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Procedura : 2011/2885(RSP)
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Ciclo del documento : B7-0187/2012

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B7-0187/2012

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PV 28/03/2012 - 17
CRE 28/03/2012 - 17

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Giovedì 29 marzo 2012 - Bruxelles
Relazione sull'allargamento al Kosovo
P7_TA(2012)0115B7-0187/2012

Risoluzione del Parlamento europeo del 29 marzo 2012 sul processo d'integrazione europea del Kosovo (2011/2885(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2011 intitolata ' Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2011-2012' (COM(2011)0666) e la relazione 2011 di accompagnamento sui progressi compiuti dal Kosovo (SEC(2011)1207),

–  viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali» del 7 dicembre 2009, del 14 dicembre 2010 e del 5 dicembre 2011, nelle quali si sottolinea e si ribadisce che anche il Kosovo, ferma restando la posizione degli Stati membri sul suo status, dovrebbe beneficiare della prospettiva di una liberalizzazione del regime dei visti quando saranno soddisfatte tutte le condizioni, si accoglie con favore l'intenzione della Commissione di lanciare un dialogo sui visti verso la fine dell'anno e la si invita ad avviare un approccio strutturato per avvicinare all'UE la popolazione del Kosovo,

–  visto il regolamento (CE) n. 1244/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo(1), in particolare l'allegato I, nel quale, per motivi di sicurezza e di certezza giuridica, è stato inserito il riferimento a coloro che risiedono in Kosovo,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 28 febbraio 2012 sull'allargamento e sul processo di stabilizzazione e di associazione;

–  vista l'azione comune 2008/124/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla missione dell'Unione europea sullo stato di diritto in Kosovo (EULEX KOSOVO), modificata dall'azione comune 2009/445/PESC del Consiglio del 9 giugno 2009 e dalla decisione 2010/322/PESC del Consiglio dell'8 giugno 2010,

–  viste l'azione comune 2008/123/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla nomina del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo, e la decisione 2011/478/PESC del Consiglio, del 28 luglio 2011, relativa alla proroga del mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Kosovo,

–  vista la dichiarazione dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione sulla situazione in Kosovo del 27 luglio 2011,

–  visti i comunicati stampa del Consiglio dell'Unione europea sul dialogo facilitato dell'UE,

–  viste le dichiarazioni congiunte delle riunioni interparlamentari Parlamento europeo-Kosovo del 28-29 maggio 2008, del 6-7 aprile 2009, del 22-23 giugno 2010 e del 20 maggio 2011,

–  vista la relazione finale della missione in Kosovo degli esperti elettorali dell'Unione europea in data 25 gennaio 2011,

–  viste le sue precedenti risoluzioni,

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1244(1999),

–  vista la risoluzione di consenso dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 9 settembre 2010 (A/RES/64/298), presentata congiuntamente dalla Serbia e dai 27 Stati membri dell'UE, sul dialogo Belgrado-Pristina, in cui si afferma che il suo obiettivo sarebbe quello di promuovere la cooperazione, realizzare progressi sul cammino verso l'Unione europea e migliorare la vita della popolazione e in cui si accoglie con favore la disponibilità dell'UE a contribuirvi,

–  viste la relazione finale dell'inviato speciale delle Nazioni Unite sul futuro status del Kosovo e la proposta globale sullo status, del 26 marzo 2007, per la definizione dello status del Kosovo, in particolare le sue disposizioni sui diritti umani e le libertà fondamentali delle comunità e dei loro membri, il patrimonio religioso e culturale e il decentramento,

–  visto il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sulla conformità al diritto internazionale della dichiarazione unilaterale d'indipendenza formulata dalle istituzioni provvisorie di autogoverno del Kosovo il 22 luglio 2010,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, in occasione del Consiglio europeo tenutosi a Salonicco il 19 e 20 giugno 2003, a tutti gli Stati dei Balcani occidentali era stata promessa l'adesione all'Unione europea e che questa promessa è stata ribadita nella riunione ad alto livello sui Balcani occidentali tenutasi a Sarajevo il 2 giugno 2010;

B.  considerando che l'Unione europea ha sempre difeso la sostenibilità di Stati multietnici e multireligiosi nei Balcani occidentali, sulla base dei valori della democrazia, della tolleranza e del multiculturalismo;

C.  considerando che la cooperazione regionale e le relazioni di buon vicinato sono essenziali per il processo di integrazione europea e per garantire sicurezza e stabilità nella regione;

D.  considerando che il piano Ahtisaari rimane un buon quadro per la risoluzione del conflitto sul nord e il mantenimento dell'integrità territoriale e politica del Kosovo;

E.  considerando che la persistente debolezza dello Stato di diritto ritarda la maturazione della democrazia e danneggia l'economia, minando lo sviluppo a lungo termine;

F.  considerando che tra le priorità principali della missione EULEX rientrano la lotta alla corruzione e al crimine organizzato nonché l'indagine e l'azione giudiziaria per quanto concerne i crimini di guerra;

