Indice 
Testi approvati
Giovedì 13 settembre 2012 - Strasburgo
Rinnovo dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica federativa del Brasile ***
 Accordo UE-Algeria sulla cooperazione scientifica e tecnologica ***
 Trasmissione al Parlamento europeo e trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune
 18a relazione su ’Legiferare meglio’ - Applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità (2010)
 Strategia della politica di coesione dell'UE nella regione atlantica
 Esclusione di alcuni paesi dall'elenco delle preferenze commerciali ***I
 Accordi intergovernativi conclusi fra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia ***I
 Regimi di qualità applicabili ai prodotti agricoli ***I
 Fondo europeo per l'imprenditoria sociale ***I
 Fondi europei di venture capital ***I
 Applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo commerciale UE-Colombia e Perù ***I
 Applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo che istituisce un'associazione UE-America centrale***I
 Forme autorizzate di utilizzo delle opere orfane ***I
 Preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan ***I
 Situazione in Siria
 Uso della giustizia a fini politici in Russia
 Proposte concernenti un'unione bancaria europea (UBE)
 Sud Africa: strage dei minatori in sciopero
 Persecuzione dei musulmani rohingya in Birmania
 Azerbaigian: il caso di Ramil Safarov
 Lotta contro la sclerosi multipla in Europa

Rinnovo dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica federativa del Brasile ***
PDF 188kWORD 31k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa al rinnovo dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica federativa del Brasile (10475/2012 – C7-0181/2012 – 2012/0059(NLE))
P7_TA(2012)0337A7-0268/2012

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10475/2012),

–  vista la decisione del Consiglio 2005/781/CE, del 6 giugno 2005, relativa alla conclusione dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Repubblica federativa del Brasile(1),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 186 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0181/2012),

–  visti l'articolo 81, l'articolo 90, paragrafo 7, e l'articolo 46, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0268/2012),

1.  dà la sua approvazione al rinnovo dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica federativa del Brasile.

(1) GU L 295 dell'11.11.2005, pag. 37.


Accordo UE-Algeria sulla cooperazione scientifica e tecnologica ***
PDF 184kWORD 30k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica algerina democratica e popolare sulla cooperazione scientifica e tecnologica (08283/2012 – C7-0122/2012 – 2011/0175(NLE))
P7_TA(2012)0338A7-0267/2012

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (08283/2012),

–  visto il progetto di accordo firmato il 19 marzo 2012 (17318/2011),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 186, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0122/2012),

–  visti l'articolo 81, l'articolo 90, paragrafo 7, e l'articolo 46, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0267/2012),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica algerina democratica e popolare.


Trasmissione al Parlamento europeo e trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune
PDF 167kWORD 84k
Decisione
Allegato
Allegato
Decisione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla conclusione di un accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune (2012/2069(ACI))
P7_TA(2012)0339A7-0245/2012

Il Parlamento europeo,

–  vista la lettera del suo Presidente del 10 aprile 2012,

–  visto il progetto di accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune,

–  visti l'articolo 1, secondo comma, gli articoli 2, 6, 10 e 11 del trattato sull'Unione europea (TUE) e gli articoli 15 e 295 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'acceso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione(1), in particolare l'articolo 2, paragrafo 5, e l'articolo 9,

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 sull'accesso del pubblico ai documenti (articolo 104, paragrafo 7) per il 2009-2010(2) e in particolare il suo paragrafo 12,

–  visti, l'articolo 23, paragrafo 12, e l’articolo 127, paragrafo 1, nonché l'allegato VIII del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A7-0245/2012),

A.  considerando che la trasparenza e l'accesso a tutti i documenti e a tutte le informazioni rilevanti costituiscono la base e il presupposto della democrazia e, in particolare, consentono al Parlamento europeo di svolgere il suo lavoro per i cittadini come previsto dai trattati;

B.  considerando che il trattato di Lisbona rafforza i requisiti di trasparenza e i diritti dei cittadini di partecipare al processo decisionale dell'Unione; che le limitazioni al diritto del Parlamento e dei suoi deputati di condividere informazioni rilevanti con il pubblico devono costituire eccezioni chiaramente definite e giustificate;

C.  considerando che i trattati, in particolare l'articolo 13, paragrafo 2, TUE, riconoscono il principio della leale cooperazione tra le istituzioni dell'Unione;

D.  considerando che l'articolo 14, paragrafo 1, TUE prevede che il Parlamento europeo eserciti, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la funzione di bilancio e che eserciti funzioni di consultazione politica alle condizioni stabilite dai trattati e che, per esercitare efficacemente le funzioni assegnategli dal trattato, il Parlamento deve avere accesso a documenti rilevanti del Consiglio;

E.  considerando che i trattati prevedono che il Consiglio consulti il Parlamento e ottenga la sua approvazione prima di adottare determinati atti giuridici;

  F considerando che l'articolo 218, paragrafo 10, TFUE prevede che il Parlamento sia immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura concernenti accordi internazionali;

G.  considerando che le norme sulla classificazione e declassificazione dei documenti dell'Unione andrebbero definite attraverso regolamenti adottati dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla base dell'articolo 15, paragrafo 3, TFUE(3);

H.  considerando che l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(4) fissa già le norme concernenti la trasmissione di informazioni riservate dalla Commissione al Parlamento;

I.  considerando che la decisione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo del 6 giugno 2011(5) fissa le norme che disciplinano il trattamento delle informazioni riservate da parte del Parlamento europeo;

J.  considerando che la Conferenza dei presidenti ha nominato un gruppo negoziale per portare avanti colloqui con il Consiglio dei ministri su tre questioni specifiche: inclusione di una tavola di concordanza nelle direttive dell'Unione, norme sulla partecipazione del Parlamento a conferenze internazionali e accesso ai documenti classificati detenuti dal Consiglio; che le questioni delle tavole di concordanza e della partecipazione del Parlamento a conferenze internazionali nel frattempo sono state risolte(6);

1.  ritiene che l'accordo concernente la trasmissione e il trattamento da parte del Parlamento di informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune («l'accordo») costituisca uno strumento indispensabile che consente al Parlamento di esercitare pienamente i suoi poteri e le sue funzioni; segnala che l'accordo non pregiudica i regolamenti sull'accesso ai documenti adottati conformemente all'articolo 15, paragrafo 3, TFUE;

2.  rileva che, anche se l'ambito di applicazione dell'accordo riguarda le informazioni classificate su questioni che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune, gli accordi internazionali ai sensi dell'articolo 218, paragrafo 6, TFUE che non riguardano esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune (accordi misti) sono disciplinati dall'accordo stesso, compresa ogni loro parte che rientra nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune; sottolinea inoltre che l'accesso del Parlamento a informazioni classificate relative esclusivamente alla politica estera e di sicurezza comune continuerà ad essere disciplinato da accordi in base ad una decisione ad hoc del Consiglio o ai sensi dell'accordo interistituzionale del 20 novembre 2002 concernente l'accesso del Parlamento europeo a informazioni sensibili del Consiglio nel settore della politica di sicurezza e di difesa(7) («l'accordo interistituzionale del 2002») fino a che non saranno stati conclusi altri accordi;

3.  richiama l'attenzione, in tale contesto, sulla dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio, allegata all'accordo, in cui si afferma che una revisione dell'accordo interistituzionale del 2002 dovrebbe iniziare nel corso del 2012 e dovrebbe tener conto dell'esperienza acquisita nella realizzazione sia dell'accordo del 2002 che dell'accordo interistituzionale;

4.  si rammarica del fatto che l'accordo interistituzionale del 2002 non abbia stabilito criteri più precisi che l'adozione di decisioni «ad hoc» in materia di accesso alle informazioni classificate relative alla politica estera e di sicurezza comune; reputa, quindi, della massima importanza che il Parlamento europeo e il Consiglio diano avvio ai negoziati per la modifica dell'accordo interistituzionale del 2002, allo scopo di adeguarlo alle riforme successivamente realizzate nonché alle circostanze attuali;

5.  si compiace della dichiarazione allegata all'accordo concernente la classificazione dei documenti; si rammarica, tuttavia, del fatto che, a differenza dell'accordo quadro tra la Commissione e il Parlamento, l'accordo non preveda una procedura dettagliata da seguire in caso di dubbio circa la natura riservata di un'informazione o il suo adeguato livello di classificazione;

6.  si compiace, in particolare, dei seguenti aspetti dell'accordo:

   una differenziazione nel trattamento e nella conservazione dei documenti a seconda del livello di classificazione;
   una differenziazione nelle procedure per quanto riguarda il nulla osta di sicurezza per i deputati e il personale a seconda del livello di classificazione, in base a cui non sarà necessario alcun nulla osta di sicurezza per i deputati in relazione a documenti classificati al di sotto del livello «CONFIDENTIAL UE/EU CONFIDENTIAL o livello equivalente», analogamente a quanto previsto nel suddetto accordo quadro tra il Parlamento europeo e la Commissione;
   l'inclusione di documenti classificati al livello «TRÈS SECRET UE/EU TOP SECRET o livello equivalente» nell'ambito di applicazione dell'accordo, analogamente a quanto previsto nel suddetto accordo quadro tra il Parlamento e la Commissione;
   il fatto che l'accesso a documenti, se del caso, può essere concesso anche ai relatori e ai relatori ombra o a tutti o alcuni membri della/e commissione/i interessata/e;
   disposizioni sulla stretta cooperazione tra il Parlamento e il Consiglio per garantire equivalenti livelli di protezione dei documenti classificati;

7.  invita l'Ufficio di presidenza, conformemente all'articolo 23, paragrafo 12, del regolamento, ad adattare la sua decisione sopra menzionata del 6 giugno 2011 per tener conto dell'accordo;

8.  approva la conclusione dell'accordo nella forma allegata in appresso e decide di allegarlo al proprio regolamento;

9.  incarica il suo Presidente di sottoscrivere l'accordo con il Presidente del Consiglio;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione, a fini informativi.

ALLEGATO

ACCORDO INTERISTITUZIONALE tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO,

considerando quanto segue:

(1)  L'articolo 14, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea (TUE) stabilisce che il Parlamento europeo esercita, congiuntamente al Consiglio, la funzione legislativa e la funzione di bilancio e che esercita funzioni di controllo politico e consultive alle condizioni stabilite dai trattati.

(2)  L'articolo 13, paragrafo 2, TUE stabilisce che ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previste. Tale disposizione stabilisce altresì che le istituzioni attuano tra loro una leale cooperazione. L'articolo 295 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) prevede che il Parlamento europeo e il Consiglio, tra l'altro, definiscano le modalità della cooperazione e che, a tale scopo, nel rispetto dei trattati, possano concludere accordi interistituzionali che possono assumere carattere vincolante.

(3)  I trattati e, se del caso, altre pertinenti disposizioni stabiliscono che sia nell'ambito di una procedura legislativa speciale, sia secondo altre procedure decisionali, il Consiglio consulta o ottiene l'approvazione del Parlamento europeo prima di adottare un atto giuridico dell'Unione. I trattati stabiliscono altresì che, in taluni casi, il Parlamento europeo è informato dell'andamento o dell'esito di una determinata procedura o è coinvolto nella valutazione o nel controllo di talune agenzie dell'Unione.

(4)  In particolare l'articolo 218, paragrafo 6, TFUE stabilisce che, tranne quando un accordo internazionale riguarda esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune, il Consiglio adotta la decisione di conclusione dell'accordo in questione previa approvazione o consultazione del Parlamento europeo; tutti gli accordi internazionali di questo tipo, che non riguardano esclusivamente la politica estera e di sicurezza comune, rientrano quindi nell’ambito del presente accordo interistituzionale.

(5)  A norma dell'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, il Parlamento europeo è immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura; tale disposizione si applica anche agli accordi relativi alla politica estera e di sicurezza comune.

(6)  Nei casi in cui l'attuazione dei trattati e, ove opportuno, di altre disposizioni pertinenti richieda l'accesso del Parlamento europeo a informazioni classificate detenute dal Consiglio, il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero concordare modalità adeguate per disciplinare tale accesso.

(7)  Ove il Consiglio decida di accordare al Parlamento europeo l'accesso a informazioni classificate detenute dal Consiglio nel settore della politica estera e di sicurezza comune, esso adotta decisioni ad hoc a tal fine oppure ricorre all'accordo interistituzionale del 20 novembre 2002 tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo all'accesso da parte del Parlamento europeo alle informazioni sensibili del Consiglio nel settore della politica di sicurezza e di difesa(8) («accordo interistituzionale del 20 novembre 2002»), a seconda dei casi.

(8)  La dichiarazione dell'alto rappresentante sulla responsabilità politica(9), formulata all'atto dell'adozione della decisione 2010/427/UE del Consiglio, del 26 luglio 2010, che fissa l'organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l'azione esterna(10), stabilisce che l'alto rappresentante procederà alla revisione e, qualora necessario, proporrà l'adeguamento delle disposizioni vigenti sull'accesso dei deputati al Parlamento europeo a documenti classificati e informazioni nell'area della sicurezza e della difesa (ossia l'accordo interistituzionale del 20 novembre 2002).

(9)  È importante associare il Parlamento europeo a principi, regole e norme per la protezione delle informazioni classificate che sono necessari per salvaguardare gli interessi dell'Unione europea e degli Stati membri. Inoltre, il Parlamento europeo sarà in grado di fornire informazioni classificate al Consiglio.

(10)  Il 31 marzo 2011 il Consiglio ha adottato la decisione 2011/292/UE sulle norme di sicurezza per la protezione delle informazioni classificate UE(11) («norme di sicurezza del Consiglio»).

(11)  Il 6 giugno 2011 l'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo ha adottato una decisione sulla regolamentazione relativa al trattamento delle informazioni riservate da parte del Parlamento europeo(12) («norme di sicurezza del Parlamento europeo»).

(12)  Le norme di sicurezza delle istituzioni, degli organi o degli organismi dell'Unione dovrebbero costituire nel loro insieme un quadro generale globale e coerente nell'ambito dell'Unione europea per la protezione delle informazioni classificate e dovrebbero garantire l'equivalenza dei principi fondamentali e delle norme minime. I principi fondamentali e le norme minime stabiliti dalle norme di sicurezza del Parlamento europeo e dalle norme di sicurezza del Consiglio dovrebbero di conseguenza essere equivalenti.

(13)  Il livello di protezione attribuito alle informazioni classificate in base alle norme di sicurezza del Parlamento europeo dovrebbe essere equivalente a quello attribuito alle informazioni classificate in base alle norme di sicurezza del Consiglio.

(14)  I servizi competenti del segretariato del Parlamento europeo e del segretariato generale del Consiglio collaboreranno strettamente per garantire che si applichino livelli di protezione equivalenti alle informazioni classificate ad entrambe le istituzioni.

(15)  Il presente accordo lascia impregiudicate le norme vigenti e future sull'accesso ai documenti adottate conformemente all'articolo 15, paragrafo 3, TFUE, le norme sulla protezione dei dati di carattere personale adottate conformemente all'articolo 16, paragrafo 2, TFUE, le norme sul diritto d'inchiesta del Parlamento europeo adottate conformemente all'articolo 226, terzo comma, TFUE, e le disposizioni pertinenti relative all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF),

HANNO CONVENUTO QUANTO SEGUE:

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

Il presente accordo stabilisce le modalità per la trasmissione al Parlamento europeo e il trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune, che sono pertinenti per l'esercizio da parte del Parlamento europeo delle sue attribuzioni e funzioni. Esse riguardano tutte queste questioni, segnatamente:

   a) proposte soggette a procedura legislativa speciale o altra procedura decisionale in base alla quale il Parlamento europeo deve essere consultato o è tenuto a dare la sua approvazione;
   b) accordi internazionali su cui il Parlamento europeo deve essere consultato o è tenuto a dare la sua approvazione a norma dell'articolo 218, paragrafo 6, TFUE;
   c) direttive di negoziato per accordi internazionali di cui alla lettera b);
   d) attività, relazioni di valutazione o altri documenti di cui il Parlamento europeo deve essere informato; e
   e) documenti sull'attività delle agenzie dell'Unione alla cui valutazione o controllo il Parlamento europeo deve essere associato.

Articolo 2

Definizione di «informazioni classificate»

Ai fini del presente accordo, per «informazioni classificate» si intende una o la totalità delle seguenti informazioni:

  a) «informazioni classificate UE» (ICUE), quali definite dalle norme di sicurezza del Parlamento europeo e dalle norme di sicurezza del Consiglio e recante uno dei seguenti contrassegni di classifica di sicurezza:
   RESTREINT UE/EU RESTRICTED:
   EU CONFIDENTIAL
   SECRET UE/EU SECRET:
   TRÈS SECRET UE/EU TOP SECRET
   b) informazioni classificate fornite al Consiglio dagli Stati membri e recanti un contrassegno di classifica di sicurezza nazionale equivalente a uno dei contrassegni di classifica di sicurezza utilizzati per le ICUE elencati alla lettera a);
   c) informazioni classificate fornite all'Unione europea da Stati terzi o organizzazioni internazionali recanti un contrassegno di classifica di sicurezza equivalente a uno dei contrassegni di classifica di sicurezza utilizzati per le ICUE elencati alla lettera a), come previsto nei pertinenti accordi sulla sicurezza delle informazioni o nelle intese amministrative.

Articolo 3

Protezione delle informazioni classificate

1.  Il Parlamento europeo protegge, conformemente alle proprie norme di sicurezza e al presente accordo, tutte le informazioni classificate fornitagli dal Consiglio.

2.  Poiché occorre mantenere l'equivalenza tra i principi fondamentali e le norme minime per la protezione delle informazioni classificate stabiliti dal Parlamento europeo e dal Consiglio nelle rispettive norme di sicurezza, il Parlamento europeo garantisce che le misure di sicurezza poste in essere nei suoi locali offrono alle informazioni classificate un livello di protezione equivalente a quello attribuito a tali informazioni nei locali del Consiglio. I servizi competenti del Parlamento europeo e del Consiglio collaborano strettamente a tal fine.

3.  Il Parlamento europeo adotta misure adeguate per garantire che le informazioni classificate fornitegli dal Consiglio:

   a) non siano utilizzate a fini diversi da quelli per cui è stato accordato l'accesso;
   b) non siano comunicate a persone diverse da quelle a cui è stato accordato l'accesso conformemente agli articoli 4 e 5 o rese pubbliche;
   c) non siano diffuse ad altre istituzioni, organi o organismi dell'Unione né agli Stati membri, a paesi terzi o ad organizzazioni internazionali senza previo consenso scritto del Consiglio.

4.  Il Consiglio può concedere al Parlamento europeo l'accesso alle informazioni classificate provenienti da altre istituzioni, organi o organismi dell'Unione o dagli Stati membri, da paesi terzi o da organizzazioni internazionali solo previo consenso scritto dell'originatore.

Articolo 4

Sicurezza del personale

1.  L'accesso alle informazioni classificate è accordato ai membri del Parlamento europeo in conformità dell'articolo 5, paragrafo 4.

2.  Qualora le informazioni in questione siano classificate al livello CONFIDENTIEL UE/EU CONFIDENTIAL, SECRET UE/EU SECRET o TRÈS SECRET UE/EU TOP SECRET o a un livello equivalente, l'accesso può essere accordato unicamente ai deputati al Parlamento europeo autorizzati dal presidente del Parlamento europeo:

   a) che hanno ottenuto il nulla osta di sicurezza conformemente alle norme di sicurezza del Parlamento europeo; o
   b) per i quali è stata presentata la notifica da parte di una autorità nazionale competente secondo cui sono debitamente autorizzati, in virtù delle loro funzioni, ai sensi delle disposizioni legislative e regolamentari nazionali.

In deroga al primo comma, ove l'informazione in questione sia classificata al livello CONFIDENTIEL UE/EU CONFIDENTIAL o a un livello equivalente, l'accesso può essere altresì accordato ai deputati al Parlamento europeo determinati conformemente all'articolo 5, paragrafo 4, che hanno sottoscritto un impegno solenne di non divulgazione conformemente alle norme di sicurezza del Parlamento europeo. Il Consiglio è informato dei nominativi dei deputati al Parlamento europeo a cui è stato accordato l'accesso a norma del presente comma.

3.  Prima che sia loro accordato l'accesso ad informazioni classificate, i deputati al Parlamento europeo sono informati e riconoscono le proprie responsabilità in materia di protezione di tali informazioni conformemente alle norme di sicurezza del Parlamento europeo, nonché sono informati sui mezzi per garantire tale protezione.

4.  L'accesso alle informazioni classificate è concesso soltanto ai funzionari del Parlamento europeo e agli altri agenti del Parlamento impiegati presso i gruppi politici che:

   a) sono stati previamente designati come persone con necessità di conoscere dall'organo parlamentare o dal titolare del mandato stabilito conformemente all'articolo 5, paragrafo 4;
   b) hanno ottenuto il nulla osta di sicurezza a livello adeguato conformemente alle norme di sicurezza del Parlamento europeo, quando l'informazione è classificata al livello CONFIDENTIEL UE/EU CONFIDENTIAL, SECRET UE/EU SECRET o TRÈS SECRET UE/EU TOP SECRET o a un livello equivalente; e
   c) sono stati informati e hanno ricevuto istruzioni scritte sulle loro responsabilità in materia di protezione di tali informazioni, nonché sui mezzi per garantire tale protezione e hanno sottoscritto una dichiarazione in cui attestano di aver ricevuto tali istruzioni e si impegnano a rispettarle conformemente alle norme di sicurezza del Parlamento europeo.

Articolo 5

Procedura di accesso alle informazioni classificate

1.  Il Consiglio fornisce al Parlamento europeo le informazioni classificate di cui all'articolo 1, se è giuridicamente obbligato a farlo a norma dei trattati o di atti giuridici adottati sulla base dei trattati. Gli organi parlamentari o i titolari di mandato di cui al paragrafo 3 possono parimenti presentare una richiesta scritta per ottenere tali informazioni.

2.  In altri casi, il Consiglio può fornire al Parlamento europeo le informazioni classificate di cui all'articolo 1 di propria iniziativa o su richiesta scritta di uno degli organi parlamentari o dei titolari di mandato di cui al paragrafo 3.

3.  I seguenti organi parlamentari o titolari di mandato possono presentare richieste scritte al Consiglio:

   a) il presidente;
   b) la conferenza dei presidenti;
   c) l'Ufficio di presidenza;
   d) il presidente della commissione o delle commissioni interessate;
   e) il relatore o i relatori interessati.

Le richieste di altri deputati al Parlamento europeo sono effettuate tramite uno degli organi parlamentari o titolari di mandato di cui al primo comma.

Il Consiglio risponde senza indugio a tali richieste.

4.  Ove il Consiglio sia giuridicamente obbligato o abbia deciso di concedere al Parlamento europeo l'accesso ad informazioni classificate, esso stabilisce per iscritto quanto segue, prima di trasmettere tali informazioni, d'intesa con l'organo interessato o con il titolare di mandato di cui al paragrafo 3:

  a) che l'accesso può essere concesso a uno o più dei seguenti titolari:
   i) il presidente;
   ii) la conferenza dei presidenti;
   iii) l'Ufficio di presidenza;
   iv) il presidente della commissione o delle commissioni interessate;
   v) il relatore o i relatori interessati;
   vi) tutti o taluni membri della commissione o delle commissioni interessate; e
   b) eventuali modalità specifiche di trattamento per la protezione di tali informazioni.

Articolo 6

Registrazione, conservazione, consultazione e discussione di informazioni classificate presso il Parlamento europeo

1.  Le informazioni classificate fornite al Parlamento europeo dal Consiglio, se classificate al livello CONFIDENTIEL UE/EU CONFIDENTIAL, SECRET UE/EU SECRET o TRÈS SECRET UE/EU TOP SECRET o a un livello equivalente:

   a) sono registrate a fini di sicurezza per attestarne il ciclo di vita e garantirne la tracciabilità in qualsiasi momento;
   b) sono conservate in una zona protetta conforme alle norme minime di sicurezza materiale stabilite dalle norme di sicurezza del Consiglio e dalle norme di sicurezza del Parlamento europeo, che sono equivalenti; e
  c) possono essere consultate dai pertinenti deputati al Parlamento europeo, funzionari del Parlamento europeo e dagli altri agenti del Parlamento europeo impiegati presso gruppi politici, di cui all'articolo 4, paragrafo 4 e all'articolo 5, paragrafo 4, soltanto in una sala di lettura protetta all'interno del Parlamento europeo. In tal caso, si applicano le seguenti condizioni:
   i) le informazioni non sono copiate in alcun modo, neanche mediante fotocopia o fotografia;
   ii) non sono prese annotazioni; e
   iii) non sono consentiti dispositivi di comunicazione elettronica nella sala.

2.  Le informazioni classificate fornite al Parlamento europeo dal Consiglio, se classificate al livello RESTREINT UE/EU RESTRICTED o a un livello equivalente, sono trattate e conservate conformemente alle norme di sicurezza del Parlamento europeo che offrono a tali informazioni classificate un livello di protezione equivalente a quello del Consiglio.

In deroga al primo comma, per un periodo di dodici mesi dall'entrata in vigore del presente accordo, le informazioni classificate al livello RESTREINT UE/EU RESTRICTED o a un livello equivalente sono trattate e conservate conformemente al paragrafo 1. L'accesso a tali informazioni classificate è disciplinato dall'articolo 4, paragrafo 4, lettere a) e c), e dall'articolo 5, paragrafo 4.

3.  Le informazioni classificate possono essere trattate soltanto nei sistemi di comunicazione e informazione che sono stati debitamente accreditati o approvati in conformità di criteri equivalenti a quelli previsti dalle norme di sicurezza del Consiglio.

4.  Le informazioni classificate trasmesse oralmente a destinatari in seno al Parlamento europeo sono soggette a un livello di protezione equivalente a quello attribuito alle informazioni classificate trasmesse per iscritto.

5.  In deroga al paragrafo 1, lettera c), del presente articolo, le informazioni classificate fino al livello CONFIDENTIEL UE/EU CONFIDENTIAL o a un livello equivalente, fornite al Parlamento europeo dal Consiglio, possono essere oggetto di discussione durante riunioni a porte chiuse a cui prendano parte soltanto i deputati al Parlamento europeo, nonché i funzionari del Parlamento europeo e altri agenti del Parlamento impiegati presso gruppi politici a cui è stato accordato l'accesso alle informazioni conformemente all'articolo 4, paragrafo 4, e all'articolo 5, paragrafo 4. Si applicano le seguenti condizioni:

   i documenti sono distribuiti all'inizio della riunione e raccolti al termine della stessa;
   i documenti non sono copiati in alcun modo, neanche mediante fotocopia o fotografia;
   non sono prese annotazioni;
   non sono consentiti dispositivi di comunicazione elettronica nella sala; e
   i verbali della riunione non menzionano la discussione del punto contenente informazioni classificate.

6.  Se sono necessarie riunioni per discutere informazioni classificate al livello SECRET UE/EU SECRET o TRÈS SECRET UE/EU TOP SECRET o a un livello equivalente, il Parlamento europeo e il Consiglio concordano caso per caso disposizioni specifiche.

Articolo 7

Violazione della sicurezza, perdita o compromissione di informazioni classificate

1.  In caso di perdita o compromissione accertata o presunta di informazioni classificate fornite dal Consiglio, il segretario generale del Parlamento europeo ne informa immediatamente il segretario generale del Consiglio. Il segretario generale del Parlamento europeo svolge un'indagine e informa il segretario generale del Consiglio dei risultati dell'indagine e dei provvedimenti adottati per impedire che i fatti si ripetano. Qualora sia coinvolto un deputato al Parlamento europeo, il presidente del Parlamento europeo agisce d'intesa con il segretario generale del Parlamento europeo.

2.  Qualsiasi deputato al Parlamento europeo che sia responsabile di una violazione delle disposizioni stabilite dalle norme di sicurezza del Parlamento europeo o dal presente accordo è passibile delle misure e delle sanzioni conformemente all'articolo 9, paragrafo 2, e agli articoli da 152 a 154 del regolamento del Parlamento europeo.

3.  Qualunque funzionario del Parlamento europeo o altro agente del Parlamento impiegato presso un gruppo politico che sia responsabile di una violazione delle disposizioni stabilite dalle norme di sicurezza del Parlamento europeo o dal presente accordo è passibile delle sanzioni di cui allo statuto dei funzionari e al regime applicabile agli altri agenti dell'Unione europea stabilito dal regolamento del Consiglio (CEE, Euratom, CECA) n. 259/68(13).

4.  Le persone responsabili della perdita o della compromissione di informazioni classificate sono passibili di sanzioni disciplinari e/o azioni legali conformemente alle disposizioni legislative, normative e regolamentari applicabili.

Articolo 8

Disposizioni finali

1.  Il Parlamento europeo e il Consiglio, per quanto di propria competenza, adottano tutte le misure necessarie per garantire l'attuazione del presente accordo. Esse collaborano a tal fine, in particolare organizzando visite allo scopo di controllare l'attuazione degli aspetti tecnici di sicurezza del presente accordo.

2.  I servizi competenti del segretariato del Parlamento europeo e del segretariato generale del Consiglio si consultano prima che una delle due istituzioni modifichi le rispettive norme di sicurezza al fine di garantire che l'equivalenza dei principi fondamentali e delle norme minime in materia di protezione delle informazioni classificate sia mantenuta.

3.  Le informazioni classificate sono trasmesse al Parlamento europeo a norma del presente accordo allorché il Consiglio, d'intesa con il Parlamento europeo, ha accertato che è stata realizzata un'equivalenza tra i principi fondamentali e le norme minime in materia di protezione delle informazioni classificate delle norme di sicurezza del Parlamento europeo e del Consiglio, da un lato, e tra il livello di protezione attribuito alle informazioni classificate nei locali del Parlamento europeo e del Consiglio, dall'altro.

4.  Il presente accordo può essere rivisto su richiesta di una delle due istituzioni sulla base dell'esperienza maturata nella sua attuazione.

5.  Il presente accordo entra in vigore alla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

DICHIARAZIONI

a)  Dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio sull'articolo 8, paragrafo 3

Il Parlamento europeo e il Consiglio collaboreranno in modo che l'accertamento di cui all'articolo 8, paragrafo 3, dell'accordo interistituzionale del ...(14) tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune possa essere effettuato entro la data di entrata in vigore di detto accordo.

b)  Dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla classificazione dei documenti

Il Parlamento europeo e il Consiglio ricordano che la classificazione dei documenti a un livello inferiore o superiore nuoce alla credibilità delle norme di sicurezza.

Il Consiglio continuerà a garantire che il livello corretto di classificazione sia applicato alle informazioni provenienti dal Consiglio conformemente alle sue norme di sicurezza. Il Consiglio riesaminerà il livello di classificazione di qualunque documento prima di trasmetterlo al Parlamento europeo, in particolare per verificare se tale livello di classificazione sia ancora adeguato.

Il Parlamento europeo provvederà alla protezione delle informazioni classificate fornitegli in modo commisurato al livello di classificazione. Qualora il Parlamento europeo richieda se un documento classificato fornito dal Consiglio possa essere declassato o declassificato, tale declassamento o declassificazione può aver luogo solo previo consenso scritto del Consiglio.

c)  Dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio sull'accesso alle informazioni classificate nel settore della politica estera e di sicurezza comune

Ricordando la dichiarazione dell'alto rappresentante sulla responsabilità politica(15), il Parlamento europeo e il Consiglio ritengono opportuno intraprendere nel corso del 2012 un riesame dell'accordo interistituzionale del 20 novembre 2002 tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo all'accesso da parte del Parlamento europeo alle informazioni sensibili del Consiglio nel settore della politica di sicurezza e di difesa(16).

Tale riesame sarà effettuato nel rispetto del ruolo specifico del Parlamento europeo nel settore della politica estera e di sicurezza comune e tenendo conto dell'esperienza maturata nell'attuazione sia dell'accordo interistituzionale del ...(17) tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune, sia del summenzionato accordo interistituzionale del 20 novembre 2002.

In attesa del completamento di tale riesame il Consiglio, qualora decida di concedere al Parlamento europeo l'accesso a informazioni classificate detenute dal Consiglio nel settore della politica estera e di sicurezza comune, procede come indicato nel considerando 7 dell'accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo e il Consiglio, del …(18), relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune e conformemente al punto 2 della summenzionata dichiarazione dell'alto rappresentante.

Il Parlamento europeo e il Consiglio convengono che l'attuazione della presente dichiarazione terrà debitamente conto della natura specifica e del contenuto particolarmente sensibile delle informazioni nel settore della politica estera e di sicurezza comune.

d)  Dichiarazione del Consiglio sui documenti non classificati del Consiglio

Il Consiglio conferma che l'accordo interistituzionale del ...(19) tra il Parlamento europeo e il Consiglio relativo alla trasmissione al Parlamento europeo e al trattamento da parte di quest'ultimo delle informazioni classificate detenute dal Consiglio su materie che non rientrano nel settore della politica estera e di sicurezza comune non si applica ai documenti interni non classificati del Consiglio (ossia quelli contrassegnati «LIMITÉ»).

e)  Dichiarazione del Parlamento europeo sulle informazioni classificate detenute dalla Commissione

Il Parlamento europeo sottolinea che le informazioni classificate di cui la Commissione europea è originatore e/o che sono trasmesse al Parlamento europeo dalla Commissione europea sono trasmesse e trattate conformemente alle disposizioni previste dall'accordo quadro del 20 ottobre 2010 sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(20).

(1) GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0378.
(3) Si vedano anche, in questo contesto, la posizione del Parlamento del 15 dicembre 2011 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (rifusione) (P7_TA(2011)0580) e la risoluzione sopra menzionata del 14 settembre 2011 sull'accesso del pubblico ai documenti (articolo 104, paragrafo 7) per il 2009-2010.
(4) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.
(5) GU C 190 del 30.6.2011, pag. 2.
(6) Per la tavole di concordanza si veda la dichiarazione politica congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sui documenti esplicativi allegata alla risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 27 ottobre 2011 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme minime sull’attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale nonché norme minime sul contenuto della protezione accordata (rifusione) (P7_TA(2011)0469); per quanto concerne la partecipazione del Parlamento, la questione è stata chiusa mediante uno scambio di lettere.
(7) GU C 298 del 30.11.2002, pag. 1.
(8) GU C 298 del 30.11.2002, pag. 1.
(9) GU C 210 del 3.8.2010, pag. 1.
(10) GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.
(11) GU L 141 del 27.5.2011, pag. 17.
(12) GU C 190 del 30.6.2011, pag. 2.
(13) GU L 56 del 4.3.1968, pag. 1.
(14)* Data della firma dell'accordo interistituzionale.
(15) GU C 210 del 3.8.2010, pag. 1.
(16) GU C 298 del 30.11.2002, pag. 1.
(17)* Data della firma dell'accordo interistituzionale.
(18)* Data della firma dell'accordo interistituzionale.
(19)* Data della firma dell'accordo interistituzionale.
(20) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.


18a relazione su ’Legiferare meglio’ - Applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità (2010)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla 18a relazione riguardante l'anno 2010 – ’Legiferare meglio’ – applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità (2011/2276(INI))
P7_TA(2012)0340A7-0251/2012

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo interistituzionale ’Legiferare meglio’(1),

–  vista la dichiarazione politica comune, del 28 settembre 2011, degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(2),

–  vista la dichiarazione politica comune, del 27 ottobre 2011, del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sui documenti esplicativi(3),

–  viste le modalità pratiche, convenute il 22 luglio 2011, fra i servizi competenti del Parlamento europeo e il Consiglio per l'attuazione dell'articolo 294, paragrafo 4, del TFUE in caso di accordi alla prima lettura,

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 ’Legiferare meglio, sussidiarietà e proporzionalità e legiferare con intelligenza’(4),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 sulla 27a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea(5),

–  vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2011 sull'importanza di garantire valutazioni d'impatto indipendenti(6),

–  vista la relazione della Commissione in materia di sussidiarietà e proporzionalità (’Legiferare meglio’-18a relazione riguardante l'anno 2010) (COM(2011)0344),

–  vista la relazione della Commissione intitolata ’Ridurre al minimo indispensabile gli oneri normativi che gravano sulle PMI - Adeguare la normativa dell'UE alle esigenze delle microimprese’ (COM(2011)0803),

–  vista la relazione della Commissione sulla ’28a relazione annuale sul controllo dell'applicazione del diritto dell'Unione europea’ (COM(2011)0588),

–  vista la comunicazione della Commissione intitolata ’Legiferare con intelligenza nell'Unione europea’(COM(2010)0543),

–  viste le conclusioni del Consiglio ’Competitività’ del 5 dicembre 2011 sulla valutazione d'impatto,

–  viste le conclusioni del Consiglio ’Competitività’ del 30 maggio 2011 sulla normativa intelligente,

–  vista la relazione del gruppo ad alto livello di parti interessate indipendenti sugli oneri amministrativi dal titolo ’L'Europa può fare meglio. Relazione sulle buone pratiche degli Stati membri per l'attuazione della normativa UE con il minor onere amministrativo’, presentata il 15 novembre 2011,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per gli affari costituzionali (A7-0251/2012),

A.  considerando che il Parlamento europeo, nel 2010, ha ricevuto contributi in numero oltre sette volte superiore ai pareri motivati dai parlamenti nazionali;

B.  considerando che il programma per una normativa intelligente costituisce un tentativo di consolidare gli sforzi per quanto concerne la migliore legiferazione, la semplificazione del diritto dell'UE e la riduzione degli oneri amministrativi, e di intraprendere un percorso verso il buon governo basato sull'elaborazione di politiche fondate su elementi concreti, nella quale assumono un ruolo cruciale le valutazioni d'impatto e i controlli ex post;

C.  considerando che l'accordo interistituzionale ’Legiferare meglio’ del 2003 è divenuto non adatto all'ambiente legislativo attuale quale generato dal trattato di Lisbona, innanzitutto alla luce dell'approccio frammentario seguito dalle istituzioni dell'UE in termini di adozione di dichiarazioni politiche comuni sui documenti esplicativi e di modalità pratiche a livello di segreteria per l'attuazione dell'articolo 294 del TFUE;

D.  considerando che una scelta erronea fra l'uso di atti delegati a norma dell'articolo 290 del TFUE o di atti esecutivi a norma dell'articolo 291 del TFUE in un atto legislativo sottopone lo stesso al rischio di annullamento da parte della Corte di giustizia;

Osservazioni generali

1.  sottolinea la necessità generale che il diritto ha di essere chiaro, semplice, di facile comprensione e accessibile a tutti;

2.  evidenzia che i principi di sussidiarietà e proporzionalità debbono essere rispettati dalle istituzioni europee nel momento in cui legiferano;

3.  esprime la sua profonda inquietudine in merito all'opinione del comitato per la valutazione d'impatto, secondo cui la Commissione, nelle sue valutazioni d'impatto, prende in considerazione tali principi in un modo dalla natura sovente insoddisfacente; reputa della massima importanza il fatto che la Commissione colmi le eventuali lacune in tale settore, al fine di garantire il rispetto dei predetti principi;

4.  ribadisce le sue ripetute richieste di rinegoziazione dell'accordo interistituzionale del 2003 ’Legiferare meglio’, con lo scopo di tener conto del nuovo ambiente legislativo che il trattato di Lisbona ha generato, di consolidare le migliori prassi attuali e di aggiornare l'accordo conformemente al programma per una normativa intelligente; suggerisce che, in tale contesto, si pattuiscano accordi inerenti alla delimitazione fra atti delegati e atti esecutivi; chiede al Presidente di adottare le misure necessarie per avviare negoziati con le altre istituzioni;

Controllo della sussidiarietà ad opera dei parlamenti nazionali

5.  si compiace del più stretto coinvolgimento dei parlamenti nazionali nel processo legislativo europeo, in particolare per quanto riguarda il vaglio delle proposte legislative alla luce dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

6.  constata che nel 2010 sono pervenuti dai parlamenti nazionali 211 pareri, di cui tuttavia solo una piccola parte – 34 in totale – sollevavano questioni di sussidiarietà; osserva che le condizioni di cui all'articolo 7, paragrafo 2, prima frase, del protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità sono ricorse per la prima volta nel maggio 2012, in relazione alla proposta di regolamento del Consiglio sull'esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi (COM(2012)0130); invita in tale contesto la Commissione a procedere al dovuto riesame del progetto nel massimo rispetto della volontà espressa dai parlamenti nazionali, dal momento che la nuova procedura di controllo mira a garantire che le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini;

7.  chiede che sia svolta per conto della Commissione un'analisi indipendente che esamini il ruolo dei parlamenti regionali o locali nel quadro dei controlli sulla sussidiarietà; ricorda, a tal proposito, la piattaforma Internet IPEX, finanziata dal Parlamento europeo e dai parlamenti nazionali, che si rivela particolarmente utile per lo scambio di informazioni nel quadro delle procedure di controllo;

8.  suggerisce che alle istituzioni partecipanti all'attività legislativa sia ricordata la necessità di assicurare che i principi di sussidiarietà e di proporzionalità siano debitamente applicati conformemente al protocollo n. 2 allegato al trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

9.  rileva che la critica espressa dal comitato per la valutazione d'impatto in merito a tenere in considerazione la sussidiarietà è stata altresì espressa da svariati parlamenti nazionali nei testi da essi presentati ai sensi del meccanismo di controllo della sussidiarietà istituito dal trattato di Lisbona; osserva inoltre, nondimeno, che nel 2010 non è stata raggiunta in alcuna occasione la soglia di attivazione delle procedure formali di cui al protocollo n. 2 quale allegato ai trattati;

10.  osserva nondimeno che il 22 maggio 2012, per la prima volta dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona, i parlamenti nazionali hanno fatto scattare la procedura del ’cartellino giallo’ adottando pareri motivati contro la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio sull'esercizio del diritto di promuovere azioni collettive nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi (COM(2012)0130);

11.  osserva con preoccupazione che alcuni pareri dei parlamenti nazionali mettono in rilievo il fatto che, in diverse proposte della Commissione, la giustificazione in ordine alla sussidiarietà è insufficiente o assente;

