Indice 
Testi approvati
Giovedì 13 dicembre 2012 - Strasburgo
Quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali ***
 Regolamento del PE: modifica dell'articolo 123 sulle dichiarazioni scritte e dell'articolo 42 sulle iniziative legislative
 Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011 e la politica dell'Unione europea in materia
 Strategia dell'UE in materia di diritti umani
 Nuovo accordo UE-Russia
 Decisione del governo israeliano di espandere gli insediamenti in Cisgiordania
 Situazione in Ucraina
 Relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Albania
 Industria siderurgica dell'UE
 Un settore siderurgico sostenibile e competitivo
 Situazione nella Repubblica democratica del Congo
 Discriminazione di casta in India

Quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali ***
PDF 184kWORD 63k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 relativa al progetto di decisione del Consiglio che istituisce un quadro pluriennale per l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali per il periodo 2013-2017 (10449/2012 – C7-0169/2012 – 2011/0431(APP))
P7_TA(2012)0501A7-0361/2012

(Procedura legislativa speciale – approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10449/2012),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0169/2012),

–  visto l'articolo 81, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A7-0361/2012),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


Regolamento del PE: modifica dell'articolo 123 sulle dichiarazioni scritte e dell'articolo 42 sulle iniziative legislative
PDF 211kWORD 105k
Decisione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla modifica del regolamento interno del Parlamento europeo sull'articolo 123, relativo alle dichiarazioni scritte e l'articolo 42, relativo alle iniziative legislative (2011/2058(REG))
P7_TA(2012)0502A7-0242/2012

Il Parlamento europeo,

–  vista la lettera del suo Presidente dell'11 novembre 2010,

–  visto lo studio del suo Dipartimento tematico «Dichiarazioni scritte al Parlamento europeo: revisione del processo e impatto» (PE 462.424),

–  visti gli articoli 211 e 212 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari costituzionali (A7-0242/2012),

Considerando quanto segue:

A.  nel corso degli anni il Parlamento ha ampliato notevolmente i suoi poteri, dotandosi degli strumenti sostanziali che gli consentono di influire sul processo decisionale dell'Unione europea nella maggior parte delle sue attività;

B.  le istituzioni cui è rivolta una dichiarazione scritta dovrebbero garantire che alla stessa sia dato opportunamente seguito;

C.  le dichiarazioni scritte costituiscono un utile strumento per sollevare problematiche che suscitano particolare preoccupazione nei cittadini dell'Unione;

D.  le dichiarazioni scritte sono state utilizzate con regolarità ma non in gran numero; solo una minima percentuale di tali dichiarazioni ottiene l'appoggio necessario della maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento;

E.  la maggior parte delle dichiarazioni scritte decade al termine del periodo previsto dal regolamento;

F.  la maggior parte delle dichiarazioni scritte adottate è indirizzata alla Commissione, riconosciuta come l'unica istituzione che ha risposto alle questioni ivi sollevate;

G.  nella maggior parte dei casi, tali risposte si limitano a ribadire le attività in corso della Commissione e, solo in casi eccezionali, si riferiscono a un'attività specifica motivata da una dichiarazione scritta;

H.  alla luce delle aumentate prerogative del Parlamento europeo e dell'introduzione dell'iniziativa dei cittadini europei, l'importanza delle dichiarazioni scritte è mutata, anche se possono comunque essere uno strumento utile che consente ai deputati di sensibilizzare su questioni di pubblico interesse;

I.  le dichiarazioni scritte hanno un impatto molto limitato sia sulla definizione dell'ordine del giorno delle istituzioni sia sulle decisioni adottate dalle stesse, e possono veicolare un'impressione ingannevole quanto alla loro efficacia; tuttavia, se opportunamente usate, esse conservano comunque il loro valore quale strumento di campagna popolare; per le proposte che richiedono un'azione legislativa è opportuno ricorrere all'articolo 42, paragrafo 2, che offre ai singoli deputati la possibilità effettiva di incidere sulla legislazione dell'Unione e di incorporare una data proposta nei lavori delle commissioni parlamentari;

J.  la qualità e la pertinenza di alcune dichiarazioni scritte, in particolare la loro attinenza alle competenze dell'Unione quali sancite dal titolo I, parte I, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, possono essere deludenti; pertanto, nella prossima legislatura il Parlamento potrebbe procedere a una valutazione dell'impatto delle nuove disposizioni del proprio regolamento in materia di dichiarazioni scritte ed esaminarne l'efficacia;

1.  decide di apportare al suo regolamento le modifiche in appresso;

2.  è del parere che le istituzioni cui sono destinate le dichiarazioni scritte dovrebbero informarlo, entro un periodo di tre mesi dal ricevimento della dichiarazione, del seguito che intendono darvi; intende altresì trovare un accordo con la Commissione su tale principio in occasione dei prossimi negoziati sulla revisione dell'accordo quadro che disciplina le relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea;

3.  ricorda che tali modifiche entreranno in vigore il primo giorno della prossima tornata;

4.  plaude alla decisione dell'Ufficio di presidenza di limitare l'eccessiva pubblicità delle dichiarazioni scritte in modo da consentire ai deputati libero accesso all'emiciclo del Parlamento;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.

Testo in vigore   Emendamento
Emendamento 6
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 42 – paragrafi 2 e 3
2.  Ogni deputato può presentare una proposta di atto dell'Unione europea nel quadro del diritto di iniziativa del Parlamento a norma dell'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.
2.  Ogni deputato può presentare una proposta di atto dell'Unione europea nel quadro del diritto di iniziativa del Parlamento a norma dell'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. La proposta può essere presentata congiuntamente da un numero massimo di dieci deputati. Essa indica la base giuridica su cui è fondata e può essere corredata da una motivazione di non oltre 150 parole.
3.  La proposta è presentata al Presidente che la trasmette per esame alla commissione competente. La proposta è tradotta in precedenza nelle lingue ufficiali che il presidente della commissione competente ritiene necessarie ai fini di un esame sommario. Entro tre mesi dalla presentazione, la commissione decide in merito al seguito da dare alla proposta dopo aver udito il suo autore.
3.  La proposta è presentata al Presidente che verifica se sono soddisfatti i requisiti giuridici. Ai fini della verifica il Presidente può deferire la proposta alla commissione competente per un parere sull'adeguatezza della base giuridica. Se il Presidente reputa la proposta ammissibile, ne dà comunicazione in Aula e la trasmette per esame alla commissione competente.
Prima di trasmetterla alla commissione competente, la proposta è tradotta nelle lingue ufficiali che il presidente della commissione competente ritiene necessarie ai fini di un esame sommario.

La commissione può raccomandare al Presidente che la proposta sia aperta alla firma di qualunque deputato, fatte salve le modalità e i termini stabiliti all'articolo 123, paragrafi 1 bis, 2 e 5.

Qualora la commissione decida di presentare la proposta al Parlamento secondo la procedura di cui all'articolo 48, il nome dell'autore della proposta viene indicato nel titolo della relazione.

Qualora la proposta sia firmata dalla maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, la relazione sulla proposta si considera autorizzata dalla Conferenza dei presidenti. Dopo aver ascoltato gli autori della proposta, la commissione elabora una relazione a norma dell'articolo 48.

Se l'opposizione di ulteriori firme non è stata prevista o se la proposta non è firmata dalla maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, entro tre mesi dalla presentazione, la commissione competente decide in merito al seguito da dare alla proposta dopo aver ascoltato gli autori.

Il nome degli autori della proposta viene indicato nel titolo della relazione.

Emendamento 1
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 123 – paragrafo 1
1.  Cinque deputati al massimo possono presentare una dichiarazione scritta non superiore a 200 parole su un argomento che rientri fra le competenze dell'Unione europea e che non riguarda questioni che sono oggetto di una procedura legislativa in corso. Il Presidente concede un'autorizzazione caso per caso. Tali dichiarazioni scritte sono stampate nelle lingue ufficiali e sono distribuite. Esse figurano con il nome dei firmatari in un registro. Tale registro è pubblico ed è tenuto, durante le tornate, all'esterno dell'ingresso dell'Aula e, tra una tornata e l'altra, in un luogo appropriato determinato dal Collegio dei Questori.
1.  Almeno dieci deputati appartenenti ad almeno tre gruppi politici possono presentare una dichiarazione scritta non superiore a 200 parole relativa esclusivamente a un argomento che rientri fra le competenze dell'Unione europea. Il testo di una tale dichiarazione deve rispettare le caratteristiche formali di una dichiarazione. In particolare, non deve richiedere alcuna azione legislativa o contenere decisioni su questioni per le quali il presente regolamento stabilisce procedure e competenze specifiche, né trattare questioni che sono oggetto di lavori in corso al Parlamento.
1 bis. In tutti i casi l'autorizzazione a procedere è soggetta a decisione motivata del Presidente a norma del paragrafo 1. Le dichiarazioni scritte sono pubblicate nelle lingue ufficiali sul sito web del Parlamento e sono distribuite in formato elettronico a tutti i deputati. Esse figurano con il nome dei firmatari in un registro elettronico. Tale registro è pubblico ed è accessibile attraverso il sito internet del Parlamento. Anche le versioni cartacee delle dichiarazioni scritte corredate delle firme sono custodite dal Presidente.

Emendamento 2
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 123 – paragrafo 2
2.  Ogni deputato può apporre la sua firma su una dichiarazione iscritta nel registro.
2.  Ogni deputato può apporre la sua firma su una dichiarazione iscritta nel registro elettronico. Essa può essere ritirata in qualunque momento entro un periodo di tre mesi dall'iscrizione della dichiarazione nel registro. In caso di ritiro della firma il deputato interessato non può apporre nuovamente la sua firma sulla dichiarazione.
Emendamento 7
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 123 – paragrafo 3
3.  Qualora una dichiarazione raccolga la firma della maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, il Presidente ne informa il Parlamento e pubblica i nomi dei firmatari nel processo verbale e la dichiarazione come testo approvato.
3.  Qualora, al termine di un periodo di tre mesi dall'iscrizione nel registro, una dichiarazione raccolga la firma della maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, il Presidente ne informa il Parlamento. Senza impegnare il Parlamento, la dichiarazione è pubblicata nel processo verbale con i nomi dei firmatari.
Emendamento 4
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 123 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis. Qualora le istituzioni cui è destinata la dichiarazione approvata non comunichino al Parlamento, entro il termine di tre mesi dal suo ricevimento, il seguito che intendono darvi, l'argomento oggetto della dichiarazione scritta, su richiesta di uno dei suoi autori, è iscritto all'ordine del giorno di una successiva riunione della commissione competente.

Emendamento 5
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 123 – paragrafo 5
5.  Una dichiarazione scritta che sia rimasta iscritta nel registro per più di tre mesi senza essere stata firmata da almeno la metà dei deputati che compongono il Parlamento decade.
5.  Una dichiarazione scritta che sia rimasta iscritta nel registro per più di tre mesi senza essere stata firmata da almeno la metà dei deputati che compongono il Parlamento decade, senza alcuna possibilità di prorogare il periodo di tre mesi.

Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011 e la politica dell'Unione europea in materia
PDF 251kWORD 283k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011 e sulla politica dell'Unione europea in materia (2012/2145(INI))
P7_TA(2012)0503A7-0377/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e gli altri trattati e strumenti internazionali fondamentali in materia di diritti umani,

–  vista la relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011, adottata dal Consiglio «Affari esteri» il 25 giugno 2012,

–  vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani(1),

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia (11855/2012), adottati dal Consiglio «Affari esteri» il 25 giugno 2012,

–  vista la decisione 2012/440/PESC del Consiglio, del 25 luglio 2012, che nomina il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani,

–  vista la comunicazione congiunta dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio, del 12 dicembre 2011, dal titolo «Diritti umani e democrazia al centro dell'azione esterna dell'Unione europea – Verso un approccio più efficace» (COM(2011)0886),

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  vista la sua posizione dell'8 luglio 2010 sul Servizio europeo per l'azione esterna(2),

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 65/276, del 3 maggio 2011, sulla partecipazione dell'Unione europea alle attività delle Nazioni Unite,

–  vista la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000 (A/Res/55/2) e le risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  visti la sua risoluzione del 17 novembre 2011 sul sostegno dell'UE alla CPI: affrontare le sfide e superare le difficoltà(3) e la sua risoluzione del 19 maggio 2010 sulla prima Conferenza di revisione sullo statuto di Roma della Corte penale internazionale, tenutasi a Kampala, Uganda, dal 31 maggio all'11 giugno 2011(4), nonché gli impegni presi dall'UE in questa occasione(5),

–  visti la decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale(6) e il piano d'azione modificato del 12 luglio 2011 volto a dare seguito alla decisione del Consiglio sulla Corte penale internazionale,

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sulla revisione della politica europea di vicinato(7),

–  vista la comunicazione congiunta dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione al Consiglio europeo, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, dell'8 marzo 2011, dal titolo «Un partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa con il Mediterraneo meridionale» (COM(2011)0200),

–  vista la comunicazione congiunta dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione, del 25 maggio 2011, dal titolo «Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento» (COM(2011)0303),

–  viste le conclusioni del Consiglio «Affari esteri» sulla politica europea di vicinato, adottate il 20 giugno 2011 in occasione della sua 3101ª riunione,

–  viste le conclusioni del Consiglio «Affari esteri» sul Fondo europeo per la democrazia, adottate il 1° dicembre 2011 in occasione della sua 3130ª riunione, e la dichiarazione sull'istituzione di un Fondo europeo per la democrazia concordata in seno al Coreper il 15 dicembre 2011,

–  vista la sua raccomandazione del 29 marzo 2012 destinata al Consiglio sulle modalità per l'eventuale istituzione di un Fondo europeo per la democrazia(8),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(9),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 25 ottobre 2011, dal titolo «Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-2014 in materia di responsabilità sociale delle imprese»,

–  vista la sua raccomandazione del 2 febbraio 2012 destinata al Consiglio su una politica coerente nei confronti dei regimi contro cui l'UE applica misure restrittive, quando i loro dirigenti esercitano i propri interessi personali e commerciali entro i confini dell'UE(10),

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite (A/HRC/17/27), del 16 maggio 2011, sulla promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione e di espressione, che sottolinea l'applicabilità a Internet, in quanto mezzo di comunicazione, delle norme e dei principi internazionali in materia di diritti umani riguardanti la libertà di opinione e di espressione,

–  vista la comunicazione del Commissario per l'Agenda digitale, del 12 dicembre 2011, sulla strategia «no disconnect»,

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite (A/66/203), del 28 luglio 2011, sulla situazione dei difensori dei diritti umani,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (A/RES/65/206), del 21 dicembre 2010, sulla moratoria sull'uso della pena di morte,

–  vista la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA(11),

–  vista la relazione intermedia del relatore speciale delle Nazioni Unite, del 5 agosto 2011, sulla tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, e sulla segregazione cellulare, incluse le cliniche psichiatriche (A/66/268),

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325, 1820, 1888, 1889 e 1960 sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  vista la relazione sugli indicatori dell'UE per l'approccio globale relativo all'attuazione da parte dell'Unione delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza, adottata dal Consiglio dell'UE il 13 maggio 2011,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 1° dicembre 2011 sulla politica di sicurezza e di difesa comune,

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 13 ottobre 2011, dal titolo «Potenziare l'impatto della politica di sviluppo dell'Unione europea: un programma di cambiamento» (COM(2011)0637),

–  visti la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e il relativo protocollo facoltativo,

–  vista l'adozione da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, in data 7 aprile 2011, della Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica,

–  viste le risoluzioni delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, da ultimo la risoluzione del 4 aprile 2012,

–  vista la risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, del 17 giugno 2011, sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere,

–  vista l'adesione dell'Unione europea, in data 22 gennaio 2011, alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, la prima convenzione delle Nazioni Unite sui diritti umani ratificata dall'Unione europea in quanto «organizzazione di integrazione regionale»,

–  visto il progetto di principi e orientamenti delle Nazioni Unite per l'efficace eliminazione della discriminazione basata sul lavoro e sulla discendenza, pubblicato dal Consiglio per i diritti umani (A/HRC/11/CRP.3),

–  viste le osservazioni e raccomandazioni sulla discriminazione di casta dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, degli organi previsti dai trattati e delle procedure speciali dell'ONU, in particolare la relazione del relatore speciale sulle forme attuali di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza, del 24 maggio 2011 (A/HRC/17/40),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 21 febbraio 2011, relative all'intolleranza, alla discriminazione e alla violenza per motivi di religione o convinzione e la risoluzione 66/167 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta contro l'intolleranza, gli stereotipi negativi, la stigmatizzazione, la discriminazione, l'incitamento alla violenza e la violenza contro le persone basata sulla religione o sulle convinzioni,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0377/2012),

A.  considerando che i trattati prevedono che l'azione esterna dell'Unione europea si fondi sui principi della democrazia, dello Stato di diritto, dell'universalità e dell'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, del rispetto della dignità umana, sui principi di uguaglianza e di solidarietà e sul rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

B.  considerando che la giustizia, lo Stato di diritto, la responsabilità per tutti i crimini, inclusi i crimini più gravi motivo di allarme per la comunità internazionale, i processi equi e l'indipendenza del potere giudiziario sono elementi indispensabili nella tutela dei diritti umani nonché i pilastri di una pace sostenibile;

C.  considerando che la democrazia e lo Stato di diritto rappresentano la migliore tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della non discriminazione in tutte le sue forme, della tolleranza nei confronti di individui e comunità e dell'uguaglianza di tutti gli individui;

D.  considerando che gli insegnamenti appresi dagli eventi della Primavera araba devono continuare a dare un impulso all'Unione europea affinché riveda, migliori e garantisca la coerenza delle sue politiche relative, tra l'altro, ai difensori dei diritti umani, al diritto internazionale umanitario, ai dialoghi in materia di diritti umani con i paesi terzi e la società civile, comprese le ONG e i movimenti di base, nonché ai media sociali;

E.  considerando che l'UE è tenuta ad aiutare i paesi cofirmatari degli accordi internazionali, compresi quelli commerciali, ad attuare tutti questi principi fondamentali, in particolare garantendo la rigorosa osservanza delle clausole in materia di diritti umani e democrazia contenute in tali accordi;

F.  considerando che l'accesso a Internet è un elemento fondamentale per garantire l'accesso alle informazioni, la libertà di espressione, di stampa e di riunione nonché lo sviluppo economico, sociale, politico e culturale; che l'UE deve tutelare e promuovere i diritti umani, sia off-line che on-line;

G.  considerando che le violazioni della libertà di pensiero, coscienza, religione o credo commesse tanto dai governi quanto dagli attori non statali sono in aumento in molti paesi del mondo, provocando discriminazioni e intolleranza nei confronti sia di alcuni individui che delle comunità religiose, tra cui le minoranze e i non credenti;

H.  considerando che il ruolo delle donne e la loro piena partecipazione alla vita politica, economica e sociale sono fondamentali, in particolare nei processi post-bellici di consolidamento della pace, nei negoziati di transizione democratica e nella risoluzione dei conflitti, come pure nei processi di riconciliazione e stabilizzazione;

I.  considerando che la relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia non dovrebbe fornire solo una panoramica e una revisione dei risultati e delle carenze registrati in passato, ma dovrebbe anche servire a ispirare la strategia e il piano d'azione dell'UE in materia di diritti umani e di democrazia; che ogni relazione annuale successiva dovrebbe, idealmente, contribuire in modo concreto e costante al miglioramento della politica dell'UE in materia di diritti umani nel mondo;

La relazione annuale dell'UE per il 2011

1.  accoglie con favore l'adozione della relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia nel 2011; si compiace del fatto che il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante (VP/HR) sia stato in grado di presentare la relazione annuale in occasione della seduta plenaria di giugno del Parlamento europeo e quindi di tornare alla normale attività;

2.  prende atto dei progressi compiuti negli ultimi anni nell'elaborazione della relazione annuale, sottolinea tuttavia che vi è margine per ulteriori miglioramenti;

3.  ritiene che la relazione annuale debba costituire un importante strumento inteso a comunicare il lavoro che l'Unione realizza in questo ambito e debba contribuire ad aumentare la visibilità dell'azione dell'UE; invita il VP/HR, nella preparazione delle future relazioni annuali, a consultare attivamente e sistematicamente il Parlamento e a riferire circa la misura in cui si è tenuto conto delle sue risoluzioni;

Osservazioni generali

4.  esprime apprezzamento per l'adozione, il 25 giugno 2012, del quadro strategico dell'UE sui diritti umani; esorta le istituzioni dell'UE a collaborare per garantirne la puntuale e corretta attuazione, al fine di adempiere in modo credibile all'impegno previsto dal trattato dell'UE di perseguire politiche esterne basate sui diritti umani, sui valori democratici e sullo Sato di diritto in modo risoluto e fondato sui principi, evitando atteggiamenti iniqui;

5.  esorta il Consiglio, la Commissione, il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e il Parlamento a preservare e onorare il ruolo preminente dell'Unione europea a difesa dei diritti umani, cooperando strettamente nell'attuazione di una politica dell'UE in materia di diritti umani nel mondo che sia coerente, ambiziosa ed efficace sulla base di questo quadro strategico, ricorrendo agli aiuti allo sviluppo e alle opportunità offerte dal Fondo europeo per la democrazia;

6.  raccomanda al Consiglio e al SEAE di effettuare una valutazione intermedia del nuovo pacchetto sui diritti umani, in particolare del piano d'azione; insiste affinché il Parlamento sia ampiamente consultato e regolarmente informato e affinché la società civile sia integrata in questo processo;

7.  plaude al mandato conferito al rappresentante speciale dell'Unione per i diritti umani con competenze tematiche e alla prevista creazione di un gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani (COHOM) con sede a Bruxelles; guarda con interesse alla loro stretta cooperazione con il Parlamento, nel primo caso anche conformemente alle disposizioni dell'articolo 36 del TUE;

8.  si aspetta che il COHOM rafforzi la cooperazione con il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti fondamentali (FREMP) per affrontare la questione della coerenza tra la politica esterna e interna dell'UE in materia di diritti umani; sottolinea l'importanza di avere, all'interno dell'Unione europea, politiche coerenti, costanti ed esemplari in conformità dei valori e principi fondamentali, al fine di massimizzare la credibilità dell'UE a livello globale e l'efficacia delle sue politiche in materia di diritti umani, nonché di dimostrare un autentico rispetto dell'universalità di tali diritti;

9.  accoglie con favore l'impatto positivo sulla coerenza delle politiche interne ed esterne dell'Unione apportato dall'esercizio della sua personalità giuridica sancita dal trattato di Lisbona per ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) nel dicembre 2010; auspica che un approccio analogo sia adottato anche in relazione agli altri trattati e convenzioni internazionali in materia di diritti umani; invita il Consiglio e la Commissione ad adottare un approccio proattivo in tale ambito al fine di ovviare agli effetti negativi della firma e ratifica frammentarie da parte degli Stati membri dell'UE di altri importanti trattati e convenzioni esterni;

10.  esorta il VP/AR, il SEAE, il Consiglio e la Commissione, ai fini dell'efficienza, a garantire la coerenza e la concordanza tra i vari strumenti finanziari esterni e le diverse attività e metodologie di analisi comparativa, di monitoraggio e di valutazione dell'UE, esistenti o previste, concernenti la situazione dei diritti umani e della democrazia nei paesi terzi, tra cui: le sezioni sui diritti umani e la democrazia nelle relazioni sullo stato di avanzamento nell'ambito dell'allargamento e della politica di vicinato; la valutazione del principio «more for more» (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno) in materia di diritti umani e democrazia definito in relazione alla politica europea di vicinato; la prevista inclusione dei diritti umani nelle valutazioni d'impatto effettuate in vista di proposte legislative e non legislative e degli accordi commerciali, di partenariato, di associazione e di cooperazione a livello regionale o bilaterale; il piano della Commissione di integrare una valutazione dei diritti umani nell'impiego delle modalità di aiuto dell'UE (in particolare per quanto riguarda il sostegno al bilancio); una maggiore attuazione del meccanismo di monitoraggio per controllare il rispetto delle convenzioni sui diritti umani nei paesi dell'SPG+; l'obiettivo di rendere più sistematico l'uso a posteriori delle relazioni delle missioni di osservazione elettorale dell'UE; l'importanza attribuita dal Consiglio dell'Unione europea all'analisi comparativa nonché a una considerazione costante e sistematica degli aspetti riguardanti i diritti umani, il genere e i minori coinvolti nei conflitti armati nei documenti sugli insegnamenti tratti delle missioni PSDC;

11.  valuta positivamente l'adozione di strategie nazionali in materia di diritti umani che consentano ai singoli paesi di attuare le politiche nel modo più appropriato ed efficace; riconosce il ruolo cruciale svolto dalle delegazioni locali dell'UE nell'elaborare e dare seguito alle strategie nazionali definite su misura per circostanze specifiche, sottolinea tuttavia la responsabilità di coordinamento del SEAE nel garantire l'applicazione coerente delle priorità politiche dell'UE in materia di diritti umani definite nel quadro strategico sui diritti umani e negli orientamenti dell'UE; sottolinea l'importanza di completare la rete dei centri d'informazione sui diritti umani e sulla democrazia nelle delegazioni dell'UE e nelle missioni e operazioni PSDC; esorta il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri ad adottare quale migliore pratica il metodo che consiste nel trattare le questioni relative ai diritti umani a livello locale attraverso gruppi di lavoro sui diritti umani formati da esponenti delle delegazioni dell'UE e delle ambasciate degli Stati membri; invita inoltre a mantenere contatti regolari con i rappresentanti della società civile, i difensori dei diritti umani e i membri dei parlamenti nazionali; sostiene l'obiettivo del SEAE di fornire una formazione sui diritti umani e la democrazia a tutto il personale del SEAE, della Commissione, delle delegazioni dell'UE e delle missioni PSDC, nonché al personale delle agenzie dell'Unione europea, in particolare FRONTEX, che hanno rapporti con i paesi terzi; chiede che sia prestata particolare attenzione alla protezione dei difensori dei diritti umani; è del parere che sia opportuno integrare le strategie nazionali in materia di diritti umani nella PESC, nella PSDC e nelle politiche commerciali e di sviluppo dell'UE, nell'ambito di programmi sia geografici che tematici, onde garantire una maggiore efficienza, efficacia e coerenza;

Azione dell'Unione europea in seno alle Nazioni Unite

12.  plaude agli sforzi dell'UE volti a sostenere e rilanciare l'attività nel campo dei diritti umani all'interno del sistema delle Nazioni Unite, compresa la conclusione della revisione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2011; sottolinea l'importanza di sostenere l'indipendenza dell'Ufficio dell'Alto commissariato per i diritti umani e il ruolo dei relatori speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani con competenze tematiche e specifiche per paese, e guarda con interesse alla loro stretta cooperazione con il neodesignato rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani; evidenzia il significato dell'adesione dell'Unione europea, il 22 gennaio 2011, alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità quale prima convenzione delle Nazioni Unite sui diritti umani ratificata dall'Unione europea in quanto soggetto giuridico;

13.  sottolinea l'importanza della partecipazione attiva dell'Unione europea ai lavori dell'UNHRC attraverso risoluzioni promosse congiuntamente, il rilascio di dichiarazioni e l'intervento in dialoghi e dibattiti interattivi e sostiene vigorosamente tale partecipazione;

14.  si compiace del ruolo guida svolto dagli Stati membri dell'UE nel sostenere la credibilità del sistema delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, estendendo congiuntamente un invito permanente a tutte le procedure speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani, avviando una sessione speciale del Consiglio dei diritti dell'uomo (CDU) delle Nazioni Unite sulla Libia, in occasione della quale è stata formulata la storica raccomandazione sulla sospensione della Libia dal CDU, e diventando capofila negli sforzi che hanno condotto all'istituzione della commissione d'inchiesta indipendente sulla situazione dei diritti umani in Siria;

15.  riconosce il potenziale dell'Unione europea in termini di sensibilizzazione e formazione di coalizioni in modo creativo, come indicato dall'azione dell'UE che ha aperto la strada all'approvazione della risoluzione storica del CDU sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere che è stata sostenuta da paesi di tutte le regioni, e dalla formazione del consenso a Ginevra e a New York in merito alla necessità di combattere l'intolleranza religiosa e di tutelare la libertà di religione o di credo evitando al contempo un potenziale effetto negativo su altri diritti umani fondamentali, come la libertà di espressione;

16.  ribadisce la propria opposizione alla pratica dei gruppi regionali di organizzare elezioni non competitive in seno al Consiglio per i diritti umani;

17.  invita a dare seguito alle raccomandazioni derivanti dalla revisione periodica universale (UPR) includendole sistematicamente nelle strategie nazionali dell'UE in materia di diritti umani nonché nei dialoghi e nelle consultazioni sui diritti umani;

18.  ricorda la necessità di finanziamenti sufficienti per mantenere aperti gli uffici regionali dell'Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite (OHCHR);

19.  ricorda la risoluzione 65/276 adottata dall'Assemblea generale dell'ONU sulla partecipazione dell'Unione europea alle attività delle Nazioni Unite e la considera un timido inizio verso il più ampio sforzo di potenziamento del ruolo dell'Unione nell'attività in materia di diritti umani di tale organizzazione;

Politica dell'UE in materia di giustizia penale internazionale e lotta contro l'impunità, nonché relativamente alla Corte penale internazionale (CPI)

20.  si rammarica del fatto che la giustizia selettiva si manifesti di frequente nelle nuove democrazie e nelle democrazie di transizione in nome dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione; si rammarica che la giustizia selettiva sia diventata poco più di un mezzo per cercare la vendetta politica e regolare i conti con i dissidenti politici intimidendo e marginalizzando l'opposizione, gli operatori dei mezzi di comunicazione e i difensori dei diritti umani, in particolare nel periodo precedente alle elezioni; manifesta ancora preoccupazione per le accuse di reato e per le accuse di natura politica rivolte agli esponenti dell'opposizione in Ucraina ed esorta le autorità ucraine a porre fine alle continue vessazioni dell'opposizione, che costituiscono un serio ostacolo ai tentativi del paese volti a garantire lo Stato di diritto e i valori democratici;

21.  deplora che, nonostante i molteplici appelli lanciati dagli organismi internazionali alle autorità russe, non sia stato compiuto alcun progresso nelle indagini sulla morte di Sergej Magnitskij; esorta pertanto il Consiglio a imporre e attuare un divieto di visto a livello di UE per i funzionari responsabili della morte di Sergej Magnitskij e a congelare qualsiasi attività finanziaria eventualmente detenuta da essi o dai loro familiari diretti nell'Unione;

22.  è deluso dai procedimenti penali contro Michail Chodorkovskij e Platon Lebedev, considerati su scala internazionale procedimenti di natura politica;

23.  celebra il decimo anniversario dell'entrata in vigore dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale; plaude alla sua ratifica da parte di Capo Verde e di Vanuatu; riconosce la CPI quale meccanismo di «ultima istanza», competente per l'applicazione della giustizia per le vittime di crimini contro l'umanità, genocidio e crimini di guerra, come previsto dal principio di complementarità nello statuto di Roma;

24.  ribadisce il suo fermo sostegno alla CPI nella lotta contro l'impunità per i crimini più gravi di rilevanza internazionale; invita l'UE e gli Stati membri a continuare a fornire il loro sostegno politico, diplomatico, logistico e finanziario alla CPI e agli altri tribunali penali internazionali, tra cui i tribunali internazionali ad hoc per l'ex Jugoslavia e il Ruanda, il Tribunale speciale per la Sierra Leone, le sezioni straordinarie dei tribunali della Cambogia e il Tribunale speciale per il Libano;

25.  plaude all'inserimento, nel quadro strategico e piano di azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia, del riferimento alla necessità di lottare in modo deciso contro l'impunità per i crimini gravi attraverso, in particolare, l'impegno nei confronti della CPI e alla consapevolezza che spetta innanzitutto agli Stati eseguire indagini sui gravi crimini internazionali nonché promuovere e favorire il rafforzamento della capacità dei sistemi giudiziari nazionali di indagare e perseguire tali crimini;

26.  valuta positivamente gli impegni assunti nel quadro della decisione 2011/168/PESC del Consiglio, adottata il 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e del successivo piano d'azione adottato il 12 luglio 2011, e raccomanda all'UE e ai suoi Stati membri di garantirne l'attuazione attraverso misure efficaci e concrete volte a promuovere l'universalità e l'integrità dello statuto di Roma, a sostenere l'indipendenza della Corte e il suo effettivo ed efficace funzionamento, nonché a sostenere l'attuazione del principio di complementarità; invita il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani ad attuare le misure relative alla CPI contenute nel quadro strategico dell'UE sui diritti umani e la democrazia;

27.  prende atto degli sforzi profusi dalla Commissione europea per mettere a punto un «kit di strumenti di complementarità» volto a sviluppare le capacità nazionali e creare la volontà politica di indagare e perseguire i presunti crimini internazionali e sottolinea l'importanza di consultazioni approfondite con gli Stati membri, il Parlamento e le organizzazioni della società civile al fine di perfezionare tale kit;

28.  ribadisce la sua raccomandazione di aggiungere lo Statuto di Roma al pacchetto di trattati internazionali sul buon governo e lo Stato di diritto che i paesi terzi ammessi al sistema di preferenze generalizzate Plus (SPG+) dovranno ratificare; sostiene il sistematico inserimento di una clausola sulla CPI negli accordi dell'UE con i paesi terzi; chiede che la CPI sia integrata in tutte le priorità di politica estera dell'UE, in particolare tenendo sistematicamente conto della lotta contro l'impunità e del principio di complementarità;

