori licenziati per esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e rispettando debitamente l'AII del 17 maggio 2006 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo,

C.   considerando che la Lituania ha richiesto assistenza in relazione a casi concernenti esuberi in 45 imprese, tutte operanti nel settore dell'abbigliamento(3),

D.   considerando che la domanda di assistenza presentata soddisfa le condizioni di ammissibilità stabilite dal regolamento FEG,

1.   chiede alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per accelerare la mobilitazione del FEG;

2.   ricorda l'impegno delle istituzioni mirante a garantire una procedura agevole e rapida per l'adozione delle decisioni relative alla mobilitazione del FEG, apportando un aiuto specifico, una tantum e limitato nel tempo ai lavoratori in esubero a causa della globalizzazione;

3.   sottolinea che il crescente numero di domande di contributo da parte del FEG richiede l'introduzione di ulteriori miglioramenti nella procedura. Invita pertanto la Commissione a valutare in che modo sia possibile ridurre il periodo che intercorre tra la domanda degli Stati membri e il pagamento del contributo finanziario e di riferire in merito al Parlamento quanto prima;

4.   sottolinea che l'Unione europea dovrebbe avvalersi di tutti gli strumenti a sua disposizione per far fronte alle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale; sottolinea il ruolo che il FEG può svolgere nel reinserimento dei lavoratori in esubero nel mercato del lavoro;

5.   sottolinea che, in conformità dell'articolo 6 del regolamento FEG, occorre garantire che il Fondo sostenga il reinserimento nel mercato del lavoro dei singoli lavoratori in esubero; ribadisce che l'assistenza del FEG non sostituisce le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o dei contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

6.   invita la Commissione a includere, nelle proposte di mobilitazione del FEG nonché nelle sue relazioni annuali, informazioni precise sui finanziamenti complementari ricevuti dal Fondo sociale europeo (FSE) e da altri Fondi strutturali;

7. ricorda alla Commissione, nel quadro della mobilitazione del FEG, di non effettuare sistematicamente storni di stanziamenti di pagamento dal FSE, in quanto il FEG è stato creato come strumento specifico e distinto con obiettivi e scadenze propri;
8. sottolinea che il funzionamento e il valore aggiunto del FEG dovrebbero essere misurati nel contesto della valutazione generale dei programmi e degli altri vari strumenti creati dall'AII del 17 maggio 2006, nell'ambito della revisione di bilancio intermedia del quadro finanziario pluriennale 2007–2013;
9. osserva che le nuove proposte di decisione della Commissione relative alla mobilitazione del FEG fanno riferimento alla domanda di un solo Stato membro, in linea con le richieste del Parlamento;
10. approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

11.   incarica il suo presidente di firmare tale decisione congiuntamente al presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

12.   incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 25 marzo 2010

concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(4), in particolare il punto 28,

visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(5), in particolare l'articolo 12, paragrafo 3,

vista la proposta della Commissione europea,

considerando quanto segue:

(1)  Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è stato istituito per fornire sostegno supplementare ai lavoratori licenziati che risentono delle conseguenze dei grandi cambiamenti strutturali nei flussi commerciali mondiali e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro.

(2)  L'ambito di applicazione del FEG è stato ampliato e a partire dal 1° maggio 2009 è possibile chiedere un sostegno per i lavoratori in esubero a causa della crisi economica e finanziaria mondiale.

(3)  L'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 consente di mobilitare il Fondo nei limiti di un importo annuo massimo di 500 milioni di EUR.

(4)  Il 23 settembre 2009, la Lituania ha presentato una domanda di mobilitazione del FEG relativamente ai licenziamenti nel settore dell'abbigliamento. Dal momento che la domanda è conforme ai requisiti per la determinazione dei contributi finanziari stabiliti all'articolo 10 del regolamento (CE) n. 1927/2006, la Commissione propone di mobilitare un importo pari a 523 481 EUR.

(5)  Pertanto, si dovrebbe procedere alla mobilitazione del FEG per fornire un contributo finanziario in relazione alla domanda presentata dalla Lituania,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Nel quadro del bilancio generale dell'Unione europea stabilito per l'esercizio 2010, il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) è mobilitato per fornire l'importo di 523 481 EUR in stanziamenti d'impegno e di pagamento.

Articolo 2

La presente decisione è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a Bruxelles, il 25 marzo 2010.

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.
(3) FEG/2009/018 LT/Confezione di articoli d'abbigliamento.
(4) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(5) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.


Relazione sulla Dichiarazione annuale sull'area dell'euro e le finanze pubbliche per il 2009
PDF 136kWORD 60k
Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla relazione relativa alla dichiarazione annuale sull'area dell'euro e sulle finanze pubbliche per il 2009 (2009/2203(INI))
P7_TA(2010)0072A7-0031/2010

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione sulla dichiarazione annuale sull'area dell'euro 2009 e il suo documento di lavoro sulla relazione annuale sull'area dell'euro, entrambi del 7 ottobre 2009 (COM(2009)0527 e SEC(2009)1313),

–   visto il documento di lavoro della Commissione del 12 agosto 2009 sulle finanze pubbliche nell'UEM 2009 (SEC(2009)1120),

–   vista la comunicazione della Commissione, del 14 ottobre 2009, sulla sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche per un'economia in ripresa (COM(2009)0545),

–   vista la raccomandazione della Commissione del 28 gennaio 2009 di raccomandazione del Consiglio sull'aggiornamento nel 2009 degli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e della Comunità e sull'attuazione delle politiche per l'occupazione degli Stati membri (COM(2009)0034),

–   vista la sua risoluzione del 18 novembre 2008 sull'UEM@10: Successi e sfide di un decennio di Unione economica e monetaria(1),

–   vista la sua risoluzione dell«11 marzo 2009 su un piano europeo di ripresa economica(2),

–   vista la sua risoluzione del 13 gennaio 2009 sulle finanze pubbliche nell'UEM 2007-2008(3),

–   vista la sua risoluzione del 9 luglio 2008 sulla relazione annuale della BCE per il 2007(4),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7–0031/2010),

A.   considerando che gli Stati membri hanno attraversato la peggiore crisi economica e sociale dall'inizio del processo d'integrazione europea,

B.   considerando che una moneta stabile e sane politiche fiscali hanno dimostrato il loro valore, mitigando gli effetti della crisi sull'Europa,

C.   considerando che il coordinamento della politica fiscale e delle monetaria nonché le misure di stabilizzazione del settore finanziario sono state d'importanza cruciale per la stabilizzazione dell'economia europea,

D.   considerando che il coordinamento nel tempo della politica fiscale e delle misure anticrisi nel quadro del G-20, dell'UE e degli Stati membri ha contribuito ad evitare un ulteriore aggravarsi della crisi,

E.   considerando che la politica fiscale di molti Stati membri è prociclica,

F.   considerando che una reale politica economica dell'UE esiste solo nel campo della politica monetaria e considerando che per la politica fiscale, che è principalmente di competenza degli Stati membri, il coordinamento è limitato,

G.   considerando che i prezzi del petrolio, del gas, dei minerali e di altre risorse non rinnovabili sono estremamente volatili, contribuiscono agli squilibri mondiali e sono una causa principale degli ostacoli che si frappongono al raggiungimento dell'obiettivo della BCE di un tasso d'inflazione per il 2008, inferiore ma vicino al 2%; considerando che si prevede che i prezzi suddetti aumenteranno nel medio termine mettendo in pericolo la stabilità macroeconomica dell'area dell'euro,

H.   considerando che i disavanzi pubblici degli Stati membri dovrebbero aumentare rapidamente raggiungendo circa il 7% del PIL nel 2010, a causa dell'impatto combinato di una spesa più elevata dovuta agli stabilizzatori automatici e a misure discrezionali di sostegno dell'economia e del settore finanziario e di un gettito fiscale più basso; considerando tuttavia che per il 2011 si prevede un certo miglioramento dei disavanzi; considerando che già ben prima della crisi alcuni Stati membri non hanno ripetutamente soddisfatto i criteri del patto di stabilità, che il ritorno a finanze pubbliche sane è fondamentale e una condizione preliminare per la stabilità della nostra moneta comune,

I.   considerando che i costi della crisi sono stati la ragione principale di un nuovo peggioramento delle finanze pubbliche, mentre gli equilibri fiscali degli Stati membri erano migliorati prima della crisi, e che vari Stati membri presentavano un debito pubblico elevato anche prima della crisi,

J.   considerando che la spesa pubblica anticiclica si è resa necessaria per evitare un tracollo economico ancora più grave e che essa è ancora necessaria per garantire la stabilità economica; considerando tuttavia che eccessivi disavanzi di bilancio strutturali e un debito pubblico eccessivo sono un grave ostacolo alla crescita economica e limitano rigorosamente la spesa in settori quali l'istruzione, l'assistenza, l'innovazione e i servizi pubblici,

K.   considerando che l'istituzione dell'area dell'euro, per quanto lodevole, ha tuttavia precluso la possibilità di ricorrere a politiche nazionali flessibili in materia di cambi,

L.   considerando che è pressoché impossibile prevedere nella pianificazione una crisi di queste dimensioni eccezionali e che il patto di crescita e di stabilità (SGP) è stato concepito per essere applicato in periodi favorevoli e non favorevoli, ma molti Stati membri hanno ignorato l'obbligo previsto dall'SGP di prepararsi per i periodi sfavorevoli,

M.   considerando che la globalizzazione impone alla zona euro di svolgere un ruolo efficace nella governance economica e finanziaria mondiale,

N.   considerando che il potenziale dell'euro non è sufficientemente sfruttato a livello mondiale, dal momento che la zona euro manca di una strategia internazionale ben definita e di un'efficace rappresentanza a livello internazionale,

Politica monetaria

1.   è allarmato dalla prevista contrazione dell'occupazione nell'Unione europea nonostante gli sforzi eccezionali di politica monetaria e fiscale; evidenzia che, in aggiunta alle misure eccezionali di recupero, le riforme strutturali devono essere intensificate, anziché ritardate, affinché l'economia e il mercato del lavoro europei siano più solidi e resistenti alle turbolenze economiche globali;

2.   si compiace della politica monetaria attiva e flessibile condotta dalla BCE dall'ottobre 2008 estendendo agli istituti di credito le immissioni di liquidità;

3.   è preoccupato perché la liquidità supplementare immessa dalla BCE e da altre banche centrali non è stata utilizzata da tutte le banche per alleviare la rarefazione del credito cui sono confrontate l'industria e soprattutto le piccole e medie imprese;

4.   si compiace di una più intensa collaborazione tra il Consiglio, la BCE e l'Eurogruppo;

5.   è preoccupato delle conseguenze economiche della veloce perdita di valore del dollaro statunitense e dello yuan-renminbi, svalutato artificialmente da un intervento illegale del governo cinese; per l'economia della zona euro e dell'eventuale comparsa di una nuova bolla speculativa in Asia esorta ad intensificare i dialoghi macroeconomici internazionali al fine di adeguare i tassi di cambio e conseguire un maggiore equilibrio nell'economia mondiale;

6.   sottolinea che l'obiettivo della stabilità dei prezzi può essere raggiunto in modo efficace solo se le cause dell'inflazione vengono affrontate adeguatamente alla radice; sottolinea, in tale contesto, che l'aumento dell'inflazione verificatosi prima che iniziasse la crisi finanziaria non è stato causato da un'eccessiva domanda interna, bensì da un aumento dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari, nonché dei beni finanziari e immobiliari;

7.   sottolinea che la disciplina della moderazione salariale contribuisce anche a frenare la crescita del reddito familiare e, di conseguenza, dei consumi privati; lancia l'allarme contro manovre incentrate essenzialmente sulla moderazione salariale quale mezzo per raggiungere la stabilità dei prezzi; ricorda che l'aumentata concorrenza mondiale ha già contribuito ad una pressione al ribasso dei salari, mentre i prezzi più elevati dei beni e dell'energia hanno deteriorato il potere d'acquisto dei consumatori dell'UE; occorre fare evolvere i salari reali allo stesso ritmo degli aumenti di produttività onde garantire una stabilità della ripartizione dei redditi sul lungo termine;

8.   ribadisce la sua richiesta di un maggiore coordinamento tra la OMC, l'FMI, il Consiglio di stabilità finanziaria e il Gruppo della Banca mondiale al fine di combattere la speculazione e affrontare le sfide poste dalla crisi economica;

9.   rammenta che le fluttuazioni del tasso di cambio sono un ostacolo per la ripresa economica globale e che è essenziale coordinare la politica monetaria per impedire l'emergere di squilibri finanziari che possono dar luogo a instabilità macroeconomica; chiede che sia organizzata una conferenza monetaria e mondiale sotto gli auspici dell'FMI quale Foro a livello mondiale sulle questioni monetarie;

Migliorare il coordinamento e la cooperazione in politica economica

10.   condivide la preoccupazione della Commissione sui notevoli squilibri riguardanti i costi unitari del lavoro, i tassi di aumento della produttività, la crescente impari distribuzione del reddito e della ricchezza, i conti correnti delle bilance dei pagamenti e i differenziali dei tassi di interesse nell'UE e nell'area euro ed esprime preoccupazione per la mancanza di meccanismi efficaci volti a impedire che gli squilibri aumentino;

11.   invita la Commissione, come proposto nel documento di lavoro allegato alla comunicazione della Commissione del 7 maggio 2008, intitolato «UEM@10: successi e sfide di 10 anni di Unione economica e monetaria» (COM(2008)0238), a mettere a punto strumenti di diagnosi e indicatori che consentano di monitorare e valutare con maggiore efficacia l'evoluzione economica pertinente negli Stati membri e che comprendano la sorveglianza multilaterale dei costi salariali unitari, dei tassi di cambio reali, dei mercati finanziari e delle politiche che incidono sulla competitività;

12.   prende atto delle preoccupazioni espresse dalla Commissione nella sua dichiarazione annuale 2009 sull'area euro, sugli squilibri che si sono accumulati all'interno dell'area e su quanto la Commissione identifica come le due principali fronti di squilibrio: da una parte il modello di crescita incentrato sul settore dell« esportazione concorrenziale, che senza essere sostenuto da domande interne è vulnerabile e d'altra parte, gli squilibri per taluni paesi in disavanzo, hanno assunto la forma di pressioni da parte di un'eccessiva domanda interna, un aumento dei prezzi delle abitazioni e un settore edile gonfiato; suggerisce pertanto che la Commissione esamini i modi per migliorare efficacemente la governance economica dell'area euro, creando anche nuovi meccanismi che impediscano per il futuro una nuova crescita eccessiva degli stessi squilibri e di shock asimmetrici cui essi contribuiscono;

13.   sottolinea che la Commissione nella sua dichiarazione annuale 2009 sull'area euro afferma chiaramente che i meccanismi esistenti per il coordinamento delle politiche all'interno dell'area euro non hanno funzionato bene nel momento della crisi; condivide il parere dell'opinione che è necessario, con urgenza, approfondire e ampliare la vigilanza macroeconomica per incentivare una reazione coordinata alla crisi;

14.   si compiace dell'uso di fondi della BEI nonché dei contributi comuni ma diversi degli Stati membri alla spesa pubblica anticiclica nel corso della crisi, che sono stati utilizzati per compensare parzialmente la modesta dimensione del bilancio europeo; mette tuttavia in guardia dinanzi ad un ricorso eccessivo alla BEI, che risulterebbe in un aggiramento della procedura di bilancio, impedendo al Parlamento europeo di esprimersi sull'orientamento delle spese impegnate; rileva che la BEI non dovrebbe sostituirsi al bilancio dell'UE;

15.   è d'accordo con la Commissione che per uno sviluppo riuscito dell'UEM sia essenziale il controllo e la regolamentazione dei mercati finanziari, la disciplina fiscale nonché la limitazione degli squilibri interni ed esterni;

16.   sottolinea la necessità di un'applicazione completa delle regole dell'SGP pur prendendo atto che le regole fissate nell'SGP riguardano solo i disavanzi e gli indebitamenti pubblici; sottolinea che questo strumento di coordinamento fiscale affronta solo in parte le cause principali degli squilibri economici all'interno dell'area euro; pertanto ritiene che il coordinamento fiscale debba andare oltre l'attuale campo di applicazione dell'SGP;

17.   sottolinea che l'attuale crisi finanziaria ed economica e il rafforzato coordinamento finanziario tra Stati membri che già hanno adottato l'euro non deve portare ad una compartimentazione della zona euro;

18.   ribadisce la sua opinione che il coordinamento economico dovrebbe assumere la forma di una Strategia europea economica e occupazionale integrata, in base alla futura Strategia UE 2020, gli Orientamenti integrati, la Strategia per lo sviluppo sostenibile e i Programmi di convergenza e stabilità;

Finanze pubbliche

19.   esprime la sua profonda preoccupazione in merito agli insostenibili livelli di indebitamento pubblico e al suo previsto rapido aumento nel 2010 e nel 2011;

20.   sottolinea l'importanza di utilizzare con efficacia le nuove disposizioni del trattato sul funzionamento dell'Unione europea al fine di migliorare il coordinamento e la governance economici della zona dell'euro; si aspetta che a tale riguardo la Commissione e il presidente di Eurogruppo adottino proposte concrete;

21.   si compiace della prima relazione annuale del Comitato consultivo europeo per la governance statistica e tra l'altro è d'accordo con la sua conclusione secondo la quale in tutti gli Stati membri, dove ciò non sia ancora stato fatto, occorre assicurare giuridicamente l'indipendenza professionale delle autorità statistiche nazionali; si aspetta che la Commissione (Eurostat) esprima una valutazione a tale riguardo nel contesto del suo controllo annuo sull'osservanza del codice di prassi, come stipulato nella raccomandazione della Commissione relativa all'indipendenza, all'integrità e alla responsabilità delle autorità statistiche nazionali e dell'autorità statistica comunitaria (COM(2005)0217 def.);

22.   è preoccupato della ridotta capacità degli Stati membri di affrontare future recessioni economiche e di contribuire agli investimenti urgenti necessari per la conoscenza, per la modernizzazione del settore industriale e per lo sviluppo sostenibile;

23.   è d'accordo, aumentando la flessibilità del quadro, che l'SGP rivisto del 2005 fornisce gli strumenti giusti con i quali coordinare le strategie di fuga lasciando sufficiente spazio di manovra nel corso di crisi economiche per consentire il consolidamento della ripresa economica; ritiene tuttavia che una volta usciti dall'attuale recessione occorra pur nell'osservanza dell'SGP rivisto, rafforzare la parte del patto che riguarda la prevenzione, per assicurare che gli Stati membri si astengano veramente da politiche procicliche durante i periodi di crescita;

24.   sottolinea che al momento di valutare i programmi di stabilità e convergenza degli Stati membri la Commissione dovrebbe dare grande importanza alle conclusioni della sua comunicazione sulla sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche per un'economia in ripresa (COM(2009)0545);

25.   sostiene l'uso da parte della Commissione della procedura relativa al disavanzo eccessivo per ridurre i disavanzi pubblici e sottolinea l'importanza di programmi tempestivi, ambiziosi, concreti e quantificabili per l'equilibrio delle finanze pubbliche degli Stati membri a partire dal 2010 e 2011;

26.   è estremamente preoccupato per l'andamento del disavanzo in Grecia e chiede che in occasione dei futuri allargamenti dell'area dell'euro si tragga un insegnamento da tale situazione sopratutto in relazione alla qualità dei dati statistici;

27.   ritiene che siano gli Stati membri che hanno problemi a sostenere le proprie finanze pubbliche ad essere i primi responsabili della soluzione delle proprie difficoltà, segnatamente mediante una politica fiscale più appropriata e invita gli Stati membri ad accelerare il ritmo delle loro riforme con azioni decise per colmare le lacune di sostenibilità causate dagli alti tassi di indebitamento e dai costi connessi ad un invecchiamento demografico;

28.   sottolinea che l'esistenza di talune carenze nella costruzione dell'UEM e in una certa misura la politica economica degli Stati partner, rendono difficile agli Stati membri mettere a posto le loro finanze; ribadisce la sua convinzione che l'attuale meccanismo per il coordinamento all'interno della zona euro deve essere ampliato per affrontare in particolare i correnti e futuri squilibri e divergenze economici all'interno della zona euro; si rammarica in questo contesto che non esistano impegni vincolanti tra i governi per garantire il coordinamento della zona euro;

29.   invita la Commissione a proporre una serie di misure che assistano gli Stati membri a riportare in equilibrio i conti pubblici e a finanziare gli investimenti pubblici nel seguente modo:

   a) emissione di eurobonds o misure simili per diminuire il costo degli interessi per il servizio del debito pubblico considerando che i divari dei tassi di interesse tra Stati membri non hanno raggiunto livelli inferiori a quelli precedenti alla crisi;
   b) promozione della cooperazione fiscale tra Stati membri che includa un comune calendario per l'introduzione di una aliquota societaria consolidata;
   c) redazione di una relazione paese per paese sui redditi societari e la relativa fiscalità;

30.   ribadisce il suo parere secondo il quale i governi degli Stati membri, al momento di fissare i rispettivi bilanci nazionali, dovrebbero tenere conto degli Orientamenti integrati e delle raccomandazioni specifiche per il proprio paese nonché della situazione di bilancio globale dell'area dell'euro; i vari calendari fiscali nazionali e i principali presupposti utilizzati per le previsioni di base dovrebbero essere armonizzati per evitare disparità causate dall'uso di varie previsioni macroeconomiche (riguardanti ad esempio la crescita globale, la crescita dell'UE, il prezzo del barile di petrolio e i tassi di interesse) e altri parametri differenti tra di loro;

31.   invita la Commissione e gli Stati membri a operare per giungere ad una definizione degli strumenti che consenta la comparabilità dei bilanci nazionali per quanto riguarda la spesa nelle varie categorie;

32.   invita la Commissione a presentare quanto prima una proposta concreta in merito alle modalità con cui il settore finanziario dovrebbe contribuire al costo della crisi;

33.   invita la BCE, la Commissione e gli Stati membri della zona euro ad incoraggiare il processo di integrazione economica e monetaria all'interno dell'Unione europea e a sostenere l'ampliamento della zona euro;

34.   invita la BCE a sostenere le iniziative degli Stati membri al di fuori dell'euro volte ad adottare l'euro, soprattutto nei casi in cui gli Stati membri hanno dimostrato una disciplina fiscale buona e stabile;

Affrontare la dipendenza dalle risorse e creare ulteriori nuovi posti di lavoro in industrie moderne e sostenibili dal punto di vista ambientale

35.   ricorda che la crisi non è una scusa per posporre misure volte ad affrontare il cambiamento climatico e il degrado ambientale; sottolinea che un ritardo in questo settore potrebbe essere costoso in termini sia economici che ambientali; sottolinea che l'aumento dell'efficienza dell'energia e delle risorse nonché una conversione verso risorse rinnovabili sostenibili rappresenta il modo migliore per limitare la dipendenza da risorse scarse e per creare nuovi posti di lavoro in industrie moderni e sostenibili dal punto di vista ambientale;

36.   invita gli Stati membri e la Commissione ad aumentare radicalmente gli sforzi in questa direzione e chiede alla BCE e alla Commissione di includere questo argomento nelle proprie relazioni economiche ordinarie;

37.   invita l'Eurogruppo a prendere le misure necessarie per consentire un'entrata agevole nella zona euro di quegli Stati membri che stanno cercando di aderire e che adempiono alle condizioni di ingresso;

Rappresentanza esterna dell'area euro

38.   ribadisce il suo parere secondo il quale gli sforzi compiuti verso una rappresentanza internazionale comune dell'area euro non sono progrediti nonostante la crisi;

39.   ritiene che l'agenda politica dell'UEM sarà contrassegnata, tra l'altro, dalle sfide poste dalle economie asiatiche emergenti; si rammarica della mancanza di progressi effettuati per migliorare la rappresentanza esterna dell'area euro nonostante il ruolo mondiale crescente dell'euro quale moneta di riserva; sottolinea che l'area dell'euro deve costruire una strategia internazionale commisurata allo stato internazionale della sua valuta;

40.   ricorda inoltre che anche gli squilibri a livello mondiale relativi alle fluttuazioni dei tassi di cambio fra, interalia, il dollaro statunitense e il renminbi-yuan e l'euro, devono essere risolti per evitare crisi finanziarie future; invita l'Eurogruppo, il Consiglio e la BCE a intensificare nel contempo il coordinamento delle loro azioni in materia di politica dei tassi di cambio;

41.   sottolinea l'importanza delle conclusioni del G20 sugli squilibri a livello mondiale e su quanto ogni zona economica deve fare per equilibrare la propria economia; sottolinea l'importanza dei tassi di cambio nella preparazione dei prossimi vertici G20; ritiene che questi preparativi dovrebbero essere più trasparenti all'interno dell'UE e che il Parlamento dovrebbe essere tenuto al corrente;

o
o   o

42.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai parlamenti degli Stati membri nonché all'Eurogruppo, alla Banca centrale europea e alla Banca europea per gli investimenti.

(1) Testi approvati, P6_TA(2008)0543.
(2) Testi approvati, P6_TA(2009)0123.
(3) Testi approvati, P6_TA(2009)0013.
(4) Testi approvati, P6_TA(2008)0357.


Nomina del vicepresidente della Banca centrale europea
PDF 185kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla raccomandazione del Consiglio relativa alla nomina del vicepresidente della Banca centrale europea (C7-0044/2010 – 2010/0813(NLE))
P7_TA(2010)0073A7-0059/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   vista la raccomandazione del Consiglio in data 16 febbraio 2010(1),

–   visto l'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7–0044/2010),

–   visto l'articolo 109 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7–0059/2010),

A.   considerando che con lettera in data 24 febbraio 2010 il Consiglio ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Vítor Constâncio a vicepresidente della Banca centrale europea per un periodo di otto anni,

B.   considerando che la commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento ha quindi proceduto alla valutazione delle credenziali del candidato, in particolare alla luce dei requisiti di cui all'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e tenuto conto dell'esigenza della piena indipendenza della BCE di cui all'articolo 130; che, nel quadro di tale valutazione, la commissione ha ricevuto dal candidato un curriculum vitae e le sue risposte al questionario scritto che gli era stato trasmesso,

C.   considerando che il 23 marzo 2010 la commissione ha proceduto a un'audizione della durata di due ore, nel corso della quale il candidato ha reso una dichiarazione introduttiva e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione,

1.   esprime parere positivo al Consiglio europeo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Vítor Constâncio vicepresidente della Banca centrale europea;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo e al Consiglio.

