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Testi approvati
Giovedì 21 ottobre 2010 - Strasburgo
Strumento per la stabilità ***I
 Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo ***I
 Strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo ***I
 Strumento finanziario per la cooperazione con i paesi industrializzati ***I
 Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo ***I
 Indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi ***I
 Futuro della normazione europea
 Riforme attuate e sviluppi nella Repubblica di Moldova
 Politica marittima integrata
 Relazioni commerciali dell'UE con l'America latina
 Espulsioni coatte in Zimbabwe
 Cambogia, in particolare il caso di Ram Rainsy
 Caucaso settentrionale, in particolare il caso di Oleg Orlov

Strumento per la stabilità ***I
PDF 341kWORD 53k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1717/2006 che istituisce uno strumento per la stabilità (COM(2009)0195 – C7-0042/2009 – 2009/0058(COD))
P7_TA(2010)0378A7-0066/2009

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2009)0195),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, l'articolo 179, paragrafo 1, e l'articolo 181 A del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0042/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio intitolata «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e gli articoli 209, paragrafo 1, e 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la sentenza della Corte di giustizia del 20 maggio 2008 relativa alla causa C-91/05, Commissione contro Consiglio, che annulla la decisione del Consiglio 2004/833/PESC, del 2 dicembre 2004, che attua l'azione comune 2002/589/PESC in vista di un contributo dell'Unione europea all'ECOWAS nel quadro della moratoria sulle armi leggere e di piccolo calibro,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0066/2009),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, nonché alla Commissione e ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 ottobre 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1717/2006 che istituisce uno strumento per la stabilità

P7_TC1-COD(2009)0058


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 209, paragrafo 1, e 212,

vista la proposta della Commissione europea,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue:

(1)  Scopo del regolamento (CE) n. 1717/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce uno strumento per la stabilità(2) era permettere alla Comunità di dare una risposta coerente e integrata in situazioni di crisi o al delinearsi di una crisi, utilizzando uno strumento giuridico unico con procedure decisionali semplificate.

(2)  In esito al riesame di cui all'articolo 25 del regolamento (CE) n. 1717/2006 si è concluso che occorre proporre determinate modifiche al regolamento.

(3)  Il regolamento (CE) n. 1717/2006 deve essere allineato con la sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 20 maggio 2008(3), in cui si è stabilito che le misure di lotta contro la proliferazione e l'uso illecito delle armi leggere e di piccolo calibro, e l'accesso alle stesse, possono essere attuate dalla Comunità nell'ambito della sua politica di cooperazione allo sviluppo, e quindi nell'ambito del regolamento (CE) n. 1717/2006.

(4)  Per favorire il conseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 4, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 1717/2006 e migliorare la coerenza, è opportuno autorizzare la partecipazione su base globale all'aggiudicazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione a norma dell'articolo 4, paragrafo 3, di tale regolamento, regola che si applica già alle misure di cui all'articolo 3, in modo da allineare le disposizioni sulla partecipazione e sulle norme di origine per l'assistenza alla risposta alle crisi con quelle riguardanti la preparazione alle crisi.

(5)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativamente a documenti di strategia multipaese, a documenti di strategia tematici e a programmi indicativi pluriennali, in quanto tali documenti e programmi integrano il regolamento (CE) n. 1717/2006 e sono di applicazione generale. È particolarmente importante che la Commissione intraprenda, nel corso dei suoi lavori preparatori, consultazioni adeguate anche a livello di esperti.

(6)  La quota della dotazione finanziaria indicata nell'articolo 24 del regolamento (CE) n. 1717/2006 per le misure di cui all'articolo 4, paragrafo 1, di tale regolamento si è dimostrata insufficiente e dovrebbe essere aumentata. Solo pochi dei numerosi settori contemplati possono essere gestiti in modo efficace, anche attraverso programmi a obiettivi molteplici, con le scarse risorse disponibili. Lo sviluppo di azioni efficaci in materia di infrastrutture critiche, rischi per la salute pubblica e risposte globali alle minacce transregionali richiede misure più sostanziali che garantiscano una reale incidenza, visibilità e credibilità. Lo sviluppo di azioni transregionali complementari alle dotazioni nazionali e regionali richiede inoltre finanziamenti sufficienti per raggiungere una massa critica. Per favorire ulteriormente il conseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1717/2006 occorre aumentare dal 7% al 10% la percentuale massima della dotazione finanziaria globale destinata alle misure di cui all'articolo 4, paragrafo 1 di tale regolamento.

(7)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento non possono essere realizzati in misura sufficiente dagli Stati membri e quindi, vista l'entità, possono essere realizzati meglio a livello dell'Unione, quest'ultima può adottare misure in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali scopi in base al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(8)  Occorre pertanto modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 1717/2006,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1717/2006 è così modificato:

1)  all'articolo 3, paragrafo 2, la lettera i) è sostituita dalla seguente:"

   i) il sostegno a misure per affrontare, nel quadro delle politiche dell'Unione di cooperazione e dei loro obiettivi, l'impatto sulla popolazione civile dell'uso illecito di armi da fuoco e dell'accesso ad esse; tale sostegno può comprendere anche attività d'indagine, assistenza alle vittime, programmi di sensibilizzazione, sviluppo di capacità giuridiche e amministrative e di buone prassi,
"

2)  l'articolo 4 è così modificato:

a)  al punto 1, il primo comma della lettera a) è sostituito dal seguente:"

   a) il rafforzamento della capacità di far rispettare le leggi, delle autorità giudiziarie e civili che partecipano alla lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, ivi compresi i traffici illeciti di esseri umani, droga, armi da fuoco, leggere e di piccolo calibro e materiali esplosivi, e al controllo effettivo dei traffici e transiti illeciti.
"

   b) al punto 3, primo comma, è aggiunta la seguente lettera:"

     'c) sviluppo e organizzazione della società civile e sua partecipazione al processo politico, ivi comprese misure per promuovere il ruolo delle donne in tali processi e l'indipendenza, il pluralismo e la professionalità dei media.“;
"

c)  al punto 3, è aggiunto il comma seguente:"

Le misure di cui al presente punto possono essere attuate, se del caso, per il tramite del partenariato dell'Unione europea per il consolidamento della pace.

"

3)  all'articolo 6, i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

3.  Se il costo di una misura di assistenza straordinaria supera i 20 000 000 EUR essa è adottata dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

4.  La Commissione può adottare programmi di intervento transitori per creare o ripristinare le condizioni essenziali necessarie per un'efficace esecuzione delle politiche di cooperazione esterna dell'Unione. I programmi di intervento transitori si basano sulle misure di assistenza straordinaria e sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

"

  4) l'articolo 7 è così modificato:

a)  il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  I documenti di strategia multipaese e tematici, ed eventuali revisioni o ampliamenti degli stessi, sono adottati dalla Commissione mediante atti delegati secondo la procedura di cui all'articolo 22 e soggetta alle condizioni stabilite dagli articoli 22 bis e 22 ter. Essi coprono un periodo iniziale che non può eccedere il periodo di applicazione del presente regolamento e sono sottoposti a una revisione intermedia.

"

b)  il paragrafo 7 è sostituito dal seguente:"

7.  I programmi indicativi pluriennali, ed eventuali revisioni o ampliamenti degli stessi, sono adottati dalla Commissione mediante atti delegati secondo la procedura di cui all'articolo 22 e soggetta alle condizioni stabilite dagli articoli 22 bis e 22 ter. Essi sono fissati, ove opportuno, in consultazione con i paesi o le regioni partner interessati.

"

5)  all'articolo 8, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  I programmi d'azione annuali, ed eventuali revisioni o ampliamenti degli stessi, sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

"

  6) all'articolo 9 i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

'3.  Le misure speciali il cui costo supera i 5 000 000 EUR sono adottate dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

4.  La Commissione informa il Parlamento europeo e il Consiglio entro un mese dall'adozione delle misure speciali che costano fino a 5 000 000 EUR.“;

"

7)  all'articolo 17, i paragrafi 4 e 5 sono sostituiti dai seguenti:"

4.  Nel caso delle misure di assistenza straordinaria e dei programmi di intervento transitori di cui all'articolo 6 e nel caso delle misure adottate nel perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 4, punto 3, la partecipazione all'aggiudicazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione è aperta su base globale.

5.  Nel caso delle misure adottate nel perseguimento degli obiettivi di cui all'articolo 4, punti 1 e 2, la partecipazione all'aggiudicazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione è aperta a qualsiasi persona fisica o giuridica dei paesi in via di sviluppo o dei paesi in transizione quali definiti dall'OCSE, nonché a qualsiasi persona fisica o giuridica di qualsiasi altro paese ammissibile a norma della strategia pertinente e alle stesse si estendono le norme di origine.

"

8)  l'articolo 21 è sostituito dal seguente:"

Articolo 21

Valutazione

La Commissione procede ad una regolare valutazione dei risultati e dell'efficienza delle politiche e dei programmi, nonché dell'efficacia della programmazione, nell'intento di verificare il perseguimento degli obiettivi e di elaborare raccomandazioni finalizzate al miglioramento delle operazioni future. La Commissione trasmette relazioni di valutazione sostanziali al Parlamento europeo e al Consiglio, perché vi siano discusse. I risultati confluiscono nell'elaborazione del programma e nell'allocazione di risorse.

"

9)  l'articolo 22 è sostituito dal seguente;

'Articolo 22

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 7, paragrafi 3 e 7, è conferito alla Commissione per il periodo di applicazione del presente regolamento

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite dagli articoli 22 bis e 22 ter.

Articolo 22 bis

Revoca della delega

1.  La delega di poteri di cui all'articolo 7, paragrafi 3 e 7, può essere revocata in ogni momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca di una delega di potere si adopera per informarne l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di adottare una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi della revoca

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega del potere specificato nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o a una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 22 ter

Obiezioni agli atti delegati

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio, il termine è prorogato di due mesi.

2.  Se, allo scadere del termine di cui al paragrafo 1, né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza di tale termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni a un atto delegato, nel termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.«;

10)  l'articolo 24 è sostituito dal seguente:"

Articolo 24

Dotazione finanziaria

La dotazione finanziaria per l'attuazione del presente regolamento nel periodo 2007-2013 ammonta a 2 062 000 000 EUR. Gli stanziamenti annuali sono autorizzati dall'autorità di bilancio entro i limiti del quadro finanziario.

Per il periodo 2007-2013:

   a) non più del 10% della dotazione finanziaria possono essere stanziati per le misure che rientrano nell'ambito dell'articolo 4, punto 1);
   b) non più del 15% della dotazione finanziaria sono stanziati per le misure che rientrano nell'ambito dell'articolo 4, paragrafo 2);
   c) non più del 10% della dotazione finanziaria sono stanziati per le misure che rientrano nell'ambito dell'articolo 4, punto 3), a condizione che l'aumento sia compatibile con l'attuale revisione del partenariato dell'Unione europea per il consolidamento della pace e le risorse interne.

"

Articolo 2

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) Posizione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010.
(2) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 1.
(3) Causa C-91/05 Commissione/Consiglio (Raccolta 2008, pag. I-3651).


Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo ***I
PDF 301kWORD 47k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1905/2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e del regolamento (CE) n. 1889/2006 che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (COM(2009)0194 – C7-0043/2009 – 2009/0060A(COD))
P7_TA(2010)0379A7-0078/2009

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2009)0194),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 179, paragrafo 1, e 181, paragrafo 1, del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0043/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio intitolata «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 209, paragrafo 1 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per il commercio internazionale (A7-0078/2009),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentare nuovamente la proposta al Parlamento qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 ottobre 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1905/2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo ▌

P7_TC1-COD(2009)0060A


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 209, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue :

(1)  Per migliorare l'efficacia e la trasparenza dell'assistenza esterna della Comunità, nel 2006 è stato istituito un nuovo quadro che disciplina la programmazione e l'esecuzione dell'assistenza, in cui rientrano il regolamento (CE) n. 1085/2006 del Consiglio, del 17 luglio 2006, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA)(2), il regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato(3), il regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito(4), il regolamento (CE) n. 1717/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce uno strumento per la stabilità(5), il regolamento (Euratom) n. 300/2007 del Consiglio, del 19 febbraio 2007, che istituisce uno strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare(6), il regolamento (CE) n. 1889/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo(7) e il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(8).

(2)  Dall'attuazione del regolamento (CE) n. 1905/2006 sono emerse incoerenze per quanto riguarda le deroghe al principio della non ammissibilità ai finanziamenti dell'Unione dei costi relativi a imposte, tasse, dazi o altri oneri fiscali. Si propone pertanto di modificare le disposizioni pertinenti di tale regolamento per allinearle con quelle degli altri strumenti.

(3)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per quanto riguarda i documenti di strategia geografici, i programmi indicativi pluriennali e i documenti di strategia per i programmi tematici, in quanto tali documenti e programmi integrano il regolamento (CE) n. 1905/2006 e sono di applicazione generale. È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti.

(4)  Il presente regolamento si limita a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti, conformemente all'articolo 5, paragrafo 4, del trattato sull'Unione europea.

(5)  È opportuno pertanto modificare il regolamento (CE) n. 1905/2006 di conseguenza,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO :

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1905/2006 è così modificato:

1)  all'articolo 17, paragrafo 2, il secondo comma è sostituito dal seguente:"

Ulteriori istruzioni relative alla ripartizione dell'importo globale tra i beneficiari sono definite dalla Commissione mediante atti delegati ai sensi dell'articolo 35, e alle condizioni previste di cui agli articoli 35 bis e 35 ter.

"

2)  l'articolo 21 è sostituito dal seguente:"

Articolo 21

Adozione di documenti di strategia e programmi indicativi pluriennali

I documenti di strategia e i programmi indicativi pluriennali di cui agli articoli 19 e 20, e le eventuali relative revisioni di cui all'articolo 19, paragrafo 2 e all'articolo 20, paragrafo 1, nonché le misure di accompagnamento di cui all'articolo 17, sono adottati dalla Commissione mediante atti delegati ai sensi dell'articolo 35, e alle condizioni di cui agli articoli 35 bis e 35 ter.

"

3)  all'articolo 22, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  I programmi d'azione annuali sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

"

4)  all'articolo 23, i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

3.  Qualora il costo superi i 10 milioni di EUR, le misure speciali sono adottate dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio. Nel caso di misure speciali di importo inferiore a 10 milioni di EUR, la Commissione trasmette per informazione le misure al Parlamento europeo e al Consiglio entro un mese dalla sua decisione.

4.  Le modifiche alle misure speciali, quali gli adeguamenti tecnici, la proroga del periodo di attuazione, la riassegnazione degli stanziamenti all'interno del bilancio previsionale, l'aumento o la riduzione del bilancio di un importo inferiore al 20 % del bilancio iniziale, purché non abbiano ripercussioni sugli obiettivi iniziali quali definiti dalla decisione della Commissione, sono comunicate al Parlamento europeo e al Consiglio entro un mese.

"

5)  all'articolo 25, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

2.  In linea di massima, l'assistenza dell'Unione non è utilizzabile per pagare tasse, dazi o altri oneri nei paesi beneficiari.

"

6)  all'articolo 33, i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:"

1.  La Commissione procede al regolare monitoraggio e riesame dei suoi programmi e alla valutazione dei risultati dell'attuazione delle politiche e dei programmi geografici e tematici, delle politiche settoriali, nonché dell'efficacia della programmazione, se del caso mediante valutazioni esterne indipendenti, nell'intento di verificare il perseguimento degli obiettivi e di elaborare raccomandazioni finalizzate al miglioramento delle operazioni future. Le proposte del Parlamento europeo, dei parlamenti nazionali o del Consiglio relative a valutazioni esterne indipendenti sono tenute in debita considerazione. Si presta particolare attenzione ai settori sociali e ai progressi compiuti verso il raggiungimento degli OSM.

2.  La Commissione trasmette, per informazione, le sue relazioni di valutazione al Parlamento europeo e al Consiglio. La concezione dei programmi e la distribuzione delle risorse tengono conto dei risultati della discussione.

"

7)  all'articolo 34, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

1.  La Commissione vaglia i progressi conseguiti nell'attuare le misure adottate a titolo del presente regolamento e sottomette al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale sull'attuazione e sui risultati e, nella misura del possibile, sulle principali conseguenze e incidenze degli aiuti. La relazione è inoltre trasmessa ai parlamenti nazionali, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

"

8)  l'articolo 35 è sostituito dai seguenti:"

Articolo 35

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 17, paragrafo 2, e all'articolo 21 è conferito alla Commissione per il periodo di applicazione del presente regolamento.

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere conferito alla Commissione di adottare atti delegati è soggetto alle condizioni di cui agli articoli 35 bis e 35 ter.

Articolo 35 bis

Revoca della delega

1.  La delega di potere di cui all'articolo 17, paragrafo 2, e all'articolo 21 può essere revocata in qualunque momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca di una delega di potere si adopera per informare l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di adottare una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi della revoca.

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega del potere specificato nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o a una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 35 ter

Obiezioni agli atti delegati

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio, tale periodo è prorogato di due mesi.

2.  Se, allo scadere del termine di cui al paragrafo 1, né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza del termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni all'atto delegato nel termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.

"

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) Posizione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010.
(2) GU L 210 del 31.7.2006, pag. 82.
(3) GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.
(4) GU L 405 del 30.12.2006, pag. 34.
(5) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 1.
(6) GU L 81 del 22.3.2007, pag. 1.
(7) GU L 386 del 29.12.2006, pag. 1.
(8) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.


Strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo ***I
PDF 297kWORD 45k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1905/2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo e del regolamento (CE) n. 1889/2006 che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (COM(2009)0194 – C7-0158/2009 – 2009/0060B(COD))
P7_TA(2010)0380A7-0188/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2009)0194),

–  visti l'articolo 251, paragrafo 2, e gli articoli 179, paragrafo 1, 181 A del trattato CE, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0158/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e gli articoli 209, paragrafo 1, 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A7-0188/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 ottobre 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) ▌ n. 1889/2006 che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo

P7_TC1-COD(2009)0060B


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 209, paragrafo 1, e l'articolo 212.

vista la proposta della Commissione europea,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue:

(1)  Per migliorare l'efficacia e la trasparenza dell'assistenza esterna della Comunità, nel 2006 è stato istituito un nuovo quadro che disciplina la programmazione e l'esecuzione dell'assistenza, in cui rientrano il regolamento (CE) n. 1085/2006 del Consiglio, del 17 luglio 2006, che istituisce uno strumento di assistenza preadesione (IPA)(2), il regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato(3), il regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito(4), il regolamento (CE) n. 1717/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce uno strumento per la stabilità(5), il regolamento (Euratom) n. 300/2007 del Consiglio, del 19 febbraio 2007, che istituisce uno strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare(6), il regolamento (CE) n. 1889/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo(7) e il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(8).

(2)  Dall'attuazione di detti regolamenti sono emerse incoerenze per quanto riguarda le deroghe al principio della non ammissibilità ai finanziamenti dell'Unione dei costi relativi a imposte, tasse, dazi o altri oneri fiscali. Si propone pertanto di modificare le disposizioni pertinenti del regolamento (CE) ▌ n. 1889/2006 per allinearle con quelle degli altri strumenti.

(3)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per quanto riguarda i documenti di strategia, in quanto tali documenti integrano il regolamento (CE) n. 1889/2006 e sono di applicazione generale. È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti.

(4)  Il presente regolamento si limita a quanto necessario per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti, conformemente all'articolo 5, paragrafo 4, del Trattato sull'Unione europea,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1889/2006 è così modificato:

1)  all'articolo 5, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  I documenti di strategia, e relative revisioni e estensioni, sono adottati dalla Commissione mediante atti delegati ai sensi dell'articolo 17 e alle condizioni di cui agli articoli 17 bis e 17 ter.

"

2)  all'articolo 6, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  I programmi annuali di azione, e relative revisioni o estensioni, sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

"

3)  all'articolo 7, i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

I provvedimenti speciali per un importo pari o superiore a 3 000 000 EUR sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

4.  Nel caso di provvedimenti speciali per un importo inferiore a 3 000 000 EUR, la Commissione informa il Parlamento europeo e il Consiglio nei dieci giorni lavorativi dall'adozione della decisione.

"

4)  all'articolo 9, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

La Commissione informa regolarmente il Parlamento europeo e il Consiglio sulle misure ad hoc adottate.

"

  5) all'articolo 13 il paragrafo 6 è sostituito dal seguente:"

6.  In linea di massima, l'assistenza dell'Unione non è utilizzabile per pagare tasse, dazi o altri oneri nei paesi beneficiari.

"

6)  all'articolo 16, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

2.  La Commissione trasmette, per informazione, le relazioni di valutazione al Parlamento europeo e al Consiglio. La concezione dei programmi e la distribuzione delle risorse tengono conto dei risultati della discussione.

"

7)  l'articolo 17 è sostituito dai seguenti:"

Articolo 17

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui all'articolo 5, paragrafo 3, è conferito alla Commissione per il periodo di applicazione del presente regolamento.

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere conferito alla Commissione di adottare atti delegati è soggetto alle condizioni di cui agli articoli 17 bis e 17 ter.

Articolo 17 bis

Revoca della delega

1.  La delega di potere di cui all'articolo 5 può essere revocata in qualunque momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca di una delega di potere si adopera per informare l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di adottare una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi della revoca.

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega del potere specificato nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o da una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 17 ter

Obiezioni agli atti delegati

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio, tale periodo è prorogato di due mesi.

2.  Se, allo scadere del termine di cui al paragrafo 1, né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza del termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni all'atto delegato nel termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.

"

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ...

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) Posizione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010.
(2) GU L 210 del 31.7.2006, pag. 82.
(3) GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.
(4) GU L 405 del 30.12.2006, pag. 34.
(5) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 1.
(6) GU L 81 del 22.3.2007, pag. 1.
(7) GU L 386 del 29.12.2006, pag. 1.
(8) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.


Strumento finanziario per la cooperazione con i paesi industrializzati ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito (COM(2009)0197 – C7-0101/2009 – 2009/0059(COD))
P7_TA(2010)0381A7-0052/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2009)0197),

–  visto l'articolo 181A del trattato CE, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0101/2009),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio dal titolo «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, l'articolo 207, paragrafo 2, e l'articolo 209, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A7-0052/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.   ritiene che la proposta sia compatibile con il quadro finanziario pluriennale 2007–2013; ricorda nondimeno che gli stanziamenti annuali per il periodo 2010–2013 saranno decisi dall'autorità di bilancio nel quadro della procedura di bilancio annuale;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 ottobre 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati e con altri ad alto reddito

P7_TC1-COD(2009)0059


[Emendamento 3, salvo dove diversamente indicato]

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 207, paragrafo 2, e l'articolo 209, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue:

(1)  Dal 2007 la Comunità ha razionalizzato la sua cooperazione geografica con i paesi in via di sviluppo dell'Asia, dell'Asia centrale e dell'America latina, nonché con l'Iraq, l'Iran, lo Yemen e il Sudafrica, mediante il regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(2).

(2)  L'obiettivo primario e generale del regolamento (CE) n. 1905/2006 è l'eliminazione della povertà mediante il perseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio. Inoltre, per i programmi geografici con i paesi, i territori e le regioni in via di sviluppo istituiti a norma del regolamento la cooperazione si limita materialmente al finanziamento delle misure destinate a rispondere ai criteri di ammissibilità come aiuto pubblico allo sviluppo (criteri APS) stabiliti dal Comitato di aiuto allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE/DCS).

(3)  È nell'interesse dell'Unione approfondire ulteriormente le relazioni con i paesi in via di sviluppo in questione, che sono partner bilaterali importanti oltre a svolgere un ruolo di rilievo nei consessi multilaterali e nell'ambito della governance globale, con i quali l'Unione è strategicamente motivata a diversificare i contatti, specie in settori come gli scambi economici, commerciali, accademici, imprenditoriali e scientifici. Occorre pertanto uno strumento finanziario che permetta di finanziare queste misure le quali, in linea di principio, non possono beneficiare dell'aiuto pubblico allo sviluppo conformemente ai criteri APS, pur rivestendo un'importanza fondamentale per il consolidamento delle relazioni e contribuendo in modo decisivo al progresso dei paesi in via di sviluppo interessati.

(4)  A tal fine, le procedure di bilancio 2007 e 2008 hanno istituito quattro azioni preparatorie per avviare questa cooperazione rafforzata in conformità dell'articolo 49, paragrafo 6, lettera b), del regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio, del 25 giugno 2002, che stabilisce il regolamento finanziario applicabile al bilancio generale delle Comunità europee(3): scambi aziendali e scientifici con l'India; scambi aziendali e scientifici con la Cina; cooperazione con i paesi a reddito medio dell'Asia; cooperazione con i paesi a reddito medio dell'America latina. A norma dello stesso articolo, la procedura legislativa a seguito delle azioni preparatorie deve concludersi prima della scadenza del terzo esercizio.

(5)  Gli obiettivi e le disposizioni del regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio(4) ▌ permettono di portare avanti questa cooperazione rafforzata con i paesi contemplati dal regolamento (CE) n. 1905/2006. Occorre pertanto estendere la copertura geografica del regolamento (CE) n. 1934/2006 e prevedere una dotazione finanziaria per coprire la cooperazione con questi paesi in via di sviluppo.

(6)  In conseguenza dell'estensione dell'ambito di applicazione geografico del regolamento (CE) n. 1934/2006, i paesi in via di sviluppo interessati rientrano in due strumenti di finanziamento diversi a titolo della politica estera. È opportuno provvedere a che i due strumenti di finanziamento restino strettamente distinti l'uno dall'altro. Nel quadro generale del regolamento (CE) n. 1905/2006 saranno finanziate le misure che soddisfano i criteri APS, mentre nel quadro del regolamento (CE) n. 1934/2006 saranno prese in considerazione solo le misure che, in linea di principio, non soddisfano tali criteri. È inoltre necessario garantire che l'estensione dell'ambito di applicazione geografico non abbia per effetto di collocare in una posizione meno favorevole, in particolare dal punto di vista finanziario, i paesi finora coperti dall'ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 1934/2006, ossia i paesi e i territori industrializzati nonché i paesi e i territori ad alto reddito.

(7)  Poiché la crisi economica ha creato in tutta l'Unione una situazione di bilancio estremamente tesa e l'estensione proposta riguarda paesi che hanno talvolta raggiunto un livello di competitività paragonabile a quello dell'Unione ed un livello di vita medio prossimo a quello di taluni Stati membri, la cooperazione dell'Unione europea dovrebbe tener conto degli sforzi compiuti dai paesi beneficiari per rispettare gli accordi internazionali dell'Organizzazione internazionale del lavoro e partecipare agli obiettivi mondiali di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

(8)  Il riesame dell'attuazione degli strumenti finanziari dell'azione esterna ha individuato incoerenze nelle disposizioni che escludono, considerandoli non ammissibili, i costi legati a tasse, dazi o altri oneri. Per motivi di coerenza, si propone di allineare queste disposizioni con quelle degli altri strumenti.

(9)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea in relazione di programmi pluriennali di cooperazione, in quanto tali programmi integrano il regolamento (CE) n. 1934/2006 e sono di applicazione generale. È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livelli di esperti.

(10)  Occorre pertanto modificare di conseguenza il regolamento (CE) n. 1934/2006,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1934/2006 è così modificato:

1)  il titolo del regolamento è sostituito dal seguente:"

Regolamento (CE) n. 1934/2006 del Consiglio, del 21 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la cooperazione con paesi e territori industrializzati, e con altri paesi e territori ad alto reddito e, per le attività non contemplate dall'aiuto pubblico allo sviluppo, con i paesi in via di sviluppo contemplati dal regolamento (CE) n. 1905/2006

"

2)  gli articoli da 1 a 3 sono sostituiti dai seguenti:"

Articolo 1

Obiettivo

1.  Ai fini del presente regolamento, tra i paesi industrializzati e altri paesi e territori ad alto reddito rientrano i paesi e territori di cui allegato I del presente regolamento e tra i paesi in via di sviluppo rientrano quelli contemplati dal regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per ?la cooperazione allo sviluppo*, ed elencati nell'allegato II del presente regolamento. Essi sono denominati in prosieguo “paesi partner”.

I finanziamenti dell'Unione a norma del presente regolamento sovvenzionano la cooperazione economica, ▌ finanziaria, ▌ tecnica, culturale e accademica negli ambiti di cui all'articolo 4, che rientrano nella sua sfera di competenza, con i paesi partner. Il presente regolamento è inteso a finanziare misure che, in linea di principio, non soddisfano i criteri per l'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) stabiliti dal Comitato di aiuto allo sviluppo dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE/DCS).

2.  La cooperazione con i paesi partner si prefigge in via prioritaria di fornire una risposta specifica alla necessità di rafforzare i vincoli e di impegnarsi ulteriormente con essi su una base bilaterale, regionale o multilaterale per creare un contesto più favorevole e trasparente allo sviluppo delle relazioni tra l'Unione e i paesi partner, conformemente ai principi guida dell'azione esterna dell'Unione quali stabiliti nel trattato. Ciò riguarda tra l'altro la promozione della democrazia, il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, lo stato di diritto, il lavoro dignitoso, il buongoverno e la salvaguardia dell'ambiente, allo scopo di contribuire al progresso e ai processi di sviluppo sostenibile nei paesi partner.

Articolo 2

Ambito di applicazione

1.  La cooperazione mira al rafforzamento delle relazioni con paesi partner al fine di potenziare il dialogo e il ravvicinamento e di condividere e promuovere strutture e valori politici, economici e istituzionali simili. L'Unione mira altresì ad intensificare la cooperazione e gli scambi con partner e attori bilaterali consolidati o sempre più importanti e che svolgono un ruolo di rilievo nei consessi internazionali e nell'ambito della governance globale. La cooperazione riguarda anche i partner con i quali l'Unione ha un interesse strategico a rafforzare i legami e i propri valori quali sanciti dal trattato.

2.  ▌ In circostanze debitamente giustificate e allo scopo di garantire la coerenza e l'efficacia dei finanziamenti dell'Unione nonché di favorire la cooperazione regionale, la Commissione può decidere, al momento di adottare i programmi di azione annuali di cui all'articolo 6, che paesi non elencati negli allegati possono beneficiare delle misure adottate a titolo del presente regolamento, qualora il progetto o il programma da realizzare abbia carattere regionale o transfrontaliero. Disposizioni in materia sono previste nei programmi di cooperazione pluriennale di cui all'articolo 5.