12.  sottolinea la necessità che le istituzioni europee mettano i parlamenti nazionali in condizione di effettuare il controllo delle proposte legislative garantendo che la Commissione motivi in modo dettagliato ed esaustivo le sue decisioni in materia di sussidiarietà e proporzionalità, conformemente all'articolo 5 del protocollo n. 2 allegato al trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE);

13.  propone che si valuti l'opportunità di definire, a livello di UE, criteri concreti per valutare il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità;

14.  reputa che le attuali tempistiche, stabilite nei trattati, per l'esecuzione dei controlli della sussidiarietà da parte dei parlamenti nazionali dovrebbero essere riesaminate per determinare se siano adeguate; suggerisce che il Parlamento europeo, la Commissione e i rappresentanti dei parlamenti nazionali indaghino su come potrebbero essere attenuati eventuali intralci alla partecipazione dei parlamenti nazionali al meccanismo di controllo della sussidiarietà;

15.  ricorda che, conformemente al principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l'UE interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi di un'azione programmata possono essere conseguiti meglio a livello di Unione che a livello nazionale, regionale o locale; la sussidiarietà può pertanto comportare sia un ampliamento dell'azione dell'Unione nel quadro delle sue competenze, ove le circostanze lo richiedano, sia, al contrario, una limitazione o cessazione dell'azione in questione quando questa non sia più giustificata; sottolinea che la sussidiarietà, in questo contesto, non si applica solo alle relazioni tra l'UE e i suoi Stati membri, ma abbraccia anche il livello regionale e locale;

16.  esorta la Commissione a migliorare e ad adottare con maggiore regolarità le dichiarazioni in cui legittima le proprie iniziative legislative sulla base della sussidiarietà; ricorda che il diritto amministrativo dell'UE dovrebbe essere adeguato e semplificato per ridurre i costi amministrativi e regolatori; afferma che, in tale contesto, i principi di sussidiarietà e di proporzionalità dovrebbero essere applicati di conseguenza;

17.  si rammarica che la Commissione non abbia riferito in modo adeguato in merito all'applicazione del principio di proporzionalità, specialmente per quanto riguarda il ricorso agli articoli 290 e 291 del TFUE sugli atti delegati e di esecuzione; mette in guardia il Consiglio dall'offuscare la netta distinzione tra atti delegati e atti di esecuzione; sollecita la Commissione ad assicurare una corretta applicazione di questi due articoli;

18.  constata che, nel periodo cui si riferisce la relazione, la Corte di giustizia europea ha pronunciato una sola sentenza in materia di sussidiarietà e proporzionalità (sul ’roaming’ nella telefonia mobile) e ha negato la violazione di questi due principi, essendo necessario limitare i prezzi per il consumatore finale, così da tutelarne gli interessi, ed essendo tale obiettivo realizzato nel modo migliore a livello dell'Unione;

19.  accoglie con favore a tal proposito la presentazione del succitato sito Web IPEX rivisto, il quale può fungere da catalizzatore per ulteriori migliorie e impegni nel funzionamento del meccanismo di controllo della sussidiarietà ed evidenzia la necessità di promuovere ulteriormente il sito;

20.  sottolinea che è essenziale estendere il controllo del principio di sussidiarietà a livello regionale e locale negli Stati membri; accoglie pertanto con favore la relazione annuale sulla sussidiarietà, pubblicata dal Comitato delle regioni, e il sito web REGPEX creato dal Comitato, che contribuiranno entrambi allo scambio di informazione e apporteranno ulteriori miglioramenti nel controllo della sussidiarietà;

21.  invita i parlamenti regionali, in conformità del protocollo sulla sussidiarietà, a consultare i parlamenti nazionali con poteri legislativi; invita la Commissione, nel contesto del controllo della sussidiarietà e in particolare nelle sue relazioni annuali in materia di sussidiarietà e di proporzionalità, a prestare attenzione al ruolo dei parlamenti regionali con poteri legislativi;

Elaborazione di politiche fondate su elementi concreti

22.  sottolinea l'importanza del programma per una normativa intelligente e dell'elaborazione di nuovi approcci normativi al fine di garantire che il diritto dell'UE sia idoneo al suo scopo e possa contribuire con efficacia a fronteggiare le future sfide della competitività e della crescita;

23.  mette in rilievo l'importanza fondamentale delle valutazioni d'impatto quale ausilio al processo decisionale nell'ambito delle procedure legislative e sottolinea la necessità, in tale contesto, di tenere in debita considerazione le questioni relative alla sussidiarietà e alla proporzionalità;

24.  pone l'accento sull'impegno del Parlamento in merito ai suoi obblighi ai sensi del programma per una normativa intelligente e incoraggia l'impiego abituale della direzione del Parlamento per la valutazione d'impatto da parte delle commissioni che partecipano ai lavori legislativi; rammenta l'impegno assunto dal Parlamento e dal Consiglio nell'approccio interistituzionale comune del 2005 per le valutazioni d'impatto, a condurre tali valutazioni precedentemente all'adozione di modifiche sostanziali, e invita le commissioni ad avvalersi della nuova direzione per la valutazione d'impatto nell'attuazione del predetto impegno;

25.  suggerisce che, quale componente di un approccio più sistematico all'esame delle valutazioni d'impatto in seno al Parlamento, le commissioni richiedano alla direzione per la valutazione d'impatto di preparare una breve sintesi di ciascuna valutazione d'impatto ai fini dell'esame allorché si tiene uno scambio di opinioni iniziale; suggerisce la possibilità di far rientrare in tale sintesi una succinta conclusione relativa alla qualità della valutazione d'impatto, unitamente a una breve nota sulle risultanze chiave e a eventuali settori di analisi tralasciati dalla Commissione; è dell'opinione che il controllo del Parlamento sui progetti legislativi risulterebbe assai potenziato da quanto sopra;

26.  ritiene essenziale che le metodologie applicate dalla direzione per la valutazione d'impatto siano compatibili e confrontabili con l'approccio adottato dalla Commissione e invita il Parlamento e la Commissione stessa a cooperare appieno in tal senso;

27.  rammenta l'accordo interistituzionale ’Legiferare meglio’ del 2003 e incoraggia il Consiglio a completare i lavori relativi all'istituzione di un suo meccanismo per la conduzione di valutazioni d'impatto senza ritardi indebiti, nel rispetto dei suoi obblighi ai sensi dell'accordo del 2003;

28.  incoraggia la Commissione a proseguire nel miglioramento del suo approccio alle valutazioni d'impatto e la invita a potenziare il ruolo del comitato per la valutazione d'impatto nonché, in special modo, a ultimare e presentare proposte legislative soltanto laddove siano state approvate con un parere favorevole del comitato stesso;

Riduzione degli oneri normativi al minimo indispensabile

29.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione riguardante la riduzione degli oneri normativi che gravano sulle PMI al minimo indispensabile; reputa essenziale che la Commissione rispetti il principio del ’pensare anzitutto in piccolo’ (Think small first) al momento della preparazione delle normative ed è incoraggiato dall'impegno che la Commissione ha dimostrato e dal desiderio della stessa di andare al di là degli attuali approcci e di istituire regimi agevolati ed esenzioni per le piccole imprese;

30.  ricorda la posizione del Parlamento relativa alla questione delle esenzioni normative ed esorta la Commissione all'estensione delle esenzioni alle PMI, laddove le disposizioni normative le colpissero in modo sproporzionato e non esistesse alcun motivo valido per includere le predette disposizioni nel campo di applicazione del diritto; accoglie con favore la rinnovata attenzione nei confronti di un'applicazione rigorosa del test PMI e ritiene che la microdimensione sia parte integrante del test in cui tutte le opzioni disponibili sono sistematicamente valutate; a tale riguardo, si compiace della posizione della Commissione concernente l'inclusione di microentità che dovrebbero essere pienamente inserite nel campo di applicazione della normativa proposta solo se soddisfano i requisiti del test PMI rafforzato;

31.  rammenta tuttavia alla Commissione che l'inversione dell'onere della prova non deve portare in automatico a un diritto maggiormente complesso, elaborato senza tenere presenti le PMI; invita la Commissione ad adoperarsi ai fini della semplificazione del diritto, ove possibile, e a continuare a preparare e presentare proposte che abbiano come principi guida l'accessibilità e la facilità di attuazione per le PMI nella stesura del diritto, anche nel caso in cui si possa applicare un'esenzione;

32.  sottolinea che la Commissione dovrebbe assicurare un'applicazione coerente del test PMI rafforzato nelle proprie direzioni e invita gli Stati membri a inserire considerazioni analoghe nei rispettivi processi decisionali a livello nazionale;

33.  plaude all'approccio ’su misura’ al diritto che la Commissione ha proposto; richiede di tenere in considerazione un'eventuale applicazione futura di approcci ’su misura’ allorché il diritto esistente è sottoposto a revisione;

Verifiche, controlli ex post e feedback al ciclo di elaborazione delle politiche

34.  plaude all'adozione, da parte della Commissione, della raccomandazione del Parlamento relativa alla pubblicazione di informazioni sull'attuazione, intervenendo così sul problema della sovraregolamentazione; rammenta alla Commissione e al Consiglio la necessità, al fine di assicurare il successo dei programmi in essere e futuri volti alla riduzione degli oneri, di una cooperazione attiva fra gli Stati membri e la Commissione in modo da scongiurare discordanze nell'interpretazione e nell'attuazione del diritto; esorta gli Stati membri a ridurre di un ulteriore 25% gli oneri amministrativi entro il 2015;

35.  reputa buone le intenzioni delle proposte di ’identificare per nome e biasimare’ le istituzioni europee che fanno marcia indietro nella semplificazione; ritiene nondimeno che un impegno maggiormente costruttivo, nel processo prelegislativo, con i soggetti interessati del caso e le istituzioni, abbinato all'aderenza agli impegni generali riguardo alla semplificazione e al programma per una normativa intelligente renderebbe inutile tale divulgazione; propone ciononostante che gli Stati membri attivi in misura maggiore nella ’sovraregolamentazione’ delle direttive siano identificati per nome, unitamente a quelli che costituiscono i maggiori trasgressori relativamente al recepimento tardivo, impreciso o incompleto del diritto dell'Unione europea;

36.  rammenta le sue precedenti dichiarazioni sull'esigenza di una revisione globale del processo di consultazione condotto dalla Commissione e attende con urgenza l'adozione, da parte della Commissione stessa, delle raccomandazioni del Parlamento in suddetto settore prima della fine del 2012;

Garanzia di continuità e di vigilanza

37.  sottolinea l'importanza dei suddetti provvedimenti quale elemento chiave per un rilancio della crescita economica nell'UE; ricorda a tal proposito la sua risoluzione ’Legiferare con intelligenza’ e invita la Commissione a presentare proposte che attuino la compensazione normativa, le quali esigerebbero un'individuazione delle compensazioni dei costi equivalenti precedente alla nuova legislazione, che introdurrebbe costi imposti; rammenta oltre a ciò la sua posizione a favore dell'estensione e dell'ampliamento del campo di applicazione del programma di riduzione degli oneri amministrativi ed esorta la Commissione a inserire, nel suo programma di lavoro per il 2013, un programma che affronti la necessità di ridurre gli oneri normativi generali;

o
o   o

38.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 321 del 31.12.2003, pag. 1.
(2) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
(3) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 15.
(4) Testi approvati, P7_TA(2011)0381.
(5) Testi approvati, P7_TA(2011)0377.
(6) Testi approvati, P7_TA(2011)0259.


Strategia della politica di coesione dell'UE nella regione atlantica
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla strategia per la regione atlantica nel quadro della politica di coesione dell'Unione (2011/2310(INI))
P7_TA(2012)0341A7-0222/2012

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni dal titolo ’Sviluppare una strategia marittima per la regione dell'Oceano Atlantico’ (COM(2011)0782),

–  viste le conclusioni del Consiglio sulla strategia dell'Unione europea per lo spazio atlantico adottate il 14 giugno 2010,

–  viste le strategie dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico e per la regione del Danubio,

–  vista la propria risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia europea per la regione atlantica(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione dal titolo ’Sviluppare una strategia marittima per la regione dell'Oceano Atlantico’ (ECO/306),

–  visto il parere del Comitato delle regioni sulla comunicazione della Commissione dal titolo ’Sviluppare una strategia marittima per la regione dell'Oceano Atlantico’,

   vista la sua risoluzione del 23 giugno 2011 sull'obiettivo 3: una sfida per la cooperazione territoriale – il futuro programma per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale(2),

–  visto l'articolo 48 del proprio regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per i trasporti e il turismo (A7–0222/2012),

A.  considerando che lo spazio atlantico è contraddistinto da varie caratteristiche che impongono risposte politiche su scala europea:

   è uno spazio marittimo dinamico,
   è uno spazio il cui ambiente marino è fragile,
   è uno spazio che costituisce la porta di accesso occidentale dell'Unione,
   è uno spazio periferico dell'Unione;

B.  considerando che la crisi europea ha aggravato la situazione e che gran parte dei territori dello spazio atlantico ha visto scendere il proprio livello di sviluppo;

C.  considerando che lo spazio atlantico è composto da un insieme relativamente eterogeneo di territori e che buona parte di essi non ha ancora raggiunto il livello del reddito medio comunitario e permane pertanto nell'obiettivo di convergenza della politica di coesione europea;

D.  considerando che per dinamizzare lo spazio atlantico serve una strategia macroregionale in modo da offrire un approccio comune con l'obiettivo di:

   affrontare le sfide comuni e i problemi che incontrano i paesi e le regioni atlantiche;
   favorire le sinergie fra i vari strumenti e i vari livelli di azione che intervengono nelle politiche di pianificazione spaziale;
   associare gli interlocutori in loco (settore privato, autorità pubbliche regionali e locali, organizzazioni della società civile) alla concezione e alla realizzazione delle politiche di pianificazione spaziale;

E.  considerando che la strategia dovrà applicarsi a tutte le regioni atlantiche europee, comprese le regioni costiere della Manica e del Mare d'Irlanda, le regioni ultraperiferiche e i paesi e territori d'oltremare, e dovrebbe tener conto delle interazioni fra le regioni atlantiche e le regioni del Mare del Nord;

F.  considerando che dobbiamo assicurare ai territori indicati uno sviluppo sostenibile in termini ambientali, sociali ed economici;

Una politica di pianificazione spaziale per l'Atlantico

1.  auspica che la strategia adotti un approccio più ampio, elaborando una visione strategica concordata per il futuro sviluppo della regione atlantica, integrando la dimensione territoriale, sviluppando i collegamenti fra terra e mare e definendo un quadro che consenta di meglio gestire la politica di assetto degli spazi marittimi e terrestri nelle regioni atlantiche;

2.  chiede che i preziosi insegnamenti tratti dallo sviluppo delle strategie macroregionali e di altre strategie transnazionali esistenti siano pienamente integrati nel processo relativo alla strategia per l'Atlantico, in particolare per questioni come la governance, lo sviluppo di politiche, la comunicazione e la proprietà, gli obiettivi e la valutazione;

3.  ritiene che la politica di coesione sia uno strumento essenziale per raccogliere le sfide della politica territoriale dell'Unione e contribuire a incoraggiare lo sviluppo endogeno delle regioni della macroregione;

4.  chiede che la strategia e il suo piano d'azione mettano risolutamente l'accento sull'occupazione, sulla crescita e sugli investimenti nelle regioni, sia marittime che interne;

5.  chiede la creazione di una struttura permanente di pianificazione marittima dello spazio atlantico, costituita dalle regioni, dagli Stati membri interessati e dalla Commissione europea, con l'obiettivo di coordinare la strategia definita e di monitorare l'esecuzione del piano d'azione secondo una logica intersettoriale e transnazionale;

6.  ritiene che la gestione integrata dei dati marini e marittimi a livello dell'Unione sia essenziale per sfruttare le opportunità marittime; chiede alla Commissione di adoperarsi ulteriormente per migliorare la gestione e l'accessibilità dei dati;

7.  ritiene che sia necessaria un'azione forte per salvaguardare l'equilibrio ecologico e la biodiversità e ridurre il volume di anidride carbonica nell'Atlantico;

8.  ritiene che la pesca, in particolare la pesca artigianale e costiera, e l'acquacoltura debbano svolgere un ruolo centrale nelle politiche di assetto degli spazi marittimi in quanto potrebbero contribuire in maniera decisiva ad una maggiore crescita economica, alla produzione di ricchezza e alla creazione di posti di lavoro; auspica che la regionalizzazione della politica comune della pesca consenta di introdurre una gestione ecosistemica idonea alle necessità dello spazio atlantico e chiede al riguardo che i consigli consultivi regionali (CCR) vengano consultati obbligatoriamente e preventivamente dalla Commissione nel quadro dell'attuazione della politica comune della pesca e dei piani di gestione;

9.  chiede la creazione di partenariati locali, regionali e transfrontalieri con l'obiettivo di migliorare le capacità di prevenzione e di gestione dei rischi nell'Atlantico nel caso di incidenti marittimi e terrestri, di catastrofi naturali e di attività criminali (pirateria, contrabbando, pesca illecita, ecc.), e che siano messi a punto meccanismi sufficienti e flessibili per coprire la sostituzione e l'indennizzo del danno subito; chiede la creazione di un corpo di guardie costiere europeo;

10.  chiede il miglioramento degli attuali sistemi di monitoraggio delle navi, l'immediata applicazione dei poteri rafforzati dell'EMSA (l'Agenzia europea per la sicurezza marittima) e la conclusione di accordi di condivisione dei dati tra le autorità competenti, al fine di consentire l'identificazione e il tracciamento delle navi e combattere minacce quali la criminalità transfrontaliera, il contrabbando, la pesca illegale e i traffici illeciti; sottolinea l'importanza di promuovere l'installazione e l'applicazione dei programmi europei di navigazione satellitare (EGNOS e Galileo) per includervi sistemi di supporto alla ricerca e al salvataggio nell'Atlantico; ricorda la necessità di garantire il finanziamento permanente da parte dell'Unione del programma di monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza (GMES), che contribuisce in particolare alla prevenzione e alla gestione dei rischi marittimi;

11.  ritiene che la dimensione territoriale della strategia sia essenziale nella prospettiva di rendere le regioni atlantiche più accessibili, e che dovrà concentrarsi sull'instaurazione di legami fra lo spazio atlantico e il continente europeo, sull'interconnessione delle reti di trasporto, dell'energia e dell'informazione, sullo sviluppo delle zone rurali e urbane dell'hinterland e sul miglioramento dei collegamenti terra-mare, incluse le regioni ultraperiferiche e insulari;

12.  è del parere che le autostrade del mare contribuiscano a rendere accessibili le regioni atlantiche, a rafforzare gli scambi commerciali, a stimolare l'attività economica dei porti, a dinamizzare il turismo e a ridurre le emissioni di CO2; ritiene importante che le misure di riduzione delle emissioni di CO2 tengano conto del commercio marittimo nell'Atlantico e delle particolarità delle regioni ultraperiferiche, in cui il trasporto marittimo di merci e di persone è essenziale per garantire un'effettiva coesione territoriale, sociale ed economica; chiede che le autostrade del mare siano ammissibili al sostegno del ’meccanismo per collegare l'Europa’;

13.  esorta, ai fini della sostenibilità delle autostrade del mare e in linea con la strategia Europa 2020, ad adottare specifiche raccomandazioni concernenti le navi, così da promuovere l'installazione di sistemi di propulsione a basse emissioni di carbonio e l'applicazione di criteri di costruzione severi in materia di efficienza, comodità, capacità, sicurezza, localizzazione e telecomunicazioni; sottolinea che tali raccomandazioni dovranno mirare soprattutto a incrementare l'efficienza di questo modo di trasporto, a preservare l'ambiente e a facilitare l'integrazione di questo modo con le altre reti e gli altri modi di trasporto;

14.  ritiene indispensabile migliorare i collegamenti delle regioni atlantiche con il resto d'Europa attraverso investimenti nelle infrastrutture di trasporto multimodale;

15.  sottolinea la necessità di un coordinamento e una cooperazione efficaci a livello transfrontaliero per la costruzione e l'uso di infrastrutture stradali e ferroviarie, comprese linee ferroviarie ad alta velocità, di aeroporti, di porti marittimi, di porti di navigazione interna, di terminali dell'entroterra e di strutture logistiche, per sviluppare un sistema di trasporti più sostenibile e multimodale;

16.  ribadisce l'importanza economica e territoriale dei porti ed è del parere che l'esistenza di collegamenti ferroviari e fluviali con il rispettivo hinterland sia un requisito fondamentale della loro competitività;

17.  deplora l'assenza di un corridoio che inglobi l'insieme dello spazio atlantico nelle proposte della Commissione relative alla rete centrale delle reti di trasporto transeuropee e si rammarica che troppo pochi porti atlantici siano proposti in tale rete centrale; ritiene necessario includere altri porti atlantici come porti nodali e intende presentare proposte in tal senso;

18.  ricorda i benefici della creazione di un ’cielo unico europeo’ per il rafforzamento della coesione territoriale attraverso l'incremento del traffico tra gli aeroporti regionali all'interno dell'Unione, e invita pertanto la Commissione ad assicurare che per conseguire tale obiettivo i blocchi funzionali di spazio aereo siano approntati nei tempi previsti;

Una politica industriale per l'Atlantico

19.  auspica che la strategia sostenga la competitività dei settori economici dinamici nelle regioni dell'Atlantico attraverso un'idonea politica industriale; ritiene in proposito che gli investimenti del settore privato debbano essere sostenuti dalle autorità pubbliche nei campi della ricerca e dello sviluppo, dell'innovazione, dello sviluppo di cluster e di sostegno alle PMI;

20.  reclama un'attenzione particolare per le regioni le cui imprese e settori sono in fase di ristrutturazione e in cui si assiste alla chiusura o alla delocalizzazione di imprese con l'obiettivo di promuoverne la reindustrializzazione attraverso la creazione di sinergie fra l'attività portuale, la logistica e lo sviluppo di industrie dell'indotto con un maggiore valore aggiunto; chiede inoltre la creazione di un meccanismo di scambio delle migliori pratiche industriali fra le regioni dell'arco atlantico;

21.  ritiene che la strategia dovrà incoraggiare la ricerca marina e marittima e agevolare l'accesso delle imprese ai dati ottenuti al fine di migliorare la conoscenza scientifica dell'ambiente marino, stimolare l'innovazione nelle industrie marittime e consentire uno sfruttamento sostenibile delle risorse marine;

22.  ritiene che la strategia dovrà comportare un capitolo sociale ambizioso per favorire la formazione e l'accesso dei giovani ai mestieri marittimi, consolidando le strutture professionali attualmente legate al mare, la loro capacità di radicamento della popolazione nelle aree costiere, nonché creando nuove specializzazioni, capaci di contribuire allo sviluppo durevole delle regioni a vocazione ittica e al miglioramento della qualità di vita in tali zone;

23.  sottolinea che le energie marine rinnovabili costituiscono un settore industriale del futuro capace di combattere il cambiamento climatico e la dipendenza energetica dell'UE, conseguire una maggiore sostenibilità energetica nell'ambito delle regioni atlantiche e realizzare gli obiettivi di Europa 2020; osserva che lo spazio atlantico è particolarmente idoneo alla promozione di tali energie e ritiene che serva il sostegno pubblico per accompagnare gli investimenti privati nelle relative tecnologie, con particolare riferimento all'energia eolica in mare aperto e all'energia del moto ondoso e maremotrice;

24.  sottolinea l'importanza strategica del trasporto marittimo sulla costa atlantica e dei collegamenti fra le regioni ultraperiferiche e gli altri territori continentali; chiede alla Commissione di proporre misure di semplificazione delle formalità amministrative nei porti, senza perdere la capacità di controllo e verifica della correttezza delle operazioni e dei carichi;

25.  ricorda il peso economico delle industrie marittime nelle regioni atlantiche, in particolare dell'industria navale, che attraversa una congiuntura molto difficile in alcune regioni atlantiche e per la quale la Commissione deve contribuire a trovare delle soluzioni; chiede alla Commissione di rilanciare l'iniziativa LeaderSHIP 2015 al fine di rafforzare la competitività del settore nel contesto della concorrenza internazionale;

26.  ribadisce l'importanza delle attività di pesca in mare e dell'acquacoltura nelle regioni atlantiche ed è favorevole al sostegno pubblico per il rinnovo e la modernizzazione dei pescherecci nonché a una differenziazione specifica fra le caratteristiche e il potenziale della pesca costiera artigianale e della molluschicoltura;

27.  insiste sull'importanza di promuovere forme sostenibili di turismo in termini ambientali, sociali ed economici, che possono rappresentare una fonte considerevole di valore aggiunto per le regioni atlantiche rispettandone nel contempo l'ecosistema e la biodiversità; pone l'accento sul turismo nautico come modo per sviluppare le attività sportive e potenziare il turismo da crociera;

28.  sottolinea la ricchezza dei fondali marini dell'Atlantico e ritiene che la strategia dovrà facilitarne la prospezione e lo sfruttamento sostenibili;

Un piano d'azione per il 2014-2020

29.  chiede che la strategia presenti una dimensione esterna che consenta di far avanzare determinati obiettivi e di attirare gli investimenti internazionali, così da avvalersi delle opportunità che esistono, e suggerisce che la promozione della regione atlantica come luogo in cui investire, fare turismo o fare affari rappresenti un elemento centrale del piano d'azione;

30.  chiede alla Commissione di creare la macroregione dell'Atlantico e di proporre un piano d'azione per attuare la strategia nel periodo 2014-2020;

31.  chiede l'applicazione di un approccio di governance a vari livelli per l'elaborazione, l'attuazione, la valutazione e la revisione del piano d'azione, con la stretta partecipazione delle autorità pubbliche regionali e locali, degli Stati membri sull'Atlantico, degli esponenti del settore privato e delle organizzazioni della società civile;

32.  sottolinea che il piano d'azione deve utilizzare i finanziamenti europei esistenti, senza creare nuovi strumenti di bilancio;

33.  invita a collegare il piano d'azione alla politica regionale, alla politica marittima integrata dell'Unione, alla politica di ricerca e innovazione (Orizzonte 2020) e al ’meccanismo per collegare l'Europa’; è del parere che sia fondamentale instaurare sinergie con altre politiche europee in materia di ricerca e innovazione, trasporti, ambiente, energia, tecnologia, turismo, pesca e cooperazione internazionale;

34.  sottolinea il grande potenziale della Banca europea per gli investimenti, dei prestiti obbligazionari destinati al finanziamento di progetti (’project bonds’) e dei partenariati pubblico/privato per finanziare gli investimenti della strategia;

35.  insiste affinché la futura strategia atlantica sia basata sui pilastri tematici della strategia Europa 2020 consentendo di collegare in maniera integrata i contenuti tematici con le politiche settoriali; a tale riguardo, ritiene che gli obiettivi e la concentrazione tematica proposti per i cinque fondi inclusi nel quadro strategico comune della politica di coesione europea per il prossimo periodo di programmazione debbano costituire l'ossatura del piano d'azione; sottolinea gli obiettivi di ’rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione’, ’potenziare la competitività delle PMI’, ’sostenere la transizione verso un'economia a basse emissioni di CO2’ e ’promuovere il trasporto sostenibile ed eliminare le strozzature nelle infrastrutture di rete essenziali’;

36.  chiede che i contratti di partenariato e i programmi operativi siano improntati obbligatoriamente alle priorità corrispondenti delle strategie macroregionali alle quali partecipano, affinché le misure previste dai programmi operativi e le priorità delle strategie macroregionali siano perfettamente in linea, consentendo ai Fondi strutturali di essere usati in maniera molto più efficiente e creando un valore aggiunto a livello regionale; fa presente che questo orientamento vincolante deve riguardare non solo i programmi operativi che rientrano nell'ambito dell'obiettivo di cooperazione territoriale della politica di coesione (INTERREG) ma anche i programmi operativi per ciascuna regione dell'area atlantica;

37.  appoggia il riconoscimento e l'integrazione delle strategie, dei progetti e delle esperienze di cooperazione territoriale preesistenti, che possono fornire al piano d'azione linee d'intervento e priorità politiche e operative; chiede che si tenga debitamente conto del piano d'azione durante la concezione e l'attuazione dei futuri programmi di cooperazione territoriale previsti dalla strategia; ritiene inoltre che l'aspetto transnazionale dell'obiettivo di cooperazione territoriale europea dovrà costituire un supporto tecnico nell'attuazione del piano d'azione, segnatamente facilitando gli scambi di buone pratiche e i collegamenti in rete;

38.  ritiene che i programmi operativi pluriregionali e multifondo nonché gli investimenti territoriali integrati (ITI) siano strumenti particolarmente pertinenti per agevolare l'attuazione del piano d'azione;

39.  propone che le relazioni annuali di esecuzione elaborate a titolo dei pertinenti programmi comportino una valutazione della maniera in cui i programmi contribuiscono agli obiettivi della strategia per l'Atlantico e all'attuazione del piano d'azione;

40.  mette in evidenza il potenziale delle regioni ultraperiferiche come laboratori naturali per la realizzazione di attività di ricerca e di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili e dell'economia del mare; sottolinea l'importanza che riveste il settore del turismo in queste regioni e le possibilità che esistono di creare piattaforme logistiche che facilitino il trasporto delle merci fra l'Europa e le altre economie mondiali;

41.  invita le autorità nazionali, regionali e locali a ricercare sinergie tra le loro politiche e le priorità del piano d'azione;

42.   ricorda che la partecipazione alla strategia di fondi europei gestiti in maniera diretta e condivisa sottintende la necessità di definire un sistema di gestione e di controllo adeguati, per cui chiede l'istituzione di una piattaforma di gestione del piano d'azione che offra ai beneficiari un modulo di informazione e di comunicazione e favorisca il coordinamento tra le diverse autorità responsabili della gestione dei fondi;

43.  raccomanda che la strategia per l'Atlantico convenga dapprima una visione strategica per la regione atlantica che servirà da riferimento per il piano d'azione 2014-2020; propone inoltre che questo piano d'azione debba:

   fissare le priorità e le misure essenziali e identificare i progetti faro;
   definire chiaramente i ruoli e le responsabilità di tutte le parti interessate alla politica e all'attuazione;
   determinare gli obiettivi fondamentali e una serie di indicatori per misurarne l'attuazione;
   concordare una procedura di valutazione e un esame intermedio delle realizzazioni;
   identificare le risorse necessarie per l'attuazione del piano d'azione.

44.  ricorda che per il 2012 e il 2013 è stato istituito un Forum atlantico, sotto forma di un'azione preparatoria proposta dal Parlamento, al fine di coinvolgere tutti gli attori interessati all'elaborazione del piano d'azione; sottolinea che il Parlamento, come promotore di questo Forum, vi detiene un ruolo trainante;

45.  propone che il piano d'azione venga adottato dal Forum atlantico e invita la prossima Presidenza irlandese a dare priorità all'adozione del piano d'azione da parte del Consiglio europeo durante il suo mandato, mettendo l'accento sull'attuazione, su una procedura credibile di monitoraggio e di valutazione continua e prevedendo una revisione intermedia;

46.   invita la Commissione a studiare la possibilità di mettere in atto strategie macroregionali analoghe in altre regioni in cui ciò consentirebbe di conseguire una crescita economica duratura e sostenibile;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione e al Consiglio nonché al Comitato delle Regioni e al Comitato economico e sociale europeo.

(1) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 95.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0285.


Esclusione di alcuni paesi dall'elenco delle preferenze commerciali ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica l'allegato I del regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio per quanto riguarda l'esclusione di alcuni paesi dall'elenco delle regioni o degli Stati che hanno concluso negoziati (COM(2011)0598 – C7-0305/2011 – 2011/0260(COD))
P7_TA(2012)0342A7-0207/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0598),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0305/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0207/2012),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2012 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2012 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica l'allegato I del regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio per quanto riguarda l'esclusione di alcuni paesi dall'elenco delle regioni o degli Stati che hanno concluso negoziati

P7_TC1-COD(2011)0260


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 207, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(1),

considerando quanto segue:

(1)  I negoziati sugli accordi di partenariato economico (’gli accordi’) tra:

   gli Stati del CARIFORUM, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, si sono conclusi il 16 dicembre 2007;
   la Comunità europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la parte Africa centrale (la Repubblica del Camerun), dall'altro, si sono conclusi il 17 dicembre 2007;
   il Ghana, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, si sono conclusi il 13 dicembre 2007;
   la Costa d'Avorio, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, si sono conclusi il 7 dicembre 2007;
   gli Stati dell'Africa orientale e australe, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, si sono conclusi il 28 novembre 2007 (la Repubblica delle Seychelles e la Repubblica dello Zimbabwe), il 4 dicembre 2007 (la Repubblica di Mauritius), l'11 dicembre 2007 (l'Unione delle Comore e la Repubblica del Madagascar) e il 30 settembre 2008 (la Repubblica dello Zambia);
   gli Stati della SADC aderenti all'APE, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, si sono conclusi il 23 novembre 2007 (la Repubblica del Botswana, il Regno di Lesotho, il Regno dello Swaziland e la Repubblica del Mozambico) e il 3 dicembre 2007 (la Repubblica di Namibia);
   gli Stati partner della Comunità dell'Africa orientale, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra, si sono conclusi il 27 novembre 2007;
   gli Stati del Pacifico, da una parte, e la Comunità europea, dall'altra, si sono conclusi il 23 novembre 2007.

(2)  La conclusione dei negoziati sugli accordi da parte di: Antigua e Barbuda, Commonwealth delle Bahamas, Barbados, Belize, Repubblica del Botswana, Repubblica del Burundi, Repubblica del Camerun, Unione delle Comore, Repubblica della Costa d'Avorio, Commonwealth di Dominica, Repubblica dominicana, Repubblica di Figi, Repubblica del Ghana, Grenada, Repubblica cooperativistica della Guyana, Repubblica di Haiti, Giamaica, Repubblica del Kenya, Regno di Lesotho, Repubblica del Madagascar, Repubblica di Mauritius, Repubblica del Mozambico, Repubblica di Namibia, Stato indipendente di Papua Nuova Guinea, Repubblica del Ruanda, Federazione di Saint Christopher e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Repubblica delle Seychelles, Repubblica di Suriname, Regno dello Swaziland, Repubblica unita di Tanzania, Repubblica di Trinidad e Tobago, Repubblica dell'Uganda, Repubblica dello Zambia(2) e Repubblica dello Zimbabwe ha consentito la loro iscrizione nell'allegato I del regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio, del 20 dicembre 2007, recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico(3).

(3)  La Repubblica del Botswana, la Repubblica del Burundi, la Repubblica del Camerun, l'Unione delle Comore, la Repubblica della Costa d'Avorio, la Repubblica di Figi, la Repubblica del Ghana, la Repubblica di Haiti, la Repubblica del Kenya, il Regno di Lesotho, la Repubblica del Mozambico, la Repubblica di Namibia, la Repubblica del Ruanda, il Regno dello Swaziland, la Repubblica unita di Tanzania, la Repubblica dell'Uganda, la Repubblica dello Zambia, la Repubblica dello Zimbabwe non hanno adottato le misure necessarie alla ratifica dei rispettivi accordi.

(4)  Di conseguenza, a norma dell'articolo 2, paragrafo 3, e in particolare della lettera b), del regolamento (CE) n. 1528/2007, occorre modificarne l'allegato I per escludere tali paesi.

(5)  Al fine di garantire che tali partner possano essere prontamente reinseriti nell'allegato I di tale regolamento non appena abbiano adottato le misure necessarie alla ratifica dei rispettivi accordi, e in attesa della loro entrata in vigore, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea per consentire il reinserimento dei paesi esclusi dall'allegato I mediante il presente regolamento. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio. La Commissione dovrebbe fornire informazioni esaustive e una documentazione completa sulle riunioni con gli esperti nazionali nel quadro dei suoi lavori per la preparazione e attuazione degli atti delegati, nonché invitare gli esperti del Parlamento a partecipare a tali riunioni, [Em. 1]

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Il regolamento (CE) n. 1528/2007 è così modificato:

1)  Sono inseriti i seguenti articoli:"

Articolo 2 bis

Alla Commissione é conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 2 ter al fine di modificare l'allegato I mediante il reinserimento delle regioni o degli Stati del gruppo ACP esclusi da tale allegato in virtù del [regolamento (UE) n. …/…(4) del Parlamento europeo e del Consiglio*] che abbiano nel frattempo adottato le misure necessarie alla ratifica dei rispettivi accordi in seguito all'esclusione dall'allegato I.

Articolo 2 ter

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 2 bis è conferito alla Commissione per un periodo indeterminatodi cinque anni a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamentoda …(5). La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo. [Em. 2]

3.  La delega di potere di cui all'articolo 2 bis può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega dei poteri ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne da contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 2 bis entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso é stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine é prorogato di due mesiquattro mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio. [Em. 3]

* GU L […] del […], pag. […].

"

2)  L'allegato I è sostituito dall'allegato del presente regolamento.

Articolo 2

Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal 1º gennaio 20141º gennaio 2016. [Em. 4]

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il

Per il Parlamento europeo

Il presidente

Per il Consiglio

Il presidente

ALLEGATO

’ALLEGATO I

Elenco delle regioni o degli Stati che hanno concluso negoziati ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 2:

ANTIGUA E BARBUDA

COMMONWEALTH DELLE BAHAMAS

BARBADOS

BELIZE

COMMONWEALTH DI DOMINICA

REPUBBLICA DOMINICANA

GRENADA

REPUBBLICA COOPERATIVISTICA DELLA GUYANA

GIAMAICA

REPUBBLICA DEL MADAGASCAR

REPUBBLICA DI MAURITIUS

STATO INDIPENDENTE DI PAPUA NUOVA GUINEA

FEDERAZIONE DI SAINT CHRISTOPHER E NEVIS

SANTA LUCIA

SAINT VINCENT E GRENADINE

REPUBBLICA DELLE SEYCHELLES

REPUBBLICA DI SURINAME

REPUBBLICA DI TRINIDAD E TOBAGO’

(1) Posizione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012.
(2) GU L 330 del 9.12.2008, pag.1.
(3) GU L 348 del 31.12.2007, pag. 1.
(4)+ Numero del presente regolamento.
(5)+ Data di entrata in vigore del presente regolamento.


Accordi intergovernativi conclusi fra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi fra gli Stati membri e i paesi terzi nel settore dell'energia (COM(2011)0540 – C7-0235/2011 – 2011/0238(COD))
P7_TA(2012)0343A7-0264/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0540),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 194 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0235/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere motivato inviato dalla Camera dei deputati lussemburghese, nel quadro del protocollo n. 2 sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, in cui si dichiara la mancata conformità del progetto di atto legislativo al principio di sussidiarietà,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 18 gennaio 2012(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 5 giugno 2012, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per gli affari esteri e della commissione per il commercio internazionale (A7-0264/2012),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2012 in vista dell'adozione della decisione n. ..../2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un meccanismo per lo scambio di informazioni riguardo ad accordi intergovernativi fra Stati membri e paesi terzi nel settore dell'energia

P7_TC1-COD(2011)0238


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione n. 994/2012/UE).

(1) GU C 68 del 6.3.2012, pag. 65.


Regimi di qualità applicabili ai prodotti agricoli ***I
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Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli (COM(2010)0733 – C7-0423/2010 – 2010/0353(COD))
P7_TA(2012)0344A7-0266/2011

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0733),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 43, paragrafo 2, e l'articolo 118, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0423/2010),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale del 5 maggio 2011(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 12 maggio 2011(2),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 25 giugno 2012, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A7-0266/2011),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto della dichiarazione del Consiglio allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2012 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2012 del Parlamento europeo e del Consiglio sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari

P7_TC1-COD(2010)0353


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 1151/2012).

Allegato alla risoluzione legislativa

Dichiarazione del Consiglio

’Il Consiglio ha constatato l'importanza che il Parlamento europeo annette all'estensione del sistema di gestione della produzione di formaggi DOP e IGP ad altri prodotti DOP e IGP.

Il Consiglio si impegna a discutere la questione della gestione dell'offerta di prodotti DOP e IGP nel contesto dei negoziati con il Parlamento europeo in merito alla proposta della Commissione sulla riforma della PAC riguardo all'OCM unica, che comprende una disposizione relativa a strumenti intesi a regolamentare l'offerta sui mercati agricoli.’

(1) GU C 218 del 23.7.2011, pag. 114.
(2) GU C 192 del 1.7.2011 pag. 28.


Fondo europeo per l'imprenditoria sociale ***I
PDF 490kWORD 168k
Testo
Testo consolidato
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 13 settembre 2012, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai fondi europei per l'imprenditoria sociale (COM(2011)0862 – C7-0489/2011 – 2011/0418(COD))(1)
P7_TA(2012)0345A7-0194/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

[Emendamento n. 2]

EMENDAMENTI DEL PARLAMENTO EUROPEO(2)
P7_TA(2012)0345A7-0194/2012
alla proposta della Commissione
P7_TA(2012)0345A7-0194/2012

REGOLAMENTO (UE) N. …/2012
DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
relativo ai fondi europei per l'imprenditoria sociale
(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea(3),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  Poiché gli investitori perseguono anche fini sociali e non solo un ritorno in termini finanziari, sta emergendo nell'ambito dell'UE un mercato dell'investimento sociale in parte rappresentato da fondi di investimento destinati alle imprese sociali. Tali fondi di investimento assicurano finanziamenti alle imprese che inducono cambiamenti sociali proponendo soluzioni innovative ai problemi sociali, ad esempio favorendo la lotta alle conseguenze sociali della crisi finanziaria e apportando un contributo prezioso al raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europa 2020.

(1 bis)  Il presente regolamento rientra nell'ambito dell'iniziativa per l'imprenditoria sociale descritta dalla Commissione nella sua comunicazione del 25 ottobre 2011 dal titolo ’Iniziativa per l'imprenditoria sociale – Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell'economia e dell'innovazione sociale’.

