Indice 
Testi approvati
Giovedì 12 maggio 2011 - Strasburgo
Gioventù in movimento: un quadro di riferimento per migliorare i sistemi di istruzione e formazione europei
 Apprendimento nella prima infanzia
 Accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Mauritania
 Appalti pubblici
 Crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio
 Revisione dello Small Bussiness Act
 Unione dell'innovazione: trasformare l'Europa per un mondo post-crisi
 Convenzione OIL completata da una raccomandazione sui lavori domestici
 Resistenza agli antibiotici
 Dimensioni culturali delle azioni esterne dell'UE
 Industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare
 Sarajevo capitale europea della cultura nel 2014
 Sri Lanka: follow-up della relazione delle Nazioni Unite
 Azerbaigian
 Bielorussia
 'Cleanup in Europe' e «Let's do it word 2012»

Gioventù in movimento: un quadro di riferimento per migliorare i sistemi di istruzione e formazione europei
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 su Youth on the Move: – un quadro per migliorare i sistemi europei di istruzione e di formazione (2010/2307(INI))
P7_TA(2011)0230A7-0169/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 9 giugno 2010 dal titolo «Un nuovo slancio per la cooperazione europea in materia di istruzione e formazione professionale a sostegno della strategia Europa 2020» (COM(2010)0296),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 settembre 2010 intitolata «Youth on the Move: Un'iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani ai fini di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell'Unione europea» (COM(2010)0477),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010, dal titolo «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» (COM(2010)2020),

–  vista la propria risoluzione del 18 maggio 2010 su «Una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità»(1),

–  vista la risoluzione del Consiglio del 27 novembre 2009 relativa all'Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione («ET 2020»)(3),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 2010 sulla dimensione sociale dell'istruzione e della formazione e sulle competenze che sostengono l'apprendimento permanente e l'iniziativa «nuove competenze per nuovi lavori»(4),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2010 sulla nuova strategia per la crescita e l'occupazione, in particolare la parte che conferma gli obiettivi principali sul miglioramento dei livelli di istruzione,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 19 novembre 2010 sull'iniziativa Youth on the Move, nelle quali si riconosce l'importanza di un approccio più integrato e trasversale in risposta alla sfide cui sono confrontati i giovani(5),

–  visti il parere del Comitato delle regioni del 28 gennaio 2011(6) e il parere del Comitato economico e sociale europeo del 15 marzo 2011(7) sull'iniziativa Youth on the Move,

–  visti gli articoli 165 e 166 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0169/2011),

A.  considerando che, nel contesto della strategia UE 2020, le conoscenze e le competenze dei giovani sono essenziali se si vogliono raggiungere gli obiettivi di crescita intelligente, inclusiva e sostenibile,

B.  considerando che Youth on the Move (YoM), un'iniziativa di punta della strategia UE 2020, mira a migliorare l'attrattiva dell'istruzione superiore in Europa, la qualità generale di tutti i livelli di istruzione e formazione e la mobilità di studenti e lavoratori attraverso un uso più efficace dei programmi europei esistenti,

C.  considerando che la strategia UE 2020 dichiara che entro il 2020 tutti i giovani in Europa dovranno avere la possibilità di compiere una parte del loro percorso formativo in altri Stati membri,

D.  considerando che la gioventù ha un ruolo chiave da svolgere per conseguire i cinque obiettivi principali dell'UE per il 2020: occupazione, ricerca e innovazione, clima ed energia, istruzione e lotta alla povertà,

E.  considerando che l'iniziativa Youth on the Move rafforza l'attuale strategia UE per la gioventù (COM(2009)0200), dotando i giovani delle conoscenze, abilità e competenze necessarie nel lavoro e nella vita,

F.  considerando che i giovani hanno subito le conseguenze della crisi in modo particolarmente grave, che i tassi di disoccupazione giovanile nell'UE superano il 20%, ovvero il doppio della media degli adulti, e che in alcuni Stati membri tale tasso supera il 40%,

G.  considerando che la disoccupazione giovanile, con un tasso pari quasi al 21%, rappresenta una delle sfide più urgenti che l'Europa si trova ad affrontare,

H.  considerando che a causa della crisi economica gli Stati membri stanno riducendo gli investimenti in istruzione e formazione, con effetti diretti sulle prospettive future dei giovani, mentre l'Europa si trova ad affrontare una crescente sfida demografica nel realizzare la crescita necessaria,

I.  considerando che i costi economici di una sottoprestazione educativa sono significativamente più elevati rispetto ai costi della crisi finanziaria,

J.  considerando che la crisi ha evidenziato la necessità di riformare le nostre economie e società, e l'importanza vitale dei sistemi di istruzione e formazione professionale di alta qualità che sostengono tali riforme, per attrezzare meglio l'Europa ad affrontare le sfide di oggi e di domani,

K.  considerando che, a causa della progressiva riduzione degli investimenti pubblici nelle università e del conseguente aumento delle tasse d'iscrizione unitamente alla riduzione degli aiuti sociali e delle borse di studio, un numero crescente di studenti abbandona il sistema universitario aggravando le disparità sociali,

L.  considerando che il capitale umano è uno strumento strategico fondamentale per garantire il successo dello sviluppo economico e sociale delle nostre società,

M.  considerando che, secondo i dati Europass, un numero sempre crescente di giovani esprime il desiderio di viaggiare nell'Unione europea per motivi di studio o di lavoro,

N.  considerando che l'istruzione è fondamentale per incoraggiare la creatività e il potenziale innovativo dei giovani; considerando che l'istruzione offre alle persone gli strumenti necessari per evolversi intellettualmente, inserirsi nel mondo del lavoro, evolversi dal punto di vista individuale e integrarsi socialmente e come cittadini,

O.  considerando che varie ricerche mostrano che la mobilità contribuisce ad accrescere il sentimento di cittadinanza europea e la partecipazione ai processi democratici,

P.  considerando che l'accesso ai programmi di mobilità dovrebbe essere possibile non solo per gli studenti universitari ma anche per i giovani con scarse qualifiche, poiché tale accesso può aumentare le opportunità sul mercato del lavoro,

Q.  considerando che i programmi di mobilità dovrebbero essere accessibili a tutti i giovani, a prescindere dal percorso di istruzione prescelto,

R.  considerando che il numero dei giovani in grado di recarsi all'estero per studiare o lavorare, segnatamente nell'ambito dei programmi UE, non sta crescendo a sufficienza,

S.  considerando che il processo di Bologna, nel suo primo decennio, ha incontrato molte difficoltà nella realizzazione dei suoi obiettivi nel settore dello sviluppo dell'istruzione superiore europea,

T.  considerando che la riduzione dell'abbandono scolastico è fondamentale sia per evitare che i giovani corrano il rischio dell'esclusione sociale e della povertà sia per migliorare e agevolare il loro accesso al mercato del lavoro,

U.  considerando che il passaggio dall'istruzione e dalla formazione professionale al mondo del lavoro rappresenta una sfida importante per i giovani,

V.  considerando che il volontariato rappresenta un'importante opportunità per acquisire maggiori competenze attraverso l'educazione informale e non formale, per assumere responsabilità sociali, per prendere coscienza dell'importanza della costruzione europea e per diventare cittadini europei attivi in molti ambiti, e che occorre valorizzare tale opportunità, in particolare nel quadro dell'Anno europeo del Volontariato 2011,

W.  considerando che le organizzazioni giovanili sono importanti fornitori di quella educazione non formale, complementare all'educazione formale, che è essenziale per dotare i giovani delle abilità e competenze necessarie per renderli cittadini attivi e per agevolarne l'accesso al mercato del lavoro, e che attraverso tale servizio le organizzazioni giovanili contribuiscono al conseguimento degli obiettivi della strategia UE 2020,

X.  considerando che è fondamentale coinvolgere i giovani e le varie organizzazioni giovanili che li rappresentano nel processo decisionale, in modo da dare loro un senso di appartenenza e far sì che apportino attivamente il contributo delle loro idee ad una strategia per la gioventù,

Y.  considerando che uno degli obiettivi centrali dell'iniziativa Youth on the Move è di potenziare la coesione europea e di formare cittadini consapevoli della loro identità europea,

Osservazioni di carattere generale e sostegno finanziario

1.  accoglie con favore YoM come iniziativa politica intesa a promuovere gli attuali programmi di istruzione, mobilità e occupazione per i giovani e come incoraggiamento per gli Stati membri a raggiungere gli obiettivi della strategia UE 2020;

2.  sottolinea che l'iniziativa YoM incoraggia gli istituti di insegnamento superiore a miglioramenti qualitativi attraverso un'intensa collaborazione con gli istituti di tutto il mondo e rileva che in questo contesto può risultare particolarmente costruttiva la collaborazione con gli istituti statunitensi;

3.  sottolinea che investire nell'istruzione è senza dubbio essenziale per la crescita e lo sviluppo sostenibili e che, anche in tempi di crisi economica, finanziare l'istruzione e i programmi per i giovani non va considerato un costo da sostenere oggi, bensì un investimento per il futuro dell'Europa;

4.  sottolinea che l'obiettivo di tutte le iniziative per la gioventù deve essere quello di guidare i giovani verso un'effettiva integrazione nella società e di prepararli con continuità all'Europa del futuro, il che significa anche dare loro l'opportunità di partecipare alle attività sociali e di contribuire allo sviluppo della società nonché consentire a tutti i giovani di beneficiare dell'istruzione scolastica, di studi superiori e non formali, di istruzione e formazione professionale e di corsi di aggiornamento particolarmente orientati a soddisfare le esigenze di una società moderna, competitiva, inclusiva e sostenibile, al fine di agevolare l'accesso dei giovani al mercato del lavoro;

5.  sottolinea che la crisi non può servire da pretesto per tagliare gli investimenti nell'istruzione, poiché per superare gli effetti della crisi è necessario assicurare proprio una migliore istruzione ai giovani;

6.  deplora il fatto che, secondo la Commissione, i piani nazionali elaborati dagli Stati membri per contribuire ulteriormente a conseguire gli obiettivi in materia di istruzione della strategia UE 2020 siano inadeguati;

7.  è consapevole del fatto che l'occupabilità degli studenti deve essere uno degli obiettivi dell'insegnamento superiore, ma rileva che quest'ultimo deve altresì stimolare la creatività e il potenziale innovativo dei giovani e operare positivamente a favore del loro sviluppo intellettuale e sociale;

8.  riconosce che il successo dell'iniziativa YoM dipende in gran parte dall'attuazione delle sue azioni chiave da parte degli Stati membri; chiede pertanto alla Commissione europea di seguire da vicino e analizzare gli elementi cruciali durante il processo di attuazione al fine di aiutare gli Stati membri e garantire un migliore coordinamento tra i medesimi;

9.  invita la Commissione a riferire periodicamente al Parlamento in merito all'efficacia delle azioni chiave YoM e ai progressi compiuti dagli Stati membri;

10.  esorta le istituzioni europee a istituire un forte dialogo strutturato nel settore dell'istruzione nell'ambito del quadro «Istruzione e formazione 2020» e a coinvolgere pienamente le organizzazioni giovanili e altre parti interessate nell'attuazione delle misure in materia di istruzione, per dare seguito a Youth on the Move in cooperazione con i giovani e per discutere priorità e azioni per i giovani, accordando loro un ruolo di maggior rilievo nel processo decisionale sulle questioni che li riguardano;

11.  invita la Commissione, nella sua proposta concernente un nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP), ad aumentare progressivamente gli investimenti nei programmi di mobilità e per la gioventù, quali l'Apprendimento permanente (Erasmus, Leonardo da Vinci, Comenius, Grundtvig), Marie Curie, Erasmus Mundus e Gioventù in azione, nella loro forma attuale, nonché nel Servizio volontario europeo; chiede una migliore promozione di questi programmi e una migliore comunicazione delle opportunità da essi offerte nei confronti dei potenziali beneficiari; esorta a continuare ad investire nella cooperazione con i paesi candidati e potenziali candidati e a presentare una proposta per la prossima generazione di programmi di mobilità e per la gioventù in linea con gli obiettivi della strategia UE 2020;

12.  sottolinea che i giovani che per vari motivi hanno avuto problemi durante il percorso scolastico non devono perdere l'occasione di inserirsi nel mondo del lavoro, anzi devono ricevere un aiuto mirato; ritiene che l'accesso di un giovane all'istruzione non debba in alcun caso dipendere dalla posizione sociale o economica dei suoi genitori; sottolinea l'importanza della mobilità orizzontale a tutti i livelli di istruzione, tanto in ambito scolastico quanto durante la formazione professionale;

13.  sottolinea che sarebbe opportuno migliorare l'attrattiva della mobilità e garantire un sostegno finanziario diffuso e sufficiente, prestando un'attenzione particolare alle persone maggiormente svantaggiate; ribadisce che tale posizione dovrebbe riflettersi nel prossimo QFP; invita, al fine di aumentare la mobilità a livello di formazione, ad incrementare la percentuale del bilancio destinata al programma Leonardo;

14.  rileva che è necessario un finanziamento ambizioso per realizzare l'obiettivo di offrire a ciascuno l'opportunità di seguire parte del proprio percorso educativo e formativo all'estero; ritiene che l'istruzione e la formazione debbano essere una priorità per l'Unione europea e che tale obiettivo debba riflettersi nel prossimo QFP;

15.  chiede che i programmi educativi finalizzati alla promozione della mobilità siano prorogati oltre il 2013 e invita la Commissione a prevedere, in sede di elaborazione dei futuri programmi quadro, un potenziamento delle risorse finanziarie ad essi destinate;

16.  chiede all'Unione europea di agire con i suoi strumenti finanziari in aiuto dei giovani, ricorrendo più efficacemente alla Banca europea per gli investimenti e al Fondo europeo per gli investimenti;

17.  invita gli Stati membri ad effettuare maggiori investimenti nei sistemi di istruzione e formazione a tutti i livelli, a sostenere finanziariamente la realizzazione dei programmi UE di mobilità a livello nazionale, nonché a garantire o migliorare la qualità dell'istruzione in generale;

18.  è persuaso che il programma Gioventù in azione sia fondamentale per la partecipazione dei giovani all'Europa e che sia necessario rafforzarlo e portarlo avanti; esorta pertanto la Commissione a mantenere il programma Gioventù in azione come programma separato nel prossimo QFP;

19.  sottolinea l'importanza dell'iniziativa YoM, che contribuisce in modo significativo all'inclusione dei giovani nella società, ed esorta la Commissione a sfruttare l'esperienza maturata con il programma Gioventù in azione;

20.  incoraggia gli Stati membri a destinare all'istruzione superiore un investimento complessivo pari almeno al 2% del PIL, che è quanto raccomandato dalla Commissione nell'analisi annuale della crescita e dell'occupazione quale investimento minimo necessario nelle economie ad alta intensità di conoscenza;

21.  richiama l'attenzione sull'importanza dei programmi di studio flessibili che siano compatibili con le esigenze degli studenti lavoratori;

Giovani e mobilità

22.  sollecita il coinvolgimento attivo dei giovani in tutte le fasi dei programmi UE, dall'ideazione all'attuazione;

23.  sottolinea l'importanza di includere i giovani non solo nel mercato del lavoro e nell'economia, ma anche nella definizione del futuro dell'Europa; esorta la Commissione a elaborare un Libro Verde sulla partecipazione giovanile;

24.  conviene che l'azione va intrapresa in età precoce perché si possa ridurre l'abbandono scolastico a meno del 10%, come concordato nel quadro della strategia UE 2020, con particolare attenzione per le aree svantaggiate; accoglie con favore la proposta della Commissione concernente una raccomandazione del Consiglio intesa a sostenere gli sforzi degli Stati membri per ridurre i tassi di abbandono scolastico;

25.  sottolinea la necessità di ridurre radicalmente l'abbandono scolastico, il quale rappresenta notoriamente un fattore che aumenta il rischio di una futura esclusione dal mondo del lavoro e dalla società; rileva che tale fenomeno deve essere affrontato sotto una pluralità di aspetti, con l'accompagnamento di misure sociali finalizzate a promuovere l'istruzione e la formazione nelle aree svantaggiate;

26.  chiede alle istituzioni dell'Unione europea, dato che la mobilità dei giovani può contribuire al sostegno dei processi democratici, di istituire un quadro che consenta ai giovani dei paesi partner della politica europea di vicinato (PEV) di partecipare all'iniziativa YoM, fornendo così migliori opportunità di apprendimento ai giovani sia degli Stati membri dell'UE sia dei paesi partner della PEV;

27.  sottolinea l'importanza di favorire anche la mobilità degli insegnanti e degli operatori del settore della gioventù e dell'istruzione, giacché queste figure possono fungere da catalizzatori nei confronti dei giovani loro affidati;

28.  riconosce l'importante contributo offerto dalle amministrazioni regionali e locali alla promozione della mobilità;

29.  invita la Commissione e gli Stati membri altresì a prestare un'attenzione particolare e a fornire un sostegno a coloro che sono più a rischio, alle categorie di giovani che hanno meno opportunità e a quanti cercano una «seconda possibilità» per rientrare nel circuito dell'istruzione;

30.  invita la Commissione a raccogliere dati a livello nazionale, regionale e locale sulle barriere pratiche alla mobilità, e ad effettuare tutti i passi necessari per rimuoverle al fine di garantire una mobilità di alta qualità che sia accessibile a tutti lungo tutto il percorso di studi, compresa l'istruzione e la formazione professionale (IFP); è del parere che la «tabella della mobilità» proposta dalla Commissione sarebbe particolarmente utile per conseguire tale obiettivo;

31.  incoraggia la Commissione ad adottare più iniziative a favore della mobilità giovanile, anche nelle regioni confinanti con l'UE;

32.  invita la Commissione ad intraprendere d'urgenza azioni volte a favorire la mobilità allo scopo di promuovere l'istruzione, l'occupazione e il riconoscimento delle qualifiche professionali;

33.  sottolinea l'importanza di adottare misure atte a far sì che i giovani, compresi quelli provenienti da aree svantaggiate, siano mobili in ogni fase della loro istruzione, che sia garantita la totale portabilità delle sovvenzioni quando essi sono all'estero, e che i loro risultati intermedi e i loro diplomi siano riconosciuti in tutti gli Stati membri, come suggerito nel quadro europeo delle qualifiche (EQF);

34.  riconosce che ai giovani disabili, così come ai giovani con figli, deve essere concesso un sostegno supplementare affinché possano accedere ai programmi di mobilità esistenti e trarne pieno vantaggio conciliando istruzione, lavoro e vita privata;

35.  ricorda la necessità di incoraggiare, oltre alla mobilità internazionale, anche l'internazionalizzazione a livello nazionale, e di sostenere la creazione di una rete di cooperazione internazionale a partire dall'università e dal paese di origine dello studente; pone l'accento sul potenziale della mobilità virtuale giovanile quale elemento integrativo della mobilità geografica;

36.  sottolinea l'importanza di riconoscere le competenze acquisite mediante qualsiasi forma di apprendimento, anche non formale e informale, e il loro ruolo nello sviluppo di abilità e competenze importanti che garantiranno alle persone l'accesso e l'adattabilità alle esigenze del mercato del lavoro, e chiede che le abilità e le competenze acquisite in questo modo siano incluse nella «tabella della mobilità»;

37.  raccomanda altresì la promozione di progetti che sostengano la trasmissione delle conoscenze e delle competenze da una generazione all'altra; richiama l'attenzione sui vantaggi derivanti dalle abilità e dal capitale culturale degli studenti mobili a livello internazionale;

38.  invita la Commissione a presentare una strategia organica volta a promuovere l'istruzione non formale e a sostenerne i fornitori;

39.  sottolinea l'importanza della mobilità ai fini del consolidamento del sentimento di cittadinanza europea, del rafforzamento della cultura europea e dei valori europei di rispetto reciproco, dell'ampliamento della partecipazione dei giovani al processo democratico e dello sviluppo di una dimensione europea più forte nei giovani;

40.  ricorda agli Stati membri di introdurre l'apprendimento della «lingua materna più altre due lingue» nella fase della prima infanzia e nell'ambito dell'istruzione precoce; ricorda che per le persone che non conoscono una seconda lingua la mobilità non diventerà una realtà; richiama l'attenzione sull'importanza di apprendere le lingue dei paesi limitrofi;

41.  invita gli Stati membri a promuovere la mobilità nell'ambito dell'apprendimento e dell'occupazione (a) tramite un'azione di sensibilizzazione e rendendo facilmente accessibili le informazioni per tutti i giovani interessati, (b) mettendo in evidenza, nelle prime fasi dell'istruzione, il valore aggiunto della mobilità, (c) garantendo la convalida dei risultati dell'apprendimento conseguiti nel quadro di esperienze di mobilità tra Stati membri, nonché (d) riducendo gli oneri amministrativi e promuovendo la cooperazione tra le autorità competenti negli Stati membri;

42.  invita la Commissione a promuovere la mobilità nell'ambito dell'apprendimento e dell'occupazione (a) rafforzando i programmi UE a favore dei giovani e dell'istruzione quali Erasmus, Leonardo e Gioventù in azione, (b) promuovendo l'attuazione degli strumenti europei esistenti, quali il sistema europeo di trasferimento e di accumulo dei crediti (ECTS) ed Europass, nonché (c) sviluppando i nuovi strumenti già esaminati, quali il sito Internet dell'iniziativa YoM, la carta YoM, il passaporto europeo delle competenze e il progetto pilota «Il tuo primo posto di lavoro EURES»;

43.  accoglie con favore le azioni chiave della nuova iniziativa YoM, come ad esempio un unico sito web centrale sulla mobilità, una carta di mobilità che integri e rafforzi il successo delle tessere consolidate per giovani e studenti e un passaporto europeo delle competenze inteso a diventare un portafoglio online dell'apprendimento permanente – aspetti questi che migliorano aggiornandoli tutti gli strumenti di mobilità utili e già esistenti; chiede, inoltre, che sia migliorata la visibilità di tutti i programmi attuali e futuri;

L'istruzione superiore europea e il processo di Bologna

44.  sottolinea l'importanza di avviare un nuovo e più costruttivo dialogo tra tutti i soggetti interessati nell'ambito del processo di Bologna, facendo tesoro dei suoi successi così come dei problemi incontrati, al fine di migliorarlo ulteriormente;

45.  invita la Commissione ad ampliare l'ambito di applicazione dell'agenda di modernizzazione delle università e a rinnovare le priorità per far fronte a nuove sfide, quali la dimensione sociale dell'istruzione superiore, promuovendo l'apprendimento incentrato sugli studenti e sostenendo gli Stati membri nei loro sforzi volti a raggiungere l'obiettivo del 40% di titolari di un diploma di istruzione superiore;

46.  è fermamente convinto che l'autonomia delle università sia necessaria, ma allo stesso tempo sottolinea la responsabilità delle università nei confronti della società; esorta gli Stati membri a investire nella riforma e nella modernizzazione dell'istruzione superiore;

47.  richiama l'attenzione sulla necessità di trovare un equilibrio tra i sistemi di istruzione superiore, da un lato, e le esigenze dell'economia e della società in generale, dall'altro, e di collegarli attraverso piani di studio adeguati che forniscano alle persone le competenze e le abilità necessarie alla società e all'economia del futuro;

48.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali a promuovere e potenziare la cooperazione tra le università, i centri di IFP e il settore privato, al fine di migliorare il dialogo università-imprese e garantire un miglior coordinamento tra le componenti del triangolo della conoscenza, ovvero la ricerca, l'istruzione e l'innovazione;

49.  insiste sull'importanza dei programmi esistenti volti a finanziare la ricerca e l'innovazione nell'ambito del programma quadro di ricerca e sviluppo e della politica di coesione, e sull'importanza di garantire un migliore coordinamento con le iniziative in materia di istruzione; ritiene altresì che la cooperazione transfrontaliera sia una componente essenziale del successo dell'iniziativa YoM; invita pertanto le parti interessate a sfruttare appieno le opportunità offerte nel quadro dell'obiettivo «cooperazione territoriale» della politica di coesione;

50.  sottolinea l'importanza di istituire modalità flessibili per la formazione, quali le «università aperte», e di incrementare l'utilizzo dei dispositivi online per l'istruzione superiore, affinché tutti i giovani abbiano accesso a un'istruzione di qualità e di livello avanzato senza esserne esclusi a causa della distanza o di orari delle lezioni sfavorevoli; reputa inoltre particolarmente importante, in considerazione dell'ingresso tardivo dei giovani nel mercato del lavoro e dei problemi connessi alla sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale, creare le condizioni necessarie per conciliare studio e lavoro;

51.  esorta le università ad allineare maggiormente i loro programmi alle esigenze specifiche del mercato del lavoro, a tenere conto delle esigenze delle imprese nell'elaborazione dei loro programmi di studio e a perseguire nuovi metodi di collaborazione con aziende private e pubbliche, incoraggiando la creazione di partenariati pubblico-privato (PPP) e di sponsorizzazioni, promuovendo e sostenendo l'imprenditoria giovanile;

52.  rileva che le università dovrebbero sviluppare programmi per stimolare l'imprenditorialità degli studenti tramite programmi di formazione, nonché creando occasioni d'incontro con gli attori finanziari interessati a sostenere progetti innovativi;

53.  sottolinea l'importanza di promuovere l'imprenditorialità, di aiutare i giovani ad avviare una propria attività e di sostenere e estendere il programma «Erasmus per i giovani imprenditori»; raccomanda pertanto di condurre una campagna informativa europea all'interno degli istituti di insegnamento, incentrata sull'imprenditorialità, sul capitale di avviamento, sulla tassazione delle imprese in fase di avviamento e sul supporto formativo continuo;

54.  esorta la Commissione a creare un database di progetti innovativi per aiutare uno scambio di buone pratiche tra progetti già sperimentati da Stati membri e da università al fine di promuovere la conoscenza tra laureati e imprese per garantire ai laureati immediato accesso al mondo del lavoro;

55.  riconosce il valore delle borse di studio offerte agli studenti dalle imprese private;

56.  suggerisce che, al posto del sistema di classificazione universitario globale, la Commissione introduca un sistema informativo sui programmi universitari europei, che, fra l'altro, emetta regolarmente rapporti pubblici sull'occupabilità degli studenti in ciascun programma e sulle opportunità di mobilità;

57.  invita la Commissione a compiere tutti gli sforzi necessari per completare lo Spazio europeo della ricerca, fornendo maggiore sostegno alla mobilità dei giovani ricercatori al fine di promuovere l'eccellenza europea nell'ambito della ricerca;

58.  ritiene che gli Stati membri debbano garantire un sistema di borse di studio che assicuri ai giovani, uomini e donne, un accesso paritario all'istruzione superiore, al fine di evitare il replicarsi delle disuguaglianze, in particolare nell'istruzione superiore;

Istruzione e formazione professionale

59.  invita gli Stati membri a modernizzare e a incrementare l'attrattiva e la qualità dell'istruzione e formazione professionale, in funzione dell'evoluzione del mercato del lavoro che, entro il 2020, richiederà nuove conoscenze e competenze certificate da titoli che dovranno essere reciprocamente riconosciuti in tutti gli Stati membri; a tal proposito pone l'accento sull'enorme successo dei sistemi di istruzione misti nei rispettivi Stati membri;

60.  sottolinea che una delle chiavi per la lotta alla disoccupazione giovanile è l'adeguamento dei sistemi di istruzione e di formazione professionale alle esigenze future del mondo del lavoro, e che occorre pertanto preparare meglio il passaggio dalla scuola, l'istruzione e la formazione professionale o gli studi superiori all'attività lavorativa, passaggio che deve avvenire immediatamente dopo l'istruzione o la formazione; è del parere che si debba incentivare una migliore cooperazione tra gli istituti educativi, le organizzazioni giovanili, i vari settori del mercato del lavoro e i datori di lavoro, ad esempio mediante lezioni e seminari tenuti da specialisti affermatisi in vari ambiti, allo scopo di familiarizzare gli studenti con il loro futuro lavoro;

61.  sottolinea pertanto che è di fondamentale importanza attuare in modo efficace l'iniziativa «Garanzia europea per la gioventù» e trasformarla in uno strumento di integrazione attiva sul mercato del lavoro; precisa che finora gli Stati membri non si sono adoperati in modo convincente a favore dell'attuazione della «Garanzia europea per la gioventù» e li esorta ad agire rapidamente in tal senso;

62.  ritiene che la mobilità finalizzata ad acquisire nuove competenze sia un potente strumento per migliorare le capacità e le competenze, lo sviluppo personale e la cittadinanza attiva dei giovani; ritiene necessaria l'incentivazione della mobilità volontaria nell'ambito dell'istruzione scolastica, professionale, di aggiornamento e superiore per tutti i giovani, a prescindere dalla situazione finanziaria e dalla provenienza sociale ed etnica, dal tipo di istruzione o formazione che stanno seguendo e da disabilità, problemi di salute o ubicazione geografica, mettendo a disposizione nel corso del processo servizi di orientamento e di consulenza professionale;

63.  precisa che la mobilità non deve condurre a un abbassamento degli standard sociali nel paese ospitante; sottolinea che, affinché la mobilità aumenti, è importante il riconoscimento reciproco dei diplomi scolastici, di formazione professionale, universitari e di perfezionamento delle qualifiche ottenuti all'interno dell'UE;

64.  chiede la corretta attuazione del sistema europeo di crediti per l'istruzione e la formazione professionale (ECVET), del quadro europeo delle qualifiche per l'apprendimento permanente (EQF) e del sistema europeo di trasferimento e di accumulo dei crediti (ECTS); chiarisce che il riconoscimento reciproco con attestazione deve avvenire entro 12 mesi dal conseguimento della qualifica; segnala che il Parlamento è costantemente informato degli sviluppi tramite gli indicatori di mobilità;

65.  sottolinea l'importanza di sostenere e rafforzare ulteriormente la mobilità nel settore dell'istruzione e formazione professionale, compresi i tirocini, offrendo agli studenti IFP e ai tirocinanti informazioni, consulenza, orientamento e strutture di accoglienza quando sono all'estero; insiste, in particolare, sulla necessità di istituire partenariati con i centri di formazione e le organizzazioni imprenditoriali per garantire una mobilità di alta qualità e integrarla in modo coerente nel percorso formativo;

66.  mette in luce le difficoltà incontrate nel passaggio all'istruzione superiore dalla IFP e sottolinea che gli istituti di insegnamento devono adeguarsi per agevolare questa transizione rendendola più facile;

67.  sottolinea che, attraverso la trasmissione di conoscenze e competenze ai giovani, l'IFP e l'istruzione e formazione superiore possono incentivare la motivazione e l'ottimismo dei giovani nonché aiutarli a sviluppare l'autostima;

Passaggio dal mondo dell'istruzione e della formazione al lavoro

68.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere il volontariato, ad esempio mediante interventi quali l'istituzione di un solido status giuridico per il volontariato stesso, nonché riconoscendolo come tempo lavorato, rendendo tale attività una valida alternativa per i giovani, in particolare nei periodi di disoccupazione;

69.  sottolinea con insistenza che l'ingresso regolare dei giovani nel mercato del lavoro dipende principalmente dalla modernizzazione, compreso in termini di programmi di studio degli istituti IFP e delle università per assicurare che la qualità dell'insegnamento e i loro piani di studio rispondano alle esigenze del mercato del lavoro;

70.  pone l'accento sull'importanza di semplificare gli orari universitari per gli studenti già integrati nel mondo del lavoro che desiderano portare avanti in contemporanea un percorso di studio;

71.  sottolinea che i giovani, una volta occupati, devono avere accesso all'istruzione e alla formazione professionale nell'ambito della loro attività professionale, che la formazione permanente, l'apprendimento nell'intero arco della vita e lo sviluppo delle competenze professionali vanno incoraggiati sin dall'ingresso nel mondo del lavoro e che gli Stati membri devono essere esortati a istituire sistemi autonomi di consulenza sull'aggiornamento professionale, al fine di garantire che esso diventi la norma;

72.  sottolinea che una qualità elevata dell'istruzione e della formazione professionale iniziale in tutti i settori e in tutte le professioni moltiplica le opportunità dei giovani nel mercato del lavoro assicurando alle imprese dipendenti qualificati; invita gli Stati membri a istituire appositi organi di controllo onde garantire che tale istruzione e tale formazione siano effettivamente fornite;

73.  sostiene fermamente l'obiettivo UE di far sì che un 40% dei giovani completi il ciclo di istruzione terziaria o equivalente (cioè superiore e professionale);

74.  sottolinea l'importanza di strumenti di orientamento per i giovani per aiutarli nelle loro scelte formative e professionali, dalle scuole elementari ai livelli superiori di istruzione e formazione, al fine di meglio prepararli per una transizione senza problemi alla vita attiva; ritiene che si debba rafforzare il ruolo del contesto familiare e sociale dei giovani nonché della scuola ai fini dell'orientamento professionale e della scelta della professione; ricorda che, a tal fine, spesso è necessario un sostegno individuale mirato per aiutare i giovani nelle loro scelte professionali e nell'inserimento nel mercato del lavoro;

75.  invita gli istituti di istruzione terziaria ad introdurre un periodo di tirocinio di alta qualità e adeguatamente remunerato in tutti i programmi di studio al fine di consentire ai giovani di incontrare, in anticipo, le esigenze reali e pratiche dell'ambiente di lavoro e soprattutto di permettere loro di accedere a posti di lavoro che richiedono qualifiche di alto livello; sottolinea che detti periodi di tirocinio non devono tuttavia sostituire i normali posti di lavoro e devono offrire un reddito e una protezione sociale sufficienti, nonché la necessità di riconoscere sul mercato del lavoro i tirocini stessi; invita gli Stati membri a sviluppare politiche che promuovano l'assunzione di giovani;

76.  invita la Commissione a promuovere iniziative a livello europeo, volte a riconoscere il tirocinio come un periodo di impiego, ai fini della sicurezza sociale, come già avviene in taluni Stati membri;

77.  ritiene essenziale sostenere le iniziative del settore privato rivolte ai giovani, al fine di creare posti di lavoro e favorire l'inclusione sociale;

78.  sottolinea l'esigenza di utilizzare la storia europea e la cultura europea quali strumenti essenziali per approfondire l'integrazione europea;

79.  ritiene che un'istruzione e sistemi di formazione di alta qualità possano contribuire a migliorare le possibilità dei giovani di trovare un lavoro soddisfacente, cosa che si tradurrà in un aumento della loro fiducia nel futuro, stimolerà la loro creatività e, in tal modo, contribuirà alla prosperità della società;

80.  riconosce il ruolo svolto dagli enti locali e regionali in termini di formazione e di mobilità; è del parere che le loro competenze ed esperienze debbano essere considerate complementari all'azione dell'UE; sottolinea che, per poter raggiungere i propri obiettivi, l'UE deve sviluppare un approccio di partenariato, in particolare con gli enti locali e regionali;

La situazione occupazionale per i giovani

81.  sottolinea che la situazione occupazionale dei giovani dipende dalle politiche economiche globali; esorta gli Stati membri a orientarsi verso gli investimenti e la creazione di posti di lavoro; sottolinea che le misure di austerità che comportano, ad esempio, tagli al sistema educativo e occupazionale non saranno di aiuto ai giovani e potrebbero potenzialmente pregiudicare la società e l'economia in tempi più lunghi;

82.  sottolinea che si deve instaurare uno stretto collegamento tra le varie iniziative faro intese a combattere la disoccupazione, come l'iniziativa «Gioventù in movimento» e l'iniziativa «Nuove competenze per nuovi posti di lavoro»; ritiene necessario coinvolgere le parti sociali, i rappresentanti delle imprese, gli enti locali e regionali e le organizzazioni giovanili nell'elaborazione di una strategia sostenibile per ridurre la disoccupazione giovanile che deve prevedere in tutta l'UE il riconoscimento reciproco formale e la certificazione delle competenze riconosciute nell'ambito di qualifiche formali e informali, conformemente al sistema EQF dell'Unione europea, e acquisite in percorsi di apprendimento formali, non formali e informali;

83.  insiste sul fatto che, in conseguenza della crisi economica e finanziaria, la disoccupazione giovanile – che non è affatto imputabile, secondo l'OIL, al livello delle retribuzioni e dei costi salariali accessori, ai diritti partecipativi dei lavoratori e alle norme di protezione sociale – è diventata una sfida importante in tutta l'Unione europea e che finora l'UE e gli Stati membri non vi hanno risposto in modo adeguato; sottolinea che la disoccupazione in età giovanile sottopone l'individuo a un rischio molto elevato di povertà nel lungo termine; pone in rilievo la necessità di posti di lavoro di qualità onde evitare che i giovani finiscano per entrare nella categoria dei lavoratori poveri;

84.  sottolinea che i contratti di lavoro e di tirocinio dovrebbero prevedere sin dal primo giorno diritti sociali per tutti; respinge qualsiasi proposta di trascendere da questo principio; sottolinea che i termini di preavviso non possono essere ridotti, che gli accordi previsti nei contratti collettivi e le disposizioni statutarie devono essere applicati nelle stesse modalità in cui si applicano ai dipendenti regolari e che i pieni diritti partecipativi e la libertà di associazione devono essere garantiti senza restrizioni sin dal primo giorno di lavoro;

85.  chiede che un quadro dell'Unione europea stabilisca diritti e tutele per il lavoro atipico e precario, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà;

86.  sottolinea che i giovani devono essere protetti dalle discriminazioni sul posto di lavoro, soprattutto quelle fondate sull'età e sull'esperienza professionale, mediante un'efficace attuazione della direttiva 2000/78/CE; esorta tutti gli Stati membri a mettere a punto una strategia nazionale finalizzata a combattere la disoccupazione giovanile;

87.  sottolinea che ai giovani interessa soprattutto essere autonomi, avere accesso all'assistenza sanitaria e a un alloggio dignitoso a un prezzo ragionevole, nonché poter studiare, lavorare e progredire; esorta pertanto gli Stati membri a eliminare le discriminazioni fondate sull'età per quanto concerne l'accesso ai regimi previdenziali e assistenziali;

88.  ribadisce l'importanza di obiettivi concreti e verificabili, associati a mezzi finanziari adeguati, per l'attuazione della strategia Europa 2020 e degli orientamenti integrati per la riduzione della disoccupazione giovanile; sottolinea pertanto che gli Stati membri dovrebbero impegnarsi, nei relativi programmi di riforme nazionali, ad aumentare del 10% il tasso di occupazione dei giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni entro il 2014, e a elevare il tasso di occupazione giovanile (per quanti non sono impegnati negli studi) al 75% entro il 2020;

89.  osserva che, poiché entro il 2020 circa il 35% di tutti i posti di lavoro che si renderanno disponibili necessiteranno di elevate qualifiche associate a capacità di adattamento e di innovazione, sono necessari ingenti sforzi per innalzare ad almeno il 40% la percentuale di persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni dotate di una laurea universitaria o di un titolo di studio equivalente;

