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Procedura : 2011/2197(INI)
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Ciclo del documento : A7-0049/2012

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A7-0049/2012

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PV 20/04/2012 - 6
CRE 20/04/2012 - 6

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PV 20/04/2012 - 10.8
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P7_TA(2012)0145

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Venerdì 20 aprile 2012 - Strasburgo
Donne e cambiamenti climatici
P7_TA(2012)0145A7-0049/2012

Risoluzione del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 su donne e cambiamenti climatici (2011/2197(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma del trattato sull'Unione europea (TUE) e l'articolo 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 marzo 2011 dal titolo «Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050» (COM(2011)0112),

–  visti la Quarta conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Pechino nel settembre 1995, la dichiarazione e la piattaforma d'azione approvate a Pechino e i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite Pechino +5, Pechino +10 e Pechino +15 sulle ulteriori azioni e iniziative per attuare la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottati rispettivamente il 9 giugno 2000, l'11 marzo 2005 e il 2 marzo 2010,

–  visto l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la decisione 36/CP.7 UNFCCC sul miglioramento della partecipazione delle donne nelle parti rappresentate presso gli organi stabiliti ai sensi della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del protocollo di Kyoto del 9 novembre 2001,

–  vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite del 18 settembre 2000,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 18 dicembre 1979 sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori del Parlamento europeo(1),

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2011 sulla Conferenza di Durban sul cambiamento climatico (COP 17)(2),

–  vista la sua risoluzione del 29 settembre 2011 sull'elaborazione di una posizione comune dell'Unione europea in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio+20)(3),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2009 dal titolo «2050: il futuro inizia oggi – raccomandazioni per la futura politica integrata dell'Unione europea sul cambiamento climatico»(4),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2008 sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nella cooperazione allo sviluppo(5),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7-0049/2012),

A.  considerando che i cambiamenti climatici non sono neutri dal punto di vista del genere e hanno in effetti conseguenze differenziate a seconda del genere;

B.  considerando che i modelli di consumo e gli stili di vita hanno un impatto significativo sui cambiamenti climatici;

C.  considerando che le donne costituiscono all'incirca il 50% della popolazione mondiale e che detengono ancora una responsabilità relativamente maggiore per quanto riguarda le scelte quotidiane relative al consumo, la cura dei bambini e le attività domestiche; che i modelli di consumo variano tra donne e uomini e che le donne consumano in modo più sostenibile rispetto agli uomini oltre a dimostrarsi maggiormente disposte ad agire per tutelare l'ambiente compiendo scelte di consumo sostenibili;

D.  considerando che, a causa dei ruoli improntati al genere, l'impatto delle donne sull'ambiente non è pari a quello esercitato dagli uomini e il loro accesso alle risorse e alle modalità di reazione e di adattamento è gravemente pregiudicato dalla discriminazione in termini di reddito, accesso alle risorse, potere politico, istruzione e responsabilità familiare;

E.  considerando che i cambiamenti climatici amplificheranno le disparità e che esiste il rischio che le politiche in materia abbiano altresì un impatto negativo sull'equilibrio di genere e sui diritti delle donne se non tengono conto fin dall'inizio della discriminazione di genere;

F.   considerando che la giustizia climatica non è possibile senza un'effettiva parità di genere e che l'eliminazione delle disuguaglianze e la lotta ai cambiamenti climatici non dovrebbero essere viste come una contraddizione;

G.   considerando che la democrazia, il rispetto dei diritti umani e le pari opportunità tra uomini e donne contribuiscono allo sviluppo sostenibile e alla protezione dell'ambiente;

H.  considerando che le fonti di discriminazione e vulnerabilità diverse dal genere (come la povertà, la geografia, la discriminazione tradizionale e istituzionale, la razza, ecc.) contribuiscono tutte a ostacolare l'accesso alle risorse e ai mezzi che consentono di far fronte a cambiamenti drammatici come quello climatico;