(2)  È necessario stabilire un quadro comune di norme riguardo all'utilizzo della denominazione di ’Fondo europeo per l'imprenditoria sociale (FEIS)’, con particolare riferimento alla composizione del portafoglio dei fondi che operano sotto tale denominazione, agli obiettivi di investimento ammissibili, agli strumenti di investimento che essi possono impiegare e alle categorie di investitori che possono investire in tali fondi in virtù di norme uniformi nell'Unione. In assenza di tale quadro comune, c'è il rischio che gli Stati membri adottino misure divergenti a livello nazionale, che si ripercuotono direttamente, ostacolandolo, sul buon funzionamento del mercato interno, poiché i fondi che desiderano operare in tutta l'Unione sarebbero soggetti a norme diverse nei diversi Stati membri. Inoltre, la presenza di requisiti qualitativi divergenti sulla composizione del portafoglio, sugli obiettivi di investimento ammissibili e sugli investitori idonei potrebbe determinare diversi livelli di protezione degli investitori e generare confusione riguardo alla proposta di investimento associata ai fondi europei per l'imprenditoria sociale (FEIS). Ancora, è opportuno che gli investitori siano in grado di confrontare le proposte di investimento di FEIS diversi. È necessario eliminare gli ostacoli significativi alla raccolta di capitali transfrontaliera da parte dei FEIS ed evitare distorsioni competitive tra tali fondi; occorre inoltre impedire la comparsa, in futuro, di ulteriori possibili ostacoli agli scambi e di distorsioni competitive rilevanti. Di conseguenza, la base giuridica appropriata è l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, interpretato ai sensi della relativa giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.

(3)  È necessario adottare un regolamento che stabilisca norme uniformi applicabili ai FEIS che desiderano raccogliere capitale in tutta l'Unione sotto la denominazione di ’FEIS’, e che imponga obblighi corrispondenti ai loro gestori in tutti gli Stati membri. È necessario che tali disposizioni assicurino la fiducia degli investitori che desiderano investire in tali fondi.

(3 bis)  Il presente regolamento non si applica ai dispositivi nazionali esistenti che consentono di investire nell'imprenditoria sociale e che non si avvalgono della denominazione ’FEIS’.

(4)  La definizione di requisiti qualitativi per l'utilizzo della denominazione di ’FEIS’ sotto forma di regolamento assicurerebbe l'applicazione diretta di tali requisiti ai gestori di organismi di investimento collettivo che raccolgono capitali utilizzando tale denominazione. Ciò garantirebbe condizioni uniformi per l'utilizzo di tale denominazione, atte a impedire l'insorgere di requisiti nazionali contrastanti a seguito del recepimento di una direttiva. Il regolamento dovrebbe prevedere che i gestori di organismi di investimento collettivo che utilizzano tale denominazione debbano rispettare le stesse regole in tutta l'Unione, incrementando così anche la fiducia degli investitori che desiderano investire in fondi destinati alle imprese sociali. Un regolamento ridurrebbe anche la complessità normativa e il costo, a carico del gestore, connesso alla conformità alle spesso contrastanti normative nazionali che disciplinano tali fondi, soprattutto con riferimento a quei gestori che desiderano raccogliere capitali su base transfrontaliera. Un regolamento contribuirebbe anche all'eliminazione di distorsioni competitive.

(4 bis)  Dovrebbe essere possibile gestire un FEIS sia esternamente che internamente. Nel caso di una gestione interna, il FEIS è anche gestore e dovrebbe pertanto adempiere a tutti gli obblighi che incombono ai gestori di FEIS ai sensi del presente regolamento ed essere registrato in quanto tale. Un FEIS gestito internamente non dovrebbero tuttavia essere autorizzato a fungere da gestore esterno di altri organismi d'investimento collettivo o OICVM.

(5)  Per chiarire la relazione tra il presente regolamento e le altre norme dell'Unione sugli organismi di investimento collettivo e sui loro gestori, è necessario stabilire che il presente regolamento sia applicato solo ai gestori di organismi di investimento collettivo diversi dagli OICVM di cui all'articolo 1 della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM)(6), che sono stabiliti nell'Unione e sono registrati presso l'autorità competente nel proprio Stato membro d'origine ai sensi della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'8 giugno 2011 sui gestori di fondi di investimento alternativi(7), purché i gestori in questione gestiscano portafogli di FEIS. Tuttavia, è opportuno che i gestori di FEIS registrati a norma del presente regolamento e che sono gestori esterni siano autorizzati a gestire anche OICVM previa autorizzazione a norma della direttiva 2009/65/CE.

(5 bis)  Inoltre, è opportuno che il presente regolamento si applichi solo ai gestori ▌ di organismi di investimento collettivo le cui attività gestite non superino complessivamente la soglia fissata all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE. Ciò significa che il calcolo della soglia ai fini del presente regolamento si allinea sul calcolo della soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE. Tuttavia, i gestori di FEIS registrati a norma del presente regolamento e le cui attività complessive crescano successivamente fino a superare la soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE e che pertanto sono soggetti all'autorizzazione delle autorità competenti del proprio Stato membro, ai sensi dell'articolo 6 della predetta direttiva, possono continuare ad avvalersi della denominazione ’FEIS’ per la commercializzazione di FEIS nell'Unione, purché soddisfino i requisiti sanciti dalla suddetta direttiva e continuino a soddisfare, in qualsiasi momento, determinati requisiti per potersi avvalere della denominazione ’FEIS’ precisati nel presente regolamento per quanto riguarda i FEIS. Ciò si applica sia ai FEIS esistenti che ai FEIS istituiti dopo il superamento della soglia.

(6)  Il presente regolamento non si applica qualora i gestori di organismi di investimento collettivo non desiderino utilizzare la denominazione di ’FEIS’. In tali casi, è opportuno continuare ad applicare le norme nazionali e le norme generali dell'Unione esistenti.

(7)  È necessario che il presente regolamento stabilisca norme uniformi sulla natura dei FEIS, in particolare sulle imprese di portafoglio in cui possono investire e sugli strumenti di investimento da utilizzare. Ciò è necessario affinché sia possibile tracciare una linea di demarcazione netta tra un FEIS e altri fondi di investimento alternativi che perseguono altre strategie di investimento meno specialistiche, come per esempio i rilevamenti di società, che il presente regolamento non intende promuovere.

(7 bis)  In conformità dell'obiettivo di circoscrivere con precisione gli organismi di investimento collettivo soggetti al presente regolamento e al fine di garantire che venga posto l'accento sulla fornitura di capitali alle imprese sociali, è opportuno considerare FEIS quei fondi che intendono investire in tali imprese almeno il 70% dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato. Ai FEIS non dovrebbe essere consentito di investire oltre il 30% dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in attività che non siano investimenti ammissibili. Ciò implica che, poiché il tetto massimo dovrebbe corrispondere al 30% in qualsiasi momento, per gli investimenti non ammissibili, è opportuno che il 70% sia riservato agli investimenti ammissibili per l'intera durata del FEIS. Occorre calcolare le suddette soglie sulla base di importi investibili previa deduzione di tutti i costi pertinenti e delle attività di cassa e di altre disponibilità liquide. Il presente regolamento dovrebbe stabilire i dettagli necessari per il calcolo delle suddette soglie d'investimento.

(7 ter)  Per garantire la chiarezza e la certezza necessarie, occorre anche che il presente regolamento stabilisca criteri uniformi per identificare le imprese sociali come imprese di portafoglio ammissibili. In effetti, un'impresa sociale è un attore dell'economia sociale il cui principale obiettivo non è generare utili per i suoi proprietari o azionisti, ma esercitare un impatto sociale. Agisce erogando beni e servizi per il mercato e utilizza gli utili principalmente a fini sociali. È gestita in modo responsabile e trasparente, in particolare coinvolgendo dipendenti, clienti, consumatori e altri soggetti interessati dalle sue attività commerciali.

(7 quater)  Poiché il principale obiettivo delle imprese sociali è la realizzazione di un impatto sociale positivo piuttosto che la massimizzazione dei profitti ▌, è necessario che il presente regolamento promuova unicamente il sostegno di imprese di portafoglio ammissibili che abbiano come obiettivo ▌ la realizzazione di un impatto sociale misurabile e positivo. Tra gli impatti sociali misurabili e positivi potrebbero rientrare la fornitura di servizi agli immigrati che sono altrimenti esclusi, o il reinserimento di gruppi emarginati nel mondo del lavoro, garantendo occupazione, sostegno o formazione. Si tratta di imprese che utilizzano i profitti per realizzare il proprio obiettivo primario e che sono gestite in modo responsabile e trasparente. Nei casi in genere eccezionali in cui un'impresa di portafoglio ammissibile desideri distribuire i profitti agli azionisti o ai soci, è necessario che essa disponga di procedure e regole predefinite circa le modalità di tale distribuzione. È opportuno che tali regole specifichino che la distribuzione dei profitti non deve pregiudicare l'obiettivo sociale principale.

(8)  Le imprese sociali comprendono un'ampia gamma di imprese, costituite in forme giuridiche diverse, che forniscono servizi o merci sociali a persone vulnerabili, emarginate, svantaggiate o escluse. Tali servizi potrebbero riguardare l'accesso ad alloggi abitativi, l'assistenza sanitaria, l'assistenza per persone anziane o disabili, l'assistenza ai bambini, l'accesso al lavoro e alla formazione nonché la gestione delle dipendenze. Sono considerate imprese sociali anche le imprese che impiegano un metodo di produzione di merci o servizi che incorpora il loro obiettivo sociale ma le cui attività possono esulare dall'ambito della fornitura di merci o servizi sociali. Tali attività includono l'integrazione sociale e professionale per mezzo dell'accesso al mondo del lavoro per le persone svantaggiate, in particolare a causa di qualifiche insufficienti o di problemi sociali o professionali che determinano l'esclusione o l'emarginazione. Si tratta di attività che possono riguardare altresì la tutela dell'ambiente corredata di un impatto sociale, come ad esempio la lotta all'inquinamento, il riciclaggio e le energie rinnovabili.

(8 bis)  Il presente regolamento è finalizzato a sostenere la crescita delle imprese sociali nell'Unione. Gli investimenti nelle imprese di portafoglio ammissibili stabilite in paesi terzi possono garantire maggiori capitali per i FEIS, avvantaggiando di conseguenza le imprese sociali dell'Unione. In nessun caso, tuttavia, si dovrebbe investire in imprese di portafoglio di paesi terzi che si trovano in paradisi fiscali o in giurisdizioni non disposte a collaborare.

(8 ter)  Un FEIS non dovrebbe essere stabilito in paradisi fiscali o in giurisdizioni che non sono disposte a collaborare, come ad esempio paesi terzi caratterizzati in particolare dall'assenza di imposizione fiscale o da imposte irrisorie, dalla mancanza di adeguati accordi di cooperazione tra le autorità competenti dello Stato membro d'origine del gestore di FEIS e le autorità di vigilanza di il paese terzo in cui è stabilito il fondo per l'imprenditorialità sociale, o dalla mancanza di un effettivo scambio di informazioni in materia fiscale. Un FEIS non dovrebbe neppure investire in paesi o territori che presentano una qualsiasi delle suddette caratteristiche.

(8 quater)  I gestori di FEIS dovrebbero essere in grado di attrarre impegni di capitale supplementari nel corso della durata di un fondo. È opportuno tenere conto di tali impegni di capitale aggiuntivi nel corso della durata del FEIS all'atto di prevedere il prossimo investimento in attività diverse da quelle ammissibili. Gli impegni di capitale supplementari dovrebbero essere autorizzati conformemente ai criteri e subordinatamente alle condizioni stabilite nel regolamento o nei documenti costitutivi del FEIS.

(9)  In considerazione delle esigenze di finanziamento specifiche delle imprese sociali, è necessario fare chiarezza sui tipi di strumenti che un FEIS deve utilizzare per tali finanziamenti. Pertanto, il presente regolamento stabilisce norme uniformi sugli strumenti d'investimento ammissibili per un FEIS, tra cui strumenti rappresentativi di equity e quasi-equity, strumenti di debito (ad esempio pagherò e certificati di deposito), investimenti in altri FEIS, prestiti garantiti e non garantiti, nonché sovvenzioni. Tuttavia, onde evitare una diluizione degli investimenti in imprese di portafoglio ammissibili, è opportuno che i FEIS siano autorizzati unicamente a investire in altri FEIS, ove questi altri FEIS non abbiano essi stessi investito oltre il 10% dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in altri FEIS.

(9 bis)  Le attività di base dei FEIS consistono nel garantire finanziamenti alle imprese sociali mediante investimenti primari. I FEIS non dovrebbero partecipare ad attività bancarie d'importanza sistemica esterne al comune quadro normativo prudenziale (il cosiddetto ’sistema bancario ombra’), né dovrebbero basarsi sulle tipiche strategie di private equity, quali ad esempio i rilevamenti con capitale di debito.

(10)  Per assicurare la necessaria flessibilità nel portafoglio d'investimenti, i FEIS possono ▌ investire in attività diverse dagli investimenti ammissibili, sempre che tali investimenti non superino la soglia del 30% per gli investimenti non ammissibili. È opportuno che le attività di cassa e le altre disponibilità liquide non siano prese in considerazione ai fini del calcolo di tale soglia, dal momento che le attività di cassa e le altre disponibilità liquide non vanno considerate investimenti. I FEIS dovrebbero effettuare investimenti nel loro intero portafoglio che siano coerenti con la loro strategia d'investimento etico; ad esempio, non è opportuno che investano nell'industria degli armamenti, che rischia di comportare violazioni dei diritti umani o lo scarico abusivo di rifiuti elettronici.

(11)  Per garantire che la denominazione di ’FEIS’ sia affidabile e facilmente riconoscibile per gli investitori dell'Unione, è necessario che il presente regolamento stabilisca che solo i gestori di FEIS che rispettino i criteri qualitativi uniformi in esso sanciti saranno autorizzati a utilizzare questa denominazione quando commercializzano i FEIS nell'Unione.

(12)  Per garantire che i FEIS abbiano un profilo distinto e identificabile idoneo al loro scopo, occorre che vi siano norme uniformi sulla composizione del portafoglio e sulle tecniche d'investimento consentite per tali fondi.

(13)  Per garantire che i FEIS non contribuiscano allo sviluppo di rischi sistemici, e ▌ che tali fondi si concentrino, nelle loro attività di investimento, sul sostegno finanziario a società di portafoglio ammissibili, è necessario che non sia consentito il ricorso alla leva finanziaria. Al gestore di FEIS ▌ dovrebbe essere soltanto consentito di contrarre prestiti, emettere strumenti rappresentativi di debito o fornire garanzie, a livello del FEIS, purché tali prestiti, strumenti rappresentativi di debito o garanzie siano coperti da impegni non richiamati e pertanto non accrescano l'esposizione del fondo oltre il livello del proprio capitale sottoscritto. In virtù di tale approccio, gli anticipi di tesoreria da parte degli investitori del FEIS che sono interamente coperti dagli impegni di capitale degli investitori in oggetto non accrescono l'esposizione del FEIS e dovrebbero pertanto essere ammessi. Inoltre, per permettere al fondo di coprire le esigenze di liquidità straordinarie che potrebbero insorgere tra i richiami di capitale impegnato dagli investitori e l'effettivo versamento del capitale sui conti del fondo, è necessario consentire l'assunzione di prestiti a breve termine, purché non superi l'entità del capitale impegnato non richiamato.

(14)  Per garantire che i FEIS siano commercializzati soltanto presso investitori che abbiano ▌ l'esperienza, le conoscenze e la competenza per adottare decisioni di investimento autonome e valutare in maniera adeguata i rischi inerenti a tali fondi, e per conservare la fiducia degli investitori nei FEIS, occorre che siano stabilite misure specifiche di salvaguardia. Pertanto, è necessario che i FEIS siano ▌ commercializzati solo presso investitori professionali o che possano essere trattati come clienti professionali ai sensi della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 relativa ai mercati degli strumenti finanziari(8) ▌. Tuttavia, per poter disporre di una base di investitori sufficientemente ampia per gli investimenti nei FEIS, è auspicabile che anche altri investitori possano avere accesso a tali fondi, inclusi gli investitori privati facoltosi con ampie disponibilità patrimoniali. Per tali investitori, occorre che siano sancite misure di salvaguardia specifiche volte a garantire che i FEIS siano commercializzati solo presso gli investitori che presentano un profilo appropriato per effettuare tali investimenti. È necessario che tali misure di salvaguardia escludano la commercializzazione attraverso l'utilizzo di piani di risparmio periodici. Inoltre, dovrebbe essere possibile per dirigenti, direttori o lavoratori addetti alla gestione di un FEIS investire nel FEIS che gestiscono, in quanto tali individui dispongono delle necessarie conoscenze per aderire a siffatti investimenti.

(15)  Per garantire che solo i gestori di FEIS che soddisfano criteri qualitativi uniformi riguardo al proprio comportamento nel mercato possano utilizzare la denominazione di ’FEIS’, è necessario che il presente regolamento stabilisca norme relative alla conduzione degli affari e ai rapporti del gestore del FEIS con i suoi investitori. Per lo stesso motivo, occorre che il presente regolamento sancisca, inoltre, condizioni uniformi riguardanti la gestione di conflitti di interesse da parte di tali gestori. È necessario che tali norme richiedano anche che il gestore disponga di adeguate strutture organizzative e amministrative volte ad assicurare una corretta gestione dei conflitti di interesse.

(15 bis)  Allorché un gestore di FEIS intende delegare alcune funzioni a terzi, la sua responsabilità nei confronti di questi ultimi e dei suoi investitori non dovrebbe essere alterata da tale delega di funzioni. Inoltre, non è opportuno che il gestore di FEIS deleghi funzioni a un livello tale da non poter più essere considerato, sostanzialmente, il gestore di FEIS, diventando così una società fantasma. Occorre che il gestore di FEIS mantenga, in ogni momento, la responsabilità della corretta esecuzione delle funzioni delegate e della conformità al presente regolamento. La delega delle funzioni non dovrebbe pregiudicare l'efficacia della vigilanza del gestore di FEIS e, in particolare, non dovrebbe impedire al gestore di FEIS di agire, né ai FEIS di essere gestiti, nell'interesse ottimale degli investitori.

(16)  La creazione di impatti sociali positivi in aggiunta alla generazione di rendimenti finanziari per gli investitori è una caratteristica fondamentale dei fondi di investimento destinati alle imprese sociali, che li distingue da altre tipologie analoghe di fondi di investimento. È necessario, pertanto, che il presente regolamento disponga che i gestori di FEIS attivino procedure per ▌ la misurazione degli effetti sociali positivi che devono essere conseguiti attraverso investimenti in imprese di portafoglio ammissibili.

(16 bis)  Attualmente, i fondi che perseguono risultati o impatti sociali di norma valutano e raffrontano informazioni sulla misura in cui le imprese sociali riescono a conseguire i risultati sperati. Vi è un'ampia gamma di tipi diversi di risultati o impatti sociali che un'impresa sociale può perseguire, ragion per cui sono state sviluppate diverse modalità di identificarli e quantificarli. Ad esempio, un'impresa che si prefigge lo scopo di aiutare le persone svantaggiate può indicare il numero delle persone aiutate, a cui magari è stato offerto un lavoro che altrimenti non avrebbero mai trovato. Oppure, un'impresa che persegue l'obiettivo di migliorare la reintegrazione nella società di ex carcerati può valutare i propri risultati in termini di tasso di recidività. I fondi aiutano le imprese a preparare e a fornire informazioni sui loro obiettivi e risultati, nonché a raccoglierle per gli investitori. Sebbene le informazioni sugli impatti sociali siano alquanto importanti per gli investitori, è difficile operare un raffronto tra diverse imprese sociali e diversi fondi, sia in ragione delle differenze in termini di risultati sociali perseguiti, sia in ragione della varietà degli attuali approcci. Onde promuovere il massimo grado possibile di coerenza e comparabilità a lungo termine di tali informazioni e il massimo livello di efficienza delle procedure per ottenere tali informazioni, è auspicabile elaborare atti delegati in tale ambito. È opportuno che simili atti delegati garantiscano altresì una maggiore chiarezza per le autorità di vigilanza, i FEIS e le imprese sociali.

(17)  Per garantire l'integrità della denominazione di ’FEIS’, è necessario che il presente regolamento contenga anche criteri qualitativi riguardo all'organizzazione del gestore di FEIS. Pertanto, è necessario che il presente regolamento sancisca requisiti uniformi e proporzionati all'esigenza di assicurare adeguate risorse tecniche e umane ▌.

(17 bis)  Onde garantire la gestione adeguata del FEIS e la capacità del gestore di coprire i rischi potenziali inerenti alle sue attività, è opportuno che il presente regolamento stabilisca requisiti uniformi e proporzionati affinché i gestori di FEIS mantengano un livello sufficiente di fondi propri. Il livello dei fondi propri dovrebbe essere sufficiente a garantire la continuità e la corretta gestione del FEIS

(18)  Per tutelare gli investitori, è necessario assicurare una corretta valutazione delle attività gestite dai FEIS. Pertanto, occorre che il regolamento o i documenti costitutivi dei FEIS contengano norme sulla valutazione delle attività. Questo dovrebbe garantire l'integrità e la trasparenza della valutazione.

(19)  Per garantire che i gestori di FEIS che utilizzano la denominazione di ’FEIS’ forniscano resoconti sufficienti in merito alle proprie attività, occorre che siano stabilite norme uniformi sulle relazioni annuali.

(20)  Per assicurare l'integrità della denominazione di ’FEIS’ agli occhi degli investitori, è necessario che questa denominazione sia utilizzata solo da gestori di fondi che agiscono nella totale trasparenza in termini di politica d'investimento e di obiettivi d'investimento. Occorre, pertanto, che il presente regolamento sancisca norme uniformi sui requisiti informativi nei confronti degli investitori cui è tenuto il gestore di un FEIS. Questi requisiti includono elementi che sono specifici degli investimenti in imprese sociali, in maniera tale da ottenere una maggiore coerenza e comparabilità di tali informazioni. Sono incluse informazioni sui criteri e sulle procedure utilizzati per selezionare particolari imprese di portafoglio ammissibili come obiettivi d'investimento. Sono inoltre incluse informazioni sull'impatto sociale positivo che la politica d'investimento intende conseguire e le modalità di monitoraggio e valutazione. Per assicurare la necessaria fiducia degli investitori in questo tipo di investimenti, sono inoltre incluse informazioni sulle attività del FEIS non investite in imprese di portafoglio ammissibili e sul modo in cui queste sono selezionate.

(21)  Per assicurare una vigilanza efficace sul rispetto dei requisiti uniformi contenuti nel presente regolamento, è necessario che l'autorità competente dello Stato membro d'origine vigili sulla conformità del gestore di FEIS ai requisiti uniformi sanciti nel presente regolamento. A tale scopo, è necessario che il gestore di FEIS che intenda commercializzare i propri fondi con la denominazione di ’FEIS’ informi delle proprie intenzioni l'autorità competente del proprio Stato membro d'origine. Occorre che l'autorità competente registri il gestore di fondi se sono state fornite tutte le informazioni necessarie e se ▌ sussistono mezzi e strutture adeguate che consentano di ottemperare ai requisiti del presente regolamento, e occorre che l'autorizzazione sia valida in tutta l'Unione.

(21 bis)  Onde agevolare un'efficiente commercializzazione di FEIS a livello transfrontaliero, è opportuno che la registrazione dei gestori avvenga con la massima sollecitudine.

(21 ter)  Se è vero che il presente regolamento include garanzie per l'uso corretto dei fondi, occorre che le autorità di vigilanza controllino che le garanzie in questione siano rispettate.

(22)  Per assicurare una vigilanza efficace sulla conformità ai criteri uniformi sanciti, è necessario che il presente regolamento contenga regole in merito alle circostanze in cui è necessario aggiornare le informazioni fornite all'autorità competente nello Stato membro d'origine.

(23)  Per una vigilanza efficace sui requisiti sanciti, occorre che il presente regolamento stabilisca anche un processo per le notifiche transfrontaliere tra le autorità di vigilanza competenti, che debba essere attivato al momento della registrazione del gestore di FEIS nel suo Stato membro d'origine.

(24)  Per assicurare condizioni di trasparenza nella commercializzazione dei FEIS in tutta l'Unione, occorre che l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) (AESFEM) istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio(9) sia incaricata di gestire una base di dati centrale con tutti i gestori di FEIS e dei FEIS che gestiscono, che sono registrati in conformità al presente regolamento.

(24 bis)  Ove abbia motivi chiari e dimostrabili per ritenere che il gestore di FEIS violi il presente regolamento nel proprio territorio, l'autorità competente dello Stato membro ospitante dovrebbe informarne prontamente l'autorità competente dello Stato membro d'origine, la quale dovrebbe adottare opportune misure.

(24 ter)  Se, nonostante le misure adottate dall'autorità competente dello Stato membro d'origine o in ragione del mancato intervento di quest'ultima entro un ragionevole lasso di tempo, oppure poiché il gestore di FEIS persiste nell'agire in un modo che confligge chiaramente con il presente regolamento, l'autorità competente dello Stato membro ospitante può, previa notifica all'autorità competente dello Stato membro d'origine, adottare le misure adeguate che si impongono per tutelare gli investitori, tra cui la possibilità di impedire al gestore interessato di commercializzare ulteriormente i propri FEIS sul territorio dello Stato membro ospitante.

(25)  Per garantire una vigilanza efficace sul rispetto dei criteri uniformi sanciti, è necessario che il regolamento contenga un elenco dei poteri di vigilanza a disposizione delle autorità competenti.

(26)  Per assicurare che il presente regolamento sia correttamente applicato, occorre che esso preveda sanzioni e misure amministrative in caso di violazione delle sue disposizioni fondamentali, vale a dire le norme sulla composizione del portafoglio, sulle misure di salvaguardia relative all'identità degli investitori idonei e sull'utilizzo della denominazione di ’FEIS’ esclusivamente da parte dei gestori di FEIS registrati. Occorre che si stabilisca che la violazione di tali disposizioni fondamentali implica il divieto dell'uso della denominazione e la radiazione del gestore del fondo.

(27)  È opportuno che vi sia uno scambio di informazioni a fini di vigilanza tra le autorità competenti degli Stati membri d'origine e ospitanti e l'AESFEM.

(28)  Un'efficace cooperazione normativa tra le entità incaricate di vigilare sulla conformità ai criteri uniformi sanciti nel presente regolamento impone che un alto grado di segreto professionale sia richiesto a tutte le autorità nazionali pertinenti e all'AESFEM.

(28 bis)  Il contributo dei FEIS alla crescita di un mercato europeo degli investimenti in ambito sociale dipenderà dall'adozione della denominazione da parte dei gestori di fondi, dal riconoscimento di tale designazione da parte degli investitori e dallo sviluppo di un solido ecosistema per le imprese sociali nell'intera Unione, che aiuti tali imprese ad avvalersi delle possibilità di finanziamento messe a disposizione. A tal fine, è opportuno che tutti i soggetti interessati, tra cui gli operatori di mercato, le autorità competenti degli Stati membri, la Commissione e altri organismi interessati all'interno dell'Unione, si adoperino per garantire una vasta opera di sensibilizzazione alle possibilità offerte dal presente regolamento.

(29)  È necessario che le norme tecniche nei servizi finanziari garantiscano un'armonizzazione coerente e un alto livello di vigilanza in tutta l'Unione. Sarebbe efficiente e opportuno affidare all'AESFEM, in quanto organismo con competenze altamente specialistiche, l'elaborazione dei progetti di norme tecniche di attuazione da presentare alla Commissione, qualora queste non implichino scelte politiche.

(30)  Occorre che alla Commissione sia conferito il potere di adottare norme tecniche di attuazione attraverso atti di esecuzione ai sensi dell'articolo 291 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e ai sensi dell'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010 ▌. È opportuno che l'AESFEM sia incaricata di elaborare i progetti delle norme tecniche di attuazione per il formato ▌ della procedura di notifica di cui al presente regolamento.

(31)  Per specificare i requisiti sanciti nel presente regolamento, occorre che sia delegato alla Commissione il potere di adottare atti ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in merito alla definizione delle tipologie di merci o servizi e dei metodi di produzione di merci o servizi che rappresentano un obiettivo sociale e delle circostanze in cui i profitti possono essere distribuiti a soci e investitori, dei tipi di conflitti di interesse che i gestori di FEIS devono evitare e delle misure da adottare al riguardo, dei dettagli delle procedure di misurazione degli impatti sociali che le imprese di portafoglio ammissibili devono realizzare e del contenuto e della forma delle informazioni agli investitori. È particolarmente importante che la Commissione conduca consultazioni adeguate nel corso dei suoi lavori preparatori, anche a livello di esperti, tenendo conto di iniziative di autoregolamentazione e codici di condotta. Alle consultazioni condotte dalla Commissione durante i lavori preparatori per gli atti delegati sui dettagli delle procedure volte a misurare gli impatti sociali da conseguire dalle imprese di portafoglio ammissibili dovrebbero prendere parte i soggetti interessati del caso e l'AESFEM. In sede di preparazione ed elaborazione degli atti delegati, la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.

(33)  Al massimo entro quattro anni dalla data in cui esso diviene applicabile, occorre sottoporre il presente regolamento a riesame, al fine di tenere conto dell'evoluzione del mercato dei FEIS. Il riesame dovrebbe prevedere altresì uno studio generale sul funzionamento delle norme del presente regolamento e sull'esperienza acquisita nell'applicarle. Sulla base di tale riesame, è necessario che la Commissione presenti una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se opportuno, di proposte legislative.

(33 bis)  Inoltre, entro il 22 luglio 2017, occorre che la Commissione proceda a un riesame dell'interazione tra il presente regolamento e altre disposizioni a disciplina degli organismi di investimento collettivo e dei loro gestori, segnatamente quelle della direttiva 2011/61/UE. In particolare, è opportuno che il riesame in questione riguardi l'ambito di applicazione del presente regolamento, al fine di determinare l'eventuale necessità di estenderlo, onde permettere ai gestori di fondi di investimento alternativi di maggiori dimensioni di avvalersi della denominazione ’FEIS’. Sulla base di tale riesame, è necessario che la Commissione presenti una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se opportuno, di proposte legislative.

(33 ter)  Nell'ambito del riesame in parola, è opportuno che la Commissione valuti eventuali ostacoli che potrebbero aver impedito l'adesione ai fondi da parte degli investitori, inclusa l'incidenza sugli investitori istituzionali di altre disposizioni normative di natura prudenziale eventualmente applicabili. Inoltre, la Commissione dovrebbe raccogliere dati in vista della valutazione del contributo del FEIS ad altri programmi dell'Unione, quali ad esempio Orizzonte 2020, anch'essi finalizzati a promuovere l'innovazione nell'Unione.

(33 quater)  Per quanto riguarda l'esame, da parte della Commissione, degli ostacoli fiscali agli investimenti transfrontalieri di venture capital, previsti nella comunicazione della Commissione del 7 dicembre 2011 dal titolo ’Un piano d'azione per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti’ nel contesto del riesame del presente regolamento, è opportuno che la Commissione prenda in considerazione la possibilità di procedere ad un esame equivalente di eventuali ostacoli fiscali ai fondi per l'imprenditoria sociale e valutare eventuali incentivi fiscali per promuovere questo tipo di imprenditoria nell'Unione.

(33 quinquies)  È opportuno che l'AESFEM valuti il proprio fabbisogno di personale e di risorse derivante dall'assunzione dei propri poteri e obblighi ai sensi del presente regolamento e che presenti una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione.

(34)  Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, incluso il diritto di rispetto per la vita privata e familiare e la libertà d'impresa.

(35)  La direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995 relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(10) disciplina il trattamento dei dati personali svolto negli Stati membri nel contesto del presente regolamento e sotto la vigilanza delle autorità competenti degli Stati membri, in particolare delle autorità pubbliche indipendenti designate dagli Stati membri. Il regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali(11) da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati disciplina il trattamento dei dati personali svolto dall'AESFEM nell'ambito del presente regolamento e sotto la vigilanza del Garante europeo della protezione dei dati.

(36)  Poiché l'obiettivo del presente regolamento, che consiste nello sviluppare un mercato interno per i FEIS istituendo un quadro per la registrazione dei gestori di FEIS che agevoli la commercializzazione dei FEIS in tutta l'Unione, non può essere conseguito in misura adeguata dagli Stati membri e può, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, essere pertanto realizzato meglio a livello di Unione, quest'ultima può adottare misure conformi al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento non va al di là di quanto necessario per realizzare tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Il presente regolamento sancisce requisiti e condizioni uniformi per i gestori di organismi di investimento collettivo che intendono utilizzare la denominazione di ’FEIS’ in relazione alla commercializzazione di FEIS nell'Unione, contribuendo così al buon funzionamento del mercato interno.

Il presente regolamento, inoltre, stabilisce norme uniformi per la commercializzazione dei FEIS, da parte dei loro gestori, a investitori idonei in tutta l'Unione, per la composizione del portafoglio dei FEIS, per gli strumenti e le tecniche d'investimento ammissibili nonché norme su organizzazione, trasparenza e condotta dei gestori di FEIS che commercializzano i FEIS in tutta l'Unione.

Articolo 2

1.  Il presente regolamento si applica ai gestori di organismi di investimento collettivo secondo la definizione di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettera b), le cui attività gestite non superino complessivamente la soglia fissata all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE, che sono stabiliti nell'Unione e che sono tenuti alla registrazione presso le autorità competenti del proprio Stato membro d'origine in conformità dell'articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE, purché tali gestori gestiscano portafogli di FEIS ▌.

1 bis.  I gestori di FEIS registrati ai sensi dell'articolo 14 del presente regolamento e le cui attività complessive crescano successivamente fino a superare la soglia fissata all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE e che pertanto sono soggetti ad autorizzazione presso le autorità competenti del proprio Stato membro di origine ai sensi dell'articolo 6 di tale direttiva, possono continuare ad avvalersi della denominazione ’FEIS’ per la commercializzazione di FEIS nell'Unione, purché soddisfino i requisiti sanciti dalla direttiva 2011/61/UE e continuino a rispettare, in qualsiasi momento, gli articoli 3, 5, 9, l'articolo 12, paragrafo 2, e l'articolo 13, paragrafo 1, lettere c), d) ed e) del presente regolamento per quanto riguarda i FEIS.

3 bis.  I gestori di FEIS registrati a norma del presente regolamento sono inoltre autorizzati a gestire OICVM soggetti ad autorizzazione ai sensi della direttiva 2009/65/CE, a condizione che siano gestori esterni.

Articolo 3

1.  Ai fini del presente regolamento, si applicano le seguenti definizioni:

  a) ’fondo europeo per l'imprenditoria sociale’ (FEIS): un organismo di investimento collettivo che:
     i) intende investire almeno il 70 per cento dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in attività che sono investimenti ammissibili entro un termine stabilito nel regolamento o nei documenti costitutivi del FEIS;
     ii) non utilizza mai più del 30% dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impiegato non richiamato per l'acquisizione di attività che non sono investimenti ammissibili;
    iii) è stabilito nel territorio di uno Stato membro o in un paese terzo, a condizione che quest'ultimo:
     – non preveda misure fiscali che comportino una pressione fiscale nulla o irrisoria o in cui si concedono vantaggi anche in assenza di un'effettiva attività economica e una presenza economica sostanziale nel paese terzo che offre siffatte agevolazioni fiscali;
     – abbia stabilito opportuni accordi di cooperazione con le autorità competenti dello Stato membro d'origine del gestore del FEIS, grazie cui è possibile garantire un efficiente scambio di informazioni ai sensi dell'articolo 21 del presente regolamento, che consente alle autorità competenti di svolgere le proprie funzioni ai sensi del presente regolamento;
     – non figuri nell'elenco dei paesi e territori non cooperativi stilato dal Gruppo di azione finanziaria internazionale;
     – abbia firmato un accordo con lo Stato membro d'origine del gestore del FEIS e con qualsiasi altro Stato membro in cui si intendono commercializzare le quote o azioni del FEIS, in virtù del quale si garantisce che il paese terzo in questione rispetta pienamente le norme di cui all'articolo 26 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e assicura un efficace scambio di informazioni in materia fiscale, compresi eventuali accordi fiscali multilaterali.

Le soglie di cui ai punti i) e ii) sono calcolate sulla base di importi investibili previa deduzione di tutti i costi pertinenti e delle attività di cassa e di altre disponibilità liquide;

   a bis) ’costi pertinenti’: tutti i diritti, gli oneri e le spese sostenuti direttamente o indirettamente dagli investitori e concordati fra il gestore dei FEIS e coloro che vi investono;
   b) ’organismo di investimento collettivo’: un FIA ai sensi della definizione dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/61/UE;
  c) ’investimenti ammissibili’: gli strumenti indicati di seguito:
   i) strumenti rappresentativi di equity o quasi-equity che siano:
     emessi da un'impresa di portafoglio ammissibile e acquisiti dal FEIS direttamente dall'impresa di portafoglio ammissibile, ▌
     emessi da un'impresa di portafoglio ammissibile in cambio di un titolo di equity emesso dall'impresa di portafoglio ammissibile, o
     emessi da un'impresa di cui l'impresa di portafoglio ammissibile sia una società controllata con una partecipazione di maggioranza e che siano acquisiti dal FEIS in cambio di uno strumento rappresentativo di equity emesso dall'impresa di portafoglio ammissibile;
     ii) strumenti di debito cartolarizzati e non cartolarizzati, emessi da un'impresa di portafoglio ammissibile;
     iii) quote o azioni di uno o diversi altri FEIS, purché questi altri FEIS non abbiano essi stessi investito in altri FEIS oltre il 10% dell'aggregato dei propri conferimenti e del capitale impegnato non richiamato;
     iv) prestiti garantiti e non garantiti erogati dal FEIS a un'impresa di portafoglio ammissibile;
     v) qualsiasi altro tipo di partecipazione in un'impresa di portafoglio ammissibile;
  d) ’impresa di portafoglio ammissibile’: un'impresa che, al momento dell'investimento da parte del FEIS, non è ammessa alla negoziazione su un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione secondo quanto definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 14 della direttiva 2004/39/CE ▌ e che:
    -i) è stabilita nel territorio di uno Stato membro o in un paese terzo, a condizione che quest'ultimo:
     – non preveda misure fiscali che comportino una pressione fiscale nulla o irrisoria o in cui si concedono vantaggi anche in assenza di un'effettiva attività economica e una presenza economica sostanziale nel paese terzo che offre siffatte agevolazioni fiscali;
     – non figuri nell'elenco dei paesi e territori non cooperativi stilato dal Gruppo di azione finanziaria internazionale;
     – abbia firmato un accordo con lo Stato membro d'origine del gestore del FEIS e con ogni altro Stato membro in cui si intendono commercializzare le quote o azioni del FEIS, in virtù del quale si garantisce che il paese terzo in questione rispetta pienamente le norme di cui all'articolo 26 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e assicura un efficace scambio di informazioni in materia fiscale, compresi eventuali accordi fiscali multilaterali;
    i) ha come proprio obiettivo primario il raggiungimento di impatti sociali positivi misurabili in conformità all'atto di costituzione, allo statuto o a qualsiasi altro regolamento o documento costitutivo dell'azienda, laddove l'impresa:
   ▌ fornisca servizi o merci a persone vulnerabili, emarginate, svantaggiate o escluse; ▌
   ▌ impieghi un metodo di produzione di merci o servizi che incorpora il proprio obiettivo sociale; oppure
     – fornisca sostegno finanziario esclusivamente alle imprese sociali definite nei primi due trattini;
     ii) utilizza prioritariamente i propri utili per raggiungere il proprio obiettivo primario in conformità all'atto di costituzione, allo statuto o a qualsiasi altro regolamento o documento costitutivo dell'azienda. Detto regolamento o documento costitutivo pone in essere procedure e regole predefinite per quelle circostanze eccezionali in cui i profitti sono distribuiti ad azionisti e soci onde garantire che una siffatta distribuzione di utili non pregiudichi l'obiettivo primario; nonché
     iii) è gestita in modo responsabile e trasparente, in particolare coinvolgendo dipendenti, clienti e soggetti interessati dalle sue attività;
   e) ’equity’: l'interessenza partecipativa in un'impresa, rappresentata da azioni o da altre forme di partecipazione al capitale dell'impresa di portafoglio ammissibile emessa per i propri investitori;
     e bis) ’quasi-equity’: qualsiasi tipo di strumento finanziario che rappresenti una combinazione di capitale e debito, in cui il rendimento dell'investimento è legato agli utili o alle perdite dell'impresa di portafoglio ammissibile e in cui il rimborso dello strumento in caso di default non è pienamente garantito;
   f) ’commercializzazione’: un'offerta o un collocamento diretto o indiretto a/presso investitori domiciliati o con sede legale nell'Unione su iniziativa del gestore di FEIS, o per suo conto, di quote o azioni di un FEIS che egli gestisce;
   g) ’capitale impegnato’: qualsiasi impegno in base al quale un investitore è obbligato, entro il termine stabilito nel regolamento o nei documenti costitutivi del FEIS, ad acquisire un'interessenza nel FEIS o a conferire capitali nel FEIS;
   h) ’gestore di FEIS’: una persona giuridica la cui regolare attività è la gestione di almeno un FEIS;
   i) ’Stato membro d'origine’: lo Stato membro dove il gestore di FEIS è stabilito ed è tenuto alla registrazione presso le autorità competenti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE;
   j) ’Stato membro ospitante’: lo Stato membro, diverso dallo Stato membro d'origine, dove il gestore di FEIS commercializza i FEIS in conformità al presente regolamento;
   k) ’autorità competente’: l'autorità nazionale che lo Stato membro d'origine incarica, per legge o regolamento, di effettuare la registrazione dei gestori di organismi di investimento collettivo secondo quanto indicato all'articolo 2, paragrafo 1;
   k bis) ’OICVM’: un organismo d'investimento collettivo in valori mobiliari autorizzato ai sensi dell'articolo 5 della direttiva 2009/65/CE.

In relazione al primo comma, lettera h), qualora la forma giuridica del FEIS consenta la gestione interna e il consiglio di amministrazione del fondo scelga di non designare un gestore esterno, il FEIS stesso è registrato in qualità di gestore del FEIS. Un FEIS registrato in qualità di gestore interno di FEIS non può essere registrato quale gestore esterno di FEIS per altri organismi di investimento collettivo.

2.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati, ai sensi dell'articolo 24, che specifichino le tipologie di servizi o merci e i metodi di produzione di servizi o merci che incorporano un obiettivo sociale secondo quanto indicato al paragrafo 1, lettera d), punto i) del presente articolo, considerando le varie tipologie di imprese di portafoglio ammissibili e le circostanze in cui i profitti possono essere distribuiti a soci e investitori.

