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Procedura : 2010/2968(RSP)
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RC-B7-0624/2010

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Giovedì 25 novembre 2010 - Strasburgo
Decimo anniversario della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza
P7_TA(2010)0439RC-B7-0624/2010

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2010 sul decimo anniversario della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza

Il Parlamento europeo,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000) e 1820 (2008), sulle donne, la pace e la sicurezza, e la risoluzione 1888 (2009), sulla violenza sessuale contro le donne e i bambini in situazioni di conflitto armato, nella quale si sottolinea che è responsabilità di tutti gli Stati porre fine all'impunità e perseguire i responsabili di crimini contro l'umanità e di crimini di guerra, compresi quelli legati alla violenza sessuale e di altro tipo contro donne e ragazze,

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 54/134 del 7 febbraio 2000, che ha designato il 25 novembre come giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne,

–  visto il piano d'azione del Consiglio dell'UE sulla parità di genere nella cooperazione allo sviluppo, che dovrebbe garantire l'integrazione della parità di genere in tutte le attività dell'UE con i paesi partner a tutti i livelli,

–  vista la nomina, nel marzo 2010, di un rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti armati,

–   visti il documento del Consiglio su un approccio globale all'attuazione da parte dell'UE delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il documento operativo sull'attuazione della risoluzione 1325, rafforzata dalla risoluzione 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell'ambito della PESD, entrambi adottati nel dicembre 2008, nonché il documento del Consiglio sull'integrazione dei diritti umani nella PESD, del settembre 2006,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti e gli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati,

–  vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'UE e nel consolidamento della pace/dello Stato(1),

–  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in situazione di post-conflitto(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2006 sulle donne in politica(3),

–  visto il piano d'azione del 2007 della sua sottocommissione per la sicurezza e la difesa concernente l'integrazione della dimensione di genere,

–  vista la sua risoluzione del 7 ottobre 2010 sulle carenze nella tutela dei diritti umani e della giustizia nella Repubblica democratica del Congo(4),

–  visto il nuovo organismo delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile (UN Women),

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la violenza contro le donne nelle zone in conflitto è spesso un'estensione della discriminazione di genere già esistente in tempi di pace; considerando che quest'anno la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne coincide con il decimo anniversario della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che è stata la prima risoluzione ad affrontare l'impatto sproporzionato ed eccezionale dei conflitti armati sulle donne e a mettere in relazione le esperienze delle donne nei conflitti con il mantenimento della pace e della sicurezza a livello internazionale, coprendo le aree tematiche interconnesse della partecipazione, della protezione, della prevenzione, del soccorso e del recupero,

B.  considerando che il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza contro le donne,

C.  considerando che le risoluzioni 1820, 1888 e 1889 del Consiglio di sicurezza rafforzano e completano la risoluzione 1325 e che queste quattro risoluzioni vanno considerate come il pacchetto di impegni sul tema donne, pace e sicurezza,

D.  considerando che l'attuazione di tali impegni costituisce una preoccupazione e una responsabilità comuni a ciascun paese membro dell'ONU, sia esso un paese interessato da un conflitto, un paese donatore o altro; considerando a tale proposito l'adozione, nel dicembre 2008, degli orientamenti dell'UE sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti e degli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati, che lanciano un forte messaggio politico segnalando che si tratta di priorità per l'Unione,

E.  considerando che l'attuazione delle risoluzioni 1820 e 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe avere priorità nell'uso degli strumenti finanziari esterni dell'UE per fornire un adeguato supporto alle organizzazioni della società civile che operano nei conflitti armati e nei paesi e nelle regioni colpiti da conflitti,

F.  considerando che il Parlamento europeo dovrebbe osservare l'ampio approccio adottato e l'attuazione del futuro piano d'azione sull'uguaglianza di genere e l'emancipazione femminile nell'azione esterna dell'UE, nonché l'attuazione degli orientamenti sulla violenza contro le donne e i bambini,

G.  considerando che l'integrazione di una prospettiva di genere nelle missioni civili e militari ne rafforza notevolmente l'efficacia operativa, a cui l'UE potrebbe apportare un considerevole valore aggiunto occupandosi attivamente della questione delle donne nei conflitti armati,

H.  considerando che l'Unione europea dovrebbe consentire alle donne di partecipare alla prevenzione dei conflitti, alla gestione delle crisi, ai colloqui di pace e alle fasi post-conflitto come la pianificazione della ricostruzione post-bellica,

I.  considerando che, se sono parte di una prassi diffusa e sistematica, lo stupro e la schiavitù sessuale sono riconosciuti ai sensi della convenzione di Ginevra come crimini contro l'umanità e crimini di guerra; considerando inoltre che lo stupro è ora riconosciuto anche come elemento del crimine di genocidio se commesso nell'intento di distruggere, in tutto o in parte, un determinato gruppo; considerando che l'UE dovrebbe sostenere gli sforzi intesi a porre fine all'impunità dei responsabili di violenze sessuali ai danni di donne e bambini,

