Indice 
Testi approvati
Mercoledì 16 giugno 2010 - Strasburgo
Programma comune di ricerca e sviluppo nel Mar Baltico (BONUS-169) ***I
 Strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite ***I
 Programma europeo di monitoraggio della terra (GMES) (2011–2013) ***I
 Statuto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ***
 Autorizzazione di una cooperazione rafforzata in materia di legge applicabile al divorzio e alla separazione legale ***
 Adozione dell'euro da parte dell'Estonia il 1° gennaio 2011 *
 Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010: sezione III - Commissione (eccedenza 2009)
 Discarico 2008: Consiglio
 Diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali ***I
 Organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto ***I
 Informazione dei consumatori sui generi alimentari ***I
 EU 2020
 Governance economica
 Nomina alla commissione speciale sulle sfide politiche e le risorse di bilancio per un'Unione europea sostenibile dopo il 2013

Programma comune di ricerca e sviluppo nel Mar Baltico (BONUS-169) ***I
PDF 191kWORD 32k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la partecipazione della Comunità a un programma comune di ricerca e sviluppo nel Mar Baltico (BONUS-169) realizzato da alcuni Stati membri (COM(2009)0610 – C7-0263/2009 – 2009/0169(COD))
P7_TA(2010)0212A7-0164/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2009)0610),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 169 e 172, paragrafo 2, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0263/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio intitolata ’Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso’ (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e gli articoli 185 e 188, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 29 aprile 2010(1),

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0164/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 giugno 2010 in vista dell'adozione della decisione n. .../2010/UE del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la partecipazione dell'Unione a un programma comune di ricerca e sviluppo nel Mar Baltico (BONUS) realizzato da alcuni Stati membri

P7_TC1-COD(2009)0169


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione n. 862/2010/UE)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite ***I
PDF 192kWORD 33k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1321/2004 sulle strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite (COM(2009)0139 – C7-0103/2009 – 2009/0047(COD))
P7_TA(2010)0213A7-0160/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2009)0139),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 156 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0103/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo ’Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso’ (COM(2009)0665),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 172 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 luglio 2009(1),

–  dopo aver consultato il Comitato delle regioni,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per i bilanci (A7–0160/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 giugno 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Agenzia GNSS europea, abroga il regolamento (CE) n. 1321/2004 del Consiglio sulle strutture di gestione dei programmi europei di radionavigazione via satellite e modifica il regolamento (CE) n. 683/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio

P7_TC1-COD(2009)0047


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 912/2010)

(1) GU C 317 del 23.12.2009, pag. 103.


Programma europeo di monitoraggio della terra (GMES) (2011–2013) ***I
PDF 191kWORD 33k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al programma europeo di osservazione della terra (GMES) e alla sua fase iniziale di operatività (2011–2013) (COM(2009)0223 – C7-0037/2009 – 2009/0070(COD))
P7_TA(2010)0214A7-0161/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2009)0223),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 157, paragrafo 3, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0037/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo ’Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso’ (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 189 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 20 gennaio 2010(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 5 maggio 2010, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7–0161/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 giugno 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al programma europeo di monitoraggio della terra (GMES) e alla sua fase iniziale di operatività (2011–2013)

P7_TC1-COD(2009)0070


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 911/2010)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Statuto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) ***
PDF 186kWORD 30k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dello statuto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) da parte dell'Unione europea (08612/2010 – C7-0109/2010 – 2009/0085(NLE))
P7_TA(2010)0215A7-0176/2010

(Approvazione - Nuova presentazione della proposta)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dello statuto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) da parte dell'Unione europea (08612/2010),

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2009)0326),

–  vista la sua posizione del 20 ottobre 2009(1),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio dal titolo ’Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso’ (COM(2009)0665 e COM(2010)0147),

–  visti l'articolo 194, paragrafo 2, e l'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali il Consiglio ha chiesto l'approvazione del Parlamento (C7–0109/2010),

–  visti l'articolo 59, paragrafo 3, l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 8, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7–0176/2010),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dello statuto;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P7_TA(2009)0030.


Autorizzazione di una cooperazione rafforzata in materia di legge applicabile al divorzio e alla separazione legale ***
PDF 202kWORD 38k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sul progetto di decisione del Consiglio che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale (09898/2/2010 – C7- 0145/2010 – 2010/0066(NLE))
P7_TA(2010)0216A7-0194/2010

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio che autorizza una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale (09898/2/2010),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 329, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0145/2010),

–  visti l'articolo 74 octies e l'articolo 81, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione giuridica (A7–0194/2010),

A.  considerando che il 17 luglio 2006 la Commissione ha adottato una proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 2201/2003 limitatamente alla competenza giurisdizionale e introduce norme sulla legge applicabile in materia matrimoniale (’Roma III’) (COM(2006)0399),

B.  considerando che tale proposta si basava sull'articolo 61, lettera c), e sull'articolo 67, paragrafo 1, del trattato CE, che richiedevano il voto unanime del Consiglio,

C.  considerando che il 21 ottobre 2008, nel quadro della procedura di consultazione, il Parlamento ha approvato la proposta della Commissione quale modificata(1),

D.  considerando che già a metà del 2008 appariva chiaro che alcuni Stati membri avevano problemi specifici che impedivano loro di accettare il regolamento proposto; che uno Stato membro in particolare non poteva accettare che le sue autorità giudiziarie dovessero applicare una legge straniera sul divorzio, che considerava più restrittiva della propria legge, e chiedeva di continuare ad applicare il proprio diritto sostanziale a tutte le domande di divorzio presentate dinanzi alle sue autorità giudiziarie; che la grande maggioranza degli Stati membri riteneva, per contro, che le norme sulla legge applicabile fossero un elemento essenziale del regolamento proposto e comportassero, in determinati casi, l'applicazione della legislazione straniera da parte delle autorità giudiziarie,

E.  considerando che, nella sua riunione del 5 e 6 giugno 2008, il Consiglio prendeva atto della mancanza di unanimità quanto al proseguimento dei lavori sul regolamento proposto e dell'esistenza di difficoltà insormontabili che rendevano impossibile l'unanimità allora e in un prossimo futuro, e constatava che, applicando le pertinenti disposizioni dei trattati, gli obiettivi del regolamento proposto non potevano essere conseguiti in un lasso di tempo ragionevole,

F.  considerando che, conformemente all'articolo 20 del trattato sull'Unione europea, un minimo di nove Stati membri possono instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel quadro delle competenze non esclusive dell'Unione, facendo ricorso alle sue istituzioni ed esercitando tali competenze mediante l'applicazione delle disposizioni dei trattati, nei limiti e secondo le modalità previsti in detto articolo e negli articoli da 326 a 334 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

G.  considerando che, ad oggi, quattordici Stati membri(2) hanno manifestato l'intenzione di instaurare tra loro una cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile in materia matrimoniale,

H.  considerando che il Parlamento ha verificato il rispetto dell'articolo 20 del trattato sull'Unione europea e degli articoli da 326 a 334 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

I.  considerando, in particolare, che tale cooperazione rafforzata può essere vista come un'iniziativa volta a promuovere gli obiettivi dell'Unione, a proteggere i suoi interessi e a rafforzare il suo processo di integrazione ai sensi dell'articolo 20 del trattato sull'Unione europea, alla luce dell'ampia consultazione dei soggetti interessati realizzata dalla Commissione nel quadro della valutazione d'impatto relativa al suo Libro verde (COM(2005)0082), dell'elevato numero di matrimoni ’internazionali’ e dei circa 140 000 divorzi con una componente internazionale registrati nell'Unione nel 2007, tenendo conto che due dei paesi che intendono partecipare alla cooperazione rafforzata (Germania e Francia) presentavano la percentuale più elevata di nuovi divorzi ’internazionali’ nell'anno in esame,

J.  considerando che l'armonizzazione delle norme di conflitto faciliterà il mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia e rafforzerà la fiducia reciproca; che attualmente esistono 26 diversi complessi di norme di conflitto in materia di divorzio negli Stati membri che partecipano alla cooperazione giudiziaria in materia civile, e che l'instaurazione della cooperazione rafforzata in tale settore ne ridurrà il numero a 13, contribuendo così ad armonizzare maggiormente le norme del diritto internazionale privato e rafforzando il processo di integrazione,

K.  considerando che dagli antefatti di tale iniziativa appare chiaro che la decisione proposta è presentata come extrema ratio e che gli obiettivi della cooperazione non possono essere conseguiti in un lasso di tempo ragionevole; che almeno nove Stati membri intendono parteciparvi e che pertanto i requisiti dell'articolo 20 del trattato sull'Unione europea sono soddisfatti,

L.  considerando che anche i requisiti degli articoli da 326 a 334 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea sono soddisfatti,

M.  considerando, in particolare, che la cooperazione rafforzata nel settore in questione è conforme ai trattati e al diritto dell'Unione nella misura in cui non pregiudica l’acquis, dal momento che le uniche norme dell'Unione esistenti in tale settore riguardano la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'applicazione delle decisioni giudiziarie e non la legislazione applicabile; che essa non darà luogo ad alcuna discriminazione in base alla nazionalità, contraria all'articolo 18 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in quanto le norme di conflitto proposte si applicheranno a tutte le parti dinanzi alle autorità giurisdizionali degli Stati membri partecipanti, indipendentemente dalla loro cittadinanza o residenza,

N.  considerando che la cooperazione rafforzata non recherà pregiudizio al mercato interno né alla coesione sociale e territoriale e che non costituirà un ostacolo né una discriminazione per gli scambi tra gli Stati membri, né provocherà distorsioni della concorrenza; che essa faciliterà, al contrario, il corretto funzionamento del mercato interno, eliminando eventuali ostacoli alla libera circolazione delle persone, e semplificherà la situazione per i privati e per gli operatori del diritto negli Stati membri partecipanti, senza generare discriminazioni tra i cittadini,

O.  considerando che la cooperazione rafforzata rispetterà i diritti, le competenze e gli obblighi degli Stati membri non partecipanti nella misura in cui permetterà a questi ultimi di mantenere le norme di diritto internazionale privato vigenti in materia; che nessun accordo internazionale concluso tra gli Stati membri partecipanti e non partecipanti sarebbe violato dalla cooperazione rafforzata; che questa non interferirà con le Convenzioni dell'Aia sulla responsabilità genitoriale e gli obblighi di mantenimento,

P.  considerando che l'articolo 328, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea prevede che la cooperazione rafforzata sia aperta in ogni momento a tutti gli Stati membri che desiderino parteciparvi,

Q.  considerando che l'articolo 333, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea permette al Consiglio (o, più precisamente, ai membri del Consiglio che rappresentano gli Stati membri partecipanti alla cooperazione rafforzata) di adottare una decisione che disponga che esso delibererà nel quadro della procedura legislativa ordinaria anziché in quello della procedura speciale contemplata dall'articolo 81, paragrafo 3, del trattato summenzionato, che prevede la semplice consultazione del Parlamento,

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad adottare una decisione conformemente all'articolo 333, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea che disponga che esso delibererà nel quadro della procedura legislativa ordinaria nel caso della proposta di regolamento del Consiglio che attua la cooperazione rafforzata nel settore della legge applicabile al divorzio e alla separazione personale;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 15 E del 21.1.2010, pag. 128.
(2) Belgio, Bulgaria, Germania, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Austria, Portogallo, Romania e Slovenia.


Adozione dell'euro da parte dell'Estonia il 1° gennaio 2011 *
PDF 195kWORD 37k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'adozione dell'euro da parte dell'Estonia il 1° gennaio 2011 (COM(2010)0239 – C7-0131/2010 – 2010/0135(NLE))
P7_TA(2010)0217A7-0182/2010

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2010)0239),

–  visti la relazione 2010 della Commissione sulla convergenza (COM(2010)0238), per quanto riguarda l'Estonia e il rapporto della Banca centrale europea sulla convergenza, del maggio 2010,

–  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2006 sull'allargamento dell'area dell'euro(1),

–  vista la sua risoluzione del 25 marzo 2010 sul rapporto annuale della BCE per il 2008(2),

–  vista la sua risoluzione del 25 marzo 2010 sulla relazione relativa alla dichiarazione annuale sull'area dell'euro e sulle finanze pubbliche per il 2009(3),

–  vista la sua risoluzione del 18 novembre 2008 sull'UEM @10: successi e sfide di un decennio di Unione economica e monetaria(4) (risoluzione sull'UEM @10),

–  vista la sua risoluzione del 20 giugno 2007 sul miglioramento delle modalità di consultazione del Parlamento europeo nelle procedure relative all'allargamento dell'area dell'euro(5),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2003 sulla raccomandazione della BCE per una decisione del Consiglio concernente una modifica dell'articolo 10.2 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea(6),

–  vista la decisione del Consiglio 2003/223/CE, del 21 marzo 2003, concernente una modifica dell'articolo 10.2 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea(7),

–  visto l'articolo 140, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0131/2010),

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7–0182/2010),

A.  considerando che l'articolo 140, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) definisce la realizzazione di un alto grado di sostenibile convergenza con riferimento al rispetto dei seguenti criteri da parte di ciascuno Stato membro: il raggiungimento di un alto grado di stabilità dei prezzi, la sostenibilità della situazione della finanza pubblica, il rispetto dei margini normali di fluttuazione previsti dal meccanismo di cambio e i livelli dei tassi di interesse a lungo termine che riflettano la stabilità della convergenza raggiunta dallo Stato membro e della sua partecipazione al meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo,

B.  considerando che l'Estonia si è conformata ai criteri di Maastricht in linea con l'articolo 140, paragrafo 1 del TFUE e il protocollo (n. 13) sui criteri di convergenza allegato al trattato sull'Unione europea e al TFUE,

C.  considerando che il relatore si è recato in visita in Estonia con lo scopo di valutare se tale paese fosse pronto a entrare nell'area dell'euro,

D.  considerando che la Commissione ha affermato che EUROSTAT, in stretta cooperazione con l'ufficio statistico estone, ha esaminato la qualità di tutti i dati pertinenti trasmessi dalle autorità estoni,

1.  approva la proposta della Commissione;

2.  esprime parere favorevole riguardo all'adozione dell'euro da parte dell'Estonia il 1° gennaio 2011;

3.  osserva che la valutazione della Commissione e della Banca centrale europea (BCE) ha avuto come sfondo la crisi finanziaria, economica e sociale mondiale, che ha inciso negativamente sulle prospettive di convergenza nominale di numerosi altri Stati membri;

4.  rileva che l'Estonia è riuscita a rispettare i criteri grazie agli sforzi determinati, credibili e sostenuti del governo e del popolo estone;

5.  esprime preoccupazione riguardo alle discrepanze ravvisabili tra la relazione sulla convergenza della Commissione e il rapporto sulla convergenza della BCE per quanto attiene alla sostenibilità della stabilità dei prezzi;

6.  osserva che nel suo rapporto del 2010 sulla convergenza la BCE è del parere che, una volta terminato il processo di aggiustamento economico in corso, il mantenimento della convergenza dell'inflazione rappresenterà una sfida di rilievo;

7.  invita il governo estone a mantenere, dinanzi ai futuri squilibri macroeconomici e ai futuri rischi per la stabilità dei prezzi, la sua prudente posizione in materia di politica di bilancio, così come le sue politiche globali orientate alla stabilità;

8.  invita gli Stati membri a consentire alla Commissione di valutare il rispetto dei criteri di Maastricht sulla base di dati precisi, indipendenti, attuali, affidabili e di elevata qualità;

9.  chiede alla Commissione di simulare l'effetto del pacchetto di salvataggio dell'area euro sul bilancio estone una volta che il paese avrà aderito all'area euro e sarà diventato quindi membro del gruppo che garantisce il fondo di salvataggio;

10.  invita la Commissione e la BCE a prendere in considerazione tutti gli aspetti quando si tratterà di raccomandare il tasso di cambio finale per la corona estone;

11.  invita le autorità estoni ad accelerare i preparativi pratici per garantire un processo di transizione senza scosse; invita il governo estone ad assicurare che l'introduzione dell'euro non sia utilizzata per nascondere aumenti dei prezzi;

12.  chiede alla Commissione e alla BCE di presentargli una relazione sulle misure previste per ridurre al minimo l'inflazione degli attivi dovuta ai bassi tassi di interesse;

13.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

14.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché alla Banca centrale europea, all'Eurogruppo e ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 298 E dell’8.12.2006, pag. 249.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0090.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0072.
(4) GU C 16 E del 22.1.2010, pag. 8.
(5) GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 251.
(6) GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 374.
(7) GU L 83 dell’1.4.2003, pag. 66.


Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010: sezione III - Commissione (eccedenza 2009)
PDF 193kWORD 33k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010 dell'Unione europea per l'esercizio 2010, sezione III – Commissione (10930/2010 – C7-0153/2010 – 2010/2056(BUD))
P7_TA(2010)0218A7-0200/2010

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 310 e 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e l'articolo 106 bis del trattato Euratom,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(1) (in appresso ’il regolamento finanziario’), in particolare l'articolo 15, paragrafo 3, e gli articoli 37 e 38,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2010, definitivamente adottato il 17 dicembre 2009(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(3),

–  visto il Progetto di bilancio rettificativo n. 4 al bilancio generale 2010, presentato dalla Commissione il 16 aprile 2010 (COM(2010)0169),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010, adottato dal Consiglio l’11 giugno 2010 (10930/2010 – C7-0153/2010),

–  visti gli articoli 75 ter e 75 sexies del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A7–0200/2010),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010 ha lo scopo di iscrivere nel bilancio 2010 l'eccedenza dell'esercizio finanziario 2009, pari a 2  253  591 199,37 EUR,

B.  considerando che i principali elementi che hanno determinato tale eccedenza sono un'iscrizione in eccesso delle entrate di 400 703 258 euro, una sottoesecuzione delle spese di 1 667 346 181 di EUR e un saldo positivo dei tassi di cambio di 185 541 760 EUR,

C.  considerando che gli stanziamenti di pagamento nel 2009 sono stati sottoutilizzati per un totale di 451 milioni di EUR per la rubrica 1, 244 milioni di EUR per la rubrica 2, 106 milioni di EUR per la rubrica 3, 603 milioni di EUR per la rubrica 4 e 263 milioni di EUR per la rubrica 5,

D.  considerando che l'effetto combinato di margini di bilancio molto ristretti e di nuovi fabbisogni finanziari è di mettere a repentaglio le priorità politiche esistenti, e che, al contempo, un'importante sottoutilizzazione comporta una riduzione dell'efficacia delle politiche dell'Unione europea,

E.  considerando che nel calcolo relativo alla sottoutilizzazione del bilancio del 2009 si dovrebbe tenere conto di entrambi i progetti di bilanci rettificativi n. 4/2010 e 10/2009,

1.  prende atto del progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010 dedicato esclusivamente alla contabilizzazione dell'eccedenza del 2009, ai sensi dell'articolo 15 del regolamento finanziario;

2.  sottolinea che l'effettiva sottoesecuzione del bilancio 2009 non si limita alle eccedenze indicate nel progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010, ma ammonta a più di 5 000 000 000 di EUR, se si considera anche il bilancio rettificativo n. 10/2009; avverte pertanto che i bilanci rettificativi di fine esercizio, che riducono il livello degli stanziamenti di pagamento, al contempo riducendo il contributo globale degli Stati membri al finanziamento del bilancio dell'Unione europea, dà una visione distorta dell'esecuzione del bilancio;

3.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2010 senza modifiche e incarica il suo Presidente di dichiarare che il progetto di bilancio rettificativo n. 2/2010 è stato definitivamente approvato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(2) GU L 64 del 12.3.2010.
(3) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.


Discarico 2008: Consiglio
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della sua decisione sul discarico per l'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008, sezione II – Consiglio(1) (C7-0174/2009 – 2009/2070(DEC))
P7_TA(2010)0219A7-0096/2010

Il Parlamento europeo,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2008(2),

–  visti i conti annuali definitivi delle Comunità europee relativi all'esercizio 2008 – Volume I (C7-0174/2009)(3),

–  vista la relazione annuale del Consiglio sulle revisioni contabili interne effettuate nel 2008, presentata all'autorità competente per il discarico,

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti sull'esecuzione del bilancio per l'esercizio 2008, accompagnata dalle risposte delle istituzioni controllate(4),

–  vista la dichiarazione attestante l'affidabilità dei conti e la legittimità e regolarità delle relative operazioni, presentata dalla Corte dei conti a norma dell'articolo 248 del trattato CE(5),

–  visti l'articolo 272, paragrafo 10, e gli articoli 274, 275 e 276 del trattato CE, l'articolo 314, paragrafo 10, e gli articoli 317, 318 e 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(6), in particolare gli articoli 50, 86, 145, 146 e 147,

–  vista la decisione n. 190/2003 del Segretario generale/Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune relativa al rimborso delle spese di viaggio dei delegati dei membri del Consiglio(7),

–  visto l'accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione, del 17 maggio 2006, sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (AII)(8),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2009 recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico relativo all'esecuzione del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio finanziario 2007, Sezione II - Consiglio(9),

–  visti l'articolo 77 e l'allegato VI del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A7–0096/2010),

A.  considerando che il Consiglio, rappresentato dalla presidenza spagnola, ha dato il suo accordo a riesaminare il presunto ’Gentlemen's Agreement’ risalente al 1970,

B.  considerando che ’i cittadini hanno il diritto di sapere come sono spese le loro tasse e come è gestito il potere affidato agli organi politici’(10),

C.  considerando che le conclusioni del Consiglio europeo di Colonia del 3 e 4 giugno 1999 prevedevano di conferire al Consiglio capacità operative nell'ambito di una politica comune di sicurezza e di difesa (PESD) rafforzata,

D.  considerando che la decisione 2004/197/PESC(11) del Consiglio, del 23 febbraio 2004, ha istituito un meccanismo per gestire il finanziamento dei costi comuni delle operazioni dell'Unione europea con implicazioni militari o difensive, denominato ATHENA, e che tale decisione, unitamente alla decisione 2004/582/CE adottata dai rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, il 28 aprile 2004, sui privilegi e le immunità riconosciuti ad ATHENA(12), concede a quest'ultima privilegi e immunità e attribuisce competenze operative al Consiglio,

E.  considerando che la decisione 2000/178/PESC del Consiglio, del 28 febbraio 2000, relativa al regime applicabile agli esperti nazionali in campo militare distaccati presso il Segretariato generale del Consiglio nel periodo interinale(13), e la decisione 2001/80/PESC del Consiglio, del 22 gennaio 2001, che istituisce lo Stato maggiore dell'Unione europea(14), precisano che le spese imputabili al distacco di esperti militari sono a carico del bilancio del Consiglio,

1.  constata che, nel 2008, il Consiglio disponeva di stanziamenti d'impegno per un ammontare complessivo di 743 milioni di EUR (contro i 650 milioni di EUR del 2007), con un tasso di utilizzo del 93,31%, nettamente superiore rispetto al 2007 (81,89%), seppur ancora al di sotto della media delle altre istituzioni (95,67%);

2.  ribadisce, visti i problemi incontrati in occasione delle procedure di discarico 2007 e 2008, la sua posizione adottata nella decisione del 25 aprile 2002 in materia di discarico per l'esercizio 2000(15), secondo cui ’[...] in passato [il] Parlamento e il Consiglio non hanno proceduto alla verifica dell'esecuzione delle rispettive sezioni del bilancio; ritiene che – in considerazione del carattere sempre più operativo delle spese, finanziate a carico del bilancio amministrativo del Consiglio, relative ai settori degli affari esteri, della politica di sicurezza e di difesa nonché della giustizia e degli affari interni – occorra chiarire la portata di tale accordo al fine di distinguere le spese amministrative tradizionali da quelle per operazioni in questi nuovi settori politici’;

3.  ritiene che, in vista dell'incremento delle spese amministrative e, in particolare, vista la possibilità che insorgano spese di natura operativa, le spese del Consiglio dovrebbero essere soggette alla stessa verifica cui sono sottoposte le spese delle altre istituzioni dell'Unione europea nel quadro della procedura di discarico di cui all'articolo 319 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  precisa che detta verifica è basata sui seguenti documenti scritti presentati da tutte le istituzioni:

nonché su una presentazione orale, in occasione della riunione della commissione competente per la procedura di discarico;

   i conti dell'esercizio precedente relativi all'esecuzione del bilancio,
   un bilancio finanziario che espone l'attivo e il passivo,
   una relazione annuale di attività concernente la loro gestione di bilancio e finanziaria,
   la relazione annuale del revisore interno,

5.  si attende che in futuro tutte le istituzioni siano presenti, e rappresentate al livello appropriato, in occasione del dibattito in Aula sul discarico;

6.  respinge il suggerimento del Consiglio secondo cui il fatto che il Parlamento e il Consiglio non abbiano proceduto in passato alla verifica dell'esecuzione delle rispettive sezioni del bilancio sia il risultato di un ’Gentlemen's Agreement’ (risoluzione riportata nei verbali della riunione del Consiglio del 22 aprile 1970); ritiene che il Gentlemen's Agreement non sia un documento vincolante e che l'interpretazione che ne dà il Consiglio sia eccessivamente ampia;

7.  ritiene che la stesura del bilancio e il discarico del bilancio siano due procedure distinte e che il ’Gentlemen's Agreement’ tra il Parlamento e Consiglio sulla stesura delle rispettive sezioni del bilancio non debba esimere il Consiglio dalla propria responsabilità nei confronti dei cittadini per i fondi stanziati a suo favore;

8.  ritiene che il discarico 2008 abbia luogo in un momento cruciale, in cui vi è la necessità di definire chiaramente un accordo formale sul processo di discarico per il nuovo Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), onde garantirne la credibilità mediante una piena trasparenza; invita il Consiglio ad assicurare che presenterà al Parlamento, prima della fine della procedura di discarico 2008, piani concreti, dettagliati e onnicomprensivi per quanto concerne il personale e le strutture organizzative e di controllo del SEAE, compreso il personale militare dell'Unione europea, il Centro di situazione, la Direzione di gestione delle crisi e pianificazione del comitato direttivo Galileo, la capacità civile di pianificazione e condotta, nonché l'intero personale del Segretariato generale che si occupa di politica estera e di sicurezza, che delineino in particolare l'incremento e la ripartizione del personale e le incidenze finanziarie previste, nonché a partecipare immediatamente ai negoziati con l'autorità di bilancio sulla base delle proposte presentate;

9.  sottolinea che la concessione del discarico di quest'anno non può essere presa in considerazione per la concessione del discarico negli anni a venire, a meno che il Consiglio non realizzi progressi considerevoli sui punti critici di cui al paragrafo 5 della risoluzione del Parlamento del 25 novembre 2009;

10.  ribadisce che sarebbe opportuna la presenza annuale del Consiglio in Parlamento per la presentazione della relazione annuale della Corte dei conti e per la discussione sul discarico del bilancio ogni anno;