3.  La Commissione modifica gli elenchi degli allegati I e II dopo le revisioni periodiche dell'elenco di paesi in via di sviluppo del Comitato di aiuto allo sviluppo dell'OCSE e ne informa il Parlamento europeo ed il Consiglio.

4.  Ai fini dei finanziamenti dell'Unione nel quadro del presente regolamento, occorre prestare particolare attenzione, se del caso, alla conformità dei paesi partner con le norme fondamentali in materia di lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro e ai loro sforzi nel perseguire una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

5.  In relazione ai paesi elencati nell'allegato II del presente regolamento, è rigorosamente monitorata la coerenza politica con le misure finanziate ai sensi del regolamento (CE) n. 1905/2006 e del regolamento (CE) n. 1337/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, che istituisce uno strumento di risposta rapida all'impennata dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo**.

Articolo 3

Principi generali:

1.  L'Unione è fondata sui principi della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto e cerca di promuovere, sviluppare e consolidare l'impegno al rispetto di questi principi nei paesi partner attraverso il dialogo e la cooperazione.

2.  Nell'attuazione del presente regolamento, si persegue un approccio differenziato nella concezione della cooperazione con i paesi partner, laddove opportuno, per tener conto dei loro contesti economici, sociali e politici così come degli interessi specifici, delle strategie e delle priorità dell'Unione.

3.  Le misure finanziate a norma del presente regolamento riguardano e sono coerenti con i settori di cooperazione contemplati segnatamente negli strumenti, negli accordi, nelle dichiarazioni e nei piani d'azione tra l'Unione e i paesi partner nonché con i settori che rappresentano interessi e priorità specifici dell'Unione.

4.  Per le misure finanziate a norma del presente regolamento, l'Unione intende assicurare la coerenza con altri settori della sua azione esterna nonché con altre pertinenti politiche dell'Unione, in particolare la cooperazione allo sviluppo. Questo è assicurato formulando politiche e pianificazione strategica nonché programmando e attuando le misure.

5.  Le misure finanziate a norma del presente regolamento completano e valorizzano gli sforzi intrapresi dagli Stati membri e da organismi pubblici dell'Unione nel settore delle relazioni commerciali e negli scambi culturali, accademici e scientifici.

6.  La Commissione informa il Parlamento europeo, con cui intrattiene uno scambio sistematico di opinioni.

_________

* GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.

** GU L 354 del 31.12.2008, pag. 62.

"

3)  l'articolo 4 è così modificato:

   a) la parte introduttiva è sostituita dalla seguente:"
Il finanziamento dell'Unione sostiene le azioni di cooperazione a norma dell'articolo 1 ed è conforme alle finalità globali, all'ambito di applicazione, agli obiettivi e ai principi generali del presente regolamento. Il finanziamento dell'Unione riguarda azioni che, in via di principio, non soddisfano i criteri APS, e che possono includere una dimensione regionale, nei seguenti settori di cooperazione:"
   b) i punti da 1 a 5 sono sostituiti dai seguenti:"
   1) la promozione della cooperazione, dei partenariati e le imprese comuni tra attori economici, sociali, culturali, accademici e scientifici nell'Unione e nei paesi partner;
   2) l'incentivazione degli scambi bilaterali, dei flussi di investimenti e dei partenariati economici, tra cui una particolare attenzione alle piccole e medie imprese;
   3) la promozione del dialogo tra attori politici, economici, sociali e culturali ed altre organizzazioni non governative nei settori pertinenti dell'Unione e dei paesi partner;
   4) la promozione dei legami tra le persone, dei programmi d'istruzione e di formazione e degli scambi intellettuali e il miglioramento delle intese reciproche tra culture, in particolare a livello familiare, comprese le misure per garantire e rafforzare la partecipazione dell'Unione a Erasmus Mundus e congressi sui sistemi europei di istruzione;
     5) la promozione di progetti di cooperazione in settori quali la ricerca, la scienza e la tecnologia, lo sport e la cultura, l'energia (in particolare l'energia rinnovabile), i trasporti, l'ambiente (compresi i cambiamenti climatici), le questioni finanziarie, giuridiche e attinenti ai diritti umani e altre materie di comune interesse tra l'Unione e i paesi partner
"
   c) il punto 7 è sostituito dal seguente:"
   7) il sostegno ad iniziative specifiche, compresi lavori di ricerca, studi, azioni pilota o progetti comuni destinati a rispondere in maniera efficace e flessibile agli obiettivi di cooperazione scaturiti dagli sviluppi delle relazioni bilaterali dell'Unione con i paesi partner o volti a incentivarne ulteriormente l'ampliamento e l'approfondimento.
"

4)  all'articolo 5 i paragrafi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:"

2.  I programmi di cooperazione pluriennali non vanno al di là del periodo di validità del presente regolamento. Essi illustrano gli interessi e le priorità specifici, gli obiettivi generali e i risultati previsti che l'Unione si prefigge. Per quanto riguarda in particolare Erasmus Mundus, i programmi rispettano una ripartizione geografica il più equilibrata possibile. Essi fissano inoltre i settori individuati ai fini del finanziamento dell'Unione e stabiliscono gli stanziamenti finanziari indicativi, globalmente, per settore di priorità e per paese partner o gruppo di paesi partner per il periodo in questione. Ciò, eventualmente, con l'indicazione di un massimo e di un minimo. I programmi di cooperazione pluriennali sono soggetti a revisione intermedia o ad eventuali revisioni ad hoc.

3.  I programmi di cooperazione pluriennali e le eventuali revisioni sono adottati dalla Commissione mediante atti delegati secondo l'articolo 14 bis e alle condizioni di cui agli articoli 14 ter e 14 quater.

"

5)  l'articolo 6 è così modificato:

[Emendamento 4]

   a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"
1.  La Commissione adotta annualmente programmi d'azione elaborati in base ai programmi pluriennali di cooperazione di cui all'articolo 5 e li trasmette simultaneamente al Parlamento europeo ed al Consiglio."
   b) il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"
3.  I programmi di azione pluriennali sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio. Non è necessario avvalersi di questa procedura per gli emendamenti dei programmi di azione, quali gli adeguamenti tecnici, la proroga del periodo di attuazione, la riassegnazione degli stanziamenti tra le operazioni programmate all'interno del bilancio previsionale, l'aumento del bilancio di un importo inferiore al 20% del bilancio iniziale, o la riduzione del bilancio, purché dette modifiche siano conformi agli obiettivi iniziali quali definiti nei programmi d'azione."

6)  l'articolo 7 è così modificato:

   a) le lettere e) ed f) sono sostituite dalle seguenti:"
   e) organismi misti istituiti dai paesi e dalle regioni partner e dall'Unione;
   f) istituzioni e organismi dell'Unione, nella misura in cui attuano misure di sostegno di cui all'articolo 9;
"
   b) sono aggiunti i seguenti paragrafi:"
1 bis.  Le misure rientranti nel regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio, del 20 giugno 1996, relativo all'aiuto umanitario*, nel regolamento (CE) n. 1717/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce uno strumento per la stabilità** o nel regolamento (CE) n. 1905/2006, e ammissibili a un finanziamento a tale titolo non sono finanziate a titolo del presente regolamento.
1 ter.  Il finanziamento dell'Unione a titolo del presente regolamento non può essere destinato all'acquisto di armi o munizioni, né per operazioni aventi implicazioni nel settore militare o della difesa.
_________
* GU L 163 del 2.7.1996, pag. 1.
** GU L 327 del 24.11.2006, pag. 1."

7)  all'articolo 8, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente: "

3.  “In linea di massima, i finanziamenti dell'Unione non vengono usati per pagare tasse, dazi o altri oneri nei paesi partner.”;

"

8)  l'articolo 9 è così modificato:

   a) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"
1.  Il finanziamento dell'Unione può coprire le spese relative alle azioni di preparazione, monitoraggio, controllo, audit e valutazione, direttamente necessarie per l'attuazione del presente regolamento e per il conseguimento dei relativi obiettivi, nonché qualsiasi altra spesa di sostegno tecnico-amministrativo che la Commissione e le sue delegazioni nei paesi partner potrebbero dover sostenere per la gestione delle azioni finanziate ai sensi del presente regolamento."
   b) il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"
3.  Le misure di sostegno non contemplate da programmi pluriennali di cooperazione sono adottate dalla Commissione, la quale le trasmette simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio."

9)  l'articolo 12 è così modificato:

   a) il titolo è sostituito dal seguente:"
Tutela degli interessi finanziari dell'Unione"
   b) il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"
1.  Qualsiasi accordo derivante dal presente regolamento contiene disposizioni che assicurano la tutela degli interessi finanziari dell'Unione, in particolare per quanto riguarda irregolarità, frodi, corruzione ed altre attività illegali, a norma del regolamento del Consiglio (CE, Euratom) n. 2988/95, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari della Comunità*, del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità**, del regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio per la lotta antifrode (OLAF)***.
_________
* GU L 312 del 23.12.1995. pag. 1.
** GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2.
*** GU L 136 del 31.5.1999, pag. 1."
   c) il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"
2.  Gli accordi autorizzano espressamente la Commissione e la Corte dei conti a condurre verifiche contabili, comprese verifiche documentali o verifiche sul posto di qualsiasi contraente o subcontraente che abbia ricevuto fondi dell'Unione. Essi autorizzano altresì esplicitamente la Commissione a condurre verifiche e ispezioni sul posto, a norma del regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96."

10)  l'articolo 13 è sostituito dal seguente:"

Articolo 13

Valutazione

1.  La Commissione procede regolarmente ad una valutazione periodica delle azioni e dei programmi finanziati a norma del presente regolamento, laddove opportuno o su richiesta del Parlamento europeo o del Consiglio, attraverso valutazioni indipendenti esterne, nell'intento di verificare il conseguimento degli obiettivi e di elaborare raccomandazioni finalizzate al miglioramento delle operazioni future. I risultati alimenteranno la concezione del programma e la destinazione delle risorse.

2.  La Commissione trasmette, per informazione, le relazioni di valutazione di cui al paragrafo 1 al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  La Commissione associa tutte le parti interessate, compresi gli attori non statali, nella fase di valutazione della cooperazione dell'Unione prevista a norma del presente regolamento.

"

[il paragrafo 2 corrisponde all'emendamento 5]

11)  l'articolo 14 è sostituito dal seguente:"

Articolo 14

Relazione annuale

La Commissione vaglia i progressi conseguiti nell'attuare le misure adottate a norma del presente regolamento e presenta una relazione annuale dettagliata sull'attuazione del presente regolamento al Parlamento europeo e al Consiglio. La relazione riferisce sull'esito dell'esecuzione del bilancio e presenta tutte le azioni e tutti i programmi finanziati e, nella misura del possibile, illustra i principali risultati ed effetti delle azioni e dei programmi di cooperazione.

"

12)  sono inseriti i seguenti articoli:"

Articolo 14 bis

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui all'articolo 5 è conferito alla Commissione per il periodo di applicazione del presente regolamento.

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere conferito alla Commissione di adottare atti delegati è soggetto alle condizioni stabilite agli articoli 14 ter e 14 quater.

Articolo 14 ter

Revoca della delega

1.  La delega di potere di cui all'articolo 5 può essere revocata in qualunque momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca di una delega di potere si impegna a informare l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di adottare una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi della revoca.

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega di potere specificata nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o a una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 14 quater

Obiezioni agli atti delegati

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio, tale periodo è prorogato di due mesi.

2.  Se, allo scadere del termine di cui al paragrafo 1 né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza di tale termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni all'atto delegato nel termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.

"

13)  l'articolo 15 è soppresso; [Emendamento 6]

14)  l'articolo 16 è sostituito dal seguente:"

Articolo 16

Disposizioni finanziarie

L'importo di riferimento finanziario per l'attuazione del presente regolamento nel periodo 2007–2013 è pari a 172 milioni di EUR per i paesi elencati nell'allegato I e a 176 milioni di EUR per i paesi elencati nell'allegato II. Gli stanziamenti annuali per il periodo 2010–2013 saranno decisi dall'autorità di bilancio nell'ambito della procedura annuale di bilancio. La Commissione fornisce all'autorità di bilancio informazioni dettagliate su tutte le linee di bilancio e gli stanziamenti annuali da utilizzare per il finanziamento delle misure ai sensi del presente regolamento. Tali stanziamenti sono autorizzati dall'autorità di bilancio entro i limiti delle prospettive finanziarie. A tale riguardo occorre provvedere, se del caso, a che i paesi e territori industrializzati figuranti nell'allegato I nonché gli altri paesi e territori a reddito elevato non siano penalizzati dall'applicazione del presente regolamento ai paesi partner figuranti nell'allegato II.

Gli stanziamenti programmati per essere utilizzati ai sensi del regolamento (CE) n. 1905/2006 non sono utilizzati per tale fine.“;

"

[Emendamento 1 PC]

15)  il titolo dell'allegato è sostituito dal seguente:"

“ALLEGATO I ‐ Elenco dei paesi e territori industrializzati e degli altri paesi e territori ad alto reddito contemplati dal presente regolamento

"

16)  è aggiunto un nuovo allegato II, il cui testo figura nell'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

"

“ALLEGATO II

Elenco dei paesi in via di sviluppo contemplati dal presente regolamento

America latina

1.  Argentina

2.  Bolivia

3.  Brasile

4.  Cile

5.  Colombia

6.  Costa Rica

7.  Cuba

8.  Ecuador

9.  El Salvador

10.  Guatemala

11.  Honduras

12.  Messico

13.  Nicaragua

14.  Panama

15.  Paraguay

16.  Perù

17.  Uruguay

18.  Venezuela

Asia

19.  Afghanistan

20.  Bangladesh

21.  Bhutan

22.  Cambogia

23.  Cina

24.  India

25.  Indonesia

26.  Repubblica democratica popolare di Corea

27.  Laos

28.  Malaysia

29.  Maldive

30.  Mongolia

31.  Myanmar/ex Birmania

32.  Nepal

33.  Pakistan

34.  Filippine

35.  Sri Lanka

36.  Thailandia

37.  Vietnam

Asia centrale

38.  Kazakistan

39.  Repubblica del Kirghizistan

40.  Tagikistan

41.  Turkmenistan

42.  Uzbekistan

Medio Oriente

43.  Iran

44.  Iraq

45.  Yemen

Sudafrica

46.  Sudafrica“.

"

(1) Posizione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010.
(2) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
(3) GU L 248 del 16.9.2002, pag. 1.
(4) GU L 405 del 30.12.2006, pag. 34.


Strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1905/2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (COM(2010)0102 – C7-0079/2010 – 2010/0059(COD))
P7_TA(2010)0382A7-0285/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0102),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 209, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0079/2010),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti i pareri motivati inviati al suo Presidente dai parlamenti nazionali in merito alla conformità del progetto di atto al principio di sussidiarietà,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo e il parere della commissione per i bilanci (A7-0285/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  ritiene che, riducendo in maniera drastica il margine al di sotto del massimale della rubrica 4 del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2007-2013, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio non lasci un margine di manovra sufficiente per far fronte e reagire adeguatamente a un'eventuale crisi futura;

3.  ritiene che, data l'annosa questione relativa al commercio delle banane, le misure proposte avrebbero potuto essere iscritte ben prima nel QFP;

4.  ribadisce la propria ferma contrarietà al finanziamento di eventuali nuovi strumenti tramite ridistribuzione delle risorse, giacché ciò pregiudicherebbe le priorità esistenti;

5.  rammenta che lo strumento di flessibilità di cui al punto 27 dell'accordo interistituzionale (AII) del 17 maggio 2006, sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1) mira a finanziare «spese chiaramente identificate che non potrebbero essere finanziate all'interno dei massimali disponibili» e ritiene che le misure inerenti al commercio di banane siano misure di accompagnamento rientranti in tale categoria;

6.  è pertanto del parere che la proposta non sia compatibile con il massimale della rubrica 4 del QFP, di cui chiede una revisione con tutte le modalità previste ai punti da 21 a 23 dell'AII o con altre modalità contemplate ai punti 25 e 27;

7.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 ottobre 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2010 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1905/2006 che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo

P7_TC1-COD(2010)0059


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 209, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(2),

considerando quanto segue:

(1)  La politica di sviluppo dell'Unione persegue la riduzione e, a termine, l'eliminazione della povertà.

(2)  L'Unione, quale parte contraente dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), si è impegnata ad integrare gli scambi nelle strategie di sviluppo e a promuovere il commercio internazionale per favorire lo sviluppo e la riduzione della povertà, eliminandola a termine, in tutto il mondo.

(3)  L'Unione sostiene il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) nel cammino verso la riduzione della povertà e lo sviluppo economico e sociale sostenibile e riconosce l'importanza dei suoi settori dei prodotti di base.

(4)  L'Unione si è impegnata a sostenere l'integrazione uniforme e graduale dei paesi in via di sviluppo nell'economia mondiale ai fini dello sviluppo sostenibile. I principali paesi ACP esportatori di banane potrebbero trovarsi a dover affrontare difficoltà causate dall'evoluzione dei regimi commerciali, specialmente la liberalizzazione della tariffa della nazione più favorita (NPF) nel quadro dell'OMC e gli accordi bilaterali e regionali conclusi, o in via di conclusione, tra l'Unione e taluni paesi dell'America latina. Occorre pertanto aggiungere un programma di misure di accompagnamento nel settore bananiero degli ACP al regolamento (CE) n. 1905/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(3).

(5)  È opportuno che le misure di assistenza finanziaria da adottare nell'ambito di tale programma migliorino il livello e le condizioni di vita delle popolazioni che vivono nelle zone della coltura bananiera e ricavano un reddito dalle catene di valore del settore della banana, più specificamente i piccoli coltivatori e le piccole imprese, nonché che garantiscano il rispetto delle norme in materia di sanità, sicurezza del lavoro e protezione dell'ambiente, in particolare quelle che riguardano l'impiego dei pesticidi e l'esposizione agli stessi, facilitando l'adeguamento e includendo, se del caso, la riorganizzazione delle aree che dipendono dalle esportazioni di banane mediante un sostegno settoriale al bilancio o interventi specifici per progetto. È opportuno che le misure prevedano politiche di resilienza sociale, una diversificazione economica o investimenti volti a migliorare la competitività, laddove ciò risulti attuabile, tenuto conto dei risultati conseguiti e delle esperienze acquisite attraverso il sistema speciale di assistenza in favore dei fornitori tradizionali ACP di banane, istituito a norma del regolamento (CE) n. 2686/94 del Consiglio(4), e la disciplina speciale per l'assistenza (RSA) ai fornitori ACP tradizionali di banane, istituita a norma del regolamento (CE) n. 856/1999 del Consiglio(5), e del regolamento (CE) n. 1609/1999 della Commissione(6). L'Unione riconosce l'importanza di promuovere una più equa distribuzione dei redditi delle banane.

(6)  Il programma dovrebbe accompagnare il processo di adeguamento nei paesi ACP che hanno esportato volumi significativi di banane nell'Unione negli ultimi anni e che risentiranno della liberalizzazione nel quadro dell'OMC(7)o a seguito degli accordi bilaterali o regionali conclusi, o in via di conclusione, tra l'Unione e taluni paesi dell'America latina. Il programma poggia sulla RSA ai fornitori ACP tradizionali di banane. Esso è conforme agli obblighi internazionali dell'Unione nell'ambito dell'OMC, persegue chiaramente un obiettivo di ristrutturazione e di miglioramento della competitività ed ha quindi carattere temporaneo, con una durata ▌ di quattro anni (2010-2013).

(7)   Secondo le conclusioni della comunicazione della Commissione, del 17 marzo 2010, intitolata «Relazione biennale sulla disciplina speciale di assistenza a favore dei fornitori ACP tradizionali di banane», i precedenti programmi di assistenza hanno fornito un sostanziale contributo al concreto miglioramento della capacità di diversificazione economica, benché non sia ancora possibile quantificare l'impatto esatto, e il carattere sostenibile delle esportazioni di banane dagli ACP permanga fragile.

(8)   La Commissione ha proceduto a una valutazione del programma RSA, senza realizzare alcuna analisi d'impatto delle misure di accompagnamento nel settore della banana (BAM).

(9)   La Commissione dovrebbe curare il coordinamento effettivo di tale programma con i programmi indicativi regionali e nazionali in atto nei paesi beneficiari, in particolare per quanto riguarda la realizzazione degli obiettivi in materia economica, agricola, sociale e ambientale.

(10)  Circa il 2% del commercio mondiale di banane è certificato da organizzazioni di produttori partecipanti al commercio equo. I prezzi minimi del commercio equo sono fissati sulla base del calcolo dei «costi sostenibili di produzione» determinati a seguito di una consultazione delle parti interessate al fine di internalizzare i costi di allineamento a norme sociali e ambientali decenti e di generare un profitto ragionevole mediante il quale i produttori possano investire nella stabilità di lungo termine della loro attività,

(11)   Per evitare lo sfruttamento dei lavoratori locali, gli attori nella filiera di produzione del settore bananiero dovrebbero accordarsi su una ripartizione equa dei redditi generati dal settore.

(12)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per quanto riguarda i documenti di strategia geografici, i programmi indicativi pluriennali e i documenti di strategia relativi ai programmi tematici e alle misure di accompagnamento, in quanto tali documenti e programmi integrano il regolamento (CE) n. 1905/2006 e sono di applicazione generale. È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti.

(13)  È opportuno pertanto modificare il regolamento (CE) n. 1905/2006 di conseguenza,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1905/2006 è così modificato:

1)  l'articolo 4 è sostituito dal seguente:"

Articolo 4

Attuazione dell'assistenza dell'Unione

Coerentemente con le finalità globali, il campo d'applicazione, gli obiettivi e i principi generali del presente regolamento, l'assistenza dell'Unione è attuata tramite i programmi geografici e tematici di cui agli articoli da 5 a 16 e i programmi di cui agli articoli 17 e 17 bis.

"

2)  è inserito il seguente articolo:"

Articolo 17 bis

Principali paesi ACP fornitori di banane

1.  I paesi ACP fornitori di banane elencati nell'allegato III bis beneficiano di misure di accompagnamento nel settore bananiero. L'assistenza dell'Unione a tali paesi intende sostenerne il processo di adeguamento ▌ alla liberalizzazione del mercato delle banane dell'Unione nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio. L'assistenza dell'Unione deve in particolare essere utilizzata per lottare contro la povertà, migliorando il livello e le condizioni di vita degli agricoltori e delle persone interessate, se del caso delle piccole entità, incluso il rispetto delle norme in materia di lavoro e di sicurezza nonché delle norme ambientali, comprese quelle relative all'impiego di pesticidi e all'esposizione agli stessi. L'assistenza dell'Unione tiene conto delle politiche e delle strategie di adeguamento dei paesi in questione, nonché del loro ambiente regionale (in termini di prossimità alle regioni ultraperiferiche dell'Unione e dei paesi e territori d'oltremare) e rivolge particolare attenzione ai seguenti settori di cooperazione:

   a) aumentare la competitività del settore delle esportazioni di banane, laddove ciò risulti sostenibile, tenendo conto della situazione delle diverse parti interessate della catena;
   b) promuovere la diversificazione economica delle aree che dipendono dalle banane, qualora una tale strategia sia praticabile;
   c) far fronte alle più vaste conseguenze del processo di adeguamento, eventualmente collegate all'occupazione e ai servizi sociali, allo sfruttamento dei terreni e al recupero ambientale e alla stabilità macroeconomica, ma non limitate a tali settori.

2.  Nei limiti dell'importo di cui all'allegato IV, la Commissione fissa l'importo massimo disponibile per ciascun paese ACP fornitore di banane di cui al paragrafo 1, sulla base dei seguenti indicatori oggettivi e ponderati:

   a) in primo luogo, il commercio di banane con l'Unione;
   b) in secondo luogo, l'importanza delle esportazioni di banane per l'economia del paese ACP in questione e il livello di sviluppo del paese.

La fissazione dei criteri di assegnazione si basa sui dati rappresentativi precedenti al 2010 e relativi a un periodo non superiore a cinque anni e su uno studio della Commissione inteso a valutare l'impatto sui paesi ACP dell'accordo concluso in seno all'OMC e degli accordi bilaterali o regionali conclusi, o in via di conclusione, tra l'Unione e taluni paesi dell'America latina, che sono i principali paesi esportatori di banane.

3.  La Commissione adotta strategie pluriennali di sostegno per analogia con l'articolo 19 e in conformità dell'articolo 21. Essa garantisce che tali strategie integrino i documenti di strategia geografici dei paesi in questione, nonché il carattere temporaneo delle misure di accompagnamento nel settore bananiero.

Le strategie di sostegno pluriennali per le misure di accompagnamento nel settore bananiero includono:

   a) un profilo ambientale aggiornato che tenga debitamente conto del settore bananiero del paese interessato, focalizzando l'attenzione tra l'altro sui pesticidi;
   b) informazioni sui risultati ottenuti durante i precedenti programmi di sostegno alla banana;
   c) indicatori che permettano di valutare i progressi realizzati in ordine alle condizioni di erogazione, quando la forma di finanziamento prescelta è il sostegno al bilancio;
   d) i risultati attesi grazie all'aiuto;
   e) un calendario delle attività di sostegno e delle previsioni di erogazione per ciascun paese beneficiario;
   f) la maniera in cui saranno realizzati e monitorati i progressi nel rispetto delle principali norme internazionalmente riconosciute dell'OIL e delle pertinenti convenzioni concernenti la sicurezza e la salute sul lavoro nonché delle principali norme ambientali convenute a livello internazionale.

Diciotto mesi prima della scadenza il programma e i progressi fatti dai paesi formeranno oggetto di una valutazione che comprenda raccomandazioni sulle eventuali azioni da prevedere e il loro carattere.

"

3)  l'articolo 21 è sostituito dal seguente:"

Articolo 21

Adozione di documenti di strategia e di programmi indicativi pluriennali

I documenti di strategia e i programmi indicativi pluriennali di cui agli articoli 19 e 20, e le eventuali relative revisioni di cui all'articolo 19, paragrafo 2, e all'articolo 20, paragrafo 1, nonché le misure di accompagnamento di cui rispettivamente agli articoli 17 e 17 bis sono adottati dalla Commissione, mediante atti delegati ai sensi dell'articolo 35 e alle condizioni di cui agli articoli 35bis e 35ter.

"

  4) all'articolo 22, il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

3.  I programmi d'azione annuali sono adottati dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio.

"

  5) all'articolo 23, i paragrafi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:"

3.  Qualora il costo superi i 10 milioni di EUR, le misure speciali sono adottate dalla Commissione tenendo conto dei pareri del Parlamento europeo e del Consiglio. Nel caso di misure speciali di importo inferiore a 10 milioni di EUR, la Commissione trasmette per informazione le misure al Parlamento europeo e al Consiglio entro un mese dalla sua decisione.

4.  Le modifiche alle misure speciali, quali gli adeguamenti tecnici, la proroga del periodo di attuazione, la riassegnazione degli stanziamenti all'interno del bilancio previsionale, l'aumento o la riduzione del bilancio di un importo inferiore al 20 % del bilancio iniziale, purché non abbiano ripercussioni sugli obiettivi iniziali quali definiti dalla decisione della Commissione, sono comunicate al Parlamento europeo e al Consiglio entro un mese.

"

  6) all'articolo 25, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

2.  In linea di massima, l'assistenza dell'Unione non è utilizzabile per pagare tasse, dazi o altri oneri nei paesi beneficiari.

"

7)  all'articolo 29, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

1.  Gli impegni di bilancio sono assunti in base a decisioni prese dalla Commissione ai sensi dell'articolo 17 bis, paragrafo 3, dell'articolo 22, paragrafo 1, dell'articolo 23, paragrafo 1 e dell'articolo 26, paragrafo 1.

"

8)  all'articolo 31, paragrafo 1, il terzo comma è sostituito dal seguente:"

La partecipazione all'aggiudicazione degli appalti o dei contratti di sovvenzione finanziati nell'ambito di un programma tematico di cui agli articoli da 11 a 16, nonché dei programmi di cui agli articoli 17 e 17 bis, è aperta a tutte le persone fisiche aventi la cittadinanza di un paese in via di sviluppo, quale definito dall'OCSE/DAC e nell'allegato II, nonché a tutte le persone giuridiche stabilite in un siffatto paese, oltre alle persone fisiche o giuridiche già ammissibili in virtù del rispettivo programma tematico o dei programmi di cui agli articoli 17 e 17 bis. La Commissione pubblica e aggiorna l'allegato II conformemente alle revisioni periodiche dell'elenco dei beneficiari degli aiuti dell'OCSE/DAC e ne informa il Consiglio.

"

  9) all'articolo 33, il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

2.  La Commissione trasmette, per informazione, le sue relazioni di valutazione al Parlamento europeo e al Consiglio. La concezione dei programmi e la distribuzione delle risorse tengono conto dei risultati della discussione.

"

  10) l'articolo 35 è sostituito dai seguenti:"

Articolo 35

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 17, paragrafo 2, e agli articoli 17 bis e 21 è conferito alla Commissione per il periodo di applicazione del presente regolamento.

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere conferito alla Commissione di adottare atti delegati è soggetto alle condizioni di cui agli articoli 35 bis e 35 ter.

Articolo 35 bis

Revoca della delega

1.  La delega di potere di cui all'articolo 17, paragrafo 2, e agli articoli 17 bis e 21 può essere revocata in qualunque momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca di una delega di potere si adopera per informare l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di adottare una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi della revoca.

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega del potere specificato nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o da una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 35 ter

Obiezioni agli atti delegati

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio, tale periodo è prorogato di due mesi.

2.  Se, allo scadere del termine di cui al paragrafo 1, né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza del termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni a un atto delegato nel termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.

"

11)  all'articolo 38, i paragrafi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti:"

1.  L'importo finanziario di riferimento per l'attuazione del presente regolamento per il periodo 2007-2013 ammonta a 17 087 milioni di EUR.

2.  Gli importi indicativi stanziati per ciascun programma di cui agli articoli da 5 a 10, da 11 a 16, 17 e 17 bis sono riportati nell'allegato IV. Tali importi sono fissati per il periodo 2007-2013.