29.  sottolinea l'importanza di una decisa azione dell'UE al fine di prevedere e, di conseguenza, evitare o condannare i casi di mancata cooperazione, quali gli inviti a individui che sono oggetto di un mandato d'arresto della CPI e i mancati arresto e consegna di tali individui; chiede nuovamente all'UE e ai suoi Stati membri di soddisfare tutte le richieste della Corte di fornire tempestivamente assistenza e cooperazione al fine di garantire, fra l'altro, l'esecuzione dei mandati d'arresto pendenti; ribadisce la necessità che l'UE e i suoi Stati membri, con l'ausilio del SEAE, definiscano una serie di orientamenti interni che delineino un codice di condotta per i contatti tra i funzionari dell'UE/degli Stati membri e le persone ricercate dalla Corte penale internazionale;

30.  esprime profonda preoccupazione per l'esito delle discussioni in materia di bilancio in occasione della 10ª sessione dell'Assemblea degli Stati contraenti, che ha avuto luogo dal 12 al 21 dicembre 2011, in cui si è minacciato di tagliare i finanziamenti della Corte; deplora profondamente il fatto che alcuni Stati europei che sono parti contraenti dello Statuto di Roma sostengano l'adozione di un bilancio a crescita zero/ridotto e che l'Assemblea non abbia convenuto di fornire alla Corte le risorse sufficienti a eseguire efficacemente il proprio mandato giudiziario e amministrare la giustizia in modo risoluto, equo, efficace e significativo; invita gli Stati membri a fornire un sostegno significativo all'operato della Corte in seno all'Assemblea degli Stati contraenti e a respingere le proposte di una crescita nominale zero del bilancio della Corte, giacché ciò minerebbe la sua capacità di amministrare la giustizia e di affrontare le nuove situazioni;

31.  sottolinea che il sostegno dell'UE a favore della lotta contro l'impunità deve coprire una serie di iniziative che includano, tra l'altro: maggiori sforzi per promuovere una più ampia ratifica e attuazione dello statuto di Roma e dell'accordo sui privilegi e le immunità al fine di rendere la Corte realmente globale e universale; maggiori sforzi per garantire la piena cooperazione con la Corte, anche adottando la legislazione nazionale pertinente in materia di cooperazione e sottoscrivendo accordi quadro con la CPI per l'esecuzione delle sue sentenze, la tutela e il trasferimento delle vittime e dei testimoni ecc., al fine di favorire una cooperazione adeguata e tempestiva con la Corte; un fermo sostegno politico e diplomatico, in particolare a favore dell'esecuzione dei mandati di arresto pendenti;

32.  sottolinea, in seguito alla Primavera araba, l'importanza di sviluppare una politica dell'UE coerente e diversificata relativa alla giustizia di transizione in aggiunta al rafforzamento dell'indipendenza del potere giudiziario, che comprenda il collegamento con la CPI in quanto tribunale di ultima istanza, al fine di aiutare i paesi in transizione ad affrontare le violazioni dei diritti umani commesse in passato, a combattere l'impunità e a impedire il ripetersi di tali violazioni;

33.  sottolinea che la raccolta digitale di prove e la diffusione di immagini relative alle violazioni dei diritti umani può contribuire alla lotta globale contro l'impunità; ritiene che sia necessaria assistenza nel rendere tali materiali ammissibili ai sensi del diritto (penale) internazionale in qualità di prove nei procedimenti giudiziari;

Azione dell'UE nell'ambito del diritto internazionale umanitario (DIU)

34.  plaude all'inclusione, per la prima volta, di una sezione dedicata al diritto internazionale umanitario nella relazione annuale 2011 sui diritti umani e la democrazia e agli sforzi dell'UE intesi a garantire la responsabilità documentando le violazioni del DIU e sostenendo i meccanismi di responsabilità, così come agli impegni da essa assunti al fine di combattere le sparizioni forzate, continuare a sostenere la CPI, adoperarsi per una maggiore partecipazione ai principali strumenti del DIU, promuovere il rispetto di garanzie procedurali fondamentali per tutte le persone detenute nei conflitti armati e sostenere gli strumenti internazionali volti ad affrontare i rischi umanitari dei residuati bellici esplosivi, delle munizioni a grappolo, degli ordigni esplosivi improvvisati e delle mine antiuomo;

35.  si rammarica tuttavia che la consapevolezza generale e l'attuazione degli orientamenti dell'UE per promuovere l'osservanza del diritto internazionale umanitario siano a livelli nettamente inferiori rispetto a quanto accade in relazione ad altri orientamenti; invita l'UE a dare maggiore risalto politico e a destinare maggiori risorse all'attuazione di questi orientamenti, in particolare garantendo che il DIU sia integrato nelle operazioni di gestione delle crisi, nonché lottando in modo proattivo contro l'impunità e garantendo la responsabilità individuale;

36.  ricorda che, al fine di scongiurare le violazioni dei diritti umani, il rispetto del diritto internazionale deve essere al centro di qualsiasi strategia dell'Unione europea volta a promuovere i diritti umani e la democrazia nel mondo, segnatamente nelle sue relazioni con partner che sono implicati in conflitti, armati o congelati; ricorda la necessità di porre fine a ogni forma di sostegno dell'Unione europea, di natura finanziaria, logistica o tattica, inclusa la fornitura di armi, munizioni e di ogni altro genere di attrezzatura militare, alle parti di un conflitto, come disposto dalla posizione comune dell'Unione europea sull'esportazione di armi;

37.  evidenzia ulteriormente la necessità di garantire che la questione della lotta all'impunità per i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio sia affrontata in modo più sistematico nelle relazioni bilaterali dell'Unione europea con i paesi interessati, anche facendovi riferimento in dichiarazioni pubbliche, e sottolinea che l'UE deve contrastare l'impunità in modo più coerente a livello multilaterale, ad esempio in seno all'Assemblea generale e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite;

38.  ribadisce il suo impegno nei confronti del principio della «responsabilità di proteggere», sottolineando l'importanza che la comunità internazionale, tra cui l'Unione europea, si assuma la responsabilità di trattare le gravi violazioni dei diritti umani nei paesi terzi quando i governi di tali paesi non riescono a proteggere i propri cittadini o non lo vogliono fare; pone l'accento sul fatto che tale azione della comunità internazionale implica un intervento umanitario e un'adeguata pressione diplomatica e, solo come misura di ultima istanza, l'impiego collettivo della forza, sotto gli auspici o con l'autorizzazione delle Nazioni Unite; esorta l'UE ad impegnarsi attivamente e a promuovere l'urgente riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di evitare l'ostruzionismo nei confronti della responsabilità di proteggere;

39.  si compiace, in tale contesto, delle azioni dell'Unione europea e di diversi Stati membri che hanno assunto la guida nella prevenzione di ulteriori violenze nei confronti dei civili in Libia nel corso del 2011, ma si rammarica della mancanza di una risposta concertata a livello di UE;

40.  è profondamente preoccupato per la situazione dei diritti umani in Libia, in particolare per quanto riguarda le condizioni di detenzione e il trattamento dei detenuti nelle mani delle varie milizie, senza che vi sia un controllo effettivo e serio del governo provvisorio su questi gruppi, e richiede una vigilanza rafforzata e l'intensificazione dell'assistenza da parte della comunità internazionale, come affermato dall'Alto Commissario per i diritti umani dinanzi al Consiglio di sicurezza dell'ONU il 25 gennaio 2012;

41.  rileva gli sforzi compiuti dall'Unione europea e dalla comunità internazionale in Siria, deplora tuttavia il fatto che tali sforzi non si siano tradotti in un miglioramento della situazione sul campo; ribadisce la propria profonda preoccupazione per la situazione in Siria, soprattutto per quanto concerne la continua emergenza umanitaria e in relazione ai diritti umani; condanna con la massima fermezza la brutale repressione diffusa e le violazioni sistematiche dei diritti umani e delle libertà fondamentali perpetrate dal regime siriano nei confronti della popolazione, inclusi donne e bambini; invita le autorità siriane a porre immediatamente fine alle violazioni dei diritti umani e ad adempiere ai propri obblighi derivanti dal diritto internazionale in materia di diritti umani, al fine di consentire una transizione pacifica e democratica; ribadisce il suo fermo sostegno all'inviato speciale delle Nazioni Unite/Lega araba ed esorta il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare le misure necessarie per porre fine al massacro dei civili e deferire alla CPI i responsabili dei gravi crimini di guerra e delle violazioni dei diritti umani in Siria;

42.  plaude alla nuova iniziativa del corpo volontario europeo di aiuto umanitario che nel periodo iniziale di programmazione 2014-2020 offrirà a circa 10 000 europei l'opportunità di partecipare a operazioni umanitarie in tutto il mondo, nelle zone in cui gli aiuti sono maggiormente necessari, e di dimostrare la solidarietà europea fornendo un aiuto concreto alle comunità colpite da disastri naturali o provocati dall'uomo;

43.  sostiene che le società militari e di sicurezza private dovrebbero essere ritenute responsabili delle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario commesse dal loro personale; invita l'UE e gli Stati membri, alla luce dell'ampio ricorso a tali società, a intensificare gli sforzi volti a trovare una soluzione normativa credibile al fine di evitare lacune giuridiche in termini di responsabilità;

Politica europea di vicinato e Primavera araba

44.  sottolinea il rilievo delle rivolte del 2011 nel mondo arabo sia come espressione del desiderio di libertà, giustizia e dignità sia come una sfida importante per la politica dell'Unione europea nella regione e oltre; riconosce che l'UE ha intensificato il suo impegno politico sia nei paesi del vicinato orientale che in quelli del vicinato meridionale, ma sottolinea la necessità di imparare dagli errori strategici del passato e di tracciare una nuova politica in linea con il rispetto dei diritti umani e il sostegno dei valori democratici;

45.  accoglie con favore la nuova enfasi posta dalla politica dell'UE per il vicinato meridionale sulla responsabilità reciproca e su un impegno condiviso a favore dei valori universali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto; chiede coerenza nell'approccio politico dell'UE in materia di diritti umani nei confronti del Sud e dell'Est; sottolinea la necessità di evitare all'Est lo stesso tipo di errori strategici che sono stati commessi al Sud prima della Primavera araba del 2011;

46.  ricorda le sue risoluzioni del 25 novembre 2010 sulla situazione nel Sahara occidentale(12) e del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani(13); esprime la propria preoccupazione dinanzi al deterioramento della situazione dei diritti umani nel Sahara occidentale; chiede che i diritti fondamentali della popolazione del Sahara occidentale siano rispettati, compresa la libertà di associazione, di espressione e di manifestare; chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici Saharawi; chiede che il territorio sia reso accessibile a osservatori indipendenti, alle organizzazioni non governative e ai media; ribadisce il proprio sostegno alla creazione di un meccanismo internazionale per sorvegliare il rispetto dei diritti umani nel Sahara occidentale; appoggia una soluzione equa e duratura del conflitto basata sul diritto del popolo Saharawi all'autodeterminazione, in conformità delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite;

47.  sottolinea l'importanza del ruolo delle donne e della loro piena partecipazione ai processi decisionali in ambito politico ed economico, in particolare per quanto concerne il consolidamento della pace nelle fasi post-belliche, i negoziati di transizione democratica e la risoluzione dei conflitti, come pure i processi di riconciliazione e stabilizzazione, nell'ottica di una maggiore sensibilizzazione e attenzione volte a eliminare le discriminazioni che subiscono le donne nel processo di democratizzazione in atto in numerosi paesi terzi;

48.  ribadisce il proprio parere secondo cui l'approccio «more for more» dovrebbe basarsi su criteri chiaramente definiti con obiettivi di riferimento specifici, misurabili, realizzabili, trasparenti e limitati nel tempo; invita il SEAE e la Commissione ad applicare questo approccio in modo sistematico nelle relazioni sullo stato di avanzamento della politica di vicinato;

49.  plaude alla maggiore apertura dell'Unione europea verso la società civile ed evidenzia la necessità che la società civile contribuisca in modo più sistematico e regolare all'elaborazione delle strategie nazionali in materia di diritti umani e alle valutazioni dei diritti umani richieste per una corretta applicazione del nuovo approccio «more for more» nell'ambito della politica dell'UE;

50.  esprime inoltre apprezzamento per le attività intraprese nell'ambito dell'iniziativa del partenariato orientale per quanto concerne la promozione dei diritti umani, della democrazia, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto nei paesi partner; invita l'Unione europea a servirsi dell'esperienza in materia di transizione dei suoi Stati membri nel passaggio da regimi autoritari a democratici, e a tradurre gli insegnamenti tratti da queste esperienze in programmi concreti e orientati ai risultati nei paesi partner orientali dell'Unione; esorta l'UE a intervenire in modo più energico e coerente nella promozione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto nei paesi partner;

51.  si rammarica, tuttavia, del fatto che la politica del partenariato orientale si presti talvolta a interpretazioni errate, diventando piuttosto una politica improntata al permissivismo e al perdono e caratterizzata frequentemente dall'applicazione di due pesi e due misure nei confronti dei paesi partner orientali;

52.  ribadisce la propria profonda preoccupazione per la mancanza di democrazia, dello Stato di diritto, delle libertà fondamentali e del rispetto dei diritti umani in Bielorussia, l'unico paese del vicinato europeo a non partecipare pienamente al partenariato orientale e alle attività dell'Assemblea parlamentare Euronest, soprattutto in seguito alle elezioni presidenziali del dicembre 2010 e alla successiva repressione violenta dei manifestanti e dell'opposizione politica, inclusi i processi degli attivisti nel 2011 che sono stati condotti in modo non conforme alle norme internazionali e hanno portato alla pronuncia di sentenze sproporzionatamente severe; elogia l'unità dell'Unione europea in risposta all'espulsione dei diplomatici dell'UE dalla Bielorussia nel febbraio 2012; esorta l'Unione e tutti gli Stati membri a rimanere coerenti nelle proprie politiche nei confronti della Bielorussia e a mantenere la pressione sul regime politico, anche attraverso sanzioni, tra l'altro nei confronti dei funzionari arruolati, rivolgendosi al contempo alla società civile attraverso strumenti quali una maggiore facilitazione del rilascio dei visti e maggiori opportunità di istruzione, formazione e altri tipi di scambio; esprime profonda preoccupazione per la reclusione di Ales Bialiatskij dal 4 agosto 2011; esprime rammarico per le azioni dei funzionari polacchi e lituani, che hanno permesso l'arresto di Ales Bialetskij attraverso la trasmissione di informazioni bancarie, e chiede che sia compiuto ogni possibile sforzo da parte di tutti gli attori nell'UE per evitare che simili errori abbiano a ripetersi;

53.  esorta l'Unione europea ad applicare lo stesso approccio coerente nei confronti delle violazioni dei diritti umani in tutti i paesi terzi, sia nei paesi partner che nei paesi con cui l'UE ha rapporti meno sviluppati; insiste sulla necessità che l'UE segnali e condanni apertamente le violazioni dei diritti umani ovunque e ogni qualvolta si verifichino, a prescindere dal livello o dall'importanza strategica del partenariato con il paese interessato; sottolinea che l'UE deve far leva sull'aiuto finanziario e sulle relazioni economiche per garantire l'impegno a favore dei valori universali dei diritti umani da parte della totalità dei suoi partner;

Politiche dell'UE a sostegno della democratizzazione e delle elezioni

54.  evidenzia la natura di mutuo rafforzamento dei diritti umani e della democrazia, in quanto è attraverso il rispetto dei diritti umani che le società creano lo spazio politico libero necessario per un confronto democratico pacifico; plaude, al riguardo, alla maggiore attenzione rivolta dall'UE al sostegno della democrazia, come dimostrato dal Fondo europeo per la democrazia di recente istituzione;

55.  sottolinea che è necessario un approccio più a lungo termine che copra l'intero ciclo elettorale per dare seguito in modo adeguato alle relazioni e alle raccomandazioni delle missioni di osservazione elettorale dell'UE; evidenzia l'importanza di elaborare raccomandazioni realistiche e realizzabili e di garantire che tali raccomandazioni siano monitorate da parte delle delegazioni dell'UE e diventino parte integrante del dialogo politico e dell'assistenza offerta; ritiene che anche le delegazioni permanenti del Parlamento e le assemblee parlamentari paritetiche debbano svolgere un ruolo più incisivo in termini di seguito dato a tali raccomandazioni e di analisi dei progressi compiuti in materia di diritti umani e di democrazia; esorta le missioni di osservazione elettorale dell'Unione europea a rafforzare il coordinamento con le altre missioni internazionali di osservazione elettorale, così da migliorare la coerenza dell'azione dell'UE in tale ambito; sottolinea che l'UE deve investire nella formazione degli osservatori locali al fine di dar vita a processi elettorali sostenibili e autonomi nei paesi terzi; sottolinea che la transizione verso la democrazia, nonché i progressi nella promozione dei diritti umani, necessitano di strategie a lungo termine e potrebbero non dare risultati visibili sul breve periodo; esorta pertanto la Commissione e il SEAE a monitorare nel dettaglio più di un ciclo elettorale, inviando missioni di osservazione elettorale dell'UE nei paesi in cui vi è un passaggio da regimi autoritari a regimi democratici o nei paesi in cui si registra un grave arresto dell'avanzamento verso la democrazia;

56.  ribadisce l'invito al Consiglio e alla Commissione di sviluppare una strategia politica coerente e a lungo termine in relazione ad ogni missione di osservazione elettorale dell'UE, seguita da una valutazione del progresso democratico due anni dopo la missione, con la necessaria partecipazione dell'osservatore capo elettorale interessato, da presentare nel corso della discussione annuale del Parlamento con il VP/AR in materia di diritti umani; ricorda l'impegno del VP/AR di prestare maggiore attenzione, nell'attività di osservazione elettorale, alla partecipazione delle donne, delle minoranze nazionali e delle persone disabili, sia in qualità di candidati che di elettori;

57.  sottolinea che l'UE deve impegnarsi con le parti politiche al fine di consentire la condivisione degli strumenti e delle tecniche che le parti possono utilizzare per sviluppare legami più forti con l'opinione pubblica, lanciare campagne elettorali competitive e operare più efficacemente nell'assemblea legislativa; sottolinea, inoltre, che la democratizzazione è un processo che deve coinvolgere i cittadini, i movimenti popolari e la società civile; sarebbe, pertanto, opportuno che l'UE finanziasse programmi che promuovono la partecipazione civica, la sensibilizzazione degli elettori, l'organizzazione di azioni di sostegno, la libertà di stampa e di espressione, e che aiutano in generale i cittadini a esercitare i propri diritti e garantiscono il controllo politico;

58.  è del parere che la partecipazione equa delle donne alla politica e ai governi sia fondamentale per creare e promuovere la democrazia; sottolinea, pertanto, che i programmi dell'UE in materia di diritti umani e di democratizzazione dovrebbero sempre privilegiare la partecipazione attiva e la creazione di capacità delle donne nelle assemblee legislative, nei partiti politici e nella società civile in qualità di leader, attivisti e cittadini informati; è del parere che l'UE debba continuare a sostenere e a incoraggiare le donne a candidarsi alle elezioni e a partecipare in modo significativo a ogni sfaccettatura della vita civile e politica; ricorda che la piena partecipazione delle donne alla vita politica non si limita a obiettivi statistici riguardanti il numero di donne candidate ed elette, e precisa che garantire l'uguaglianza fra donne e uomini significa innanzitutto tenere conto delle problematiche relative ai diritti delle donne in sede di elaborazione delle politiche e comporta una partecipazione libera ed effettiva delle donne a tutti gli aspetti della vita pubblica, politica ed economica;

59.  ricorda che la costruzione di legittime fondamenta democratiche, un buon funzionamento della società civile e lo sviluppo di una comunità democratica basata sui diritti è un processo a lungo termine che deve realizzarsi dal basso e che richiede il sostegno interno, regionale e internazionale;

60.  accoglie con favore la creazione della Direzione per il sostegno alla democrazia in seno al Parlamento europeo e l'ampliamento del mandato del suo gruppo di coordinamento elettorale (GCE), divenuto gruppo di sostegno a favore della democrazia e di coordinamento elettorale (GSDCE); si aspetta che le attività di sostegno alla democrazia del Parlamento europeo saranno ulteriormente rafforzate, in particolare attraverso il suo Ufficio per la promozione della democrazia parlamentare e la sua Unità di osservazione elettorale;

Dialoghi e consultazioni sui diritti umani con i paesi terzi

61.  riconosce il potenziale insito in dialoghi globali sui diritti umani con i paesi terzi, in particolare se efficacemente combinati con l'attuazione delle strategie nazionali in materia di diritti umani ad altri livelli più elevati del dialogo politico, quali i vertici; evidenzia che i dialoghi non dovrebbero, tuttavia, essere strumentalizzati al fine di marginalizzare le discussioni sui diritti umani; insiste che gli aspetti relativi ai diritti umani siano centrali nelle relazioni con i paesi terzi;

62.  raccomanda che le strategie nazionali in materia di diritti umani siano rese pubbliche; sottolinea che le strategie pubbliche conferirebbero visibilità all'impegno dell'Unione europea a favore della difesa dei diritti umani nei paesi terzi e fornirebbero sostegno a quanti lottano per esercitare e tutelare i propri diritti umani;

63.  sottolinea che è importante che l'UE si serva di questi dialoghi per richiamare l'attenzione sui singoli casi che destano preoccupazione, segnatamente i prigionieri di coscienza arrestati per avere esercitato il diritto pacifico alla libertà di espressione, di riunione, di religione o di credo, e invita l'UE a seguire efficacemente questi casi con i paesi in questione;

64.  ribadisce, tuttavia, la propria preoccupazione per la persistente e deludente mancanza di progressi in molti dialoghi sui diritti umani, e per la mancanza di parametri di riferimento trasparenti per una reale valutazione dei miglioramenti o dei peggioramenti nell'ambito dei diritti umani; rileva le continue difficoltà dell'UE a negoziare migliori modalità per il dialogo sui diritti umani in particolare con la Cina e la Russia; invita il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani di nuova nomina ad assumere la guida in questi e in altri dialoghi sui diritti umani e a dar loro un'impostazione maggiormente orientata ai risultati, attraverso la sua cooperazione in corso con il Parlamento;

65.  sottolinea che, nonostante le misure intraprese dalle autorità cinesi nella giusta direzione, la situazione dei diritti umani continua a deteriorarsi ed è caratterizzata dall'incremento delle tensioni sociali e dal potenziamento del controllo e della repressione nei confronti di difensori dei diritti umani, avvocati, blogger e attivisti sociali, nonché dalla messa a punto di politiche mirate volte a emarginare i tibetani e la loro identità culturale; esorta le autorità cinesi a impegnarsi seriamente con il popolo tibetano al fine di valutare le cause alla base delle autoimmolazioni dei monaci e delle monache tibetani, porre fine alle molestie e intimidazioni dei tibetani che esercitano il loro diritto alla libertà di espressione, riunione e associazione, porre fine all'utilizzo della forza eccessiva e non necessaria nei confronti dei dimostranti, svolgere indagini su tutti i casi di violazioni dei diritti umani e autorizzare l'invio di controllori indipendenti nelle zone di protesta;

66.  ribadisce la necessità di nominare un rappresentante speciale UE per il Tibet, incaricato di difendere i diritti umani, tra cui il diritto a praticare liberamente la propria religione e cultura in Cina;

67.  rimane deluso del fatto che non vi sia stato un coinvolgimento sistematico del Parlamento nelle valutazioni del dialogo sui diritti umani, anche nel caso della Russia e della Cina; chiede che l'accesso del Parlamento a queste valutazioni sia formalizzato, e rammenta che le linee direttrici dell'UE per i dialoghi in materia di diritti umani affermano che «la società civile sarà associata a tale processo di valutazione»;

68.  ribadisce che la situazione dei diritti della donna e la loro promozione, l'uguaglianza di genere e la lotta contro la violenza sulle donne devono sistematicamente essere presi in considerazione in tutti i dialoghi in materia di diritti umani che intercorrono tra l'UE e i paesi terzi con cui essa ha sottoscritto accordi di cooperazione o di associazione;

Sanzioni dell'Unione europea e clausole relative ai diritti umani e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea

69.  si compiace dell'impegno assunto nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani di sviluppare una metodologia per migliorare l'analisi della situazione dei diritti umani nei paesi terzi in relazione all'avvio o alla conclusione di accordi commerciali e/o di investimento; chiede all'UE di garantire che la concessione dello status SPG+ sia strettamente collegata alla ratifica e attuazione da parte di un determinato paese degli strumenti internazionali chiave in materia di diritti umani, consentendo una valutazione regolare di tali obblighi, prestando particolare attenzione al rispetto della libertà di espressione, di riunione, di associazione, di religione o di credo e dei diritti delle minoranze, delle donne e dei bambini; sottolinea, in particolare, la necessità di trasparenza nella difesa dei diritti umani degli immigrati;

70.  plaude agli sforzi dell'Unione europea per includere una clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia in tutti i suoi accordi politici quadro, ma ribadisce l'invito affinché tutte le relazioni contrattuali con i paesi terzi – sia industrializzati che in via di sviluppo, e compresi gli accordi settoriali, commerciali e di aiuto tecnico o finanziario – includano clausole chiaramente formulate relative ai diritti umani e alla democrazia, senza eccezioni; ritiene che l'attuale soglia di intervento del sistema delle preferenze generalizzate (SPG) per quanto attiene alle clausole sui diritti umani sia elevata, ma che debba essere adattata a ciascun paese interessato; mette in luce la nuova proposta di riforma dell'SPG del 2011, che suggerisce che la procedura di consultazione sia ampliata e faciliti le indagini sulle violazioni dei diritti umani nella commissione SPG; esprime al riguardo profonda preoccupazione circa il deterioramento della situazione dei diritti umani in Cambogia, dove l'accaparramento delle terre incrementa la povertà e conduce alla violazione delle clausole sui diritti umani, che sono parte integrante degli accordi UE-Cambogia; avverte che la mancanza di coerenza nell'attuazione della clausola relativa ai diritti umani può minare la credibilità e l'efficacia della politica della condizionalità dell'UE;

71.  plaude alle misure adottate e ai piani sviluppati nel 2011 dalle istituzioni europee e dagli Stati membri finalizzate a dar vita a una politica più coerente e coordinata a sostegno della responsabilità sociale delle imprese (RSI), tra l'altro, a favore dei diritti umani nel mondo e ad attuare i principi guida delle Nazioni Unite del 2011 sulle imprese e sui diritti umani;

72.  sottolinea l'importanza di integrare la RSI negli accordi di libero scambio con i paesi terzi o in via di sviluppo onde promuovere i diritti umani nonché le norme sociali e ambientali; suggerisce che in tutti i futuri accordi di libero scambio sia inserito un capitolo completo sui diritti umani, in aggiunta ai capitoli sociale e ambientale; chiede inoltre alla Commissione di utilizzare gli accordi di libero scambio per promuovere le quattro norme fondamentali del lavoro, ossia la libertà di associazione e il diritto di negoziazione collettiva; l'eliminazione di ogni forma di lavoro forzato; l'abolizione del lavoro minorile; l'eliminazione della discriminazione in materia di occupazione; sottolinea che i meccanismi di monitoraggio e di applicazione del sistema SPG+ dovrebbero essere ulteriormente rafforzati;

73.  ribadisce che l'applicazione coerente della clausola sui diritti umani degli accordi è fondamentale nelle relazioni dell'Unione europea e degli Stati membri con i paesi terzi; sottolinea l'importanza di rivedere il modo in cui gli Stati membri hanno cooperato con l'apparato di repressione in nome della lotta al terrorismo; evidenzia, a tale proposito, la necessità che la politica europea di vicinato recentemente sottoposta a revisione fornisca soprattutto sostegno alla riforma del settore della sicurezza e, in particolare, garantisca una chiara separazione tra le funzioni di intelligence e di applicazione della legge; invita il VP/AR, il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), il Consiglio e la Commissione a rafforzare la cooperazione con il comitato per la prevenzione della tortura e altri meccanismi pertinenti del Consiglio d'Europa nel quadro della programmazione e dell'attuazione di progetti di assistenza ai paesi terzi nella lotta al terrorismo e in tutte le forme di dialogo con i paesi terzi in materia di antiterrorismo;

74.  sottolinea l'importanza di continuare il lavoro sulle pratiche mondiali concernenti in particolare il ricorso alla detenzione segreta nel quadro della lotta contro il terrorismo; insiste sul fatto che la lotta al terrorismo non può in nessun caso giustificare casi di violazione dei diritti umani nei paesi terzi come sul territorio dell'Unione europea; si compiace, a tale proposito, dell'approvazione della risoluzione del Parlamento europeo dell'11 settembre 2012 sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA: seguito della relazione della commissione TDIP del PE, e chiede agli Stati membri di attuarne le raccomandazioni;

75.  insiste sull'importanza che l'Unione europea rispetti pienamente e attui i suoi obblighi internazionali, le sue politiche e i suoi strumenti di politica estera, quali gli orientamenti sulla tortura e i dialoghi sui diritti umani, così da poter essere più credibile nel suo appello per un'attuazione rigorosa delle clausole relative ai diritti umani negli accordi di associazione, e per sollecitare i suoi principali alleati a rispettare il proprio diritto interno e le leggi internazionali;

76.  raccomanda, al fine di aumentare la credibilità della clausola relativa ai diritti umani e la prevedibilità dell'azione dell'Unione europea, di sviluppare ulteriormente la clausola con l'inclusione di meccanismi procedurali politici e giuridici da utilizzare nel caso di una richiesta di sospensione della cooperazione bilaterale sulla base di ripetuti e/o sistematici abusi dei diritti umani in violazione del diritto internazionale;

77.  invita l'Unione europea ad assicurarsi che gli accordi commerciali conclusi con i paesi terzi siano favorevoli alla coesione sociale e garantiscano il rispetto delle norme sociali, ambientali e del lavoro nonché la corretta gestione delle risorse naturali, in particolare la terra e l'acqua; rileva che l'Unione europea sta sviluppando un meccanismo di monitoraggio dei diritti umani da includere nei nuovi accordi di partenariato e di cooperazione, e in altri accordi commerciali, con una serie di paesi; esprime preoccupazione per il fatto che questi meccanismi di monitoraggio non siano abbastanza ambiziosi né definiti in modo chiaro, e che possano quindi compromettere l'impegno del trattato dell'UE di promuovere i diritti umani e la democrazia nel mondo; esprime, al riguardo, particolare preoccupazione per l'APC concluso con l'Uzbekistan e per l'APC che sta per concludere con il Turkmenistan;

78.  ribadisce la sua raccomandazione che l'UE adotti una politica più coerente ed efficace in materia di sanzioni e misure restrittive, fornendo criteri precisi relativamente ai casi che richiedono l'applicazione di tali misure e ai tipi di sanzioni che dovrebbero essere applicate, e includendo parametri di riferimento trasparenti per la loro revoca; invita il Consiglio a garantire che non si applichino due pesi e due misure al momento di decidere riguardo a misure restrittive o sanzioni e che queste siano applicate a prescindere dagli interessi politici, economici e di sicurezza;

79.  invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare a livello internazionale il problema della violenza contro le donne e la dimensione di genere delle violazioni dei diritti umani, in particolare nel contesto degli accordi di associazione bilaterali e degli accordi commerciali internazionali in vigore o in corso di negoziazione;

Libertà di espressione (media sociali/libertà digitali)

80.  rileva che la Primavera araba ha dimostrato come la nuova architettura mondiale dell'informazione e della comunicazione non stia soltanto creando nuovi canali per la libertà di espressione, ma stia anche rendendo possibili nuove forme di mobilitazione politica che aggirano i metodi tradizionali; sottolinea, al riguardo, che le aree rurali non sono spesso sufficientemente collegate alle moderne tecnologie di comunicazione; invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a sfruttare il potenziale positivo delle nuove tecnologie nella politica estera dell'UE, sottolineando al contempo che solo ai gruppi organizzati che dispongono di un'agenda politica chiara e coerente è concessa l'assistenza finanziaria; invita le istituzioni europee e gli Stati membri ad affrontare il pericolo della censura e della repressione relative a Internet; accoglie con favore il lancio, nel dicembre 2011, della strategia «No disconnect» per la messa a punto di strumenti che consentano all'UE, nei casi appropriati, di aiutare le organizzazioni della società civile o i singoli cittadini ad eludere le interruzioni abusive dell'accesso alle tecnologie di comunicazione elettronica, inclusa Internet;

81.  riconosce che una crescente dipendenza dalle infrastrutture tecnologiche dell'informazione e delle comunicazioni può probabilmente creare nuove vulnerabilità e problemi di sicurezza a livello internazionale; ricorda, tuttavia, che molte delle caratteristiche decentralizzate che fanno di Internet una preoccupazione nell'ambito della sicurezza informatica sono anche le ragioni che lo rendono uno strumento potente per i difensori dei diritti umani che vivono sotto regimi repressivi; sottolinea, pertanto, l'importanza, di una strategia globale di libertà digitale con una chiara dimensione dei diritti umani, che comprenda una valutazione d'impatto sulle conseguenze per i diritti umani nell'ambito dello sviluppo di politiche e programmi concernenti la sicurezza informatica, la lotta contro la criminalità informatica, la governance di Internet e altre politiche dell'UE in questo settore; invita, al riguardo, la Commissione e il SEAE ad adottare un approccio proattivo e a integrare l'aspetto della sicurezza informatica nell'interazione con i paesi terzi;