11.  invita il Consiglio e il Parlamento europeo, nella loro veste di co-autorità di bilancio, a istituire, al fine di migliorare lo scambio di informazioni sui rispettivi bilanci, una procedura annuale nel quadro della procedura di discarico; in base a tale procedura, il Presidente del Consiglio, accompagnato dal Segretario generale del Consiglio, terrebbe un incontro ufficiale con la commissione per il controllo dei bilanci o una delegazione della stessa composta dal suo presidente, dai coordinatori e dal relatore, onde fornire tutte le informazioni necessarie concernenti l'esecuzione di bilancio del Consiglio; propone altresì che il presidente della commissione competente fornisca regolarmente e in forma adeguata alla suddetta commissione informazioni relative a tali discussioni;

12.  incoraggia la presidenza spagnola a procedere al riesame dell'accordo informale sul discarico del bilancio del Consiglio; chiede un impegno affinché ciò sia integrato nella revisione del regolamento finanziario in modo tale da essere operativo per l'inizio del nuovo periodo di finanziamento successivo al 2013 e chiede altresì di concludere le relative discussioni prima del 15 ottobre 2010;

13.  rammenta al Consiglio la propria posizione espressa al paragrafo 12 della sua risoluzione del 24 aprile 2007 sul discarico per l'esercizio 2005(16), vale a dire: ’invita alla massima trasparenza nel settore della politica estera e di sicurezza comune (PESC); chiede al Consiglio di garantire che, a norma dell'articolo 42 dell'accordo interistituzionale […] nel bilancio del Consiglio non risultino spese operative relative alla PESC; si riserva la facoltà di adottare le misure necessarie, laddove opportuno, in caso di violazione dell'accordo’;

14.  riconosce che il Consiglio ha previsto diverse modalità di consultazione e di aggiornamento del Parlamento circa l'evoluzione della PESC; ritiene, tuttavia, che la relazione annuale del Consiglio sui principali aspetti e scelte di fondo della PESC, trasmessa al Parlamento in applicazione del punto 43 dell'AII, si limiti a una mera descrizione di posizioni e azioni comuni e decisioni attuative della PESC e che andrebbero fornite negli anni a venire informazioni più complete per l'esercizio di discarico;

15.  rinnova la propria richiesta al Consiglio di fornire informazioni dettagliate sulla natura delle spese nell'ambito del titolo 3 (Spese risultanti dall'esercizio di missioni specifiche da parte dell'istituzione), onde permettergli di verificare che tutte le voci di spesa siano conformi all'AII e che nessuna di esse sia di natura operativa;

16.  esprime preoccupazione per la mancanza di trasparenza quanto ai costi sostenuti per le attività, in particolare le missioni effettuate dai rappresentanti speciali, e chiede una ripartizione dettagliata delle spese dei rappresentanti speciali e del bilancio delle loro missioni da pubblicare su Internet;

17.  chiede alla Corte dei conti per quale motivo nella sua relazione annuale sul 2008 relativa al Consiglio non si faccia riferimento ai problemi irrisolti, come rilevato nella predetta risoluzione del Parlamento del 25 novembre 2009;

18.  prende atto delle osservazioni formulate dalla Corte dei conti al punto 11.10 della sua relazione annuale 2008 sulla mancata conformità con le disposizioni dell'articolo 5, paragrafo 3, del regolamento finanziario, in cui si fa riferimento alla persistente (2005-2008) iscrizione in bilancio di dotazioni eccessive per il progetto SESAME (Secured European System for Automatic Messaging); prende atto della risposta del Consiglio e della sua intenzione di migliorare il coordinamento delle strutture di governance di progetti informatici di rilievo;

19.  si compiace per i controlli effettuati nel 2008 dal servizio di audit interno del Consiglio (otto controlli finanziari e un controllo misto), come pure per l'elevata percentuale di raccomandazioni accolte; rileva, tuttavia, che la nota in materia presentata alle autorità competenti per il discarico risultava piuttosto generica e chiede informazioni più dettagliate in merito all'attuazione delle raccomandazioni del servizio di audit;

20.  si compiace del nuovo sistema integrato di gestione e controllo finanziario (SAP) in funzione dal 1°gennaio 2008, che ha permesso alle tre istituzioni interessate (Consiglio, Corte dei conti e Corte di giustizia) di realizzare economie di bilancio e acquisire maggiore efficienza;

21.  accoglie con soddisfazione i risultati ottenuti in materia di consolidamento dell'organizzazione in seguito ai processi di allargamento dell'Unione europea del 2004 e del 2007, in particolare la centralizzazione delle unità di traduzione e l'assunzione dei funzionari provenienti dai nuovi Stati membri; si compiace inoltre dell'introduzione del sistema di orario di lavoro flessibile, che permette di conciliare meglio la vita professionale e la vita privata; constata tuttavia lo scarso livello di occupazione dei posti in organico (una media del 90% a fronte dell’86% nel 2007);

22.  constata che il sensibile incremento degli anticipi per il Residence Palace (70 milioni di EUR rispetto ai 15 milioni di EUR previsti, nella prospettive di un'ulteriore riduzione del costo complessivo dell'acquisto) è stato possibile grazie al sottoutilizzo generale degli stanziamenti di bilancio (tasso di esecuzione dell’85,7%) e chiede che la politica immobiliare sia illustrata in dettaglio nelle future relazioni annuali, onde consentire un controllo adeguato del processo di discarico;

23.  è del parere che il bilancio annuale per il presidente permanente del Consiglio europeo dovrebbe essere distinto dal bilancio del Consiglio ed essere presentato come una nuova sezione del bilancio a partire dal 2012;

24.  si compiace degli impegni assunti dalla presidenza spagnola in merito a un chiarificazione della procedura di discarico per mostrare la piena rendicontabilità del bilancio amministrativo del Consiglio di fronte al Parlamento e chiede un impegno fermo da parte delle presidenze successive a continuare ad operare nello stesso spirito.

(1) Testi approvati del 19.5.2010, P7_TA(2010)0180.
(2) GU L 71 del 14.3.2008.
(3) GU C 273 del 13.11.2009, pag. 1.
(4) GU C 269 del 10.11.2009, pag. 1.
(5) GU C 273 del 13.11.2009, pag. 122.
(6) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(7) Decisione emanante dal regolamento interno del Consiglio del 22 luglio 2002 (GU L 230 del 28.8.2002, pag. 7).
(8) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(9) GU L 19 del 23.1.2010, pag. 9.
(10) L'iniziativa europea per la trasparenza.
(11) GU L 63 del 28.2.2004, pag. 68.
(12) GU L 261 del 6.8.2004, pag. 125.
(13) GU L 57 del 2.3.2000, pag. 1.
(14) GU L 27 del 30.1.2001, pag. 7.
(15) GU L 158 del 17.6.2002, pag. 66.
(16) GU L 187 del 15.7.2008, pag. 21.


Diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sul progetto di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali (00001/2010 – C7-0005/2010 – 2010/0801(COD))
P7_TA(2010)0220A7-0198/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista l'iniziativa di un gruppo di Stati membri (00001/2010),

–  visti l'articolo 76, lettera b), e l'articolo 82, paragrafo 2, secondo comma, lettera b), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali l'iniziativa gli è stata presentata dal Consiglio (C7-0005/2010),

–  visto l'articolo 294, paragrafi 3 e 15, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la proposta della Commissione (COM(2010)0082) che persegue lo stesso obiettivo legislativo,

–  visti i pareri motivati inviati al suo Presidente dai parlamenti nazionali in merito alla conformità dell'iniziativa al principio di sussidiarietà,

–  visti gli articoli 44 e 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A7–0198/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione, nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 giugno 2010 in vista dell'adozione della direttiva 2010/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali

P7_TC1-COD(2010)0801


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2010/64/UE)


Organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto ***I
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2002/15/CE concernente l'organizzazione dell'orario di lavoro delle persone che effettuano operazioni mobili di autotrasporto (COM(2008)0650 – C6-0354/2008 – 2008/0195(COD))
P7_TA(2010)0221A7-0137/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2008)0650),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 71 e 137, paragrafo 2, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6-0354/2008),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio dal titolo ’Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso’ (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e gli articoli 91 e 153, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 25 marzo 2009(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7–0137/2010),

1.  respinge la proposta della Commissione;

2.  invita la Commissione a ritirare la proposta e ad attivarsi opportunamente con il Parlamento al fine di presentarne una nuova;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 228 del 22.9.2009, pag. 78.


Informazione dei consumatori sui generi alimentari ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori (COM(2008)0040 – C6-0052/2008 – 2008/0028(COD))
P7_TA(2010)0222A7-0109/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2008)0040),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e l'articolo 95 del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C6–0052/2008),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 settembre 2008(1),

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A7–0109/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 16 giugno 2010 in vista dell'adozione del regolamento in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori, , che modifica i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 e che abroga la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, le direttive 94/54/CE e 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE, le direttive 2002/67/CE e 2004/77/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione

P7_TC1-COD(2008)0028


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 294, paragrafo 3 e l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando in conformità della procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  L'articolo 169 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) stabilisce che l'Unione deve contribuire ad assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori mediante gli strumenti che adotta in virtù dell'articolo 114.

(2)  La libera circolazione di alimenti sicuri ▌ costituisce un aspetto essenziale del mercato interno e contribuisce in modo significativo alla salute e al benessere dei cittadini, nonché alla realizzazione dei loro interessi sociali ed economici. Il presente regolamento gioverà sia agli interessi del mercato interno, semplificando il diritto, garantendo la certezza giuridica e riducendo gli oneri amministrativi, sia al cittadino, imponendo una etichettatura obbligatoria, chiara, comprensibile e leggibile dei prodotti alimentari.

(3)  Per ottenere un elevato livello di tutela della salute dei consumatori e garantire il loro diritto all'informazione, si deve garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano. Le decisioni di acquisto possono essere influenzate, tra l'altro, da considerazioni di salute, economiche, ambientali, sociali ed etiche.

(4)  Il regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare(4) stabilisce che è un principio generale della legislazione alimentare di costituire una base per consentire ai consumatori di compiere scelte consapevoli in relazione agli alimenti che consumano e di prevenire qualunque pratica in grado di indurre in errore il consumatore.

(5)  La direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell«11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno(5) comprende taluni aspetti della fornitura d'informazioni ai consumatori al fine specifico di prevenire azioni in grado di indurre in errore e omissioni di informazioni. I principi generali sulle pratiche commerciali sleali dovrebbero essere integrati da norme specifiche relative alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori.

(6)  Nella direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 marzo 2000, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità(6) si stabiliscono norme a livello di Unione sull'etichettatura alimentare applicabile a tutti gli alimenti. La maggior parte delle disposizioni previste da tale direttiva risalgono al 1978 e dovrebbero pertanto essere aggiornate.

(7)  La direttiva 90/496/CEE del Consiglio, del 24 settembre 1990, relativa all'etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari(7) stabilisce norme sul contenuto e la presentazione delle informazioni sulle proprietà nutritive negli alimenti preimballati. L'inserimento di informazioni sulle proprietà nutritive è volontaria, a meno che non figuri una dichiarazione nutrizionale in rapporto con l'alimento. La maggior parte delle disposizioni stabilite da tale direttiva risalgono al 1990 e dovrebbero pertanto essere aggiornate.

(8)  I requisiti generali di etichettatura sono integrati da una serie di disposizioni applicabili a tutti i prodotti alimentari in particolari circostanze o a talune categorie di alimenti. Vi sono inoltre alcune norme specifiche applicabili a specifici alimenti.

(9)  Anche se gli obiettivi originari e i principali componenti dell'attuale legislazione sull'etichettatura continuano ad essere validi, è necessario che essa sia razionalizzata al fine di agevolarne l'applicazione e aumentare la certezza giuridica per le parti interessate, modernizzandola allo scopo di tenere conto dei nuovi sviluppi nel settore delle informazioni alimentari.

(10)  Vi è ▌ interesse tra il pubblico in generale nel rapporto tra l'alimentazione e la salute e la scelta di una dieta adeguata alle esigenze individuali. Nel Libro bianco della Commissione del 30 maggio 2007 riguardante una strategia europea sugli aspetti sanitari connessi all'alimentazione, al sovrappeso e all'obesità si segnala che l'etichettatura nutrizionale è uno dei metodi per informare i consumatori sulla composizione degli alimenti e aiutarli ad adottare decisioni consapevoli. Le campagne di educazione e informazione sono un meccanismo importante per migliorare la comprensione delle informazioni alimentari da parte dei consumatori. La strategia dell'Unione in materia di politica dei consumatori 2007-2013 ha sottolineato che consentire ai consumatori di effettuare scelte informate è essenziale per garantire al tempo stesso una concorrenza efficace e il benessere dei consumatori stessi. La conoscenza dei principi base della nutrizione e un'adeguata informazione nutrizionale sugli alimenti aiuterebbe in particolare i consumatori nell'adozione di tali decisioni. Inoltre è ragionevole e giusto che i consumatori possano ricorrere ad una fonte imparziale di informazioni negli Stati membri per chiarire singole questioni nutrizionali. Pertanto, gli Stati membri dovrebbero istituire linee dirette adeguate al cui finanziamento potrebbe contribuire il settore alimentare.

(11)  Al fine di aumentare la certezza giuridica e garantire un'applicazione razionale e coerente, è opportuno abrogare le direttive 90/496/CEE e 2000/13/CE e sostituirle con un unico regolamento in grado di garantire la sicurezza sia dei consumatori che dell'industria, riducendo al tempo stesso gli oneri amministrativi.

(12)  A fini di chiarezza, è opportuno abrogare e inserire nel presente regolamento altri atti orizzontali, in particolare la direttiva 87/250/CEE della Commissione, del 15 aprile 1987, relativa all'indicazione del titolo alcolometrico volumico nell'etichettatura di bevande alcoliche destinate al consumatore finale(8), la direttiva 94/54/CE della Commissione, del 18 novembre 1994, relativa alla specificazione sull'etichetta di alcuni prodotti alimentari di altre indicazioni obbligatorie oltre a quelle previste dalla direttiva 79/112/CEE del Consiglio(9), la direttiva 1999/10/CE della Commissione, dell«8 marzo 1999, che introduce deroghe alle disposizioni di cui all'articolo 7 della direttiva 79/112/CEE del Consiglio per quanto riguarda l'etichettatura dei prodotti alimentari(10), la direttiva 2002/67/CE della Commissione, del 18 luglio 2002, relativa all'etichettatura dei generi alimentari contenenti chinino e dei prodotti alimentari contenenti caffeina(11), il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione, del 31 marzo 2004, relativa all'etichettatura di prodotti e ingredienti alimentari addizionati di fitosteroli, esteri di fitosterolo, fitostanoli e/o esteri di fitostanolo(12) e la direttiva 2004/77/CE della Commissione, del 29 Aprile 2004, che modifica la direttiva 94/54/CE per quanto riguarda l'etichettatura di taluni prodotti alimentari contenenti acido glicirrizico e il suo sale di ammonio(13).

(13)  È necessario stabilire definizioni, principi, requisiti e procedimenti comuni per determinare un quadro di riferimento chiaro e una base comune per le misure comunitarie e nazionali che disciplinano il settore dell'informazione alimentare.

(14)  Per seguire un approccio completo ed evolutivo delle informazioni fornite ai consumatori sugli alimenti che essi consumano, è opportuno stabilire una definizione generale della legislazione in materia d'informazione e di educazione alimentare che comprenda norme di carattere orizzontale e specifico, nonché una definizione generale delle informazioni alimentari che comprenda le informazioni fornite utilizzando anche strumenti diversi dall'etichetta.

(15)  Le regole dell'Unione dovrebbero applicarsi unicamente alle imprese la cui natura implica una certa continuità delle attività e un certo grado di organizzazione. Operazioni quali la consegna di prodotti alimentari a terzi,, il servizio di vivande e la vendita di prodotti alimentari da parte di privati a titolo occasionale, ad esempio durante vendite di beneficienza, fiere o riunioini locali, nonché la vendita di prodotti alimentari nelle diverse forme di commercializzazione diretta dei prodotti agricoli non rientrano nell'ambito di applicazione del presente regolamento. Al fine di evitare oneri eccessivi, soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI) del settore dell'artigianato alimentare e della commercializzazione alimentare diretta, ivi compresa la ristorazione di collettività, è opportuno che i prodotti preimballati non siano esclusi dagli obblighi di etichettatura.

(16)  I servizi di ristorazione forniti da imprese di trasporto dovrebbero rientrare nell'ambito di applicazione del presente regolamento solo qualora siano offerti su tratte che collegano due punti all'interno del territorio dell'Unione.

(17)  I servizi di ristorazione forniti dai cinema – escluse le PMI – dovrebbero rientrare nell'ambito di applicazione del presente regolamento se gli alimenti sono confezionati sul luogo di vendita in imballaggi standardizzati, dalla capacità predeterminata, e quindi se la quantità e il contenuto finali degli alimenti o delle bevande sono definiti e misurabili.

(18)  La legislazione sulle informazioni alimentari dovrebbe basarsi anche sui nuovi requisiti in materia d'informazione ritenuti necessari dai consumatori e garantire che l'innovazione nel settore dei prodotti alimentari non sia bloccata. La possibilità di informazioni supplementari facoltative fornite dalle imprese alimentari garantisce ulteriore flessibilità.

(19)  La finalità del richiedere informazioni alimentari obbligatorie è quella di consentire ai consumatori di operare una decisione di acquisto consapevole e conforme alle proprie esigenze e gusti individuali.

(20)  Affinché la legislazione sulle informazioni alimentari possa adattarsi alle mutevoli necessità dei consumatori per quanto riguarda tali informazioni e per evitare inutili rifiuti di imballaggio, l'etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari dovrebbe limitarsi a riportare le informazioni di base, che risultano essere di grande interesse per la maggioranza dei consumatori ▌.

(21)  Tuttavia, nuovi requisiti obbligatori in materia di informazioni alimentari o di nuove forme di presentazione delle stesse dovrebbero essere stabiliti solo laddove ciò sia necessario, in conformità con i principi di sussidiarietà, proporzionalità, trasparenza e sostenibilità.

(22)  In aggiunta alle regole già vigenti in materia di pubblicità ingannevole, le norme sulle informazioni alimentari dovrebbero proibire l'indicazione di ogni particolare che possa indurre in errore il consumatore soprattutto per quanto concerne il tenore energetico, la provenienza o la composizione dell'alimento. Per essere efficace, tale divieto deve applicarsi anche alla pubblicità e alla presentazione degli alimenti.

(23)  Si sostiene che il consumo di alcuni prodotti abbia determinati effetti benefici sulla salute. Tali dichiarazioni dovrebbero essere espresse in modo che gli effetti dell'uso di tali prodotti siano misurabili o verificabili.

(24)  Per evitare la frammentazione delle norme relative alla responsabilità degli operatori del settore alimentare in caso di informazioni alimentari scorrette, ingannevoli o mancanti, è essenziale stabilire in modo chiaro le responsabilità di tali operatori in questo ambito. Fatto salvo l'articolo 19 del regolamento (CE) n. 178/2002, è opportuno che gli operatori del settore alimentare responsabili di attività di vendita al dettaglio o distribuzione che non incidono sulle informazioni relative ai prodotti alimentari intervengano immediatamente quando apprendono che tali informazioni non sono conformi alle disposizioni del presente regolamento.

(25)  Dovrebbe essere elaborato un elenco comprendente tutte le informazioni obbligatorie che ▌ devono essere fornite in rapporto con tutti gli alimenti destinati al consumatore finale e alle collettività. Tale elenco dovrebbe mantenere le informazioni già richieste conformemente alla legislazione vigente, che sono generalmente considerate come un prezioso acquis per l'informazione destinata ai consumatori.

(26)  Le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione possono svolgere un ruolo importante nella trasmissione di informazioni complementari ai consumatori. Infatti, esse consentono uno scambio di informazioni rapido e senza spese. Si può immaginare che i consumatori possano disporre di informazioni complementari attraverso terminali collocati nei supermercati che, attraverso la lettura di codici a barre, fornirebbero informazioni sul prodotto. Analogamente, si può prevedere che i consumatori possano avere accesso a informazioni complementari attraverso una pagina messa a loro disposizione su Internet.

(27)  Determinati ingredienti o altre sostanze, quando sono utilizzati nella produzione di alimenti e sono presenti nel prodotto finito, possono provocare allergie o intolleranze e, in casi individuali, essere perfino nocivi per la salute delle persone colpite. È pertanto importante fornire informazioni sulla presenza di additivi alimentari, ausiliari di fabbricazione e altre sostanze con effetti allergenici scientificamente comprovati o di sostanze che aumentano il rischio di malattie, in modo da consentire soprattutto ai consumatori che soffrono di allergie o intolleranze alimentari di scegliere in modo mirato i prodotti per loro sicuri. Anche le tracce di tali sostanze dovrebbero essere indicate, affinché le persone con allergie più gravi possano compiere scelte sicure. È opportuno elaborare a tal fine regole comuni.

(28)  Le etichette alimentari dovrebbero essere chiare e comprensibili per aiutare i consumatori che intendono effettuare scelte alimentari e dietetiche mirate. Gli studi dimostrano che la una buona leggibilità costituisce un elemento importante per far sì che le informazioni illeggibili sul prodotto sono una delle cause principali dell'insoddisfazione dei consumatori nei confronti delle etichette alimentari. Pertanto elementi quali il tipo di carattere, il colore e il contrasto dovrebbero essere considerati nella loro combinazione.

(29)  Al fine di garantire la disponibilità di informazioni alimentari, è necessario includere la vendita di alimenti mediante tecniche di comunicazione a distanza. Anche se è evidente che qualunque alimento fornito mediante la vendita a distanza deve rispettare gli stessi requisiti di informazione degli alimenti venduti nei negozi, è necessario chiarire che, in tali casi, le informazioni alimentari obbligatorie devono essere disponibili anche prima che sia effettuato l'acquisto.

(30)  Al fine di fornire ai consumatori le informazioni alimentari necessarie per effettuare una scelta informata, anche le miscele di bevande alcoliche dovrebbero fornire informazioni sui loro ingredienti.

(31)  Conformemente alla risoluzione del Parlamento europeo del 5 settembre 2007 su una strategia comunitaria volta ad affiancare gli Stati membri nei loro sforzi per ridurre i danni derivanti dal consumo di alcol(14), al parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 settembre 2008 relativo alla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori, al lavoro della Commissione e ai timori che nutre il grande pubblico in relazione ai danni provocati dall'alcol in particolare tra i giovani e i soggetti vulnerabili, la Commissione, di concerto con gli Stati membri, stabilisce una definizione per le bevande quali gli «alcopops» che sono specificamente rivolte a un pubblico giovanile. Per la loro natura alcolica, tali bevande dovrebbero essere soggette a norme di etichettatura più rigorose ed essere chiaramente separate dalle bevande rinfrescanti nei punti di vendita.

(32)  E' inoltre importante fornire ai consumatori informazioni sulle altre bevande alcoliche. Esistono già disposizioni particolari sull'etichettatura dei vini a livello di Unione. Il regolamento (CE) n° 1493/1999 del Consiglio del 17 maggio 1999 relativo all'organizzazione comune del mercato vitivinicolo(15) prevede un insieme esaustivo di norme tecniche che coprono la totalità delle pratiche enologiche, dei metodi di fabbricazione e delle modalità di presentazione e di etichettatura dei vini; garantisce pertanto la presa in considerazione di tutte le fasi della catena e un'adeguata protezione e informazione dei consumatori. In particolare, tale regolamento descrive con precisione e completezza, nell'ambito di un elenco delle pratiche e dei trattamenti enologici autorizzati, le sostanze suscettibili di rientrare nel processo di produzione e le loro condizioni di utilizzazione; qualunque pratica che non sia compresa nell'elenco è vietata. Di conseguenza, l'obbligo di elencare gli ingredienti e di fornire una dichiarazione nutrizionale non deve applicarsi in questa fase al vino. Per quanto riguarda la birra e le bevande spiritose , come definite all'articolo 2, paragrafo 1, del regolamento (CE) n.110/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all'etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose(16), e al fine di garantire un approccio coerente in rapporto alle condizioni stabilite per il vino, è opportuno prevedere lo stesso tipo di esenzioni. La Commissione elaborerà tuttavia una relazione dopo cinque anni dall'entrata in vigore del presente regolamento e potrà proporre, se necessario, specifici requisiti nel contesto del presente regolamento.

(33)  Le indicazioni relative al paese ▌ o al luogo di provenienza di un alimento dovrebbero essere fornite obbligatoriamente a norma dell'articolo 9, paragrafo 1, lettera k) e ogni volta che la loro assenza può indurre in errore i consumatori per quanto riguarda il reale paese ▌o luogo di provenienza del prodotto. In altri casi, l'indicazione del paese d'origine o del luogo di provenienza viene lasciata alla valutazione degli operatori del settore alimentare. In tutti i casi, l'indicazione del paese d'origine o del luogo di provenienza dev'essere fornita in modo tale da non trarre in inganno il consumatore e sulla base di criteri chiaramente definiti in grado di garantire condizioni eque di concorrenza per l'industria e di far sì che i consumatori comprendano meglio le informazioni relative al paese ▌e al luogo di provenienza degli alimenti. Tali criteri non si applicano ad indicatori collegati al nome o all'indirizzo dell'operatore del settore alimentare.

(34)  Se gli operatori del settore alimentare indicano che l'origine di un alimento è l'Unione, in modo tale da richiamare l'attenzione dei consumatori sulle qualità del loro prodotto e sugli standard di produzione dell'Unione europea. Anche tali indicazioni devono essere conformi a criteri armonizzati. Lo stesso principio si applica per le eventuali indicazioni dello Stato membro.

(35)  Le regole dell'Unione sull'origine non preferenziale sono stabilite nel regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992 che istituisce un codice doganale comunitario(17) e nelle sue disposizioni di applicazione nel regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993(18). La determinazione del paese d'origine degli alimenti si baserà su queste regole, ben note agli operatori commerciali e alle amministrazioni, che dovrebbero agevolare l'applicazione della normativa.

(36)  La dichiarazione nutrizionale di un alimento fa riferimento alle informazioni sulla presenza di calorie e di alcuni elementi nutritivi e ingredienti negli alimenti. La presentazione obbligatoria di informazioni sulle proprietà nutritive da apporre sulla parte anteriore e posteriore della confezione dovrebbe essere sostenuta da interventi degli Stati membri come il piano d'azione nutrizionale in quanto componente della propria politica sanitaria, che fornisca raccomandazioni specifiche nell'ambito dell'educazione nutrizionale per il pubblico e garantire scelte alimentari informate.

(37)  Il summenzionato Libro bianco della Commissione del 30 maggio 2007 ha sottolineato alcuni elementi nutrizionali importanti per la salute pubblica. È quindi opportuno che i requisiti sulla presentazione obbligatoria di informazioni nutrizionali siano conformi alle raccomandazioni del Libro bianco.

(38)  In generale, i consumatori non sono consapevoli del contributo potenziale delle bevande alcoliche alla loro dieta in generale. Sarebbe pertanto utile se i produttori dovessero fornire le informazioni sul contenuto energetico delle bevande alcoliche.

(39)  A fini di certezza giuridica e di coerenza della legislazione dell'Unione, l'inserimento volontario di dichiarazioni nutrizionali relative alle proprietà salutari degli alimenti nelle etichette dovrebbe essere conforme a quanto stabilito nel regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle dichiarazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari(19).

