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Procedura : 2011/2032(INI)
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A7-0231/2011

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PV 06/07/2011 - 13
CRE 06/07/2011 - 13

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Giovedì 7 luglio 2011 - Strasburgo
Politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione
P7_TA(2011)0334A7-0231/2011

Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione (2011/2032(INI))

Il Parlamento europeo,

–  viste la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in particolare il suo articolo 21, e la convenzione internazionale sui diritti civili e politici, in particolare il suo articolo 25,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite del 1979 sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW),

–  visti la convenzione europea per la protezione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e gli impegni dell'OSCE stabiliti a Copenaghen nel 1990 e in occasione del Vertice di Istanbul del 1999, quando tutti i paesi partecipanti dell'OSCE si sono impegnati ad invitare alle loro elezioni osservatori internazionali, e segnatamente l'Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR),

–  viste la carta africana sui diritti dell'uomo e dei popoli e la convenzione americana sui diritti dell'uomo,

–  vista la convenzione 169 dell'OIL sui popoli indigeni e tribali, adottata il 7 giugno 1989,

–  visti gli articoli 2, 6, 8 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Strasburgo il 12 dicembre 2007,

–  visti gli articoli 8, 9 e 96 dell'accordo di partenariato ACP–UE (2000),

–  viste la risoluzione dal titolo «La promozione e il consolidamento della democrazia», adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 4 dicembre 2000(1), e la sua risoluzione «Il rafforzamento del ruolo delle organizzazioni e dei meccanismi regionali, subregionali e altri con l'obiettivo di promuovere e consolidare la democrazia» del 20 dicembre 2004(2),

–  visto il regolamento (CE) n. 1889/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR),

–  viste le sue risoluzioni del 20 settembre 1996 sulla comunicazione della Commissione sul richiamo al rispetto dei principi democratici e dei diritti umani negli accordi fra la Comunità e i paesi terzi(3) e del 14 febbraio 2006 sulla clausola concernente i diritti umani e la democrazia negli accordi dell'Unione europea(4),

–  vista la sua risoluzione del 15 marzo 2001 sulla comunicazione della Commissione in materia di assistenza e monitoraggio delle elezioni da parte dell'UE(5),

–  vista la sua risoluzione del 25 aprile 2002 sulla Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sul ruolo dell'Unione europea nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione nei paesi terzi(6),

–  vista la sua risoluzione dell'8 maggio 2008 sulle missioni di osservazione elettorale dell'UE: obiettivi, prassi e sfide future(7),

–  vista la sua risoluzione del 22 ottobre 2009 sul rafforzamento della democrazia nelle relazioni esterne dell'UE(8),

–  vista la sua risoluzione del 25 marzo 2010 sulle conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale per i paesi in via di sviluppo e la cooperazione allo sviluppo(9),

–  vista la sua risoluzione del 21 settembre 2010 sulla riduzione della povertà e la creazione di posti di lavoro nei paesi in via di sviluppo: la via da seguire, in particolare i paragrafi 71, 72 e 73(10),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(11),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(12),

–  vista la sua risoluzione del 16 dicembre 2010 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo del 2009 e sulla politica dell'Unione europea in materia(13),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sulla fiscalità e lo sviluppo – cooperazione con i paesi in via di sviluppo per la promozione delle buone pratiche di gestione in materia tributaria(14),

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sui flussi migratori causati dall'instabilità: portata e ruolo della politica estera dell'UE(15),

–  visti tutti gli accordi esistenti tra l'Unione europea e i paesi terzi e le clausole in materia di diritti umani e democrazia contenute in detti accordi,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 maggio 2009 sul «Sostegno alla governance democratica – verso un quadro UE rafforzato»,

–  viste le due serie di conclusioni del Consiglio sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell'Unione europea: quelle del 17 novembre 2009 e del 13 dicembre 2010 contenenti la relazione 2010 sull'andamento dei lavori e l'elenco dei paesi pilota,

–  visto il documento congiunto della Commissione e del Segretariato generale del Consiglio sulla costruzione della democrazia nelle relazioni esterne dell'UE (SEC(2009)1095),

–  vista la comunicazione congiunta al Consiglio europeo, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo «Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale» (COM(2011)0200),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo di Copenaghen del 22 giugno 1993,

   visti gli strumenti finanziari a carattere tematico e geografico della Commissione europea in tema di democratizzazione, diritti umani e tratta degli esseri umani (quali AENEAS, il programma tematico Migrazione e asilo che lo ha sostituito, MIEUX, EIDHR, TAIEX e ENPI, ecc.),

–  vista la relazione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla questione dei diritti umani e delle imprese multinazionali e delle altre imprese, del 21 marzo 2011(16),

–  vista la creazione della funzione di vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e di un nuovo Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) operativo dal 1° gennaio 2011,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0231/2011),

A.  considerando che i trattati dell'Unione proclamano i diritti dell'uomo e la democrazia quali valori fondatori dell'UE e principi e obiettivi dell'azione esterna di quest'ultima, che l'Unione deve promuovere in quanto universali,

B.  considerando che la democrazia rappresenta la tutela migliore per i diritti umani e le libertà fondamentali, per la tolleranza nei confronti di tutti i gruppi che compongono la società e per le pari opportunità di tutti gli individui,

C.  considerando che la democrazia è divenuta un valore universale ma che i sistemi democratici possono presentare forme e organizzazioni diverse, come dimostrato sia dalle differenti forme di democrazia dalla pari validità presenti nei 27 Stati membri dell'UE, forgiate dalla storia, dalla cultura e dalle circostanze, sia dall'UE stessa che rappresenta una forma di democrazia sovranazionale unica al mondo, che, pur non essendoci né un modello unico di democrazia né un programma unico per conseguirla, esiste un consenso comune sugli elementi fondamentali della democrazia,

D.  considerando che detti elementi sono definiti in due risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(17),

E.  considerando che i diritti umani e la democrazia sono indissolubilmente connessi e che, solo in una democrazia, le persone possono godere appieno dei diritti umani e delle libertà fondamentali; che la democrazia può esistere solo se i diritti umani sono rispettati,

F.  considerando che lo Stato di diritto deve prevalere, garantendo l'uguaglianza di fronte alla legge, il riconoscimento dei diritti di proprietà privata e l'assenza di interferenze arbitrarie da parte delle autorità pubbliche, sia a livello giuridico che pratico, e che pertanto le istituzioni pubbliche dovrebbero esercitare i propri poteri attraverso eletti e funzionari pubblici che agiscano in modo trasparente e siano tenuti a rendere conto del proprio operato, con una magistratura indipendente e imparziale,

