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Testi approvati
Giovedì 16 gennaio 2014 - StrasburgoEdizione definitiva
Nomina di un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (Sabine Lautenschläger)
 Autorizzazione per la Francia ad applicare un'aliquota ridotta di determinate imposte indirette sul rum "tradizionale" prodotto in Guadalupa, nella Guyana francese, in Martinica e nella Riunione*
 Modifica del regolamento del Parlamento europeo relativamente alla revoca e alla difesa dell'immunità parlamentare
 Immissione in commercio per la coltivazione di un granturco geneticamente modificato
 Rispetto del diritto fondamentale alla libera circolazione nell'UE
 Cittadinanza dell'UE in vendita
 Relazione 2013 sui progressi compiuti dalla Serbia
 Processo di integrazione europea del Kosovo
 Relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Islanda e prospettive post-elettorali
 Situazione nel Sudan del Sud
 Strategia dell'UE per i senzatetto
 Situazione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti dell'opposizione in Cambogia e Laos
 Recenti elezioni in Bangladesh
 Recenti tentativi di criminalizzare le persone LGBTI

Nomina di un membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea (Sabine Lautenschläger)
PDF 188kWORD 35k
Decisione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla raccomandazione del Consiglio relativa alla nomina di un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea (N7-0002/2014 – C7-0010/2014 – 2014/0801(NLE))
P7_TA(2014)0033A7-0023/2014

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 7 gennaio 2014 (N7-0002/2014)(1),

–  visto l'articolo 283, paragrafo 2, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio europeo (C7‑0010/2014),

–  visto l'articolo 109 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A7‑0023/2014),

A.  considerando che, con lettera dell'8 gennaio 2014, ricevuta il 9 gennaio 2014, il Consiglio europeo ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Sabine Lautenschläger alla funzione di membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea (BCE) con un mandato di otto anni;

B.  considerando che la commissione per gli affari economici e monetari ha valutato le qualifiche della candidata proposta, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e all'imperativo di indipendenza totale della BCE quale risultante dall'articolo 130 TFUE; che, nell'ambito di tale valutazione, la commissione ha ricevuto dalla candidata un curriculum vitae nonché le sue risposte al questionario scritto che le era stato trasmesso;

C.  considerando che la commissione per gli affari economici e monetari ha poi proceduto, il 13 gennaio 2014, a un'audizione della candidata, nel corso della quale quest'ultima ha reso una dichiarazione introduttiva e ha risposto alle domande rivoltele dai membri della commissione;

1.  esprime parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Sabine Lautenschläger membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

(1) Non ancora pubblicata nella Gazzetta ufficiale.


Autorizzazione per la Francia ad applicare un'aliquota ridotta di determinate imposte indirette sul rum "tradizionale" prodotto in Guadalupa, nella Guyana francese, in Martinica e nella Riunione*
PDF 187kWORD 35k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla proposta di decisione del Consiglio che autorizza la Francia ad applicare un'aliquota ridotta di determinate imposte indirette sul rum "tradizionale" prodotto in Guadalupa, nella Guyana francese, in Martinica e nella Riunione, e modifica la decisione 2007/659/CE (COM(2013)0839 – C7-0488/2013 – 2013/0413(CNS))
P7_TA(2014)0034A7-0013/2014

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2013)0839),

–  visto l'articolo 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C7-0488/2013),

–  visti l'articolo 55 e l'articolo 46, paragrafo 1, del proprio regolamento,

–  vista la relazione della commissione per lo sviluppo regionale (A7-0013/2014),

1.  approva la proposta della Commissione;

2.  invita il Consiglio a informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.


