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Procedura : 2013/2565(RSP)
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RC-B7-0132/2013

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PV 14/03/2013 - 8.9

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Giovedì 14 marzo 2013 - Strasburgo
Minacce nucleari e diritti umani nella Corea del Nord
P7_TA(2013)0096RC-B7-0132/2013

Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle minacce nucleari e i diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea (2013/2565(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC),

–  viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri del 18 febbraio 2013 sulla RPDC,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1718 (2006), 1874 (2009), 2087 (2013), 2094 (2013), 825 (1993), 1540 (2004), 1695 (2006) e 1887 (2009),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e tutti gli strumenti internazionali pertinenti in materia di diritti umani, tra cui il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici adottato e ratificato dalla RPDC,

–  vista la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

–  viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, segnatamente quella adottata all'unanimità il 19 marzo 2012 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea,

–  vista la relazione di Marzuki Darusman, relatore speciale dell'ONU sui diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea, del 1 febbraio 2013,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio di sicurezza dell'ONU hanno condannato il lancio effettuato dalla RPDC il 12 dicembre 2012, mediante ricorso alla tecnologia dei missili balistici, e il test nucleare condotto il 12 febbraio 2013, che è in palese violazione dei suoi obblighi internazionali nel quadro delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e costituisce una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regionali e internazionali;

B.  considerando che la proliferazione di armi nucleari, chimiche e biologiche e dei relativi vettori rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali; considerando che, nel 2003, la RPDC si è ritirata dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), che effettua test nucleari dal 2006 e ha dichiarato ufficialmente nel 2009 di aver sviluppato armi nucleari; considerando che la prosecuzione dei programmi illegali nucleari e balistici rappresenta una sfida al regime internazionale di non proliferazione nucleare e rischia di aggravare le tensioni regionali;

C.  considerando che ciò non favorisce l'asserito obiettivo della RPDC di migliorare la propria sicurezza; che il paese, con la sua economia incentrata sul settore militare, è ben lungi dal conseguire il suo obiettivo dichiarato di diventare una nazione forte e prospera e ha invece sempre più isolato e impoverito la propria popolazione attraverso la sua rincorsa alle armi di distruzione di massa e ai relativi vettori;

D.  considerando che la RPDC si è recentemente ritirata dal trattato di armistizio coreano con la Repubblica di Corea e ha tagliato la linea diretta tra Pyongyang e Seoul; considerando che la penisola coreana vive già da decenni tensioni e scontri militari; considerando che l'UE sostiene con forza l'idea di una penisola coreana denuclearizzata e ritiene che la ripresa dei colloqui a sei sia essenziale per la pace e la stabilità nella regione;

E.  considerando che il regime della RPDC non ha collaborato con l'ONU e ha respinto tutte le risoluzioni del Consiglio per i diritti umani e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite in materia di diritti umani nella Corea del Nord; che è venuto meno alla collaborazione con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel paese e ha respinto ogni assistenza da parte dal Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani;

F.  considerando che l'Unione europea è un difensore e promotore dei diritti umani e della democrazia nel mondo; considerando che la situazione dei diritti umani e la situazione umanitaria nella RPDC rimangono profondamente allarmanti; considerando che il governo della RPDC non consente opposizione politica, elezioni libere ed eque, libertà dei media, libertà religiosa, libertà di associazione, contrattazioni collettive o libertà di movimento;

G.  considerando che il sistema giudiziario è assoggettato allo Stato, la pena di morte è in vigore per una vasta gamma di crimini contro lo Stato e viene periodicamente estesa nell'ambito del codice penale, mentre i cittadini, compresi i bambini, sono costretti ad assistere alle esecuzioni pubbliche; considerando che sono attribuibili alle autorità statali della RPDC uccisioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie e sparizioni sistematiche, anche sotto forma di sequestri di cittadini stranieri, con più di 200 000 persone detenute in prigione e internate nei campi di «rieducazione»;

H.  considerando che la popolazione della RPDC è stata esposta a decenni di sottosviluppo, con un'assistenza sanitaria insufficiente ed elevati livelli di malnutrizione materna e infantile, in un contesto di isolamento politico ed economico, con frequenti calamità naturali e aumenti internazionali dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante; che gran parte della popolazione patisce la fame e dipende, in larga misura, dagli aiuti alimentari internazionali; che le gravi carenze alimentari e la carestia hanno implicazioni significative per un ampio spettro di diritti umani; che decine di migliaia di nordcoreani sono fuggiti in Cina, lasciando il loro paese a causa della fame e della repressione generalizzate;

Minacce nucleari

1.  condanna i test nucleari e le attività missilistiche condotte dalla RPDC e sollecita il paese ad astenersi da ulteriori azioni provocatorie sospendendo tutte le attività legate al suo programma di missili balistici e abbandonando, in modo completo e irreversibile, i programmi nucleari esistenti; invita la RPDC a ratificare senza indugio il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari;