G.  considerando che l'uguaglianza e la non discriminazione sono essenziali e che ogni persona ha diritto al godimento di tutti i diritti umani senza discriminazioni di razza, di genere, di orientamento sessuale, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di nascita o di altra condizione; che la democrazia è garante dei diritti di tutti, comprese le minoranze, le popolazioni autoctone e altri gruppi vulnerabili; che la capacità delle donne e degli uomini di partecipare in condizioni di parità alla vita politica e al processo decisionale è il presupposto di un'autentica democrazia,

H.  che la governance democratica comprende, tra l'altro, la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l'accesso alla giustizia, un ruolo importante per i parlamenti e le autorità locali nel processo decisionale, nonché una gestione trasparente delle finanze pubbliche; che l'obbligo per i leader e i funzionari pubblici di rendere conto ai cittadini è un elemento fondamentale della democrazia; che, in tale contesto, la lotta contro la corruzione è essenziale e che la governance democratica comporta anche il controllo civile del settore della sicurezza,

I.  considerando che tutti i cittadini hanno il diritto di votare periodicamente nell'ambito di elezioni libere ed eque e di candidarsi a cariche pubbliche,

J.  considerando che la libertà di opinione e di espressione sulle questioni politiche, sociali ed economiche, nel senso più ampio del termine, senza il rischio di punizioni da parte dello Stato, è un diritto universale, come lo è la possibilità di disporre di diverse fonti di informazione,

K.  considerando che tutti i cittadini hanno il diritto di costituire associazioni e organizzazioni indipendenti, compresi partiti politici e gruppi di interesse indipendenti,

L.  considerando che i partiti politici e il ventaglio di opinioni politiche, interessi, affiliazioni regionali o comunali che essi rappresentano hanno un'importanza essenziale; che i partiti politici devono poter operare liberi da interferenze del governo e dei dirigenti pubblici; che ai rappresentanti eletti, indipendentemente dal fatto che sostengano il governo o vi si oppongano, occorrono l'autorità e le risorse per discutere e approvare le leggi e i bilanci nazionali e per garantire che il governo risponda dell'operato dell'amministrazione pubblica e dell'uso dei fondi; che parlamenti solidi, che fungano da forum pubblici per negoziare pacificamente concetti in competizione in tema di ordine politico e sociale nonché organi decisionali nazionali sono essenziali per l'esperienza di una democrazia inclusiva,

M.  sottolinea che le organizzazioni della società civile e i soggetti non statali sono un elemento costitutivo essenziale di una democrazia correttamente funzionante e svolgono un ruolo importante ai fini della costruzione di una cultura democratica profondamente radicata nella società; che indirizzano le richieste pubbliche e fanno sì che le autorità pubbliche rispondano delle loro azioni,

N.  considerando che media indipendenti e diversificati sono essenziali per garantire l'espressione e la comunicazione all'opinione pubblica di una vasta gamma di opinioni e punti di vista e che il libero accesso alle informazioni e alle comunicazioni e un accesso senza censure a Internet (libertà di Internet) sono diritti universali indispensabili per garantire la trasparenza e la responsabilizzazione nella vita pubblica,

O.  considerando che l'educazione ai valori democratici è importante per sostenere la democrazia, come lo è una partecipazione, modulata in base all'età, al processo decisionale all'interno degli istituti di insegnamento,

P.  considerando che le istituzioni dell'Unione devono fare di questi elementi essenziali della democrazia le basi costitutive del sostegno dell'UE a settori specifici, per aiutare i paesi terzi a intraprendere il proprio cammino verso la democrazia,

Q.  considerando che detti elementi sono rispecchiati dalle conclusioni del Consiglio sul sostegno alla democrazia nel quadro delle relazioni esterne dell'UE del 2009 e 2010,

R.  considerando che l'adesione dell'UE alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) rafforzerà il sistema europeo di protezione dei diritti umani e migliorerà la posizione dell'UE nei confronti dei paesi terzi,

S.  considerando che è estremamente importante ribadire l'interdipendenza e il rafforzamento reciproco tra i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali e che solo il rispetto di tutti questi diritti può contribuire a fondare una vera democrazia; che la democrazia costituisce il miglior strumento per garantire e proteggere i diritti umani e per permettere uno sviluppo economico sostenibile; che la partecipazione attiva e il contributo della società civile ai processi di governance hanno un'importanza fondamentale, sebbene siano troppo spesso trascurati,

T.  considerando che nel suo programma d'azione di sostengo alla democrazia nelle relazioni esterne dell'UE il Consiglio ha affermato la volontà di accrescere la coerenza e l'efficacia del suo sostegno, ma che ben pochi progressi sono stati realizzati in tal senso,

U.  considerando che l'Unione dispone di una vasta gamma di strumenti di sostegno alla democrazia e ai diritti dell'uomo (quali gli accordi e i partenariati politici, economici e commerciali, che comprendono le clausole sui diritti umani e la democrazia, il regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e il buon governo (SPG+), i dialoghi politici, le azioni PESC, le missioni PESD, gli strumenti finanziari specializzati, i progetti di gemellaggio e le missioni di osservazione elettorale); considerando, tuttavia, che è necessario pervenire a una politica coerente e orientata ai risultati in materia di diritti umani e democrazia basata su una metodologia standard adeguata alla situazione di ogni paese che elimini le incoerenze attuali e gli approcci basati su due pesi e due misure nelle politiche esterne dell'UE a sostegno della democratizzazione e ne scongiuri l'emergere di nuovi, presti particolare attenzione alle specifiche esigenze legate a situazioni di fragilità e postbelliche e promuova la democrazia, i diritti umani e lo sviluppo in quanto obiettivi interconnessi,

V.  considerando che l'Unione europea dovrebbe essere più sensibile alle realtà sociali, politiche, economiche e strategiche di un paese quando decide se concedere o ritirare le preferenze commerciali come il regime SPG+,

W.  considerando che l'Unione dovrebbe intensificare gli sforzi per promuovere le norme e gli elementi connessi alla democrazia attraverso le sue attività in seno alle organizzazioni internazionali e continuare a promuovere l'attuazione effettiva degli impegni e degli obblighi assunti nei e attraverso i forum a cui partecipano gli Stati membri dell'UE,

