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Testi approvati
Giovedì 14 marzo 2013 - StrasburgoEdizione definitiva
Tabella di marcia per l'energia 2050
 Valutazioni del rischio e della sicurezza (stress test) delle centrali nucleari nell'Unione europea
 Intensificare la lotta contro il razzismo e la xenofobia
 Protezione della salute pubblica dagli interferenti endocrini
 Integrazione dei migranti, effetti sul mercato del lavoro e dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale
 Minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all'amianto e prospettive di eliminazione di tutto l'amianto esistente
 Statuto della mutua europea
 Situazione in Egitto
 Minacce nucleari e diritti umani nella Corea del Nord
 Relazioni UE-Cina
 Partite truccate e corruzione nello sport
 La catena del valore mondiale del cotone
 Situazione in Bangladesh
 Iraq: il dramma delle minoranze, in particolare dei turkmeni
 Il caso di Arafat Jaradat e la situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane

Tabella di marcia per l'energia 2050
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla tabella di marcia per l'energia 2050, un futuro con l'energia (2012/2103(INI))
P7_TA(2013)0088A7-0035/2013

Il Parlamento europeo,

–  visti la comunicazione della Commissione «tabella di marcia per l'energia 2050» e i documenti di lavoro di accompagnamento (COM(2011)0885),

–  vista la direttiva 2012/27/UE sull'efficienza energetica(1),

–  vista la sua risoluzione del 12 giugno 2012(2) sull'impegno nella cooperazione nel settore della politica energetica con i partner al di là delle nostre frontiere: un approccio strategico per un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile e competitivo,

–  vista la propria risoluzione del 15 marzo 2012 su una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050(3),

–  viste la sua risoluzione sugli aspetti industriali, energetici e di altro tipo legati a gas e olio di scisto(4) e la sua risoluzione sull'impatto ambientale delle attività di estrazione di gas e olio di scisto(5), approvate il 21 novembre 2012,

–  visto l’articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per lo sviluppo regionale (A7-0035/2013),

A.  considerando che è opportuno ricordare che i pilastri della politica energetica dell'UE sono la sostenibilità, la sicurezza dell'approvvigionamento e la competitività;

B.  considerando che occorre tener conto della competitività dell'industria europea, mediante politiche e strumenti adeguati e l'adattamento a un processo che porterebbe a una nuova industrializzazione dell'economia dell'UE;

C.  considerando che è nell'interesse degli Stati membri ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche soggette alla volatilità dei prezzi e diversificare le fonti di energia;

D.  considerando che la sfida della sicurezza energetica consiste nell'attenuare le incertezze che causano tensioni tra gli Stati e nel ridurre le inefficienze di mercato che compromettono i benefici degli scambi commerciali, sia per i fornitori che per i consumatori;

E.  considerando che è importante ottenere un'indicazione tempestiva della possibilità di raggiungere gli obiettivi ambiziosi della tabella di marcia e riesaminare l'impatto sull'economia dell'UE, non da ultimo per quanto riguarda la competitività a livello mondiale, l'occupazione e la sicurezza sociale;

F.  considerando che gli Stati membri, le compagnie energetiche e la popolazione devono avere una chiara idea della direzione della politica energetica dell'UE, che deve essere sostenuta da una maggiore certezza, compresi le tappe e gli obiettivi per il 2030, al fine di incentivare e ridurre il rischio di investimenti a lungo termine;

Obiettivi della tabella di marcia per l'energia UE 2050

1.  riconosce i benefici che gli Stati membri traggono dalla cooperazione per una trasformazione del sistema energetico; sostiene pertanto la tabella di marcia per l'energia 2050 della Commissione in quanto base per proposte legislative e altre iniziative di politica energetica nell'ottica di sviluppare un quadro politico per il 2030, comprendente tappe e obiettivi per le emissioni di gas a effetto serra, le fonti energetiche rinnovabili e l'efficienza energetica, al fine di creare un quadro normativo e legislativo ambizioso e stabile; osserva che la definizione di obiettivi di politica energetica per il 2050 e il periodo intermedio presuppone una governance paneuropea; propone l'adozione, nello spirito di solidarietà, di una strategia che consenta agli Stati membri di cooperare nel quadro della tabella di marcia in uno spirito di solidarietà - la creazione di una Comunità europea dell'energia; incoraggia a lavorare per definire il quadro politico per il 2030 secondo un calendario adeguato per dare sicurezza agli investitori;

2.  osserva che gli scenari proposti per il 2050 non sono di tipo deterministico, bensì servono piuttosto come base per un dialogo costruttivo sulle modalità di trasformazione del sistema energetico europeo al fine di raggiungere l'obiettivo a lungo termine che prevede una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dall'80% al 95% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990; sottolinea che tutte le previsioni energetiche future, ivi compresa la tabella di marcia per l'energia, si basano su determinate ipotesi relative agli sviluppi tecnologici ed economici; invita, pertanto, la Commissione europea ad aggiornare regolarmente la tabella di marcia; sottolinea che la valutazione d'impatto della Commissione non procede ad un'analisi più dettagliata delle traiettorie possibili per ogni diverso Stato membro, gruppo di Stati membri o cluster regionali fino al 2050;

3.  si compiace del fatto che la tabella di marcia per l'energia 2050 della Commissione fornisca scenari diversi; sottolinea che sia gli scenari basati sulle tendenze attuali che quelli basati sulla decarbonizzazione non sono altro che proiezioni; rileva che, in quanto tali, essi non coprono certamente l'intera gamma di possibilità e non possono quindi fare altro che offrire idee per la futura struttura dell'approvvigionamento energetico in Europa;

4.  evidenzia la necessità di sviluppare ulteriormente i calcoli approssimativi eseguiti per la tabella di marcia per l'energia 2050, anche sulla base di altri modelli come il modello PRIMES, e di integrare con altri scenari a bassa intensità di carbonio per raggiungere una migliore comprensione su quali siano le possibilità di sviluppo alternative per l'approvvigionamento energetico futuro, sicuro, economicamente conveniente e a bassa emissione di carbonio dell'Europa;

5.  riconosce il fatto che l'elettricità da fonti a basse emissioni di carbonio è indispensabile per la decarbonizzazione, dal momento che prevede un settore dell'energia elettrica quasi privo di emissioni di carbonio nell'UE entro il 2050;

6.  sottolinea l'importanza della politica energetica dell'UE nel corso della crisi economica e finanziaria in atto; sottolinea il ruolo svolto dall'energia come volano di crescita, competitività economica e creazione di posti di lavoro nell'UE; invita la Commissione a proporre strategie per il periodo successivo al 2020 e a presentare al più presto un quadro politico 2030 per la politica energetica dell'UE; ritiene che tale quadro politico debba essere coerente con l'agenda decarbonizzazione 2050 dell'UE e tener conto delle opzioni «senza rimpianto» individuate nella tabella di marcia; chiede di intraprendere attività che riducano al minimo l'impatto negativo del settore energetico sull'ambiente, tenendo conto degli effetti delle azioni intraprese sulla competitività delle economie nazionali e dell'UE, nonché sulla sicurezza dei cittadini in materia di approvvigionamento energetico;

7.  evidenzia l'allarmante situazione verificatasi in Bulgaria nei primi mesi del 2013 come anche la necessità di garantire prezzi bassi per l'elettricità grazie a una politica energetica dell'UE che assicuri la competitività delle economie degli Stati membri sul mercato globale; ritiene che, soprattutto in un contesto di crisi economica, tale aspetto debba essere preso in considerazione;

8.  osserva che un'attuazione di politiche ambientali e climatiche che non prenda in considerazione sfide quali la sicurezza energetica non possa sostituire una politica energetica condotta in un'ottica di sviluppo sostenibile, che garantisca alle attuali e future generazioni un accesso equo, accesso, universale e competitivo alle risorse energetiche, nel rispetto dell'ambiente naturale;

9.  sollecita gli Stati membri a intensificare gli sforzi dispiegati per conseguire gli attuali obiettivi 2020 nel settore della politica energetica dell'UE, in particolare l'obiettivo del 20% di efficienza energetica che attualmente è in ritardo; sottolinea che l'attuazione tempestiva e completa di tutte le disposizioni della direttiva sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili(6) è essenziale per raggiungere l'obiettivo vincolante dell'UE per una riduzione di almeno il 20% entro il 2020;

10.  invita la Commissione ad adottare la strategia di specializzazione energetica regionale di modo che le regioni possano sviluppare le fonti energetiche più efficienti ai fini del raggiungimento degli obiettivi europei per il 2050, quali l'energia solare a Sud e quella eolica a Nord;

11.  ritiene che la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo energetico rappresenti un'opportunità non solo per la sostenibilità, ma anche per la sicurezza di approvvigionamento e la competitività in Europa, e che la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra possano costituire un vantaggio competitivo sul mercato mondiale dei prodotti e dei servizi legati al settore dell'energia che sta crescendo; sottolinea che questa è un'opportunità per le PMI dell'UE che operano sul mercato delle energie rinnovabili che potrà imprimere uno straordinario impulso allo sviluppo dell'imprenditoria e dell'innovazione e che potrà rappresentare una delle risorse fondamentali per la creazione di posti di lavoro;

12.  sottolinea che una politica e un quadro normativo chiari, coerenti e coesi sono di grande importanza per contribuire a stimolare gli investimenti necessari per tecnologie «senza rimpianto», come definite nella tabella di marcia, in un modo economicamente efficiente e sostenibile; pone l'accento sugli obiettivi principali della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e invita a proseguire con tale approccio politico anche dopo il 2020; osserva che al fine di adottare una decisione equilibrata e informata sulle strategie per il periodo successivo al -2020, sarà necessaria una revisione delle attuali strategie per il 2020; sottolinea l'importanza di una strategia energetica volta ad aumentare la sicurezza energetica e la competitività economica e industriale dell'UE, la creazione di posti di lavoro, gli aspetti sociali e di sostenibilità ambientale attraverso interventi quali l'aumento della diffusione delle energie rinnovabili, la diversificazione delle vie di approvvigionamento, dei fornitori e delle fonti, compresi una migliore interconnessione tra gli Stati membri, l'efficienza energetica e una progettazione del sistema energetico più efficiente e ottimizzato per stimolare gli investimenti in una produzione di energia sostenibile e in una tecnologia di backup e bilanciamento;

13.  osserva che i mercati del carbonio funzionanti e i prezzi delle fonti di energia svolgono un ruolo importante nel definire il comportamento degli attori del mercato, compresi l'industria e i consumatori; invita a un quadro politico per il periodo successivo al -2020 basato sul principio secondo il quale «chi inquina paga» e su norme a lungo termine per assicurare la sicurezza degli attori del mercato;

14.  ricorda che rientra nelle competenze dei singoli Stati membri definire la composizione della propria gamma energetica; riconosce che la tabella di marcia per l'energia 2050 integra gli sforzi nazionali, regionali e locali per modernizzare l'approvvigionamento energetico; riconosce, pertanto, la necessità per gli Stati membri di lavorare insieme sulla base di obiettivi comuni; sottolinea, inoltre, che per poter realizzare una trasformazione di energia che sia ben coordinata, a livello di Unione, interconnessa e sostenibile, l'Unione europea può svolgere un ruolo molto importante - anche nel garantire che le politiche nazionali siano coerenti con gli obiettivi e le normative dell'UE; sollecita gli Stati membri e la Commissione a continuare a perseguire opzioni in grado di conseguire gli obiettivi a lungo termine dell'UE (approvati dal Consiglio) in materia di energia e cambiamento climatico come elemento degli sforzi globali in un modo tecnologico diverso, sostenibile, economicamente efficiente, competitivo e sicuro, con la minore distorsione possibile del mercato, e a proseguire gli sforzi a livello nazionale per sfruttare pienamente il potenziale dei risparmi energetici in termini di efficacia dei costi, sostenuti, tra l'altro, tramite gli strumenti finanziari disponibili dell'UE; riconosce nel contempo i vantaggi di sviluppare un approccio coordinato e, se del caso, comune a livello europeo, che deve prevedere le caratteristiche speciali dei sistemi energetici su piccola scala e la conseguente necessità di flessibilità;

15.  sottolinea che il pilastro fondamentale della sicurezza energetica dell'UE su cui poggiano i sistemi energetici dei paesi dell'Unione europea, si basa sulle proprie risorse energetiche e sulla loro capacità di accedervi; ritiene, pertanto, che da questo punto di vista la soluzione più razionale per gli Stati membri sia quella di sviluppare le tecnologie energetiche di cui hanno potenziale ed esperienza e che garantiscono loro la continuità di un approvvigionamento stabile di energia, mantenendo le norme di protezione dell'ambiente e del clima;

16.  sottolinea che l'orientamento principale delle attività pianificate non dovrebbe concentrarsi sulla realizzazione di scenari top-down su obiettivi di riduzione, come è attualmente il caso, ma sull'attuazione di scenari di attività che tengano conto di problematiche come il potenziale esistente negli Stati membri, le prospettive per lo sviluppo di nuove tecnologie efficaci sotto il profilo economico, nonché gli effetti globali dell'attuazione delle politiche proposte, affinché siano indicati obiettivi di riduzione per gli anni futuri (approccio bottom-up);

17.  prende atto delle conclusioni delineate nella tabella di marcia per l'energia 2050 secondo cui la transizione verso un settore energetico sostenibile su scala unionale è tecnicamente ed economicamente fattibile e, secondo l'analisi della Commissione, comporterà nel lungo periodo costi inferiori rispetto a quelli legati al proseguimento delle attuali politiche; è necessario, tuttavia, considerare il contesto nazionale, che può variare notevolmente tra gli Stati membri;

18.  ritiene che gli obiettivi verso il 2050 non saranno mai raggiunti a meno che l'UE non si assuma le sue responsabilità e svolga un ruolo chiave nella transizione; in particolare per i grandi progetti, come la costruzione di parchi eolici off shore nel Mare del Nord; ritiene che per le infrastrutture transfrontaliere che interessano numerosi o tutti gli Stati membri, l'UE debba definire progetti prioritari e fungere da investitore chiave, svolgendo un effetto leva sugli investimenti privati;

19.  riconosce che la crescente importanza dell'elettricità nella futura gamma energetica richiede che tutti i mezzi di produzione di elettricità a basse emissioni di carbonio (tra cui l'efficienza di conversione, le energie rinnovabili, la cattura e lo stoccaggio del carbonio e l'energia nucleare) dovranno essere sfruttati per raggiungere gli obiettivi climatici senza compromettere la competitività e la sicurezza dell'approvvigionamento;

20.  sottolinea che assicurare un'infrastruttura energetica transfrontaliera pienamente sviluppata e un meccanismo di scambio delle informazioni nell'Unione costituisce un presupposto per il successo della tabella di marcia; sottolinea, pertanto, la necessità di un forte coordinamento tra le politiche degli Stati membri e di un'azione congiunta, di solidarietà e di trasparenza nei settori della politica energetica esterna, della sicurezza energetica e degli investimenti in nuove infrastrutture energetiche;

21.  deplora che la Commissione non abbia attuato le raccomandazioni del suo gruppo consultivo inter pares sulla tabella di marcia per l'energia 2050; invita la Commissione a pubblicare una versione aggiornata della tabella di marcia per l'energia tenendo conto di queste raccomandazioni;

Elementi fondamentali di una strategia a lungo termine

22.  accoglie con favore le conclusioni delineate nella tabella di marcia per l'energia 2050 secondo cui esistono affinità tra le azioni da realizzare negli scenari analizzati al fine di trasformare il sistema energetico dell'UE; si compiace, a tale proposito, delle conclusioni della Commissione secondo cui il maggiore utilizzo di fonti rinnovabili, l'efficienza energetica e l'infrastruttura energetica, comprese le reti intelligenti, costituiscono opzioni «senza rimpianti», in particolare quando sono orientate al mercato, indipendentemente dal percorso specifico prescelto per realizzare un «sistema energetico decarbonizzato 2050»; invita la Commissione ad esaminare uno scenario combinato con una «quota elevata di energia rinnovabile ed un'elevata efficienza energetica»; ritiene che la scelta della strada da percorrere contribuirebbe ad aumentare la certezza degli investimenti;

23.  è convinto che la crisi finanziaria debba essere utilizzata come un'opportunità per trasformare il modello unionale di sviluppo della società orientandolo verso un'economia altamente efficiente sotto il profilo energetico, basata completamente sulle energie rinnovabili e adattabile ai cambiamenti climatici;

24.  riconosce che una quota maggiore di energie rinnovabili nel mix energetico dopo il 2020 costituisce un elemento fondamentale di un sistema energetico più sostenibile; riconosce, inoltre, che tutti gli scenari esaminati nella comunicazione della Commissione presuppongono un aumento della quota di fonti energetiche rinnovabili nella gamma energetica dell'UE fino a circa il 30% e ad almeno il 55% dei consumi energetici finali, rispettivamente nel 2030 e nel 2050; sottolinea che un passo verso una politica di migliore efficienza energetica può facilitare una maggiore quota di energie rinnovabili; invita la Commissione a tenere esplicitamente conto della generazione distribuita nelle stime per il futuro; invita inoltre la Commissione ad individuare chiaramente gli ostacoli finanziari, tecnici ed infrastrutturali alla crescita della generazione distribuita negli Stati membri;

Efficienza energetica

25.  sottolinea che il miglioramento dell'efficienza energetica e i risparmi energetici assumeranno un ruolo fondamentale nella trasformazione del sistema energetico e che il conseguimento degli obiettivi del 2020 è un presupposto per effettuare ulteriori progressi fino al 2050; raccomanda, a questo proposito, che gli Stati membri intensifichino i loro sforzi per dare piena attuazione alla direttiva sull'efficienza energetica di recente adozione e raccomanda che le campagne di sensibilizzazione e l'efficienza energetica siano integrate nei programmi scolastici nazionali degli Stati membri; raccomanda agli Stati membri e alla Commissione di adoperarsi maggiormente per integrare le idee nazionali e coinvolgere le banche nazionali di sviluppo e per favorire gli scambi di migliori prassi; ricorda che l'efficienza energetica, se correttamente applicata, costituisce un modo conveniente affinché l'UE possa realizzare i suoi obiettivi a lungo termine in materia di risparmio energetico, cambiamenti climatici e a sicurezza economica ed energetica; riconosce che la transizione verso un'economia più efficiente sotto il profilo energetico può accelerare la diffusione di soluzioni tecnologiche innovative, ridurre le importazioni di combustibili fossili e migliorare la competitività e la crescita industriale dell'Unione; ritiene che la transizione verso una politica per una maggiore efficienza energetica debba privilegiare l'intera catena della domanda e dell'offerta di energia, compresa la trasformazione, la trasmissione, la distribuzione e l'approvvigionamento, come pure il consumo industriale, domestico e degli edifici; sottolinea che la politica a lungo termine dell'UE per una maggiore efficienza energetica dovrebbe avere come elemento centrale la riduzione dell'uso di energia negli edifici, dato che la ristrutturazione del patrimonio immobiliare esistente rappresenta un enorme potenziale di risparmio energetico; sottolinea che gli attuali tasso e qualità di ristrutturazione degli edifici devono essere sostanzialmente incrementati al fine di consentire all'UE di ridurre significativamente il consumo di energia del parco immobiliare esistente dell'80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2010; chiede, a questo proposito, agli Stati membri di adottare strategie di ristrutturazione edilizia ambiziose e a lungo termine, come richiesto dalla direttiva sull'efficienza energetica;

26.  sottolinea l'urgente necessità di infrastrutture energetiche nuove, modernizzate, intelligenti e flessibili, in particolare reti intelligenti, per consentire una più flessibile capacità di riserva e di compensazione dell'energia, compresi singoli sistemi di microgenerazione e di stoccaggio, nuovi modi di utilizzo dell'elettricità (come i veicoli elettrici) e programmi sulla risposta alla domanda (compresi i contatori intelligenti), e un sistema di reti europeo pienamente integrato, tra l'altro, al fine di integrare tutte le fonti energetiche dell'UE, come si è rivelato necessario; ricorda che le strategie che garantiscono un rapporto costi-efficienza ottimale variano in base alle strutture della domanda, al potenziale dell'approvvigionamento, alle caratteristiche geografiche e ai contesti economici a livello locale; sottolinea, inoltre, la necessità urgente di definire un quadro normativo stabile e prevedibile, nonché meccanismi di mercato a livello dell'UE per stimolare la flessibilità, compresi l'assorbimento e lo stoccaggio di capacità, e di consentire all'UE di finanziare progetti infrastrutturali di interesse comune in linea con gli orientamenti per le infrastrutture energetiche e il meccanismo per collegare l'Europa;

27.  osserva che l'UE e i mezzi finanziari nazionali, comprese le politiche di bilancio e di investimento, costituiscono un presupposto per la creazione di una nuova infrastruttura energetica in Europa, tenendo conto dei costi dei nuovi impianti e della disattivazione delle strutture obsolete e dei costi dei programmi di ripristino ambientale e sociale delle regioni interessate;

28.  chiede alla Commissione di studiare le varie tecnologie possibili e il loro potenziale per lo stoccaggio energetico unionale in modo olistico, attraverso l'integrazione del mercato interno dell'energia dell'UE, compresi la capacità di reti energetiche, le politiche in materia di energia e cambiamento climatico e la protezione degli interessi dei consumatori, in modo tale da realizzare gli obiettivi energetici e climatici dell'UE, diminuire la dipendenza energetica da paesi terzi e creare un vero mercato unico e parità di condizioni per l'energia, con il massimo livello possibile di sicurezza di approvvigionamento energetico per il futuro;

Energie rinnovabili

29.  sottolinea che un approccio più europeo alla politica delle energie rinnovabili è fondamentale nel medio e lungo termine; sollecita gli Stati membri e le loro regioni a migliorare la cooperazione, anche con un utilizzo maggiore dei meccanismi di cooperazione legati alla direttiva sulle energie rinnovabili al fine di ottimizzare l'efficienza dell'espansione delle fonti energetiche rinnovabili, diminuire i costi delle energie rinnovabili e assicurare che un maggior volume di investimenti sia effettuato nei settori in cui risulti più produttivo ed efficiente, tenendo conto delle specificità di ciascuno Stato membro; sottolinea l'importanza di definire gli obiettivi; sottolinea, in tale contesto, l'importanza del ruolo di facilitazione della Commissione nel coordinamento, nel sostegno finanziario e nella preparazione di analisi adeguate in materia di risorse e potenzialità degli Stati membri per quanto riguarda il settore delle energie rinnovabili e accoglie con favore la sua intenzione dichiarata di elaborare orientamenti in materia di commercio di energie rinnovabili; sottolinea che le fonti energetiche rinnovabili sul lungo termine diventeranno una componente rilevante nella gamma energetica in Europa, nella misura in cui passeranno dalla fase di sviluppo tecnologico a quella della produzione e diffusione di massa, dalla piccola scala alla grande scala, e integreranno fonti locali e altre più remote, siano esse sovvenzionate o aperte alla concorrenza; sottolinea che la crescente adozione di fonti energetiche rinnovabili impone cambiamenti nella politica e nella struttura del mercato energetico al fine di adattare i mercati a tale realtà e conseguire una maggiore integrazione del mercato, in particolare per ricompensare la flessibilità e i servizi che favoriscono la stabilità del sistema di reti; sottolinea l'importanza di quadri normativi stabili, sia a livello dell'UE che di Stato membro per stimolare gli investimenti; sottolinea la necessità di procedure amministrative semplificate e stabili nonché di regimi di sostegno efficienti adattabili nel tempo, che possano essere abbandonati gradualmente quando le tecnologie e la catena dell'approvvigionamento siano giunte a maturazione e diventino competitive, e i fallimenti del mercato siano stati superati; sottolinea, tuttavia, che cambiamenti retroattivi nei regimi di sostegno hanno effetti negativi sulla fiducia degli investitori e pertanto incrementano i rischi correlati agli investimenti e il loro costo;

30.  riconosce che gli obiettivi per le energie rinnovabili hanno avuto successo e invita gli Stati membri ad attuare politiche stabili al fine di raggiungere i loro obiettivi per il 2020;

31.  ricorda il ruolo di progetti quali il Desertec e l'uso delle fonti di energia rinnovabile nelle regioni vicine; sottolinea la prospettiva del «progetto Helios» per il trasporto dell'elettricità prodotta mediante energie rinnovabili dall'Europa sudorientale a quella centrale, nonché un'ulteriore espansione dell'energia eolica nel Mare del Nord e in altre regioni; sottolinea che l'opportunità di importare elettricità prodotta da fonti rinnovabili dalle regioni vicine deve essere completata incoraggiando e favorendo lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili, per esempio nelle regioni del Mediterraneo meridionale e del Mare del Nord, e attraverso maggiori interconnessioni nella rete europea;

32.  sottolinea che, in materia di fonti energetiche rinnovabili, un approvvigionamento stabile di energia, rispetto alla tecnologia attuale, non è possibile, il che implica la necessità di mantenere disponibili le fonti energetiche tradizionali; invita la Commissione, a tale proposito, a presentare un'analisi delle modalità con cui le fonti energetiche rinnovabili possono essere sviluppate in modo sostenibile e, soprattutto, con cui è possibile sostenere le fonti energetiche rinnovabili stabili; ritiene che nel caso di fonti energetiche meno stabili, è necessario analizzare la redditività delle capacità di riserva e sviluppare tecnologie di stoccaggio dell'energia;

33.  sottolinea che al fine di raggiungere la decarbonizzazione dell'approvvigionamento energetico dell'UE nel lungo termine, è necessario perseguire una più stretta integrazione con i paesi e le regioni confinanti come la Norvegia, la Svizzera e il Mediterraneo meridionale; sottolinea che l'Europa può trarre vantaggio dallo sviluppo delle importanti fonti energetiche rinnovabili in tali regioni per soddisfare sia la domanda locale sia, con lo sviluppo delle interconnessioni di rete a lunga distanza, una percentuale limitata della domanda dell'UE; osserva che una maggiore interconnessione consentirà agli Stati membri di esportare e importare elettricità da fonti rinnovabili per assicurare un approvvigionamento energetico affidabile e per bilanciare la produzione di energia intermittente come quella eolica; sottolinea, a tale proposito, che l'interconnessione con la Norvegia offre un particolare vantaggio all'UE dal momento che apre l'accesso alle importanti capacità di stoccaggio di elettricità degli impianti idroelettrici norvegesi;

34.  sottolinea l'importanza della microgenerazione per l'aumento della quota di fonti di energie rinnovabili; sottolinea, inoltre, l'importanza della microgenerazione per migliorare l'efficienza energetica, per garantire l'approvvigionamento energetico e per coinvolgere i cittadini nell'uso dell'energia e nella lotta contro il cambiamento climatico; sottolinea, a tale riguardo, la necessità di una strategia coerente dell'UE sulla microgenerazione che comprenda misure per l'aggiornamento dell'infrastruttura energetica, la riduzione degli oneri legislativi e uno scambio di migliori prassi sugli incentivi fiscali;

35.  sottolinea la necessità di garantire un quadro politico sufficientemente forte dopo il -2020 per le tecnologie per le energie rinnovabili che non hanno ancora raggiunto la parità di rete concepito al fine di far convergere e successivamente abbandonare gradualmente i sussidi;

36.  osserva che gli scenari della tabella di marcia per l'energia 2050 implicano una quantità di biocarburanti più elevata; ritiene che, a tal riguardo, la Commissione debba sostenere il passaggio verso i biocarburanti di terza generazione basati su prodotti di scarto delle colture alimentari e imporre condizioni simili ai biocarburanti importati;

37.  chiede alla Commissione di presentare una proposta sulle modalità per aumentare l'efficienza dell'utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili nell'UE e nelle sue regioni; ritiene che, a medio termine, si potrebbero creare gruppi di mercato per le energie rinnovabili a livello regionale;

38.  invita gli Stati membri e la Commissione a sostenere e a promuovere politiche di mercato aperto per i beni rinnovabili e a garantire l'eliminazione di tutte le barriere commerciali, rafforzando così la competitività dell'UE mediante la promozione dell'esportazione di tecnologie per le energie rinnovabili;

39.  riconosce che gli obiettivi sulle energie rinnovabili hanno avuto successo e devono essere prolungati fino al 2030; invita gli Stati membri a rispettare le scadenze per raggiungere i loro obiettivi per il 2020; è preoccupato per i cambiamenti sempre più bruschi degli Stati membri nei confronti dei meccanismi di sostegno per le energie rinnovabili, in particolare le modifiche retroattive e il congelamento del sostegno; invita la Commissione a monitorare attentamente l'attuazione della direttiva sulle energie rinnovabili e a intervenire se necessario; invita gli Stati membri a fornire quadri di riferimento stabili per gli investimenti nelle energie rinnovabili, comprendenti regimi di sostegno stabili e riesaminati periodicamente nonché procedure amministrative semplificate;

40.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a incrementare significativamente le somme stanziate per le misure in materia di efficienza energetica nel futuro quadro finanziario pluriennale;

Infrastrutture e mercato interno dell'energia

41.  sottolinea che, poiché l'UE persegue l'obiettivo della sicurezza energetica e dell'indipendenza energetica, l'attenzione dovrebbe deve essere spostata su un modello di interdipendenza energetica tra gli Stati membri, garantendo il rapido completamento del mercato interno dell'energia dell'UE e la super-rete europea delle infrastrutture tra nord, sud, est e ovest, al fine di sfruttare al meglio i vantaggi comparativi di ogni Stato membro, nonché utilizzando il pieno potenziale di produzione energetica decentrata e su micro-scala e le infrastrutture energetiche intelligenti in tutti gli Stati membri; sottolinea l'importanza di garantire che gli sviluppi politici e regolamentari negli Stati membri siano pienamente in linea con le disposizioni dei tre pacchetti sulle liberalizzazioni, eliminino le strettoie esistenti nelle infrastrutture ed evitino di creare nuove barriere all'integrazione del mercato dell'elettricità e del gas; sottolinea inoltre che le decisioni di politica energetica prese in ogni sistema nazionale devono considerare anche le loro eventuali ripercussioni in altri Stati membri; indica che sarebbe opportuno determinare se e in che modo potrebbero essere messe a frutto le qualifiche tecniche dell'Agenzia per la cooperazione degli organismi di regolamentazione nel settore dell'energia (ACER) per espletare le suddette funzioni;

42.  riconosce che i progetti di infrastrutture energetiche sono caratterizzati da importanti investimenti iniziali, che saranno notevolmente ridotti sfruttando pienamente le opportunità di risparmio energetico, e da un arco di vita di 20-60 anni; rammenta che l'attuale contesto del mercato è fortemente imprevedibile e che pertanto gli investitori sono restii nei confronti dello sviluppo di infrastrutture energetiche; sottolinea che nuove strategie, tra cui la strategia del «risparmio energetico innanzi tutto», e strumenti innovativi dovrebbero essere promossi per ridurre la necessità di incoraggiare gli investimenti in infrastrutture, consentendo un rapido adeguamento a un ambiente in rapida mutazione;

43.  sottolinea l'esigenza di mettere in atto le politiche e le norme vigenti affinché l'infrastruttura energetica esistente sia utilizzata in modo migliore a vantaggio dei consumatori dell'UE; invita la Commissione e all'Agenzia per la cooperazione degli organismi di regolamentazione nel settore dell'energia a vigilare con più attenzione sull'attuazione a livello nazionale delle norme, ad esempio quelle connesse al principio «use-it-or-lose-it»;

44.  sottolinea la necessità di un mercato energetico europeo pienamente integrato entro il 2014; sottolinea l'importanza di attuare pienamente la legislazione sul mercato interno dell'energia in tutti gli Stati membri e la necessità di garantire che nessuno Stato membro o regione rimanga isolato dalle reti europee del gas e dell'elettricità dopo il 2015; sottolinea la necessità di tener conto dell'impatto sociale e dei costi energetici facendo in modo che i prezzi dell'energia siano più trasparenti e riflettano meglio i costi, compresi i costi ambientali ove questi non vengano presi pienamente in considerazione;

45.  prende atto della creazione di un meccanismo di scambio di informazioni nell'ambito degli accordi intergovernativi conclusi tra gli Stati membri e i paesi terzi nel campo della politica energetica, considerato che tale meccanismo è volto ad accrescere la trasparenza, il coordinamento e l'efficacia di tale politica in tutta l'UE; invita gli Stati membri a dimostrare maggiore ambizione nel garantire che gli accordi in contrasto con la legislazione relativa al mercato interno dell'energia non vengano attuati; considera che la Commissione dovrebbe essere in grado di esaminare la compatibilità dei progetti di accordi con tale normativa, e, se del caso, di partecipare ai negoziati; ritiene che il meccanismo di scambio di informazioni costituisca un progresso verso un'ulteriore coordinamento degli acquisti di energia al di fuori dell'UE, di importanza fondamentale per realizzare gli obiettivi della tabella di marcia per l'energia 2050;

46.  sottolinea la necessità di incrementare gli incentivi per gli investitori nel mercato dell'energia, intensificando la redditività e snellendo le procedure burocratiche senza comprometterne la funzione;

47.  riconosce che, a causa della crisi finanziaria, è più difficile attirare gli investimenti necessari per finanziare la trasformazione del sistema energetico; segnala le nuove sfide, come l'esigenza di disporre di risorse flessibili di riserva e di compensazione nei sistemi di produzione di energia elettrica (ad esempio, produzione flessibile, stoccaggio, gestione della domanda, microgenerazione ed interconnessione), per far fronte al previsto incremento nella produzione variabile di energia a partire da fonti rinnovabili; sottolinea l'importanza delle infrastrutture ai livelli di distribuzione e il ruolo rilevante dei consumatori proattivi e dei gestori dei sistemi di distribuzione per quanto riguarda l'integrazione nel sistema di prodotti energetici decentrati e di misure che favoriscono l'efficienza dal lato della domanda; sottolinea la necessità di valutare adeguatamente la capacità disponibile in Europa e la necessità di sufficienti interconnessioni e di disporre di una più flessibile capacità di riserva e di compensazione per far coincidere l'offerta e la domanda, garantendo così la sicurezza dell'approvvigionamento di energia elettrica e gas; sottolinea che accordare una maggiore priorità alla gestione della domanda e alla produzione di energia nell'ottica della domanda permetterà di rafforzare considerevolmente l'integrazione delle fonti energetiche decentrate e di progredire nel raggiungimento degli obiettivi generali in materia di politica energetica;

48.  sottolinea che, vista l'obsolescenza delle infrastrutture, si renderanno necessari cospicui investimenti per tutti gli scenari prefigurati nella comunicazione della Commissione sulla tabella di marcia per l'energia 2050; sottolinea che, in ogni scenario, si innescherà un aumento dei prezzi dell'energia fino al 2030; rileva, inoltre che, secondo la Commissione, la maggior parte di questi aumenti si sta già verificando nello scenario di riferimento, in quanto essi sono collegati alla sostituzione, programmata nei prossimi 20 anni, degli impianti di produzione obsoleti, già interamente ammortizzati;

49.  sottolinea che la sicurezza energetica dell'Unione europea dipende anche da una maggiore diversificazione delle sue fonti d'importazione; sottolinea, a tale proposito, la necessità per l'UE di rafforzare attivamente la cooperazione con i suoi partner; prende atto dei ritardi che ostacolano il completamento del corridoio meridionale; sottolinea la necessità di conseguire la sicurezza energetica attraverso la diversificazione energetica, ricorda il contributo significativo del gas naturale liquefatto (GNL) e delle flotte GNL all'approvvigionamento energetico dell'UE ed evidenzia le potenzialità di un corridoio complementare GNL nelle regioni del Mediterraneo orientale e del Mar Nero che potrebbe fungere da vettore energetico flessibile e da incentivo per una maggiore concorrenza nel mercato energetico interno dell'UE;

50.  ricorda che i partenariati strategici dell'Unione con i paesi produttori e di transito, in particolare con i paesi interessati dalla politica europea di vicinato (PEV), richiedono strumenti adeguati, prevedibilità, stabilità e investimenti a lungo termine; sottolinea, a tal fine, che gli obiettivi climatici dell'Unione dovrebbero essere sostenuti da progetti europei d'investimento in infrastrutture orientati alla diversificazione delle rotte di approvvigionamento e al rafforzamento della sicurezza energetica dell'Unione, come il progetto Nabucco;

51.  ricorda che, in conformità del pacchetto sul mercato interno, il ruolo principale per il finanziamento delle infrastrutture energetico spetta agli attori del mercato; riconosce che alcuni progetti innovativi e strategicamente importanti – che sono giustificati sotto il profilo della sicurezza dell'approvvigionamento, della solidarietà e della sostenibilità, ma che non riescono ad attrarre sufficienti finanziamenti dal mercato – potranno richiedere un sostegno pubblico limitato come effetto leva per i finanziamenti privati; sottolinea che tali progetti dovrebbero essere selezionati sulla base di criteri chiari e trasparenti, evitando di distorcere la concorrenza e tenendo conto degli interessi dei consumatori, e dovrebbero essere pienamente conformi agli obiettivi dell'Unione europea in materia di energia e di cambiamento climatico;

52.  sottolinea che la maggior parte degli scenari della tabella di marcia per l'energia 2050 non saranno realizzabili senza lo sviluppo di reti di distribuzione intelligenti locali per l'elettricità e il gas; ritiene che, oltre ai progetti transfrontalieri, l'Unione debba adottare misure a sostegno della creazione o della ristrutturazione di reti locali, in particolare in merito all'accesso dei consumatori protetti;

53.  sottolinea l'importanza del meccanismo per collegare l'Europa, nell'ambito del quale fondi cospicui devono essere destinati alla trasformazione e all'ulteriore sviluppo dell'infrastruttura energetica nell'Unione europea; sottolinea l'importanza di identificare e sostenere progetti sostenibili fondamentali su larga scala come pure su scala ridotta;

54.  sottolinea il ruolo di un approccio di «sportello unico» al fine di integrare gli obiettivi dell'UE in materia di semplificazione mirati a snellire la burocrazia, onde accelerare le procedure di autorizzazione e licenza e ridurre gli oneri amministrativi per le imprese che chiedono autorizzazioni riguardanti lo sviluppo di infrastrutture energetiche, assicurando nel contempo il debito rispetto delle norme e dei regolamenti applicabili; invita gli Stati membri a riesaminare le loro procedure in materia;

55.  chiede alla Commissione di affrontare con urgenza il problema dell'incertezza normativa per gli investitori istituzionali riguardo all'interpretazione del terzo pacchetto energetico in relazione alla funzione di investitore passivo sia nella capacità di trasmissione che di produzione;

56.  chiede alla Commissione di affrontare con urgenza il problema della mancanza di incentivi per gli investimenti nelle reti intelligenti per i produttori-consumatori e per i gestori del sistema di trasmissione nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e in altre tecnologie innovative tese a favorire un uso maggiore e migliore delle reti esistenti;

Dimensione sociale

57.  accoglie con favore l'inclusione della dimensione sociale nella tabella di marcia per l'energia 2050; ritiene che, a tale riguardo, debba essere prestata particolare attenzione alla povertà energetica e all'occupazione; insiste, in relazione alla povertà energetica, sul fatto che l'energia dovrebbe essere alla portata di tutti e invita la Commissione e gli Stati membri, nonché le autorità locali e i competenti organi sociali, a lavorare insieme su soluzioni personalizzate per contrastare problemi come la povertà in materia di energia elettrica e riscaldamento, con particolare attenzione alle famiglie a basso reddito e vulnerabili che sono maggiormente colpite dall'aumento dei prezzi dell'energia; ritiene, pertanto, che tale strategia dovrebbe promuovere l'efficienza e il risparmio energetici poiché questo rappresenta uno dei modi più efficaci per ridurre le bollette energetiche, e dovrebbe analizzare le misure nazionali come la fiscalità, gli appalti pubblici e i prezzi del riscaldamento, ecc, in particolare quando essi ostacolano gli investimenti in efficienza energetica o l'ottimizzazione della produzione e dell'uso del calore, e formulare raccomandazioni sulle buone e le cattive prassi; sottolinea l'importanza di sviluppare e comunicare un maggior numero di misure di efficienza energetica, stimolando le azioni di domanda e offerta e creando campagne di sensibilizzazione per promuovere i necessari cambiamenti di comportamento; chiede agli Stati membri di riferire in modo sistematico in merito alle azioni adottate per proteggere le famiglie dall'aumento dei prezzi dell'energia e dalla povertà energetica; chiede alla Commissione, per quanto riguarda l'occupazione, di promuovere misure per adeguare l'istruzione, la riqualificazione e la riconversione al fine di aiutare gli Stati membri a creare una manodopera altamente qualificata pronta a svolgere il proprio ruolo nella transizione energetica; chiede alla Commissione di fornire al Parlamento, entro la fine del 2013, maggiori informazioni sull'impatto di questa transizione sull'occupazione nei settori dell'energia, industriale e dei servizi, e di sviluppare meccanismi concreti per assistere i lavoratori e i settori interessati; raccomanda agli Stati membri di tener conto dei costi e dei benefici esterni della generazione e del consumo di energia, come ad esempio i benefici per la salute di un miglioramento della qualità dell'aria; ritiene che un dialogo sociale sulle implicazioni della tabella di marcia per l'energia, che dovrebbe comprendere tutte le parti interessate, costituisca un fattore chiave e rimarrà tale durante la transizione;

58.  sottolinea che l'adozione della strategia di decarbonizzazione, senza considerare la situazione di una parte degli Stati membri, può portare a un grave aumento del fenomeno della povertà energetica, che in alcuni Stati membri è definita tale nel momento in cui i costi energetici superano il 10% del bilancio familiare;

59.  sottolinea l'esigenza di tutelare i consumatori contro prezzi elevati per l'energia e di proteggere le imprese dalla concorrenza sleale e da prezzi artificialmente bassi praticati da imprese al di fuori dell'Unione europea, in linea con gli appelli lanciati al vertice di Rio + 20 in merito al rafforzamento del ruolo dell'OMC;

60.  sollecita gli Stati membri e la comunità internazionale a promuovere strutture di istruzione in grado di formare manodopera qualificata, nonché la generazione futura di scienziati e di innovatori, nei settori della sicurezza energetica, della sicurezza generica e della gestione dei rifiuti; ricorda, in tale ambito, il ruolo importante cui adempiono Orizzonte 2020 e l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia per colmare il divario tra istruzione, ricerca e attuazione nel settore dell'energia;

61.  insiste sulla fondamentale importanza della trasparenza dei prezzi e dell'informazione ai consumatori; ritiene, quindi, che competa alla Commissione stabilire nel modo più preciso possibile le conseguenze di tali fattori sui prezzi dell'energia pagati dai privati e dalle aziende in funzione dei diversi scenari prescelti;

Ruolo delle fonti energetiche specifiche

62.  ritiene che siano necessari tutti i tipi di tecnologie a bassa intensità di carbonio per realizzare l'ambizioso obiettivo di decarbonizzare il sistema energetico dell'Unione europea, in genere, e il settore dell'elettricità, in particolare; accetta il fatto che non è possibile determinare quali tecnologie si riveleranno fattibili a livello tecnico e commerciale nei tempi previsti; sottolinea che deve essere preservata la flessibilità per consentire l'adattamento ai cambiamenti tecnologici e socio-economici che si verranno a produrre;

63.  riconosce che i combustibili fossili convenzionali sono con ogni probabilità destinati a rimanere parte del sistema energetico almeno nel corso della transizione verso un sistema a basse emissioni di carbonio;

64.  riconosce che l'energia nucleare è attualmente impiegata come un'importante fonte di energia a basse emissioni; invita la Commissione e gli Stati membri, alla luce degli insegnamenti tratti dall'incidente di Fukushima del 2011, a migliorare la sicurezza dell'energia nucleare, utilizzando i risultati dei recenti test di resistenza sul nucleare;

65.  concorda con la Commissione sul fatto che l'energia nucleare continuerà ad apportare un contributo importante, in quanto alcuni Stati membri considerano ancora l'energia nucleare come una fonte sicura, affidabile e a costi contenuti per la produzione di elettricità a basse emissioni di carbonio; riconosce che, stando all'analisi dello scenario, l'energia nucleare può contribuire a ridurre i costi del sistema e i prezzi dell'elettricità;

66.  concorda con la Commissione sul fatto che il gas naturale è destinato a svolgere un importante ruolo a breve-medio termine nella trasformazione del sistema energetico, dato che rappresenta un modo relativamente rapido ed economico per ridurre la dipendenza da altri combustibili fossili più inquinanti; sottolinea la necessità di diversificare le rotte di approvvigionamento del gas verso l'Unione europea; mette in guardia contro gli investimenti che potrebbero comportare una dipendenza vincolante a lungo termine dai combustibili fossili,

67.  riconosce il potenziale del gas naturale come risorsa di sostegno flessibile per bilanciare il variabile approvvigionamento energetico rinnovabile, unitamente allo stoccaggio di energia elettrica, all'interconnessione e alle tecnologie di gestione della domanda; ritiene opportuno attribuire un ruolo più importante al gas, soprattutto qualora fossero disponibili sufficienti tecnologie di cattura e di stoccaggio del carbonio; ritiene infatti che l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra debba essere al centro della riflessione in materia e debba orientare in via prioritaria la scelta del mix energetico;

68.  ritiene che non vada dimenticato il ruolo del gas di petrolio liquefatto (GPL) come fonte di energia flessibile e affidabile in luoghi carenti di infrastrutture;

69.  sottolinea la necessità di far fronte alla prevista crescita delle importazioni di gas e di elettricità dai paesi terzi verso l'UE nel breve e medio termine al fine di garantire l'approvvigionamento energetico; ribadisce che, per alcune regioni e alcuni Stati membri, questa sfida è strettamente legata alla dipendenza dalle importazioni di gas e di petrolio da un singolo paese terzo; riconosce che, per affrontare questa sfida, è necessario tra l'altro rafforzare il ruolo delle risorse energetiche e delle energie rinnovabili locali le quali sono essenziali per garantire la competitività e la sicurezza dell'approvvigionamento, nonché azioni orientate alla diversificazione del portafoglio dei fornitori, delle rotte e delle fonti energetiche; riconosce che un obiettivo strategico al riguardo consiste nella creazione del corridoio meridionale del gas e nella realizzazione della rotta dell'approvvigionamento all'UE di circa il 10-20% della domanda di gas dell'Unione entro il 2020 per consentire a ciascuna regione europea di avere accesso fisico ad almeno due diverse fonti di gas;

70.  osserva che la tecnologia CCS potrebbe svolgere un ruolo in vista della decarbonizzazione entro il 2050; osserva tuttavia che tale tecnologia si trova ancora in fase di ricerca e sviluppo; constata che lo sviluppo della tecnologia CCS resta caratterizzato da grande incertezza a causa di problemi irrisolti, come i tempi indefiniti dello sviluppo, i prezzi di costo elevati e i rischi ambientali; sottolinea che la tecnologia CCS, sviluppata in maniera economicamente efficiente, sicura e sostenibile, dovrà essere utilizzabile su scala commerciale quanto prima possibile; evidenzia che la tecnologia CCS è anche un'opzione rilevante per la decarbonizzazione di diverse industrie ad alta intensità di energia come la raffinazione del petrolio, la fusione dell'alluminio e la produzione di cemento; chiede alla Commissione di elaborare una relazione intermedia di valutazione dei risultati ottenuti mediante i progetti di dimostrazione sovvenzionati dall'UE per le centrali elettriche alimentate a carbone;

71.  sottolinea l'importanza dell'intervento politico, del finanziamento pubblico e di un prezzo adeguato per il carbonio in modo da dimostrare e garantire il pronto dispiego della tecnologia CCS in Europa a partire dal 2020; sottolinea l'importanza del programma di dimostrazione dell'UE nel favorire l'accettazione e il sostegno del CCS da parte dell'opinione pubblica, in quanto tecnologia importante ai fini della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;

