Indice 
Testi approvati
Giovedì 17 febbraio 2011 - Strasburgo
Clausola bilaterale di salvaguardia dell'accordo di libero scambio UE-Corea ***I
 Concessione alla BEI di una garanzia dell'Unione in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie a favore di progetti realizzati al di fuori dell'Unione europea ***I
 Accordo di libero scambio tra l'Unione europea e la Repubblica di Corea ***
 Situazione in Egitto
 Attuazione della strategia UE per la regione del Danubio
 Stato di diritto in Russia
 Strategia energetica della Banca mondiale
 Europa 2020
 Attuazione degli orientamenti per le politiche del lavoro degli Stati membri
 Orientamenti per le politiche del lavoro degli Stati membri *
 Rialzo dei prezzi degli alimenti
 Scontri al confine tra la Thailandia e la Cambogia
 Yemen: pena capitale nei confronti di minorenni autori di reati, segnatamente il caso di Muhammed Taher Thabet Samoum
 Uganda: assassinio di David Kato

Clausola bilaterale di salvaguardia dell'accordo di libero scambio UE-Corea ***I
PDF 198kWORD 39k
Risoluzione
Testo
Allegato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia dell'accordo di libero scambio UE-Corea (COM(2010)0049 – C7-0025/2010 – 2010/0032(COD))
P7_TA(2011)0061A7-0210/2010

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento e al Consiglio (COM(2010)0049),

–  visti l'articolo 294 e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0025/2010),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 22 dicembre 2010, di approvare la posizione del Parlamento, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A7-0210/2010),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(1);

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento europeo e della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

4.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 17 febbraio 2011 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. …/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia dell'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea, dall'altra

P7_TC1-COD(2010)0032


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 511/2011)

P7_TC1-COD(2010)0032


ALLEGATO I

Dichiarazione della Commissione

La Commissione accoglie con favore l'accordo in prima lettura tra il Parlamento europeo e il Consiglio sul regolamento di salvaguardia.

Come previsto dal regolamento, la Commissione presenterà una relazione annuale al Parlamento europeo e al Consiglio concernente l'applicazione dell'accordo di libero scambio UE-Corea e sarà pronta a discutere con la commissione competente del Parlamento europeo su eventuali questioni connesse all'attuazione dell'accordo.

In tale contesto, la Commissione intende rilevare quanto segue:

a)  La Commissione monitorerà attentamente l'attuazione da parte della Corea degli impegni assunti su questioni regolamentari tra cui, in particolare, gli impegni in materia di regolamentazioni tecniche nel settore automobilistico. Il monitoraggio comprende tutti gli aspetti delle barriere non tariffarie e i suoi risultati sono documentati e comunicati al Parlamento europeo e al Consiglio.

b)  La Commissione, inoltre, attribuisce particolare importanza all'effettiva attuazione degli impegni su lavoro e ambiente del capo 13 dell'accordo di libero scambio (commercio e sviluppo sostenibile). A questo proposito, la Commissione chiederà il parere del gruppo consultivo nazionale che comprende rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali, dei sindacati e delle organizzazioni non governative. L'attuazione del capo 13 dell'accordo di libero scambio è debitamente documentata e comunicata al Parlamento europeo e al Consiglio.

La Commissione condivide inoltre l'importanza di garantire un'efficace protezione in caso di picchi improvvisi di importazioni in settori sensibili, tra cui le automobili di piccole dimensioni. Il monitoraggio di settori sensibili comprende le automobili, i prodotti tessili e l'elettronica di consumo. A questo proposito, la Commissione osserva che il settore delle piccole auto può essere considerato un mercato rilevante ai fini di un'inchiesta di salvaguardia.

La Commissione rileva che la designazione di zone di perfezionamento passivo nella penisola coreana, in conformità delle disposizioni dell'articolo 12 del protocollo sulle norme d'origine, richiederebbe un accordo internazionale fra le parti che il Parlamento europeo dovrebbe approvare. La Commissione non mancherà di tenere il Parlamento pienamente informato delle deliberazioni del comitato sulle zone di perfezionamento passivo nella penisola coreana.

Infine, la Commissione rileva altresì che, se a causa di circostanze eccezionali decide di prolungare la durata delle inchieste ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 3, farà in modo che una tale proroga non vada oltre la data di scadenza di eventuali misure provvisorie introdotte a norma dell'articolo 7.

ALLEGATO II

Dichiarazione comune

La Commissione e il Parlamento europeo concordano sull'importanza di una stretta collaborazione nel monitoraggio dell'applicazione dell'accordo di libero scambio UE-Corea (ALS) e del regolamento di salvaguardia. A tal fine convengono quanto segue:

–  Nel caso in cui il Parlamento europeo adotti una raccomandazione al fine dell'apertura di un'inchiesta di salvaguardia, la Commissione esaminerà attentamente il rispetto delle condizioni ai sensi del regolamento per l'apertura d'ufficio dell'inchiesta. Nel caso in cui la Commissione ritenga che le condizioni non siano soddisfatte, presenterà una relazione alla commissione competente del Parlamento europeo in cui illustrerà tutti i fattori rilevanti per l'apertura di una tale inchiesta.

–  Su richiesta della commissione competente del Parlamento europeo, la Commissione riferisce a quest'ultimo su eventuali preoccupazioni specifiche relative all'attuazione da parte della Corea dei suoi impegni in relazione a misure non tariffarie o al capo 13 (commercio e sviluppo sostenibile) dell'ALS.

(1) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 7 settembre 2010 (Testi approvati, P7_TA(2010)0301).


Concessione alla BEI di una garanzia dell'Unione in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie a favore di progetti realizzati al di fuori dell'Unione europea ***I
PDF 547kWORD 132k
Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia dell'Unione europea in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie a favore di progetti realizzati al di fuori dell'Unione europea (COM(2010)0174 – C7-0110/2010 – 2010/0101(COD))
P7_TA(2011)0062A7-0019/2011

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0174),

–  visti l'articolo 249, paragrafo 2, e gli articoli 209 e 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0110/2010),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i bilanci e i pareri della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per lo sviluppo, della commissione per gli affari esteri, della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per il commercio internazionale (A7-0019/2011),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 17 febbraio 2011 in vista dell'adozione della decisione n. .../2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia dell'Unione europea in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie a favore di progetti realizzati al di fuori dell'Unione europea
[Emendamento n. 1, salvo dove diversamente indicato]

P7_TC1-COD(2010)0101


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 209 e 212,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue:

(1)  Oltre alla sua missione principale che consiste nel finanziare gli investimenti nell'Unione europea, la Banca europea per gli investimenti (BEI) fin dal 1963 intraprende operazioni di finanziamento al di fuori dell'Unione europea a sostegno della politica estera dell'Unione. Ciò consente di integrare le risorse del bilancio dell'Unione europea disponibili per le regioni esterne con la solidità finanziaria della BEI, a vantaggio dei paesi beneficiari. Nell'intraprendere tali operazioni di finanziamento, la BEI contribuisce al conseguimento dei principi guida generali e degli obiettivi politici dell'Unione europea, compresi lo sviluppo dei paesi terzi e la prosperità dell'Unione nella nuova condizione economica mondiale. Le operazioni della BEI a sostegno della politica estera dell'Unione devono continuare a essere condotte in conformità dei principi delle pratiche bancarie sane.

(2)  L'articolo 209 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in combinato disposto con l'articolo 208 TFUE, dispone che la BEI deve contribuire, alle condizioni previste dal suo statuto, all'attuazione delle misure necessarie a promuovere gli obiettivi della politica di cooperazione allo sviluppo dell'Unione.

(3)  Per sostenere l'azione esterna dell'Unione e al fine di consentire alla BEI di finanziare investimenti al di fuori dell'Unione senza incidere sul proprio merito di credito, la maggior parte delle sue operazioni nelle regioni esterne hanno beneficiato di una garanzia a valere sul bilancio comunitario, amministrata dalla Commissione.

(4)  Da ultimo, la garanzia dell'Unione è stata fissata per il periodo 2007-2011 dalla decisione n. 633/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia della Comunità in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie sui prestiti a favore di progetti realizzati al di fuori della Comunità(2).

(5)  Il fondo di garanzia per azioni esterne (il «fondo di garanzia»), istituito dal regolamento (CE, Euratom) n. 480/2009 del Consiglio, del 25 maggio 2009, che istituisce un fondo di garanzia per le azioni esterne (versione codificata)(3), garantisce una riserva di liquidità per il bilancio dell'Unione in caso di perdite risultanti dalle operazioni di finanziamento della BEI e altre azioni esterne dell'Unione.

(6)  Come richiesto dalla decisione n. 633/2009/CE, la Commissione e la BEI hanno preparato un riesame intermedio delle operazioni di finanziamento esterne della BEI, basato su una valutazione esterna indipendente sotto la supervisione di un comitato direttivo di «saggi», un riesame effettuato da un consulente esterno e valutazioni specifiche prodotte dalla BEI stessa. Il 12 febbraio 2010, il comitato direttivo ha presentato una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione e alla BEI contenente le proprie conclusioni e raccomandazioni.

(7)  La relazione del vive di «saggi» ha concluso che la garanzia dell'Unione alla BEI rappresenta uno strumento di politica incisivo ed efficace che esercita una notevole influenza finanziaria e politica e che dovrebbe essere mantenuto al fine di coprire i rischi di natura politica o sovrana. Al fine di massimizzare il valore aggiunto e l'efficacia delle operazioni esterne della BEI, sono stati proposti alcuni emendamenti alla decisione n. 633/2009/CE.

(8)  In occasione del rinnovo del prossimo quadro finanziario pluriennale gli importi coperti dalla garanzia dell'Unione dovrebbero essere sostanzialmente incrementati allo scopo di accrescere l'efficacia e la visibilità dell'azione dell'Unione all'esterno delle sue frontiere in linea con il trattato di Lisbona. [Emendamento 2]

(9)  L'elenco dei paesi ammissibili o potenzialmente ammissibili al finanziamento della BEI a titolo della garanzia dell'Unione figura all'allegato II della presente decisione ed è stato ampliato rispetto all'elenco di cui all'allegato I della decisione n. 633/2009/CE.

(10)  Gli importi coperti dalla garanzia dell'Unione in ciascuna regione dovrebbero continuare a rappresentare i massimali di finanziamento della BEI coperti dalla garanzia, e non di obiettivi che la BEI è tenuta a raggiungere.

(11)  L'estensione del mandato esterno della BEI a nuovi paesi senza procedere a una rivalutazione dei massimali di finanziamento della BEI a titolo della garanzia dell'Unione ridurrebbe di fatto l'importo dei prestiti della BEI disponibili per paese nel contesto del suo mandato esterno. Onde evitare un indebolimento dell'azione della BEI nei paesi in cui essa interviene, tali massimali dovranno essere adeguati di conseguenza.

(12)  Oltre ai massimali regionali, un mandato opzionale di 2 000 000 000 EUR (il mandato sui cambiamenti climatici) dovrebbe essere attivato e stanziato come dotazione a sostegno delle operazioni di finanziamento della BEI nel settore della mitigazione e dell'adattamento ai cambiamenti climatici nelle regioni coperte dal mandato. La BEI potrebbe contribuire con conoscenze specifiche e risorse proprie, in stretta collaborazione con la Commissione, al sostegno alle autorità pubbliche e al settore privato nella lotta ai cambiamenti climatici e utilizzare al meglio i finanziamenti disponibili. Riguardo ai progetti di mitigazione e adattamento, le risorse della BEI dovrebbero essere integrate, nella misura del possibile, da aiuti a valere sul bilancio dell'Unione, tramite una combinazione efficace e coerente di sovvenzioni e prestiti per il finanziamento della lotta ai cambiamenti climatici nel contesto dell'assistenza esterna dell'Unione europea. A tale riguardo, è opportuno che la relazione annuale della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio riferisca in modo dettagliato sugli strumenti finanziari utilizzati per il finanziamento di tali progetti, precisando gli importi del finanziamento della BEI nel quadro del mandato opzionale e gli importi delle sovvenzioni corrispondenti.

(13)  L'ammissibilità a ricevere il finanziamento della BEI per azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici a titolo della garanzia dell'Unione potrebbe essere limitata per i paesi che, secondo il Consiglio, non si sono impegnati per il conseguimento di obiettivi adeguati in materia di cambiamenti climatici. Il Consiglio può imporre tali restrizioni prima che la BEI impegni i fondi a favore dei rispettivi paesi nell'ambito del mandato sui cambiamenti climatici. È opportuno che il Consiglio consulti il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione prima di adottare una decisione sull'imposizione di dette restrizioni.

(14)  La BEI dovrebbe prepararsi alla potenziale attuazione, dal 2014, di finanziamento del microcredito in modo da accrescere l'accesso dei più svantaggiati al finanziamento bancario al fine di sviluppare microprogetti che creano ricchezza e riducono la povertà; [Emendamento 3]

(15)  La BEI dovrebbe poter reinvestire i rimborsi dei capitali di rischio e dei prestiti speciali (reflows) provenienti da precedenti operazioni, con l'assenso della Commissione, per finanziare nuove operazioni dello stesso ordine a beneficio dei paesi partner, come proposto dalla Commissione nella proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1638/2006 recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e di partenariato(4).

(16)  È necessario prevedere una certa flessibilità per quanto riguarda l'allocazione regionale nell'ambito del mandato sui cambiamenti climatici per consentire di attingere nel modo più rapido ed efficace possibile ai finanziamenti disponibili nel triennio 2011-2013, cercando nel contempo di garantire una distribuzione equilibrata tra le regioni in detto periodo, sulla base delle priorità stabilite per l'aiuto esterno nell'ambito del mandato generale.

(17)  La valutazione ha messo in luce che, per quanto le operazioni della BEI realizzate nel periodo della valutazione (2000-2009) siano state generalmente conformi alle politiche esterne dell'Unione, il collegamento fra gli obiettivi di politica dell'Unione e la loro realizzazione operativa da parte della BEI dovrebbe essere rafforzato e reso più esplicito e strutturato.

(18)  Per migliorare la coerenza del mandato e rafforzare l'orientamento dell'attività di assistenza finanziaria esterna della BEI alle politiche dell'Unione europea e per garantire il massimo vantaggio per i beneficiari, la presente decisione dovrebbe definire obiettivi prioritari orizzontali nel mandato relativamente alle operazioni di finanziamento della BEI in tutti i paesi ammissibili, facendo leva sui punti di forza comparativi della BEI nei settori in cui ha acquisito un'esperienza consolidata. In tutte le regioni coperte dalla presente decisione, la BEI dovrebbe quindi finanziare progetti nei settori della mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, delle infrastrutture sociali ed economiche (in particolare il settore dei trasporti, quello energetico ivi incluse le energie rinnovabili, la ricerca e lo sviluppo (R&S) sulle nuove fonti di energia, la sicurezza energetica, le infrastrutture energetiche, le infrastrutture ambientali compresi i sistemi di approvvigionamento idrico e i servizi igienici, nonché le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC)) e lo sviluppo del settore privato locale, in particolare a sostegno delle piccole e medie imprese (PMI). Occorre ribadire che un migliore accesso delle PMI ai finanziamenti può svolgere un ruolo essenziale di stimolo per lo sviluppo economico e per la lotta contro la disoccupazione. In queste aree, l'integrazione regionale fra i paesi partner, ivi inclusa l'integrazione economica fra i paesi di preadesione, i paesi vicini e l'Unione dovrebbe essere tra gli obiettivi fondamentali delle operazioni di finanziamento della BEI. La BEI può sostenere la presenza dell'Unione europea nei paesi partner tramite investimenti esteri diretti che contribuiscano alla promozione del trasferimento di tecnologie e di conoscenza, sia a titolo della garanzia dell'Unione a fini di investimento nei settori summenzionati che a proprio rischio.

(19)  Per raggiungere in modo efficace le PMI, la BEI dovrebbe cooperare con gli intermediari finanziari locali nei paesi ammissibili, in particolare per garantire che parte dei benefici finanziari sia trasferita ai loro clienti, per verificare i progetti della clientela rispetto alle finalità di sviluppo dell'Unione e per conferire un valore aggiunto rispetto al finanziamento sul mercato. Le attività degli intermediari finanziari a sostegno delle PMI dovrebbero essere pienamente trasparenti ed oggetto di rapporti periodici alla BEI.

(20)  Benché la solidità resti il suo tratto distintivo quale banca di investimenti, ai sensi della presente decisione la BEI dovrebbe definire l'impatto delle sue operazioni esterne sullo sviluppo, in stretto coordinamento con la Commissione e sotto il controllo democratico del Parlamento europeo, seguendo i principi sanciti dal Consenso europeo per lo sviluppo e i principi di cui all'articolo 208 TFUE, nonché i principi dell'efficacia degli aiuti sanciti dalla dichiarazione di Parigi del 2005 e dal programma d'azione di Accra del 2008. A tal fine dovrebbe intraprendere una serie di misure concrete, in particolare rafforzando le proprie capacità di valutare gli aspetti ambientali, sociali e di sviluppo contenuti nei progetti, inclusi i diritti umani e i rischi legati ai conflitti, e promuovendo la consultazione a livello locale delle autorità pubbliche e della società civile. Nel condurre un'analisi approfondita («due diligence») del progetto, la BEI dovrebbe imporre al promotore del progetto di eseguire consultazioni a livello locale e di renderne pubblici i risultati. Inoltre, la BEI dovrebbe indirizzare la propria azione su settori di cui possiede solide competenze acquisite nell'ambito di operazioni di finanziamento all'interno dell'Unione e che contribuiranno allo sviluppo del paese in questione, quali, tra l'altro, l'accesso ai servizi finanziari per le PMI e le microimprese, infrastrutture ambientali compresi i sistemi di approvvigionamento idrico e i servizi igienici, i trasporti sostenibili e la mitigazione dei cambiamenti climatici, in particolare nel settore delle energie rinnovabili. Il finanziamento potrebbe includere anche progetti a sostegno di programmi sanitari e di istruzione, in particolare in materia di infrastrutture, laddove vi sia un chiaro valore aggiunto. Inoltre, la BEI dovrebbe aumentare progressivamente le sue attività a sostegno dell«adattamento ai cambiamenti climatici e, laddove appropriato, collaborare con le istituzioni finanziarie internazionali (IFI) e le istituzioni finanziarie bilaterali europee (EBFI). Ciò richiederà l'accesso a fondi di aiuto ed un ▌ aumento, entro un termine ragionevole, delle risorse umane specializzate dedicate alle attività esterne della BEI. L'attività della BEI dovrebbe inoltre essere complementare agli obiettivi e alle priorità dell'Unione concernenti il rafforzamento delle istituzioni e le riforme settoriali. Infine, la BEI dovrebbe definire indicatori di prestazione collegati agli aspetti di sviluppo e ambientali dei progetti e i loro risultati.

(21)  Con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, è stata istituita la carica di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, nell'intento di aumentare l'efficacia e la coerenza delle relazioni esterne dell'Unione. ▌

(22)  Negli ultimi anni si è assistito inoltre a un ampliamento e rafforzamento delle politiche in materia di relazioni esterne dell'Unione. Ciò ha interessato in particolare la strategia di preadesione, la politica europea di vicinato, la strategia dell'Unione per l'Asia centrale, i nuovi partenariati con l'America Latina e con l'Asia sudorientale, nonché il partenariato strategico dell'Unione europea con la Russia, la Cina e l'India. Lo stesso dicasi per le politiche di sviluppo dell'Unione europea, che sono state estese a tutti i paesi in via di sviluppo. Dal 2007 le relazioni esterne dell'Unione sono sostenute anche da nuovi strumenti finanziari, come lo strumento di assistenza preadesione (IPA), lo strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI), lo strumento di finanziamento della cooperazione allo sviluppo (DCI), lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e lo strumento di stabilità.

(23)  Alla luce dell'istituzione del SEAE e in seguito all'entrata in vigore della presente decisione, la Commissione e la BEI dovranno modificare il protocollo di intesa relativo alla cooperazione e al coordinamento nelle regioni di cui alla decisione 2006/1016/CE del Consiglio, del 19 dicembre 2006, che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia della Comunità in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie sui prestiti a favore di progetti realizzati al di fuori della Comunità(5), e, a seconda dei casi e con l'assenso dell'Alto rappresentante, estendere il nuovo protocollo di intesa al SEAE, in particolare per quanto riguarda il dialogo regolare e sistematico fra la BEI e la Commissione a livello strategico, che dovrebbe includere anche il SEAE, e altri aspetti che sono di competenza del SEAE.

(24)  L'attività della BEI nei paesi in preadesione si realizza nel quadro stabilito nei partenariati per l'adesione e nei partenariati europei che definiscono le priorità per ciascun paese e per quanto concerne il Kosovo(6), con l'obiettivo di un graduale avvicinamento all'Unione, e che istituiscono un quadro per l'assistenza dell'Unione. La politica dell'Unione europea nei confronti dei paesi dei Balcani occidentali si configura nel processo di stabilizzazione e di associazione (SAP). Esso si basa su un partenariato graduale, in cui l'Unione offre concessioni commerciali, assistenza economica e finanziaria e relazioni contrattuali tramite accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA). L'assistenza finanziaria preadesione, tramite l'IPA, aiuta i paesi candidati e i potenziali candidati a prepararsi agli obblighi e alle sfide richiesti dall'adesione all'Unione. Tale assistenza promuove il processo di riforme, inclusa la preparazione alla futura adesione. Essa si incentra sul rafforzamento delle istituzioni, sull'allineamento con l'acquis dell'Unione, sulla preparazione alle politiche e gli strumenti dell'Unione e sulla promozione di misure intese a conseguire la convergenza economica.

(25)  Nell'attuare l'articolo 209, paragrafo 3 TFUE, la BEI dovrebbe cercare di sostenere indirettamente il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio per il 2015 in tutte le aree regionali in cui è attiva.

(26)  L'attività della BEI nei paesi vicini dovrebbe realizzarsi nel quadro della politica di vicinato europea, con la quale l'Unione sviluppa con i paesi limitrofi relazioni privilegiate al fine di creare uno spazio di prosperità e buon vicinato, fondato sui valori dell'Unione, quali la democrazia, lo Stato di diritto, il buon governo e il rispetto dei diritti dell'uomo, e caratterizzato da relazioni strette e pacifiche basate sulla cooperazione. Al fine di raggiungere tali obiettivi, l'Unione e i suoi partner attuano piani d'azione bilaterali concordati volti a definire una serie di priorità, incluse quelle concernenti questioni politiche e di sicurezza, gli scambi e gli aspetti economici, le problematiche ambientali e sociali e l'integrazione delle reti di trasporto ed energetiche, come il progetto di gasdotto Nabucco e altri progetti della stessa natura che rivestono un interesse particolare per l'Unione. L'Unione per il Mediterraneo, la Strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico, la Partnership orientale e la Sinergia del Mar Nero sono iniziative multilaterali e regionali complementari alla politica di vicinato europea, volte a promuovere la cooperazione fra l'Unione europea e il rispettivo gruppo di paesi partner limitrofi che affrontano sfide comuni e/o che condividono un comune ambiente geografico. L'Unione per il Mediterraneo mira a rilanciare il processo di integrazione euromediterraneo favorendo il reciproco sviluppo economico, sociale ed ambientale tra le due sponde del Mediterraneo e sostiene lo sviluppo socioeconomico, la solidarietà, l'integrazione regionale, lo sviluppo sostenibile e il rafforzamento della conoscenza, sottolineando l'esigenza di migliorare la cooperazione finanziaria a sostegno dei progetti regionali e transnazionali. L'Unione per il Mediterraneo sostiene, in particolare, la creazione di autostrade marittime e terrestri, il disinquinamento del Mediterraneo, il piano solare mediterraneo, l'iniziativa per lo sviluppo delle imprese nel Mediterraneo, la protezione civile e l'università euromediterranea. La Strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico favorisce un ambiente sostenibile e uno sviluppo socioeconomico ottimale nella regione. Il Partenariato orientale mira a creare le condizioni necessarie per accelerare l'associazione politica e promuovere l'integrazione economica fra l'Unione e i paesi partner orientali, che possono essere conseguite soltanto se tutti i paesi del partenariato orientale aderiranno ai principi della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti dell'uomo. La Federazione russa e l'Unione hanno un Partenariato strategico di ampio respiro, distinto dalla Politica di vicinato europea ed espresso tramite gli Spazi comuni e la tabella di marcia. Ad essi si accompagna a livello multilaterale la Dimensione settentrionale, che fornisce un quadro per la cooperazione fra l'Unione la Russia, la Norvegia e l'Islanda.

(27)  L'attività della BEI in America Latina dovrebbe realizzarsi nel quadro del Partenariato strategico fra l'Unione europea, l'America Latina e i Caraibi. Come sottolineato nel settembre 2009 dalla comunicazione della Commissione «L'Unione europea e l'America Latina: attori globali in partenariato»(7), le priorità dell'Unione europea nell'ambito della cooperazione con l'America Latina sono la promozione dell'integrazione regionale e l'eliminazione della povertà e della disuguaglianza sociale al fine di perseguire uno sviluppo economico e sociale sostenibile. Questi obiettivi di politica dovrebbero essere promossi tenendo conto dei vari livelli di sviluppo dei paesi dell'America Latina. Il dialogo bilaterale dovrebbe essere perseguito in aree di interesse comune per l'Unione e l'America Latina, inclusi l'ambiente, i cambiamenti climatici e la riduzione del rischio di catastrofi, nonché l'energia, la scienza, la ricerca, l'istruzione superiore, la tecnologia e l'innovazione.

(28)  In Asia, è opportuno che la BEI operi sia nelle economie emergenti e dinamiche, sia nei paesi meno prosperi. In questa regione diversificata, l'Unione sta rafforzando i propri partenariati strategici con Cina e India, mentre sono in corso negoziati in vista di nuovi accordi di partenariato e di libero scambio con vari paesi del Sud-est asiatico. Al contempo, resta una delle grandi priorità dell'Unione in Asia la cooperazione allo sviluppo; la strategia di sviluppo dell'Unione europea nella regione asiatica persegue la lotta alla povertà tramite la promozione di una crescita economica sostenibile ampia e diversificata, la promozione di un contesto e di condizioni favorevoli allo sviluppo degli scambi e all'integrazione nella regione, il rafforzamento della governance, il miglioramento della stabilità politica e sociale, nonché il sostegno al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio per il 2015. Vengono attuate politiche congiunte a fronte di sfide comuni, quali i cambiamenti climatici, lo sviluppo sostenibile, la sicurezza e la stabilità, la governance e i diritti umani, nonché la prevenzione e la risposta alle calamità naturali o alle catastrofi provocate dall'uomo.

(29)  La strategia dell'Unione europea per un nuovo partenariato con l'Asia centrale, adottata dal Consiglio europeo nel giugno 2007, ha consolidato il dialogo regionale e bilaterale e la cooperazione dell'Unione europea con i paesi dell'Asia centrale rispetto alle principali sfide nella regione, quali la riduzione della povertà, lo sviluppo sostenibile e la stabilità. L'attuazione della strategia ha conseguito notevoli progressi nell'ambito dei diritti umani, dello stato di diritto, della governance e della democrazia, dell'istruzione, dello sviluppo economico, del commercio e degli investimenti, nonché delle politiche in materia di energia, trasporti e ambiente.