X.  considerando che rimangono sfide importanti per quanto concerne il controllo e l'attuazione di clausole vincolanti in materia di diritti umani negli accordi internazionali dell'Unione; che la sospensione di un accordo internazionale tra l'Unione e il suo paese partner in seguito a gravi violazioni dei diritti umani o della democrazia è uno strumento che esiste per essere utilizzato in determinate situazioni; che, nonostante le frequenti violazioni della clausola sui diritti umani e la democrazia e il mancato rispetto degli impegni contenuti nei pertinenti accordi internazionali da parte di taluni paesi terzi, i governi di detti paesi sono penalizzati o condannati in modo adeguato soltanto raramente, anche dinanzi a gravi violazioni dei diritti umani; che il mancato ricorso da parte dell'Unione a tale strumento in modo sistematico ne mini la credibilità di attore fermo e risoluto sulla scena internazionale,

Y.  considerando che la scelta delle sanzioni deve essere operata in modo corretto, misurato e intelligente e che le popolazioni del paese cui sono imposte non devono in nessun caso essere le vittime principali di tali sanzioni,

Z.  considerando che l'Unione dispone di un'autentica politica di incentivi in questo settore per fare da volano alle riforme, ma che per motivi politici il loro pieno potenziale non è stato sfruttato, in particolare a causa di una mancanza di consenso all'interno dell'Unione riguardo all'importanza della promozione della democrazia e del rispetto dei diritti umani rispetto ad altre priorità; che non esiste a priori alcun ostacolo strutturale o giuridico all'utilizzo coordinato degli strumenti finanziari esterni per sostenere la democratizzazione,

AA.  considerando che la risoluzione 63/168 adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2008 chiede una moratoria globale sul ricorso alla pena di morte; che molti paesi del mondo ricorrono ancora alla pena di morte come metodo di punizione, in alcuni casi persino nei confronti di minori,

AB.  considerando che lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) è un elemento chiave della politica europea in quanto si concentra sulle azioni che non possono essere realizzate attraverso gli strumenti di cooperazione bilaterale,

AC.  considerando che l'EIDHR consente di finanziare le missioni di osservazione elettorale dell'Unione europea, strumento essenziale di interazione in materia di consolidamento democratico, ma che il monitoraggio e l'attuazione delle loro raccomandazioni sono stati spesso insufficienti,

AD.  considerando che tale situazione ha potuto svilupparsi a seguito di una mancanza di volontà politica dei governi dei paesi che accolgono le missioni di osservazione elettorale dell'UE nonché dell'incapacità della Commissione e degli Stati membri di garantire che tali raccomandazioni siano seguite da programmi di sostegno specifici, segnatamente a favore dei parlamenti recentemente eletti,

AE.  considerando che il Parlamento europeo non dispone ancora di analisi sufficientemente dettagliate che gli consentano di valutare l'entità del sostegno alla democrazia fornito dall'Unione, Stati membri compresi; che ciò è in parte dovuto a questioni di trasparenza, di accesso ai documenti e di consultazione ancora non risolte da parte del Consiglio,

AF.  considerando che solo ricorrendo ad un principio di piena condizionalità degli aiuti è possibile conseguire gli obiettivi di un'autentica democratizzazione, di un vero rispetto dei diritti umani e di un reale miglioramento delle prospettive economiche per le popolazioni locali; che tale principio di condizionalità deve essere definito insieme ai paesi beneficiari, in stretta consultazione non solo con i governi, ma anche con la società civile e nel pieno rispetto delle reali esigenze delle popolazioni locali,

AG.  considerando che i partiti politici e i parlamenti eletti in modo libero ed equo sono fondamentali per ogni democrazia e processo di democratizzazione, ma che il sostegno e l'applicazione dell'EIDHR non hanno ancora assunto un'importanza pari a quella di questi soggetti in passato,

AH.  considerando che il lavoro di UN Women è essenziale per sostenere le donne nel loro contributo e nella loro partecipazione al processo di democratizzazione,

AI.  considerando che vi è un ampio consenso tra le istituzioni dell'Unione riguardo alla natura multidimensionale, complessa e di lungo periodo della democrazia, ma che la Commissione e gli Stati membri non hanno tenuto in considerazione l'intero ciclo elettorale al momento della programmazione e dell'attuazione delle misure a sostegno della democrazia,

AJ.  considerando che, all'interno degli Stati in fase di democratizzazione, le donne e i bambini sono particolarmente vulnerabili alla tratta degli esseri umani, anche a scopo di prostituzione,

Necessità di un cambiamento di paradigma

1.  ritiene che solo le democrazie basate sullo Stato di diritto possano fungere da fondamenta per partenariati strutturali equilibrati tra i paesi terzi e l'Unione, che siano anche rispettosi delle necessità e degli interessi delle due parti e dei rispettivi popoli;

2.  sottolinea che i partenariati basati sul dialogo e la consultazione rafforzano l'appropriazione dei processi di costruzione della democrazia e degli elementi della governance democratica; invita tutte le istituzioni dell'Unione a compiere maggiori sforzi per impiegare questi dialoghi in modo più coerente, sistematico e coordinato;

3.  ritiene che il ruolo dell'Unione europea di «soft power» nel sistema internazionale possa essere consolidato solo se la protezione dei diritti umani costituisce una vera priorità nella sua politica nei confronti dei paesi terzi;

4.  ricorda che il punto di partenza indispensabile affinché l'UE si doti di una politica estera credibile e coerente e fornisca sostegno allo sviluppo della democrazia è instaurare una politica esemplare in materia di rispetto dei diritti umani e della democrazia all'interno dell'UE e dei suoi Stati membri, sia adesso che in futuro;

5.  ritiene che la lotta contro la povertà e l'eliminazione degli ostacoli che impediscono lo sviluppo dei paesi possano apportare un contributo decisivo al processo democratico;

6.  rileva che quanto sta accadendo nel Nord Africa e in Medio Oriente ha dimostrato i limiti di un approccio centrato sulla sicurezza, in particolare la lotta contro l'immigrazione irregolare, e la stabilità, che non è riuscito a ridurre la povertà e l'ingiustizia sociale; sottolinea che «sicurezza contro democrazia» è un falso dilemma, dato che non vi può essere sicurezza della popolazione in una società priva di un governo democratico e responsabile; ritiene che, sebbene sia stata registrata una crescita economica, i benefici non sono stati ripartiti in maniera equa; ritiene pertanto che la questione della giustizia sociale e della lotta contro le disuguaglianze debba diventare un obiettivo essenziale della politica esterna dell'Unione, in quanto fattore indispensabile per la creazione di una società pacifica, prospera e democratica;