"

12)  è inserito l'allegato III bis, che figura nell'allegato I del presente regolamento;

13)  l'allegato IV è sostituito dal testo dell'allegato II del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

«ALLEGATO III bis

Principali paesi ACP fornitori di banane

1.  Belize

2.  Camerun

3.  Costa d'Avorio

4.  Dominica

5.  Repubblica dominicana

6.  Ghana

7.  Giamaica

8.  Santa Lucia

9.  Saint Vincent e Grenadine

10.  Suriname«

ALLEGATO II

«ALLEGATO IV

Dotazioni finanziarie indicative per il periodo 2007-2013 (milioni di EUR)

Totale

17 087

Programmi geografici:

10 057

America latina

2 690

Asia

5 187

Asia centrale

719

Medio Oriente

481

Sudafrica

980

Programmi tematici:

5 596

Investimento nelle persone

1 060

Ambiente e gestione sostenibile delle risorse naturali

804

Attori non statali e autorità locali nello sviluppo

1 639

Sicurezza alimentare

1 709

Migrazione e asilo

384

Paesi ACP aderenti al protocollo dello zucchero

1 244

Principali paesi ACP fornitori di banane

190«

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) Posizione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010.
(3) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 41.
(4) GU L 286 del 5.11.1994, pag. 1.
(5) GU L 108 del 27.4.1999, pag. 2.
(6) GU L 190 del 23.7.1999, pag. 14.
(7) Accordo di Ginevra sul commercio delle banane, GU L 141 del 9.6.2010, pag. 3.


Indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi (COM(2005)0661 – C7-0048/2010 – 2005/0254(COD))
P7_TA(2010)0383A7-0273/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2005)0661),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo «Ripercussioni dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona sulle procedure decisionali interistituzionali in corso» (COM(2009)0665),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 2 e l'articolo 207, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale la proposta è stata presentata dalla Commissione (C7-0048/2010),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A7-0273/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 21 ottobre 2010 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi

P7_TC1-COD(2005)0254


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,in particolare l'articolo 207,

vista la proposta della Commissione europea,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue:

(1)  L'Unione europea non dispone di norme armonizzate o prassi uniformi sul marchio di origine nell'Unione, eccezion fatta per taluni casi specifici nel settore agricolo.

(2)  Il presente regolamento dovrebbe applicarsi ai prodotti industriali importati, ad esclusione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, quali vengono definiti all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio, del 17 dicembre 1999, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura(2), e ad esclusione dei prodotti alimentari o derrate alimentari, quali vengono definiti all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare(3).

(3)  Numerose imprese dell'Unione utilizzano già oggi volontariamente il marchio di origine.

(4)  La mancanza di norme a livello dell'Unione e le differenze tra i sistemi in vigore negli Stati membri per quanto riguarda l'indicazione del paese di origine su determinati prodotti hanno fatto sì che, in alcuni settori, la maggior parte dei prodotti importati da paesi terzi e distribuiti sul mercato dell'Unione risultino non riportare alcuna informazione, o informazioni ingannevoli, relativamente al paese di origine. Tali differenze stanno conducendo altresì ad una situazione in cui il traffico delle importazioni provenienti da paesi terzi sta convergendo verso determinati punti d'entrata nell'Unione che convengono maggiormente al paese esportatore.

(5)  Dai risultati della consultazione generale delle parti interessate (comprese imprese del settore, importatori, associazioni di consumatori, sindacati) da parte della Commissione sull'eventuale elaborazione di un regolamento dell'Unione in materia di marchio di origine emerge una percezione generalmente elevata da parte dei consumatori europei dell'importanza del marchio di origine per la loro informazione in relazione alla sicurezza e agli aspetti sociali e ambientali dei prodotti.

(6)  Un regolamento europeo del marchio di origine è avvertito dai cittadini europei come strettamente legato alla tutela della loro sicurezza e della loro salute.

(7)  Nell'agenda di Lisbona l'Unione europea si è prefissa l'obiettivo di rafforzare l'economia dell'Unione, in particolare migliorando la competitività dell'industria dell'Unione nel contesto dell'economia mondiale, e la strategia «UE 2020» è impegnata ad avanzare sulla base di questa esigenza di miglioramento della competitività; per talune categorie di prodotti di consumo, la competitività può consistere nel fatto che la loro produzione nell'Unione europea è associata a una reputazione di qualità e di elevati standard produttivi.

(8)  Una disciplina europea del marchio di origine rafforzerebbe la competitività delle aziende dell'Unione e di tutta l'economia dell'Unione permettendo ai cittadini e ai consumatori di scegliere in modo consapevole.

(9)  La rilevanza economica del marchio di origine per la scelta dei consumatori e per il commercio è evidenziata nella pratica adottata dagli altri maggiori partner commerciali, i quali hanno sancito l'obbligo di apporre un marchio di origine. Gli esportatori della Comunità devono conformarsi a tale obbligo e sono tenuti a indicare l'origine sui prodotti che intendono esportare verso i mercati di questi partner commerciali.

(10)  Sono stati segnalati numerosi casi di incidenti relativi alla salute e alla sicurezza derivanti da prodotti importati nell'Unione europea da paesi terzi. Una chiara indicazione dell'origine fornirà ai cittadini dell'Unione maggiori informazioni e un maggiore controllo sulle loro scelte, mettendoli in tal modo al riparo dall'acquisto inconsapevole di prodotti potenzialmente di dubbia qualità.

(11)  È opportuno che le autorità doganali degli Stati membri effettuino le verifiche e i controlli alla frontiera sull'applicazione del presente Regolamento attraverso un'unica procedura armonizzata, in modo da evitare aggravi amministrativi e burocratici.

(12)  Onde garantire che sia efficace e imponga solo oneri amministrativi minimi, assicurando nel contempo la massima flessibilità alle imprese dell'Unione, il presente regolamento dovrebbe essere conforme alla normativa vigente a livello internazionale in materia di indicazione di origine.

(13)  È necessario che l'Unione europea consegua la parità di condizioni con tali partner commerciali grazie all'introduzione di una legislazione equivalente, che servirà inoltre da deterrente contro le indicazioni di origine false o ingannevoli di talune merci importate.

(14)  In base alla direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno(4), il consumatore può attribuire un valore commerciale alle informazioni sull'origine geografica di un prodotto. Conformemente a questa direttiva, ci si può trovare in presenza di una pratica commerciale sleale allorché informazioni false o ingannevoli circa l'origine geografica inducano il consumatore ad acquistare un prodotto che non avrebbe altrimenti acquistato. La direttiva non rende tuttavia obbligatorio fornire informazioni sull'origine geografica delle merci, né definisce il concetto di «origine».

(15)  L'indicazione del paese di origine consentirebbe ai consumatori di rapportare i prodotti alle norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate al paese di origine.

(16)  L'elaborazione di una definizione comune di origine ai fini dell'apposizione del marchio, l'istituzione di norme in materia di marchio di origine e di norme comuni in materia di controlli determinerebbero quindi condizioni di parità, agevolerebbero la scelta dei consumatori nei settori interessati e contribuirebbero a ridurre il numero di indicazioni di origine ingannevoli.

(17)  L'introduzione di un marchio di origine può contribuire a trasformare le rigide norme dell'Unione in un vantaggio per l'industria comunitaria, in particolare per le piccole e medie imprese, che spesso profondono sforzi reali nella qualità dei loro prodotti e che garantiscono oltretutto la sopravvivenza di posti di lavoro e metodi di produzione tradizionali e artigianali, ma che sono anche fortemente esposte alla concorrenza mondiale, la quale non dispone di regole per operare una distinzione tra i metodi di produzione. Non solo, ma servirà a impedire che la reputazione dell'industria dell'Unione venga intaccata da indicazioni di origine inesatte. Una maggiore trasparenza e migliori garanzie d'informazione ai consumatori circa l'origine delle merci rappresenteranno, quindi, un contributo al conseguimento degli obiettivi dell'agenda di Lisbona e di quelli della strategia UE 2020.

(18)  L'articolo IX dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) 1994 stabilisce che i membri dell'OMC possono adottare e applicare leggi e regolamenti relativi ai marchi di origine sulle importazioni, segnatamente allo scopo di proteggere i consumatori contro le indicazioni fraudolente o ingannevoli.

(19)  La disciplina del marchio di origine costituisce altresì una valida difesa contro la contraffazione e la concorrenza sleale, corroborando l'efficacia del regolamento (CE) n. 1383/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativo all'intervento dell'autorità doganale nei confronti di merci sospettate di violare taluni diritti di proprietà intellettuale e alle misure da adottare nei confronti di merci che violano tali diritti(5) (regolamento «anti-contraffazione») e conferendo alla produzione dell'Unione un ulteriore e rilevante strumento di tutela e valorizzazione.

(20)  In virtù degli accordi tra la Comunità europea e ▌ la Turchia e le Parti contraenti dell'accordo SEE, è necessario escludere i prodotti originari di detti paesi dal campo di applicazione del presente regolamento.

(21)  Le norme di origine non preferenziale in vigore nell'Unione sono stabilite dal regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce il codice doganale comunitario(6), e le relative disposizioni di applicazione sono fissate dal regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario(7). Ai fini del presente regolamento è preferibile ricorrere a queste norme di origine per determinare l'origine delle merci importate: l'impiego di un concetto già familiare tanto per gli operatori commerciali come per le amministrazioni dovrebbe facilitarne l'introduzione e l'applicazione. Le norme di origine non preferenziale dovrebbero applicarsi per tutti gli obiettivi di politica commerciale non preferenziale. Sarebbe opportuno evitare i doppioni per quanto riguarda sia le dichiarazioni sia la documentazione.

(22)  Al fine di limitare l'onere per l'industria, il commercio e l'amministrazione, si dovrebbe rendere obbligatorio il marchio di origine per i settori nei quali la Commissione ritenga, sulla base di una consultazione preliminare, che vi sia un valore aggiunto. Si dovrebbero prendere disposizioni ▌ per esentare taluni prodotti specifici per motivi tecnici o ▌ nel caso in cui il marchio di origine non sia altrimenti necessario ai fini del presente regolamento. L'esenzione potrebbe applicarsi, in particolare, qualora l'apposizione del marchio di origine danneggi le merci interessate, o nel caso di determinate materie prime.

(23)  Si dovrebbero adottare disposizioni affinché sia possibile scambiare le informazioni sull'origine dei prodotti raccolte e/o verificate nel corso dei controlli da parte delle autorità competenti, ivi compreso lo scambio con le autorità e le altre persone o organizzazioni alle quali gli Stati membri contemplano la possibilità di conferire un ruolo di effettiva applicazione della normativa, ai sensi della direttiva 2005/29/CE. Occorre tenere in debito conto le esigenze di protezione dei dati personali, di tutela del segreto commerciale e industriale nonché del segreto professionale e amministrativo.

(24)  A norma dell'articolo 291 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione sono stabiliti preventivamente mediante un regolamento adottato secondo la procedura legislativa ordinaria. In attesa dell'adozione del nuovo regolamento, restano di applicazione le disposizioni della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(8), ad eccezione della procedura di regolamentazione con controllo, che non è applicabile.

(25)  La Commissione dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 290 TFUE, al fine di decidere in quali casi è ammissibile che il marchio venga apposto sull'imballaggio invece che sulle merci stesse o in quali casi non è possibile o non è necessario apporre il marchio sulle merci per motivi tecnici, nonché al fine di stabilire altre norme che potrebbe essere necessario applicare qualora le merci non risultino conformi al presente regolamento o di aggiornare l'allegato dello stesso in caso di modifica della valutazione in merito alla necessità o meno del marchio di origine per un settore specifico.

(26)  Le merci contenute nei bagagli personali dei viaggiatori e destinate all'uso personale sono escluse dall'applicazione del presente regolamento, entro i limiti previsti per la concessione della franchigia doganale e purché non vi siano indicazioni che tali merci fanno parte di un traffico commerciale. Sarebbe necessario prevedere che anche gli altri casi contemplati dal regolamento (CE) n. 1186/2009 del Consiglio, del 16 novembre 2009, relativo alla fissazione del regime comunitario delle franchigie doganali (versione codificata)(9) possano essere esclusi dal campo di applicazione del presente regolamento mediante le relative misure di esecuzione,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

1.  Il presente regolamento si applica ai prodotti di consumo finale, ad esclusione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, quali vengono definiti all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 104/2000, e dei prodotti alimentari o derrate alimentari, quali vengono definiti all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002.

2.  I prodotti di consumo finale su cui è obbligatorio apporre il marchio sono quelli destinati ai consumatori finali, elencati nell'allegato del presente regolamento e importati da paesi terzi, ad eccezione dei prodotti originari del territorio dell'Unione europea, della ▌ Turchia e delle Parti contraenti dell'accordo SEE.

È possibile esentare taluni prodotti di consumo finale dall'obbligo del marchio di origine qualora, per motivi tecnici ▌ , risulti impossibile apporre su di essi detto marchio.

Il presente regolamento si applica unicamente ai prodotti destinati ai consumatori finali. L'ambito di applicazione del presente regolamento può essere esteso dalla Commissione previa approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio.

In caso di materie tessili e loro manufatti (capitoli dal 50 al 63), calzature, ghette ed oggetti simili (capitolo 64), agli indumenti, accessori di abbigliamento ed altri oggetti di pelli da pellicceria, pellicce artificiali e oggetti di pellicce artificiali (codici NC 4303/4304), lavori di cuoio o di pelle, oggetti di selleria e finimenti, oggetti da viaggio, borse, borsette e contenitori simili, lavori di budella (codici NC 4104 41 / 4104 49 / 4105 30 / 4106 22 / 4106 32 / 4106 40 / 4106 92 / da 4107 a 4114 / 4302 13 / ex 4302 19 (35, 80)), per «prodotto di consumo finale» s'intende il prodotto finito e/o il prodotto semilavorato che deve essere sottoposto ad ulteriori fasi di lavorazione nell'Unione prima di essere commercializzato.

3.  I termini «origine» e «originario» si riferiscono all'origine non preferenziale delle merci ai sensi degli articoli 22-26 del codice doganale comunitario.

4.  Per «immissione sul mercato» s'intende la messa a disposizione sul mercato comunitario di un prodotto destinato ad un'utilizzazione finale in vista della sua distribuzione e/o della sua utilizzazione a titolo oneroso o gratuito.

5.  Per «autorità competenti» s'intende qualsiasi autorità incaricata del controllo delle merci al momento della loro importazione o al momento della loro immissione sul mercato.

6.  Il presente regolamento non si applica alle merci prive di carattere commerciale contenute nei bagagli personali dei viaggiatori, entro i limiti previsti per la concessione della franchigia doganale e purché non vi siano indicazioni sostanziali che tali merci fanno parte di un traffico commerciale.

Qualora alle merci importate possa essere concessa la franchigia dai dazi all'importazione ai sensi del regolamento (CE) n. 1186/2009 e non vi siano indicazioni sostanziali che tali merci fanno parte di un traffico commerciale, le merci in questione sono anch'esse escluse dal campo di applicazione del presente regolamento.

7.  Il presente regolamento deve essere conforme alla normativa vigente a livello internazionale in materia di indicazione di origine, onde garantire una regolamentazione efficace caratterizzata da oneri amministrativi minimi e un maggior grado di flessibilità per le imprese dell'Unione.

Articolo 2

L'importazione o l'immissione di merci sul mercato è subordinata all'apposizione del marchio di origine alle condizioni stabilite dal presente regolamento.

Articolo 3

1.  Le merci riportano il marchio con l'indicazione del loro paese di origine. Qualora le merci siano confezionate, il marchio è apposto anche separatamente sull'imballaggio.

La Commissione può adottare, mediante atti delegati, misure ▌ per decidere i casi in cui è accettato che il marchio venga apposto sull'imballaggio invece che sulle merci stesse. Ciò dovrebbe essere accettato, in particolare, nel caso in cui le merci pervengono di norma al consumatore o all'utilizzatore finale confezionate nel loro imballaggio usuale. Dette misure e le eventuali revisioni sono adottate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 7.

2.  L'origine delle merci è indicata dalla dicitura «Fabbricato in» accompagnata dal nome del paese di origine. Il marchio può essere redatto e apposto in una qualsiasi delle lingue ufficiali dell'Unione europea, in modo tale da risultare facilmente comprensibile per i clienti finali dello Stato membro in cui le merci devono essere commercializzate, oppure in lingua inglese utilizzando la dicitura «Made in» e il nome inglese del paese di origine.

3.  Il marchio di origine è apposto in caratteri chiari, leggibili e indelebili, è visibile in condizioni normali di manipolazione, risulta nettamente distinto da altre informazioni ed è presentato in modo tale da non ingannare o da non poter creare un'impressione errata riguardo all'origine del prodotto.

La marcatura non può essere effettuata utilizzando caratteri differenti da quelli dell'alfabeto latino per i prodotti commercializzati in paesi dove la lingua è scritta usando tale alfabeto.

4.  Le merci riportano il marchio richiesto all'atto dell'importazione. Fatte salve le misure adottate a norma dell'articolo 5, paragrafo 3, il marchio non può essere rimosso o manomesso fino a quando i beni non siano stati venduti al consumatore o all'utilizzatore finale.

Articolo 4

1.  La Commissione può adottare misure di esecuzione, secondo la procedura di cui all'articolo 6, paragrafo 2, segnatamente al fine di:

   stabilire con precisione forma e modalità del marchio di origine;
   stilare un elenco di termini in tutte le lingue ufficiali dell'Unione europea che esprimano con chiarezza il concetto che le merci sono originarie del paese indicato nel marchio;
   decidere in quali casi abbreviazioni di uso comune indichino inequivocabilmente il paese di origine e possano essere utilizzate ai fini del presente regolamento.

2.  La Commissione può adottare, mediante atti delegati, misure volte a:

   decidere in quali casi non è possibile o non è necessario apporre il marchio sulle merci per motivi tecnici o economici;
   stabilire altre norme che potrebbe essere necessario applicare qualora le merci non risultino conformi alle disposizioni del presente regolamento;
   aggiornare l'allegato del presente regolamento in caso di modifica della valutazione in merito alla necessità o meno del marchio di origine per uno specifico settore.

Dette misure e le eventuali revisioni sono adottate dalla Commissione secondo la procedura di cui all'articolo 7.

Articolo 5

1.  Le merci non sono conformi alle disposizioni del presente regolamento se:

   non riportano il marchio di origine;
   il marchio di origine non corrisponde all'origine delle merci in questione;
   il marchio di origine è stato modificato o rimosso, o è stato altrimenti manomesso, tranne nei casi in cui si è reso necessario modificarlo o rettificarlo ai sensi del paragrafo 3 del presente articolo.

2.  La Commissione può adottare ulteriori misure di esecuzione, secondo la procedura di cui all'articolo 6, paragrafo 2, in merito alle dichiarazioni e ai documenti giustificativi che possono essere accettati per dimostrare la conformità alle disposizioni del presente regolamento.

  3 La Commissione propone livelli minimi comuni per le sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni del presente regolamento.

4.  Gli Stati membri stabiliscono norme sulle sanzioni applicabili alle violazioni delle disposizioni del presente regolamento, sulla base dei livelli minimi comuni proposti dalla Commissione, e prendono tutte le misure necessarie per garantirne l'attuazione. Le sanzioni previste devono essere effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla Commissione al più tardi entro nove mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento e provvedono a notificarle immediatamente le eventuali modifiche successive. La Commissione deve garantire quanto meno un livello minimo di armonizzazione tra i sistemi sanzionatori nei diversi Stati membri, in modo da evitare che le differenze tra questi ultimi spingano gli esportatori di paesi terzi a preferire alcuni punti di entrata nell'Unione rispetto ad altri.

5.  Qualora le merci non risultino conformi alle disposizioni del presente regolamento, gli Stati membri adottano inoltre le misure necessarie per imporre al proprietario delle merci in questione, o a qualsiasi altra persona responsabile delle medesime, l'apposizione a proprie spese del marchio sulle merci in conformità con il presente regolamento. Gli Stati membri notificano tali misure alla Commissione al più tardi entro ...(10)e provvedono a notificarle immediatamente le eventuali modifiche successive.

6.  Se necessario per un'efficace applicazione del presente regolamento, le autorità competenti possono scambiare le informazioni ottenute nel corso dei controlli svolti sull'osservanza del presente regolamento, segnatamente con le autorità e le altre persone o organizzazioni abilitate dagli Stati membri a norma dell'articolo 11 della direttiva 2005/29/CE.

Articolo 6

1.  La Commissione è assistita da un comitato del marchio di origine, di seguito denominato «il comitato». Tale comitato è composto da rappresentanti degli Stati membri e delle imprese e associazioni del settore.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applicano gli articoli 3 e 7 della decisione 1999/468/CE.

3.  Il comitato adotta il proprio regolamento interno.

Articolo 7

Esercizio della delega

1.   Il potere di adottare gli atti delegati di cui all'articolo 3 e all'articolo 4, paragrafo 2, è conferito alla Commissione per il periodo di applicazione del presente regolamento.

2.   Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.   Il potere conferito alla Commissione di adottare atti delegati è soggetto alle condizioni stabilite agli articoli 8 e 9.

Articolo 8

Revoca della delega

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono revocare in qualsiasi momento la delega di potere di cui all'articolo 3 e all'articolo 4, paragrafo 2.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca della delega di potere si adopera a informarne l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di prendere una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e gli eventuali motivi della revoca.

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega dei poteri specificati nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o a una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 9

Opposizione agli atti delegati

1.  Il Parlamento europeo o il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio, detto termine è prorogato di due mesi.

2.  Se, allo scadere del termine di cui al paragrafo 1, né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data fissata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza del termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni a un atto delegato entro il termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.

Articolo 10

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Gli articoli 2, 3 e 5 si applicano dodici mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento. In conformità della procedura di cui all'articolo 6, paragrafo 2, la Commissione può prorogare tale periodo del lasso di tempo necessario agli operatori per dare attuazione pratica agli obblighi in materia di marchio di origine stabiliti dalle misure di esecuzione; tale proroga non è in ogni caso inferiore a sei mesi.

Entro ...(11), la Commissione procede a uno studio sugli effetti del presente regolamento.

Il presente regolamento cessa di produrre i suoi effetti il ...(12)*. Un anno prima del periodo di scadenza, il Parlamento europeo e il Consiglio, sulla base di una proposta presentata dalla Commissione, decideranno se prorogarlo o modificarlo.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a

Per il Parlamento Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

I prodotti cui si applica il presente regolamento sono identificati dai rispettivi codici NC.

Codice NC

Designazione delle merci

4011 92 00

Pneumatici di gomma nuovi, dei tipi utilizzati per i veicoli e congegni agricoli e forestali (esclusi quelli a ramponi, a spina di pesce o simili)

4013 90 00

Camere d'aria, di gomma (esclusi quelli del tipo utilizzato per autoveicoli da turismo, inclusi: autoveicoli tipo «break» e auto da corsa, autobus, autocarri e biciclette)

4104 41 / 4104 49 / 4105 30 / 4106 22 / 4106 32 / 4106 40 / 4106 92 / da 4107 a 4114 / 4302 13 / ex 4302 19 (35, 80)

Cuoi in crosta e cuoi finiti

4008 21 / 4008 11 / 4005 99 / 4204 / 4302 30 (25, 31)

8308 10(00) / 8308 90(00) /

9401 90 / 9403 90

Tacchi, suole, nastri/cinghie, parti, sintetici, altri

4201 / 4202 / 4203 / 4204/ 4205 / 4206

Oggetti di selleria e finimenti, oggetti da viaggio, borse, borsette e contenitori simili, lavori di budella

4303 / 4304

Indumenti, accessori di abbigliamento ed altri oggetti di pelli da pellicceria, pellicce artificiali e oggetti di pellicce artificiali

Capitoli dal 50 al 63

Materie tessili e loro manufatti

6401 / 6402 / 6403 / 6404 / 6405 / 6406

Calzature, ghette ed oggetti simili

6904 / 6905 /6907 / 6908 / 6911 / 6912 / 6913 / 6914 90 100

Prodotti ceramici

7013 21 11 / 7013 21 19 / 7013 21 91 /

7013 21 99 /

7013 /22 10 /7013 31 10 / 7013 31 90 /

7013 91 10 / 7013 91 90

Oggetti di vetro per la tavola, la cucina, la toletta, l'ufficio, la decorazione degli appartamenti o per usi simili, diversi dagli oggetti delle voci 7010 o 7018, di cristallo al piombo, fabbricati a mano

7113/7114/7115/7116

Minuterie ed oggetti di gioielleria e loro parti, di metalli preziosi o di metalli placcati o ricoperti di metalli preziosi, Oggetti di oreficeria e loro parti, di metalli preziosi o di metalli placcati o ricoperti di metalli preziosi, Altri lavori di metalli preziosi o di metalli placcati o ricoperti di metalli preziosi, Lavori di perle fini o coltivate, di pietre preziose (gemme), di pietre semipreziose (fini) o di pietre sintetiche o ricostituite

7318

Viti, bulloni, dadi, tirafondi, ganci a vite, ribadini, copiglie, pernotti, chiavette, rondelle (comprese le rondelle destinate a funzionare da molla) ed articoli simili, di ghisa, ferro o acciaio

8201 / 8202 / 8203 / 8205 / 8207 / 8208/ 8209/ 8211 / 8212 / 8213 / 8214 / 8215

Utensili e utensileria

8302 20 00

Rotelle con montatura di metalli comuni

8481

Oggetti di rubinetteria e organi simili per tubi, caldaie, serbatoi, vasche, tini o recipienti simili, compresi i riduttori di pressione e le valvole termostatiche

9307

Sciabole, spade, baionette, lance ed altre armi bianche, loro parti e foderi

Capo 94

Mobili, mobili medico-chirurgici, oggetti letterecci e simili, apparecchi per l'illuminazione, insegne luminose ed oggetti simili, costruzioni prefabbricate

9603

Scope e spazzole, ▌ scope meccaniche per l'impiego a mano, diverse da quelle a motore, pennelli e piumini; teste preparate per oggetti di spazzolificio; tamponi e rulli per dipingere; raschini di gomma o di simili materie flessibili

(1) Posizione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010.
(2) GU L 17 del 21.1.2000, pag. 22.
(3) GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1.
(4) GU L 149 dell'11.6.2005, pag. 22.
(5) GU L 196 del 2.8.2003, pag. 7.
(6) GU L 302 del 19.10.1992, pag. 1.
(7) GU L 253 dell'11.10.1993, pag. 1.
(8) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(9) GU L 324 del 10.12.2009, pag. 23.
(10)* Nove mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(11)* Tre anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(12)** Cinque anni dopo la sua entrata in vigore.