J.  considerando che la creazione del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) dovrebbe contribuire significativamente a promuovere l'attuazione delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sia attraverso la sua struttura interna sia mediante le sue politiche e azioni esterne,

K.  considerando che l'Unione europea ha adottato una serie di importanti documenti relativi alle modalità di attuazione delle risoluzioni 1820 e 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

L.  considerando che il 2010 è anche l'anno della revisione, dopo dieci anni, degli obiettivi di sviluppo del millennio,

M.  considerando che solo una minoranza di Stati membri dell'UE ha elaborato piani d'azione nazionali per attuare la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; considerando che Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito hanno adottato piani d'azione nazionali,

1.  sottolinea che il decimo anniversario della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dovrebbe segnare l'inizio di un'agenda rafforzata per l'attuazione di tale risoluzione, sulla quale non è possibile realizzare progressi senza una guida politica al più alto livello e senza maggiori risorse; raccomanda vivamente che la questione venga debitamente affrontata nel quadro della revisione in corso della politica dell'UE in materia di diritti dell'uomo, quando si tratterà di elaborare una strategia dettagliata per paese sui diritti umani e di valutare le linee guida dell'UE sulla violenza contro le donne e le ragazze e le linee guida dell'UE sui minori e i conflitti armati e la lotta contro ogni forma di discriminazione nei loro confronti;

2.  chiede l'assegnazione di specifiche e significative risorse finanziarie, umane e organizzative per la partecipazione delle donne e l'integrazione della dimensione di genere nel campo della politica estera e di sicurezza; chiede di aumentare il numero delle donne assegnate alle missioni militari e di polizia, alle missioni attinenti alla giustizia e allo stato di diritto e alle operazioni di mantenimento della pace; invita gli Stati membri a promuovere attivamente la partecipazione delle donne nelle loro relazioni bilaterali e multilaterali con Stati e organizzazioni extra UE;

3.  esorta il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante, Catherine Ashton, a monitorare l'attuazione degli impegni e facilitare lo scambio di buone prassi;

4.  incoraggia vivamente il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante a rafforzare altresì la task force UE sulle donne, la pace e la sicurezza e auspica che essa sottoporrà a revisione tra pari l'adozione e l'attuazione dei piani d'azione nazionali riguardanti le risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, effettuerà un'analisi sistematica di genere delle missioni della politica di sicurezza e difesa comune (PSDC) e monitorerà e assisterà le delegazioni dell'UE nei paesi e nelle regioni colpiti da conflitti;

5.  ritiene che l'istituzione del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) costituisca un'occasione unica per rafforzare il ruolo dell'UE per quanto riguarda l'attuazione delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

6.  esorta quindi il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante a rafforzare e potenziare l'integrazione della dimensione di genere e ad assumere impegni sostanziali e di grande visibilità per quanto riguarda le risorse umane, le risorse finanziarie e la gerarchia organizzativa; lo esorta altresì a costituire una unità organizzativa in seno al SEAE su donne, pace e sicurezza all'interno del pertinente dipartimento tematico e a garantire che in ciascun dipartimento geografico e nella delegazione dell'UE almeno un posto a tempo pieno si occupi di donne, pace e sicurezza e che il personale in questione faccia parte della task force dell'UE o sia ad essa strettamente legato;

7.  si compiace della serie di eventi pubblici, come le giornate aperte, attuati perlomeno dalle tre missioni PSDC, EUPM, EULEX e EUMM, per celebrare il 10 ° anniversario della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza dell'ONU; accoglie con favore l'impulso al riguardo dello strumento di pianificazione e condotta civile dell'Unione europea (CPCC); ricorda che le missioni PSDC sono uno degli strumenti più importanti dell'UE per dimostrare il suo impegno nei confronti degli obiettivi delle risoluzioni 1820 e il 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nei paesi e nelle regioni colpiti dalla crisi;

8.  sollecita il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante e gli Stati membri dell'UE ad includere riferimenti alle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza dell'ONU nelle decisioni del Consiglio e nei mandati delle missioni concernenti la PSDC e ad assicurarsi che tutte le missioni PSDC abbiano almeno un consulente di genere e un piano d'azione sulle modalità di perseguimento degli obiettivi delle risoluzioni 1325 e 1820; esorta il Vicepresidente/Alto rappresentante, gli Stati membri dell'UE e i capi missione a fare della cooperazione e della consultazione con le organizzazioni femminili locali un elemento standard di ogni missione;