Modifica del regolamento del Parlamento europeo relativamente alla revoca e alla difesa dell'immunità parlamentare
PDF 300kWORD 72k
Decisione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla modifica del regolamento del Parlamento europeo concernente la revoca e la difesa dell'immunità parlamentare (2013/2031(REG))
P7_TA(2014)0035A7-0012/2014

Il Parlamento europeo,

–  vista la lettera del presidente della commissione giuridica in data 9 novembre 2012,

–  visti gli articoli 211 e 212 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione giuridica (A7-0012/2014),

1.  decide di apportare al suo regolamento le modifiche in appresso;

2.  ricorda che tali modifiche entrano in vigore il primo giorno della prossima tornata;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione, per conoscenza, al Consiglio e alla Commissione.

Testo in vigore   Emendamento
Emendamento 1
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 5 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  L'immunità parlamentare non è un privilegio personale del deputato ma una garanzia di indipendenza del Parlamento in quanto istituzione e dei suoi membri.
Emendamento 2
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 – paragrafo 1
1.   Nell'esercizio dei suoi poteri in materia di privilegi e immunità, il Parlamento cerca principalmente di mantenere la propria integrità di assemblea legislativa democratica e di garantire l'indipendenza dei suoi membri nell'esercizio delle loro funzioni.
1.   Nell'esercizio dei suoi poteri in materia di privilegi e immunità, il Parlamento opera al fine di mantenere la propria integrità di assemblea legislativa democratica e di garantire l'indipendenza dei suoi membri nell'esercizio delle loro funzioni. Ogni richiesta di revoca dell'immunità è valutata in conformità degli articoli 7, 8 e 9 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea nonché dei principi richiamati nel presente articolo.
Emendamento 3
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 – paragrafo 2
2.  Ogni richiesta diretta al Presidente da un'autorità competente di uno Stato membro e volta a revocare l'immunità a un deputato è comunicata in Aula e deferita alla commissione competente.
soppresso
Emendamento 4
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 – paragrafo 3
3.  Ogni richiesta diretta al Presidente da un deputato o da un ex deputato in difesa dei privilegi e delle immunità è comunicata al Parlamento riunito in seduta plenaria e deferita alla commissione competente.
soppresso
Emendamento 5
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 – paragrafo 4
4.  In via urgente, nel caso in cui un deputato venga arrestato o venga portata restrizione alla sua libertà di movimento in apparente violazione dei suoi privilegi e immunità, il Presidente, previa consultazione del presidente e del relatore della commissione competente, può prendere l'iniziativa di confermare i privilegi e le immunità del deputato interessato. Il Presidente comunica tale iniziativa alla commissione e ne informa il Parlamento.
soppresso
Emendamento 6
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  Qualora un deputato sia tenuto a comparire come testimone o esperto, non è necessario chiedere la revoca dell'immunità, a condizione che:
–  il deputato non sia obbligato a comparire in un giorno e in un'ora tali da impedire o rendere difficile la sua attività parlamentare, ovvero possa deporre per iscritto o in un'altra forma che non ostacoli l'assolvimento dei suoi obblighi di deputato, e che
–  il deputato non sia obbligato a deporre in merito a informazioni ottenute in via riservata in virtù del suo mandato e che non ritenga opportuno rivelare.
Emendamento 7
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 bis (nuovo)
Articolo 6 bis
Difesa dei privilegi e dell'immunità
1.  Nei casi in cui si presuma che i privilegi e le immunità di un deputato o ex deputato siano stati violati dalle autorità di uno Stato membro, può essere presentata, ai sensi dell'articolo 7, paragrafo -1, una richiesta di decisione del Parlamento che stabilisca se sia stata effettivamente commessa una violazione di tali privilegi e immunità.
2.  In particolare, può essere presentata una siffatta richiesta di difesa dei privilegi o delle immunità se si ritiene che le circostanze costituiscano un ostacolo di ordine amministrativo o di altra natura alla libertà di movimento dei membri del Parlamento europeo che si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano o all'espressione di un'opinione o di un voto nell'esercizio del loro mandato, oppure se rientrano nell'ambito dell'articolo 9 del protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea.
3.  Una richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di un deputato non è ricevibile qualora una richiesta di revoca o di difesa dell'immunità di tale deputato sia già pervenuta in relazione allo stesso procedimento giudiziario, indipendentemente dal fatto che in tale occasione sia stata adottata o meno una decisione.
4.  Una richiesta di difesa dei privilegi e delle immunità di un deputato decade se perviene una richiesta di revoca dell'immunità di tale deputato in relazione allo stesso procedimento giudiziario.
5.  Nei casi in cui sia stata adottata la decisione di non difendere i privilegi e le immunità di un deputato, questi può presentare richiesta di riesame della decisione presentando nuove prove. La richiesta di riesame non è ricevibile se è stato proposto un ricorso contro la decisione di cui all'articolo 263 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, o se il Presidente ritiene che i nuovi elementi di prova presentati non siano sufficienti a giustificare un riesame.