1.  rileva che la dichiarazione di indipendenza del Kosovo è stata riconosciuta da 88 paesi, tra cui 22 Stati membri; gradirebbe che i rimanenti cinque Stati membri dell'UE facessero altrettanto; accoglierebbe altresì con favore una loro partecipazione più attiva alla mediazione tra Serbia e Kosovo; ribadisce quanto sia importante che l'Unione europea si impegni con il Kosovo e ritiene che questo impegno sia fondamentale per preservare la stabilità e la sicurezza nella immediate vicinanze dell'Unione europea; considera deplorevole la pressione diplomatica esercitata dalla Serbia per far sì che alcuni paesi non riconoscano il Kosovo;

2.  sottolinea la prospettiva europea del Kosovo, in linea con la prospettiva europea di tutta la regione dei Balcani occidentali, che è un potente incentivo per le riforme necessarie; rileva che la strategia dell'UE per rendere questa prospettiva tangibile per i cittadini kosovari non ha sinora avuto successo e che pochi risultati sono stati raggiunti; accoglie con favore la nomina al doppio incarico di Rappresentante speciale dell'UE/Capo dell'Ufficio UE;

3.   si compiace dell'intenzione della Commissione di avviare uno studio di fattibilità per l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra il Kosovo e l'Unione europea, intenzione di cui si prende atto nelle conclusioni del Consiglio Affari generali del 28 febbraio 2012, e si compiace in particolare del lancio di tale studio da parte del Commissario Füle il 27 marzo 2012, in occasione della prima riunione del Consiglio nazionale per l'integrazione europea del Kosovo, e auspica che lo stesso sia completato al più tardi entro l'autunno del 2012;

4.  sottolinea la necessità di una migliore cooperazione tra le missioni dell'UE e le altre missioni internazionali presenti in Kosovo, al fine di evitare il sovrapporsi delle loro attività e assicurare una gestione efficiente delle risorse;

5.  ribadisce il proprio punto di vista, espresso nelle risoluzioni del 29 marzo 2007(2), del 5 febbraio 2009(3) e dell'8 luglio 2010(4), secondo cui la possibilità di dividere il Kosovo andrebbe respinta;

6.  esprime preoccupazione per le gravi irregolarità registrate durante le elezioni parlamentari del dicembre 2010; chiede una corretta indagine sulle frodi elettorali che identifichi anche le singole persone politicamente responsabili delle irregolarità e una rapida ed adeguata punizione di tutti i responsabili, compresi i funzionari elettorali locali, al fine di porre termine alla cultura dell'impunità che mina la fiducia della società nelle istituzioni dello Stato e la loro legittimità; chiede che sia data priorità alla risoluzione di casi elettorali e, a tal fine, invita le istituzioni statali del Kosovo (il procuratore di Stato, la Corte Suprema e il Consiglio giudiziario del Kosovo) a migliorare il modo di coordinare i loro lavori; sottolinea che un quadro elettorale ben funzionante è essenziale per il funzionamento delle istituzioni democratiche;

7.  invita tutti i partiti, sia al governo che all'opposizione, a procedere rapidamente con le promesse riforme costituzionale ed elettorale, conformemente all'impegno assunto nei confronti degli elettori dopo le elezioni, al fine di rendere più trasparente il sistema elettorale e di uniformarlo agli standard internazionali, in particolare a quelli del Consiglio d'Europa;

8.  prende atto a tale riguardo dell'intenzione del governo del Kosovo di porre fine nel corso di quest'anno al processo d'indipendenza sotto supervisione internazionale, col graduale smantellamento dell'Ufficio civile internazionale (ICO, International Civilian Office); invita l'Assemblea del Kosovo a preservare e sancire nella nuova costituzione i principi del piano Ahtisaari, che pose le basi per l'indipendenza del Kosovo;

9.  rileva che le istituzioni del Kosovo hanno affrontato con successo la crisi concernente la presidenza all'inizio del 2011; elogia il Kosovo per avere il suo primo capo di Stato donna e osserva che la Presidente Jahjaga è anche il più giovane capo di Stato eletto democraticamente in Europa;

10.  accoglie con favore l'avvio del dialogo sui visti conformemente agli impegni assunti in precedenza per quanto riguarda la realizzazione della prospettiva europea dei Balcani occidentali e fatte salve le posizioni degli Stati membri sullo status del Kosovo, al fine di contrastare il crescente isolamento tra i cittadini kosovari, che ha un impatto negativo soprattutto sui gruppi più vulnerabili e sui giovani, e si attende che la Commissione presenti questa primavera la roadmap per la liberalizzazione dei visti, adottando la stessa impostazione che ha adottato per altri paesi dei Balcani occidentali, vale a dire preparando un piano che affronti quattro gruppi di questioni, con l'obiettivo principale di giungere, alla fine di tale processo, alla liberalizzazione dei visti; si compiace delle conclusioni del Consiglio del 5 dicembre 2011, quando ha ribadito che la liberalizzazione dei visti sarebbe stata infine concessa al Kosovo una volta soddisfatte tutte le condizioni; sottolinea che migliori contatti tra le persone sono un potente incentivo per la democratizzazione e un fattore trainante per ulteriori riforme nella regione;

