Indice 
Testi approvati
Martedì 10 dicembre 2013 - Strasburgo
Programma "Giustizia" 2014-2020 ***I
 Programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" 2014-2020 ***I
 Preferenze commerciali autonome per la Moldova ***I
 Accordo di partenariato UE-Marocco nel settore della pesca: protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria ***
 Convenzione dell'OIL in materia di sicurezza durante l'impiego delle sostanze chimiche sul lavoro ***
 Fabbricazione e traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni ***
 Accordo UE-Cina sulla modifica di concessioni negli elenchi della Bulgaria e della Romania nel quadro della loro adesione all'Unione europea ***
 Importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea ***
 Accordo di partenariato UE-Costa d’Avorio nel settore della pesca: protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria ***
 Importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie dal 2014 al 2020 *
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione - domanda EGF/2013/001 FI/Nokia presentata dalla Finlandia
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – domanda EGF/2013/003 DE/First Solar, presentata dalla Germania
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – domanda EGF/2012/011 DL/Vestas, presentata dalla Danimarca
 Negoziati per un accordo di partenariato strategico UE-Canada
 Quadro di risanamento e risoluzione delle crisi per le istituzioni finanziarie diverse dalla banche
 Politica industriale dell'UE in materia di spazio
 Cloud computing
 Relazione di valutazione relativa al BEREC
 Politica comune della pesca ***II
 Organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura ***II
 Atlantico nord-orientale: stock di acque profonde e pesca nelle acque internazionali ***I
 Meccanismo di protezione civile ***I
 Contratti di credito relativi agli immobili residenziali ***I
 Importazioni di riso originario del Bangladesh ***I
 Disposizioni sulla tempistica delle aste di quote di gas a effetto serra ***I
 Fissazione dei criteri utili per determinare quando la carta recuperata cessa di essere considerata rifiuto a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti
 Aspetti di genere del quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom
 Sviluppo e costruzione dello Stato nel Sudan del Sud
 CARS 2020: verso un'industria automobilistica europea forte, competitiva e sostenibile
 Salute e diritti sessuali e riproduttivi
 Volontariato e attività volontaria in Europa
 Relazioni sulle missioni d'informazione per l'esame delle petizioni (interpretazione dell'articolo 202, paragrafo 5, del regolamento)

Programma "Giustizia" 2014-2020 ***I
PDF 189kWORD 62k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Giustizia" per il periodo 2014-2020 (COM(2011)0759 – C7-0439/2011 – 2011/0369(COD))
P7_TA(2013)0519A7-0396/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0759),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 81, paragrafi 1 e 2, l'articolo 82, paragrafo 1, e l'articolo 84 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0439/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2012(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 18 luglio 2012(2),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 6 novembre 2013, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione giuridica e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni a norma dell'articolo 51 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0396/2013),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2013 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma Giustizia per il periodo 2014-2020

P7_TC1-COD(2011)0369


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 1382/2013.)

(1) GU C 299 del 4.10.2012, pag. 103.
(2) GU C 277 del 13.9.2012, pag. 43.


Programma "Diritti, uguaglianza e cittadinanza" 2014-2020 ***I
PDF 189kWORD 71k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Diritti e cittadinanza" per il periodo 2014-2020 (COM(2011)0758 – C7-0438/2011 – 2011/0344(COD))
P7_TA(2013)0520A7-0397/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0758),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 19, paragrafo 2, l'articolo 21, paragrafo 2, e gli articoli 114, 168, 169 e 197 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0438/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 26 aprile 2012(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 18 luglio 2012(2),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 6 novembre 2013, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione giuridica, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le petizioni (A7-0397/2013),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2013 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020

P7_TC1-COD(2011)0344


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 1381/2013.)

(1) GU C 191 del 29.6.2012, pag. 108.
(2) GU C 277 del 13.9.2012, pag. 43.


Preferenze commerciali autonome per la Moldova ***I
PDF 188kWORD 35k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 55/2008 del Consiglio recante preferenze commerciali autonome per la Repubblica moldova (COM(2013)0678 – C7-0305/2013 – 2013/0325(COD))
P7_TA(2013)0521A7-0422/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0678),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0305/2013),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 5 dicembre 2013, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A7-0422/2013),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2013 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 55/2008 del Consiglio recante preferenze commerciali autonome per la Repubblica moldova

P7_TC1-COD(2013)0325


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) n. 1384/2013.)


Accordo di partenariato UE-Marocco nel settore della pesca: protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria ***
PDF 191kWORD 35k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca fra l'Unione europea e il Regno del Marocco (14165/2013 – C7-0415/2013 – 2013/0315(NLE))
P7_TA(2013)0522A7-0417/2013

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14165/2013),

–  visto il progetto di protocollo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e il regno del Marocco (14162/2013),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0415/2013),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e il Regno del Marocco(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 dicembre 2011 sul futuro protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e il Regno del Marocco(2),

–  visti l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A7-0417/2013),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  ricorda il diritto del Parlamento europeo di essere informato in modo puntuale e completo sull'applicazione del protocollo e sui suoi risultati e ribadisce pertanto la necessità di facilitare la partecipazione in qualità di osservatori dei rappresentanti del Parlamento europeo alle riunioni della commissione mista di cui all'articolo 10 dell'accordo sulla pesca; chiede inoltre che venga trasmessa al Parlamento la documentazione sugli orientamenti, sugli obiettivi e sugli indicatori relativi al capo sul sostegno alla politica settoriale della pesca in Marocco, così come tutte le informazioni necessarie ai fini di un adeguato monitoraggio degli aspetti figuranti all'articolo 6 del protocollo, compresa la relazione finale che il Marocco è tenuto a presentare sull'attuazione del programma di sostegno settoriale; ribadisce altresì la richiesta che la Commissione presenti al Parlamento europeo una relazione completa sui risultati e sul funzionamento del protocollo in vigore, prima di avviare i negoziati su un nuovo protocollo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Regno del Marocco.

(1) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 155.
(2) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 8.


Convenzione dell'OIL in materia di sicurezza durante l'impiego delle sostanze chimiche sul lavoro ***
PDF 186kWORD 33k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sul progetto di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri a ratificare, nell'interesse dell'Unione europea, la convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro in materia di sicurezza durante l'impiego delle sostanze chimiche sul lavoro del 1990 (Convenzione n. 170) (11463/2013 – C7-0236/2013 – 2012/0320(NLE))
P7_TA(2013)0523A7-0400/2013

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (11463/2013),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 114 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v) e l'articolo 218, paragrafo 8, primo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0236/2013),

–  visto l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0400/2013),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Fabbricazione e traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni ***
PDF 191kWORD 35k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo delle Nazioni Unite contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (12324/2013 – C7-0379/2013 – 2013/0083(NLE))
P7_TA(2013)0524A7-0359/2013

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12324/2013),

–  visto il protocollo contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco, loro parti e componenti e munizioni, addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale,

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 114, paragrafo 1. e dell'articolo 207, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0379/2013),

–  visto il programma di Stoccolma e il piano d'azione per la sua attuazione(1),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sulla "seconda relazione sull'attuazione della strategia di sicurezza interna dell'Unione europea"(2),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere (relazione finale della commissione CRIM)(3),

–  visti l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A7-0359/2013),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, a Europol e Eurojust.

(1) COM(2010)0171.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0384.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0444.


Accordo UE-Cina sulla modifica di concessioni negli elenchi della Bulgaria e della Romania nel quadro della loro adesione all'Unione europea ***
PDF 194kWORD 34k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Repubblica popolare cinese a norma dell'articolo XXIV :6 e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994 sulla modifica di concessioni negli elenchi della Repubblica di Bulgaria e della Romania nel quadro della loro adesione all'Unione europea (16112/2012 – C7-0285/2013 – 2012/0304(NLE))
P7_TA(2013)0525A7-0332/2013

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista il progetto di decisione del Consiglio (16112/2012),

–  visto il progetto di accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la Repubblica popolare cinese a norma dell'articolo XXIV: 6 e dell'articolo XXVIII dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) del 1994 sulla modifica di concessioni negli elenchi della Repubblica di Bulgaria e della Romania nel quadro della loro adesione all'Unione europea (16118/2012),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0285/2013),

–  visto l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A7-0332/2013),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica popolare cinese.


Importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea ***
PDF 183kWORD 34k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo d'intesa sottoposto a revisione con gli Stati Uniti d'America concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (14374/2013 – C7-0377/2013 – 2013/0324(NLE))
P7_TA(2013)0526A7-0427/2013

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (14374/2013),

–  visto il protocollo d'intesa sottoposto a revisione con gli Stati Uniti d'America concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (14375/2013),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0377/2013),

–  visti l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A7-0427/2013),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo d'intesa sottoposto a revisione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e degli Stati Uniti d'America.


Accordo di partenariato UE-Costa d’Avorio nel settore della pesca: protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria ***
PDF 188kWORD 24k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sul progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo di partenariato nel settore della pesca tra l'Unione europea e la Repubblica della Costa d'Avorio (2013-2018) (08701/2013 – C7-0216/2013 – 2013/0102(NLE))
P7_TA(2013)0527A7-0416/2013

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (08701/2013),

–  visto il progetto di protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall’accordo tra l'Unione europea e la Repubblica della Costa d'Avorio (2013-2018) (08699/2013),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C7-0216/2013),

–  visti l'articolo 81 e l'articolo 90, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A7-0416/2013),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  invita la Commissione a fornire al Parlamento europeo le informazioni pertinenti sulle riunioni della commissione mista prevista dall'articolo 9 dell'accordo, in particolare i rispettivi verbali e le rispettive conclusioni, unitamente a una relazione annuale sui risultati dell'attuazione effettiva del programma di sostegno settoriale pluriennale di cui all'articolo 3 del protocollo; invita inoltre la Commissione a presentare al Parlamento europeo e al Consiglio, durante l'ultimo anno di validità del protocollo e prima dell'apertura dei negoziati per il suo rinnovo, una relazione di valutazione ex-post che contenga un'analisi costi/benefici dell'applicazione del protocollo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica della Costa d'Avorio.


Importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie dal 2014 al 2020 *
PDF 184kWORD 32k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Consiglio recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione sulle importazioni di alcuni prodotti della pesca nelle Isole Canarie dal 2014 al 2020 (COM(2013)0552 – C7-0262/2013 – 2013/0266(CNS))
P7_TA(2013)0528A7-0415/2013

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2013)0552),

–  visto l'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0262/2013),

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la pesca (A7-0415/2013),

1.  approva la proposta della Commissione;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione - domanda EGF/2013/001 FI/Nokia presentata dalla Finlandia
PDF 207kWORD 44k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, conformemente al punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (domanda EGF/2013/001 FI/Nokia presentata dalla Finlandia) (COM(2013)0707 – C7-0359/2013 – 2013/2264(BUD))
P7_TA(2013)0529A7-0411/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0707 – C7-0359/2013),

–  visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1) (AII del 17 maggio 2006), in particolare il punto 28,

–  visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(2) (regolamento FEG),

–  vista la procedura di consultazione a tre prevista al punto 28 dell'AII del 17 maggio 2006,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A7-0411/2013),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei rilevanti cambiamenti della struttura del commercio mondiale e agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 17 maggio 2006 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che la Finlandia ha presentato la domanda EGF/2013/001 FI/Nokia relativa a un contributo finanziario del FEG a seguito di 4 509 licenziamenti effettuati dalla Nokia durante il periodo di riferimento compreso tra il 1° agosto 2012 e il 30 novembre 2012, con 3 719 lavoratori destinatari di misure cofinanziate dal FEG;

D.  considerando che la domanda di assistenza soddisfa le condizioni di ammissibilità stabilite dal regolamento FEG;

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 2, lettera a), del regolamento FEG sono soddisfatte e che, di conseguenza, la Finlandia ha diritto a un contributo finanziario a norma del regolamento in parola;

2.  rileva che le autorità finlandesi hanno presentato la domanda relativa al contributo finanziario del FEG il 1° febbraio 2013 e che la valutazione della Commissione è stata comunicata il 16 ottobre 2013; deplora la lunghezza dei periodi di valutazione e chiede per quale motivo questa particolare domanda abbia necessitato di un periodo di valutazione di otto mesi, mentre una precedente domanda del 2012, relativa a Nokia Salo, era stata valutata in un periodo di tre mesi;

3.  ritiene che i licenziamenti presso Nokia plc, Nokia Siemens Networks e 30 dei suoi fornitori e subappaltatori nel settore della telefonia mobile siano dovuti a rilevanti cambiamenti della struttura del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione, in particolare il trasferimento di funzioni del settore al di fuori dell'Europa e una riduzione della quota di mercato dei modelli base di telefono portatile e degli smartphone;

4.  osserva che la Nokia Finland (area di Salo) è già stata interessata da licenziamenti su larga scala nel 2012 (EGF/2012/006 FI/Nokia Salo) e che con questa nuova ondata il numero degli impiegati della Nokia in esubero è salito a oltre 6 000, il che costituisce un grave problema per le località interessate e per l'economia finlandese nel suo complesso;

5.  si rammarica che i licenziamenti alla Nokia siano dovuti alla decisione dell'azienda di trasferire i propri impianti di produzione, nonché la progettazione e lo sviluppo del prodotto, in Asia e facciano parte del piano di riduzione dell'organico globale della Nokia Corporation di 17 000 lavoratori entro la fine del 2013; rileva che tale decisione ha condotto, in tre occasioni, alla mobilitazione del FEG a favore di 6 138 lavoratori della Nokia;

6.  ricorda che il FEG è già intervenuto a favore di 1 337 lavoratori licenziati a seguito del trasferimento di Nokia dalla Germania alla Romania nel 2008; osserva che, a cinque anni di distanza, il FEG è mobilitato per la quarta volta in relazione a licenziamenti alla Nokia;

7.  valuta positivamente il fatto che le autorità finlandesi hanno avviato l'attuazione del pacchetto di servizi personalizzati già il 1° agosto 2012, quando sono iniziati i licenziamenti, al fine di fornire un'assistenza ai lavoratori prima che smettessero di lavorare alla Nokia;

8.  osserva che il pacchetto coordinato di servizi personalizzati da finanziare comprende misure per il reinserimento nel mercato del lavoro di 3 719 lavoratori in esubero, quali misure di accompagnamento professionale e altre misure preparatorie, formazione e riqualificazione, promozione dell'imprenditorialità e servizi per i nuovi imprenditori, aiuto al lancio di un'attività commerciale indipendente, aiuto alla mobilità, punti di servizi per l'occupazione, sussidi all'assunzione, sistema di raccolta di dati presso le imprese;

9.  si compiace del fatto che il pacchetto contenga misure innovative, quali il servizio di incontro tra domanda e offerta (Protomo) per l'avvio di nuove attività imprenditoriali;

10.  osserva che i sussidi economici a carico del FEG sono limitati e che il sostegno è per lo più destinato alla formazione e all'imprenditorialità;

11.  si compiace che le parti sociali, vale a dire il Consiglio dei sindacati finlandesi dell'industria (il sindacato Pro, il sindacato finlandese dei lavoratori della metallurgia) siano state consultate in merito alla preparazione della domanda di intervento del FEG e che una politica di parità tra donne e uomini nonché il principio di non discriminazione saranno applicati durante le varie fasi di esecuzione del FEG e nell'accesso al Fondo;

12.  si compiace del fatto che i licenziamenti e la preparazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati sono trattati da un gruppo di lavoro ad hoc che comprende le parti sociali (tra cui rappresentanti di Nokia) e le autorità regionali;

13.  ricorda l'importanza di migliorare le possibilità di impiego di tutti lavoratori attraverso una formazione adeguata e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante la carriera professionale del lavoratore; si attende che la formazione offerta nell'ambito del pacchetto coordinato sia adattata non solo alle esigenze dei lavoratori licenziati ma anche all'effettivo contesto imprenditoriale;

14.  osserva che le informazioni fornite sul pacchetto coordinato di servizi personalizzati da finanziare a titolo del FEG includono informazioni sulla complementarità con le azioni finanziate dai Fondi strutturali; sottolinea che le autorità finlandesi hanno confermato che le azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari dell'Unione; ribadisce la sua richiesta alla Commissione affinché presenti, nelle sue relazioni annuali, una valutazione comparativa di tali dati, onde assicurare il pieno rispetto dei regolamenti esistenti ed evitare che si verifichino duplicazioni relativamente ai servizi finanziati dall'Unione;

15.  chiede alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per migliorare le disposizioni procedurali al fine di accelerare la mobilitazione del FEG; apprezza la procedura perfezionata messa in atto dalla Commissione, dando seguito alla richiesta del Parlamento europeo di accelerare la concessione delle sovvenzioni, al fine di presentare all'autorità di bilancio la valutazione della Commissione sull'ammissibilità di una domanda di intervento del FEG congiuntamente alla proposta di mobilitazione del Fondo; auspica l'introduzione di ulteriori miglioramenti procedurali nel nuovo regolamento sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e il conseguimento di un maggior grado di efficienza, trasparenza e visibilità del FEG;

16.  sottolinea che, in conformità dell'articolo 6 del regolamento FEG, occorre garantire che il Fondo sostenga il reinserimento stabile nel mercato del lavoro dei singoli lavoratori in esubero; sottolinea inoltre che l'assistenza del FEG può cofinanziare solo misure attive del mercato del lavoro che portino a un'occupazione stabile e a lungo termine; ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o di contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

17.  plaude all'accordo raggiunto al Consiglio sulla reintroduzione nel regolamento FEG, per il periodo 2014-2020, del criterio di mobilitazione relativo alla crisi, che permette di fornire assistenza finanziaria anche ai lavoratori in esubero a causa dell'attuale crisi economica e finanziaria oltre a quelli che perdono il lavoro in conseguenza di trasformazioni della struttura del commercio mondiale;

18.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

19.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

concernente la mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, conformemente al punto 28 dell'accordo interistituzionale, del 17 maggio 2006, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (domanda EGF/2013/001 FI/Nokia presentata dalla Finlandia)

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione 2013/788/UE.)

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – domanda EGF/2013/003 DE/First Solar, presentata dalla Germania
PDF 207kWORD 46k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la mobilizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (domanda EGF/2013/003 DE/First Solar, presentata dalla Germania) (COM(2013)0706 – C7-0358/2013 – 2013/2263(BUD))
P7_TA(2013)0530A7-0408/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0706 – C7-0358/2013),

–  visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1) (AII del 17 maggio 2006), in particolare il punto 28,

–  visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(2), (regolamento FEG),

–  vista la procedura di consultazione a tre prevista al punto 28 dell'accordo interistituzionale (AII) del 17 maggio 2006,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A7-0408/2013),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze dei rilevanti cambiamenti della struttura del commercio mondiale e agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 17 maggio 2006 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che la Germania ha presentato la domanda EGF/2013/003 DE/First Solar relativa a un contributo finanziario a titolo del FEG a seguito di 959 licenziamenti effettuati dalla società First Solar Manufacturing GmbH durante il periodo di riferimento dal 15 novembre 2012 al 15 marzo 2013, con 875 lavoratori destinatari di misure cofinanziate dal FEG;

D.  considerando che la domanda di assistenza soddisfa le condizioni di ammissibilità stabilite dal regolamento FEG;

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 2, lettera a), del regolamento FEG sono soddisfatte e che, di conseguenza, la Germania ha diritto a un contributo finanziario a norma del regolamento in parola;

2.  rileva che le autorità tedesche hanno presentato la domanda relativa al contributo finanziario del FEG il 12 aprile 2013 e che la valutazione della Commissione è stata resa disponibile il 16 ottobre 2013; si compiace della rapidità del processo di valutazione che è durato sei mesi;

3.  osserva che gli esuberi alla First Solar Manufacturing GmbH causano un incremento immediato del tasso di disoccupazione di 4 punti percentuali, mentre la zona interessata (Land Brandeburgo) è già caratterizzata da un tasso di disoccupazione superiore alla media (11,3%, a fronte di una media nazionale del 7,4% nel febbraio 2013);

4.  ritiene che gli esuberi alla First Solar Manufacturing GmbH legati alla produzione di energia solare siano dovuti a rilevanti cambiamenti della struttura del commercio mondiale, in particolare all'acquisizione di una notevole sovraccapacità nei moduli solari in Cina che, insieme a un calo della domanda a livello mondiale, ha comportato un crollo dei prezzi di circa il 40% rispetto all'anno precedente e la successiva chiusura dei due impianti nel 2013;

5.  rileva che i licenziamenti in questione fanno parte di un ampio piano di ristrutturazione che ha tagliato la forza lavoro globale di First Solar Manufacturing GmbH del 30% al fine di ridurne drasticamente la capacità produttiva a livello mondiale e ha condotto alla chiusura di entrambi i siti ubicati in Germania; sottolinea il valore aggiunto del FEG nella risposta ai licenziamenti causati da mutamenti repentini di mercato legati alla globalizzazione;

6.  valuta positivamente il fatto che, al fine di fornire un'assistenza tempestiva ai lavoratori, le autorità tedesche hanno deciso di avviare l'attuazione dei servizi personalizzati a favore dei lavoratori interessati già il 1° gennaio 2013, con largo anticipo rispetto alla decisione definitiva in merito alla concessione del sostegno del FEG al pacchetto coordinato proposto; nota che i lavoratori in esubero hanno altresì beneficiato del sostegno a titolo del FES prima di partecipare alle misure del FEG; accoglie con favore il fatto che le autorità tedesche abbiano confermato che sono state adottate le precauzioni necessarie per evitare doppi finanziamenti a titolo dei fondi dell'Unione;

7.  osserva che il pacchetto coordinato di servizi personalizzati da finanziare comprende misure per il reinserimento nel mercato del lavoro di 875 lavoratori in esubero, quali corsi di formazione per il conseguimento di una qualifica, gestione delle qualifiche, seminari e gruppi tra pari, servizi di supporto e ricerca di lavoro all'estero, consulenza approfondita per l'avvio di imprese, ricerca di un impiego, contributo di reinserimento, follow-up e assistenza successiva, indennità diaria;

8.  rileva che oltre la metà del sostegno a titolo del FEG sarà destinata a indennità: 875 lavoratori dovrebbero beneficiare di un'indennità durante la loro partecipazione attiva alle misure (per un costo stimato di 2 714 EUR per lavoratore su un periodo di nove mesi); nota altresì che la domanda include una somma forfettaria di 1 869 EUR quale contributo di reinserimento per 200 lavoratori che dovessero trovare rapidamente un lavoro senza necessità di ulteriore assistenza dopo la conclusione delle misure;

9.  ricorda che il sostegno a titolo del FEG dovrebbe essere erogato in primo luogo a programmi di ricerca di impiego e di formazione invece di contribuire direttamente ad indennità economiche; nota che, se incluse nel pacchetto, tali indennità dovrebbero essere di natura complementare e non sostituire le indennità che rientrano tra le responsabilità degli Stati membri o di società in virtù del diritto nazionale o di accordi collettivi; sottolinea al riguardo che il nuovo regolamento FEG per il periodo 2014-2020 limiterà l’inclusione di indennità finanziarie nel pacchetto a un massimo del 35% del costo delle misure e che una percentuale sproporzionata delle indennità non sarà ripresa nel nuovo regolamento;

10.  si compiace che le parti sociali abbiano adottato un piano sociale per i licenziamenti alla First Solar Manufacturing GmbH e che un organismo di trasferimento sarà responsabile della progettazione e della gestione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati; osserva che, nei primi sei mesi, questa operazione sarà finanziata dalla First Solar Manufacturing GmbH e dal FSE tramite il suo programma federale, e che i servizi dell'organismo di trasferimento saranno estesi a nuove misure finanziate dal FEG; rileva che nelle varie fasi di esecuzione del FEG e nell'accesso al Fondo è stata applicata e continuerà ad essere applicata una politica di parità tra uomini e donne e di non discriminazione;

11.  ricorda l'importanza di migliorare le possibilità di impiego di tutti lavoratori attraverso una formazione adeguata e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante la carriera professionale del lavoratore; si attende che la formazione offerta nell'ambito del pacchetto coordinato sia adattata non solo alle esigenze dei lavoratori licenziati ma anche all'effettivo contesto imprenditoriale;

12.  osserva che le informazioni fornite sul pacchetto coordinato di servizi personalizzati da finanziare a titolo del FEG includono informazioni sulla complementarità con azioni finanziate dai Fondi strutturali euopei; sottolinea che le autorità tedesche hanno confermato che le azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari dell'Unione; ribadisce la sua richiesta alla Commissione affinché presenti, nelle sue relazioni annuali, una valutazione comparativa di tali dati, onde assicurare il pieno rispetto dei regolamenti esistenti ed evitare che si verifichino duplicazioni relativamente ai servizi finanziati dall'Unione;

13.  chiede alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per migliorare le disposizioni procedurali al fine di accelerare la mobilità del FEG; apprezza la procedura perfezionata messa in atto dalla Commissione, dando seguito alla richiesta del Parlamento europeo di accelerare la concessione delle sovvenzioni, al fine di presentare all'autorità di bilancio la valutazione della Commissione sull'ammissibilità di una domanda di intervento del FEG congiuntamente alla proposta di mobilitazione del Fondo; auspica l'introduzione di ulteriori miglioramenti procedurali nel nuovo regolamento sul FEG (2014-2020) e il conseguimento di un maggior grado di efficienza, trasparenza e visibilità del FEG;

14.  sottolinea che, in conformità dell'articolo 6 del regolamento FEG, occorre garantire che il Fondo sostenga il reinserimento stabile nel mercato del lavoro dei singoli lavoratori in esubero; sottolinea inoltre che l'assistenza del FEG può cofinanziare solo misure attive del mercato del lavoro che portino a un'occupazione stabile e a lungo termine; ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o di contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

15.  plaude all'accordo raggiunto al Consiglio sulla reintroduzione nel regolamento FEG, per il periodo 2014-2020, del criterio di mobilitazione relativo alla crisi, che permette di fornire assistenza finanziaria anche ai lavoratori in esubero a causa dell'attuale crisi economica e finanziaria, oltre che a quelli che perdono il lavoro a seguito di cambiamenti della struttura del commercio mondiale;

16.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

17.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

concernente la mobilizzazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione in conformità del punto 28 dell'accordo interistituzionale, del 17 maggio 2006, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (domanda EGF/2013/003 DE/First Solar, presentata dalla Germania)

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione 2013/789/UE.)

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione – domanda EGF/2012/011 DL/Vestas, presentata dalla Danimarca
PDF 217kWORD 47k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a norma del punto 28 dell'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (domanda EGF/2012/011 DK/Vestas, presentata dalla Danimarca) (COM(2013)0703 – C7-0357/2013 – 2013/2262(BUD))
P7_TA(2013)0531A7-0410/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0703 – C7-0357/2013),

–  visto l'accordo interistituzionale del 17 maggio 2006 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria(1) (AII del 17 maggio 2006), e in particolare il punto 28,

–  visto il regolamento (CE) n. 1927/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, che istituisce un Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione(2) (regolamento FEG),

–  vista la procedura di consultazione a tre prevista al punto 28 dell'AII del 17 maggio 2006,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A7-0410/2013),

A.  considerando che l'Unione europea ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un ulteriore sostegno ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale e agevolare il loro reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che il sostegno finanziario dell'Unione ai lavoratori in esubero dovrebbe essere dinamico e reso disponibile nel modo più rapido ed efficiente possibile, in conformità della dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, adottata durante la riunione di concertazione del 17 luglio 2008, e nel rispetto dell'AII del 17 maggio 2006 con riferimento all'adozione di decisioni di mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG);

C.  considerando che la Danimarca ha presentato la domanda EGF/2012/011 DK/Vestas per ottenere un contributo finanziario del FEG a seguito di 611 esuberi che hanno interessato il gruppo Vestas nel periodo di riferimento, compreso fra il 18 settembre 2012 e il 18 dicembre 2012, con altrettanti lavoratori destinatari di misure cofinanziate dal FEG;

D.  considerando che la domanda di assistenza soddisfa le condizioni di ammissibilità stabilite nel regolamento FEG;

1.  conviene con la Commissione che le condizioni stabilite all'articolo 2, lettera a), del regolamento FEG sono soddisfatte e che, di conseguenza, la Danimarca ha diritto a un contributo finanziario a norma del regolamento in parola;

2.  rileva che le autorità danesi hanno presentato la domanda per un contributo finanziario del FEG il 21 dicembre 2012 e che la relativa valutazione della Commissione è stata resa disponibile il 16 ottobre 2013; nota che la valutazione di questa domanda ha richiesto più tempo rispetto a quella precedente relativa a Vestas, presentata dalla Danimarca a maggio 2012;

3.  ritiene che gli esuberi all'interno del gruppo Vestas, che produce turbine eoliche, siano legati a trasformazioni rilevanti nella struttura del commercio mondiale dovute alla globalizzazione e imputabili a un ristagno della domanda di installazione di turbine eoliche nell'Unione, nonché a una crescita del mercato asiatico, a una penetrazione del mercato europeo da parte dei produttori di turbine eoliche cinesi a prezzi più competitivi e a una riduzione significativa della quota di mercato dell'Unione in termini di capacità totale, dal 66% nel 2006 al 27,5% nel 2012(3);

4.  ritiene che il mercato unionale dell'energia eolica sia destinato a crescere ulteriormente, creando una domanda per i produttori dell'Unione di turbine eoliche e i settori connessi attraverso la promozione dell'energia generata da fonti rinnovabili in corso a livello dell'Unione; sottolinea a tale riguardo gli obiettivi nazionali obbligatori per l'uso delle energie rinnovabili entro il 2020; esprime quindi preoccupazione dinanzi a questo specifico trasferimento e sottolinea il rischio di importazione nel mercato dell'Unione di turbine eoliche prodotte in Asia;

5.  osserva che i licenziamenti avvenuti sono la diretta conseguenza della decisione strategica, adottata dal gruppo Vestas nel novembre 2011, di riorganizzare la propria struttura e di avvicinarsi maggiormente ai propri clienti nei mercati regionali, in particolare in Cina; rileva che la regione interessata di Ringkøbing-Skjern ha effettuato considerevoli investimenti nelle infrastrutture al fine di attirare un'impresa innovativa come il gruppo Vestas e che la decisione del gruppo Vestas mette la regione in difficoltà;

6.  osserva che, già nel periodo 2009/2010, all'interno del gruppo Vestas vi sono stati esuberi su larga scala, con una nuova ondata nel 2012 che ha portato il numero di lavoratori interessati a circa 2 000, una sfida enorme per i comuni colpiti, già soggetti a una rapida crescita della disoccupazione(4);

7.  osserva che questo è il terzo caso di intervento del FEG che riguarda il gruppo Vestas e il quarto nel settore delle turbine eoliche (EGF/2010/003 DK/Vestas(5), EGF/2010/022 DK/LM Glasfiber(6) e EGF/2010/017 DK/Midtjylland Machinery)(7);

8.  valuta positivamente il fatto che, al fine di fornire un'assistenza tempestiva ai lavoratori, le autorità danesi hanno deciso di avviare l'attuazione dei servizi personalizzati a favore dei lavoratori interessati già il 1° marzo 2013, con largo anticipo rispetto alla decisione definitiva in merito alla concessione del sostegno del FEG al pacchetto coordinato proposto;

9.  osserva che il pacchetto coordinato di servizi personalizzati, che dovrà essere cofinanziato, include misure per il reintegro dei 611 lavoratori in esubero, quali ad esempio consulenza, tutoraggio e coaching, pacchetti formativi mirati e personalizzati (corsi sulle competenze interculturali, corsi di lingua, formazione all'imprenditorialità, corsi e programmi di formazione standardizzati), sovvenzioni per l'imprenditorialità, misure con tutoraggio e ricollocazione professionale speciali per coloro che hanno superato i 55 anni, indennità giornaliere;

10.  si compiace che per i lavoratori siano predisposti pacchetti formativi mirati e personalizzati in base alle loro esigenze, individuate durante la fase di consulenza e assistenza;

11.  si compiace del fatto che il pacchetto coordinato comprenda misure speciali di tutoraggio e ricollocazione professionale per coloro che hanno superato i 55 anni di età, che probabilmente incontrano difficoltà addizionali legate all'età per trovare un nuovo posto di lavoro;

12.  osserva che il pacchetto contiene incentivi finanziari considerevoli per la creazione di attività in proprio, i quali saranno strettamente connessi alla partecipazione a corsi di imprenditorialità e all'esercizio di monitoraggio al termine del progetto FEG;

13.  deplora tuttavia che oltre la metà del sostegno del FEG sia destinata a indennità economiche – si prevede infatti che tutti i lavoratori percepiscano un'indennità stimata a 10 400 EUR per lavoratore;

14.  ricorda che il sostegno a titolo del FEG dovrebbe essere erogato in primo luogo a programmi di ricerca di impiego e di formazione invece di contribuire direttamente ad indennità economiche; ritiene che, se incluse nel pacchetto, le indennità dovrebbero essere di natura complementare e non sostituire le indennità rientranti tra le responsabilità degli Stati membri o delle imprese in virtù del diritto nazionale o di accordi collettivi; sottolinea al riguardo che il nuovo regolamento FEG per il periodo 2014-2020 introdurrà un massimale per le indennità finanziarie, che non dovranno superare la soglia del 35% del costo del pacchetto e che, di conseguenza, la percentuale delle indennità nell’ambito del pacchetto coordinato per la presente domanda non sarà ripresa nel nuovo regolamento;

15.  plaude al coinvolgimento delle parti sociali, sindacati compresi, nell'elaborazione della domanda relativa al FEG e all'applicazione, nelle diverse fasi di attuazione e accesso al FEG, di una politica di parità tra uomini e donne e del principio di non discriminazione;

16.  ricorda l'importanza di migliorare le possibilità di impiego di tutti lavoratori attraverso una formazione adeguata e il riconoscimento delle capacità e delle competenze acquisite durante la carriera professionale del lavoratore; si attende che la formazione offerta nell'ambito del pacchetto coordinato sia adattata non solo alle esigenze dei lavoratori licenziati ma anche all'effettivo contesto imprenditoriale;

17.  osserva che le informazioni fornite sul pacchetto coordinato di servizi personalizzati da finanziare a titolo del FEG includono informazioni sulla complementarità con azioni finanziate dai Fondi strutturali europei; sottolinea che le autorità danesi confermano che le azioni ammissibili non ricevono aiuti da altri strumenti finanziari dell'Unione; ribadisce la sua richiesta alla Commissione affinché presenti, nelle sue relazioni annuali, una valutazione comparativa di tali dati, onde assicurare il pieno rispetto dei regolamenti esistenti ed evitare che si verifichino duplicazioni relativamente ai servizi finanziati dall'Unione;

18.  chiede alle istituzioni interessate di compiere gli sforzi necessari per migliorare le disposizioni procedurali al fine di accelerare la mobilità del FEG; apprezza la procedura perfezionata messa in atto dalla Commissione, dando seguito alla richiesta del Parlamento europeo di accelerare la concessione delle sovvenzioni, al fine di presentare all'autorità di bilancio la valutazione della Commissione sull'ammissibilità di una domanda FEG congiuntamente alla proposta di mobilitazione del Fondo; auspica l'introduzione di ulteriori miglioramenti procedurali nel nuovo regolamento sul FEG (2014-2020) e il conseguimento di un maggior grado di efficienza, trasparenza e visibilità del FEG;

19.  sottolinea che, in conformità dell'articolo 6 del regolamento FEG, occorre garantire che il Fondo sostenga il reinserimento stabile nel mercato del lavoro dei singoli lavoratori in esubero; sottolinea inoltre che l'assistenza del FEG può cofinanziare solo misure attive del mercato del lavoro che portino a un'occupazione a lungo termine; ribadisce che l'assistenza del FEG non deve sostituire le azioni che sono di competenza delle imprese in virtù della legislazione nazionale o di contratti collettivi, né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

20.  si compiace dell'accordo raggiunto in seno al Consiglio in merito alla reintroduzione, nel regolamento FEG per il periodo 2014-2020, del criterio di mobilitazione relativo alla crisi, che permette di fornire assistenza finanziaria anche ai lavoratori in esubero in conseguenza dell'attuale crisi economica e finanziaria, oltre che a quelli che perdono il lavoro in conseguenza di trasformazioni della struttura del commercio mondiale;

21.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

22.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a norma del punto 28 dell'accordo interistituzionale, del 17 maggio 2006, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio e la sana gestione finanziaria (domanda EGF/2012/011 DK/Vestas, presentata dalla Danimarca)

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione 2013/787/UE.)

(1) GU C 139 del 14.6.2006, pag. 1.
(2) GU L 406 del 30.12.2006, pag. 1.
(3)"World Wind Energy association", The World Wind Energy Association 2012 Annual Report (Rapporto annuale del 2012 dell'associazione mondiale per l'energia eolica), Bonn, maggio 2013. http://www.wwindea.org/webimages/WorldWindEnergyReport2012_final.pdf
(4)www.dst.dk
(5)COM(2012)0502 – Decisione 2012/731/UE (GU L 328 del 28.11.2012, pag. 19).
(6)COM(2011)0258 – Decisione 2011/469/UE (GU L 195 del 27.7.2011, pag. 53).
(7)COM(2011)0421 – Decisione 2011/725/UE (GU L 289 dell'8.11.2011, pag. 31).


Negoziati per un accordo di partenariato strategico UE-Canada
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna sui negoziati per un accordo di partenariato strategico UE-Canada (2013/2133(INI))
P7_TA(2013)0532A7-0407/2013

Il Parlamento europeo,

–  visti i negoziati in corso tra UE e Canada per un accordo di partenariato strategico,

–  vista la sua risoluzione del 14 febbraio 2006 sulla clausola relativa ai diritti dell'uomo e alla democrazia negli accordi dell'Unione europea(1),

–  viste le sue recenti risoluzioni sulle relazioni con il Canada, segnatamente quella del 5 maggio 2010 sul vertice UE-Canada(2), dell'8 giugno 2011 sulle relazioni UE-Canada(3) e del 13 giugno 2013 sul ruolo dell'UE nella promozione di un partenariato transatlantico più ampio(4),

–  visto l'accordo quadro di cooperazione commerciale ed economica tra le Comunità europee e il Canada del 1976(5),

–  vista la dichiarazione sulle relazioni transatlantiche CE-Canada del 1990,

–  visti la dichiarazione politica congiunta e il piano d'azione congiunto del 1996,

–  vista la comunicazione della Commissione sulle relazioni UE-Canada (COM(2003)0266),

–  vista l'agenda del partenariato UE-Canada del 2004,

–  vista la relazione al comitato congiunto di cooperazione UE-Canada del 2011,

–  visti gli esiti dell'incontro interparlamentare UE-Canada dell'aprile 2013,

–  visto l'articolo 21 TUE,

–  visti l'articolo 90, paragrafo 4, e l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A7-0407/2013),

A.  considerando che le relazioni tra l'UE e il Canada sono storiche, solide e fondate su interessi e valori condivisi; che i valori condivisi della democrazia e della protezione dei diritti umani devono costituire un elemento centrale di qualsiasi accordo concluso dalle due parti per inquadrare tali relazioni;

B.  considerando che l'UE e il Canada hanno una storia pluriennale di cooperazione politica ed economica di ampia portata, che risale formalmente al 1976, quando l'UE concluse con il Canada un accordo quadro, il primo con un paese OCSE; che per molto tempo tale accordo ha rappresentato un quadro adeguato per approfondire le relazioni, consolidare l'associazione politica e ampliare la cooperazione;

C.  considerando che il Canada è una democrazia parlamentare consolidata, che condivide con l'UE valori e principi democratici simili;

D.  considerando che l'accordo di partenariato strategico negoziato attualmente consentirebbe di adeguare e rilanciare le relazioni tra l'UE e il Canada e potrebbe contribuire in modo significativo ad approfondire le relazioni politiche, economiche e culturali e a migliorare la cooperazione tra le due parti in diversi settori; che tale accordo formalizza la condizione di partner strategici dell'UE e del Canada;

E.  considerando che l'accordo di partenariato strategico, oltre a migliorare la struttura istituzionale delle relazioni, offrirebbe ai cittadini europei e canadesi, congiuntamente con l'accordo economico commerciale globale, vantaggi e opportunità concreti, a patto che tutte le parti interessate siano coinvolte nel processo; che l'apertura dei mercati e la cooperazione in campo normativo dovrebbero offrire importanti guadagni in termini economici e ripercuotersi positivamente sull'occupazione sia in Canada sia nell'UE, oltre a poter portare, alla luce dell'ampliamento del partenariato transatlantico e dato il quadro NAFTA esistente, alla nascita di un mercato transatlantico, a vantaggio di tutti gli attori coinvolti, a condizione che non si indeboliscano le attuali norme sociali e ambientali;

F.  considerando che i vantaggi e le opportunità offerti dall'intensificarsi delle relazioni UE-Canada devono essere equamente ripartiti tra tutti i segmenti delle popolazioni sia europea sia canadese secondo le condizioni di vita e le esigenze di queste; che occorre riconoscere la diversa situazione economica e industriale dell'UE e del Canada e assicurare un uso sostenibile e responsabile delle risorse;

G.  considerando che il 18 ottobre 2013 il Presidente della Commissione e il Primo ministro del Canada hanno conseguito un accordo politico sugli elementi centrali dell'accordo economico commerciale globale mentre proseguono i negoziati sull'accordo di partenariato strategico; che l'accordo economico commerciale globale e l'accordo di partenariato strategico sono complementari per quanto attiene al rafforzamento delle relazioni UE-Canada;

H.  considerando che parallelamente ai negoziati sull'accordo di partenariato strategico è stato negoziato un accordo PNR UE-Canada destinato ad approfondire le relazioni anche nel settore dell'antiterrorismo e predisporre adeguate salvaguardie contro prassi mirate sproporzionate nel contesto della raccolta di dati sui passeggeri UE;

I.  considerando che il Canada si è ritirato dal protocollo di Kyoto nel 2011; che l'UE ha ripetutamente sollecitato il Canada a ridurre le emissioni di gas a effetto serra in linea con gli impegni internazionali assunti;

J.  considerando che la questione dell'esenzione totale dal visto dovrebbe essere in breve risolta nel senso che per i cittadini e le imprese di tutti gli Stati membri dell'UE, Romania e Bulgaria incluse, sono previste pari opportunità di cooperazione con le controparti canadesi;

K.  considerando che il partenariato strategico UE-Canada deve adeguatamente riflettersi nell'ambito dei consessi e delle organizzazioni internazionali; che, in detto contesto, la decisione presa dal Consiglio artico, con il sostegno del Canada, in merito allo status di osservatore dell'UE è deplorevole; che l'UE ha assunto l'impegno di collaborare con le autorità canadesi per risolvere la questione;

1.  rivolge al Consiglio, alla Commissione e al Servizio europeo per l'azione esterna le seguenti raccomandazioni:

   a) realizzare tutti i progressi necessari per concludere rapidamente l'accordo;
   b) ribadire che tutti gli accordi dell'UE con paesi terzi devono comprendere clausole di condizionalità reciproca e clausole politiche in materia di diritti umani e democrazia, in quanto riaffermazione comune dell'impegno reciproco nei confronti di tali valori a prescindere dalla situazione di quel paese in termini di protezione dei diritti umani; adottare salvaguardie adeguate onde assicurare che il meccanismo di sospensione non possa essere oggetto di abusi da entrambe le parti;
   c) insistere sul fatto che una simile condizionalità debba essere prevista anche nell'accordo di partenariato strategico con il Canada, onde assicurare la coerenza dell'approccio comune dell'UE in materia;
   d) sollecitare, se possibile, tutte le parti interessate a siglare e a firmare l'accordo di partenariato strategico e l'accordo economico commerciale globale quanto prima e a metterne in rilievo la complementarietà;
   e) provvedere affinché la società civile e le principali parti interessate siano pienamente coinvolte, informate e consultate nell'ambito del processo;
   f) assicurare che l'accordo contenga un impegno solido rispetto alla cooperazione interparlamentare, che riconosca l'importante ruolo svolto dal Parlamento europeo e dal parlamento canadese nelle relazioni UE-Canada, in particolare attraverso l'ormai consolidata delegazione interparlamentare;
   g) presentare periodicamente al Parlamento una relazione sull'applicazione dell'accordo che contenga una panoramica delle attività svolte e dei risultati ottenuti nei vari settori oggetto dell'accordo stesso, sulla base di misurazioni oggettive;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, agli Stati membri nonché al governo e al parlamento canadesi.

(1) GU C 290 E del 29.11.2006, pag. 107.
(2) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 64.
(3) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 20.
(4) Testi approvati, P7_TA(2013)0280.
(5) GU L 260 del 24.9.1976, pag. 2.