(30)  L'attività della BEI in Sud Africa dovrebbe collocarsi nel quadro del documento strategico nazionale UE-Sud Africa. I settori chiave identificati nel documento strategico sono la creazione di posti di lavoro, lo sviluppo della capacità di fornitura dei servizi e la coesione sociale. Le attività finora condotte dalla BEI in Sud Africa sono state realizzate in forte sinergia con il programma di cooperazione allo sviluppo della Commissione, incentrandosi in particolare sul sostegno al settore privato e su investimenti per il potenziamento delle infrastrutture e dei servizi sociali (alloggi, approvvigionamento elettrico, progetti per la potabilizzazione dell'acqua e infrastrutture comunali). Il riesame intermedio del documento strategico nazionale per il Sud Africa ha proposto di rafforzare le azioni nel settore dei cambiamenti climatici tramite attività a sostegno della creazione di posti di lavoro «verdi».

(31)  Al fine di accrescere la coerenza del sostegno globale dell'Unione nelle regioni interessate, dovrebbero essere individuate le opportunità per combinare le operazioni di finanziamento della BEI con le risorse di bilancio dell'Unione, se del caso sotto forma di garanzie, capitale di rischio e interessi a tasso agevolato e cofinanziamento degli investimenti, parallelamente all'assistenza tecnica nella fase di preparazione e realizzazione dei progetti, tramite l'IPA, l'ENPI, lo strumento di stabilità, l'EIDHR e il DCI. Ogniqualvolta ha luogo questa combinazione di operazioni di finanziamento della BEI con altre risorse di bilancio dell'Unione, tutte le decisioni di finanziamento dovrebbero precisare in modo chiaro le risorse da impegnare. La relazione annuale della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle operazioni di finanziamento della BEI realizzate nel quadro della presente decisione dovrebbe contenere una ripartizione dettagliata delle risorse di bilancio e degli strumenti finanziari utilizzati in combinazione con i finanziamenti della BEI. Nel prossimo quadro finanziario pluriennale, dovrebbe essere creata una maggiore sinergia tra detti strumenti di finanziamento dell'Unione e il mandato esterno della BEI.

(32)  A tutti i livelli, dalla pianificazione strategica a monte fino allo sviluppo dei progetti a valle, occorre garantire la piena coerenza e il sostegno delle operazioni di finanziamento esterno della BEI con le politiche esterne dell'Unione e gli obiettivi prioritari definiti nella presente decisione. In vista di una sempre maggiore coerenza delle azioni esterne dell'Unione, è necessario rafforzare ulteriormente il dialogo in materia di politiche e strategie fra la Commissione, il SEAE e la BEI. Allo stesso scopo, occorre rafforzare la cooperazione e il rapido scambio di informazioni fra la BEI, la Commissione e il SEAE a livello operativo. Gli uffici della BEI al di fuori dell'Unione dovrebbero, laddove opportuno, essere ubicati in seno alle delegazioni dell'Unione in modo da promuovere tale cooperazione e condividere, al contempo, i costi di funzionamento. Di particolare importanza è assicurare l'opportuno scambio di opinioni fra la BEI, la Commissione e il SEAE già nelle fasi iniziali della preparazione dei documenti di programmazione, al fine di massimizzare le sinergie fra le attività di questi tre organi dell'Unione europea.

(33)  Le misure pratiche per la realizzazione concreta degli obiettivi del mandato generale dovrebbero essere definite negli orientamenti operativi regionali ▌ . Onde elaborare tali orientamenti, che sono di applicazione generale ed integrano la presente decisione, la Commissione, in stretta collaborazione con la BEI e, per le questioni di sua competenza, con il SEAE, dovrebbe avere il potere di adottare atti delegati in conformità dell'articolo 290 TFUE. È particolarmente importante che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti. Tali orientamenti dovrebbero basarsi sul quadro politico più ampio dell'Unione per ciascuna regione, riflettere le strategie nazionali dell'Unione europea e mirare a garantire che le operazioni di finanziamento della BEI siano complementari alle politiche, ai programmi e agli strumenti dell'Unione corrispondenti nelle diverse regioni interessate. La Commissione dovrebbe fornire tali orientamenti al Parlamento europeo e al Consiglio nell'ambito della presentazione annuale della propria relazione sul mandato esterno della BEI.

(34)  La BEI dovrebbe preparare, di concerto con la Commissione, il programma pluriennale indicativo del volume di sottoscrizioni di operazioni di finanziamento della BEI per consentire un idoneo piano di bilancio per la dotazione del fondo di garanzia e assicurare la compatibilità dei prestiti previsti della BEI con i massimali stabiliti dalla presente decisione. È opportuno che la Commissione tenga conto del piano nella sua programmazione periodica di bilancio trasmessa all'autorità di bilancio.

(35)  La Commissione dovrebbe proporre, entro la metà del 2012, sulla base delle esistenti esperienze positive, la creazione di una «piattaforma dell'Unione per la cooperazione e lo sviluppo», in vista dell'ottimizzazione e della razionalizzazione del funzionamento dei meccanismi volti a combinare maggiormente sovvenzioni e prestiti nelle regioni estere. Tale proposta dovrebbe basarsi su una valutazione d'impatto che specifici i costi e i benefici di tale piattaforma. Nelle sue riflessioni, la Commissione dovrebbe consultare la BEI, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e le altre istituzioni finanziarie multilaterali e bilaterali europee. A tal fine, occorre che la Commissione istituisca un gruppo di lavoro composto da rappresentanti degli Stati membri, membri del Parlamento europeo, della BEI e, ove opportuno, di altre istituzioni operanti nel settore della cooperazione e lo sviluppo dell'Unione europea. Tale piattaforma dovrebbe, sotto la direzione della Commissione, promuovere le sinergie, lo scambio di informazioni sulla programmazione dei progetti e gli accordi in un quadro di reciproca fiducia, basati sul vantaggio comparativo delle varie istituzioni, pur nel rispetto del ruolo e delle prerogative delle istituzioni dell'Unione nell'attuazione del bilancio dell'Unione e dei prestiti delle istituzioni di finanziamento. La piattaforma sarà particolarmente utile per finanziare progetti orientati allo sviluppo o progetti intesi a contrastare i cambiamenti climatici.

(36)  La BEI dovrebbe essere incoraggiata a eseguire un'analisi dei costi/benefici per ripartire progressivamente l'insieme delle sue attività esterne su base geografica onde adattarsi meglio alle specificità di ogni zona e favorire la partecipazione e la corresponsabilità dei paesi partner nella gestione pratica dei fondi e nel monitoraggio finanziario dei progetti interessati. In funzione dell'esito di suddetta analisi, la BEI dovrebbe esaminare la possibilità di avviare tale processo predisponendo la ripartizione delle sue attività mediterranee, finora raggruppate nello strumento per gli investimenti e il partenariato euro-mediterraneo (FEMIP), e creando un'istituzione finanziaria euro-mediterranea di sviluppo congiunto, di cui la BEI resterebbe l'azionista principale. Nel caso specifico del Mediterraneo, detta trasformazione istituzionale permetterebbe alla BEI di migliorare l'efficacia della sua azione nei paesi mediterranei, di rafforzare la sua visibilità e di apportare un maggiore sostegno finanziario alle iniziative prioritarie dell'Unione per il Mediterraneo. La BEI dovrebbe altresì appoggiarsi al programma «Invest in Med» che consente la creazione di una preziosa rete con le imprese e gli attori della società civile nei paesi partner.

(37)  La BEI dovrebbe essere incoraggiata ad aumentare il numero delle proprie operazioni e a diversificare i propri strumenti finanziari al di fuori dell'Unione europea non coperti dalla garanzia dell'Unione, in modo tale da favorire l'attivazione della garanzia per i paesi e i progetti con condizioni poco agevoli di accesso al mercato e in cui, quindi, la garanzia fornisce un maggiore valore aggiunto. La BEI dovrebbe pertanto, sempre al fine di sostenere gli obiettivi della politica in materia di relazioni esterne dell'Unione, incrementare gli importi che presta a suo proprio rischio, in particolar modo nei paesi in fase di preadesione, in quelli destinatari dello strumento di vicinato e in quelli che godono di affidabilità creditizia («investiment grade»), ma anche nei paesi che non godono di sufficiente affidabilità creditizia, qualora la BEI disponga di adeguate garanzie da parte di terzi. D'intesa con la Commissione, la BEI dovrebbe sviluppare una politica volta a definire quali progetti riceveranno finanziamenti nel quadro del mandato coperto da garanzia dell'Unione e quali, di converso, saranno caratterizzati dall'assunzione di un rischio proprio da parte della BEI. Tale politica terrebbe conto, in particolare, della solvibilità dei paesi e dei progetti interessati. In occasione del rinnovo del mandato esterno per il periodo dopo il 2013, sarebbe opportuno procedere a una revisione di detta politica e a un conseguente riesame dell'elenco dei paesi ammissibili alla garanzia, tenendo conto delle implicazioni per la dotazione del fondo di garanzia.

(38)  La BEI dovrebbe essere incoraggiata a potenziare le sue operazioni destinate ad enti pubblici subordinati nei paesi di intervento, ove disponga di adeguate garanzie.

(39)  La BEI dovrebbe ampliare la gamma di strumenti di finanziamento nuovi e innovativi offerti, concentrandosi ulteriormente sullo sviluppo di strumenti di garanzia. Inoltre, la BEI dovrebbe essere incoraggiata a erogare prestiti in valuta locale e a emettere obbligazioni sui mercati locali, purché i paesi partner attuino le necessarie riforme strutturali, in particolare nel settore finanziario, nonché altre misure atte ad agevolare l'attività della BEI.

(40)  Per garantire che la BEI soddisfi i requisiti del mandato nelle regioni e subregioni interessate, è opportuno che alle sue attività esterne siano assegnate risorse umane e finanziarie adeguate, entro un periodo di tempo ragionevole. Ciò include, in particolare, una sufficiente capacità di sostenere gli obiettivi di cooperazione allo sviluppo dell'Unione, una più intensa attività di valutazione ex ante degli aspetti ambientali, sociali e di sviluppo delle proprie attività, nonché un efficace controllo dei progetti durante la fase di realizzazione. Occorre preservare le opportunità di un ulteriore miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia e ricercare attivamente le sinergie.

(41)  Nelle sue operazioni di finanziamento al di fuori dell'Unione oggetto della presente decisione, la BEI dovrebbe impegnarsi ulteriormente a promuovere ▌ il coordinamento e la cooperazione con le IFI e le EBFI, ▌ inclusa eventualmente la cooperazione sulle condizioni da applicare ai vari settori e la reciproca fiducia sulle procedure, l'uso di cofinanziamenti congiunti e la partecipazione a iniziative internazionali, quali quelle che promuovono il coordinamento e l'efficacia delle misure d'aiuto. Tale coordinamento e tale cooperazione dovrebbero consentire di evitare il sovrapporsi dei progetti ed una concorrenza indesiderata legata ai progetti finanziati dall'Unione. Tali sforzi ▌ si dovranno basare sulla reciprocità ▌ . È necessario che i finanziamenti della BEI attuati tramite accordi di cooperazione con altre IFI e altre istituzioni finanziarie bilaterali rispettino i principi definiti nella presente decisione.

(42)  Occorre in particolare che, nei paesi d'intervento comune al di fuori dell'Unione, la BEI migliori la cooperazione con le altre istituzioni europee di finanziamento. La Commissione, la BEI e la BERS hanno concluso un protocollo di intesa tripartito che copre tutti i paesi di intervento comune al di fuori dell'Unione. Secondo le aspettative, tale protocollo dovrebbe scongiurare la concorrenza tra BEI e BERS, e consentire invece loro di agire in modo complementare, utilizzando al meglio i rispettivi vantaggi competitivi. Il protocollo dovrebbe anche prevedere la convergenza delle loro procedure entro un termine ragionevole. Occorre anche prendere in considerazione la possibilità di creare nel tempo legami più stretti tra le due banche con capitali maggioritari europei allo scopo di ottimizzare gli strumenti europei di finanziamento dell'azione esterna.

(43)  È opportuno che la BEI intensifichi la trasmissione di relazioni e informazioni alla Commissione per consentire a quest'ultima di predisporre una relazione annuale più esaustiva al Parlamento europeo e al Consiglio sulle operazioni di finanziamento della BEI realizzate nel quadro della presente decisione. La relazione, in particolare, dovrebbe valutare la conformità delle operazioni di finanziamento della BEI con la presente decisione, sulla base degli orientamenti operativi, e comprendere sezioni sul valore aggiunto della BEI, come il sostegno alla politica esterna dell'Unione e ai requisiti del mandato, la qualità delle operazioni finanziate e il trasferimento dei benefici finanziari ai clienti, e sezioni sulla cooperazione con la Commissione, la BERS, altre IFI e donatori bilaterali, incluso il cofinanziamento. La relazione dovrebbe altresì valutare in quale misura la BEI ha tenuto conto della sostenibilità economica, finanziaria, ambientale e sociale nell'elaborazione e nel monitoraggio dei progetti finanziati. Essa dovrebbe inoltre contenere una sezione specifica dedicata alla valutazione dettagliata delle misure attuate dalla BEI per rispettare l'attuale mandato come disposto nella decisione n. 633/2009/CE, riservando particolare attenzione alle operazioni della BEI che prevedono il ricorso a canali finanziari con sede nei centri finanziari offshore. Nelle sue operazioni di finanziamento la BEI dovrebbe garantire che le sue politiche nei confronti delle giurisdizioni con una regolamentazione debole o scarsamente cooperative siano correttamente attuate per contribuire alla lotta internazionale alla frode e all'evasione fiscale. La relazione dovrebbe includere una valutazione degli aspetti sociali e di sviluppo dei progetti. Essa dovrebbe essere resa pubblica, consentendo in tal modo alla società civile e ai paesi destinatari di esprimere il loro parere in merito. Se del caso, la relazione dovrebbe includere riferimenti a mutamenti significativi di circostanze che giustifichino ulteriori emendamenti al mandato prima della scadenza dello stesso. La relazione dovrebbe in particolare contenere una ripartizione dettagliata dei finanziamenti della BEI nel quadro della presente decisione utilizzati in combinazione con tutte le risorse finanziarie dell'Unione e altri donatori, fornendo in tal modo un quadro preciso dell'esposizione finanziaria delle operazioni di finanziamento.

(44)  È opportuno che le operazioni di finanziamento della BEI continuino a essere gestite conformemente alle norme e alle procedure interne della Banca, comprese adeguate misure di controllo e di lotta all'evasione fiscale, e in ottemperanza alle pertinenti norme e procedure relative alla Corte dei conti e all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF),

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DECISIONE:

Articolo 1

Garanzia dell'Unione

1.  L'Unione europea accorda alla Banca europea per gli investimenti (BEI) una garanzia a carico del bilancio per le operazioni realizzate al di fuori dell'Unione (la garanzia dell'Unione). Tale garanzia è concessa come garanzia globale a copertura dei pagamenti dovuti alla BEI, ma da essa non ricevuti, in relazione a prestiti e garanzie sui prestiti concessi per progetti d'investimento della BEI che sono ammissibili conformemente al paragrafo 2. Le attività di finanziamento della BEI soddisfano i principi guida generali e contribuiscono al conseguimento degli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione e delle sue politiche.

2.  Sono ammissibili per la garanzia dell'Unione i prestiti e le garanzie sui prestiti della BEI per progetti di investimento realizzati nei paesi coperti dalla presente decisione, accordati conformemente alle norme e alle procedure interne della BEI, inclusa la dichiarazione della BEI sugli standard ambientali e sociali, e a sostegno dei pertinenti obiettivi di politica esterna dell'Unione, nei casi in cui i finanziamenti della BEI siano stati concessi conformemente ad un accordo firmato non scaduto né annullato (di seguito «le operazioni di finanziamento della BEI»).

3.  La garanzia dell'Unione è limitata al 65% dell'importo aggregato dei prestiti erogati e delle garanzie accordate per le operazioni di finanziamento della BEI, diminuito degli importi rimborsati e maggiorato di tutte le somme connesse.

4.  La garanzia dell'Unione copre le operazioni di finanziamento della BEI sottoscritte nel corso del periodo che va dal 1° febbraio 2007 al 31 dicembre 2013. Le operazioni di finanziamento della BEI sottoscritte a norma della decisione 2006/1016/CE, della decisione 2008/847/CE del Consiglio, del 4 novembre 2008, sull'ammissibilità dei paesi dell'Asia centrale ai sensi della decisione 2006/1016/CE del Consiglio, che accorda alla Banca europea per gli investimenti una garanzia della Comunità in caso di perdite dovute a prestiti e garanzie sui prestiti a favore di progetti realizzati al di fuori della Comunità(8) e la decisione n. 633/2009/CE continuano a beneficiare della garanzia dell'Unione ai sensi della presente decisione.

5.  Se, alla scadenza del periodo di cui al paragrafo 4, il Parlamento europeo e il Consiglio non avranno adottato una decisione di concessione di una nuova garanzia dell'Unione alla BEI per operazioni di finanziamento al di fuori dell'Unione europea, sulla base di una proposta presentata dalla Commissione a norma dell'articolo 19, il periodo è automaticamente prorogato di sei mesi.

Articolo 2

Massimali del mandato

1.  Il massimale per le operazioni di finanziamento della BEI coperto da garanzia dell'Unione per tutto il periodo 2007-2013, diminuito degli importi annullati, ammonta a 29 567 000 000 EUR, ripartito come segue:

   a) un mandato generale di 27 567 000 000 EUR;
   b) un mandato relativo ai cambiamenti climatici di 2 000 000 000 EUR.

2.  Il mandato generale è ripartito in massimali regionali obbligatori e submassimali indicativi come indicati nell'allegato I. Nell'ambito dei massimali regionali, la BEI garantisce progressivamente una distribuzione bilanciata per paese nelle regioni coperte dal mandato generale.

3.  Le operazioni di finanziamento della BEI coperte dal mandato generale sono quelle che perseguono gli obiettivi di cui all'articolo 3 della presente decisione.

4.  Il mandato sui cambiamenti climatici copre le operazioni di finanziamento della BEI in tutti i paesi oggetto della presente decisione, laddove tali operazioni di finanziamento della BEI vadano a sostegno dell'obiettivo politico fondamentale dell'Unione europea di lotta ai cambiamenti climatici, tramite l'assistenza a progetti rivolti a misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici che contribuiscono all'obiettivo generale della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), in particolare evitando o riducendo le emissioni di gas a effetto serra nei settori delle energie rinnovabili, dell'efficienza energetica e dei trasporti sostenibili, ovvero aumentando la capacità di ripresa agli impatti dei cambiamenti climatici su paesi, settori e comunità vulnerabili. Il mandato sui cambiamenti climatici è realizzato in stretta collaborazione con la Commissione coniugando, per quanto possibile, i finanziamenti della BEI e i fondi di bilancio dell'Unione europea. L'ammissibilità dei paesi nei quali la BEI finanzia azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici a titolo della garanzia dell'Unione potrebbe essere limitata prima che la BEI destini i fondi nel caso di paesi che, secondo il Consiglio, non si sono impegnati a conseguire gli opportuni obiettivi in materia di cambiamenti climatici. Prima di adottare una tale decisione, il Consiglio consulta il SEAE e la Commissione. Il mandato opzionale non è considerato come contributo dell'Unione europea e dei suoi Stati membri ai fondi «ad attivazione rapida'convenuti nella conferenza delle parti della UNFCCC a Copenaghen nel dicembre 2009.

5.  Opportuni criteri che indichino cosa rientra nella definizione di «tecnologia pulita» dovrebbero essere orientati, in linea di principio, all'efficienza energetica e alle tecnologie di riduzione delle emissioni.

6.  Per quanto concerne il mandato sui cambiamenti climatici, la BEI si impegna comunque a garantire una distribuzione bilanciata delle operazioni di finanziamento sottoscritte nelle regioni di cui all'allegato II della presente decisione, entro la fine del periodo indicato nell'articolo 1, paragrafo 4. In particolare, la BEI garantisce che i paesi della regione di cui al punto A dell'allegato II non ricevano più del 40% degli importi stanziati a valere sul presente mandato, quelli di cui al punto B non ricevano più del 50%, quelli di cui al punto C non ricevano più del 30% e la regione di cui al punto D non riceva più del 10%. In linea generale, il mandato sui cambiamenti climatici è utilizzato per finanziare progetti che sono strettamente connessi alle competenze essenziali della BEI, comportano un valore aggiunto e amplificano al massimo gli effetti sull'adattamento ai cambiamenti climatici e sulla loro mitigazione.

7.  Sia il mandato generale che il mandato sui cambiamenti climatici sono gestiti in base ai principi delle pratiche bancarie sane.

Articolo 3

Obiettivi generali del mandato

1.  La garanzia dell'Unione sarà accordata per le operazioni di finanziamento della BEI che sostengono uno degli obiettivi generali indicati di seguito:

   a) sviluppo del settore privato locale, in particolare a sostegno delle piccole e medie imprese (PMI);
   b) sviluppo delle infrastrutture sociali ed economiche, incluse le infrastrutture relative a trasporti, energia, ambiente, nonché delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);
   c) mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, come definito all'articolo 2, paragrafo 4.

Contribuire indirettamente alla riduzione della povertà attraverso la crescita inclusiva e lo sviluppo economico e sociale sostenibile è un obiettivo fondamentale del finanziamento della BEI nei paesi in via di sviluppo(9). [Emendamento 5]

2.  In linea con gli obiettivi dell'Unione europea e internazionali in materia di cambiamenti climatici e in collaborazione con la Commissione, la BEI presenta, entro il 2012, una strategia sulle modalità per aumentare in modo progressivo e costante la percentuale di progetti che promuove la riduzione delle emissioni di CO2 e per eliminare gradualmente quelli che pregiudicano il conseguimento degli obiettivi dell'Unione europea in materia di cambiamenti climatici;

3.  Più in generale, le operazioni di finanziamento della BEI contribuiscono ai principi generali che guidano l'azione esterna dell'Unione, a norma dell'articolo 21 del trattato sull'Unione europea, relativi al consolidamento e al sostegno della democrazia e dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e all'applicazione degli accordi internazionali in materia di ambiente di cui l'Unione europea è parte contraente. Per quanto riguarda in particolare i paesi in via di sviluppo, occorre prestare attenzione alla gestione sostenibile delle risorse naturali mondiali, alla loro integrazione agevole e graduale nell'economia mondiale, alla campagna contro la povertà, nonché alla conformità con gli obiettivi approvati dall'Unione europea nel contesto delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali competenti. La BEI promuove la parità di accesso ai servizi finanziari, in particolare per i gruppi svantaggiati come le minoranze, gli agricoltori e le donne. Al fine di rispondere in modo adeguato a tali obblighi, gli organi direttivi della BEI garantiscono un aumento delle risorse della BEI, compreso il personale, entro un periodo di tempo ragionevole.

4.  Inoltre, l'integrazione regionale fra i paesi partner, inclusa l'integrazione economica fra i paesi in fase di preadesione, i paesi limitrofi e l'Unione europea, è un obiettivo fondamentale delle operazioni di finanziamento della BEI nelle zone di cui al paragrafo 1.

5.  La BEI espande progressivamente le sue attività in settori sociali quali la sanità e l'istruzione.

Articolo 4

Paesi contemplati

1.  L'elenco di paesi ammissibili o potenzialmente ammissibili al finanziamento della BEI con la garanzia dell'Unione figura nell'allegato II.

2.  Per i paesi elencati nell'allegato II contraddistinti con un asterisco (*) e per altri paesi non elencati nell'allegato II, l'ammissibilità al finanziamento BEI con garanzia dell'Unione è decisa dal Parlamento europeo e dal Consiglio caso per caso, conformemente alla procedura legislativa ordinaria.

3.  La garanzia dell'Unione copre soltanto le operazioni di finanziamento della BEI realizzate in paesi ammissibili che hanno concluso con la BEI un accordo quadro volto a stabilire le condizioni giuridiche in base alle quali verranno realizzate dette operazioni.

4.  Qualora la situazione politica o economica e le politiche di un determinato paese destino gravi preoccupazioni, il Parlamento europeo e il Consiglio possono decidere di sospendere le nuove operazioni di finanziamento della BEI con garanzia dell'Unione nel predetto paese conformemente alla procedura legislativa ordinaria.

5.  La garanzia dell'Unione non copre le operazioni di finanziamento della BEI in un determinato paese nei casi in cui l'accordo su dette operazioni è stato firmato dopo l'adesione del suddetto paese all'Unione europea.

Articolo 5

Contributo delle operazioni della BEI alle politiche dell'Unione europea

1.  La Commissione adotta, mediante atti delegati, in conformità dell'articolo 6 e alle condizioni di cui agli articoli 7 e 8, orientamenti operativi regionali sviluppati in stretta collaborazione con la BEI e con il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), relativi alle operazioni di finanziamento della BEI oggetto della presente decisione. Nella definizione degli orientamenti, la Commissione e la BEI cooperano con il SEAE sulle questioni inerenti alle politiche di sua competenza. Gli orientamenti operativi hanno lo scopo di garantire che le operazioni di finanziamento della BEI vadano a sostegno delle politiche dell'Unione; essi si basano sul più ampio quadro politico regionale dell'Unione definito dalla Commissione e dal SEAE, se del caso. Inoltre, gli orientamenti operativi garantiscono che le operazioni di finanziamento della BEI siano complementari alle corrispondenti politiche di assistenza dell'Unione, ai programmi e agli strumenti nelle varie regioni, tenendo conto delle risoluzioni del Parlamento europeo, delle decisioni e conclusioni del Consiglio e del consenso europeo per lo sviluppo. Nell'ambito del quadro stabilito dagli orientamenti operativi, la BEI definisce le relative strategie di finanziamento e ne garantisce l'attuazione.

2.  La coerenza tra le operazioni di finanziamento della BEI e gli obiettivi di politica esterna dell'Unione europea è soggetta a verifica conformemente all'articolo 13. Per facilitare tale verifica, la BEI sviluppa indicatori di prestazione relativi agli aspetti dei progetti finanziati che riguardano lo sviluppo, l'ambiente e i diritti umani, anche tenendo conto dei pertinenti indicatori sull'efficacia degli aiuti contenuti nella Dichiarazione di Parigi sull'efficacia degli aiuti.

3.  Un'operazione di finanziamento della BEI non beneficia della garanzia dell'Unione, qualora la Commissione dia parere negativo sull'operazione nel quadro della procedura di cui all'articolo 19 dello statuto della BEI.

4.  Per ciascun progetto approvato, la Commissione pubblica un parere motivato in cui illustra il modo in cui il progetto rispetta le diverse componenti della presente direttiva e, in particolare, il modo in cui sostiene gli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione europea, esclusi le questioni confidenziali.