11.  sottolinea che il ritorno dei profughi e degli sfollati interni rimane una sfida per il Kosovo; accoglie con favore l'impegno delle autorità kosovare in questo campo e incoraggia ulteriori sforzi a livello centrale e locale per garantire l'integrazione socio-economica dei rimpatriati, tenendo in particolare considerazione le esigenze dei rimpatriati serbi, rom, ashkali ed egiziani;

12.  sottolinea la necessità di garantire un'efficace cooperazione e coordinamento tra tutti i ministeri competenti e, in collaborazione con gli attori internazionali, di fornire formazione, sviluppo delle competenze e assistenza tecnica alle istituzioni locali e alle strutture di coordinamento; sottolinea l'importanza di risolvere le questioni relative alla restituzione delle proprietà dei rimpatriati e di garantire il ripristino dei diritti di proprietà dei cittadini serbi in Kosovo;

13.  sottolinea la necessità di compiere progressi sostanziali nel raggiungimento di un accordo tra il Kosovo e i paesi vicini sulla questione della successione legale e dei diritti di proprietà;

14.  sottolinea l'importanza del dialogo con Belgrado, portato avanti dopo l'accordo tra la Serbia e il Kosovo che è stato concluso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2010 e facilitato dalla UE, per la cooperazione regionale e per la prospettiva europea di entrambi i paesi; si compiace del fatto che finora si sono svolti nove round che hanno portato a diversi accordi preliminari, tra cui quello del 2 dicembre 2011, sulla gestione integrata dei valichi (IBM) nella parte settentrionale del paese, introducendo singole disposizioni comuni di monitoraggio integrato, e chiede l'attuazione in buona fede di detto accordo;

15.  esprime tuttavia preoccupazione per il fatto che accordi precedenti, importanti per migliorare la vita quotidiana dei cittadini di entrambe le parti, ad esempio quelli sulla consegna di tutti i registri dello stato civile alle autorità del Kosovo e sui timbri doganali, non sono stati attuati pienamente dalla controparte serba, con la conseguenza che la mancata attuazione di quest'ultimo accordo da parte serba ha portato alla decisione del luglio 2011 del governo kosovaro di applicare misure reciproche; invita il governo serbo a dimostrare la sua disponibilità a realizzare gli obiettivi del dialogo; plaude, in tale contesto, agli accordi tra Belgrado e Pristina sulla gestione integrata delle frontiere (IBM, Integrated Border Management) e sulla cooperazione regionale inclusiva raggiunti il 24 febbraio 2012, e sottolinea l'estrema importanza dell'attuazione in buona fede degli accordi raggiunti; considera incresciosi, a tale riguardo, i recenti disaccordi tra le parti sull'uso della «postilla» che accompagna la presenza della delegazione kosovara;

16.  sottolinea che entrambe le parti sono tenute a perseguire un approccio pragmatico, che richiede impegno, costanza e senso di responsabilità nella ricerca delle soluzioni; auspica che presto saranno raggiunti accordi su tutti i temi restanti al fine di spianare la strada ad una stabilità regionale e a relazioni di buon vicinato vere e proprie e di permettere al Kosovo di concludere accordi contrattuali con l'UE;

17.  sottolinea l'importanza di garantire che i parlamenti e le società di entrambi gli Stati siano adeguatamente informati sugli esiti del dialogo al fine di assicurare la trasparenza e la legittimità del processo; sottolinea che anche l'UE dovrebbe svolgere un ruolo in tale comunicazione nonché nell'avvicinare le due parti e nel facilitare i contatti interpersonali;

18.  esorta il Consiglio e la Commissione dell'Unione europea a negoziare al più presto un accordo commerciale con il Kosovo, fondamentale per lo sviluppo del paese e per ottenere risultati positivi nella lotta contro la disoccupazione;

19.  esprime profonda preoccupazione per la situazione instabile e tesa che si registra al nord e condanna fermamente l'inaccettabile violenza nei confronti della KFOR e delle autorità kosovare che nella zona determina morti e ferimenti; chiede di adoperarsi per il ripristino dello Stato di diritto nella zona, intensificando la lotta contro la criminalità organizzata e le reti criminali che la utilizzano come area d'impunità al di fuori del controllo di qualsiasi autorità; chiede la rimozione rapida e completa di tutti i blocchi stradali e di garantire la libera circolazione delle persone e delle merci, compreso l'accesso ai valichi per la comunità internazionale e per i funzionari doganali del Kosovo, e accoglie con favore la dichiarazione del Presidente della Serbia a tale riguardo; invita il governo serbo a sciogliere le strutture parallele che operano nel territorio del Kosovo;

20.  rileva che l'attuazione del piano Ahtisaari nel nord permetterebbe ai serbi kosovari di acquisire un'ampia autonomia, garantendo i loro diritti e libertà fondamentali; ribadisce che solo un risultato negoziato del dialogo determinerà una soluzione sostenibile e invita il governo kosovaro a compiere ogni sforzo al fine di sviluppare ed attuare una strategia efficace di sensibilizzazione dei cittadini del nord per agevolare tale dialogo; esorta la comunità internazionale a continuare a fornire il suo sostegno al governo kosovaro nella ricerca di una soluzione pacifica e duratura della situazione nel nord;