(40)  Per evitare oneri non necessari ai produttori di alimenti e agli operatori commerciali, è opportuno esentare alcune categorie di prodotti non trasformati o per i quali le informazioni nutrizionali non sono un fattore determinante per la decisione d'acquisto dei consumatori, ovvero la cui confezione è troppo piccola per potervi apporre l'etichetta obbligatoria, dall'obbligo di esibire dichiarazioni nutrizionali, a meno che l'obbligo di fornire tali informazioni non sia previsto da altre norme dell'Unione.

(41)  Per interessare il consumatore medio ed essere conformi alle finalità informative per cui sono introdotte, ▌, le informazioni fornite dovrebbero essere semplici e facilmente comprensibili per il consumatore medio. Sarebbe opportuno presentare le informazioni in un unico campo visivo al fine di garantire che i consumatori vedano facilmente le informazioni nutrizionali essenziali al momento di acquistare gli alimenti ▌.

(42)  Le recenti evoluzioni dell'espressione delle dichiarazioni nutrizionali, sotto una forma diversa dal valore per 100g/100ml/porzione, in taluni Stati membri e in talune organizzazioni del settore alimentare, mostra che i consumatori apprezzano tali sistemi, che possono aiutarli a decidere rapidamente in modo pienamente consapevole. Non disponiamo tuttavia di alcun elemento scientificamente comprovato, nell'intera Unione, sul modo in cui il consumatore medio comprende e utilizza le espressioni alternative delle informazioni. A fini di una più semplice comparabilità tra i prodotti contenuti in imballaggi di dimensioni diverse è pertanto opportuno continuare ad imporre che le indicazioni nutrizionali si riferirscano a 100g/100ml e, se necessario, ammettere indicazioni supplementari relative alle porzioni. Se l'alimento è confezionato come porzione individuale, dovrebbe inoltre essere obbligatoria l'indicazione del valore nutrizionale per porzione. Per evitare indicazioni fuorvianti sulla porzione, le dimensioni delle porzioni dovrebbero essere standardizzate attraverso un processo di consultazione a livello di Unione.

(43)  La dichiarazione nel principale campo visivo delle quantità di elementi nutrizionali e di indicatori comparativi in una forma facilmente identificabile che consenta di valutare le proprietà nutrizionali di un prodotto alimentare dev'essere considerata nel suo insieme come una parte delle dichiarazioni nutrizionali e non dev'essere trattata come un gruppo di dichiarazioni distinte.

(44)  L'esperienza dimostra che spesso i dati forniti volontariamente sui prodotti alimentari nuocciono alla chiarezza delle informazioni che devono essere fornite obbligatoriamente. È quindi opportuno stabilire criteri che aiutino gli operatori del settore alimentare e le autorità incaricate di far applicare la legislazione a trovare un equilibrio tra informazioni obbligatorie e informazioni facoltative sui prodotti alimentari.

(45)  L'informazione sui potenziali allergeni è estremamente importante per i soggetti allergici anche nel caso di alimenti non preimballati e di fornitura di servizi a collettività. Di conseguenza, questo tipo di informazioni dovrebbe sempre essere a disposizione dei consumatori.

(46)  Salvo esplicita indicazione nel presente regolamento, gli Stati membri non dovrebbero adottare disposizioni diverse da quelle da esso stabilite nel settore che armonizza. Inoltre, poiché gli obblighi nazionali di etichettatura sono suscettibili di generare ostacoli alla libera circolazione nel mercato interno, gli Stati membri dovrebbero dimostrare il motivo per cui tali misure sono necessarie e definire le azioni che intendono intraprendere per assicurare che la loro applicazione avvenga nel modo meno restrittivo possibile per gli scambi.

(47)  Le regole relative all'informazione sui prodotti alimentari dovrebbero poter essere adattate all'evoluzione rapida dell'ambiente sociale, economico e tecnologico.

(48)  Per quanto riguarda taluni aspetti delle informazioni sui prodotti alimentari che danno origine a pratiche commerciali innovative e moderne, dobbiamo disporre di esperienze e di studi sufficienti presso i consumatori e determinare i migliori sistemi sulla base di prove solide. Pertanto, in tali casi, la legislazione dell'Unione concernente l'informazione sui prodotti alimentari deve limitarsi a fissare i requisiti essenziali obbligatori che determinano il livello di protezione e di informazione dei consumatori e autorizzare una certa flessibilità nell'applicazione di tali requisiti, in modo compatibile con le disposizioni sul mercato interno.

(49)  Al fine di garantire che i requisiti sulle informazioni più particolari riguardanti gli alimenti siano elaborati e stabiliti in modo dialettico, tenendo conto delle migliori prassi, è opportuno disporre a livello di Unione e nazionale di meccanismi flessibili basata su una consultazione aperta e trasparente della popolazione e su un'interazione permanente tra un'ampia gamma di parti interessate rappresentative. Tali meccanismi possono portare all'elaborazione di sistemi nazionali non vincolanti, basati su solidi studi realizzati presso i consumatori e su una vasta consultazione delle parti coinvolte. Si dovrebbe disporre di meccanismi tali da consentire ai consumatori di identificare i prodotti alimentari etichettati in conformità con un sistema nazionale, ad esempio mediante un numero d'identificazione o un simbolo.

(50)  Per garantire la coerenza dei risultati ottenuti nei vari Stati membri, è necessario promuovere lo scambio e la condivisione costanti di buone prassi e di esperienze tra gli Stati membri e la Commissione, favorendo la partecipazione delle parti interessate a tali scambi.

(51)  Gli Stati membri devono effettuare controlli ufficiali per garantire il rispetto del presente regolamento, conformemente alle disposizioni del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali(20).

(52)  È opportuno aggiornare i riferimenti alla direttiva 90/496/CEE nel regolamento (CE) n. 1924/2006 e nel regolamento (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, sull'aggiunta di vitamine e minerali e di talune altre sostanze agli alimenti(21), in modo da tener conto del presente regolamento. I regolamenti (CE) n. 1924/2006 e n. 1925/2006 devono pertanto essere modificati di conseguenza.

(53)  Affinché le parti interessate, in particolare le PMI, possano fornire informazioni di ordine nutrizionale sui loro prodotti, l'applicazione delle misure che rendono obbligatorie tali informazioni dev'essere effettuata progressivamente ricorrendo a lunghi periodi di transizione; un periodo di transizione supplementare dev'essere inoltre concesso alle microimprese.

(54)  Naturalmente, i prodotti del settore alimentare tradizionale e quelli freschi del commercio alimentare al dettaglio che vengono prodotti direttamente sul luogo di vendita possono contenere sostanze suscettibili di provocare reazioni allergiche o di intolleranza presso soggetti sensibili. Poiché sono proprio i prodotti non preimballati ad essere venduti a diretto contatto con il consumatore, le informazioni corrispondenti dovrebbero essere fornite, ad esempio, mediante comunicazione orale al momento della vendita, mediante un'indicazione chiaramente visibile nell'area di vendita o mediante la messa a disposizione di materiale informativo.

(55)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento non possono essere conseguiti in modo sufficiente dagli Stati membri, e possono quindi essere meglio conseguiti a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi, in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(56)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 TFUE. È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti.

(57)  Al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione, alla Commissione dovrebbero essere attribuite competenze di esecuzione per adottare orientamenti tecnici ai fini dell'interpretazione dell'elenco degli ingredienti che provocano allergie o intolleranze, per determinare come indicare il termine minimo di conservazione e per prendere una posizione su disposizioni nazionali adottate da uno Stato membro. A norma dell'articolo 291 TFUE, le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione sono stabiliti preventivamente mediante un regolamento adottato secondo la procedura legislativa ordinaria. In attesa che sia adottato quel regolamento e vista la necessità di adottare quanto prima il regolamento in esame, occorre che il controllo da parte degli Stati membri sia esercitato conformemente alle disposizioni della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(22), con l'eccezione della procedura di regolamentazione con controllo che non è applicabile, purché dette disposizioni siano compatibili con i trattati modificati. È tuttavia opportuno che il riferimento a dette disposizioni sia sostituito da quello alle norme e ai principi fissati nel nuovo regolamento non appena esso entra in vigore,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Oggetto e ambito d'applicazione

1.  Il presente regolamento definisce in modo generale i principi, i requisiti e le responsabilità che disciplinano l'informazione sui prodotti alimentari e, in particolare, l'etichettatura dei prodotti alimentari. Fissa gli strumenti volti a garantire il diritto dei consumatori all'informazione e le procedure per la fornitura di informazioni sui prodotti alimentari, tenendo conto dell'esigenza di prevedere una flessibilità sufficiente in grado di rispondere alle evoluzioni future e ai nuovi requisiti di informazione.

2.  Il presente regolamento si applica a tutte le fasi della catena alimentare quando ne sia interessata l'informazione dei consumatori finali sui prodotti alimentari.

Si applica a tutti i prodotti alimentari preimballati destinati alla consegna al consumatore finale, compresi quelli forniti dalle collettività o quelli destinati alla fornitura delle collettività.

Non si applica a prodotti alimentari confezionati direttamente sul luogo di vendita prima di essere ceduti al consumatore finale.

I servizi di ristorazione forniti da imprese di trasporto rientrano nell'ambito di applicazione del presente regolamento solo qualora siano forniti su tratte che collegano due punti all'interno del territorio dell'Unione.

3.  Il presente regolamento si applica solo ai prodotti alimentari lavorati in un contesto professionale, ovvero in un contesto che implica una determinata continuità delle attività e un certo grado di organizzazione. Operazioni quali la manipolazione, il servizio, la vendita di prodotti alimentari da parte di privati a titolo occasionale durante manifestazioni – vendite di beneficienza, fiere o riunioni locali – non rientrano nell'ambito di applicazione del presente regolamento.

4.  I prodotti alimentari provenienti da paesi terzi possono essere commercializzati nell'Unione purché soddisfino i requisiti del presente regolamento.

5.  Il presente regolamento si applica fatti salvi i requisiti di etichettatura stabiliti da specifiche norme dell'Unione per particolari prodotti alimentari. Entro ...(23) la Commissione pubblica un elenco di tutte le norme in materia di etichettatura contenute in specifiche disposizioni giuridiche dell'Unione per determinati prodotti alimentari e mette tale elenco a disposizione su Internet.

Entro …(24)* la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla conformità di questi obblighi di etichettatura specifici con il presente regolamento. Se del caso, la Commissione correda la relazione di un'opportuna proposta per modificare il presente regolamento.

Articolo 2

Definizioni

1.  Ai fini del presente regolamento, si applicano le seguenti definizioni:

   a) le definizioni di «alimento» (o «prodotto alimentare»), «legislazione alimentare», «impresa alimentare», «operatore del settore alimentare», «commercio al dettaglio», «immissione sul mercato» e «consumatore finale» di cui all'articolo 2 e all'articolo 3, paragrafi 1, 2, 3, 7, 8 e 18, del regolamento (CE) n. 178/2002;
   b) le definizioni di «trattamento», «prodotti non trasformati» e «prodotti trasformati», di cui all'articolo 2, paragrafo 1, lettere m), n) e o), del regolamento (CE) n 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull'igiene dei prodotti alimentari(25);
   c) le definizioni di «additivi alimentari» e «ausiliari di fabbricazione» di cui all'articolo 1, paragrafo 2, e all'articolo 1, paragrafo 3, lettera a) della direttiva 89/107/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1988, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti gli additivi autorizzati nei prodotti alimentari destinati al consumo umano(26);
   d) la definizione di «aroma» di cui all'articolo 1, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 88/388/CEE, del 22 giugno 1988, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri nel settore degli aromi destinati ad essere impiegati nei prodotti alimentari e nei materiali di base per la loro preparazione(27);
   e) le definizioni di «carni» e «carni separate meccanicamente» di cui ai punti 1.1 e 1.14 dell'allegato I del regolamento (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale(28);
   f) le definizioni di «indicazione», «sostanza nutritiva», «sostanza di altro tipo», «dichiarazione nutrizionale» e «indicazione sulla salute» di cui all'articolo 2, paragrafo 2, punti da 1 a 5, del regolamento (CE) n. 1924/2006.

2.  Si applicano inoltre le seguenti definizioni:

   a) «informazione sui prodotti alimentari»: qualunque informazione concernente un prodotto alimentare e messa a disposizione del consumatore finale mediante un'etichetta, altri materiali di accompagnamento o qualunque altro mezzo, comprese le moderne tecnologie o la comunicazione verbale. Tale definizione non comprende le comunicazioni commerciali, così come definite nella direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell«8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno(29);
   b) «collettività»: qualunque struttura (compreso un distributore automatico, un veicolo o un banco di vendita fisso o mobile), come ristoranti, mense, scuole, ospedali o imprese di ristorazione collettiva in cui, nel quadro di un'attività imprenditoriale, vengono preparati prodotti alimentari destinati consumo diretto da parte del consumatore finale ▌;
   c) «prodotto alimentare preimballato»: l'unità di vendita destinata ad essere presentata come tale al consumatore finale e alle collettività, costituita da un prodotto alimentare in un imballaggio ▌, sia che l'imballaggio lo ricopra completamente o solo parzialmente, ma in ogni caso in modo tale che il contenuto non può essere alterato senza aprire o cambiare l'imballaggio;
   d) 'prodotto alimentare non preimballato«: qualunque prodotto alimentare messo in vendita al consumatore finale senza imballaggio o imballato soltanto al momento della vendita al consumatore finale nonché i prodotti alimentari e i prodotti freschi preimballati sul luogo di vendita il giorno di vendita e destinati alla vendita immediata;
   e) 'alimento confezionato artigianalmente«: un alimento confezionato da un'impresa iscritta nel registro dell'artigianato conformemente al diritto industriale nazionale e destinato direttamente al consumo;
   f) «ingrediente»: qualunque sostanza, compresi gli additivi e gli enzimi alimentari, e qualunque ingrediente di un ingrediente composto utilizzato nella fabbricazione o nella preparazione di un prodotto alimentare e ancora contenuto nel prodotto finito, anche se sotto forma modificata ▌;
   g) «luogo di provenienza»: qualunque luogo, paese o regione in cui i prodotti o gli ingredienti agricoli sono completamente ottenuti conformemente all'articolo 23, paragrafo 2, del regolamento (CEE) n. 2913/92;
   h) «ingrediente composto»: qualunque ingrediente che è esso stesso il prodotto di più ingredienti;
   i) «etichetta»: qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampinato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta su un recipiente che contiene un prodotto alimentare o che lo accompagna;
   j) «etichettatura»: qualunque menzione, indicazione, marchio di fabbrica o commerciale, immagine o segno che si riferisce a un prodotto alimentare e che figura su qualunque imballaggio, documento, avviso, etichetta, nastro o fascetta che accompagna o si riferisce a tale alimento;
   k) «campo visivo»: tutte le superfici di un imballaggio che possono essere lette da un unico angolo visuale, consentendo un accesso rapido ed agevole alle informazioni contenute nell'etichetta ▌;
   l) 'leggibilità«: qualsiasi testo scritto, stampato, goffrato, marcato, inciso, punzonato in modo tale che un consumatore normovedente possa comprendere il contenuto di etichette e i marchi di prodotti alimentari senza ausili ottici; la leggibilità dipende dalle dimensioni del carattere, dal tipo, dallo spessore, dalla spaziatura tra parole, lettere e righe, dalla proporzione tra larghezza e altezza delle lettere nonché dal contrasto tra scritta e sfondo;
   m) «denominazione usuale»: una denominazione che è compresa quale nome dell'alimento dai consumatori dello Stato membro nel quale tale alimento è venduto, senza che siano necessarie ulteriori spiegazioni;
   n) «denominazione descrittiva»: denominazione che descrive il prodotto alimentare e, se necessario, la sua utilizzazione, ed è sufficientemente chiaro affinché i consumatori determinino la sua reale natura e la distinguano da altri prodotti con i quali potrebbe essere confuso;
   o) 'prodotto monoingrediente«: qualunque prodotto alimentare che comprenda un solo ingrediente a parte il sale, lo zucchero, le spezie, l'acqua, gli additivi, gli aromi o gli enzimi;
   p) «requisiti essenziali»: requisiti che determinano il livello di protezione e d'informazione dei consumatori in materia di prodotti alimentari rispetto ad una questione data e sono stabiliti in un atto dell'Unione;
   q) «termine minimo di conservazione»: la data fino alla quale tale prodotto conserva le sue proprietà specifiche in condizioni di conservazione conformi alle indicazioni o alle condizioni specifiche di conservazione riportate sull'imballaggio;
   r) 'data limite di consumo di un prodotto alimentare«: la data entro la quale il prodotto alimentare deve essere consumato; dopo tale data il prodotto alimentare non può più essere ceduto a un consumatore o sottoposto a ulteriori lavorazioni;
   s) 'data di produzione«: la data in cui i prodotti sono ottenuti ed eventualmente imballati e congelati;
   t) «migliori prassi»: norme, sistemi, iniziative o qualunque altra attività approvati dalle autorità competenti e che si sono rivelati, grazie all'esperienza e alla ricerca, come i più efficaci per la maggior parte dei consumatori e sono considerati come modelli da seguire;
   u) 'imitazione di un prodotto alimentare«: il prodotto che ricorda l'aspetto di un altro prodotto alimentare e nel quale un ingrediente normalmente utilizzato viene mescolato in tutto o in parte con un altro ingrediente o sostituito in tutto o in parte da un altro ingrediente.

3.  Ai fini del presente regolamento, il paese di origine di un prodotto alimentare si riferisce all'origine di tale prodotto, come definita conformemente agli articoli da 23 a 26 del regolamento (CEE) n. 2913/92.

4.  Si applicano inoltre le definizioni specifiche dell'allegato I.

CAPO II

PRINCIPI GENERALI DELL'INFORMAZIONE SUI PRODOTTI ALIMENTARI

Articolo 3

Obiettivi generali

1.  La fornitura di informazioni sui prodotti alimentari tende ad un livello elevato di protezione della salute, di trasparenza e di comparabilità dei prodotti nell'interesse dei consumatori e offre le basi per operare scelte informate e utilizzare i prodotti alimentari in modo sicuro ▌.

2.  L'etichettatura dei prodotti alimentari deve essere facilmente riconoscibile, leggibile e comprensibilei per il consumatore medio.

3.  La legislazione concernente le informazioni sui prodotti alimentari intende stabilire nell'Unione le condizioni per la libera circolazione dei prodotti alimentari legalmente prodotti e commercializzati ▌.

4.  Quando la legislazione concernente l'informazione sui prodotti alimentari stabilisce nuovi requisiti, salvo che questi ultimi si riferiscano alla protezione della salute umana, è opportuno accordare un periodo transitorio dopo l'entrata in vigore di tali requisiti, durante il quale i prodotti alimentari la cui etichetta non soddisfa i nuovi requisiti possono essere immessi sul mercato e gli stock dei prodotti alimentari immessi sul mercato prima della scadenza del periodo transitorio possono continuare ad essere venduti sino ad esaurimento. Le nuove disposizioni in materia di etichettatura alimentare sono introdotte secondo una data d'applicazione uniforme che deve essere stabilita dalla Commissione previa consultazione degli Stati membri e dei gruppi d'interesse.

Articolo 4

Principi che disciplinano le informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari

1.  Le eventuali informazioni obbligatorie sul prodotto alimentare richieste dalla legislazione ▌rientrano, in particolare, in una delle seguenti categorie:

   a) informazioni sull'identità e la composizione, le quantità, le proprietà o altre caratteristiche del prodotto alimentare;
  b) informazioni sulla protezione della salute dei consumatori e un'utilizzazione sicura del prodotto alimentare; tali informazioni riguardano in particolare:

   i) gli attributi collegati alla composizione del prodotto che possono avere un effetto nocivo sulla salute di alcune categorie di consumatori,
   ii) la durata, le condizioni di conservazione, se del caso i requisiti di conservazione dopo l'apertura del prodotto, e l'utilizzazione sicura;
   c) informazioni sulle caratteristiche nutrizionali che consentono ai consumatori, compresi quelli che devono seguire un regime alimentare speciale, di effettuare scelte informate.

2.  Nel prendere in considerazione l'opportunità di imporre informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari, si tiene conto dei costi e benefici potenziali che comporta per le parti interessate (compresi consumatori, produttori e altri), la fornitura di alcune informazioni ▌.

Articolo 5

Consultazione dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare

Qualunque misura adottata nell'ambito della legislazione concernente l'informazione sui prodotti alimentari e suscettibile di avere un impatto sulla salute pubblica è adottata previa consultazione dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (l'Autorità).

CAPO III

REQUISITI GENERALI RELATIVI ALL'INFORMAZIONE SUI PRODOTTI ALIMENTARI E RESPONSABILITÀ DEGLI OPERATORI DEL SETTORE ALIMENTARE

Articolo 6

Requisito di base

Qualunque prodotto alimentare destinato al consumatore finale o alle collettività è accompagnato da informazioni conformi al presente regolamento.

Articolo 7

Pratiche leali d'informazione

1.  Le informazioni fornite sui prodotti alimentari non devono indurre in errore ▌, in particolare:

   a) qualora la descrizione e/o la illustrazione dell'alimento possa indurre in errore i consumatori relativamente alla natura, l'identità, le qualità, la composizione, i singoli ingredienti e la loro quantità nel prodotto, la durata di conservazione, il paese d'origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione;
   b) suggerendo, nella descrizione o nelle illustrazioni sull'imballaggio, la presenza di un prodotto particolare o di un ingrediente, anche se di fatto si tratta di un prodotto alimentare imitato o di un surrogato di un ingrediente normalmente utilizzato in un prodotto. In tali casi, il prodotto deve essere etichettato sulla parte visibile dell'imballaggio con la dicitura «imitazione» o «prodotto con (denominazione del prodotto di sostituzione) anziché con (denominazione del prodotto sostituito)»;
   c) suggerendo, nel caso di prodotti a base di carne, che si tratti di un pezzo di carne unico, benché il prodotto sia composto di pezzi di carne separati. In tal caso il prodotto deve recare in prossimità della sua denominazione commerciale la dicitura «tagli di carne combinati»;
   d) attribuendo al prodotto alimentari effetti o proprietà che non possiede;
   e) suggerendo che il prodotto alimentare possiede caratteristiche particolari, mentre tutti i prodotti alimentari analoghi possiedono le stesse caratteristiche o evidenziando in modo particolare l'assenza di determinati ingredienti e/o sostanze alimentari che di norma non sono presenti nel prodotto alimentare in questione;
   f) pubblicizzando esplicitamente una netta riduzione dello zucchero e/o dei lipidi senza contestuale riduzione del contenuto energetico (kilojoule o kilocalorie);
   g) utilizzando la definizione «dietetico» sebbene il prodotto alimentare sia difforme dalle disposizioni legislative dell'Unione relative ai prodotti alimentari destinati a regimi alimentari specifici;
   h) per il latte, qualificando «fresco» il latte quando la sua data limite di conservazione supera i sette giorni dalla data di confezionamento.

2.  Le informazioni sui prodotti alimentari devono essere precise, chiare e facilmente comprensibili per il consumatore.

3.  Fatte salve le deroghe previste dalla legislazione dell'Unione applicabile alle acque minerali naturali e ai prodotti alimentari destinati ad una particolare utilizzazione nutrizionale, le informazioni sui prodotti alimentari non devono attribuire a tali prodotti la proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana, né fare riferimento a tali proprietà.

4.  I paragrafi 1 e 3 si applicano anche:

   a) alla pubblicità;
   b) alla presentazione dei prodotti alimentari e in particolare alla loro forma, aspetto o imballaggio, al materiale d'imballaggio utilizzato, al modo in cui sono disposti o al contesto nel quale sono esposti.

Articolo 8

Responsabilità

1.  La persona responsabile delle informazioni sui prodotti alimentari garantisce la presenza e l'esattezza del contenuto delle indicazioni riportate.

2.  La persona responsabile dell'informazione sul prodotto alimentare è l'operatore del settore alimentare che immette per primo sul mercato dell'Unione il prodotto alimentare o eventualmente l'operatore del settore alimentare con il cui nome o ragione sociale il prodotto stesso è commercializzato.

3.  Nella misura in cui la loro attività ha un impatto sulle informazioni relative ai prodotti alimentari nell'ambito dell'impresa che controllano, gli operatori del settore alimentare assicurano che le informazioni fornite soddisfino le prescrizioni del presente regolamento.

4.  Gli operatori del settore alimentare incaricati di attività, nel settore del commercio al dettaglio o della distribuzione, che non hanno un impatto sulle informazioni relative ai prodotti alimentari, prendono debitamente cura di contribuire, nei limiti delle loro rispettive attività, al rispetto dei requisiti in materia di informazione alimentare, in particolare astenendosi dal fornire alimenti di cui conoscono o presumono ▌, sulla base delle informazioni in loro possesso e in quanto professionisti, la non conformità a detti requisiti.

5.  Gli operatori del settore alimentare, nell'ambito delle imprese che controllano, vigilano affinché le informazioni relative ai prodotti alimentari non preimballati siano messi a disposizione dell'operatore che tratta tali prodotti ▌ al fine di consentirgli, se gli fosse richiesto, di fornire al consumatore finale le informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari specificate all'articolo 9, paragrafo 1, lettere da a) a c), f) e h).

6.  Nei seguenti casi, gli operatori del settore alimentare, nell'ambito delle imprese che controllano, vigilano affinché le menzioni obbligatorie richieste in virtù dell'articolo 9 appaiano sull'imballaggio esterno nel quale il prodotto alimentare è commercializzato, o sui documenti commerciali che si riferiscono a tale prodotto se si può garantire che tali documenti accompagnano il prodotto alimentare cui si riferiscono o sono stati inviati prima o contemporaneamente alla consegna:

   a) quando il prodotto alimentare preimballato è destinato al consumatore finale, ma commercializzato in una fase precedente alla vendita al consumatore finale e quando questa fase non è la vendita a una collettività;
   b) quando il prodotto alimentare preimballato è destinato ad essere fornito a collettività per esservi preparato, trasformato, frazionato o tagliato.

Fatte salve le disposizioni del primo capoverso, gli operatori del settore alimentare vigilano affinché le indicazioni di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettere a), e), f), h) e i) figurino anche sull'imballaggio esterno nel quale il prodotto alimentare è presentato al momento della commercializzazione.