I.   considerando che in alcune regioni quasi il 70% di tutte le donne occupate lavorano nel settore agricolo(6) e producono fino al 90% di alcune colture(7), ma sono praticamente assenti dalle deliberazioni di bilancio e dalle attività relative ai cambiamenti climatici;

J.   considerando che il 70% delle persone povere che vivono con meno di 1 dollaro al giorno sono donne e che esse possiedono meno dell'1% dei beni mondiali; che, rispetto agli uomini, le donne dei paesi in via di sviluppo reinvestono una parte notevolmente maggiore del loro reddito nella famiglia;

K.   considerando che la pianificazione familiare può migliorare sostanzialmente la salute durante la maternità e il controllo sulle dimensioni della famiglia e, in ultima analisi, rafforzare l'indipendenza e ridurre il carico di lavoro delle donne, che sono ancora considerate le principali responsabili della cura dei figli, aumentando la loro resistenza e quella delle loro famiglie dinanzi alle conseguenze dei cambiamenti climatici, come indicato nel piano ventennale adottato dalla Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo;

L.   considerando che i problemi ambientali, causati o esacerbati dai cambiamenti climatici, sono attualmente responsabili dell'aumento della migrazione forzata e che pertanto esiste sempre più spesso un nesso tra i richiedenti asilo e le zone di declino ambientale; che è necessario migliorare la protezione e il reinsediamento dei «profughi climatici» e prestare un'attenzione speciale nei confronti delle donne, che sono le più vulnerabili;

M.  considerando che tra il 75 e l'80% dei 27 milioni di profughi al mondo sono donne e bambini(8); che le migrazioni indotte dai cambiamenti climatici avranno conseguenze diverse sulle donne e sugli uomini e spesso più gravi sulle donne; che sono necessarie disposizioni specifiche in materia di salute, sicurezza e indipendenza onde ridurre la vulnerabilità delle donne in questi casi di migrazione forzata o volontaria;

N.  considerando che la quota delle donne coinvolte nei processi decisionali politici e in particolare nei negoziati sui cambiamenti climatici è tuttora insoddisfacente e che i progressi compiuti sono scarsi o inesistenti; che le donne rappresentano appena il 12-15% dei capi delegazione e circa il 30% dei delegati;

O.  considerando che due terzi degli analfabeti al mondo sono donne(9) e che l'accesso alle informazioni e alla formazione attraverso idonei canali di comunicazione è quindi indispensabile per garantirne l'indipendenza e l'inclusione, soprattutto in casi di emergenza come le catastrofi naturali;

P.   considerando che le catastrofi naturali hanno importanti conseguenze a medio e a lungo termine su istruzione, salute, povertà strutturale e spostamento delle popolazioni, e che i bambini rappresentano una categoria particolarmente vulnerabile agli effetti delle catastrofi naturali; che esiste un nesso evidente tra il verificarsi delle catastrofi e la riduzione del tasso di scolarità, e che esse aggravano in modo significativo il divario di genere nell'istruzione;

Q.  considerando che la siccità e la mancanza d'acqua risultanti dai cambiamenti climatici obbligano le donne a lavorare di più per fornire acqua, prodotti alimentari ed energia e che spesso i giovani abbandonano la scuola per aiutare le madri in queste attività;

R.  considerando che le donne sono altresì importanti attrici del cambiamento, oltre a essere globalmente più attive nelle attività della società civile, e che la loro piena partecipazione a ogni aspetto della lotta contro i cambiamenti climatici garantirebbe politiche più eque, più globali e più efficaci per affrontare i cambiamenti climatici per quanto riguarda gli aspetti sia dell'adattamento che della mitigazione;

S.  considerando che, per via delle loro responsabilità nella gestione di risorse naturali scarse, le donne acquisiscono importanti conoscenze sulla necessità di una maggiore sostenibilità ambientale, e che possono quindi avere un ruolo, che non deve essere sottovalutato, nell'ottimizzazione delle strategie di attenuazione e di adattamento ai cambiamenti climatici;