21.  avverte le autorità serbe che l'organizzazione di elezioni locali in Kosovo sarebbe contraria al diritto internazionale, con riferimento in particolare alla risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e minerebbe la stabilità regionale e il dialogo bilaterale in corso con il Kosovo; sottolinea che le modalità dell'eventuale partecipazione alle prossime elezioni generali in Serbia dei kosovari con cittadinanza serba residenti in Kosovo dovrebbero essere concordate con le autorità del Kosovo in cooperazione con l'UNMIK (l'amministrazione civile temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo) e con l'OSCE;

22.  sottolinea che le autorità kosovare devono adottare ulteriori misure rivolte alla minoranza serba, in particolare nel nord, per integrarla totalmente nella società del Kosovo; caldeggia, a tal fine, una maggiore rappresentanza dei serbi kosovari nell'amministrazione locale e nazionale, che è necessaria a garantire la visibilità degli interessi della minoranza serba e a incrementare la sua capacità di partecipazione al processo decisionale, contribuendo all'unità del Kosovo;

23.  accoglie con favore il maggiore impegno della comunità serba a sud del fiume Ibar nel quadro istituzionale del Kosovo, come dimostra la maggiore partecipazione alle elezioni e al censimento; sottolinea il ruolo fondamentale a tal fine del processo di decentramento e chiede un impegno costante perché esso abbia un esito positivo e in particolare per garantire una buona cooperazione tra tutti i livelli amministrativi; chiede l'aumento della capacità e dei bilanci dell'amministrazione locale; auspica che questo modello di cooperazione possa essere rapidamente esteso al nord, come previsto dal piano Ahtisaari, e chiede altresì che un effettivo processo di decentramento sia attuato in tale zona per mitigare le tensioni etniche e promuovere la stabilità;

24.  sottolinea l'importanza della missione EULEX per lo stato di diritto, che dimostra in maniera tangibile l'impegno dell'intera Unione europea e dei suoi 27 Stati membri per il miglioramento dello stato di diritto in Kosovo, e chiede all'Unione di intraprendere iniziative tese a migliorare l'efficienza e l'accettazione di questa importante missione in tutto il territorio del Kosovo; chiede alle autorità kosovare di intensificare la cooperazione con la missione EULEX e di garantire il sostegno al lavoro della missione in tutti i settori di sua competenza; prende nota delle attività della missione EULEX nella regione settentrionale del paese e la invita a intensificare gli sforzi per adempiere pienamente al proprio mandato in tale zona; rileva che il mandato della missione, soprattutto per quanto riguarda la programmazione, le operazioni, la gestione e il controllo, è attualmente oggetto di riesame nell'intento di adeguarlo all'evoluzione della situazione sul terreno;

25.  riconosce i progressi compiuti in alcuni settori, quali la polizia e le dogane, ed è del parere che, per contrastare la corruzione e la criminalità organizzata nonché i crimini di guerra, le attività fondamentali in tali settori debbano essere rafforzate affinché la missione possa garantire risultati più tangibili; nutre preoccupazione, a tale proposito, per il forte arretrato di procedimenti imputabile al numero inaspettatamente elevato di procedimenti trasferiti alla missione EULEX dall'Amministrazione civile temporanea delle Nazioni Unite in Kosovo; pone in evidenza la responsabilità della missione EULEX riguardo ai suoi poteri esecutivi e al relativo mandato di monitoraggio, tutoraggio e consulenza; incoraggia, a tale proposito, la missione EULEX a intervenire concretamente per far avanzare il trattamento di casi di corruzione ad alto livello; richiama l'attenzione, al riguardo, sulla fondamentale importanza del lavoro dei pubblici ministeri e dei giudici ed invita gli Stati membri dell'Unione europea a garantirne la presenza di un numero sufficiente, distaccandovi personale idoneo e, se necessario, ricorrendo a personale a contratto per colmare le lacune;

26.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a garantire un'adeguata organizzazione logistica per consentire al personale EULEX di adempiere al mandato della missione anche in situazioni di crisi, come quella attualmente in corso alle porte nord della regione di Mitrovicë/Mitrovica; richiama l'attenzione sull'importanza di garantire la continuità nel lavoro della missione; è preoccupato per il fatto che vari Stati membri dell'Unione europea abbiano annunciato l'intenzione di ritirare i propri contingenti di unità formate di polizia e li invita a riconsiderare tale decisione alla luce delle esigenze sul terreno;

27.  sottolinea la necessità di una gestione interna, di un coordinamento e di una cooperazione efficaci in seno a EULEX; pone in evidenza il bisogno di trasparenza e rendicontabilità nel lavoro di EULEX nonché di manifestare sensibilità riguardo al contesto politico delle proprie attività al fine di rafforzare la propria legittimità agli occhi dei cittadini; sottolinea inoltre l'importanza di mantenere stretti contatti con il governo, i media e i cittadini del Kosovo; incoraggia EULEX a informare i cittadini kosovari dei risultati conseguiti dalla missione, ad adoperarsi per aumentare la fiducia nella missione e a prestare attenzione alle aspettative dei cittadini;

