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Procedura : 2011/2111(INI)
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A7-0010/2012

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PV 01/02/2012 - 16
CRE 01/02/2012 - 16

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Giovedì 2 febbraio 2012 - Bruxelles
La politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti
P7_TA(2012)0017A7-0010/2012

Risoluzione del Parlamento europeo del 2 febbraio 2012 sulla politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie (2011/2111(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea, in particolare il punto h), che dispone che l'Unione definisce e attua politiche comuni e azioni e opera per assicurare un elevato livello di cooperazione in tutti i settori delle relazioni internazionali al fine di promuovere un sistema internazionale basato su una cooperazione multilaterale rafforzata e il buon governo mondiale,

–  vista la decisione del Consiglio 2010/427/UE, del 26 luglio 2010, che fissa l'organizzazione e il funzionamento del Servizio europeo per l'azione esterna(1),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2010 sulla relazione annuale 2008 del Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC), presentata al Parlamento europeo in applicazione della parte II, sezione G, punto 43, dell'Accordo interistituzionale del 17 maggio 2006(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 16 settembre 2010 per quanto attiene alle relazioni dell'UE con i suoi partner strategici,

–  vista la sua risoluzione del 5 aprile 2011 sui flussi migratori causati dall'instabilità: portata e ruolo della politica estera dell'UE(3),

–  vista la sua raccomandazione dell'8 giugno 2011 destinata al Consiglio sulla 66a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(4),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 su una strategia efficace per le materie prime in Europa(5),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(6),

–  vista la comunicazione della Commissione sul quadro finanziario 2014-2020, intitolata «Un bilancio per la strategia Europa 2020» (COM(2011)0500),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0010/2012),

A.  considerando che la crescente rilevanza politica ed economica di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i paesi BRICS) sottintende una maggiore importanza di tali paesi in termini di politica estera;

B.  considerando che i paesi BRICS e le altre economie emergenti potrebbero diventare sempre più importanti sulla scena mondiale in termini di politica estera, qualora la loro crescita economica sia ulteriormente consolidata;

C.  considerando che, secondo le stime, nel 2050 sette paesi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Indonesia, Messico e Turchia) avranno un peso economico superiore a quello dell'insieme dei paesi del G7 (Stati Uniti, Giappone, Canada, Regno Unito, Germania, Francia e Italia); che in termini di prodotto interno lordo, si prevede che la Cina diventerà la prima economia mondiale entro il 2020, e che l'India potrebbe diventare, entro il 2050, l'economia che cresce più velocemente; considerando che nel 2050 la Cina, gli Stati Uniti e l'India potrebbero complessivamente rappresentare il 50% dell'economia mondiale; considerando che l'Unione europea, agendo in qualità di entità politica unica e forte, potrebbe essere di una dimensione in linea di massima paragonabile a quella di ognuno dei suddetti paesi e che tale dimensione comparabile è fondamentale per mantenere la propria influenza politica ed essere in grado di continuare a promuovere valori universali nel nuovo sistema multipolare di governance globale che si sta delineando; considerando che ciò dovrebbe avvenire nell'ambito di un approccio in materia di politica estera inteso a promuovere il partenariato, la cooperazione e la governance condivisa sulla base di valori comuni;

D.  considerando che il processo di consolidamento di potenze forti a livello economico e di politica estera, quali i paesi BRICS, ha portato alla nascita di un sistema multipolare, in cui la leadership globale è sempre più condivisa da diversi paesi e blocchi regionali; considerando che un simile sistema multipolare comporta un graduale passaggio del potere economico globale ai paesi BRICS e ad altre economie emergenti, e può inoltre comportare un trasferimento di leadership e influenza positiva, in termini di politica estera, dalle potenze istituite alle potenze emergenti; considerando che l'attuale crisi economica ha accelerato la transizione verso un sistema multipolare; considerando che la comparsa di nuovi attori globali può rivelarsi una preziosa opportunità di partenariato costruttivo tra le potenze emerse e quelle emergenti e di azione concertata su questioni e sfide globali;

E.  considerando che le sfide transfrontaliere quali il cambiamento climatico, le questioni normative globali, l'accesso alle materie prime e alle terre rare, il terrorismo, la lotta ai movimenti radicali su base non statale, lo sviluppo sostenibile, la stabilità politica globale e la sicurezza, necessiteranno, qualora si intenda identificare soluzioni realmente condivise ed efficaci a tali sfide, di un approccio regolamentato e inclusivo basato sul partenariato, su valori comuni, sul consenso e su una stretta concertazione e collaborazione con le nuove potenze emergenti; considerando che l'UE può e deve prendere l'iniziativa al riguardo;

F.  considerando che senza un nuovo sistema di governance globale inclusivo, basato su una stretta concertazione e cooperazione con i paesi BRICS e le altre economie emergenti, la cooperazione internazionale e le azioni congiunte per affrontare le grandi questioni globali non saranno adeguatamente incentivate, con il possibile rischio che si verifichino (i) una frammentazione politica ed economica e l'emergere di agende mondiali in competizione tra loro e di zone regionali separate, (ii) lo scioglimento delle strutture economiche globali e dei flussi di investimenti e (iii) la creazione di blocchi d'influenza regionali, con un coordinamento internazionale molto limitato e senza possibilità di soluzioni concertate per le sfide transnazionali;