T.  considerando che i meccanismi o i finanziamenti concernenti la prevenzione delle catastrofi, l'adattamento e la mitigazione continueranno a essere insufficienti finché non assicureranno la piena partecipazione delle donne a livello di progettazione, processo decisionale e attuazione; che le buone prassi ad esempio di Tunisia, Nicaragua, El Salvador e Honduras hanno dimostrato che le conoscenze e la partecipazione delle donne permettono di salvare vite tramite la gestione delle catastrofi, di favorire la biodiversità, di migliorare la gestione idrica, di aumentare la sicurezza alimentare, di prevenire la desertificazione, di proteggere le foreste e di sostenere la salute pubblica;

Disposizioni generali

1.  riconosce che i cambiamenti climatici acuiscono la discriminazione di genere, oltre ad avere altri effetti catastrofici, e sottolinea che evitare i cambiamenti climatici pericolosi deve costituire la massima priorità dell'UE nella politica sia interna che esterna;

2.  invita la Commissione e il Consiglio, al fine di garantire che l'azione in materia climatica non aumenti le disparità di genere ma comporti benefici associati per la situazione delle donne, a razionalizzare e integrare il genere in ogni fase delle politiche climatiche, dall'ideazione al finanziamento e dall'attuazione alla valutazione;

3.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di includere, a tutti i livelli del processo decisionale, gli obiettivi in materia di parità di genere e giustizia di genere nelle politiche, nei piani d'azione e nelle altre misure relative allo sviluppo sostenibile, al rischio di catastrofi e ai cambiamenti climatici, svolgendo analisi sistematiche sul genere, definendo indicatori e parametri di riferimento attenti alle questioni di genere e sviluppando strumenti pratici; sottolinea che il processo negoziale sui cambiamenti climatici deve tenere conto dei principi della parità di genere in tutte le sue fasi, dalla ricerca all'analisi, dalla progettazione all'attuazione e allo sviluppo di strategie di mitigazione e di adattamento;

4.  ricorda che, nel suo quarto rapporto di valutazione del 2007, il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha confermato che l'impatto dei cambiamenti climatici varia a seconda del genere, dell'età e della classe sociale, e che ad essere più colpiti sono verosimilmente i poveri; ritiene che il conseguimento dell'uguaglianza di genere sia cruciale per lo sviluppo umano e costituisca un obiettivo fondamentale nella lotta contro la povertà; chiede che nella definizione delle politiche in materia di sviluppo, diritti umani e cambiamenti climatici sia applicato trasversalmente un approccio basato sul genere; invita ad adottare misure per assicurare che la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) agisca nel quadro dei diritti umani e conformemente agli accordi nazionali e internazionali sull'uguaglianza e la parità di genere, inclusa la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW);

5.  sottolinea che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze negative dovrebbero altresì essere considerati un problema legato allo sviluppo avente implicazioni per il genere e concernente tutti i settori (sociale, culturale, economico e politico), dal livello locale a quello globale, e che sono necessari sforzi concertati di tutte le parti interessate per garantire che le misure in materia di cambiamenti climatici e riduzione del rischio di catastrofi siano rispondenti al genere, attente nei confronti delle popolazioni indigene e rispettose dei diritti umani;

6.  si compiace della crescente sensibilità in merito all'aspetto di genere dei cambiamenti climatici nei negoziati climatici ad alto livello e negli interventi degli attori di alto livello; sottolinea tuttavia la necessità di azioni concrete a favore di una maggiore inclusione delle donne nella diplomazia climatica dell'UE, a tutti i livelli decisionali e in particolare nei negoziati sui cambiamenti climatici, attraverso misure quali l'introduzione di una quota del 40% di donne nelle delegazioni;

7.  ricorda alla Commissione e agli Stati membri la propria risoluzione concernente la Conferenza sui cambiamenti climatici svoltasi a Durban (COP 17) e li invita ad agire conformemente al suo impegno ad «adoperarsi per raggiungere una rappresentanza femminile di almeno il 40% in tutti gli organismi pertinenti» per il finanziamento climatico; sottolinea la necessità di applicare tale principio al trasferimento di tecnologia nonché agli organi per l'adattamento;