Articolo 6

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare gli atti delegati di cui all'articolo 5 è conferito alla Commissione per il periodo di cui all'articolo 1, paragrafo 4, della presente decisione.

2.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica simultaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

3.  Il potere di adottare gli atti delegati conferito alla Commissione è soggetto alle condizioni stabilite agli articoli 7 e 8.

Articolo 7

Revoca della delega

1.  La delega di potere di cui all'articolo 6 può essere revocata in qualunque momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio.

2.  L'istituzione che ha avviato una procedura interna per decidere l'eventuale revoca di una delega di potere si adopera per informare l'altra istituzione e la Commissione entro un termine ragionevole prima di adottare una decisione definitiva, specificando il potere delegato che potrebbe essere oggetto di revoca e le eventuali relative motivazioni.

3.  La decisione di revoca pone fine alla delega del potere specificato nella decisione medesima. Gli effetti della decisione decorrono immediatamente o a una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca non incide sulla validità degli atti delegati già in vigore. Essa è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 8

Obiezioni atti delegati

1.  Il Parlamento europeo e il Consiglio possono sollevare obiezioni a un atto delegato entro due mesi dalla data di notifica.

Su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio tale termine è prorogato di due mesi.

2.  Se, alla scadenza del termine specificato al paragrafo 1, né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni all'atto delegato, esso è pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entra in vigore alla data indicata nell'atto medesimo.

L'atto delegato può essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea ed entrare in vigore prima della scadenza di tale termine se il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione della loro intenzione di non sollevare obiezioni.

3.  Se il Parlamento europeo o il Consiglio sollevano obiezioni a un atto delegato nel termine di cui al paragrafo 1, quest'ultimo non entra in vigore. L'istituzione che solleva obiezioni all'atto delegato ne illustra le ragioni.

Articolo 9

Valutazione della BEI sugli aspetti dei progetti connessi allo sviluppo

1.  La BEI conduce un'analisi approfondita («due diligence»), controllando che abbia luogo un'adeguata consultazione pubblica a livello locale, degli aspetti relativi allo sviluppo dei progetti coperti da garanzia dell'Unione. Le norme e procedure interne della BEI includono le necessarie disposizioni in materia di valutazione dell'impatto ambientale e sociale dei progetti e degli aspetti connessi con i diritti umani, al fine di garantire che solo i progetti caratterizzati dalla sostenibilità economica, finanziaria, ambientale e sociale vengano finanziati ai sensi della presente decisione. Nella relazione annuale al Parlamento europeo e al Consiglio, la Commissione include su base aggregata una valutazione della dimensione dello sviluppo nelle attività della BEI, fondandosi sull'analisi approfondita («due diligence») eseguita per i progetti coperti da garanzia dell'Unione.

Se del caso, la valutazione include un'analisi delle modalità per rafforzare le capacità dei beneficiari del finanziamento BEI nell'arco dell'intero progetto tramite l'assistenza tecnica.

2.  Oltre alla valutazione ex-ante degli aspetti connessi con lo sviluppo, la BEI richiede ai promotori dei progetti di effettuare un controllo rigoroso durante la realizzazione e il completamento del progetto, con riguardo, fra l'altro, all'impatto dello stesso sullo sviluppo, sull'ambiente e sui diritti umani. La BEI valuta le informazioni fornite dai promotori dei progetti. Ove possibile, il controllo della BEI include le prestazioni degli intermediari finanziari a sostegno delle PMI. Ove possibile, i risultati del controllo sono resi pubblici.

3.  La BEI presenta alla Commissione relazioni annuali in cui valuta la stima dell'impatto sullo sviluppo delle operazioni finanziate nel corso dell'anno in questione. Le relazioni si basano sui criteri di sviluppo della BEI quali sanciti all'articolo 5, paragrafo 2. La Commissione inoltra al Parlamento europeo e al Consiglio le relazioni della BEI in materia di sviluppo nel contesto dell'esercizio di presentazione annuale di relazioni di cui all'articolo 13 e le mette a disposizione del pubblico affinché anche le parti interessate, tra cui la società civile e i paesi destinatari, possano esprimere le proprie opinioni in merito. Il Parlamento europeo tiene discussioni sulle relazioni annuali, prendendo in considerazione le opinioni di tutte le parti interessate.

Articolo 10

Cooperazione con la Commissione e il SEAE

1.  É rafforzata la coerenza delle azioni esterne della BEI con gli obiettivi di politica esterna dell'Unione europea al fine di massimizzare le sinergie tra le operazioni di finanziamento della BEI e le risorse di bilancio dell'Unione, in particolare definendo gli orientamenti operativi di cui all'articolo 5 e istituendo un dialogo regolare e sistematico e rapidi scambi di informazioni su:

   a) documenti strategici preparati dalla Commissione e/o il SEAE, se del caso, come i documenti strategici nazionali e regionali, i piani di azione e i documenti di preadesione;
   b) i documenti di pianificazione strategica della BEI e la programmazione dei progetti;
   c) altri aspetti politici e operativi.

2.  La cooperazione avviene su base regionale, tenendo conto del ruolo della BEI e delle politiche dell'Unione in ogni regione.

Articolo 11

Cooperazione con le altre istituzioni pubbliche di finanziamento

1.  ▌ Le operazioni di finanziamento della BEI sono realizzate sempre più spesso in cooperazione con altre istituzioni finanziarie internazionali (IFI) o istituzioni finanziarie bilaterali europee (EBFI), in modo da massimizzare le sinergie, la cooperazione e l'efficacia, assicurare una condivisione prudente e ragionevole dei rischi e condizioni conformi al progetto e al settore, per minimizzare, l'eventuale duplicazione dei costi e superflue sovrapposizioni. [Emendamento 4]

2.  La cooperazione di cui al paragrafo 1 è agevolata tramite il coordinamento, da realizzare in particolare nel contesto di protocolli di intesa o di altri quadri di cooperazione regionale dell'Unione conclusi, ove necessario, tra la Commissione, la BEI, la BERS, le principali IFI e EBFI che operano nelle varie regioni, tenendo in considerazione le competenze del SEAE.

3.  Entro la metà del 2012, la Commissione propone, sulla base delle esistenti esperienze positive, l'istituzione di una «piattaforma dell'Unione europea per la cooperazione e lo sviluppo» allo scopo di ottimizzare e razionalizzare il funzionamento dei meccanismi volti a combinare maggiormente sovvenzioni e prestiti nelle regioni esterne. Nelle sue riflessioni, la Commissione consulta la BEI, la BERS e le altre istituzioni finanziarie multilaterali e bilaterali europee. A tal fine, la Commissione istituisce un gruppo di lavoro composto da rappresentanti degli Stati membri, membri del Parlamento europeo, nonché rappresentanti della BEI e, se necessario, di altre istituzioni.

Articolo 12

Copertura e condizioni di applicazione della garanzia dell'Unione

1.  Per le operazioni di finanziamento della BEI concluse con uno Stato o garantite da uno Stato, e per altre operazioni di finanziamento della BEI concluse con autorità regionali o locali o con imprese o istituzioni pubbliche appartenenti e/o controllate dallo Stato, sempre che queste altre operazioni di finanziamento della BEI si basino su una valutazione adeguata del rischio da parte della BEI che tenga conto del rischio di credito del paese interessato, la garanzia dell'Unione copre tutti i pagamenti dovuti alla BEI ma da essa non ricevuti (di seguito «garanzia generale»).

2.  In conformità con quanto disposto dal paragrafo 1, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono rappresentate dall'Autorità palestinese, mentre il Kosovo(10) è rappresentato dalla Missione dell'ONU in Kosovo, o da un'amministrazione indicata negli orientamenti operativi regionali di cui all'articolo 5 della presente decisione.

3.  Per le operazioni di finanziamento della BEI diverse da quelle di cui al paragrafo 1, la garanzia dell'Unione copre tutti i pagamenti dovuti alla BEI ma da essa non ricevuti quando il mancato pagamento è determinato dal verificarsi di uno dei seguenti rischi politici («garanzia di rischio politico»):

   a) non trasferibilità della valuta;
   b) espropriazione;
   c) eventi bellici o disordini civili;
   d) denegata giustizia in caso di violazione di contratto.

4.  La BEI, d'intesa con la Commissione, sviluppa una politica di stanziamenti chiara e trasparente al fine di identificare le fonti di finanziamento delle operazioni che possono accedere sia alla garanzia dell'Unione, sia ai finanziamenti erogati dalla BEI a proprio rischio.

5.  Al momento dell'esecuzione della garanzia dell'Unione per una operazione specifica, la BEI cede all'Unione, interamente o parzialmente, il credito relativo ai pagamenti non percepiti in modo che l'Unione sia surrogata nei diritti della BEI sui debitori con tutte le relative garanzie.

Articolo 13

Relazione e contabilità annuali

1.  Ogni anno la Commissione riferisce al Parlamento europeo e al Consiglio sulle operazioni di finanziamento della BEI realizzate ai sensi della presente decisione. La relazione include una valutazione delle operazioni di finanziamento della BEI a livello di programma, progetto, di settore, di paese e di regione, nonché una valutazione del contributo delle operazioni di finanziamento della BEI al conseguimento degli obiettivi strategici e di politica esterna dell'Unione, riservando particolare attenzione ai pertinenti obiettivi della strategia Europa 2020. La relazione contiene una sintesi dei progetti in corso. Essa, in particolare, ▌ valuta la conformità delle operazioni di finanziamento della BEI con la presente decisione, sulla base degli orientamenti operativi di cui all'articolo 5, e include sezioni sul valore aggiunto relativo al conseguimento degli obiettivi di politica dell'Unione europea, sulla valutazione della stima dell'impatto sull'ambiente e sulla misura in cui la BEI ha tenuto conto della sostenibilità ecologica e sociale nell'elaborazione e nel monitoraggio dei progetti finanziati, nonché sulla cooperazione con la Commissione e altre istituzioni finanziarie internazionali e bilaterali, incluse le attività di cofinanziamento. La relazione contiene in particolare una ripartizione dettagliata di tutte le risorse finanziarie dell'Unione utilizzate in combinazione con i finanziamenti della BEI e di altri donatori, e fornisce in tal modo un quadro preciso dell'esposizione finanziaria delle operazioni di finanziamento realizzate a titolo della presente decisione. Comprende inoltre una sezione specifica dedicata alla valutazione dettagliata delle misure attuate dalla BEI per rispettare l'articolo 1, paragrafo 2, della decisione n. 633/2009/CE. Infine, la BEI continua a fornire al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione tutte le sue relazioni di valutazione indipendente sui risultati concreti raggiunti dalle attività specifiche della BEI nel quadro dei mandati esterni.

2.  Ai fini del paragrafo 1, la BEI trasmette alla Commissione relazioni annuali sulle operazioni di finanziamento della BEI realizzate ai sensi della presente decisione, a livello di progetto, settore, paese e regione, e sul conseguimento degli obiettivi di politica esterna e strategici dell'Unione europea, ivi compresa la cooperazione con la Commissione e le altre istituzioni finanziarie internazionali e bilaterali, affiancate da una relazione concernente la valutazione dell'impatto sullo sviluppo, di cui all'articolo 9. Qualsiasi protocollo d'intesa tra la BEI e altre istituzioni finanziarie internazionali o bilaterali, concernente l'esecuzione di operazioni finanziarie ai sensi della presente decisione è reso pubblico o, nel caso in cui la diffusione al pubblico non fosse possibile, è notificato al Parlamento europeo e al Consiglio nel quadro della relazione annuale della Commissione di cui al paragrafo 1.

3.  La BEI fornisce alla Commissione i dati statistici, finanziari e contabili relativi a ogni operazione di finanziamento della BEI e qualsiasi altra informazione, necessari per consentire alla Commissione di adempiere ai suoi obblighi di informazione o rispondere alle richieste della Corte dei conti europea, nonché la dichiarazione di un revisore dei conti sulle esposizioni in essere delle operazioni di finanziamento della BEI.

4.  Ai fini del rispetto da parte della Commissione degli obblighi contabili e di informazione sui rischi coperti dalla garanzia generale, la BEI fornisce alla Commissione la valutazione dei rischi della BEI e le informazioni relative alla classificazione delle operazioni di finanziamento della BEI con beneficiari di prestiti o debitori garantiti diversi dagli Stati.

5.  La BEI fornisce le informazioni di cui ai paragrafi 2, 3 e 4 a proprie spese. In linea generale, la BEI rende altresì pubbliche dette informazioni, tranne quelle confidenziali. Le informazioni in merito all'eventuale copertura di un progetto a titolo della garanzia sono incluse nella «sintesi del progetto» pubblicata sul sito web della BEI dopo la fase di approvazione.

6.  Nella sua relazione annuale la BEI inserisce una valutazione di controllo del funzionamento del protocollo d'intesa con il Mediatore europeo.

Articolo 14

Giurisdizioni non cooperative

Nelle sue operazioni di finanziamento, la BEI non tollera alcuna attività eseguita a fini illegali, tra cui il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo, la frode e l'evasione fiscale. In particolare, la BEI non partecipa ad alcuna operazione attuata in un paese ammissibile tramite una giurisdizione non cooperativa straniera, identificate come tali dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), dalla task force per l'azione finanziaria (FATF) e dalle altre organizzazioni competenti.

Articolo 15

Prospettive del finanziamento della cooperazione e dello sviluppo

La Commissione, di concerto con la BEI, crea un gruppo di lavoro per discutere le prospettive di finanziamento della cooperazione e dello sviluppo proveniente dall'Unione, al fine di rivedere le prassi esistenti e di proporre modifiche nell'organizzazione e nel coordinamento degli aiuti allo sviluppo, e l'aumento della sua efficienza ed efficacia. Il gruppo di lavoro include, ove opportuno, rappresentanti degli Stati membri, del Parlamento europeo e degli altri istituti finanziari europei e consulta, a seconda dei casi, la società civile, il settore privato e gli esperti di paesi con un'esperienza consolidata di destinatari dell'assistenza allo sviluppo. Il gruppo di lavoro presenta la relazione contenente le sue raccomandazioni entro il 31 dicembre 2012.

Articolo 16

Recupero dei pagamenti effettuati dalla Commissione

1.  Se la Commissione effettua un pagamento a titolo della garanzia dell'Unione, la BEI procede, a nome e per conto della Commissione, al recupero dei crediti per gli importi pagati.

2.  La BEI e la Commissione concludono un accordo per stabilire in dettaglio le disposizioni e le procedure relative al recupero dei crediti al più tardi alla data della conclusione dell'accordo di cui all'articolo 17.

3.  Nell'interesse della trasparenza, la Commissione pubblica sul suo sito web i dati integrali relativi a tutti i casi di recupero nel quadro dell'accordo sulla garanzia di cui all'articolo 17.

4.  I pagamenti e i recuperi nell'ambito dell'accordo sulla garanzia dell'Unione imputabili al bilancio generale dell'Unione europea sono sottoposti a revisione contabile da parte della Corte dei conti europea.

Articolo 17

Accordo sulla garanzia

La BEI e la Commissione concludono un accordo sulla garanzia per stabilire in dettaglio le disposizioni e le procedure relative alla garanzia dell'Unione e ne informano di conseguenza il Parlamento europeo.

Articolo 18

Controllo della Corte dei conti

La garanzia dell'Unione accordata alla BEI è soggetta al controllo della Corte dei conti.

Articolo 19

Riesame

La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una proposta che istituisce una garanzia dell'Unione nell'ambito del prossimo quadro finanziario, se pertinente.

Articolo 20

Relazioni finali

La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione definitiva sull'applicazione della presente decisione entro il 31 ottobre 2014.

Articolo 21

Abrogazione

La decisione n. 633/2009/CE è abrogata.

Articolo 22

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il terzo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a ,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

MASSIMALI REGIONALI DEL MANDATO GENERALE

A.  Paesi in fase di preadesione: 9 166 000 000 EUR;

B.  Paesi coperti dallo strumento di vicinato e partenariato: 13 664 000 000 EUR;

ripartiti sulla base dei seguenti sub-massimali indicativi:

i)   paesi mediterranei: 9 700 000 000 EUR,

ii)  Europa orientale, Caucaso meridionale e Russia: 3 964 000 000 EUR;

C.  Asia e America Latina: 3 837 000 000 EUR;

ripartiti sulla base dei seguenti sub-massimali indicativi:

i)  America Latina: 2 800 000 000 EUR,

ii)  Asia (inclusa Asia centrale): 1 037 000 000 EUR;

D.  Repubblica del Sud Africa: 900 000 000 EUR.

Gli organi direttivi della BEI possono decidere di riassegnare un importo pari fino al 20% dei massimali regionali tra le regioni nell'ambito del massimale del mandato generale.

ALLEGATO II

REGIONI E PAESI AMMISSIBILI O POTENZIALMENTE AMMISSIBILI

A.  Paesi in fase di preadesione:

1.  Paesi candidati:

Croazia, Repubblica d'Islanda, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Turchia.

2.  Potenziali paesi candidati:

Albania, Bosnia-Erzegovina, ▌ Kosovo ai sensi della risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Montenegro, Serbia.

B.  Paesi coperti dallo strumento di vicinato e partenariato:

1.  Paesi del Mediterraneo:

Algeria, Cisgiordania e Striscia di Gaza, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Siria, Tunisia.

2.  Europa orientale, Caucaso meridionale e Russia:

Europa orientale: Bielorussia (*)(11), Repubblica di Moldova, Ucraina;

Caucaso meridionale: Armenia, Azerbaigian, Georgia;

Russia.

C.  Asia e America Latina:

1.  America Latina:

Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba (*), Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay, Venezuela.

2.  Asia:

Asia (esclusa Asia centrale): Afghanistan (*), Bangladesh, Bhutan (*), Brunei, Cambogia, Cina (incluse le regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao), Corea del Sud, Filippine, India, Indonesia, Iraq, Laos, Maldive, Malesia, Mongolia, Nepal, Pakistan, Singapore, Sri Lanka, Taiwan (*), Thailandia, Vietnam, Yemen.

Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan.

D.  Sud Africa: Repubblica del Sud Africa.

(1) Posizione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011.
(2) GU L 190 del 22.7.2009, pag. 1.
(3) GU L 145 del 10.6.2009, pag. 10.
(4) COM(2008)0308.
(5) GU L 414 del 30.12.2006, pag. 95.
(6) Ai sensi della risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
(7) COM(2009)0495.
(8) GU L 301 del 12.11.2008, pag. 13.
(9) Come definiti nell'elenco OCSE dei beneficiari APS (che comprendono i paesi meno sviluppati, i paesi a basso reddito nonché i paesi a medio reddito).
(10) Ai sensi della risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
(11) L'avvio delle operazioni della BEI in Bielorussia continuerà ad essere subordinato ai progressi compiuti nel settore della democrazia in conformità delle conclusioni del Consiglio del 17 novembre 2009 sulla Bielorussia e della risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2010 sulla situazione della società civile e delle minoranze nazionali in Bielorussia (GU C 349 E del 22.12.2010, pag. 37). La Commissione comunica alla BEI l'avvenuto adempimento di dette condizioni e, parallelamente, ne informa il Parlamento europeo e il Consiglio.


Accordo di libero scambio tra l'Unione europea e la Repubblica di Corea ***
PDF 185kWORD 30k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea, dall'altra (08505/2010 – C7-0320/2010 – 2010/0075(NLE))
P7_TA(2011)0063A7-0034/2011

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (08505/2010),

–  visto l'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea, dall'altra (08530/2010),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 91, dell'articolo 100, paragrafo 2, dell'articolo 167, paragrafo 3, dell'articolo 207 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0320/2010),

–  visti l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 8, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0034/2011),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Corea.


Situazione in Egitto
PDF 124kWORD 45k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sulla situazione in Egitto
P7_TA(2011)0064RC-B7-0120/2011

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ratificato dall'Egitto nel 1982,

–  vista la dichiarazione del Consiglio europeo del 4 febbraio 2011 sull'Egitto e la regione,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 31 gennaio 2011 sull'Egitto,

–  vista la dichiarazione congiunta dell'11 febbraio 2011 di Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, di José Manuel Barroso, Presidente della Commissione, e di Catherine Ashton, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, sui recenti sviluppi in Egitto,

–  vista la dichiarazione dell'11 febbraio 2011 del Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek sulle dimissioni del presidente Hosni Mubarak,

–  vista la dichiarazione del 29 gennaio 2011 del Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy sulla situazione in Egitto,

–  viste le dichiarazioni del 27 gennaio, del 28 gennaio, del 3 febbraio e del 4 febbraio 2011 di Catherine Ashton, Alto rappresentante dell'Unione, sull'Egitto nonché la sua dichiarazione del 6 dicembre 2010 sulle elezioni dell'Assemblea del popolo dell'Egitto,

–  vista la quinta dichiarazione del 13 febbraio 2011 del Consiglio supremo delle forze armate egiziane,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Bilancio della politica europea di vicinato nel 2009: relazione sui progressi compiuti dall'Egitto» (COM(2010)0207 - SEC(2010)0517),

–  vista la decisione congiunta adottata dall'Egitto e dall'UE nell'aprile 2009 di adoperarsi per migliorare le loro relazioni, come proposto dall'Egitto nel 2008,

–  visti l'accordo di associazione UE-Egitto del 2004 e il piano di azione concordato nel 2007,

–  visto lo sviluppo della politica europea di vicinato (PEV) a partire dal 2004 e, in particolare, le relazioni della Commissione sui progressi compiuti nella sua attuazione,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani del 2004, aggiornati nel 2008,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le recenti manifestazioni in vari paesi arabi dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente hanno chiesto la realizzazione di riforme politiche, economiche e sociali e sono state l'espressione di una forte domanda popolare di libertà, autentica democrazia e condizioni di vita migliori per i cittadini,

B.  considerando che il presidente egiziano Hosni Mubarak si è dimesso l'11 febbraio 2011; che i suoi poteri sono passati al Consiglio supremo delle forze armate; che quest'ultimo ha chiesto al governo recentemente nominato dal presidente Mubarak di continuare a funzionare fino a quando non sarà formato un nuovo governo, si è impegnato a trasferire i poteri a un governo civile eletto e ha adottato decisioni importanti, come annunciato nella sua quinta dichiarazione del 13 febbraio 2011,

C.  considerando che la domanda popolare di libertà, autentica democrazia e giustizia sociale in Egitto potrà essere soddisfatta soltanto con un dialogo immediato, serio e aperto cui partecipino tutte le forze politiche e sociali che rispettano la democrazia, i diritti umani e le libertà fondamentali e sostegono lo Stato di diritto, e che da tale dialogo dovrebbero scaturire riforme concrete e importanti,

D.  considerando che le proteste pacifiche contro il regime egiziano sono state violentemente represse dalla polizia, che ha utilizzato gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e munizioni vere, e che i manifestanti sono stati attaccati da individui armati e dalle milizie filogovernative, con la conseguente morte di centinaia di persone; che altre centinaia di persone sono state arrestate e detenute, compresi difensori dei diritti umani, giornalisti e avvocati,

E.  considerando che il governo egiziano ha adottato per la prima volta la misura di oscurare Internet per mettere a tacere i manifestanti e limitare la libertà di espressione del popolo; che la polizia militare ha chiuso centri mediatici e giuridici come Al Jazeera e l'Hisham Mubarak Law Centre,

F.  considerando che la promozione del rispetto della democrazia, dei diritti umani e delle libertà civili costituisce un principio e un obiettivo fondamentale dell'Unione europea e rappresenta il terreno comune per lo sviluppo dell'area euromediterranea, considerando che il partenariato euromediterraneo si è principalmente incentrato sulle riforme economiche e non è riuscito a introdurre le necessarie riforme politiche e istituzionali; che l'Unione per il Mediterraneo, che avrebbe dovuto rafforzare la politica dell'UE nella regione, si è rivelata inefficace nel reagire alla sfiducia crescente e nel rispondere alle esigenze di base della popolazione interessata,

G.  considerando che, negli anni passati, la ricerca della stabilità ha spesso prevalso sui valori della democrazia, della giustizia sociale e dei diritti umani nelle relazioni dell'UE e degli Stati membri con i paesi limitrofi meridionali, e che le clausole sui diritti umani negli accordi di associazione dovrebbero essere sistematicamente affiancate da un meccanismo per la loro attuazione; che, in tale contesto, occorre tenere conto della necessaria revisione della politica europeo di vicinato che è in corso,

H.  considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto la revoca dello stato di emergenza (in vigore dal 1981), il rafforzamento della democrazia e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Egitto,

I.  considerando che l'Egitto è un partner cruciale per l'Unione europea in Medio Oriente e che l'UE dovrebbe contribuire alla nascita di un Egitto democratico, prospero e stabile incoraggiando e sostenendo il rinnovamento del paese,

J.  considerando che l'Egitto svolge un ruolo attivo e fondamentale di sostegno al processo di pace del Medio Oriente e alla riconciliazione intrapalestinese; che il Consiglio supremo delle forze armate ha confermato l'impegno dell'Egitto a dare esecuzione a tutti i trattati e le convenzioni internazionali di cui è firmatario,

1.  esprime la propria solidarietà al popolo egiziano, plaude al suo coraggio e alla sua determinazione, con particolare riferimento alla generazione dei giovani, e sostiene con forza le sue legittimi aspirazioni democratiche;

2.  condanna fortemente la violenza e l'uso sproporzionato della forza contro i manifestanti ed esprime profondo rammarico per le ingenti perdite in termini di vite umane e l'elevato numero di feriti che ne sono derivati; porge le sue condoglianze alle famiglie delle vittime; chiede che sia effettuata un'indagine indipendente sugli eventi che hanno causato morti, feriti e detenzioni e che i responsabili siano consegnati alla giustizia;

3.  chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i manifestanti pacifici, i prigionieri di coscienza, i difensori dei diritti umani egiziani e internazionali, i giornalisti e gli avvocati; sollecita a tale proposito le autorità egiziane a rendere immediatamente pubblica l'ubicazione dei detenuti e a garantire che essi siano protetti da ogni forma di tortura o altri maltrattamenti;

4.  ritiene che le dimissioni del presidente Hosni Mubarak abbiano dato inizio a un nuova fase nella transizione politica dell'Egitto; chiede che sia avviato immediatamente un dialogo politico nazionale, reale e aperto, cui partecipino tutti gli attori principali della politica e della società civile allo scopo di aprire la strada alla revoca dello stato di emergenza, alla revisione della Costituzione e della legge elettorale, ad elezioni libere e giuste, a un governo civile eletto democraticamente e a un'autentica democrazia in Egitto;

5.  esorta le forze armate egiziane a svolgere un ruolo costruttivo nella prevenzione di ulteriori violenze e nella facilitazione del processo politico; prende atto delle decisioni del Consiglio supremo delle forze armate in merito alla sospensione della Costituzione, allo scioglimento del parlamento, all'istituzione di un comitato che includa membri indipendenti con il mandato di modificare gli articoli della Costituzione, all'organizzazione di un referendum popolare su dette modifiche e di elezioni parlamentari e presidenziali; rinnova la sua richiesta di un processo democratico in cui siano coinvolti tutti gli attori politici e della società civile per raggiungere un consenso nazionale;