7.  evidenzia la necessità di un cambiamento di paradigma mirante a un autentico consolidamento della democrazia, fondato su uno sviluppo endogeno, sostenibile e globale che porti beneficio delle popolazioni e che lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali; ritiene che l'UE debba incoraggiare la creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo di una società democratica;

8.  sottolinea che la democrazia quale sistema di governo prevede meccanismi di attribuzione del potere politico e di gestione dei conflitti, essenziali per società stabili e pacifiche; rileva, tuttavia, che la democrazia deve essere creata in loco e non può essere artificialmente imposta da soggetti esterni; afferma che l'UE, insieme alla comunità internazionale, può svolgere un ruolo attivo a sostegno del processo di consolidamento democratico;

9.  ritiene che, affinché la democratizzazione abbia successo, è fondamentale che affronti lo sviluppo sociale ed economico del paese interessato al fine di garantire la soddisfazione dei diritti fondamentali dei suoi abitanti, quali il diritto all'istruzione, alla salute e all'occupazione;

10.  è del parere che l'esperienza della transizione democratica seguita al crollo delle dittature comuniste nell'Europa centrale e orientale debba essere condivisa con le nuove forze democratiche emergenti in Nord Africa e più in generale in Medio Oriente; incoraggia la Commissione europea e il SEAE a partecipare più attivamente al processo democratico in atto in questa importante regione limitrofa; esorta le parti europee a sviluppare programmi di cooperazione orizzontale con i partner emergenti di tutte le regioni vicine;

11.  sottolinea che adesso la priorità deve essere data a un utilizzo concreto maggiore e più energico della gamma esistente di incentivi dell'Unione, riuniti in strategie adattate alla situazione di ogni singolo paese, e all'eliminazione delle incoerenze e della politica di due pesi e due misure nell'attuazione, che rendono più fragile la percezione dell'Europa e la sua capacità di attuare una politica esterna forte e coerente; sottolinea che tale approccio richiede un autentico cambiamento di politica che faccia della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani la pietra angolare della politica esterna dell'Unione, non soltanto traducendoli in obiettivi politici, ma anche integrandoli nell'articolazione e nella struttura stessa di tale politica;

12.  chiede che gli accordi internazionali, i documenti strategici per paese, i piani d'azione, il programma SPG+ e ogni altro rapporto contrattuale tra l'Unione e i paesi terzi siano rafforzati da una formulazione più puntuale delle clausole in materia di diritti umani, di democrazia, di diritto dei popoli indigeni a una consultazione preliminare e di buon governo, da meccanismi precisi in caso di mancato rispetto sulla base, almeno, di quelli contenuti nell'accordo di Cotonou, da impegni e parametri specifici, misurabili, conseguibili e puntuali al fine di valutare i progressi realizzati e da un calendario specifico di attuazione; si rammarica che nonostante le clausole in materia di diritti umani presenti nell'accordo di Cotonou, l'Unione europea tolleri spesso le violazioni ripetute e sistematiche dei diritti umani commesse da alcuni governi partner di Cotonou, accettando la situazione come un dato di fatto; invita la Commissione ad approvare politiche coerenti per scoraggiare le violazioni dei diritti umani, come la riduzione delle dotazioni finanziarie per i governi che non rispettano la democrazia e i diritti umani, negando loro, pertanto, il sostegno di bilancio e le risorse finanziarie per rafforzare la società civile senza l'intervento diretto di tali governi;

13.  rammenta che gli obiettivi della politica commerciale comune dovrebbero essere perfettamente coordinati con gli obiettivi globali dell'Unione europea; sottolinea che, secondo l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, la politica commerciale comune è condotta nel quadro dei principi e degli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione e che deve contribuire in particolare, conformemente all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea, allo sviluppo sostenibile, allo sradicamento della povertà e alla tutela dei diritti umani;

14.  sottolinea l'importanza di un controllo costante sull'attuazione degli accordi e chiede a tale proposito di fare ricorso a studi d'impatto sui diritti umani e la democrazia, oltre a quelli sullo sviluppo sostenibile onde garantire la valutazione costante degli accordi;

15.  osserva che i principi e i valori democratici possono essere ulteriormente incoraggiati attraverso la promozione della ratifica dello statuto di Roma della Corte penale internazionale, dando la priorità alle regioni sottorappresentate, al fine di rafforzare il suo carattere universale e la lotta contro l'impunità, il genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità;

16.  deplora che la Commissione metta in atto soltanto molto raramente i meccanismi che consentono di ritirare le preferenze a titolo del regime SPG+ in caso di violazione degli accordi ad esso associati; condanna l'atteggiamento della Commissione che, nonostante le relazioni concordanti di diverse organizzazioni internazionali, si oppone all'avvio di inchieste nei confronti di diversi paesi beneficiari del regime SPG+ fortemente sospettati di non rispettare gli accordi che hanno sottoscritto;

17.  ricorda la posizione forte espressa dal Parlamento a favore dell'integrazione di clausole giuridicamente vincolanti in materia sociale, ambientale e di rispetto dei diritti umani, in tutti gli accordi di libero scambio, prendendo come base minima l'elenco delle convenzioni contenute nel regolamento SPG+;

18.  riafferma che è necessario che il Parlamento europeo operi un controllo più rigoroso su tali elementi; chiede, di conseguenza, che il Consiglio e la Commissione coinvolgano il Parlamento europeo a tutti gli stadi relativi ai negoziati, alla conclusione, all'applicazione e alla sospensione degli accordi internazionali con i paesi terzi, ivi compreso il processo di definizione del mandato di negoziazione dei nuovi accordi (segnatamente in materia di promozione dei diritti umani), al dialogo in seno ai consigli di associazione o qualunque altro organo politico equivalente competente per il controllo di un accordo (in merito al rispetto degli impegni assunti in materia di democratizzazione), e al processo decisionale sulla eventuale necessità di effettuare una consultazione o di sospendere un accordo;

19.  ritiene che si debbano trarre insegnamenti dal passato riguardo al processo decisionale per migliorare i rapporti con i paesi partner; sottolinea che lo stato avanzato deve essere concesso soltanto se vengono soddisfatti requisiti chiari in materia di diritti umani e democrazia da parte dei paesi partner; chiede ancora una volta un meccanismo di consultazione chiaro che garantisca che il Parlamento sia tenuto pienamente informato a tutti i livelli dei negoziati;