Quadro di risanamento e risoluzione delle crisi per le istituzioni finanziarie diverse dalla banche
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sul quadro di risanamento e risoluzione delle crisi per le istituzioni finanziarie diverse dalle banche (2013/2047(INI))
P7_TA(2013)0533A7-0343/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la relazione consultiva del gruppo di lavoro Comitato sui sistemi di pagamento e regolamento - Organizzazione internazionale delle commissioni di controllo sui valori mobiliari (CSPR-IOSCO), del luglio 2012, riguardante il risanamento e la risoluzione delle crisi per le infrastrutture del mercato finanziario (Recovery and resolution of financial market infrastructures),

–  vista la relazione consultiva del gruppo di lavoro CSPR-IOSCO, dell'agosto 2013, riguardante il risanamento delle infrastrutture del mercato finanziario (Recovery of Financial Market Infrastructures),

–  viste le relazioni dell'Associazione internazionale delle autorità di vigilanza delle assicurazioni (IAIS), del luglio 2013, dal titolo "Global Systemically Important Insurers: Initial Assessment Methodology" (compagnie di assicurazione di importanza sistemica globale: metodologia per la valutazione iniziale) e "Global Systemically Important Insurers: Policy Measures" (compagnie di assicurazione di importanza sistemica globale: misure strategiche),

–  vista la pubblicazione del Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB), del 18 luglio 2013, dal titolo "Global systemically important insurers (G-SIIs) and the policy measures that will apply to them"(1) (compagnie di assicurazione di importanza sistemica globale e misure strategiche a esse applicabili in futuro),

–  vista la relazione consultiva del Consiglio per la stabilità finanziaria, dell'agosto 2013, riguardante l'applicazione agli enti finanziari diversi dalle banche delle caratteristiche essenziali dei regimi di risoluzione delle crisi efficaci (Application of the Key Attributes of Effective Resolution Regimes to Non-Bank Financial Institutions),

–  vista la consultazione, realizzata dai servizi della Commissione, su un possibile quadro di risanamento e risoluzione delle crisi per le istituzioni finanziarie diverse dalla banche,

–  visto il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle negoziazioni (EMIR)(2),

–  vista la proposta della Commissione riguardante un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al miglioramento del regolamento titoli nell'Unione europea e ai depositari centrali di titoli e recante modifica della direttiva 98/26/CE,

–  viste la proposta della Commissione riguardante una direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro di risanamento e di risoluzione delle crisi degli enti creditizi e delle imprese di investimento (COM(2012)0280) (BRRD), e la relazione della commissione per i problemi economici e monetari in proposito(3),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7-0343/2013),

A.  considerando che le valutazioni delle infrastrutture del mercato finanziario sono ormai parte integrante dei programmi di valutazione del settore finanziario del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale;

B.  considerando che la disponibilità di piani di risanamento e strumenti di risoluzione delle crisi efficaci è fondamentale per il miglioramento della stabilità del settore finanziario non bancario a livello globale;

C.  considerando che le infrastrutture del mercato finanziario si caratterizzano per la loro ampia varietà organizzativa e che, per agevolare la predisposizione di appropriati piani di risanamento e soprattutto di risoluzione delle crisi, è necessario distinguerle in base alla complessità del modello organizzativo, dell'operatività geografica e del modello aziendale;

D.  considerando che, sebbene il regolamento EMIR e il regolamento sui depositari centrali di titoli (CSDR) mirino a ridurre il rischio sistemico attraverso infrastrutture di mercato adeguatamente regolamentate, esiste la possibilità che emergano conseguenze indesiderate;

E.  considerando che, se da un lato la compensazione centrale obbligatoria offre un positivo contributo in vista della riduzione del rischio sistemico complessivo dei mercati finanziari, dall'altro essa ha altresì causato un aumento della concentrazione del rischio sistemico presso le controparti centrali (CCP), anche alla luce del fatto che tutte le CCP rivestono un'importanza sistemica nei rispettivi mercati;

F.  considerando che i principali partecipanti diretti operano in genere in più di una CCP, con il rischio che il fallimento di una CCP possa causare difficoltà anche ad altre;

G.  considerando che il moltiplicarsi dei casi di inadempimento da parte di partecipanti a CCP avrà conseguenze devastanti non solo per gli operatori dei mercati finanziari, ma anche per le società interessate nel loro complesso;

H.  considerando che la ratio del ricorso a una CCP è la riduzione del rischio di controparte attraverso una corretta marginazione dei prodotti prima dell'offerta, ai fini di una compensazione a livello centralizzato atta a impedire che l'inadempimento di una qualunque delle controparti si ripercuota sul resto del mercato;

I.  considerando che i processi di gestione del rischio dimostrano come le CCP riducano il rischio di controparte nonché l'incertezza prevenendo altresì il contagio;

J.  considerando che il regolamento EMIR non affronta fino in fondo i rischi derivanti dall'errata valutazione, da parte di una CCP, degli obblighi di costituzione di margini di garanzia per un'intera categoria di prodotti;

K.  considerando che le CCP beneficiano di incentivi per l'applicazione di margini più bassi, soprattutto quando introducono nuove categorie di prodotti o attività nell'intento di attrarre la clientela; che resta ancora da valutare l'efficacia dei fondi di garanzia in caso di inadempimento separati per categoria di prodotto o attività;

L.  considerando che i rischi di marginazione integrata dei prodotti (marginazione di portafoglio) attraverso la separazione degli attivi all'interno del fondo di garanzia di una CCP sono ancora da verificare e che quindi, se da un lato la riduzione delle richieste di garanzia a breve termine è potenzialmente in grado di ridurre i costi, dall'altro il ricorso alla marginazione integrata non dovrebbe compromettere la capacità delle CCP di gestire correttamente il rischio in un contesto di riconoscimento dei limiti di un'analisi del valore a rischio;

M.  considerando che uno dei principali benefici che i clienti ottengono dai partecipanti diretti consiste nella difesa dal rischio di controparte dagli stessi offerta in relazione sia alle CCP che ad altri partecipanti diretti;

N.  considerando che i depositari centrali internazionali di titoli (DCIT) dell'UE sono enti di rilevanza sistemica globale che favoriscono il mercato delle eurobbligazioni, e che attualmente operano con licenze bancarie;

O.  considerando che la compensazione a livello centralizzato ha reso maggiormente necessari la gestione delle garanzie e i servizi connessi, ovvero prestazioni che al momento sono offerte dai DCT e dalle banche depositarie;

P.  considerando che l'introduzione imminente di Target2Securities ha indotto i DCT a valutare servizi alternativi;

Q.  considerando che, senza l'attuazione della legislazione in materia di valori mobiliari, i regimi di insolvenza canonici non forniranno un quadro completo per il trattamento del patrimonio della clientela in caso di fallimento di un DCT;

R.  considerando che, nella sua relazione del luglio 2013 sulle compagnie di assicurazione di importanza sistemica globale, l'IAIS è giunta alla conclusione che, se da un lato il modello aziendale tradizionalmente adottato in ambito assicurativo si è dimostrato molto meno fragile nei contesti di crisi finanziaria di quanto non lo sia quello bancario, dall'altro le grandi compagnie di assicurazione che operano su scala transfrontaliera e presentano fitte interconnessioni possono comunque, soprattutto se assumono in maniera massiccia impegni che esulano dalla tradizionale sfera di attività come ad esempio garanzie su crediti e investimenti, generare un significativo rischio sistemico; che, in base al metodo di valutazione dell'IAIS, l'FSB ha individuato nove grandi compagnie di assicurazione di importanza sistemica, cinque delle quali hanno sede nell'Unione europea;

S.  considerando che, se da un lato il rischio sistemico legato al fallimento di un gestore patrimoniale non è evidente quanto quello legato alle infrastrutture critiche del mercato, dall'altro i modelli aziendali dei gestori patrimoniali potrebbero assumere, man mano che evolvono, una maggiore rilevanza sistemica; che si tratta di un fattore già analizzato nel lavoro dell'FSB sul sistema bancario ombra;

1.  invita la Commissione a dare priorità al risanamento e alla risoluzione delle crisi delle CCP e dei DCT esposti al rischio di credito operando, in sede di valutazione dell'opportunità di regolamentare in maniera analoga gli altri enti finanziari, le opportune differenziazioni a seconda dei tipi, attribuendo la giusta considerazione a quelli potenzialmente in grado di generare rischi sistemici per l'economia;

2.  sottolinea l'importanza che la normativa dell'UE si attenga ai principi stabiliti a livello internazionale, come concordato in sede CSPR-IOSCO, FSB e IAIS;

3.  evidenzia l'importanza di prevedere in ogni caso una precisa "scala di interventi" all'interno delle disposizioni in materia di risanamento degli enti finanziari diversi dalle banche, in modo tale che le autorità competenti siano incaricate di tenere adeguatamente sotto controllo appositi indicatori di solidità finanziaria e abbiano la facoltà di intervenire in maniera tempestiva laddove un'entità attraversi difficoltà finanziarie, imponendo a quest'ultima l'adozione di misure correttive nel rispetto di un piano di risanamento preventivamente approvato, al fine di scongiurare il pericolo di destabilizzazione legato alla soluzione estrema di procedere alla liquidazione ordinata dell'entità stessa;

4.  ritiene che gli stessi enti finanziari diversi dalle banche debbano elaborare piani di risanamento ampi e concreti atti a individuare le operazioni e i servizi critici nonché sviluppare le strategie e le misure necessarie a garantire la continuità nell'effettuazione delle operazioni e dei servizi critici, e che detti piani di risanamento debbano essere sottoposti all'esame della competente autorità di vigilanza, la quale dovrebbe avere la facoltà di richiedere modifiche del piano di risanamento nonché assumere un ruolo guida in consultazione con l'autorità di risoluzione delle crisi, che, se diversa dall'autorità di vigilanza, potrebbe rivolgere raccomandazioni a quest'ultima;

5.  ritiene che le autorità di vigilanza debbano avere la facoltà di intervenire per motivi di stabilità finanziaria nonché di imporre l'attuazione delle parti dei piani di risanamento non ancora attivate, adottando in alternativa altre azioni se necessario; è tuttavia del parere che le autorità debbano essere altresì consapevoli del rischio di generare incertezza sul mercato in un contesto già di per sé difficile;

6.  è dell'idea che le autorità di risoluzione delle crisi e di vigilanza dei singoli paesi debbano adoperarsi per cooperare e tenersi reciprocamente informate;

7.  è favorevole, per i gruppi composti da entità appartenenti a giurisdizioni diverse, all'elaborazione di un piano di risoluzione delle crisi a livello di gruppo concordato tra le varie autorità competenti in materia; rileva che i piani di risoluzione delle crisi a livello di gruppo in questione dovrebbero presupporre una cooperazione tra le autorità di diverse giurisdizioni;

8.  ritiene che le misure di risoluzione delle crisi debbano essere differenziate a seconda dei vari servizi e delle diverse attività che l'ente dell'infrastruttura del mercato finanziario in questione è autorizzato a fornire o effettuare;

9.  sottolinea la necessità di evitare conflitti tra i piani di risanamento e risoluzione delle crisi e la legislazione in vigore, in particolare la direttiva relativa ai contratti di garanzia finanziaria e il regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo (EMIR), in quanto elementi potenzialmente in grado di ostacolare i poteri in materia di risanamento e risoluzione delle crisi per CCP e DCT o comunque di impedirne l'efficacia;

10.  sottolinea l'urgente necessità, nel contesto della valutazione della pertinenza di determinati sistemi di risoluzione delle crisi per l'infrastruttura di mercato, gli enti finanziari e quelli appartenenti al sistema bancario ombra, di sviluppare strumenti per il monitoraggio rapido dell'accumulo e del flusso di rischi finanziari entro e oltre i confini societari, settoriali e nazionali all'interno dell'Unione nonché tra quest'ultima e le altre regioni globali; esorta la Commissione a garantire che i pertinenti dati forniti nel quadro della normativa riguardante le banche, le assicurazioni e l'infrastruttura di mercato siano utilizzati in maniera efficiente in tale ottica dal Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), dall'autorità europea di vigilanza (AEV) e dalle altre autorità competenti;

CCP

11.  invita la Commissione a garantire che le CCP abbiano una strategia per la gestione degli inadempimenti in relazione a tutti i prodotti compensati nell'ambito di un più ampio piano di risanamento approvato dall'autorità di vigilanza, con particolare riferimento ai prodotti destinati dalla compensazione a livello centralizzato, alla luce della maggiore probabilità di concentrazione del rischio in simili casi;

12.  sottolinea l'importanza di monitorare i rischi per le CCP risultanti da una concentrazione di partecipanti diretti, e invita le autorità di vigilanza a informare l'Autorità bancaria europea (ABE) in merito ai 10 principali partecipanti diretti di ogni CCP, in modo tale che rischi come quelli di interrelazione, contagio e potenziale fallimento contemporaneo di più di una CCP possano essere monitorati e valutati a livello centralizzato;

13.  invita la Commissione a sviluppare strumenti per misurare il rischio infragiornaliero delle CCP nonché per garantire che i saldi infragiornalieri detenuti dalle CCP presso le banche commerciali per la gestione dei conti e i servizi di pagamento non superino i limiti predefiniti mettendo così a rischio il funzionamento delle CCP stesse;

14.  ritiene che, onde mantenere gli incentivi per la buona governance delle CCP, le linee di difesa in caso di inadempimento stabilite nel regolamento EMIR debbano essere rispettate, in modo che le risorse proprie prefinanziate delle CCP siano utilizzate prima di eventuali contributi dei partecipanti non inadempienti al fondo di garanzia in caso di inadempimento;

15.  chiede che la Commissione garantisca un operato delle CCP all'insegna dell'interesse pubblico generale nonché l'adozione da parte delle stesse di strategie commerciali a esso rispondenti, al fine di ridurre in maniera significativa la probabilità che si aprano scenari di risanamento e risoluzione delle crisi;

16.  invita la Commissione a riconoscere che, malgrado la finalità di limitare il contagio, non è chiaro se la separazione delle categorie di attivi all'interno di un fondo di garanzia in caso di inadempimento di una CCP risulterà sufficiente per evitare tale contagio nella pratica, alla luce della possibilità che gli incentivi commerciali legati alla marginazione integrata incrementino il rischio all'interno del sistema; chiede alla Commissione di proporre ulteriori misure atte a ridurre al minimo il suddetto rischio di contagio;

17.  invita la Commissione a garantire che siano stabiliti sani principi per la disciplina delle disposizioni contrattuali tra una CCP e i suoi partecipanti diretti nonché le modalità con cui i partecipanti diretti trasferiscono le perdite ai loro clienti, in modo tale che il fondo di garanzia del partecipante diretto in caso di inadempimento sia obbligatoriamente esaurito prima che eventuali perdite derivanti da un partecipante diretto inadempiente possano essere trasferite al cliente nel quadro di un processo di trasferimento delle perdite trasparente;

18.  ritiene che le disposizioni contrattuali tra una CCP e i suoi partecipanti diretti debbano in ogni caso operare una distinzione tra le perdite derivanti dall'inadempimento di un partecipante e quelle imputabili ad altre ragioni, ad esempio scelte di investimento sbagliate da parte della CCP; invita la Commissione a garantire che il comitato di rischio della CCP sia tenuto pienamente informato degli investimenti della stessa in modo che possa sempre esercitare l'opportuna vigilanza; è del parere che strumenti di risanamento come la sospensione dei dividendi e del pagamento di componenti variabili delle retribuzioni oppure la ristrutturazione volontaria del debito attraverso la relativa conversione in capitale debbano essere considerati quelli più appropriati per le circostanze in oggetto;

19.  è dell'idea che per tutte le CCP debbano esistere meccanismi di risanamento completi predefiniti in grado di offrire una protezione aggiuntiva rispetto ai fondi e alle risorse imposti dal regolamento EMIR; ritiene che i piani di risanamento in questione debbano offrire protezione in tutte le circostanze prevedibili e che debbano essere inclusi nonché pubblicati nel regolamento della CCP come parte integrante dello stesso;

20.  afferma che la linea di demarcazione tra il risanamento e la liquidazione ordinata nel caso delle CCP è segnata dall'esaurimento delle linee di difesa in caso di inadempimento, oltre che della capacità di assorbimento delle perdite della stessa CCP; è del parere che, a partire da quel momento, l'autorità di vigilanza dovrebbe considerare attivamente la possibilità di sciogliere il consiglio direttivo della CCP trasferendo i relativi servizi cruciali oppure il controllo operativo della stessa a un altro fornitore; ritiene che le autorità di risoluzione delle crisi debbano disporre di una certa discrezionalità nel valutare la situazione nonché di un margine di manovra, in modo da poter giustificare le decisioni che adottano;

21.  ritiene che, nell'esercizio di tale discrezionalità, le autorità di risoluzione delle crisi debbano fare riferimento ai criteri, estremamente specifici, illustrati di seguito:

   i) casi in cui la sostenibilità dell'infrastruttura finanziaria di mercato in questione è seriamente compromessa o comunque si appresta a esserlo, in ragione dell'incapacità di rispettare i requisiti prudenziali applicabili,
   ii) casi in cui non esistono misure alternative all'entrata in regime di liquidazione ordinata per ristabilire la situazione in modo efficace e senza effetti sulla stabilità del sistema finanziario,
   iii) casi in cui una misura di liquidazione ordinata si rende necessaria nell'interesse pubblico in quanto permette di conseguire, attraverso strumenti proporzionati, uno o più obiettivi nell'ottica di risoluzione della crisi;

22.  sottolinea la necessità di considerare la "continuità del servizio" uno degli obiettivi chiave nell'ambito della risoluzione delle crisi;

23.  sottolinea che, da un lato, qualsiasi coinvolgimento dei partecipanti diretti nel trasferimento di perdite prima della rimozione della dirigenza della CCP non deve avere ripercussioni sulla liquidità o gli attivi di clienti diretti o indiretti e, dall'altro lato, l'autorità di risoluzione delle crisi, una volta assunta la responsabilità, può avvalersi di appositi strumenti per il trasferimento delle perdite, ad esempio i tagli al margine di variazione o i nuovi contributi versati dai partecipanti diretti non inadempienti al fondo di garanzia in caso di inadempimento, seguendo il piano di risoluzione delle crisi in maniera quanto più possibile rigorosa;

24.  ritiene che, l'eventuale facoltà dell'autorità di risoluzione delle crisi di imporre una sospensione dei diritti di recesso anticipato tale da interrompere le attività della CCP per un periodo massimo di due giorni potrebbe consentire al mercato di attribuire correttamente un nuovo prezzo ai contratti e quindi una ripartizione più ordinata del rischio; osserva che la disponibilità e l'esercizio di un potere come quello citato dovrebbero essere attentamente valutati in modo che siano, quanto meno, subordinati a una decisione dell'autorità di risoluzione delle crisi che stabilisca la necessità di una sospensione nell'interesse della stabilità finanziaria, alla luce degli obiettivi della risoluzione delle crisi stessa, delle interazioni con i pertinenti sistemi di risoluzione bancaria o di altro genere, della gestione dell'inadempimento e del rischio della CCP, dell'impatto sui singoli mercati e partecipanti diretti di quest'ultima nonché sui mercati finanziari in generale; afferma la necessità di abbinare a quanto detto il potere di sopprimere l'obbligo di compensazione in quanto soluzione estrema da adottare, quanto meno, previa valutazione della possibilità che un'altra CCP effettui la compensazione nel breve termine;

25.  riconosce che i partecipanti diretti delle CCP provengono da numerosi paesi; ritiene quindi che l'eventuale quadro di risoluzione delle crisi applicabile alle CCP risulterà efficace se valido in tutte le giurisdizioni coinvolte; è pertanto del parere che i quadri nazionali in materia di insolvenza debbano essere aggiornati al fine di integrare il nuovo regime europeo di risoluzione delle crisi;

26.  ritiene che le controparti titolari di una licenza bancaria debbano essere assoggettate a un regime specifico per le controparti centrali e non a quello di risanamento e risoluzione delle crisi nel settore bancario proposto dall'omonima direttiva; giudica particolarmente preoccupante, in tal senso, il fatto che il regime proposto per le banche preveda l'obbligo per le stesse di detenere una quota aggregata di debito assoggettabile a procedure di "bail-in"; è del parere che una simile facoltà sia inappropriata per le controparti centrali titolari di una licenza bancaria in quanto tendenzialmente esse non emettono gli strumenti di debito in questione;

DCT

27.  afferma che è responsabilità dei DCT garantire che i rispettivi piani di risanamento prevedano chiaramente la continuità operativa in scenari di crisi ragionevoli, in modo che la loro funzione primaria di regolamento, al pari di altri servizi chiave degli stessi DCT, possa continuare a essere espletata da questi ultimi o da fornitori terzi già esistenti, autorizzati in base al regolamento CSDR, nonostante l'eventuale cessazione di altre attività;

28.  chiede che, in assenza di imminenti proposte legislative a sé stanti, nel regolamento CSDR sia incluso, per le autorità nazionali competenti, l'obbligo di garantire per tutti i DCT la definizione di opportuni piani di risanamento e risoluzione delle crisi conformi ai principi internazionali (FSB e CSPR-IOSCO), con espresso riferimento agli articoli della direttiva in materia di risanamento e risoluzione delle crisi delle banche applicabili ai DCT operanti in virtù di una licenza bancaria;

29.  invita gli Stati membri, in assenza di una legislazione in materia di valori mobiliari, a sviluppare e coordinare i loro regimi amministrativi specifici in vigore per i DCT, ai fini di una maggiore certezza in merito alle modalità di mantenimento della continuità operativa durante una crisi, in particolare garantendo l'accesso ai registri, agli archivi o alle scritture contabili del DCT, in modo che l'autorità di risoluzione delle crisi o l'autorità nazionale competente possa agevolmente individuare i titolari delle attività;

30.  invita la Commissione a garantire che la proposta relativa a un quadro per il risanamento e la risoluzione delle crisi dei DCT assicuri, per quanto possibile, la continuità degli stessi durante il periodo di risanamento e risoluzione di una crisi;

31.  invita la Commissione a garantire che la proposta relativa a un quadro per il risanamento e la risoluzione delle crisi dei DCT assicuri la continuità del contesto normativo in materia, in particolare mediante il rispetto della direttiva sul carattere definitivo del regolamento, degli accordi che prevedono la consegna contro pagamento, del funzionamento dei vari collegamenti del DCT e dei contratti con fornitori dei servizi chiave per il periodo di risanamento e risoluzione di una crisi;

Imprese di assicurazione

32.  osserva che nell'UE da tempo esiste una regolamentazione prudenziale per le assicurazioni; sottolinea l'importanza di un approccio coerente e convergente da parte degli Stati membri nei confronti dell'attuazione della direttiva "Solvibilità II" entro un lasso di tempo ragionevole, così come previsto dalla direttiva "Omnibus II"; chiede il completamento dei negoziati sulla direttiva "Omnibus II", in modo che i livelli due e tre di "Solvibilità II" possano essere tempestivamente portati a compimento mantenendo così al minimo la probabilità che le autorità di risoluzione delle crisi siano costrette a intervenire;

33.  invita la Commissione a esaminare attentamente il lavoro dell'IAIS in materia di risanamento e risoluzione delle crisi delle compagnie di assicurazione nonché a valutarlo nel contesto del livello due di "Solvibilità II", della normativa sui conglomerati finanziari e della direttiva sull'intermediazione assicurativa, collaborando altresì con i partner internazionali al fine di rispettare il calendario fissato dall'FSB per l'attuazione delle raccomandazioni strategiche che comprendono la definizione obbligatoria di piani di risanamento e risoluzione delle crisi da parte delle compagnie di assicurazione, le quali dovrebbero altresì disporre necessariamente di valutazioni della possibilità di ripristinare la solvibilità, potenziare la vigilanza sui gruppi e imporre requisiti più severi per quanto riguarda l'assorbimento delle perdite; riconosce che il carattere a lungo termine delle passività assicurative, le tempistiche diverse, la lunghezza dei periodi di copertura postuma e la natura commerciale dell'attività assicurativa rispetto a quella bancaria, uniti agli strumenti a disposizione delle autorità di regolamentazione, offrono già valide prassi di liquidazione ordinata; ritiene che sia necessario concentrarsi principalmente sul risanamento;

34.  si rammarica per il posticipo a luglio 2014, da parte di IAIS e FSB, della pubblicazione degli orientamenti in materia di valutazione dello status sistemico nonché delle raccomandazioni strategiche per le compagnie di riassicurazione; invita la Commissione a esaminare attentamente il rischio sistemico legato alla riassicurazione, con particolare riferimento al ruolo centrale da essa svolto in termini di gestione del rischio assicurativo, all'elevato grado di interconnessione e alla scarsa sostituibilità;

Gestione patrimoniale

35.  invita la Commissione a verificare attentamente se esistano gestori patrimoniali che debbano essere designati come "sistemicamente rilevanti", tenendo conto della portata delle relative attività e avvalendosi di una serie completa di indicatori quali: dimensioni, modello aziendale, operatività geografica, profilo di rischio, merito creditizio, eventuale conduzione di negoziazioni per conto proprio, applicabilità o meno di requisiti in materia di segregazione degli attivi dei clienti e altri fattori rilevanti;

36.  osserva che gli attivi dei clienti sono segregati e detenuti da depositari e che, di conseguenza, la possibilità di trasferire detti attivi a un altro gestore patrimoniale costituisce una concreta tutela;

37.  ritiene che un efficace regime normativo in materia di valori mobiliari possa appianare molte questioni in caso di fallimento di un importante gestore patrimoniale transfrontaliero;

Sistemi di pagamento

38.  invita la Commissione a impegnarsi con le competenti autorità internazionali di vigilanza finanziaria per individuare eventuali carenze nei sistemi di pagamento di importanza sistemica globale e nei meccanismi atti a garantire la continuità del servizio in caso di fallimento in vigore;

39.  considera ovvio, alla luce del fatto che i sistemi di pagamento sono al centro di qualunque trasferimento di liquidi, che nell'ambito di tali sistemi una perturbazione del mercato si ripercuota in maniera significativa su altri attori dei mercati finanziari; osserva che la direttiva sul carattere definitivo del regolamento del 1998 già persegue l'obiettivo di attenuare i potenziali rischi all'interno dei sistemi di pagamento; ritiene tuttavia che la direttiva non approfondisca in maniera sufficiente gli aspetti del risanamento e della risoluzione delle crisi e che siano quindi necessarie disposizioni specifiche che consentano ai sistemi di pagamento di reagire adeguatamente alle circostanze avverse;

o
o   o

40.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) http://www.financialstabilityboard.org/publications/r_130718.pdf.
(2) GU L 201 del 27.7.2012, pag. 1.
(3) A7-0196/2013.


Politica industriale dell'UE in materia di spazio
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla politica industriale dell'UE in materia di spazio - Liberare il potenziale di crescita economica nel settore spaziale (2013/2092(INI))
P7_TA(2013)0534A7-0338/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto il titolo XIX, articolo 189 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che verte sulla politica di ricerca e sviluppo tecnologico e sulla politica spaziale, e con particolare riferimento all'elaborazione di una politica spaziale europea al fine di favorire il progresso tecnico e scientifico, la competitività industriale e l'attuazione delle politiche dell'Unione europea,

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 febbraio 2013 dal titolo "Politica industriale dell'UE in materia di spazio" (COM(2013)0108),

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2010 intitolata "Una politica industriale integrata per l'era della globalizzazione – Riconoscere il ruolo centrale di concorrenzialità e sostenibilità" (COM(2010)0614),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 dal titolo "Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica" (COM(2012)0582),

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 aprile 2011 intitolata "Verso una strategia spaziale dell'Unione europea al servizio dei cittadini" (COM(2011)0152),

–  vista la Comunicazione della Commissione del 14 novembre 2012 intitolata "Istituzione di adeguate relazioni tra l'Unione europea e l'Agenzia spaziale europea" (COM(2012)0671),

–  vista la decisione 2004/578/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, concernente la conclusione dell'accordo quadro tra la Comunità europea e l'Agenzia spaziale europea(1),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'11 ottobre 2010, del 31 maggio 2011, del 2 dicembre 2011 e del 30 maggio 2013,

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2012 su una strategia spaziale dell'Unione europea al servizio dei cittadini(2),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per gli affari esteri (A7-0338/2013),

A.  considerando che l'articolo 189 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea conferisce all'Unione un ruolo esplicito nell'elaborazione di una politica spaziale, al fine di promuovere il progresso tecnico e scientifico, la competitività industriale e l'attuazione delle sue politiche;

B.  considerando che di fronte alla crescente concorrenza di nuove nazioni emergenti in campo spaziale come la Cina e l'India, il peso politico degli Stati membri dell'UE in termini nazionali potrebbe non essere più sufficiente ad affrontare le sfide future in questo settore;

C.  considerando che la politica spaziale è un elemento chiave della strategia Europa 2020;

D.  considerando che innumerevoli servizi utilizzati nella vita quotidiana dai cittadini dipendono direttamente o indirettamente dallo spazio, come ad esempio la televisione, l'Internet ad alta velocità, i sistemi di navigazione o il sistema automatico paneuropeo di chiamata d'emergenza eCall;

E.  considerando che l'industria spaziale europea genera un volume d'affari consolidato di 6,5 miliardi di EUR e impiega più di 34 500 persone altamente qualificate; che in questo periodo di difficoltà economiche deve essere meglio messa in evidenza l'importanza del settore spaziale, in quanto settore con un forte potenziale di crescita e di innovazione e con capacità di creare occupazione a elevato valore aggiunto;

F.  considerando che il coordinamento delle misure nel settore della politica spaziale tra l'UE, gli Stati membri e l'ESA continua a essere insufficiente e che ciò ha portato a duplicazioni di strutture e al fatto che non si possano utilizzare effetti sinergici; sottolinea che l'attuazione di un quadro chiaro di governance per lo spazio consentirà di conseguire un notevole incremento nell'efficacia;

G.  considerando che l'ESA, in quanto organizzazione non governativa, non gode di nessuna relazione formale con il Parlamento europeo e che di conseguenza le manca il riscontro immediato dei cittadini, che è al contrario presente in tutti gli altri settori della politica dell'Unione;

H.  considerando che l'industria spaziale costituisce un'industria ad alta intensità di investimento con cicli di sviluppo eccezionalmente lunghi, e che di conseguenza la sicurezza a livello di pianificazione svolge un ruolo decisivo; che tale visibilità sarà ampiamente favorita dall'esistenza di un quadro normativo stabile e di un quadro di governance chiaro;

I.  considerando che il funzionamento di un sistema europeo di lanciatori può contribuire a garantire un accesso indipendente allo spazio;

J.  considerando che l'Unione europea dipende attualmente da GNSS militari non europei e che Galileo è stato concepito e sviluppato sotto il controllo civile e che è destinato a rimanere tale;

K.  considerando che per il settore spaziale europeo le vendite commerciali hanno un ruolo molto più importante rispetto ai suoi principali concorrenti internazionali;

L.  considerando che i servizi basati sui satelliti svolgono un ruolo rilevante nella fornitura di informazioni ai settori in crescita della società digitale e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi dell'agenda digitale dell'UE;

M.  considerando che stando alle stime degli esperti il mercato dei servizi di navigazione satellitare e di osservazione della Terra potrebbe raggiungere in dieci anni un volume di 300 miliardi di dollari e che già oggi negli Stati membri occidentali dell'UE tra il 6% e il 7% del PIL dipende dalla navigazione satellitare;

N.  considerando che il coordinamento internazionale degli utilizzi dello spettro acquista sempre maggio importanza a causa della crescente domanda di possibilità di comunicazione senza fili e delle proprietà fisiche della propagazione delle onde, nonché della relativa scarsità di frequenze radio;

Orientare la politica spaziale in senso europeo

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione sulla politica industriale dell'Unione in materia di spazio; ritiene che la Commissione si debba concentrare su alcune delle misure per la politica industriale in materia di spazio menzionate nella comunicazione, per conseguire un effettivo sviluppo del potenziale di crescita nel settore spaziale;

2.  sottolinea che tutti gli attori coinvolti nella governance delle future politiche spaziali dell'Unione europea, comprese la Commissione, l'Agenzia del GNSS europeo, l'ESA, le agenzie nazionali e le agenzie specializzate, come EUMETSAT, devono essere interconnessi e operare a lungo termine;

3.  ritiene che le agenzie nazionali potrebbero avanzare proposte concrete in questa direzione affinché la Commissione possa integrare il contributo degli Stati membri e definire la visione dell'UE;

4.  sottolinea che la Commissione deve, quanto prima possibile, presentare una chiara tabella di marcia per GMES/Copernicus e per lo sviluppo e il dispiegamento di diversi satelliti Sentinel insieme al quadro giuridico e operativo proposto per questo complesso sistema;

5.  sostiene la Commissione nella propria intenzione di adottare misure per l'istituzione di un quadro normativo dell'UE coerente per il settore spaziale; raccomanda la creazione di un vero mercato interno dell'UE dei prodotti e dei servizi spaziali; reputa importante che la politica sia formulata e sviluppata senza che la sua attuazione influisca negativamente sulle condizioni commerciali di mercato o provochi una loro distorsione; osserva che la neutralità e la trasparenza della concorrenza sono due assunti importanti per lo sviluppo della politica spaziale europea;

6.  rileva che finora non vi è ancora nessun approccio orizzontale da parte della Commissione teso a integrare la politica spaziale e i suoi obiettivi nei diversi settori politici dell'Unione; esorta la Commissione ad agire in questo senso tenendo conto in futuro della politica spaziale in settori politici come le telecomunicazioni, i trasporti, l'ambiente, l'agricoltura, la sicurezza o la cultura;

7.  accoglie con favore la dichiarazione della Commissione secondo cui le telecomunicazioni, la navigazione e l'osservazione della Terra basate sullo spazio forniscono all'UE conoscenze di importanza strategica su cui fondare le sue relazioni esterne nell'ambito degli aiuti allo sviluppo e degli aiuti umanitari;

8.  esorta la Commissione a trattare in via prioritaria le seguenti tematiche: questioni istituzionali; Galileo e Copernicus; l'industria spaziale come generatrice di crescita e di occupazione; valutazione di impatto delle attività connesse allo spazio; accesso indipendente allo spazio; il ruolo della R&S; comunicazione via satellite; sorveglianza e localizzazione spaziali; e detriti spaziali;

9.  appoggia la tesi della Commissione secondo cui molti componenti dei sistemi spaziali hanno un duplice uso o sono di natura militare e, di conseguenza, sono soggetti alla direttiva 2009/43/CE del 6 maggio 2009 che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa(3), quale modificata dalla direttiva 2012/47/UE del 14 dicembre 2012 concernente l'elenco di prodotti per la difesa, al regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio, del 5 maggio 2009, che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso(4), o alla posizione comune concernente le esportazioni di armi; accoglie con favore la proposta di cui alla comunicazione di presentare una relazione formale al Parlamento sul sistema di controllo delle esportazioni di beni a duplice uso prima della fine del 2013; invita la Commissione, gli Stati membri e il gruppo "Esportazioni di armi convenzionali" (COARM) del Consiglio dell'UE a chiarire quale quadro normativo dovrebbe applicarsi a ciascuna categoria di beni e tecnologie;

Questioni istituzionali

10.  riconosce i successi conseguiti dall'ESA per l'Europa negli ultimi decenni nel settore spaziale e incoraggia gli Stati membri che non fanno parte dell'ESA a prendere in considerazione l'adesione e una cooperazione maggiore; rileva, tuttavia, che i modi per conseguire una maggiore efficienza operativa nonché un coordinamento e una responsabilità a livello politico possono essere conseguiti a lungo termine attraverso un ravvicinamento dell'ESA all'UE nella cooperazione, segnatamente in modo tale da evitare duplicazioni delle attività e sovrapposizioni; esorta la Commissione a verificare nei minimi dettagli se l'ESA in futuro non possa ad esempio essere integrata come organizzazione intergovernativa nelle strutture di governance dell'Unione, fintantoché la trasformazione dell'ESA in agenzia europea non venga considerata opportuna;

11.  sostiene che, nel frattempo, l'Unione europea, in stretta collaborazione con l'ESA, dovrebbe coordinare la politica e i programmi spaziali degli Stati membri più di quanto abbia fatto sinora, per conseguire un vero approccio europeo, garantendo al contempo che siano rispettati gli interessi dell'ESA e dei suoi Stati membri; rileva che solo tramite un approccio europeo l'industria spaziale può essere messa nella condizione di diventare, nonché di rimanere, competitiva;

12.  esorta la Commissione, gli Stati membri e l'ESA a istituire una forma di gruppo di coordinamento i cui membri coordinino in riunioni regolari le strategie e le misure nel settore spaziale, al fine di evitare duplicazioni e sviluppare un approccio comune per le questioni e i consessi internazionali;

13.  osserva che qualsiasi incremento nell'impiego delle risorse spaziali per scopi militari non deve ridurre né limitare gli usi civili e le eventuali applicazioni future in ambito civile; invita gli Stati membri e il vicepresidente/alto rappresentante a procedere a una revisione dell'ormai obsoleto trattato sullo spazio extraatmosferico del 1967 oppure a creare un nuovo quadro normativo che tenga conto dei progressi tecnologici a partire dagli anni '60;

Galileo e Copernicus (GMES)

14.  sottolinea che il completamento di Galileo e il proseguimento di Copernicus come ammiraglie della politica spaziale europea devono godere della massima priorità, affinché nel 2014 i primi servizi di Galileo possano essere effettivamente attivati per i cittadini;

15.  sottolinea il fatto che EGNOS è il primo programma operativo europeo di GNSS; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e attuare l'uso di EGNOS in diversi settori, come i trasporti;

16.  deplora i ritardi registrati in passato nella costruzione del programma europeo di navigazione satellitare Galileo; accoglie con favore il fatto che nel frattempo siano stati mandati in orbita intorno alla Terra 4 satelliti; sottolinea che i vantaggi e i benefici di Galileo nello specifico e di un'industria spaziale europea in generale debbano essere comunicati in modo migliore alla società ed esorta la Commissione a organizzare manifestazioni a elevata visibilità nelle capitali dell'UE in occasione dei futuri lanci di satelliti Galileo per promuovere Galileo e le sue possibili applicazioni;

17.  sottolinea che l'EU deve informare l'opinione pubblica, attirare futuri ingegneri, diffondere le informazioni sulla navigazione satellitare europea e proporre una serie di incentivi per tutti gli utenti affinché usino tecnologie abilitate da Galileo ed EGNOS;

18.  è convinto che l'obiettivo della piena capacità operativa (FOC), basata su una costellazione di 27 satelliti più un numero sufficiente di satelliti di riserva e su infrastrutture di terra adeguate, sia indispensabile per realizzare il valore aggiunto di Galileo in particolare in termini di alta precisione e servizio ininterrotto, e per poterne trarre così numerosi vantaggi sul piano economico e sociale;

19.  si rammarica del fatto che non tutta l'UE sia in questo momento coperta dal sistema EGNOS e chiede che la copertura del sistema EGNOS sia estesa all'Europa meridionale, orientale e sudorientale, al fine di rendere possibile il suo utilizzo in tutta l'Europa;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a informare il Parlamento in merito ai piani per utilizzare il programma Copernico e il servizio pubblico regolamentato del programma Galileo a sostegno delle missioni e delle operazioni in materia di PSDC;

Il ruolo dell'industria spaziale come motore di crescita e strumento di occupazione

21.  rileva che le PMI (non solo le PMI, ma comunque le PMI in particolare) necessitano di una sorta di finanziamento rapido da parte degli organismi pubblici, al fine di avere a disposizione sufficienti strumenti finanziari per investimenti di lungo termine in ricerca e sviluppo; è convinto che tramite un finanziamento pubblico e la presenza di acquirenti pubblici di prodotti e servizi dell'industria spaziale si possano stimolare le innovazioni, generando di conseguenza crescita e creando posti di lavoro;

22.  ribadisce che l'Unione europea non deve perdere l'opportunità di sviluppare il mercato a valle della navigazione satellitare e sottolinea l'importanza di predisporre un piano d'azione per l'Agenzia del GNSS europeo al fine di espandere il relativo mercato, un presupposto fondamentale per il futuro dell'economia europea;

23.  ricorda che le nuove applicazioni della navigazione satellitare possono incrementare la sicurezza, l'efficienza e l'affidabilità in settori quali l'aviazione, il settore marittimo, stradale e agricolo, la sicurezza stradale, la riscossione dei pedaggi, la gestione del traffico e dei parcheggi, la gestione delle flotte, le chiamate d'emergenza, la tracciatura e la localizzazione delle merci, le prenotazioni on line, la sicurezza delle spedizioni, i tachigrafi digitali, il trasporto di animali e il suolo sostenibile;

24.  prende atto del fatto che, come riportato nella comunicazione, il 60% dei dispositivi elettronici a bordo dei satelliti europei è attualmente di provenienza statunitense; chiede l'avvio di un'iniziativa sulle modalità di protezione dei dati sensibili o personali in questo contesto e di impiego dell'attuale processo di appalti pubblici al fine di garantire, per quanto possibile, che l'acquisto di infrastrutture spaziali da parte degli Stati membri venga utilizzato come ulteriore motore di crescita del settore;

25.  esorta la Commissione, l'ESA, l'AED e gli Stati membri a individuare le tecnologie strategiche nell'ambito del processo congiunto per giungere alla non dipendenza dell'Europa e a sviluppare alternative che siano meno dipendenti da paesi terzi; ricorda il rischio che gli Stati Uniti possano, in caso di disaccordo, chiudere o bloccare l'infrastruttura spaziale europea;

26.  esorta la Commissione e gli Stati membri a creare incentivi per l'industria europea quanto allo sviluppo a livello europeo di componenti per il settore spaziale, per contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni da paesi terzi;

27.  rileva che le imprese non appartenenti al settore spaziale possono trarre benefici dai prodotti risultanti dalla ricerca spaziale; esorta pertanto tutti i coinvolti a sviluppare uno scambio tra gli attori interni ed esterni all'industria spaziale e a lavorare in partenariato allo sviluppo delle tecnologie in grado di portare a innovazioni di punta a vantaggio della società; sottolinea che è opportuno diffondere meglio i benefici concreti che apporta l'industria spaziale nella vita quotidiana degli europei;

28.  sottolinea che in particolare il settore economico dei servizi spaziali e della robotica apre numerose opportunità di mercato soprattutto alle piccole e medie imprese (PMI);

29.  sottolinea che i sistemi robotici autonomi e intelligenti sono tecnologie chiave per il proseguimento dell'esplorazione dello spazio; sottolinea, in questo contesto, l'utilizzo efficiente dei fondi europei di "Orizzonte 2020", in particolare per le attività vicine al mercato;

30.  sottolinea che un'adeguata disponibilità di addetti altamente qualificati è fondamentale per un'industria spaziale europea concorrenziale; invita quindi tutti gli attori coinvolti affinché approfondiscano la cooperazione tra le università e l'industria e incoraggino i giovani talenti, soprattutto femminili, a impegnarsi in questo settore (ad esempio mediante programmi nazionali e regimi di formazione, nonché concorsi per ricercatori europei e non); rileva inoltre che l'acquisizione di talenti da paesi terzi (anche attirando nuovamente talenti europei) è imprescindibile;

Accesso allo spazio

31.  sottolinea l'importanza dell'accesso allo spazio per tutti gli Stati membri e delle vendite commerciali per l'industria spaziale europea; rileva nel contempo che l'accesso ai mercati istituzionali dei paesi terzi continua a essere parzialmente chiuso all'industria europea; sottolinea l'importanza di condizioni di parità per l'industria europea a livello internazionale; esorta, quindi, la Commissione a promuovere la reciprocità e a garantire pari opportunità e condizioni di concorrenza leale nell'ambito degli accordi commerciali (ad esempio TTIP);

32.  sottolinea l'importanza dello sviluppo e della gestione di lanciatori europei per un accesso indipendente allo spazio; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri, in cooperazione con l'ESA, a cercare di fare sì che si mantenga e venga ampliato a lungo termine un sistema europeo di lanciatori, nonché un servizio per i lanci;

33.  ritiene che l'industria spaziale europea debba ricorrere all'infrastruttura spaziale europea già esistente, che è stata parzialmente finanziata da fondi pubblici europei;

Il ruolo della ricerca e dello sviluppo

34.  accoglie, inoltre, con favore il fatto che nell'ambito del nuovo programma quadro per la ricerca (Orizzonte 2020) si preveda di investire EUR 1,5 miliardi per la ricerca e l'innovazione nel settore spaziale; sollecita inoltre la Commissione a dedicare nell'ambito di Orizzonte 2020 una parte del bilancio alla ricerca e allo sviluppo di applicazioni di comunicazione satellitare;

35.  ritiene che sia necessario un maggiore coordinamento tra l'UE, l'ESA e gli Stati membri, in particolare nel settore delle attività di ricerca; esorta i tre attori a mettere a punto una "tabella di marcia della ricerca" comune per il periodo fino al 2020 e a definire le priorità e gli obiettivi della politica spaziale che devono essere raggiunti congiuntamente, per garantire sicurezza a livello di pianificazione agli attori coinvolti, in particolare nell'economia; sottolinea l'importanza della cooperazione nella ricerca con i paesi terzi;

36.  sottolinea che lo sviluppo delle applicazioni e dei servizi GNSS è essenziale al fine di garantire che gli investimenti infrastrutturali di Galileo siano sfruttati a pieno e che il sistema Galileo sia sviluppato al massimo della sua capacità; evidenzia la necessità di assicurare un livello adeguato di finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo GNSS nonché per la relativa attuazione; si rammarica del fatto che la riduzione dei fondi destinati alla ricerca e all'innovazione per le applicazioni basate su sistemi EGNOS e Galileo stia notevolmente ritardando il progresso tecnologico e la crescita della capacità industriale, nonché l'attuazione di misure efficaci dal punto di vista ambientale nell'UE ed esorta pertanto la Commissione a introdurre meccanismi che consentano alle PMI di accedere più facilmente ai finanziamenti;

37.  rileva che lo sviluppo di applicazioni innovative in Europa è frenato da diversi ostacoli; in questo contesto ricorda alla Commissione che vi è un mercato inesplorato legato allo sfruttamento commerciale dei dati spaziali creati dai programmi satellitari e di osservazione della Terra; esorta la Commissione a condurre uno studio teso a identificare tali ostacoli (come ad esempio: la responsabilità per i danni provocati dagli oggetti/detriti spaziali; l'incertezza relativamente alla disponibilità di servizi; le preoccupazioni in materia di sicurezza o di tutela dei dati; la mancata consapevolezza circa il potenziale; la mancanza di interoperabilità) e di presentare eventuali proposte concernenti modalità relative all'apertura di tali mercati;

Comunicazioni satellitari

38.  sottolinea che la comunicazione satellitare assume un ruolo rilevante nell'industria spaziale europea, poiché le commesse di questo settore garantiscono alle navette e ai lanciatori uno sfruttamento duraturo, contribuendo così all'obiettivo di un accesso indipendente allo spazio per l'UE; fa riferimento in questo contesto anche al ruolo delle capacità di carico utile indipendenti che nascono con il lancio di satelliti commerciali (cosiddetti "hosted payloads" o "carichi utili ospitati") e che possono essere utilizzate per la prova nello spazio di nuovi prodotti e tecnologie, contribuendo in questo modo a ridurre i costi e il tempo necessari per poter offrire nuovi servizi;

39.  sottolinea che la comunicazione satellitare costituisce un'efficiente opportunità di fornire servizi multimediali anche a chi nell'economia o nella società finora non poteva essere raggiunto dalle tecnologie terrestri;

40.  evidenzia che le reti satellitari contribuiscono a soddisfare gli obiettivi dell'agenda digitale dell'UE al fine di raggiungere la totale copertura dell'UE con connessioni a banda larga, in particolare nelle zone remote; sollecita pertanto la Commissione, in virtù della neutralità tecnologica, ad attribuire all'Internet satellitare il giusto peso nella combinazione di tecnologie previste per lo sviluppo dei servizi a banda larga, come ad esempio nell'ambito della politica di coesione dell'UE;

41.  rileva che la comunicazione satellitare nelle situazioni di crisi, come ad esempio le catastrofi naturali, o per il mantenimento della sicurezza interna acquisisce un'importante funzione logistica sempre maggiore, poiché le sue connessioni dati e di comunicazione sono irrinunciabili in situazioni in cui non vi sono infrastrutture terrestri o quando queste sono state distrutte;

42.  esorta pertanto la Commissione ad analizzare la disponibilità attuale nonché la necessità futura di frequenze radio per la comunicazione satellitare e durante la prossima conferenza mondiale sulle radiocomunicazioni di cercare di far sì che gli interessi dell'UE e gli interessi del settore della comunicazione satellitare siano adeguatamente difesi nell'attribuzione delle frequenze radio mondiali e regionali;

43.  ritiene che il potenziale d'innovazione nel settore della comunicazione satellitare non sia ancora stato sfruttato; fa riferimento alle possibilità delle tecnologie più recenti come ad esempio i "Laser Communication Terminals" (LCT) o anche gli "High Throughput Satellites" (HTS) per far fronte alla necessità di uno scambio di dati sempre più intenso a velocità di scambio sempre più elevate;

44.  sottolinea che l'Europa può mantenere il proprio vantaggio tecnologico nelle comunicazioni satellitari solo se si proseguiranno gli sforzi di ricerca in questo settore a livello europeo;

Detriti spaziali

45.  sottolinea che le infrastrutture spaziali costituiscono il fondamento di vari servizi utilizzati quotidianamente dall'economia e dalla società; rileva che l'avaria di tali infrastrutture, ad esempio a causa di collisioni tra satelliti e altri oggetti o detriti spaziali, potrebbe minare la sicurezza degli operatori economici e dei cittadini;

46.  rileva che i detriti spaziali costituiscono un problema sempre più rilevante; esorta pertanto la Commissione e gli Stati membri a lavorare a una governance mondiale per lo spazio; invita nel contempo la Commissione e gli Stati membri a promuovere la firma del "codice di condotta per lo spazio" elaborato dall'UE da parte di paesi terzi mediante tutti i canali diplomatici;

47.  esorta la Commissione a sostenere l'istituzione il prima possibile a livello europeo di un programma di sostegno al servizio di sorveglianza dello spazio e di localizzazione proposto all'inizio di quest'anno, al fine di garantire una maggiore indipendenza dalle istituzioni negli Stati Uniti di segnalazione delle collisioni;

o
o   o

48.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 261 del 6.8.2004, pag. 63.
(2) GU C 227 E del 6.8.2013, pag. 16.
(3) GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1.
(4) GU L 134 del 29.5.2009, pag. 1.