72.  chiede alla Commissione di consentire e promuovere la condivisione di conoscenze e la collaborazione all'interno dell'UE e sul piano internazionale per garantire che sia identificato il miglior valore ingegneristico su scala nei progetti di dimostrazione della tecnologia CCS; invita la Commissione a promuovere investimenti precoci nelle infrastrutture di condotte e a coordinare la pianificazione internazionale per garantire l'accesso ai pozzi di carbonio entro il 2020 nonché a intraprendere la ricerca per caratterizzare i bacini per lo stoccaggio del carbonio in Europa; chiede alla Commissione di adoperarsi attivamente insieme agli Stati membri e all'industria in modo da riferire sui benefici e la sicurezza della tecnologia CCS per creare fiducia in merito presso l'opinione pubblica;

73.  osserva che uno sviluppo e un uso ottimale, sicuro e sostenibile delle risorse energetiche nazionali e regionali e la competitività delle infrastrutture necessarie per un approvvigionamento stabile di fonti energetiche interne o d'importazione, possono contribuire a una maggiore sicurezza energetica e devono pertanto costituire una priorità nella formulazione della politica energetica dell'UE;

74.  osserva che, fintanto che sussisterà la domanda di prodotti derivati dal petrolio grezzo, è importante mantenere una presenza europea nell'industria della raffinazione onde garantire la sicurezza dell'approvvigionamento, sostenere la competitività dei settori dell'indotto come l'industria petrolchimica, fissare standard internazionali in materia di qualità della raffinazione dei combustibili, garantire il rispetto delle disposizioni ambientali e salvaguardare l'occupazione in tali settori; sottolinea inoltre la risultanza riportata nella tabella di marcia per l'energia secondo cui il petrolio è destinato a rimanere nel mix energetico anche nel 2050, sebbene in proporzione molto inferiore a quella attuale, e ad essere utilizzato principalmente per il trasporto a lungo raggio di merci e passeggeri;

75.  ritiene che debba essere accordata una particolare attenzione alle regioni degli Stati membri in cui il carbone costituisce attualmente la fonte primaria di energia e/o in cui la produzione carbonifera e la produzione alimentata da carbone sono fonti vitali di occupazione sul piano regionale; ritiene che siano necessarie ulteriori misure sociali sostenute dall'UE affinché gli scenari della tabella di marcia per l'energia 2050 siano accettati dalle popolazioni di tali regioni;

Sfide globali nel settore dell'energia

76.  ricorda, pur riconoscendo che l'UE opera in un contesto globale e che, agendo da sola, rischia di non conseguire tutti i benefici attesi, le conclusioni del Consiglio TTE del novembre 2011 sul rafforzamento della dimensione esterna della politica energetica dell'UE, in cui il Consiglio ha sottolineato l'esigenza di un approccio più ampio e coordinato dell'UE alle relazioni internazionali nel settore energetico al fine di far fronte alle sfide energetiche globali e ai cambiamenti climatici, nonché la necessità di affrontare le questioni inerenti alla competitività e alla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, e di mantenere e promuovere i massimi standard di sicurezza nucleare, garantendo nel contempo un approvvigionamento energetico sicuro e diversificato;

77.  sottolinea la necessità di garantire la sicurezza e l'eventuale auto-sostenibilità energetica dell'UE, primariamente attraverso la promozione dell'efficienza e del risparmio energetici e dell'energia rinnovabile, che, insieme ad altre fonti alternative di energia, riducono la dipendenza dalle importazioni; rileva il crescente interesse in merito allo sfruttamento di giacimenti di petrolio e di gas nel mar Mediterraneo e nel Mar Nero; ritiene che vi sia un'urgente necessità di sviluppare una politica organica dell'UE in materia di perforazioni di petrolio e gas in mare, è d'avviso che occorra porre l'accento sui rischi ambientali e sulla delimitazione di zone economiche esclusive (ZEE) per gli Stati membri e dei paesi terzi interessati in conformità della convenzione UNCLOS, firmata da tutti gli Stati membri dell'UE e dall'UE in quanto tale;

78.  sottolinea che la concessione di diritti di licenza per la perforazione e la delimitazione delle ZEE costituirà una fonte di attrito con i paesi terzi e che l'UE dovrebbe mantenere un alto profilo politico in tale materia e cercare di prevenire discordie a livello internazionale; evidenzia che l'energia dovrebbe essere usata come fattore propulsivo per la pace, l'integrità ambientale, la cooperazione e la stabilità;

79.  chiede che la tabella di marcia UE-Russia per l'energia sia basata sui principi del rispetto reciproco e della reciprocità sanciti dalle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, del trattato sulla Carta dell'energia e del terzo pacchetto Energia; invita la Commissione ad applicare ed eseguire, in modo efficace, le norme dell'UE in materia di concorrenza e mercato interno nei confronti di tutte le imprese del settore energetico operanti sul territorio dell'Unione; si compiace, a tale riguardo, della recente inchiesta sui comportamenti anticoncorrenziali da parte di Gazprom e delle sue filiali europee, e deplora il decreto, politicamente motivato, del Presidente della Federazione russa che vieta alle sue compagnie energetiche di cooperare con le istituzioni dell'UE; insiste sul fatto che ogni impresa del settore energetico dovrebbe cooperare pienamente con le autorità investigative; invita la Commissione a proporre un'adeguata risposta a tale decreto e a garantire che l'inchiesta possa procedere;

80.  invita la Commissione a stilare un elenco esaustivo di priorità di politica energetica dell'UE a breve, medio e lungo termine da perseguire nelle relazioni con i paesi vicini per creare uno spazio giuridico comune fondato sui principi dell'acquis e sulle norme del mercato interno dell'energia; sottolinea l'importanza di ampliare ulteriormente la Comunità dell'energia, in particolare al fine di includere i paesi candidati e i paesi del partenariato orientale, dell'Asia centrale e del Mediterraneo, e di definire meccanismi di controllo giuridico per affrontare il problema di un'applicazione lacunosa dell'acquis; invita l'Unione a dimostrare la propria solidarietà con i suoi partner che appartengono alla Comunità dell'energia; condanna, a questo proposito, le recenti minacce da parte della Federazione russa nei confronti della Moldova;

81.  sottolinea che la politica energetica dell'UE non deve in alcun modo essere in conflitto con i principi fondamentali sui quali l'Unione europea è stata fondata, con particolare riferimento alla democrazia e ai diritti umani; invita la Commissione, a tale riguardo, a privilegiare nelle sue relazioni nel settore energetico i paesi produttori e di transito che condividono e sostengono gli stessi valori;

82.  sottolinea l'importanza di rafforzare la cooperazione e il dialogo con gli altri partner strategici nel settore dell'energia; ritiene che, a fronte della crescente influenza delle economie emergenti nei mercati energetici globali e dell'aumento della relativa domanda di energia, sia essenziale per l'Unione europea impegnarsi con questi partner in maniera complessiva in tutti i settori dell'energia; osserva che, nel lungo termine, l'Unione europea deve intensificare il coordinamento in relazione all'acquisto di energia da paesi terzi; chiede una più stretta cooperazione tra il Consiglio, la Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) affinché l'UE si esprima con una sola voce sulle questioni concernenti la politica energetica, secondo quanto stabilito dalla normativa dell'UE e dalle indicazioni della Direzione generale per l'energia della Commissione; rammenta che il Parlamento dovrebbe essere tenuto regolarmente informato degli sviluppi in questo ambito;

83.  sottolinea che la solidarietà tra gli Stati membri prevista dal trattato UE dovrebbe applicarsi sia nel quadro delle attività quotidiane che della gestione delle crisi di politica energetica interna ed esterna; invita la Commissione a fornire una chiara definizione della «solidarietà energetica» al fine di garantire che possa essere rispettata da tutti gli Stati membri;

84.  sottolinea che non si faranno compromessi in materia di protezione e sicurezza, sia per quanto riguarda le fonti di energia tradizionali (come l'energia nucleare) sia per quelle nuove (petrolio e gas non convenzionali) e ritiene che l'Unione europea debba continuare a rafforzare il quadro di protezione e di sicurezza, ponendosi all'avanguardia internazionale in questo campo;

85.  sottolinea che, mentre gli Stati membri si accingono a procedere al collegamento e all'integrazione dei mercati nazionali attraverso investimenti nelle infrastrutture e l'approvazione di normative comuni, occorre continuare ad impegnarsi anche per collaborare con la Russia al fine di individuare misure creative e reciprocamente accettabili volte a ridurre le differenze tra i due mercati energetici;

86.  sottolinea che, se l'approvvigionamento energetico si sposta verso le economie in via di sviluppo, l'Unione europea deve impegnarsi in un dialogo e una cooperazione intensi con i paesi BRICS in tema di efficienza energetica, fonti di energia rinnovabile, carbone pulito, CCS, reti intelligenti, ricerca sulla fusione e sicurezza nucleare; e che l'Unione europea deve altresì sviluppare una politica chiara per la collaborazione sulla ricerca e l'innovazione nel settore dell'energia con tali paesi;

87.  invita l'UE a continuare a svolgere un ruolo attivo nei negoziati internazionali riguardanti un accordo globale sul clima; sottolinea che l'UE ha l'esigenza di conoscere quali conseguenze potrebbero derivare da una mancata conclusione di un accordo globale sul cambiamento climatico; si rammarica che la tabella di marcia non preveda uno scenario in cui un tale accordo non sia raggiunto; sottolinea che il conseguimento di un accordo globale giuridicamente vincolante sulla riduzione delle emissioni – e il coinvolgimento nel processo dei maggiori emettitori a livello mondiale, come la Cina, l'India, gli Stati Uniti e il Brasile – aumenterà le probabilità di ottenere una reale riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; sottolinea la necessità di rispondere alla sfida rappresentata dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio evitando il trasferimento delle industrie ad elevato consumo di energia al di fuori dell'UE;

Sistema per lo scambio di quote di emissioni (ETS)

88.  riconosce che il sistema UE di scambio di quote di emissioni (ETS) è attualmente il principale strumento – anche se non è il solo – per ridurre le emissioni industriali di gas a effetto serra e promuovere gli investimenti in tecnologie a bassa intensità di carbonio sicure e sostenibili; osserva che è necessario migliorare l'ETS sotto il profilo strutturale al fine di accrescere la capacità del sistema di rispondere alle crisi economiche e ai periodi di ripresa, ripristinare la certezza degli investitori e rafforzare gli incentivi basati sul mercato al fine di investire nelle tecnologie a basso consumo di carbonio e incentivarne l'utilizzo; osserva che eventuali modifiche strutturali al sistema ETS richiederebbero un'attenta valutazione degli effetti ambientali, economici e sociali nonché dell'impatto sugli investimenti nell'energia a basse emissioni di carbonio, sui prezzi dell'energia elettrica e sulla competitività delle industrie ad alta intensità energetica, in particolare per quanto riguarda il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio; invita la Commissione e gli Stati membri a facilitare e a incoraggiare lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative, sicure e sostenibili da parte delle industrie dell'UE;

89.  chiede alla Commissione di presentare quanto prima una valutazione supplementare corredata da suggerimenti per azioni raccomandate intese ad evitare il rischio di una rilocalizzazione delle emissioni di carbonio causata dallo spostamento delle strutture produttive in località al di fuori dell'UE, concentrandosi in particolare su scenari aggiuntivi in cui l'ulteriore azione globale in materia di riduzione delle emissioni di carbonio è limitata o nulla;

90.  sottolinea che il settore non incluso nel sistema ETS provoca circa il 55% delle emissioni di gas a effetto serra nell'UE e che è fondamentale garantire che, in concomitanza con l'ETS, anche i comparti che non vi aderiscono si assumano le proprie responsabilità nella riduzione delle emissioni; evidenzia la necessità di un orientamento politico a livello UE e dell'adozione di azioni concrete per affrontare tale problema;

91.  riconosce che in relazione al sistema ETS si registrano problemi inizialmente non previsti e che l'eccedenza di quote accumulata ridurrà l'incentivo a promuovere investimenti nelle tecnologie a bassa intensità di carbonio per molti anni a venire; rileva che ciò compromette l'efficacia dell'ETS quale principale meccanismo dell'UE inteso a ridurre le emissioni in un modo che crea condizioni di parità per le tecnologie concorrenti, che dà alle imprese la flessibilità per sviluppare una strategia di mitigazione propria e che prevede misure specifiche per combattere la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio; invita la Commissione ad adottare misure atte a correggere le carenze del sistema ETS e a consentirgli di funzionare come originariamente previsto; suggerisce che tali misure prevedano le seguenti azioni:

   a) presentare quanto prima al Parlamento e al Consiglio una relazione in cui si esaminino, tra gli altri aspetti, l'impatto sugli incentivi agli investimenti nelle tecnologie a bassa intensità di carbonio e il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio; prima dell'inizio della terza fase, la Commissione dovrebbe, se del caso, modificare il regolamento di cui all'articolo 10, paragrafo 4, della direttiva 2003/87/CE, al fine di dare attuazione a misure appropriate che possono includere il ritiro della necessaria quantità di quote;
   b) presentare proposte legislative per modificare, a partire dalla prima data opportuna, il requisito della riduzione lineare dell'1,74 % all'anno, così da soddisfare i requisiti dell'obiettivo di riduzione del CO2 per il 2050;
   c) effettuare e pubblicare una valutazione del valore della fissazione di un prezzo di riserva per l'asta delle quote;
   d) adottare provvedimenti per incrementare l'apporto di informazioni pertinenti e la trasparenza del registro ETS, in modo da consentire un monitoraggio e una valutazione più efficaci;

Ricerca, risorse umane, nuove tecnologie e combustibili alternativi

92.  ritiene che i prezzi svolgano un ruolo cruciale negli investimenti del settore energetico e nella produzione di energia; osserva che le diverse politiche attuate dagli Stati membri per promuovere le fonti energetiche rinnovabili devono essere viste come una curva di apprendimento; è del parere che i recenti prezzi relativamente elevati dei combustibili fossili promuoveranno lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, purché siano ovviate le carenze nelle politiche e nel mercato; raccomanda agli Stati membri di promuovere e sostenere regimi di sostegno più efficienti per l'energia rinnovabile al fine di ridurre al minimo gli aumenti nei prezzi dell'energia; invita la Commissione a vagliare le opzioni per l'introduzione di un sistema europeo di sostegno alle energie rinnovabili più coordinato, convergente e integrato;

93.  ritiene che l'aumento delle bollette energetiche nell'UE negli ultimi anni abbia determinato lo sviluppo di un approccio «intelligente», basato sul buon senso, a favore dell'efficienza energetica e del risparmio energetico; sottolinea l'importanza di favorire questo cambiamento naturale, ma al contempo insufficiente, nel comportamento mediante interventi politici corretti e con un sostegno finanziario per intensificare ulteriormente il risparmio energetico; evidenzia la necessità di stimolare i consumatori a produrre l'energia in proprio; sottolinea che il ruolo delle TIC e la relativa attuazione in tutto il sistema delle reti intelligenti è sempre più rilevante per lo sviluppo di un consumo energetico efficiente e, in particolare, per la messa a punto di programmi di reattività alla domanda (compresi i contatori intelligenti) che aiutino i consumatori a divenire interlocutori attivi nell'efficienza energetica fornendo loro in tempo reale dati di facile comprensione sui consumi energetici delle famiglie e delle imprese, e sull'eccedenza che viene re-immessa nella rete nonché informazioni sulle misure e sulle possibilità di efficienza energetica;

94.  ritiene che le infrastrutture energetiche debbano essere maggiormente orientate all'utenza finale, con una maggiore attenzione all'interazione tra le capacità dei sistemi di distribuzione e i consumi, e sottolinea la necessità di flussi di elettricità e di informazioni bidirezionali e in tempo reale; sottolinea i benefici per i consumatori derivanti dalle nuove tecnologie, come la gestione dell'energia sul versante della domanda e i sistemi di risposta alla domanda, che intensificano l'efficienza energetica dell'approvvigionamento e della domanda;

95.  ritiene che la diffusione delle reti intelligenti presenti carattere d'urgenza, dal momento che, senza tali reti, non sarà possibile realizzare l'integrazione della generazione distribuita di energie rinnovabili e il miglioramento dell'efficienza energetica (fondamentali ai fini del conseguimento degli obiettivi del pacchetto Energia e cambiamenti climatici 20/20/20);

96.  pone l'accento sul ruolo delle reti intelligenti nella comunicazione bidirezionale tra i produttori di energia elettrica e i loro clienti, e indica che le reti intelligenti possono permettere ai consumatori di monitorare e adattare il proprio consumo di energia elettrica; sottolinea che una forte protezione dei dati personali e programmi efficaci di educazione dei consumatori, come ad esempio le campagne d'informazione nelle scuole e nelle università, sono essenziali, in particolare affinché i contatori intelligenti abbiano un impatto effettivo; evidenzia che gli Stati membri dovrebbero mettere a disposizione dei consumatori le informazioni pertinenti su siti Web e che tutte le parti interessate – quali i costruttori, gli architetti e i fornitori di apparecchiature per il riscaldamento, il raffreddamento e l'elettricità – dovrebbero poter accedere a informazioni aggiornate e confrontare i prezzi e i servizi per scegliere il fornitore di energia più conveniente;

97.  invita la Commissione a garantire che Orizzonte 2020 e i partenariati europei per l'innovazione nell'ambito dell'Unione dell'innovazione, diano priorità all'ottimizzazione del sistema energetico nonché alla necessità di sviluppare ogni tipo di tecnologia sostenibile a bassa intensità di carbonio al fine di stimolare la competitività dell'UE, promuovere le opportunità di lavoro e incentivare una gestione responsabile dell'energia; sostiene gli obiettivi del piano strategico per le tecnologie energetiche dell'Unione europea e le connesse iniziative industriali europee in tale ambito; sottolinea che occorre riservare la più alta priorità anche alla promozione dell'efficienza energetica e alla riduzione dei costi delle energie rinnovabili grazie ai miglioramenti tecnologici e all'innovazione, anche stanziando una quota più elevata dei bilanci pubblici per la ricerca in questo settore, in particolare nell'ambito di Orizzonte 2020 e del piano SET;

98.  sostiene che la ricerca su nuovi combustibili alternativi sia essenziale per conseguire gli obiettivi ambientali e climatici a lungo termine e si attende pertanto che il programma Orizzonte 2020 preveda i necessari incentivi;

99.  sottolinea l'importanza che le istituzioni pubbliche e l'industria proseguano la ricerca e lo sviluppo al fine di migliorare e accrescere l'efficienza energetica e il ricorso alle energie rinnovabili e al gas naturale nel settore del trasporto stradale, marittimo e dell'aviazione;

Riscaldamento e raffreddamento

100.   chiede una maggiore attenzione ai settori del riscaldamento e del raffreddamento; a tale riguardo, invita l'UE a prendere in considerazione la piena integrazione del settore del riscaldamento e del raffreddamento nella trasformazione del sistema energetico; prende atto del fatto che tale settore rappresenta oggi circa il 45% del consumo finale di energia in Europa e che è necessaria una migliore comprensione dell'importante ruolo del riscaldamento e del raffreddamento; invita pertanto la Commissione a raccogliere i dati necessari per identificare le fonti e l'utilizzo del riscaldamento e del raffreddamento, nonché la distribuzione di calore ai diversi gruppi di consumatori finali (per esempio, residenziali, industriali, del terziario); incoraggia lo sviluppo di impianti di cogenerazione che utilizzano calore rinnovabile o recuperato e il calore di scarto, e sostiene ulteriori ricerche sul sistemi di raffreddamento e riscaldamento al fine di attuare l'ambiziosa politica dell'UE; invita le autorità pubbliche ad aggiornare le previsioni sulla domanda nell'ambito dell'orizzonte 2050 e ad elaborare valutazioni d'impatto sulle condizioni del sottosuolo a livello regionale, al fine di ottimizzare la ripartizione delle risorse; invita altresì la Commissione e gli Stati membri ad assegnare maggiori fondi alle infrastrutture energetiche locali, come il teleriscaldamento e raffreddamento – anche attraverso la ricerca e lo sviluppo e strumenti finanziari innovativi – che creano soluzioni efficienti, a emissioni di carbonio basse o nulle rimpiazzando l'importazione e lo scambio/il trasporto di energia a livello europeo; osserva che le soluzioni attualmente disponibili per le energie rinnovabili (geotermico, biomassa, compresi i rifiuti biodegradabili, solare termico, idrotermico e aerotermico) unite a misure per l'efficienza energetica, hanno il potenziale di decarbonizzare la domanda di calore entro il 2050 in maniera più efficiente in termini di costi, rispondendo nel contempo al problema della povertà energetica;

Osservazioni conclusive

101.   si compiace per le imminenti comunicazioni della Commissione sulla tecnologia CCS, il mercato interno, l'efficienza energetica e le tecnologie energetiche al fine di poter compiere ulteriori progressi in merito alle scelte politiche indicate nella Tabella di marcia per l'energia 2050;

102.   ritiene che, al fine di garantire la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, sarebbe opportuno prestare particolare attenzione alle regioni situate lungo la frontiera esterna dell'Unione europea sostenendo la creazione di reti e lo sviluppo di nuove infrastrutture energetiche in cooperazione con i paesi vicini;

103.   osserva che le diverse condizioni geografiche rendono impossibile applicare a tutte le regioni una politica energetica «valida per tutti»; ritiene che – fatti salvi i criteri di azione congiunta e tenendo conto della necessità di conformarsi al quadro politico dell'Unione – sia opportuno consentire a ogni regione europea di portare avanti un piano individuale adatto alla propria situazione ed economia, sviluppando le fonti energetiche che consentano di conseguire gli obiettivi della tabella di marcia per l'energia 2050 con la massima efficacia e ricorda che la generazione di energie rinnovabili, in particolare, deve svolgere un ruolo determinante in termini di sviluppo e occupazione sia nelle zone rurali che in quelle non rurali; chiede pertanto a tutte le regioni di sviluppare e attuare strategie in campo energetico e di esaminare l'opportunità di includere l'energia nelle loro strategie di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente;

104.   sottolinea l'importanza della trasparenza, del controllo democratico e del coinvolgimento della società civile nelle relazioni con paesi terzi nel campo dell'energia;

105.   sottolinea l'importanza di ridurre il consumo totale di energia e di aumentare l'efficienza energetica nel settore dei trasporti, anche attraverso la pianificazione dei trasporti e il sostegno ai trasporti pubblici a livello degli Stati membri; evidenzia altresì che occorre accelerare i progetti in materia di energie rinnovabili nel quadro dei programmi Rete transeuropea di trasporto e Rete transeuropea dell'energia (TEN-T e TEN-E);

106.   ritiene che l'obiettivo generale della decarbonizzazione necessiti di una riduzione sostanziale delle emissioni derivanti dai trasporti, il che implica l'ulteriore sviluppo di combustibili alternativi, miglioramenti dell'efficienza dei mezzi di trasporto, nonché un aumento considerevole dell'utilizzo di energia elettrica e dunque forti investimenti nelle infrastrutture dell'elettricità, nelle reti infrastrutturali e nello stoccaggio dell'energia; rileva che è necessario agire in fretta per evitare di rimanere bloccati in un percorso di emissioni più alte a causa del lungo ciclo di vita delle infrastrutture;

107.   esorta con forza a incorporare le conclusioni del documento di lavoro della Commissione dal titolo «Regioni 2020 - valutazione delle sfide future per le regioni dell'Unione europea» concernenti l'importanza di tenere anche conto del potenziale delle regioni ultraperiferiche e meno sviluppate nell'ambito dell'approvvigionamento energetico negli anni a venire;

108.   richiama l'attenzione sulla complessa relazione tra energia, approvvigionamento di prodotti alimentari e sviluppi in materia di sicurezza, in particolare per quanto riguarda i biocarburanti di prima generazione insostenibili, i quali potrebbero esercitare un impatto sociale e ambientale negativo sui paesi in via di sviluppo; raccomanda pertanto di intensificare gli investimenti e lo sviluppo dei biocarburanti avanzati sostenibili derivanti dai rifiuti agricoli e dalle alghe;

109.   ricorda l'importanza dell'integrità ambientale della produzione di energia; invita gli Stati membri ad applicare le prescrizioni in materia di valutazione dell'impatto ambientale rigorosamente e a tutti i tipi di produzione energetica, compreso il gas non convenzionale;

110.   invita la Commissione ad appoggiare l'inserimento della cosiddetta «clausola di sicurezza energetica» in tutti gli accordi commerciali, di associazione e di partenariato e cooperazione conclusi con i paesi produttori e di transito, volta a stabilire un codice di condotta e a definire esplicitamente le misure da adottarsi in caso di modifiche unilaterali ai termini dell'accordo da parte di uno dei partner;

111.   osserva l'importanza di un'ampia cooperazione nella regione artica, segnatamente tra i paesi della sfera euro atlantica, e la necessità di un accordo su un regime speciale; chiede pertanto alla Commissione di presentare una valutazione globale dei benefici e dei rischi del coinvolgimento dell'UE nella regione artica, compresa un'analisi del rischio ambientale in considerazione delle aree molto fragili e indispensabili, in particolare nell'alto Artico;

112.  osserva che le acque artiche sono un ambiente marino prossimo di particolare importanza per l'Unione europea e svolgono un ruolo importante nel mitigare il cambiamento climatico; sottolinea che le serie preoccupazioni ambientali riguardanti le acque artiche rendono necessaria una particolare attenzione per garantire la protezione ambientale dell'Artico in relazione a qualsiasi attività offshore nel settore del petrolio e del gas, compresa l'esplorazione, tenendo conto del rischio di incidenti rilevanti e della necessità di una risposta efficace; incoraggia gli Stati membri che sono membri del Consiglio Artico a promuovere attivamente sforzi per mantenere i più alti standard possibili di sicurezza ambientale in questo ecosistema vulnerabile e unico, tra l'altro attraverso la creazione di strumenti internazionali per la prevenzione, la preparazione e la risposta all'inquinamento marino da idrocarburi nell'Artico, e in particolare a proporre attivamente politiche che inducano i governi a non autorizzare attività offshore nel settore del petrolio e del gas, compresa l'esplorazione, fino a quando non potrà essere garantita una risposta efficace a tali incidenti;

o
o   o

113.   incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 1.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0238.
(3) Testi approvati, P7_TA(2012)0086.
(4) Testi approvati, P7_TA(2012)0444.
(5) Testi approvati, P7_TA(2012)0443.
(6) Direttiva 2009/28/CE del 23 aprile 2009 (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 16). È attualmente in discussione una proposta di modifica (COM(2012)0595).


Valutazioni del rischio e della sicurezza (stress test) delle centrali nucleari nell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle valutazioni dei rischi e della sicurezza («prove di stress») delle centrali nucleari nell'Unione europea e attività collegate (2012/2830(RSP))
P7_TA(2013)0089B7-0086/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 ottobre 2012, sulle valutazioni complessive dei rischi e della sicurezza («prove di stress») delle centrali nucleari nell'Unione europea e attività collegate (COM(2012)0571),

–  viste le visite a scopo informativo e di verifica organizzate sui siti dal gruppo dei regolatori europei in materia di sicurezza nucleare (ENSREG) al termine del processo di analisi delle prove di stress, al fine di scambiare informazioni in merito alle misure adottate, previste o considerate a livello d'impianto per migliorare la sicurezza in seguito alla prova di stress e di individuare buone pratiche e successi degni di nota, nonché gli insegnamenti tratti o le difficoltà riscontrate nell'attuazione di tali misure,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, in particolare l'appello rivolto alle autorità nazionali indipendenti nell'Unione europea a effettuare una valutazione esauriente e trasparente dei rischi e della sicurezza di tutte le centrali nucleari dell'UE, alla luce degli insegnamenti tratti dall'incidente avvenuto nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone,

–  visto il piano d'azione dell'ENSREG, approvato il 1° agosto 2012, che garantisce che le raccomandazioni e i suggerimenti emersi dalle revisioni tra pari delle prove di stress saranno presi in esame dai regolatori nazionali e dall'ENSREG in modo coerente,

–  vista la direttiva 2009/71/Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2009, che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari(1), nella quale si sottolinea che la responsabilità nazionale degli Stati membri per quanto concerne la sicurezza degli impianti nucleari costituisce un principio fondamentale e che la responsabilità primaria di vigilare sulla sicurezza di tali impianti spetta alle autorità di regolamentazione nazionali,

–  viste la relazione dell'ENSREG sulla revisione tra pari delle prove di stress adottata dall'ENSREG e dalla Commissione e la relativa dichiarazione congiunta formulata dall'ENSREG e dalla Commissione il 26 aprile 2012,

–  visto il disastro nucleare avvenuto nel 2011 nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2012, in particolare l'invito rivolto agli Stati membri a dare piena e tempestiva attuazione alle raccomandazioni presentate nella relazione pubblicata dall'ENSREG al termine delle prove di stress relative alla sicurezza nucleare,

–  vista la direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio, del 19 luglio 2011, che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi(2),

–  visto il trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, in particolare gli articoli 2 e 30,

–  vista l'interrogazione alla Commissione sulle valutazioni complessive dei rischi e della sicurezza («prove di stress») delle centrali nucleari nell'Unione europea e attività collegate (O-000183/2012 – B7-0108/2013),

–  visti l'articolo 115, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che nella relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, del 16 ottobre 2012, sulla proposta di regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare (A7-0327/2012) si chiede che la sicurezza nucleare nei paesi terzi rifletta le norme di sicurezza nucleare europee;

B.  considerando che sono state effettuate «valutazioni complessive dei rischi e della sicurezza (»prove di stress«) delle centrali nucleari nell'Unione europea e attività collegate» al fine di esaminare la capacità delle centrali nucleari di affrontare una serie di condizioni estreme;

1.  prende atto della comunicazione della Commissione sulle prove di stress e i loro risultati, a seguito dell'incidente di Fukushima; si compiace degli sforzi profusi dalla Commissione, in particolare attraverso l'ENSREG, e dai regolatori nazionali per sottoporre a una procedura di prove di stress 145 reattori nell'UE e 20 reattori al di fuori dell'UE; sottolinea l'utilità di tale procedura e il fatto che si tratti di un esercizio senza precedenti al mondo; si attende che i risultati delle prove di stress contribuiscano a promuovere una cultura della sicurezza nucleare in Europa affinché diventi un modello a livello internazionale; elogia gli sforzi volti a per garantire la maggiore trasparenza possibile delle prove di stress;

2.  prende atto delle principali conclusioni della relazione sulla revisione tra pari che evidenzia quattro principali aree di miglioramento in Europa: (1) definizione di orientamenti da parte dell'Associazione delle autorità di regolamentazione nucleare dell'Europa occidentale (WENRA) sulla valutazione dei rischi naturali e dei margini, tenendo conto degli orientamenti esistenti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA); (2) necessità di sottolineare l'importanza di analisi periodiche della sicurezza; (3) attuazione di misure riconosciute volte a proteggere l'integrità dell'edificio di contenimento; e (4) necessità di ridurre al minimo gli incidenti provocati da rischi naturali e di limitarne le conseguenze;

3.  riconosce che, in seguito alle prove di stress, alcuni paesi hanno avviato l'attuazione o la programmazione di misure volte a migliorare la sicurezza delle loro centrali, in particolare alla luce degli insegnamenti tratti da Fukushima; si compiace che l'ENSREG e la Commissione abbiano concordato un piano d'azione per dar seguito alle raccomandazioni e che tutte le azioni intraprese per migliorare la sicurezza nucleare saranno condivise a livello europeo; sottolinea che, sulla base della revisione tra pari, la Commissione ha identificato alcune misure da prendere in considerazione a livello di UE; invita tutte le parti interessate a garantire immediatamente un seguito adeguato a tutte le conclusioni e le raccomandazioni formulate, tra cui le migliori pratiche identificate; suggerisce a tal fine di confermare il ruolo di guida dell'ENSREG nel monitorare l'attuazione delle raccomandazioni risultanti dalla revisione tra pari sulla base dei piani d'azione nazionali; chiede che l'ENSREG informi regolarmente la Commissione, il Parlamento e il Consiglio sui progressi compiuti e che il Parlamento sia informato e consultato annualmente in merito ai risultati, alle misure e ai progetti di sicurezza nucleare;

4.  ricorda tuttavia che le prove di stress avviate dalla Commissione e dall'ENSREG avevano una portata limitata ed erano principalmente finalizzate a valutare la solidità e la capacità delle centrali nucleari di affrontare eventi esterni di estrema gravità; ritiene pertanto che le prove di stress siano principalmente finalizzate a valutare la solidità e la capacità delle centrali nucleari di affrontare eventi esterni di estrema gravità e che non possano e non intendano sostituire esami approfonditi di sicurezza delle centrali nucleari che rientrano nella sfera di competenza nazionale degli Stati membri per la valutazione della sicurezza nucleare delle centrali; invita quindi la Commissione a includere la solidità complessiva delle centrali nucleari (soprattutto per quanto concerne le possibili falle nei contenitori a pressione) quale criterio specifico nelle future prove di stress;

5.  sottolinea che le prove di stress sono incomplete e che i rischi quali gli eventi secondari, il deterioramento dei materiali, gli errori umani, i difetti specifici all'interno dei recipienti dei reattori e molte altre carenze non sono stati presi in considerazione; evidenzia inoltre che, anche in presenza di un risultato positivo, la prova di stress non garantisce la sicurezza di una centrale nucleare;

6.  osserva che i risultati attuali mostrano la partecipazione di diversi paesi terzi, sebbene talvolta con metodologie e tempistiche diverse;

7.  esorta la Commissione e gli Stati membri a incoraggiare i paesi terzi dotati di centrali nucleari, in particolare i paesi limitrofi, ad applicare la procedura delle prove di stress e a condividerne i risultati; sottolinea l'importanza di rafforzare le norme internazionali in materia di sicurezza nucleare e di attuarle correttamente; invita a tale riguardo l'UE a continuare a cooperare a livello internazionale, in particolare nel contesto dell'AIEA;

8.  osserva che la convenzione sulla sicurezza nucleare è uno strumento giuridico, volto in particolare a promuovere un grado elevato di sicurezza nucleare a livello globale, che impone alle parti contraenti (compresa l'EURATOM) di presentare relazioni circa l'adempimento dei loro obblighi in materia di revisione tra pari in occasione delle riunioni periodiche delle parti organizzate sotto l'egida dell'AIEA; incoraggia l'uso dello strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare (INSC) al fine di promuovere, a livello internazionale, la realizzazione di prove di stress, sulla base dell'esperienza europea;

9.  osserva che l'incidente nucleare di Fukushima ha messo in evidenza ancora una volta i rischi legati ai rifiuti radioattivi; sottolinea che catastrofi naturali, quali terremoti e tsunami, potrebbero pregiudicare la sicurezza degli impianti nucleari esistenti o in fase di costruzione nell'Unione e nei paesi limitrofi a elevato rischio sismico e di tsunami, come ad Akkuyu in Turchia; ritiene che, oltre alle misure che saranno attuate per le centrali nucleari, sia opportuno adottare a livello dell'Unione e degli Stati membri misure appropriate per garantire che lo smaltimento di rifiuti radioattivi non avvenga in zone considerate ad alto rischio; invita la Commissione a sostenere un'identificazione aperta e imparziale dei migliori siti per il deposito di rifiuti radioattivi in condizioni di massima sicurezza; esorta i paesi limitrofi e i paesi candidati all'adesione a entrare a far parte del sistema per uno scambio rapido d'informazioni in caso di emergenza radioattiva (Ecurie) dell'Unione europea;

10.  invita gli Stati membri e i regolatori nazionali ad attuare le raccomandazioni e i suggerimenti contenuti nella relazione sulla revisione tra pari dell'ENSREG, comprese le migliori pratiche individuate, e ove opportuno, ad adeguare la loro legislazione per tenere conto degli insegnamenti tratti dall'incidente di Fukushima Daiichi;

11.  invita la Commissione a presentare proposte sulla definizione dei principi della regolamentazione in materia di sicurezza nucleare per quanto concerne le centrali nucleari in funzione, in fase di disattivazione o già disattivate nell'UE;

12.  chiede che finché le centrali nucleari rimarranno operative sia data la massima priorità all'indipendenza e alla trasparenza delle autorità di controllo;

13.  osserva che esistono diversi approcci nazionali alla valutazione degli effetti degli incidenti aerei sulla sicurezza delle centrali nucleari; rileva che tali incidenti non sono stati esplicitamente considerati come eventi scatenanti nell'ambito delle valutazioni della sicurezza e che nelle specifiche riguardanti le prove di stress sono stati delineati solo i loro effetti; deplora tuttavia il fatto che solo quattro Stati membri abbiano incluso tali valutazioni nelle relazioni relative alle prove di stress; osserva comunque che nelle specifiche riguardanti le prove di stress si afferma che la valutazione delle conseguenze della perdita delle funzioni di sicurezza è rilevante anche qualora la situazione sia provocata da eventi indiretti quali, per esempio, un incidente aereo; rileva inoltre che, dal momento che tale rischio rientra principalmente nell'ambito della sicurezza nazionale ed è quindi di competenza degli Stati membri, è stato istituito un gruppo ad hoc sulla protezione nucleare (AHGNS) incaricato di esaminare la questione nel dettaglio e pubblicare le proprie conclusioni; è consapevole del fatto che sono previsti ulteriori scambi tra gli Stati membri su tale argomento nelle sedi appropriate, quali l'Associazione europea dei regolatori in materia di sicurezza nucleare (ENSRA); invita tutte le parti interessate, tra cui gli Stati membri, la Commissione, l'ENSREG, l'ENSRA e gli operatori delle centrali nucleari, a cooperare al fine di prevenire i rischi derivanti dagli incidenti aerei e di convenire un approccio comune al problema, riconoscendo nel contempo che tale rischio rientra nell'ambito della sicurezza nazionale ed è quindi di competenza degli Stati membri;

14.  sottolinea che nell'UE vi sono 47 centrali nucleari, dotate nel complesso di 111 reattori, nei cui dintorni, entro un raggio di 30 km, vivono oltre 100 000 persone; deplora che la portata delle prove di stress non sia stata estesa per valutare la preparazione alle emergenze al di fuori dei siti delle centrali, malgrado l'importanza rivestita da questo fattore nel limitare gli effetti dei potenziali incidenti nucleari sulla popolazione; plaude all'iniziativa intrapresa dalla Commissione, con il sostegno dell'ENSREG, riguardante l'avvio di uno studio incentrato sulle regioni transfrontaliere dell'UE; chiede alla Commissione, nell'ambito della prossima direttiva sulla sicurezza nucleare, di formulare raccomandazioni in merito alle misure preventive contro l'emergenza al di fuori dei siti delle centrali a livello transfrontaliero e nazionale; raccomanda, in tale contesto, di assicurare la partecipazione delle autorità transfrontaliere competenti a livello nazionale e regionale, considerando i loro piani d'azione in materia di sicurezza e l'esperienza nei processi di informazione e comunicazione, qualora le centrali nucleari siano situate in diretta prossimità dei confini nazionali;

15.  chiede che i cittadini dell'UE siano pienamente informati e consultati in merito alla sicurezza nucleare nell'Unione europea;

16.  sottolinea che la disponibilità di personale qualificato ed esperto è fondamentale per una forte cultura della sicurezza nucleare; insiste pertanto sull'attuazione di tutte le misure necessarie a livello dell'Unione e degli Stati membri, al fine di promuovere e mantenere livelli elevati di competenze in materia di sicurezza nucleare, gestione dei rifiuti, protezione dalle radiazioni e preparazione alle emergenze; invita la Commissione a incoraggiare gli scambi transfrontalieri di esperti e delle migliori pratiche e sottolinea l'importanza di garantire adeguate condizioni di lavoro, in particolare per quanto concerne l'orario di lavoro, onde evitare di mettere a repentaglio la sicurezza nucleare;

17.  raccomanda che l'Unione sostenga gli sforzi a livello internazionale volti a elaborare norme di sicurezza quanto più possibile elevate, che andranno applicate in modo rigoroso e sviluppate parallelamente ai progressi scientifici tenendo conto delle legittime preoccupazioni dei cittadini; sottolinea, in tale contesto, il ruolo dell'Unione nella politica di vicinato quale strumento finalizzato alla cooperazione in materia di sicurezza nucleare; esorta gli Stati membri e la Commissione ad assumersi la responsabilità comune di rafforzare le norme internazionali in materia di sicurezza nucleare e la loro corretta attuazione, in stretta collaborazione con l'AIEA, il segretariato della convenzione di Espoo e altre organizzazioni internazionali competenti; invita la Commissione a prendere in considerazione il piano d'azione post-Fukushima dell'AIEA e a presentare un piano d'azione inclusivo corredato di concrete modalità per la sua attuazione; esorta la Commissione e gli Stati membri, in collaborazione con l'AIEA, a cooperare in modo costruttivo con i paesi che non hanno effettuato prove di stress per la sicurezza nucleare trasparenti, quali Bielorussia, Russia e Turchia, e a insistere affinché tali paesi aderiscano alle norme di sicurezza internazionali e collaborino con esperti internazionali durante tutte le fasi di preparazione, costruzione, funzionamento e smantellamento delle centrali nucleari; ritiene che, a tal proposito, l'UE debba avvalersi pienamente delle competenze offerte dalle organizzazioni e dagli organi internazionali;

18.  ritiene opportuno che l'UE persegua una stretta collaborazione con l'AIEA nel settore della sicurezza nucleare, in linea con quanto disposto dal trattato Euratom; sottolinea che il regolamento del Consiglio che istituisce uno strumento per la cooperazione in materia di sicurezza nucleare dovrebbe permettere di prestare aiuto al Giappone, tra gli altri, per la stabilizzazione e il risanamento del sito nucleare di Fukushima Daiichi come pure nei settori della protezione radiologica e della sicurezza alimentare a livello nazionale;

19.  osserva che, sulla base delle prove di stress, i regolatori nazionali hanno concluso che non vi sono ragioni tecniche per imporre la chiusura di centrali nucleari nell'Unione; sottolinea, tuttavia, che le prove di stress hanno dimostrato la necessità di apportare miglioramenti specifici per sito nell'ambito della sicurezza in quasi tutti gli impianti, giacché è stato individuato un numero significativo di interventi di ammodernamento tecnico, e hanno inoltre rilevato che l'attuazione delle prime misure non è stata ancora conclusa; chiede che sia data urgente attuazione agli interventi di ammodernamento necessari e pone l'accento sul fatto che le misure volte a garantire la sicurezza e la protezione nucleari non devono essere pregiudicate dalle misure di austerità imposte dagli Stati membri;

20.  chiede, ai fini di un'efficace definizione delle politiche e di un dibattito pubblico trasparente, che la stima iniziale dei costi complessivi riguardanti le necessarie misure di miglioramento della sicurezza raccomandate sulla base delle prove di stress per i 132 reattori operativi nell'UE (da 10 a 25 miliardi di EUR nei prossimi anni) sia ulteriormente comprovata da un'analisi dei costi più dettagliata, condotta dai regolatori nazionali in collaborazione con gli operatori nucleari, se possibile correlata alla scelta delle raccomandazioni identificate; ritiene che i miglioramenti necessari, qualunque sia il loro costo, debbano essere interamente a carico degli operatori nucleari e non dei contribuenti; chiede alla Commissione di monitorare attentamente la questione, anche nel quadro delle sue competenze in materia di politica di concorrenza;

21.  sottolinea che una politica globale in materia di sicurezza e protezione nucleare dovrebbe riguardare tutti i siti nucleari, la sicurezza di combustibili e reattori, la gestione dei rifiuti e lo smantellamento degli impianti, la sicurezza operativa, risorse umane sufficienti, un continuo miglioramento delle condizioni di sicurezza per i lavoratori del settore e la preparazione alle emergenze, compresi i piani transfrontalieri di emergenza al di fuori dei siti, e dovrebbe altresì garantire la presenza di organismi di regolamentazione forti e indipendenti;

22.  è del parere che, finché le centrali nucleari esistenti rimarranno operative e altre saranno costruite, il livello di sicurezza nucleare nell'UE, così come nei paesi terzi vicini, dovrebbe corrispondere, come priorità fondamentale, alle pratiche e alle norme in materia di sicurezza e protezione più elevate in atto a livello mondiale; insiste sul bisogno di garantire che tali questioni siano tenute in considerazione durante tutto il ciclo di vita delle centrali nucleari, compreso lo smantellamento finale; sottolinea, in particolare, la necessità di tenere conto di tutti i costi sostenuti durante l'intero ciclo di vita (scelta del sito, progettazione, costruzione, attivazione, funzionamento e smantellamento) all'atto di valutare i criteri di sicurezza delle centrali nucleari; rammenta che le analisi dei costi e dei rischi rivestono un ruolo importante per quanto concerne il mantenimento in attività delle centrali;

23.  ritiene che la gestione di tutti i rischi esterni debba seguire una procedura di valutazione conforme, come requisito minimo, agli orientamenti dell'AIEA e che non si debbano sottovalutare gli aspetti non tecnici;

24.  rileva che le differenze tra gli Stati membri possono comportare approcci divergenti alla regolamentazione della sicurezza nucleare, ma che tutti hanno sottoscritto le norme di sicurezza nucleare dell'AIEA e hanno quindi l'obbligo di rispettare e attuare le disposizioni della legislazione dell'UE in materia di sicurezza nucleare;

25.  riconosce che, secondo la comunicazione della Commissione e la relazione sulla revisione tra pari dell'ENSREG, le prove di stress hanno dimostrato il contributo positivo delle analisi periodiche di sicurezza quale strumento efficace per mantenere e migliorare la sicurezza e la solidità delle centrali nucleari; osserva ad esempio il parere dell'ENSREG secondo cui sarebbe opportuno ripetere almeno ogni cinque o dieci anni una nuova valutazione dei rischi posti dai fattori naturali e delle pertinenti disposizioni sugli impianti; raccomanda che la valutazione periodica si fondi su norme di sicurezza comuni e che la revisione del quadro giuridico in materia di sicurezza nucleare includa disposizioni in tal senso;

26.  accoglie favorevolmente l'imminente revisione della direttiva sulla sicurezza nucleare, che dovrebbe avere un carattere ambizioso e fornire l'opportunità di introdurre importanti miglioramenti, ad esempio in relazione alle procedure e ai quadri di sicurezza – in particolare attraverso la definizione e l'attuazione di norme vincolanti n materia di sicurezza nucleare che tengano conto delle pratiche all'avanguardia in uso nell'UE a livello tecnico, normativo e operativo – nonché al ruolo e alle risorse delle autorità di regolamentazione nucleare, e che dovrebbe, in particolare, promuovere l'indipendenza, l'apertura e la trasparenza di dette autorità rafforzando nel contempo il monitoraggio e la revisione tra pari; pone l'accento sulla necessità che la revisione del quadro giuridico in materia di sicurezza nucleare tenga conto delle attività internazionali in corso, ad esempio a livello dell'AIEA;

27.  invita la Commissione a presentare una proposta volta a garantire l'assoluta ed effettiva indipendenza funzionale delle autorità nazionali di regolamentazione in materia nucleare da qualunque ente o istituzione che promuova o gestisca l'energia nucleare;

28.  riconosce l'importanza di attuare le raccomandazioni in stretta collaborazione con le autorità di sicurezza nucleare, valutando nel contempo quanto vada estesa la portata delle analisi periodiche di sicurezza; ribadisce il bisogno di una stretta cooperazione transfrontaliera e dello scambio delle migliori pratiche in materia, come pure di un coordinamento dello scambio di informazioni; ritiene che, al tempo stesso, vadano fornite garanzie in materia di sicurezza e vigilanza a livello transfrontaliero; osserva che, a tal proposito, occorre tenere conto delle persone che vivono entro un raggio di 50 km da una centrale nucleare e che, laddove siano interessati per la maggior parte cittadini di uno Stato membro vicino, deve essere coinvolta in tutte le decisioni anche l'autorità competente di tale Stato membro;

29.  ritiene opportuno che gli Stati membri, con la partecipazione dell'Unione, promuovano campagne d'informazione e di sensibilizzazione adeguate per informare i cittadini circa la necessità e i vantaggi delle prove di stress;

30.  accoglie favorevolmente, in tale contesto, l'intenzione della Commissione di proporre strumenti legislativi e non legislativi nel settore della responsabilità e dell'assicurazione nucleare; ricorda che la responsabilità civile in ambito nucleare è già oggetto di convenzioni internazionali (Parigi e Vienna); ritiene tuttavia necessario che gli operatori nucleari e i titolari di licenze per la gestione dei rifiuti siano tenuti a disporre di tutti i mezzi finanziari, attraverso un'assicurazione e altri strumenti finanziari, che gli permettano di coprire interamente tutti i costi di cui sono responsabili per quanto concerne i danni causati alle persone e all'ambiente in caso di incidente; invita la Commissione, a tal proposito, a presentare proposte in materia entro la fine del 2013;

31.  invita l'UE e gli Stati membri a a trattare l'energia nucleare come qualsiasi altra fonte di energia disciplinata dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nei settori della democrazia, della partecipazione del Parlamento europeo, della trasparenza e del pieno accesso alle informazioni da parte del pubblico;

32.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Consiglio europeo e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 172 del 2.7.2009, pag. 18.
(2) GU L 199 del 2.8.2011, pag. 48.