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Milan Martin Cvikl
PDF 181kWORD 29k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Milan Martin Cvikl a membro della Corte dei conti (C7-0022/2010 – 2010/0810(NLE))
P7_TA(2010)0074A7-0046/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0022/2010),

–   vista l'audizione del candidato proposto dal Consiglio per le funzioni di membro della Corte dei conti, cui la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto nella riunione del 16 marzo 2010,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7-0046/2010),

A.   premesso che Milan Martin Cvikl soddisfa i requisiti previsti dall'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Milan Martin Cvikl membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei Conti - Rasa Budbergyté
PDF 183kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Rasa Budbergyté a membro della Corte dei conti (C7-0018/2010 – 2010/0806(NLE))
P7_TA(2010)0075A7-0039/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0018/2010),

–   vista l'audizione del candidato proposto dal Consiglio per le funzioni di membro della Corte dei conti, cui la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto nella riunione del 15 marzo 2010,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0039/2010),

A.   considerando che Rasa Budbergyté soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Rasa Budbergyté membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti, nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Kersti Kaljulaid
PDF 183kWORD 29k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Kersti Kaljulaid a membro della Corte dei conti (C7-0016/2010 – 2010/0804(NLE))
P7_TA(2010)0076A7-0045/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7–0016/2010),

–   vista l'audizione del candidato proposto dal Consiglio per le funzioni di membro della Corte dei Conti, cui la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto nella riunione del 16 marzo 2010,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7-0045/2010),

A.   considerando che Kersti Kaljulaid soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Kersti Kaljulaid membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei Conti - Igors Ludboržs
PDF 180kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Igors Ludboržs a membro della Corte dei conti (C7-0017/2010 – 2010/0805(NLE))
P7_TA(2010)0077A7-0040/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0017/2010),

–   visto che nella riunione del 16 marzo 2010 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto dal Consiglio a membro della Corte dei conti,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0040/2010),

A.   considerando che Igors Ludboržs soddisfa le condizioni stabilite dall'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Igors Ludboržs membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Szabolcs Fazakas
PDF 182kWORD 34k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Szabolcs Fazakas come membro della Corte dei conti (C7-0019/2010 – 2010/0807(NLE))
P7_TA(2010)0078A7-0038/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0019/2010),

–   vista l'audizione del candidato proposto dal Consiglio per le funzioni di membro della Corte dei conti, cui la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto nella riunione del 15 marzo 2010,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0038/2010),

A.   considerando che Szabolcs Fazakas soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta del Consiglio di nominare Szabolcs Fazakas membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Ladislav Balko
PDF 183kWORD 29k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Ladislav Balko a membro della Corte dei conti (C7-0023/2010 – 2010/0811(NLE))
P7_TA(2010)0079A7-0037/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0023/2010),

–   vista l'audizione del candidato proposto dal Consiglio per le funzioni di membro della Corte dei conti, cui la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto nella riunione del 15 marzo 2010,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0037/2010),

A.   considerando che Ladislav Balko soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Ladislav Balko membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Louis Galea
PDF 180kWORD 31k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Louis Galea a membro della Corte dei conti (C7-0020/2010 – 2010/0808(NLE))
P7_TA(2010)0080A7-0042/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0020/2010),

–   visto che, nella sua riunione del 15 marzo 2010, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto per le funzioni di membro della Corte dei conti,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0042/2010),

A.   considerando che Louis Galea soddisfa le condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo alla nomina di Louis Galea a membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Augustyn Bronisław Kubik
PDF 188kWORD 30k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Augustyn Bronisław Kubik a membro della Corte dei conti (C7-0021/2010 – 2010/0809(NLE))
P7_TA(2010)0081A7-0041/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0021/2010),

–   visto che nella sua riunione del 15 marzo 2010 la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione della persona designata dal Consiglio quale membro della Corte dei conti,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0041/2010),

A.   considerando che Augustyn Bronisław Kubik soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Augustyn Bronisław Kubik membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei Conti - Jan Kinšt
PDF 182kWORD 28k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Jan Kinšt a membro della Corte dei conti (C7-0015/2010 – 2010/0803(NLE))
P7_TA(2010)0082A7-0044/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0015/2010),

–   visto che, nella sua riunione del 16 marzo 2010, la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto all'audizione del candidato proposto per le funzioni di membro della Corte dei conti,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0044/2010),

A.   considerando che Jan Kinšt soddisfa le condizioni di cui all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo alla nomina di Jan Kinšt a membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni dell'Unione europea e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Nomina di un membro della Corte dei conti - Eoin O'Shea
PDF 183kWORD 29k
Decisione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla proposta di nomina di Eoin O'Shea a membro della Corte dei conti (C7-0033/2010 – 2010/0812(NLE))
P7_TA(2010)0083A7-0043/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–   visti l'articolo 286, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C7-0033/2010),

–   vista l'audizione del candidato proposto dal Consiglio per le funzioni di membro della Corte dei conti, cui la commissione per il controllo dei bilanci ha proceduto nella riunione del 15 marzo 2010,

–   visto l'articolo 108 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0043/2010),

A.   considerando che Eoin O'Shea soddisfa le condizioni stabilite all'articolo 286, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

1.   esprime parere positivo sulla proposta di nominare Eoin O'Shea membro della Corte dei conti;

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e, per conoscenza, alla Corte dei conti nonché alle altre istituzioni delle Comunità europee e alle istituzioni di controllo degli Stati membri.


Raccomandazione al Consiglio sulla 65a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
PDF 216kWORD 69k
Raccomandazione del Parlamento europeo destinata al Consiglio del 25 marzo 2010 sulla 65a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (2010/2020(INI))
P7_TA(2010)0084A7-0049/2010

Il Parlamento europeo,

–   vista la proposta di raccomandazione destinata al Consiglio presentata da Alexander Graf Lambsdorff a nome del gruppo ALDE sulle priorità dell'Unione europea per la 65a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (B7–0243/2009),

–   vista la sua proposta di raccomandazione destinata al Consiglio, del 24 marzo 2009, sulle priorità dell'UE per la 64a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(1),

–   viste le priorità dell'UE per la 64a Assemblea generale delle Nazioni Unite, adottate dal Consiglio il 9 giugno 2009 (10809/09),

–   vista la 64a Assemblea generale delle Nazioni Unite e in particolare le sue risoluzioni seguenti: «Verso partenariati globali»(2), «Ruolo delle donne nello sviluppo»(3), «Strategia internazionale per ridurre le catastrofi»(4), «Armonia con la natura»(5), «Situazione dei diritti umani nella Repubblica islamica dell'Iran»(6), «Promozione di un'equa distribuzione geografica dell'adesione ai trattati sui diritti umani»(7), «Rafforzamento della cooperazione internazionale nel campo dei diritti umani»(8), «La globalizzazione e il suo impatto sul pieno godimento di tutti i diritti umani»(9), «Rafforzare l'azione delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani attraverso la promozione della cooperazione internazionale e importanza della non selettività, dell'imparzialità e dell'obiettività»(10), «Promozione di un ordine internazionale democratico ed equo»(11), «Diritti del fanciullo»(12), «La bambina»(13), «Relazione del Consiglio per i Diritti Umani»(14), «Protezione del clima del pianeta per le generazioni presenti e future del genere umano»(15), «Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari»(16), «Verso un mondo denuclearizzato: accelerare l'attuazione degli impegni di disarmo nucleare»(17), «Il disarmo nucleare»(18), e «Promozione del multilateralismo nel settore del disarmo e della non proliferazione»(19),

–   visti gli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite e gli impegni degli Stati membri dell'UE a fornire aiuti per combattere la fame e la povertà,

–   viste la prossima conferenza di revisione 2010 delle parti del trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (TNP) e le revisioni degli Obiettivi di sviluppo del millennio (OSM), del Consiglio per i diritti umani (HRC) e della Commissione per la costruzione della pace (CCP),

–   visti la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–   vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2009 sull'Agenda di sviluppo di Doha a seguito della settima Conferenza ministeriale dell'OMC(20),

–   vista la sua risoluzione del 25 novembre 2009 sulla strategia dell'UE per la Conferenza di Copenaghen sul cambiamento climatico (COP15)(21),

–   vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2009 sul rafforzamento della democrazia nelle relazioni esterne dell'UE(22),

–   vista la sua risoluzione dell«8 ottobre 2009 sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo(23),

–   vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'UE e nel consolidamento della pace/dello Stato(24),

–   vista la sua risoluzione del 24 aprile 2009 sulla non proliferazione e sul futuro del trattato di non proliferazione delle armi nucleari(25),

–   vista la sua dichiarazione del 22 aprile 2009 sulla campagna «dire NO alla violenza contro le donne»(26),

–   vista la sua risoluzione del 24 marzo 2009 sui contratti relativi agli OSM(27),

–   vista la sua risoluzione del 9 giugno 2005 sulla riforma delle Nazioni Unite(28),

–   visti l'articolo 121, paragrafo 3, e l'articolo 97 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7–0049/2010),

A.   considerando che il sistema delle Nazioni Unite, con la legittimità che gli deriva dalla composizione mondiale, continua a svolgere un ruolo fondamentale per definire e migliorare i processi decisionali a livello mondiale e per affrontare le sfide globali attraverso un multilateralismo efficace, basato sul diritto internazionale, sui principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e sull'impegno comune ad attuare gli obiettivi adottati al vertice mondiale dell'ONU del 2005,

B.   considerando che l'Unione europea si impegna per la collaborazione multilaterale e il rafforzamento del sistema delle Nazioni Unite; che l'Unione europea deve pertanto essere una forza motrice negli sforzi esplicati per la riforma dell'organizzazione e continuare a sostenere con decisione il suo importante ruolo nel sistema internazionale,

C.   considerando che l'attuale struttura del Consiglio di sicurezza dell'ONU non riflette la realtà e le esigenze del ventunesimo secolo; che il Segretario generale dell'ONU considera la riforma del Consiglio di sicurezza come parte integrante degli sforzi in corso per rendere questo organo indispensabile più ampiamente rappresentativo e più efficace,

D.   considerando che l'Unione europea e gli Stati membri sono i principali contributori al sistema delle Nazioni Unite fornendo circa il 40% del bilancio stimato dell'ONU, oltre il 40% dei costi per il mantenimento della pace e il 12% delle truppe, nonché oltre metà del finanziamento di base dei fondi e dei programmi delle Nazioni Unite,

E.   considerando che, conformemente al trattato di Lisbona, nelle sue relazioni esterne e nei forum internazionali l'Unione europea sarà ora rappresentata da un'unica entità, il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (Vicepresidente/Alto rappresentante), sostenuto da un nuovo servizio diplomatico dell'UE; che il trattato di Lisbona ha altresì comportato modifiche delle prerogative delle politiche esterne dell'Unione, come ad esempio la maggiore integrazione delle diverse componenti dell'azione esterna dell'Unione, in particolare la politica di sviluppo,

F.   considerando che l'UE dovrà succedere alla CE come osservatore presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e altri organi dell'ONU, in quanto parte di numerose convenzioni ONU e, in alcuni casi eccezionali, come per la FAO, in quanto membro,

G.   considerando che gli Stati membri dell'UE si sono recentemente divisi sull'opportunità di partecipare alla conferenza di revisione di Durban sul razzismo; che sono emerse delle differenze nella valutazione dell'UE sulle attività della Cina in materia di diritti umani in sede HRC e nella votazione sulla relazione Goldstone; che tutto ciò è andato a discapito dell'influenza dell'UE e della sua capacità di far valere i propri valori in seno all'ONU,

H.   considerando che l'aumento crescente e incontrollato della proliferazione nucleare rappresenta una minaccia sempre maggiore per il mondo libero; che, in occasione della prossima revisione del TNP, occorrerà assolutamente rafforzare tutti e tre i pilastri del trattato, ossia la non proliferazione, il disarmo e la cooperazione per l'uso civile dell'energia nucleare,

I.   considerando che nel 2000, appoggiando la Dichiarazione del Millennio per lo sviluppo, l'Unione europea si è impegnata a dimezzare l'incidenza della povertà estrema nel mondo entro il 2015, concentrando al contempo i propri sforzi sui progressi per conseguire gli otto Obiettivi del millennio,

J.   considerando che le innovazioni istituzionali in tema di struttura di genere all'interno del sistema delle Nazioni Unite devono imprimere un nuovo slancio a favore di un approccio globale e coerente nei confronti della dimensione di genere e dell'emancipazione femminile,

K.   considerando che i negoziati per un accordo internazionale post-2012 sui cambiamenti climatici, esaustivo e giuridicamente vincolante, dovrebbero tradursi in un accordo a Città del Messico nel dicembre 2010; che i cambiamenti climatici possono aggravare il rischio di conflitti per le risorse naturali,

1.   rivolge al Consiglio le seguenti raccomandazioni:

o
o   o

   L'Unione europea alle Nazioni Unite
   a) rafforzare, mediante un dialogo approfondito con i partner principali, un multilateralismo effettivo al fine di costruire un'Organizzazione delle Nazioni Unite più forte; favorire quell'approccio comune e coerente dell'UE alle Nazioni Unite che i paesi terzi si aspettano;
   b) cercare di proiettarsi, all'interno del sistema delle Nazioni Unite, nel ruolo di mediatore leale fra i diversi gruppi di membri, al fine di promuovere la comprensione comune e una maggiore coesione fra i tre pilastri delle Nazioni Unite (pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani); promuovere attivamente e sollevare sistematicamente l'importanza di un multilateralismo efficace nel dialogo bilaterale;
   c) sostenere soluzioni che attribuiscano una maggiore visibilità al ruolo esterno e all'aumentata responsabilità dell'Unione europea dinanzi agli Stati membri delle Nazioni Unite, in particolare per quanto riguarda l'assegnazione di un adeguato tempo di parola e il diritto d'iniziativa all'Assemblea generale dell'Organizzazione; sfruttare appieno tutti gli strumenti dell'azione esterna dell'UE per poter condurre azioni efficaci e coerenti in sede ONU e assicurare che la delegazione dell'UE presso le Nazioni Unite a New York sia adeguatamente attrezzata, in particolare in termini di personale, per far fronte al suo ruolo di maggior rilievo;
   d) garantire che l'UE parli con una sola voce per far sentire la propria posizione, traendo una lezione dalla Conferenza sul clima di Copenaghen del dicembre 2009;
   e) garantire che i valori e gli interessi dell'Unione europea siano rappresentati in modo efficace e coerente nel sistema delle Nazioni Unite; in tale contesto, adoperarsi per garantire che le candidature presentate da Stati membri dell'UE a posti importanti, che sono state concordate fra gli Stati membri stessi, ricevano il pieno sostegno dell'Unione; presentarsi come efficace forza coesa in grado di raggiungere, soprattutto durante votazioni importanti, posizioni unificate;
   f) cercare una collaborazione e un dialogo più consistenti con la nuova amministrazione statunitense e con attori regionali e globali emergenti come Cina, India e Brasile, con l'obiettivo di trovare un'agenda comune e soluzioni comuni alle sfide globali in un contesto multilaterale;
   g) migliorare, tenuto conto del nuovo potenziale dell'UE in fatto di coordinamento interno e di rappresentanza esterna, la programmazione a lungo termine dell'Unione, in particolare per quanto riguarda i grandi eventi futuri delle Nazioni Unite, come la revisione degli OSM e la conferenza di revisione del TNP del 2010, nonché le revisioni del Consiglio per i diritti umani e della Commissione per il consolidamento della pace nel 2011;
   Governance globale e riforma dell'ONU
   h) assumere un ruolo guida nel dibattito in corso sulla governance globale e garantire che vi siano chiari collegamenti fra i lavori del G20 e l'ONU, quale organismo legittimo per l'azione a livello mondiale;
   i) intraprendere azioni concrete e nuove iniziative per sostenere il processo di riforma del sistema delle Nazioni Unite, sottolineando l'esigenza di una riforma complessiva del Consiglio di sicurezza in ogni suo aspetto;
   j) esortare il Vicepresidente/Alto Rappresentante a costruire una posizione più coerente fra gli Stati membri dell'UE sulla riforma del Consiglio di sicurezza dell'ONU e a difendere tale posizione presso le Nazioni Unite; sottolineare che un seggio dell'UE in seno a un Consiglio di sicurezza allargato resta un obiettivo dell'Unione europea;
   k) promuovere una più forte partecipazione da parte dei parlamenti nazionali e transnazionali nelle attività delle Nazioni Unite con l'obiettivo di rafforzare la natura democratica dell'organizzazione, i suoi programmi e le sue agenzie e per sostenere, a tal fine, iniziative della società civile e dei parlamenti;
   l) intensificare gli sforzi per rivitalizzare l'Assemblea generale dell'ONU nel quadro di un'azione concertata con i principali partner, traducendo i suggerimenti dei gruppi di lavoro ad hoc e le raccomandazioni dei funzionari delle Nazioni Unite, come quelle del Presidente della 64a Assemblea generale, in azioni concrete, volte a rafforzare l'autorità, i risultati e l'efficienza dell'Assemblea, nonché ad aumentare la trasparenza dei suoi lavori;
   m) contribuire all'attuazione della nuova struttura di genere e delle pertinenti innovazioni istituzionali, al fine di creare quanto prima un'entità composita più coerente che promuova la parità tra i sessi e la protezione e l'emancipazione delle donne, anche in situazioni di conflitto e post-crisi;
   Pace e sicurezza
   n) sostenere pienamente gli sforzi del Segretario generale dell'ONU per definire meglio il concetto del principio della responsabilità di proteggere, come pure sottolineare la sua importanza nella prevenzione dei conflitti, incoraggiandone nel contempo l'applicazione;
   o) sostenere l'iniziativa degli Stati membri dell'UE relativa all'adozione di una risoluzione delle Nazioni Unite sulle armi chimiche scaricate in mare e sui rischi che rappresentano per l'ambiente, la salute, la sicurezza e l'economia, nonché sull'esigenza di rafforzare la collaborazione internazionale e regionale in materia e di scambiare informazioni, esperienze e tecnologie su base volontaria;
   Gestione delle crisi, mantenimento e consolidamento della pace
   p) contribuire a potenziare le capacità di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, per ridurre il rischio di tensioni estreme e promuovere l'inserimento del concetto di consolidamento della pace nell'azione di pacificazione; assumere un ruolo guida nella ricerca di un nuovo orizzonte per l'azione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, sottolineando sinergie civili e militari, migliorando il coordinamento fra i diversi partner regionali, in particolare fra l'UE e l'Unione africana;
   q) migliorare, nel quadro del partenariato UE-ONU, i dispiegamenti comuni nel quadro delle missioni di pace delle Nazioni Unite; incoraggiare le rispettive istanze delle Nazioni Unite a rafforzare ulteriormente i partenariati di pace internazionali e regionali, soprattutto per garantire il miglior uso possibile di risorse limitate;
   r) adoperarsi per una posizione e azioni coerenti dell'UE in vista della revisione della CCP nel 2011; sostenere gli sforzi volti ad ampliare il ruolo di tale Commissione per agevolare e garantire la sostenibilità degli accordi di pace e rafforzare il suo ruolo consultivo nei confronti del Consiglio di sicurezza;
   s) continuare a promuovere la collaborazione UE-ONU nel settore della ripresa successiva alla crisi e mirare ad approcci complessivi per sostenere la pace, prevenire i conflitti e affrontare una vasta gamma di situazioni politiche, economiche, sociali e ambientali che contribuiscono all'intensificazione dei conflitti nelle società;
   Disarmo e non proliferazione nucleare, disarmo convenzionale e controllo delle armi, lotta contro il terrorismo
   t) lavorare in modo coerente, costante ed efficace con gli Stati membri dell'UE per un esito positivo della conferenza di revisione del TNP del 2010; impegnarsi a completare il disarmo nucleare, in linea con la risoluzione n. 1887 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvando, non appena tutte le condizioni saranno soddisfatte, l'obiettivo di un mondo senza armi nucleari e sostenendo il disarmo sotto un rigoroso ed efficace controllo internazionale; approfondire il dialogo con tutte le potenze nucleari per perseguire un programma comune e un calendario specifico nell'ottica di ridurre progressivamente e infine eliminare gli stock di testate nucleari, migliorando nel contempo i mezzi per la verifica; sollecitare la ratifica e l'applicazione del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT);
   u) sostenere l'amministrazione statunitense nel suo impegno dichiarato a favore del disarmo nucleare, incoraggiato dalla visione del Presidente Obama di un mondo senza armi nucleari, e accogliere favorevolmente le diverse iniziative intraprese da alcuni Stati membri dell'UE per negoziare il ritiro delle armi nucleari dal territorio europeo in piena collaborazione con la Russia al fine di ottenere un ritiro proporzionato;
   v) sottolineare l'esigenza di un efficace controllo delle armi, comprese le armi leggere e le munizioni contenenti uranio impoverito, ed esercitare la propria influenza a sostegno di sforzi e provvedimenti più ampi, concreti ed efficaci a favore del disarmo; sottolineare l'esigenza della piena applicazione della Convenzione sulle armi chimiche (CWC), della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche (BTWC), della Convenzione sulle munizioni a grappolo (CCM) e della Convenzione sulle mine antiuomo (APMC), ponendo nel contempo l'accento sull'esigenza di un ulteriore sviluppo del regime internazionale contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa;
   w) rafforzare la cooperazione e il coordinamento con i principali partner nella lotta contro il terrorismo, sulla base del pieno rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, e sostenere gli sforzi multilaterali delle Nazioni Unite contro il terrorismo (comprese le azioni per adeguare il sistema dell'elenco di organizzazioni terroristiche dell'ONU alle norme del diritto internazionale sui diritti umani) nonché un'efficace attuazione della loro strategia globale di lotta contro il terrorismo; intensificare gli sforzi per raggiungere un accordo e concludere una convenzione complessiva sul terrorismo internazionale; cooperare strettamente quando la vita degli ostaggi è a rischio;
   Sviluppo e cambiamento climatico
   x) esercitare un ruolo guida per rafforzare l'efficacia degli aiuti allo sviluppo delle Nazioni Unite, dal momento che l'attuale frammentazione può portare alla marginalizzazione progressiva del loro ruolo di attore primario nello sviluppo; insistere per una programmazione e un quadro operativo delle Nazioni Unite più coerenti, per contribuire a massimizzare l'impatto dell'assistenza allo sviluppo;
   y) insistere affinché la crisi non sia usata come una scusa per evitare o ritardare la necessaria risposta globale al cambiamento climatico e al degrado ambientale, e utilizzare invece la risposta alla crisi come un'opportunità per gettare le basi di una nuova e moderna economia ecologica; in tale contesto, deve essere pienamente sostenuta l'iniziativa «Green Economy» avviata dal programma ambientale delle Nazioni Unite, e vanno incoraggiati i relativi dibattiti su un New Deal ecologico globale;
   z) sottolineare la necessità di una crescita e di uno sviluppo economici sostenibili;
   aa) ribadire il principio che la politica di aiuto allo sviluppo dovrebbe essere progettata in collaborazione con i paesi beneficiari;
   Obiettivi di sviluppo del millennio
   ab) riaffermare, in vista della preparazione della Conferenza di revisione degli OSM, il suo impegno a favore degli Obiettivi di sviluppo del millennio da raggiungere entro il 2015; esortare tutte le parti a fare lo stesso indicando che, rispetto agli impegni assunti nel 2005 in materia di aiuti annuali, i donatori sono inadempienti e che i progressi compiuti sono stati nel complesso troppo lenti nel caso della maggior parte degli Obiettivi da raggiungere entro il 2015;
  ac) esercitare un forte ruolo di guida in vista della riunione plenaria ad alto livello concernente gli OSM, promuovendo in particolare i seguenti obiettivi:
   riconfermare gli obiettivi e le finalità degli OSM quale risultato minimo da ottenere entro il 2015, contrastando qualsiasi tentativo di ridimensionare, annacquare o rinviare gli impegni assunti;
   raggiungere un accordo, tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, su un'azione accelerata che comprenda programmi e impegni chiari e concreti, dato che il mondo non sta tenendo fede alle promesse fatte in relazione agli OSM e che oltre un miliardo di persone – un numero destinato ad aumentare – vive tuttora in condizioni di estrema povertà;
   dare un chiaro segnale del fatto che prima del 2015 sarà adottata una nuova agenda, ancor più ambiziosa, che garantirà la continuazione degli sforzi tesi alla totale eliminazione della povertà;
   insistere su un migliore coordinamento tra le agenzie dell'ONU e un più coerente quadro operativo delle Nazioni Unite, onde evitare la frammentazione nell'ottica della realizzazione degli OSM;
   ad) comunicare nel modo più incisivo possibile che il raggiungimento degli OSM, oltre a costituire un obbligo morale, contribuirà altresì in modo importante a favorire a livello internazionale condizioni di prosperità, stabilità, sicurezza e giustizia sociale;
   ae) sottolineare che la comunità internazionale deve impegnarsi maggiormente nell'affrontare le conseguenze negative della crisi economica mondiale e del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo; proporre sistemi di finanziamento innovativi, quale un'imposta internazionale sulle transazioni finanziarie;
   af) assumere impegni concreti per garantire un miglior coordinamento, la coerenza delle politiche e la realizzazione dell'OSM 8, come pure per ridurre il deficit di finanziamento onde poter raggiungere l'obiettivo stabilito a Gleneagles per il 2010, segnatamente destinare circa 154 miliardi di USD (a prezzi 2008) totalmente all'aiuto pubblico allo sviluppo (APS);
   ag) ribadire, nel quadro della riunione plenaria ad alto livello concernente gli OSM, il suo impegno collettivo a destinare lo 0,7% del proprio reddito nazionale lordo (RNL) all'APS entro il 2015, sulla base di calendari chiari e vincolanti per ciascuno Stato membro;
   ah) insistere affinché i fondi per gli OSM non siano utilizzati per affrontare le conseguenze delle crisi finanziaria e climatica, ma siano invece stanziate risorse ulteriori e sia avviata un'azione più efficace per raggiungere gli obiettivi che hanno registrato progressi estremamente limitati, tra cui l'OSM 5 riguardante la salute materna e l'OSM 4 riguardante la mortalità infantile; concentrare l'attenzione sulla riattivazione degli OSM in base a un'agenda e una tabella di marcia per il 2010-2015;
   Cambiamento climatico
   ai) promuovere un dibattito in vista della prossima Conferenza delle parti della Convenzione quadro dell'ONU sui cambiamenti climatici (COP16), che si terrà in Messico nel dicembre 2010, e avviare la formazione di un consenso sull'adozione di un nuovo accordo internazionale vincolante in materia di cambiamenti climatici per il periodo successivo al 2012;
   aj) evitare gli errori organizzativi e strutturali della COP15 a Copenaghen, che non è riuscita a raggiungere un accordo internazionale vincolante, proponendo regole di voto specifiche, basate su maggioranze significative, al fine di agevolare i progressi nei negoziati;
   Diritti umani
   Questioni istituzionali
   ak) esorta il Vicepresidente/Alto rappresentante a parlare con una sola voce a nome di tutti gli Stati membri dell'UE sulle questioni concernenti i diritti umani e ad invitare ciascuno Stato membro a porre l'accento sulle posizioni unificate dell'UE, al fine di dar loro un peso maggiore, tenendo presente che, ai sensi dell'articolo 21 del TUE, l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali è uno dei principi che dovrebbero guidare l'azione dell'Unione sulla scena internazionale e che il sostegno alla democrazia e ai diritti umani è uno degli obiettivi della sua azione esterna;
   al) pervenire, nel quadro di un dialogo tempestivo e sostanziale con gli Stati membri dell'UE e i membri delle Nazioni Unite, a un'efficace strategia di negoziazione proattiva nonché a una posizione comune sulla revisione 2011 del Consiglio per i diritti umani della Nazioni Unite (HRC), tenendo presente che la revisione dei metodi di lavoro sarà condotta a Ginevra, mentre lo status dell'organismo verrà discusso a New York; rafforzare la Terza Commissione, con la sua composizione universale, in qualità di canale di comunicazione per i casi di diritti umani esaminati dall'HRC, tenendo a mente che la Terza Commissione potrebbe inoltre compensare le carenze dell'HRC;
   am) stabilire, in concertazione con i partner transregionali della revisione dell'HRC, criteri di adesione e una serie di orientamenti da applicare per l'elezione del Consiglio per i diritti umani; promuovere il rafforzamento dell'HRC e delle procedure speciali senza aprire il pacchetto del rafforzamento delle istituzioni e preservando l'indipendenza dell'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani; sostenere la possibilità per l'HRC di affrontare le violazioni dei diritti umani per mezzo di risoluzioni nazionali;
   an) sostenere il nuovo Segretario Generale aggiunto presso l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al fine di integrare l'aspetto dei diritti umani nelle decisioni fondamentali in materia di politica e di gestione presso la sede dell'ONU, a New York;
   Questioni relative ai diritti umani
   ao) sostenere con fermezza l'Assemblea generale delle Nazioni Unite affinché continui ad affrontare situazioni nazionali specifiche in risoluzioni, al contempo adoperandosi per evitare il ricorso a «proposte di non azione»;
   ap) esercitare un ruolo guida nella promozione e protezione dei diritti umani, compresi i diritti dei membri di gruppi vulnerabili e minoranze, la libertà di espressione e la libertà dei mezzi di comunicazione, la libertà di religione, i diritti dei bambini, la protezione degli attivisti per la difesa dei diritti umani e la collaborazione con la società civile;
   aq) sostenere energicamente la prioritarizzazione dei diritti umani nella formulazione di una risposta al rallentamento economico globale, poiché il suo impatto negativo è avvertito in modo sproporzionato dai settori già emarginati della popolazione in molti paesi in cui il godimento dei diritti umani è gravemente ridotto o totalmente compromesso;
   ar) concentrare gli sforzi per intensificare la tendenza mondiale verso l'abolizione della pena di morte, cercando di adottare risoluzioni rilevanti a tal fine; sostenere tutti gli sforzi volti a eliminare la tortura e in particolare incoraggiare l'adozione del protocollo facoltativo alla Convenzione dell'ONU contro la tortura;
   Dimensione di genere ed emancipazione delle donne
   as) adoperarsi per una maggiore emancipazione delle donne, in modo che possano svolgere il loro ruolo fondamentale contribuendo a una pace sostenibile, alla sicurezza e alla riconciliazione, e promuovere la loro partecipazione alla mediazione e risoluzione dei conflitti, anche in vista del prossimo decimo anniversario della risoluzione n. 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU; incoraggiare gli Stati membri dell'UE che non si sono ancora attivati in tal senso ad elaborare piani d'azione nazionali per applicare tale risoluzione;
   at) mostrare il suo profondo impegno nei confronti della risoluzione 1325 adottata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU nel 2000 partecipando agli eventi per la celebrazione del suo decimo anniversario;
   au) combattere con determinazione e con tutti i mezzi lo stupro e la violenza sessuale come arma da guerra; impegnarsi affinché questi crimini siano puniti come crimini di guerra e contro l'umanità e le vittime beneficino di programmi di sostegno specifici; sostenere la Rappresentante speciale del Segretario Generale dell'ONU, nominata di recente, nella lotta contro la violenza sessuale nei conflitti;
   Raccomandazioni finali
   av) adoperarsi per iscrivere un punto specifico all'ordine del giorno della 65a Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla cooperazione fra l'organizzazione delle Nazioni Unite, le assemblee regionali, i parlamenti nazionali, e l'Unione interparlamentare (UIP) al fine di stimolare il dibattito su come i parlamentari, i parlamenti nazionali e le assemblee parlamentari regionali possano svolgere un ruolo più attivo in seno alle Nazioni Unite, in conformità della decisione adottata dalla 63a Assemblea generale dell'ONU nella risoluzione su «La cooperazione tra le Nazioni Unite e l'Unione interparlamentare» (A/RES/63/24);

2.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Vicepresidente/Alto rappresentante, al Consiglio e, per conoscenza, alla Commissione.