90.  riconosce che l'attuazione degli orientamenti integrati è di competenza degli Stati membri, mentre la Commissione dovrebbe sostenere e controllare l'azione a livello nazionale, tramite il metodo aperto di coordinamento (MAC); reputa necessari un controllo da parte della Commissione dei gruppi di destinatari e degli indicatori che l'iniziativa propone e la quantificazione, avvalendosi di indicatori chiari, dei progressi compiuti durante l'attuazione;

91.  ritiene che gli Stati membri debbano adottare misure onde fornire la maggiore quantità possibile di informazioni, scelte e formazione al fine di aiutare i giovani a realizzare il proprio potenziale, ma nutre la profonda convinzione che questo ruolo possa essere svolto al meglio dalle persone che lavorano sul campo a livello locale in ciascuno Stato membro;

92.  ritiene necessario sviluppare ulteriormente validi servizi di orientamento professionale e di consulenza sulla carriera; sottolinea che è importante coinvolgere le parti sociali nella loro progettazione, organizzazione, prestazione e finanziamento al fine di garantire la pertinenza e l'efficienza del mercato del lavoro;

93.  ribadisce l'importanza, in termini di responsabilità sociale delle imprese, di aiutare i giovani a compiere valide scelte professionali, tenendo in considerazione le esigenze sia del mercato del lavoro nazionale che di quello europeo; segnala che tali iniziative potrebbero prevedere anche tirocini lavorativi mirati;

94.  ritiene che le scelte professionali siano ancora fortemente legate al genere e che tale fattore contribuisca alla disuguaglianza di genere; sottolinea che ciò ha un impatto sulla disoccupazione e sulla povertà femminili; precisa che occorre superare questa discriminazione fondata sul genere;

95.  sottolinea che è necessario adottare misure volte a presentare un quadro esaustivo delle possibilità educative e professionali e delle successive scelte in termini di carriera, ad esempio ricorrendo a consulenti in materia di parità, e che occorre cercare fin dall'inizio di risvegliare l'interesse delle giovani donne in particolare verso professioni in ambito matematico, informatico, tecnico nonché relative alle scienze naturali e alla tecnologia (le cosiddette professioni «MINT»), come pure verso settori di importanza strategica in termini di evoluzione professionale, e di interessare i giovani uomini a carriere nell'ambito dell'insegnamento, alle professioni assistenziali e sociali;

96.  sottolinea che, in considerazione della futura carenza di lavoratori qualificati, occorre prendere provvedimenti specifici volti a promuovere il potenziale delle donne e delle giovani donne, prevedendo in particolare programmi di sostegno mirati onde incentivare la preparazione delle giovani donne alle professioni scientifiche e tecniche;

97.  valuta positivamente il rafforzamento del ruolo della BEI nella definizione dei programmi di finanziamento per gli studenti e nel sostegno ai giovani che avviano una propria attività; ritiene che la BEI dovrebbe svolgere un ruolo ancora più importante investendo in modo selettivo nei settori ad alto valore aggiunto negli Stati membri e, in particolare, nelle imprese che stanno compiendo i maggiori sforzi per assumere giovani e offrire loro una formazione di qualità;

98.  sottolinea che i giovani che partono svantaggiati nella vita, con particolare riferimento ai giovani disoccupati e che non partecipano ad alcun ciclo di istruzione e formazione, devono essere sostenuti, se non addirittura assistiti in modo mirato rispetto alle loro esigenze individuali, al fine di incrementare la loro integrazione nel mercato del lavoro e il loro accesso a posti di lavoro di qualità;

99.  ritiene che le borse gratuite per la formazione finanziate con fondi pubblici, come pure un sistema standardizzato di assistenza alla formazione, possano costituire un efficace strumento per integrare nel mercato del lavoro i giovani particolarmente svantaggiati;

100.  sottolinea, tuttavia, che l'integrazione nel primo mercato del lavoro è essenziale e che le misure a favore dell'integrazione devono essere finalizzate a garantire fin da subito l'accesso al mercato del lavoro regolare come condizione preliminare e devono essere accompagnate da misure di sostegno incentrate sulle esigenze dei singoli individui;

101.  sottolinea le difficoltà specifiche che i giovani poveri devono affrontare per trascorrere un periodo all'estero, a causa di vincoli finanziari e linguistici e, in alcuni casi, la discriminazione; è convinto che il sostegno finanziario debba soddisfare innanzitutto le esigenze delle persone più svantaggiate;

102.  sottolinea l'importanza di creare opportunità d'impiego per i giovani disabili, istituendo programmi di formazione adeguati e favorendo maggiormente gli aiuti all'assunzione di questa parte importante della popolazione giovanile onde garantirne una migliore inclusione e realizzazione nella società;

103.  invita gli Stati membri e la Commissione europea a sostenere campagne informative sulle opportunità di studio e formazione per i giovani con disabilità, quali ad esempio il progetto «Exchange Ability» elaborato dal Forum europeo delle persone disabili e la rete di studenti Erasmus;

104.  sottolinea che il programma di lavoro 2009-2012 di Eurofound prevede il progetto specifico «Inclusione attiva per i giovani con disabilità o problemi di salute» e sottolinea il ruolo cruciale svolto dai centri di formazione, che offrono formazione sociale e professionale ai giovani con disabilità o che sono cresciuti in istituti; chiede che, ove necessario, lo sviluppo e l'utilizzo di questi centri siano sostenuti;

105.  ritiene necessario adottare misure atte a far luce sul fenomeno, a livello sia nazionale che europeo, dei giovani disoccupati e che non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o di formazione professionale; invita la Commissione a collaborare con gli Stati membri per comprendere le motivazioni dell'emarginazione dei giovani e a raccomandare misure finalizzate sia alla loro reintegrazione sia al contrasto del fenomeno, nell'ambito degli sforzi effettuati per il raggiungimento entro il prossimo decennio degli obiettivi relativi a occupazione e competitività dei lavoratori europei, nonché alla riduzione dei tassi di abbandono scolastico;

106.  sottolinea che i tirocini costituiscono un valido ausilio per una buona scelta della professione in tutte le fasi di tale processo; ricorda la necessità di definire norme minime in materia di tirocini, per quanto riguarda ad esempio la retribuzione e i diritti sociali, onde migliorare la qualità dei tirocini stessi e garantirne il valore educativo;

107.  ribadisce che i tirocini non devono supplire a posti di lavoro regolari, e devono rigorosamente avere una durata limitata; sottolinea l'urgente necessità di un quadro europeo giuridicamente vincolante per la qualità dei tirocini che copra tutte le forme di istruzione e formazione, onde evitare lo sfruttamento dei tirocinanti, e suggerisce che la Commissione presenti un piano d'azione con relativo calendario in cui siano anticipate a grandi linee le modalità di attuazione di tale quadro per la qualità;

108.  plaude all'iniziativa «Il tuo primo posto di lavoro EURES» per il sostegno alla mobilità lavorativa, precisando che dovrebbe essere strettamente collegata all'«Osservatorio europeo dei posti vacanti» affinché datori di lavoro e lavoratori dispongano di una trasparente visione d'insieme del mercato del lavoro di tutta l'UE che permetta di occupare quanto più rapidamente possibile posti di lavoro vacanti con persone competenti; chiarisce, tuttavia, che ciò non deve condurre a una fuga di cervelli ai danni di talune parti dell'Unione europea;

109.  sottolinea che gli interventi coordinati e attivi dell'Unione europea nel mercato del lavoro – quali programmi di lavoro per i giovani finanziati da fondi pubblici, la creazione di nuovi posti di lavoro, sostenibili e di buona qualità, con un livello di retribuzione adeguato, e di nuove imprese, come pure la promozione della cultura d'impresa nelle scuole, gli incentivi per nuove iniziative, l'assistenza tecnica all'avvio di attività, la semplificazione amministrativa per la velocizzazione delle formalità, le reti di servizi a livello locale per facilitare la gestione, i collegamenti con le università e i centri di ricerca per promuovere l'innovazione dei prodotti e dei processi, il riconoscimento del volontariato in quanto esperienza professionale e la promozione dell'imprenditorialità – costituiscono elementi essenziali per combattere con successo la disoccupazione giovanile e sostenere una crescita inclusiva;

110.  sottolinea l'importanza dell'apprendimento e della formazione formale e non formale, nonché del lavoro volontario, per lo sviluppo dei giovani; evidenzia che le competenze acquisite non solo offrono ai giovani opportunità in termini di accesso al mondo del lavoro, ma anche consentono loro di essere coinvolti attivamente nella società e di assumersi la responsabilità per la propria vita;

111.  sottolinea che l'obiettivo finale dell'iniziativa YoM è non solo di migliorare i sistemi di istruzione europei e di incrementare l'occupabilità dei giovani, ma anche di creare un ambiente sociale in cui ogni giovane sarà in grado di realizzare le proprie potenzialità e aspirazioni;

o
o   o

112.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0166.
(2) GU L 17 del 22.1.2010, pag. 43.
(3) GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
(4) GU C 135 del 26.5.2010, pag. 2 e pag. 8.
(5) GU C 326 del 3.12.2010, pag. 9.
(6) CdR 292/2010.
(7) SOC/395.


Apprendimento nella prima infanzia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sull'apprendimento durante la prima infanzia nell'Unione europea (2010/2159(INI))
P7_TA(2011)0231A7-0099/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 165 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, in particolare gli articoli 3, 18 e 29,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  vista la decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce un programma d'azione nel campo dell'apprendimento permanente(1),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori» (COM(2011)0066),

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo intitolata «Efficienza e equità nei sistemi europei di istruzione e formazione» (COM(2006)0481),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 20 gennaio 2010, sul tema «Servizi di custodia ed educazione per la prima infanzia»(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'11 maggio 2010 sulla dimensione sociale dell'istruzione e della formazione(3),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 26 novembre 2009 sull'istruzione dei bambini provenienti da un contesto migratorio(4),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione («ET 2020»)(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del 21 novembre 2008, su «Preparare i giovani per il XXI secolo: un ordine del giorno per la cooperazione europea in materia scolastica»(6),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona del 15 e 16 marzo 2002,

–  vista la sua risoluzione del 23 settembre 2008 sul miglioramento della qualità della formazione degli insegnanti(7),

–  vista la sua risoluzione del 24 marzo 2009 sul multilinguismo: una risorsa per l'Europa e un impegno comune(8),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A7-0099/2011),

A.  considerando che l'apprendimento iniziale dei bambini durante la prima infanzia pone le basi per il proficuo apprendimento nell'arco della vita, che è un elemento centrale per il raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020,

B.  considerando che nella prima infanzia i bambini sono particolarmente curiosi, inclini all'apprendimento e ricettivi, e che proprio in questa età si sviluppano importanti competenze come le capacità linguistiche ed espressive nonché la capacità di interazione sociale; considerando che in detta età sono poste le basi per la futura evoluzione scolastica e professionale del bambino,

C.  considerando che la cura e l'educazione della prima infanzia (in appresso CEPI) è fornita in modi diversi a seconda dei paesi dell'Unione europea, con varie definizioni di «qualità» che dipendono fortemente dai valori culturali degli Stati e delle regioni, nonché dalla loro interpretazione di «infanzia»,

D.  considerando che esiste un chiaro nesso fra situazioni svantaggiate e povere e scarsi risultati scolastici, e che è dimostrato che le famiglie in tali situazioni sono quelle che beneficiano maggiormente dell'accesso ai servizi CEPI; considerando che questi gruppi svantaggiati sono meno propensi a chiedere l'accesso ai servizi CEPI per ragioni di disponibilità e di costo,

E.  considerando che la CEPI tende a ricevere meno attenzione e minori investimenti rispetto a qualsiasi altro livello di istruzione, benché sia oltremodo evidente che gli investimenti in questo settore portano grandi risultati,

F.  considerando che gli obiettivi CEPI sono spesso esageratamente dettati dal mercato del lavoro, essendo eccessivamente concentrati sulla necessità di aumentare il numero delle donne che lavorano e troppo poco sui bisogni e l'interesse superiore del bambino,

G.  considerando che molti nuclei familiari si scontrano con grandi difficoltà per conciliare doveri familiari e vincoli professionali, nel contesto degli attuali cambiamenti del mercato del lavoro, come la diffusione di orari atipici e flessibili imposti ai dipendenti e l'incremento dei posti di lavoro precario,

H.  considerando che esiste un collegamento diretto fra il benessere dei genitori e dei bambini e l'offerta, in numero e qualità, di servizi alla prima infanzia,

I.  considerando che la cura dei bambini è sempre stata vista tradizionalmente come un'attività naturale delle donne, il che ha portato a una prevalenza di donne che lavorano in questo settore,

J.  considerando che le qualifiche del personale variano sensibilmente a seconda degli Stati membri e a seconda dei tipi di prestatari di servizi e che nella maggior parte degli Stati membri non vi è alcun obbligo per i fornitori di servizi prescolastici di assumere personale con qualifiche specifiche,

K.  considerando che ben poche ricerche sono state condotte a livello UE sull'istruzione prescolastica dei bambini, ricerche che potrebbero fornire informazioni per lo sviluppo e l'attuazione delle politiche CEPI su scala UE,

Approccio incentrato sul bambino

1.  accoglie con favore gli obiettivi fissati dalle conclusioni del Consiglio europeo di Barcellona di «fornire entro il 2010 un'assistenza all'infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l'età della scuola dell'obbligo e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore ai 3 anni»; fa presente, tuttavia, che il Consiglio e la Commissione devono rivedere e aggiornare questi obiettivi, mettendo al centro delle loro politiche CEPI i bisogni e l'interesse superiore del bambino;

2.  riconosce che la strategia Europa 2020, che mira a creare una società inclusiva grazie a un aumento dell'occupazione, a un minore tasso di abbandono scolastico e a una riduzione della povertà, può essere portata a termine con successo solo se a tutti i bambini sarà offerto un adeguato punto di partenza nella vita;

3.  osserva che i primi anni dell'infanzia sono fondamentali per lo sviluppo cognitivo, sensoriale e motorio, per lo sviluppo affettivo e personale e per l'acquisizione del linguaggio; riconosce che le attività CEPI favoriscono il sano sviluppo psicofisico dei bambini, permettendo loro di diventare persone più equilibrate; raccomanda pertanto agli Stati membri di riflettere sull'introduzione di un anno di frequenza obbligatoria della scuola materna prima di accedere alla scolarizzazione vera e propria;

4.  sottolinea che lo sviluppo precoce di stili di vita sani, per esempio abitudini alimentari corrette accompagnate da un esercizio fisico idoneo ed equilibrato, può esercitare una profonda influenza sullo sviluppo psicofisico e diventare un fattore essenziale per la salute nel corso della vita; segnala il rischio che i bambini pratichino troppo precocemente attività sportive troppo intense, mirate soprattutto al conseguimento di risultati;

5.  ricorda l'importanza di ogni forma di apprendimento precoce per acquisire conoscenze, segnatamente delle lingue, del multilinguismo e della diversità linguistica;

6.  sostiene l'applicazione e la promozione di modelli pedagogici innovativi per l'insegnamento delle lingue, segnatamente asili e scuole materne plurilingui, in linea con l'obiettivo fissato a Barcellona nel 2002, che include l'apprendimento delle lingue regionali, minoritarie e dei paesi vicini;

7.  sottolinea l'importanza di potenziare e perfezionare le strutture pedagogiche (doposcuola) che accolgono i bambini oltre l'orario della scuola materna;

8.  sottolinea che, oltre all'istruzione e all'assistenza, tutti i bambini hanno diritto al riposo, allo svago e al gioco;

Prestazione universale di servizi CEPI

9.  osserva che, conformemente alle conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009, lo svantaggio educativo andrebbe affrontato fornendo un'istruzione di elevata qualità nella prima infanzia e un sostegno mirato, nonché promuovendo un'istruzione inclusiva;

10.  riconosce che, quantunque i gruppi sociali svantaggiati possono beneficiare di un aiuto addizionale, i servizi CEPI idealmente dovrebbero poter essere universali, per tutti i genitori e i bambini indipendentemente dal loro background o dalla loro situazione finanziaria;

11.  sottolinea che, se del caso, i bambini disabili dovrebbero usufruire dei servizi generalizzati CEPI e, se necessario, vedersi offrire un'assistenza specializzata supplementare;

12.  invita gli Stati membri ad applicare senza indugio la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

13.  sottolinea che gli Stati membri dovrebbero permettere approcci pluralisti per i bambini nell'ambito dei programmi prescolari e delle relative prassi;

Coinvolgimento dei genitori

14.  sottolinea che i genitori, sia la madre che il padre, sono partner alla pari in ambito CEPI; riconosce che i servizi CEPI dovrebbero essere pienamente partecipativi e coinvolgere tutti, personale, genitori e, ove possibile, i bambini stessi;

15.  sottolinea che il riconoscimento di un congedo di maternità e di paternità sufficientemente lungo, così come l'attuazione di una politica efficace e flessibile in materia di mercato del lavoro, costituiscono elementi essenziali di una politica CEPI efficace;

16.  incoraggia gli Stati membri a investire nei programmi per l'educazione parentale e, se del caso, a fornire altre forme di assistenza, come i servizi di visite a domicilio, per i genitori che hanno bisogno di ulteriore assistenza; ribadisce inoltre che negli asili nido andrebbero messi a disposizione dei genitori servizi di consulenza in loco gratuiti e facilmente accessibili;

17.  evidenzia che le attività culturali sono una fonte di arricchimento per i bambini, favoriscono il dialogo tra le diverse culture e sviluppano uno spirito di apertura e tolleranza; rammenta al riguardo quanto sia importante che il personale addetto all'infanzia realizzi attività interculturali con i bambini e con i loro genitori;

18.  sottolinea il fatto che tuttora non in tutti gli Stati membri i bambini i cui genitori sono privi di titolo di soggiorno legale possono accedere all'istruzione prescolare;

19.  invita gli Stati membri a rendere possibile l'accesso all'istruzione prescolare ai figli di richiedenti asilo, profughi, persone con statuto di protezione sussidiaria o permesso di soggiorno per motivi umanitari, al fine di non pregiudicare fin dall'inizio le loro opportunità esistenziali;

Migliore integrazione dei servizi

20.  incoraggia gli Stati membri a integrare i servizi CEPI e a sostenere il loro sviluppo e le attività correlate, garantendo una cooperazione e un coordinamento migliori fra le varie istituzioni e ministeri che si occupano di politiche e programmi interenti alla prima infanzia;

21.  invita gli Stati membri a concedere ai servizi CEPI un'autonomia sufficiente, cosicché possano mantenere la loro unicità e creatività nella ricerca di soluzioni per il benessere dei bambini;

22.  ribadisce l'importanza di servizi CEPI innovativi, a carattere locale e con la partecipazione di operatori sanitari, sociali, dell'istruzione, culturali e di altri settori;

23.  sollecita gli Stati membri a promuovere e finanziare, in sinergia con le amministrazioni locali e le organizzazioni no-profit, misure e progetti finalizzati a offrire i servizi CEPI ai bambini di gruppi sociali svantaggiati, assicurandone il monitoraggio e la valutazione;

24.  riconosce che occorre tenere conto della varietà delle diverse condizioni di vita delle famiglie e quindi delle differenti esigenze e accoglie con favore una gamma diversificata, flessibile e innovativa di servizi CEPI;

25.  chiede l'elaborazione di un quadro europeo per i servizi CEPI che rispetti la diversità culturale degli Stati membri e metta in evidenza obiettivi e valori condivisi;

Vantaggi economici

26.  sottolinea in un clima economico instabile non dobbiamo tralasciare di investire considerevolmente nei servizi CEPI; sottolinea che gli Stati membri dovrebbero assegnare risorse adeguate a tali servizi;

27.  ribadisce che gli investimenti nel settore CEPI si traducono più tardi in vantaggi economici e sociali, come nel caso di un aumento del gettito fiscale grazie a un rafforzamento della manodopera nonché dei minori costi futuri per la salute, di tassi di criminalità più bassi e di un minor numero di casi di comportamento antisociale; sottolinea che la prevenzione è lo strumento più efficace e con un migliore rapporto tra costi e benefici rispetto all'intervento in un momento successivo;

28.  riconosce che la qualità dell'istruzione nei primi anni di vita può contribuire a ridurre l'abbandono scolastico precoce, a lottare contro gli svantaggi educativi dei bambini provenienti da gruppi culturali e sociali svantaggiati e a ridimensionare le disparità sociali che ne derivano, tutti aspetti che toccano la società nel suo complesso; rileva che sono particolarmente a rischio i giovani provenienti da gruppi sociali vulnerabili;

29.  ribadisce che servizi CEPI di elevata qualità sono un complemento, non un surrogato, di un solido sistema di protezione sociale che si avvale di un'ampia gamma di strumenti antipovertà; invita gli Stati membri ad affrontare l'indigenza nell'ambito della società;

Personale e servizi di qualità

30.  sottolinea che l'età prescolare è la fase più importante per lo sviluppo emotivo e sociale del bambino e pertanto le persone che lavorano con bambini in tenera età devono possedere adeguate qualifiche professionali; sottolinea che il benessere e la sicurezza del bambino riveste la massima importanza in fase di assunzione del personale;

31.  rileva che gli effetti positivi dei programmi di intervento precoce possono essere conservati a lungo termine soltanto se sono poi seguiti da un'istruzione primaria e secondaria di elevata qualità;

32.  riconosce che la presenza di personale qualificato e ben preparato a contatto dei bambini in tenera età ha un impatto estremamente significativo sulla qualità dei servizi CEPI, per cui invita gli Stati membri ad aumentare i requisiti professionali introducendo qualifiche riconosciute per tutti coloro che lavorano nel settore CEPI; osserva che anche altri fattori, tra cui il rapporto numerico tra assistenti e bambini, la consistenza dei gruppi e i programmi, possono condizionare la qualità;

33.  riconosce che sono necessari ulteriori contatti e un maggiore scambio metodologico tra educatori CEPI e insegnanti elementari, con particolare attenzione per la continuità dei metodi di apprendimento;

34.  invita gli Stati membri a sviluppare meccanismi intesi a verificare gli interventi attuati e a garantire che siano rispettati gli standard di qualità al fine di migliorare i servizi CEPI;

35.  chiede che in fase di attuazione del Quadro europeo delle qualifiche si tenga in considerazione la qualità della formazione e quindi i risultati dell'apprendimento; invita gli Stati membri a garantire una formazione continua a tutti coloro che lavorano nel settore CEPI così da aumentare e aggiornare le loro competenze specifiche;

36.  incoraggia gli Stati membri a garantire che tutto il personale qualificato del settore CEPI riceva, nella misura del possibile, uno stipendio equivalente a quello dei maestri della scuola elementare;

37.  invita gli Stati membri a affrontare il problema dello squilibrio fra i sessi nelle attività di custodia dei bambini mettendo in atto delle politiche destinate ad accrescere il numero degli uomini nei corsi CEPI;

Ricerca e scambio delle migliori pratiche

38.  sottolinea che nonostante l'esistenza di dati empirici sulla prima infanzia in alcuni Stati membri (a cura, tra l'altro, della National Association for the Education of Young Children, dell'UNICEF, dell'International Early Years Education Journal e dell'OCSE) sussiste ancora la necessità di conoscenze approfondite sullo sviluppo dei bambini nel contesto dell'educazione precoce; sollecita pertanto la realizzazione di ulteriori indagini e ricerche nell'UE e uno scambio dei risultati ottenuti a livello europeo, tenendo conto della diversità culturale degli Stati membri;

39.  deplora che i fondi strutturali dell'UE e programmi come Comenius, che consentono agli educatori di partecipare a scambi su scala UE, non siano sufficientemente utilizzati; invita gli Stati membri a sensibilizzare ulteriormente gli educatori in ambito CEPI in merito a tali programmi e fondi;

40.  accoglie con favore l'intenzione della Commissione di promuovere l'identificazione e lo scambio delle prassi e delle metodologie migliori attraverso lo strumento aperto del coordinamento, nei termini indicati nella comunicazione sulla CEPI, e raccomanda che gli Stati membri cooperino e si scambino le prassi migliori, al fine di ottimizzare gli attuali programmi CEPI;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 45.
(2) GU C 339, del 14.12.2010, pag. 1.
(3) GU C 135 del 26.5.2010, pag. 2.
(4) GU C 301, dell'11.12.2009, pag. 5.
(5) GU C 119, del 28.5.2009, pag. 2.
(6) GU C 319, del 13.12.2008, pag. 20.
(7) GU C 8 E del 14.1.2010, pag. 12.
(8) GU C 117 E del 6.5.2010, pag. 59.


Accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Mauritania
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sull'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'UE e la Mauritania
P7_TA(2011)0232RC-B7-0193/2011

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 208 e 218 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare,

–  visto il regolamento (CE) n. 1801/2006 del Consiglio, del 30 novembre 2006, relativo alla conclusione di un accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania(1),

–  vista la visita della commissione per la pesca in Mauritania svoltasi nel novembre 2010,

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale alla Commissione sui negoziati concernenti il rinnovo dell'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Mauritania (O-000038/2011 - B7-0018/2011),

–  visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che l'attuale protocollo dell'accordo di partenariato nel settore della pesca (APP) con la Repubblica islamica di Mauritania scade il 31 luglio 2012, e che la Commissione intende avviare negoziati per il suo rinnovo sulla base del mandato normativo conferitole dal Consiglio,

B.  considerando che l'APP, con un contributo finanziario previsto pari a 305 milioni di EUR in quattro anni, rappresenta un importante accordo internazionale per la Mauritania, dal momento che i pagamenti e i diritti di licenza dell'UE costituiscono circa un terzo delle entrate pubbliche complessive,

C.  considerando che il settore della pesca riveste un'importanza fondamentale per l'economia della Mauritania, in quanto rappresenta il 10% del PIL e una percentuale compresa tra il 35% e il 50% delle esportazioni del paese, contribuendo altresì alle entrate in bilancio per una quota pari al 29%,

D.  considerando che la Mauritania è uno dei paesi più poveri dell'Africa, classificato come paese povero fortemente indebitato (HIPC) e finanziariamente dipendente dagli aiuti stranieri nonché caratterizzato da una notevole instabilità politica,

E.  considerando che la cooperazione deve essere basata sul reciproco interesse e la complementarità delle iniziative e dei provvedimenti adottati dalle parti, congiuntamente o separatamente, in modo da assicurare la coerenza delle politiche,

F.  considerando che, durante la sua recente visita in Mauritania, la commissione per la pesca non è stata in grado di chiarire diverse questioni importanti relative alla politica della pesca del paese, tra cui lo stato degli stock e il livello delle attività di pesca condotte dalla flotta mauritana e di altri paesi,

G.  considerando che, a norma degli articoli 61 e 62 della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, la pesca deve essere gestita in modo da mantenere o ricostituire le specie sfruttate a livelli tali da consentire la massima resa possibile, nel rispetto dei fattori ecologici ed economici pertinenti,

H.  considerando che l'APP ha contribuito allo sfruttamento eccessivo di determinati stock, in particolare quelli di polpo, portando a una riduzione delle possibilità di pesca dei mauritani e garantendo al settore ittico dell'UE un vantaggio competitivo grazie al sovvenzionamento dei canoni di accesso per i pescherecci dell'Unione,

I.  considerando che, in sede di negoziazione delle possibilità di pesca assegnate dal nuovo protocollo, è essenziale tenere conto delle relazioni della Mauritania con gli altri paesi terzi che pescano nella sua zona economica esclusiva (ZEE) in virtù di accordi bilaterali o privati,

J.  considerando che l'articolo 218 TFUE prevede condizioni chiare per il coinvolgimento del Parlamento nelle decisioni sugli accordi di pesca, e che tali condizioni legittimano il desiderio del Parlamento europeo di contribuire al processo indicando le sue priorità per i nuovi protocolli da negoziare,

K.  considerando che l'allegato II dell'Accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea disciplina la trasmissione al Parlamento e il trattamento delle informazioni riservate della Commissione, quali definite al punto 1.2 dell'allegato stesso, nell'ambito dell'esercizio delle prerogative e delle competenze del Parlamento; che le due istituzioni sono tenute ad agire nel rispetto dei reciproci doveri di cooperazione leale, in uno spirito di piena fiducia reciproca e nell'osservanza più rigorosa delle pertinenti disposizioni dei trattati,

L.  considerando che, a causa dello scarso sviluppo del settore della pesca in Mauritania, dimostrato anche dalla mancanza di importanti porti di sbarco al di fuori di Nouadhibou, il paese è privo del valore aggiunto che potrebbe ottenere se sfruttasse direttamente le proprie risorse alieutiche (anche a livello di attività di trasformazione e vendita del pesce),

M.  considerando che non sono state attuate in maniera soddisfacente le seguenti linee di sostegno al settore della pesca in Mauritania: modernizzazione e sviluppo della pesca costiera su piccola scala e delle industrie legate alla pesca, sviluppo di progetti riguardanti le infrastrutture portuali e miglioramento delle condizioni di sbarco delle catture, sviluppo di progetti di acquacoltura nonché potenziamento dei controlli e della vigilanza in mare,

1.  accoglie positivamente la proposta della Commissione di avviare i negoziati per il rinnovo del protocollo tra l'UE e la Repubblica islamica di Mauritania, ma sottolinea nel contempo che occorre mantenere l'accordo solo se vantaggioso per entrambe le parti e applicato correttamente, con i dovuti adeguamenti;

2.  plaude alla proposta della Commissione di introdurre una clausola sui diritti umani;

3.  insiste sul fatto che qualsiasi tipo di accesso negoziato per i pescherecci battenti bandiera UE e volto a consentire loro di pescare nelle acque della Mauritania deve essere basato sul principio delle risorse eccedenti quale illustrato nella convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare; evidenzia, in particolare, la necessità di un'attenta valutazione di tutti gli stock per i quali è richiesto l'accesso o che comunque possono essere oggetto di catture accessorie da parte dei pescherecci dell'UE; fa notare che tutti i diritti di accesso assegnati all'UE devono fare riferimento a risorse che la flotta mauritana non è in grado di pescare; pone l'accento sul fatto che, qualora si rendano necessarie riduzioni dello sforzo, le flotte dei paesi terzi (UE e altri) che causano i danni ambientali maggiori dovranno essere le prime ad attuare riduzioni;

4.  insiste sulla necessità di ricevere dati attendibili riguardo alle possibilità di pesca e alle catture dei paesi terzi nelle acque della Mauritania, in modo da poter individuare eventuali eccedenze; ritiene che, nel caso degli stock condivisi con altri paesi dell'Africa occidentale, i livelli di accesso alla pesca nelle acque mauritane debbano essere negoziati tenendo debitamente conto dei livelli negli altri paesi;

5.  osserva con notevole preoccupazione che, secondo le conclusioni della valutazione ex-post, in Mauritania gran parte degli stock è pienamente o eccessivamente sfruttata ed è quindi raccomandabile una riduzione degli sforzi di pesca relativi agli stock interessati; è del parere che il comitato scientifico congiunto debba disporre di risorse sufficienti per poter svolgere le proprie funzioni; esorta la Commissione a discutere con la Mauritania in merito all'elaborazione di piani di gestione della pesca a lungo termine che includano tutte le concessioni di diritti di pesca effettuate dalle autorità mauritane (a favore sia delle flotte nazionali che di quelle dei paesi terzi) contemplando altresì l'eliminazione di eventuali sovraccapacità delle flotte;

6.  è del parere che tutte le informazioni scientifiche pertinenti (ad esempio le relazioni del comitato scientifico congiunto, i dati sulle catture da parte della flotta dell'UE e quelli sulle condanne per violazioni delle norme vigenti) debbano essere non solo trasmesse al Parlamento ma anche rese pubbliche;

7.  esorta la Commissione a invitare le autorità mauritane a fornire garanzie circa l'interpretazione delle misure di controllo; ribadisce in particolare che le imbarcazioni dell'UE sono dotate di un sistema di controllo dei pescherecci via satellite (SCP) e che è quest'ultimo lo strumento da utilizzare per determinare la posizione delle imbarcazioni; pone l'accento sulla necessità di vietare il ricorso a stime visuali approssimative della distanza dalla costa in quanto è ormai dimostrato che non sono affidabili e che comportano incertezza giuridica per la flotta; fa notare che qualunque sistema alternativo dovrebbe essere preventivamente concordato dalle parti; è del parere che i segnali di posizione debbano essere trasmessi direttamente alle autorità mauritane in tempo reale; ritiene inoltre che il protocollo dovrebbe prevedere un termine perentorio di due settimane per la riparazione dell'SCP non funzionante di un peschereccio, pena la sospensione dell'autorizzazione di pesca fino al completamento della riparazione stessa;

8.  esprime preoccupazione per il problema ricorrente legato alle procedure in caso di fermo applicate ai pescherecci dell'Unione da parte delle autorità mauritane; mette in dubbio l'osservanza, da parte delle autorità mauritane, del capo VI dell'allegato II del protocollo, in particolare del paragrafo 3 relativo alle procedure in caso di fermo dei pescherecci;

9.  chiede alla Commissione di negoziare simultaneamente le possibilità di pesca per le diverse categorie di pescherecci e le misure tecniche da applicare in ciascun caso, al fine di evitare sottoutilizzi o situazioni in cui la pesca risulta impossibile a causa di misure tecniche, ovvero circostanze che determinano consistenti perdite di reddito; esorta la Commissione a garantire che le attività di pesca regolamentate dall'APP soddisfino i medesimi criteri di sostenibilità delle attività di pesca svolte nelle acque dell'UE, anche in termini di selettività; invita la Commissione a instaurare un dialogo con la Mauritania al fine di aiutare il paese a sviluppare ulteriormente una politica della pesca responsabile che soddisfi sia le esigenze di conservazione sia l'obiettivo nazionale di promuovere lo sviluppo economico delle risorse della pesca;

10.  invita la Commissione a garantire il rispetto del codice di condotta della FAO per la pesca responsabile, in particolare per quanto riguarda la raccomandazione di concedere ai pescatori artigianali locali un accesso preferenziale alle risorse presenti nelle acque mauritane;

11.  esorta la Mauritania a ratificare i pertinenti strumenti internazionali relativi al settore della pesca, ad esempio l'accordo degli Stati di approdo e l'accordo dell'ONU sugli stock ittici;

12.  ritiene che gli accordi di pesca tra l'UE e i paesi terzi debbano essere preceduti da un ampio dibattito nei paesi interessati che consenta di coinvolgere la cittadinanza, le organizzazioni della società civile e i parlamenti nazionali e quindi promuova un incremento della democraticità e della trasparenza;

13.  reputa che gli importi versati a titolo di contropartita per l'accesso agli stock ittici nelle acque della Mauritania debbano essere chiaramente dissociati dal sostegno finanziario al programma pluriennale per la pesca mauritano, in modo che la riduzione delle possibilità di pesca non comporti una diminuzione dei pagamenti dell'Unione europea nel quadro del programma pluriennale;

14.  ritiene inoltre che il sostegno finanziario al programma pluriennale per la pesca mauritano debba essere in linea con le esigenze del paese in materia di sviluppo sostenibile della pesca, in particolare a livello di gestione (ricerca, controllo, meccanismi di partecipazione dei soggetti interessati, infrastrutture, ecc.), così come evidenziato nel quadro dello sviluppo e della cooperazione UE-Mauritania; è del parere che l'assistenza finanziaria nel quadro dell'APP dovrebbe sostenere e rafforzare gli obiettivi di cooperazione allo sviluppo dell'UE, in modo che quest'ultima possa adempiere agli obblighi giuridici imposti dall'articolo 208 TFUE e quindi garantire la «coerenza delle politiche per lo sviluppo»;

15.  ritiene necessario valutare in modo approfondito ed esaustivo le cause della carente realizzazione degli obiettivi in materia di cooperazione allo sviluppo e di diverse linee di sostegno al settore della pesca in Mauritania; sottolinea che tale valutazione deve coinvolgere le autorità mauritane;

16.  reputa necessario che l'APP preveda meccanismi di sorveglianza efficaci onde garantire che i fondi destinati allo sviluppo, e in particolare al miglioramento delle infrastrutture nel settore della pesca, siano utilizzati correttamente;

17.  accoglie con favore l'intenzione del Consiglio consultivo regionale per la flotta d'alto mare di addebitare agli armatori una quota equa del valore delle catture;

18.  prende atto dei significativi investimenti realizzati e portati avanti in Mauritania sia dall'UE che da alcuni Stati membri, ma chiede un maggiore impegno, da parte sia della Commissione che degli Stati membri, in vista di un miglior coordinamento delle rispettive contropartite finanziarie che consenta di giungere a una reale cooperazione nel contesto dello sviluppo del paese e di evitare duplicazioni per la mancanza di coordinamento;

19.  è favorevole all'erogazione di un sostegno dell'UE, così come previsto all'articolo 6, paragrafo 3, dell'attuale protocollo, finalizzato alla costruzione quanto più rapida possibile di strutture adeguate per lo sbarco del pesce lungo le coste centrali e meridionali della Mauritania, comprese, tra le altre, quelle di Nouakchott, in modo che il pesce catturato nelle acque mauritane sia sbarcato in porti nazionali anziché all'estero come spesso avviene attualmente; ritiene che così facendo non solo si otterrà un aumento del consumo di pesce a livello locale ma si contribuirà anche all'occupazione nelle aree interessate;

20.  è del parere che queste migliorie, unite alla rimozione dei relitti e all'ammodernamento del grande porto di Nouadhibou, potrebbero consentire alla flotta dell'UE di operare meglio agevolando altresì i flussi di investimenti e potenziando l'impatto dell'APP sull'economia locale;

21.  sottolinea la necessità che il Parlamento sia pienamente coinvolto tanto nel processo di negoziazione quanto nel monitoraggio a lungo termine del funzionamento del nuovo protocollo onde rispettare gli obblighi imposti dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea in relazione alla piena e tempestiva informazione del Parlamento; ribadisce la sua convinzione che il Parlamento debba essere rappresentato alle riunioni delle commissioni miste previste dagli accordi di pesca, e insiste sulla necessità che anche la società civile (compresi i rappresentanti del settore ittico sia mauritano che dell'UE) partecipi a dette riunioni;

22.  invita la Commissione a fornire al Parlamento la valutazione ex-post dell'attuale protocollo come documento non classificato, in modo da permettere ai deputati di esprimere un giudizio informato circa l'effettivo conseguimento degli obiettivi fissati per l'accordo in questione e, di conseguenza, in merito all'opportunità di approvare il rinnovo del protocollo;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri e al governo della Mauritania.

(1) GU L 343 dell'8.12.2006, pag. 1.