Cloud computing
PDF 255kWORD 87k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sullo sfruttamento del potenziale del cloud computing in Europa (2013/2063(INI))
P7_TA(2013)0535A7-0353/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 27 settembre 2012 intitolata "Sfruttare il potenziale del cloud computing in Europa" (COM(2012)0529) e il documento di lavoro che la accompagna,

–  vista la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 intitolata "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 maggio 2010 intitolata "Un'agenda digitale europea" (COM(2010)0245),

–  vista la sua risoluzione del 5 maggio 2010 sulla nuova Agenda europea del digitale: 2015.eu(1),

–  vista la decisione n. 243/2012/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 marzo 2012, che istituisce un programma pluriennale relativo alla politica in materia di spettro radio,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati (regolamento generale sulla protezione dei dati) (COM(2012)0011), presentata dalla Commissione il 25 gennaio 2012,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa (COM(2011)0665), presentata dalla Commissione il 19 ottobre 2011,

–  vista la direttiva 1999/5/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 1999, riguardante le apparecchiature radio e le apparecchiature terminali di telecomunicazione e il reciproco riconoscimento della loro conformità,

–  visto il lavoro dell'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione (ETSI) sulla mappatura delle norme relative al cloud,

–  vista la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sui diritti dei consumatori, recante modifica della direttiva 93/13/CEE del Consiglio e della direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 85/577/CEE del Consiglio e la direttiva 97/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,

–  vista la direttiva 1999/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 1999, su taluni aspetti della vendita e delle garanzie dei beni di consumo(2),

–  vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(3),

–  vista la direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 giugno 2000, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno(4),

–  vista la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione(5),

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione giuridica, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A7‑0353/2013),

A.  considerando che se i servizi informatici a distanza sotto varie forme, ora comunemente conosciuti come "cloud computing", non sono una novità, la portata, le prestazioni e il contenuto del cloud computing costituiscono un importante progresso per le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC);

B.  considerando che il cloud computing è stato tuttavia oggetto di attenzione negli ultimi anni per via dello sviluppo di nuovi modelli commerciali innovativi su ampia scala, di una forte spinta da parte dei fornitori di cloud computing, delle innovazioni tecnologiche e dell'aumento delle capacità di elaborazione, di una riduzione dei prezzi e delle comunicazioni ad alta velocità, nonché dei potenziali benefici economici e di efficienza, anche in termini di consumo di energia, che i servizi di cloud offrono a tutti gli utenti;

C.  considerando che la diffusione e lo sviluppo di servizi di cloud computing nelle zone scarsamente popolate e remote possono contribuire a ridurre il loro isolamento, ma rappresentano nel contempo una sfida particolarmente impegnativa data l'insufficiente disponibilità delle infrastrutture necessarie;

D.  considerando che i benefici dei fornitori di servizi di cloud computing consistono, ad esempio, nei costi del servizio, nella monetizzazione delle risorse informatiche sottoutilizzate e in eccesso, nelle economie di scala, nella possibilità di vincolare la clientela (il cosiddetto effetto "lock-in") e di utilizzare le informazioni degli utenti per scopi secondari, ad esempio a fini pubblicitari, tenendo debitamente conto degli obblighi in materia di riservatezza e protezione dei dati personali; che l'effetto "lock-in" può produrre svantaggi competitivi che possono tuttavia essere affrontati con ragionevoli misure di normalizzazione e una maggiore trasparenza sugli accordi di licenza della proprietà intellettuale;

E.  considerando che i benefici per gli utenti dei servizi di cloud sono riconducibili a costi potenzialmente più bassi, all'accesso universale, alla praticità, all'affidabilità, alla scalabilità e alla sicurezza;

F.  considerando che il cloud computing comporta anche dei rischi per gli utenti, in particolare per quanto riguarda i dati sensibili, e che gli utenti dovrebbero essere consapevoli di tali rischi; che se il trattamento sul cloud avviene in un paese specifico, le autorità di quel paese possono avere accesso ai dati; che la Commissione dovrebbe tenerne conto nell'elaborazione di proposte e raccomandazioni relative al cloud computing;

G.  considerando che i servizi di cloud obbligano gli utenti a fornire informazioni al provider di servizi di archiviazione sul cloud, ovvero a un terzo, il che fa emergere problemi legati al controllo costante delle informazioni dei singoli utenti, all'accesso a tali informazioni e alla loro protezione nei confronti del provider stesso, di altri utenti dello stesso servizio e di altre parti; che la promozione di servizi che consentano esclusivamente all'utente di disporre della chiave d'accesso alle informazioni memorizzate, senza che i provider di servizi di archiviazione sul cloud possano accedervi, potrebbe risolvere alcuni problemi al riguardo;

H.  considerando che il maggiore utilizzo dei servizi di cloud forniti da un numero limitato di grandi provider implica che una quantità crescente di informazioni è aggregata nelle mani di tali provider, migliorando in tal modo la loro efficienza, ma aumentando nel contempo i rischi di perdite catastrofiche di informazioni, di punti di guasto centralizzati che potrebbero compromettere la stabilità di Internet, e di accesso alle informazioni da parte di terzi;

I.  considerando che le responsabilità e gli obblighi di tutte le parti interessate nei servizi di cloud computing devono essere chiariti, in particolare per quanto concerne la sicurezza e il rispetto degli obblighi in materia di protezione dei dati;

J.  considerando che il mercato dei servizi di cloud sembra essere suddiviso in due ambiti: quello dei consumatori e quello delle imprese;

K.  considerando che, per quanto riguarda gli utenti commerciali, i servizi di cloud standardizzati possono, se rispondono alle esigenze specifiche dell'utente, costituire un interessante strumento per trasformare le spese d'investimento in spese operative e per permettere una rapida disponibilità e scalabilità di capacità di archiviazione ed elaborazione supplementari;

L.  considerando che, per quanto riguarda i consumatori, il fatto che i fornitori di sistemi operativi per diverse tipologie di dispositivi di largo consumo, in particolare, orientino sempre più i consumatori – tramite l'utilizzo di impostazioni predefinite, ecc. – verso l'utilizzo di servizi di cloud proprietari significa che tali provider stanno creando una clientela vincolata e aggregando le informazioni dei loro utenti;

M.  considerando che l'uso di servizi di cloud esterni nel settore pubblico deve essere attentamente valutato tenendo conto dell'aumento dei rischi per quanto concerne le informazioni sui cittadini e della garanzia dello svolgimento delle funzioni di servizio pubblico;

N.  considerando che, dal punto di vista della sicurezza, l'introduzione di servizi di cloud implica che la responsabilità per il mantenimento della sicurezza delle informazioni appartenenti a ciascun utente è trasferita dall'utente al provider, rendendo così necessario garantire che i provider di servizi dispongano della capacità giuridica di offrire soluzioni di comunicazione sicure e solide;

O.  considerando che lo sviluppo dei servizi di cloud aumenterà la quantità dei dati trasmessi e la domanda di banda larga, di velocità di caricamento più elevate e di una maggiore disponibilità di banda larga ad alta velocità;

P.  considerando che la realizzazione degli obiettivi dell'agenda digitale europea, in particolare la diffusione e l'accesso per tutti alla banda larga, i servizi pubblici transfrontalieri e gli obiettivi in materia di ricerca e innovazione, è un passo necessario se l'UE vuole sfruttare appieno i benefici che il cloud computing può offrire;

Q.  considerando i recenti sviluppi in fatto di violazioni della sicurezza, in particolare lo scandalo dello spionaggio del PRISM;

R.  considerando la mancanza di parchi di server sul territorio europeo;

S.  considerando che il mercato unico digitale costituisce un fattore chiave per il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 e rappresenterebbe uno stimolo importante per la realizzazione degli obiettivi dell'Atto per il mercato unico e la risposta alla crisi economica e finanziaria che colpisce l'Unione;

T.  considerando che una fornitura europea di connettività a banda larga, un accesso universale e uguale per tutti i cittadini ai servizi Internet e la garanzia della neutralità della rete sono i presupposti fondamentali per lo sviluppo di un sistema di cloud computing europeo;

U.  considerando che il meccanismo per collegare l'Europa è destinato, tra l'altro, a incrementare l'adozione della banda larga in Europa;

V.  considerando che il cloud computing dovrebbe stimolare l'integrazione delle PMI attraverso la riduzione degli ostacoli all'accesso al mercato (ad esempio, riducendo i costi dell'infrastruttura informatica);

W.  considerando che per la realizzazione di un sistema di cloud computing europeo è essenziale garantire norme giuridiche europee in materia di protezione dei dati;

X.  considerando che lo sviluppo del cloud computing dovrebbe contribuire a promuovere la creatività a vantaggio sia dei titolari dei diritti che degli utenti; considerando inoltre che in tale processo occorre evitare le distorsioni del mercato unico e rafforzare la fiducia dei consumatori e delle imprese nel cloud computing;

Considerazioni generali

1.  si compiace della comunicazione della Commissione sullo sfruttamento del potenziale del cloud computing in Europa e approva l'ambiziosa volontà della Commissione di mettere a punto un approccio coerente ai servizi di cloud; ritiene tuttavia che, per realizzare gli ambiziosi obiettivi fissati dalla strategia, uno strumento legislativo sarebbe stato più adeguato per alcuni aspetti;

2.  sottolinea che le politiche volte a garantire infrastrutture di comunicazione sicure e ad alta capacità sono un elemento essenziale per tutti i servizi che si basano sulle comunicazioni, inclusi i servizi di cloud, e osserva che, a causa della dotazione di bilancio limitata del meccanismo per collegare l'Europa, il sostegno alla diffusione della banda larga deve essere integrato da aiuti erogati a titolo di altri programmi e iniziative dell'Unione, tra cui i Fondi strutturali e di investimento europei;

3.  sottolinea che i servizi di cloud devono offrire una sicurezza e un'affidabilità proporzionali ai maggiori rischi derivanti dalla concentrazione dei dati e delle informazioni nelle mani di un numero limitato di provider;

4.  sottolinea che il diritto dell'Unione deve essere neutrale e, in assenza di ragioni imperative di interesse pubblico, non deve essere adattato al fine di agevolare od ostacolare modelli o servizi commerciali legali;

5.  sottolinea che la strategia relativa al cloud computing deve tenere conto anche di aspetti collaterali, quali il consumo energetico dei centri di dati e le questioni ambientali correlate;

6.  sottolinea le enormi possibilità dell'accesso ai dati da qualsiasi dispositivo collegato a Internet;

7.  sottolinea che l'UE ha un evidente interesse a disporre di più parchi di server sul proprio territorio, e questo in una duplice ottica: in termini di politica industriale, ciò permetterebbe di rafforzare le sinergie con gli obiettivi di introduzione delle reti di accesso di nuova generazione (NGA) fissati dall'agenda digitale, e in termini di sistema di protezione dei dati dell'Unione, aumenterebbe la fiducia, assicurando la sovranità dell'Unione sui server;

8.  sottolinea l'importanza dell'alfabetizzazione digitale di tutti i cittadini e invita gli Stati membri a sviluppare progetti per la promozione dell'utilizzo sicuro dei servizi Internet, inclusi quelli di cloud computing;

Il cloud come strumento per la crescita e l'occupazione

9.   sottolinea che, alla luce del potenziale economico del cloud in termini di aumento della competitività globale dell'Europa, esso può diventare un potente strumento per la crescita e l'occupazione;

10.  sottolinea pertanto che lo sviluppo dei servizi di cloud, in assenza di un'infrastruttura a banda larga o nel caso in cui questa sia insufficiente, rischia di aggravare il divario digitale tra le zone urbane e rurali, rendendo la coesione territoriale e la crescita economica regionale ancora più difficili da raggiungere;

11.  sottolinea che l'Unione si trova a far fronte a molteplici pressioni simultanee sulla crescita del PIL in un periodo in cui il margine per stimolare la crescita ricorrendo ai fondi pubblici è limitato dagli elevati livelli di debito e di deficit, e invita le istituzioni europee e gli Stati membri a mobilitare tutte le leve di crescita possibili; rileva che il cloud computing può diventare un fenomeno in grado di trasformare tutti i settori dell'economia, con particolare pertinenza in ambiti come l'assistenza sanitaria, l'energia, i servizi pubblici e l'istruzione;

12.  sottolinea che la disoccupazione, inclusa quella giovanile e di lungo termine, ha raggiunto livelli elevati inaccettabili in Europa ed è probabile che si mantenga elevata nel prossimo futuro, e che è necessaria un'azione determinata e urgente a tutti i livelli politici; rileva che le competenze informatiche e le iniziative di formazione digitale nello sviluppo del cloud computing possono, di conseguenza, essere estremamente importanti per far fronte alla disoccupazione in aumento, in particolare tra i giovani;

13.  sottolinea la necessità di migliorare le competenze informatiche degli utenti e di organizzare formazioni per dimostrare i benefici che il cloud computing può offrire; ricorda che è necessario creare più programmi di qualificazione per gli specialisti della gestione del cloud computing;

14.  sottolinea che le PMI sono al centro dell'economia dell'UE e che sono necessarie ulteriori iniziative per promuovere la competitività globale delle PMI europee e creare il miglior ambiente possibile per la diffusione di nuovi sviluppi tecnologici promettenti, come il cloud computing, che possono avere un forte impatto sulla competitività delle imprese dell'UE;

15.  insiste sull'impatto positivo dei servizi di cloud computing per le PMI, in particolare per quelle stabilite in zone remote e periferiche o con difficoltà economiche, dal momento che tali servizi contribuiscono alla riduzione dei costi fissi per le PMI offrendo la possibilità di affittare potenza di calcolo e capacità di archiviazione, e invita la Commissione a considerare un quadro appropriato che consenta alle PMI di aumentare la loro crescita e produttività grazie al fatto che possono beneficiare di costi iniziali ridotti e di un migliore accesso agli strumenti di analisi;

16.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare in particolare le PMI sul potenziale economico del cloud computing;

17.  sottolinea che l'UE deve sfruttare il fatto che questa tecnologia si trova in una fase relativamente iniziale e investire nel suo sviluppo, al fine di beneficiare delle economie di scala che presumibilmente si presenteranno, rilanciando in tal modo la sua economia, in particolare nel settore delle TIC;

Il mercato dell'UE e il cloud

18.  sottolinea che il mercato interno deve rimanere aperto a tutti i provider che rispettano il diritto dell'Unione, dal momento che la libera circolazione dei servizi e delle informazioni a livello mondiale aumenta la competitività e le opportunità per l'industria dell'Unione e porta vantaggi ai cittadini europei;

19.  deplora gli indizi di un accesso governativo massiccio, pervasivo e indiscriminato alle informazioni relative agli utenti dell'Unione archiviate in cloud di paesi terzi e chiede che i provider di servizi di cloud siano trasparenti nella gestione delle informazioni fornite loro dai consumatori attraverso l'utilizzo di tali servizi;

20.  insiste affinché, per contrastare il rischio che governi stranieri accedano direttamente o indirettamente alle informazioni quando tale accesso non è consentito dal diritto dell'Unione, la Commissione:

   i) si assicuri che gli utenti siano consapevoli del rischio, anche sostenendo l'Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell'informazione (ENISA) nell'attivazione della piattaforma di informazioni d'interesse pubblico di cui alla direttiva sul servizio universale;
   ii) sponsorizzi la ricerca in tecnologie pertinenti, nonché la loro diffusione commerciale o la loro fornitura mediante appalti pubblici, quali la cifratura e l'anonimizzazione, che permettano agli utenti di mettere facilmente in sicurezza le proprie informazioni;
   iii) coinvolga l'ENISA nella verifica delle norme minime di sicurezza e riservatezza dei servizi di cloud computing offerti ai consumatori dell'UE e, in particolare, al settore pubblico;

21.  si compiace dell'intenzione della Commissione di istituire un sistema di certificazione a livello di UE che incoraggerebbe gli sviluppatori e i provider di servizi di cloud computing a investire in una migliore protezione della vita privata;

22.  invita la Commissione, in cooperazione con l'industria dell'Unione e altri soggetti interessati, a identificare i settori nei quali un approccio specifico dell'Unione potrebbe rivelarsi particolarmente interessante a livello mondiale;

23.  sottolinea l'importanza di garantire un mercato dell'Unione competitivo e trasparente al fine di offrire a tutti utenti dell'UE servizi sicuri, sostenibili, economicamente accessibili e affidabili; chiede un metodo semplice e trasparente per individuare le lacune della sicurezza, in modo tale che i provider di servizi sul mercato europeo siano sufficientemente e opportunamente incentivati a porvi rimedio;

24.  sottolinea che tutti i provider di cloud che operano nell'Unione devono concorrere in condizioni paritarie, con le stesse regole applicabili a tutti;

Appalti pubblici, appalti concernenti soluzioni innovative e il cloud

25.  sottolinea che l'utilizzo di servizi di cloud da parte del settore pubblico potrebbe ridurre i costi per le pubbliche amministrazioni e fornire servizi più efficienti ai cittadini, mentre l'effetto leva digitale sarebbe estremamente vantaggioso per tutti i settori dell'economia; osserva che il settore privato può altresì beneficiare dei servizi di cloud per gli appalti concernenti soluzioni innovative;

26.  incoraggia le pubbliche amministrazioni a prendere in considerazione servizi di cloud sicuri, affidabili e protetti nell'ambito degli appalti informatici, sottolineando nel contempo le loro particolari responsabilità quanto alla protezione delle informazioni relative ai cittadini, all'accessibilità e alla continuità del servizio;

27.  invita, in particolare, la Commissione a prendere in considerazione l'utilizzo di servizi di cloud, ove opportuno, al fine di dare il buon esempio;

28.  invita la Commissione e gli Stati membri a velocizzare i lavori del partenariato europeo per il cloud;

29.  invita la Commissione e gli Stati membri a includere il cloud computing tra gli ambiti prioritari dei programmi di ricerca e sviluppo e a promuoverlo nella pubblica amministrazione, quale soluzione innovativa di amministrazione elettronica di interesse pubblico, e nel settore privato, come strumento innovativo per lo sviluppo imprenditoriale;

30.  sottolinea che l'uso di servizi di cloud computing da parte delle autorità pubbliche, incluse le autorità preposte all'applicazione della legge e le istituzioni dell'UE, esige un'attenzione particolare e il coordinamento tra gli Stati membri; ricorda che occorre garantire l'integrità e la sicurezza dei dati nonché impedire l'accesso non autorizzato, anche da parte di governi esteri e dei loro servizi di intelligence senza una base giuridica nel quadro della legislazione dell'Unione o degli Stati membri; sottolinea che tale principio si applica anche alle attività specifiche di trattamento dei dati da parte di alcuni enti non governativi fondamentali, come banche, società di assicurazione, fondi pensione, scuole e ospedali, e in particolare al trattamento di categorie specifiche di dati personali; sottolinea altresì che quanto sopra esposto è di particolare importanza in caso di trasferimento dei dati (al di fuori dell'Unione europea tra diverse giurisdizioni); ritiene pertanto che le autorità pubbliche, così come gli enti non governativi e il settore privato, debbano affidarsi per quanto possibile a fornitori europei di servizi di cloud computing per il trattamento dei dati e delle informazioni sensibili, fino a quando non saranno state introdotte norme internazionali soddisfacenti in materia di protezione dei dati che garantiscano la sicurezza dei dati sensibili e delle banche dati detenute dagli enti pubblici;

Norme e il cloud

31.  invita la Commissione ad assumere un ruolo di guida nella promozione di norme e specifiche a sostegno di servizi di cloud rispettosi della vita privata, affidabili, altamente interoperabili, sicuri ed efficienti sotto il profilo energetico, come parte integrante della futura politica industriale dell'Unione; sottolinea che l'affidabilità, la sicurezza e la protezione dei dati sono necessarie per la fiducia dei consumatori e la competitività;

32.  sottolinea che le norme si basano su esempi di migliori pratiche;

33.  insiste sul fatto che le norme dovrebbero permettere una portabilità semplice e completa dei dati e dei servizi e un elevato grado di interoperabilità tra i servizi di cloud, al fine di rafforzare la competitività piuttosto che limitarla;

34.  valuta positivamente la mappatura delle norme che è stata affidata all'ETSI e sottolinea l'importanza di continuare a seguire un processo aperto e trasparente;

Consumatori e il cloud

35.  invita la Commissione a garantire che i dispositivi di largo consumo non utilizzino servizi di cloud come impostazione predefinita e non siano limitati a un provider specifico di servizi di cloud;

36.  invita la Commissione a garantire che gli accordi commerciali tra operatori di telecomunicazioni e provider di servizi di cloud computing siano pienamente conformi alla legislazione dell'UE in materia di concorrenza e che garantiscano ai consumatori il pieno accesso a tutti i servizi di cloud attraverso una connessione Internet offerta da un operatore di telecomunicazioni;

37.  rammenta alla Commissione la prerogativa tuttora non sfruttata, in virtù della direttiva 1999/5/CE (la direttiva RTTE), di richiedere che le apparecchiature includano elementi di salvaguardia a tutela delle informazioni degli utenti;

38.  invita la Commissione e gli Stati membri a sensibilizzare i consumatori in merito a tutti i rischi connessi all'uso dei servizi di cloud;

39.  invita la Commissione a garantire che i consumatori, quando sono invitati ad accettare o viene loro offerto un servizio di cloud, ricevano in primo luogo le informazioni necessarie per prendere una decisione informata, soprattutto per quanto concerne la giurisdizione competente in materia di dati archiviati in detto servizio di cloud;

40.  sottolinea che le informazioni così fornite dovrebbero indicare, tra l'altro, chi è il provider ultimo del servizio e il modo in cui il servizio è finanziato; sottolinea inoltre che, se il servizio è finanziato utilizzando le informazioni degli utenti per orientare la pubblicità o per permettere ad altri di farlo, ciò dovrebbe essere comunicato agli utenti;

41.  sottolinea che le informazioni dovrebbero essere presentate in un formato standardizzato, portabile, facilmente comprensibile e comparabile;

42.  invita la Commissione a valutare misure appropriate per raggiungere un livello minimo accettabile di tutela dei diritti dei consumatori in relazione ai servizi di cloud, che contemplino questioni come la vita privata, l'archiviazione di dati in paesi terzi, la responsabilità per la perdita di dati e altri aspetti di notevole interesse per i consumatori;

43.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare misure concrete per l'utilizzo e la promozione del cloud computing in relazione al libero accesso e alle risorse educative aperte;

Proprietà intellettuale, diritto civile ecc. e il cloud

44.  esorta la Commissione a intervenire per armonizzare ulteriormente le leggi tra gli Stati membri, al fine di evitare la confusione e la frammentazione giurisdizionali e assicurare la trasparenza nel mercato unico digitale;

45.  invita la Commissione a rivedere altri atti legislativi dell'Unione per colmare le lacune relative al cloud computing; chiede, in particolare, di precisare il regime dei diritti di proprietà intellettuale, di rivedere la direttiva sulle pratiche commerciali sleali, la direttiva sulle clausole abusive nei contratti e la direttiva sul commercio elettronico, che sono i principali atti legislativi dell'Unione che si applicano al cloud computing;

46.  invita la Commissione a stabilire un quadro giuridico chiaro nel settore del contenuto protetto da diritti d'autore nel cloud, specialmente per quanto riguarda le normative sulla concessione di licenze;

47.  riconosce che l'avvento dell'archiviazione di opere protette dal diritto d'autore da parte dei servizi di cloud computing non dovrebbe compromettere il diritto di cui godono i titolari di diritti europei a ricevere un compenso equo per l'utilizzo delle loro opere, ma si domanda se questi servizi possano essere considerati alla stregua dei supporti e dei materiali di registrazione tradizionali e digitali;

48.  invita la Commissione a esaminare i vari tipi di servizi di cloud computing e l'impatto dell'archiviazione nel cloud di opere protette sui sistemi di riscossione dei diritti d'autore e, più in particolare, sulla maniera in cui sono imposti i prelievi per copie private applicabili a taluni tipi di servizi di cloud computing;

49.  invita la Commissione a promuovere, insieme alle parti interessate, lo sviluppo di servizi decentrati, basati su software liberi e aperti, che contribuirebbero ad armonizzare le pratiche fra i provider di servizi di cloud e permetterebbero ai cittadini dell'Unione di riprendere il controllo dei propri dati e comunicazioni personali, ad esempio attraverso la cifratura punto a punto;

50.  sottolinea che, a causa delle incertezze relative alle leggi e alla giurisdizione applicabili, i contratti sono lo strumento principale per stabilire relazioni tra i provider di servizi di cloud e i loro clienti, e che pertanto è evidente la necessità di elaborare orientamenti comuni dell'Unione in questo ambito;

51.  invita la Commissione a collaborare con gli Stati membri al fine di elaborare modelli di buone pratiche dell'Unione per i contratti, o ''contratti tipo", che garantiranno la massima trasparenza specificando tutte le condizioni contrattuali in un formato estremamente chiaro;

52.  invita la Commissione a elaborare, insieme alle parti interessate, regimi volontari di certificazione per i sistemi di sicurezza dei provider, che contribuirebbero ad armonizzare le pratiche in uso tra i provider di servizi di cloud e renderebbero i clienti più consapevoli di quanto si possono aspettare da loro;

53.  sottolinea che, a causa di problemi giurisdizionali, nella pratica è poco probabile che i consumatori dell'Unione possano far valere i propri diritti contro i provider di servizi di cloud in altre giurisdizioni; invita pertanto la Commissione a mettere a disposizione mezzi di ricorso adeguati nell'ambito dei servizi ai consumatori, dal momento che vi è un forte squilibrio di poteri tra i consumatori e i provider di servizi di cloud computing;

54.  invita la Commissione a garantire una rapida attuazione della risoluzione alternativa delle controversie e della risoluzione delle controversie online e ad assicurarsi che i consumatori siano dotati di strumenti adeguati di ricorso collettivo contro violazioni della sicurezza e della vita privata nonché contro disposizioni contrattuali sleali per i servizi di cloud;

55.  deplora l'attuale mancanza di mezzi di ricorso efficaci per gli utenti in caso di inosservanza degli obblighi contrattuali;

56.  chiede che il consumatore sia sistematicamente informato, nella proposta di contratto, in merito alle attività di trattamento dei dati personali e che il consenso degli utenti sia obbligatorio prima di poter modificare le condizioni del contratto;

57.  invita la Commissione, nel quadro delle discussioni del suo gruppo di esperti, ad esigere che i fornitori di servizi di cloud includano nei contratti specifiche clausole chiave a garanzia della qualità del servizio, come l'obbligo di aggiornare il software e l'hardware se necessario, di definire gli interventi in caso di perdita di dati e di determinare le tempistiche necessarie per la risoluzione di un problema o la rapidità con cui il servizio di cloud può rimuovere eventuali materiali offensivi, qualora il cliente lo richieda;

58.  ricorda che, qualora un fornitore di servizi di cloud computing utilizzi i dati per fini diversi da quelli concordati nell'accordo di servizio, o li comunichi o utilizzi in violazione dei termini contrattuali, dovrà essere considerato il responsabile del trattamento e ritenuto responsabile delle violazioni e infrazioni commesse;

59.  sottolinea che gli accordi di servizi di cloud computing devono definire, in modo chiaro e trasparente, gli obblighi e i diritti delle parti per quanto riguarda le attività di trattamento dei dati da parte dei provider di servizi di cloud computing; osserva che gli accordi contrattuali non comportano una rinuncia alle garanzie, ai diritti e alle tutele previste dalla normativa dell'Unione in materia di protezione dei dati; invita la Commissione a presentare proposte per ristabilire l'equilibrio tra i provider di servizi di cloud computing e i loro clienti per quanto concerne le condizioni utilizzate da tali servizi, incluse disposizioni che:

   assicurino la protezione contro la cancellazione arbitraria dei servizi e dei dati;
   garantiscano al cliente una ragionevole possibilità di recuperare i dati memorizzati in caso di cancellazione del servizio e/o dei dati;
   forniscano orientamenti chiari per i provider di servizi di cloud computing, al fine di agevolare la migrazione dei loro clienti verso altri servizi;

60.  sottolinea che il ruolo del provider di servizi di cloud computing, nel quadro dell'attuale normativa dell'Unione, deve essere determinato caso per caso, poiché i provider possono essere sia responsabili sia incaricati del trattamento dei dati; chiede il miglioramento delle condizioni contrattuali per tutti gli utenti mediante lo sviluppo di modelli internazionali di buone pratiche per i contratti e la precisazione del luogo in cui il provider archivia i dati e in virtù di quale normativa dell'Unione esegue tale archiviazione;

61.  sottolinea che occorre prestare particolare attenzione alle situazioni in cui lo squilibrio nelle condizioni contrattuali tra il cliente e il provider di servizi di cloud computing impone al cliente di stipulare accordi contrattuali che prevedono servizi standard e la sottoscrizione di un contratto in cui il provider definisce le finalità, le condizioni e gli strumenti del trattamento(6); sottolinea che, in tali circostanze, il provider di servizi di cloud computing dovrebbe essere considerato il responsabile del trattamento dei dati e diventare responsabile in solido con il cliente;

Protezione dei dati, diritti fondamentali, applicazione della legge e il cloud

62.  è del parere che l'accesso a un Internet sicuro sia un diritto fondamentale di tutti i cittadini e che il cloud computing continuerà a svolgere un ruolo importante in tal senso; ribadisce pertanto l'invito alla Commissione e al Consiglio a riconoscere in maniera inequivocabile le libertà digitali come diritti fondamentali e presupposti essenziali per il godimento dei diritti umani universali;

63.  ribadisce che, come regola generale, il livello di protezione dei dati in un contesto di cloud computing non deve essere inferiore a quello richiesto per qualsiasi altro contesto di trattamento dei dati;

64.  sottolinea che la normativa dell'Unione in materia di protezione dei dati, in quanto tecnologicamente neutra, si applica già pienamente ai provider di servizi di cloud computing che operano nell'UE e deve pertanto essere scrupolosamente rispettata; sottolinea che occorre tenere conto del parere del gruppo di lavoro "articolo 29" sul cloud computing(7), poiché fornisce un orientamento chiaro per l'applicazione ai servizi di cloud dei principi e delle norme della legislazione dell'Unione in materia di protezione dei dati, come i concetti di responsabile/incaricato del trattamento dei dati, la limitazione delle finalità e la proporzionalità, l'integrità e la sicurezza dei dati, il ricorso a subappaltatori, la ripartizione delle responsabilità, le violazioni e i trasferimenti internazionali di dati; sottolinea la necessità di colmare, nell'attuale revisione del quadro giuridico dell'Unione in materia di protezione dei dati, eventuali lacune relative alla protezione dei dati nell'ambito del cloud computing, sulla base di ulteriori orientamenti del Garante europeo della protezione dei dati e del gruppo di lavoro "articolo 29";

65.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per le recenti rivelazioni sui programmi di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale statunitense e su analoghi programmi condotti dai servizi di intelligence in diversi Stati membri, e riconosce che, qualora le informazioni disponibili ad oggi fossero confermate, si potrebbe configurare una grave violazione del diritto fondamentale alla vita privata e alla protezione dei dati ai danni dei cittadini e dei residenti dell'UE, nonché del diritto alla vita privata e familiare, della riservatezza delle comunicazioni, della presunzione di innocenza, della libertà di espressione, della libertà di informazione e della libertà d'impresa;

66.  ribadisce la sua profonda preoccupazione in merito alla divulgazione diretta obbligatoria di dati e informazioni a carattere personale, trattati nel quadro di accordi di cloud computing, alle autorità di paesi terzi da parte di provider di servizi di cloud computing soggetti al diritto di paesi terzi o che utilizzano server di archiviazione ubicati in paesi terzi, nonché in merito all'accesso diretto a distanza a dati e informazioni a carattere personale trattati dalle autorità di contrasto e dai servizi di intelligence di paesi terzi;

67.  deplora che tale accesso avvenga generalmente tramite l'applicazione diretta delle proprie norme giuridiche da parte delle autorità di paesi terzi, senza ricorrere agli strumenti internazionali istituiti per la cooperazione giuridica, come gli accordi di assistenza giudiziaria reciproca o altre forme di cooperazione giudiziaria;

68.  sottolinea che tali pratiche sollevano problemi di fiducia nei confronti dei provider di servizi di cloud computing e di servizi online al di fuori dell'Unione, nonché nei confronti dei paesi terzi che non ricorrono agli strumenti internazionali per la cooperazione giuridica e giudiziaria;

69.  si attende che la Commissione e il Consiglio adottino le misure necessarie per risolvere tale situazione e assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini dell'UE;

70.  ricorda che tutte le imprese che offrono servizi all'interno dell'UE sono tenute a rispettare senza eccezioni il diritto dell'Unione e sono responsabili di qualsiasi violazione;

71.  sottolinea che i servizi di cloud computing che rientrano nella giurisdizione di paesi terzi dovrebbero fornire agli utenti stabiliti nell'UE un'avvertenza chiara e ben visibile della possibilità che i loro dati personali siano sottoposti, per effetto di ordini segreti o ingiunzioni, a una sorveglianza da parte dei servizi di intelligence e delle autorità di contrasto di paesi terzi, seguita, se del caso, dalla richiesta di consenso esplicito dell'utente al trattamento dei dati personali;

72.  esorta la Commissione a prestare particolare attenzione, nella negoziazione di accordi internazionali che includono il trattamento di dati personali, ai rischi e alle sfide che il cloud computing comporta per i diritti fondamentali, in particolare, ma non solo, per il diritto alla vita privata e alla protezione dei dati personali, come stabilito dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; esorta inoltre la Commissione a prendere atto delle disposizioni nazionali dei paesi partner nei negoziati per quanto concerne l'accesso ai dati personali elaborati attraverso servizi di cloud computing da parte delle autorità di contrasto e dei servizi di intelligence, in particolare esigendo che tali autorità e servizi possano accedere ai dati soltanto nel pieno rispetto delle procedure previste dalla legge e in presenza di una base giuridica inequivocabile, e imponendo di specificare le condizioni precise di accesso, le finalità di tale accesso, le misure di sicurezza attuate nel trasferimento dei dati e i diritti dei singoli, nonché le norme concernenti la vigilanza e mezzi di ricorso efficaci;

73.  sottolinea la sua profonda preoccupazione in merito ai lavori condotti in seno al Consiglio d'Europa dalla commissione per la convenzione sulla criminalità informatica, al fine di elaborare un protocollo aggiuntivo sull'interpretazione dell'articolo 32 della summenzionata convenzione del 23 novembre 2001 relativo all'"accesso transfrontaliero ai dati informatici archiviati previo consenso o quando sono pubblicamente disponibili"(8), onde "facilitarne un utilizzo e un'attuazione efficaci alla luce degli sviluppi giuridici, politici e tecnologici"; invita la Commissione e gli Stati membri, in vista dell'imminente esame da parte del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, a garantire la compatibilità delle disposizioni dell'articolo 32 della convenzione sulla criminalità informatica, così come la sua interpretazione negli Stati membri, con i diritti fondamentali, compresa la protezione dei dati e, in particolare, le disposizioni sui flussi transfrontalieri di dati personali, come sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'acquis dell'UE in materia di protezione dei dati, la convenzione europea dei diritti dell'uomo e la convenzione del Consiglio d'Europa sulla protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati a carattere personale ("convenzione 108"), che sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri a respingere fermamente qualsiasi misura che metta a repentaglio l'applicazione di tali diritti; esprime preoccupazione per il fatto che, in caso di approvazione di tale protocollo aggiuntivo, la sua attuazione potrebbe portare a un accesso a distanza illimitato da parte delle autorità di contrasto ai server e ai sistemi informatici soggetti ad altre giurisdizioni, senza il ricorso agli accordi di assistenza giudiziaria reciproca o ad altre forme di cooperazione giudiziaria introdotte per garantire i diritti fondamentali della persona, compresa la protezione dei dati e il rispetto delle procedure;

74.  sottolinea che occorre prestare particolare attenzione alle PMI che fanno sempre più affidamento sulla tecnologia del cloud computing per l'elaborazione dei dati personali e che non sempre dispongono delle risorse o della competenza necessarie per far fronte adeguatamente alle problematiche in materia di sicurezza;

75.  sottolinea che la qualifica di responsabile o incaricato del trattamento dei dati riflettersi adeguatamente nell'effettivo livello di controllo dei mezzi di trattamento dei dati, onde attribuire con chiarezza la responsabilità della protezione dei dati personali nell'ambito del cloud computing;

76.  sottolinea che tutti i principi sanciti dalla normativa dell'Unione in materia di protezione dei dati, quali l'equità e la liceità, la limitazione delle finalità, la proporzionalità, l'accuratezza e i periodi limitati di conservazione dei dati, devono essere presi in debita considerazione dai provider dei servizi di cloud computing nel trattamento dei dati personali;

77.  sottolinea l'importanza di poter imporre sanzioni amministrative efficaci, proporzionate e dissuasive ai servizi di cloud computing che non sono conformi alle norme dell'Unione in materia di protezione dei dati;

78.  sottolinea che, onde definire le garanzie più appropriate da attuare, occorre valutare l'impatto sulla protezione dei dati di ciascun servizio di cloud computing;

79.  sottolinea che un provider di servizi di cloud computing dovrebbe agire sempre in conformità della legislazione europea sulla protezione dei dati, anche qualora ciò sia contrario alle istruzioni di un cliente o di un responsabile dei dati stabilito in un paese terzo o qualora i soggetti interessati siano (esclusivamente) residenti di paesi terzi;

80.  sottolinea l'esigenza di far fronte alle sfide poste dal cloud computing a livello internazionale, in particolare per quanto riguarda la sorveglianza da parte dei servizi di intelligence governativi e le necessarie garanzie;

81.  sottolinea che i cittadini dell'UE soggetti al controllo dei servizi di intelligence di paesi terzi dovrebbero beneficiare almeno delle stesse garanzie e degli stessi mezzi di ricorso a disposizione dei cittadini del paese terzo interessato;

82.  deplora l'approccio adottato dalla Commissione nella sua comunicazione, nella quale non sono menzionati i rischi e le sfide associati al cloud computing, ed esorta la Commissione a proseguire il suo lavoro al riguardo, elaborando una comunicazione più completa sul cloud computing che tenga conto degli interessi di tutte le parti e che, accanto all'ovvio riferimento alla tutela dei diritti fondamentali e al rispetto degli obblighi in materia di protezione dei dati, contenga almeno i seguenti elementi:

   orientamenti volti a garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali dell'UE e degli obblighi in materia di protezione dei dati;
   condizioni restrittive in base alle quali è possibile o meno accedere ai dati archiviati sul cloud a fini di contrasto, in conformità con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e il diritto dell'Unione;
   garanzie contro l'accesso illecito da parte di entità estere e nazionali, ad esempio modificando i requisiti in materia di appalti pubblici e applicando il regolamento (CE) n. 2271/96 del Consiglio(9) per contrapporsi alle normative straniere che potrebbero determinare massicci trasferimenti illegali di dati archiviati sul cloud dei cittadini e residenti dell'Unione;
   proposte su come definire il "trasferimento" dei dati personali e aggiornare le clausole contrattuali standard elaborate in modo specifico per il contesto del cloud, dato che il cloud computing implica spesso flussi intensi di dati dai clienti ai server dei provider di servizi di cloud e ai centri dati, coinvolgendo molte parti diverse e comportando flussi transfrontalieri tra i paesi dell'UE e paesi terzi;

83.  chiede alla Commissione di valutare l'adeguatezza di un riesame dell'accordo UE-USA sull'approdo sicuro, al fine di adeguarlo agli sviluppi tecnologici, in particolare per quanto concerne gli aspetti legati al cloud computing;

o
o   o

84.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 45.
(2) GU L 171 del 7.7.1999, pag. 12.
(3) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
(4) GU L 178 del 17.7.2000, pag. 1.
(5) GU L 167 del 22.6.2001, pag. 10.
(6) Soprattutto nel caso di utilizzo di servizi di cloud computing da parte dei consumatori e delle PMI.
(7) Parere 5/2012, WP 196, disponibile all'indirizzo http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/index_en.htm#h2-1.
(8) http://www.coe.int/t/dghl/cooperation/economiccrime/Source/Cybercrime/TCY/TCY%202013/T CY(2013)14transb_elements_protocol_V2.pdf http://www.coe.int/t/DGHL/cooperation/economiccrime/cybercrime/default_en.asp
(9) Regolamento (CE) n. 2271/96 del Consiglio del 22 novembre 1996 relativo alla protezione dagli effetti extraterritoriali derivanti dall'applicazione di una normativa adottata da un paese terzo, e dalle azioni su di essa basate o da essa derivanti (GU L 309 del 29.11.1996, pag. 1).


Relazione di valutazione relativa al BEREC
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 con il parere sulla relazione di valutazione relativa al BEREC e all'ufficio (2013/2053(INI))
P7_TA(2013)0536A7-0378/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto il documento dei servizi della Commissione del 23 aprile 2013 sulla relazione di valutazione dell'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e il suo ufficio (SWD(2013)0152),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 maggio 2010 intitolata "Un'agenda digitale europea" (COM(2010)0245),

–  visto l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 5 maggio 2010 su una nuova agenda digitale per l'Europa: 2015.ue(1),

–  visto il quadro per le comunicazioni elettroniche,

–  visto il regolamento (CE) n. 1211/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2009 che istituisce l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) e l'ufficio(2),

–  visto l'articolo 119, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e il parere della commissione per i bilanci (A7–0378/2013),

A.  considerando che l'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC) è stato creato per contribuire alla definizione di orientamenti tecnici e politici per la realizzazione del mercato interno con un duplice obiettivo: garantire il massimo grado d'indipendenza dei regolatori e rendere più coerente l'applicazione, da parte loro, del quadro normativo a livello europeo;

B.  considerando che la relazione di valutazione apprezza e riconosce il valore del BEREC e dell'ufficio BEREC, in particolare per quanto concerne le procedure di cui all'articolo 7 e 7 bis e nell'ambito della neutralità della rete e del roaming internazionale;

C.  considerando che è trascorso poco tempo dalla creazione del BEREC e dell'ufficio BEREC;

D.  considerando che il completamento del mercato interno è un processo in divenire, cui giova il miglioramento della regolamentazione nei singoli mercati nazionali, e che il modo più solido e sostenibile per raggiungere tale obiettivo (garantendo pertanto che le decisioni normative godano di legittimità nei mercati interni) è mediante l'approccio dal basso verso l'alto attualmente rappresentato dal BEREC;

E.  considerando che il BEREC può essere efficace soltanto se ne viene garantita l'indipendenza dagli Stati membri e dalle istituzioni dell'UE;

F.  considerando che le valutazioni nazionali possono complicare la definizione di posizioni comuni rendendo più difficile l'accordo;

G.  considerando che il BEREC svolge un ruolo fondamentale nel rafforzare l'applicazione coerente del quadro normativo dell'UE in tutti gli Stati membri, fattore essenziale per lo sviluppo positivo di un mercato interno per le reti e i servizi di comunicazioni elettroniche;

H.  considerando che le recenti iniziative adottate a livello nazionale, in particolare per quanto concerne i processi di riesame della spesa, possono incidere sull'attuazione del principio di indipendenza;

I.  considerando che le autorità di regolamentazione nazionale non sono omogenee, dal momento che a volte hanno competenze molto diverse nei rispettivi paesi di origine, alcune trattano solo la regolamentazione del mercato mentre altre affrontano questioni relative a regolamentazione del mercato, sicurezza della rete, privacy, registrazione dei domini, spettro e servizi per utenti ecc.;

J.  considerando che finora non è stato fatto un uso ottimale dell'ufficio del BEREC;

K.  considerando che alcune delle agenzie dell'Unione situate in altri paesi hanno un ufficio decentrato a Bruxelles;

L.  considerando che le riunioni del gruppo di lavoro di esperti si tengono a Bruxelles o sono ospitate da un'autorità di regolamentazione nazionale e che occorre potenziare l'uso delle videoconferenze;

M.  considerando che i benefici per i consumatori sono uno degli obiettivi primari del mercato interno per le comunicazioni elettroniche;

N.  considerando che le decisioni prese dal BEREC a livello europeo devono creare un valore aggiunto europeo;

1.  ritiene che la relazione di valutazione sia, nel complesso, pertinente ed equilibrata;

2.  ritiene che la cooperazione necessaria, il coordinamento e gli aspetti informali di governo esigano ancora tempo per svilupparsi appieno;

3.  ritiene che vi siano ancora margini di miglioramento per il funzionamento del BEREC e dell'ufficio BEREC, riconoscendo tuttavia che le risorse disponibili sono limitate; sottolinea tuttavia che ha funzionato in modo efficace l'applicazione della nuova procedura di cui agli articoli 7 e 7 bis della direttiva 2009/140/CE su un quadro normativo comune per le reti e i servizi di comunicazione e pertanto risulta giustificato l'approccio a doppio livello;

4.  sottolinea che il BEREC è la più piccola agenzia dell'UE, con un contributo dal bilancio dell'UE stessa pari a 3 768 696 EUR e 16 posizioni lavorative autorizzate, nel 2013, nel quadro del suddetto bilancio, e fornisce fondamentalmente sostegno amministrativo alla struttura del BEREC, composta dalle autorità nazionali di regolamentazione;

5.  rammenta il parere della commissione per i bilanci del 29 maggio 2008 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un'Autorità europea del mercato delle comunicazioni elettroniche (COM(2007)0699 – C6-0428/2007 – 2007/0249(COD)), con cui è stata respinta l'istituzione di una nuova agenzia;

6.  ritiene che le autorità di regolamentazione nazionale svolgano un ruolo importante nel sistema normativo, dal momento che i mercati nazionali presentano differenze immutabili legate alla topologia della rete e che differiscono, inoltre, per i modelli di domanda dei consumatori, gli aspetti demografici ecc.; sottolinea che al fine di garantire la cooperazione strutturata all'interno dell'UE e, quindi, di assicurare che il mercato unico funzioni correttamente, è fondamentale che esistano regolatori indipendenti, specializzati per settore e che dispongano di risorse adeguate;

7.  ritiene che il BEREC svolga un ruolo cruciale nell'ambito del sistema normativo in quanto entità incaricata di allineare le differenze normative e fattuali nazionali al fine di realizzare il mercato interno per le comunicazioni elettroniche;

8.  raccomanda che il ruolo del BEREC, in particolare per quanto riguarda le relazioni con le autorità di regolamentazione nazionale sia definito meglio e rafforzato estendendone le competenze, onde facilitare l'elaborazione di posizioni comuni intese a perfezionare l'approccio del mercato interno, compresa la valutazione dell'efficienza dell'attuale cooperazione con le autorità di regolamentazione nazionale e la Commissione nel contesto delle procedure di cui agli articoli 7 e 7 bis;

9.  ritiene che una maggiore armonizzazione dei compiti svolti dalle autorità di regolamentazione nazionale negli Stati membri, nel senso che siano tutte competenti per gli aspetti pertinenti correlati alla sicurezza e alla resilienza nel mercato interno per le comunicazioni elettroniche, possa contribuire a un miglior funzionamento del BEREC e a una maggiore prevedibilità per gli operatori del mercato;

10.  invita gli Stati membri e la Commissione a garantire il potenziamento, e non l'indebolimento, dell'indipendenza delle autorità di regolamentazione nazionale, a livello nazionale ed europeo, poiché questo è l'unico modo per garantire l'indipendenza generale del BEREC;

11.  ritiene che i ruoli e la struttura del BEREC e dell'ufficio BEREC debbano essere adattati in base al grado di realizzazione del mercato interno per le comunicazioni elettroniche;

12.  invita la Commissione europea a garantire l'indipendenza del BEREC dalle istituzioni dell'UE nelle future proposte relative alla portata e alla missione del BEREC;

13.  ritiene che il BEREC debba operare nell'interesse dei cittadini europei e pertanto debba essere rafforzata la procedura di rendiconto dinanzi al Parlamento europeo, in quanto unica istituzione eletta a suffragio diretto per rappresentare gli interessi dei cittadini europei;

14.  raccomanda che il BEREC rafforzi la sua responsabilità interna definendo chiaramente i suoi obiettivi nel programma di lavoro annuale e presentando i risultati raggiunti e i progressi compiuti in linea con tali obiettivi nella relazione annuale;

15.  ritiene estremamente importante, ai fini della coerenza dell'attività del BEREC, definire meglio le priorità della sua agenda e promuovere la comunicazione con tutti i soggetti interessati nella fase di elaborazione del programma annuale di lavoro;

16.  ritiene che il BEREC debba avere maggiori margini per adottare decisioni strategiche, il che comporta, tra i diversi elementi, l'elaborazione di analisi e studi propri da parte del BEREC a supporto di tali decisioni, al fine di conferire al processo decisionale un approccio dall'alto verso il basso e indipendente;

17.  sottolinea che il ruolo consultivo del BEREC a monte delle proposte legislative riguardanti il settore delle comunicazioni elettroniche dovrebbe diventare sistematico;

18.  ritiene che la comunicazione esterna del BEREC debba essere chiara ed efficace, al fine di promuovere la partecipazione dei soggetti interessati a tutti i livelli dell'attività di elaborazione delle politiche;

19.  raccomanda di formalizzare il ruolo del Gruppo dei regolatori indipendenti (GRI) a Bruxelles assicurandosi che non sconfini nei compiti assegnati all'ufficio BEREC;

20.  raccomanda un maggiore utilizzo del telelavoro, delle videoconferenze e di altre tecniche di lavoro a distanza consentite dalle comunicazioni elettroniche onde evitare spese e migliorare l'impronta di CO2;

21.  raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di garantire l'opportuno finanziamento del BEREC e delle autorità di regolamentazione nazionale;

22.  ritiene che la sede dell'ufficio BEREC non sia un ostacolo per monitorare il lavoro quotidiano delle istituzioni dell'UE sulle comunicazioni elettroniche, uno degli argomenti di particolare interesse per il BEREC, e che non ostacoli l'uso efficiente dell'ufficio BEREC, a condizione che venga intensificato l'uso delle tecnologie di comunicazione elettronica;

23.  ritiene che la missione dell'ufficio BEREC debba essere riesaminata, potenziata e definita più chiaramente tenendo conto in particolare dei futuri risultati dell'audit del BEREC in materia;

24.  raccomanda che siano adottati i cambiamenti necessari e che siano prese in considerazione le necessarie risorse per consentire all'ufficio BEREC di sostenere in modo più efficace ed efficiente il lavoro sostanziale del BEREC, anziché fornire solo sostegno amministrativo;

25.  ritiene che qualsiasi riflessione sulla sede dell'ufficio BEREC debba avvenire nell'ottica di rafforzarne l'indipendenza nei confronti delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri e nel rispetto del principio di equa ripartizione geografica delle sedi delle istituzioni, degli organi e delle agenzie dell'UE;

26.  ritiene necessario un maggiore consolidamento per consentire agli operatori di sfruttare più pienamente le economie di scala e che il BEREC debba svolgere un ruolo chiave in tale processo;

27.  ritiene necessario un quadro normativo chiaro e stabile per realizzare un mercato interno più efficiente, caratterizzato da una maggiore concorrenza e da migliori servizi per i consumatori;

28.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 45.
(2) GU L 337 del 18.12.2009, pag. 1.