CAPO II

CONDIZIONI PER L'USO DELLA DENOMINAZIONE DI ’FEIS’

Articolo 4

I gestori di FEIS che ottemperano ai requisiti sanciti nel presente capo sono autorizzati a utilizzare la denominazione di ’FEIS’ in relazione alla commercializzazione di FEIS in tutta l'Unione.

Articolo 5

1.  Il gestore di FEIS ha facoltà di utilizzare non oltre il 30% dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato del FEIS per l'acquisizione di attività che non sono investimenti ammissibili; la soglia del 30% è calcolata sulla base di importi investibili previa deduzione di tutti i costi pertinenti; la detenzione ▌ di cassa e di altre disponibilità liquide non è considerata ai fini del calcolo di tale soglia, dal momento che la detenzione di cassa e di altre disponibilità liquide non va considerata alla stregua di un investimento.

2.  Il gestore di FEIS non può applicare, a livello del FEIS, metodi in grado di aumentarne l'esposizione oltre il livello del proprio capitale impegnato, sia attraverso l'assunzione di prestiti di contante o titoli, sia assumendo posizioni in strumenti derivati o attraverso altri mezzi.

2 bis.  Il gestore di FEIS può contrarre prestiti, emettere strumenti rappresentativi di debito o fornire garanzie, a livello del FEIS, soltanto se tali prestiti, strumenti rappresentativi di debito o garanzie sono coperti da impegni non richiamati.

Articolo 6

1.  I gestori di FEIS commercializzano le quote e le azioni dei FEIS gestiti esclusivamente presso gli investitori che sono considerati investitori professionali in conformità alla sezione I dell'allegato II della direttiva 2004/39/CE o che possono, su richiesta, essere trattati come investitori professionali in conformità alla sezione II dell'allegato II della direttiva 2004/39/CE, oppure presso altri investitori qualora:

   a) i suddetti altri investitori si impegnino a investire almeno 100.000 EUR; e
   b) i suddetti altri investitori dichiarino per iscritto, in un documento separato dal contratto da stipulare per l'impegno a investire, di essere consapevoli dei rischi connessi all'impegno previsto.
  

1 bis.  Il paragrafo 1 non si applica agli investimenti effettuati da dirigenti, direttori o lavoratori che concorrono alla gestione di un gestore di FEIS allorché investono nel FEIS che gestiscono.

Articolo 7

In relazione ai FEIS da loro gestiti, i gestori:

   a) agiscono onestamente, con la ▌ competenza, la cura, la diligenza e la correttezza dovute nell'esercizio delle proprie attività;
   b) applicano politiche e procedure idonee per prevenire pratiche irregolari, per le quali sia ragionevole supporre che potrebbero incidere sugli interessi degli investitori e delle imprese di portafoglio ammissibili;
   c) conducono gli affari in modo da favorire l'impatto sociale positivo delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investono, i migliori interessi dei FEIS che gestiscono e degli investitori in detti FEIS, nonché l'integrità del mercato;
   d) applicano un livello elevato di diligenza nella selezione e nel controllo continuo degli investimenti in imprese di portafoglio ammissibili e dell'impatto sociale positivo di tali imprese;
   e) possiedono una conoscenza e una comprensione adeguate delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investono;
   e bis) trattano gli investitori con correttezza;
   e ter) garantiscono che nessun investitore abbia un trattamento di favore, a meno che non sia previsto nel regolamento o nei documenti costitutivi del FEIS.

Articolo 7 bis

1.  Ove un gestore di FEIS intenda delegare delle funzioni a terzi, la sua responsabilità nei confronti del FEIS e dei suoi investitori non deve essere alterata da tale delega di funzioni a terzi; inoltre, il gestore in questione non deve delegare funzioni a un livello tale da non poter più essere considerato, a tutti gli effetti, il gestore del FEIS, diventando in tal modo una società fantasma.

2.  La delega delle funzioni non deve pregiudicare l'efficacia della vigilanza del gestore del FEIS e, in particolare, non deve impedirgli di agire – né impedire al FEIS di essere gestito – nell'interesse ottimale degli investitori.

Articolo 8

1.  I gestori di FEIS identificano ed evitano i conflitti di interesse e, qualora non fosse possibile evitarli, li gestiscono, li controllano e, conformemente al paragrafo 4, ne danno immediata notifica, per impedire che essi incidano negativamente sugli interessi dei FEIS e dei loro investitori e per assicurare che i FEIS che essi gestiscono siano trattati equamente.

2.  I gestori di FEIS identificano, in particolare, i conflitti di interesse che possono insorgere tra

   a) i gestori di FEIS, le persone che svolgono effettivamente l'attività di gestore di FEIS, i dipendenti o altre persone che, direttamente o indirettamente, controllano o sono controllate dal gestore di FEIS, da un lato, e i FEIS gestiti dal gestore di FEIS o gli investitori in tali FEIS, dall'altro;
   b) il FEIS o gli investitori in tale FEIS, da un lato, e un altro FEIS gestito dallo stesso gestore di FEIS o gli investitori in tale altro FEIS, dall'altro;
     b bis) il FEIS o i soggetti che vi investono, da un lato, e un organismo di investimento collettivo o OICVM gestito dal medesimo gestore di FEIS o chi investe in tale organismo di investimento collettivo o OICVM, dall'altro.

3.  I gestori di FEIS dispongono e gestiscono strutture organizzative e amministrative efficaci per ottemperare ai requisiti sanciti nei paragrafi 1 e 2.

4.  Sono fornite informazioni sui conflitti di interesse di cui al paragrafo 1 qualora le strutture organizzative adottate dal gestore di FEIS per identificare, prevenire, gestire e controllare i conflitti di interesse non siano sufficienti ad assicurare, con ragionevole sicurezza, la prevenzione di rischi lesivi degli interessi degli investitori. I gestori di FEIS indicano chiaramente agli investitori la natura generale o le fonti dei conflitti di interesse prima di intraprendere attività per loro conto.

5.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 24, che specifichino:

   a) i tipi di conflitti di interessi di cui al paragrafo 2;
   b) le misure adottate dai gestori di FEIS, in termini di strutture e procedure organizzative e amministrative, per identificare, prevenire, gestire, controllare e indicare i conflitti di interesse.

Articolo 9

1.  Per ogni FEIS che gestiscono, i gestori di FEIS impiegano procedure per misurare ▌ in quale misura le imprese di portafoglio ammissibili in cui investe il FEIS raggiungono l'impatto sociale positivo prefisso. I gestori garantiscono che tali procedure siano chiare e trasparenti e che siano corredate di indicatori che, in funzione dell'obiettivo sociale e della natura dell'impresa di portafoglio ammissibile, possono coprire uno o più dei seguenti ambiti:

   a) occupazione e mercati del lavoro;
   b) standard e diritti relativi alla qualità del lavoro;
   c) inclusione sociale e protezione di gruppi particolari; parità di trattamento e opportunità, non discriminazione;
   d) sanità pubblica e sicurezza;
   e) accesso alla protezione sociale, alla sanità e ai sistemi educativi ed effetti sugli stessi;

2.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 24 che specificano i dettagli delle procedure di cui al paragrafo 1 del presente articolo in relazione alle diverse imprese di portafoglio ammissibili.

Articolo 10

I gestori di FEIS dispongono in ogni momento di fondi propri sufficienti e utilizzano risorse umane e tecniche adeguate e appropriate per la corretta gestione dei FEIS.

Spetta ai gestori di FEIS garantire in qualsiasi momento di essere in grado di giustificare la sufficienza dei loro fondi propri ai fini della continuità operativa, comunicando le ragioni per cui ritengono che tali fondi siano sufficienti ai sensi dell'articolo 13.

Articolo 11

1.  Le regole per la valutazione delle attività sono indicate nel regolamento o nei documenti costitutivi del FEIS e garantiscono un processo di valutazione valido e trasparente.

1 bis.  Le procedure di valutazione utilizzate assicurano che siano valutate correttamente le attività e ne sia calcolato il valore almeno una volta all'anno.

1 ter.  Onde garantire una valutazione coerente delle imprese di portafoglio ammissibili, l'AESFEM elabora linee guida che definiscono principi comuni per il trattamento degli investimenti in tali imprese, tenuto conto del loro obiettivo principale, vale a dire esercitare impatti sociali positivi quantificabili e del fatto che utilizzano i loro utili prioritariamente per produrre tali impatti.

Articolo 12

1.  Il gestore di FEIS presenta una relazione annuale all'autorità competente dello Stato membro d'origine per ciascun FEIS gestito entro 6 mesi dalla data di chiusura dell'esercizio. La relazione descrive la composizione del portafoglio del FEIS e le attività condotte nell'esercizio concluso e contiene altresì informazioni sugli utili del FEIS al termine della sua durata e, se del caso, sugli utili distribuiti durante tale durata. Tale relazione riporta i conti finanziari sottoposti a revisione del FEIS. Tale revisione, che va effettuata almeno una volta all'anno, conferma che il denaro e le attività sono detenute a nome del fondo e che il gestore di FEIS ha creato e tenuto registri ed effettuato controlli adeguati in merito all'esercizio di qualsiasi mandato o controllo sul denaro e sulle attività del FEIS e dei suoi investitori. La relazione annuale è prodotta in conformità ai principi di presentazione del bilancio esistenti e alle condizioni concordate tra il gestore di FEIS e gli investitori. Il gestore di FEIS presenta la relazione agli investitori su richiesta. Il gestore di FEIS e gli investitori possono concordare insieme la pubblicazione di informazioni integrative.

2.  La relazione annuale include almeno i seguenti elementi:

   a) tutti i dettagli utili sui risultati sociali complessivi realizzati dalla politica di investimento e sul metodo impiegato per misurare tali risultati;
   b) un prospetto di tutti i disinvestimenti verificatisi in relazione alle imprese di portafoglio ammissibili;
   c) una descrizione del fatto che disinvestimenti relativi alle altre attività del FEIS non investite in imprese di portafoglio ammissibili siano avvenuti o meno sulla base dei criteri di cui all'articolo 13, paragrafo 1, lettera e);
   d) un riepilogo delle attività che il gestore di FEIS ha intrapreso in relazione alle imprese di portafoglio ammissibili di cui all'articolo 13, paragrafo 1, lettera k);
     d bis) informazioni sulla natura e la finalità degli investimenti diversi dagli investimenti di portafoglio ammissibili di cui all'articolo 4, paragrafo 1.

3.  Qualora il gestore di FEIS sia tenuto a pubblicare una relazione finanziaria annuale ai sensi della direttiva 2004/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato(12) in relazione al FEIS, le informazioni indicate ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo possono essere fornite separatamente o in forma di supplemento alla relazione finanziaria annuale.

Articolo 13

1.  I gestori di FEIS trasmettono informazioni chiare e comprensibili ai propri investitori, per quanto riguarda i FEIS che gestiscono, almeno sui seguenti elementi prima della loro decisione di investimento:

   a) l'identità del gestore di FEIS e degli altri fornitori di servizi ai quali ricorre il gestore di FEIS ai fini della gestione del FEIS, nonché una descrizione dei loro compiti;
     a bis) l'entità di fondi propri a disposizione del gestore del FEIS, unitamente a una dichiarazione dettagliata di quest'ultimo sulle ragioni per considera tali fondi propri sufficienti a mantenere le risorse umane e tecniche adeguate, necessarie alla corretta gestione del proprio FEIS;
  b) una descrizione della strategia e degli obiettivi di investimento del FEIS, tra cui:
     i) i tipi di imprese di portafoglio ammissibili in cui intende investire;
     ii) qualsiasi altro FEIS in cui intende investire;
     iii) i tipi di imprese di portafoglio ammissibili nei quali intende investire qualsiasi altro FEIS di cui al punto ii);
     iv) gli investimenti non ammissibili che intende effettuare;
     v) le tecniche ▌ che intende impiegare; e
     vi) le restrizioni applicabili agli investimenti;
   c) l'impatto sociale positivo previsto dalla politica di investimento del FEIS, incluse, se pertinenti, proiezioni ragionevoli in merito a tali risultati e informazioni sui precedenti risultati nel settore;
   d) le metodologie da utilizzare per misurare gli effetti sociali;
   e) una descrizione delle attività diverse dalle imprese di portafoglio ammissibili nonché dei processi e dei criteri adottati per selezionare tali attività, a meno che non si tratti di cassa o altre disponibilità liquide;
   f) una descrizione del profilo di rischio del FEIS e di tutti i rischi associati alle attività in cui il fondo può investire o delle tecniche di investimento che possono essere impiegate;
   g) una descrizione della procedura di valutazione del FEIS e della metodologia di determinazione del prezzo per la valutazione delle attività, inclusi i metodi impiegati per la valutazione delle imprese di portafoglio ammissibili;
   h) una descrizione di tutti ▌ costi pertinenti e dei loro importi massimi ▌;
   i) una descrizione del modo in cui viene calcolata la retribuzione del gestore del FEIS;
   j) laddove disponibili, i rendimenti storici del FEIS;
   k) i servizi di sostegno alle imprese e le altre attività di sostegno fornite o disposte dal gestore di FEIS tramite terzi per facilitare lo sviluppo, la crescita o, sotto altri aspetti, le operazioni in corso delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investe il FEIS, oppure, qualora tali servizi o attività non siano previsti, una spiegazione di tale fatto;
   l) una descrizione delle procedure con cui il FEIS può modificare la propria strategia o politica di investimento, o entrambe.

2.  Tutte le informazioni indicate al paragrafo 1 sono corrette, chiare e non fuorvianti. Sono aggiornate e, se del caso, sottoposte regolarmente a riesame.

3.  Qualora il gestore di un FEIS sia tenuto a pubblicare un prospetto relativo al FEIS secondo quanto sancito dalla direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari(13), o dalla legislazione nazionale in materia di FEIS, le informazioni di cui al paragrafo 1 possono essere fornite separatamente o nell'ambito del prospetto.

4.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 24, che specifichino:

   a) il contenuto delle informazioni di cui al paragrafo 1, lettere da b), a e), e k);
   b) come presentare in modo uniforme le informazioni di cui al paragrafo 1, lettere da b), a e), e k), per assicurare il massimo livello di comparabilità possibile.

CAPO III

VIGILANZA E COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA

Articolo 14

1.  I gestori di FEIS che, per la commercializzazione del proprio FEIS, intendono utilizzare la denominazione di ’FEIS’, informano di tale intenzione le autorità competenti del proprio Stato membro d'origine, fornendo le seguenti informazioni:

   a) l'identità delle persone che effettivamente svolgono l'attività di gestione dei FEIS;
   b) l'identità dei FEIS le cui quote o azioni sono commercializzate e le rispettive strategie di investimento;
   c) informazioni sui dispositivi adottati per ottemperare ai requisiti di cui al capo II;
   d) un elenco degli Stati membri in cui il gestore di FEIS intende commercializzare ciascun FEIS;
     d bis) un elenco degli Stati membri e dei paesi terzi in cui il gestore del FEIS ha stabilito o intende stabilire il FEIS.

2.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine registra il gestore di FEIS solo se ha accertato che sono soddisfatte le seguenti condizioni:

   -a) le persone che si occupano di fatto della gestione del FEIS hanno i requisiti di onorabilità e di esperienza sufficienti, anche in rapporto alle strategie di investimento perseguite dal gestore del FEIS;
   a) le informazioni di cui al paragrafo 1 sono complete;
   b) i dispositivi notificati secondo quanto stabilito al paragrafo 1, lettera c), sono idonei ad adempiere ai requisiti del capo II;
     b bis) dall'elenco notificato in conformità del paragrafo 1, lettera d bis), si evince che tutti i FEIS sono istituiti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto iii), del presente regolamento.

3.  La registrazione è valida per l'intero territorio dell'Unione e consente ai gestori di FEIS di commercializzare in tutta l'Unione i FEIS utilizzando l'omonima denominazione ▌.

Articolo 15

Il gestore di FEIS aggiorna le informazioni fornite all'autorità competente dello Stato membro d'origine qualora esso intenda commercializzare:

   a) un nuovo FEIS;
   b) un FEIS esistente in uno Stato membro non indicato nell'elenco di cui all'articolo14, paragrafo 1, lettera d).

Articolo 16

1.  Subito dopo la registrazione di un gestore di FEIS, l'aggiunta di un nuovo FEIS, l'aggiunta di un nuovo domicilio per lo stabilimento di un FEIS o l'aggiunta di un nuovo Stato membro in cui il gestore del FEIS intende commercializzare il FEIS, l'autorità competente dello Stato membro d'origine ne dà notifica agli Stati membri indicati in conformità all'articolo 14, paragrafo 1, ▌ e all'AESFEM.

2.  Gli Stati membri ospitanti indicati in conformità all'articolo 14, paragrafo 1, lettera d), non impongono al gestore di FEIS registrato in conformità all'articolo 14 requisiti o procedure amministrative relativi alla commercializzazione dei suoi FEIS, né prescrivono un obbligo di approvazione prima dell'inizio di detta commercializzazione.

3.  Per assicurare l'applicazione uniforme del presente articolo, l'AESFEM elabora progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire il formato della notifica.

4.  L'AESFEM presenta tali progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro …(14).

5.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al paragrafo 3 in conformità alla procedura specificata nell'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 17

L'AESFEM gestisce una base di dati centrale, accessibile pubblicamente da Internet, di tutti i gestori di FEIS registrati nell'Unione conformemente al presente regolamento, nonché dei FEIS che commercializzano e dei paesi in cui sono commercializzati

Articolo 18

1.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine vigila sul rispetto delle disposizioni di cui al presente regolamento.

1 bis.  Ove l'autorità competente dello Stato membro ospitante abbia motivi chiari e dimostrabili per ritenere che il gestore del FEIS violi il presente regolamento sul proprio territorio, essa ne informa prontamente l'autorità competente dello Stato membro d'origine, la quale adotta le misure del caso.

1 ter.  Se, nonostante le misure adottate dall'autorità competente dello Stato membro d'origine o perché l'autorità competente dello Stato membro di origine omette di agire entro un termine ragionevole, oppure il gestore del FEIS persiste nell'agire in un modo che confligge chiaramente con il presente regolamento, l'autorità competente dello Stato membro ospitante può, di conseguenza e dopo aver informato l'autorità competente dello Stato membro d'origine, adottare tutte le misure appropriate necessarie a tutelare gli investitori, tra cui la possibilità di impedire al gestore interessato di continuare a commercializzare il proprio FEIS sul territorio dello Stato membro ospitante.

Articolo 19

Le autorità competenti, in conformità alle leggi nazionali, detengono tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari per l'esercizio delle loro funzioni. In particolare, hanno il potere di:

   a) chiedere l'accesso a qualsiasi documento in qualsiasi forma, e di ricevere o acquisire copia degli stessi;
   b) imporre al gestore di FEIS di fornire informazioni immediatamente;
   c) esigere da qualsiasi persona informazioni relative alle attività del gestore del FEIS o del FEIS;
   d) eseguire ispezioni in loco con o senza preavviso;
   e) adottare misure atte ad assicurare che il gestore di FEIS continui ad adempiere alle disposizioni di cui al presente regolamento;
   f) emettere un'ordinanza per assicurare che il gestore di FEIS adempia alle disposizioni di cui al presente regolamento e desista dal reiterare qualsiasi comportamento che possa consistere in una violazione dello stesso.

Articolo 20

1.  Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle sanzioni e sulle misure amministrative ▌ applicabili alle violazioni delle disposizioni del presente regolamento e adottano tutte le misure necessarie a garantire che queste vengano attuate. Le sanzioni e misure amministrative previste sono efficaci, proporzionate e dissuasive.

2.  Entro …(15) gli Stati membri notificano le norme di cui al paragrafo 1 alla Commissione e all'AESFEM. Essi informano immediatamente la Commissione e l'AESFEM di tutte le successive modifiche.

Articolo 21

1.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine, nel rispetto del principio di proporzionalità, adotta le opportune misure di cui al paragrafo 2 qualora un gestore di FEIS:

   a) non adempia alle disposizioni che si applicano alla composizione del portafoglio in violazione dell'articolo 5;
   b) commercializzi, in violazione dell'articolo 6, le quote e le azioni di un FEIS a investitori non ammissibili;
   c) utilizzi la denominazione di ’FEIS’ senza essere registrato presso l'autorità competente del proprio Stato membro d'origine, violando le disposizioni dell'articolo 14;
     c bis) utilizzi la denominazione ’FEIS’ per la commercializzazione di fondi che non sono istituiti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto iii), del presente regolamento;
   c ter) abbia ottenuto una registrazione mediante false dichiarazioni o tramite altre irregolarità in violazione dell'articolo 14;
   c quater) non agisca onestamente, con la competenza, la cura, la diligenza e la correttezza dovute nell'esercizio delle proprie attività, in violazione dell'articolo 7, lettera a);
   c quinquies) ometta di applicare politiche e procedure appropriate atte a prevenire pratiche irregolari in violazione dell'articolo 7, lettera b);
   c sexies) non adempia ripetutamente agli obblighi di cui all'articolo 12 relativi alla relazione annuale;
   c septies) non adempia ripetutamente all'obbligo di informare gli investitori ai sensi dell'articolo 13;

2.  Nei casi indicati al paragrafo 1, l'autorità competente dello Stato membro d'origine adotta le seguenti misure, come opportuno:

   -a) adotta misure per garantire che il gestore di FEIS si conformi all'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto iii), agli articoli 5 e 6, all'articolo 7, lettere a) e b), e agli articoli 12, 13 e 14 del presente regolamento;
   a) proibisce l'utilizzo della denominazione di ’FEIS e radia il gestore di FEIS dal registro.

3.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine informa senza indugio le autorità competenti degli Stati membri ospitanti indicati in conformità all'articolo 14, paragrafo 1, lettera d), e l'AESFEM della radiazione del gestore di FEIS dal registro di cui al paragrafo 2, lettera b), del presente articolo.

4.  Il diritto di commercializzare uno o più FEIS con la denominazione di ’FEIS’ nell'Unione decade con effetto immediato dalla data della decisione dell'autorità competente di cui al paragrafo 2, lettera a) ▌.

Articolo 22

1.  Le autorità competenti e l'AESFEM collaborano quando necessario per espletare i propri compiti a norma del presente regolamento, conformemente al regolamento (UE) n. 1095/2010.

2.  Le autorità competenti e l'AESFEM si scambiano tutte le informazioni e la documentazione necessarie per espletare i rispettivi compiti ai sensi del presente regolamento, conformemente al regolamento (UE) n. 1095/2010, in particolare per identificare e sanare violazioni del presente regolamento.

Articolo 22 bis

In caso di disaccordo tra le autorità competenti degli Stati membri in merito a una valutazione, un'azione o un'omissione di un'autorità competente in ambiti in cui il presente regolamento prevede la cooperazione e il coordinamento tra le autorità competenti di più di uno Stato membro, le autorità competenti possono deferire la questione all'AESFEM, che può intervenire in virtù dei poteri che le sono conferiti a norma dell'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1095/2010, nella misura in cui il disaccordo non riguarda l'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto iii), o l'articolo 3, paragrafo 1, lettera d), punto -i), del presente regolamento.

Articolo 23

1.  Tutte le persone che lavorano o hanno lavorato per le autorità competenti o l'AESFEM, nonché i revisori ed esperti incaricati dalle autorità competenti o dall'AESFEM, sono tenuti all'obbligo del segreto professionale. Nessuna informazione riservata ricevuta da tali persone nell'esercizio delle loro funzioni è divulgata in alcun modo ad altre persone o autorità, se non in forma riepilogativa o aggregata, cosicché non si possano individuare i singoli gestori di FEIS e i singoli FEIS, salvo che nei casi rilevanti per il diritto penale e nei procedimenti previsti dal presente regolamento.

2.  Alle autorità competenti degli Stati membri o all'AESFEM non è impedito di scambiarsi informazioni in conformità al presente regolamento o ad altre disposizioni del diritto dell'Unione applicabili ai gestori di FEIS e ai FEIS.

3.  Qualora le autorità competenti e l'AESFEM ricevano informazioni riservate in conformità al paragrafo 1, possono servirsene soltanto nell'esercizio delle proprie funzioni e ai fini di procedimenti amministrativi e giudiziari.

CAPO IV

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Articolo 24

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione subordinatamente alle condizioni stabilite al presente articolo.

2.  La delega di poteri di cui ▌ all'articolo 3, paragrafo 2, all'articolo 8, paragrafo 5, all'articolo 9, paragrafo 2, e all'articolo 13, paragrafo 4, è conferita alla Commissione per un periodo di quattro anni a decorrere …(16) . La Commissione redige una relazione sulla delega di poteri al più tardi nove mesi prima del termine dei quattro anni. La delega di poteri è prorogata tacitamente per periodi di durata identica, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano al più tardi tre mesi prima della fine di ciascun periodo.

3.  La delega di poteri di cui ▌ all'articolo 3, paragrafo 2, all'articolo 8, paragrafo 5, all'articolo 9, paragrafo 2 e all'articolo 13, paragrafo 4 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo a quello della pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi precisata. La decisione di revoca lascia impregiudicata la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione lo notifica contemporaneamente al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.  Un atto delegato adottato entra in vigore solo se il Parlamento europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni entro tre mesi dalla sua notifica a queste due istituzioni, oppure se, prima della scadenza di tale termine, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi comunicato alla Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale periodo è prorogato di tre mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 25

1.  Al massimo entro 4 anni dalla data di applicazione, la Commissione riesamina il presente regolamento. Tale riesame prevede uno studio generale sul funzionamento delle norme del presente regolamento e sull'esperienza acquisita nell'applicarle, in particolare:

   a) sulla misura in cui la denominazione di ’FEIS’ è stata utilizzata dai gestori di FEIS in diversi Stati membri, internamente o su base transfrontaliera;
     a bis) sulla localizzazione geografica dei FEIS e sulla necessità o meno di misure supplementari per garantire che i FEIS siano istituiti ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), punto -iii);
   a ter) sulla distribuzione geografica e settoriale degli investimenti effettuati dai FEIS;
   b) sull'uso dei diversi investimenti ammissibili da parte dei FEIS e il modo in cui questo ha inciso sullo sviluppo delle imprese sociali nell'Unione;
   b bis) sull'opportunità di istituire un marchio europeo per le ’imprese sociali’;
     b ter) sulla possibilità di estendere la commercializzazione dei FEIS presso gli investitori al dettaglio;
   c) sull'applicazione pratica dei criteri per l'identificazione delle imprese di portafoglio ammissibili, il relativo impatto sullo sviluppo delle imprese sociali nell'Unione e il loro impatto sociale positivo;
   c bis) un'analisi delle procedure attuate dai gestori di FEIS al fine di misurare l'impatto sociale positivo prodotto dalle imprese di portafoglio ammissibili, di cui all'articolo 9, e una valutazione della fattibilità di introdurre norme armonizzate atte a misurare l'impatto sociale a livello di Unione in maniera coerente con la politica sociale dell'Unione;
   c ter) sull'opportunità di integrare il presente regolamento con un regime del depositario;
   c quater) sull'opportunità di includere i FEIS tra le attività ammissibili di cui alla direttiva 2009/65/CE;
   c quinquies) sull'adeguatezza dei requisiti in materia di informazione a norma dell'articolo 13, in particolare in merito al fatto che siano sufficienti a consentire agli investitori di prendere decisioni di investimento informate;
   c sexies) sull'esame di eventuali ostacoli fiscali ai fondi per l'imprenditoria sociale e sulla valutazione di eventuali incentivi fiscali intesi a incoraggiare questo tipo di imprenditoria nell'Unione;
   c septies) sulla valutazione di eventuali ostacoli che potrebbero aver impedito agli investitori di ricorrere ai fondi, inclusa l'incidenza sugli investitori istituzionali di altre disposizioni normative dell'Unione di natura prudenziale.
  

2.  In seguito al riesame di cui al paragrafo 1 e dopo aver consultato l'AESFEM, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa.

Articolo 25 bis

1.  Entro il 22 luglio 2017 la Commissione procede a un riesame dell'interazione tra il presente regolamento e altre disposizioni a disciplina degli organismi di investimento collettivo e dei loro gestori, segnatamente quelle della direttiva 2011/61/UE. Il riesame verte sull'ambito di applicazione del presente regolamento ed è inteso a raccogliere dati al fine di determinare l'eventuale necessità di ampliarlo affinché vi rientrino anche i gestori di FEIS le cui attività totali oltrepassano la soglia di cui all'articolo 2, paragrafo 1, per divenire gestori di FEIS.

2.  Previo riesame di cui al paragrafo 1 e dopo aver consultato l'AESFEM, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa.

Articolo 26

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Si applica dal 22 luglio 2013, ad eccezione dell'articolo 2, paragrafo 3, dell'articolo 3, paragrafo 2, dell'articolo 8, paragrafo 5, dell'articolo 9, paragrafo 2 e dell'articolo 13, paragrafo 4, che si applicano dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a …, il

Per il Parlamento europeo

Il presidente

Il presidente

Per il Consiglio

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 57, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A7-0194/2012).
(2)* Emendamenti: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono segnalate con il simbolo ▌.
(3) GU C 175 del 19.6.2012, pag. 11.
(4) GU C 229 del 31.7.2012, pag. 55.
(5) Posizione del Parlamento europeo del ...
(6) GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32.
(7) GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 1.
(8) GU L 145 del 30.4.2004, pag. 1.
(9) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.
(10) GU L 281 del 23.11.1995 pag. 31.
(11) GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1.
(12) GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38.
(13) GU L 345 del 31.12.2003, pag. 64.
(14)* Nove mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(15)* 24 mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(16)* Entrata in vigore del presente regolamento.


Fondi europei di venture capital ***I
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Testo
Testo consolidato
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 13 settembre 2012, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai fondi europei di venture capital (COM(2011)0860 – C7-0490/2011 – 2011/0417(COD))(1)
P7_TA(2012)0346A7-0193/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

[Emendamento n. 2]

EMENDAMENTI DEL PARLAMENTO EUROPEO(2)
P7_TA(2012)0346A7-0193/2012
alla proposta della Commissione
P7_TA(2012)0346A7-0193/2012

REGOLAMENTO (UE) No …/2012
DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO
relativo ai fondi europei di venture capital
(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea(3),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(5),

considerando quanto segue:

(1)  Il venture capital finanzia imprese che sono generalmente molto piccole, nelle fasi iniziali della propria esistenza societaria e che mostrano forti potenzialità di crescita ed espansione. Inoltre, i fondi di venture capital forniscono alle imprese competenze e conoscenze preziose, contatti d'affari e consulenza strategica e sul patrimonio di marca. Fornendo finanziamenti e consulenza a queste imprese, i fondi di venture capital stimolano la crescita economica, contribuiscono alla creazione di posti di lavoro e alla mobilitazione di capitali, favoriscono la creazione e lo sviluppo di imprese innovative, incrementano i loro investimenti in ricerca e sviluppo e favoriscono imprenditorialità, innovazione e competitività, iscrivendosi nel quadro degli obiettivi della Strategia UE 2020 e delle sfide di lungo periodo degli Stati membri, come quelle individuate nella relazione (Global Trends 2030) del Sistema europeo di analisi politica e strategica (ESPAS).

(2)  È necessario stabilire un quadro comune di norme riguardo all'utilizzo della denominazione di ’Fondo europeo di venture capital’ (’FEVC’), con particolare riferimento alla composizione del portafoglio dei fondi che operano sotto tale denominazione, agli obiettivi di investimento ammissibili, agli strumenti di investimento che essi possono impiegare e alle categorie di investitori che possono investire in tali fondi in virtù di norme uniformi nell'Unione. In assenza di tale quadro comune, c'è il rischio che gli Stati membri adottino misure divergenti a livello nazionale, che si ripercuotono direttamente, ostacolandolo, sul buon funzionamento del mercato interno, poiché i fondi di venture capital che desiderano operare in tutta l'Unione sarebbero soggetti a norme diverse nei diversi Stati membri. Inoltre, la presenza di requisiti qualitativi divergenti sulla composizione del portafoglio, sugli obiettivi di investimento ammissibili e sugli investitori idonei potrebbe determinare diversi livelli di protezione degli investitori e generare confusione riguardo alla proposta di investimento associata a un 'FEVC’. Ancora, è opportuno che gli investitori siano in grado di confrontare le proposte di investimento di fondi di venture capital diversi. È necessario eliminare gli ostacoli significativi alla raccolta di capitale transfrontaliera da parte dei fondi di venture capital ed evitare distorsioni competitive tra tali fondi; occorre inoltre impedire la comparsa, in futuro, di ulteriori possibili ostacoli agli scambi e di distorsioni competitive rilevanti. Di conseguenza, la base giuridica appropriata è l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, interpretato ai sensi della relativa giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea.

(3)  È necessario adottare un regolamento che stabilisca norme uniformi applicabili ai fondi europei di venture capital che desiderano raccogliere capitale in tutta l'Unione con la denominazione di ’FEVC’, e che imponga obblighi corrispondenti ai loro gestori in tutti gli Stati membri. È necessario che tali disposizioni assicurino la fiducia degli investitori che desiderano investire in tali fondi.

(4)  La definizione di requisiti qualitativi per l'utilizzo della denominazione di ’FEVC’ sotto forma di regolamento assicurerebbe l'applicazione diretta di tali requisiti ai gestori di organismi di investimento collettivo che raccolgono capitali utilizzando tale denominazione. Ciò garantirebbe condizioni uniformi per l'utilizzo di tale denominazione atte a impedire l'insorgere di requisiti nazionali contrastanti a seguito del recepimento di una direttiva. Il regolamento dovrebbe prevedere che i gestori di organismi di investimento collettivo che utilizzano tale denominazione debbano rispettare le stesse regole in tutta l'Unione, incrementando così anche la fiducia degli investitori che desiderano investire in fondi di venture capital. Un regolamento ridurrebbe anche la complessità normativa e il costo, a carico del gestore, connesso alla conformità alle spesso contrastanti normative nazionali che disciplinano tali fondi, soprattutto con riferimento a quei gestori che desiderano raccogliere capitali su base transfrontaliera. Un regolamento contribuirebbe anche all'eliminazione di distorsioni competitive.

(4 bis)  Come dichiarato nella comunicazione della Commissione del 7 dicembre 2011 dal titolo ’Un piano d'azione per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti’, nel 2012 la Commissione completerà la disamina degli ostacoli di natura fiscale agli investimenti transfrontalieri di venture capital e si propone di presentare, nel 2013, soluzioni volte a eliminare gli ostacoli e a prevenire, al contempo, elusione ed evasione fiscale.

(4 ter)  Occorre prevedere la possibilità che un fondo di venture capital qualificato sia gestito internamente o esternamente. Qualora sia gestito internamente, il fondo di venture capital qualificato è anche il gestore ed è pertanto tenuto a rispettare tutti i requisiti per i gestori di fondi di venture capital qualificati di cui al presente regolamento e ad essere registrato come tale. È tuttavia necessario non consentire che un fondo di venture capital qualificato gestito internamente sia il gestore esterno di altri organismi di investimento collettivo o OICVM.

(5)  Per chiarire la relazione tra il presente regolamento e altre norme dell'Unione sugli organismi di investimento collettivo e sui loro gestori, è necessario stabilire che il presente regolamento sia applicato solo ai gestori di organismi di investimento collettivo diversi dagli OICVM di cui all'articolo 1 della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 luglio 2009 concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM)(6), che sono stabiliti nell'Unione e sono registrati presso l'autorità competente nel proprio Stato membro d'origine ai sensi della direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'8 giugno 2011 sui gestori di fondi di investimento alternativi(7), purché tali gestori gestiscano portafogli di fondi di venture capital qualificati. Tuttavia, occorre autorizzare i gestori di fondi di venture capital che sono registrati a norma del presente regolamento e che sono gestori esterni a gestire anche OICVM soggetti ad autorizzazione a norma della direttiva 2009/65/CE.

(5 bis)  Inoltre, ▌ il presente regolamento si applica solo ai gestori degli organismi di investimento collettivo le cui attività gestite non superino complessivamente la soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE. Ciò significa che il calcolo della soglia ai fini del presente regolamento segue il calcolo della soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE.

(5 ter)  Tuttavia, i gestori di fondi di venture capital registrati a norma del presente regolamento le cui attività superino complessivamente la soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE, e che pertanto, in base all'articolo 6 di tale direttiva, divengono soggetti ad autorizzazione da parte delle autorità competenti del loro Stato membro d'origine, possono continuare a servirsi della denominazione di ’FEVC’ in relazione alla commercializzazione di fondi di venture capital qualificati nell'Unione, a condizione che, in relazione a questi fondi, continuino costantemente a rispettare i requisiti di cui alla direttiva citata nonché a determinati requisiti per l'utilizzo della denominazione di ’FEVC’ specificati nel presente regolamento. Ciò si applica sia ai fondi di venture capital qualificati esistenti che a quelli stabiliti dopo il superamento della soglia.

(6)  Il presente regolamento non si applica qualora i gestori di organismi di investimento collettivo non desiderino utilizzare la denominazione di ’FEVC’. In tali casi, è opportuno continuare ad applicare le norme nazionali e le norme generali dell'Unione esistenti.

(7)  È necessario che il presente regolamento stabilisca norme uniformi sulla natura dei fondi di venture capital, in particolare sulle imprese di portafoglio in cui possono investire e sugli strumenti di investimento da utilizzare. Ciò è necessario affinché sia possibile tracciare una linea di demarcazione netta tra un fondo di venture capital qualificato e altri fondi di investimento alternativi che assumono altre strategie di investimento meno specialistiche, come per esempio le acquisizioni o gli investimenti immobiliari speculativi, che il presente regolamento non intende promuovere.

(8)  In linea con l'obiettivo di circoscrivere con precisione gli organismi di investimento collettivo contemplati dal presente regolamento e al fine di assicurare che essi si concentrino sull'erogazione di capitali alle piccole imprese nelle fasi iniziali della loro esistenza societaria, i fondi di venture capital qualificati dovrebbero essere i fondi che intendono investire almeno il 70% dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato ▌ in tali imprese ▌. Occorre non consentire al fondo di venture capital qualificato di investire oltre il 30% dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in attività diverse dagli investimenti ammissibili. Ciò significa che mentre è opportuno che il 30% corrisponda al limite massimo per gli investimenti non ammissibili, è necessario che il 70% degli investimenti sia ammissibile durante il ciclo di vita del fondo di venture capital qualificato. Tali limiti vanno calcolati sulla base degli importi investibili previa deduzione di tutti i pertinenti costi e della detenzione di cassa e altre disponibilità liquide. Occorre stabilire nel presente regolamento i dettagli necessari per il calcolo dei limiti di investimento citati.

(8 bis)  L'obiettivo del presente regolamento è di sostenere la crescita e l'innovazione nelle piccole e medie imprese (PMI) dell'Unione. Gli investimenti nelle imprese di portafoglio ammissibili stabilite nei paesi terzi possono apportare più capitale ai fondi di venture capital qualificati e quindi favorire le PMI nell'Unione. Tuttavia, in nessun caso vanno operati investimenti in imprese di portafoglio di paesi terzi che si trovano in paradisi fiscali o giurisdizioni non cooperative.

(8 ter)  È opportuno che un fondo di venture capital qualificato non sia stabilito in paradisi fiscali o giurisdizioni non cooperative, quali paesi terzi caratterizzati in particolare da una tassazione nulla o nominale, dall'assenza di adeguati accordi di cooperazione tra le autorità competenti dello Stato membro d'origine del gestore del fondo di venture capital e le autorità di vigilanza del paese terzo in cui il fondo di venture capital qualificato è stabilito, o dalla mancanza di uno scambio di informazioni efficace in materia fiscale. È inoltre necessario che un fondo di venture capital qualificato non investa in giurisdizioni che presentano una o più delle caratteristiche di cui sopra.

(8 quater)  I gestori di un fondo di venture capital qualificato devono essere in grado di attrarre impegni di capitale aggiuntivi durante il ciclo di vita del fondo. Tali impegni di capitale aggiuntivi durante il ciclo di vita del fondo di venture capital qualificato vanno tenuti in considerazione al momento di decidere l'investimento successivo in attività che non siano qualificate. Gli impegni di capitale aggiuntivi vanno consentiti conformemente ai criteri e alle condizioni di cui al regolamento o agli atti costitutivi del fondo.

(8 quinquies)  È opportuno che gli investimenti ammissibili siano sotto forma di strumenti rappresentativi di equity o quasi-equity. Gli strumenti di quasi-equity comprendono gli strumenti finanziari, che rappresentano una combinazione di equity e debito, in cui il rendimento dell'investimento è legato ai profitti o alle perdite dell'impresa di portafoglio ammissibile e in cui il rimborso dello strumento in caso di default non è pienamente garantito. Appartengono a tale categoria una varietà di strumenti finanziari come i prestiti subordinati, le partecipazioni senza diritto di voto, i prestiti partecipativi, i diritti di partecipazione agli utili, le obbligazioni convertibili e le obbligazioni cum warrant. A integrazione degli strumenti di equity o quasi-equity, ma non in sostituzione ad essi, è opportuno consentire prestiti garantiti e non garantiti, ad esempio finanziamenti ponte, concessi dal fondo di venture capital qualificato a un'impresa di portafoglio ammissibile nella quale il fondo di venture capital qualificato detiene già investimenti ammissibili, a condizione che non oltre il 30 per cento dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato del fondo sia utilizzato per tali prestiti. Inoltre, al fine di rispecchiare le prassi commerciali esistenti del mercato del venture capital, è necessario consentire ai fondi di venture capital qualificati di acquistare i titoli azionari esistenti di un'impresa di portafoglio ammissibile da attuali azionisti di tale impresa. Ai fini di garantire le massime opportunità di raccolta di capitale, occorre altresì permettere gli investimenti in altri fondi di venture capital qualificati. Per evitare di diluire gli investimenti in imprese di portafoglio ammissibili, occorre permettere ai fondi di venture capital qualificati di investire in altri fondi di venture capital qualificati, a condizione che questi ultimi non abbiano investito a loro volta oltre il 10 per cento dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in altri fondi di venture capital qualificati.