(1) Testi approvati, P6_TA(2009)0150.
(2) A/RES/64/223.
(3) A/RES/64/217.
(4) A/RES/64/200.
(5) A/RES/64/196.
(6) A/RES/64/176.
(7) A/RES/64/173.
(8) A/RES/64/171.
(9) A/RES/64/160.
(10) A/RES/64/158.
(11) A/RES/64/157.
(12) A/RES/64/146.
(13) A/RES/64/145.
(14) A/RES/64/143.
(15) A/RES/64/73.
(16) A/RES/64/69.
(17) A/RES/64/57.
(18) A/RES/64/53.
(19) A/RES/64/34.
(20) Testi approvati, P7_TA(2009)0110.
(21) Testi approvati, P7_TA(2009)0089.
(22) Testi approvati, P7_TA(2009)0056.
(23) Testi approvati, P7_TA(2009)0029.
(24) Testi approvati, P6_TA(2009)0372.
(25) Testi approvati, P6_TA(2009)0333.
(26) Testi approvati, P6_TA(2009)0259.
(27) Testi approvati, P6_TA(2009)0152.
(28) GU C 124 E del 25.5.2006, pag. 549.


Secondo vertice europeo sui Rom
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sul secondo vertice europeo sui rom
P7_TA(2010)0085RC-B7-0222/2010

Il Parlamento europeo,

–   visti gli articoli 8, 9, 10, 18, 19, 20, 21, 151, 153 e 157 del TFUE, che impegnano gli Stati membri a garantire pari opportunità a tutti i cittadini e a migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro,

–   visti gli articoli 2 e 3 del trattato UE che consentono all'Unione di prendere misure appropriate per combattere le discriminazioni nei confronti di tutti i cittadini e promuovere il rispetto dei diritti umani,

–   viste le sue risoluzioni del 28 aprile 2005 sulla situazione dei rom nell'Unione europea(1), del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell'Unione europea(2), del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(3), del 31 gennaio 2008 su una strategia europea per i rom(4), del 10 luglio 2008 sul censimento dei rom su base etnica in Italia(5) e dell«11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell'Unione europea(6),

–   viste la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(7), la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(8), la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(9), che prevede un ravvicinamento delle disposizioni legislative e regolamentari che gli Stati membri dovrebbero applicare ai reati di stampo razzista o xenofobico, e la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(10), che garantisce a tutti i cittadini il diritto di circolare liberamente nell'UE a condizione che lavorino o siano alla ricerca di un posto di lavoro, che studino o che dispongano di risorse sufficienti o che siano in pensione,

–   viste le relazioni su rom, razzismo e xenofobia negli Stati membri dell'UE nel 2009, pubblicate dall'Agenzia per i diritti fondamentali(11), e le relazioni di Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa,

–   viste le conclusioni del Consiglio europeo di dicembre 2007 e di giugno 2008, le conclusioni del Consiglio «Affari generali» di dicembre 2008 e le conclusioni del Consiglio «Occupazione, politica sociale, salute e consumatori» sull'inclusione dei rom, adottate a Lussemburgo l«8 giugno 2009,

–   visti il Decennio per l'inclusione dei rom e il Fondo per l'istruzione dei rom, istituiti nel 2005 da numerosi Stati membri dell'UE, paesi candidati e altri paesi in cui le istituzioni dell'Unione sono presenti in modo significativo,

–   visti il primo vertice europeo sui rom, svoltosi a Bruxelles il 16 settembre 2008, e l'imminente secondo vertice europeo sui rom, che avrà luogo a Cordova (Spagna) l«8 aprile 2010 e che rappresenta un evento di rilievo della Presidenza spagnola del Consiglio,

–   vista la prossima relazione della sua commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom, prevista per la fine del 2010,

–   visti i dieci principi di base comuni sull'inclusione dei rom,

–   viste le interrogazioni con richiesta di risposta del 12 febbraio 2010 (O-0017/2010 – B7-0013/2010, O-0018/2010 – B7-0014/2010) e del 24 febbraio 2010 (O-0028/2010 – B7-0202/2010, O-0029 – B7-0203/2010) al Consiglio e alla Commissione sul secondo vertice europeo sui Rom,

–   visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.   considerando che 10-12 milioni di rom europei continuano a essere vittime di gravi discriminazioni strutturali e si trovano, in molti casi, in una situazione di estrema povertà e di esclusione sociale; considerando che gran parte dei rom europei sono diventati cittadini dell'UE in seguito agli ampliamenti del 2004 e del 2007, beneficiando così del diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,

B.   considerando che la situazione dei rom europei, che sono tradizionalmente presenti in numerosi paesi d'Europa, è diversa da quella delle minoranze nazionali europee, per cui risulta giustificata l'adozione di misure specifiche a livello europeo,

C.   considerando che numerosi rom e numerose comunità rom che hanno deciso di stabilirsi in uno Stato membro dell'UE diverso da quello di cui sono cittadini si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile,

D.   considerando che l'UE dispone di diversi strumenti da attivare nella lotta contro l'esclusione dei rom come la nuova opportunità offerta a titolo dei Fondi strutturali di destinare fino al 2% della dotazione complessiva del Fondo europeo di sviluppo regionale a spese connesse all'alloggio a favore di comunità emarginate, che avrà effetto nel corso del 2010, o le possibilità esistenti nel quadro del Fondo sociale europeo,

E.   considerando che la direttiva 2000/43/CE del Consiglio non è stata adeguatamente recepita o attuata pienamente da tutti gli Stati membri,

F.   considerando che l'Unione europea si è impegnata in più occasioni a promuovere attivamente i principi delle pari opportunità e dell'inclusione sociale in relazione alla popolazione rom in Europa,

G.   considerando che lo scorso anno si sono registrati, in alcuni Stati membri dell'UE, a livello dei mezzi di informazione e del discorso politico, un inasprimento dell'ostilità nei confronti dei rom e una crescente incidenza della violenza a sfondo razziale contro di loro,

H.   considerando che i progressi compiuti nella lotta alla discriminazione dei rom per garantire i loro diritti all'istruzione, all'occupazione, all'assistenza sanitaria e all'alloggio, sia negli Stati membri che nei paesi candidati, sono stati discontinui e lenti,

I.   considerando che occorre riservare particolare attenzione a quanti si trovano ad affrontare discriminazioni multiple,

J.   considerando che va potenziata la rappresentanza dei rom nelle strutture governative e nella pubblica amministrazione negli Stati membri,

1.   condanna la recente recrudescenza del razzismo contro gli zingari («fobia dei rom») in diversi Stati membri dell'UE, che si è manifestata sotto forma di casi ripetuti di incitamento all'odio e attacchi contro i rom;

2.   ritiene che lottare contro la discriminazione dei rom, i quali costituiscono una comunità paneuropea, richieda un approccio globale a livello europeo;

3.   esprime preoccupazione dinanzi alle discriminazioni di cui i rom sono vittime nei settori dell'istruzione (in particolare la segregazione), dell'alloggio (segnatamente le espulsioni forzate, le condizioni di vita indegne, spesso in ghetti), dell'occupazione (il loro tasso di occupazione particolarmente basso) e della parità di accesso ai sistemi di assistenza sanitaria e ad altri servizi pubblici, come anche dinanzi al livello sorprendentemente basso della loro partecipazione politica; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le misure in materia di pari opportunità siano applicate rigorosamente al momento dell'attuazione dei programmi operativi, cosicché i progetti non accentuino, direttamente o indirettamente, la segregazione e l'esclusione dei rom; sottolinea che il 10 febbraio 2010 il Parlamento ha approvato una relazione sull'ammissibilità degli interventi nel settore dell'alloggio a favore delle comunità emarginate, che consente tali interventi nel quadro del FESR, e chiede la rapida applicazione del regolamento rivisto affinché gli Stati membri possano attivamente ricorrere a tale opportunità; ritiene, in questo contesto, che l'alloggio sia una premessa per assicurare un'inclusione sociale effettiva; invita la Commissione a garantire che lo strumento di microfinanziamento di recente adozione sia accessibile ai rom, al fine di sostenere la loro integrazione nel mercato del lavoro;

4.   riconosce che la piena cittadinanza e la partecipazione socioeconomica dei rom sono condizionate da una storia di discriminazione e di stigmatizzazione sociale; ritiene che un approccio integrato all'inclusione dei rom vada completato con misure proattive intese a superare le discriminazioni passate e presenti; invita la Commissione a riservare a questo aspetto la debita attenzione nel suo approccio all'inclusione dei rom;

5.   ritiene che l'UE e gli Stati membri condividano la responsabilità di promuovere l'inclusione dei rom e di difendere i loro diritti fondamentali in quanto cittadini europei e debbano intensificare senza indugi i loro sforzi per conseguire risultati visibili in tale settore; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE ad appoggiare le iniziative necessarie per creare un ambiente sociale e politico atto alla concretizzazione dell'inclusione dei rom, ad esempio sostenendo campagne di educazione pubblica alla tolleranza rivolte alla popolazione non rom e riguardanti la cultura e l'integrazione dei rom, sia nei paesi di cittadinanza che in quelli europei di residenza;

6.   accoglie con favore le conclusioni del Consiglio «Occupazione, politica sociale, salute e consumatori» sull'inclusione dei rom, adottate a Lussemburgo l«8 giugno 2009, che incorporano i principi di base comuni sull'inclusione dei rom, e invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto di tali principi »nella concezione ed attuazione delle politiche di difesa dei diritti fondamentali, di parità di genere, di lotta contro le discriminazioni, la povertà e l'esclusione sociale, di accesso all'istruzione, all'alloggio, alla sanità, all'occupazione, ai servizi sociali, alla giustizia, allo sport e alla cultura, nonché nelle relazioni dell'UE con i paesi terzi«; si compiace della richiesta rivolta alla Commissione di »avviare iniziative concrete per rendere più efficaci gli strumenti e le politiche comunitari pertinenti per l'inclusione dei rom«;

7.   esprime profonda preoccupazione per il fatto che, nonostante il carattere urgente della questione, la Commissione non abbia ancora dato seguito alla sua richiesta del 31 gennaio 2008 di elaborare, in cooperazione con gli Stati membri, una strategia europea per i rom volta a meglio coordinare e promuovere gli sforzi intesi a migliorare la situazione della popolazione rom;

8.   rinnova quindi l'invito alla Commissione europea ad elaborare una strategia globale europea per l'inclusione dei rom come strumento per combattere l'esclusione sociale e la discriminazione dei rom in Europa;

9.   attende con interesse la comunicazione della Commissione che sarà presentata dopo il prossimo vertice europeo sull'inclusione dei rom e che conterrà un'analisi delle politiche e degli strumenti attuali intesi a promuovere detta inclusione nonché dei fattori che sottendono ai mediocri progressi sinora compiuti; chiede che la comunicazione comprenda obiettivi e meccanismi chiari per la futura definizione della politica concernente i rom;

10.   invita i nuovi Commissari a dare priorità alle questioni relative ai rom coperte dai rispettivi portafogli e a istituire nel contempo senza indugi un efficace sistema di coordinamento tra i membri della Commissione e tra le Direzioni generali, affrontare le questioni relative ai rom a livello UE; chiede alla Commissione di attribuire a uno dei Commissari la competenza per il coordinamento della politica nei confronti dei rom;

11.   incoraggia le istituzioni dell'UE ad associare le comunità rom – dal livello di base fino a quello delle ONG internazionali – al processo di sviluppo di una politica globale dell'UE nei confronti dei rom, in tutti gli aspetti della pianificazione, dell'attuazione e della supervisione, nonché a fare tesoro delle esperienze del Decennio per l'integrazione dei rom 2005-2015, del Piano d'azione dell'OSCE e delle raccomandazioni del Consiglio d'Europa, delle Nazioni Unite e dello stesso Parlamento europeo; chiede che sia mobilitata la comunità rom così da poter attuare congiuntamente le politiche di inclusione, che possono avere successo solo se tutte le parti coinvolte vi partecipano pienamente;

12.   chiede alla Commissione di adottare, rispetto alle questioni relative ai rom, un approccio orizzontale e di presentare nuove proposte intese ad assicurare la coerenza delle politiche su scala europea per quanto riguarda l'inclusione sociale dei rom, indurre gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per raggiungere risultati visibili, incoraggiare un'analisi critica degli errori politici, agevolare lo scambio delle prassi migliori fra Stati membri e valorizzare tutti gli insegnamenti tratti dal progetto pilota sui rom, che dovrebbero contribuire alle politiche di integrazione;

13.   incoraggia gli organizzatori del vertice e l'UE a dare un seguito politico chiaro alle conclusioni del vertice, al fine di evitare che si ripetano situazioni, già verificatesi in passato, in cui non vengono adottate né conclusioni politiche né proposte concrete; ritiene che il vertice non dovrebbe avere carattere dichiarativo, ma essere incentrato su impegni politici strategici che dimostrino la volontà politica di colmare il divario tra le comunità rom e le popolazioni maggioritarie;

14.   sollecita il Consiglio e la Commissione ad approfittare delle iniziative esistenti, quali il Decennio per l'integrazione dei rom, per aumentare l'efficacia degli sforzi intrapresi in tale settore;

15.   ritiene essenziale prevedere un complesso programma di sviluppo che copra contemporaneamente tutti i settori di politica correlati e renda possibile un intervento immediato nelle zone «ghettizzate» che devono far fronte a gravi svantaggi strutturali;

16.   segnala che le misure antidiscriminazione da sole non bastano in quanto strumento per facilitare l'inclusione sociale dei rom, ma che occorre uno sforzo concertato della comunità, fondato su una solida base giuridica, per coordinare le misure degli attori istituzionali e della società e per obbligare le parti interessate a onorare gli impegni assunti; riconosce quindi anche la necessità di un chiaro impegno legislativo e di una dotazione di bilancio congrua;

17.   raccomanda che il Consiglio adotti una posizione comune sulla politica di finanziamento a titolo dei fondi strutturali e di preadesione, in cui trovi riscontro l'impegno politico europeo di sfruttare pienamente le opportunità offerte da tali fondi di promuovere l'inclusione dei rom e di garantire che i principi di base comuni sull'inclusione dei rom siano considerati nel corso dell'eventuale revisione dei relativi programmi operativi, e quindi anche in vista del prossimo periodo di programmazione; sollecita la Commissione ad analizzare e a valutare quelle che sono state sino ad oggi le ricadute sociali degli investimenti dei fondi strutturali e di preadesione destinati ai gruppi vulnerabili, a trarne le debite conclusioni e a concepire, se necessario, nuove strategie e regole in questo settore;

18.   sottolinea che i paesi candidati devono essere associati quanto prima all'obiettivo, perseguito a livello europeo, dell'integrazione dei rom, dal momento che i negoziati di adesione offrono un'opportunità senza precedenti di innescare un cambiamento sostanziale nel comportamento dei governi nei confronti dei rom;

19.   ribadisce che gli Stati membri devono garantire che tutte le misure che hanno un impatto diretto o indiretto sui cittadini dell'Unione europea di origine rom siano coerenti con i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE e dalla direttiva sull'uguaglianza razziale che vieta esplicitamente la discriminazione diretta e indiretta; esprime la preoccupazione per il rimpatrio forzato di rom nei Balcani occidentali, dove gli stessi potrebbero andare incontro a situazioni di privazione di alloggio e potrebbero trovarsi ad affrontare discriminazione nei settori dell'istruzione, della protezione sociale e dell'occupazione; invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a provvedere a che siano rispettati i diritti fondamentali, anche fornendo un livello adeguato di assistenza e monitoraggio;

20.   sottolinea la situazione precaria di numerosi rom che, esercitando la loro libertà di circolazione all'interno dell'Unione, sono migrati nell'ambito dei suoi confini; sottolinea altresì che le misure prese nei confronti di questi gruppi devono essere conformi alle norme e alla legislazione europee e invita la Commissione e gli Stati membri a stabilire se vi sia la necessità di un approccio europeo coordinato;

21.   sottolinea l'importanza di coinvolgere le autorità locali per garantire una concretizzazione effettiva degli sforzi volti a promuovere l'inserimento dei rom e a combattere la discriminazione; chiede alla Commissione di elaborare raccomandazioni destinate agli Stati membri al fine di incoraggiare le autorità locali a fare un uso migliore delle opportunità di finanziamento offerte dai fondi strutturali per promuove l'inclusione dei rom, compreso il controllo oggettivo dell'esecuzione dei progetti;

22.   evidenzia l'importanza delle organizzazioni rom a livello dell'Unione quale elemento indispensabile per garantire il successo delle politiche di inclusione sociale, come pure la necessità di associare rappresentanti dei rom a tutte le iniziative volte a promuovere i loro diritti e l'inclusione delle loro comunità; ritiene che siano necessarie strategie di lungo termine per costruire la capacità professionale e organizzativa dei rom e per sviluppare le risorse umane rom quale priorità orizzontale; sottolinea che l'indipendenza politica e l'accesso dei rom all'autonomia in termini di risorse finanziarie, accademiche e umane sono fondamentali per accelerare la loro inclusione sociale;

23.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati nonché al Consiglio d'Europa e all'OSCE.

(1) Testi approvati, P6_TA(2005)0151.
(2) Testi approvati, P6_TA(2006)0244.
(3) Testi approvati, P6_TA(2007)0534.
(4) Testi approvati, P6_TA(2008)0035.
(5) Testi approvati, P6_TA(2008)0361.
(6) Testi approvati, P6_TA(2009)0117.
(7) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(8) GU L 303, 2.12.2000, pag. 16.
(9) GU L 328, 6.12.2008, pag. 55.
(10) GU L 158, 30.4.2004, pag. 77.
(11) Relazione su razzismo e xenofobia negli Stati membri dell'UE nel 2009; inchiesta sulle minoranze e le discriminazioni nell'Unione europea, relazione con dati mirati: i rom nel 2009; la situazione dei cittadini rom dell'UE che si trasferiscono e si stabiliscono in altri Stati membri dell'UE, del novembre 2009; le condizioni di alloggio dei rom e dei nomadi nell'Unione europea: relazione comparativa.


Priorità per il bilancio 2011 - Sezione III - Commissione
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulle priorità per il bilancio 2011- sezione III – Commissione (2010/2004(BUD))
P7_TA(2010)0086A7-0033/2010

Il Parlamento europeo,

–   visti gli articoli 313 e 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'Accordo interistituzionale (AII) del 17 maggio 2006 sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1),

–   vista la programmazione finanziaria aggiornata della Commissione per il 2007-2013, trasmessa in conformità del punto 46 del summenzionato accordo interistituzionale del 17 maggio 2006,

–   visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010,

–   visto l'esito della riunione del comitato di concertazione del 18 novembre 2009,

–   vista la relazione della commissione per i bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo(A7–0033/2010),

Aspetti generali relativi al bilancio

1.   osserva che il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2007-2013 prevede per il 2011 un livello globale di stanziamenti di impegno (SI) pari a 142,629 milioni di euro, il che rappresenta un incremento potenziale massimo solo dell'ordine dello 0,83% rispetto al bilancio 2010 quale adottato dal Parlamento europeo (141,453 milioni di euro in SI); rileva che il livello degli stanziamenti di pagamento (SP) è fissato a 134,263 milioni di euro, con un incremento del 9,2% rispetto al bilancio 2010 (122,937 milioni di euro in SP); ricorda che tali importi rappresentano solo l«1% circa dell'RNL dell'Unione europea e sono notevolmente inferiori rispetto a quelli previsti dall'attuale decisione relativa alle risorse proprie;

2.   fa notare che nel QFP lo scarto tra SI e SP è di 8,366 milioni di euro; ricorda che, a fronte di una differenza di soli 6,689 milioni di euro nel QFP per il 2010, il bilancio adottato per l'esercizio 2010 evidenzia una differenza di 18,515 milioni di euro dovuta a ulteriori riduzioni nei pagamenti; ribadisca la sua preoccupazione rispetto al crescente divario tra SI e SP, che a lungo termine crea situazioni di deficit, e sottolinea che farà tutto il possibile, attraverso la procedura di bilancio, per mantenere tale scarto a un livello sostenibile e gestibile;

3.   ricorda che, a prescindere dalle riflessioni relative ai massimali del QFP per i rimanenti esercizi (2011–2013), l'autorità di bilancio è stata costretta a rivedere più volte il QFP dal momento che esso non consentiva all'UE di rispondere in modo adeguato e soddisfacente a varie problematiche emerse nel corso degli ultimi anni; ribadisce la convinzione che è assolutamente necessario sottoporre il QFP a un esame e una revisione approfonditi; chiede alla Commissione europea di pubblicare, entro la fine del primo semestre 2010, la sua relazione sul funzionamento dell'AII attuale e sulla revisione intermedia del QFP sulla base delle dichiarazioni 1 e 3 dell'AII del 17 maggio 2006, corredandola di proposte concrete relative all'adeguamento e alla revisione dell'attuale AII;

4.   fa rilevare che il bilancio 2011 è il quarto dei sette esercizi compresi nell'attuale QFP e sottolinea che il punto 37 dell'AII, concernente il ricorso al margine del 5% in relazione alla flessibilità legislativa, assume ora pienamente senso, dal momento che i due rami dell'autorità di bilancio hanno una visione più chiara delle lacune e dei progressi dei programmi esistenti; ricorda che, a prescindere dalle disposizioni dell'AII, la garanzia di un adeguato livello di flessibilità nel bilancio dell'UE costituisce una condizione preliminare per dare esecuzione concreta al bilancio stesso in modo proficuo; auspica che il regolamento che fissa il QFP sia adottato sulla base del COM(2010)0072 def. e che il prossimo AII sia adottato sulla base del COM(2010)0073 def., al fine di consentire una maggiore flessibilità;

5.   richiama l'attenzione sul fatto che il rafforzamento di talune politiche a livello dell'Unione europea a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona dovrebbe logicamente implicare una maggior capacità finanziaria per l'Unione stessa;

6.   invita la Commissione, nel quadro della revisione di metà percorso dei programmi soggetti a codecisione, a presentargli un quadro dettagliato delle implicazioni di bilancio in tutte le rubriche;

7.   valuta positivamente il fatto che, stando alla propria valutazione effettuata nel luglio 2009 dalla Commissione, la maggior parte delle schede di attività che sono servite da base per il progetto preliminare di bilancio per il 2010 conteneva una motivazione chiara e concisa relativa al valore aggiunto UE e comprendeva obiettivi e indicatori SMART, nonché obiettivi e indicatori riferiti ai risultati; sottolinea tuttavia la necessità di migliorare la qualità dei risultati di spesa e di fare un miglior uso dei dati emersi dalle valutazioni; deplora il fatto che le variazioni negli stanziamenti siano state spiegate solo in rari casi ricorrendo ai dati di prestazione; si attende pertanto che la Commissione migliori di conseguenza le sue schede di attività per il 2011;

8.   sottolinea che gli altri miglioramenti necessari al riguardo, segnatamente per quanto concerne le DG del settore RELEX e la preadesione, sono fondamentali per garantire che le autorità di bilancio adottino decisioni più informate e per trarre pienamente beneficio dall'introduzione del bilancio per attività e dalla pianificazione e programmazione strategica in seno alla Commissione, tenuto conto in particolare dei nuovi compiti e delle nuove sfide previsti dal trattato di Lisbona;

Le priorità per il bilancio 2011

9.   ricorda che, nel rispetto dei vincoli imposti dal QFP, l'UE ha saputo conferire un certo valore aggiunto europeo agli sforzi nazionali compiuti dagli Stati membri per lottare contro la crisi economica e finanziaria varando un piano europeo di ripresa economica, ma osserva che la situazione economica generale nell'UE non è ancora soddisfacente;

10.   sottolinea la grandissima importanza dei giovani, nel momento attuale così come per il futuro dell'UE, che devono essere oggetto di un'attenzione speciale in sede di definizione delle priorità a medio e lungo termine; fa rilevare che i giovani sono al centro delle strategie sociali ed inclusive e che la loro capacità di innovazione costituisce una risorsa fondamentale su cui l'UE dovrebbe fare affidamento; ricorda che investire nei giovani e nell'istruzione significa investire nel presente e nel futuro, come indicato dalla strategia dell'Unione europea per i giovani e che questo investimento coordinato e multidisciplinare deve essere avviato senza indugio come tematica trasversale da un punto di vista politico;

11.   sottolinea che la politica della gioventù deve avere un'accezione ampia e tener conto della possibilità che le singole persone cambino posizione e status più volte nell'arco della propria vita, muovendosi liberamente tra contesti diversi come l'apprendistato, il mondo accademico o lavorativo e la formazione professionale; ritiene che uno degli obiettivi dovrebbe essere il passaggio dal sistema di istruzione al mercato del lavoro;

12.   ritiene necessario porre al centro dell'azione pubblica in materia di gioventù la predisposizione di strumenti che consentano la promozione dello studio delle lingue e del dialogo interculturale; è del parere che attraverso di essi si potrebbe infatti ottenere una maggiore sensibilizzazione dei cittadini sui temi europei, finalizzata all'acquisizione di una sempre più radicata identità europea;