Intensificare la lotta contro il razzismo e la xenofobia
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sul rafforzamento della lotta contro il razzismo, la xenofobia e i reati generati dall'odio (2013/2543(RSP))
P7_TA(2013)0090RC-B7-0121/2013

Il Parlamento europeo,

–  visti gli strumenti internazionali in materia di diritti umani che vietano la discriminazione, in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (UNCERD),

–  vista la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in particolare l'articolo 14,

–  visto l'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, che vieta qualsiasi forma di discriminazione, fondata ad esempio sulla razza, l'origine etnica, la lingua, la religione o l'appartenenza a una minoranza nazionale,

–  visto l'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE), il quale afferma che l'UE «si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini»,

–  visto l'articolo 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), secondo cui «nella definizione e nell'attuazione delle sue politiche e azioni, l'Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale»,

–  visto l'articolo 19 del TFUE, il quale attribuisce all'Unione europea un mandato politico per «prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale»,

–  visto l'articolo 67 del TFUE, secondo cui l'Unione «si adopera per garantire un livello elevato di sicurezza attraverso misure di prevenzione e di lotta contro [...] il razzismo e la xenofobia»,

–  visto l'articolo 83, paragrafo 2, del TFUE,

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato(1),

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(2) (direttiva sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(3) (direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione),

–  vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(4) (decisione quadro sul razzismo e la xenofobia),

–  visto il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'intolleranza religiosa, l'antiziganismo, l'omofobia, la transfobia, la discriminazione, la violenza basata su pregiudizi e l'estremismo, e la sua risoluzione del 22 maggio 2012 su un approccio dell'UE in materia di diritto penale(5),

–  visti l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e il suo lavoro nell'ambito della lotta contro la discriminazione, del razzismo, della xenofobia nonché delle forme di intolleranza e violenza basate su pregiudizi connesse a tali fenomeni(6),

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Presidenza irlandese, in occasione del Consiglio informale «Giustizia e affari interni» del 17 e 18 gennaio 2013, ha avviato un dibattito sulle azioni dell'UE per combattere la criminalità generata dall'odio, il razzismo, l'antisemitismo, la xenofobia e l'omofobia, sottolineando altresì la necessità di una protezione e di una raccolta di dati migliorate nonché di un più deciso impegno da parte dei leader per sostenere attivamente i valori europei e favorire un clima di reciproco rispetto nonché l'inclusione delle persone di diversa appartenenza religiosa o etnica ovvero di diverso orientamento sessuale;

B.  considerando che il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale in risposta all'uccisione di 69 manifestanti anti-apartheid avvenuta in Sud Africa nel 1960;

C.  considerando che è essenziale ricordare i massacri motivati dal razzismo e dalla xenofobia avvenuti nella storia europea nonché mantenerne viva la memoria;

D.  considerando che l'Unione europea si basa sui valori comuni del rispetto della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto in un'ottica di maggiore promozione della tolleranza;

E.  considerando che il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'intolleranza religiosa, l'antiziganismo, l'omofobia, la transfobia e le forme di intolleranza connesse a tali fenomeni implicano credenze, preconcetti e atteggiamenti che legittimano la discriminazione, la violenza basata su pregiudizi e l'odio basato su determinati fattori, tra cui le caratteristiche e lo status sociale;

F.  considerando che, nonostante tutti gli Stati membri abbiano introdotto il divieto di discriminazione nei rispettivi ordinamenti al fine di promuovere condizioni paritarie per tutti, si assiste, nell'UE, a un aumento della discriminazione e della criminalità generata dall'odio, ossia le violenze e i reati motivati da razzismo, xenofobia, antiziganismo o intolleranza religiosa – ovvero dall'orientamento sessuale di una persona, dalla sua identità di genere o dalla sua appartenenza a una minoranza – oppure basati sulle motivazioni citate nell'elenco non esaustivo di cui all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali;

G.  considerando che, secondo l'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), fra le persone appartenenti a minoranze, una su quattro sarebbe stata coinvolta in reati a sfondo razziale e una proporzione che può arrivare al 90% di tutte le aggressioni o le minacce subite da immigrati o membri di minoranze etniche non viene denunciata alla polizia; che soltanto quattro Stati membri dell'UE raccolgono o pubblicano dati sulla criminalità contro i rom, mentre soltanto otto registrano i reati motivati dall'orientamento sessuale (percepito) della vittima;

H.  considerando l'importanza di un intervento dell'UE e dei suoi Stati membri per combattere il razzismo e la xenofobia attraverso una prevenzione basata sull'educazione, la promozione di una cultura del rispetto e della tolleranza nonché la garanzia che i reati generati dall'odio siano denunciati dalle vittime, indagati dalle autorità di contrasto e sanzionati a livello giudiziario;

I.  considerando che l'attuale crisi economica sta mettendo alla prova il principio di solidarietà e che gli Stati membri, in tempi di crisi economica, devono rimanere vigili e scongiurare i pericoli legati all'aumento dell'intolleranza e alla ricerca di capri espiatori;

J.  considerando che l'UE ha adottato una serie di strumenti per la lotta agli atti e alle discriminazioni in questione, segnatamente la direttiva 2000/43/CE del Consiglio che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (direttiva sulla parità di trattamento indipendentemente dalla razza), la direttiva 2000/78/CE del Consiglio che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (direttiva per la parità di trattamento in materia di occupazione), la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale (decisione quadro sul razzismo e la xenofobia), il quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom e la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato;

K.  considerando che la proposta della Commissione del 2008 riguardante una direttiva del Consiglio sulla tutela del principio di parità di trattamento al di fuori dell'ambito lavorativo indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (direttiva sulla parità di trattamento) non è stata adottata dal Consiglio dopo cinque anni di discussioni a causa della strenua opposizione di un gruppo ristretto di Stati membri;

L.  considerando che il Parlamento ha ripetutamente invitato la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a intensificare la lotta alla violenza e alle discriminazioni basate su pregiudizi, ivi inclusi il razzismo, la xenofobia, l'antisemitismo, l'intolleranza religiosa, l'antiziganismo, l'omofobia e la transfobia;

M.  considerando che la Commissione ha recentemente avvertito che, con l'espandersi della minaccia dell'estremismo violento, i discorsi politici intrisi di razzismo, estremismo e populismo possono anche ispirare «lupi solitari» a effettuare uccisioni indiscriminate;

N.  considerando che tutti i paesi partecipanti all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ivi inclusi tutti gli Stati membri, hanno riconosciuto che i reati generati dall'odio, per definizione commessi sulla base di pregiudizi, devono essere contrastati mediante norme penali e politiche specifiche su misura;

1.  sottolinea che nell'Unione europea deve restare per sempre inammissibile ogni tipo di intolleranza e discriminazione;

2.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a rafforzare la lotta contro i reati generati dall'odio e gli atteggiamenti e i comportamenti discriminatori;

3.  chiede una strategia globale volta a contrastare i reati generati dall'odio, la violenza basata su pregiudizi e la discriminazione;

4.  sottolinea l'importanza della piena consapevolezza dei singoli in merito ai diritti loro spettanti in termini di protezione dai reati generati dall'odio e invita gli Stati membri ad adottare tutte le misure appropriate per incoraggiare la denuncia dei reati in questione nonché di ogni altra forma di criminalità fondata sul razzismo e sulla xenofobia, garantendo altresì una protezione adeguata alle persone che presentano denunce e alle vittime dei reati di matrice razzista e xenofoba;

5.  ricorda le sue precedenti richieste relative a una revisione della decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, in particolare per quanto concerne le manifestazioni di antisemitismo, intolleranza religiosa, antiziganismo, omofobia e transfobia;

6.  invita il Consiglio e gli Stati membri ad approvare senza ulteriori indugi la direttiva sulla parità di trattamento, che costituisce uno dei principali strumenti dell'UE per promuovere e garantire un'autentica parità nell'Unione e per contrastare i pregiudizi e le discriminazioni;

7.  chiede l'adozione di misure atte a garantire la realizzazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom attraverso revisioni periodiche nonché attività di monitoraggio e sostegno che consentano alle autorità locali, regionali e nazionali di sviluppare e attuare efficacemente, mediante l'utilizzo dei fondi disponibili (compresi quelli dell'UE), politiche, programmi e interventi per l'inclusione dei rom, in un contesto di attenta vigilanza sul rispetto dei diritti fondamentali e sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto di circolare e di soggiornare liberamente;

8.  chiede che sia introdotta la tabella di marcia per la parità a livello di orientamento sessuale e identità di genere più volte richiesta dal Parlamento;

9.  invita l'Unione europea a firmare la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (UNCERD), alla luce del fatto che tutti gli Stati membri l'hanno già ratificata;

10.  auspica l'adozione di misure atte a garantire che tutti i pertinenti strumenti dell'UE in materia di diritto penale, compresa la decisione quadro, prevedano un più ampio spettro di sanzioni progressive comprendenti, se del caso, pene sostitutive come l'obbligo di svolgere servizi socialmente utili, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali, ivi inclusa la libertà di espressione;

11.  chiede un potenziamento del ruolo delle autorità nazionali preposte alla lotta contro la discriminazione, in modo da agevolare l'attribuzione di responsabilità in merito all'incitamento all'odio e all'istigazione a commettere reati generati da tale sentimento;

12.  invita a sostenere programmi di formazione per le autorità giudiziarie e di contrasto, oltre che per gli organismi dell'UE competenti, in materia di lotta alle pratiche discriminatorie e alla criminalità generata dall'odio;

13.  chiede una più ampia raccolta di dati attendibili sui reati generati dall'odio, ad esempio la rilevazione, quanto meno, del numero di episodi segnalati dal pubblico e registrati dalle autorità, del numero di condanne, dei motivi in base ai quali i reati sono stati considerati discriminatori e sono state irrogate le pene, nonché l'effettuazione di indagini di vittimizzazione sulla natura e l'entità dei reati non denunciati, le esperienze delle vittime di reato con le forze dell'ordine, i motivi che le inducono a non denunciare gli episodi e la consapevolezza delle vittime dei reati generati dall'odio in merito ai diritti loro spettanti;

14.  invita a mettere a punto meccanismi che rendano visibile nell'Unione europea la criminalità generata dall'odio, garantendo che i reati basati su pregiudizi siano punibili, registrati in quanto tali ed efficacemente indagati, che i responsabili siano perseguiti e puniti penalmente e che alle vittime siano offerti un'assistenza, una protezione e un risarcimento adeguati, in modo che le vittime stesse e i testimoni di reati generati dall'odio siano incentivati a denunciare gli episodi;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Presidente del Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(2) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(3) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(4) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(5) Testi approvati, P7_TA(2012)0208.
(6) Ad esempio: «Making hate crime visible in the European Union: acknowledging victims' rights» (Rendere visibili nell'Unione europea i reati generati dall'odio: riconoscere i diritti delle vittime http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra-2012_hate-crime.pdf).


Protezione della salute pubblica dagli interferenti endocrini
PDF 143kWORD 32k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla protezione della salute pubblica dagli interferenti endocrini (2012/2066(INI))
P7_TA(2013)0091A7-0027/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un'Agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE della Commissione(1) («il regolamento REACH»),

–  visto il regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006(2),

–  visto il regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativo all'immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari e che abroga le direttive del Consiglio 79/117/CEE e 91/414/CEE(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2012, relativo alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi(4),

–  vista la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque(5) (la «direttiva quadro sulle acque – DQA»),

–  vista la direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi(6),

–  visto il regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici(7),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica delle direttive 2000/60/CE e 2008/105/CE per quanto riguarda le sostanze prioritarie nel settore della politica delle acque,

–  visto il quadro concettuale dell'OCSE per la prova e la valutazione degli interferenti endocrini,

–  visto il progetto di documento orientativo su metodi di prova standardizzati per la valutazione delle sostanze chimiche con proprietà di interferenza endocrina (2011),

–  visto il progetto di revisione dettagliata intitolato «Stato delle conoscenze scientifiche relative ai nuovi metodi di screening e prova in vitro e in vivo e agli »end point« per la valutazione degli interferenti endocrini»,

–  visto il futuro «piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee» della Commissione,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato «Attuazione della strategia comunitaria in materia di sostanze che alterano il sistema endocrino – una serie di sostanze con sospetta azione di interferenza sui sistemi ormonali nei soggetti umani e nella fauna selvatica» (COM(1999)0706), (COM (2001)0262) e (SEC (2004)1372),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione intitolato «Quarta relazione sull'attuazione della strategia comunitaria in materia di sostanze che alterano il sistema endocrino – una serie di sostanze con sospetta azione di interferenza sui sistemi ormonali nei soggetti umani e nella fauna selvatica» (COM (1999)0706), (SEC(2011)1001),

–  vista la strategia europea per l'ambiente e la salute e il piano d'azione dell'UE sull'ambiente e la salute (2004-2010) che riconoscono, tra l'altro, la necessità di tenere conto, nelle valutazioni dei rischi, dell'esposizione combinata a sostanze chimiche,

–  vista la comunicazione della Commissione sul principio di precauzione (COM(2000)0001),

–  vista la relazione tecnica n. 2/2012 dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA) intitolata «The impacts of endocrine disrupters on wildlife, people and their environments» (Impatti degli interferenti endocrini sulla fauna selvatica, le persone e gli ambienti in cui vivono),

–  vista la sua risoluzione del 20 ottobre 1998 sulle sostanze chimiche dannose per il sistema endocrino(8),

–  vista la sua risoluzione del 6 maggio 2010 sulla comunicazione della Commissione «Lotta contro il cancro: un partenariato europeo»(9),

–  vista la sua risoluzione del 20 aprile 2012 sulla revisione del sesto programma d'azione in materia di ambiente e la definizione delle priorità per il settimo programma d'azione in materia di ambiente – Un ambiente migliore per una vita migliore(10),

–  visto lo studio intitolato «Study on the scientific evaluation of 12 substances in the context of the endocrine disruptor priority list of actions» (Studio relativo alla valutazione scientifica di 12 sostanze nel contesto dell'elenco di azioni prioritarie in materia di interferenti endocrini),

–  visto lo studio intitolato «Study on enhancing the endocrine disrupter priority list with a focus on low-production-volume chemicals» (Studio relativo al potenziamento dell'elenco prioritario degli interferenti endocrini con particolare attenzione alle sostanze chimiche prodotte in piccole quantità) realizzato da DHI Water and Environment,

–  visto lo «State-of-the-art assessment of endocrine disrupters» (Valutazione delle ultime informazioni disponibili sugli interferenti endocrini), numero di contratto del progetto 070307/2009/550687/SER/D3,

–  vista la relazione dal titolo «The impacts of endocrine disrupters on wildlife, people and their environments» (Impatti degli interferenti endocrini sulla fauna selvatica, le persone e gli ambienti in cui vivono), relazione Weybridge+15 (1996–2011) (ISSN 1725-2237),

–  vista la direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici,

–  vista la definizione di sostanze chimiche con proprietà di interferenza endocrina elaborata dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dal programma internazionale per la sicurezza nel settore chimico (IPCS)(11),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7-0027/2013),

A.  considerando che, negli ultimi vent'anni, sono aumentati negli esseri umani i disturbi e le patologie ormonali, di cui il peggioramento della qualità degli spermatozoi, la pubertà precoce, l'aumento delle malformazioni degli organi genitali e di alcune forme tumorali e le patologie metaboliche sono alcuni esempi; che alcuni disturbi neurologici e malattie neurodegenerative, gli effetti sulle funzioni dello sviluppo neurologico, il sistema immunitario o l'epigenetica possono essere legati all'esposizione a sostanze chimiche con proprietà di interferenza endocrina; che sono necessarie ricerche più approfondite per capire meglio le cause di tali malattie;

B.  considerando che le sostanze chimiche che agiscono come interferenti endocrini possono avere effetti estrogenici o antiestrogenici che interferiscono con il funzionamento del sistema riproduttivo femminile, alterando le concentrazioni ormonali e il ciclo mestruale delle donne nonché la loro fertilità, favorendo lo sviluppo di malattie dell'utero, come i fibromi e l'endometriosi, e pregiudicando la crescita dei seni e l'allattamento; che tali sostanze sono state identificate come fattori di rischio responsabili della pubertà precoce delle ragazze, del cancro al seno, degli aborti spontanei e della riduzione della fertilità o dell'infertilità;

C.  considerando che un numero crescente di studi scientifici suggerisce che le sostanze chimiche che agiscono come interferenti endocrini, in particolare in combinazione con altre sostanze, sono associate alle malattie croniche, compresi i tumori ormonali, l'obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari, e ai problemi riproduttivi;

D.  considerando che esistono prove scientifiche significative del fatto che i disturbi ormonali nella fauna selvatica – tra cui le disfunzioni riproduttive, la mascolinizzazione dei gasteropodi, la femminilizzazione dei pesci o il declino di numerose popolazioni di molluschi in diverse parti del mondo – sono legati agli effetti delle sostanze chimiche con proprietà di interferenza endocrina;

E.  considerando che sono molteplici le possibili cause della sempre maggiore frequenza negli esseri umani delle patologie endocrine; che esistono oggi prove scientifiche sostanziali che indicano come ciò sia in parte imputabile all'impatto delle sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino;

F.  considerando che è molto difficile dimostrare il nesso causale tra l'esposizione alle singole sostanze chimiche e la perturbazione dell'equilibrio ormonale con rischi di effetti dannosi sulla salute;

G.  considerando che, nel caso delle sostanze chimiche con proprietà di interferenza endocrina, dimostrare l'esistenza di un nesso causale diventa ancora più difficile a causa dei seguenti fattori:

   il lungo intervallo di tempo che può trascorrere tra l'esposizione e la comparsa degli effetti epigenetici, per cui le conseguenze negative degli interferenti endocrini possono manifestarsi dopo diverse generazioni;
   l'entità del rischio di effetti avversi varia nelle diverse fasi dello sviluppo; le finestre critiche, ad esempio durante lo sviluppo fetale, possono essere molto brevi;
   nel corso della vita, gli essere umani sono esposti a un vasto numero di prodotti chimici in composti complessi;
   gli interferenti endocrini possono interagire fra di loro e con lo stesso sistema endocrino del corpo;
   gli interferenti endocrini possono essere attivi a concentrazioni estremamente ridotte e possono dunque avere effetti avversi anche a bassi dosaggi; inoltre, laddove la relazione dose-risposta non è monotona aumenta ulteriormente la difficoltà predittiva;
   la nostra conoscenza del sistema endocrino umano e animale è ancora limitata;

H.  considerando che nella legislazione dell'UE esistono disposizioni in materia di interferenti endocrini, ma mancano criteri che consentano di stabilire se una sostanza debba essere considerata un interferente endocrino, il che pregiudica la corretta applicazione delle disposizioni legislative; che occorre stabilire un calendario per garantire una rapida applicazione di futuri criteri;

I.  considerando che, a livello di UE, non esistono programmi di monitoraggio, coordinati o combinati, specificamente dedicati agli interferenti endocrini;

J.  considerando che esiste un coordinamento limitato, se non addirittura inesistente, per quanto riguarda le modalità di raccolta, gestione, valutazione e comunicazione dei dati tra i diversi programmi di monitoraggio;

K.  considerando che, allo stato attuale, non è giuridicamente possibile considerare gli effetti combinati degli interferenti endocrini provenienti da prodotti disciplinati da diverse tipologie di normative;

L.  considerando che i requisiti standard in materia di dati nella normativa dell'UE sulle sostanze chimiche non sono sufficienti per identificare in maniera adeguata le proprietà di interferenza endocrina;

M.  considerando che alcune normative dell'UE mirano a proteggere i cittadini dall'esposizione a sostanze chimiche dannose; che tuttavia l'attuale legislazione dell'UE valuta ciascuna esposizione individualmente e non fornisce una valutazione globale e integrata degli effetti cumulativi che tenga conto delle diverse vie d'esposizione o dei diversi tipi di prodotti;

1.  ritiene, sulla base di una valutazione globale delle conoscenze disponibili, che il principio di precauzione, conformemente all'articolo 192, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), imponga alla Commissione e ai legislatori di adottare misure adeguate che consentano di ridurre, ove necessario, l'esposizione umana a breve e lungo termine agli interferenti endocrini, intensificando nel contempo lo sforzo di ricerca per migliorare lo stato delle conoscenze scientifiche sugli effetti degli interferenti endocrini sulla salute umana;

2.  sottolinea che il principio di precauzione si applica in un ambiente di incertezza scientifica, nel quale un rischio può essere caratterizzato solo sulla base di conoscenze imperfette, non immutabili né indiscutibili, ma nel quale è necessario agire per evitare o ridurre conseguenze potenzialmente gravi o irreversibili per la salute umana e/o l'ambiente;

3.  ritiene che sia necessario attuare misure intese a proteggere la salute umana quando si possano ragionevolmente supporre gli effetti avversi di determinate sostanze con proprietà di interferenza endocrina; sottolinea inoltre, dati gli effetti dannosi o irreversibili che possono essere causati dalle sostanze con proprietà di interferenza endocrina, che l'assenza di conoscenze precise, comprese le prove che confermano l'esistenza di nessi causali, non dovrebbe impedire che si adottino misure di protezione della salute conformemente al principio di precauzione e nel rispetto del principio di proporzionalità;

4.  ritiene fondamentale proteggere le donne dai rischi potenziali degli interferenti endocrini per la loro salute riproduttiva; invita pertanto la Commissione ad accordare priorità al finanziamento della ricerca per studiare gli effetti degli interferenti ormonali sulla salute delle donne e a sostenere studi a lungo termine per monitorare la salute delle donne durante lunghi periodi della loro vita, al fine di permettere una valutazione suffragata da dati comprovati degli effetti a lungo termine e su generazioni diverse derivanti dall'esposizione agli interferenti endocrini;

5.  invita pertanto la Commissione a presentare quanto prima proposte riguardanti criteri generali basati sulla definizione degli interferenti endocrini elaborata dal programma internazionale per la sicurezza nel settore chimico dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS/IPCS), nonché requisiti di sperimentazione e informazione per i prodotti chimici presenti sul mercato; chiede altresì che la legislazione dell'UE chiarisca quali sostanze sono considerate interferenti endocrini; propone di valutare l'introduzione della definizione di «interferente endocrino» come classe normativa, con categorie diverse in base alla solidità delle prove;

6.  sottolinea che è essenziale che i criteri per determinare le proprietà di interferenza endocrina siano basati su una valutazione completa dei rischi effettuata sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche, tenendo conto dei potenziali effetti combinati nonché degli effetti a lungo termine e nelle finestre critiche dello sviluppo; osserva che la valutazione dei rischi dovrebbe quindi essere utilizzata nelle procedure di valutazione e gestione dei rischi, come previsto nelle diverse normative applicabili;

7.  invita la Commissione ad adottare ulteriori provvedimenti nell'ambito della politica relativa alle sostanze chimiche e a intensificare le ricerche che permettano di valutare sia il potenziale di interferenza endocrina di ciascuna sostanza sia l'effetto cumulativo sul sistema endocrino provocato da combinazioni identificate di sostanze;

8.  è del parere che i criteri per la definizione degli interferenti endocrini debbano basarsi su criteri volti a definire gli «effetti avversi» e il «meccanismo d'azione endocrino», e che la definizione dell'IPCS/OMS costituisca una base adeguata a tal fine; ritiene che gli «effetti avversi» e il «meccanismo d'azione endocrino» debbano essere esaminati e confrontati in parallelo in una valutazione globale; reputa che gli effetti osservati debbano essere considerati nocivi se non vi sono dati scientifici che indicano il contrario; sottolinea che devono essere considerati tutti gli eventuali effetti combinati di composti e miscele;

9.  sottolinea che i criteri per definire un interferente endocrino devono essere orizzontali e basarsi su dati scientifici; ritiene che occorra utilizzare un approccio basato sulla forza probante e che nessun criterio debba essere di per sé considerato come determinante o decisivo per l'identificazione di un interferente endocrino; ritiene che si debba successivamente procedere a una valutazione socioeconomica in ottemperanza alla legislazione vigente;

10.  è del parere che, per giudicare se una sostanza abbia o meno proprietà di interferenza endocrina, debbano essere presi in considerazione i punti di forza e le carenze di tutte le informazioni e i dati scientifici sottoposti a revisione tra pari, compresa l'analisi della letteratura scientifica e degli studi che non rispettano le buone pratiche di laboratorio; ritiene altresì che sia importante avvalersi delle moderne metodologie e di ricerche aggiornate;

11.  invita la Commissione a introdurre in tutte le pertinenti normative dell'UE requisiti adeguati in materia di sperimentazione, al fine di individuare le sostanze con proprietà di interferenza endocrina; è del parere che debbano essere utilizzate le metodologie di sperimentazione recentemente validate e riconosciute a livello internazionale, come ad esempio quelle messe a punto dall'OCSE, dal laboratorio di riferimento dell'Unione europea per le alternative alla sperimentazione animale (EURL ECVAM) o dal programma di screening degli interferenti endocrini dell'Agenzia americana per la protezione dell'ambiente (EPA); osserva che il programma dell'OCSE relativo alle metodologie di sperimentazione riguarda gli ormoni sessuali e quelli tiroidei, nonché la steroidogenesi; sottolinea tuttavia che mancano metodi di sperimentazione per molte altre componenti del sistema endocrino, ad esempio l'insulina e gli ormoni della crescita; osserva che le metodologie di sperimentazione e i documenti orientativi dovrebbero essere sviluppati in modo da tenere meglio conto degli interferenti endocrini, dei possibili effetti a basso dosaggio, degli effetti combinati e delle relazioni dose-risposta non monotone, segnatamente per quanto riguarda le finestre critiche di esposizione durante lo sviluppo;

12.  ritiene opportuno promuovere lo sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale al fine di ottenere dati pertinenti relativi alla sicurezza umana e di sostituire gli studi sugli animali attualmente utilizzati;

13.  ritiene che occorra promuovere il ricorso a metodi alternativi alla sperimentazione animale e ad altre strategie di valutazione del rischio, che la sperimentazione sugli animali dovrebbe essere ridotta al minimo e che gli esperimenti su animali vertebrati dovrebbero essere effettuati soltanto in caso di assoluta necessità; rammenta che, conformemente alla direttiva 2010/63/UE, è necessario sostituire, ridurre o perfezionare le sperimentazioni su animali vertebrati; invita pertanto la Commissione a stabilire regole per evitare la ripetizione di test e a garantire il divieto di ripetere test e studi su animali vertebrati;

14.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di stilare registri delle patologie riproduttive onde colmare il divario di dati a livello dell'UE;

15.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di elaborare dati attendibili sull'impatto socioeconomico dei disturbi e delle patologie endocrine;

16.  ritiene che, quando dispongano di dati sufficienti, gli organi decisionali debbano poter trattare per gruppi le sostanze che presentano meccanismi d'azione e proprietà identici, mentre in assenza di tali dati, potrebbe essere utile raggruppare le sostanze sulla base dell'analogia strutturale, ad esempio per stabilire priorità nella realizzazione di ulteriori sperimentazioni, al fine di proteggere la popolazione nel modo più rapido ed efficace possibile dagli effetti dell'esposizione agli interferenti endocrini e di limitare il numero delle sperimentazioni su animali; ritiene che occorra raggruppare le sostanze chimiche che presentano analogie strutturali se il produttore o l'importatore non è in grado di dimostrare agli organi decisionali competenti che la sostanza chimica è sicura; sottolinea che, in tal caso, gli organi competenti possono utilizzare le informazioni relative alle sostanze chimiche con struttura analoga per integrare i dati disponibili su una determinata sostanza chimica esaminata, al fine di trarre conclusioni sulle prossime misure da adottare;

17.  invita la Commissione a riesaminare la strategia dell'UE sugli interferenti endocrini al fine di conseguire un'efficace protezione della salute umana, dando maggiore rilievo al principio di precauzione e rispettando nel contempo il principio di proporzionalità, per contribuire, ove necessario, a ridurre l'esposizione umana agli interferenti endocrini;

18.  esorta la Commissione e gli Stati membri a tenere maggiormente conto del fatto che i consumatori devono poter disporre di informazioni affidabili – presentate in forma appropriata e in un linguaggio comprensibile – circa i rischi posti dagli interferenti endocrini, i loro effetti e le possibili soluzioni per proteggersi;

19.  invita la Commissione a presentare un calendario concreto per l'applicazione dei futuri criteri e dei requisiti modificati in materia di sperimentazione relativi agli interferenti endocrini nella normativa pertinente, incluse la revisione dell'approvazione delle sostanze attive utilizzate nei pesticidi e nei biocidi nonché una tabella di marcia con azioni e obiettivi specifici per ridurre l'esposizione agli interferenti endocrini;

20.  è del parere che la banca dati sulle sostanze ad azione ormonale, sviluppata nell'ambito della strategia attuale, debba essere costantemente aggiornata;

21.  invita la Commissione, nell'ambito dell'attuale revisione della strategia comunitaria del 1999 in materia di sostanze che alterano il sistema endocrino, a effettuare un esame sistematico di tutte le normative vigenti in materia e, se del caso, a modificare, entro il 1° giugno 2015, la normativa esistente o presentare nuove proposte legislative, comprese valutazioni dei rischi e dei pericoli, in modo da ridurre, ove opportuno, l'esposizione umana – in particolare dei gruppi vulnerabili come le donne incinte, i neonati, i bambini e gli adolescenti – agli interferenti endocrini;

22.  invita la Commissione, nel quadro della futura revisione della strategia dell'UE sugli interferenti endocrini, a stabilire un calendario preciso comprendente tappe intermedie per:

   l'applicazione dei futuri criteri per l'identificazione delle sostanze chimiche suscettibili di alterare il sistema endocrino;
   la revisione della normativa pertinente di cui al paragrafo 22;
   la pubblicazione di un elenco aggiornato periodicamente degli interferenti endocrini prioritari, la cui prima versione dovrà essere pubblicata entro il 20 dicembre 2014;
   l'adozione di tutte le misure necessarie per ridurre nell'UE l'esposizione della popolazione e dell'ambiente agli interferenti endocrini;

23.  ritiene che gli interferenti endocrini debbano essere considerati sostanze particolarmente pericolose ai sensi del regolamento REACH o essere classificati in modo equivalente ai sensi di altre norme;

24.  sottolinea che attualmente non esistono basi scientifiche sufficienti per fissare un valore limite sotto il quale non si manifestano effetti avversi per cui gli interferenti endocrini dovrebbero essere considerati sostanze senza «senza soglia», e che qualsiasi esposizione a tali sostanze può comportare un rischio, a meno che il produttore non possa dimostrare scientificamente l'esistenza di una soglia, tenendo conto della maggiore sensibilità durante le finestre critiche dello sviluppo e degli effetti delle miscele;

25.  invita la Commissione a sostenere progetti di ricerca specifici sulle sostanze suscettibili di influire sul sistema endocrino e a porre l'accento sugli effetti avversi di un'esposizione a basse concentrazioni o di un'esposizione combinata, compreso lo sviluppo di nuove metodologie di sperimentazione e analisi, nonché a sostenere un cambiamento d'impostazione sulla base dei percorsi di tossicità o dei percorsi con esiti avversi; invita la Commissione a includere gli interferenti endocrini, i loro effetti combinati e le tematiche correlate fra le priorità del programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico;

26.  invita la Commissione a sviluppare metodologie in vitro e in silico per ridurre al minimo il ricorso alla sperimentazione animale per lo screening degli interferenti endocrini;

27.  invita la Commissione a esigere che tutti i prodotti importati da paesi terzi rispettino la normativa europea attuale e futura in materia di interferenti endocrini;

28.  invita la Commissione a coinvolgere tutte le parti interessate negli sforzi di cooperazione volti a introdurre le necessarie modifiche normative, al fine di migliorare la protezione della salute umana dalle sostanze chimiche con proprietà di interferenza endocrina e di elaborare campagne d'informazione;

29.  invita la Commissione a valutare la possibilità di istituire un centro di ricerca sugli interferenti endocrini che dovrebbe effettuare attività di ricerca su tali sostanze e coordinare le conoscenze in materia a livello di UE;

30.  invita la Commissione a garantire che tutte le pertinenti normative attuali e future applichino in maniera orizzontale i criteri per individuare gli interferenti endocrini noti, probabili e potenziali, così da conseguire un livello di protezione elevato;

31.  sottolinea che, sebbene la presente risoluzione si occupi unicamente della protezione della salute umana dagli effetti degli interferenti endocrini, è parimenti importante adottare misure risolute per proteggere la fauna selvatica e l'ambiente da tali sostanze;

32.  esorta la Commissione a promuovere e finanziare programmi d'informazione pubblica sui rischi per la salute posti dagli interferenti endocrini, al fine di permettere ai consumatori di adeguare il loro comportamento e i loro stili di vita con piena cognizione di causa; osserva che i programmi d'informazione dovrebbero incentrarsi, in particolare, sui gruppi più vulnerabili (donne incinte e bambini), affinché sia possibile adottare precauzioni in tempo utile;

33.  invita gli Stati membri a migliorare i programmi di formazione rivolti agli operatori sanitari in questo ambito;

34.  valuta positivamente l'inclusione degli interferenti endocrini tra le questioni politiche emergenti nel quadro dell'approccio strategico alla gestione internazionale delle sostanze chimiche (SAICM); invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere dette attività del SAICM e a promuovere in tutte le sedi internazionali pertinenti, compresi l'OMS e il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), politiche attive volte a ridurre l'esposizione umana e ambientale agli interferenti endocrini;

35.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 396 del 30.12.2006, pag. 1.
(2) GU L 353 del 31.12.2008, pag. 1.
(3) GU L 309 del 24.11.2009, pag. 1.
(4) GU L 167 del 27.6.2012, pag. 1.
(5) GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1.
(6) GU L 309 del 24.11.2009, pag. 71.
(7) GU L 342 del 22.12.2009, pag. 59.
(8) GU C 341 del 9.11.1998, pag. 37.
(9) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 95.
(10) Testi approvati, P7_TA(2012)0147.
(11) Definizione tratta dal rapporto OMS/IPCS (2002): «Un interferente endocrino è una sostanza o una miscela esogena che altera le funzioni del sistema endocrino, provocando di conseguenza effetti negativi per la salute di un organismo intatto, della sua progenie o delle (sotto)popolazioni.» Un interferente endocrino potenziale è «una sostanza o una miscela esogena le cui proprietà potrebbero interferire con il sistema endocrino di un organismo intatto, della sua progenie o delle (sotto)popolazioni.» (http://www.who.int/ipcs/publications/en/ch1.pdf)


Integrazione dei migranti, effetti sul mercato del lavoro e dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sull'integrazione dei migranti, gli effetti sul mercato del lavoro e la dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale (2012/2131(INI))
P7_TA(2013)0092A7-0040/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 15, 18, 20, 21 e 34,

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 marzo 2012 dal titolo «La dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale nell'Unione europea» (COM(2012)0153),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 novembre 2011 dal titolo «L'approccio globale in materia di migrazione e mobilità (COM(2011)0743),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 luglio 2011 dal titolo «Agenda europea per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi» (COM(2011)0455),

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 aprile 2012 dal titolo «Verso una ripresa fonte di occupazione» (COM(2012)0173),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 22 febbraio 2012 in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Agenda europea per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi (SOC/427),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 16 febbraio 2012 dal titolo «La rinnovata agenda europea per l'integrazione»,

–  visto il parere d'iniziativa del Comitato economico e sociale europeo del 18 settembre 2012 dal titolo «Il contributo degli imprenditori migranti all'economia dell'UE»(1),

–  visto lo studio di Eurofound del 2011 dal titolo «Promuovere l'imprenditorialità etnica nelle città europee»,

–  vista la relazione comune sull'occupazione 2012 del 20 febbraio 2012,

–  vista la relazione della Commissione, del 5 dicembre 2011, sui risultati raggiunti e sugli aspetti qualitativi e quantitativi dell'attuazione del Fondo europeo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi per il periodo 2007–2009 (COM(2011)0847),

–  vista la relazione di sintesi della «Sesta riunione del Forum europeo dell'integrazione: coinvolgimento dei paesi di origine nel processo di integrazione» (Bruxelles, 9 e 10 novembre 2011),

–  visto lo studio dal titolo «L'integrazione dei migranti e gli effetti sul mercato del lavoro» (Parlamento europeo, 2011),

–  visto lo studio dal titolo «Relazione di sintesi della REM: soddisfare la domanda di lavoro attraverso l'immigrazione» (Parlamento europeo, 2011),

–  visto lo studio dal titolo «Sondaggio mondiale Gallup: i molti aspetti della migrazione globale» (IOM e Gallup, 2011),

–  viste le pubblicazioni di Eurfound intitolate «Qualità della vita in quartieri caratterizzati da diversità etnica» (2001), «Le condizioni di lavoro dei cittadini di origine straniera» (2011) e «Occupazione e condizioni di lavoro dei lavoratori migranti» (2007),

–  vista la ricerca della rete europea di città per una politica d'integrazione locale dei migranti (CLIP), istituita dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa, la città di Stoccarda ed Eurofound,

–  viste le conclusioni, del 4 maggio 2010, del Consiglio e dei Rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio sull'integrazione come motore di sviluppo e coesione sociale,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 marzo 2010 sul tema «Integrazione dei lavoratori immigrati» (SOC/364),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 febbraio 2010 sul tema «L'integrazione e l'agenda sociale» (SOC/362),

–  visto il programma di Stoccolma «Un'Europa aperta e sicura al servizio e a tutela dei cittadini», adottato dal Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2009,

–  vista la direttiva 2003/86/CE del Consiglio del 22 settembre 2003 relativa al diritto al ricongiungimento familiare(2),

–  vista la direttiva 2003/109/CE del Consiglio del 25 novembre 2003 relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo(3),

–  vista la direttiva 2011/98/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno Stato membro(4),

–  vista la direttiva 2009/52/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare(5),

–  vita la direttiva 2009/50/CE del Consiglio, del 25 maggio 2009, sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati (direttiva Carta blu)(6),

–  vista la direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare(7),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2009 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea 2004-2008(8),

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 maggio 2007 dal titolo «Migrazione circolare e partenariati per la mobilità tra l'Unione europea e i paesi terzi» (COM(2007)0248),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2006 sulle strategie e i mezzi per l'integrazione degli immigrati nell'Unione europea(9),

–  vista la direttiva 2005/71/CE del Consiglio, del 12 ottobre 2005, relativa a una procedura specificamente concepita per l'ammissione di cittadini di paesi terzi a fini di ricerca scientifica(10),

–  vista la comunicazione della Commissione del 1° settembre 2005 dal titolo «Un'agenda comune per l'integrazione – Quadro per l'integrazione dei cittadini di paesi terzi nell'Unione europea» (COM(2005)0389),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 maggio 2005 dal titolo «Il programma dell'Aia: dieci priorità per i prossimi cinque anni – Partenariato per rinnovare l'Europa nel campo della libertà, sicurezza e giustizia» (COM(2005)0184),

–  viste le conclusioni, del 19 novembre 2004, del Consiglio e dei Rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio sui principi fondamentali comuni della politica di integrazione degli immigrati nell'Unione europea,

–  visto il programma di Tampere stabilito il 15 e 16 ottobre 1999,

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(11),

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(12),

–  visto il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale(13),

–  visto il regolamento (UE) n. 1231/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che estende il regolamento (CE) n. 883/2004 e il regolamento (CE) n. 987/2009 ai cittadini di paesi terzi cui tali regolamenti non siano già applicabili unicamente a causa della nazionalità(14),

–  viste le proposte della Commissione, del 30 marzo 2012, riguardanti il coordinamento dei regimi di sicurezza sociale (COM(2012)0156, COM(2012)0157, COM(2012)0158 e COM(2012)0152),

–  viste le sentenze della Corte di giustizia europea nelle cause C-214/94, C-112/75, C-110/73, C-247/96, C-300/84, C-237/83, C-60/93 e C-485/07,

–  visti gli articoli 48, 78, 79 e 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per gli affari esteri e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7–0040/2013),

A.  considerando che la popolazione europea in età lavorativa è in diminuzione dal 2012 e che, senza l'immigrazione, nei prossimi dieci anni vedrà una riduzione di 14 milioni di persone; che tali dati variano sensibilmente a seconda degli Stati membri;

B.  considerando che, nel 2011, nei 27 Stati membri dell'Unione europea vivevano 48,9 milioni di persone nate all'estero (il 9,7% della popolazione totale dell'UE) e che, di queste, 16,5 milioni provenivano da un altro Stato membro dell'Unione (3,3%) e 32,4 milioni da un paese terzo (6,4%);

C.  considerando che, nonostante un tasso di disoccupazione di circa il 10% (vale a dire 23,8 milioni di persone) nell'Unione europea, questa carenza di manodopera è già visibile ed è destinata ad aumentare nei prossimi anni; nel 2015, ad esempio, vi saranno in Europa tra 380 000 e 700 000 posti vacanti nel settore informatico; che le misure per affrontare questa carenza di manodopera specializzata devono consistere nel miglioramento dell'istruzione e della formazione, in politiche di qualificazione e avanzamento di carriera da parte degli Stati membri e delle imprese, nell'individuazione di nuovi gruppi target e in un accesso migliore e paritario all'istruzione superiore per i cittadini dell'UE;

D.  considerando che i sondaggi dell'Eurobarometro indicano che il 70% dei cittadini dell'UE considera gli immigrati necessari per l'economia europea; che i cittadini nati all'estero e originari di paesi non appartenenti ai 27 Stati membri dell'UE sarebbero 32 milioni, ossia il 6,5% della popolazione totale;

E.  considerando che il tasso di occupazione dei cittadini di paesi terzi di età compresa tra i 20 e i 64 anni è mediamente inferiore del 10% rispetto al tasso di occupazione dei cittadini dell'Unione europea e che, inoltre, molti migranti risultano impiegati in occupazioni al di sotto delle loro qualifiche o in situazioni di precarietà, fenomeno che può essere combattuto mediante un'estensione dei contratti collettivi di lavoro universalmente applicabili; che il fabbisogno di lavoratori qualificati è in aumento ed è destinato a crescere a ritmi più sostenuti rispetto alla domanda di manodopera scarsamente qualificata, ma che il livello medio d'istruzione dei cittadini di paesi terzi è inferiore a quello dei cittadini dell'UE e i giovani con origini migranti sono maggiormente a rischio di abbandonare il sistema d'istruzione e di formazione senza aver ottenuto una qualifica secondaria superiore;

F.  considerando che l'Unione europea si attende certamente un flusso costante di immigrati, ma si trova a competere a livello globale per attirare e trattenere i cervelli migliori; che il cambiamento demografico e la crescente competitività globale indicano che l'UE deve affrontare le questioni che potrebbero che potrebbero fungere da deterrente a tale migrazione, nonché promuovere l'innovazione sociale;

G.  considerando che società diversificate, aperte e tolleranti attirano più facilmente lavoratori qualificati che possiedono il capitale umano e creativo necessario per alimentare le economie della conoscenza e che, pertanto, l'attrattività dell'Europa dipende anche da un approccio attivo al mercato del lavoro, dall'accesso paritario all'occupazione, dalla prospettiva di una reale integrazione, dalla parità di accesso all'occupazione e all'istruzione e dalla non discriminazione in tali ambiti, dalla formazione e istruzione paritaria e adeguata degli alunni provenienti da un contesto di immigrazione nel quadro di una cultura di accoglienza, nonché dall'eliminazione delle barriere amministrative;

H.  considerando che gli stereotipi di genere sono maggiormente radicati nelle comunità di immigrati e che le migranti sono più spesso vittime dei vari tipi di violenza nei confronti delle donne, in particolare i matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili, i cosiddetti delitti d'onore, i maltrattamenti nelle relazioni affettive, le molestie sessuali sul luogo di lavoro e persino la tratta e lo sfruttamento sessuale;

I.  considerando che i dati del sondaggio mondiale Gallup del 2011 mostrano che, a livello globale, il numero dei potenziali migranti che preferirebbero lasciare il proprio paese temporaneamente per lavoro è superiore al numero di quelli che vorrebbero emigrare definitivamente all'estero;

J.  considerando che il lavoro è un fattore essenziale per un'integrazione riuscita e che il terzo principio dell'UE in materia d'integrazione sottolinea che il lavoro retribuito o autonomo di qualità e sostenibile rappresenta una parte fondamentale del processo d'integrazione ed è essenziale per la partecipazione degli immigrati, per il loro contributo alla società ospite e per la visibilità di tale contributo;

K.  considerando che, stando alle stime, nell'Unione europea vivono e lavorano da 1,9 a 3,8 milioni di immigrati che si trovano in una situazione irregolare;

L.  considerando che, dal 2000, la creazione di circa un quarto dei nuovi posti di lavoro è avvenuta grazie al contributo degli immigrati; che i migranti accedono sempre più spesso al mercato del lavoro tramite l'autoimprenditorialità e che in questo modo vanno però incontro con maggiore frequenza a difficoltà economiche; che gli imprenditori migranti e le imprese etniche svolgono un ruolo importante per la creazione di occupazione e possono rappresentare punti di riferimento della comunità e collegamenti con i mercati globali, contribuendo in tal modo a una migliore integrazione; che, pertanto, gli Stati membri devono fornire maggiori informazioni e svolgere un'attività di sensibilizzazione di questi gruppi, ad esempio attraverso la creazione di un sito Internet a sportello unico per gli aspiranti imprenditori che fornisca informazioni sulle opportunità e sulle sfide, sugli aiuti europei e nazionali, nonché sulle organizzazioni e i servizi di assistenza al lavoro autonomo;

M.  considerando che gli alunni provenienti da un contesto di immigrazione sono ancora svantaggiati nel sistema educativo e che abbandonano con maggiore frequenza la scuola senza concluderla;

N.  considerando che, a causa di ostacoli burocratici, del mancato riconoscimento delle qualifiche e della carenza di possibilità di riqualificazione, lo squilibrio delle competenze e il conseguente spreco di cervelli interessano gli immigrati in misura maggiore rispetto ai cittadini europei;

O.  considerando che la globalizzazione economica si accompagna alla globalizzazione sociale e che questo si ripercuote in particolare sul coordinamento esterno della sicurezza sociale per i cittadini dell'Unione europea e di paesi terzi;

P.  considerando che le politiche in materia di occupazione e la politica di vicinato vanno di pari passo al fine di soddisfare meglio la domanda di manodopera sui mercati del lavoro europei;

Q.  considerando che per i singoli Stati membri risulterebbe impossibile stringere accordi bilaterali e reciproci in materia di sicurezza sociale con tutti i paesi terzi e che tale impresa condurrebbe a un sistema frammentario con disparità di trattamento tra i cittadini dell'Unione europea; che, pertanto, è necessario un intervento a livello europeo;

R.  considerando che, a livello di UE, la responsabilità dell'integrazione dei cittadini di paesi terzi nel mercato del lavoro, e dell'integrazione in generale, è suddivisa tra diverse direzioni generali della Commissione e il Servizio europeo per l'azione esterna;

S.  considerando che può esserci un approccio frammentato analogo a livello nazionale tra i diversi dipartimenti e livelli di governo e diverse agenzie, mentre le autorità locali e regionali sono fondamentali per l'attuazione delle strategie di integrazione a livello locale;