Appalti pubblici
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla parità di accesso ai mercati del settore pubblico nell'UE e nei paesi terzi e sulla revisione del quadro giuridico degli appalti pubblici incluse le concessioni
P7_TA(2011)0233B7-0284/2011

Il Parlamento europeo,

–  viste le direttive 2004/18/CE e 2004/17/CE relative alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e le direttive 89/665/CEE, 92/13/CEE e 2007/66/CE sulle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici,

–  vista la sua risoluzione del 18 maggio 2010 sui nuovi sviluppi in materia di appalti pubblici(1),

–  vista la relazione del Professor Mario Monti al Presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, dal titolo «Una nuova strategia per il mercato unico – Al servizio dell'economia e della società europea»,

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata «Verso un atto per il mercato unico- Per un'economia sociale di mercato altamente competitiva» (COM(2010)0608),

–  visto il Libro Verde della Commissione europea sulla modernizzazione della politica dell'UE in materia di appalti pubblici – Per una maggiore efficienza del mercato europeo degli appalti (COM(2011)0015),

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che un mercato degli appalti ben funzionante riveste un'importanza fondamentale per stimolare il mercato unico, favorire l'innovazione, incoraggiare la crescita, l'occupazione e la competitività, promuovere un livello più elevato di protezione dell'ambiente, del clima e dei diritti sociali e per conseguire un valore ottimale per le autorità pubbliche, i cittadini ed i contribuenti,

B.  considerando che, soprattutto nell'ottica del superamento della crisi economica e finanziaria e della prevenzione di qualsiasi crisi futura, gli appalti pubblici hanno una rilevanza fondamentale, servendo da catalizzatori per il rilancio dell'economia europea e dunque per l'occupazione e il benessere in Europa,

C.  considerando che un sano e ben ponderato processo di miglioramento del quadro giuridico per gli appalti pubblici riveste un'importanza fondamentale per il benessere dei cittadini, dei consumatori e delle imprese dell'Unione europea, per le autorità pubbliche nazionali, regionali e locali e quindi per l'accettazione dell'UE nel suo complesso,

D.  considerando che per quanto riguarda la moltitudine di questioni che rientrano nell'ambito della revisione della normativa UE sugli appalti, occorre tener conto di varie priorità in termini di urgenza e di collegamento tematico, in vista di ulteriori progressi politici a livello europeo ed internazionale,

E.  considerando che sarà necessario valutare in maniera coerente, sulla base di una consultazione sistematica delle parti interessate, un'ampia gamma di questioni che rientrano nell'ambito tradizionale degli appalti pubblici e della questione strettamente connessa delle concessioni,

F.  considerando che la questione specifica della salvaguardia della parità di trattamento e della concorrenza leale sui mercati degli appalti pubblici nell'UE e nei paesi terzi ha urgente bisogno di maggiore attenzione politica, soprattutto alla luce dei problemi attuali riguardanti l'accesso ai mercati del settore pubblico nei paesi terzi, la lentezza dei progressi nei negoziati sulla revisione dell'accordo dell'OMC sugli appalti pubblici e la ovvia riluttanza di molti paesi terzi ad aderire a tale accordo,

1.  fa riferimento alla osservazioni espresse nella sua risoluzione del 18 maggio 2010 sui nuovi sviluppi in materia di appalti pubblici, e in particolare al paragrafo 46 della suddetta risoluzione, in cui pur opponendosi decisamente a misure protezionistiche in materia di appalti pubblici a livello mondiale, crede fermamente nel principio di reciprocità e proporzionalità in tale settore; invita la Commissione a compiere un'analisi dettagliata dei vantaggi potenziali e dei problemi che potrebbe comportare l'imposizione di restrizioni proporzionali e mirate all'accesso a talune parti dei mercati degli appalti dell'UE, nonché una valutazione d'impatto che analizzi quando farvi ricorso e una valutazione della base giuridica che un tale strumento utilizzerebbe per i partner commerciali che beneficiano dell'apertura del mercato UE ma che non hanno mostrato alcuna intenzione di aprire i propri mercati alle imprese dell'UE, continuando nel contempo a incoraggiare i partner dell'UE ad offrire condizioni reciproche e proporzionali di accesso al loro mercato per le ditte europee prima di proporre qualsiasi altro nuovo testo nel campo degli appalti pubblici;

2.  è dell'avviso che lo spirito di reciprocità positiva e trasparenza garantirà una maggiore apertura dei mercati degli appalti pubblici ed eviterà il ricorso a misure protezionistiche utilizzando tutti gli strumenti disponibili;

3.  chiede pertanto alla Commissione di fornire dati sul livello di apertura degli appalti pubblici e di garantire la reciprocità con gli altri paesi industrializzati e le principali economie emergenti; invita la Commissione a esplorare nuove soluzioni per migliorare l'accesso delle imprese europee ai mercati degli appalti pubblici al di fuori dell'UE, al fine di garantire un'equa concorrenza tra le imprese europee e non che partecipano alle gare per l'aggiudicazione di appalti pubblici; propone, in termini più generali, che i futuri accordi commerciali negoziati dall'Unione comprendano un capitolo sullo sviluppo sostenibile basato sui principi della responsabilità sociale delle imprese quali definiti dall'aggiornamento 2010 delle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali;

4.  nutre la convinzione che al fine di evitare nuove misure protezionistiche che potrebbero nuocere agli interessi degli esportatori UE anche in settori diversi dai mercati degli appalti pubblici, la Commissione dovrebbe individuare misure adeguate che non consentano contromisure a livello europeo o nazionale e siano basate su idonei strumenti nel campo degli appalti pubblici;

5.  invita la Commissione, a tale proposito, a valutare i problemi associati alle offerte straordinariamente basse e a proporre soluzioni appropriate;

6.  raccomanda alle amministrazioni aggiudicatrici di fornire informazioni sufficienti e tempestive agli altri offerenti in caso di offerte anormalmente basse, onde consentire loro di valutare se vi è motivo di avviare una procedura di ricorso;

7.  ritiene che l'UE abbia l'urgente necessità di conseguire una maggiore coerenza tra la sua politica comune in materia di commercio estero e le prassi degli Stati membri, che accettano, a scapito delle ditte dell'Unione europea e delle norme in materia di lavoro, sociali e ambientali in vigore negli Stati membri, offerte eccezionalmente basse da parte di società insediate in paesi che non hanno aderito all'accordo dell'OMC sugli appalti pubblici;

8.   con riferimento alla domanda 114 del Libro Verde della Commissione sulla modernizzazione della politica comunitaria sugli appalti pubblici, in cui si chiede di classificare in ordine di priorità le varie questioni sollevate nel Libro Verde, sostiene l'importanza di giungere a soluzioni efficaci per quanto riguarda la necessità di un accesso al mercato equo, aperto ed equilibrato, affrontando nel contempo rapidamente altre questioni urgenti, come la semplificazione e la chiarificazione delle norme, il miglioramento dell'accesso delle PMI agli appalti pubblici, la promozione dell'innovazione attraverso gli appalti pubblici e il successivo esame di altri aspetti della revisione degli appalti pubblici e relativi alle concessioni; invita pertanto la Commissione ad affrontare innanzitutto la questione della semplificazione delle norme, dell'accesso equilibrato ai mercati degli appalti pubblici e del miglioramento dell'accesso delle PMI, e ad intraprendere in un secondo tempo la revisione degli appalti pubblici e delle concessioni, al fine di consentire il necessario valido coinvolgimento non solo del Parlamento europeo e degli Stati membri ma anche dei cittadini e delle imprese, nella prospettiva di ottenere il necessario riconoscimento di tutti questi importanti aspetti del mercato unico che rivestono una grande importanza per il benessere generale dell'UE;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0173.


Crisi nel settore della pesca europeo dovuta all'aumento del prezzo del petrolio
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla crisi del settore europeo della pesca dovuta all'aumento del prezzo del petrolio
P7_TA(2011)0234RC-B7-0297/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che l'energia rappresenta un fattore significativo dei costi operativi nel settore della pesca e che il costo delle attività di pesca dipende in larga misura dal prezzo del petrolio,

B.  considerando che il recente aumento del prezzo del petrolio ha inciso sull'autosufficienza economica del settore della pesca e ha creato preoccupazioni tra i pescatori che si domandano come compensare questi costi aggiuntivi; che l'aumento del prezzo del petrolio incide direttamente sui redditi dei pescatori,

C.  considerando che i redditi e i salari dei lavoratori impiegati nell'industria della pesca sono insicuri a causa di vari fattori, quali la natura irregolare della pesca, le modalità di commercializzazione adottate nonché quelle di formazione dei prezzi di prima vendita, il che implica la necessità di mantenere determinati aiuti pubblici a livello nazionale e di UE,

D.  considerando che la crisi economica e finanziaria si ripercuote sui settori industriali e, in particolare, sulle piccole e medie imprese (PMI) e mette a rischio le attività e i posti di lavoro nel settore primario e secondario,

E.  considerando che la Commissione ha già adottato in passato misure temporanee di emergenza per superare le difficoltà incontrate dal settore della pesca in un contesto caratterizzato dall'aumento dei prezzi del carburante,

F.  considerando che il prezzo dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura è determinato dall'equilibrio tra domanda e offerta e che, a causa dell'elevato grado di dipendenza dell'Unione europea dalle importazioni provenienti da paesi terzi (60%) per garantire l'approvvigionamento del mercato interno, i produttori hanno un'influenza molto ridotta, se non nulla, sul livello dei prezzi dei prodotti della pesca,

G.  considerando che la Commissione autorizza gli Stati membri a concedere alle imprese di pesca aiuti de minimis, fino ad un massimale di 30 000 EUR per beneficiario su un periodo di tre anni,

1.  esprime preoccupazione per la difficile situazione economica che molti pescatori europei devono fronteggiare, la quale si è ulteriormente aggravata a causa dell'aumento dei prezzi del carburante; esprime il suo sostegno ai pescatori dell'UE ed esorta la Commissione e il Consiglio ad avviare le misure opportune per facilitare le loro attività di pesca;

2.  invita la Commissione ad adottare misure di emergenza per alleviare la difficile situazione economica in cui versano i pescatori europei, tenendo conto anche delle difficoltà finanziarie che diversi paesi stanno attualmente affrontando;

3.  invita la Commissione ad incrementare da 30 000 EUR a 60 000 EUR il massimale degli aiuti de minimis per impresa di pesca su un periodo di tre anni, garantendo nel contempo che non sia pregiudicata la sostenibilità ambientale e sociale e che non si producano distorsioni della concorrenza tra Stati membri;

4.  sottolinea la necessità di utilizzare a pieno tutte le possibilità e i margini finanziari disponibili nell'ambito del bilancio UE per la pesca ai fini del finanziamento di misure di emergenza di sostegno all'industria, consentendo in tal modo a quest'ultima di superare le difficoltà provocate dall'aumento del prezzo del carburante fino a quando non saranno attuate misure di altro tipo;

5.  chiede che siano introdotti meccanismi volti a migliorare il prezzo di prima vendita e a promuovere una distribuzione equa ed adeguata del valore aggiunto in tutta la filiera di valore del settore della pesca, incrementando i prezzi pagati nella fase di produzione e mantenendo i prezzi per i consumatori finali il più bassi possibile;

6.  ribadisce che il Fondo europeo per la pesca (FEP) dovrebbe continuare a concedere aiuti per migliorare la selettività degli attrezzi da pesca e sostituire i motori in base alla sicurezza, alla protezione ambientale e/o ai risparmi di carburante, in particolare per le imprese di pesca costiere e tradizionali di piccole dimensioni; invita la Commissione a redigere un piano a medio e lungo termine inteso a migliorare l'efficienza del consumo di carburante nel settore della pesca e dell'acquacoltura; invita inoltre la Commissione a includere, nelle sue prossime proposte per la riforma della politica comune della pesca (PCP) e, in particolare, nella proposta di regolamento per la riforma del FEP, misure adeguate per migliorare l'efficienza del consumo di carburante nel settore della pesca e dell'acquacoltura;

7.  invita la Commissione a presentare un piano d'azione per le regioni costiere e le isole con un settore della pesca attivo;

8.  invita la Commissione a proporre senza indugio investimenti, sia a livello europeo che nazionale, nelle nuove tecnologie per aumentare l'efficienza energetica dei pescherecci e ridurre in tal modo la dipendenza dei pescatori dai combustibili fossili;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Revisione dello Small Bussiness Act
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sul riesame dello «Small Business Act»
P7_TA(2011)0235B7-0286/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la Comunicazione della Commissione del 23 febbraio 2011 intitolata «Riesame dello Small Business Act per l'Europa» (COM(2011)0078),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2009 sullo «Small business act»(1),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2011 sugli aspetti pratici della revisione degli strumenti dell'UE per il sostegno al finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione(2),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 su una politica industriale per l'era della globalizzazione(3),

–  visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che nell'UE 23 milioni di piccole e medie imprese (PMI), che corrispondono a circa il 99% di tutte le imprese e da cui dipendono oltre 100 milioni di posti di lavoro, danno un contributo fondamentale alla crescita economica, alla coesione sociale e alla creazione di posti di lavoro, sono un'importante fonte d'innovazione, svolgono un ruolo essenziale per il mantenimento e la crescita dell'occupazione e contribuiscono al conseguimento dei principali obiettivi delle «iniziative faro» UE 2020,

B.  considerando che lo Small Business Act (SBA) si basa su importanti principi programmatici come accesso al credito, accesso ai mercati (mercato unico, mercati internazionali, appalti pubblici) e migliore qualità della normazione; che i progressi compiuti negli Stati membri in termini di iniziative concrete per migliorare il contesto economico per le PMI sono variabili e sovente modesti, malgrado il dichiarato impegno politico ai principi dell'Act,

C.  considerando che le PMI continuano a incontrare gravi problemi quando si tratta di espandere la loro attività, rafforzare la propria capacità di innovazione e accedere ai mercati, problemi che derivano soprattutto dalla difficoltà di ottenere credito e dagli oneri burocratici che tuttora gravano su di esse e che andrebbero ulteriormente ridotti,

D.  considerando che il Programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP) si è dimostrato vincente, con 100 000 PMI che hanno già beneficiato del programma e molte altre che si prevede lo faranno di qui all'anno di scadenza (2013),

Implementazione dello Small Business Act

1.  saluta con favore il riesame dello Small Business Act da parte della Commissione ed esprime il suo sostegno alle nuove proposte, che vertono sul miglioramento dell'accesso al credito e al mercato e sulla prosecuzione del processo di snellimento burocratico tramite il rafforzamento della governance e del monitoraggio e tramite la Regolamentazione intelligente (Smart regulation) nonché mediante iniziative come la SME Performance Review (analisi della performance delle PMI);

2.  saluta inoltre l'avvenuta approvazione di quasi tutte le proposte legislative nel quadro dell'Act; sollecita vivamente gli Stati membri ad adottare senza indugio l'ultima proposta – quella sullo Statuto della società privata europea – che darebbe alle PMI la possibilità di operare in tutta l'Unione a costi minori, incoraggiando la crescita in questo settore, riducendo gli oneri amministrativi del 25% così come indicato nell'Act, contribuendo all'efficacia del Single Market Act, contrastando eventuali politiche economiche protezionistiche degli Stati membri e stimolando l'attività economica;

3.  sollecita gli Stati membri a dare rapida attuazione alla direttiva sui ritardi di pagamento onde combattere efficacemente tale fenomeno e le sue ripercussioni negative, soprattutto sulle PMI; invita al riguardo la Commissione ad attuare il progetto pilota (approvato) volto a sostenere le PMI nell'introduzione di sistemi efficienti di gestione del credito che facilitino il recupero transfrontaliero dei crediti;

4.  rileva che il grado di attuazione delle misure previste nell'Act varia da uno Stato membro all'altro; sollecita gli Stati membri ad intensificare gli sforzi in tal senso e ad assumersi impegni concreti al prossimo Consiglio Concorrenza;

5.  ritiene che il monitoraggio regolare della Commissione debba garantire un'esecuzione sistematica e completa; ritiene inoltre che la Commissione debba disporre di strumenti più efficaci per indurre gli Stati membri ad attuare i principi dell'Act e la invita a riferire annualmente a questo Parlamento sui progressi compiuti al riguardo a livello sia europeo che nazionale;

6.  saluta la nomina da parte della Commissione del nuovo Rappresentante per le PMI (SME Envoy) e ne sostiene il mandato che prevede il monitoraggio dei progressi degli Stati membri nell'attuazione dell'Act e la promozione degli interessi delle PMI presso tutti i servizi della Commissione, e in particolare l'effettiva applicazione del principio della «Corsia preferenziale per la piccola impresa» (Think small first); invita gli Stati membri a nominare Rappresentanti per le piccole e medie imprese a livello nazionale con il compito di coordinare le politiche per le PMI e di verificare l'attuazione dell'Act nelle varie amministrazioni;

7.  invita la Commissione, in considerazione del ruolo trasversale della politica per le PMI nonché per assicurare coerenza di interventi, a nominare nelle DG interessate (come Ricerca, Ambiente, Mercato interno, Occupazione, Commercio) dei Vicedirettori generali per le PMI incaricati di collaborare strettamente con lo SME Envoy;

8.  esprime preoccupazione per il fatto che, secondo la Commissione, il test PMI non è stato correttamente e coerentemente applicato in tutte le nuove proposte legislative, specie a livello nazionale; invita pertanto gli Stati membri e la Commissione a garantire che tutti i nuovi atti legislativi siano valutati per il loro potenziale impatto sulle PMI e che il test sia effettuato sistematicamente come parte integrante delle valutazioni di impatto; invita inoltre la Commissione a proporre standard e requisiti minimi, basati sulle migliori prassi, per l'applicazione del test ai livelli UE e nazionale;

9.  insiste sul fatto che le valutazioni d'impatto – compreso il test PMI - debbano essere condotte in modo indipendente e basarsi sempre su un'analisi obiettiva e motivata delle potenziali ripercussioni; ritiene pertanto opportuno che i membri del Comitato per la valutazione d'impatto (Impact Assessment Board - IAB) siano nominati dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla base di una proposta della Commissione, e non siano più tenuti ad attenersi alle istruzioni del Presidente della Commissione; propone che lo SME Envoy divenga membro permanente dell'Impact Assessment Board con il compito di vigilare sulla corretta esecuzione del test PMI;

Regolamentazione intelligente

10.  mette in guardia contro gli oneri amministrativo-burocratici che continuano a impastoiare le PMI; saluta la posizione della Commissione secondo cui gli Stati membri dovrebbero evitare il «gold-plating», ossia la prassi di regolamentare oltre i requisiti imposti dalla legislazione UE in sede di trasposizione nel diritto nazionale; è del parere che, in sede di recepimento delle direttive europee, gli Stati membri debbano far uso di tavole di concordanza che mostrino quali parti della proposta sono di derivazione europea e quali rappresentano nuove disposizioni nazionali;

11.  sottolinea l'importanza dell'e-government e il principio dell'only once (una volta sola), inteso ad evitare che le amministrazioni degli Stati membri duplichino le richieste di informazioni;

12.  saluta nella Comunicazione i rinnovati sforzi della Commissione a spingere per la riduzione degli oneri amministrativi che gravano sulle PMI a livello nazionale, visto che non tutti gli Stati membri hanno introdotto, o hanno raggiunto, target nazionali di riduzione; invita gli Stati membri a un accresciuto impegno politico per l'introduzione di tali target e a una maggiore determinazione nell'imposizione effettiva degli stessi;

13.  sottolinea che, quanto minori sono le dimensioni dell'impresa tanto più elevato è l'onere amministrativo che grava su di essa; chiede pertanto che si faccia distinzione fra micro-, piccole e medie imprese; rileva che le microimprese (<10 addetti) costituiscono il 91,8 % di tutte le imprese dell'UE, donde la necessità di riservar loro maggiore attenzione prevedendo un corrispondente approccio personalizzato;

Accesso al credito

14.  sottolinea che, per avere successo, la strategia per favorire le PMI innovative non deve basarsi su una maggiore offerta di sussidi bensì sull'instaurazione di un contesto economico in cui le PMI godano di libertà reale, effettiva, totale, completa e a basso costo, in un contesto stimolante e gratificante nonché e di un più agevole accesso a fondi e strumenti finanziari di qualunque tipo, come contributi a fondo perduto, garanzie e finanziamento con capitale di rischio (equity financing); nota che l'innovazione reca con sé un rischio intrinseco di fallimenti, per cui sottolinea l'importanza di dare una seconda possibilità di finanziamento ai piccoli e medi imprenditori falliti ma non colpevoli di atti fraudolenti;

15.  chiede in particolare che a livello europeo, regionale e locale venga migliorato l'accesso al sostegno finanziario per le fasi iniziali di innovazione sotto forma di fondi di avviamento, angel funding e incremento dei finanziamenti equity e quasi-equity per le il sostegno alle imprese innovative di piccole dimensioni che si trovano in fase di avvio; rileva in merito a tali aspetti la necessità di costituire un Fondo europeo per il capitale di rischio; reputa che l'Unione debba ampliare l'offerta permanente di prodotti di ripartizione del rischio della Banca europea per gli investimenti (BEI) mediante il meccanismo di finanziamento con ripartizione dei rischi (Risk Sharing Finance Facility – RSFF); sottolinea l'importante ruolo che la BEI potrebbe svolgere, in particolare sostenendo programmi, come JASMINE e JEREMIE, in grado di fornire supporto duraturo alle esigenze delle PMI;

16.  ritiene opportuno, per far sì che i nuovi obblighi derivanti alle banche da Basilea III non incidano sulle loro attività di finanziamento delle PMI, considerare in modo particolare l'introduzione di un test PMI completo nel quadro della valutazione d'impatto per il regolamento CRD IV attualmente in corso di preparazione, individuare misure grazie alle quali le banche possano continuare ad assolvere nella società la loro funzione di finanziamento dell'economia reale, e dare maggiore enfasi a livello europeo all'introduzione di sistemi di garanzia come metodo alternativo di finanziamento;

17.  saluta al riguardo il fatto che la BEI ha stanziato un miliardo di EUR - da investirsi per suo conto da parte del Fondo europeo per gli investimenti mediante la Mezzanine Facility per la Crescita - per l'erogazione di fondi a PMI innovative e concorrenziali di tutta Europa che si trovano in fase di crescita; chiede pertanto l'ulteriore rafforzamento dei fondi per questi strumenti finanziari che, aiutando a promuovere l'innovazione, agiscono sulle basi stesse della competitività europea;

18.  sostiene energicamente il CIP, che ha dato ottima prova di sé, e mette in guardia contro l'impatto negativo che potrebbe prodursi sulla sua efficienza e flessibilità se la struttura del programma dovesse cambiare a seguito di un'eventuale confluenza nel futuro Programma di ricerca dell'UE; chiede che il CIP resti un'iniziativa faro indipendente a favore delle PMI; ritiene necessario che il futuro programma CIP comprenda una linea di bilancio SBA specifica per finanziare determinate priorità dell'Act;

19.  si rammarica che a fine 2009 solo il 75% dei complessivi 21 miliardi di EUR di sostegno finanziario siano stati resi pienamente disponibili (tramite banche intermediarie) e solo per 50 000 PMI su 23 milioni; chiede pertanto misure per rendere più trasparenti, accessibili ed efficienti i meccanismi di pagamento – con specifico riguardo al sistema della banche partner intermediarie - onde evitare il prodursi di deficit di esecuzione e permettere il conseguimento dell'obiettivo di erogare crediti alle PMI per l'intero ammontare di 30 miliardi di EUR tra il 2008 e il 2011;

Accesso ai mercati

20.  saluta l'approvazione del Single Market Act, che si basa su un'iniziativa del Parlamento europeo, in linea con il rapporto Monti; saluta in particolare gli interventi legislativi che permettono alle PMI di raccogliere pienamente i benefici del mercato unico, come le norme europee per i fondi di capitale di rischio, una base imponibile consolidata comune per le società (CCCTB) la revisione delle disposizioni sull'IVA e la semplificazione delle direttive contabili; sollecita il Consiglio a un fermo impegno verso l'attuazione del Single Market Act, in particolare l'approvazione dei suoi interventi prioritari per la fine del 2012; invita la Commissione e il Consiglio a considerare attentamente lungo tale processo, per tutti gli interventi in questione, gli interessi delle PMI;

21.  sollecita la Commissione a rafforzare ed espandere il ruolo dell'Enterprise Europe Network (EEN) per assistere e sostenere le piccole imprese in ogni loro attività volta a sfruttare più efficacemente le opportunità offerte dal mercato unico;

22.  ritiene che il dialogo fra il PMI e le stazioni appaltanti delle pubbliche amministrazioni debba essere rafforzato al fine di agevolare la partecipazione delle PMI nelle procedure di aggiudicazione dei contratti; in tal senso propone di esplorare le opzioni che prevedono l'assistenza alle PMI per la formazione di partnership e consorzi e per la presentazione di offerte comuni alle gare pubbliche; invita la Commissione a condurre una valutazione di impatto e ad esaminare le soglie per gli appalti pubblici UE, il che permetterebbe alle PMI di partecipare a gare che sarebbero altrimenti soggette a requisiti specifici che esse non possono soddisfare; invita la Commissione ad esaminare in che modo migliorare la pubblicazione degli avvisi di gara pubblica in tutta Europa e in che modo eliminare gli oneri amministrativi che impediscono alle ditte europee di partecipare ad appalti pubblici transfrontalieri; invita gli Stati membri ad applicare in modo più sistematico il codice di buone prassi denominato «European Code of Good Practice facilitating SMEs» access to public procurement«;

23.  invita la Commissione a fare in modo che le prossime proposte per la revisione del Sistema europeo di normalizzazione garantiscano un'adeguata rappresentanza degli interessi delle PMI negli organi di normalizzazione e a rendere gli standard più accessibili per le PMI;

24.  sottolinea l'importanza di iniziative come la Small Business Research Initiative (SBRI) per assistere gli organismi del settore pubblico nell'affidamento alle piccole imprese di incarichi di ricerca e sviluppo finalizzati ad individuare soluzioni per pubbliche necessità stimolando al tempo stesso lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi;

Sostegno alle PMI

25.  ribadisce la sua precedente richiesta per l'introduzione di punti di contatto e d'informazione fisici o elettronici e agenzie di sostegno specifiche per le PMI a livello nazionale - in linea con il principio dello «sportello unico» - che offrano accesso a varie fonti d'informazione e servizi di supporto, strutturati in funzione del ciclo di vita dell'impresa;

26.  ritiene che l'assistenza alle piccole imprese debba accrescere la loro capacità di competere sui mercati internazionali e che per far ciò occorra rafforzare la loro capacità di esportare; garantire l'informazione su programmi e iniziative che agevolino l'accesso e la penetrazione dei beni e servizi delle PMI sui mercati internazionali e rappresentare adeguatamente gli interessi delle piccole imprese nei negoziati commerciali bilaterali e multilaterali;

27.  sostiene l'iniziativa «Second Chance» adottata dalla Commissione a favore delle PMI, iniziativa che sarà lanciata nel quadro della Settimana europea delle piccole e medie imprese;

Ricerca e innovazione

28.  invita a proseguire gli sforzi per la semplificazione dei finanziamenti alla ricerca, sviluppo e innovazione (R&S&I) e chiede idonei programmi di gestione, in particolare a beneficio delle PMI, come indicato nelle risoluzioni del Parlamento europeo dell'11 novembre 2010 (Semplificare l'attuazione dei programmi quadro per la ricerca) e del 16 febbraio 2011 (Aspetti pratici della revisione degli strumenti dell'UE per il sostegno al finanziamento delle PMI nel prossimo periodo di programmazione);

29.  saluta l'intento della Commissione di proporre, nel futuro Quadro per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione e, in particolare nei programmi che succederanno al PQ7 e al CIP, regole amministrative e finanziarie semplificate per le PMI unitamente a una serie di agili strumenti finalizzati a rafforzarne le capacità di innovazione nell'intero ciclo innovativo, senza escludere le innovazioni non tecnologiche; rammenta alla Commissione l'importanza di dare sostegno locale alle PMI, ad esempio con la partecipazione dei centri di innovazione, delle camere di commercio, delle organizzazioni imprenditoriali e dei poli di innovazione;

30.  chiede l'adozione del brevetto unico europeo come pure l'ulteriore sviluppo e il coordinamento a livello europeo di strumenti e programmi (come gli «assegni innovazione») che promuovano nelle PMI la capacità di gestione dell'innovazione e il loro accesso ai servizi di ricerca e di innovazione e ad altri servizi knowledge-based (modellazione di sistemi aziendali, valutazione del rischio, ecc); rinvia in particolare alle migliori prassi degli Stati membri per quanto riguarda i centri di trasferimento tecnologico su base accademica che facilitano l'accesso delle PMI alla Ricerca/Sviluppo; invita la Commissione a valutare la fattibilità della creazione di un Fondo europeo per i brevetti che agevoli i trasferimenti di tecnologia fra i centri di ricerca e le imprese, in particolare le PMI innovative;

31.  constata con rammarico che solo poche delle nostre PMI innovative espandono la propria attività dando lavoro a un maggior numero di addetti; rileva inoltre che, rispetto agli Usa, l'Unione europea conta un numero inferiore di aziende giovani, innovative e ad alta intensità di R&S e che gravi carenze in termini di innovazione e di competenze informatiche (e-skills) impediscono alle PMI di adottare modelli commerciali innovativi e «intelligenti» e nuove tecnologie;

32.  invita le amministrazioni nazionali a considerare l'introduzione di incentivi fiscali di avviamento per i primi anni di attività delle piccole imprese innovative;

Competenze professionali, istruzione e formazione professionale
33. si rammarica che l'Act non dedichi sufficiente attenzione ai problemi sociali e del mercato del lavoro che incidono sull'imprenditorialità e sulla capacità delle PMI di realizzare il loro potenziale occupazionale e di assumere dipendenti dotati di idonee competenze;
34. riconosce che la crescita e l'innovazione si devono soprattutto alla spinta delle PMI dotate di spirito imprenditoriale; sottolinea la necessità di prestare maggiore attenzione allo sviluppo della mentalità imprenditoriale a tutti i livelli dell'istruzione e della formazione, impiegando metodi innovativi come la realizzazione di mini-società (mini-companies) nel quadro del curriculum di studi secondari; rileva l'importanza di sostenere lo sviluppo delle competenze manageriali e informatiche di cui le piccole imprese necessitano per avere successo nell'attuale contesto di mercato;
35. invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sviluppare iniziative atte a favorire una più efficace identificazione e previsione delle esigenze delle PMI in fatto di competenze, in particolare per consentir loro di operare in modo più sostenibile e di sviluppare strategie di formazione imprenditoriale e professionale basate sulle migliori prassi degli Stati membri;
36. invita la Commissione ad istituzionalizzare i «programmi Erasmus per giovani imprenditori» dotandoli di un budget sufficiente, visto che l'azione preparatoria, pur operando ancora su scala limitata, sta dando risultati quanto mai incoraggianti;
Efficienza di risorse
37. saluta con favore il fatto che la Commissione riconosce il ruolo chiave delle PMI nella transizione a un'economia caratterizzata da efficienza di risorse; è persuaso che il conseguimento di obiettivi in materia di efficienza delle risorse richieda un approccio basato sulla catena di valore aggiunto (approccio value-chain); invita pertanto la Commissione a realizzare attività e progetti coordinati di PMI settoriali volti ad individuare potenziali innovazioni efficienti sotto il profilo delle risorse all'interno delle catene di valore e di approvvigionamento;
38. saluta la proposta della Commissione di adottare un Piano d'azione per l'Eco-innovazione; chiede interventi ambiziosi che aiutino le PMI ad introdurre soluzioni eco-innovative in tutti i punti della catena di valore, compreso quello della progettazione; reputa necessario incrementare i fondi per iniziative in questo campo tramite ad esempio il futuro CIP nonché mediante l'utilizzo mirato dei Fondi strutturali; invita la Commissione a riferire semestralmente sui progressi compiuti dagli Stati membri nelle attività di stimolo all'eco-innovazione per le PMI;
39. richiama l'attenzione sul potenziale di risparmio energetico delle PMI, visto che non più del 24% delle piccole e medie imprese sono oggi attivamente impegnate in iniziative di riduzione del loro impatto ambientale; sottolinea che applicando misure di efficienza energetica a costi vantaggiosi si aiuterebbe le PMI a ridurre le proprie fatture energetiche e ad incrementare le proprie capacità di reinvestimento; ritiene che vi sia l'acuta necessità di promuovere l'eliminazione dell'«analfabetismo» delle piccole e medie imprese in materia di basse emissioni di carbonio; sottolinea che, se esiste almeno un consulente finanziario per ogni PMI, sono pochissimi i periti che prestano loro consulenza in fatto di risparmio e di efficienza energetica;

40.  nota in tutti gli Stati membri una crescita di traffici illegali di prodotti contraffatti e piratati, provenienti da paesi terzi, che minacciano la competitività delle PMI europee;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 48.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0057.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0093.


Unione dell'innovazione: trasformare l'Europa per un mondo post-crisi
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sull'Unione dell'innovazione: trasformare l'Europa per un mondo post-crisi (2010/2245(INI))
P7_TA(2011)0236A7-0162/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 Ottobre 2010 dal titolo «Iniziativa faro Europa 2020: l'Unione dell'innovazione» (COM(2010)0546),

–  visto l'articolo 179, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), secondo il quale «l'Unione si propone l'obiettivo di rafforzare le sue basi scientifiche e tecnologiche con la realizzazione di uno spazio europeo della ricerca nel quale i ricercatori, le conoscenze scientifiche e le tecnologie circolino liberamente, di favorire lo sviluppo della sua competitività, inclusa quella della sua industria, e di promuovere le azioni di ricerca ritenute necessarie ai sensi di altri capi dei trattati»,

–  vista la sua risoluzione dell'11 novembre 2010 sui partenariati per l'innovazione europea nell'ambito dell'iniziativa faro l'Unione dell'innovazione(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 gennaio 2011 dal titolo «Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse – Iniziativa faro nell'ambito della strategia Europa 2020» (COM(2011)0021),

   vista la comunicazione della Commissione del 19 maggio 2010 «Un'agenda digitale europea» (COM(2010)0245),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 marzo 2011 dal titolo: «Tabella di marcia per un'economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050» (COM(2011)0112),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 su una politica industriale per l'era della globalizzazione(2),

–  vista la sua risoluzione del 15 giugno 2010 sulla politica comunitaria a favore dell'innovazione in un mondo che cambia(3),

–  vista la sua risoluzione del 16 giugno 2010 sulla strategia UE 2020(4),

–  vista la sua risoluzione dell'11 novembre 2010 sulla semplificazione dell'attuazione dei programmi quadro di ricerca(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 4 febbraio 2011 sull'innovazione,

–  viste le conclusioni della 3049a riunione del Consiglio Competitività del 25 e 26 novembre 2010 sull'Unione dell'innovazione per l'Europa,

–  viste le conclusioni della 3035a riunione del Consiglio Competitività del 12 ottobre 2010 su: ' l'interesse per i programmi di ricerca e innovazione dell'UE: la sfida della semplificazione«,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2010 intitolata: «Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione – riconoscere il ruolo centrale di concorrenzialità e sostenibilità» (COM(2010)0614),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo: «Il contributo della politica regionale alla crescita intelligente nell'ambito di Europa 2020» (COM(2010)0553),

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 settembre 2009 intitolata «Preparare il nostro futuro: elaborare una strategia comune per le tecnologie abilitanti fondamentali nell'UE» (COM(2009)0512),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 marzo 2009 dal titolo «Una strategia per la R&S e l'innovazione in materia di TIC in Europa: passare alla velocità superiore» (COM(2009)0116),

–  visto il Libro verde della Commissione «Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare»,

–  vista la comunicazione della Commissione del 23 febbraio 2011 «Riesame dello »Small Business Act' per l'Europa' (COM(2011)0078),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 febbraio 2007 sull'informazione scientifica nell'era digitale: accesso, diffusione e conservazione (COM(2007)0056),

  vista la relazione «Promuovere modelli imprenditoriali innovativi con benefici ambientali», del novembre 2008, elaborata per conto della Commissione europea,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione giuridica (A7-0162/2011),

A.  visto l'articolo 179, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), secondo il quale l'Unione «incoraggia (…) le imprese, comprese le piccole e medie imprese, i centri di ricerca e le università nei loro sforzi di ricerca e di sviluppo tecnologico di alta qualità; essa sostiene i loro sforzi di cooperazione, mirando soprattutto a permettere ai ricercatori di cooperare liberamente oltre le frontiere e alle imprese di sfruttare appieno le potenzialità del mercato interno grazie, in particolare, all'apertura degli appalti pubblici nazionali, alla definizione di norme comuni ed all'eliminazione degli ostacoli giuridici e fiscali a detta cooperazione»,

B.  considerando che un'accelerazione della ricerca e dell'innovazione non è essenziale solo per raggiungere un modello economico sostenibile e competitivo e una futura occupazione sicura, ma anche perché da essa scaturiranno soluzioni per le grandi sfide comuni che la società europea è chiamata a fronteggiare, segnatamente:

   gli attuali cambiamenti demografici: una società in via d'invecchiamento, una popolazione mondiale in aumento (nutrizione, salute, prevenzione delle malattie), urbanizzazione, coesione sociale e migrazione,
   la transizione verso una gestione sostenibile delle risorse (biologiche e non biologiche): cambiamento climatico, energie rinnovabili e efficienza energetica, efficienza delle risorse, scarsità delle risorse idriche, inondazioni e sforzi per garantire e sostituire le materie prime critiche,
   una base economica salda, stabile, equa e competitiva: ripresa economica, gestione di una società della conoscenza e incremento della competitività dell'UE e dell'occupazione,

C.  considerando che per dare un impulso all'innovazione occorre innanzitutto:

   mettere al centro la creatività e il capitale umano dei cittadini, l'adattabilità delle imprese e lo spirito imprenditoriale, i modelli di consumo e le risposte a nuove idee,
   un quadro regolamentare a lungo termine, stabile, semplice, trasparente e di sostegno,
   un migliore accesso a possibilità diversificate di finanziamento nelle diverse fasi del ciclo dell'innovazione (in particolare per le PMI),
   valorizzare e stimolare gli investimenti del settore privato,
   una cooperazione fruttuosa tra istituti di insegnamento e ricerca, comprese le organizzazioni di ricerca e tecnologia (ORT), imprese, governi e cittadini, anche istituendo piattaforme e strumenti collaborativi come reti aperte, standard aperti, approcci basati su cluster per la condivisione delle conoscenze e delle idee,
   garantire la partecipazione di tutti i pertinenti attori ai processi decisionali,
   fornire strumenti più efficaci per tutelare la proprietà industriale nel contesto della globalizzazione e digitalizzazione dell'economia,

D.  considerando che la propensione all'assunzione di rischi è un presupposto indispensabile per il successo dell'innovazione,