82.  sottolinea che la repressione e il controllo di cittadini e aziende implica una crescente componente tecnologica, attraverso il blocco dei contenuti e il controllo e identificazione dei difensori dei diritti umani, giornalisti, attivisti e dissidenti, nonché attraverso la criminalizzazione dell'espressione legittima online e l'adozione di una normativa restrittiva che giustifichi tali misure; sottolinea che la promozione e la salvaguardia delle libertà digitali devono essere integrate e riviste su base annuale in modo da garantire responsabilità e continuità, in tutte le azioni esterne, politiche e strumenti di finanziamento e di aiuto dell'UE; invita la Commissione e il Consiglio a riconoscere inequivocabilmente le libertà digitali come diritti fondamentali e prerequisiti indispensabili per il godimento dei diritti umani universali, quali la libertà di espressione, riunione e accesso alle informazioni e per garantire la trasparenza e la responsabilità nella vita pubblica;

83.  si compiace dell'impegno assunto nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani di mettere a punto nuovi orientamenti pubblici sulla libertà di espressione sia online che offline, inclusa la protezione dei blogger e dei giornalisti, dei difensori dei diritti umani e dei partiti dell'opposizione;

84.  sottolinea l'importanza di promuovere stampa e media indipendenti e liberi giacché sono attori cruciali nel preservare lo Stato di diritto e nella lotta alla corruzione;

85.  rileva con inquietudine il preoccupante aumento degli attacchi e delle intimidazioni contro i giornalisti e gli operatori dei media nel mondo; auspica un'intensificazione degli sforzi dell'UE per promuovere la loro sicurezza nei dialoghi con i partner dell'Unione e con altri paesi;

86.  esprime viva preoccupazione per gli sviluppi che limitano la libertà di espressione e di associazione in base a idee infondate in materia di omosessualità e transessualità; ribadisce che queste leggi e proposte sono incompatibili con il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, che vieta le leggi e pratiche discriminatorie basate sull'orientamento sessuale; invita il VP/AR e il Rappresentante speciale per i diritti umani a sollevare sistematicamente tali preoccupazioni;

87.  deplora l'impiego di tecnologie e servizi prodotti all'interno dell'UE in paesi terzi per violare i diritti umani attraverso la censura delle informazioni, sorveglianza di massa, controllo, rilevamento e localizzazione dei cittadini e delle loro attività sulle reti telefoniche (mobili) e su Internet; esprime preoccupazione per le notizie di alcune società europee che collaborano con regimi autoritari fornendo accesso gratuito illimitato alle loro reti e banche dati con il pretesto di seguire la legge locale, come è stato nel caso della società TeliaSonera in diversi paesi dell'ex Unione Sovietica; è convinto che le imprese europee, le loro filiali e i loro subappaltatori svolgano un ruolo fondamentale ai fini della promozione e della diffusione delle norme sociali nel mondo, e che pertanto il loro comportamento debba essere conforme ai valori europei e alle norme internazionali di base in materia sociale e ambientale;

88.  plaude alle decisioni del Consiglio volte a vietare l'esportazione di talune tecnologie e servizi d'informazione in Siria e in Iran ed esorta l'Unione europea a considerare questi casi come precedenti per future misure restrittive nei confronti di altri regimi repressivi; appoggia fermamente la proposta di includere le violazioni dei diritti umani nel sistema europeo di controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso, affinché i prodotti non elencati possano essere soggetti a restrizioni all'esportazione da parte degli Stati membri; attira l'attenzione, in tale contesto, sulla sua posizione relativa all'adozione del regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso;

Sostegno dell'UE alla società civile e ai difensori dei diritti umani

89.  sottolinea che lo sviluppo di una società civile forte e dinamica costituisce un fattore chiave che consente il progresso democratico e una migliore tutela dei diritti umani; pone in evidenza che la mobilitazione della società civile è all'origine dei cambiamenti storici della Primavera araba;

90.  riconosce gli sforzi dell'UE per rafforzare il sostegno alle organizzazioni della società civile; apprezza particolarmente la capacità dell'Unione europea di impegnarsi direttamente con la società civile attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR); si rammarica, tuttavia, del fatto che l'UE non disponga di una politica sistematica più decisa per convincere i paesi partner ad abolire indebite restrizioni giuridiche e amministrative che limitano i diritti universali di riunione e di associazione; invita a mettere a punto tali orientamenti politici;

91.  ribadisce il proprio sostegno all'attuazione del concetto di titolarità democratica nella cooperazione allo sviluppo dell'UE e ritiene il ruolo della società civile fondamentale in tale contesto; evidenzia la necessità che tutto il personale dell'UE lavori a stretto contatto con la società civile nei paesi in cui è distaccato; sottolinea che una più stretta collaborazione con la società civile contribuirebbe in modo significativo all'elaborazione di strategie nazionali in materia di diritti umani fattibili e realistiche, elaborate in funzione delle priorità di questi paesi;

92.  si rammarica del fatto che la persecuzione e la marginalizzazione dei difensori dei diritti umani rimangano una tendenza ampiamente diffusa in tutto il mondo, specialmente in Cina, in Russia e in tutti gli altri paesi che tuttora interpretano malamente standard elevati in materia di diritti umani come un'imposizione dell'UE, dell'ONU e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani; deplora che in Cina la sorte di avvocati radiati nonché di giornalisti e operatori dei media vittime di persecuzioni politiche sia tuttora considerata un affare interno; rileva le restrizioni dello spazio democratico;

93.  accoglie con favore la risoluzione del Terzo Comitato dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del novembre 2011 sui difensori dei diritti umani, appoggiata dall'UE, e il sostegno pubblico dato dall'UE al relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani e ai meccanismi regionali pertinenti per proteggere i difensori dei diritti umani;

94.  sostiene i piani per istituire un'iniziativa europea volontaria nel quadro dell'EIDHR intesa a fornire protezione temporanea ai difensori dei diritti umani che devono essere urgentemente trasferiti dai loro paesi d'origine; sottolinea che tale iniziativa dovrebbe essere attuata in modo da integrare i regimi di protezione già esistenti;

95.  rileva che sono i difensori dei diritti umani che operano in aree isolate e zone di conflitto i più esposti alle minacce e ai pericoli, nonché quelli in minor contatto con il personale dell'UE; esorta tutte le delegazioni dell'UE a sviluppare strategie locali in materia di diritti umani per mantenere contatti regolari con i difensori dei diritti umani sul campo e per fornire loro l'assistenza e la protezione necessarie, come richiesto dagli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani;

96.  sottolinea l'importanza che l'UE intervenga in modo proattivo (reazione e sostegno ai difensori dei diritti umani minacciati, osservazione dei processi nei confronti dei difensori dei diritti umani, reazione pronta, energica e visibile alle restrizioni delle libertà di espressione, associazione e riunione) e che fornisca sistematicamente ai difensori dei diritti umani e/o alle loro famiglie informazioni sulle azioni intraprese per loro conto, come previsto dagli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani; sollecita, al riguardo, il potenziamento del meccanismo EIDHR finalizzato a creare misure urgenti di protezione nei confronti dei difensori dei diritti umani in pericolo o a rischio;

97.  deplora che non sia stato accolto l'appello del PE volto a rafforzare la visibilità del premio Sakharov annuale, in quanto il premio Sakharov è citato solo in modo dichiarativo nella sezione PE della relazione annuale; sottolinea ancora una volta che è necessario che il SEAE dia un seguito adeguato sul benessere dei candidati e dei vincitori e sulla situazione nei loro paesi; rinnova la richiesta rivolta al SEAE e alla Commissione di tenersi regolarmente in contatto con i candidati e i vincitori del premio Sakharov per garantire il proseguimento del dialogo e il monitoraggio della situazione dei diritti umani nei rispettivi paesi e per offrire protezione a quanti siano oggetto di gravi persecuzioni; invita il SEAE a includere il premio Sakharov nella sezione sui difensori dei diritti umani della relazione annuale sui diritti umani;

98.  invita la Commissione e il Consiglio a sostenere, formare e dare maggiore potere ai difensori dei diritti umani, attivisti della società civile e giornalisti indipendenti per garantirne la sicurezza e libertà online e per ribadire i diritti fondamentali di libertà di espressione, riunione e associazione online;

Azione dell'UE contro la pena di morte

99.  ribadisce la propria posizione inamovibile contro la pena di morte in tutti i casi e le circostanze, e sostiene con fermezza gli sforzi dell'UE per approvare una risoluzione decisa sulla moratoria contro la pena di morte alla 67a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, anche al fine di acquisire slancio nel periodo precedente al Congresso mondiale contro la pena di morte; sottolinea che l'UE svolge un ruolo guida ed è il donatore più importante nella lotta contro la pena di morte;

100.  invita gli Stati membri ad astenersi dal commercializzare o dal promuovere attrezzature vietate ai sensi del regolamento (CE) n. 1236/2005 del Consiglio del 27 giugno 2005 relativo al commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti; invita, pertanto, a effettuare un controllo periodico e aggiornato delle esportazioni di farmaci prodotti dalle industrie farmaceutiche europee che potrebbero essere utilizzati per le esecuzioni capitali nei paesi terzi; plaude alla decisione della Commissione del 2011, recante modifica del regolamento (CE) n. 1236/2005 finalizzata a potenziare i controlli sulle esportazioni di determinati farmaci che potrebbero essere utilizzati per la pena di morte; plaude alle azioni proattive intraprese da alcune industrie farmaceutiche europee per fermare le esportazioni verso i paesi terzi in cui sussiste il rischio prevedibile che tali farmaci siano utilizzati per le esecuzioni capitali; esorta un maggior numero di industrie farmaceutiche europee a fare altrettanto; invita la Commissione a definire una clausola omnicomprensiva nel regolamento (CE) n. 1236/2005 che richiederebbe, tra l'altro, il permesso preventivo di esportazione per tutti i farmaci che possono essere utilizzati per le torture o le esecuzioni capitali;

101.  accoglie con favore la valutazione da parte delle organizzazioni per i diritti umani secondo cui l'uso della pena di morte nel 2011 conferma sostanzialmente la tendenza mondiale verso l'abolizione; accoglie con favore l'abolizione in Thailandia della pena di morte per gli autori di reati di età inferiore ai 18 anni; si rammarica, tuttavia, del fatto che si sia registrato un aumento significativo delle esecuzioni in Iran, Iraq, Afghanistan e Arabia Saudita; esprime profonda delusione per il rifiuto della Cina di rivelare informazioni credibili sull'uso della pena di morte e sulle esecuzioni che, secondo Amnesty International, ammontano a migliaia; accoglie con favore l'abolizione della pena di morte nello stato americano dell'Illinois, ma si rammarica del fatto che gli Stati Uniti continuino a eseguire condanne capitali nonostante siano l'unico paese del G8 ad applicare questa pratica nel 2011; rammenta con preoccupazione che la Bielorussia è l'unico paese europeo che continua a usare la pena di morte; sollecita l'Unione europea e gli Stati membri ad affrontare in modo coerente e in modo prioritario la questione nei loro dialoghi con questi paesi;

102.  sostiene che l'UE, che ha già conseguito risultati concreti in passato nella lotta alla pena di morte, deve assumere una posizione più decisa e chiedere alle istituzioni e agli Stati membri di mantenere e rafforzare il loro impegno e la loro volontà politica per questa causa, al fine di raggiungere l'abolizione definitiva della pena di morte nel mondo;

Tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti

103.  accoglie con favore l'adozione degli orientamenti aggiornati per la politica dell'UE nei confronti dei paesi terzi sulla tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; rammenta, tuttavia, che è necessario superare le sfide di sensibilizzazione e di attuazione per conseguire progressi reali nella politica dell'UE;

104.  plaude al fatto che siano state inserite nelle linee guida aggiornate relative ai gruppi che necessitano di una protezione speciale anche le persone vittime di discriminazione basata sugli orientamenti sessuali o sull'identità di genere come pure plaude all'impegno di esortare i paesi terzi a garantire una procedura interna ai reclami e alle segnalazioni che riflettono la problematica di genere e minorile; deplora tuttavia che gli sforzi coordinati dell'UE per contrastare la tortura non tengano conto della sua dimensione di genere in maniera più globale, il che è principalmente dovuto all'assenza di informazioni sostanziali su tutte le forme di tortura e di maltrattamento;

105.  sottolinea l'importanza di collegare gli orientamenti dell'UE con le modalità di attuazione del Protocollo facoltativo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (OPCAT), con particolare attenzione ai meccanismi preventivi nazionali;

106.  sottolinea che la definizione della schiavitù data dalle Nazioni Unite corrisponde alla condizione di un individuo sul quale viene esercitato un diritto di proprietà, o almeno alcuni tratti costitutivi di tale diritto; deplora il fatto che alcune forme di schiavitù moderna sussistano anche in seno all'Unione europea; chiede pertanto alla Commissione una politica molto più rigorosa in materia, soprattutto per quanto riguarda il personale domestico, che è la categoria professionale maggiormente interessata da queste forme di schiavitù;

107.  deplora il fatto che l'abuso politico della psichiatria rimanga un problema doloroso in molti paesi che già in passato erano soliti impiegare metodi psichiatrici violenti a sostegno di regimi antidemocratici nel tentativo di intimidire e di fermare individui e segmenti della società dissidenti; sottolinea con preoccupazione che questa tendenza va di pari passo con forme vaghe e sfuggenti di tortura, tra cui il terrore psicologico e condizioni degradanti delle carceri;

108.  richiama l'attenzione sul significato della relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite (A/66/268) del 5 agosto 2011 sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, che tratta in particolare gli effetti della segregazione in cella d'isolamento, compreso l'uso di tale metodo nelle cliniche psichiatriche; esprime profonda preoccupazione per le testimonianze che giungono da diversi paesi sul fatto che ospedali psichiatrici vengono in realtà utilizzati come centri di detenzione; invita il VP/AR, il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, il SEAE e la Commissione a dedicare la dovuta attenzione al problema;

109.  esprime preoccupazione per il futuro funzionamento dei centri di riabilitazione per le vittime di torture; invita il SEAE e i servizi della Commissione a lavorare in modo trasversale rispetto alla linea di demarcazione tra le politiche esterne e quelle interne, al fine di garantire che le divisioni fra le competenza amministrativa non mettano a repentaglio il sostegno dell'UE ai centri di riabilitazione, sia all'esterno che all'interno dell'Unione;

110.  deplora che le violazioni dei diritti umani continuino a costituire un problema doloroso nei territori occupati di Cipro; segnala che migliaia di profughi, costretti con la forza ad abbandonare le loro case e proprietà, si sono visti negare dalle forze militari turche, a tutt'oggi, il diritto di vivere nella loro patria; osserva inoltre che alle famiglie e ai parenti delle persone scomparse è tuttora negato il diritto di avere risposte sulla sorte dei loro cari, in quanto la Turchia non agevola l'accesso alle zone militari o agli archivi in cui sono custodite le pertinenti relazioni d'indagine del comitato per le persone scomparse a Cipro;

Discriminazione

111.  insiste sul fatto che il dialogo politico sui diritti umani tra l'UE e i paesi terzi deve comprendere una definizione più inclusiva e globale del concetto di non discriminazione sulla base di fattori quali, ad esempio, la religione o le convinzioni personali, il sesso, la razza o l'origine etnica, l'età, la disabilità, l'orientamento sessuale e l'identità di genere;

112.  sottolinea che, affinché la politica estera dell'UE sia credibile e coerente nell'ambito dei diritti fondamentali, dell'uguaglianza e della non discriminazione, sarebbe opportuno che il Consiglio adottasse la direttiva sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall'età o dall'orientamento sessuale ed estendesse il campo di applicazione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia anche ad altri gruppi interessati, quali le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT);

113.  chiede agli Stati membri di opporsi con forza a qualsiasi tentativo di indebolire il concetto di universalità, indivisibilità e interdipendenza dei diritti umani e di incoraggiare attivamente il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a riservare la stessa attenzione alla problematica della discriminazione, quali che ne siano i motivi, inclusi il genere, l'identità di genere, la razza, l'età, l'orientamento sessuale e la religione o le convinzioni personali; deplora profondamente il fatto che l'omosessualità rimanga un reato in 78 Stati, in cinque dei quali è punita con la pena di morte; invita tali Stati a depenalizzare l'omosessualità senza indugio, a liberare coloro che sono stati imprigionati sulla base del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e a non giustiziarli; esorta il SEAE ad avvalersi pienamente dello «strumentario LGBT» per proteggere i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali (LGBTI); esorta il Consiglio ad adoperarsi a favore dell'elaborazione di linee guida vincolanti in tale ambito; chiede al SEAE e agli Stati membri di sostenere i difensori dei diritti umani delle persone LGBTI nei paesi in cui tali diritti sono a rischio, e invita il VP/AR e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani a continuare a chiarire il fermo impegno dell'Unione europea a favore dell'uguaglianza e della non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere e dell'espressione di genere nel mondo, anche mediante l'avvio e il sostegno di iniziative a livello bilaterale, internazionale e di Nazioni Unite su tali questioni; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di presentare una tabella di marcia per l'uguaglianza sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere;

114.  invita gli Stati membri a concedere asilo alle persone in fuga dalle persecuzioni nei paesi in cui gli individui LGBTI sono considerati alla stregua di criminali, prendendo in considerazione i fondati timori di persecuzione di quanti fanno richiesta di asilo e affidandosi alla loro autoidentificazione in quanto lesbiche, gay, bisessuali o transessuali o intersessuali;

115.  ribadisce che il principio della non discriminazione, anche sulla base del sesso e dell'orientamento sessuale, è un elemento fondamentale nel quadro del partenariato ACP-UE;

116.  sottolinea che l'UE ha ratificato la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) e ha adottato la strategia europea per la disabilità 2010-2020, con particolare riferimento all'area di azione 8; condanna qualsivoglia forma di discriminazione basata sulla disabilità ed esorta tutti gli Stati a ratificare e ad attuare l'UNCRPD; sottolinea che l'UE deve altresì monitorare l'attuazione della suddetta convenzione nel proprio territorio; invita l'UE e i suoi Stati membri a promuovere la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, istituita nel 2006 nel quadro delle Nazioni Unite, sia all'interno che all'esterno dell'Unione europea;

117.  condanna le continue violazioni dei diritti umani commesse nei confronti di persone che subiscono una discriminazione legata alla casta, le quali si vedono tra l'altro negare l'uguaglianza e l'accesso alla giustizia, sono vittime di una persistente segregazione e sono ostacolate dalla barriera della casta nella fruizione dei diritti umani basilari; chiede al Consiglio, al SEAE e alla Commissione di adottare, ove del caso, iniziative comuni in merito alla discriminazione basata sulla casta, anche nelle comunicazioni, nei quadri nonché nelle strategie e nei dialoghi condotti dall'UE su base nazionale in materia di diritti umani e a promuovere il progetto di principi e linee guida delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione basata sul lavoro e l'origine quale quadro orientativo per eliminare la discriminazione basata sulla casta, nonché ad adoperarsi affinché tale progetto ottenga l'approvazione in seno al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite;

118.  chiede al VP/AR e al rappresentante speciale per i diritti umani di riconoscere pienamente la discriminazione basata sulla casta come problema trasversale in materia di diritti umani e povertà con gravi implicazioni, in particolare per le donne;

119.  si compiace del fatto che i principi guida del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in materia di povertà estrema e diritti dell'uomo siano fondati sull'interdipendenza e sull'indivisibilità di tutti i diritti dell'uomo, nonché sui principi della partecipazione e dell'emancipazione delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà; insiste sull'inscindibilità dell'estrema povertà e dei diritti dell'uomo: da una parte, le persone che vivono in condizioni di estrema povertà sono spesso anche private dei diritti umani civili, politici, economici e sociali; d'altra parte, nella lotta contro l'estrema povertà è fondamentale adottare un approccio basato sui diritti umani, in modo da comprendere la situazione e combatterla; invita il Consiglio a sostenere questo approccio in seno al Comitato economico e sociale delle Nazioni Unite;

120.  rileva con preoccupazione che sono soprattutto le popolazioni indigene a rischiare di essere discriminate e che sono, inoltre, particolarmente vulnerabili ai cambiamenti e ai disordini politici, economici, ambientali e lavorativi; rileva che la maggior parte vive al di sotto della soglia di povertà e ha un accesso limitato o inesistente alla rappresentanza, al processo decisionale o al sistema giudiziario; è particolarmente preoccupato per le segnalazioni riguardanti la pratica diffusa dell'accaparramento delle terre, dei trasferimenti forzati e delle violazioni dei diritti umani a seguito di conflitti armati;

121.  invita la Commissione e il Consiglio a promuovere il riconoscimento, sul piano ufficiale e giuridico, del termine «rifugiato climatico» (riferito alle persone costrette a lasciare le proprie case e a rifugiarsi all'estero per effetto dei mutamenti climatici), che ancora non è riconosciuto dal diritto internazionale o dagli accordi internazionali giuridicamente vincolanti;

122.  sottolinea l'importanza del diritto alla cittadinanza come uno dei diritti più basilari, dato che numerosi paesi concedono solo ai cittadini a pieno titolo la possibilità di fruire ed esercitare integralmente i loro diritti umani fondamentali, fra cui il diritto alla sicurezza pubblica, al benessere e all'istruzione;

123.  sottolinea che le minoranze nazionali tradizionali hanno esigenze specifiche che differiscono da quelle degli altri gruppi minoritari e che è necessario salvaguardare la parità di trattamento nei confronti di tali minoranze in materia di istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali e altri servizi pubblici nonché promuovere, in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale, l'uguaglianza piena ed effettiva fra le persone appartenenti a una minoranza nazionale e quelle appartenenti alla maggioranza;

Donne e bambini nelle situazioni di conflitto armato

124.  apprezza l'attenzione particolare dedicata alla sfida relativa all'attuazione, nelle politiche dell'UE, delle risoluzioni concernenti le donne, la pace e la sicurezza, come evidenziato nella relazione sugli indicatori dell'UE per l'approccio globale relativo all'attuazione – da parte dell'UE – delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata dal Consiglio dell'Unione europea il 13 maggio 2011; accoglie con favore l'azione politica adottata dall'UE per garantire il prolungamento del mandato del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite; condivide l'opinione espressa nelle conclusioni del Consiglio del 1° dicembre 2011 sulla politica di sicurezza e difesa comune, secondo cui l'attenzione costante e sistematica per gli aspetti relativi ai diritti umani, al genere e ai bambini colpiti dai conflitti armati dovrebbe costituire una considerazione essenziale in tutte le fasi delle missioni PSDC;

125.  ritiene che, al fine di garantire l'effettiva partecipazione delle donne laddove sono sottorappresentate negli organi politici o in quelli della società civile, sia importante prevedere moduli di formazione e di accompagnamento, tanto per il personale europeo che si occupa delle questioni di genere quanto per le donne sul campo, in modo da consentire loro di apportare un contributo efficace ai processi di pace e di risoluzione dei conflitti;

126.  riconosce che il conseguimento di miglioramenti concreti della situazione delle donne e dei bambini nelle situazioni di conflitto armato è spesso subordinato alla realizzazione di strutture di responsabilità chiare e unificate nei servizi militari e di sicurezza sotto il controllo civile; sollecita, pertanto, le istituzioni dell'UE competenti a perseguire e applicare metodi più efficaci per realizzare riforme del settore della sicurezza nei paesi in situazione di conflitto o che emergono da un conflitto, con un marcato accento sui diritti delle donne e dei bambini, sull'inclusione e sulla partecipazione in tale contesto; invita il SEAE e la Commissione a tenere conto di ciò, unitamente all'importanza dell'emancipazione femminile nella ricostruzione post-conflitto, in sede di programmazione e attuazione degli strumenti di assistenza esterna per affrontare la riforma del settore della sicurezza;

127.  auspica il disarmo, la rieducazione e la reintegrazione dei bambini soldato quale elemento fondamentale delle politiche dell'UE volte a rafforzare i diritti umani, la protezione dei minori e la sostituzione della violenza con meccanismi politici di risoluzione dei conflitti;

128.  manifesta una profonda preoccupazione per la regione dei Grandi laghi in Africa, in cui lo stupro costituisce un'arma di guerra volta a eliminare interi gruppi della popolazione;

Diritti delle donne

129.  esorta l'Unione europea a rafforzare la sua azione per porre fine alle pratiche di mutilazione genitale femminile (MGF), ai matrimoni precoci e forzati, ai delitti d'onore e all'aborto forzato o selettivo in funzione del sesso del nascituro; insiste sul fatto che tali politiche dovrebbero costituire elementi essenziali dell'approccio dell'UE alla cooperazione allo sviluppo; sottolinea l'importanza, oltre che di un accesso adeguato agli strumenti sanitari, dell'informazione e dell'educazione riguardo alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti a essa connessi, per il benessere delle donne e ragazze in tutti i paesi;

130.  osserva che viene tuttora dedicata un'attenzione insufficiente alla violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e che ciò compromette gli sforzi indirizzati all'attuazione degli impegni assunti in relazione al programma d'azione della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite su popolazione e sviluppo (ICPD), svoltasi al Cairo nel 1994, e alla lotta contro la discriminazione – tra cui la discriminazione e le diseguaglianze legate al genere – nelle strategie sulla popolazione e lo sviluppo; sottolinea che i progressi in materia di salute riproduttiva sono stati limitati, in alcune situazioni, da violazioni quali i matrimoni tra minori, precoci e forzati e la mancata applicazione di un'età giuridica minima per contrarre il matrimonio, da pratiche coercitive quali la sterilizzazione forzata o la mutilazione genitale femminile, nonché dal rifiuto di concedere alle donne e alle ragazze l'autonomia decisionale in merito alla loro salute sessuale e riproduttiva, senza dover subire discriminazioni, coercizioni e violenze; chiede l'attuazione del programma d'azione del Cairo relativamente ai suoi aspetti di politica in materia di diritti umani e di sviluppo, per promuovere l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne e dei minori, tra cui la salute sessuale e riproduttiva e i diritti a essa connessi;

131.  esorta l'UE e gli Stati membri a garantire che il processo di revisione operativa ICPD+20 conduca a una revisione globale di tutti gli aspetti legati alla piena fruizione dei diritti sessuali e riproduttivi, riconfermi un approccio forte e progressivo nei confronti dei diritti sessuali e riproduttivi per tutti, conformemente alle norme internazionali in materia di diritti umani, e preveda un'accresciuta responsabilità dei governi per quanto concerne il conseguimento degli obiettivi stabiliti; invita, in particolare, l'UE e gli Stati membri a garantire che il processo di revisione sia condotto in modo inclusivo, consentendo l'effettivo coinvolgimento dei diversi soggetti interessati, tra cui la società civile, le donne, gli adolescenti e i giovani; ricorda che il quadro in cui si inserisce tale revisione deve basarsi sui diritti umani e dedicare un'attenzione particolare ai diritti sessuali e riproduttivi;

132.  ricorda la risoluzione n. 11/8 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sulla mortalità e la morbilità materne prevenibili e i diritti umani, secondo la quale per prevenire la mortalità e la morbilità materne è necessario promuovere in modo efficace i diritti umani delle donne e delle ragazze e, in particolare, il loro diritto alla vita, all'istruzione, all'informazione e alla salute; sottolinea che l'Unione europea deve quindi svolgere un ruolo importante per contribuire al declino delle complicazioni prevenibili prima, durante e dopo la gravidanza e il parto;

133.  invita l'UE ad agire in stretta collaborazione con l'organismo delle nazioni Unite «UN Women» a livello bilaterale, internazionale, regionale e nazionale al fine di rafforzare i diritti delle donne; sottolinea, in particolare, la necessità non solo di promuovere l'educazione alla salute e programmi adeguati in materia di salute e di diritti sessuali e riproduttivi, che costituiscono una parte importante della politica dell'Unione europea in materia di sviluppo e di diritti umani a favore dei paesi terzi, ma anche di garantire che le donne abbiano un accesso equo ai sistemi sanitari pubblici nonché un'adeguata assistenza ginecologica e ostetrica, come stabilito dall'Organizzazione mondiale della sanità;

134.  esorta la Commissione e il SEAE a prestare un'attenzione particolare alla mutilazione genitale femminile (MGF) come parte di una strategia globale per combattere la violenza contro le donne, che comprenda lo sviluppo di un piano d'azione dell'UE in materia di MGF in applicazione del principio della dovuta diligenza; incoraggia il SEAE e gli Stati membri a continuare ad affrontare la questione delle MGF nei loro dialoghi politici e strategici con i paesi partner in cui la pratica è ancora in uso, e a coinvolgere in tali dialoghi i difensori dei diritti umani che già si adoperano per porre fine alla pratica, insieme alle ragazze e alle donne che ne sono direttamente interessate, ai leader delle comunità, ai leader religiosi, agli insegnanti, agli operatori sanitari e ai funzionari governativi, a livello sia locale che nazionale; sottolinea la necessità che il SEAE sviluppi una serie di strumenti specifici sulle MGF nell'ambito delle sue azioni tese all'attuazione del quadro strategico dell'UE sui diritti umani e la democrazia;

135.  sottolinea che i progressi in materia di salute riproduttiva sono stati limitati, in alcune situazioni, da violazioni quali i matrimoni tra minori, precoci e forzati e la mancata applicazione di un'età giuridica minima per contrarre il matrimonio, come pure da pratiche coercitive quali la sterilizzazione forzata o la mutilazione genitale femminile;

136.  apprezza l'impegno profuso da diversi Stati membri per contrastare la violenza contro le donne, la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili, e in particolare i loro aspetti transfrontalieri; ribadisce che occorre coerenza nelle politiche interne ed esterne dell'UE al riguardo ed esorta la Commissione a porsi come obiettivo prioritario quello di fermare la violenza contro le donne e le ragazze e il femminicidio e di sostenere, attraverso lo stanziamento di risorse finanziarie adeguate, programmi mirati e innovativi sia all'interno dell'UE che nei paesi terzi; incoraggia l'UE e gli Stati membri a firmare e ratificare la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza contro le donne e la violenza domestica;

137.  si compiace dell'adozione della direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime(14), nonché dell'introduzione di una nuova strategia da parte della Commissione, dal titolo «La strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani (2012-2016)»; ricorda che la tratta degli esseri umani è un fenomeno transnazionale complesso che affonda le radici nella vulnerabilità alla povertà, nell'assenza di una cultura democratica, nella disuguaglianza di genere e nella violenza contro le donne; sottolinea che è necessario insistere maggiormente sulla dimensione di genere nel dialogo con i paesi terzi in merito a questa problematica; invita, infine, gli Stati membri che non lo hanno ancora fatto a ratificare al più presto il protocollo delle Nazioni Unite relativo alla tratta degli esseri umani, detto «protocollo di Palermo», e la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani;

138.  insiste sul ruolo essenziale che le donne svolgono nella vita politica del vicinato meridionale; si compiace dei risultati delle elezioni, che hanno portato a un aumento notevole del numero di donne presenti nelle sedi politiche;

139.  chiede al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri di promuovere in particolare la ratifica e l'attuazione, da parte degli Stati membri dell'Unione africana, del Protocollo dell'Unione africana sui diritti delle donne in Africa;

Diritti dei minori

140.  rammenta l'impegno specifico, assunto nel quadro del trattato di Lisbona, a concentrarsi sui diritti dei minori nelle politiche esterne dell'UE; sottolinea che l'adozione pressoché universale della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo fornisce una base giuridica internazionale particolarmente solida per perseguire politiche progressive in quest'ambito; raccomanda che tutte le politiche e le azioni dell'UE tengano conto dei diritti dei minori; invita, pertanto, i paesi che non l'hanno ancora fatto a ratificare al più presto la Convenzione e ad applicarla, unitamente ai suoi protocolli facoltativi;

141.  richiama l'attenzione sul serio problema, esistente in diversi paesi dell'Africa sub-sahariana, dei bambini accusati di stregoneria, con gravi conseguenze che vanno dall'esclusione sociale all'infanticidio, fino all'uccisione rituale di bambini come vittime sacrificali; osserva che lo Stato ha la responsabilità di proteggere i minori da qualsiasi forma di violenza e di abuso ed esorta, pertanto, il VP/AR, il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, la Commissione e il SEAE a prestare una particolare attenzione alla protezione dei minori da tutte le forme di violenza, come pure alla sorte di questi minori, nei dialoghi sui diritti umani con i governi dei paesi interessati e nella programmazione degli strumenti finanziari esterni;

142.  invita il SEAE e la Commissione a tutelare, nel quadro delle politiche esterne dell'Unione, i diritti dei minori nei procedimenti penali, determinando esigenze specifiche di protezione in ragione della loro vulnerabilità alla vittimizzazione secondaria e ripetuta, e a considerare in primo luogo l'interesse superiore del minore, come stabilito dalla direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime sui diritti delle vittime;

143.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo «Programma UE per i diritti dei minori», che integra obiettivi di politica interna ed esterna in un unico documento politico; rammenta l'impegno del VP/AR, espresso nella comunicazione della Commissione dal titolo «Diritti umani e democrazia al centro dell'azione esterna dell'Unione europea», a porre l'accento sui diritti dei minori, come una delle tre priorità della campagna; sottolinea, d'altra parte, l'importanza di tradurre questi impegni in azioni finanziate e di monitorarne l'efficace attuazione;

144.  chiede che i diritti dei minori siano inseriti in maniera coerente nelle strategie nazionali dell'UE in materia di diritti umani, conformemente all'impegno figurante nel trattato di Lisbona; sostiene i piani per conseguire ulteriori progressi nella definizione di approcci alla cooperazione allo sviluppo basati sui diritti, come indicato nel piano d'azione strategico dell'UE sui diritti umani; sottolinea l'urgenza di agire in tal senso nel caso dei diritti dei minori, al fine di garantire un progresso sostenibile più a lungo termine; ribadisce che, in determinati paesi, le ragazze si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità;

145.  sottolinea che è necessario contrastare tutte le forme di lavoro minorile forzato, di sfruttamento e di traffico di minori; invita a migliorare l'attuazione delle norme nazionali e internazionali in vigore, che promuovono una maggiore consapevolezza riguardo agli abusi sui minori nel mercato del lavoro; sottolinea che è opportuno che i bambini e gli adolescenti svolgano solo lavori che non incidono negativamente sulla loro salute e sul loro sviluppo personale e che non interferiscono con la loro istruzione;

Libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo

146.  sottolinea che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo è un diritto fondamentale dell'uomo(15), che include il diritto di credere o di non credere e la libertà di praticare indistintamente confessioni teistiche, non teistiche o ateistiche, in pubblico o in privato, singolarmente o in comunità con altri; sottolinea che la fruizione di tale diritto è fondamentale per lo sviluppo di società pluralistiche e democratiche; invita l'UE a difendere in modo sistematico, nei dialoghi politici con i paesi terzi, il diritto alla libertà di religione o di credo per tutti, conformemente alle convenzioni delle Nazioni Unite in materia di diritti umani;

147.  condanna qualsiasi intolleranza, discriminazione o violenza fondata sulla religione o sul credo, ovunque si verifichi e chiunque ne sia destinatario, a prescindere se sia rivolta a religiosi, apostati o non credenti; esprime una profonda preoccupazione per la crescente diffusione degli episodi di questo tipo perpetrati, in vari paesi, nei confronti di rappresentanti delle minoranze religiose come pure nei confronti degli esponenti moderati delle tradizioni religiose maggioritarie che si esprimono a favore di società pluraliste ed eterogenee basate sul rispetto reciproco tra gli individui; esprime preoccupazione per l'impunità di tali violazioni, per la mancanza di imparzialità da parte della polizia e dei sistemi giudiziari nel gestire tali questioni, nonché per l'assenza di adeguati sistemi di risarcimento delle vittime, fenomeni che si riscontrano in numerosi paesi nel mondo; constata che, paradossalmente, gli avvenimenti della primavera araba, che secondo le attese dovevano portare a una trasformazione a favore della democrazia, in molti casi hanno determinato un deterioramento delle libertà e dei diritti delle minoranze religiose e condanna, pertanto, fermamente tutti gli atti di violenza perpetrati contro cristiani, ebrei, musulmani e altre comunità religiose; riconosce la crescente necessità, in un certo numero di paesi, della trasformazione dei conflitti e dell'impegno verso la riconciliazione, compreso il dialogo interreligioso a vari livelli; esorta l'UE e il VP/AR, il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, la Commissione e il SEAE ad affrontare, nei dialoghi dell'UE con i paesi terzi in materia di diritti umani, il contenuto discriminatorio e provocatorio presente, ad esempio, nei mezzi d'informazione, come pure gli ostacoli alla libertà di professione religiosa; reputa che, nei paesi terzi in cui le minoranze religiose vedono i loro diritti violati, non sia possibile risolvere il problema isolando tali minoranze dalle società circostanti nell'intento di proteggerle, creando così «società parallele»;

148.  esprime una particolare preoccupazione per la situazione in Cina, dove coloro che praticano la propria religione al di fuori dei canali autorizzati ufficialmente, tra cui cristiani, musulmani, buddisti e praticanti del Falun Gong, subiscono sistematicamente persecuzioni; invita il governo cinese a porre fine alla campagna di maltrattamenti e vessazioni nei confronti dei praticanti del Falun Gong, che devono scontare lunghe pene detentive come punizione per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di religione e di credo, e vengono sottoposti a un processo di «rieducazione attraverso il lavoro» che mira a costringerli a rinunciare alle loro credenze spirituali, nonostante la Cina abbia ratificato la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; esorta la Cina a mantenere la promessa di ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR); invita le autorità cinesi a sospendere e quindi modificare, attraverso autentici processi di consultazione con i tibetani, le politiche che producono i peggiori effetti sul buddismo, sulla cultura e sulla tradizione del Tibet; esprime una profonda preoccupazione per la situazione della libertà religiosa a Cuba, in particolare per la crescente persecuzione esercitata non solo nei confronti dei leader delle chiese cattoliche e protestanti, ma anche dei credenti;

149.  sottolinea che il diritto internazionale umanitario riconosce la libertà di pensiero, di coscienza, di religione, di credo e di appartenenza politica indipendentemente dallo status di registrazione, motivo per cui la registrazione non dovrebbe costituire un prerequisito obbligatorio per poter professare la propria religione o il proprio diritto all'appartenenza politica; rileva con preoccupazione che in Cina tutti coloro che desiderano praticare una religione, comprese le cinque religioni ufficiali – buddismo, taoismo, islamismo, cattolicesimo e protestantesimo – sono tenuti a registrarsi presso il governo e devono sottostare a organi di direzione controllati dallo Stato, e che questo interferisce con la loro autonomia religiosa e limita la loro attività; rileva inoltre con preoccupazione che i gruppi religiosi non registrati, tra cui i praticanti delle chiese domestiche e del Falun Gong, subiscono varie forme di maltrattamenti che limitano le loro attività e le loro riunioni, arrivando alla confisca delle loro proprietà e persino all'arresto e alla carcerazione;

150.  plaude all'inserimento della libertà di religione o di credo fra gli argomenti della formazione fornita al personale UE; rinnova fermamente la sua richiesta di adottare uno «strumentario» di ampio respiro per promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo come parte della politica esterna dell'UE; apprezza, a tale proposito, l'impegno dell'UE a sviluppare linee guida in materia di libertà di religione o di credo, conformemente alla sezione 23 del piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia; osserva che tali linee guida dovrebbero essere in linea con le strategie nazionali dell'UE in materia di diritti umani e comprendere un elenco di verifica delle indispensabili libertà inerenti al diritto alla libertà di religione o di credo al fine di valutare la situazione in un determinato paese, nonché una metodologia per contribuire a individuare le violazioni della libertà di religione o di credo; sottolinea la necessità di coinvolgere il Parlamento europeo e le organizzazioni della società civile nella preparazione di tali linee guida; incoraggia l'UE ad assicurare la coerenza fra le nuove linee guida e le priorità elencate nelle strategie dell'UE per paese in materia di diritti umani; sottolinea l'importanza di integrare la libertà di religione o di credo nelle politiche di sviluppo e nelle altre politiche esterne dell'UE;

151.  esorta l'UE a rispondere in modo proattivo all'utilizzo crescente delle leggi in materia di apostasia, blasfemia e anticonversione e al loro ruolo in termini di incremento dell'intolleranza e della discriminazione a sfondo religioso; sottolinea che il diritto internazionale contempla il diritto ad avere, abbracciare e cambiare una religione o un credo; invita il VP/AR e le istituzioni dell'UE a intervenire contro le pratiche inaccettabili esercitando pressioni sui paesi terzi interessati, in particolare sui partner dell'UE che ancora applicano tali pratiche, onde garantire la loro eliminazione; esorta l'UE a prendere posizione contro l'utilizzo di siffatte leggi da parte dei governi e a sostenere il diritto degli individui di cambiare religione, in particolare nei paesi in cui l'apostasia è punibile con la pena di morte;

152.  sottolinea l'importanza di proteggere la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo, tra cui l'ateismo e le altre forme di assenza di credo, nel quadro delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, e ribadisce che tali libertà non devono essere compromesse dall'applicazione di leggi contro la blasfemia utilizzate per opprimere e perseguire chi professa una religione o un credo diversi; sottolinea che, malgrado le leggi sulla blasfemia siano spesso promosse con il pretesto di ridurre le tensioni sociali, in realtà contribuiscono soltanto a esacerbare tali tensioni e ad accrescere l'intolleranza, in particolare nei confronti delle minoranze religiose; rammenta a tal proposito che, in un certo numero di paesi, i divieti, le confische e la distruzione di luoghi di culto e di pubblicazioni religiose e il divieto di formazione del clero rappresentano tuttora la prassi comune; esorta le istituzioni europee, nei loro rapporti con i governi interessati, a contrastare queste violazioni; chiede una posizione risoluta contro la strumentalizzazione delle leggi sulla blasfemia a fini persecutori nei confronti di membri delle minoranze religiose;

153.  sottolinea l'importanza di integrare la libertà di religione o di credo nelle politiche dell'UE in materia di sviluppo, prevenzione dei conflitti e lotta al terrorismo; plaude agli sforzi inclusivi a favore di un dialogo interculturale e interconfessionale e di una cooperazione a vari livelli, che coinvolga i leader delle comunità, le donne, i giovani e i rappresentanti delle minoranze etniche, al fine di promuovere la coesione sociale e un modello pacifico di società; plaude all'impegno dell'UE a presentare e promuovere il diritto alla libertà di religione o di credo nei consessi internazionali e regionali, tra cui le Nazioni Unite, l'OSCE, il Consiglio d'Europa e altri meccanismi regionali, e invita a intrattenere un dialogo costruttivo con l'Organizzazione dei paesi islamici sul superamento della terminologia legata alla lotta contro la diffamazione delle religioni; esorta l'UE a continuare a presentare la sua risoluzione annuale sulla libertà di religione o di credo in seno all'Assemblea generale delle Nazioni Unite;

154.  plaude alla dichiarazione congiunta del VP/AR, del segretario generale dell'Organizzazione dei paesi islamici, del segretario generale della Lega araba e del commissario per la pace e la sicurezza dell'Unione africana, del 20 settembre 2012, in cui si ribadisce il rispetto per tutte le religioni e l'importanza fondamentale della libertà e della tolleranza religiose, riconoscendo pienamente, nel contempo, l'importanza della libertà di espressione; condanna tutte le forme di sostegno dell'odio religioso e della violenza e deplora profondamente la perdita di vite umane a seguito dei recenti attacchi alle missioni diplomatiche; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime;

155.  osserva che la libertà di religione o di credo è strettamente collegata alle questioni attinenti al riconoscimento, alla pari cittadinanza e al pari godimento dei diritti in una determinata società; esorta l'UE a promuovere l'uguaglianza e la pari cittadinanza come priorità per i rappresentanti di gruppi emarginati e discriminati della società; sottolinea inoltre l'importanza di sostenere iniziative e garantire finanziamenti a favore della società civile e dei difensori dei diritti umani nei loro sforzi diretti a contrastare la discriminazione, l'intolleranza e la violenza basate sulla religione o sul credo;

156.  esorta il SEAE a sviluppare al suo interno una capacità permanente finalizzata a monitorare e ad analizzare il ruolo della religione o del credo nelle società contemporanee e nelle relazioni internazionali e a integrare la problematica della libertà di religione o di credo in tutte le direzioni e le unità geografiche e tematiche; incoraggia il SEAE a riferire al Parlamento, con cadenza annuale, sui progressi realizzati nell'ambito della libertà religiosa o di credo nel mondo;

157.  sottolinea l'importanza di consentire, sostenendo iniziative in tal senso, il finanziamento della società civile e dei difensori dei diritti umani nei loro sforzi volti a contrastare la discriminazione, l'intolleranza e la violenza basate sulla religione o sul credo; ritiene che i programmi di sostegno per paese nell'ambito dello strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR) debbano privilegiare i finanziamenti intesi a proteggere e promuovere la libertà di religione o di credo nei paesi in cui la strategia nazionale dell'UE ha identificato tale diritto come questione prioritaria;

o
o   o

158.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Vicepresidente della commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, al Servizio europeo per l'azione esterna nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, alle Nazioni Unite, al Consiglio d'Europa e ai governi dei paesi e dei territori citati nella presente risoluzione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0126.
(2) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 454.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0507.
(4) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 78.
(5) http://www.icc-cpi.int/NR/rdonlyres/18B88265-BC63-4DFF-BE56-903F2062B797/0/RC9ENGFRASPA.pdf.
(6) GU L 76 del 22.3.2011, pag. 56.
(7) Testi approvati, P7_TA(2011)0576.
(8) Testi approvati, P7_TA(2012)0113.
(9) GU C 291 E del 4.10.2011, pag. 171.
(10) Testi approvati, P7_TA(2012)0018.
(11) Testi approvati, P7_TA(2012)0309.
(12) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 87.
(13) Testi approvati P7_TA(2012)0126
(14) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
(15) Risoluzione del Parlamento europeo del 20 gennaio 2011 sulla situazione dei cristiani nel contesto della libertà religiosa (GU C 136 E dell'11.5.2012, pag. 53).


Strategia dell'UE in materia di diritti umani
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla revisione della strategia dell'UE in materia di diritti umani (2012/2062(INI))
P7_TA(2012)0504A7-0378/2012

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 3, 6, 8, 21, 33 e 36 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  vista la comunicazione congiunta dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 12 dicembre 2011, dal titolo «Diritti umani e democrazia al centro dell'azione esterna dell'Unione europea – Verso un approccio più efficace» (COM(2011)0886),

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, dell'8 maggio 2001, dal titolo «Il ruolo dell'Unione europea nella promozione dei diritti umani e della democratizzazione nei paesi terzi» (COM(2001)0252),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 20 aprile 2010, dal titolo «Creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia per i cittadini europei – Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma» (COM(2010)0171),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 25 ottobre 2011, dal titolo «Strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese» (COM(2011)0681),

–  visti il quadro strategico dell'UE in materia di diritti umani e di democrazia e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia, quali adottati in occasione della 3179a riunione del Consiglio «Affari esteri» del 25 giugno 2012,

–  visti i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani,

–  vista la sua risoluzione del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo nel 2010 e la politica dell'Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell'UE in materia di diritti umani(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2011 sulle politiche esterne dell'UE a favore della democratizzazione(3),

–  vista la sua raccomandazione del 2 febbraio 2012, destinata al Consiglio, su una politica coerente nei confronti dei regimi contro cui l'UE applica misure restrittive, quando i loro dirigenti esercitano i propri interessi personali e commerciali entro i confini dell'UE(4),

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea in materia di diritti umani,

–  visti la Convenzione europea sui diritti dell'uomo e i negoziati in corso sull'adesione dell'UE alla medesima,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la sua raccomandazione del 13 giugno 2012 al Consiglio sul rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio «Affari esteri» sul Fondo europeo per la democrazia(6), adottate in occasione della sua 3130a riunione il 1° dicembre 2011, e la dichiarazione sull'istituzione del Fondo europeo per la democrazia(7) concordata dal Coreper il 15 dicembre 2011,

–  vista la sua raccomandazione del 29 marzo 2012 al Consiglio sulle modalità per l'eventuale creazione di un Fondo europeo per la democrazia(8),

–  vista la recente istituzione del Fondo europeo per la democrazia,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0378/2012),

A.  considerando che l'Unione europea si fonda sul principio del rispetto dei diritti umani e ha l'obbligo giuridico, previsto dai trattati, di porre i diritti umani al centro di tutte le politiche dell'Unione e degli Stati membri senza alcuna eccezione, così come al centro di tutti gli accordi internazionali; che ai dialoghi tra l'UE, i suoi Stati membri e i paesi terzi devono seguire misure concrete volte a garantire che i diritti umani restino il fulcro di tali politiche;

B.  considerando che l'Unione europea ha sviluppato una vasta gamma di strumenti quale quadro politico a sostegno di tale obbligo, segnatamente orientamenti in materia di diritti umani, uno strumento finanziario globale relativo ai diritti umani e alla democrazia (lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)), il requisito che tutti gli strumenti finanziari esterni (quali lo strumento di cooperazione allo sviluppo, lo strumento per la stabilità, lo strumento europeo di vicinato, lo strumento di assistenza preadesione e lo strumento di partenariato) promuovano i diritti umani e la democrazia nell'ambito delle rispettive competenze, l'istituzione del Fondo europeo per la democrazia, la nomina del nuovo rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, le dichiarazioni e le conclusioni del Consiglio, le dichiarazioni dell'Alto rappresentante, le iniziative dell'UE, le sanzioni della stessa in caso di gravi violazioni dei diritti umani e, più di recente, le strategie in materia di diritti umani specifiche per paese;

C.  considerando che, in considerazione della natura variabile delle relazioni contrattuali fra l'Unione e i paesi terzi, l'UE ha istituito diversi strumenti quali la politica europea di vicinato (PEV), l'accordo di Cotonou e i dialoghi e le consultazioni con i paesi terzi in materia di diritti umani al fine di promuovere i diritti umani e la democrazia e di migliorare la cooperazione in seno agli organismi internazionali in occasione di discussioni su questioni d'interesse comune; che la PEV segue l'attuazione degli impegni concordati e che l'accordo di Cotonou prevede consultazioni in caso di violazioni dei diritti umani; considerando che il ruolo dell'UE nel sostenere e osservare i processi elettorali ha altresì un impatto rilevante in termini di promozione dei diritti umani e della democrazia nonché di rafforzamento dello Stato di diritto;

D.  considerando che l'effetto cumulativo prodotto da tali politiche ha dato origine a un approccio parcellizzato a causa del quale non è stato debitamente rispettato il principio di coerenza fra i vari settori dell'azione esterna dell'Unione come pure tra questi ultimi e le altre politiche; che i diversi strumenti sono divenuti di conseguenza elementi autonomi e non contribuiscono all'obbligo giuridico di seguire l'attuazione delle clausole relative ai diritti umani né all'obiettivo politico associato, per cui si rendono necessarie un'armonizzazione e la creazione di sinergie tra tali strumenti;

E.  considerando che diversi fattori impediscono l'attuazione di un'efficace politica dell'Unione in materia di diritti umani e di democrazia e che la comunicazione congiunta del dicembre 2011 non ha affrontato in modo efficace tali fattori, quali l'assenza di un approccio integrato basato su un collegamento fra tutti gli strumenti esterni dell'UE e l'opportuna inclusione di obiettivi prioritari specifici per paese, l'assenza di una politica comparativa per tutti gli strumenti (ivi comprese le strategie e le politiche geografiche), che dovrebbe essere in grado di misurare e controllare il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici sulla base di indicatori specifici, trasparenti, misurabili, attuabili e temporalmente definiti, nonché la fragilità dei dialoghi sui diritti umani, i quali dovrebbero essere integrati nel dialogo politico più ampio ai più alti livelli;

F.  considerando che gli eventi della Primavera araba e l'esperienza acquisita con i paesi del partenariato orientale, sia prima sia durante i rispettivi periodi di transizione, hanno dimostrato che occorre riplasmare la politica di vicinato per conferire maggior priorità al dialogo con in particolare le ONG, i difensori dei diritti umani, i sindacati, i media, le università, i partiti politici democratici e altri attori della società civile, così come alla difesa delle libertà fondamentali, indispensabili per i processi di democratizzazione e di transizione; accoglie con favore, a tale riguardo, l'istituzione del Fondo europeo per la democrazia quale risposta concreta da parte dell'UE alle sfide poste dalla democratizzazione, da principio, seppur non esclusivamente, nei paesi del vicinato dell'UE;

G.  considerando che questa politica rinnovata dovrebbe mirare a rafforzare ulteriormente l'impegno dei paesi partner ad attuare riforme democratiche più profonde e a rispettare i diritti fondamentali, in particolare quelli essenziali quali la libertà di espressione, di coscienza, di religione o di credo, di riunione e di associazione, sulla base dell'approccio «di più a chi fa di più» e della responsabilità reciproca tra i paesi partner, l'UE e i suoi Stati membri;

H.  considerando che, quale parte del processo di revisione, il Consiglio ha razionalizzato e riformulato la politica dell'UE in materia di diritti umani e di democrazia nel quadro della sua azione esterna; che tale ridefinizione è contenuta nel quadro strategico dell'UE in materia di diritti umani e di democrazia adottato dal Consiglio «Affari esteri» il 25 giugno 2012, che è corredato di un piano di azione che delinea chiaramente gli obiettivi specifici, un calendario, le tappe fondamentali dell'azione e l'attribuzione delle responsabilità; considerando che il Consiglio ha nominato un rappresentante speciale per i diritti umani allo scopo di migliorare la visibilità, l'efficacia e la coerenza della politica dell'UE nell'ambito dei diritti umani e di contribuire all'attuazione dei suoi obiettivi, valutando gli strumenti attuali in materia, consultando diversi partner e istituzioni del settore e concentrandosi su questioni importanti che richiedono un'attenzione immediata;

I.  considerando che l'attuale crisi economica, i suoi effetti percepiti sulla forza del progetto europeo e i cambiamenti nell'equilibrio mondiale dei poteri hanno dimostrato come i nobili proclami sui diritti umani siano insufficienti se non sono abbinati a una politica dei diritti umani basata su solidi principi attuata con misure agili e concrete e incentrata sull'obbligo di rispettare la coerenza della dimensione interna ed esterna di tutte le politiche dell'UE;

J.  considerando che la promozione dei diritti umani e della democrazia rappresenta una responsabilità congiunta e condivisa dall'UE e dai suoi Stati membri; che si potranno realizzare dei progressi solo con un'azione coordinata e coerente di entrambe le parti; che i diritti economici e sociali costituiscono parte integrante dei diritti umani fin dall'adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo nel 1948;

K.  considerando che occorre pertanto che l'UE contribuisca all'attuazione di tali diritti nei paesi meno avanzati e in quelli in via di sviluppo con cui firma accordi internazionali, anche a carattere commerciale;

L.  considerando che gli sviluppi tecnologici, i nuovi strumenti TIC, i crescenti livelli d'istruzione in diverse regioni del mondo, l'affermarsi di taluni paesi in via di sviluppo quali potenze regionali, l'istituzione di nuovi forum multilaterali come il G20 e l'emergere di una società civile globale, informata e interconnessa, sono tutti elementi che segnalano la necessità di rafforzare la coerenza degli attuali strumenti previsti dal diritto internazionale e di intensificare la cooperazione nel contesto della governance globale, al fine di assicurare il rispetto dei diritti umani, porre fine all'impunità delle violazioni di tali diritti e migliorare le prospettive democratiche in tutto il mondo;

M.  considerando che il libero accesso a Internet e alle telecomunicazioni favorisce un dibattito libero e democratico e può rappresentare uno strumento di rapida allerta per quanto concerne le violazioni dei diritti umani, per cui dovrebbe costituire una priorità dell'azione esterna dell'UE a sostegno della democrazia e della difesa dei diritti umani;

N.  sottolinea che le grandi linee e gli elementi principali del nuovo quadro strategico dell'UE in materia di diritti umani e di democrazia richiedono un elevato livello di coerenza e volontà politica per conseguire risultati tangibili;

Quadro strategico dell'UE in materia di diritti umani e democrazia

1.  ritiene che l'iniziativa di revisione strategica cerchi di rispondere alle sfide fondamentali che il Parlamento e altri soggetti interessati hanno individuato; valuta positivamente l'approccio globale e inclusivo adottato dal Consiglio a tale proposito e, in particolare, il piano d'azione sui diritti umani e la democrazia quale espressione tangibile dell'impegno e della responsabilità dell'UE, nonché la nomina, richiesta dal Parlamento europeo in precedenti relazioni, di un rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani;

2.  riafferma che ogni essere umano deve godere delle libertà e dei diritti umani universali sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, indipendentemente dalle circostanze o dalle situazioni, dalla religione o dalle convinzioni personali, dal sesso, dall'origine razziale o etnica, dall'età, dalla disabilità, dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere;

3.  invita l'UE a passare dalle parole ai fatti e a realizzare le sue promesse in modo rapido e trasparente;

4.  sottolinea che il quadro strategico e il piano d'azione rappresentano un punto di partenza e non di arrivo per la politica dell'UE in materia di diritti umani e insiste sul fatto che le istituzioni e gli Stati membri dell'Unione dovranno adottare un approccio fermo e coerente nei confronti delle violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, in maniera trasparente e responsabile;

5.  apprezza che il vicepresidente/alto rappresentante abbia proposto di promuovere i diritti delle donne, i diritti dei bambini e la giustizia (concentrandosi sul diritto a un giusto processo) come temi trasversali delle campagne ed è certo che il nuovo rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani avrà un ruolo positivo nell'attuazione del piano d'azione in questo ambito;

6.  è fermamente convinto che la creazione del posto di rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani dovrebbe rafforzare la politica in materia di diritti umani in tutte le strategie di politica esterna dell'UE;

7.  mira a garantire una comunicazione e una collaborazione continue tra il Parlamento europeo e il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani;

8.  esprime, in quanto unica istituzione dell'Unione a elezione diretta, l'auspicio di essere strettamente associato a tale quadro politico ridefinito nonché la sua determinazione a continuare a svolgere un ruolo fondamentale per il miglioramento della legittimità democratica del processo di elaborazione delle politiche dell'UE, pur nel rispetto del ruolo di ciascuna istituzione conformemente al trattato;

9.  ribadisce la sua volontà di intensificare la cooperazione interistituzionale, anche nell'ambito di un gruppo di contatto sui diritti umani che riunisca il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), i servizi competenti del Consiglio e della Commissione, il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nonché la sottocommissione per i diritti dell'uomo e la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo e che sia incaricato del seguito della revisione e del piano d'azione;

10.  insiste sulla necessità di unire gli sforzi di tutte le istituzioni in tale processo e chiede pertanto una dichiarazione congiunta di impegno delle stesse su principi di base e obiettivi comuni;

11.  si compiace dell'ambizione del quadro strategico, ma reputa necessario migliorare il coordinamento e chiarire le procedure e la ripartizione dei compiti tra l'UE e gli Stati membri, al fine di conseguire una maggiore efficacia ed efficienza nella sua attuazione;

Coerenza e cooperazione nei settori d'intervento e fra l'Unione europea e gli Stati membri

12.  sottolinea la necessità di coerenza e coesione in tutti i settori d'intervento quale condizione essenziale per una strategia in materia di diritti umani efficace e credibile e deplora che nel quadro strategico non vi sia alcun riferimento specifico a suddetti principi; rammenta alla Commissione i suoi reiterati impegni – come indicato nelle sue comunicazioni del 2001 e del 2010, quest'ultima sul piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma (COM(2010)0171) – ad adottare misure concrete per garantire una maggiore coerenza e coesione fra le sue politiche interne ed esterne; ricorda che nel 2001 erano stati concordati il totale coinvolgimento del Parlamento e una maggiore coordinazione in tale settore; rammenta agli Stati membri e alle istituzioni dell'UE che il rispetto dei diritti fondamentali comincia in casa propria e non deve esser dato per scontato, bensì continuamente valutato e perfezionato, in modo che l'UE possa essere ascoltata quale voce credibile in materia di diritti umani nel mondo;

13.  esorta l'Unione europea e gli Stati membri a migliorare il proprio coordinamento per una maggiore coerenza e complementarità delle politiche e dei programmi in materia di diritti umani, sicurezza e sviluppo;

14.  invita la Commissione e il SEAE a rispettare l'impegno di adottare «un approccio basato sui diritti umani» nell'ambito dell'intero processo di cooperazione allo sviluppo;

15.  esorta l'Unione europea a preservare e onorare il proprio ruolo preminente nella difesa dei diritti umani nel mondo, attraverso un uso efficace, coerente e ragionato di tutti gli strumenti di cui dispone, al fine di promuovere e tutelare i diritti umani e l'efficacia della nostra politica di aiuto allo sviluppo;

16.  sottolinea l'importanza della coerenza delle politiche per lo sviluppo per garantire che le politiche attuate dall'UE in ogni settore permettano un rispetto crescente dei diritti umani e che, nel contempo, nessuno di tali diritti venga violato dalle politiche dell'UE;

17.  evidenzia che il nuovo rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani deve tenere conto dell'agenda dello sviluppo in tutte le azioni intese a promuovere i diritti umani nel mondo; si aspetta al riguardo una stretta collaborazione con il Parlamento e con le commissioni competenti;

18.  invita la Commissione e il SEAE, con riferimento alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e alla necessità di garantire la massima tutela possibile dei diritti ivi sanciti e di prevenire la loro erosione, a profondere particolari sforzi affinché sia accordata priorità alle esigenze di protezione e assistenza specifiche dei bambini di entrambi i sessi, sulla base di tale convenzione e della dichiarazione dei diritti del fanciullo;

19.  condanna fermamente la mutilazione genitale femminile in quanto violazione dell'integrità del corpo delle donne e delle ragazze ed esorta la Commissione e il SEAE a prestare particolare attenzione a queste crudeli pratiche tradizionali nelle loro strategie volte a combattere la violenza nei confronti delle donne;

20.  ritiene che l'UE risulterà credibile per quanto riguarda la difesa dei diritti umani e della democrazia solo se le sue politiche esterne sono coerenti con l'azione condotta entro i propri confini;

21.  afferma che al quadro strategico deve essere data un'adeguata visibilità, per accrescere la sua legittimità, credibilità e responsabilità nei confronti dei cittadini;

22.  esorta la Commissione a pubblicare una comunicazione su un piano d'azione in materia di diritti umani, al fine di promuovere i valori dell'UE nella dimensione esterna della politica per la giustizia e gli affari interni, come annunciato nel piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma del 2010 e in linea con il piano d'azione dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia;

23.  insiste affinché tutte le direzioni generali della Commissione e del SEAE valutino in modo approfondito le implicazioni giuridiche della Carta dei diritti fondamentali in riferimento alle politiche esterne dell'UE, dal momento che la Carta è applicabile a tutte le azioni intraprese dalle istituzioni dell'UE, e si impegna a fare altrettanto; incoraggia le sue commissioni parlamentari ad avvalersi delle disposizioni pertinenti dell'articolo 36 del suo regolamento, che permettono loro di verificare la conformità di una proposta di atto legislativo alla Carta dei diritti fondamentali, comprese le proposte relative a strumenti finanziari esterni;

24.  sottolinea la necessità di accrescere il livello di cooperazione e consultazione fra il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti fondamentali (FREMP) e il gruppo di lavoro sui diritti umani (COHOM); esorta a estendere la suddetta cooperazione e consultazione al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani; invita entrambi gli organismi ad avvalersi appieno delle competenze e degli strumenti del Consiglio d'Europa, nonché delle procedure speciali dell'ONU, anche nella preparazione di nuove iniziative volte a sistematizzare e promuovere valori e norme internazionali comuni;

25.  si compiace della maggiore coerenza delle politiche con le convenzioni e i meccanismi internazionali e regionali quali quelli delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa; sollecita un inserimento sistematico di tali norme nelle strategie nazionali sui diritti umani, che dovrebbero rappresentare il documento di riferimento per le politiche, i piani d'azione, le strategie e gli strumenti geografici e tematici; propone che la cooperazione in materia di diritti umani sia estesa a tutti i partner e le organizzazioni regionali, in particolare attraverso dialoghi in materia, programmati in modo da coincidere con i vertici internazionali, e che sia seguita da dichiarazioni specifiche successivamente agli incontri con tali partner e anche con paesi terzi, in particolare i paesi BRICS e altre economie emergenti;

26.  reputa che l'inclusione, nella politica di vicinato del Consiglio d'Europa, di paesi dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente offrirà strumenti complementari ai fini del ravvicinamento del loro quadro legislativo e delle migliori pratiche nel settore dei diritti umani; osserva che il programma congiunto UE-Consiglio d'Europa, recentemente concordato, per il rafforzamento delle riforme democratiche nel vicinato meridionale è un esempio delle competenze complementari del Consiglio d'Europa in materia di riforme costituzionali, giuridiche e istituzionali;

27.  invita le istituzioni competenti dell'UE a lavorare al miglioramento del rispetto e della protezione della libertà di religione o di credo nella valutazione delle norme internazionali in materia di diritti umani;

28.  invita le sue commissioni competenti, quali la sottocommissione per i diritti dell'uomo, la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, a intensificare la loro cooperazione con gli organismi e gli strumenti di pertinenza del Consiglio d'Europa, nonché a instaurare dialoghi strutturati in modo da creare una sinergia efficace e pragmatica fra le due istituzioni e utilizzare appieno le competenze in essere in questo ambito;

Verso un approccio efficace e inclusivo

29.  riconosce l'obiettivo della revisione di porre i diritti umani al centro delle relazioni dell'UE con tutti i paesi terzi; ritiene essenziale che l'Unione adotti un approccio efficace nei confronti dei suoi partner attraverso la presentazione di specifiche priorità chiave in materia di diritti umani, democrazia e Stato di diritto, e che concentri i suoi sforzi su tale approccio in modo tale da orientarli verso risultati concreti e realizzabili; osserva che, nel settore dei diritti umani, tali priorità chiave devono includere i principali diritti fondamentali, quali la non discriminazione, la libertà di espressione, la libertà di religione, la libertà di coscienza, la libertà di riunione e la libertà di associazione;

30.  propone che l'Unione europea e gli Stati membri adottino quali priorità chiave in materia di diritti umani la lotta contro la pena di morte e gli sforzi per combattere la discriminazione delle donne, ambiti in cui l'UE ha conseguito risultati importanti e nei quali la sua esperienza è sufficientemente significativa per essere condivisa e per produrre risultati tangibili;

31.  ricorda che lo sviluppo, la democrazia e lo Stato di diritto sono condizioni essenziali, ma non identiche, al rispetto dei diritti umani e interagiscono e si rafforzano reciprocamente; esorta l'UE a sostenere il radicamento degli ideali di democrazia e rispetto dei diritti umani nella società, in particolare al fine di promuovere l'uguaglianza di genere e i diritti dell'infanzia;

32.  plaude al ruolo centrale delle strategie nazionali sui diritti umani, che il Parlamento richiede da tempo, e al fatto che queste siano state elaborate come un processo inclusivo che comprende le delegazioni dell'UE, i capi missione e il gruppo COHOM; reputa essenziale l'organizzazione di ampie consultazioni, specialmente con le organizzazioni locali della società civile, i rappresentanti dei parlamenti nazionali, i difensori dei diritti umani e altri soggetti interessati e sottolinea che è essenziale garantire la loro tutela con misure di attuazione a tal fine;

33.  ritiene essenziale individuare priorità, obiettivi realistici e forme di influenza politica specifici per ciascun paese, al fine di rendere più efficace l'azione dell'UE e ottenere risultati misurabili; è del parere che le strategie nazionali sui diritti umani debbano essere integrate nella politica estera e di sicurezza comune e nelle politiche commerciali e di sviluppo dell'UE (nei programmi geografici e tematici), al fine di garantire maggiore efficienza, efficacia e coerenza;