T.  considerando che le migranti sono interessate con maggiore frequenza da problematiche quali la disoccupazione, basse retribuzioni e lo squilibro tra la domanda e l'offerta di competenze;

U.  considerando che le migranti lavorano il più delle volte in settori, come quello dell'assistenza informale, che non sono riconosciuti da alcuni sistemi di previdenza sociale degli Stati membri, e che di conseguenza non hanno accesso a un regime pensionistico e sono pertanto esposte alla povertà nell'età della vecchiaia;

V.  considerando che, al termine dei loro studi, gran parte dei cittadini di paesi terzi che studiano nell'UE non lavorano nell'Unione;

W.  considerando che gli studenti provenienti da un contesto di immigrazione presentano più spesso scarsi risultati scolastici, sono esposti a fenomeni come l'esclusione sociale e hanno problemi in termini di partecipazione al mercato del lavoro, razzismo, xenofobia e discriminazione, fattori che impediscono la loro integrazione nel mercato del lavoro;

1.  sottolinea che l'integrazione nel mercato del lavoro e nella società richiede un impegno da entrambe le parti, da un lato, in particolare, per quanto riguarda l'apprendimento della lingua, la conoscenza e il rispetto del sistema giuridico, politico e sociale, degli usi e costumi e della convivenza sociale nel paese d'accoglienza, dall'altro, la costruzione di una società inclusiva, la garanzia dell'accesso al mercato del lavoro, alle istituzioni, all'istruzione, alla sicurezza sociale, all'assistenza sanitaria, l'accesso ai beni e ai servizi e alla casa e il diritto di partecipare al processo democratico; sottolinea, di conseguenza, che gli istituti di istruzione, gli istituti religiosi e sociali, le comunità e le associazioni di migranti, le associazioni sportive e culturali, le forze armate, le parti sociali, in particolare i sindacati, le imprese e le agenzie di collocamento hanno una particolare responsabilità sociale in tale contesto, ricordando che ciascun attore ha una forza diversa nel processo di integrazione;

2.  ritiene che l'impegno reciproco a favore dell'integrazione possa ottenere il più ampio sostegno possibile da parte della società solo a condizione che l'integrazione sia considerata una questione trasversale e gli Stati membri ne discutano attivamente e apertamente con la popolazione, offrendo soluzioni credibili alle attuali sfide in materia;

3.  rileva che l'integrazione è un costante processo bidirezionale che richiede il coinvolgimento dei cittadini dei paesi terzi e della società di accoglienza; si compiace dei molti esempi di buone pratiche in tutta l'UE concernenti l'integrazione dei migranti, dei richiedenti asilo e dei beneficiari di protezione internazionale, spesso grazie ai progetti realizzati dagli enti locali, che svolgono un ruolo fondamentale nella realizzazione degli obiettivi in materia di integrazione;

4.  riconosce che l'integrazione è più efficace a livello delle comunità locali e chiede pertanto il sostegno dell'UE nell'ambito della creazione di una rete per l'integrazione formata da enti locali e regionali che, secondo il principio «dal basso verso l'alto», coinvolga tutte le organizzazioni della società civile che operano a livello locale, prendendo come modello iniziative quali CLIP(15), ERLAIM(16), ROUTES, City2City ed EUROCITIES; sottolinea che alle città, piccole e grandi, spetta un compito importante al riguardo e che pertanto meritano un sostegno particolare;

5.  invita gli Stati membri a combattere con decisione la discriminazione nei confronti di cittadini di paesi terzi e altri cittadini dell'UE, in particolare la discriminazione formale e informale nella ricerca di lavoro e sul luogo di lavoro; ritiene che occorra contrastare con decisione la discriminazione e il razzismo sulla scia della crisi economica e finanziaria e del conseguente aumento della disoccupazione; sottolinea che i datori di lavoro sono tenuti per legge a trattare tutti i dipendenti in maniera paritaria e a evitare le discriminazioni fondate sulla religione, il genere, l'origine etnica o nazionale, promuovendo in tal modo i diritti fondamentali, e che la non discriminazione e le pari opportunità costituiscono una parte fondamentale del processo d'integrazione; esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire che anche per i migranti la retribuzione e i diritti stabiliti dai contratti di lavoro collettivi nei paesi d'accoglienza siano rispettati; invita gli Stati membri a vigilare su un effettivo rispetto al fine di evitare il dumping salariale e sociale, ad adottare orientamenti comuni per contrastare le discriminazioni in ambito lavorativo e misure per mitigare l'impatto negativo che il sistema legislativo può avere sulla vita dei migranti, nonché a sostenere politiche che possano incrementare il ritmo della crescita e ridurre le diseguaglianze e le differenze di reddito;

6.  invita gli Stati membri a integrare più adeguatamente le politiche in materia di migrazione con quelle del lavoro per far fronte alle carenze di manodopera e stimolare la produzione interna;

7.  invita la Commissione a rafforzare ulteriormente, mediante l'assistenza preadesione e il rigoroso monitoraggio dei progressi realizzati, gli sforzi compiuti dai paesi dell'allargamento al fine di migliorare l'inclusione socio-economica dei rom, prestando maggiore attenzione alla situazione delle donne e delle ragazze rom;

8.  è del parere che la politica e le misure di integrazione degli Stati membri debbano essere maggiormente differenziate, mirate e qualitativamente migliori e che debba essere fatta innanzitutto una distinzione tra le esigenze, ad esempio, dei lavoratori altamente qualificati e di quelli non qualificati, tra cittadini dell'Unione e cittadini di paesi terzi, tra migranti con un'offerta di lavoro e senza un'offerta di lavoro, con e senza conoscenze linguistiche o legami familiari nel paese d'accoglienza, tenendo pertanto conto delle esigenze di tutti i migranti; ricorda che la partecipazione dipende dalla disponibilità e dall'accessibilità di tali misure, nonché dal diritto di avere accanto i familiari più stretti e il diritto di lavorare per partner di lungo corso;

9.  ricorda che circa la metà dei migranti dell'UE sono donne e che uno statuto di migranti indipendente per le donne e il diritto delle coniugi di accedere al mercato del lavoro sono elementi indispensabili per garantire un'efficace integrazione;

10.  chiede che venga adottato un approccio complessivo a livello locale, nazionale ed europeo, simile all'integrazione di genere; chiede altresì l'introduzione del principio della «cultura dell'integrazione», in modo che le questioni inerenti l'integrazione vengano considerate in tutti gli strumenti politici, legislativi e finanziari, e invita a tal fine gli Stati membri a incaricare i punti nazionali di contatto per l'integrazione affinché diano conto dei progressi compiuti in tale ambito; invita inoltre la Commissione a istituire un gruppo per l'integrazione che coinvolga più servizi e che si occupi delle questioni inerenti l'integrazione, l'immigrazione per lavoro e l'integrazione nel mercato del lavoro e che includa tutte le direzioni generali competenti, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli interlocutori pertinenti;

11.  si compiace della creazione del Forum europeo dell'integrazione, che offre alla società civile una piattaforma per discutere le sfide e le priorità relative all'integrazione dei migranti; accoglierebbe favorevolmente il rafforzamento dei legami tra il Forum e il processo politico e legislativo in corso a livello dell'Unione;

12.  ritiene che una reale integrazione preveda anche la partecipazione al processo decisionale a livello politico e che, in particolare, occorra promuovere la partecipazione sociale dei migranti; si pronuncia pertanto a favore di un ampliamento delle possibilità di partecipazione sociale e di codeterminazione politica per le persone provenienti da un contesto migratorio, incoraggiandole a ricorrere a tali possibilità;

13.  ricorda l'importanza del diritto di voto dei migranti, in particolare a livello locale, quale importante strumento di integrazione e cittadinanza attiva; esprime la propria preoccupazione per la scarsa rappresentanza politica delle minoranze a tutti i livelli di governo, anche a livello degli Stati membri e in seno al Parlamento europeo;

14.  sottolinea l'importanza di riconoscere che identità culturali forti non necessariamente sminuiscono la forza dell'identità nazionale e che questa deve essere aperta e flessibile in modo da incorporare e includere le caratteristiche specifiche delle diverse origini e provenienze culturali dei cittadini che formano lo Stato pluralistico;

15.  sottolinea che anche i paesi d'origine hanno la responsabilità di agevolare l'integrazione nel mercato del lavoro, offrendo corsi di lingua e altri corsi di preparazione a prezzi ragionevoli, garantendo la comunicazione delle informazioni, monitorando le agenzie di collocamento ai fini di un loro comportamento responsabile e intrattenendo contatti con i connazionali emigrati e/o con i pertinenti servizi delle rispettive ambasciate nei paesi ospitanti; incoraggia di conseguenza i paesi di origine a sviluppare ulteriormente i programmi in tal senso;

16.  chiede che i programmi di lingua e di integrazione nei paesi ospitanti, a prescindere dall'origine culturale, dalle competenze professionali o dal settore di lavoro del singolo immigrato, forniscano informazioni sulla storia, la cultura, i valori e i principi della democrazia europea, lo Stato di diritto e la memoria europea, sottolineando i diritti e gli altri principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali e lottando nel contempo contro il radicamento degli stereotipi di genere;

17.  richiama l'attenzione sul ruolo sempre più importante svolto nel processo di integrazione dalle donne migranti, che non rappresentano soltanto grandi potenzialità in termini di mercato del lavoro e di ruolo fondamentale nell'educazione dei figli e nella trasmissione di norme e valori, ma che sono anche le persone maggiormente colpite dalla discriminazione e dalla violenza; invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per consolidare in modo significativo la posizione giuridica e sociale delle donne, al fine di prevenire le discriminazioni in tutti i settori di intervento e valorizzare il loro potenziale contributo, in particolare, allo sviluppo economico e sociale;

18.  invita gli Stati membri a sviluppare programmi di istruzione e comunicazione finalizzati a informare le migranti in merito ai loro diritti e responsabilità e a creare servizi di consulenza multilingue per le donne;

19.  invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare strettamente con le reti e le ONG che si occupano di problematiche connesse alle donne migranti, onde sviluppare politiche sensibili alle specificità di genere e integrare il concetto di uguaglianza di genere ai fini della tutela dei diritti umani delle donne migranti, delle pari opportunità occupazionali e dell'accesso al mercato del lavoro, garantendo nel contempo pari diritti, nonché ai fini della lotta e della prevenzione di tutti i tipi di violenza, dello sfruttamento lavorativo e sessuale, della mutilazione genitale femminile, delle prassi inique, del rapimento, della schiavitù, dei matrimoni forzati e della tratta delle donne;

20.  sottolinea che la carenza di manodopera specializzata dovrebbe essere affrontata anche tramite un'istruzione mirata e una formazione professionale lungo tutto l'arco della vita negli Stati membri, anche all'interno delle imprese; propone a tal fine di ampliare la dimensione internazionale del programma dell'UE di apprendimento permanente e di mobilità; sottolinea inoltre che l'ottenimento di risultati scolastici inferiori e l'elevato tasso di abbandono che si riscontrano per i figli dei lavoratori migranti dovrebbero essere affrontati garantendo il diritto dei minori all'istruzione, tramite provvedimenti che includono finanziamenti, borse di studio, percorsi di apprendimento diversi e la diffusione di informazioni sui sistemi d'istruzione degli Stati membri e sui diritti e doveri che ne derivano, nel maggior numero possibile di lingue; ricorda il successo del sistema duale di istruzione/formazione utilizzato in alcuni Stati membri per aiutare i giovani migranti ad entrare nel mercato del lavoro e per ridurre la disoccupazione giovanile; ritiene necessario formare il personale scolastico sulla gestione della diversità e valutare la possibilità di assumere migranti per alcuni posti pubblici, in particolare come insegnanti; incoraggia gli Stati membri a promuovere gli imprenditori di etnie diverse e a riconoscere il loro ruolo importante nell'integrazione, nella creazione di occupazione e nella guida della loro comunità;

21.  invita gli Stati membri a informare gli studenti stranieri sulle opportunità di lavoro al termine degli studi e ad agevolare il loro l'accesso nei rispettivi mercati del lavoro, in base all'idea che le persone che hanno vissuto e completato gli studi in un dato paese e ne hanno appreso la lingua possono essere considerate come già integrate; sottolinea altresì che l'UE non ha alcun interesse economico a trovarsi in una situazione in cui le risorse investite a sostegno dei laureati sono vanificate dall'impossibilità di trovare un posto di lavoro nell'Unione; invita pertanto gli Stati membri a migliorare la valutazione della domanda di lavoro e a creare pari opportunità di concorrenza occupazionale per i lavoratori migranti che hanno completato gli studi nel territorio di uno Stato membro dell'UE;

22.  ricorda che i paesi vicini dell'Unione europea sono tra le principali fonti di richiedenti di occupazione per i mercati europei del lavoro e rappresentano una vera risorsa per lo sviluppo di questi ultimi, e che le affinità in termini di programmi d'istruzione, origini storiche e lingue costituiscono validi punti di forza per la loro integrazione;

23.  invita la Commissione a valutare la possibilità di elaborare e introdurre un sistema europeo comune di ingresso basato su criteri trasparenti e conforme all'approccio del quadro europeo delle qualifiche che prevede l'accumulazione e il trasferimento di crediti, al quale gli Stati membri potrebbero aderire su base volontaria; osserva che un siffatto sistema dovrebbe poter essere adeguato alle condizioni del mercato del lavoro per agevolare la capacità di attrarre lavoratori specializzati richiesti con urgenza;

24.  sottolinea che il principio della parità di retribuzione e di condizioni di lavoro per uno stesso impiego nel medesimo luogo di lavoro deve applicarsi ai lavoratori qualificati provenienti sia dall'UE che dai paesi terzi ;

25.  invita la Commissione, in relazione al sistema di ingresso proposto, a prendere in considerazione la possibilità di sviluppare una piattaforma internazionale su EURES per profili di lavoro e competenze standardizzati, tenendo presente l'approccio del quadro europeo delle qualifiche che prevede l'accumulazione e il trasferimento di crediti, al fine di favorire l'assunzione di migranti in cerca di occupazione e il confronto tra le loro capacità, qualifiche e competenze;

26.  sottolinea che gli Stati membri aumenterebbero la propria attrattiva per i cittadini qualificati dei paesi terzi se partecipassero a un sistema di ingresso fondato sull'approccio del quadro europeo delle qualifiche che prevede l'accumulazione e il trasferimento di crediti, partecipazione che, a sua volta, costituirebbe una semplificazione per i cittadini in parola;

27.  ribadisce l'importanza di un'immigrazione qualificata, orientata alle necessità e affiancata da misure di integrazione e invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre, insieme alle regioni e agli enti locali, un sistema comune di coordinamento a livello europeo per definire con maggiore efficacia la domanda di lavoro e la migrazione diretta di lavoratori; accoglie pertanto con favore la proposta della Commissione di istituire una piattaforma europea di dialogo sulla gestione della migrazione di lavoratori e di effettuare una valutazione sistematica e periodica dell'offerta e della domanda a lungo termine nei mercati europei del lavoro fino al 2020, suddivisa per settore, professione, livello di qualifica e Stato membro; sottolinea che un tale piano dovrebbe identificare chiaramente le carenze di manodopera nell'UE nel breve e nel medio termine;

28.  raccomanda che detto sistema preveda almeno un elenco delle professioni deficitarie e un'analisi della domanda sulla base dei dati forniti dai datori di lavoro;

29.  invita gli Stati membri, tenuta presente la clausola della preferenza comunitaria, a promuovere la mobilità all'interno dell'UE e a facilitare in tal modo le condizioni di assunzione, l'assunzione stessa e l'integrazione dei cittadini europei di altri Stati membri, a dispetto della costante carenza di figure professionali qualificate e a causa di essa; invita gli Stati membri a sviluppare strumenti per porre rimedio alle carenze del mercato del lavoro tramite la mobilità all'interno dell'UE e a investire in servizi per il reinserimento dei migranti dell'UE che, non avendo avuto successo nella ricerca di lavoro, hanno fatto ritorno nel proprio paese di origine;

30.  sottolinea che non è opportuno sfruttare il tema della migrazione per motivi di lavoro al fine di alimentare i timori della popolazione; sottolinea che le idee preconcette fondate su pregiudizi e risentimenti minano il fondamento di solidarietà della società, per cui occorre respingere con fermezza la strumentalizzazione populista della questione;

31.  ricorda l'importante ruolo dei mass media nella formazione dell'opinione pubblica riguardo all'immigrazione e all'integrazione e chiede un giornalismo responsabile che promuova il rispetto reciproco e la comprensione delle affinità e delle differenze degli uni e degli altri;

32.  ritiene che i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo dovrebbero avere un accesso agevolato al mercato del lavoro, senza dover far fronte a difficoltà nell'ottenimento di tale accesso, e che dovrebbero poter contare su un processo rapido e a costi accessibili di valutazione e, se del caso, di riconoscimento e convalida dei titoli di studio, delle qualifiche e delle competenze, acquisite mediante l'apprendimento formale, non formale e informale; invita pertanto la Commissione a presentare proposte concrete sulle possibili modalità per l'istituzione di un meccanismo di riconoscimento delle qualifiche e dei titoli di studio dei cittadini di paese terzi, compresa un'efficace valutazione delle competenze in caso di mancanza di documenti; ricorda che, a tal fine, è importante sostenere la trasparenza relativamente alle competenze, le qualifiche e le capacità nei paesi partner;

33.  osserva che l'immigrazione orientata al mercato del lavoro può avere effetti positivi sui sistemi di sicurezza sociale dello Stato membro ospitante, garantendo una manodopera qualificata e potenziando il vantaggio concorrenziale grazie alla diversità culturale (conoscenza delle lingue, esperienze all'estero, mobilità, ecc.);

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a collaborare con i paesi partner per assegnare maggiore importanza alla lotta contro il lavoro minorile, nell'ottica di sostituirlo con lavori dignitosi per gli adulti e consentire ai bambini di ricevere un'istruzione adeguata;

35.  sostiene l'attuazione della libertà di associazione per i sindacati e il diritto agli accordi collettivi, senza esclusioni, per rinforzare, migliorare e tutelare le condizioni di lavoro dignitose;

36.  chiede che i migranti vengano preparati al mercato del lavoro interno il più rapidamente possibile; sottolinea, in tale contesto, le migliori prassi nell'ambito dell'integrazione nel mercato del lavoro, quali ad esempio le attività di tutoraggio per i migranti, le guide all'integrazione e l'approccio «migranti per migranti» e i corsi di lingua a scopi professionali, nonché l'offerta di aiuto e incoraggiamento per i figli in età scolare dei migranti, così come il sostegno all'avvio di nuove imprese da parte di persone qualificate provenienti da un contesto di immigrazione;

37.  sottolinea che l'apprendimento della lingua del paese d'accoglienza costituisce la base per il successo nel mercato del lavoro europeo, orientato ai servizi; evidenzia altresì che gli Stati membri devono garantire un'offerta sufficiente di corsi di lingua affinché le barriere linguistiche cessino di costituire un ostacolo nel mondo del lavoro, e accoglie favorevolmente le iniziative delle imprese stesse in questo ambito;

38.  invita a tal proposito gli Stati membri a fornire ai migranti informazioni migliori sulle opportunità e sulle sfide, sugli aiuti europei e nazionali, nonché sulle organizzazioni e i servizi di assistenza al lavoro autonomo;

39.  propone alla Commissione di dichiarare il 2016 Anno europeo dell'integrazione, esortandola nel contempo a porre particolare attenzione sull'«integrazione tramite il lavoro»; invita la Commissione a garantire che l'Anno dell'integrazione implichi progetti legislativi e parametri di riferimento concreti per gli Stati membri;

40.  propone agli Stati membri di procedere a uno scambio delle migliore prassi sulla promozione della diversità sul posto di lavoro e a un loro ulteriore sviluppo, ad esempio attraverso programmi di formazione, sostegno all'avviamento delle imprese, programmi di integrazione, lavoro sovvenzionato, gruppi di discussione, piani di diversificazione, consulenza individuale, formazione in campo linguistico e sviluppo delle competenze e campagne antidiscriminazione;

41.  constata che in molti Stati membri gli sforzi profusi per garantire un'adeguata integrazione dei migranti sono insufficienti e che sono pertanto necessari ulteriori sforzi mirati da parte delle autorità; ritiene che ciò derivi anche da un'ottica sbagliata secondo la quale i migranti sono innanzitutto presentati come un rischio per la sicurezza, e che la percezione delle opportunità positive non sia sufficiente; ritiene che, per detto motivo, le qualifiche acquisite nel paese d'origine non ottengano in molti casi un riconoscimento adeguato;

42.  riconosce le potenzialità della migrazione (per motivi di lavoro) circolare riguardo alla creazione di una situazione vantaggiosa per le tre parti interessate, dalla quale i migranti, il paese ospitante e il paese d'origine possono trarre beneficio, e invita gli Stati membri ad aprirsi a questo tipo di immigrazione ed emigrazione;

43.  sottolinea l'importanza che la migrazione circolare si concentri sulla persona e sulla necessità di garantire che le conoscenze e competenze acquisite dalle persone possano essere impiegate al rientro nel proprio paese;

44.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la collaborazione con i paesi terzi nell'ambito della migrazione circolare e a coinvolgerli nei negoziati e nei trattati, in particolare nell'approccio globale alla migrazione e alla mobilità, nei pertinenti dialoghi sulla migrazione e la mobilità e nei partenariati per la mobilità;

45.  accetta come quadro alternativo, se una delle due parti non è pronta ad aderire alla serie completa di obblighi derivanti da un partenariato per la mobilità, la conclusione di agende comuni per la migrazione e la mobilità fra l'Unione europea e i paesi terzi, pur sottolineando che questa dovrebbe essere soltanto una fase di transizione;

46.  accoglie in tal senso con particolare favore i piani relativi all'introduzione di centri di risorse per la migrazione e la mobilità (MMRC) nei paesi partner nel quadro dei partenariati per la mobilità e delle agende comuni, e sostiene con determinazione l'idea di proporre tali centri anche ai paesi terzi;

47.  invita ad adottare provvedimenti per promuovere strategie intelligenti sulla migrazione circolare, con il sostegno dei mezzi e delle garanzie giuridiche necessari e con condizioni per creare posti di lavoro sicuri e impedire l'immigrazione irregolare;

48.  osserva che una collaborazione positiva di questo tipo richiede un impegno a lungo termine e che l'Unione europea è nella posizione migliore per assumerlo, in virtù dei propri strumenti finanziari, ad esempio sostenendo il ritorno e i programmi di integrazione per la migrazione circolare;

49.  sottolinea la necessità di rendere flessibili i programmi per la migrazione circolare, tenendo conto dell'articolo 8 della CEDU nonché delle direttive 2003/109/CE e 2003/86/CE;

50.  sottolinea che, in tale contesto, la formazione linguistica e lo sviluppo delle competenze prima dell'arrivo nel paese ospitante e la preparazione al rientro costituiscono misure utili e prende atto della possibilità di istituire Uffici pre-partenza sia nei paesi di origine che in quelli ospitanti;

51.  invita la Commissione, tenendo presente il fatto che le politiche in materia di migrazione e di mercato del lavoro dovrebbero essere strettamente connesse, a rafforzare i collegamenti tra la domanda del mercato del lavoro, la migrazione circolare, lo sviluppo e la politica di vicinato ed estera, e a farne una priorità; accoglie con favore il sostegno finanziario finora offerto dall'UE per la gestione della migrazione nei paesi terzi, ad esempio tramite l'iniziativa «Migration EU expertise II» (MIEUX II), e chiede che, nel finanziamento dei progetti europei, siano sviluppate le massime sinergie possibili tra il Fondo sociale europeo e il Fondo per l'asilo e la migrazione;

52.  accoglie con favore gli attuali strumenti dell'UE per la formulazione delle politiche in materia di integrazione, ad esempio, la rete dei punti nazionali di contatto sull'integrazione, il sito web europeo sull'integrazione, il manuale europeo sull'integrazione, il Fondo europeo per l'integrazione e il Fondo per l'asilo e la migrazione, il portale dell'Unione europea sull'immigrazione e i moduli europei per l'integrazione;

53.  ricorda i principi fondamentali comuni per la politica di integrazione degli immigrati dell'Unione europea; si rammarica che gli Stati membri non stiano attualmente sfruttando al massimo il Fondo europeo per l'integrazione e ricorda che l'obiettivo del Fondo è di sostenere le azioni degli Stati membri ai fini dell'attuazione dei principi fondamentali comuni;

54.  sottolinea la necessità di individuare, condividere e promuovere lo scambio delle migliori prassi negli Stati membri e nei paesi non appartenenti all'UE dotati delle politiche in materia di immigrazione più eque sul piano delle pari opportunità;

55.  sottolinea la necessità di sfruttare in modo ottimale l'Anno europeo dei cittadini 2013 per mettere in primo piano la libera mobilità delle migranti e la loro piena partecipazione alla società europea;

56.  invita gli Stati membri a svolgere campagne destinate ai migranti al fine di combattere il radicamento degli stereotipi di genere nelle comunità interessate, migliorare l'integrazione e la partecipazione delle migranti alla vita sociale, all'economia, all'istruzione e al mercato del lavoro, nonché a combattere la violenza di genere;

57.  sottolinea che molti potenziali migranti sono costretti a lunghe attese negli uffici consolari degli Stati membri nei propri paesi d'origine e che in tali circostanze la possibilità di instaurare un rapporto di lavoro circolare in modo rapido, sicuro e agevole risulta alquanto difficile; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a prendere in maggiore considerazione la possibilità di creare un servizio consolare europeo comune nelle delegazioni dell'Unione europea e nelle ambasciate degli Stati membri;

58.  incoraggia la formazione di personale presso il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), in particolare del personale che lavora nelle delegazioni dell'UE, sull'approccio globale in materia di migrazione, per garantire l'efficace integrazione della politica di immigrazione dell'Unione europea nelle sue azioni esterne;

59.  esorta vivamente il SEAE a svolgere un ruolo di coordinamento più attivo per quanto concerne la dimensione esterna del processo della politica di migrazione;

60.  ribadisce l'importanza di una gestione intelligente delle frontiere da parte dell'UE, così come la possibilità di effettuare un monitoraggio grazie all'impiego di identificatori biometrici;

61.  è del parere che l'ingresso e il soggiorno in un paese debbano essere regolamentati da norme chiare, eque e non discriminatorie, conformi alle norme dello Stato di diritto a livello nazionale e dell'UE; sottolinea che i criteri di ingresso devono essere facilmente comprensibili e avere una validità a lungo termine; osserva che un permesso di soggiorno a lungo termine, in un lasso di tempo ragionevole, apre delle prospettive e che quindi è un elemento fondamentale ai fini dell'integrazione; sottolinea l'importanza delle competenze linguistiche, pur respingendo il loro utilizzo quale mezzo di selezione o strumento sanzionatorio, e fa presente che occorre promuovere e sostenere l'apprendimento delle lingue;

62.  osserva, tenendo conto delle direttive 2008/115/CE e 2009/52/CE, che l'immigrazione clandestina per motivi di lavoro può essere arginata, oltre che tramite controlli efficaci, anche attraverso una migliore offerta di percorsi legali d'immigrazione;

63.  si rammarica per le recenti modifiche apportate in alcuni Stati membri alla legislazione riguardante il «diritto di cittadinanza alla nascita», che aumentano i casi di apolidia nell'UE;

64.  sottolinea che sia l'immigrazione legale che l'immigrazione clandestina sono fenomeni attuali e che serve un quadro giuridico comune in materia di politiche migratorie, allo scopo di proteggere i migranti e le potenziali vittime, in particolare le donne e i bambini, che sono esposti a varie forme di criminalità organizzata nel contesto della migrazione e della tratta degli esseri umani; sottolinea inoltre che un quadro giuridico comune può ridurre l'immigrazione clandestina;

65.  denuncia che molte migranti sono ingannate nei loro paesi di origine con la promessa di contratti di lavoro nei paesi sviluppati e che alcune sono persino sequestrate ai fini dello sfruttamento sessuale da parte di organizzazioni mafiose e reti di tratta di esseri umani; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi volti a contrastare tali pratiche abusive e disumane;

66.  invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri a creare un quadro normativo che garantisca alle migranti il diritto a un passaporto e un permesso di soggiorno propri e consenta di considerare penalmente responsabile qualsiasi persona che confischi tali documenti;

67.  sottolinea che il principale settore di occupazione per le migranti sono i servizi domestici e l'assistenza alla persona, a prescindere dall'istruzione e dalle esperienze professionali conseguite; denuncia il fatto che la netta maggioranza delle migranti lavora senza contratto con salari molto bassi e senza diritti sociali di alcun tipo;

68.  accoglie con favore la convenzione dell'OIL n. 189 sui lavoratori domestici che entrerà in vigore nel 2013 e chiede a tutti gli Stati membri di ratificarla senza indugio;

69.  accoglie con favore le decisioni esistenti dell'Unione europea in materia di coordinamento della sicurezza sociale che sono state raggiunte con Algeria, Marocco, Tunisia, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Israele, Montenegro, San Marino, Albania e Turchia; chiede alla Commissione di intervenire per affrontare la questione del coordinamento della sicurezza sociale per i cittadini di paesi terzi, e in particolare del mantenimento dei diritti in fase di uscita o reingresso nell'UE, e di corredare la politica dell'UE in materia di immigrazione con misure adeguate in merito ai diritti acquisiti di sicurezza sociale dei migranti;

70.  accoglie con favore, in tale contesto, la convenzione iberoamericana sulla sicurezza sociale e propone di fornire la possibilità ad altri Stati membri, oltre a Spagna e Portogallo, di aderivi in quanto piattaforma per il coordinamento europeo; sottolinea che gli accordi bilaterali tra Stati membri dell'UE e paesi terzi, pur dando la possibilità di garantire una migliore protezione in merito alla sicurezza sociale, rendono difficile essere consapevoli dei propri diritti in materia per i cittadini di paesi terzi che si spostano tra Stati membri dell'UE; accoglie pertanto con favore la proposta della Commissione di istituire un meccanismo dell'UE per lo scambio delle migliori prassi e delle informazioni sul coordinamento della sicurezza sociale e suggerisce che la Commissione raccolga, tratti e renda disponibili in modo trasparente gli accordi nazionali bilaterali esistenti; chiede alla Commissione di fornire un orientamento agli Stati membri che sottoscrivono un accordo bilaterale per garantire un'applicazione più uniforme in tutta l'UE, nel rispetto sia del coordinamento della sicurezza sociale dell'UE che delle convenzioni dell'OIL in materia di sicurezza sociale;

71.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di estendere la portata pratica degli accordi di associazione dell'UE con i paesi terzi e con regioni più ampie, per quanto riguarda la sicurezza sociale; chiede pertanto che la dimensione esterna del coordinamento della sicurezza sociale dell'UE venga inserita quale elemento importante nelle sue relazioni esterne e nei negoziati con paesi terzi;

72.  ricorda che, sebbene l'adozione del regolamento (UE) n. 1231/2010 abbia permesso l'estensione dei diritti previsti dal regolamento (CE) n. 883/2004 ai cittadini dei paesi terzi, tali diritti possono essere invocati unicamente in caso di attività transfrontaliere in seno all'Unione europea e che pertanto la maggior parte dei cittadini di paesi terzi rimane esclusa; si aspetta che le misure relative all'accesso alla sicurezza sociale già previste dalla legislazione dell'UE, come la direttiva sul permesso unico, siano pienamente attuate;

73.  accoglie in tal senso con favore l'ampliamento della portata delle norme sui cittadini di paesi terzi previste nella direttiva 2009/50/CE («direttiva Carta blu»), e invita la Commissione a valutare l'attuazione della direttiva e i suoi effetti sul mercato del lavoro;

74.  sottolinea che i diritti dei cittadini dell'UE devono essere tutelati anche al di fuori dell'Unione europea e nel caso in cui essi lavorino o abbiano lavorato in paesi terzi;

75.  chiede pertanto che venga adottato un approccio europeo unitario e reciproco al coordinamento della sicurezza sociale nei confronti dei paesi terzi, che includa tutti i cittadini dell'UE e di detti paesi, lasciando impregiudicati i diritti dei cittadini dei paesi terzi derivanti dagli accordi di associazione e sviluppati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea;

76.  propone a tal proposito di esaminare la possibilità di istituire un «28° regime» opzionale, volontario e generale per gli immigrati e i cittadini dell'UE in altri paesi dell'Unione;

77.  accoglie con favore la creazione della tessera europea di assicurazione sanitaria ed esorta a diffonderne e semplificarne ulteriormente l'utilizzo;

78.  sottolinea che l'attrattiva del mercato del lavoro europeo dipende anche dalla trasferibilità delle pensioni e dei diritti sociali e dal fatto che tali diritti vengano mantenuti anche in caso di ritorno al paese di origine;

79.  accoglie con favore l'approvazione della direttiva sul permesso unico, che prevede la portabilità delle pensioni per i cittadini di paesi terzi e dei loro discendenti in conformità del regolamento (CE) n. 883/2004; chiede alla presidenza attuale e alle presidenze successive dell'UE di rilanciare, insieme alla Commissione, i negoziati sulla proposta di direttiva in materia di portabilità dei diritti a pensione complementare;

80.  evidenzia che l'UE svolge un ruolo di pioniere nella dimensione esterna del coordinamento della sicurezza sociale e si trova in una posizione che le consente di definire standard globali;

81.  richiama l'attenzione sulla necessità di sviluppare adeguati sistemi di informazione per i migranti, incluso l'accesso a programmi e servizi pertinenti che consentano ai potenziali migranti di effettuare una corretta stima dei costi e dei vantaggi derivanti dalla migrazione e li aiutino a prendere tale decisione; propone di fornire agli immigrati, al momento stesso dell'arrivo, informazioni sul loro status giuridico dopo il rientro; chiede che a tal fine sia utilizzato il sistema MISSOC (il sistema di informazione reciproca sulla protezione sociale dell'UE);

82.  invita la Commissione e gli Stati membri a mettere a punto campagne informative a livello europeo e nazionale intese a intensificare la partecipazione delle migranti alla vita democratica, nonché a organizzare e promuovere piattaforme di scambio per le migranti;

83.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo e ai parlamenti nazionali.

(1) CESE 638/2012 – SOC/449.
(2) GU L 251 del 3.10.2003, pag. 12.
(3) GU L 16 del 23.1.2004, pag. 44.
(4) GU L 343 del 23.12.2011, pag. 1.
(5) GU L 168 del 30.6.2009, pag. 24.
(6) GU L 155 del 18.6.2009, pag. 17.
(7) GU L 348 del 24.12.2008, pag. 98.
(8) GU C 46 E del 24.2.2010, pag. 48.
(9) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 845.
(10) GU L 289 del 3.11.2005, pag. 15.
(11) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(12) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(13) GU L 166 del 30.4.2004, pag. 1.
(14) GU L 344 del 29.12.2010, pag. 1.
(15) Rete europea di città per una politica di integrazione locale dei migranti.
(16) Autorità regionali e locali europee per l'integrazione dei migranti.


Minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all'amianto e prospettive di eliminazione di tutto l'amianto esistente
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle minacce per la salute sul luogo di lavoro legate all'amianto e le prospettive di eliminazione di tutto l'amianto esistente (2012/2065(INI))
P7_TA(2013)0093A7-0025/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea, in particolare il preambolo e gli articoli 3 e 6,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 6, 9, 151, 153, 156 e 168,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 1, 3, 6, 31, 37 e 35,

–  vista la risoluzione dell'OIL del 1° giugno 2006 sull'amianto,

–  vista la convenzione dell'OIL del 16 giugno 1989 relativa alla sicurezza nell'utilizzazione dell'amianto,

–  viste le dichiarazioni dell'OMS sull'amianto,

–  vista la dichiarazione sulla protezione dei lavoratori adottata in occasione della Conferenza di Dresda sull'amianto del 2003,

–  vista la risoluzione del Consiglio del 29 giugno 1978 relativa ad un programma d'azione delle Comunità europee in materia di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro, in particolare il paragrafo 4(1),

–  vista la direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l'attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (direttiva quadro)(2),

–  vista la direttiva 92/57/CEE del Consiglio, del 24 giugno 1992, riguardante le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili(3),

–  vista la direttiva 2009/148/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro(4),

–  vista la raccomandazione 90/326/CEE della Commissione agli Stati membri, del 22 maggio 1990, riguardante l'adozione di un elenco europeo delle malattie professionali(5),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo «Migliorare la qualità e la produttività sul luogo di lavoro: strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro» (COM(2007)0062),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 24 aprile 2011 dal titolo «Analisi interlocutoria della strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro» (SEC(2011)0547),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2008 sulla strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro(6),

–  vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sul progetto di regolamento della Commissione recante modifica del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH) relativamente all'allegato XVII(7),

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2011 sull'analisi interlocutoria della strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro(8),

–  vista la relazione del comitato degli alti responsabili dell'ispettorato del lavoro (SLIC) concernente la campagna europea sull'amianto (2006),

–  vista la relazione dell'OMS intitolata «Preventing disease through healthy environments: action is needed on chemicals of major public health concern» (prevenire le malattie grazie a un ambiente salubre: necessità di un intervento nel settore delle sostanze chimiche che destano gravi preoccupazioni per la salute pubblica)(9),

–  vista la monografia 100C del 2012 dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC) intitolata «Arsenic, metals, fibres, and dusts: a review of human carcinogens» (arsenico, metalli, fibre e polveri: un'analisi delle sostanze cancerogene per l'uomo)(10),

–  vista la dichiarazione della Commissione internazionale per la salute occupazionale (ICOH) intitolata «Global asbestos ban and the elimination of asbestos-related diseases» (divieto mondiale relativo all'amianto ed eliminazione delle malattie legate all'amianto)(11),

–  visto il documento della Commissione del 2009 intitolato «Information notices on occupational diseases: a guide to diagnosis» (note informative sulle malattie professionali: una guida per la diagnosi)(12),

–  vista la relazione di indagine 24/E di Eurogip dell'aprile 2006 intitolata «Asbestos-related occupational diseases in Europe: recognition - figures - specific systems» (le malattie professionali legate all'amianto in Europa: riconoscimento, cifre, sistemi specifici)(13),

–  vista la relazione 08-E di Eurogip dell'agosto 2004 intitolata «Costs and funding of occupational diseases in Europe» (costo e finanziamento delle malattie professionali in Europa)(14),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7-0025/2013),

A.  considerando che tutti i tipi di amianto sono pericolosi e che le conseguenze pregiudizievoli di tale sostanza sono documentate e regolamentate; che gli effetti più nocivi per la salute derivanti dall'inalazione di fibre di amianto si manifestano decenni dopo l'esposizione;

B.  considerando che, già nel 1977, un gruppo di esperti nominato dalla Commissione europea ha concluso che non sussiste alcuna prova teorica dell'esistenza di una soglia di esposizione al di sotto della quale si può escludere l'insorgenza del cancro e che non è stato individuato alcun livello sicuro di esposizione all'amianto; che questo parere è stato confermato nel corso degli anni da tutti i pertinenti organismi consultivi scientifici; che la giurisprudenza riconosce in generale che non è stata accertata alcuna soglia di esposizione all'amianto al di sotto della quale non sussistano rischi;

C.  considerando che, conformemente alla direttiva 1999/77/CE, «non è ancora stato individuato un livello massimo di esposizione sotto il quale l'amianto crisotilo non presenta rischi cancerogeni» e che «un metodo efficace per proteggere la salute umana è di vietare l'uso di fibre di amianto crisotilo e dei prodotti che le contengono»;

D.  considerando che è stato osservato un aumento del rischio di cancro anche in popolazioni esposte a livelli molto bassi di fibre di amianto, ivi incluse le fibre di amianto crisotilo;

E.  considerando che il conferimento dei rifiuti di amianto in discarica non sembrerebbe il sistema più sicuro per eliminare definitivamente il rilascio di fibre di amianto nell'ambiente (in particolare nell'aria e nelle acque di falda) e che pertanto risulterebbe di gran lunga preferibile optare per impianti di inertizzazione dell'amianto;

F.  considerando che la realizzazione di discariche di rifiuti di amianto è una soluzione solo provvisoria del problema, che così viene lasciato alle future generazioni, essendo la fibra di amianto pressoché indistruttibile nel tempo;

G.  considerando che, malgrado il suo utilizzo sia vietato, l'amianto è ancora presente in un gran numero di navi, treni, macchinari, bunker, tunnel, gallerie, tubazioni delle reti acquedottistiche pubbliche e private e soprattutto edifici, inclusi molti edifici pubblici e privati;

H.  considerando che, nonostante il divieto vigente, gli attuali sistemi di vigilanza del mercato non sono in grado di garantire che l'amianto non venga importato nei mercati europei;

I.  considerando che molti Stati membri hanno predisposto corsi di formazione destinati agli addetti ai lavori di demolizione, costruzione e manutenzione e ad altre figure professionali coinvolte nella rimozione dei materiali contenenti amianto;

J.  considerando che molti lavoratori sono esposti all'amianto nello svolgimento delle proprie mansioni, in particolare nei settori della manutenzione e della decontaminazione;

K.  considerando che l'obiettivo dovrebbe essere la creazione di posti di lavoro e di condizioni lavorative che consentano di promuovere la salute e il benessere delle persone e, per estensione, il progresso sociale come frutto dell'attività svolta;

L.  considerando che, oltre alla dimensione umana connessa a condizioni inadeguate di salute e di sicurezza sul lavoro, il problema si ripercuote anche sull'economia; che, più in particolare, i problemi relativi alla salute e alla sicurezza sul lavoro rappresentano un ostacolo alla crescita e alla competitività, provocando al contempo un aumento sproporzionato delle spese previdenziali;

M.  considerando che i lavoratori e gli operai edili più giovani non riconoscono necessariamente l'amianto presente negli edifici in cui svolgono lavori di ristrutturazione o demolizione, soprattutto in molti degli Stati membri in cui i divieti relativi all'amianto sono in vigore da tempo;

N.  considerando che molti materiali contenenti amianto sono già stati rimossi, sigillati o incapsulati e che un gran numero di imprese e proprietari di immobili possiedono la documentazione in cui sono indicati nel dettaglio i siti di rimozione dell'amianto;

O.  considerando che la rimozione dei materiali contenenti amianto dagli edifici, soprattutto negli Stati membri meno sviluppati sul piano economico e nelle zone rurali, comporta oneri finanziari a carico dei proprietari e deve pertanto continuare a ricevere un sostegno attivo a livello nazionale e dell'Unione europea;

P.  considerando che i materiali contenenti amianto hanno in genere un ciclo di vita compreso fra 30 e 50 anni; che tale situazione comporterà un aumento dei progetti di ristrutturazione e costruzione, e quindi del numero di lavoratori esposti;

Q.  considerando che il successo delle regolamentazioni in materia di amianto degli Stati membri è frenato dalla scarsa conoscenza dei materiali contenenti amianto esistenti e dei rischi a essi associati, nonché dalla mancanza di formazione professionale e dalla qualificazione insufficiente dei lavoratori edili e degli addetti alla manutenzione, compresi i professionisti del settore edilizio che lavorano occasionalmente con l'amianto;

R.  considerando che le comunità locali non dispongono della necessaria esperienza e presentano gravi lacune per quanto concerne l'esecuzione delle attività di prevenzione, sorveglianza e attuazione, che spesso sono eccessivamente frammentate;

S.  considerando che l'ubicazione dei materiali contenenti amianto è spesso nascosta e/o sconosciuta, e che le informazioni al riguardo diminuiscono drasticamente con il trascorrere del tempo;

T.  considerando che una verifica obbligatoria di edifici, navi, treni, macchinari, bunker, tunnel, gallerie, tubazioni delle reti acquedottistiche pubbliche e private e discariche contenenti amianto fornirebbe una base solida e informata per l'elaborazione di programmi di rimozione a livello nazionale, regionale ed europeo;

U.  considerando che l'UE ha messo a punto una politica ambiziosa in materia di efficienza energetica e che, secondo le previsioni, la direttiva rivista sull'efficienza energetica dovrebbe definire una strategia a lungo termine in ogni Stato membro per la ristrutturazione degli edifici; che a tale politica non vengono tuttavia affiancate strategie di rimozione dell'amianto;

V.  considerando che i dubbi relativi all'eventualità che l'amianto sia presente oppure sia stato incapsulato o rimosso da determinati edifici possono dare luogo a conflitti tra datori di lavoro e lavoratori e che una conoscenza preliminare sulla presenza di amianto garantirà condizioni di lavoro di gran lunga più sicure, soprattutto nell'ambito delle attività di ristrutturazione;

W.  considerando che, conformemente alla direttiva 92/57/CEE(15), nelle situazioni di rischio devono essere predisposti dispositivi adeguati affinché gli indumenti di lavoro possano essere riposti separatamente dagli abiti e dagli effetti personali dei lavoratori;

X.  considerando che l'incapsulamento o la sigillatura dei materiali contenenti amianto dovrebbero essere consentiti unicamente a condizione che i materiali siano adeguatamente etichettati mediante l'apposizione di avvertenze;

Y.  considerando che in tre Stati membri è tuttora consentita la presenza di fibre di amianto all'interno delle celle elettrolitiche, malgrado esistano alternative tecniche applicate con successo in altri paesi;

Z.  considerando che permangono differenze troppo elevate tra i programmi degli Stati membri per il riconoscimento delle malattie professionali legate all'amianto;

AA.  considerando che l'insufficiente segnalazione delle malattie legate all'amianto costituisce uno dei principali ostacoli alla cura delle vittime;

AB.  considerando che i programmi nazionali di controllo sanitario destinati ai lavoratori esposti all'amianto differiscono in modo significativo all'interno dell'UE, soprattutto per quanto riguarda la supervisione medica durante la vita post-lavorativa;

AC.  considerando che l'esposizione all'amianto costituisce una minaccia per la popolazione nonché una causa riconosciuta di malattia(16);

AD.  considerando che, secondo le stime dell'OMS, il numero dei casi di malattie legate all'amianto nell'UE è compreso tra 20 000 e 30 000 all'anno e che non ha ancora raggiunto il suo apice;

AE.  considerando che, a causa del periodo di latenza particolarmente prolungato e della scarsa preparazione del personale medico, spesso le vittime non ricevono un'assistenza tempestiva e adeguata da parte dei fornitori di servizi sanitari;

AF.  considerando che la Polonia è l'unico Stato membro ad aver adottato un piano di azione per un paese senza amianto;

AG.  considerando che le ispezioni sul lavoro vengono ridotte in molti Stati membri e che la tendenza verso una maggiore deregolamentazione aumenta i rischi derivanti dall'amianto;

AH.  considerando che molti lavoratori edili e utenti degli edifici sono lasciati senza protezione di fronte agli elevati livelli di esposizione all'amianto;

AI.  considerando che, nonostante i divieti vigenti, all'interno degli edifici si trovano ancora milioni di tonnellate di amianto e non esiste alcun registro dei siti contenenti amianto né dei quantitativi da rimuovere;

AJ.  considerando che tutte le nuove proposte legislative devono tener conto della legislazione vigente a livello nazionale ed europeo e devono essere precedute da una valutazione dettagliata del loro possibile impatto nonché da un'analisi dei costi e dei benefici che ne possono scaturire;

Censimento e registrazione dell'amianto

1.  invita l'UE a sviluppare, attuare e sostenere un modello per il censimento e la registrazione dell'amianto in conformità dell'articolo 11 della direttiva 2009/148/CE e a obbligare i proprietari di edifici pubblici o commerciali a:

a) individuare la presenza di materiali contenenti amianto negli edifici;

b) predisporre piani per la gestione dei rischi che ne derivano;

c) garantire la disponibilità di tali informazioni per i lavoratori che potrebbero interagire con questi materiali;

d) incrementare l'efficienza dei programmi obbligatori di censimento negli Stati membri in cui essi siano già in vigore;