G.  considerando che le ampie dimensioni demografiche dei paesi BRICS e delle altre potenze emergenti, se messe a confronto con il calo demografico dell'Occidente, conferiranno maggiore autorità a tali paesi nelle sedi internazionali, dal momento che i paesi BRICS e le altre potenze emergenti saranno in grado di rivendicare una maggiore rappresentatività della stragrande maggioranza della popolazione mondiale; considerando che ciò comporta la necessità di riformare il sistema di governance globale e la struttura di governance delle organizzazioni internazionali, in modo che queste possano divenire più rappresentative del nuovo panorama economico e politico e continuare a mantenere un ruolo centrale nell'ambito del processo di formazione del consenso e del processo decisionale a livello globale;

H.  considerando che, in considerazione dell'attuale crisi economica e dei vincoli di bilancio dell'UE e degli Stati Uniti, esiste l'impellente necessità di mettere in comune le risorse con le altre potenze emergenti, onde assicurare un'architettura globale di sicurezza e di stabilità coerente ed efficiente e un intervento efficace in settori sensibili, sulla base di obiettivi comuni e di strategie e sforzi coordinati;

I.  considerando che il buon esito di una transizione verso un'economia a medio reddito può, in determinate condizioni, favorire una politica estera più moderata e orientata alla stabilità; che, tuttavia, in alcuni paesi BRIC e in altri paesi emergenti, il consolidamento del potere economico e politico non ha sempre dato luogo a tale transizione;

J.  considerando che, nonostante la recente straordinaria crescita economica nella maggior parte dei paesi BRICS, questi stessi paesi hanno anche la più elevata concentrazione di povertà al mondo; che ciò dimostra come, in assenza di politiche di crescita in favore dei poveri e della creazione di reti di sicurezza, nella gran parte dei casi la rapida crescita economica possa comportare un aumento delle disparità;

K.  considerando che i paesi BRICS e le attuali economie emergenti non costituiscono o comprendono un raggruppamento formale di paesi inteso a svolgere un ruolo specifico negli affari internazionali e che l'Unione europea deve pertanto instaurare relazioni con ciascuno di quei paesi, prendendo atto della loro unicità e dei loro specifici obiettivi e finalità in materia di politica estera; considerando che l'UE deve investire nei partenariati strategici con ciascuno dei paesi BRICS e delle altre economie emergenti, in quanto tali paesi svolgono un ruolo di crescente rilievo sulla scena internazionale, in particolare nell'ambito delle organizzazioni internazionali, come l'ONU, e in quanto modalità per promuovere gli obiettivi comuni, ossia la pace e la sicurezza globale, lo Stato di diritto a livello nazionale o internazionale, la promozione dei diritti umani, la democrazia, lo sviluppo sostenibile e la regolamentazione finanziaria globale;

L.  considerando che i paesi BRICS e le altre economie emergenti hanno bisogno di un quadro stabile in materia di politica estera e di un contesto normativo e di ordine pubblico solido che possano sostenere gli interessi e gli investimenti nelle loro economie e nelle loro società; considerando che i paesi BRICS e le altre economie emergenti devono investire ed essere aiutati nel consolidamento della stabilità democratica, politica, economica e sociale;

M.  considerando che l'Unione europea deve svolgere un ruolo importante nella transizione del potere globale quale promotrice di partenariati e di governance inclusiva, ma che deve agire tempestivamente qualora intenda mantenere la propria influenza (o altrimenti rischia di essere tagliata fuori a livello strategico); considerando che ciò comporterà cambiamenti strategici sia all'interno dell'UE sia riguardo alla sua politica estera, fra cui l'introduzione di una maggiore coerenza delle sue politiche;

N.  considerando che, al termine della loro terza riunione tenutasi il 14 aprile 2011, i leader dei paesi BRICS, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui chiedono una maggiore cooperazione a livello internazionale ed un rafforzamento della governance globale, e si dichiarano a favore della diplomazia multilaterale con le Nazioni Unite e il G20; considerando che i cinque paesi BRICS hanno fatto parte contemporaneamente del Consiglio di Sicurezza dell'ONU nel 2011; considerando che i paesi BRICS hanno chiesto di modificare le strutture direttive delle istituzioni finanziarie internazionali e dell'ONU per tenere conto dei cambiamenti nell'economia mondiale e gestire meglio le attuali sfide globali;

O.  considerando che i paesi BRICS mostrano notevoli divergenze in relazione ai loro sistemi politici ed economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle prospettive in materia di politica estera;

P.  considerando che le conclusioni del Consiglio del 16 settembre 2010 evidenziano che, conformemente al trattato di Lisbona e in sintonia con la strategia europea in materia di sicurezza, l'Unione europea e i suoi Stati membri agiranno in maniera più strategica, di modo che il peso reale dell'Europa possa esplicarsi a livello internazionale e che i partenariati strategici dell'Unione europea con attori cruciali a livello mondiale offrano un utile strumento per perseguire gli obiettivi e gli interessi europei;