13.   rammenta l'importanza dell'innovazione e dell'agenda digitale per lo sviluppo economico e la creazione di occupazione in Europa e sottolinea che un'attenzione particolare andrebbe riservata alle nuove competenze, quali le competenze informatiche e gli aspetti imprenditoriali; sottolinea che le priorità «ricerca», «innovazione» e «agenda del digitale» sono elementi fondamentali per uno sviluppo sostenibile in Europa e ricorda l'importanza di taluni programmi, come l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia, che contribuiscono a questo obiettivo;

14.   è convinto che, nel contesto del rallentamento dell'economia mondiale, l'UE dovrebbe concentrarsi sul sostegno attivo alle tecnologie innovative, segnatamente ecologiche, che stanno fornendo un contributo fondamentale al superamento della crisi economica, garantendo l'accesso delle PMI al mercato e facendo dell'UE un'economia sostenibile e competitiva di primo piano; rileva che, al fine di conseguire tale obiettivo, dovrebbe essere garantita un'agevole attuazione dei programmi R&S;

15.   sottolinea a tale riguardo che le PMI svolgono un ruolo decisivo nello sviluppo delle regioni svantaggiate dal punto di vista strutturale, segnatamente delle zone rurali, e quindi nella promozione di tutta l'economia dell'UE; evidenzia quindi la necessità di varare un maggior numero di progetti pilota per le PMI relativi allo sviluppo delle zone rurali;

16.   ricorda in proposito che è altamente probabile che i risultati innovativi della ricerca abbiano un impatto decisivo in termini economici ed è dell'avviso che l'UE dovrebbe essere ora assolutamente pronta a fornire i necessari incentivi finanziari at ogni livello di governo, sia esso nazionale, regionale o locale; ritiene che questo valore aggiunto europeo, sommato agli sforzi nazionali volti a sostenere le attività di ricerca, genererà maggiori ricadute a vantaggio di tutti gli Stati membri;

17.   sottolinea che la mobilità, che è una delle libertà sancite dai trattati e una condizione essenziale per il funzionamento di un vero mercato interno nell'UE, deve essere considerata come uno dei presupposti di tutte le iniziative di sostegno a favore dei giovani; evidenzia pertanto l'importanza di strutturare il bilancio dell'UE anche in funzione dell'accrescimento della mobilità giovanile;

18.   sottolinea che i trasporti sono un elemento essenziale dell'economia europea, che consente la mobilità delle persone, dei beni e della conoscenza attraverso le frontiere; sottolinea altresì che essi rappresentano un vettore di uguaglianza e di mobilità sociale, in particolare per i giovani, poiché offrono delle opportunità e migliorano gli scambi nei settori della conoscenza e della formazione;

19.   ritiene che il sostegno a favore dell'imprenditorialità e delle PMI sia un elemento portante della politica dell'UE in materia di gioventù e innovazione; è convinto della necessità di confermare il sostegno a tutti i programmi e strumenti volti a favorire l'imprenditorialità anche nelle zone rurali, fornendo assistenza per le fasi di avvio di imprese di nuova creazione e favorendo lo scambio di esperienze tra i giovani imprenditori; ricorda, a tale riguardo, il ruolo svolto dalla legge sulle piccole imprese (Small Business Act) nel facilitare l'accesso delle PMI ai finanziamenti e agli appalti pubblici e nel promuovere ulteriormente le loro competenze e capacità di innovazione; ricorda che negli ultimi anni ha presentato numerosi progetti pilota e varie azioni preparatorie per sostenere i giovani imprenditori, promuovere i collegamenti tra le PMI e accrescere la mobilità dei lavoratori, e sottolinea che intende seguire da vicino le proposte legislative che dovranno essere presentate una volta ultimati i progetti e le azioni in questione;

20.   ritiene, alla luce dell'importante ruolo che i giovani dovranno svolgere nella ripresa dall'attuale crisi finanziaria ed economica, che la promozione delle pari opportunità e una maggiore facilità nel passaggio dall'istruzione all'integrazione nel mercato del lavoro dovrebbero essere messe in evidenza e rafforzate anche nel quadro del Fondo sociale europeo, dal momento che l'UE non può più permettersi che soprattutto i giovani patiscano la povertà, sistemi di istruzione scadenti e una forte disoccupazione;

21.   ricorda che il 2011 è stato proclamato Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza e il 2010 Anno europeo della lotta contro la povertà e l'esclusione sociale; fa rilevare che il volontariato svolge una funzione cruciale in una serie di settori diversi e variegati, come l'istruzione, la sanità, l'assistenza sociale e lo sviluppo, e che può permettere alle persone di acquisire nuove abilità e competenze, migliorando in questo modo la loro occupabilità e contribuendo all'integrazione sociale;

22.   sottolinea che il cambiamento climatico ha un impatto sull'ambiente, sull'economia e sulla società dell'Europa; sottolinea, a tale riguardo, l'importanza di un approccio integrato e coordinato sul piano dell'UE volto a sostenere e a rafforzare misure a livello nazionale, regionale e locale; ritiene necessario elaborare risposte strategiche ulteriori e adeguate, e sviluppare una base di conoscenze che sia messa a disposizione anche di altri paesi; riafferma la propria convinzione secondo cui il bilancio dell'UE non rispecchia ancora in modo soddisfacente questo contesto generale volto a mitigare il cambiamento climatico;

23.   ritiene che queste priorità siano espressione della volontà comune di mettere i cittadini europei al primo posto e che esse dovrebbero continuare a occupare un posto di primo piano nell'agenda dell'UE;

24.   mette in evidenza l'importanza della cooperazione transnazionale delle regioni nel quadro delle Euroregioni e la loro rilevanza ai fini dell'approfondimento dell'integrazione europea; chiede quindi che sia previsto un maggior numero di progetti pilota volti a promuovere la cooperazione economica, sociale e culturale transfrontaliera fra le regioni in seno all'UE;

25.   accoglie positivamente il documento di lavoro della Commissione sulla futura strategia «UE 2020»(2), che identifica tre elementi chiave che dovrebbero fungere da motori per il futuro dell'UE e affronta le sfide concrete cui l'UE deve rispondere come base di un ampio dibattito della strategia economica dell'UE; ritiene che tale strategia dovrebbe porre maggiormente l'accento sulla lotta contro la disoccupazione; sottolinea tuttavia, in relazione alle priorità stabilite per il bilancio 2011, che sarà necessario adottare chiare misure proattive per aumentare la portata, segnatamente nell'ambito del cambiamento climatico, dell'ambiente e delle politiche sociali, della strategia UE 2020 e afferma risolutamente che tale strategia non deve trasformarsi nell'ennesimo quadro di valutazione vago e puramente indicativo per gli Stati membri; si rifiuta di ripetere l'esperienza frustrante della strategia di Lisbona, che vede il Consiglio tagliare sistematicamente le linee di bilancio volte a sostenere iniziative coerenti con la strategia concordata;

26.   chiede pertanto che, nel quadro della procedura di bilancio, vengano assunti impegni finanziari chiari e ambiziosi, in linea con le priorità enunciate, per spianare la strada al completamento della strategia UE 2020 e dimostrare la disponibilità dell'UE ad assumere un ruolo guida su queste tematiche fondamentali; si attende che il progetto di bilancio che la Commissione proporrà sia all'altezza di questa ambizione e troverebbe deplorevole che non si colga l'opportunità di far partire la procedura di bilancio in modo commisurato alle sfide che ci attendono;

27.   sottolinea che intende avvalersi di tutti gli strumenti contemplati dall'AII del 17 maggio 2006 per mobilitare risorse per queste priorità e sottolinea che lo sforzo finanziario richiesto potrebbe comportare la necessità di trasferire risorse da altri strumenti o programmi; ritiene che questo esercizio dovrebbe essere basato non solo su un monitoraggio quantitativo dei programmi esistenti, ma anche su un monitoraggio qualitativo, ravvicinato e attento; ritiene che la commissione per i bilanci dovrebbe basarsi sul lavoro effettuato dalle commissioni specializzate del PE a tale riguardo, migliorando in questo modo la qualità della sua spesa e incrementando il valore aggiunto europeo, come è essenziale fare in un contesto difficile per le finanze pubbliche;

28.   ritiene necessario che la presentazione del bilancio dell'UE sia chiara e dettagliata e intende seguire con grande attenzione la programmazione finanziaria e le modifiche introdotte dai recenti importanti accordi di bilancio; plaude al fatto che la Commissione abbia migliorato la presentazione dei suoi documenti di programmazione finanziaria e sollecita maggiore chiarezza in merito alla ripartizione tra spese amministrative e di funzionamento, riconoscendo nel contempo che in alcuni casi questa distinzione potrebbe essere difficile da operare; ricorda che per l'esecuzione dei programmi è necessaria una spesa amministrativa adeguata;

29.   ricorda che il finanziamento di queste priorità attraverso una possibile riassegnazione delle risorse non deve andare a danno di politiche fondamentali dell'UE come la politica di coesione, le politiche strutturali o la politica agricola comune; sottolinea che la politica di coesione, attraverso la sua struttura unica di governance a più livelli e il suo carattere orizzontale, svolge un ruolo contrale nel piano europeo di ripresa economica ed è destinata a rivestire un ruolo importante nella messa in atto della strategia «UE 2020», promuovendo la sussidiarietà per il tramite di un approccio dal basso verso l'alto nonché incoraggiando l'accettazione e mobilitando il sostegno da parte dei cittadini dell'Unione; fa rilevare che tali politiche rispondono ad uno dei principi fondanti dell'UE, segnatamente l'inclusione sociale e la solidarietà tra gli Stati membri e le regioni;

30.   sottolinea che, a suo giudizio, questo prima procedura disciplinata dalle disposizioni del nuovo trattato offre maggiori possibilità di esercitate un pieno controllo parlamentare sul bilancio dell'UE nel suo complesso e osserva che non intende limitare le proprie prerogative di bilancio;

Rubrica 1a

31.   ricorda che varie politiche e misure del piano europeo di ripresa economica rientrano in questa rubrica, insieme a un gran numero di programmi pluriennali (PCI, settimo programma quadro, RTE, ecc.) che nel 2011 giungeranno a maturità; invita la Commissione a presentare una relazione di follow-up sull'attuazione del piano europeo di ripresa economica, che riguardi anche le misure affidate alla BEI;

32.   sottolinea che le priorità per il 2011 nella prospettiva della strategia «UE 2020» saranno finanziate principalmente attraverso questa rubrica e che l'ampliamento delle competenze dell'UE a seguito del trattato di Lisbona (ad esempio per quanto concerne la politica spaziale e il turismo) avrà verosimilmente delle ripercussioni sul bilancio; sottolinea che la politica spaziale che è volta a promuovere il progresso scientifico, tecnologico e ambientale europeo e la competitività industriale necessita di un reale sforzo finanziario concreto da parte dell'UE e degli Stati membri; sottolinea, in particolare, che sono necessarie proposte concrete per quanto riguarda un adeguato finanziamento del GMES;

33.   ritiene che il programma per l'apprendimento permanente, ponendo l'accento sull'istruzione e la formazione professionale, funga da supporto alle iniziative necessarie a favore dei giovani, in particolare con riferimento all'accesso all'autonomia; sottolinea che tale programma dovrebbe coprire le attività previste all'inizio del periodo di programmazione e tener conto degli eventuali nuovi sviluppi, permettendo ad esempio di instaurare chiari collegamenti tra istruzione e mercato del lavoro, poiché entrambi sono fondamentali per lo sviluppo e la ripresa economica; sottolinea altresì la richiesta, già approvata dal Parlamento, di procedere con un programma specifico relativo alla mobilità e inteso a promuovere il primo impiego dei giovani, denominato «Erasmus primo impiego»;

34.   ricorda che, nel quadro del rilancio dell'economia europea, agli investimenti nei trasporti, in particolare quelli relativi alle RTE-T, spetta una funzione fondamentale per promuovere la crescita e l'occupazione, oltre che per sostenere gli interessi economici e ambientali dell'Europa; annette, a tale riguardo, grande importanza agli investimenti a favore della sicurezza di tutti i modi di trasporto;

35.   ricorda che il finanziamento di altri elementi essenziali è ancora in sospeso e che si dovrà tenerne conto e prendere decisioni al riguardo nel corso della procedura di bilancio, sebbene non fossero previsti nel QFP per il 2011: attuazione del pacchetto sulla vigilanza finanziaria mediante la creazione di un Sistema europeo delle autorità di vigilanza finanziaria (ESFS); finanziamento della disattivazione della centrale nucleare di Kozloduy (75 milioni di euro nel 2011), che nel 2010 era stato finanziato attraverso lo strumento di flessibilità; finanziamento del Monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza (GMES) (10 milioni di euro nel 2011);

36.   esprime la sua profonda preoccupazione per la drastica riduzione degli stanziamenti previsti nel QFP, che rispetto al bilancio 2010 subiscono una pesantissima contrazione, dell'ordine di 1 875 milioni di euro; è consapevole del fatto che il finanziamento del piano europeo di ripresa economica spiega in parte questa situazione, ma resta assolutamente convinto che una revisione di metà percorso ambiziosa e sistematica del QFP rappresenti una condizione sine qua non per l'efficacia del bilancio UE;

Rubrica 1b

37.   ritiene che nel valutare le politiche strutturali e di coesione si dovrebbe appuntare l'attenzione soprattutto sulla loro attuazione, sia in termini quantitativi che sotto il profilo qualitativo; accoglie positivamente il fatto che gli Stati membri abbiano presentato descrizioni dei sistemi operativi e di controllo per quasi tutti i programmi operativi e che a fine 2009 la Commissione abbia approvato l«87% dei programmi; si attende pertanto un notevole aumento dei pagamenti intermedi nel 2010 e nel 2011;

38.   rammenta che il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale è uno degli obiettivi fondamentali dell'UE sanciti dal trattato di Lisbona; ritiene dunque che il potenziamento della politica di coesione dell'UE dovrebbe rimanere una grande priorità per il 2011; sottolinea la necessità di un attento monitoraggio della regola n+2 ed n+3 e sollecita la trasmissione in tempo utile all'autorità di bilancio di informazioni dettagliate e aggiornate, in particolare in relazione agli impegni di bilancio che rischiano di essere soppressi;

39.   osserva che sono stati segnalati numerosi ritardi nella fase di avvio dell'attuale periodo di programmazione e dichiara la sua preoccupazione per il basso tasso di utilizzazione di tutti i fondi strutturali dell'Unione europea registrato negli ultimi anni e che ha determinato un crescente divario tra gli stanziamenti di impegno e gli stanziamenti di pagamento a titolo della presente rubrica; invita la Commissione a lavorare a stretto contatto soprattutto con gli Stati membri che hanno registrato un basso tasso di utilizzazione nel corso del precedente periodo di programmazione, al fine di migliorare questa situazione;

40.   ricorda la dichiarazione congiunta adottata in sede di concertazione lo scorso novembre, con la quale si chiedeva la semplificazione delle procedure di esecuzione e si esortavano gli Stati membri ad avvalersi della possibilità di rivedere i programmi operativi per poter meglio rispondere agli effetti della crisi economica; accoglie positivamente, a questo proposito, l'attuale revisione del regolamento generale sui Fondi strutturali 2007-2013 (regolamento (CE) n. 1083/2006), intesa a semplificare ulteriormente la gestione delle risorse e a introdurre misure che permettano agli Stati membri di fronteggiare gli effetti della crisi economica; chiede che queste disposizioni trovino attuazione negli Stati membri senza altri ritardi; invita la Commissione a valutare il possibile impatto sugli stanziamenti di pagamento delle nuove disposizioni, nonché a valutare l'effetto della proposta di deroga dalla regola di disimpegno automatico (N+2, N+3) sul bilancio;

41.   sottolinea che il miglioramento dell'esecuzione e della qualità della spesa dovrebbe costituire un principio guida per conseguire un uso ottimale delle risorse del bilancio dell'Unione europea; invita la Commissione e gli Stati membri a orientare i loro sforzi in questa direzione e a monitorare attentamente l'attuazione delle politiche sul terreno;

Rubrica 2

42.   esprima la sua preoccupazione per l'esiguità del margine della rubrica 2a, che potrebbe portare all'applicazione della disciplina finanziaria in conformità dell'articolo 11 del regolamento (CE) n. 73/2009, qualora i prezzi delle produzioni agricole dovessero evidenziare una volatilità simile a quella degli ultimi anni; esorta la Commissione a seguire da vicino i mercati agricoli per prevenire una siffatta situazione; sostiene la necessità di un margine adeguato per la rubrica 2a nel bilancio 2011;

43.   ricorda che il secondo elemento del piano europeo di ripresa economica – internet a banda larga nelle zone rurali – è finanziato nel 2010 attraverso la linea di bilancio sullo sviluppo rurale (420 milioni di euro) e che non sono previsti nuovi impegni per il 2011;

44.   ricorda che la soppressione della distinzione tra spese obbligatorie e spese non obbligatorie modificherà profondamente il tradizionale dialogo interistituzionale e conferma che intende vagliare attentamente tutti gli stanziamenti, nelle varie fasi della procedura, vista la difficoltà di prevedere l'evoluzione dei mercati agricoli; invita dunque la Commissione a presentare non appena possibile la sua lettera rettificativa sull'agricoltura in modo da permettere al comitato di concertazione di prendere decisioni costruttive ed efficaci;

45.   sottolinea che il continuo processo di senilizzazione esistente nel comparto agricolo richiede uno sforzo finalizzato al ricambio generazionale, nella prospettiva del mantenimento di un'agricoltura competitiva e capace di affrontare le nuove sfide ambientali post Copenaghen;

46.   prevede che nel 2010 e nel 2011 la lotta contro il cambiamento climatico continuerà ad essere una delle priorità dell'agenda politica dell'UE «post Copenaghen» e ricorda che, in un'ottica più ampia, lo sviluppo sostenibile è una responsabilità permanente nei confronti delle future generazioni; invita la Commissione a presentare un piano d'azione e un calendario chiari per l'esecuzione degli stanziamenti assegnati al programma d'azione dell'UE sul cambiamento climatico; sottolinea che il settore dei trasporti rappresenta un grande potenziale nella lotta contro il cambiamento climatico e invita la Commissione a dare la priorità alle misure intese alla decarbonizzazione di tutti i modi di trasporto; ricorda che lo sblocco degli stanziamenti inscritti nella riserva della linea di bilancio in questione dipenderà dalle proposte della Commissione;

47.   ricorda che l'obiettivo primario della PAC è garantire la stabilizzazione dei mercati, fornire sicurezza e assicurare prezzi ragionevoli, tanto ai consumatori quanto ai produttori, e invita pertanto la Commissione a predisporre, nel bilancio 2011, le risorse necessarie per far fronte alle nuove necessità derivanti dalla crisi economica;

48.   invita la Commissione a riferire in merito all'esecuzione delle misure contro la crisi del settore lattiero-caseario introdotte nel bilancio 2010 e a presentare, per il futuro, una strategia permanente congiuntamente a proposte concrete per gestire la volatilità dei prezzi nel settore lattiero e sui mercati di altre materie prime;

Rubrica 3a

49.   ribadisce che intende mantenere un livello di finanziamento commisurato alla creazione, nell'Unione europea, di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e sottolinea l'importanza della piena ed efficace applicazione e valutazione degli strumenti esistenti in questo settore; ritiene necessario, a tale fine, riconsiderare l'adeguatezza degli strumenti finanziari e dei mezzi disponibili in questo settore alla luce degli obiettivi del programma di Stoccolma, ad esempio per quanto attiene alla migrazione, al controllo e alla gestione delle frontiere, alla protezione dei dati e alla lotta contro il terrorismo; ricorda, in questo contesto, che molti programmi relativi al settore in parola saranno presto sottoposti alla revisione di metà percorso, il che potrebbe anche rendere necessario rivedere le risorse finanziarie ad essi assegnate;

50.   ritiene fondamentale, all'interno della promozione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, il rafforzamento della politica di immigrazione e di sostegno all'integrazione degli immigrati; ritiene che, in questa direzione, l'azione volta all'armonizzazione delle politiche di immigrazione dei singoli Stati membri debba essere considerata una priorità politica dell'azione UE, in un'ottica di concreto bilanciamento tra istanze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali dell'uomo;

51.   intende procedere a una disamina approfondita della gestione finanziaria delle attività di sviluppo dei grandi sistemi di reti di dati, analizzando in particolare la transizione da SIS I a SIS II, che ha subito numerosi rinvii e ripetute battute d'arresto, prima di decidere se mantenere il livello di finanziamenti previsto e si riserva il diritto di mantenere iscritti nella riserva gli stanziamenti connessi alla migrazione a SIS II in attesa dell'esito di nuove analisi e nuovi test;

52.   intende seguire con particolare attenzione l'attuazione delle modifiche, tra cui la piena integrazione di EUROPOL nella sfera comunitaria e l'istituzione dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo nonché verificare il fabbisogno finanziario dell'Agenzia FRONTEX;

Rubrica 3b

53.   ricorda che questa rubrica copre una vasta gamma di misure a favore della gioventù, attuate attraverso programmi pluriennali come i programmi Gioventù in azione, Cultura, Europa per i cittadini, Erasmus Mundus e varie manifestazioni annuali, comprese le Olimpiadi speciali(3); intende dunque sostenere i programmi dell'UE in tale ambito che sono direttamente attinenti alle priorità del bilancio 2011, nonché seguire attentamente la loro attuazione, sia sotto il profilo qualitativo che sotto quello quantitativo; deplora tuttavia il fatto che il massimale di questa rubrica per il 2011 sia superiore di soli 15 milioni di euro al bilancio adottato per il 2010;

54.   sottolinea che i tagli sistematici apportati ai programmi in questione dall'altro ramo dell'autorità di bilancio sono ingiustificati e hanno un effetto controproducente sulla creazione di una «Europa dei cittadini»;

Rubrica 4

55.   ricorda le pressioni costanti e pressoché insostenibili cui è soggetto il finanziamento dell'azione dell'UE come attore globale, con uno spazio di manovra stretto entro margini finanziari esigui, la necessità di rispondere a crisi impreviste e sempre più frequenti in paesi terzi e la volontà di affermare le priorità e le responsabilità dell'UE sulla scena mondiale; sottolinea la necessità di dotare l'Unione dei mezzi finanziari necessari per una risposta coerente ed adeguata alle sfide globali impreviste e sottolinea in particolare che il bilancio della PESC programmato per il 2011 potrebbe rivelarsi insufficiente; si rammarica del fatto che ogni eventuale aumento al di là della dotazione annua programmata eserciterebbe un'ulteriore pressione sulla rubrica 4;

56.   richiama l'attenzione sulla necessità di rivedere l'accordo interistituzionale del 2006 sulla disciplina di bilancio per quanto concerne le prerogative del Parlamento in relazione al bilancio PESC/PESD ai sensi del trattato di Lisbona, incluse l'esigenza di nuove norme sull'uso flessibile del bilancio PESC per missioni civili PESD e la piena trasparenza sulle operazioni di gestione militare delle crisi, in particolare per quanto concerne l'utilizzo del fondo iniziale;

57.   osserva che, a seguito di un bilancio rettificativo relativo al 2010, il 2011 sarà il primo anno in cui il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sarà pienamente operativo; intende dotare il SEAE delle risorse amministrative necessarie perché esso assolva il proprio mandato, segnatamente per quanto riguarda le capacità in materia di gestione delle crisi civili, ma ricorda che, ai sensi del trattato e in assoluta conformità con l'intenzione comune di coinvolgere maggiormente il PE nella formulazione e gestione delle relazioni esterne dell'UE, eserciterà pienamente le proprie competenze di bilancio e controllo di bilancio sul SEAE; ricorda che deve essere garantita la piena trasparenza di bilancio per quanto riguarda l'organigramma del Servizio ; sottolinea che, grazie all'eliminazione di inutili doppioni, il nuovo Servizio dovrebbe comportare economie di scala; ricorda nel contempo che le delegazioni dell'Unione europea presso le organizzazioni multilaterali devono disporre di un organico adeguato;

58.   esprime la propria preoccupazione per la scarsità di informazioni in merito al finanziamento dell'impegno dell'UE a sostenere i paesi in via di sviluppo nella lotta contro il cambiamento climatico e ricorda che tale impegno non era previsto nel QFP; sottolinea energicamente che il finanziamento di queste misure dovrebbe aggiungersi alle attuali risorse dell'APS;

59.   ribadisce la sua ferma volontà di fornire alla popolazione di Haiti la massima assistenza possibile dopo il devastante terremoto che ha colpito tale paese; chiede alla Commissione di presentare un piano di assistenza il più possibile ambizioso per Haiti, sulla base di una valutazione accurata delle necessità; ricorda che tale piano non dovrebbe mettere a repentaglio gli impegni esistenti nei confronti di altri paesi in via di sviluppo e meno sviluppati e dovrebbe basarsi su nuove fonti di finanziamento; in tale contesto, ricorda la posizione del Parlamento europeo volta a stabilire una forza permanente di protezione civile dell'UE ed invita ancora una volta la Commissione a formulare proposte concrete in materia;

60.   richiama l'attenzione sul fatto che l'UE sta mobilitando tutte le sue risorse, oltre ai programmi esistenti, per sostenere gli sforzi di pacificazione e ricostruzione nelle zone di conflitto, nella fattispecie in Georgia, Afghanistan, Medio Oriente e Africa sub-sahariana, e ritiene inaccettabile abbandonare le priorità attuali per far posto a nuove priorità;

61.   ricorda l'importanza di finanziamenti adeguati per la stabilizzazione della regione dei Balcani occidentali e la sua graduale integrazione nell'Unione europea;

62.   sottolinea che il Partenariato orientale, che è una delle componenti della politica di vicinato, riveste grande importanza per l'UE e rinnova il proprio sostegno al quadro proposto; ritiene altrettanto importante assicurare un'adeguata dotazione finanziaria che rispecchi gli impegni dell'UE nei confronti dei suoi vicini meridionali;

63.   ricorda che durante la concertazione sul bilancio 2010 non è stata trattata la questione del finanziamento delle misure di accompagnamento nel settore delle banane alla luce dell'accordo di Ginevra sul commercio delle banane; si dichiara fortemente contrario alla proposta di utilizzare i margini della rubrica 4 per questi finanziamenti (dell'ordine di 25 milioni di euro l'anno) non previsti nel QFP e ritiene che questo punto meriti un'adeguata soluzione finanziaria pluriennale;

Rubrica 5

64.   intende valutare attentamente la situazione di questa rubrica, nello spirito di un'utilizzazione efficace ed efficiente dei fondi UE, una volta che gli siano state trasmesse maggiori informazioni sulle richieste effettive della Commissione, sui tassi di crescita su cui si basano e sul margine di manovra complessivo all'interno del massimale del QFP;

65.   sottolinea la necessità di un atteggiamento trasparente e prudente in relazione a vari aspetti che hanno significative ripercussioni di bilancio, come le esigenze di organico, le pensioni, una politica immobiliare efficiente sotto il profilo dei costi e dell'energia, la politica di esternalizzazione, il rapporto tra funzioni amministrative e operative e gli orientamenti in proposito;

66.   sottolinea che, per quanto riguarda le retribuzioni e le pensioni, l'aumento approvato dal Consiglio nel dicembre 2009 è stato dell«1,85%, ossia pari soltanto a metà della percentuale risultante dall'applicazione della »méthode« e che, in base all'esito della causa proposta dalla Commissione e dal Parlamento europeo, la differenza potrebbe ammontare a circa 135 milioni di euro, con effetto retroattivo, per l'insieme delle istituzioni;

67.   ricorda che per il 2010 la Commissione ha formulato una previsione di crescita solo dell'ordine dello 0,9%, che non include però una serie di ambiti amministrativi finanziati al di fuori della rubrica in esame, come le linee di bilancio relative all'assistenza tecnica e amministrativa (ex linee BA), le agenzie esecutive (agenzie di ricerca esterne) e le spese amministrative per le agenzie decentrate e la ricerca diretta e indiretta; chiede alla Commissione di pronunciarsi in merito ai criteri da applicare per definire la spesa amministrativa complessiva e di continuare a fornire una descrizione chiara degli ambiti che esulano dalla rubrica 5; chiede che tutte le spese amministrative siano incluse nella rubrica 5;

68.   invita la Commissione a presentare una versione aggiornata della «relazione di screening» in vista di un'analisi chiara e di un follow-up delle esigenze in termini di organico;

Agenzie decentrate

69.   incoraggia la Commissione a proseguire la politica seguita negli ultimi esercizi di bilancio per quanto riguarda il finanziamento delle agenzie decentrate, in particolare tendendo conto delle eccedenze risultanti dall'esecuzione del bilancio al momento di decidere sulle sovvenzioni da proporre; ribadisce, tuttavia, che quelle agenzie che dipendono in certa misura da entrate derivanti da diritti dovrebbero ancora poter ricorrere ampiamente allo strumento delle entrate con destinazione specifica onde disporre della flessibilità di bilancio di cui hanno bisogno; plaude alla presentazione trasparente delle sovvenzioni annue richieste in un documento di lavoro sugli organismi di cui all'articolo 185 del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio che deve accompagnare il progetto di bilancio della Commissione;

70. auspica che il gruppo di lavoro interistituzionale sulle agenzie decentrate riprenda rapidamente la sua attività e rinnova l'auspicio che tale gruppo riesca a pervenire a conclusioni concrete che permettano alle istituzioni di definire un approccio comune per la costituzione, la gestione e il finanziamento delle agenzie decentrate, così come per quanto riguarda la loro collocazione all'interno del paesaggio istituzionale dell'Unione;
La procedura di adozione del bilancio per l'esercizio 2011

71.   sottolinea che la procedura per l'adozione del bilancio 2011 sarà la prima che si svolgerà interamente secondo le nuove regole definite dal trattato di Lisbona; ricorda che il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno concordato misure transitorie applicabili alla procedura di bilancio dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona(4), che dovrebbero applicarsi fino a quanto non entreranno in vigore gli atti giuridici necessari (nuovo regolamento sul QFP, revisione del regolamento finanziario ed eventuale ulteriore accordo interistituzionale);

72.   ritiene necessario, per garantire il regolare svolgimento della procedura di bilancio 2010, che il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione concordino i principi e le modalità concernenti l'organizzazione, la preparazione e il funzionamento del comitato di conciliazione, come previsto al paragrafo 7 della dichiarazione comune citata in precedenza; sottolinea che tali principi devono essere conformi ai principi definiti nella sua risoluzione sugli aspetti finanziari del trattato di Lisbona(5) e nella sua risoluzione sugli orientamenti transitori riguardanti le procedure in materia di bilancio in vista dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona(6); incarica la sua commissione per i bilanci di negoziare tali principi con il Consiglio e la Commissione;

o
o   o

73.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio e alla Corte dei conti.