Politica comune della pesca ***II
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Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio, nonché la decisione 2004/585/CE del Consiglio (12007/3/2013 – C7-0375/2013 – 2011/0195(COD))
P7_TA(2013)0537A7-0409/2013

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (12007/3/2013 – C7-0375/2013),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 28 marzo 2012(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 4 marzo 2012(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0425),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 72 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per la pesca (A7-0409/2013),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio e la dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione allegate alla presente risoluzione;

3.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

4.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulla raccolta di dati

Il Parlamento europeo e il Consiglio chiedono alla Commissione di accelerare l'adozione di una proposta volta a modificare il regolamento (CE) n. 199/2008 del Consiglio affinché sia data quanto prima concreta attuazione ai principi e agli obiettivi relativi alla raccolta di dati che sono essenziali per sostenere la politica comune della pesca riformata e che sono enunciati nel nuovo regolamento sulla PCP.

Dichiarazione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sui piani pluriennali

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione si impegnano a collaborare per affrontare le questioni interistituzionali e concordare una via da seguire che rispetti la posizione giuridica del Parlamento e del Consiglio al fine di agevolare lo sviluppo e l'introduzione su base prioritaria di piani pluriennali a norma della politica comune della pesca.

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno istituito una task force interistituzionale, composta dai rappresentanti delle tre istituzioni, per contribuire a trovare soluzioni pratiche e le migliori modalità a tal fine.

(1) GU C 181 del 21.6.2012, pag. 183.
(2) GU C 225 del 27.7.2012, pag. 20.
(3) Testi approvati del 6.2.2013, P7_TA(2013)0040.


Organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura ***II
PDF 195kWORD 37k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, che modifica i regolamenti (CE) n. 1184/2006 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 104/2000 del Consiglio (12005/2/2013 – C7-0376/2013 – 2011/0194(COD))
P7_TA(2013)0538A7-0413/2013

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (12005/2/2013 – C7‑0376/2013),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 28 marzo 2012(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 4 maggio 2012(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura(3) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0416),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 72 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per la pesca (A7-0413/2013),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio allegata alla presente risoluzione;

3.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

4.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

6.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione del Parlamento europeo e del Consiglio sulle norme di controllo nel settore della tracciabilità dei prodotti e dell'informazione dei consumatori

A seguito della riforma del regolamento sull'organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, il Parlamento europeo ed il Consiglio invitano la Commissione europea a presentare loro una proposta volta a modificare il regolamento sul controllo (regolamento (CE) n. 1224/2009). Tale modifica dovrebbe tener conto della necessità di regolamentare la fornitura di informazioni relative al tipo di attrezzi per quanto riguarda i prodotti provenienti dalla pesca di cattura.

Il Parlamento europeo ed il Consiglio invitano inoltre la Commissione ad adottare, a tempo debito, le necessarie modifiche al regolamento di esecuzione (UE) n. 404/2011 della Commissione per quanto concerne le informazioni obbligatorie da fornire al consumatore in modo da tener conto delle disposizioni del presente regolamento, del regolamento sul controllo, quale modificato, e del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

(1) GU C 181 del 21.6.2012, pag. 183.
(2) GU C 225 del 27.7.2012, pag. 20.
(3) Testi approvati del 12.9.2012, P7_TA(2012)0333.


Atlantico nord-orientale: stock di acque profonde e pesca nelle acque internazionali ***I
PDF 659kWORD 185k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce condizioni specifiche per la pesca degli stock di acque profonde nell'Atlantico nord-orientale e che abroga il regolamento (CE) n. 2347/2002 (COM(2012)0371 – C7-0196/2012 – 2012/0179(COD))
P7_TA(2013)0539A7-0395/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2012)0371),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7‑0196/2012),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 13 febbraio 2013(1),

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti il codice di condotta per la pesca responsabile della FAO e il codice di buone pratiche per una pesca sostenibile e responsabile della Commissione europea,

–  visti la relazione della commissione per la pesca e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A7-0395/2013),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2014 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce condizioni specifiche per la pesca degli stock di acque profonde nell'Atlantico nord-orientale e disposizioni relative alla pesca nelle acque internazionali dell'Atlantico nord-orientale e che abroga il regolamento (CE) n. 2347/2002 del Consiglio

P7_TC1-COD(2012)0179


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 43, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  Il regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio(4), prevede che vengano stabilite le misure comunitarie che regolano l'accesso alle acque e alle risorse e l'esercizio sostenibile delle attività di pesca e che sono necessarie per garantire lo sfruttamento razionale e responsabile delle risorse su una base sostenibile. L'articolo 2 del suddetto regolamento prevede l'applicazione degli approcci ecosistemici e precauzionali nell'adottare misure volte a ridurre al minimo le ripercussioni delle attività di pesca sugli ecosistemi marini.

(1 bis)  Come stabilito dall'articolo 11 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e azioni dell'Unione, anche per quanto concerne la pesca in acque profonde, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. [Em. 1]

(2)  L'Unione si è impegnata a mettere in atto le risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 61/105 e 64/72, che chiedono agli Stati e alle organizzazioni regionali di gestione della pesca di assicurare la protezione degli ecosistemi marini vulnerabili situati in acque profonde dagli effetti distruttivi derivanti dall'utilizzo degli attrezzi da pesca di fondo, nonché di garantire lo sfruttamento sostenibile degli stock di pesci di acque profonde. Le raccomandazioni recanti le misure sviluppate e adottate dalla Commissione per la pesca nell'Atlantico nord-orientale (NEAFC) per proteggere gli ecosistemi marini vulnerabili in acque profonde dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo, in linea con il paragrafo 83, lettera a), della risoluzione 61/105 ed i paragrafi 119, lettera a,) e 120 della risoluzione 64/72, dovrebbero essere formalmente integrate nel diritto dell'Unione in tutti i loro elementi. [Em. 2]

(2 bis)  L'Unione dovrebbe altresì svolgere un ruolo guida per quanto riguarda l'istituzione e l'attuazione di misure di buona governance per la gestione sostenibile della pesca in acque profonde, adoperandosi nelle sedi internazionali e conformemente alle risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e dalla FAO e riprese nel presente regolamento. [Em. 3]

(3)  La Commissione ha valutato il regolamento (CE) n. 2347/2002 del Consiglio(5). Essa ha riscontrato, in particolare, che il campo di applicazione era troppo vasto quanto alla flotta interessata, che mancavano istruzioni relative al controllo nei porti designati e ai programmi di campionamento e che la qualità delle relazioni degli Stati membri sui livelli dello sforzo di pesca era troppo variabile.

(3 bis)  La capacità dei pescherecci titolari di permessi di pesca in acque profonde è limitata dal 2002 alla capacità aggregata di tutti i pescherecci che, durante una delle annate 1998, 1999 o 2000, abbiano pescato più di dieci tonnellate di una qualsiasi cattura mista di specie di acque profonde. La valutazione della Commissione ha concluso che questo massimale di capacità non ha avuto un effetto positivo significativo. In base all'esperienza passata e all'assenza di dati precisi in numerosi tipi di pesca in acque profonde, risulta insufficiente gestire questo tipo di pesca ricorrendo unicamente ai limiti di sforzo. [Em. 4]

(4)  Al fine di mantenere le necessarie riduzioni della capacità di pesca realizzate fino ad oggi nella pesca in acque profonde, è opportuno prevedere che la pesca delle specie di acque profonde sia soggetta a un'autorizzazione di pesca che limiti la capacità delle navi autorizzate a sbarcare specie di acque profonde. Per far sì che le misure di gestione si concentrino sulla parte della flotta maggiormente rilevante per la pesca in acque profonde, le autorizzazioni di pesca devonodovrebbero essere rilasciate per una determinata specie in quanto bersaglio o in quanto oggetto di catture accessorie. Si dovrebbe tuttavia tenere conto dell'obbligo di sbarcare tutte le catture istituito dal regolamento (UE) n..../2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) per consentire alle imbarcazioni che pescano piccole quantità di specie profonde e che attualmente non sono soggette ad un permesso per la pesca in acque profonde di continuare le loro tradizionali attività di pesca. [Em. 5]

(5)  I titolari di un'autorizzazione di pesca che consenta la cattura di specie di acque profonde devonodovrebbero collaborare alle attività di ricerca scientifica che portano a un miglioramento della valutazione degli stock di acque profonde e deglialla ricerca sugli ecosistemi di acque profonde. [Em. 6]

(6)  Quando pescano altre specie in zone della scarpata continentale dove è anche autorizzata la pesca in acque profonde, i proprietari delle navi devono essere in possesso di un'autorizzazione di pesca che consenta le catture accessorie di specie di acque profonde.

(7)  Fra i vari attrezzi da pesca, le reti a strascico utilizzate per la pesca in acque profonde sono quelli che presentano i maggiori rischi per gli ecosistemi marini altamente vulnerabili e che registrano i tassi più elevati di catture indesiderate di specie di acque profonde. Occorre pertanto vietare definitivamente l'uso di reti a strascico per la pesca mirata di specie di acque profonde. [Em. 7]

(8)  L'uso di reti da posta ancorate nella pesca in acque profonde è attualmente limitato dal regolamento (CE) n. 1288/2009 del Consiglio, che istituisce misure tecniche transitorie dal 1° gennaio 2010 al 30 giugno 2011(7). Tenuto conto dei tassi elevati di catture indesiderate dovute all'uso non sostenibile di tali reti in acque profonde, e in considerazione dell'impatto ambientale degli attrezzi perduti e abbandonati, anche l'uso di questi attrezzi deve essere definitivamente vietato per la pesca mirata di specie di acque profonde. [Em.8 ]

(9)  Tuttavia, al fine di concedere ai pescatoriÈ necessario che i pescatori dispongano di un termine sufficiente per conformarsi ai nuovi requisiti, pertanto le attuali autorizzazioni per la pesca con reti a strascico e con reti da posta ancorate devonodovrebbero rimanere valide per un periodo di tempo determinato in modo da ridurre al minimo le conseguenze negative per la flotta coinvolta in tale attività di pesca. [Em. 9]

(10)  Inoltre, le navi che devonointendono cambiare attrezzo dovrebbero per poter continuare a praticare la pesca in acque profonde devono poter beneficiare dell'assistenza finanziaria del Fondo europeo per la pesca, a condizione che il nuovo attrezzo riduca gli effetti della pesca sulle specie non commerciali e che il programma operativo nazionale permetta di contribuire al finanziamento di queste misure. [Em. 10]

(11)  Le navi dedite alla pesca di specie di acque profonde con altri attrezzi di fondo non devonodovrebbero estendere la portata delle operazioni consentite in base allasecondo la loro autorizzazione di pesca nell'ambito delle acque dell'Unione, a meno che, in seguito a una valutazione conforme agli orientamenti internazionali per la gestione delle attività di pesca in acque profonde elaborati dalla FAO nel 2008 (gli "orientamenti della FAO del 2008"), non sia stato acertatosi possa accertare che tale espansioneestensione non comporta un rischio significativo di incidere negativamente sugli ecosistemi marini vulnerabili. [Em. 11]

(12)  I pareri scientifici relativi a determinati stock di specie di acque profonde indicano che questi stock sono particolarmente vulnerabili se sottoposti a sfruttamento e che occorre quindi limitarne o ridurne la pesca a titolo di misura precauzionale. Le possibilità di pesca per gli stock di acque profonde non devono superare i livelli precauzionali indicati nei pareri scientifici e mirare a conseguire livelli al di sopra di quelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile. Qualora, per mancanza di informazioni sufficienti, non si disponga di un parere scientifico sugli stock o le specie, non devedovrebbe essere concessa alcuna possibilità di pesca. Occorre tuttavia notare che diversi stock di specie di acque profonde che rivestono notevole interesse commerciale, quali il granatiere (Coryphaenoides rupestris), la molva azzurra (Molva dypterigia) e il pesce sciabola nero (Aphanopus carbo) secondo il CIEM si sono stabilizzati nel corso degli ultimi tre anni. [Em. 12]

(13)  I pareri scientifici indicano inoltre che i limiti dello sforzo diLa mancanza di dati esatti per quanto riguarda i tipi di pesca costituiscono uno strumento adeguato per determinare le possibilità di pesca nel caso della pesca in acque profonde e il carattere misto della maggior parte degli stessi rende necessaria l'attuazione di misure di gestione complementari. Se del caso,. Tenuto conto della grande varietà di attrezzi e di pratiche di pesca esistenti nel settore della acque profonde, nonché della necessità di elaborare misure di accompagnamento che consentano di ovviare ai problemi ambientali posti da ciascun tipo di pesca, è opportuno che i limiti di cattura siano associati ai limiti dello sforzo. Entrambi dovrebbero essere fissati a livelli che riducono al minimo ed evitano l'impatto sulle specie non bersaglio e sugli ecosistemi marini vulnerabili. [Em. 13]

(14)  Per garantire una gestione adeguata di attività di pesca specifiche, gli Stati membri interessati devono avere la facoltà di adottare misure di conservazione di accompagnamento e di valutare annualmente la coerenza dei livelli di sforzo con i pareri scientifici in materia di sfruttamento sostenibile. Occorre altresì sostituire il limite globale attuale relativo allo sforzo di pesca adottato nel quadro della NEAFC con limiti dello sforzo di pesca adattati alle condizioni regionali.

(15)  Dato che il miglior modo di provvedere alla raccolta di dati biologici è disporre di norme armonizzate per la raccolta dei dati, è opportuno integrare la raccolta di dati sui mestieri di pesca in acque profonde nel quadro generale della raccolta di dati scientifici, garantendo nel contempo la fornitura delle informazioni supplementari necessarie che consentano di comprendere le dinamiche della pesca. A fini di semplificazione, occorre eliminare la dichiarazione di sforzo per specie e sostituirla con l'analisi di richieste periodiche di dati scientifici agli Stati membri che contengono un capitolo specifico sui mestieri di pesca in acque profonde. Gli Stati membri dovrebbero garantire la conformità con le norme sulla raccolta e la notifica dei dati, in particolare quelli relativi alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili. [Em. 14]

(15 bis)  Un grande numero di specie viene catturato nel corso delle attività di pesca in acque profonde, comprese le specie vulnerabili di squali pelagici. È necessario garantire che l'obbligo di sbarco di tutte le catture della pesca in acque profonde si estenda alle specie non soggette a limiti di cattura e che le disposizioni de minimis non si applichino a questo tipo pesca. La piena attuazione dell'obbligo di sbarcare potrebbe contribuire in maniera significativa a porre rimedio all'attuale mancanza di dati su questo settore e a meglio comprendere il suo impatto sull'ampia varietà di specie catturate. [Em. 15]

(16)  Il regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio(8), stabilisce i requisiti in materia di controllo ed esecuzione per quanto concerne i piani pluriennali. Le specie di acque profonde, per natura vulnerabili alla pesca, devono ricevere in materia di controllo la stessa attenzione riservata ad altre specie che sono oggetto di misure di conservazione e per le quali è stato approvato un piano di gestione pluriennale.

(17)  L'autorizzazione di pesca che consente la cattura di specie di acque profonde deve essere revocata alle navi che non rispettano le misure di conservazione pertinenti.

(18)  La convenzione sulla futura cooperazione multilaterale per la pesca nell'Atlantico nord-orientale è stata approvata con la decisione 81/608/CEE del Consiglio(9) ed è entrata in vigore il 17 marzo 1982. Tale convenzione offre un quadro adeguato per una cooperazione multilaterale nel settore della conservazione e della gestione razionali delle risorse ittiche nelle acque internazionali dell'Atlantico nord-orientale. Le misure di gestione adottate dalla NEAFC comprendono misure tecniche per la conservazione e la gestione delle specie regolamentate nell'ambito della NEAFC nonché per la protezione degli habitat marini vulnerabili, incluse misure precauzionali.

(19)  Occorre conferire alla Commissione il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 290 TFUE al fine di precisare le misure di accompagnamento dei limiti dello sforzo annuo qualora tali limiti non vengano adottati dagli Stati membri o se le misure da essi adottate non sono ritenute compatibili con gli obiettivi del presente regolamento o risultano insufficienti rispetto agli obiettivi indicati nel medesimo.

(20)  Occorre conferire alla Commissione il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 290 TFUE che possano risultare necessari per modificare o integrare elementi non essenziali del presente regolamento nei casi in cui gli Stati membri non abbiano adottato misure di accompagnamento connesse ai limiti di sforzo annuali, quando questi sostituiscono i limiti di cattura, o qualora tali misure siano insufficienti.

(21)  È dunque necessario introdurre nuove norme volte a disciplinare la pesca degli stock di acque profonde nell'Atlantico nord-orientale e abrogare il regolamento (CE) n. 2347/2002.

(22)  Nel contesto della preparazione e della stesura degli atti delegati, occorre che la Commissione garantisca contemporaneamente una trasmissione corretta e tempestiva dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

CAPO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 1

Obiettivi

Il presente regolamento ha i seguenti obiettivi:

a)  garantire la gestione e lo sfruttamento sostenibilesostenibili delle specie di acque profonde riducendo al minimo l'impatto delle attività di pesca in acque profonde sull'ambiente marino; [Em. 16]

a bis)  prevenire considerevoli effetti negativi sugli ecosistemi marini vulnerabili e assicurare la conservazione a lungo termine degli stock ittici di acque profonde; [Em. 17]

b)  migliorare le conoscenze scientifiche sulle specie di acque profonde e i loro habitat ai fini di cui alla lettera a);

b bis)  ridurre al minimo e, ove possibile, prevenire le catture accessorie; [Em. 18]

c)  attuare le misure tecniche relative alla gestione della pesca raccomandate dalla Commissione per la pesca nell'Atlantico nord-orientale (NEAFC);

c bis)  applicare l'approccio precauzionale ed ecosistemico di gestione della pesca e garantire che le misure dell'Unione miranti alla gestione sostenibile degli stock ittici di acque profonde siano conformi alle risoluzioni adottate dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in particolare le risoluzioni 61/105 e 64/72. [Em. 19]

Articolo 2

Ambito di applicazione

Il presente regolamento si applica alle attività di pesca esercitate o previste nelle acque seguenti:

a)  le sotto-zone da II a XI delle acque unionali del Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare (CIEM) e le zone 34.1.1, 34.1.2 e 34.2 delle acque unionali del Comitato per la pesca nell'Atlantico centro-orientale (COPACE), comprese le attività di pesca svolte o che dovrebbero essere svolte da pescherecci battenti bandiera di un paese terzo o registrati in un paese terzo; [Em. 20]

b)  le acque internazionali delle zone COPACE 34.1.1, 34.1.2 e 34.2. e

c)  la zona di regolamentazione della NEAFC.

Articolo 3

Definizioni

1.  Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni di cui all'articolo 3all'articolo 4 del regolamento (CE) n. 2371/2002.../2013 [sulla politica comune della pesca] e all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 734/2008 del Consiglio(10). [Em. 21]

2.  Si applicano inoltre le seguenti definizioni:

a)  "zone, sottozone, divisioni e sottodivisioni CIEM": le zone definite dal regolamento (CE) n. 218/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(11); [Em. 22]

b)  "zone, sottozone e divisioni COPACE": le zone definite dal regolamento (CE) n. 216/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(12); [Em. 23]

c)  "zona di regolamentazione della NEAFC": le acque oggetto della convenzione sulla futura cooperazione multilaterale per la pesca nell'Atlantico nord-orientale che sono situate al di là delle acque soggette alla giurisdizione di pesca delle parti contraenti della convenzione;

d)  "specie di acque profonde": le specie di cui all'allegato I;

e)  "specie più vulnerabili": le specie di acque profonde indicate nella terza colonna ("Specie più vulnerabile (x)") della tabella di cui all'allegato I;

f)  "mestiere": le attività di pesca volte alla cattura di determinate specie per mezzo di un dato attrezzo in una zona determinata;

g)  "mestiere di acque profonde": un mestiere volto alla cattura di specie di acque profonde secondo le indicazioni previste all'articolo 4, paragrafo 1, del presente regolamento;

h)  "centro di controllo della pesca": un centro operativo istituito da uno Stato membro di bandiera e dotato delle apparecchiature e dei programmi informatici necessari per consentire la ricezione automatica, il trattamento e la trasmissione elettronica dei dati;

i)  "organismo scientifico consultivo": un organismo scientifico internazionale di pesca che rispetta le norme internazionali in materia di pareri scientifici fondati sulla ricerca;

i bis) "sfruttamento sostenibile", lo sfruttamento di uno stock o gruppo di stock ittici secondo modalità tali da ricostituire e mantenere la popolazione degli stock ittici al di sopra di livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile e non incidere negativamente sugli ecosistemi marini; [Em. 24]

j)  "rendimento massimo sostenibile": il quantitativo massimo di catture che può essere prelevato da uno stock ittico per un tempo indefinito. [Em. 25]

Articolo 3 bis

Trasparenza, partecipazione del pubblico e accesso alla giustizia

1.  Nell'attuazione del presente regolamento si applicano le disposizioni della direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(13) e dei regolamenti 1049/2001/CE(14) e 1367/2006/CE(15) del Parlamento europeo e del Consiglio sull'accesso all'informazione ambientale.

2.  La Commissione e gli Stati membri garantiscono che il trattamento dei dati e i processi decisionali previsti dal presente regolamento siano effettuati nel pieno rispetto della convenzione della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale ("convenzione di Aarhus", approvata a nome dell'Unione mediante la decisione 2005/370/CE del Consiglio)(16). [Em. 26]

Articolo 3 ter

Identificazione delle specie di acque profonde e delle specie più vulnerabili

1.  Entro ...(17) e in seguito ogni due anni, la Commissione procede a un riesame dell'elenco delle specie di acque profonde contenuto nell'allegato I, anche per quanto concerne la designazione delle specie più vulnerabili.

2.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 20 riguardo alla modifica dell'elenco delle specie di acque profonde contenuto nell'allegato I, compresa la designazione delle specie più vulnerabili, per integrare le nuove informazioni scientifiche provenienti dagli Stati membri, dall'organismo scientifico consultivo e dalle altre pertinenti fonti di informazione, tra cui le valutazioni della lista rossa dell'IUCN. Nell'adozione degli atti delegati, la Commissione tiene conto in particolare dei criteri della lista rossa dell'IUCN, della rarità della specie, della sua vulnerabilità allo sfruttamento e di un'eventuale raccomandazione dell'organismo scientifico consultivo che chieda catture accessorie nulle. [Em. 27]

CAPO II

AUTORIZZAZIONI DI PESCA

Articolo 4

Tipi di autorizzazioni di pesca

1.  Le attività di pesca volte alla cattura di specie di acque profonde e condotte da un peschereccio dell'Unione sono soggette a un'autorizzazione di pesca rilasciata dallo Stato membro di bandiera che indica come specie bersaglio le specie di acque profonde. [Em. 28]

2.  Ai fini del paragrafo 1, si considera che le attività di pesca sono volte alla cattura di specie di acque profonde nei casi seguenti:

a)  le specie di acque profonde sono indicate come specie bersaglio nel calendario di pesca della nave, oppure

b)  un attrezzo impiegato esclusivamente per la cattura di specie di acque profonde è trasportato a bordo della nave o utilizzato nella zona delle operazioni, oppure

c)  il capitano della nave registra nel giornale di bordo una percentuale didelle specie di acque profonde elencate all'allegato I, catturata nelle acque incluse nell'ambito di applicazione del presente regolamento e pari o superiore al 10% del peso totale a una delle catture della giornata di pesca interessata.seguenti soglie:

–  15% del peso totale delle catture della giornata di pesca interessata o

–  8% del peso totale delle catture dell'uscita in mare interessata,

la scelta della soglia è a discrezione del capitano della nave, o [Em. 29]

c bis)  la nave utilizza attrezzi di fondo a profondità pari o inferiori a 600 metri. [Em. 30]

2 bis.  Ai fini del calcolo delle percentuali di cui al paragrafo 2, lettera c, le specie di cui all'allegato I soggette ad applicazione differita, come indicato nella quarta colonna, sono prese in considerazione dal .... (18). [Em. 31]

3.  Le attività di pesca non volte alla cattura di specie di acque profonde, ma che pescano specie di acque profonde come catture accessorie, e che sono effettuate da un peschereccio dell'Unione, sono soggette a un'autorizzazione di pesca che indica le specie di acque profonde come catture accessorie. [Em. 32]

4.  I due tipi di autorizzazioni di pesca di cui ai paragrafi 1 e 3 rispettivamente sono chiaramente distinguibili nella banca dati elettronica di cui all'articolo 116 del regolamento (CE) n. 1224/2009.

5.  In deroga ai paragrafi 1 e 3, i pescherecci possono catturare, detenere a bordo, trasbordare o sbarcare qualsiasi quantitativo di specie di acque profonde senza essere in possesso di un'autorizzazione di pesca qualora tale quantitativo sia inferiore ad una soglia fissata a 100 kg di una qualsiasi cattura mista di specie di acque profonde per bordata di pesca. Le informazioni dettagliate in merito a tutte le catture, sia tenute sia rigettate, tra cui la composizione delle specie, il peso e le dimensioni, sono registrate nel libro di bordo della nave e notificate alle autorità competenti. [Em. 33]

Articolo 5

Gestione della capacità

1.  La capacità di pesca globale, misurata in tonnellate di stazza lorda e in kilowatt, di tutti i pescherecci in possesso di un'autorizzazione di pesca rilasciata da uno Stato membro che consenta la cattura di specie di acque profonde, sia come specie bersaglio che come catture accessorie, non supera in nessun momento la capacità di pesca globale delle navi di tale Stato membro che hanno sbarcato 10 tonnellate o più di specie di acque profonde nel corso di quello dei due anni civili precedenti l'entrata in vigore del presente regolamentodell'anno tra il 2009 e il 2011 che presenta il valore più elevato. [Em. 34]

1 bis.  Al fine di conseguire l'obiettivo di cui al paragrafo 1, gli Stati membri effettuano valutazioni annuali della capacità a norma dell'articolo 22 del regolamento (UE) n. …/2013 [sulla politica comune della pesca]. La relativa relazione, come indicato al paragrafo 2 di detto articolo, mira, per ciascun segmento, a individuare l'eventuale sovraccapacità strutturale e a valutare la redditività a lungo termine. Le relazioni sono rese pubbliche. [Am. 35]

1 ter.  Qualora le valutazioni della capacità di cui al paragrafo 1 bis indichino che la mortalità di pesca negli stock di acque profonde è superiore ai livelli raccomandati, lo Stato membro interessato stila e include nella relazione un piano d'azione sul relativo segmento della flotta per garantire che la mortalità della pesca sugli stock sia in linea con gli obiettivi di cui all'articolo 10. [Em. 36]

1 quater.  Le valutazioni della capacità e i piani d'azione di cui al presente articolo sono resi pubblici. [Em. 37]

1 quinquies.  Se le possibilità di pesca per le specie di acque profonde sono state scambiate tra gli Stati membri, la capacità di pesca corrispondente alle possibilità scambiate deve essere assegnata allo Stato membro cedente, al fine di determinare la capacità di pesca globale a norma del paragrafo 1. [Em. 38]

1 sexies.  In deroga al paragrafo 1, nelle regioni ultraperiferiche dove non è presente la piattaforma continentale e praticamente non esistono alternative alle risorse di acque profonde, è consentita alle flotte regionali una capacità di pesca globale di specie di acque profonde che non può superare in nessun momento la capacità di pesca globale della flotta attuale di ciascuna regione ultraperiferica. [Em. 39]

Articolo 6

Requisiti generali per le domande di autorizzazioni di pesca

1.  Ciascuna domanda di autorizzazione di pesca che consente la cattura di specie di acque profonde, sia come specie bersaglio che come catture accessorie, nonché le domande di rinnovo annuale, sono accompagnate da una descrizione della zona in cui si intendono svolgere le attività di pesca, con l'indicazione di tutte le sottozone, le divisioni e le sottodivisioni CIEM e COPACE interessate, del tipo e della quantità di attrezzi, della forchetta di profondità a cui le attività saranno svolte nonché di ciascuna delle specie bersaglio nonché della frequenza e della durata previste dell'attività di pesca. Tali informazioni sono rese accessibili al pubblico. [Em. 40]

1 bis.  Ciascuna domanda di autorizzazione di pesca è corredata da un registro delle catture delle specie di acque profonde effettuate dal peschereccio interessato, nella zona per la quale è stata presentata la domanda per il periodo 2009-2011. [Em. 41]

Articolo 6 bis

Requisiti specifici relativi alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili

1.  Gli Stati membri si avvalgono delle migliori informazioni scientifiche e tecniche disponibili, anche in materia di biogeografia, per individuare le aree notoriamente o probabilmente caratterizzate da ecosistemi marini vulnerabili. L'organismo scientifico consultivo effettua inoltre ogni anno una valutazione delle zone notoriamente o probabilmente caratterizzate da ecosistemi marini vulnerabili.

2.  Laddove, sulla base delle informazioni di cui al paragrafo 1, siano state identificate le aree notoriamente o probabilmente caratterizzate da ecosistemi marini vulnerabili, gli Stati membri e l'organismo scientifico consultivo ne informano tempestivamente la Commissione.

3.  Entro ...(19), sulla base delle migliori informazioni tecniche e scientifiche disponibili delle valutazioni nonché delle individuazioni da parte degli Stati membri e dall'organismo scientifico consultivo, la Commissione redige un elenco di zone notoriamente o probabilmente caratterizzate dalla presenza di ecosistemi marini vulnerabili. La Commissione procede a un riesame dell'elenco a cadenza annuale sulla base dei pareri ricevuti dall'organismo scientifico consultivo.

4.  La pesca con attrezzi di fondo è vietata nelle zone identificate conformemente al paragrafo 3.

5.  Le chiusure di cui al paragrafo 4 si applicano a tutti i pescherecci dell'Unione quando operano in alto mare e ad ogni altro peschereccio quando la chiusura interessa le acque unionali.

6.  In deroga al paragrafo 4, la Commissione può riaprire una data zona riportata nell'elenco di cui al paragrafo 3 alla pesca con attrezzi di fondo qualora, sulla base di una valutazione d'impatto e previa consultazione dell'organismo scientifico consultivo, decida che sussistono prove sufficienti dell'assenza di ecosistemi marini vulnerabili nella zona in questione, oppure dell'avvenuta adozione di misure di gestione che garantiscano la prevenzione di effetti negativi significativi su detta zona.

7.  Se, nel corso delle operazioni di pesca, un peschereccio riscontra prove di ecosistemi marini vulnerabili, cessa immediatamente le attività di pesca nella zona interessata. Il peschereccio riprende ad operare solo dopo aver raggiunto un sito alternativo a una distanza di almeno cinque miglia nautiche dalla zona di pesca in cui è avvenuta la scoperta.

8.  Il peschereccio segnala immediatamente la scoperta di ecosistemi marini vulnerabili alle autorità nazionali competenti, le quali, a loro volta, lo comunicano senza indugio alla Commissione.

9.  Le zone di cui ai paragrafi 4 e 7 restano chiuse alla pesca finché l'organismo scientifico consultivo non abbia eseguito una valutazione della zona e abbia concluso che non sono presenti ecosistemi marini vulnerabili o che sono state adottate misure adeguate in materia di conservazione e gestione, volte a garantire la prevenzione di considerevoli effetti negativi sugli ecosistemi marini vulnerabili in tale zona, momento a partire dal quale la Commissione può riaprire la zona alla pesca. [Em. 42]

Articolo 7

Requisiti specifici relativi alle domande e al rilascio di autorizzazioni di pesca che consentano l'uso di attrezzi di fondo nell'ambito di attività di pesca volte alla cattura di specie di acque profonde

1.  In aggiunta ai requisiti di cui all'articolo 6, ciascuna domanda di autorizzazione di pesca per la cattura di specie di acque profonde, emessa a norma dell'articolo 4, paragrafo 1, che consenta l'uso di attrezzi da fondo nelle acque dell'Unione di cui all'articolo 2, lettera a), o in acque internazionali a norma dell'articolo 2, lettere b) e c), è accompagnata da un piano di pesca dettagliato che è reso accessibile al pubblico e specifica: [Em. 43]

a)  la localizzazione delle attività di pesca previste destinate alla cattura di per le specie di acque profonde nel mestiere di acque profonde. Tale localizzazioneche è definita mediante coordinate in conformità al sistema geodetico mondiale del 1984 e contiene l'indicazione di tutte le sottozone, divisioni e sottodivisioni CIEM e COPACE interessate; [Em. 44]

b)  l'eventuale localizzazione delle attività del mestiere in acque profonde nel corso degli ultimi tre anni civili completi. Tale localizzazionenel periodo 2009-2011, che è definita mediante coordinate in conformità al sistema geodetico mondiale del 1984 e delimita le operazioni di pesca con la maggiore precisione possibile., riportando l'indicazione di tutte le sottozone, divisioni e sottodivisioni CIEM e COPACE interessate; [Em. 45]

b bis)   il tipo di attrezzi e la profondità di utilizzo degli stessi, un elenco delle specie bersaglio e le misure tecniche da attuare, in linea con le misure tecniche relative alla gestione della pesca raccomandate dalla Commissione per la pesca nell'Atlantico nord-orientale (NEAFC) e le misure a norma del regolamento (CE) n. 734/2008, nonché la configurazione del profilo batimetrico del fondo marino nelle zone in cui si intende operare, ove tali informazioni non siano già a disposizione delle autorità competenti dello Stato di bandiera interessato. [Em. 46]

1 bis.  Prima di rilasciare un'autorizzazione, gli Stati membri verificano, mediante i dati dei sistemi di controllo dei pescherecci via satellite (SCP) di tali pescherecci, che le informazioni trasmesse ai sensi del paragrafo 1, lettera b), siano esatte. Se le informazioni fornite ai sensi del paragrafo 1, lettera b), non corrispondono ai dati SCP, l'autorizzazione non è rilasciata. [Em. 47]

1 ter.  Le attività di pesca autorizzate sono limitate alle zone di pesca esistenti stabilite a norma del paragrafo 1, lettera b). [Em. 48]

1 quater.  Qualsiasi modifica al piano di pesca è soggetta ad una valutazione da parte dello Stato membro di bandiera. Un piano di pesca modificato è accettato dallo Stato membro di bandiera solo se non consente operazioni di pesca in zone notoriamente o probabilmente caratterizzate da ecosistemi marini vulnerabili. [Em. 49]

1 quinquies.  Il mancato rispetto del piano di pesca comporta il ritiro da parte dello Stato membro di bandiera dell'autorizzazione di pesca al peschereccio interessato. [Em. 50]

1 sexies Le imbarcazioni di piccole dimensioni che, a causa di fattori tecnici quali il tipo di attrezzo utilizzato o la capacità dell'imbarcazione, hanno una capacità di cattura non superiore a 100 kg di specie di acque profonde per bordata di pesca sono esentate dall'obbligo di presentare un piano di pesca. [Em. 51]

1 septies.  Le domande di rinnovo dell'autorizzazione per la pesca di specie di acque profonde possono essere esentate dall'obbligo di presentare un piano di pesca dettagliato, a meno che non siano previste modifiche alle operazioni di pesca dell'imbarcazione interessata, nel qual caso deve essere presentato un piano rivisto. [Em. 52]

2.  Qualsiasi autorizzazioneFatto salvo il paragrafo 1, per la pesca con attrezzi di fondo nelle acque in cui la pesca rilasciata sulla base di una domandain acque profonde non è stata effettuata nel periodo 2009-2011, a norma del paragrafo 1, lettera b), precisa gli attrezzi di fondo da utilizzare e limita le attività di pesca autorizzate alla zona in cui l'attività di pesca prevista, quale definita al paragrafo 1, lettera a), e l'attività di pesca esistente, quale definita al paragrafo 1, lettera b), si sovrappongono. Tuttavia, la zona dell'attività di pesca prevista può essere estesa oltre la zona è necessaria un'autorizzazione di pesca ai sensi dell'attività di pesca esistente a condizionearticolo 4. Non è rilasciata alcuna autorizzazione a meno che lo Stato membro non abbia valutato e documentato, sulla base didei migliori pareri e dati scientifici disponibili, che una le attività di pesca interessate non hanno significativi effetti negativi per l'ecosistema marino. Tale valutazione è eseguita in conformità con il presente regolamento e con gli orientamenti della FAO del 2008 ed è resa disponibile al pubblico. La Commissione, in consultazione con lo Stato membro interessato e l'organismo scientifico consultivo, esamina tale valutazione per accertare che siano state individuate tutte le zone notoriamente o probabilmente caratterizzate da estensione non avrebbe effetti nefasti sugli ecosistemi marini vulnerabili e che le misure di gestione e di mitigazione proposte siano sufficienti a prevenire impatti negativi significativi per gli ecosistemi marini vulnerabili. [Em. 53]

2 bis.  Prima del ...(20) non si procede al rilascio o al rinnovo delle autorizzazioni di pesca per la cattura di specie di acque profonde, anche per quanto riguarda le zone definite al paragrafo 1, lettera b), a meno che lo Stato membro non abbia valutato e documentato, sulla base dei migliori pareri scientifici disponibili, che le attività di pesca in questione non avrebbero effetti negativi significativi sull'ecosistema marino. Tale valutazione è eseguita in conformità con gli orientamenti della FAO del 2008, come riportato anche nell'allegato II bis, ed è resa disponibile al pubblico. [Em. 54]

2 ter.  Gli Stati membri applicano l'approccio precauzionale in sede di effettuazione delle valutazioni d'impatto. È vietato l'utilizzo di attrezzi di fondo nelle zone che non sono state oggetto di una valutazione d'impatto o per le quali detta valutazione è stata effettuata ma non in conformità degli orientamenti della FAO del 2008. [Em. 55]

2 quater.  Le autorizzazioni di pesca di cui all'articolo 4 non sono rilasciate per le zone notoriamente o probabilmente caratterizzate da ecosistemi marini vulnerabili, a meno che la Commissione, previa consultazione dell'organismo scientifico consultivo, non accerti che sussistono prove sufficienti dell'avvenuta adozione di misure di conservazione e gestione che garantiscono la prevenzione degli effetti negativi significativi sugli ecosistemi marini vulnerabili. [Em. 56]

2 quinquies.  È necessario eseguire nuove valutazioni di impatto se l'attuale pesca con attrezzi di fondo o la tecnologia applicabile subiscono modifiche significative o se vi sono nuovi dati scientifici che indicano la presenza di ecosistemi marini vulnerabili in una determinata zona. [Em. 57]

2 sexies.  In aggiunta ai requisiti di cui all'articolo 6, occorre indicare informazioni relative a tutte le catture di specie di acque profonde, sia tenute sia rigettate, tra cui la composizione delle specie, il peso e le dimensioni. [Em. 58]

Articolo 8

Partecipazione dei pescherecci alle attività di raccolta di dati sulla pesca in acque profonde

Gli Stati membri attuano misure volte a garantire che tutte le navi che catturano specie di acque profonde, in virtù o meno di un'autorizzazione di pesca rilasciata a norma dell'articolo 4, registrino tutte le catture di dette specie e le notifichino alla pertinente autorità competente. [Em. 59]

Gli Stati membri includono in tutte le autorizzazioni di pesca rilasciate a norma dell'articolo 4 le condizioni necessarie per garantire che la nave interessata partecipi, in collaborazione con l'istituto scientifico competente, a qualsiasi sistema di raccolta dei dati il cui campo di applicazione includa le attività di pesca per cui è rilasciata un'autorizzazione.

Gli Stati membri predispongono i sistemi necessari a garantire che, ove possibile, i dati raccolti siano notificati alle autorità competenti pertinenti subito dopo il loro ottenimento, al fine di ridurre i rischi per gli ecosistemi marini vulnerabili, limitare le catture accessorie al minimo e consentire una gestione migliore della pesca grazie a un "controllo in tempo reale". [Em. 60]

I dati pertinenti da registrare e notificare in conformità del presente articolo includono, come minimo, il peso e la composizione delle specie per tutte le catture in acque profonde. [Em. 61]

Articolo 9

Scadenza delle autorizzazioni di pesca volta alla cattura di specie di acque profonde per le navi che utilizzano reti a strascico o reti da posta ancorate

Le autorizzazioni di pesca di cui all'articolo 4, paragrafo 1, per le navi che utilizzano reti a strascico o reti da posta ancorate scadono al massimo al termine di un periodo di due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento. Dopo tale data, le autorizzazioni di pesca per la cattura di specie di acque profonde con i suddetti attrezzi non verranno né rilasciate né rinnovate.Entro ...(21) la Commissione valuta l'attuazione del presente regolamento conformemente all'articolo 21. L'utilizzo di tutti i tipi di attrezzi da pesca destinati alla cattura di specie di acque profonde è valutato rivolgendo particolare attenzione all'impatto sulle specie più vulnerabili e sugli ecosistemi marini vulnerabili. Se dalla valutazione emerge che gli stock ittici di acque profonde di cui all'allegato I, escluse le specie riportate in detto allegato I e soggette ad applicazione differita dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera c), non sono sfruttati ai livelli di rendimento massimo sostenibile adeguati per ricostituire e mantenere le popolazioni di specie di acque profonde al di sopra dei livelli in grado di produrre un rendimento massimo sostenibile, e che gli ecosistemi marini vulnerabili non sono protetti da impatti negativi significativi, la Commissione presenta entro …(22)+ una proposta di modifica del presente regolamento. Tale proposta assicura che le autorizzazioni di pesca per le imbarcazioni che praticano la pesca di specie di acque profonde, a norma dell'articolo 4, con reti a strascico o reti da posta ancorate, scadano e non siano rinnovate, e che siano poste in essere tutte le misure necessarie in relazione agli attrezzi di fondo, compresi i palangari, per garantire la protezione delle specie più vulnerabili. [Em. 62]

CAPO III

POSSIBILITÀ DI PESCA E MISURE DI ACCOMPAGNAMENTO

Sezione 1

Disposizioni generali

Articolo 10

Principi

1.  Le possibilità di pesca delle specie di acque profonde sono fissate in modo da rispettare un tasso di sfruttamento compatibile con tale da garantire che le popolazioni di specie di acque profonde interessate si ricostituiscano progressivamente o si mantengano al di sopra dei livelli di biomassa in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile per le specie in questione. Tale tasso di sfruttamento contribuisce al raggiungimento e al mantenimento di un buono stato ecologico dell'ambiente marino dell'Unione entro il 2020 ed è basato sulle migliori informazioni scientifiche disponibili. [Em. 63]

2.  Quando, sulla base delle migliori informazioni scientifiche disponibili, non è possibile determinare tassi di sfruttamento compatibili con il rendimento massimo sostenibileparagrafo 1, le possibilità di pesca sono fissate come segue: [Em. 64]

a)  quando le migliori informazioni scientifiche disponibili permettono di determinare tassi di sfruttamento corrispondenti all'approccio precauzionale alla gestione delle attività di pesca, le possibilità di pesca per il periodo di gestione della pesca in questione non possono essere fissate a un livello superiore a tali tassi;

b)  quando le migliori informazioni scientifiche disponibili non identificano tassi di sfruttamento corrispondenti all'approccio precauzionale alla gestione delle attività di pesca a causa dell'insufficienza di dati disponibili con riguardo a un determinato stock o a una determinata specie, non possono essere concessele possibilità di pesca per il tipo di pesca in questioneperiodo di gestione della pesca in questione non possono essere fissate a un livello superiore ai tassi stabiliti nell'ambito dell'approccio del COPACE per gli stock per cui sono disponili dati limitati. [Em. 65]

2 bis.   quando il CIEM non è stato in grado di determinare i tassi di sfruttamento di cui al paragrafo 2, lettera a) o b), anche per quanto riguarda gli stock o le specie per cui sono disponili dati limitati, non possono essere concesse possibilità di pesca per il tipo di pesca in questione. [Em. 66]

2 ter.  Le possibilità di pesca fissate per le specie di acque profonde tengono conto della probabile composizione delle catture per questo tipo di pesca e garantiscono la sostenibilità a lungo termine di tutte le specie catturate. [Em. 67]

2 quater.  Nell'assegnazione delle possibilità di pesca disponibili, gli Stati membri osservano i criteri stabiliti all'articolo 17 del regolamento (UE) n. .../2013 [sulla politica comune della pesca]. [Em. 68]

2 quinquies.  Le misure di gestione, anche per quanto riguarda la fissazione delle possibilità di pesca per le specie bersaglio e le catture accessorie nella pesca multispecifica, la zona e i fermi stagionali, nonché l'utilizzo di attrezzi selettivi, sono concepite e introdotte per evitare, ridurre al minimo ed eliminare le catture accessorie delle specie di acque profonde e per garantire la sostenibilità a lungo termine di tutte le specie sulle quali la pesca ha avuto effetti negativi. [Em. 69]

Articolo 10 bis

Misure di conservazione

1.  Gli Stati membri applicano l'approccio precauzionale ed ecosistemico alla gestione della pesca e adottano misure volte a garantire la conservazione a lungo termine e la gestione sostenibile degli stock ittici di acque profonde e delle specie non bersaglio. Tali misure mirano a ricostituire gli stock depauperati, a ridurre al minimo, prevenire e, ove possibile, eliminare le catture accessorie, a proteggere le aggregazioni riproduttive e a garantire l'adeguata protezione degli ecosistemi marini vulnerabili e la prevenzione di effetti negativi significativi sui medesimi. Esse possono includere divieti in tempo reale, stagionali o permanenti di talune attività di pesca o attrezzi in determinate zone.