Q.  considerando che gli accordi commerciali attualmente esistenti tra l'Unione europea e i paesi BRICS non apportano solo reciproci vantaggi in termini economici, ma anche politici per entrambe le parti;

R.  considerando che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo proattivo nel costruire un'organizzazione delle Nazioni Unite inclusiva e rappresentativa, basata sul partenariato, che possa effettivamente contribuire alla governance e a soluzioni globali, alla pace e alla sicurezza, alla democrazia, nonché ad un ordine internazionale basato sui diritti umani e sullo Stato di diritto; considerando che, conformemente all'articolo 21 del TUE, l'UE si impegna formalmente a realizzare un multilateralismo efficace con al centro un'organizzazione delle Nazioni Unite forte;

S.  considerando che negli anni l'Unione europea ha istituito con i paesi BRICS partenariati bilaterali strategici fondati su valori e interessi condivisi e volti a intensificare le relazioni e rafforzare la cooperazione a tutti i livelli; considerando che tali partenariati strategici si sono spesso rivelati inadeguati per quanto riguarda, in particolare, la promozione della democrazia, il rafforzamento dello Stato di diritto e la definizione di un approccio comune per la risoluzione dei conflitti;

T.  considerando la necessità di cercare urgentemente i modi per rafforzare la cooperazione e il coordinamento nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite e dei gruppi G (G-7, G-20);

U.  considerando che il G-20, i cui membri producono l'88% del PIL mondiale e rappresentano il 65% della popolazione del pianeta, è diventato un importante forum di cooperazione a livello mondiale, ma che è necessario risolvere il problema della sua rappresentatività e determinarne il ruolo preciso nell'ambito di un'architettura multilaterale;

1.  sottolinea come la crisi economica attuale abbia dimostrato l'interdipendenza fra le potenze emerse, i BRICS e gli altri paesi emergenti; evidenzia il profondo legame reciproco tra la crescita economica stabile delle economie sviluppate e la crescita economica stabile delle economie emergenti; sottolinea la natura positiva di tale interdipendenza e il carattere reciprocamente vantaggioso dei legami politici ed economici tra economie sviluppate ed emergenti; ritiene che l'UE e i suoi Stati membri debbano perseguire un maggior dialogo e una migliore intesa a livello politico con i BRICS e gli altri paesi emergenti, anche su base individuale, in uno spirito di partenariato e con l'obiettivo generale di raggiungere un nuovo sistema inclusivo di governance; ritiene, inoltre, che regolari incontri di alto livello tra l'UE e i singoli paesi BRICS costituirebbero una preziosa opportunità per costruire rapporti di fiducia, conciliare le posizioni e incoraggiare i paesi BRICS ad assumere una maggiore responsabilità in un nuovo sistema di governance globale, basata sulla condivisione delle responsabilità, approcci comuni e azioni più strettamente coordinate; esprime l'opinione che lo strumento dei partenariati strategici possa fornire preziose sinergie nella realizzazione di tali obiettivi;

2.  ritiene che le relazioni tra le potenze istituite da un lato, e i BRICS e le altre potenze emergenti dall'altro, possiedano una dimensione economica di rilievo, ma abbiano essenzialmente un carattere politico e debbano quindi essere politicamente inquadrate, in quanto tutti i paesi in questione hanno interesse ad assicurare un efficace sistema di governance globale e ad affrontare congiuntamente, in uno spirito di cooperazione e consultazione, e convergenza delle posizioni politiche, quei rischi per la stabilità e la sicurezza mondiali che possono costituire una minaccia per la crescita economica globale sostenibile e il suo potenziale per il futuro; chiede, quindi, una cooperazione rafforzata tra l'Unione europea e i BRICS, anche in termini di partenariati con singoli paesi BRICS, su tutte le questioni di interesse internazionale;

3.  sottolinea che mentre i BRICS possono detenere posizioni simili in termini di politica estera, essi sono caratterizzati da grandi differenze in termini politici, economici e sociali; sottolinea, in particolare, che i loro sistemi politici variano da forti regimi autoritari a democrazie credibile e stabili; invita al riguardo l'Unione europea a intensificare le relazioni e a sviluppare sinergie, in particolare, con quei paesi BRICS che realmente condividono e rispettano i valori democratici e si impegnano a favore di un'economia sociale di mercato;

4.  ritiene che, con l'emergere di nuove potenze in campo economico e di politica estera, l'UE non vedrà ridotta la propria influenza ma avrà un ruolo importante da svolgere nel promuovere un'intesa comune sulle scelte politiche e dovrebbe dar prova di leadership nell'affrontare le sfide globali; ritiene che l'UE e i suoi partner transatlantici debbano mirare a raggiungere le necessarie economie di scala e sviluppare sforzi congiunti, in modo da garantire un'interazione costruttiva ed efficace con le potenze emergenti, sia in modo bilaterale che multilaterale, e in uno spirito di vero partenariato e buona collaborazione; evidenzia la necessità di sviluppare un sistema di governance globale inclusivo, basato sulla cooperazione e sul coordinamento con i BRICS e altri paesi emergenti, se necessario, a beneficio di tutti; richiama inoltre l'attenzione sul ruolo chiave dell'UE e dei suoi partner transatlantici nella promozione di un sistema di governance globale inclusivo; sottolinea che l'UE dovrebbe agire più strategicamente, in modo che il peso reale dell'Europa possa esplicarsi a livello internazionale, segnatamente gestendo le conseguenze dell'interdipendenza, stimolando riforme per la governance globale e mobilitando azioni collettive in settori quali lo Stato di diritto, l'ambiente sostenibile, la sicurezza regionale, attraverso la costruttiva interazione con i paesi BRICS e le altre potenze emergenti;