20.  ritiene che il monitoraggio della situazione dei diritti umani in ogni paese tragga la sua legittimità principalmente dal quadro delle Nazioni Unite e ribadisce la necessità di una posizione comune dei paesi europei in tutti gli organi dell'ONU; chiede cionondimeno alla Commissione e al SEAE di presentare relazioni regolari e esaustive sull'attuazione da parte dei paesi terzi degli impegni in materia di democrazia e di diritti umani specificamente inclusi negli accordi con l'Unione;

21.  ribadisce il fermo sostegno dell'Unione europea al lavoro dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, di UN Women e dell'UNICEF; sollecita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a collaborare strettamente con il Consiglio per i diritti umani;

22.  chiede altresì all'UE, in un settore così sensibile come quello della democratizzazione, di basare le sue strategie su un'analisi dettagliata delle possibilità di riforma nei paesi terzi e della volontà politica dei leader di impegnarsi in tale processo, nonché di identificare i possibili blocchi al fine di determinare le strategie più idonee; ritiene che questo processo di identificazione debba basarsi su scambi periodici di opinioni con tutte le componenti democratiche di un paese onde garantire che detto processo si radichi nella fiducia e nella conoscenza reciproche;

23.  rileva che gli aiuti europei erogati come sostegno di bilancio a Stati autoritari non garantisce sempre lo sviluppo democratico e che, nel valutare l'efficacia degli aiuti, occorre concentrarsi sui risultati degli aiuti, piuttosto che sulla loro concessione;

24.  raccomanda all'Unione, nel caso dei partenariati più difficili, di astenersi dall'isolare i paesi interessati ma, al contrario, di mantenere relazioni con tali paesi basate su una condizionalità efficace e adeguata, che costituisca un autentico incentivo alle riforme democratiche e al rispetto degli obblighi di buona governance e dei diritti umani, nonché di controllare che le popolazioni beneficino realmente della cooperazione; condivide l'approccio «più per più» enunciato nella comunicazione «Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale»; ritiene che, per contro, l'Unione non dovrebbe esitare a riassegnare i fondi precedentemente destinati a paesi i cui governi non rispettano i propri impegni in materia di governance democratica a favore di paesi che hanno compiuto maggiori progressi verso il rispetto degli impegni assunti sia nell'ambito del partenariato euromediterraneo sia nell'ambito del partenariato orientale e chiede di porre maggiore enfasi sulla promozione della democrazia nelle politiche di partenariato e vicinato;

25.  esorta l'Unione a non esitare ad imporre sanzioni opportune, proporzionate e intelligenti mirate contro le principali autorità del regime nei paesi che non rispettano gli impegni assunti in tema di diritti umani, buona governance e democratizzazione, sostenendo al contempo le popolazioni e aumentando l'assistenza diretta al rafforzamento della società civile e valutando prima di agire le conseguenze di tali sanzioni sulle popolazioni dei paesi beneficiari; sottolinea che la cooperazione con i paesi terzi deve avvenire su una base di rispetto pari e reciproco tra i paesi; chiede che venga creata una rete di sostegno finanziario, sotto l'egida di una banca euromediterranea, per promuovere iniziative di sviluppo tecnico e imprenditoriale;

26.  sottolinea, tuttavia, che tale approccio, insieme all'imminente revisione della politica europea di vicinato (PEV), sottintende che un sistema differenziato può rivelarsi uno strumento prezioso e credibile solo se prevede gli stessi obiettivi in tema di diritti umani e democrazia per tutti i paesi partner della PEV; sottolinea che l'Unione perderebbe ancora una volta la sua credibilità se operasse una differenza tra «standard minimi», imposti ai paesi più difficili, e standard più ambiziosi per i paesi più avanzati;

27.  invita il Consiglio e il SEAE a razionalizzare l'impiego delle sanzioni «intelligenti» e delle relative minacce quale strumento della politica dell'UE sui diritti umani nei confronti dei regimi più oppressivi; è convinto che misure punitive selettive, come il congelamento dei beni e i divieti di viaggio, imposte a personaggi di rango elevato possano e debbano essere applicate in modo tale da non impedire un'ulteriore impegno diplomatico, il commercio bilaterale, la prestazione dell'assistenza dell'Unione e i contatti interpersonali; ribadisce, tuttavia, che per fungere da deterrente efficace contro gli abusi dei diritti umani, le sanzioni mirate dovrebbero essere applicate in modo sistematico, coerente e con la più ampia collaborazione internazionale possibile;

28.  invita l'UE e gli Stati membri a esercitare, ove necessario, pressioni sui governi degli Stati la cui cattiva reputazione in materia di diritti umani è nota, al fine di migliorare tale situazione e accelerare così il processo di democratizzazione;

29.  auspica l'istituzione di un forum che riunisca i parlamenti nazionali e il Parlamento europeo al fine di affrontare questioni di politica estera, segnatamente per quanto concerne tematiche sensibili quali i diritti umani e la democrazia;

Approfondimento della dimensione politica

30.  ritiene che sia necessario un approccio globale e coerente basato su strategie mirate in materia di sviluppo, di diritti dell'uomo, buona governance, inclusione sociale, promozione delle donne e delle minoranze e tolleranza religiosa, quale strumento addizionale della politica estera dell'UE indispensabile per riconciliare i due approcci esistenti nel settore della promozione della democrazia, vale a dire l'approccio a livello di sviluppo centrato sui progressi socioeconomici per tutti e su una crescita favorevole ai poveri, e l'approccio politico, che sostiene il pluralismo politico, la democrazia parlamentare e il rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, oltre a una società civile funzionante; sottolinea che tale sostegno alla dimensione politica nei paesi terzi deve consistere di un sostegno pluralista allo sviluppo delle capacità, in particolare per quanto concerne l'indipendenza e l'integrità della magistratura e i meccanismi di buona governance, compresa la lotta alla corruzione, e in un sostegno istituzionale piuttosto che in un'interferenza; sottolinea il valore aggiunto degli ex deputati del Parlamento europeo nelle azioni dell'UE a favore della democratizzazione;

31.  chiede miglioramenti nell'integrazione dei diritti umani, della democrazia, della governance democratica e dello Stato di diritto in tutte le attività inerenti alle relazioni esterne dell'Unione, in linea con gli impegni nuovi ed esistenti, sia in un'ottica istituzionale che nel quadro di strumenti politici e geografici/tematici;