(8 sexies)  L'attività primaria dei fondi di venture capital è fornire finanziamenti alle PMI mediante investimenti primari. È opportuno che i fondi di venture capital non partecipino ad attività bancarie di importanza sistemica esterne al comune quadro normativo prudenziale (il cosiddetto ’sistema bancario ombra’), né si basino sulle tipiche strategie di private equity, come la rilevazione con capitale di prestito.

(8 septies)  In linea con la strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, il presente regolamento mira a promuovere gli investimenti in venture capital nelle PMI innovative ancorate all'economia reale. Occorre pertanto escludere della definizione di imprese di portafoglio ammissibili di cui al presente regolamento gli enti creditizi, le imprese di investimento, le imprese di assicurazione, le società di partecipazione finanziaria e le società di partecipazione mista.

(9)  Per attuare misure di salvaguardia essenziali che distinguano i fondi di venture capital qualificati ai sensi del presente regolamento dalla più ampia categoria di fondi di investimento alternativi che negoziano titoli emessi sui mercati secondari, è necessario stabilire norme affinché i fondi di venture capital qualificati effettuino investimenti principalmente in strumenti finanziari emessi direttamente.

(10)  Per permettere ai gestori di fondi di venture capital una certa flessibilità nella gestione degli investimenti e della liquidità dei loro fondi di venture capital qualificati, occorre consentire la negoziazione, ad esempio di azioni o partecipazioni in imprese di portafoglio non ammissibili o acquisizioni di investimenti non ammissibili, fino alla soglia massima del 30% dell'aggregato dei conferimenti di capitale e degli investimenti di capitale non richiamato. ▌

(11)  Per garantire che la denominazione di ’FEVC’ sia affidabile e facilmente riconoscibile per gli investitori nell'Unione, è necessario che il presente regolamento stabilisca che solo i gestori di fondi di venture capital che rispettino i criteri qualitativi uniformi in esso sanciti saranno autorizzati a utilizzare la denominazione di ’FEVC’ quando commercializzano fondi di venture capital qualificati nell'Unione.

(12)  Per garantire che i fondi di venture capital qualificati abbiano un profilo distinto e identificabile idoneo al loro scopo, occorre che vi siano norme uniformi sulla composizione del portafoglio e sulle tecniche d'investimento consentite per tali fondi qualificati.

(13)  Per garantire che i fondi di venture capital qualificati non contribuiscano allo sviluppo di rischi sistemici, e ▌ che tali fondi si concentrino, nelle loro attività di investimento, sul sostegno finanziario a imprese di portafoglio ammissibili, è necessario che non sia consentito l'uso di prestiti ▌ con leva finanziaria. Occorre consentire al gestore di fondi di venture capital di contrarre prestiti, emettere strumenti rappresentativi di debito o fornire garanzie, a livello del fondo di venture capital qualificato, solo se tali prestiti, strumenti rappresentativi di debito o garanzie sono coperti da impegni non richiamati e non accrescono pertanto l'esposizione del fondo oltre il livello del suo capitale impegnato. Seguendo tale approccio, gli anticipi di cassa da parte degli investitori del fondo di venture capital qualificato che sono pienamente coperti da impegni di capitale da parte di tali investitori non accrescono l'esposizione del fondo di venture capital qualificato e vanno pertanto consentiti. Inoltre, per permettere al fondo di coprire le esigenze di liquidità straordinarie che potrebbero verificarsi tra i richiami di capitale impegnato dagli investitori e l'effettivo versamento del capitale sui conti del fondo, è necessario consentire l'assunzione di prestiti a breve termine, a condizione che non superino il capitale impegnato non richiamato.

(14)  Per garantire che i fondi di venture capital qualificati siano commercializzati soltanto presso investitori che abbiano ▌ l'esperienza, la competenza, e la capacità di assumere decisioni autonome di investimento e valutare adeguatamente i rischi inerenti a tali fondi, e per conservare la fiducia degli investitori nei fondi di venture capital qualificati, occorre che siano stabilite misure specifiche di salvaguardia. Pertanto, è necessario che i fondi di venture capital qualificati siano ▌ commercializzati solo presso investitori professionali o che possano essere trattati come clienti professionali ai sensi della direttiva 2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti finanziari(8) ▌. Tuttavia, per poter disporre di una base di investitori sufficientemente ampia per gli investimenti nei fondi di venture capital qualificati, è auspicabile che anche altri investitori possano avere accesso a tali fondi, inclusi gli investitori privati facoltosi con ampie disponibilità patrimoniali. Per tali investitori, occorre che siano sancite misure di salvaguardia specifiche volte a garantire che i fondi di venture capital qualificati siano commercializzati solo presso gli investitori che presentano un profilo appropriato per effettuare tali investimenti. È necessario che tali misure di salvaguardia escludano la commercializzazione attraverso l'utilizzo di piani di risparmio periodici. Deve inoltre essere prevista la possibilità di investimenti effettuati da alti dirigenti, direttori o dipendenti coinvolti nella gestione di fondi di venture capital quando si tratta di investimenti nel fondo di venture capital qualificato da essi gestito, essendo tali persone sufficientemente ben informate per partecipare a investimenti in venture capital.

(15)  Per garantire che solo i gestori di fondi di venture capital che soddisfano criteri qualitativi uniformi riguardo al proprio comportamento nel mercato possano utilizzare la denominazione di ’FEVC’, è necessario che il presente regolamento stabilisca norme relative alla conduzione degli affari e ai rapporti del gestore del fondo di venture capital con i suoi investitori. Per lo stesso motivo, occorre che il presente regolamento sancisca, inoltre, condizioni uniformi riguardanti la gestione di conflitti di interesse da parte di tali gestori. È necessario che tali norme richiedano anche che il gestore disponga di adeguate strutture organizzative e amministrative volte ad assicurare una corretta gestione dei conflitti di interesse.

(15 bis)  Qualora un gestore di fondi di venture capital intenda delegare a terzi alcune funzioni, occorre che la sua responsabilità nei confronti di suddetti fondi e dei suoi investitori non sia alterata dalla delega di funzioni a terzi da parte del gestore di fondi di venture capital. Inoltre è opportuno che il gestore non deleghi funzioni in misura tale da non poter più essere considerato, sostanzialmente, come gestore del fondo di venture capital qualificato e da divenire una società fantasma. È necessario che il gestore del fondo di venture capital mantenga, in ogni momento, la responsabilità della corretta esecuzione delle funzioni delegate e della conformità al presente regolamento. La delega di funzioni non deve pregiudicare l'efficacia della vigilanza del gestore di fondi di venture capital e, in particolare, non deve impedire al gestore di agire, né ai fondi di venture capital qualificati di essere gestiti, nei migliori interessi degli investitori.

(16)  Per garantire l'integrità della denominazione di ’FEVC’, è necessario che il presente regolamento contenga anche criteri qualitativi riguardo all'organizzazione del gestore di fondi di venture capital. Pertanto, è necessario che il presente regolamento sancisca requisiti uniformi e proporzionati all'esigenza di assicurare adeguate risorse tecniche e umane ▌.

(16 bis)  Al fine di garantire la corretta gestione del fondo di venture capital qualificato e la capacità del gestore di coprire i potenziali rischi derivanti dalle sue attività, è necessario che il presente regolamento sancisca requisiti uniformi e proporzionati affinché i gestori di fondi di venture capital mantengano fondi propri sufficienti. L'importo di tali fondi propri deve essere tale da assicurare la continuità e la corretta gestione del fondo di venture capital qualificato.

(17)  Per tutelare gli investitori, è necessario assicurare una corretta valutazione delle attività gestite dai fondi di venture capital qualificati. Pertanto, occorre che il regolamento o gli atti costitutivi dei fondi di venture capital qualificati contengano norme sulla valutazione delle attività. Questo dovrebbe garantire l'integrità e la trasparenza della valutazione.

(18)  Per garantire che i gestori di fondi di venture capital che utilizzano la denominazione di ’FEVC’ forniscano resoconti sufficienti in merito alle proprie attività, occorre che siano stabilite norme uniformi sulle relazioni annuali.

(19)  Per assicurare l'integrità della denominazione ’FEVC’ agli occhi degli investitori, è necessario che questa denominazione sia utilizzata solo da gestori di fondi che agiscono nella totale trasparenza in termini di politica d'investimento e di obiettivi d'investimento. Occorre, pertanto, che il presente regolamento sancisca norme uniformi sui requisiti informativi nei confronti degli investitori cui è tenuto il gestore di fondi di venture capital. In particolare, è necessario che vi siano obblighi informativi pre-contrattuali relativi alla strategia e agli obiettivi dei fondi di venture capital qualificati, agli strumenti di investimento utilizzati, alle informazioni sui costi e sugli oneri associati nonché al profilo di rischio/rendimento dell'investimento proposto da un fondo qualificato. In vista del conseguimento di un elevato livello di trasparenza, è opportuno che tali requisiti informativi comprendano informazioni sulle modalità di calcolo della retribuzione del gestore di fondi di venture capital.

(20)  Per assicurare una vigilanza efficace sul rispetto dei requisiti uniformi contenuti nel presente regolamento, è necessario che l'autorità competente dello Stato membro d'origine vigili sulla conformità del gestore di fondi di venture capital ai requisiti uniformi sanciti nel presente regolamento. A tale scopo, è necessario che il gestore di fondi di venture capital qualificati che intenda commercializzare i propri fondi con la denominazione ’FEVC’ informi delle proprie intenzioni l'autorità competente del proprio Stato membro d'origine. Occorre che l'autorità competente registri il gestore del fondo se sono state fornite tutte le informazioni necessarie e se sussistono mezzi e strutture adeguate che consentano di ottemperare ai requisiti del presente regolamento, e occorre che la registrazione sia valida in tutta l'Unione.

(20 bis)  Al fine di facilitare l'efficiente commercializzazione transfrontaliera di fondi di venture capital qualificati, occorre che la registrazione del gestore avvenga quanto prima.

(20 ter)  Anche se nel presente regolamento sono previste garanzie per verificare l'uso corretto dei fondi, occorre al riguardo un'azione di vigilanza da parte delle autorità competenti per garantire che tali garanzie siano rispettate.

(21)  Per assicurare una vigilanza efficace sulla conformità ai criteri uniformi sanciti, è necessario che il presente regolamento contenga regole in merito alle circostanze in cui è necessario aggiornare le informazioni fornite all'autorità competente nello Stato membro d'origine.

(22)  Per garantire una vigilanza efficace sul rispetto dei requisiti sanciti, occorre che il presente regolamento stabilisca anche un processo per le notifiche transfrontaliere tra le autorità di vigilanza competenti, che debba essere attivato al momento della registrazione del gestore di fondi di venture capital nel suo Stato membro d'origine.

(23)  Per assicurare condizioni di trasparenza nella commercializzazione di fondi di venture capital qualificati in tutta l'Unione, occorre che l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) (’AESFEM’), istituita dal regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio(9), sia incaricata di gestire una base di dati centrale con tutti i gestori di fondi di venture capital qualificati e i fondi di venture capital qualificati che essi gestiscono registrati in conformità al presente regolamento.

(23 bis)  Quando l'autorità competente dello Stato membro ospitante ha chiari e dimostrabili motivi per ritenere che il gestore di fondi di venture capital violi il presente regolamento nel proprio territorio, è necessario che informi prontamente l'autorità competente dello Stato membro d'origine, e che quest'ultima adotti idonei provvedimenti.

(23 ter)  Se, nonostante le misure adottate dall'autorità competente dello Stato membro d'origine o per via del mancato intervento da parte di predetta autorità entro un termine ragionevole, il gestore del fondo di venture capital persiste nell'agire in un modo che viola chiaramente il presente regolamento, l'autorità competente dello Stato membro ospitante può conseguentemente, dopo averne informato l'autorità competente dello Stato membro d'origine, adottare tutti i provvedimenti necessari per tutelare gli investitori, tra cui la possibilità di impedire al gestore interessato di commercializzare ulteriormente i suoi fondi di venture capital nel territorio dello Stato membro ospitante.

(24)  Per garantire una vigilanza efficace sul rispetto dei criteri uniformi sanciti, è necessario che il regolamento contenga un elenco dei poteri di vigilanza a disposizione delle autorità competenti.

(25)  Per assicurare che il presente regolamento sia correttamente applicato, occorre che esso preveda misure e sanzioni amministrative in caso di violazione delle sue disposizioni fondamentali, vale a dire le norme sulla composizione del portafoglio, sulle misure di salvaguardia relative all'identità degli investitori idonei e sull'utilizzo della denominazione di ’FEVC’ esclusivamente da parte dei gestori di fondi di venture capital registrati. Occorre che si stabilisca che la violazione di tali disposizioni fondamentali implica il divieto dell'uso della denominazione e la radiazione del gestore di fondi di venture capital.

(26)  È opportuno che vi sia uno scambio di informazioni a fini di vigilanza tra le autorità competenti degli Stati membri d'origine e ospitanti e l'AESFEM.

(27)  Un'efficace cooperazione normativa tra le entità incaricate di vigilare sulla conformità ai criteri uniformi sanciti nel presente regolamento impone che un alto grado di segreto professionale sia richiesto a tutte le autorità nazionali pertinenti e all'AESFEM.

(28)  È necessario che le norme tecniche nei servizi finanziari garantiscano un'armonizzazione coerente e un alto livello di vigilanza in tutta l'Unione. Sarebbe efficiente e opportuno affidare all'AESFEM, in quanto organismo con competenze altamente specialistiche, l'elaborazione dei progetti di norme tecniche di attuazione da presentare alla Commissione, qualora queste non implichino scelte politiche.

(29)  Occorre che alla Commissione sia conferito il potere di adottare norme tecniche di attuazione attraverso atti di esecuzione ai sensi dell'articolo 291 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e ai sensi dell'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati)(10) ▌. È opportuno che l'AESFEM sia incaricata di elaborare i progetti delle norme tecniche di attuazione per il formato ▌ della procedura di notifica di cui al presente regolamento.

(30)  Per specificare i requisiti sanciti nel presente regolamento, occorre che sia delegato alla Commissione il potere di adottare atti ai sensi dell'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in merito ▌ ai tipi di conflitti di interesse che i gestori di fondi di venture capital devono evitare e delle misure da adottare al riguardo. È particolarmente importante che la Commissione conduca consultazioni adeguate nel corso dei lavori preparatori, anche a livello di esperti. Occorre che la Commissione, al momento della preparazione e della redazione degli atti delegati, garantisca una trasmissione simultanea, tempestiva e appropriata dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio.

(32)  Al massimo entro quattro anni dalla data in cui esso diviene applicabile, occorre sottoporre il presente regolamento a riesame, al fine di tenere conto dell'evoluzione del mercato del venture capital. Occorre che tale riesame preveda uno studio generale sul funzionamento delle norme del presente regolamento e sull'esperienza acquisita nell'applicarle. Sulla base di tale riesame, la Commissione è tenuta a presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se opportuno, di proposte ▌ legislative.

(32 bis)  È inoltre necessario che, entro il 22 luglio 2017, la Commissione avvii un riesame dell'interazione tra il presente regolamento e altre norme sugli organismi di investimento collettivo e sui loro gestori, in particolare quelle di cui alla direttiva 2011/61/UE. Occorre che tale riesame riguardi in particolare l'ambito di applicazione del presente regolamento e valuti l'eventuale necessità di estenderlo per consentire a più gestori di fondi di investimento alternativi di utilizzare la denominazione ’FEVC’. Sulla base di tale riesame, la Commissione è tenuta a presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata, se opportuno, di proposte legislative.

(32 ter)  Nel contesto di tale riesame, occorre che la Commissione valuti eventuali ostacoli che potrebbero avere impedito l'assorbimento dei fondi da parte degli investitori, compreso l'impatto sugli investitori istituzionali di altre disposizioni di natura prudenziale che potrebbero applicarsi ad essi. È inoltre necessario che la Commissione raccolga dati per valutare il contributo di FEVC ad altri programmi dell'Unione, ad esempio Orizzonte 2020, che intendono sostenere l'innovazione nell'Unione.

(32 quater)  Alla luce della comunicazione della Commissione dal titolo ’Un piano d'azione per migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti’ e della comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo ’Iniziativa faro europea 2020 - L'Unione dell'innovazione’, è importante garantire l'efficacia dei sistemi pubblici adottati nell'Unione per sostenere il mercato del venture capital nonché il coordinamento e la coerenza reciproca delle diverse politiche dell'Unione finalizzate a promuovere l'innovazione, tra cui le politiche in materia di concorrenza e di ricerca. Un fattore chiave delle politiche dell'Unione sull'innovazione e la crescita è la tecnologia verde, tenuto conto dell'obiettivo di fare dell'Unione il leader mondiale in materia di crescita intelligente e sostenibile ed efficienza energetica e delle risorse, anche per quanto concerne il finanziamento delle PMI. In sede di riesame del presente regolamento sarà importante valutare il suo impatto sui progressi compiuti per conseguire questo obiettivo.

(32 quinquies)  È necessario che l'AESFEM valuti il proprio fabbisogno di personale e di risorse derivante dall'assunzione dei suoi poteri e obblighi in conformità del presente regolamento e presenti una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione.

(32 sexies)  Il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) investe, tra l'altro, in fondi di venture capital in tutta l'Unione. Le misure del presente regolamento finalizzate a consentire di identificare facilmente i fondi di venture capital con caratteristiche comuni definite dovrebbero aiutare il FEI ad identificare i fondi oggetto del presente regolamento come possibili obiettivi d'investimento. Occorre pertanto incoraggiare il FEI a investire in fondi europei di venture capital.

(33)  Il presente regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti, in particolare, dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, incluso il diritto di rispetto per la vita privata e familiare (articolo 7) e la libertà d'impresa (articolo 16).

(34)  La direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995 relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(11) disciplina il trattamento dei dati personali svolto negli Stati membri nel contesto del presente regolamento e sotto la vigilanza delle autorità competenti degli Stati membri, in particolare delle autorità pubbliche indipendenti designate dagli Stati membri. Il regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2000 concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali(12) dati disciplina il trattamento dei dati personali svolto dall'AESFEM nell'ambito del presente regolamento e sotto la vigilanza del Garante europeo della protezione dei dati.

(35)  È necessario che il presente regolamento non pregiudichi l'applicazione delle norme sugli aiuti di Stato ai fondi di venture capital qualificati.

(36)  Dato che gli obiettivi del presente regolamento, che consistono nell'assicurare l'applicazione di requisiti uniformi alla commercializzazione dei fondi di venture capital qualificati e nel definire un sistema di registrazione semplice per i gestori del fondo di venture capital, tenendo pienamente conto della necessità di bilanciare la sicurezza e l'affidabilità legate all'utilizzo della denominazione ’FEVC’ con il funzionamento efficiente del mercato del venture capital e dei costi per i diversi soggetti coinvolti, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri e possono dunque, a motivo della loro portata e delle loro conseguenze, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può adottare misure conformi al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. In ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo, il presente regolamento ▌ non va al di là di quanto è necessario per realizzare tali obiettivi,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Capo I

OGGETTO, AMBITO DI APPLICAZIONE E DEFINIZIONI

Articolo 1

Il presente regolamento sancisce requisiti e condizioni uniformi per i gestori di organismi di investimento collettivo che desiderano utilizzare la denominazione di ’FEVCin relazione alla commercializzazione ▌ di fondi di venture capital qualificati nell'Unione, contribuendo così al buon funzionamento del mercato interno. Esso stabilisce norme uniformi per la commercializzazione dei fondi di venture capital qualificati a investitori idonei in tutta l'Unione, per la composizione del portafoglio dei fondi di venture capital qualificati, per gli strumenti e le tecniche d'investimento che i fondi di venture capital qualificati possono utilizzare, nonché norme su organizzazione, condotta e trasparenza dei gestori di fondi di venture capital che commercializzano i fondi di venture capital qualificati in tutta l'Unione.

Articolo 2

1.  Il presente regolamento si applica ai gestori di organismi di investimento collettivo secondo la definizione di cui all'articolo 3, lettera b), le cui attività gestite non superino complessivamente la soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE, che sono stabiliti nell'Unione e che sono tenuti alla registrazione presso le autorità competenti del proprio Stato membro d'origine in conformità all'articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE, purché tali gestori gestiscano portafogli di fondi di venture capital qualificati ▌.

1 bis.  I gestori di fondi di venture capital registrati a norma del presente regolamento conformemente all'articolo 13, le cui attività superino complessivamente la soglia di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE, e che pertanto, in base all'articolo 6 di tale direttiva, divengono soggetti ad autorizzazione da parte delle autorità competenti del loro Stato membro d'origine, possono continuare a servirsi della denominazione di ’FEVC’ in relazione alla commercializzazione di fondi di venture capital qualificati nell'Unione, a condizione che, in relazione a questi fondi, continuino costantemente a rispettare i requisiti di cui alla direttiva citata nonché l'articolo 3, l'articolo 5 e l'articolo 12, lettere b) e g bis) del presente regolamento.

1 ter.  I gestori di fondi di venture capital registrati a norma del presente regolamento sono autorizzati a gestire anche OICVM soggetti ad autorizzazione a norma della direttiva 2009/65/CE, a condizione di essere gestori esterni.

Articolo 3

Ai fini del presente regolamento, si applicano le seguenti definizioni:

  a) ’fondo di venture capital qualificato’: un organismo di investimento collettivo che:
   i) intende investire almeno il 70 per cento dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in attività che sono investimenti ammissibili entro un periodo di tempo indicato nel regolamento o negli atti costitutivi del fondo di venture capital qualificato;
   ii) non utilizza mai oltre il 30 per cento dell'aggregato dei propri conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato per l'acquisizione di attività che non sono investimenti ammissibili;
  iii) è stabilito nel territorio di uno Stato membro o in un paese terzo a condizione che il paese terzo:

I limiti di cui ai punti i) e ii) vanno calcolati sulla base degli importi investibili previa deduzione di tutti i pertinenti costi e della detenzione di cassa e altre disponibilità liquide;
     - non preveda misure fiscali che implichino una tassazione nulla o nominale o conceda agevolazioni anche in mancanza di qualsiasi attività economica effettiva e di una presenza economica sostanziale all'interno del paese terzo che offre queste agevolazioni fiscali;
     - disponga di adeguati accordi di cooperazione con le autorità competenti dello Stato membro d'origine del gestore del fondo di venture capital che garantiscano uno scambio efficiente di informazioni, ai sensi dell'articolo 21 del presente regolamento, che consenta alle autorità competenti di svolgere i propri compiti a norma del presente regolamento;
     - non sia catalogato come paese o territorio non cooperativo dal FATF;
     - abbia firmato un accordo con lo Stato membro d'origine del gestore del fondo di venture capital e con ogni altro Stato membro in cui si intendono commercializzare le quote o azioni del fondo di venture capital qualificato, in modo da garantire che il paese terzo rispetti pienamente le norme di cui all'articolo 26 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e assicuri un efficace scambio di informazioni in materia fiscale, compresi eventuali accordi fiscali multilaterali.
   a bis) ’costi pertinenti’: tutti i diritti, gli oneri e i costi sostenuti direttamente o indirettamente dagli investitori e concordati fra il manager del fondo di venture capital qualificato e gli investitori;
   b) ’organismo di investimento collettivo’: FIA secondo la definizione dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), della direttiva 2011/61/UE;
  c) ’investimenti ammissibili’: gli strumenti indicati di seguito:
    i) gli strumenti rappresentativi di equity o quasi-equity che siano
     - emessi da un'impresa di portafoglio ammissibile e acquisiti dal fondo di venture capital qualificato direttamente dall'impresa di portafoglio ammissibile, ▌
     - emessi da un'impresa di portafoglio ammissibile in cambio di un titolo di equity emesso dall'impresa di portafoglio ammissibile, o
     - emessi da un'impresa di cui l'impresa di portafoglio ammissibile sia una società controllata con una partecipazione di maggioranza e che siano acquisiti dal fondo di venture capital qualificato in cambio di uno strumento rappresentativo di equity emesso dall'impresa di portafoglio ammissibile;
     ii) prestiti garantiti e non garantiti concessi dal fondo di venture capital qualificato a un'impresa di portafoglio ammissibile nella quale il fondo di venture capital qualificato detiene già investimenti ammissibili, a condizione che non oltre il 30 per cento dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato del fondo sia utilizzato per tali prestiti;
   iii) azioni di un'impresa di portafoglio ammissibile acquisite da attuali azionisti di tale impresa;
   iv) quote o azioni di uno o più fondi di venture capital qualificati, a condizione che questi ultimi non abbiano investito a loro volta oltre il 10 per cento dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato in altri fondi di venture capital qualificati;
  d) ’impresa di portafoglio ammissibile’: un'impresa che:
  i) al momento dell'investimento da parte del fondo di venture capital qualificato:
     - non è ammessa alla negoziazione su un mercato regolamentato o con un sistema multilaterale di negoziazione (MTF) secondo quanto definito all'articolo 4, paragrafo 1, punti 14 e 15, della direttiva 2004/39/CE,
     - impiega meno di 250 dipendenti,
     - ha un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di EUR o un bilancio annuale totale non superiore a 43 milioni di EUR;
     ii) in sé non è un organismo di investimento collettivo;
    iii) non è uno o più dei seguenti soggetti:
     - un ente creditizio ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2006/48/CE;
     - un'impresa di investimento ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2004/39/CE;
     - un'impresa di assicurazione ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2009/138/CE;
     - un'impresa di partecipazione finanziaria ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 19, della direttiva 2006/48/CE;
     - una società di partecipazione mista ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 20, della direttiva 2006/48/CE;
  iv) è stabilita nel territorio di uno Stato membro o in un paese terzo a condizione che il paese terzo:
     - non preveda misure fiscali che implichino una tassazione nulla o nominale o conceda agevolazioni anche in mancanza di qualsiasi attività economica effettiva e di una presenza economica sostanziale all'interno del paese terzo che offre queste agevolazioni fiscali;
     - non sia catalogato come paese o territorio non cooperativo dal FATF;
     - abbia firmato un accordo con lo Stato membro d'origine del gestore del fondo di venture capital e con ogni altro Stato membro in cui si intendono commercializzare le quote o azioni del fondo di venture capital qualificato, in modo da garantire che il paese terzo rispetti pienamente le norme di cui all'articolo 26 del modello di convenzione fiscale dell'OCSE in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio e assicuri un efficace scambio di informazioni in materia fiscale, compresi eventuali accordi fiscali multilaterali;
   e) ’equity’: l'interessenza partecipativa in un'impresa, rappresentata da azioni o da altre forme di partecipazione al capitale dell'impresa di portafoglio ammissibile emessa per i suoi investitori;
   f) ’ quasi-equity’: qualsiasi strumento finanziario che rappresenta una combinazione di equity e debito, in cui il rendimento dell'investimento è legato ai profitti o alle perdite dell'impresa di portafoglio ammissibile e in cui il rimborso dello strumento in caso di default non è pienamente garantito;
   g) ’commercializzazione’: un'offerta o un collocamento diretto o indiretto a/presso investitori domiciliati o con sede legale nell'Unione su iniziativa di un gestore di fondi di venture capital, o per suo conto, di quote o azioni di un fondo di venture capital che egli gestisce;
   h) ’capitale impegnato’: qualsiasi impegno in base al quale un investitore, entro un periodo di tempo indicato nel regolamento o negli atti costitutivi del fondo di venture capital qualificato, è obbligato ad acquisire un'interessenza nel fondo di venture capital o a conferire capitali nel fondo di venture capital;
   i) ’gestore di fondi di venture capital’: una persona giuridica la cui regolare attività è la gestione di almeno un fondo di venture capital qualificato;
   j) ’Stato membro d'origine’: lo Stato membro dove il gestore di fondi di venture capital è stabilito ed è tenuto alla registrazione presso le autorità competenti in conformità all'articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE;
   k) ’Stato membro ospitante’: lo Stato membro, diverso dallo Stato membro d'origine, dove il gestore di fondi di venture capital commercializza i fondi di venture capital in conformità al presente regolamento;
   l) ’autorità competente’: l'autorità nazionale che lo Stato membro d'origine incarica, per legge o regolamento, di effettuare la registrazione dei gestori di organismi di investimento collettivo secondo quanto indicato all'articolo 2, paragrafo 1;
   l bis) ’OICVM’: l'impresa d'investimento collettivo in valori mobiliari autorizzata ai sensi dell'articolo 5 della direttiva 2009/65/CE.

Relativamente al punto i) del primo comma, laddove la forma giuridica del fondo di venture capital qualificato consenta la gestione interna e il consiglio di amministrazione del fondo scelga di non nominare un gestore esterno, lo stesso fondo di venture capital qualificato è registrato in qualità di ’gestore di fondi di venture capital’. Un fondo di venture capital qualificato che è registrato in qualità di gestore di fondi di venture capital interno non può essere registrato in qualità di gestore esterno di altri organismi di investimento collettivo.

Capo II

CONDIZIONI PER L'USO DELLA DENOMINAZIONE DI
FEVC

Articolo 4

I gestori di fondi di venture capital che ottemperano ai requisiti sanciti nel presente capo sono autorizzati a utilizzare la denominazione di ’FEVC’ in relazione alla commercializzazione di fondi di venture capital qualificati nell'Unione.

Articolo 5

1.  Il gestore di fondi di venture capital ha facoltà di utilizzare non oltre il 30 per cento dell'aggregato dei conferimenti di capitale e del capitale impegnato non richiamato del fondo per l'acquisizione di attività che non sono investimenti ammissibili; la percentuale del 30% è calcolata sulla base degli importi investibili previa deduzione di tutti i pertinenti costi; la detenzione a breve termine di cassa e altre disponibilità liquide non è considerata ai fini del calcolo di tale limite poiché gli attivi di cassa a breve termine e le altre disponibilità liquide non sono considerati investimenti.

2.  Il gestore di fondi di venture capital non può applicare, a livello del fondo di venture capital qualificato, ▌ metodi che possono aumentare l'esposizione di tale fondo al di là del livello di capitale impegnato, sia attraverso l'assunzione di prestiti di contante o titoli, sia assumendo posizioni in strumenti derivati o attraverso altri mezzi.

2 bis.  Il gestore di fondi di venture capital può contrarre prestiti, emettere strumenti rappresentativi di debito o fornire garanzie, al livello del fondo di venture capital qualificato, soltanto se tali prestiti, strumenti rappresentativi di debito o garanzie sono coperti da impegni non richiamati.

Articolo 6

1.  I gestori di fondi di venture capital commercializzano le quote e le azioni dei fondi di venture capital esclusivamente presso gli investitori che sono considerati investitori professionali in conformità alla sezione I dell'allegato II della direttiva 2004/39/CE o che possono, su richiesta, essere trattati come investitori professionali in conformità alla sezione II dell'allegato II della direttiva 2004/39/CE, oppure presso altri investitori qualora:

   a) i suddetti altri investitori si impegnino a investire almeno 100.000 EUR;
   b) i suddetti altri investitori dichiarino per iscritto, in un documento separato dal contratto da stipulare per l'impegno a investire, di essere consapevoli dei rischi connessi all'impegno o all'investimento previsto.
  

2.  Il paragrafo 1 non si applica agli investimenti effettuati dagli alti dirigenti, direttori o dipendenti coinvolti nella gestione di un gestore di fondi di venture capital quando investono nei fondi di venture capital qualificati da loro gestiti.

Articolo 7

In relazione ai fondi di venture capital qualificati da loro gestiti, i gestori:

   a) agiscano onestamente, con la ▌ competenza, la cura, la diligenza e la correttezza dovute nell'esercizio delle loro attività;
   b) applicano politiche e procedure idonee per prevenire pratiche irregolari, per le quali sia ragionevole supporre che potrebbero incidere sugli interessi degli investitori e delle imprese di portafoglio ammissibili;
   c) conducono gli affari in modo da favorire i migliori interessi dei fondi di venture capital qualificati che gestiscono e degli investitori in detti fondi, nonché l'integrità del mercato;
   d) applicano un livello elevato di diligenza nella selezione e nel controllo continuo degli investimenti in imprese di portafoglio ammissibili;
   e) possiedono una conoscenza e una comprensione adeguate delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investono;
   e bis) trattano gli investitori in modo corretto;
   e ter) garantiscono che nessun investitore ottenga un trattamento preferenziale, a meno che il trattamento in parola non sia indicato nel regolamento o negli atti costitutivi del fondo di venture capital qualificato.

Articolo 7 bis

1.  Qualora un gestore di fondi di venture capital intenda delegare a terzi alcune funzioni, la sua responsabilità nei confronti di suddetti fondi e dei suoi investitori non è alterata dalla delega di funzioni a terzi da parte del gestore di fondi di venture capital. Inoltre il gestore non delega funzioni in misura tale da non poter più essere considerato, sostanzialmente, come gestore del fondo di venture capital qualificato e da divenire una società fantasma.

2.  La delega non pregiudica l'efficacia della vigilanza del gestore di fondi di venture capital e, in particolare, non impedisce al gestore di agire, né ai fondi di venture capital qualificati di essere gestiti, nei migliori interessi degli investitori.

Articolo 8

1.  I gestori di fondi di venture capital identificano ed evitano i conflitti di interesse e, qualora non fosse possibile evitarli, li gestiscono, li controllano e, in conformità al paragrafo 4, li indicano prontamente, per impedire che essi incidano negativamente sugli interessi dei fondi di venture capital qualificati e dei loro investitori e per assicurare che i fondi di venture capital qualificati che essi gestiscono siano trattati equamente.

2.  I gestori di fondi di venture capital identificano, in particolare, i conflitti di interesse che possono insorgere tra:

   a) i gestori di fondi di venture capital, le persone che svolgono effettivamente l'attività di gestore di fondi di venture capital, i dipendenti o altre persone che, direttamente o indirettamente, controllano o sono controllate dal gestore di fondi di venture capital, da un lato, e i fondi di venture capital qualificati gestiti dal gestore di fondi di venture capital o gli investitori in tali fondi, dall'altro;
   b) il fondo di venture capital qualificato o gli investitori in tale fondo, da un lato, e un altro fondo di venture capital qualificato gestito dallo stesso gestore di fondi di venture capital o gli investitori in tale altro fondo, dall'altro;
     b bis) il fondo di venture capital qualificato o gli investitori in predetto fondo, da un lato, e un organismo di investimento collettivo o un OICVM gestito dallo stesso gestore di fondi di venture capital o gli investitori in predetto organismo di investimento collettivo o OICVM, dall'altro.

3.  I gestori di fondi di venture capital dispongono e gestiscono strutture organizzative e amministrative efficaci per ottemperare ai requisiti sanciti nei paragrafi 1 e 2.

4.  Sono fornite informazioni sui conflitti di interesse di cui al paragrafo 1 qualora le strutture organizzative adottate dal gestore di fondi di venture capital per identificare, prevenire, gestire e controllare i conflitti di interesse non siano sufficienti ad assicurare, con ragionevole sicurezza, la prevenzione di rischi lesivi degli interessi degli investitori. I gestori di fondi di venture capital indicano chiaramente agli investitori la natura generale o le fonti dei conflitti di interesse prima di intraprendere attività per loro conto.

5.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati ai sensi dell'articolo 23 che specificano:

   a) i tipi di conflitti di interessi di cui al paragrafo 2 del presente articolo;
   b) le misure che i gestori di fondi di venture capital adottano, in termini di strutture e procedure organizzative e amministrative, per identificare, prevenire, gestire, controllare e indicare i conflitti di interesse.

Articolo 9

I gestori di fondi di venture capital dispongono in ogni momento di fondi propri sufficienti e utilizzano risorse umane e tecniche adeguate e appropriate per la corretta gestione dei fondi di venture capital qualificati.

I gestori di fondi di venture capital sono tenuti, in ogni momento, ad assicurare di essere in grado di dimostrare che i fondi propri sono sufficienti a mantenere la continuità operativa e a comunicare le ragioni per cui ritengono che detti fondi siano sufficienti, come indicato all'articolo 12.

Articolo 10

Le regole per la valutazione delle attività sono indicate nel regolamento o negli atti costitutivi del fondo di venture capital qualificato e garantiscono un processo di valutazione valido e trasparente.

Le procedure di valutazione utilizzate assicurano che le attività siano debitamente valutate e che ne sia calcolato il valore almeno una volta l'anno.

Articolo 11

1.  Il gestore di fondi di venture capital presenta una relazione annuale all'autorità competente dello Stato membro d'origine per ciascun fondo di venture capital qualificato gestito entro 6 mesi dalla data di chiusura dell'esercizio. La relazione descrive la composizione del portafoglio del fondo di venture capital qualificato e le attività condotte nell'esercizio concluso. Comprende anche informazioni sui profitti del fondo di venture capital qualificato alla fine del suo ciclo di vita e, se del caso, informazioni sugli utili distribuiti nel corso del ciclo di vita. Tale relazione riporta i conti finanziari sottoposti a revisione del fondo di venture capital qualificato. La revisione conferma che il denaro e le altre attività sono detenuti a nome del fondo e che il gestore del fondo di venture capital ha introdotto e tenuto registri e verifiche adeguati in merito all'uso di ogni mandato o controllo sul denaro e le attività del fondo di venture capital qualificato e dei suoi investitori. La relazione annuale è prodotta in conformità ai principi di presentazione del bilancio esistenti e alle condizioni concordate tra il gestore di fondi di venture capital e gli investitori. Il gestore di fondi di venture capital presenta la relazione agli investitori su richiesta. Il gestore di fondi di venture capital e gli investitori possono concordare ▌ la pubblicazione reciproca di informazioni integrative.

2.  Qualora il gestore di fondi di venture capital sia tenuto a pubblicare una relazione finanziaria annuale ai sensi della direttiva 2004/109/CE, del 15 dicembre 2004, sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato(13) in relazione al fondo di venture capital qualificato, le informazioni indicate al paragrafo 1 possono essere fornite separatamente o in forma di supplemento alla relazione finanziaria annuale.

Articolo 12

1.  I gestori di fondi di venture capital comunicano in modo chiaro e comprensibile ai propri investitori, prima della loro decisione di investimento, i seguenti elementi relativi ai fondi di venture capital qualificati da loro gestiti:

   a) l'identità del gestore del fondo di venture capital e degli altri fornitori di servizi ai quali ricorre il gestore ai fini della gestione del fondo qualificato, nonché una descrizione dei loro compiti;
     a bis) l'importo dei fondi propri a disposizione del gestore di un fondo di venture capital, nonché una dichiarazione dettagliata che illustri la ragione per cui il gestore di fondi di venture capital ritiene che tali fondi propri siano sufficienti per mantenere risorse umane e tecniche adeguate alla corretta gestione dei fondi di venture capital qualificati;
  b) una descrizione della strategia e degli obiettivi di investimento del fondo di venture capital qualificato, comprendente:
     i) i tipi di imprese di portafoglio ammissibili in cui il gestore intende investire;
     ii) ogni altro fondo di venture capital qualificato in cui intende investire;
     iii) i tipi di imprese di portafoglio ammissibili in cui gli altri fondi di venture capital qualificati di cui al punto ii) intendono investire;
     iv) gli investimenti non ammissibili che il gestore intende effettuare;
     v) le tecniche che intende impiegare; nonché
     vi) le restrizioni applicabili agli investimenti;
   c) una descrizione del profilo di rischio del fondo di venture capital qualificato e di tutti i rischi associati alle attività in cui il fondo può investire o delle tecniche di investimento che possono essere impiegate;
   d) una descrizione della procedura di valutazione del fondo di venture capital qualificato e della metodologia di determinazione del prezzo per la valutazione delle attività, inclusi i metodi impiegati per la valutazione delle imprese di portafoglio ammissibili;
   e) una descrizione del modo in cui viene calcolata la retribuzione del gestore del fondo di venture capital;
   f) una descrizione di tutti i pertinenti costi e dei loro importi massimi ▌;
   g) laddove disponibili, i rendimenti storici del fondo di venture capital qualificato;
     g bis) i servizi di sostegno alle imprese e le altre attività di sostegno fornite o disposte dal gestore di fondi di venture capital qualificati tramite terzi per facilitare lo sviluppo, la crescita o, sotto altri aspetti, le operazioni in corso delle imprese di portafoglio ammissibili in cui investe il fondo di venture capital qualificato, oppure, qualora tali servizi o attività non siano previsti, una spiegazione di tale fatto;
   h) una descrizione delle procedure con cui il fondo di venture capital qualificato può modificare la propria strategia o politica di investimento, o entrambe.

1 bis.  Tutte le informazioni indicate al paragrafo 1 sono corrette, chiare e non fuorvianti. Sono aggiornate e, ove opportuno, sottoposte regolarmente a riesame.

2.  Qualora il gestore di un fondo di venture capital qualificato sia tenuto a pubblicare un prospetto relativo a tale fondo secondo quanto sancito dalla direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari(14), o dalla legislazione nazionale in materia di fondi di venture capital qualificati, le informazioni di cui al paragrafo 1 possono essere fornite separatamente o nell'ambito del prospetto.

Capo III

VIGILANZA E COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA

Articolo 13

1.  I gestori di fondi di venture capital che, per la commercializzazione dei propri fondi di venture capital qualificati, intendono utilizzare la denominazione di ’FEVC’, informano di tale intenzione le autorità competenti del proprio Stato membro d'origine, fornendo le seguenti informazioni:

   a) l'identità delle persone che effettivamente svolgono l'attività di gestione dei fondi di venture capital qualificati;
   b) l'identità dei fondi di venture capital qualificati le cui quote o azioni sono commercializzate e le rispettive strategie di investimento;
   c) informazioni sui dispositivi adottati per ottemperare ai requisiti di cui al capo II;
   d) un elenco degli Stati membri in cui il gestore di fondi di venture capital intende commercializzare ciascun fondo di venture capital qualificato;
     d bis) un elenco degli Stati membri e dei paesi terzi in cui il gestore di fondi di venture capital ha stabilito o intende stabilire i fondi di venture capital qualificati.

2.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine registra il gestore di fondi di venture capital solo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

   -a) le persone che svolgono effettivamente l'attività di gestione del fondo di venture capital qualificato possiedono l'onorabilità e l'esperienza sufficienti anche per quanto riguarda la strategie di investimento perseguite dal gestore del fondo di venture capital qualificato;
   a) le informazioni di cui al paragrafo 1 sono complete;
   b) i dispositivi notificati secondo quanto stabilito al paragrafo 1, lettera c), sono idonei ad adempiere ai requisiti del capo II;
   b bis) l'elenco notificato di cui al paragrafo 1, lettera e) dimostra che tutti i fondi di venture capital qualificati sono stabiliti a norma dell'articolo 3, lettera a), punto iii) del presente regolamento.