28.  ritiene che EULEX dovrebbe affrontare urgentemente alcune carenze strutturali, quali scarsa rendicontabilità interna e l'insufficiente controllo esterno;

29.  si compiace del graduale trasferimento di responsabilità alla polizia locale per quanto riguarda la protezione dei siti religiosi e culturali, che testimonia del buon funzionamento delle autorità locali;

30.  incoraggia l'Assemblea del Kosovo a rafforzare il proprio ruolo nei processi democratici e legislativi del paese; evidenzia la necessità di un rafforzamento del ruolo di vigilanza dell'Assemblea sulle attività di governo, segnatamente nel verificare le spese di bilancio; esprime preoccupazione per la chiarezza del regolamento dell'Assemblea e la conformità di quest'ultima ad esso; sottolinea che, al fine di espletare in modo efficace le proprie funzioni, l'istituzione deve operare in conformità di regolamentazioni chiare e di capacità adeguate; accoglie con favore il previsto programma di gemellaggio e chiede maggiore sostegno per sviluppare le capacità operative e la competenza dell'Assemblea;

31.  ritiene che i casi di frode recentemente messi in luce dai media – indipendentemente dal fatto che abbiano a che fare col parlamento, col governo o con qualsiasi altra istituzione – debbano essere oggetto di adeguate indagini e che, se necessario, si debba revocare l'immunità; invita il parlamento e le istituzioni del Kosovo a prendere le distanze in modo chiaro da tali comportamenti e ad adottare idonee misure che rendano situazioni del genere incompatibili con i pubblici uffici;

32.  sottolinea l'importante ruolo della commissione per l'integrazione europea e del Ministero dell'Integrazione europea e si compiace del miglioramento delle relazioni tra le due istituzioni; invita nondimeno il governo kosovaro a portare avanti il rafforzamento di tali organismi e a migliorare la loro cooperazione;

33.  accoglie con favore l'istituzione della task force investigativa speciale EULEX sul presunto trattamento disumano delle persone e sul traffico illecito di organi, come richiesto nella risoluzione del Consiglio d'Europa del 25 gennaio 2011; chiede che sia svolta un'indagine approfondita sulla questione; invita tutte le parti in causa, comprese le autorità kosovare e albanesi, a cooperare pienamente nelle indagini e chiede a tutti i paesi limitrofi di dare pieno appoggio al lavoro della task force;

34.  sottolinea la necessità di ulteriori sforzi per individuare i dispersi del conflitto del 1998-1999, nonché per coloro che sono scomparsi successivamente; sottolinea che conoscere la sorte dei propri familiari costituisce un diritto umano fondamentale per le famiglie, un requisito essenziale per la riconciliazione tra le comunità e per un futuro pacifico nella regione; sostiene pienamente, pertanto, gli sforzi del gruppo di lavoro sulle persone scomparse e quelli di EULEX relativi alla modernizzazione della medicina forense in Kosovo; richiede un impegno supplementare nell'affrontare casi relativi agli eventi del marzo 2004, in quanto la gestione dei procedimenti penali nel suddetto contesto continua ad essere ostacolata da riluttanza e inefficienza;

35.  sottolinea che la corruzione diffusa e sistematica continua ad essere una delle principali sfide per il paese, come nel resto della regione dei Balcani occidentali, poiché incrina la fiducia dei cittadini nello stato di diritto e ne pregiudica l'accesso ai servizi pubblici; si compiace dei miglioramenti del quadro legislativo che sono stati annunciati e ne chiede la rapida e corretta attuazione; chiede altresì di intensificare gli sforzi per far fronte a tale sfida in modo più proattivo, potenziando in particolare le capacità delle forze dell'ordine e della magistratura in questo ambito e garantendo la trasparenza degli appalti pubblici e delle procedure di gara; sottolinea la necessità di un approccio proattivo e di una migliore cooperazione tra l'Agenzia anticorruzione, la polizia e i servizi competenti per l'azione penale; sottolinea che l'attuale clima di impunità, unitamente all'assenza di sanzioni adeguate per corruzione, costituisce uno dei maggiori problemi del Kosovo ed esorta le autorità kosovare a compilare un registro dei procedimenti penali per casi di corruzione, anche ai più alti livelli del potere politico ed economico;

36.  è del parere che la questione dello stato di diritto nel Kosovo rappresenti a tutt'oggi una grave preoccupazione che richiede urgente attenzione; incoraggia le autorità kosovare a varare senza indugio le riforme necessarie a far avanzare la prospettiva di adesione all'Unione per il Kosovo, il che, in ultima analisi, gioverà alla popolazione;

37.  è seriamente preoccupato per il ruolo svolto dalla criminalità organizzata kosovara in varie attività criminali nella regione, che riguardano droga e tratta di esseri umani; constata che la capacità della polizia e della magistratura di contrastare la criminalità organizzata permane a uno stadio iniziale di sviluppo e invita le autorità kosovare ad adottare immediati provvedimenti per migliorare questa capacità; invita altresì le autorità kosovare a migliorare la qualità e la trasparenza del processo legislativo onde dotare il paese di un valido quadro giuridico e rafforzare la fiducia nell'ordinamento giuridico;