32.  invita l'UE e gli Stati membri a continuare a sostenere la natura apolitica degli aiuti umanitari forniti durante il processo di democratizzazione;

33.  riconosce l'impegno messo in atto dall'Unione per sostenere taluni gruppi di attori che operano a favore delle riforme democratiche, come i difensori dei diritti umani e i media indipendenti; insiste sulla necessità di rafforzare il pluralismo politico al fine di promuovere la transizione democratica; invita a sostenere sistematicamente i nuovi parlamenti eletti in modo libero ed equo, soprattutto nei paesi in fase di transizione o dove l'UE ha inviato una missione di osservazione delle elezioni; ritiene che tale sostegno non debba essere automaticamente finanziato solo dall'EIDHR, ma anche da strumenti geografici;

34.  accoglie con favore la decisione della Commissione e dell'Alto rappresentante di sostenere l'istituzione di un Fondo europeo per la democrazia (European Endowment for Democracy (EED)) flessibile ed esperto per sostenere gli attori politici che si battono a favore del cambiamento democratico nei paesi non democratici e nei paesi in fase di transizione, segnatamente i vicini ad est e a sud dell'UE; sottolinea che il futuro EED dovrebbe coadiuvare l'EIDHR, gli altri strumenti di democratizzazione e gli strumenti finanziari esterni già esistenti, in termini di obiettivi e modalità di finanziamento e di gestione differenti; sostiene l'idea di decentrare la proprietà della politica di sostegno alla democrazia dell'UE effettuando un gemellaggio tra gli attori della democrazia dell'UE e le loro controparti nei paesi destinatari; esorta il SEAE, la Commissione e la futura Presidenza polacca a presentare una chiara distinzione delle competenze di un futuro EED rispetto a detti strumenti e quadri; insiste sul diritto di scrutinio e partecipazione del Parlamento europeo nel processo di istituzione dell'EED e nel suo funzionamento, nella fissazione degli obiettivi annuali, delle priorità, dei risultati attesi e degli stanziamenti finanziari a grandi linee nonché nell'attuazione e nel monitoraggio delle attività;

35.  incoraggia i donatori di aiuti a trattare la costruzione della democrazia come un imperativo politico e morale anziché un mero esercizio tecnico, e a sviluppare la loro conoscenza locale dei paesi beneficiari in modo che gli aiuti possano essere efficacemente mirati e calibrati in base alle circostanze locali;

36.  sottolinea che per essere pienamente legittima e radicata nella volontà popolare, qualsiasi strategia finalizzata a promuovere la democrazia deve basarsi sul dialogo con un ventaglio quanto più ampio possibile di attori locali; invita insistentemente il Consiglio, il SEAE e la Commissione a condurre consultazioni ampie e approfondite con tutte le parti interessate;

37.  accoglie favorevolmente la risposta efficace, immediata e integrata dello strumento di stabilità alle situazioni di crisi e instabilità nei paesi terzi e il suo apporto alla creazione delle condizioni necessarie all'attuazione delle politiche sostenute da altri strumenti, segnatamente lo strumento di assistenza preadesione, lo strumento europeo di vicinato e partenariato, lo strumento di cooperazione allo sviluppo e lo strumento di cooperazione economica;

38.  sottolinea l'importanza, per la democratizzazione di qualunque società, di tutelare i diritti delle ragazze e delle donne, compresi i diritti alla parità di trattamento e all'istruzione; sostiene con forza tutte le iniziative, gli incentivi e le misure di sviluppo di capacità inclusi nelle politiche esterne dell'UE per promuovere la partecipazione delle donne al processo decisionale ad ogni livello, sia nella sfera pubblica che in quella privata; sottolinea il fatto che la pari partecipazione di donne e uomini a tutti gli ambiti della vita è un elemento essenziale della democrazia e che la partecipazione delle donne allo sviluppo costituisce un valore fondamentale e universalmente accettato nonché una condizione preliminare per lo sviluppo socioeconomico e la buona governance democratica; esorta pertanto le istituzioni dell'Unione a dare priorità all'uguaglianza di genere nella loro agenda per la promozione della democrazia; sottolinea l'importanza di sostenere i difensori dei diritti delle donne e i parlamentari donna, anche attraverso lo sviluppo di capacità di gender budgeting; invita, in particolare l'UE a sostenere finanziariamente le organizzazioni per i diritti delle donne e le candidate politiche e a contribuire allo sviluppo delle loro capacità; sostiene l'integrazione delle questioni relative all'uguaglianza di genere nelle priorità tematiche, il loro rafforzamento e il ricorso ad approcci partecipativi nell'elaborazione e nello sviluppo dei programmi, ponendo l'accento sulla lotta contro gli stereotipi di genere e contro qualsiasi forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne;

39.  propone che il mandato del gruppo di coordinamento elettorale (GCE) sia ampliato per includere le politiche di sostegno alla democrazia, fatte salve le competenze delle pertinenti commissioni, e incoraggia l'Ufficio per la promozione della democrazia parlamentare (OPPD) a collaborare strettamente con il GCE;

40.  invita il SEAE e le delegazioni dell'UE a riconoscere l'importanza della sensibilizzazione dei funzionari della delegazione dell'Unione riguardo alle azioni a favore della democrazia e in particolare al sostegno per i parlamenti;

41.  sottolinea l'importanza di integrare le politiche di democratizzazione in tutte le attività del Parlamento europeo e delle sue delegazioni; riconosce altresì l'importanza della cooperazione interparlamentare globale in merito alle politiche di democratizzazione attraverso forum quali Parliamentarians for Global Action;

42.  sottolinea il ruolo che possono svolgere partiti politici democratici legittimi, movimenti sociali autentici e una stampa libera per tutelare gli interessi pubblici controllando la trasparenza e la responsabilità dei governi, consentendo in tal modo agli Stati di salvaguardare i diritti umani e promuovere lo sviluppo sociale ed economico;

