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Procedura : 2014/2531(RSP)
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RC-B7-0141/2014

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PV 06/02/2014 - 9.6

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Giovedì 6 febbraio 2014 - Strasburgo
Situazione in Siria
P7_TA(2014)0099RC-B7-0141/2014

Risoluzione del Parlamento europeo del 6 febbraio 2014 sulla situazione in Siria (2014/2531(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Siria,

–  viste le conclusioni del Consiglio Affari esteri sulla Siria, in particolare quelle del 20 gennaio 2014, e le conclusioni del Consiglio europeo sulla Siria,

–  viste le dichiarazioni sulla Siria del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), Catherine Ashton, e in particolare le sue osservazioni in occasione della conferenza di Ginevra II sulla Siria del 22 gennaio 2014, nonché la sua dichiarazione in merito alla decisione presa dall'assemblea generale della coalizione siriana delle forze dell'opposizione di partecipare alla conferenza di Ginevra II il 18 gennaio 2014,

–  viste la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2118 del 27 settembre 2013 sulla distruzione delle armi chimiche della Siria e la relazione finale della missione delle Nazioni Unite incaricata di indagare sul presunto uso di armi chimiche nella Repubblica araba siriana, pubblicata il 12 dicembre 2013,

–  viste le dichiarazioni sulla Siria del commissario europeo per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi, Kristalina Georgieva,

–  vista la risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite del 24 settembre 2013 sul continuo grave deterioramento della situazione umanitaria e dei diritti umani nella Repubblica araba siriana,

–  vista la sesta relazione della commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla Repubblica araba siriana, dell'11 settembre 2013,

–  visti il comunicato finale del gruppo d'azione per la Siria (il "comunicato di Ginevra") del 30 giugno 2012, la conferenza di Ginevra II avviata il 22 gennaio 2014 e le osservazioni di apertura e chiusura del Segretario generale delle Nazioni Unite,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti gli obblighi internazionali della Siria, tra cui il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e il relativo protocollo opzionale concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, nonché la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio,

–  visti le convenzioni di Ginevra del 1949 e i relativi protocolli aggiuntivi,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le violenze in Siria si stanno intensificando e che il bilancio delle vittime è in costante crescita; che, secondo le Nazioni Unite, dall'inizio della violenta repressione delle proteste pacifiche in Siria sono state uccise più di 130 000 persone, per la maggior parte civili; che secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento dell'assistenza umanitaria (OCHA), si stima che 9 milioni di persone necessitino di aiuti umanitari all'interno della Siria, tra cui 6,5 milioni di sfollati interni, e che i profughi siriani siano più di 2,3 milioni, e siano presenti soprattutto in Turchia, Giordania, Libano, Egitto e Iraq;

B.  considerando che la drammatica situazione umanitaria, dei diritti umani e di sicurezza continua a peggiorare; che il regime di Assad e i gruppi più intransigenti che appoggiano il regime violano su vasta scala i diritti umani, con massacri e altre uccisioni illegali, arresti arbitrari e detenzioni illegali, presa di ostaggi, sparizioni forzate, esecuzioni di prigionieri, torture e maltrattamenti sistematici, violenze sessuali e violazioni dei diritti dei minori; che il regime siriano ha demolito interi quartieri in una politica di punizione collettiva nei confronti dei civili; che la distruzione su larga scala di aree urbane ha causato la disperazione dei civili e l'espulsione di numerosi di loro;

C.  considerando che esistono prove di esecuzioni sommarie extragiudiziali e di altre forme di violazioni dei diritti umani commesse da forze che si oppongono al regime di Assad; che fino a 2 000 fazioni diverse lottano contro il regime di Assad, tra cui molti gruppi di criminalità organizzata; che la presenza e l'infiltrazione di gruppi di militanti legati ad Al Qaeda quali ISIS e Jabhat al-Nusra, che comprendono altresì molti combattenti stranieri od originari dell'UE con un programma di matrice islamica radicale, è in continua crescita; che la radicalizzazione della regione costituisce un grande pericolo;

D.  considerando che la crescente interferenza di attori stranieri, il loro sostegno militare e politico, nonché il persistere di divisioni all'interno della comunità internazionale, anche in seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, stanno trasformando il conflitto in una guerra "per procura";