Emendamento 8
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 6 ter (nuovo)
Articolo 6 ter
Azione d'urgenza del Presidente per confermare l'immunità
1.  In via urgente, nel caso in cui un deputato venga arrestato o vengano apportate restrizioni alla sua libertà di movimento in apparente violazione dei suoi privilegi e immunità, il Presidente, previa consultazione del presidente e del relatore della commissione competente, può prendere un'iniziativa per confermare i privilegi e le immunità del deputato interessato. Il Presidente comunica tale iniziativa alla commissione e ne informa il Parlamento.
2.  Allorché il Presidente si avvale dei poteri conferitigli dal paragrafo 1, la commissione prende atto dell'iniziativa del Presidente nella sua riunione successiva. Ove lo ritenga necessario, la commissione può elaborare una relazione da sottoporre al Parlamento.
Emendamento 9
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo -1 (nuovo)
-1. Ogni richiesta diretta al Presidente da un'autorità competente di uno Stato membro e volta a revocare l'immunità di un deputato, ovvero da un deputato o da un ex deputato in difesa dei privilegi e delle immunità, è comunicata in Aula e deferita alla commissione competente.
Emendamento 10
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 1
1.   La commissione competente esamina senza indugio e nell'ordine in cui sono state presentate le richieste di revoca dell'immunità o di difesa delle immunità e dei privilegi.
1.   La commissione esamina senza indugio, ma tenendo conto della loro relativa complessità, le richieste di revoca dell'immunità o di difesa dei privilegi e delle immunità.
Emendamento 11
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 3
3.  La commissione può chiedere all'autorità interessata tutte le informazioni e tutti i chiarimenti che reputi necessari per pronunciarsi sull'opportunità di revocare o di difendere l'immunità. Al deputato interessato è offerta l'opportunità di essere ascoltato; egli può produrre tutti i documenti o gli altri elementi scritti di giudizio che ritiene pertinenti. Può farsi rappresentare da un altro deputato.
3.  La commissione può chiedere all'autorità interessata tutte le informazioni e tutti i chiarimenti che reputi necessari per pronunciarsi sull'opportunità di revocare o di difendere l'immunità.
Emendamento 12
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.  Al deputato interessato è offerta l'opportunità di essere ascoltato; egli può produrre tutti i documenti o gli altri elementi scritti di giudizio che ritiene pertinenti. Può farsi rappresentare da un altro deputato.
Il deputato non è presente durante le discussioni sulla richiesta di revoca o di difesa della sua immunità, se non per essere ascoltato.
Il presidente della commissione invita il deputato per l'audizione, indicandone data e ora. Il deputato può rinunciare al diritto ad essere ascoltato.
Se a seguito di tale invito il deputato non compare all'audizione, si considera che abbia rinunciato al diritto di essere ascoltato, a meno che non abbia giustificato la sua mancata presenza alla data e all'ora proposte, precisandone i motivi. Il presidente della commissione decide se tale giustificazione debba essere accettata alla luce dei motivi addotti, e la sua decisione è inappellabile.
Se il presidente della commissione accetta la giustificazione, invita il deputato ad essere ascoltato a una nuova data e ora. Se il deputato non si presenta al momento fissato nel secondo invito, la procedura prosegue senza la sua audizione. A questo punto non possono essere accettate nuove giustificazioni o richieste di essere ascoltato.
Emendamento 13
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 5
5.  Qualora un deputato sia tenuto a comparire come testimone o esperto, non è necessario richiedere la revoca dell'immunità, a condizione che:
soppresso
—  il deputato non sia obbligato a comparire in un giorno e in un'ora che impedisca o renda difficile la sua attività parlamentare ovvero che possa deporre per iscritto o in un'altra forma che non ostacoli l'assolvimento dei suoi obblighi di deputato;
—  il deputato non sia obbligato a deporre in merito a informazioni ottenute in via riservata in virtù del suo mandato e che non ritenga opportuno rivelare.
Emendamento 14
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 6
6.  Nei casi concernenti la difesa dei privilegi o delle immunità, la commissione indica se le circostanze costituiscono un ostacolo di ordine amministrativo o di altra natura alla libertà di movimento dei deputati da e verso il luogo di riunione del Parlamento o all'espressione di un'opinione o di un voto nell'esercizio del loro mandato, oppure se sono assimilabili agli aspetti dell'articolo 9 del protocollo sui privilegi e le immunità che non rientrano nell'ambito del diritto nazionale, e formula una proposta per invitare l'autorità interessata a trarre le debite conclusioni.
soppresso
Emendamento 15
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 10
10.  Allorché il Presidente si avvale dei poteri conferitigli dall'articolo 6, paragrafo 4, la commissione competente prende atto dell'iniziativa del Presidente nella sua successiva riunione. Ove lo ritenga necessario, la commissione può elaborare una relazione da sottoporre al Parlamento.
soppresso
Emendamento 16
Regolamento del Parlamento europeo
Articolo 7 – paragrafo 12 bis (nuovo)
12 bis.  La commissione elabora i principi per l'applicazione del presente articolo.