6.  sottolinea l'importanza di ripristinare senza indugio tutte le reti di comunicazione, tra cui Internet, e di rispettare pienamente la libertà di informazione, espressione e associazione in Egitto;

7.  esprime con determinazione il suo sostegno a favore di riforme che portino alla democrazia, allo Stato di diritto e alla giustizia sociale; reitera la sua richiesta di revocare lo stato di emergenza in Egitto; ribadisce nuovamente l'importanza del buon governo, della lotta contro la corruzione e del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Egitto, con particolare riguardo alla libertà di coscienza, religione e pensiero, alla libertà di espressione, alla libertà di stampa e dei media, alla libertà di associazione, ai diritti delle donne e alla parità di genere, alla tutela delle minoranze e alla lotta contro la discriminazione fondata sugli orientamenti sessuali;

8.  sottolinea l'importanza di accelerare considerevolmente le riforme economiche e sociali in Egitto dal momento che la libertà, lo sviluppo economico e un più elevato tenore di vita sono essenziali ai fini della stabilità politica e sociale del paese;

9.  invita l'UE e i suoi Stati membri a sostenere attivamente una transizione rapida verso un Egitto in cui regnino pace, pluralismo e giustizia; sostiene, in un contesto più ampio, l'opinione del Consiglio europeo secondo la quale l'UE dovrebbe fornire il suo pieno sostegno ai processi di transizione nella regione con l'obiettivo di istituire una governance democratica, il pluralismo e migliori opportunità di prosperità economica e di inclusione sociale nonché di rafforzare la stabilità regionale;

10.  invita l'UE, gli Stati membri, i partiti politici e le fondazioni ad assistere le forze politiche democratiche e le organizzazioni della società civile in Egitto affinché si organizzino in modo tale da poter essere in grado di partecipare pienamente alla transizione verso la democrazia; chiede alle autorità egiziane di garantire che le comunità cristiane copte non diventino vittima degli avvenimenti attuali e che tutte le comunità religiose possano vivere in pace e professare liberamente la propria fede in tutto il paese;

11.  invita l'Alto rappresentante a promuovere la creazione di una task force, coinvolgendo il Parlamento, che possa far fronte alla necessità di sostenere il processo di transizione democratica, come espresso da quanti impegnati a perseguire il cambiamento democratico, in particolare per quanto riguarda elezioni libere e democratiche e la ricostituzione delle istituzioni, tra cui lo sviluppo di una magistratura indipendente; invita l'Alto rappresentante a sostenere la trasformazione democratica anche mediante l'invio di una missione di osservazione elettorale alle prossime elezioni;

12.  plaude alla decisione di esecuzione 2011/79/PESC del Consiglio e al regolamento (UE) n. 101/2011 del Consiglio, del 4 febbraio 2011(1), che dispongono il congelamento dei fondi e delle risorse economiche appartenenti a, posseduti, detenuti o controllati da persone ritenute responsabili dell'appropriazione indebita di fondi dello Stato tunisino, nonché di persone a esse associate e invita il Consiglio ad adottare misure analoghe per quanto riguarda tutte le persone responsabili in Egitto;

13.  sottolinea che gli avvenimenti in Egitto e in altri paesi della regione evidenziano ancora una volta l'urgente necessità di sviluppare politiche e strumenti più ambiziosi ed efficaci nonché di rafforzare il loro contesto finanziario per incoraggiare e sostenere le riforme politiche, economiche e sociali nei paesi limitrofi a sud dell'UE; sottolinea che la revisione strategica in corso della politica europea di vicinato deve riflettere gli attuali sviluppi nella regione e trovare nuovi metodi migliori per soddisfare le esigenze e le aspirazioni delle popolazioni; chiede che sia migliorato il coordinamento con le altre politiche dell'UE nei confronti di detti paesi;

14.  ribadisce la richiesta che l'UE riesamini la sua politica di sostegno alla democrazia e ai diritti umani in modo tale da creare uno strumento di attuazione della clausola sui diritti umani in tutti gli accordi con i paesi terzi; insiste sul fatto che la revisione della politica europea di vicinato deve privilegiare criteri relativi all'indipendenza della magistratura, al rispetto delle libertà fondamentali, al pluralismo, alla libertà di stampa e alla lotta contro la corruzione; sottolinea, a questo proposito, che gli attuali piani d'azione devono essere radicalmente rivisti, introducendovi chiare priorità associate a incentivi per le riforme politiche; invita il Consiglio a definire una serie di criteri politici che i paesi interessati dalla politica europea di vicinato devono soddisfare per poter beneficiare della concessione dello «status avanzato»;

15.  ritiene fondamentale il ruolo che gli strumenti finanziari dell'UE destinati alle azioni esterne per la regione, in particolare lo strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI), l'iniziativa europea per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) e lo strumento di stabilità, possono svolgere in questo ambito e chiede il loro potenziamento, al fine di consentirne un'utilizzazione efficace e coerente in queste circostanze eccezionali; chiede all'Alto rappresentante di ricorrere pienamente a tutti i pertinenti strumenti di finanziamento esterno dell'UE, compresa l'EIDHR; sottolinea che deve essere garantito il controllo da parte del Parlamento europeo di detti strumenti finanziari; sottolinea inoltre l'importanza di affrontare urgentemente la questione dell'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e, in generale, della sicurezza alimentare e dello sviluppo rurale;

16.  esorta l'Unione per il Mediterraneo a riflettere sugli eventi recenti e ad agire con urgenza al fine di presentare proposte sulla forma migliore per promuovere la democrazia e i diritti umani nei paesi che vi aderiscono e nella regione nonché sulle riforme possibili per rendere il proprio ruolo più incisivo ed efficace; invita la Fondazione euromediterranea Anna Lindh a svolgere urgentemente un ruolo attivo per mobilitare la società civile della regione euromediterranea a favore della promozione della cittadinanza e della partecipazione;

17.  riconosce il ruolo cruciale che l'Egitto svolge nel mondo arabo e nel processo di pace in Medio Oriente nonché l'importanza dell'accordo di pace con Israele; invita l'Egitto a mantenere il suo impegno a svolgere un ruolo attivo e costruttivo per instaurare una pace duratura in Medio Oriente, con particolare attenzione al conflitto israelo-palestinese e alla riconciliazione palestinese, e chiede il mantenimento del trattato di pace tra Israele ed Egitto; plaude alla dichiarazione del Consiglio supremo delle forze armate in cui afferma che l'Egitto si impegna a dare esecuzione a tutti i trattati e le convenzioni internazionali di cui è firmatario;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché alle autorità egiziane.

(1) GU L 31 del 5.2.2011, pagg. 40 e 1.


Attuazione della strategia UE per la regione del Danubio
PDF 139kWORD 62k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sull'attuazione della strategia dell'UE per la regione del Danubio
P7_TA(2011)0065RC-B7-0129/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 192, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste le interrogazioni orali alla Commissione su una strategia europea per la regione del Danubio (O-00014/2011 – B7-0011/2011 e O-00029/2011 – B7-0013/2011),

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2010 su una strategia dell'UE per la regione danubiana(1),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 dicembre 2010 sulla strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana (COM(2010)0715) ed il suo piano d'azione (SEC(2010)1489),

–  vista la strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico (COM(2009)0248),

–  visto il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2009, che ha invitato la Commissione a presentare, entro il 2010, una strategia dell'UE per la regione del Danubio,

–  vista la sua risoluzione del 24 marzo 2009 sul Libro verde sulla coesione territoriale e lo stato della discussione sulla futura riforma della politica di coesione(2),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2006 sulla promozione del trasporto sulle vie navigabili interne: NAIADES, programma di azione europeo integrato per il trasporto sulle vie navigabili interne(3),

–  visto il parere del Comitato delle regioni, dell'ottobre 2009, intitolato «Una strategia UE per la regione del Danubio»,

–  visto il parere del Comitato delle regioni intitolato «Libro bianco del Comitato delle regioni sulla governance a più livelli» (CdR 89/2009),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione intitolata «Cooperazione macroregionale – Estendere la strategia per il Mar Baltico ad altre macroregioni» (ECO/251),

–  visto il programma di lavoro del Consiglio elaborato dalle Presidenze spagnola, belga e ungherese,

–  viste le convenzioni di Espoo, Aarhus e Berna sulla protezione dell'ambiente,

–  viste la direttiva quadro sulle acque e la Convenzione di Helsinki,

–  vista la convenzione di Belgrado che disciplina la navigazione sul Danubio,

–  visto l'articolo 115, paragrafo 5 e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il trattato di Lisbona riconosce la coesione territoriale fra gli obiettivi dell'Unione europea (articolo 3 del TUE),

B.  considerando che le strategie macroregionali sono finalizzate a un migliore utilizzo delle risorse esistenti per affrontare i problemi di sviluppo territoriale e individuare risposte comuni a sfide comuni,

C.  considerando che per accrescere l'efficacia della politica regionale occorre appoggiare e sviluppare l'idea di un'impostazione integrata, compresa la creazione di strategie per le macroregioni che si configurino come strategie a livello dell'Unione europea,

D.  considerando che la strategia per il Mar Baltico fornisce già un modello per coordinare le politiche e i finanziamenti dell'UE in unità territoriali geopolitiche – le macroregioni – definite sulla base di criteri specifici,

E.  considerando che la regione danubiana, che comprende 14 paesi europei e 115 milioni di abitanti – Germania, Austria, Slovacchia, Repubblica ceca, Slovenia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Moldova e Ucraina – fra i quali figurano Stati membri dell'Unione europea ma anche paesi terzi, è un'area in cui è possibile sviluppare sinergie rafforzate fra varie politiche dell'UE, segnatamente in materia di coesione, trasporti, economia, energia, ambiente, allargamento e politica di vicinato,

F.  considerando che la strategia dell'UE per la regione danubiana dovrebbe pertanto combinare fra loro elementi economici, ambientali, sociali e culturali,

G.  considerando che tale strategia dovrebbe contribuire in misura significativa a migliorare una governance a più livelli e il coinvolgimento di partner e della società civile che operano nella regione danubiana e garantire prosperità, sviluppo sostenibile, creazione di posti di lavoro e sicurezza,

H.  considerando che la regione danubiana è un'importante porta di passaggio tra l'Occidente e l'Oriente dell'Europa,

I.  considerando che il Danubio è quasi diventato una via di navigazione interna dell'Unione europea a seguito dei successivi allargamenti e che la regione del Danubio può apportare un contributo essenziale per rispecchiare i cambiamenti sopravvenuti fin da tali allargamenti,

J.  considerando che la regione danubiana costituisce una macroregione interconnessa con capacità economiche eterogenee,

K.  considerando che lo sviluppo economico della regione danubiana accrescerà in misura significativa il benessere economico di questa macroregione e stimolerà l'occupazione,

L.  considerando che la regione danubiana è un'unica macroregione che contribuirebbe a superare le differenze regionali a livello di risultati economici e a promuovere uno sviluppo integrato,

M.  considerando che il delta del Danubio e Budapest, comprese le sponde del Danubio, figurano dal 1991 nell'elenco del patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO e che nella regione del Danubio esistono varie zone di protezione speciale e zone speciali di conservazione della rete Natura 2000; che il Danubio e il suo delta hanno un ecosistema unico e fragile, che ospita specie vegetali rare, la cui sopravvivenza è minacciata dall'inquinamento,

1.  si compiace dell'approvazione da parte della Commissione della strategia per la regione del Danubio e sostiene l'annesso piano d'azione che si articola in quattro pilastri (creare collegamenti con la regione del Danubio, proteggere l'ambiente della regione del Danubio, sviluppare la prosperità e rafforzare la regione danubiana) e risponde alla necessità di migliorare la mobilità, la sicurezza energetica, la protezione dell'ambiente, lo sviluppo sociale ed economico, gli scambi culturali, la sicurezza e la protezione civile nella regione del Danubio;

2.  ricorda che il Parlamento europeo chiede questa strategia dal 2008 e invita la Presidenza ungherese del Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio europeo ad approvare la Strategia dell'UE per la regione del Danubio entro il Consiglio europeo di giugno e ad avviarne l'attuazione quanto prima possibile;

3.  si compiace, in particolare, che la strategia sia il risultato di un'ampia consultazione delle parti interessate, tra cui autorità nazionali, regionali e locali, ma anche il mondo accademico e imprenditoriale nonché le ONG, e sottolinea che ciò costituisce un fattore importante ai fini della sua riuscita; chiede, a tale proposito, l'istituzione nella regione di un forum della società civile che raggruppi attori del settore pubblico e privato consentendo loro di partecipare allo sviluppo delle strategie macroregionali;

4.  ritiene che la dimensione territoriale della strategia porterà allo sviluppo concreto dell'idea della coesione territoriale, che il trattato di Lisbona pone allo stesso livello della coesione economica e sociale e, alla luce di ciò, chiede alla Commissione di impegnarsi in un dialogo attivo sul ruolo e l'impatto delle politiche macroregionali dell'UE dopo il 2013;

5.  sottolinea che il valore aggiunto più importante delle strategie macroregionali dell'UE si riscontra nella cooperazione a più livelli, nel coordinamento e nei migliori investimenti strategici utilizzando i finanziamenti disponibili e non nell'assegnazione di risorse aggiuntive; sottolinea le conclusioni della Presidenza svedese: nessuna nuova istituzione, nessuna nuova legislazione, nessun nuovo bilancio;

6.  invita gli Stati membri e le regioni a utilizzare i Fondi strutturali disponibili per il 2007-2013 per garantire il massimo sostegno alla strategia, in particolare per promuovere la creazione di posti di lavoro e la crescita economica nei territori maggiormente colpiti dalla crisi economica e raccomanda, nel contempo, di provvedere a modificare i programmi operativi nel corso dell'attuale fase di programmazione, laddove sia giustificato; rileva che la valorizzazione delle caratteristiche specifiche delle regioni potrebbe tradursi in un impiego molto più efficace dei Fondi strutturali e nella creazione di valore aggiunto a livello regionale; sottolinea che le risorse finanziarie non utilizzate potrebbero costituire anch'esse una fonte di finanziamento per progetti macroregionali;

7.  ritiene che l'allargamento dell'Unione europea, nonché le grandi sfide transnazionali come la crisi economica, le minacce ambientali, i trasporti sostenibili, la connettività dell'energia, la sostenibilità delle risorse e l'utilizzo ecologico delle risorse idriche dimostrano che l'interdipendenza dei singoli Stati è in aumento, il pensiero settoriale non è più adeguato e in questo contesto la creazione di macroregioni schiude nuove e più efficienti prospettive per la cooperazione a più livelli, con l'adozione di un approccio integrato e coordinato allo sviluppo sostenibile a un livello regionale più ampio e con un uso più efficiente delle immense potenzialità della regione danubiana per lo sviluppo e la prevenzione delle catastrofi naturali;

8.  sottolinea pertanto che tale strategia dovrebbe essere vista nell'ambito degli obiettivi della politica di coesione (Obiettivo 3), in particolare la cooperazione territoriale, e basarsi su un approccio integrato, transettoriale e territoriale, finalizzato a un migliore coordinamento delle politiche tra i diversi livelli di governo su un determinato territorio, ponendo l'accento sulle questioni pertinenti;

9.  sottolinea che la strategia per il Danubio è conforme agli obiettivi di UE 2020, il che garantisce che sia in sintonia con le tendenze europee di sviluppo e l'impegno dell'UE per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;

10.  evidenzia il carattere integrativo e unificante della strategia ed esprime la convinzione che la strategia del Danubio, se sostenuta da un forte impegno politico degli Stati membri e delle autorità regionali e locali, può costituire un contributo importante al superamento delle vecchie divisioni dell'Europa, alla realizzazione del sogno dell'integrazione dell'UE e al successo globale e all'efficienza della strategia europea per la ripresa dopo i recenti anni di crisi economica e finanziaria, dando nuovo impulso alla crescita sostenibile a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, non solo entro i limiti dell'Europa centrale e Sud-orientale, ma anche in un contesto geografico molto più ampio;

11.  ricorda il profondo impatto che la crisi finanziaria ed economica globale ha avuto su tutti i paesi della regione, in particolare i paesi rivieraschi del Danubio; invita tutti i soggetti interessati a non indebolire il loro impegno a favore della strategia dell'UE per la regione del Danubio a causa della crisi;

12.  sottolinea che la regione danubiana è la porta dell'Europa verso i Balcani occidentali e che quindi la strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio non solo consente di migliorare le relazioni di vicinato nell'Europa centrale e sudorientale, ma offre anche un importante valore aggiunto alla politica dell'UE per le relazioni con i paesi orientali, il che rappresenta un'eccellente opportunità per tutta l'Unione di rafforzare la cooperazione politica ed economica con i Balcani e, di conseguenza, di contribuire all'espansione e al consolidamento del processo di integrazione europea nella regione;

13.  sottolinea che la strategia del Danubio, assieme alle varie forme di cooperazione transfrontaliera che comporta, può facilmente tramutarsi in un contributo allo sviluppo economico, sociale e territoriale, generando benessere, migliorando la qualità della vita, catalizzando gli sforzi regionali e locali, anche in relazione alle esigenze di sviluppo, e contribuendo alla creazione di forti interrelazioni transfrontaliere, compresi progetti di piccole dimensioni (programmi interpersonali) in diversi settori quali la cultura, l'istruzione, l'occupazione, la tutela dell'ambiente, le filiere industriali, i progetti di cooperazione comunale e le iniziative di modernizzazione dei trasporti transnazionali;

14.  ritiene che lo sviluppo di strategie su vasta scala, quali le strategie macroregionali, debbano contribuire a rafforzare il ruolo del livello locale e regionale nell'attuazione più in generale delle politiche dell'UE;

15.  sottolinea che il nuovo quadro di cooperazione «macroregionale» deve garantire che gli svantaggi naturali delle regioni periferiche vengano trasformati in vantaggi e opportunità e che venga stimolato lo sviluppo di tali regioni;

16.  sottolinea la necessità di coinvolgere i pertinenti attori regionali e locali, quali il Consiglio delle città e delle regioni danubiane, e la società civile della regione danubiana a tutti i livelli del processo decisionale (preparazione, applicazione, monitoraggio, valutazione) per trovare soluzioni ai problemi comuni, selezionare e attuare in modo efficace progetti concreti e garantire un valido meccanismo di governance; sollecita i governi a sostenere e facilitare le misure atte a consentire una partecipazione proattiva delle ONG, delle associazioni di categoria e della società civile, tenendo altresì debitamente conto della rete delle donne e delle minoranze;

17.  raccomanda, in tale contesto, di accrescere la partecipazione delle comunità locali istituendo strumenti di comunicazione e di consultazione più ampi e più mirati, anche attraverso i mezzi d'informazione locali (televisioni, radio, stampa e giornali online locali); propone di creare uno speciale portale web dedicato alla strategia dell'UE per la regione del Danubio che funga da forum per lo scambio di esperienze riguardanti i progetti attuali e futuri intrapresi dai governi centrali e dagli enti locali, dalle ONG e dalle altre entità operanti nella regione del Danubio;

18.  ricorda i risultati dell'istruttiva esperienza della strategia per il Mar Baltico per la trasparenza del processo decisionale, compresa l'assegnazione di finanziamenti dell'UE;

19.  incoraggia l'impegno politico al fine di accrescere la fiducia dei cittadini e dei soggetti interessati nelle autorità politiche e in quelle locali;

20.  ritiene che il successo della strategia dell'UE per la regione del Danubio dipenda dal grado di competenza, capacità e preparazione degli attori municipali nell'intervenire sui mercati del lavoro regionali con iniziative progettuali che stimolino la domanda locale di forza lavoro, gettando le basi per una crescita intelligente e rispettosa dell'ambiente e migliorando la cooperazione tra regioni frontaliere di Stati membri diversi; richiama l'attenzione sulle sproporzioni a livello di sviluppo economico e innovazione che si registrano nella regione danubiana nonché sulla necessità di accrescere le potenzialità di tutte le zone, comprese quelle altamente sviluppate, in quanto possono contribuire a trainare le regioni meno avvantaggiate; rileva la necessità di promuovere nuove zone dotate di potenzialità in termini di sviluppo e innovazione e di cogliere l'opportunità di sfruttare il valore aggiunto offerto dalla strategia per il Mar Baltico e dalla strategia dell'UE per la regione del Danubio;

21.  chiede lo sviluppo delle infrastrutture e dell'efficienza energetiche nonché delle energie rinnovabili per creare un mercato dell'energia integrato e ben funzionante;

22.  prende atto delle previsioni a medio e lungo termine, le quali indicano che le regioni europee meridionali, compresi gli Stati membri situati nella zona sudorientale dell'Europa, saranno particolarmente colpite dalle conseguenze del cambiamento climatico; è convinto che la strategia per la regione del Danubio possa svolgere un ruolo importante a questo proposito e debba essere concepita con l'obiettivo di ridurre al minimo le conseguenze negative del cambiamento climatico nella regione del Danubio, tenendo conto del ruolo e della natura complessi della rete di fiumi (approvvigionamento idrico, aspetti ecologici, infrastrutture di trasporto, irrigazione e dimensione agricola, specie protette della flora e della fauna, ecc.);

23.  sottolinea che, da un punto di vista ecologico, le zone centrali e sudorientali d'Europa sono tra le regioni più ricche ma nel contempo più vulnerabili del continente, caratterizzate da un ecosistema di elevata complessità ecologica e grande valore che richiede quindi un livello di protezione particolare; plaude all'obiettivo della strategia europea per la regione del Danubio di creare una regione vivibile, sostenibile e, nel contempo, sviluppata e prospera mediante la gestione dei rischi ambientali, quali inondazioni e inquinamento industriale, il mantenimento della qualità e del volume delle riserve idriche, garantendone l'uso sostenibile, la tutela della biodiversità, dei paesaggi e della qualità dell'aria e del suolo; sottolinea l'importanza della protezione dell'ambiente nel bacino del Danubio, che dovrebbe influire sullo sviluppo agricolo e rurale responsabile della regione; invita a migliorare lo stato ecologico del Danubio e ad adottare misure intese a ridurre l'inquinamento e a prevenire ulteriori fuoriuscite di petrolio e di altre sostanze tossiche e nocive; sottolinea che il buono stato ecologico del Danubio è il presupposto per tutte le attività umane lungo il corso del fiume e raccomanda di prestare particolare attenzione agli obiettivi ambientali;

24.  è convinto che sia estremamente opportuno prendere misure volte a conservare la capacità di ritenzione naturale del bacino del Danubio e a prevenire il ripetersi di alluvioni per provvedere alla straordinaria sensibilità e vulnerabilità della regione del Danubio; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i fondi dell'UE siano destinati a progetti che siano coerenti con l'attuazione della normativa dell'UE in materia di ambiente;

25.  sottolinea l'interdipendenza economica degli Stati della regione danubiana e l'importanza di investire nelle TIC, nello sviluppo delle piccole e medie imprese e dei loro dipartimenti di ricerca nonché di promuovere l'innovazione, l'imprenditorialità e la crescita di un'economia della conoscenza, al fine di garantire uno sviluppo sostenibile ed efficace;

26.  sottolinea che lo sviluppo e gli investimenti economici intelligenti sono elementi molto promettenti per la crescita economica e che le tecnologie verdi e la modernizzazione ecologica nonché la maggiore efficienza energetica, le energie rinnovabili e una migliore gestione dei rifiuti possono contribuire allo sviluppo sostenibile della regione e alla riduzione degli effetti negativi per l'ambiente derivanti dall'attività economica;

27.  riconosce l'importante ruolo della strategia per il Danubio nella promozione dell'economia verde, dell'innovazione ecologica e, in senso più ampio, della ricerca e dell'innovazione volte allo sviluppo di un'economia nuova, competitiva e a basse emissioni di carbonio nonché di approcci rispettosi dell'ambiente nello sviluppo di progetti di cooperazione industriale transfrontaliera; esorta i paesi rivieraschi ad accordare la massima priorità alla creazione di impianti idrologici e di analisi della qualità dell'acqua comuni, senza i quali numerose attività commerciali non possono andare a buon fine;

28.  sottolinea l'importanza di promuovere il turismo sostenibile nella regione, rilevando le potenzialità economiche della pista ciclabile che costeggia quasi interamente il corso del Danubio, di fare della regione danubiana una destinazione turistica europea e di sviluppare un marchio europeo per la regione del Danubio;

29.  sostiene la creazione di reti di sviluppo imprenditoriale e di organismi non governativi di promozione commerciale che possano coordinare e promuovere future opportunità di sviluppo e cooperazione tra le imprese, in particolare le PMI, i centri di ricerca, le università e gli enti pubblici, al fine di promuovere le potenzialità dei poli di innovazione regionali basati sulla conoscenza e la competitività della regione;

30.  sottolinea che tutte le modalità di trasporto dovrebbero essere adeguate alle norme dell'UE e che le modalità di trasporto rispettose dell'ambiente, quali il trasporto ferroviario o per vie navigabili, dovrebbero essere prioritarie nella pianificazione del sistema di trasporti della regione, nel pieno rispetto di tutti gli elementi rilevanti dell'acquis dell'UE;

31.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare le infrastrutture e i risultati economici della regione danubiana e a completare in modo rapido ed ecologicamente sostenibile l'attuazione dei progetti prioritari nel quadro delle reti transeuropee dei trasporti (TEN-T) riguardanti la regione del Danubio; invita la Commissione e gli Stati membri a tenere presente la necessità di sviluppare sistemi di trasporto nella regione del Danubio, tenendo conto del riesame degli orientamenti del settore TEN-T;

32.  richiama l'attenzione su tre importanti livelli dello sviluppo infrastrutturale in cui l'approccio coordinato della strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio potrebbe agevolare le sinergie: i) il corridoio multimodale lungo il Danubio (progetto prioritario TEN-T n. 18), ii) le interconnessioni tra il corridoio multimodale lungo il Danubio e gli Stati membri confinanti (progetti prioritari TEN-T riguardanti la regione del Danubio), iii) le strozzature transfrontaliere sulle reti TEN-T, nazionali e regionali;

33.  sottolinea che la «dichiarazione comune sullo sviluppo della navigazione interna e la protezione ambientale nel bacino del fiume Danubio» è stata elaborata dalla commissione internazionale per la protezione del Danubio, dalla commissione per il Danubio e dalla commissione internazionale per il bacino del fiume Sava e presenta gli orientamenti generali relativi ai progetti di navigazione interna, rivolgendosi sia ai progettisti tecnici che ad altre parti interessate che desiderano partecipare al processo di pianificazione per lo sviluppo delle vie navigabili; rileva altresì che tali orientamenti prevedono un gruppo di pianificazione integrato che valuti le esigenze e preveda il maggior numero possibile di misure vincenti per migliorare la navigazione e lo stato ecologico; raccomanda alla Commissione di rispettare gli impegni assunti nella dichiarazione comune;