E.  considerando che un fotografo disertore della polizia militare siriana ha fornito al movimento nazionale siriano 55 000 immagini digitali di circa 11 000 vittime, che testimoniano violazioni diffuse e sistematiche del diritto umanitario internazionale da parte del regime; che tali immagini sono state esaminate da un gruppo internazionale di esperti legali ad alto livello, il quale ha concluso che, sulla base del materiale valutato, sussistono chiare prove, che possono essere accettate come autentiche da un tribunale, delle sistematiche torture e uccisioni di detenuti da parte di agenti del governo siriano, e che tali prove potrebbero sostenere un'accusa per crimini contro l'umanità e per crimini di guerra;

F.  considerando che la violenta crisi in Siria ha causato una catastrofe umanitaria senza precedenti nella storia recente, di cui non si vede la fine; che oltre la metà delle persone colpite sono bambini che soffrono di fame, malnutrizione e malattie; che la mancanza di accesso a cibo, acqua, assistenza sanitaria di base, condizioni igieniche, alloggi e istruzione costituisce un aspetto critico della catastrofe umanitaria; che la fornitura di aiuti umanitari è ostacolata dalla mancanza di sicurezza, dal rifiuto di accesso da parte delle autorità siriane e da ostacoli alle infrastrutture;

G.  considerando che i 560 000 rifugiati palestinesi in Siria rappresentano un gruppo particolarmente vulnerabile colpito dal conflitto; che 250 000 siriani sono bloccati in aree assediate o di difficile accesso, tra cui 18 000 rifugiati palestinesi nel campo profughi di Yarmouk fuori Damasco che versano in condizioni di grande sofferenza, 57 dei quali sarebbero morti di fame, secondo quanto riportato; che, in seguito ai risultati dei negoziati sul campo profughi di Yarmouk a Damasco, una parte degli aiuti è stata consegnata ai suoi residenti, ma non è sufficiente a far fronte alle necessità;

H.  considerando che l'incessante violenza ha avuto un drammatico effetto destabilizzante sui paesi vicini, in particolare a causa degli ingenti flussi di profughi; che tali paesi devono far fronte anche a enormi problematiche nazionali e che il Libano e la Giordania sono particolarmente vulnerabili; che un'eventuale degenerazione violenta nel Libano comporterà non solo una crisi umanitaria ma anche il rischio di un collasso della regione;

I.  considerando che la conferenza di Ginevra II sulla Siria, aperta dal Segretario generale delle Nazioni Unite il 22 gennaio 2014, si prefigge l'obiettivo di raggiungere una soluzione politica al conflitto mediante un accordo globale tra il governo siriano e l'opposizione per la piena attuazione del comunicato di Ginevra, che chiede la creazione di un governo di transizione che conduca il paese alle elezioni; che la partecipazione costruttiva al processo di pace di tutti i soggetti interessati è fondamentale per il raggiungimento di una soluzione politica duratura; che il 18 gennaio 2014 l'assemblea generale della coalizione siriana delle forze rivoluzionarie e dell'opposizione ha deciso di accettare l'invito a partecipare a tale processo, ma diversi gruppi di ribelli non erano rappresentati; che l'invito all'Iran alla conferenza tenutasi in Svizzera è stato presentato e poi ritirato; che i negoziati sono stati sospesi il 31 gennaio 2014 e il prossimo ciclo è previsto per il 10 febbraio 2014; che il conflitto continua durante i negoziati di Ginevra II;

J.  considerando che la seconda conferenza internazionale dei donatori per la Siria, tenutasi il 15 gennaio 2014 in Kuwait, ha raccolto promesse di aiuto per 2,4 miliardi di dollari, ma che questo importo è insufficiente rispetto alla grande necessità di aiuti umanitari, che vari organi delle Nazioni Unite hanno stimato a 6,5 miliardi di dollari; che gli aiuti dell'UE per l'assistenza umanitaria destinati alla Siria e ai paesi limitrofi hanno raggiunto la somma di 1,1 miliardi di euro;

K.  considerando che un numero consistente di attivisti pacifici della società civile, difensori dei diritti umani, intellettuali, personalità religiose, tra cui i due vescovi rapiti Yohanna Ibrahim e Boulos Yazigi, giornalisti e personale sanitario subisce molestie, pene detentive, torture o scompare per mano del regime siriano, e in misura crescente anche di diversi gruppi ribelli; che nel dicembre 2013 a Damasco la vincitrice del premio Sacharov 2011 Razan Zaitouneh è stata rapita insieme a suo marito e ad altri difensori dei diritti umani e che il loro destino rimane ignoto;