8.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati disaggregati in base al paese e al genere nell'ambito della pianificazione, attuazione e valutazione di politiche, programmi e progetti in materia di cambiamenti climatici, al fine di valutare e affrontare in modo efficace i diversi effetti dei cambiamenti climatici in base al genere e di elaborare una guida per l'adattamento ai cambiamenti climatici, che delinei politiche capaci di proteggere e rafforzare le donne nel far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici;

9.  invita la Commissione e gli Stati membri a integrare statistiche sensibili alle specificità di genere in tutti i settori politici legati all'ambiente, in modo da migliorare il monitoraggio della situazione generale delle donne e degli uomini in relazione ai cambiamenti climatici;

10.  ricorda che l'inclusione delle questioni riguardanti la promozione dell'uguaglianza di genere e l'eliminazione delle discriminazioni nell'ambito della politica estera dell'UE dovrebbe continuare a favorire il ruolo centrale delle donne nel processo decisionale, nella definizione delle politiche e nella gestione, conservazione e monitoraggio delle risorse naturali e dell'ambiente, nonché negli sforzi intesi a combattere i cambiamenti climatici;

11.  chiede un indicatore «rispettoso del clima» (come alternativa al PNL) per monitorare in che modo la crescita, il consumo e gli stili di vita influenzano i cambiamenti climatici;

12.  invita l'Unione europea e gli Stati membri a valutare in quale misura le politiche climatiche tengano conto delle esigenze delle donne e li esorta ad applicare una prospettiva di genere nella definizione di una politica di sviluppo sostenibile attenta alle questioni di genere;

Adattamento

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire strumenti di facile utilizzo per le valutazioni d'impatto di genere dei progetti nell'intero ciclo di vita degli stessi, come gli strumenti utilizzati per i progetti di sviluppo;

14.  chiede soluzioni e progetti locali inclusivi, tra cui un'automatica sensibilizzazione in merito alle vulnerabilità e capacità di reazione esistenti, come le esperienze e le conoscenze tradizionali delle popolazioni autoctone e in particolare delle donne;

15.  sottolinea che in tutto il mondo le donne sono molto attive a livello di società civile e invita pertanto la Commissione a promuovere e a sostenere la creazione di reti tra le organizzazioni di donne e gli attori della società civile;

16.  invita la Commissione a prevedere programmi attraverso i quali il trasferimento di tecnologie moderne e know-how possa contribuire all'adattamento ai cambiamenti climatici di comunità e regioni in via di sviluppo;

17.  sottolinea che le donne svolgono un ruolo fondamentale nell'approvvigionamento e nella gestione dell'acqua nei paesi in via di sviluppo, poiché spesso sono loro a raccogliere, utilizzare e distribuire l'acqua, non soltanto per uso domestico ma anche nell'agricoltura; invita la Commissione a fornire aiuti allo sviluppo destinati a programmi accessibili per scavare pozzi utilizzando fonti energetiche rinnovabili e sistemi di trattamento delle acque semplici e di facile manutenzione;

18.  chiede l'integrazione di una costruzione delle capacità sensibile al genere e la formazione a soluzioni di adattamento che devono essere compatibili con le speciali esigenze delle donne e tener conto degli ostacoli specifici a cui esse sono confrontate, ma anche delle loro capacità ed esperienze;

19.  evidenzia l'importanza di fare affidamento sulla conoscenza delle donne e di incoraggiare le soluzioni locali che hanno un'influenza molto concreta sulla vita quotidiana delle persone, come il progetto sudafricano «Girls in Risk Reduction Leadership» (Ragazze alla guida della riduzione dei rischi) o vari progetti che aiutano gruppi di donne a installare impianti di acqua potabile e servizi igienici nelle bidonville indiane;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a integrare le questioni di genere nelle strategie di prevenzione e gestione dei rischi associati alle catastrofi naturali nonché a promuovere l'emancipazione e la sensibilizzazione delle donne attraverso lo sviluppo di capacità prima, durante e dopo le catastrofi climatiche come pure la loro partecipazione attiva ad azioni di previsione delle catastrofi, di allarme rapido e di prevenzione dei rischi nel quadro del ruolo che svolgono nel rafforzamento della resilienza;