38.  sottolinea l'importanza della cooperazione internazionale per contrastare efficacemente la criminalità organizzata; deplora che, data la riluttanza di alcuni membri della comunità internazionale a riconoscere la statualità del Kosovo, il paese non abbia potuto instaurare una cooperazione diretta con l'Europol e l'Interpol e che lo scambio di informazioni portato avanti da, rispettivamente, EULEX e UNMIK non abbia funzionato finora in modo appropriato; invita l'Europol e l'Interpol a porre in essere un efficiente flusso di informazioni con il Kosovo, o mediante accordi di cooperazione o riconoscendo al Kosovo lo status di osservatore; sottolinea l'importanza dello scambio di informazioni tra FRONTEX e il Kosovo;

39.  si compiace dei progressi conseguiti nella riforma dell'ordinamento giudiziario ma chiede maggiore impegno per garantire la professionalità di giudici e pubblici ministeri, nonché la loro indipendenza da ogni interferenza politica e per affrontare la corruzione nei propri ranghi; plaude, a tal fine, al ruolo attivo della Corte costituzionale nel garantire la costituzionalità delle procedure parlamentari e nel fare chiarezza sulla questione dell'immunità funzionale; rileva che, nonostante i progressi in alcuni ambiti, l'ordinamento giudiziario in Kosovo resta debole e persiste un numero significativo di cause arretrate; sottolinea, a tale proposito, la necessità di proseguire le riforme; sottolinea altresì l'importanza fondamentale che rivestono efficaci programmi di protezione e trasferimento dei testimoni per il corretto funzionamento del sistema della giustizia e chiede misure immediate per varare la legge sulla protezione dei testimoni e istituire unità preposte a tale compito in seno alla polizia e alla magistratura del paese; invita, inoltre, gli Stati membri dell'Unione europea e altri paesi che partecipano alla missione EULEX ad impegnarsi ad aderire al programma di trasferimento dei testimoni; si rammarica del fatto che il tribunale di Mitrovicë/Mitrovica ancora non funzioni a pieno regime e chiede alle autorità kosovare e serbe di risolvere il problema in modo tale da migliorare l'accesso alla giustizia dei cittadini nella parte settentrionale del paese;

40.  sottolinea l'importanza di una pubblica amministrazione professionale, indipendente, responsabile ed accessibile per il corretto funzionamento delle istituzioni dello Stato; chiede, a tal fine, una celere adozione del piano d'azione per dare attuazione alle riforme previste dalla strategia per la pubblica amministrazione; rileva che l'amministrazione deve rispecchiare la società kosovara, in termini di composizione etnica e di genere, e che tale composizione dovrebbe essere decisa sulla base del merito professionale ed essere quindi scevra da interferenze politiche riguardo alle nomine;

41.  sottolinea che media liberi, imparziali, forti e indipendenti, in linea con gli standard internazionali relativi ai media che garantiscono la libertà di parola e l'accesso alle informazioni, sono una pietra angolare della democrazia; invita, a tal fine, il governo a istituire un idoneo quadro giuridico e a garantire la sua efficace attuazione, anche depenalizzando la diffamazione; rileva con preoccupazione le continue ingerenze politiche nel lavoro dei media ed esorta le autorità kosovare ad adottare misure immediate per proteggere i giornalisti dalle minacce e dalle altre pressioni che possono subire nel proprio lavoro, anche ricorrendo all'uso selettivo delle inserzioni pubblicitarie statali, al fine di promuovere media indipendenti e pluralistici, garantendo così ai cittadini kosovari l'accesso alle informazioni; chiede di garantire la protezione dei giornalisti e di assicurare loro garanzie minime in termini di diritti e condizioni di lavoro; chiede altresì misure volte a garantire la trasparenza nella proprietà dei media e l'indipendenza finanziaria ed editoriale dell'emittente pubblica, anche riservando una quota adeguata – ad esempio il 20% – della sua programmazione, tra cui programmi di attualità, ai produttori indipendenti;

42.  esprime preoccupazione per il fatto che la discriminazione rappresenti a tutt'oggi un problema grave nel paese e invita il governo ad attuare una vasta strategia anti-discriminazione in linea con le norme internazionali sui diritti umani, garantendo l'uguaglianza di tutte le persone indipendentemente dall'origine etnica, dal sesso, dall'età, dalla religione, dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere o dalla disabilità, al fine di promuovere la tolleranza, il rispetto e la comprensione degli altri, in uno sforzo teso alla sensibilizzazione ai diritti umani ai livelli centrale e locale; sottolinea la necessità di ulteriori misure ai fini di un'attuazione più efficace dei ricorsi giuridici e amministrativi per le violazioni dei diritti umani; richiama l'attenzione in particolare sulla situazione delle donne e delle comunità rom, ashkali ed egiziane e sulla necessità di garantire l'integrazione scolastica di tutti i bambini attraverso l'istruzione nella rispettiva lingue materna; esorta le autorità, in considerazione della diversità etnica del Kosovo e in linea con le norme internazionali ed europee, a garantire l'accesso a servizi pubblici multilingue efficaci;