5.  accoglie con favore il concetto di partenariato strategico bilaterale ed esorta il Consiglio e il SEAE a renderlo operativo; ritiene che il partenariato strategico rappresenti uno strumento promettente e potenzialmente trasformativo per organizzare e promuovere le relazioni dell'UE con i principali attori sulla scena mondiale, compresi i paesi BRICS e le altre potenze emergenti; raccomanda che l'Unione utilizzi tale strumento per perseguire programmi sia multilaterali che bilaterali e per sviluppare importanti collegamenti fra questi; sottolinea che la coerenza interna è fondamentale per l'UE, affinché possa agire ed essere percepita come un autentico interlocutore strategico per i paesi BRICS e le altre potenze emergenti;

6.  rileva che, in passato, i BRICS hanno apparentemente coordinato, in alcuni casi, le proprie posizioni in termini di politica estera nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, soprattutto all'inizio della crisi libica e di quella siriana e, inoltre, rinviando la votazione sul ruolo dell'UE in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e adottando posizioni coincidenti sulla Costa d'Avorio e il Sudan; richiama l'attenzione, a questo proposito, sul fatto che i paesi BRICS forse sembrano contestare l'attuale sistema di governance internazionale, ma che il dialogo democratico, l'impegno politico, anche su base individuale, e un vero partenariato possono portare in primo piano sinergie positive e favorire un nuovo sistema inclusivo di governance globale; ritiene che l'UE dovrebbe prendere debitamente in considerazione il nuovo peso, in termini politici ed economici, dei paesi BRICS e di altre potenze emergenti, poiché ciò può contribuire a una riforma ordinata della governance globale, basata su una piattaforma di convergenza senza alcun effetto destabilizzante;

7.  prende atto che i paesi BRICS hanno dimostrato capacità d'integrazione a livello regionale e quindi la capacità di impegnarsi nell'ambito di sistemi di governance multipolari; ritiene che ciò sia un'ulteriore dimostrazione del potenziale interesse dei paesi BRICS a dare il loro contributo alla governance globale; ritiene pertanto che i paesi BRICS e gli altri paesi emergenti siano in procinto di definire la loro direzione strategica in termini di politica estera e divenire in tal modo partner delle potenze emerse e sostenitori di un sistema di governance globale fondato su valori universali, partenariato e inclusività;

8.  ritiene che, alla luce dei loro interessi a livello politico ed economico e delle loro dimensioni, del ruolo regionale e delle aspirazioni, i paesi BRICS possano tentare di agire come gruppo in termini di politica estera, ma riconosce che anche le dimensioni individuali sono significative; sottolinea, a tale proposito, che oltre a considerare i BRICS come un gruppo di stati potenzialmente coeso in termini di politica estera, l'Unione europea dovrebbe anche concentrarsi sui singoli paesi del gruppo BRICS, pur mantenendo un approccio sistematico e coordinato; è del parere, a tale proposito, che il suddetto approccio consentirà all'Unione europea di sviluppare economie di scala attraverso i partenariati con i singoli paesi BRICS, di potenziare al massimo i propri interessi e il proprio ruolo nelle diverse regioni e di contribuire al consolidamento di un ordine multipolare in presenza di un equilibrio politico ed economico fra le economie emerse ed emergenti, sulla base di un sistema inclusivo fondato su dialogo, collaborazione e partenariati bilaterali o multilaterali;

9.  ritiene, inoltre, che le notevoli divergenze dei paesi BRICS in relazione ai loro sistemi politici ed economici, alle tendenze demografiche e sociali e alle prospettive in materia di politica estera dovrebbero dare forma e riflettersi in una politica UE ricca di sfumature nei confronti di tali paesi, volta a creare sinergie con i singoli paesi BRICS e altri paesi emergenti e a scoraggiare la creazione o il consolidamento di gruppi alternativi di stati potenzialmente coesi in termini di politica estera; esorta, l'Unione europea e i suoi Stati membri, in tale contesto, a scoraggiare il radicamento e la concorrenza strategica rispettivamente tra i blocchi delle potenze emerse e di quelle emergenti; sostiene che, al fine di promuovere un'azione collettiva a livello internazionale e la riforma della governance globale, l'UE deve esercitare la propria influenza su una variegata gamma di interazioni bilaterali, multilaterali e non statali e sfruttare coalizioni su singole tematiche che prescindano dalla linea di demarcazione fra realtà emersa ed emergente;