   2. esorta l'UE a elaborare modelli per il monitoraggio dell'amianto esistente negli edifici pubblici e privati, compresi gli edifici residenziali e non residenziali, i terreni, le infrastrutture, la logistica e le condutture;
   3. esorta l'UE a elaborare modelli per il monitoraggio delle fibre di amianto presenti nell'aria sui luoghi di lavoro, nei centri abitati e nelle discariche, nonché delle fibre presenti nell'acqua potabile veicolata tramite condutture di cemento amianto;
   4. esorta l'UE a effettuare una valutazione di impatto e un'analisi dei costi e dei benefici in relazione alla possibilità di mettere a punto, entro il 2028, piani d'azione per la rimozione sicura dell'amianto dagli edifici pubblici e dagli edifici in cui si prestano servizi che prevedono l'accesso regolare del pubblico, nonché a fornire informazioni e orientamenti nell'ottica di incoraggiare i privati a sottoporre le proprie abitazioni a controlli e valutazioni dei rischi efficaci in relazione alla presenza di materiali contenenti amianto, seguendo l'esempio della Polonia; osserva che, nel caso di piani di azione globali di rimozione, l'azione dovrebbe essere coordinata dai ministri competenti, mentre le autorità responsabili dello Stato membro dovrebbero controllare la conformità dei piani di rimozione locali;
   5. esorta la Commissione a integrare la tematica dell'amianto nell'ambito di altre politiche, fra cui la politica dell'UE in materia di efficienza energetica e quella in materia di rifiuti;
   6. propone di combinare una strategia di ristrutturazione edilizia finalizzata al miglioramento dell'efficienza energetica degli immobili alla rimozione graduale di tutto l'amianto;
   7. esorta la Commissione a raccomandare agli Stati membri l'istituzione di registri pubblici dell'amianto che consentirebbero di fornire ai lavoratori e ai datori di lavoro informazioni pertinenti sui rischi correlati all'amianto prima dell'avvio di lavori di ristrutturazione, integrando così le tutele vigenti in materia di salute e di sicurezza richieste dalla legislazione dell'Unione europea;
   8. esorta la Commissione a garantire, in cooperazione con gli Stati membri, un'attuazione efficace e incontrastata della normativa europea in materia di amianto e a intensificare le ispezioni ufficiali;
   9. invita la Commissione, vista la mancanza di informazioni sull'amianto a disposizione di datori di lavoro e lavoratori, a cooperare con gli Stati membri e con le parti interessate pertinenti, comprese le parti sociali, per la creazione e lo sviluppo di servizi di consulenza e di informazione continua;
   10. invita la Commissione a fornire, di concerto con le autorità nazionali, il necessario sostegno per garantire la protezione dell'intera forza lavoro dell'Unione europea, visto che le piccole e medie imprese, in cui è impiegata la maggior parte dei lavoratori europei, sono particolarmente vulnerabili per quanto concerne l'attuazione della legislazione in materia di salute e di sicurezza;
   11. esorta gli Stati membri ad applicare correttamente e a rispettare i requisiti della direttiva 2009/148/CE, nonché ad assicurare che le autorità competenti a livello nazionale siano debitamente informate in merito ai piani previsti per i lavori svolti in presenza di materiali contenenti amianto;
   12. invita i segretari generali delle istituzioni dell'UE ad allestire un registro completo dei materiali contenenti amianto presenti all'interno degli edifici dell'Unione, che dovrebbe essere accessibile al pubblico; invita le istituzioni dell'UE a dare l'esempio istituendo registri pubblici dell'amianto;
   13. esorta l'UE a rendere obbligatoria la differenziazione tra amianto friabile e amianto compatto;
   14. invita la Commissione a promuovere in tutto il territorio dell'Unione la realizzazione di centri di trattamento e inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, prevedendo la graduale cessazione di ogni conferimento in discarica di questi rifiuti;

Garantire qualifiche e formazione

15.  invita la Commissione a istituire, congiuntamente agli Stati membri, un gruppo di lavoro incaricato di definire qualifiche minime specifiche in relazione all'amianto per ingegneri civili, architetti e dipendenti di imprese per la rimozione dell'amianto registrate, nonché a prevedere qualifiche specifiche in materia di amianto per la formazione di altri lavoratori suscettibili di esposizione a questo materiale, come i lavoratori del comparto della cantieristica navale o gli agricoltori, con particolare attenzione agli addetti alla rimozione di amianto sul campo, rafforzando la loro formazione, i dispositivi di protezione di cui dispongono e il controllo delle loro attività da parte delle autorità competenti degli Stati membri;

16.  invita l'UE a elaborare, in collaborazione con le parti sociali e altri soggetti interessati, programmi e attività di sensibilizzazione incentrati sui rischi derivanti dall'amianto e sulla necessità di una formazione appropriata per tutti i lavoratori che possono entrare in contatto con materiali contenenti amianto, in conformità dell'articolo 14, paragrafo 1, della direttiva 2009/148/CE, nonché a migliorare l'informazione in merito alla normativa vigente in materia di amianto e a fornire orientamenti pratici su come conformarvisi;

17.  sottolinea che la formazione destinata a tutte le persone coinvolte (datori di lavoro, supervisori, lavoratori) in attività che possono comportare o che comportano effettivamente la presenza di amianto deve affrontare questioni quali le proprietà dell'amianto e i suoi effetti sulla salute, compreso l'effetto sinergico del fumo, i tipi di materiali o prodotti che possono contenere amianto e i siti in cui si trovano con maggiore probabilità, il modo in cui le condizioni dei materiali o dei prodotti influiscono sul rilascio di fibre e le azioni da intraprendere se vengono rivenuti materiali che possono contenere amianto;

18.  invita la Commissione a proporre, in collaborazione con gli Stati membri, una direttiva specifica recante le prescrizioni minime per la formazione professionale dei lavoratori edili e degli addetti alla manutenzione, inclusi i responsabili e i professionisti del settore delle costruzioni che lavorano occasionalmente con l'amianto, nonché degli addetti delle discariche di rifiuti contenenti amianto o dei centri specializzati per il trattamento, la rimozione sicura e lo smaltimento dei rifiuti di amianto; invita altresì la Commissione a collaborare con le parti sociali e altri soggetti interessati e a sostenerli nell'ottica di migliorare l'attuazione dell'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2009/148/CE, grazie a una maggiore sensibilizzazione in merito alla necessità di una formazione adeguata, e di elaborare informazioni e materiali in vista di tale formazione, che deve essere fornita a intervalli regolari e senza alcun onere a carico dei lavoratori;

19.  invita l'UE a garantire, attraverso il comitato degli alti responsabili dell'ispettorato del lavoro e gli ispettorati nazionali del lavoro, che gli ispettori del lavoro ricevano una formazione nel settore dei materiali contenenti amianto e che gli ispettori che operano sul campo siano dotati di adeguate attrezzature di protezione;

20.  invita gli Stati membri ad assicurare che i medici del lavoro siano debitamente formati affinché abbiano conoscenze adeguate sull'amianto e siano pertanto in grado di fornire le informazioni necessarie ai lavoratori sotto la loro supervisione;

Elaborazione di programmi di rimozione

21.  invita l'UE a collaborare con le parti sociali e altri soggetti interessati a livello europeo, nazionale e regionale per elaborare e condividere piani d'azione per la gestione e la rimozione dell'amianto; osserva che tali piani dovrebbero includere proposte legislative, l'istruzione e l'informazione, la formazione dei dipendenti pubblici, la formazione nazionale e internazionale, programmi di finanziamento per la rimozione dell'amianto, attività di sensibilizzazione in merito alla rimozione dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto (anche nel caso della rimozione da edifici, strutture pubbliche e siti di ex stabilimenti di produzione dell'amianto), la pulizia degli immobili e la costruzione di impianti per la distruzione dell'amianto e del materiale di risulta contenente amianto, il monitoraggio dell'efficacia dei requisiti legislativi vigenti, la valutazione dell'esposizione del personale a rischio e la protezione della salute;

22.  invita gli Stati membri a portare avanti la progressiva eliminazione dell'amianto nel minor tempo possibile;

23.  sottolinea la necessità di sviluppare procedure di lavoro sicure, anche per quanto concerne l'uso corretto dei dispositivi di protezione personale, per i lavoratori che potrebbero trovarsi in presenza di materiali contenenti amianto;

24.  invita la Commissione a svolgere una ricerca volta a rivedere il valore limite in vigore per le fibre di amianto; osserva che il valore effettivo fissato e qualsiasi sua eventuale riduzione devono avere solide basi scientifiche;

25.  esorta l'UE a sostituire il metodo della microscopia ottica in contrasto di fase con la microscopia elettronica a trasmissione di precisione, che è più accurata e assicura una migliore individuazione delle particelle sottili;

26.  invita l'UE a definire una tabella di marcia che consenta la realizzazione di luoghi di lavoro e di un ambiente senza amianto, sulla base dei principi stabiliti dall'OMS(17);

27.  invita l'UE a garantire, attraverso il comitato degli alti responsabili dell'ispettorato del lavoro e gli ispettorati nazionali del lavoro, la piena applicazione delle regolamentazioni europee e nazionali in materia di amianto;

28.  invita la Commissione a includere una strategia coordinata in materia di amianto nella prossima strategia dell'UE 2014-2020 per la salute e la sicurezza e a dotare l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro di strumenti efficaci che consentano di migliorare la raccolta e la diffusione di informazioni tecniche, scientifiche ed economiche negli Stati membri e di favorire la formulazione e l'attuazione di politiche nazionali volte a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori;

29.  invita la Commissione a esaminare i progressi realizzati nello sviluppo di diaframmi senza crisotilo da utilizzare negli impianti di elettrolisi, conformemente all'allegato XVII, parte 6, del regolamento REACH, e a garantire che la sostituzione avvenga prima della scadenza della deroga decennale concessa nel 2009;

30.  invita l'UE a rafforzare le valutazioni ex ante sui prodotti sostitutivi dell'amianto;

31.  invita la Commissione a promuovere attività di ricerca e di bonifica volte a ostacolare la risospensione di fibre singole e/o a distruggere il reticolo cristallino simile alle fibre dell'amianto;

32.  sottolinea che, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di amianto, devono altresì essere adottate misure – con il consenso dei cittadini interessati – volte a promuovere e sostenere tanto la ricerca nell'ambito delle alternative ecocompatibili quanto le tecnologie che se ne avvalgono, nonché a garantire procedimenti quali l'inertizzazione dei rifiuti contenenti amianto, ai fini dell'inattivazione delle fibre di amianto attive e della loro conversione in materiali che non mettono a repentaglio la salute pubblica;

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i controlli necessari per imporre a tutte le parti interessate, in particolare ai soggetti coinvolti nel trattamento dei rifiuti di amianto nelle discariche, il rispetto di tutte le disposizioni in materia di salute di cui alla direttiva 2009/148/CE, e a garantire che qualsiasi rifiuto contenente amianto, indipendentemente dal contenuto di fibre, sia classificato come rifiuto pericoloso ai sensi della decisione 2000/532/CE aggiornata; sottolinea che tali rifiuti devono essere smaltiti esclusivamente in specifiche discariche per rifiuti pericolosi, in conformità della direttiva 1999/31/CE, o, previa autorizzazione, essere trattati in appositi impianti, testati e sicuri, di trattamento e inertizzazione, e che la popolazione interessata deve essere informata al riguardo;

Riconoscimento delle malattie legate all'amianto

34.  riconosce che le due raccomandazioni sulle malattie professionali non hanno portato ad alcuna armonizzazione delle norme o delle procedure nazionali di identificazione, notifica, riconoscimento e risarcimento delle malattie legate all'amianto e che, di conseguenza, i sistemi nazionali presentano tuttora enormi differenze;

35.  esorta la Commissione a modificare la raccomandazione 2003/670/CE alla luce dei progressi realizzati dalla ricerca medica e a includervi il cancro della laringe e quello dell'ovaio quali malattie legate all'amianto;

36.  deplora la mancanza di informazioni fornite da numerosi Stati membri, che impedisce una previsione affidabile della mortalità per mesotelioma in Europa mentre, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il numero di casi di malattie legate all'amianto registrati ogni anno nella sola Unione europea è compreso tra i 20 000 e i 30 000, e si stima che nell'UE più di 300 000 cittadini moriranno di mesotelioma entro il 2030; attribuisce una notevole importanza, in tale contesto, all'informazione e alla formazione dei cittadini nonché agli scambi delle migliori prassi tra Stati membri nell'ambito della diagnosi delle malattie legate all'amianto;

37.  sottolinea che tutti i tipi di malattie legate all'amianto, come il tumore al polmone e il mesotelioma pleurico – causati dall'inalazione di fibre di amianto in sospensione, abbastanza sottili da raggiungere gli alveoli e abbastanza lunghe da superare la dimensione dei macrofagi – ma anche diversi tipi di tumori causati non soltanto dall'inalazione di fibre trasportate nell'aria, ma anche dall'ingestione di acqua contenente tali fibre, proveniente da tubature in amianto, sono stati riconosciuti come un rischio per la salute e possono insorgere dopo alcuni decenni, e in alcuni casi addirittura dopo oltre quarant'anni;

38.  esorta gli Stati membri a garantire che tutti i casi di asbestosi, mesotelioma e malattie collegate siano registrati per mezzo di una raccolta sistematica di dati sulle malattie professionali e non professionali legate all'amianto, a classificare e registrare ufficialmente le placche pleuriche come una malattia legata all'amianto e a fornire, con l'assistenza di osservatori ad hoc, una mappatura attendibile della presenza di amianto; sottolinea che il registro e la mappa a livello dell'UE dovrebbero includere l'ubicazione esatta dei siti pubblici e privati contenenti amianto e segnalare chiaramente le discariche di rifiuti di amianto, in modo da evitare la movimentazione inconsapevole di questi materiali sotterrati e contribuire alla prevenzione e alle azioni correttive;

39.  invita la Commissione e gli Stati membri a realizzare una ricerca-intervento quantitativa e qualitativa sugli aspetti psicologici riscontrabili a livello clinico, nelle diverse comunità dell'UE, delle malattie esclusivamente imputabili all'esposizione all'amianto(18);

40.  invita gli enti assicurativi e di risarcimento ad adottare un approccio comune per il riconoscimento e il risarcimento delle malattie professionali legate all'amianto;

41.  chiede che le procedure di riconoscimento siano semplificate e facilitate;

42.  invita la Commissione a presentare con urgenza una proposta volta a modificare la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro, nell'ottica di assicurare che la salute dei lavoratori esposti al rischio di esposizione ad agenti cancerogeni sia protetta e salvaguardata tramite la promozione e lo scambio di migliori pratiche in materia di prevenzione e di diagnosi;

43.  invita l'UE a garantire che tutte le malattie legate all'amianto, comprese le placche pleuriche, siano riconosciute in quanto malattie professionali;

44.  riconosce che, a causa di periodi di latenza particolarmente lunghi, spesso le vittime dell'amianto non sono in grado di dimostrare il nesso di causalità tra la malattia e l'esposizione professionale all'amianto;

45.  invita gli Stati membri a non imporre l'onere della prova alle vittime dell'amianto ma a conferire loro diritti di risarcimento più ampi, come proposto nella raccomandazione della Commissione 2003/670/CE(19);

46.  invita l'UE a raccomandare agli Stati membri di intervenire per garantire che tutti i casi di malattie professionali legate all'amianto siano identificati, segnalati alle autorità competenti ed esaminati da esperti;

47.  invita a perseguire e sanzionare penalmente i trasgressori e chiede che gli ostacoli che si frappongono a tali azioni eventualmente derivanti dal diritto penale nazionale siano individuati e rimossi;

48.  invita la Commissione a diffondere le migliori pratiche concernenti gli orientamenti e le prassi nazionali relativi alle procedure di riconoscimento delle malattie legate all'amianto;

49.  invita la Commissione a sostenere lo scambio di migliori pratiche per quanto attiene alla formazione del personale medico nella diagnosi delle malattie legate all'amianto;

50.  invita le agenzie competenti dell'UE a individuare, con l'ausilio di esperti indipendenti del settore medico e tecnico, le prove scientifiche necessarie a dimostrare che determinate condizioni di lavoro hanno provocato una malattia legata all'amianto;

Sostegno alle associazioni di vittime dell'amianto

51.  invita la Commissione a sostenere l'organizzazione di conferenze volte a fornire consulenza professionale alle associazioni di vittime dell'amianto e a prestare assistenza ai loro membri;

52.  invita la Commissione a sostenere una rete unionale delle vittime dell'amianto;

Strategie per un divieto mondiale relativo all'amianto

53.  sottolinea che, a prescindere dalla fonte di esposizione o dalla posizione lavorativa della persona esposta, tutte le vittime dell'amianto nell'Unione e i loro familiari hanno il diritto di ricevere opportune e tempestive cure mediche e un adeguato sostegno finanziario dai propri sistemi sanitari nazionali;

54.  invita l'UE a collaborare con le organizzazioni internazionali per introdurre nuovi strumenti che consentano di catalogare il mercato dell'amianto come tossico;

55.  chiede, più in generale, che il concetto di salute e di sicurezza dei lavoratori sia preso in considerazione nella legislazione nazionale e che costituisca un obbligo di prestazione per i datori di lavoro in conformità della direttiva quadro 89/391/CEE;

56.  invita l'UE ad attribuire la massima priorità all'inclusione dell'amianto crisotilo nell'allegato III della convenzione di Rotterdam;

57.  invita l'UE a sollevare il tema dell'inaccettabile sversamento di amianto nei paesi in via di sviluppo nelle sedi di negoziazione degli accordi commerciali, in particolare a livello dell'OMC, nonché a esercitare pressioni diplomatiche e finanziarie sui paesi esportatori di amianto affinché chiudano le industrie estrattive di amianto e pongano fine alla pratica illegale e immorale dell'esportazione delle navi contenenti amianto giunte al termine del loro ciclo di vita;

58.  invita l'UE a collaborare con l'Organizzazione mondiale della sanità, i paesi terzi e altri organismi internazionali per promuovere in tutto il mondo livelli elevati di salute e di sicurezza sul lavoro, ad esempio identificando i problemi legati all'amianto e incoraggiando soluzioni strumentali alla protezione della salute;

59.  invita l'UE a sviluppare e a sostenere l'esportazione di tecnologie senza amianto, così come della conoscenza dell'amianto, nei paesi in via di sviluppo;

60.  condanna gli investimenti finanziari europei nelle industrie mondiali dell'amianto;

61.  invita la Commissione a garantire che le navi in transito che trasportano amianto non possano né attraccare né utilizzare infrastrutture portuali o depositi temporanei all'interno dell'Unione europea;

o
o   o

62.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) «Sviluppare un'azione di prevenzione e di protezione nei confronti delle sostanze riconosciute come cancerogene, fissando limiti di esposizione, le modalità di campionatura e i metodi di misurazione, nonché condizioni igieniche soddisfacenti sul luogo di lavoro e, in caso di necessità, stabilendo divieti.»
(2) GU L 183 del 29.6.1989, pag. 1.
(3) GU L 245 del 26.8.1992, pag. 6.
(4) GU L 330 del 16.12.2009, pag. 28.
(5) GU L 160 del 26.6.1990, pag. 39.
(6) GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 14.
(7) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 106.
(8) Testi approvati, P7_TA(2011)0589.
(9) http://www.who.int/ipcs/features/10chemicals_en.pdf
(10) http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100C/mono100C.pdf
(11)http://www.icohweb.org/site_new/multimedia/news/pdf/ICOH%20Statement%20on%20global%20asbestos%20ban.pdf
(12) http://ec.europa.eu/social/BlobServlet?docId=5599&langId=en
(13) http://www.eurogip.fr/en/docs/EUROGIP-24E-AsbestosOccDiseases.pdf
(14) http://www.europeanforum.org/pdf/Eurogip-08_E-cost.pdf
(15) Direttiva 92/57/CEE, allegato IV, PARTE A «PRESCRIZIONI MINIME DI CARATTERE GENERALE PER I LUOGHI DI LAVORO SUI CANTIERI», punto 14.1.2: «Qualora le circostanze lo richiedano (ad esempio, sostanze pericolose, umidità, sporcizia), gli indumenti di lavoro devono poter essere riposti separatamente dagli abiti e dagli effetti personali».
(16) Nel 1978, a seguito di un periodo d'indagine di 18 mesi, una commissione parlamentare concluse che l'amianto costituisce un rischio sia per i lavoratori nel comparto dell'amianto che per coloro che vi sono esposti in altre situazioni (Parlamento europeo, 1978).
(17) Cfr. ad esempio OMS, «Global Health Risks: Mortality and burden of disease attributable to selected major risks», disponibile all'indirizzo http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/GlobalHealthRisks_report_full.pdf e http://www.who.int/ipcs/assessment/public_health/asbestos/en/
(18) Il mesotelioma pone le vittime e i loro familiari di fronte a una realtà estremamente complessa da affrontare anche e soprattutto sotto il profilo psichico. La ricerca condotta a Casale Monferrato dall'Università di Torino (prof.ssa A. Granieri) ha messo in luce che le persone affette da mesotelioma e i loro familiari si distinguono per la presenza di diversi sintomi psichici che possono essere compresi sotto la denominazione scientificamente condivisa di disturbo post-traumatico da stress (PTSD).
(19) GU L 238 del 25.9.2003, pag. 28.


Statuto della mutua europea
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Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti lo statuto della mutua europea (2012/2039(INL))
P7_TA(2013)0094A7-0018/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 225 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la proposta della Commissione di regolamento del Consiglio recante statuto della mutua europea (COM(1991)0273) e la proposta modificata (COM(1993)0252),

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 settembre 2005 sull'esito dello screening delle proposte legislative pendenti dinnanzi al legislatore (COM(2005)0462),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 aprile 2011 intitolata «L'Atto per il mercato unico – Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia – Insieme per una nuova crescita» (COM(2011)0206),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 ottobre 2011 intitolata «Iniziativa per l'imprenditoria sociale – Costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell'economia e dell'innovazione sociale» (COM(2011)0682),

–  vista la propria risoluzione del 16 maggio 2006 sull'esito dello screening delle proposte legislative pendenti dinanzi al legislatore(1),

–  vista la propria risoluzione del 4 luglio 2006 sui recenti sviluppi e le prospettive in materia di diritto societario(2),

–  vista la propria risoluzione del 19 febbraio 2009 sull'economia sociale(3),

–  vista la propria risoluzione del 23 novembre 2010 sugli aspetti relativi al diritto civile, al diritto commerciale, al diritto di famiglia e al diritto internazionale privato del Piano d'azione per l'attuazione del programma di Stoccolma(4),

–  vista la propria dichiarazione del 10 marzo 2011 sull'istituzione di statuti europei per le mutue, le associazioni e le fondazioni(5),

–  vista la propria risoluzione del 14 giugno 2012 sul futuro del diritto societario europeo(6),

–  vista la valutazione del valore aggiunto europeo sullo statuto della mutua europea, presentata dall'Unità valore aggiunto europeo alla commissione giuridica il 21 gennaio 2013(7),

–  visti gli articoli 42 e 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0018/2013),

A.  considerando che nel marzo 2006 la Commissione ha ritirato il suo progetto di proposta di regolamento recante statuto della mutua europea;

B.  considerando che nel 2003 è stato adottato un regolamento relativo allo statuto della Società cooperativa europea (SCE)(8) e che l'8 febbraio 2012 la Commissione ha presentato una proposta di regolamento del Consiglio sullo statuto della fondazione europea (FE);

C.  considerando che lo studio commissionato nel 2011 dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento ha illustrato con chiarezza le implicazioni sociali, politiche ed economiche di un intervento dell'Unione nel settore delle mutue;

D.  considerando che negli ultimi anni il Parlamento ha approvato varie risoluzioni che chiedevano l'adozione di un regolamento sullo statuto della mutua europea; considerando che è spiacevole che la Commissione, avendo ritirato nel 2006 la sua proposta di statuto della mutua europea, non abbia presentato nuove proposte per offrire alle mutue uno strumento giuridico idoneo a facilitare le loro attività transfrontaliere;

E.  considerando che la Commissione si è impegnata a riesaminare alcune delle precedenti proposte sullo statuto della mutua europea e a riconsiderare la necessità di un intervento legislativo in vista di una valutazione d'impatto globale; che il Parlamento guarda con favore allo studio commissionato in tale contesto dalla Commissione sulla situazione attuale e le prospettive delle mutue nell'Unione, il quale analizza le difficoltà che le mutue devono affrontare per l'assenza di un quadro giuridico in taluni Stati membri e per i problemi che la creazione di nuove mutue comporta a causa dei requisiti patrimoniali e della mancanza di soluzioni per l'istituzione di gruppi; che la Commissione dovrebbe proporre soluzioni adeguate per questi problemi, tra cui uno statuto, per un migliore riconoscimento del contributo che le mutue danno all'economia sociale;

F.  considerando che la Commissione ha giustamente riconosciuto la necessità di uno statuto ed è impegnata a creare una legislazione migliore per le organizzazioni dell’economia sociale (tra cui le mutue), sottolineando che le mutue devono poter operare a livello transfrontaliero contribuendo così allo sforzo europeo volto a «stimolare la crescita e rafforzare la fiducia» nello Spazio economico europeo(9);

G.  considerando che è perciò auspicabile che questo statuto europeo sia ambizioso e innovativo, al fine di proteggere i lavoratori e le loro famiglie quando si spostano all'interno dell'Unione;

H.  considerando che le mutue sono gruppi volontari di persone fisiche o giuridiche il cui scopo è rispondere alle esigenze dei soci piuttosto che ottenere una remunerazione dell'investimento; considerando che esse operano secondo i principi dell'adesione volontaria e aperta e della solidarietà tra i soci e sono gestite secondo principi democratici (come il principio di un voto per socio per le mutue costituite di persone fisiche), contribuendo così a una gestione responsabile e sostenibile;

I.  considerando che, data la loro diversità, le società mutue presentano in Europa un quadro molto vario per quanto riguarda i servizi che forniscono o le dimensioni, le finalità o l'impatto geografico;

J.  considerando che in Europa esistono due tipi principali di mutue, ovvero le società «mutualistiche» (o di «previdenza sanitaria») e le società di «mutua assicurazione»; considerando che le società «mutualistiche» offrono una copertura previdenziale supplementare o complementare rispetto ai regimi di protezione sociale previsti dalla legge oppure integrata in essi; che le società di «mutua assicurazione» possono coprire tutti i tipi di rischio immobiliare e di rischio vita, e che in alcuni Stati membri le mutue possono fornire servizi anche in altri campi, come gli alloggi o il credito;

K.  considerando che, malgrado la loro diversità, le mutue organizzano servizi e prestazioni nell'interesse dei loro soci su base solidaristica e mediante finanziamenti collettivi; che esse si danno un'organizzazione democratica e utilizzano il surplus delle loro attività a beneficio dei soci;

L.  considerando che l'Unione, con l'obiettivo di garantire pari condizioni di concorrenza e di contribuire al proprio sviluppo economico, dovrebbe fornire alle mutue – che sono una forma di organizzazione riconosciuta nella maggior parte degli Stati membri – strumenti giuridici adeguati atti ad agevolare lo sviluppo delle loro attività transfrontaliere e a consentire loro di godere dei benefici del mercato interno;

M.  considerando che le mutue svolgono un ruolo importante nell’economia dell’Unione, fornendo assistenza sanitaria, servizi sociali e servizi assicurativi a costi accessibili a oltre 160 milioni di cittadini europei; che esse rappresentano oltre 180 miliardi di euro in premi assicurativi e danno lavoro a oltre 350.000 persone nell’Unione;

N.  considerando che le mutue facilitano l'accesso all'assistenza e l'inclusione sociale e partecipano pienamente alla prestazione di servizi d'interesse generale nell'Unione;

O.  considerando che nel 2010 circa 12,3 milioni di cittadini europei, pari al 2,5% della popolazione attiva dell’Unione, lavoravano in uno Stato membro diverso dal proprio;

P.  considerando che in alcuni Stati membri alle casse di assicurazione sanitaria istituite per legge è fatto divieto di operare come imprese del settore privato;

Q.  considerando che le mutue rappresentano il 25% del mercato assicurativo e il 70% del numero complessivo delle imprese del settore; che le mutue non possono continuare a essere ignorate dal mercato unico(10) e dovrebbero essere dotate di uno statuto europeo per essere in condizioni di parità con altre forme d'impresa nell'Unione; considerando che la diversità delle forme d'imprenditorialità è un valore che dovrebbe essere pienamente riconosciuto e incoraggiato;

R.  considerando che le mutue svolgono o dovrebbero svolgere un ruolo importante nelle economie degli Stati membri, dal momento che contribuiscono all'obiettivo strategico dell'Unione – confermato dalle tendenze demografiche – di assicurare una crescita inclusiva che garantisca a tutti l'accesso alle risorse di base e ai diritti e ai servizi sociali, nonché a un'assistenza sanitaria e di lungo periodo adeguata, sulla base della solidarietà, dell'accessibilità dei costi , della non discriminazione e della non esclusione, con la garanzia che il bisogno di maggiore assistenza proprio degli anziani non li porti alla povertà e alla dipendenza economica;

S.  considerando che le mutue sono particolarmente attive nell'ambito della sanità, dell'assistenza di lungo periodo, delle pensioni e dei servizi sociali anche per far fronte alle esigenze di una popolazione che invecchia; che il coinvolgimento delle mutue quali attori di primo piano è essenziale per la sostenibilità futura della protezione sociale, dato che l'invecchiamento della popolazione crea attualmente grandi problemi in Europa, mettendo particolarmente alla prova gli equilibri di bilancio nazionali e rischiando di mettere sotto pressione la spesa pubblica destinata alla protezione sociale; e che le mutue, se possono svolgere un ruolo importante proponendo regimi pensionistici socialmente responsabili nel settore privato, non possono però sostituire un forte primo pilastro del sistema pensionistico;

T.  considerando che il settore privato è chiamato a contribuire all'individuazione di soluzioni alle sfide della riforma dei sistemi di welfare e dell'economia sociale dell'Unione; che, più specificamente, le mutue hanno un ruolo naturale da svolgere come soggetti coinvolti nella realizzazione di questo obiettivo;

U.  considerando che le mutue, con i loro valori fondamentali di solidarietà, governance democratica e assenza di azionisti, operano per il bene dei loro soci e quindi, per loro stessa natura, in maniera socialmente responsabile;

V.  considerando che i valori delle mutue corrispondono ai principi fondamentali del modello sociale europeo; che, oltre ad essere basate su valori di solidarietà, le mutue sono operatori importanti nell'economia sociale di mercato dell'Unione e meriterebbero maggiore riconoscimento, in particolare attraverso l'istituzione di uno statuto europeo;

W.  considerando che l'aumento della spesa per l'assistenza sanitaria e le pensioni potrebbe avere conseguenze gravi per la perennità e la copertura degli attuali sistemi di protezione sociale; che le mutue promuovono valori fondamentali dello Stato sociale come la solidarietà, la non discriminazione, la parità di accesso e l'alta qualità dei servizi sociali nel settore privato; che il rafforzamento del contributo delle mutue all'economia sociale di mercato europea non dovrebbe aver luogo a spese dell'azione degli Stati membri in materia di protezione sociale; che comunque la protezione sociale volontaria non deve sostituire la sicurezza sociale prevista per legge; che dovrebbe essere rispettata la diversità dei sistemi di protezione sociale, alcuni dei quali sono sostenuti interamente dallo Stato, altri dalle mutue e altri ancora in modo condiviso tra Stato e mutue; che lo statuto della mutua europea è essenziale, ma non deve servire a sopperire alle carenze degli Stati membri in materia di protezione sociale;

X.  considerando auspicabile che aderire a una mutua sia reso più facile per tutti i lavoratori, in particolare per quelli delle piccole imprese, e che essi siano incoraggiati a farlo;

Y.  considerando auspicabile che in tal caso l'adesione di un lavoratore a un regime mutualistico sia incoraggiata mediante esenzioni dagli oneri sociali o sgravi fiscali;

Z.  considerando che le mutue, alla luce dei difficili problemi che i governi si trovano ad affrontare in materia di protezione sociale, potrebbero contribuire a fornire una rete di sicurezza a costi accettabili per i soggetti a rischio; che le mutue offrono opportunità supplementari a costi accessibili per i cittadini dell'Unione;

AA.  considerando che talune mutue hanno una fortissima componente di volontariato e che tale etica volontaristica dev'essere preservata e favorita;

AB.  considerando che in alcuni Stati membri, oltre ai servizi di assicurazione, le mutue offrono ai soci servizi di credito a basso interesse o a interesse zero;

AC.  considerando che il valore aggiunto delle società mutue rispetto ai loro concorrenti commerciali sarà ancora più forte a livello di Unione, tenendo conto del loro peso economico e dell'effetto positivo del fatto di poter operare in tutta l'Unione;

AD.  considerando che l'economia sociale – e in particolare le mutue – unendo redditività e solidarietà svolge un ruolo essenziale nell'economia dell'Unione, creando posti di lavoro di qualità e occupazione locale, rafforzando la coesione sociale, economica e regionale, generando capitale sociale e promuovendo la cittadinanza attiva, un benessere sociale basato sulla solidarietà e un tipo di economia che rispetta i valori democratici, mette al primo posto l'essere umano e supporta lo sviluppo sostenibile e l'innovazione sociale, ambientale e tecnologica;

AE.  considerando che le mutue hanno un ruolo da svolgere in queste sfide accanto al settore privato e che a tal fine devono poter competere in condizioni di parità con altre forme d'impresa nell'Unione; che gli statuti europei già esistenti, come quello della Società cooperativa europea (SCE) o della Società europea (SE), non sono adatti per le mutue a causa delle differenze nei loro modelli di governance;

AF.  considerando che questa lacuna della legislazione dell'Unione è deplorevole, visto che le mutue non sono specificatamente menzionate nei trattati e che il rispetto dei loro modelli d'impresa non è contemplato da alcuna disposizione del diritto derivato, il quale fa riferimento solo alle imprese pubbliche e private, recando in tal modo pregiudizio allo status delle mutue, al loro sviluppo e alla creazione di gruppi transfrontalieri;

AG.  considerando che lo statuto europeo della mutua è essenziale per conseguire una migliore integrazione nel mercato unico, per accrescere la consapevolezza delle qualità specifiche delle mutue e per consentire loro di contribuire maggiormente alla realizzazione degli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di crescita e occupazione; considerando che uno statuto europeo faciliterebbe altresì la mobilità dei cittadini europei, in quanto consentirebbe alle mutue di fornire servizi in vari Stati membri e di creare così maggiore continuità e coerenza nel mercato unico;

AH.  considerando che lo statuto europeo della mutua offrirebbe un modo per promuovere il modello mutualistico in tutta l'Unione allargata, in particolare nei nuovi Stati membri, in alcuni dei quali tale modello non è contemplato dall'ordinamento giuridico; che un regolamento europeo, che sarebbe naturalmente applicabile in tutta l'Unione, avrebbe il duplice vantaggio di offrire a tali paesi uno statuto europeo di riferimento e di contribuire allo status e al profilo pubblico di questo tipo d'impresa;

AI.  considerando che lo statuto potrebbe offrire alle mutue l'opportunità di creare economie di scala, per mantenere la competitività nel futuro, e migliorerebbe il riconoscimento del valore delle mutue nel quadro dell'elaborazione delle politiche dell'Unione;

AJ.  considerando che le mutue sono organizzazioni solide e sostenibili che hanno resistito bene alla crisi finanziaria in tutte le economie e hanno contribuito a un mercato più resistente e diversificato, in particolare nel settore delle assicurazioni e della protezione sociale; che le mutue sono particolarmente attive nel campo dell'invecchiamento della popolazione e dei bisogni sociali, che il coinvolgimento delle mutue nel settore delle pensioni fornisce opportunità supplementari ai cittadini dell'Unione e che le mutue hanno un ruolo da svolgere nella salvaguardia del modello sociale europeo;

AK.  considerando che le mutue non hanno azioni ma sono possedute in comproprietà, e che i loro utili sono reinvestiti invece di essere distribuiti ai soci; che ciò le ha aiutate a resistere alla crisi meglio di altre entità del settore privato;

AL.  considerando che uno statuto europeo sarebbe uno strumento volontario supplementare rispetto alle vigenti norme nazionali applicabili alle mutue, e pertanto non toccherebbe gli statuti già esistenti, ma costituirebbe piuttosto un «28° regime» che renderebbe più facile alle mutue impegnarsi in attività transfrontaliere;

AM.  considerando che la Commissione dovrebbe tener conto delle caratteristiche specifiche delle mutue in modo da garantire parità di condizioni di concorrenza, allo scopo di evitare discriminazioni supplementari e di assicurare che ogni nuova norma legislativa sia proporzionata, oltre a garantire un mercato equo, competitivo e sostenibile;

AN.  considerando che la richiesta di diversificazione nel settore delle assicurazioni è in crescita, rafforzando il ruolo che le mutue possono svolgere, rispetto ai loro concorrenti che si basano sulla partecipazione azionaria, nel rendere l'insieme del settore più competitivo, meno esposto a rischi e meglio capace di reagire alle mutevoli circostanze finanziarie ed economiche;

AO.  considerando che le mutue sono soggette a una forte e crescente concorrenza, in particolare nel settore delle assicurazioni, e che alcune di esse stanno andando verso la demutualizzazione e la finanziarizzazione;

AP.  considerando che in almeno sei Stati membri dell'Unione e dello Spazio economico europeo non esiste la possibilità giuridica di creare un'organizzazione di tipo mutualistico; che ciò crea distorsioni del mercato; che uno statuto europeo potrebbe rimediare a questa situazione e indurre la creazione di mutue in tali Stati membri;

AQ.  considerando che le mutue non dispongono degli strumenti giuridici necessari a facilitare il loro sviluppo e le loro attività transfrontaliere in seno al mercato interno; che, essendo disponibili statuti europei per altre forme societarie, le mutue sono ancora in una situazione di svantaggio; che, in assenza di uno statuto europeo, le mutue sono spesso costrette ad avvalersi, per le loro attività transfrontaliere, di strumenti giuridici inadeguati, il che porta alla loro demutualizzazione;

AR.  considerando che le normative nazionali in materia di mutue variano considerevolmente in seno all'Unione e che lo statuto europeo potrebbe consentire la creazione di mutue transnazionali, rafforzando in tal modo il modello europeo di protezione sociale;

AS.  considerando che le mutue stesse dovrebbero diffondere l'idea della mutualità come loro valore centrale e convincere i futuri soci che la mutua è un'alternativa economicamente conveniente e sostenibile ai fornitori commerciali di servizi;

AT.  considerando che si deve evitare che le mutue, per restare competitive, prendano iniziative che fanno di loro delle fotocopie dei loro concorrenti commerciali, ad esempio introducendo una selezione dei rischi o criteri più severi per l'adesione, o anche emettendo azioni per aumentare i propri margini di solvibilità;

AU.  considerando che le mutue, specialmente quelle di medie dimensioni, potrebbero essere costrette a entrare a far parte di organizzazioni più grandi, ivi comprese società per azioni (mediante demutualizzazione), aumentando così la distanza tra l'organizzazione in questione e i suoi assicurati;

AV.  considerando che la mancanza di uno statuto continua a impedire la cooperazione e la fusione transfrontaliere delle mutue;

1.  alla luce dei risultati del recente studio sulla situazione delle mutue nell'Unione, e tenendo presente la chiara preferenza espressa a più riprese dal Parlamento europeo per uno statuto della mutua europea, chiede alla Commissione di presentargli in tempi brevi, seguendo le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato, sulla base dell'articolo 352 o, eventualmente, dell'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, una o più proposte atte a consentire alle mutue di operare su scala europea e transfrontaliera;

2.  constata che tali raccomandazioni rispettano i diritti fondamentali e il principio di sussidiarietà;

3.  ritiene che le incidenze finanziarie della proposta richiesta dovrebbero essere coperte mediante adeguati stanziamenti di bilancio;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione e le raccomandazioni particolareggiate figuranti in allegato alla Commissione e al Consiglio.

ALLEGATO

RACCOMANDAZIONI PARTICOLAREGGIATE CONCERNENTI IL CONTENUTO DELLA PROPOSTA RICHIESTA

Raccomandazioni riguardo allo statuto della mutua europea

Raccomandazione 1 (concernente gli obiettivi dello statuto della mutua europea)

Il Parlamento europeo ritiene che la diversità delle imprese dovrebbe essere chiaramente sancita nel trattato sul funzionamento dell'Unione europea e propone di includere le mutue nell'articolo 54 di tale trattato.

Il Parlamento europeo ritiene che occorra una combinazione di strategie e misure per instaurare parità di condizioni di concorrenza per le mutue, ivi compreso uno Statuto europeo, dando loro in pari misura la possibilità di aggiungere una dimensione europea alla loro organizzazione e alle loro attività e fornendo loro strumenti giuridici adeguati per facilitare le loro attività transfrontaliere e transnazionali. A tale riguardo, le mutue potrebbero operare in tutta l'Unione secondo la loro specifica governance.

Il Parlamento europeo ritiene che lo statuto della mutua europea creerà un sistema volontario, sotto forma di uno strumento opzionale che consentirà alle mutue di operare in diversi Stati membri e di essere introdotte anche in paesi in cui oggi le mutue non esistono, e pertanto chiede fermamente che la mutua europea sia considerata una forma giuridica europea di natura specificamente unionale.

Il Parlamento europeo ricorda al tempo stesso che ogni iniziativa legislativa lascerà immutate le diverse legislazioni nazionali vigenti e non potrà essere considerata come mirante a ravvicinare le leggi degli Stati membri applicabili alle mutue.

Il Parlamento europeo afferma che le finalità essenziali di un regolamento sullo statuto della mutua europea saranno le seguenti:

   rimuovere tutti gli ostacoli alla cooperazione transfrontaliera tra mutue, tenendo conto nel contempo delle loro specificità, che sono profondamente radicate nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali, e consentire alle mutue di operare liberamente nel mercato unico europeo, rafforzando in questo modo i principi del mercato unico stesso;
   consentire la costituzione di una mutua europea da parte di persone fisiche residenti in Stati membri diversi o di persone giuridiche costituite in base alla legislazione di Stati membri diversi;
   rendere possibile la costituzione di una mutua europea per fusione transfrontaliera di due o più mutue esistenti, data la non applicabilità alle mutue della direttiva sulle fusioni transfrontaliere(11);
   consentire la creazione di una mutua europea per conversione o trasformazione di una mutua nazionale nella nuova forma senza il suo preventivo scioglimento, se la società in questione ha la sede legale e la sede principale nel medesimo Stato membro;
   permettere la creazione di un gruppo mutualistico europeo e consentire alle mutue di godere dei vantaggi derivanti da un gruppo europeo di mutue, in particolare nel contesto della direttiva solvibilità II(12) per le mutue che offrono assicurazioni;

Raccomandazione 2 (concernente gli elementi dello statuto della mutua europea)

Il Parlamento europeo invita la Commissione a tener conto del fatto che la messa a disposizione di un siffatto regolamento facoltativo nella legislazione degli Stati membri dovrebbe comprendere le caratteristiche e i principi della governance delle mutue.

Il Parlamento europeo ricorda che una proposta di statuto della mutua europea deve tener conto delle particolari norme di funzionamento delle mutue, che sono diverse da quelle di altri operatori economici:

   le mutue forniscono una vasta gamma di servizi assicurativi, servizi di credito e altri servizi, nell'interesse dei loro soci, su base solidaristica e mediante finanziamento collettivo;
   in cambio di ciò, i soci versano un contributo o un equivalente, il cui ammontare può essere variabile;
   i soci non possono esercitare alcun diritto individuale sui beni della mutua.

Il Parlamento europeo ritiene che lo statuto dovrà stabilire condizioni precise e chiare per la creazione di una vera e propria nuova categoria di mutue europee, e considera essenziale, a questo proposito, tenere presenti i precedenti modelli di statuto di entità europee, per i quali la notevole flessibilità concessa agli Stati membri e la mancanza di valore aggiunto hanno fatto sì che non si riuscissero a creare le condizioni per il successo dell'utilizzazione di tale strumento europeo.

Il Parlamento europeo invita la Commissione a introdurre nella proposta di regolamento, basata sull'articolo 352 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le principali caratteristiche delle mutue in quanto società di persone, e cioè il principio di non discriminazione per quanto riguarda la selezione dei rischi e l'orientamento democratico dei soci, al fine di migliorare le condizioni sociali delle comunità locali e della società in generale in uno spirito di mutualità.

Il Parlamento europeo sottolinea l'importanza del principio di solidarietà nelle mutue, dove i clienti sono anche soci e pertanto condividono gli stessi interessi; ricorda il principio della proprietà comune del capitale e della sua indivisibilità; sottolinea l'importanza del principio di distribuzione disinteressata in caso di liquidazione, ossia il principio secondo il quale le attività dovrebbero essere distribuite ad altre mutue o a un organismo avente per scopo il sostegno e la promozione delle mutue.

Raccomandazione 3 (concernente la portata e l'ambito d'applicazione dello statuto della mutua europea)

Il Parlamento europeo mette in evidenza i seguenti aspetti riguardanti la portata e l'ambito d'applicazione del futuro regolamento sullo statuto europeo:

   il regolamento non dovrebbe incidere sui regimi di sicurezza sociale obbligatori e/o previsti dalla legge gestiti dalle mutue in taluni Stati membri, né sulla libertà degli Stati membri di decidere se, e in quali condizioni, affidare a mutue la gestione di tali regimi;
   in considerazione della natura specificamente unionale della mutua europea, il sistema di gestione adottato con lo statuto dovrebbe far salve le legislazioni degli Stati membri e non dovrebbe condizionare le scelte da fare per altri testi dell'Unione in materia di diritto societario;
   il regolamento non dovrebbe interessare altri settori del diritto, quali le norme sulla partecipazione dei lavoratori al processo decisionale, il diritto del lavoro, il diritto tributario, il diritto della concorrenza, il diritto della proprietà intellettuale o industriale o le norme in materia di insolvenza e sospensione dei pagamenti;
   poiché il quadro in cui le mutue operano differisce da uno Stato membro all'altro, il regolamento dovrebbe garantire alle mutue europee la possibilità di definire liberamente il proprio oggetto e di fornire ai soci un ampio spettro di servizi, tra cui l'assicurazione sociale e sanitaria e la concessione di crediti.

Raccomandazione 4 (concernente la governance delle mutue europee)

La mutua europea dovrebbe essere gestita in modo democratico e finanziata collettivamente per il bene dei soci. Lo statuto dovrebbe stabilire che i soci sono collettivamente proprietari dell'organizzazione mutualistica.

Lo statuto della mutua europea dovrebbe stabilire norme di governance e di gestione che prevedano un'assemblea generale (che potrà assumere la forma di riunione di tutti i soci o di riunione dei delegati dei soci), un organo di vigilanza e un organo di direzione o amministrativo, secondo la forma adottata con lo statuto.

All'assemblea generale, ciascun socio (persona fisica o giuridica) o delegato dovrebbe disporre in linea di principio di un ugual numero di voti.

Il membro o i membri dell'organo di direzione dovrebbero essere nominati e revocati dall'organo di vigilanza. Tuttavia, uno Stato membro potrà stabilire o consentire che lo statuto preveda la nomina del membro o dei membri dell'organo di direzione da parte dell'assemblea generale.

Nessuno dovrebbe poter esercitare simultaneamente la funzione di membro dell'organo di direzione e quella di membro dell'organo di vigilanza.

È opportuno monitorare attentamente l'effetto della direttiva solvibilità II sul governo societario delle organizzazioni mutualistiche.

(1) GU C 297 E del 7.12.2006, pag. 140.
(2) GU C 303 E del 13.12.2006, pag. 114.
(3) GU C 76 E del 25.3.2010, pag. 16.
(4) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 19.
(5) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 187.
(6) Testi approvati, P7_TA(2012)0259.
(7) http://www.europarl.europa.eu/committees/en/studiesdownload.html?languageDocument=EN&file=83593
(8) Regolamento (CE) n. 1435/2003 del Consiglio, del 22 luglio 2003, relativo allo statuto della Società cooperativa europea (SCE) (GU L 207 del 18.8.2003, pag. 1).
(9) Comunicazione della Commissione, del 13 aprile 2011, dal titolo: «L'Atto per il mercato unico - Dodici leve per stimolare la crescita e rafforzare la fiducia - »Insieme per una nuova crescita«» (COM(2011)0206).
(10) Cfr. COM(2011)0206, già citato.
(11) Direttiva 2005/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alle fusioni transfrontaliere delle società di capitali (GU L 310 del 25.11.2005, pag. 1).
(12) Direttiva 2009/138/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II) (GU L 335 del 17.12.2009, pag. 1).