CAPO IV

INFORMAZIONI OBBLIGATORIE SUI PRODOTTI ALIMENTARI

SEZIONE 1

CONTENUTO E PRESENTAZIONE

Articolo 9

Elenco delle indicazioni obbligatorie

1.  Conformemente agli articoli da 11 a 33 e fatte salve le eccezioni previste nel presente capitolo, le seguenti indicazioni sono obbligatorie:

   a) la denominazione di vendita;
   b) l'elenco degli ingredienti;
   c) gli ingredienti elencati nell'allegato II che provocano allergie o intolleranze e qualunque sostanza da esso derivata, tenendo debitamente conto delle disposizioni specifiche per prodotti alimentari non preimballati;
   d) la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti di cui all'allegato VII;
   e) la quantità netta di prodotto alimentare al momento dell'imballaggio;
   f) la durata minima di conservazione o, nel caso di prodotti alimentari deperibili da un punto di vista microbiologico, la data limite di consumo;
   g) la data di produzione, in caso di prodotti congelati;
   h) le condizioni particolari di conservazione e/o di utilizzazione, comprese le istruzioni concernenti le condizioni di refrigerazione e stoccaggio, nonché di conservazione del prodotto prima e dopo l'apertura dell'imballaggio se la loro omissione non consentirebbe di fare un uso appropriato dell'alimento;
   i) istruzioni sull'utilizzazione, nel caso in cui la loro omissione non consentirebbe di fare un uso adeguato del prodotto alimentare;
   j) il nome o la ragione sociale o un marchio depositato e l'indirizzo del fabbricante o del confezionatore, o di un venditore stabilito all'interno dell'Unione, per i prodotti provenienti da paesi terzi, di un venditore/importatore o, se del caso, dell'operatore del settore alimentare con il cui nome o ragione sociale il prodotto alimentare è commercializzato;
  k) il paese ▌ o il luogo di provenienza per i seguenti prodotti:
   carne,
   pollame,
   prodotti lattiero-caseari,
   ortofrutticoli freschi,
   altri prodotti a base di un unico ingrediente, e
   carne, pollame e pesce ove utilizzati come ingrediente in prodotti alimentari trasformati.

Per quanto riguarda la carne e il pollame, l'indicazione del paese o del luogo di provenienza può essere fornita in rapporto ad un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso paese o luogo. Negli altri casi sono fornite informazioni su ciascuno dei differenti luoghi di nascita, allevamento e macellazione.

Se, per alcuni motivi, risulta impossibile indicare il paese d'origine sull'etichetta, può essere apposta, invece, la seguente indicazione: «Di origine non precisata».

Per tutti gli altri prodotti alimentari, il paese o il luogo di provenienza va indicato nel caso in cui l'omissione di questa indicazione sarebbe suscettibile di indurre in errore materiale il consumatore in merito al paese ▌ o al luogo di provenienza reali del prodotto alimentare, in particolare se le informazioni che accompagnano il prodotto alimentare o contenute nell'etichetta nel loro insieme potrebbero far pensare che l'alimento ha un differente paese o luogo di provenienza; in tali casi l'indicazione adottata mediante atti delegati è conforme a quanto stabilito dall«articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44;

   l) per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;
   m) una dichiarazione nutrizionale.

2.  I dati di cui al paragrafo 1 sono indicati mediante parole e numeri ▌.

Articolo 10

Deroghe per microimprese

I prodotti fabbricati artigianalmente da microimprese sono esentati dal requisito di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera l). Essi possono essere esentati dagli obblighi in materia di indicazione di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettere da a) a l), purché i prodotti siano venduti nel luogo di produzione e il personale addetto alla vendita sia in grado fornire le indicazioni ove richieste. In alternativa, le informazioni possono essere riportate su etichette applicate sugli scaffali.

Articolo 11

Indicazioni obbligatorie complementari per tipi o categorie specifici di prodotti alimentari

1.  Oltre alle indicazioni elencate all'articolo 9, paragrafo 1, indicazioni obbligatorie complementari sono previste all'allegato III per tipi o categorie specifici di prodotti alimentari.

2.  La Commissione può modificare l'allegato III mediante atti delegati, in conformità dell'articolo 42 e alle condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

Articolo 12

Metrologia

L'articolo 9 si applica fatte salve le disposizioni dell'Unione più specifiche in materia di metrologia. Si applicano le disposizioni della direttiva 2007/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che reca disposizioni sulle quantità nominali dei prodotti preconfezionati(30).

Articolo 13

Messa a disposizione e posizionamento delle informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari

1.  Per tutti i prodotti alimentari, le informazioni obbligatorie fornite devono essere conformi alle disposizioni del presente regolamento e facilmente accessibili.

2.  Le informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari preimballati appaiono sull'imballaggio ▌.

Articolo 14

Presentazione delle indicazioni obbligatorie

1.  Fatta salva la specifica legislazione dell'Unione applicabile a particolari prodotti alimentari per quanto riguarda i requisiti di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettere da a) a k), le indicazioni obbligatorie di cui all'articolo 9, paragrafo 1, che appaiono sull'imballaggio o sull'etichetta apposta sono stampate in modo da garantirne la loro chiara leggibilità. È opportuno tenere conto di criteri quali le dimensioni, stile dei caratteri, il contrasto tra carattere e sfondo, la densità delle linee e dei caratteri.

Nel contesto di una procedura di consultazione, la Commissione elabora, mediante atti delegati a norma dell'articolo 49 bis e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 49 ter e 49 quater, regole vincolanti con i pertinenti rappresentanti di interessi, tra cui le organizzazioni dei consumatori, in materia di leggibilità e informazione dei consumatori sui prodotti alimentari.

2.   Per i prodotti destinati a una alimentazione specifica ai sensi della direttiva 1999/21/CE della Commissione, del 25 marzo 1999, sugli alimenti dietetici destinati a fini medici speciali(31) nonché gli alimenti per lattanti, gli alimenti di proseguimento e le formule di diversificazione destinati a lattanti e bambini rientranti nell'ambito di applicazione della direttiva 2006/141/CE della Commissione, del 22 dicembre 2006,riguardante gli alimenti per lattanti e gli alimenti di proseguimento(32) e della direttiva 2006/125/CE della Commissione del 5 dicembre 2006 sugli alimenti a base di cereali e gli altri alimenti destinati ai lattanti e ai bambini(33)e soggetti ai requisiti in materia di etichettatura obbligatoria a norma della legislazione dell'Unione oltre a quelli specifici di cui all'articolo 9, paragrafo 1 del presente regolamento, le dimensioni dei caratteri dovrebbero essere tali da soddisfare i requisiti concernenti la leggibilità delle informazioni per il consumatore e quelli di informazioni supplementari connesse a un uso specifico del prodotto alimentare.

3.  Le indicazioni di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettere a), e) e l) appaiono nello stesso campo visivo.

4.  Il paragrafo 3 non si applica ai prodotti alimentari specificati all'articolo 17, paragrafi 1 e 2. Per tali categorie di imballaggi o di contenitori possono essere adottate disposizioni nazionali specifiche nel caso di Stati membri con più lingue ufficiali.

5.  Le abbreviazioni, comprese le iniziali, non possono essere usate quando possono trarre in errore il consumatore.

6.  Le informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari sono posizionate in modo evidente in modo da essere facilmente visibili, chiaramente leggibili ed eventualmente indelebili. In nessun caso tali informazioni devono essere nascoste, oscurate, ▌ o separate da altre indicazioni scritte o illustrazioni o dall'imballaggio stesso del prodotto alimentare, per esempio con una striscia adesiva.

7.  La presentazione delle informazioni obbligatorie non comporta un aumento delle dimensioni e/o della massa dell'imballaggio o del contenitore del prodotto alimentare, né comporta in altri modi una pressione supplementare sull'ambiente.

Articolo 15

Vendita a distanza

Fatti salvi i requisiti d'informazione posti dall'articolo 9, per i prodotti alimentari proposti alla vendita mediante tecniche di comunicazione a distanza, come definite all'articolo 2 della direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1997, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza(34):

   a) le informazioni sul prodotto alimentare di cui agli articoli 9 e 29 sono fornite, su richiesta del consumatore, prima della conclusione dell'acquisto e possono apparire sul supporto della vendita a distanza o sono trasmesse mediante qualunque altro mezzo adeguato;
   b) le indicazioni previste all'articolo 9, paragrafo1, lettere ▌ f) e i) sono obbligatorie unicamente al momento della consegna.

Articolo 16

Requisiti linguistici

1.  Fatte salve le disposizioni dell'articolo 9, paragrafo 2, le informazioni obbligatorie sui prodotti alimentari appaiono in una lingua facilmente comprensibile da parte dei consumatori degli Stati membri nei quali il prodotto alimentare è commercializzato.

2.  Sul loro territorio, gli Stati membri nei quali un prodotto alimentare è commercializzato possono imporre che tali indicazioni siano fornite in una o più lingue ufficiali dell'Unione.

3.  I prodotti alimentari possono essere venduti in una zona esentasse unicamente in lingua inglese.

4.  I paragrafi 1 e 2 non ostano a che tali indicazioni figurino in più lingue.

Articolo 17

Deroghe dall'obbligo di fornire talune indicazioni obbligatorie

1.  Nel caso di bottiglie di vetro destinate ad essere riutilizzate che sono marcate in modo indelebile e che pertanto non recano né etichetta, né anello, né fascetta, sono obbligatorie solo le indicazioni elencate all'articolo 9, paragrafo 1, lettere a), c), e) e f) ▌.

2.  Nel caso di imballaggi o recipienti la cui superficie più larga idonea alla stampa è inferiore a 80 cm2, sono obbligatorie sull'imballaggio o sull'etichetta solo le indicazioni elencate all'articolo 9, paragrafo 1, lettere a), c), e) ed f) e all'articolo 29, paragrafo 1, lettera a). Su basi volontarie è possibile riportare sull'imballaggio altre indicazioni. Le indicazioni di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera b), sono fornite ricorrendo al altri mezzi o sono messe a disposizione del consumatore su sua richiesta.

3.  Fatte salve altre disposizioni legislative dell'Unione che prevedono una dichiarazione nutrizionale obbligatoria, la dichiarazione nutrizionale di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera m) non è obbligatoria per i prodotti alimentari elencati all'allegato IV.

Nel caso di prodotti non preimballati, compresi quelli destinati alle collettività ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2, lettera b), non sono obbligatorie le indicazioni elencate agli articoli 9 e 29.

SEZIONE 2

DISPOSIZIONI PARTICOLAREGGIATE SULLE INDICAZIONI OBBLIGATORIE

Articolo 18

Denominazione del prodotto alimentare

1.  La denominazione del prodotto alimentare è la sua denominazione quale prevista dalla legislazione pertinente. In mancanza di tale denominazione, il nome dell'alimento è la sua denominazione; se la denominazione usuale manca o non è utilizzata, viene fornito un nome descrittivo.

2.  L'allegato V comprende disposizioni specifiche sull'utilizzazione della denominazione del prodotto alimentare e alle indicazioni che devono accompagnarla.

Articolo 19

Elenco degli ingredienti

1.  L'elenco degli ingredienti ha un titolo o è preceduto da un'adeguata indicazione che consiste nella parola «ingredienti» o la comprende. L'elenco comprende tutti gli ingredienti del prodotto alimentare, in ordine decrescente di peso, così come registrati al momento della loro utilizzazione nella fabbricazione del prodotto alimentare.

2.  Per i prodotti contenenti nanomateriali, tale circostanza deve essere chiaramente indicata nell'elenco degli ingredienti con il prefisso «nano».

3.  Gli ingredienti sono designati, se del caso, con il loro nome specifico, conformemente alle regole previste all'articolo 18 e all'allegato V.

4.  Le prescrizioni tecniche che disciplinano l'applicazione dei paragrafi 1 e 3 sono stabilite nell'allegato VI.

Articolo 20

Deroghe generali dall'obbligatorietà dell«'elenco degli ingredienti

Un elenco di ingredienti non è richiesto per i seguenti prodotti alimentari:

   a) ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non sono stati sbucciati o tagliati o che non hanno subito trattamenti analoghi;
   b) le acque gassificate, dalla cui denominazione si rilevi tale caratteristica;
   c) gli aceti di fermentazione provenienti esclusivamente da un solo prodotto di base, purché non siano stati aggiunti altri ingredienti:
   d) formaggi, burro, latte e creme di latte fermentati, purché non siano stati aggiunti ingredienti diversi dalle sostanze del latte, enzimi e colture di microrganismi necessari alla fabbricazione o ingredienti diversi dal sale necessario alla fabbricazione di formaggi che non siano freschi o fusi;
   e) bevande alcoliche; la Commissione elaborerà una relazione dopo ...(35), concernente l'applicazione del presente paragrafo a tali prodotti e potrà accompagnare tale relazione con specifiche misure per la determinazione delle regole di preparazione delle informazioni sui valori nutritivi di tali prodotti per i consumatori. Le misure volte a modificare elementi non essenziali del presente regolamento completandolo sono adottate mediante atti delegati, a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44;
  f) prodotti che comprendono un solo ingrediente a condizione che la denominazione del prodotto alimentare:
   i) sia identica al nome dell'ingrediente, o
   ii) consenta di determinare chiaramente la natura dell'ingrediente.

Articolo 21

Non sono considerati ingredienti di un prodotto alimentare ▌:

   a) i costituenti di un ingrediente che sono stati temporaneamente separati durante il processo di fabbricazione e successivamente reintrodotti in quantità che non supera la proporzione iniziale;
  b) gli additivi e gli enzimi alimentari:
   i) la cui presenza in un determinato alimento è dovuta unicamente al fatto che essi erano contenuti in uno o più ingredienti di questo alimento, purché essi non svolgano una funzione tecnologica nel prodotto finito, o
   ii) che sono utilizzati come ausiliari di fabbricazione;
   c) le sostanze utilizzate in dosi strettamente necessarie come solventi o supporti per le sostanze nutrizionali, gli additivi alimentari, gli enzimi e gli aromi;
   d) le sostanze che non sono additivi alimentari, ma che sono utilizzate nello stesso modo e allo stesso scopo degli ausiliari di fabbricazione e sono ancora presenti nel prodotto finito, anche sotto forma modificata;
  e) l'acqua:
   i) quando è utilizzata, nel corso del processo di fabbricazione, solo per consentire la ricostituzione di un ingrediente utilizzato sotto forma concentrata o disidratata, o
   ii) nel caso di un liquido di copertura che non è normalmente consumato.

Articolo 22

Etichettatura di alcune sostanze che provocano allergie o intolleranza

1.  Qualunque ingrediente elencato nell'allegato II o qualunque sostanza proveniente da un ingrediente elencato in tale allegato, tranne le eccezioni previste nell'allegato stesso, è sempre indicato nell'elenco degli ingredienti in modo che il potenziale allergenico o di intolleranza sia immediatamente e chiaramente individuabile.

Tale indicazione non è richiesta se:

   a) la denominazione del prodotto alimentare fa chiaramente riferimento al nome dell'ingrediente;
   b) l'ingrediente elencato nell'allegato II e dal quale deriva una sostanza è già menzionato nell'elenco degli ingredienti; o
  c) il prodotto alimentare non è preimballato; in tal caso nel locale di vendita o nei menù deve essere segnalato in modo chiaramente visibile che:
   i clienti possono ottenere informazioni sugli allergeni durante gli scambi verbali che accompagnano la vendita e/o tramite materiale informativo esposto,
   non può essere esclusa una contaminazione incrociata.

2.  L'elenco di cui all'allegato II è sistematicamente riesaminato e, ove necessario, aggiornato dalla Commissione sulla base delle conoscenze scientifiche e tecniche più recenti mediante atti delegati a norma dell'articolo 49 bis e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

3.  Ove necessario, l'elenco contenuto nell'allegato II può essere oggetto di orientamenti tecnici per la sua interpretazione, in conformità con la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 41, paragrafo 2.

Articolo 23

Indicazione quantitativa degli ingredienti

1.  L'indicazione della quantità di un ingrediente o di una categoria di ingredienti utilizzati nella fabbricazione o nelle preparazione di un prodotto alimentare è richiesta quando tale ingrediente o categoria di ingredienti:

   a) figura nella denominazione di vendita o è generalmente associato a tale denominazione dal consumatore; o
   b) è evidenziato nell'etichettatura mediante parole, immagini o una rappresentazione grafica; o
   c) è essenziale per caratterizzare un prodotto alimentare e distinguerlo dai prodotti con i quali potrebbe essere confuso a causa della sua denominazione o del suo aspetto.

2.  Le norme tecniche per l'applicazione del paragrafo 1, compresi i casi particolari nei quali l'indicazione della quantità di taluni ingredienti non è richiesta, sono stabilite nell'allegato VII.

Articolo 24

Quantità netta

1.  La quantità netta di un prodotto alimentare è espressa utilizzando, a seconda dei casi, il litro, il centilitro, il millilitro o il chilogrammo o il grammo:

   a) in unità di liquido per i prodotti liquidi ai sensi della direttiva 85/339/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985 concernente gli imballaggi per liquidi alimentari(36);
   b) in unità di massa per gli altri prodotti.

2.  La Commissione può disporre che la quantità netta di alcuni prodotti alimentari sia espressa in modo diverso da quello descritto al paragrafo 1 mediante atti delegati a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

3.  Le norme tecniche per l'applicazione del paragrafo 1, compresi i casi particolari nei quali l'indicazione della quantità netta non è richiesta, sono stabiliti nell'allegato VIII.

Articolo 25

Termine minimo di conservazione, data limite di consumoe data di produzione

1.  Nel caso di prodotti alimentari molto deperibili dal punto di vista microbiologico e pertanto suscettibili di costituire, dopo un breve periodo, un pericolo immediato per la salute umana, il termine minimo di conservazione è sostituito dalla data limite di consumo.

2.  La data da menzionare è facilmente identificabile e non è coperta. È indicata nel modo seguente:.

  a) termine minimo di conservazione
  i) la data è preceduta dai termini:
   «Da consumarsi preferibilmente entro il…» quando la data comporta l'indicazione del giorno; o
   «da consumarsi preferibilmente entro fine…» negli altri casi;
  ii) i termini di cui alla lettera a) sono accompagnati:
     dalla data stessa; o
     dall'indicazione del punto in cui essa è indicata sull'etichetta.

Ove necessario, tali indicazioni sono completate dall'enunciazione delle condizioni di conservazione che devono essere rispettate se il prodotto é mantenuto per un determinato periodo;

   iii) la data si compone dell'indicazione del giorno, del mese e dell'anno, in forma chiara e in quest'ordine.

Tuttavia, per i prodotti alimentari

     conservabili meno di tre mesi, dall'indicazione del giorno e del mese;
     conservabili più di tre mesi e meno di diciotto mesi, dall'indicazione del mese e dell'anno;
     conservabili per più di 18 mesi, è sufficiente l'indicazione dell'anno.

Possono essere adottate disposizioni dettagliate relative all'indicazione del termine minimo di conservazione, conformemente alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 41, paragrafo 2;

   iv) il termine minimo di conservazione è indicata su ogni singola porzione preimballata;
  v) fatte salve le disposizioni dell'Unione che prescrivono altre indicazioni di data, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è richiesta nei casi:
   degli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non sono stati sbucciati, tagliati o che non hanno subito trattamenti analoghi, questa deroga non si applica ai semi germinali e prodotti analoghi quali i germogli di leguminose;
   dei vini, vini liquorosi, vini spumanti, vini aromatizzati e prodotti simili ottenuti a base di frutta diversa dall'uva, nonché delle bevande rientranti nei codici NC 22060091, 22060093 e 22060099 e ottenute da uva o mosto di uva;
   delle bevande con un contenuto di alcol pari o superiore al 10 % in volume;
   delle bevande rinfrescanti non alcolizzate, succhi di frutta, nettari di frutta e bevande alcoliche aventi un contenuto di alcol superiore a 1,2 % in volume, in recipienti individuali di oltre cinque litri, destinati alle collettività;
   dei prodotti della panetteria e della pasticceria che, per loro natura, sono normalmente consumati entro le 24 ore successive alla fabbricazione;
   degli aceti;
   del sale da cucina;
   degli zuccheri allo stato solido;
   dei prodotti di confetteria consistenti quasi unicamente in zuccheri aromatizzati e/o colorati;
   delle gomme da masticare e prodotti analoghi;
  b) data limite di consumo
   i) la data è preceduta dai termini «da consumare entro ...»;
  ii) i termini di cui alla lettera i) sono seguiti:
   dalla data stessa; o
   dall'indicazione del punto in cui essa è indicata sull'etichetta.

Tali indicazioni sono seguite dalla descrizione delle condizioni di conservazione da rispettare;

   iii) la data si compone dell'indicazione del giorno, del mese ed eventualmente dell'anno, in quest'ordine e in forma chiara;
  c) data di produzione

Il modo d'indicare il termine minimo di conservazione di cui al paragrafo 2, lettera a), punto iii) può essere determinato conformemente alla procedura di regolamentazione di cui all'articolo 41, paragrafo 2.
   i) la data è preceduta dai termini «prodotto il ...»;
  ii) i termini di cui alla lettera i) sono accompagnati:
   dalla data stessa; o
   dall'indicazione del punto in cui essa è indicata sull'etichetta;
   iii) la data comprende il giorno, il mese ed eventualmente l'anno, nell'ordine e in forma chiara.

Articolo 26

Istruzioni per l'uso

1.  Le istruzioni per l'uso di un prodotto alimentare devono essere indicate in modo da consentire un uso adeguato di tale prodotto. Se del caso, sono riportate le istruzioni relative alle condizioni di refrigerazione e conservazione nonché al periodo di consumo dopo l'apertura della confezione.

2.  La Commissione può fissare le modalità di indicare le istruzioni per l'uso di taluni prodotti alimentari mediante atti delegati a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

Articolo 27

Titolo alcolometrico

1.  Le modalità di indicazione del titolo alcolometrico volumico sono determinate, per quanto riguarda i prodotti classificati alle voci 22.04 e 22.05 della tariffa doganale comune, da disposizioni dell'Unione specifiche applicabili a tali prodotti.

2.  Il titolo alcolometrico volumico delle bevande con contenuto alcolico superiore all' 1,2 % in volume diverse da quelle di cui al paragrafo 1 è indicato conformemente all'allegato IX.

SEZIONE 3

ETICHETTATURANUTRIZIONALE

Articolo 28

Rapporto con altri atti legislativi

1.  Le disposizioni della presente sezione non si applicano ai prodotti alimentari che rientrano nel campo d'applicazione dei seguenti atti legislativi:

   a) Direttiva 2002/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 giugno 2002, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli integratori alimentari(37);
   b) Direttiva 80/777/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1980, in materia di ravvicinamento della legislazione degli Stati membri sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali(38).

2.  Le disposizioni della presente sezione si applicano fatte salve le disposizioni della direttiva 89/398/CEE del Consiglio, del 3 maggio 1989, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti i prodotti alimentari destinati a un'alimentazione particolare(39) e le direttive specifiche di cui all'articolo 4, paragrafo 1 di tale direttiva.

Articolo 29

Contenuto

1.  Le dichiarazioni nutrizionali comprendono i seguenti elementi (d'ora in poi le «dichiarazioni nutrizionali obbligatorie»):

   a) valore energetico;
   b) ▌ la quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale;
   c) la quantità di proteine, carboidrati, fibre, grassi trans naturali e artificiali.

Il presente paragrafo non si applica alle bevande alcoliche. La Commissione elaborerà dopo ...(40) una relazione concernente l'applicazione del presente paragrafo a tali prodotti e potrà accompagnare tale relazione con specifiche misure per la determinazione delle regole relative alla fornitura ai consumatori di informazioni nutrizionali su questi prodotti, adottate mediante atti delegati a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

2.  Le dichiarazioni nutrizionali possono inoltre precisare in via supplementare le quantità di uno o più dei seguenti elementi:

▌a) acidi grassi monoinsaturi;

   b) acidi grassi polinsaturi;
   c) polioli;
   d) colesterolo;
   e) amido;
   f) tutti i sali minerali o vitamine presenti in quantità significativa conformemente alle disposizioni dell'allegato, parte A, punto 1, in conformità dei valori indicati nella parte A, punto 2, di detto allegato;
   g) altre sostanze nutritive di cui alla parte A dell'allegato XII e componenti di dette sostanze;
   h) altre sostanze come definite dal regolamento (CE) n. 1925/2006.

3.  È obbligatorio dichiarare la quantità di sostanze che appartengono a una delle categorie di sostanze nutritive di cui al paragrafo 2 o ne sono componenti, quando tali sostanze sono oggetto di una dichiarazione nutrizionale e/o di una dichiarazione sulla salute.

Articolo 30

Calcolo

1.  Il valore energetico è calcolato mediante coefficienti in conversione indicati nell'allegato XI.

2.  La Commissione determina e inserisce nell'allegato XI i coefficienti di conversione di cui all'allegato X, alla parte A, punto 1, che consentono di calcolare in modo più preciso il tenore di vitamine e sali minerali dei prodotti alimentari mediante atti delegati a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

3.  Il valore energetico e le quantità di sostanze nutritive di cui all'articolo 29, paragrafi 1 e 2, si riferiscono al prodotto alimentare così come è venduto.

Se del caso, è possibile fornire tali informazioni per il prodotto alimentare dopo la preparazione, a condizione che le modalità di preparazione siano descritte in modo sufficientemente particolareggiato e le informazioni riguardino il prodotto alimentare pronto al consumo.

4.  I valori dichiarati sono, a seconda dei casi, valori medi stabiliti alla fine del termine minimo di conservazione, tenendo conto degli opportuni parametri di tolleranza, sulla base:

   a) dell'analisi del prodotto alimentare effettuata dal fabbricante; o
   b) del calcolo effettuato a partire dai valori medi noti o effettivi relativi agli ingredienti utilizzati; o
   c) del calcolo effettuato a partire da dati generalmente stabiliti e accettati.

Le modalità d'applicazione relative all'indicazione del valore energetico e delle sostanze nutritive per quanto riguarda la precisione dei valori dichiarati e in particolare gli scarti tra i valori dichiarati e quelli constatati in occasione di controlli ufficiali, sono adottate, previo parere dell'Autorità, mediante atti delegati a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

Articolo 31

Forme di espressione

1.  Il valore energetico e le quantità di sostanze nutritive o dei loro componenti di cui all'articolo 29 paragrafi 1 e 2, sono espressi ricorrendo alle unità di misura indicate all' ▌allegato XII.

2.  La dichiarazione nutrizionale obbligatoria sulla parte anteriore dell'imballaggio include il valore energetico in kcal di cui all'articolo 29, paragrafo 1, lettera a) e le sostanze nutritive obbligatorie di cui all'articolo 29, paragrafo 1, lettera b), espresso in grammi.

Essa presenta in forma chiara, nel seguente ordine: valore energetico, grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale.

3.  La dichiarazione nutrizionale obbligatoria sul retro dell'imballaggio include il valore energetico in kcal e tutte le dichiarazioni nutrizionali obbligatorie di cui all'articolo 29, paragrafo 1, nonché, se del caso, le dichiarazioni nutrizionali volontarie di cui all'articolo 29, paragrafo 2.

Essa segue, se del caso, l'ordine di presentazione di cui all'allegato XII, parte C, sia per 100 g/ml che per porzione.

Le indicazioni sono presentate sotto forma di tabella, con allineamento delle cifre.

4.  Se del caso, le dichiarazioni nutrizionali obbligatorie sono espresse, per 100 g, 100 ml o per porzione, quali percentuali degli apporti di riferimento fissati nell'allegato X, parte B. Anche le eventuali indicazioni relative alle vitamine o ai sali minerali sono espresse quali percentuali dei consumi di riferimento fissati nell'allegato X, parte A, punto 1.