3.  La registrazione è valida per l'intero territorio dell'Unione e consente ai gestori di fondi di venture capital di commercializzare in tutta l'Unione i fondi di venture capital qualificati utilizzando la denominazione di ’FEVC’.

Articolo 14

Il gestore di fondi di venture capital informa le autorità competenti dello Stato membro di origine qualora intenda commercializzare:

   a) un nuovo fondo di venture capital qualificato;
   b) un fondo di venture capital qualificato esistente in uno Stato membro non indicato nell'elenco di cui all'articolo 13, paragrafo 1, lettera d).

Articolo 15

1.  Subito dopo la registrazione di un gestore di fondi di venture capital, l'aggiunta di un nuovo fondo di venture capital qualificato, l'aggiunta di un nuovo domicilio per lo stabilimento di un fondo di venture capital qualificato oppure l'aggiunta di un nuovo Stato membro in cui il gestore del fondo di venture capital intende commercializzare i fondi di venture capital qualificati, l'autorità competente dello Stato membro di origine inoltra rispettiva notifica agli Stati membri indicati in conformità all'articolo 13, paragrafo 1, lettera d), e all'AESFEM.

2.  Gli Stati membri ospitanti indicati in conformità all'articolo 13, paragrafo 1, lettera d), non impongono al gestore di fondi di venture capital registrato in conformità all'articolo 13 requisiti o procedure amministrative relativi alla commercializzazione dei suoi fondi di venture capital qualificati, né prescrivono un obbligo di approvazione prima dell'inizio di detta commercializzazione.

3.  Per assicurare l'applicazione uniforme del presente articolo, l'AESFEM elabora progetti di norme tecniche di attuazione per stabilire il formato della notifica.

4.  L'AESFEM presenta tali progetti di norme tecniche di attuazione alla Commissione entro …(15).

5.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare le norme tecniche di attuazione di cui al paragrafo 3 in conformità alla procedura illustrata nell'articolo 15 del regolamento (UE) n. 1095/2010.

Articolo 16

L'AESFEM gestisce una base di dati centrale, accessibile pubblicamente da Internet, di tutti i gestori di fondi di venture capital registrati nell'Unione conformemente al presente regolamento, di tutti i fondi di venture capital qualificati che essi commercializzano e dei paesi in cui i fondi sono commercializzati.

Articolo 17

1.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine vigila sul rispetto delle disposizioni di cui al presente regolamento.

1 bis.  Quando l'autorità competente dello Stato membro ospitante ha chiari e dimostrabili motivi per ritenere che il gestore di fondi di venture capital violi il presente regolamento nel proprio territorio, ne informa prontamente l'autorità competente dello Stato membro d'origine che adotta idonei provvedimenti.

1 ter.  Se, nonostante le misure adottate dall'autorità competente dello Stato membro d'origine o per via del mancato intervento da parte di predetta autorità entro un termine ragionevole, il gestore del fondo di venture capital persiste nell'agire in un modo che viola chiaramente il presente regolamento, l'autorità competente dello Stato membro ospitante può conseguentemente, dopo averne informato l'autorità competente dello Stato membro d'origine, adottare tutti i provvedimenti necessari per tutelare gli investitori, tra cui la possibilità di impedire al gestore interessato di commercializzare ulteriormente i suoi fondi di venture capital nel territorio dello Stato membro ospitante.

Articolo 18

Le autorità competenti, in conformità alle leggi nazionali, detengono tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari per l'esercizio delle loro funzioni. In particolare, hanno il potere di:

   a) chiedere l'accesso a qualsiasi documento in qualsiasi forma, e di ricevere o acquisire copia degli stessi;
   b) imporre al gestore di fondi di venture capital di fornire informazioni immediatamente;
   c) esigere da qualsiasi persona informazioni relative alle attività del gestore di fondi di venture capital o del fondo di venture capital qualificato;
   d) eseguire ispezioni in loco con o senza preavviso;
   d bis) adottare misure atte ad assicurare che il gestore del fondo di venture capital continui ad adempiere alle disposizioni di cui al presente regolamento;
   e) emettere un'ordinanza per assicurare che il gestore di un fondo di venture capital adempia alle disposizioni di cui al presente regolamento e desista dal reiterare qualsiasi comportamento che possa consistere in una violazione dello stesso.

Articolo 19

1.  Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle sanzioni e le misure amministrative ▌ applicabili alle violazioni delle disposizioni del presente regolamento e adottano tutte le misure necessarie a garantire che queste vengano attuate. Le sanzioni e le misure amministrative previste sono efficaci, proporzionate e dissuasive.

2.  Entro (16) gli Stati membri comunicano le norme di cui al paragrafo 1 alla Commissione e all'AESFEM. Essi informano immediatamente la Commissione e l'AESFEM di tutte le successive modifiche.

Articolo 20

1.  L'autorità competente dello Stato membro d'origine adotta, nel rispetto del principio di proporzionalità, le opportune misure di cui al paragrafo 2 qualora il gestore di un fondo di venture capital:

   a) non adempia alle disposizioni che si applicano alla composizione del portafoglio in violazione dell'articolo 5;
   b) ▌ commercializzi, in violazione dell'articolo 6, le quote e le azioni di un fondo di venture capital qualificato a investitori non idonei ▌;
   c) si serva della denominazione di ’FEVC’ senza previa registrazione presso l'autorità competente del proprio Stato membro d'origine in conformità dell'articolo 13;
     c bis) si serva della denominazione di ’FEVC’ per la commercializzazione di fondi che non sono stabiliti ai sensi dell'articolo 3, lettera a), punto iii), del presente regolamento;
   c ter) abbia ottenuto la registrazione presentando false dichiarazioni o con qualsiasi altro mezzo irregolare in violazione dell'articolo 13;
   c quater) non agisca onestamente, con la competenza, la cura, la diligenza e la correttezza dovute nell'esercizio delle sue attività in violazione dell'articolo 7, lettera a);
   c quinquies) non applichi politiche e procedure idonee per prevenire pratiche irregolari in violazione dell'articolo 7, lettera b);
   c sexies) non adempia ripetutamente alle disposizioni di cui all'articolo 11 relative alla relazione annuale;
   c septies) non adempia ripetutamente all'obbligo di informare gli investitori a norma dell'articolo 12.

2.  Nei casi indicati al paragrafo 1, l'autorità competente dello Stato membro d'origine adotta le seguenti misure, come opportuno:

   -a) garantisce che il gestore del fondo di venture capital ottemperi all'articolo 3, lettera a), punto iii), agli articoli 5 e 6, all'articolo 7, lettere a) e b) nonché agli articoli 12 e 13 del presente regolamento;
   a) proibisce l'utilizzo della denominazione di ’FEVCe radia il gestore di fondi di venture capital dal registro.

3.  Le autorità competenti dello Stato membro d'origine informano senza indugio le autorità competenti degli Stati membri ospitanti indicati in conformità all'articolo 13, paragrafo 1, lettera d), e l'AESFEM della radiazione del gestore di fondi di venture capital dal registro di cui al paragrafo 2, lettera a), del presente articolo.

4.  Il diritto di commercializzare uno o più fondi di venture capital qualificati con la denominazione di ’FEVC’ nell'Unione decade con effetto immediato dalla data della decisione dell'autorità competente di cui al paragrafo 2, lettera a) ▌.

Articolo 21

1.  Le autorità competenti e l'AESFEM collaborano ▌ per espletare i propri compiti a norma del presente regolamento, conformemente al regolamento (UE) n. 1095/2010.

2.  Le autorità competenti e l'AESFEM si scambiano tutte le informazioni e la documentazione necessarie per espletare i propri compiti a norma del presente regolamento, conformemente al regolamento (UE) n. 1095/2010, in particolare identificare e sanare violazioni del presente regolamento.

Articolo 22

1.  Tutte le persone che lavorano o hanno lavorato per le autorità competenti o l'AESFEM, nonché i revisori ed esperti incaricati dalle autorità competenti o dall'AESFEM, sono tenuti all'obbligo del segreto professionale. Nessuna informazione riservata ricevuta da tali persone nell'esercizio delle loro funzioni è divulgata in alcun modo ad altre persone o autorità, se non in forma riepilogativa o aggregata, cosicché non si possano individuare i singoli gestori di fondi di venture capital e i singoli fondi di venture capital qualificati, salvo che nei casi rilevanti per il diritto penale e nei procedimenti previsti dal presente regolamento.

2.  Alle autorità competenti degli Stati membri o all'AESFEM non è impedito di scambiarsi informazioni in conformità al presente regolamento o ad altre disposizioni del diritto dell'Unione applicabili ai gestori di fondi di venture capital e ai fondi di venture capital qualificati.

3.  Qualora le autorità competenti e l'AESFEM ricevano informazioni riservate in conformità al paragrafo 2, possono servirsene soltanto nell'esercizio delle proprie funzioni e ai fini di procedimenti amministrativi e giudiziari.

Articolo 22 bis

Composizione delle controversie

In caso di disaccordo tra le autorità competenti degli Stati membri sulla valutazione, l'azione o l'omissione da parte di un'autorità competente nei settori in cui il presente regolamento prevede la cooperazione o il coordinamento tra le autorità competenti di più di uno Stato membro, le autorità competenti possono riferire il caso all'AESFEM, che può agire in conformità dei poteri che le sono conferiti ai sensi dell'articolo 19 del regolamento (UE) n. 1095/2010, se il disaccordo non riguarda l'articolo 3, lettera a), punto iii) o l'articolo 3, lettera d), punto iv), del presente regolamento.

Capo IV

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Articolo 23

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite al presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui ▌ all'articolo 8, paragrafo 5, è conferito alla Commissione per un periodo di quattro anni a decorrere da ...(17). La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di quattro anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di durata identica, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.

3.  La delega di potere di cui ▌ all'articolo 8, paragrafo 5, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi precisata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.  Un atto delegato adottato ai sensi ▌ dell'articolo 8, paragrafo 5, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di tre mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di tre mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 24

1.  Al massimo entro 4 anni dalla data di applicazione, la Commissione riesamina il presente regolamento. Tale riesame prevede uno studio generale sul funzionamento delle norme del presente regolamento e sull'esperienza acquisita nell'applicarle, in particolare:

   a) sulla misura in cui la denominazione di ’FEVC’ è stata utilizzata dai gestori di fondi di venture capital in diversi Stati membri, internamente o su base transfrontaliera;
     a bis) sull'ubicazione geografica dei fondi di venture capital qualificati e sull'eventuale necessità di misure aggiuntive per garantire che predetti fondi siano stabiliti in conformità dell'articolo 3, lettera a), punto iii);
   a ter) sulla distribuzione geografica e settoriale degli investimenti realizzati dai fondi europei di venture capital;
   a quater) sull'utilizzo di investimenti ammissibili diversi da parte dei gestori di fondi di venture capital e in particolare sull'eventuale necessità di adeguare gli investimenti ammissibili nel presente regolamento;
   b) sulla possibilità di estendere la commercializzazione dei fondi di venture capital europei agli investitori al dettaglio;
   b bis) sull'adeguatezza di integrare il presente regolamento con un regime depositario;
   b ter) sull'adeguatezza dei requisiti in materia di informazioni a norma dell'articolo 12 e in particolare sulla loro eventuale sufficienza per consentire agli investitori di prendere decisioni di investimento informate;
   b quater) sull'efficacia, la proporzionalità e l'applicazione delle sanzioni e delle misure amministrative previste dagli Stati membri conformemente al presente regolamento;
   b quinquies) sull'impatto del presente regolamento sul mercato del venture capital;
   b sexies) su una valutazione di eventuali ostacoli che potrebbero avere impedito l'assorbimento dei fondi da parte degli investitori, compreso l'impatto sugli investitori istituzionali di altre normative dell'Unione di natura prudenziale.

2.  In seguito al riesame di cui al paragrafo 1 e dopo aver consultato l'AESFEM, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa.

Articolo 24 bis

1.  Entro il 22 luglio 2017, la Commissione avvia un riesame dell'interazione tra il presente regolamento e le altre norme sugli organismi di investimento collettivo e sui loro gestori, in particolare quelle di cui alla direttiva 2011/61/UE. Il riesame tratta il campo di applicazione del presente regolamento e raccoglie i dati per valutare l'eventuale necessità di estenderlo onde consentire ai gestori di fondi di venture capital le cui attività totali superino la soglia di cui all'articolo 2, paragrafo 1, di divenire gestori di fondi di venture capital ai sensi del presente regolamento.

2.  In seguito al riesame di cui al paragrafo 1 e dopo aver consultato l'AESFEM, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio corredandola, se opportuno, di una proposta legislativa.

Articolo 25

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Si applica dal 22 luglio 2013, ad eccezione ▌ dell'articolo 8, paragrafo 5, che si applica dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo

Il presidente

Il presidente

Per il Consiglio

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 57, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A7-0193/2012).
(2)* Emendamenti: il testo nuovo o modificato è evidenziato in grassetto corsivo e le soppressioni sono segnalate con il simbolo ▌.
(3) GU C 175 del 19.6.2012, pag. 11.
(4) GU C 191 del 29.6.2012, pag. 72.
(5) Posizione del Parlamento europeo del ...
(6) GU L 302 del 17.11.2009, pag. 32.
(7) GU L 174 dell'1.7.2011, pag. 1.
(8) GU L 145 del 30.4.2004, pag. 1.
(9) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.
(10) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 84.
(11) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
(12) GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1.
(13) GU L 390 del 31.12.2004, pag. 38.
(14) GU L 345 del 31.12.2003, pag. 64.
(15)* Nove mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(16)* 24 mesi dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(17)* Data di entrata in vigore del presente regolamento.


Applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo commerciale UE-Colombia e Perù ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 13 settembre 2012, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo commerciale tra l'Unione europea, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra (COM(2011)0600 – C7-0307/2011 – 2011/0262(COD))(1)
P7_TA(2012)0347A7-0249/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  È necessario creare idonei meccanismi di salvaguardia per evitare gravi danni alla produzione di banane dell'Unione, un settore che incide fortemente sulla produzione agricola finale di numerose regioni ultraperiferiche. La limitata capacità di diversificazione di tali regioni, come conseguenza delle loro caratteristiche naturali, rende quello della banana un settore particolarmente sensibile. È quindi essenziale prevedere meccanismi efficaci nei confronti delle importazioni preferenziali provenienti dai paesi terzi, onde assicurare il mantenimento in condizioni ottimali della produzione di banane nell'Unione, che rappresenta un settore cruciale per l'occupazione, specie nelle regioni ultraperiferiche.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Un monitoraggio rigoroso delle importazioni di banane agevolerà la tempestiva assunzione di decisioni in merito all'attivazione del meccanismo di stabilizzazione per le banane, all'avvio di un'indagine o all'imposizione di misure di salvaguardia. La Commissione dovrebbe pertanto intensificare il monitoraggio regolare delle importazioni nel settore bananiero a decorrere dalla data di applicazione dell'accordo.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  Le misure di salvaguardia devono essere prese in considerazione solo se il prodotto in questione è importato nell'’Unione in quantitativi così accresciuti, in termini assoluti o rispetto alla produzione dell'Unione, e in condizioni tali da arrecare, o minacciare di arrecare, un grave pregiudizio ai fabbricanti dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, come stabilito dall'articolo 48 dell'accordo.
(5)  Le misure di salvaguardia dovrebberoessere prese in considerazione solo se il prodotto in questione è importato nell'’Unione in quantitativi così accresciuti, in termini assoluti o rispetto alla produzione dell'Unione, e in condizioni tali da arrecare, o minacciare di arrecare, un grave pregiudizio ai fabbricanti dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, come stabilito dall'articolo 48 dell'accordo. Per i prodotti e i settori economici delle regioni ultraperiferiche è opportuno istituire misure di salvaguardia non appena il prodotto in questione, importato nell'Unione, arreca o minaccia di arrecare un pregiudizio ai produttori delle regioni ultraperiferiche dell'Unione che fabbricano prodotti simili o direttamente concorrenti, in virtù dell'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 5 bis (nuovo)
(5 bis)  Un grave pregiudizio, o una minaccia di grave pregiudizio, ai produttori dell'Unione può anche essere imputabile al mancato rispetto degli obblighi specifici di cui al Titolo IX ’Commercio e sviluppo sostenibile’ dell'accordo, in particolare per quanto riguarda le norme sociali e ambientali ivi enunciate.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  È opportuno che le misure di salvaguardia assumano una delle forme di cui all'articolo 50 dell'accordo.
(6)  È opportuno che le misure di salvaguardia assumano una delle forme di cui all'articolo 50 dell'accordo. Devono essere previste misure specifiche di salvaguardia quando i prodotti e i settori economici delle regioni ultraperiferiche si trovano ad essere minacciati, in virtù dell'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  La Commissione dovrebbe presentare una relazione annuale sull'applicazione dell'accordo, delle misure di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane, che dovrebbe comprendere statistiche recenti e affidabili sulle importazioni provenienti dalla Colombia e dal Perù e una valutazione del loro impatto sui prezzi di mercato, sull'occupazione, sulle condizioni di lavoro nell'Unione e sull'andamento della produzione nell'Unione, dedicando particolare attenzione ai piccoli produttori e alle cooperative. La Commissione dovrebbe fare del suo meglio per includere un'analisi dell'impatto dell'accordo e del presente regolamento sulla produzione e il consumo di prodotti biologici nell'Unione nonché sui flussi di commercio equo e solidale fra tutte le parti contraenti dell'accordo.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)  Le eccezionali sfide da affrontare in Colombia e Perù per quanto riguarda i diritti umani, sociali, dei lavoratori e ambientali in relazione ai prodotti esportati da questi due paesi esigono uno stretto dialogo fra la Commissione e le organizzazioni della società civile dell'UE.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  È opportuno definire nei dettagli le modalità di apertura dei procedimenti. La Commissione deve ottenere dagli Stati membri le informazioni e le prove disponibili sulle tendenze delle importazioni che possano rendere necessarie misure di salvaguardia.
(8)  È opportuno definire nei dettagli le modalità di apertura dei procedimenti. La Commissione dovrebbe ottenere dagli Stati membri e dalle parti interessate le informazioni e le prove disponibili sulle tendenze delle importazioni che possano rendere necessarie misure di salvaguardia, e richiedere informazioni in materia ai settori coinvolti.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  Qualora il Parlamento europeo adotti una raccomandazione volta ad aprire un'inchiesta di salvaguardia, la Commissione esaminerà attentamente il rispetto delle condizioni ai sensi del regolamento per l'apertura di un'inchiesta d'ufficio. Qualora la Commissione ritenga che le condizioni non siano soddisfatte, presenterà una relazione alla commissione competente del Parlamento europeo in cui illustrerà tutti i fattori rilevanti per l'apertura di tale inchiesta.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  I compiti connessi al seguito da dare e alla revisione dell'accordo nonché, qualora necessario, all'imposizione di misure di salvaguardia dovrebbero essere assolti con la massima trasparenza possibile e con il coinvolgimento della società civile. A tal fine, occorre che i comitati dell'Unione per il lavoro e l'ambiente o per lo sviluppo sostenibile siano coinvolti in ogni fase del processo.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 10 ter (nuovo)
(10 ter)  In alcuni casi, un incremento delle importazioni concentrato in una o più regioni ultraperiferiche dell'Unione può essere tale da provocare o minacciare di provocare un grave peggioramento della loro situazione economica. Qualora si verifichi un incremento delle importazioni concentrato in una o più regioni ultraperiferiche dell'Unione, la Commissione può introdurre misure di vigilanza preventiva.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)  È opportuno applicare le misure di salvaguardia solo nei limiti e per il tempo necessari a prevenire un grave pregiudizio e a facilitare l'adeguamento. Occorre definire la durata massima delle misure di salvaguardia e fissare disposizioni specifiche per la proroga e il riesame di tali misure, secondo quanto stabilito dall'articolo 52 dell'accordo.
(14)  È opportuno applicare le misure di salvaguardia solo nei limiti e per il tempo necessari a prevenire un grave pregiudizio e a facilitare l'adeguamento. Occorre definire la durata massima delle misure di salvaguardia e fissare disposizioni specifiche per la proroga e il riesame di tali misure, secondo quanto stabilito dall'articolo 52 dell'accordo. Quando si tratta di misure di salvaguardia poste in atto per preservare le produzioni e i settori economici delle regioni ultraperiferiche, dovrebbero applicarsi disposizioni specifiche, conformemente all'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)  Occorre un attento monitoraggio che faciliti la tempestiva assunzione di decisioni circa l'eventuale apertura di un'inchiesta o l'imposizione di misure. La Commissione dovrebbe pertanto monitorare regolarmente le importazioni e le esportazioni in settori sensibili, come quello delle banane, a decorrere dalla data di applicazione dell'accordo.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 14 ter (nuovo)
(14 ter)  Occorre insistere sull'importanza del rispetto delle norme internazionali del lavoro elaborate e supervisionate dall'Organizzazione internazionale del lavoro. La difesa di un lavoro dignitoso dovrebbe essere una priorità assoluta e le banane importate dalla Colombia o dal Perù dovrebbero essere prodotte in condizioni salariali, sociali e ambientali corrette, affinché i produttori dell'Unione non subiscano pratiche di dumping, uno svantaggio che non sarebbero in grado di compensare e che comprometterebbe definitivamente la loro competitività sul mercato globale della banana.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)  La Commissione dovrebbe utilizzare in modo attento ed efficace il meccanismo di stabilizzazione per le banane al fine di evitare qualsiasi grave deterioramento o minaccia di deterioramento per i produttori delle regioni ultraperiferiche dell'Unione e, dopo il gennaio 2020, a utilizzare strumenti esistenti come la clausola di salvaguardia oppure, se del caso, pensare all'elaborazione di nuovi strumenti che consentano, in caso di gravi turbative del mercato, di preservare la competitività dei settori produttivi dell'Unione, in particolare nelle regioni ultraperiferiche.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 1 – lettera e bis (nuova)
e bis) ’grave deterioramento’ indica perturbazioni significative in un settore o un'industria; ’minaccia di grave deterioramento’ indica l'evidente imminenza di perturbazioni importanti.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis

Controllo

1.  La Commissione controlla l'evoluzione delle statistiche relative alle importazioni e alle esportazioni di prodotti colombiani e peruviani, in particolare nei settori sensibili, compreso quello delle banane. A tal fine la Commissione coopera e procede a regolari scambi di dati con gli Stati membri e l'industria dell'Unione europea nonché con tutte le parti interessate.
2.  Su richiesta debitamente motivata da parte delle industrie interessate, la Commissione può prendere in considerazione l'estensione dell'ambito di applicazione del monitoraggio ad altri settori.
3.  La Commissione presenta una relazione annuale di monitoraggio al Parlamento europeo e al Consiglio sulla base di statistiche aggiornate sulle importazioni dalla Colombia e dal Perù di prodotti dei settori sensibili e dei settori ai quali è stato esteso il monitoraggio, incluse le banane.
4.  Nella sua relazione di controllo la Commissione si adopera per includere i tassi di occupazione e le condizioni di lavoro dei produttori di banane in Colombia e Perù al fine di evitare qualsiasi forma di dumping.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 2 ter (nuovo)
Articolo 2 ter

Dialogo sull'attuazione e l'impatto dell'accordo

La Commissione instaura un dialogo sistematico con le organizzazioni della società civile riguardo all'attuazione e all'impatto dell'accordo.

Emendamento 19
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  L'inchiesta si apre su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di una associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione o su iniziativa della Commissione se quest'ultima ritiene che esistano sufficienti elementi di prova prima facie, accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, che ne giustifichino l'apertura.
1.  L'inchiesta si apre su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di un’associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione, del Parlamento europeo o su iniziativa della Commissione se quest'ultima ritiene che esistano sufficienti elementi di prova prima facie, accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, che ne giustifichino l'apertura.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 3
3.  Si può aprire un'inchiesta anche quando emerga un picco di importazioni concentrato in uno o più Stati membri, purché siano soddisfatte le condizioni previste per l'apertura, avvalorate da sufficienti elementi di prova prima facie accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5.
3.  Si può aprire un'inchiesta anche quando emerga un picco di importazioni concentrato in uno o più Stati membri o regioni ultraperiferiche, purché siano soddisfatte le condizioni previste per l'apertura, avvalorate da sufficienti elementi di prova prima facie accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 5
5.  Nel corso dell'inchiesta la Commissione valuta tutti i fattori pertinenti di natura oggettiva e quantificabile che incidono sulla situazione dell'industria dell'Unione, esaminando in particolare il tasso e l'entità dell'incremento delle importazioni del prodotto in questione, in termini assoluti e relativi, la quota del mercato interno assorbita da tale incremento, le variazioni intervenute nelle vendite, nella produzione, nella produttività, nell'utilizzazione degli impianti, nei conti perdite e profitti, nell'occupazione. Questo non è un elenco completo; la Commissione, per stabilire l'esistenza o la minaccia di un grave pregiudizio, può considerare anche altri fattori pertinenti come scorte, prezzi, rendimenti dei capitali investiti, flussi di liquidità e altri fattori che arrecano, possono aver arrecato o minacciano di arrecare un grave pregiudizio all'industria dell'Unione.
5.  Nel corso dell'inchiesta la Commissione valuta tutti i fattori pertinenti di natura oggettiva e quantificabile che incidono sulla situazione dell'industria dell'Unione, esaminando in particolare il tasso e l'entità dell'incremento delle importazioni del prodotto in questione, in termini assoluti e relativi, la quota del mercato interno assorbita da tale incremento, le variazioni intervenute nelle vendite, nella produzione, nella produttività, nell'utilizzazione degli impianti, nei conti perdite e profitti, nell'occupazione e nelle condizioni di lavoro. Questo non è un elenco completo; la Commissione, per stabilire l'esistenza o la minaccia di un grave pregiudizio, può considerare anche altri fattori pertinenti come scorte, prezzi, rendimenti dei capitali investiti, flussi di liquidità, effetti sull'occupazione e altri fattori che arrecano, possono aver arrecato o minacciano di arrecare, un grave pregiudizio all'industria dell'Unione.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis. Con l'inchiesta la Commissione valuta inoltre il rispetto, da parte della Colombia e del Perù, delle norme sociali e ambientali di cui al Titolo IX dell'accordo ed eventuali conseguenze sui prezzi o vantaggi concorrenziali sleali che potrebbero determinare l'insorgere di un grave pregiudizio o di una minaccia di grave pregiudizio per i produttori o per specifici settori economici dell'Unione.

Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 4
4.  Ogni proroga ai sensi del paragrafo 3 va preceduta da un'inchiesta, avviata su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di una associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione o su iniziativa della Commissione se esistono sufficienti elementi di prova prima facie del fatto che, in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, sussistono le condizioni di cui al paragrafo 3.
4.  Ogni proroga ai sensi del paragrafo 3 va preceduta da un'inchiesta, avviata su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di un’associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione, del Parlamento europeo o su iniziativa della Commissione se esistono sufficienti elementi di prova prima facie del fatto che, in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, sussistono le condizioni di cui al paragrafo 3.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 11 bis (nuovo)
Articolo 11 bis

Relazione

1.  La Commissione presenta al Parlamento europeo una relazione annuale sull'applicazione e l'attuazione dell'accordo e del presente regolamento. La relazione contiene informazioni sull'applicazione delle misure provvisorie e definitive, delle misure di vigilanza preventiva, delle misure di vigilanza e di salvaguardia regionale, sulla chiusura delle inchieste senza adozione di misure e sulle attività dei vari organi responsabili del controllo dell'implementazione dell'accordo e del rispetto degli obblighi da esso derivanti, fra cui le informazioni ricevute dalle parti interessate.
2.  La relazione riporta statistiche aggiornate riguardanti le importazioni di banane provenienti dalla Colombia e dal Perù e ne illustra l'impatto diretto e indiretto sull'evoluzione dell'occupazione e delle condizioni di lavoro nel settore di produzione dell'Unione.
3.  La relazione valuta anche, in apposite sezioni speciali, l'assolvimento degli obblighi di cui al Titolo IX dell'accordo e gli interventi al riguardo adottati da Colombia e Perù in base ai rispettivi meccanismi interni nonché i risultati del dialogo con le organizzazioni della società civile ex articolo 282 dell'accordo.
4.  La relazione presenta inoltre una sintesi delle statistiche e dell'evoluzione degli scambi commerciali con la Colombia e il Perù.
5.  Il Parlamento europeo può, entro un mese dalla presentazione della relazione della Commissione, invitare quest'ultima a una riunione ad hoc della propria commissione competente per presentare e illustrare qualsiasi questione connessa all'applicazione del presente regolamento.
6.  La Commissione rende pubblica la relazione al più tardi tre mesi dopo averla presentata al Parlamento europeo.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis. Qualora il parere del comitato debba essere ottenuto con procedura scritta, detta procedura si conclude senza esito quando, entro il termine previsto per l'emissione del parere, il presidente del comitato decida in tal senso o lo richieda la maggioranza dei membri del comitato.

Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 12 bis (nuovo)
CAPITOLO I BIS

Articolo 12 bis

Ai fini dell'adozione delle disposizioni attuative necessarie per l'applicazione delle norme di cui all'appendice 2 A dell'allegato II dell'accordo commerciale fra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da un lato, e la Colombia e il Perù, dall'altro (definizione della nozione di prodotti originari e metodi di cooperazione amministrativa) e all'appendice 2 dell'allegato I (soppressione dei dazi doganali) dell'accordo, si applica l'articolo 247 bis del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario.

Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. L'applicazione del meccanismo di stabilizzazione per le banane non impedisce, in nessuna circostanza, l'attivazione delle misure riportate nella clausola bilaterale di salvaguardia.

Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  Per importazioni di prodotti di cui al paragrafo 1, è fissato un volume limite annuale delle importazioni, indicato nella 3a e 4a colonna della tabella allegata al presente regolamento. Una volta raggiunto il volume limite delle importazioni per la Colombia o per il Perù durante il corrispondente anno civile, la Commissione, seguendo la procedura d'esame di cui all'articolo 12, paragrafo 3, può sospendere temporaneamente il dazio doganale preferenziale applicato durante quell'anno ai prodotti d'origine corrispondente, per un periodo di tempo non superiore a 3 mesi e che non oltrepassi la fine dell'anno civile.
2.  Per importazioni di prodotti di cui al paragrafo 1, è fissato un volume limite annuale delle importazioni, indicato nella 3a e 4a colonna della tabella allegata al presente regolamento. Una volta raggiunto il volume limite delle importazioni per la Colombia o per il Perù durante il corrispondente anno civile, la Commissione, seguendo la procedura d'esame di cui all'articolo 12, paragrafo 3, sospende temporaneamente il dazio doganale preferenziale applicato durante quell'anno ai prodotti d'origine corrispondente, per un periodo di tempo non superiore a 3 mesi e che non oltrepassi la fine dell'anno civile. La sospensione può non essere attivata solo per cause di forza maggiore.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis. La Commissione monitora attentamente l'andamento delle statistiche relative alle importazioni di banane dalla Colombia e dal Perù. A tal fine la Commissione coopera e procede a regolari scambi di informazioni con gli Stati membri e le parti interessate.

Su richiesta debitamente motivata di uno Stato membro, dell'industria dell'Unione europea, del Parlamento europeo o di qualunque altra parte interessata, la Commissione presta particolare attenzione a ogni apprezzabile incremento delle importazioni di banane originarie della Colombia e del Perù e, se giustificato dal disposto dell'articolo 5, adotta misure di vigilanza preventiva.

Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 ter (nuovo)
5 ter. La Commissione adotta misure di vigilanza preventiva conformemente alla procedura di consultazione ex articolo 12, paragrafo 2, se nel corrispondente anno civile è stato raggiunto il volume limite previsto dal meccanismo.

Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 quater (nuovo)
5 quater. Il Parlamento europeo può, entro un mese dalla pubblicazione della relazione della Commissione, invitare quest'ultima a una riunione ad hoc della propria commissione competente per presentare e illustrare qualsiasi questione connessa all'applicazione dell'accordo inerente al settore delle banane.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 57, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A7-0249/2012).


Applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo che istituisce un'associazione UE-America centrale***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 13 settembre 2012, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo che istituisce un'associazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'America centrale, dall'altra (COM(2011)0599 – C7-0306/2011 – 2011/0263(COD))(1)
P7_TA(2012)0348A7-0237/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  È necessario fissare le procedure di applicazione di determinate disposizioni dell'accordo riguardanti la clausola bilaterale di salvaguardia e l'applicazione del meccanismo di stabilizzazione per le banane che è stato convenuto con l'America centrale.
(3)  È necessario fissare le procedure più appropriate per garantire l’applicazione efficace di determinate disposizioni dell'accordo riguardanti la clausola bilaterale di salvaguardia e l'applicazione del meccanismo di stabilizzazione per le banane che è stato convenuto con l'America centrale.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  È necessario adottare idonei strumenti di salvaguardia onde evitare gravi pregiudizi alle colture di banane dell'Unione, un settore che incide in modo assai consistente sulla produzione agricola complessiva di numerose regioni ultraperiferiche. La scarsa capacità di diversificazione di cui dispongono tali regioni come conseguenza delle loro caratteristiche naturali rende quello della banana un settore produttivo sensibile. È quindi indispensabile prevedere meccanismi efficaci nei confronti delle importazioni preferenziali provenienti dai paesi terzi, onde assicurare il mantenimento dell'attività di produzione delle banane dell'Unione in condizioni ottimali, in quanto costituisce un settore d'occupazione fondamentale in talune zone, soprattutto nelle regioni ultraperiferiche.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Un grave pregiudizio, o una minaccia di grave pregiudizio, ai produttori dell'Unione può anche essere causato dal mancato rispetto degli obblighi specifici di cui al titolo VIII ’Commercio e sviluppo sostenibile’ della parte IV dell'accordo, in particolare per quanto riguarda le norme occupazionali e ambientali ivi enunciate, con la conseguente necessità di imporre misure di salvaguardia.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  Le misure di salvaguardia devono essere prese in considerazione solo se il prodotto in questione è importato nell'Unione in quantitativi così accresciuti, in termini assoluti o rispetto alla produzione dell'Unione, e in condizioni tali da arrecare, o minacciare di arrecare, un grave pregiudizio ai fabbricanti dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, come stabilito dall'articolo 104 dell'accordo.
(5)  Le misure di salvaguardia dovrebbero essere prese in considerazione solo se il prodotto in questione è importato nell'Unione in quantitativi così accresciuti, in termini assoluti o rispetto alla produzione dell'Unione, e in condizioni tali da arrecare, o minacciare di arrecare, un grave pregiudizio ai fabbricanti dell'Unione di prodotti simili o direttamente concorrenti, come stabilito dall'articolo 104 dell'accordo. Per i prodotti e i settori economici delle regioni ultraperiferiche è opportuno istituire misure di salvaguardia non appena il prodotto in questione, importato nell'Unione, arreca o minaccia di arrecare un pregiudizio ai produttori delle regioni ultraperiferiche dell'Unione che fabbricano prodotti simili o direttamente concorrenti, in virtù dell'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  È opportuno che le misure di salvaguardia assumano una delle forme di cui all'articolo 104, paragrafo 2, dell'accordo.
(6)  È opportuno che le misure di salvaguardia assumano una delle forme di cui all'articolo 104, paragrafo 2, dell'accordo. Dovrebbero essere previste misure specifiche di salvaguardia quando i prodotti o i settori economici delle regioni ultraperiferiche si trovano ad essere minacciati, in virtù dell'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Il compito di effettuare inchieste e, se necessario, di imporre misure di salvaguardia deve essere svolto nel modo più trasparente possibile.
(7)  Il compito di dare seguito all'accordo e di rivederlo nonché di effettuare inchieste, e se necessario, di imporre misure di salvaguardia,dovrebbe essere svolto nel modo più trasparente possibile.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  È opportuno definire nei dettagli le modalità di apertura dei procedimenti. La Commissione deve ottenere dagli Stati membri le informazioni e le prove disponibili sulle tendenze delle importazioni che possano rendere necessarie misure di salvaguardia.
(8)  È opportuno definire nei dettagli le modalità di apertura dei procedimenti. La Commissione dovrebbe ottenere dagli Stati membri e dalle parti interessate le informazioni e le prove disponibili sulle tendenze delle importazioni che possano rendere necessarie misure di salvaguardia.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 8 bis (nuovo)
(8 bis)  Nel caso in cui il Parlamento europeo adotti una raccomandazione al fine dell'apertura di un'inchiesta in materia di salvaguardia, la Commissione esaminerà attentamente il rispetto delle condizioni ai sensi del regolamento per l'apertura dell'inchiesta d'ufficio. Nel caso in cui la Commissione ritenga che le condizioni non siano soddisfatte, essa presenta una relazione alla commissione competente del Parlamento europeo in cui illustra tutti i fattori rilevanti per l'apertura di una tale inchiesta.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 10 bis (nuovo)
(10 bis)  In alcuni casi, un incremento delle importazioni concentrato in una o più regioni ultraperiferiche dell'Unione o in uno o più Stati membri può provocare o minacciare di provocare un grave pregiudizio o deterioramento alla loro situazione economica. Nel caso in cui si registri un aumento delle importazioni, concentrato in una o più regioni ultraperiferiche dell'Unione o in uno o più Stati membri, la Commissione può introdurre misure di vigilanza preventiva.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  È anche necessario fissare, ai sensi dell'articolo 112 dell'accordo, precise scadenze per l'apertura delle inchieste e per decidere sull'opportunità o meno di adottare misure, in modo che tali decisioni siano prese rapidamente e che aumenti così la certezza del diritto per gli operatori economici interessati.
(12)  È anche necessario fissare, ai sensi dell'articolo 112 dell'accordo, precise scadenze per l'apertura delle inchieste e per decidere sull'opportunità o meno di adottare misure, in modo che tali decisioni siano prese rapidamente e che aumenti così la certezza del diritto per gli operatori economici interessati e sia garantita l'efficacia delle misure.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 14
(14)  È opportuno applicare le misure di salvaguardia solo nei limiti e per il tempo necessari a prevenire un grave pregiudizio e a facilitare l'adeguamento. Occorre definire la durata massima delle misure di salvaguardia e fissare disposizioni specifiche per la proroga e il riesame di tali misure, secondo quanto stabilito dall'articolo 105 dell'accordo.
(14)  È opportuno applicare le misure di salvaguardia solo nei limiti e per il tempo necessari a prevenire un grave pregiudizio e a facilitare l'adeguamento. Occorre definire la durata massima delle misure di salvaguardia e fissare disposizioni specifiche per la proroga e il riesame di tali misure, secondo quanto stabilito dall'articolo 105 dell'accordo. Quando si tratta di misure di salvaguardia poste in atto per preservare le produzioni e i settori economici delle regioni ultraperiferiche, dovrebbero applicarsi disposizioni specifiche, conformemente all'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)  Un attento monitoraggio faciliterà ogni decisione tempestiva riguardante l'eventuale apertura di un'inchiesta o l'imposizione di misure. La Commissione dovrebbe pertanto monitorare regolarmente le importazioni e le esportazioni in settori sensibili, compreso quello delle banane, a decorrere dalla data di applicazione dell'accordo.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 14 ter (nuovo)
(14 ter)  Occorre insistere sull'importanza del rispetto delle norme internazionali del lavoro elaborate e controllate dall'Organizzazione internazionale del lavoro. La difesa di un lavoro dignitoso per tutti dovrebbe essere una priorità assoluta e le banane importate dall'America centrale dovrebbero essere prodotte in condizioni salariali, sociali e ambientali corrette, affinché i produttori dell'Unione non subiscano pratiche di dumping, uno svantaggio che non sarebbero in grado di compensare e che comprometterebbe definitivamente la loro competitività sul mercato mondiale della banana.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)  La Commissione dovrebbe presentare una relazione con cadenza annuale sull'attuazione dell'accordo e sull'applicazione delle misure di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane, che comprenda statistiche aggiornate e affidabili sulle importazioni provenienti dall'America centrale e una valutazione del loro impatto sui prezzi di mercato, sull'occupazione e sull'evoluzione del settore produttivo dell'Unione, con particolare attenzione ai piccoli produttori e alle cooperative. La Commissione dovrebbefare tutto il possibile per includere un'analisi d'impatto dell'accordo e del presente regolamento sulla produzione e i consumi di prodotti biologici nell'Unione e sui flussi di commercio equo tra tutte le parti contraenti dell'accordo.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 16 ter (nuovo)
(16 ter)  La Commissione dovrebbe impegnarsi ad utilizzare in modo attento ed efficace il meccanismo di stabilizzazione per le banane al fine di evitare qualsiasi minaccia di grave deterioramento o un grave deterioramento per i produttori delle regioni ultraperiferiche dell'Unione e, a partire da gennaio 2020, a utilizzare gli strumenti esistenti quali la clausola di salvaguardia o, ove necessario, riflettere sull'elaborazione di nuovi meccanismi che consentano di salvaguardare, in caso di gravi perturbazioni del mercato, la competitività dei settori produttivi nell'Unione e, in particolare nelle regioni ultraperiferiche.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Articolo 1 – lettera b
(b) ’parti interessate'indica parti danneggiate dalle importazioni del prodotto in questione;
b) ’parti interessate'indica parti danneggiate dalle importazioni del prodotto in questione, comprese le organizzazioni della società civile, le ONG e le organizzazioni dei lavoratori;
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera e bis (nuova)
e bis) ’grave deterioramento’ indica gravi perturbazioni in un settore o in un'industria; ’minaccia di grave deterioramento’ indica gravi perturbazioni che sono chiaramente imminenti.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Articolo 2 bis (nuovo)
Articolo 2 bis

Monitoraggio

1.  La Commissione controlla l'evoluzione delle statistiche riguardanti le importazioni e le esportazioni dei prodotti dell'America centrale, in particolare nei settori sensibili, compreso quello delle banane. A tal fine essa coopera e procede a regolari scambi di informazioni con gli Stati membri e l'industria dell'Unione e tutte le parti interessate.
2.  Su richiesta debitamente motivata da parte delle industrie interessate, la Commissione può prendere in considerazione di estendere l'ambito di applicazione del monitoraggio ad altri settori.
3.  La Commissione presenta una relazione annuale di monitoraggio al Parlamento europeo e al Consiglio relativa alle statistiche aggiornate sulle importazioni dall'America centrale per quanto concerne i prodotti nei settori sensibili e in quei settori cui è stato esteso il monitoraggio, incluse le banane.
4.  Nella sua relazione di monitoraggio, la Commissione fa tutto il possibile per includere i tassi di occupazione e le condizioni di lavoro dei produttori di banane in America Centrale onde evitare qualsiasi forma di dumping.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  L'inchiesta si apre su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di una associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione o su iniziativa della Commissione se quest'ultima ritiene che esistano sufficienti elementi di prova prima facie, accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, che ne giustifichino l'apertura.
1.  L'inchiesta si apre su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di una associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione, del Parlamento europeo o su iniziativa della Commissione se quest'ultima ritiene che esistano sufficienti elementi di prova prima facie, accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, che ne giustifichino l'apertura.
Ove appropriato, il Parlamento europeo può consultare o ottenere l'analisi da organismi indipendenti, come i sindacati, l'OIL, università o organizzazioni nell'ambito dei diritti umani.