Situazione in Egitto
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla situazione in Egitto (2013/2542(RSP))
P7_TA(2013)0095RC-B7-0095/2013

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto, in particolare quelle del 16 febbraio 2012 sugli ultimi sviluppi in Egitto«(1) e del 15 marzo 2012 sulla tratta di esseri umani nel Sinai(2),

–  viste le discussioni in Aula sull'Egitto e il Medio Oriente del 12 giugno 2012, del 4 luglio 2012 e del 12 dicembre 2012,

–  viste le dichiarazioni sull'Egitto rilasciate dall'alto rappresentante (VP/AR) Catherine Ashton e dal suo portavoce nel 2012, in particolare le dichiarazioni del 25 maggio 2012 sulle elezioni presidenziali in Egitto, del 1° giugno 2012 sulla revoca dello stato di emergenza in Egitto, del 15 giugno 2012 sulle sentenze della Corte costituzionale suprema dell'Egitto, del 20 giugno 2012 sulla situazione politica in Egitto, del 24 giugno 2012 sull'elezione di Mohammed Morsi quale presidente dell'Egitto, del 13 settembre 2012 sulla creazione di una nuova task force UE-Egitto, del 5 dicembre 2012 sulla necessità di un dialogo nazionale, del 25 dicembre 2012 sul referendum in Egitto e del 25 gennaio 2013 sulla strage di Port Said,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 27 febbraio 2012, del 25 giugno 2012, del 19 novembre 2012 e del 10 dicembre 2012 sull'Egitto, del 31 gennaio 2013 sul sostegno dell'UE a un cambiamento sostenibile delle società in fase di transizione e dell'8 febbraio 2013 sulla Primavera araba,

–  vista la relazione del 15 maggio 2012 sui progressi compiuti dall'Egitto, elaborata nel quadro del pacchetto relativo alla politica europea di vicinato (PEV),

–  viste la riunione della task force UE-Egitto del 13 e 14 novembre 2012 e le sue conclusioni,

–  vista la «dichiarazione del Cairo» rilasciata in occasione della seconda riunione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione europea e della Lega araba, svoltasi il 13 novembre 2012,

–  visto il regolamento (UE) n. 1099/2012 del Consiglio, del 26 novembre 2012, che modifica il regolamento (UE) n. 270/2011 concernente misure restrittive nei confronti di determinate persone, entità e organismi in considerazione della situazione in Egitto,

–  viste le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy in seguito ai suoi incontri con il Presidente egiziano Mohamed Morsi il 13 settembre 2012 e il 13 gennaio 2013,

–  visto il memorandum della Commissione dell'8 febbraio 2013 dal titolo «Risposta dell'UE alla Primavera araba: la situazione due anni dopo»,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e del VP/AR al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 15 maggio 2012, dal titolo «Realizzare una nuova politica europea di vicinato»,

–  visto l'accordo di associazione UE-Egitto del 2001 (entrato in vigore il 1° giugno 2004), quale rafforzato dal piano d'azione e dalla politica europea di vicinato adottati nel 2007,

–  viste le dichiarazioni dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, Navi Pillay, in particolare quella del 7 dicembre 2012 sulla violenza in Egitto e i gravi problemi relativi al progetto di Costituzione e quella del 29 gennaio 2013 sulla necessità di avviare un dialogo serio e di porre fine all'utilizzo eccessivo della forza,

–  vista la dichiarazione del 31 gennaio 2013 con cui il direttore esecutivo di UN Women, Michelle Bachelet, ha espresso profonda preoccupazione in merito alle crescenti violenze di cui sono vittime le donne nei luoghi pubblici in Egitto,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966, di cui l'Egitto è parte, e la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989, cui l'Egitto ha deciso di aderire,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Egitto è un partner fondamentale dell'Unione europea nel Mediterraneo meridionale; che gli sviluppi politici, economici e sociali in Egitto hanno implicazioni significative per l'intera regione e oltre;

B.  considerando che Mohammed Morsi ha vinto le elezioni presidenziali svoltesi tra maggio e giugno 2012 con il 51,7% dei voti, diventando il primo candidato islamista a essere eletto capo di Stato nel mondo arabo; che tali elezioni presidenziali libere ed eque hanno segnato un passo importante del processo di transizione democratica;

C.  considerando che il 14 giugno 2012 la Corte costituzionale suprema dell'Egitto ha dichiarato incostituzionali le elezioni parlamentari del 2012, ha stabilito l'illegittimità di un terzo dei vincitori e ha annullato la legge sull'esclusione politica;

D.  considerando che il 22 novembre 2012, ossia otto giorni dopo la conclusione della riunione della task-force UE-Egitto e un giorno dopo la conclusione dell'accordo mediato dall'Egitto per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, il Presidente Morsi ha promulgato una dichiarazione costituzionale che sottrae fra l'altro la presidenza al controllo giudiziario; che sebbene qualche giorno dopo il Presidente abbia annullato tale dichiarazione, le manifestazioni di protesta già in corso sono diventate sempre più massicce;

E.  considerando che le istituzioni giudiziarie e i giudici sono costantemente soggetti a pressioni, attacchi, intimidazioni e ingerenze da parte di vari attori e forze politiche in Egitto; che nel novembre 2012 la Corte costituzionale ha sospeso le sue attività in quanto la sua sede era stata posta sotto assedio dai sostenitori del Presidente e dai loro alleati; che l'allontanamento del procuratore generale nell'ottobre 2012 e la nomina del suo successore hanno suscitato forti critiche e proteste da parte di giudici, funzionari della magistratura e altre persone; che questa ingerenza nel potere giudiziario pregiudica la fiducia della popolazione egiziana nell'equità e nell'imparzialità del sistema giudiziario;

F.  considerando che il 30 novembre 2012 l'assemblea costituente ha adottato il progetto di Costituzione; che il progetto di costituzione è stato approvato mediante referendum il 15 e 22 dicembre 2012 con il 63,8% di voti favorevoli ma con un'affluenza di appena il 32,9%; che il processo costituzionale e l'adozione anticipata della nuova Costituzione invece di creare consenso hanno ulteriormente aggravato le divisioni interne alla società egiziana; che molte persone in Egitto e al di fuori del paese hanno espresso preoccupazione in merito a vari articoli della nuova Costituzione, in particolare per quanto riguarda lo status della Sharia nella legislazione nazionale, l'indipendenza del potere giudiziario e il ruolo dei tribunali militari, le libertà fondamentali e i diritti delle donne;

G.  considerando che in Egitto sono state annunciate nuove elezioni parlamentari, che si terranno alla fine di aprile 2013; che la commissione elettorale suprema dell'Egitto ha accettato che quattro organizzazioni non governative assistano alle elezioni, insieme all'Unione europea, alla Lega degli Stati arabi e all'Unione africana; che il 18 febbraio 2013 la Corte costituzionale suprema ha stabilito che diversi articoli della legge elettorale sono incostituzionali e ha chiesto al Consiglio della Shura di modificarli; che le forze di opposizione guidate dal Fronte di salvezza nazionale, per protesta contro la mancanza di garanzie giuridiche per lo svolgimento di elezioni libere ed eque, hanno annunciato l'intenzione di boicottare le prossime elezioni parlamentari; che il 7 marzo 2013 la commissione elettorale egiziana ha dichiarato la sospensione delle prossime elezioni parlamentari a seguito della decisione del tribunale amministrativo del Cairo di bloccare le elezioni poiché il Consiglio della Shura non ha sottoposto la legge elettorale al riesame finale della Corte costituzionale suprema dopo averla modificata;

H.  considerando che alla vigilia del secondo anniversario della rivoluzione del 25 gennaio e nelle settimane immediatamente successive decine di persone sono rimaste uccise in scontri violenti tra i manifestanti e le forze di polizia, innescati dall'illegalità dilagante registrata in Egitto, dal grave declino economico e dalle numerose sentenze capitali pronunciate contro i civili coinvolti nelle violenze esplose nel 2012 a Port Said dopo una partita di calcio, e che a seguito dei suddetti scontri il Presidente Morsi ha annunciato lo stato di emergenza in molte città egiziane e l'esercito ha dato l'allarme circa il rischio di un «collasso dello Stato»; che il 30 gennaio 2013 i leader dell'opposizione hanno rivolto al Presidente Morsi un appello congiunto a porre fine alle violenze contro i manifestanti, a formare un governo di unità nazionale e ad avviare un autentico dialogo nazionale, in quanto solo così sarà possibile superare le attuali divisioni e tensioni politiche e sociali; che il Presidente Morsi ha respinto l'appello a formare un governo di unità nazionale; che il 26 febbraio 2013 il Presidente Morsi ha dato avvio a un dialogo nazionale che è stato boicottato dalle principali forze di opposizione;

I.  considerando che 42 persone, tra cui due agenti di polizia, sono morte negli scontri scoppiati dopo che il 26 gennaio 2013 un tribunale aveva raccomandato di condannare a morte 21 residenti di Port Said per le uccisioni avvenute l'anno precedente in seguito a una partita di calcio; che il 9 marzo 2013 tale sentenza è stata confermata ed è stato emesso il verdetto contro i restanti 52 imputati; che, nella sua risoluzione del 16 febbraio 2012, il Parlamento europeo ha chiesto che venisse condotta un'indagine indipendente sui fatti che hanno causato la tragedia e che i responsabili fossero consegnati alla giustizia; che l'Unione europea si oppone al ricorso alla pena capitale in qualunque situazione e circostanza e ne ha sempre sollecitato l'abolizione in tutto il mondo a difesa della dignità umana;

J.  considerando che le crescenti tensioni politiche hanno ulteriormente aggravato la polarizzazione della società egiziana e stanno causando continue manifestazioni di protesta nelle strade e scontri violenti, come pure arresti arbitrari, intimidazioni, rapimenti e torture; che i casi di uso eccessivo della forza e della violenza, anche con esito mortale, nei confronti di manifestanti pacifici da parte della polizia, delle forze di sicurezza e di gruppi non identificati rimangono spesso impuniti; che la sicurezza e l'ordine pubblico dovrebbero essere mantenuti senza eccessi e nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

K.  considerando che l'opinione pubblica in Egitto ha criticato duramente le restrizioni imposte alla libertà di espressione; che il codice penale e la Costituzione recentemente adottata potrebbero seriamente limitare la libertà di espressione, su Internet e non solo; che le libertà civili e digitali sono elementi promotori dei diritti umani universali e dovrebbero essere costantemente tutelate; che le violenze fisiche e le vessazioni a danno dei giornalisti sono notevolmente aumentate; che sono stati avviati diversi procedimenti legali nei confronti dei mezzi di comunicazione dell'opposizione con l'accusa di aver insultato il Presidente; che proseguono i procedimenti penali contro i giornalisti, in particolare quelli facenti capo a mezzi di comunicazione dell'opposizione, e i comici, tra cui Gamal Fahmy, Bassem Youssef e Okasha Tawfiq; che sono state istruite 24 cause per insulto al Presidente; che il numero di casi di blasfemia è aumentato da quando il Presidente Morsi ha assunto le sue funzioni;

L.  considerando che il progetto di legge sulla protezione del diritto di manifestare pacificamente in luogo pubblico imporrebbe gravi restrizioni al diritto di riunirsi pacificamente in pubblico;

M.  considerando che le donne egiziane si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità nell'attuale periodo di transizione; che, secondo quanto riferito dalle organizzazioni per i diritti umani egiziane e internazionali, le donne manifestanti sono spesso sottoposte a violenze, aggressioni sessuali, test di verginità e ad altre forme di trattamento degradante da parte delle forze di sicurezza, e che gli attivisti per i diritti delle donne sono vittime di minacce e vessazioni; che la partecipazione politica delle donne registra un grave regresso; che il Consiglio nazionale della donna (NCW) e la società civile hanno espresso critiche per quanto riguarda il silenzio delle autorità, che non hanno condannato la violenza subita dalle donne, dando in tal modo un segnale sbagliato sul rispetto dei diritti della donna in Egitto;

N.  considerando che la società civile egiziana e le ONG internazionali sono soggette a pressioni crescenti e si scontrano con difficoltà sempre maggiori nell'operare in Egitto; che numerose bozze della nuova legge sulle associazioni civili e le fondazioni hanno sollevato preoccupazioni tra gli attivisti e le organizzazioni delle società civile in ragione delle gravi restrizioni imposte ai finanziamenti delle ONG, in particolare se provenienti dall'estero, delle possibilità di controllo intrusivo concesse alle autorità e delle limitazioni applicate a tutte le forme di attività e organizzazione sociale; che tali bozze limitano inoltre le missioni conoscitive e altre attività essenziali in tutto l'Egitto, impedendo in pratica alle organizzazioni della società civile di svolgere il proprio lavoro;

O.  considerando che l'Unione europea è il più importante partner economico dell'Egitto e la sua principale fonte di investimenti esteri e di cooperazione allo sviluppo; che la task force UE-Egitto, copresieduta dal VP/AR e dal ministro egiziano degli Affari esteri Kamel Amr, si è riunita al Cairo il 13 e 14 novembre 2012 e in tale occasione ha concordato un importante pacchetto di aiuti economici e politici destinato ad aiutare l'Egitto nella transizione in corso, per un totale di quasi 5 miliardi di EUR sotto forma di prestiti e sovvenzioni per il periodo 2012-2013; che l'assistenza finanziaria è in parte subordinata alla capacità dell'Egitto di concludere un accordo con il Fondo monetario internazionale (FMI), nonché di ottenere risultati positivi nell'ambito dei diritti umani, della democrazia e della governance economica; che il rispetto di tali impegni e l'accelerazione dei tempi per la concessione del sostegno dell'Unione europea sono di fondamentale importanza per l'Egitto;

P.  considerando che la task force ha sottolineato il suo impegno a favore della promozione e del rispetto dei diritti umani, inclusi i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere al fine di promuovere l'emancipazione femminile in tutti i settori, della libertà di espressione e di associazione e della libertà di religione e di credo, e ha condannato tutte le forme di incitamento all'odio religioso, all'intolleranza, all'ostilità e alla violenza;

Q.  considerando che il successo della politica europea di vicinato, nonché delle riforme nel campo dei diritti umani e in particolare dei diritti delle donne, dipenderà dalla partecipazione della società civile alla realizzazione delle necessarie politiche;

R.  considerando la gravità della situazione economica egiziana, con le riserve di valuta estera a un livello basso e la sterlina egiziana al suo livello più basso dal 2004; che il miglioramento economico del paese dipenderà dalla sua stabilità politica e sociale a lungo termine; che l'Egitto sta attraversando un periodo critico di transizione e sta affrontando notevoli sfide e difficoltà nel processo verso la democrazia; che questa transizione dovrebbe essere basata sui valori fondamentali della giustizia sociale, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dello Stato di diritto e del buon governo;

S.  considerando che la restituzione dei beni sottratti dal precedente regime, al di là della sua rilevanza economica, può contribuire a dare un senso di giustizia e di responsabilità al popolo egiziano e costituisce pertanto una questione politica di attualità e di grande importanza simbolica nelle relazioni tra l'Unione europea e l'Egitto; che dal marzo 2011 i beni posseduti nell'Unione europea da 19 persone responsabili di appropriazione indebita di fondi pubblici egiziani, incluso l'ex Presidente Mubarak, sono stati congelati; che il 26 novembre 2012 il Consiglio ha adottato un nuovo regolamento inteso a facilitare la restituzione dei fondi oggetto di appropriazione indebita; che la task force ha deciso di mettere a punto, entro tre mesi, una tabella di marcia che potrebbe includere la costituzione di un gruppo per il recupero dei beni, coordinato dal SEAE;

1.  esprime la sua solidarietà al popolo egiziano in questo periodo cruciale di transizione democratica nel paese; invita le autorità egiziane a garantire il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, compresi la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica, la libertà di stampa e dei mezzi di comunicazione, i diritti delle donne, la libertà di religione, di coscienza e di pensiero, la tutela delle minoranze e la lotta contro la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, e a garantire lo Stato di diritto, la separazione dei poteri, l'indipendenza della magistratura, la lotta contro l'impunità e il diritto a un processo equo, in quanto questi sono elementi essenziali di una società libera e democratica;

2.  esprime profonda preoccupazione per la crescente polarizzazione nella società egiziana e per i continui episodi di violenza; rammenta alle autorità pubbliche e alle forze di sicurezza egiziane il loro dovere di ripristinare e di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico nel paese; esorta tutti gli attori politici a dar prova di moderazione allo scopo di evitare ulteriori violenze nel migliore interesse del paese; chiede inoltre che vengano avviate indagini serie, imparziali e trasparenti sulle uccisioni, le torture, i trattamenti degradanti e le vessazioni nei confronti di manifestati pacifici, in particolare nei confronti delle donne, e che i responsabili siano consegnati alla giustizia; esorta le autorità ad agire in stretta conformità con le norme internazionali; deplora profondamente la perdita di numerose vite umane e il gran numero di feriti a seguito dei recenti scontri ed esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime;

3.  ribadisce la forte posizione di principio dell'Unione europea contro la pena di morte e chiede una moratoria totale sull'esecuzione di tutte le sentenze di condanna a morte pronunciate in Egitto; esorta l'Egitto a ratificare il secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, che mira all'abolizione della pena di morte; chiede la commutazione delle condanne a morte pronunciate il 26 gennaio 2013 nei confronti di 21 tifosi del club di calcio Al-Masry;

4.  prende atto della decisione della commissione elettorale dell'Egitto di annullare le prossime elezioni parlamentari e invita il governo egiziano a utilizzare questo periodo per instaurare un processo politico inclusivo, basato sul consenso e sulla titolarità condivisa, attraverso un vero e proprio dialogo nazionale con una partecipazione significativa di tutte le forze politiche democratiche; invita tutte le forze politiche in Egitto a collaborare in questa direzione; incoraggia l'Unione europea e i suoi Stati membri a continuare a sostenere e ad assistere le autorità, i partiti politici e la società civile dell'Egitto negli sforzi volti a raggiungere tale obiettivo; accoglie con favore l'invito rivolto dalle autorità egiziane all'Unione europea ad assistere alle prossime elezioni parlamentari, nonostante il loro annullamento; rinnova la sua offerta di inviare una missione di osservazione elettorale a tutti gli effetti;

5.  manifesta allarme per l'aumento della violenza contro le donne, in particolare contro le manifestanti e gli attivisti per i diritti delle donne, e per l'incapacità delle autorità di impedire e condannare tale violenza o di consegnare i responsabili alla giustizia; chiede al Presidente Morsi, nonché ai leader dei partiti al potere e all'opposizione, di esercitare una forte leadership politica per affrontare la violenza di genere, e di garantire che tutti i casi di violenza e molestie sessuali contro le donne siano oggetto di indagini effettive, consegnando i responsabili alla giustizia e garantendo che le vittime ricevano una riparazione adeguata; esorta il Presidente Morsi ad affrontare questo problema di violenza e discriminazione croniche contro le donne approvando la legislazione contro le molestie proposta dagli attivisti per i diritti delle donne; chiede alle autorità egiziane di condannare tutte le forme di violenza e di aggressione contro le donne; esorta il governo a promuovere e a sostenere la partecipazione politica delle donne invertendo l'attuale tendenza negativa in questo campo;

6.  invita le autorità egiziane a riformare le forze di polizia e di sicurezza e ad abolire tutte le leggi che permettono il ricorso illimitato alla violenza da parte delle forze di polizia e di sicurezza contro la popolazione civile; sottolinea la necessità di sviluppare, attraverso il dialogo e la consultazione con la società civile, un idoneo quadro giuridico che garantisca il diritto a manifestare e a riunirsi pacificamente in pubblico e permetta alle organizzazioni della società civile di operare senza indebiti vincoli e di beneficiare dell'assistenza straniera;

7.  esprime il suo pieno appoggio all'impegno dimostrato e al lavoro importante e di alto livello qualitativo svolto delle organizzazioni della società civile per promuovere la pace, la democrazia e i diritti umani, e chiede che si ponga immediatamente fine a qualsiasi forma di pressione, intimidazione e vessazione nei confronti dei sindacati, dei giornalisti e dei blogger;

8.  è preoccupato per la situazione del sistema giudiziario in Egitto; invita il governo egiziano e le forze politiche del paese a rispettare, sostenere e promuovere pienamente l'indipendenza e l'integrità delle istituzioni giudiziarie in Egitto; sottolinea la necessità di proseguire con la riforma del sistema di giustizia penale onde garantire un quadro normativo atto a combattere l'impunità e la tortura e a tutelare i diritti umani; incoraggia le autorità egiziane ad avviare un reale processo di giustizia di transizione, al fine di garantire l'assunzione di responsabilità in merito alle violazioni dei diritti umani commesse prima, durante e dopo la rivoluzione del 2011;

9.  esprime preoccupazione per le restrizioni imposte alla libertà di credo, coscienza e religione; accoglie con favore a tale riguardo l'istituzione, il 18 febbraio 2013, di un Consiglio delle Chiese egiziane, composto dalle cinque maggiori confessioni cristiane del paese, il cui mandato comprende la promozione del dialogo cristiano-musulmano; ritiene che occorra impegnarsi per fermare l'emigrazione cristiana dall'Egitto, che minaccia la sopravvivenza di una delle comunità più antiche del paese, oltre a danneggiare l'economia egiziana a causa dell'esodo di professionisti qualificati;

10.  invita le autorità egiziane a firmare e a ratificare lo Statuto di Roma che istituisce la Corte penale internazionale (CPI) dell'Aia e ad astenersi dall'invitare capi di Stato contro i quali la CPI abbia emesso mandati d'arresto;

11.  esprime il suo fermo sostegno alle riforme orientate verso la democrazia, lo Stato di diritto e la giustizia sociale in Egitto, secondo quanto auspicato dal popolo egiziano; rinnova il suo appello a considerare la possibilità di abolire lo stato di emergenza in tutto il paese; chiede che si cessi immediatamente il perseguimento penale di civili nei tribunali militari;

12.  ribadisce la propria costante preoccupazione in merito al fenomeno della tratta e del traffico di esseri umani e alla situazione dei migranti irregolari nel paese, in particolare nella regione del Sinai; chiede alle autorità egiziane di intensificare ulteriormente i loro sforzi per affrontare tali questioni, segnatamente attuando appieno la legislazione nazionale sui rifugiati e garantendo alle agenzie dell'ONU e alle organizzazioni per i diritti umani pieno accesso alle persone interessate nel Sinai;

13.  è profondamente preoccupato per il rapido deterioramento della situazione economica in Egitto e per il protrarsi dei negoziati su un accordo di prestito con l'FMI; si compiace dei rinnovati sforzi del governo per la prosecuzione di tali negoziati; incoraggia lo sviluppo della cooperazione economica tra l'UE e l'Egitto, con un dialogo bilaterale rafforzato sulla riforma economica, quale passo importante per creare la fiducia tra gli investitori;

14.  esorta il VP/AR e la Commissione a sviluppare il principio «more for more» (maggiori aiuti a fronte di un maggiore impegno), prestando una particolare attenzione alla società civile, ai diritti delle donne e ai diritti delle minoranze, in un modo più coerente e pratico e includendo condizioni e parametri di riferimento chiari qualora il governo egiziano si allontani dalle riforme democratiche e dal rispetto dei diritti umani e delle libertà, e quale elemento essenziale della politica europea di vicinato riveduta, nelle relazioni dell'Unione europea con il governo egiziano, senza avere ripercussioni negative sulle condizioni di vita della popolazione del paese;

15.  esorta il VP/AR a ricordare alle autorità egiziane e al Presidente Morsi i loro impegni relativi al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; invita l'UE a non concedere alcun sostegno finanziario alle autorità egiziane se non vengono realizzati progressi significativi per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e delle libertà, la governance democratica e lo Stato di diritto;

16.  esprime il suo pieno sostegno a una maggiore cooperazione UE-Egitto, nel quadro dell'accordo di associazione e dei suoi piani di azione, al proseguimento soddisfacente dei lavori della task force UE-Egitto, ai dialoghi periodici sui diritti umani, a una maggiore cooperazione commerciale, a una maggiore mobilità per i cittadini egiziani, in particolare gli studenti, verso l'UE, nonché alla negoziazione di un accordo di libero scambio approfondito e completo e la futura integrazione dei mercati;

17.  esorta l'Unione europea e i suoi Stati membri a compiere ulteriori sforzi significativi per facilitare la restituzione dei beni oggetto di appropriazione indebita sottratti dal precedente regime al popolo egiziano; chiede, a tale riguardo, che l'Unione europea istituisca un gruppo di investigatori, avvocati e procuratori provenienti dai suoi Stati membri e da altri paesi europei per prestare assistenza giuridica alle autorità egiziane in questo processo;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alle autorità egiziane.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0064.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0092.


Minacce nucleari e diritti umani nella Corea del Nord
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle minacce nucleari e i diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea (2013/2565(RSP))
P7_TA(2013)0096RC-B7-0132/2013

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC),

–  viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri del 18 febbraio 2013 sulla RPDC,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1718 (2006), 1874 (2009), 2087 (2013), 2094 (2013), 825 (1993), 1540 (2004), 1695 (2006) e 1887 (2009),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e tutti gli strumenti internazionali pertinenti in materia di diritti umani, tra cui il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici adottato e ratificato dalla RPDC,

–  vista la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti,

–  viste le pertinenti risoluzioni del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, segnatamente quella adottata all'unanimità il 19 marzo 2012 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea,

–  vista la relazione di Marzuki Darusman, relatore speciale dell'ONU sui diritti umani nella Repubblica popolare democratica di Corea, del 1 febbraio 2013,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Consiglio dell'Unione europea e il Consiglio di sicurezza dell'ONU hanno condannato il lancio effettuato dalla RPDC il 12 dicembre 2012, mediante ricorso alla tecnologia dei missili balistici, e il test nucleare condotto il 12 febbraio 2013, che è in palese violazione dei suoi obblighi internazionali nel quadro delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e costituisce una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regionali e internazionali;

B.  considerando che la proliferazione di armi nucleari, chimiche e biologiche e dei relativi vettori rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali; considerando che, nel 2003, la RPDC si è ritirata dal trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), che effettua test nucleari dal 2006 e ha dichiarato ufficialmente nel 2009 di aver sviluppato armi nucleari; considerando che la prosecuzione dei programmi illegali nucleari e balistici rappresenta una sfida al regime internazionale di non proliferazione nucleare e rischia di aggravare le tensioni regionali;

C.  considerando che ciò non favorisce l'asserito obiettivo della RPDC di migliorare la propria sicurezza; che il paese, con la sua economia incentrata sul settore militare, è ben lungi dal conseguire il suo obiettivo dichiarato di diventare una nazione forte e prospera e ha invece sempre più isolato e impoverito la propria popolazione attraverso la sua rincorsa alle armi di distruzione di massa e ai relativi vettori;

D.  considerando che la RPDC si è recentemente ritirata dal trattato di armistizio coreano con la Repubblica di Corea e ha tagliato la linea diretta tra Pyongyang e Seoul; considerando che la penisola coreana vive già da decenni tensioni e scontri militari; considerando che l'UE sostiene con forza l'idea di una penisola coreana denuclearizzata e ritiene che la ripresa dei colloqui a sei sia essenziale per la pace e la stabilità nella regione;

E.  considerando che il regime della RPDC non ha collaborato con l'ONU e ha respinto tutte le risoluzioni del Consiglio per i diritti umani e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite in materia di diritti umani nella Corea del Nord; che è venuto meno alla collaborazione con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel paese e ha respinto ogni assistenza da parte dal Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani;

F.  considerando che l'Unione europea è un difensore e promotore dei diritti umani e della democrazia nel mondo; considerando che la situazione dei diritti umani e la situazione umanitaria nella RPDC rimangono profondamente allarmanti; considerando che il governo della RPDC non consente opposizione politica, elezioni libere ed eque, libertà dei media, libertà religiosa, libertà di associazione, contrattazioni collettive o libertà di movimento;

G.  considerando che il sistema giudiziario è assoggettato allo Stato, la pena di morte è in vigore per una vasta gamma di crimini contro lo Stato e viene periodicamente estesa nell'ambito del codice penale, mentre i cittadini, compresi i bambini, sono costretti ad assistere alle esecuzioni pubbliche; considerando che sono attribuibili alle autorità statali della RPDC uccisioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie e sparizioni sistematiche, anche sotto forma di sequestri di cittadini stranieri, con più di 200 000 persone detenute in prigione e internate nei campi di «rieducazione»;

H.  considerando che la popolazione della RPDC è stata esposta a decenni di sottosviluppo, con un'assistenza sanitaria insufficiente ed elevati livelli di malnutrizione materna e infantile, in un contesto di isolamento politico ed economico, con frequenti calamità naturali e aumenti internazionali dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante; che gran parte della popolazione patisce la fame e dipende, in larga misura, dagli aiuti alimentari internazionali; che le gravi carenze alimentari e la carestia hanno implicazioni significative per un ampio spettro di diritti umani; che decine di migliaia di nordcoreani sono fuggiti in Cina, lasciando il loro paese a causa della fame e della repressione generalizzate;

Minacce nucleari

1.  condanna i test nucleari e le attività missilistiche condotte dalla RPDC e sollecita il paese ad astenersi da ulteriori azioni provocatorie sospendendo tutte le attività legate al suo programma di missili balistici e abbandonando, in modo completo e irreversibile, i programmi nucleari esistenti; invita la RPDC a ratificare senza indugio il trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari;

2.  condanna l'annuncio ufficiale diffuso dalla RPDC secondo cui il paese si riserva il diritto di effettuare un attacco nucleare preventivo; invita la RPDC a rispettare la Carta delle Nazioni Unite, la quale obbliga i suoi membri a non minacciare né a usare la forza contro qualsiasi altro Stato;

3.  deplora il fatto che la RPDC ha rotto l'accordo di non aggressione con la Repubblica di Corea, interrotto la linea diretta con Seoul e chiuso le frontiere comuni, allertando le truppe che combattono in prima linea a prepararsi a un possibile conflitto; si compiace dell'ulteriore rafforzamento delle sanzioni da parte del Consiglio e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la votazione del 7 marzo 2013 in seguito agli ultimi test nucleari condotti; invita la RPDC a scegliere un percorso più costruttivo, impegnandosi con la comunità internazionale ai fini della stabilità regionale e del miglioramento del benessere del popolo nordcoreano;

4.  esorta la RPDC a ripristinare i suoi impegni preesistenti riguardo a una moratoria sul lancio di missili e a tornare ad aderire al trattato di non proliferazione, che costituisce la pietra angolare del regime di non proliferazione nucleare e la base per la prosecuzione del disarmo nucleare e per l'utilizzo dell'energia nucleare per fini pacifici; sottolinea che occorre intensificare gli sforzi volti a rafforzare il trattato di non proliferazione delle armi nucleari; rammenta la dichiarazione finale della conferenza di revisione del trattato di non proliferazione delle armi nucleari del 2010, nella quale si esprime «profonda preoccupazione per le conseguenze catastrofiche di qualsiasi uso delle armi nucleari» e si ribadisce «la necessità che tutti gli Stati rispettino in ogni momento il diritto internazionale applicabile, compreso il diritto internazionale umanitario»;

5.  afferma il suo desiderio di una soluzione diplomatica e politica della questione nucleare della RPDC; ribadisce il suo sostegno a favore dei colloqui a sei e ne chiede la ripresa; esorta tutti i partecipanti dei colloqui a sei a intensificare i loro sforzi; invita la RPDC a impegnarsi nuovamente in maniera costruttiva con la comunità internazionale, e in particolare i membri dei colloqui a sei, al fine di operare per una pace e una sicurezza durature in una penisola coreana denuclearizzata e come miglior mezzo per assicurare un futuro più prospero e stabile per la RPDC;

6.  invita la Repubblica popolare cinese, membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU e principale alleato commerciale della RPDC, a esercitare la sua influenza sulla Corea del Nord per garantire che la situazione non si intensifichi ulteriormente, e prende atto del sostegno della Repubblica popolare cinese a favore della risoluzione 2094 (2013) del Consiglio di sicurezza dell'ONU; prende atto del consenso tra i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella loro reazione al test nucleare recentemente condotto dalla RPDC;

7.  sottolinea al riguardo la necessità di intensificare gli sforzi messi in atto a livello mondiale per il disarmo nucleare; chiede che siano adottate misure provvisorie e mirate a rafforzare la fiducia;

Diritti umani

8.  esprime profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione dei diritti umani nella RPDC, descritta dall'attuale relatore speciale delle Nazioni Unite per la Corea del Nord e dai suoi predecessori come una situazione a sé stante, a causa delle gravi, diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani che possono essere considerate crimini contro l'umanità; invita la RPDC a impegnarsi in un dialogo costruttivo sui diritti umani con l'Unione europea;

9.  invita il governo della RPDC ad adempiere agli obblighi ad essa incombenti in virtù degli strumenti sui diritti umani di cui è parte e a garantire che le organizzazioni umanitarie, gli osservatori indipendenti per i diritti umani e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC abbiano accesso al paese e beneficino della necessaria cooperazione;

10.  si compiace dell'istituzione di una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sulla RPDC, come proposto dall'Unione europea e dal Giappone;

11.  invita il governo a dichiarare una moratoria su tutte le esecuzioni, in vista di un'abolizione della pena di morte nel prossimo futuro; invita la RPDC a mettere fine alle uccisioni extragiudiziali e alle sparizioni forzate, a liberare i prigionieri politici e a permettere ai cittadini di viaggiare liberamente, tanto all'interno quanto all'esterno del paese; invita la RPDC a garantire la libertà di espressione e la libertà di stampa per i mezzi d'informazione nazionali e internazionali e a consentire ai cittadini un accesso a Internet non soggetto a censura;

12.  è particolarmente preoccupato per la gravità della situazione alimentare nel paese e il suo impatto sui diritti economici, sociali e culturali della popolazione; invita la Commissione a mantenere gli attuali programmi di aiuto umanitario e i canali di comunicazione con la RPDC e a garantire che gli aiuti giungano in sicurezza alle parti della popolazione cui sono destinati; invita le autorità della RPDC a garantire l'accesso di tutti i cittadini al cibo e agli aiuti umanitari in base alle necessità, conformemente ai principi umanitari;

o
o   o

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi della Repubblica popolare democratica di Corea, della Repubblica di Corea e della Repubblica popolare cinese, al relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella RPDC e al Segretario generale dell'ONU.


Relazioni UE-Cina
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle relazioni UE-Cina (2012/2137(INI))
P7_TA(2013)0097A7-0434/2012

Il Parlamento europeo,

–  vista l'instaurazione di relazioni diplomatiche tra l'Unione europea e la Cina nel maggio 1975,

–  visto il quadro giuridico generale per le relazioni con la Cina, segnatamente l'accordo di cooperazione commerciale ed economica tra la Comunità europea e la Repubblica popolare cinese(1), firmato nel maggio 1985, che riguarda i rapporti commerciali ed economici, nonché il programma di cooperazione UE-Cina,

–  visti i negoziati relativi ad un nuovo accordo di partenariato e cooperazione, in corso dal 2007,

–  visto il partenariato strategico UE-Cina, avviato nel 2003,

–  visti il dialogo politico strutturato UE-Cina, avviato formalmente nel 1994, e il dialogo strategico ad alto livello su temi strategici e di politica estera, avviato nel 2010,

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 24 ottobre 2006 dal titolo «UE-Cina: maggiori responsabilità nell'ambito di un partenariato più forte» (COM(2006)0631),

–  visto il documento programmatico della Commissione dal titolo «Un partenariato sempre più maturo – sfide e interessi comuni nell'ambito delle relazioni UE-Cina» (COM(2003)0533), adottato dal Consiglio europeo il 13 ottobre 2003,

–   visti gli orientamenti del Consiglio per la politica nei confronti dell'Asia orientale,

–  viste le conclusioni del Consiglio «Affari generali e relazioni esterne» dal titolo «Partenariato strategico UE-Cina» del Consiglio europeo dell'11 e 12 dicembre 2006,

–  visti il documento di strategia per la Cina 2007-2013 della Commissione, il programma pluriennale indicativo 2011-2013 e la revisione intermedia 2010 del documento di strategia, nonché la revisione del programma indicativo pluriennale 2011-2013,

–  visto il primo documento programmatico mai elaborato dalla Cina sull'Unione europea, pubblicato il 13 ottobre 2003,

–  visti il dialogo UE-Cina sui diritti umani avviato nel 1995 e in particolare le ultime due sessioni, vale a dire la 30ª, tenutasi a Pechino il 16 giugno 2011, e la 31ª, tenutasi a Bruxelles il 29 maggio 2012,

–  visti i quasi 60 dialoghi settoriali in corso tra la Cina e l'Unione riguardanti, fra l'altro, l'ambiente, la politica regionale, l'occupazione e gli affari sociali, nonché la società civile,

–  vista l'istituzione, nel febbraio 2012, del dialogo di alto livello UE-Cina «People to people», cui daranno capo tutte le iniziative congiunte UE-Cina in tale ambito,

–  visti l'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e la Cina, firmato nel 1998, entrato in vigore nel 2000(2) e rinnovato nel 2004 e nel 2009, l'accordo di partenariato scientifico e tecnologico firmato il 20 maggio 2009 e la dichiarazione congiunta CE-Cina dell'8 dicembre 2010 sulla cooperazione energetica,

–  visto l'accordo di cooperazione con la Cina relativo al programma di navigazione satellitare Galileo dell'Unione europea, firmato il 30 ottobre 2003,

–  visti il 15° vertice UE-Cina svoltosi a Bruxelles il 20 settembre 2012 e il relativo comunicato stampa congiunto conclusivo,

–  visti il partenariato UE-Cina sui cambiamenti climatici, concluso in occasione dell'Ottavo vertice UE-Cina nel settembre 2005, e la dichiarazione congiunta sui cambiamenti climatici rilasciata in occasione di tale vertice,

–  visti la dichiarazione congiunta UE-Cina sulla sicurezza energetica, resa a Bruxelles il 3 maggio 2012, nonché la Quinta riunione del dialogo energetico tra la CE e la Cina nel novembre 2011,

–  viste le tavole rotonde UE-Cina,

–  visti il XVIII Congresso nazionale del Partito comunista cinese, tenutosi dall'8 al 14 novembre 2012, e i cambiamenti di leadership in seno alla commissione permanente del Politburo decisi nell'ambito di tale congresso,

–  vista l'ultima riunione interparlamentare con la Cina, svoltasi a Bruxelles l'11 e il 12 luglio 2012,

–  viste le sue recenti risoluzioni sulla Cina, in particolare quella del 23 maggio 2012 dal titolo «L'UE e la Cina: uno squilibrio commerciale?»(3), del 2 febbraio 2012 sulla politica estera dell'UE nei confronti dei paesi BRIC e di altre potenze emergenti: obiettivi e strategie(4), e del 12 settembre 2012 sulla relazione annuale del Consiglio al Parlamento europeo sulla politica estera e di sicurezza comune (PESC)(5),

–  viste le sue risoluzioni del 7 settembre 2006 sulle relazioni UE-Cina(6) e del 5 febbraio 2009 sulle relazioni economiche e commerciali con la Cina(7),

–  viste le sue risoluzioni in materia di diritti umani del 21 gennaio 2010 sulle violazioni dei diritti umani in Cina, e in particolare sul caso di Liu Xiaobo(8), del 10 marzo 2011 sulla situazione e il patrimonio culturale a Kashgar (Regione autonoma uigura dello Sinkiang, Cina)(9), del 7 aprile 2011 sul caso di Ai Weiwei(10), del 5 luglio 2012 sullo scandalo degli aborti forzati in Cina(11), del 26 novembre 2009 sulla situazione in Cina: diritti delle minoranze e applicazione della pena di morte(12), del 16 dicembre 2010 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo e sulla politica dell'Unione europea in materia(13),

–  visto l'embargo sulle armi decretato dall'UE dopo la repressione di Tienanmen del giugno 1989, sostenuto dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 2 febbraio 2006 sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune(14),

–  vista la sua risoluzione del 7 luglio 2005 sulle relazioni tra l'Unione europea, la Cina e Taiwan e la sicurezza in Estremo Oriente(15),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Tibet e sulla situazione dei diritti umani in Cina, in particolare le sue risoluzioni del 25 novembre 2010 sul Tibet - Piani per l'introduzione del cinese quale principale lingua d'insegnamento(16), del 27 ottobre 2011 sul Tibet e in particolare sull'immolazione di suore e monaci(17), e del 14 giugno 2012 sulla situazione dei diritti umani in Tibet(18),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A7-0434/2012),

A.  considerando la grande importanza che riveste il partenariato strategico UE-Cina per entrambe le parti e che tale relazione è vitale per dare una risposta a problemi mondiali, quali la sicurezza globale e regionale, la crisi economica, la regolamentazione finanziaria e dei mercati a livello globale, la sicurezza energetica, le armi di distruzione di massa e la non proliferazione nucleare, il cambiamento climatico, lo sviluppo economico e sociale di un'economia di mercato, la promozione della democrazia e dei diritti umani e la lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo e alla pirateria, così come l'istituzione di un quadro inteso ad affrontare questioni di comune interesse fra l'UE e la Cina;

B.  considerando che un partenariato strategico presuppone un forte impegno per la responsabilità reciproca e un buon grado di fiducia e deve fondarsi su valori universali;

C.  considerando che le relazioni fra l'UE e la Cina si sono notevolmente intensificate a partire dalla firma dell'accordo di cooperazione UE-Cina, avvenuta nel 1985; che la Commissione ha adottato la sua strategia politica di fondo sulla Cina nel 2006 e che, in tale contesto, nel gennaio 2007 ha avviato i negoziati per un accordo globale di partenariato e cooperazione ai fini di un ulteriore miglioramento delle relazioni tra l'UE e la Cina, in particolare in materia di scambi commerciali e investimenti;

D.  considerando che la Cina sta attraversando attualmente una fase di transizione socioeconomica da un modello estensivo di economia dirigistica a un modello fondato su maggiori libertà economiche, il che a sua volta ha consentito a gran parte della popolazione cinese di migliorare il proprio tenore di vita;

E.  considerando, tuttavia, che non è stato compiuto un progresso analogo nel campo delle libertà politiche;

F.  considerando che i diritti umani sono complementari, universali, inalienabili, indivisibili e interdipendenti; che la Cina si preoccupa dei diritti economici e sociali (ad esempio, l'alimentazione, il vestiario, lo sviluppo economico) mentre l'UE adotta un approccio più ampio in materia di diritti umani, comprendendo e sottolineando in particolare i diritti civili e politici (ad esempio, la libertà di espressione, di culto, di associazione);

G.  considerando che gli attivisti cinesi per i diritti civili hanno riferito in merito alla perdita della propria libertà al momento della loro scomparsa per diversi mesi in stato di fermo di polizia, in assenza di un mandato d'arresto o di un capo d'accusa e senza alcun contatto con le loro famiglie né assistenza legale;

H.  considerando che, nel 2007, il presidente Hu Jintao aveva già istruito i vertici della magistratura che i giudici dovrebbero sottostare a tre autorità: il partito, il popolo e la legge, nell'ordine indicato; che il ministero della Giustizia cinese ha stabilito, nel marzo del 2012, che tutti gli avvocati devono prestare giuramento di fedeltà al Partito comunista cinese per ottenere o rinnovare l'autorizzazione all'esercizio della professione;

I.  considerando che la sconcertante notizia diffusa a metà giugno del 2012 riguardo a una donna, Feng Jianmei, crudelmente costretta ad abortire una bambina al settimo mese di gestazione, ha alimentato il dibattito sull'abolizione della politica ufficiale del figlio unico;

J.  considerando che, nonostante i progressi conseguiti dal governo cinese nella promozione di alcuni diritti economici e sociali, l'esercizio del diritto di espressione, associazione, riunione, libertà di stampa e partecipazione alle associazioni sindacali è costantemente represso; che le organizzazioni per i diritti umani continuano a segnalare gravi violazioni di tali diritti da parte delle autorità cinesi, in particolare la condanna di noti dissidenti come il vincitore del Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, attualmente in stato di reclusione, le maggiori restrizioni in materia di libertà dei media e di Internet, l'inasprimento della sorveglianza e dei soprusi nei confronti di avvocati, difensori dei diritti umani e organizzazioni non governative, l'intensificazione dei controlli e delle vessazioni ai danni di cittadini uiguri e tibetani e sulle loro libertà, il numero crescente di sparizioni forzate e detenzioni arbitrarie, anche in centri di detenzione segreti e illegali noti come «prigioni nere»; che negli ultimi anni le politiche repressive contro le libertà fondamentali dei tibetani hanno dato il via a una preoccupante serie di autoimmolazioni;

K.  considerando che la Cina ha aderito al Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) ed è membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; che tale status comporta per la Cina particolari doveri per quanto attiene al rispetto dei suoi obblighi giuridici internazionali conformemente all'ICCPR e alla Carta delle Nazioni Unite;

L.  considerando che Hu Jia, vincitore del Premio Sacharov 2008, sono a tutt'oggi agli arresti domiciliari sotto stretta sorveglianza e con contatti limitati con l'esterno;

M.  considerando che lo Stato cinese riconosce soltanto cinque religioni, segnatamente il buddismo, il taoismo, l'islam e il cristianesimo (cattolicesimo e protestantesimo); che tutte le suddette religioni hanno organi di governo centralizzati con sede a Pechino e con funzionari fedeli al PCC; che il PCC ha messo al bando i gruppi religiosi non autorizzati come il Falun Gong dal 1999, nell'intento di debellare tali pratiche religiose; che, in conseguenza di tale messa al bando, le organizzazioni dei diritti umani hanno segnalato l'adozione di misure coercitive extragiudiziarie, come gli arresti arbitrari, i lavori forzati e la tortura fisica, a volte con conseguenze letali;

N.  considerando che la regione autonoma del Tibet e le altre zone autonome tibetane, nonché la regione autonoma uigura dello Sinkiang sono diventate territori sempre più importanti per le ambizioni cinesi di natura strategica, regionale, militare ed economica e sono pertanto considerate dall'attuale governo cinese aspetti fondamentali dell'integrità territoriale; che dal 2009 almeno novanta cittadini tibetani si sono autoimmolati nelle zone della Repubblica popolare cinese (RPC) a popolazione tibetana, tra cui la regione autonoma del Tibet e le zone autonome tibetane all'interno delle province di Gansu, Sichuan e Qinghai;

O.  considerando che, nonostante l'apertura dell'economia cinese abbia recato importanti benefici, quali un migliore accesso al mercato del lavoro e una riduzione della disoccupazione rurale, non tutti i segmenti della popolazione cinese hanno beneficiato in egual misura della crescita economica e stanno emergendo ampie disparità fra le aree urbane e rurali del paese;

P.  considerando che le diseguaglianze fra le popolazioni urbane e rurali in termini di reddito, accesso all'occupazione, previdenza sociale, sanità e istruzione costituiscono un problema enorme per la Cina riguardo alla politica di coesione;

Q.  considerando che la cooperazione fra l'UE e la Cina in ambito scientifico e tecnologico è una questione di interesse comune; considerando l'espansione di Internet in Cina, con ormai oltre 500 milioni di utenti, che dà vita a un'opinione pubblica online; considerando, tuttavia, che l'ambiente Internet del paese rimane alquanto restrittivo;

R.  considerando che l'Unione europea è la prima destinazione turistica mondiale; che, secondo le previsioni, da qui al 2020 100 milioni di cinesi viaggeranno per il mondo e che quindi è necessario sostenere le iniziative intese ad attrarre nuovi flussi turistici;

S.  considerando che nel mondo la Cina è il paese che emette la maggior quantità di diossido di carbonio e che i livelli delle emissioni continuano ad aumentare rapidamente; che nel 2010 le emissioni pro capite di CO2 della Cina hanno raggiunto le 6,8 tonnellate e che, secondo le previsioni, supereranno già nel 2017 le emissioni pro capite degli Stati Uniti;