E.  considerando che, al fine di mantenere la competitività europea, è necessario un mutamento di cultura per migliorare l'imprenditorialità europeo e il potenziale d'innovazione; considerando che occorrono cambiamenti per valorizzare la propensione al rischio e migliorare le condizioni per le imprese start-up innovative e i loro imprenditori,

F.  considerando che di fronte al contesto economico globale l'Unione europea deve assumere un atteggiamento offensivo e prendere saldamente la testa della corsa alla competitività, e deve perciò investire in un'esplosione di innovazione,

G.  considerando che l'Europa necessita di un sistema moderno, economicamente accessibile e ben funzionante per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, al fine di promuovere l'innovazione e rafforzare la propria competitività,

H.  considerando che i diritti di proprietà intellettuale sono un importante prerequisito per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione ad alta intensità di capitale,

I.  considerando che la principale opportunità per il rafforzamento dell'innovazione in Europa in relazione ai diritti di proprietà intellettuale è costituita dalla creazione del brevetto UE,

J.  considerando che un moderno sistema del marchio dell'Unione è fondamentale per tutelare i valori rappresentati dagli investimenti delle aziende europee in materia di design, creazione e innovazione,

K.  considerando che se si destinasse il 3% del PIL dell'UE alla ricerca e allo sviluppo fino al 2020 si potrebbero creare 3,7 milioni di posti di lavoro e il PIL annuo potrebbe aumentare di circa 800 milioni di EUR fino al 2025,

L.  considerando che solo il 30% dei ricercatori europei e appena il 13% dei capi degli istituti di ricerca europei sono donne,

Un approccio integrato e interdisciplinare

1.  plaude all'iniziativa faro dell'Unione sull'innovazione, che è il tentativo comunitario più significativo e mirato compiuto finora per introdurre una politica europea strategica, integrata e diretta alle imprese in materia di innovazione per integrare gli sforzi dello Stato membro, in cui l'innovazione è guidata e i progressi sono monitorati al massimo livello politico, ma il cui successo dipende dalla piena cooperazione degli Stati membri e dalla sua attuazione da parte di questi ultimi, anche attraverso il loro sostegno finanziario e un intelligente consolidamento fiscale, privilegiando una spesa sostenibile favorevole alla crescita in settori quali l'innovazione, la ricerca e l'istruzione, che orientano le loro politiche in tutti i settori interessati secondo gli obiettivi comuni in materia d'innovazione; valuta positivamente l'approccio strategico adottato dal Consiglio europeo nella riunione del 4 febbraio 2011;

2.  sostiene l'iniziativa dell'Unione dell'innovazione come pilastro chiave dello sviluppo economico, sociale e culturale nell'UE, in particolare per quanto riguarda un'istruzione inclusiva a tutti i livelli, compresa l'istruzione e la formazione professionale;

3.  chiede che sia definito un concetto di massima dell'innovazione che si concentri sull'impatto e vada oltre l'innovazione tecnologica e orientata ai prodotti, coinvolga tutti gli attori, in particolare le imprese e ponga al centro il ruolo catalizzatore dei cittadini operando un cambiamento di mentalità; ricorda che l'innovazione significa mettere in pratica con successo delle idee ed è finalizzata a prodotti, processi, servizi, movimenti, sistemi e strutture organizzative; suggerisce che la Commissione proponga una definizione di innovazione;

4.  ritiene che l'innovazione, in tutti i settori della conoscenza e dell'attività economica e sociale, dovrà essere guidata dai criteri della tutela dell'interesse pubblico, del miglioramento della qualità della vita, della promozione del benessere sociale nonché della salvaguardia dell'ambiente e dell'equilibrio della natura;

5.  ritiene che, poiché l'innovazione è un concetto complesso, si debbano intensificare gli sforzi nell'ambito dell'innovazione non tecnologica e che, in tal senso, occorra diffonderne le migliori pratiche e definire le norme e le condizioni che regolano l'accesso ai finanziamenti dell'UE sulla base di un approccio aperto e onnicomprensivo;

6.  chiede che si stabilisca una chiara distinzione tra «innovazione originale», intesa come qualche cosa mai realizzata prima e non disponibile sul mercato, e il miglioramenti o la modifica che un'azienda apporta a un prodotto, servizio, processo o movimento già presente sul mercato;

7.  ritiene che l'innovazione socioeconomica richieda una definizione rigorosa ma flessibile, poiché in molti casi non consiste in un prodotto o nell'applicazione di una soluzione tecnica, bensì in una serie di cambiamenti interconnessi, istituzionali, tecnici o di gestione a lungo termine, che costituiscono un processo;

8.  rileva che nell'Unione dell'innovazione occorre dare priorità agli obiettivi quali enunciati nella strategia Europa 2020, nel piano per l'efficienza energetica 2020, nell'iniziativa «Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse», nell'iniziativa «materie prime», nella strategia energetica per l'Europa 2011-2020, che rappresentano pietre miliari della tabella di marcia per l'energia per il 2050, e nella tabella di marcia per un'economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050;

9.  sottolinea che l'internazionalizzazione e l'innovazione sono motori fondamentali per la competitività esterna e la crescita, nonché fattori cruciali per gli obiettivi della strategia Europa 2020;

10.  sottolinea l'importanza di tecnologie efficienti sotto il profilo climatico ed energetico e rinnovabili nella transizione verso un'economia globale sostenibile; riconosce che l'UE è in prima linea in molti settori di punta per la produzione industriale compatibile con il clima ed efficiente sotto il profilo delle risorse; invita la Commissione a definire strategie di internazionalizzazione e innovazione in tali settori;

11.  riconosce che la lotta al cambiamento climatico e l'impegno verso l'efficienza energetica e la dematerializzazione della produzione industriale richiede una politica attiva sulla diffusione a livello mondiale di nuove tecnologie;

12.  rileva che i settori della protezione dell'ambiente, della salute pubblica e della sicurezza alimentare nonché della lotta contro il cambiamento climatico sono tra quelli che più necessitano di un'intensificazione dello sforzo d'innovazione che comporti un rafforzamento della base scientifica e tecnologica esistente; sottolinea che i futuri programmi di ricerca e innovazione dell'UE dovranno contemplare in modo adeguato questi settori; pone l'accento, a tal fine, sulla necessità di adottare un approccio trasversale basato sulla resilienza degli ecosistemi;

13.  rileva che la frammentazione del mercato nel settore culturale e creativo è in parte dovuta alla diversità culturale e alle preferenze linguistiche dei consumatori;

14.  si compiace dell'attenzione che la Commissione accorda alle grandi sfide per la società e sottolinea che l'innovazione e la ricerca sono necessarie per accrescere la produttività delle risorse e il loro utilizzo e sostituzione sostenibili, individuando, nel contempo, nuove modalità per aumentare l'efficienza dell'uso delle risorse e del consumo energetico;

15.  rileva che occorre evitare la restrizione di dare priorità alle innovazioni in campi limitati per non perdere preziose potenzialità di innovazione nel lungo periodo;

16.  è del parere che l'innovazione possa svolgere un ruolo importante nel rafforzamento della coesione sociale, migliorando la qualità dei servizi forniti, e che dovrebbero pertanto essere istituiti programmi specifici di formazione professionale;

17.  rammenta che, in un'economia di mercato, l'innovazione non mira esclusivamente ad affrontare le grandi problematiche sociali, ma svolge anche un ruolo ugualmente importante nella creazione di prodotti consumer-friendly e attraenti nei settori dello svago, della tecnologia, dell'industria, della cultura e dello spettacolo; ricorda che esiste un enorme mercato mondiale dei prodotti per il tempo libero innovativi e ad alta tecnologia (telefonini intelligenti, tablet PC, console di gioco, dispositivi ricreativi portatili ecc.), nonché un mercato mondiale per i social networking e i servizi on-line innovativi, nei quali le imprese europee hanno un ruolo trascurabile;

18.  sottolinea l'importanza delle iniziative faro ' Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse' e «Politica industriale» e degli sforzi tesi a svincolare la crescita economica dall'uso delle risorse sostenendo la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, basata sulla conoscenza, aumentando l'uso di fonti di energia rinnovabili e sostenibili, sviluppando tecnologie che riducano il carbonio e siano più efficienti sotto il profilo delle risorse, nonché i trasporti sostenibili, potenziando allo stesso tempo la competitività delle imprese europee;

19.  ricorda che il mondo digitale e le TIC sono motori di innovazione e quindi l'accesso alla banda larga ad alta velocità è una precondizione essenziale, anche per tutti i partenariati per l'innovazione europea (PIE), in quanto migliora la cooperazione e la partecipazione dei cittadini; a questo proposito, invita la Commissione e gli Stati membri ad intensificare la loro attuazione di internet ad alta velocità, nonché la promozione di iniziative elettroniche che garantiscano la rapida esecuzione dell'Agenda digitale dell'UE;

20.  invita la Commissione a dare la dovuta considerazione alle tecnologie che sono alla base dei sistemi sostenibili «più intelligenti», che consentano alle aziende di sviluppare servizi responsivi in tempo reale in settori diversissimi quali trasporti e logistica, costruzione e gestione delle strutture, distribuzione dell'energia, telecomunicazioni e servizi finanziari;

21.  sottolinea che il successo della politica dell'innovazione e della ricerca dipende da:

sottolinea che il principale obiettivo dell'Unione dell'innovazione deve essere quello di facilitare il coordinamento di politiche e la coerenza fra i loro diversi strumenti, nonché di creare sinergie rispetto alla politica dell'innovazione mediante l'adozione di un approccio veramente olistico che si concentri sulle grandi sfide per la società;

   un orientamento strategico, lo sviluppo, la definizione e l'attuazione di tutte le politiche e misure, allo scopo di contribuire all'innovazione in Europa e migliorarla (ad esempio, attraverso l'istruzione e la formazione, i servizi di consulenza, il mercato del lavoro, il mercato unico, l'adeguata gestione della proprietà intellettuale, le infrastrutture, gli strumenti fiscali, la politica industriale, gli appalti e gli scambi, le interazioni innovative congiunte tra imprese di servizi e imprese manifatturiere, con un'attenzione particolare alle PMI),
   una cooperazione multidisciplinare e un sostegno (finanziario) ben coordinati a livello di UE, Stati membri, regionale e locale,
   massima partecipazione di tutti i soggetti interessati, ad esempio PMI, industria, università, istituti di ricerca, ORT, governi, organizzazioni della società civile e parti sociali, ivi comprese nuove potenziali e produttive forme di collaborazione fra istituzioni della conoscenza e industria,
   coordinamento, coerenza e sinergia tra i diversi settori della politica e tra le diverse azioni e strumenti in modo da evitare la frammentazione e le duplicazioni che derivano da sforzi di ricerca e innovazione non coordinati,
   creazione di un contesto normativo positivo per i prodotti dell'innovazione ai fini dell'adattamento alle esigenze del mercato,
   metodologie e processi di valutazione della politica, compresi gruppi di valutazione inter pares e diffusione delle esperienze di successo;

22.  sottolinea la necessità di trasformare la politica commerciale e d'innovazione dell'Unione europea in un vero strumento per la creazione di posti di lavoro, l'eliminazione della povertà e lo sviluppo sostenibile a livello mondiale; ritiene fermamente che la coerenza tra gli aspetti interni ed esterni delle politiche dell'UE sia indispensabile e che la formulazione di una nuova politica commerciale debba essere coerente con una solida politica industriale e d'innovazione atta a creare occupazione, al fine di garantire una crescita economica che generi a sua volta posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità;

23.  sottolinea la relazione tra l'iniziativa faro l'Unione dell'innovazione con l'indagine annuale di crescita in quanto strumento fondamentale per rafforzare la cooperazione evidenziando i progressi annuali degli Stati membri;

24.   invita la Commissione a sviluppare un sistema integrato di indicatori, tenendo conto della diversità degli attuali sistemi economici negli Stati membri e coinvolgendo le imprese in modo da consentire migliori controllo e valutazione dei progressi e dell'impatto misurabile delle politiche e dei programmi di innovazione; chiede la creazione di infrastrutture dei dati affidabili che contribuiscano a monitorare gli sviluppi dei finanziamenti per la ricerca e sollecita un ulteriore sviluppo del quadro di valutazione attraverso la cooperazione internazionale e per mezzo di un sistema maggiormente basato su indicatori e su dati di fatto che misuri la capacità di innovazione dell'Unione europea in termini assoluti, utilizzando intelligentemente le risorse disponibili;

25.  ricorda che l'innovazione e la creatività sono processi che, in una certa misura, possono essere coltivati, insegnati e potenziati; chiede pertanto che l'innovazione e la creatività siano inserite maggiormente nei sistemi educativi degli Stati membri dell'Unione europea; auspica il riconoscimento e la diffusione delle migliori prassi in materia di programmi educativi e metodi didattici creativi e innovativi utilizzati dagli Stati membri;

26.  sottolinea il ruolo fondamentale che l'ecoinnovazione rivestirà nel conseguimento degli obiettivi dell'Unione per il 2020; chiede pertanto l'adozione di un ambizioso piano d'azione di ecoinnovazione proponendo misure per l'introduzione di ecoinnovazione in tutte le fasi della filiera del valore, compresa la progettazione e l'aumento dei fondi per le iniziative in questo settore attraverso il programma per la competitività e l'innovazione;

27.  ritiene, visto che l'innovazione è di solito strettamente correlata al mercato e si sviluppa attraverso canali non ufficiali, che l'Unione europea debba perfezionare i suoi metodi di valutazione dell'innovazione tenendo presente che non si possono utilizzare gli stessi criteri per valutare tutti i settori;

28.  sottolinea il pericolo che il termine «innovazione» diventi un logoro cliché che genera autocompiacimento semplicemente attraverso l'uso ripetuto; l'innovazione da sola non è una panacea per affrontare ogni problema e non può essere evocata a piacimento in tempi di crisi economica e sociale. Al contrario, deve essere un impegno costante nel settore pubblico e privato da sostenere attivamente attraverso strategie di coesione didattica, di ricerca, industriale, sociale e ambientale dell'Unione e dei suoi Stati membri;

29.  riconosce l'importanza che le industrie culturali e creative rivestono ai fini dell'innovazione, dal momento che gli studi effettuati indicano che le imprese che, proporzionalmente, ricorrono in maggiore misura ai servizi delle industrie culturali e creative ottengono risultati assai migliori in fatto di innovazione;

30.  afferma il principio della neutralità della rete e delle norme aperte quali motori dell'innovazione;

Società dell'innovazione incentrata sui cittadini

31.  sottolinea che le richieste dei cittadini e l'impegno attivo delle imprese costituiscono i principali fattori trainanti dell'innovazione; rileva che la creazione di una società innovativa deve pertanto basarsi sulla partecipazione dei suoi cittadini, mettendoli in condizione di articolare le loro esigenze e le loro potenzialità creative attraverso un approccio generato dal basso e fornendo soluzioni innovative che permettano ai singoli cittadini di contribuire all'efficienza delle risorse;

32.  rileva la necessità di creare una cultura dell'apprendimento, della curiosità e dell'assunzione dei rischi; invita quindi la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi seriamente per cambiare la mentalità nei confronti del pensiero e dell'assunzione dei rischi innovativi e spinti dalla curiosità, nonché di un atteggiamento più permissivo nei confronti dell'insuccesso, incoraggiando modelli di consumo sostenibile e promuovendo attivamente l'impegno dei cittadini e delle imprese a favore dell'innovazione e un sistema aperto ad essa; sottolinea che l'innovazione è un processo che non può né deve essere guidato completamente da governi, ha bisogno di condizioni favorevoli che consentano una sufficiente flessibilità a superare sviluppi imprevisti;

33.  ritiene che il progresso della conoscenza e delle sue molteplici applicazioni non eliminino l'esigenza di una valutazione aperta e partecipata delle implicazioni etiche, sociali e politiche di tali applicazioni; richiama l'attenzione sull'esigenza di promuovere e divulgare la cultura scientifica tra il grande pubblico;

34.  ritiene che si debbano sostenere le iniziative intese a promuovere il dialogo scientifico e la diffusione dei risultati presso il pubblico più vasto possibile, oltre che presso la comunità scientifica, valorizzando il ruolo della società civile nella ricerca;

35.  ritiene che si debba accordare priorità al potenziamento dello sviluppo di una cultura innovativa a livello regionale, sia tra imprenditori, giovani che intraprendono una formazione professionale e lavoratori, sia tra i soggetti sociali che hanno influenza sulle attività imprenditoriali, quali i responsabili decisionali pubblici a livello regionale, i centri di ricerca, le aggregazioni e gli enti di finanziamento, che in molti casi non sono sufficientemente consapevoli delle capacità innovative delle aziende della propria regione, in particolare delle PMI (comprese le microimprese e le ditte artigianali);

36.  sottolinea che una buona comprensione del progresso scientifico e della relativa posta in gioco è essenziale se l'opinione pubblica deve essere coinvolta nell'impegno di innovazione; invita a rafforzare la diffusione delle conoscenze scientifiche e tecniche; sottolinea l'importanza della formazione permanente e di misure mirate ad un pubblico con minore accesso alla scienza e alla tecnologia, in particolare le popolazioni rurali;

37.  invita la Commissione e gli Stati membri ad incoraggiare lo sviluppo di modelli economici sostenibili, basati sull'innovazione e la creatività che creano e proteggono posti di lavoro altamente qualificati in Europa;

38.  evidenzia l'importanza di un approccio generato dal basso nei confronti dell'innovazione e la, promozione di un ambiente aperto per le idee creative, in modo da stimolare la crescita della produttività, responsabilizzare i dipendenti e mettere a punto soluzioni per i bisogni sociali insoddisfatti (quali l'inclusione e l'immigrazione);

39.  chiede di integrare l'attuale finanziamento anticipato con nuovi meccanismi di finanziamento, come concorsi o premi di incentivo per gli innovatori europei (singoli o gruppi) per incoraggiare le idee e premiare le invenzioni, ad esempio in settori socialmente importanti in relazione ai quali la conoscenza costituisce un bene pubblico; esorta la Commissione a valutare l'opportunità di un primo pilota di un sistema a premi nell'ambito del partenariato europeo pilota «Invecchiamento attivo e in buona salute»;

40.  sottolinea che l'innovazione sociale riguarda soluzioni nuove ed efficaci a pressanti esigenze sociali, create dai singoli o da organizzazioni a carattere sociale e non necessariamente con un imperativo commerciale; sottolinea inoltre che l'innovazione sociale è l'opportunità per i cittadini, qualsiasi ruolo rivestano, di migliorare l'ambiente di lavoro e di vita, contribuendo così a potenziare il modello sociale europeo;

41.  sottolinea il ruolo che il settore dell'economia sociale (cooperative, enti mutualistici, associazioni e fondazioni) svolge in materia di innovazione sociale definendo e attuando gli strumenti per rispondere alle esigenze di cui il mercato e le forme d'impresa convenzionali non tengono conto;

42.  ritiene che la strategia dell'innovazione UE dovrebbe liberare il potenziale dei dipendenti consentendo anche ai dipendenti senza formazione universitaria di far parte e di partecipare a diversi tipi di programmi e di progetti di innovazione dell'Unione;

43.  sottolinea che la strategia dell'innovazione dell'Unione deve riconoscere l'importanza di idee, suggerimenti e competenze di semplici dipendenti allorché si parla di innovazione. Diversi studi sottolineano il fatto che l'innovazione promossa dai dipendenti non è soltanto un bene per l'impresa ma anche una soddisfazione nel lavoro e, se fatta nel modo giusto, è qualcosa che può effettivamente ridurre lo stress;

44.  chiede alle autorità dell'UE, nazionali, regionali e locali di avviare il progetto pilota e di promuovere la ricerca sull'innovazione sociale, fornendo fondi pubblici in materia, nonché partenariati pubblico-privati, che potrebbe fungere da base per le attività future in tale campo; sottolinea che l'innovazione sociale deve figurare nei programmi di finanziamento e sostegno quali il Fondo sociale europeo, i programmi quadro e il programma quadro per la competitività e l'innovazione (CIP);

45.  sottolinea l'importanza della ricerca nel settore medico che, combinata ad applicazioni innovative, promuoverà la crescita e il benessere in una società che invecchia; è favorevole a una stretta cooperazione tra i dipartimenti di ricerca delle università e l'industria del settore medico al fine di definire i prodotti e i servizi di cui i cittadini dell'UE avranno urgente bisogno nel prossimo decennio;

46.  invita la Commissione ad attivare le risorse del quadro strategico comune per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione dell'UE onde garantire la realizzazione sostenibile di infrastrutture di ricerca per le scienze biologiche e mediche come servizio pubblico di R&S, orientato verso una migliore qualità della vita dei cittadini, il che è un modo per progredire verso una società basata sulla conoscenza che possa far fronte alle sfide della società in Europa;

47.  ritiene che un maggiore impulso alla politica dell'innovazione costituisca un'opportunità per ammodernare e rafforzare i servizi pubblici in settori esistenti ed emergenti, in una serie di ambiti della vita economica e sociale, favorendo quindi la qualità e l'efficienza, la creazione di posti di lavoro, la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale nonché la coesione economica, sociale e territoriale;

48.  ritiene che un maggior coordinamento degli sforzi in materia di STI non debba implicare disinvestimenti o sottoinvestimenti nella capacità scientifica di determinati Stati membri o regioni a detrimento di altri; ritiene invece che esso debba comportare investimenti nello sviluppo di una base di STI solida e coerente nei vari paesi e regioni, in linea con le loro caratteristiche e livelli di sviluppo, al fine di promuovere benefiche sinergie e una cooperazione proficua;

49.  sottolinea l'importanza di modernizzare i sistemi di istruzione; invita gli Stati membri a prendere misure per migliorare le capacità imprenditoriali e quantitative dei (giovani) europei integrando l'imprenditorialità, la creatività e l'innovazione in tutti i settori dell'istruzione e migliorando il capitale umano che consente loro di svolgere un ruolo attivo nell'innovazione, ad esempio attraverso il programma della Commissione «Erasmus per giovani imprenditori», preservando al contempo l'artigianato come fonte di innovazione;

50.  invita la Commissione a collaborare più strettamente con gli Stati membri al fine di mettere a punto previsioni di medio e lungo termine riguardo alle competenze richieste dal mercato del lavoro e a incoraggiare partenariati tra le università e il settore industriale per favorire l'inserimento dei giovani nel mercato del lavoro, contribuendo al contempo alla creazione di una società innovativa basata sulla conoscenza, a sviluppare la ricerca applicata e a predisporre migliori prospettive occupazionali per i laureati;

51.  rileva che in tempi di crisi è essenziale attirare i giovani verso le nuove tipologie di lavoro disponibili e garantire che i programmi di qualificazione promuovano l'accesso dei giovani al mercato del lavoro in modo che possano trarre il massimo profitto dal loro potenziale lavorativo, e al fine di combattere l'elevata disoccupazione tra le persone di età inferiore ai 25 anni e di capitalizzare le competenze delle giovani generazioni nell'uso delle nuove tecnologie;

52.  invita a compiere sforzi per superare le carenze di competenze nel campo della scienza, della tecnologia, dell'ingegneria e della matematica; sottolinea l'importanza di aumentare la qualità della formazione, migliorando l'accesso all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e alla formazione professionale, promuovendo una formazione continua degli occupati e prevedendo modalità di accesso e di svolgimento per iniziative di formazione inclusive e non discriminatorie nei confronti delle donne; ritiene tuttavia che tali iniziative debbano essere destinate in via prioritaria ai lavoratori dequalificati, a rischio di perdita del posto di lavoro a seguito dell'introduzione delle nuove tecnologie, e a coloro che sono stati licenziati perché privi delle competenze richieste dalle ristrutturazioni e riconversioni; rammenta altresì la necessità di sviluppare più pienamente tutte le azioni di formazione, a tutti i livelli, al fine di accrescere la creatività, le capacità di innovare e lo spirito d'impresa;

53.  sottolinea l'importanza di aumentare il livello dell'apprendimento lungo tutto l'arco della vita e di sviluppare azioni di formazione per tutti, onde incrementare l'eco-innovazione e l'imprenditorialità e assicurare che la forza lavoro possa adeguare le proprie competenze alle esigenze del mercato del lavoro in un'economia più sostenibile basata su nozioni di formazione in funzione delle competenze; chiede agli Stati membri, ai datori di lavoro e ai lavoratori di riconoscere che le responsabilità per quanto riguarda gestione delle competenze, la formazione e l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita ai fini dell'innovazione, devono essere condivise, come precisato nell'accordo quadro sull'apprendimento permanente concluso dalle parti sociali nel 2002;

54.  sottolinea che, vista la scarsità di studenti universitari nelle materie scientifiche e tecnologiche, occorre adottare provvedimenti volti a garantire che gli studenti non abbandonino gli studi o che, quando scelgono dove studiare, non siano limitati da ragioni finanziarie, e che è pertanto necessario continuare a promuovere l'accesso ai prestiti bancari, che possono essere parzialmente finanziati dagli Stati membri;

55.  evidenzia la necessità di individuare gli «innovatori dormienti», in particolare nell'ambito delle PMI; richiama l'attenzione sul ruolo fondamentale degli organismi intermedi nella loro individuazione, grazie all'offerta di incentivi e consulenza e al sostegno dell'innovazione; ritiene che occorra potenziare tali organismi e sviluppare un programma ad hoc finalizzato a migliorarne la formazione, le qualifiche e la competenza specialistica e che in futuro occorre aumentare l'importanza dei modelli per corsi di formazione a duplice finalità che preparano a due professioni;

56.  ribadisce l'importanza di acquisire una base di competenze fondamentali e un buon livello di cultura generale onde garantire una migliore adattabilità all'ambiente di lavoro; sottolinea che, in tale contesto, l'apprendimento delle lingue è di particolare importanza;

57.  invita gli Stati membri a creare raggruppamenti (clusters) e situazioni in cui l'innovazione sia accelerata e a sostenere lo sviluppo di partenariati più forti tra gli istituti di istruzione e il mondo delle imprese, sia a livello nazionale che internazionale, tenendo anche conto, in fase di definizione dei programmi di studio, delle esigenze delle imprese;

58.  ritiene indispensabile, ai fini della promozione dell'innovazione in tutti i settori, la messa a punto di programmi specificatamente volti a favorire la cultura scientifica e tecnologica;

59.   sostiene la proposta del Comitato delle regioni di creare una «rete virtuale della creatività» aperta a tutti (imprese, autorità locali e regionali, autorità pubbliche centrali, settore privato e cittadini) che fornisca consulenza, assistenza e accesso al capitale di rischio e ai servizi tecnici; rileva che una rete virtuale comporta l'ulteriore vantaggio di permettere agli abitanti di isole, regioni ultraperiferiche nonché zone rurali, montuose o scarsamente popolate di accedere più facilmente alla consulenza di esperti, all'istruzione e all'informazione, al sostegno alle imprese e all'orientamento in materia finanziaria;

60.  plaude all'intenzione della Commissione di fare notevoli progressi nel migliorare le prospettive di carriera per i ricercatori e aumentarne la mobilità tra settori di ricerca superando i confini nazionali. Ciò aiuterebbe a garantire un'adeguata presenza di ricercatori migliorando la qualità della ricerca e dell'innovazione dell'Unione. I ricercatori in tutta l'UE dovrebbero godere del diritto alla formazione, di condizioni di carriera interessanti nonché dell'eliminazione degli ostacoli alla mobilità;

61.  rileva che l'innovazione sociale è una sfida del capitale umano ove l'università deve svolgere un ruolo di maggior rilievo attraverso l'istruzione, la formazione permanente, la ricerca, l'innovazione e la capacità imprenditoriale; sottolinea l'importanza di università più aperte e moderne e la necessità di maggiore autonomia delle università nella definizione delle priorità strategiche e della propria azione in risposta alle priorità della società;

62.  sottolinea, al fine di assicurare una più forte integrazione tra le componenti del triangolo della conoscenza, la necessità di promuovere politiche volte a rafforzare la collaborazione tra i sistemi di istruzione e il mondo dell'impresa nello sviluppo di nuovi curricula e programmi di dottorato;

63.  invita la Commissione a creare una piattaforma digitale «Innovazione aperta» ove sottoporre problemi di politica a livello europeo e ove cittadini e parti interessate di tutta Europa possono presentare idee e soluzioni;

64.  rileva l'esistente divario di competenze nelle università per quanto riguarda una migliore interazione proattiva con le imprese; invita la Commissione a lanciare un nuovo programma a livello europeo per la formazione e l'istruzione dei dirigenti universitari, di funzionari addetti al trasferimento di tecnologie e di professionisti del broker tecnologico e a fissare linee guida per la professionalizzazione di tali carriere nelle università;

Semplificazione, deframmentazione, finanziamento e normalizzazione

65.  rileva che importanti costi di opportunità sono associati ai settori di spesa più tradizionali dell'UE e sottolinea la necessità di allineare le priorità strategiche dell'UE per il 2020 alla politica di bilancio; chiede pertanto che una quota maggiore del bilancio dell'Unione europea sia destinata a R&S e innovazione;

66.  sottolinea la dimensione comparativamente ridotta del bilancio UE destinato a R&S&I rispetto ai bilanci degli Stati membri che forniscono la maggioranza dei finanziamenti pubblici per la ricerca; chiede, pertanto, di porre maggiormente l'accento sugli strumenti di finanziamento con un effetto leva a livello di spesa nazionale per la ricerca, sugli investimenti privati e sui finanziamenti della BEI per promuovere il coordinamento degli sforzi e stimolare gli investimenti fino al raggiungimento degli obiettivi europei prefissati;

67.  invita la Commissione a combinare i regimi di aiuto e le strutture di sostegno esistenti al fine di passare ad un sistema semplice e accessibile volto ad accelerare l'innovazione, affrontare le grandi sfide della società ed evitare in modo attivo la frammentazione e la burocrazia;

68.  chiede alla Commissione a valutare i regimi di aiuto e le strutture di sostegno esistenti e ad istituire uno sportello unico in cooperazione con gli Stati membri, vale a dire, un servizio presso il quale tutti i soggetti interessati (in particolare le PMI innovative), compresi gli enti locali e regionali, possono ottenere informazioni e richiedere un aiuto finanziario o entrare in contatto con potenziali partner;

69.  sottolinea la necessità di sostenere le PMI dalla prima fase di innovazione alla fine, in modo che siano in grado di innovare e possano partecipare ai programmi di sostegno europei;

70.  incoraggia le strategie di internazionalizzazione dei cluster volte a realizzare veri e propri dispositivi di sostegno e di accompagnamento per le PMI;

71.  insiste sulla necessità che i cluster europei divengano più visibili e che si informi meglio sui loro successi e i loro risultati; propone di realizzare una piattaforma di servizi per le PMI innovative attraverso un «cluster-link» che colleghi i diversi cluster e parchi tecnologici in Europa e nel mondo (per esempio nel Mediterraneo);

72.  sottolinea che, in periodi di crisi economica, gli investimenti in ricerca e sviluppo tendono a diminuire, anche se è stato dimostrato che le imprese e gli Stati membri che investono di più durante tali periodi sono quelli che traggono il massimo vantaggio comparativo di mercato;

73.  invita la Commissione ad introdurre un quadro politico unico per sostenere e finanziare l'innovazione con norme uniformi, per creare sinergie ed unificare, ove possibile, i programmi di sostegno per la Ricerca & sviluppo & innovazione, e per sostenere l'innovazione destinandole un maggior volume di fondi e incoraggiando una maggiore partecipazione del settore finanziario; ricorda agli Stati membri di rispettare l'impegno a destinare gli introiti ETS al finanziamento di azioni connesse al clima, inclusi progetti di innovazione;

74.  invita la Commissione a prendere in considerazione programmi finanziati da più fondi per gli Stati membri e le regioni che desiderano utilizzarli; ritiene che tali programmi contribuirebbero a operare in modo più integrato e flessibile e migliorerebbero l'efficienza dell'interazione tra i diversi fondi (fondi strutturali e programmi quadro di ricerca e sviluppo);

75.  si unisce al Consiglio nel chiedere un miglior equilibrio tra fiducia e controllo e tra assunzione di rischi e la prevenzione dei rischi, riconoscendo che l'innovazione e la ricerca sono attività ad alto rischio senza risultati garantiti;

76.  richiama l'attenzione sul fatto che i partecipanti al processo di innovazione devono fare i conti con procedure e criteri di ammissibilità diversi, sia nei vari programmi europei sia tra questi ultimi e i programmi nazionali; rileva che ciò si traduce in burocrazia, costi elevati e perdita di tempo e opportunità; chiede un impegno comune da parte della Commissione e degli Stati membri ad attuare un processo di semplificazione e convergenza in materia di procedure di selezione e criteri di ammissibilità utilizzati nel settore europeo della ricerca e dell'innovazione;

77.  chiede alla Commissione europea di presentare al Parlamento europeo una valutazione esterna sugli strumenti di innovazione creati all'interno del settimo programma quadro come piattaforme tecnologiche e ITC e che tale valutazione dovrebbe comprendere le attività, le gare, i progetti di innovazione ed i risultati (se esistono) nonché il contributo economico di fondi pubblici e privati;

78.  ribadisce la necessità di un aumento significativo degli investimenti in ricerca e sviluppo e innovazione, sia privati che pubblici, affinché l'industria dell'UE continui ad essere leader in ambito tecnologico e mantenga la competitività a livello mondiale in settori quali i trasporti e l'efficienza energetica; reputa inoltre che un maggiore finanziamento pubblico di R&S&I sia necessario per ottenere finanziamenti privati;

79.  chiede che il futuro programma quadro promuova l'uso ottimale dei risultati della ricerca, collegandoli al processo di innovazione attraverso l'estensione dei progetti finanziati alle fasi della dimostrazione e del prototipo;

80.  sottolinea l'importanza di una migliore assistenza nell'attuazione di politiche e programmi volti a migliorare le sinergie in seno alla catena «infrastrutture di ricerca e sviluppo - innovazione - creazioni di posti di lavoro»;

81.  rileva che la semplificazione amministrativa e finanziaria delle procedure di finanziamento pubblico, in particolare nei programmi quadro dell'UE, è un presupposto per la stabilità, la certezza del diritto in relazione ai partecipanti e quindi per una maggiore partecipazione dell'industria;

82.  ribadisce che i programmi quadro dovrebbero continuare a sostenere la ricerca che collabora con l'industria in quanto questa attrae fondi industriali e ha un'influenza positiva sulla creazione di innovazione produttiva nel mercato unico;

83.  chiede con insistenza che sia mantenuta una solida base di eccellenza nella ricerca di base, facendo tesoro dei successi del Consiglio europeo per la ricerca e che sia altresì mantenuta una solida base per la ricerca scientifica applicata e l'innovazione, attraverso la creazione di un'agenzia per la ricerca applicata e l'innovazione di tipologia analoga al CER, fondendo nel modo opportuno le strutture esistenti;

84.  ritiene che l'innovazione e la creatività siano elementi chiave della ripresa economica dell'Unione e che l'importanza di trasformare le conquiste scientifiche e tecnologiche dell'Unione in nuovi prodotti e servizi non possa essere sottovalutata;

85.  ricorda che l'innovazione significa mettere in pratica con successo delle idee e sottolinea il legame fondamentale tra innovazione e mercato; ritiene pertanto che adeguati strumenti finanziari dovrebbero essere disponibili al fine di accelerare l'introduzione di tecnologie di successo sul mercato dell'Unione europea, in particolare quelle tese ad affrontare le grandi sfide della società;

86.  ritiene che lo sfruttamento commerciale dei risultati della ricerca nell'UE sia troppo lento o insufficiente, e raccomanda di creare vivai di imprese che, attivi nella ricerca di innovazione, siano in contatto con gli istituti universitari e i centri di ricerca e il cui compito sia di promuovere lo sfruttamento commerciale dei risultati della ricerca, ad esempio attraverso contatti aziendali o contribuendo a trovare «business angels» (investitori informali) o capitale di avviamento per costituire nuove imprese;

87.  sottolinea la necessità, per stimolare la domanda e il mercato di prodotti innovativi, di promuovere l'innovazione attraverso la creazione di nuove opportunità di mercato;

88.  invita la Commissione e gli Stati membri a definire e attuare quadri strategici intesi a promuovere un rapido accesso degli utenti alle innovazioni utili in tutta l'UE, facendo in modo che le innovazioni recenti possano realmente raggiungere i potenziali utenti finali entro tempi ragionevoli;

89.  sottolinea l'importanza di distinguere tra innovazione e ricerca; sottolinea che l'innovazione è un processo socioeconomico trasversale complesso, che implica sforzi per aumentare la spesa destinata a ricerca e sviluppo e il sostegno alle PMI e alle attività ad alta tecnologia, e che è incentrato sullo sviluppo di sistemi integrati basati sulle caratteristiche e sulle specificità dei diversi territori;

90.  chiede alla Commissione di collegare più strettamente gli strumenti di finanziamento ai mezzi per l'innovazione sul versante della domanda e di destinare tale sostegno in misura maggiore alle PMI e alle imprese in fase di avvio che hanno bisogno di un primo accesso ai mercati UE o internazionali; ritiene pertanto necessario approvare chiare e specifiche «regole di partecipazione» che prevedano misure volte a incrementare la partecipazione di piccole imprese e microimprese;

91.  sottolinea l'importanza dei programmi di dottorato per l'innovazione europea e propone lo sviluppo di un quadro europeo per i programmi di dottorato, che incoraggi l'apprendimento permanente e coinvolga le imprese nel sostenere, promuovere e utilizzare i risultati della ricerca; invita gli Stati membri ad eliminare gli ostacoli legislativi o amministrativi che potrebbero limitare l'accesso degli interessati a programmi di dottorato;

92.  invita la Commissione a prendere in considerazione programmi finanziati da più fondi per gli Stati membri e le regioni che desiderano utilizzarli; ritiene che tali programmi contribuirebbero a operare in modo più integrato e flessibile e migliorerebbero l'efficienza tra i diversi fondi (fondi strutturali e programmi quadro di ricerca e sviluppo);

93.  sottolinea la necessità di sostenere una composita architettura finanziaria nonché lo sviluppo di nuovi meccanismi finanziari, anche combinando strumenti automatici con strumenti basati sulle sovvenzioni al fine di promuovere gli investimenti necessari per raggiungere obiettivi strategici di R&S;

94.  accoglie con favore la proposta della Commissione di stanziare entro il 2014 fondi che contribuiscano ad aumentare e potenziare i finanziamenti privati necessari a promuovere l'innovazione in Europa;