34.  ritiene che, in linea con il principio di co-modalità e innovazione efficienti, la combinazione tra porti interni potenziati e logistica, navigazione interna e trasporti ferroviari offrano considerevoli potenzialità di sviluppo economico, anche per i paesi che confinano con l'UE nella regione del Danubio, e potrebbe favorire l'eliminazione dei nodi di congestione nei trasporti;

35.  sottolinea la necessità di promuovere lo sviluppo di navi ecologiche ed efficienti nell'ambito del Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo, con una particolare attenzione alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nonché alla progettazione, all'ecoefficienza e all'armamento delle navi;

36.  sottolinea che, grazie al canale Meno-Danubio, undici paesi situati tra il Mare del Nord e il Mar Nero sono collegati direttamente dal Reno e dal Danubio per circa 3 500 km e ribadisce la necessità di estendere la strategia dell'Unione europea per la regione danubiana alla regione del Mar Nero; rileva che lo sviluppo sostenibile della regione del Danubio rafforzerà ulteriormente l'importanza geostrategica della regione del Mar Nero;

37.  promuove la valorizzazione del contesto culturale del Danubio mediante la promozione del dialogo culturale, il sostegno ai programmi di scambio universitari e ai progetti destinati ai giovani che si basano sulla cooperazione transnazionale, sulla promozione del turismo sostenibile e sulla tutela del patrimonio storico e architettonico;

38.  sottolinea l'assoluta necessità della cooperazione in materia di progetti culturali al fine di promuovere il dialogo interculturale e la comprensione tra i paesi della regione danubiana; pone l'accento, a tale riguardo, sulla partecipazione attiva dei giovani attraverso strumenti culturali e didattici al fine di creare reti multinazionali;

39.  promuove lo stanziamento di maggiori risorse a favore di progetti e reti di progetti destinati ai gruppi vulnerabili, segnatamente i Rom;

40.  sottolinea la necessità di un approccio coordinato per un uso più efficiente di tutti i fondi dell'UE disponibili nei paesi della regione danubiana, affinché gli obiettivi della strategia possano essere conseguiti al meglio; sottolinea inoltre la necessità di una flessibilità sufficiente per consentire lo sviluppo di progetti relativi alla strategia Danubio nel contesto degli attuali programmi operativi;

41.  incoraggia l'elaborazione di disposizioni specifiche nel quadro del prossimo regolamento generale sui Fondi strutturali, sulla base di disposizioni in materia di cooperazione territoriale, che siano chiare e tengano conto delle differenze nelle culture amministrative senza imporre ulteriori oneri burocratici ai beneficiari, al fine di consolidare la cooperazione tra gli Stati e le regioni nonché l'elaborazione di ulteriori strategie d'azione comuni, che potrebbero migliorare l'interesse della regione a livello europeo e internazionale e successivamente costituire un modello di cooperazione transfrontaliera e transnazionale;

42.  richiama l'attenzione sull'azione preparatoria in corso, intitolata «Definizione del modello di governance per la regione UE del Danubio - coordinamento migliore ed efficace» e invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare adeguatamente i propri stanziamenti per finanziare attività relative alla definizione del modello di governance necessario allo sviluppo e all'attuazione della strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio; sottolinea l'importanza dell'assistenza tecnica necessaria per l'attuazione di azioni e progetti realizzati nel quadro della strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio; ritiene che i costi dell'assistenza tecnica debbano essere maggiormente riconosciuti ed esaminati nella pianificazione del quadro finanziario per la strategia e che l'importo destinato all'assistenza debba essere messo a disposizione dei partner, se è utilizzato per gli scopi e le azioni coordinate a livello macroregionale;

43.  esprime apprezzamento per la comunicazione dei coordinatori delle aree prioritarie per la strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio effettuata dalla Commissione il 3 febbraio 2011; ritiene che d'ora innanzi i paesi e le regioni che svolgono un ruolo guida nei settori prioritari di lavoro debbano trainare l'attuazione della strategia, concordando un programma di lavoro, individuando le fonti di finanziamento, rafforzando la cooperazione tra paesi e regioni nel settore specifico e lanciando azioni più immediate per consentire alla regione del Danubio di sfruttare appieno le sue potenzialità economiche e, in particolare, per rispettare il termine massimo per l'attuazione dei progetti faro in questo settore specifico;

44.  invita la Commissione a predisporre strumenti concreti e criteri di valutazione dei progetti che siano basati su indicatori comparabili, nell'ambito della necessità di effettuare un'analisi intermedia dell'attuazione della strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio;

45.  invita la Commissione ad analizzare i primi risultati e le prime esperienze emersi in relazione all'attuazione della strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio che, unitamente alla strategia per il Mar Baltico, contribuiranno a individuare possibili fonti e metodologie di finanziamento delle strategie macroregionali nell'ambito del quadro esistente;

46.  invita la Commissione a informare e consultare regolarmente il Parlamento europeo sullo stato dell'attuazione e dell'aggiornamento della strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio nonché sui progetti finanziati dall'UE riguardanti la regione del Danubio;

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo nonché alle altre istituzioni competenti.

(1) GU C 305 E dell'11.11.2010, pag. 14.
(2) GU C 117 E del 6.5.2010, pag. 65.
(3) GU C 313 E del 20.12.2006, pag. 443.


Stato di diritto in Russia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sullo Stato di diritto in Russia
P7_TA(2011)0066RC-B7-0101/2011

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Russia e sulle relazioni UE-Russia, in particolare le risoluzioni del 17 settembre 2009 sull'uccisione di attivisti per i diritti umani in Russia(1), del 17 giugno 2010 sulle conclusioni del Vertice UE-Russia (31 maggio-1 giugno 2010)(2) e del 21 ottobre 2010 sulla situazione dei diritti umani nel Caucaso settentrionale (Federazione russa) e sul procedimento penale a carico di Oleg Orlov(3),

–  visti il vigente accordo di partenariato e di cooperazione (APC) che istituisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Federazione russa, dall'altra, e i negoziati in corso per un nuovo accordo UE-Russia,

–  vista la relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2009, adottata nel dicembre 2010, con particolare riferimento al caso Magnitsky,

–  viste le consultazioni UE-Russia sul tema dei diritti umani,

–  viste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani e la dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere i diritti umani universalmente riconosciuti e le libertà fondamentali,

–  visti il partenariato per la modernizzazione lanciato in occasione del vertice UE-Russia del maggio 2010 a Rostov-sul-Don e l'impegno assunto dalla dirigenza russa in relazione allo Stato di diritto quale base fondamentale per la modernizzazione del paese,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Unione europea continua a impegnarsi per approfondire e sviluppare ulteriormente le relazioni tra l'UE e la Russia, conformemente ai principi iscritti nel partenariato per la modernizzazione, che si fonda su un profondo impegno a favore dei principi democratici, del rispetto dei diritti fondamentali e dei diritti umani nonché dello Stato di diritto,

B.  considerando che, in qualità di membro del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nonché firmataria delle dichiarazioni delle Nazioni Unite, la Russia si è impegnata a proteggere e a promuovere i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto,

C.  considerando che negli ultimi anni diversi processi e procedimenti giudiziari hanno sollevato dubbi circa l'indipendenza e l'imparzialità delle istituzioni giudiziarie della Federazione russa,

D.  considerando che la seconda sentenza di condanna di Mikhail Khodorkovsky e Platon Lebedev, pronunciata il 30 dicembre 2010 nel secondo processo riguardante i beni della Yukos, è stata messa in discussione dalla comunità internazionale, compresa l'UE,

E.  considerando che Boris Nemtsov e circa altre 70 persone sono state arrestate il 31 dicembre 2010 a Mosca in seguito a una manifestazione di opposizione,

F.  considerando che giornalisti indipendenti, attivisti della società civile, avvocati e difensori dei diritti umani sono stati spesso vittime di minacce e atti di violenza; considerando che la legislazione antiestremista e le nuove disposizioni di legge sul Servizio di sicurezza federale non sono chiare e di conseguenza sono spesso invocate per vessare le ONG, le minoranze religiose e organi di informazione,

G.  considerando che i casi delle giornaliste Anna Politkovskaya, Natalia Estemirova e Anastasia Baburova e la morte dell'avvocato Sergei Magnitsky non sono stati ancora risolti dalle autorità russe,

H.  considerando che il presidente russo Medvedev si è impegnato in più occasioni a rafforzare lo Stato di diritto assumendosi il compito di istituire tribunali moderni assolutamente indipendenti e al passo con il livello di sviluppo economico del paese,

1.  ribadisce la sua convinzione che la Russia resti un partner importante per l'Unione europea per lo sviluppo di una cooperazione sostenibile basata sulla democrazia e lo Stato di diritto;

2.  condanna con forza l'attentato terrorista all'aeroporto Domodedovo di Mosca e porge le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime e solidarietà con quanti sono rimasti feriti nell'attacco; sottolinea la necessità che le autorità russe reagiscano a questo attentato in modo legale e misurato e consentano al sistema giudiziario russo di lavorare liberamente e indipendentemente per perseguire penalmente e condannare i responsabili;

3.  esprime preoccupazione per le denunce relative a processi per motivi politici, a procedure inique e a omissioni di indagini su reati gravi quali omicidi, soprusi e altri atti violenza; esorta le autorità giudiziarie e di polizia russe ad assolvere alle rispettive funzioni in modo efficiente, imparziale e indipendente al fine di assicurare alla giustizia i responsabili di reati;

4.  esprime profonda preoccupazione per la sentenza di condanna di Michail Khodorkovsky e Platon Lebedev nel secondo processo tenutosi di recente; sottolinea che sono state sollevate importanti questioni di carattere giudiziario in relazione a questo e a precedenti processi a loro carico e chiede che sia condotta una revisione giudiziaria indipendente in relazione all'appello pendente contro la sentenza; chiede che le autorità russe facciano quanto in loro potere per migliorare il sistema giudiziario conformemente all'impegno dichiarato dal presidente Medvedev di garantire giustizia e trasparenza maggiori;

5.  esorta l'ombudsman per i diritti umani della Federazione russa a commissionare un riesame dei capi d'imputazione e dei procedimenti in corso a carico di Oleg Orlov, vincitore nel 2009 del Premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero; ricorda che non è stata effettuata alcuna indagine concreta sull'omicidio di Natalia Estemirova, esponente di spicco dell'organizzazione Memorial in Cecenia;

6.  deplora la dispersione delle riunioni pacifiche organizzate l'ultimo giorno del mese con cadenza bimestrale in relazione all'articolo 31 della costituzione russa, così come i ripetuti arresti di personalità dell'opposizione, come nel caso di Boris Nemtsov;

7.  esorta i presidenti del Consiglio e della Commissione, nonché l'alto rappresentante, a continuare a seguire da vicino suddetti casi e a sollevare la questione in diversi contesti e incontri con la Russia, in particolare durante il prossimo vertice UE-Russia;

8.  ricorda al Consiglio e all'alto rappresentante la gamma completa di misure adeguate che possono far valere dinanzi alle sistematiche violazioni dei diritti umani e al mancato rispetto dello Stato di diritto;

9.  invita l'UE e la Russia a intensificare i negoziati su un nuovo accordo di partenariato e cooperazione vincolante e globale e rinnova il suo fermo sostegno a un ampio accordo che includa gli ambiti della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani e fondamentali; sottolinea l'importanza di garantire l'efficace funzionamento del sistema giudiziario e di rafforzare la lotta contro la corruzione;

10.  esprime preoccupazione per il numero considerevole di casi riferiti di violazione dei diritti umani in Russia, tra cui il diritto a riunirsi pacificamente, e sottolinea l'importanza di un dialogo continuo sui diritti umani quale parte integrante delle consultazioni UE-Russia sui diritti umani, incentrandosi in modo particolare sulle iniziative intraprese dalle autorità russe allo scopo di garantire la sicurezza dei difensori dei diritti umani;

11.  sottolinea che il pieno rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto miglioreranno l'immagine e la credibilità della Russia sulla scena mondiale, con particolare riferimento alle sue relazioni con l'Unione europea, che sono importanti e dovrebbero evolversi in un partenariato strategico, considerata la reciproca dipendenza e i vari interessi condivisi, soprattutto per quanto riguarda la cooperazione politica, di sicurezza, economica ed energetica, ma anche il rispetto delle procedure e dei principi democratici, dello Stato di diritto e dei diritti umani fondamentali;

12.  invita la Commissione a presentare con urgenza al Parlamento una valutazione sulla compatibilità o meno delle misure giudiziarie adottate nei confronti della Yukos e dei suoi dirigenti con i requisiti imposti alla Russia in connessione con la sua ambizione di diventare membro a pieno titolo dell'Organizzazione mondiale del commercio;

13.  evidenzia che la Russia, in quanto membro del Consiglio d'Europa, si è impegnata a rispettare pienamente gli standard europei in materia di democrazia, diritti umani e fondamentali e Stato di diritto; invita a tale riguardo le autorità russe a rispettare le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e ad attuare misure per correggere le violazioni in casi individuali, anche garantendo che siano condotte indagini efficaci e che i responsabili siano consegnati alla giustizia, nonché ad adottare misure generali al fine di eseguire le sentenze, incluse modifiche delle prassi e del diritto volte a impedire il ripetersi di violazioni analoghe in futuro;

14.  rinnova la sua richiesta di intensificare le consultazioni sui diritti umani in modo da renderle più efficaci e orientate ai risultati, assicurando la presenza alle riunioni sia a Bruxelles che a Mosca dei ministri russi della giustizia, degli interni e degli affari esteri e associando pienamente il Parlamento europeo a tutti i livelli; ricorda all'alto rappresentante la propria decisione di bilancio di istituire un forum della società civile;

15.  invita il Consiglio e la Commissione a offrire alla Russia assistenza e competenze pratiche al fine di rafforzare l'indipendenza del sistema giudiziario e delle autorità preposte all'applicazione della legge e di migliorare la capacità del sistema giudiziario di resistere alle pressioni politiche ed economiche; sottolinea la disponibilità dell'Unione europea a contribuire alla messa a punto di tale programma di sostegno giudiziario nonché all'istruzione e alla formazione del personale preposto all'applicazione della legge, dei procuratori e dei giudici;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento della Federazione russa, al Consiglio d'Europa e all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

(1) GU C 224 E del 17.9.2009, pag. 27.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0234.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0390.


Strategia energetica della Banca mondiale
PDF 122kWORD 40k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sulla strategia energetica della Banca mondiale per i paesi in via di sviluppo
P7_TA(2011)0067B7-0128/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 18 maggio 2010 sulla coerenza delle politiche europee per lo sviluppo e il concetto di «aiuto pubblico allo sviluppo plus»(1),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2008 sul Fondo globale per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili(2),

–  visto il pacchetto su «Clima ed energia», approvato il 17 dicembre 2008,

–  vista la sua risoluzione sulla relazione concernente le industrie estrattive, commissionata dalla Banca mondiale, del 1° aprile 2004(3),

–  vista la «Relazione sullo sviluppo mondiale del 2010: sviluppo e cambiamento climatico»,

–  visti gli articoli 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'accesso a servizi energetici moderni costituisce un requisito fondamentale per l'eliminazione della povertà e lo sviluppo economico, e che il diritto all'energia comporta che i servizi energetici siano affidabili, economicamente abbordabili, in particolare per i poveri, e uniformemente distribuiti in modo da colmare il divario tra le zone urbane e quelle rurali,

B.  considerando che attualmente circa 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità, che quattro persone su cinque vivono nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale, principalmente nelle aree rurali, e che quasi 2,4 miliardi di persone utilizzano ancora biocombustibili tradizionali per cucinare e per riscaldarsi, il che provoca gravi problemi di salute e il decesso di 1,9 milioni di persone l'anno a causa dell'inquinamento in ambienti chiusi, nonché danni ecologici risultanti dall'utilizzazione non sostenibile delle risorse naturali(4),

C.  considerando che i programmi di elettrificazione tradizionale delle zone rurali finanziate dalla Banca mondiale non sono riusciti, nel complesso, a raggiungere le popolazioni rurali povere, e considerando che le tecnologie sostenibili non collegate alla rete possono essere particolarmente adatte a fornire servizi di elettricità nelle zone rurali grazie al loro carattere decentrato,

D.  considerando che, stando allo scenario di riferimento delineato nelle Prospettive energetiche mondiali per il 2008 dell'Agenzia internazionale dell'energia, la domanda mondiale di energia primaria aumenterà del 45% entro il 2030, e che l'87% di questo aumento sarà imputabile ai paesi non membri dell'OCSE a causa del rapido sviluppo economico; considerando che, secondo lo stesso scenario, questo rapido aumento della domanda di energia nei paesi non appartenenti all'OCSE dovrebbe comportare un incremento del 97% circa delle emissioni di CO2,

E.  considerando che la Banca mondiale prepara attualmente una nuova strategia energetica che dovrebbe essere finalizzata a metà 2011, che aspira a contributi delle diverse parti interessate e in cui il concetto di un approvvigionamento energetico efficace, accessibile e pulito per la riduzione della povertà e la crescita economica costituisce un elemento cruciale,

F.  considerando che nel 2008 la Banca mondiale si è impegnata a destinare, entro il 2011, la metà dei suoi investimenti nel settore energetico a tecnologie a basso tenore di carbonio(5),

G.  considerando che il finanziamento del settore privato da parte delle banche di sviluppo multilaterali (MDB) si è decuplicato dal 1990 a oggi; che tale incremento è particolarmente rilevante presso il ramo del settore privato della Banca mondiale, la Società finanziaria internazionale (International Finance Corporation - IFC), i cui prestiti e investimenti totali sono più che raddoppiati tra il 2003 e il 2008,

1.  accoglie con favore la strategia energetica della Banca mondiale e ricorda che dovrebbe vertere specificamente sulla maniera in cui l'accesso ai servizi energetici può permettere alle persone di affrancarsi dalla povertà, agevolando nel contempo il passaggio a un percorso di sviluppo basato sull'energia sostenibile dal punto di vista ambientale; esorta la Banca mondiale a perseguire un approccio allo sviluppo del settore privato che arrechi il massimo beneficio agli indigenti, affrontando nel contempo il cambiamento climatico; rileva che i fattori ambientali e sociali, a livello sia nazionale sia di comunità locale, devono formare parte di esaustive analisi costi-benefici delle opzioni energetiche;

2.  osserva che i prestiti accordati per progetti relativi ai combustibili fossili continuano a svolgere un ruolo predominante nel portafoglio energetico complessivo della Banca mondiale, nonostante i recenti aumenti dei prestiti a favore delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica; rileva altresì che gli investimenti nei combustibili fossili sono effettuati anche attraverso intermediari finanziari, e che i dati annuali della Banca relativi al settore energetico non ne tengono conto; osserva inoltre con preoccupazione che la Banca continua ad effettuare cospicui investimenti in centrali elettriche alimentate a carbone, imprigionando i paesi in via di sviluppo in un modello energetico basato sul carbone per decenni a venire;

3.  plaude, conformemente agli impegni assunti dai leader del G-20 a Pittsburgh nel settembre 2009 e rinnovati nel giugno 2010 a Toronto, all'obiettivo strategico della Banca mondiale di eliminare progressivamente i prestiti accordati a progetti relativi ai combustibili fossili entro il 2015;

4.  incoraggia la Banca mondiale a dare priorità all'accesso all'energia su piccola scala e a livello locale, in particolare nei paesi meno sviluppati di Africa e Asia;

5.  esprime preoccupazione per il fatto che la Banca mondiale considera l'energia proveniente da grandi dighe idroelettriche e da biocombustibili e l'energia nucleare come energia pulita; evidenzia in particolare, gli avvertimenti dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) concernenti la minaccia costituita dai biocombustibili per l'approvvigionamento alimentare;

6.  chiede alla Banca mondiale di orientare lo sviluppo e l'attuazione di norme e standard innovativi ai fini della tutela dei diritti delle comunità e garantire che esse abbiano accesso agli sviluppi nel settore energetico e ne beneficino, nell'ambito dell'efficienza energetica e delle fonti energetiche rinnovabili;

7.  osserva con preoccupazione che un notevole volume di finanziamenti multilaterali forniti a intermediari finanziari è scarsamente controllato; insiste sulla necessità di stabilire requisiti precisi che gli intermediari finanziari devono soddisfare per essere considerati idonei ai fini dei finanziamenti multilaterali; ritiene che tali requisiti debbano includere l'obbligo di avere obiettivi di sviluppo precisi (al di là della resa finanziaria) e di prevedere rigorose misure di tutela sociale e ambientale come sancito nei protocolli e trattati internazionali;

8.  sottolinea l'importanza di internalizzare i costi attinenti al cambiamento climatico; invita ad applicare nelle procedure contabili l'approccio basato sul calcolo dei costi ambientali dell'intero ciclo di vita, in modo da valutare efficacemente le alternative energetiche disponibili;

9.  sottolinea l'esigenza di diversificare il portafoglio energetico, in considerazione dei problemi derivanti da un eccessivo assegnamento su un'unica fonte di energia per la produzione di elettricità, come i combustibili fossili importati o l'energia idroelettrica (laddove una siccità prolungata può determinare l'esaurimento dei bacini idrici e una conseguente drammatica riduzione della capacità generativa); esorta la Banca mondiale ad aumentare i suoi investimenti nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica, ma ad astenersi dall'investire in vasti progetti idroelettrici, il cui impatto sociale e ambientale negativo deve essere adeguatamente valutato prima che siano finanziati, tenendo conto anche delle emissioni di gas a effetto serra dei bacini idrici; rileva che le dighe idroelettriche di dimensioni ridotte sono maggiormente sostenibili e offrono una resa economica migliore dei grandi impianti idroelettrici;

10.  deplora che la Banca mondiale promuova principalmente modelli energetici su larga scala e orientati all'esportazione invece di sostenere progetti energetici decentrati su scala ridotta, che spesso sono più appropriati ed efficaci nel soddisfare le esigenze di base nelle zone rurali; esorta la Banca mondiale a sostenere progetti energetici alternativi decentrati e su scala ridotta, tenendo conto delle esigenze delle comunità locali e delle realtà economiche dei vari paesi, e a definire obiettivi specifici e orientamenti in materia di controllo al fine di garantire che i prestiti per l'energia vadano a beneficio dei poveri;

11.  ritiene che il miglior modo di risolvere potenziali compromessi sia quello di analizzare la sicurezza dell'approvvigionamento, le ripercussioni sulla salute e sull'ambiente, le incidenze economiche sulle comunità locali e lo sviluppo e il trasferimento di tecnologia necessari tanto a livello nazionale quanto a livello locale al fine di garantire l'accesso alle tecnologie sostenibili e alle fonti energetiche rinnovabili;

12.  sottolinea la necessità di elaborare norme in materia di segnalazione e divulgazione che consentano la massima trasparenza; insiste affinché la Banca mondiale identifichi chiaramente e riveli pubblicamente i benefici specifici in termini di sviluppo prima che i finanziamenti siano impegnati; esprime preoccupazione per il fatto che il principio del «libero, previo e informato consenso», quale sancito nella dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, non è riconosciuto nel quadro degli standard di resa della IFC;

13.  esorta la Banca mondiale a incentrare la sua strategia su come rendere commerciali e competitivi i progetti relativi a tecnologie sostenibili grazie a un finanziamento innovativo e a programmi di sviluppo istituzionali, in modo da promuovere l'efficienza energetica e l'energia rinnovabile come opzione realizzabile e allettante;

14.  rileva che lo sviluppo di tecnologie pulite nei paesi poveri è legato al trasferimento di tecnologia, il che comporta la necessità di individuare le maggiori barriere alla diffusione delle tecnologie verdi nei paesi in via di sviluppo in modo da affrontare il cambiamento climatico, nonché di considerare la possibilità di introdurre nuovi tipi di flessibilità in termini di diritti di proprietà intellettuale;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Banca mondiale, al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0174.
(2) GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 35.
(3) GU C 103 E del 29.4.2004, pag. 819.
(4) PSNU & OMS (2008): L'accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo, New York.
(5) Gruppo Banca mondiale (2008): Quadro strategico sullo sviluppo e il cambiamento climatico.