43.  sottolinea il ruolo importante della società civile e dei parlamenti dei paesi terzi per il controllo democratico dei bilanci e ritiene che qualsiasi sostegno diretto di bilancio fornito dall'Unione debba essere integrato dal rafforzamento tecnico e politico della capacità di controllo dei parlamenti nazionali; afferma che l'Unione dovrebbe informare attivamente i parlamenti dei paesi terzi sul contenuto della cooperazione dell'UE; incoraggia l'OPPD ad assumere un ruolo attivo nel sostegno ai parlamenti riguardo al controllo democratico dei bilanci; esprime particolari aspettative e soddisfazione, a tale riguardo, in vista della più intensa cooperazione con i parlamenti del partenariato orientale nell'ambito dell'assemblea Euronest, costituita il 3 maggio 2011; segnala che questa iniziativa del Parlamento europeo è un importante elemento della politica esterna dell'Unione europea a favore della democratizzazione;

44.  prende atto degli sforzi compiuti dall'OPPD per assistere e sostenere i parlamenti delle democrazie nuove ed emergenti e i parlamenti nazionali; riconosce il contributo dell'OPPD al rafforzamento della capacità istituzionale e amministrativa dei parlamenti delle democrazie nuove ed emergenti e la sua collaborazione con l'UNDP e l'IPU in tale ambito; incoraggia l'OPPD ad adoperarsi in vista di un consenso globale sulle norme fondamentali in materia di buone pratiche parlamentari;

45.  ritiene sia essenziale che, in futuro, la società civile contribuisca direttamente ai processi di buona governa e, di conseguenza, al controllo dell'attuazione degli accordi; sollecita a tale proposito la Commissione e il Consiglio a istituire un meccanismo strutturato di controllo degli accordi internazionali dell'UE, che coinvolga tutte le componenti della civile dei paesi terzi, compresi i soggetti non statali e le parti sociali, nel processo di valutazione dell'attuazione degli accordi;

46.  si compiace della decisione dell'Unione di elaborare delle strategie articolate per paese in materia di diritti umani; sottolinea che queste dovrebbero anche contemplare aspetti della democratizzazione e ne incoraggia una rapida attuazione, affinché l'Unione possa rapidamente preparare un'analisi comune della situazione e delle necessità di ogni paese, nonché dotarsi di un piano d'azione che precisi in quale modo gli strumenti dell'Unione saranno pienamente utilizzati in maniera complementare; sottolinea al contempo che le nuove strategie e la relativa attuazione devono eliminare e scongiurare nuove incoerenze e approcci basati su due pesi e due misure nella politica esterna dell'UE a sostegno dei diritti umani e della democratizzazione; precisa che i documenti strategici per paese dovrebbero influenzare l'insieme delle politiche esterne dell'Unione concernenti il paese interessato nonché l'uso degli strumenti dell'UE; chiede che i documenti strategici per paese siano messi a disposizione del Parlamento;

47.  invita l'UE a condizionare i futuri impegni finanziari ai progressi compiuti dai paesi terzi nell'attuazione delle strategie in materia di diritti umani e ai progressi democratici tangibili;

48.  sottolinea l'esigenza di creare coalizioni solide con altri attori sulla scena mondiale quali l'Unione africana e la Lega araba, al fine di promuovere più efficacemente i valori democratici; sollecita l'UE a perseguire attivamente tali coalizioni, in particolare con gli Stati Uniti d'America, nell'ambito degli sforzi comuni dell'UE e degli USA per un migliore coordinamento delle loro politiche di sviluppo;

49.  accoglie con favore la creazione di una Direzione per la democrazia e i diritti umani in seno al SEAE e invita l'Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione a garantire che presso le rappresentanze dell'UE all'estero vi sia una persona di contatto per i diritti umani e la democrazia;

50.  promuove per le donne il ruolo di «mediatore di pace» nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti e si adopera per un loro coinvolgimento attivo a beneficio della società;

51.  sostiene i programmi regionali a tutela dei soggetti più vulnerabili, in particolar modo a favore dei bambini, delle donne e degli anziani;

52.  nutre la ferma convinzione che dotare le persone, in particolare le donne, e la società civile di mezzi quali l'istruzione, la formazione e la sensibilizzazione, nonché facilitare una difesa efficace per tutti i diritti umani, compresi quelli sociali, economici e culturali, siano il complemento essenziale all'elaborazione e all'attuazione delle politiche e dei programmi di democratizzazione, ai quali è importante assicurare i finanziamenti necessari;

53.  chiede al Consiglio e alla Commissione di elaborare una strategia politica relativa alle missioni di osservazione elettorale dell'UE, compresa la presentazione del progetto politico associato ad ogni missione; chiede che entro due anni dal termine di ogni missione, in occasione della discussione annuale al Parlamento europeo sui diritti dell'uomo con l'Alto rappresentante/Vicepresidente della Commissione, sia presentata una valutazione dei progressi democratici realizzati e dei punti che necessitano un rafforzamento; riafferma i benefici che derivano dall'esortare gli ex parlamentari a mettere le loro competenze ed esperienze a disposizione delle missioni di osservazione elettorale o delle missioni di follow-up;

54.  sottolinea, in particolare dati i limitati fondi a disposizione, l'importanza di scegliere i paesi prioritari per le missioni di osservazione elettorale sulla base delle potenzialità della missione di provocare un impatto reale nella promozione di un processo di reale democratizzazione a lungo termine; invita il SEAE a seguire un approccio molto selettivo nella scelta di detti paesi; sottolinea che il gruppo di coordinamento per l'osservazione elettorale, consultato sul programma annuale dell'Unione relativo alle missioni di osservazione elettorale, ha definito criteri precisi su tale punto; chiede maggiore vigilanza sul rispetto della metodologia e delle norme definite a livello internazionale, in particolare riguardo all'indipendenza e all'efficacia della missione;

55.  sottolinea l'importanza di definire al termine di ogni missione di osservazione elettorale raccomandazioni realistiche e realizzabili; esorta le istituzioni dell'UE e degli Stati membri ad allinearsi alle conclusioni e chiede alla Commissione, al SEAE e agli Stati membri di assegnare un'attenzione particolare al sostegno dell'attuazione delle raccomandazioni attraverso la cooperazione; sottolinea l'importanza di un adeguato controllo dell'attuazione delle raccomandazioni; chiede che la diffusione e il controllo di dette raccomandazioni siano affidati alle delegazioni dell'UE e che siano previsti gli strumenti necessari; sottolinea la necessità di una stretta cooperazione con la parti firmatarie della dichiarazione dei principi per l'osservazione elettorale internazionale al fine di rafforzare l'efficacia delle attività relative alle elezioni a livello mondiale;