34.  richiede alla Commissione di integrare le strategie nazionali in materia di diritti umani nella programmazione e nell'attuazione di ogni tipo di assistenza ai paesi terzi, nonché nei documenti strategici e nei programmi indicativi pluriennali;

35.  raccomanda che le priorità chiave delle strategie nazionali sui diritti umani siano rese pubbliche, senza mettere a rischio la sicurezza dei difensori dei diritti umani e della società civile nei paesi interessati; sottolinea che le tali priorità pubbliche darebbero prova dell'impegno dell'UE in materia di diritti umani nei paesi terzi e fornirebbero un sostegno a coloro che lottano per esercitare e difendere i propri diritti umani; ritiene che il Parlamento europeo dovrebbe avere accesso alle strategie nazionali in materia di diritti umani e a tutte le informazioni correlate;

36.  sottolinea il ruolo della responsabilità sociale delle imprese (RSI) nel settore dei diritti umani, come affermato nella comunicazione della Commissione del 25 ottobre 2011, che fa riferimento, tra l'altro, ai principi guida delle Nazioni Unite in materia di imprese e diritti umani; sottolinea la necessità di includere la responsabilità sociale delle imprese nelle strategie dell'UE per i diritti umani; rammenta che le società europee e multinazionali hanno anche responsabilità e obblighi e plaude al fatto che l'UE abbia riaffermato il concetto di RSI; invita tutte le imprese a onorare la propria responsabilità aziendale al rispetto dei diritti umani, in linea con i principi guida delle Nazioni Unite; apprezza la disponibilità della Commissione a definire degli orientamenti in materia di diritti umani per le piccole e medie imprese; invita gli Stati membri a redigere dei piani nazionali per l'attuazione dei principi guida delle Nazioni unite e a insistere sulla necessità che anche i paesi partner rispettino le norme in materia di RSI riconosciute a livello internazionale, quali gli orientamenti dell'OCSE per le imprese multinazionali e la dichiarazione tripartita dell'ILO sulle imprese multinazionali e la politica sociale;

37.  ritiene che il quadro strategico e il piano d'azione che lo accompagna, con un orizzonte temporale di tre anni, razionalizzeranno gli obiettivi prioritari nazionali, fra l'altro, includendo orientamenti tematici dell'UE e strategie locali correlate in modo da fornire un quadro coerente per tutte le azioni dell'Unione; invita a una rapida conclusione di tutte le strategie nazionali sui diritti umani, alla loro tempestiva attuazione e a una valutazione delle migliori pratiche; è convinto che tali strategie permetteranno accurate valutazioni annuali per quanto riguarda l'applicazione delle clausole relative ai diritti umani definite negli accordi quadro;

38.  raccomanda che, quale elemento delle strategie nazionali sui diritti umani, l'Unione europea convenga su un elenco di «argomenti minimi» che gli Stati membri e le istituzioni dell'UE siano tenuti ad affrontare con i relativi interlocutori nei paesi terzi durante le riunioni e le visite, anche al massimo livello politico e nel corso dei vertici;

39.  esorta le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a incoraggiare ulteriormente i paesi terzi a prevedere espressamente i diritti delle donne nelle loro legislazioni e a garantirne il rispetto;

40.  invita le competenti istituzioni dell'UE a impegnarsi con gli attori religiosi e le organizzazioni di culto a sostegno della libertà di religione e della risoluzione dei conflitti, fornendo loro assistenza;

41.  plaude all'impegno assunto nell'ambito del quadro strategico di porre i diritti umani al centro delle relazioni dell'UE con i paesi terzi, ivi compresi i partner strategici; invita pertanto l'UE ad approvare le conclusioni annuali del Consiglio «Affari esteri» sui partner strategici dell'UE, onde fissare una soglia minima comune oltre la quale gli Stati membri e i funzionari dell'UE sono tenuti a segnalare alle rispettive controparti preoccupazioni riguardo ai diritti umani;

42.  chiede maggiori sforzi per la difesa e il sostegno dei difensori dei diritti umani nei paesi terzi, soprattutto di coloro che, a causa del proprio impegno, sono sottoposti a minacce o costretti a vivere nel terrore; attende con interesse le misure più flessibili e mirate che sarà possibile adottare nel quadro del FED per tutelare i difensori dei diritti umani;

Piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia
Clausola relativa ai diritti umani

43.  invita la Commissione a proporre una legislazione che imponga alle imprese dell'Unione europea di garantire che i loro acquisti non sostengano i responsabili di conflitti e di gravi violazioni dei diritti umani, segnatamente mediante controlli e verifiche delle loro catene di approvvigionamento dei minerali e la pubblicazione dei risultati; chiede alla Commissione di preparare e pubblicare una lista delle imprese dell'Unione europea che si siano rese complici dirette di violazioni dei diritti umani, per avere intrattenuto relazioni con regimi autoritari; è del parere che una dovuta diligenza obbligatoria da parte delle aziende dell'Unione europea, in linea con gli orientamenti pubblicati dall'OCSE, difenderebbe la reputazione delle imprese europee e garantirebbe una maggiore coerenza tra le politiche in materia di diritti dell'uomo e sviluppo dell'Unione europea, soprattutto nelle zone devastate dai conflitti;

44.  raccomanda che l'alto rappresentante fondi tale meccanismo sul riconoscimento del possibile rischio di violazione, da parte di un paese partner, delle norme internazionali in materia di diritti umani, inserendo nella clausola peculiarità specifiche di un autentico sistema di «allerta rapida», nonché sulla creazione di un quadro progressivo sulla base di consultazioni, provvedimenti e conseguenze, simile a quello previsto nell'accordo di Cotonou, seguendo l'esempio del meccanismo di monitoraggio creato per l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'UE e il Turkmenistan; rileva che un siffatto sistema, fondato sul dialogo, sarebbe d'aiuto nell'individuazione di un ambiente in degrado e di violazioni reiterate e/o sistematiche dei diritti umani in spregio al diritto internazionale e permetterebbe di discutere misure correttive in un quadro vincolante; chiede pertanto che la revisione valuti altresì il ruolo, il mandato e gli obiettivi dei dialoghi e delle consultazioni sui diritti umani, che dovrebbero essere migliorati;

45.  chiede che la protezione dei diritti fondamentali dei migranti nei paesi ospitanti sia oggetto di valutazioni periodiche e di un'attenzione particolare;

46.  plaude alla creazione, da parte del Parlamento, del meccanismo per il monitoraggio delle situazioni relative ai diritti umani quale elemento della conclusione dell'accordo di partenariato e di cooperazione con il Turkmenistan; raccomanda che simili meccanismi di monitoraggio siano previsti sistematicamente anche per altri accordi;

47.  sottolinea la decisione del Consiglio, del 2009, di estendere la clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia a tutti gli accordi e di prevedere una correlazione fra tali accordi e gli accordi di libero scambio mediante l'inserimento di una «clausola passerella» ove del caso; osserva il riferimento all'elaborazione di criteri applicativi di tale elemento presente nel piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia; osserva che l'estensione della copertura della clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia richiede necessariamente un chiaro meccanismo di attuazione a livello istituzionale e politico e che, pertanto, essa debba essere integrata da un meccanismo operativo d'applicazione; insiste affinché in tutti gli accordi che l'Unione europea conclude con i paesi tanto industrializzati quanto in via di sviluppo, compresi gli accordi di settore e gli accordi relativi al commercio e agli investimenti, debbano essere inserite clausole esecutive e non negoziabili riguardo ai diritti umani; ritiene essenziale la sottoscrizione di tale impegno vincolante da parte di tutti i paesi partner, specialmente i paesi che condividono gli stessi valori e i partner strategici con i quali l'UE sta negoziando accordi;

48.  osserva che il Parlamento non è coinvolto nel processo decisionale per quanto concerne l'inizio delle consultazioni o per la sospensione di un accordo; ritiene che, nel caso in cui il Parlamento europeo adotti una raccomandazione per invitare all'applicazione della clausola relativa ai diritti umani e delle disposizioni contenute nel capitolo sullo sviluppo sostenibile, la Commissione debba verificare attentamente il rispetto delle condizioni contenute in tale capitolo; osserva che, qualora la Commissione reputi che tali condizioni non siano rispettate, occorre che essa presenti una relazione alla commissione competente del Parlamento europeo;

49.  esorta l'Alto rappresentante ad ampliare la relazione annuale sull'azione dell'UE nell'ambito dei diritti umani e della democrazia nel mondo aggiungendo una relazione sullo stato di avanzamento dell'attuazione del piano d'azione dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia – che comprende altresì la clausola relativa ai diritti umani e alla democrazia negli accordi in vigore – contenente un'analisi caso per caso di ciascun processo di consultazione e altre misure adeguate varate dal Consiglio, dal SEAE e dalla Commissione, unitamente a un'analisi dell'efficacia e della coerenza delle azioni intraprese;

Valutazione dell'impatto sui diritti umani

50.  reputa che l'UE possa fronteggiare pienamente gli obblighi che le derivano dal trattato di Lisbona e dalla Carta soltanto con la preparazione di valutazioni dell'impatto sui diritti umani prima dei negoziati relativi a qualsiasi accordo, bilaterale o multilaterale, con i paesi terzi;

51.  rileva che tale prassi sistematica rappresenta l'unica modalità di garanzia della corrispondenza fra il diritto primario, l'azione esterna dell'UE e gli obblighi dei terzi a norma delle convenzioni internazionali, compresi il patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), il patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR) nonché le norme in materia di lavoro e ambiente riconosciute a livello internazionale;

52.  chiede che le valutazioni d'impatto summenzionate coprano l'intera gamma dei diritti umani, compresi quelli on line, che devono essere intesi quale unicum indivisibile;

53.  osserva che tali valutazioni devono essere effettuate in modo indipendente, trasparente e partecipativo, coinvolgendo le comunità potenzialmente interessate;

54.  invita la Commissione e il SEAE all'elaborazione di una solida metodologia che sancisca i principi di uguaglianza e non discriminazione, in modo da scongiurare impatti negativi su determinate popolazioni, e che stabilisca misure preventive o correttive reciprocamente concordate in caso di impatti negativi, prima della conclusione dei negoziati;

55.  richiama in particolar modo l'attenzione sulla necessità di effettuare valutazioni di impatto sui progetti la cui attuazione comporta un grave rischio di violazione delle disposizioni della Carta, quali progetti inerenti alla magistratura, ad agenzie di controllo delle frontiere e alle forze dell'ordine e di sicurezza in paesi retti da regimi repressivi;

Una politica comparativa

56.  sottolinea che gli obiettivi in materia di diritti umani e di democrazia impongono necessariamente criteri specifici, misurabili, attuabili e pubblici tesi a valutare il grado di rispetto delle libertà fondamentali, dei diritti umani e dello Stato di diritto; ritiene, a tale proposito, che l'UE debba avvalersi appieno degli strumenti e delle competenze di pertinenza dell'ONU e del Consiglio d'Europa, compresa l'attuazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo quale elemento essenziale di questo catalogo unico di riferimento per i diritti umani e la democrazia a beneficio dei paesi membri del Consiglio d'Europa, e debba contraddistinguere con chiarezza le sue conclusioni politiche da una valutazione giuridica e tecnica;

57.  raccomanda l'elaborazione, da parte del SEAE, di una serie di indicatori qualitativi e quantitativi – nonché di parametri di riferimento pubblici e specifici per singoli paesi – che potrebbero fungere da fondamento coerente e congruente per la valutazione annuale delle politiche dell'UE nel quadro delle strategie nazionali per i diritti umani e dei dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi; raccomanda che tali parametri di riferimento comprendano anche gli elementi di base del diritto internazionale dei rifugiati, al fine di tutelare i diritti dei rifugiati e degli sfollati;

La politica europea di vicinato rinnovata

58.  rammenta gli insegnamenti politici appresi dalla primavera araba, nonché l'esperienza acquisita con i paesi del partenariato orientale sia prima sia durante i rispettivi periodi di transizione, compresa la necessità di modificare le politiche precedenti, concentrate fondamentalmente sulle relazioni con le autorità, e di instaurare un reale partenariato tra Unione europea e governi e società civili dei paesi partner; sottolinea, a tale proposito, l'importante ruolo del nuovo Fondo europeo per la democrazia, da principio, seppur non esclusivamente, nei paesi del vicinato dell'UE;

59.  sottolinea l'importanza della realizzazione di programmi e del sostegno a progetti che consentano il contatto fra società civili nell'Unione europea e nei paesi terzi e invita la Commissione e il SEAE a rafforzare la capacità delle società civili di partecipare ai processi decisionali a livello locale, regionale, nazionale e internazionale, che deve assurgere a pilastro centrale degli strumenti finanziari esterni attualmente oggetto di revisione;

60.  plaude al fatto che i dialoghi sui diritti umani nell'ambito del partenariato orientale siano integrati da seminari congiunti della società civile e ribadisce il suo sostegno al forum della società civile di detto partenariato;

61.  invita la Commissione e il SEAE ad utilizzare il modello di un meccanismo istituzionalizzato di consultazione della società civile, definito nell'accordo di libero scambio UE-Corea del Sud, quale punto di partenza per l'elaborazione di meccanismi ancora più inclusivi per tutti gli accordi;

62.  comprende che il punto centrale del nuovo approccio dell'Unione europea consiste nel rafforzamento delle società attraverso la responsabilità interna attiva in modo da sostenere la capacità di dette società di partecipare al processo decisionale pubblico e al processo di governo democratico;

63.  accoglie con favore nuove iniziative quali il Fondo europeo per la democrazia e lo strumento per la società civile, che rendono gli aiuti dell'UE più accessibili, soprattutto alle organizzazioni della società civile, e che possono fungere da catalizzatori di un approccio più strategico e politico da parte dell'UE alla democratizzazione, mediante la fornitura di un'assistenza contestualizzata, flessibile e tempestiva, volta a facilitare la transizione democratica nei paesi partner;

64.  osserva che, nonostante ci si attendesse una trasformazione in chiave democratica a seguito degli avvenimenti della primavera araba, in molti casi questi hanno determinato un peggioramento delle libertà e dei diritti delle minoranze religiose; condanna pertanto fermamente tutti gli atti di violenza perpetrati contro le comunità cristiane, ebraiche, musulmane e di altre confessioni, nonché tutti i tipi di discriminazione e intolleranza basati sulla religione e sulla fede contro chi pratica una religione, gli apostati e i non credenti; sottolinea ancora una volta, in linea con le precedenti risoluzioni, che la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è un diritto umano fondamentale;

65.  sottolinea che gli avvenimenti della primavera araba hanno messo in luce diverse lacune delle politiche dell'UE nei confronti della regione, a inclusione della situazione dei giovani che sono vittime della disoccupazione di massa e non hanno prospettive nei loro paesi; plaude tuttavia alla volontà dell'UE di modificare l'approccio e insiste sulla necessità di rafforzare i progetti e i programmi di scambio in corso che tengono conto delle necessità dei giovani della primavera araba, in particolare quelli avviati nel quadro dell'Unione per il Mediterraneo;

66.  sottolinea la necessità di realizzare programmi di scambio o di aprire i programmi europei ai giovani della primavera araba, nonché di procedere a una riflessione fondata sulla società civile in merito alle cause e alle conseguenze dell'assenza di consapevolezza in relazione ai problemi, soprattutto economici e sociali, che tali società devono affrontare;

67.  suggerisce la creazione di programmi di scambio o l'apertura dei programmi europei ai giovani dei paesi terzi;

68.  sottolinea che solidi legami con la società civile nei paesi della primavera araba e del partenariato orientale, rafforzati, tra l'altro, dai programmi di scambio, dai tirocini presso le istituzioni dell'UE e dei suoi Stati membri e dalle borse di studio presso le università europee, sono indispensabili per lo sviluppo e il consolidamento futuri della democrazia in tali paesi;

69.  mette in evidenza che la summenzionata riflessione fondata sulla società civile potrebbe essere potenziata con l'istituzione di una convenzione euroaraba per la gioventù o di una convenzione per la gioventù Euro-MENA/Euro-Mediterranea, incentrata in particolare sui diritti umani;

70.  sottolinea che la situazione delle donne nei paesi della primavera araba è spesso fondamentale per valutare i progressi compiuti in termini di democrazia e diritti umani e che la garanzia dei diritti delle donne deve costituire una parte essenziale dell'azione dell'UE nei confronti di tali paesi; sollecita la creazione di una convenzione interparlamentare euro-araba delle donne; ricorda inoltre che la democrazia comporta la piena partecipazione delle donne alla vita pubblica, come sancito negli strumenti internazionali e regionali quali il protocollo sui diritti delle donne in Africa allegato alla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli;

71.  sottolinea il ruolo essenziale delle istituzioni nazionali per i diritti umani e della loro cooperazione negli Stati membri e nei paesi del vicinato dell'UE; incoraggia iniziative intese a trasferire le buone prassi nonché a coordinare e a stimolare la cooperazione fra le istituzioni nazionali per i diritti umani negli Stati membri e nei paesi del vicinato dell'UE, come il programma di cooperazione 2009-2013 tra i difensori civici dei paesi del partenariato orientale, che è stato varato congiuntamente dai difensori civici francese e polacco per potenziare la capacità degli uffici dei difensori civici, degli organi governativi e delle organizzazioni non governative nei paesi del partenariato orientale di tutelare i diritti individuali e realizzare Stati democratici fondati sullo Stato di diritto; sottolinea che è necessario coordinare tale azione all'interno dell'UE e che le istituzioni dell'Unione traggano profitto dall'esperienza maturata mediante essa; sottolinea la necessità di incoraggiare la creazione di istituzioni nazionali per i diritti umani in quei paesi del vicinato dell'UE in cui il sistema giuridico non le prevede;

72.  insiste sul fatto che l'Alto rappresentante e la Commissione attuino con convinzione la politica europea di vicinato rinnovata mediante l'applicazione dei principi «maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno (more for more)» e «minori aiuti a fronte di un minore impegno (less for less)» con pari attenzione;

73.  reputa che i paesi per i quali sia chiaramente stata accertata la mancanza di progressi relativi a una reale democrazia e a un cambiamento istituzionale e sociale profondamente radicato, che comprenda lo Stato di diritto, debbano veder diminuito il sostegno dell'Unione, fatto salvo il sostegno alla società civile in tali paesi, in linea con gli obiettivi della suddetta politica, in particolare in caso di violazione di determinati principi fondamentali, tra cui la libertà di espressione, la libertà di religione o di credo, la non discriminazione, l'uguaglianza di genere, la libertà di coscienza, la libertà di riunione e la libertà di associazione;

74.  nutre preoccupazioni sulla prosecuzione degli atteggiamenti del passato, con i quali sono stati ricompensati eccessivamente dal punto di vista politico provvedimenti, adottati dai governi partner, che non contribuiscono a raggiungere direttamente gli obiettivi;

75.  plaude all'iniziativa di varare un approccio alla politica per lo sviluppo basato sui diritti umani; osserva che un simile approccio deve essere fondato sull'indivisibilità dei diritti umani e crede fermamente che il centro degli obiettivi di cooperazione debba essere costituito dagli esseri umani e dal benessere dei popoli, più che dai governi; evidenzia che la coerenza delle politiche per lo sviluppo deve essere, in tale contesto, intesa quale contributo alla piena concretizzazione degli obiettivi in materia di diritti umani, in modo tale che le diverse politiche dell'Unione europea non si compromettano vicendevolmente in tal senso;

76.  plaude alla nuova iniziativa del corpo volontario europeo di aiuto umanitario EU Aid Volunteers, che nel periodo 2014-2020 offrirà a circa 10 000 europei l'opportunità di partecipare a operazioni umanitarie in tutto il mondo, dove è maggiormente necessario l'aiuto, e di dimostrare la solidarietà europea fornendo un aiuto concreto alle comunità colpite da disastri naturali o provocati dall'uomo;

Responsabilità interistituzionale congiunta

77.  è del parere che il quadro strategico e il piano d'azione siano particolarmente significativi, in quanto rappresentano un impegno comune approvato dall'Alto rappresentante, dal Consiglio, dalla Commissione e dagli Stati membri; plaude al riconoscimento del ruolo di guida che il Parlamento ricopre nella promozione dei diritti umani e della democrazia; auspica che il Parlamento sia debitamente coinvolto nella fase di attuazione del piano d'azione, fra l'altro mediante scambi in seno a un gruppo di contatto sui diritti umani, che riunisce il SEAE, i servizi competenti del Consiglio e della Commissione, il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani nonché la sottocommissione per i diritti dell'uomo e la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo;

78.  raccomanda lo sviluppo, da parte del Parlamento, di relazioni maggiormente dinamiche con le delegazioni dell'UE, in base a contatti e scambi di informazioni regolari per mezzo di relazioni dello stato di avanzamento che rispecchino l'«agenda per il cambiamento» nell'ambito dei diritti umani e della democrazia, nonché gli obiettivi e le tappe fondamentali definiti nel piano d'azione;

79.  si impegna a garantire un seguito maggiormente sistematico alle sue risoluzioni inerenti ai diritti umani e ai singoli casi concernenti gli stessi, mediante la creazione di un meccanismo di follow-up, con il sostegno dell'unità d'azione per i diritti umani, di recente istituzione, e raccomanda una maggiore cooperazione fra la sottocommissione per i diritti dell'uomo, la commissione per i bilanci, la commissione per il controllo dei bilanci e altre commissioni pertinenti del Parlamento europeo, come pure con la Corte dei conti, al fine di garantire che gli obiettivi della revisione strategica saranno abbinati ad adeguato sostegno finanziario da parte dell'Unione;

80.  raccomanda che il Parlamento migliori le sue procedure in relazione alle problematiche concernenti i diritti umani e intensifichi gli sforzi volti a integrare efficacemente i diritti umani nelle sue strutture e nei suoi processi, al fine di garantire che i diritti umani e la democrazia siano al centro di tutte le azioni e le politiche parlamentari, anche mediante la revisione dei suoi orientamenti sulla promozione dei diritti umani e della democrazia destinati alle delegazioni interparlamentari del Parlamento stesso;

81.  è del parere che ciascuna delegazione permanente del Parlamento e ciascuna commissione pertinente debba contare un deputato, scelto preferibilmente tra il presidente e i vicepresidenti della stessa, con lo specifico incarico di monitorare il portafoglio per i diritti umani relativo alla regione, all'area tematica o al paese interessati e che la persona designata debba riferire su base regolare alla sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento europeo;

82.  raccomanda che le delegazioni del Parlamento che si recano in missione in un paese in cui la situazione dei diritti umani è preoccupante contino deputati con lo specifico incarico di segnalare le questioni in materia di diritti umani riguardanti il paese o la regione interessati e che tali deputati riferiscano alla sottocommissione per i diritti dell'uomo del Parlamento europeo;

83.  chiede una maggiore cooperazione con i parlamenti nazionali degli Stati membri sulle tematiche concernenti i diritti umani;

84.  pone l'accento sulla necessità di migliorare il modello delle discussioni in plenaria sui casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto allo scopo di permettere discussioni più frequenti, con una maggior partecipazione dei deputati, consultazioni con la società civile durante il processo di redazione, un maggior grado di reattività alle violazioni dei diritti umani e ad altri eventi imprevisti sul campo, e sottolinea la necessità di migliorare il seguito dato alle discussioni e alle risoluzioni precedenti;

85.  sottolinea la necessità di garantire che il Parlamento europeo e le altre istituzioni dell'UE sfruttino meglio il potenziale offerto dalla rete del Premio Sacharov;

86.  raccomanda che il Parlamento europeo, in cooperazione con i parlamenti nazionali degli Stati membri, organizzi un evento annuale sui difensori dei diritti umani, con la partecipazione di attivisti provenienti da tutto il mondo, che diverrebbe per il Parlamento l'occasione annuale di manifestare il suo sostegno ai difensori dei diritti umani di tutto il mondo e di aiutarli a esercitare il loro diritto di rivendicare e difendere i propri diritti nei rispettivi paesi;

87.  sollecita l'applicazione concreta dell'articolo 36 del TUE al fine di garantire la debita presa in considerazione delle opinioni del Parlamento quando si tratta di dar seguito alle risoluzioni e raccomanda, a tal proposito, un maggiore dialogo;

o
o   o

88.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al rappresentante speciale per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché al Consiglio d'Europa.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0126.
(2) GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.
(3) Testi approvati, P7_TA(2011)0334.
(4) Testi approvati, P7_TA(2012)0018.
(5) Testi approvati, P7_TA(2012)0250.
(6) Documento del Consiglio 17944/2011.
(7) Documento del Consiglio 18764/2011.
(8) Testi approvati, P7_TA(2012)0113.


Nuovo accordo UE-Russia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati per il nuovo accordo UE-Russia (2011/2050(INI))
P7_TA(2012)0505A7-0338/2012

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di partenariato e di cooperazione che istituisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Federazione russa, dall'altra, entrato in vigore il 1° dicembre 1997,

–   vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2012 sulle relazioni commerciali tra l'UE e la Russia a seguito dell'adesione di quest'ultima all'OMC(1)

–  visti i negoziati avviati nel 2008 in merito a un nuovo accordo UE-Russia, come pure il «partenariato per la modernizzazione» avviato nel 2010,

–  visto l'obiettivo condiviso dall'Unione europea e dalla Russia, espresso nella dichiarazione comune in esito all'11° vertice UE-Russia svoltosi a San Pietroburgo il 31 maggio 2003, che prevede di creare uno spazio economico comune, uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia, uno spazio comune di cooperazione nel settore della sicurezza esterna e uno spazio comune di ricerca e istruzione che comprenda gli aspetti culturali (i «quattro spazi comuni»),

   viste le consultazioni UE-Russia sul tema dei diritti umani,

–  vista la raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio del 23 ottobre 2012 concernente l'applicazione di restrizioni comuni in materia di visti ai funzionari russi coinvolti nel caso Sergei Magnitsky(2),

–  viste le sue risoluzioni sulle relazioni tra l'UE e la Russia,

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Federazione russa per quanto riguarda l'introduzione o l'aumento dei dazi all'esportazione sulle materie prime(3),

–  visti l'articolo 90, paragrafo 4, e l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per il commercio internazionale (A7-0338/2012),

A.  considerando che l'evoluzione della politica estera comune e della politica energetica dell'EU, in linea con il principio di condizionalità, dovrebbe comprendere la Russia come partner strategico, a condizione che vengano condivisi e sostenuti i valori fondamentali sui quali si basa l'Unione, fra i quali democrazia, Stato di diritto, universalità e indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, rispetto della dignità umana, i principi di uguaglianza e di solidarietà e rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale; che la Russia è un paese le cui radici culturali sono in Europa e rappresenta un importante attore globale e regionale, in quanto membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del G8, del G20, del Consiglio d'Europa e dell'OSCE ed è quindi tenuta al rispetto degli obblighi in qualità di membro di dette organizzazioni, soprattutto per quanto riguarda la relazione di monitoraggio del Consiglio d'Europa dell'ottobre 2012;

B.  considerando che la Russia, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, condivide con gli altri membri la responsabilità di mantenere la stabilità mondiale; che varie sfide a livello internazionale possono essere affrontate solo mediante un approccio coordinato che comprenda la Russia;

C.  considerando il costante incremento dell'interdipendenza economica dell'UE e della Russia e che una migliore cooperazione e buone relazioni di vicinato tra UE e Russia dovrebbero perciò essere considerate di grande importanza per la stabilità, la sicurezza e la prosperità di entrambe le parti;

D.  considerando che, sotto la presidenza di Vladimir Putin, la Russia sta evidenziando solo un interesse selettivo nello sviluppo di politiche comuni senza alcuna reale intenzione di sviluppare un autentico partenariato strategico di vasta portata per l'applicazione del diritto internazionale e la prevenzione dei conflitti;

E.  considerando che dal 1994, anno in cui fu firmato l'attuale accordo di partenariato e di cooperazione (APC), sia l'UE che la Russia sono andate incontro a profondi mutamenti politici, istituzionali, sociali ed economici;

F.  considerando che l'adesione della Russia all'OMC, il 22 agosto 2012, ha costituito un passo importante che potrebbe contribuire ad accelerare la modernizzazione dell'economia russa e, allo stesso tempo, fungere da incentivo positivo per la Russia quanto al rispetto delle regole e degli standard del commercio internazionale nei confronti dei quali si è impegnata;

G.  considerando che tali mutamenti, insieme alle nuove sfide e opportunità che si aprono per le relazioni UE-Russia, vanno affrontati a livello sia bilaterale che multilaterale; che, malgrado l'attuale mancanza di entusiasmo della parte russa, la base per un vero partenariato strategico potrebbe essere costituita da un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione ambizioso, globale e giuridicamente vincolante che abbracci i principali settori di cooperazione e si fondi sui valori comuni di democrazia, rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto; che occorre in particolare porre l'accento sulla necessità di costruire un vero partenariato tra l'UE e la Russia;

H.  considerando che l’UE continua ad essere impegnata ad approfondire e sviluppare ulteriormente le relazioni con la Russia e a favore del rispetto dei principi sanciti dal partenariato per la modernizzazione, che si fondano su interessi comuni e su un profondo impegno nei confronti dei valori universali e dei principi democratici, del rispetto dei diritti umani fondamentali e dello Stato di diritto;

I.  considerando che la condanna delle componenti del gruppo punk russo «Pussy Riot» a due anni di prigione per un'esibizione di protesta contro il presidente Vladimir Putin in una cattedrale ortodossa di Mosca è sproporzionata e solleva gravi preoccupazioni circa il modo in cui il sistema giudiziario russo tratta i cittadini e agisce in modo da intimidire la società civile russa;

J.  considerando che, nel contesto dei negoziati in corso, è necessario valutare adeguatamente lo status quo delle relazioni tra l'UE e la Russia, tenendo conto delle controversie bilaterali esistenti tra Russia e Stati membri dell'UE,

K.  considerando che le relazioni UE-Russia continuano a risentire dell'incapacità della Russia di accogliere pienamente i valori democratici e di rafforzare lo Stato di diritto;

L.  considerando che le attuali intimidazioni e molestie nonché gli arresti di cui sono oggetto i rappresentanti delle forze dell'opposizione e di ONG, la recente adozione di leggi sul finanziamento delle ONG, sul diritto di assemblea, la legge sulla diffamazione e la legge che impone restrizioni a Internet, come pure la crescente pressione esercitata sulla libertà e l'indipendenza dei mezzi d'informazione e sulle minoranze per quanto riguarda l'orientamento sessuale e il credo religioso, stanno determinando un ulteriore degrado della situazione in materia di diritti umani e principi democratici in Russia;

M.  considerando che il comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha recentemente condannato le leggi vigenti in alcune regioni della Federazione russa che vietano la «propaganda omosessuale», dal momento che violano il Patto internazionale sui diritti civili e politici;

N.  considerando che l'attuale accordo di partenariato e cooperazione deve rimanere valido ed efficace fintantoché non ne venga concluso e ne entri in vigore uno nuovo;

O.  considerando che il 14 ottobre 2012 si sono svolte, in tutta la Russia, le elezioni locali e regionali;

P.  considerando che le leggi, nuove o modificate, di cui sopra sono state approvate dalla Duma di Stato, le cui più recenti elezioni non sono state né libere né eque, secondo quanto riportato sia dalla missione di monitoraggio elettorale dell'OSCE che secondo le conclusioni del Parlamento europeo;

Q.  considerando che sono in atto talune procedure nei confronti dell'opposizione, come quella intesa ​​a privare del suo mandato Gennady Gudkov, ex membro della Duma appartenente al partito d'opposizione «Russia giusta», il che può essere interpretato come caso di applicazione selettiva della giustizia e un'interferenza nella legittima attività politica;

1.  rivolge al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna, nel contesto dei negoziati in corso per il nuovo accordo, le seguenti raccomandazioni:

Svolgimento dei negoziati

Dialogo e cooperazione in campo politico

Cooperazione economica

   a) assicurare che il nuovo accordo preveda un quadro globale, lungimirante e giuridicamente vincolante per l'ulteriore sviluppo delle relazioni con la Russia nei prossimi anni, tenendo conto dell'esigenza di effettuare sforzi per rafforzare la cooperazione in tutti i settori in cui gli interessi dell'UE e della Russia possano coincidere, promuovendo nel contempo gli interessi e i valori europei nei settori in cui gli interessi divergono, come pure della necessità di sostenere la democratizzazione e la modernizzazione del paese; adottare le azioni necessarie a garantire che i negoziati con la Russia proseguano ad un ritmo regolare, esprimendo comunque le preoccupazioni esistenti nell'UE quanto alla mancanza di progressi nei negoziati che non hanno finora portato ai risultati sperati; ricordare che il partenariato strategico può esistere solo se entrambe le parti concordano nel seguire i principi democratici universali; sottolineare che le relazioni UE-Russia devono essere dettate dalla reciprocità;
   b) lavorare attivamente alla conclusione dei negoziati per un accordo che sarà benefico per entrambe le parti e in linea con la loro cooperazione più intensa e sempre più profonda; garantire che i negoziati generino fiducia reciproca e si focalizzino su risultati tangibili e sostanza politica;
   c) puntare al consenso tra gli Stati membri dell'UE sugli obiettivi e lo svolgimento dei negoziati per un nuovo accordo con la Russia, in modo che l'UE parli con un'unica forte voce; sottolineare l'importanza che l'Unione negozi come entità unica e raccomandare la posizione secondo la quale gli interessi degli Stati membri in relazione alla Russia e viceversa sono meglio promossi e protetti a livello di Unione;
   d) prestare forte attenzione ai requisiti che l'UE intende fissare per quanto riguarda il rispetto dei principi democratici, dei diritti dell'uomo e dello Stato di diritto, e considerare tale rispetto un presupposto indispensabile per la firma di un accordo UE-Russia;
   e) sottolineare che il nuovo accordo sarà il passo in avanti logico e necessario per le relazioni UE-Russia, in linea con l'APC attuale e l'adesione della Russia all'OMC;
   f) ribadire, tenendo presente quanto appena indicato, che l'UE dovrebbe negoziare tale accordo esclusivamente con la Russia e non con l'Unione doganale di cui la Russia fa parte;
   g) ribadire che la modernizzazione economica e politica della Russia è interesse comune di entrambe le parti e che l'UE desidera accelerare il processo avviato con il partenariato per la modernizzazione; sottolineare che le politiche russe di modernizzazione non possono essere confinate al settore economico e dovrebbero essere accompagnate da una riforma politica vera e propria con l'obiettivo principale di garantire lo Stato di diritto e la lotta contro la corruzione;
   h) assumere un ruolo attivo nel coordinamento dei vari partenariati bilaterali di modernizzazione degli Stati membri UE con la Federazione russa, garantendo quindi una politica UE coerente e più efficiente;
   i) monitorare attentamente l'evoluzione interna della Russia, lavorare con tutti i maggiori protagonisti della vita politica del paese, sostenere lo sviluppo delle istituzioni russe e i principi della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto; sostenere attivamente, nel contempo, tutte le iniziative sociali volte a consolidare una società civile basata sui principi democratici e lo Stato di diritto, prestando particolare attenzione all'utilizzo di internet a tal fine;
   j) sottolineare l'importanza che la Russia garantisca il funzionamento di un sistema giudiziario indipendente ed imparziale e rafforzi la lotta contro la corruzione;
   k) esortare la Russia a rispettare l'obbligo di garantire libere ed eque elezioni al fine di garantire la legittimità del sistema politico;
   l) sottolineare l'importanza del pieno rispetto da parte della Russia dei suoi obblighi giuridici internazionali e dei principi fondamentali in materia di diritti umani sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), due strumenti di cui la Russia è parte; ricordare che il pluralismo politico, la libertà dei media, lo Stato di diritto, l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura, la libertà di parola e di riunione, anche su internet, l'efficacia e l'indipendenza dei sindacati e la non discriminazione sono presupposti necessari per l'ulteriore sviluppo e modernizzazione della Russia nonché per rendere sostenibile la cooperazione strategica UE-Russia;
   m) sottolineare che, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Russia deve farsi seriamente carico della propria responsabilità per la pace, la stabilità e la sicurezza internazionali;
   n) esprimere preoccupazione per il deterioramento del clima favorevole allo sviluppo della società civile in Russia, con particolare riferimento alla recente adozione di una serie di leggi relative alle manifestazioni, alle ONG, alla diffamazione e a internet, le quali contengono disposizioni ambigue e sono passibili di applicazione arbitraria, nonché per l'approvazione, da parte della Duma, di una serie di modifiche della legge sul tradimento e lo spionaggio con le quali si introducono nuove disposizioni nel codice penale che potrebbero essere usate per reprimere i difensori dei diritti umani; ricordare alle autorità russe che una moderna e prospera società deve riconoscere e proteggere i diritti individuali e collettivi di tutti i suoi cittadini; sollecitare, a tale riguardo, le autorità russe ad agire in tempo utile per portare tali leggi in linea con gli standard internazionali, e affrontare la questione nel corso dei negoziati;
   o) insistere sul rafforzamento del dialogo UE-Russia sui diritti umani, in modo che esso divenga uno strumento efficace e orientato ai risultati per il progresso dei diritti umani in Russia; invitare in particolare le autorità russe ad astenersi dall'imporre indebite restrizioni alla libertà di riunirsi pacificamente, a garantire la protezione dei difensori dei diritti umani, a porre fine all'impunità per abusi compiuti in passato e per l'uccisione di attivisti, a creare un clima in cui le organizzazioni della società civile e le ONG possano operare senza indebite restrizioni, timore di vessazioni o intimidazioni, e a garantire il pieno rispetto delle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo; incoraggiare entrambe le parti a garantire una maggiore trasparenza e apertura delle consultazioni UE-Russia sui diritti umani, tra l'altro attraverso la partecipazione di rappresentanti di tutti i ministeri competenti russi alle riunioni preparatorie con le ONG russe e internazionali e alle riunioni di consultazione;
   p) ribadire fermamente che i ripetuti tentativi di menomare a livello regionale e federale i diritti dell'uomo, in particolare la libertà di espressione e di assemblea, anche in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere, sono contrari agli impegni assunti dalla Russia in base alla costituzione, alla Convenzione europea per i diritti dell'uomo e al Patto internazionale sui diritti civili e politici; invita la Duma, conformemente alla decisione del comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani sul caso Fedotova/Russia, ad astenersi dall'adottare un divieto federale concernente la «propaganda omosessuale»;
   q) sottolineare che le autorità russe devono porre fine all'impunità nel paese, nonché alle persecuzioni, agli arresti e alle detenzioni per motivi politici e sottolineare l'esigenza di fermare il ricorso a misure repressive contro l'opposizione politica; garantire che si getti piena luce sulle varie violazioni dei diritti dell'uomo che si sono registrate, fra cui l'incarcerazione di Mikhail Khodorkovsky e le morti di Sergei Magnitsky, Alexander Litvinenko, Anna Politkovskaya, Natalya Estemirova e altri, che devono ancora essere chiarite in modo imparziale e indipendente;
   r) sostenere la posizione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa in merito alla condanna per ragioni politiche a carico delle componenti del gruppo Pussy Riot e sollecitarne la scarcerazione immediata;
   s) invitare la Russia a non utilizzare il concetto di «valori tradizionali» per legittimare la discriminazione contro le minoranze, il dissenso silenzioso o violare i diritti umani delle persone;
   t) inserire in un nuovo e globale accordo di associazione clausole e parametri di riferimento sulla protezione e la promozione dei diritti umani quali sanciti nella Costituzione russa, facendo leva il più possibile sui contesti del Consiglio d'Europa e dell'OSCE, i cui principi la Russia si è impegnata a rispettare con un chiaro meccanismo di sospensione in caso di violazione o inosservanza;
   u) sottolineare che la società russa nel suo complesso nonché il partenariato strategico UE-Russia riceverebbero stimoli e benefici da un sistema politica che assicuri parità di condizioni a tutti i partiti politici e offrire una vera concorrenza ed effettive alternative politiche; invitare al riguardo la Russia a dare seguito concreto a tutte le raccomandazioni formulate dall'OSCE in merito alle ultime elezioni;
   v) inserire le disposizioni relative alle azioni necessarie per sradicare la corruzione endemica che mina la fiducia dei cittadini nello Stato e mette a repentaglio gli sforzi di modernizzazione; includere altresì condizioni specifiche per la cooperazione tra la Russia e l'UE nella lotta contro la corruzione transfrontaliera;
   w) promuovere il partenariato strategico tra UE e Russia per affrontare sfide mondiali quali la non proliferazione, la lotta al terrorismo, la risoluzione pacifica di annosi o nuovi conflitti sulla base dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale vigente, la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, la dimensione artica, il cambiamento climatico, la riduzione della povertà nonché gli obiettivi comuni di detto partenariato; insistere affinché la Russia ponga fine con effetto immediato alla proliferazione verso i paesi a cui l'UE, l'OSCE e le Nazioni Unite hanno imposto un embargo sulle armi;
   x) cooperare con la Russia affinché si faccia carico di migliorare la stabilità, la cooperazione politica e lo sviluppo economico nel comune vicinato e sottolineare il diritto sovrano di ciascun paese di scegliere il proprio orientamento in politica estera e i propri dispositivi in materia di sicurezza;
   y) invitare le autorità russe a porre fine al diffuso clima di impunità per le violazioni dei diritti umani e all'assenza di uno Stato di diritto nel Caucaso settentrionale;
   z) esortare la Russia a favorire attivamente la risoluzione pacifica dei conflitti congelati e a intensificare la cooperazione UE-Russia ai fini della soluzione degli annosi conflitti in Moldavia e nel Caucaso meridionale, sulla base del diritto internazionale e dei principi della risoluzione pacifica dei conflitti; intensificare i colloqui con la Russia per assicurare l'applicazione incondizionata dell'accordo di cessate il fuoco del 2008; invitare la Russia a revocare il suo riconoscimento dell'Abkhazia e dell'Ossezia meridionale; permettere il pieno e illimitato accesso della missione di monitoraggio dell'UE a questi territori della Georgia;
   aa) proseguire gli attuali sforzi volti alla piena attuazione delle misure comuni che portino all'abolizione dei visti per i viaggi di breve durata, ai fini di una graduale soppressione del regime dei visti tra i paesi Schengen e la Russia; tendere con la massima celerità possibile verso l'agevolazione dei visti per docenti universitari, studenti, ricercatori, giornalisti, imprenditori e rappresentanti della società nonché ai fini degli scambi di giovani; garantire un livello minimo di armonizzazione nell'applicazione del codice dei visti da parte degli Stati membri per quanto riguarda i requisiti;
   ab) sottolineare che gli interventi dell'UE a favore di uno snellimento delle norme in materia di visti non dovrebbero andare a beneficio di criminali e di quanti violano i diritti umani; incaricare il vicepresidente / alto rappresentante di inserire la raccomandazione del Parlamento all'ordine del giorno di una prossima riunione del Consiglio Affari esteri;
   ac) sottolineare la promozione della cooperazione scientifica, culturale e nel campo dell'istruzione, incoraggiando i contatti interpersonali e una migliore comprensione tra le società dell'UE e della Russia;
   ad) prendere in debita considerazione la crescente cooperazione economica tra l'UE e la Russia, che sono reciproci mercati di importazione e fornitori di beni, servizi ed energia;
   ae) svolgere una stretta vigilanza e valutazione, incoraggiare e sostenere il rispetto da parte della Russia delle regole dell'OMC e della sua volontà di sfruttare la sua appartenenza all'Organizzazione come motore di riforme strutturali; incoraggiare infine la richiesta di adesione all'OCSE della Russia;
   af) sottolineare che il pieno rispetto da parte della Russia delle regole dell'OMC è un presupposto necessario e un requisito minimo per un accordo con l'UE; rivedere al riguardo la conformità alle regole dell'OMC degli ostacoli esistenti all'importazione di prodotti e servizi russi e procedere, ove opportuno, alla loro eliminazione;
   ag) insistere su un accordo bilaterale tra l'UE e la Russia chiarendo comunque che la possibilità di un accordo tra l'UE e l'Unione doganale guidata dalla Russia può essere prevista solo a lungo termine e una volta entrato in vigore l'accordo bilaterale;
   ah) incoraggiare le controparti russe a manifestare una chiara volontà politica di raggiungere un accordo su disposizioni in materia di commercio e investimenti giuridicamente vincolante che dovrebbero basarsi su quelle già incluse nell'APC ed essere compatibili con l'adesione all'OMC; ricordare che l'obiettivo dell'UE in questo campo è quello di migliorare e stabilizzare l'ambiente imprenditoriale, poiché ciò porterebbe beneficio a entrambe le parti e promuoverebbe ulteriormente gli obiettivi fissati dal partenariato per la modernizzazione lanciato nel 2010;
   ai) affrontare il persistente problema della produzione e della vendita di prodotti contraffatti in Russia;
   aj) incoraggiare la Russia a portare avanti la ristrutturazione della sua economia e ad accelerare l'evoluzione da un'economia orientata sull'energia a un'economia avente il suo motore nell'industria e nei servizi, basata sull'uso efficiente delle risorse e sull'impiego delle energie rinnovabili; sottolineare che i prezzi del petrolio sono volatili e che gli attuali prezzi elevati non dovrebbero costituire un pretesto per rinviare il necessario ammodernamento dell'economia;
   ak) sottolineare l'importanza di creare una politica estera comune europea in materia di energia allo scopo di migliorare la sicurezza energetica attraverso l'avvio di una cooperazione trilaterale tra l'UE, la Russia e i paesi di transito;
   al) prendere in considerazione il fatto che è ancora necessario un considerevole sforzo di investimenti per infrastrutture risalenti all'era sovietica che sono d'importanza critica sia per l'economia russa che per gli investimenti dell'UE;
   am) garantire l'inserimento di un capitolo sull'energia robusto e legalmente vincolante, al fine di assicurare un approvvigionamento energetico all'UE affidabile ed efficiente in termini di costi; garantire che tale partenariato energetico sia fondato su principi di trasparenza, concorrenza leale, esclusione di comportamenti di stampo monopolistico, reciprocità e non discriminazione; sottolineare l'esigenza di affrontare le questioni irrisolte relative all'approvvigionamento energetico degli Stati membri dell'UE; garantire che i principi del trattato sulla carta dell'energia siano inclusi come parte integrante del nuovo accordo;
   an) garantire l'inclusione di un capitolo giuridicamente vincolante sull'introduzione o l'aumento dei dazi all'esportazione sulle materie prime;
   ao) monitorare e insistere sull'applicazione e il rispetto delle più rigorose norme internazionali di sicurezza per gli impianti nucleari russi, sia quelli in funzione che quelli in fase di costruzione, utilizzando tutti gli strumenti e i trattati disponibili; esortare al riguardo la Russia a ratificare la convenzione dell'UNECE (Espo) sulla valutazione dell'impatto ambientale in un contesto transfrontaliero e a conformarvisi immediatamente;
   ap) invitare la Russia a chiudere tutti i reattori nucleari di prima generazione e del tipo di Cernobyl, in particolare quelli situati vicino alle frontiere con l'Unione, ed esprimere forte preoccupazione per i progetti relativi a centrali nucleari nell'enclave di Kaliningrad e a Sosnovyi Bor;
   aq) potenziare lo sviluppo della cooperazione reciproca nei settori della ricerca, dell'istruzione, della cultura e della scienza; incoraggiare un'interpretazione comune della storia del ventesimo secolo;
   ar) esprimere viva preoccupazione per le trivellazioni commerciali nell'Artico e per il diffuso inquinamento delle aree circostanti i siti di trivellazione in tutta la Russia;
   as) consultare il Parlamento europeo in merito alle disposizioni sulla cooperazione parlamentare;
   at) includere chiari parametri di riferimento per l'attuazione del nuovo accordo e prevedere meccanismi di controllo, compresa la presentazione di relazioni periodiche al Parlamento europeo;
   au) incoraggiare la squadra negoziale dell'UE a proseguire la positiva cooperazione con il PE, fornendo un'informazione continua e documentata sull'andamento dei negoziati, in conformità con l'articolo 218, paragrafo 10, del TFUE, il quale stabilisce che il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura;

2.  resta vigile in merito ai requisiti che l'UE intende fissare per quanto riguarda il rispetto dei principi democratici, e considera tale rispetto un presupposto indispensabile per la firma di un accordo UE-Russia;

o
o   o

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna nonché, per informazione, al governo della Federazione russa e alla Duma di Stato russa.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0409.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0369.
(3) Testi approvati, P7_TA(2012)0286.


Decisione del governo israeliano di espandere gli insediamenti in Cisgiordania
PDF 112kWORD 70k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla decisione del governo israeliano di espandere gli insediamenti in Cisgiordania (2012/2911(RSP))
P7_TA(2012)0506RC-B7-0561/2012

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  viste le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 181 (1947) e 194 (1948) dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e le risoluzioni 242 (1967), 338 (1973), 1397 (2002), 1515 (2003) e 1850 (2008) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,

–   visti gli accordi di Oslo («Dichiarazione dei principi riguardanti progetti di autogoverno ad interim») del 13 settembre 1993,

–  visto l'accordo ad interim sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza, del 28 settembre 1995,

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, in particolare quelle relative all'espansione degli insediamenti rilasciate in data 8 giugno 2012 e 2 dicembre 2012,

–  vista la decisione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite di concedere alla Palestina lo status di osservatore non membro, adottata il 29 novembre 2012,

–  viste le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente del 10 dicembre 2012 e del 14 maggio 2012,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 2 dicembre 2012 il governo israeliano ha annunciato l'intenzione di costruire 3 000 nuove unità abitative negli insediamenti della Cisgiordania e di Gerusalemme est; che, se attuati, questi progetti comprometterebbero la praticabilità della soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, in particolare nell'Area E1, dove la costruzione di insediamenti dividerebbe in due la Cisgiordania, rendendo impossibile la creazione di uno Stato palestinese capace di esistenza autonoma, contiguo e sovrano;

B.  considerando che il 2 dicembre 2012 il governo israeliano ha annunciato la trattenuta di 100 milioni di dollari USA di entrate fiscali palestinesi; che i trasferimenti fiscali mensili sono un elemento fondamentale del bilancio dell'Autorità palestinese; che il ministro delle Finanze israeliano Yuval Steinitz ha dichiarato che le entrate fiscali sono state trattenute per ripianare i debiti palestinesi nei confronti della società elettrica israeliana;

C.  considerando che l'UE ha ripetutamente confermato il proprio sostegno alla soluzione fondata su due Stati – lo Stato di Israele e uno Stato di Palestina indipendente, democratico, contiguo e capace di esistenza autonoma – che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza;

D.  considerando che gli accordi di Oslo del 1993 hanno suddiviso il territorio della Cisgiordania in tre zone, le Aree A, B e C; che l'Area C, soggetta al controllo civile e di sicurezza israeliano, costituisce il 62% del territorio ed è l'unica porzione continua, oltre a comprendere la maggior parte delle terre fertili e ricche di risorse della Cisgiordania; che l'accordo ad interim sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza del 1995 prevedeva il graduale passaggio dell'Area C alla giurisdizione palestinese;

E.  considerando che il 29 novembre 2012 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso a grande maggioranza, con 138 voti favorevoli, 9 contrari e 41 astensioni, di concedere alla Palestina lo status di osservatore non membro presso le Nazioni Unite;

1.  esprime vivissima preoccupazione per l'intenzione annunciata dal governo israeliano di costruire circa 3 000 nuove unità abitative in Cisgiordania e a Gerusalemme est;

2.  sottolinea nuovamente che tale espansione può rappresentare uno sviluppo destinato a compromettere la prospettiva di una Palestina capace di esistenza autonoma, con Gerusalemme quale capitale in comune con Israele;

3.  mette in luce che gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est sono considerati illegali a norma del diritto internazionale; chiede il congelamento immediato, completo e permanente di tutte le costruzioni di insediamenti e le attività di espansione ad opera di Israele e invita a porre fine allo sfratto delle famiglie palestinesi dalle loro case come pure alla demolizione delle abitazioni palestinesi;

4.  condanna le dichiarazioni rilasciate dal leader politico di Hamas, Khaled Meshal, che ha respinto il riconoscimento dello Stato di Israele e ha chiaramente rifiutato la presenza israeliana a Gerusalemme, e invita Hamas a riconoscere il diritto di Israele a esistere;

5.  si rammarica profondamente della decisione del governo israeliano di trattenere 100 milioni di dollari USA di entrate fiscali palestinesi, pregiudicando così il bilancio dell'Autorità palestinese, e chiede l'immediato trasferimento di tali fondi; incoraggia le parti in causa a ricorrere alla mediazione dell'UE per risolvere tutte le controversie finanziarie esistenti;

6.  ribadisce il proprio fermo sostegno alla soluzione fondata su due Stati, sulla base dei confini del 1967 e con Gerusalemme come capitale di entrambi gli Stati, che prevede la coesistenza, all'insegna della pace e della sicurezza, di uno Stato di Israele sicuro a fianco di uno Stato palestinese indipendente, democratico, contiguo e capace di esistenza autonoma; sottolinea ancora una volta che i mezzi pacifici e non violenti sono l'unico modo per conseguire una pace giusta e duratura fra israeliani e palestinesi e chiede, in tale contesto, la ripresa di negoziati di pace diretti fra le due parti; invita tutte le parti ad astenersi da azioni unilaterali che possono pregiudicare od ostacolare gli sforzi di pace e le prospettive di un accordo di pace negoziato;

7.  chiede nuovamente la piena ed effettiva attuazione dell'intera legislazione dell'Unione e di tutti gli accordi bilaterali UE-Israele in vigore da parte dell'UE e dei suoi Stati membri, e sottolinea che tutte le disposizioni dell'accordo di associazione UE-Israele relative al rispetto dei diritti umani dei palestinesi devono essere rispettate; ribadisce l'impegno dell'UE ad assicurare la piena, efficace e continua attuazione della legislazione dell'Unione europea e degli accordi bilaterali in vigore che si applicano ai prodotti degli insediamenti;

8.  rinnova, nello stesso spirito, il suo appello a favore della riconciliazione palestinese quale mezzo per riunificare i palestinesi che vivono in Cisgiordania, a Gerusalemme est e nella Striscia di Gaza e che sono parte di uno stesso popolo palestinese;

9.  esorta l'Autorità palestinese e il governo israeliano a rilanciare il processo di pace in Medio Oriente; sottolinea inoltre l'importanza di proteggere la popolazione palestinese e di tutelarne i diritti nell'Area C e a Gerusalemme est, il che costituisce un elemento essenziale per mantenere viva la praticabilità della soluzione fondata su due Stati;

10.  esorta ancora una volta l'UE e gli Stati membri a svolgere un ruolo politico più attivo, anche in seno al Quartetto, nell'ambito degli sforzi volti a conseguire una pace giusta e duratura fra israeliani e palestinesi; sostiene il vicepresidente/alto rappresentante nel suo impegno a creare una prospettiva credibile per rilanciare il processo di pace;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al rappresentante speciale dell'UE per il processo di pace in Medio Oriente, al presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ai governi e ai parlamenti dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, all'inviato del Quartetto per il Medio Oriente, alla Knesset e al governo di Israele, al presidente dell'Autorità palestinese e al Consiglio legislativo palestinese.


Situazione in Ucraina
PDF 127kWORD 80k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla situazione in Ucraina (2012/2889(RSP))
P7_TA(2012)0507RC-B7-0544/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni e relazioni, in particolare quelle del 1° dicembre 2011 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sui negoziati dell'accordo di associazione UE-Ucraina(1) e del 24 maggio 2012 sulla situazione in Ucraina e sul caso relativo a Julija Tymošenko(2),

–  viste le relazioni interlocutorie e le conclusioni preliminari della missione di osservazione elettorale in Ucraina dell'OSCE/ODIHR, in particolare la dichiarazione sulle conclusioni e sui risultati preliminari, pubblicata il 29 ottobre 2012 congiuntamente all'Assemblea parlamentare dell'OSCE, all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, al Parlamento europeo e all'Assemblea parlamentare della NATO,

–  vista la dichiarazione congiunta sulle elezioni parlamentari in Ucraina, rilasciata dall'alto rappresentante Catherine Ashton e dal commissario Štefan Füle il 12 novembre 2012,

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'Ucraina del 10 dicembre 2012,

–  vista la dichiarazione dell'ex presidente polacco Aleksander Kwaśniewski e dell'ex presidente del Parlamento europeo Pat Cox del 3 ottobre 2012, in cui hanno affermato che le elezioni sarebbero state «decisive» per il futuro dell'Ucraina e che le relazioni tra UE e Ucraina si trovano in una fase di stallo,

–  vista la relazione della delegazione di osservazione elettorale ad hoc del Parlamento europeo alle elezioni parlamentari in Ucraina, presentata nel corso della riunione della commissione per gli affari esteri del 6 novembre 2012,

–  visto il piano d'azione UE-Ucraina sulla liberalizzazione dei visti, adottato il 22 novembre 2010,

–  vista la relazione sui progressi compiuti dall'Ucraina nell'ambito della politica europea di vicinato (PEV), pubblicata il 15 maggio 2012,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il vertice UE-Ucraina svoltosi a Kiev nel 2011 ha riconosciuto l'Ucraina come paese europeo che ha un'identità europea e condivide una storia comune e valori comuni con i paesi dell'Unione europea;

B.  considerando che gli osservatori elettorali dell'OSCE/ODIHR e internazionali hanno riscontrato che le elezioni ucraine sono state caratterizzate da un ambiente mediatico non equo, da una cattiva gestione per quanto concerne la composizione delle commissioni elettorali, da una mancanza di trasparenza nel finanziamento dei partiti, dall'abuso delle risorse amministrative e dalla disparità di condizioni, confermata anche dall'assenza dei principali candidati dell'opposizione, in carcere per motivi politici, fattori che hanno rappresentato un passo indietro rispetto alle precedenti elezioni generali;

C.  considerando che, sebbene l'OSCE abbia emesso una valutazione nel complesso positiva del processo di voto nel giorno delle elezioni, gli osservatori internazionali hanno segnalato una mancanza di trasparenza nella modalità di calcolo dei risultati finali e hanno valutato negativamente sia lo scrutinio dei voti in 77 delle 161 commissioni elettorali distrettuali osservate, sia il fatto che i ritardi nello scrutinio si sono protratti fino al 10 novembre in 12 circoscrizioni uninominali;

D.  considerando che, stando alle relazioni dell'OSCE/ODIHR, la condotta del processo post-elettorale è stata viziata da irregolarità, ritardi nel conteggio dei voti e mancanza di trasparenza nelle commissioni elettorali;

E.  considerando che, in una dichiarazione congiunta, il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante Catherine Ashton e il commissario Štefan Füle hanno espresso preoccupazione per la condotta del processo post-elettorale, che è stato viziato da irregolarità;

F.  considerando che le elezioni generali del 28 ottobre 2012 sono state considerate una prova cruciale per l'Ucraina mediante la quale dimostrare l'irreversibilità dell'impegno del paese verso lo sviluppo di un vero e proprio sistema democratico, il consolidamento dello Stato di diritto e il proseguimento delle riforme politiche;

G.  considerando che, per la prima volta, la Commissione di Venezia e l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) hanno formulato raccomandazioni in cui affermano chiaramente che l'Ucraina dovrebbe avere un sistema proporzionale a liste aperte;

H.  considerando che l'inviato speciale del Parlamento europeo Aleksander Kwaśniewski ha messo in guardia contro i tentativi di isolare l'Ucraina che potrebbero comportare la creazione di condizioni favorevoli a regimi antidemocratici;

I.  considerando che il vertice UE-Ucraina del dicembre 2011, che era destinato a sfociare nella firma di un accordo di associazione, ha mancato il proprio obiettivo a causa del disagio percepito nell'UE in merito alla situazione politica in Ucraina, soprattutto per l'arresto e il processo dei leader dell'opposizione Julija Tymošenko e Jurij Lucenko;

J.  considerando che il parlamento ucraino (Verchovna Rada) sta esaminando il progetto di legge 8711, un atto legislativo liberticida che limiterà la libertà di espressione e di riunione per coloro che sostengono i diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender; che il comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha recentemente stabilito che tale atto viola gli articoli 19 e 26 del Patto internazionale sui diritti civili e politici;

1.  esprime rammarico per il fatto che, secondo l'OSCE, la PACE, l'Assemblea parlamentare della NATO e gli osservatori del Parlamento europeo, la campagna elettorale, il processo elettorale e il processo post-elettorale non abbiano rispettato le principali norme internazionali e costituiscano un passo indietro rispetto alle elezioni nazionali del 2010;

2.  constata, in particolare, che determinati aspetti del periodo pre-elettorale (l'arresto di leader politici dell'opposizione, la disparità di condizioni, provocata soprattutto dall'abuso di risorse amministrative, casi di molestie e intimidazioni di candidati e del personale elettorale, la mancanza di trasparenza nel finanziamento della campagna e dei partiti e la mancanza di un'equilibrata copertura mediatica), le irregolarità e i ritardi nel conteggio dei voti e nella procedura di scrutinio hanno rappresentato un passo indietro rispetto alle recenti elezioni nazionali;

3.  sottolinea che la detenzione di due leader dell'opposizione, Julija Tymošenko e Jurij Lucenko, e di altre persone durante le elezioni ha avuto ripercussioni negative sul processo elettorale;

4.  sottolinea che un'efficace cooperazione tra l'Ucraina e l'Unione europea può essere realizzata solo sulla base di una chiara disponibilità da parte delle autorità ucraine a varare e attuare le necessarie riforme, in particolare quella del sistema giuridico e giudiziario, allo scopo di aderire appieno ai principi della democrazia e del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dei diritti delle minoranze e dello Stato di diritto; invita le istituzioni dell'Unione europea, del Consiglio d'Europa e della Commissione di Venezia a garantire un sostegno attivo ed efficace a questo processo di riforma;

5.  è preoccupato per l'abuso di risorse amministrative e per il sistema di finanziamento elettorale, che non ha rispettato le norme internazionali stabilite dal gruppo di Stati del Consiglio d'Europa contro la corruzione (GRECO); invita il nuovo governo a continuare a rafforzare le disposizioni della normativa sul finanziamento dei partiti al fine di assicurare una maggiore trasparenza del finanziamento e delle spese, la piena divulgazione delle fonti e degli importi della spesa elettorale nonché, in particolare, le sanzioni in caso di violazione delle disposizioni in materia di finanziamento elettorale;

6.  invita il governo ucraino a porre rimedio, di concerto con tutti i partiti politici, alle irregolarità elettorali, compresi i risultati non conclusivi in alcune circoscrizioni elettorali; si attende inoltre che il parlamento ucraino rimedi, a tempo debito, alle lacune della legge elettorale; si aspetta che la Verchovna Rada possa basarsi sulle proposte esistenti elaborate dal parlamento uscente con il pieno sostegno dell'Unione europea e della Commissione di Venezia;

7.  esprime preoccupazione per i problemi relativi al conteggio e allo scrutinio dei voti in diversi collegi elettorali uninominali; si compiace della decisione della commissione elettorale centrale di non dichiarare il risultato di tali collegi e del fatto che le autorità ucraine abbiano intrapreso misure affinché si tengano al più presto nuove elezioni in questi collegi elettorali;

8.  esprime preoccupazione per il diffondersi di sentimenti nazionalistici in Ucraina, che trova espressione nel seguito del partito Svoboda, il quale è così diventato uno dei due nuovi partiti rappresentati in seno alla Verchovna Rada; ricorda che le idee razziste, antisemite e xenofobe contrastano con i valori e i principi fondamentali dell'Unione europea; rivolge quindi ai partiti di orientamento democratico presenti in seno alla Verchovna Rada un appello a non associarsi né formare o appoggiare coalizioni con il citato partito;

9.  manifesta il proprio incessante sostegno alle aspirazioni europee del popolo ucraino; si rammarica che le recenti elezioni parlamentari non abbiano costituito un progresso significativo nella promozione delle credenziali dell'Ucraina al riguardo; sottolinea che l'Unione europea mantiene il suo impegno a collaborare con l'Ucraina, compresa la società civile (ONG, organizzazioni religiose ecc.), al fine di migliorare le istituzioni democratiche, rafforzare lo Stato di diritto, garantire la libertà dei media e portare avanti le riforme economiche essenziali;

10.  ribadisce l'impegno dell'UE a promuovere ulteriormente le relazioni con l'Ucraina attraverso la firma dell'accordo di associazione non appena le autorità ucraine avranno dimostrato un'azione determinata e progressi concreti, come precedentemente richiesto, possibilmente prima del vertice del partenariato orientale che si terrà a Vilnius nel novembre 2013; rileva che i progressi per quanto concerne l'associazione politica e l'integrazione economica sono subordinati all'impegno concreto dell'Ucraina a favore dei principi democratici, dello Stato di diritto, dell'indipendenza del potere giudiziario e della libertà dei media;

11.  prende atto dell'adozione e della firma della legge sui referendum in Ucraina; si attende che le autorità ucraine tengano conto delle raccomandazioni della Commissione di Venezia, una volta disponibili, al fine di impedire possibili abusi di tale normativa;

12.  rivolge un vivo appello alle autorità ucraine affinché trovino, unitamente agli inviati del Parlamento europeo Aleksander Kwaśniewski e Pat Cox, una giusta ed equa soluzione al caso Tymošenko; esorta il governo ucraino a rispettare e attuare le decisioni finali della Corte europea dei diritti dell'uomo in merito alla causa in corso contro Julija Tymošenko e Jurij Lucenko;

13.  invita l'Ucraina a porre fine all'applicazione selettiva della giustizia nel paese a tutti i livelli governativi e a permettere ai partiti di opposizione di partecipare alla vita politica sulla base di condizioni di parità; chiede alle autorità, a tale proposito, di rilasciare e riabilitare gli esponenti dell'opposizione vittime di persecuzioni politiche, tra cui Julija Tymošenko, Jurij Lucenko e altri;

14.  accoglie con favore la firma dell'accordo modificato di facilitazione dei visti tra l'Unione europea e l'Ucraina, che introduce evidenti miglioramenti nel rilascio dei visti ai cittadini ucraini rispetto all'accordo attualmente in vigore; invita il Consiglio a portare avanti il dialogo UE-Ucraina sulla liberalizzazione dei visti in prospettiva del vertice del partenariato orientale che si terrà a Vilnius nel novembre 2013;

15.  esorta vivamente il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante Catherine Ashton e il commissario Štefan Füle a rafforzare l'impegno dell'UE con l'Ucraina e a continuare ad adoperarsi per sfruttare appieno il potenziale delle relazioni tra l'UE e l'Ucraina a vantaggio dei cittadini delle due parti, garantendo, tra l'altro, un costante progresso nel dialogo in materia di liberalizzazione dei visti;

16.  accoglie con favore le conclusioni adottate dal Consiglio «Affari esteri» nella riunione del 10 dicembre 2012;

17.  invita la Verchovna Rada a respingere il progetto di legge 8711, che limita la libertà di espressione in relazione all'orientamento sessuale e all'identità di genere, approvato in prima lettura nel mese di ottobre; sottolinea che questa legge costituisce una chiara violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e del Patto internazionale sui diritti civili e politici, entrambi ratificati dal parlamento ucraino;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, al Presidente, al governo e al parlamento dell'Ucraina nonché alle Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa e dell'OSCE.