2.  condanna l'annuncio ufficiale diffuso dalla RPDC secondo cui il paese si riserva il diritto di effettuare un attacco nucleare preventivo; invita la RPDC a rispettare la Carta delle Nazioni Unite, la quale obbliga i suoi membri a non minacciare né a usare la forza contro qualsiasi altro Stato;

3.  deplora il fatto che la RPDC ha rotto l'accordo di non aggressione con la Repubblica di Corea, interrotto la linea diretta con Seoul e chiuso le frontiere comuni, allertando le truppe che combattono in prima linea a prepararsi a un possibile conflitto; si compiace dell'ulteriore rafforzamento delle sanzioni da parte del Consiglio e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la votazione del 7 marzo 2013 in seguito agli ultimi test nucleari condotti; invita la RPDC a scegliere un percorso più costruttivo, impegnandosi con la comunità internazionale ai fini della stabilità regionale e del miglioramento del benessere del popolo nordcoreano;

4.  esorta la RPDC a ripristinare i suoi impegni preesistenti riguardo a una moratoria sul lancio di missili e a tornare ad aderire al trattato di non proliferazione, che costituisce la pietra angolare del regime di non proliferazione nucleare e la base per la prosecuzione del disarmo nucleare e per l'utilizzo dell'energia nucleare per fini pacifici; sottolinea che occorre intensificare gli sforzi volti a rafforzare il trattato di non proliferazione delle armi nucleari; rammenta la dichiarazione finale della conferenza di revisione del trattato di non proliferazione delle armi nucleari del 2010, nella quale si esprime «profonda preoccupazione per le conseguenze catastrofiche di qualsiasi uso delle armi nucleari» e si ribadisce «la necessità che tutti gli Stati rispettino in ogni momento il diritto internazionale applicabile, compreso il diritto internazionale umanitario»;

5.  afferma il suo desiderio di una soluzione diplomatica e politica della questione nucleare della RPDC; ribadisce il suo sostegno a favore dei colloqui a sei e ne chiede la ripresa; esorta tutti i partecipanti dei colloqui a sei a intensificare i loro sforzi; invita la RPDC a impegnarsi nuovamente in maniera costruttiva con la comunità internazionale, e in particolare i membri dei colloqui a sei, al fine di operare per una pace e una sicurezza durature in una penisola coreana denuclearizzata e come miglior mezzo per assicurare un futuro più prospero e stabile per la RPDC;

6.  invita la Repubblica popolare cinese, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU e principale alleato commerciale della RPDC, a esercitare la sua influenza sulla Corea del Nord per garantire che la situazione non si intensifichi ulteriormente, e prende atto del sostegno della Repubblica popolare cinese a favore della risoluzione 2094 (2013) del Consiglio di sicurezza dell'ONU; prende atto del consenso tra i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella loro reazione al test nucleare recentemente condotto dalla RPDC;

7.  sottolinea al riguardo la necessità di intensificare gli sforzi messi in atto a livello mondiale per il disarmo nucleare; chiede che siano adottate misure provvisorie e mirate a rafforzare la fiducia;

Diritti umani

8.  esprime profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione dei diritti umani nella RPDC, descritta dall'attuale relatore speciale delle Nazioni Unite per la Corea del Nord e dai suoi predecessori come una situazione a sé stante, a causa delle gravi, diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani che possono essere considerate crimini contro l'umanità; invita la RPDC a impegnarsi in un dialogo costruttivo sui diritti umani con l'Unione europea;

9.  invita il governo della RPDC ad adempiere agli obblighi ad essa incombenti in virtù degli strumenti sui diritti umani di cui è parte e a garantire che le organizzazioni umanitarie, gli osservatori indipendenti per i diritti umani e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC abbiano accesso al paese e beneficino della necessaria cooperazione;

10.  si compiace dell'istituzione di una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla RPDC, come proposto dall'Unione europea e dal Giappone;

11.  invita il governo a dichiarare una moratoria su tutte le esecuzioni, in vista di un'abolizione della pena di morte nel prossimo futuro; invita la RPDC a mettere fine alle uccisioni extragiudiziali e alle sparizioni forzate, a liberare i prigionieri politici e a permettere ai cittadini di viaggiare liberamente, tanto all'interno quanto all'esterno del paese; invita la RPDC a garantire la libertà di espressione e la libertà di stampa per i mezzi d'informazione nazionali e internazionali e a consentire ai cittadini un accesso a Internet non soggetto a censura;

12.  è particolarmente preoccupato per la gravità della situazione alimentare nel paese e il suo impatto sui diritti economici, sociali e culturali della popolazione; invita la Commissione a mantenere gli attuali programmi di aiuto umanitario e i canali di comunicazione con la RPDC e a garantire che gli aiuti giungano in sicurezza alle parti della popolazione cui sono destinati; invita le autorità della RPDC a garantire l'accesso di tutti i cittadini al cibo e agli aiuti umanitari in base alle necessità, conformemente ai principi umanitari;

o
o   o

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi della Repubblica popolare democratica di Corea, della Repubblica di Corea e della Repubblica popolare cinese, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC e al Segretario generale dell'ONU.

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