2.  Il presente regolamento contribuisce all'attuazione della direttiva 92/43/CEE del Consiglio(23) e della direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(24) nonché al raggiungimento e al mantenimento di un buono stato ecologico al più tardi entro il 2020, secondo quanto previsto nella direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(25), anche relativamente al fatto che, in particolare, tutti gli stock delle specie pescate devono presentare una ripartizione della popolazione per età e dimensioni indicativa della buona salute dello stock ed essere conformi ai descrittori 1, 2, 3, 4, 6, 9 e 10. [Em.70]

Articolo 10 ter

Obbligo di sbarco di tutte le catture

1.  In deroga all'articolo 15 del regolamento (UE) n. .../2013 del Parlamento europeo e del Consiglio [sulla politica comune della pesca], tutte le catture di specie ittiche e non ittiche, a prescindere dal fatto che siano soggette a limiti di cattura o meno, effettuate da un peschereccio titolare di un'autorizzazione di pesca per le specie di acque profonde ai sensi dell'articolo 4, paragrafi 1 o 3, del presente regolamento sono trasportate e conservate a bordo, registrate nel giornale di bordo e sbarcate. Le disposizioni de minimis non si applicano a tali pescherecci. [Em. 71]

Sezione 2

Gestione mediante Limiti dello sforzo di pesca e misure di accompagnamento [Em. 72]

Articolo 11

Fissazione delle possibilità di pesca unicamente per mezzo di limiti dello sforzo di pesca [Em. 73]

1.  Il Consiglio, deliberando a norma del trattato, può decidere di passare dalla fissazione di Le possibilità di pesca annuali per le specie di acque profonde siasono fissate in termini di limiti dello sforzo di pesca che di limiti di catture alla sola fissazione di limiti dello sforzo di pesca riservati a determinati tipi di pescadi totale ammissibile di catture (TAC). [Em. 74]

1 bis.  Oltre ai TAC, possono essere fissati limiti allo sforzo di pesca. [Em. 75]

1 ter.  La fissazione delle possibilità di pesca di cui ai paragrafi 1 e 1 bis rispetta gli obiettivi stabiliti all'articolo 16, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. .../2013 [sulla politica comune della pesca]. [Em. 76]

2.  Ai fini del paragrafo 1 bis, i livelli di sforzo di pesca per ciascun mestiere di acque profonde che devono servire da riferimento nel caso in cui sia richiesta una modifica al fine di rispettare i principi stabiliti all'articolo 10 sono i livelli di sforzo di pesca ritenuti, sulla base di informazioni scientifiche, coerenti con le catture effettuate dai mestieri di pesca profonda interessati nel corso dei due anni civili precedentidel periodo 2009-2011.

Ai fini della valutazione dei livelli di sforzo di pesca di cui al primo comma, le specie elencate nell'allegato I soggette all'applicazione differita dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera c), come indicato nella quarta colonna dell'allegato, sono prese in considerazione soltanto a decorrere dal ....(26). [Em. 77]

2 bis.  I limiti dello sforzo di pesca stabiliti per i mestieri di pesca profonda tengono conto della probabile composizione delle catture per questo tipo di pesca e sono fissati a un livello in grado di garantire la sostenibilità a lungo termine di tutte le specie catturate. [Em. 78]

3.  I limiti dello sforzo di pesca fissati a norma dei paragrafi 1 e 2 indicano:

a)  il mestiere di pesca in acque profonde specifico a cui il limite dello sforzo di pesca si applica rispetto all'attrezzo regolamentatoal tipo e alla quantità di attrezzi regolamentati, alle specie e ai specifici stock bersaglio, alla profondità e alle zone CIEM o COPACE in cui lo sforzo di pesca autorizzato può essere effettuato; nonché [Em. 79]

b)  l'unità dello sforzo di pesca o la combinazione di unità da utilizzare ai fini della gestione; nonché [Em. 80]

b bis)  i metodi e i protocolli per la sorveglianza e la notifica dei livelli di sforzo durante un periodo di gestione della pesca. [Em. 81]

Articolo 12

Misure di accompagnamento

1.  Laddove i limiti dello sforzo di pesca annuo abbiano sostituito i limiti di cattura a norma dell'articolo 11, paragrafo 1, Gli Stati membri mantengono o predispongono, per le navi battenti la loro bandiera, le seguenti misure di accompagnamento: [Em. 82]

a)  misure volte ad evitare un aumento dellaa prevenire o eliminare il sovrasfruttamento e un'eccessiva capacità di cattura globale delle navi interessate dai limiti dello sforzodi pesca; [Em. 83]

b)  misure volte ad evitare un aumento delle a prevenire e ridurre al minimo le catture accessorie, in particolare le catture accessorie delle specie più vulnerabili nonché [Em. 84]

c)  disposizioni che consentano una prevenzione efficace dei rigetti in mare. Tali disposizioni sono volte alloinnanzitutto a evitare la cattura di specie indesiderate e richiedono lo sbarco dell'insieme dei pesci catturati detenuti a bordo, a meno che ciò non sia contrario alle norme in vigore nel quadro della politica comune della pesca o che le specie abbiano dimostrato un elevato tasso di sopravvivenza a lungo termine in caso di rigetto in mare. [Em. 85]

c bis)  misure volte a prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata nel mestiere in acque profonde. [Em. 86]

2.  Le suddette misure restano in vigore per tutto il tempo in cui sussista la necessità di prevenire o mitigare i rischi identificati al paragrafo 1, lettere a), b) e c). [Em. 87]

2 bis.  Gli Stati membri notificano alla Commissione senza indugio le misure adottate in conformità del paragrafo 1. [Em. 88]

3.  La Commissione valuta l'efficacia delle misure di accompagnamento adottate dagli Stati membri a partire dal momento dell'adozione e successivamente ogni anno. [Em. 89]

Articolo 13

Misure della Commissione in caso di assenza o insufficienza di misure di accompagnamento adottate dagli Stati membri

1.  La Commissione ha il potere di adottare atti delegati per definire misure di accompagnamento dei limiti dello sforzo di pesca annuo di cui all'articolo 12, paragrafo 1, lettere a), b) o c), e a norma dell'articolo 20:

a)  qualora lo Stato membro interessato non notifichi alla Commissione alcuna misura adottata a norma dell'articolo 12 dei limiti dello sforzo di pescaentro ...(27); [Em. 90]

b)  qualora le misure adottate a norma dell'articolo 12 cessino di essere in vigore ma sussista la necessità di prevenire o mitigare i rischi identificati all'articolo 12, paragrafo 1, lettere a), b) e c).

2.  La Commissione ha il potere di adottare atti delegati a norma dell'articolo 20 per la definizione di misure di accompagnamento dei limiti dello sforzo di pesca annuo, di cui all'articolo 12, lettere a), b) o c), qualora, sulla base di una valutazione effettuata a norma dell'articolo 12, paragrafo 3,

a)  le misure di uno Stato membro non siano ritenute compatibili con gli obiettivi del suddetto regolamento, oppure

b)  le misure di uno Stato membro siano ritenute insufficienti con riguardo agli obiettivi indicati all'articolo 12, paragrafo 1, lettere a), b) o c).

3.  Le misure di accompagnamento adottate dalla Commissione sono volte a garantire il conseguimento degli obiettivi generali e degli obiettivi specifici fissati nel presente regolamento. A partire dal momento dell'adozione dell'atto delegato da parte della Commissione, tutte le misure adottate dallo Stato membro cessano di applicarsi.

Articolo 13 bis

Misure specifiche dell'Unione

Nell'ottica di prevenire e ridurre al minimo le catture accessorie, in particolare le catture accessorie delle specie più vulnerabili, possono essere decise modifiche degli attrezzi o la chiusura in tempo reale delle zone in cui si registra un tasso elevato di catture accessorie. [Em. 91]

CAPO IV

CONTROLLO

Articolo 14

Applicazione delle disposizioni di controllo per i piani pluriennali

1.  Il presente regolamento deve intendersi come un "piano pluriennale" ai fini del regolamento (CE) n. 1224/2009(UE) n. .../2013 [sulla politica comune della pesca]. [Em. 92]

2.  Le specie di acque profonde sono considerate "specie soggette a un piano pluriennale" e "stock soggetti a un piano pluriennale" ai fini del regolamento (CE) n. 1224/2009(UE) n. .../2013 [sulla politica comune della pesca]. [Em. 93]

Articolo 15

Porti designati

-1. Gli Stati membri designano i porti nei quali avranno luogo lo sbarco e il trasbordo delle catture di specie di acque profonde superiori a 100 kg. Entro ...(28), gli Stati membri trasmettono alla Commissione l'elenco dei porti designati. [Em. 94]

1.  Non è consentito sbarcare catture miste di specie di acque profonde superiori a 100 kg al di fuori dei porti designati per lo sbarco di specie di acque profonde dagli Stati membri a norma del paragrafo 1. [Em. 95]

1 bis.  Onde migliorare la coerenza e il coordinamento nell'Unione, la Commissione istituisce misure per le navi, i porti designati e le pertinenti autorità competenti relativamente alle procedure di ispezione e vigilanza necessarie allo sbarco e al trasbordo delle specie di acque profonde nonché alla registrazione e alla dichiarazione dei dati di sbarco o di trasbordo, compresi, come minimo, il peso e la composizione delle specie. [Em. 96]

1 ter.  Le navi che sbarcano o trasbordano specie di acque profonde si conformano ai termini e alle condizioni di registrazione e dichiarazione del peso e della composizione delle specie di acque profonde sbarcate o trasbordate e rispettano tutte le procedure di ispezione e vigilanza relative allo sbarco e al trasbordo delle specie di acque profonde. [Em. 97]

Articolo 16

Notifica preventiva

In deroga all'articolo 17 del regolamento (CE) n. 1224/2009, I comandanti di tutte le navi dell'Unione, indipendentemente dalla loro lunghezza, che intendono sbarcare o trasbordare 100 kg o più di specie di acque profonde sono tenuti a notificare tale intenzione all'autorità competente del proprio Stato membro di bandiera, indipendentemente dalla lunghezza della nave e all'autorità dello Stato del porto di approdo. I comandanti delle navi di lunghezza pari o superiore a 12 metri, o qualsiasi altra persona responsabile del funzionamento di dette navi, comunicano con le autorità competenti almeno quattro ore prima dell'ora di arrivo prevista nel porto, in conformità dell'articolo 17 del regolamento (CE) n. 1224/2009. Ciononostante, le piccole imbarcazioni prive di giornale di pesca elettronico e quelle artigianali sono esentate dall'obbligo di notifica. [Em. 98]

Articolo 17

Registrazioni nel giornale di bordo relative alle acque profonde

Fatti salvi gli articoli 14 e 15 del regolamento (CE) n. 1224/2009, i comandanti dei pescherecci in possesso di un'autorizzazione a norma dell'articolo 4, paragrafi 1 o 3, del presente regolamento, quando praticano un mestiere di acque profonde o quando pescano a una profondità superiore a 400 m sono tenuti:

a)  a inserire una nuova riga nel giornale di bordo cartaceo dopo ogni nuova cala, o

b)  se utilizzano il sistema di registrazione e di comunicazione elettronico, a fare una registrazione separata per ogni cala.

Articolo 18

Ritiro delle autorizzazioni di pesca

1.  Fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4, del regolamento (CE) n. 1224/2009, le autorizzazioni di pesca di cui all'articolo 4, paragrafi 1 e 3, del presente regolamento sono ritirate per un periodo di almeno un anno neiin tutti i casi seguenti: [Em. 99]

a)  mancato rispetto delle condizioni fissate nell'autorizzazione di pesca per quanto concerne i limiti relativi all'uso degli attrezzi da pesca, alle zone di operazione autorizzate o, se del caso, ai limiti di cattura o di sforzo applicati alle specie per le quali è autorizzata la pesca come specie bersaglio; o [Em. 100]

b)  mancato rispetto dell'obbligo di far salire a bordo un osservatore scientifico o di permettere il campionamento delle catture a fini scientifici secondo quanto previsto all'articolo 19.

b bis)  la mancata raccolta, registrazione e notifica dei dati in conformità dell'articolo 8; [Em. 101]

b ter)  il mancato rispetto dei requisiti stabiliti nella politica comune della pesca; [Em. 102]

b quater)  in tutti i casi specificati nel regolamento (CE) n. 1005/2008(29) del Consiglio, in particolare le disposizioni di cui ai capi da VII a IX. [Em. 103]

2.  Il paragrafo 1 non si applica qualora le inadempienze ivi indicate siano dovute a cause di forza maggiore. [Em. 104]

CAPO V

RACCOLTA DI DATI E CONFORMITÀ [Em. 105]

Articolo 19

Norme relative alla raccolta e alla notifica dei dati

1.  Gli Stati membri raccolgono i dati relativi a ciascun mestiere di acque profonde conformemente alle norme sulla raccolta dei dati e sui livelli di precisione previsti nel programma comunitario pluriennale per la raccolta, la gestione e l'utilizzo dei dati biologici, tecnici, ambientali e socioeconomici adottato a norma del regolamento (CE) n. 199/2008 del Consiglio(30) e in altre misure adottate nell'ambito del suddetto regolamento. Gli Stati membri garantiscono che siano predisposti i sistemi necessari a facilitare la comunicazione delle catture delle specie bersaglio e delle catture accessorie nonché la trasmissione delle prove degli eventuali rinvenimenti di ecosistemi marini vulnerabili, laddove possibile in tempo reale. [Em. 106]

1 bis Gli Stati membri istituiscono un programma di copertura di osservazione per garantire la raccolta di dati affidabili, puntuali e precisi sulla cattura e sulla cattura accessoria di specie di acque profonde, sulle scoperte di ecosistemi marini vulnerabili nonché di altre informazioni pertinenti ai fini dell'effettiva esecuzione del presente regolamento. Le imbarcazioni che utilizzano reti a strascico o reti da posta ancorate e sono in possesso di un'autorizzazione di pesca per specie di acque profonde garantiscono una copertura di osservazione del 100%. Tutte le altre imbarcazioni con un'autorizzazione di pesca per specie di acque profonde garantiscono una copertura di osservazione del 10%. [Em. 107]

2.  Il comandante di una nave, o qualsiasi altra persona responsabile del funzionamento di una nave, è tenuto ad accogliere a bordo l'osservatore scientifico designato dallo Stato membro per la sua nave, salvo ove ciò risulti impossibile per motivi di sicurezzasecondo le condizioni definite al paragrafo 4. Il comandante facilita l'esecuzione dei compiti dell'osservatore scientifico. [Em. 108]

3.  Gli osservatori scientifici:

a)  svolgono isono qualificati per lo svolgimento dei loro doveri e compiti ricorrenti relativi alla raccolta di dati, secondo quanto indicato al paragrafo 1,quali osservatori scientifici, anche per quanto riguarda la capacità di identificare le specie trovate negli ecosistemi di profondità; [Em. 109]

a bis)  registrano in maniera indipendente¸ nello stesso formato usato nel giornale di bordo della nave, le informazioni sulle catture previste dal regolamento (CE) n. 1224/2009; [Em. 110]

a ter)  prende nota di eventuali modifiche del piano di pesca ai sensi dell’articolo 7; [Em. 111]

a quater)  documenta l'eventuale scoperta inaspettata di ecosistemi marini vulnerabili e raccoglie le informazioni rilevanti ai fini della protezione del sito; [Em. 112]

a quinquies)  registra le profondità a cui è utilizzato l'attrezzo; [Em. 113]

a sexies)  entro 20 giorni dal termine del periodo di osservazione, presentano una relazione alle autorità competenti dello Stato membro di bandiera interessato; tali autorità ne inviano una copia alla Commissione entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta scritta da parte della Commissione stessa. [Em. 114]

b)  determinano e documentano il peso dei coralli duri, dei coralli molli, delle spugne o di altri organismi che appartengono allo stesso ecosistema, presi a bordo dall'attrezzo della nave.

3 bis.  È proibito che gli osservatori scientifici siano:

i)  un parente del comandante della nave o di un altro ufficiale in servizio sulla nave alla quale è stato assegnato;

ii)  un dipendente del comandante della nave alla quale sono stati assegnati;

iii)  un dipendente del rappresentante del comandante;

iv)  un dipendente di una società controllata dal comandante o dal suo rappresentante;

v)  un parente del rappresentante del comandante. [Em. 115]

4.  In aggiunta agli obblighi di cui al paragrafo 1, gli Stati membri sono soggetti ai requisiti specifici in materia di raccolta e notifica dei dati indicati nell'allegato II per il mestiere di acque profonde.

4 bis.  La raccolta dei dati può consentire la creazione di partenariati tra scienziati e pescatori e contribuire al settore della ricerca in materia di ambiente marino, biotecnologie, scienze alimentari, trasformazione ed economia. [Em. 116]

5.  I dati raccolti in relazione al mestiere di acque profonde, compresi tutti i dati raccolti conformemente all'allegato II del presente regolamento, sono trattati conformemente al processo di gestione dei dati previsto al capo III del regolamento (CE) n. 199/2008.

6.  Gli Stati membri notificano alla Commissione, su richiesta di quest'ultima, relazioni mensili contenenti dati suddivisi per mestiere relativi allo sforzo di pesca messo in atto e/o alle catture effettuate. Tali relazioni sono messe a disposizione del pubblico. [Em. 117]

CAPO V bis

ASSISTENZA FINANZIARIA [Am. 118]

Articolo 19 bis

Assistenza finanziaria alla sostituzione degli attrezzi da pesca

1.  I pescherecci che utilizzano reti a strascico o reti da posta ancorate nel mestiere di acque profonde sono ammissibili all'assistenza finanziaria a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca affinché sostituiscano gli attrezzi da pesca, apportino alle navi le modifiche che ne derivano e ottengano le necessarie formazioni e competenze, a condizione che i nuovi attrezzi siano notoriamente migliori in termini di selettività con riguardo alla taglia o alla specie, esercitino un impatto minore e ridotto sull'ambiente marino e sugli ecosistemi marini vulnerabili e non implichino un aumento della capacità di pesca della nave, secondo la valutazione della Commissione, previa consultazione del pertinente organismo scientifico indipendente.

2.  I pescherecci sono ammissibili all'assistenza finanziaria a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca per ridurre al minimo e, ove possibile, eliminare le catture accidentali delle specie di acque profonde, in particolare delle specie più vulnerabili.

3.  Il sostegno può essere concesso una sola volta per lo stesso peschereccio dell'Unione.

4.  L'accesso all'assistenza finanziaria a titolo del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca è subordinato al pieno rispetto del presente regolamento, della politica comune della pesca e del diritto ambientale dell'Unione. [Em. 119]

CAPO VI

ATTI DELEGATI

Articolo 20

Esercizio dei poteri delegati

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 3 ter, paragrafo 2, e all'articolo 13 è conferito alla Commissione a tempo indeterminatoper un periodo di tre anni a decorrere da ...(31). La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di tre anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo. [Em. 120]

3.  La delega di potere di cui all'articolo 3 ter, paragrafo 2, e all'articolo 13 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 13 entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

CAPO VII

VALUTAZIONE E DISPOSIZIONI FINALI

Articolo 21

Valutazione

1.  Entro sei anni dall'entrata in vigore del presente regolamento...(32) la Commissione, sulla base delle relazioni degli Stati membri e dei pareri scientifici che essa a tal fine richiede, valuta l'effetto delle misure stabilite dal presente regolamento e determina in che misura gli obiettivi previsti all'articolo 1, lettere a) e b), sonosiano stati raggiunti. [Em. 121]

2.  La valutazione si concentra sull'evoluzione della situazione per quanto riguarda i punti seguenti:

a)  le navi che hanno optato per attrezzi aventi un'incidenza ridotta sui fondali marini e l'evoluzione dei loro livelli di rigettii progressi conseguiti per quanto riguarda la prevenzione, la riduzione al minimo e, ove possibile, l'eliminazione delle catture accidentali; [Em. 122]

b)  la portata delle operazioni delle navi impegnate in ciascun mestiere di acque profonde;

c)  la completezza e l'affidabilità dei dati che gli Stati membri mettono a disposizione degli organismi scientifici ai fini della valutazione degli stock, o della Commissione in caso di richiesta di dati specifici;

d)  gli stock di acque profonde per i quali i pareri scientifici sono migliorati;

e)  l'efficacia delle misure di accompagnamento volte ad eliminare i rigetti e a ridurre le catture delle specie più vulnerabili. [Em. 123]

e bis)  la qualità delle valutazioni d'impatto realizzate a norma dell'articolo 7; [Em. 124]

e ter)  il numero delle imbarcazioni e dei porti dell'Unione direttamente interessati dall'applicazione del presente regolamento; [Em. 125]

e quater)  l'efficacia delle misure istituite per garantire la sostenibilità a lungo termine degli stock ittici di acque profonde e per prevenire le catture accessorie delle specie non bersaglio, in particolare per le specie più vulnerabili; [Em. 126]

e quinquies)  la misura in cui gli ecosistemi marini vulnerabili siano stati efficacemente protetti tramite la limitazione delle attività di pesca autorizzate alle zone di pesca in acque profonde esistenti, le zone di divieto, la regola dell'allontanamento e/o altre misure; [Em. 127]

e sexies)  l'applicazione del limite di profondità di 600 metri. [Em. 128]

2 bis.  Sulla base della valutazione di cui ai paragrafi 1 e 2, la Commissione, se del caso, presenta entro ...(33) proposte di modifica al presente regolamento. [Em. 129]

Articolo 22

Disposizioni transitorie

Le autorizzazioni di pesca speciali rilasciate a norma del regolamento (CE) n. 2347/2002 restano valide fino a quando non vengano sostituite da autorizzazioni di pesca che consentano la cattura di specie di acque profonde, rilasciate conformemente al presente regolamento, ma non saranno in ogni caso più valide dopo il 30 settembre 2012...(34). [Em. 130]

Articolo 23

Abrogazione

1.  Il regolamento (CE) n. 2347/2002 è abrogato.

2.  I riferimenti al regolamento abrogato si intendono fatti al presente regolamento e vanno letti secondo la tavola di concordanza che figura all'allegato III.

Articolo 24

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

[…] […]

ALLEGATO I

Sezione 1: Specie di acque profonde

Nome scientifico

Nome comune

Specie più vulnerabile (x)

Applicazione differita dell'articolo 4, paragrafo 2, lettera c)

Centrophorus granulosus

Centrophorus squamosus

Centroscyllium fabricii

Centroscymnus coelolepis

Centroscymnus crepidater

Dalatias licha

Etmopterus princeps

Apristuris spp

Chlamydoselachus anguineus

Deania calcea

Sagrì

Sagrì atlantico

Pescecane nero

Pailona

Squalo musolungo

Zigrino

Pesce diavolo maggiore

Gattuccio

Squalo serpente

Squalo becco d'uccello

x

x

x

x

x

x

x

Galeus melastomus

Galeus murinus

Hexanchus griseus

Etmopterus spinax

Oxynotus paradoxus

Scymnodon ringens

Somniosus microcephalus

Boccanera

Gattuccio islandese

Squalo capopiatto

Sagrì nero

Pesce porco atlantico

Cagnolo atlantico

Squalo di Groenlandia

x

Alepocephalidae

Alepocephalus Bairdii

Alepocephalus rostratus

Alepocefalidi

Alepocefalo

Alepocefalo

Aphanopus carbo

Pesce sciabola nero

Argentina silus

Argentina

Beryx spp.

Berici

Chaceon (Geryon) affinis

Granchio rosso di fondale

x

Chimaera monstrosa

Chimera

x

Hydrolagus mirabilis

Chimera

x

Rhinochimaera atlantica

Chimera atlantica

x

Coryphaenoides rupestris

Granatiere

Epigonus telescopus

Re di triglie nero

x

Helicolenus dactilopterus

Scorfano di fondale

Hoplostethus atlanticus

Pesce specchio atlantico

x

Macrourus berglax

Granatiere

Molva dypterigia

Molva azzurra

Mora moro

Antimora rostrata

Mora

Antimora blu

x

x

Pagellus bogaraveo

Occhialone

Phycis blennoides

Musdea bianca

Polyprion americanus

Cernia di fondale

Reinhardtius hippoglossoides

Ippoglosso nero

Cataetyx laticeps

x

Hoplosthetus mediterraneus

Pesce specchio

x

Macrouridae

diversi dal Coryphaenoides rupestris e dal Macrourus berglax

Granatieri (pesci ratti)

diversi dal Coryphaenoides rupestris e dal Macrourus berglax

Nesiarchus nasutus

Tirsite musolungo

Notocanthus chemnitzii

Notacanto spinoso

Raja fyllae

Razza rotonda

x

Raja hyperborea

Razza

Raja nidarosiensis

Razza norvegese

Trachyscorpia cristulata

Scorfano di acque profonde

Sezione 2: Specie regolamentate anche nell'ambito della NEAFC

Brosme brosme

Brosmio

Conger conger

Grongo

Lepidopus caudatus

Pesce sciabola

x

Lycodes esmarkii

Licode maggiore

Molva molva

Molva

Sebastes viviparus

Scorfano atlantico

[Em. 131]

Allegato II

Norme specifiche sulla raccolta e la notifica dei dati di cui all'articolo 18, paragrafo 4

1.  Gli Stati membri provvedono affinché i dati raccolti per una zona che comprende sia acque dell'Unione che acque internazionali siano oggetto di un'ulteriore ripartizione in modo da poter essere riferiti separatamente alle acque dell'Unione o alle acque internazionali.

2.  Quando l'attività del mestiere di acque profonde si sovrappone all'attività di un altro mestiere nella stessa zona, la raccolta dei dati relativi al primo mestiere è effettuata separatamente dalla raccolta dei dati relativi al secondo.

3.  I rigetti sono oggetto di un campionamento in tutti i mestieri di acque profonde. La strategia di campionamento per gli sbarchi e i rigetti copre tutte le specie elencate all'allegato I nonché quelle appartenenti all'ecosistema dei fondali marini, come i coralli di acque profonde, le spugne o altri organismi appartenenti allo stesso ecosistema.

4.  Quando il piano pluriennale di raccolta dei dati applicabile prevede la raccolta dei dati relativi allo sforzo di pesca espressi in ore di pesca con reti da traino e in tempo di immersione degli attrezzi passivi, lo Stato membro raccoglie ed è in grado di presentare, insieme a tali dati relativi allo sforzo di pesca, i seguenti dati aggiuntivi:

a)  localizzazione geografica delle attività di pesca per ogni singola cala, a partire dai dati del sistema di sorveglianza dei pescherecci trasmessi dalla nave al centro di sorveglianza della pesca;

b)  le profondità di pesca alle quali gli attrezzi sono utilizzati nel caso in cui la nave effettui le notifiche per mezzo del giornale di bordo elettronico. Il comandante della nave notifica la profondità di pesca rispettando il formato standard di notifica.

4 bis.  La Commissione garantisce che i dati siano raccolti tempestivamente, in modo armonizzato in tutti gli Stati membri, e che siano precisi, affidabili ed esaustivi. [Em. 132]

4 ter.  La Commissione garantisce la conservazione in condizioni di sicurezza dei dati raccolti e li rende pubblicamente disponibili, salvo in circostanze eccezionali in cui sono necessarie un'adeguata protezione e riservatezza e a condizione che siano dichiarati i motivi di tali restrizioni. [Em. 133]

Allegato II bis

Valutazioni d'impatto di cui all'articolo 7, paragrafo 2

Le valutazioni d'impatto che stabiliscono le attività di pesca in acque profonde di cui all'articolo 7, paragrafo 2, riguardano, tra l'altro:

1.  il tipo di pesca praticato, compresi la nave e i tipi di attrezzi, le zone di pesca e la forchetta di profondità a cui le attività saranno svolte, ciascuna delle specie bersaglio e le eventuali specie oggetto di catture accessorie, i livelli di sforzo di pesca e la durata delle attività di pesca;

2.  le migliori informazioni scientifiche disponibili sullo stato attuale degli stock ittici e le informazioni di base su ecosistemi e habitat nella zona di pesca, da utilizzare come riferimento per valutare i successivi cambiamenti;

3.  l'identificazione, la descrizione e la mappatura degli ecosistemi marini vulnerabili noti o probabili all'interno della zona di pesca;

4.  i dati e i impiegati per individuare, descrivere e valutare gli effetti dell'attività, l'identificazione delle lacune a livello di conoscenze e una valutazione delle incertezze nelle informazioni presentate nella valutazione;

5.  l'identificazione, la descrizione e la valutazione della frequenza, dell'entità e della durata dei probabili effetti delle operazioni di pesca, compresi quelli cumulativi delle attività di pesca, in particolare sugli ecosistemi marini vulnerabili e sulle risorse alieutiche a bassa produttività nella zona di pesca;

6.  le misure di mitigazione e di gestione proposte, intese a prevenire gli effetti negativi significativi sugli ecosistemi marini vulnerabili e a garantire la conservazione a lungo termine e la gestione sostenibile delle risorse alieutiche a bassa produttività, e le misure finalizzate al monitoraggio degli effetti delle operazioni di pesca. [Em. 134]

(1) GU C 133 del 9.5.2013, pag. 41.
(2)GU C 133 del 9.5.2013, pag. 41
(3) Posizione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013.
(4)Regolamento (CE) n. 2371/2002 del Consiglio, del 20 dicembre 2002, relativo alla conservazione e allo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nell'ambito della politica comune della pesca (GU L 358 del 31.12.2002, pag. 59).
(5)Regolamento (CE) n. 2374/2002, del 16 dicembre 2002, che stabilisce le disposizioni specifiche di accesso e le relative condizioni per la pesca di stock di acque profonde (GU L 351 del 28.12.2002, pag. 6).
(6) Regolamento (UE) n. …/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del ... relativo alla politica comune della pesca, che modifica i regolamenti (CE) n. 1954/2003 e (CE) n. 1224/2009 del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n. 2371/2002 e (CE) n. 639/2004 del Consiglio e la decisione n. 2004/585/CE del Consiglio (GU L …).
(7)GU L 347 del 24.12.2009, pag. 6.
(8)Regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio, del 20 novembre 2009, che istituisce un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca (GU L 343, del 22.12.2009, pag. 1).
(9) Decisione 81/608/CEE del Consiglio, del 13 luglio 1981, relativa alla conclusione della convenzione sulla futura cooperazione multilaterale per la pesca nell'Atlantico nord-orientale (GU L 227 del 12.8.1981, pag. 21).
(10)Regolamento (CE) n. 734/2008 del Consiglio, del 15 luglio 2008 , relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d’alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo (GU L 201 del 30.7.2008, pag. 8).
(11)Regolamento (CE) n. 218/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’ 11 marzo 2009 , relativo alla trasmissione di statistiche sulle catture nominali da parte degli Stati membri con attività di pesca nell’Atlantico nord-orientale (GU L 87 del 31.3.2009, pag. 70).
(12)Regolamento (CE) n. 216/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2009 , relativo alla trasmissione di statistiche sulle catture nominali da parte degli Stati membri con attività di pesca in zone diverse dall'Atlantico settentrionale (GU L 87 del 31.3.2009, pag. 1).
(13) Direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale (GU L 41 del 14.2.2003, pag. 26).
(14) Regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio del 30 maggio 2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43).
(15) Regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 settembre 2006 sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (GU L 264 del 25.9.2006, pag. 13).
(16) Decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005 (GU L 124 del 17.5.2005, pag. 1).
(17) Data di entrata in vigore del presente regolamento.
(18) Cinque anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(19) Un anno a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(20) Due anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(21) Quattro anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(22)+ Cinque anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(23) Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206 del 22.7.1992, pag. 7).
(24) Direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009 , concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU L 20 del 26.1.2010, pag. 7).
(25) Direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino) (GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19).
(26) Cinque anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(27) Tre mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(28) 60 giorni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(29) Regolamento (CE) n. 1005/2008 del Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (GU L 286 del 29.10.2008, pag. 1).
(30)Regolamento (CE) n. 199/2008 del Consiglio, del 25 febbraio 2008, che istituisce un quadro comunitario per la raccolta, la gestione e l’uso di dati nel settore della pesca e un sostegno alla consulenza scientifica relativa alla politica comune della pesca (GU L 60 del 5.3.2008, pag. 1).
(31) Data di entrata in vigore del presente regolamento.
(32) Quattro anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(33) Cinque anni dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.
(34) Un anno dopo l'entrata in vigore del presente regolamento.


Meccanismo di protezione civile ***I
PDF 194kWORD 58k
Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio su un meccanismo unionale di protezione civile (COM(2011)0934 – C7-0519/2011 – 2011/0461(COD))
P7_TA(2013)0540A7-0003/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0934),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 196 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0519/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 19 luglio 2012(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio con lettera del 9 ottobre 2013 di approvare la posizione del Parlamento europeo in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per gli affari esteri, della commissione per i bilanci e della commissione per lo sviluppo regionale (A7-0003/2013),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

4.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione della decisione n. ..../2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio su un meccanismo unionale di protezione civile

P7_TC1-COD(2011)0461


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione n. 1313/2013/UE.)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione

Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione prendono atto dell'approccio adottato nell'articolo 19, paragrafi da 4 a 6, e nell'allegato I, che risponde alle peculiarità della presente decisione e non ha valore di precedente rispetto ad altri strumenti finanziari.

Dichiarazione della Commissione

Nel rispetto della procedura di bilancio annuale, è intenzione della Commissione presentare al Parlamento europeo una relazione annuale sull'attuazione della decisione che contenga anche la ripartizione di bilancio di cui all'allegato I, a partire dal gennaio 2015. Tale approccio si basa sulla particolare natura della politica di protezione civile e non ha valore di precedente rispetto ad altri strumenti finanziari.

(1) GU C 277 del 13.9.2012, pag.164.


Contratti di credito relativi agli immobili residenziali ***I
PDF 190kWORD 45k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in merito ai contratti di credito relativi ad immobili residenziali (COM(2011)0142 – C7-0085/2011 – 2011/0062(COD))
P7_TA(2013)0541A7-0202/2012

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2011)0142),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0085/2011),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere della Banca centrale europea del 18 agosto 2011(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 14 luglio 2011(2),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettere dell'8 maggio 2013 e del 27 novembre 2013, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione giuridica (A7-0202/2012),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione della direttiva 2014/.../UE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito ai contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali e recante modifica delle direttive 2008/48/CE e 2013/36/UE e del regolamento (UE) n. 1093/2010

P7_TC1-COD(2011)0062


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva 2014/17/UE.)

(1) GU C 240 del 18.8.2011, pag. 3.
(2) GU C 318 del 29.10.2011, pag. 133.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 10 settembre 2013 (Testi approvati, P7_TA(2013)0341).


Importazioni di riso originario del Bangladesh ***I
PDF 273kWORD 67k
Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 10 dicembre 2013, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle importazioni di riso originario del Bangladesh (COM(2012)0172 – C7-0102/2012 – 2012/0085(COD))(1)
P7_TA(2013)0542A7-0304/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Titolo
Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alle importazioni di riso originario del Bangladesh
Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo alle importazioni di riso originario del Bangladesh e che abroga il regolamento (CEE) n. 3491/90 del Consiglio
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Al fine di garantire l'affidabilità e l'efficienza del regime preferenziale di importazione, è necessario delegare alla Commissione il potere di adottare atti a norma dell'articolo 290 del trattato per stabilire norme che subordinano la partecipazione al regime al deposito di una cauzione. È particolarmente importante che la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti, nel corso dei lavori preparatori. Quando elabora e redige atti delegati, la Commissione è tenuta a procedere alla trasmissione simultanea, tempestiva e appropriata dei relativi documenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
(3)  Al fine di garantire l'affidabilità e l'efficienza del regime preferenziale di importazione, è necessario delegare alla Commissione il potere di adottare atti a norma dell'articolo 290 del trattato per stabilire norme che subordinano la partecipazione al regime al deposito di una cauzione conformemente al regolamento (CE) n. 1964/2006 della Commissione, del 22 dicembre 2006, recante modalità di apertura e di gestione di un contingente di importazione di riso originario del Bangladesh, a norma del regolamento (CEE) n. 3491/90 del Consiglio1. È particolarmente importante che la Commissione svolga consultazioni adeguate, anche a livello di esperti, nel corso dei lavori preparatori. Quando elabora e redige atti delegati, la Commissione è tenuta a procedere alla trasmissione simultanea, tempestiva e appropriata dei relativi documenti al Parlamento europeo e al Consiglio.
______________
1 GU L 408 del 30.12.2006, pag. 19.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  Al fine di garantire condizioni di esecuzione uniformi del presente regolamento, è opportuno conferire alla Commissione competenze di esecuzione. Dette competenze, salvo espressa disposizione contraria, devono essere esercitate in conformità del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione. Tuttavia, nei casi in cui si rende necessaria la sospensione del regime preferenziale di importazione, la Commissione deve essere abilitata ad adottare atti di esecuzione senza applicare il regolamento (UE) n. 182/2011.
(4)  Al fine di garantire condizioni uniformi per l'adozione di talune misure di esecuzione del presente regolamento, è opportuno conferire alla Commissione competenze di esecuzione. Dette competenze, salvo espressa disposizione contraria, devono essere esercitate in conformità del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione. Tuttavia, nei casi in cui si rende necessaria la sospensione del regime preferenziale di importazione, è opportuno che la Commissione adotti un atto di esecuzione senza applicare il regolamento (UE) n. 182/2011.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Al fine di garantire che i vantaggi del regime preferenziale di importazione siano limitati al riso originario del Bangladesh, occorre prevedere il rilascio di un certificato di origine e la riscossione da parte del paese esportatore di una tassa all'esportazione di importo corrispondente alla riduzione del dazio.
(7)  Al fine di garantire che i vantaggi del regime preferenziale di importazione siano limitati al riso originario del Bangladesh, occorre prevedere il rilascio di un certificato di origine.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 7 bis (nuovo)
(7 bis)  Il presente regolamento rientra nel quadro della politica commerciale comune dell'Unione, che deve essere coerente con gli obiettivi della politica dell'Unione nel settore della cooperazione allo sviluppo fissati all'articolo 208 del trattato, soprattutto per quanto riguarda l'eliminazione della povertà nonché la promozione dello sviluppo sostenibile e del buon governo nei paesi in via di sviluppo. Di conseguenza, esso deve altresì essere conforme alle prescrizioni dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), in particolare alla decisione sul trattamento differenziale e più favorevole, sulla reciprocità e sulla più piena partecipazione dei paesi in via di sviluppo ("clausola di abilitazione"), adottata nel quadro dell'Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT) nel 1979, in base alla quale i membri dell'OMC possono concedere un trattamento diverso e più favorevole ai paesi in via di sviluppo.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 7 ter (nuovo)
(7 ter)  Il presente regolamento si basa altresì sul riconoscimento del diritto dei piccoli agricoltori e dei lavoratori agricoli a un reddito dignitoso e a un ambiente di lavoro sano e sicuro quale elemento essenziale al fine di conseguire gli obiettivi generali perseguiti con la concessione di preferenze commerciali ai paesi in via di sviluppo e, in particolare, ai paesi meno sviluppati. L'Unione mira a definire e a intraprendere politiche e azioni comuni volte a promuovere lo sviluppo sostenibile dei paesi in via di sviluppo sul piano economico, sociale e ambientale, con l'obiettivo primo di eliminare la povertà. In tale contesto sono essenziali la ratifica e l'effettiva attuazione delle convenzioni internazionali di base sui diritti dell'uomo e del lavoro, sulla tutela dell'ambiente e sul buon governo, come indicato dal regime speciale di incentivazione che prevede preferenze tariffarie supplementari a norma del regolamento (UE) n. 978/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, relativo all'applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate1,
_______________
1 GU L 303 del 31.10.2012, pag. 1.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 7 quater (nuovo)
(7 quater)  Per garantire che il presente regolamento sia conforme alle disposizioni generali di cui all'articolo 208 del TFUE, è necessario che rientri nell'ambito di applicazione del presente regolamento solo il riso prodotto, raccolto e trattato in conformità delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro elencate nell'allegato VIII del regolamento (UE) n. 978/2012, in particolare le convenzioni sul lavoro forzato (n. 29), sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (n. 87), sul diritto di organizzazione e di negoziazione collettiva (n. 98), sull'uguaglianza di remunerazione (n. 100), sull'abolizione del lavoro forzato (n. 105), sulla discriminazione (impiego e professioni) (n. 111) e sulle peggiori forme di lavoro minorile (n. 182);
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  Il presente regolamento riconosce il diritto dei piccoli agricoltori e dei lavoratori agricoli a un reddito dignitoso e a un ambiente di lavoro sano e sicuro e considera il rispetto di tale diritto un elemento essenziale al fine di conseguire gli obiettivi generali perseguiti con la concessione di preferenze commerciali ai paesi in via di sviluppo e, in particolare, ai paesi meno sviluppati.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 3
3.  Mediante un atto di esecuzione, adottato senza l'assistenza del comitato di cui all'articolo 323, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. XXXX/XXXX, la Commissione sospende l'applicazione del regime preferenziale di importazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo ove constati che, nell'anno in corso, le importazioni che hanno beneficiato del suddetto regime hanno raggiunto il quantitativo indicato al paragrafo 2.
3.  La Commissione adotta un atto di esecuzione che sospende l'applicazione del regime preferenziale di importazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo ove constati che, nell'anno in corso, le importazioni che hanno beneficiato del suddetto regime hanno raggiunto il quantitativo indicato al paragrafo 2 del presente articolo. Tale atto di esecuzione è adottato senza applicare la procedura di cui all'articolo 5 bis, paragrafo 2.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Articolo 2 – paragrafo 2 – lettera a
a)  presentazione della prova della riscossione, da parte del Bangladesh, di una tassa all'esportazione di importo corrispondente alla riduzione indicata al paragrafo 1;
soppressa
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 2
2.  Il potere di adottare atti delegati previsto all'articolo 3 è conferito alla Commissione per un periodo di tempo indeterminato a decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento.
2.  Il potere di adottare atti delegati previsto all'articolo 3 è conferito alla Commissione per un periodo di cinque anni a decorrere da...*. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.
___________
* Data di entrata in vigore del presente regolamento.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 5
5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 3 entra in vigore solo se non sono state sollevate obiezioni da parte del Parlamento europeo o del Consiglio entro un termine di due mesi dalla data di notifica dell'atto stesso o se, prima della scadenza di tale termine, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 3 entra in vigore solo se non sono state sollevate obiezioni da parte del Parlamento europeo o del Consiglio entro un termine di due mesi dalla data di notifica dell'atto stesso o se, prima della scadenza di tale termine, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno entrambi informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di quattro mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Articolo 5 bis (nuovo)
Articolo 5 bis
Procedura di comitato
1.  La Commissione è assistita dal comitato per l'organizzazione comune dei mercati agricoli istituito dall'articolo [323, paragrafo 1], del regolamento (UE) n. [xxxx/yyyy ] del Parlamento europeo e del Consiglio del … recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli [regolamento OCM unica]1. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.
2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.
3.  Laddove il parere del comitato debba essere ottenuto con procedura scritta, detta procedura si conclude senza esito quando, entro il termine per la formulazione del parere, il presidente del comitato decida in tal senso o la maggioranza dei membri del comitato lo richieda.
_______________
1 COD 2010/0385.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente per un nuovo esame conformemente all'articolo 57, paragrafo 2, secondo comma, del regolamento del Parlamento (A7-0304/2013).


Disposizioni sulla tempistica delle aste di quote di gas a effetto serra ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/87/CE volta a chiarire le disposizioni sui tempi delle aste di quote di gas a effetto serra (COM(2012)0416 – C7-0203/2012 – 2012/0202(COD))
P7_TA(2013)0543A7-0046/2013

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2012)0416),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0203/2012),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 14 novembre 2012(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  vista la sua risoluzione del 15 marzo 2012 su una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050(2),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 novembre 2013, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 55 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A7-0046/2013),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 dicembre 2013 in vista dell'adozione della decisione n. .../2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2003/87/CE volta a chiarire le disposizioni sul calendario delle aste di quote di gas a effetto serra

P7_TC1-COD(2012)0202


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione n. 1359/2013/UE.)

(1)GU C 11 del 15.1.2013, pag. 87..
(2) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 75.
(3) La presente posizione corrisponde all'emendamento approvato il 3 luglio 2013 (Testi approvati, P7_TA(2013)0310).