9.  chiede l'istituzione di adeguate procedure pubbliche di denuncia nell'ambito della PSDC, che favoriscano in particolare la segnalazione delle violenze sessuali e basate sul genere; invita il Vicepresidente/Alto rappresentante ad includere una relazione dettagliata sul tema donne, pace e sicurezza nella valutazione semestrale delle missioni PSDC;

10.  ricorda che tra il 30 luglio e il 4 agosto 2010 si sono verificati stupri di massa nel distretto minerario del Congo orientale, che l'anno scorso sono stati segnalati almeno 8 300 stupri nel Congo orientale e che le donne che hanno denunciato di aver subito violenza nel primo trimestre del 2010 sono state non meno di 1 244, il che corrisponde a una media di 14 stupri al giorno; esorta le due missioni dell'UE nella Repubblica democratica del Congo, EUPOL RD Congo ed EUSEC RD Congo, a fare della lotta contro la violenza sessuale e della partecipazione delle donne le principali priorità nell'ambito degli sforzi di riforma del settore della sicurezza congolese;

11.  sottolinea che è importante che l'UE nomini un maggior numero di funzionari di polizia e soldati donna alle missioni PSDC, in merito alle quali si potrebbe prendere a modello il contingente di funzionarie di polizia della forza dell'ONU per il mantenimento della pace in Liberia;

12.  richiama l'attenzione sulla necessità di stabilire un codice di condotta per i funzionari UE assegnati a missioni militari e civili che metta in chiaro che lo sfruttamento sessuale costituisce un comportamento ingiustificabile e criminale;

13.  chiede che si dia attuazione alle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nei documenti strategici per paese dell'UE e che si preveda un maggior sostegno finanziario per la partecipazione ai processi europei delle donne provenienti da paesi interessati da conflitti; invita il Vicepresidente/Alto rappresentante e i commissari responsabili per lo sviluppo, l'allargamento e l'aiuto umanitario a fare degli aspetti concernenti le donne, la pace e la sicurezza parte integrante della pianificazione e programmazione degli strumenti finanziari esterni, quali lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, lo strumento di cooperazione economica, lo strumento di assistenza preadesione e, in particolare, lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e lo strumento per la stabilità;

14.  sottolinea che la Commissione dovrebbe favorire l'accesso delle ONG più piccole ai finanziamenti a titolo dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani; ricorda che al momento molte organizzazioni femminili di piccole dimensioni non sono in grado di superare gli ostacoli burocratici legati alla presentazione della domanda;

15.  invita il Commissario responsabile per lo sviluppo a ritenere prioritario il sostegno a favore del lavoro delle organizzazioni femminili nelle zone che sono teatro di conflitti; esorta il Vicepresidente/Alto rappresentante ad avvalersi della componente di lungo termine dello strumento di stabilità per assegnare risorse a sostegno della partecipazione delle donne ai processi connessi alla pace, alla sicurezza e alla riconciliazione ed a destinare sistematicamente stanziamenti per il tema «donne, pace e sicurezza» in tutte le misure di breve termine finanziate a titolo dell'articolo 3 di tale strumento;

16.  ritiene che le delegazioni dell'Unione dovrebbero informare le organizzazioni della società civile, come le organizzazioni femminili locali, in merito ai propri impegni nelle zone di conflitto e consultare le organizzazioni della società civile nell'ambito del processo di pianificazione delle politiche;

17.  chiede un aumento sostanziale della quota di donne assegnate a ciascun settore operativo, tra cui le attività di riconciliazione, consolidamento della pace, ripristino della pace, mantenimento della pace e prevenzione dei conflitti;

18.  chiede un aumento immediato della partecipazione delle donne a tutte le iniziative volte a trovare soluzioni ai conflitti, anche in veste di mediatrici e negoziatrici, nonché all'attuazione delle misure di risoluzione dei conflitti;

19.  invita il Vicepresidente/Alto rappresentante a farsi promotore di un'iniziativa volta a dedicare una settimana l'anno alla consultazione delle donne in posizioni di leadership e che potrebbe integrare la giornata delle Nazioni Unite per le donne e la pace (Global Open Day for Women and Peace), a cui facciano seguito resoconti e aggiornamenti da parte delle delegazioni dell'UE;

20.  sottolinea l'esigenza di piani d'azione nazionali, che dovrebbero fornire informazioni sui tempi della strategia nazionale, fissare obiettivi realistici, sviluppare meccanismi di controllo, nonché incoraggiare una maggiore partecipazione delle donne ai meccanismi di controllo, valutazione e supervisione;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei conflitti armati e al responsabile appena nominato dell'agenzia delle Nazioni Unite per la parità di genere (UN Women).

(1) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 32.
(2) GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 287.
(3) GU C 314 E del 21.12.2006, pag. 347.
(4) Testi approvati, P7_TA(2010)0350.

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