Europa 2020
PDF 136kWORD 56k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sulla strategia Europa 2020
P7_TA(2011)0068RC-B7-0097/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva»,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Analisi annuale della crescita: progredire nella risposta globale dell'UE alla crisi»,

–  viste le conclusioni della Presidenza a seguito della riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 giugno 2010,

–  viste le conclusioni della Presidenza a seguito delle riunioni del Consiglio europeo svoltesi nel marzo 2000, 2001, 2005, 2006 e 2007 e nel dicembre 2009,

–  vista la sua risoluzione del 16 giugno 2010 sulla governance economica(1),

–  vista la sua risoluzione del 20 ottobre 2010 sulla crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare (relazione intermedia)(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2010 sulla creazione di un meccanismo permanente anti-crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria nella zona euro(3),

–  visto l'articolo 3 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la raccomandazione del Consiglio sugli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell'Unione, adottata il 7 luglio 2010,

–  vista la decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la strategia Europa 2020 dovrebbe aiutare l'Europa a lasciarsi alle spalle la crisi e a uscirne più forte, attraverso la creazione di posti di lavoro e una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva sulla base di cinque obiettivi principali per l'UE, che sono: promuovere l'occupazione, migliorare le condizioni per l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo, raggiungere gli obiettivi in materia di cambiamento climatico ed energia, migliorare i livelli d'istruzione e promuovere l'inclusione sociale, in particolare attraverso la riduzione della povertà,

Necessità di rafforzare la governance della strategia Europa 2020

1.  sottolinea che le azioni contemplate dalla strategia Europa 2020 rivestono un'importanza fondamentale per le future prospettive di tutti i cittadini europei, in termini di creazione di posti di lavoro sostenibili, crescita economica a lungo termine e progressi sociali; teme che la strategia Europa 2020 non potrà rivelarsi all'altezza delle promesse a causa della debolezza della sua struttura di governance ed esorta dunque vivamente il Consiglio a rafforzare il metodo comunitario; ribadisce l'importanza di integrare gli obiettivi della strategia UE 2020 nel quadro per la governance economica e chiede che il semestre europeo faccia parte del pacchetto relativo alla governance legislativa, coinvolgendo sin dalla fase iniziale i parlamenti nazionali e le parti sociali in modo da promuovere la responsabilità democratica, la titolarità (ownership) e la legittimità; sottolinea che il successo della strategia Europa 2020 è essenziale e non opzionale;

2.  ritiene che l'analisi annuale della crescita e il quadro del semestre europeo siano strumenti fondamentali per un coordinamento rafforzato delle politiche economiche; sottolinea tuttavia che tali strumenti non dovrebbero sostituire né sminuire quelli esistenti e previsti dal trattato, nella fattispecie gli indirizzi di massima per le politiche economiche e gli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione, rispetto ai quali il Parlamento è strettamente associato e consultato; sottolinea che occorre garantire la coerenza con il raggiungimento dei cinque obiettivi principali della strategia Europa 2020 decisi dal Consiglio europeo affinché la strategia abbia successo;

Necessità che il bilancio dell'UE e i bilanci nazionali riflettano maggiormente le ambizioni della strategia Europa 2020

3.  sottolinea che la strategia Europa 2020 deve colmare il divario tra le proprie ambizioni dichiarate, le risorse messe a disposizione e la metodologia utilizzata; chiede che il nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) rifletta gli ambiziosi obiettivi della strategia Europa 2020; invita la Commissione a chiarire la dimensione di bilancio delle «iniziative faro», trattandosi di piani d'azione prioritari che toccano tutte le politiche finanziate a titolo del bilancio dell'UE; esorta vivamente la Commissione ad avanzare proposte in merito alla creazione di nuove risorse proprie, in modo da fornire all'Unione risorse finanziarie effettive e autonome;

4.  sottolinea che la strategia Europa 2020 presuppone riforme e investimenti pubblici e privati tempestivi e molto cospicui a favore di una vasta gamma di progetti; osserva che ciò presuppone la mobilitazione delle entrate e degli strumenti sia esistenti che nuovi e innovativi;

5.  chiede che la Commissione e gli Stati membri elaborino un quadro di finanziamento credibile e che il Consiglio europeo prenda in considerazione le necessità di finanziamento nel quadro del riesame della governance economica; ritiene che il finanziamento della strategia Europa 2020 richieda un pacchetto di iniziative politiche concertate, con il coinvolgimento di istituzioni europee come la BEI e la BERS; sottolinea, inoltre, che saranno indispensabili i finanziamenti del settore privato e chiede un quadro giuridico per affrontare i rischi a lungo termine che ciò implica;

6.  È convinto che, con il giusto quadro d'azione e risorse di bilancio adeguate, l'agricoltura e la silvicoltura possano svolgere un ruolo importante in una strategia europea globale volta ad assicurare la ripresa economica, contribuendo nel contempo alla sicurezza alimentare dell'Unione europea e a livello mondiale, salvaguardando il paesaggio rurale, che rappresenta il 90% del territorio dell'UE, apportando benefici ambientali e fornendo un importante contributo alla ricerca di fonti energetiche alternative;

7.  ritiene che una politica di coesione forte e dotata dei giusti finanziamenti, che abbracci tutte le regioni europee, debba essere un elemento chiave complementare della strategia Europa 2020; è dell'avviso che tale politica, con il suo approccio orizzontale, sia il presupposto per l'effettivo conseguimento degli obiettivi di Europa 2020, nonché per la realizzazione della coesione sociale, economica e territoriale;

Un mercato unico e uno Small Business Act ambiziosi per creare occupazione

8.  ritiene che gli Stati membri dovrebbero essere incoraggiati ad accordare la massima priorità, nei rispettivi programmi nazionali di riforma, alla lotta contro la disoccupazione e l'esclusione a lungo termine dal mercato del lavoro, combinando tutto ciò con misure volte a garantire la creazione di posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità, come pure livelli elevati di occupazione di qualità a medio e lungo termine;

9.  sottolinea il ruolo fondamentale di un approccio organico per il rilancio del mercato unico, al fine di garantire migliori risultati economici e il rafforzamento della dimensione sociale, ripristinando nel contempo la fiducia e ponendo i cittadini al centro del mercato unico; ritiene che per tale rilancio siano essenziali orientamenti globali dettati al più alto livello politico e l'adesione del Consiglio europeo;

10.  richiama l'attenzione sul ruolo che il «legiferare con intelligenza» può avere nel miglioramento del quadro normativo in cui operano le imprese; ritiene che le proposte contenute nella relativa Comunicazione possano contribuire a creare un contesto imprenditoriale solido favorevole alla crescita e all'innovazione, ma rileva che tutte le parti coinvolte nel processo legislativo devono assumersi la responsabilità di elaborare norme più efficaci e meno gravose;

11.  esprime il proprio disappunto per l'assenza di azioni e iniziative concrete da parte della Commissione a due anni dall'adozione dello «Small Business Act»; esorta la Commissione e il Consiglio a incoraggiare un ambiente normativo più favorevole alle PMI; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere un uso trasparente degli appalti pubblici pre-commerciali per l'innovazione e le tecnologie verdi;

12.  si compiace per la proposta della Commissione intesa a rafforzare la cooperazione per la creazione di un brevetto europeo e chiede che Parlamento e Consiglio la adottino rapidamente;

13.  insiste affinché l'uguaglianza di genere sia un elemento chiave per realizzare le ambizioni della strategia Europa 2020; auspica pertanto una piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro e una piena inclusione delle lavoratrici donne nella formazione professionale; auspica altresì un piano per eliminare la disparità retributiva esistente tra donne e uomini;

Iniziative faro
Osservazioni generali

14.  sottolinea che l'attuale contenuto della strategia Europa 2020, ad esempio in termini di obiettivi principali, iniziative faro, strozzature e indicatori, è di natura molto generale; richiama l'attenzione sul fatto che questo pacchetto di iniziative potrà essere attuato solo attraverso impegni concreti degli Stati membri nei rispettivi programmi nazionali di riforma e proposte legislative concrete e coerenti;

Iniziativa faro «L'Unione dell'innovazione»

15.  accoglie con favore l'iniziativa faro sull'Unione dell'innovazione quale fattore chiave per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020, che affronta le principali sfide per la società, quali l'energia e la sicurezza alimentare, il cambiamento climatico, la salute e l'invecchiamento della popolazione; ricorda che l'obiettivo del 3% si compone di una quota del 2% (settore privato) e di una quota dell'1% (spesa pubblica); osserva che si registrano ancora particolari carenze a livello della spesa privata per la ricerca cui sarà possibile ovviare solo adeguando il contesto normativo in cui operano le imprese, incluse le PMI; si compiace quindi dell'intenzione della Commissione di migliorare il contesto generale per l'innovazione nelle imprese, in particolare per quanto concerne i diritti di proprietà intellettuale;

16.  sottolinea la necessità di accrescere, incoraggiare e garantire il finanziamento della ricerca, dell'innovazione e dello sviluppo nell'UE attraverso un sensibile aumento della relativa spesa dopo il 2013; richiama l'attenzione sull'importanza dell'accesso delle PMI al programma quadro (PQ) e al programma per la competitività e l'innovazione (CIP); sollecita una revisione del regolamento finanziario onde agevolare le candidature delle PMI; evidenzia la mancanza di finanziamenti per strumenti fondamentali in materia di ricerca, innovazione e applicazione già adottati, come il piano strategico per le tecnologie energetiche (piano SET); sottolinea l'importante contributo che il programma quadro di ricerca fornisce alla lotta contro il cambiamento climatico; insiste sull'importante contributo che i Fondi strutturali forniscono alla promozione della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione, a livello nazionale e regionale; sottolinea la necessità di creare sinergie tra i finanziamenti strutturali e i finanziamenti a titolo del PQ;

17.  ritiene che alle imprese innovative europee non servano sovvenzioni, quanto una maggiore libertà e un migliore accesso al capitale di rischio; reputa che l'Unione europea dovrebbe rispondere a tale esigenza ampliando l'offerta permanente di prodotti di ripartizione del rischio da parte della Banca europea per gli investimenti mediante il meccanismo di finanziamento con ripartizione dei rischi (Risk Sharing Finance Facility – RSFF); ritiene che esistano grandi potenzialità ancora da sfruttare per promuovere l'innovazione tramite gli appalti pubblici;

Iniziativa faro «Youth on the Move»

18.  accoglie con favore l'iniziativa faro «Youth on the Move»; ribadisce che la qualità di un'istruzione appropriata, come pure l'accesso a tale istruzione, rappresentano requisiti essenziali costanti per un'economia sociale di mercato che sia sostenibile; sottolinea pertanto che, se gli Stati membri intendono raggiungere gli obiettivi comuni di sviluppo economico e quelli fissati in materia di istruzione, sarà fondamentale investire adeguatamente nei sistemi di istruzione e formazione, compresi quelli di istruzione e formazione professionali; deplora tuttavia che l'iniziativa faro non affronti alcune tematiche chiave, quali la partecipazione alla società o la povertà giovanile; chiede che siano presentate proposte più incisive in materia di inclusione;

19.  invita la Commissione a continuare a destinare stanziamenti adeguati agli attuali programmi riguardanti la mobilità e la gioventù, come quelli sull'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (Erasmus, Leonardo, Comenius, Grundtwig), «Youth in Action» e Marie Curie; ritiene che ciò fornirebbe un importante contributo alla lotta contro la disoccupazione giovanile e favorirebbe il raggiungimento di un tasso di occupazione del 75%;

20.  sottolinea che «Youth on the Move» non può rappresentare l'unica iniziativa per affrontare l'allarmante disoccupazione giovanile in tutta Europa; invita tutti gli Stati membri a definire una strategia nazionale, nell'ambito dei rispettivi programmi nazionali di riforma, per combattere la disoccupazione giovanile e assicurare l'accesso dei giovani all'istruzione e alla formazione; sottolinea che le politiche a favore dei giovani vanno viste congiuntamente alle politiche in materia di istruzione, occupazione e inclusione sociale; sostiene risolutamente la proposta di raccomandazione del Consiglio su una garanzia europea per la gioventù ed esorta il Consiglio ad adottarla al più presto possibile;

Iniziativa faro «Un'agenda europea del digitale»

21.  accoglie con favore le ambiziose proposte della Commissione sulla «Agenda digitale», ma esorta la Commissione ad accelerare l'adozione delle proposte concernenti il mercato unico digitale (commercio elettronico, proprietà intellettuale, fiducia e sicurezza online, roaming, autenticazione elettronica, ecc.); invita tutte le parti a trasformare la prima politica in materia di spettro radio in una realtà; sottolinea la necessità di sviluppare la libera circolazione dei contenuti e delle conoscenze, ossia la «quinta libertà»;

22.  sottolinea che mezzi di comunicazione pluralisti e indipendenti sono un pilastro della democrazia europea; esorta la Commissione a salvaguardare il pluralismo dei media; ritiene che la tutela della sfera privata costituisca un valore fondamentale e chiede che la direttiva sulla protezione dei dati venga adeguata al contesto digitale attuale affinché tutti i cittadini abbiano il controllo dei propri dati personali;

Iniziativa faro «Un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse»

23.  accoglie con favore l'iniziativa faro della strategia UE 2020 su un'Europa efficiente sotto il profilo delle risorse ed esorta la Commissione a proseguire i lavori relativi alla formulazione di politiche concrete per garantire il passaggio a un'economia efficiente sotto il profilo del consumo delle risorse e a basse emissioni di carbonio; invita la Commissione a definire parametri di riferimento concreti e a garantire che gli obiettivi concordati siano raggiunti e che la loro attuazione possa essere monitorata nell'ambito del quadro del semestre europeo UE 2020 di coordinamento delle politiche; sottolinea l'urgente necessità di modernizzare e migliorare le infrastrutture energetiche europee, sviluppare reti intelligenti e stabilire interconnessioni – che sono necessarie per realizzare il mercato interno dell'energia e accrescere la sicurezza dell'approvvigionamento – nonché di raggiungere gli obiettivi energetici e climatici e accelerare le procedure di autorizzazione;

24.  ricorda che l'efficienza energetica è la maniera economicamente più vantaggiosa per ridurre le emissioni, migliorare la sicurezza energetica e la competitività, rendere le bollette energetiche meno onerose per i consumatori e creare posti di lavoro; sottolinea che gli Stati membri non stanno dando prova di sforzi adeguati per raggiungere l'obiettivo di efficienza energetica del 20%; invita dunque gli Stati membri a potenziare le proprie misure e a dimostrarsi all'altezza di questo obiettivo fondamentale, rispetto al quale si sono impegnati nel 2007; invita la Commissione a mettere a punto, unitamente agli Stati membri, misure intese a garantire il raggiungimento dell'obiettivo, come richiesto dal Parlamento nelle sue risoluzioni sulla «Revisione del Piano d'azione per l'efficienza energetica» (relazione Bendtsen) e «Verso una nuova strategia energetica per l'Europa 2011-2020» (relazione Kolarska-Bobińska);

25.  deplora il fatto che questa iniziativa faro non attribuisca adeguata importanza all'efficienza energetica quale priorità sovraordinata della politica dell'UE; insiste sul fatto che l'UE deve avviare la transizione verso un'economia del riciclaggio, garantendo una diminuzione della produzione di rifiuti e valorizzando il riutilizzo delle risorse; sottolinea che la sostenibilità ambientale dipende dalla riduzione dell'utilizzo delle risorse; invita la Commissione a presentare una serie di indicatori, di modo che essi possano essere monitorati nei programmi nazionali di riforma;

Iniziativa faro «Una politica industriale per l'era della globalizzazione»

26.  sollecita un approccio organico, equilibrato e lungimirante alla politica industriale dell'UE, inteso a sviluppare una base industriale solida, competitiva, coerente, efficiente e diversificata, nell'ambito del quale coordinare le politiche in materia di innovazione, ricerca, concorrenza, mercato unico, commercio e ambiente; ritiene che gli obiettivi centrali dovrebbero essere la promozione della creazione di posti di lavoro e della competitività internazionale delle imprese europee, le ristrutturazioni intelligenti e il dialogo con i lavoratori, un'economia sostenibile, la libera scelta delle opzioni tecnologiche e la mobilità dei ricercatori; chiede che i principi della regolamentazione «intelligente» trovino immediata applicazione in valutazioni d'impatto indipendenti, che comprendano una «prova di concorrenzialità» per i nuovi atti legislativi, un «test PMI» per garantire un contesto normativo più favorevole alle piccole imprese e una riduzione degli oneri amministrativi, una verifica della sostenibilità in rapporto agli obiettivi dell'UE relativi al clima, all'energia, all'efficienza delle risorse e al riciclaggio, nonché «controlli di efficacia» ex post per la legislazione già in vigore;

27.  sottolinea che le politiche dell'UE in materia di trasporto ed energia relative alle infrastrutture e ai servizi svolgono un ruolo chiave per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020; pone l'accento sul fatto che, attraverso la decarbonizzazione dei modi di trasporto, l'attuazione dello Spazio unico ferroviario europeo e il completamento del Cielo unico europeo, il settore dei trasporti farà sì che il mercato dell'Unione europea possa conservare la propria posizione di zona di produzione altamente qualificata; sollecita una strategia europea efficace per le materie prime, onde accrescere l'accessibilità e l'efficienza nell'uso dell'energia e delle risorse, assicurando nel contempo la disponibilità delle materie prime critiche attraverso la definizione di accordi di libero scambio e partenariati strategici; chiede che si migliori in modo significativo l'accesso ai finanziamenti per l'innovazione e le infrastrutture, in particolare a favore delle reti intelligenti, delle tecnologie verdi, dei servizi sanitari online (e-health), delle reti transeuropee di trasporto (RTE) e di progetti con un chiaro valore aggiunto che non possono essere finanziati dal mercato; chiede, a questo proposito, che ci si attivi per esplorare le opportunità offerte dai «project bond»;

Iniziativa faro «Un'agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro»

28.  sottolinea che sistemi di protezione sociale forti prevengono l'esclusione a lungo termine; insiste sul fatto che, per ridurre la disoccupazione, sono fondamentali investimenti in politiche attive del mercato del lavoro e opportunità di istruzione e formazione per tutti; sottolinea l'importanza delle PMI e di rilanciare il mercato unico al riguardo; appoggia, in particolare, l'attuazione del quadro europeo delle qualifiche e l'iniziativa legislativa prevista per la riforma delle qualifiche professionali, al fine di garantire il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali;

29.  accoglie positivamente la «Agenda per nuove competenze e per l'occupazione»; osserva che la flessicurezza è stata attuata con successo in alcuni paesi, ma avverte che la filosofia della flessicurezza non può esplicare il proprio potenziale negli Stati membri in cui vincoli di bilancio e squilibri macroeconomici offrono scarse possibilità di rafforzare i sistemi di protezione sociale; ritiene che la riduzione della segmentazione del mercato del lavoro debba essere conseguita fornendo adeguate sicurezze ai lavoratori, a prescindere dal tipo di contratto, in particolare nel caso delle categorie vulnerabili; rammenta alla Commissione di non trascurare la necessità di garantire una transizione socialmente equa verso un mercato del lavoro più sostenibile e di non trascurare neppure l'enorme potenziale in termini di posti di lavoro sostenibili; sottolinea che qualsiasi riforma del mercato del lavoro può essere introdotta con successo solo raggiungendo un consenso sociale elevato attraverso accordi con le parti sociali;

Iniziativa faro «Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale»

30.  ricorda che la strategia Europa 2020 comprende l'obiettivo di ridurre di almeno 20 milioni il numero di persone in condizioni di povertà ed esclusione sociale o a rischio di povertà ed esclusione sociale; esorta la Commissione e il Consiglio a garantire il pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali e della clausola sociale orizzontale (articolo 9 del TFUE), affinché tutte le politiche contribuiscano all'obiettivo di riduzione della povertà, anziché comprometterlo;

31.  invita gli Stati membri a impegnarsi ad affrontare il problema della povertà infantile per il tramite di misure adeguate, cosicché i bambini non siano limitati nel loro sviluppo personale e non si trovino ad essere svantaggiati quando si affacciano al mondo del lavoro;

32.  accoglie con favore le proposte per una piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale, ma sollecita misure più concrete per realizzare l'inclusione sociale, in particolare rafforzando il metodo aperto di coordinamento sociale, in quanto strategia integrata che coinvolge i portatori d'interesse nazionali e locali, nella fattispecie le persone in condizioni di povertà ed esclusione sociale; ribadisce la sua richiesta di un programma più ampio per promuovere il lavoro dignitoso, garantire i diritti dei lavoratori in tutta Europa, migliorare le condizioni di lavoro e combattere le disuguaglianze, le discriminazioni e la povertà tra le persone che lavorano;

o
o   o

33.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0224.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0376.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0491.


Attuazione degli orientamenti per le politiche del lavoro degli Stati membri
PDF 281kWORD 44k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sull'attuazione degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione
P7_TA(2011)0069B7-0127/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua posizione dell'8 settembre 2010 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione: Parte II degli orientamenti integrati di Europa 2020(1),

–  visti la comunicazione della Commissione del 12 gennaio 2011 intitolata «Analisi annuale della crescita: progredire nella risposta globale dell'UE alla crisi» (COM(2011)0011), e il progetto di relazione congiunta sull'occupazione ad essa allegato,

–  vista la proposta di decisione del Consiglio del 12 gennaio 2011 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2011)0006),

–  vista la decisione 2010/707/UE del Consiglio del 21 ottobre 2010 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(2),

–  visto l'articolo 148 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, in seguito all'adozione dell'Analisi annuale della crescita, la Commissione ha proposto che gli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione adottati nel 2010 siano mantenuti per il 2011,

B.  considerando che l'attuale crisi economica continua a porre sfide sotto forma di un aumento della disoccupazione e dell'esclusione sociale,

C.  considerando che esiste una forte interrelazione tra la ripresa economica e la crescita, l'occupazione, la lotta contro la povertà e l'inclusione sociale,

D.  considerando che la strategia europea per l'occupazione e gli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione figurano tra i principali strumenti destinati a orientare le politiche dell'UE e degli Stati membri verso gli sforzi atti a raggiungere gli obiettivi e le mete di Europa 2020,

E.  considerando che vi è una necessità urgente di intensificare gli sforzi a tutti i livelli, con il coinvolgimento delle parti sociali e degli altri soggetti interessati, per garantire che gli orientamenti sull'occupazione siano correttamente applicati al fine di accrescere la partecipazione al mercato del lavoro, sviluppare una manodopera qualificata e migliorare la qualità e le prestazioni dei sistemi di istruzione e di formazione,

Rafforzare la governance e accrescere le ambizioni nel perseguimento degli obiettivi di Europa 2020

1.  ritiene che, alla luce della proposta della Commissione di mantenere gli orientamenti di politica occupazionale adottati nel 2010 per il 2011, le raccomandazioni sui programmi nazionali di riforma sono divenute il principale strumento di vigilanza e di orientamento macroeconomici; deplora il mancato coinvolgimento del Parlamento in questo processo e la mancanza di dibattito al riguardo;

2.  ritiene che le principali sfide affrontate dall'UE e dagli Stati membri in materia di occupazione e di disoccupazione dovrebbero essere debitamente rispecchiate nel futuro processo sugli squilibri macroeconomici, nell'ambito del quadro strategico degli orientamenti europei a favore dell'occupazione;

3.  ritiene che l'Analisi annuale della crescita e il quadro fornito dal Semestre europeo siano strumenti fondamentali per il miglior coordinamento delle politiche economiche e, pertanto, una parte importante della risposta dell'Unione alla crisi; osserva, tuttavia, che tali strumenti dovrebbero essere utilizzati in modo coerente con la necessità di processi democratici e sostenere, anziché servire a sostituire o sminuire l'importanza degli strumenti esistenti previsti dal trattato, in particolare gli indirizzi di massima per le politiche economiche e gli orientamenti per le politiche a favore dell'occupazione degli Stati membri, relativamente ai quali il Parlamento deve essere strettamente associato e, per quanto riguarda questi ultimi, consultato; chiede che questi strumenti siano integrati nel quadro del Semestre europeo e che si accordi particolare attenzione al fatto che la loro importanza non venga sminuita, al fine di realizzare l'obiettivo espresso dalla Commissione e dal Consiglio di aumentare l'appropriazione e la responsabilità democratica;

4.  invita il Consiglio e la Commissione, al momento di fornire consulenza politica agli Stati membri, a rispettare i principi di sussidiarietà e di dialogo sociale in materia di retribuzioni e pensioni come pure, in linea con l'articolo 153, paragrafo 5 del TFUE, a rispettare le competenze degli Stati membri e delle parti sociali, conformemente alle prassi nazionali in questi ambiti;

5.  esorta il Consiglio europeo, il Consiglio e la Commissione a garantire che la strategia Europa 2020 e il sistema rafforzato di governance economica europea siano efficaci e democraticamente legittimi; sottolinea che ciò rende essenziale il coinvolgimento effettivo e tempestivo del Parlamento lungo tutte le procedure di vigilanza e di coordinamento delle politiche; deplora la mancanza, nel calendario proposto nell'Analisi annuale della crescita, di un riferimento al ruolo del Parlamento nel processo;

6.  invita gli Stati membri a coinvolgere più da vicino e consultare regolarmente i parlamenti nazionali, le parti sociali, le autorità regionali e locali e la società civile; ritiene che l'attuale mancanza di informazioni sulle procedure di consultazione nei programmi nazionali di riforma debba essere affrontata;

7.  prende atto dell'indicazione preliminare degli obiettivi occupazionali nazionali degli Stati membri; esprime viva preoccupazione per la mancanza di ambizione al riguardo e, in particolare, per il fatto che, nel migliore dei casi, il risultato collettivo stimato non raggiungerebbe, di oltre 2 punti percentuale, l'obiettivo chiave dell'UE e l'impegno di conseguire un tasso di occupazione del 75% entro il 2020;

8.  invita gli Stati membri a riesaminare i rispettivi obiettivi nazionali in materia di occupazione, in modo che l'obiettivo chiave dell'UE possa essere conseguito, e a considerare tali obiettivi altrettanto seriamente dei loro obiettivi di consolidamento fiscale;

9.  invita inoltre gli Stati membri a prestare particolare attenzione a specifici sottogruppi, come i giovani, le donne, le persone con disabilità e i lavoratori anziani, e a fissare obiettivi nazionali per gli stessi;

10.  invita gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a stabilire i loro obiettivi nazionali sull'inclusione sociale e la lotta contro la povertà e a far fronte al problema crescente dei lavoratori poveri; invita gli Stati membri, nel farlo, a garantire che l'ambizioso obiettivo concordato dal Consiglio europeo sia soddisfatto e che l'interazione tra gli obiettivi, in particolare quelli in materia di occupazione e di istruzione e formazione e di inclusione sociale e povertà, sia debitamente tenuta presente;

Garantire che gli orientamenti in materia di occupazione siano attuati

11.  osserva che le prospettive di crescita economica debole limitano le possibilità di creazione di posti di lavoro e di occupazione;

12.  invita il Consiglio europeo a non fare delle questioni occupazionali preoccupazioni secondarie al momento di esaminare la raccomandazione della Commissione nell'Analisi annuale della crescita di far sì che il consolidamento fiscale rigoroso sia la prima priorità per il periodo 2011/2012;

13.  sottolinea l'urgente necessità per gli Stati membri di intensificare i loro sforzi per ottenere risultati in tutte le aree prioritarie, ivi compreso l'aumento dei tassi occupazionali e la riduzione della disoccupazione, lo sfruttamento del potenziale occupazionale di una nuova economia a basso tenore di carbonio, lo sviluppo di una manodopera qualificata, la promozione della qualità del lavoro e la formazione lungo tutto l'arco della vita, e il miglioramento dell'equilibrio tra lavoro e vita privata; ritiene che tali sforzi dovrebbero essere rispecchiati nei programmi nazionali di riforma definitivi;

14.  sottolinea, in tale contesto, l'importanza dei Fondi strutturali e, in particolare, del Fondo sociale europeo, per contrastare gli effetti della crisi sull'occupazione; ritiene che l'uso di questi fondi dovrebbe essere orientato a sostenere i gruppi con le difficoltà più gravi nell'entrare o nel restare sul mercato del lavoro;

15.  ritiene inoltre che, oltre all'attuazione di misure più efficaci per il mercato del lavoro, al fine di conseguire gli obiettivi di Europa 2020 sia essenziale una più stretta interazione fra la politica dell'occupazione, la politica sociale e altri ambiti politici, in particolare le politiche macroeconomica, di ricerca e sviluppo e innovazione e di istruzione e formazione;

Intensificare l'azione per offrire posti di lavoro più numerosi e migliori

16.  invita gli Stati membri, nei loro programmi nazionali di riforma, ad accordare la massima priorità all'aumento della partecipazione al mercato del lavoro, alla lotta alla disoccupazione e alla prevenzione dell'esclusione a lungo termine dal mercato del lavoro;

17.  ritiene che si debba accordare molta più enfasi alla qualità del lavoro e al lavoro dignitoso e alle politiche economiche orientate all'offerta al fine di incrementare la domanda sul mercato del lavoro;

18.  ritiene che, a tal riguardo, siano necessari sforzi per sfruttare meglio il potenziale dei più giovani, tra cui quelli che abbandonano precocemente la scuola, le donne, gli anziani, le persone svantaggiate e disabili, i migranti e i membri di minoranze etniche, compresi i Rom; invita gli Stati membri ad adattare i loro mercati del lavoro alle esigenze e alle competenze di questi gruppi in ogni fase della loro vita;

19.  sottolinea l'importanza di politiche volte a facilitare la transizione dei giovani dalla scuola al lavoro; sottolinea che è prevedibilmente elevato il rischio che quanti abbandonano precocemente la scuola si confrontino con la povertà; pone in rilievo che qualsiasi forma di lavoro flessibile o temporaneo utilizzata in questo contesto dovrebbe includere il diritto alla formazione e all'accesso alla sicurezza sociale e dovrebbe aiutare le persone a passare ad un'occupazione più sicura;

20.  invita gli Stati membri a continuare a sviluppare le politiche necessarie per attrarre un maggior numero di donne sul mercato del lavoro e ivi mantenerle anche migliorando l'offerta di servizi di assistenza a prezzi accessibili e di alta qualità e fornendo formule di lavoro flessibili per soddisfare le esigenze degli assistenti familiari;

21.  sottolinea l'importanza di politiche mirate di attivazione e di acquisizione delle competenze per sostenere le persone con scarse qualifiche o nessuna qualifica che sono state le più colpite dalla crisi e affrontano il rischio più elevato di disoccupazione di lunga durata;

22.  esorta gli Stati membri ad attribuire la dovuta importanza alla messa a disposizione di un'istruzione e di una formazione di alta qualità come pure alla formazione permanente e al riconoscimento delle qualifiche;

23.  invita gli Stati membri a investire maggiormente per facilitare la mobilità professionale e geografica, migliorando gli strumenti necessari per analizzare le necessità dei mercati del lavoro e riformando i sistemi di istruzione e di formazione, il che può contribuire a superare l'inadeguatezza delle competenze;

24.  sottolinea l'importanza di politiche occupazionali che contribuiscano alla creazione di posti di lavoro, per esempio attraverso il sostegno alle PMI e al lavoro autonomo e la promozione dell'imprenditorialità;

Agire con determinazione per conseguire risultati nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale

25.  ritiene essenziale che gli Stati membri agiscano sin da oggi per rispettare gli impegni assunti al fine di aumentare i livelli di occupazione, migliorare le competenze delle persone, creare opportunità occupazionali, ridurre la povertà e rafforzare l'inclusione sociale;

26.  sottolinea che i sistemi di protezione sociale hanno svolto un ruolo riconosciuto nella stabilizzazione dell'economia e nell'attenuazione dell'impatto sociale della crisi; invita, pertanto, gli Stati membri, in particolare quando sia necessario un consolidamento fiscale, ad assicurarsi che i sistemi di protezione sociale continuino a fornire un sostegno adeguato e a svolgere la loro parte nel salvaguardare e nel migliorare le competenze e l'occupabilità, in modo che il capitale umano possa essere conservato e valorizzato e si sfrutti appieno la ripresa;

27.  sottolinea che scambi più proficui di migliori prassi ed esperienze tra gli Stati membri nell'ambito della lotta contro l'esclusione sociale e la riduzione della povertà sono fondamentali e contribuirebbero ad agevolare il conseguimento degli obiettivi in materia di riduzione della povertà fissati da Europa 2020;

o
o   o

28.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0309.
(2) GU L 308 del 24.11.2010, pag. 46.