95.  raccomanda una modifica del mandato della BEI per consentire il finanziamento di ricerca e innovazione ad alto rischio e vicine al mercato; a tale proposito, esorta vivamente la Commissione a estendere il fruttuoso meccanismo di finanziamento con ripartizione dei rischi della BEI (RSFF)

   aumentando il fattore garanzia del rischio,
   potenziando le garanzie disponibili e i prestiti ad imprese private o ad istituzioni pubbliche ad elevato profilo di rischio finanziario per attività di R&S&I,
   fornendo un importo aggiuntivo di 500 milioni di euro nel 2001, aumentando l'attuale finanziamento da 1 miliardo di euro a 5 miliardi di euro dopo il 2013, e
   diversificando il tipo di strutture di condivisione del rischio al fine di fornire alle imprese - in particolare alle PMI - un migliore accesso al finanziamento;

96.  propone la creazione di un fondo europeo per finanziare l'innovazione al fine di potenziare la capacità d'investimento nelle PMI innovative attraverso la condivisione dei rischi utilizzando risorse private;

97.  accoglie con favore la proposta della Commissione di definire investimenti specifici indirizzati ad avviamenti innovativi;

98.  chiede alla Commissione di trasferire una maggiore quota delle ricerche prossime al mercato, compresi i progetti di dimostrazione, verso strumenti rappresentativi di patrimonio e basati sul debito nell'ambito dei futuri programmi quadro - in grado di ottenere maggiori capitali privati - quali il CIP, il RSFF e il FEI e a darvi accesso alle PMI di tutta Europa; sottolinea la necessità di colmare i divari di finanziamento per le imprese (transfrontaliere) in fase di avviamento;

99.  sottolinea che, nella progettazione di strumenti di finanziamento, è necessaria una migliore comprensione delle specificità associate alle dimensioni, al livello di sviluppo e al settore di attività dell'azienda; chiede un'azione urgente per affrontare le principali strozzature nelle fasi dell'innovazione migliorando l'accesso ai finanziamenti di avviamento, ai finanziamenti informali e a maggiori finanziamenti azionari e quasi mobiliari sia a livello UE che a livello regionale e locale;

100.   sottolinea che il potenziale di sviluppo del capitale di rischio nell'UE è lungi dall'essere stato realizzato a causa delle divergenze nelle regolamentazioni e disposizioni fiscali nazionali; accoglie con favore la proposta della Commissione di garantire che, entro il 2012, i fondi di capitali di rischio con sede in uno Stato membro possano funzionare ed investire liberamente nell'UE, creando così un vero e proprio «Mercato unico dei capitali di rischio dell'UE»;

101.  chiede l'ulteriore sviluppo di strumenti e meccanismi per migliorare l'accesso delle PMI ai servizi di ricerca e innovazione (come i buoni innovazione) e ad altri servizi alle imprese basati sulla conoscenza (modellizzazione, valutazione del rischio, ecc) che sono fondamentali perché le PMI innovino e portino soluzioni innovative sul mercato;

102.  sottolinea i vantaggi in materia di attività economiche ed ecoefficienza dei sistemi di prodotto-servizio e dei modelli imprenditoriali orientati alla funzione ed invita la Commissione a sviluppare una strategia in questo campo;

103.  invita la Commissione e gli Stati membri a rivalutare l'intero sistema dell'innovazione allo scopo di eliminare le inutili barriere finanziarie e amministrative, ad esempio:

   all'accesso ai prestiti e ad altre opportunità e strumenti di sostegno finanziario per le università e le organizzazioni di ricerca e tecnologia (ORT),
   e a sviluppare attività di trasferimento di tecnologia, basate sulla valorizzazione della proprietà intellettuale;

104.  i rammarica che i protocolli di innovazione siano soggetti a lunghe procedure burocratiche di approvazione che rallentano l'innovazione, limitano la competitività del mercato dell'UE e bloccano lo sviluppo delle conoscenze scientifiche nella comunità medica, ritardando così i benefici per i pazienti;

105.  sottolinea l'importanza di dare la priorità alla revisione della direttiva sulla sperimentazione clinica attraverso un dialogo con i ricercatori, al fine di garantire un quadro normativo migliore per lo sviluppo di medicinali e per il confronto fra trattamenti alternativi e medicinali nella ricerca clinica (come dichiarato nelle conclusioni del Consiglio sull'innovazione e la solidarietà nel settore farmaceutico adottate il 6 dicembre 2010 a Bruxelles);

106.  sottolinea la grande importanza di utilizzare le nuove conoscenze per sviluppare modalità nuove e migliori di prevenzione, diagnosi e cura del cancro e per promuovere meccanismi rapidi per mettere tali scoperte a disposizione dei pazienti;

107.  sottolinea l'importanza dell'innovazione nel triangolo della conoscenza e ricorda la necessità di sviluppare una cultura dell'innovazione nelle prospettive finanziarie e nelle prospettive post 2013;

108.  invita gli Stati membri, in stretta collaborazione con le regioni, a ottimizzare l'uso dei Fondi strutturali per la R&S&I nell'attuale periodo di finanziamento, concentrandosi sulle grandi sfide per la società, impegnandosi per realizzare la coesione nell'innovazione e nella ricerca e allineando le priorità dei Fondi strutturali con gli obiettivi UE 2020; chiede alla Commissione e agli Stati membri di evitare costose duplicazioni promuovendo strategie di specializzazione intelligenti e più mirate; ritiene che le regioni andrebbero incentivate a promuovere questa architettura di specializzazione europea;

109.  sottolinea che gran parte dei fondi di coesione previsti per l'innovazione non viene spesa a causa di requisiti amministrativi inopportuni e dell'esigenza di fondi corrispondenti non disponibile in periodi di difficoltà finanziarie; ritiene che questo fatto contribuisca ad allargare il divario economico tra Stati membri, che si trova al centro dell'attuale crisi della zona euro; chiede la riforma e la razionalizzazione dei fondi strutturali, per renderli accessibili alla ristrutturazione dei soggetti economici coinvolti, in particolare le PMI;

110.  ritiene che la fissazione di parametri di riferimento e di standard si sia rivelata un forte motore di promozione dell'innovazione e della competitività sostenibile in diversi settori industriali; si unisce al Consiglio nell'invitare la Commissione a formulare proposte atte ad accelerare, semplificare, ridurre i costi e modernizzare le procedure di normalizzazione, attraverso una maggiore trasparenza e una più ampia partecipazione delle parti interessate, generando così una risposta europea più rapida agli sviluppi sui mercati globali innovativi; chiede alla Commissione di prendere seriamente in considerazione validi meccanismi innovativi come la creazione di standard aperti che integrano soggetti lungo la catena di valore;

111.  osserva che la normalizzazione può aumentare innovazione e competitività facilitando l'accesso ai mercati e consentendo l'interoperabilità; incoraggia la Commissione a intensificare l'impegno nella promozione dell'inclusione delle norme europee, in particolare in campo sociale e ambientale, nei futuri accordi di libero scambio;

112.  sottolinea pertanto che tutte le strategie relative alla trasformazione dell'Europa per un mondo post-crisi devono essere orientate alla creazione di posti di lavoro;

113.  esorta la Commissione europea a seguire la raccomandazione formulata dal Gruppo di esperti sulla valutazione intermedia del Settimo programma quadro, in cui si chiede di prendere in considerazione una moratoria sui nuovi strumenti fino a quando quelli esistenti non saranno stati sufficientemente sviluppati e adeguatamente valutati; chiede, pertanto, che vengano adottate precauzioni particolari per evitare confusione a causa della proliferazione di strumenti;

114.  invita la Commissione a presentare al Parlamento una valutazione esterna degli strumenti di innovazione creati nell'ambito del Settimo programma quadro, come, per esempio, le piattaforme tecnologiche e le iniziative tecnologiche congiunte europee (ITCE) e ritiene che tale valutazione dovrebbe coprire le attività, gli inviti a presentare proposte, i progetti di innovazione e (gli eventuali) risultati nonché il contributo economico da parte di fondi pubblici e privati;

115.  invita la Commissione, alla luce dell'obiettivo 2020 di finanziamento per la ricerca e lo sviluppo tecnologico pari al 3% del PIL e riconoscendo che la ricerca e l'innovazione sono l'unico mezzo sicuro per ottenere la ripresa economica in Europa, a prendere in considerazione la possibilità di stabilire per gli Stati membri un livello intermedio minimo vincolante di finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo tecnologico pari a circa l'1% del PIL fino al 2015;

116.  richiama l'attenzione sul fatto che l'innovazione è essenziale ai fini dello sviluppo economico e che l'Unione europea deve assumere circa un milione di nuovi ricercatori per conseguire l'obiettivo di spendere il 3% del PIL in ricerca e sviluppo, come previsto dalla strategia Europa 2020; ritiene che tale obiettivo possa essere raggiunto più facilmente aumentando considerevolmente il numero di ricercatori donne, che rappresentano solo il 39% dei ricercatori occupati nel settore pubblico e nell'istruzione superiore e il 19% dei ricercatori occupati nel settore privato(6);

117.  sostiene l'obiettivo di aumentare di un milione il numero dei ricercatori nell'UE entro il 2020 e rileva che tale enorme investimento avrà effetti moltiplicatori importanti per l'occupazione, ma ritiene al contempo che l'obiettivo sia molto ambizioso e che occorrerà stabilire obiettivi per ogni singolo paese e intraprendere sforzi mirati; constata che il settore pubblico non dispone necessariamente di risorse sufficienti a tal fine e che, nonostante la forte esigenza degli istituti d'istruzione superiore e di ricerca pubblici di aumentare il numero dei posti di ricercatore, la maggior parte dei nuovi ricercatori sarà impiegata nel settore privato; sottolinea che occorre concentrarsi non tanto sul numero dei ricercatori, quanto sulla loro capacità di innovare, sulla qualità della loro istruzione, sulla divisione del lavoro nel campo della ricerca europea, sulle risorse per la ricerca e sulla qualità della stessa;

118.  si compiace del sostegno della Commissione a un'innovazione aperta e collaborativa che comporterà vantaggi sociali ed economici a lungo termine; approva in tale contesto l'impegno della Commissione a favore della divulgazione, del trasferimento e dell'impiego dei risultati della ricerca, anche grazie al libero accesso a pubblicazioni e dati derivanti dalla ricerca finanziata con fondi pubblici; incoraggia la Commissione a reperire i mezzi necessari per conseguire tali obiettivi e sottolinea il ruolo che possono svolgere gli europei in tale ambito;

Mercato interno e proprietà intellettuale

119.  sottolinea che il mercato unico europeo deve essere completato con urgenza per tutti i beni e servizi, compresi i prodotti sanitari innovativi, garantendone l'accesso a 500 milioni di consumatori; ribadisce che una grande sfida per il mercato unico europeo è la frammentazione di leggi e processi di validazione;

120.  sottolinea che in alcuni settori, come quello sanitario, i risultati della ricerca si sono tradotti in innovazioni ogni volta che la scienza lo ha consentito e ritiene pertanto che il pessimismo della Commissione per quanto riguarda l'innovazione sia in molti casi ingiustificato;

121.  sottolinea che le attuali prassi in materia di licenze contribuiscono alla frammentazione del mercato interno dell'UE; osserva che, nonostante i progressi compiuti, la domanda dei consumatori di licenze multiterritoriali e multirepertorio per l'uso transfrontaliero e on-line non ha avuto risposta soddisfacente;

122.  ricorda che l'obiettivo dell'UE è quello di promuovere le industrie culturali e creative tanto online quanto offline e ritiene che l'utilizzazione generalizzata di licenze paneuropee conformemente alle richieste del mercato e dei consumatori dovrebbe essere l'obiettivo e che, qualora ciò non possa essere conseguito entro una breve scadenza, si dovrebbe intraprendere una valutazione globale della legislazione necessaria per trattare tutti gli ostacoli potenziali alla creazione di un effettivo mercato interno dell'UE, compreso il principio di territorialità;

123.  accoglie positivamente il riesame del sistema del marchio dell'Unione da parte della Commissione e la esorta a garantire che vengano messe in atto le opportune misure per consentire ai marchi commerciali di beneficiare del medesimo livello di tutela nell'ambiente online e offline;

124.  sottolinea che un sistema forte, equilibrato ed adeguatamente applicato di diritti di proprietà intellettuale (DPI), che contribuisca ad una maggiore trasparenza e prevenga ogni possibile frammentazione, è una delle condizioni quadro essenziali per l'innovazione; accoglie con favore gli sforzi della Commissione per evitare che i DPI costituiscano un ostacolo alla concorrenza e all'innovazione; invita inoltre la Commissione a definire una strategia di ampio respiro in materia di proprietà intellettuale - e, se del caso, a presentare proposte legislative - che concili i diritti degli inventori con la promozione di un vasto uso delle conoscenze e delle invenzioni e l'accesso alle esse;

125.  esorta la Commissione ad adoperarsi affinché le PMI possano utilizzare in modo efficace i diritti di proprietà intellettuale e industriale;

126.  ritiene che la Commissione debba tenere conto dei problemi specifici riscontrati dalle PMI in materia di rivendicazione dei loro diritti di proprietà intellettuale, conformemente al principio «pensare anzitutto in piccolo» stabilito dallo Small Business Act per l'Europa, applicando in particolare il principio di non discriminazione delle PMI;

127.  ritiene che l'applicazione efficace dei DPI aumenti gli incentivi per le imprese a sviluppare prodotti innovativi ed accresca quindi la gamma di beni e servizi a disposizione dei consumatori;

128.  chiede l'introduzione di un brevetto unico europeo equilibrato; si compiace, nel frattempo, per l'ampio sostegno che si registra in seno al Consiglio per il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata relativa a un brevetto unico dell'UE, la quale dovrebbe essere avviata nel 2011;

129.  rammenta la necessità di adottare il brevetto unico europeo e lo statuto della società europea, al fine di promuovere la transizione verso scambi commerciali esterni al mercato dell'Unione; sottolinea la necessità di ridurre i costi di un brevetto e di DPI europei, tenendo conto delle disparità economiche esistenti tra gli Stati membri dell'UE, affinché siano più competitivi rispetto ai prezzi di quelli statunitensi e giapponesi;

130.  chiede il completamento dello Spazio europeo della ricerca, obbligatorio in virtù del trattato, entro il 2014 in modo da consentire all'UE di trattenere e attrarre i migliori talenti, massimizzare la libertà di circolazione dei ricercatori e promuovere le attività transfrontaliere degli istituti tecnologici e di ricerca e il trasferimento, la diffusione e la valorizzazione dei risultati della ricerca; sottolinea che sarà quindi di fondamentale importanza sviluppare meccanismi di finanziamento adeguati;

131.  sottolinea la necessità di promuovere politiche che contribuiscano a favorire la permanenza dei ricercatori negli Stati Membri dell'UE, promuovendo condizioni di lavoro attraenti negli istituti di ricerca pubblici;

132.  ritiene che sia imprescindibile per un'efficace politica di innovazione e crescita investire sui quei programmi di ricerca che facilitano la mobilità e lo scambio tra ricercatori a livello internazionale e che rafforzano la cooperazione tra il mondo delle scienza e quello dell'impresa - azioni Marie Curie;

133.  sottolinea l'importanza di creare, a livello europeo e nazionale, condizioni favorevoli e incentivi per sostenere la partecipazione a studi di dottorato nonché a ricerche innovative, in modo da impedire la fuga dei cervelli e consentire all'UE di trarre vantaggi sostanziali, rafforzando la sua competitività mediante progressi e innovazioni della ricerca e degli studi;

134.  chiede una rapida revisione della legislazione relativa al marchio comunitario e, in tale contesto, l'adozione di misure atte a garantire che i marchi commerciali beneficino dello stesso grado di protezione negli ambienti online e offline;

135.  plaude alla proposta della Commissione di sviluppare un mercato europeo della conoscenza per i diritti di proprietà intellettuale e il rilascio di licenze entro la fine del 2011, compreso un accesso agevolato alla proprietà intellettuale inutilizzata, tra l'altro incoraggiando la formazione di piattaforme comuni e di accordi di sfruttamento congiunto per i brevetti;

136.  esorta la Commissione a presentare le proposte legislative necessarie alla creazione di un mercato unico del digitale pienamente operativo entro il 2015, dato che ciò migliorerebbe significativamente le condizioni quadro per l'innovazione; sottolinea che le iniziative devono essere ambiziose, soprattutto in settori chiave quali il diritto d'autore, il commercio elettronico, compresa la politica dei consumatori per il commercio elettronico, e l'utilizzo delle informazioni del settore pubblico;

137.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di porre il completamento del mercato unico, comprese le misure volte a promuovere un mercato unico del digitale, al centro della politica in materia di innovazione, dato che ciò determinerà prezzi più vantaggiosi e migliore qualità per i consumatori, sosterrà lo sviluppo di prodotti innovativi, stimolerà la creazione di posti di lavoro nell'UE e genererà nuove opportunità di crescita per l'Unione nei mercati guida;

138.  sottolinea che, per progredire verso un mercato unico dell'innovazione, occorre concordare modalità di valutazione dei benefici economici e sociali, diretti e indiretti, a breve e lungo termine;

Appalti pubblici

139.  ricorda che gli appalti pubblici, che rappresentano il 17% del PIL annuo dell'UE, svolgono un ruolo importante nel mercato unico europeo e nel stimolare l'innovazione;

140.  sollecita gli Stati membri a ricorrere strategicamente agli appalti pubblici per affrontare le sfide della società in modo da stimolare l'innovazione e indirizzare il proprio bilancio pubblico per gli appalti verso prodotti, processi e servizi innovativi, sostenibili e efficienti dal punto di vista ambientale, tenendo conto del fatto che l'offerta più economica non sempre è quella economicamente più redditizia; esorta pertanto la Commissione a:

   favorire, nelle sue proposte legislative, gli appalti pubblici che permettono l'innovazione e a procedere a un'analisi relativa agli appalti precommerciali,
   prevedere possibilità di ricorrere a cofinanziamenti dell'UE mediante i fondi strutturali, quale incentivo per gli organismi pubblici regionali e locali,
   elaborare orientamenti sulle migliori pratiche e programmi di formazione per gli appaltanti a livello degli Stati membri, per sviluppare competenze nel complesso ambito degli appalti precommerciali e innovativi;

141.  insiste sul fatto che l'innovazione dev'essere una componente fondamentale delle politiche pubbliche in settori quali l'ambiente, l'acqua, l'energia, i trasporti, le telecomunicazioni, la salute e l'istruzione; sottolinea l'importanza di promuovere la diffusione e l'assorbimento trasversali dell'innovazione, nel settore pubblico, nelle imprese e in particolare nelle PMI;

142.  esorta la Commissione e gli Stati membri a sostenere gli sforzi del settore pubblico nell'adottare approcci innovativi e ad avviare il nuovo programma di ricerca sull'innovazione nel settore pubblico, ad esempio nei settori dell'e-government, dei servizi sanitari in rete e degli appalti elettronici, nonché a diffondere le migliori pratiche all'interno dell'amministrazione pubblica, il che ridurrà la burocrazia e permetterà di attuare politiche incentrate sui cittadini; sottolinea l'importanza del settore pubblico nel rafforzamento della fiducia dei cittadini nel mercato interno del digitale;

143.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità locali e regionali a promuovere l'uso dell'appalto elettronico e in particolare l'adozione dell'appalto precommerciale, anche in forma congiunta e per via elettronica, prestando nel contempo la debita attenzione al rispetto delle norme sulla protezione dei dati come parte integrante della strategia d'innovazione dell'UE; invita in particolare la Commissione, nell'ambito del riesame generale del quadro giuridico degli appalti pubblici, a chiarire e a semplificare le disposizioni pertinenti e a permettere alle amministrazioni aggiudicatrici di fare un uso più trasparente dell'appalto precommerciale; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a promuovere l'inserimento in piena trasparenza di specifici e autentici criteri sociali, ambientali, innovativi e improntati al commercio equo negli appalti pubblici, senza compromettere la partecipazione attiva delle PMI nel processo di ideazione di soluzioni nuove e innovative e nel rispetto delle norme applicabili in materia di concorrenza;

144.  osserva che, tra gli altri ostacoli, è problematico per le PMI innovative accedere a finanziamenti per l'internazionalizzazione e l'assicurazione credito commerciale internazionale; sottolinea la necessità di mettere in atto nuove misure di sostegno per le PMI nel contesto della normativa sulle piccole imprese rivista e dell'attesa comunicazione sulla politica commerciale internazionale e le PMI;

145.  sottolinea che la reciprocità internazionale è necessaria per quanto riguarda l'accesso ai mercati degli appalti pubblici, consentendo così alle imprese dell'UE di concorrere a condizioni eque sul piano internazionale;

146.  insiste sulla necessità di concentrarsi soprattutto sulle barriere non tariffarie, le quali, con la progressiva riduzione o eliminazione delle tariffe, tendono a divenire gli ostacoli principali al commercio internazionale; reputa ingiustificate tutte le barriere risultanti da un'applicazione discontinua delle norme bilaterali e multilaterali sul commercio; reputa d'altronde giustificate tutte le barriere derivanti dalle legittime attività legislative e amministrative di autorità pubbliche svolte in settori non commerciali, ma che hanno effetti involontari sugli scambi, la cui eliminazione deve essere subordinata a consultazioni e deliberazioni pubbliche;

147.  riconosce che il trasferimento di tecnologia ai fini dello sviluppo e del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio deve costituire un aspetto importante della politica commerciale europea, pur ammettendo che il trasferimento ai paesi terzi del know-how dell'UE in materia di alta tecnologia dovrebbe essere controllato dalla Commissione per ottenere migliori informazioni sui modelli dell'innovazione e sui futuri sviluppi ed evitare la concorrenza sleale;

148.  sottolinea l'importante ruolo che le PMI possono svolgere se si definiscono requisiti flessibili (anche per quanto riguarda i requisiti di capitale e le dimensioni dei contratti) per le norme in materia di appalti pubblici, in funzione delle dimensioni delle imprese partecipanti;

149.  sottolinea l'importanza che l'UE e i suoi Stati membri si impegnino nella cooperazione scientifica con paesi terzi; ritiene che le imprese dell'UE debbano vedersi garantire un migliore accesso ai programmi di ricerca e sviluppo nei paesi terzi;

150.  sottolinea che l'UE e gli Stati membri dovrebbero agire in modo coordinato per quanto concerne gli accordi e le iniziative nel campo della scienza e della tecnologia connessi a paesi terzi; ritiene che occorre tenere in considerazione il potenziale degli accordi quadro tra l'UE e i suoi Stati membri con paesi terzi;

Partenariati per l'innovazione europea

151.  ricorda che la sua risoluzione dell'11 novembre 2010 sui partenariati per l'innovazione europea:

   afferma che il principio informatore di tutti i partenariati per l'innovazione europea dovrebbe essere l'intelligenza delle risorse, il consumo intelligente e l'efficiente produzione attraverso tutta la filiera,
   plaude al progetto pilota sull'invecchiamento attivo e in buona salute;

152.  sottolinea che i partenariati per l'innovazione europea devono:

invita pertanto la Commissione a promuovere e sostenere altre iniziative basate sul principio dei partenariati europei per l'innovazione;

   non superare il ridotto numero di grandi sfide della società ed essere calibrati su di esse;
   dare ispirazione mediante obiettivi ambiziosi ma fattibili, incentrati sull'impatto e su risultati chiari, e tradursi in modo coerente in obiettivi specifici,
   creare sinergie e seguire i principi SMART,
   essere condivisi e coordinati tra più di due settori politici (DG) in seno alla Commissione,
   integrare e coordinare meglio tutti gli strumenti e le iniziative R&S&I esistenti, comprese le comunità della conoscenza e dell'innovazione dell'EIT, evitando al contempo inutili duplicazioni,
   garantire la partecipazione di tutti i partner pubblici e privati interessati, comprese le PMI e le organizzazioni della società civile, lungo tutta la filiera, nella selezione, nello sviluppo e nel funzionamento dei futuri partenariati;

153.  considera esemplare l'obiettivo stabilito per il partenariato pilota «Invecchiamento attivo e in buona salute» di prolungare di due anni la durata di vita in buona salute, entro il 2020; e ritiene che occorra stabilire obiettivi chiari per tutti i partenariati per l'innovazione, che, senza misure innovative, mancherebbero di una prospettiva e di motivazione e renderebbero più difficile stabilire obiettivi intermedi e parziali misurabili;

154.  accoglie con favore i «partenariati europei per l'innovazione» intesi ad accrescere e coordinare gli investimenti in R&S nonché a coordinare meglio gli appalti pubblici al fine di accelerare l'introduzione di innovazioni sul mercato; sottolinea tuttavia che le politiche in materia di appalti pubblici non dovrebbero essere concepite al fine di sostituirsi ai mercati privati o di distorcere la concorrenza, ma per avere su di essi un effetto leva, stimolando la diffusione dell'innovazione e mantenendo nel contempo i mercati aperti alla possibilità di muoversi in nuove direzioni;

155.  invita la Commissione a presentare nel regolamento proposte per i diversi fondi nel periodo 2014-2020, al fine di facilitare in modo concreto i partenariati europei per l'innovazione;

156.  invita la Commissione a riferire ogni anno al Parlamento su tutti i partenariati per l'innovazione europea e due volte all'anno sul primo progetto pilota e chiede che il Parlamento europeo sia associato a tutte le fasi della messa in atto dei partenariati europei per l'innovazione;

157.  invita la Commissione ad avviare un partenariato per l'innovazione incentrato sulle materie prime;

La regione come partner importante

158.  sottolinea che il pieno impegno delle autorità regionali e locali è cruciale per centrare gli obiettivi di Unione dell'innovazione, in quanto svolgono un ruolo importante nel riunire le imprese, le istituzioni della conoscenza, le autorità pubbliche e i cittadini nel modello del diamante a 4 punte, fungendo quindi da cerniera tra questi vari attori, gli Stati membri e l'UE; invita pertanto la Commissione a indicare ambiti di discussione e modalità operative tramite cui le regioni possano partecipare e contribuire, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, alla definizione delle risposte più adeguate alle grandi sfide della società, riconoscendo al contempo le esigenze specifiche delle varie regioni;

159.  prende atto delle conclusioni del panel europeo sull'innovazione del 2009, secondo le quali la crisi economica e finanziaria sta avendo in vari paesi e regioni conseguenze sproporzionate che stanno pregiudicando l'obiettivo della convergenza; teme che gli attuali vincoli di bilancio imposti agli Stati membri possano portare a maggiori restrizioni negli investimenti in STI, con effetti potenzialmente molto negativi; concorda sul fatto che l'iniziativa «Unione dell'innovazione» deve coinvolgere tutti gli Stati membri e le regioni e che è essenziale evitare di creare una «divisione dell'innovazione» tra paesi e regioni più innovativi e meno innovativi;

160.  invita tutte le regioni a investire nell'innovazione e adeguare la loro strategia dell'innovazione per aumentarne l'efficacia, nonché a potenziare il loro capitale umano e migliorare la capacità e la volontà delle sue imprese di innovare e diventare competitive sul piano internazionale;

161.  osserva che i responsabili delle decisioni a livello regionale devono essere pienamente consapevoli del potenziale di crescita economica che le attività di ricerca e innovazione offrono a tutte le regioni, poiché la grande maggioranza delle innovazioni si verifica al livello dell'interfaccia pratica (innovazioni basate sulla domanda e sull'utente) e, perlopiù, sono finanziate dal FESR; rileva quindi che, nella misura in cui le attività di innovazione non presuppongono necessariamente o principalmente l'esistenza di istituti di insegnamento a livello universitario, anche le regioni prive di università e centri di ricerca dovrebbero essere messe in condizione di sviluppare le proprie capacità di innovazione e derivare i massimi benefici dalle risorse e dagli attivi regionali e locali in termini di potenziale per l'innovazione;

162.  osserva che la promozione dell'innovazione a livello regionale può contribuire a ridurre i divari regionali; incoraggia ciò nondimeno i diversi livelli (regionale, nazionale e dell'UE) a coordinare più efficacemente i loro sforzi nell'ottica di una pianificazione a livello europeo delle attività di R&S;

163.  sottolinea che l'innovazione, sul piano sia della definizione politica che delle attività di imprese e centri di ricerca, è di fondamentale importanza per rafforzare la politica di coesione territoriale dell'UE e, per la sua stessa natura, può contribuire in modo decisivo a raggiungere gli obiettivi di coesione e a superare gli ostacoli alla coesione stessa nelle regioni con specifiche caratteristiche geografiche e demografiche;

164.  sottolinea il contributo della diversità culturale al processo di innovazione; ritiene, a questo proposito, che le azioni volte a salvaguardare e promuovere la diversità culturale regionale dovrebbero vedersi conferire un ruolo di primo piano nella politica a favore dell'innovazione;

165.  sottolinea il ruolo chiave delle regioni nell'elaborazione di politiche atte a stimolare l'innovazione a livello nazionale; osserva tuttavia che in molti Stati membri i bilanci regionali e locali sono insufficienti, e i bilanci nazionali destinati all'innovazione sono scarsi;

166.  sottolinea la necessità di mobilitare l'intero potenziale di innovazione delle regioni dell'UE al fine di rispettare gli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e evidenzia che la politica regionale futura dovrà considerare questa sfida come una priorità assoluta; ritiene che questa priorità si applichi a tutti gli obiettivi della politica regionale e sottolinea la necessità di fare in modo che la competitività europea sia garantita da norme mondiali; invita l'industria a partecipare all'innovazione ecologica, dato che gli imprenditori hanno un ruolo molto importante nella maggiore diffusione dell'innovazione ecologica a livello regionale; rileva, a tale proposito, che sarà fondamentale, per il successo di una strategia volta a sviluppare economie efficienti dal punto di vista delle risorse e industrie sostenibili, di informare gli imprenditori dimostrando l'esistenza di nuove opportunità economiche;

167.  sottolinea il ruolo del potenziale innovativo dei paesi che non sono membri dell'Unione europea ma che cooperano con essa nel quadro del partenariato orientale, e chiede che tali paesi siano inclusi nell'iniziativa «Unione dell'innovazione»;

168.  sottolinea l'enorme potenziale delle città nel portare avanti attività di ricerca e innovazione; ritiene che una politica urbana più intelligente e l'iniziativa «Città intelligenti» in campo energetico, che si fonda sui progressi tecnologici tenendo presente che l'80% della popolazione europea vive nelle città, dove si concentrano inoltre le maggiori disparità sociali, possano contribuire all'innovazione economica sostenibile;

Messa in atto della strategia

169.  invita la Commissione a convertire l'attuale documento strategico «Unione dell'innovazione» in un piano d'azione dotato di obiettivi specifici, inquadrati in un calendario misurabile; esorta la Commissione a controllare regolarmente i progressi, valutando gli ostacoli e presentando meccanismi volti a permettere il miglioramento, e riferendo regolarmente al Parlamento europeo e al Consiglio;

170.  invita la Commissione a valutare strumenti specifici della politica europea dell'innovazione rispetto ai nostri principali concorrenti (USA, Giappone e paesi BRIC) e a riferire sui loro risultati comparativi in termini di innovazione;

o
o   o

171.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) Testi approvati, P7_TA(2010)0398.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0093.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0209.
(4) Testi approvati, P7_TA(2010)0223.
(5) Testi approvati, P7_TA(2010)0401.
(6) Comunicato stampa intitolato «She Figures 2009 – risultati e tendenze principali», Commissione europea, 2009 http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/519&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en


Convenzione OIL completata da una raccomandazione sui lavori domestici
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla convenzione OIL completata da una raccomandazione sui lavoratori domestici
P7_TA(2011)0237B7-0296/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista l'interrogazione del 24 febbraio 2011 alla Commissione sulla convenzione OIL completata da una raccomandazione sui lavoratori domestici (O-000092/2011 – B7-0305/2011),

–  vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sulle sfide demografiche e la solidarietà tra generazioni(1),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2008 sulla strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro(2),

–  vista la sua risoluzione del 19 ottobre 2010 sulle lavoratrici precarie(3),

–  vista la sua risoluzione del 20 ottobre 2010 sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa(4),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2010 su contratti atipici, percorsi professionali garantiti, flessicurezza e nuove forme di dialogo sociale(5),

–  vista la direttiva 89/391/CEE del Consiglio del 12 giugno 1989 concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (direttiva quadro)(6) e le direttive particolari previste da quest'ultima,

–  vista la comunicazione della Commissione del 24 maggio 2006 intitolata «Promuovere la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti - Contributo dell'Unione alla realizzazione dell'agenda per il lavoro dignitoso nel mondo» (COM(2006)0249) e la risoluzione del Parlamento del 23 maggio 2007(7) sul lavoro dignitoso per tutti,

–  viste le relazioni IV(1) e IV(2) dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), intitolate «Un lavoro dignitoso per i lavoratori domestici», elaborate in occasione della 99ª sessione della Conferenza internazionale sul lavoro, svoltasi nel giugno 2010, e le relazioni IV(1) (nota anche come «brown report») e IV(2) (nota anche come «blue report», pubblicata in due volumi) intitolate «Un lavoro dignitoso per i lavoratori domestici», elaborate in occasione della 100ª sessione della Conferenza internazionale del lavoro, svoltasi nel giugno 2011,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla professionalizzazione dei lavoratori domestici(8),

–  vista la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare l'articolo 4.1 che vieta la schiavitù e la servitù e l'articolo 14 che vieta la discriminazione,

–  vista la Convenzione europea relativa allo status giuridico dei lavoratori migranti (1977),

–  visto l'accordo europeo sul collocamento alla pari (1969),

–  vista la raccomandazione 1663 della Carta europea dei diritti dei lavoratori domestici (2004),

–  visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la crisi ha cancellato milioni di posti di lavoro e ha aggravato il problema della precarietà del lavoro e della povertà; che il 17% dei residenti dell'UE sono a rischio povertà e 23 milioni di essi sono disoccupati,

B.  considerando che in alcuni paesi la maggior parte del lavoro domestico si svolge nell'ambito dell'economia informale, in condizioni di lavoro precarie e/o irregolari,

C.  considerando che nei paesi industrializzati il lavoro domestico rappresenta una percentuale tra il 5% e il 9% dell'occupazione; che la maggior parte delle persone impiegate nel settore sono donne; che tale lavoro è sottovalutato, sottopagato e informale e che la vulnerabilità dei lavoratori domestici li rende spesso oggetto di discriminazione e facilmente vittime di ingiustizie e trattamenti iniqui o abusivi,

D.  considerando che i lavoratori migranti che accettano impieghi temporanei poco qualificati, ai margini del mercato del lavoro, o impieghi in qualità di lavoratori domestici possono essere esposti a molteplici discriminazioni, poiché le loro condizioni di lavoro sono spesso mediocri e irregolari; che occorre compiere sforzi per ridurre il più possibile i maltrattamenti, i pagamenti irregolari e gli atti di violenza o di abuso sessuale nei confronti del lavoratori migranti; che spesso essi ignorano i propri diritti, dispongono di un accesso limitato ai servizi pubblici o incontrano difficoltà per accedervi, hanno una conoscenza limitata della lingua locale e non dispongono di reti sociali; che i lavoratori domestici che accompagnano i propri datori di lavoro in provenienza da un paese terzo sono particolarmente vulnerabili,

E.  considerando che la convenzione mira a garantire un riconoscimento giuridico al lavoro domestico come forma di attività professionale, a estendere i diritti a tutti i lavoratori domestici e a evitare le violazioni e gli abusi, al fine di definire un quadro giuridico per tutti i lavoratori domestici e garantire che il loro lavoro non sia esercitato al di fuori di tale quadro normativo,

F.  considerando che molti datori di lavoro domestico non conoscono o non dispongono essi stessi di un'adeguata consulenza e assistenza per quanto concerne la legislazione sul lavoro, la sicurezza sociale e gli obblighi dei datori di lavoro domestico,

G.  considerando che i lavoratori alla pari costituiscono una categoria di lavoratori domestici che spesso non sono considerati come lavoratori regolari; considerando che numerose relazioni indicano che ciò può portare ad abusi, ad esempio forzando i lavoratori alla pari a lavorare per un numero eccessivo di ore; considerando che i lavoratori alla pari devono ricevere la stessa protezione degli altri lavoratori domestici,

1.  valuta positivamente e sostiene l'iniziativa dell'OIL che mira ad adottare una convenzione completata da una raccomandazione sul lavoro dignitoso per i lavoratori domestici; invita i paesi dell'Unione europea membri dell'OIL ad approvare tali strumenti in occasione della conferenza dell'Organizzazione che si svolgerà nel giugno 2011; invita gli Stati membri dell'UE a ratificare e attuare rapidamente la convenzione e la raccomandazione;

2.  ritiene che l'adozione, la ratifica e l'attuazione di una convenzione dell'OIL sul lavoro dignitoso per i lavoratori domestici possa ridurre il numero di lavoratori che vivono in condizioni di povertà;

3.  ritiene che l'adozione, la ratifica e l'attuazione di tale convenzione possa rispondere alle esigenze di una delle categorie più vulnerabili di lavoratori;

4.  ritiene che l'adozione, la ratifica e l'attuazione di tale convenzione possa migliorare la posizione di molte donne nel settore dei lavori domestici, garantendo loro condizioni di lavoro dignitose, e ne aumentarne il livello di inclusione sociale;

5.  sostiene senza riserve l'approccio al lavoro fondato sui diritti promosso nel progetto di convenzione e raccomandazione; riconosce l'attenzione posta sulla creazione di lavoro dignitoso per i lavoratori domestici e sostiene la definizione di lavoratori domestici formulata nella convenzione; valuta positivamente il fatto che la convenzione afferma con chiarezza che ogni lavoratore incluso nella definizione ha il diritto a essere trattato secondo criteri conformi alle basilari norme sul lavoro, la sicurezza sociale, la non discriminazione e il trattamento equo durante la ricerca di un impiego o in fase di occupazione, la tutela da pratiche abusive da parte degli uffici di collocamento, la formazione e lo sviluppo della carriera, la tutela della salute, della sicurezza e della maternità, le norme sul tempo di lavoro e di riposo, la tutela dagli abusi e dalle molestie, la libertà di associazione e rappresentanza, la contrattazione e l'azione collettiva nonché la formazione continua; è favorevole all'età minima per l'assunzione e all'eliminazione del divario salariale basato sul genere o l'etnia richieste dalla convenzione;

6.  invita a garantire un più ampio accesso a strutture di assistenza per bambini e anziani immediatamente disponibili e di elevata qualità a prezzi abbordabili, affinché i lavoratori non siano costretti a svolgere queste mansioni in modo informale; sottolinea inoltre la necessità di assicurare che i lavori di assistenza domestica precari siano trasformati, ove possibile, in impieghi dignitosi, sostenibili e correttamente retribuiti;

7.  chiede lo sviluppo di una campagna mirata alla trasformazione graduale dei lavoratori precari in lavoratori regolari; invita a sostenere un programma volto a formare i lavoratori sulle conseguenze del lavoro precario, comprese le ripercussioni sulla salute e la sicurezza sul posto di lavoro;

8.  ritiene che l'uso delle migliori prassi da parte di alcune regioni o Stati membri, ad esempio contratti modello, possa promuovere forme di impiego più stabili per i lavoratori domestici che operano in abitazioni private;

9.  ritiene che la convenzione debba concentrarsi sulla promozione di posti di lavoro di qualità, produttivi e gratificanti e sullo sviluppo di norme in materia di diritto del lavoro che tutelino in modo efficace i diritti dei lavoratori domestici, garantiscano loro un trattamento equo, offrano la massima protezione e tutelino la dignità personale dei lavoratori;

10.  rileva che la tendenza verso un aumento della quota dei contratti non standard o atipici ha una forte dimensione generazionale e di genere, elemento di cui dovrebbe tenere conto il testo della convenzione e della raccomandazione;

11.  sottolinea che l'elevata disoccupazione e la segmentazione del mercato del lavoro debbano essere superate, garantendo a tutti i lavoratori i medesimi diritti e investendo nella creazione di posti di lavoro, nello sviluppo delle competenze e nell'apprendimento permanente;

12.  sottolinea che la lotta al lavoro sommerso dovrebbe essere accompagnata da misure intese a creare alternative occupazionali valide e sostenibili e ad aiutare le persone ad accedere al mercato del lavoro aperto, ivi incluso il lavoro autonomo vero e proprio;

13.  ritiene che la convenzione debba prevedere politiche che consentano a tutti i cittadini, comprese le categorie più deboli e svantaggiate, di accedere effettivamente al mercato del lavoro formale e a opportunità eque;

14.  invita gli Stati membri a ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1990(9);

15.  ritiene che occorra affrontare il problema del lavoro irregolare; afferma che il settore del lavoro domestico è caratterizzato da un elevato livello di informalità e lavoro non dichiarato, che molti lavoratori migranti sono impiegati in questo settore e che spesso i loro diritti sono violati; ritiene inoltre fondamentale combattere il fenomeno del lavoro precario in generale, tenendo presente che il problema colpisce soprattutto i lavoratori migranti, aggravando una posizione già di per sé vulnerabile;

16.  ritiene che potrebbe essere necessario adeguare la normativa per creare intese contrattuali flessibili e sicure che garantiscano un trattamento equo; ritiene fondamentale esaminare la situazione specifica dei lavoratori migranti e dalle loro famiglie;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e all'OIL.