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) COM(2009)0647 def.
(3) Questo specifico programma rientra nella rubrica 1a.
(4) Cfr. Allegato 5 alla risoluzione del Parlamento europeo del 17 dicembre 2009 sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010 quale modificato dal Consiglio (tutte le sezioni).
(5) Risoluzione del 7 maggio 2009.
(6) Risoluzione del 12 novembre 2009.


Orientamenti di bilancio: 2011 - sezioni I-II e IV-IX
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sugli orientamenti relativi alla procedura di bilancio 2011, sezione I – Parlamento europeo, sezione II – Consiglio, sezione IV – Corte di giustizia, sezione V – Corte dei conti, sezione VI – Comitato economico e sociale europeo, sezione VII – Comitato delle regioni, sezione VIII – Mediatore europeo, sezione IX – Garante europeo della protezione dei dati (2010/2003(BUD))
P7_TA(2010)0087A7-0036/2010

Il Parlamento europeo,

–   visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–   visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1),

–   vista la decisione 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, sul sistema delle risorse proprie delle Comunità europee(2),

–   visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(3),

–   vista la sesta relazione dei Segretari generali delle istituzioni sull'evoluzione della rubrica 5 del quadro finanziario rivisto nell'autunno del 2009,

–   vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio finanziario 2008, corredata delle risposte delle istituzioni(4),

–   vista la relazione della commissione per i bilanci (A7–0036/2010),

A.   considerando che, in questa fase della procedura annuale, il Parlamento europeo attende gli stati di previsione delle altre istituzioni e le proposte del suo Ufficio di presidenza per il bilancio 2011,

B.   considerando che è opportuno portare avanti l'esercizio pilota relativo a una cooperazione e a relazioni rafforzate tra l'Ufficio di presidenza e la commissione per i bilanci, per un terzo anno, durante l'intera procedura di bilancio 2011,

C.   considerando che il massimale per la rubrica 5 per il 2011 è pari a 8 415 000 000 EUR (importo che rappresenta un aumento di 327 000 000 EUR, ovvero del 4%, rispetto al 2010, tenuto conto di un tasso di inflazione del 2%),

D.   considerando che il bilancio del Parlamento europeo per il 2010 ammonta a 1 607 363 235 EUR, importo che rappresenta il 19,87% della rubrica 5 per questo esercizio, prima della revisione del QFP 2007-2013 (che ha diminuito il massimale per la rubrica 5 di 126 000 000 EUR, al fine di contribuire al finanziamento del Piano europeo di ripresa economica) che ha portato tale percentuale al 20,19%,

E.   considerando che è necessario tener conto dell'evoluzione della quota di ciascuna istituzione nella spesa a titolo della rubrica 5 e dei molteplici motivi che hanno condotto a importanti modifiche, quali l'entrata in vigore di diversi trattati (che ha comportato un aumento del numero dei membri e/o un'estensione dei compiti e delle competenze delle istituzioni), l'allargamento e altre decisioni che implicano considerevoli aumenti della spesa che non erano previsti al momento dell'adozione del quadro finanziario,

F.   considerando che l'entrata in vigore del trattato di Lisbona avrà ripercussioni finanziarie di vario grado su tutte le Istituzioni, di cui non si conosce ancora la portata complessiva,

G.   considerando che è essenziale monitorare attentamente la situazione della rubrica 5 nel corso dell'esecuzione del bilancio 2010 e della procedura di bilancio 2011,

H.   considerando che occorre tener conto in particolare dell'impatto finanziario sui sistemi pensionistici, dell'andamento demografico e dell'età del pensionamento, delle assunzioni e di altri settori soggetti alle disposizioni dello statuto, nonché della necessità di garantire la sostenibilità a lungo termine,

Quadro generale

1.   sottolinea che l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, segnatamente la lettura unica del bilancio da parte dei due rami dell'autorità di bilancio, seguita da una riunione di conciliazione al termine della quale viene adottato il bilancio definitivo, richiederà una cooperazione e un dialogo ancora più stretti tra tutte le istituzioni nel corso dell'intera procedura, ivi inclusa la presentazione di stati di previsione realistici in tempo utile;

2.   sottolinea che le circostanze in cui saranno adottati i bilanci 2010 e 2011 sono assolutamente eccezionali e rappresentano una sfida in quanto, da un lato, l'efficace attuazione del trattato di Lisbona è una priorità importante che sarà impegnativa anche sul piano finanziario, mentre, dall'altro lato, gli effetti della crisi finanziaria sono ancora molto forti in molti Stati membri, il che provoca un dilemma politico a livello di Unione europea; ricorda, a tale riguardo, che il bilancio dell'Unione europea rappresenta meno del 2,5% del totale della spesa pubblica dell'Unione europea; osserva inoltre che la rubrica 5 del bilancio corrisponde pertanto allo 0,14% della spesa pubblica a livello di Unione europea;

3.   evidenzia la difficile situazione per quanto riguarda il massimale di spesa per la rubrica 5 per il 2011 ed è consapevole che le istituzioni potrebbero incontrare difficoltà nel conciliare il finanziamento dei fabbisogni complessivi con la volontà di mantenere la disciplina di bilancio e i limiti autoimposti al fine di rispettare il quadro finanziario pluriennale; osserva che una serie di settori amministrativi sono finanziati al di fuori della rubrica 5; chiede che tutte le spese amministrative siano incluse in tale rubrica e che il massimale sia rivisto di conseguenza;

4.   insiste pertanto sulla necessità di monitorare attentamente gli sviluppi prima che vengano adottate decisioni definitive; ribadisce la propria convinzione circa la necessità di stabilire delle priorità includendovi le attività essenziali;

5.   ribadisce la propria convinzione che la cooperazione interistituzionale sia essenziale per lo scambio delle migliori prassi e per un esame approfondito del margine di miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza che permetta, laddove è possibile e opportuno, di identificare le economie e di ottenere una migliore ripartizione delle risorse; ritiene che sia possibile realizzare ulteriori risparmi estendendo questo concetto ad altri settori che finora non sono stati presi in considerazione in questo contesto, quali l'EMAS, le misure di lotta contro la discriminazione e il telelavoro; propone di esaminare ulteriormente le possibilità di utilizzare software open source con sufficienti garanzie di sicurezza, nel rispetto di criteri di fattibilità chiaramente definiti e tenendo conto dei costi diretti e indiretti e dei benefici; sottolinea che occorre proseguire gli sforzi messi in atto nei settori già in esame, quali la capacità di traduzione e l'assunzione di personale (EPSO), sulla base di fabbisogni reali o giustificabili;

6.   ribadisce l'importanza di rafforzare la cooperazione interistituzionale nel settore della politica immobiliare; invita le altre istituzioni a sviluppare a loro volta una strategia immobiliare a medio e lungo termine, che includa gli obiettivi indicati nella presente risoluzione; sottolinea la necessità di ricevere in tempo utile le informazioni necessarie per l'adozione di decisioni, in conformità della procedura di cui all'articolo 179 del regolamento finanziario, che «dovrebbero comprendere valutazioni delle necessità e analisi dei costi-benefici per le varie alternative, con la definizione delle opzioni locazione o acquisto, nonché informazioni trasparenti sulle possibili alternative di finanziamento e la compatibilità con il QFP» (allegato 2 alla risoluzione del Parlamento europeo, del 17 dicembre 2009, sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio2010 quale modificato dal Consiglio)(5); ritiene, in tale contesto, che la cooperazione con altre istituzioni per l'armonizzazione di queste informazioni al fine di consentire un raffronto tra lo spazio e i costi immobiliari dovrebbe essere considerata una questione chiave; sottolinea la necessità di una relazione specifica e di eventuali raccomandazioni concernenti le spese eccessivamente elevate per la manutenzione, la ristrutturazione e l'acquisto degli edifici;

7.   sottolinea che, per quanto riguarda l'adeguamento delle retribuzioni del personale e la causa pendente dinanzi alla Corte di giustizia, i costi addizionali per tutte le istituzioni potrebbero essere stimati a circa 135 milioni di EUR (per il periodo dal luglio 2009 al 31 dicembre 2010) qualora la Corte dovesse pronunciarsi a favore della Commissione; osserva che la sentenza è prevista per il 2010 ma che non si può escludere la possibilità di un suo rinvio al 2011;

Parlamento europeo

8.   evidenzia la grande sfida di dover gestire varie incertezze legate al bilancio 2011, come indicato più sotto, che renderanno estremamente difficile fare delle previsioni e una programmazione di bilancio precise fino alle ultimissime fasi della procedura, quando la situazione sarà divenuta più chiara; chiede agli organi competenti e all'amministrazione del Parlamento europeo di elaborare, in tempo utile, una serie di scenari di base che possano facilitare l'adozione di decisioni politiche definitive consentendo una migliore comprensione delle relative conseguenze finanziarie;

9.   ricorda che la lettera rettificativa presentata dall'Ufficio di presidenza alla commissione per i bilanci nel mese di settembre è intesa a tener conto dei fabbisogni che non erano previsti al momento della redazione dello stato di previsione e sottolinea che la lettera rettificativa non dovrebbe essere considerata come un'opportunità per rivedere lo stato di previsione precedentemente approvato; si attende che, in sede di presentazione dello stato di previsione, l'Ufficio di presidenza avanzi richieste realistiche; è disposto ad esaminare le proposte dell'Ufficio di presidenza adottando un approccio del tutto prudente e basato sui fabbisogni, al fine di garantire il corretto ed efficiente funzionamento dell'Istituzione;

10.   sottolinea che l'eccellenza legislativa rappresenta una priorità per il Parlamento e che occorre dotare l'Istituzione dei mezzi necessari per conseguire tale obiettivo;

11.   sottolinea la necessità di un sistema di gestione delle conoscenze pienamente integrato; ricorda la necessità di organizzare una presentazione, in sede di commissione per i bilanci, sulla molteplicità delle fonti e dei sistemi di informazione a disposizione dei deputati e di ricevere le informazioni richieste per quanto concerne lo stato di avanzamento del «sistema di gestione delle conoscenze», come concordato durante la riunione di concertazione tra l'Ufficio di presidenza e la commissione per i bilanci del 15 settembre 2009; ritiene che tale sistema dovrebbe essere reso facilmente accessibile via Internet; sottolinea la necessità di valutare secondo quali modalità queste informazioni dovrebbero essere messe a disposizione dei cittadini europei;

12.   auspica che venga realizzata un'analisi di Europarl TV, la WebTV del Parlamento; chiede, in particolare, che vangano fornite informazioni sui dati di ascolto e sulla ripartizione geografica e la fascia di età degli ascoltatori, al fine di valutare se questo strumento ha realizzato i suoi obiettivi in termini di diffusione nonché di qualità e di quantità delle informazioni trasmesse;

13.   ritiene che le misure volte a garantire il buon funzionamento del trattato di Lisbona siano una priorità cruciale per il bilancio 2011 e che per assicurare il conseguimento di tale obiettivo sarà necessaria la migliore gestione possibile delle risorse disponibili;

14.   sottolinea, tuttavia, che occorre valutare la possibilità di adottare ulteriori misure al riguardo nel quadro del bilancio generale e nel contesto più ampio del quadro finanziario pluriennale; è del parere che a tal fine potrebbe essere utile analizzare le quote di ciascuna istituzione, nel corso del tempo, tenendo conto di ogni sviluppo significativo che possa aver giustificato una loro modifica;

15.   sottolinea che dal 2006 il Parlamento ha dovuto includere spese non previste nella dichiarazione autoimposta del 1988, come lo statuto dei deputati e le spese dirette e indirette connesse al suo nuovo ruolo dopo l'entrata in vigore del trattato di Lisbona; sottolinea la necessità di una discussione aperta e approfondita sull'attuale limite autoimposto del 20% applicato al bilancio del Parlamento europeo; ritiene che l'Ufficio di presidenza e la commissione per i bilanci debbano collaborare per rivedere tale massimale prima di avviare un dialogo interistituzionale sulla questione; è del parere che, sulla base dei riferimenti del QPF iniziale, negoziato nel 2006 e in vigore dal 2007, sia opportuno mantenere le spese amministrative entro il tradizionale limite del 20%, tenendo conto dei fabbisogni delle altre istituzioni e del margine disponibile;

16.   ribadisce l'importanza del principio fondamentale secondo cui tutti i deputati dovrebbero beneficiare di un pari accesso a servizi generali di elevata qualità, che permettano loro di lavorare, di esprimersi e di ricevere documenti nella loro madrelingua, al fine di poter agire nel miglior modo possibile per conto dei loro elettori;

17.   attende una risposta dagli organi competenti in merito a come il concetto di una politica di bilancio che non comporti maggiorazioni della spesa, che distingue anche tra spese fisse e spese variabili, possa essere applicato nel quadro della procedura di bilancio del Parlamento europeo; invita l'Ufficio di presidenza a presentare le sue previsioni annuali delle spese fisse per gli anni corrispondenti al QFP;

18.   sottolinea che, in caso di sentenza a favore della Commissione, l'impatto dell'adeguamento delle retribuzioni per il Parlamento ammonterebbe a circa 14 milioni di EUR; non è in grado di dire con certezza, in questa fase, se tale adeguamento inciderebbe sul bilancio 2010 oppure sul bilancio 2011;

19.   chiede una valutazione dell'utilizzo dell'indennità di segreteria e la determinazione del costo globale dell'aumento, attualmente in attesa dell'approvazione da parte dei due rami dell'autorità di bilancio, prima di considerare un eventuale ulteriore aumento in futuro; ricorda che occorre sempre valutare l'impatto finanziario globale delle nuove misure introdotte finora, ad esempio in relazione alle decisioni sui regimi per il personale e gli assistenti parlamentari accreditati per il 2010 e il 2011; sottolinea, in particolare, che l'eventuale assunzione di assistenti supplementari a Bruxelles avrebbe un impatto sulla disponibilità di spazio per uffici, sulla manutenzione e la sicurezza degli edifici, sulle attrezzature informatiche, sulle risorse umane per lo svolgimento di compiti amministrativi e sulle infrastrutture generali; considera fondamentale la presentazione della strategia immobiliare a medio termine per i tre luoghi di lavoro del Parlamento che è prevista per il mese di marzo; sottolinea la necessità di una pianificazione a lungo termine della sua politica immobiliare, al fine di garantire la sostenibilità del bilancio;

20.   chiede che venga elaborata una strategia immobiliare a medio e lungo termine che comprenda i seguenti obiettivi: la definizione di linee guida per la pianificazione e lo sviluppo degli edifici, l'utilizzo efficiente dello spazio per uffici e delle superfici disponibili, la determinazione precisa del fabbisogno nonché la creazione di condizioni di lavoro idonee per il personale e i deputati del Parlamento europeo, un programma efficace per la manutenzione, la riparazione e la ristrutturazione degli edifici, onde evitare che si verifichino nuovamente incidenti come quello avvenuto a Strasburgo nel 2008 o problemi relativi all'amianto, un esame rigoroso della questione della determinazione delle responsabilità e l'applicazione delle richieste di risarcimento dei danni causati da terzi, nonché il rispetto rigoroso e trasparente delle procedure di aggiudicazione degli appalti; chiede inoltre che la strategia immobiliare a medio e lungo termine sia orientata alla sostenibilità e tenga conto di aspetti quali il rispetto dell'ambiente, l'efficienza energetica e la salute; chiede che siano inclusi tra gli obiettivi anche gli aspetti relativi alla mobilità, in particolare per quanto riguarda l'accesso per le persone con disabilità motorie e sensoriali; ribadisce che la commissione per i bilanci deve privilegiare l'acquisto degli edifici rispetto al pagamento di affitti elevati o all'enfiteusi;

21.   ricorda che l'Ufficio di presidenza, nel suo progetto di stato di previsione delle entrate e delle spese relativo al bilancio rettificativo n. 1/2010, ha proposto la creazione di 70 posti supplementari presso le segreterie delle commissioni; sottolinea che tali posti saranno suddivisi in tre gruppi in funzione del previsto aumento del loro carico di lavoro in relazione all'attività legislativa a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona; ritiene che tale ripartizione dovrebbe essere sottoposta a una valutazione intermedia entro il luglio 2011, al fine di accertare se i servizi ai quali è stato assegnato un maggior numero di posti sono stati realmente interessati dal previsto aumento del carico di lavoro;

22.   sottolinea che le schede finanziarie (fiches financières) e le analisi dei costi di tipo analogo rivestono un'importanza fondamentale per il processo decisionale in seno al Parlamento; insiste sul fatto che tali analisi dovrebbero essere utilizzate in modo sistematico e dovrebbero indicare le spese ricorrenti e una tantum legate alla misura in questione, nonché l'eventuale impatto finanziario su altre voci di spesa;

23.   ritiene che il controllo e l'analisi siano importanti per una serie di aspetti che hanno un impatto finanziario diretto, segnatamente la ristrutturazione delle direzioni generali, la gestione efficiente delle risorse umane e una politica del personale professionale, una politica immobiliare efficiente sotto il profilo dei costi ed energetico per quanto riguarda gli affitti, le misure di lotta contro la discriminazione, l'EMAS, gli appalti pubblici e le azioni intraprese a seguito delle raccomandazioni sul discarico; sottolinea la necessità di un controllo e di un'analisi continui dell'esecuzione del bilancio del Parlamento in generale; ricorda, a tale riguardo, le informazioni negative pubblicate in seguito della concessione di sovvenzioni ai familiari di dipendenti del Parlamento e chiede che queste misure straordinarie siano oggetto di un esame preliminare da parte del Segretariato generale e siano comunicate alla commissione competente;

24.   prende atto dell'audit effettuato per quanto riguarda la DG INLO e della conseguente ristrutturazione della direzione generale; ritiene che i risultati dell'audit potrebbero servire quale base per l'adozione delle prossime misure, ad esempio la realizzazione di audit periodici e sistematici da parte di organismi nazionali certificati, al fine di controllare i metodi applicati per la politica di manutenzione e per garantire la sicurezza delle persone e delle apparecchiature negli edifici;

25.   sottolinea la necessità di ricevere una scheda finanziaria completa per quanto concerne la Casa della storia europea, quando sarà stato concluso il concorso per la progettazione, che è necessaria per poter realizzare una valutazione approfondita dei costi a lungo termine per la strategia immobiliare e il bilancio del Parlamento;

26.   sottolinea che occorre procedere ai necessari preparativi per accogliere gli osservatori provenienti dalla Croazia in vista di un possibile allargamento dell'Unione europea;

Altre istituzioni

27.   chiede che vengano presentate in tempo utile richieste di bilancio realistiche e basate sui costi, che tengano pienamente conto della necessità di ottimizzare la gestione di risorse scarse; auspica che venga effettuata un'analisi delle ripercussioni del trattato di Lisbona sul bilancio delle singole istituzioni nel 2010/2011 e, se del caso, di come devono essere giustificate le eventuali richieste relative a fabbisogni addizionali;

28.   ritiene che potrebbe essere utile chiedere informazioni sui diversi regimi riguardanti le retribuzioni, le indennità e le indennità di viaggio applicati nelle altre istituzioni a fini di comparazione; sottolinea che la trasparenza e la responsabilità democratica sono naturalmente aspetti cruciali;

29.   intende dare un seguito a una delle priorità dello scorso esercizio, che prevedeva una migliore ripartizione delle risorse disponibili tra tutte le istituzioni, segnatamente mediante l'adozione di misure concrete nel settore della traduzione, e ritiene che il settore dell'interpretazione potrebbe essere nuovamente soggetto a una valutazione con la stessa finalità;

30.   invita il relatore per il bilancio 2010 ad effettuare singole visite presso il Consiglio, la Corte di giustizia, la Corte dei conti, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni, il Mediatore e il Garante europeo della protezione dei dati, allo scopo di tenere dei colloqui prima della fase dello stato di previsione, e a riferire al riguardo in sede di commissione per i bilanci;

o
o   o

31.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia, alla Corte dei conti, al Comitato economico e sociale, al Comitato delle regioni, al Mediatore europeo e al Garante europeo per la protezione dei dati.

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 163 del 23.6.2007, pag. 17.
(3) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(4) GU C 269 del 10.11.2009, pag. 1.
(5) Testi approvati, P7_TA(2009)0115.


Politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire?
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulla politica di qualità dei prodotti agricoli: quale strategia seguire? (2009/2105(INI))
P7_TA(2010)0088A7-0029/2010

Il Parlamento europeo,

–   vista la comunicazione della Commissione del 28 maggio 2009 sulla politica di qualità dei prodotti agricoli (COM(2009)0234),

–   visto il Libro verde della Commissione del 15 ottobre 2008 sulla qualità dei prodotti agricoli: norme di prodotto, requisiti di produzione e sistemi di qualità (COM(2008)0641),

–   vista la propria risoluzione del 10 marzo 2009 su «Garantire la qualità degli alimenti - Armonizzazione o reciproco riconoscimento delle norme»(1),

–   vista la propria risoluzione del 9 ottobre 1998 sulla politica di qualità per i prodotti agricoli e agroalimentari(2),

–   visto il documento di lavoro della Commissione sui sistemi di certificazione della qualità alimentare (ottobre 2008),

–   vista la valutazione dello stato di salute della politica agricola comune (PAC),

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori (COM(2008)0040),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0029/2010),

A.   considerando che le norme dell'Unione europea in materia di qualità alimentare sono le più rigorose del mondo; che tali rigorose norme rispondono a un'esigenza del consumatore europeo e rappresentano un mezzo per massimizzare il valore aggiunto,

B.   considerando che il sostegno alle piccole e medie aziende, i cui livelli di produzione e consumo corrispondono alle esigenze locali, permette di mantenere le pratiche agricole sia tradizionali che empiriche e fa sì che esse siano applicate in conformità delle più elevate norme di qualità e sicurezza,

C.   considerando che i prodotti europei di qualità rappresentano un patrimonio culturale e gastronomico «vivente» dell'Unione e sono, quindi, un elemento essenziale della vita economica e sociale di numerose regioni europee in quanto garantiscono la continuazione di determinate attività che presentano un legame diretto con il territorio, in particolare nelle zone rurali,

D.   considerando che l'attuale politica delle catene di distribuzione incide sulle possibilità dei piccoli produttori di raggiungere il grande pubblico,

E.   considerando che i consumatori manifestano crescente interesse non solo nei confronti della sicurezza degli alimenti, ma anche nei confronti dell'origine e dei metodi di produzione dei prodotti alimentari; che l'UE ha già risposto a questa tendenza introducendo quattro marchi di qualità e origine degli alimenti, segnatamente la denominazione di origine protetta (DOP), l'indicazione geografica protetta (IGP), la specialità tradizionale garantita (STG) e l'agricoltura biologica,

F.   considerando che il consumatore associa i sistemi di certificazione a una garanzia di maggiore qualità,

G.   considerando che le nuove tecnologie possono essere utilizzate per fornire informazioni dettagliate in merito alla provenienza e alle caratteristiche dei diversi prodotti agricoli e alimentari,

Osservazioni generali

1.   accoglie con soddisfazione la comunicazione della Commissione e l'inserimento nel documento di varie raccomandazioni del Parlamento, a seguito del processo di riflessione avviato con il Libro verde sulla qualità dei prodotti agricoli; auspica che le misure proposte dal Parlamento nella presente risoluzione trovino quanto prima attuazione, così da dare efficacemente seguito alle reazioni trasmesse da agricoltori e produttori nel corso del processo di consultazione, e al fine di valutare il grado di opportunità, necessità e proporzionalità del quadro regolamentare proposto, tenendo conto altresì degli effetti della crisi economica e dell'esigenza di non generare costi e oneri aggiuntivi per i produttori;

2.   deplora che, in nome di una semplificazione che potrebbe risultare controproducente, la comunicazione della Commissione abbia ripreso solo in parte le esigenze indicate dai settori interessati dopo la pubblicazione del Libro verde;

3.   sottolinea che la qualità è un elemento fondamentale per l'intera catena alimentare e rappresenta un valore essenziale per il sostegno alla competitività dei produttori agroalimentari europei; ritiene che la qualità possa costituire il fondamento di importanti vantaggi commerciali per i produttori europei e indirettamente possa contribuire allo sviluppo rurale;

4.   ritiene che la politica dell'Unione europea in materia di qualità possa comportare un rafforzamento della competitività e un maggiore valore aggiunto per l'economia delle regioni europee; ritiene altresì che la produzione agricola e agroalimentare di qualità sia spesso l'unica possibilità per varie zone rurali con alternative di produzione limitate; considera inoltre la qualità come un motore della diversità dei prodotti e un fattore che contribuisce alla specializzazione della forza lavoro interessata;

5.   chiede un rafforzamento della politica di qualità dell'UE, che costituisce un notevole incentivo perché i produttori europei migliorino gli sforzi in materia di qualità, sicurezza alimentare e rispetto dell'ambiente; ritiene che questa politica possa contribuire a un sostanziale miglioramento del valore aggiunto della produzione agricola e alimentare dell'Unione in un mercato sempre più globalizzato;

6.   è convinto che la politica della qualità possa dare adito a importanti evoluzioni nell'agricoltura europea, giacché quello dei prodotti di qualità è un settore caratterizzato da una forte produzione, in cui il valore dei soli prodotti IGP supera già i 14 miliardi di euro;