Immissione in commercio per la coltivazione di un granturco geneticamente modificato
PDF 128kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri (2013/2974(RSP))
P7_TA(2014)0036B7-0007/2014

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta di decisione del Consiglio relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri (COM(2013)0758,

–  visto il progetto di decisione della Commissione relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri (D003697/01), sottoposto alla votazione del comitato di cui all'articolo 30 della direttiva 2001/18/CE il 25 febbraio 2009,

–  vista la direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati e che abroga la direttiva 90/220/CEE del Consiglio(1) e in particolare l'articolo 18, paragrafo 1, comma 1,

–  vista la votazione, il 25 febbraio 2009, in seno al comitato di cui all'articolo 30 della direttiva 2001/18/CE sul granturco 1507 la quale non ha espresso alcun parere,

–  visti i sei pareri scientifici concernenti il granturco 1507 espressi dal 2005 al novembre 2012 dal gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA),

–  visto il regolamento di esecuzione (UE) n. 365/2013 della Commissione, del 22 aprile 2013, che modifica il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 per quanto riguarda le condizioni di approvazione della sostanza attiva glufosinato(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio Ambiente sugli organismi geneticamente modificati (OMG) adottate il 4 dicembre 2008,

–  vista la sua posizione definita in prima lettura il 5 luglio 2011 in vista dell'adozione del regolamento (UE) n. .../2011 del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio(3),

–  vista la relazione Eurobarometro speciale 354 sui rischi legati all'alimentazione(4),

–  vista la sentenza del Tribunale dell’Unione europea (settima camera) del 26 settembre 2013 riguardante la domanda di emissione deliberata nell'ambiente di granturco 1507 (Causa T-164/10)(5),

–  visto l'articolo 5, paragrafo 5, e l'articolo 8 della decisione 1999/468/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(6),

–  visti l'articolo 88, paragrafi 2 e 3, del suo regolamento,

A.  considerando che l'articolo 18, paragrafo 1, della direttiva 2001/18/CE stabilisce che una decisione concernente l’emissione deliberata di organismi geneticamente modificati contiene le stesse informazioni di cui all'articolo 19, paragrafo 3;