10.  ritiene che l'UE dovrebbe esprimere la propria posizione per quanto concerne relazioni più strette con i paesi BRICS, pur tenendo conto del fatto che la visione dell'Unione e quella dei paesi BRICS in relazione agli impegni vincolanti e ai regimi istituzionalizzati potrebbero non essere sempre concordi; ritiene inoltre che il sostegno dei paesi BRICS a favore di un multilateralismo efficace possa essere ottenuto in cambio di una più forte rappresentanza nelle istituzioni internazionali pertinenti; ribadisce che le sfide poste dalla crescita dei paesi BRICS dovrebbero essere viste come un'opportunità e non come un problema;

11.  ritiene che le relazioni con i paesi BRICS si debbano fondare su dialoghi bilaterali incentrati e atti a favorire un'ulteriore democratizzazione e il consolidamento dello Stato di diritto, il buon governo, la convergenza normativa, il coordinamento delle posizioni comuni nelle sedi internazionali e il rafforzamento delle relazioni con l'UE;

12.  sottolinea l'importanza del Brasile come potenza leader del processo di integrazione regionale del Mercosur; si compiace del nuovo partenariato strategico UE-Brasile, del piano d'azione congiunto 2012-2014 e degli impegni reciproci assunti nei settori della promozione della democrazia e delle riforme del sistema multilaterale di governance; esorta entrambe le parti a onorare i loro impegni e a contribuire alla riforma dell'architettura finanziaria mondiale; ricorda l'offerta avanzata dal Presidente Rousseff concernente l'aiuto all'UE per superare la sua crisi del debito sovrano e riconosce l'interrelazione fra entrambi; si dichiara a favore di una conclusione equilibrata ed equa dell'agenda di Doha per lo sviluppo e dell'accordo di associazione UE-MERCOSUR, che sarà l'accordo di associazione più importante mai firmato dalla UE, riguardante 750 milioni di persone e scambi commerciali per un valore di 125 miliardi di dollari l'anno; prende atto della richiesta del Brasile di ottenere la completa liberalizzazione dei visti e chiede alla Commissione di presentare una proposta in tal senso;

13.  sottolinea il ruolo fondamentale del partenariato strategico UE-Russia per mantenere la pace e la sicurezza in Europa, rafforzare gli scambi commerciali e lo sviluppo economico, salvaguardare la sicurezza energetica e affrontare le sfide transnazionali; reputa che, a lungo termine, l'ascesa delle potenze asiatiche può verosimilmente agevolare l'ulteriore allineamento degli interessi e una più stretta cooperazione strategica tra l'UE e la Russia; ritiene che tale cooperazione sia fondamentale per conseguire progressi su questioni di importanza globale, quali la proliferazione nucleare, il terrorismo, il cambiamento climatico o la migrazione illegale;

14.  sottolinea l'importanza e il potenziale del partenariato strategico UE-India; ritiene che, nell'attuale crisi economica mondiale, questioni come la crisi sociale, il cambiamento climatico, i flussi migratori e la sicurezza globale debbano essere affrontate nell'ambito di un partenariato più ampio tra l'India e l'UE; osserva inoltre che i negoziati in corso per un accordo di libero scambio stanno rafforzando le relazioni fra l'UE e l'India; ritiene, tuttavia, che tali relazioni non debbano essere limitate alle questioni commerciali; accoglierebbe con favore il ripristino di un raggruppamento omologo alla delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'India, dopo l'esperienza del Gruppo per l'amicizia India-Europa, che esisteva nel Parlamento indiano prima delle elezioni del 2009;

15.  pone l'accento sull'importanza della Cina come grande potenza economica e sottolinea il suo ruolo fondamentale nella ripresa economica globale; ricorda, a tale riguardo, la necessità che la Cina adempia agli obblighi concordati nell'ambito dell'OMC, a dieci anni dalla sua adesione; invita l'UE e i suoi Stati membri e la Cina, inoltre, ad affrontare le sfide comuni e le minacce alla pace e alla sicurezza internazionali, segnatamente intensificando la cooperazione per una soluzione diplomatica alla crisi nucleare iraniana; esorta entrambe le parti a promuovere scambi commerciali più equilibrati tra loro, in particolare intensificando gli sforzi per portare a termine i negoziati su un nuovo accordo di partenariato e cooperazione, in modo che in tale quadro si realizzi il potenziale del partenariato strategico UE-Cina;

16.  sottolinea la natura strategica delle relazioni UE-Sudafrica; si compiace per il positivo esito del quarto vertice UE-Sudafrica, tenutosi a settembre 2011, e in particolare per la convergenza di vedute sulla situazione in Libia; esorta l'UE e il Sudafrica a concludere quanto prima i negoziati per un nuovo accordo di partenariato economico; sostiene che il Sudafrica, grazie al suo passato caratterizzato dalla positiva e pacifica transizione verso la democrazia e il suo ruolo di potenza regionale, può rappresentare una forza fondamentale per promuovere la democrazia e il buon governo, favorire l'integrazione economica regionale e sostenere la riconciliazione nazionale in tutta l'Africa, oltre a essere un partner essenziale per l'Unione europea nell'ambito di tali sforzi; sottolinea l'importanza di una stretta collaborazione tra l'UE e il Sudafrica sul cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e le riforme delle istituzioni internazionali;