Fissazione dei criteri utili per determinare quando la carta recuperata cessa di essere considerata rifiuto a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Consiglio relativo alla definizione dei criteri utili per determinare quando la carta recuperata cessa di essere considerata rifiuto ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti (D021155/01 – 2012/2742(RPS))
P7_TA(2013)0544B7-0553/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta di regolamento del Consiglio relativo alla definizione dei criteri utili per determinare quando la carta recuperata cessa di essere considerata rifiuto a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti (COM(2013)0502),

–  vista la relazione scientifica e tecnica del Centro comune di ricerca, del marzo 2011, intitolata "End-of-waste criteria for waste paper: technical proposals" (criteri per la perdita della qualifica di rifiuto per i rifiuti di carta: proposte tecniche),

–  vista la direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive(1), in particolare l'articolo 6, paragrafo 1,

–  visto il regolamento (CE) n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle spedizioni di rifiuti(2), in particolare l'articolo 49,

–  vista la decisione della Commissione 2011/753/UE che istituisce regole e modalità di calcolo per verificare il rispetto degli obiettivi di cui all'articolo 11, paragrafo 2, della direttiva 2008/98/CE(3), in particolare l'articolo 2, paragrafo 2,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 gennaio 2011, dal titolo "Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse – Iniziativa faro nell'ambito della strategia Europa 2020" (COM(2011)0021),

–  visto il parere reso il 9 luglio 2012 dal comitato di cui all'articolo 39 della direttiva 2008/98/CE,

–  visto l'articolo 5 bis, paragrafo 4, lettera b), della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(4),

–  visto l'articolo 88, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che la definizione di criteri volti a determinare quando un rifiuto cessa di essere tale, in conformità alla direttiva 2008/98/CE, può costituire uno strumento importante per la promozione del riciclaggio e di un mercato per materie prime secondarie, e che può in tal modo migliorare l'efficienza delle risorse;

B.  considerando che, in base al regolamento del Consiglio proposto, i rifiuti di carta con una percentuale di componenti non cartacei inferiore o uguale all'1,5% del peso secco all'aria cessano di essere tali quando sono destinati all'utilizzo come fibre di carta per l'industria cartiera e soddisfano determinati criteri aggiuntivi;

C.  considerando che la carta multimateriale con un contenuto di materiali non cartacei superiore al 30% del peso secco all'aria è considerata nella sua totalità come componente non cartaceo; che un contenitore di carta multimateriale comprende, tipicamente, solo il 30% (o meno) di componenti non cartacei (24% di polietilene e 6% di alluminio), e che quindi non sarebbe considerato come componente non cartaceo; che, di conseguenza, i flussi di rifiuti di carta potrebbero includere una quantità indeterminata di contenitori di carta multimateriale (con il loro elevato tenore di componenti non cartacei nonché con residui non trascurabili di liquidi, cibo e altri materiali organici ad essi aderenti) pur non essendo più considerati rifiuti bensì prodotti;

D.  considerando che, in base all'articolo 3, paragrafo 17, della direttiva 2008/98/CE, per "riciclaggio" si intende "qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i materiali di rifiuto sono ritrattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini";

E.  considerando che la proposta di regolamento definisce la perdita della qualifica di rifiuto con il momento in cui la carta recuperata è destinata all'utilizzo come fibre di carta per l'industria, e quindi con una fase precedente all'effettiva rilavorazione nelle cartiere; che tale circostanza è in contrasto con l'attuale definizione di "riciclaggio", la quale presuppone un ritrattamento dei materiali di rifiuto;

F.  considerando che detti materiali di rifiuto, ottenuti previa raccolta e selezionati, hanno subito solo un pretrattamento e non un ritrattamento, ossia un ulteriore processo senza il quale non possono essere utilizzati;

G.  considerando che, se i rifiuti cessassero di essere considerati tali prima dell'effettiva realizzazione del riciclaggio, emergerebbero problemi in relazione a diverse normative unionali, ad esempio quelle sui marchi di qualità ecologica, gli appalti pubblici, la progettazione ecologica e REACH, nelle quali sino ad ora il "riciclaggio" è inteso come un'operazione volta a ottenere un prodotto riciclato pronto all'uso; che una simile ipotesi è altresì in contrasto con l'articolo 2, paragrafo 2, della decisione 2011/753/UE della Commissione, nella quale il concetto di "pretrattamento" è chiaramente distinto da quello di "riciclaggio finale";

H.  considerando che, a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE, taluni rifiuti specifici cessano di essere tali quando sono sottoposti a un'operazione di recupero e soddisfano criteri specifici da elaborare conformemente alle condizioni giuridiche ivi stabilite in detto articolo, ossia a) che la sostanza o l'oggetto rispetti la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti (articolo 6, paragrafo 1, lettera c)) e b) che l'utilizzo della sostanza o dell'oggetto non porti a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana (articolo 6, paragrafo 1, lettera d));

I.  considerando che la soglia dell'1,5% per i componenti non cartacei è basata sulla norma europea EN 643; che, secondo lo studio del Centro comune di ricerca, detta norma rappresenta un elemento centrale del commercio di rifiuti di carta e contiene un elenco preciso delle categorie di rifiuti standard in Europa; che il ricorso a detta norma per la definizione di criteri utili a determinare quando un rifiuto cessa di essere tale costituisce una chiara violazione dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2008/98/CE, nel quale si fa espresso riferimento agli "standard applicabili ai prodotti" e non a quelli applicabili ai rifiuti;

J.  considerando che le pertinenti norme in materia di prodotti di carta come ISO 1762 per le impurezze inorganiche, 5350/1 e 5350/2 per la sporcizia visibile e ISO 624 per gli estratti (carboidrati con ridotto peso molecolare) impongono un livello di purezza pari a 1 ppm, che è 15 000 volte più basso di quello proposto;

K.  considerando che l'inclusione della carta multimateriale è in contrasto con l'esplicita raccomandazione, contenuta nello studio del Centro comune di ricerca, di escludere i rifiuti di carta stratificata dall'ambito di applicazione dei criteri utili a determinare quando un rifiuto cessa di essere tale in virtù dei rischi ambientali intrinseci aggiuntivi legati agli stessi in caso di esportazione del materiale, in particolare al di fuori dell'UE;

L.  considerando che, così come previsto dall'articolo 49, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1013/2006, in caso di esportazioni dalla Comunità, l'autorità competente di spedizione nella Comunità impone, e si adopera per garantire, che tutti i rifiuti esportati siano gestiti secondo metodi ecologicamente corretti nel paese terzo di destinazione, il quale, ad esempio, deve poter dimostrare che l'impianto che riceve i rifiuti sarà gestito in conformità di norme in materia di tutela della salute umana e ambientale grosso modo equivalenti a quelle previste dalla normativa comunitaria;

M.  considerando che, se la carta usata (compresa quella multimateriale) perdesse la qualifica di rifiuto addirittura prima del relativo riciclaggio propriamente detto, essa si trasformerebbe in un materiale che può essere commerciato liberamente sui mercati globali senza che tuttavia continuino a trovare applicazione le misure di tutela relative alla gestione secondo metodi ecologicamente corretti contenute del regolamento sulle spedizioni di rifiuti; che l'esenzione dei flussi di rifiuti contenenti un'elevata percentuale di materiali non cartacei (che oltretutto potrebbe superare abbondantemente la soglia dell'1,5% in virtù della mancata considerazione dell'attuale carta multimateriale) dall'applicazione dei requisiti di cui al regolamento sulle spedizioni di rifiuti rappresenta un chiaro rischio di violazione dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera d) della direttiva 2008/98/CE, secondo il quale l'utilizzo della sostanza non deve portare a impatti complessivi negativi sull'ambiente;

N.  considerando che il sistema di gestione proposto per dimostrare la conformità con i criteri di cui all'articolo 3 della proposta di regolamento del Consiglio, e in particolare con la disposizione secondo cui i materiali non cartacei nelle partite di carta multimateriale sono destinati al recupero, è probabilmente quasi impossibile da attuare per i rifiuti che hanno cessato di essere tali e sono quindi oggetto di libero scambio, cambiano eventualmente proprietario molte volte, e, in ogni caso, non presuppongono più un trattamento compatibile con l'ambiente del materiale in questione;

O.  considerando che un incentivo all'aumento del commercio globale della carta in questione, che in teoria non dovrebbe più essere considerata un rifiuto, mediante elusione delle misure a tutela dell'ambiente e della salute non solo genererebbe un ulteriore impatto ambientale negativo durante il trasporto, ma potrebbe anche portare a una diminuzione del tasso di riciclaggio della carta in Europa a causa di una minor disponibilità di rifiuti di carta, ossia una circostanza che potrebbe costringere i produttori europei a sopperire almeno in parte con un aumento della produzione a base di fibre vergini e quindi a incrementare il consumo di energia nonché le connesse emissioni di CO2 ponendosi così, una volta di più, in contrasto con il criterio che prevede di non portare a impatti complessivi negativi sull'ambiente;

P.  considerando che la comunicazione della Commissione su un'"Europa efficiente nell'impiego delle risorse" comprende una strategia per trasformare l'UE in una "economia circolare" basata su una società del riciclaggio che punti a ridurre la produzione di rifiuti e a utilizzare questi ultimi come risorse; che l'ulteriore miglioramento dei tassi di riciclaggio nell'UE rischia di essere seriamente compromesso dai criteri per la perdita della qualifica di rifiuto proposti, con conseguente possibile violazione dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera d) della direttiva 2008/98/CE;

1.  si oppone all'adozione della proposta di regolamento del Consiglio relativo alla definizione dei criteri utili per determinare quando la carta recuperata cessa di essere considerata rifiuto ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti;

2.  ritiene che la proposta di regolamento del Consiglio non sia compatibile con la finalità e il contenuto dell'atto di base;

3.  ritiene che la proposta di regolamento del Consiglio ecceda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione dall'atto di base;

4.  ritiene che la Commissione non abbia valutato correttamente le conseguenze della proposta di regolamento sul riciclaggio della carta, sulla catena del valore dei rifiuti di carta, sulle spedizioni di questi ultimi nonché gli effetti complessivi sull'ambiente della proposta di regolamento; incoraggia la Commissione a riesaminare la proposta di regolamento e a migliorare i criteri proposti volti a determinare quando un rifiuto cessa di essere tale, alla luce delle obiezioni sollevate nella presente risoluzione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 312 del 22.11.2008, pag. 3.
(2) GU L 190 del 12.7.2006, pag. 1.
(3) GU L 310 del 25.11.2011, pag. 11.
(4) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.


Aspetti di genere del quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sugli aspetti di genere del quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom (2013/2066(INI))
P7_TA(2013)0545A7-0349/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali, in particolare gli articoli 1, 14, 15, 21, 23, 24, 25, 34 e 35,

–  visto il diritto internazionale in materia di diritti dell'uomo, in particolare la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1992 sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali, etniche, religiose o linguistiche, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  viste le convenzioni europee a tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la Carta sociale europea e le relative raccomandazioni del Comitato europeo dei diritti sociali, la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Convenzione del Consiglio d'Europa per prevenire e combattere la violenza contro le donne, inclusa la violenza domestica,

–  visti gli articoli 2, 3 e 6 del trattato sull'Unione europea e gli articoli 8, 9 e 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  viste la comunicazione della Commissione su un Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 (COM(2011)0173) e le conclusioni del Consiglio europeo del 24 giugno 2011,

–  vista la comunicazione della Commissione sulle strategie nazionali di integrazione dei rom: un primo passo nell'attuazione del Quadro dell'UE (COM(2012)0226),

–  vista la proposta di raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l'integrazione dei rom negli Stati membri (COM(2013)0460),

–  vista la comunicazione della Commissione sui progressi nell'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom (COM(2013)0454),

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(1),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(2),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, presentata dalla Commissione (COM(2008)0426),

–  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2006 sulla situazione delle donne rom nell'UE(3),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom(4),

–  vista l'analisi effettuata dall'Agenzia dell'UE per i diritti fondamentali sull'inchiesta di genere relativa ai rom, da essa fornita in seguito a richiesta ai sensi dell'articolo 126,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A7-0349/2013),

A.  considerando che la Strategia per la parità tra donne e uomini 2010-2015 chiede alla Commissione di "sostenere la parità di genere nell'attuazione di tutti gli aspetti della Strategia 2020" e che le conclusioni del Consiglio sul Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom (SNIR) richiedono di "integrare una prospettiva di genere in tutte le politiche e le azioni volte a promuovere l'inclusione dei Rom";

B.  considerando che le donne rom sono esposte a discriminazione multipla e intersettoriale in ragione del genere e dell'origine etnica - in misura maggiore rispetto ai maschi rom o alle donne non rom - e hanno accesso limitato all'occupazione, all'istruzione, alla salute, ai servizi sociali e al processo decisionale; che le donne rom spesso sono vittime di razzismo, pregiudizi e stereotipi che ne influenzano negativamente l'effettiva integrazione;

C.  considerando che le donne rom sono soggette a tradizioni patriarcali e sessiste che impediscono loro di esercitare la propria libertà di scelta in riferimento a questioni fondamentali della loro vita, come l'istruzione, il lavoro, la salute sessuale e riproduttiva e persino il matrimonio; che la discriminazione nei confronti delle donne rom non può essere giustificata dalla tradizione, ma va affrontata nel rispetto della tradizione e della diversità;

D.  considerando che, rispetto agli uomini rom, le donne rom sono soggette a un rischio di povertà più elevato e che le famiglie rom con quattro o più figli hanno il rischio di povertà più elevato nell'UE;

E.  considerando che gli indicatori comunemente usati tendono a trascurare problemi quali la povertà attiva, la povertà energetica, la violenza nei confronti delle donne e delle giovani, la povertà delle famiglie numerose, la povertà infantile e l'esclusione sociale delle donne;

F.  considerando che le donne rom in età avanzata sono esposte a un maggiore rischio di povertà avendo la maggior parte di loro lavorato nell'economia informale, senza retribuzione né affiliazione ad un regime di previdenza sociale;

G.  considerando che la schiacciante maggioranza dei rom adulti classificati come "non attivi" sono donne e che, in parte per effetto della tradizionale divisione delle mansioni tra uomini e donne e a causa del razzismo e del sessismo esistenti nei mercati europei del lavoro, rispetto agli uomini rom, le donne rom in età lavorativa con un'occupazione retribuita sono circa la metà, e i dati sono analoghi per quanto riguarda i lavori autonomi;

H.  considerando che i dati di tutti i paesi evidenziano che le donne rom sono soggette a grave esclusione nel settore dell'occupazione, nonché a discriminazione sul posto di lavoro, quando sono alla ricerca di un'occupazione o la svolgono; che le donne rom continuano inoltre a essere escluse dall'economia formale e sono ostacolate da scarse opportunità formative, condizioni abitative inadeguate, assistenza sanitaria insufficiente, ruoli di genere tradizionali e generale emarginazione nonché discriminazione dalle principali comunità; che le relazioni nazionali di attuazione del Quadro dell'UE per le (SNIR) non si concentrano ancora adeguatamente sull'aspetto dell'uguaglianza di genere;

I.  considerando che per le madri single o con famiglie numerose è molto più difficile lavorare lontano da casa e dalle famiglie nelle aree rurali svantaggiate;

J.  considerando che il tasso di alfabetizzazione e i livelli di istruzione delle donne rom sono notevolmente inferiori a quelli degli uomini rom e delle donne non rom e che la maggioranza delle giovani rom abbandona precocemente gli studi e molte di loro non sono mai andate a scuola;

K.  considerando che la crisi economica ha avuto ripercussioni negative sulla salute e sul benessere delle donne rom, aggravando una situazione inaccettabile già da tempo, per cui più di un quarto della totalità delle donne rom presenta problemi di salute che ne limitano lo svolgimento delle attività quotidiane;

L.  considerando che la mancanza di rispetto dei diritti sessuali e riproduttivi globali, tra cui la contraccezione, costituisce un ostacolo all'emancipazione e all'uguaglianza di genere delle donne rom e porta a gravidanze non pianificate, anche tra le adolescenti, il che preclude alle giovani opportunità di formazione e lavoro; che la maternità precoce è in gran parte dovuta alla mancanza di accesso adeguato ai servizi sociali e a strutture sanitarie inadeguate che non hanno risposto alle esigenze delle donne rom;

M.  considerando che, a causa del loro basso status socioeconomico e della discriminazione percepita nell'ambito sanitario, le donne rom non sono a conoscenza di gran parte dei loro diritti e ricorrono ai servizi di assistenza medica con una frequenza molto più bassa rispetto alla maggioranza della popolazione;

N.  considerando che le donne e le giovani rom sono affette in misura sproporzionata da alcune patologie tra cui l'HIV/AIDS, ma comunemente si omette di privilegiare e finanziare i programmi di prevenzione a loro rivolti e permane una scarsa accessibilità alla diagnostica preventiva;

O.  considerando che l'estrema povertà, la disparità di genere e le discriminazioni interne espongono le donne rom a un maggior rischio in materia di tratta, prostituzione, violenza domestica e sfruttamento, e che esse incontrano nel contempo ostacoli aggiuntivi per accedere alla protezione;

P.  considerando che moltissime donne rom sono state vittime di violenza domestica da parte dei propri mariti, suoceri e altri familiari; che la grande maggioranza delle violenze e delle violazioni dei diritti umani nei confronti delle donne rom non viene denunciata perché la violenza contro le donne è ancora accettata nelle società patriarcali come legittimo esercizio di potere e anche a causa del fatto che gli autori della violenza contro le donne sono raramente chiamanti a rispondere dei loro reati, il che scoraggia le donne dal cercare assistenza legale;

Q.  considerando che varie autorità di tutti gli Stati membri UE commettono frequentemente atti di violenza nei confronti delle donne rom come forma di discriminazione profonda e chiare violazioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che possono configurarsi in vari modi, come la raccolta e l'archiviazione di dati relativi alla popolazione e a ai bambini rom, esclusivamente sulla base dell'appartenenza etnica, o gli sfratti di centinaia di persone senza offrire alloggio o sostegno alternativo adeguato, atti vergognosi e abietti che ignorano completamente gli obblighi internazionali degli Stati membri in materia di diritti dell'uomo;

R.  considerando che tutte le istituzioni e gli Stati membri dell'Unione europea sono tenuti a eliminare le violenze contro le donne e le giovani nonché a porre fine all'impunità, assicurando alla giustizia i responsabili di reati e discorsi di incitamento all'odio, discriminazione e violenza contro le donne e le giovani rom;

S.  considerando che la direttiva 2000/43/CE del Consiglio sulla parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza vieta la discriminazione in base alla razza e all'origine etnica; che circa 30 procedure d'infrazione sono state avviate dalla Commissione nei confronti degli Stati membri dell'UE per non aver recepito in modo adeguato la direttiva sull'uguaglianza delle razze nella legislazione nazionale;

1.  sottolinea che le SNIR devono essere incentrate sull'emancipazione delle donne rom affinché acquisiscano il controllo della propria vita diventando agenti visibili del cambiamento all'interno delle proprie comunità e facendo sentire la propria voce per influenzare politiche e programmi che le riguardano, nonché sul potenziamento delle capacità di resistenza socio-economica delle donne rom, ossia la loro capacità di adattarsi all'ambiente economico in rapido mutamento, ricorrendo al risparmio ed evitando l'esaurimento delle risorse;

2.   accoglie con favore la relazione intermedia della Commissione(5) del 2012 e la proposta di raccomandazione del Consiglio, del 26 giugno 2013, su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri(6), con particolare riguardo all'accesso all'occupazione, all'alloggio, all'istruzione e all'assistenza sanitaria, che invita gli Stati membri a introdurre azioni positive e a inserire le strategie di integrazione dei rom nella loro lotta contro la povertà e l'esclusione sociale;

3.  invita gli Stati membri che hanno inoltre ricevuto raccomandazioni specifiche per paese sulle questioni relative ai rom nell'ambito del semestre europeo ad attuare tali raccomandazioni tempestivamente e a combattere la discriminazione, anche sul posto di lavoro, a coinvolgere la società civile, comprese le organizzazioni rom, nel processo decisionale nonché a destinare non soltanto le risorse dell'Unione, ma anche quelle nazionali e di altro tipo per mantenere gli impegni assunti nell'ambito delle loro strategie nazionali di integrazione dei rom;

4.  deplora che, nonostante l'adozione della propria risoluzione sulla situazione delle donne rom nel 2006 e dei 10 principi di base comuni sull'inclusione dei rom da parte del Consiglio, uno dei quali fa riferimento alla sensibilizzazione della dimensione di genere, la situazione vulnerabile delle donne rom e nomadi non sia stata, in pratica, affrontata dai responsabili politici europei e nazionali;

5.  sottolinea che l'efficienza del quadro dell'UE per le SNIR potrebbe essere rafforzata in modo significativo grazie a un maggiore coinvolgimento della Commissione, facendo leva sul suo potenziale di migliorare la qualità della normativa e di altri strumenti, incoraggiare una maggiore coerenza tra le politiche e promuovere gli obiettivi globali del quadro;

6.  invita gli Stati membri a elaborare piani di azione nazionali nei quattro settori prioritari: salute, alloggi, occupazione e istruzione con specifici traguardi e obiettivi, finanziamento, indicatori e tempistiche, nonché a valutare il progresso in base ai risultati relativi all'attuazione;

7.  invita i governi degli Stati membri e le autorità locali a coinvolgere le donne rom attraverso le organizzazioni femminili, le ONG rom e gli altri soggetti interessati nella preparazione, nell'attuazione e nel monitoraggio delle SNIR e a instaurare collegamenti tra gli organismi attivi nel campo della parità o le organizzazioni per i diritti delle donne e le strategie di inclusione sociale; invita inoltre la Commissione ad affrontare il tema della parità di genere in modo coerente nell'attuazione della strategia Europa 2020 e dei programmi nazionali di riforma;

8.  invita la Commissione a fornire una "rappresentazione grafica" del processo europeo di integrazione dei rom che evidenzi i risultati ottenuti, gli obiettivi e le misure specifiche utilizzate per conseguirli, la situazione per quanto riguarda le misure attuative e i passi successivi;

9.  invita gli Stati membri a eliminare la segregazione spaziale, gli sfratti forzati e la mancanza di domicilio fisso cui sono soggetti gli uomini e le donne rom e a elaborare politiche abitative efficaci e trasparenti;

10.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i diritti fondamentali delle donne e dei bambini rom siano rispettati e a provvedere - anche attraverso campagne di sensibilizzazione - affinché le donne e le giovani rom siano consapevoli dei loro diritti previsti dalla vigente normativa nazionale in materia di uguaglianza di genere e discriminazioni e a combattere ulteriormente le tradizioni patriarcali e sessiste;

11.  invita la Commissione a specificare la divisione istituzionale dei compiti e delle responsabilità tra le organizzazioni, i consessi e gli organismi interessati e a definire chiaramente il ruolo di detti soggetti, ad esempio la task force della Commissione sui rom, la rete dei punti di contatto nazionali, la piattaforma europea per i rom, l'Agenzia UE per i diritti fondamentali e il suo gruppo di lavoro ad hoc sull'integrazione dei rom, in materia di supervisione, controllo e coordinamento del quadro europeo per le SNIR;

12.  invita la Commissione a sostenere le SNIR mediante la ricerca di indicatori comuni, comparabili e affidabili e l'elaborazione di una tabella degli indicatori dell'UE relativi all'integrazione dei rom, al fine di presentare dati chiari e inequivocabili rispetto ai quali sia possibile misurare i progressi raggiunti nonché a garantire un efficace monitoraggio;

13.  invita gli Stati membri a garantire che le misure di austerità non influiscano in modo sproporzionato sulle donne rom e nomadi e che le decisioni di bilancio si ispirino ai principi dei diritti umani;

14.  invita la Commissione a sollecitare gli Stati membri a presentare, nell'ambito delle relative strategie nazionali, indicatori di risultato, parametri di riferimento e obiettivi numerici per i principali settori prioritari, rispetto ai quali sia possibile misurare i progressi raggiunti;

15.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che tutte le amministrazioni raccolgano dati disaggregati per genere e origine etnica che siano utilizzati per informare la definizione delle politiche; evidenzia che tale raccolta di dati deve essere effettuata in linea con i pertinenti principi in materia di diritti dell'uomo;

16.  invita gli Stati membri ad adeguare i loro impegni politici nazionali stanziando idonee risorse finanziarie per l'attuazione delle SNIR nonché a rispecchiare le loro strategie di integrazione nelle politiche nazionali di bilancio;

17.  invita la Commissione e gli Stati membri a istituire un adeguato quadro di consultazione, apprendimento tra pari e condivisione delle esperienze tra i responsabili politici e le organizzazioni rom nonché ad avviare un dialogo strutturato in modo da includere le organizzazioni rom e le ONG nella pianificazione, nell'attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle strategie europee, nazionali e locali di integrazione dei rom;

18.  invita gli Stati membri ad attuare la parità di diritti civici e di accesso ai servizi di assistenza sanitaria, all'istruzione, all'occupazione e all'alloggio che rispettano i diritti umani, la non discriminazione e siano compatibili con il nomadismo nei casi pertinenti;

19.  invita la Commissione e gli Stati membri a inserire gli strumenti di investimento territoriale integrato e sviluppo locale di tipo partecipativo nei loro contratti di partenariato al fine di mobilitarli per le microregioni sottosviluppate e le regioni più sfavorite e a includere lo sviluppo locale di tipo partecipativo nell'insieme dei programmi operativi da elaborare;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'adozione e l'attuazione di una normativa specifica e globale in materia di lotta alla discriminazione in linea con le norme internazionali ed europee in tutti gli Stati membri, garantendo che gli organismi antidiscriminazione siano preparati a promuovere la parità di trattamento e dispongano di meccanismi di reclamo cui possano accedere le donne e le giovani rom;

21.  invita gli Stati membri a porre un maggiore accento sugli aspetti territoriali dell'inclusione sociale nelle loro strategie nazionali e a rivolgersi alle microregioni maggiormente sfavorite tramite programmi di sviluppo complessi e integrati;

22.  invita gli Stati membri a concentrarsi altresì sulla dimensione urbana della politica di coesione, con particolare riferimento alle città sproporzionatamente interessate dagli squilibri sociali, come ad esempio disoccupazione, esclusione sociale e polarizzazione, e ad assisterle nello sviluppo delle loro infrastrutture, al fine di sfruttarne il potenziale contributo alla crescita economica e rafforzare i collegamenti tra zone urbane e zone rurali allo scopo di promuovere lo sviluppo inclusivo;

23.  chiede agli Stati membri di rafforzare l'integrazione della dimensione di genere nell'attuazione delle rispettive SNIR, applicando una prospettiva di uguaglianza di genere a tutte le politiche e pratiche che interessano le donne rom e a collegarne l'attuazione alle strategie esistenti per l'uguaglianza di genere, in particolare eliminando i divari salariale e pensionistico tra i generi all'interno delle comunità rom, e facendo dell'eradicazione della violenza nei confronti delle donne e delle giovani un esplicito obiettivo e intervenendo concretamente a tal fine;

24.  invita il Consiglio, la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che misure specifiche in materia di diritti delle donne e integrazione della dimensione di genere siano incluse nelle SNIR, che tengano conto di una prospettiva di genere e della situazione di discriminazione multipla e intersettoriale nei confronti delle donne rom, in particolare nell'occupazione, nella sanità, negli alloggi e nell'istruzione, e che la valutazione e il monitoraggio annuale da parte della Commissione e, in particolare, dell'Agenzia per i diritti fondamentali, tengano conto dei diritti delle donne e della prospettiva di genere in ciascuna sezione delle SNIR; chiede che tali risultati siano presentati al Parlamento europeo;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che le SNIR rispecchino i diritti e le esigenze specifici delle donne rom e a elaborare indicatori concreti in materia di attuazione, follow-up e monitoraggio, ad esempio sulla base dell'indicatore di sviluppo umano basato specificamente sul sesso (IDSH) del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), come vita lunga e sana, conoscenza e tenore di vita dignitoso, nonché sulla base dell'indice di partecipazione delle donne (GEM), come partecipazione e processo decisionale sul piano politico, partecipazione e processo decisionale sul piano economico e potere sulle risorse economiche; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri a utilizzare il bilancio di genere come uno degli strumenti per l'integrazione della dimensione di genere;

26.  invita gli Stati membri a elaborare un quadro nazionale di monitoraggio e valutazione per le strategie nazionali di integrazione dei rom che includano diversi aspetti come il monitoraggio del bilancio e altre forme di monitoraggio della società civile (effettuato dalle ONG nazionali, dalle reti di ONG oppure da organizzazioni ombrello), la valutazione di esperti (effettuato da esperti indipendenti con comprovata esperienza nel settore) e il monitoraggio amministrativo;

27.  invita la Commissione e gli Stati membri a realizzare valutazioni d'impatto sulla questione di genere all'atto dell'elaborazione di misure specifiche nelle rispettive SNIR;

28.  invita la Commissione a introdurre strumenti più efficaci per misurare l'effettiva situazione socio-economica delle donne rom, inserendo ad esempio la quantificazione dell'"economia della vita" e il riconoscimento dell'economia informale nel suo progetto "oltre il PIL"; invita inoltre la Commissione a sviluppare e monitorare indicatori specifici di genere per le SNIR e le politiche di inclusione sociale;

29.  invita le ONG operanti in campo negli Stati membri a elaborare piani di azione personalizzati per aiutare le donne e i giovani a trovare lavoro, a fornire assistenza psicologica per incoraggiare la popolazione rom a partecipare all'istruzione e alla formazione professionale e ad individuare le proprie competenze e abilità personali per migliorare l'inclusione sociale nel mercato del lavoro; a mediare tra i fornitori di qualificazione/riqualificazione e i datori di lavoro, da un canto, e le donne/la popolazione rom dall'altro; a promuovere l'apprendimento di donne e giovani rom, concedendo sussidi e borse di studio, nel rispetto comunque del principio delle pari opportunità, tenuto conto del fatto che le ragazze si sposano in età più giovane rispetto ai maschi;

30.  invita gli Stati membri ad utilizzare le proprie misure per rivolgersi esplicitamente alle donne rom in situazioni socioeconomiche estremamente precarie e al contempo a concentrarsi sui gruppi a rischio, prevenendo e affrontando la pauperizzazione;

31.  invita gli Stati membri ad aumentare il numero e la visibilità dei programmi e dei beneficiari rom e nomadi, incluso il sostegno specifico alle organizzazioni rom e nomadi che si adoperano per promuovere l'emancipazione delle donne e l'accesso delle ONG ai fondi strutturali;

32.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare meccanismi finanziari per sostenere il monitoraggio da parte della società civile e della comunità per quanto riguarda la politica di inclusione sociale, le iniziative e i progetti relativi alle donne rom e nomadi;

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre un obiettivo di riduzione della povertà infantile nel processo UE di integrazione dei rom, a inserire i diritti del fanciullo nelle misure per l'inclusione sociale, a monitorare i progressi nell'ottica della povertà infantile e a individuare e sviluppare interventi prioritari in tale ambito;

34.  sottolinea che la prevenzione dell'emarginazione deve iniziare dalla prima infanzia; ritiene essenziale adottare un approccio mirato alle diverse generazioni di donne, onde porre fine alla trasmissione intergenerazionale della povertà;

35.  invita gli Stati membri a includere nelle rispettive SNIR programmi studiati per un'attiva inclusione delle donne rom nel mercato del lavoro, garantendo l'accesso a programmi educativi di elevata qualità per le donne e le giovani rom e offrendo loro una formazione continua per l'acquisizione di abilità spendibili sul mercato; invita gli Stati membri a includere lo sviluppo di capacità e l'emancipazione delle donne rom come obiettivo orizzontale in tutti i settori prioritari delle SNIR e a promuovere la partecipazione politica sostenendo la partecipazione attiva delle donne rom a livello locale, nazionale ed europeo;

36.  invita gli Stati membri a istituire misure di azione positiva per facilitare l'accesso all'occupazione nella pubblica amministrazione dei rom;

37.  invita gli Stati membri a elaborare misure specifiche per le famiglie numerose (con quattro o più figli) e per i nuclei familiari monoparentali che agevolino l'accesso al mercato del lavoro, prendendo in considerazione sistemi di protezione sociale basati sulle loro esigenze, ampliando le strutture di assistenza all'infanzia e garantendo che i bambini rom siano integrati nelle scuole e nelle strutture di assistenza all'infanzia locali e abbiano pieno e paritario accesso all'istruzione obbligatoria, contrastando in tal modo l'esclusione sociale e la ghettizzazione;

38.  invita gli Stati membri a garantire accesso paritario ad un'assistenza all'infanzia accessibile e all'istruzione per la prima infanzia, a servizi di sviluppo per l'infanzia e a un'istruzione fondata sul partenariato per i bambini rom, a reintrodurre gli obiettivi di Barcellona per l'assistenza all'infanzia e a sviluppare servizi di assistenza accessibili, economicamente sostenibili e di alta qualità per l'intero ciclo della vita;

39.  invita gli Stati membri ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire il licenziamento delle lavoratrici durante la gravidanza o la maternità, e a considerare il riconoscimento dell'allevamento dei figli come periodo da conteggiare ai fini pensionistici;

40.  esorta gli Stati membri a esaminare gli ostacoli al lavoro autonomo delle donne rom, a consentire una registrazione agevole, rapida e poco onerosa delle imprenditrici rom e a sviluppare regimi di microcredito destinati alle piccole start-up e agli imprenditori, con procedure amministrative semplici e facilmente gestibili da parte degli imprenditori, comprese assistenza tecnica, misure di supporto e licenze speciali per il riconoscimento di una gamma di lavori stagionali e temporanei come "lavoro retribuito" che conti ai fini previdenziali; esorta inoltre gli Stati membri e le autorità locali a mobilitare lo strumento europeo di microfinanza per l'occupazione e l'inclusione sociale;

41.  invita gli Stati membri a elaborare misure mirate e orientate all'integrazione nel settore del sostegno alla disoccupazione (riqualificazione, creazione di posti di lavoro e collocamento con sostegno salariale, sussidi di previdenza sociale, sgravi fiscali), anziché porre l'accento in modo pressoché esclusivo, come avviene attualmente, sui programmi delle opere pubbliche;

42.  chiede di sostenere e promuovere l'integrazione del popolo rom nel mercato del lavoro; rileva che, per differenziare i servizi e le misure in materia di amministrazione del lavoro e sviluppare attività di orientamento, occorrono personale di sostegno e responsabili gestionali di estrazione rom;

43.  invita la Commissione e gli Stati membri a creare un sistema specifico di tutoraggio e di sostegno didattico ricorrendo all'istruzione nell'ambito della comunità e a servizi sociali per i giovani rom dalla prima infanzia sino all'università, rivolgendo particolare attenzione alle questioni di genere;

44.  invita gli Stati membri a sfruttare appieno le opportunità offerte dai Fondi strutturali, in particolare dal Fondo sociale europeo (FSE) per migliorare le prospettive educative e occupazionali dei rom, al fine di dar loro reali prospettive di inclusione sociale e la possibilità di sottrarsi a persistenti alti tassi di povertà; esorta gli Stati membri a monitorare regolarmente i progressi, in particolare per quanto riguarda l'istruzione e la formazione dei giovani e, soprattutto, delle giovani rom;

45.  invita gli Stati membri a lottare contro gli stereotipi, al fine di evitare la messa al bando di tale gruppo etnico, cosa che contribuisce a scoraggiare i datori di lavoro dall'assumere rom in generale, comporta un trattamento discriminatorio nell'ambito della pubblica amministrazione o nelle scuole, determinando ripercussioni negative nelle relazioni con le autorità e nella ricerca di lavoro;

46.  ribadisce il fatto che le lacune formative dei rom presentano una significativa discriminante di genere per cui il tasso di alfabetizzazione medio delle donne rom è del 68% rispetto all'81% degli uomini e il tasso di iscrizione alla scuola primaria delle bambine rom è di appena il 64%, una differenza che è possibile cogliere anche nell'ambito dei tassi di iscrizione a corsi mirati al conseguimento di qualifiche professionali; rileva però che tali statistiche evidenziano sostanziali difformità tra gli Stati membri;

47.  invita gli Stati membri a sviluppare programmi specifici per garantire che le ragazze e le giovani rom non abbandonino gli studi primari, secondari e superiori, e ad attuare altresì misure particolari rivolte alle madri adolescenti e alle ragazze che abbandonano precocemente gli studi, per sostenere un'istruzione continuativa, sovvenzionare l'ingresso nel mondo del lavoro e offrire una formazione basata sul lavoro; esorta inoltre gli Stati membri e la Commissione a tener conto di tali misure nel coordinamento e nella valutazione delle SNIR;

48.  invita gli Stati membri a elaborare strategie di lotta alla discriminazione per prevenire e condannare comportamenti razzisti nei servizi pubblici e nel mercato del lavoro in particolare, garantendo una rigorosa applicazione dei diritti delle donne e degli uomini rom nel mercato del lavoro;

49.  invita la Commissione e gli Stati membri a investire risorse per attirare "studenti non tradizionali" al fine di promuoverne la formazione professionale e fornire sostegno alle ONG e ai programmi il cui obiettivo è la promozione dell'integrazione degli studenti non tradizionali tramite programmi educativi e di formazione per adulti;

50.  invita gli Stati membri a promuovere le reti di studenti rom, incoraggiare la solidarietà tra di essi, rafforzare la visibilità dei casi di successo e superare l'isolamento degli studenti rom;

51.  invita gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione delle famiglie rom nelle scuole, a valutare le scuole in cui studiano i bambini e i giovani rom e ad apportare tutte le necessarie modifiche per garantire l'integrazione nel settore dell'istruzione e il successo scolastico di tutti; sottolinea che occorrerebbe rivolgere misure specifiche alle giovani rom, sulla base dei casi di successo che siano convalidati dalla comunità accademica;

52.  sollecita la Commissione e gli Stati membri a stanziare fondi per la costruzione di scuole e asili con più posti, in modo che i bambini rom possano partecipare alle lezioni con gli altri bambini non rom, senza essere discriminati ed esclusi dal sistema educativo o essere rifiutati dagli insegnanti a causa della loro origine etnica;

53.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre programmi di formazione sistematica sulla sensibilità di genere e le specificità culturali, destinati agli operatori dei servizi sociali e agli operatori sanitari;

54.  sottolinea che l'istruzione delle ragazze rom contribuisce in vari modi a migliorare la vita di queste comunità in quanto, tra l'altro, rappresenta una condizione essenziale per migliorare l'impiegabilità delle donne rom, facilitandone l'accesso al mercato del lavoro e garantendo una certa sicurezza del reddito, ed è inoltre fondamentale per superare povertà ed esclusione sociale; osserva inoltre che una maggiore conoscenza della cultura rom da parte degli insegnanti contribuisce a ridurre l'esclusione; invita pertanto gli Stati membri a lottare contro la segregazione, a garantire un'istruzione più inclusiva e accessibile, metodi d'insegnamento rispettosi delle differenze culturali e il coinvolgimento del personale di sostegno scolastico di estrazione rom, oltre che dei genitori, considerando comunque come prioritario il miglioramento di capacità professionali che rispondano alla domanda del mercato del lavoro;

55.  invita la Commissione e gli Stati membri a identificare le donne rom come esplicito gruppo obiettivo delle rispettive iniziative in materia sanitaria, con particolare riferimento alle patologie fortemente collegate al sistema ormonale femminile e/o alla povertà, quali osteoporosi, problemi muscoloscheletrici e patologie del sistema nervoso centrale; esorta inoltre a rendere pienamente accessibili la diagnostica e la prevenzione dei tumori della cervice e della mammella, inclusi i vaccini contro il papillomavirus umano, e a puntare all'avvio dell'assistenza sanitaria per le gestanti già nel primo trimestre di gravidanza;

56.  invita gli Stati membri a garantire l'accesso alla sanità, in particolare tramite la partecipazione delle ONG a favore delle donne rom nella definizione, nell'attuazione e nella valutazione di programmi sanitari e a garantire che le donne e le giovani rom possano scegliere liberamente per quanto concerne la propria sessualità, salute e maternità, promuovendo la pianificazione familiare, l'accesso a un'ampia gamma di servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva e all'educazione sessuale e proteggendo bambini e adolescenti dagli abusi sessuali e dai matrimoni precoci, prevenendo la mortalità infantile e materna e il fenomeno della sterilizzazione forzata;

57.  invita gli Stati membri ad agevolare e promuovere la partecipazione equilibrata sotto il profilo del genere delle comunità rom nell'ideazione, nell'attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione delle attività di prevenzione, trattamento, assistenza sanitaria e programmazione di sostegno, nonché nella riduzione della stigmatizzazione e della discriminazione all'interno del sistema sanitario;

58.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali a elaborare e applicare politiche volte a garantire l'accesso di tutte le donne rom, anche quelle appartenenti alle comunità più escluse, all'assistenza sanitaria di base, di urgenza e preventiva e a organizzare attività di formazione per il personale sanitario destinate a eliminare i pregiudizi nei confronti dei rom;

59.  invita gli Stati membri a indagare, vietare e perseguire la discriminazione diretta e indiretta delle donne rom nell'esercizio dei loro diritti fondamentali e nell'accesso ai servizi pubblici e a prevenire qualunque altra forma di discriminazione; sottolinea l'importanza della realizzazione di campagne di sensibilizzazione per combattere ed eliminare la discriminazione e gli stereotipi razzisti nei confronti della popolazione rom e delle donne rom in particolare;

60.  invita la Commissione e gli Stati membri a includere i rom e in particolare le donne rom come categoria obiettivo specifica nei programmi operativi e nei programmi per lo sviluppo delle zone rurali per il prossimo periodo di programmazione;

61.  invita la Commissione a pubblicare una relazione di valutazione sull'attuazione della direttiva 2000/43/CE del Consiglio in ciascuno Stato membro; invita altresì la Commissione a elaborare raccomandazioni specifiche per ciascuno Stato membro, al fine di inserire anche la dimensione di genere nell'ambito della direttiva;

62.  esorta il Consiglio a raggiungere un accordo sulla direttiva dell'UE sulla parità di trattamento recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, in modo da garantire che tutti i motivi di discriminazione nonché di discriminazione multipla siano tutelati a livello normativo in tutti gli aspetti della vita; invita inoltre tutte le istituzioni dell'UE a garantire che la discriminazione intersettoriale sia inclusa nella direttiva;

63.  invita gli Stati membri ad affrontare tutte le forme di violenza sulle donne, come ad esempio la violenza domestica, lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani, con particolare riferimento alle donne rom, e a sostenere le vittime inserendo specifici obiettivi per affrontare la tratta di donne rom nelle SNIR, assicurando adeguate risorse per i servizi pubblici correlati e fornendo assistenza anche attraverso servizi di interesse generale come la sanità, l'occupazione e l'istruzione; esorta inoltre la Commissione ad appoggiare le iniziative governative e della società civile destinate ad affrontare tali problemi, garantendo al contempo i diritti umani fondamentali delle vittime;

64.  invita gli Stati membri a collaborare con le donne rom per varare strategie di emancipazione che ne riconoscano l'identità intersettoriale e promuovano attività intese a contrastare gli stereotipi di genere, rivolte a donne, uomini, ragazze e ragazzi;

65.  fa presente che i matrimoni combinati, i matrimoni di minori e i matrimoni forzati prevalgono ancora come "pratiche tradizionali"; sottolinea che tali pratiche costituiscono violazioni dei diritti umani, che non solo hanno un impatto significativo sulla situazione sanitaria delle giovani rom, aumentando il rischio di complicazioni durante la gravidanza e il parto, ma espongono anche le giovani ad abuso e sfruttamento sessuale, precludendo a queste ultime opportunità di formazione e lavoro;

66.  invita gli Stati membri a ratificare e attuare la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani e a recepire appieno le disposizioni della direttiva 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime(7), in particolare rafforzando l'identificazione, la protezione e l'assistenza alle vittime e ponendo un accento particolare sui minori;

67.  richiede soluzioni europee da parte degli Stati membri e della Commissione per i problemi del popolo rom, tenendo conto del loro diritto alla libera circolazione in quanto cittadini europei e della necessità di collaborazione tra gli Stati membri per la soluzione dei problemi di tale gruppo etnico;

68.  invita la Commissione e gli Stati membri a favorire lo scambio delle informazioni e delle migliori pratiche sull'integrazione delle donne rom in tutti i settori della società;

69.  raccomanda agli Stati membri di adottare le misure necessarie per interrompere la pratica dei matrimoni combinati delle giovani rom, che rappresenta un affronto morale alla loro dignità;

70.  invita gli Stati membri a rispondere in via d'urgenza alle esigenze delle donne rom in età avanzata che rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili, sono prive di un reddito adeguato e, con l'età, necessitano di accesso alla sanità e all'assistenza a lungo termine;

71.  esorta la Commissione ad avviare una strategia globale di lotta alla violenza nei confronti delle donne come richiesto dal Parlamento in varie risoluzioni; chiede alla Commissione di fornire strumenti giuridici, inclusa una direttiva europea per la lotta alla violenza di genere;

72.  chiede di sviluppare e promuovere la lingua e la cultura rom, di ampliare le strutture amministrative che si occupano delle problematiche rom, di rafforzare la politica in materia e la sua attuazione e di rafforzare la partecipazione nell'ambito della cooperazione internazionale sulle questioni relative ai rom;

73.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(2) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(3) GU C 298 E dell'8.12.2006, pag. 283.
(4) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 112.
(5) COM(2012)0226.
(6) COM(2013)0460.
(7) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.