56.  ritiene che le delegazioni permanenti del Parlamento europeo e le assemblee parlamentari congiunte dovrebbero svolgere un ruolo di gran lunga più incisivo nel seguito dato alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale e nell'analisi dei progressi in materia di diritti umani e di democrazia;

57.  sottolinea l'importanza di un processo di sostegno politico, che non si concentri soltanto sul periodo immediatamente precedente e successivo alle elezioni, bensì che si basi sulla continuità; esprime a questo proposito approvazione per il valido lavoro delle fondazioni politiche;

58.  sottolinea che i governi devono rendere conto delle violazioni dei diritti umani, del cattivo governo, della corruzione e dell'appropriazione indebita delle risorse nazionali che dovrebbero essere utilizzate a vantaggio dell'intera società; invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri, in questo contesto, a continuare a impegnarsi per promuovere la buona governance e combattere l'impunità, anche chiedendo la piena collaborazione dei paesi terzi con la Corte penale internazionale e garantendo che i nuovi accordi contengano impegni in merito allo Statuto di Roma;

59.  invita le istituzioni competenti dell'UE a mantenere e potenziare l'EIDHR e a migliorare e razionalizzare altri strumenti e i quadri esistenti destinati a sostenere la democrazia nei paesi terzi;

Sostegno della società civile

60.  sottolinea la necessità di un approccio decentrato che integri la dimensione politica e sia maggiormente in grado di tenere conto delle condizioni quotidiane delle popolazioni nei paesi interessati, attraverso il sostegno alle organizzazioni locali e regionali che partecipano al consolidamento della democrazia creando spazi di dialogo e di scambio di buone pratiche con l'Unione ma anche con gli altri paesi partner della stessa regione;

61.  propone di sviluppare una politica più aperta e più dinamica di sostegno alle forze motrici della società e a quelle che incoraggiano la partecipazione attiva dei cittadini; suggerisce di promuovere l'influenza della società civile tramite programmi specifici e integrando tale nozione nei programmi esistenti;

62.  sottolinea la necessità di potenziare le capacità della società civile, mediante l'istruzione e la sensibilizzazione, e di metterla in condizione di partecipare ai processi politici; sottolinea che uno stretto partenariato tra il settore pubblico e il settore privato e il potenziamento delle istituzioni di controllo, compresi i parlamenti nazionali, sono fattori essenziali per promuovere la democrazia;

63.  chiede un sostegno mirato ai movimenti sociali non estremisti, ai media realmente indipendenti e ai partiti politici che operano per la democrazia negli Stati autoritari e nelle nuove democrazie, al fine di promuovere la partecipazione pubblica, appoggiare sistemi pluripartitici sostenibili e migliorare i diritti umani; ritiene che lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani debba svolgere a tale riguardo un ruolo fondamentale;

64.  invita a sostenere l'ampia partecipazione di tutte le parti interessate nello sviluppo dei paesi e incoraggia tutte le componenti della società a partecipare alla costruzione della democrazia; riconosce il ruolo essenziale svolto dalle ONG e da altri attori non statali nella promozione della democrazia, della giustizia sociale e dei diritti umani;

65.  sostiene la prassi consolidata della ricerca di modi innovativi per coinvolgere la società civile, i partiti politici, i mezzi di comunicazione e altri soggetti politici non governativi nei dialoghi dell'UE con i paesi terzi; ribadisce il suo sostegno alla protezione della libertà e alla promozione dei media, alla riduzione del divario digitale e alla facilitazione dell'accesso a Internet;

66.  sostiene il finanziamento della società civile attraverso l'EIDHR e lo stanziamento di fondi a progetti locali delle ONG; suggerisce di stanziare progressivamente finanziamenti più elevati qualora la società civile e la democrazia del paese siano sulla strada del successo;

67.  sottolinea che l'accesso all'informazione e a media indipendenti è essenziale per promuovere la richiesta di riforme democratiche da parte della popolazione; chiede pertanto un maggiore sostegno nei settori della promozione della libertà dei media «vecchi» e «nuovi», della protezione dei giornalisti indipendenti, della riduzione del divario digitale e dell'agevolazione dell'accesso a Internet;

68.  accoglie con favore le iniziative degli Stati membri dell'UE volte a promuovere la democratizzazione nel mondo, quali il programma di cooperazione dei difensori civici dei paesi del partenariato orientale UE 2009–2013, lanciato congiuntamente dai difensori civici polacco e francese, onde rendere più efficace l'operato dei difensori civici, degli organi della pubblica amministrazione e delle organizzazioni non governative dei paesi del partenariato orientale nella protezione dei diritti dell'individuo e nella costruzione di stati democratici basati sullo Stato di diritto; sottolinea la necessità di coordinare tali azioni all'interno dell'Unione e di far sì che le istituzioni dell'UE beneficino delle esperienze acquisite in tali contesti;

69.  ribadisce l'impegno dell'UE nei confronti della lotta contro la tratta di esseri umani e invita la Commissione a prestare particolare attenzione agli Stati in fase di democratizzazione, dato che le loro popolazioni sono particolarmente vulnerabili al rischio di essere soggette alla tratta di esseri umani; chiede una stretta collaborazione al riguardo tra le DG DEVCO, DG ENLAR, DG HOME e il coordinatore dell'UE per la lotta contro la tratta di esseri umani;

70.  riconosce il valore della cooperazione tra l'UE e il Consiglio d'Europa sulla democratizzazione nel mondo; accoglie con favore l'avvio di programmi comuni dell'UE e del Consiglio d'Europa a favore della democrazia, della buona governance e della stabilità nei paesi del partenariato orientale;

o
o   o

71.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al SEAE nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) A/RES/55/96.
(2) A/RES/59/201.
(3) GU C 320 del 28.10.1996, pag. 261.
(4) GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.
(5) GU C 343 del 5.12.2001, pag. 270.
(6) GU C 131 E del 5.6.2003, pag. 147.
(7) GU C 271 E del 12.11.2009, pag. 31
(8) GU C 265 E del 30.9.2010, pag. 3.
(9) GU C 4 E del 7.1.2011, pag. 34.
(10) Testi approvati, P7_TA(2010)0327.
(11) Testi approvati, P7_TA(2010)0446.
(12) Testi approvati, P7_TA(2010)0434.
(13) Testi approvati, P7_TA(2010)0489.
(14) Testi approvati, P7_TA(2011)0082.
(15) Testi approvati, P7_TA(2011)0121.
(16) A/HRC/17/31, 2011.
(17)1 A/RES/55/96 e A/RES/59/201.

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