17.  ritiene che, alla luce della crescente importanza dei paesi BRICS e delle altre potenze emergenti, e del sistema di governance multipolare che sta prendendo forma, il G20 potrebbe rappresentare un forum utile e particolarmente adatto ad elaborare un consenso e ad instaurare un processo decisionale che sia inclusivo, basato sul partenariato e in grado di promuovere la convergenza, compresa quella normativa; è del parere che, nonostante la crescente importanza del G20, il G7 possa svolgere un ruolo chiave come forum consultivo, di coordinamento e di ricerca del consenso per le potenze consolidate, nell'ottica del dialogo con i paesi BRICS e le altre potenze emergenti, e in preparazione dei vertici del G20; ritiene che il G8 debba essere utilizzato anche per tentare di conciliare le posizioni con la Russia onde affrontare le sfide comuni in maniera coordinata ed efficace; sostiene la dimensione parlamentare del G20 e ritiene che vada ulteriormente consolidata e coinvolta nel processo decisionale, al fine di garantire un sistema di controllo e un dialogo democratico rafforzati; è inoltre favorevole all'istituzione di un parallelo forum consultivo del G20 che riunisca le organizzazioni non governative e i principali rappresentanti della società civile e delle imprese dei paesi del G20;

18.  ritiene che l'attuale crisi del debito sovrano costituirà un test importante per il G-20 come un efficace forum di dialogo politico strategico in grado di promuovere un sistema veramente globale di governance economica e finanziaria che rifletta l'interdipendenza tra le economie sviluppate e quelle emergenti, creando le basi per l'eliminazione di squilibri sistemici che possono essere particolarmente dannosi sia per le economie sviluppate che, in una prospettiva a lungo termine, per quelli emergenti, e promuovendo la solidarietà nelle sedi finanziarie internazionali, quali il Fondo monetario internazionale;

19.  invita l'UE a rafforzare il dialogo e la cooperazione a livello politico con i paesi BRICS, per dare un maggiore impulso alla riforma delle istituzioni di governance globale nei settori finanziario ed economico, ad esempio le istituzioni di Bretton Woods, allo scopo di garantire un'ampia rappresentanza di tutti i paesi membri rispecchiando nel contempo il mutamento degli equilibri economici;

20.  ritiene che le potenze emerse debbano sostenere le organizzazioni regionali a cui partecipano i paesi BRICS e gli altri paesi emergenti, come l'ASEAN o il Mercosur, compresi i loro processi di sviluppo istituzionale e di potenziamento delle capacità, e garantire una presenza diplomatica di alto livello in occasione delle riunioni di tali organizzazioni;

21.  osserva che, data la crescente importanza a livello globale e regionale della Cina, dell'India e di altri paesi emergenti in Asia, gli Stati Uniti e l'Unione europea potrebbero progressivamente spostare il centro delle loro attenzioni, gli investimenti politici e le risorse verso il Pacifico, attribuendo alla dimensione nordatlantica e alla cooperazione reciproca un valore strategico di minor rilievo; osserva inoltre che l'Asia dovrebbe rivestire un ruolo più importante nel programma di politica estera dell'Unione europea e degli Stati membri; sollecita Stati Uniti e Unione europea a coordinare maggiormente le loro politiche nei confronti della Cina, dell'India e degli altri paesi emergenti in Asia, allo scopo di evitare una divergenza di tali politiche; ritiene fermamente che coordinando i loro sforzi, gli USA e l'UE potranno raggiungere le sinergie politiche necessarie ad avviare un dialogo efficace positivo e costruttivo con i BRICS ed altri paesi emergenti; è del parere che, fatto salvo il G7, lo svolgimento regolare di vertici UE-USA consentirebbe di identificare gli obiettivi comuni e coordinare le strategie in relazione a questioni di rilevanza globale, compresa la governance politica, onde raggiungere un approccio comune nei confronti delle potenze emergenti; ricorda che le relazioni transatlantiche rivestono un'estrema importanza sia a livello economico che politico e sottolinea la forte relazione reciproca sotto il profilo economico tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea; è del parere che il Consiglio economico transatlantico e il dialogo transatlantico fra legislatori possano anche offrire un'opportunità di dialogo e di valutazione complessiva e debbano quindi comprendere una riflessione sull'impegno strategico dell'UE e degli Stati Uniti nei confronti dei paesi BRICS e degli altri paesi emergenti e sulle modalità per promuovere una convergenza normativa con tali paesi; ricorda la necessità di creare un Consiglio politico transatlantico come organismo ad hoc per la consultazione e il coordinamento sistematici ad alto livello in materia di politica estera e di sicurezza tra l'UE e gli USA;

22.  sottolinea che per le questioni di portata globale o relative alla governance globale, l'interlocutore delle potenze emerse, dei paesi BRICS e degli altri paesi emergenti deve essere l'Unione europea, anziché i suoi Stati membri; ritiene che, allo scopo di assumere una posizione politica coerente nei confronti dei paesi BRICS e delle altre potenze emergenti, è di fondamentale importanza che gli Stati membri sviluppino le loro relazioni bilaterali con la massima trasparenza e tenendo conto del potenziale impatto di tali relazioni sulle politiche e le posizioni dell'Unione; è del parere che l'UE debba impegnarsi per ottenere più coesione e crescita a livello politico ed economico al fine di mantenere la propria influenza politica, un ruolo chiave nel nuovo sistema multipolare che sta prendendo forma ed essere considerata dai paesi BRICS e dai nuovi paesi emergenti un'indispensabile e valida controparte;