Emendamento 20
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2
2.  La domanda di apertura di un'inchiesta deve contenere elementi di prova indicanti che le condizioni per applicare la misura di salvaguardia, di cui all'articolo 2, paragrafo 1, sono soddisfatte. In generale, la domanda conterrà inoltre le seguenti informazioni: il tasso e l'entità dell'incremento delle importazioni del prodotto in questione, in termini assoluti e relativi, la quota del mercato interno assorbita da tale incremento, le variazioni intervenute nelle vendite, nella produzione, nella produttività, nell'utilizzazione degli impianti, nei conti perdite e profitti, nell'occupazione.
2.  La domanda di apertura di un'inchiesta contiene elementi di prova indicanti che le condizioni per applicare la misura di salvaguardia, di cui all'articolo 2, paragrafo 1, sono soddisfatte. In generale, la domanda contiene inoltre le seguenti informazioni: il tasso e l'entità dell'incremento delle importazioni del prodotto in questione, in termini assoluti e relativi, la quota del mercato interno assorbita da tale incremento, le variazioni intervenute nelle vendite, nella produzione, nella produttività, nell'utilizzazione degli impianti, nei conti perdite e profitti, nell'occupazione e nelle condizioni di lavoro.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 3
3.  Si può aprire un'inchiesta anche quando emerga un picco di importazioni concentrato in uno o più Stati membri, purché siano soddisfatte le condizioni previste per l'apertura, avvalorate da sufficienti elementi di prova prima facie accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5.
3.  Si può aprire un'inchiesta anche quando emerga un picco di importazioni concentrato in uno o più Stati membri o in una o più regioni ultraperiferiche, purché siano soddisfatte le condizioni previste per l'apertura, avvalorate da sufficienti elementi di prova prima facie accertati in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 4
4.  La Commissione raccoglie tutte le informazioni che ritiene necessarie per stabilire se sussistono le condizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1, e, se lo ritiene opportuno, procede alla loro verifica.
4.  La Commissione raccoglie tutte le informazioni che ritiene necessarie per stabilire se sussistono le condizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1, e procede alla loro verifica.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 5
5.  Nel corso dell'inchiesta la Commissione valuta tutti i fattori pertinenti di natura oggettiva e quantificabile che incidono sulla situazione dell'industria dell'Unione, esaminando in particolare il tasso e l'entità dell'incremento delle importazioni del prodotto in questione, in termini assoluti e relativi, la quota del mercato interno assorbita da tale incremento, le variazioni intervenute nelle vendite, nella produzione, nella produttività, nell'utilizzazione degli impianti, nei conti perdite e profitti, nell'occupazione. Questo non è un elenco completo; la Commissione, per stabilire l'esistenza o la minaccia di un grave pregiudizio, può considerare anche altri fattori pertinenti come scorte, prezzi, rendimenti dei capitali investiti, flussi di liquidità e altri fattori che arrecano, possono aver arrecato o minacciano di arrecare, un grave pregiudizio all'industria dell'Unione.
5.  Nel corso dell'inchiesta la Commissione valuta tutti i fattori pertinenti di natura oggettiva e quantificabile che incidono sulla situazione dell'industria dell'Unione, esaminando in particolare il tasso e l'entità dell'incremento delle importazioni del prodotto in questione, in termini assoluti e relativi, la quota del mercato interno assorbita da tale incremento, le variazioni intervenute nelle vendite, nella produzione, nella produttività, nell'utilizzazione degli impianti, nei conti perdite e profitti, nell'occupazione. Questo non è un elenco completo; la Commissione, per stabilire l'esistenza o la minaccia di un grave pregiudizio, può considerare anche altri fattori pertinenti come scorte, prezzi, rendimenti dei capitali investiti, flussi di liquidità e altri fattori che arrecano, possono aver arrecato o minacciano di arrecare, un grave pregiudizio all'industria dell'Unione, come il raggiungimento dei volumi massimi previsti nel quadro del meccanismo di stabilizzazione per le banane di cui al capitolo II del presente regolamento.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 7
7.  La Commissione fa sì che tutti i dati e le statistiche utilizzati ai fini dell'inchiesta siano disponibili, comprensibili, trasparenti e verificabili.
7.  La Commissione fa sì che tutti i dati e le statistiche utilizzati ai fini dell'inchiesta siano disponibili, comprensibili, trasparenti, aggiornati, affidabili e verificabili.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. Nel caso in cui si registri un picco delle importazioni di prodotti appartenenti a settori sensibili, concentrato in uno o più Stati membri o in una o più regioni ultraperiferiche, la Commissione può introdurre misure di vigilanza preventiva.

Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 4
4.  Ogni proroga ai sensi del paragrafo 3 va preceduta da un'inchiesta, avviata su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di una associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione o su iniziativa della Commissione se esistono sufficienti elementi di prova prima facie del fatto che, in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, sussistono le condizioni di cui al paragrafo 3.
4.  Ogni proroga ai sensi del paragrafo 3 va preceduta da un'inchiesta, avviata su domanda di uno Stato membro, di una persona giuridica o di una associazione priva di personalità giuridica che rappresenti l'industria dell'Unione, di parti interessate, del Parlamento europeo, o su iniziativa della Commissione se esistono sufficienti elementi di prova prima facie del fatto che, in base ai fattori di cui all'articolo 4, paragrafo 5, sussistono le condizioni di cui al paragrafo 3.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 11 bis (nuovo)
Articolo 11 bis

Relazione

1.  La Commissione presenta al Parlamento europeo una relazione annuale sull'applicazione e l'attuazione dell'accordo e del presente regolamento. La relazione contiene informazioni sull'applicazione delle misure provvisorie e definitive, delle misure di vigilanza preventiva, delle misure di vigilanza e di salvaguardia regionale, sulla chiusura delle inchieste senza adozione di misure e sulle attività dei vari organi responsabili del controllo dell'attuazione dell'accordo e del rispetto degli obblighi da esso derivanti, comprese le informazioni ricevute dalle parti interessate.
2.  La relazione valuta anche, in apposite sezioni speciali, l'assolvimento degli obblighi di cui al titolo VIII ’Commercio e sviluppo sostenibile’ della Parte IV dell'accordo e gli interventi al riguardo adottati dall'America centrale in base ai propri meccanismi interni nonché dal Forum per il dialogo con la società civile.
3.  La relazione presenta inoltre una sintesi delle statistiche e dell'evoluzione del commercio con l'America centrale.
4.  La relazione comprende statistiche aggiornate e affidabili riguardanti le importazioni di banane provenienti dall'America centrale e il loro impatto diretto e indiretto sull'evoluzione dell'occupazione e delle condizioni di lavoro nel settore produttivo dell'Unione.
5.  Il Parlamento europeo può, entro un mese dalla presentazione della relazione da parte della Commissione, invitare quest'ultima a una riunione ad hoc della propria commissione competente per illustrare e spiegare le questioni connesse all'attuazione dell'accordo e del presente regolamento.
6.  La Commissione rende pubblica la relazione al più tardi tre mesi dopo averla presentata al Parlamento europeo.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis. Qualora il parere del comitato debba essere ottenuto con procedura scritta, detta procedura si conclude senza esito quando, entro il termine previsto per la formulazione del parere, il presidente del comitato decida in tal senso o la maggioranza dei membri del comitato lo richieda.

Emendamento 29
Proposta di regolamento
Capitolo I bis – articolo 12 bis (nuovo)
Capitolo I bis

Articolo 12 bis

12 bis. Ai fini dell'adozione delle disposizioni attuative necessarie per l'applicazione delle norme di cui all'appendice 2A dell'allegato II ’Definizione della nozione di ’prodotti originari’ e metodi di cooperazione amministrativa’ e all'appendice 2 dell'allegato I ’Soppressione dei dazi doganali’ dell'accordo, si applica l'articolo 247 bis del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio del 12 ottobre 1992 che istituisce un codice doganale comunitario.

Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis. L'applicazione del meccanismo di stabilizzazione per le banane non impedisce, in nessuna circostanza, l'attivazione delle disposizioni comprese nella clausola bilaterale di salvaguardia.

Emendamenti 31 e 32
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  Per importazioni da paesi dell'America centrale di prodotti di cui al paragrafo 1 è fissato un volume limite annuale delle importazioni, indicato nella tabella allegata al presente regolamento. L'importazione dei prodotti di cui al paragrafo 1 all'aliquota del dazio doganale preferenziale è subordinata oltre che all'esibizione del certificato di origine di cui all'allegato III dell'accordo con l'America centrale (definizione della nozione di ’prodotti originari'e dei metodi della cooperazione amministrativa), anche alla presentazione di un titolo d'esportazione emesso dalle autorità competenti della paese dell'America centrale da cui i prodotti sono esportati. Una volta raggiunto il volume limite delle importazioni durante il corrispondente anno civile, la Commissione, seguendo la procedura d'esame di cui all'articolo 12, paragrafo 3, può sospendere temporaneamente il dazio doganale preferenziale, applicato durante quell'anno, per un periodo di tempo non superiore a 3 mesi e che non oltrepassi la fine dell'anno civile.
2.  Per importazioni da paesi dell'America centrale di prodotti di cui al paragrafo 1 è fissato un volume limite annuale delle importazioni, indicato nella tabella allegata al presente regolamento. L'importazione dei prodotti di cui al paragrafo 1 all'aliquota del dazio doganale preferenziale è subordinata oltre che all'esibizione del certificato di origine di cui all'allegato III dell'accordo con l'America centrale (definizione della nozione di ’prodotti originari'e dei metodi della cooperazione amministrativa), anche alla presentazione di un titolo d'esportazione emesso dalle autorità competenti della paese dell'America centrale da cui i prodotti sono esportati. L'obbligo di presentare un certificato d'esportazione, tuttavia, non dovrebbe comportare per l'esportatore un maggiore onere amministrativo, né costi aggiuntivi, né altre limitazioni commerciali. Una volta raggiunto il volume limite delle importazioni durante il corrispondente anno civile, la Commissione sospende temporaneamente il dazio doganale preferenziale, applicato durante quell'anno, per un periodo di tempo non superiore a 3 mesi e che non oltrepassi la fine dell'anno civile. La sospensione può non essere attivata solo per cause di forza maggiore.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis. La Commissione monitora attentamente l'andamento delle statistiche relative alle importazioni di banane provenienti dall'America centrale. I tassi d'occupazione e le condizioni di lavoro, come pure la produzione e i consumi di prodotti biologici e i flussi del commercio equo e solidale rientrano nel processo di monitoraggio. A tal fine, la Commissione coopera e procede a regolari scambi di informazioni con gli Stati membri, le industrie dell'Unione e le parti interessate.

Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 ter (nuovo)
5 ter. Su richiesta ragionevolmente motivata del Parlamento europeo, di uno Stato membro, dell'industria dell'Unione, di qualunque parte interessata o su propria iniziativa, la Commissione presta particolare attenzione a qualsiasi incremento apprezzabile delle importazioni di banane provenienti dall'America centrale e, se del caso, adotta misure di vigilanza preventiva in conformità dell'articolo 5.

Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 quater (nuovo)
5 quater. La Commissione adotta misure di vigilanza preventiva conformemente alla procedura di consultazione di cui all'articolo 12, paragrafo 2, se nel corrispondente anno civile é stato raggiunto il valore limite previsto dal meccanismo.

Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 5 quinquies (nuovo)
5 quinquies. Il Parlamento europeo può, entro un mese dalla pubblicazione della relazione redatta dalla Commissione, invitare quest'ultima a una riunione ad hoc della propria commissione competente per presentare e illustrare qualsiasi questione connessa all'applicazione dell'accordo inerente al settore delle banane.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 57, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A7-0237/2012).


Forme autorizzate di utilizzo delle opere orfane ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio su taluni usi consentiti di opere orfane (COM(2011)0289 – C7-0138/2011 – 2011/0136(COD))
P7_TA(2012)0349A7-0055/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0289),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 53, paragrafo 1, e gli articoli 62 e 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0138/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 21 settembre 2011(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 14 giugno 2012, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per la cultura e l'istruzione (A7-0055/2012),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2012 in vista dell'adozione della direttiva 2012/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio su taluni utilizzi consentiti di opere orfane

P7_TC1-COD(2011)0136


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2012/28/UE).

(1) GU C 376 del 22.12.2011, pag. 66.


Preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan (COM(2010)0552 – C7-0322/2010 – 2010/0289(COD))
P7_TA(2012)0350A7-0069/2011

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2010)0552),

–  visti l'articolo 249, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0322/2010),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 18 luglio 2012, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A7-0069/2011),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(1);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 13 settembre 2012 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2012 del Parlamento europeo e del Consiglio recante preferenze commerciali autonome d'urgenza per il Pakistan

P7_TC1-COD(2010)0289


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 1029/2012).

(1) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 10 maggio 2011 (Testi approvati, P7_TA(2011)0205).


Situazione in Siria
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla Siria (2012/2788(RSP))
P7_TA(2012)0351RC-B7-0425/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria,

–  viste le conclusioni sulla Siria del Consiglio ’Affari esteri’ del 23 luglio, del 25 giugno, del 14 maggio, del 23 aprile e del 23 marzo 2012, nonché le conclusioni sulla Siria del Consiglio europeo del 29 giugno 2012,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 15 marzo, del 14 e 27 aprile, del 27 maggio, del 3 e 18 giugno, del 6, 8 e 20 luglio, del 3, 4, 8 e 18 agosto e del 5 settembre 2012 sulla Siria,

–  viste le dichiarazioni del Commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi del 17 e del 31 luglio e del 29 agosto 2012 sulla Siria,

–  vista la visita di tre giorni in Siria, dal 4 al 6 settembre 2012, del presidente del Comitato internazionale della Croce rossa,

–  vista la decisione del 17 agosto 2012 del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e del Segretario generale della Lega degli Stati arabi Nabil El Araby di nominare Lakhdar Brahimi nuovo rappresentante speciale congiunto per la Siria,

–  visti il regolamento (UE) n. 509/2012 del Consiglio, del 15 giugno 2012, che modifica il regolamento (UE) n. 36/2012 concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Siria e le successive decisioni del Consiglio che applicano dette misure,

–  vista la risoluzione 66/253 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 3 agosto 2012 sulla situazione nella Repubblica araba siriana,

–  viste le risoluzioni del Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite 19/1 del 1° marzo 2012, S-19/1 del 1° giugno 2012 e 20/L.22 del 6 luglio 2012 sulla situazione dei diritti umani in Siria,

–  vista la relazione del 15 agosto 2012 della commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Siria,

–  vista la decisione adottata dall'Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC) il 13 agosto 2012 in merito alla sospensione della Siria dall'organizzazione stessa,

–  visti il patto nazionale e la visione politica comune per la transizione in Siria, diffusi dopo la conferenza dell'opposizione siriana organizzata sotto l'egida della Lega degli Stati arabi a Il Cairo, il 2 e il 3 luglio 2012,

–  visto l'esito della riunione del gruppo d'azione, svoltasi a Ginevra il 30 giugno 2012,

–  visti il piano Annan e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2042, 2043, 2059,

–  viste le conclusioni e le raccomandazioni contenute nel documento sul tema ’Progetto per il domani: sostenere una transizione democratica in Siria’, pubblicate nell'agosto 2012,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti il Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e il protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, nonché la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, di cui la Siria è firmataria,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che secondo le Nazioni Unite sono quasi 20 000 le persone uccise, di cui la maggior parte civili, dall'inizio in Siria nel marzo 2011 della violenta repressione ai danni di manifestanti pacifici; che le gravi violenze, come l'uso di artiglieria pesante e il bombardamento ai danni di zone popolate, le spaventose uccisioni da parte dell'esercito siriano, delle forze di sicurezza, della milizia Shabiha, e da parte di varie forze di opposizione si sono continuamente inasprite; che uomini, donne e bambini sono stati vittime di vari massacri e uccisioni di massa mirate (a bruciapelo); che negli ultimi mesi è drasticamente cresciuto il ricorso alle torture, agli arresti di massa e alla distruzione su vasta scala di zone popolate; che città e villaggi di tutta la Siria sono tenuti sotto assedio e bombardati, anche da elicotteri e aerei da combattimento, dalle forze governative; che attraverso la crescente militarizzazione del conflitto la situazione sta degenerando in una guerra civile;

B.  considerando che ogni ulteriore militarizzazione della situazione in Siria avrebbe un grave impatto sulla sua popolazione civile, che è già esposta a una situazione umanitaria in rapido deterioramento, e continuerebbe a influenzare la regione nel suo complesso, in particolare la Giordania e il Libano, in termini di sicurezza e di stabilità, con conseguenze e implicazioni imprevedibili;

C.  considerando che secondo le stime delle Nazioni Unite in agosto sono state uccise circa 5 000 persone a causa del conflitto in corso, il che significa che dal suo inizio sono morte oltre 20 000 persone; che, a causa dell'intensificazione della violenza e delle precarie condizioni di sicurezza e umanitarie in cui versa il paese, i paesi limitrofi, in particolare la Turchia, la Giordania e il Libano, stanno assistendo, soprattutto nelle ultime settimane, a un crescente afflusso di cittadini siriani che cercano rifugio sul loro territorio; che 235 000 rifugiati provenienti dalla Siria sono stati registrati, o sono in attesa di esserlo, da parte dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati; che oltre il 75% dei rifugiati in questione sono donne e bambini; che decine di migliaia di rifugiati non si registrano; che più di 100 000 rifugiati sarebbero fuggiti dalla Siria attraverso il confine con la Giordania, il Libano, l'Iraq e la Turchia, con una media di 500-2 000 persone al giorno nel mese di agosto; che, secondo l'ONU, gli sfollati interni in Siria sono più di 1,2 milioni e le persone che necessitano con urgenza di assistenza umanitaria sono circa 3 milioni; che il regime siriano ha deliberatamente interrotto l'accesso ai viveri, all'acqua, all'elettricità e al materiale sanitario per intere comunità, ad esempio quelle di Homs e, più di recente, di Aleppo; che la Turchia ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'ONU di valutare la possibilità di istituire una zona di sicurezza per i civili sotto la sorveglianza dei paesi limitrofi;

D.  considerando che il 2 agosto 2012 Kofi Annan ha annunciato le proprie dimissioni dalla carica di inviato speciale congiunto delle Nazioni Unite e della Lega araba in ragione dell'intransigenza del regime siriano, della crescente violenza armata e dell'incapacità di un Consiglio di sicurezza diviso di portare avanti i propri sforzi per l'attuazione del piano di pace in sei punti in maniera unitaria e decisa; che recentemente l'ex ministro degli Esteri algerino Lakhdar Brahimi è stato nominato quale nuovo rappresentante speciale congiunto per la Siria delle Nazioni Unite e della Lega degli Stati arabi;

E.  considerando che il regime siriano ha perso ogni credibilità e legittimità in quanto rappresentante del popolo siriano;

F.  considerando che il veto di Russia e Cina ha impedito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione finalizzata ad approvare i risultati degli sforzi del gruppo d'azione per la Siria, bloccando altresì l'introduzione delle misure proposte per imporre il rispetto del piano in sei punti di Kofi Annan a norma dell'articolo 41 della Carta delle Nazioni Unite; che la comunità internazionale si è finora dimostrata incapace di dare una risposta adeguata e unitaria alla crisi in Siria;

G.  considerando che il presidente Bashar al-Assad e il suo regime autoritario non possono far parte del futuro della Siria; che il presidente deve dimettersi al fine di evitare un'ulteriore esacerbazione della crisi e consentire una transizione pacifica e democratica nel paese; che numerosi ex leader politici e militari del regime e ambasciatori si sono rifugiati nei paesi limitrofi e non solo;

H.  considerando che occorre un'alternativa credibile al regime attuale; che tale alternativa dovrebbe essere inclusiva e rappresentare la diversità della società siriana nonché rispettare pienamente i valori universali della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento ai diritti delle minoranze etniche, culturali e religiose e a quelli delle donne; che l'istituzione di un governo provvisorio, inclusivo e rappresentativo, da parte delle forze di opposizione può contribuire all'alternativa in questione;

I.  considerando che l'UE ha imposto alla Siria sanzioni mirate a più riprese e che ha rafforzato ulteriormente l'embargo sulle armi nei confronti del paese; che, nonostante siano in vigore un embargo dell'UE su armi, munizioni e altre attrezzature militari e un divieto di esportazione delle tecnologie di controllo, i diversi incidenti denunciati riguardanti spedizioni di armi nelle acque dell'UE, così come i dettagli trapelati riguardo a operazioni commerciali tra società dell'UE e cittadini, enti e gruppi siriani soggetti all'applicazione delle sanzioni dell'UE, hanno evidenziato l'incompetenza dell'UE nel dare attuazione, a livello interno, alle decisioni e alle norme adottate;

J.  considerando che diversi attori e Stati esterni, direttamente o per il tramite di canali regionali e paesi limitrofi, continuano a sostenere attivamente le varie parti del conflitto da un punto di vista finanziario, operativo, logistico e tattico nonché a fornire loro aiuti anche sottoforma di forniture di armi, munizioni e altri tipi di attrezzature militari, di appoggio logistico, di strumenti di comunicazione e di assistenza di altra nature utile a fini militari, mettendo così in luce il carattere panregionale del conflitto; che un'ulteriore militarizzazione del conflitto non può che arrecare ulteriori sofferenze alla popolazione siriana e alla regione nel suo complesso;

K.  considerando che il 7 settembre 2012 la Commissione ha annunciato la mobilitazione di altri 50 milioni di EUR per l'assistenza umanitaria alle persone bisognose che si trovano all'interno della Siria o che attraversano le frontiere; che, secondo la direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO), l'UE ha già messo a disposizione 142 milioni di EUR e che nel complesso l'assistenza dell'UE, comprensiva degli aiuti degli Stati membri, ammonta a circa 224 milioni;

L.  considerando che i rappresentanti dell'opposizione siriana si sono riuniti in varie occasioni nel corso degli ultimi mesi allo scopo di superare le divergenze interne e creare un fronte unito giungendo alla presentazione di un ’patto nazionale’ e di una ’visione politica comune per la transizione in Siria’ nonché delle conclusioni e raccomandazioni contenute nel ’Progetto per il domani: sostenere una transizione democratica in Siria’; che, nonostante gli sforzi profusi, l'opposizione continua a essere divisa e a registrare tensioni al suo interno;

M.  considerando che il gruppo d'azione per la Siria, riunitosi a Ginevra il 1° luglio 2012, ha concordato i principi e gli orientamenti per una transizione guidata dalla Siria comprendente l'istituzione di un organismo governativo di transizione che abbia pieni poteri esecutivi;

1.  ribadisce con la massima fermezza la sua condanna del crescente ricorso alla violenza indiscriminata contro la popolazione civile siriana da parte del regime del Presidente Assad, con particolare riferimento all'uccisione mirata di bambini e donne e alle esecuzioni di massa nei villaggi; esprime profonda preoccupazione per la gravità delle violazioni dei diritti umani e i possibili crimini contro l'umanità autorizzati e/o perpetrati dalle autorità siriane, dall'esercito siriano, dalle forze di sicurezza e dalle milizie affiliate; condanna le sommarie esecuzioni extragiudiziali e ogni altra forma di violazione dei diritti umani commessa da gruppi e forze di opposizione al regime di Assad;

2.  plaude agli sforzi profusi dai paesi limitrofi per accogliere i rifugiati siriani e fornire loro soccorso umanitario; in tale contesto chiede un aumento del sostegno e dell'assistenza da parte della comunità internazionale; sottolinea l'importanza fondamentale di trovare una risposta sostenibile alla crisi umanitaria sia all'interno della Siria che tra i rifugiati siriani nei paesi limitrofi; sollecita i paesi limitrofi a continuare a garantire protezione ai rifugiati siriani e agli sfollati astenendosi, in linea con gli obblighi internazionali assunti, dall'espellerli e dal rimpatriarli in Siria; invita l'UE ad adottare apposite misure responsabili per far fronte a un eventuale afflusso di profughi nei suoi Stati membri; sottolinea la necessità di cooperare con la Croce Rossa; accoglie con favore la disponibilità dell'Unione europea a fornire ulteriore sostegno, anche finanziario, per aiutare i paesi limitrofi, compresi la Turchia, il Libano e la Giordania, ad accogliere i sempre più numerosi profughi siriani; esorta l'UE e i suoi Stati membri a intensificare il loro impegno volto a trovare soluzioni alternative per fornire assistenza umanitaria al popolo siriano nonostante tutti gli ostacoli e le difficoltà;

3.  invita il regime siriano a consentire l'ordinato svolgimento delle operazioni di assistenza umanitaria, a garantire pieno accesso nel paese alle organizzazioni umanitarie e ai media internazionali nonché ad agevolare l'attuazione di pause umanitarie per consentire la fornitura degli aiuti umanitari in condizioni di sicurezza; sottolinea nuovamente che il diritto umanitario internazionale deve essere pienamente rispettato da tutti i soggetti coinvolti nella crisi; sottolinea la necessità di assicurare l'assistenza medica sempre e comunque alle persone ferite e bisognose; invita inoltre tutte le parti coinvolte a proteggere i civili, a garantire un accesso pieno e incondizionato ai viveri, all'acqua e all'elettricità nonché ad astenersi da qualsiasi forma di intimidazione e violenza nei confronti di pazienti, dottori, personale sanitario e operatori umanitari;

4.  esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime; rinnova la propria solidarietà al popolo siriano che lotta per la libertà, la dignità e la democrazia, elogiandone il coraggio e la determinazione, soprattutto per quanto concerne le donne;

5.  invita tutti i soggetti armati a porre immediatamente fine alle violenze in Siria; invita il governo siriano a ritirare senza indugio il proprio esercito dai villaggi e dalle città sotto assedio e a liberare immediatamente tutti i manifestanti, i prigionieri politici, i difensori dei diritti umani, i blogger e i giornalisti detenuti;

6.  deplora l'incapacità di agire del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il mancato raggiungimento di un accordo da parte dello stesso in merito a una risoluzione volta a intensificare e rendere più efficaci le pressioni atte a porre fine alla violenza in Siria, ribadisce il suo appello ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare Russia e Cina, affinché si assumano le proprie responsabilità e contribuiscano ad arrestare le violenze e la repressione nei confronti del popolo siriano, anche sostenendo l'obbligo di rispettare le risoluzioni 2042 e 2043 del Consiglio di sicurezza dell'ONU; continua a sostenere gli sforzi compiuti dall'UE e dai suoi Stati membri in tale ottica; invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante a compiere il massimo sforzo per garantire l'adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esercitando un'efficace pressione diplomatica su Russia e Cina;

7.  sottolinea che l'Unione europea deve tenersi pronta ad adottare ulteriori misure e a continuare a vagliare, in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tutte le opzioni possibili nell'ambito del principio della ’Responsabilità di proteggere’, in stretta collaborazione con gli Stati Uniti, la Turchia e la Lega degli Stati arabi, allo scopo di aiutare il popolo siriano e porre fine al massacro;

8.  sostiene gli appelli di diversi gruppi dell'opposizione e del governo turco affinché siano istituiti rifugi sicuri lungo il confine turco-siriano, ed eventualmente all'interno della Siria, nonché la creazione di corridoi umanitari da parte della comunità internazionale; invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante a intensificare le discussioni con la Turchia, la Lega araba e l'opposizione siriana in merito alla creazione di questi rifugi sicuri, in modo da accogliere i rifugiati siriani e consentire a quanti sono perseguitati dal regime di trovare rifugio e protezione;

9.  rinnova il suo invito al Presidente Assad e al suo regime a lasciare immediatamente il potere per consentire quanto prima una transizione pacifica, inclusiva e democratica, guidata dalla Siria;

10.  invita tutte le parti a concordare quanto prima dei cessate il fuoco (locali) al fine di consentire una sospensione significativa delle ostilità più ampia e negoziata;

11.  esprime la propria preoccupazione per l'ulteriore militarizzazione del conflitto e per la violenza settaria; prende atto del ruolo dei diversi attori regionali, anche nella fornitura di armi, e si inquieta per le ripercussioni del conflitto siriano sui paesi limitrofi; invita il Consiglio a prendere in considerazione l'adozione di ulteriori misure restrittive nei confronti degli attori e dei gruppi esterni coinvolti sul campo in operazioni di sostegno attivo al regime di Bashar al-Assad;

12.  condanna l'intenzione dichiarata del regime siriano di utilizzare armi chimiche contro le ’minacce terroristiche esterne’; ricorda al Presidente Assad gli obblighi del suo governo nel quadro del protocollo di Ginevra sul divieto di ricorso alle armi chimiche e invita le autorità siriane ad attenersi rigorosamente ai propri obblighi internazionali;

13.  sostiene i continui sforzi dell'Unione europea volti ad accrescere la pressione sul regime del Presidente Assad mediante misure restrittive; invita l'UE a considerare un'estensione del campo di applicazione delle misure restrittive della stessa imposte alle entità e ai gruppi esterni che apportano o favoriscono in maniera inequivocabile un sostegno finanziario e operativo essenziale alle autorità siriane;

14.  accoglie con favore la decisione del vertice dell'Organizzazione della Conferenza islamica, del 14 e 15 agosto 2012, di sospendere la partecipazione della Repubblica araba siriana all'Organizzazione per la cooperazione islamica nonché a tutti gli organismi associati e alle istituzioni specializzate e affiliate;

15.  plaude agli sforzi compiuti dai rappresentanti dell'opposizione siriana per creare un fronte unito tra le forze di opposizione nonché alla recente pubblicazione del ’patto nazionale’, della ’visione politica comune per la transizione in Siria’ e delle conclusioni e raccomandazioni contenute nel ’Progetto per il domani: sostenere una transizione democratica in Siria’; incoraggia l'opposizione siriana a continuare su questa strada allo scopo di creare un'alterativa credibile al regime ed esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante e gli Stati membri dell'UE a compiere ogni sforzo per unificare l'opposizione siriana; plaude al forte sostegno dimostrato dalla Turchia, dal Libano e dalla Giordania alla popolazione siriana; esorta il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante ad adoperarsi nella maggior misura possibile per avviare il dibattito con le autorità della Turchia, del Libano e della Giordania, con la Lega Araba e con l'opposizione siriana per preparare la transizione pacifica della Siria del dopo Assad;

16.  ribadisce il proprio deciso sostegno all'appello lanciato dal Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani a favore di un deferimento della situazione in Siria alla Corte penale internazionale da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in vista di un'inchiesta formale; si impegna fermamente a garantire che tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale siano identificati e rispondano dei loro atti; sostiene con decisione il lavoro della commissione d'inchiesta internazionale indipendente sulla Siria, incaricata di indagare su tutte le violazioni delle norme internazionali sui diritti umani e del diritto umanitario internazionale commesse nel paese, onde assicurare alla giustizia i responsabili, e invita gli Stati membri dell'Unione europea ad adoperarsi nel corso della 21ª sessione dell'UNHRC affinché tale commissione possa continuare a svolgere il proprio lavoro, assicurandole eventualmente ulteriori risorse;

17.  chiede una transizione pacifica ed effettiva verso la democrazia guidata dalla Siria, in grado di rispondere alle legittime richieste del popolo siriano nonché basata su un dialogo inclusivo che coinvolga tutte le forze democratiche e le componenti della società siriana, al fine di avviare un processo di profonde riforme democratiche, che tenga conto anche della necessità di assicurare la riconciliazione nazionale e si impegni a garantire il rispetto dei diritti e delle libertà delle minoranze, incluse quelle etniche, religiose, culturali e di altro tipo;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento della Federazione russa, al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese, al governo e al parlamento della Repubblica di Turchia, al governo e all'Assemblea consultiva dello Stato del Qatar, al governo e alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America, al governo del Regno dell'Arabia Saudita, al governo e al parlamento del Regno hascemita di Giordania, al governo e al parlamento della Repubblica libanese, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Segretario generale della Lega degli Stati arabi nonché al governo e al parlamento della Repubblica araba siriana.


Uso della giustizia a fini politici in Russia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sull'uso politico della giustizia in Russia (2012/2789(RSP))
P7_TA(2012)0352RC-B7-0427/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti relazioni e risoluzioni sulla Russia, in particolare le sue risoluzioni del 15 marzo 2012(1) sull'esito delle elezioni presidenziali in Russia, del 16 febbraio 2012(2) sulle prossime elezioni presidenziali in Russia, del 14 dicembre 2011(3) sui risultati delle elezioni alla Duma, nonché del 7 luglio 2011(4) sui preparativi per le elezioni alla Duma di Stato russa del dicembre 2011,

–  visti i negoziati in corso in merito a un nuovo accordo per la creazione di un rinnovato quadro globale per le relazioni tra l'Unione europea e la Russia, come pure il ’partenariato per la modernizzazione’ avviato nel 2010,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, secondo cui ogni individuo ha diritto a un'equa e pubblica udienza dinanzi a un tribunale competente, indipendente e imparziale, stabilito dalla legge,

–  vista la Costituzione russa, in particolare l'articolo 118, che attribuisce ai soli tribunali il potere di amministrare la giustizia nella Federazione russa, e l'articolo 120, che sancisce l'indipendenza dei giudici e l'assoggettamento degli stessi unicamente alla Costituzione russa e alle leggi federali,

–  vista la dichiarazione, del 17 agosto 2012, dell'alto rappresentante dell'Unione Catherine Ashton in merito alla condanna delle componenti del gruppo punk ’Pussy Riot’ in Russia,

–  vista la richiesta del procuratore generale russo di sottoporre a votazione, il 12 settembre 2012, la revoca anticipata del mandato di Gennadij Gudkov, deputato alla Duma per il partito ’Russia giusta’,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Federazione russa, in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, si è impegnata a ottemperare ai principi della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani; che, a seguito di numerose violazioni di grave entità dello Stato di diritto e dell'approvazione di leggi restrittive negli ultimi mesi, sorgono crescenti preoccupazioni in merito al rispetto degli obblighi internazionali e nazionali da parte della Russia;

B.  considerando che l'Unione europea conferma il proprio impegno ad approfondire e sviluppare ulteriormente le relazioni con la Russia, come dimostrato dalla propria determinazione a impegnarsi seriamente nei negoziati in vista di un nuovo accordo quadro sull'ulteriore sviluppo delle relazioni UE-Russia; che l'Unione europea e la Russia hanno instaurato relazioni approfondite e ad ampio raggio, soprattutto in ambito energetico, economico e commerciale, diventando in tal modo interdipendenti nell'economia mondiale;

C.  considerando che la situazione dei diritti umani in Russia si è drasticamente deteriorata negli ultimi mesi e che le autorità russe hanno adottato di recente una serie di leggi contenenti disposizioni ambigue, che potrebbero essere utilizzate per imporre ulteriori limitazioni all'opposizione e agli attori della società civile e per ostacolare la libertà di espressione e di riunione; che occorre affrontare tali questioni in modo tempestivo e prioritario, in particolare nel quadro degli incontri e dei negoziati bilaterali UE-Russia;

D.  considerando che i responsabili della morte di Anna Politkovskaja, Natal'ja Estemirova, Anastasija Baburova, Stanislav Markelov e Sergej Magnitskij sono tuttora impuniti;

E.  considerando che il 30 dicembre 2010 Michail Chodorkovskij e il suo socio in affari Platon Lebedev sono stati condannati per appropriazione indebita dal tribunale distrettuale di Chamovniki di Mosca (Chamovničeskij rajonnyj sud goroda Moskvy); che, secondo l'opinione pubblica internazionale, l'intero procedimento e la sentenza sarebbero dettati da motivazioni di natura politica;

F.  considerando che quello di Sergej Magnitskij è soltanto uno dei numerosi casi di abuso di potere da parte delle autorità di contrasto russe, le quali si sono rese responsabili di una grave violazione dello Stato di diritto lasciando impuniti i colpevoli della sua morte; che esiste una miriade di altri casi giudiziari in cui sono state utilizzate motivazioni di matrice politica per eliminare la concorrenza politica e minacciare la società civile;

G.  considerando la natura sproporzionata della sentenza a carico delle componenti del gruppo punk russo ’Pussy Riot’, condannate a due anni di carcere per un'esibizione di protesta contro il presidente Vladimir Putin in una cattedrale ortodossa di Mosca;

H.  considerando che il 12 settembre 2012 è prevista in seno alla Duma la votazione per la revoca dell'incarico parlamentare di Gennadij Gudkov, accusato di aver condotto attività d'affari durante il suo mandato, senza che siano state seguite le necessarie procedure democratiche; che, per rispetto dello Stato di diritto, le norme parlamentari dovrebbero applicarsi in modo equo e imparziale a tutti i membri della Duma; che accuse analoghe sono state formulate a carico di altri rappresentanti del partito ’Russia giusta’, come Dmitrij Gudkov e Il'ja Ponomarëv;

I.  considerando che la nuova legislazione sulle ONG e la legislazione sul diritto alla libertà di riunione potrebbero essere utilizzate per reprimere la società civile, mettere a tacere le opinioni politiche contrastanti e vessare le ONG, l'opposizione democratica e i mezzi di comunicazione; che, nel luglio 2012, il parlamento russo ha adottato un progetto di legge che attribuisce lo status di ’agente straniero’ alle organizzazioni russe senza fini di lucro impegnate in attività politiche e beneficiarie di finanziamenti esteri;

J.  considerando che, contrariamente a quanto dichiarato dal presidente Putin e dal primo ministro Medvedev, e in violazione degli impegni da loro assunti, le libertà politiche dei cittadini russi sono soggette a una pressione crescente; che il presidente Putin ha proclamato l'urgente necessità di porre rimedio alla dilagante corruzione in Russia, impegnandosi pubblicamente a rafforzare lo Stato di diritto, e ha espresso preoccupazione in merito all'indipendenza della magistratura e del sistema giudiziario del paese;

1.  osserva che lo sviluppo di relazioni sostanziali e costruttive tra l'UE e la Russia dipenderà dagli sforzi profusi per rafforzare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali; sottolinea il fatto che la stabilità e lo sviluppo a medio e lungo termine sul piano politico ed economico in Russia sono subordinati all'ampia diffusione dello Stato di diritto e all'emergere di una reale scelta democratica;

2.  è del parere che la Russia, in qualità di membro del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, debba rispettare gli obblighi che ha assunto; sottolinea che i recenti sviluppi hanno imboccato la direzione opposta rispetto alle riforme necessarie per migliorare le norme democratiche, lo Stato di diritto e l'indipendenza della magistratura in Russia;

3.  accoglie favorevolmente la decisione della Corte suprema, del 25 luglio 2012, di riesaminare sia il caso Chodorkovskij che il caso Lebedev, seguendo la raccomandazione del Consiglio presidenziale per i diritti umani del dicembre 2011; prende atto della riduzione di tre anni della pena comminata a Lebedev; chiede che l'approfondito riesame di questi casi prosegua, sulla base degli impegni assunti dalla Russia a livello internazionale a favore di processi equi e trasparenti, e che le conclusioni e le raccomandazioni del Consiglio presidenziale per i diritti umani per quanto riguarda il caso Chodorkovskij siano pienamente rispettate ed attuate;

4.  invita le autorità russe a perseguire i responsabili degli omicidi di Anna Politkovskaja e Natal'ja Estemirova e le esorta a condurre un'indagine credibile e indipendente sul caso Magnitskij e altri casi nonché a porre fine all'impunità onnipresente e alla corruzione dilagante nel paese;

5.  esprime profonda preoccupazione per altri processi dettati da ragioni politiche, in particolare l'azione penale contro scienziati accusati di spionaggio per la cooperazione con istituti scientifici esteri, la condanna a 8 anni di colonia penale contro la militante dell'opposizione Taisija Osipova a seguito di un processo che si ritiene sia stato dettato da ragioni politiche, con prove incongruenti e probabilmente precostruite e difforme dalle norme di un processo equo, la detenzione e le imputazioni penali per motivi politici a carico di oltre una decina di partecipanti alla manifestazione di protesta tenutasi a Mosca il 6 maggio 2012, ingiustamente accusati di implicazione in ’tumulti di massa’, e le indagini penali contro attivisti dell'opposizione, quali Aleksej Naval'nyj, Boris Niemcov, Sergej Udal'cov;

6.  esprime profonda delusione per il verdetto e la sproporzionata sentenza emessa dal tribunale distrettuale di Chamovniki (Chamovničeskij rajonnyj sud goroda Moskvy), in Russia, nella causa relativa a Nadežda Tolokonnikova, Marija Alëchina ed Ekaterina Samucevič, componenti del gruppo punk ’Pussy Riot’; rileva con preoccupazione che questo caso si aggiunge al recente aumento di intimidazioni di matrice politica e al perseguimento di attivisti dell'opposizione nella Federazione russa, una tendenza che è fonte di crescente preoccupazione per l'Unione europea; ribadisce la sua convinzione che questa sentenza verrà riesaminata e modificata, in linea con gli impegni internazionali della Russia;

7.  prende atto della richiesta del procuratore generale di votare sulla revoca anticipata della carica del deputato alla Duma Gennadij Gudkov per aver svolto attività d'affari durante il mandato parlamentare, in violazione dell'articolo 289 del codice penale russo; sottolinea che l'avvio della procedura parlamentare politica per rimuovere Gennadij Gudkov, membro del partito di opposizione ’Russia giusta’, dal suo incarico parlamentare è ampiamente percepita come un'intimidazione rivolta alla legittima attività politica di un partito di opposizione che ha sostenuto le richieste del movimento di protesta; chiede alle autorità russe di astenersi da un uso arbitrario delle leggi al fine di reprimere membri dell'opposizione;

8.  esprime tuttavia preoccupazione per il peggioramento delle condizioni necessarie allo sviluppo della società civile in Russia, con particolare riferimento alla recente adozione di una serie di leggi concernenti le manifestazioni, le ONG, la diffamazione e Internet, le quali contengono disposizioni ambigue e potrebbero condurre ad applicazione arbitraria; ricorda alle autorità russe che una società moderna e prospera deve riconoscere e proteggere i diritti individuali e collettivi di tutti i suoi cittadini; chiede, a tale proposito, agli organi competenti russi di modificare le nuove leggi relative alle ONG in modo da salvaguardare dall'incriminazione a sfondo politico le associazioni di cittadini che beneficiano del sostegno finanziario di fondi esteri dalla solida reputazione;

9.  esprime inoltre preoccupazione per la legge sull'estremismo con riferimento all'ampia discrezionalità nell'interpretazione delle sue nozioni basilari di ’azioni estremiste’ e ’organizzazioni estremiste’, che secondo la Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa potrebbe condurre all'arbitrarietà e alla restrizione della libertà di associazione, di espressione e di credo; invita le autorità russe a rispondere a tali preoccupazioni modificando la legge;

10.  ricorda che l'ex presidente Medvedev ha istituito un gruppo di lavoro per la riforma del sistema elettorale, il miglioramento dello Stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali in Russia; ricorda che il Parlamento europeo ha sollecitato le autorità russe a perseguire le riforme in questione e ha costantemente offerto il sostegno dell'UE, anche nel quadro del partenariato per la modernizzazione;

11.  condanna le leggi adottate recentemente al fine di criminalizzare l'informazione pubblica sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere in varie regioni russe, come pure i progetti analoghi a livello federale; ricorda alle autorità russe il loro obbligo di rispettare la libertà di espressione e i diritti delle persone LGBT;

12.  invita il vicepresidente/alto rappresentante e la Commissione a fornire un sostegno costante e fermo agli attivisti della società civile e ai rappresentanti dei nuovi movimenti sociali di base; invita l'UE a esercitare costante pressione sulle autorità russe affinché ottemperino alle norme OSCE in materia di diritti umani, democrazia, Stato di diritto e indipendenza della magistratura;

13.  sottolinea l'importanza di uno scambio di opinioni costante con la Russia sui diritti dell'uomo nel quadro delle consultazioni UE-Russia in materia di diritti umani, come strumento per consolidare la nostra interoperabilità in tutti i settori della cooperazione, e chiede un miglioramento della formula di tali riunioni per aumentarne l'efficacia, prestando una particolare attenzione alle azioni congiunte contro il razzismo e la xenofobia e allargando tale processo in modo da consentire un contributo effettivo del Parlamento europeo, della Duma di Stato e delle ONG impegnate a favore dei diritti umani, e auspica che il dialogo si svolga a turno in Russia e in uno degli Stati membri dell'UE;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Parlamento della Federazione russa, al Consiglio d'Europa e all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0088.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0054.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0575.
(4) Testi approvati, P7_TA(2011)0335.