5.  Se sono riportate le indicazioni di cui all'articolo 4, le seguenti informazioni supplementari devono essere riportate in prossimità diretta della corrispondente tabella: «Fabbisogno giornaliero di una donna adulta di media età. Il Suo fabbisogno giornaliero personale può essere diverso da quello indicato.».

1.  L'indicazione dei polioli e/o dell'amido e la dichiarazione del tipo di acidi grassi, diverse dalle dichiarazioni obbligatorie degli acidi grassi saturi e degli acidi grassi trans di cui all'articolo 29, paragrafo 1, lettera b), sono presentate conformemente all«allegato XII.

Articolo 32

Forme di espressione complementari

In aggiunta alle forme di espressione di cui all'articolo 31, paragrafo da 2 a 4, le dichiarazioni nutrizionali possono essere ripetute sotto forme diverse ed eventualmente in una diversa parte dell'imballaggio, ad esempio mediante rappresentazioni grafiche o simboli, purché siano rispettati i seguenti requisiti essenziali:

   a) tali forme di espressione non inducano in errore il consumatore né distraggano l'attenzione dalla dichiarazione nutrizionale obbligatoria; nonché
   b) si basino sia sui consumi di riferimento conformemente all'allegato XI, parte B, sia su conoscenze scientifiche convalidate riguardanti i consumi calorici o nutritivi;
   c) siano sostenute da elementi scientifici in grado di provare che il consumatore medio comprende il modo in cui è presentata l'informazione e vi fa ricorso; e
   d) siano avvalorate da prove risultanti da ricerche indipendenti condotte presso i consumatori, le quali dimostrano che il consumatore medio capisce la forma di espressione.

Articolo 33

Presentazione

  ▌
1. Oltre alla presentazione della dichiarazione nutrizionale ai sensi degli articoli 29 e 31, l'etichettatura del valore energetico prescritta a norma dell'articolo 29, paragrafo 1, lettera a), e dell'allegato X, parte B, figura a destra in basso nella parte anteriore della confezione in caratteri di dimensioni non inferiori a 3 mm e all'interno di un riquadro.

2.  La confezione regalo è esentata dall'obbligo di esporre il valore energetico sulla parte anteriore dell'imballaggio di cui al paragrafo 1.

3.  La dichiarazione nutrizionale supplementare volontaria collegata alle sostanze nutritive di cui all'articolo 29, paragrafo 2, figura insieme nella stessa posizione e, se del caso, nell'ordine di presentazione di cui all«allegato XII. Si applica, mutatis mutandis, il paragrafo 1.

4.  Se la dichiarazione nutrizionale per i prodotti alimentari che figurano nell'allegato IV è obbligatoria per l'informazione nutrizionale o sanitaria, essa non deve apparire nel campo visivo principale.

5.  Il paragrafo 1 non si applica ai prodotti alimentari definiti nella direttiva 89/398/CEE e alle direttive specifiche cui fa riferimento l'articolo 4, paragrafo 1, di detta direttiva.

6.  Nei casi in cui il valore energetico o la quantità di sostanze nutritive di un prodotto sono trascurabili, la dichiarazione nutrizionale relativa a questi elementi può essere sostituita dalla menzione «contiene quantità trascurabili di …», situata nelle immediate vicinanze della dichiarazione nutrizionale, se tale dichiarazione è presente.

7.  La Commissione può stabilire regole relative ad altri aspetti della presentazione della dichiarazione nutrizionale mediante atti delegati, a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

8.   la Commissione presenta ... (41)una relazione di valutazione sulla forma di presentazione descritta nei paragrafi da 1 a 7.

CAPO V

INFORMAZIONI VOLONTARIE SUI PRODOTTI ALIMENTARI

Articolo 36

Requisiti ▌

  ▌1. Le informazioni volontarie non occupano spazi destinati alle informazioni obbligatorie.

2.  Tutte le informazioni pertinenti sui sistemi di informazione volontaria in materia alimentare, come i criteri di base e gli studi scientifici, sono messi a disposizione del pubblico.

3.  Per determinati gruppi, ad esempio i bambini, possono essere ancora indicate informazioni nutrizionali volontarie supplementari, purché i valori di riferimento specifici siano comprovati scientificamente, non inducano in inganno il consumatore e siano conformi ai requisiti generali fissati nel presente regolamento.

4.  Fatta salva l'etichettatura in conformità con la specifica normativa dell'Unione, il paragrafo 5 si applicano nei casi in cui il paese di origine o il luogo di provenienza di un prodotto alimentare è indicato volontariamente per informare i consumatori che un alimento ha origine o proviene dall'Unione o da un determinato paese o luogo.

5.  Per quanto riguarda la carne diversa dalla carne di manzo e di vitello, l'indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza può essere fornita in rapporto ad un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso paese o luogo. Negli altri casi devono essere fornite informazioni su ciascuno dei differenti luoghi di nascita, allevamento e macellazione.

1.   Il termine «vegetariano» non si applica ai prodotti alimentari che sono derivati o fabbricati a partire da o mediante prodotti ottenuti da animali morti o abbattuti o da animali morti perché destinati al consumo. Il termine «vegano» non dovrebbe applicarsi ai prodotti alimentari fabbricati a partire da o mediante animali o prodotti animali inclusi i prodotti provenienti da animali vivi.

▌CAPO VI

DISPOSIZIONI NAZIONALI

Articolo 35

Principio

Gli Stati membri possono adottare disposizioni nel settore delle informazioni sui prodotti alimentari solo nei casi stabiliti dal presente regolamento.

Articolo 36

Disposizioni nazionali sulle indicazioni obbligatorie complementari

Conformemente alla procedura stabilita all'articolo 39, gli Stati membri possono richiedere indicazioni obbligatorie complementari che si aggiungono a quelle di cui all'articolo 9, paragrafo 1, e all'articolo 11, per tipi o categorie specifici di prodotti alimentari, per motivi:

   a) di protezione della salute pubblica;
   b) di protezione dei consumatori;
   c) di prevenzione delle frodi;
   d) di protezione della proprietà industriale e commerciale, di indicazioni di provenienza regionale, di denominazioni d'origine controllata e di repressione della concorrenza sleale.

Tali misure non creano ostacoli alla libera circolazione delle merci nel mercato interno.

Articolo 37

Latte e prodotti derivati dal latte

Gli Stati membri possono adottare misure che derogano all'articolo 9, paragrafo 1, e all'articolo 11, paragrafo 2, per il latte e i prodotti derivati dal latte presentati in bottiglie di vetro destinate ad essere riutilizzate.

Essi comunicano immediatamente alla Commissione il contenuto di tali misure.

Articolo 38

▌ Prodotti alimentari non preimballati

1.  Per quanto riguarda i prodotti alimentari non preimballati, sono fornite le indicazioni di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera c)..

2.  La fornitura di altre indicazioni di cui agli articoli 9 e 11 non è obbligatoria.

3.  Gli Stati membri possono stabilire modalità dettagliate di presentazione delle informazioni di cui ai paragrafi 1 e 2.

4.  Gli Stati membri comunicano immediatamente alla Commissione il testo delle misure di cui ai paragrafi 1 e 3.

Articolo 39

Procedura di notifica

1.  Quando viene fatto riferimento al presente articolo, gli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova legislazione concernente l'informazione sui prodotti alimentari notificano previamente alla Commissione e agli altri Stati membri le misure previste, precisando i motivi che le giustificano.

2.  La Commissione consulta gli Stati membri nell'ambito del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali istituito dall'articolo 58, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 178/2002, se ritiene tale consultazione utile o su richiesta di uno Stato membro. La Commissione introduce altresì una procedura di notifica formale per tutte le parti interessate, in conformità della direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche(42).

3.  Lo Stato membro interessato può adottare le misure previste solo tre mesi dopo la notifica di cui al paragrafo 1, purché non abbia ricevuto un parere negativo dalla Commissione.

4.  Se il parere della Commissione è negativo, essa avvia, prima della scadenza del periodo di tre mesi, la procedura di regolamentazione di cui all'articolo 41, paragrafo 2, al fine di determinare se le misure previste possono essere applicate. La Commissione può richiedere che siano apportate modifiche alle misure previste. Lo Stato membro interessato non può adottare le misure previste prima che la Commissione abbia espresso la sua decisione finale.

CAPO VII

DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE, DISPOSIZIONI MODIFICATRICI E DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 40

Adeguamenti tecnici

Fatte salve le disposizioni relative alle modifiche degli allegati II e III di cui all'articolo 10, paragrafo 2 e all'articolo 22, paragrafo 2, la Commissione può modificare gli allegati. Le misure volte a modificare elementi non essenziali del presente regolamento completandolo sono adottate mediante atti delegati, a norma dell'articolo 42 e fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

Articolo 41

Comitato

1.  La Commissione è assistita dal Comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali.

2.  Nel caso in cui sia fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 5 e 7 della decisione 1999/468/CE nel rispetto delle disposizioni dell'articolo 8 di tale decisione.

Il periodo di cui all'articolo 5, paragrafo 6, della decisione 1999/468/CE è fissato a tre mesi.

Articolo 42

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera k), all'articolo 11, paragrafo 2, all'articolo 14, paragrafo 1, all'articolo 20, lettera e), all'articolo 22, paragrafo 2, all'articolo 24, paragrafo 2, all'articolo 26, paragrafo 2, all'articolo 29, paragrafo 1, all'articolo 30, paragrafi 2 e 4, all'articolo 33, paragrafo 7, e all3articolo 40 è conferito alla Commissione per un periodo di cinque anni a decorrere da ...(43). La Commissione presenta una relazione sui poteri delegati entro e non oltre sei mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è automaticamente prorogata per periodi di identica durata, tranne in caso di revoca da parte del Parlamento europeo o del Consiglio ai sensi dell'articolo 43.

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione fatte salve le condizioni di cui agli articoli 43 e 44.

Articolo 43

Revoca della delega

1.  La delega dei poteri di cui all'articolo 9, paragrafo 1, lettera k), all'articolo 11 paragrafo 2, all'articolo 14, paragrafo 1, all'articolo 20, lettera e), all'articolo 22, paragrafo 2, all'articolo 24, paragrafo 2, all'articolo 26, paragrafo 2, all'articolo 29, paragrafo 1, all'articolo 30 e all'articolo 40, può essere revocata in ogni momento dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere in merito alla revoca della delega di poteri si adopera per informarne l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di prendere una decisione definitiva, specificando i poteri delegati che potrebbero essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi.

3.   La decisione di revoca pone fine alla delega dei poteri specificati nella decisione medesima. Questa decisione prende effetto immediatamente o a una data successiva ivi precisata ma non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 44

Obiezioni agli atti delegati

1.   Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni all'atto delegato entro un termine di due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio detto termine è prorogato di due mesi.

2.   Se, allo scadere di tale termine né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, quest'ultimo è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data fissata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza del predetto termine, se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.   Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni all'atto delegato, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni ne illustra le ragioni.

Articolo 45

Modifiche al regolamento (CE) n. 1924/2006

All'articolo 7 del regolamento (CE) n. 1924/2006, il primo e il secondo paragrafo sono sostituiti dal testo seguente:"

L'obbligo di fornire informazioni a norma del capo IV, sezione 3, del regolamento (UE) n. …/.... del Parlamento europeo e del Consiglio del ... sulla fornitura di informazioni alimentare ai consumatori* e le relative modalità, si applica mutatis mutandis allorché è formulata una dichiarazione nutrizionale sulla salute, ad eccezione della pubblicità generica.

Inoltre, secondo i casi, anche la quantità della sostanza cui fa riferimento una dichiarazione nutrizionale o sulla salute che non figura nell'etichettatura nutrizionale è indicata nello stesso campo visivo della dichiarazione nutrizionale ed è espressa a norma degli articoli 30 e 31 del regolamento (UE) n. .../... [sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori].

* GU L …,

"

Articolo 46

Modifiche al regolamento (CE) n. 1925/2006

Il regolamento (CE) n. 1925/2006 è così modificato:

1.  All'articolo 6 il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:"

6.  L'aggiunta di una vitamina o di un minerale all'alimento risulta nella presenza della vitamina o del minerale in questione nell'alimento almeno in una quantità significativa, ove definita, in conformità con [l'allegato X, parte A, punto 2, del regolamento (UE) n. .../... del Parlamento europeo e del Consiglio del ... sulla fornitura di informazioni alimentare ai consumatori *. Le quantità minime, comprese eventuali quantità inferiori, per specifici alimenti o categorie di alimenti sono adottate, in deroga alle quantità significative sopra menzionate, secondo la procedura di cui all'articolo 14, paragrafo 2.

_____________

* GU L …,.

"

2.  All'articolo 7 il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  L'etichettatura nutrizionale dei prodotti ai quali siano stati aggiunti vitamine e minerali e che sono disciplinati dal presente regolamento è obbligatoria. Le informazioni da fornire consistono in quanto specificato all'articolo 29, paragrafo 1 del regolamento (UE) n….[sulla fornitura di informazioni alimentare ai consumatori] e nelle quantità totali di vitamine e minerali qualora essi siano aggiunti all'alimento.

"

Articolo 47

Abrogazione

1.  Le direttive 87/250/CEE, 94/54/CE, 1999/10/CE, 2000/13/CE, 2002/67/CE, 2004/77/CE e il regolamento (CE) n. 608/2004 sono abrogati a decorrere da ...(44).

2.  La direttiva 90/496/CEE è abrogata a decorrere da ...(45)*.

3.  I riferimenti fatti agli atti abrogati s'intendono come fatti al presente regolamento.

Articolo 48

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

L'articolo 14, paragrafo 1, si applica a decorrere ...(46).

Gli articoli da 29 a 33 si applicano a decorrere ...* o, per i prodotti alimentari etichettati da operatori del settore alimentare che ...(47)* , hanno meno di cento dipendenti e il cui fatturato annuo e/o il bilancio annuale non superano i 5 milioni di EUR, a decorrere ...*(48)*.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno Stato membro.

Fatto a

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il Presidente Il Presidente

ALLEGATO I

DEFINIZIONI SPECIFICHE

di cui all'articolo 2, paragrafo 4

1.  per «dichiarazione nutrizionale» o «etichettatura nutrizionale» s'intendono le informazioni che indicano:

   a) il valore energetico; o
  b) il valore energetico e una o più delle sostanze nutritive seguenti e i loro componenti:
   grassi,
   carboidrati,
   fibre alimentari,
   proteine,
   sale,
   vitamine e minerali elencati nell'allegato XI, parte A, punto 1, quando sono presenti in quantità significativa conformemente all'allegato XI, parte A, punto 2;
   2. «grassi»: i lipidi totali, compresi i fosfolipidi;
   3. «acidi grassi saturi»: gli acidi grassi che non presentano doppi legami;
   4. «acidi grassi trans»: gli acidi grassi che presentano almeno un doppio legame non coniugato (vale a dire interrotto da almeno un gruppo metilene) tra atomi di carbonio in configurazione trans;
   5. «acidi grassi monoinsaturi»: gli acidi grassi con doppio legame cis;
   6. «acidi grassi polinsaturi»: gli acidi grassi con doppia interruzione cis, cis- metilenica;
   7. «carboidrati»: qualsiasi carboidrato metabolizzato dall'uomo, compresi i polioli;
   8. «zuccheri»: tutti i monosaccaridi e i disaccaridi presenti in un alimento, esclusi i polioli, l'isomaltulosio e il D-tagatosio;
   9. «polioli»: gli alcoli comprendenti più di due gruppi idrossili;
   10. «proteine»: il tenore in proteine calcolato mediante la formula: proteine = azoto totale (Kjeldahl) × 6,25 e, nel caso delle lattoproteine, azoto totale Kjeldahl × 6,38;
   11. «sale»: il contenuto di sale calcolato mediante la formula: sale = sodio × 2,5;
   12. 'foglia oro alimentare«: una decorazione commestibile di alimenti o bevande ottenuta con foglia d'oro dello spessore di circa 0,000125 mm in fiocchi o in polvere;
   13. «valore medio»: il valore che rappresenta meglio la quantità di una sostanza nutritiva contenuta in un prodotto alimentare dato e che tiene conto delle tolleranze dovute alle variazioni stagionali, alle abitudini di consumo e agli altri fattori che possono influenzare il valore effettivo;
   14. «parte anteriore dell'imballaggio»: il lato o la superficie della confezione del prodotto alimentare che è più suscettibile di essere esposta o visibile nelle condizioni di vendita o di utilizzazione normali o abituali.

ALLEGATO II

INGREDIENTI CHE POSSONO CAUSARE ALLERGIE O INTOLLERANZE

1.  Cereali contenenti glutine (cioè grano, segale, orzo, avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati) e prodotti derivati, tranne:

   a) sciroppi di glucosio a base di grano, incluso destrosio(49);
   b) maltodestrine a base di grano1;
   c) sciroppi di glucosio a base di orzo;
   d) cereali utilizzati per la fabbricazione di distillati alcolici.

2.  Crostacei e prodotti a base di crostacei.

3.  Uova e prodotti a base di uova.

4.  Pesce e prodotti a base di pesce, tranne:

   a) gelatina di pesce utilizzata come supporto per preparati di vitamine o carotenoidi;
   b) gelatina o colla di pesce utilizzata come chiarificante nella birra e nel vino.

5.  Arachidi e prodotti a base di arachidi.

6.  Soia e prodotti a base di soia, tranne:

   a) olio e grasso di soia raffinato1;
   b) tocoferoli misti naturali (E306), tocoferolo D-alfa naturale, tocoferolo acetato D-alfa naturale, tocoferolo succinato D-alfa naturale a base di soia;
   c) oli vegetali derivati da fitosteroli e fitosteroli esteri a base di soia;
   d) estere di stanolo vegetale prodotto da steroli di olio vegetale a base di soia.

7.  Latte e prodotti a base di latte (incluso lattosio), tranne:

   a) siero di latte utilizzato per la fabbricazione di distillati alcolici ;
   b) lattiolo.

8.  Frutta a guscio, vale a dire mandorle (Amygdalus communis L.), nocciole (Corylus avellana), noci (Juglans regia), noci di acagiù (Anacardium occidentale), noci di pecan (Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch), noci del Brasile (Bertholletia excelsa), pistacchi (Pistacia vera), noci macadamia e noci del Queensland (Macadamia ternifolia), e i loro prodotti, tranne:

   a) la frutta a guscio utilizzata per la fabbricazione di distillati alcolici.

9.  Sedano e prodotti a base di sedano.

10.  Senape e prodotti a base di senape.

11.  Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo.

12.  Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10 mg/kg o 10 mg/litro espressi come SO2 nel prodotto inteso al consumo.

13.  Lupini e prodotti a base di lupini.

14.  Molluschi e prodotti a base di molluschi.

ALLEGATO III

PRODOTTI ALIMENTARI LA CUI ETICHETTATURA DEVE COMPRENDERE UNA O PÙ INDICAZIONI OBBLIGATORIE COMPLEMENTARI

tipo o categoria di prodotti alimentari

Indicazioni

1. Prodotti alimentari imballati in taluni gas

1.1 Prodotti alimentari la cui conservazione è stata prolungata mediante gas d'imballaggio autorizzati dalla direttiva 89/107/CEE

«Confezionato in atmosfera protettiva»

2. PRODOTTI A BASE DI CARNE OTTENUTA MEDIANTE MACELLAZIONE SPECIALE

2. 1. Carne o prodotti a base di carne proveniente da animali che non sono stati storditi prima della macellazione (ad es. macellazione conforme a principi religiosi)

'Carne da macellazione senza stordimento«

3. Prodotti alimentari contenenti edulcoranti

3.1 Prodotti alimentari contenenti uno o più edulcoranti autorizzati dalla direttiva 89/107/CEE

la denominazione del prodotto alimentare è accompagnata dall'indicazione «con edulcorante/i» nel campo visivo principale.

3.2 Prodotti alimentari contenenti sia uno o più zuccheri aggiunti, sia uno o più edulcoranti autorizzati dalla direttiva 89/107/CEE

la denominazione del prodotto alimentare è accompagnata dall'indicazione «con zucchero/i ed edulcorante/i»

3.3 Prodotti alimentari contenenti aspartame autorizzato dalla direttiva 89/107/CEE

«contiene una fonte di aspartame»

3.4 Prodotti alimentari contenenti più del 10 % di polioli aggiunti autorizzati dalla direttiva 89/107/CEE

«un consumo eccessivo può avere effetti lassativi»

tipo o categoria di prodotti alimentari

Indicazioni

4. Prodotti alimentari contenenti acido glicirrizico o il suo sale di ammonio

4.1 Dolciumi o bevande contenenti acido glicirrizico o il suo sale di ammonio per l'aggiunta della/e sostanza/e stessa/e o di liquirizia (Glycyrrhiza glabra) a una concentrazione pari o superiore a 100 mg/kg o 10 mg/litro.

la dicitura «contiene liquirizia» va aggiunta subito dopo l'elenco degli ingredienti, salvo nel caso in cui il termine «liquirizia» figuri già nell'elenco di ingredienti o nella denominazione del prodotto alimentare. In mancanza di un elenco di ingredienti, la dicitura deve accompagnare la denominazione del prodotto alimentare.

4.2 Dolciumi contenenti acido glicirrizico o il suo sale di ammonio per l'aggiunta della/e sostanza/e stessa/e o di liquirizia (Glycyrrhiza glabra) a una concentrazione pari o superiore a 4 g/kg.

La dicitura «contiene liquirizia – evitare il consumo eccessivo in caso di ipertensione» dev'essere aggiunta immediatamente dopo l'elenco degli ingredienti. In mancanza di elenco di ingredienti, la dicitura deve accompagnare la denominazione del prodotto alimentare.

4.3 Bevande contenenti acido glicirrizico o il suo sale di ammonio a seguito dell'aggiunta della/e sostanza/e stessa/e o di liquirizia (Glycyrrhiza glabra) a una concentrazione pari o superiore a 50 mg/l o 300 mg/l in caso di bevande contenenti più di 1,2 % per volume di alcol(50).

La dicitura «contiene liquirizia – evitare il consumo eccessivo in caso di ipertensione» dev'essere aggiunta immediatamente dopo l'elenco degli ingredienti. In mancanza di elenco di ingredienti, la dicitura deve accompagnare la denominazione del prodotto alimentare.

tipo o categoria di prodotti alimentari

Indicazioni

5. PRODOTTI ALIMENTARI CONTENENTI ACIDO GLUTAMMICO O IL SUO SALE

5.1 Prodotti alimentari contenenti uno o più degli additivi alimentari E620, E 621, E622, E623, E624 ed E 625

'contiene ingredienti che stimolano l'appetito«

6. CARNE CONSISTENTE DI TAGLI DI CARNE COMBINATI

6. 1 Carne consistente di tagli di carne combinati, che possono dare l'impressione di un unico pezzo di carne

la denominazione del prodotto alimentare è accompagnata dall'indicazione «con tagli di carne combinati»

7. Bevande con elevato contenuto di caffeina

7.1 Bevande, ad eccezione di quelle a base di caffè, di tè o di estratto di caffè o di tè la cui denominazione comprende il termine «caffè» o «tè:

– destinate ad essere consumate senza modifiche e contenenti caffeina, quale che sia la fonte, in una proporzione superiore a 150 mg/l, o

– che si presentano sotto forma concentrata o essiccata e, dopo la ricostituzione, contengono caffeina, quale che sia la fonte, in una proporzione superiore a 150 mg/l.

La dicitura «elevato tenore di caffeina» figura nello stesso campo visivo della denominazione della bevanda, seguita, e in conformità con l'articolo 14, paragrafo 4, del presente regolamento, da un riferimento al tenore di caffeina espresso in mg/100 ml.

tipo o categoria di prodotti alimentari

Indicazioni

8. Prodotti alimentari con aggiunta di fitosteroli, esteri di fitosterolo, fitostanoli e/o esteri di fitostanolo

8.1 Prodotti alimentari o ingredienti alimentari con aggiunta di fitosteroli, esteri di fitosterolo, fitostanoli o esteri di fitostanolo

1) la dicitura «addizionato di steroli vegetali» o «addizionato di stanoli vegetali» deve figurare nello stesso campo visivo della denominazione del prodotto alimentare;

2) il tenore di fitosteroli, esteri di fitosterolo, fitostanoli o esteri di fitostanolo aggiunti (espressi in percentuale o in grammi di steroli vegetali/stanoli vegetali liberi in 100 g o 100 ml di prodotto alimentare) va dichiarato nell'elenco degli ingredienti;

3) viene segnalato che il prodotto alimentare è destinato esclusivamente alle persone che intendono ridurre i livello di colesterolo nel sangue;

4) viene segnalato che i pazienti che seguono un trattamento ipocolesterolemizzante devono consumare il prodotto solo sotto controllo medico;

5) viene segnalato, in modo visibile, che il prodotto potrebbe risultare inadeguato dal punto di vista nutrizionale per le donne in gravidanza, le donne che allattano e i bambini di età inferiore a cinque anni;

6) il prodotto deve recare l'indicazione che la sua assunzione va prevista nel quadro di una dieta varia e bilanciata, che comporti il consumo regolare di frutta e verdura così da contribuire a mantenere i livelli di carotenoidi;

tipo o categoria di prodotti alimentari

Indicazioni

7) nello stesso campo visivo recante la dicitura di cui al punto 3, occorre indicare che va evitato il consumo di oltre 3 g/giorno di steroli vegetali/stanoli vegetali aggiunti;

8) la porzione del prodotto alimentare o dell'ingrediente alimentare interessato va definita (di preferenza in g o ml), con un'indicazione del tenore di steroli/stanoli vegetali di ogni porzione.

9. PRODOTTI A BASE DI CARNE E DI VOLATILI)

Prodotti di pollame per la cui produzione sono state utilizzate proteine di manzo o dei maiali.

L'utilizzo di proteine di manzo o di maiale dovrebbe sempre essere chiaramente indicato nell'etichettatura sulla confezione.