Futuro della normazione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sul futuro della normazione europea (2010/2051(INI))
P7_TA(2010)0384A7-0276/2010

Il Parlamento europeo,

–  vista l'audizione pubblica sul futuro della normazione europea organizzata dalla commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori il 23 giugno 2010,

–  viste le risposte alla consultazione pubblica della Commissione sulla revisione del sistema europeo di normalizzazione (svoltasi dal 23 marzo al 21 maggio 2010),

–  visto lo studio di valutazione d'impatto sul «pacchetto normazione» svolto per conto della Direzione generale Imprese e industria della Commissione (9 marzo 2010),

–  vista la relazione del Gruppo di esperti per la revisione del sistema europeo di normazione (EXPRESS) dal titolo «Standardisation for a competitive and innovative Europe: a vision for 2020» («Normazione per un'Europa competitiva e innovativa: una visione per il 2020») (febbraio 2010),

–  vista la relazione del 9 maggio 2010 del Prof. Mario Monti al Presidente della Commissione dal titolo «Una nuova strategia per il mercato unico»,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (COM(2010)2020),

–  visto lo studio in materia di accesso delle PMI alla normazione europea, dal titolo «Enabling small and medium-sized enterprises to achieve greater benefit from standards and from involvement in standardisation» («Consentire alle piccole e medie imprese di trarre maggior beneficio dalle norme e dalla partecipazione alla normazione»), commissionato dal Comitato europeo di normazione (CEN) e dal Comitato europeo di normazione elettrotecnica (CENELEC) (agosto 2009),

–  visto lo studio sull'accesso alla normazione effettuato per conto della Direzione generale Imprese e industria della Commissione (10 marzo 2009),

–  visti la relazione della Commissione del 21 dicembre 2009 sul funzionamento della direttiva 98/34/CE negli anni 2006-2008 (COM (2009)0690) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna (SEC(2009)1704),

–  visto il Libro bianco del 3 luglio 2009 dal titolo «Ammodernamento della normalizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'UE - Prospettive» (COM(2009)0324),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 25 settembre 2008 in materia di normalizzazione e innovazione,

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 giugno 2008 dal titolo «Una corsia preferenziale per la piccola impresa – Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la piccola impresa (uno »Small Business Act' per l'Europa)' (COM(2008)0394),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'11 marzo 2008 dal titolo «Verso un maggior contributo della normalizzazione all'innovazione in Europa» (COM(2008)0133),

–  visti la comunicazione della Commissione del 18 ottobre 2004 sul ruolo della normazione europea nel quadro della legislazione e delle politiche europee (COM(2004)0674) e il documento di lavoro dei servizi della Commissione che l'accompagna intitolato «The challenges for European standardisation» («Le sfide per la normazione europea»),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2004 dal titolo «Integrazione degli aspetti ambientali nella normazione europea» (COM(2004)0130),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 26 luglio 2001 dal titolo «European Policy Principles on International Standardisation» («Principi di politica europea in materia di normazione internazionale») (SEC(2001)1296),

–  vista la propria risoluzione del 12 febbraio 1999 sulla relazione della Commissione in materia di efficacia e legittimità della normalizzazione europea nell'ambito del nuovo approccio(1),

–  vista la relazione della Commissione del 13 maggio 1998 in materia di «Efficacia e legittimità della normalizzazione europea nell'ambito del nuovo approccio» (COM(1998)0291),

–  vista la decisione n. 1673/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, relativa al finanziamento della normalizzazione europea(2),

–  vista la direttiva 98/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, che prevede una procedura d'informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche(3),

–  vista la decisione 87/95/CEE del Consiglio, del 22 dicembre 1986, relativa alla normalizzazione nel settore delle tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni(4),

–  visto l'accordo di Vienna del giugno 1991 sulla cooperazione tecnica tra ISO e CEN e l'accordo di Dresda del settembre 1996 sullo scambio di dati tecnici tra CENELEC e IEC,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0276/2010),

A.  considerando che il sistema europeo di normazione ha rivestito un ruolo essenziale nella creazione del mercato unico, grazie specialmente all'uso di norme in settori fondamentali della legislazione di «nuovo approccio», integrate nel nuovo quadro legislativo,

B.  considerando che l'attuale quadro giuridico ha contribuito al successo della normazione europea, consentendo lo sviluppo di norme europee che sono necessarie a tutti gli attori economici al fine di garantire il regolare funzionamento del mercato interno, facilitare il commercio mondiale e l'accesso ai mercati e dare impulso alla crescita sostenibile e alla competitività,

C.  considerando che il sistema europeo di normazione svolge un ruolo essenziale nel rispondere alla crescente necessità, nella politica e nella legislazione europea, di norme capaci di garantire la sicurezza dei prodotti, l'accessibilità, l'innovazione, l'interoperabilità e la protezione ambientale,

D.  considerando che il principio VII del «quadro fondamentale per la piccola impresa» sottolinea l'importanza di promuovere la partecipazione delle PMI e difendere gli interessi delle PMI nella normazione,

E.  considerando che lo sviluppo di norme europee contribuisce allo sviluppo di norme globali,

F.  considerando che un sistema moderno e flessibile di normazione europea rappresenta una componente fondamentale per una ambiziosa e rinnovata politica industriale dell'Europa,

G.  considerando che la normazione europea opera all'interno e, per vari aspetti, verso l'ecosistema globale e si fonda su strutture specifiche e una serie dedicata di processi per lo sviluppo di norme quali attuate dal CEN e dal CENELEC, in base al principio della delegazione nazionale, e dall'Istituto europeo per gli standard nelle telecomunicazioni (ETSI) sulla base dell'appartenenza diretta,

H.  considerando che la relazione Monti su una nuova strategia per il mercato unico afferma che la normazione è fondamentale per la governance del mercato unico e sottolinea che occorre riesaminare il processo di normazione a livello europeo, conservando i vantaggi del sistema attuale e trovando al tempo stesso il giusto equilibrio tra dimensione europea e dimensione nazionale,

I.  considerando che la normazione europea - per affrontare le future esigenze di imprese e consumatori e produrre tutti i suoi potenziali benefici a sostegno di obiettivi pubblici e societali - deve adeguarsi alle sfide lanciate dalla globalizzazione, dai cambiamenti climatici, dall'emergere di nuove potenze economiche e dall'evoluzione tecnologica,

J.  considerando che è necessario sviluppare un approccio strategico alla normazione europea e rivedere l'attuale sistema affinché continui a dare risultati e a rispondere alle esigenze del prossimo decennio, consentendo quindi all'Europa di mantenere un ruolo guida nel sistema globale di normazione,

Introduzione

1.  plaude all'intenzione della Commissione di rivedere il sistema europeo di normazione per preservarne i numerosi elementi positivi correggendone i difetti e per puntare al giusto equilibrio tra la dimensione europea, nazionale e internazionale; sottolinea che la revisione proposta dovrebbe poggiare sui punti di forza del sistema esistente, che costituiscono una solida base per un miglioramento, senza intraprendere cambiamenti radicali che minerebbero i valori essenziali del sistema;

2.  esorta la Commissione ad adottare e presentare senza indugio una proposta per una politica moderna e integrata in materia di normazione, che comprenda una revisione della direttiva 98/34/CE che prevede una procedura di informazione nel settore delle norme e delle regolamentazioni tecniche, della decisione 87/95/CEE relativa alla normalizzazione nel settore delle tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni e della decisione 1673/2006/CE relativa al finanziamento della normalizzazione europea, come enunciato nel programma di lavoro della Commissione per il 2010;

3.  sottolinea che la revisione del sistema europeo di normazione deve contribuire all'innovazione e allo sviluppo sostenibile dell'Europa, rafforzare la competitività dell'Unione, consolidare il suo ruolo nel commercio internazionale e concorrere al benessere dei cittadini;

4.  plaude alla relazione del Gruppo di esperti per la revisione del sistema europeo di normazione (EXPRESS); invita le organizzazioni di normazione europee e nazionali, gli Stati membri e la Commissione ad attuare le raccomandazioni strategiche del Gruppo onde dar vita a un sistema europeo di normazione capace di rispondere alle esigenze societali ed economiche e di mantenere il suo ruolo guida nel sistema di normazione mondiale;

5.  invita la Commissione a corredare la proposta di revisione dell'attuale quadro giuridico della normazione europea di un documento di strategia che definisca un quadro globale d'azione a livello europeo e nazionale, e rechi anche proposte concrete per i miglioramenti che non possono essere realizzati attraverso la revisione della legislazione; sottolinea che il documento di strategia non dovrebbe limitarsi alle raccomandazioni contenute nella relazione EXPRESS;

6.  si compiace del Libro bianco della Commissione dal titolo ' Ammodernamento della normalizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nell'UE - Prospettive«; invita gli Stati membri e la Commissione ad attuare le raccomandazioni chiave delineate nel Libro bianco, al fine di garantire la messa a punto, nell'ambito dei sistemi di normazione europei e internazionali, delle pertinenti norme globali in materia di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) al fine di attuarle e utilizzarle nelle politiche e negli appalti pubblici dell'UE;

7.  approva l'intenzione della Commissione di integrare nel quadro giuridico della normazione europea i principi dell'Accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi dell'Organizzazione mondiale del commercio (trasparenza, apertura, imparzialità, consenso, efficacia, pertinenza e coerenza), così da rafforzarne l'applicazione nell'ambito del sistema europeo di normazione; ritiene che l'integrazione di tali principi non dovrebbe aumentare il numero delle organizzazioni europee di normazione (OEN) riconosciute oltre alle tre già esistenti, vale a dire il CEN, il CENELEC, e l'ETSI;

8.  ritiene che tali principi potrebbero essere affiancati da altri attributi come la manutenzione, la disponibilità, la qualità, la neutralità e la responsabilità; ritiene che tutti questi principi debbano essere ulteriormente dettagliati e definiti, e che occorra introdurre un sistema di monitoraggio specifico per assicurarne l'attuazione a livello nazionale ed europeo nello sviluppo di norme a sostegno delle politiche e della legislazione UE;

9.  sottolinea tuttavia che tali principi non sono di per sé sufficienti a garantire che tutti i soggetti interessati - in particolare quelli che rappresentano gli interessi della salute e della sicurezza, dei consumatori e dell'ambiente - siano adeguatamente rappresentati nel processo europeo di normazione; ritiene pertanto che un elemento essenziale sia costituito dall'introduzione del principio aggiuntivo della «rappresentanza adeguata», poiché riveste la massima importanza, ogni volta che sia in gioco l'interesse pubblico, includere le posizioni di tutti i soggetti interessati in maniera adeguata, soprattutto nello sviluppo di norme destinate a sostenere la legislazione e le politiche dell'UE, pur riconoscendo l'esigenza di coinvolgere gli esperti tecnici più preparati per un determinato progetto di normazione;

10.  sottolinea che le PMI, pur rappresentando una parte essenziale del mercato europeo, non sono adeguatamente coinvolte nel sistema di normazione e non possono quindi sfruttare interamente i vantaggi derivanti dalla normazione; ritiene che sia essenziale migliorarne la rappresentanza e partecipazione al sistema, soprattutto in seno ai comitati tecnici a livello nazionale; chiede alla Commissione di individuare, attraverso la sua valutazione d'impatto nel quadro della revisione del sistema europeo di normazione, il modo migliore per raggiungere questo obiettivo, valutando il finanziamento necessario per aiutare le PMI;

11.  fa osservare che, sebbene le norme abbiano contribuito a un notevole miglioramento della qualità e della sicurezza dei beni, la loro disponibilità nel settore dei servizi è lungi dall'essere commisurata all'importanza e potenzialità economica del settore; rileva in particolare che il numero di norme nazionali per i servizi sviluppate in Europa negli ultimi anni supera di gran lunga il corrispondente numero di norme europee elaborate nello stesso settore;

12.  riconosce che le norme sui servizi rispondono spesso a specificità nazionali e che il loro sviluppo è legato alle esigenze del mercato, all'interesse dei consumatori e a quello pubblico; sottolinea che lo sviluppo di norme europee sui servizi e l'elaborazione a livello di Unione di carte o marchi di qualità da parte degli organismi professionali, come prevede la direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, potrebbe andare a beneficio di un'ulteriore armonizzazione nel settore dei servizi, accrescere la trasparenza, la qualità e la competitività dei servizi europei e promuovere la concorrenza, l'innovazione, la riduzione delle barriere commerciali e la protezione dei consumatori;

13.  appoggia quindi l'intenzione della Commissione di includere norme sui servizi nel quadro giuridico della normazione europea, in quanto ciò non solo garantirà la notifica di tutte le norme nazionali sui servizi che potrebbero eventualmente costituire ostacoli tecnici agli scambi nel mercato interno, ma fornirà anche una base giuridica appropriata grazie alla quale la Commissione potrà chiedere alle OEN di sviluppare norme in aree ben definite e attentamente valutate nel settore dei servizi; propone quindi alla Commissione di incoraggiare i fornitori di servizi a sviluppare norme in seno alle OEN per evitare, nella misura del possibile, la frammentazione tra le varie norme nazionali, garantendo comunque che le norme sui servizi siano connesse alle esigenze del mercato nonché agli interessi pubblici e dei consumatori; appoggia quindi gli interventi compiuti per garantire la qualità della prestazione di servizi come le carte o i marchi di qualità, elaborati dagli organismi professionali, e incoraggia tutti gli attori interessati a partecipare al processo europeo di normazione;

Rafforzare il sistema europeo di normazione

a)  Aspetti generali

14.  ribadisce che la normazione europea a sostegno della legislazione di «nuovo approccio» ha dimostrato di essere uno strumento valido ed essenziale per il completamento del mercato unico; rileva che il numero dei mandati di normazione a sostegno della legislazione in settori che non rientrano nel «nuovo approccio» è aumentato negli ultimi anni, il che indica che questo modello è stato adottato in un ampio ventaglio di politiche UE; ritiene auspicabile estendere l'uso delle norme in altri ambiti della legislazione e delle politiche dell'Unione al di là del mercato unico, tenendo conto delle specificità dei settori interessati, in conformità con i principi di una migliore regolamentazione;

15.  sostiene che riveste la massima importanza tracciare una netta demarcazione tra legislazione e normazione, al fine di evitare ogni falsa interpretazione per quanto riguarda gli obiettivi delle disposizioni legislative e il livello di protezione desiderato; sottolinea che il legislatore europeo deve essere estremamente vigile e preciso nel definire i requisiti essenziali della regolamentazione, mentre la Commissione deve definire chiaramente e con esattezza nei mandati gli obiettivi del lavoro di normazione; sottolinea che il ruolo degli autori delle norme dovrebbe limitarsi a definire i mezzi tecnici per raggiungere gli obiettivi fissati dal legislatore nonché garantire un elevato livello di protezione;

16.  ribadisce che è essenziale sviluppare norme europee entro un periodo ragionevole di tempo, soprattutto nei settori in cui esse si rivelino urgenti per far fronte alle esigenze delle politiche pubbliche e a condizioni di mercato in rapido mutamento; invita, pertanto, gli organismi di normazione europei e nazionali a continuare a migliorarne l'efficienza ed efficacia, tenendo presente che l'accelerazione del processo di normazione non deve avvenire a scapito dei principi di apertura, qualità, trasparenza e consenso fra tutte le parti interessate;

17.  riconosce l'importanza di semplificare la procedura per la definizione delle norme; invita la Commissione, in collaborazione con i soggetti interessati, a trovare nuovi modi per ottimizzare l'adozione effettiva delle norme europee;

18.  ritiene che il processo di normazione sarà parzialmente accelerato attraverso una migliore consultazione fra la Commissione e le OEN prima di conferire un mandato, il che permetterà loro di rispondere più rapidamente, possibilmente entro un periodo di due mesi, in merito alla propria possibilità di intraprendere un progetto di normazione;

19.  rileva l'importanza del comitato previsto dalla direttiva 98/34/CE quale forum tra la Commissione e gli Stati membri per la discussione di questioni correlate alle regolamentazioni tecniche e alla normazione; ritiene che rappresentanti del Parlamento europeo dovrebbero essere invitati a partecipare alle riunioni del comitato (o dell'organo che gli succederà) che, pur mantenendo lo status di osservatore degli organismi di normazione europei e nazionali, dovrebbe essere altresì aperto, se del caso, a osservatori delle organizzazioni di settore a livello europeo, specie durante la discussione dei mandati di normazione;

20.  sollecita la Commissione a sviluppare e applicare, in cooperazione con le OEN, un sistema migliore e coerente per il coordinamento della politica e delle attività di normazione, che dovrebbe coprire tutti gli aspetti del processo di normazione, dalla preparazione e dal conferimento dei mandati, passando per il monitoraggio del lavoro del comitato tecnico, garantendo che le norme prodotte siano compatibili con le politiche UE e soddisfino i requisiti essenziali della rispettiva legislazione, fino all'adozione ufficiale, alla pubblicazione e all'utilizzazione delle norme; sottolinea il ruolo che le rispettive categorie di soggetti interessati potrebbero svolgere in qualità di gruppo consultivo preposto ad assistere la Commissione nella creazione di una piattaforma europea armonizzata sulla politica di normazione;

21.  invita gli Stati membri ad attuare una politica coordinata in materia di normazione e ad adottare un approccio coerente per quanto riguarda l'uso delle norme a sostegno della legislazione; chiede alla Commissione di verificare che il raggiungimento degli obiettivi delle politiche UE non sia pregiudicato da sforzi di normazione non coordinati, da norme discordanti o superflue o dall'inutilità dei sistemi di certificazione;

22.  invita la Commissione a rivedere e razionalizzare la procedura di trasmissione dei mandati di normazione alle OEN, al fine di includere una fase di consultazione con i soggetti interessati e un'analisi approfondita che giustifichi la necessità di una nuova attività di definizione delle norme, che ne garantisca la pertinenza ed eviti la duplicazione e il moltiplicarsi di norme e specifiche divergenti;

23.  invita la Commissione a presentare un piano d'azione mirante a un sistema di normazione UE più integrato, a una definizione di norme più efficiente ed efficace, a un migliore accesso alla normazione, soprattutto per le PMI, a un ruolo più energico dell'UE nella definizione di norme a livello internazionale e a un sistema di finanziamento più sostenibile per la definizione delle norme;

24.  sottolinea l'importanza del ruolo dei «consulenti di nuovo approccio» nel verificare che le norme armonizzate siano conformi alla corrispondente legislazione UE; richiama l'attenzione sul fatto che tali consulenti sono attualmente selezionati dalle OEN e operano al loro interno, il che impone un notevole onere amministrativo a queste organizzazioni e, a volte, suscita preoccupazione tra i soggetti interessati circa l'imparzialità e l'indipendenza del processo; invita pertanto la Commissione a valutare la necessità di rivedere le procedure esistenti; ritiene inoltre che la Commissione dovrebbe individuare una procedura per garantire che le norme oggetto di mandato siano conformi alle altre politiche e normative UE al di là del campo d'applicazione del «nuovo approccio»; ritiene che ciò dovrebbe avvenire durante l'elaborazione delle norme al fine di evitare ritardi e inefficienze dovuti a un rifiuto ex-post;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri a verificare le norme sulla base del conferimento in modo più approfondito al fine di garantire che esse rispettino i requisiti del mandato, in particolare quando le norme sono utilizzate ai fini della legislazione di «nuovo approccio», garantendo nel contempo che la procedura per l'approvazione delle norme non comporti ulteriori ritardi; intende esaminare – nel contesto della prossima revisione del sistema di normazione europeo – la possibilità di estendere al Parlamento il diritto, di cui attualmente beneficiano la Commissione e gli Stati membri, di contestare una norma armonizzata che non sembri soddisfare interamente i requisiti essenziali della legislazione corrispondente;

26.  invita la Commissione, a fini di trasparenza, a rendere pubbliche le decisioni sulle obiezioni formali alle norme in forma consolidata e a mettere a disposizione una tabella aggiornata delle azioni connesse alle obiezioni formali; invita altresì la Commissione a presentare una relazione annuale sui mandati di normazione e sull'avanzamento della loro attuazione;

27.  invita le OEN a rafforzare i loro attuali meccanismi di ricorso che vanno utilizzati qualora sorgessero disaccordi in merito a una norma; rileva che gli attuali meccanismi potrebbero non essere sempre efficaci poiché la loro composizione riflette in pratica la posizione di coloro che hanno approvato una norma; propone pertanto di ampliarne la composizione per consentire la partecipazione di esperti indipendenti esterni e/o soggetti interessati della società europea che sono attualmente membri associati o soci collaboratori delle OEN;

28.  esprime il suo sostegno a Keymark, un marchio volontario europeo di certificazione, di proprietà del CEN/CENELEC, che indica la conformità con gli standard europei; sottolinea che il marchio Keymark rappresenta una valida alternativa ai diversi sistemi di certificazione nazionali che comportano numerosi test e certificazioni di prodotti in diversi Stati membri e possono pertanto diventare un ostacolo al commercio nell'ambito del mercato interno e generare costi significativi per le piccole imprese che possono riflettersi in un aumento dei prezzi per i consumatori; incoraggia quindi gli organismi di normazione nazionali e altri organismi nazionali di certificazione a promuovere Keymark quale alternativa ai programmi di certificazione nazionali; chiede altresì l'organizzazione di una campagna d'informazione paneuropea al fine di sensibilizzare le imprese e i consumatori in merito ai benefici di Keymark;

29.  è consapevole del fatto che l'attuale sistema di finanziamento UE a sostegno della normazione europea spesso comporta frustrazioni in termini di modifiche delle norme, costi elevati dei controlli e ritardi nell'autorizzazione dei pagamenti; sottolinea l'urgente necessità di ridurre tali costi e l'elevato onere amministrativo che a volte prevalgono sui vantaggi del sostegno finanziario fornito, nel rispetto delle regole finanziarie dell'UE; invita la Commissione e tutti i soggetti interessati ad assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema, anche attraverso partenariati pubblico-privato e una programmazione finanziaria pluriennale, essenziale per garantire l'efficacia e l'efficienza del sistema nella concorrenza globale; ritiene che la Commissione e le OEN potrebbero migliorare la propria cooperazione al fine di garantire un quadro stabile e di facile impiego per il contributo finanziario dell'UE alla normazione europea, in modo da accrescere notevolmente l'efficacia del sistema;

b)  Migliorare l'accesso al processo di normazione

30.  riconosce il principio delle delegazioni nazionali come pietra miliare del sistema europeo di normazione, soprattutto nel processo di sviluppo delle norme del CEN e del CENELEC; osserva tuttavia che nella grande maggioranza dei paesi europei - come confermato dallo studio sull'accesso alla normazione - la partecipazione dei soggetti societali interessati al processo di definizione delle norme è inesistente o assai scarsa;

31.  incoraggia perciò gli organismi di normazione europei e nazionali a promuovere e agevolare l'effettiva partecipazione al processo di normazione di tutte le parti interessate, in particolare i rappresentanti delle PMI e tutti i soggetti interessati che rappresentano il pubblico interesse tra cui i consumatori (compresi i disabili e i consumatori vulnerabili), gli ambientalisti, i lavoratori e gli organismi che esprimono altri interessi societali;

32.  invita inoltre la Commissione ad analizzare le ragioni dello scarso livello di partecipazione dei soggetti societali interessati e delle PMI a livello nazionale e, ove opportuno, a promuovere misure per gli Stati membri intese a dare ai soggetti societali interessati e alle PMI un migliore accesso al processo di normazione nazionale; plaude agli sforzi del CEN/CENELEC e degli organismi nazionali di normazione (ONN) nell'attuare il «dispositivo di 58 raccomandazioni» dello studio sull'accesso delle PMI alla normazione e le raccomandazioni della relazione EXPRESS per quanto riguarda il miglioramento dell'accesso per tutti i soggetti interessati;

33.  sottolinea la necessità, che è stata riconosciuta fin dagli anni «90, di garantire a livello europeo la partecipazione diretta delle parti interessate della società, affinché le loro opinioni siano rispecchiate in modo più efficace, dato che la loro rappresentanza nei comitati tecnici nazionali resta scarsa nella maggior parte degli Stati membri; afferma che, essendo molto limitati i successi ottenuti per aumentare la partecipazione a livello nazionale dei soggetti societali interessati, il sostegno finanziario e politico alle organizzazioni europee istituite per rappresentare tali soggetti deve essere mantenuto e rafforzato almeno nel periodo da qui fino al 2020; invita tali organizzazioni a svolgere un ruolo di rilievo nel fornire consulenza agli Stati membri e alle associazioni nazionali dei soggetti interessati, al fine di incrementare la partecipazione delle parti interessate a livello nazionale;

34.  ritiene che tali organizzazioni europee che rappresentano gli interessi societali debbano ottenere un ruolo più significativo in seno alle OEN; chiede quindi alla Commissione e alle OEN di promuovere varie misure per conseguire tale obiettivo anche assicurando a tali organizzazioni, nel rispetto del principio della delegazione nazionale, un'effettiva appartenenza, ma senza diritti di voto, all'interno delle OEN, purché siano membri associati o soci collaboratori; ritiene inoltre che gli ONN debbano svolgere un ruolo chiave nel promuovere e rafforzare la partecipazione dei soggetti societali interessati al processo di normazione, considerato il primato del principio delle delegazioni nazionali,

35.  prende atto dei recenti sviluppi in seno all'Organizzazione internazionale per la normazione (ISO), in particolare il modello utilizzato per sviluppare la norma ISO 26000 sulla responsabilità sociale, in cui gli ONN avevano diritto di designare per il rispettivo gruppo di lavoro un solo rappresentante per ciascuna delle sei categorie di parti interessate identificate (industria, consumatori, governo, lavoratori, ONG, SSRO (servizi, supporto, ricerca e altri)); sostiene che è opportuno che le OEN e la Commissione, in cooperazione con tutte le parti interessate, valutino attentamente la possibilità di ricorrere a un analogo modello in alternativa all'elaborazione di norme in settori di interesse pubblico eccezionale e che le risultanze di tale valutazione siano comunicate al Parlamento; invita la Commissione a proporre mezzi finanziari a sostegno di questo modello alternativo;

c)  Rafforzare il principio delle delegazioni nazionali

36.  osserva che, benché costituiscano un elemento centrale del sistema di normazione europeo, gli ONN sono caratterizzati da grandi differenze in termini di risorse, competenze tecniche e partecipazione delle parti interessate al processo di normazione; sottolinea che, a causa delle disuguaglianze esistenti, la partecipazione effettiva degli ONN al sistema europeo di normazione risulta notevolmente squilibrata, mentre le risorse limitate in alcuni ONN possono ostacolarne il coinvolgimento effettivo nel processo di definizione delle norme;

37.  invita la Commissione e le OEN a promuovere programmi di formazione e ad adottare tutte le misure necessarie per consentire agli ONN più deboli, che attualmente non gestiscono segretariati di comitati tecnici o non partecipano all'attività di normazione europea ad un livello commisurato alla loro struttura economica, di assumere un ruolo più attivo nel processo di normazione, al fine di rafforzare la fiducia nel mercato interno e garantire parità di condizioni; ritiene che siano altresì necessari per le PMI programmi di formazione per rafforzarne la partecipazione al processo di definizione delle norme e accrescere l'importanza della normazione in quanto strumento strategico di attività;

38.  plaude all'iniziativa del CEN e del CENELEC di introdurre un processo di valutazione tra pari al fine di valutare la corretta applicazione, da parte degli ONN, dei principi OMC (e degli attributi aggiuntivi) e di incoraggiare il miglioramento costante e lo scambio di buone pratiche; sottolinea che questo progetto dovrebbe fungere da efficace strumento per il rafforzamento degli ONN e per una maggiore partecipazione di tutte le parti interessate a livello nazionale; ritiene che tale progetto dovrebbe coinvolgere tutti gli ONN ed essere avvalorato da verifiche indipendenti; invita il CEN e il CENELEC a predisporre e rendere disponibile al pubblico una relazione sui risultati del processo di valutazione tra pari;

39.  sollecita gli Stati membri ad assicurare una rappresentanza effettiva di tutti i soggetti interessati nei comitati tecnici nazionali, istituendo meccanismi di monitoraggio e notifica e fornendo sostegno formativo e finanziario ai più deboli fra i soggetti societali interessati e, se necessario, alle federazioni delle PMI nonché alle imprese artigiane, al fine di garantirne un'efficace partecipazione; sottolinea l'importanza di fornire l'accesso digitale agli utenti in merito alle informazioni sulle norme;

40.  invita le OEN e gli Stati membri a fornire periodicamente alla Commissione una relazione sullo stato delle loro iniziative per assicurare un'idonea rappresentanza di tutti i soggetti interessati in seno agli organismi tecnici incaricati dello sviluppo di norme vincolanti, che dovrebbe essere basata su requisiti specifici di informazione; sottolinea che tali relazioni dovrebbero successivamente essere inserite in una relazione della Commissione sugli sforzi intrapresi dalle organizzazioni di normazione europee e nazionali e sui risultati ottenuti;

41.  invita gli ONN a fornire alle parti interessate più deboli l'accesso gratuito ai comitati di normazione e a sviluppare strumenti volti a migliorare la partecipazione delle parti interessate, tra cui un meccanismo di consultazione on-line gratuito e di facile utilizzo per tutte le nuove proposte normative; invita tali organizzazioni a sfruttare appieno le tecnologie dell'informazione e della comunicazione al fine di consolidare la partecipazione delle parti interessate mediante riunioni via web e il dialogo online; incoraggia inoltre gli ONN a garantire la comunicazione oltre i confini del sistema, in particolare per le domande del pubblico in merito alle nuove norme, dal momento che le domande del pubblico sono solitamente rivolte a coloro che partecipano attualmente al sistema;

42.  deplora che nella maggior parte degli Stati membri le autorità pubbliche mostrino un interesse limitato a partecipare al processo di sviluppo delle norme, nonostante l'importanza della normazione quale strumento a sostegno della legislazione e delle politiche pubbliche; sollecita gli Stati membri - in qualità di rappresentanti degli interessi dei cittadini - e in particolare le autorità di vigilanza del mercato, a partecipare tramite loro rappresentanti a tutti i comitati tecnici nazionali, rispecchiando lo sviluppo di norme a sostegno delle politiche e della legislazione dell'Unione europea; sottolinea che la presenza delle autorità nazionali nel dibattito sullo sviluppo delle norme è fondamentale per il regolare funzionamento della legislazione nei settori che rientrano nel «nuovo approccio» e per evitare obiezioni formali ex-post a norme armonizzate;

43.  invita gli ONN, a fini di equa concorrenza nel mercato interno, a rispettare il codice etico ISO al fine di garantire che l'imparzialità delle norme non sia messa a repentaglio da altre attività quali la certificazione o l'accreditamento; sottolinea inoltre l'importanza di sviluppare norme e guide per la valutazione di conformità e di promuoverne l'adozione e l'utilizzo leale, in particolare per quanto riguarda i requisiti di integrità, obiettività e imparzialità;

d)  Facilitare l'accesso alle norme

44.  riconosce che la normazione europea contribuisce a creare parità di condizioni per tutti gli operatori del mercato, soprattutto per le PMI che formano l'ossatura dell'economia europea e che forniscono un contributo essenziale al sistema; riconosce, tuttavia, che la loro partecipazione alla normazione non è sempre commisurata alla loro importanza economica mentre la complessità e il costo delle norme possono rappresentare un ostacolo per le PMI;

45.  sottolinea che le norme devono essere concepite e adattate in modo da tener conto della caratteristiche e del contesto delle PMI, in particolare delle piccole imprese, delle microimprese e delle imprese artigiane; plaude alle recenti iniziative adottate dagli organismi di normazione europei e nazionali per attuare le raccomandazioni dello studio sull'accesso delle PMI alla normazione europea, e ritiene che esse vadano considerate come migliori pratiche; apprezza e incoraggia inoltre le misure previste nel programma per le PMI del CEN/CENELEC, volte a facilitare l'utilizzo delle norme da parte delle PMI; sottolinea che sarebbe opportuno adottare nuove misure per garantire che le PMI possano partecipare pienamente allo sviluppo delle norme e possano accedervi in modo più agevole e meno costoso;

46.  sottolinea in particolare che l'Unione europea e gli Stati membri dovrebbero consentire di tenere maggiormente conto degli interessi delle PMI e delle imprese artigiane nell'elaborazione delle norme nell'attuazione delle misure strategiche contenute nello «Small Business Act», conformemente al suo settimo principio: sostegno finanziario dell'UE, riduzione dei costi di accesso alle norme, pubblicazione sistematica dei sommari delle norme europee ed equa composizione dei comitati di normazione;

47.  invita la Commissione a semplificare, ove possibile, le procedure e a prendere in considerazione nelle future modifiche il principio «Pensare innanzitutto in piccolo»; raccomanda alla Commissione di includere la questione della normazione nella prossima edizione della settimana europea delle PMI;

48.  afferma che l'accesso degli utilizzatori alle norme europee elaborate a sostegno delle politiche e della legislazione UE costituisce una questione importante che richiede ulteriore esame; ritiene che si dovrebbero prendere in considerazione sistemi diversi di fissazione dei prezzi per le norme private/industriali e per le norme armonizzate/vincolanti; chiede in particolare agli ONN di ridurre i costi, attraverso tariffe speciali e offrendo pacchetti di norme a prezzo ridotto, e di studiare altri modi di migliorare l'accesso, specialmente per le PMI;

49.  ricorda, tuttavia, che il prezzo di acquisto di una norma corrisponde soltanto a una piccola percentuale dei costi complessivi sostenuti dagli utenti delle norme che solitamente debbono destinare risorse ben più congrue al recepimento della norma richiesta nelle loro pratiche aziendali;

50.  sottolinea che le norme devono essere comprensibili, semplici e di facile utilizzo in modo da poter essere meglio applicate dagli utenti; ritiene essenziale ridurre, ove opportuno, l'eccessivo numero di riferimenti incrociati tra norme e cercare di eliminare le difficoltà che attualmente s'incontrano nell'individuare il gruppo di norme pertinenti per un determinato prodotto o processo; invita gli organismi di normazione nazionali ed europei e le associazioni di categoria a fornire linee guida di facile impiego per l'utilizzo delle norme, estratti on-line gratuiti e un migliore accesso on-line alle bozze di consultazione e funzioni semplici di ricerca elettronica;