Proposte concernenti un'unione bancaria europea (UBE)
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 Verso un'Unione bancaria (2012/2729(RSP))
P7_TA(2012)0353B7-0457/2012

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione del Presidente del Consiglio europeo del 26 giugno 2012 dal titolo ’Verso un'autentica Unione economica e monetaria’,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2012,

–  vista la dichiarazione del vertice dell'area dell'euro del 29 giugno 2012,

–  vista la Comunicazione della Commissione del 20 ottobre 2009 dal titolo ’Un quadro europeo per la gestione transfrontaliera delle crisi nel settore bancario’ (COM(2009)0561),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2010 recante raccomandazioni alla Commissione sulla gestione delle crisi transfrontaliere nel settore bancario(1),

–  vista la dichiarazione dei leader del G20 emessa al vertice di Pittsburgh del 24-25 settembre 2009 in merito ai fallimenti transfrontalieri e agli istituti finanziari di importanza sistemica,

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2011 sulla crisi finanziaria, economica e sociale: raccomandazioni sulle misure e le iniziative da adottare(2),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione delle crisi degli enti creditizi e delle imprese di investimento, presentata dalla Commissione il 6 giugno 2012, e che modifica le direttive del Consiglio 77/91/CEE e 82/891/CEE, le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE e 2011/35/UE e il regolamento (UE) n. 1093/2010 (COM(2012)0280),

–  vista la direttiva 2001/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 aprile 2001, in materia di risanamento e liquidazione degli enti creditizi(3),

–  vista la raccomandazione 13 della relazione del Gruppo ad alto livello sulla vigilanza finanziaria nell'UE presieduto da Jacques de Larosière, consegnata al Presidente Barroso il 25 febbraio 2009, in cui il Gruppo chiede l'istituzione di un quadro normativo coerente e funzionale di gestione delle crisi nell'UE,

–  vista la sua risoluzione del 20 ottobre 2010 recante raccomandazioni alla Commissione sul miglioramento della governance economica e del quadro di stabilità dell'Unione, in particolare nell'area dell'euro(4), e in particolare la sua raccomandazione 6,

–  visto il regolamento (UE) n. 1092/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nell'Unione europea e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1096/2010 del Consiglio, del 17 novembre 2010, che conferisce alla Banca centrale europea compiti specifici riguardanti il funzionamento del Comitato europeo per il rischio sistemico(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione(7),

–  vista la relazione della sua commissione per i problemi economici e monetari sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità bancaria europea (A7-0166/2010),

–  viste le lettere inviate dalla sua commissione per i problemi economici e monetari alla Commissione e alle Autorità europee di vigilanza (ESA) in merito all'indipendenza delle ESA,

–  visto il memorandum d'intesa del 1° giugno 2008 sulla cooperazione tra le autorità di vigilanza finanziarie, la banche centrali e i ministeri delle finanze dell'Unione europea in materia di stabilità finanziaria transfrontaliera(8),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento, presentata dalla Commissione il 20 luglio 2011(COM(2011)0452),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sull'accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale degli enti creditizi e delle imprese di investimento, presentata dalla Commissione il 20 luglio 2011, e che modifica la direttiva 2002/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e sulle imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario (COM(2011)0453),

–  viste, la seconda direttiva 77/91/CEE del Consiglio, del 13 dicembre 1976, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati membri, alle società per tutelare gli interessi dei soci e dei terzi per quanto riguarda la costituzione della società per azioni, nonché la salvaguardia e le modificazioni del capitale sociale della stessa(9), la terza direttiva 78/855/CEE del Consiglio, del 9 ottobre 1978, relativa alle fusioni delle società per azioni(10), e la sesta direttiva 82/891/CEE del Consiglio, del 17 dicembre 1982, relativa alle scissioni delle società per azioni(11),

–  vista la sua posizione, del 16 febbraio 2012, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai sistemi di garanzia dei depositi (rifusione)(12),

–  vista la sua posizione, del 5 luglio 2011, sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 97/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai sistemi di indennizzo degli investitori(13),

–  visto il parere della sua commissione per i problemi economici e monetari del 31 agosto 2011 destinato alla commissione per i bilanci sulla ’Posizione del Parlamento relativa al progetto di bilancio 2012 quale modificato dal Consiglio – Tutte le sezioni’ (2011/2020(BUD)),

–  vista l'interrogazione orale alla Commissione sulle proposte per un'Unione bancaria europea (O-000151/2012 – B7-0360/2012),

–  visto l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2 del suo regolamento,

A.  considerando che la dichiarazione emessa dai leader del G20 al vertice di Pittsburgh del 24-25 settembre 2009 sollecitava il raggiungimento di un accordo sulla questione dei fallimenti transfrontalieri e degli istituti finanziari di importanza sistemica entro la fine del 2010;

B.  considerando l'importanza cruciale di adoperarsi con ogni mezzo per stabilizzare il mercato finanziario europeo e rompere il legame fra banche e Stati sovrani, al fine di iniziare il cammino verso un'autentica unione economica e monetaria;

C.  considerando che nel luglio 2010 il Parlamento, con la risoluzione sulla gestione delle crisi transfrontaliere nel settore bancario e la relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità bancaria europea, ha individuato soluzioni per le questioni attinenti alla gestione delle crisi transfrontaliere, e segnatamente un dispositivo di vigilanza integrato, la riforma del meccanismo di garanzia dei depositi e la creazione di un fondo di stabilità finanziaria;

D.  considerando che il Meccanismo europeo di stabilità (ESM) potrebbe, previa decisione formale, avere la possibilità di ricapitalizzare direttamente le banche della zona euro;

E.  considerando che il Consiglio europeo e il Consiglio stanno infine raggiungendo le stesse conclusioni del Parlamento riguardo all'esigenza di una maggiore integrazione del sistema di vigilanza, e invocano ora la creazione di un'Unione bancaria attraverso l'istituzione di un dispositivo di vigilanza unito a sistemi di garanzia dei depositi e a un piano di gestione dei fallimenti;

F.  considerando che il pieno coinvolgimento parlamentare è essenziale per la legittimità democratica del processo di creazione dell'Unione bancaria, come chiaramente indicato nella summenzionata relazione di Herman Van Rompuy che vede nel rafforzamento della legittimità e responsabilità democratica il quarto ’elemento fondamentale’ dell'integrazione;

G.  considerando che il Parlamento è stato pienamente associato all'istituzione del Sistema europeo di vigilanza finanziaria (ESFS) - che comprende la creazione dell'Autorità bancaria europea - mediante la procedura di codecisione;

H.  considerando che, in evidente contraddizione con questi stessi principi, ma anche con il diritto di iniziativa della Commissione europea, il Consiglio europeo ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta per un dispositivo unico di vigilanza avente come sola base giuridica l'articolo 127, paragrafo 6 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il che priverebbe il Parlamento dei poteri legislativi che gli spettano per le questioni attinenti al mercato unico, che sono altrimenti trattate con la procedura di codecisione;

I.  considerando che coinvolgere in tale processo i soli Stati membri, lungi dal renderlo più rapido ed efficiente, invierebbe al pubblico un segnale negativo nel momento in cui è ampiamente riconosciuta la necessità di maggiore trasparenza e sostegno democratico;

1.  ribadisce la necessità che in momenti di crisi prevalga sempre il metodo comunitario essendo questa l'unica via per garantire che l'Unione possa uscire dalla crisi più forte di prima;

2.  sollecita i leader politici a promuovere la legittimità democratica negli affari europei;

3.  sottolinea la necessità di rafforzare la legittimità democratica riguardo alla proposta Unione bancaria e al dispositivo di vigilanza unico, associando pienamente il Parlamento come colegislatore;

4.  sottolinea l'opportunità di considerare debitamente i potenziali effetti diffusivi di un'Unione bancaria nella zona euro sui membri non appartenenti all'Eurozona;

5.  fa presente che considererà le proposte sull'Unione bancaria come un pacchetto unico nel caso in cui modificassero disposizioni legislative adottate con la procedura di codecisione;

6.  sottolinea che ogni importante novità in materia di vigilanza, compreso il trasferimento di competenze ad altre istituzioni, deve essere accompagnato da un aumento della trasparenza e responsabilità di tali istituzioni dinanzi al Parlamento, che dovrà godere di pieni diritti di interrogazione e di pieni poteri in relazione alle procedure di nomina e di bilancio;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Consiglio europeo nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 61.
(2) Testi approvati, P7_TA(2011)0331.
(3) GU L 125 del 5.5.2001, pag. 15.
(4) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 41.
(5) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 1.
(6) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 162.
(7) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12.
(8) ECFIN/CEFCPE(2008)REP/53106 REV REV.
(9) GU L 26 del 31.1.1977, pag. 1.
(10) GU L 295 del 20.10.1978, pag. 36.
(11) GU L 378 del 31.12.1982, pag. 47.
(12) Testi approvati, P7_TA(2012)0049.
(13) Testi approvati, P7_TA(2011)0313.


Sud Africa: strage dei minatori in sciopero
PDF 119kWORD 42k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sul massacro di minatori in sciopero in Sudafrica (2012/2783(RSP))
P7_TA(2012)0354RC-B7-0443/2012

Il Parlamento europeo,

–  visto il piano d'azione comune per un partenariato strategico tra il Sudafrica e l'Unione europea, che è l'unico partenariato di questo tipo concluso fino ad oggi tra l'Unione e un paese africano,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-UE (’Accordo di Cotonou’),

–  visti la Dichiarazione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) relativa ai principi e ai diritti fondamentali del lavoro e il seguito datole,

–  visti l'iniziativa ’Global Compact’ delle Nazioni Unite e i principi guida dell'OCSE per le imprese multinazionali,

–  visto il quadro di sviluppo sostenibile del Consiglio internazionale per l'estrazione di minerali e metalli,

–  visto l'accordo di scambio, di sviluppo e di cooperazione firmato tra l'Unione europea e il Sudafrica nel 1999, integrato nel 2009 da disposizioni in materia di cooperazione politica ed economica,

–  visto il comunicato stampa del Presidente Jacob Zuma del 17 agosto 2012,

–  viste le osservazioni formulate il 23 e 24 agosto 2012 dall'alto rappresentante dell'Unione europea, Catherine Ashton, in seguito all'undicesimo dialogo politico a livello ministeriale tra il Sudafrica e l'Unione europea, svoltosi con il ministro degli Affari esteri Nkoana-Mashabane,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 30 maggio 2012 sulle conseguenze sociali ed ambientali dell'industria mineraria nei paesi ACP,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 16 agosto 2012 sono state uccise 34 persone e ne sono state ferite almeno 78 durante gli scontri tra la polizia e i minatori in sciopero presso la miniera di platino di Marikana, di proprietà della Lonmin, nella Provincia del Nordovest, in Sudafrica; che i fatti in questione erano stati preceduti da diversi giorni di violenti scioperi, nel corso dei quali hanno perso la vita dieci persone, tra cui due guardie di sicurezza e due agenti di polizia;

B.  considerando che durante gli scioperi 270 minatori sono stati arrestati e accusati della morte dei loro compagni in virtù di una legge basata sulla dottrina del common purpose risalente al periodo dell'apartheid;

C.  considerando che, in seguito all'indignazione pubblica suscitata, i pubblici ministeri hanno ritirato le accuse di omicidio nei confronti dei minatori arrestati il 16 agosto 2012, rinviando il procedimento per violenza pubblica intentato nei loro confronti fino al termine delle indagini;

D.  considerando che la sparatoria in questione costituisce l'incidente più sanguinoso tra polizia e dimostranti dopo la fine dell'apartheid nel 1994;

E.  considerando che l'incidente deve essere collocato nel più ampio contesto degli enormi squilibri socioeconomici che affliggono il paese; che il Sudafrica, pur essendo riuscito a costruire uno Stato democratico dalla fine del regime dell'apartheid, è a tutt'oggi confrontato da gravi problemi economici e sociali, tra cui il persistere di forti disuguaglianze e di elevati tassi di povertà e disoccupazione;

F.  considerando che, in seguito ai sanguinosi eventi, il Presidente Zuma ha deplorato pubblicamente questa tragica situazione;

G.  considerando che il Presidente Zuma ha istituito una commissione giudiziaria d'inchiesta per indagare sulla strage e che la Direzione investigativa indipendente della polizia (IPID) ha avviato anch'essa un'indagine sulla vicenda; che è stata altresì istituita una commissione interministeriale incaricata di trovare una soluzione duratura ai problemi che hanno provocato la strage;

H.  considerando che la mancata riforma dei meccanismi di composizione delle vertenze lavorative ha comportato un'impennata dei costi economici in Sudafrica, scoraggiando altresì gli investimenti stranieri;

I.  considerando che era in corso una vertenza salariale tra i minatori in sciopero e il proprietario della miniera, la Lonmin, terzo produttore mondiale di platino, con sede a Londra;

J.  considerando che alla controversia ha contribuito anche le profonde rivalità politiche e sindacali, in particolare le tensioni tra le sigle sindacali National Union of Mineworkers (NUM) e Association of Mineworkers and Construction Union (AMCU);

K.  considerando che l'ex presidente dell’African National Congress Youth League (ANCYL), Julius Malema, si è schierato da tempo a favore dello sciopero dei minatori e dell'AMCU;

L.  considerando che i minerali e i prodotti minerari sudafricani sono esportati anche negli Stati membri dell'Unione europea e che l'industria mineraria è colpita dalla contrazione della domanda e da crescenti costi di esercizio;

M.  considerando che alcuni lavoratori della miniera di platino della Lonmin, a Marikana, sono ancora in sciopero per ottenere migliori condizioni salariali;

N.  considerando che il 5 settembre 2012 erano state mobilitate ingenti forze di polizia, allorché oltre 3000 minatori in sciopero hanno sfilato per le strade adiacenti alla miniera di Marikana, dando vita alla più grande manifestazione non violenta dopo la sparatoria del 16 agosto 2012;

O.  considerando che le agitazioni si sono propagate ad altre miniere e che il 5 settembre 2012 quattro persone sono rimaste ferite negli scontri verificatisi presso la miniera di Modder East, della società Gold One, quando le guardie di sicurezza hanno aperto il fuoco, con proiettili di gomma, sui minatori in sciopero;

1.  condanna fermamente la brutale uccisione dei minatori in sciopero il 16 agosto 2012, come pure i precedenti episodi di violenza che sono costati la vita a dieci persone, tra cui due guardie di sicurezza e due agenti di polizia;

2.  esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti coloro che hanno perso la vita dallo scoppio della crisi della miniera di Marikana;

3.  plaude alla decisione del Presidente Zuma di istituire una commissione d'inchiesta e all'iniziativa dell'IPID di indagare sulla strage;

4.  invita la commissione d'inchiesta a garantire la trasparenza, ad agire in piena autonomia e imparzialità e ad assicurare che le sue indagini integrino quelle svolte dall'IPID;

5.  esorta tutte le parti in causa a collaborare con la commissione d'inchiesta ai fini dell'accertamento dei fatti presso la miniera di Marikana;

6.  chiede alla commissione d'inchiesta di indagare sulle cause alla base dell'uso eccessivo della violenza da parte delle forze di polizia ed esprime profonda preoccupazione per il fatto che le autorità siano ricorse a una legge risalente all'epoca dell'apartheid e fondata sulla dottrina del ’common purpose’ ;

7.  teme che in Sudafrica le parti sociali tradizionali stiano perdendo legittimità tra i cittadini a causa dei continui episodi di corruzione a tutti i livelli;

8.  invita le autorità sudafricane e la Lonmin a garantire il diritto delle vittime e delle loro famiglie alla giustizia, al risarcimento e all'assistenza;

9.  chiede che tutte le persone arrestate siano trattate con equità e nel rispetto delle procedure giudiziarie, anche in termini di imparzialità e trasparenza delle indagini di polizia;

10.  deplora l'incapacità della Lonmin di affrontare la vertenza sindacale con la sensibilità richiesta e di assumersi le proprie responsabilità, pur accogliendo con soddisfazione l'intenzione della società di non licenziare gli scioperanti che non ritornano al lavoro, contrariamente alle sue precedenti richieste;

11.  esprime profonda preoccupazione per le minacce di ricorso alla violenza proferite dagli scioperanti, in particolare viste le intimidazioni subite da alcuni minatori che sono stati minacciati di morte se continueranno a lavorare; invita tutte le parti in causa ad adoperarsi affinché le proteste restino pacifiche;

12.  teme che gli scontri presso la miniera di Modder East, della società Gold One, siano un segno della possibilità che i disordini lavorativi possano propagarsi al settore aurifero, il che potrebbe condurre a una diffusione della violenza;

13.  rammenta a tutte le parti l'obbligo di osservare il diritto internazionale, ivi inclusi i principi e le priorità dell'OIL, e la Costituzione sudafricana, che garantisce il diritto di associazione e di riunione nonché la libertà di espressione;

14.  chiede alle autorità del Sudafrica, ai sindacati del paese e alla Lonmin di continuare ad adoperarsi al massimo per individuare una soluzione celere, globale ed equa al conflitto in corso e alla vertenza salariale, nell'intento di ripristinare la pace e la stabilità della regione;

15.  chiede una soluzione urgente alle continue controversie e conflitti tra i sindacati NUM e l'AMCU;

16.  insiste sulla necessità di affrontare la questione di una retribuzione adeguata per i minatori in Sudafrica e dell'iniquità delle griglie salariali;

17.  riconoscere che il governo sudafricano ha adottato una serie di provvedimenti volti a migliorare le condizioni di lavoro nell'industria estrattiva ed esorta le autorità a proseguire gli sforzi in tal senso;

18.  invita il governo sudafricano ad occuparsi del necessario sviluppo di competenze in seno alle forze di polizia del Sudafrica, con particolare riferimento al contenimento di manifestazioni violente e all'impiego di proiettili veri; chiede una maggiore cooperazione tra l'Unione europea e il Sudafrica in materia di addestramento delle forze di polizia;

19.  chiede alla Commissione di mettere a punto un meccanismo di controllo inteso a impedire l'importazione nell'Unione dei prodotti minerari estratti senza le debite garanzie sociali, lavorative, ambientali e di sicurezza; incoraggia inoltre la Commissione a introdurre un'etichetta di qualità per i prodotti minerali estratti nel rispetto di norme minime in ambito sociale, lavorativo, ambientale e di sicurezza;

20.  esorta il governo sudafricano ad affrontare le cause alla base della violenza, tra cui il preoccupante divario tra ricchi e poveri, la crescita della disoccupazione giovanile, le condizioni di lavoro dei lavoratori, nonché le loro condizioni di vita, per porre fine in tal modo alle estreme sperequazioni economiche;

21.  è disposto a continuare a dare il proprio sostegno al Sudafrica, rilevando la necessità di un partenariato duraturo e più mirato per aiutare il paese a fronteggiare le sfide socioeconomiche cui è confrontato;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al parlamento e al governo del Sudafrica, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Parlamento panafricano e all'Unione africana.


Persecuzione dei musulmani rohingya in Birmania
PDF 117kWORD 41k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla persecuzione dei musulmani rohingya in Birmania/Myanmar (2012/2784(RSP))
P7_TA(2012)0355RC-B7-0426/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Birmania/Myanmar, e in particolare quella del 20 aprile 2012(1),

–  vista la relazione di valutazione della situazione dei diritti umani in Myanmar presentata dal relatore speciale delle Nazioni Unite il 7 marzo 2012,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 23 aprile 2012 sulla Birmania/Myanmar,

–  vista la dichiarazione sulla crisi nello Stato settentrionale di Rakhine in Birmania/Myanmar resa il 13 giugno 2012 dal portavoce dell'alto rappresentante Catherine Ashton,

–  visto lo scambio di opinioni sulla questione dei rohingya svoltosi in seno alla sua sottocommissione per i diritti dell'uomo l'11 luglio 2012,

–  vista la dichiarazione sull'accesso umanitario alla comunità rohingya e ad altre comunità colpite resa il 9 agosto 2012 dal commissario Georgieva,

–  vista la dichiarazione sui recenti sviluppi nello stato di Rakhine resa il 17 agosto 2012 dai ministri degli esteri dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN),

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sullo status dei rifugiati del 1951 e il relativo protocollo del 1967,

–  visti gli articoli da 18 a 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto l'articolo 25 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

–  viste le decisioni in virtù delle quali la Birmania/Myanmar potrà ospitare i Giochi del Sud-Est asiatico nel 2013 e presiedere l'ASEAN nel 2014,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che da quando, nel marzo 2011, si è insediato il nuovo governo del presidente Thein Sein sono state adottate numerose misure per ampliare le libertà civili nel paese, la maggior parte dei prigionieri politici è stata rilasciata e alcuni di essi sono stati eletti al Parlamento in elezioni suppletive, sono entrati in vigore cessate il fuoco preliminari con la maggior parte dei gruppi etnici armati e molti dissidenti politici sono rientrati dall'esilio nella speranza di una riconciliazione;

B.  considerando tuttavia che la discriminazione ai danni della minoranza rohingya si è intensificata;

C.  considerando che il 28 maggio 2012 lo stupro e l'omicidio di una donna buddista hanno innescato una catena di scontri mortali tra la maggioranza buddista della popolazione rakhine e la minoranza musulmana rohingya nello Stato di Rakhine;

D.  considerando che nei giorni successivi la violenza tra le due comunità si è estesa, coinvolgendo in misura spropositata folti gruppi di etnia rakhine e forze di sicurezza, che hanno attaccato la comunità rohingya causando decine di morti, la distruzione di migliaia di case e lo sfollamento di oltre 70 000 persone; considerando che il 10 giugno 2012 in sei agglomerati urbani dello Stato di Rakhine è stato dichiarato lo stato d'emergenza;

E.  considerando che, secondo il parere inizialmente espresso dal presidente Thein Sein, l'unica soluzione alla questione dei rohingya sarebbe stata il trasferimento degli stessi in campi profughi, con il supporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), o in altri paesi;

F.  considerando che i rohingya, molti dei quali vevono stabilmente nello Stato di Rakhine da secoli, non sono stati riconosciuti come uno dei 135 gruppi nazionali della Birmania/Myanmar e si vedono pertanto privati dei diritti di cittadinanza ai sensi della legge sulla cittadinanza del 1982, sono percepiti da molti birmani come immigrati clandestini provenienti dal Bangladesh e sono soggetti a discriminazioni gravi e sistematiche che includono restrizioni in ambiti quali la libera circolazione, il matrimonio, l'istruzione, la sanità e l'occupazione nonché la confisca delle terre, il lavoro forzato, arresti arbitrari e vessazioni da parte delle autorità;

G.  considerando che, a causa della persistente persecuzione, circa 1 milione di rohingya sono fuggiti nei paesi limitrofi nel corso degli anni e che 300 000 di essi si sono rifugiati nel solo Bangladesh, paese in cui la loro situazione a lungo termine rimane irrisolta e le cui autorità hanno recentemente ordinato alle ONG umanitarie internazionali che forniscono servizi sanitari e un'alimentazione di base ai rifugiati non registrati, nonché alla popolazione locale nel distretto di Cox's Bazar, di sospendere le loro attività e, secondo quanto attualmente riferito, stanno respingendo i richiedenti asilo rohingya;

H.  considerando che nel 2012 la Direzione generale per gli aiuti umanitari e la protezione civile della Commissione europea (ECHO) ha stanziato 10 milioni di EUR a sostegno dei rifugiati rohingya e della popolazione locale ospitante in Bangladesh;

I.  considerando che il 17 agosto 2012 il governo birmano ha nominato una commissione d'inchiesta indipendente, composta da 27 rappresentanti della società civile e di organizzazioni politiche e religiose, incaricata di indagare sulle cause dello scoppio della violenza settaria e di formulare proposte;

1.  è allarmato per il persistere della violenza etnica nella Birmania occidentale e per l'elevato numero di morti e feriti, le distruzioni di proprietà e lo sfollamento delle popolazioni locali che ha causato; esprime inoltre preoccupazione per la possibilità che simili scontri intercomunitari mettano a rischio la transizione verso la democrazia in Birmania/Myanmar;

2.  invita tutte le parti a dare prova di moderazione e sollecita le autorità birmane a porre fine agli arresti arbitrari di rohingya, a fornire informazioni sulla sorte delle centinaia di persone detenute da quando, nel giugno 2012, sono cominciate le operazioni di sicurezza nello Stato di Rakhine, e a rilasciare immediatamente quanti sono stati arrestati arbitrariamente;

3.  invita con urgenza il governo della Birmania/Myanmar ad autorizzare il libero accesso delle agenzie delle Nazioni Unite e delle ONG umanitarie nonché di giornalisti e diplomatici a tutto il territorio dello Stato di Rakhine, a garantire a tutte le popolazioni colpite un accesso senza restrizioni agli aiuti umanitari e ad assicurare ai rohingya sfollati la libertà di circolazione e il permesso di tornare nel luogo di residenza non appena le condizioni di sicurezza lo consentano;

4.  accoglie con favore la creazione della commissione d'inchiesta indipendente, ma deplora l'assenza di un rappresentante rohingya;

5.  invita il governo della Birmania/Myanmar ad assicurare alla giustizia i responsabili dei violenti scontri e degli abusi correlati avvenuti nello Stato di Rakhine e a tenere a freno i gruppi estremisti che istigano l'odio comunitario diffondendo minacce contro le agenzie umanitarie e internazionali nonché difendendo l'espulsione o una segregazione permanente delle due comunità;

6.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a sostenere il governo birmano con tutti i mezzi possibili nei suoi sforzi per stabilizzare la situazione, attuare programmi di promozione della riconciliazione, progettare un più ampio piano di sviluppo socio-economico per lo Stato di Rakhine e portare avanti la transizione democratica in Birmania/Myanmar;

7.  esprime apprezzamento per i cittadini birmani che hanno fatto sentire la propria voce in difesa della minoranza musulmana e di una società pluralista e invita le forze politiche a prendere una posizione chiara in tal senso; ritiene che un dialogo inclusivo con le comunità locali potrebbe costituire un elemento importante in termini di attenuazione dei numerosi problemi etnici in Birmania/Myanmar;

8.  insiste sul fatto che la minoranza rohingya non può essere esclusa dal processo di apertura multiculturale attualmente in corso in Birmania/Myanmar e invita il governo a modificare la legge sulla cittadinanza del 1982 in modo da renderla conforme alle norme internazionali in materia di diritti umani e agli obblighi assunti in virtù dell'articolo 7 della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, ai fini della concessione dei diritti di cittadinanza ai rohingya e ad altre minoranze apolidi nonché della parità di trattamento per tutti i cittadini birmani e quindi dell'abolizione delle pratiche discriminatorie;

9.  è preoccupato per l'arresto di 14 operatori umanitari internazionali durante i disordini e chiede il rilascio immediato dei cinque che sono ancora in carcere;

10.  sollecita il governo birmano a consentire al relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo nel paese di condurre un'indagine indipendente sugli abusi nello Stato di Rakhine; invita l'Alto commissariato per i diritti dell'uomo (OHCHR) a istituire un ufficio in Birmania/Myanmar, dotato di un mandato integrale di protezione, promozione e assistenza tecnica, nonché sezioni distaccate negli Stati dell'intero paese, incluso lo Stato di Rakhine;

11.  incoraggia il governo birmano a proseguire nell'attuazione delle sue riforme democratiche, a istituire uno Stato di diritto e a garantire il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di riunione (anche su Internet);

12.  esorta tutti i paesi della regione a venire in aiuto dei profughi dalla Birmania/Myanmar e a sostenere il governo birmano nella ricerca di soluzioni eque per le cause alla base del problema;

13.  esorta il Bangladesh, in particolare, a continuare ad accettare l'attuale sostegno dei donatori e le eventuali misure di supporto aggiuntive nonché a consentire alle organizzazioni umanitarie di proseguire il loro lavoro nel paese, soprattutto alla luce di quanto accaduto nello Stato di Rakhine e dei conseguenti nuovi flussi di rifugiati in disperato bisogno di assistenza di base;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai governi e ai parlamenti di Birmania/Myanmar e Bangladesh, all'alto rappresentante dell'UE, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa dell'ASEAN per i diritti dell'uomo, al rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo in Myanmar, all'Alto commissario dell'ONU per i rifugiati e al Consiglio dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0142.


Azerbaigian: il caso di Ramil Safarov
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sull'Azerbaigian: il caso di Ramil Safarov (2012/2785(RSP))
P7_TA(2012)0356RC-B7-0428/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Azerbaigian, in particolare quelle riguardanti i diritti dell'uomo,

–  vista la prassi consolidata del diritto internazionale in materia di trasferimento, vale a dire la Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, in base alla quale si è deciso di sviluppare la cooperazione per favorire i fini della giustizia e la riabilitazione sociale delle persone condannate, dando loro l'opportunità di scontare le sentenze all'interno della società cui appartengono,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 5 settembre 2012 dal Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, sulla grazia concessa a Ramil Safarov in Azerbaigian,

–  vista la dichiarazione comune rilasciata il 3 settembre 2012 da Catherine Ashton, alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e dal Commissario Štefan Füle, sul rilascio di Ramil Safarov,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 4 settembre 2012 dal Segretario generale del Consiglio d'Europa, Thorbjørn Jagland,

–  vista la lettera ufficiale inviata il 15 agosto 2012 al Ministero ungherese della pubblica amministrazione e della giustizia dal Viceministro della giustizia della Repubblica di Azerbaigian, Vilayat Zahirov,

  vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sui negoziati per l'accordo di associazione tra l'UE e l'Azerbaigian(1),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 3 settembre 2012 dal Primo ministro ungherese Viktor Orbán, in cui si dà assicurazione che l'Ungheria ha agito in conformità con i propri obblighi internazionali,

–  visti l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'UE e l'Azerbaigian, entrato in vigore nel 1999, e i negoziati in corso tra le due parti su un nuovo accordo di associazione che sostituirà il precedente,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Ramil Safarov era detenuto in un carcere ungherese dal 2004 dopo aver brutalmente ucciso un collega armeno durante un corso sponsorizzato dal programma NATO di partenariato per la pace a Budapest; che Safarov si è dichiarato colpevole e non ha espresso alcun rimorso a difesa della propria azione per il motivo che la vittima era armeno;

B.  considerando che il 31 agosto 2012 Safarov, tenente delle forze armate azere, incriminato per omicidio e condannato all'ergastolo in Ungheria, è stato trasferito in Azerbaigian su richiesta da tempo espressa da parte delle autorità azere;

C.  considerando che, immediatamente dopo il trasferimento di Safarov in Azerbaigian, il presidente azero Ilham Aliyev gli ha concesso la grazia, conformemente alla Costituzione della Repubblica di Azerbaigian e all'articolo 12 della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate; che le autorità ungheresi non potevano ignorare il fatto che Safarov è considerato un eroe in Azerbaigian, dato che l'assassinio che ha commesso è legato al conflitto tra Armenia e Azerbaigian; che le autorità ungheresi non potevano ignorare il fatto che Safarov è considerato un eroe in Azerbaigian, dato che l'assassinio che ha commesso è legato al conflitto tra Armenia e Azerbaigian;

D.  considerando che l'articolo 2 della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate cui hanno aderito sia l'Ungheria che l'Azerbaigian, sancisce che una persona condannata sul territorio di una Parte può, conformemente alle disposizioni della Convenzione, essere trasferita nel territorio di un'altra Parte per subirvi la condanna inflittale;

E.  considerando che in data 15 agosto 2012 il Viceministro della giustizia della Repubblica di Azerbaigian, Vilayat Zahirov, ha inviato una lettera ufficiale al Ministero ungherese della pubblica amministrazione e della giustizia, in cui afferma che l'esecuzione delle decisioni giudiziarie di Stati esteri in materia di trasferimento delle persone condannate al fine di scontare la parte rimanente della pena detentiva nella Repubblica di Azerbaigian avviene in conformità con l'articolo 9, paragrafo 1, lettera a) della Convenzione, senza alcuna conversione delle loro sentenze; che inoltre egli ha assicurato che, in base al Codice penale della Repubblica di Azerbaigian, la pena di un condannato all'ergastolo può essere sostituita solo da un tribunale con la detenzione per un periodo definito e che il condannato può ottenere la libertà condizionale, solo dopo aver trascorso almeno 25 anni in carcere; che le autorità azere hanno negato poi di aver fornito assicurazioni diplomatiche alle autorità ungheresi;

F.  considerando che il tenente Safarov ha ricevuto un benvenuto da eroe in Azerbaigian e, alcune ore dopo il rientro, ha ottenuto la grazia presidenziale, è stato messo in libertà e promosso al grado di maggiore nel corso di una cerimonia pubblica;

G.  considerando che la decisione di liberare Safarov ha scatenato diffuse reazioni internazionali di disapprovazione e condanna;

H.  considerando che il 31 agosto 2012 il Presidente armeno Serzh Sargsyan ha annunciato che l'Armenia sospenderà le proprie relazioni diplomatiche con l'Ungheria;

I.  considerando che l'Azerbaigian partecipa attivamente alla politica europea di vicinato e al partenariato orientale, è membro fondatore di Euronest ed è impegnato a rispettare la democrazia, i diritti dell'uomo e lo Stato di diritto, valori che sono alla base di tali iniziative;

J.  considerando che l'Azerbaigian occupa un seggio non permanente in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2012-2013 e si è impegnato a difendere i valori sanciti dalla Carta ONU e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

K.  considerando che l'Azerbaigian è membro del Consiglio d'Europa e parte alla Convenzione europea per i diritti dell'uomo (CEDU) nonché di una serie di altri trattati internazionali in materia di diritti dell'uomo, fra cui la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici;

1.  sottolinea l'importanza dello Stato di diritto e del rispetto degli impegni assunti;

2.  deplora la decisione del Presidente dell'Azerbaigian di graziare Ramil Safarov, omicida condannato dalla giustizia di uno Stato membro dell'Unione europea; ritiene che tale decisione sia un gesto che potrebbe contribuire ad un'ulteriore escalation delle tensioni tra due paesi e che sta acuendo il senso di ingiustizia e approfondendo il divario tra questi due paesi; esprime inoltre preoccupazione per il fatto che tale atto sta pregiudicando tutti i processi pacifici di riconciliazione all'interno delle società in questione e potrebbe minare le future possibilità di sviluppo di un pacifico contatto tra popoli all'interno della regione;

3.  ritiene che, pur essendo in linea con la lettera della Convenzione sul trasferimento delle persone condannate, la grazia presidenziale concessa a Safarov sia contraria allo spirito di tale accordo internazionale, che è stato negoziato per consentire il trasferimento di una persone condannata sul territorio di uno Stato al fine di scontare il resto della pena sul territorio di un altro Stato;

4.  ritiene che la grazia presidenziale concessa a Safarov sia una violazione delle garanzie diplomatiche fornite alle autorità ungheresi nella richiesta azera di trasferimento basata sulla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate;

5.  deplora il benvenuto da eroe che è stato riservato a Safarov in Azerbaigian e la decisione di promuoverlo al grado di maggiore e di versargli all'arrivo otto anni di stipendio arretrato ed esprime preoccupazione per l'esempio che ciò costituirà per le future generazioni nonché per la promozione e il riconoscimento ottenuti dallo Stato dell'Azerbaigian;

6.  ritiene che la frustrazione dell'Azerbaigian e dell'Armenia per la mancanza di qualsiasi progresso sostanziale per quanto riguarda il processo di pace nel Nagorno-Karabakh non giustifichi atti di vendetta né futili provocazioni che aggiungono ulteriore tensione ad una situazione già tesa e fragile;

7.  esprime il proprio sostegno agli attuali sforzi compiuti dal Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), dal Rappresentante speciale UE per il Caucaso meridionale e dagli Stati membri al fine di allentare le tensioni e garantire che vi siano progressi verso la pace nella regione;

8.  sostiene gli sforzi dei co-presidenti del Gruppo Minsk dell'OSCE per garantire sostanziali progressi al processo di pace nel Nagorno-Kabarakh al fine di trovare una soluzione globale duratura nel quadro del diritto internazionale;

9.  ribadisce che l'UE dovrebbe ricoprire un ruolo più incisivo nella soluzione del conflitto del Nagorno-Karabakh, sostenendo l'attuazione di misure atte a consolidare la fiducia che avvicineranno le comunità armena e azera e diffonderanno le idee di pace, di riconciliazione e di fiducia in entrambe le parti;

10.  ribadisce la sua posizione secondo la quale l'accordo di associazione tra l'UE e l'Azerbaigian, attualmente in fase di negoziato, dovrebbe includere clausole e parametri in materia di tutela e promozione dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto;

11.  condanna qualsiasi forma di terrorismo e il ricorso a minacce terroristiche;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al SEAE, al Consiglio europeo, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti rispettivi della Repubblica dell'Azerbaigian e della Repubblica armena, al Consiglio d'Europa, all'OSCE nonché al relatore ONU per i diritti dell'uomo e la lotta contro il terrorismo.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0127.


Lotta contro la sclerosi multipla in Europa
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Dichiarazione del Parlamento europeo del 13 settembre 2012 sulla lotta contro la sclerosi multipla in Europa
P7_TA(2012)0357P7_DCL(2012)0020

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 123 del suo regolamento,

A.  considerando che circa 600 000 europei soffrono di sclerosi multipla (SM), che è la patologia neurovegetativa più diffusa nonché una delle principali cause di disabilità di origine non traumatica nei giovani adulti;

B.  considerando che la SM viene diagnosticata alla maggior parte dei pazienti quando sono all'apice della vita lavorativa e che quasi la metà di essi lascia il lavoro entro tre anni da tale diagnosi;

C.  considerando che in Europa vi sono enormi discrepanze, che si sono acuite negli ultimi mesi, riguardo all'accesso ai trattamenti modificatori della malattia e alla qualità delle cure;

1.  invita la Commissione e il Consiglio a:

   incoraggiare, nel quadro dell'iniziativa ’Horizon 2020’, una più stretta collaborazione scientifica e lo svolgimento di ricerche comparative sulla SM;
   promuovere, nel loro processo di riflessione sulle malattie croniche, la parità di accesso ai trattamenti nonché politiche occupazionali flessibili per le persone affette da patologie neurologiche croniche come la SM;

2.  invita gli Stati membri a:

   rafforzare la parità di accesso a cure di qualità, avvalendosi ad esempio di strumenti certificati di formazione professionale (come quello per infermieri professionali specializzati in SM) al fine di sviluppare, uniformare e comparare la formazione rivolta al personale infermieristico specializzato;
   sostenere il registro europeo della SM, incoraggiando la raccolta di dati relativi ai pazienti a livello nazionale;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente dichiarazione, con l'indicazione dei nomi dei firmatari(1), al Consiglio, alla Commissione nonché ai parlamenti degli Stati membri.

(1) L'elenco dei firmatari è pubblicato nell'allegato 1 del processo verbale del 13 settembre 2012 (P7_PV(2012)09-13(ANN1)).

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