ALLEGATO IV

PRODOTTI ALIMENTARI AI QUALI NON SI APPLICA L'OBBLIGO DELL'ETICHETTATURA NUTRIZIONALE

–  gli ortofrutticoli freschi e i prodotti non trasformati che comprendono un solo ingrediente o una sola categoria di ingredienti;

   i prodotti trasformati che sono stati sottoposti unicamente ad affumicatura o maturazione e che comprendono un solo ingrediente o una sola categoria di ingredienti;
   le acque minerali naturali o le altre acque destinate al consumo umano, comprese quelle che contengono come soli ingredienti aggiunti anidride carbonica e/o aromi;
   le piante aromatiche, gli aromi, le spezie, i condimenti e le loro miscele;
   il sale e i succedanei del sale;
   lo zucchero e gli zuccheri di nuovo tipo;
   tipi di farina;
   i prodotti coperti dalla direttiva 1999/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 febbraio 1999, relativa agli estratti di caffè e agli estratti di cicoria(51), i chicchi di caffè interi o macinati e i chicchi di caffè decaffeinati interi o macinati;
   le infusioni a base di erbe, tè, tè decaffeinati, tè istantanei o solubili o estratti di tè, tè istantanei o solubili o estratti di tè decaffeinati, senza ingredienti;
   gli aceti di fermentazione e i loro succedanei, compresi quelli i cui soli ingredienti aggiunti sono aromi;
   gli aromi;
   gli additivi alimentari;
   gli ausiliari di fabbricazione;
   gli enzimi alimentari;
   i coloranti per alimenti;
   la foglia oro alimentare;
   la gelatina;
   i composti di gelificazione per marmellate;
   i lieviti;
   le gomme da masticare;
   gli alimenti aventi un design o una confezione stagionale, di lusso o da regalo;
   i dolciumi di stagione e i prodotti a base di zucchero e cioccolato, sotto forma di figurine;
   gli imballaggi multipli misti;
   gli assortimenti;
   i prodotti alimentari confezionati in imballaggi o recipienti la cui faccia più grande ha una superficie inferiore a 75 cm2; il contenuto energetico, quale previsto all'articolo 29, paragrafo 1, lettera a), è sempre indicato nel campo visivo principale;
   i prodotti alimentari venduti da privati nel contesto di attività occasionali, e non nel quadro di un'impresa che suppone una certa continuità delle attività e un certo grado di organizzazione;
   - i prodotti alimentari non preimballati, comprese le forniture a collettività, destinati al consumo immediato;
   - i prodotti confezionati artigianalmente;
   - gli alimenti venduti direttamente sul mercato agricolo;
   i prodotti alimentari forniti direttamente da piccole imprese in piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che forniscono direttamente il consumatore finale;
   i prodotti alimentari confezionati in un imballaggio interno non destinato alla vendita senza l'imballaggio esterno (le informazioni nutrizionali sono fornite sull'imballaggio esterno, a meno che il prodotto in questione non rientri nelle categorie esentate a titolo del presente allegato);
   – i prodotti alimentari in quantità inferiore a 5g/ml;
   – le bottiglie in vetro marcate in modo indelebile.

ALLEGATO V

DENOMINAZIONE DEI PRODOTTI ALIMENTARI E INDICAZIONI SPECIFICHE CHE LI ACCOMPAGNANO

Parte A – Denominazione del prodotto alimentare

1.  L'utilizzazione nello Stato membro di commercializzazione della denominazione del prodotto alimentare sotto la quale il prodotto è legalmente fabbricato e commercializzato nello Stato di produzione è ammessa.

Tuttavia, quando l'applicazione delle altre disposizioni del presente regolamento, in particolare quelle di cui all'articolo 9, non consentirebbe ai consumatori dello Stato membro di commercializzazione di conoscere la natura reale del prodotto alimentare e di distinguerlo dai prodotti con i quali potrebbero confonderlo, la denominazione del prodotto in questione è accompagnata da altre informazioni descrittive che devono apparire nello stesso campo visivo adiacente alla denominazione del prodotto alimentare ed essere scritte con un carattere tipografico chiaro e di facile lettura.

2.  In casi eccezionali, la denominazione del prodotto alimentare dello Stato membro di produzione non è utilizzata nello Stato membro di commercializzazione quando il prodotto che essa designa è talmente diverso, dal punto di vista della sua composizione o fabbricazione, dal prodotto conosciuto sotto tale denominazione che le disposizioni del punto 1 non sono sufficienti a garantire, nello Stato membro di commercializzazione, un'informazione corretta per l'acquirente.

3.  Nessuna denominazione protetta come proprietà intellettuale, marchio di fabbrica o denominazione di fantasia può sostituirsi alla denominazione del prodotto alimentare.

Parte B – Indicazioni obbligatorie che devono accompagnare la denominazione del prodotto alimentare

1.  La denominazione del prodotto alimentare comprende o è accompagnata da un'indicazione dello stato fisico nel quale si trova il prodotto o dello specifico trattamento che esso ha subito (ad esempio: in polvere, liofilizzato, ricongelato, congelato, surgelato, scongelato, concentrato, affumicato), nel caso in cui l'omissione di tale indicazione potrebbe indurre in errore l'acquirente.

2.  I prodotti alimentari trattati con radiazioni ionizzanti recano una delle seguenti indicazioni:"

irradiato' o “trattato con radiazioni ionizzanti”.

3.   La denominazione del prodotto alimentare indica qualsiasi ingrediente di diversa origine animale aggiunto all'animale primario per i prodotti a base di carne che hanno l'aspetto di un taglio, un pezzo, una fetta, una porzione o una carcassa e per i prodotti a base di pesce.

4.   La denominazione del prodotto alimentare figurante sull'etichetta di ogni prodotto a base di carne che ha l'aspetto di un taglio, un pezzo, una fetta, una porzione di carne o una carcassa oppure di carne salata comprende l'indicazione:

     a) di qualsiasi ingrediente di diversa origine animale, aggiunto al resto della carne; e
    b) dell'eventuale acqua aggiunta nei seguenti casi:
     – nel caso di carni cotte o crude o di carni cotte salate, l'acqua aggiunta che costituisce più del 5% del peso del prodotto,
     – nel caso di carni crude salate, l'acqua aggiunta che costituisce più del 10% del peso del prodotto.

5.  La denominazione del prodotto alimentare figurante nell'etichettatura di ogni prodotto a base di pesce che ha l'aspetto di un taglio, un filetto, una fetta o una porzione di pesce comprende l'indicazione:

   a) di eventuali ingredienti aggiunti di origine vegetale e di origine animale diversa dal pesce; e
   b) di eventuale acqua aggiunta che costituisce più del 5% del peso del prodotto.

Parte C – Requisiti specifici relativi alla designazione delle “carni macinate”

1.  Criteri di composizione controllati sulla base di una media giornaliera:

Tenore in materie grasse

Rapporto tra tessuto connettivo e proteine di carne

‐ carni macinate magre

≤ 7 %

≤ 12

‐ carni macinate di puro manzo

≤ 20 %

≤ 15

‐ carni macinate contenenti carne di maiale

≤ 30 %

≤ 18

‐ carni macinate di altre specie

≤ 25 %

≤ 15

2.  In deroga ai requisiti posti dall'allegato III, sezione V, capo IV, del regolamento (CE) n. 853/2004, l'etichettatura reca le seguenti diciture:

– “percentuali di grassi inferiore a…”;

"

"

– “rapporto ”tessuto connettivo-proteine della carne' inferiore a…

"

3.  Gli Stati membri possono autorizzare l'immissione sul mercato nazionale di carni macinate che non sono conformi ai criteri fissati al punto 1 della presente parte mediante l'apposizione di un marchio nazionale che non può essere confuso con i marchi definiti all'articolo 5, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 853/2004.

Parte D – REQUISITI SPECIFICI RELATIVI ALLA DESIGNAZIONE DEL BUDELLO DA SALSICCIA

Nell'elenco degli ingredienti, il budello da salsiccia è indicato nel modo seguente:

   'budello naturale«, quando il budello utilizzato per fare le salsicce proviene dal tratto intestinale di animali ungulati;
   'budello artificiale' negli altri casi.

Quando un budello artificiale non è commestibile, tale caratteristica deve essere specificata.

Parte E – DENOMINAZIONE DEI PRODOTTI ALIMENTARI CHE APPAIONO SIMILI A UN ALTRO PRODOTTO ALIMENTARE (l'elenco seguente riprende degli esempi)

I prodotti alimentari che possono apparire simili a un altro prodotto alimentare oppure in cui un ingrediente è stato sostituito da un'imitazione sono etichettati nel modo seguente:

Differenze per tipologia, caratteristiche e composizione

Denominazione ufficiale

Rispetto al formaggio, sostituzione completa o parziale del grasso lattiero con grasso vegetale

'Formaggio di imitazione«

Rispetto al prosciutto, composizione modificata con ingredienti di dimensioni minori con quota notevolmente ridotta di carne

'Prosciutto di imitazione«

ALLEGATO VI

INDICAZIONE E DESIGNAZIONE DEGLI INGREDIENTI

Parte A – Disposizioni particolari relative all'indicazione degli ingredienti in ordine decrescente di peso

Categoria di ingredienti

Disposizione relativa all'indicazione con riferimento al peso

1. Acqua aggiunta e ingredienti volatili

Sono indicati nell'elenco in funzione del loro peso nel prodotto finito. La quantità d'acqua aggiunta come ingrediente in un prodotto alimentare è determinata sottraendo dalla quantità totale del prodotto finito la quantità totale degli altri ingredienti utilizzati. Questa quantità può non essere presa in considerazione se, in termini di peso, non supera il 5% del prodotto finito.

2. Ingredienti utilizzati sotto forma concentrata o disidratata e ricostituiti durante la fabbricazione

Possono essere indicati nell'elenco in ordine di peso così come sono stati registrati prima della concentrazione o della disidratazione..

3. Ingredienti utilizzati in prodotti alimentari concentrati o disidratati che sono destinati ad essere ricostituiti mediante l'aggiunta di acqua

Possono essere indicati nell'elenco secondo l'ordine delle proporzioni nel prodotto ricostituito, purché l'elenco degli ingredienti sia accompagnato dalle seguenti diciture: «ingredienti del prodotto ricostituito» o «ingredienti del prodotto pronto al consumo».

Categoria di ingredienti

Disposizione relativa all'indicazione con riferimento al peso

4. Ortofrutticoli o funghi nessuno dei quali predomina in termini di peso in modo significativo e che sono utilizzati in proporzioni suscettibili di variare, utilizzati in una miscela come ingredienti di un prodotto alimentare

Possono essere raggruppati nell'elenco degli ingredienti sotto la designazione «frutta», «legumi» o «funghi» seguiti dalla dicitura «in proporzione variabile», immediatamente seguita dall'enumerazione dei frutti, legumi o funghi presenti. In questo caso, la miscela è indicata nell'elenco degli ingredienti, conformemente all'articolo 19, paragrafo1, sulla base del peso totale della frutto, dei legumi o dei funghi presenti.

5. Miscele o preparazioni di spezie o piante aromatiche, nessuna delle quali predomina in peso in modo significativo

Possono essere enumerate secondo un ordine diverso, purché l'elenco di tali ingredienti sia accompagnato da una dicitura come «in proporzione variabile».

6. Ingredienti che costituiscono meno del 2 % del prodotto finito

Possono essere elencati in un ordine diverso dopo gli altri ingredienti.

7. Ingredienti simili o sostituibili tra di loro, suscettibili di essere utilizzati nella fabbricazione o nella preparazione di un prodotto alimentare senza alterarne la composizione, la natura o il valore percepito, e nella misura in cui costituiscono meno del 2 % del prodotto finito

Possono essere indicati nell'elenco degli ingredienti mediante la dicitura «contiene … e/o …», nel caso in cui almeno uno di non più di due ingredienti sia presente nel prodotto finito. Questa disposizione non si applica agli additivi alimentari né agli ingredienti enumerati nel presente allegato, parte C.

Parte B – Ingredienti che possono essere designati con il nome di una categoria piuttosto che con un nome specifico

Gli ingredienti che appartengono a una delle categorie di prodotti alimentari sottoelencati e che sono componenti di un altro prodotto alimentare possono essere designati con il solo nome di tale categoria.

Definizione della categoria di prodotto alimentare

Designazione

1. Oli raffinati diversi dall'olio d'oliva

«Olio» accompagnato, a seconda dei casi, dall'aggettivo, ▌'animale' (o dall'indicazione dell'origine specifica animale), o dall'indicazione dell'origine specifica vegetale ▌

Nei casi in cui non si possa garantire l'assenza di determinati oli vegetali,è necessario riportare l'indicazione «Può contenere…».

L'aggettivo «idrogenato» deve accompagnare l'indicazione di un olio idrogenato ▌.

2. Grassi raffinati

«Grasso» o «materia grassa», completata ▌ dall'indicazione dell'origine specifica vegetale o animale.

L'aggettivo «idrogenato» deve accompagnare la menzione di un grasso idrogenato, a meno che le quantità di acidi grassi saturi e di acidi grassi trans figurino nella dichiarazione nutrizionale

3. Miscele di farine provenienti da due o più specie di cereali

«Farine», seguita dall'enumerazione delle specie di cereali da cui provengono, in ordine decrescente di peso

4. Amidi e fecole ▌, e amidi e fecole modificati per via fisica o da enzimi , amidi arrostiti o destrinizzati, amidi modificati mediante trattamento acido o alcalino e amidi bianchiti

«Amido(i)/fecola(e)»

5. Qualsiasi specie di pesce quando il pesce costituisce un ingrediente di un altro prodotto alimentare, purché la denominazione e la presentazione non facciano riferimento ad una precisa specie di pesce

«Pesce(i)»

6. Qualsiasi specie di formaggio quando il formaggio o una miscela di formaggi costituisce un ingrediente di un altro prodotto alimentare, purché la denominazione e la presentazione di quest'ultimo non facciano riferimento ad una precisa specie di formaggio

«Formaggio(i)»

7. Tutte le spezie che non superino il 2 % in peso del prodotto

«Spezia(e)» o «miscela di spezie»

8. Tutte le piante o parti di piante aromatiche che non superino il 2 % in peso del prodotto

«Pianta(e) aromatica(che)» o «miscela di piante aromatiche»

9. Qualsiasi preparazione di gomma utilizzata nella fabbricazione della gomma base per le gomme da masticare

«Gomma base»

10. Pangrattato di qualsiasi origine

«Pangrattato»

11. Qualsiasi categoria di saccarosio

«Zucchero»

12. Destrosio anidro e monoidrato

«Destrosio»

13. Sciroppo di glucosio e sciroppo di glucosio disidratato

«Sciroppo di glucosio»

14. Tutte le proteine del latte (caseine, caseinati e proteine del siero di latte) e loro miscele

«Proteine del latte»

15. Burro di cacao di pressione o di torsione o raffinato

«Burro di cacao»

16. Estratti naturali di frutta, verdura e piante o parti di piante commestibili, ottenuti mediante procedimenti meccanici/fisici e utilizzati in forma concentrata per la colorazione degli alimenti.

'Sostanze alimentari coloranti«

17. Tutti i tipi di vino quali definiti nel regolamento (CE) n. 1493/1999.

«Vino»

18. I muscoli scheletrici(52) delle specie di mammiferi e di uccelli riconosciute idonee al consumo umano con i tessuti che vi sono contenuti o vi aderiscono, per i quali il tenore totale di grassi e tessuto connettivo non supera i valori qui di seguito indicati e quando la carne costituisce un ingrediente di un altro prodotto alimentare.

Tale definizione comprende le carni ottenute meccanicamente dalle ossa ricoperte di carne e non rientranti nella definizione di «carni separate meccanicamente» di cui nel regolamento (CE) n. 853/2004 .

Limiti massimi di grassi e tessuto connettivo per gli ingredienti designati dal termine di «carne(i) di…».

«carne(i) di…» e il(i) nome(i)(53) della(e) specie animale(i) da cui proviene(provengono)

Definizione della categoria di prodotto alimentare

Designazione

Specie

Grassi (percen-tuale)

Tessuto connet-tivo(54) (percen-tuale)

Mammiferi (esclusi conigli e suini) e miscugli di specie con predominanza di mammiferi

25

25

Suini

30

25

Volatili e conigli

15

10

Quando questi tenori limite in materie grasse e/o in tessuto connettivo sono superati e tutti gli altri criteri della definizione di «carne(i) di...» sono rispettati, il tenore in «carne(i) di…» dev'essere adeguato al ribasso di conseguenza e l'elenco degli ingredienti deve menzionare, oltre al termine «carne(i) di…», la presenza di materie grasse e/o di tessuto connettivo.

19. Tutti i tipi di prodotti che rientrano nella definizione di «carni separate meccanicamente».

La dicitura «carni di… separate meccanicamente » e il nome o i nomi3 delle specie o delle specie animali da cui provengono

Parte C – Ingredienti designati con il nome della loro categoria seguito dal loro nome specifico o dal loro numero CE

Gli additivi e gli enzimi alimentari diversi da quelli precisati all'articolo 21, lettera b), che appartengono a una delle categorie elencate nella presente parte sono designati obbligatoriamente mediante il nome di questa categoria seguito dal loro nome specifico o eventualmente dal loro numero CE. Nel caso di un ingrediente che appartiene a più categorie, viene indicata quella corrispondente alla sua funzione principale nel caso del prodotto alimentare in questione. Tuttavia, la designazione «amido modificato» deve sempre essere completata dall'indicazione della sua origine vegetale specifica, quando questo ingrediente può contenere glutine.

Acidi

Regolatori di acidità

Agenti antiagglomeranti

Agenti antischiumogeni

Antiossidanti

Agenti di carica

Coloranti

Emulsionanti

Sali di fusione(55)

Enzimi2

Agenti rassodanti

Esaltatori di sapidità

Agenti di trattamento della farina

Agenti gelificanti

Agenti di rivestimento

Agenti umidificanti

Amidi modificati(56)

Estratto di cellulosa

Conservanti

Gas propulsore

Agenti lievitanti

Stabilizzanti

Edulcoranti

Addensanti

Parte D – Designazione degli aromi nell'elenco degli ingredienti

1.  Gli aromi sono designati sia con il termine «aroma(i)», sia con una denominazione più specifica o una descrizione dell'aroma.

2.  La chinina e/o la caffeina che sono utilizzate come aromi nella fabbricazione o nella preparazione di un prodotto alimentare sono designate nell'elenco degli ingredienti con la denominazione specifica, immediatamente dopo il termine «aroma(i)».

3.  Il termine «naturale» o qualunque espressione che ha un significato sostanzialmente equivalente può essere utilizzata solo per gli aromi nei quali la componente aromatizzante contiene esclusivamente sostanze aromatizzate definite all'articolo 1, paragrafo 2, lettera b), punto i) della direttiva 88/388/CEE e/o preparati aromatizzanti definiti all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c), di tale direttiva.

4.  Se la designazione dell'aroma contiene un riferimento alla natura o all'origine vegetale o animale delle sostanze utilizzate, il termine «naturale» o qualunque altra espressione avente un significato sostanzialmente equivalente può essere utilizzata solo se la componente aromatizzante è stata isolata mediante procedimenti fisici adeguati o procedimenti enzimatici o microbiologici, o procedimenti tradizionali di preparazione dei prodotti alimentari unicamente o quasi unicamente a partire dal prodotto alimentare o dalla fonte di aromi interessata.

Parte E – Designazione degli ingredienti composti

1.  Un ingrediente composto può figurare nell'elenco degli ingredienti sotto la sua denominazione, nella misura in cui essa è prevista dalla regolamentazione o fissata dall'uso, in rapporto al suo peso globale, e dev'essere immediatamente seguita dall'elenco dei suoi ingredienti.

2.  L'elencazione degli ingredienti prevista per gli ingredienti composti non è obbligatoria:

   a) quando la composizione dell'ingrediente composto è definita nel quadro di una regolamentazione dell'Unione vigente e nella misura in cui l'ingrediente composto interviene per meno del 2 % nel prodotto finito; tuttavia, tale disposizione non si applica agli additivi alimentari, fatte salve le disposizioni dell'articolo 21, lettere da a) a d); o
   b) per gli ingredienti composti che consistono in miscele di spezie e/o di piante aromatiche che costituiscono meno del 2 % del prodotto finito, ad eccezione degli additivi alimentari, fatto salvo quanto disposto all'articolo 21, lettere da a) a d); o
   c) quando l'ingrediente composto è un prodotto alimentare per il quale l'elenco degli ingredienti non è richiesto dalla legislazione comunitaria.

ALLEGATO VII

INDICAZIONE QUANTITATIVA DEGLI INGREDIENTI

1.  L'indicazione quantitativa non è richiesta:

  a) per un ingrediente o una categoria di ingredienti:
   i) il cui peso netto sgocciolato è indicato conformemente all'allegato VIII, punto 5; o
   ii) la cui quantità deve già figurare obbligatoriamente sull'etichettatura in virtù delle disposizioni dell'Unione; o
   iii) che è utilizzato in piccole quantità a fini di aromatizzazione; o
   iv) che, pur figurando nella denominazione del prodotto alimentare, non è suscettibile di determinare la scelta del consumatore dello Stato membro di commercializzazione poiché la variazione di quantità non è essenziale per caratterizzare il prodotto alimentare o tale da distinguerlo da altri prodotti simili; o
   b) quando disposizioni dell'Unione specifiche determinano in modo preciso la quantità degli ingredienti o della categoria d'ingredienti senza prevederne l'indicazione sull'etichettatura; o
   c) nei casi di cui all'allegato VI, parte A, punti 4 e 5.

2.  L'articolo 23, paragrafo 1, lettere a) e b), non si applica nel caso:

   a) di ingredienti o di categorie d'ingredienti coperti dalla dicitura «con edulcorante(i)» o «con zucchero(i) ed edulcorante(i)» quando la denominazione del prodotto alimentare è accompagnata da tale dicitura conformemente all'allegato III; o
   b) di vitamine o di sali minerali aggiunti, quando tali sostanze devono essere oggetto di una dichiarazione nutrizionale.

3.  L'indicazione della quantità di un ingrediente o di una categoria d'ingredienti:

   a) è espressa in percentuale e corrisponde alla quantità dell'ingrediente o degli ingredienti al momento della loro utilizzazione; e
   b) figura sia nella denominazione del prodotto alimentare, sia immediatamente accanto a tale denominazione, o nella lista degli ingredienti in rapporto con l'ingrediente o la categoria d'ingredienti in questione.

4.  In deroga al punto 3,

   a) per i prodotti alimentari che hanno subito una perdita di umidità in seguito al trattamento termico o di altro tipo, la quantità è indicata in percentuale corrispondente alla quantità dell'ingrediente o degli ingredienti utilizzati, in relazione col prodotto finito, tranne quando tale quantità o la quantità totale di tutti gli ingredienti menzionati sull'etichettatura supera il 100 %, nel qual caso la quantità è indicata in funzione del peso dell'ingrediente o degli ingredienti utilizzati per preparare 100 g di prodotto finito;
   b) la quantità degli ingredienti volatili è indicata in funzione della loro proporzione ponderale nel prodotto finito;
   c) la quantità degli ingredienti utilizzati sotto forma concentrata o disidratata e ricostituiti durante la fabbricazione può essere indicata sulla base della loro proporzione ponderale così come registrata prima della loro concentrazione o disidratazione;

d)  quando si tratta di prodotti alimentari concentrati o disidratati cui occorre aggiungere acqua, la quantità degli ingredienti può essere indicata sulla base della loro proporzione ponderale nel prodotto ricostituito.

ALLEGATO VIII

INDICAZIONE DELLA QUANTITÀ NETTA

1.  L'indicazione della quantità netta non è obbligatoria per i prodotti alimentari:

   a) che sono soggetti a notevoli perdite del loro volume o della loro massa o che non sono preimballati e sono venduti al pezzo o pesati davanti all'acquirente; o
   b) la cui quantità netta è inferiore a 5 g o 5 ml; questa disposizione non si applica tuttavia nel caso delle spezie e delle piante aromatiche; o
   c) oggetto di esenzioni previste da altre disposizioni legislative.

2.  Quando l'indicazione di un certo tipo di quantità (come ad esempio la quantità nominale, la quantità minima o la quantità media) è prevista da disposizioni dell'Unione e, in loro assenza, da disposizioni nazionali, questa quantità è la quantità netta nel senso del presente regolamento.

3.  Quando un preimballaggio è costituito da due o più preimballaggi individuali contenenti la stessa quantità dello stesso prodotto, l'indicazione della quantità netta è data indicando la quantità netta contenuta in ciascun imballaggio individuale e il loro numero totale. Tali indicazioni non sono tuttavia obbligatorie quando il numero totale degli imballaggi individuali può essere chiaramente visto e facilmente contato dall'esterno e quando almeno un'indicazione della quantità netta contenuta in ciascun imballaggio individuale può essere chiaramente vista dall'esterno.

4.  Quando un preimballaggio è costituito da due o più imballaggi individuali che non sono considerati come unità di vendita, l'indicazione della quantità netta è fornita indicando la quantità netta totale e il numero totale degli imballaggi individuali.

5.  Quando un prodotto alimentare solido è presentato in un liquido di copertura, viene indicato anche il peso netto sgocciolato di questo prodotto alimentare.

Ai sensi del presente punto, per «liquido di copertura» s'intendono i seguenti prodotti, eventualmente mescolati e anche quando si presentano congelati o surgelati, purché il liquido sia soltanto accessorio rispetto agli elementi essenziali della preparazione in questione e non sia pertanto decisivo per l'acquisto: acqua, soluzioni acquose di sali, salamoia, soluzioni acquose di acidi alimentari, aceto, soluzioni acquose di zuccheri, soluzioni acquose di altre sostanze o materie edulcoranti, succhi di frutta e ortaggi nei casi delle conserve di frutta e ortaggi.

ALLEGATO IX

TITOLO ALCOLOMETRICO

Il titolo alcolometrico volumico effettivo delle bevande con contenuto alcolico superiore all«1,2% in volume è indicato da una cifra con non più di un decimale. È seguita dal simbolo »% vol' e può essere preceduta dal termine «alcol» o dall'abbreviazione «alc.».

Il titolo alcolometrico è determinato a 20°C.

Le tolleranze consentite, positive o negative, rispetto all'indicazione del titolo alcolometrico volumico ed espresse in valori assoluti, sono indicate conformemente alla seguente tabella. Esse si applicano fatte salve le tolleranze risultanti dal metodo d'analisi utilizzato per la determinazione del titolo alcolometrico.

Descrizione delle bevande

Tolleranza positiva o negativa

1. Birre con contenuto alcolometrico volumico non superiore a 5,5 % vol.; bevande della sottovoce 22.07 B II della Tariffa doganale comune ricavate dall'uva

0,5 % vol.

2. Birre con contenuto alcolometrico superiore a 5,5 % vol.; bevande della sottovoce 22.07 B I della Tariffa doganale comune e ricavate dall'uva; sidri, vini di frutta e altri prodotti fermentati simili, derivati da frutta diversa dall'uva, eventualmente frizzanti o spumanti; bevande a base di miele fermentato

1 % vol.

3. Bevande contenenti frutta o parte di piante in macerazione

1,5 % vol.

4. Eventuali altre bevande con contenuto alcolico superiore all«1,2 % in volume

0,3 % vol.

ALLEGATO X

CONSUMI DI RIFERIMENTO

Parte A – Consumi di riferimento GIORNALIERI per vitamine e sali minerali (ADULTI)

1.  Vitamine e sali minerali che possono essere dichiarati e relative razioni giornaliere raccomandate (RDA)

Vitamina A (µg)

Vitamina D (µg)

Vitamina E (mg)

Vitamina K (μg)

Vitamina C (mg)

Tiammina (Vitamina B1) (mg)

Riboflavina (mg)

Niacina (mg)

Vitamina B6 (mg)

Acido folico (µg)

Vitamina B12 (µg)

Biotina (µg)

Acido pantotenico (mg)

Potassio (mg)

800

5

12

75

80

1,1

1,4

16

1,4

200

2,5

50

6

2 000

Cloruro (mg)

Calcio (mg)

Fosforo (mg)

Ferro (mg)

Magnesio (mg)

Zinco (mg)

Rame (mg)

Manganese (mg)

Fluoruro (mg)

Selenio (µg)

Cromo (µg)

Molibdeno (µg)

Iodio (µg)

800

800

700

14

300

10

1

2

3,5

55

40

50

150

2.  Quantità significative di vitamine e di sali minerali

In linea generale, la quantità da prendere in considerazione per decidere ciò che costituisce la quantità significativa corrisponde al 15 % del consumo raccomandato specificato al punto 1 per 100 g o 100 ml o per imballaggio, se quest'ultimo contiene una sola porzione.