21.  osserva che in molte comunità del mondo le responsabilità delle donne in ambito familiare le rendono più vulnerabili ai cambiamenti ambientali, e che tale situazione è acuita dall'impatto dei cambiamenti climatici; osserva altresì che le donne sono colpite nei loro molteplici ruoli di produttrici e procacciatrici di cibo, di prestatrici di cure e di soggetti economici;

22.  chiede di aumentare la trasparenza e l'inclusività dei meccanismi e dei processi di pianificazione esistenti, quali i programmi di azione nazionali di adattamento (PANA) e i futuri piani nazionali di adattamento, come pure di promuovere questi principi nei futuri trattati, meccanismi e sforzi di cooperazione bilaterali in materia climatica;

23.  sottolinea che esistono forti indicazioni del fatto che l'impatto sulla salute di condizioni influenzate dai fenomeni climatici, come la malnutrizione, e l'incidenza di malattie infettive quali la malaria variano a seconda del genere; rileva con preoccupazione l'alto tasso di mortalità femminile nelle catastrofi; ritiene che ricerche più specifiche sul modo in cui i cambiamenti climatici incidono sulla salute delle donne contribuirebbero a fornire risposte più mirate; invita tutti i governi ad adoperarsi maggiormente per garantire che la prevenzione, le cure e l'accesso alle medicine e ai farmaci siano migliorati, in particolare per le donne, che rappresentano un gruppo vulnerabile segnatamente nel loro ruolo di prestatrici di cure, come pure a impegnarsi in una serie di azioni per affrontare i rischi per la salute connessi ai cambiamenti climatici, a fornire un quadro per valutazioni dei rischi sanitari basate sul genere e a predisporre misure di adattamento/mitigazione relative ai cambiamenti climatici;

24.  sottolinea che il 70% dei più poveri a livello mondiale sono donne, le quali realizzano due terzi di tutto il lavoro effettuato, ma possiedono meno dell'1% di tutti i beni; osserva che esse non hanno parità di accesso alle risorse, alla tecnologia, ai servizi, ai diritti fondiari, al credito, ai sistemi assicurativi e ai poteri decisionali e non ne hanno nemmeno il controllo, e quindi sono sproporzionatamente vulnerabili al cambiamento climatico e da esso colpite, oltre ad avere minori opportunità di adattamento; sottolinea che sono donne l'85% delle persone che muoiono a causa di catastrofi naturali indotte dal clima e il 75% dei profughi ambientali, e che esse corrono inoltre un rischio maggiore di essere vittime invisibili di guerre per le risorse e violenze provocate dai cambiamenti climatici;

25.  invita l'Unione europea e gli Stati membri a elaborare un principio di «giustizia climatica»; insiste sul fatto che la più grande ingiustizia derivante dalla nostra incapacità di affrontare efficacemente i cambiamenti climatici consisterebbe negli effetti dannosi sulle popolazioni e sui paesi poveri, e in particolare sulle donne;

Mitigazione

26.  chiede alla Commissione e alle prossime Presidenze del Consiglio dell'Unione europea di avviare uno studio focalizzato specificamente sulla dimensione di genere delle politiche di mitigazione;

27.  evidenzia che sono necessarie politiche mirate per evitare la segregazione e la discriminazione di genere nell'economia verde, nel quadro della quale i nuovi posti di lavoro in ambito scientifico e tecnologico sono già quasi esclusivamente dominati dagli uomini; sottolinea a tale riguardo l'importanza dell'imprenditorialità per rendere accessibile l'economia verde sia alle donne che agli uomini;

28.  invita la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare le donne a perseguire una formazione e una carriera professionale tecnico-scientifiche nei settori dell'ambiente e delle tecnologie energetiche, in quanto la necessità di competenze in tale area garantirà loro un lavoro sicuro e un futuro stabile e assicurerà una maggiore consapevolezza delle esigenze femminili nella definizione delle politiche in materia di cambiamenti climatici;