7.   ritiene che l'introduzione di livelli diversi di protezione per le denominazioni di qualità europee possa portare a situazioni di non equità, in particolare se si seguono essenzialmente criteri economici; ritiene pertanto che tutte le indicazioni geografiche debbano godere dello stesso livello di riconoscimento;

8.   ritiene che in un mercato sempre più aperto sia indispensabile che l'Unione difenda, nell'ambito dei negoziati OMC, l'idea che i prodotti di qualità devono essere efficacemente tutelati grazie al regime di protezione della proprietà intellettuale;

9.   sottolinea che, nel quadro dei negoziati OMC, la Commissione deve cercare di raggiungere un accordo sulle «questioni non commerciali» che garantisca che i prodotti agricoli importati soddisfino gli stessi requisiti in materia di sicurezza alimentare, benessere degli animali e protezione dell'ambiente che l'UE impone ai prodotti agricoli originari del proprio territorio;

10.   è del parere che la nuova politica dell'UE in materia di qualità dovrebbe mostrare una maggiore «apertura» nei confronti dei prodotti provenienti dai nuovi Stati membri, che soltanto da pochi anni hanno la possibilità di partecipare al sistema di registrazione delle indicazioni geografiche; ritiene che le condizioni da rispettare ai fini della registrazione di un dato prodotto debbano essere trasparenti e comprensibili sia per i richiedenti (produttori) che per i consumatori;

11.   ritiene necessario potenziare il controllo e rafforzare il coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri per garantire che i prodotti alimentari importati rispettino le norme europee di qualità e sicurezza alimentare nonché le norme ambientali e sociali;

12.   sottolinea la necessità di disporre di norme di qualità che assicurino una comunicazione efficace con i consumatori quanto alle modalità di produzione dei vari prodotti e che offrano incentivi a migliorare gli standard, contribuendo in tal modo ad ampliare gli obiettivi politici dell'UE;

13.   ritiene che la politica europea in materia di qualità debba essere strettamente legata alla riforma della PAC dopo il 2013; è del parere che nel quadro di questa politica l'Unione europea debba fornire un sostegno finanziario allo scopo di ottenere una produzione agroalimentare di alta qualità; ritiene che tale sostegno dovrebbe concretizzarsi nello sviluppo, nella diversificazione e nel miglioramento dell'accesso al secondo pilastro della PAC, soprattutto per quanto riguarda la modernizzazione delle aziende agricole e la creazione e lo sviluppo di microimprese nello spazio rurale; rileva che il sostegno finanziario finalizzato a promuovere la qualità della produzione rappresenta un'opportunità per orientare al mercato le aziende agricole di semisussistenza; ritiene che le organizzazioni di produttori dovrebbero godere di maggiore sostegno, in particolare per evitare di svantaggiare i piccoli produttori;

14.   sottolinea che la diversità deve restare la ricchezza dell'Europa e che tutti i prodotti di qualità rispondenti ai criteri definiti dall'UE dovrebbero essere riconosciuti e difesi; ritiene necessario che la PAC dopo il 2013 sostenga la politica di qualità e, in particolare, gli sforzi dei produttori a favore di modi di produzione più rispettosi dell'ambiente; rileva che le regioni sono i partner della PAC e cofinanziano e gestiscono lo sviluppo rurale; aggiunge che, in virtù della prossimità geografica, le regioni sono i partner dei produttori, segnatamente di quelli di prodotti tradizionali e biologici; ritiene che le regioni dovrebbero essere associate al processo di riconoscimento e di promozione dei prodotti a indicazione geografica, dei prodotti tradizionali e dei prodotti biologici;

Requisiti di produzione UE e norme di commercializzazione

15.   sottolinea la necessità di un riconoscimento ufficiale degli sforzi esplicati dai produttori europei per soddisfare i requisiti di produzione UE con riferimento alle norme di qualità, ambientali, in materia di benessere degli animali e sanitarie;

16.   invita in tale contesto la Commissione a condurre uno studio sulle varie opzioni disponibili per offrire ai produttori europei la possibilità di rendere visibile, sui loro prodotti, l'impegno nei confronti della qualità, della sicurezza alimentare e del rispetto di tutte le norme di produzione europee, anche attraverso un logo di qualità UE, che dovrebbe essere disponibile esclusivamente per i prodotti agricoli risultanti integralmente da produzioni dell'UE e che, dal momento che certificherebbe il rispetto della normativa soggetta a controlli ufficiali, in nessun caso dovrebbe comportare costi supplementari per gli operatori né oneri economici o amministrativi per gli Stati membri che effettuano i controlli;

17.   ritiene che i prodotti agricoli dell'Unione europea soddisfino di per sé uno standard di qualità, essendo prodotti in conformità delle disposizioni legislative UE in materia di qualità dei prodotti, produzione sostenibile e criteri ambientali e sanitari (condizionalità); aggiunge che i paesaggi culturali d'Europa vengono preservati attraverso la coltivazione di prodotti agricoli; sostiene che, date queste premesse, dovrebbe essere possibile ipotizzare un'etichetta di qualità «coltivato [prodotto o fabbricato] in Europa»;

18.   ritiene che le norme di commercializzazione settoriali svolgano un ruolo importante nella catena di produzione e vadano pertanto mantenute; osserva che tali norme rendono trasparenti i mutamenti che si verificano sul mercato, consentono agli acquirenti di raffrontare prezzi, dimensioni e qualità dei prodotti e assicurano una parità di condizioni di concorrenza a livello europeo;

19.   appoggia l'introduzione di ulteriori «termini riservati facoltativi», soprattutto per fornire una definizione e un'utilizzazione chiare delle espressioni «di montagna», «isolano» e «a bassa emissione di carbonio» nonché l'adozione di orientamenti UE per l'utilizzazione di tali espressioni; esprime inoltre il proprio sostegno all'armonizzazione, a livello comunitario, dell'espressione «di montagna», attualmente disciplinata solo in alcuni Stati membri; invita la Commissione a condurre uno studio sull'ulteriore sviluppo dell'etichettatura relativa all'«impronta di carbonio» nel senso di una misurazione più completa dell'«impronta ecologica», in quanto le etichette e i termini che si riferiscono esclusivamente ai livelli di carbonio trascurano altri aspetti ambientali fondamentali, come l'impatto sulle risorse idriche e la biodiversità;

20.   ritiene necessario promuovere l'etichettatura facoltativa di altri sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e degli animali, come la «produzione integrata», il «pascolo all'aperto» e l'«agricoltura di media montagna»;

21.   ritiene necessario tutelare i prodotti delle zone di montagna nonché quelli delle zone esenti da OGM; chiede di conseguenza alla Commissione di fare il possibile per assicurare un'adeguata tutela dei prodotti di tali regioni;

22.   chiede alla Commissione di avviare un processo di riflessione sulla possibilità di introdurre indicatori di qualità legati alle condizioni sociali di produzione, ad esempio i redditi dei produttori e le relazioni contrattuali tra imprese di produzione, di trasformazione e di commercializzazione;

23.   ritiene che sia opportuno indicare il paese d'origine per i prodotti agricoli freschi e, nel caso di prodotti trasformati «monoingrediente» il luogo di provenienza della materia prima agricola utilizzata nel prodotto finito, con l'obiettivo di garantire una maggiore trasparenza e una tracciabilità per garantire acquisti consapevoli da parte dei consumatori;

24.   osserva che l'etichettatura «luogo di produzione» è attuata con successo in paesi come l'Australia e gli Stati Uniti ed è già obbligatoria nell'UE per un certo numero di prodotti agricoli;

25.   sottolinea che le informazioni integrative e specifiche sono facoltative e che la quantità totale di indicazioni non deve essere eccessiva; ritiene che il marchio di qualità UE debba restare chiaramente riconoscibile in modo prioritario;

26.   ritiene opportuno esaminare anche metodi alternativi d'informazione, ad esempio attraverso internet o i codici a barre o ancora sulla ricevuta;

27.   invita la Commissione a svolgere un approfondito studio tecnico ed economico, onde assicurare che la nuova normativa non imponga costi eccessivi al settore agroalimentare, in particolare ai produttori piccoli e medi; ritiene in tale contesto che si debbano prendere in esame varie opzioni in aggiunta, e quali possibili alternative, all'etichettatura, come i codici a barre o l'informazione su siti web; è del parere che tale studio debba affrontare la fattibilità dell'introduzione dell'etichettatura obbligatoria relativa al luogo di produzione per i prodotti trasformati che contengono «ingredienti significativi» (dove per ingrediente significativo s'intende l'ingrediente di un alimento che rappresenta più del 50% in peso di tale alimento) o «ingredienti caratteristici» (dove per ingrediente caratteristico si intende un ingrediente di un alimento associato abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore), quali definiti all'articolo 2 della proposta di regolamento relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori;

28.   chiede che la semplificazione delle norme e il rafforzamento della credibilità del marchio di qualità UE costituiscano un complemento dei certificati e delle designazioni d'origine locali, regionali o nazionali già esistenti negli Stati membri;

29.   invita la Commissione a restare coerente, nelle sue proposte sulla politica di qualità dei prodotti agricoli, con l'approccio in materia di indicazione del paese d'origine adottato nella proposta di regolamento sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori; ritiene che la politica in materia di qualità dei prodotti agricoli debba essere attuata tenendo conto dei costi di una nuova politica, così come della specificità di settori particolari, come quello dei prodotti agricoli trasformati;

Indicazioni geografiche e specialità tradizionali

30.   ritiene che il sistema delle denominazioni d'origine protette e delle indicazioni geografiche protette costituisca uno degli strumenti della PAC preposti a favorire lo sviluppo delle zone rurali, a proteggere il patrimonio culturale delle regioni e a contribuire alla diversificazione dell'occupazione in ambito rurale;

31.   ritiene che le indicazioni geografiche rivestano grande importanza per l'agricoltura europea; è del parere che i tre sistemi di registrazione delle indicazioni geografiche (per i vini, le bevande alcoliche e i prodotti alimentari) vadano mantenuti nella versione attuale;

32.   è convinto che l'attuale sistema UE di tutela dei prodotti IG vada mantenuto e che si debba accordare a tutte le IG una protezione a livello UE; è del parere che non si debbano instaurare nuovi sistemi di protezione paralleli sul piano nazionale o regionale, in quanto potrebbero dare adito a livelli diversi di tutela; ritiene che non sussista la necessità di introdurre ulteriori sistemi di certificazione dei prodotti alimentari a livello comunitario, in quanto un simile provvedimento screditerebbe i sistemi già esistenti e trarrebbe i consumatori in errore;

33.   è convinto inoltre che si debbano mantenere per il futuro anche i due strumenti esistenti (DOP – Designazione d'origine protetta e IGP – Indicazione geografica protetta), alla luce del riconoscimento e del successo di cui godono; è del parere che per il consumatore sia necessaria una più chiara distinzione tra DOP e IGP e che ciò sia possibile attraverso uno sforzo complessivo di informazione e promozione attuato grazie ad un sostegno finanziario comunitario tanto nel mercato interno quanto nei paesi terzi, anche mediante un aumento del tasso di cofinanziamento europeo;

34.   ritiene che le norme attuali dell'Unione concernenti le IG debbano essere completate affinché sia pienamente riconosciuto e rafforzato il ruolo svolto dalle organizzazioni designate o riconosciute dagli Stati membri per gestire, tutelare e/o promuovere il diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione in quanto IG;

35.   osserva che, sulla base delle esperienze dei produttori, è risultato che la gestione della qualità dei prodotti attraverso le specifiche DOP e IGP e l'efficacia della protezione contro le contraffazioni non sono sufficienti per l'ulteriore sviluppo dei prodotti IG; reputa che la normativa dell'Unione vada modificata in modo da consentire agli Stati membri di riconoscere e valorizzare il ruolo delle organizzazioni da loro designate o riconosciute ai fini della gestione, tutela e/o promozione delle IG e dei loro diritti di proprietà intellettuale e di autorizzare tali organizzazioni ad adeguare il potenziale di produzione alle esigenze del mercato, sulla base di principi equi e non discriminatori;

36.   propone di rafforzare il ruolo dei consorzi(3) detentori delle indicazioni geografiche nell'ottica di definire la legislazione in materia sia di gestione dei volumi che di utilizzazione delle indicazioni geografiche per i prodotti elaborati; ritiene che i consorzi dovrebbero poter intervenire nel coordinamento degli operatori economici onde conseguire il miglior equilibrio possibile tra le quantità prodotte e immesse sui mercati e le quantità che i mercati possono assorbire, come pure nelle azioni promozionali dirette agli agricoltori e ai consumatori; reputa che la perennità dei diversi elementi della produzione, della trasformazione e della distribuzione verrebbe così garantita meglio, tanto più che la perennità è essenziale per la vita delle zone rurali; aggiunge che il controllo della quantità è una delle esigenze del controllo della qualità; ritiene che la definizione del ruolo dei consorzi dovrebbe essere precisata nella regolamentazione comunitaria; reputa che le pratiche e le esperienze osservate nei diversi paesi dell'Unione potrebbero essere inventariate e utilizzate per la definizione di diritti e di doveri dei consorzi;

37.   ritiene che non si debbano aggiungere criteri addizionali al processo di registrazione relativo a tali strumenti, ma che si debba invece mirare alla semplificazione; osserva che le attuali procedure di registrazione DOP e IPG sono complesse e richiedono tempi lunghi; esorta la Commissione a individuare soluzioni che consentano di accelerare il processo;

38.   sottolinea la necessità di migliorare la valutazione delle domande di registrazione, pur non sostenendo l'idea di velocizzarne la procedura di esame rifiutando in modo prematuro e arbitrario quelle che la Commissione valuta incomplete; deplora che, in molti casi, le prime considerazioni della Commissione non siano articolate con sufficiente cautela o si rivelino inadeguate a una data situazione, a causa della mancata conoscenza delle specificità di un prodotto o delle caratteristiche di un mercato locale;

39.   invita la Commissione a svolgere uno studio sulle informazioni appropriate (etichettatura e ogni altro mezzo disponibile) necessarie per i prodotti DOP/IGP commercializzati sotto la denominazione commerciale privata di un dettagliante; chiede che l'indicazione del nome del produttore nelle DOP e nelle IGP sia obbligatoria, quando il prodotto è commercializzato sotto la denominazione commerciale privata di un dettagliante;

40.   ritiene che, nel caso in cui un prodotto tutelato da una IG sia utilizzato come ingrediente, l'organizzazione responsabile di tale IG o l'autorità competente debbano poter definire norme concernenti l'utilizzazione del suo nome nelle denominazioni di vendita dei prodotti trasformati, e debbano essere autorizzate ad effettuare controlli specifici per verificare che le caratteristiche, l'immagine o la reputazione del prodotto a IG non siano alterate; ritiene che la Commissione debba mettere a punto linee direttrici chiare per quanto concerne l'utilizzazione, sull'etichetta di un prodotto trasformato, della denominazione dei prodotti IG utilizzati come ingredienti, per non fuorviare in alcun modo il consumatore;

41.   è favorevole all'instaurazione di norme comunitarie che consentano alle organizzazioni che gestiscono le IG di fissare regole in materia di condizionamento dei loro prodotti onde evitare ogni deterioramento della loro alta qualità;

42.   si oppone all'idea che le IG possano essere sostituite da marchi, trattandosi di strumenti giuridici fondamentalmente diversi; insiste sulla necessità di esplicitare meglio le differenze che esistono tra marchi commerciali e IG; chiede che venga data effettiva attuazione alle norme comunitarie in vigore per quanto concerne l« impossibilità di registrare un marchio che contenga o faccia riferimento a DOP/IGP per gli operatori che non rappresentano le organizzazioni dei produttori delle DOP/IGP in questione;

43.   chiede inoltre una completa protezione ex-officio delle IG, come obbligo per le autorità di tutti gli Stati membri; auspica che la questione sia specificamente affrontata con una revisione del regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari(4) e con una migliore definizione delle procedure di controllo applicabili in tutte le fasi della commercializzazione dei prodotti, tanto anteriormente quanto successivamente all'immissione sul mercato;

44.   considera che si debba mantenere lo strumento delle specialità tradizionali garantite (STG) ma che le corrispondenti norme di registrazione debbano essere ulteriormente semplificate; invita in tale contesto la Commissione a procedere a una revisione dello strumento STG, a studiare le possibilità di accelerare la procedura di registrazione e a esaminare le possibilità di offrire una migliore tutela del prodotto nell'ambito del regime, come pure ogni altra formula idonea a rendere questo specifico regime più interessante per i produttori; ricorda che le STG sono uno strumento relativamente recente, il che ne spiega il lento sviluppo; ritiene che si debba assicurare una migliore comunicazione al riguardo presso i produttori e che si debba attendere che la STG divenga uno strumento familiare di promozione della qualità in Europa;

45.   ritiene che la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di creare una banca dati europea contenente antiche ricette e metodi storici di preparazione degli alimenti, affinché la conoscenza dei cibi tradizionali e dei modi in cui sono stati preparati per generazioni non scompaia;

46.   è favorevole all'introduzione di strumenti che consentano la valorizzazione e la promozione collettive di piccole produzioni tradizionali, locali e artigianali estremamente legate al territorio e associate a una denominazione geografica, per le quali le procedure di accesso alle DOP/IGP sono troppo pesanti e costose;

47.   ricorda che alcune IGP sono sistematicamente oggetto di contraffazione nei paesi terzi, il che danneggia la reputazione e l'immagine del prodotto in questione e risulta fuorviante per i consumatori; sottolinea che ottenere la protezione di un prodotto IG in un paese terzo è una procedura lunga e difficile per i produttori, in quanto i singoli paesi terzi possono avere sviluppato propri specifici sistemi di protezione; invita la Commissione a sostenere sul piano tecnico e finanziario le organizzazioni responsabili di prodotti IGP per facilitare la soluzione dei problemi di usurpazione;

48.   chiede una maggiore protezione delle indicazioni geografiche:

   in sede OMC, al contempo mediante l'estensione della protezione dell'articolo 23 dell'accordo TRIPS a tutte le IG e l'istituzione di un registro multilaterale delle IG, giuridicamente vincolante, e
   nei paesi terzi, attraverso la negoziazione di accordi bilaterali, in particolare con i paesi economicamente significativi;
   appoggia la proposta della Commissione di includere le indicazioni geografiche nel campo di applicazione dell'«Accordo commerciale anticontraffazione» e nelle attività del costituendo «Osservatorio europeo sulla contraffazione e la pirateria»;
   reputa che la Commissione debba collaborare più strettamente con i rappresentanti dei produttori IG prima di avviare negoziati commerciali e durante il processo negoziale;
   ritiene che conseguire progressi sostanziali nell'ambito delle indicazioni geografiche costituisca un presupposto indispensabile di un accordo equilibrato nei negoziati agricoli in sede OMC;

49.   ritiene essenziale intensificare le campagne d'informazione e di promozione del sistema di protezione sui generis dell'IG; auspica che la Commissione porti avanti la promozione del concetto di IG nei paesi terzi, in particolare moltiplicando le missioni di assistenza tecnica in collegamento con i produttori europei IG e/o le loro organizzazioni rappresentative;

Produzione integrata

50.   ritiene necessario promuovere i sistemi di produzione rispettosi dell'ambiente e basati su una razionalizzazione degli input, come nel caso della «produzione integrata»;

51.   segnala che l'introduzione di una normativa a livello europeo in materia di produzione integrata darebbe maggiore visibilità agli sforzi esplicati dagli agricoltori e dagli allevatori europei nei settori della sicurezza alimentare, dell'ambiente e del benessere degli animali rispetto alle importazioni da paesi terzi; auspica che venga intrapresa al contempo una campagna di promozione e marketing della produzione integrata europea;

52.   appoggia la promozione dei sistemi di produzione di alimenti di qualità secondo criteri di sostenibilità, come nel caso della produzione integrata; chiede una regolamentazione comunitaria in materia onde unificare i criteri esistenti nei vari Stati membri, accompagnata da un'adeguata campagna di promozione per informare il consumatore sugli aspetti più rilevanti della produzione integrata europea;

Agricoltura biologica

53.   ribadisce la propria convinzione che l'agricoltura biologica e la produzione integrata offrano ai consumatori vantaggi per la salute nonché la garanzia che il processo di produzione evita i danni ambientali associati all'utilizzazione di fertilizzanti, oltre ad offrire agli agricoltori europei una grande opportunità di crescita, sebbene di per sé stesse non rappresentino la soluzione ai futuri problemi di approvvigionamento alimentare su scala mondiale; appoggia i recenti sforzi volti a sviluppare un nuovo logo biologico UE, applicabile a tutti i prodotti agricoli ottenuti nell'UE;

54.   ritiene necessaria l'esistenza di un autentico mercato unico dei prodotti biologici, per il quale l'introduzione del logo comunitario obbligatorio rappresenta un importante contributo; in tal senso, manifesta il suo appoggio al quadro stabilito dal regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio, del 28 giugno 2007, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91(5), e auspica che, nonostante sia entrato in vigore solo recentemente, il regolamento sviluppi quanto prima tutto il suo potenziale normativo;

55.   rileva che tanto gli Stati membri quanto l'Unione europea hanno l'obbligo di promuovere i prodotti di qualità e di adoperarsi per tutelarli sul piano internazionale; ritiene che in tale contesto sia necessario effettuare controlli più rigorosi sui prodotti biologici provenienti dai paesi terzi, fornendo così la garanzia di una concorrenza leale tra i prodotti biologici europei e quelli dei paesi terzi;

56.   è del parere che la comparsa di prodotti dell'agricoltura convenzionale la cui etichettatura induce a pensare che si tratti di produzione biologica nuoce allo sviluppo di un mercato unico dei prodotti biologici all'interno dell'Unione europea; esprime pertanto preoccupazione per i tentativi di estendere l'utilizzo del marchio biologico anche ai prodotti alimentari non ottenuti in base ai principi dell'agricoltura biologica;

57.   reputa preoccupante il moltiplicarsi di marchi privati biologici nei prodotti non alimentari, un settore in forte espansione non disciplinato dal regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007 relativo alla produzione biologica e all'etichettatura di prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91; chiede alla Commissione di valutare l'opportunità di estendere la regolamentazione a questo settore;

58.   ribadisce che, ai fini di un miglior funzionamento del mercato interno dei prodotti biologici, è necessario:

   assoggettare i prodotti biologici originari di paesi terzi agli stessi requisiti previsti per i prodotti biologici UE e rafforzare i relativi controlli;
   registrare il paese di origine dei prodotti biologici freschi e trasformati importati da paesi terzi, a prescindere dal fatto che venga utilizzato o meno il logo comunitario per i prodotti biologici,
   rafforzare la credibilità del logo comunitario attraverso un programma di promozione dei prodotti biologici, e
   differenziare chiaramente l'etichettatura dei prodotti non agricoli che presentano un riferimento ai metodi di produzione biologici rispetto a quella dei prodotti dell'agricoltura biologica;

59.   accoglie con favore l'istituzione, a livello di Stati membri, di enti responsabili dei prodotti tradizionali e biologici; giudica indispensabile che ogni Stato membro disponga di istituzioni pubbliche o private, riconosciute sia dai produttori che dai consumatori, in grado di controllare e di promuovere la produzione autoctona biologica e di qualità;

60.   invita la Commissione ad indicare come intende promuovere il commercio locale dei prodotti agricoli ecocompatibili;

Regimi di certificazione privati

61.   segnala che, allo stato attuale, i regimi di certificazione privati non apportano informazioni addizionali sulla qualità dei loro prodotti, bensì stanno diventando, in molti casi, un onere economico e burocratico che l'agricoltore subisce per poter accedere al mercato;

62.   chiede un inventario di tutti i regimi privati di certificazione della qualità che i produttori europei devono applicare oltre alle specifiche di qualità già imposte dalla legislazione comunitaria; sostiene l'istituzione di un quadro legislativo comunitario di principi di base in vista del funzionamento trasparente dei suddetti sistemi privati di certificazione;

63.   appoggia l'iniziativa della Commissione volta a elaborare orientamenti di buone pratiche per l'operabilità di tutti i regimi relativi alla qualità dei prodotti agricoli; tali orientamenti devono essere seguiti dagli operatori e contenere una serie di concetti per aiutare il settore produttivo a promuovere il valore aggiunto delle sue produzioni, promuovere il riconoscimento reciproco dei sistemi di certificazione e la partecipazione del settore produttivo all'elaborazione degli stessi e favorire, mediante raggruppamenti di produttori, una semplificazione degli oneri amministrativi della certificazione al fine di ridurre al massimo i costi per gli agricoltori;

Politica di informazione e promozione

64.   deplora che la comunicazione della Commissione ometta di menzionare la necessità di incoraggiare le misure di promozione, data la loro importanza per rendere redditizi gli sforzi compiuti dagli agricoltori europei in termini di qualità, sicurezza alimentare e ambiente; ritiene che gli strumenti di promozione attualmente disponibili nell'UE vadano rivisti per migliorarne l'efficacia; propone in tale contesto di estendere al mercato UE gli aiuti alle misure di promozione introdotti recentemente per il settore vitivinicolo;

65.   si dichiara favorevole alle azioni volte a dare pubblicità, nel modo quanto più ampio ed efficace possibile, ai vantaggi delle politiche dell'Unione europea in materia di qualità e sicurezza alimentare; raccomanda inoltre alla Commissione e agli Stati membri di intensificare gli sforzi volti a promuovere e divulgare i requisiti di qualità e sicurezza alimentare che i prodotti comunitari sono tenuti a rispettare;

66.   ritiene che tali azioni potrebbero essere realizzate, per quanto concerne le IGP e i marchi comunitari, da soggetti pubblici e/o privati (individui o associazioni);

67.   ritiene, data l'importanza del mercato europeo per i produttori IG, che la Commissione e gli Stati membri debbano rendere disponibili maggiori risorse finanziarie per le campagne promozionali nell'ambito del mercato interno continuando al contempo ad aumentare le risorse per le campagne promozionali nei paesi terzi;

68.   rileva che le politiche d'informazione dovrebbero essere orientate non soltanto ai consumatori ma anche ai produttori, giacché le azioni di questi ultimi sono strettamente legate alla loro conoscenza del mercato e della valutazione della qualità dei loro prodotti da parte dei consumatori;

69.   pone l'accento sul ruolo potenziale del finanziamento europeo in questo ambito, soprattutto grazie alle risorse disponibili a titolo del FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale); richiama tuttavia l'attenzione sull'inasprimento, nel quadro della crisi finanziaria mondiale, delle condizioni di concessione dei crediti ai piccoli produttori, con la conseguente drastica limitazione dell'accesso al cofinanziamento previsto nell'ambito dei programmi di sviluppo rurale; suggerisce in tale contesto che la Commissione prenda in considerazione un'armonizzazione del sistema di crediti agricoli a livello di Unione;

70.   ritiene che occorra promuovere i mercati agricoli gestiti direttamente dagli agricoltori come punti di vendita di prodotti stagionali locali, dal momento che in tal modo si garantisce un prezzo equo per i prodotti di qualità, si consolida il legame tra prodotto e territorio di origine e si incoraggiano i consumatori ad operare una scelta informata e basata sulla qualità; ritiene che gli Stati membri debbano promuovere la creazione di spazi commerciali in cui i produttori possano presentare i loro prodotti direttamente ai consumatori;

71.   sollecita l'istituzione di programmi volti a promuovere le vendite sui mercati locali, al fine di sostenere le iniziative locali e regionali di trasformazione e commercializzazione; ritiene che tale obiettivo possa essere realizzato, ad esempio, dalle cooperative di produttori, che contribuiscono all'aumento del valore aggiunto nelle zone rurali;

o
o   o

72.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P6_TA(2009)0098.
(2) GU C 328 del 26.10.1998, pag. 232.
(3) Per esempio: consorzio in Italia, consejo regulador in Spagna e organisme de défense et de gestion o détenteur d'IG in Francia.
(4) GU L 93 del 31.3.2006, pag. 12.
(5) GU L 189 del 20.7.2007, pag. 1.