23.  sottolinea che il coordinamento generale della politica estera dell'UE rispetto ai paesi BRICS e alle altre potenze emergenti dovrebbe essere garantito dall'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, in conformità dell'articolo 184, paragrafo 4, e dell'articolo 21, paragrafo 3 del TUE; ritiene che l'UE, con il coordinamento dell'Alto rappresentante, debba impegnarsi al fine di ottenere un miglior collegamento della politica estera e di sicurezza con le politiche settoriali dell'Unione, quali lo sviluppo, la sicurezza energetica, il commercio, l'accesso alle materie prime e alle terre rare, i cambiamenti climatici e le migrazioni, al fine di sfruttare le sinergie e assicurare un approccio di politica estera coerente e sistematico volto al rispetto universale dello Stato di diritto, dei diritti umani e della governance democratica; ritiene che il concetto di «partner strategici'dell'UE debba essere ulteriormente perfezionato e meglio definito per dare riscontro a tali obiettivi fondamentali; sottolinea le conclusioni della COP 17 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (CQNUCC) e la persistente necessità di un impegno coerente e coordinato con i paesi BRICS onde raggiungere un accordo progressivo;

24.  ritiene che un approccio di politica estera coerente a livello europeo richieda anche un maggior coordinamento tra il Presidente del Consiglio europeo, l'Alto rappresentante, il Consiglio, il Parlamento e la Commissione sui temi relativi ai programmi del G7, del G8 e del G20;

25.  osserva che l'UE dovrebbe essere in grado di adattare e riformare le sue strutture di governance interna, al fine di assicurare un processo decisionale capace di riflettere la sua pluralità e creare consenso; sottolinea quanto sia importante che il funzionamento del SEAE rifletta l'approccio coerente di politica estera europea rispetto ai paesi BRICS e agli altri paesi emergenti; ritiene che il SEAE dovrebbe rivedere e rafforzare i partenariati strategici con i singoli paesi BRICS, in stretta consultazione con il Parlamento, sfruttando la loro specificità e le potenzialità di sinergie e di cooperazione con l'UE; esorta il SEAE a elaborare meccanismi di coordinamento orizzontale e verticale che permetteranno alla politica estera dell'Unione europea di trarre vantaggio dalle sinergie istituzionali a livello UE e dallo spessore e dalla profondità dei legami bilaterali degli Stati membri con i partner strategici, tra cui i paesi BRICS e le altre potenze emergenti; è del parere che, per quanto concerne i BRICS, oltre alla sua organizzazione impostata su basi geografiche e tematiche, il SEAE debba istituire un meccanismo di coordinamento ad hoc, in modo da garantire che tutte le singole politiche nei confronti dei BRICS siano compatibili da un punto di vista sistemico, e che le linee politiche adottate trovino riscontro nel dialogo dell'UE con le potenze emerse quali gli USA, il Canada e il Giappone; ritiene che le delegazioni dell'UE nei paesi BRICS e nelle altre principali potenze emergenti debbano intensificare i loro contatti al fine di assicurare un monitoraggio e un'analisi costanti delle relazioni tra i paesi BRICS e delle relative sensibilità trasversali, consentendo in tal modo un approccio maggiormente sistematico; ritiene, a questo proposito, che le delegazioni dell'UE nei paesi BRICS dovrebbero analizzare le posizioni dei paesi BRICS sulla governance e le sfide globali e sulle relazioni con gli altri paesi BRICS è del parere che l'UE debba orientare rinnovati sforzi e risorse in maniera da guidare il processo di riforma del sistema globale di governance e delle organizzazioni internazionali, mirando ad assicurare una ricerca del consenso e un processo decisionale più inclusivi a livello globale, con particolare riferimento alla riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al multilateralismo finanziario globale;

26.  ritiene che il «multilateralismo efficace» e un maggior coordinamento nei forum multilaterali volti ad affrontare le questioni di governance globale debbano rimanere al centro di un partenariato rafforzato con i paesi BRICS; raccomanda, in particolare, all'UE di proseguire la sua azione per ottenere l'impegno di detti paesi in tal senso;

27.  ritiene che il Parlamento debba prendere parte ai vertici bilaterali fra l'Unione europea e i suoi partner strategici;

28.  ritiene che il personale delle delegazioni UE nei paesi BRICS dovrebbe includere ufficiali di collegamento, al fine di promuovere una migliore comprensione della dimensione parlamentare nazionale in ciascuno di quei paesi e favorire una collaborazione e un dialogo più stretti tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali su base bilaterale, nonché promuovere una maggiore responsabilità democratica dei processi decisionali nelle sedi internazionali come il G8 e il G20; ritiene che, oltre alle rispettive delegazioni esistenti per le relazioni con Russia, India, Cina e Sudafrica, potrebbe essere presa in considerazione anche una delegazione per le relazioni con il Brasile;