PARTE B – CONSUMI giornalieri DI RIFERIMENTO DI ELEMENT NUTRITIVI DIVERSI DALLE VITAMINE E DAI SALI MINERALI (ADULTI)(57)

Elementi nutritivi ed energetici

Consumo di riferimento

Energia

▌ 2 000 kcal

Proteine

80 g

Grassi totali

70 g

Acidi grassi saturi

20 g

Carboidrati

230 g

Zuccheri

90 g

Sale

6 g

ALLEGATO XI

COEFFICIENTI DI CONVERSIONE

Coefficienti di conversione per il calcolo dell'energia

Per la dichiarazione il valore energetico dev'essere calcolato usando i seguenti coefficienti di conversione :

‐ carboidrati (ad esclusione dei polioli)

4 kcal/g ▌

‐ polioli

2,4 kcal/g ▌

‐ proteine

4 kcal/g ▌

‐ grassi

9 kcal/g ▌

‐ salatrim

6 kcal/g ▌

‐ alcol (etanolo)

7 kcal/g ▌

‐ acidi organici

3 kcal/g ▌

ALLEGATO XII

ESPRESSIONE E PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE

Parte A – Espressione della dichiarazione nutrizionale

Le unità da utilizzare nella dichiarazione nutrizionale sono le seguenti:

‐ energia

kJ e kcal

‐ grassi

grammi (g)

‐ carboidrati

‐ fibre alimentari

‐ proteine

‐ sale

‐ vitamine e sali minerali

le unità specificate nell'allegato XI, parte A, punto 1

‐ altre sostanze

l'unità appropriata a seconda della sostanza interessata

Parte B – Ordine di presentazione della dichiarazione nutrizionale relativa ai componenti dei carboidrati e dei grassi

1.  Quando sono dichiarati i polioli e/o l'amido, la dichiarazione è presentata nell'ordine seguente:

carboidrati

g

di cui:

‐ zuccheri

g

‐ polioli

g

‐ amido

g

2.  Quando viene dichiarata la quantità e/o il tipo di acidi grassi, la dichiarazione è presentata nell'ordine seguente:

grassi

g

di cui:

‐ acidi grassi saturi

g

‐ acidi grassi trans

g

‐ acidi grassi monoinsaturi

g

‐ acidi grassi polinsaturi

g

Parte C – Ordine di presentazione degli elementi energetici e nutritivi che appaiono in una dichiarazione nutrizionale

Le informazioni relative agli elementi energetici nutritivi sono, se del caso, presentate nell'ordine seguente:

energia

▌e kcal

grassi

g

‐ acidi grassi saturi

g

zucchero

g

sale

g

proteine

g

carboidrati

g

fibre alimentari

g

acidi grassi trans naturali

g

acidi grassi trans artificiali

g

energia

▌e kcal

acidi grassi monoinsaturi

g

acidi grassi polinsaturi

g

polioli

g

colesterolo

g

amido

g

vitamine e sali minerali

le unità specificate nell'allegato XI, parte A, punto 1

altre sostanze

l'unità appropriate a seconda della sostanza interessata

(1) GU C 77 del 31.3.2009, pag. 81.
(2) GU C 77 del 31.3.2009, pag. 81.
(3) Parere del Parlamento europeo del 16 giugno 2010.
(4) GU L 31 dell«1.2.2002, pag. 1.
(5) GU L 149 dell»11.6.2005, pag. 22.
(6)1 GU L 109 del 6.5.2000, pag. 29.
(7) GU L 276 del 6.10.1990, pag. 40.
(8) GU L 113 del 30.4.1987, pag. 57.
(9) GU L 300 del 23.11.1994, pag. 14.
(10) GU L 69 del 16.3.1999, pag. 22.
(11) GU L 191 del 19.7.2002, pag. 20.
(12) GU L 97 dell«1.4.2004, pag. 44.
(13) GU L 162 del 30.4.2004, pag. 76.
(14) GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 160.
(15) GU L 179 del 14.7.1999, pag. 1.
(16) GU L 39 del 13.2.2008, pag. 16.
(17) GU L 302 del 19.10.1993, pag. 1.
(18) GU L 253 dell«11.10.1993, pag. 1.
(19) GU L 404 del 30.12.2006, pag. 9.
(20) GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1.
(21) GU L 404 del 30.12.2006, pag. 26.
(22) GU L 184 del 17.07.99, pag. 23.
(23)* Data di entrata in vigore del presente regolamento.
(24)** Diciotto mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(25) GU L139 del 30.4.2004, pag.1.
(26) GU L 40 dell«11.2.1989, pag. 27.
(27) GU L 184 del 15.7.1988, pag. 61.
(28) GU L 139 del 30.4.2004, pag. 55.
(29) GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1.
(30) GU L 247 del 21.9.2007, pag. 17.
(31) GU L 91 del 7.4.1999, pag. 29.
(32) GU L 401 del 30.12.2006, pag. 1.
(33) GU L 339 del 6.12.2006, pag. 16.
(34) GU L 144 del 4.6.1997, pag. 19.
(35)* Cinque anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento.
(36) GU L 176 del 6.7.1985, pag. 18.
(37) GU L 183 del 12.7.2002, pag. 51.
(38) GU L 229 del 30.8.1980, pag. 1.
(39) GU L 186 del 30.6.1989, pag. 27.
(40)* Cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.
(41)* Cinque anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(42) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37.
(43)* Data di entrata in vigore del presente regolamento.
(44)* Data di entrata in vigore del presente regolamento.
(45)** Cinque anni dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento.
(46)* Dal primo giorno del mese che segue un periodo di trentasei mesi a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(47)** Data dell'entrata in vigore del presente regolamento.
(48)*** Dal primo giorno del mese che segue un periodo di sessanta mesi a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(49) E i prodotti derivati, nella misura in cui la trasformazione che hanno subito non è suscettibile di elevare il livello di allergenicità valutato dall'Autorità per il prodotto di base da cui sono derivati.
(50) Il livello si applica ai prodotti così come proposti pronti per il consumo o ricostituiti conformemente alle istruzioni dei fabbricanti.
(51) GU L 66 del 13.3.1999, pag. 26.
(52) Il diaframma e i masseteri fanno parte dei muscoli scheletrici, mentre il cuore, la lingua, i muscoli della testa (diversi dai masseteri), del carpo, del tarso e della coda ne sono esclusi.
(53) Per l'etichettatura in inglese, la denominazione può essere sostituita dal nome generico dell'ingrediente per la specie animale interessata.
(54) Il tenore di tessuto connettivo si calcola facendo il rapporto tra i tenori di collagene e di proteine di carne. Il tenore di collagene è pari ad otto volte il tenore di idrossiprolina.
(55) Soltanto per i formaggi fusi e i prodotti a base di formaggio fuso.
(56) L'indicazione di un nome specifico o di un numero CE non è richiesta.
(57) I consumi di riferimento sono valori indicativi; essi saranno definiti più dettagliatamente dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare.


EU 2020
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 su EU 2020
P7_TA(2010)0223RC-B7-0348/2010

Il Parlamento europeo,

–  vista la riunione informale del Consiglio europeo dell’11 febbraio 2010,

–  visti la consultazione pubblica sull'UE 2020 lanciata dalla Commissione e il suo esito (SEC(2010)0116),

–  vista la valutazione della Commissione sulla strategia di Lisbona (SEC(2010)0114),

–  visto il documento del Consiglio europeo intitolato ’Seven steps to deliver on the European strategy for growth and jobs’ (Sette fasi per realizzare la strategia europea per la crescita e l'occupazione),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 su UE 2020(1),

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, data la persistente gravità della crisi finanziaria, economica e sociale, le aspettative riposte nella nuova strategia UE 2020, che dovrà essere approvata dal Consiglio europeo nel giugno 2010, sono quanto mai elevate,

B.  considerando che numerosi Stati membri sono ancora alle prese con una disoccupazione in crescita, che può arrivare a interessare fino a 28 milioni di persone nell'UE in assenza di un'adeguata risposta politica nel medio termine, generando in tal modo immense difficoltà sul piano sociale e umano; che la crisi ha distrutto milioni di posti di lavoro e ha contribuito ad aggravare la precarietà del lavoro,

C.  considerando che un modello più sostenibile di produzione, distribuzione e consumo è un requisito essenziale di fronte al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e all'esaurimento delle risorse naturali,

D.  considerando che la comunicazione della Commissione e le dichiarazioni del Consiglio sugli aspetti del contenuto della strategia EU 2020, quali gli obiettivi primari, le proposte faro, le strozzature e gli indicatori, sono state di natura molto generale e che, pertanto, la Commissione deve proporre con urgenza piani più dettagliati per chiarire come tali iniziative saranno attuate per assicurarne la riuscita e presentare detti piani al Parlamento,

E.  considerando che, al fine di conseguire risultati, i compiti e le responsabilità europee devono essere condivise in modo ben concertato tra i livelli di governance europeo, nazionale, regionale e locale, che tutti i livelli di governance devono presentare la qualità e la responsabilità massime possibili e che tutti gli importanti motori del cambiamento – ossia le imprese e le università coinvolte in partenariati con le autorità locali e regionali e la società civile – dovrebbero svolgere un ruolo centrale nel nuovo meccanismo di realizzazione,

F.  considerando che è importante tener conto della crisi demografica e delle sue conseguenze e che le future generazioni non dovrebbero essere sacrificate per salvaguardare i benefici acquisiti delle generazioni che le hanno precedute,

Osservazioni generali

1.  si dichiara deluso per gli elementi principali della nuova strategia EU 2020 decisi dal Consiglio europeo il 26 marzo 2010; esorta il Consiglio europeo a trarre insegnamento dall'attuale crisi e di definire una strategia realmente lungimirante, ambiziosa e coerente;

2.  chiede che la strategia UE 2020 persegua un concetto politico di ampio respiro riguardo al futuro dell'UE in quanto Unione competitiva, sociale e sostenibile, che pone le persone e la tutela dell'ambiente al centro della formulazione delle politiche;

3.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero migliorare i propri risultati economici mediante l'introduzione di riforme strutturali al fine di ottimizzare la spesa pubblica, diminuire la burocrazia, responsabilizzare i cittadini, favorire lo spirito imprenditoriale e l'innovazione, rendere la legislazione più favorevole alle PMI e fornire alle persone la possibilità di massimizzare il loro potenziale;

4.  riconosce che, per prevenire le risposte alla crisi dell'euro risultanti in un lungo periodo di stagnazione economica, l'Unione dovrebbe, contemporaneamente, attuare una strategia per accelerare la crescita economica, parallelamente a riforme miranti a ripristinare e migliorare la competitività;

5.  deplora che le conclusioni del Consiglio europeo non tengano conto della necessità che l'attuale fragile processo di ripresa si rifletta appieno in una nuova strategia per il 2020, elaborando un'agenda politica coerente e integrando in modo esaustivo la politica macroeconomica nella strategia per garantire che non sia compromessa dal necessario consolidamento di bilancio;

6.  deplora che il Parlamento europeo, in quanto istituzione che rappresenta i cittadini europei, non sia stato consultato in merito agli indicatori alla base dei programmi nazionali di riforma nell'ambito della strategia UE 2020; sollecita il Consiglio ad approvare gli elementi chiave della strategia UE 2020 alla riunione di giugno ma insiste sul fatto che non dovrebbe adottare decisioni finali sugli strumenti principali, gli obiettivi e gli indicatori della strategia UE 2020 senza aver opportunamente consultato il Parlamento quanto prima possibile; nello stesso spirito, ritiene che anche i parlamenti nazionali, le regioni, gli enti locali, i partner sociali e le ONG debbano essere attivamente coinvolti nella definizione e nell'attuazione della strategia in parola;

Strozzature e obiettivi primari

7.  prende atto dei cinque obiettivi principali concordati dal Consiglio europeo sul tasso di occupazione, la ricerca e lo sviluppo, le emissioni di gas serra, i livelli di istruzione e l'inclusione sociale; sottolinea che questi obiettivi principali dovrebbero essere formulati nel quadro di una strategia di sviluppo omogenea e coerente che combini i programmi delle politiche economiche, sociali e ambientali;

Rilanciare il mercato unico

8.  sottolinea che il mercato unico è uno dei principali motori della crescita europea e che deve essere ancora totalmente completato; sottolinea altresì che il persistere di taluni ostacoli alla libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali rende necessario un ulteriore sforzo da parte di tutte le istituzioni europee, al fine di creare un mercato interno equo, migliore, più competitivo e più efficace;

9.  sottolinea che è importante mantenere il libero scambio e l'accesso al mercato mondiale al centro della definizione delle politiche ed evitare una deriva protezionistica, poiché gli imprenditori e le società innovative possono prosperare in un mercato libero e globale;

10.  pone l'accento sul fatto che sono necessarie iniziative più ambiziose per completare il mercato unico e ottenere una maggiore accettazione pubblica per detto mercato; accoglie pertanto con favore la relazione elaborata da Mario Monti che, come la risoluzione del Parlamento del 20 maggio 2010(2), contiene proposte interessanti per generare consenso e realizzare un mercato unico più forte;

11.  ritiene che, per conseguire un mercato unico efficace, la Commissione debba presentare una serie di priorità politiche chiare adottando un ’atto sul mercato unico’ che dovrebbe includere iniziative sia legislative sia non legislative, preposte a creare un'economia sociale di mercato altamente competitiva;

PMI in un'economia sociale di mercato

12.  sottolinea che l'UE dovrebbe stimolare ed incoraggiare le PMI e l'imprenditorialità, elementi cruciali per il mantenimento e la creazione di posti di lavoro, che dovrebbe ridurre gli oneri amministrativi e regolamentari e semplificare le norme affinché le PMI possano crescere rapidamente, commercializzando liberamente i propri prodotti e/o servizi presso i 500 milioni di consumatori che costituiscono il mercato interno dell'Unione europea, e che debba anche ridurre l'onere burocratico; sottolinea analogamente l'importanza di dare piena attuazione alla normativa sulle piccole imprese (’Small Business Act’) attraverso un impegno politico a tutti i livelli;

13.  sottolinea il fatto che le PMI sono la spina dorsale dell'economia sociale di mercato, creano posti di lavoro e svolgono un ruolo essenziale nel rafforzamento di una crescita economica sostenibile e che si debba perciò dare la priorità ad ulteriori sforzi nel campo della riforma, come ad esempio una legislazione favorevole alle PMI, creando un ambiente stimolante per le nuove imprese, incoraggiando l'imprenditorialità e migliorando l'accesso ai finanziamenti; è altresì dell'avviso che la strategia UE 2020 dovrebbe includere obiettivi e iniziative atti a favorire l'aumento dei livelli medi di capitale azionario e di rischio delle società;

14.  sottolinea che le micro imprese possono spesso contribuire a lottare contro la disoccupazione, che la creazione di un'impresa rappresenta spesso un modo per avere successo nonostante l'inerzia sociale, che la condizione fondamentale per lo sviluppo delle PMI è la capacità di raccogliere fondi adeguati per le loro attività e che il mantenimento del meccanismo di garanzia per le PMI, mercati secondari dinamici e un settore bancario che promuove l'attività economica in Europa sono precondizioni per lo sviluppo delle PMI;

Obiettivo in materia di occupazione

15.  ribadisce che un'occupazione di elevata qualità dovrebbe costituire una priorità chiave della strategia UE 2020 e che è essenziale concentrarsi maggiormente sul buon funzionamento dei mercati del lavoro e sulle condizioni sociali per migliorare i risultati in materia di occupazione; chiede pertanto che sia fissata una nuova agenda per promuovere il lavoro dignitoso, garantire i diritti dei lavoratori in tutta l'Europa e migliorare le condizioni di lavoro;

16.  ritiene che la nuova strategia debba porre maggiormente l'accento sul lavoro dignitoso, compresa la lotta al lavoro sommerso, e assicurare che le persone attualmente escluse dal mercato del lavoro possano accedervi;

17.  ritiene che la nuova strategia dovrebbe incoraggiare i mercati del lavoro che migliorano gli incentivi e le condizioni delle persone sul luogo di lavoro, aumentando al contempo gli incentivi per i datori di lavoro che assumono o mantengono personale;

Obiettivo in materia di ricerca

18.  esorta la Commissione e gli Stati membri a mantenere l'obiettivo generale del 3% del PIL da destinare alla R&S; invita gli Stati membri a fare migliore uso della potenziale sinergia tra i fondi della politica di coesione e quelli relativi alla R&S e a garantire che detti strumenti si traducano in un'innovazione che comporti autentici benefici per la società;

19.  sottolinea che i grandi progetti di R&S, gli investimenti fondamentali in infrastrutture energetiche, la nuova competenza dell'UE in materia di politica spaziale e la politica d'innovazione dell'UE richiedono una solida, credibile e sostenibile assistenza finanziaria dell'UE al fine di realizzare gli obiettivi fondamentali dell'Unione per il 2020;

20.  sottolinea che l'Europa deve rafforzare ulteriormente le sue potenzialità in termini di lavoratori qualificati, scienza, ricerca e tecnologia e, quindi, in termini di capacità di innovare, quali aspetti fondamentali della competitività, e che il triangolo della conoscenza deve rimanere al centro della strategia UE 2020;

21.  è del parere che, per rendere più efficiente la ricerca europea, è essenziale razionalizzare ulteriormente le strutture esistenti e creare, tanto nel settore pubblico che in quello privato, un clima di investimenti più favorevole alla ricerca e all'innovazione; invita la Commissione a proporre misure pratiche per migliorare l'accesso ai finanziamenti, in particolare la disponibilità di capitali di rischio;

Obiettivi in materia di clima ed energia

22.  deplora la scarsa ambizione degli obiettivi primari del Consiglio europeo in materia di emissioni di gas serra, energie rinnovabili ed efficienza energetica e il fatto che non siano orientati alla leadership in un mondo che si trova ad affrontare il cambiamento climatico e il grave impoverimento delle risorse naturali, e in cui gli ecosistemi globali sono sull'orlo del collasso; chiede, pertanto, che i seguenti obiettivi vincolanti per l'UE siano adottati immediatamente e simultaneamente:

   a) un obiettivo di riduzione interna del 30% delle emissioni di gas serra e un'ulteriore riduzione sostanziale nel lungo termine, a condizione che gli altri paesi siano pronti ad impegnarsi a prendere anch'essi iniziative adeguate;
   b) obiettivo in materia di miglioramento dell'efficienza delle risorse;
   c) un obiettivo di riduzione del 20% dei consumi energetici e un aumento della quota di energie rinnovabili ad almeno il 20% entro il 2020, eliminando al contempo gli ostacoli tecnici e di altra natura all'ulteriore sviluppo di energie rinnovabili sostenibili, come primo passo verso la creazione, entro il 2050, di un'economia priva di emissioni di CO2, altamente efficiente e basata soprattutto sulle energie rinnovabili;
   d) obiettivi misurabili, volti ad arrestare la perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici e finalizzati al loro ripristino, ove possibile, entro il 2020;

Obiettivo in materia di istruzione

23.  prende atto dell'obiettivo primario di migliorare i livelli di istruzione; deplora l'assenza di obiettivi quantificati ed esorta vivamente il Consiglio europeo a fissare l'obiettivo del 100% di istruzione secondaria nonché obiettivi qualitativi e indicatori chiari per l'istruzione primaria e secondaria;

24.  chiede agli Stati membri di fare propri gli ambiziosi obiettivi fissati nella comunicazione della Commissione sulla strategia ’Europa 2020’, in modo tale che, entro il 2020, i tassi di abbandono scolastico siano inferiori al 10% del totale e almeno il 40% della popolazione abbiano completato studi universitari o di livello equivalente;

25.  sottolinea la necessità di politiche solide in materia di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, nel cui ambito le opportunità di formazione andrebbero incoraggiate e dovrebbero essere a disposizione delle persone per tutta la durata della loro vita professionale evidenzia che sarà necessario mantenere il numero di individui attivi sul mercato del lavoro e rafforzare l'inclusione sociale;

Obiettivo in materia di povertà

26.  insiste che la strategia UE 2020 dovrebbe includere l'obiettivo di dimezzare la povertà nell'UE e sottolinea che la maggioranza degli europei che attualmente vivono in stato di povertà, o a rischio di povertà, è costituita da donne, in particolare anziane, migranti, madri single e donne impegnate nell'assistenza dei familiari;

27.  accoglie con favore le proposte del Consiglio europeo sull'inclusione sociale, in particolare e in via prioritaria tramite la riduzione della povertà, e sottolinea la necessità di obiettivi e iniziative chiari; ritiene che questo obiettivo sia uno dei principali obiettivi della strategia UE 2020; chiede una strategia ambiziosa di lungo termine contro la povertà, con obiettivi di vasta portata per la sua riduzione e per l'inclusione sociale, anche tra le donne, i bambini, gli anziani, e per combattere il problema dei lavoratori poveri; sottolinea la necessità di un obiettivo per la riduzione del numero di famiglie disoccupate;

Uguaglianza di genere

28.  deplora che gli obiettivi primari definiti dal Consiglio europeo non comprendano la parità di genere; sollecita un programma per la parità di genere al fine di far cessare le attuali disparità tra uomini e donne e di assicurare la piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro e in politica, promuovendo al contempo le opportunità professionali delle donne; sottolinea la necessità di garantire migliori condizioni al fine di conciliare il lavoro con la vita familiare;

Iniziative faro
Iniziativa faro: ’L'Unione dell'innovazione’

29.  ritiene che il successo nella realizzazione della nuova iniziativa faro ’L'Unione dell'innovazione’ sia indispensabile per favorire l'economia basata sulla conoscenza; invita la Commissione ad aumentare la dotazione finanziaria complessiva destinata alla ricerca e all'innovazione nel bilancio comunitario;

30.  sottolinea l'importanza di semplificare il finanziamento della ricerca e dello sviluppo e di ridurre l'onere burocratico affinché le imprese basate sulla conoscenza possano massimizzare la loro efficacia e possano essere incoraggiate nuove opportunità occupazionali;

31.  esorta la Commissione europea a migliorare le condizioni per l'innovazione, ad esempio con l'introduzione del brevetto unico comunitario; afferma che i programmi volti a dare impulso alla competitività e alla definizione di un'economia sostenibile non funzionano correttamente e ritiene che le PMI, le università e le imprese dovrebbero essere incoraggiate a partecipare a programmi europei;

32.  ritiene che occorra stabilire obiettivi espliciti per gli strumenti di finanziamento compatibili con le PMI per garantire l'interoperabilità e l'accessibilità digitale e che dovrebbero esplicitamente includere obiettivi dell'UE per l'eco-innovazione;

33.  ritiene che esistano grandi potenzialità non sfruttate per promuovere l'innovazione tramite gli appalti pubblici; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a mettere in evidenza l'importanza degli appalti pubblici innovativi per contribuire a soddisfare gli obiettivi di R&S, il ruolo che svolgono per incoraggiare le PMI basate sulla ricerca e le potenzialità che hanno in termini di fornitura di servizi pubblici di elevata qualità e di rispetto degli obiettivi sul cambiamento climatico;

Iniziativa faro: ’Youth on the move’

34.  sottolinea che anche il Parlamento ha individuato nei giovani una delle grandi priorità del bilancio 2011 e ha chiaramente espresso l'intenzione di sostenere ulteriormente, in termini finanziari, tutti i principali programmi in materia;

35.  sottolinea che, per affrontare il problema di un'elevata disoccupazione giovanile, dovrebbe essere posto un maggiore accento sulla garanzia di formazione e di opportunità di lavoro per tutti i giovani, sulla riduzione delle soglie per il primo impiego dei giovani e sulla creazione di programmi dell'UE che promuovono l'imprenditorialità tra i giovani in tutte le fasi del processo educativo;

36.  reputa che l'istruzione superiore sia uno dei motori principali dello sviluppo economico e sociale, dell'innovazione e della crescita e, pertanto, che sarebbe opportuno porre maggiormente l'accento sul seguito del processo di Bologna e sull'attuazione da parte degli Stati membri dei principi concordati all'interno dello spazio europeo dell'insegnamento superiore;

Iniziativa faro: ’Un'agenda digitale europea’

37.  accoglie con favore le ambiziose proposte recenti della Commissione sull'agenda digitale e sollecita gli Stati membri ad attuare pienamente queste iniziative;

38.  sottolinea l'immenso potenziale del settore TIC per quanto riguarda l'occupazione nonché il suo ruolo per rendere l'Europa un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse ed energetico; sottolinea che la concorrenza nel settore favorisce l'innovazione e evidenzia la necessità di mercati competitivi, aperti a nuovi soggetti per facilitare la diffusione di nuove tecnologie innovative; sottolinea l'importanza di proseguire gli sforzi per garantire un accesso universale e ad alta velocità alla banda larga fissa e mobile, a condizioni eque e a prezzi competitivi per tutti i cittadini e i consumatori, indipendentemente dalla posizione geografica; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere tutti gli strumenti politici disponibili per ottenere l'accesso alla banda larga per tutti i cittadini europei, compresi gli obiettivi nazionali per la copertura a banda larga e ad alta velocità e programmi speciali per aumentare l'alfabetizzazione informatica dei bambini tramite l'uso dei computer nelle scuole;

39.  osserva che l'agenda digitale europea avrà un impatto fondamentalmente sui settori della cultura, dei mezzi di comunicazione e dell'istruzione e che, pertanto, si rivela necessario un approccio integrato piuttosto che uno a comparti; ritiene di vitale importanza che l'attenzione sia dedicata all'impatto dei nuovi media, ad esempio tramite l'impegno a sviluppare le competenze informatiche, e alla questione dei contenuti online rispetto a considerazioni economiche, tecniche e concernenti il mercato interno in tutte le iniziative politiche relative all'azienda digitale;

40.  osserva tuttavia che la libera circolazione dei servizi digitali sia attualmente ostacolata dalla frammentazione delle regole a livello nazionale;

41.  ritiene che anche l'industria creativa svolga un ruolo importante nel contesto digitale nella promozione della diversità culturale all'interno dell'UE;

Iniziativa faro: ’Un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse’

42.  ritiene che gli aspetti ambientali della strategia UE 2020 siano generalmente troppo deboli e devono essere rafforzati. sollecita affinché gli obiettivi ambientali chiari e misurabili siano inglobati tra gli obiettivi principali della strategia, ponendo l'accento sulla necessità di arrestare la perdita di biodiversità;

43.  ritiene che la strategia 2020 dovrebbe essere orientata verso la realizzazione degli obiettivi UE a lungo termine volti a ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050, in particolare aumentando l'efficienza energetica e minimizzando gli sprechi per migliorare la posizione concorrenziale dell'Europa e ridurre i costi;