51.  accoglie con favore l'attuale iniziativa delle OEN di elaborare e pubblicare on-line, senza alcuna restrizione di accesso, un compendio di tutte le loro norme, e chiede una tempestiva realizzazione di questo progetto; sottolinea, tuttavia, che questo progetto dovrebbe essere implementato anche a livello nazionale, al fine di consentire agli utenti delle norme di ottenere informazioni sulle voci contemplate da ciascuna norma nella propria lingua, attraverso il sito web degli ONN;

52.  sottolinea l'importanza di fornire norme in tutte le lingue ufficiali dell'UE al fine di garantire la corretta comprensione da parte degli utenti; invita la Commissione a sostenere ulteriormente e semplificare le disposizioni finanziarie relative alla traduzione di norme armonizzate;

La normazione a sostegno dell'innovazione e della competitività sostenibile in un contesto globalizzato

53.  riconosce che la normazione europea è uno strumento importante per promuovere l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo (R&S) e contribuire alla competitività dell'Unione e al completamento del mercato interno; sottolinea i suoi importanti vantaggi economici grazie ai quali le imprese sono in grado di trasferire più rapidamente le conoscenze, ridurre i costi e i rischi, accelerare i tempi di commercializzazione e ottenere un ritorno più elevato per l'innovazione;

54.  riconosce che, sebbene la normazione possa agevolare considerevolmente l'impiego delle nuove tecnologie, si riscontra una considerevole mancanza di raccordo nel trasferimento dei risultati della R&S allo sviluppo delle norme; sottolinea la necessità di migliorare la reciproca conoscenza e la cooperazione tra autori delle norme, innovatori, comunità accademica e comunità di ricerca; mette in risalto che, includendo nelle norme il nuovo sapere, frutto in particolare dei programmi di ricerca e innovazione finanziati dal settore pubblico, si promuoveranno l'innovazione e la competitività;

55.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere, in cooperazione con gli ONN, l'inclusione della normazione nei curriculum accademici, nei programmi scolastici (ad esempio negli istituti economici e tecnici), nei programmi di apprendimento permanente e nelle campagne di informazione, al fine di sensibilizzare gli operatori economici attuali e futuri e i responsabili politici circa l'importanza e i vantaggi delle norme; invita gli ONN a rafforzare la loro cooperazione con le associazioni di categoria e a fornire alle PMI informazioni plausibili sui benefici economici apportati dall'utilizzo delle norme; invita altresì la Commissione a garantire che la questione della normazione sia sollevata nell'ambito del programma Erasmus per giovani imprenditori; incoraggia le iniziative volte a valutare, quantificare e comunicare i benefici economici e sociali della normazione;

56.  è dell'avviso che i programmi quadro europei di ricerca, competitività e innovazione possano fornire un importante contributo al processo di definizione delle norme, dedicando un capitolo alla normazione; ritiene che tale misura rafforzerebbe la comprensione dei vantaggi delle norme e contribuirebbe a promuovere un approccio sistematico più a monte tra ricerca, innovazione e normazione; invita la Commissione a introdurre la «pertinenza con la normazione» fra i criteri di valutazione dei progetti di R&S finanziati dall'UE, a promuovere progetti connessi alla normazione e ad incrementare la sensibilizzazione in merito a tali progetti attraverso strumenti innovativi;

57.  invita inoltre la Commissione a sviluppare attività di controllo tecnologico, in modo da individuare i futuri risultati delle attività di ricerca e sviluppo che potrebbero trarre beneficio dalla normazione e ad agevolare il flusso e la trasparenza delle informazioni necessarie per la penetrazione nel mercato e l'attività di R&S e, al riguardo, a sviluppare meccanismi di valutazione online accessibili e di facile utilizzo;

58.  invita gli Stati membri a utilizzare le norme europee negli appalti pubblici al fine di migliorare la qualità dei servizi pubblici e favorire le tecnologie innovative; sottolinea tuttavia che l'impiego di norme non dovrebbe tradursi in ulteriori ostacoli, in particolare per le piccole imprese che cercano di partecipare alle procedure degli appalti pubblici;

59.  ribadisce che la lotta al cambiamento climatico e le altre future sfide globali nel settore ambientale ed energetico richiedono lo sviluppo e la promozione di tecnologie pulite e di prodotti verdi; ritiene pertanto che vi sia l'urgente necessità di integrare gli aspetti ambientali in tutti i prodotti e servizi interessati, e che il sistema europeo di normazione debba sviluppare un sistema migliore per garantire che tali aspetti siano affrontati correttamente in sede di definizione delle norme; sottolinea la necessità di promuovere la partecipazione attiva nei comitati di normazione - a livello nazionale ed europeo - delle organizzazioni ambientaliste e delle autorità pubbliche responsabili della protezione dell'ambiente; sottolinea che la necessità di orientare gli sforzi d'innovazione europei verso strategie globali di lotta contro il cambiamento climatico e di risposta alle sfide energetiche, sociali e ambientali deve altresì riflettersi nell'elaborazione di nuovi orientamenti per i modelli di normazione;

60.  sottolinea che il miglioramento delle condizioni di salute e di vita dell'uomo comporta lo sviluppo di prodotti che possano contribuire al sano sviluppo della popolazione e migliorare l'accessibilità, in particolare per i bambini e le persone vulnerabili; ritiene pertanto che vi sia l'urgente necessità di integrare gli aspetti sanitari in tutti i prodotti e servizi interessati, e che il sistema europeo di normazione debba sviluppare un sistema migliore per garantire che tali aspetti siano affrontati correttamente in sede di definizione delle norme; chiede al riguardo, ad esempio, la definizione di norme europee in materia di calzature ortopedicamente corrette per i bambini; sottolinea la necessità di promuovere la partecipazione attiva nei comitati di normazione di esperti sanitari e delle autorità pubbliche responsabili per le questioni sanitarie;

61.  sottolinea che la normazione ha un grande potenziale per rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone disabili e alle persone anziane di esercitare le loro capacità e partecipare su un piede di parità in tutti gli ambiti della vita; invita, pertanto, a elaborare norme che tengano conto delle diverse necessità della popolazione e creino nuove opportunità che permettano alle imprese di fornire soluzioni innovative, al fine di promuovere lo sviluppo di prodotti, servizi e infrastrutture che siano accessibili a tutti; sottolinea l'importanza del concetto «Design for All», il che costituisce una sfida creativa ed etica per gli autori delle norme, i disegnatori, gli imprenditori, le autorità pubbliche e i decisori politici, dal momento che il suo obiettivo è quello di consentire a tutte le persone pari accesso, tra l'altro, all'ambiente edificato, ai trasporti, all'istruzione, all'occupazione, all'alloggio, alle strutture mediche, all'informazione e alla comunicazione, alla cultura, alle attività ricreative e ai prodotti e servizi di consumo;

62.  invita, pertanto, la Commissione e le OEN a sviluppare e a sostenere un approccio sistematico alle loro attività di normazione in modo da garantire che le norme integrino requisiti adeguati di accessibilità, rispettando i principi del «Design for All», compreso un meccanismo adeguato di verifica per assicurare che le norme in questione rispecchino correttamente le esigenze delle persone disabili e delle persone anziane; invita inoltre la Commissione, gli Stati membri e le organizzazioni di normazione europee e nazionali a sviluppare e sostenere corsi formativi per le persone disabili, volti ad aumentare la loro effettiva partecipazione al processo di definizione delle norme, e per gli autori delle norme per familiarizzarli con le questioni relative alla disabilità e all'accessibilità;

63.  esorta tutti gli Stati membri a ratificare senza indugio la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e ad attuare efficacemente le sue disposizioni per quanto riguarda la promozione dei principi di design universale nel processo di definizione delle norme; esorta inoltre la Commissione e gli Stati membri a rafforzare l'attuale normativa sugli appalti pubblici in modo da promuovere l'inclusione di clausole di accessibilità nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici, al fine di promuovere l'accessibilità e offrire incentivi ai fabbricanti affinché elaborino e offrano prodotti e servizi accessibili; chiede la promozione di progetti di R&S finanziati dall'UE per sviluppare prodotti della tecnologia di assistenza innovativi e che le disposizioni in materia di accessibilità costituiscano un criterio nell'assegnazione di fondi strutturali a livello nazionale e regionale;

64.  sottolinea che, al fine di rafforzare ulteriormente la tutela dei consumatori, dovrebbe essere privilegiata la procedura di definizione delle norme relative alla direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti;

65.  richiama l'attenzione sulla risoluzione del Parlamento europeo del 6 maggio 2010 sui veicoli elettrici, in cui si sottolinea la necessità di una maggior efficacia dei processi normativi in diversi settori per accelerare l'introduzione sul mercato dei veicoli elettrici, a fini di competitività e miglioramento delle condizioni ambientali;

66.  evidenzia che tanto i diritti di proprietà intellettuale (DPI) quanto l'esercizio di normazione incoraggiano l'innovazione e favoriscono la diffusione delle tecnologie; sottolinea che occorrerebbe stabilire un giusto equilibrio tra gli interessi degli utenti delle norme e i diritti dei detentori di proprietà intellettuale; invita gli organismi di normazione europei e nazionali a prestare particolare attenzione in sede di elaborazione di norme basate su tecnologie proprietarie, in modo da consentire un ampio accesso a tutti gli utenti; sottolinea la necessità di garantire che le licenze per eventuali DPI fondamentali contenuti nelle norme siano fornite a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie;

67.  riconosce che i forum e i consorzi contribuiscono notevolmente al sistema di normazione, fornendo specifiche aventi pertinenza globale, che sono spesso più aperte alle tecnologie innovative; rileva che, soprattutto nel settore delle TIC, diversi forum e consorzi si sono trasformati in organizzazioni mondiali che producono, mediante processi di sviluppo aperti, trasparenti e basati sul consenso, specifiche di larga applicazione; è convinto che le OEN e i forum/consorzi debbano trovare i modi per cooperare nella pianificazione delle loro attività trasferendo le norme al livello più appropriato, internazionale o europeo, al fine di garantire coerenza ed evitare frammentazioni o duplicazioni;

68.  invita altresì le OEN a sviluppare e attuare un meccanismo migliore per l'adozione di specifiche di forum e consorzi quali norme europee, attraverso cui garantire il consenso da parte di tutti i soggetti interessati, grazie alle procedure stabilite per la consultazione di tutti le parti in causa, conformemente al principio delle delegazioni nazionali; sottolinea che ciò non dovrebbe limitare la possibilità di presentare specifiche di forum e consorzi direttamente a organizzazioni di normazione internazionali, per cercare di ottenere uno status più ampiamente riconosciuto a livello mondiale, sempreché siano rispettati i principi stabiliti dall'accordo dell'Organizzazione mondiale del commercio sugli ostacoli tecnici al commercio (trasparenza, apertura, imparzialità, consenso, efficacia, pertinenza e coerenza);

69.  riconosce che l'interoperabilità è fondamentale per l'innovazione e la competitività, soprattutto nel settore delle TIC, in cui forum e consorzi svolgono un ruolo fondamentale; evidenzia che l'interoperabilità dipende non solo dalla definizione di norme e/o specifiche, ma anche dalla loro attuazione da parte degli utenti; riconosce il ruolo importante svolto dai forum e dai consorzi di utenti ai fini della realizzazione dell'interoperabilità; invita la Commissione a rafforzare il coordinamento tra i forum e consorzi nel settore delle TIC e gli organismi ufficiali di normazione, al fine di aumentare l'interoperabilità e ridurre al minimo il rischio di duplicazione e conflitto tra le norme nel settore delle TIC;

70.  sottolinea la necessità imperativa di adattare la politica di normazione in materia di TIC agli sviluppi del mercato e delle politiche, per consentire in futuro di raggiungere gli importanti obiettivi delle politiche europee che necessitano di interoperabilità, quali la sanità elettronica, l'accessibilità, la sicurezza, il commercio elettronico, l'e-government, i trasporti ecc., e di contribuire alla definizione di norme per la protezione dei dati personali;

71.  chiede alla Commissione, al fine di sostenere altre politiche dell'UE, di attuare una politica di normazione UE ammodernata e ampia nel settore delle tecnologie dell'informazione che assicuri, fra l'altro, l'interoperabilità, la certezza del diritto e l'applicazione di opportune garanzie riducendo nel contempo gli oneri aggiuntivi per le imprese, i rischi per gli utenti e gli ostacoli alla libera circolazione delle tecnologie dell'informazione;

72.  chiede alla Commissione di fare un uso efficace delle basi giuridiche esistenti per consentire la normazione della tecnologia dell'informazione e di individuare altri settori, ambiti o applicazioni delle tecnologie dell'informazione nei quali la normazione UE potrebbe essere utilizzata in modo efficace a sostegno delle politiche dell'UE e di presentare opportune proposte al riguardo; chiede inoltre alla Commissione di esaminare la possibilità di utilizzare eventualmente il «nuovo approccio» e il «nuovo quadro legislativo» come modello per una moderna politica di normazione nel settore delle TIC a sostegno delle politiche UE;

73.  sottolinea che le norme internazionali sono fattori chiave di un mercato globale, grazie all'utilizzo di una stessa norma in molti paesi, che si fondano su un approccio «basato sui risultati» e promuovono la chiarezza per i consumatori e la fiducia nel mercato;

74.  sottolinea che il dialogo normativo costituisce un aspetto importante della dimensione esterna del mercato interno e che vi è quindi l'esigenza di salvaguardare e rafforzare la posizione del sistema europeo di normazione nella normazione internazionale, onde promuovere lo sviluppo di norme internazionali dotate di reale pertinenza globale, agevolare gli scambi e accrescere la competitività europea, tenendo al contempo in considerazione gli interessi legittimi dei paesi in via di sviluppo e facendo attenzione a non duplicare inutilmente il lavoro già svolto a livello internazionale;

75.  è favorevole all'invio di due esperti europei di normazione in Cina e India, con l'obiettivo di sostenere le OEN, promuovere le norme europee e fornire un riscontro sui sistemi di normazione di tali paesi; invita la Commissione ad esplorare la necessità di distaccare esperti di normazione in altre regioni del mondo al fine di promuovere ulteriormente il sistema europeo di normazione;

76.  invita la Commissione a coordinare le sue attività di normazione con i partner internazionali dell'UE, ad esempio nel quadro del dialogo transatlantico; invita inoltre la Commissione, in quest'ottica, a valutare l'influenza della normazione europea e ad adottare le misure necessarie per consolidarla a livello mondiale, al fine di rafforzare la competitività dei prodotti e servizi europei nell'ambito del commercio internazionale;

77.  chiede un impegno rinnovato in materia di normazione internazionale da parte dei soggetti europei interessati e degli ONN europei, al fine di trarre profitto dalla leadership europea e di ottenere i vantaggi «del primo arrivato» sui mercati mondiali; sottolinea la necessità di un migliore coordinamento tra soggetti europei interessati e ONN europei, a livello tecnico e politico, nella normazione internazionale;

o
o   o

78.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 150 del 28.5.1999, pag. 624.
(2) GU L 315 del 15.11.2006, pag. 9.
(3) GU L 204 del 21.7.1998, pag. 37.
(4) GU L 36 del 7.2.1987, pag. 31.


Riforme attuate e sviluppi nella Repubblica di Moldova
PDF 114kWORD 38k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulle riforme poste in atto e gli sviluppi nella Repubblica di Moldova
P7_TA(2010)0385RC-B7-0572/2010

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di partenariato e cooperazione tra la Repubblica di Moldova e l'Unione europea, firmato il 28 novembre 1994 ed entrato in vigore il 1° luglio 1998,

–  vista la dichiarazione comune del Consiglio di cooperazione UE-Moldova del 21 dicembre 2009,

–  visti i negoziati in corso in vista della conclusione di un accordo di associazione tra la Repubblica di Moldova e l'Unione europea, e i negoziati sulla liberalizzazione del regime dei visti tra l'Unione e la Repubblica di Moldova,

–  vista la relazione della Commissione del 12 maggio 2010 sui progressi compiuti dalla Repubblica di Moldova (COM(2010)0207),

–  viste le dichiarazioni dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulla Moldova/Transnistria, del 17 maggio 2010, sulle misure restrittive nei confronti della leadership della regione della Transnistria, del 27 settembre 2010, e sulla ratifica, da parte della Repubblica di Moldova, dello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale, del 14 ottobre 2010,

–  visti i risultati delle elezioni parlamentari del 29 luglio 2009 e quelli del referendum sulla riforma della Costituzione del 5 settembre 2010 nonché la decisione di tenere elezioni parlamentari anticipate il 28 novembre 2010,

–  viste la sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica di Moldova e sulla regione della Transnistria,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la politica europea di vicinato (PEV) e il partenariato orientale varato nel maggio 2009 hanno riconosciuto le aspirazioni europee della Repubblica di Moldova e l'importanza della Moldova come paese con profondi legami storici, culturali ed economici con gli Stati membri dell'Unione europea,

B.  considerando che l'accordo di associazione che è attualmente oggetto di negoziati tra l'Unione europea e la Repubblica di Moldova dovrebbe migliorare in modo significativo il quadro istituzionale comune UE-Repubblica di Moldova, agevolare l'approfondimento delle relazioni in tutti i settori e rafforzare l'associazione politica e l'integrazione economica, con diritti e obblighi reciproci,

C.  considerando che le relazioni UE-Moldova hanno registrato progressi sostanziali nel corso dell'ultimo anno, un fatto che risulta debitamente dalla relazione della Commissione del 12 maggio 2010 sui progressi compiuti, la quale constata che sono stati fatti passi avanti nella maggior parte degli ambiti settoriali coperti dal piano d'azione della PEV,

D.  considerando che l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, l'istituzione del servizio europeo per l'azione esterna e la nomina del vicepresidente/alto rappresentante conferiscono all'Unione europea un nuovo impulso verso l'assunzione di un ruolo maggiormente proattivo nella gestione di conflitti latenti nel suo stesso vicinato, compresa la questione della Transnistria,

1.  accoglie favorevolmente i progressi compiuti nel corso dell'ultimo anno dalla Repubblica di Moldova e auspica che il processo elettorale possa consolidare ulteriormente le istituzioni democratiche e il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti dell'uomo in Moldova; si aspetta che le autorità della Moldova proseguano le riforme necessarie e onorino i loro impegni per condurre il paese verso un'integrazione europea stabile;

2.  si compiace dell'avvio dei negoziati sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Repubblica di Moldova il 12 gennaio 2010 e rileva con soddisfazione gli ottimi risultati che la Commissione sta ottenendo dalla Repubblica di Moldova nell'ambito di tale processo;

3.   invita il Consiglio a chiedere alla Commissione che proceda, in occasione della sua prossima riunione il 25 ottobre 2010, all'elaborazione rapida del piano d'azione per la liberalizzazione dei visti, inaugurando così la fase pienamente operativa del dialogo in materia di visti sulla base dei progressi realizzati dalla Repubblica di Moldova a seguito dei colloqui esplorativi sui quattro blocchi del dialogo in materia di visti;

4.  accoglie con favore la concessione alla Repubblica di Moldova di un'assistenza macrofinanziaria sotto forma di una sovvenzione per un importo massimo di 90 milioni di EUR, con lo scopo di sostenere la stabilizzazione economica e alleggerire la bilancia dei pagamenti e le esigenze di bilancio, quali identificate nell'attuale programma dell'FMI; sottolinea la necessità che la Repubblica di Moldova intensifichi gli sforzi per attuare le riforme strutturali in modo efficace, in particolare per quanto riguarda lo Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e il clima imprenditoriale e degli investimenti;

5.   ritiene che i miglioramenti conseguiti nel contesto in cui operano le imprese e a livello del quadro normativo dell'attività imprenditoriale costituiscano una misura essenziale per attrarre gli investimenti, ed è fiducioso nel fatto che i negoziati relativi all'accordo di libero scambio con l'Unione europea, come parte dell'accordo di associazione, avanzeranno rapidamente;

6.  sostiene l'iniziativa «Amici della Moldova» – che annovera parecchi ministri degli Esteri degli Stati membri e il Commissario europeo responsabile per l'allargamento e la politica europea di vicinato, Štefan Füle – che è volta ad esprimere l'evidente sostegno dell'UE alla Repubblica di Moldova e la solidarietà con tale paese, e che costituisce il segnale chiaro di un impegno determinato a sostenere il paese nella gestione delle sfide che deve affrontare; ritiene che tale iniziativa possa aiutare efficacemente la Repubblica di Moldova ad attuare le riforme interne e avvicinare il paese all'Unione europea;

7.  ritiene che l'UE possa contribuire a risolvere il problema della Transnistria promuovendo la costruzione della fiducia, in particolare sostenendo l'attuazione di progetti comuni che affrontino le esigenze comuni della popolazione collaborando con le comunità locali e la società civile e fornendo assistenza per alleviare la crisi economica su entrambe le sponde del fiume Nistru;

8.  sottolinea che la soluzione della questione della Transnistria rappresenta un elemento fondamentale ai fini della promozione della stabilità politica e della prosperità economica nella Repubblica di Moldova e nell'intera regione; ribadisce il suo sostegno a favore dell'integrità territoriale della Repubblica di Moldova e sottolinea la necessità che l'Unione europea svolga un ruolo più incisivo nella ricerca di una soluzione per la questione della Transnistria, dal momento che il perdurare della problematica non dovrebbe ostacolare l'integrazione della Moldova nell'Unione;

9.  accoglie favorevolmente le riunioni informali che si sono svolte dal giugno 2009 a questa parte nel formato 5+2 riguardo a iniziative volte a risolvere la questione della Transnistria e invita le parti a cogliere la prima occasione per riprendere i negoziati formali in base a questo stesso formato; plaude all'iniziativa di Meseberg per la risoluzione del conflitto della Transnistria, avviata dal cancelliere tedesco Angela Merkel e dal Presidente russo Dmitri Medvedev, e ritiene che un forum sulla sicurezza a livello di ministri degli Esteri potrebbe contribuire all'individuazione di una soluzione sostenibile del conflitto;

10.  sottolinea la necessità di rafforzare la fiducia delle persone nelle istituzioni dello Stato e nelle autorità giudiziarie, in particolare a seguito del coinvolgimento di alcuni funzionari e ufficiali degli organi incaricati dell'applicazione della legge negli episodi di violenza verificatisi durante gli avvenimenti dell'aprile 2009, e si attende che tutti coloro che sono stati identificati come responsabili degli atti di violenza siano assicurati alla giustizia;

11.  incoraggia tutte le forze politiche democratiche e le comunità etno-culturali a evitare i confronti inutili e a concentrarsi sullo sviluppo di una visione ampia per la Repubblica di Moldova, con lo scopo di indirizzare il paese verso il raggiungimento dei suoi obiettivi europei;

12.  auspica che le prossime elezioni previste per il 28 novembre 2010 si tengano nel pieno rispetto delle norme internazionali e ricorda a tutti i soggetti interessati che la campagna preelettorale deve prevedere pari opportunità per tutte le forze politiche; si aspetta l'adozione di misure volte a garantire l'efficacia del diritto di voto dei cittadini moldovi residenti all'estero e afferma che le autorità de facto della regione separatista della Transnistria non hanno il diritto di impedire ai cittadini moldovi di prendere parte al processo elettorale;

13.  invita il parlamento della Repubblica di Moldova a prendere parte all'Assemblea parlamentare Euronest in conformità dell'atto costitutivo di detta Assemblea;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché agli Stati membri, all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e al parlamento della Moldova.


Politica marittima integrata
PDF 207kWORD 75k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla politica marittima integrata (PMI) - Valutazione dei progressi realizzati e nuove sfide (2010/2040(INI))
P7_TA(2010)0386A7-0266/2010

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino(1),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Una politica marittima integrata per l'Unione europea» (COM(2007)0575),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Relazione intermedia sulla politica marittima integrata dell'UE» (COM(2009)0540),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la relazione intermedia sulla politica marittima integrata dell'UE (SEC(2009)1343),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Una politica marittima integrata per una migliore governance nel Mediterraneo» (COM(2009)0466),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Sviluppare la dimensione internazionale della politica marittima integrata dell'Unione europea» (COM(2009)0536),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Verso l'integrazione della sorveglianza marittima: un sistema comune per la condivisione delle informazioni sul settore marittimo dell'UE» (COM(2009)0538),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Esame della creazione di un sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR)» (COM(2008)0068),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Europa 2020, Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Programma di lavoro della Commissione per il 2010 - E» ora di agire' (COM(2010)0135),

–  visto il Libro bianco della Commissione: «L'adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d'azione europeo» (COM(2009)0147),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «'Tabella di marcia per la pianificazione dello spazio marittimo: definizione di principi comuni nell'UE» (COM(2008)0791),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Orientamenti per un approccio integrato alla politica marittima: Verso migliori pratiche di governance marittima integrata e di consultazione delle parti interessate» (COM(2008)0395),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «La strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico» (COM(2009)0248),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «L'Unione europea e la regione artica» (COM(2008)0763),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo: «Costruire una infrastruttura europea della conoscenza marina: Tabella di marcia per un'osservazione marina e una rete di dati europee» (SEC(2009)0499),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo: «Infrastruttura dei dati marini, esito di una consultazione pubblica» (SEC(2010)0073),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo: «Non-documento sulla sorveglianza marittima» (SEC(2008)2337),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Una strategia europea per la ricerca marina e marittima: Uno spazio europeo della ricerca per promuovere l'uso sostenibile degli oceani e dei mari» (COM(2008)0534),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo: «Obiettivi strategici e raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018» (COM(2009)0008),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla politica marittima integrata del 16 novembre 2009,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla sorveglianza marittima integrata del 17 novembre 2009,

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla politica marittima integrata del 14 giugno 2010,

–  visti la convenzione per la protezione del Mar Mediterraneo dai rischi dell'inquinamento ed i suoi protocolli(2),

–  visto il parere del Comitato delle regioni in merito al pacchetto marittimo e costiero del 17-18 giugno 2009,

–  vista la sua risoluzione del 12 luglio 2007 su una futura politica marittima dell'Unione: una visione europea degli oceani e dei mari(3),

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2008 su una politica marittima integrata per l'Unione europea(4),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per la pesca e della commissione per lo sviluppo regionale (A7-0266/2010),

A.  considerando che gli oceani e i mari sono realtà estremamente complesse e che subiscono l'influenza di molteplici attività, interessi e politiche; considerando che le competenze necessarie per affrontare le diverse sfide degli affari marittimi e il potere di farvi fronte sono ripartiti tra diversi attori pubblici e privati a vari livelli di governance,

B.  considerando che gli oceani e i mari sono interconnessi e interdipendenti e che, inoltre, lo sfruttamento sempre più intenso degli oceani e dei mari da parte di settori come trasporti, pesca, energia, turismo e ricerca, unitamente al cambiamento climatico, hanno contribuito ad aumentare la pressione sull'ambiente marino,

C.   considerando che il trasporto marittimo e la cantieristica navale contribuiscono in maniera significativa alla prosperità economica dei paesi dell'Unione europea e che tali settori rendono un valido servizio ai consumatori e all'industria a livello europeo e mondiale,

D.  considerando che l'approccio della PMI rappresenta una chiara risposta alla questione di come raggiungere una maggiore coerenza tra le azioni condotte a titolo delle diverse politiche che interessano i mari e le zone costiere e la necessità di un uso più ecocompatibile delle risorse di tali ecosistemi,

E considerando che la direttiva quadro sulla strategia marina costituisce il pilastro ambientale della politica marittima integrata (PMI); che tale approccio dovrebbe essere meglio collegato alle altre politiche settoriali,

F.  considerando che un'efficace PMI dovrebbe basarsi sull'eccellenza nel settore della ricerca, della tecnologia e dell'innovazione marine e dovrebbe portare ad un approccio «one-stop-shop» nel processo decisionale e quindi a una riduzione della duplicazione dei poteri di regolamentazione, tenendo comunque conto delle specificità regionali e locali,

G.  considerando che tali strutture di governance marittima integrata dovrebbero rafforzare la pianificazione coordinata di attività marittime concorrenti, la gestione strategica delle zone marittime, la qualità delle attività di sorveglianza e l'applicazione delle leggi; che un tale obiettivo necessita di misure atte a identificare con precisione l'insieme di queste strutture nonché a garantirne la visibilità e a migliorarne la cooperazione, e tutto questo in un quadro trasparente e coerente,

H.  considerando che l'Unione europea è la prima potenza marittima mondiale e che essa dovrà contare sulla PMI e sui relativi risultati per agire quale propulsore internazionale al fine di migliorare la pianificazione delle attività marittime, la protezione dell'ambiente e la promozione delle buone pratiche marittime in sedi internazionali,

I.  considerando che le regioni costiere e insulari ultraperiferiche d'Europa svolgono un ruolo particolare in materia di sicurezza e di protezione contro le minacce ambientali e gli atti criminali,

Osservazioni generali

1.  accoglie con favore il pacchetto della Commissione dell'ottobre 2009 sulla politica marittima integrata (PMI) considerandolo un bilancio tempestivo e incoraggiante dell'attuazione del piano d'azione del Libro blu 2007, e riconosce al contempo che le nuove iniziative già adottate e previste sono pienamente coerenti con gli obiettivi del Libro blu e ne costituiscono la logica conseguenza; conferma la validità generale di un approccio integrato agli affari marittimi;

2.  concorda con la Commissione che la nostra «forte tradizione marittima» è uno dei cardini dell'Europa; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a sviluppare ulteriormente le potenzialità offerte dai vari settori marittimi, definendo una strategia ambiziosa di crescita nel settore marittimo («crescita blu»); ritiene che la PMI debba contribuire a instaurare un'Unione competitiva, sociale e durevole; è del parere, a tal proposito, che lo sviluppo di tale politica debba integrare in modo armonioso gli impegni volti a conseguire lo sviluppo economico, alti livelli occupazionali, in particolare rendendo il settore di maggiore attrattiva per i giovani grazie ad azioni di formazione e al lancio del progetto «Erasmus marittimo», e la protezione dell'ambiente; afferma, pertanto, che la PMI dovrebbe essere interconnessa con gli obiettivi e le iniziative della strategia UE 2020;