Effetti della crisi finanziaria ed economica sui paesi in via di sviluppo e sulla cooperazione allo sviluppo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo (2009/2150(INI))
P7_TA(2010)0089A7-0034/2010

Il Parlamento europeo,

–   visti i vertici del G20 svoltisi rispettivamente a Pittsburgh il 24 e 25 settembre 2009 e a Londra il 2 aprile 2009,

–   visto il vertice del G8 tenutosi a L'Aquila dall«8 al 10 luglio 2009,

–   vista la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, dell«8 settembre 2000, che stabilisce gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) quali criteri fissati congiuntamente dalla comunità internazionale per l'eliminazione, tra l'altro, della povertà e della fame,

–   visto il «Consenso europeo in materia di sviluppo»(1) e il codice di condotta dell'UE in materia di complementarità e di divisione del lavoro nell'ambito della politica di sviluppo(2),

–   visto il Consenso di Monterrey adottato alla Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo tenutasi a Monterrey (Messico) dal 18 al 22 marzo 2002,

–   visti la dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti e il programma d'azione di Accra,

–   vista la relazione del Fondo monetario internazionale (FMI) dal titolo «Le conseguenze della crisi finanziaria mondiale per i paesi a basso reddito – Un aggiornamento» (The Implications of the Global Financial Crisis for Low-Income Countries – An Update), pubblicata nel settembre 2009,

–   vista la relazione dell'FMI dal titolo «Prospettive dell'economia mondiale – Sostenere la ripresa» (Global Economic Outlook – Sustaining the Recovery), pubblicata nell'ottobre 2009,

–   visto il rapporto del FMI dal titolo «World Economic Outlook Update» (aggiornamento delle prospettive dell'economia mondiale), pubblicato nel gennaio 2010,

–   vista la relazione della Banca mondiale dal titolo «Difendere il progresso: la sfida per i paesi a basso reddito nel contesto della recessione mondiale» (Protecting Progress: The Challenge Facing Low-Income Countries in the Global Recession), pubblicata nel settembre 2009,

–   vista la relazione della Banca mondiale dal titolo «Finanza dello sviluppo nel mondo: progettare una ripresa mondiale» (Global Development Finance: Charting a Global Recovery 2009), pubblicata nel giugno 2009,

–   visto il rapporto della Banca mondiale dal titolo «Prospettive economiche mondiali – crisi, finanza e crescita» (Global Economic Prospects – Crisis, Finance and Growth), pubblicato nel gennaio 2010,

–   vista la relazione europea 2009 sullo sviluppo dal titolo «Vincere la fragilità in Africa – Un nuovo approccio europeo (Overcoming Fragility in Africa – Forging a New European Approach), pubblicata nell'ottobre 2009,

–   visto lo studio della società di consulenza HTSPE dal titolo «Agenda dell'efficacia degli aiuti: vantaggi di un approccio europeo» (The Aid Effectiveness Agenda: Benefits of a European Approach), realizzato su incarico della Commissione e pubblicato nell'ottobre 2009,

–   vista la relazione della MDG Gap Task Force delle Nazioni Unite dal titolo «Rafforzare il partenariato mondiale per lo sviluppo in tempi di crisi» (Strengthening the Global Partnership for Development in a Time of Crisis), pubblicata nel settembre 2009,

–   vista la relazione dell'UNCTAD dal titolo «Relazione su commercio e sviluppo 2009» (Trade and Development Report, 2009), pubblicata nel settembre 2009,

–   vista la relazione del'UNCTAD «Relazione 2009 sui paesi meno sviluppati: la governance dello Stato e dello sviluppo» (The Least Developed Countries Report 2009: The State and developement Governance),

–   vista la sua risoluzione del 26 novembre 2009 sul vertice della FAO e la sicurezza alimentare(3),

–   vista la sua risoluzione dell«8 ottobre 2009 sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo(4),

–   visti la sua audizione sulle conseguenze della crisi finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo tenutasi il 10 novembre 2009 e, in particolare, il contributo del Professor Guttorm Schjelderup sui flussi illeciti di denaro e i paradisi fiscali,

–   vista la sua risoluzione dell«8 ottobre 2009 sul Vertice del G20 di Pittsburgh del 24 e 25 settembre 2009(5),

–   vista la sua risoluzione del 25 marzo 2009 sulle relazioni annuali 2007 della Banca europea per gli investimenti (BEI) e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS)(6),

–   vista la sua risoluzione del 16 febbraio 2006 sui nuovi meccanismi di finanziamento dello sviluppo nel quadro degli Obiettivi di sviluppo del Millennio(7),

–   vista la risoluzione comune adottata dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE il 3 dicembre 2009 a Luanda sull'impatto della crisi finanziaria sugli Stati ACP,

–   vista la sentenza della Corte di giustizia del 6 novembre 2008 sul fondamento giuridico della decisione 2006/1016/CE(8),

–   vista la direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra(9),

–   vista la comunicazione della Commissione, dell«8 aprile 2009, dal titolo »Aiutare i paesi in via di sviluppo nel far fronte alla crisi« (COM(2009)0160),

–   visto il documento di lavoro della Commissione, del 5 aprile 2005, dal titolo «Nuove fonti di finanziamento per lo sviluppo: una rassegna delle possibilità» (New Sources of Financing for Development: A Review of Options« (SEC(2005)0467)),

–   viste le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 18 e 19 maggio 2009 sul sostegno ai paesi in via di sviluppo per superare la crisi mondiale,

–   viste la comunicazione della Commissione del 15 settembre 2009 dal titolo «Coerenza delle politiche per lo sviluppo – definizione del quadro politico per un approccio unico dell'Unione » (COM(2009)0458) e le conclusioni del Consiglio Affari generali e relazioni esterne del 17 novembre 2009 sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo nonché il quadro operativo per l'efficacia dell'aiuto,

–   viste la conferenza delle Nazioni Unite sulla crisi economica e finanziaria mondiale e il suo impatto sullo sviluppo e l'approvazione delle relative conclusioni da parte dell'Assemblea generale dell'ONU mediante la risoluzione 63/303 del 9 luglio 2009,

–   viste la Conferenza sui finanziamenti innovativi, tenutasi a Parigi il 28-29 maggio 2009, e la Conferenza internazionale sul finanziamento dello sviluppo, svoltasi a Doha dal 28 novembre al 2 dicembre 2008,

–   viste le raccomandazioni della commissione di esperti del Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle riforme del sistema monetario e finanziario internazionale, pubblicate nel marzo 2009,

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   visti la relazione della commissione per lo sviluppo e i pareri della commissione per il commercio internazionale e della commissione per i problemi economici e monetari (A7–0034/2010),

A.   considerando che nel 2009 l'espansione delle economie emergenti e in via di sviluppo è stata solo del 2,1% a fronte di un tasso di crescita del 6,1% nel 2008,

B.   considerando che per il 2009 si prevede un calo del 17% nel commercio mondiale di beni, mentre gli investimenti nel commercio e nelle infrastrutture si indeboliscono a causa della stretta creditizia e che i paesi meno sviluppati sono stati particolarmente colpiti dalla crisi,

C.   considerando che le istituzioni finanziarie internazionali si sforzano di rispondere ai bisogni dei paesi in via di sviluppo e saranno confrontate a serie restrizioni dei prestiti, a meno che non siano reperiti capitali supplementari,

D.   considerando che gli effetti della crisi mondiale sui paesi in via di sviluppo a reddito medio non devono essere sottovalutati,

E.   considerando che le lacune nella regolamentazione, nella supervisione e nel controllo del settore finanziario, le carenze degli appositi dispositivi di sorveglianza e di allarme rapido nonché le politiche di alcune istituzioni finanziarie hanno causato e accelerato una crisi sistemica di dimensioni mondiali che esige una revisione dei paradigmi esistenti, che dovrebbe includere una compensazione e una ripartizione degli oneri a livello internazionale,

F.   considerando che i paradisi fiscali offrono un luogo in cui nascondere il denaro, incentivando l'indebolimento del buon governo, in particolare in relazione al settore fiscale e allo Stato di diritto; considerando che i flussi illeciti di capitali provenienti dai paesi in via di sviluppo sono stimati tra 641 e 941 miliardi di dollari USA e corrispondono quindi approssimativamente a dieci volte il valore degli aiuti allo sviluppo erogati a livello mondiale,

G.   considerando che la corruzione mondiale ha ormai raggiunto i 50 miliardi di dollari USA, secondo il rapporto annuale 2008 di Transparency International, pari a quasi la metà del volume totale degli APS mondiali e agli investimenti necessari per assicurare gli obiettivi nel campo dell'acqua potabile e dell'igiene pubblica,

H.   considerando che l'Unione europea è il principale donatore di aiuti, che nel 2008 ha fornito circa il 60% dei flussi di aiuti a livello mondiale e che la Commissione prevede un deficit di 22 miliardi di dollari USA nel 2009 per quanto riguarda gli impegni in materia di aiuti pubblici allo sviluppo (APS),

I.   considerando che il declino della produzione delle economie avanzate dovuto alla crisi mondiale porterà inevitabilmente a una diminuzione del volume degli APS nel momento in cui i paesi in via di sviluppo hanno particolarmente bisogno dell'aiuto esterno,

J.   considerando che praticamente tutte le promesse dell'Unione europea (99%) poggiano su impegni già esistenti; considerando che 8,8 miliardi sono stati anticipati, da cui il pericolo che nei prossimi anni siano destinati meno fondi agli aiuti allo sviluppo per la lotta contro il cambiamento climatico,

K.   considerando che un approccio europeo all'efficacia degli aiuti potrebbe apportare guadagni di efficacia tra 3 e 6 miliardi di euro annui per il periodo 2010–2015,

1.   è pienamente cosciente del fatto che negli ultimi due anni si sono susseguite diverse crisi a livello mondiale (alimentare, energetica, climatica, finanziaria, economica e sociale) che, se producono gravi ripercussioni sui paesi industrializzati ed emergenti, hanno però effetti devastanti sulle fasce povere della popolazione dei paesi in via di sviluppo, con oltre 200 milioni di lavoratori esposti a una povertà estrema in tutto il mondo e più di un sesto della popolazione mondiale che soffre la fame;

2.   sottolinea che l'UE ha il dovere di aiutare i paesi in via di sviluppo a far fronte agli oneri derivanti dalla crisi economica mondiale e dal cambiamento climatico in quanto fenomeni di cui tali paesi non sono responsabili; esorta a questo proposito gli Stati membri a rispettare pienamente i loro impegni nei confronti dei paesi in via di sviluppo in materia di aiuto pubblico allo sviluppo (APS);

3.   chiede il rafforzamento degli impegni relativi al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015 e sollecita un'azione maggiormente coordinata in vista della revisione degli OSM nel 2010; invita gli Stati membri a testimoniare il massimo sostegno al vertice delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio del 2010 e a concordare una posizione comune in proposito;

4.   invita gli Stati membri a onorare pienamente gli impegni assunti in materia di aiuto pubblico allo sviluppo a livello sia bilaterale che multilaterale;

5.   chiede agli Stati membri di aumentare i volumi dell'APS al fine di raggiungere l'obiettivo collettivo dello 0,56% di APS/reddito nazionale lordo (RNL) entro il 2010 e dello 0,7% di APS/RNL entro il 2015; chiede inoltre che essi accelerino gli sforzi intesi a migliorare l'efficacia degli aiuti dando attuazione alla dichiarazione di Parigi e al programma d'azione di Accra coordinando meglio fra di loro le rispettive azioni, rendendo i meccanismi di aiuto più prevedibili e duraturi, aumentando la rapidità di consegna degli aiuti, svincolando ulteriormente gli aiuti e aumentando la capacità di assorbimento dei beneficiari degli aiuti; sostiene la nuova iniziativa internazionale per la trasparenza degli aiuti, che mira a migliorare la disponibilità e l'accessibilità dell'informazione sugli aiuti, aumentandone così la legittimità e consentendo una loro utilizzazione nella maniera più efficace per lottare contro la povertà; invita tutti gli Stati membri che non hanno ancora aderito a questa iniziativa a farlo;

6.   sottolinea che il rispetto degli impegni in materia di APS è imprescindibile, ma ancora insufficiente per far fronte all'emergenza dello sviluppo e ribadisce il suo invito alla Commissione a promuovere attivamente gli strumenti innovativi di finanziamento dello sviluppo già esistenti e a individuare urgentemente ulteriori fonti innovative;

7.   prende atto con preoccupazione della riduzione degli sforzi in materia di APS nel settore della sanità pubblica, in particolare per quanto concerne i diritti connessi alla salute sessuale e riproduttiva, che sono aspetti fondamentali per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio; osserva che una forza lavoro sana e forte è uno dei presupposti dello sviluppo economico;

8.   esorta la Commissione a continuare a portare avanti la riforma della cooperazione internazionale allo sviluppo;

9.   evidenzia che la riforma in corso dell'architettura degli aiuti internazionali non dovrebbe rappresentare un passo indietro rispetto ai risultati finora conseguiti in materia di sviluppo e non deve essere usata dagli Stati membri come cortina fumogena dietro a cui nascondersi per sottrarsi ai propri impegni;

10.   ritiene che il volume delle risorse destinate all'aiuto allo sviluppo non permetta di per sé di trarre conclusioni sull'efficienza e l'efficacia delle misure adottate dall'Unione europea in questo campo;

11.   ritiene che il superamento della crisi economica e finanziaria debba continuare ad avere la priorità;

12.   sottolinea la necessità di continuare a fornire assistenza e di adeguare costantemente quest'ultima alle mutate situazioni e condizioni;

13.   sottolinea che la crisi economica globale ha reso necessario rafforzare la cooperazione allo sviluppo, sia in termini quantitativi che sotto il profilo della qualità;

14.   sottolinea che la stretta creditizia, l'incertezza causata dalla fase di depressione del ciclo economico e dal crollo degli scambi internazionali, gli investimenti e le rimesse dei lavoratori migranti sono i canali attraverso i quali la crisi è stata trasmessa dai paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo e che in tutti questi settori l'Unione deve adottare iniziative e affermare la propria presenza sulla scena internazionale in modo concertato, esauriente e coerente;

15.   invita inoltre il Consiglio e la Commissione, in sede di verifica dei propri strumenti e delle proprie politiche di cooperazione allo sviluppo, a fare in modo di minimizzare per quanto possibile gli effetti indesiderati sui sistemi economici dei paesi in via di sviluppo, quali una crescente dipendenza dai trasferimenti dell'aiuto allo sviluppo – con ripercussioni sfavorevoli sulla crescita, i salari e l'occupazione – l'affermarsi di meccanismi di ricerca di rendita («rent-seeking») e la corruzione;

16.   invita il Consiglio e la Commissione a migliorare il coordinamento delle iniziative bilaterali e multilaterali di cooperazione allo sviluppo, dal momento che le carenze in tale settore costituiscono una delle principali cause della scarsa efficacia dell'aiuto allo sviluppo;

17.   riconosce che le lacune nella regolamentazione, nella supervisione e nel controllo del settore finanziario, nonché le politiche di alcune istituzioni finanziarie internazionali, si sono rivelate inefficaci nel prevenire la crisi e ne hanno anzi amplificato gli effetti negativi; sottolinea che, diversamente da quanto accaduto nei paesi sviluppati, tali condizioni hanno fortemente ridotto la capacità dei paesi in via di sviluppo di reagire al rallentamento dell'economia adottando misure di rilancio fiscale;

18.   sottolinea che la risposta alla crisi finanziaria ed economica deve essere una risposta globale, che nessuna istituzione finanziaria, nessun segmento del mercato, nessuna giurisdizione devono essere esclusi dalla regolamentazione o dalla supervisione e che la trasparenza e la responsabilità di tutti gli attori devono essere alla base di una nuova governance finanziaria internazionale;

19.   si compiace, da un lato, del miglioramento delle condizioni di prestito offerte ai paesi a basso reddito da parte delle istituzioni finanziarie internazionali che hanno deciso di stanziare maggiori fondi a favore dei poveri, di porre l'accento sulla riduzione della povertà e di finanziare la crescita nei paesi in via di sviluppo; esprime tuttavia serie preoccupazioni per il rischio e la minaccia di un aumento del debito dei paesi in via di sviluppo e di una nuova crisi della sostenibilità del debito; chiede ai governi di procedere quanto prima a una riforma delle istituzioni finanziarie internazionali;

20.   chiede alla Commissione europea di studiare l'applicazione della proposta della Banca Mondiale di un «vulnerability fund» destinato a finanziare la sicurezza alimentare, la protezione sociale e lo sviluppo umano;

21.   chiede ai leader del G20 di concretizzare quanto prima l'impegno assunto al vertice di Pittsburgh del settembre 2009 di riformare l'architettura dell'aiuto allo sviluppo a livello mondiale e, in tale contesto, di trasferire almeno il 5% delle quote parte dell'FMI alle economie emergenti e in via di sviluppo e almeno il 3% dei diritti di voto della Banca mondiale ai paesi in via di sviluppo e in transizione;

22.   sottolinea la necessità di una riforma della governance economica mondiale al fine di garantire una migliore rappresentanza dei paesi in via di sviluppo nei forum decisionali; propone, a tal fine, di ampliare il G20 ad almeno un rappresentante dei paesi in via di sviluppo, in particolare dei paesi meno avanzati, che potrebbe essere il presidente in carica del G77;

23.   invita la Commissione e gli Stati membri ad accordare particolare attenzione alla promozione e alla protezione di condizioni di lavoro dignitose nonché alla lotta contro le discriminazioni di genere e il lavoro minorile, seguendo al riguardo le raccomandazioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro, il cui ruolo deve essere accresciuto;

24.   sottolinea la necessità di passare a un sistema di governance internazionale che protegga le persone e i paesi più vulnerabili, in particolare quelli colpiti più duramente dalla crisi e che dispongono di reti di sicurezza inefficaci o ne sono privi;

25.   osserva che i membri dell'FMI hanno approvato uno stanziamento di 250 miliardi di dollari USA a titolo di diritti speciali di prelievo e che solo 18 miliardi di dollari USA saranno destinati ai paesi in via di sviluppo; sollecita gli Stati membri e la comunità internazionale a esaminare la proposta Soros, in base alla quale i paesi ricchi dovrebbero destinare i loro diritti speciali di prelievo a un fondo per i beni pubblici mondiali, come la lotta contro il cambiamento climatico e l'eliminazione della povertà;

26.   invita il Consiglio e la Commissione ad adoperarsi a favore dell'aumento delle risorse delle istituzioni finanziarie internazionali deciso in occasione del G20;

27.   chiede al Consiglio e alla Commissione di caldeggiare un'ambiziosa riforma dell'FMI;

28.   sostiene il rafforzamento della cooperazione macroeconomica in seno al G20, il potenziamento del ruolo del sistema delle Nazioni Unite e la riforma delle istituzioni finanziarie internazionali per reagire in modo concertato alla crisi e ai suoi effetti sui paesi in via di sviluppo;

29.   deplora che il settore finanziario non abbia tratto pienamente le conseguenze dalla crisi senza precedenti, nonostante abbia beneficiato di piani di salvataggio eccezionali da parte degli Stati; si compiace a tale riguardo dell'impegno assunto dai leader del G20 al vertice di Pittsburgh del settembre 2009 di garantire che il settore finanziario compensi i costi della crisi finora sostenuti dai contribuenti, dagli altri cittadini e dai servizi pubblici sia nelle economie avanzate, sia nei paesi in via di sviluppo;

30.   chiede inoltre l'imposizione di una tassa internazionale sulle transazioni finanziarie per rendere più equo il sistema fiscale generale e per produrre risorse aggiuntive destinate a finanziare lo sviluppo, i beni pubblici mondiali, incluso l'adattamento dei paesi in via di sviluppo al cambiamento climatico e al suo impatto e la mitigazione di quest'ultimo;

31.   esorta la Commissione a presentare una comunicazione sul modo in cui una tassa sulle transazioni finanziarie internazionali potrebbe tra l'altro contribuire al conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, alla correzione degli squilibri globali e alla promozione delle sviluppo sostenibile nel mondo;

32.   chiede che l'FMI prepari una relazione per la prossima riunione del G20 sul contributo che il sistema finanziario può apportare al pagamento degli oneri collegati agli interventi dei vari governi, che tenga conto di tutti gli oneri diretti e indiretti che ne discenderanno per le finanze pubbliche e in particolare del loro impatto sui bilanci dei paesi in via di sviluppo;

33.   osserva con grande preoccupazione che nel 2010 i paesi in via di sviluppo dovranno prevedibilmente far fronte a un disavanzo finanziario di 315 miliardi di dollari USA e che l'aumento della sofferenza fiscale nei paesi più vulnerabili sta mettendo a rischio 11,6 miliardi di dollari USA destinati a spese essenziali nei settori dell'istruzione, della sanità, delle infrastrutture e della protezione sociale; considera pertanto appropriato esaminare la possibilità di un accordo con i paesi creditori per concedere una moratoria temporanea o la cancellazione del debito per i paesi più poveri e per consentire loro di attuare politiche fiscali anticicliche allo scopo di attenuare i gravi effetti della crisi; invita a compiere degli sforzi per facilitare accordi per un arbitrato del debito trasparente;

34.   plaude alle iniziative degli Stati membri relative all'applicazione di prelievi volontari sulle emissioni marittime e del trasporto aereo per finanziare i costi di mitigazione del cambiamento climatico e di adattamento al medesimo nei paesi in via di sviluppo e invita tutti gli Stati membri a considerare l'applicazione di imposte simili;

35.   invita gli Stati membri e la Commissione ad accordarsi, conformemente alla sua risoluzione del 21 ottobre 2008, nel quadro del sistema europeo di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra, al fine di destinare almeno il 25% del ricavato della messa all'asta delle quote di emissioni di CO2 agli aiuti destinati ai paesi in via di sviluppo, utilizzando gli investimenti pubblici, per consentire loro di contrastare in modo efficace il cambiamento climatico;

36.   invita la Commissione e gli Stati membri dell'Unione europea a sostenere qualsiasi misura intesa a lottare contro il cambiamento climatico, che colpisce in modo particolare i paesi in via di sviluppo e, in tale contesto, a rafforzare il trasferimento di tecnologie adeguate;

37.   invita la Commissione e gli Stati membri a prestare maggiore attenzione al legame tra crisi ambientale e crisi dello sviluppo e li sollecita a fare dello sviluppo sostenibile e della «crescita verde» delle priorità strategiche dell'UE; invita l'UE a destinare fondi supplementari per i suoi sforzi nella lotta contro il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, tenendo conto altresì del crescente numero di rifugiati ambientali;

38.   accoglie favorevolmente l'impegno assunto dal Consiglio europeo, nell'ottobre 2009, di non sacrificare gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) in nome della lotta al cambiamento climatico; esorta il Consiglio a raggiungere quanto prima un accordo, nel quadro delle conclusioni del vertice di Copenaghen e delle intese raggiunte in occasione del G20, in merito a seri impegni finanziari che consentano ai paesi in via di sviluppo di far fronte a condizioni climatiche sempre meno favorevoli e garantiscano che gli aiuti resi necessari dalla crisi economica non comportino una ricaduta nel sovra-indebitamento con l'estero;

39.   sottolinea l'importanza fondamentale delle rimesse dei migranti, trattandosi di flussi di capitali che raggiungono in maniera diretta le popolazioni destinatarie nei paesi in via di sviluppo, le quali possono utilizzarli prontamente per soddisfare bisogni urgenti; chiede agli Stati membri e ai paesi beneficiari di facilitare il trasferimento delle rimesse e di impegnarsi per la riduzione dei costi di tali operazioni;

40.   si compiace dell'impegno assunto dai leader del G8 in occasione del vertice del luglio 2009 all'Aquila di ridurre il costo dei trasferimenti delle rimesse dal 10 al 5% entro 5 anni; ritiene che una maggiore concorrenza sul mercato e un quadro normativo più ampio rappresentino misure essenziali per ridurre i costi legati alle operazioni di rimessa, accelerando al contempo l'adozione di nuove tecnologie e promuovendo l'integrazione sociale dei poveri nei paesi in via di sviluppo;

41.   sostiene la realizzazione di iniziative comuni tra pubblico e pubblico e tra pubblico e privato a favore dello sviluppo, basate su un progetto pubblico sostenuto da donatori privati e in linea con le priorità dei paesi partner, come strategia per aumentare investimenti diretti responsabili e sostenibili nei paesi in via di sviluppo e favorire il trasferimento di tecnologie;

42.   ricorda il ruolo cruciale delle organizzazioni della società civile, delle autorità locali e della cooperazione decentrata nella gestione delle conseguenze della crisi economica e nel processo di sviluppo; chiede, a questo titolo, alla Commissione di fare del decentramento un settore di concentrazione finanziaria degli aiuti europei nei paesi in via di sviluppo;

43.   giudica positivamente l'approvazione del meccanismo «FLEX vulnerabilità» volto ad aiutare i paesi ammissibili dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) a far fronte alle conseguenze sociali della crisi e sollecita una rapida erogazione dei finanziamenti; ribadisce tuttavia la sua preoccupazione in merito a come la Commissione intende colmare il vuoto di finanziamenti che verrà a determinarsi in futuro a causa dell'anticipo del sostegno al bilancio;

44.   considera il commercio un motore fondamentale della crescita economica e della riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo e invita l'Unione europea e gli Stati membri a esercitare la loro influenza internazionale per garantire che lo sviluppo rimanga al centro dei negoziati del ciclo di Doha e che esso abbia una conclusione positiva, equa e orientata allo sviluppo, aumentando al contempo l'attenzione a favore dei poveri della politica europea di aiuti al commercio;

45.   sottolinea che, a titolo dell'articolo 208 del TFUE, l'Unione europea deve far sì che le sue politiche in materia di commercio, sicurezza, migrazione, agricoltura e altri settori operino coerentemente, in modo da recare beneficio ai paesi in via di sviluppo, da un lato, e promuovere un sistema finanziario e commerciale internazionale equo e favorevole allo sviluppo, dall'altro;

46.   ricorda che il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo (CPS), che è sancito dal trattato, è un concetto innovativo per il raggiungimento degli OSM; sollecita pertanto l'UE a sviluppare una politica commerciale che sia coerente con il raggiungimento degli OSM; chiede la messa a punto di solidi meccanismi giuridici che garantiscano che l'UE sia chiamata a rispondere degli impegni assunti in materia di coerenza delle politiche;

47.   sollecita una maggiore coerenza tra l'aiuto allo sviluppo e le altre politiche dell'UE; osserva che, ad esempio, la commercializzazione dei prodotti agricoli sovvenzionati dall'UE potrebbe essere controproducente ai fini della creazione di mercati sani per i prodotti degli agricoltori locali poveri e potrebbe dunque vanificare gli sforzi compiuti attraverso i progetti volti a promuovere l'agricoltura locale;

48.   è convinto che concludere il ciclo di negoziati di Doha in modo equilibrato, equo e orientato allo sviluppo aiuterebbe la ripresa economica dalla crisi, contribuendo altresì alla riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo, alla creazione di posti di lavoro di qualità e alla riduzione dei prezzi al consumo; è quindi profondamente preoccupato per la mancanza di progressi nei negoziati del ciclo di Doha;

49.   sottolinea che, per pervenire a una maggiore stabilità finanziaria e migliorare il funzionamento del sistema commerciale mondiale nel quadro dell'OMC, è necessario indirizzarsi verso un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale basato su regole multilaterali che tengano conto dei problemi specifici dei paesi in via di sviluppo e che rientri nell'ambito delle Nazioni Unite;