(1) Testi approvati, P7_TA(2011)0545.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0221.


Relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Albania
PDF 140kWORD 94k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Albania (2012/2814(RSP))
P7_TA(2012)0508B7-0533/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003, concernenti la prospettiva di adesione dei Balcani occidentali all'Unione europea,

–  viste la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 dal titolo «Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2012-2013» (COM(2012)0600) e l'allegata relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Albania (SWD(2012)0334),

–  vista la decisione 2008/210/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2008, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato europeo con l'Albania e che abroga la decisione 2006/54/CE(1),

–  viste le conclusioni della 4a riunione del Consiglio di stabilizzazione e associazione tra Albania e Unione europea, svoltasi il 15 maggio 2012,

–  viste le raccomandazioni adottate dal comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione Unione europea-Albania durante la sua 5a riunione, tenutasi l'11 e il 12 luglio 2012,

–  visti l'accordo politico raggiunto tra governo e opposizione in seno alla Conferenza dei presidenti il 14 novembre 2011 e il piano d'azione riveduto del governo albanese, del marzo 2012, sulle 12 priorità fondamentali indicate nel «Parere della Commissione sulla domanda di adesione dell'Albania all'Unione europea» del 9 novembre 2010 (COM(2010)0680),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2010 sull'Albania(2),

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il futuro dell'Albania e degli altri paesi balcanici occidentali è legato all'Unione europea e che l'Albania appartiene all'Europa da un punto di vista geografico, storico e culturale;

B.  considerando che l'adesione del paese all'UE non dovrebbe essere solo l'obiettivo del governo e dell'opposizione, ma dovrebbe anche essere finalizzata a perseguire l'interesse comune di tutti gli albanesi;

C.  considerando che, in tutte le fasi del processo di adesione, gli aspiranti membri devono mostrarsi in grado di rafforzare la realizzazione pratica dei valori su cui si basa l'Unione; che essi devono assicurare e promuovere, sin dall'inizio, il buon funzionamento delle istituzioni fondamentali che sono alla base della governance democratica e dello Stato di diritto, dal parlamento nazionale al governo e al sistema giudiziario, ivi compresi i tribunali, le procure e le autorità di contrasto;

D.  considerando che il processo di adesione all'UE deve diventare una forza trainante per il proseguimento delle riforme, nonché il principale fattore in grado di assicurare una cooperazione costruttiva e responsabile in seno alle istituzioni politiche del paese;

E.  considerando che, dall'accordo concluso nel novembre 2011 tra il partito al governo e l'opposizione, sono stati realizzati progressi tangibili nel programma di riforme; che permangono sfide, le quali vanno affrontate per avanzare nel cammino verso l'adesione all'UE;

F.  considerando che le riforme nel settore sociale e la loro efficace attuazione sono importanti tanto quanto le riforme concernenti l'applicazione della legge e lo sviluppo delle infrastrutture nell'offrire stabilità e coesione sociale, e che ciò deve riflettersi anche nei finanziamenti provenienti dall'UE; che è dunque opportuno che la Commissione tenga presente ciò, in vista dell'elaborazione della strategia per l'Albania per il periodo 2014-2020;

G.  considerando che l'Albania continua a svolgere un ruolo di stabilizzazione nei Balcani occidentali;

H.  considerando che, grazie ai suoi sforzi di riforma e nella misura in cui lo desidera il popolo albanese, l'Albania può passare nel 2012 alla fase successiva del suo processo di adesione, assumendo dunque lo status di paese candidato all'adesione, purché consegua la massa critica di risultati concreti nei settori chiave in attesa di riforma;

I.  considerando che l'Unione europea ha posto lo Stato di diritto al centro del processo di allargamento;

Considerazioni generali

1.  rinnova il suo pieno appoggio alla futura adesione dell'Albania all'Unione europea; condivide la valutazione della Commissione secondo cui è opportuno concedere al paese lo status di candidato purché siano completate e adottate le principali riforme nell'ambito del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione nonché per quanto riguarda la revisione del regolamento del parlamento; si congratula con l'Albania per questo importante passo avanti e incoraggia il governo ad adottare tutte le misure indispensabili per l'attuazione degli impegni già assunti; invita il Consiglio a concedere all'Albania lo status di paese candidato all'adesione all'UE senza ulteriore indugio, subordinatamente al completamento delle principali riforme sopra citate;

2.  plaude agli sforzi risoluti del governo e dell'opposizione per collaborare alle riforme e riconosce l'importanza dell'accordo politico del novembre 2011, che ha posto fine a un lungo periodo di stallo e ha preparato il terreno per i progressi nell'attuazione delle 12 priorità; invita sia la maggioranza al governo che le forze di opposizione a sostenere la collaborazione trasversale tra i partiti e a contribuire al buon esito dell'adozione, nonché alla coerente attuazione, delle principali riforme necessarie per l'avvio dei negoziati ufficiali di adesione; sottolinea che tutti i partiti e gli attori politici in Albania, tra cui i mezzi d'informazione e la società civile, dovrebbero impegnarsi per migliorare il clima politico nel paese in modo da consentire il dialogo e la comprensione reciproca; invita pertanto tutti i partiti politici a impegnarsi sinceramente per migliorare il clima politico nel paese; invita le forze politiche in Albania a non lasciare che il paese si allontani dal percorso verso l'adesione all'Unione europea durante la campagna elettorale del prossimo anno;

3.  sottolinea l'importanza di elezioni libere ed eque, che conferiscano legittimità alle istituzioni democratiche e ne consentano il corretto funzionamento; invita tutte le forze politiche a condurre la campagna elettorale del prossimo anno e le elezioni parlamentari del 2013 in modo libero ed equo; nutre la ferma convinzione che le elezioni costituiranno un importante banco di prova del livello di maturità della democrazia albanese e della capacità di tutte le forze politiche di impegnarsi in una agenda comune europea per il paese, e svolgeranno un ruolo essenziale per far avanzare ulteriormente il processo di adesione; ricorda che il consolidamento democratico presuppone un processo elettorale libero ed equo i cui risultati siano considerati legittimi da tutti i partiti politici interessati; accoglie con favore il consenso politico sulle modifiche del quadro legislativo elettorale, le quali riprendono le raccomandazioni dell'ODIHR/OSCE;

4.  invita tutte le forze politiche a continuare ad adottare riforme concrete che portino a risultati tangibili a beneficio di tutti i cittadini; considera importante che la società civile, i mezzi d'informazione e i cittadini albanesi ritengano i loro dirigenti responsabili dei risultati delle specifiche azioni da svolgere;

Consolidamento della democrazia e rafforzamento dei diritti umani

5.  sostiene che la democrazia e lo Stato di diritto siano i migliori custodi dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

6.  esprime un forte sostegno al dialogo politico costruttivo, che è non solo un elemento cruciale delle 12 priorità fondamentali ma anche un presupposto indispensabile per una democrazia funzionante; esorta l'élite politica a rafforzare il dialogo trasversale tra i partiti e il consenso sulle riforme, così da consentire al paese di compiere progressi in relazione all'adesione;

7.  valuta positivamente i progressi dell'Albania verso il rispetto dei criteri politici previsti per l'adesione all'UE; osserva che il dialogo politico costruttivo è stato un elemento importante per il conseguimento di risultati concreti per quanto concerne l'attuazione delle 12 priorità chiave, in particolare quelle riguardanti il buon funzionamento del parlamento, l'adozione delle leggi in sospeso che richiedono una maggioranza rafforzata, la nomina del difensore civico, lo svolgimento di una procedura di audizione e di voto per le principali istituzioni e la modifica del quadro legislativo per le elezioni;

8.  accoglie con favore l'elezione del nuovo Presidente; osserva che il processo elettorale è stato in linea con la costituzione; si rammarica, tuttavia, che il processo politico connesso all'elezione non si sia avvalso del dialogo trasversale tra i partiti; sottolinea che il ruolo del Presidente è fondamentale per unire la nazione e garantire la stabilità e l'indipendenza delle istituzioni statali;

9.  apprezza il dialogo che si sta sviluppando tra la società civile e il governo albanese; sottolinea la necessità di mantenere lo slancio di questa relazione e di consolidarne i risultati;

10.  sottolinea l'importanza di istituzioni pienamente funzionanti e rappresentative, che costituiscono il cardine di un sistema democratico consolidato nonché il criterio politico chiave per l'integrazione nell'UE; sottolinea, a tale proposito, il ruolo essenziale del parlamento ed esorta le forze politiche attive nel paese a migliorarne ancor più il funzionamento, ad adottare e attuare la riforma in corso sul regolamento parlamentare, a rafforzare ancor più il ruolo di controllo del parlamento, anche mediante un maggiore ricorso alle interrogazioni ai membri del governo, a migliorare la capacità di redazione legislativa e a rafforzare la consultazione della società civile, dei sindacati e delle organizzazioni sociali;

11.  prende atto dei progressi limitati compiuti nella riforma del sistema giudiziario; sollecita le autorità ad adottare ulteriori misure volte a garantire una reale indipendenza, integrità, trasparenza, responsabilità ed efficienza della magistratura e la sua libertà dalle interferenze politiche e dalla corruzione, al fine di garantire ai cittadini un accesso equo ai tribunali, assicurare che i processi siano svolti entro un periodo ragionevole e accelerare i progressi nell'attuazione della strategia di riforma del sistema giudiziario, compresa l'adozione delle modifiche della legge sulla Corte suprema; reputa importante che la riforma del sistema giudiziario sia un processo graduale e irreversibile, comprendente solidi meccanismi di consultazione e destinato ad aumentare l'efficienza del sistema, e che la magistratura sia dotata di fondi sufficienti a consentirle di operare efficacemente in tutto il paese;

12.  sottolinea che è necessario intensificare l'applicazione della legge contro la tratta di esseri umani nonché gli sforzi in materia di protezione delle vittime; chiede l'adozione di una strategia in materia di giustizia minorile e l'esecuzione delle decisioni giudiziarie, un presupposto basilare per un sistema giudiziario funzionante ed efficiente;

13.  apprezza il nuovo approccio della Commissione e il suo impegno a porre lo Stato di diritto al centro della politica di allargamento; ritiene che tale approccio debba costituire un ulteriore incentivo per le principali riforme giudiziarie e agevolare ulteriormente i progressi dell'Albania in questi settori, consentendo il conseguimento di risultati concreti e di una credibilità comprovata dai fatti in materia di attuazione;

14.  sottolinea che occorre eliminare i rischi di politicizzazione della pubblica amministrazione e creare una funzione pubblica basata sul merito e professionale che operi in maniera trasparente e sia in grado di adottare le leggi e di attuarle; valuta positivamente le procedure per la creazione dell'istituto scolastico albanese di pubblica amministrazione; esprime il proprio compiacimento per la nomina del difensore civico, avvenuta in maniera aperta e trasparente, e chiede che sia dato un sufficiente sostegno politico a questa istituzione;

15.  accoglie con favore la nomina del difensore civico nel dicembre 2011; invita le autorità albanesi a fornire un adeguato sostegno politico e risorse appropriate all'ufficio del difensore; incoraggia la società civile albanese e la popolazione in generale ad avvalersi pienamente di tale istituzione per migliorare la situazione dei diritti umani;

16.  è preoccupato per il ruolo predominante che la corruzione continua ad avere nella vita dei cittadini; raccomanda vivamente di continuare ad applicare la tolleranza zero nelle questioni concernenti la corruzione e l'uso improprio di fondi pubblici, garantendo nel contempo che tutti gli indagati siano sottoposti a un giusto processo mediante procedure libere ed eque; chiede la rapida attuazione delle raccomandazioni del Gruppo di Stati contro la corruzione, in particolare quelle correlate alle incriminazioni e al finanziamento dei partiti politici; osserva che occorre proseguire nell'attuazione delle politiche finalizzate a contrastare la corruzione; constata che l'attuazione della strategia anti-corruzione è troppo lenta;

17.  sottolinea la necessità di dare seguito agli eventi del gennaio 2011 senza ulteriori indugi e ostacoli, mediante un'indagine penale globale e indipendente e procedimenti giudiziari credibili;

18.  apprezza l'impegno di tutte le forze politiche nella lotta contro l'impunità e plaude al consenso raggiunto in parlamento a favore di una riforma del sistema dell'immunità che consenta di indagare su funzionari di alto livello, giudici e procuratori; invita tutte le autorità competenti a garantire la coerente attuazione di un siffatto sistema; invita le autorità albanesi a rafforzare l'applicazione e il coordinamento istituzionale della strategia del governo per combattere la corruzione per il periodo 2007-2013; sottolinea l'esigenza di rafforzare l'impegno politico per l'avanzamento regolare delle indagini e delle condanne, anche nei casi di corruzione ad alto livello;

19.  valuta positivamente gli sforzi tesi a contrastare la criminalità organizzata, con particolare riferimento all'applicazione della legislazione antimafia, tra cui un maggiore ricorso alla confisca dei beni derivanti da attività criminose; invita le autorità a intensificare ulteriormente la cooperazione giudiziaria e di polizia in Albania e con i paesi vicini;

20.  prende atto dei progressi conseguiti nella lotta contro la criminalità organizzata e la gestione delle frontiere; sottolinea la necessità di proseguire le riforme in tali settori, in particolare intensificando il coordinamento tra le istituzioni preposte all'applicazione della legge;

21.  sottolinea la necessità di perseverare negli sforzi volti a garantire che l'operato della polizia sia pienamente rispettoso dei diritti umani e orientato ai risultati; chiede azioni più efficaci e proattive per perseguire i responsabili della tratta di esseri umani e proteggere le vittime;

22.  sottolinea l'importanza decisiva di mezzi d'informazione professionali, indipendenti e pluralistici pubblici e privati, quale pilastro della democrazia; esorta le autorità competenti a garantire e promuovere il pluralismo dei media e la libertà di espressione e di informazione, facendo sì che i media siano liberi da ingerenze politiche o di altra natura e adottando misure volte ad assicurare la trasparenza per quanto riguarda la proprietà dei mezzi d'informazione e il loro finanziamento;

23.  è preoccupato per la libertà di espressione e l'indipendenza dei media, in particolare l'indipendenza dell'autorità di regolamentazione, il Consiglio nazionale per i servizi radiotelevisivi; deplora il fatto che l'autorità di regolamentazione sia tuttora sprovvista della capacità tecnica e amministrativa sufficiente e non goda dell'indipendenza editoriale; chiede l'adozione della normativa sui servizi di media audiovisivi;

24.  è preoccupato per l'interferenza diretta del governo nelle nomine delle cariche direttive dell'emittente pubblica, che sta intralciando lo sviluppo del pluralismo politico e quindi il consolidamento della democrazia, e per il fatto che non sia stata rafforzata l'indipendenza editoriale dal governo; è preoccupato per il fatto che la diffamazione sia ancora punibile con ammende elevate per i giornalisti, il che conduce all'autocensura giornalistica; chiede un'attuazione credibile ed efficace delle misure intese a tutelare i giornalisti; esprime una forte preoccupazione per la precarietà delle condizioni di lavoro dei giornalisti e si rammarica del fatto che i diritti dei giornalisti in quanto lavoratori continuino a non essere previsti per legge e che molti di loro non percepiscano lo stipendio dai proprietari dei media;

25.  invita le autorità a rendere la legislazione in materia di elezioni, libertà di riunione, libertà di associazione e libertà dei media conforme alle norme internazionali e a provvedere alla sua piena attuazione; invita le autorità a promuovere e sostenere la libertà digitale, che è considerata parte integrante dei criteri di adesione;

26.  riconosce i progressi compiuti per quanto concerne la tutela delle minoranze; osserva, tuttavia, che sono necessari ulteriori sforzi per combattere la discriminazione, con particolare riferimento alle persone che sono vulnerabili a questo fenomeno; rammenta al governo albanese, al riguardo, la sua responsabilità di creare un clima di inclusione e di tolleranza nel paese; chiede interventi decisivi volti a tutelare integralmente i diritti umani e migliorare la qualità della vita degli appartenenti a tutte le minoranze presenti nella totalità del paese, anche attuando le misure già esistenti relative all'uso delle lingue minoritarie nell'istruzione, nella religione e nei mezzi d'informazione di massa, e contrastando qualsiasi forma di discriminazione loro rivolta;

27.  sottolinea la necessità di garantire tali diritti a tutti i gruppi minoritari e non soltanto alle minoranze nazionali; evidenzia nel contempo che sono necessari ulteriori sforzi volti a garantire i diritti di proprietà dei gruppi minoritari; rileva con preoccupazione la perdurante mancanza di risorse per l'applicazione del piano d'azione per i rom; chiede una maggiore responsabilità in merito ai servizi prestati alle minoranze e ai gruppi vulnerabili; sottolinea l'importanza di rispettare il principio dell'autoidentificazione e chiede un'elaborazione obiettiva e trasparente dei dati del censimento conformemente alle norme riconosciute a livello internazionale;

28.  valuta positivamente i progressi compiuti nel campo dei diritti umani delle persone LGBT, in particolare il fatto che la prima manifestazione pubblica delle persone LGBT, avvenuta a Tirana il 17 maggio 2012, si sia svolta in condizioni di sicurezza e in un clima festoso; respinge con fermezza, tuttavia, le dichiarazioni discriminatorie rilasciate quello stesso giorno dal viceministro della Difesa, ma accoglie favorevolmente la critica espressa dal primo ministro Sali Berisha al riguardo; sottolinea che permane la discriminazione nei confronti delle persone LGBT ed evidenzia l'urgente necessità di rivedere la legislazione per rettificare le disposizioni potenzialmente discriminatorie e raggiungere risultati comprovati;

29.  chiede il conseguimento dei progressi indispensabili per quanto concerne i diritti e le libertà fondamentali e l'attuazione delle politiche volte a garantire i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, i diritti delle persone LGBT, dei minori, delle persone socialmente vulnerabili, delle persone con disabilità e delle minoranze, dato che continuano a essere segnalati casi di discriminazione contro persone LGBT e persone appartenenti alla minoranza rom, come pure ad altre categorie vulnerabili; sottolinea la necessità di migliorare i diritti e la qualità della vita delle persone che dipendono dallo Stato, quali ad esempio i detenuti, gli orfani e le persone affette da infermità mentali;

30.  accoglie favorevolmente le normative e le misure adottate per promuovere l'uguaglianza di genere, ma reputa inadeguato il livello della loro effettiva applicazione, tale per cui le donne continuano a subire ineguaglianze per quanto concerne il loro accesso alla vita politica, all'istruzione e al mercato del lavoro;

31.  constata che perdurano fenomeni quali la violenza domestica, la prostituzione forzata e l'elevatissimo livello di traffico di donne e minori, e che manca il necessario coordinamento degli organi competenti al fine di garantire alle donne e ai minori una protezione sostanziale; ricorda l'importanza di assicurare alle vittime l'accesso all'assistenza legale completa e al sostegno psicologico ed esorta le autorità ad agire, anche aumentando i finanziamenti destinati ad agenzie e servizi, al fine di eliminare le violenze e le disparità; sottolinea l'urgente necessità di introdurre e attuare interventi quali ad esempio strutture specializzate per l'erogazione di servizi sociali e centri di riabilitazione, e di sviluppare la rete di centri d'accoglienza e organizzazioni che forniscono sostegno alle donne e ai minori, anche in prospettiva di un loro reinserimento nella società; esprime apprezzamento per la linea telefonica gratuita e sempre attiva per fornire assistenza alle vittime, il rafforzamento delle unità per la protezione dei minori e il buon esempio di cooperazione di cui hanno dato prova il comune di Tirana, la polizia, il sistema giudiziario e le ONG nel fornire un sostegno congiunto alle vittime;

32.  sottolinea che occorre prestare particolare attenzione alla tutela dei diritti dei minori, migliorando tra l'altro le condizioni negli istituti statali di assistenza all'infanzia, agevolando le possibilità di affidamento e lottando risolutamente contro la tratta di esseri umani e il lavoro minorile;

33.  pone l'accento sulla necessità di creare un sistema d'istruzione moderno che sia incentrato sull'allievo e sulla capacità di offrire la migliore istruzione possibile; reputa importante che tutti i bambini, in particolare quelli provenienti da famiglie a basso reddito e da minoranze, abbiano la garanzia dell'accesso all'istruzione e al materiale didattico; osserva che il governo ha l'obbligo di fornire un livello elevato di istruzione universitaria e tecnica e di garantire i diritti consolidati dei lavoratori nelle formazioni che consentono di conseguire un diploma, affinché i giovani laureati siano incentivati a offrire i propri servizi per il progresso del paese;

34.  invita il governo a garantire pienamente il rispetto della legislazione in materia di lavoro nel settore pubblico e in quello privato e ad assicurare che siano rispettati i diritti sindacali, rafforzando la pratica della mediazione per risolvere le controversie di lavoro; invita il governo a migliorare ulteriormente il dialogo tripartito in seno al Consiglio nazionale del lavoro, ampliando le competenze di tale Consiglio al fine di includervi l'approvazione dei principali pacchetti politici e legislativi in campo sociale ed economico e rafforzando il ruolo dei sindacati al suo interno;

35.  è preoccupato per la mancanza di un piano di azione a favore dell'occupazione e per la riduzione del bilancio destinato all'attuazione di riforme in materia di assistenza e protezione sociale; invita le autorità albanesi a elaborare un siffatto piano di azione; chiede l'elaborazione di statistiche periodiche sul mercato del lavoro, in linea con quelle di altri paesi candidati all'adesione e di Eurostat, per poter meglio monitorare e confrontare la situazione occupazionale in Albania;

36.  invita le autorità a migliorare ulteriormente il trattamento delle persone in stato di fermo o sottoposte a pena detentiva, in accordo con le raccomandazioni del difensore civico nazionale e con le norme internazionali in materia di diritti umani, poiché vengono ancora segnalati casi di maltrattamenti; sottolinea la necessità di ridurre la frequenza della custodia cautelare per i reati minori e deplora profondamente i lunghi periodi di custodia preventiva minorile, come pure l'eccessivo ricorso a questo provvedimento, che viene inoltre applicato in istituti non idonei al reintegro dei minori; sollecita l'adozione di una strategia in materia di giustizia minorile e di un piano di azione correlato, per ovviare alle carenze esistenti nella legislazione e nella prassi, conformemente alle norme internazionali e alle migliori prassi di altri paesi europei;

37.  sottolinea l'importanza di chiarire i diritti di proprietà e di attuare pienamente la strategia nazionale e il piano d'azione relativamente a tali diritti; pone l'accento sull'esigenza di consultazioni approfondite con tutti i soggetti interessati nel corso del procedimento; invita la Commissione a fornire sostegno per l'applicazione della strategia e del piano d'azione;

38.  invita il governo e tutti gli organismi responsabili a impegnarsi al massimo per applicare in modo rigoroso tutti i necessari criteri e le misure per l'esenzione dall'obbligo di visto nei paesi Schengen; reputa necessario che i cittadini siano debitamente informati sui limiti del regime di esenzione dall'obbligo di visto, in modo da evitare qualsiasi eventuale abuso della libertà di circolazione e della politica di liberalizzazione dei visti; constata che la liberalizzazione dei visti ha rappresentato uno dei maggiori successi nell'ambito dei recenti progressi del paese verso l'adesione;

Perseguimento delle riforme socioeconomiche

39.  invita il governo a lanciare e attuare riforme strutturali e riforme connesse allo Stato di diritto, la cui debolezza nuoce, fra l'altro, all'esecutività dei contratti, in modo da mantenere la stabilità macroeconomica e da rafforzare un contesto economico favorevole agli investimenti, alla crescita economica e a uno sviluppo economico sostenibile, a vantaggio dei cittadini; incoraggia il governo ad affrontare in modo più incisivo la questione dei diritti di proprietà, a migliorare il sistema di riscossione tributaria, a concentrare la propria azione sulle infrastrutture e sulle risorse umane e a risolvere il problema delle ampie dimensioni dell'economia informale e dell'assenza di regolamentazione del mercato del lavoro, fattori che stanno ostacolando la coesione sociale del paese e le sue prospettive economiche;

40.  sottolinea la necessità di dedicare una particolare attenzione alla sicurezza energetica, alla diversificazione delle fonti di energia e al miglioramento delle reti di trasporto pubblico; si rammarica dell'inadeguatezza dei trasporti pubblici, in particolare della ferrovia, e della cattiva gestione delle reti di trasporto;

41.  chiede progressi più consistenti nel settore della protezione ambientale e del cambiamento climatico, la piena attuazione della normativa ambientale e una collaborazione regionale più stretta al fine di promuovere la sostenibilità ambientale; invita il governo a dare priorità alla salvaguardia dell'eccezionale paesaggio naturale dell'Albania e ad accelerare l'allineamento alla legislazione dell'Unione europea nei settori della qualità dell'aria e dell'acqua, della gestione dei rifiuti e del controllo dell'inquinamento industriale; esorta il governo a sviluppare politiche per le fonti energetiche rinnovabili, ad affrontare più efficacemente il problema della gestione dei rifiuti e delle importazioni illegali di rifiuti e a sviluppare un turismo ecosostenibile; sollecita le autorità ad attuare pienamente il piano nazionale per la gestione dei rifiuti e a istituire un'infrastruttura di monitoraggio trasparente e ben funzionante, in stretta cooperazione con gli attori e le organizzazioni della società civile a livello locale e nazionale;

42.  è profondamente preoccupato per l'elevato tasso di disoccupazione, sebbene quest'ultimo sia inferiore rispetto al passato, e per il numero di albanesi che ancora vivono al di sotto della soglia di povertà; sollecita il governo ad adottare tutte le misure possibili per affrontare le situazioni di estrema povertà e creare un sistema di protezione sociale per i cittadini più deboli da un punto di vista finanziario e per i più bisognosi, tra cui le categorie vulnerabili quali i bambini, i disabili e le minoranze; reputa importante che essi abbiano parità di accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria, agli alloggi e ai servizi pubblici;

43.  raccomanda investimenti pubblici moderni volti a promuovere la crescita sostenibile e ridurre la disoccupazione; è certo che un programma globale di investimenti pubblici contribuirà altresì alla valorizzazione del potenziale dei giovani laureati albanesi; invita il governo ad adottare ulteriori normative e provvedimenti intesi a promuovere l'occupazione e la crescita;

44.  esprime preoccupazione per gli ex prigionieri politici, alcuni dei quali recentemente hanno inscenato manifestazioni; invita le autorità competenti ad attuare pienamente la normativa in materia di risarcimento degli ex prigionieri politici;

Promozione della cooperazione regionale e internazionale

45.  elogia l'Albania per la promozione di relazioni di buon vicinato; ribadisce la propria convinzione che i confini dei Balcani occidentali debbano essere pienamente rispettati e incoraggia l'Albania e tutte le parti interessate ad astenersi da qualsiasi azione che possa generare tensione nella regione; valuta positivamente le politiche del governo nei confronti delle comunità albanesi negli Stati vicini, in particolare per avere loro consigliato di cooperare con i rispettivi governi alla risoluzione dei problemi;

46.  invita l'Albania a revocare l'accordo bilaterale di immunità concluso con gli Stati Uniti, dato che tale accordo non è coerente con la politica dell'UE nei confronti della Corte penale internazionale (CPI) e mina l'integrità dello statuto di Roma, e a continuare a sostenere la CPI e cooperare tempestivamente e pienamente con questa istituzione;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo e al parlamento dell'Albania.

(1) GU L 80 del 19.3.2008, pag. 1.
(2) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 85.


Industria siderurgica dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sull'industria siderurgica dell'UE (2012/2833(RSP))
P7_TA(2012)0509RC-B7-0541/2012

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che trova le sue origini nel trattato CECA,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul settore siderurgico nonché la ristrutturazione, il trasferimento e la chiusura di imprese nell'UE,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori,

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 febbraio 2011 dal titolo «Affrontare le sfide relative ai mercati dei prodotti di base e alle materie prime» (COM(2011)0025),

–  vista la Strategia Europa 2020,

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, dal titolo «Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica» (COM(2012)0582),

–  vista l'interrogazione alla Commissione sulla siderurgia nell'Unione (O-000184/2012 – B7-0368/2012),

–  visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, a seguito della scadenza del trattato CECA, i settori del carbone e dell'acciaio sono disciplinati dalle disposizioni del trattato UE;

B.  considerando che uno degli obiettivi dell'Unione europea è quello di sostenere l'industria manifatturiera e di renderla competitiva, sostenibile e in grado di rispondere alle mutevoli condizioni di mercato europee e non europee, dal momento che essa è fondamentale per la crescita e la prosperità in Europa;

C.  considerando che l'industria siderurgica europea soffre di un calo sostanziale della domanda, che sta provocando una perdita progressiva di posti di lavoro e di competitività;

D.  considerando che l'industria siderurgica è di importanza strategica per l'economia dell'UE e considerando che è nell'interesse di tutta l'Unione europea preservare le attività che costituiscono il suo tessuto industriale e assicurare la sicurezza dell'approvvigionamento grazie alla produzione interna;

E.  considerando che un'industria siderurgica europea competitiva costituisce la spina dorsale dello sviluppo e della creazione di valore per numerosi settori industriali importanti, come il settore automobilistico, edilizio e dell'ingegneria meccanica;

F.  considerando che l'industria siderurgica affronta sfide significative, come un calo sostanziale della domanda, la forte concorrenza delle importazioni provenienti da paesi terzi con regolamenti e norme differenti, la difficoltà di accesso alle materie prime e un aumento dei costi che hanno portato alla ristrutturazione, alle fusioni industriali e a perdite di posti di lavoro;

G.  considerando che l'occupazione nel settore siderurgico è passata da 1 milione di posti di lavoro nel 1970 a circa 369 mila posti nel 2012 e che il numero di lavoratori nelle industrie a valle è di vari milioni;

H.  considerando che, secondo i dati pubblicati dalla Commissione, nel 2010 le esportazioni di acciaio dell'UE sono state pari a 33,7 milioni di tonnellate (32 miliardi di euro) ed erano dirette verso i più grandi mercati per le esportazioni di acciaio dell'UE che sono la Turchia, gli Stati Uniti, l'Algeria, la Svizzera, la Russia e l'India, mentre, nello stesso anno, le importazioni di acciaio dell'Unione europea sono state pari a 26,8 milioni di tonnellate (18 miliardi di euro) e provenivano principalmente dalla Russia, dall'Ucraina, dalla Cina, dalla Turchia, dalla Corea del Sud, dalla Svizzera e dalla Serbia;

I.  considerando che l'attuale crisi sta creando un enorme disagio sociale per i lavoratori e le regioni colpiti e che le imprese che attuano ristrutturazioni dovrebbero agire in modo socialmente responsabile, poiché l'esperienza dimostra che, senza un sufficiente dialogo sociale, non è possibile realizzare una ristrutturazione riuscita;

J.  considerando che le industrie ad alta tecnologia – di cui il settore siderurgico è un esempio – sono considerate un modello di know-how tecnologico, e devono quindi essere mantenute adottando misure immediate per evitare la loro delocalizzazione al di fuori del territorio dell'UE;

1.  chiede alla Commissione di fornire, a breve termine, un quadro chiaro della situazione per quanto riguarda i principali cambiamenti che si verificano nel settore siderurgico in Europa; sottolinea che è importante che la commissione controlli gli sviluppi in corso con attenzione al fine di salvaguardare il patrimonio industriale europeo e la mano d'opera interessata;

2.  ricorda che la Commissione ha facoltà, in seguito alla scadenza del trattato CECA, di affrontare l'impatto economico e sociale degli sviluppi nell'industria siderurgica europea e chiede alla Commissione di tener conto dell'esperienza positiva della CECA e di istituire un organo tripartito (sindacati, industria e Commissione) che operi a favore di un maggiore sviluppo dell'industria siderurgica europea, svolga funzioni di previsione, consultazione e informazione per i lavoratori e garantisca il pieno rispetto dei requisiti legali della direttiva riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo(1);

3.  invita la Commissione a riflettere attentamente sulle iniziative a medio e a lungo termine per sostenere e preservare l'industria siderurgica e il suo indotto;

4.  esorta la Commissione ad accordare maggiore importanza alla politica industriale in modo da rilanciare la competitività dell'industria europea sul mercato mondiale al fine di garantire una effettiva parità di condizioni assicurando, al contempo, norme sociali e ambientali di livello elevato e operando ai fini della reciprocità nei paesi terzi;

5.  è convinto che la ripresa economica europea dipenda anche da un'industria manifatturiera più forte; sottolinea che l'acciaio svolge un ruolo chiave nel garantire la competitività delle industrie strategiche a valle, che soffrirebbero le conseguenze di una contrazione della siderurgia europea e diventerebbero dipendenti dalle importazioni da paesi terzi, il che le renderebbe vulnerabili;

6.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione di elaborare, entro il giugno 2013, un Piano europeo d'azione a favore della siderurgia ma sottolinea la necessità di presentarlo il prima possibile;

7.  invita la Commissione a riconsiderare la propria decisione di non prorogare oltre il 31 dicembre 2012 il sistema di vigilanza preventiva sulle importazioni di prodotti siderurgici e tubi siderurgici, come stabilito dal regolamento (UE) n. 1241/2009(2) della Commissione, e ad inserire tale sistema nel Piano d'azione;

8.  esorta la Commissione a includere nel suo Piano d'azione la mobilitazione di tutti gli strumenti disponibili dell'UE, quali un aumento della ricerca, dello sviluppo e dell'innovazione, in particolare nei settori dell'efficienza energetica e dell'uso efficiente delle risorse, investimenti mirati da parte della Banca europea per gli investimenti, una politica attiva per l'acquisizione di competenze, la riqualificazione e una nuova formazione dei lavoratori, l'uso potenziale, qualora necessario, di strumenti finanziari dell'UE quali il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, e altri incentivi per assistere l'industria negli investimenti e nella modernizzazione;

9.  ritiene che tale Piano d'azione dovrebbe anche considerare i modi per affrontare e mitigare i costi elevati dell'energia e delle materie prime, che costituiscono una minaccia per la competitività dell'industria siderurgica; pone l'accento, a tale riguardo, sul fatto che l'efficienza energetica e l'efficienza delle risorse possono generare notevoli risparmi sui costi e si compiace, a tale proposito, per il partenariato europeo pubblico - privato SPIRE, esortando, tuttavia, la Commissione e lo stesso settore siderurgico a continuare a studiare le possibilità esistenti, ad incoraggiare la creazione di consorzi imprenditoriali e a promuovere un sistema di produzione a circuito chiuso finalizzato al recupero e al riutilizzo dei rottami, data la limitazione presente e futura dell'approvvigionamento di materie prime;

10.  invita la Commissione a tener presente l'industria siderurgica nella sua revisione in corso delle norme vigenti in materia di aiuti statali, e ad esaminare la fattibilità di introdurre una certificazione di qualità per i prodotti connessi con l'acciaio;

11.  invita la Commissione a monitorare le attività di ristrutturazione o di delocalizzazione e a garantire, caso per caso, che siano svolte nel pieno rispetto del diritto dell'Unione in materia di concorrenza; è del parere che debbano essere monitorati anche eventuali abusi di posizione dominante sul mercato;

12.  accoglie con favore progetti come il consorzio ULCOS (Ultra-low Carbon Dioxide Steelmaking – Processi siderurgici a emissioni ultraridotte di CO2), che costituisce un esempio di iniziativa innovativa nell'ambito della ricerca e dello sviluppo per aiutare l'industria siderurgica a ridurre le sue emissioni di CO2 e sottolinea la necessità di continui investimenti in attività di ricerca e di innovazione, fondamentali per il rilancio e il rinnovamento di questo settore;

13.  invita la Commissione a monitorare da vicino gli sviluppi futuri negli stabilimenti di Florange, Liegi, Terni, Galați, Schifflange, Piombino, Câmpia Turzii, Rodange, Oțelu Roşu, Trieste, Silesia, Reşiţa, Targoviste, Călăraşi, Hunedoara, Buzău, Braila, Borlänge, Luleå, Oxelösund e altrove, la cui integrità è a rischio, onde assicurare che la competitività del settore siderurgico europeo e la sua importanza in quanto settore occupazionale non siano minacciate;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 254 del 30.9.1994, pag. 64.
(2) GU L 332 del 17.12.2009, pag. 54.