Sviluppo e costruzione dello Stato nel Sudan del Sud
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sugli sforzi della comunità internazionale in materia di sviluppo e costruzione dello Stato del Sudan del Sud (2013/2090(INI))
P7_TA(2013)0546A7-0380/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2012 sulla situazione in Sudan e nel Sudan del Sud(1),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2011 sul futuro del sostegno finanziario dell'UE ai paesi in via di sviluppo(2),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sul quarto forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti(3),

–  vista la sua risoluzione del 18 dicembre 2008 sulle prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni postconflittuali(4),

–  vista la missione d'informazione nel Sudan del Sud svolta dalla sua commissione per lo sviluppo nel luglio 2011,

–  vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea sul referendum nel Sudan del Sud del 9-15 gennaio 2011(5),

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo di paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) e l'Unione europea e i suoi Stati membri, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000(6), modificato una prima volta a Lussemburgo il 25 giugno 2005(7) e successivamente a Ouagadougou il 22 giugno 2010(8),

–  vista la dichiarazione dei copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sulla situazione in Sudan e nel Sudan del Sud, emessa a Horsens (Danimarca) nel maggio 2012(9),

–  vista la dichiarazione dell'UE e dei suoi Stati membri, del 9 luglio 2011, sull'indipendenza della Repubblica del Sudan del Sud(10),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 22 luglio 2013, sul Sudan e il Sudan del Sud(11),

–  vista la dichiarazione del commissario Georgieva, del 5 luglio 2012, sul Sudan e il Sudan del Sud(12),

–  visto il piano annuale di attuazione dell'assistenza umanitaria (Humanitarian Implementation Plan - HIP) 2013 per il Sudan e il Sudan del Sud, e relative modifiche, della direzione generale per gli Aiuti umanitari(13),

–  viste le dichiarazioni del portavoce dell'Alto rappresentante Catherine Ashton, del 18 giugno 2013, sull'attacco mortale contro un membro della forza di sicurezza interinale dell'ONU per Abyei (UNISFA) nel Kordofan meridionale(14), del 1° maggio 2013 sui conflitti in Sudan negli Stati del Kordofan meridionale e del Nilo azzurro(15), e dell'8 gennaio 2013 sulla recente chiusura delle organizzazioni della società civile in Sudan(16),

–  vista la dichiarazione emessa in loco dalla delegazione dell'UE, il 25 luglio 2013, a seguito dello scioglimento dell'intero governo della Repubblica del Sudan del Sud da parte del presidente(17),

–  vista la dichiarazione di Dili dal titolo "A new vision for peace-building and state‑building" (una nuova visione per il mantenimento della pace e la costruzione dello Stato), del 10 aprile 2010(18),

–  visto l'accordo a favore dell'impegno negli Stati fragili, presentato al quarto forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti, tenutosi a Busan nel dicembre 2011(19),

–  vista la relazione dell'OCSE del 2011 sull'impegno internazionale negli Stati fragili – Repubblica del Sudan del Sud(20),

–  visto il "Rapporto sullo sviluppo del mondo 2011: conflitti, sicurezza, e sviluppo"(21),

–  vista la relazione del gruppo di attuazione di alto livello dell'Unione Africana sul Sudan e il Sudan del Sud (AUHIP), pubblicata il 31 luglio 2013(22),

–  vista la dichiarazione del portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, dell'8 marzo 2013, sulla creazione di una zona di confine demilitarizzata sicura tra il Sudan e il Sudan del Sud e sull'attivazione del meccanismo congiunto di verifica e controllo delle frontiere ("Joint Border Verification and Monitoring Mechanism")(23),

–  vista la risoluzione adottata dal Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite dal titolo "Technical assistance and capacity building for South Sudan in the field of human rights" (assistenza tecnica e capacità istituzionale per il Sudan del Sud nel campo dei diritti umani) del 27 giugno 2013 (A/HRC/21/L.7/Rev.1),

–  visto l'accordo quadro sulle disposizioni in materia di politica e sicurezza negli Stati del Nilo azzurro e del Kordofan, firmato il 28 giugno 2011(24),

–  viste le conclusioni delle relazioni dell'Alto commissario per i diritti dell'uomo presentate durante la 21a e la 23a sessione del Consiglio per i diritti umani(25),

–  visti gli accordi conclusi il 27 settembre 2012 ad Addis-Abeba tra la Repubblica del Sudan e la Repubblica del Sudan del Sud(26),

–  vista la relazione di Amnesty International del 2013 sulla situazione dei diritti umani nel Sudan del Sud(27),

–  vista la relazione di Human Rights Watch dal titolo "This old man can feed us, you will marry him" (Quest'uomo anziano ci può sfamare, lo sposerai)(28),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A7-0380/2013),

A.  considerando che nella risoluzione 1996 del 2011 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è rallegrato per la nascita della Repubblica del Sudan del Sud il 9 luglio 2011 e che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato il 14 luglio 2011 a favore dell'ammissione del Sudan del Sud come Stato membro (A/RES/65/308);

B.   considerando che la fascia di insicurezza, sottosviluppo e cattiva amministrazione che attraversa il Sahel per arrivare fino al Corno d’Africa può solo essere oggetto di un approccio complessivo;

C.  considerando che il nuovo Stato del Sudan del Sud è uno dei paesi più poveri al mondo, con il 50% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, e che questo nuovo Stato, che nasce da una situazione di guerra ed è situato in una regione instabile, rischia il fallimento se la comunità internazionale e gli attori locali non agiranno di concerto per attuare una strategia comune volta a fare di questo paese uno Stato democratico e inclusivo;

D.  viste alcune misure avviate nell'ambito della riforma del settore della sicurezza (SSR), come l'istituzione del servizio nazionale di polizia del Sudan del Sud (SSNPS), del consiglio di sicurezza nazionale e di disarmo (SCND) e del consiglio di smobilitazione e di reinserimento (DDR);

E.  considerando che la prosperità e la sostenibilità del nuovo Stato del Sudan del Sud dipendono in ampia misura da relazioni costruttive e pacifiche con tutti i paesi vicini, in particolare la Repubblica del Sudan, e dalla capacità di questi due paesi di appianare le loro differenze e di concordare e attuare soluzioni praticabili, soprattutto per quanto riguarda le dispute di confine, le entrate petrolifere, lo status definitivo di Abyei, il debito nazionale e la cittadinanza;

F.  considerando che la costruzione dello Stato e il superamento della fragilità richiedono una prospettiva a lungo termine e un impegno deciso, prevedibile e stabile da parte della comunità internazionale;

G.  considerando che il nuovo Stato del Sudan del Sud, pur dovendo affrontare numerosi gravi problemi, ha compiuto notevoli progressi in merito ai principali indicatori di sviluppo fin dalla promulgazione dell'accordo di pace globale del 2005, tra cui l'aumento del tasso di iscrizione alla scuola primaria, sei volte maggiore, la riduzione del 25% della mortalità infantile e la creazione di istituzioni statali fondamentali a livello federale e statale;

H.  considerando che i minori sono le prime vittime dell'insicurezza e dei conflitti che interessano il Sudan del Sud; nonché le violenze sessuali perpetrate a danno dei minori e delle donne e l'arruolamento dei minori da parte di gruppi armati;

I.  considerando che quanto più donne sono coinvolte nel processo di risoluzione dei conflitti e nelle decisioni politiche tanto maggiore è la portata della ricostruzione democratica,

J.  considerando l'elevata dipendenza del Sudan del Sud dalla produzione di petrolio, che rappresenta circa l'88% delle entrate nazionali, per la cui esportazione il paese dipende totalmente dalla Repubblica del Sudan; che tale dipendenza eccessiva rappresenta un pericolo per l'economia del paese e nel contempo serve da strumento per esercitare pressioni sul nuovo paese sue e provoca ulteriori tensioni e perfino conflitti, soprattutto conflitti con il Sudan o di natura interetnica, come successo negli ultimi due anni; che il Sudan del Sud ha concluso accordi con i vicini Kenya, Etiopia e Gibuti per valutare la possibilità di costruire due nuovi oleodotti che colleghino i propri giacimenti petroliferi al golfo di Aden e all'oceano Indiano;

K.  considerando l'interruzione della produzione petrolifera da parte del governo sud-sudanese per più di un anno e la chiusura degli oleodotti in Sudan, che hanno privato il Sudan del Sud della sua principale fonte di entrate, facendo sprofondare il paese in una grave crisi finanziaria, seguita da un periodo di rigorosa austerità tutt'ora in corso;

L.  considerando che il Resource Governance Index 2013, pur riconoscendo l'esistenza di un quadro giuridico ambizioso volto a promuovere una governance trasparente nel settore petrolifero, classifica il Sudan del Sud al 50° posto su 58 paesi a causa del fatto che le autorità non hanno fornito informazioni sul settore e non hanno creato adeguati meccanismi di controllo e di audit;

M.  considerando che la comunità internazionale ha fornito un importante sostegno politico e materiale all'indipendenza del Sudan del Sud nonché alla sua sostenibilità e al suo sviluppo socioeconomico e che l'UE ha svolto un ruolo molto positivo; che l'UE e i suoi Stati membri si sono impegnati, in occasione dell'indipendenza del Sudan del Sud, a instaurare una stretta e duratura collaborazione con la Repubblica del Sudan del Sud e il suo popolo;

N.  considerando che il 23 maggio 2011 il Consiglio ha approvato un pacchetto finanziario di 200 milioni di euro a favore del Sudan del Sud per finanziare il contributo dell'UE al documento di strategia nazionale congiunto (strategia di risposta) per il Sudan del Sud 2011-2013;

O.  considerando che la comunità internazionale e le organizzazioni umanitarie internazionali hanno risposto prontamente alla necessità di alleviare la sofferenza degli abitanti della regione, sebbene l'accesso a talune zone sia loro impedito dai gruppi ribelli e dal governo sudanese, e che l'UE ha fornito, e continua a fornire, ingenti livelli di aiuti umanitari, tra cui 110 milioni di euro soltanto nel 2012;

P.  considerando che le prospettive di sviluppo e di costruzione dello Stato a più lungo termine in Sud Sudan sono indissolubilmente legate all’interdipendenza regionale nel Corno d’Africa, non da ultimo in termini di risoluzione dei problemi di sicurezza nel vicino Sudan (anche nel Darfur, nel Kurdofan e nelle regioni che si affacciano sul Nilo Azzurro) e investimento nell’integrazione economica con altri partner regionali;

Q.  considerando che il Sudan del Sud è uno dei primi paesi in cui è stato attuato il programma congiunto del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), della Commissione e degli Stati membri dell'UE, allineato con il piano di sviluppo del Sudan del Sud, sotto forma di documento di strategia nazionale unico dell'UE approvato nel dicembre 2011, che prevede aiuti allo sviluppo per un totale di 830 milioni di euro;

R.  considerando che il Sudan del Sud non ha ancora aderito all'accordo di Cotonou, poiché il governo di tale paese ha espresso preoccupazioni circa le possibili implicazioni di tale adesione per le sue relazioni con la Repubblica del Sudan; che l'adesione all'accordo di Cotonou non obbligherebbe il Sudan del Sud a sottoscrivere immediatamente lo Statuto di Roma; che la riluttanza ad aderire all'accordo di Cotonou sta causando problemi nella programmazione degli aiuti dell'UE a partire dal 2014, a titolo dell'undicesimo Fondo europeo di sviluppo, che potrebbero determinare uno svantaggio per il Sudan del Sud, non solo in termini di stanziamenti nazionali, ma anche di fondi regionali e di cospicue risorse messe a disposizione dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), che servirebbero a rafforzare le infrastrutture e l'integrazione economica regionale del paese; che ratificando l'accordo di Cotonou, il Sudan del Sud potrebbe anche rafforzare la sua capacità di attrarre gli investimenti privati europei e che gli ulteriori strumenti finanziari cui il Sudan del Sud potrebbe accedere in seguito all'adesione all'accordo di Cotonou potrebbero in egual misura contribuire all'attuazione degli accordi di Addis Abeba;

S.  considerando che il Consiglio ha nominato Rosalind Marsden rappresentante speciale dell'Unione europea (RSUE) per il Sudan nell'agosto 2010 e che successivamente ne ha ampliato ed esteso il mandato, ma che nel giugno 2013 lo ha prorogato soltanto di quattro mesi, fino al 31 ottobre 2013, per integrarlo al mandato del rappresentante speciale per il Corno d'Africa, malgrado l'eccellente lavoro svolto e il suo importante ruolo d'incentivazione degli sviluppi nella regione mediante il ricorso ai vari strumenti e all'influenza dell'UE; che in assenza di un rappresentante speciale dell'Unione europea designato per il Sudan/Sudan del Sud, l'UE sarà lasciata a margine dei negoziati e degli sforzi internazionali;

T.  considerando l'aiuto fornito dall'Unione europea al gruppo di alto livello dell'Unione africana, presieduto dall'ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, nonché alle missioni delle Nazioni Unite, in particolare la missione preparatoria dell'ONU in Sudan (UNMIS), la missione ONU nel Sudan del Sud (UNMISS), la missione congiunta Unione africana/ONU nel Darfur (UNAMID) e la forza di sicurezza interinale dell'ONU per Abyei (UNISFA);

U.  considerando che un "New Deal per l'impegno negli Stati fragili" è stato formulato dal gruppo di Stati G7+ (compreso il Sudan del Sud) e dal dialogo internazionale in materia di costruzione della pace e dello Stato (IDPS), e successivamente avallato dall'UE, insieme a 36 paesi, al quarto forum ad alto livello sull'efficacia degli aiuti, tenutosi a Busan nel dicembre 2011;

V.  considerando che durante il Forum per il partenariato economico tenutosi nell'aprile del 2013 a Washington è stata annunciata la creazione di un nuovo pacchetto di misure ("new deal compact") per definire il quadro di un nuovo impegno della comunità internazionale per gli aiuti allo sviluppo nel Sudan del Sud;

W.  considerando che gli sforzi esterni per la costruzione dello Stato e lo sviluppo possono essere efficaci soltanto se i responsabili politici del Sudan del Sud si impegnano e saranno in grado di creare una governance responsabile, reattiva e inclusiva, e di superare gli interessi a breve termine o clientelari; che il Sudan del Sud non è ancora compreso nella maggior parte degli indicatori di governance e che i dati quantitativi disponibili sul grado di corruzione nel paese sono ancora molto scarsi; che la comunità internazionale, sia privata che pubblica, non ammette la corruzione e deve quindi garantire che la fornitura degli aiuti o degli investimenti non determini o incoraggi pratiche dannose;

X.  considerando che manca ancora una rete di sicurezza sociale e che l'accesso a servizi quali l'assistenza sanitaria, l'elettricità e l'acqua rimane estremamente limitato; che, secondo alcune stime, soltanto un terzo della popolazione ha accesso all'acqua pulita e che i problemi connessi all'accesso idrico hanno esacerbato i conflitti a livello locale;

Y.  considerando che le donne e le giovani del Sud Sudan devono far fronte al tasso di mortalità puerperale più elevato al mondo e che una donna su sette morirà durante o subito dopo il parto(29); considerando che le principali cause di mortalità puerperale derivano da infezioni e/o emorragie e che il Sud Sudan si trova confrontato a una grave carenza di apparecchiature mediche di base e di infermieri e ostetriche qualificati,

Z.  considerando che, in base alle stime, nel Sud Sudan il 48% delle giovani di età compresa fra 15 e 19 anni sono costrette al matrimonio e che anche bambine di 12 anni vi sarebbero obbligate, con ripercussioni dirette sulle iscrizioni scolastiche delle giovani, che rappresentano soltanto il 39% degli alunni della scuola primaria e il 30% della scuola secondaria,

AA.  considerando che l'atteggiamento secondo il quale le donne sono proprietà dei loro padri o mariti è radicato all'interno del sistema della dote, vigente in Sud Sudan,

AB.  considerando che la violenza domestica viene giudicata come una norma sociale radicata in tutto il Sud Sudan e che l'82% delle donne e l'81% degli uomini ritengono che una donna dovrebbe tollerare la violenza domestica e mantenere il problema circoscritto all'ambito familiare(30),

AC.  considerando che, secondo le stime, il tasso di analfabetismo supera l'80% della popolazione totale (il più alto al mondo per le donne) e che il tasso di accesso all'istruzione per le bambine è uno dei più bassi al mondo, poiché esse rappresentano soltanto il 25% dei bambini scolarizzati; considerando la scarsità di insegnanti;

AD.  considerando la scarsità di insegnanti e l'urgente necessità di diplomati provenienti dalle scuole professionali, nonché l'esigenza di istituti d'istruzione necessari alla formazione di manodopera qualificata;

AE.  considerando il potenziale molto promettente del settore agricolo, viste le estese superfici coltivabili del paese; che l'agricoltura del Sudan del Sud non solo offre prospettive commerciali redditizie e possibilità di lavoro per la comunità, ma contribuirebbe anche a soddisfare il fabbisogno alimentare del paese stesso e, in prospettiva, dei paesi vicini;

AF.  considerando la leva rappresentata dalle donne per ridurre l'insicurezza alimentare e nutrizionale; che esse possono partecipare all'incremento della produttività agricola,

AG.  considerando la quasi totale assenza di infrastrutture permanenti per il trasporto stradale, ferroviario o fluviale nel Sudan del Sud; che la creazione di tali infrastrutture è necessaria per lo sviluppo economico del paese e del commercio, per l'accesso ai mercati e per la creazione di occupazione;

AH.  considerando che, secondo le stime, diversi milioni di mine antiuomo e materiale militare inesploso permangono nel suolo del Sudan del Sud dalla guerra civile;

AI.  considerando che la sicurezza interna resta una delle sfide più difficili per il Sudan del Sud, dove permangono diversi conflitti di bassa intensità che determinano una grave situazione umanitaria; che sono stati segnalati ripetuti abusi commessi dalle forze di sicurezza sud-sudanesi, tra cui esecuzioni sommarie, stupri e torture durante le campagne di disarmo dei civili; che gli sforzi compiuti dopo il 2005 in termini di smobilitazione, disarmo e reinserimento sono a un punto fermo e che manca un programma accettabile di pensionamento per i veterani;

AJ.  considerando che la popolazione è posta di fronte a notevoli rischi in termini di insicurezza alimentare, che quest'anno ha colpito 4,1 milioni di cittadini sud-sudanesi; che l'accesso estremamente limitato ai servizi sanitari, la carenza di personale sanitario e di dotazioni mediche e i bisogni umanitari delle popolazioni sfollate a causa dei conflitti; e che il tasso di mortalità infantile per i bambini al di sotto dei cinque anni e il tasso di mortalità materna sono i più alti del mondo;

AK.  considerando che il Sudan del Sud è sceso di 12 posti nella classifica internazionale del 2013 sulla libertà di stampa di "Reporter senza frontiere", attestandosi al 124° posto su 180 paesi presenti in classifica;

AL.  considerando che è possibile creare una stabilità sostenibile a lungo termine nel Corno d'Africa solo sulla base di solide istituzioni, di adeguati ruolo e spazio per la società civile, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, in particolare della libertà di espressione, e di forti prospettive economiche per la società in generale; che la separazione tra il Sudan e il Sudan del Sud avrebbe provocato conflitti religiosi; che un gran numero di profughi è fuggito dal Sudan dirigendosi verso il Sudan del Sud, largamente cattolico; che nel giugno 2013 si stimavano 263.000 rifugiati in fuga dal Sudan verso il Sudan del Sud(31);

AM.  considerando che i giornalisti sono stati spesso minacciati, arrestati e detenuti senza accuse; che sono state segnalate denunce di vessazioni e detenzioni illegali subite da giornalisti per mano delle forze di sicurezza; che le autorità sud-sudanesi non hanno condotto indagini tempestive, efficaci e imparziali sugli attacchi contro i giornalisti o su casi quali l'uccisione del giornalista e critico del governo Isaiah Abraham;

AN.  considerando che le lacune del sistema giudiziario causano gravi violazioni dei diritti umani; che vi è un'evidente necessità di formazione specializzata nel campo dei diritti umani per le professioni legali; che per affrontare il problema dell'impunità è necessario approfondire la conoscenza dei principali strumenti relativi ai diritti umani, contribuendo in tal modo alla loro applicazione; che vi è una quasi totale mancanza di assistenza legale nel sistema giudiziario penale;

AO.  considerando che la lingua ufficiale del Sudan del Sud è l'inglese, che però non è parlato dalla popolazione sud-sudanese, composta per lo più da analfabeti, e che detta lingua prevale nei servizi pubblici, nel sistema giudiziario, nelle imprese private e nei principali mezzi di comunicazione del paese; che nel Sudan del Sud sono presenti in tutto più di 60 lingue e dialetti, parlati dalle diverse etnie che compongono il paese; che la lingua è un fattore essenziale di coesione nazionale ed è dunque fondamentale adottare una politica linguistica adeguata;

AP.  considerando che il Sudan del Sud mantiene ancora in vigore la pena di morte, a meno che non siano introdotte le corrispondenti modifiche alla costituzione del paese;

AQ.  considerando che l'elevata frequenza di matrimoni con minori nel Sudan del Sud, dove quasi la metà delle ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni sono sposate, crea un contesto che le espone maggiormente agli abusi fisici, sessuali, psicologici ed economici;

AR.  considerando che l'equa partecipazione delle donne alla vita pubblica è un diritto costituzionale, sostenuto da una quota rosa fissata al 25%; che, nonostante l'impegno del governo del Sudan del Sud ad aumentare la partecipazione delle donne nel settore pubblico, in tale ambito si registrano scarsi progressi; che l'efficace impegno delle donne sud-sudanesi in materia di ripristino della pace, governance e sviluppo economico può contribuire a consolidare la pace e la sicurezza del paese;

1.  giudica con favore i recenti segnali di un allentamento delle tensioni tra i governi del Sudan del Sud e della Repubblica del Sudan, come dimostrato durante la visita del presidente sud-sudanese nella Repubblica del Sudan all'inizio di settembre 2013, e dalle dichiarazioni di buone intenzioni rilasciate da entrambe le parti in detta occasione; sottolinea che lo sviluppo economico e sociale di entrambi i paesi dipende in larga misura da relazioni pacifiche e collaborative tra i due paesi;

2.  invita i governi di entrambi i paesi e la comunità internazionale a proseguire e intensificare gli sforzi per dirimere le questioni rimaste irrisolte dopo la scadenza dell'accordo di pace globale del 2005 e l'indipendenza del Sudan del Sud nel luglio 2011 che continuano a ostacolare buone relazioni di vicinato, e ad astenersi totalmente dal ricorrere alle minacce e alla forza militare e dal sostenere gli eserciti irregolari nella regione;

3.  sollecita le autorità del Sudan del Sud ad attenersi alla risoluzione n. 2109 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni, a sostenere lo Stato di diritto, ad onorare la loro responsabilità di proteggere i civili e a rispettare i diritti fondamentali dei loro cittadini; invita, inoltre, le autorità del Sudan del Sud ad intensificare gli sforzi per affrontare i massicci e violenti furti di bestiame che tradizionalmente si verificano nelle zone rurali del paese;

4.  si rammarica del fatto che la raccomandazione dell'Unione africana ai governi di Khartoum e Giuba affinché nell'ottobre 2013 si tenesse un referendum sulla contestata regione di Abyei non abbia sortito effetto; chiede alle autorità sud-sudanesi di favorire la partecipazione alla consultazione dei nomadi misseriya, senza la quale Khartoum si oppone al referendum; accoglie con favore la dichiarazione delle autorità del Sudan del Sud secondo cui i nomadi misseriya hanno sempre avuto libero accesso all'acqua e ai pascoli di Abyei e che continueranno a godere di tale diritto in futuro;

5.  propone ai governi del Sudan e del Sudan del Sud di prendere in considerazione l'ipotesi ultima di un ricorso alla Corte internazionale di giustizia per risolvere giuridicamente e in modo pacifico le ultime questioni frontaliere tra i due paesi;

6.  invita la Repubblica del Sudan e la Repubblica del Sudan del Sud a rispettare integralmente gli accordi di Addis-Abeba del settembre 2012;

7.  ribadisce il suo appoggio all'impegno dell'UE nella regione nell'ambito del quadro strategico dell'UE per il Corno d'Africa e dell'approccio globale nei confronti del Sudan e del Sudan del Sud; constata inoltre la sovrapposizione geografica della regione del Sahel e le sue interconnesse sfide politiche, economiche e sociali; chiede, pertanto, che l'Unione europea coordini con maggiore efficacia la sua strategia in tutta la regione, in particolare collegando gli obiettivi e la portata del quadro strategico dell'UE per il Corno d'Africa con quelli della strategia dell'Unione europea per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel; invita a esaminare con attenzione e congiuntamente i diritti umani in entrambe le iniziative; chiede, inoltre, che l'Unione europea lavori con i rappresentanti speciali dell'Unione europea (RSUE) per il Sahel e per i diritti umani, nonché con il RSUE per il Corno d'Africa, per affrontare le enormi sfide in atto nella regione e si impegni in un dialogo completo con i partner regionali al fine di migliorare la cooperazione e lo sviluppo;

8.  riconosce e sostiene pienamente i buoni uffici della rappresentante speciale dell'UE per il Sudan e il Sudan del Sud e di altri partner dell'UE; invita tutte le istituzioni e gli Stati membri dell'UE a mantenere oppure costruire un dialogo costruttivo con entrambi gli Stati e a contribuire a un processo effettivo di dialogo nazionale globale sul futuro del popolo sudanese e sud-sudanese;

9.  sollecita le autorità del Sudan e del Sudan del Sud a dare piena attuazione all'accordo globale di pace (Comprehensive Peace Agreement - CPA) che invitava i due Stati ad affrontare le questioni relative alla condivisione dei poteri, alla cittadinanza, ai profitti dal petrolio e alla ripartizione del debito; sottolinea che, nonostante le profonde differenze tra i governi di Khartoum e di Giuba, in particolare per quanto riguarda la spinosa questione del referendum ad Abyei, che avrebbe dovuto tenersi nell'ottobre 2013, vi sono segnali positivi di collaborazione tra i due governi, come l'iniziativa volta a consentire movimenti transfrontalieri nell'ambito dei preparativi per la sottoscrizione di accordi commerciali tra i due paesi; si compiace dei progressi compiuti dall'Unione africana nel riunire i Presidenti del Sudan e del Sudan del Sud al fine di favorire l'attuazione degli accordi di cooperazione; chiede al Sudan e al Sudan del Sud di riprendere i negoziati sulla fornitura di petrolio al Nord;

10.  invita il Sudan del Sud e il Sudan a utilizzare al meglio la ricchezza e il potenziale che le risorse petrolifere della regione offrono a entrambi i paesi e a raggiungere un'intesa sulle disposizioni economiche transitorie ancora irrisolte tra i due paesi;

11.  mette in rilievo l’importanza dell’accordo di cooperazione, ivi compresi gli accordi settoriali, concluso tra il Sudan e il Sud Sudan ad Addis Abeba il 27 settembre 2012; sottolinea, tuttavia, la sua preoccupazione per l’annuncio unilaterale da parte del governo del Sudan di voler interrompere le esportazioni di petrolio dal Sud Sudan e congelare tutti gli accordi settoriali, misura che nuocerà alle economie di entrambi i paesi e farà salire la tensione nella regione; invita entrambi i governi a collaborare con il gruppo di attuazione ad alto livello dell’Unione africana per tornare all’accordo di cooperazione, a interrompere il sostegno ai gruppi ribelli armati, a rispettare appieno l’accordo sull’area di frontiera sicura smilitarizzata controllata dalla forza di sicurezza interinale dell’ONU per Abyei ampliata e a preparare un referendum sul futuro status di Abyei;

12.  invita tutti i gruppi e i partiti del Sudan del Sud a elaborare una visione comune per il loro paese e per il suo pacifico, prospero ed equo sviluppo; propone al governo del Sudan del Sud di considerare l'ipotesi di istituire una commissione di riconciliazione o di avviare un dialogo nazionale inclusivo per porre fine ai conflitti interetnici e prevedere delle relazioni pacifiche;

13.  mette in rilievo l'importanza di dimostrare ai cittadini del Sudan del Sud il valore e l'efficacia del loro nuovo Stato democratico, compresa l'istituzione di un governo stabile che non operi mediante decreti presidenziali arbitrari e assicuri la separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario, rispettando i diritti umani e la libertà dei mezzi di comunicazione, impedendo e combattendo la corruzione e offrendo servizi pubblici e infrastrutture, anche nelle zone rurali al di fuori di Giuba; deplora l'impatto della corruzione in questo nuovo stato e invita la comunità di donatori internazionali, ivi compresa l'UE, a valutare attentamente la capacità di combattere la corruzione del Sudan del Sud; invita, inoltre, il Sudan del Sud ad intensificare gli sforzi intesi a contrastare le corruzione, comprese le iniziative adottate dal presidente Kiir nei confronti di alti funzionari, incoraggiando al contempo il governo a continuare a dare attuazione al piano di sviluppo da questi elaborato, tra l'altro diversificando l'economia onde emanciparsi dalla dipendenza dalle esportazioni di petrolio;

14.  chiede al Sudan del Sud di ratificare l'accordo di Cotonou tra l'UE e i paesi ACP, onde consentire l'impegno a lungo termine dell'UE a favore dello sviluppo del Sudan del Sud, e sottolinea che l'adesione di quest'ultimo all'accordo non deve in alcun modo incidere sulla riconciliazione e su relazioni costruttive con la Repubblica del Sudan che, anzi, ha un interesse a lungo termine in un prospero sviluppo di tutti i paesi vicini;

15.  invita il Sudan del Sud a ratificare quanto prima le convenzioni internazionali che tutelano i diritti umani;

16.  invita i principali partner internazionali, in particolare gli Stati membri dell'UE, la Commissione e il SEAE, a tener fede al loro impegno per lo sviluppo e il consolidamento dello Stato e per la sicurezza umana per tutto il popolo sud-sudanese; sottolinea l'esigenza di associare il consolidamento della pace, compresa la necessità di fare i conti con il passato, agli sforzi di costruzione dello Stato, affinché tale costruzione risulti sostenibile; sostiene l'impegno assunto dall'UE quale partner chiave nel contesto del New Deal attraverso il programma di costruzione dello Stato ("State Building Compact");

17.  invita i principali partner internazionali, in particolare gli Stati membri dell'UE, la Commissione e il SEAE, a tener fede al loro impegno per lo sviluppo e il consolidamento dello Stato e per la sicurezza umana per tutto il popolo sud-sudanese; sostiene l'impegno assunto dall'UE quale partner chiave nel contesto del New Deal attraverso il programma di costruzione dello Stato ("State Building Compact");

18.  sottolinea l' importanza che l'Unione europea, in collaborazione con i partner e i donatori multilaterali, riveste nel sostenere il Sudan del Sud nel suo cammino democratico; si compiace, in tale ambito, del contributo dell'Unione europea (USD 4,9 milioni) all'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, contributo che faciliterà il dialogo e la comunicazione tra i diversi clan e tribù sul modo in cui dividere le scarse risorse (acqua, pascoli) in un contesto di crescente violenza intercomunitaria; accoglie con favore l'opera dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco) nel preservare gli archivi storici quale importante strumento per il consolidamento del Sudan del Sud come nazione; sollecita il governo del Sudan del Sud, data la crescente sensibilità della comunità internazionale nei confronti delle armi chimiche, a firmare e a ratificare quanto prima la convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, nonché altri trattati sul controllo degli armamenti e sul disarmo, compresi quelli progettati per affrontare il flusso illegale e incontrollato delle armi leggere e di piccolo calibro;

19.  rammenta che tutte le forme di sostegno finanziario ai paesi in via di sviluppo richiedono appropriati strumenti di gestione dei rischi, devono essere complementari ad altre modalità di aiuto e devono essere accompagnate da un opportuno controllo parlamentare del bilancio nazionale nel paese beneficiario, nonché da altre forme di rendicontazione e dalla partecipazione dei cittadini, e che tali misure devono essere garantite e sostenute sia dal governo nazionale sia dai rispettivi donatori;

20.  esorta il SEAE, il rappresentante speciale dell'UE per il Sudan e Sudan del Sud e la Commissione a migliorare la conoscenza e la visibilità del prezioso contributo dell'Unione europea a una transizione democratica e pacifica e allo sviluppo socioeconomico del Sudan del Sud; teme che interrompere il mandato del rappresentante speciale dell'UE per il Sudan e il Sudan del Sud, in un momento in cui diversi impegni contenuti nell'accordo di pace globale del 2005 e nell'accordo di Addis Abeba del 2012 non sono ancora stati pienamente onorati, possa ridurre ulteriormente questa visibilità così come la capacità d'influenza dell'UE e dei suoi Stati membri; chiede di prorogare il mandato del rappresentante speciale anziché concretizzare l'ipotesi di aggiungere il Sudan al mandato del rappresentante speciale per il Corno d'Africa, già oberato di lavoro;

21.  chiede che il quadro strategico dell'UE per il Corno d'Africa, con il suo approccio globale nei confronti del Sudan e del Sudan del Sud, sia oggetto di un riesame regolare, onde assicurare che gli strumenti politici e le risorse siano mirati al sostegno del processo di pace e al consolidamento della democrazia, tra l'altro anche alla preparazione delle elezioni del 2015; osserva che i prossimi mandati dei rappresentanti speciali dell'UE nella regione, ivi comprese le decisioni volte a fonderne le funzioni, devono essere valutati nel contesto di un simile riesame politico e tenendo conto della realtà politica sul campo;

22.  giudica favorevolmente il fatto che l'UE, oltre agli aiuti umanitari, abbia stanziato aiuti allo sviluppo per 285 milioni di euro a favore del Sudan del Sud (esclusi gli aiuti degli Stati membri) a partire dal 2011, quando il Sudan del Sud ha ottenuto l'indipendenza;

23.  chiede allo Stato di non impedire alle ONG e alle organizzazioni umanitarie di raggiungere le popolazioni che si trovano nelle zone di conflitto; ricorda che tale ostacolo alle ONG e alle organizzazioni umanitarie rappresenta una violazione del diritto umanitario internazionale;

24.  approva che gli aiuti dell'UE per il Sudan del Sud siano concentrati sull'agricoltura, sulla governance democratica e lo Stato di diritto, sull'istruzione e sulla salute; prende atto che sebbene le leggi e i regolamenti siano in vigore si registrano ritardi nell'attuazione; plaude agli sforzi profusi dalla Commissione per sostenere il rafforzamento delle capacità del sistema giudiziario sud-sudanese, in particolare mediante la fornitura di assistenza tecnica alla magistratura e alla Corte suprema; accoglie con favore il sostegno dell'UE all'assemblea legislativa nazionale del Sudan del Sud;

25.  invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità del Sud Sudan a lavorare insieme alle comunità e alle organizzazioni femminili al fine di fornire e promuovere l'accesso all'istruzione, i diritti e i servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva per le giovani e le donne, inclusi l'accesso alla contraccezione, i test HIV/AIDS e le cure;

26.  chiede che i progetti finanziati dall'Unione europea siano seguiti e sottoposti a valutazioni regolari, anche per quanto riguarda i progressi in materia di parità tra donne e uomini, e che il Parlamento europeo ne sia tenuto al corrente;

27.  chiede che siano prese in considerazione le opinioni delle comunità interessate, in particolare delle donne, per definire con maggiore precisione gli obiettivi da raggiungere con i progetti e adattarli meglio alla situazione in loco e alla sua evoluzione;

28.  invita la comunità internazionale, in particolare l'Unione europea e gli Stati membri nelle loro azioni esterne, in cooperazione con i partner locali e le ONG, a porre l'accento sull'accesso all'educazione primaria delle bambine e sulla lotta contro l'analfabetismo degli adulti che priva effettivamente il Sud Sudan di un capitale umano prezioso per il suo sviluppo e che permetterà di rafforzare lo Stato democratico del Sud Sudan;

29.  raccomanda di istituire quanto prima un sistema di istruzione che consenta la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture del Sudan del Sud, quali strade, abitazioni, sistemi di trattamento delle acque, impianti di depurazione, reti elettriche, informatiche, telefoniche ecc.;

30.  giudica favorevolmente il sostegno dell'UE al gruppo di attuazione di alto livello dell'Unione africana per il Sudan e il Sudan del Sud (AUHIP), ma chiede un riesame del gruppo per valutarne l'efficacia; deplora che il sostegno dell'UE non sia stato sempre pienamente visibile;

31.  sottolinea la necessità di sostenere i meccanismi che consentiranno una distribuzione e una gestione appropriate e trasparenti delle entrate petrolifere; invita le autorità e l'assemblea legislativa nazionale del Sudan del Sud, nonché i partner internazionali e le aziende presenti nel paese, a contribuire a una maggiore trasparenza nella generazione e nell'utilizzo di dette entrate; giudica con favore la recente approvazione del progetto di legge sulla gestione delle entrate petrolifere da parte dell'assemblea legislativa nazionale; chiede la rapida conversione in legge da parte del presidente e l'immediata attuazione di tutte le modalità della legge;

32.  sottolinea la necessità di investire maggiormente e in modo sostenibile nelle infrastrutture, nella fornitura dei servizi di base e nello sviluppo agricolo del Sudan del Sud; ribadisce che lo sviluppo agricolo dovrebbe puntare in via prioritaria alla sicurezza alimentare per la popolazione e alla diversificazione dell'economia nazionale, che potrebbe essere messa a repentaglio da concessioni di terreni fertili a imprese private straniere per la produzione e l'esportazione di grandi volumi produttivi; sottolinea al riguardo l'importanza dell'ordinamento fondiario, il quale nel Sudan del Sud è stato ampiamente trascurato, con conseguenti controversie su questioni territoriali che per lungo tempo sono state una delle cause fondamentali di conflitto nel paese; invita l'Unione europea a sostenere gli sforzi in materia di gestione del territorio e di rafforzamento della sicurezza della proprietà nel paese, pur al contempo tenendo conto degli accordi informali raggiunti a livello locale per la risoluzione delle controversie e il riconoscimento dei diritti fondiari di origine consuetudinaria;

33.  incoraggia il governo del Sudan del Sud a promuovere la diversificazione economica e a ridurre la dipendenza dagli idrocarburi; sollecita il Sudan del Sud ad aumentare la produzione alimentare locale, a promuovere le industrie di esportazione e a sviluppare l'infrastruttura di trasporto al fine di agevolare l'accesso ai mercati.

34.  insiste sul potenziale rappresentato dalle donne per lo sviluppo dell'agricoltura e dell'economia rurale; incoraggia il Sud Sudan ad attuare misure che favoriscano la partecipazione femminile a tali attività economiche;

35.  ricorda l'importanza di sviluppare e migliorare le infrastrutture che consentono l'accesso a un'acqua potabile di qualità migliore in tutto il paese e raccomanda di rafforzare la pianificazione degli investimenti nell'energia idraulica;

36.  sottolinea che per garantire la sicurezza umana a tutto il popolo sud-sudanese occorre uno sforzo rinnovato del governo del Sudan del Sud e dei suoi partner internazionali a procedere con il disarmo, la smobilitazione e il reinserimento dei gruppi armati e a intraprendere una riforma più ampia del settore della sicurezza, che conduca al ridimensionamento e alla professionalizzazione dell'esercito permanente, al pieno rispetto del controllo civile e della catena di comando, e a un maggior rispetto dei diritti umani tra le forze armate; sottolinea la necessità di contatti costruttivi e frequenti con la società civile e le associazioni femminili del paese, onde affrontare il problema dell'insicurezza e promuovere il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle donne;

37.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che la stragrande maggioranza degli sfollati interni e dei rifugiati dei conflitti armati nel Sudan del Sud è rappresentata da donne e bambini; chiede un efficace controllo della situazione dei diritti umani, ivi compresa qualsiasi forma di violenza sessuale e di genere o di violazione e abuso di minori; chiede a tutte le parti in conflitto di porre fine all'impunità dei colpevoli;

38.  sollecita il governo sud-sudanese ad assicurare la parità di genere e a garantire che le donne godano dei loro diritti e libertà senza alcuna forma di discriminazione, quali ad esempio quelle fondate su sesso, razza, convinzioni religiose o culturali, nazionalità o estrazione sociale;

39.  rivolge un appello alle autorità del Sud Sudan affinché adottino una legge in materia di diritto di famiglia che stabilisca un'età minima per il matrimonio e le condizioni relative all’affidamento dei minori nonché una legge volta a contrastare la violenza di genere che qualifichi specificamente come reato le pratiche tradizionali lesive quali la mutilazione genitale femminile;

40.  sollecita il governo del Sud Sudan a ratificare la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) e la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti del fanciullo;

41.  invita il governo del Sudan del Sud a continuare a cooperare appieno con la missione delle Nazioni unite nella Repubblica del Sudan del Sud (UNMISS) e a facilitare le Nazioni Unite nell'esercizio del loro mandato, soprattutto per quanto concerne la protezione dei civili; sollecita gli Stati membri delle Nazioni Unite a onorare il loro impegno nei confronti della missione UNMISS adattandone realisticamente il mandato, se necessario, tenendo conto dell'evoluzione della capacità delle autorità sud-sudanesi di garantire la sicurezza umana nei prossimi anni;

42.  si stupisce del fatto che le Nazioni Unite non concedano all'Unione europea, dati i suoi contributi al bilancio dell'ONU, uno status privilegiato nel corso delle missioni elettorali, onde garantire la protezione degli osservatori e il sostegno al buon funzionamento delle missioni (alloggi sicuri, accesso all'assistenza sanitaria);

43.  sottolinea l'importanza di sostituire la costituzione transitoria con una costituzione permanente basata sulla consultazione e sul sostegno popolare; esprime preoccupazione per la mancanza di volontà politica da parte del governo del Sudan del Sud, al quale ricorda con vigore i suoi obblighi, ai sensi del decreto presidenziale, di realizzare un processo di revisione costituzionale e lo invita a procedere in tal senso prima delle elezioni del 2015; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri ad accompagnare e sostenere un processo costituzionale promosso e gestito a livello locale, che deve coinvolgere tutti i gruppi della società, comprese le donne e gli abitanti delle regioni periferiche; chiede alla delegazione dell'Unione europea a Djouba, in vista delle elezioni presidenziali 2015, a vigilare sull'attuazione delle misure previste nella relazione della missione di osservazione elettorale dell'Unione nel 2011;

44.  accoglie con favore l'impegno assunto dal presidente del Sud Sudan di raggiungere l'obiettivo minimo del 25% di rappresentanza femminile nel consiglio e lo invita a rafforzare la partecipazione delle donne nel processo costituzionale in corso; ricorda che le donne svolgono un ruolo cruciale nella risoluzione dei conflitti, nel processo di consolidamento della pace e nella costruzione di uno Stato stabile; invita pertanto le autorità del Sud Sudan ad assicurare che le donne siano pienamente incluse nella realizzazione del processo di pace con il Sudan; invita la comunità internazionale a continuare a sostenere la partecipazione delle donne alla vita pubblica a tutti i livelli;

45.  invita il governo del Sudan del Sud a compiere maggiori sforzi per definire una tabella di marcia, onde favorire il processo di transizione fino al completo ripristino in tutto il paese dell'ordine costituzionale e dello Stato di diritto, mediante l'organizzazione di elezioni democratiche, libere, giuste e trasparenti nel 2015; invita l'UE e i suoi partner internazionali a rafforzare il loro sostegno al prossimo processo elettorale;

46.  osserva che dopo il CPA del 2005 sono stati dispiegati sforzi per intensificare la lotta alla corruzione, tuttavia il quadro contro la corruzione nel Sudan del Sud si trova tuttora nelle prime fasi di sviluppo; rileva altresì che anche se esistono strumenti giuridici, la mancanza di capacità, risorse e volontà politica possono ostacolarne l'attuazione; sollecita il Sudan del Sud a ratificare le convenzioni internazionali contro la corruzione e invita le autorità del paese a elaborare e attuare una strategia integrata di lotta alla corruzione; sottolinea che la comunità internazionale e l'Unione europea devono sostenere gli sforzi del Sudan del Sud in tale settore, in particolare aumentando il sostegno a favore dello sviluppo di capacità;

47.  sollecita il governo del Sudan del Sud a promulgare leggi sui mezzi di comunicazione per proteggere la libertà dei media e salvaguardarli nello svolgimento delle loro attività di informazione;

48.  invita il servizio di sicurezza nazionale del Sudan del Sud a porre fine alle vessazioni nei confronti di attivisti dei diritti umani e giornalisti e all'illegittima detenzione e censura di quest'ultimi, poiché ciò rappresenta una violazione della costituzione del Sudan del Sud, che impone al governo di garantire la libertà di stampa;

49.  sollecita le autorità del Sudan del Sud a condurre indagini tempestive, efficaci e imparziali su tutte le denunce di minacce e di attacchi contro gli attivisti dei diritti umani e i giornalisti e a processare i responsabili, conformemente alle norme internazionali; giudica favorevolmente i recenti passi compiuti dalle autorità per indagare sulle uccisioni di civili e sulle presunte violazioni dei diritti umani compiute dalle forze armate;

50.  invita il governo del Sudan del Sud a fare tutto ciò che è in suo potere per porre fine alle esecuzioni sommarie e per identificare e processare gli ufficiali di sicurezza accusati dell'omicidio del giornalista Isaiah Abraham;

51.  sollecita le autorità del Sud Sudan a rafforzare la lotta contro l'impunità fornendo a personale giudiziario e agli organi responsabili per l'applicazione della legge strumenti volti a prevenire e contenere la violenza nei confronti delle donne e ad assicurare che gli autori di tali violenze siano effettivamente condannati;

52.  raccomanda al Consiglio per i diritti umani di istituire un meccanismo importante di controllo della situazione dei diritti umani nel Sudan del Sud, come ad esempio tramite il mandato di un esperto indipendente;

53.  si oppone fermamente alla pena di morte in tutte le circostanze e invita il Sudan del Sud ad adottare tutti i provvedimenti necessari per procedere verso la sua abolizione;

54.  sottolinea che le donne nel Sudan del Sud affrontano molteplici forme di discriminazione e di violazione dei loro diritti fondamentali, tra cui la pratica diffusa dei matrimoni precoci e forzati, l'assenza del diritto di famiglia, la loro scarsa partecipazione politica a tutti i livelli di governo e la violenza sessuale e domestica; invita il governo sud-sudanese a eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, a lottare contro l'analfabetismo migliorando l'accesso all'istruzione per le donne, migliorandone in tal modo il ruolo nella società e nella costruzione del nuovo Stato; sollecita il governo sud-sudanese a predisporre un piano d'azione nazionale per porre fine ai matrimoni con minori, promuovendo tra l'altro l'accesso all'istruzione per i bambini; sollecita il governo sud-sudanese in tale ambito, dato che le consuetudini svolgono un ruolo rilevante nella società del Sudan del Sud, a porre fine alle prassi tradizionali discriminatorie a danno delle donne promuovendo ad esempio l'azione di ONG in materia di formazione degli organi giudiziari al rispetto dei diritti umani;

55.  accoglie con favore la creazione del primo istituto di istruzione superiore di infermieristica e ostetricia presso l'ospedale universitario di Juba, ma rileva che è necessario un maggior numero di infermieri e ostetriche qualificati per assicurare un miglioramento significativo della salute delle madri e dei bambini, e per aprire più strade e istituire un maggior numero di centri sanitari ispirati a questo modello in tutto il paese;

56.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo del Sudan del Sud e del Sudan, al commissario per i diritti umani del Sudan del Sud, all'assemblea legislativa nazionale del Sudan del Sud, all'assemblea nazionale del Sudan, all'Unione africana e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 49.
(2) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 38.
(3) GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 80.
(4) GU C 45 E del 23.2.2010, pag. 74.
(5) http://eeas.europa.eu/eueom/pdf/missions/final-report-eueom-referendum-south-sudan-2011_en.pdf.
(6) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(7) GU L 209 dell'11.8.2005, pag. 27.
(8) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(9) http://www.europarl.europa.eu/intcoop/acp/2012_horsens/pdf/soudan_en.pdf.
(10) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/123591.pdf.
(11) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/138254.pdf.
(12) http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-12-524_en.htm.
(13) http://ec.europa.eu/echo/files/funding/decisions/2013/HIPs/Sudan-SouthSudan_en.pdf.
(14) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_Data/docs/pressdata/EN/foraff/137507.pdf.
(15) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/136969.pdf.
(16) http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/EN/foraff/134590.pdf.
(17) http://eeas.europa.eu/statements/local/local_statement_south_sudan_24072013_en.pdf.
(18) http://timor-leste.gov.tl/wp-content/uploads/2010/04/Dili_Declaration_FINAL_12.04.20101.pdf.
(19) http://www.oecd.org/dac/effectiveness/Final%20file.pdf, pagina 39.
(20) http://www.oecd.org/countries/southsudan/48697972.pdf.
(21) http://wdronline.worldbank.org/worldbank/a/c.html/world_development_report_2011/abstract/WB.978-0-8213-8439-8.abstract.
(22) http://appablog.wordpress.com/2013/07/31/report-of-the-african-union-high-level-implementation-panel-for-sudan-and-south-sudan/.
(23) http://www.un.org/sg/statements/index.asp?nid=6644.
(24) http://www.sudantribune.com/IMG/pdf/Two_Areas_Agreement.pdf.
(25) http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session21/A-HRC-21-34_en.pdf.http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session21/A.HRC.21.62_en.pdf.http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session23/A-HRC-23-31_en.pdf.
(26) http://www.rssnegotiationteam.org/historic-september-27-peace-agreements.html.
(27) http://www.amnesty.org/en/region/south-sudan/report-2013.
(28) http://www.hrw.org/reports/2013/03/07/old-man-can-feed-us-you-will-marry-him-0.
(29) Notizie e analisi umanitarie, relazione sulla "Sicurezza delle donne in Sud Sudan", 2012.
(30) Conflict and Health, marzo 2013
(31) Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, "CAP for South Sudan, Mid-Year Review 2013".