43.  sottolinea l'importanza del difensore civico per la protezione dei diritti e delle libertà dei cittadini; incoraggia il governo e l'Assemblea del Kosovo a intensificare gli sforzi per attuarne le raccomandazioni; chiede di assicurare a tale istituzione un maggiore sostegno politico, amministrativo e finanziario, visto il ruolo fondamentale che è chiamata a svolgere in qualità di garante dei diritti umani; rileva, al riguardo, che la penuria di risorse umane e finanziarie, così come la mancanza di una sede adeguata, restano un ostacolo per il corretto funzionamento di tale istituzione;

44.  esorta il governo kosovaro ad assicurare l'applicazione pratica delle disposizioni costituzionali volte a garantire il rispetto e la protezione delle minoranze;

45.  sottolinea che il quadro giuridico del Kosovo pone le basi per l'istituzionalizzazione dell'eguaglianza di genere, in vista dell'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul tema «Donne, pace e sicurezza»; rileva, tuttavia, che le norme sociali, le tradizioni, le condizioni di povertà economica e la debolezza delle istituzioni, in particolare dell'ordinamento giudiziario, permettono il perdurare di eccezioni sistematiche all'applicazione della legislazione vigente, esemplificate dall'accesso limitato delle donne alla proprietà, dalla loro riluttanza a valere i propri diritti di successione, dall'incapacità di rivendicare la custodia dei figli, dalla protezione insufficiente contro la violenza domestica, dalla mancanza di accesso alla giustizia per crimini commessi, dalla disparità di accesso all'istruzione per le ragazze, dalla disuguaglianza economica tra donne e uomini. nonché dalla costante sottorappresentanza femminile a tutti i livelli del processo decisionale politico costituiscono tutti elementi a riprova del fatto che la risoluzione 1325 è lungi dall'essere rispettata; invita al riguardo le autorità kosovare a compiere ogni sforzo per dare attuazione a tale risoluzione;

46.  valuta positivamente i progressi compiuti in materia di diritti delle donne e uguaglianza di genere, ad esempio l'introduzione di un congedo di maternità retribuito fino a nove mesi; è tuttavia preoccupato per l'elevato tasso di abbandono scolastico tra le ragazze e per la sottorappresentanza femminile sul mercato del lavoro, inclusi i settori chiave della società; chiede alle autorità kosovare di promuove in modo più attivo la partecipazione delle donne e di rafforzarne la posizione sul mercato del lavoro;

47.  ricorda il ruolo vitale dell'istruzione interculturale in Kosovo per promuovere uno spirito di rispetto, accettazione e tolleranza tra le nazioni e i gruppi etnici o religiosi, nell'ambito del quale sia preservata l'identità di ogni gruppo e riconosciuta l'identità dell'altro; sollecita le autorità del Kosovo a prevedere un programma d'insegnamento che comprenda la storia, la cultura e le altre caratteristiche di tutte le comunità tradizionalmente presenti in Kosovo, incoraggiando così uno spirito di tolleranza;

48.  incoraggia il governo e il Parlamento del Kosovo a porre in essere un sistema d'istruzione moderno di scuole pubbliche e private, che rispetti la separazione tra le comunità religiose e lo Stato e si basi sulla diversità culturale e religiosa e sulla consolidata tradizione di tolleranza della società kosovara;

49.  chiede un maggiore impegno a tutela del patrimonio culturale e religioso del Kosovo, in particolare dei monasteri e delle chiese serbe ortodosse ma anche di qualsiasi altro monumento che rappresenta un patrimonio culturale universale ed europeo; chiede in proposito l'effettiva attuazione delle zone a protezione speciale, anche bloccando le costruzioni abusive intorno e all'interno di tali siti e garantendo che siano integrati in modo sostenibile nelle comunità locali; richiama l'attenzione sulla necessità di varare leggi sulla protezione dei monasteri medievali della Chiesa ortodossa serba, designati dall'UNESCO patrimonio culturale dell'umanità, e dei centri storici di Prizren e Velika Hoča/Hoça i Madhe; chiede l'adozione di un elenco completo dei siti culturali che meritano di essere tutelati, al fine di garantire certezza del diritto ed evitare ambiguità;

50.  sottolinea a questo proposito l'importanza di migliorare le relazioni e la rappresentanza del Kosovo nelle istituzioni internazionali che si occupano di cultura e di patrimonio culturale e nelle organizzazioni sportive, con riferimento in particolare al Comitato olimpico internazionale in modo da consentire la partecipazione di atleti kosovari ai prossimi Giochi Olimpici di Londra;

51.  chiede ulteriori sforzi per riunificare l'università di Priština, attualmente divisa e invita la Commissione a presentare proposte su possibili iniziative dell'Unione europea per unire le facoltà di Mitrovica con quelle di Pristina;