44.  è del parere che il miglioramento dell'efficienza in termini di risorse dovrebbe costituire una priorità nel corso dell'intera strategia e che un'attenzione particolare debba essere prestata agli effetti del prezzo del petrolio in continua crescita e alla limitata offerta di metalli preziosi che sono vitali per l'elettronica in generale e, in particolare, per la produzione di batterie per auto elettriche;

45.  ritiene che l'innovazione debba essere perseguita con determinazione per raggiungere gli obiettivi del miglioramento ambientale, dell'efficienza nell'uso delle risorse e della riduzione dei costi e che la definizione di obiettivi giuridici e l'introduzione di misure di regolamentazione siano il mezzo più efficace per promuovere tale innovazione;

46.  considera opportuno adattare le modalità di ripartizione dei fondi strutturali UE per tenere conto della necessità di promuovere l'innovazione che riduce i costi e migliora l'uso delle risorse;

Iniziativa faro: ’energia pulita ed efficiente’

47.  sottolinea che processi produttivi sostenibili, uniti all'efficienza nell'uso delle risorse, a una politica energetica integrata e all'ulteriore sviluppo delle fondi energetiche rinnovabili, consentiranno all'UE non soltanto di raggiungere i propri obiettivi in materia di energia e cambiamento climatico, ma anche di mantenere una solida base manifatturiera in Europa e di aumentare la competitività, la crescita e l'occupazione;

48.  deplora che nella strategia UE 2020 non sia riscontrabile la minima ambizione per quanto riguarda lo sviluppo di una politica europea realmente comune in materia di energia; sottolinea che, malgrado un mercato interno funzionante sia un obiettivo fondamentale per l'Europa e pur sottolineando la necessità di attuare rapidamente il terzo pacchetto sull'energia, attribuire eccessiva enfasi a questa parte della politica energetica va a scapito degli altri due obiettivi dello ’sviluppo sostenibile’ e della ’sicurezza dell'approvvigionamento’; ricorda che non si può affrontare la questione del mercato interno separatamente da quella della dimensione esterna e che l'Europa necessita di una politica energetica europea comune al fine di esercitare un effetto concreto sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico, sul cambiamento climatico e sull'accessibilità dei prezzi dell'energia;

49.  sottolinea il fatto che l'efficienza energetica è non solo il mezzo più economico per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e aumentare la sicurezza energetica, ma potrebbe anche creare un considerevole numero di posti di lavoro entro il 2020; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a porre l'efficienza energetica al primo posto dell'ordine del giorno dell'UE, anche in termini di bilancio; in modo più specifico, chiede di intensificare l'attuazione della legislazione vigente e di presentare una tempestiva e ambiziosa proposta del nuovo Piano d'azione europeo sull'efficienza, che preveda una revisione della direttiva servizi energetici e l'introduzione di un obiettivo vincolante per l'efficienza energetica;

50.  osserva che, per far fronte alla sfida del cambiamento climatico, saranno necessari cospicui investimenti nell'infrastruttura energetica prima del 2020 e oltre tale data, compresi investimenti per modernizzare le reti energetiche europee, un'autentica super rete europea, i corridoi verdi, le interconnessioni, a completamento del progetto Galileo, la tecnologia verde, la sanità elettronica, il programma sulle retri transeuropee di trasporto (RTE-T) e l'accesso libero ed equo alle TIC e alla banda larga; sottolinea altresì che è essenziale completare il mercato interno dell'energia e incoraggiare gli Stati membri a dare rapidamente attuazione al terzo pacchetto sull'energia, al fine di stimolare la crescita economica, promuovere l'apertura dei mercati, migliorare i diritti dei consumatori e rendere più sicuro l'approvvigionamento energetico dell'UE; ritiene essenziale perseguire tali iniziative per stimolare il mercato interno dell'energia e integrare una quota crescente di fonti energetiche rinnovabili nonché per sviluppare nuovi grandi progetti infrastrutturali nei paesi terzi, soprattutto nella regione mediterranea ed eurasiatica; osserva che le fonti energetiche rinnovabili sono le migliori risorse energetiche endogene del continente europeo e sollecita pertanto il perseguimento di misure ambiziose di attuazione degli obblighi degli Stati membri in materia di energie rinnovabili;

51.  sottolinea la necessità che l'Unione europea investa più efficacemente nelle infrastrutture di trasporto esistenti, quali le TEN-T, per promuovere la creazione di posti di lavoro, migliorare la coesione sociale e territoriale e creare un sistema di trasporti sostenibile e interoperabile; chiede un'interazione tra modi di trasporto e l'utilizzo intelligente della logistica, dal momento che per decarbonizzare il settore dei trasporti e renderlo sostenibile occorreranno innovazione, nuove tecnologie e risorse finanziarie;

Iniziativa faro: ’Una politica industriale per l'era della globalizzazione’

52.  è fortemente favorevole a una politica industriale atta a creare le condizioni migliori per mantenere e sviluppare una base industriale solida, competitiva e diversificata in Europa; accoglie con favore ed evidenzia il fatto che una tale politica copra l'intero comparto industriale e persegua principalmente l'obiettivo di creare le condizioni quadro adeguate;

53.  chiede una trasformazione dell'industria europea per mezzo di una politica industriale europea sostenibile che punti alla creazione di posti di lavori sostenibili e al miglioramento dell'efficienza e dell'impiego delle risorse; ritiene che lo sviluppo sostenibile dell'industria europea richieda un dialogo intenso con i dipendenti e i lavoratori; ribadisce che tale transizione richiederà misure volte ad aiutare la transizione dei lavoratori verso una nuova economia sostenibile sul piano ambientale;

54.  afferma che la strategia UE 2020 dovrebbe indicare i costi e i vantaggi del passaggio a un'economica sostenibile ed efficiente sotto il profilo energetico e osserva che uno degli obiettivi dell'Unione e degli Stati membri consiste nell'agevolare l'adeguamento dell'industria ai cambiamenti strutturali;

55.  ribadisce la sua richiesta di assicurare un adeguato finanziamento a sostegno di tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio pulite, sostenibili ed efficienti, che consista in una spesa totale di almeno 2 miliardi di euro all'anno dal bilancio UE oltre al VII Programma quadro e al Programma quadro per la competitività e l'innovazione dal 2010 in poi; chiede, in tale contesto, che la Commissione e gli Stati membri definiscano con urgenza un calendario per gli impegni di finanziamento per garantire che i fondi per le varie iniziative del Piano strategico europeo per le tecnologie energetiche (piano SET) e per le altre iniziative complementari comincino a fluire dal 2010;

Iniziativa faro: ’Un'agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro’

56.  ritiene importante che la diminuzione della competitività europea sia considerata a livello globale e che, tenendo conto della scarsità di forza lavoro prevista a lungo termine, è anche importante guardare oltre la crisi e studiare soluzioni europee che offrano possibilità di migrazione delle conoscenze e di prevenzione della ’fuga dei cervelli’ europei;

57.  ritiene che far fronte alla disoccupazione giovanile e promuovere un'effettiva corrispondenza tra le competenze e le esigenze del mercato dovrebbero essere punti centrali della politica e che, a tal fine, sia necessario facilitare la mobilità transfrontaliera per studenti e ricercatori nel quadro di scambi e tirocini e migliorare la forza di attrazione internazionale degli istituti europei di insegnamento superiore; ritiene che l'impegno dell'Europa in materia di istruzione dovrebbe trovare un'espressione pratica nella strategia UE 2020 e accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di includere nella strategia obiettivi quantitativi per l'istruzione;

58.  esorta gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione, congiuntamente al Parlamento, ad adottare, entro la fine dell'anno, una strategia ambiziosa in materia di posti di lavoro verdi, che ponga le condizioni quadro per approfittare delle potenzialità sotto il profilo occupazionale di un'economia più sostenibile basata sulle competenze e l'innovazione e garantisca che la transizione verso tale economia sia sostenuta dalla formazione, dall'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e dalla sicurezza sociale per tutti;

Iniziativa faro: ’Piattaforma europea contro la povertà’

59.  accoglie con favore la proposta della Commissione in merito a una piattaforma contro la povertà ma sottolinea che la lotta contro detto fenomeno deve essere rafforzata; ritiene, a tale proposito, che la strategia UE 2020 dovrebbe includere esplicitamente obiettivi ambiziosi volti a ridurre le disuguaglianze, più specificamente il divario tra ricchi e poveri; ritiene pertanto che la povertà debba essere misurata in termini di ’povertà relativa’, per contribuire a identificare coloro che sono a rischio di esclusione;

60.  ritiene che la scelta di indicatori per la povertà e l'inclusione sociale dovrebbe rispecchiare la necessità di ridurre la povertà tramite il coinvolgimento delle persone, in particolare delle donne, nel mercato del lavoro; chiede pertanto che siano sviluppati nuovi strumenti per valutare il legame tra l'esclusione dal mercato del lavoro e la povertà a livello personale; sottolinea l'importanza cruciale dei servizi sociali ai fini del perseguimento dell'inclusione sociale;

Politica di coesione

61.  è dell'avviso che una politica di coesione forte e dotata dei giusti finanziamenti, che abbracci tutte le regioni europee, dovrebbe essere pienamente in linea con la strategia UE 2020 e che una tale politica, con il suo approccio orizzontale, sia una precondizione per l'effettivo raggiungimento degli obiettivi dell'UE 2020, nonché per raggiungere la coesione sociale, economica e territoriale; esorta quindi a un'ulteriore semplificazione delle disposizioni di esecuzione relative alla politica di coesione nell'interesse di una sua più facile attuazione, responsabilità e di un approccio più reattivo alle sfide future e al rischio di crisi economiche;

62.  ritiene che la crisi mondiale debba essere utilizzata quale opportunità per creare nuovamente l'economia sociale di mercato europea quale modello di società fondato sulla sostenibilità, la solidarietà, la conoscenza, una netta riduzione della povertà e la creazione di posti di lavoro e che la strategia UE 2020 dovrebbe sviluppare le potenzialità in termini di occupazione della transizione verso un'economia sostenibile;

Politica agricola comune

63.  sottolinea che la riforma della PAC entro il 2013 e una strategia sostenibile in materia di silvicoltura dovrebbero essere considerate nel quadro della strategia UE 2020; è convinto che, se il quadro delle politiche del settore è valido e vi sono adeguate risorse di bilancio, l'agricoltura e la silvicoltura possono svolgere un ruolo importante in una strategia europea complessiva volta ad assicurare la ripresa economica, nel contempo contribuendo alla sicurezza alimentare dell'UE e del mondo, preservando il paesaggio rurale di cui è fatto il 90% del territorio dell'UE, assicurando la protezione dei posti di lavoro nelle aree rurali, garantendo benefici ambientali e fornendo un contributo importante alla ricerca di risorse alternative;

Azione esterna dell'Unione europea

64.  sottolinea che l'attenzione dedicata alla dimensione esterna della strategia UE 2020 dovrebbe essere maggiore; esorta vivamente la Commissione ad adottare un approccio più ampio e globale nella sua azione esterna, in linea con il principio UE di coerenza delle politiche per lo sviluppo; esorta la Commissione ad utilizzare la sua strategia commerciale per l'UE 2020 per promuovere i valori fondamentali dell'Unione, quali i diritti umani, la democrazia, lo stato di diritto e le libertà fondamentali e la salvaguardia dell'ambiente;

65.  sottolinea che la Commissione dovrebbe plasmare la sua strategia commerciale per l'UE 2020 al fine di trasformare la politica commerciale dell'Unione europea in un reale veicolo di creazione di posti di lavoro e di sviluppo sostenibile a livello mondiale e che dovrebbe prevedere tempestivamente un dialogo aperto con il Parlamento e la società civile sulle priorità dell'Unione europea per l'era post-Doha, in particolare in materia di norme sociali e ambientali e riforma dell'OMC;

o
o   o

66.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0053.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0186.


Governance economica
PDF 198kWORD 45k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla governance economica
P7_TA(2010)0224RC-B7-0349/2010

Il Parlamento europeo,

–  vista la riunione informale del Consiglio europeo dell’11 febbraio 2010,

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 su UE 2020(1),

–  vista la riunione dei Capi di Stato e di governo dei paesi dell'Eurozona e la riunione del Consiglio Ecofin dedicata al Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria,

–  vista la Comunicazione della Commissione del 12 maggio 2010 intitolata ’Rafforzare il coordinamento delle politiche economiche’ (COM(2010)0250),

–  viste le sei relazioni adottate il 10 maggio 2010 dalla sua commissione per i problemi economici e monetari,

–  visti i lavori della sua commissione speciale sulla crisi finanziaria, economica e sociale,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'attuale crisi finanziaria ed economica denota la necessità di una più forte governance economica e monetaria,

B.  considerando che la strategia UE 2020 dovrebbe promuovere la crescita economica e creare posti di lavoro; che la diminuzione del 4% del PIL, il calo della produzione industriale e un totale di oltre 23 milioni di lavoratrici e lavoratori disoccupati rappresentano una grave sfida economica e sociale,

Primo passo importante: un Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria per garantire la stabilità dell'euro

1.  ritiene che l'accordo raggiunto il 9 maggio 2010 sull'istituzione di un Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria per aiutare i paesi all'interno e all'esterno della zona euro in difficoltà finanziarie costituisca un momento cruciale nella storia europea; deplora il fatto che i responsabili decisionali europei abbiano tardato ad intervenire con decisione, malgrado l'aggravarsi della crisi finanziaria;

2.  ricorda alla Commissione e agli Stati membri che il Parlamento europeo dovrà dare il suo accordo qualora la Commissione e il Consiglio cerchino di applicare il Meccanismo di stabilizzazione finanziaria ricorrendo ai mercati internazionali dei capitali;

3.  ritiene che l'accordo costituisca un importante primo passo verso l'obiettivo di dare all'Unione europea un quadro più solido e sostenibile di politica economica e monetaria;

4.  sottolinea come i recenti avvenimenti dimostrino che l'Eurozona ha bisogno di una governance economica più determinata e che un pilastro monetario senza un pilastro sociale ed economico è destinato a fallire;

L'Unione europea deve riformare il suo sistema di governance economica per essere meglio preparata ad affrontare le crisi future

5.  sottolinea che al fine di ripristinare tassi di crescita sani e pervenire all'obiettivo dello sviluppo e della coesione economica e sociale sostenibili, occorre attribuire priorità alla lotta ai persistenti e significativi squilibri macroeconomici e divari di competitività; plaude al riconoscimento di tale necessità da parte della Commissione nella sua Comunicazione sul coordinamento delle politiche economiche;

6.  invita pertanto la Task Force istituita dal Consiglio europeo nel marzo 2010 ad accelerare i suoi lavori e, prima del settembre 2010, a presentare proposte concrete, basate sul metodo comunitario, per un coordinamento economico più ampio e approfondito;

7.  sottolinea che la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche è essenziale per la stabilità e la crescita; saluta le proposte della Commissione volte a rafforzare la gestione della zona euro a medio e lungo termine, il cui fine è di evitare il ripetersi dell'attuale crisi monetaria, e ne condivide la tesi secondo cui il Patto di stabilità e di crescita richiede meccanismi di incentivazione e sanzionamento più efficaci;

8.  deplora peraltro il fatto che nelle sue proposte sulla governance economica europea la Commissione non abbia definito soluzioni che consentano di pervenire a un coordinamento delle politiche economiche più mirato e incentrato sullo sviluppo di una strategia di bilancio comune nel quadro di una strategia d'insieme Europa 2020, al fine di ripristinare e mantenere tassi di crescita economica duraturi;

9.  sottolinea che la sostenibilità delle finanze pubbliche non richiede soltanto una spesa responsabile, ma anche una tassazione adeguata ed improntata ad equità, un più efficace processo di prelievo delle imposte da parte delle competenti autorità e una più intensa lotta contro l'evasione; invita a tal proposito la Commissione a proporre una serie di misure per aiutare gli Stati membri a ripristinare l'equilibrio dei conti pubblici e a finanziare gli investimenti pubblici attingendo a fonti finanziarie innovative;

10.  sottolinea la necessità per le autorità di vigilanza finanziaria europee di lavorare in stretta cooperazione reciproca, a livello sia micro che macro, per garantire una supervisione efficace;

11.  ritiene che le prerogative di Eurostat debbano essere rafforzate, anche conferendo all'Istituto poteri di indagine; ritiene che un'informazione statistica aperta e trasparente dovrebbe costituire una precondizione per l'ottenimento di un sostegno a titolo dei fondi strutturali; ritiene che la Commissione debba assumersi la responsabilità di valutare le statistiche fornite dagli Stati membri;

12.  chiede la creazione di un ’Fondo monetario europeo’ (FME), cui i paesi della zona euro dovrebbero contribuire secondo il proprio PIL e con ammende calcolate in funzione dei rispettivi livelli eccedentari di debito e deficit; ogni Stato membro attingerebbe dai fondi FME fino all'importo che ha precedentemente depositato; qualora, tuttavia, un paese dovesse aver bisogno di risorse o garanzie supplementari, sarebbe tenuto ad accettare un programma di riforma su misura, la cui attuazione ricadrebbe sotto la supervisione della Commissione europea;

13.  chiede alla Commissione di effettuare una valutazione dell'impatto macroeconomico del pacchetto di misure volte a preservare la stabilità finanziaria nell'Unione europea e a pubblicare una Comunicazione sulla fattibilità, i rischi e i vantaggi dell'emissione di eurobbligazioni;

L'Unione europea deve riformare il suo sistema di governance economica per garantire il successo della sua prossima strategia Europa 2020

14.  è persuaso che la struttura di governance della strategia Europa 2020 debba essere rafforzata per assicurare che, a differenza della Strategia di Lisbona, essa raggiunga i propri obiettivi; deplora, quindi, profondamente che la Commissione e il Consiglio non abbiano presentato proposte in merito, malgrado la pressante richiesta fatta dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 10 marzo 2010 su Europa 2020;

15.  sottolinea l'importanza di stabilire un più forte legame tra gli strumenti del Patto di stabilità e di crescita, gli strumenti macroeconomici e i programmi di riforma nel quadro di Europa 2020, presentandoli in maniera coerente ed assicurando una migliore comparabilità dei bilanci nazionali per quanto riguarda le diverse categorie di spesa; gli Stati membri dovrebbero vedere le rispettive politiche economiche non solo in un'ottica di interesse nazionale ma anche in una prospettiva di interesse comune, e formulare le proprie politiche in modo conseguente; rammenta agli Stati membri il ruolo accresciuto degli indirizzi di massima per le politiche economiche;

16.  ritiene che, per il successo della nuova strategia, non si debba continuare a fare assegnamento sul metodo del coordinamento aperto in campo economico, ma occorra fare più ampio ricorso a misure vincolanti;

17.  ritiene che la strategia Europa 2020 non si concentri abbastanza sulle questioni chiave che gli Stati membri devono affrontare e sottolinea i gravi problemi riguardanti il contenuto e la gestione di ’target’ e ’obiettivi qualificanti’ (flagship);

18.  rinnova i suoi appelli precedenti per una strategia di sviluppo unica e integrata per l'Europa, che definisca chiaramente orientamenti di crescita economica a lungo termine, al fine di costruire una società migliore, più giusta e più sostenibile, con maggiore prosperità per tutti;

19.  ribadisce il suo invito ad integrare le strategie in reciproca sovrapposizione come la strategia Europa 2020, la Strategia per uno sviluppo sostenibile e il Patto di stabilità e crescita (PSC); deplora che il Consiglio europeo abbia respinto questo approccio, lasciando irrisolto il problema dell'incoerenza delle politiche;

20.  ritiene che un'effettiva governance economica comporti il conferimento alla Commissione di un'effettiva e maggiore responsabilità gestionale, che le consenta di avvalersi degli strumenti esistenti e di quelli recentemente introdotti dal trattato di Lisbona, ad esempio agli articoli 121, 122, 136, 172, 173 e 194, che affidano alla Commissione il compito di coordinare i piani e gli interventi di riforma e di stabilire una strategia comune;

21.  esorta il Consiglio europeo e la Commissione a definire un approccio ’bastone e carota’ e ad avvalersi di meccanismi di compliance nel quadro dell'articolo 136 del trattato - come incentivi economici (ad esempio fondi UE supplementari) e penali – atti a sostenere una governance economica UE rafforzata e più specificamente una più solida governance della Strategia Europa 2020;

22.  ritiene che il rafforzamento della governance economica debba andare di pari passo con il rafforzamento della legittimità democratica della governance europea, da conseguire tramite una più stretta e tempestiva partecipazione del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali lungo l'intero processo; invita in particolare il Consiglio e la Commissione a fare un uso corretto delle disposizioni del Trattato di Lisbona relativamente alla partecipazione attiva del Parlamento in materia di politica economica, come definita all'articolo 121, paragrafi 5 e 6 ed invita la Commissione a formulare proposte dettagliate per l'instaurazione di un regolare dialogo politico e legislativo a livello interistituzionale in questo cruciale settore;

Il bilancio europeo e i piani di riforma nazionali devono essere coerenti con i fini della Strategia Europa 2020, in modo da stimolare la crescita e lo sviluppo sostenibile

23.  insiste sul fatto che, ai fini della credibilità della strategia Europa 2020, occorrono una maggiore compatibilità e complementarità tra i bilanci nazionali dei 27 Stati membri e il bilancio dell'UE; sottolinea la maggiore importanza del bilancio dell'UE in quanto strumento in grado di mettere risorse in comune;

24.  sottolinea l'importanza degli investimenti pubblici o privati a lungo termine per i finanziamento delle infrastrutture necessarie a mettere in atto le iniziative ’portabandiera’ (flagship) previste nella strategia Europa 2020, ed invita la Commissione a proporre misure che adeguino il quadro normativo europeo alla necessità di promuovere la cooperazione tra investitori a lungo termine;

25.  sottolinea che la Strategia Europa 2020 può essere credibile solo se adeguatamente finanziata e si attende in proposito un approccio più ambizioso per il progetto di bilancio 2011, onde garantire il successo della Strategia; deplora il fatto che il progetto di bilancio 2011 non doti i programmi portabandiera della strategia Europa 2020 di fondi sufficienti; sottolinea che un maggiore coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti (BEI) e un maggiore ricorso alle partnership pubblico-privato (PPP) possa essere un approccio efficace, senza peraltro rappresentare una soluzione ’universale’; si rammarica che tale questione non sia stata affrontata né dal Consiglio europeo né dalla Commissione;

26.  invita la Commissione europea a chiarire il rapporto tra linee di bilancio e corrispondenti obiettivi strategici di Europa 2020; insiste sulla necessità che, entro il primo semestre 2010 la Commissione presenti proposte volte a riformare l'attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2007-2013 per reperire le risorse finanziarie aggiuntive necessarie al conseguimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020;

27.  chiede ulteriori informazioni sulle implicazioni per il bilancio UE del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria approvato in occasione del Consiglio ’Ecofin’ straordinario del 9 e 10 maggio 2010;

28.  sottolinea l'importanza di rivedere l'attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) onde rispettare le conclusioni del Consiglio europeo del 15 e 16 dicembre 2005 e assicurarne la conformità con gli obblighi del trattato di Lisbona; ciò al fine di garantire finanziamenti alle iniziative delineate nella Strategia Europa 2020, nonché alle varie iniziative e impegni politici assunti nel quadro dell'attuale e del prossimo QFP;

29.  evidenzia la necessità che il bilancio dell'UE rifletta la necessità di finanziare la transizione verso un'economia sostenibile dal punto di vista ambientale;

Il Parlamento europeo chiede di essere più strettamente associato alla definizione dettagliata della proposte nel quadro di Europa 2020

30.  sottolinea che il Parlamento prenderà una decisione sugli Orientamenti per l'occupazione una volta ricevuta una risposta soddisfacente per quanto riguarda la struttura di governance e il quadro di bilancio della Strategia Europa 2020;

31.  sottolinea che le raccomandazioni programmatiche annuali e gli avvertimenti della Commissione in merito al rispetto degli obiettivi Europa 2020 da parte degli Stati membri dovrebbero costituire la base per le decisioni del Consiglio europeo; ritiene che tali relazioni debbano essere discusse in seno al Parlamento europeo prima di essere esaminate dal Consiglio europeo;

o
o   o

32.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P6_TA(2010)0053.


Nomina alla commissione speciale sulle sfide politiche e le risorse di bilancio per un'Unione europea sostenibile dopo il 2013
PDF 100kWORD 32k
Decisione del Parlamento europeo del 16 giugno 2010 sulla costituzione, le attribuzioni, la composizione numerica e la durata del mandato di una commissione speciale sulle sfide politiche e le risorse di bilancio per un'Unione europea sostenibile dopo il 2013
P7_TA(2010)0225B7-0295/2010

Il Parlamento europeo,

–  viste le decisioni della Conferenza dei presidenti in data 22 aprile, 12 maggio e 20 maggio 2010, che propongono la costituzione di una commissione speciale sulle sfide politiche e le risorse di bilancio a disposizione dell'Unione dopo il 2013,

–  visto l'articolo 312, paragrafo 5, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in base al quale, nel corso della procedura di adozione del quadro finanziario, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione adottano ogni misura necessaria a facilitare l'adozione stessa,

–  vista la necessità di raccogliere e coordinare i pareri delle varie commissioni interessate e di stabilire il mandato della commissione per i bilanci quanto ai suoi negoziati con il Consiglio in vista dell'adozione di un regolamento che contenga il futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) e, eventualmente, la definizione di misure di accompagnamento da precisare in un accordo interistituzionale,

–  viste l'attività svolta dalla commissione speciale del Parlamento europeo sulla crisi finanziaria, economica e sociale e la necessità di dar seguito ai lavori di tale commissione, in particolare per quanto riguarda il sostegno alla crescita sostenibile e qualitativa e agli investimenti a lungo termine, al fine di affrontare gli effetti a lungo termine della crisi,

–  visto l'articolo 184 del suo regolamento,

1.  decide di costituire una commissione speciale con le attribuzioni seguenti:

   a) definire le priorità politiche del Parlamento per il QFP dopo il 2013, sia in termini legislativi che di bilancio;
   b) valutare le risorse finanziarie necessarie all'Unione per conseguire i suoi obiettivi e attuare le sue politiche nel periodo dal 1° gennaio 2014;
   c) definire la durata del prossimo QFP;
   d) proporre, in conformità di tali priorità e obiettivi, una struttura per il futuro QFP, indicando i principali settori di attività dell'Unione;
   e) presentare orientamenti per una ripartizione indicativa delle risorse tra le varie rubriche di spesa del QFP e nell'ambito delle stesse, in linea con le priorità e la struttura proposta;
   f) precisare il collegamento tra una riforma del sistema di finanziamento del bilancio dell'UE e una revisione della spesa in modo da fornire alla commissione per i bilanci una solida base per i negoziati sul nuovo QFP;

2.  decide di costituire la commissione speciale per un periodo di 12 mesi a partire dal 1° luglio 2010 affinché possa presentare una relazione al Parlamento prima che la Commissione presenti la sua proposta corredata di dati per il prossimo QFP, prevista per il luglio 2011;

3.  ricorda che le specifiche proposte legislative e di bilancio saranno esaminate dalle commissioni competenti conformemente all'allegato VII del suo regolamento;

4.  decide che la commissione speciale sarà composta di 50 membri.

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