3.  chiede quindi alla Commissione di proporre, entro il 2013, una strategia globale ed intersettoriale per la crescita sostenibile nelle regioni costiere e marittime, sulla base di un'ampia analisi del potenziale e delle opzioni politiche e di una vasta consultazione dei soggetti interessati; ritiene che uno degli elementi di questa strategia dovrebbe essere un nuovo approccio integrato per rafforzare la leadership mondiale dell'Europa nella ricerca in materia marina e marittima, nello sviluppo tecnologico e nel campo dell'ingegneria marittima in settori come la cantieristica navale, lo sviluppo sostenibile delle risorse marine, la navigazione pulita nonché lo sviluppo dell'energia off-shore e delle relative tecnologie; afferma la necessità di trovare soluzioni a livello internazionale per eliminare pratiche di concorrenza sleale in seno al settore della cantieristica navale;

4.  invita la Commissione a prendere provvedimenti dopo la catastrofe della marea nera nel Golfo del Messico e a instaurare una certezza giuridica nel campo dell'estrazione petrolifera offshore in Europa, presentando una strategia d'azione europea coordinata in materia di prevenzione delle catastrofi e di lotta contro gli incidenti provocati dalle piattaforme estrattive e dalle petroliere, a livello internazionale soprattutto nei casi di inquinamento transfrontaliero; chiede alla Commissione di incoraggiare gli Stati membri ad attuare pienamente il quadro giuridico internazionale già in vigore, quale definito dalle convenzioni internazionali dell'Organizzazione marittima internazionale (IMO) in materia, di individuare, parallelamente, tutte le misure possibili atte a prevenire tali disastri e tutte le possibili lacune legislative a livello dell'UE e degli Stati membri e di adattare di conseguenza, al più presto, l'insieme delle azioni e della legislazione UE pertinenti, tenendo conto delle caratteristiche diverse del golfo del Messico e delle regioni costiere e marittime europee;

5.  sollecita la Commissione ad ampliare il mandato dell'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) in materia di ispezioni di sicurezza degli impianti offshore e di pulizia delle fuoriuscite di petrolio nella revisione del regolamento dell'EMSA;

6.   ritiene urgente, in tale contesto, rivedere la direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, poiché essa non include la responsabilità secondo il principio «chi inquina paga» nel caso dell'estrazione petrolifera offshore;

7.   invita a tale proposito la Commissione a esaminare se il mandato EMSA debba essere ampliato e se i controlli concernenti il rispetto delle norme di sicurezza nelle estrazioni petrolifere offshore e la verifica dei piani d'emergenza debbano essere, in tale contesto, posti sotto la sua responsabilità;

8.  si compiace dello studio della Commissione intitolato «Base di dati sui progetti finanziati dall'UE nelle regioni marittime»(5) e invita la Commissione a fornire nella sua prossima relazione intermedia sulla PMI una panoramica completa e sistematica di tutti i fondi messi a disposizione in tutte le linee di bilancio per le attività connesse ai settori marittimi, alle regioni costiere e ai mari;

9.  chiede alla Commissione di insistere sulla necessità che la PMI riceva un finanziamento adeguato nelle prossime prospettive finanziarie e di considerare tutte le possibilità di finanziamento, tra cui sia la proposta del Comitato delle regioni di un fondo costiero che un coordinamento efficace dei diversi regimi di finanziamento;

10.  appoggia l'intenzione dichiarata della Commissione di finanziare la politica marittima integrata con 50 milioni di euro nei prossimi due anni al fine di sviluppare i precedenti progetti in materia di strategia, governance, sostenibilità e sorveglianza;

Governance marittima

11.  si congratula con gli Stati membri e le regioni che hanno già messo a punto politiche e strutture integrate di governance marittima; invita tutti gli Stati membri le cui strutture amministrative relative alla PMI mostrano ancora una frammentazione elevata a instaurare senza indugio delle strutture uniformi e integrate di governance marittima;

12.  concorda con gli orientamenti della Commissione in materia di governance marittima e con la sua analisi dei promettenti, ma non ancora soddisfacenti, progressi compiuti negli ultimi anni;

13.  invita la Commissione, gli Stati membri e le regioni costiere a intensificare gli sforzi volti alla definizione delle politiche marittime integrate e alla costituzione di adeguate strutture di governance marittima, che consentano di prendere decisioni sulla base delle migliori informazioni disponibili, coinvolgendo tutte le parti interessate e rispettando quindi maggiormente i diversi obiettivi politici;

14.  sottolinea l'esigenza di promuovere strategie di sviluppo locale ad hoc basate su un processo di consultazione dal basso verso l'alto e di scoraggiare un approccio unico valido per tutti; ritiene, pertanto, che la governance marittima integrata sia essenziale per evitare eventuali sovrapposizioni di competenze tra diversi livelli governativi e per rafforzare la cooperazione e il dialogo con le autorità locali e regionali, le comunità costiere, gli attori della società civile e altri soggetti marittimi interessati; caldeggia l'elaborazione e lo sviluppo di piani per le macroregioni marittime dell'Unione europea nel contesto di approcci strategici per le zone marittime regionali;

15.  invita la Commissione a valutare più nel dettaglio, sulla base delle prestazioni, la qualità delle strutture di governance marittima a livello nazionale e regionale e a scambiare le migliori pratiche per raggiungere gli obiettivi della PMI; è dell'avviso che una governance marittima integrata e trasparente garantisca una pianificazione ottimale, crei numerose sinergie e favorisca la nascita di uno spazio marittimo europeo senza barriere;

16.  concorda con la Commissione che la partecipazione delle parti interessate alla definizione delle politiche marittime dovrebbe essere maggiormente radicata nelle strutture di governo; invita a tal fine tutti gli Stati membri costieri che non l'hanno ancora fatto a designare quanto prima punti di contatto nazionali per la PMI, apportando così una risposta positiva alla domanda della Commissione; sottolinea la necessità di attivare al più presto questa rete operativa; sostiene la formazione di una piattaforma trasversale per il dialogo tra le parti interessate sulle questioni marittime; chiede l'introduzione di disposizioni in vista di un partenariato concreto tra la Commissione e le regioni, ribadisce il suo sostegno alla Giornata marittima europea e chiede che si esaminino ulteriormente le disposizioni relative all'informazione dei cittadini dell'UE e alla partecipazione pubblica in ordine a tutti gli aspetti della PMI;

17.  accoglie con favore la rete europea di poli marittimi e chiede alla Commissione, agli Stati membri e alle regioni di sostenere, a tutti i livelli, tali organizzazioni emergenti, in particolare sostenendo la loro capacità d'innovazione, la loro integrazione nelle politiche e nei programmi nazionali e dell'UE, rafforzando le cooperazioni transnazionali, garantendo una maggiore apertura alle piccole e medie imprese e migliorando la loro visibilità;

18.  invita gli Stati membri e la Commissione a intensificare il dialogo a livello internazionale sulla PMI e altre questioni marittime nelle sedi competenti, anche quanto alla ratifica e all'attuazione dell'UNCLOS; propone che sia istituita una riunione sulla PMI a livello ministeriale degli Stati membri dell'Unione per il Mediterraneo (UpM), da tenersi almeno una volta l'anno;

19.  invita l'Unione europea a promuovere in seno all'Unione per il Mediterraneo l'integrazione del progetto di un codice comune di buone prassi nei settori della pesca e dell'acquacoltura nel programma di questa nuova organizzazione internazionale;

20.  invita la Commissione a rafforzare la dimensione internazionale della PMI e attira l'attenzione della Commissione e degli Stati membri sulla necessità che i miglioramenti in materia di condizioni lavorative in mare, di sicurezza e di prestazioni ambientali delle imbarcazioni siano trattati nelle sedi internazionali e ratificati nel quadro di accordi internazionali firmati dagli Stati portuali, di bandiera e costieri se si vuole pervenire a un miglioramento, su scala mondiale, nel campo della navigazione marittima;

21.  invita la Commissione e il Consiglio a sostenere l'integrazione della PMI negli strumenti di leva finanziaria e negli obiettivi della politica estera dell'UE mediante l'adozione di iniziative appropriate incentrate sulla lotta contro problemi quali l'inquinamento, la pesca illegale e la pirateria;

Iniziative e strategie per i bacini marittimi

22.  accoglie con favore le iniziative e le strategie regionali in materia di bacini marittimi nonché le strategie macroregionali connesse al mare finora proposte dalla Commissione; riconosce che l'attuazione dei principi della PMI richiede che essi siano tradotti in strategie mirate e in misure specifiche, adeguate alle specificità di ciascun bacino marittimo e, nel caso del Mediterraneo, alle diverse sub-regioni che vi si affacciano; chiede dialogo e cooperazione ulteriori al fine di migliorare la governance dello spazio marino e delle zone costiere nel quadro di un approccio multilivello nei diversi bacini marittimi, compreso il Mare del Nord, il Mar Baltico, l'Atlantico, il Mar Nero e l'area del Mediterraneo, e invita la Commissione a procedere rapidamente, in collaborazione con gli Stati membri, all'elaborazione e alla presentazione di azioni in tali regioni;

23.  invita la Commissione ad accordare particolare attenzione alle specificità delle regioni ultraperiferiche dell'UE, le cui acque territoriali assicurano che l'UE disponga della più grande zona economica esclusiva del mondo; ritiene pertanto che tali territori potrebbero svolgere un ruolo centrale nella dimensione internazionale della PMI e invita la Commissione a includere una dimensione marittima nei suoi accordi internazionali con i gruppi subregionali;

24.  rileva che gran parte delle acque del Mediterraneo e del Mar Nero sia al di fuori delle zone sotto la giurisdizione o i diritti sovrani degli Stati costieri, e che pertanto tali Stati non abbiano poteri prescrittivi ed esecutivi per regolare in maniera integrata le attività umane al di là di tali zone;

25.  chiede quindi agli Stati costieri interessati di risolvere i problemi di delimitazione sulla base dell'UNCLOS e di accordarsi sulle loro zone marittime;

Pianificazione dello spazio marittimo

26.  si rende conto che la stabilità, la prevedibilità e la trasparenza della gestione degli spazi marini sono fondamentali per garantire uno sviluppo ottimale e sostenibile delle attività economiche, una nuova crescita e nuovi posti di lavoro in mare, compreso l'ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili, come l'energia eolica e l'energia del moto ondoso, ferme restando le attività più tradizionali;

27.  è del parere che la gestione su base ecosistemica di usi del mare sempre più intensivi e competitivi richieda una pianificazione coordinata, snella e transfrontaliera dello spazio marittimo come strumento neutro, che abbia le potenzialità per contribuire in modo significativo all'attuazione della direttiva quadro sulla strategia marina e per favorire la coesistenza armoniosa di diversi usi del mare;

28.  accoglie con favore la tabella di marcia sulla pianificazione dello spazio marittimo (PSM), basata su un approccio ecosistemico e la definizione dei dieci principi di pianificazione e ritiene che tale strumento di politica intersettoriale sia essenziale per l'attuazione della PMI; chiede alla Commissione di presentare nel 2011 un progetto di direttiva sulla PSM o comunque di proporre il tipo di strumento più appropriato per garantire la coerenza tra la PSM e le altre iniziative in corso (gestione integrata delle zone costiere - ICZM, Natura 2000, direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino);

29.  suggerisce di valutare le opportunità di utilizzo congiunto dello spazio marittimo da parte di diversi settori (ad esempio navigazione, energia rinnovabile/eolica e acquacoltura);

30.  ricorda l'estrema importanza della pianificazione dello spazio marittimo europeo e dei suoi usi per le regioni costiere, in particolare per le regioni ultraperiferiche, e rileva la necessità di tutelare le regioni biogeografiche marine più sensibili dal punto di vista ecologico, garantendo al settore della pesca uno sfruttamento sostenibile delle risorse;

Sorveglianza marittima

31.  si attende che un approccio alla sorveglianza marittima ben coordinato e integrato tra pilastri, intersettoriale e transfrontaliero migliori la tutela degli interessi degli Stati membri e dell'Unione europea nonché la prevenzione dell'inquinamento marino e delle attività illecite, mettendo a disposizione delle autorità che operano in mare informazioni in materia di monitoraggio e sorveglianza in vari settori pertinenti di attività e favorendo così una maggiore efficienza;

32.  invita pertanto la Commissione, gli Stati membri, le agenzie dell'UE e in particolare l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA), nonché le organizzazioni competenti ad accelerare i loro sforzi in termini di cooperazione e coordinamento nonché per quanto concerne i necessari adeguamenti legislativi;

33.  chiede alla Commissione di individuare, in cooperazione con gli Stati membri, gli ostacoli allo scambio di dati nella legislazione UE e nazionale e nei mandati delle agenzie, di trarre insegnamento dalle esperienze acquisite nelle iniziative regionali e nazionali, nei progetti di ricerca e nei progetti pilota e dalle operazioni della PESD nei settori della sorveglianza marittima, al fine di presentare nel 2010 una tabella di marcia in materia di sorveglianza marittima integrata e di esplorare aree di cooperazione con paesi terzi, in particolare quelli del bacino del Mediterraneo che hanno ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), nonché con le organizzazioni competenti;

34.  chiede alla Commissione di individuare le risorse finanziarie aggiuntive necessarie a creare un ambiente comune per la condivisione delle informazioni, nel quadro della sorveglianza marittima integrata, in tempo utile prima delle prossime prospettive finanziarie, a tutto vantaggio dell'UE e dei suoi Stati membri;

35.  invita la Commissione a proporre un quadro giuridico per l'integrazione della sorveglianza marittima, nella prospettiva di un ambiente comune per la condivisione delle informazioni;

36.  ribadisce la sua richiesta di una migliore cooperazione tra gli ispettorati, le guardie costiere e le marine nazionali degli Stati membri e ricorda alla Commissione di svolgere - come richiesto in precedenza dal Parlamento europeo per il 2005 nella direttiva 2005/35/CE - uno studio di fattibilità su un'ulteriore collaborazione o integrazione tra i diversi servizi di guardia costiera, con una maggiore interoperabilità tra i diversi sistemi di vigilanza e in vista dell'istituzione di una guardia costiera europea; ritiene che esista un considerevole potenziale in termini di maggiore coinvolgimento dell'EMSA nella sorveglianza delle zone costiere e di aumento del sostegno offerto agli Stati membri per le attività di contrasto dell'inquinamento marittimo;

Varie

37.  ribadisce la posizione e le richieste espresse nella sua risoluzione sugli obiettivi strategici e le raccomandazioni per la politica UE dei trasporti marittimi fino al 2018;

38.  chiede alla Commissione, in vista della prossima elaborazione del Libro bianco sul futuro dei trasporti, di tenere conto del ruolo fondamentale attualmente svolto dal trasporto marittimo in ambito commerciale, di promuovere lo sviluppo di porti secondari meno congestionati e di affrontare in maniera adeguata la questione delle misure di sicurezza per il trasporto marittimo all'interno e all'esterno dell'UE, investendo sul miglioramento di sistemi di gestione del rischio multilivello che consentano di individuare e ispezionare i carichi pericolosi;

39.  sottolinea l'importanza di uno spazio marittimo senza frontiere e invita la Commissione e gli Stati membri a:

   valutare e preservare i piccoli porti;
   accrescere la rete di trasporto marittimo a corto raggio al fine di ridurre al minimo le distanze di trasporto via terra;
   sostenere la ricerca e l'innovazione in materia di modalità di carico, di movimentazione delle merci e logistica al fine di trovare soluzioni che riducano i tempi e i costi di trasporto;
   sostenere lo sviluppo delle infrastrutture portuali;

40.  chiede alla Commissione di integrare la politica marittima europea e le politiche relative alla rete idroviaria interna, in modo da sfruttare al massimo il potenziale della navigazione interna e creare modi di trasporto diversificati ed efficienti;

41.  invita la Commissione, gli Stati membri e il settore marittimo a intensificare gli sforzi di ricerca e sviluppo relativi all'utilizzo di fonti di energia rinnovabili per quanto concerne sia la propulsione delle navi che l'elettricità necessaria a bordo;

42.  sollecita la Commissione a migliorare le condizioni lavorative del personale marittimo mediante misure adeguate, ad applicare nel diritto dell'UE la convenzione sul lavoro marittimo dell'OIL e a proporre un programma di qualificazione e formazione del personale marittimo, prevedendo in particolare l'assunzione di giovani, inclusi quelli provenienti da paesi terzi;

43.  chiede alla Commissione di prendere in considerazione un'iniziativa per una politica industriale europea coordinata mirante ad aumentare la competitività, sostenendo l'eccellenza della costruzione navale europea, la sicurezza e le prestazioni e la competitività ambientali del trasporto marittimo nello spazio marittimo comune senza frontiere, sfruttando pienamente, a tal fine, la capacità concorrenziale dell'industria cantieristica europea e utilizzando le tecnologie rispettose dell'ambiente e i carburanti alternativi per le navi al fine di promuovere la cosiddetta «navigazione verde»; chiede agli Stati membri di ratificare la convenzione internazionale di Hong Kong (2009) per un riciclaggio delle navi sicuro e contemporaneamente compatibile con l'ambiente;

44.  ritiene essenziale – fondandosi sul riferimento alla coesione territoriale nel trattato sul funzionamento dell'UE e al fine di migliorare l'accessibilità – continuare a rendere la mobilità di passeggeri e merci una parte integrante della politica del mercato interno, promuovendo il trasporto marittimo a corto raggio e il cabotaggio marittimo tra i territori e, nel contempo, assicurando migliori collegamenti tra regioni marittime periferiche, regioni ultraperiferiche e isole, da una parte, e territori continentali e centri economici, dall'altra; sottolinea, nello stesso quadro, che è di importanza cruciale far fronte alle difficoltà che affliggono le zone insulari dell'UE, soprattutto le piccole comunità insulari, per quanto attiene al trasporto di persone e merci, rafforzando i collegamenti marittimi non adeguatamente serviti dal mercato e garantendo per i trasporti di persone gli stessi costi per chilometro, a prescindere dalla loro ubicazione; chiede l'adozione di misure concrete per le regioni ultraperiferiche tenendo conto delle loro specificità;

45.  richiama l'attenzione sull'importanza particolare dell'economia marittima per gli Stati membri con una zona economica esclusiva di ampia estensione e sulla necessità di favorire lo sviluppo di cluster economici marittimi, il cui contributo per la crescita e l'occupazione deve essere incentivato in linea con la strategia UE 2020;

46.  sottolinea che la pesca e l'acquacoltura hanno a buon diritto il loro posto nell'economia marittima e nello sviluppo delle regioni costiere spesso remote di cui la politica marittima integrata dovrà potenziare la crescita;

47.  insiste che nella PMI si tenga conto dei vincoli e delle caratteristiche specifiche della pesca e dell'acquacoltura, per quanto riguarda l'uso dello spazio marittimo, in particolare quanto alla disponibilità degli spazi necessari per svolgere queste attività e alla necessità di preservare gli habitat marini istituendo riserve marine e adottando altre misure a tale scopo, ponendo l'accento su una ricerca meglio pianificata e integrando pienamente le diversità geografiche e climatiche di ciascun bacino marino;

48.  ricorda la particolare vulnerabilità delle regioni costiere e insulari all'impatto dei cambiamenti climatici; sottolinea che la pianificazione di tutti gli sviluppi lungo l'estesa fascia costiera dell'UE, compreso l'entroterra, deve tenere conto delle conseguenze dei cambiamenti climatici; suggerisce di tenere in considerazione la vulnerabilità ai cambiamenti climatici in fase di elaborazione della futura politica regionale per non pregiudicare l'attuazione della PMI;

49.   invita la Commissione a integrare in maniera coerente nel settore marittimo gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e a introdurre strumenti economici fondati sul mercato, ad esempio sistemi di scambio di quote di emissione (ETS); ricorda, in seguito all'esito della 61a sessione del Comitato per la protezione dell'ambiente marino dell'IMO (27 settembre 2010 - 1° ottobre 2010), e mantenendo la sua richiesta di ulteriori sostanziali progressi in seno all'IMO, l'impegno per iniziative della Commissione presente nella direttiva ETS (2009/29/CE); chiede inoltre alla Commissione di sviluppare una strategia volta a mitigare gli impatti specifici dei cambiamenti climatici sulle regioni costiere e insulari, come seguito del Libro bianco sui cambiamenti climatici;

50.  ribadisce l'urgente necessità di alleviare le pressioni che da terra sono esercitate sull'ambiente marino, come l'inquinamento derivante dagli effluenti industriali e agricoli e la scarsa gestione delle zone costiere, nel contesto di un approccio ecosistemico integrato;

51.  invita gli Stati membri a rispettare gli obblighi imposti dalla direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, a procedere a una valutazione della situazione ambientale dei rispettivi mari entro il 15 luglio 2012, a fissare obiettivi in materia di ambiente e a predisporre programmi di sorveglianza; invita inoltre gli Stati membri a elaborare ambiziosi programmi di misure volti a conseguire un buono stato ecologico delle acque;

52.  esorta gli Stati membri a rispettare gli obblighi in materia di individuazione delle aree protette imposti dall'articolo 13 della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino; esorta altresì gli Stati membri a vigilare efficacemente sul rispetto delle misure di protezione;

53.  rileva che dal 1º luglio 2010 sono in vigore nuovi valori limite per quanto concerne il tenore di SO2 nei carburanti per le navi che attraversano la Manica oppure i mari del Nord e Baltico, ossia aree dichiarate zone di controllo delle emissioni di zolfo ai sensi di una decisione dell'IMO; è conseguentemente del parere che tutte le zone costiere d'Europa debbano essere tutelate in modo analogo e che dall'applicazione di nuovi valori limite per il tenore di SO2 soltanto in alcune zone potrebbe derivare una distorsione della concorrenza; ritiene che sarebbero preferibili norme uniformi per tutta l'UE e che occorre evitare a qualsiasi costo un trasferimento modale dal trasporto marino a quello via terra;

54.  osserva che i mari sono diventati una sorta di discarica in cui vengono riversati volumi sempre più ingenti di rifiuti, in gran parte di materiale plastico, oltre che di container marittimi persi; invita la Commissione a promuovere un dibattito, a livello europeo e internazionale, volto a esaminare possibili soluzioni per ridurre il fenomeno in questione;

55.  chiede alla Commissione di elaborare una strategia per un turismo costiero, insulare e marino sostenibile, al fine di rafforzare la sostenibilità e l'attrattiva delle aree in questione per abitanti e turisti, trattandosi di uno degli obiettivi della protezione della natura nelle aree marine, quali il Mare di Wadden, e di elaborare detta strategia facendo pieno ricorso alle nuove disposizioni sul turismo contenute nel trattato di Lisbona e promuovendo iniziative come la rete EDEN;

56.  sottolinea che, considerati l'elevato potenziale di sviluppo e la funzione di importante motore della crescita attribuibili al turismo marittimo e costiero nonché ai settori connessi, le zone litoranee costituiscono la principale meta turistica in Europa e chiede alla Commissione di includere le problematiche citate nella sua strategia per un turismo costiero e marino sostenibile;

57.  sottolinea l'importanza del valore aggiunto della politica marina e marittima per il rafforzamento della cooperazione tra paesi vicini, in particolare tra Stati membri e paesi candidati;

58.  accoglie con favore la strategia di ricerca marina e marittima europea così come gli inviti congiunti nell'ambito del programma quadro di ricerca sugli «Oceani di domani» come segno concreto di un approccio integrato all'attuazione della PMI; propone di inserire le scienze legate al mare tra le aree tematiche prioritarie dell'Ottavo programma quadro per la ricerca, così come la creazione di un Istituto europeo di ricerca marina;

59.  concorda sul fatto che è essenziale costruire una base interdisciplinare di conoscenze scientifiche e tecnologiche sui mari e le coste d'Europa; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare, in collaborazione con gli attori regionali e locali, le basi di dati esistenti e i programmi di osservazione e ad accelerare i loro sforzi per rendere operativa nel più breve tempo possibile la rete europea per l'osservazione e la raccolta di dati sull'ambiente marino (EMODNET);

60.  esorta la Commissione ad aiutare gli Stati membri a lanciare un piano di rilevamento e mappatura dei relitti e dei siti archeologici sommersi – che fanno parte del patrimonio storico e culturale dell'Unione – in modo da facilitare la comprensione e lo studio dei siti stessi contribuendo così alla prevenzione dei saccheggi cui sono esposti e quindi alla relativa preservazione;

61.  accoglie con favore l'Atlante dei mari, recentemente elaborato dalla Commissione, e incoraggia le parti interessate ad avvalersi del Forum marittimo in quanto nuovo strumento di cooperazione e a coinvolgere con maggiore efficienza il pubblico;

o
o   o

62.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0128.
(3) GU C 175 E del 10.7.2008, pag. 531.
(4) GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 30.
(5) Relazione finale. Contratto quadro FIS/2007/04, contratto specifico n. 4 del dicembre 2009.


Relazioni commerciali dell'UE con l'America latina
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Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulle relazioni commerciali dell'UE con l'America Latina (2010/2026(INI))
P7_TA(2010)0387A7-0277/2010

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni dell'1 dicembre 2005 sulla preparazione della Sesta conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio a Hong Kong(1), del 4 aprile 2006 sulla valutazione del round di Doha a seguito della Conferenza ministeriale dell'OMC a Hong Kong(2), dell'1 giugno 2006 su commercio e povertà: definire politiche commerciali per massimizzare il contributo del commercio alla riduzione della povertà(3), del 27 aprile 2006 su una cooperazione rafforzata fra Unione europea e America latina(4), del 12 ottobre 2006 sulle relazioni economiche e commerciali tra l'UE e il Mercosur in vista della conclusione di un accordo di associazione interregionale(5), del 23 maggio 2007 sugli aiuti al commercio dell'Unione europea(6), del 12 luglio 2007 sull'Accordo TRIPS e l'accesso ai farmaci(7), del 29 novembre 2007 sul commercio e il cambiamento climatico(8), del 24 aprile 2008 sul quinto Vertice ALC-UE di Lima(9), del 24 aprile 2008 su «Verso una riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio»(10), del 20 maggio 2008 sul commercio di materie prime e prodotti di base(11), del 25 marzo 2010 sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo(12) e del 5 maggio 2010 sulla strategia dell'Unione europea per le relazioni con l'America latina(13),

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana e in particolare quelle del 19 dicembre 2007 sulle sfide e opportunità derivanti dalla globalizzazione per le relazioni economiche e commerciali tra l'Unione europea e i paesi dell'America latina, dell'1 maggio 2008 sulle sfide e opportunità del ciclo di Doha, dell'8 aprile 2009 sul commercio e il cambiamento climatico e del 14 maggio 2010 sulla riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio,

–  viste le dichiarazioni finali delle sessioni della Conferenza parlamentare sull'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) adottate a Ginevra il 18 febbraio 2003, a Cancún il 12 settembre 2003, a Bruxelles il 26 novembre 2004, a Hong Kong il 15 dicembre 2005 e a Ginevra il 2 dicembre 2006 e il 12 settembre 2008,

–  viste le dichiarazioni dei sei Vertici dei Capi di Stato e di governo dell'Unione europea e dell'America latina e dei Caraibi finora svoltisi a Rio de Janeiro (28 e 29 giugno 1999), a Madrid (17 e 18 maggio 2002), a Guadalajara (28 e 29 maggio 2004), a Vienna (12 e 13 maggio 2006), a Lima (16 e 17 maggio 2008) e a Madrid (18 maggio 2010),

–  visti i comunicati congiunti del quinto Vertice UE-Messico (16 maggio 2010), del quarto Vertice UE-Mercosur (17 maggio 2010), del quarto Vertice UE-Cile (17 maggio 2010), del quarto Vertice UE-Cariforum (17 maggio 2010), del quarto Vertice UE-America centrale (19 maggio 2010) e del Vertice UE-Comunità andina (19 maggio 2010),

–  visti l'Accordo di Ginevra sul commercio delle banane tra l'Unione europea e Brasile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Perù e Venezuela, e l'Accordo sul commercio delle banane tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America,

–  visti l'accordo che istituisce un'associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Cile, dall'altra, e l'Associazione per lo sviluppo e l'innovazione tra Cile e UE,

–  visti l'Accordo di partenariato economico, coordinamento politico e cooperazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e gli Stati Uniti del Messico, dall'altra, e il parteneriato strategico tra il Messico e l'Unione europea,

–  vista la conclusione dei negoziati su un accordo di associazione tra l'UE e l'America Centrale,

–  vista la conclusione dei negoziati tra l'UE e la Colombia e il Perù su un accordo commerciale multilaterale,

–  visto il riavvio dei negoziati UE-Mercosur in vista della conclusione di un accordo di associazione ambizioso ed equilibrato tra le due regioni, che porti a un approfondimento delle relazioni e offra a entrambe le parti grandi vantaggi politici ed economici,

–  vista la dichiarazione adottata il 1° aprile 2010 dall'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sull'Accordo UE-America latina sulle banane e le sue conseguenze per i produttori ACP e UE,

–  visto il comunicato congiunto della XIV riunione ministeriale fra l'Unione europea e il Gruppo di Rio, svoltasi a Praga dall'11 al 14 maggio 2009,

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 settembre 2009 intitolata «L'Unione europea e l'America latina: attori globali in partenariato» (COM(2009)0495),

–  visto il documento tematico del 2 giugno 2010 attraverso il quale la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica sulla futura direzione della politica commerciale dell'UE,

–  viste le conclusioni dell'8 dicembre 2009 del Consiglio dell'Unione europea sulle relazioni tra l'Unione europea e l'America latina,

–  vista la sua posizione del 5 giugno 2008 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo dall'1 gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 e che modifica i regolamenti (CE) n. 552/97 e (CE) n. 1933/2006 e i regolamenti (CE) nn. 964/2007 e 1100/2006 della Commissione(14),

–  visto il regolamento (CE) n. 732/2008 del Consiglio del 22 luglio 2008 relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate per il periodo dall'1 gennaio 2009 al 31 dicembre 2011 e che modifica i regolamenti (CE) n. 552/97 e (CE) n. 1933/2006 e i regolamenti della Commissione (CE) n. 1100/2006 e (CE) n. 964/2007(15),

–  visto l'accordo di Marrakech che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio,