(1) GU C 292 E dell'1.12.2006, pag. 131.
(2) GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 14.
(3) Testi approvati, P7_TA(2010)0365.
(4) Testi approvati, P7_TA(2010)0375.
(5) Testi approvati, P7_TA(2010)0263.
(6) GU L 183 del 29.6.1989, pag. 1.
(7) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 321.
(8) CESE, SOC/372 del 26 maggio 2010.
(9) A/RES/45/158.


Resistenza agli antibiotici
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla resistenza agli antibiotici
P7_TA(2011)0238B7-0295/2011

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 22 maggio 2008 su una nuova strategia per la salute degli animali nell'Unione europea (2007–2013)(1),

–  vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sulla valutazione e la verifica del programma d'azione per il benessere degli animali 2006–2010(2),

–  visti la direttiva 2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici e il regolamento (CE) n. 2160/2003 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 novembre 2003, sul controllo della salmonella e di altri agenti zoonotici specifici presenti negli alimenti,

–  visto il parere congiunto sulla resistenza antimicrobica (AMR) nelle infezioni zoonotiche formulato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), dall'Agenzia europea per i medicinali (EMEA) e dal Comitato scientifico dei rischi sanitari emergenti e recentemente identificati (SCENIHR), The EFSA Journal 2009; 7(11):1372,

–  vista l'interrogazione orale (O-000048/2011 – B7-0304/2011), dell'1 marzo 2011, sulla resistenza agli antibiotici,

–  vista la relazione dell'OMS su «Impatto medico dell'uso di antimicrobici negli alimenti per animali»,

–  vista la sua risoluzione sulla proposta di raccomandazione del Consiglio sull'uso di agenti antimicrobici nella medicina umana(3),

–  visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la resistenza antimicrobica (AMR) è un problema di salute degli animali che il settore dell'allevamento in Europa si trova ad affrontare, specialmente in caso di fallimento delle cure; che diversi Stati membri hanno già emanato orientamenti sull'uso prudente degli agenti antimicrobici, il che ha comportato una riduzione nell'uso di tali agenti,

B.  considerando che il settore dell'allevamento (prodotti lattiero-caseari, carni bovine, suine e di pollame, uova, latte ovino e caprino e produzione di carne) svolge un ruolo fondamentale nell'economia agricola europea,

C.  considerando che l'obiettivo primario degli agricoltori è di mantenere i loro animali sani e produttivi grazie a buone pratiche agricole (igiene, alimentazione corretta, tecniche di allevamento adeguate, gestione responsabile della salute degli animali),

D.  considerando che, nonostante le misure adottate dagli agricoltori, può succedere che gli animali si ammalino e debbano essere curati,

E.  considerando che gli antimicrobici, se utilizzati correttamente, costituiscono uno strumento utile che aiuta gli agricoltori a mantenere sani e produttivi i loro animali e a garantirne il benessere,

F.  considerando che il settore dell'allevamento in Europa deve poter fare affidamento in futuro sulla sicurezza e l'efficacia delle cure antimicrobiche,

G.  considerando che nella somministrazione di antimicrobici agli animali e agli esseri umani si deve tener conto del rischio potenziale di insorgenza della resistenza antimicrobica,

H.  considerando che una parte notevole degli antimicrobici viene prescritta ad uso veterinario e che l'AMR riguarda sia gli esseri umani che gli animali e può passare dall'uomo agli animali e viceversa, per cui il problema della resistenza antimicrobica è in effetti trasversale e richiede un approccio coordinato a livello comunitario,

I.  considerando che lo sviluppo della resistenza antimicrobica nell'uomo è dovuto spesso alla somministrazione di dosi inadeguate di antibiotici, a cure sbagliate e alla costante esposizione di agenti patogeni agli antimicrobici negli ospedali,

J.  considerando che la trasmissione di batteri patogeni portatori di geni dell'AMR rappresenta una seria minaccia per l'uomo, in particolare per gli allevatori e i lavoratori agricoli, che sono quotidianamente in contatto con gli animali,

K.  considerando che un'alta densità animale può favorire tassi di malattia più elevati; che un uso improprio di antimicrobici negli animali in generale può essere considerato un fattore di rischio per l'insorgere della resistenza con conseguenze per la salute degli animali e dell'uomo,

L.  considerando che non sono sufficientemente chiari il ruolo che gli animali, gli alimenti di origine animale e i batteri resistenti presenti negli allevamenti svolgono nel trasferimento della resistenza antimicrobica agli esseri umani, e i potenziali pericoli che ne derivano,

M.  considerando che l'uso di antimicrobici a livelli subterapeutici per periodi prolungati comporta in generale un forte rischio di insorgenza e/o sviluppo e diffusione dell'AMR rispetto ai trattamenti terapeutici,

N.  considerando che l'uso di antimicrobici a livelli subterapeutici è vietato nell'Unione europea,

O.  considerando che un uso ridotto di antimicrobici comporterebbe, a lungo termine, costi minori sia per gli agricoltori che per la società in generale, a condizione che sia preservata l'efficienza degli antimicrobici,

P.  considerando che anche l'impiego eccessivo e inadeguato di biocidi può contribuire all'AMR,

Q.  considerando che la decontaminazione chimica delle carcasse durante la macellazione, che in Europa è illegale, può anch'essa contribuire allo sviluppo di resistenze antimicrobiche,

R.  considerando che gli alimenti potrebbero rivelarsi un importante vettore di trasmissione dell'AMR,

S.  considerando che anche gli animali non destinati alla produzione di alimenti, come gli animali da compagnia, possono fungere da serbatoi e favorire la diffusione della resistenza antimicrobica, data la possibilità dell'impiego non indicato sull'etichetta di farmaci antimicrobici per uso umano,

T.  considerando che allo stato attuale non sembra fattibile una zootecnia moderna che escluda completamente l'uso di qualsiasi antimicrobico per trattamenti veterinari, e che un buono stato di salute degli animali e un uso razionale e responsabile degli antimicrobici contribuirebbero a prevenire la diffusione dell'AMR,

U.  considerando che la resistenza antimicrobica negli animali si differenzia a seconda delle varie specie e delle diverse forme di allevamento,

V.  considerando che, nella sua risoluzione del 5 maggio 2010 sulla valutazione e la verifica del programma d'azione per il benessere degli animali 2006-2010, il Parlamento europeo ha sottolineato che esiste un nesso fra la salute degli animali e la sanità pubblica e ha invitato la Commissione e gli Stati membri ad affrontare in modo responsabile il crescente problema dell'AMR,

W.  considerando, in particolare, che il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di raccogliere e analizzare dati sull'uso dei prodotti per la salute degli animali, compresi gli antimicrobici, al fine di garantire l'utilizzazione efficace di tali prodotti,

Raccolta congiunta di dati

1.  accoglie con favore gli sforzi compiuti dalla Commissione e dalle sue agenzie in vista di una raccolta congiunta di dati in questo settore e, in particolare, l'iniziativa del 2009 di istituire l'ESVAC (Sorveglianza europea del consumo di antimicrobici quali medicinali veterinari); si rammarica del fatto che non tutti gli Stati membri abbiano sinora aderito alla rete ESVAC e auspica che un maggior numero di paesi proceda in tal senso; chiede alla Commissione di mettere a disposizione di tale rete i fondi necessari all'assolvimento dei suoi compiti; chiede alla Commissione di elaborare senza indugi un adeguato quadro giuridico che conferisca agli Stati membri l'autorità per realizzare un'efficace raccolta di dati;

2.  chiede alla Commissione di mirare ad una raccolta di dati armonizzata e comparabile, anche con attività intraprese in paesi terzi come gli Stati Uniti;

3.  riconosce che una corretta raccolta ed analisi di dati relativi alla vendita di agenti antimicrobici per uso veterinario e al successivo uso di tali prodotti negli animali costituisce un primo passo importante; sottolinea l'esigenza di farsi un'idea precisa di quando, dove, come e in quali animali vengano effettivamente utilizzati gli antimicrobici, senza creare ulteriori oneri finanziari o amministrativi a carico degli agricoltori o di altri proprietari di animali;

4.  fa presente che non basta raccogliere i dati ma è necessario anche analizzarli correttamente, mettere in pratica i relativi risultati e adottare le azioni necessarie a livello di UE e di Stato membro, anche prendendo in considerazione le differenze tra specie animali e forme di zootecnia;

5.  riconosce che questi dati devono essere contestualizzati, in quanto le prassi e l'intensità d'allevamento differiscono da uno Stato membro all'altro;

Ricerca

6.  chiede che vengano effettuate ulteriori ricerche sui nuovi antimicrobici come pure sulle alternative esistenti (vaccinazioni, biosicurezza, miglioramento genetico per aumentare la resistenza) e su strategie basate su prove per prevenire e controllare le malattie infettive negli animali; sottolinea l'importanza che hanno al riguardo i programmi quadro di ricerca dell'UE; sottolinea in tale contesto l'importanza di sviluppare buoni metodi di allevamento che consentano di ridurre la prescrizione di antimicrobici;

7.  chiede che le risorse della ricerca nell'ambito della medicina umana e veterinaria siano meglio coordinate mediante la creazione di una rete degli istituti di ricerca esistenti;

8.  chiede che siano compiute ricerche sul ruolo degli animali e degli alimenti di origine animale, sui sistemi di produzione sostenibile che includano aspetti come la robustezza delle razze, la longevità degli animali, una migliore gestione delle mandrie, una tempestiva prevenzione delle malattie, l'esercizio e l'accesso a spazi liberi, una minore densità del bestiame e altre condizioni che garantiscano il soddisfacimento dei bisogni biologici degli animali, nonché sul ruolo che i batteri resistenti presenti nella zootecnia hanno nel trasferimento dell'AMR agli esseri umani e sui potenziali pericoli che ne derivano;

Monitoraggio e sorveglianza

9.  chiede a tutti gli Stati membri di attuare un monitoraggio e una sorveglianza regolari e sistematici della resistenza antimicrobica sia negli animali destinati alla produzione di alimenti che in quelli da compagnia, senza creare ulteriori oneri finanziari o amministrativi a carico degli agricoltori, di altri proprietari di animali o dei veterinari; ribadisce la necessità che dati armonizzati, tra cui anche le informazioni sui fattori di rischio, siano facilmente accessibili da un singolo punto d'accesso; sottolinea la necessità di relazioni annuali da parte degli Stati membri, contenenti dati che consentano un ampio confronto a livello europeo;

10.  chiede che i futuri bilanci dell'Ufficio alimentare e veterinario (UAV) e dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) riflettano la crescente necessità di ulteriori ispezioni e analisi in questo ambito;

11.  invita tutte le parti interessate a riconoscere la loro responsabilità nel prevenire lo sviluppo e la diffusione della resistenza antimicrobica, ciascuna nel proprio settore d'attività, ad esempio nella medicina veterinaria e nell'allevamento di animali;

12.  propone che il monitoraggio armonizzato della resistenza antimicrobica in batteri indicatori (come l'E. Coli e gli enterococchi) sia stabilito sulla base di pareri scientifici;

Preservare l'efficacia degli antimicrobici

13.  fa presente che l'obiettivo finale è quello di assicurare che gli antimicrobici rimangano uno strumento efficace per combattere le malattie, sia negli animali che nell'uomo, mantenendone nel contempo l'uso nei limiti dello stretto necessario;

14.  raccomanda un uso prudente e responsabile degli antimicrobici negli animali e una migliore informazione dei veterinari e degli agricoltori, al fine di ridurre al minimo lo sviluppo di resistenze antimicrobiche; chiede lo scambio delle pratiche migliori, come l'adozione di orientamenti sull'uso prudente degli antimicrobici, quali strumenti importanti per lo lotta contro lo sviluppo del'AMR;

15.  chiede di instaurare buone pratiche di zootecnia che riducano al minimo il rischio dell'AMR; sottolinea che queste pratiche devono riguardare soprattutto animali giovani raggruppati in provenienza da allevatori diversi, il che aumenta il rischio di malattie trasmissibili;

16.  invita gli Stati membri e l'UAV a garantire un controllo migliore dell'attuazione del divieto (del 2006) di utilizzare gli antimicrobici come fattore di crescita;

17.  invita la Commissione ad adoperarsi per un divieto internazionale dell'utilizzazione degli antimicrobici come fattore di crescita negli alimenti per animali e a sollevare tale questione nei negoziati bilaterali con paesi terzi come gli Stati Uniti;

18.  invita la Commissione a valutare e controllare l'attuazione e l'applicazione da parte degli Stati membri della pertinente legislazione europea sugli antimicrobici;

19.  chiede alla Commissione di mettere a punto un ampio piano d'azione pluriennale contro la resistenza antimicrobica nell'ambito della strategia dell'UE sulla salute degli animali; ritiene che un siffatto piano dovrebbe riguardare tutti gli animali contemplati dalla strategia UE sul benessere degli animali, compresi quelli da compagnia, ed evidenzia il nesso logico tra salute degli animali e uso degli antimicrobici, come pure la correlazione tra salute degli animali e salute umana;

20.  ritiene che questo piano d'azione dovrebbe includere un'analisi dettagliata dei diversi modi in cui gli antimicrobici sono utilizzati come profilassi, al fine di risolvere la controversia concernente le nozioni di profilattico di routine e di profilattico accettabile;

21.  poiché le proteine animali trasformate provenienti da non ruminanti comportano un'intrinseca salute dell'animale e benefici nutrizionali, il che potrebbe contribuire in modo rilevante a regimi bilanciati per animali monogastrici, incluso il pesce d'allevamento, come pure ad un ridotto uso di antimicrobici, chiede alla Commissione europea di abolire le attuali restrizioni, nel rispetto di condizioni che garantiscano un livello massimo di sicurezza alimentare;

o
o   o

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 279 E del 19.11.2009, pag. 89.
(2) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 25.
(3) GU C 112 E del 9.5.2002, pag. 106.


Dimensioni culturali delle azioni esterne dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla dimensione culturale delle azioni esterne dell'Unione europea (2010/2161(INI))
P7_TA(2011)0239A7-0112/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 27, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione UNESCO del 2005 sulla protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali (Convenzione UNESCO),

–  vista la decisione 2010/427/EU del Consiglio, del 26 luglio 2010, che fissa l'organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l'azione esterna(1),

–  vista la direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi)(2),

–  vista la decisione n. 1041/2009/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 che istituisce un programma di cooperazione nel settore audiovisivo con i paesi terzi (MEDIA Mundus 2011–2013)(3),

–  vista la decisione n. 1983/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa all'anno europeo del dialogo interculturale (2008)(4),

–  vista l'Agenda europea per la cultura in un mondo in via di globalizzazione (COM(2007) 0242),

–  vista la quinta relazione della Commissione sull'attuazione dell'Agenda per la cultura (COM(2010)0390),

–  vista la propria risoluzione del 5 maggio 2010 su «Europeana – prossimi passi»(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 18 e 19 novembre 2010 sul piano di lavoro per la cultura 2011–2014 (2010/C 325/01)(6),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 novembre 2008 sulla promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale nelle relazioni esterne dell'Unione e dei suoi Stati membri (2008/C 320/04)(7),

–  vista la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite (2000), in particolare gli articoli sui diritti umani, la democrazia e la buona governance,

–  vista la risoluzione delle Nazioni Unite dal titolo «Mantenere le promesse: uniti per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio», del 22 settembre 2010,

–  vista la risoluzione delle Nazioni Unite dal titolo «Cultura e sviluppo» del 20 dicembre 2010,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-CE firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(8), modificato una prima volta a Lussemburgo il 25 giugno 2005(9) e successivamente a Ouagadougou il 22 giugno 2010(10),

–  visto il protocollo sulla cooperazione culturale, allegato all'accordo modello di libero scambio,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A7-0112/2011),

A.  considerando che l'Unione europea è una comunità di valori culturalmente plurima, il cui motto – Unita nella diversità – trova espressione in una varietà di modi,

B.  considerando che i successivi allargamenti dell'Unione europea, la mobilità dei cittadini nello spazio comune europeo, i flussi migratori vecchi e nuovi e gli scambi di ogni genere con il resto del mondo contribuiscono a promuovere tale diversità culturale,

C.  considerando che la cultura ha valore intrinseco, arricchisce la vita delle persone e promuove la comprensione e il rispetto reciproci,

D.  considerando che l'Agenda europea per la cultura stabilisce l'obiettivo strategico di promuovere la cultura quale elemento essenziale delle relazioni internazionali dell'Unione,

E.  considerando che la cultura può e deve essere un facilitatore di sviluppo, integrazione, innovazione, democrazia, diritti umani, educazione, prevenzione dei conflitti e riconciliazione, comprensione reciproca, tolleranza e creatività,

F.  considerando che l'Unione e i suoi Stati membri, i cittadini, le imprese e la società civile, sia nell'UE che nei paesi terzi, sono attori chiave nelle relazioni culturali,

G.  considerando che i beni culturali, tra cui lo sport, contribuiscono, soprattutto mediante le industrie culturali e il turismo, allo sviluppo non materiale e l'economia dell'Unione europea, promuovendo la creazione di una società fondata sul sapere,

H.  considerando che gli artisti fungono di fatto da diplomatici culturali, scambiando e confrontando valori estetici, politici, morali e sociali diversi,

I.  considerando che i nuovi media e le nuove tecnologie della comunicazione, quali ad esempio Internet, possono essere strumenti di libertà di espressione, pluralismo, scambio di informazioni, diritti umani, sviluppo, libertà di riunione, democrazia e integrazione, nonché per agevolare l'accesso ai contenuti culturali e all'istruzione,

J.  considerando che la cooperazione culturale e il dialogo fra culture, che sono gli elementi costitutivi della diplomazia culturale, possono fungere da strumenti di pace e stabilità a livello mondiale,

Cultura e valori europei

1.  sottolinea il carattere trasversale e l'importanza della cultura in tutti gli aspetti della vita e ritiene che essa vada presa in considerazione in tutte le politiche esterne dell'Unione, ai sensi dell'articolo 167, paragrafo 4 del TFUE;

2.  sottolinea la necessità che tutte le istituzioni dell'Unione europea riconoscano maggiormente il valore della cultura quale mezzo di promozione della tolleranza e della comprensione e quale strumento di crescita e per società più inclusive;

3.  invita alla cooperazione con le regioni di tutti gli Stati membri per quanto concerne l'elaborazione, l'attuazione e la promozione delle politiche culturali;

4.  sottolinea che le libertà democratiche e fondamentali, come la libertà di espressione e di stampa, la libertà dal bisogno, dalla paura, dall'intolleranza e dall'odio, la libertà di accesso alle informazioni scritte e digitali, nonché il diritto di connettersi e comunicare –online e offline – costituiscono premesse necessarie per l'espressione culturale, gli scambi culturali e il pluralismo culturale;

5.  ricorda l'importanza dei protocolli sulla cooperazione culturale e del loro valore aggiunto nell'ambito degli accordi bilaterali su sviluppo e commercio; esorta la Commissione a presentare la propria strategia sui futuri protocolli in materia di cooperazione culturale e a consultare il Parlamento europeo e la società civile in merito a detta strategia;

6.  ribadisce che la cultura svolge un ruolo negli accordi bilaterali in materia di sviluppo e scambi commerciali, tramite misure quali gli strumenti europei per la cooperazione allo sviluppo, la stabilità, la democrazia e i diritti umani, gli strumenti di preadesione, la politica europea di vicinato (PEV), il Partenariato orientale, l'Unione per il Mediterraneo e lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR), che hanno tutti risorse destinate a programmi culturali;

7.  sottolinea che la cooperazione transatlantica e la cooperazione con i paesi europei limitrofi sono importanti per far avanzare interessi e valori comuni;

8.  riconosce alla cooperazione pubblico-privato un importante ruolo per la società civile, tra cui le ONG e le reti culturali europee, nel trattare gli aspetti culturali delle azioni esterne dell'Unione europea;

Programmi dell'Unione

9.  esprime preoccupazione per la frammentazione della politica e dei progetti culturali dell'Unione europea, che intralcia l'uso strategico ed efficace delle risorse culturali e la definizione di una strategia comune dell'Unione europea – che sia visibile – inerente agli aspetti culturali delle azioni esterne dell'UE;

10.  sollecita la razionalizzazione del funzionamento interno alla Commissione fra le diverse DG che si occupano delle relazioni esterne (politica estera, allargamento, commercio, sviluppo), dell'istruzione e della cultura, nonché dell'agenda digitale;

11.  afferma che gli scambi e la cooperazione culturale e educativa possono potenzialmente rafforzare la società civile, generare democratizzazione e buongoverno, incoraggiare lo sviluppo di competenze, promuovere i diritti umani e le libertà fondamentali e fornire gli elementi costitutivi di una cooperazione duratura;

12.  è favorevole al crescente coinvolgimento dei paesi terzi nei programmi dell'Unione in materia di cultura, mobilità, gioventù, istruzione e formazione e chiede di agevolare l'accesso a tali programmi per le persone (i giovani) di paesi terzi, quali i paesi europei limitrofi;

13.  chiede strategie coerenti che promuovano la mobilità dei professionisti del settore culturale, degli artisti e dei creatori, lo sviluppo culturale ed educativo (compresa l'alfabetizzazione mediatica e informatica), l'accesso all'espressione artistica in tutte le sue varietà; incoraggia, pertanto, le sinergie tra programmi culturali, sportivi, educativi, mediatici, sul multilinguismo e la gioventù;

14.  incoraggia la cooperazione con operatori, organizzazioni di mediazione e la società civile, sia negli Stati membri che nei paesi terzi, nell'elaborazione ed nell'attuazione delle politiche culturali esterne, come pure nella promozione di eventi e scambi culturali, che migliorano la comprensione reciproca senza nel contempo trascurare la diversità culturale e linguistica dell'Europa;

15.  chiede l'introduzione di un visto culturale per i cittadini, gli artisti e gli altri professionisti del settore culturale provenienti dai paesi terzi, sulla falsariga dell'attuale programma di visti scientifici, in vigore dal 2005; invita inoltre la Commissione a proporre un'iniziativa sui visti a breve termine, allo scopo di rimuovere gli ostacoli alla mobilità nel settore culturale;

Media e nuove tecnologie dell'informazione

16.  sottolinea l'importanza dell'azione dell'Unione europea in tutto il mondo a favore del rispetto della libertà di espressione, della libertà di stampa e del libero accesso ai media audiovisivi e alle nuove tecnologie dell'informazione, in maniera conforme alla normativa sul diritto d'autore;

17.  condanna il crescente ricorso alla censura e al controllo di Internet da parte dei regimi repressivi ed esorta la Commissione e gli Stati membri di promuovere la libertà di Internet a livello mondiale;

18.  ribadisce il principio della neutralità della rete, il quale è inteso a garantire che Internet resti una tecnologia libera e aperta, promuovendo la comunicazione democratica;

19.  rileva il ruolo di Internet quale strumento di promozione della cultura europea e invita gli Stati membri ad aumentare gli investimenti nella banda larga in tutta l'Unione europea;

20.  evidenzia l'importanza dei nuovi media, e soprattutto di Internet, in quanto piattaforme di comunicazione e d'informazione libere, facilmente accessibili e fruibili, da usare attivamente, all'interno e all'esterno dell'Unione europea, quali componenti del dialogo interculturale; sottolinea inoltre l'importanza dei nuovi media per l'accesso ai beni e ai contenuti culturali e per una migliore conoscenza del patrimonio culturale e della storia dell'Europa, sia all'interno dell'Unione che al di fuori di essa, come evidenziato da progetti fondamentali come Europeana;

21.  invita la Commissione a creare un portale Internet che offra informazioni sugli attuali programmi di sostegno dell'Unione nell'ambito delle relazioni esterne con una componente culturale, nonché sulla programmazione e organizzazione di eventi culturali di portata paneuropea da parte delle rappresentanze estere dell'Unione e offra altresì una piattaforma centrale di informazione, che agevoli la costituzione di reti tra professionisti della cultura, istituzioni e rappresentanti della società civile, e che al contempo rimandi tramite link ad altri progetti patrocinati dall'Unione, quali ad esempio, Europeana;

Diplomazia culturale e cooperazione culturale

22.  rileva l'importanza della diplomazia culturale e della cooperazione culturale nel promuovere e divulgare in tutto il mondo gli interessi dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e dei valori che costituiscono la cultura europea; sottolinea la necessità che l'Unione agisca da attore (mondiale) con una prospettiva e una responsabilità globali;

23.  è del parere che le azioni esterne dell'Unione europea debbano essenzialmente concentrarsi sulla promozione della pace e della riconciliazione, dei diritti umani, degli scambi commerciali e dello sviluppo economico internazionali, senza trascurare gli aspetti culturali della diplomazia;

24.  sottolinea la necessità di elaborare strategie efficaci per i negoziati interculturali e ritiene che un approccio multiculturale possa agevolare la conclusione di accordi vantaggiosi, ponendo l'Unione europea e i paesi terzi partner su un piano di parità;

25.  raccomanda che una persona presso ciascuna rappresentanza esterna dell'Unione europea sia addetta al coordinamento delle relazioni culturali e all'interazione tra l'Unione e i paesi, nonché alla promozione della cultura europea, in stretta collaborazione con operatori culturali e organizzazioni in rete, quali ad esempio la rete europea degli istituti nazionali di cultura (EUNIC);

26.  rileva la necessità di adottare un approccio globale alla mediazione e agli scambi culturali ed esalta il ruolo della cultura nel favorire la democratizzazione, i diritti umani, la prevenzione dei conflitti e la costruzione della pace;

27.  incoraggia l'avvio di dialoghi politici sulla cultura per rafforzare, come quello instaurato di recente, ad esempio, tra l'Unione europea e l'India, allo scopo di rafforzare i contatti diretti tra le persone;

28.  incoraggia la definizione delle priorità direttamente connesse alla dimensione culturale nell'ambito dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, tra cui il potenziamento dello Stato di diritto, la gestione e prevenzione dei conflitti, la cooperazione con la società civile e il ruolo delle nuove tecnologie per la libertà di espressione, la partecipazione democratica e i diritti umani;

Relazioni esterne dell'UE e servizio europeo per l'azione esterna (SEAE)

29.  si attende che la bozza di organigramma del SEAE preveda appositi impieghi per gli aspetti culturali e propone a tal fine la creazione di un'unità di coordinamento;

30.  invita il SEAE e la Commissione a coordinare l'attuazione strategica degli aspetti culturali della politica esterna, che incorpori la cultura in modo coerente e sistematico nelle relazioni esterne dell'Unione e contribuisca alla complementarietà con le politiche culturali esterne degli Stati membri;

31.  chiede che il personale del SEAE benefici di opportuni corsi di formazione e di aggiornamento sugli aspetti culturali e digitali della politica esterna, affinché sia in grado di garantire il coordinamento in tale ambito presso le legazioni dell'Unione; chiede inoltre di prevedere a livello europeo corsi comuni di formazione per gli esperti nazionali e il personale degli istituti di cultura, nonché centri di formazione aperti alla partecipazione su scala mondiale;

32.  chiede l'inclusione di una DG Diplomazia culturale e digitale nell'organizzazione del SEAE;

33.  incoraggia il SEAE, nello sviluppo di risorse e competenze in ambito culturale, a cooperare con reti come EUNIC, onde attingere dalle loro esperienze in qualità di organi di collegamento autonomi fra gli Stati membri e le organizzazioni di mediazione culturale, oltre che per creare e sfruttare sinergie;

34.  incoraggia il SEAE a tenere conto del marchio del patrimonio europeo dell'UE, istituito di recente, quale strumento da utilizzare nelle relazioni con i paesi terzi allo scopo di migliorare la conoscenza e la diffusione della cultura e della storia dei popoli europei;

35.  invita la Commissione a istituire una task force interistituzionale per la cultura nell'ambito delle relazioni esterne dell'Unione europea, allo scopo di sviluppare e ampliare il coordinamento, la razionalizzazione, le strategie e la condivisione di prassi eccellenti e, a tale proposito, tener conto delle attività e delle iniziative del Consiglio d'Europa, nonché a riferire al Parlamento in merito ai lavori della task force;

36.  propone che la Commissione presenti al Parlamento relazioni periodiche sull'attuazione della presente risoluzione concernente il ruolo della cultura nelle relazioni esterne dell'Unione europea;

37.  propone la creazione di sistemi d'informazione specifici per promuovere la mobilità degli artisti e degli altri professionisti del settore culturale, come ipotizzato nello studio dal titolo «Information systems to support the mobility of artists and other professionals in the culture field: a feasibility study»(11);

38.  esorta la Commissione a proporre e ad adottare nel 2011 un Libro verde su una strategia per la cultura e la cooperazione culturale nell'ambito delle azioni esterne dell'Unione europea, cui dovrebbe far seguito una comunicazione;

39.  incoraggia l'adozione di provvedimenti concreti per promuovere la costituzione di capacità mediante il coinvolgimento della società civile e il finanziamento di iniziative indipendenti;

Convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali

40.  invita il SEAE a incoraggiare i paesi terzi a definire politiche culturali e a chiedere sistematicamente ai paesi terzi di ratificare e applicare la convenzione dell'UNESCO;

41.  rammenta agli Stati membri l'importanza degli impegni che si sono assunti ratificando la convenzione dell'UNESCO, giacché la protezione della diversità culturale nel mondo impone una politica ponderata ed equilibrata in ambito digitale;

42.  invita la Commissione a tenere adeguatamente conto della duplice natura dei beni e dei servizi culturali in sede di negoziazione di accordi commerciali bilaterali e multilaterali e della conclusione di protocolli culturali e a concedere un trattamento preferenziale ai paesi in via di sviluppo ai sensi dell'articolo 16 della Convenzione dell'UNESCO;

43.  accoglie con favore la recente firma di un accordo fra l'Unione europea e l'UNESCO per una struttura di consulenza del valore di un milione di euro, volta a sostenere la governance del settore culturale e consentire ai governi dei paesi in via di sviluppo di usufruire della competenza di specialisti per approntare politiche culturali efficaci e sostenibili;

44.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a intensificare i loro sforzi di cooperazione al fine di favorire il miglioramento dei quadri giuridici nazionali e le politiche di tutela e conservazione del patrimonio e dei beni culturali, in conformità della legislazione nazionale e dei quadri normativi internazionali, tra cui le misure per contrastare il traffico illecito di beni culturali e in relazione alla proprietà intellettuale; li incoraggia altresì ostacolare l'appropriazione indebita di beni e prodotti dell'attività culturale, riconoscendo al contempo l'importanza dei diritti d'autore e della proprietà intellettuale nel sostenere le persone attive nel settore della creazione culturale;

45.  chiede una strategia coerente dell'Unione europea per la promozione internazionale delle attività e dei programmi culturali europei, basata sulla tutela della diversità e della duplice natura dei beni e delle attività culturali, che comporti tra l'altro un migliore coordinamento degli attuali programmi di politica esterna dell'Unione in materia di cultura nonché la loro attuazione nell'ambito degli accordi con i paesi terzi; chiede altresì coerenza con le clausole di compatibilità culturale previste dai trattati europei, il principio di sussidiarietà e la convenzione dell'UNESCO;

46.  chiede una strategia coerente, sia tangibile che intangibile, per la protezione e la promozione del patrimonio culturale e naturale e la cooperazione internazionale nelle zone di conflitto, ad esempio attraverso Blue Shield, che riconosce un ruolo alla cultura nella prevenzione dei conflitti e nel ripristino della pace;

47.  chiede che il personale destinato a zone di conflitto e post conflitto riceva una formazione sugli aspetti culturali degli interventi mirati a preservare il patrimonio culturale e promuovere la riconciliazione, la democrazia e i diritti umani;

48.  desidera garantire che, nel quadro degli attuali strumenti finanziari, i programmi operativi siano incentrati sulla semplificazione, l'efficienza e il coordinamento delle politiche dell'Unione;

49.  incoraggia la promozione del ruolo della cultura nell'ambito dell'EIDHR, all'interno delle sue attività per il potenziamento dello stato di diritto, la gestione e prevenzione dei conflitti, la cooperazione con la società civile e il ruolo delle nuove tecnologie per la libertà di espressione, la partecipazione democratica e i diritti umani;

50.  riconosce la necessità di rispettare tutti i diritti umani, come sancito nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nel Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, e riconosce pertanto il nesso tra diritti culturali, diversità e diritti umani e si oppone all'uso di argomenti culturali per giustificare le violazioni dei diritti umani;

51.  propone di includere un capitolo sulla cultura nella revisione annuale sui diritti umani e di integrare la cultura nelle attività delle delegazioni interparlamentari;

52.  insiste sulla necessità di non utilizzare lo sviluppo delle attività culturali come pretesto per limitare la libera circolazione degli operatori culturali fra l'Unione europea e i paesi terzi;

53.  incoraggia l'avvio di relazioni culturali con i paesi con cui non esiste nessun'altra forma di partenariato, quale primo passo per lo sviluppo di ulteriori relazioni;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.
(2) GU L 95 del 15.4.2010, pag. 1.
(3) GU L 288 del 4.11.2009, pag. 10.
(4) GU L 412 del 30.12.2006, pag. 44.
(5) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 16.
(6) GU C 325 del 2.12.2010, pag. 1.
(7) GU C 320 del 16.12.2008, pag. 10.
(8) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(9) GU L 209 dell'11.8.2005, pag. 27.
(10) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(11) DG Istruzione e cultura, Commissione europea, marzo 2009.


Industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare
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Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 su «Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare» (2010/2156(INI))
P7_TA(2011)0240A7-0143/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura del 20 ottobre 2005 sulla protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali,

–  vista la decisione 2006/515/CE del Consiglio, del 18 maggio 2006, relativa alla conclusione della convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali(1),

–  vista la direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 marzo 2010, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi)(2),

–  vista la decisione n. 1855/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, che istituisce il programma Cultura (2007 al 2013)(3),

–  vista la decisione n. 1718/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, relativa all'attuazione di un programma di sostegno al settore audiovisivo europeo (MEDIA 2007)(4),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sui contenuti creativi online nel mercato unico del 3 gennaio 2008 (COM(2007)0836),

–  vista la propria risoluzione del 5 maggio 2010 su «Europeana – prossimi passi»(5),

–  vista la sua risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale(6),

–  vista la sua risoluzione del 10 aprile 2008 sull'agenda europea della cultura in un mondo in via di globalizzazione(7),

–  vista la sua risoluzione del 10 aprile 2008 sulle industrie culturali in Europa(8),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2007 sullo statuto sociale degli artisti(9),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2009 sulla cultura come catalizzatore per la creatività e per l'innovazione(10),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata «Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 30 giugno 2010, intitolata «L'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo» (COM(2010)0352),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 26 agosto 2010, intitolata «Un'agenda digitale europea» (COM(2010)0245/2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 ottobre 2009 intitolata'Il diritto d'autore nell'economia della conoscenza' (COM(2009)0532),

–  visto il Libro verde della Commissione del 27 aprile 2010 intitolato «Le industrie culturali e creative, un potenziale da sfruttare» (COM(2010)0183),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione nonché i pareri della commissione per il commercio internazionale, la commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per lo sviluppo regionale e della commissione giuridica (A7-0143/2011),

A.  considerando che le industrie culturali e creative (ICC) sono caratterizzate da una duplice natura, non solo economica, contribuendo allo sviluppo economico in termini di occupazione, crescita economica e creazione di ricchezza, ma anche culturale, grazie alle attività di integrazione sociale e culturale degli individui nella società, partecipando alla promozione dei valori e delle identità culturali oltre che all'elaborazione di un patrimonio culturale europeo,

B.  considerando che questa duplice natura la distingue dagli altri tipi di industria, è essenziale tener conto della messa in opera di politiche e misure specifiche,

C.  considerando che tale specificità è riconosciuta e promossa dall'Unione europea sulla scena internazionale, avendo quest'ultima adottato una politica di conservazione delle cooperazioni culturali all'OMC e ratificato la Convenzione dell'Unesco,

D.  considerando l'Accordo generale sul commercio dei servizi (GATS) e la facoltà prevista dal testo di attuare politiche dirette a tutelare la diversità culturale, sistematicamente applicata dall'UE e dai suoi Stati membri,

E.  considerando che è necessario, in conformità dell'articolo 167, paragrafo 4, TFUE, integrare la cultura con le altre politiche europee sia interne sia esterne, ed essere particolarmente attenti a tale riguardo, nel contesto attuale della globalizzazione, alla protezione e alla promozione della diversità delle espressioni culturali,

F.  considerando che la Convenzione dell'Unesco riconosce l'importanza del ruolo delle ICC per produrre, distribuire e garantire l'accesso all'ampia gamma di beni e servizi culturali, e incoraggia la cooperazione internazionale,

G.  considerando il sostegno che gli Stati membri sono chiamati a riconoscere alla cultura e alla creatività come fattori fondamentali a salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, da tutelare e conservare per favorire processi identitari, e per l'innalzamento del livello culturale dei cittadini,

H.  considerando che le industrie culturali e creative svolgono nell'Unione europea un importante ruolo di promozione della diversità culturale e linguistica, del pluralismo e della coesione sociale e territoriale ma anche di democratizzazione dell'accesso alla cultura e alla promozione del dialogo interculturale nell'UE,

I.  considerando che la diversità culturale dell'Europa e, in particolare il suo ricco patrimonio di lingue e culture regionali, costituisce una materia prima insostituibile per le ICC,

J.  considerando che occorre prestare particolare attenzione alle specificità culturali e linguistiche nel dibattito sulla creazione di un mercato unico del settore dei contenuti creativi,

K.  considerando che le ICC sono laboratori per l'innovazione artistica, tecnica e di gestione e che consentono una più ampia circolazione di opere e di artisti a livello europeo e internazionale,

L.  considerando la valorizzazione del comparto delle ICC e la sua visibilità, assicurate da varie iniziative sostenute dal Parlamento europeo e dal Consiglio d'Europa, come ad esempio il Premio Europa, il Premio LUX e gli Itinerari culturali,

M.  considerando che le ICC hanno un ruolo nel mantenimento di competenze e di abilità peculiari, preziose e uniche, frutto della fusione tra creatività contemporanea ed esperienza antica e che, specialmente in alcuni settori come ad esempio la moda, l'orologeria e la gioielleria, la competenza manuale e le conoscenze di operai, artigiani o creatori sono alla base della reputazione e del successo mondiale delle industrie europee del settore,

N.  considerando che gli artisti non dispongono al momento di uno statuto legale a livello europeo che tenga conto della specificità delle loro attività e della loro carriera, in particolar modo in materia di mobilità, di condizioni di lavoro e di protezione sociale,

O.  considerando che le ICC, che rappresentano 5 milioni di posti di lavoro e il 2,6% del PIL dell'Unione, sono uno dei principali motori di crescita dell'UE in quanto creano nuovi posti di lavoro, svolgono un ruolo centrale nelle catene globali del valore, danno impulso all'innovazione, generano valore aggiunto come fattore di coesione sociale e fungono da efficace strumento per combattere l'attuale recessione,

P.  considerando l'influenza che le ICC esercitano su pressoché ogni altro settore economico, a cui forniscono elementi di innovazione, determinanti per la competitività, specialmente in relazione alle tecnologie dell'informazione e della comunicazione,

Q.  considerando che queste industrie costituiscono un volano per l'economia nell'era digitale contribuendo in misura significativa all'innovazione e allo sviluppo delle nuove TIC e partecipano alla realizzazione degli obiettivi della strategia Europa 2020,

R.  considerando che le ICC possono creare ricchezza e occupazione, purché dispongano di mezzi per essere competitive rispetto alle ICC dei paesi terzi nell'ambito di una strategia europea di concorrenza internazionale,

S.  considerando che alcune persone impegnate nelle industrie culturali e creative lavorano in proprio,

T.  considerando che le ICC sono un mercato in crescita nell'UE e un settore che ha le potenzialità per diventare leader del mercato mondiale,

U.  considerando che lo sviluppo del commercio di beni e servizi culturali e creativi costituisce un pilastro fondamentale per la cultura, lo sviluppo e la democrazia,

V.  considerando che la creatività dipende dall'accesso al sapere, alle opere e ai contenuti creativi esistenti,

W.  considerando che il ruolo svolto dai contenuti culturali nell'economia digitale è fondamentale, e che la crescita digitale dell'Europa in futuro dipenderà da un'offerta di contenuti culturali articolati e di qualità,

X.  considerando che l'era digitale dischiude a queste industrie nuove prospettive instaurando nuovi modelli economici che consentono ai consumatori di accedere a un'offerta diversificata e di qualità,

Y.  considerando che l'industria dei contenuti si sta impegnando notevolmente per sviluppare offerte legali di contenuti culturali online e che tutte le parti interessate devono unirsi per sensibilizzare il pubblico sulle offerte legali esistenti di contenuti online,

Z.  considerando che quotidiani e riviste sono componenti essenziali dell'industria culturale e forniscono un panorama dei media europei diversificato e pluralistico,

AA.  considerando che l'era digitale pone delle sfide alla sostenibilità dei settori tradizionali di queste industrie, inclusa l'editoria, la vendita e la stampa,

AB.  considerando che lo sviluppo delle ICC europee necessita di un sistema moderno, accessibile e giuridicamente sicuro per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale (DPI),

AC.  considerando che è fondamentale garantire l'educazione artistica e culturale dei cittadini e rispettare la creazione per sviluppare la creatività, la conoscenza delle arti, della cultura, del patrimonio culturale e della diversità culturale dell'Unione, l'istruzione dovrebbe estendersi all'insegnamento non solo dei diritti digitali ma anche dei doveri, al fine di promuovere una migliore comprensione e il rispetto dalle opere protette da DPI,

AD.  considerando che i progressi tecnologici nelle TIC non possono modificare in alcun modo l'esigenza fondamentale di tutelare i DPI,

AE.  considerando che una maggiore conformità con il quadro giuridico esistente a protezione di tali diritti, nonché le riforme riguardanti, tra l'altro, la semplificazione delle procedure di concessione di licenze nel settore culturale, sono necessarie al fine di sfruttare appieno le nuove possibilità offerte, garantendo nel contempo un equilibrato sistema di tutela dei diritti che tenga conto degli interessi sia dei creatori che dei consumatori,

AF.  considerando che un moderno sistema del marchio dell'Unione è fondamentale per tutelare i valori rappresentati dagli investimenti delle aziende europee in materia di design, creazione e innovazione,

AG.  considerando che occorre garantire investimenti strategici a favore delle ICC, in particolare mediante l'accesso a finanziamenti adatti alle loro specificità e ai loro bisogni affinché esse possano dinamizzare appieno l'economia europea,

AH.  considerando l'importante ruolo svolto dalle ICC nello sviluppo di poli di creatività a livello locale e regionale, che consentono una maggiore attrattiva territoriale, la creazione e lo sviluppo di imprese e posti di lavoro radicati nel tessuto economico locale e regionale, che favoriscono l'attrattiva turistica, la creazione di nuove imprese e la diffusione di questi territori,e che promuovono il settore culturale e artistico, nonché la preservazione, la promozione e la valorizzazione dell'eredità culturale europea, grazie a varie reti come le autorità regionali e locali,

AI.  considerando in particolare lo Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) e il suo piano di azione regionale (RIP), approvato e finanziato per il 2011-2013,

AJ.  considerando l'opportunità di valorizzare il ruolo dell'Alleanza europea delle industrie creative,

Il ruolo propulsivo delle industrie culturali e creative nell'Unione europea

1.  sottolinea la necessità di analizzare le industrie culturali e creative e le conseguenze delle loro attività sull'economia europea, identificandole, definendole e descrivendole filiera per filiera, al fine di mettere in evidenza ciascuna specificità, di meglio comprenderne obiettivi e difficoltà e mettere in atto misure più efficaci;

2.  invita la Commissione a proseguire i suoi sforzi per una migliore definizione delle ICC, nell'ottica di analizzare in profondità il loro impatto sulla crescita a lungo termine e sulla competitività internazionale nonché di favorire un più ampio riconoscimento delle specificità del settore;

3.  invita gli Stati membri a un impegno forte per la salvaguardia e il sostegno del proprio patrimonio culturale, riconoscendo che la condizione per lo sviluppo delle ICC è rappresentata da un'economia duale, in cui convivono investimenti pubblici e privati;

4.  ritiene che le ICC debbano essere il fulcro di una nuova agenda politica europea in linea con i fabbisogni economici del settore e nella prospettiva indotta dai cambiamenti digitali, e che il futuro programma «Cultura» debba adeguare i fabbisogni del settore culturale e creativo all'era digitale, attraverso un approccio più pragmatico e più globale;

5.  riconosce che le ICC hanno un grande potere sinergico, quali propulsori di innovazione economica e sociale in numerosi altri settori dell'economia;

6.  invita la Commissione a continuare a impegnarsi per sostenere, promuovere e incentivare il quadro della cultura e della creatività favorendo un sistema più elaborato di cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni dell'UE, basato sulla condivisione delle esperienze riguardanti le prassi migliori, e raccomanda alla Commissione di coinvolgere le autorità locali e regionali nel processo di accompagnamento del Libro verde, in linea con il principio di sussidiarietà;

7.  chiede alla Commissione di pervenire alla stesura di un Libro bianco, in considerazione della sempre crescente importanza delle ICC, nonché con l'obiettivo di rafforzare questo settore di strategica rilevanza per il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020;

Istruzione, formazione e sensibilizzazione

8.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione europea a promuovere l'educazione artistica e culturale (con una particolare attenzione alla creatività) per tutte le fasce d'età, dall'insegnamento primario all'insegnamento superiore e/o professionale, e a sviluppare la capacità imprenditoriale dei creativi, anche nel quadro della formazione lungo tutto l'arco della vita, per la sua funzione, in particolare, volta alla sensibilizzazione alla creatività e all'insegnamento di un corretto uso delle TIC e del rispetto della proprietà intellettuale;

9.  sottolinea i vantaggi derivanti da un'istruzione che abbini conoscenza teorica della storia della civiltà e della tecnica, da un lato, con la creazione artistica applicata e la gestione del bene culturale, dall'altro, nelle imprese, nei laboratori, e in altri ambiti in modo da accrescere le qualifiche sul piano sia teorico sia pratico;

10.  sottolinea l'importanza di programmi educativi incentrati sulla formazione professionale, lo sviluppo di idee e la narrazione di storie, le capacità informatiche, tecniche, imprenditoriali e commerciali, comprendenti l'utilizzo delle reti sociali, e le competenze dei lavoratori;

11.  pone in rilievo le potenzialità di intensa cooperazione e dialogo fra ICC, università, centri di ricerca, scuole d'arte e istituti d'arte nel fornire programmi congiunti di formazione e opportunità di apprendimento permanente;

12.  chiede alla Commissione e agli Stati membri l'urgente riconoscimento europeo dei titoli professionali nel settore delle ICC, la promozione della mobilità degli studenti e dei docenti e il potenziamento di stage formativi e professionali degli artisti e dei creativi;

13.  invita la Commissione a sollecitare gli Stati membri a completare il quadro del riconoscimento dei titoli professionali e dei percorsi formativi anche nell'ambito delle nuove competenze richieste dal comparto delle industrie culturali e della creazione;

14.  chiede alla Commissione di promuovere ricerche e programmi di partenariato congiunti tra le ICC e il settore dell'istruzione e della formazione, nonché della formazione permanente, al fine di favorire l'applicazione delle nuove tecniche e dei nuovi strumenti creativi al settore dell'apprendimento, di rafforzare la formazione lungo tutto l'arco della vita segnatamente attraverso il Fondo sociale europeo, in considerazione del fatto che tale settore è in forte mutazione tecnologica, e viceversa di incoraggiare l'innovazione nelle ICC attraverso la ricerca e l'insegnamento;

15.  chiede agli Stati membri di promuovere la disponibilità di formazione alla gestione, agli affari e all'imprenditorialità specificamente destinate ai professionisti delle ICC, onde fornire loro le capacità di comunicazione e di imprenditorialità richieste in un contesto socioeconomico in continua mutazione; rileva la positiva esperienza formativa e gestionale sviluppata nel campo audiovisivo dal programma MEDIA e auspica che anche il programma CULTURA si doti di strumenti analoghi;

16.  propone la creazione di nuovi progetti pilota nel quadro del programma Erasmus ed Erasmus giovani imprenditori per permettere una maggiore collaborazione tra università ed imprese del settore creativo e culturale;

17.  sottolinea la necessità di trasmettere le tecniche e il know-how come pure l'utilità di rafforzare l'apprendimento e di istituire programmi di formazione professionale dedicati al settore culturale e creativo, di migliorare l'utilizzo dei programmi e piani di studio, impartendo un insegnamento pluridisciplinare e insistendo sulla cooperazione e i partenariati tra gli istituti di istruzione, gli studenti, i professionisti del settore culturale e creativo, le imprese di qualsiasi dimensione, incluso il settore pubblico e il settore privato, gli artigiani e gli organismi finanziari;

18.  riconosce l'importanza che le ICC hanno nella promozione dello sviluppo di contenuti di carattere europeo, contribuendo in tal modo alla convergenza culturale degli Stati membri e all'avvicinamento dei loro popoli;

19.  sottolinea che l'apprendimento e le competenze interculturali aiutano i cittadini a comprendere altre culture e contribuiscono all'integrazione sociale;

Condizioni di lavoro e imprenditorialità

20.  riconosce che l'influenza, la competitività e le potenzialità future delle ICC sono un motore importante per la crescita sostenibile in Europa che possono svolgere un ruolo decisivo nella ripresa economica dell'UE;

21.  chiede alla Commissione di riconoscere le ICC quali parte efficiente dell'economia europea, soprattutto in considerazione del contributo che possono apportare al potenziale concorrenziale di altri settori economici;

22.  sottolinea che è indispensabile avviare una riflessione sulle condizioni di lavoro e gli aspetti economici, sociali, giuridici e fiscali in seno a tali settori, con particolare riferimento alla dimensione imprenditoriale delle ICC e alle condizioni di lavoro;

23.  evidenzia, a tale proposito, la necessità di contrastare la discriminazione retributiva e di migliorare l'adeguamento tra il lavoro svolto e il livello di qualifica;

24.  invita quindi la Commissione ad analizzare l'impatto delle ICC sull'economia europea, a pubblicare una guida di valutazione delle performance di ciascuna filiera del settore in materia di occupazione, creazione di ricchezza di impresa;

25.  sottolinea la necessità di sviluppare a livello locale, regionale, nazionale ed europeo un forte spirito d'imprenditorialità culturale e creativa;

26.  insiste sulla necessità di creare le condizioni ottimali per l'occupazione dei giovani laureati e professionisti di tale settore e di promuovere opportunità per loro di diventare imprenditori, nonché di formarli alle specificità del mondo culturale e creativo in materia economica, fiscale, finanziaria e tecnologica, come pure nei settori della comunicazione e del marketing, dei DPI e della trasmissione del sapere intergenerazionale;

27.  invita la Commissione a istituire una piattaforma plurilingue che permetta di inserire in una rete su scala europea tutti i professionisti del settore culturale e creativo affinché possano scambiarsi esperienze, migliori pratiche e competenze, cooperare a progetti comuni o progetti pilota di portata transnazionale e transfrontaliera e disporre di informazioni complete relative alle norme giuridiche vigenti (come le questioni relative ai diritti sociali e d'autore) e alle possibilità di finanziamento;

28.  invita la Commissione e gli Stati membri a ricomprendere nell'ambito delle ICC le realtà no-profit, nonché i soggetti dell'economia sociale - definiti nella risoluzione del Parlamento del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale - che agiscono nei settori di pertinenza delle ICC, consentendo l'adozione di benefici fiscali, di accesso agevolato al credito e di tutela del lavoro individuati in tale contesto;

29.  chiede alla Commissione di rispettare e riconoscere le azioni condotte dai servizi culturali, dalle organizzazioni senza scopo di lucro e dalle iniziative private che partecipano allo sviluppo di un'economia creativa solidale; chiede alla Commissione e agli Stati membri di incoraggiare e perpetuare le buone prassi volte a facilitare l'accesso dei giovani, indipendentemente dal loro status (studente, apprendista, tirocinante, in cerca di occupazione, ecc.), e dei più vulnerabili alla cultura e ai contenuti creativi attraverso tariffe ridotte, buoni cultura o attività culturali gratuite;

Statuto degli artisti

30.  ribadisce che è essenziale creare uno statuto dell'artista europeo affinché gli artisti possano beneficiare di condizioni di lavoro soddisfacenti e di misure appropriate in materia di regime fiscale, di diritto al lavoro, di protezione sociale e dei diritti d'autore al fine di migliorarne la mobilità nell'UE;

31.  invita gli Stati membri che ancora non vi hanno provveduto a dare seguito alla raccomandazione dell'Unesco a riconoscere lo statuto professionale dell'artista;

Mestieri artistici

32.  ricorda che i mestieri dell'arte costituiscono uno dei pilastri del nostro patrimonio culturale e della nostra economia e che occorre dunque assicurarne la perennità attraverso adeguati meccanismi di trasmissione delle conoscenze e delle competenze, come sottolineato nella risoluzione del Parlamento europeo del 10 aprile 2008 sulle industrie culturali in Europa;

33.  ribadisce l'obiettivo di preservare la natura specifica di alcuni mestieri e la trasmissione del sapere soprattutto nel settore culturale, creativo e artigianale e di garantire dei meccanismi di trasmissione della conoscenza; propone di incentivare la creazione a livello locale, regionale e territoriale di laboratori di trasmissione del sapere, destinati in particolar modo al settore creativo tradizionale;

34.  ricorda che il modello economico delle ICC, anche nel settore di lusso che ne è rappresentativo, si fonda sull'innovazione, la creatività costante, la fiducia dei consumatori e gli investimenti in posti di lavoro spesso altamente qualificati e portatori di un know-how unico; invita la Commissione a promuovere la durata di questo modello economico nelle sue proposte riguardanti le ICC, sviluppando un quadro normativo adatto alle loro specificità, in particolare in materia di rispetto dei DPI;

35.  sottolinea il rischio di scarsità di manodopera in alcuni mestieri altamente qualificati o particolarmente specifici che contribuiscono all'esistenza delle ICC nell'Unione europea e chiede alla Commissione e agli Stati membri di prendere le misure necessarie, d'intesa con le imprese, al fine di preservare tali competenze straordinarie e di facilitare la formazione di una nuova generazione di artigiani e di operatori specializzati in questi mestieri;

Verso una migliore diffusione e circolazione delle opere nell'era digitale

36.  incoraggia gli Stati membri a promuovere la distribuzione e la circolazione delle opere nell'UE;

37.  riconosce che l'impulso all'innovazione deve interessare non solo la sfera della tecnologia ma anche quella dei processi produttivi, nonché l'elaborazione degli stessi progetti, la loro distribuzione e commercializzazione;

38.  invita la Commissione a riflettere sulla possibilità di creare azioni specifiche e strumenti adeguati per il sostegno e lo sviluppo delle ICC europee, in particolare le PMI, al fine di migliorare la creazione, la produzione, la promozione e la distribuzione dei beni e dei servizi culturali;

39.  sottolinea che la gestione online di opere può rappresentare una reale opportunità per una migliore diffusione e circolazione delle opere europee, in particolare audiovisive, a condizione che l'offerta legale possa svilupparsi in un contesto di sana concorrenza che contrasti efficacemente la circolazione illegale di opere protette e che si sviluppino nuove modalità di remunerazione dei creatori che li coinvolgano finanziariamente al successo delle proprie opere;

40.  invita la Commissione a garantire la rigida attuazione dell'articolo 13 della direttiva sui servizi di media audiovisivi(11), la quale prevede che gli Stati membri si adoperino affinché i servizi di media audiovisivi a richiesta promuovano la produzione di opere europee e l'accesso ad esse, e a presentare una relazione sull'applicazione di tale disposizione al massimo entro il 2012;

41.  sottolinea che al fine di garantire una migliore diffusione e circolazione delle opere e dei repertori europei occorre assumere iniziative volte a migliorare e promuovere la traduzione, il doppiaggio, la sottotitolatura, la sopratitolatura e la digitalizzazione delle opere culturali europee ed elaborare misure specifiche in tali settori nell'ambito della nuova generazione dei programmi MEDIA e Cultura per il periodo 2014-2020;

42.  invita la Commissione a promuovere la crescita delle industrie culturali e creative, specialmente online, adottando misure pertinenti per assicurare che tutte le parti interessate condividano la responsabilità di proteggere allo stesso modo prodotti e servizi nell'ambiente digitale, al fine di aumentare la fiducia dei consumatori nell'attività online;

43.  invita la Commissione europea a istituire un quadro normativo volto a garantire un livello elevato di fiducia all'interno dello spazio digitale, commerciale e non, affinché le ICC, da un lato, e i consumatori, dall'altro, possano utilizzare pienamente i canali di diffusione digitale, senza timore di essere scoraggiati da pratiche fraudolente o abusive;

44.  invita la Commissione e gli Stati membri a prestare particolare attenzione al ruolo delle biblioteche come istituzioni per la diffusione di cultura e forum di discussione; ritiene che le biblioteche debbano disporre, assieme ai settori dell'istruzione e della cultura, delle risorse per la transizione al digitale; ricorda che questo processo è prioritario, perché le biblioteche europee dispongono già di risorse limitate per adattarsi adeguatamente ai media digitali;

45.  sottolinea in particolare l'importanza di ampliare la biblioteca digitale Europeana e di svilupparla come punto focale per la trasmissione del patrimonio culturale, della memoria collettiva e della creatività dell'Europa, oltre che come punto d'avvio di attività educative, culturali, innovative e imprenditoriali; segnala che gli scambi artistici sono uno dei pilastri su cui poggiano il nostro retaggio culturale e la nostra economia e che occorre dunque tutelarne la continuità mediante adeguati meccanismi di trasmissione delle conoscenze e delle competenze;

46.  sottolinea la necessità di fornire la dovuta attenzione alle sfide che stanno affrontando i settori tradizionali delle ICC, quali l'editoria libraria, le librerie e la carta stampata;

47.  invita la Commissione a intraprendere iniziative per promuovere e incrementare l'alfabetizzazione digitale, considerati i crescenti cambiamenti del settore editoriale verso la produzione e distribuzione di contenuti digitali; insiste affinché gli editori siano più strettamente coinvolti nelle iniziative per l'alfabetizzazione mediatica nell'ambiente digitale;

Per un mercato interno dei contenuti culturali e creativi

48.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a istituire un mercato digitale unico europeo, meccanismi di sostegno tecnico e finanziario alle ICC in vista della digitalizzazione di tutto il patrimonio culturale nonché a introdurre norme e standard comuni europei;

49.  sottolinea l'importanza di una rapida attuazione e del successo dell'iniziativa Agenda digitale, al fine di consentire alle ICC di beneficiare pienamente e di adattarsi con successo a tutte le opportunità create da sistemi a banda larga di vasta diffusione e ad alta velocità nonché dalle nuove tecnologie senza fili;

50.  invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare le misure necessarie per istituire un mercato interno europeo dei contenuti culturali e creativi online garantendo l'accesso dei cittadini europei a tali contenuti e la protezione e la giusta remunerazione degli aventi diritto nonché la consolidazione di tutti i canali di finanziamento della creazione;

51.  invita la Commissione a sostenere nuovi modelli economici nel settore creativo e culturale atti a far fronte agli effetti della globalizzazione e alle sfide dell'era digitale, in particolare per quanto riguarda le industrie del contenuto;

52.  sottolinea l'importanza dell'interoperabilità e degli standard ai fini dell'instaurazione di condizioni paritarie di accesso alle nuove piattaforme e attrezzature; invita la Commissione a promuovere l'interoperabilità fra le piattaforme, a sviluppare standard che concorrano alla creazione di un mercato favorevole all'innovazione e ad evitare l'utilizzo di sistemi che potrebbero limitare l'accesso a contenuti diversificati;

53.  chiede alla Commissione di promuovere l'utilizzazione, la diffusione e lo sviluppo di software liberi e di standard aperti che rappresentano un potenziale d'innovazione, di creatività, di diffusione del sapere e di creazione di posti di lavoro;

54.  rileva che la frammentazione del mercato nel settore culturale e creativo è in parte dovuta alla diversità culturale e alle preferenze linguistiche dei consumatori;

55.  sottolinea l'importanza di esaminare il modo migliore per adattare i quadri normativi alle specificità del settore culturale, in particolare le regole vigenti in materia di concorrenza, al fine di garantire la diversità culturale nonché l'accesso dei consumatori a contenuti e servizi culturali diversificati e di qualità;

56.  rileva che il commercio elettronico e Internet si sviluppano a ritmo serrato, con intere «generazioni» di tecnologie che crescono a ritmi serrati; ritiene quindi che occorra cercare di allineare la reazione regolamentare dell'UE ai criteri sociali e commerciali correnti in modo che essa non si riveli inutile in quanto già desueta e non ostacoli la piena maturazione delle potenzialità delle ICC degli Stati membri dell'Unione;

57.  insiste sulla necessità di riflettere sulle condizioni ottimali per sviluppare questo mercato unico, segnatamente in materia di fiscalità, ad esempio coinvolgendo le ritenute alla fonte applicabili ai redditi sui diritti d'autore e prevedendo l'introduzione di un'aliquota IVA ridotta per i beni e servizi culturali diffusi su supporto fisico o distribuiti online al fine di favorirne lo sviluppo;

58.  sottolinea che le norme sull'IVA e la mancanza di metodi accessibili di pagamento per le vendite online costituiscono altresì un ostacolo al corretto funzionamento del mercato interno e devono essere affrontate con urgenza;

59.  invita pertanto la Commissione a presentare al più presto proposte legislative concrete sulle modalità con cui affrontare tali questioni al fine di eliminare gli ostacoli esistenti allo sviluppo del mercato interno, in particolare a livello di ambiente on-line, nel rispetto della domanda dei consumatori e della diversità culturale;

60.  invita la Commissione, con riferimento all'iniziativa faro «Agenda digitale», a considerare l'esigenza di sostenere l'adeguamento dell'editoria elettronica europea alle sfide della competizione, creando le condizioni perché sia favorita l'interoperabilità dei sistemi, la portabilità da un dispositivo all'altro, la leale concorrenza;

Diritti di proprietà intellettuale

61.  sottolinea che i DPI sono un bene fondamentale per le industrie creative, stimolano la creatività individuale e l'investimento nelle attività creative; chiede pertanto che i programmi di sostegno alle ICC siano adeguati al passaggio al digitale, tramite nuovi servizi online basati su nuove forme di gestione dei diritti che tutelano i diritti d'autore; chiede inoltre un quadro normativo equilibrato che disciplini la protezione e l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale;

62.  evidenzia la necessità di un'efficace applicazione dei DPI nell'ambiente in linea e fuori linea e, a tale riguardo, pone l'accento sul fatto che qualsiasi misura andrebbe attentamente valutata al fine di garantirne l'efficienza, la proporzionalità e la compatibilità con la carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

63.  invita la Commissione ad adattare i diritti d'autore all'era digitale consentendo alle ICC di utilizzare i benefici creati dalla tecnologia digitale e dalla convergenza dei media, e a considerare percorsi specifici per facilitare l'uso di contenuti creativi e materiali archiviati, e semplici sistemi di sportelli unici per ottenere l'autorizzazione all'uso dei diritti;

64.  sottolinea, a tale proposito, il ruolo essenziale delle società di gestione collettiva per lo sviluppo della creatività europea e dell'economia digitale; invita la Commissione europea, nell'ambito dell'elaborazione in corso della proposta di direttiva sulla gestione collettiva, ad attuare un quadro normativo favorevole alle attività delle società di gestione collettiva e alla riaggregazione dei repertori di diritto d'autore;

65.  invita la Commissione a consentire la realizzazione di un sistema di licenze paneuropeo che innesti, su quello esistente, modelli di concessione di licenze per diritti individuali e collettivi multiterritoriali e faciliti il lancio di servizi con un'ampia scelta di contenuti, incrementando in questo modo l'accesso legale a contenuti culturali online;

66.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere lo scambio di migliori pratiche in materia di metodi efficaci per sensibilizzare l'opinione pubblica circa l'impatto delle violazioni dei DPI;

67.  esorta la Commissione e gli Stati membri, insieme alle parti interessate, a organizzare una campagna di sensibilizzazione, a livello europeo, nazionale e locale, per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, specialmente tra i giovani consumatori europei;

68.  invita la Commissione europea e gli Stati membri a far fronte alle pratiche commerciali abusive e alle violazioni dei DPI di cui possono essere vittime le industrie culturali e creative, sia nell'economia reale sia in quella digitale;

69.  sottolinea la necessità di affrontare finalmente le questioni della «carestia di libri» vissuta dai non vedenti e ipovedenti e della stampa per le persone disabili; ricorda alla Commissione e agli Stati membri i loro obblighi, che derivano dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, di mettere in atto tutte le misure appropriate per far sì che le persone con disabilità godano dell'accesso al materiale culturale in formati accessibili e di garantire che le norme che tutelano i DPI non costituiscano un ostacolo irragionevole o discriminatorio all'accesso ai materiali culturali da parte delle persone con disabilità;

70.  invita la Commissione a lavorare attivamente e concretamente nell'ambito dell'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (WIPO) al fine di concordare una norma giuridica vincolante, sulla base della proposta di trattato elaborata dalla World Blind Union (Unione mondiale ciechi) e presentata presso la WIPO nel 2009;

71.  sottolinea la necessità di risolvere il problema delle opere orfane; si compiace dell'intenzione dichiarata della Commissione di presentare proposte in questo settore; osserva che il problema delle opere orfane e il «buco nero del XX secolo» non si limita alle opere a stampa come libri e riviste, ma si estende a tutti i tipi di opere, tra cui fotografie, musica e opere audiovisive;

72.  chiede alla Commissione di promuovere un sostegno finanziario alle iniziative del settore privato al fine di creare diritti ampiamente accessibili e banche dati di repertori musicali, audiovisivi e altri; rileva che siffatte banche dati accrescerebbero la trasparenza e semplificherebbero le procedure di liquidazione dei diritti;

73.  invita la Commissione a incoraggiare la messa a punto di una composizione delle controversie alternativa, equa, imparziale ed efficace per tutti gli interessati;

74.  ritiene che la Commissione debba tenere conto dei problemi specifici riscontrati dalle PMI in materia di rivendicazione dei loro diritti di proprietà intellettuale, conformemente al principio «pensare anzitutto in piccolo» stabilito dallo Small Business Act per l'Europa, applicando in particolare il principio di non discriminazione delle PMI;

75.  accoglie positivamente il riesame del sistema del marchio UE da parte della Commissione e la esorta a garantire che vengano messe in atto le opportune misure per consentire ai marchi commerciali di beneficiare del medesimo livello di tutela nell'ambiente in linea e fuori linea;

Finanziare le industrie culturali e creative

76.  ricorda che tutte le politiche e le misure di sostegno e di finanziamento a favore delle ICC devono tenere conto delle caratteristiche proprie a ciascuna filiera del settore culturale e creativo;

77.  invita la Commissione a prevedere a pieno titolo per le industrie culturali e creative lo status di PMI, con riferimento a tutte le modalità di accesso al credito, di sostegno allo start-up, di tutele lavorative, declinate in forma adeguata alle specificità del comparto, con particolare riferimento alla bassa capitalizzazione, alla valutazione del marchio come assett, alla fase iniziale ad alto rischio, al forte impatto delle tecnologie informatiche, alla discontinuità occupazionale, alla necessità di servizi centralizzati;

78.  invita tutti gli attori interessati a riflettere sull'introduzione di nuovi strumenti finanziari innovativi, a livello europeo e nazionale, che tengano conto dei bisogni di tali settori e pongano particolare attenzione al fatto che il capitale dei creativi è spesso costituito da valori intangibili, quali i dispositivi di garanzia bancaria, gli anticipi rimborsabili, i fondi di capitale di rischio e gli incentivi per la creazione di partenariati locali;

79.  promuove la mobilitazione dei fondi e dei programmi europei esistenti (ad esempio, lo strumento del microfinanziamento) a favore dello sviluppo delle piccole imprese e delle microimprese nel settore della cultura e della creatività, al fine di ottimizzare il sostegno alle imprese facilitando l'accesso all'informazione sulle possibilità di finanziamento e la semplificazione delle procedure di presentazione delle relative domande;

80.  propone di istituire microfinanziamenti a breve termine per la sperimentazione e lo sviluppo di progetti culturali creativi e innovativi;

81.  raccomanda alla Commissione di valutare la rilevanza dei fondi strutturali e dei programmi attuali e futuri relativi alla cultura, ai media audiovisivi, ai giovani e all'istruzione, per quanto riguarda le loro potenzialità per promuovere il settore creativo, e di trarre e attuare conclusioni per una migliore politica di sostegno;

82.  riconosce inoltre l'efficacia di programmi dell'UE come il programma per l'innovazione e la competitività nel consentire alle PMI l'accesso al finanziamento e propone che la Commissione valuti la possibilità di elaborare programmi analoghi specificatamente per le ICC;

83.  invita la Commissione a riflettere sulla creazione di una linea di bilancio specifica nell'ambito dell'iniziativa faro «Agenda digitale», destinata ad accompagnare la transizione al digitale delle sale cinematografiche europee, per assicurare a tutti i cittadini europei l'accesso ai contenuti che esprimano le diverse identità europee e per rendere più competitivo l'intero comparto cinematografico europeo;

84.  insiste sulla pertinenza dei mecenati e dei partenariati pubblico-privato nel finanziamento e nel sostegno alle attività culturali e creative e auspica un miglioramento dell'accesso al credito per tali settori e che si studino formule alternative per favorire il mecenatismo da parte delle imprese, come ad esempio sgravi o incentivi fiscali;

85.  sottolinea che è importante formare dei professionisti del settore bancario capaci di assicurare la consulenza in materia di finanziamento dei progetti culturali e creativi al fine di migliorare l'accesso al credito di fronte alle istituzioni finanziarie;

86.  ribadisce l'importanza di sviluppare servizi di consultazione e consulenza in materia di finanziamento e gestione delle imprese per consentire ai professionisti del settore culturale e creativo, e in particolare alle PMI e alle microimprese, di disporre degli strumenti necessari per una buona gestione d'impresa, al fine di migliorare la creazione, la produzione, la promozione e la distribuzione di beni e servizi culturali;

87.  sottolinea l'esigenza di formare professionisti capaci di garantire la fattibilità economica e finanziaria dei progetti culturali e creativi al fine di migliorare l'accesso al credito di fronte a istituzioni finanziarie e bancarie, aventi generalmente scarsa familiarità con le specificità del settore;

88.  invita la Commissione, nel contesto dell'Agenda digitale, a sostenere le PMI operanti nel settore delle industrie culturali e creative nella ricerca di modelli aziendali online che siano vicini al consumatore, innovativi e competitivi, basati sul cofinanziamento e sulla condivisione del rischio fra le ICC e gli intermediari;

89.  invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a garantire che le procedure di appalto pubblico non comportino oneri finanziari e burocratici superflui per le PMI;

90.  invita la Commissione, in considerazione dell'avvio, a dicembre 2011, dell'Ottavo programma quadro per la ricerca, a prevedere una linea di finanziamento destinata ad attuare progetti e start-up di attività imprenditoriali nel campo delle ICC, proposti da giovani di età inferiore ai 35 anni;

91.  chiede che il programma ENPI, RIP 2011-2013, accordi una linea prioritaria di finanziamento alle ICC, con particolare riferimento al settore dell'audiovisivo e alla produzione nonché alla distribuzione delle opere audiovisive nella regione euromediterranea;

92.  suggerisce di utilizzare il quadro dell'Alleanza europea delle industrie creative per fornire una piattaforma di accesso alle informazioni e alla consulenza sulla preparazione all'investimento e sulle strategie imprenditoriali a lungo termine, l'accesso al prestito, i fondi di garanzia e gli investimenti privati transfrontalieri, e chiede che sia valutata la possibilità di istituire una Banca per le industrie creative;

93.  incoraggia gli Stati membri e le autorità regionali e locali a creare condizioni favorevoli all'incontro delle ICC con gli organismi che potrebbero finanziarle, e invita queste autorità a sensibilizzare gli organismi finanziari alle specificità delle industrie culturali e creative, al fine di esortarli a investire in tali industrie e in particolare nelle PMI e microimprese, sulla base di progetti culturali ad alto potenziale economico;

94.  incoraggia gli enti locali, territoriali e regionali a sensibilizzare gli istituti finanziari alle specificità delle industrie culturali e creative al fine di incitarli a investire in questo tipo di industrie, in particolare le PMI;

Cooperazione regionale e locale

95.  sottolinea che le ICC contribuiscono spesso a stimolare la riconversione delle economie locali in declino, a favorire l'emergere di nuove attività economiche, a creare posti di lavoro nuovi e durevoli e ad accrescere l'attrattività delle regioni e delle città europee in un obiettivo di coesione sociale e territoriale;

96.  pone l'accento sull'importanza del ruolo svolto dalla cultura in termini di sviluppo sostenibile delle aree transfrontaliere ed è consapevole del fatto che le infrastrutture e i servizi ICC possono contribuire alla realizzazione della coesione territoriale; ritiene che gli incentivi alla cultura e alla creatività siano parte integrante della cooperazione territoriale e pertanto vadano potenziati;

97.  invita tutti gli organismi locali coinvolti ad avvalersi dei programmi di cooperazione territoriale in modo da utilizzare e divulgare le migliori prassi ai fini dello sviluppo delle ICC;

98.  invita non solo a intensificare la ricerca scientifica relativa alla interdipendenza tra offerta culturale e insediamento di industrie culturali e creative, e a esaminare il significato della cultura quale fattore di richiamo nell'UE, ma anche a sostenere la ricerca scientifica relativa alle conseguenze locali dell'insediamento di industrie culturali e creative;

99.  invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a raccogliere in maniera organica le varie informazioni disponibili in merito alle prassi, alle esigenze e alle esperienze positive a livello di cooperazione transfrontaliera nei settori della cultura e della creatività nonché ad acquisire conoscenze specifiche in materia di cultura, creatività e aree transfrontaliere (in particolare per quanto concerne gli ambiti meno studiati, come quello relativo ai legami tra cultura, creatività ed economia) e a elaborare strategie transfrontaliere per la gestione del patrimonio e delle risorse culturali;

100.  invita le autorità locali e regionali a creare sedi di incontro e a gettare le basi per la creazione di reti locali al fine di sensibilizzare tutti i professionisti del settore mediante lo scambio di esperienze, la sperimentazione, il miglioramento delle competenze e la formazione nelle tecnologie innovative come le tecnologie digitali e avvicinare il grande pubblico alle ICC grazie a incontri di formazione, discussioni e altri avvenimenti artistici e culturali, nonché a sviluppare centri di creatività e incubatori di imprese al fine di consentire ai giovani professionisti e alle imprese creative di lavorare in rete, di favorire l'innovazione e di conferire al settore una maggiore visibilità;

101.  invita le autorità regionali e locali a mettersi in rete in vista di uno scambio di buone pratiche e dell'attuazione di progetti pilota transfrontalieri e transnazionali;

102.  sottolinea che le autorità locali e regionali possono contribuire significativamente a migliorare la diffusione e la circolazione dei beni culturali, organizzando, sostenendo e promuovendo eventi culturali;

103.  rileva che le infrastrutture e le reti culturali e creative svolgono un ruolo importante nello sviluppo dell'ambiente fisico dei centri urbani di piccole e medie dimensioni, concorrendo a prefigurare un ambiente propizio per gli investimenti e in particolare al recupero e al rilancio dei vecchi distretti industriali, e che il patrimonio culturale genera valore aggiunto e apporta un tratto specifico allo sviluppo e al rinnovo delle aree rurali, soprattutto grazie al suo contributo al turismo rurale e allo scopo di contrastare lo spopolamento di tali aree;

104.  segnala che il patrimonio culturale svolge altresì un ruolo particolarmente rilevante nel contesto delle strategie di recupero dei vecchi distretti industriali, come pure nelle politiche per una nuova definizione degli ambiti settoriali emergenti dell'attività turistica e di ridefinizione del turismo tradizionale;

105.  ritiene pertanto che si debba sostenere la creazione di industrie culturali e creative, così come lo sviluppo di quelle già esistenti, attraverso strategie di sviluppo nazionale, regionale e locale, nel quadro di un partenariato fra le autorità pubbliche responsabili dei vari settori d'intervento, le PMI e i pertinenti rappresentanti della società civile;

106.  incoraggia pertanto gli Stati membri e le regioni a creare opportunità affinché tale cooperazione si estrinsechi, a elaborare politiche che combinino investimenti in infrastrutture e investimenti in capitale umano e a valutare la possibilità di sistemi di «assegni innovazione» come forma di sostegno ai singoli individui e alle PMI operanti in ambito culturale e creativo per l'acquisizione di competenze professionali;

107.  ritiene che la Commissione debba dedicare maggiore attenzione agli accordi di gemellaggio tra città, comuni e regioni che da anni forniscono un contesto ottimale per la cooperazione in ambito culturale e creativo oltre che per lo scambio di informazioni; invita la Commissione a promuovere, in collaborazione con le associazioni europee degli enti regionali e locali, scambi e iniziative di gemellaggio moderni e di elevata qualità che garantiscano il coinvolgimento di tutti i gruppi sociali;

108.  suggerisce di creare, nel quadro dell'Anno europeo del volontariato, un programma d'azione dedicato alla promozione e cooperazione transfrontaliera in materia culturale;

Capitale europea della cultura

109.  pone l'accento sul diffuso riconoscimento dell'iniziativa «Capitale europea della cultura» quale «laboratorio» di sviluppo urbano attraverso la cultura; invita la Commissione non solo a promuovere l'iniziativa ma anche a garantire condizioni ottimali per il trasferimento delle migliori prassi, per la cooperazione in ambito culturale e per la creazione di reti per la condivisione delle esperienze in materia di opportunità per le ICC, in modo da sfruttare pienamente le potenzialità dei settori in esame;

110.  invita a inserire una discussione sulle potenzialità delle industrie culturali e creative nel programma per la celebrazione delle capitali europee della cultura;

Moda e turismo

111.  ritiene che ai settori individuati dal Libro verde come costitutivi del comparto delle industrie culturali e della creazione sia necessario aggiungere la moda e il turismo culturale e sostenibile e che i due settori sono contraddistinti da un'elevata componente creativa e imprenditoriale, significativa per l'economia e per la competitività internazionale dell'UE;

112.  sottolinea l'importanza notevole del turismo per le ICC e raccomanda alla Commissione di incoraggiare città e regioni a utilizzare maggiormente la cultura come punto di forza per il proprio marketing turistico, a cooperare in modo rafforzato nell'ambito turistico-culturale, a sviluppare le cooperazioni tra il settore culturale e il settore turistico e a sostenerli nella comune attività di marketing;

Relazioni e scambi internazionali

113.  sottolinea l'importanza della citata convenzione Unesco quale strumento essenziale per garantire che l'eccezione culturale degli scambi internazionali di beni e servizi di natura culturale e creativa sia mantenuta nel quadro internazionale dell'OMC;

114.  osserva che per quanto attiene alla promozione degli scambi e della diversità culturale, l'accesso ai mercati di paesi terzi è soggetto a varie barriere tariffarie e non tariffarie, e che, insieme alla precarietà delle reti di distribuzione e di utilizzo, rendono difficile una concreta presenza della cultura europea;

115.  sottolinea il grande potenziale delle ICC nel commercio internazionale e ritiene che la loro importanza sia sottovalutata a causa della difficoltà di raccogliere dati;

116.  invita la Commissione, al fine di moltiplicare gli accordi commerciali bilaterali, a presentare al Parlamento una strategia chiara e globale relativa ai protocolli di cooperazione culturale (PCC) allegati a tali accordi, per adattare l'offerta di cooperazione europea ai bisogni e alle specificità delle industrie culturali e creative dei paesi partner, ottemperando agli impegni assunti in seno all'OMC e allo spirito e alla lettera della Convenzione Unesco;

117.  invita gli Stati membri e la Commissione ad aumentare l'esportazione di prodotti e servizi culturali e creativi e a impegnarsi per far meglio conoscere al di fuori dell'UE il potenziale delle ICC;

o
o   o

118.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 201 del 25.7.2006, pag. 15.
(2) GU L 95 del 15.4.2010, pag. 1.
(3) GU L 372 del 27.12.2006, pag. 1.
(4) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 12.
(5) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 16.
(6) GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 16.
(7) GU C 247 E del 15.10.2009, pag. 32.
(8) GU C 247 E del 15.10.2009, pag. 25.
(9) GU C 125 E del 22.5.2008, pag. 223.
(10) http://ec.europa.eu/culture/our-policy-development/doc/CONS_NATIVE_CS_2009_08749_1_EN.pdf.
(11) GU L 95 del 15.4.2010, pag. 1.