T.  considerando che la Cina sta intensificando gli sforzi per quanto riguarda i sistemi di mercato per lo scambio di quote delle emissioni e sta portando avanti sette progetti pilota in materia con l'obiettivo di istituire un sistema nazionale per lo scambio di tali quote nel 2015;

U.  considerando che il XXI secolo vede il ritorno della Cina sulla scena mondiale in veste di potenza economica e commerciale, grazie alla rapida ascesa del suo potere economico e l'opaco potenziamento delle proprie forze armate;

V.  considerando che l'UE aderisce alla politica di una «unica Cina» nel contesto delle relazioni tra la Repubblica popolare cinese e Taiwan;

W.  considerando che il ruolo positivo della Repubblica popolare cinese nel sud-est asiatico in termini di regionalizzazione e dinamica dell'economia è sempre più offuscato dalle controversie territoriali nel Mar Cinese meridionale con il Vietnam, la Malaysia, l'Indonesia, il Brunei, le Filippine e Taiwan e, nel Mar Cinese orientale, con il Giappone e Taiwan, tutte zone ricche di risorse ittiche e di riserve petrolifere e gassifere;

X.  considerando che la Cina intrattiene strette relazioni con la Corea del Nord, quest'ultima fortemente dipendente dal punto di vista economico dalla prima e che l'afflusso di denaro e turisti dalla Cina è indispensabile per la sopravvivenza del regime di Pyongyang nel suo stato attuale;

Y. considerando che la Cina, nell'ambito dell'Organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO), collabora con la Russia, con quattro paesi dell'Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan) e con quattro paesi osservatori (India, Iran, Mongolia e Pakistan); che, come annunciato il 6 giugno 2012 in occasione del vertice SCO di Pechino, nel prossimo decennio è previsto un aumento degli investimenti cinesi in Asia centrale, che passeranno da 20 a 100 miliardi di dollari statunitensi;

Z.  considerando che l'intensificazione delle relazioni tra Pechino e Washington, unitamente al forte intreccio economico-finanziario tra i due paesi, costituisce una delle relazioni bilaterali più importanti al mondo; che l'Europa è il primo partner commerciale della Cina;

AA.  considerando che in nessun luogo al mondo la crescita esplosiva cinese è così visibile come in Africa e in America latina, come illustrato in particolare dall'impressionante aumento del volume bilaterale degli scambi commerciali cinesi in Africa che, tra il 2009 e il 2011, ha subito un'impennata dell'80%, raggiungendo i 166,3 miliardi di dollari statunitensi secondo i dati pubblicati dal ministero del Commercio cinese; che nel 2011 gli investimenti esteri diretti della Cina sono aumentati del 58,9%, attestandosi a 1,7 miliardi di dollari; che gli interessi cinesi in Africa sono evidenti nei grandi progetti di sviluppo, ad esempio in ambito ferroviario, stradale e previdenziale;

Cooperazione e partenariato strategico UE-Cina

1.  si unisce all'impegno, assunto pubblicamente dall'UE e dalla Cina, nel corso del dialogo strategico ad alto livello del 9 e 10 luglio 2012 a Pechino, di stabilire un buon esempio di cooperazione internazionale nel XXI secolo mediante il loro partenariato strategico fondato su interessi condivisi e comprensione reciproca; sostiene ed incoraggia i quasi sessanta dialoghi settoriali tra l'UE e la Cina, nella convinzione che un partenariato rinvigorito ed altamente sviluppato risulterà reciprocamente vantaggioso per l'UE e per la Cina; auspica, tuttavia, il rafforzamento di tali dialoghi nei settori dei diritti umani, dell'ambiente, della sicurezza e dell'energia, in particolare nell'ambito della lotta alla contraffazione, con riferimento al suo impatto sulla salute e sulla sicurezza pubbliche; incoraggia gli sforzi tesi a cercare attivamente sinergie tra il Dodicesimo piano quinquennale cinese e la strategia Europa 2020, allo scopo di approfondire la cooperazione pragmatica in vari settori; ritiene inoltre che occorre definire in maniera migliore il concetto di partenariato strategico; chiede che l'intensificazione delle relazioni commerciali ed economiche con la Cina sia accompagnata da notevoli progressi nel dialogo politico in materia di diritti umani e Stato di diritto;

2.  si attende che gli Stati membri dell'Unione europea conferiscano al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), e soprattutto alla sua delegazione a Pechino, un chiaro mandato per rafforzare il partenariato strategico UE-Cina, parlando al governo cinese con una sola voce, e li invita ad astenersi dall'intraprendere iniziative bilaterali di politica estera in grado di mettere a repentaglio gli sforzi compiuti dal SEAE; esorta l'UE a porre in essere una strategia di lungo termine nei confronti della Cina, assicurando il coordinamento operativo sia tra le istituzioni dell'Unione sia tra l'Unione e i suoi Stati membri; si attende che le autorità cinesi, a tutti i livelli politici, rafforzino il partenariato strategico UE-Cina tramite un'applicazione coerente e trasparente delle norme e degli accordi reciproci e internazionali;

3.  si compiace degli accordi raggiunti durante il XV vertice UE-Cina tenutosi a Bruxelles il 20 settembre 2012; chiede che tali accordi siano rapidamente resi operativi e attuati onde rafforzare le relazioni tra l'Unione e la Cina;

4.  accoglie con favore gli impegni assunti in occasione del XV vertice UE-Cina, in particolare per quanto concerne i negoziati su un accordo d'investimento e l'avvio di un dialogo regolare sulle questioni di difesa e sicurezza;

5.  è del parere che le relazioni tra l'Unione europea e la Cina, sia a livello economico e commerciale che a livello culturale e sociale, possano rappresentare uno dei principali fattori per lo sviluppo e il miglioramento di entrambe le società e pertanto considera tale cooperazione di vitale importanza per gli interessi di entrambe le parti;

6.   si compiace per l'avvio del dialogo di alto livello UE-Cina «People-to-People» e per i successi conseguiti nella sua prima fase; esprime soddisfazione per i progressi e i risultati dell'Anno del dialogo interculturale UE-Cina e prende atto dell'accordo raggiunto in occasione del XV vertice UE-Cina su una serie di azioni di follow-up in vari settori inerenti all'istruzione, alla cultura, al multilinguismo e alla gioventù;

7.  invita la Commissione, il Consiglio e le autorità cinesi competenti ad agevolare, in collaborazione con il Parlamento, i flussi turistici provenienti dalla Cina e diretti verso l'Unione europea, armonizzando e accelerando le procedure di rilascio dei visti per i cittadini cinesi, in particolare nell'ambito del turismo d'affari e congressuale;

8.  accoglie con favore l'appello di entrambe le parti, lanciato in occasione del XV vertice UE-Cina, per l'avvio, all'opportuno livello, di un dialogo UE-Cina a tutto campo su mobilità e migrazione e il loro impegno reciproco a continuare a esaminare modi per agevolare gli scambi fra i cittadini cinesi e i cittadini dell'Unione europea, tra cui la reciproca esenzione dal visto per i titolari di passaporti diplomatici;

9.  sottolinea che la Cina non è soltanto la seconda potenza economica del mondo e il maggiore esportatore nell'ambito dell'economia mondiale, ma è anche una potenza politica sempre più importante;

Situazione interna

10.  sottolinea che la Cina, negli ultimi decenni, ha compiuto importanti progressi sociali; evidenzia che un tale miglioramento della qualità della vita per un paese di vaste dimensioni in un lasso di tempo così breve è fenomeno unico nella storia; rileva che dal 1990 la crescita economica della Cina ha liberato dalla povertà oltre mezzo miliardo di persone;

11.  prende atto del Dodicesimo piano quinquennale (2011-2015) approvato nel marzo del 2012 dal Congresso nazionale del popolo, che è inteso a contrastare fermamente gli effetti collaterali negativi di un periodo ineguagliato di elevata crescita economica duratura, quali le gravi minacce ambientali, gli squilibri regionali, la crescita della sperequazione dei redditi e le continue proteste collettive imperniate su rimostranze di natura sociale, economica e giuridica;

12.  rileva l'importanza di individuare sinergie tra la strategia Europa 2020 e il Dodicesimo piano quinquennale cinese;

13.  plaude al successo della politica economica cinese, pur condividendo le critiche di studiosi e osservatori cinesi indipendenti, secondo cui il mantenimento di tale tendenza è gravemente minacciato da scandali di corruzione, dalla mancanza di trasparenza e dalla presenza di una «aristocrazia rossa», composta da familiari stretti dei leader del partito passati e presenti, che possiedono immensi patrimoni grazie ai loro agganci politici ed economici: una situazione critica messa a nudo di recente dalla vicenda di Bo Xilai;

14.  attende con interesse la rapida attuazione dei ripetuti inviti alla democratizzazione e alle riforme politiche in seno al PCC da parte della nuova leadership del partito; reputa che soltanto effettive riforme politiche intese a definire istituzioni inclusive, democratiche e responsabili che riflettano la diversità etnica, religiosa, politica e sociale della Cina, spianeranno la strada al raggiungimento di una crescita sostenibile e della stabilità, ponendo freno alla semi-indipendenza dei dispotici capipartito provinciali, distrettuali e locali, che con i loro abusi di potere arrecano seri danni alla reputazione della leadership nazionale cinese tanto all'interno quanto all'esterno, con particolare riferimento ai casi di corruzione endemici ed estremamente dispendiosi; ritiene che siffatti casi vadano affrontati con l'introduzione di meccanismi di rendicontabilità, come riconosciuto dal Presidente Hu Jintao durante il XVIII Congresso del PCC del novembre 2012;

15.  condivide e appoggia il categorico rifiuto, da parte degli avvocati cinesi, del giuramento obbligatorio di fedeltà al PCC, dal momento che ciò costituisce un attacco all'ordinamento giuridico che trascura palesemente le norme giuridiche internazionali, poiché qualsiasi avvocato dovrebbe prestare giuramento alla Costituzione e non a un partito o a un'organizzazione politica;

16.  rileva che, malgrado gli aborti forzati siano severamente proibiti in Cina, i funzionari della pianificazione famigliare continuano a costringere le donne a pratiche disumane come l'aborto o la sterilizzazione coatti; condanna la cosiddetta «tassa di mantenimento sociale», ammenda spesso esorbitante che i genitori devono pagare in caso di nascite che esulano dalla quota stabilita, com'è accaduto nella tragedia di Feng Jianmei; sottolinea che, secondo le statistiche ufficiali, nel 2011 sono state presentate 8°400 denunce di comportamento scorretto delle autorità preposte alla pianificazione familiare, da parte delle vittime interessate; sostiene incondizionatamente coloro che in Cina invocano la fine della politica del figlio unico, con le sue numerose lacune, in particolare alla luce delle tendenze demografiche della Cina, sottolineando al contempo le gravi conseguenze negative di tale politica sotto il profilo sociale e psicologico, come le disuguaglianze sociali, il peggioramento della situazione della parità di genere, un diffuso sentimento negativo verso la nascita di figlie femmine e lo squilibrio, tuttora in crescita, tra bambini e bambine, che crea dei «piccoli imperatori», disgregando la struttura familiare tradizionale e per di più riducendo l'afflusso di giovani sul mercato del lavoro; invita la leadership cinese a dare la massima precedenza al tentativo di trovare una soluzione a tale problema;

17.  prende in seria considerazione le vigorose proteste dei lavoratori dello stabilimento Foxconn e chiede che siano rispettati i loro diritti; condivide l'aspirazione a una retribuzione equa e a condizioni di lavoro dignitose;

18.  si compiace degli sforzi della Cina per istituire un sistema nazionale di scambio delle quote di emissione entro il 2015, che in futuro potrebbe essere integrato ad altri sistemi di scambio delle quote di emissioni (ETS) di CO2, in particolare l'ETS dell'UE; rileva, tuttavia, che la Cina non ha ancora un'economia di mercato matura e a pieno regime, che è chiaramente una chiara premessa per il corretto funzionamento di un sistema di scambio delle quote di emissioni;

19.  esorta il governo cinese a intensificare le misurazioni di sostanze inquinanti ed emissioni, al fine di compensare la mancanza di dati affidabili sulle emissioni di carbonio, a istituire una migliore infrastruttura giuridica e a potenziare lo sviluppo di capacità a livello amministrativo; si compiace, a tale riguardo, dell'accordo di finanziamento tra l'UE e la Cina del 20 settembre 2012, inteso a promuovere l'ambiente, la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e una riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra in Cina;

20.  prende atto della decisione del governatore di Hong Kong, a seguito di manifestazioni di massa e di un'opposizione generalizzata, di non forzare l'attuazione del controverso programma di studi «di istruzione nazionale»; invita le autorità di Pechino a rispettare pienamente il principio «un paese, due sistemi», conformemente all'accordo firmato prima del passaggio della ex colonia britannica alla Repubblica popolare cinese; accoglie con favore la massiccia affluenza alle urne nel corso delle recenti elezioni del Consiglio legislativo e si attende che sia introdotto quanto prima il suffragio universale per l'elezione di tutti i membri di tale assemblea;

Diritti umani e democrazia

21.  ammira e sostiene il coraggio e l'attivismo di quei cittadini cinesi che agiscono in modi socialmente responsabili per promuovere e difendere diritti sociali e umani universalmente riconosciuti e contestare nonché sanare i ben noti rischi sociali e/o atti criminali – quali la corruzione, l'abuso d'ufficio, i danni ambientali, le infezioni da AIDS, l'avvelenamento degli alimenti, le frodi nell'edilizia scolastica e gli espropri illegali di proprietà e di terreni – perpetrati sovente da vertici locali del partito; denuncia tutti gli episodi di ritorsione ufficiale contro questi cittadini cinesi; esorta la leadership cinese a incoraggiare la responsabilità civile in termini di rispetto dei diritti umani sociali e a riabilitare i difensori di tali diritti, ufficialmente perseguitati e puniti; ricorda alla leadership cinese di attenersi scrupolosamente al diritto nazionale e internazionale in materia di diritti umani;

22.  condivide decisamente le osservazioni critiche di avvocati e giuristi cinesi secondi i quali l'umiliante detenzione degli indagati per più di 15 giorni è in conflitto con il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), che la Cina ha firmato nell'ottobre 1998; esprime preoccupazione per la mancata disponibilità del governo cinese a ratificare il Patto internazionale sui diritti civili e politici, che è ancora pendente; deplora il fatto che, secondo il nuovo codice di procedura penale del 2013, la polizia e le autorità di sicurezza dello Stato possono addirittura trattenere un indagato per più di 14 mesi, senza fornirgli alcuna assistenza legale; condivide pienamente le critiche dei giuristi cinesi riguardo al fatto che la polizia mantiene tale facoltà non solo per trattenere gli indagati agli arresti domiciliari, ma anche per la loro detenzione in base alle norme in materia di «arresto in luogo stabilito»; sostiene tutte le iniziative dei giuristi cinesi a favore di una vera e propria riforma del codice di procedura penale della Repubblica popolare cinese;

23.  invita la Cina a rispettare norme sociali minime; sottolinea l'importanza del rispetto – e di una rapida attuazione – di tutte le regole dell'Organizzazione internazionale del lavoro, tra cui il diritto di formare liberamente sindacati indipendenti; plaude all'applicazione della legislazione sui contratti di lavoro e chiede di integrare il quadro legislativo tramite l'adozione di una normativa sulla contrattazione collettiva; esorta le autorità cinesi, nonché le imprese e gli investitori europei che operano in Cina, a rispettare le norme internazionali del lavoro per garantire una retribuzione e condizioni di lavoro dignitose e il rispetto dei diritti umani in Cina; è del parere che l'Unione europea non debba consentire l'accesso al mercato dei beni prodotti mediante il ricorso al lavoro minorile o presso stabilimenti che violano gravemente le norme internazionali del lavoro e i diritti umani, come i campi di lavoro per detenuti;

24.  reputa che gli squilibri commerciali tra l'UE e la Cina riflettano le loro differenze in termini di modelli sociali, economici e democratici; ritiene che l'assenza o lo scarso rispetto di taluni diritti in Cina vi contribuisca; sottolinea l'importanza di definire una strategia per il dialogo con la Cina, a cominciare dalle questioni relative al mercato dell'occupazione;

25.  esprime il timore che il numero dei detenuti giustiziati in virtù della legislazione cinese sulla pena capitale, come pure la convenienza del loro processo e successiva esecuzione, siano contrari allo spirito del diritto di ogni persona a un processo libero ed equo, in quanto la rapidità utilizzata dalle autorità cinesi può indurre a non riconoscere processi nulli e altri errori, il che porta all'esecuzione di innocenti; è del parere che l'applicazione della pena capitale all'interno di un sistema giudiziario opaco, privo di completa trasparenza e in cui i diritti dei detenuti non sono ancora del tutto consolidati, sia un grave errore; invita le autorità cinesi a riconsiderare la politica in materia di pena capitale;

26.  sottolinea che il partenariato strategico tra l'Unione europea e la Cina abbraccia anche la libertà degli organi di informazione su base reciproca, il che significa libertà di stampa per i media cinesi in Europa ma anche libertà di stampa per i media europei in Cina; si attende che tutte le istituzioni europee difendano fermamente questo principio basilare dei diritti umani nell'ambito dei loro contatti con i loro rispettivi partner cinesi;

27.  deplora il controllo e la censura che le autorità cinesi esercitano su Internet; rileva con preoccupazione che il governo cinese va intensificando la sorveglianza di Internet tramite una nuova legge che vieta ai cittadini di tradire i segreti di Stato, di ledere l'orgoglio nazionale, mettere a rischio l'unità etnica del paese o formulare inviti a «proteste illegali» o a «riunioni di massa»; rileva che di conseguenza non esiste praticamente più alcun limite alla censura o alla persecuzione; è preoccupato per la mancanza di garanzie previste dalla nuova legge, il che offre margini di ricorso abusivo alla stessa; sottolinea che i termini «proteste illegali» e «riunioni di massa» devono essere utilizzati soltanto laddove esista e sia in vigore una legge intesa a garantire proteste pacifiche e legittime; esorta il governo cinese ad autorizzare l'espressione di una pluralità di opinioni su Internet, sui media e, più in generale, nell'ambito della sfera pubblica; ricorda che il diritto alla libertà di espressione su Internet è stato riconosciuto recentemente dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite;

28.  esprime preoccupazione per l'entrata in vigore delle nuove disposizioni sul controllo di Internet, che legalizzano la chiusura dei blog, ma che prevedono anche pesanti sanzioni nei confronti dei blogger, dei giornalisti e degli avvocati che li difendono;

29.  sottolinea che in un paese che vanta oltre 500 milioni di utenti di Internet, le libertà digitali sono l'unica soluzione per realizzare un ciberspazio fiorente e sviluppato; invita le autorità cinesi a rendere sicuro e a proteggere l'enorme ciberspazio sviluppatosi nel paese e a concentrare gli sforzi sulla sua valorizzazione e non sulla censura e il controllo;

30.  prende atto dei significativi sforzi intrapresi dal governo cinese nel favorire lo sviluppo economico del Tibet e dello Sinkiang nonché dell'impatto di tali sforzi sulle comunità nomadi e sui mezzi di sussistenza tradizionali; esorta il governo cinese ad agire in maniera politicamente responsabile coinvolgendo in modo significativo i tibetani e gli uiguri nelle questioni legate alla governance, fra cui la gestione delle risorse e le priorità di sviluppo economico, e rispettando anziché indebolendo elementi culturali come la lingua e la religione; dichiara con fermezza che il governo cinese non otterrà una stabilità durevole in Tibet o nello Sinkiang o il rispetto reciproco tra cittadini cinesi, tibetani e uiguri mediante l'assimilazione forzata, la distruzione culturale o ricorrendo a metodi polizieschi e di sicurezza repressivi ma soltanto venendo incontro seriamente a tutte le rimostranze delle popolazioni autoctone, per dare vita a una responsabilità realmente condivisa per il benessere di entrambe le province autonome; esorta il governo cinese a revocare il divieto alla visita delle regioni in questione da parte di osservatori indipendenti;

31.  evidenzia che, malgrado la dura politica repressiva, si assiste in Cina a una rinascita delle religioni, comprovata dalla riapertura o dalla ricostruzione di innumerevoli luoghi di culto; esorta le autorità cinesi a revocare le politiche e le pratiche che limitano il diritto fondamentale dei cittadini alla libertà di culto e di credo;

32.  invita le autorità cinesi a conferire il riconoscimento ufficiale alle fiorenti chiese domestiche protestanti e alle chiese cattoliche clandestine, nonché a quelle di altre religioni; rammenta, a tale proposito, che il diritto internazionale umanitario riconosce la libertà di religione o di credo a prescindere dall'avvenuta registrazione e che tale registrazione non deve essere una condizione obbligatoria per la pratica religiosa; condanna fermamente tutti i tentativi delle autorità di privare tali chiese non ufficiali del loro fondamentale diritto alla libertà di culto, imponendo l'obbligo di operare sotto la sorveglianza di consigli di amministrazione a controllo statale, confiscandone i beni e persino ricorrendo ad arresti e a detenzioni nell'intento di ridurle al silenzio, interferendo in tal modo con la loro autonomia religiosa e limitandone gravemente le attività;

33.  condivide le osservazioni critiche dei giuristi cinesi, secondo cui le fondamentali lacune del codice giuridico cinese riguardo alla religione sono attribuibili alla Costituzione, in quanto il principio della «libertà di religione» di cui ai punti 1 e 2 dell'articolo 36 è in conflitto con il principio delle «restrizioni alla religione» contemplate ai punti 3 e 4 e non viene chiarito quale dei due prevalga; si unisce all'appello dei giuristi cinesi, che chiedono di attribuire alla libertà di religione il principio di preminenza nell'ambito della Costituzione;

34.  riconosce gli sforzi compiuti per quanto attiene al controllo e alla prudente applicazione della pena capitale in Cina, ma resta preoccupato per il fatto che il governo cinese continua a non divulgare dettagli sul numero dei detenuti giustiziati ogni anno, mantenendo il segreto di Stato sulle informazioni riguardanti la pena capitale; esorta inoltre le autorità cinesi a porre fine all'uso politicizzato della pena capitale e ad assicurare garanzie procedurali nell'ordinamento giuridico del paese, intese a garantire la tutela dei condannati a morte, compreso il diritto a un processo equo, in conformità delle norme internazionali;

35.  considera deprecabile, per quanto riguarda il dialogo UE-Cina sui diritti umani, la continua assenza di progressi sostanziali e il mancato conseguimento di risultati tangibili e visibili; ricorda che, per quanto riguarda l'adozione di una nuova strategia dell'UE in materia di diritti umani, nel giugno 2012 i ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno formalmente impegnato l'UE a sollevare con vigore le questioni relative ai diritti umani in tutte le forme appropriate di dialogo politico bilaterale, anche al massimo livello; invita il nuovo rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, il SEAE, il Consiglio e la Commissione a intensificare gli sforzi per imprimere nuovo slancio al processo e rendere tale dialogo più efficace e orientato ai risultati, anche attraverso riunioni preparatorie con le organizzazioni della società civile e le organizzazioni non governative internazionali e locali, in presenza delle autorità di entrambe le parti; è del parere che tale dialogo debba essere incluso nell'ambito di tutti i contatti con i funzionari di partner strategici come la Cina; sottolinea l'importanza di affrontare a fondo tutti i problemi relativi ai diritti umani e allo Stato di diritto in Cina e nell'Unione europea; è del parere che i vertici UE-Cina e i colloqui sui diritti umani debbano comprendere una serie di questioni trasparenti su cui dibattere e punti di riferimento concreti; esorta l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, a manifestare le proprie preoccupazioni per la violazione dei diritti umani in Cina e a riferire pubblicamente in merito a casi concreti e alle questioni al centro delle discussioni con i funzionari cinesi nell'ambito di tutti gli incontri; esorta i funzionari degli Stati membri dell'Unione a seguire gli stessi orientamenti in modo coerente e coordinato; invita le imprese dell'Unione che hanno attività in Cina a rispettare i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani ed esorta l'Unione e i suoi Stati membri a vigilare attentamente su tale osservanza;

Relazioni tra le due sponde dello Stretto

36.  ribadisce la politica dell'Unione di una «unica Cina»; plaude al moltiplicarsi dei contatti tra la Repubblica popolare cinese e Taiwan; sottolinea il miglioramento dei rapporti tra le due sponde dello Stretto, nonostante siano a tutt'oggi gravemente compromessi dai missili della Repubblica popolare cinese puntati su Taiwan e dall'isolamento internazionale in cui la Cina costringe Taiwan; è favorevole a un'efficace partecipazione di Taiwan in seno alle organizzazioni internazionali, come sancito dalla dichiarazione 9486/09 del Consiglio dell'8 maggio 2009;

37.  si compiace del grande interesse manifestato da milioni di cittadini cinesi in occasione delle elezioni presidenziali e legislative svoltesi a Taiwan il 14 gennaio 2012, che per la prima volta è stato possibile seguire in tempo reale su Internet;

38.  plaude ai forti rapporti economici che stanno fiorendo tra le due sponde dello Stretto, nonché alla nuova apertura da parte di Taiwan ai turisti cinesi e alla cooperazione culturale; ritiene che l'internazionalizzazione del commercio e degli investimenti sia il miglior garante della stabilità di Taiwan; esorta pertanto il governo taiwanese ad accompagnare gli investimenti nella Repubblica popolare cinese con investimenti altrove;

Situazione esterna

39.  esorta la Repubblica popolare cinese a utilizzare responsabilmente la sua posizione a livello globale, in particolare in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove detiene un seggio permanente e gode del diritto di veto; sottolinea, a tale proposito, la necessità che la Cina abbandoni la sua posizione di veto nei confronti delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite intese ad autorizzare un intervento in Siria per fermare la guerra civile e consentire al popolo siriano di prendere in mano il futuro del proprio paese, nell'ambito di un processo democratico e libero; sottolinea che la Cina dovrebbe altresì agire in maniera responsabile, che si confà al suo contributo mondiale, a livello di G20 per far fronte alla crisi finanziaria mondiale, conformandosi alle disposizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio e ottemperando a tutte le convenzioni e trattati internazionali di cui è parte contraente;

40.  esorta la Repubblica popolare cinese a impegnarsi inequivocabilmente al rispetto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale nel perseguimento dei suoi obiettivi all'estero;

41.  apprezza il fatto che tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Cina sia il principale fornitore di truppe di mantenimento della pace, grazie soprattutto alla sua marina militare in rapido ammodernamento; plaude, a tale proposito, alla cooperazione rafforzata con l'Unione europea nel contrasto della pirateria nel Golfo di Aden; invita la Cina, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a cooperare con la comunità internazionale sulle importanti questioni di sicurezza globale, come ad esempio la situazione in Siria e in Iran;

42.  riconosce la responsabilità della Cina di garantire la sicurezza dei propri cittadini e di assumere un ruolo di promotore di pace e stabilità nel mondo e si compiace della sua accresciuta partecipazione nell'ambito delle Nazioni Unite; chiede, tuttavia, alla Cina di dar prova di maggiore trasparenza e di intensificare la cooperazione con l'Unione europea e le Nazioni Unite su tali questioni, come pure di evitare l'isolamento nello sviluppo della sua politica estera;

43.  invita la Cina a rivedere la sua politica di «non ingerenza negli affari interni degli altri paesi» in caso di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale;

44.  si compiace del dialogo UE-Cina in materia di politica di difesa e di sicurezza, avviato nel luglio 2012; propone che tale dialogo venga esteso all'intera regione Asia-Pacifico;

45.  chiede alla Cina di fugare le crescenti inquietudini internazionali in merito alla mancanza di trasparenza del suo bilancio militare;

46.  sottolinea la rilevanza globale del Mar Cinese meridionale, attraverso il quale transita un terzo degli scambi commerciali mondiali; esprime inquietudine per la situazione di crescente tensione ed esorta pertanto con urgenza tutte le parti coinvolte ad astenersi da azioni militari e politiche unilaterali, ad abbassare i toni e a risolvere le loro contrastanti rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese meridionale mediante arbitrato internazionale ai sensi del diritto internazionale, con particolare riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, al fine di garantire la stabilità regionale;

47.  esprime viva preoccupazione per le crescenti tensioni tra Cina e Giappone; lancia un vibrante appello ai due paesi affinché combattano la percezione comune di reciproca inimicizia e considera deplorevole la loro incapacità di approfittare dell'occasione del quarantesimo anniversario della riapertura delle loro relazioni diplomatiche per avviare negoziati costruttivi;

48.  invita tutte le parti interessate (Cina, Giappone e Taiwan), visto il rilevante interesse dell'Unione europea per la sicurezza e la stabilità dell'Asia orientale, a dar prova di moderazione e a prendere provvedimenti per riportare la calma riguardo alla situazione delle isole contese; invita tutte le parti coinvolte a risolvere le controversie in modo pacifico in uno spirito di collaborazione e nel rispetto del diritto internazionale, con particolare riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, e a concordare misure di distensione in caso di incidenti imprevisti;

49.  prende atto della recente iniziativa di Taiwan destinata all'ottenimento di un consenso per un codice di condotta per il Mar Cinese orientale e all'istituzione di un meccanismo che consenta a tutte le parti di cooperare nello sfruttamento comune delle risorse naturali della regione, tra cui la capacità di generare elettricità da fonti energetiche rinnovabili;

50.  osserva il ruolo svolto dalla Cina nell'ambito della cooperazione tra le due parti nella penisola coreana e invita la Repubblica popolare cinese a impegnarsi più attivamente nella ricerca di una cooperazione rafforzata tra nord e sud;

51.  rileva che la sopravvivenza del regime dittatoriale e repressivo nordcoreano dipende fondamentalmente dalla Cina e se ne rammarica; si compiace del comportamento responsabile adottato dalla Cina il 15 aprile 2012, votando a favore della ferma condanna del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per il fallito lancio di un razzo da parte della Corea del Nord, considerato da molti come un tentativo di sperimentazione di missili balistici; auspica che la Cina continui ad assumersi la responsabilità della stabilità nella penisola coreana, della riapertura sollecita dei colloqui esapartiti sulla minaccia nucleare nordcoreana e, soprattutto, del radicale miglioramento delle condizioni di vita quotidiane dei cittadini nordcoreani, grazie agli incentivi cinesi;

52.  prende atto del ruolo di sempre maggior rilievo della Cina nella regione dell'Asia centrale, grazie ai progetti commerciali, economici ed energetici; è del parere che il paese possa assumere un ruolo centrale nello sviluppo dei paesi dell'Asia centrale e invita la Repubblica popolare cinese a promuovere il miglioramento delle relazioni tra gli Stati della regione, quale passo fondamentale verso la cooperazione regionale; rileva che i principali obiettivi della Cina nell'ambito dell'Organizzazione di cooperazione di Shanghai (SCO) consistono nel conseguimento della pace e della stabilità in Asia centrale attraverso un fronte comune di lotta ai cosiddetti «tre mali»: estremismo, separatismo e terrorismo; constata il grande interesse strategico ed economico della Cina nella regione, legato allo sfruttamento delle grandi riserve petrolifere e gassifere e al collegamento ferroviario e stradale tra l'Asia centrale e il litorale della Cina;

53.  si compiace dell'instaurazione di rapporti tra la Cina e l'Afghanistan e dei colloqui che avvengono per la prima volta nella storia ai massimi livelli; ritiene che la Cina possa svolgere un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dell'Afghanistan attraverso un approccio persuasivo (soft power) e sollecita lo sviluppo di una stretta cooperazione tra l'UE e la Cina sulla questione;

54.  rileva che la nuova strategia statunitense di rinnovata attenzione nei confronti dell'Asia viene percepita dalla leadership cinese come un tentativo degli Stati Uniti di contenere la rapida ascesa economica e politica della Cina; esorta la Cina e gli Stati Uniti ad evitare le tensioni e la corsa agli armamenti nel Pacifico; esorta la Cina a garantire la libertà di circolazione sui mari;

55.  ritiene che occorra prendere in seria considerazione l'impatto economico, sociale e ambientale dei crescenti investimenti della Cina nei paesi in via di sviluppo;

56.  rileva che la crescente presenza cinese in Africa ha contribuito allo sviluppo economico, con particolare attenzione ai progetti infrastrutturali; apprezza il fatto che la leadership cinese abbia preso atto delle forti critiche alla sua sbilanciata politica africana, incentrata unicamente sulle materie prime, nel corso del forum per la cooperazione sino-africana (FOCAC), tenutosi a Pechino il 20 luglio 2012, come rivela la sua attuale ed evidente promozione della diversificazione delle proprie attività sul continente; accoglie con favore l'impegno assunto nel corso di tale riunione del FOCAC dal capo di Stato e leader del partito Hu Jintao di concedere un prestito record di 20 miliardi di dollari statunitensi nel prossimo triennio a favore dei paesi africani, per lo sviluppo delle infrastrutture, dell'agricoltura, delle attività industriali e delle PMI; si compiace del sostegno espresso dalla Cina all'Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (EITI) e incoraggia le autorità cinesi a seguire la tendenza generale verso una maggiore trasparenza e ad assumersi maggiori impegni concreti in tale settore; invita l'Unione europea a mantenere alto il livello di attenzione circa l'impatto politico, economico, sociale e ambientale dei crescenti investimenti della Cina in Africa;

57.  esprime preoccupazione per il fatto che la crescente presenza cinese in Africa abbia provocato gravi tensioni sociali, pur compiacendosi del fatto che le imprese cinesi abbiano espresso la volontà di porre maggiore enfasi sulla responsabilità sociale nelle loro attività africane; esorta le autorità cinesi a fondare le loro politiche in Africa sui principi dei diritti umani e sulla loro osservanza, nonché sulla promozione dello sviluppo sostenibile e sulla sicurezza umana;

58.  prende atto della crescente partecipazione della Cina nello sfruttamento di risorse naturali dell'America latina, dal momento che le importazioni cinesi di risorse naturali sono cresciute di oltre il 50%;

59.  incoraggia la Cina, che si colloca al primo posto a livello mondiale in termini di emissioni di CO2, a rafforzare il suo ruolo propositivo e costruttivo nella promozione della cooperazione in seno alla comunità internazionale per far fronte al cambiamento climatico; accoglie con favore la presentazione di un Libro bianco da parte delle autorità cinesi, nel novembre 2011, in merito alle politiche adottate e alle azioni intraprese per fronteggiare il cambiamento climatico e ne chiede una rapida attuazione;

60.  osserva che i contatti interpersonali possono svolgere un ruolo decisivo nel promuovere una migliore comprensione reciproca tra la Cina e l'Unione europea, come pure tra la Cina e altri suoi partner, come gli Stati Uniti; accoglie con favore, a tale riguardo, i programmi intesi ad agevolare la mobilità tra la Cina e l'Unione europea;

61.  esorta la Cina di dare priorità assoluta al miglioramento della certezza del diritto per le imprese straniere sulla base dei principi di uguaglianza, reciprocità e responsabilità sociale delle imprese;

o
o   o

62.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, al SEAE, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi in via di adesione e candidati, al governo della Repubblica popolare cinese, al Congresso nazionale del popolo cinese nonché al governo e al Legislative Yuan (parlamento) taiwanese.

(1) GU L 250 del 19.9.1985, pag. 2.
(2) GU L 6 dell'11.1.2000, pag. 40.
(3) Testi approvati, P7_TA(2012)0218.
(4) Testi approvati, P7_TA(2012)0017.
(5) Testi approvati, P7_TA(2012)0334.
(6) GU C 305 E del 14.12.2006, pag. 219.
(7) GU C 67 E del 18.3.2010, pag. 132.
(8) GU C 305 E dell'11.11.10, pag. 9.
(9) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 185.
(10) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 137.
(11) Testi approvati, P7_TA(2012)0301.
(12) GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 80.
(13) GU C 169 E del 15.6.2012, pag. 81.
(14) GU C 288 E del 25.11.2006, pag. 59.
(15) GU C 157 E del 6.7.2006, pag. 471.
(16) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 118.
(17) Testi approvati, P7_TA(2011)0474.
(18) Testi approvati, P7_TA(2012)0257.


Partite truccate e corruzione nello sport
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulle partite truccate e la corruzione nello sport (2013/2567(RSP))
P7_TA(2013)0098RC-B7-0130/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione di Nicosia del 20 settembre 2012 sulla lotta contro le partite truccate,

–  vista la comunicazione della Commissione del 18 gennaio 2011 dal titolo «Sviluppare la dimensione europea dello sport» (COM(2011)0012),

–  vista la sua risoluzione del 2 febbraio 2012 sulla dimensione europea dello sport(1),

–  vista la sua risoluzione del 10 marzo 2009 sull'integrità del gioco d'azzardo online(2),

–  visto il Libro bianco sullo sport presentato dalla Commissione (COM(2007)0391),

–  vista la sua risoluzione del 14 aprile 2005 sulla lotta contro il doping nello sport(3),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo «La lotta contro la corruzione nell'UE» (COM(2011)0308),

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2011 sul gioco d'azzardo on line nel mercato interno(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 23 ottobre 2012 dal titolo «Verso un quadro normativo europeo approfondito relativo al gioco d'azzardo on-line» (COM(2012)0596),

–  visto il Libro verde della Commissione del 24 marzo 2011 sul gioco d'azzardo on-line nel mercato interno (COM(2011)0128),

–  vista la sua risoluzione del 15 settembre 2011 sugli sforzi dell'UE per lottare contro la corruzione(5),

–  vista l'azione preparatoria intitolata «Partenariato europeo per lo sport» e in particolare la raccolta di progetti incentrati sulla prevenzione degli episodi di manipolazione degli incontri sportivi attraverso l'offerta di formazione e informazioni ai soggetti interessati;

–  vista la raccomandazione di decisione del Consiglio che autorizza la Commissione europea a partecipare, per conto dell'Unione europea, ai negoziati per una convenzione internazionale del Consiglio d'Europa tesa a contrastare la manipolazione dei risultati sportivi (COM(2012)0655),

–  visto l'esito dello studio del marzo 2012 dal titolo «Incontri truccati nello sport», commissionato dalla Commissione,

–  vista la convenzione del Consiglio d'Europa del 16 novembre 1989 contro il doping,

–  vista la raccomandazione del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, del 28 settembre 2011, sulla promozione dell'integrità dello sport per contrastare la manipolazione dei risultati, in particolare le partite truccate,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la squadra investigativa comune di Europol, denominata in codice «Operazione Veto», ha portato alla luce negli ultimi anni numerosi casi di partite di calcio truccate, con 680 partite ritenute sospette in tutto il mondo, di cui 380 in Europa, e ha illustrato una vasta rete dedita alla manipolazione di incontri che ha colpito il cuore dello sport, con 425 persone sospettate e 50 arrestate;

B.  considerando che Europol ha dichiarato che tali dati sono soltanto «la punta dell'iceberg»;

C.  considerando che in numerosi Stati membri si sono verificati episodi di manipolazione di incontri e che tale fenomeno è fonte di serie preoccupazioni in virtù del suo legame con la criminalità organizzata, oltre a costituire un importante fattore di rischio per il settore dello sport praticamente in tutti gli Stati membri;

D.  considerando che la manipolazione di incontri è una forma di reato che produce entrate elevate, mentre le condanne sono lievi e i tassi di accertamento estremamente bassi, e che pertanto è utilizzata dalle organizzazioni criminali per le proprie attività illecite quali il riciclaggio di denaro e il traffico di esseri umani e stupefacenti;

E.  considerando che nello sport, rispetto alla manipolazione tradizionale di un incontro, può risultare più difficile accertare lo spot-fixing, un'attività illecita attraverso la quale viene truccato un aspetto specifico di un incontro sportivo, non necessariamente il risultato finale;

F.  considerando che le organizzazioni criminali operano su scala internazionale e che la loro ramificazione a livello mondiale è di un'entità tale che nessuna istituzione, nazione o organizzazione sarebbe, da sola, in grado di contrastare la combine di incontri;

G.  considerando che tutte le discipline sportive possono essere colpite e che è minacciata l'integrità dello sport;

H.  considerando che, a causa della natura globale di tali attività illecite, gli attuali meccanismi di controllo non sono in grado di individuare immediatamente gli incontri truccati;

I.  considerando che la trasparenza, la responsabilità e la democrazia - in altre parole, il buon governo - nelle organizzazioni sportive sono i presupposti affinché il movimento sportivo possa svolgere qualsiasi tipo di ruolo positivo nella lotta contro le partite truccate e la frode sportiva;

J.  considerando che molte organizzazioni sportive hanno già adottato misure in questo settore, come ad esempio lo sviluppo di codici di condotta e l'adozione di politiche di tolleranza zero;

K.  considerando che sono principalmente gli operatori fuori dall'UE a offrire scommesse su incontri truccati, rendendo così necessario un impegno internazionale nella lotta contro la manipolazione di incontri;

L.  considerando che secondo gli esperti sussiste una crescente preoccupazione circa le intenzioni dolose di alcuni individui che acquisiscono società di calcio per continuare a manipolare gli incontri e riciclare il denaro;

M.  considerando che le associazioni sindacali dei giocatori sottolineano il fatto che la manipolazione degli incontri rappresenta un problema anche in termini di ritardi nel pagamento degli ingaggi dei giocatori e della loro esposizione a intimidazioni e ricatti;

1.  chiede a tutti i principali soggetti interessati di assumersi ciascuno le proprie responsabilità e di sviluppare un approccio globale riunendo i propri sforzi per contrastare il fenomeno delle partite truccate nello sport;

2.  chiede alla Commissione di sviluppare un approccio coordinato per lottare contro le partite truccate e la criminalità organizzata, coordinando gli sforzi dei principali soggetti interessati in materia, come le organizzazioni sportive, la polizia nazionale, le autorità giudiziarie e gli operatori del gioco d'azzardo, e fornendo una piattaforma per la discussione e lo scambio di informazioni e delle migliori prassi;

3.  sollecita le organizzazioni sportive ad adottare una politica di tolleranza zero nei confronti della corruzione (sia internamente sia all'esterno), al fine di evitare che i propri membri siano esposti a pressioni esterne;

4.  sollecita le organizzazioni sportive ad istituire un codice di condotta per tutto il personale e gli addetti ai lavori (giocatori, allenatori, arbitri, personale medico e tecnico e presidenti di club e associazioni), che illustri i pericoli delle partite truccate, includa un preciso divieto di manipolazione di incontri a scopo di scommessa o altro, stabilisca le sanzioni connesse e preveda un divieto di scommettere sulle proprie partite e un obbligo di riferire in merito a eventuali approcci o partite truccate di cui si sia venuti a conoscenza, unitamente a un adeguato meccanismo di protezione degli informatori;

5.  invita tutti gli organi direttivi di tutti gli sport a impegnarsi ad applicare pratiche di buona governance, onde ridurre il rischio di cadere vittima di incontri truccati;

6.  sottolinea l'importanza dell'educazione ai fini della tutela dell'integrità dello sport; invita pertanto gli Stati membri e le federazioni sportive a informare ed educare adeguatamente gli sportivi e i consumatori, fin dalla giovane età e ad ogni livello, sia amatoriale che professionistico;

7.  incoraggia le organizzazioni sportive ad avviare e portare avanti programmi globali di prevenzione ed educazione che prevedano chiari obblighi per club, leghe e federazioni, in particolare per quanto concerne i minori, e ad istituire un organismo disciplinare che tratti i casi di partite truccate;

8.  chiede alla Commissione di incoraggiare vivamente tutti gli Stati membri a includere in modo esplicito la manipolazione di incontri nel loro diritto penale nazionale, a prevedere sanzioni minime comuni appropriate e ad assicurare l'eliminazione di eventuali scappatoie nel pieno rispetto dei diritti fondamentali;

9.  accoglie con favore le discussioni in corso su una possibile convenzione del Consiglio d'Europa per combattere la manipolazione dei risultati sportivi, che fornirà ai sistemi nazionali gli strumenti, le competenze e le risorse necessari per combattere questa minaccia;

10.  incoraggia le organizzazioni sportive ad applicare standard elevati e convincenti in materia di governance;

11.  chiede alla Commissione di provvedere a che tutti gli Stati membri vietino le scommesse su competizioni che vedono la partecipazione di minori;

12.  invita gli Stati membri a creare un'unità specializzata nell'applicazione della legge finalizzata a contrastare il fenomeno delle partite truccate che funga da piattaforma di comunicazione e cooperazione con i principali soggetti interessati, e a obbligare gli operatori del gioco d'azzardo a fornire informazioni su modelli irregolari di gioco a tale unità specializzata e alle organizzazioni sportive per ulteriori indagini e il deferimento alle autorità giudiziarie;

13.  chiede agli Stati membri di rafforzare la cooperazione europea tra autorità di contrasto attraverso squadre investigative comuni e la cooperazione tra le procure; sottolinea la necessità di un'introduzione e applicazione effettiva di misure volte a contrastare i siti Internet di scommesse illegali e le scommesse anonime; considera necessario lo scambio di informazioni riguardanti persone citate o condannate in riferimento alla presa di contatti con giocatori finalizzata alla manipolazione di incontri;

14.  invita gli Stati membri a istituire organi di regolamentazione al fine di individuare e contrastare le attività illecite in relazione alle scommesse sportive e di raccogliere, scambiare, analizzare e diffondere le prove di partite truccate, frodi sportive e altre forme di corruzione nello sport, sia in Europa che nel mondo; sottolinea la necessità di una stretta collaborazione con altre autorità di regolamentazione, comprese le autorità preposte al rilascio delle licenze, gli organi di contrasto e la polizia;

15.  sollecita la Commissione ad agevolare lo scambio di informazioni tra tali organi di regolamentazione per quanto concerne le attività di scommesse sportive illegali o sospette;

16.  esorta la Commissione e gli Stati membri a instaurare una cooperazione con i paesi terzi finalizzata alla lotta contro la criminalità organizzata associata alla manipolazione di incontri, anche attraverso la partecipazione ai negoziati su una convenzione internazionale del Consiglio d'Europa tesa a contrastare la manipolazione dei risultati sportivi;

17.  plaude alla pubblicazione da parte della Commissione di una relazione su base semestrale relativa alla lotta alla corruzione, corredata di analisi della situazione nazionale in ciascuno Stato membro e comprendente raccomandazioni ad hoc (dal 2013 in poi);

18.  invita il Consiglio a perseguire gli obiettivi del piano di lavoro dell'UE per lo sport 2011-2014, ponendo l'accento in particolare sullo sviluppo dei programmi educativi negli Stati membri, al fine di sensibilizzare il pubblico sui valori dello sport quali integrità, correttezza e rispetto degli altri;

19.  plaude all'iniziativa della Commissione in vista dell'adozione nel 2014 di una raccomandazione sulle migliori prassi nell'ambito della prevenzione e della lotta contro la manipolazione di incontri legata alle scommesse;

20.  accoglie con favore il fatto che la quinta conferenza internazionale dei ministri e funzionari di alto livello responsabili in materia di educazione fisica e sport (MINEPS) intenda affrontare la questione dell'integrità nello sport e della lotta contro la manipolazione di incontri, e ritiene che si tratti della sede adatta in cui esaminare la necessità di un organismo globale per affrontare il fenomeno delle partite truccate e in cui tutti i principali attori possono riunirsi, scambiare informazioni, coordinare la propria azione e promuovere concetti di buona governance;

21.  invita la Commissione ad individuare i paesi terzi, ad esempio quelli noti come «paradisi asiatici delle scommesse», che sollevano problemi specifici per quanto riguarda le partite truccate collegate alle scommesse in relazione a manifestazioni sportive che si svolgono all'interno dell'UE e ad aumentare la collaborazione con tali paesi nella lotta contro le partite truccate;

22.  invita il Consiglio a procedere in maniera rapida e ambiziosa con le discussioni sulla proposta relativa a una nuova direttiva sul riciclaggio del denaro (COM(2013)0045) onde contrastare l'utilizzo delle scommesse sportive online per il riciclaggio di denaro;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, nonché alle organizzazioni sportive europee, internazionali e nazionali.