29.  è del parere che, al fine di assicurare un controllo democratico efficace dell'elaborazione delle politiche europee nei confronti dei BRICS e degli altri paesi emergenti, e al fine di promuovere un miglior dialogo interparlamentare con tali paesi, il personale corrispondente del Parlamento dovrebbe sviluppare competenze specifiche, in modo da possedere gli strumenti analitici adeguati e la capacità di controllo, e poter assistere i deputati nella promozione di un dialogo efficace; ritiene inoltre che sia opportuno istituire un sistema di scambi di personale tra il Parlamento e il SEAE onde potenziare al massimo le sinergie, il dialogo interistituzionale e la cooperazione e promuovere lo scambio di competenze;

30.  sottolinea che qualsiasi forma di approfondimento delle relazioni e di rafforzamento della cooperazione politica con i paesi BRICS a livello governativo dovrebbe accompagnarsi a un dialogo costante fra le organizzazioni della società civile; invita il SEAE e le delegazioni dell'UE, a tale riguardo, a istituire un quadro inteso ad agevolare e intensificare i contatti interpersonali e gli scambi culturali e accademici sulla base di programmi esistenti e ad hoc, onde migliorare la comprensione reciproca e mettere a punto azioni e iniziative comuni;

31.  insiste sulla necessità di intensificare il dialogo politico con i paesi BRICS in relazione al rispetto dei diritti umani e delle norme sociali e ambientali; ricorda, in proposito, che l'osservanza delle norme fondamentali del lavoro e dell'agenda del lavoro dignitoso dell'OIL è essenziale per conseguire gli obiettivi di sviluppo del millennio poiché, garantendo la stabilità socio-politica e migliorando i livelli di qualifica della forza lavoro di un paese, si ottiene un influsso positivo sulla sua economia;

32.  accoglie con favore la summenzionata comunicazione della Commissione relativa a «Un bilancio per la strategia 2020», che formula una proposta per l'elaborazione degli strumenti e dei programmi finanziari nell'ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020; sottolinea che il nuovo strumento di partenariato, volto a sostenere gli interessi politici ed economici dell'UE nel resto del mondo e comprendente attività non compatibili con l'APS, dovrebbe essere uno strumento di politica estera; ritiene che tale strumento di partenariato possa contribuire a rafforzare i legami politici, e con essi i legami economici, con determinati paesi, e si compiace che tra i suoi obiettivi sia compresa la promozione della convergenza normativa; ritiene inoltre che lo strumento di partenariato debba includere linee di finanziamento per la diplomazia pubblica, allo scopo di consolidare le relazioni dei singoli paesi con l'UE e promuovere l'autorità, il partenariato e la lealtà; è tuttavia del parere che occorra anche predisporre risorse aggiuntive a sostegno della democratizzazione, del consolidamento dello Stato di diritto, del miglioramento dell'istruzione e della riduzione delle disparità sociali; ritiene che la nuova concezione di strumenti e programmi finanziari debba conferire un'importanza particolare a linee di finanziamento ad hoc che sostengano le potenze emergenti e le potenziali potenze emergenti nel rafforzamento delle strutture democratiche e nello sviluppo del buon governo e dello Stato di diritto, delle organizzazioni della società civile, di validi sistemi di istruzione e dell'inclusione sociale progressiva; accoglie con favore la proposta della Commissione di includere il principio di condizionalità in tutti i programmi e gli strumenti dell'UE e ritiene che questa sia la chiave per esercitare una maggiore influenza nella promozione dei diritti umani, della democrazia e del buon governo come valori universali;

33.  invita i paesi BRICS ad assumere, nella politica di sviluppo internazionale, un ruolo che rifletta maggiormente la loro quota del PIL mondiale;

34.  esorta l'UE e gli Stati membri a sostenere le iniziative di cooperazione Sud-Sud e a partecipare a progetti di cooperazione triangolare nei quali siano coinvolti i paesi BRICS;

35.  ritiene fondamentale promuovere una maggiore cooperazione dell'UE con i paesi BRICS e le altre economie emergenti nel sistema di governance globale e nell'ambito delle organizzazioni internazionali; è del parere che l'Unione europea e gli Stati Uniti debbano avviare un dialogo strategico con i paesi BRICS sulle opzioni di riforma delle organizzazioni internazionali; ritiene che a livello dell'UE sia opportuno promuovere una riflessione sui modi per potenziare al massimo il ruolo, la voce e il diritto di voto dell'Unione europea nelle sedi internazionali e realizzare un coordinamento più razionale tra gli Stati membri dell'UE in tali sedi e, quindi, una posizione più coesa, ai fini di un dialogo positivo, del partenariato e della cooperazione con i paesi BRICS;

36.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Presidente della Commissione, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Presidenza polacca del Consiglio dell'Unione europea, alla Commissione nonché al Dipartimento di Stato americano.

(1) GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.
(2) GU C 349 E del 22.12.2010, pag. 51.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0121.
(4) Testi approvati, P7_TA(2011)0255.
(5) Testi approvati, P7_TA(2011)0364.
(6) Testi approvati, P7_TA(2011)0334.

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