Orientamenti per le politiche del lavoro degli Stati membri *
PDF 184kWORD 30k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2011)0006 – C7-0033/2011 – 2011/0007(CNS))
P7_TA(2011)0070A7-0040/2011

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2011)0006),

–  visto l'articolo 148, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0033/2011),

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per i problemi economici e monetari (A7-0040/2011),

1.  approva la proposta della Commissione;

2.  invita il Consiglio a informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  reitera ancora una volta l'invito alla Commissione e al Consiglio ad assicurare che il Parlamento possa disporre del tempo necessario, in ogni caso non meno di cinque mesi, per esprimere il suo parere sugli orientamenti integrati (indirizzi di massima per le politiche economiche e orientamenti in materia di occupazione) nel quadro del semestre europeo e per svolgere il suo ruolo consultivo, quale definito all'articolo 148, paragrafo 2, del trattato, in occasione della revisione completa degli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione, programmata per il 2014;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


Rialzo dei prezzi degli alimenti
PDF 139kWORD 60k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sull'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari
P7_TA(2011)0071RC-B7-0114/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 33 del trattato CE,

–   vista la sua risoluzione del 18 gennaio 2011 sul riconoscimento dell'agricoltura come settore strategico nel contesto della sicurezza alimentare(1),

–   vista la sua risoluzione del 7 settembre 2010 sui redditi equi per gli agricoltori: migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa(2),

–   vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2010 sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013(3),

–   vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sull'agricoltura dell'Unione e il cambiamento climatico(4),

–   vista la sua risoluzione del 26 marzo 2009 sui prezzi dei prodotti alimentari in Europa(5),

–   vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento di risposta rapida all'impennata dei prezzi alimentari nei paesi in via di sviluppo (COM(2008)0450),

–   viste le otto raccomandazioni al G20 pubblicate dal Relatore speciale delle Nazioni Unite per il Diritto all'alimentazione il 29 gennaio 2011,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Affrontare le sfide relative ai mercati dei prodotti di base e alle materie prime» del 2 febbraio 2011 (COM(2011)0025),

–   vista la dichiarazione di Maputo sull'agricoltura e la sicurezza alimentare firmata nel 2003, nella quale i governi africani si sono impegnati a destinare a favore dell'agricoltura almeno il 10% dei loro bilanci nazionali annuali,

–   visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che i prezzi alimentari hanno raggiunto il loro livello più alto per il settimo mese consecutivo tra il 2010 e il 2011, collocandosi ai massimi livelli mai registrati da quando la FAO ha iniziato a misurare i prezzi dei prodotti alimentari nel 1990, considerando che le impennate dei prezzi dei generi alimentari sono diventate un elemento destabilizzante nell'economia globale e hanno innescato rivolte e disordini in diversi paesi in via di sviluppo e più recentemente in Algeria, Tunisia ed Egitto,

B.  considerando che secondo le stime della Food and Agriculture Organization (FAO) il numero delle persone sottonutrite nel mondo ha raggiunto nel 2010 la cifra di 925 milioni e che l'aumento del prezzo dei generi alimentari unito a imprevedibili gap di approvvigionamento potrebbe far crescere tale numero; che 29 paesi del mondo attraversano difficoltà di approvvigionamento alimentare e necessitano di assistenza alimentare esterna,

C.  considerando che la variabilità dei prezzi delle derrate alimentari e delle materie prime osservata recentemente ha suscitato profonde inquietudini sul buon funzionamento degli approvvigionamenti alimentari europei e mondiali; che ad essere colpiti più duramente dal rincaro dei generi alimentari sono stati i paesi e le fasce più vulnerabili della popolazione, tanto nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo; considerando che i prezzi elevati dei prodotti alimentari stanno spingendo milioni di persone verso situazioni di insicurezza alimentare, mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare mondiale sul lungo periodo; che, sempre secondo la FAO, la sicurezza alimentare include anche il diritto al cibo e l'accesso universale a un'alimentazione sana,

D.  considerando che la povertà e la fame esistono ancora nell'Unione europea; che 79 milioni di persone vivono ancora al di sotto del livello di povertà (60% del reddito medio del paese in cui la persona vive); che lo scorso inverno 16 milioni di cittadini UE hanno ricevuto aiuti alimentari attraverso enti di beneficienza; che la sicurezza alimentare è un aspetto centrale per l'Europa e richiede coordinamento tra varie aree d'intervento settoriale, a livello UE e oltre: PAC, politica energetica, ricerca, politica di sviluppo e commercio,

E.  considerando che la contrazione dell'economia mondiale e l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e del combustibile hanno peggiorato la situazione alimentare in molti paesi in via di sviluppo, soprattutto nei paesi meno sviluppati (PMS), annullando in parte i progressi compiuti nell'ultimo decennio in materia di riduzione della povertà,

Fattori che contribuiscono all'aumento del prezzo dei generi alimentari

F.  considerando che la produzione alimentare mondiale può essere periodicamente compromessa da diversi fattori, fra cui: eventi meteorologici estremi, come inondazioni e siccità, sempre più spesso determinati dal cambiamento climatico; limitata disponibilità di risorse naturali e crescente domanda di cibo da parte di popolazioni in continua crescita; stretta interrelazione fra sicurezza energetica e alimentare in una situazione che vede le scorte alimentari mondiali scendere a livelli bassissimi; crescente produzione di biocombustibili e accresciuto utilizzo di cereali come mangimi; crescente speculazione sui prodotti alimentari di base; dipendenza dalle importazioni di prodotti alimentari in molti paesi in via di sviluppo a causa di conflitti o di fallimenti delle politiche di sicurezza alimentare,

G.  considerando che l'impatto dei cambiamenti climatici sull'agricoltura, principalmente la riduzione delle rese delle colture a causa di situazioni ricorrenti di penuria idrica e di siccità o, per converso, di inondazioni e frane, si ripercuote pesantemente sulle attività agricole nell'UE e nei paesi in via di sviluppo, che restano, l'una e gli altri, notevolmente lontani dall'autosufficienza per numerosi prodotti agricoli di base,

H.  considerando che, stante la pressione sulle risorse naturali, la sfida è quella di produrre «di più con meno» ponendo l'accento sulla produzione sostenibile; che il rafforzamento della produzione agricola nei paesi in via di sviluppo ne aumenterà la resistenza e l'adattabilità alle crisi alimentari,

I.  considerando che la recente volatilità dei prezzi ha suscitato profonde inquietudini circa il funzionamento delle filiere alimentari a livello europeo e mondiale; che la comunicazione della Commissione dal titolo «Migliore funzionamento della filiera alimentare in Europa» (COM(2009)0591) identifica gravi problemi nella filiera quali l'abuso di potere d'acquisto dominante, le pratiche contrattuali sleali (compresi i pagamenti tardivi), le modifiche unilaterali dei contratti, il versamento di anticipi per accedere alle trattative, le restrizioni dell'accesso al mercato, l'assenza di informazioni sulla formazione dei prezzi e la distribuzione dei margini di profitto lungo la filiera alimentare – problemi strettamente legati all'aumento della concentrazione nei settori dei fattori produttivi agricoli, della vendita all'ingrosso e della vendita al dettaglio; che, nell'analisi dei prezzi e della loro evoluzione, occorre tener conto dell'intera catena di approvvigionamento; che il settore alimentare è frammentato e la catena di approvvigionamento, formata da numerosi intermediari, è lunga ed estremamente complessa,

Volatilità dei prezzi, reddito degli agricoltori, aiuti ai paesi in via di sviluppo

J.  considerando che le fluttuazioni dei prezzi dei prodotti di base rischiano di accentuarsi e di divenire una costante del mercato mondiale; che prezzi alimentari più elevati non si traducono automaticamente in redditi agricoli più alti, a causa soprattutto della rapida crescita dei costi dei fattori di produzione agricola e del crescente divario osservabile tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo; che la quota di reddito che gli agricoltori traggono dalla catena di approvvigionamento alimentare è calata drasticamente a fronte di un costante incremento dei profitti dei settori della trasformazione e del dettaglio; che i prezzi al consumo sono aumentati; che almeno il 30% di tutti gli alimenti prodotti globalmente va perduto in diversi punti della catena alimentare,

K.  considerando che la quota di aiuti ai paesi in via di sviluppo destinata all'agricoltura e allo sviluppo agrario è calata drasticamente negli ultimi tre decenni; che nei paesi in via di sviluppo gli investimenti in sistemi alimentari sostenibili sono calati a causa di un riorientamento verso le produzioni orientate all'export, con conseguente indebolimento delle capacità locali di produrre e distribuire prodotti alimentari in quantità sufficiente e a prezzi equi; che molti paesi in via di sviluppo non stanno realizzando il loro potenziale di produzione alimentare; che un serio ostacolo all'incremento della produzione agricola nei paesi in via di sviluppo è rappresentato dal fatto che spesso i piccoli agricoltori non hanno accesso al microcredito per investire, talora per il fatto che non sono proprietari dei terreni,

L.  considerando che ampie estensioni di terra, soprattutto nel mondo in via di sviluppo, sono state acquistate da società internazionali, spesso senza il consenso degli affittuari; che tali terre non sono sempre utilizzate per la produzione alimentare, ma possono essere sfruttate per la produzione di prodotti di esportazione come il legname; che tali sviluppi minacciano il potenziale produttivo dei paesi africani,

Necessità di migliorare la sicurezza alimentare

1.  afferma che la sicurezza alimentare globale è una questione della massima urgenza per l'Unione europea e il mondo in via di sviluppo e chiede un'azione immediata e costante per garantire la sicurezza alimentare dei cittadini dell'Unione europea e di tutto il mondo; sottolinea che i prodotti alimentari devono essere accessibili ai consumatori a prezzi ragionevoli, mentre occorre garantire un tenore di vita equo agli agricoltori;

2.   sottolinea che il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale, che si realizza quando tutti dispongono, in qualsiasi momento, di un accesso fisico ed economico a un'alimentazione adeguata, sicura (sotto il profilo della salute) e nutrizionalmente valida, per poter soddisfare il proprio fabbisogno nutrizionale e le proprie preferenze alimentari per una vita attiva e sana;

3.  sottolinea che l'esistenza nell'Unione europea di un settore agricolo solido e sostenibile e di un ambiente rurale sostenibile e prospero, garantito da una solida politica agricola comune, sono elementi essenziali per far fronte alla sfida della sicurezza alimentare; sottolinea l'importanza della PAC come strumento per assicurare la produzione alimentare nell'Unione europea;

4.   afferma che l'UE ha il dovere di garantire ai suoi cittadini la sicurezza alimentare e che il mantenimento dell'attività agricola nell'UE è al riguardo fondamentale; richiama l'attenzione sulla diminuzione dei redditi agricoli nell'UE, dovuta all'aumento dei costi di produzione e alla volatilità dei prezzi, fattori questi che influiscono negativamente sulla capacità degli agricoltori di mantenere la produzione; sottolinea i costi che gli agricoltori europei devono sostenere per poter rispettare gli standard più elevati del pianeta in materia di sicurezza alimentare, ambiente, benessere degli animali e lavoro; ribadisce che occorre compensare gli agricoltori per questi costi aggiuntivi e per i beni collettivi da essi forniti alla società;

Sfide del cambiamento climatico

5.   è consapevole della grande sfida rappresentata dai cambiamenti climatici per la sicurezza alimentare, dovuta in particolare all'aumento della frequenza e della portata di fenomeni climatici quali siccità, inondazioni, incendi e tempeste, che finiranno per depauperare le risorse naturali e le rese agricole; è preoccupato delle azioni unilaterali intraprese da paesi o regioni colpite da eventi climatici e degli effetti a cascata di tali misure sui mercati mondiali; invita la Commissione a seguire da vicino l'attuazione negli Stati membri della legislazione inerente ai cambiamenti climatici; sottolinea la necessità e l'urgenza di azioni atte a mitigare i cambiamenti climatici e di misure di adattamento volte ad accrescere la sostenibilità dal punto di vista sia ambientale che economico; esorta gli Stati membri a predisporre adeguate misure di prevenzione e gestione dei rischi al fine di limitare le conseguenze negative delle calamità naturali sulla produzione agricola;

6.  chiede un intervento coordinato e una migliore cooperazione fra l'UE e i paesi in via di sviluppo in materia di cambiamento climatico, con specifico riguardo ai trasferimenti di tecnologia e alla costruzione di capacità; sottolinea la necessità di integrare la lotta ai cambiamenti climatici in tutte le pertinenti politiche dell'Unione, tra cui la cooperazione allo sviluppo, e di concentrare la formazione sull'adattamento climatico e sulle buone prassi di gestione del suolo, come la gestione pedologica e idrica, onde impedire la perdita di terreni agricoli per erosione o salinizzazione;

Maggiore efficacia dell'aiuto allo sviluppo

7.   fa osservare che l'agricoltura è un settore fondamentale nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo e dipende in forte misura da prodotti di base che sono particolarmente vulnerabili alle fluttuazioni di prezzo;

8.   chiede all'UE di sostenere le misure destinate allo sviluppo rurale, aumentando gli investimenti nell'agricoltura e nella sicurezza alimentare e tenendo conto in modo particolare dei bisogni alimentari urgenti, dell'agricoltura su piccola scala e dei programmi di protezione sociale; evidenzia l'importanza dello sviluppo agricolo nei paesi in via di sviluppo e dell'assegnazione di una quota adeguata dell'aiuto pubblico allo sviluppo dell'UE al settore dell'agricoltura; si rammarica che dagli anni «80 sia diminuito considerevolmente il livello di aiuto allo sviluppo destinato all'agricoltura e accoglie favorevolmente il riconoscimento della necessità di invertire tale tendenza;

9.   invita la Commissione ad accordare priorità all'agricoltura nel quadro di aiuti allo sviluppo mirati, responsabili, efficaci e trasparenti, compresa l'assistenza agli agricoltori in materia di accesso ai mercati; chiede un notevole incremento degli aiuti allo sviluppo a favore dell'agricoltura, investimenti in formazione e migliori servizi di consulenza e ricerca agraria decentrata per i paesi in via di sviluppo, in modo da dotare gli agricoltori di tecniche sostenibili che permettano loro di produrre in modo più efficiente proteggendo al tempo stesso il loro ambiente e garantendo la sicurezza alimentare a lungo termine, con l'adeguato supporto dello Stato, ad esempio per l'accesso al credito, al microcredito senza fini di lucro e alle sementi;

10.  invita l'UE e i paesi in via di sviluppo a promuovere la proprietà fondiaria quale strumento per ridurre la povertà e garantire la sicurezza alimentare, rafforzando i diritti di proprietà e facilitando l'accesso al microcredito senza fini di lucro per gli agricoltori, le piccole imprese e le comunità locali; sottolinea l'importanza dei nuovi investimenti per il rafforzamento delle capacità dei piccoli agricoltori, per una più efficace gestione idrica con idonee tecnologie e per la rigenerazione delle sostanze nutrivive dei terreni;

11.  sottolinea che nei paesi in via di sviluppo è necessario introdurre migliori metodi di produzione agricola, tra cui tecnologie a basso costo, garantire la ricerca agraria e incrementare la produttività, al fine di migliorare la sostenibilità e mitigare gli effetti negativi dell'insicurezza alimentare;

12.  rileva che l'assistenza alimentare umanitaria deve corrispondere ai fabbisogni, alle sfide e ai vincoli strutturali dei paesi in via di sviluppo; sottolinea a tale proposito che è importante che l'assistenza alimentare tenga conto della produzione locale e delle capacità di distribuzione, trasporto e commercializzazione di tali paesi in modo da contribuire a gettare le basi per la loro sicurezza alimentare a lungo termine;

Reddito dei produttori e accesso ai fattori di produzione

13.  nota che i fattori che influenzano maggiormente il meccanismo di trasmissione del prezzo e il divario tra i prezzi alla produzione e al consumo sono: la crescente concentrazione lungo la filiera alimentare, il grado di lavorazione del prodotto, gli aumenti di prezzo dovuti a fattori di costo esterni e la speculazione sui prodotti agricoli di base;

14.  nota che i costi della produzione agricola stanno aumentando più velocemente rispetto ai prezzi dei prodotti di base; è preoccupato del fatto che tale situazione potrebbe portare a una riduzione della produzione agricola, con conseguente aggravamento della crisi alimentare nell'UE e nel mondo; sottolinea che gli oligopoli nel settore dei fattori di produzione esplicano effetti devastanti sulla sostenibilità dell'agricoltura, alimentando la dipendenza da un numero ridotto di grandi società per l'acquisto di sementi e fertilizzanti speciali; chiede alla Commissione di vigilare, nel contesto di un accresciuto consolidamento, affinché il mercato dei fattori di produzione operi liberamente, contribuendo all'approvvigionamento alimentare;

15.  esprime preoccupazione per il basso livello dei redditi agricoli nell'UE; rileva che l'abbassamento dei redditi dovuto all'aumento dei costi di produzione e alla volatilità dei prezzi influisce negativamente sulla capacità degli agricoltori di mantenere la produzione impedendo loro di beneficiare dell'aumento dei prezzi dei generi alimentari; è fermamente convinto che, in assenza di una soluzione adeguata a tali problemi, la sicurezza alimentare rischia di essere compromessa;

Produzione alimentare ed energetica

16.  ricorda che la sicurezza energetica e la sicurezza alimentare sono strettamente correlate; riconosce che i costi energetici sono un fattore chiave nel determinare il livello di redditività del settore agricolo, che in larga misura dipende dal petrolio; incoraggia le misure volte a incentivare gli agricoltori ad una maggiore efficienza sotto il profilo energetico e a sviluppare fonti alternative di approvvigionamento di energia; invita l'Unione europea e i governi nazionali a lanciare compagne e a operare riforme strutturali per ridurre al minimo lo spreco di risorse alimentari;

17.  ritiene tuttavia che lo sforzo accresciuto per sviluppare fonti di energia rinnovabili e centrare gli obiettivi del 2020 debba tenere conto dell'impatto sulla produzione e l'approvvigionamento alimentare; sottolinea il delicato equilibrio che comporta la sfida rappresentata dalla concorrenza food/fuel;

Ricerca

18.  sottolinea l'importanza della ricerca finanziata con fondi pubblici per promuovere la sicurezza alimentare; chiede investimenti di ricerca non solo su nuove soluzioni tecnologiche, ma anche su sistemi produttivi globali e sostenibili in grado di contribuire alla sicurezza alimentare a lungo termine; sottolinea in detto contesto il ruolo d'avanguardia che in tale settore può essere assunto, per esempio, da una piattaforma tecnologica dell'UE a favore della ricerca agricola ecologica;

Trasparenza nei mercati dei prodotti di base e azioni contro la speculazione

19.  saluta i tentativi attuali per aumentare la consapevolezza sui meccanismi di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari di base a livello internazionale (in particolare l'iniziativa della Presidenza francese del G20 e il 3° Vertice dei ministri agricoli di Berlino); invita la Commissione a far maggiore chiarezza su tutti i fattori che influiscono sulle fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari a breve e lungo termine, precisando in che misura le varie forme di speculazione e le fluttuazioni dei prezzi dei prodotti di base interagiscano fra loro e illustrando i legami fra mercati dell'energia e prezzi dei prodotti alimentari; ritiene che questa analisi approfondita dei meccanismi che concorrono alla formazione dei prezzi alimentari consentirebbe ai responsabili decisionali dell'UE di adottare con cognizione di causa misure atte a mitigare gli effetti della fluttuazione dei prezzi degli alimenti;

20.  prende atto della comunicazione della Commissione dal titolo «Affrontare le sfide relative ai mercati dei prodotti di base e alle materie prime» e si compiace dell'attenzione che la Commissione ha prestato alla questione; invita la Commissione ad instaurare flussi di informazione più efficaci, atti a fornire tempestivamente dati affidabili sull'evoluzione del mercato, tenendo conto del problema della dislocazione delle scorte; sottolinea peraltro che il miglioramento dei flussi informativi non sono di per sé una soluzione per la volatilità dei mercati; ritiene che possa rivelarsi necessaria un'impostazione più energica nell'affrontare la questione, in particolare per quanto riguarda una maggiore trasparenza nei mercati dei prodotti di base; evidenzia i problemi di pianificazione che incontrano gli agricoltori in tempi di estrema volatilità dei mercati e dei prezzi; richiama l'attenzione sulle difficoltà che gli agricoltori incontrano a livello di pianificazione in momenti di estrema volatilità; esorta la Commissione a presentare misure valide ed efficaci al fine di affrontare con urgenza la questione della volatilità dei mercati agricoli; ritiene che questo sarà un fattore determinante nel garantire il mantenimento della produzione nell'Unione europea;

21.  sottolinea che non è possibile contrastare efficacemente le forti fluttuazioni dei prezzi senza adeguati livelli di scorte di intervento o di scorte strategiche; è pertanto del parere che gli strumenti di intervento sul mercato debbano avere un ruolo essenziale nell'ambito della futura PAC;

22.  chiede maggiore trasparenza, migliore qualità e puntualità delle informazioni sulle riserve e gli stock di prodotti alimentari nonché sulla formazione dei prezzi a livello internazionale, come richiesto nella precitata comunicazione della Commissione; chiede alla Commissione di intraprendere le azioni necessarie per contrastare gli eccessi della speculazione di mercato nel settore delle materie prime; sottolinea che tali misure dovrebbero rientrare nell'ambito degli sforzi messi in atto per una regolamentazione dei mercati finanziari a livello mondiale e dell'Unione europea;

23.  sollecita il G20 a coordinare la creazione di meccanismi preventivi contro le fluttuazioni eccessive dei prezzi e a lavorare a una regolamentazione specificamente destinata a combattere le crisi alimentari e agricole; chiede al G20 di garantire la convergenza della regolamentazione relativa ai prodotti di base alimentari e agricoli coinvolgendo i paesi che non fanno parte del G20; chiede che le soluzioni per lottare contro l'eccessiva volatilità dei prezzi siano coordinate a livello internazionale; chiede che le prassi abusive e le manipolazioni sui prezzi dei prodotti agricoli siano contrastate a livello internazionale, considerato che rischiano di compromettere la sicurezza alimentare globale; condanna le attività abusive degli speculatori sui mercati mondiali dei prodotti di base, delle materie prime agricole e dell'energia, che contribuiscono ad accentuare la volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari e ad aggravare la crisi alimentare mondiale;

24.  chiede alla Commissione di inserire proposte adeguate nelle prossime revisioni della direttiva sui mercati degli strumenti finanziari (MiFiD) e della direttiva sugli abusi di mercato al fine di affrontare i timori legati ai mercati dei prodotti di base alimentari e agricoli;

25.  sostiene, in tale contesto, una revisione della vigente legislazione in materia di strumenti finanziari, che dovrebbe prevedere una negoziazione più trasparente; rammenta che gli strumenti finanziari devono essere al servizio dell'economia e devono aiutare la produzione agricola a superare la crisi e i fenomeni climatici, senza permettere alla speculazione di costituire una minaccia per aziende agricole altrimenti efficienti;

26.  sottolinea l'importante ruolo di vigilanza sui mercati dei prodotti di base attualmente previsto per l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA); invita la Commissione a riflettere sulla possibilità di attribuire maggiori poteri all'ESMA per evitare manipolazioni e abusi sui mercati dei prodotti di base;

27.  è favorevole a un intervento europeo più incisivo per affrontare il problema della manipolazione dei prezzi, anche attraverso un mandato conferito alle autorità di regolamentazione e agli organi di vigilanza per limitare gli abusi speculativi; ritiene che i derivati sulle materie prime siano diversi dagli altri derivati finanziari; invita la Commissione a garantire che la negoziazione dei derivati sulle materie prime alimentari sia limitata per quanto possibile agli investitori direttamente legati ai mercati agricoli;

28.  ritiene che sarebbe utile un sistema globale mirato di riserve alimentari decentrate regionali e locali (riserve di emergenza per combattere la fame e riserve regionali da utilizzare per regolare i prezzi dei prodotti di base e per alleviare la fame in periodi di impennate dei prezzi) che contribuisca a facilitare il commercio mondiale allorché si verificano impennate dei prezzi, a scongiurare protezionismi ricorrenti e ad alleviare la pressione sui mercati alimentari mondiali; ritiene che queste scorte debbano essere gestite a livello più appropriato, con l'intervento delle autorità locali, regionali e nazionali e di un organismo di coordinamento sotto l'egida della FAO, sfruttando appieno l'esperienza maturata dalla FAO e dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite;

Commercio

29.  chiede che i negoziatori UE incorporino questioni extra-commerciali nei negoziati OMC onde assicurare che le importazioni agricole dei paesi terzi diano ai consumatori europei le stesse garanzie di protezione ambientale, benessere animale, sicurezza e qualità alimentare offerte dagli agricoltori dell'Unione europea; ribadisce il suo sostegno a favore del raggiungimento in tempi brevi di un accordo equilibrato in sede OMC, in quanto elemento essenziale per conseguire la sicurezza alimentare a livello mondiale; rammenta al riguardo che l'esistenza di irragionevoli barriere unilaterali agli scambi commerciali concorre all'inefficienza dell'approvvigionamento mondiale di prodotti agricoli; chiede alla Commissione di assicurare che gli accordi commerciali internazionali e bilaterali offrano agli agricoltori europei un futuro sostenibile e salvaguardino la produzione alimentare UE e l'agricoltura su piccola scala, ponendo al riparo da rischi l'accesso universale ai prodotti alimentari;

30.  chiede ai governi nazionali, in linea con le raccomandazioni della FAO, di non adottare misure di restrizione all'export, che potrebbero accrescere l'incertezza sui mercati e perturbare i mercati mondiali e quindi determinare un ulteriore aumento dei prezzi a livello globale;

o
o   o

31.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2011)0006.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0302.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0286.
(4) Testi approvati, P7_TA(2010)0131.
(5) GU C 117 E del 6.5.2010, pag. 180.