Sarajevo capitale europea della cultura nel 2014
PDF 103kWORD 30k
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 su Sarajevo Capitale europea della cultura nel 2014
P7_TA(2011)0241B7-0281/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 167, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la decisione n. 1622/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, che istituisce un'azione comunitaria a favore della manifestazione Capitale europea della cultura per gli anni dal 2007 al 2019(1),

–  visto il memorandum d'intesa che definisce i termini e le condizioni per la piena partecipazione della Bosnia-Erzegovina al programma Cultura 2007-2013 firmato il 21 dicembre 2010,

–  visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che è stata istituita un'azione comunitaria denominata «Capitale europea della cultura», che ha lo scopo di valorizzare la ricchezza, la diversità e le caratteristiche comuni delle culture europee e di contribuire a migliorare la comprensione reciproca tra i cittadini europei,

B.  considerando che la suddetta decisione che istituisce un'azione comunitaria a favore della manifestazione Capitale europea della cultura per gli anni dal 2007 al 2019 si applica attualmente solo agli Stati membri dell'UE,

C.  considerando che in varie occasioni città di paesi terzi europei hanno avuto l'opportunità di essere designate Capitale europea della cultura,

D.  considerando che Sarajevo occupa un posto di rilievo nella storia e nella cultura europee e che nel 2014 commemorerà diversi anniversari importanti,

E.  considerando che il consiglio comunale di Sarajevo e gli operatori culturali locali hanno intrapreso preparativi di ampia portata per la candidatura a tale titolo,

1.  chiede al Consiglio di attribuire, in via eccezionale, a Sarajevo il titolo di Capitale europea della cultura per il 2014;

2.  ritiene che questa iniziativa rappresenterebbe un importante passo per superare le divisioni europee del passato e promuovere la Nuova Europa, nominando Capitale europea della cultura una città che è stata teatro di eventi tanto tragici nel corso del XX secolo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Comitato delle regioni.

(1) GU L 304 del 3.11.2006, pag. 1.


Sri Lanka: follow-up della relazione delle Nazioni Unite
PDF 118kWORD 39k
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla situazione nello Sri Lanka
P7_TA(2011)0242RC-B7-0324/2011

Il Parlamento europeo,

–  visto il rapporto del 31 marzo 2011 del gruppo di esperti del Segretario generale delle Nazioni Unite sul chiarimento delle responsabilità in Sri Lanka,

–  vista la dichiarazione del 25 aprile 2011 del Segretario generale delle Nazioni Unite in merito alla pubblicazione del rapporto sullo Sri Lanka redatto dal gruppo di esperti,

–  viste le convenzioni di cui lo Sri Lanka è parte, che gli impongono di indagare sulle asserite violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani e di perseguirne i responsabili,

–  vista la dichiarazione sulla nomina di un gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulle questioni delle responsabilità in Sri Lanka, rilasciata a nome dell'Unione europea il 1° luglio 2010 dal Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR),

–  vista la dichiarazione rilasciata dal VP/AR il 10 maggio 2011 sul rapporto del gruppo di esperti del Segretario generale delle Nazioni Unite sul chiarimento delle responsabilità in Sri Lanka,

–  viste le sue risoluzioni sullo Sri Lanka del 5 febbraio 2009(1), del 12 marzo 2009(2) e del 22 ottobre 2009(3),

–  visto il secondo Protocollo aggiuntivo alla Quarta Convenzione di Ginevra, relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che nel maggio 2009 il lungo conflitto che era in corso in Sri Lanka si è concluso con la resa delle Tigri per la liberazione della patria Tamil (LTTE: Liberation Tigers of Tamil Eelam) e la morte del loro leader; considerando che in seguito al conflitto un gran numero di cittadini dello Sri Lanka vivono come sfollati interni, specialmente nel nord del paese,

B.  considerando che negli ultimi mesi del conflitto intensi combattimenti in aree civili hanno provocato, secondo le stime, migliaia di morti e feriti tra la popolazione civile,

C.  considerando che il 23 maggio 2009, durante una visita di Ban Ki-moon in Sri Lanka poco dopo la fine del conflitto, il Presidente Mahinda Rajapaksa e Ban Ki-moon hanno rilasciato una dichiarazione congiunta con cui il Segretario generale delle Nazioni Unite ha sottolineato l'importanza di un processo per la «accountability» (la trasparenza delle responsabilità) e il governo dello Sri Lanka ha acconsentito ad adottare misure in relazione alle accuse di violazioni delle leggi di guerra,

D.  considerando che il 15 maggio 2010 il governo dello Sri Lanka ha nominato una commissione per la riconciliazione (la LLRC, «Lessons Learned and Reconciliation Commission», ovvero la «commissione per la riconciliazione e sugli insegnamenti tratti dal passato»), composta di otto membri, incaricata di indagare su quanto accaduto in Sri Lanka tra il febbraio 2002 e il maggio 2009, con l'obiettivo di garantire la trasparenza delle responsabilità, la giustizia e la riconciliazione nel paese,

E.  considerando che il 22 giugno 2010 il Segretario generale delle Nazioni Unite ha annunciato la nomina di un gruppo di esperti incaricato di fornirgli consulenza sulla questione del chiarimento delle responsabilità per quanto riguarda le asserite violazioni del diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani durante le fasi finali del conflitto nello Sri Lanka,

F.  considerando che il rapporto delle Nazioni Unite, pubblicato il 25 aprile 2011, è giunto alla conclusione che sono credibili le accuse secondo le quali sia le forze governative che le LTTE hanno condotto operazioni militari in evidente spregio della protezione della popolazione civile, dei suoi diritti, del suo benessere e della sua vita, e hanno violato le norme del diritto internazionale,

G.  considerando che nelle fasi finali del conflitto la comunità internazionale ha più volte invitato il governo dello Sri Lanka a consentire agli osservatori internazionali di entrare nel paese al fine di monitorare la situazione umanitaria della popolazione civile vittima degli scontri,

H.  considerando che il gruppo di esperti ha inoltre concluso che quasi due anni dopo la fine della guerra gli sforzi dello Sri Lanka sono lontani dal soddisfare gli standard internazionali in materia di chiarimento delle responsabilità,

1.  esprime la propria preoccupazione per la gravità delle accuse contenute nel rapporto delle Nazioni Unite; sottolinea che tali accuse, e la questione delle relative responsabilità, devono essere adeguatamente trattate prima di poter giungere a una riconciliazione duratura in Sri Lanka;

2.  prende atto che il gruppo di esperti ha giudicato credibili accuse che, se provate, indicherebbero che tanto il governo dello Sri Lanka quanto le LTTE hanno commesso una molteplicità di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani, alcune delle quali costituirebbero crimini di guerra e crimini contro l'umanità;

3.  valuta positivamente l'iniziativa del Segretario generale delle Nazioni Unite di nominare il gruppo di esperti per il chiarimento delle responsabilità nello Sri Lanka in relazione alle asserite violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani commesse durante le fasi finali del conflitto armato;

4.  plaude alla decisione di Ban Ki-moon di pubblicare il rapporto il 25 aprile 2011;

5.  sottolinea che l'impegno per i diritti umani e la trasparenza delle responsabilità costituiva un punto chiave della dichiarazione congiunta rilasciata il 23 maggio 2009 dal Presidente dello Sri Lanka e dal Segretario generale delle Nazioni Unite;

6.  accoglie con favore la decisione del Segretario generale dell'ONU di rispondere positivamente alla raccomandazione del gruppo di esperti di riesaminare le azioni svolte dalle Nazioni Unite in attuazione dei loro mandati umanitari e di protezione durante la guerra in Sri Lanka, in particolare nelle fasi finali del conflitto; rileva che il gruppo di esperti ha raccomandato al Segretario generale dell'ONU di procedere immediatamente all'istituzione di un meccanismo internazionale indipendente, ma che egli è stato informato che ciò richiederà il consenso del paese ospite o una decisione degli Stati membri attraverso un idoneo forum intergovernativo;

7.  ritiene che, nell'interesse della giustizia e della riconciliazione in Sri Lanka, le accuse contenute nel rapporto del gruppo di esperti delle Nazioni Unite giustifichino un'indagine completa, imparziale e trasparente; incoraggia il governo dello Sri Lanka a rispondere in modo costruttivo alle raccomandazioni formulate dal gruppo di esperti;

8.  è profondamente preoccupato per l'inquietante mancanza d'indipendenza della magistratura, la quale potrebbe svolgere un ruolo complementare a quello di un organismo d'indagine indipendente; esorta il governo dello Sri Lanka a garantire la giustizia riparatrice e retributiva;

9.  invita il governo dello Sri Lanka a contribuire agli sforzi già in corso per una riconciliazione globale, in conformità ai suoi obblighi internazionali e al fine di migliorare il processo interno di chiarimento delle responsabilità;

10.  dà atto a questo proposito al governo dello Sri Lanka di aver istituito una commissione per la riconciliazione (la LLRC, «Lessons Learned and Reconciliation Commission»); sollecita tale commissione a tenere seriamente conto del rapporto delle Nazioni Unite; rileva che la LLRC ha il potere di chiedere all'Attorney-General dello Sri Lanka di avviare procedimenti penali sulla base delle constatazioni della commissione stessa;

11.  chiede che si chiariscano le responsabilità sia delle LTTE che del governo dello Sri Lanka per le asserite violazioni del diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani;

12.  sollecita il governo dello Sri Lanka ad attuare le raccomandazioni del gruppo di esperti, a cominciare dalle «misure immediate», e ad avviare immediatamente vere indagini sulle violazioni del diritto internazionale umanitario e in materia di diritti umani commesse, secondo le accuse, da entrambe le parti coinvolte nel conflitto armato;

13.  invita il VP/AR, il Consiglio e la Commissione a dare il loro sostegno ad ulteriori sforzi per rafforzare il processo di chiarimento delle responsabilità in Sri Lanka e ad appoggiare il rapporto delle Nazioni Unite;

14.  esorta il governo dello Sri Lanka ad essere proattivo nel venire incontro alle reali preoccupazioni e ai reali interessi politici, economici e sociali dei suoi cittadini Tamil; lo sollecita ad adottare di conseguenza misure attive in termini di decentramento politico e a incoraggiare il reclutamento di cittadini Tamil nel pubblico impiego, nella polizia e nelle forze armate, in modo che la popolazione tamil si senta rassicurata, riconosca la sconfitta delle LTTE come una liberazione e guardi a un futuro radioso e prospero, in condizioni di parità con i suoi concittadini singalesi;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, nonché al Presidente, al governo e al parlamento dello Sri Lanka.

(1) GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 141.
(2) GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 127.
(3) GU C 265 E del 30.9.2010, pag. 29.


Azerbaigian
PDF 120kWORD 42k
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sull'Azerbaigian
P7_TA(2011)0243RC-B7-0330/2011

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Azerbaigian, in particolare quella del 17 dicembre 2009(1),

–   viste le sue risoluzioni del 20 maggio 2010(2) sull'esigenza di una strategia UE per il Caucaso meridionale, del 7 aprile 2011(3) sulla revisione della politica europea di vicinato – dimensione orientale e del 20 gennaio 2011(4) su una strategia dell'Unione europea per il Mar Nero,

–  viste la dichiarazione in data 18 aprile 2011 del portavoce del Commissario per l'allargamento e la politica di vicinato e quella rilasciata il 10 marzo 2011 dall'ufficio della delegazione dell'UE a Baku,

–  viste le conclusioni della riunione dei ministri degli Affari esteri per il partenariato orientale, tenutasi il 13 dicembre 2010,

–  visto l'accordo di partenariato e di cooperazione tra le Comunità europee e l'Azerbaigian entrato in vigore l'1 luglio 1999,

–  viste le dichiarazioni rese dal rappresentante dell'OSCE per la libertà dei media in merito agli attacchi contro i giornalisti in data 10 marzo 2011 e 28 marzo 2011,

–  vista la relazione della missione di osservazione elettorale dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) sulle elezioni parlamentari del 7 novembre 2010,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Azerbaigian partecipa attivamente alla politica europea di vicinato e al partenariato orientale, è un membro fondatore di Euronest e ha assunto l'impegno di rispettare la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto, che sono valori cardine di tali iniziative,

B.  considerando che il 15 luglio 2010 sono stati avviati i negoziati per un accordo di associazione tra l'UE e l'Azerbaigian sulla base di un comune impegno a favore di una serie di valori condivisi, che abbraccia un'ampia gamma di settori quali il dialogo politico, la giustizia, la libertà e la sicurezza, come pure gli scambi e la cooperazione nelle politiche settoriali,

C.  considerando che, sebbene in base alla dichiarazione congiunta della missione di osservazione elettorale, composta dall'Assemblea parlamentare dell'OSCE, l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e il Parlamento europeo, le elezioni parlamentari del 7 novembre 2010 nella Repubblica dell'Azerbaigian si siano svolte in un clima pacifico e tutti i partiti di opposizione abbiano partecipato al processo politico, cionondimeno il modo in cui sono state condotte, nel complesso, le elezioni non è sufficiente per costituire un avanzamento significativo dello sviluppo democratico del paese,

D.  considerando che in Azerbaigian, a seguito delle proteste pacifiche contro il governo dell'11 marzo e del 2 aprile 2011, è in atto una repressione di vasta portata ai danni della libertà di espressione e riunione, la quale prevede tra l'altro arresti, vessazioni e intimidazioni nei confronti di attivisti della società civile, professionisti dei mezzi d'informazione e politici dell'opposizione all'interno del paese,

E.  considerando che i casi degli attivisti Jabbar Savalan e Bakhtiyar Hajiev destano particolare preoccupazione; che il primo, un esponente dell'ala giovanile del Fronte popolare azero, e il secondo, un attivista ed ex candidato al parlamento, risultano essere stati presi di mira per aver utilizzato Facebook per indire manifestazioni contro il governo; che Jabbar Savalan è stato condannato a scontare due anni e mezzo in carcere per presunto possesso di stupefacenti; che Bakhtiyar Hajiev è stato arrestato il 4 marzo per aver convocato manifestazioni contro il governo su Facebook e che ora deve scontare due anni di prigione con l'accusa di aver disertato il servizio militare; che sussistono seri dubbi quanto all'equità dei processi di Jabbar Savalan e Bakhtiyar Hajiev,

F.  considerando che a metà marzo i tribunali azeri hanno emesso condanne di detenzione da 5 a 8 giorni, durante processi celebrati la sera tardi e a porte chiuse, a carico di almeno 30 persone che avevano preso parte alle proteste pacifiche di cui sopra; che la maggior parte degli imputati non ha avuto possibilità di accesso a una consulenza legale di sua scelta; che la polizia non ha consentito ai detenuti di contattare un avvocato e che gli avvocati di alcuni degli imputati non erano al corrente della data o del luogo in cui si sarebbe svolto il processo,

G.  considerando che il 2 aprile 2011 sono stati arrestati circa 200 attivisti, tra cui Tural Abbasli, il leader dell'organizzazione giovanile del partito Musavat,

H.  considerando che la Casa dei diritti umani dell'Azerbaigian, che fa parte della rete internazionale «Casa dei diritti umani», registrata in Azerbaigian nel maggio 2007, è stata chiusa dalle autorità a seguito di un'ordinanza emessa il 10 marzo 2011 dal ministero della Giustizia, il quale ha motivato la chiusura facendo riferimento a una violazione della legge azera in materia di organizzazioni non governative da parte di tale organizzazione,

I.  considerando che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ingiunto alla Repubblica dell'Azerbaigian di scarcerare il giornalista Eynulla Fatullayev, nonché di corrispondergli la cifra di 25 000 EUR a titolo di danni morali,

J.  considerando che l'Azerbaigian è membro del Consiglio d'Europa e aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), come pure a una serie di altri trattati internazionali in materia di diritti umani, tra cui il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

1.  esprime profonda preoccupazione per il numero crescente di casi di vessazioni, attacchi e violenze contro la società civile, gli attivisti operanti nelle reti sociali e i giornalisti in Azerbaigian;

2.  deplora con forza la prassi di ricorrere a intimidazioni, arresti, procedimenti giudiziari e condanne detentive contro giornalisti indipendenti e attivisti politici sulla base di imputazioni varie;

3.  deplora l'arresto di circa 200 persone prima delle proteste antigovernative del 2 aprile 2011 a Baku e durante il loro svolgimento; invita le autorità azere a consentire le proteste pacifiche e a rispettare la libertà di riunione, in quanto si tratta di capisaldi di una società aperta e democratica; deplora le violenze fisiche perpetrate contro i manifestanti;

4.  invita le autorità azere a liberare tutti i membri dell'opposizione, i giovani attivisti e i blogger che si trovano tuttora agli arresti a seguito delle manifestazioni pacifiche dell'11 marzo 2011 e del 2 e 17 aprile 2011, a scarcerare Jabbar Savalan e Bakhtiyar Hajiev e a ritirare le imputazioni a loro carico; esorta il governo azero ad attenersi alle convenzioni internazionali che ha ratificato, rispettando la libertà di espressione;

5.  sollecita le autorità a salvaguardare tutte le condizioni necessarie a consentire ai mezzi d'informazione, compresi quelli dell'opposizione, di operare, affinché i giornalisti possano lavorare e informare liberamente al riparo da qualsiasi pressione, nonché a prestare particolare attenzione alla sicurezza dei giornalisti; ricorda, a tale proposito, la dichiarazione resa nel 2005 dal Presidente Ilham Aliyev, ovvero che i diritti di ogni giornalista erano tutelati e difesi dallo Stato;

6.  esprime la sua inquietudine per le segnalazioni di minacce ricevute in prigione dall'editore e giornalista Eynulla Fatullayev, il drastico peggioramento delle sue condizioni di salute e il rifiuto di concedergli l'accesso alle cure mediche, e chiede la sua immediata liberazione;

7.  è preoccupato per il peggioramento della situazione dei diritti umani nella Repubblica dell'Azerbaigian; esorta le autorità azere a salvaguardare le libertà fondamentali garantite dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e da altri trattati internazionali dei quali la Repubblica dell'Azerbaigian è firmataria, nonché a rispettare gli impegni assunti nel quadro dell'OSCE e del Consiglio d'Europa;

8.  deplora gli avvertimenti di «cessazione di attività» recentemente inviati per iscritto dal ministero della Giustizia azero all'Istituto nazionale democratico e alla rete «Casa dei diritti umani» ed esorta, a tal riguardo, le autorità azere a consentire a quest'ultima organizzazione di proseguire le proprie attività nel paese senza ulteriori impedimenti;

9.  invita le autorità azere a mantenere un dialogo con i membri delle organizzazioni della società civile e a prendere tutti i provvedimenti necessari a far sì che le persone possano impegnarsi liberamente in attività democratiche pacifiche e gli attivisti possano organizzarsi liberamente e al riparo da interferenze del governo;

10.  incoraggia le autorità azere a consentire lo svolgimento di manifestazioni pacifiche nei luoghi pertinenti e le esorta ad astenersi da azioni intimidatorie nei confronti degli organizzatori, quali la detenzione e la formulazione di capi d'imputazione penali e di altra natura; si rammarica del fatto che alcuni giovani attivisti siano stati espulsi dall'Università statale di Baku dopo aver perso sessioni d'esame in quanto si trovavano agli arresti in ragione delle loro attività politiche;

11.  plaude alla recente scarcerazione dei due blogger Adnan Hajizade e Emin Abdullayev (Milli);

12.  reputa l'accesso alle tecnologie d'informazione e comunicazione, tra cui un accesso a Internet libero e privo di censura, essenziale per lo sviluppo della democrazia e dello Stato di diritto nonché uno strumento atto a promuovere gli scambi e la comunicazione fra gli azeri e l'Unione europea;

13.  invita le autorità azere ad affrontare le carenze individuate dalla relazione conclusiva dell'OSCE/ODIHR sulle elezioni parlamentari e si attende un'ulteriore cooperazione con la Commissione di Venezia tesa a garantire che la legge elettorale azera sia pienamente in linea con le norme e gli standard internazionali;

14.  chiede all'Azerbaigian di rinnovare gli sforzi per giungere a una piena attuazione del piano d'azione della politica europea di vicinato durante il suo ultimo anno e chiede alla Commissione di continuare ad assistere il paese in tale processo;

15.  si compiace dell'istituzione di nuove sottocommissioni in seno al comitato di cooperazione UE-Azerbaigian, in quanto ne sarà rafforzato il quadro istituzionale che permetterà la discussione in materia di giustizia, libertà e sicurezza, rispetto dei diritti umani e democrazia;

16.  si rallegra del contributo azero al partenariato orientale e della partecipazione della delegazione del Milli Majlis (assemblea nazionale azera) alla sessione inaugurale dell'Assemblea parlamentare Euronest;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione all'alto rappresentante / vicepresidente della Commissione, al Consiglio e alla Commissione nonché al Presidente, al governo e al parlamento dell'Azerbaigian e all'OSCE/ODIHR.

(1) GU C 286 E del 22.10.2010, pag. 27.
(2) Testi approvati, P7_TA(2010)0193.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0153.
(4) Testi approvati, P7_TA(2011)0025.


Bielorussia
PDF 122kWORD 39k
Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 sulla Bielorussia
P7_TA(2011)0244RC-B7-0334/2011

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Bielorussia, in particolare quelle del 10 marzo 2011(1), 20 gennaio 2011(2) e 17 dicembre 2009(3),

–  viste la dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, del 18 febbraio 2011, sulla sentenza di condanna pronunciata contro un rappresentante dell'opposizione bielorussa, e la dichiarazione del suo portavoce del 10 aprile 2011, sulla repressione dei mezzi d'informazione indipendenti in Bielorussia,

–  vista la decisione del Consiglio 2011/69/PESC del 31 gennaio 2011 che modifica la decisione 2010/639/PESC del Consiglio relativa a misure restrittive nei confronti di determinati funzionari della Bielorussia,

–  vista la relazione finale sulle elezioni presidenziali in Bielorussia pubblicata dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'OSCE (OSCE/ODIHR) e dall'Assemblea parlamentare dell'OSCE (OSCE PA) in data 22 febbraio 2011,

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.  considerando che nei confronti dei candidati alla presidenza Ales Mikhalevich, Vladimir Nekliaev, Vitaly Rymashevski, Andrei Sannikov, Nikolai Statkevich and Dmitri Ouss, così come dei responsabili della loro campagna elettorale, in particolare Pavel Seviarynets, Vladimir Kobets, Sergey Martselev, sono in corso processi che potrebbero sfociare in condanne a pene detentive addirittura di 15 anni,

B.  considerando che una serie di attivisti dell'opposizione, tra cui Anatol Lyabedzka, leader dell'AHP, il Partito civico unito che si trova all'opposizione, gli ex candidati alle elezioni presidenziali Vitaly Rymashevski e Ales Mikhalevich, la caporedattrice del portale di notizie online Natalya Radzina, Andrey Dzmitryeu, il responsabile della campagna elettorale del candidato presidenziale dell'opposizione Vladimir Nekliaev e l'attivista della campagna «Dite la verità!» Syarhey Vaznyak, sono stati scarcerati dal centro di detenzione del KGB dove si trovavano in attesa di processo e posti agli arresti domiciliari, mentre continuano le indagini a loro carico; che Ales Mikhalevich e Natalya Radzina hanno abbandonato il paese per sfuggire al processo mentre Dzmitry Bandarenka, un sostenitore di Andrei Sannikov in occasione di una precedente campagna presidenziale, è stato condannato a una pena di due anni in una colonia penitenziaria,

C.  considerando che Aliaksandr Atroshchankau, Aliaksandr Malchanau, Dzmitry Novik, Vasil Parfiankou, membri delle equipe della campagna elettorale dei candidati dell'opposizione democratica Vladimir Neklaiev e Andrei Sannikov, Mikita Likhavid, membro del movimento «Per la libertà», Ales Kirkevich, Zmister Dashkevich, Eduard Lobau, attivisti del «Fronte giovanile», Paval Vinahradau, attivista della campagna «Dite la verità!», l'attivista indipendente Andrei Pratasienya, lo storico Dzmitry Drozd, il dimostrante Uladzemir Khamichenka e Dzmitry Bandarenka, uno dei coordinatori della campagna civile «Bielorussia europea», sono stati condannati a pene detentive che oscillano tra uno e quattro anni di carcere in relazione alle dimostrazioni del 19 dicembre 2010,

D.  considerando che vi sono indicazioni del fatto che la polizia ricorre alla tortura per costringere le persone ad ammettere i loro presunti crimini contro lo Stato, come dimostrato dai casi di Olga Klasowska e Ales Mikhalevic,

E.  considerando che il 25 aprile 2011 il ministero dell'Informazione bielorusso ha promosso una causa dinanzi alla Corte suprema economica per ottenere la chiusura di due giornali indipendenti, Narodnaya Volya e Nasha Niva,

F.  considerando che Andrzej Poczobut, giornalista dell'emittente televisiva Belsat e del quotidiano Gazeta Wyborcza è stato arrestato e rischia sino a due anni di carcere con l'imputazione di aver «insultato il Presidente» in articoli che ha pubblicato di recente; che Poczobut è riconosciuto da Amnesty International come prigioniero di coscienza; che anche la giornalista Iryna Khalip, moglie di Andrei Sannikov, è stata arrestata e rischia un'imputazione in relazione alle proteste; che la giornalista si trova attualmente agli arresti domiciliari e che le è stato proibito di comunicare con il marito,

G.  considerando che le misure repressive contro i membri dell'opposizione democratica, i media indipendenti, gli attivisti della società civile e i difensori dei diritti umani si sono ulteriormente intensificate, ad onta dei ripetuti appelli della comunità internazionale affinché cessassero immediatamente; che questo stato di cose costituisce una grave violazione di numerosi obblighi internazionali della Bielorussia,

1.  condanna fermamente tutte le condanne basate sull'imputazione di «rivolta di massa», che considera arbitrarie e dettate da ragioni politiche; sottolinea che, in base ad alcune notizie, le autorità non hanno potuto dimostrare la colpevolezza degli imputati, che i processi si sono svolti a porte chiuse, che ai detenuti è stata negata la possibilità di chiamare testimoni a proprio favore e di incontrare separatamente e regolarmente i propri rappresentanti legali, che gli avvocati degli imputati hanno ricevuto varie ammonizioni dal ministero della Giustizia e che alcuni di essi sono stati radiati dall'albo; dichiara pertanto che i processi non si sono svolti in modo imparziale;

2.  ritiene illegali e inaccettabili tutte le imputazioni a carico dei candidati presidenziali, Vladimir Neklaiev, Vitaly Rymashevsky, Nikolai Statkevich, Dmitri Ouss e Andrei Sannikov; chiede che essi siano assolti e non siano oggetto di altre azioni penali; condanna in tale contesto il mancato rispetto di diritti fondamentali quali la libertà di riunione e di espressione da parte delle autorità bielorusse e chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i manifestanti ancora in stato di detenzione lasciando cadere tutte le accuse a loro carico;

3.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione dei difensori dei diritti umani in Bielorussia; condanna fermamente le recenti affermazioni diffamatorie di cui è stato oggetto, fra l'altro, Ales Bialiatski, presidente del centro per i diritti umani Viasna, da parte del Presidente bielorusso e di giornalisti di diversi mezzi d'informazione controllati dallo Stato che, nei loro commenti relativi all'attentato nella metropolitana di Minsk, hanno sostenuto che nel paese esisterebbe «una quinta colonna»;

4.  condanna il persistente clima di paura e intimidazione degli oppositori politici in Bielorussia così come la persecuzione di esponenti dell'opposizione che si protrae dalle elezioni presidenziali del dicembre 2010;

5.  sollecita le autorità bielorusse a rimuovere gli ostacoli alla libera circolazione di Marina Tsapok e Maxim Kitsyuk, cittadini ucraini, e di Andrey Yurov, cittadino russo – rappresentanti della commissione per il controllo internazionale della situazione dei diritti umani in Bielorussia, cui è stato impedito di entrare nel territorio bielorusso – nonché dei russi Alik Mnatsnakyan e Viktoria Gromova, difensori dei diritti umani, arrestati il 4 maggio 2011 negli uffici del centro per i diritti umani Viasna e poco dopo espulsi dalla Bielorussia, ai quali è stato fatto divieto per due anni di entrare nuovamente nel paese; condanna in questo contesto tutte le azioni contro i difensori dei diritti umani condotte dalle autorità bielorusse;

6.  condanna le vessazioni e intimidazioni sistematiche nonché le crescenti pressioni nei confronti dei giornalisti e dei canali d'informazione indipendenti in Bielorussia; esorta a tale proposito le autorità bielorusse a sospendere la procedura per la chiusura dei settimanali Narodnaya Volya e Nasha Niva, ad astenersi dal limitare l'accesso ai due portali internet indipendenti Karta «97 e Bielorusskij Partizan – il che inciderebbe pesantemente sul pluralismo dei media in Bielorussia – e a liberare Andrzej Poczobut lasciando cadere tutte le imputazioni a suo carico;

7.  condanna la mancanza di un'indagine indipendente sull'uso della forza bruta da parte della polizia e dei servizi del KGB contro i dimostranti nella giornata delle elezioni, in particolare in considerazione del fatto che la Bielorussia ha respinto la richiesta di 14 Stati membri dell'UE concernente una missione d'indagine sui diritti umani, da effettuare sotto l'egida dell'OSCE, allo scopo di far luce sulla violenta repressione nei confronti dell'opposizione all'indomani delle elezioni del dicembre 2010; accoglie favorevolmente la relazione interlocutoria del Dr. Neil Jarman, relatore speciale della commissione per il controllo internazionale della situazione dei diritti umani in Bielorussia, e constata con sgomento che a Minsk sono stati nuovamente arrestati difensori dei diritti umani provenienti da vari paesi OSCE;

8.  invita la Commissione, il Consiglio, l'Alto rappresentante dell'Unione europea e gli altri paesi partner dell'UE ad estendere le misure restrittive nei confronti del regime bielorusso, anche imponendo sanzioni economiche mirate, in particolare nei confronti delle aziende statali;

9.  sottolinea la necessità, vista la repressione continua e senza precedenti nei confronti dell'opposizione, che l'UE trovi nuove formule per assistere la società civile bielorussa favorendo una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini, prevenendo la totale frammentazione dell'opposizione politica e sostenendo un'alternativa politica al regime di Lukashenko; chiede di mantenere e intensificare l'assistenza dell'UE ai partiti democratici dell'opposizione, alle organizzazioni della società civile e ai canali d'informazione indipendenti, ad esempio tramite lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

10.  sottolinea che l'impegno potenziale dell'UE nei confronti della Bielorussia sarà soggetto a condizioni rigorose e dipenderà dall'impegno da parte bielorussa a rispettare i diritti umani e lo Stato di diritto, come affermato nella Dichiarazione comune del Vertice di Praga per il partenariato orientale del 7 maggio 2009, firmata anche dal governo bielorusso;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alle assemblee parlamentari dell'OSCE e del Consiglio d'Europa e al parlamento e al governo della Bielorussia.

(1) Testi approvati, P7_TA(2011)0099.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0022.
(3) GU C 286 E del 22.10.2010, pag. 16.


'Cleanup in Europe' e «Let's do it word 2012»
PDF 62kWORD 30k
Dichiarazione del Parlamento europeo del 12 maggio 2011 su «Cleanup in Europe» e «Let's do it word» 2012
P7_TA(2011)0245P7_DCL(2011)0003

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 123 del suo regolamento,

A.  considerando le lacune nell'attuazione e applicazione della legislazione comunitaria in materia di rifiuti,

B.  considerando che la mancanza di responsabilità sociale e di consapevolezza delle questioni ambientali continua a rappresentare un problema in molti Stati membri,

C.  considerando che sono state organizzate iniziative civili a livello nazionale nell'ambito del movimento «Let's do it!» e che, dal 2008, un numero molto elevato di cittadini vi ha preso parte in Estonia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Slovenia e Romania, e considerando che tali iniziative hanno ottenuto risultati concreti, quali la mappatura e l'eliminazione dei rifiuti illegali,

1.  considera «Let's do it world!» un movimento volontario che invita tutti i paesi d'Europa a intraprendere, nei rispettivi territori, la più grande operazione di pulizia mai organizzata, unendo le loro forze per una giornata nel 2012;

2.  invita i politici a sostenere attivamente queste iniziative e i cittadini a prendervi parte;

3.  ritiene che questo efficace strumento debba essere ampiamente promosso per aumentare la consapevolezza e la responsabilità nell'ambito della gestione dei rifiuti, allo scopo di ottenere il più alto livello possibile di riciclaggio dei rifiuti;

4.  invita la Commissione a sostenere con ogni mezzo questa iniziativa e a creare un sito web che pubblichi i dati disponibili nei registri nazionali dei rifiuti e la mappa delle discariche illegali;

5.  invita gli Stati membri a impegnarsi ulteriormente per attuare e applicare pienamente la legislazione comunitaria esistente sui rifiuti;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari(1), alla Commissione, al Consiglio, ai governi e ai parlamenti nazionali dei 27 Stati membri.

(1) L'elenco dei firmatari è pubblicato nell'allegato 1 del processo verbale del 12 maggio 2011 (P7_PV(2011)05-12(ANN1)).

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