29.  invita la Commissione a sostenere una riforma degli attuali meccanismi e finanziamenti per renderli più trasparenti, inclusivi e capaci di rispecchiare maggiormente i contributi apportati alla riduzione delle emissioni da parte delle comunità locali, e in particolare delle donne, nonché a promuovere tali principi nei futuri trattati, meccanismi e sforzi di cooperazione bilaterali in materia climatica, con l'obiettivo di creare mezzi più efficaci per l'emancipazione economica delle donne;

30.  riconosce che la crescita della popolazione ha un impatto sul clima e sottolinea la necessità di rispondere in maniera adeguata nei casi in cui le necessità in materia di contraccezione delle donne e degli uomini di qualsiasi società rimangano insoddisfatte;

31.  ricorda che è necessario e assolutamente cruciale evitare pericolosi cambiamenti climatici e limitare l'aumento delle temperature medie a 2°C o, se possibile, a 1,5°C rispetto ai livelli del periodo preindustriale, al fine di scongiurare conseguenze nefaste per le donne e altri gruppi vulnerabili;

32.  invita la Commissione a istituire uno strumentario per incoraggiare modalità decisionali inclusive, come effettuato nei settori dei trasporti e dell'energia a Malmö (Svezia) e nella regione di Vollsmose (Danimarca)(10);

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare indicatori per valutare l'impatto di genere di progetti e programmi e a promuovere un'iscrizione di bilancio improntata al genere nelle politiche in materia climatica, indipendentemente dal fatto che tali politiche siano condotte a livello internazionale, nazionale, regionale o locale;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto strumenti e orientamenti per l'analisi di genere delle politiche e dei programmi di mitigazione nonché dei relativi programmi e attività di ricerca;

35.  sottolinea l'importante ruolo delle donne nell'attuazione di misure di mitigazione nella vita quotidiana, ad esempio attraverso pratiche di risparmio energetico e idrico e azioni di riciclaggio, nonché mediante l'uso di prodotti ecologici e biologici, dato che esse sono ancora considerate le principali amministratrici di tali risorse in ambito domestico; chiede alla Commissione di avviare campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini, incentrate sulle scelte di consumo quotidiane legate alle attività domestiche e di cura dei bambini;

36.  riconosce pertanto il significativo contributo che le donne possono apportare a un'innovazione riuscita grazie alla loro capacità educativa, sia nella gestione di attività economiche che nella gestione domestica;

37.  sottolinea, a questo riguardo, l'importanza di rafforzare la partecipazione attiva delle donne all'innovazione per lo sviluppo sostenibile quale mezzo per affrontare le gravi sfide poste dai cambiamenti climatici;

38.  sottolinea che i cambiamenti climatici porteranno inevitabilmente a una migrazione dalle regioni colpite da calamità quali siccità o inondazioni e che l'UE deve tener conto della necessità di proteggere le donne nei campi per gli sfollati interni o i profughi;

39.  osserva che l'impatto dei cambiamenti ambientali sulle migrazioni e sugli spostamenti di popolazioni è in futuro destinato ad aumentare e che, secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l'80% dei rifugiati a livello mondiale sarà costituito da donne e bambini; ribadisce l'importanza di identificare strategie attente alla dimensione di genere per rispondere alle crisi ambientali e umanitarie provocate dai cambiamenti climatici; ritiene pertanto urgentemente necessario studiare come gestire le migrazioni ambientali in modo attento alla dimensione di genere, il che significa riconoscere ed essere sensibili ai ruoli e alle responsabilità di genere per quanto riguarda le risorse naturali, garantendo eventualmente la messa a disposizione delle risorse esigue a favore delle comunità bisognose e la fornitura di acqua ai rifugiati;