–  viste le dichiarazioni delle conferenze ministeriali dell'OMC adottate a Doha il 14 novembre 2001 e a Hong Kong il 18 dicembre 2005 e la relazione di sintesi della presidenza adottata a Ginevra il 2 dicembre 2009,

–  vista la relazione del gennaio 2005 del Consiglio consultivo presieduto da Peter Sutherland sul futuro dell'OMC(16),

–  vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000 che stabilisce gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM) come criteri congiuntamente stabiliti dalla comunità internazionale per eliminare la povertà,

–  vista la relazione 2009 sugli obiettivi di sviluppo del Millennio e la relazione del 12 febbraio 2010 del Segretario generale delle Nazioni Unite sull'attuazione della dichiarazione del Millennio, intitolata «Mantenere la promessa: una revisione lungimirante per promuovere un programma d'azione concordato per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio entro il 2015»,

–  visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), il protocollo di Kyoto relativo all'UNFCCC e l'esito della quindicesima conferenza delle parti aderenti all'UNFCCC svoltasi a Copenaghen(17),

–  vista la sedicesima conferenza delle parti aderenti all'UNFCCC, che si terrà in Messico,

–  visti la Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, le convenzioni internazionali sui diritti umani, il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR),

–  visti il trattato di Lisbona, in particolare gli articoli 3 e 21, e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le clausole sui diritti umani negli accordi esterni dell'UE,

–  vista l'agenda dell'OIL per un lavoro dignitoso e il patto globale per l'occupazione dell'OIL approvato per consenso globale il 19 giugno 2009 alla Conferenza internazionale del lavoro,

–  vista la Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), adottata nel 1979 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e il suo Protocollo opzionale,

–  visti la relazione Stiglitz e il documento conclusivo della Conferenza sulla crisi finanziaria ed economica mondiale e il suo impatto sullo sviluppo (24-26 giugno 2009),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A7-0277/2010),

A.  considerando che l'America latina e l'Unione europea non solo condividono valori, storia e cultura, ma formano anche un'associazione strategica,

B.  considerando che negli ultimi trent'anni l'America latina ha intrapreso un notevole processo di diversificazione sul piano delle relazioni internazionali, con l'obiettivo di ridurre il suo livello di dipendenza,

C.  considerando che l'Unione europea ha rafforzato le sue relazioni economiche e commerciali con l'America latina, diventando il suo secondo partner commerciale e il principale partner commerciale per il Mercosur e il Cile; considerando inoltre che, secondo Eurostat, tra il 1999 e il 2008 il volume degli scambi commerciali è raddoppiato, con un aumento delle importazioni dell'Unione europea provenienti dall'America latina a 96,14 miliardi di EUR e delle esportazioni dell'Unione europea verso tale regione a 76,81 miliardi di EUR, e che si è registrato anche un costante aumento degli scambi di servizi; considerando che, a causa degli effetti drammatici della crisi finanziaria ed economica, nel 2009 queste cifre sono scese a 70,11 miliardi di EUR per le importazioni e a 61,57 miliardi di EUR per le esportazioni, ma hanno ripreso a salire nel 2010; considerando altresì che i paesi europei costituiscono la principale fonte di investimenti esteri diretti (IED) in America latina,

D.  considerando che, sebbene ricca di risorse naturali, l'America latina figura fra le regioni che non hanno potuto ampliare la loro quota nel commercio internazionale e ha perso terreno nei confronti delle economie asiatiche, più competitive e dinamiche,

E.  considerando che numerosi paesi dell'America latina sono stati classificati fra i più vulnerabili del mondo ai cambiamenti climatici e tenendo conto del forte impatto dei processi di desertificazione e deforestazione, e dell'aumento di fenomeni come i cicloni e l'estinzione di specie che interessano in ampia misura l'America latina, come anche degli allarmanti esempi concreti e altamente significativi della minaccia globale posta dai cambiamenti climatici, come lo stato della foresta pluviale amazzonica o il rischio rappresentato dallo scioglimento dei ghiacciai andini,

F.  considerando che, secondo la Commissione economica per l'America latina e i Caraibi (ECLAC), sono stati realizzati considerevoli progressi nella riduzione della povertà, con una diminuzione del tasso di povertà in America latina dal 44,4% nel 2003 al 33% nel 2010, e che la povertà e la migrazione riguardano sempre più le donne; considerando altresì che, secondo l'ECLAC e l'UNICEF, quasi il 63% dei bambini e degli adolescenti dell'America latina soffrono a causa della povertà,

G.  considerando che i diversi livelli di sviluppo spiegano il fatto che il commercio tra determinati paesi dell'UE e della regione America latina e Caraibi (ALC) è asimmetrico quanto al tipo di beni che esportano; considerando altresì che gli scambi commerciali tra le due regioni sono fortemente concentrati e che, più che raddoppiati dal 1990 a questa parte, si sviluppano a un ritmo più lento di quello osservato per ciascuna delle due regioni con altre aree del mondo,

H.  considerando che il vertice UE-ALC tenutosi a Lima nel 2008 ha portato alla definizione degli assi principali del partenariato strategico biregionale, con lo scopo di creare una rete di accordi di associazione tra l'UE e i vari gruppi di integrazione sub-regionali; considerando inoltre che il Vertice UE-ALC tenutosi a Madrid nel maggio del 2010 ha significato un notevole avanzamento rispetto a tale approccio consentendo di sbloccare tutti i negoziati commerciali con l'ALC arenatisi negli ultimi anni,

I.  considerando che la creazione di una rete di accordi globali già in vigore, conclusi o in fase di negoziazione con i diversi gruppi di paesi latinoamericani è intesa a contribuire a intensificare la cooperazione fra i due continenti, rendendo possibili processi di integrazione regionale a più velocità,

J.  considerando che il PIL pro capite nella regione va dai 1.211 dollari USA di Haiti e dai 2.635 dollari USA del Nicaragua agli 11.225 dollari USA del Brasile e ai circa 15.000 dollari USA di Argentina, Cile e Messico,

K.  considerando che, nonostante siano stati compiuti progressi significativi al livello della gestione delle finanze pubbliche, l'onere del debito, spesso ereditato da un'epoca precedente, resta uno degli ostacoli più gravi agli investimenti legati al commercio, allo sviluppo e a finanze statali sane in numerosi paesi dell'America latina,

L.  considerando che in America latina vi è un desiderio generalizzato di aumentare l'importanza economica della regione nell'economia globale e che l'America latina ha ridotto la propria dipendenza dagli Stati Uniti diversificando attivamente le sue relazioni economiche; considerando inoltre che l'Europa dovrebbe agire in modo opportuno per rafforzare, a tal fine, il suo ruolo di partner commerciale di grande rilievo e che l'Europa e l'America latina mantengono l'impegno di continuare a rafforzare le loro relazioni strategiche basate su principi, valori e interessi comuni,

M.  considerando che la nuova politica commerciale dell'UE adattata alla strategia Europa 2020 dovrebbe tenere in considerazione la particolare situazione della regione America latina,

N.  considerando che l'esportazione di prodotti intelligenti e di alta qualità promossa nel quadro della strategia Europa 2020 richiede clienti solvibili; considerando che, nell'interesse di entrambe le parti, gli accordi tra l'America latina e l'UE devono continuare a produrre benefici tangibili per le loro società rispettive,

O.  considerando che nel 2004 i negoziati volti a istituire una zona di libero scambio di 750 milioni di consumatori erano stati bloccati a seguito di una controversia in gran parte legata all'accesso degli esportatori del Mercosur ai mercati agricoli europei,

1.  sottolinea che il trattato di Lisbona definisce la politica commerciale dell'UE come parte integrante e pertinente dell'azione esterna globale dell'Unione e che la politica commerciale può svolgere un ruolo decisivo e positivo nel creare ricchezza, nel promuovere relazioni economiche e politiche fra i popoli e i paesi, nel garantire la pace e nel rispondere agli obiettivi di sviluppo, ambientali e sociali, e che tali politiche devono completarsi a vicenda al fine di raggiungere gli obiettivi fissati nel trattato sull'Unione europea; ritiene che una politica commerciale europea moderna possa svolgere un ruolo importante nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite e degli impegni internazionali a favore dei diritti umani, della sicurezza alimentare e della sostenibilità ambientale;

2.  si compiace del fatto che le relazioni commerciali con partner dell'America latina siano diventate una priorità per l'Unione europea;

3.  evidenzia che la politica commerciale è uno strumento importante ai fini del raggiungimento dell'obiettivo di un partenariato strategico biregionale tra l'Unione europea e l'America latina; appoggia a tale riguardo la creazione di un'area euro-latinoamericana di partenariato interregionale basata su un modello compatibile con lo scenario «OMC-Regionalismo»;

4.  osserva che l'obiettivo di un'integrazione più stretta delle aree economiche europea e latinoamericana è di creare una situazione vantaggiosa per entrambe le parti; osserva altresì che relazioni commerciali più intense ed eque dovrebbero favorire le creazione di posti di lavoro più numerosi e migliori in entrambe le regioni e sostenere l'obiettivo di economie più rispettose dell'ambiente e maggiormente efficienti in termini di risorse; osserva in particolare che un aumento degli scambi commerciali non dovrebbe portare alla deforestazione e a un aumento delle emissioni di gas a effetto serra;

5.  invita la Commissione a sostenere attivamente lo sviluppo di meccanismi commerciali equi e il commercio di risorse gestite in modo sostenibile;

6.  accoglie favorevolmente il fatto che la Dichiarazione di Madrid riconosca esplicitamente il principio del diritto sovrano degli Stati di gestire e regolare le proprie risorse naturali, precisando che dovrebbero essere presi in considerazione criteri di sostenibilità;

7.  insiste sul fatto che tutti i paesi hanno il diritto di istituire i meccanismi necessari per difendere la loro sicurezza alimentare e per garantire la sopravvivenza e lo sviluppo dei piccoli e medi produttori alimentari;

8.  ritiene che, per trarre un maggiore beneficio dalle loro relazioni commerciali e distribuire in modo adeguato i profitti degli scambi fra la popolazione, i governi di entrambe le regioni dovrebbero utilizzare tali benefici al fine di migliorare il loro benessere sociale e affiancare alla politica commerciale l'adozione di riforme interne e strutturali adeguate, segnatamente nei settori sociale e fiscale, promuovendo riforme commerciali responsabili e aumentando la capacità istituzionale in materia commerciale;

9.  sottolinea che è necessario promuovere l'attuazione di politiche complementari specifiche per paese, volte ad aumentare le opportunità di scambi commerciali tra soggetti interessati, in conformità degli obiettivi di sviluppo specifici; ritiene che ai fini dello sviluppo sia fondamentale mobilitare lo strumento «Aiuto al commercio» e mettere a frutto l'intensificazione degli scambi commerciali;

10.  accoglie favorevolmente gli sviluppi positivi intervenuti nei paesi latinoamericani, dove le nuove politiche del commercio e delle risorse associate a riforme interne hanno contribuito a ridurre la povertà e le diseguaglianze, come documenta il miglioramento del loro coefficiente Gini, e ritiene che tali sviluppi mostrino a quali condizioni la politica commerciale può avere effetti distributivi del progresso;

11.  accoglie con favore il fatto che in America latina si stanno esplorando nuove forme ambiziose di cooperazione economica, che sono legate a politiche socioeconomiche; invita la Commissione ad appoggiare siffatti approcci all'integrazione Sud-Sud e a evitare, negli accordi commerciali dell'UE, clausole suscettibili di pregiudicare gli effetti positivi dei rispettivi approcci all'integrazione;

12.  sottolinea che occorre mobilitare risorse e assistenza tecnica per individuare e finanziare programmi che forniscano alle comunità escluse, che si collocano ai piedi della piramide socioeconomica, nonché alle piccole e medie imprese, opportunità di produzione locali e regionali intese a garantire la sicurezza alimentare e un accesso sostenibile ai mercati;

13.  ritiene che l'assistenza legata al commercio dovrebbe aiutare i produttori a ridurre i costi di transazione che comporta l'osservanza delle norme di regolamentazione e di qualità, e che si dovrebbero elaborare programmi volti ad assistere le imprese nei controlli, i collaudi e le certificazioni ufficiali;

14.  insiste sull'importanza di imporre norme ambientali, di tracciabilità e di sicurezza alimentare per i prodotti agricoli importati nel quadro degli accordi conclusi tra l'UE e i paesi dell'America latina;

15.  ritiene che per l'America latina sia essenziale diversificare i propri scambi commerciali, che sono sostanzialmente basati sulle materie prime, e continuare ad avanzare in direzione del commercio sostenibile di prodotti e servizi di maggior valore aggiunto per poter competere a livello globale; ritiene che i trasporti mondiali legati alle attuali catene di approvvigionamento e la divisione internazionale del lavoro dovrebbero prendere in considerazione le preoccupazioni ambientali;

16.  chiede una più stretta cooperazione tra l'UE e i paesi dell'America latina affinché, in linea con gli impegni assunti nella Dichiarazione di Madrid, coordinino i loro sforzi in vista della rapida conclusione in ambito OMC di un accordo di Doha ambizioso, equo ed esauriente; sottolinea che un sistema commerciale multilaterale aperto e basato su regole eque contribuirà alla ripresa delle economie mondiali dalla crisi economica nonché alla promozione della crescita e dello sviluppo, applicando una riduzione progressiva ed equilibrata delle barriere commerciali tariffarie e non tariffarie in linea con il principio del trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sviluppo, contribuendo nel contempo efficacemente alla riduzione della povertà;

17.  deplora le misure protezionistiche che sono state prese durante la crisi finanziaria da alcuni paesi dell'America latina, in particolare dall'Argentina; sollecita la Commissione ad affrontare con i paesi latinoamericani la questione dell'accesso al mercato;

18.  sottolinea che il conseguimento di tutti e otto gli OSM delle Nazioni Unite va considerato come un compito cruciale degli attuali negoziati commerciali multilaterali e bilaterali; sottolinea altresì che il rispetto degli impegni rinnovati nella Dichiarazione di Madrid sugli OSM e l'eradicazione della povertà globale richiederanno un contesto commerciale in cui i paesi in via di sviluppo dell'America latina abbiano un accesso reale ai mercati dei paesi sviluppati e possano preservare e sviluppare proprie industrie manifatturiere e alimentari competitive, un contesto in cui siano applicate pratiche commerciali più eque e regole rigorose in materia di protezione ambientale e dei diritti sociali;

19.  ritiene che l'UE dovrebbe adoperarsi per proporre un'offerta più allettante servendo gli interessi di sviluppo economico dei suoi partner al fine di garantire la propria presenza nella regione, accanto a Stati Uniti e Cina; è del parere che ciò dovrebbe includere offerte complementari, ad esempio in relazione alla creazione di capacità e al trasferimento di tecnologie; sottolinea la necessità di trattare con rispetto i partner e di riconoscere le asimmetrie a livello dei fabbisogni;

20.  ribadisce l'importanza di includere gli standard in materia di diritti dell'uomo, ambientali e sociali in tutti gli accordi commerciali conclusi dall'UE con paesi terzi, compresi quelli latinoamericani, in vista di un'azione esterna coerente che rispecchi gli interessi economici dell'Unione europea e promuova i suoi valori fondamentali;

21.  sottolinea che positivi sviluppi di mercato lungo tutta la catena del valore devono dare luogo a livelli di reddito adeguati e che tutti gli attori di tale catena dovrebbero beneficiare dei margini di profitto;

22.  reputa necessario conferire al partenariato commerciale una dimensione autenticamente europea, aumentando gli scambi dei paesi latinoamericani con tutti i paesi, compresi quelli dell'Europa centrale e orientale; reputa altresì necessario che gli scambi coprano una gamma più ampia di attività economiche;

23.  sottolinea il ruolo costruttivo che le imprese con sede nell'UE che operano in America latina sono chiamate a svolgere, applicando standard elevati in materia di protezione sociale, ambiente e gestione della qualità, e offrendo salari dignitosi e la sicurezza del posto di lavoro;

24.  è consapevole del fatto che in passato si sono verificati alcuni casi di comportamenti scorretti da parte di imprese che operano in America latina, con degrado ambientale, sfruttamento della forza lavoro e gravi violazioni dei diritti umani; ricorda che l'Unione europea nel suo insieme e le imprese con sede nell'UE che operano in America latina devono servire da modello di comportamento socio-lavorativo e ambientale, in un contesto di trasparenza e di rispetto dei diritti umani che garantisca la protezione di tutti gli attori; sottolinea che le imprese multinazionali europee sono in ampia misura responsabili dell'immagine dell'UE nella regione e devono promuoverne i valori osservando i principi della responsabilità sociale delle imprese;

25.  riconosce che la conclusione degli accordi OMC sul commercio delle banane ha definitivamente risolto un'annosa controversia con i paesi latinoamericani e i paesi ACP fornitori di banane, ha facilitato l'avanzamento dei negoziati del ciclo di Doha e ha contribuito alla conclusione dei negoziati relativi a vari accordi con i paesi dell'America centrale nonché Colombia e Perù; chiede tuttavia che si tenga conto degli impegni assunti nei confronti dei partner ACP e degli interessi dei produttori dell'Unione europea; chiede, al fine di evitare nuovi contenziosi, che sia garantito un equo trattamento a tutti i partner commerciali in America latina, inclusi quelli che non hanno concluso un accordo commerciale con l'Unione europea;

26.  ricorda che gli accordi adottati a livello di OMC e gli accordi bilaterali in corso di negoziato con determinati paesi dell'America latina hanno un impatto sulle vulnerabili economie delle regioni ultraperiferiche, a causa delle similarità tra i settori agricoli di queste ultime e quelli del continente latinoamericano; appoggia pertanto l'impostazione in base alla quale, nelle relazioni commerciali tra UE e America latina, le filiere strategiche e tradizionali delle regioni ultraperiferiche sono preservate e sono oggetto sia di compensazioni adeguate che di un'attenzione particolare onde evitare di compromettere gli impegni che l'UE ha assunto nel 2009 nei confronti di tali regioni nell'ambito della strategia europea per le regioni ultraperiferiche;

27.  osserva che l'attuazione di tutti gli accordi di associazione deve considerare gli interessi delle persone coinvolte e deve essere oggetto di ratifica parlamentare con riferimento a tutti i loro pilastri, segnatamente dialogo politico, cooperazione e commercio;

28.  prende atto della conclusione positiva dei negoziati relativi all'accordo di associazione tra l'UE e l'America centrale che, come primo esempio di accordo biregionale, dovrebbe contribuire, unitamente ad adeguate politiche di accompagnamento, a promuovere non solo la ricchezza, ma anche l'ulteriore integrazione dei paesi dell'America centrale; prende atto della decisione di Panama di dare inizio al processo di adesione al sottosistema di integrazione economica centroamericana;

29.  sottolinea che i negoziati relativi a un accordo commerciale multilaterale tra l'UE e la Colombia e il Perù si sono conclusi con esito soddisfacente; prende atto della decisione della Bolivia di ritirare il ricorso presentato dinanzi alla Corte di giustizia della Comunità andina in relazione all'accordo commerciale multilaterale; invita pertanto le parti interessate ad operare a favore di un futuro accordo di associazione negoziato con tutti i paesi della Comunità andina;

30.  appoggia la ripresa dei negoziati relativi all'accordo di associazione UE-Mercosur, giacché un accordo di associazione di questo tipo, che riveste la massima importanza e interessa 700 milioni di persone, costituirebbe se fosse concluso rapidamente, l'accordo biregionale più ambizioso al mondo; sottolinea pertanto che il Parlamento europeo dovrebbe essere strettamente associato a tutte le fasi dei negoziati; è consapevole del fatto che le questioni agricole rappresentano probabilmente uno dei temi sensibili dei negoziati; chiede che le importazioni agricole nell'Unione europea possano essere autorizzate solo se rispettano le norme europee in materia di protezione dei consumatori, benessere degli animali e tutela dell'ambiente nonché requisiti sociali minimi; sottolinea che occorre pervenire a un esito equilibrato per entrambe le parti garantendo che i negoziati tengano pienamente conto dei recenti sviluppi dell'economia globale, delle sfide ambientali globali, come il cambiamento climatico, e delle richieste e preoccupazioni espresse dal Parlamento;

31.  invita la Commissione ad associare strettamente il Parlamento ai negoziati relativi al necessario aggiornamento degli accordi con il Cile e il Messico;

32.  è decisamente favorevole all'approvazione del piano di lavoro congiunto nel quadro del partenariato strategico UE-Messico e ai negoziati intesi a pervenire ad una modernizzazione ambiziosa delle relazioni commerciali che consenta di realizzare tutto il potenziale dell'accordo di associazione UE-Messico, che dall'entrata in vigore, ha permesso di incrementare i flussi commerciali del 122%;

33.  condivide pienamente la «road map» e il programma di lavoro dell'associazione per lo sviluppo e l'innovazione Cile-UE nonché l'approfondimento, soddisfacente per entrambe le parti a livello di scambi di beni e servizi, dell'accordo di associazione che, dal 2003 a oggi, ha consentito di più che raddoppiare gli scambi commerciali fra il Cile e l'UE;

34.  sottolinea la necessità di intraprendere uno studio d'impatto preliminare sulle conseguenze di un accordo con il Mercosur a motivo del previsto aumento delle importazioni di carni nel territorio europeo – 70% per le carni bovine e 25% per quelle di pollame – che risultano meno costose trattandosi di carni prodotte in base a requisiti sanitari, ambientali e sociali meno rigorosi;

35.  invita la Commissione e i suoi partner dell'America latina a coinvolgere la società civile nella valutazione del rispetto delle norme in materia di lavoro, diritti umani e ambiente inserite negli accordi commerciali, e a promuovere lo svolgimento dei dialoghi periodici con la società civile previsti dagli accordi di associazione;

36.  è profondamente preoccupato per le misure restrittive recentemente adottate dalle autorità argentine nei confronti dei prodotti alimentari importati da paesi terzi, compresa l'Unione europea; ritiene che dette misure costituiscano un reale ostacolo non tariffario incompatibile con gli obblighi OMC; invita quindi le autorità argentine a rimuovere tale onere illegale gravante sui prodotti alimentari, che potrebbe inviare un segnale negativo e rappresentare un serio ostacolo per i negoziati UE-Mercosur in corso;

37.  invita la Commissione a rendere più trasparenti i negoziati commerciali consentendo a tutte le parti sociali dei settori potenzialmente interessati dall'esito degli accordi commerciali di accedere rapidamente ai documenti chiave e ai progetti di accordo, ferma restando l'applicazione delle procedure abituali per quanto concerne i documenti soggetti all'obbligo di riservatezza, e a istituire un processo continuo e formalizzato di consultazione con dette parti sociali;

38.  richiama l'attenzione sull'importante ruolo svolto dall'Unione delle nazioni sudamericane (UNASUD);

39.  invita la Commissione a considerare la possibilità di instaurare una stretta cooperazione fra i due continenti per lo sviluppo di una nuova rete ferroviaria latinoamericana;

40.  prende atto della decisione di istituire la Comunità degli Stati dell'America latina e dei Caraibi (CELAC); evidenzia che l'integrazione regionale è un processo essenziale per aiutare l'America latina ad adeguarsi alle nuove sfide globali;

41.  reputa che i quadri di riferimento per il commercio, l'energia e il cambiamento climatico debbano sostenersi reciprocamente;

42.  invita la Commissione a dare appoggio ai partner latinoamericani impegnati nella creazione di impianti di produzione competitivi e a valore aggiunto; propone la creazione, sia in America latina che negli Stati membri dell'UE, di accademie commerciali regionali intese a rafforzare le capacità delle PMI attraverso sessioni di formazione sui prerequisiti per il commercio di prodotti agricoli, beni e servizi con la regione partner;

43.  sollecita i paesi dell'America latina a compiere seri sforzi per lottare contro il cambiamento climatico e, in particolare, per arrestare la deforestazione;

44.  incoraggia un sostegno da parte dell'UE all'organizzazione di fiere commerciali UE-America latina nei vari paesi europei e latinoamericani, quale occasione per stabilire contatti e concludere accordi di partenariato, in particolare per quanto concerne le PMI;

45.  ritiene che la prossima riforma del sistema delle preferenze generalizzate (SPG) debba renderlo più efficiente e stabile onde garantire che i produttori dell'America latina ne raccolgano i potenziali benefici; è del parere che i negoziati relativi ad accordi commerciali con paesi che già beneficiano del regime SPG + debbano consentire un certo grado di asimmetria che tenga conto, in larga misura, del livello delle preferenze di cui fruiscono nel quadro di tale regime; sottolinea che tutti i paesi sono liberi di non avviare i negoziati e possono quindi continuare a beneficiare del regime SPG + fintantoché soddisfano le pertinenti condizioni;

46.  prende atto della creazione da parte dell'UE di un nuovo Fondo di investimenti per l'America latina, il cui obiettivo principale dovrebbe essere di fungere da leva per mobilitare ulteriori finanziamenti destinati a diversificare gli investimenti in America latina al fine di promuovere i progressi in aree prioritarie quali sistemi di trasporto pubblico e di mobilità efficaci, risparmio energetico, energie rinnovabili, istruzione e ricerca;

47.  si compiace della decisione di creare una fondazione UE-ALC che sarà utile, anche sul piano commerciale, per rafforzare il partenariato biregionale, favorirne la visibilità e realizzarne tutto il potenziale;

48.  ritiene che la formulazione dei capitoli sulla protezione degli investimenti debba contribuire a garantire la certezza giuridica necessaria per lo sviluppo di questi ultimi senza incidere sulla capacità dei governi di rispondere alle esigenze ambientali, sanitarie e sociali delle loro popolazioni;

49.  riconosce l'importanza dell'audit del debito estero dell'Ecuador effettuato da una commissione internazionale e incoraggia gli altri paesi a intraprendere processi analoghi; invita la Commissione e il Consiglio a risolvere celermente il problema del debito estero di alcuni paesi latinoamericani e caraibici, sia bilateralmente che nell'ambito delle istituzioni finanziarie internazionali;

50.  invita l'Unione europea ad appoggiare il nuovo concetto di sostegno alla tutela dell'ambiente, che consiste nel compensare la perdita di potenziali entrate commerciali, e a cofinanziare la creazione del Fondo fiduciario Yasuni-ITT sotto gli auspici del PNUS quale proposto dal governo ecuadoriano, fondo che è destinato a compensare il popolo ecuadoriano per il fatto di rinunciare a estrarre petrolio dai giacimenti situati nel parco nazionale Yasuni;

51.  ribadisce che l'UE deve sostenere attivamente e concretamente i paesi in via di sviluppo che ricorrono alle cosiddette flessibilità incluse nell'accordo TRIPS per poter fornire farmaci a prezzi accessibili nell'ambito dei programmi nazionali di assistenza sanitaria pubblica;

52.  invita la Commissione ad attuare le raccomandazioni della presente relazione nella sua nuova strategia commerciale dell'Unione, in particolare per quanto riguarda il futuro degli scambi commerciali UE-ALC;

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 285 E del 22.11.2006, pag. 126.
(2) GU C 293 E del 2.12.2006, pag. 155.
(3) GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 261.
(4) GU C 296 E del 6.12.2006, pag. 123.
(5) GU C 308 E del 16.12.2006, pag. 182.
(6) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 291.
(7) GU C 175 E del 10.7.2008, pag. 591.
(8) GU C 297 E del 20.11.2008, pag. 193.
(9) GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 64.
(10) GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 77.
(11) GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 5.
(12) Testi approvati, P7_TA(2010)0089.
(13) Testi approvati, P7_TA(2010)0141.
(14) GU C 285 E del 26.11.2009, pag. 126.
(15) GU L 211 del 6.8.2008, pag. 1.
(16) «Il futuro dell'OMC - Affrontare le sfide istituzionali del nuovo Millennio», relazione del Consiglio consultivo destinata al Direttore generale Supachai Panitchpakdi (OMC, gennaio 2005).
(17) Progetto di decisione UNFCCC -/CP.15, accordo di Copenaghen, FCCC/CP/2009/L.7.