(1) Testi approvati, P7_TA(2012)0025.
(2) GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 30.
(3) GU C 33 E del 9.2.2006, pag. 590.
(4) Testi approvati, P7_TA(2011)0492.
(5) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 121.


La catena del valore mondiale del cotone
PDF 137kWORD 28k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla sostenibilità nella catena del valore mondiale del cotone (2012/2841(RSP))
P7_TA(2013)0099B7-0092/2013

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 3, 6 e 21 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 206 e 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il protocollo n. 4 concernente il cotone allegato all'atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ellenica e agli adattamenti dei trattati,

–  viste le convenzioni fondamentali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), in particolare la convenzione n. 138 del 26 giugno 1973 sull'età minima per l'accesso al lavoro, la convenzione n. 182 del 17 giugno 1999 relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile e all'azione immediata per la loro eliminazione, la convenzione n. 184 del 21 giugno 2001 sulla sicurezza e la salute in agricoltura, la convenzione n. 87 del 9 luglio 1948 concernente la libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale, la convenzione n. 98 dell'8 giugno 1949 sul diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva, la convenzione n. 141 del 23 giugno 1975 concernente le organizzazioni di lavoratori agricoli e la convenzione n. 155 del 22 giugno 1981 concernente la sicurezza e la salute sul lavoro, nonché la convenzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo,

–  visti il programma internazionale per l'eliminazione del lavoro minorile (IPEC) e il programma UCW («Understanding Children's Work» – capire il lavoro minorile),

–  vista l'adesione dell'UE agli organismi internazionali per i prodotti di base (OIPB),

–  visto l'esito della 71a riunione plenaria del Comitato consultivo internazionale del cotone (ICAC), svoltasi dal 7 all'11 ottobre 2012,

–  vista la risoluzione sul cotone adottata in occasione della 95a sessione del Consiglio dei ministri ACP, svoltasi a Port Vila (Vanuatu) dal 10 al 15 giugno 2012,

–  viste le sue risoluzioni del 25 novembre 2010 sui diritti umani e le norme sociali e ambientali negli accordi commerciali internazionali(1) e sulla responsabilità sociale delle imprese negli accordi commerciali internazionali(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate(3),

–  viste le sue precedenti risoluzioni concernenti il commercio di prodotti di base, l'accesso alle materie prime, la volatilità dei prezzi sui mercati delle materie prime agricole, i mercati dei derivati, lo sviluppo sostenibile, le risorse idriche, il lavoro minorile e lo sfruttamento dei bambini nei paesi in via di sviluppo,

–  vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2011(4), in cui rifiuta di dare la sua approvazione all'inclusione di un protocollo sui prodotti tessili nell'accordo di partenariato e di cooperazione tra l'UE e l'Uzbekistan sulla base di preoccupazioni legate al ricorso al lavoro minorile forzato nelle coltivazioni di cotone,

–  visti l'iniziativa «Global Compact» delle Nazioni Unite, la strategia europea sulle materie prime, la strategia dell'UE sulla responsabilità sociale delle imprese, la strategia dell'UE sullo sviluppo sostenibile, la coerenza delle politiche per lo sviluppo nonché il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia,

–  vista la dichiarazione della Commissione del 14 marzo 2013 sulla sostenibilità della catena del valore del cotone,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il cotone figura tra le colture più rilevanti in termini di utilizzazione dei suoli e costituisce un'importante fonte di occupazione come pure un'essenziale materia prima agricola non alimentare per le comunità rurali, i commercianti, l'industria tessile e i consumatori di tutto il mondo;

B.  considerando che il cotone è la fibra naturale più ampiamente utilizzata e viene coltivato in oltre 100 paesi, e che circa 150 Stati partecipano al commercio di cotone;

C.  considerando che circa 100 milioni di famiglie nelle zone rurali prendono parte alla produzione del cotone e che il settore cotoniero costituisce una fonte primaria di occupazione e di reddito per oltre 250 milioni di persone impegnate nelle diverse fasi di questa catena del valore agricolo, quali la produzione, la trasformazione, l'immagazzinamento e il trasporto;

D.  considerando che la produzione di cotone è dominata da Cina, India e Stati Uniti; che i più importanti esportatori sono Stati Uniti, India, Australia e Brasile, mentre i maggiori importatori sono Cina, Bangladesh e Turchia; che l'Uzbekistan è il quinto esportatore e il sesto produttore di cotone al mondo;

E.  considerando che la stragrande maggioranza delle importazioni di cotone in Bangladesh è utilizzata per la produzione di prodotti tessili e di abbigliamento destinati all'esportazione, pari all'80% delle esportazioni manifatturiere totali; che la maggior parte dei prodotti tessili e di abbigliamento prodotti in Bangladesh è esportata verso paesi sviluppati, in particolare negli Stati membri dell'UE, in Canada e negli Stati Uniti;

F.  considerando che nell'UE il cotone è coltivato su una superficie pari a 370 000 ettari da circa 100 000 produttori, situati prevalentemente in Grecia e in Spagna, che producono 340 000 tonnellate di cotone sgranato all'anno, corrispondenti all'1% della produzione mondiale di cotone sgranato;

G.  considerando che l'UE è diventata un esportatore netto di cotone nel 2009 e detiene una quota del mercato delle esportazioni pari al 2,8%; che la Turchia, l'Egitto e la Cina costituiscono le principali destinazioni delle sue esportazioni;

H.  considerando che nel 2011 il valore complessivo delle esportazioni dell'industria tessile e dell'abbigliamento dell'Unione è stato pari a 39 miliardi di EUR e che tale settore ha impiegato oltre 1,8 milioni di lavoratori in 146 000 aziende in tutta l'UE(5);

I.  considerando che l'impatto ambientale del cotone è accentuato dall'eccessivo utilizzo di pesticidi (pari al 7% del consumo mondiale), insetticidi (pari al 15% del consumo mondiale) e acqua, che provoca degrado e contaminazione dei suoli nonché perdita di biodiversità;

J.  considerando che la produzione mondiale di cotone deriva per la maggior parte da colture irrigue e che, di conseguenza, le risorse di acqua dolce sono soggette a una forte pressione; che il cotone contribuisce alle emissioni mondiali di insetticidi più di qualsiasi altra coltura;

K.  considerando che, attraverso il partenariato UE-Africa nel settore del cotone e altri programmi(6), l'UE è il principale fornitore di assistenza allo sviluppo legata al cotone e nel 2009 costituiva il primo importatore mondiale di prodotti tessili e di abbigliamento dai paesi meno sviluppati;

L.  considerando che la riforma del sistema delle preferenze generalizzate (SPG)(7) dell'Unione rafforzerà gli incentivi nel quadro del regime SPG+ per il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e del lavoro, delle norme ambientali e delle norme in materia di buona governance;

M.  considerando che è difficile stimare la reale portata del lavoro minorile nella catena del valore del cotone a causa di informazioni incomplete e frammentarie;

N.  considerando che, secondo le stime dell'OIL, nel mondo vi sono oltre 215 milioni di bambini lavoratori, il 60% dei quali sono occupati nel settore agricolo(8);

O.  considerando che, ai fini della presente risoluzione, viene preso in considerazione il lavoro minorile quale definito dall'OIL nella convenzione n. 138 sull'età minima per l'accesso al lavoro e nella convenzione n. 182 relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile e all'azione immediata per la loro eliminazione;

P.  considerando che, in un'ampia maggioranza dei più importanti paesi produttori di cotone di tutto il mondo, si fa ricorso a diverse forme di lavoro minorile e forzato nei processi di coltivazione, raccolta della lanugine e dei semi e sgranatura del cotone(9);

Q.  considerando che non si può affrontare il problema del lavoro minorile e forzato nel settore del cotone e dei prodotti tessili senza tenere conto delle sue cause principali: povertà nelle zone rurali e assenza di fonti alternative di reddito, tutela insufficiente dei diritti dei minori, mancata istituzione di un sistema di istruzione obbligatoria per tutti i bambini, rigidità delle strutture e degli atteggiamenti predominanti a livello delle comunità;

R.  considerando che le condizioni di lavoro, in particolare le norme in materia di salute e di sicurezza e i salari, continuano a destare grande preoccupazione nel settore della produzione del cotone e della produzione di prodotti tessili e di abbigliamento, segnatamente nei paesi meno sviluppati e nei paesi in via di sviluppo; che dal 2006, nel solo Bangladesh, 470 persone hanno perso la vita in incendi scoppiati in imprese tessili;

S.  considerando che l'ICAC è composto da 41 paesi che partecipano alla produzione, al consumo e al commercio di cotone e si prefigge di aumentare la trasparenza del mercato del cotone conducendo un'opera di sensibilizzazione, promuovendo la cooperazione internazionale, raccogliendo dati statistici e fornendo informazioni tecniche e previsioni sui mercati del cotone e dei tessili;

T.  considerando che l'ICAC è uno dei pochi organismi internazionali per i prodotti di base cui l'Unione non ha ancora aderito, e che ne fanno attualmente parte sette Stati membri dell'UE;

U.  considerando che il cotone riveste un'importanza fondamentale per gli obiettivi dell'Unione in materia di scambi commerciali, sviluppo e agricoltura;

V.  considerando che l'adesione dell'UE all'ICAC consentirebbe di rafforzare la collaborazione sulle questioni concernenti il cotone, di migliorare la coerenza delle azioni dell'Unione e di aumentare la sua influenza nella definizione «dell'agenda del cotone»;

W.  considerando che l'adesione all'ICAC permetterebbe all'Unione di avere un accesso migliore alle informazioni e alle consulenze analitiche e faciliterebbe altresì la creazione di collegamenti e partenariati tra il settore tessile, i produttori di cotone e le autorità pubbliche;

X.  considerando che il Parlamento europeo sarà chiamato a dare la propria approvazione all'adesione dell'Unione all'ICAC;

1.  invita ad adoperarsi maggiormente per contrastare le misure che provocano distorsioni del commercio e aumentare la trasparenza dei mercati dei derivati sulle materie prime;

2.  esorta tutti i soggetti interessati del settore cotoniero a collaborare senza indugio per mezzo dell'ICAC onde ridurre drasticamente il degrado ambientale, in particolare per quanto concerne l'impronta idrica e l'uso di pesticidi e insetticidi; sottolinea che tali metodi di produzione non sostenibili compromettono le condizioni per la futura produzione di cotone; ritiene che l'adesione dell'Unione all'ICAC consentirà di elaborare con quest'ultimo un programma di lavoro comune in tal senso;

3.  sottolinea l'importanza di combattere le violazioni dei diritti dell'uomo e del lavoro come pure l'inquinamento ambientale lungo l'intera catena del valore del cotone, anche nel settore del tessile e dell'abbigliamento; auspica che l'ICAC metta a punto gli strumenti necessari per agevolare un monitoraggio indipendente da parte delle ONG delle violazioni dei diritti umani lungo l'intera catena del valore del cotone e chiede all'Unione, una volta membro dell'ICAC, di impegnarsi in tal senso;

4.  pone l'accento sulla necessità di creare le condizioni adatte affinché i piccoli produttori dei paesi in via di sviluppo possano accedere alle principali catene del valore di cui beneficia l'industria tessile e dell'abbigliamento dell'UE, migliorare la propria posizione nella catena del valore cotone-tessile-abbigliamento e cogliere le potenzialità offerte dal cotone biologico e dal cotone equo e solidale; invita la Commissione a valutare le modalità in cui la legislazione europea in materia di appalti pubblici può sostenere la diffusione del cotone equo e solidale;

5.  esorta la Commissione, nel contesto dei negoziati sugli accordi di partenariato economico e dei piani di sviluppo nazionale previsti dallo strumento per la cooperazione allo sviluppo, ad adoperarsi maggiormente per sostenere le strategie nazionali e regionali nel settore del cotone nei paesi meno sviluppati (PMS) produttori di cotone;

6.  condanna fermamente il ricorso al lavoro minorile e al lavoro forzato nelle coltivazioni di cotone;

7.  ritiene che solo un quadro olistico e coordinato, in cui si affrontino le cause all'origine del lavoro minorile e del lavoro forzato e siano attuate misure a lungo termine, potrà condurre a una maggiore sostenibilità della catena del valore del cotone; invita, nonostante ciò, l'UE a prendere in seria considerazione le denunce di schiavitù o di lavoro forzato nella catena di approvvigionamento del cotone e a rispondervi con sanzioni appropriate;

8.  sottolinea che la sostenibilità del settore cotoniero dipende dai produttori, commercianti, fornitori di fattori di produzione, fabbricanti di prodotti tessili, dettaglianti, marchi, governi, società civile e consumatori; mette in evidenza che i sistemi di commercio equo e solidale consentono una cooperazione più stretta tra consumatori e produttori, anche nel settore del cotone, e invita la Commissione a valutare le competenze e le migliori prassi in tale ambito;

9.  chiede a tutti i paesi produttori di cotone di creare un contesto favorevole a un controllo e a una comunicazione adeguati delle condizioni di lavoro nel settore cotoniero da parte del governo, dell'industria, delle ONG indipendenti e delle organizzazioni sindacali, nonché di sostenere le organizzazioni di agricoltori e i sindacati negli sforzi profusi per aumentare il livello dei redditi e migliorare le condizioni di lavoro nelle coltivazioni di cotone; sottolinea la necessità che il lavoro in prima linea nell'industria del cotone garantisca a chi lo compie un tenore di vita dignitoso e la ridistribuzione dei benefici che detto lavoro ha fruttato ai paesi produttori di cotone;

10.  valuta positivamente le iniziative multilaterali volte ad aumentare la sostenibilità della catena del valore del cotone e dei prodotti tessili, tra cui «Better Cotton Initiative» (BTI), «Cotton Made in Africa» e «Global Organic Textile Standard» (GOTS);

11.  esorta i paesi che non l'abbiano ancora fatto a ratificare la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo come pure le convenzioni dell'OIL n. 138, 182, 87, 98, 141 e 155, e ad attuarle quanto prima; ritiene che i governi debbano adottare tutte le politiche appropriate per favorire la sensibilizzazione in merito alle norme vigenti a livello nazionale e internazionale in materia di lavoro minorile e alle principali convenzioni dell'OIL lungo tutta la catena di produzione del cotone;

12.  ricorda che le preferenze concesse a titolo del sistema delle preferenze generalizzate dell'Unione, che costituisce il suo principale strumento di politica commerciale per la promozione dei diritti fondamentali dell'uomo e del lavoro e dello sviluppo sostenibile, possono essere temporaneamente revocate in caso di violazioni gravi e sistematiche dei diritti fondamentali dell'uomo e del lavoro sanciti dalle principali convenzioni delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione internazionale del lavoro; sottolinea la responsabilità delle imprese europee di rispettare tali norme nelle rispettive catene di approvvigionamento;

13.  pone l'accento sull'importanza del regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e il buon governo (SPG+);

14.  invita la Commissione a studiare un efficace meccanismo di tracciabilità dei beni prodotti facendo ricorso al lavoro minorile o al lavoro forzato e a presentare, se del caso, al Parlamento europeo una proposta legislativa in materia;

15.  chiede al Consiglio di adottare una decisione in merito alle modalità di adesione all'ICAC, consentendo all'Unione di aderirvi nel quadro della competenza esclusiva;

16.  invita i partecipanti della catena del valore del cotone ad astenersi dall'adottare misure unilaterali quali i divieti di esportazione, a impegnarsi per aumentare la trasparenza e il coordinamento onde ridurre la volatilità dei prezzi e i margini di speculazione nonché ad adoperarsi per assicurare la tracciabilità del commercio di fibra di cotone sul mercato libero;

17.  ritiene importante salvaguardare la produzione di cotone nell'UE rafforzando le misure transitorie di ristrutturazione per le regioni più colpite;

18.  invita l'ICAC a valutare periodicamente, attraverso il proprio gruppo di esperti sulla prestazione sociale, ambientale ed economica del cotone (SEEP), le ripercussioni sociali e ambientali della produzione di cotone e a divulgare i risultati;

19.  invita l'ICAC a prendere in considerazione la possibilità di creare un efficace sistema mondiale di etichettatura dei prodotti per assicurare che in nessuna fase della catena di approvvigionamento e del processo di produzione sia stato fatto ricorso al lavoro minorile o al lavoro forzato;

20.  esorta la Repubblica popolare cinese, il più grande mercato del cotone dotato delle maggiori riserve del prodotto, a considerare di aderire all'ICAC e ad assumere un ruolo costruttivo nel settore cotoniero; invita altresì la Repubblica popolare cinese a combattere con decisione il ricorso al lavoro minorile e al lavoro forzato nel settore del cotone e del tessile;

21.  invita la Commissione a:

   i. riferire periodicamente al Parlamento in merito al suo operato e alle sue attività in seno agli organismi internazionali per i prodotti di base, tra cui l'ICAC;
   ii. avvalersi appieno delle potenzialità offerte dall'adesione all'ICAC per cercare di aumentare la trasparenza del mercato nell'industria del cotone e dell'abbigliamento e di rafforzare la sostenibilità;
   iii. reagire prontamente a ogni eventuale restrizione alle esportazioni di cotone come pure ad altre azioni suscettibili di provocare un'eccessiva volatilità dei prezzi;
   iv. continuare a garantire che le voci dei coltivatori, delle imprese di sgranatura, dei commercianti e dei ricercatori nel settore del cotone in Europa siano ascoltate;
   v. migliorare il coordinamento, la raccolta di dati statistici, le attività di previsione, la condivisione delle informazioni e il monitoraggio nella catena di approvvigionamento e nella catena del valore del cotone a livello mondiale;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché all'ICAC, all'OIL, all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), al Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), al Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF), alla Banca mondiale, all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e al governo della Repubblica popolare cinese.

(1) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 31.
(2) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 101.
(3) GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.
(4) Testi approvati, P7_TA(2011)0586.
(5) «The EU-27 Textile and Clothing Industry in the year 2011» (Industria tessile e dell'abbigliamento nel 2011 nell'UE-27), Organizzazione europea del settore tessile e dell'abbigliamento (Euratex), 2011.
(6) Il valore totale degli aiuti allo sviluppo forniti al settore cotoniero africano dall'UE e dai suoi Stati membri dal 2004 ha superato i 350 milioni di EUR. Si vedano i dati dell'Organizzazione mondiale del commercio sull'assistenza allo sviluppo nel settore del cotone, 31.5.2012.
(7) Cfr. testi approvati del 13 giugno 2012, P7_TA(2012)0241.
(8) OIL-IPEC (2011), «Global Child Labour Developments: Measuring Trends from 2004 to 2008» (Evoluzione del lavoro minorile a livello mondiale: valutazione delle tendenze dal 2004 al 2008).
(9) «Literature Review and Research Evaluation relating to Social Impacts of Global Cotton Production for ICAC Expert Panel on Social, Environmental and Economic Performance of Cotton - (SEEP)» (Esame della letteratura e valutazione della ricerca in merito alle ripercussioni sociali della produzione mondiale di cotone per il gruppo di esperti dell'ICAC sulla prestazione sociale, ambientale ed economica del cotone), luglio 2008.


Situazione in Bangladesh
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sulla situazione in Bangladesh (2013/2561(RSP))
P7_TA(2013)0100RC-B7-0133/2013

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bangladesh, in particolare quelle del 17 gennaio 2013(1), del 6 settembre 2007(2) e del 10 luglio 2008(3),

–  visto l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica popolare del Bangladesh sul partenariato e sullo sviluppo,(4)

–  vista la legge relativa al Tribunale penale internazionale, adottata dal parlamento bangladese nel 1973 al fine di disporre la detenzione, il perseguimento penale e la condanna di persone per genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e altri reati a norma del diritto internazionale,

–  viste le dichiarazioni rese dal portavoce dell'Alto rappresentante Catherine Ashton il 22 gennaio 2013 sulla sentenza di morte pronunciata dal Tribunale penale internazionale del Bangladesh e il 2 marzo 2013 sugli episodi di violenza in Bangladesh,

–  vista la dichiarazione comune resa il 7 febbraio 2013 dal relatore speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie e dal relatore speciale delle Nazioni Unite sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati,

–  visti i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dalla Dichiarazione di Vienna e dal programma d'azione della Conferenza mondiale sui diritti umani del 1993 nonché dalla Dichiarazione di Copenaghen sullo sviluppo sociale e dal relativo programma d'azione del 1995,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Unione europea intrattiene da tempo buone relazioni con il Bangladesh, anche attraverso l'accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo;

B.  considerando che, per tenere fede a una promessa centrale della sua campagna elettorale, il governo della lega Awami, capeggiato dal primo ministro Sheik Hasina, ha istituito un tribunale per i crimini di guerra al fine di indagare sui massacri perpetrati durante i nove mesi di guerra di secessione, nel 1971, fra il Pakistan orientale e il Pakistan occidentale, in cui sono state uccise fra 300 000 e tre milioni di persone e sono state stuprate circa 200 000 donne;

C.  considerando che, quarant'anni dopo, il trauma provocato da uno dei più gravi eccidi della storia turba ancora l'esistenza di numerosi bangladesi, ai quali i procedimenti giudiziari intendono offrire un'importante occasione di riconoscimento e risarcimento delle sofferenze subite;

D.  considerando che il 21 gennaio 2013 il Tribunale penale internazionale (TPI) ha pronunciato il suo verdetto nei confronti di Abdul Kalam Azad per crimini contro l'umanità commessi durante la guerra d'indipendenza del 1971, condannandolo alla pena di morte dopo averlo processato in contumacia;

E.  considerando che il 5 febbraio 2013 il TPI ha condannato Abdul Qader Mollah all'ergastolo scatenando una protesta caratterizzata da grande partecipazione emotiva, ma in larga misura pacifica e in prevalenza di giovani, che hanno manifestato all'incrocio di Shahbagh a Dacca; che il cosiddetto «movimento di Shahbagh» chiedeva l'applicazione della pena di morte nella sentenza, come pure una società e una politica libere dall'estremismo religioso;

F.  considerando che, all'indomani delle proteste, il governo ha modificato la legge del 1973 relativa al TPI, introducendo una disposizione che consente di presentare un ricorso contro un verdetto emesso dal Tribunale; che la sentenza del Tribunale nei confronti di Abdul Qader Mollah può quindi essere trasformata in una sentenza di morte; che questo tipo di legislazione retroattiva viola le norme in materia di giusto processo, compromette la legittimità dell'attività del TPI e trasgredisce al divieto di doppia condanna (ne bis in idem) del diritto internazionale, un principio che è inoltre sancito dall'articolo 14, paragrafo 7, del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, di cui il Bangladesh è parte;

G.  considerando che diversi leader del partito governativo della Lega Awami, tra cui il ministro dell'Interno, hanno sostenuto le richieste del movimento di Shahbagh, proponendo di bandire il partito Jamaat-e-Islami e di far chiudere i canali di diffusione dei mezzi d'informazione collegati a tale partito;

H.  considerando che il 28 febbraio 2013 il TPI ha comunicato la decisione di condannare a morte Delwar Hossain Sayeedim, vicepresidente del partito Jamaat-e-Islami, per accuse che includono la persecuzione della minoranza indù;

I.  considerando che la situazione si è ulteriormente aggravata a seguito di quest'ultimo verdetto, che ha scatenato violente proteste fra i sostenitori del partito Jamaat-e-Islami, culminate nella morte di oltre 60 persone; che, in base a informazioni fornite da ONG, la polizia ha reagito alle aggressioni di membri e sostenitori del partito Jamaat-e-Islami anche utilizzando munizioni cariche;

J.  considerando che, in base alle segnalazioni, alcuni attivisti del partito Jamaat-e-Islami e sostenitori del partito nazionalista bangladese hanno recentemente compiuto attacchi contro più di 40 templi, abitazioni e negozi indù in tutto il Bangladesh, lasciando centinaia di persone senza casa; che le minoranze, indù e non, del Bangladesh (come ad esempio la comunità Ahmadiyya) hanno subito a più riprese periodi di violenze e persecuzioni, in particolare durante la guerra d'indipendenza del 1971 e in seguito alle elezioni del 2001, e che ciò ha portato circa 900 000 indù a lasciare il paese fra il 2001 e il 2011;

K.  considerando che il TPI sta svolgendo procedimenti giudiziari relativi a diverse altre cause e che gli imputati rischiano seriamente di essere dichiarati colpevoli e condannati a morte;

L.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie e arbitrarie e il relatore speciale delle Nazioni Unite sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati, come pure organizzazioni per i diritti umani, hanno manifestato preoccupazione sulle presunte carenze del tribunale per quanto concerne i principi del giusto processo e del rispetto delle procedure, con particolare riferimento al fatto che uno dei processi è stato celebrato in contumacia;

1.  è profondamente preoccupato per la recente esplosione di violenza in Bangladesh a seguito delle sentenze del TPI ed esprime il suo cordoglio per le vittime;

2.  porge le condoglianze ai familiari e conoscenti di quanti sono stati uccisi e feriti come conseguenza delle violenze;

3.  riconosce il bisogno di riconciliazione, giustizia e assunzione di responsabilità per i reati commessi durante la guerra d'indipendenza del 1971; sottolinea il ruolo importante del TPI al riguardo;

4.  ribadisce tuttavia la sua ferma opposizione alla pena di morte, in tutti i casi e in ogni circostanza;

5.  invita le autorità bangladesi a convertire tutte le sentenze di morte, a proseguire la tendenza positiva del 2012, anno in cui non vi sono state esecuzioni, e a introdurre una moratoria ufficiale sulle esecuzioni come primo passo verso l'abolizione della pena capitale;

6.  deplora le supposte irregolarità nel funzionamento del TPI, come le presunte intimidazioni, le molestie e le sparizioni forzate di testimoni, nonché le prove di collaborazione illecita fra i giudici, i pubblici ministeri e il governo; insiste, in particolare, sulla necessità che le autorità preposte all'applicazione della legge rafforzino le misure intese a garantire una protezione efficace ai testimoni;

7.  invita il governo bangladese a garantire che il TPI aderisca rigorosamente alle norme giudiziarie nazionali e internazionali; sottolinea, a tale proposito, la garanzia di processi liberi, equi e trasparenti e il diritto di protezione, verità, giustizia e risarcimento che spetta alle vittime;

8.  invita il governo bangladese a raddoppiare gli sforzi per applicare lo Stato di diritto e l'ordine pubblico; ricorda l'obbligo di rispettare gli impegni internazionali assunti in materia di diritti umani;

9.  condanna strenuamente le violenze commesse dai sostenitori del partito Jamaat-e-Islami e di partiti ad esso affiliati contro funzionari delle forze dell'ordine, contro quanti sostengono le sentenze del TPI e contro minoranze religiose ed etniche; condanna con vigore qualsiasi violenza indiscriminata rivolta ai comuni cittadini;

10.  esprime la sua preoccupazione per l'elevato numero di vittime; invita il governo a ordinare alle forze di sicurezza di rispettare rigorosamente l'obbligo di osservare la massima moderazione ed evitare l'uso letale della forza, nonché a indagare sulla morte di tutti coloro che sono stati uccisi durante le manifestazioni;

11.  sollecita le autorità bangladesi a garantire che sia condotta un'indagine imparziale per tutte le denunce relative a torture e maltrattamenti e che i responsabili vengano assicurati alla giustizia;

12.  esorta tutti i leader politici del paese a disinnescare le tensioni politiche onde evitare ulteriori violenze e a richiamare all'ordine i propri sostenitori affinché si astengano dal partecipare a episodi di violenza; invita tutti i partiti politici del Bangladesh ad avviare un dialogo reciproco;

13.  invita la stampa ad astenersi dall'incitazione allo scontro e alla violenza; esorta il governo a garantire che giornalisti ed editori siano in grado di esprimere le loro opinioni pacificamente senza dover subire molestie, intimidazioni, detenzioni o torture;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e al governo e al parlamento del Bangladesh.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0027.
(2) GU C 187 E del 24.7.2008, pag. 240.
(3) GU C 294 E del 3.12.2009, pag. 77.
(4) GU L 118 del 27.4.2001, pag. 48.


Iraq: il dramma delle minoranze, in particolare dei turkmeni
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sull'Iraq: il dramma delle minoranze, in particolare dei turkmeni (2013/2562(RSP))
P7_TA(2013)0101RC-B7-0147/2013

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Iraq, segnatamente la risoluzione sulla comunità assira del 6 aprile 2006(1) e quella sugli attacchi nei confronti delle comunità cristiane del 25 novembre 2010(2),

–  visti l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica dell'Iraq, dall'altra, e la sua risoluzione del 17 gennaio 2013 sull'accordo di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e l'Iraq(3),

–  visto il documento di strategia comune per l'Iraq (2011-2013) della Commissione,

–  vista la dichiarazione in data 25 gennaio 2013 del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, concernente la recente ondata di attentati terroristici in Iraq,

–  vista la dichiarazione in data 24 gennaio 2013 del VP/AR, Catherine Ashton, concernente la strage perpetrata durante il funerale a Tuz Khurmatu,

–  visto l'accordo internazionale con l'Iraq, varato nel 2007 dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e dal primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, recante l'impegno a «proteggere i gruppi di persone indigenti e vulnerabili dalla privazione e dalla fame»,

–  vista la relazione sui diritti umani in Iraq per il periodo da gennaio a giugno 2012, presentata congiuntamente dalla Missione di assistenza dell'ONU per l'Iraq (UNAMI) e dalla Commissione il 19 dicembre 2012,

–  visto il comunicato stampa di accompagnamento dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), Navi Pillay, secondo la quale il numero di esecuzioni nel 2012 nonché il modo in cui sono state perpetrate, ovvero in gruppi numerosi, è estremamente pericoloso, non può essere giustificato e rischia seriamente di compromettere i progressi parziali e incerti dello Stato di diritto in Iraq,

–  vista la dichiarazione in data 25 gennaio 2013 del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che condanna fermamente la recente ondata di attentati terroristici in tutto l'Iraq, che hanno ucciso centinaia di persone e provocato un numero molto maggiore di feriti,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull'eliminazione di ogni forma di intolleranza e di discriminazione basata sulla religione o il credo,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, di cui l'Iraq è parte,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Iraq continua ad affrontare gravi sfide politiche, di sicurezza e socio-economiche, e che il panorama politico del paese è estremamente frammentato e segnato dalla violenza, il che va gravemente a scapito delle legittime aspirazioni del popolo iracheno alla pace, alla prosperità e a un'effettiva transizione verso la democrazia;

B.  considerando che la Costituzione irachena garantisce l'uguaglianza davanti alla legge a tutti i cittadini e in particolare, all'articolo 125, i «diritti amministrativi, politici, culturali e all'istruzione delle varie nazionalità, come i turkmeni, i caldei, gli assiri e tutte le altre nazionalità», e che l'articolo 31 della Costituzione della regione del Kurdistan, in vigore dal 2009, garantisce «autonomia nazionale, culturale e amministrativa a turkmeni, arabi e assiro-caldeo-siriaci, armeni e altri cittadini del Kurdistan quando rappresentano la maggioranza del popolazione»;

C.  considerando che il 9 aprile 2012 il parlamento iracheno ha approvato l'istituzione dell'Alta commissione per i diritti umani, la quale, seppur non ancora del tutto operativa, costituisce la prima commissione indipendente in materia di diritti umani nella storia del paese;

D.  considerando che, nell'ambito del dialogo politico con le sue controparti irachene, il Parlamento si concentra sulla situazione dei diritti umani in Iraq, la quale continua a rappresentare un motivo di grave preoccupazione data la condizione insoddisfacente in cui versano i gruppi vulnerabili, ivi comprese le minoranze;

E.  considerando che l'accordo UE-Iraq, e in particolare la sua clausola sui diritti umani, evidenzia che il dialogo politico tra l'UE e l'Iraq dovrebbe concentrarsi sui diritti umani e sul rafforzamento delle istituzioni democratiche;

F.  considerando che l'Iraq da tempo ospita vari gruppi di minoranze etniche e religiose, tra cui turkmeni, cristiani, curdi, shabak, mandei, armeni, yezidi, baha'i, iracheni neri, assiri, ebrei, palestinesi e altri;

G.  considerando che le minoranze in Iraq sono state oggetto di misure di assimilazione e sono sottorappresentate nel governo iracheno e presso gli enti associati; che, di conseguenza, le rispettive popolazioni delle minoranze in Iraq hanno subito un forte calo negli ultimi anni, in quanto molte persone hanno abbandonato il paese, mentre altre sono state costrette a trasferirsi altrove in Iraq;

H.  considerando che i turkmeni sono, secondo quanto si asserisce, il terzo gruppo etnico più numeroso dell'Iraq; considerando che vi è una disputa in corso tra i turkmeni e i curdi riguardo alla regione di Kirkuk, ricca di petrolio e di altre risorse naturali, dove i turkmeni sono oggetto di attacchi e rapimenti da parte di forze curde e di gruppi estremisti arabi; che i turkmeni sunniti e quelli sciiti sono stati presi come bersaglio per ragioni settarie;

I.  considerando che la disputa in corso tra il governo centrale dell'Iraq e il governo regionale del Kurdistan si è inasprita di recente, il che incide negativamente sulla situazione della sicurezza nella regione e compromette la coesistenza pacifica di diversi gruppi etnici, in particolare di curdi, arabi e turkmeni;

J.  considerando che il nord dell'Iraq, oltre a conoscere tensioni territoriali, è altresì oggetto di attacchi apparentemente settari in cui la popolazione sciita viene spesso presa di mira da gruppi sunniti; che il 31 dicembre 2012 39 pellegrini sono stati uccisi durante la celebrazione della festività sciita di Arbain; considerando che il 23 gennaio 2013 un attentato contro una moschea sciita a Tuz Khurmatu, una città della provincia di Ninawa, nel nord dell'Iraq, territorio conteso tra il governo iracheno e il governo regionale del Kurdistan che ha una significativa popolazione di turkmeni, ha provocato almeno 42 morti e 117 feriti;

K.  considerando che, nonostante un considerevole miglioramento della situazione della sicurezza, il livello di violenza cui è esposta la popolazione irachena rimane inaccettabilmente alto, con segnalazioni quotidiane di attentati dinamitardi e sparatorie; che le tensioni e violenze incessanti lasciano la maggior parte degli iracheni incerti sul loro futuro e rendono impossibile promuovere l'integrazione economica e sociale della popolazione irachena in generale;

1.  è profondamente preoccupato per i crescenti atti di violenza che la popolazione civile subisce in Iraq, compiuti specialmente tra sunniti e sciiti ma anche in aggressioni ai danni di collettività particolarmente vulnerabili, ad esempio minoranze religiose, etniche e culturali, e invita le autorità irachene a migliorare la sicurezza e l'ordine pubblico e a combattere il terrorismo e la violenza settaria in tutto il paese;

2.  condanna l'attentato del 23 gennaio 2013 contro il funerale turkmeno, che si svolgeva a Tuz Khurmatu, di un funzionario pubblico assassinato il giorno precedente, in cui sono morte almeno 42 persone e altre 117 sono rimaste ferite, quello del 3 febbraio 2013, in cui un'esplosione suicida all'esterno di una stazione di polizia a Kirkuk ha ucciso 30 persone e ne ha ferite 70, e quello del 16 dicembre 2012, in cui due insegnanti turkmeni sono stati rapiti, torturati e bruciati vivi;

3.  condanna fermamente tutti gli attentati terroristici e manifesta il suo cordoglio alle famiglie e agli amici delle persone decedute e ferite;

4.  esprime il grave timore che la nuova ondata di instabilità e di violenza settaria in Iraq possa mettere a rischio le prossime elezioni provinciali del 20 aprile 2013, il cui annullamento comprometterebbe le possibilità di una struttura di governance più democratica e inclusiva;

5.  si duole del fatto che, malgrado il riferimento nella Costituzione ai diritti dei turkmeni e delle altre minoranze, queste continuino a subire la violenza etnica e settaria e a essere vittime di discriminazioni;

6.  invita il governo dell'Iraq e il governo regionale del Kurdistan a condannare gli attentati e a svolgere indagini complete e rapide sugli atti di terrorismo recentemente compiuti nella regione, il più sanguinoso dei quali è stato il recente attacco dinamitardo alla moschea sciita di Tuz Khurmatu, e a consegnare i responsabili alla giustizia;

7.  invita il governo dell'Iraq e il governo regionale del Kurdistan ad assumere iniziative immediate per ridurre le tensioni legate alla disputa territoriale nella piana di Ninawa (Ninive), a riconoscere la diversità multiculturale, multietnica e multireligiosa della provincia e a consentire ai suoi cittadini di scegliere liberamente la propria identità, comprese lingua, religione e cultura;

8.  invita le forze politiche rappresentate nel Consiglio dei Rappresentanti iracheno ad impegnarsi in un vero dialogo nazionale inclusivo allo scopo di assicurare un reale governo democratico dell'Iraq e il rispetto dei diritti individuali e collettivi di tutti i cittadini iracheni; sollecita il governo iracheno a effettuare il censimento nazionale che è stato rinviato sine die, per accertare l'entità della popolazione turkmena e di altre popolazioni minoritarie;

9.  invita il governo iracheno e tutti i leader politici ad adottare i provvedimenti necessari per dare sicurezza e protezione a tutti i cittadini iracheni in generale e in particolare ai membri delle minoranze etniche e religiose vulnerabili; invita il governo a dare istruzioni alle forze di sicurezza affinché mostrino moderazione nel mantenere l'ordine pubblico, secondo i principi dello Stato di diritto e le norme internazionali;

10.  si rallegra, in tale contesto, del recente avvio di un programma di riorganizzazione e riabilitazione per i centri di detenzione e le carceri, sotto l'autorità del ministro della Giustizia iracheno, e auspica che ciò contribuisca a porre fine all'uso endemico della tortura e all'impunità, ampiamente diffusa in Iraq, fenomeni che sono oggetto del biasimo delle organizzazioni per i diritti umani;

11.  si duole profondamente dell'alto numero di esecuzioni in Iraq, con sentenze capitali spesso pronunciate dopo processi iniqui e sulla base di confessioni ottenute con la costrizione; rivolge al governo iracheno un appello urgente affinché dichiari una moratoria di tutte le esecuzioni, in vista di un'abolizione della pena di morte nel prossimo futuro;

12.  sottolinea la necessità di garantire un'azione coordinata tra autorità irachene e organizzazioni internazionali di aiuto al fine di fornire assistenza ai gruppi vulnerabili e di creare condizioni atte a garantirne la sicurezza e la dignità, in particolare mediante iniziative volte a promuovere il dialogo e il rispetto reciproco fra tutte le comunità religiose ed etniche presenti in Iraq;

13.  sottolinea l'importanza di dare ove possibile sufficiente rilievo, nell'ambito delle iniziative di EUJUST LEX, ai diritti dei turkmeni e ai diritti delle minoranze in generale, e plaude ai successi conseguiti dalla missione EUJUST LEX e alla sua attuazione in Iraq;

14.  chiede vivamente che il Consiglio di cooperazione istituito dall'accordo di partenariato e di cooperazione fra l'UE e l'Iraq sia utilizzato come canale per trasmettere alla parte irachena le preoccupazioni per la situazione delle minoranze etniche e religiose nel paese;

15.  invita la comunità internazionale e l'UE a sostenere il governo iracheno nell'organizzazione, nell'aprile 2013, di elezioni regionali pacifiche, libere e regolari;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al Consiglio dei Rappresentanti iracheno, al governo regionale del Kurdistan, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

(1) GU C 293 E del 2.12.2006, pag. 322.
(2) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 115.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0022.


Il caso di Arafat Jaradat e la situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane
PDF 119kWORD 23k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 sul caso di Arafat Jaradat e sulla situazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane (2013/2563(RSP))
P7_TA(2013)0102RC-B7-0154/2013

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni, in particolare quelle del 4 settembre 2008 sulla situazione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane(1) e del 5 luglio 2012 sulla politica dell'UE in Cisgiordania e a Gerusalemme Est(2),

–  vista la dichiarazione resa il 16 febbraio 2013 dal portavoce dell'alto rappresentante dell'UE, Catherine Ashton, sulle condizioni dei palestinesi partecipanti allo sciopero della fame in Israele,

–  vista la dichiarazione locale dell'UE resa l'8 maggio 2012 sui detenuti palestinesi partecipanti allo sciopero della fame,

–  visto l'accordo euromediterraneo che istituisce un'associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall'altra, (accordo di associazione UE-Israele), in particolare l'articolo 2 concernente i diritti umani,

–  vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la quarta Convenzione di Ginevra del 1949 sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra,

–  visto il Patto internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici del 1966,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, adottata nel 1979,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti del 1984,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia del 1989,

–  viste le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite sul conflitto in Medio Oriente,

–  viste le dichiarazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, del 19 febbraio 2013, in cui esprime preoccupazione per le condizioni dei detenuti palestinesi partecipanti allo sciopero della fame in Israele, dell'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, Navi Pillay, del 13 febbraio 2013, sui detenuti palestinesi, e del relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, Richard Falk, del 27 febbraio 2013, sulla morte del detenuto palestinese Arafat Jaradat,

–  vista la relazione dell'UNICEF del febbraio 2013 dal titolo «Detenzione militare di minori in Israele: osservazioni e raccomandazioni»,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 18 febbraio 2013 Arafat Jaradat è stato arrestato in quanto sospettato di aver scagliato pietre contro bersagli israeliani e che è deceduto il 23 febbraio 2013 nel carcere di Megiddo; che la causa del decesso è controversa; che le autorità israeliane sostengono che il detenuto sia stato vittima di un attacco cardiaco e che le emorragie nonché le fratture riportate alle costole, riscontrate durante l'autopsia, siano da ricondurre ai tentativi di rianimazione effettuati dal personale penitenziario; che, sulla base di tale autopsia, le autorità palestinesi ritengono che il detenuto abbia perso la vita a causa delle torture subite;

B.  considerando che quasi tutti i 4 500 palestinesi detenuti in Israele hanno partecipato a uno sciopero della fame osservando il digiuno in segno di protesta contro la morte di Arafat Jaradat; che negli ultimi giorni si sono verificati scontri nelle strade della Cisgiordania in occasione delle manifestazioni di denuncia portate avanti dai palestinesi contro le condizioni dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane;

C.  considerando che la questione dei detenuti e dei prigionieri palestinesi presenta implicazioni politiche, sociali e umanitarie di vasta portata; che i prigionieri politici e gli ex detenuti palestinesi rivestono un ruolo preminente nella società palestinese; che attualmente in Israele si contano oltre 4 800 prigionieri e detenuti palestinesi, tra cui numerosi bambini e donne, oltre 100 prigionieri precedenti agli accordi di Oslo, nonché 15 membri del Consiglio legislativo palestinese; che 178 di essi, tra cui 9 membri del Consiglio legislativo palestinese, sono trattenuti in condizioni di detenzione amministrativa; che, secondo una dichiarazione rilasciata nel marzo 2013 da organizzazioni palestinesi e israeliane per i diritti umani, dal 1967 almeno 71 prigionieri palestinesi avrebbero perso la vita come conseguenza diretta delle torture subite nei centri di detenzione israeliani;

D.  considerando che la grande maggioranza dei prigionieri palestinesi della Cisgiordania e di Gaza è detenuta in carceri situate all'interno del territorio israeliano; che per la grande maggioranza di essi è spesso impossibile o molto difficile esercitare il diritto di ricevere visite da parte dei familiari;

E.  considerando che gli ordini di detenzione amministrativa da parte delle autorità militari israeliane consentono la detenzione senza accusa né processo fondati su elementi di prova, inaccessibili ai detenuti o ai loro avvocati, e che tale detenzione può durare fino a sei mesi ed essere rinnovata a tempo indeterminato; che la Corte suprema di Israele ha recentemente criticato i tribunali militari e il corpo d'armata dell'avvocato generale militare per le azioni volte ad estendere gli ordini di detenzione amministrativa;

F.  considerando che i prigionieri politici palestinesi hanno intrapreso ripetuti scioperi della fame ai quali hanno aderito ogni volta centinaia di detenuti; che diversi detenuti palestinesi continuano a portare avanti uno sciopero della fame protratto;

G.  considerando che le donne prigioniere costituiscono un gruppo particolarmente vulnerabile tra i detenuti palestinesi;

H.  considerando che, secondo le stime, ogni anno in Cisgiordania le forze di sicurezza israeliane arrestano 700 bambini palestinesi; che, secondo un'analisi effettuata dall'UNICEF nel febbraio 2013 sulle pratiche relative ai bambini palestinesi che vengono a contatto con il sistema di detenzione militare israeliano, il maltrattamento dei minori appare diffuso e sistematico;

I.  considerando che le relazioni tra l'UE e Israele, di cui all'articolo 2 dell'accordo di associazione, sono basate sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che costituiscono un elemento essenziale di tale accordo; che il piano d'azione UE-Israele sottolinea il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario fra i valori condivisi dalle due parti;

1.  esprime profonda preoccupazione per la morte del prigioniero palestinese Arafat Jaradat, avvenuta il 23 febbraio 2013 mentre era detenuto in Israele, ed estende le proprie condoglianze ai familiari;

2.  è profondamente preoccupato per le rinnovate tensioni in Cisgiordania in seguito alla morte di Arafat Jaradat presso il carcere di Megiddo in circostanze controverse; invita tutte le parti a dar prova della massima moderazione e ad astenersi da azioni provocatorie allo scopo di evitare ulteriori violenze e intraprendere iniziative positive per stabilire la verità e allentare le attuali tensioni;

3.  invita le autorità israeliane ad avviare senza indugio indagini indipendenti, imparziali e trasparenti sulle circostanze della morte di Arafat Jaradat e su tutte le accuse di tortura e altri trattamenti o pene crudeli, inumani e degradanti inflitti ai prigionieri palestinesi;

4.  ribadisce il proprio sostegno alle legittime preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza; reputa tuttavia che tutti i prigionieri debbano essere trattati nel pieno rispetto dello Stato di diritto, il quale rappresenta un aspetto cruciale per un paese democratico; invita pertanto il governo israeliano a rispettare i diritti dei prigionieri palestinesi e a proteggerne la salute e la vita;

5.  esprime preoccupazione quanto ai detenuti palestinesi trattenuti in condizioni di detenzione amministrativa senza un'accusa; sottolinea che tali detenuti dovrebbero essere accusati e processati, nel rispetto delle garanzie giudiziarie conformi alle norme internazionali, oppure essere rilasciati senza indugio;

6.  insiste sull'immediata attuazione del diritto dei detenuti a ricevere visite dei familiari e invita le autorità israeliane a creare le necessarie condizioni affinché tale diritto possa essere rispettato;

7.  esprime profonda preoccupazione per la situazione e le condizioni di salute dei detenuti palestinesi che osservano uno sciopero della fame protratto; esprime il proprio sostegno agli sforzi profusi dal Comitato internazionale della Croce Rossa per salvare la vita dei prigionieri e detenuti che versano in condizioni critiche ed esorta Israele a garantire a tutti i partecipanti allo sciopero della fame un accesso illimitato alle cure mediche appropriate;

8.  invita nuovamente all'immediato rilascio di tutti i membri del Consiglio legislativo palestinese attualmente in carcere, tra cui Marwan Barghouti;

9.  invita le autorità israeliane a garantire che le donne e i bambini palestinesi prigionieri e detenuti ricevano una protezione e un trattamento adeguati, conformemente alle convenzioni internazionali pertinenti di cui Israele è firmatario;

10.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri dell'UE a seguire da vicino la sorte dei prigionieri e dei detenuti palestinesi, tra cui donne e bambini, e a sollevare la questione a tutti i livelli del dialogo politico con Israele; insiste affinché tale questione sia inclusa nella prossima relazione sui progressi della politica europea di vicinato riguardante Israele;

11.  chiede che sia effettuata una missione d'inchiesta da parte del Parlamento per valutare la situazione attuale concernente le condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi, tra cui donne e bambini, e il ricorso alla detenzione amministrativa;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al governo israeliano, alla Knesset, al presidente dell'Autorità palestinese, al Consiglio legislativo palestinese, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'inviato del Quartetto per il Medio Oriente, al presidente dell'Assemblea parlamentare euromediterranea, all'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo e al Comitato internazionale della Croce Rossa.

(1) GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 47.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0298.

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