Un settore siderurgico sostenibile e competitivo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 su una nuova industria siderurgica sostenibile e competitiva, sulla base di una petizione ricevuta (2012/2905(RSP))
P7_TA(2012)0510B7-0550/2012

Il Parlamento europeo,

–  vista la petizione 760/2007, presentata da un cittadino italiano, concernente l'impianto siderurgico ILVA e l'allarme diossina a Taranto,

–  vista la sentenza della Corte di giustizia europea del 31 marzo 2011, secondo cui l'Italia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (IPPC),

–  visti l'articolo 191, paragrafo 2, del TFUE e la direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale,

–  viste le sue deliberazioni in sede di commissione con il firmatario della petizione interessata, più recentemente in data 9 ottobre 2012, e con il Vicepresidente della Commissione competente,

–  visto l'articolo 202, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il firmatario ha espresso con vigore le proprie preoccupazioni per i livelli elevatissimi delle emissioni di diossina provenienti dallo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, le quali hanno avuto e continuano ad avere un impatto significativo, dannoso e perdurante sulla salute della popolazione locale; che sono 20 000 le famiglie che hanno parenti i quali hanno lavorato nell'industria dell'acciaio o in associazione a tale industria e che i livelli di contaminazione fra la popolazione locale hanno determinato tassi inaccettabili e intollerabili di patologie acute e croniche;

B.  considerando che alcuni reparti dello stabilimento siderurgico ILVA sono stati recentemente chiusi dalle autorità italiane al fine di evitare un'ulteriore contaminazione e che le autorità e i proprietari dello stabilimento esistente hanno l'obbligo giuridico tassativo di provvedere a un'ulteriore drastica riduzione delle emissioni tossiche;

C.  considerando che la situazione precaria e pericolosa dell'ILVA sta inoltre causando nell'Italia meridionale un serio degrado e danni ambientali, oltre a gravi problemi sociali ed economici, e che la privatizzazione di questo impianto non ha determinato alcun miglioramento della sicurezza ambientale del settore;

D.  considerando che l'industria dell'acciaio, che occupa circa 360 000 lavoratori, è un settore economico di importanza cruciale nell'Unione europea e che il Parlamento europeo ha il dovere e la responsabilità di manifestare chiaramente la propria solidarietà ai lavoratori dello stabilimento siderurgico ILVA e alle loro famiglie, che hanno subito questa situazione totalmente inaccettabile;

E.  considerando che, per quanto concerne la politica industriale dell'UE, è strategicamente essenziale impedire che continui la delocalizzazione delle acciaierie e dei processi produttivi al di fuori dell'Unione europea e garantire la sicurezza della forza lavoro; che, per quanto concerne la politica ambientale dell'UE, è altrettanto essenziale garantire che sia applicato il principio «chi inquina paga», e che sia rafforzato e, ove necessario, ripristinato l'equilibrio ambientale, come previsto all'articolo 191, paragrafo 2, del TFUE e dalla direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale;

1.  invita la Commissione e il Consiglio a sviluppare una nuova politica per l'industria siderurgica che stimoli la crescita e l'occupazione nel contesto della crisi economica e che sia compatibile con la salute e la sicurezza di tutti i cittadini dell'UE, come pure dei suoi residenti;

2.  invita altresì la Commissione e il Consiglio a collaborare con tutti i soggetti coinvolti per garantire che tale politica integri in modo coerente gli obiettivi economici con le priorità di ordine sociale e ambientale, in modo da costruire un nuovo comparto siderurgico europeo moderno, competitivo e sostenibile che sia pienamente conforme alla normativa ambientale dell'UE;

3.  invita le autorità italiane a garantire con estrema urgenza il recupero ambientale del sito dello stabilimento siderurgico contaminato, assicurando al contempo che i costi sostenuti in relazione alle azioni di prevenzione e di riparazione adottate siano coperti conformemente al principio «chi inquina paga», come stabilito all'articolo 8 della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.


Situazione nella Repubblica democratica del Congo
PDF 137kWORD 85k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo (2012/2907 (RSP))
P7_TA(2012)0511RC-B7-0562/2012

Il Parlamento europeo,

–  visto l'Accordo di partenariato di Cotonou firmato nel giugno 2000,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948) e il Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966),

–  visto l'articolo 3 e il protocollo II della Convenzione di Ginevra del 1949, che vietano le esecuzioni sommarie, gli stupri, il reclutamento forzato e altre atrocità,

–  vista la Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 che vieta, in particolare, il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati,

–  visto il protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, che è stato ratificato dai paesi della regione dei Grandi Laghi,

–  viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 2076 (2012), 2053 (2012), 1925 (2010) e 1856 (2008) sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo (RDC), che stabiliscono il mandato della missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica democratica del Congo (Monusco), la dichiarazione del Consiglio di sicurezza del 2 agosto 2012 e le relazioni mensili del Segretario generale delle Nazioni Unite su questo argomento,

–  viste le risoluzioni 1325 (2000), 1820 (2008), 1888 (2009), 2009 e 1960 (2010) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  vista la risoluzione 60/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 24 ottobre 2005, sui risultati del Vertice mondiale del 2005, in particolare i paragrafi da 138 a 140 sulla responsabilità in materia di protezione delle popolazioni,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, ratificata dalla Repubblica democratica del Congo nel 1982,

–  vista la decisione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana, del 19 settembre 2012 sulla situazione della sicurezza nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo,

–  viste le conclusioni delle riunioni del Consiglio Affari esteri del 25 giugno e del 19 novembre 2012 sulla situazione nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo,

–  vista la dichiarazione presidenziale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 19 ottobre 2012,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 23 giugno 2011 da Margot Wallström, ex rappresentante speciale del Segretario generale dell'ONU per crimini sessuali in situazioni di conflitto armato,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 27 settembre 2012 dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 7 giugno, il 12 giugno, il 10 luglio e il 23 novembre 2012 dal vicepresidente della Commissione / Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 10 dicembre 2012 sulla situazione nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 22 febbraio 2011 da Andris Piebalgs, Commissario europeo per lo sviluppo, dal titolo «RDC: un passo verso la fine dell'impunità»,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 26 giugno 2012 da Kristalina Georgieva, Commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, sul deterioramento della situazione umanitaria nella RDC,

–  viste le dichiarazioni, in particolare quella del 24 novembre 2012, dei capi di Stato e di governo degli Stati membri della Conferenza Internazionale per la Regione dei Grandi Laghi (ICGLR) sulla situazione della sicurezza nella regione orientale della RDC,

–  vista la risoluzione sulla situazione nella RDC adottata dall'Organizzazione internazionale della francofonia (OIF), in occasione del quattordicesimo vertice dei paesi francofoni tenutosi a Kinshasa il 13 e 14 ottobre 2012,

–  vista la lettera sulla RDC inviata il 21 giugno 2012 dal Presidente della commissione del Consiglio di sicurezza dell'ONU istituita dalla risoluzione 1533 (2004) al Presidente del Consiglio di Sicurezza, con la quale si presenta la relazione intermedia del gruppo di esperti sulla Repubblica democratica del Congo e i suoi allegati e se ne chiede la pubblicazione come documento del Consiglio (S/2012/348),

–  viste le relazioni elaborate da organizzazioni dei diritti umani sulle gravi violazioni dei diritti umani commesse nella regione orientale della RDC,

–  visto l'accordo sull'applicazione delle normative, la governance e il commercio nel settore forestale (FLEGT) tra l'Unione europea e la RDC, che è entrato in vigore nel settembre 2010,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla RDC, in particolare quella del 13 giugno 2012 sul monitoraggio delle elezioni nella Repubblica democratica del Congo (RDC)(1),

–  visto l'articolo 122, paragrafo 5 e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, dall'aprile del 2012, elementi delle forze armate della RDC (FARDC) si sono ammutinati nella parte orientale del paese, più precisamente nella provincia del Kivu Nord, e che questa rivolta si è rapidamente trasformata in una ribellione armata sotto il nome Movimento 23 Marzo (M23), che chiede l'applicazione dell'accordo di pace firmato a Goma il 23 marzo 2009 dal governo della RDC e dal gruppo armato noto come il Congresso Nazionale per la difesa del popolo (CNDP);

B.  considerando che i ribelli del gruppo M23 costituiscono uno della dozzina di gruppi armati, come il gruppo Mai-Mai, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (FDLR) e i ribelli hutu ruandesi, da un lato, e le FARDC, dall'altro, che combattono in questa regione ricca di risorse;

C.  considerando che, per circa sette mesi, il gruppo ribelle M23 ha occupato gran parte della provincia del Kivu Nord, che vi ha stabilito la propria amministrazione e che questa parte della provincia è pertanto completamente al di fuori del controllo dello Stato della RDC, con conseguenti instabilità e insicurezza costanti;

D.  considerando che undici giorni dopo aver strappato il controllo della città strategica di Goma alle truppe governative, sostenute dalle forze di pace delle Nazioni Unite, il gruppo M23 si è ritirato dalla città a seguito di un accordo raggiunto a livello regionale;

E.  considerando che il 6 dicembre 2012 sono stati avviati a Kampala, in Uganda, i negoziati e un processo di dialogo tra i gruppi ribelli e il governo congolese;

F.  considerando che i recenti attacchi effettuati da gruppi armati nel campo di Mugunga III mettono in evidenza l'esigenza di privilegiare la sicurezza nei siti destinati agli sfollati, congiuntamente ad un migliore accesso agli aiuti umanitari;

G.  considerando che il gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha presentato la prova che il Ruanda fiancheggia i ribelli del gruppo M23 con un sostegno di tipo militare, comprendente armi, munizioni, addestramento e soldati;

H.  considerando che i governi di Uganda e Ruanda hanno respinto le accuse avanzate da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite di un loro appoggio ai ribelli dell'M23 e alla conquista della città del Congo orientale Goma;

I.  considerando che gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, i Paesi Bassi, la Svezia e l'UE hanno tutti sospeso parte della loro assistenza al Ruanda, a seguito della relazione delle Nazioni Unite;

J.  considerando che gli Stati membri della Conferenza internazionale per la regione dei Grandi Laghi (ICGLR), della Comunità di sviluppo dell'Africa australe (SADC) e dell'Unione europea si sono adoperati al fine di trovare una soluzione politica costruttiva al conflitto nella parte orientale della RDC;

K.  considerando che gli Stati membri dell'ICGLR hanno istituito un meccanismo congiunto di verifica per monitorare i movimenti delle truppe nella parte orientale della RDC e hanno deciso di dispiegare una forza internazionale neutrale;

L.  considerando che, con la risoluzione 2053 (2012) del Consiglio di sicurezza dell'ONU, il mandato della Monusco è stato prorogato fino al 30 giugno 2013;

M.  considerando che la parte orientale della RDC è stata teatro di reiterate atrocità, caratterizzate da violazioni dei diritti umani e crimini di guerra, come stupri di massa, tra cui stupri di donne e di ragazze, torture, uccisioni di civili, nonché arruolamento generalizzato di bambini soldato;

N.  considerando che il ricorso alla violenza sessuale e l'uso più diffuso dello stupro hanno conseguenze enormi, come la distruzione fisica e psicologica delle vittime, e devono essere considerati come crimini di guerra;

O.  considerando che l'esercito congolese (FARDC) ha commesso numerosi abusi nelle zone di guerra;

P.  considerando che il mancato perseguimento dei responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra favorisce il clima di impunità e incoraggia nuovi reati;

Q.  considerando che più di 2,4 milioni di persone congolesi che vivono nelle zone colpite dal conflitto sono sfollate all'interno del paese, mentre 420 000 persone sono fuggite nei paesi vicini, e considerando che esse vivono in condizioni disumane;

R.  considerando che la Repubblica democratica del Congo, e in particolare le regioni orientali attualmente sotto il controllo di gruppi armati paramilitari, possiede un'abbondanza di risorse naturali, come oro, stagno e coltan, che attraverso attività minerarie illegali contribuisce a finanziare e a perpetuare il conflitto;

S.  considerando che il Parco nazionale Virunga è stato inserito dall'Unesco, nel 1979, tra i Siti Patrimonio dell'Umanità in ragione della sua biodiversità unica;

T.  considerando che è inaccettabile che siano state autorizzate concessioni petrolifere nel Parco nazionale Virunga, in violazione della Convenzione di Parigi del 16 novembre 1972, relativa alla protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale;

U.  considerando che le concessioni petrolifere rilasciate nel Parco nazionale Virunga sono contrarie a tale Convenzione che collega la RDC e l'Unesco, e alla Costituzione e alle leggi congolesi, e considerando che tali concessioni dovrebbero pertanto essere revocate;

V.  considerando che anche l'aumento della disoccupazione, la crisi sociale, la crisi alimentare, l'inadeguatezza dei servizi di base, l'impoverimento della popolazione e il degrado ambientale contribuiscono all'instabilità della regione; che questi problemi richiedono un piano e una strategia di sviluppo globali;

W.  considerando che è necessario affrontare le conseguenze dei conflitti, in particolare per mezzo della smilitarizzazione, della smobilitazione e il reinserimento degli ex combattenti, il rimpatrio dei rifugiati, il reinsediamento degli sfollati all'interno del proprio paese e l'attuazione di programmi di sviluppo sostenibile;

X.  considerando che la popolazione indigena Batwa, che conta 90 000 unità e vive nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), è tuttavia sistematicamente vittima di razzismo, esclusione sociale e politica, nonché violazioni dei diritti umani nella RDC e in altri paesi della regione dei Grandi Laghi;

Y.  considerando che la repressione nei confronti di attivisti dei diritti umani e di giornalisti è aumentata nella RDC e che questi sono vittime di arresti arbitrari e intimidazioni; che non sono state adottate misure per assicurare i responsabili alla giustizia;

1.  esprime forte preoccupazione per il deterioramento della situazione generale nella parte orientale della RDC, che ha gravi conseguenze politiche, economiche, sociali, umanitarie e di sicurezza in tutta la RDC e nell'insieme della regione;

2.  condanna con forza gli attacchi del gruppo M23 e di altri gruppi armati nella parte orientale della RDC negli ultimi mesi; si oppone a qualsiasi intervento esterno nel conflitto e sottolinea la necessità di porre fine all'attività dei gruppi armati stranieri nella parte orientale del paese;

3.  chiede in particolare ai governi di Ruanda e Uganda di desistere dal sostenere il gruppo di ribelli M23 poiché ciò ha un impatto destabilizzante sulla regione dei Grandi Laghi;

4.  riafferma il diritto inalienabile e imprescrittibile della RDC al rispetto della propria sovranità e integrità territoriale;

5.  chiede a tutte le parti interessate nella regione di contribuire in buona fede ad una risoluzione pacifica; chiede altresì l'attuazione immediata del piano di risoluzione della crisi adottato a Kampala il 24 novembre 2012;

6.  accoglie con favore gli sforzi degli Stati membri della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi, nonché gli sforzi e le iniziative dell'Unione africana e delle Nazioni Unite intesi a conseguire una soluzione politica duratura e pacifica alla crisi; insiste sul fatto che una soluzione militare non risolverà la crisi ed auspica pertanto un processo di pace politico che affronti il disarmo delle forze ribelli e le cause alla base del conflitto;

7.  sottolinea l'importanza di un funzionamento efficace del meccanismo comune di verifica e l'istituzione e l'utilizzo efficace della forza internazionale neutrale prevista;

8.  chiede all'UE di prendere posizione nei confronti di tutti coloro che hanno violato l'embargo sulle armi sancito dall'ONU nei confronti del Congo;

9.  invita i governi della RDC e dei paesi vicini ad adottare le misure necessarie per conseguire una soluzione strutturale che conduca ad una pace duratura, alla sicurezza, alla stabilità, allo sviluppo economico ed al rispetto dei diritti umani nella regione attraverso la cooperazione, un dialogo permanente e la creazione di un clima di fiducia e riconciliazione; afferma il proprio impegno a cooperare a tal fine con la RDC nella regione dei Grandi Laghi;

10.  condanna tutti gli atti di violenza e tutte le violazioni dei diritti umani nella parte orientale della RDC e nella regione dei Grandi Laghi ed esprime la sua solidarietà al popolo della RDC colpito dalla guerra; chiede alle forze coinvolte nel conflitto nella parte orientale della RDC di rispettare i diritti umani e il diritto umanitario internazionale, di cessare tutti gli attacchi conto i civili, in particolare donne e bambini, e di concedere accesso e protezione alle agenzie umanitarie che vengono per prestare assistenza alla popolazione civile in difficoltà;

11.  condanna con forza gli atti di violenza sessuale che sono stati commessi su vasta scala nella RDC, in particolare lo stupro di donne e ragazze, e l'arruolamento di bambini; sollecita il governo della RDC e la comunità internazionale ad offrire alle persone in stato di bisogno nella parte orientale della RDC cure mediche appropriate, incluso un sostegno post-traumatico e psicologico;

12.  condanna il tentativo di omicidio del medico Denis Mukwege e chiede l'avvio di un'indagine giudiziaria indipendente per fare luce su tale attacco, che ha causato la morte della sua guardia del corpo;

13.  ritiene essenziale condurre un'indagine imparziale e approfondita in relazione a tutti i casi passati e presenti di violazioni dei diritti umani e chiede a tutti gli Stati della regione dei Grandi Laghi di profondere i loro sforzi per porre fine all'impunità, obiettivo che deve essere al centro del processo di miglioramento dello Stato di diritto;

14.  insiste in particolare affinché i responsabili di violazioni dei diritti umani, crimini di guerra, crimini contro l'umanità, violenze sessuali contro le donne e dell'arruolamento forzato dei bambini soldato siano denunciati, identificati, perseguiti e puniti, a norma del diritto penale nazionale e internazionale; sottolinea che l'impunità non può essere tollerata a prescindere da chi siano gli autori dei crimini;

15.  chiede al governo congolese di assumersi appieno le sue responsabilità e di porre termine all'impunità, inclusi gli abusi perpetrati dall'esercito congolese (FARDC);

16.  chiede alla RDC di avviare una riforma efficace del settore della sicurezza nazionale, con istituzioni forti e indipendenti che siano tenute a rendere conto allo Stato ed ai suoi cittadini e che siano in grado di contrastare e perseguire i reati e i casi di corruzione;

17.  invita la comunità internazionale, e in particolare l'Unione europea, l'Unione africana e le Nazioni Unite, a continuare ad adottare tutte le misure possibili per fornire un aiuto più coordinato ed efficace alla popolazione della parte orientale della RDC ed a contribuire agli sforzi tesi a reagire alla catastrofe umanitaria;

18.  sollecita il governo della RDC e la comunità internazionale ad offrire alle persone in stato di bisogno nella parte orientale della RDC cure mediche appropriate, incluso un sostegno post-traumatico e psicologico;

19.  chiede all'Unione africana ed ai paesi della regione dei Grandi Laghi di intraprendere ulteriori azioni per lottare conto lo sfruttamento ed il commercio illegali delle risorse naturali – uno dei motivi alla base della proliferazione e del traffico di armi, che sono tra i principali fattori che alimentano ed esasperano i conflitti nella regione dei Grandi Laghi;

20.  ritiene che un accesso trasparente alle risorse naturali della RDC ed un controllo delle stesse siano indispensabili per uno sviluppo sostenibile del paese;

21.  chiede misure giuridiche più severe per garantire una migliore tracciabilità dei minerali provenienti dall'attività mineraria clandestina, con uno strumento di controllo del mercato internazionale sulle risorse naturali, ispirato al Dodd Frank Act, adottato dal Congresso degli Stati Uniti;

22.  sollecita il governo congolese ad agire prontamente e con fermezza per impedire qualsiasi danno irreversibile al parco nazionale Virunga, a causa della ricerca e della produzione di idrocarburi o di altre attività illegali;

23.  chiede al governo congolese di non rilasciare autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi, in linea con l'esplicita richiesta dell'Unesco;

24.  chiede che siano compiuti sforzi a livello nazionale ed internazionale intesi ad accrescere l'autorità statale e lo Stato di diritto nella RDC, in particolare nei settori della governance e della sicurezza, anche in stretta cooperazione con la missione di assistenza militare dell'Unione europea (EUSEC) e con la missione di polizia dell'Unione europea (EUPOL), che dovrebbero essere portate avanti al fine di consolidare la pace e la sicurezza sia nel paese sia nella regione dei Grandi Laghi;

25.  invita i capi di Stato e di governo della regione dei Grandi Laghi a lavorare per conseguire un'effettiva attuazione degli strumenti esistenti di pace e sviluppo regionali e chiede a tutti gli Stati firmatari del patto sulla sicurezza, la stabilità e lo sviluppo nella regione dei Grandi Laghi di applicarli appieno al fine di stabilire e consolidare le basi necessarie per la pace e la sicurezza nella regione; chiede alle Nazioni Unite, all'Unione europea e all'Unione africana ed agli amici della regione dei Grandi Laghi di sostenere attivamente e con forza gli sforzi intesi ad attuare il patto;

26.  invita tutti i paesi della regione e gli organismi internazionali a cooperare attivamente con le autorità della RDC al fine di smantellare e smobilitare tutti i gruppi armati e stabilire una pace duratura nella regione orientale della RDC;

27.  sollecita la missione di stabilizzazione Monusco nella RDC ad attuare il proprio mandato con maggiore efficacia al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità dei civili congolesi; raccomanda di promuovere e facilitare l'istituzione di iniziative pacifiche locali da parte della missione Monusco e del governo della RDC, in particolare nei territori in cui vi sono forti tensioni etniche, al fine di stabilizzare la situazione su base permanente;

28.  incoraggia i leader della RDC ad adottare tutte le iniziative necessarie per consolidare la democrazia e garantire la partecipazione di tutte le forze attive tra la popolazione del Congo al governo del paese sulla base delle regole costituzionali e giuridiche;

29.  accoglie con favore l'istituzione, il 6 dicembre 2012 dal parte del parlamento della RDC, della commissione nazionale per i diritti umani, quale delineata dalla Costituzione, quale primo passo verso l'approvazione di una legge sulla protezione di vittime e testimoni di violazioni dei diritti umani, attivisti dei diritti umani, operatori umanitari e giornalisti;

30.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, ai governi dei paesi della regione dei Grandi Laghi, al Presidente, al primo ministro e al parlamento della RDC, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Rappresentante speciale dell'ONU per crimini sessuali in situazioni di conflitto armato, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0252.


Discriminazione di casta in India
PDF 121kWORD 73k
Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla discriminazione di casta in India (2012/2909(RSP))
P7_TA(2012)0512RC-B7-0574/2012

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quella del 1° febbraio 2007 sulla situazione dei diritti umani dei Dalit in India(1) e quelle sulle relazioni annuali sui diritti umani nel mondo, segnatamente quella del 18 aprile 2012(2),

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  viste la convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e le relative raccomandazioni generali XXIV, quali ratificate dall'India,

–  vista la proposta di legge presentata al parlamento indiano il 3 settembre 2012 da Mukul Wasnik, ministro degli Affari sociali, che vieta di fare ricorso agli addetti alla pulizia manuale delle latrine e ne assicura la riabilitazione,

–  visti la dichiarazione rilasciata il 19 ottobre 2009 dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, e il suo appello agli Stati delle Nazioni Unite ad approvare il progetto di principi e orientamenti delle Nazioni Unite per l'efficace eliminazione della discriminazione basata sul lavoro e la nascita,

–  viste le raccomandazioni derivanti dalle procedure speciali delle Nazioni Unite e dagli organi previsti dai trattati delle Nazioni Unite, nonché quelle contenute nelle due revisioni periodiche universali riguardanti l'India del 10 aprile 2008 e del 24 maggio 2012,

–  viste le raccomandazioni del 9 luglio 2012 del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla revisione periodica universale riguardante l'India,

–  vista la profonda preoccupazione espressa il 6 febbraio 2012 dal relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani in merito alla situazione degli attivisti Dalit in India,

–  vista la marcia (Maila Mukti Yatra) a livello nazionale attualmente in corso per l'abolizione della pratica della pulizia manuale delle latrine, che ha coinvolto migliaia di persone e che dal 30 novembre 2011 al 31 gennaio 2012 attraversa 18 Stati dell'India,

–  visto il dialogo tematico UE-India sui diritti umani,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 5, del trattato sull'Unione europea,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'India ha compiuto enormi progressi economici e svolge oggi un ruolo importante nella politica mondiale quale membro dei paesi BRICS; che tuttavia la discriminazione di casta continua ad essere diffusa e persistente;

B.  considerando che la costituzione indiana sancisce l'uguaglianza dei cittadini e che la discriminazione fondata sull'appartenenza a una casta e sull'intoccabilità è vietata a norma degli articoli 15 e 17; che i Dalit ricoprono le cariche politiche più elevate; che l'India è dotata di leggi e norme destinate a tutelare le caste e le tribù registrate, quali la legge del 1976 sulla protezione dei diritti civili e la legge del 1989 sulle caste e tribù registrate (prevenzione delle atrocità); che il primo ministro indiano Manmohan Singh ha rilasciato diverse ferme dichiarazioni sulla necessità di dare priorità alla lotta contro la violenza nei confronti dei Dalit;

C.  considerando che, malgrado tali sforzi, circa 170 milioni di Dalit e di indigeni Adivasi in India continuano ad essere vittime di gravi forme di esclusione sociale; che, secondo le stime dell'OIL, la stragrande maggioranza delle vittime del lavoro forzato nel paese appartiene a caste e tribù registrate;

D.  considerando che la pratica della pulizia manuale delle latrine, sebbene vietata dalla legge, continua ad essere diffusa, che tale forma di schiavitù riguarda centinaia di migliaia di persone, quasi esclusivamente donne Dalit, e che le ferrovie indiane impiegano il numero più elevato di tali persone;

E.  considerando che le donne Dalit e Adivasi sono di gran lunga le più povere tra gli indigenti in India, sono vittime di discriminazioni multiple fondate sulla casta e sul genere, sono frequentemente soggette a gravi violazioni dell'integrità fisica, compreso l'impune abuso sessuale da parte delle caste dominanti, sono escluse socialmente e sfruttate economicamente e il loro tasso di alfabetizzazione raggiunge soltanto il 24%;

F.  considerando che, secondo le stime, la vasta maggioranza dei reati contro le donne Dalit non è dichiarata a causa della paura di essere socialmente escluse e delle minacce alla sicurezza personale; che in un caso particolare, avvenuto il 9 settembre 2012 nello Stato di Haryana, una ragazza Dalit di 16 anni ha subito uno stupro collettivo nel villaggio di Dabra (distretto di Hisar); che il padre della ragazza ha commesso il suicidio dopo aver appreso la notizia e che la polizia ha deciso di prendere misure tardive solo quando si è trovata a dover far fronte a manifestazioni di massa;

G.  considerando che il 20 novembre 2012 a Dharmapuri (Stato di Tamil Nadu) una banda composta da circa 1 000 persone appartenenti a caste superiori ha saccheggiato e incendiato almeno 268 abitazioni delle comunità Dalit, senza alcun intervento da parte delle forze di polizia presenti;

H.  considerando che la legge del 2005 sulla protezione delle donne contro la violenza domestica non è attuata in modo efficace e che i pregiudizi diffusi nei confronti delle donne all'interno della polizia, del sistema giuridico, del settore medico e della classe politica impediscono l'amministrazione della giustizia;

I.  considerando che il tasso delle condanne pronunciate in virtù della legge sulle caste e tribù registrate (prevenzione delle atrocità) rimane estremamente basso, risultando per nulla dissuasivo nei confronti dei reati;

J.  considerando che, secondo diverse fonti locali e internazionali, tra le 100 000 e le 200 000 ragazze – di cui la maggior parte Dalit – sarebbero costrette al lavoro forzato nelle filande del Tamil Nadu, le quali forniscono filati a fabbriche che producono abbigliamento per marche occidentali;

1.  riconosce gli sforzi profusi a livello federale, statale, regionale e locale in India per eliminare la discriminazione di casta; plaude altresì al fatto che in India molti politici, mezzi di informazione, ONG e altri opinion maker a tutti i livelli della società abbiano preso una chiara posizione contro la discriminazione di casta;

2.  continua tuttavia a essere preoccupato per il numero costantemente elevato di atrocità, denunciate e non denunciate, come pure per l'ampia diffusione delle pratiche di intoccabilità, in particolare la pulizia manuale delle latrine;

3.  esorta le autorità indiane a livello federale, statale, regionale e locale a onorare i propri impegni e ad attuare o, se necessario, modificare la legislazione in vigore, segnatamente la legge sulle caste e tribù registrate (prevenzione delle atrocità), al fine di tutelare in modo efficace i Dalit e altri gruppi vulnerabili all'interno della società;

4.  sottolinea in particolare che le vittime devono poter sporgere denuncia presso la polizia e le autorità giudiziarie in tutta sicurezza, e che le atrocità e gli altri casi di discriminazione denunciati devono essere oggetto di indagini serie da parte della polizia e della magistratura;

5.  invita il parlamento indiano a realizzare i progetti volti a varare la proposta di legge che vieta di fare ricorso agli addetti alla pulizia manuale delle latrine e ne assicura la riabilitazione, e chiede al governo indiano di adottare le misure necessarie ai fini dell'immediata applicazione di tale legge;

6.  invita le autorità indiane ad abrogare le disposizioni della legge per la regolamentazione dei contributi esteri che non sono conformi alle norme internazionali e rischiano di pregiudicare le attività delle ONG, tra cui le organizzazioni di Dalit e altre organizzazioni che rappresentano gruppi svantaggiati all'interno della società indiana, impedendo alle stesse di ricevere finanziamenti da donatori internazionali;

7.  invita il Consiglio, la Commissione, il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani e gli Stati membri dell'Unione a elaborare una politica unionale sulla discriminazione di casta e ad appoggiare, in seno al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, il progetto di principi e orientamenti delle Nazioni Unite per l'efficace eliminazione della discriminazione basata sul lavoro e sulla nascita;

8.  accoglie con favore l'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri nel settembre 2012, della legge sul (divieto del) lavoro infantile e minorile che impone il divieto del lavoro minorile al di sotto di 14 anni di età in tutti i settori e al di sotto dei 18 anni di età nei settori pericolosi; esorta il governo indiano ad adottare efficaci misure di attuazione al fine di ridurre rapidamente il numero di minori che lavorano - che è ancora uno dei più alti in tutto il mondo - e ad introdurre una legislazione per il divieto totale del lavoro minorile secondo le linee guida dell'Organizzazione internazionale del lavoro;

9.  invita le rappresentanze dell'UE e degli Stati membri in India a includere la questione della discriminazione di casta nei dialoghi con le autorità indiane e a dare priorità ai programmi intesi a contrastare questo fenomeno, anche nel settore dell'istruzione, nonché ai programmi destinati in particolare alle donne e alle ragazze; si attende che in futuro la cooperazione dell'UE con l'India sia valutata in base alla sua incidenza sulla discriminazione di casta;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al primo ministro indiano, al ministro indiano della Giustizia, al ministro indiano dell'Interno, al ministro indiano degli Affari sociali, al Consiglio, al VP/AR, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE, al Segretario generale del Commonwealth, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 250 E del 25.10.2007, pag. 87.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0126.

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