Finanziamento

40.  invita le delegazioni UE a rispettare il principio, stabilito nella citata risoluzione relativa alla Conferenza sui cambiamenti climatici svoltasi a Durban (COP 17), di garantire l'equilibrio di genere in tutti gli organi decisionali in materia di finanziamento del clima, compresi il Consiglio d'amministrazione del Fondo verde per il clima ed eventuali consigli secondari per singole finestre di finanziamento;

41.  invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare programmi e strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici e di adattamento che utilizzino l'analisi basata sul genere per migliorare il benessere delle donne e delle ragazze e che tengano conto delle disuguaglianze di genere nell'accesso al credito, alle informazioni, alla tecnologia, alle risorse naturali e fondiarie, all'energia sostenibile e a informazioni o servizi in materia di salute riproduttiva; chiede che tali programmi e strategie includano soluzioni di finanziamento innovative quali i programmi di microcredito, in particolare in casi di emergenza come quelli concernenti i profughi climatici;

42.   sottolinea la necessità di meccanismi di finanziamento che rispecchino le priorità e le esigenze delle donne, come pure di una partecipazione attiva delle organizzazioni che promuovono la parità di genere all'elaborazione dei criteri di finanziamento e alla ripartizione delle risorse destinate alle iniziative concernenti i cambiamenti climatici, in particolare a livello locale, nonché alle attività del Fondo verde per il clima;

43.  chiede l'integrazione della parità di genere come questione trasversale in tutti i finanziamenti e gli strumenti climatici; sottolinea che tale integrazione richiede una competenza nelle questioni di genere e dovrebbe estendersi alla missione, alla governance e alle modalità di funzionamento di tali meccanismi di finanziamento e che le modalità operative e i meccanismi di monitoraggio e valutazione dovrebbero garantire che le donne e le comunità locali beneficino di adeguati finanziamenti;

44.  invita la Commissione e le delegazioni UE a sostenere un finanziamento incrementato, nuovo e aggiuntivo soprattutto per le azioni di adattamento che vanno a diretto vantaggio delle donne, le quali sono spesso sproporzionalmente vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici; chiede che tale finanziamento di adattamento sia fornito esclusivamente sotto forma di sovvenzioni;

45.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la promozione delle fonti di energia rinnovabile nei paesi in via di sviluppo, attraverso trasferimenti di tecnologie e conoscenze che prevedano la partecipazione equilibrata delle donne, in modo da contribuire contemporaneamente tanto alle pari opportunità quanto alla mitigazione dei cambiamenti climatici;

46.  segnala con preoccupazione l'impatto negativo che i cambiamenti climatici possono avere sul raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, in particolare su quelli connessi alla condizione e alla protezione delle donne;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P7_TA(2011)0515.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0504.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0430.
(4) GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 44.
(5) GU C 66 E del 20.3.2009, pag. 57.
(6) FAO, The State of Food and Agriculture 2010-11 - Women in Agriculture - Closing the gender gap for development (Lo stato dell'alimentazione e dell'agricoltura 2010-2011 - Le donne nell'agricoltura: colmare il divario di genere ai fini dello sviluppo), http://www.fao.org/docrep/013/i2050e/i2050e.pdf
(7) World Economic Forum, Women's Empowerment: Measuring the Global Gender Gap (Emancipazione delle donne: misurazione del divario di genere a livello mondiale), 2005, https://members.weforum.org/pdf/Global_Competitiveness_Reports/Reports/gender_gap.pdf
(8) ONU, ECOSOC, Women at a glance, http://www.un.org/ecosocdev/geninfo/women/women96.htm.
(9) UNICEF, Progress for Children (Progresso per i bambini), 2005, http://www.unicef.org/progressforchildren/2005n2/PFC05n2en.pdf.
(10) Integrazione di genere nella politica di trasporto pubblico a Malmö: http://www.nikk.no/A+gender+equal+and+sustainable+public+transport+system.b7C_wljSYQ.ips; nonché il progetto per formare le donne appartenenti a minoranze etniche a essere ambasciatrici dell'ambiente a Vollsmose: http://www.nikk.no/Women+are+everyday+climate+experts.b7C_wljQ1e.ips.

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