Espulsioni coatte in Zimbabwe
PDF 118kWORD 37k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sugli sgomberi coatti nello Zimbabwe
P7_TA(2010)0388RC-B7-0583/2010

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue numerose precedenti risoluzioni sullo Zimbabwe, più recentemente quella dell'8 luglio 2010(1),

–  visto l'articolo 11 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, l'articolo 17 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, l'articolo 27, paragrafo 3, della convenzione ONU sui diritti del fanciullo, l'articolo 14, paragrafo 2, della convenzione ONU sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e gli articoli 7, paragrafo 1, lettera d) e 7, paragrafo 2, lettera d) dello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale,

–  visti la decisione 2010/92/PESC del Consiglio, del 15 febbraio 2010(2), che proroga al 20 febbraio 2011 le misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe imposte dalla posizione comune 2004/161/PESC(3), e il regolamento (CE) n. 1226/2008(4) della Commissione, dell'8 dicembre 2008, recante modifica del regolamento (CE) n. 314/2004 del Consiglio relativo a talune misure restrittive nei confronti dello Zimbabwe,

–  viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri sullo Zimbabwe, del 22 febbraio 2010, e le conclusioni del decimo dialogo politico ministeriale UE-Sud Africa sullo Zimbabwe, dell'11 maggio 2010,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, che lo Zimbabwe ha ratificato,

–  vista la relazione del luglio 2005 dell'inviata speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle problematiche degli insediamenti umani, Anna Tibajuka,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-UE (accordo di Cotonou), firmato il 23 giugno 2000,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che sino a 20 000 abitanti di una baraccopoli alla periferia di Harare, detta Hatcliffe Extension, sono stati minacciati di sgombero coatto per non aver pagato i proibitivi canoni di rinnovo dei contratti di locazione imposti dalle autorità,

B.  considerando che il governo dello Zimbabwe sta imponendo canoni di rinnovo del contratto di locazione che si elevano sino a 140 USD, senza consultare i residenti sui canoni o sul processo di rinnovo, il quale impone scadenze restrittive entro le quali rinnovare i contratti di locazione o affrontare lo sgombero coatto; considerando che la carenza di alloggi destinati alle persone a basso reddito ha portato alla costruzione di casupole o di estensioni nei cortili degli edifici, che risultano ora essere in palese violazione delle norme edilizie,

C.  considerando che i residenti di Hatcliffe Extension sono tra i più poveri abitanti dello Zimbabwe, un paese in cui il reddito pro capite è inferiore ai 100 USD e la disoccupazione cronica si avvicina al 90%; considerando che questi sgomberi coatti stanno smantellando anche un settore di occupazione informale, privando così le famiglie di un reddito stabile,

D.  considerando che la maggior parte dei residenti avevano ricevuto lotti di terreno dopo essere stati sfrattati con la forza dalle autorità nell'ambito dell'operazione Murambatsvina, un programma di sgomberi coatti di massa attuato nel paese nel 2005, durante il quale circa 700 000 persone hanno perso le proprie case e mezzi di sussistenza,

E.  considerando che l'operazione Garikai, volta a ospitare le vittime degli sfratti, è stata del tutto inadeguata a porre rimedio alle gravi violazioni del diritto a un alloggio adeguato perpetrate nell'ambito dell'operazione Murambatsvina,

F.  considerando che, cinque anni dopo gli sgomberi coatti di massa, i residenti in insediamenti dell'operazione Garikai sopravvivono in condizioni deplorevoli, senza disporre dell'accesso ai servizi più primordiali,

G.  considerando che il problema dei canoni di locazione esorbitanti non si limita al sito di Hatcliffe e che i residenti di altre baraccopoli in tutto il paese vivono sotto la minaccia di uno sgombero coatto sanzionato dallo Stato,

H.  considerando che la spaventosa situazione umanitaria, politica ed economica nello Zimbabwe continua a peggiorare, con milioni di cittadini dello Zimbabwe che rischiano continuamente la fame e sopravvivono grazie agli aiuti alimentari, in un paese che registra il quarto tasso più elevato del mondo di prevalenza dell'HIV, carenze di carburante e i picchi più cospicui di mortalità infantile,

1.  chiede che sia immediatamente posta fine alla minaccia di sgomberi forzati di massa in Zimbabwe e insiste affinché le agenzie di soccorso e umanitarie si vedano garantito un accesso senza restrizioni, al fine di poter prestare assistenza alle persone a rischio e ad altri sfollati all'interno del paese;

2.  invita il governo dello Zimbabwe a abrogare immediatamente i canoni di rinnovo dei contratti di locazione arbitrariamente imposti, che i residenti non hanno nessuna possibilità di pagare; insiste, a tale proposito, affinché le autorità dello Zimbabwe cessino di servirsi delle norme del piano regolatore territoriale, in combinazione con gli sgomberi forzati, per ottenere benefici per i partiti politici, come è avvenuto durante la campagna operazione Murambatsvina nel 2005; invita pertanto il governo dello Zimbabwe a sviluppare una politica degli alloggi che soddisfi le esigenze dei residenti, in consultazione con tutte le vittime di sgomberi coatti;

3.  ricorda al governo dello Zimbabwe il suo dovere, a norma delle convenzioni internazionali, di fornire un alloggio adeguato a tutte le persone a basso reddito sgomberate con la forza dalle proprie case, a garantire il diritto alla vita, alla sicurezza e al cibo e a fornire ai suoi cittadini protezione dal ciclo di insicurezza e da ulteriori violazioni, offrendo loro la sicurezza del possesso e piani di pagamento sostenibili per gli affitti, avvalendosi tra l'altro delle entrate del settore minerario per soddisfare le esigenze della sua popolazione;

4.  suggerisce che il governo dello Zimbabwe svolga una valutazione delle perdite materiali e sociali provocate dall'operazione Murambatsvina e da altri sgomberi coatti, al fine di risarcire quanti hanno perso le loro case, mezzi di sussistenza e reti sociali, comprese le persone che vivono nella zona diamantifera di Marange o nelle sue vicinanze, e lo invita a consultare le comunità locali prima di prendere qualsiasi decisione;

5.  insiste affinché il governo dello Zimbabwe riesamini e modifichi l'operazione Garikai, con una reale consultazione dei superstiti, in modo da affrontare le esigenze abitative di tutti i superstiti dell'operazione Murambatsvina;

6.  deplora profondamente che i tentativi dello Zimbabwe di realizzare gli obiettivi di sviluppo del Millennio, già gravemente compromessi, saranno ulteriormente minati da questi sgomberi di massa;

7.  ricorda che la lotta contro l'HIV/AIDS e la mortalità materna è compromessa da prassi abusive del governo quali il suo programma di sfratti, che ha interrotto l'accesso all'assistenza sanitaria di base e all'istruzione;

8.  invita il Sudafrica e la Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC), nel proprio interesse così come in quello dello Zimbabwe e della più ampia regione australe africana, ad adottare ulteriori misure per favorire il ritorno alla piena democrazia dello Zimbabwe e il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani dei cittadini dello Zimbabwe; riconosce che Robert Mugabe e i suoi stretti sostenitori continuano a costituire un ostacolo al processo di ricostruzione politica ed economica e di riconciliazione nello Zimbabwe, poiché saccheggiano le risorse economiche del paese per il proprio beneficio;

9.  sottolinea l'importanza del dialogo tra l'Unione europea e lo Zimbabwe e si compiace dei progressi compiuti in questa direzione;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri e dei paesi candidati, alla Vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti dello Zimbabwe e del Sudafrica, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, alle istituzioni dell'Unione africana, compreso il parlamento panafricano, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale della SADC e al Segretario generale del Commonwealth.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0288.
(2) GU L 41 del 16.02.10, pag. 6.
(3) GU L 50 del 20.2.2004, pag. 66.
(4) GU L 331 del 10.12.2008, pag. 11.


Cambogia, in particolare il caso di Ram Rainsy
PDF 125kWORD 46k
Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla Cambogia, segnatamente il caso di Sam Rainsy
P7_TA(2010)0389RC-B7-0550/2010

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni del 13 gennaio 2005 sulla tratta di donne e minori in Cambogia(1), del 10 marzo 2005 sulla Cambogia(2), del 1° dicembre 2005 sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, Laos e Vietnam(3), del 19 gennaio 2006 sulla repressione politica in Cambogia(4) e del 15 marzo 2007 sulla Cambogia(5),

–  visto l'accordo di cooperazione concluso nel 1997 tra la Comunità europea e il Regno di Cambogia(6), in particolare l'articolo 1 (rispetto dei diritti umani), l'articolo 19 (sospensione dell'accordo in caso di violazione dell'articolo 1 da parte di uno dei contraenti) e l'allegato 1 (relativo all'articolo 19),

–  vista la dichiarazione dell'ONU sui difensori dei diritti umani del 1998,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani approvati dal Consiglio il 14 giugno 2004 e aggiornati nel 2008,

–  visti il patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali e il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  vista la relazione del 17 giugno 2010 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, nella quale si deplorano le ingerenze esterne nel lavoro degli organi giudiziari(7),

–  vista la decisione della commissione dell'Unione interparlamentare sui diritti umani dei parlamentari, adottata nella riunione del 12-15 luglio 2010,

–  vista la risoluzione del 6 ottobre 2010 del consiglio direttivo dell'Unione interparlamentare,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che negli ultimi anni si è profilata in Cambogia una preoccupante tendenza autoritaria; considerando che essa si manifesta sotto forma di deterioramento della situazione dei diritti umani, restrizione delle libertà fondamentali, spietate espropriazioni fondiarie che colpiscono soprattutto i poveri, soppressione di tutti i tipi di critica e protesta, repressione dell'opposizione parlamentare e dei militanti della società civile, uso del potere giudiziario a fini politici e spinte verso un sistema a partito unico,

B.  considerando che Sam Rainsy, membro del parlamento della Cambogia e dirigente del secondo maggiore partito politico del paese, è stato vittima di persecuzioni del partito autoritario al potere e del governo della Cambogia,

C.  considerando che il 23 settembre 2010 il dirigente dell'opposizione Sam Rainsy è stato condannato in contumacia a dieci anni di detenzione con l'imputazione di disinformazione e falso in atti pubblici dal tribunale municipale di Phnom Penh; considerando che la sua condanna era basata su un atto di disobbedienza civile, ossia l'abbattimento di sei cippi confinari temporanei di legno lungo la frontiera tra Vietnam e Cambogia tuttora oggetto di contenzioso tra i due paesi; considerando che l'azione è stata condotta per sostenere gli abitanti della zona, i quali denunciavano di essere vittime di sottrazione di terreni affermando che i vietnamiti avevano illegalmente spostato i cippi in territorio cambogiano nelle loro risaie e che le loro denunce alle autorità locali erano rimaste senza esito,

D.  considerando che il 13 ottobre 2010 la corte d'appello di Phnom Penh ha deliberato di confermare la condanna in contumacia a due anni pronunciata a carico di Sam Rainsy dal tribunale provinciale di Svay Rieng il 27 gennaio 2010 nel contesto delle proteste contro presunti sconfinamenti vietnamiti in territorio cambogiano, ma ha deciso la liberazione di due abitanti del villaggio condannati assieme a Sam Rainsy, dopo nove mesi e venti giorni di detenzione,

E.  considerando che la strategia del partito al potere in Cambogia è di usare una magistratura prona al potere politico per reprimere ogni critica al governo,

F.  considerando che in Cambogia si registra un numero elevato e allarmante di detenuti a causa di svariate disfunzioni della giustizia penale e che non esistono ancora garanzie di indipendenza e imparzialità della magistratura,

G.  considerando che secondo le ONG operanti nel settore dei diritti umani il governo utilizza i tribunali per mettere a tacere le critiche rivolte contro le sue risposte alle espropriazioni di terreni, alla corruzione e ai contenziosi di frontiera,

H.  considerando che il 30 agosto 2010 Leang Sokchoeun, collaboratore della ONG Licadho, è stato condannato dal tribunale provinciale di Takeo a due anni di detenzione con l'imputazione di aver distribuito volantini antigovernativi nel gennaio 2010; considerando tuttavia che il processo è stato viziato da gravi irregolarità procedurali,

I.  considerando che il deputato Mu Sochua, membro dell'opposizione in parlamento, è stato condannato per diffamazione del primo ministro,

J.  considerando che il giornalista Hang Chakra è stato imprigionato per nove mesi per aver denunciato la corruzione negli ambienti prossimi al vicepresidente Sok An,

K.  considerando che nel 1995 Sam Rainsy è stato espulso in modo anticostituzionale dall'Assemblea nazionale, ma è riuscito a riprendere il proprio seggio parlamentare nel corso delle successive elezioni; considerando che è sfuggito a diversi tentativi di assassinio, tra cui un attentato con granate nel 1997, in cui sono stati uccisi circa ottanta suoi sostenitori,

L.  considerando che il partito al potere lo ha privato dell'immunità parlamentare tre volte con motivazioni opinabili per riuscire a farlo condannare a pene detentive,

M.  considerando che l'UE è il principale donatore di aiuti alla Cambogia,

1.  condanna tutte le sentenze con motivazioni politiche a carico di rappresentanti dell'opposizione e di ONG, segnatamente le sentenze del 23 settembre 2010, 13 ottobre 2010 e 27 gennaio 2010 a carico di Sam Rainsy, nonché la sentenza del 30 agosto 2010 a carico di Leang Sokchoeun e quelle a carico di Mu Sochua e del giornalista Hang Chakra;

2.  rammenta al governo cambogiano che esso deve onorare i suoi obblighi e impegni in materia di principi democratici e diritti umani fondamentali, i quali sono elementi essenziali dell'accordo di cooperazione succitato, a norma dell'articolo 1 dell'accordo stesso;

3.  invita la autorità cambogiane a provvedere a che la legislazione sulle ONG attualmente in preparazione non limiti le attività delle organizzazioni della società civile cambogiana per motivi legati a un'interpretazione discrezionale e non sia applicata a detrimento della società civile e dell'opposizione;

4.  invita tutti i responsabili politici a favorire, da un lato, politiche di buon vicinato nella regione e, dall'altro, una politica di riconciliazione tra i gruppi etnici e culturali in Cambogia;

5.  prende atto del fatto che relatore speciale dell'ONU ha rilevato progressi e sforzi da parte del governo cambogiano e auspica che siano compiuti passi concreti per migliorare in modo tangibile e duraturo la situazione dei diritti umani e l'indipendenza del potere giudiziario;

6.  invita le autorità cambogiane a:

   avviare riforme politiche e istituzionali per costruire uno Stato democratico retto dal primato della legge e basato sul rispetto delle libertà fondamentali;
   dimostrare la volontà di lottare in modo efficace contro i flagelli endemici della corruzione, della deforestazione massiccia con conseguenti esodi di popolazione e dell'industria del turismo sessuale, respingere l'attuale cultura dell'impunità e assicurare alla giustizia quanti sono coinvolti un siffatte attività;
   garantire un'espressione politica libera ed equa senza intimidazioni e pressioni;
   elaborare un programma d'azione e un calendario per attuare le raccomandazioni formulate nella relazione del relatore speciale;

7.  esprime la propria inquietudine per il processo e la sentenza a dodici anni di detenzione a carico di Sam Rainsy, dirigente dell'opposizione, per un gesto che il Parlamento europeo considera di natura simbolica e chiaramente politica;

8.  è in particolare allarmato per il fatto che, ove confermata, la sentenza potrebbe impedire Sam Rainsy di candidarsi alle elezioni parlamentari del 2013 e potrebbe avere conseguenze ben più ampie del caso di Sam Rainsy, dato che colpirebbe l'opposizione in quanto tale, tanto più che gli ultimi procedimenti penali contro numerosi membri particolarmente attivi dell'opposizione hanno già ristretto gli spazi politici, e pertanto pregiudicherebbe il processo democratico in Cambogia;

9.  chiede pertanto alle autorità cambogiane di esplorare vie e mezzi per risolvere dette problematiche tramite il dialogo politico e di consentire a Sam Rainsy di riprendere quanto prima le proprie attività parlamentari;

10.  invita la autorità cambogiane a tenere in seria considerazione le raccomandazioni formulate dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia; invita il parlamento della Cambogia a discutere tale relazione in sede parlamentare e ad adottare le misure necessarie per assicurare l'attuazione delle raccomandazioni;

11.  invita l'Unione europea a compiere passi per assicurare che le libertà fondamentali, quali enunciate all'articolo 1 dell'accordo di cooperazione succitato, siano rispettate e che gli attacchi alle libertà civili non restino senza conseguenze; invita inoltre l'Unione europea a subordinare il proseguimento del suo aiuto finanziario a un miglioramento della situazione dei diritti umani in Cambogia;

12.  chiede che sia istituito un piano umanitario d'urgenza, con la partecipazione dell'UE e il coordinamento dell'ONU, al fine di fornire aiuto alle popolazioni della Cambogia più colpite dalla crisi, segnatamente i lavoratori del settore tessile e dell'edilizia che hanno perso il posto di lavoro;

13.  incarica la sua delegazione per le relazioni con i paesi del Sud-Est asiatico e l'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e la sua commissione per gli affari esteri di seguire l'evoluzione della situazione;

14.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi a ai parlamenti degli Stati membri, ai governi degli Stati membri dell'ASEAN e dell'ASEM, al segretariato ASEM, al Segretario generale dell'ONU e all'Alto Commissario dell'ONU per i diritti umani nonché al governo e all'Assemblea nazionale del Regno di Cambogia.

(1) Testi approvati, P6_TA(2005)0012.
(2) Testi approvati, P6_TA(2005)0081.
(3) Testi approvati, P6_TA(2005)0462.
(4) Testi approvati, P6_TA(2006)0032.
(5) Testi approvati, P6_TA(2007)0085.
(6) GU L 269 del 19.10.99, pag. 18.
(7) http://www.un.org.kh/index.php?option=com_content&view=article&id=330:united-nations-special-rapporteur-on-the-situation-of-human-rights-in-cambodia-statement&catid=44:un-speeches-and-statements&Itemid=77.


Caucaso settentrionale, in particolare il caso di Oleg Orlov
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Risoluzione del Parlamento europeo del 21 ottobre 2010 sulla situazione dei diritti umani nel Caucaso settentrionale (Federazione russa) e sul procedimento penale a carico di Oleg Orlov
P7_TA(2010)0390RC-B7-0549/2010

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 17 settembre 2009 sull'uccisione di attivisti per i diritti umani in Russia(1),

–   visto il conferimento, il 16 dicembre 2009, del suo Premio Sakharov a Oleg Orlov, Sergei Kovalev e Lyudmila Alexeyeva, per conto del Centro per la difesa dei diritti umani Memorial e di tutti gli altri difensori dei diritti umani in Russia,

–  visto l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e la Federazione russa, entrato in vigore nel 1997 e prorogato in attesa che venga sostituito da un nuovo accordo,

–  visti i negoziati in corso per un nuovo accordo che fornisca un nuovo quadro completo per le relazioni UE-Russia,

–  viste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani e la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che, quale membro del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nonché firmataria delle dichiarazioni delle Nazioni Unite, la Russia si è impegnata a proteggere e a promuovere i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto,

B.  considerando che dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo vi sono circa 20 000 casi pendenti che riguardano la Federazione russa e principalmente la regione del Caucaso settentrionale; considerando che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato la Federazione russa per gravi violazioni dei diritti umani commesse nella regione in oltre 150 sentenze e sottolinea l'importanza di un'esecuzione rapida e completa di tali sentenze,

La situazione dei diritti umani nel Caucaso settentrionale

C.  considerando che la situazione dei difensori dei diritti umani nella regione del Caucaso settentrionale, in particolare nella Repubblica cecena, Inguscezia e Daghestan, è preoccupante; considerando che giornalisti indipendenti, attivisti civili, avvocati e difensori dei diritti umani di quella regione sono stati spesso vittime di minacce e violenze, maltrattamenti e intimidazioni e le loro attività sono state limitate da membri delle forze dell'ordine, considerando che i responsabili delle violazioni dei diritti umani continuano a godere dell'impunità e che lo Stato di diritto continua a essere negato; considerando che la popolazione civile resta esposta alla violenza perpetrata dai gruppi armati di opposizione e delle forze dell'ordine; che la tortura, i maltrattamenti e la detenzione arbitraria sono diffusi e che le ONG indipendenti dai governi nazionali sono importanti per lo sviluppo della società civile,

D.  considerando che si percepisce un clima generalizzato di paura in Cecenia nonostante i successi innegabili ottenuti nell'ambito della ricostruzione e il netto miglioramento delle infrastrutture della regione; che la situazione dei diritti umani e il funzionamento della giustizia e delle istituzioni democratiche continuano a destare la massima preoccupazione,

E.  considerando che le diverse scomparse di oppositori governativi e di difensori dei diritti umani sono rimaste impunite e non vengono investigate con il dovuto impegno,

F.  considerando che, nonostante il dialogo costruttivo che si è instaurato tra le autorità e la società civile in Inguscezia dall'insediamento del nuovo Presidente, si è assistito a una preoccupante recrudescenza delle violenze dal 2009, sfociate in alcuni casi nell'omicidio e nella scomparsa di oppositori governativi e giornalisti senza che finora siano state avviate azioni penali,

G.  considerando che apparentemente un numero crescente di abitanti delle repubbliche del Caucaso settentrionale sono stati rapiti in altre regioni della Russia; considerando che si sono perse le tracce di Ali Dzhaniev, Yusup Dobriev, Yunus Dobriev e Magomed Adzhiev dalla mezzanotte del 28 dicembre 2009 a San Pietroburgo e che non si hanno notizie di cinque persone, Zelimkhan Akhmetovich Chibiev, Magomed Khaybulaevich Israpilov, Dzhamal Ziyanidovich Magomedov, Akil Dzhavatkhanovich Abdullaev e Dovar Nazimovich Asadov, tre dei quali risiedono nel Caucaso settentrionale, dalla notte del 24-25 settembre 2010, quando si sono recati alla moschea storica a Mosca,

H.  considerando che nel Caucaso settentrionale vi sono ancora circa 80 000 sfollati interni a più di 18 anni da quando sono stati costretti ad abbandonare le loro case per la serie di guerre scoppiate tra l'Inguscezia e l'Ossezia settentrionale nel 1992 e in Cecenia nel 1994 e nel 1999; considerando che tali persone hanno difficoltà a trovare alloggio, a prorogare la propria iscrizione al registro dei residenti, il che limita il loro accesso ai servizi sociali, al rinnovo dei passaporti interni e dello status di «immigrante forzato» di cui hanno bisogno per trovare lavoro, accedere ai servizi sociali e percepire sussidi,

I.  considerando che il 3 settembre 2010 il Presidente Buzek ha espresso la sua profonda solidarietà alle famiglie delle vittime della tragedia di Beslan e ha esortato vivamente il Presidente della Federazione russa a garantire il pieno rispetto dei loro diritti e l'accertamento della verità dietro i fatti di settembre 2004,

J.  considerando che gli atti di violenza indiscriminata contro la popolazione civile sono assolutamente ingiustificabili,

K.  prendendo atto dell'iniziativa dei rappresentanti della società civile russa e internazionale volta alla creazione del Centro di documentazione Natalia Estemirova per i possibili crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani commessi nel corso delle guerre in Cecenia,

Indagini penali a carico di Oleg Orlov

L.  considerando che il lavoro svolto dalle organizzazioni per i diritti umani, quali Memorial, è essenziale per la creazione di una società stabile e libera in Russia e per una vera e propria stabilità duratura, in particolare nel Caucaso settentrionale; considerando che il governo russo e i governi delle repubbliche del Caucaso settentrionale possono pertanto essere orgogliose del ruolo importante svolto da tali organizzazioni,

M.  considerando che Natalia Estemirova, a capo di Memorial in Cecenia, è stata rapita il 15 luglio 2009 a Grozny e trovata morta nella vicina Inguscezia; considerando che le indagini sul suo omicidio non hanno registrato progressi nell'individuazione dei suoi assassini e dei mandanti,

N.  considerando che il 21 gennaio 2010 Oleg Orlov e il Centro per i diritti umani Memorial sono stati condannati dal tribunale civile di Mosca al risarcimento dei danni nei confronti di Ramzan Kadyrov, Presidente della Cecenia,

O.  considerando che il 9 febbraio 2010 Ramzan Kadyrov aveva dichiarato pubblicamente che avrebbe ritirato la denuncia per diffamazione presentata nei confronti di Oleg Orlov, Presidente del Comitato direttivo del Centro per i diritti umani Memorial, e di Ludmila Alexeyeva, Presidente del Gruppo Mosca Helsinki,

P.  considerando che il 6 luglio 2010 Oleg Orlov è stato incriminato in base all'articolo 129 del codice di procedura penale russo e rischia una condanna fino a tre anni di carcere se sarà ritenuto colpevole,

Q.  considerando che vi sono state gravi violazioni del codice di procedura penale della Federazione russa (in particolare l'articolo 72) durante le indagini penali a carico di Oleg Orlov,

R.  considerando che gli uffici di numerose organizzazioni di primo piano per i diritti umani, tra cui Memorial, sono stati perquisiti tra il 13 e il 16 settembre 2010 e che a tali organizzazioni è stato ordinato di consegnare numerosi documenti sulle loro attività con breve preavviso,

1.  condanna tutti gli atti di terrorismo e sottolinea che non vi può essere alcuna giustificazione per atti di violenza indiscriminata nei confronti della popolazione civile; esprime il proprio cordoglio e la propria solidarietà agli amici e alle famiglie di tutte le vittime della violenza, incluse quelle dei recenti attentati alla metropolitana di Mosca, dei recenti attacchi contro il parlamento ceceno e degli innumerevoli e continui attacchi compiuti contro la popolazione delle repubbliche caucasiche;

2.  esprime la sua più profonda preoccupazione per la recrudescenza della violenza e degli atti terroristici nel Caucaso settentrionale; chiede, da una parte, che cessi il terrorismo e invita, dall'altra, le autorità russe a porre fine al diffuso clima di impunità nei confronti delle violazioni dei diritti umani e all'assenza di uno Stato di diritto nella regione;

3.  riconosce il diritto della Russia di combattere il vero terrorismo e l'insurrezione armata nel Caucaso settentrionale, ma esorta le autorità a farlo nel rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani; avverte che i continui abusi e i metodi antisommossa illegali accresceranno l'ostilità della popolazione e, anziché portare alla stabilità, avranno come conseguenza un'ulteriore intensificazione della violenza nella regione;

4.  esorta le autorità russe a fare tutto quanto in loro potere per garantire la protezione dei difensori dei diritti umani, come affermato nella dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti;

5.  sottolinea che la persistente impunità in Cecenia contribuisce alla destabilizzazione dell'intera regione del Caucaso settentrionale;

6.  condanna duramente qualsiasi forma di punizione collettiva nei confronti di individui sospettati di avere legami con i ribelli, inclusa la pratica di incendiare le abitazioni delle famiglie di membri attivi o presunti dell'opposizione armata; chiede alle autorità di adottare misure concrete per impedire il ripetersi di tali violazioni e di punire i funzionari responsabili a tutti i livelli;

7.  esorta la Russia a consentire il libero accesso al Caucaso settentrionale alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, ai mezzi di informazione e alle istituzioni governative internazionali, quali il Consiglio d'Europa, il Comitato internazionale della Croce Rossa, l'OSCE e le Nazioni Unite; invita inoltre, in particolare, le autorità responsabili a creare le circostanze che consentano a Memorial e ad altre organizzazioni per i diritti umani di riprendere pienamente le loro attività nel Caucaso settentrionale in condizioni di sicurezza;

8.  esprime profonda preoccupazione per il crescente numero di abitanti delle repubbliche del Caucaso settentrionale scomparsi, che sarebbero stati rapiti in altre regioni della Russia, e si aspetta che la Procura generale della Federazione russa chiarisca e confermi dove si trovano questi cittadini;

9.  esorta le autorità federali russe a garantire che siano messe in pratica soluzioni a lungo termine per gli sfollati interni; chiede il rafforzamento delle azioni dei governi nazionali a sostegno delle operazioni dell'UNHCR intese a portare avanti i programmi abitativi per gli sfollati interni e a promuovere misure che consentano loro di accedere a servizi e sussidi; sottolinea la necessità di un continuo monitoraggio degli sfollati interni per assicurare che non si verifichino nuove violazioni dei loro diritti; esorta il governo russo a riconoscere giuridicamente il concetto di «sfollati interni» e ad adattare la sua legislazione di conseguenza;

10.  invita le autorità federali russe a condurre indagini rapide, accurate ed efficaci sull'omicidio di Natalia Estemirova e a condurre dinanzi alla giustizia i responsabili di questo atto brutale e quanti vi sono implicati;

11.  respinge e condanna i cinici e assurdi tentativi di implicare Memorial nell'appoggio di organizzazioni terroristiche;

12.  condanna l'apertura di un'indagine penale a carico di Oleg Orlov ed esorta le autorità responsabili a riconsiderare la decisione di avviare un procedimento penale; ricorda che affermazioni come quelle di Orlov sono legittime in una democrazia e non dovrebbero essere soggette a sanzioni in base al diritto civile o penale;

13.  invita le autorità russe, nel caso in cui il procedimento dovesse andare avanti, a garantire che non vi saranno nuove violazioni del diritto nei procedimenti d'indagine e giudiziari a carico di Oleg Orlov e a conformarsi, in ogni caso, alla dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e agli strumenti internazionali e regionali in materia di diritti umani ratificati dalla Federazione russa;

14.  ricorda che Oleg Orlov ha ricevuto il premio Sacharov 2009 del Parlamento europeo ed è pertanto sotto la sua speciale protezione morale e politica; esorta il governo russo ad autorizzare Oleg Orlov a partecipare alla cerimonia di premiazione del premio Sacharov 2010 a Strasburgo, senza opporre difficoltà;

15.   condanna le perquisizioni intimidatorie effettuate negli uffici delle organizzazioni per i diritti umani e si attende un chiarimento in merito alla legalità e agli scopi di queste azioni;

16.  si rammarica del fatto che i continui abusi dei diritti umani hanno ripercussioni estremamente negative sull'immagine e la credibilità della Russia nel mondo e gettano un'ombra sulle importanti relazioni tra l'Unione europea e la Federazione russa, che dovrebbero trasformarsi in un partenariato strategico, considerata la reciproca dipendenza e i diversi interessi comuni di entrambe le parti, in particolare per quanto riguarda la cooperazione politica, in materia di sicurezza, economica ed energetica, ma anche il rispetto dei principi e delle procedure democratiche e dei diritti umani fondamentali;

17.  sostiene vivamente le raccomandazioni della risoluzione del 22 giugno 2010 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sui mezzi di ricorso giuridici per le violazioni dei diritti umani nel Caucaso settentrionale, che potrebbero ampiamente contribuire a porre fine all'impunità di cui godono i responsabili delle violazioni dei diritti umani e a ripristinare la fiducia dei cittadini nelle forze dell'ordine;

18.   invita le autorità russe a rispettare le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e ad attuare misure per correggere le violazioni in casi individuali, anche garantendo che siano condotte indagini efficaci e che i responsabili siano consegnati alla giustizia, nonché ad adottare misure generali al fine di applicare le sentenze, incluse modifiche delle prassi e del diritto volte a impedire il ripetersi di violazioni analoghe;

19.  raccomanda che le autorità statali a livello federale, regionale e locale diano inizio a un dialogo costruttivo con gli attivisti della società civile, in modo da consentire il buon funzionamento delle strutture democratiche;

20.  chiede l'intensificazione delle consultazioni tra l'Unione europea e la Russia in materia di diritti umani e chiede con enfasi che questo processo di consultazione sia aperto a un effettivo contributo del Parlamento europeo, della Duma, delle autorità giudiziarie russe e delle organizzazioni della società civile e di quelle impegnate a favore dei diritti umani; invita la Russia a rispettare pienamente i suoi obblighi in quanto membro dell'OSCE e del Consiglio d'Europa;

21.  richiama specialmente l'attenzione sulla situazione delle migliaia di rifugiati del Caucaso settentrionale in alcuni Stati membri dell'Unione europea, con particolare riferimento alla diaspora cecena in Austria, che conta almeno 20 000 persone, tra cui numerosi minori; esprime profonda preoccupazione, a tale riguardo, per l'omicidio di un rifugiato ceceno a Vienna nel maggio 2010 e per le gravi accuse concernenti l'implicazione del presidente ceceno in tale reato; chiede agli Stati membri di attuare una politica più coordinata, coerente e visibile sulla protezione dei rifugiati del Caucaso settentrionale nel territorio europeo, conformemente ai loro obblighi umanitari e in materia di diritti umani;

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22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento della Federazione russa, all'OSCE e al Consiglio d'Europa.

(1) Testi approvati, P7_TA(2009)0022.

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