CARS 2020: verso un'industria automobilistica europea forte, competitiva e sostenibile
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 su CARS 2020: verso un'industria automobilistica europea forte, competitiva e sostenibile (2013/2062(INI))
P7_TA(2013)0547A7-0391/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 173 del titolo XVII del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (ex articolo 157 del trattato che istituisce la Comunità europea) relativo alla politica industriale e riguardante, tra l'altro, la competitività dell'industria dell'Unione,

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "CARS 2020: piano d'azione per un'industria automobilistica competitiva e sostenibile in Europa" (COM(2012)0636),

–  viste le relazioni del gruppo di alto livello CARS 21 dal titolo "Competitiveness and Sustainable Growth of the Automotive Industry in the European Union" (2012)(1) e "Competitive Automotive Regulatory System for the 21st century" (2006)(2),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Un'industria europea più forte per la crescita e la ripresa economica" (COM(2012)0582),

–  viste le conclusioni del Consiglio Competitività del 10 e 11 dicembre 2012 sulla situazione dell'industria europea e sulla situazione particolare dell'industria automobilistica,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione per i trasporti e il turismo (A7-0391/2013),

A.  considerando che l'industria automobilistica è al tempo stesso un punto forte della catena di produzione industriale e un fattore di competitività, crescita e occupazione fondamentale per l'Europa;

B.  considerando che l'industria automobilistica europea, nonostante l'attuale crisi economica e finanziaria senza precedenti, può svolgere un ruolo importante nel mantenimento di alcune competenze e di alcuni settori manifatturieri in Europa, e che ciò richiede un'azione coordinata in seno all'Unione europea;

C.  considerando che la crisi attuale va al di là della situazione congiunturale e induce a ripensare l'insieme della mobilità nel XXI secolo, dal momento che essa costituisce un fattore fondamentale per la promozione della crescita economica;

D.  considerando che l'industria automobilistica sta vivendo una rivoluzione a livello mondiale, con la riduzione o stagnazione della domanda in Europa, che vi è uno spostamento della domanda e della produzione verso i paesi emergenti, che le fonti energetiche utilizzate stanno cambiando gradualmente ma in modo sensibile e che i componenti e le funzioni vengono digitalizzate, il che comporta un aumento dei livelli di produttività, che in cambio stanno apportando modifiche alla catena del valore;

E.  considerando che l'industria automobilistica europea è ancora un settore di punta a livello mondiale in termini di ricerca e innovazione e che pertanto deve ripristinare la competitività e la produzione sostenibile lungo l'intera catena di produzione e del valore;

F.  considerando che una delle soluzioni al problema della sovraccapacità produttiva è di convertire le capacità verso altri settori industriali, come i trasporti pubblici e le energie rinnovabili, e di investire in infrastrutture sostenibili;

Governance politica

1.  sostiene la nuova strategia della Commissione che consiste nell'avviare una nuova politica industriale europea, in particolare per l'industria automobilistica sostenibile, posta al centro dell'economia europea;

2.  si aspetta che la Commissione coordini in modo più efficace i propri sforzi affinché le raccomandazioni contenute in "CARS 2020" entrino in una fase operativa e siano controllate dal gruppo di alto livello per non ripetere il fallimento della prima fase del processo "CARS 21" (dicembre 2005), le cui conclusioni non sono state seguite dai fatti; chiede a tal fine alla Commissione di redigere un programma chiaro e accelerato e, nel rispetto delle sue competenze, di servirsi del diritto d'iniziativa, in particolare definendo orientamenti, per coordinare e completare l'azione degli Stati membri e delle imprese al fine di garantire un tenore di vita dignitoso ai cittadini dell'UE e consolidare le industrie dell'UE, con un'attenzione particolare alla crescita economica e dell'occupazione e alla ripresa del mercato;

3.  invita la Commissione a predisporre tabelle di marcia trasversali che interessino lo sviluppo nei settori dell'energia, dei trasporti e delle TIC;

4.  ritiene che l'azione della Commissione in questo settore sia ostacolata da diversi vincoli e dalla mancanza di meccanismi di coordinamento delle politiche; chiede che essa presenti uno studio in cui sia evidenziato il divario tra le ambizioni e i mezzi di cui dispone affinché sia aperto un dibattito in Consiglio e in Parlamento;

5.  ritiene opportuno che la Commissione consideri il settore automobilistico nella sua interezza, soprattutto per quanto riguarda il subappalto, la distribuzione e l'assistenza post-vendita, in tutti i processi futuri di definizione delle politiche riguardanti il settore;

6.  plaude alle conclusioni del Consiglio europeo sulla competitività del dicembre 2012 in merito alla politica industriale; esorta gli Stati membri a perseverare nella loro volontà di rivedere in profondità la politica industriale nel settore automobilistico e consolidare una nuova cooperazione attorno alla filiera dell'automobile a livello europeo; ricorda che questa maggiore cooperazione in materia di politica industriale nel settore automobilistico può avere luogo a livello dell'Unione oppure su base volontaria tra più Stati;

7.  invita gli Stati membri a procedere a riforme strutturali e debitamente coordinate a favore della competitività, quali il sostegno alla ricerca e all'innovazione, il potenziamento delle competenze, la riqualificazione del personale, l'abbassamento dei costi indiretti, il rafforzamento della flessibilità del lavoro basato sul dialogo sociale, la riduzione dell'onere burocratico e dei termini di pagamento;

8.  ritiene che per ripristinare la fiducia nell'azione europea sia indispensabile che l'Unione europea migliori l'attuazione del suo piano d'azione e le modalità di comunicazione in merito a tale piano nei confronti dei cittadini, degli investitori e delle imprese;

Economia e produzione automobilistica in Europa

9.  ritiene indispensabile mantenere e rafforzare catene coerenti e dinamiche di ricerca, produzione, fabbricazione e innovazione per la produzione di veicoli sostenibili sul territorio europeo; è del parere che per garantire la futura competitività dell'Europa, l'industria automobilistica debba entrare in un circolo virtuoso che integri innovazione, occupazione, competitività, salute, ambiente e mobilità;

10.  rileva che la percentuale dei costi salariali nell'industria automobilistica si attesta solamente tra il 13 e il 20 % del valore aggiunto; sottolinea inoltre che è possibile garantire competitività a livello mondiale esclusivamente tramite l'innovazione lungo la catena di produzione e la flessibilità dei processi di produzione e che di conseguenza tali aspetti devono essere negoziati con i lavoratori;

11.  sottolinea l'importanza di preservare e di sviluppare la base produttiva in Europa sia per garantire un tenore di vita dignitoso ai cittadini europei, sia per consolidare l'industria europea al fine di conseguire la crescita e la ripresa economica;

12.  prende atto dello stato di declino e di crisi che interessa il mercato europeo, compreso il settore automobilistico, ma deplora che la Commissione ometta di analizzare le ragioni fondamentali di tale declino, quali la differenziazione delle situazioni (costruttori, segmenti e tipi di mercati, prodotti, rami) e le numerose mutazioni strutturali della domanda (demografiche, sociologiche, comportamentali, economiche e tecniche); ritiene pertanto che occorra dare risposte differenziate a livello nazionale come pure europeo in parallelo a un'azione europea globale per stimolare la domanda;

13.  ritiene che le nuove tendenze comportamentali in materia di mobilità, quali le reti del trasporto pubblico e multimodale, la gestione del traffico, le città intelligenti e i sistemi di car sharing o di multiproprietà, esercitino un potente effetto leva ai fini di una maggiore competitività del settore automobilistico europeo;

14.  deplora il fatto che la Commissione non si occupi della questione della sovraccapacità di produzione, che rappresenta una difficoltà centrale per l'intera filiera e che ha inevitabili ripercussioni sul breve e medio termine (catena, posti di lavoro, economia regionale); chiede pertanto alla Commissione di presentare quanto prima:

   a. uno studio sull'entità della sovraccapacità in Europa e sulle buone pratiche per porvi rimedio, soprattutto fuori dall'Unione (Stati Uniti);
   b. un piano d'azione che esponga l'insieme delle leve politiche disponibili in tale ambito, in particolare quelle concernenti la ricerca e l'innovazione;
   c. proposte per un sostegno più attivo e coordinato a favore dei lavoratori e delle imprese del settore automobilistico, al fine di riorientare le competenze e i posti di lavoro verso altri settori in crescita;

15.  in materia di ristrutturazioni:

   a. sostiene l'intenzione della Commissione di riattivare la "task force" incaricata di seguire le principali operazioni di ristrutturazione e plaude alla pubblicazione del Libro verde sulle pratiche efficaci in materia di ristrutturazioni (COM(2012)0007);
   b. chiede alle imprese e agli Stati membri di rafforzare la cooperazione e l'anticipazione degli adeguamenti industriali onde evitare che esternalità negative compromettano la coerenza della catena industriale (posti di lavoro, produzione);
   c. invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare in maniera coordinata piani di riconversione a sostegno delle regioni che devono far fronte a una notevole riduzione dei posti di lavoro nel settore automobilistico, e chiede che in tale contesto tutti gli strumenti disponibili a livello europeo (BEI, FSE, FEG, FESR) e nazionale siano utilizzati in maniera integrata per assistere i lavoratori interessati e riorientarli verso un impiego alternativo in settori affini, per esempio quello delle energie alternative; chiede inoltre che venga ottimizzata la tecnologia automobilistica esistente;
   d. sottolinea altresì il ruolo centrale e la responsabilità delle imprese e delle autorità regionali nella politica di riconversione, in particolare attraverso il miglioramento della formazione dei lavoratori, ma anche mettendo a disposizione i siti che si sono liberati per lo sviluppo socio-economico e la riconversione delle regioni interessate;

16.  ricorda agli Stati membri e alle imprese che i raggruppamenti tra imprese (gruppi d'acquisto, cooperazioni, consorzi, fusioni) sono fattori di competitività di fronte a una concorrenza internazionale sempre più serrata;

17.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare gli specifici strumenti volti a migliorare l'accesso delle PMI e delle imprese di taglia intermedia (ITI) ai mercati finanziari, in particolare istituendo sportelli unici regionali; ritiene che le PMI e le ITI siano le prime vittime della crisi, soprattutto nel settore del subappalto, della distribuzione e dell'assistenza post-vendita; ricorda al contempo che tali imprese rappresentano un vantaggio in quanto hanno dimensioni e reattività sufficienti per adeguarsi ai cambiamenti e sono spesso all'origine di numerosi miglioramenti tecnologici; ritiene, pertanto, che la diversificazione delle opportunità commerciali delle PMI e delle ITI (mediante l'internazionalizzazione e la partecipazione a nuovi progetti) sia una delle vie di sviluppo da percorrere;

18.  ricorda l'importanza di rispettare il principio della neutralità tecnologica nella scelta delle norme, allo scopo di proteggere gli investimenti dei pionieri del settore, incoraggiando così l'innovazione;

Risorse umane

19.  afferma che il bagaglio di conoscenze dei lavoratori del settore automobilistico è un vantaggio per l'Europa; accoglie positivamente l'istituzione nel 2013 di un consiglio europeo delle competenze nel settore automobilistico e auspica che individui rapidamente politiche efficaci in questo campo;

20.  plaude alle dichiarazioni della Commissione sullo sviluppo di abilità e competenze come base per un vantaggio competitivo duraturo;

21.  ritiene che per il momento il mercato del lavoro sia sfasato rispetto alle esigenze del settore (forte domanda di lavoratori qualificati); ritiene imperativo adattare non solo le strategie pubbliche di formazione (promozione della formazione in campo scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico e formazione professionale) ma anche quelle delle imprese (in particolare attraverso il potenziamento dei sistemi di formazione duale) per conservare e attrarre lavoratori altamente qualificati;

22.  chiede agli Stati membri di adattare la rispettiva legislazione per rendere più aperto e costruttivo il dialogo sociale e le relazioni professionali che influiscono sull'organizzazione del lavoro (per esempio gli accordi di settore e il coinvolgimento dei lavoratori in seno alle imprese); invita gli Stati membri a elaborare e seguire le migliori pratiche;

23.  raccomanda agli Stati membri e alle imprese di migliorare la formazione continua dei lavoratori onde anticipare le future esigenze e fare sì che in caso di perdite di posti di lavoro le loro competenze possano essere riutilizzate in altri settori in crescita;

Innovazione e tecnologia

24.  afferma che l'innovazione tecnologica è il fattore essenziale ai fini della competitività di questa industria; chiede un approccio che garantisca la neutralità tecnologica; ribadisce la volontà di garantire il conseguimento degli obiettivi di "Europa 2020" e la messa a punto di mezzi di trasporto economici e sostenibili, nonché di nuovi metodi di produzione;

25.  sottolinea che progetti di innovazione integrati che coprono l'intera catena di valore sono essenziali per una maggiore competitività;

26.  ritiene che la conoscenza e l'innovazione possano costituire la base per un vantaggio competitivo duraturo per l'industria automobilistica europea quando il ritmo a cui vengono introdotte soluzioni innovative ne impedisce l'imitazione e gli strumenti impiegati per sostenere l'innovazione e per contrastare lo spionaggio industriale garantiscono la possibilità di ottenere un utile sugli investimenti senza danneggiare i consumatori; ritiene che i settori in cui sarà raggiunto un vantaggio in termini di innovazione nel mercato europeo siano quelli che puntano sulle questioni ambientali e di sicurezza;

27.  sostiene che esistono due strategie efficaci per la competitività nell'industria automobilistica europea: una strategia di leadership di costo e una strategia di differenziazione; ritiene che l'applicazione simultanea di entrambe le strategie potrebbe comportare difficoltà e ridurre l'efficacia poiché necessiterebbe di un fronte più ampio sulla ricerca innovativa;

28.   osserva che l'industria automobilistica europea ha ottenuto numerosi successi attraverso la strategia di leadership di costo, grazie ai famosi modelli a basso costo presenti sul mercato europeo (per esempio produttori quali Škoda, Dacia e Nissan);

29.  accoglie favorevolmente le proposte della Commissione in materia di progresso tecnologico, ma ricorda il carattere condizionato delle sue proiezioni in termini di creazione di valore aggiunto e di sbocchi sul mercato e per l'occupazione;

30.  ritiene fondamentale promuovere la ricerca e lo sviluppo incentrandosi sulle tecnologie sostenibili e a basse emissioni di carbonio, ambito in cui l'Europa riveste un ruolo guida, al fine di ridurre la dipendenza dell'Europa dalle importazioni di energia; sottolinea che tali tecnologie includono i veicoli elettrici o ibridi, i carburanti alternativi, i sistemi mobili di stoccaggio dell'energia, lo sviluppo delle reti e infrastrutture di distribuzione necessarie, ma deplora il fatto che tali tecnologie non siano state ancora immesse sul mercato; si attende che vengano adottate iniziative al fine di:

   avvicinare il più possibile le tecnologie alle attese del mercato dell'UE e internazionale e garantire la loro accettazione da parte degli acquirenti, e
   tenere conto dell'insieme delle esternalità ambientali e sociali del ciclo di vita del veicolo, dalla produzione alle difficoltà legate al riciclaggio;

31.  ritiene che, per essere competitiva, l'industria automobilistica europea debba diventare redditizia, favorendo lo sviluppo di collaborazioni tra le industrie per la fornitura di fattori produttivi a basso costo all'interno dell'Europa, quali l'acciaio, gli elementi per la colatura e la fucinatura, i rivestimenti interni, i pneumatici e i componenti elettronici;

32.  ritiene che l'Europa debba basare i propri sforzi su una strategia di differenziazione basata su talune priorità tese a consolidare il vantaggio tecnologico europeo, tra cui:

   a. la convergenza tecnologica, soprattutto sulle norme a monte della produzione e della distribuzione,
   b. lo sviluppo di innovazioni ecocompatibili (veicoli più leggeri, più efficienti, meno inquinanti e più facilmente riciclabili, tecnologie abilitanti fondamentali, batterie e sistemi di accumulo di energia, assistenza alla guida, comfort, automobili connesse), la sicurezza (eCall) e l'accessibilità (per automobilisti con disabilità), aspetti che contraddistinguono i prodotti europei,
   c. la cooperazione a livello europeo e internazionale in settori ancora poco sfruttati, in particolare in materia di propulsione,
   d. lo sforzo per aumentare la propria leadership nella definizione di norme internazionali che assicurano la preminenza dei nostri sviluppi tecnici sul mercato mondiale, tenendo conto dell'importanza dell'armonizzazione internazionale per accedere a nuovi mercati,
   e. meccanismi quali il metodo di misura del consumo di carburante, che costituiscono un aspetto importante della competitività per l'industria automobilistica mondiale sul mercato europeo, garantendo che i produttori europei siano protetti dalla concorrenza sleale,
   f. la diffusione di infrastrutture per veicoli elettrici e carburanti alternativi;

33.  chiede agli Stati membri e alla Commissione di stimolare l'emergere di gruppi transnazionali, poli di competitività e reti di collaborazione pubblico/privato sulla mobilità del futuro quale fonte d'innovazione permanente (prototipi);

34.  ricorda che la R&S richiede uno sforzo finanziario considerevole (rischio scientifico, ciclo lungo di investimenti) e deplora al riguardo che l'Europa non abbia ancora raggiunto l'obiettivo di iniettare il 3 % del PIL in R&S; ritiene dannosi i tagli ai bilanci dei programmi "COSME" e "Orizzonte 2020" previsti dagli Stati membri, soprattutto alle linee di bilancio destinate ai trasporti;

35.  rileva che il settore automobilistico costituisce una fonte notevole di investimenti privati nella ricerca e nell'innovazione; sottolinea tuttavia che, fintantoché la recessione continuerà a interessare il mercato europeo, i finanziamenti dell'UE quali quelli a titolo di Orizzonte 2020 e COSME potrebbero stimolare gli investimenti privati nel settore; insiste per mantenere un finanziamento ambizioso su priorità chiare: l'iniziativa per le auto verdi e lo sviluppo delle PMI; sottolinea che le autorità locali e regionali, in funzione delle loro competenze, dispongono di diversi strumenti per il sostegno attivo dell'industria automobilistica;

36.  sottolinea la necessità di destinare risorse finanziarie adeguate a titolo del quadro finanziario pluriennale (2014 – 2020) per la ristrutturazione del settore, la riqualificazione e l'ammodernamento delle micro, piccole e medie imprese e per l'aumento della produttività e la valorizzazione delle produzioni nazionali nella filiera;

Regolamentazioni

37.  insiste sulla necessità di una rapida attuazione del principio della "regolamentazione intelligente", in quanto approccio coerente nei confronti della legislazione che ha un'incidenza sull'industria automobilistica; fa presente che, sebbene si tratti di una delle richieste avanzate dal primo gruppo di "CARS 21" (2005), essa è rimasta lettera morta; sottolinea l'importanza fondamentale della regolamentazione intelligente al fine di incoraggiare gli investimenti nel settore automobilistico;

38.  è del parere che la moratoria proposta dalla Commissione sulla nuova legislazione che potrebbe avere un impatto negativo sulla situazione economica del settore stia contribuendo a conseguire la competitività a lungo termine e a fornire risposte adeguate alle sfide ambientali;

39.  sottolinea l'importanza di tempi di realizzazione ragionevoli per permettere all'industria di adeguare le strutture produttive e investire nel sistema industriale;

40.  chiede di riesaminare, se del caso, talune decisioni e taluni orientamenti già assunti ma suscettibili di ostacolare la trasformazione sostenibile del settore automobilistico; invita la Commissione a procedere a una valutazione ex-post della legislazione adottata e della sua mancata o inadeguata attuazione;

41.  invita i produttori europei a sostenere e a rafforzare l'attuale normativa UE sulla garanzia giuridica;

42.  ritiene che le garanzie commerciali sui prodotti automobilistici europei siano di durata troppo breve e inadeguate alla loro elevata affidabilità e che ciò comporti un enorme svantaggio competitivo rispetto alle garanzie commerciali offerte da produttori di paesi terzi (ad esempio Giappone e Corea del Sud);

43.  ritiene indispensabile armonizzare le regolamentazioni tecniche in tutta l'UE per lottare contro qualsiasi distorsione artificiale della concorrenza; insiste sulla necessità di armonizzare e migliorare le procedure di prova, che attualmente evidenziano presso alcuni costruttori notevoli differenze nei dati di consumo; chiede alla Commissione di affrontare il problema dell'induzione in errore dei consumatori mediante informazioni non rappresentative sul consumo di carburante dei veicoli e sulle prestazioni ambientali; sostiene il previsto sviluppo di un nuovo ciclo e di nuove procedure di prova di guida accurate che riflettano le reali condizioni di guida, e chiede la loro tempestiva introduzione;

44.  incoraggia le imprese europee attive nella produzione automobilistica a intensificare la cooperazione nell'ambito del mercato unico attraverso la normalizzazione europea, la certificazione, l'unificazione e lo smaltimento, nonché attraverso la segmentazione volontaria del mercato;

45.  ritiene necessario migliorare considerevolmente la sicurezza stradale nell'UE, adottando iniziative in materia di veicoli, infrastrutture e comportamento alla guida; si compiace della proposta della Commissione nota come eCall, relativa a un sistema che consenta ai veicoli di effettuare chiamate automatizzate ai servizi di emergenza in caso di incidenti gravi;

46.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di rafforzare la tutela dei diritti di proprietà intellettuale a livello internazionale e di stabilire una strategia di protezione della riservatezza commerciale a livello dell'UE, onde contrastare la contraffazione e lo spionaggio industriali; ricorda che lo sviluppo tecnologico è un settore sensibile e vulnerabile;

Mezzi finanziari

47.  chiede all'Europa e agli Stati membri di armonizzare, ottimizzare e rafforzare l'utilizzazione dei mezzi finanziari disponibili per stimolare gli investimenti nella mobilità sostenibile al di là delle sovvenzioni pubbliche attraverso incentivi fiscali per le PMI (crediti d'imposta per la ricerca, bonus/malus ecologico, premi per la rottamazione) e strumenti finanziari privati (fondi di capitale del rischio, "business angels") e pubblici (Banca europea degli investimenti);

48.  invita la Commissione europea a condurre uno studio approfondito sulla tassazione del settore automobilistico, attraverso un confronto tra i paesi dell'UE, al fine di semplificare e razionalizzare gli oneri fiscali, che attualmente ricadono sulla produzione e sul commercio di servizi connessi ai veicoli a motore, e a ridurre gli oneri burocratici;

49.  ritiene indispensabile preservare la complementarietà dei fondi disponibili sia per le ristrutturazioni sia per l'R&S; chiede pertanto di mantenere al livello attuale le dotazioni disponibili per il Fondo sociale europeo e il Fondo di adeguamento alla globalizzazione;

50.  reputa essenziale che la politica di concorrenza (norme in materia di aiuti di Stato) sia orientata a favore di maggiore competitività, crescita e occupazione in linea con l'approccio adottato dai nostri concorrenti stranieri;

51.  chiede di aggiungere una clausola di condizionalità che esiga dall'impresa automobilistica di mantenere l'attività sui siti sovvenzionati per l'intera durata di ammortamento degli investimenti sostenuti, ovvero di rimborsare gli importi corrisposti dall'UE in caso di delocalizzazione;

Mercato interno

52.  ricorda che un mercato interno robusto è una condizione preliminare indispensabile per il ritorno alla competitività e alla sostenibilità del settore automobilistico;

53.  ritiene fondamentale un maggiore riavvicinamento delle normative europee in settori in cui le condizioni dominanti creano di fatto una concorrenza squilibrata:

   a. rispetto ai concorrenti di paesi terzi: costo elevato dell'energia e delle materie prime, tasso di cambio dell'euro elevato,
   b. sul mercato interno: concorrenza sociale e fiscale, agevolazioni fiscali per le imprese e incentivi all'acquisto (bonus ecologici e premi alla rottamazione),
   c. sul mercato interno dell'UE: condizioni legate alla riciclabilità dei veicoli e al riciclaggio ecologico dei veicoli usati;

54.  sottolinea che è necessario rafforzare in particolare il ruolo dei fornitori, in quanto essi presentano potenziale innovativo (Car2car, car2infrastructure) e opportunità occupazionali;

55.  deplora il fatto che, quanto al mercato dell'assistenza post-vendita, l'attuale frammentazione giuridica si ripercuota negativamente sugli automobilisti e sulla sana e leale concorrenza tra gli Stati membri; è favorevole a un riavvicinamento delle legislazioni, in particolare nel mercato dei pezzi di ricambio, che vada a beneficio dell'occupazione e del potere di acquisto degli automobilisti e del mantenimento e dello sviluppo della catena di produzione europea e dell'assistenza post-vendita e chiede di informare gli automobilisti sui loro diritti in materia di riparazioni; chiede alla Commissione di sostenere tale riavvicinamento mediante uno studio approfondito e comparativo che valuti le implicazioni di tale frammentazione giuridica per il mercato interno, la produzione europea e il potere d'acquisto degli automobilisti;

56.  chiede un coordinamento a livello di Unione europea per intensificare la lotta contro l'importazione di parti di ricambio contraffatte per autoveicoli;

57.  prende atto della necessità per gli Stati membri di garantire una maggiore trasparenza e rispetto dei principi di buona fede nelle relazioni commerciali tra i costruttori e i distributori; ritiene che l'adozione di un codice di condotta per i costruttori e i distributori rappresenti un sistema sicuro per raggiungere tale risultato; è del parere che tale codice debba, come minimo, includere clausole relative al trasferimento di attività dei distributori, all'attività multimarca e al diritto di ottenere un risarcimento in caso di risoluzione del contratto senza giusta causa da parte del costruttore, conformemente agli orientamenti aggiuntivi contenuti nella comunicazione della Commissione 2010/C 138/05;

58.  invita la Commissione ad adottare misure, in collaborazione con gli Stati membri, per garantire un elevato livello di protezione dei consumatori, di trasparenza e di sicurezza sul mercato delle autovetture di seconda mano, e ad adoperarsi per la graduale eliminazione dei veicoli inquinanti e meno sicuri; plaude alla raccomandazione della Commissione sul regolamento relativo ai controlli tecnici, intesa a rendere obbligatoria la registrazione del chilometraggio in occasione di ciascun controllo tecnico; ritiene che iniziative come il sistema "Car Pass", introdotto in Belgio, potrebbero essere promosse con una norma europea; osserva che le procedure di reimmatricolazione per i trasferimenti di veicoli devono altresì scoraggiare le frodi transfrontaliere sui contachilometri;

59.  ribadisce i vantaggi economici che l'Europa può trarre dalla creazione di grandi progetti industriali, come avvenuto nel settore aeronautico e spaziale, per raggiungere la massa critica necessaria per affrontare la concorrenza mondiale; ricorda che tali grandi progetti possono essere organizzati a livello dell'Unione o su base volontaria tra Stati membri;

60.  sottolinea l'importanza di strategie intelligenti di specializzazione che consentano la creazione di un quadro che incentivi la sostituzione della concorrenza interna all'UE negli stessi settori con specializzazioni regionali complementari che rendano l'UE più competitiva rispetto ai paesi terzi;

61.  richiama l'attenzione:

   a. degli Stati membri sulle soluzioni alternative per il rilancio della domanda, come i sistemi di etichettatura, lo sblocco mirato del risparmio salariale, gli incentivi fiscali per gli acquisti aziendali, il riciclaggio dei materiali e gli appalti pubblici,
   b. delle imprese sulle diverse strategie di commercializzazione disponibili, come l'assicurazione, compreso il rimborso del prestito in caso di disoccupazione, l'estensione della garanzia, i veicoli in comune, le vendite su internet;

62.   si rammarica del fatto che il piano d'azione CARS 2020 sia incentrato principalmente sui produttori europei di automobili, trascurando l'intero settore dell'assistenza post-vendita, i suoi attori e le relative esigenze; ritiene che la politica europea per il settore automobilistico debba essere più espansiva e basata su un approccio olistico; afferma che l'obiettivo principale dovrebbe essere quello di garantire parità di condizioni per tutti i partecipanti lungo la catena; ritiene, pertanto, che la politica europea per il settore automobilistico debba anche integrare disposizioni adeguate a tutti i soggetti, dai principali produttori alle PMI, nella catena di distribuzione e di riparazione;

Mercati esterni e relazioni commerciali

63.  prende nota del fatto che l'industria automobilistica apporta un notevole contributo positivo alla bilancia commerciale dell'UE, che le esportazioni verso i mercati emergenti rappresentano una necessità per massimizzare il nostro successo sul lungo termine e che le alleanze con i fondi e le imprese di paesi terzi sono di estrema importanza per il futuro delle nostre imprese, così come l'ubicazione di impianti all'esterno delle frontiere dell'Unione per generare crescita (soprattutto per produrre e vendere in loco) e l'importazione di veicoli per soddisfare la domanda;

64.  plaude all'annuncio della Commissione sul progresso dei lavori per la creazione di una zona di libero scambio con gli Stati Uniti e il Giappone e per la parità delle condizioni di accesso ai mercati globali, che comporterà per tutti i soggetti presenti sul mercato automobilistico mondiale il rispetto rigoroso di regole comuni; ritiene che ciò possa aumentare la probabilità che lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della sicurezza stradale diventino la base per il conseguimento di un vantaggio competitivo a livello mondiale;

65.  prende atto che un sistema uniforme di certificazione internazionale che permetta l'ispezione di veicoli e ricambi automobilistici in tutto il mercato unico europeo, basato sulle norme ambientali e di sicurezza dell'UE, può svolgere un ruolo fondamentale per l'eliminazione della concorrenza sleale;

66.  riconosce che la domanda nei mercati emergenti non crescerà soltanto nella categoria del lusso, ma anche nei segmenti inferiori, e che l'industria europea sarà più competitiva in tali settori;

67.  segnala che la competitività di gran parte delle nostre imprese automobilistiche si deteriora a causa di una maggiore concorrenza, talvolta sleale, delle imprese di paesi terzi; sottolinea che molte di tali imprese hanno le potenzialità per raggiungere il successo se sarà permesso loro di soddisfare la crescente domanda dei nuovi mercati di esportazione; insiste affinché la Commissione riorganizzi la propria politica commerciale in modo tale da poter:

   a. coordinare gli strumenti di cui dispongono gli Stati membri per promuovere le imprese europee e difendere i prodotti, gli investimenti e i diritti di proprietà intellettuale europei al di fuori dell'UE,
   b. centralizzare tutti gli strumenti europei destinati all'esportazione, segnatamente quelli incentrati sulle PMI ("Small Business, Big World"), per esempio attraverso la creazione di una piattaforma digitale settoriale, completa e accessibile,
   c. porre progressivamente il principio di reciprocità al centro dei nostri rapporti commerciali, principio che è sottostimato dalla Commissione in "CARS 2020",
   d. fare pressione per l'eliminazione delle barriere non tariffarie nel settore automobilistico,
   e. ridurre i tempi di avvio delle indagini e di applicazione degli strumenti di difesa commerciale.

68.  chiede alla Commissione di includere la nozione di competitività del settore automobilistico nelle sue analisi d'impatto ex ante sui futuri accordi commerciali, di realizzare nuovi studi dopo l'entrata in vigore e di effettuare regolarmente analisi cumulative dell'impatto degli accordi attualmente in vigore o in fase di negoziazione, in base a criteri specifici e definiti, nonché delle modalità di partecipazione delle parti interessate;

69.  chiede che anche il Parlamento si doti degli strumenti necessari per misurare l'impatto di ogni ALS;

o
o   o

70.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché agli Stati membri.

(1) http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/automotive/files/cars-21-final-report-2012_en.pdf
(2) http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/automotive/files/pagesbackground/competitiveness/cars21finalreport.en.pdf


Salute e diritti sessuali e riproduttivi
PDF 99kWORD 34k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi (2013/2040(INI))
P7_TA(2013)0548A7-0426/2013

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea in materia di salute pubblica, e in particolare il paragrafo 7, in cui si afferma che "l'azione dell'Unione rispetta le responsabilità degli Stati membri per la definizione della loro politica sanitaria e per l'organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica",

–  visti il programma di azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo (CIPS) tenutasi al Cairo nel 1994 e il programma d'azione della Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995,

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e il parere della commissione per lo sviluppo (A7-0426/2013),

A.  considerando che il programma d'azione CIPS del Cairo contiene una definizione di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti;

1.  osserva che la formulazione e l'applicazione delle politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva e relativi diritti nonché in materia di educazione sessuale nelle scuole è di competenza degli Stati membri;

2.  osserva che, per quanto spetti agli Stati membri formulare e applicare politiche relative alla salute e all'istruzione, l'Unione europea può contribuire a promuovere le migliori pratiche fra gli Stati membri;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti nazionali degli Stati membri, all'Agenzia per i diritti fondamentali dell'Unione europea e al Segretario generale delle Nazioni Unite.


Volontariato e attività volontaria in Europa
PDF 136kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 su volontariato e attività volontaria in Europa (2013/2064(INI))
P7_TA(2013)0549A7-0348/2013

Il Parlamento europeo,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 165, 166 e 214 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la definizione di lavoro volontario proposta dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nel suo Manuale sulla misurazione del volontariato (2011),

–  vista la decisione n. 2241/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, relativa ad un quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze (Europass),

–  vista la decisione n. 1719/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce il programma "Gioventù in azione" per il periodo 2007-2013(1),

–  vista la decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che istituisce un programma d'azione nel campo dell'apprendimento permanente(2),

–  vista la decisione n. 1904/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, che istituisce, per il periodo 2007-2013, il programma Europa per i cittadini mirante a promuovere la cittadinanza europea attiva(3),

–  vista la decisione 2010/37/CE del Consiglio, del 27 novembre 2009, relativa all’Anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva (2011)(4),

–  vista la risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, del 24 aprile 2006, sul riconoscimento del valore dell'apprendimento non formale e informale nel settore della gioventù europea(5),

–  vista la risoluzione del Consiglio, del 27 novembre 2007, sulle attività di volontariato dei giovani (14427/1/2007),

–  vista la risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio, del 16 maggio 2007, concernente la realizzazione degli obiettivi comuni per le attività di volontariato dei giovani(6),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 novembre 2008, relativa alla mobilità dei giovani volontari nell'Unione europea(7),

–  vista la raccomandazione 2006/961/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa alla mobilità transnazionale nella Comunità a fini di istruzione e formazione professionale: Carta europea di qualità per la mobilità(8),

–  vista la sua dichiarazione del 10 marzo 2011 sull'istituzione di statuti europei per le mutue, le associazioni e le fondazioni(9),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 3 ottobre 2011, sul ruolo delle attività di volontariato nella politica sociale (14552/2011),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 29 novembre 2011, sul ruolo delle attività di volontariato nello sport per promuovere la cittadinanza attiva(10),

–  vista la relazione 2010 della Commissione sulla cittadinanza dell'Unione, del 27 ottobre 2010, intitolata "Eliminare gli ostacoli all'esercizio dei diritti dei cittadini dell'Unione" (COM(2010)0603),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 5 settembre 2007, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Favorire il pieno coinvolgimento dei giovani nell'istruzione, nell'occupazione e nella società" (COM(2007)0498),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 27 aprile 2009, al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Una strategia dell'Unione europea per investire nei giovani e conferire loro maggiori responsabilità – Un metodo aperto di coordinamento rinnovato per affrontare le sfide e le prospettive della gioventù" (COM(2009)0200),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, intitolata "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 15 settembre 2010, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Youth on the Move – Un'iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani ai fini di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nell'Unione europea" (COM(2010)0477),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 settembre 2011, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sulle politiche dell'UE e il volontariato: riconoscere e promuovere le attività di volontariato transfrontaliero nell'UE (COM(2011)0568),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 23 novembre 2011, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce "ERASMUS per tutti"- il programma dell'Unione per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport (COM(2011)0788),

–  vista la relazione della Commissione, del 19 dicembre 2012, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'attuazione, sui risultati e sulla valutazione globale dell'Anno europeo del volontariato 2011 (COM(2012)0781),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni dal titolo "Comunicazione sulle politiche dell'UE e il volontariato: riconoscere e promuovere le attività di volontariato transfrontaliero nell'UE", 28 marzo 2012(11),

–  vista la sua risoluzione del 12 giugno 2012 su "Riconoscere e promuovere le attività di volontariato transfrontaliero nell'UE"(12),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, riguardante la convalida dell'apprendimento non formale e informale,

–  considerando la relazione della Commissione sull'attuazione, sui risultati e sulla valutazione globale dell'Anno europeo del volontariato (AEV) 2011;

–  visto l'articolo 48 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione (A7-0348/2013),

A.  considerando il successo dell'AEV 2011, i suoi pertinenti obiettivi e l'impatto in termini di campagna di comunicazione;

B.  considerando che la creazione di condizioni favorevoli e l'accesso per tutti al volontariato è un processo a lungo termine, che necessita il coinvolgimento di tutte le parti interessate;

C.  considerando che il volontariato è un aspetto importante della cittadinanza attiva e della democrazia, nonché della formazione personale, in cui si traducono concretamente i valori europei come la solidarietà e la non discriminazione, e contribuisce inoltre allo sviluppo della democrazia partecipativa e della promozione dei diritti umani all'interno e all'esterno dell'Unione;

D.  considerando il ruolo significativo dell'impegno volontario nel quadro del dibattito sulle politiche pubbliche;

E.  considerando che l'impegno nel volontariato può essere un modo importante per acquisire le competenze necessarie nel mercato del lavoro nonché una possibilità per raggiungere posizioni sociali importanti all'interno della comunità;

F.  considerando che lo sport vive in gran parte grazie ai volontari;

G.  considerando il volontariato come un fattore essenziale per l'emancipazione individuale e collettiva, la solidarietà e la coesione sociale;

H.  considerando che il volontariato contribuisce alla strategia di crescita Europa 2020 come importante fattore per creare capitale sociale e sviluppo e promuove la coesione economica e sociale;

I.  considerando che le conclusioni del Consiglio, dell'ottobre 2011, dal titolo "Il ruolo delle attività di volontariato nella politica sociale" sottolineano l'importanza delle attività di volontariato per affrontare le disuguaglianze di genere;

J.  considerando che il persistere di vincoli burocratici a livello nazionale limita le possibilità di fare volontariato, che non è ancora sufficientemente riconosciuto negli ordinamenti giuridici di taluni Stati membri;

K.  considerando le numerose tradizioni e culture diffuse fra gli Stati membri con quadri normativi, diritti dei volontari e modi di organizzazione del volontariato molto differenti fra loro;

L.  considerando che la grave crisi economica, le misure di austerità e la pressione fiscale mettono a rischio la stabilità finanziaria di molte ONG, enti sportivi e associazioni di volontariato, che continuano a operare in questi tempi difficili per rafforzare l'inclusione e il benessere sociale;

M.  considerando che per salvaguardare l'eredità dell'AEV 2011 bisogna sviluppare a livello di UE un approccio strutturato e coordinato verso una politica europea del volontariato, che ora è frammentata e ripartita fra vari servizi;

1.  prende atto delle cifre dell'AEV 2011 in termini di campagna di comunicazione come indicati nell'allegato della comunicazione e deplora i modesti risultati raggiunti a causa delle limitate risorse finanziarie;

2.  riconosce e rispetta le diverse forme di volontariato esistenti all'interno degli Stati membri, declinate nelle sue varie sigle nazionali e reti di associazioni operanti sul territorio; chiede, al riguardo, che gli Stati membri adottino un approccio multiculturale e che la Commissione conduca un'analisi approfondita sulle pratiche e le tradizioni nazionali nel settore del volontariato onde promuovere un approccio comune europeo;

3.  osserva che l'ulteriore consolidamento di un approccio comune europeo per il volontariato creerà maggiori opportunità in termini di mobilità e occupabilità dei giovani grazie all'acquisizione di preziose competenze;

4.  si compiace che, al fine di creare condizioni favorevoli al volontariato, alcuni Stati membri abbiano adottato o modificato la normativa nel settore e invita gli altri Stati membri a fare altrettanto, ponendo un particolare accento sul rafforzamento dei diritti dei volontari sulla base della Carta europea dei diritti e delle responsabilità dei volontari;

5.  esorta gli Stati membri a continuare a creare un contesto favorevole per il volontariato, soprattutto mediante l'introduzione di un quadro giuridico laddove non esista ancora;

6.  osserva che alcuni Stati membri hanno attuato il manuale sulla misurazione del volontariato dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e incoraggia gli altri a fare lo stesso per disporre di dati comparabili sul volontariato che forniscano un quadro chiaro sul suo rilevante contributo;

7.  chiede l'adozione di uno statuto europeo delle associazioni di volontariato per favorire il loro riconoscimento giuridico e istituzionale;

8.  sottolinea la necessità di diffondere il volontariato, specialmente tra i giovani, gli alunni e gli studenti, per ampliare l'orizzonte della compartecipazione e il sostegno a essa;

9.  osserva che il numero elevato di passaporti europei delle competenze creati online negli ultimi mesi prova il successo del portafoglio elettronico utile per fornire una panoramica completa delle abilità, incluso quelle acquisite con il volontariato per il loro riconoscimento ufficiale sia a scopo professionale sia di apprendimento;

10.  evidenzia il valore aggiunto delle competenze e capacità acquisite con il volontariato per il curriculum vitae e per la vita lavorativa da riconoscere come esperienza di apprendimento e di lavoro non formale e informale;

11.  ritiene che il documento proposto "Europass Experience" consentirebbe ai volontari di descrivere e registrare le competenze acquisite durante il lavoro di volontariato che potrebbero non dar luogo a una certificazione e invita la Commissione, alla luce della raccomandazione del Consiglio sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale, a lanciare quanto prima tale documento;

12.  riconosce l'importanza delle competenze e capacità di cui sopra per motivare i giovani a fare volontariato nonché per produrre capitale sociale e dare impulso allo sviluppo della società;

13.  suggerisce di prestare attenzione alla parità di genere nel settore del volontariato e in particolare alla marcata discrepanza tra uomini e donne in termini di mansioni direttive nell'ambito del volontariato, dove gli uomini sono sovrarappresentati;

14.  sostiene che per i giovani tali competenze ottenute tramite il volontariato debbano essere incluse nel passaporto europeo delle competenze e nell'Europass, al fine di trattare analogamente l'istruzione formale e quella non formale;

15.  insiste sul fatto che il volontariato consente ai giovani che abbandonano precocemente gli studi di ritrovare un ambiente e attività inclusivi;

16.  conferma il suo sostegno all'iniziativa della Commissione di creare un "Corpo volontario europeo di aiuto umanitario", per incoraggiare una risposta rapida e coordinata dell'Unione alle crisi umanitarie e alle gravi catastrofi naturali mediante il sostegno alla formazione, mobilitazione e gestione di volontari per garantire un adeguato aiuto umanitario dell'UE;

17.  sottolinea che il volontariato, diffuso sempre più fra giovani e anziani, promuove l'apprendimento interculturale, l'identità europea e la solidarietà fra le generazioni e contribuisce all'invecchiamento attivo e alla partecipazione civica in tutte le fasi della vita;

18.  sottolinea che il volontariato contribuisce affinché giovani e meno giovani possano dare il loro contributo per il bene della società e ottenere in cambio riconoscimento e stima; ciò migliora la loro qualità di vita, il loro benessere e la salute in generale;

19.  sottolinea che un'ampia offerta di possibilità di svolgere attività di volontariato nonché un accesso più semplice a tali possibilità in termini di costi, informazioni e infrastrutture nonché la responsabilità civile e l'assicurazione contro gli infortuni sono essenziali per favorire l'attività di volontariato di tutte le fasce di età;

20.  ritiene che il volontariato, quale mezzo per plasmare attivamente la società civile, possa contribuire allo sviluppo del dialogo interculturale e svolgere un ruolo importante nella lotta ai pregiudizi e al razzismo;

21.  osserva il ruolo importante del volontariato nel creare capitale umano e sociale e promuovere l'inclusione sociale; invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere l'alto valore aggiunto del volontariato nello sport e, in modo particolare, nello sport amatoriale, dove senza i volontari molti enti non sopravviverebbero;

22.  invita la Commissione e gli Stati membri a riconoscere l'alto valore aggiunto del volontariato in questo periodo di forte crisi economica;

23.  sottolinea che sono necessari continui sforzi per garantire che le donne abbiano pari accesso alle attività di volontariato;

24.  richiama l'attenzione sul bisogno di continuità fra l'AEV 2011 e gli anni europei successivi, per integrare la dimensione del volontariato come espressione importante di partecipazione civica attiva e, in tal senso, invita la Commissione a includere il volontariato nell'Anno europeo dei cittadini quale importante contributo alla cittadinanza attiva;

25.  invita gli Stati membri a garantire la sostenibilità dei risultati raggiunti a livello nazionale durante l'AEV 2011;

26.  chiede alla Commissione di definire e sviluppare una politica di volontariato e di ricorrere al metodo aperto di coordinamento per facilitare lo scambio e la cooperazione fra gli attori nei diversi Stati membri;

27.  chiede con fermezza che gli Stati membri adottino le misure necessarie per istituzionalizzare il volontariato, conformemente alle rispettive legislazioni in materia di lavoro;

28.  chiede agli Stati membri e alla Commissione di prevedere un unico punto di contatto, come servizio permanente e responsabile della politica del volontariato e del coordinamento fra i servizi e le varie istituzioni;

29.  ribadisce la necessità di creare, in collaborazione soprattutto con le organizzazioni, associazioni e reti di volontari europee, un portale centralizzato dell'UE come piattaforma paneuropea per favorire il coordinamento, che includa anche una banca dati delle migliori prassi del volontariato e una sezione sul volontariato transfrontaliero, con informazioni sui programmi disponibili, sui costi e sulle condizioni di partecipazione per facilitare lo scambio di informazioni;

30.  incoraggia gli Stati membri a creare siti web di coordinamento e motori di ricerca nazionali che consentano un accesso facile e ben strutturato alle opportunità di volontariato per i singoli individui e alle possibilità di cooperazione per le organizzazioni;

31.  incoraggia gli Stati membri a continuare a fornire un quadro di sostegno stabile e sostenibile del volontariato anche sul piano transfrontaliero a favore sia dei volontari sia delle organizzazioni di volontariato; raccomanda agli Stati membri di mantenere l'organismo nazionale di coordinamento creato per l'AEV 2011;

32.  invita gli Stati membri ad attuare le disposizioni della direttiva 2004/114/CE(13) relativa alle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato, e a semplificare ulteriormente le procedure di concessione dei visti, o addirittura ad abolirli, per le persone che intendono intraprendere attività di volontariato, in particolare nel quadro della politica europea di vicinato;

33.  esorta le autorità nazionali, regionali e locali a garantire un finanziamento adeguato, a semplificare le procedure amministrative e a prevedere incentivi fiscali per le organizzazioni e le reti di volontari, in particolare quelle di piccole dimensioni e con mezzi limitati; chiede a tal fine che il concetto di sovvenzione alle associazioni sia chiarito, affinché i finanziamenti associativi non siano più confusi con aiuti di Stato che possono ostacolare la concorrenza nel settore economico;

34.  esorta la Commissione a valutare l'ipotesi di considerare il lavoro volontario sul piano economico come quota di cofinanziamento nei progetti europei;

35.  rileva l'importanza di incoraggiare il volontariato anche nell'ambito della strategia di responsabilità sociale delle imprese, nel rispetto della norma internazionale applicata su base volontaria ISO 26000:2010 contenente linee guida sulla responsabilità sociale delle imprese;

36.  invita la Commissione a vigilare sugli Stati membri affinché rendano obbligatorie la copertura assicurativa dei volontari, la loro tutela sanitaria e la sicurezza delle attività svolte;

37.  invita gli Stati membri che ancora non lo avessero fatto a legiferare sul tema del volontariato, e a facilitare le attività di volontariato anche grazie ad una formazione formale, informale e non formale al fine di rendere i volontari sempre più qualificati e responsabili delle loro attività;

38.  invita gli Stati membri a facilitare le attività di volontariato anche grazie ad una formazione formale, informale e non formale al fine di rendere i volontari sempre più qualificati e responsabili delle loro attività nella misura in cui la loro dedizione sia prevalentemente di natura altruista e disinteressata; incoraggia gli Stati membri a introdurre corsi di formazione al volontariato come corsi opzionali negli istituti d'istruzione;

39.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere ulteriormente il servizio volontario europeo presso le università e gli altri istituti d'istruzione superiore;

40.  ritiene che, nell'ambito della formazione informale, il volontariato contribuisca allo sviluppo di competenze e qualifiche professionali aiutando i volontari a entrare o rientrare nel mercato del lavoro;

41.  raccomanda alla Commissione di mantenere i contatti con il successore dell'Alleanza AEV 2011 (l'Alleanza europea per il volontariato) e altre organizzazioni basate sul volontariato e di tener conto delle raccomandazioni elaborate nell'Agenda politica del volontariato in Europa (PAVE) come piano di azione proposto per il futuro;

42.  invita la Commissione a prevedere adeguate risorse per creare un Fondo di sviluppo del volontariato europeo al fine di garantire la creazione d'infrastrutture di sostegno;

43.  insiste sull'importanza di semplificare a livello europeo e nazionale l'accesso delle ONG ai finanziamenti europei, in particolare al FSE;

44.  invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni del Consiglio sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale e a garantire, prima della data prevista del 2018, la creazione di strutture formali per la convalida delle conoscenze, capacità e competenze acquisite tramite il volontariato che danno luogo a una qualifica ufficiale che gli istituti d'istruzione, i datori di lavoro e altri soggetti devono riconoscere;

45.  invita la Commissione a riconoscere il tempo dedicato al volontariato come cofinanziamento in natura ammissibile per tutte le sovvenzioni europee e a lavorare con le organizzazioni di volontariato per creare sistemi di registrazione e documentazione del tempo dedicato al volontariato, sulla base dei numerosi strumenti e modelli disponibili;

46.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 30.
(2) GU L 327 del 24.11.2006, pag. 45.
(3) GU L 378 del 27.12.2006, pag. 32.
(4) GU L 17 del 22.1.2010, pag. 43.
(5) GU C 168 del 20.7.2006, pag. 1.
(6) GU C 241 del 20.9.2008, pag. 1.
(7) GU C 319 del 13.12.2008, pag. 8.
(8) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 5.
(9) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 187.
(10) GU C 372 del 20.12.2011, pag. 24.
(11) CESE 824/2012.
(12) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 14.
(13) GU L 375 del 23.12.2004, pag. 12.


Relazioni sulle missioni d'informazione per l'esame delle petizioni (interpretazione dell'articolo 202, paragrafo 5, del regolamento)
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Decisione del Parlamento europeo del 10 dicembre 2013 relativa alle relazioni sulle visite d'inchiesta per l'esame delle petizioni (interpretazione dell'articolo 202, paragrafo 5, del regolamento) (2013/2258(REG))
P7_TA(2013)0550

Il Parlamento europeo,

–  viste la lettera del 26 novembre 2013 del presidente della commissione affari costituzionali,

–  visto l'articolo 211 del suo regolamento,

1.  decide di pubblicare la seguente interpretazione dell'articolo 202, paragrafo 5, del suo regolamento:

"Le missioni d'informazione e le relazioni su tali missioni sono finalizzate esclusivamente a fornire alla commissione le informazioni necessarie per consentirle di analizzare ulteriormente la petizione in questione. Tali relazioni sono redatte sotto la responsabilità esclusiva dei partecipanti alla missione, che si adoperano per raggiungere un consenso. In mancanza di tale consenso, la relazione deve illustrare le conclusioni o valutazioni divergenti. La relazione è presentata alla commissione per approvazione mediante votazione unica, a meno che il presidente dichiari, se del caso, che è possibile presentare emendamenti ad alcune parti della relazione. L'articolo 52 non si applica a tali relazioni, né direttamente né per analogia. In mancanza di approvazione da parte della commissione, le relazioni non sono trasmesse al Presidente.";

2.  incarica il suo presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.

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