Scontri al confine tra la Thailandia e la Cambogia
PDF 118kWORD 39k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sugli scontri al confine tra Thailandia e Cambogia
P7_TA(2011)0072RC-B7-0132/2011

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni del 13 gennaio 2005(1), 10 marzo 2005(2), 19 gennaio 2006(3), 15 marzo 2007(4) e 21 ottobre 2010(5) sulla Cambogia, nonché le sue risoluzioni del 20 maggio 2010(6) sulla Thailandia, e del 1° dicembre 2005(7) sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, Laos e Vietnam,

–  vista la sentenza della Corte internazionale di giustizia del 15 giugno 1962 nella causa concernente il tempio di Preah Vihear (Cambogia contro Thailandia),

–  vista la convenzione dell'Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, che è stata sottoscritta sia dalla Thailandia che dalla Cambogia,

–  vista la dichiarazione rilasciata dal Segretario generale dell'ASEAN il 5 febbraio 2011,

–  vista la dichiarazione rilasciata dall'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, il 7 febbraio 2011,

–  vista la dichiarazione rilasciata dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, a Bangkok il 7 febbraio 2011,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che, dagli inizi di febbraio 2011, al confine tra Cambogia e Thailandia, in particolare nei pressi del tempio di Preah Vihear, si verificano scontri tra le forze armate dei due paesi,

B.  considerando che tali scontri sono iniziati dopo che un tribunale cambogiano ha condannato due cittadini thailandesi a otto anni di reclusione perché ritenuti colpevoli di spionaggio e ingresso illegale dopo aver attraversato il confine, nel dicembre 2010, nella zona contesa fra i due paesi; considerando altresì che la sentenza è stata pronunciata subito dopo la positiva conclusione della settima riunione della commissione mista per la cooperazione bilaterale tra Thailandia e Cambogia, tenutasi il 3 e 4 febbraio 2011, in occasione della quale i due paesi hanno concordato di estendere la cooperazione a tutti gli ambiti e di organizzare nel prossimo futuro, in Thailandia, una riunione della commissione mista per la delimitazione delle frontiere terrestri,

C.  considerando che nell'ultimo secolo il tempio di Preah Vihear è stato ripetutamente al centro di controversie sui confini tra Thailandia e Cambogia,

D.  considerando che il 15 giugno 1962 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che detto tempio si trova nel territorio cambogiano e ricade sotto la sovranità di tale paese,

E.  considerando che il tempio di Preah Vihear, che il 7 luglio 2008 l'UNESCO ha inserito nella lista dei siti appartenenti al Patrimonio dell'umanità, sarebbe stato danneggiato dal fuoco d'artiglieria durante i recenti scontri di confine,

F.  considerando che la comunità internazionale ha una responsabilità particolare quanto alla salvaguardia dei monumenti che figurano nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO,

G.  considerando che, in base alle notizie, vi sono stati morti e feriti tra i soldati e la popolazione civile di entrambe le parti, e che migliaia di civili hanno dovuto essere evacuati dalla regione circostante,

H.  considerando che, secondo notizie di stampa, potrebbero essere state utilizzate munizioni a grappolo e che né la Thailandia né la Cambogia hanno ratificato la convenzione sulle munizioni a grappolo,

I.  considerando che il deterioramento della situazione al confine tra la Thailandia e la Cambogia minaccia la pace e la stabilità nella regione,

J.  considerando che l'Indonesia, che detiene attualmente la presidenza dell'ASEAN, ha intensificato gli sforzi diplomatici per aiutare le due parti a trovare una soluzione temporanea, onde attivare un meccanismo bilaterale per raggiungere l'obiettivo della delimitazione dei confini e della pace generale nella regione; che la presidenza dell'ASEAN incoraggia i due paesi a dialogare tra loro nell'attuale quadro della commissione mista thailandese-cambogiana per la delimitazione delle frontiere,

K.  considerando che la Carta dell'ASEAN prevede l'istituzione di un meccanismo per la soluzione delle controversie che offrirebbe maggiori possibilità di assistenza nella soluzione di dispute bilaterali,

L.  considerando che il Direttore generale dell'UNESCO, Irina Bokova, ha dichiarato che intende inviare una missione nella regione per verificare lo stato del tempio di Preah Vihear,

1.  condanna gli scontri di confine tra gli eserciti del Regno di Cambogia e del Regno di Thailandia ed esorta tutte le parti a dar prova della massima moderazione e a prendere i provvedimenti necessari per allentare la tensione, riprendere il dialogo in vista di una soluzione pacifica delle loro divergenze e accettare l'assistenza dell'ASEAN e delle Nazioni Unite;

2.  deplora le perdite di vite umane verificatesi in occasione dei recenti scontri lungo il confine ed esprime il suo sincero cordoglio alle famiglie delle vittime;

3.  sollecita entrambi i governi a garantire che i civili sfollati a causa degli scontri armati ricevano tutta l'assistenza di cui necessitano;

4.  invita entrambi i paesi a rispettare la sentenza del 1962 della Corte internazionale di giustizia e a trovare una soluzione pacifica alla controversia sulla regione di confine nei pressi del tempio di Preah Vihear;

5.  invita entrambi i paesi a garantire che le loro azioni non violino l'articolo 4, paragrafo 1, della Convenzione dell'Aja per la protezione dei beni culturali in caso di conflitti armati, che vieta di utilizzare i beni culturali situati nel territorio del paese interessato o nel territorio di altre parti contraenti in modo suscettibile di esporli al rischio di distruzione o danni in caso di conflitto armato, nonché ad astenersi da qualsiasi atto di ostilità diretto contro tali beni;

6.  invita le autorità thailandesi e cambogiane a rispettare il Trattato di amicizia e cooperazione nel sud-est asiatico, segnatamente i principi fondamentali dello stesso sulla composizione pacifica delle dispute e controversie, sulla rinuncia alla minaccia o all'uso della forza e su un'efficace cooperazione tra le Alte parti contraenti;

7.  plaude agli sforzi intrapresi dal ministro degli Esteri indonesiano, Marty Natalegawa, in qualità di presidente dell'ASEAN, per promuovere il dialogo tra i due paesi ai fini di una soluzione pacifica della controversia;

8.  valuta positivamente il fatto che Thailandia e Cambogia abbiano accettato di partecipare a una riunione urgente dei paesi del sud-est asiatico per discutere del conflitto sui confini;

9.  accoglie con favore la decisione del Direttore generale dell'UNESCO di inviare un rappresentante speciale a Bangkok e Phnom Penh in una missione di mediazione; esorta entrambe le parti coinvolte a cooperare con un'eventuale missione dell'UNESCO volta ad accertare i danni subiti dal tempio di Preah Vihear;

10.  invita i due paesi a trovare una soluzione che consenta di accedere direttamente al tempio dai rispettivi territori e a non impedire ai cittadini dell'altra parte di raggiungere il tempio o la zona di confine;

11.  esprime la sua preoccupazione per il presunto utilizzo di munizioni a grappolo e invita i due paesi ad astenersi, qualunque siano le circostanze, dall'utilizzare simili munizioni;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'Unione europea, al governo del Regno di Cambogia, al governo del Regno di Thailandia, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Direttore generale dell'UNESCO nonché ai governi degli Stati membri dell'ASEAN.

(1) GU C 247 E del 6.10.2005, pag. 161.
(2) GU C 320 E del 15.12.2005, pag. 280.
(3) GU C 287 E del 24.11.2006, pag. 334.
(4) GU C 301 E del 13.12.2007, pag. 258.
(5) Testi approvati, P7_TA(2010)0389.
(6) Testi approvati, P7_TA(2010)0195.
(7) GU C 285 E del 22.11.2006, pag. 129.


Yemen: pena capitale nei confronti di minorenni autori di reati, segnatamente il caso di Muhammed Taher Thabet Samoum
PDF 116kWORD 39k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sullo Yemen: persecuzione dei minori autori di reati, in particolare il caso di Muhammed Taher Thabet Samoum
P7_TA(2011)0073RC-B7-0135/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 10 febbraio 2010 sulla situazione nello Yemen(1),

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (UNCRC) e il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), di cui lo Yemen è firmatario,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'abolizione della pena di morte, in particolare quella del 7 ottobre 2010 sulla Giornata mondiale contro la pena di morte(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2010 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo del 2009 e sulla politica dell'Unione europea in materia(3),

–  visto il documento strategico della Comunità europea per lo Yemen per il periodo 2007-2013,

–  viste la risoluzione 65/206 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 21 dicembre 2010, in cui si chiede una moratoria sul ricorso alla pena di morte, la risoluzione 62/149 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2007, su una moratoria sul ricorso alla pena di morte, nonché la risoluzione 63/168 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2008, in cui si sollecita l'applicazione della suddetta risoluzione 62/149 dell'Assemblea generale,

–  vista la dichiarazione di Alessandria del 2008 che esorta i governi dei paesi del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale ad adottare una moratoria sulle esecuzioni, quale primo passo verso l'abolizione della pena di morte,

–  vista la versione riveduta e aggiornata degli orientamenti dell'Unione europea in materia di pena di morte, adottata dal Consiglio il 16 giugno 2008,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che nello Yemen, analogamente a quanto già accaduto in altri paesi arabi, in particolare Tunisia ed Egitto, nelle ultime settimane sono scesi in strada dimostranti per chiedere più democrazia e riforme statali; considerando altresì che numerosi manifestanti sono stati attaccati o arrestati dalle forze di sicurezza,

B.  considerando che nel settembre 2001 Muhammed Taher Thabet Samoum è stato condannato a morte dalla Corte penale di Ibb dopo essere stato ritenuto colpevole di un assassinio che avrebbe commesso nel 1999, quando presumibilmente era minorenne; che, in assenza di un certificato di nascita, la condanna a morte è stata confermata da una corte di appello nel maggio 2005 e dalla Corte suprema nell'aprile 2010 ed è stata nel frattempo ratificata dal presidente dello Yemen; che l'esecuzione di Muhammed Taher Thabet Samoum era inizialmente stata fissata al 12 gennaio 2011 ma è stata poi provvisoriamente sospesa dal procuratore generale dello Yemen,

C.  considerando che Fuad Ahmed Ali Abdulla è stato condannato a morte dopo essere stato ritenuto colpevole di un assassinio che avrebbe presumibilmente commesso quando era ancora minorenne, ma che la corte ha respinto tale supposizione; che la sua esecuzione, prevista per il 19 dicembre 2010, è stata sospesa in seguito alle proteste della comunità internazionale, in particolare l'UE, e del suo avvocato,

D.  considerando che la pena di morte è la sanzione crudele, inumana e degradante per antonomasia, che viola il diritto alla vita quale sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

E.  considerando che lo Yemen è un paese firmatario dell'UNCRC e dell'ICCPR e che entrambe vietano espressamente l'esecuzione delle persone condannate per reati commessi quando erano minorenni; che la comminazione della pena di morte per minori autori di reati è espressamente vietata anche dall'articolo 31 del codice penale yemenita,

F.  considerando che sono decine le persone giustiziate nello Yemen nel 2010; che, secondo le segnalazioni di organizzazioni per i diritti umani, nello Yemen centinaia di detenuti attendono nel braccio della morte,

G.  considerando che nello Yemen mancano gli strumenti adeguati per determinare l'età degli imputati in assenza di certificati di nascita, inclusi il personale e le applicazioni forensi necessari,

H.  considerando che permane una profonda preoccupazione per determinati sviluppi in fatto di democrazia, di diritti dell'uomo e di indipendenza della magistratura nello Yemen; considerando altresì che si sono verificati casi di persecuzione di giornalisti e difensori dei diritti umani; che la situazione delle donne è particolarmente difficile ed è caratterizzata da un accesso all'istruzione ancora più limitato e dall'assenza di partecipazione attiva nella vita politica,

I.  considerando che l'Unione europea è tenacemente impegnata a favore dell'abolizione della pena di morte ovunque nel mondo e si adopera affinché tale principio sia universalmente riconosciuto,

J.  considerando che, secondo le informazioni disponibili, soltanto un paese ha giustiziato un minore autore di reati nel 2010, il che evidenzia una diminuzione rispetto al 2009, quando i paesi erano tre; che lo Yemen ha compiuto progressi significativi verso il divieto di ricorrere alla pena di morte per i minori autori di reati; che questa evoluzione induce a sperare che presto l'esecuzione dei minori sarà messa al bando nel mondo intero de jure e de facto,

1.  esprime forte preoccupazione dinanzi ai problemi politici e socioeconomici che si registrano ormai da tempo nello Yemen e chiede che la comunità internazionale si adoperi con grande impegno per evitare un'escalation della crisi attuale;

2.  esprime solidarietà ai dimostranti che chiedono riforme democratiche e condizioni di vita migliori; accoglie con favore, in tale contesto, il fatto che il Presidente Saleh abbia annunciato che si dimetterà nel 2013 e invita le autorità a fermare ogni violenza contro i manifestanti pacifici e a rilasciare tutti coloro che hanno espresso il loro dissenso pacificamente;

3.  condanna tutte le esecuzioni, in qualsiasi paese abbiano luogo, e sottolinea ancora una volta che l'abolizione della pena di morte contribuisce a rafforzare la dignità umana e il progressivo sviluppo dei diritti umani;

4.  esorta il Presidente yemenita e le autorità del paese a fermare l'esecuzione di Muhammed Taher Thabet Samoum e chiede alle autorità yemenite di commutare le condanne a morte emesse nei confronti di Muhammed Taher Thabet Samoum e Fuad Ahmed Ali Abdulla;

5.  invita il governo dello Yemen a cessare le esecuzioni per reati presumibilmente commessi prima dei diciotto anni di età, trattandosi di una sanzione che viola sia il diritto yemenita che gli obblighi contratti dallo Yemen in virtù degli accordi internazionali in materia di diritti umani;

6.   esorta le autorità yemenite a rispettare l'articolo 31 del codice penale dello Yemen che prevede sentenze diverse dalla pena capitale per i reati commessi dai minorenni;

7.   esorta le autorità yemenite a rispettare le garanzie giuridiche riconosciute internazionalmente per i minori, quali l'ICCPR e l'UNCRC;

8.   invita le autorità yemenite ad introdurre un sistema universale di registrazione delle nascite e a migliorare le procedure di determinazione dell'età degli imputati privi di certificati di nascita;

9.   sottolinea che nello Yemen sono necessarie riforme, come richiesto dai numerosi manifestanti scesi nelle strade del paese, al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione e garantire elezioni libere e giuste, il rispetto dei diritti umani, in particolare la libertà dei media e il diritto a un giusto processo, e la parità di trattamento tra uomini e donne;

10.  invita il Consiglio e la Commissione, in particolare alla luce dell'istituzione del Servizio europeo per l'azione esterna, ad attuare rapidamente un approccio coordinato e globale dell'UE nei confronti dello Yemen;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al SEAE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ai governi dei paesi membri delle Nazioni Unite nonché al governo e al Presidente della Repubblica dello Yemen.

(1) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 14.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0351.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0489.


Uganda: assassinio di David Kato
PDF 123kWORD 43k
Risoluzione del Parlamento europeo del 17 febbraio 2011 sull'Uganda: l'uccisione di David Kato
P7_TA(2011)0074RC-B7-0133/2011

Il Parlamento europeo,

–  visti gli obblighi e gli strumenti internazionali in materia di diritti umani, compresi quelli che figurano nelle convenzioni dell'ONU sui diritti umani e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, le quali garantiscono i diritti umani e le libertà fondamentali e vietano la discriminazione,

–  visto l'accordo di partenariato firmato il 23 giugno 2000 a Cotonou tra i membri del gruppo di Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro (accordo di Cotonou), riesaminato a Ouagadougou il 23 giugno 2010, nonché la clausola sui diritti umani in esso contenuta, segnatamente all'articolo 8,

–  visti gli articoli 6, 7 e 21 del trattato sull'Unione europea (TUE) che impegnano l'Unione e i suoi Stati membri a sostenere i diritti umani e la libertà fondamentali e a predisporre strumenti per lottare contro la discriminazione e le violazioni dei diritti umani a livello dell'UE,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 21, il quale vieta la discriminazione basata sulle tendenze sessuali,

–  viste tutte le attività dell'UE collegate alla lotta contro l'omofobia e la discriminazione basata sulle tendenze sessuali,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'omofobia, la protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione,

–  viste le sue risoluzioni del 17 dicembre 2009 sulla proposta di legge contro l'omosessualità in Uganda(1) e del 16 dicembre 2010 sulla cosiddetta «legge Bahati» e la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) in Uganda(2),

–  vista la dichiarazione resa il 17 maggio 2010 dal vicepresidente/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton e dal Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek alla Giornata internazionale contro l'omofobia,

–  vista la dichiarazione del 28 settembre 2010 dell'Assemblea parlamentare ACP sulla coesistenza pacifica delle religioni e l'importanza attribuita al fenomeno dell'omosessualità nel partenariato ACP-UE,

–  vista la dichiarazione resa il 6 dicembre 2010 in risposta della dichiarazione ACP da membri dell'UE all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE su iniziativa dei gruppi PPE, S&D, ALDE, Verde/ALE e GUE/NGL nel Parlamento europeo,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 3 dicembre 2009 sull'integrazione culturale e la partecipazione dei giovani,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che il 26 gennaio 2011 David Kato Kisule, difensore dei diritti umani e personalità rilevante del gruppo Sexual Minorities Uganda per i diritti di gay e lesbiche e della comunità LGBT in generale, è stato brutalmente ucciso in Uganda,

B.  considerando che David Kato era stato in precedenza citato in giudizio e aveva vinto il processo contro il giornale locale Rolling Stone, che il 9 ottobre e il 15 novembre 2010 aveva pubblicato un elenco di nominativi, con dati personali e fotografie, di oltre cento presunti omosessuali, tra cui David Kato, con l'incitazione ad aggredirli e impiccarli,

C.  considerando che il 3 gennaio 2011 la corte suprema dell'Uganda ha sentenziato che il giornale Rolling Stone aveva violato il diritto costituzionale di tutti i cittadini alla dignità e alla riservatezza privata, specificando che neppure la legislazione vigente in Uganda contro l'omosessualità poteva essere intesa come circostanza attenuante per aggressioni o uccisioni di omosessuali, considerando che dopo la sentenza della corte suprema David Kato Kisule ha denunciato un'intensificazione delle minacce e delle intimidazioni,

D.  considerando che il copresidente dell'Assemblea paritetica UE-ACP, il presidente della sottocommissione per i diritti dell'uomo, il Presidente del Parlamento europeo, i responsabili della missione UE a Kampala, il Presidente e il Segretario di Stato degli Stati Uniti, l'Alto commissario per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite e altre personalità della comunità internazionale hanno reso omaggio a David Kato in quanto difensore dei diritti umani e sollecitato le autorità dell'Uganda a portare dinanzi alla giustizia i responsabili,

E.  considerando che il Parlamento europeo, organizzazioni non governative internazionali e rappresentanti di governo dell'UE e degli USA hanno ripetutamente espresso preoccupazione per la situazione delle persone LGBT in Uganda, esposte a discriminazioni e persecuzioni, nonché per l'incitamento all'odio contro persone LGBT da parte di esponenti e organizzazioni della sfera pubblica e privata in Uganda,

F.  considerando che il gruppo di cui faceva parte David Kato si è pubblicamente opposto al disegno di legge contro l'omosessualità (Anti Homosexuality Bill), presentato al parlamento ugandese dal deputato David Bahati il 25 settembre 2009, il quale prevede la reclusione da sette anni all'ergastolo nonché la pena di morte per gli atti omosessuali; considerando altresì che, a norma del citato disegno di legge, chi omette di dichiarare l'omosessualità di un figlio o di un paziente è punito con la reclusione fino a tre anni; considerando che la proposta è tuttora all'esame,

G.  considerando che le persone LGBT in Uganda, nonché le persone di cui il Rolling Stone ha pubblicato fotografia e dati personali, che successivamente sono stati diffusi alla radio e alla televisione, si trovano ora in pericolo effettivo di essere perseguitati e in gran parte sono ora senzatetto, disoccupati, costretti a evitare luoghi pubblici e a nascondersi,

H.  considerando che in Africa l'omosessualità è legale soltanto in 13 paesi ed è reato in 38 paesi; considerando che in Mauritania, Somalia, Sudan e Nigeria del nord l'omosessualità è punita con la pena di morte; considerando che dirigenti politici e religiosi estremisti, tra gli altri, incitano alla violenza contro le persone LGBT, mentre le autorità tollerano e lasciano impuniti i crimini commessi sulla base delle tendenze sessuali, considerando altresì l'aumento costante delle discriminazioni, degli arresti arbitrari o dei maltrattamenti basati sulle tendenze sessuali,

1.  condanna fermamente la brutale uccisione di David Kato Kisule, difensore dei diritti umani in Uganda;

2.  invita la autorità ugandesi a precedere a un'indagine approfondita e imparziale sull'omicidio e a portare dinanzi alla giustizia i responsabili, procedendo in tal modo anche per ogni altro atto di persecuzione, discriminazione e violenza contro persone LGBT e tutti gli altri gruppi minoritari; sollecita le autorità ugandesi a effettuare indagini sugli individui che hanno pubblicamente incitato all'uccisione di David Kato, nonché sulle loro organizzazioni, ruoli e fonti di finanziamento;

3.  deplora il silenzio delle autorità ugandesi in merito ai discorsi discriminatori nei confronti di omosessuali e mette in risalto i loro obblighi a norma del diritto internazionale e dell'accordo di Cotonou, segnatamente il dovere di proteggere tutte le persone da minacce e violenze contro di loro, indipendentemente dalle tendenze sessuali o dall'identità di genere;

4.  ribadisce, in occasione delle elezioni generali e presidenziali previste il 18 febbraio 2011, la necessità di impegnarsi contro la repressione dell'omosessualità e di adottare misure appropriate per far cessare le campagne di stampa omofobe e ogni discorso di incitazione all'odio contro una comunità minoritaria o di giustificazione generica di simili atti compiuti sulla base del genere o delle tendenze sessuali;

5.  invita il governo ugandese ad assicurare alle persone LGBT e a tutti gli altri gruppi minoritari in Uganda una adeguata protezione dalla violenza e ad adottare azioni tempestive contro tutti i discorsi di minaccia o odio atti a incitare alla violenza, alla discriminazione o all'ostilità contro le persone LGBT;

6.  rinnova in detto contesto la sua condanna del disegno di legge Bahati contro l'omosessualità e invita il parlamento dell'Uganda a depenalizzare l'omosessualità e a respingere in ogni circostanza l'applicazione della pena capitale; si associa all'appello del 10 dicembre 2010 del Segretario generale dell'ONU Ban Ki per la depenalizzazione universale dell'omosessualità;

7.  denuncia ogni tentativo volto a istigare all'odio e sostenere la violenza contro i gruppi minoritari, compresi quelli sulla base del genere o delle tendenze sessuali; si associa all'appello che l'organizzazione di David Kato (SMUG) e altre organizzazioni hanno rivolto alle autorità e ai dirigenti politici e religiosi, nonché ai mezzi di informazione, affinché pongano fine alla stigmatizzazione delle minoranze sessuali e alle spinte verso un clima di violenza contro le persone LGBT;

8.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a inserire i militanti LGBT nei rispettivi programmi a sostegno dei difensori dei diritti umani; invita le organizzazioni non governative in Uganda a cooperare con la coalizione ugandese per i diritti umani e con le organizzazioni LGBT;

9.  invita l'UE e gli Stati membri a far sì che la rispettiva politica estera, compresa la loro politica di cooperazione e di sviluppo, nei confronti dei paesi terzi, in relazione tanto alle autorità che alle ONG, tenga in debita considerazione la situazione di diritti umani di tutti i gruppi minoritari, comprese la persone LGBT, al fine di assicurare che in tale ambito siano compiuti progressi concreti; invita la Commissione, il Consiglio e il servizio europeo per l'azione esterna a fare pieno uso dello strumentario per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) nell'ambito delle relazioni con l'Uganda, fornendo piena protezione ai militanti LGBT in Uganda e sostenendone le attività; invita la Commissione a inserire tali problematiche nella tabella di marcia contro l'omofobia la cui l'elaborazione è stato sollecitata dal Parlamento europeo(3);

10.  esprime profonda preoccupazione perché donatori internazionali, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, organizzazioni umanitarie e mediche dovrebbero riconsiderare o cessare le proprie attività in taluni settori ove il progetto di legge fosse approvato e rileva che la Germania ha deciso di bloccare la metà dei 33 milioni di dollari di aiuto esterno destinati al Malawi a causa della criminalizzazione dell'omosessualità e delle restrizioni alla libertà di stampa, con successivo rifiuto degli Stati Uniti di erogare oltre 350 milioni di dollari di aiuto estero al Malawi in assenza di ulteriori colloqui sulla legge che limita le libertà individuali;

11.  ribadisce la sua adesione ai diritti umani universali e rammenta che le tendenze sessuali sono un ambito che rientra nella sfera del diritto individuale alla riservatezza nei termini in cui essa è garantita del diritto internazionale sui diritti umani, secondo cui occorre tutelare l'uguaglianza e la non discriminazione e va garantita la libertà di espressione e ricorda alle autorità ugandesi i loro obblighi a norma del diritto internazionale e dell'accordo di Cotonou, il quale stipula che devono essere rispettati i diritti umani universali;

12.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a ribadire il principio che per le persone esposte a rischio di persecuzione tale aspetto va considerato ai fini dello statuto di rifugiato;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente/alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Presidente della Repubblica dell'Uganda, al presidente del parlamento ugandese, all'Assemblea legislativa dell'Africa orientale, nonché all'Unione africana e alle sue istituzioni.

(1) GU C 286 E del 22.10.2010, pag. 25.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0495.
(3) Paragrafo 7 della risoluzione P7_TA(2011)0019 del 19 gennaio 2011.

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