L.  considerando che il 12 dicembre 2013 la missione incaricata di indagare sul presunto uso di armi chimiche nella Repubblica araba siriana ha concluso che nel 2013 sono state impiegate armi chimiche contro militari e/o civili, tra cui bambini; che il 27 settembre 2013 è stata adottata all'unanimità la risoluzione n. 2118 (2013) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nella quale si approvava, tra l'altro, lo smantellamento immediato del programma di armi chimiche della Siria, da completarsi entro il 30 giugno 2014; che solo il 5 % delle riserve totali è stato trasferito fuori dal paese per essere distrutto; che, tuttavia, la stragrande maggioranza dei morti e dei feriti è causata dalle armi convenzionali; che negli ultimi mesi il regime di Assad ha utilizzato su vasta scala barili-bomba che hanno provocato un numero considerevole di vittime;

M.  considerando che nell'ultimo anno il numero delle domande di asilo nell'UE presentate da cittadini siriani è continuato ad aumentare e che la crisi dei rifugiati siriani costituisce una prima prova per il sistema europeo comune di asilo, recentemente sottoposto a revisione;

N.  considerando che nella sua risoluzione del 9 ottobre 2013 il Parlamento ha incoraggiato gli Stati membri a sopperire alle necessità impellenti assicurando un ingresso sicuro nell'Unione al fine di ammettere temporaneamente i siriani, anche mediante il reinsediamento associato alle quote nazionali esistenti e l'ammissione per motivi umanitari;

1.  condanna fermamente le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale perpetrate dal regime di Assad, inclusi tutti gli atti di violenza, tortura sistematica ed esecuzione dei prigionieri; condanna qualsiasi abuso dei diritti umani e violazione del diritto umanitario internazionale commessi dai gruppi armati che si oppongono al regime; condanna energicamente ogni violazione e abuso contro donne e bambini, in particolare quelli di natura sessuale, anche nel nome della jihad ("jihad al-nikah" o guerra santa del sesso); deplora con fermezza l'aumento del numero di attacchi terroristici ad opera di organizzazioni e individui estremisti legati ad al-Qaida, che hanno provocato numerose vittime e distruzioni; lancia un appello per la cessazione di tutte le ostilità in Siria; evidenzia che i responsabili delle diffuse, sistematiche e pesanti violazioni dei diritti umani perpetrate in Siria devono rispondere delle proprie azioni ed essere assicurati alla giustizia e sostiene la richiesta rivolta dall'UE a tutti i combattenti stranieri in Siria, compresi gli Hezbollah, di ritirarsi immediatamente e di porre fine a qualsiasi finanziamento o sostegno esterno;

2.  esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime; plaude al coraggio del popolo siriano e ribadisce la propria solidarietà con la sua lotta per la libertà, la dignità e la democrazia;

3.  esprime preoccupazione per il crescente coinvolgimento di gruppi estremisti islamici e di combattenti stranieri nel conflitto siriano, per l'intensificarsi delle violenze a sfondo religioso ed etnico nel paese nonché per la continua frammentazione e le divisioni all'interno dell'opposizione; continua a incoraggiare la coalizione nazionale siriana delle forze rivoluzionarie e dell'opposizione affinché crei un fronte di opposizione più compatto, inclusivo e organizzato, sia internamente che esternamente;

4.  ribadisce la propria posizione secondo la quale la soluzione politica dovrebbe salvaguardare l'unità, l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza della Siria;

5.  sostiene pienamente la conferenza di Ginevra II sulla Siria quale primo passo del processo che porterà a una soluzione politica e democratica del conflitto e sottolinea la fondamentale importanza di mantenere attivo il processo Ginevra II; plaude agli sforzi dell'inviato speciale dell'ONU Lakhdar Brahimi per consentire questa prima e diretta interazione tra le parti belligeranti; è convinto che una soluzione durevole all'attuale crisi in Siria si possa ottenere soltanto attraverso un processo politico inclusivo guidato dalla Siria con il sostegno della comunità internazionale; sottolinea la necessità di un'autentica transizione politica nel paese che risponda alle aspirazioni del popolo alla libertà e alla democrazia; rinnova il suo invito al presidente Assad a farsi da parte;