50.   ricorda che la strategia in materia di «aiuti per il commercio» (Aid for Trade) è finalizzata ad aiutare i paesi in via di sviluppo e quelli meno sviluppati a negoziare e attuare accordi commerciali e a trarne vantaggio, a espandere i loro scambi e ad accelerare l'eliminazione della povertà; invita la Commissione e gli Stati membri a rispettare l'impegno di raggiungere i 2 miliardi di euro all'anno entro il 2010 a livello UE; chiede alla Commissione di fornire informazioni e dati dettagliati sulle linee di bilancio usate per l'assistenza finanziaria in materia di commercio, per l'Aid for Trade (in aggiunta alla linea di bilancio 20 02 03) e per tutti i finanziamenti Aid for Trade provenienti dal bilancio dell'UE;

51.   ribadisce che gli accordi di partenariato economico (APE) vanno concepiti come uno strumento a favore dello sviluppo e non devono essere considerati unicamente come uno strumento del commercio internazionale; sollecita la Commissione a impegnarsi per una rapida conclusione dei negoziati, pur tenendo conto del modo in cui le disposizioni di tali accordi potrebbero ripercuotersi sulla capacità dei paesi ACP di far fronte alla crisi;

52.   prende atto che il notevole calo dei proventi delle esportazioni in molti paesi in via di sviluppo, e in particolare nei paesi meno sviluppati, minaccia di vanificare la crescita e lo sviluppo del Sud del pianeta; chiede alla Commissione – al momento di negoziare e attuare accordi commerciali e in particolare gli accordi di partenariato economico – di rafforzare la coerenza delle politiche UE per lo sviluppo, di promuovere tra l'altro condizioni di lavoro dignitose, il benessere e la creazione di posti di lavoro e di assicurare un'adeguata asimmetria e periodi transitori negli accordi commerciali nonché il rispetto delle priorità di ciascun paese e un'adeguata consultazione degli attori chiave e della società civile;

53.   ritiene che i paesi in via di sviluppo, che dipendono in modo particolarmente marcato dai finanziamenti della cooperazione allo sviluppo e sono fortemente orientati all'esportazione, siano stati finora quelli più duramente colpiti dalla crisi, dal momento che i flussi finanziari da nord a sud si stanno riducendo sempre più e che in molti di tali paesi il mercato interno è troppo debole per compensare il calo delle esportazioni;

54.   chiede alla Commissione di procedere a una valutazione della dipendenza dalle esportazioni dei paesi ACP e della compatibilità di tale dipendenza con gli obiettivi di sviluppo definiti nei documenti strategici per paese;

55.   prende atto dell'accordo sul sistema delle preferenze commerciali generalizzate (SPG), un meccanismo instaurato da 22 paesi in via di sviluppo per ridurre le tariffe doganali e altre barriere all'esportazione di beni oggetto di commercio reciproco, per cercare di promuovere il commercio sud-sud e di renderlo maggiormente indipendente dalle turbolenze del commercio globale;

56.   ritiene che il protezionismo non rappresenti una risposta adeguata alla crisi e reitera il suo invito all'Unione europea a fare la sua parte impegnandosi nel ridurre le barriere commerciali e le sovvenzioni, tra cui quelle dell'Unione, che contribuiscono alla distorsione del commercio e che hanno ripercussioni particolarmente negative sui paesi in via di sviluppo;

57.   ritiene che la politica di sviluppo dell'UE debba rispettare sia i propri interessi sia quelli dei paesi in via di sviluppo e ritiene che la reciproca apertura dei mercati, che non dovrebbe essere raggiunta a spese della stabilità economica dei paesi in via di sviluppo, esiga un quadro regolamentare e di vigilanza equivalente; chiede alla Commissione, al Consiglio e alla BEI di attribuire la priorità, nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, alla concessione di microcrediti alle PMI e ai piccoli agricoltori in modo da promuovere strutture economiche regionali durevoli;

58.   chiede alla Commissione di garantire che siano adottate misure coerenti con i suoi obiettivi di sviluppo a lungo termine, preparandosi nel contempo ad apportare un aiuto allo sviluppo e umanitario sostenuto nel momento in cui i paesi in via di sviluppo saranno particolarmente gravati dalla crisi;

59.   sottolinea che le dimensioni, la profondità e la complessità della crisi finanziaria riflettono la mancanza di un collegamento tra evoluzione del sistema finanziario ed economia reale, l'esistenza di crescenti squilibri globali e l'aggravarsi dei problemi ambientali del pianeta, ai quali occorre dare una risposta per indirizzare il sistema economico verso uno sviluppo globale sostenibile;

60.   esprime il forte timore che l'impatto negativo dei paradisi fiscali possa costituire un ostacolo insormontabile allo sviluppo economico nei paesi poveri, dal momento che lede la sovranità di altri paesi, pregiudica l'efficienza dei mercati finanziari e dello stanziamento di risorse, indebolisce i sistemi fiscali nazionali e aumenta i costi della tassazione, incoraggia i reati economici e danneggia i redditi privati, il buon governo e la crescita economica, impedendo quindi ai paesi in via di sviluppo di investire nei servizi pubblici, nell'istruzione, nella sicurezza sociale e nel benessere;

61.   sottolinea che i paradisi fiscali e i centri off-shore incoraggiano le strategie di elusione fiscale (ad esempio mediante abuso di prezzi di trasferimento), evasione fiscale e fuga illecita dei capitali; sottolinea in particolare che ogni anno, nei paesi in via di sviluppo, la perdita di gettito fiscale causata dalle frodi fiscali è dieci volte superiore all'importo dell'aiuto allo sviluppo erogato dai paesi sviluppati; invita pertanto gli Stati membri a fare della lotta contro i paradisi fiscali, l'evasione fiscale e la fuga illecita di capitali dai paesi in via di sviluppo una delle loro massime priorità; ribadisce, in tale contesto, la convinzione che lo scambio automatico di informazioni dovrebbe essere esteso a livello mondiale e attuato all'interno di un quadro multilaterale;

62.   osserva che nel mondo esistono decine di paradisi fiscali, che sono utilizzati anche da società con sede nei paesi OCSE per evitare la tassazione nei paesi in via di sviluppo in cui svolgono attività redditizie, ovvero la tassazione nei rispettivi paesi d'origine; invita la Commissione a indicare in che modo si potrebbe estendere a livello mondiale lo scambio automatico di informazioni e in che modo si potrebbero applicare sanzioni ai paradisi fiscali che non cooperano e a quanti li utilizzano, nonché a indicare come si potrebbe fare in modo che la presentazione di dati per paese sui profitti realizzati e le imposte pagate divenga la regola generale per le multinazionali nell'UE;

63.   riconosce che gli accordi per lo scambio di informazioni fiscali non eliminano le strutture dannose dei sistemi fiscali protetti e l'assenza di registri pubblici, né impongono la presentazione dei conti, le revisioni contabili e la conservazione dei dati; plaude agli sforzi messi in atto dal G20 e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) per l'adozione di misure contro i paradisi fiscali, ma osserva con rammarico che i criteri stabiliti, gli accordi per lo scambio di informazioni fiscali e le procedure esistenti non saranno sufficienti a contrastare il problema dei paradisi fiscali e dei flussi finanziari illeciti; invita l'OCSE, il G20 e l'Unione europea ad adottare criteri più rigorosi per l'identificazione dei paradisi fiscali e ad impegnarsi in vista di un accordo multilaterale, vincolante a livello internazionale, per lo scambio automatico di informazioni fiscali che preveda contromisure in caso di inosservanza;

64.   invita l'Unione europea, i suoi Stati membri e le istituzioni finanziarie internazionali a sostenere i paesi in via di sviluppo nel consolidamento delle loro entrate e ad appoggiare lo sviluppo di capacità nel settore fiscale;

65.   osserva che metà dei flussi finanziari illeciti provenienti dai paesi in via di sviluppo sono collegati a un'errata valutazione del valore degli scambi commerciali e ribadisce la sua richiesta di un nuovo accordo finanziario globale vincolante in virtù del quale le multinazionali, comprese le loro differenti filiali, siano tenute a rivelare automaticamente i profitti realizzati e le imposte pagate paese per paese, in modo da garantire la trasparenza sulle vendite, i profitti e le imposte in ogni giurisdizione in cui sono presenti;

66.   invita la Commissione a promuovere attivamente la responsabilità sociale e ambientale delle imprese (RSA) per consentire un controllo effettivo degli impatti sociali, ambientali e in termini di rispetto dei diritti umani, delle attività delle imprese transnazionali e delle loro filiali nei paesi in via di sviluppo;

67.   rileva con preoccupazione che un ulteriore deterioramento del benessere economico nei paesi in via di sviluppo potrebbe portare a livelli di disoccupazione eccessivamente elevati e a un aumento della migrazione economica; osserva altresì che questi flussi migratori potrebbero determinare una «fuga dei cervelli» dai paesi in via di sviluppo e comprometterne la futura crescita economica;

68.   prende atto della necessità di reali miglioramenti nei sistemi bancari dei paesi in via di sviluppo, quale misura concreta per garantire gli investimenti, lo sviluppo e la crescita del settore finanziario, delle rimesse dei migranti e degli scambi commerciali o di altri scambi rilevanti, al servizio della coesione sociale e della stabilità politica ed economica;

69.   si compiace dell'iniziativa di recupero di fondi pubblici indebitamente sottratti (StAR) messa in atto dall'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine e dalla Banca mondiale per aiutare i paesi in via di sviluppo nella lotta contro la corruzione, le attività criminali e l'evasione fiscale e chiede che gli Stati membri ratifichino la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione;

70.   ribadisce l'importanza dell'assistenza ai paesi in via di sviluppo affinché si dotino di strumenti efficaci per accentuare nel proprio interesse la lotta alla corruzione e rafforzare lo Stato di diritto, il buon governo e la trasparenza delle finanze pubbliche, al fine di migliorare la prevedibilità, l'esecuzione e il controllo di bilancio; sottolinea l'importanza del controllo parlamentare delle finanze pubbliche; insiste sulla necessità di migliorare gli standard contabili internazionali per impedire l'elusione fiscale e l'evasione fiscale, imponendo alle compagnie transnazionali di redigere relazioni finanziarie paese per paese;

71.   plaude all'applicazione da parte della BEI della sua attuale politica nei confronti dei centri finanziari off-shore; chiede all'Unione europea, agli Stati membri e alla BEI di contribuire per primi alla lotta contro i paradisi fiscali grazie all'adozione di norme in materia di appalti pubblici ed erogazione di finanziamenti pubblici che proibiscano a qualunque società, banca o altra istituzione registrata in un paradiso fiscale di beneficiare di tali finanziamenti; chiede alla BEI di esaminare, nel quadro delle sue linee direttrici rafforzate, la necessità per le imprese e gli intermediari finanziari di riferire sulle loro attività paese per paese;

72.   nota che la BEI ha preso delle iniziative per assicurare che le proprie garanzie e investimenti non passino per i paradisi fiscali; chiede alla BEI di prendere le necessarie misure aggiuntive per garantire che ciò non avvenga indirettamente, di riferire sull'attuazione della propria politica sui centri finanziari offshore e di essere particolarmente vigile al momento di fissare condizioni o criteri di condizionalità, in modo da allinearsi agli obiettivi dell'UE nonché al concetto dell'OIL di condizioni di lavoro decorose, per garantire la massimizzazione degli aiuti e l'inclusione delle imprese locali e sostenere la lotta alla corruzione; è del parere che la BEI debba incentrare la propria politica delle assunzioni sulle competenze in materia di ambiente e sviluppo;

73.   riconosce che l'attuale revisione intermedia dell'attività di prestito esterno della BEI e degli accordi di cooperazione, che dovrà essere completata nel 2010 e vedrà il Parlamento europeo nella funzione di colegislatore, rappresenta un'opportunità fondamentale per potenziare il ruolo della BEI nell'ambito della cooperazione allo sviluppo con l'obiettivo principale di raggiungere gli OMS entro il 2015; ritiene pertanto che convenga dare la priorità ai progetti finalizzati alla riduzione della povertà;

74.   deplora la riduzione tendenziale degli investimenti effettuati nell'agricoltura dei paesi in via di sviluppo dagli anni «80 e insiste affinché la Commissione faccia della sicurezza alimentare una priorità delle politiche di sviluppo dell'Unione europea e potenzi di conseguenza il sostegno all'agricoltura, in particolare alla produzione alimentare, e allo sviluppo rurale;

75.   ritiene che uno degli ostacoli maggiori allo sviluppo economico nei paesi in via di sviluppo risieda nell'accesso limitato dei potenziali imprenditori ai prestiti e al microcredito; sottolinea peraltro che, nella maggior parte dei casi, non sono disponibili garanzie di credito; invita di conseguenza la Commissione e la BEI a sviluppare in modo massiccio i programmi di accesso al credito e al microcredito;

76.   chiede alla Commissione e agli Stati membri di appoggiare misure per facilitare l'accesso al credito dei paesi in via di sviluppo, compresa una consistente capitalizzazione delle banche multilaterali di sviluppo e la creazione di un quadro per autorizzare la diversificazione dei prestatori di servizi finanziari per rispondere alle esigenze dei cittadini locali;

77.   invita la Commissione a tenere pienamente conto delle raccomandazioni espresse nella presente relazione, nel quadro dell'elaborazione di una proposta di decisione sul mandato di prestito esterno della BEI, successivamente alla revisione intermedia;

78.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, alle organizzazioni delle Nazioni Unite, all'FMI e alla Banca mondiale, ai governatori dell'FMI e della Banca mondiale provenienti dagli Stati membri dell'Unione europea e ai paesi del G20.

(1) GU C 46 del 24.2.2006, pag. 1.
(2) Conclusioni del Consiglio 9558/07, 15 maggio 2007.
(3) Testi approvati, P7_TA(2009)0102.
(4) Testi approvati, P7_TA(2009)0029.
(5) Testi approvati, P7_TA(2009)0028.
(6) Testi approvati, P6_TA(2009)0185.
(7) GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 396.
(8) Causa C-155/07, Parlamento europeo contro Consiglio dell'Unione europea; GU C 327 del 20.12.2008, pag. 2.
(9) GU L 140 del 5.6.2009, pag. 63.


Relazione annuale della BCE per il 2008
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Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2010 sul rapporto annuale della BCE per il 2008 (2009/2090(INI))
P7_TA(2010)0090A7-0010/2010

Il Parlamento europeo,

–   visto il rapporto annuale per il 2008 della Banca centrale europea (BCE),

–   visto l'articolo 113 del trattato CE,

–   visto l'articolo 15 del Protocollo sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, allegato al trattato,

–   visto il trattato di Lisbona che modifica il trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea,

–   vista la sua risoluzione del 2 aprile 1998 sulla responsabilità democratica nella terza fase dell'UEM(1),

–   vista la comunicazione della Commissione del 7 ottobre 2009 sulla dichiarazione annuale sull'area dell'euro 2009 (COM(2009)0527) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che correda detta comunicazione (SEC(2009)1313/2),

–   viste le previsioni economiche intermedie pubblicate dalla Commissione nel settembre 2009,

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nella Comunità e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico, presentata dalla Commissione il 23 settembre 2009 (COM(2009)0499),

–   vista la proposta di decisione del Consiglio che affida alla Banca centrale europea compiti specifici riguardanti il funzionamento del Comitato europeo per il rischio sistemico, presentata dalla Commissione il 23 settembre 2009 (COM(2009)0500),

–   visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–   vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7–0010/2010),

A.   considerando che la crisi economica e finanziaria si è tradotta nel peggior declino economico che il mondo abbia conosciuto dagli anni Trenta, con ripercussioni sul tessuto economico e sociale degli Stati che si faranno sentire pesantemente per anni,

B.   considerando che nel 2008 il PIL reale dell'area dell'euro è cresciuto soltanto dello 0,7%, a causa della crisi economica e finanziaria, e che il PIL potrebbe aver accusato un forte calo nel 2009,

C.   considerando che il tasso di inflazione media annuale registrato nel 2008 ascendeva al 3,3%, registrando un picco del 4,0% nell'estate 2008, ossia il tasso più elevato dall'introduzione dell'euro, e che successivamente, nell'estate 2009, i tassi di inflazione sono diventati negativi,

D.   considerando che il deficit medio delle amministrazioni pubbliche nell'area dell'euro è passato dallo 0,6% del PIL nel 2007 all«1,9% nel 2008 e che, a metà ottobre 2009, venti Stati membri sono stati oggetto di una procedura per deficit eccessivo,

E.   considerando che il coefficiente medio di indebitamento pubblico nell'area dell'euro è passato dal 66,2% del PIL alla fine del 2007 al 69,6% alla fine del 2008, e che tale coefficiente dovrebbe continuare ad aumentare nei prossimi anni,

F.   considerando che nel 2008 il tasso di cambio dell'euro nei confronti del dollaro statunitense ha oscillato fortemente, culminando a 1,60 USD a luglio e tornando a 1,25 USD a ottobre, ma che in seguito è salito a 1,50 USD nell'ottobre 2009,

G.   considerando che la BCE ha mantenuto invariati i tassi di interesse nella prima metà del 2008, prima di aumentarli di 25 punti base ossia al 4,25% nel luglio 2008, e riducendoli poi progressivamente al 2,5% durante l'ultimo trimestre del 2008, e fino all«1% nel 2009,

H.   considerando che, in risposta alla crisi finanziaria, la BCE ha aumentato considerevolmente l'erogazione di liquidità alle banche nell'area dell'euro e ha adottato una serie di misure non convenzionali per porre rimedio al dissestato funzionamento dei mercati monetari, e considerando che analoghi strumenti volti a favorire la liquidità sono stati forniti solo ad alcuni Stati membri non appartenenti all'area euro,

Introduzione

1.   porge il benvenuto alla Slovacchia in seno all'area dell'euro e prende atto che la sua adesione è stata coronata da successo;

2.   rammenta che l'appartenenza all'Unione europea è una delle precondizioni per l'adesione all'euro;

3.   plaude al fatto che il trattato di Lisbona accordi alla BCE lo status di istituzione europea; ritiene che ne risulterà rafforzata la responsabilità del Parlamento, quale principale istituzione attraverso la quale la BCE è responsabile dinanzi ai cittadini europei;

Risposta della BCE alla crisi finanziaria

4.   osserva che nel 2008 la BCE ha dovuto adottare decisioni tra le più ardue dalla sua creazione, per reagire alla drammatica crisi economica e finanziaria e alle sue vaste conseguenze;

5.   prende atto che le proiezioni economiche della BCE, come quelle del FMI e di altre istituzioni internazionali, non sono state in grado di prevedere la gravità della recessione nel 2008;

6.   prende atto che la BCE ha continuato a reagire alla crisi finanziaria aiutando gli Stati membri con il mantenimento e l'ampliamento dell'erogazione di liquidità agli enti creditizi; raccomanda che la BCE estenda tali agevolazioni al di fuori dell'area euro per assistere gli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria;

7.   manifesta delusione per il fatto che alcune banche commerciali non abbiano traslato i tagli dei tassi di interesse sui propri clienti, e che ciò si sia verificato soprattutto quando i tassi di interesse della BCE hanno raggiunto il loro livello più basso;

8.   saluta con favore il fatto che la BCE, derogando alla sua consueta politica monetaria, abbia adottato una serie di provvedimenti speciali come quello di fornire liquidità in funzione della domanda effettiva o erogandola per periodi più lunghi;

9.   constata che, rispetto a quanto si attendevano numerosi osservatori economici all'epoca, i tagli dei tassi di interesse operati dalla BCE sono stati meno radicali di quelli effettuati da altre banche centrali, compresa la Riserva Federale statunitense e la Banca d'Inghilterra nel Regno Unito;

10.   esprime disappunto dinanzi al fatto che le dosi supplementari di liquidità iniettate dalla BCE non abbiano sufficientemente attenuato la stretta creditizia che affronta l'industria, in particolare le piccole e medie imprese, e siano invece state utilizzate da alcune banche per migliorare i loro margini e compensare le loro perdite;

11.   si rammarica che gli Stati membri non abbiano seguito il consiglio della BCE di subordinare i piani di sostegno alle banche a condizioni decise congiuntamente in sede europea e legate alla distribuzioni di dividendi e di gratifiche, al sostegno all'economia, in particolare alle PMI, e alle attività condotte nei paradisi fiscali;

12.   conviene con la BCE che la crescente complessità degli strumenti finanziari, unitamente a una certa mancanza di trasparenza degli istituti di credito, a un deficit di vigilanza da parte delle autorità competenti e a lacune nella regolamentazione dei mercati finanziari, hanno determinato un aggravamento del rischio sistemico; aggiunge che tali fattori hanno contribuito ad accrescere la sfiducia del pubblico negli enti finanziari;

13.   interpella la BCE in merito alla creazione nell'area euro di una stanza di compensazione, segnatamente per strumenti come i credit default swap (CDS);

14.   richiama l'attenzione della BCE sul rischio che possano essere innescate nuove bolle speculative, specie sul mercato delle materie prime; invita la BCE ad allertare immediatamente i governi in merito;

15.   concorda con la BCE sulla necessità di trarre insegnamenti dalla crisi, ritenendo in particolare che occorra migliorare la gestione del rischio e della liquidità nel sistema finanziario nonché la trasparenza dei mercati finanziari e degli istituti finanziari, onde evitare che si riproduca una crisi di questo genere; rammenta che, per evitare nuove crisi finanziarie, occorre anche affrontare gli squilibri globali legati alle fluttuazioni dei tassi di cambio fra l'euro e le valute dei paesi terzi, come il dollaro USA e il renminbi (yuan);

16.   plaude alle misure adottate dalla BCE per proporre una dettagliata «strategia di uscita» dal suo allentamento monetario, da attuare nei tempi opportuni; insiste, a tal riguardo, che è fondamentale pianificare e coordinare le politiche tra gli Stati membri; al riguardo è lieto di apprendere che la maggior parte di tali misure saranno automaticamente revocate in caso di costante miglioramento della situazione economica;

17.   raccomanda che qualsiasi rialzo dei tassi di interesse sia realizzato con la massima precauzione in modo da non mettere a repentaglio la futura crescita economica;

18.   ritiene che gli Stati membri dovrebbero mantenere le misure di stimolo fiscale per proteggere l'occupazione, incoraggiare gli investimenti e stimolare la crescita, revocandole non appena vi sia un ritorno sostenibile alla crescita, per concentrarsi allora sui deficit pubblici eccessivi;

Stabilità economica e monetaria

19.   condivide la preoccupazione della BCE per le disparità che si osservano tra le economie dell'area dell'euro e il modo in cui la crisi ha colpito i vari paesi, in particolare quelli che erano già caratterizzati da inefficienze strutturali, alti costi unitari della manodopera, disavanzi della bilancia commerciale e indebitamento;

20.   invita tutti gli Stati membri dell'area dell'euro a prendere atto del fatto che, affinché esista un'autentica Unione economica e monetaria, la partecipazione all'area dell'euro non può essere considerata come fine a se stessa, e sottolinea la necessità di riforme strutturali; aggiunge che la mancata attuazione di tali riforme potrebbe nuocere alla credibilità e alla sostenibilità del Patto di stabilità e crescita;

Governance e presa di decisioni

21.   rileva che, in un periodo contrassegnato da un alto grado di volatilità dei tassi di cambio, l'euro si è rafforzato, soprattutto rispetto al dollaro USA e al renminbi (yuan) ed esprime preoccupazione per i possibili effetti negativi di tale tendenza sulla competitività dell'area euro;

22.   raccomanda che la BCE migliori la trasparenza del suo operato per accrescere in tal modo la sua legittimità e predicibilità, in particolare pubblicando i verbali delle riunioni del consiglio direttivo, in linea con la prassi della Federal Reserve statunitense, della Banca d'Inghilterra e della Banca del Giappone; ritiene che tale trasparenza sia necessaria anche per i modelli interni utilizzati per valutare le garanzie collaterali illiquide e per le valutazioni attribuite a determinati titoli offerti come garanzia collaterale;

23.   ribadisce il suo sostegno al dialogo monetario trimestrale tra il Parlamento e la BCE; aggiunge che tale dialogo costituisce un meccanismo importante per esaminare attentamente i lavori della BCE e contribuire alla sua responsabilità e trasparenza pubblica;

24.   mette in evidenza l'indipendenza della BCE, cui contribuisce la procedura di nomina del suo comitato esecutivo; ritiene che tale indipendenza potrà essere rafforzata utilizzando il nuovo status giuridico conferito alla BCE dal trattato di Lisbona e l'attuale statuto della BCE per sottoporre i candidati proposti dal Consiglio a una votazione del Parlamento europeo;

25.   si impegna a costituire al proprio interno un comitato di selezione composto di esperti esterni, incaricato di selezionare nel 2010 una rosa di candidati per la posizione di membro del comitato esecutivo; precisa che le persone prescelte sarebbero in seguito convocate a un'audizione pubblica dalla commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, il che formalizzerebbe il ruolo consultivo svolto dal Parlamento medesimo nella valutazione dei candidati; ciò sfocerebbe nell'approvazione in Aula di una risoluzione del Parlamento europeo, da trasmettere al Consiglio prima che quest'ultimo faccia pervenire le sue raccomandazioni ai governi degli Stati membri;

26.   reputa che la crisi abbia dimostrato che i mercati sono soggetti a rischi sistemici; accoglie con favore la proposta di istituire un Comitato europeo per il rischio sistemico (ESRB), che darà rapidamente l'allarme su futuri rischi e squilibri nei mercati finanziari; osserva che l'ESRB dovrà reagire in modo tempestivo ed efficiente ad ogni rischio sistemico emergente; prende atto della necessità di una definizione qualitativa di «rischio sistemico» che consenta il funzionamento efficiente dell'ESRB; invita pertanto la BCE a stabilire modelli e definizioni chiari e, più in generale, ad appoggiare pienamente il buon funzionamento dell'ESRB; aggiunge che ogni nuovo compito attribuito alla Banca centrale europea riguardo all'ESRB non dovrà compromettere in alcun modo l'indipendenza della BCE;

27.   prende atto del ruolo svolto dall'Eurogruppo nello sviluppo di un coordinamento più stretto delle politiche economiche nell'area dell'euro; plaude, pertanto, al fatto che il trattato di Lisbona conferisca la personalità giuridica all'Eurogruppo; raccomanda altresì che la BCE continui a partecipare pienamente alle riunioni informali organizzate tra i membri dell'Eurogruppo;

Dimensione esterna dell'euro

28.   plaude al fatto che l'euro abbia contribuito ad accrescere le prestazioni transfrontaliere di servizi finanziari nell'area dell'euro e, pertanto, a realizzare un mercato monetario altamente integrato;

29.   constata che lo status dell'euro come valuta internazionale continua a migliorare, dal momento che alla fine del 2008 il 26,5% delle riserve monetarie mondiali era detenuto in euro;

30.   è convinto che il crescente status internazionale dell'euro comporterà vantaggi e responsabilità sulla scena mondiale; ritiene che ciò continuerà ad incoraggiare gli Stati membri non appartenenti all'area dell'euro e i paesi terzi a chiedere di aderire a detta area;

31.   ritiene che il Parlamento dovrebbe lavorare di concerto con la BCE e le altre istituzioni dell'UE per continuare a rafforzare il ruolo dell'area euro sulla scena monetaria e finanziaria mondiale;

32.   ritiene che nell'esprimersi sul futuro del sistema monetario internazionale, l'Unione europea debba ispirarsi al processo che ha reso possibile l'adozione dell'euro;

33.   ritiene che la BCE, le banche centrali nazionali e il consiglio direttivo debbano riconoscere e assolvere la loro responsabilità sociale nei confronti del proprio personale e della società tutta e debbano tenere maggiormente conto del memorandum sugli aspetti sociali elaborato dal comitato permanente dei sindacati delle banche centrali europee;

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34.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché all'Eurogruppo e alla Banca centrale europea.

(1) GU C 138 del 4.5.1998, pag. 177.

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