52.  invita il Consiglio ad autorizzare immediatamente la Commissione ad aprire le negoziazioni per un accordo quadro con il Kosovo riguardo alla sua partecipazione ai programmi comunitari; prende atto della raccomandazione della Commissione di iniziare dai programmi «Cultura» e «Europa per i cittadini» ma sottolinea l'importanza di allargare quanto prima la partecipazione del Kosovo ad altri programmi;

53.  ribadisce il proprio sostegno alle attività della società civile e invita il governo e l'Assemblea a sviluppare strutture e piattaforme per il dialogo con le organizzazioni della società civile; incoraggia al contempo le istituzioni a tener conto del contributo della società civile nella formulazione delle politiche economiche e sociali; sottolinea l'importanza delle ONG nel controllo delle attività delle autorità, in particolare nel settore della lotta alla corruzione e nella costruzione della fiducia interetnica; incoraggia il dialogo tra i rappresentanti della società civile allo scopo di definire priorità comuni e centralizzare i loro sforzi per influenzare le politiche pubbliche;

54.  riconosce che, sebbene la libertà di associazione sindacale sia garantita dalla legge, vi è ancora la necessità di conseguire miglioramenti riguardo ai diritti lavorativi e sindacali di base; incoraggia il Kosovo a rafforzare il dialogo sociale all'interno del processo decisionale, nell'elaborazione delle politiche e nello sviluppo delle capacità delle parti sociali;

55.  è preoccupato per la situazione economica del Kosovo; sottolinea l'importanza della disciplina di bilancio e di politiche macroeconomiche sostenibili per lo sviluppo del paese e sottolinea che il processo di privatizzazione deve essere svolto in piena trasparenza; si compiace delle iniziative adottate per semplificare le procedure di avvio delle imprese, nell'intento di aumentare le entrate tributarie e ridurre l'elevata disoccupazione che si registra nel paese, in particolare tra i giovani; deplora, a tal fine, i ritardi nella proroga delle misure commerciali autonome;

56.  accoglie con soddisfazione l'adozione della strategia sullo sviluppo delle PMI per il periodo 2012-2016 e invita l'agenzia per il sostegno delle PMI del ministero del Commercio e dell'Industria ad attuarla; esorta l'agenzia a intensificare gli sforzi per agevolare la proliferazione delle piccole e medie imprese (PMI) fornendo accesso al credito, riducendo gli oneri amministrativi e incoraggiando la cooperazione tra le PMI del Kosovo, della regione e dell'Unione europea;

57.  chiede al Consiglio e alla Commissione dell'Unione europea di sostenere, in stretta cooperazione con le autorità locali, regionali e nazionali del Kosovo, lo sviluppo di un'agricoltura moderna, ecologica e sostenibile e di PMI attive nella produzione di energia rinnovabile;

58.  ricorda che solo un accordo commerciale tra l'Unione europea e il Kosovo può offrire una prospettiva concreta per la sostenibilità dello sviluppo economico a lungo termine del paese; si compiace dell'invito rivolto dal Consiglio alla Commissione affinché proporre una tabella di marcia per un accordo commerciale non appena saranno stati compiuti progressi sufficienti ed esorta la Commissione a inviare rapidamente una prima missione di esperti in Kosovo per valutare i progressi realizzati dal paese in questo campo;

59.  accoglie con favore le diverse misure adottate nel campo della protezione ambientale; deplora che le autorità kosovare non abbiano intrapreso un'adeguata ricerca di alternative alla costruzione di una nuova centrale a carbone per sostituire la produzione di energia nelle centrali elettriche Kosovo A e B; chiede tuttavia, pur riconoscendo che il crescente fabbisogno energetico del Kosovo dovrà, nel breve termine, essere soddisfatto continuando a privilegiare l'uso del carbone come principale fonte di energia, maggiori investimenti in tecnologie alternative più ecologiche e nel miglioramento dell'efficienza energetica del sistema elettrico in linea con gli obiettivi dell'Unione europea; chiede che una maggiore quota di energia provenga da fonti rinnovabili visto che le centrali elettriche Kosovo A e Kosovo B dovranno essere chiuse quanto prima;

60.  sottolinea, visto che la presenza di un'infrastruttura solida sia la premessa per uno sviluppo sostenibile, l'importanza di migliorare la rete di trasporto e di interconnessione con i paesi vicini, al fine di facilitare la circolazione di persone e merci; considera il trasporto pubblico e, in particolare, il sistema ferroviario un'alternativa economicamente efficiente e sostenibile al trasporto su strada e chiede al governo kosovaro e ai donatori internazionali di privilegiarne lo sviluppo e la modernizzazione nei loro piani di investimento;

61.  accoglie con favore l'intensificazione delle relazioni del Kosovo con la maggior parte dei paesi limitrofi e chiede la piena integrazione del paese nella cooperazione regionale; constata che nel 2011 la presidenza kosovara dell'Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA) si è svolta senza incidenti; è, tuttavia, preoccupato per il fatto che le tensioni con la Serbia incidano negativamente sulla libera circolazione di persone e merci e sulla cooperazione generale in ambito CEFTA;

62.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al governo, al Presidente e al parlamento del Kosovo.

(1) GU L 336 del 18.12.2009, pag. 1.
(2) GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 207.
(3) GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 126.
(4) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 78.

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