6.  rileva l'importanza cruciale delle misure di rafforzamento della fiducia in tale contesto; esorta pertanto le delegazioni negoziali a concordare e attuare cessate il fuoco a livello locale, la fine degli assedi in talune aree urbane, tra cui Homs, il rilascio o lo scambio di prigionieri e l'agevolazione dell'accesso degli aiuti umanitari ai civili bisognosi, quali elementi costitutivi di negoziati concreti sulla base del comunicato di Ginevra; osserva che nei primi colloqui non si sono registrati autentici progressi né un reale cambiamento nella posizione delle due parti; rileva altresì l'importanza di coinvolgere nel processo Ginevra II tutti i principali attori internazionali interessati; è del parere che un riavvicinamento a lungo termine tra l'Occidente e l'Iran possa contribuire a dar vita a un contesto regionale in grado di contribuire al processo di riconciliazione in Siria;

7.  accoglie favorevolmente i progressi conseguiti e la cooperazione internazionale per quanto riguarda la distruzione delle armi chimiche della Siria e chiede la piena attuazione della decisione del consiglio esecutivo dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche del 27 settembre 2013; esprime preoccupazione per le segnalazioni secondo cui, alla fine di gennaio 2014, solo il 5% dell'arsenale chimico siriano era stato trasferito fuori dal paese per essere distrutto ed esorta le autorità siriane a rispettare il calendario stabilito nella risoluzione n. 2118 (2013) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; chiede di prestare particolare attenzione alla sicurezza ambientale nell'ambito del processo di distruzione e della gestione delle scorie rimanenti; evidenzia, tuttavia, che la stragrande maggioranza dei morti e dei feriti nella violenta crisi in Siria è stata causata dalle armi convenzionali;

8.  sottolinea che, alla luce della portata senza precedenti della crisi, è necessario che l'Unione europea e la comunità internazionale nel suo insieme provvedano in via prioritaria ad alleviare le sofferenze di milioni di siriani che necessitano di beni e servizi di base; chiede una risoluzione umanitaria urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su tale tema; invita soprattutto la Russia e la Cina, in qualità di membri permanenti del Consiglio di sicurezza, ad assumersi le proprie responsabilità e ad agevolare l'adozione di una risoluzione umanitaria; esorta nuovamente l'UE e gli Stati membri ad adempiere alle loro responsabilità in ambito umanitario e aumentare l'assistenza ai profughi siriani, nonché a coordinare in modo più efficace i loro sforzi in questo settore; condanna il fatto che i tentativi di fornire aiuti umanitari siano stati regolarmente vanificati e chiede a tutte le parti in causa del conflitto, in particolare al regime di Assad, di agevolare la fornitura di assistenza e gli aiuti umanitari attraverso tutti i canali possibili, anche attraverso i confini e le linee di conflitto, e di garantire la sicurezza di tutto il personale medico e di tutti gli operatori umanitari;

9.  rammenta che, a norma del diritto umanitario internazionale, i feriti e i malati devono ricevere, nella massima misura possibile e con la massima tempestività, l'assistenza e le cure mediche richieste dalla loro condizione; sottolinea che lasciar morire deliberatamente di fame i civili e attaccare le strutture sanitarie sono proibiti dal diritto umanitario internazionale e saranno considerati crimini di guerra;

10.  ribadisce il suo appello per l'istituzione di rifugi sicuri lungo il confine turco-siriano, ed eventualmente all'interno della Siria, e per la creazione di corridoi umanitari da parte della comunità internazionale;

11.  chiede il rilascio immediato, incondizionato e sicuro di tutti i prigionieri politici, del personale medico, degli operatori umanitari, dei giornalisti, dei religiosi e degli attivisti per i diritti umani, tra cui la vincitrice del premio Sacharov 2011 Razan Zeitouneh, nonché un'azione coordinata dell'UE che ne garantisca la liberazione; invita tutte le parti a garantire l'incolumità di queste persone; esorta il governo siriano a garantire agli organi internazionali di documentazione, anche alla commissione d'inchiesta sulla Siria delle Nazioni Unite, l'accesso libero e immediato a tutte le strutture di detenzione;

12.  condanna le intimidazioni e gli attacchi contro gli attivisti e i giornalisti pacifici; deplora la censura su Internet e l'accesso limitato ai blog e ai social network; rammenta che la salvaguardia della libertà di espressione, la tutela dei giornalisti e un settore dei media libero e indipendente sono elementi fondamentali del processo politico democratico; sottolinea altresì l'importanza di rafforzare gli attori della società civile in Siria e di assicurare la partecipazione attiva e significativa delle donne, dei giovani e dei rappresentanti della società civile al processo di Ginevra II e alla ricostruzione del paese;

13.  sottolinea l'importanza di tutti gli attori che forniscono protezione ai gruppi particolarmente vulnerabili della società siriana, come le minoranze etniche e religiose, tra cui i cristiani, nell'ambito della crisi attuale, nonché della loro partecipazione al processo di Ginevra II, allo scopo di mantenere viva la tradizione di una coesistenza interculturale, interetnica e interreligiosa nel paese per una nuova Siria futura;

14.  chiede che sia adottata una politica di tolleranza zero in relazione all'uccisione, al sequestro e al reclutamento, soprattutto dei minori, e invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare appieno la risoluzione n. 1612 (2005) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 26 luglio 2005, sui bambini e i conflitti armati; sottolinea inoltre che è importante prevenire gli atti di violenza sessuale e di genere, nonché fornire un sostegno adeguato alle vittime; pone l'accento, a tale proposito, sull'importanza dei programmi di risposta rapida in relazione ai casi di violenza fondata sul genere; accoglie inoltre favorevolmente l'iniziativa delle Nazioni Unite e dei suoi partner umanitari "No Lost Generation", finalizzata a prendersi cura dei bambini siriani e a preservare il loro futuro, ed esorta l'UE a sostenere attivamente tale iniziativa;

15.  chiede che sia rivolta un'attenzione particolare alla situazione dei rifugiati palestinesi in Siria e, soprattutto, all'allarmante situazione umanitaria nel campo profughi di Yarmouk; invita tutte le parti coinvolte nel conflitto a garantire all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) e alle altre organizzazioni umanitarie internazionali l'accesso immediato e incondizionato a detto campo profughi, allo scopo di alleviare le sofferenze estreme della popolazione;

16.  ribadisce il proprio sostegno all'attività della commissione d'inchiesta internazionale indipendente sulla Repubblica araba siriana, istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, e rinnova l'appello al Consiglio di sicurezza dell'ONU affinché deferisca la situazione in Siria alla Corte penale internazionale per un'indagine formale; chiede al vicepresidente/alto rappresentante di adottare misure a tal fine;

17.  plaude all'intraprendenza delle comunità ospitanti e dei paesi vicini della Siria, in particolare la Giordania, il Libano, la Turchia e l'Iraq, nel fornire rifugio e aiuti umanitari alle famiglie in fuga dal conflitto armato in Siria; esprime nuovamente profonda preoccupazione per l'impatto della crisi siriana sull'intera regione, in particolare in Libano e in Giordania, in termini umanitari, sociali, economici, politici e di sicurezza; ribadisce che è necessario fornire una risposta coesa per sostenere i paesi ospitanti, compresa l'assistenza a livello umanitario, di sviluppo e macroeconomica, e ricorda le richieste rivolte all'UE di convocare una conferenza umanitaria sulla crisi dei rifugiati siriani, che si concentri in via prioritaria sulle azioni a favore dei paesi ospitanti della regione in modo da sostenerli negli sforzi profusi per accogliere la sempre più consistente popolazione di rifugiati e mantenere aperte le frontiere;

18.  sottolinea che la crisi siriana richiede un approccio comune coerente da parte dell'UE e degli Stati membri nel settore della fornitura di aiuti umanitari e non solo, e conferma il proprio sostegno agli sforzi profusi dal VP/AR Catherine Ashton e dal commissario Kristalina Georgieva al fine di garantire un migliore coordinamento in questo ambito;

19.  plaude agli impegni per 2,4 miliardi di dollari assunti in Kuwait e invita i donatori a tenere fede alle loro promesse e a erogare tali fondi senza indugio; accoglie con favore gli impegni assunti dall'UE e dai suoi Stati membri, in quanto donatori principali in termini di aiuti finanziari e di impegni futuri; osserva, tuttavia, che sono necessari ulteriori sforzi significativi al fine di soddisfare le esigenze umanitarie in Siria e chiede pertanto contributi finanziari supplementari da parte degli attori internazionali;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'inviato speciale per la Siria delle Nazioni Unite e della Lega araba, al parlamento e al governo dell'Iraq, al parlamento e al governo della Giordania, al parlamento e al governo del Libano, al parlamento e al governo della Turchia, al parlamento e al governo dell'Egitto, al parlamento e al governo della Russia, al parlamento e al governo della Cina nonché a tutte le parti coinvolte nel conflitto siriano.

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