B.  considerando che l'articolo 19, paragrafo 3, della direttiva 2001/18/CE stabilisce che l'autorizzazione scritta di cui all'articolo 18 indica specificamente, in tutti i casi, le condizioni per l'immissione in commercio del prodotto, incluse le condizioni per la protezione di particolari ecosistemi/ambienti e/o aree geografiche;

C.  considerando che tale indicazione non figura nella proposta della Commissione;

D.  considerando che la votazione del 25 febbraio 2009 in seno al comitato permanente sulla proposta di autorizzazione della Commissione non ha espresso alcun parere; considerando che solo 6 stati membri hanno votato a favore della proposta, mentre 12 hanno espresso voto contrario e 7 si sono astenuti;

E.  considerando che, sulla base delle raccomandazioni dell'EFSA e al fine di soddisfare le condizioni per l'autorizzazione, la Commissione ha modificato la proposta in modo sostanziale, ad esempio per quanto riguarda le norme in materia di etichettatura, il controllo e le pratiche previste dal piano di gestione della resistenza negli insetti;

F.  considerando che le modifiche rispetto alla versione votata dal comitato permanente il 25 febbraio 2009 includono la soppressione dei riferimenti alla tolleranza al glufosinato, caratteristica del granturco 1507, nonché l'obbligo di raccomandare agli operatori di non utilizzare il prodotto "con l'erbicida glufosinato in maniera diversa dalla prassi convenzionale seguita con il granturco non tollerante al glufosinato";

G.  considerando che la proposta modificata non è stata discussa con gli esperti degli Stati membri, né votata dal comitato permanente, ma è stata trasmessa direttamente al Consiglio dei ministri;

H.  considerando che la sentenza del Tribunale dell'Unione europea del 26 settembre 2013 riguardante la domanda di emissione deliberata nell'ambiente di granturco 1507 presentata dalla Pioneer Hi-bred International non impedisce alla Commissione di rivedere la sua posizione e presentare, facendo seguito alla risoluzione del Parlamento, una nuova proposta al comitato permanente conformemente all'articolo 8, paragrafo 1, della decisione del Consiglio 1999/468/CE, raccomandando di non concedere l'autorizzazione al granturco 1507;

Valutazione dei rischi da parte dell'EFSA

I.  considerando che, a seguito della votazione in seno al comitato permanente, l'EFSA ha elaborato, su richiesta della Commissione, tre pareri scientifici che aggiornano le sue precedenti valutazioni dei rischi e le raccomandazioni per la gestione dei rischi;

J.  considerando che, nel suo parere del febbraio 2012, l'EFSA si è discostata in modo esplicito dalla conclusione del richiedente secondo cui lo studio da quest'ultimo menzionato forniva elementi di prova sufficienti del fatto che il granturco 1507 rappresenterebbe un rischio trascurabile per i lepidotteri non bersaglio nell'UE, sottolineando invece che farfalle e falene non bersaglio altamente suscettibili possono essere a rischio se esposte al polline del granturco 1507(7);

K.  considerando che la tossina Bt che è prodotta dal granturco 1507, Cry1F, è diversa dai tipi abituali di tossine Bt, e che è risultata avere effetti diversi sui lepidotteri non bersaglio; che esistono solo pochi studi riguardanti la proteina Cry1F e che nessuno studio è stato mai condotto sugli effetti che essa può avere sulle specie acquatiche o sugli organismi presenti nel suolo; che l'EFSA afferma che la quantità di proteina Cry1F contenuta nel polline del granturco 1507 è circa 350 volte superiore al contenuto di proteina Cry1Ab espressa nel polline del mais MON 810(8);

L.  considerando che la Pioneer ha rifiutato, dopo una richiesta della Commissione, di rivedere la propria domanda di autorizzazione e di presentare documenti addizionali riguardanti il monitoraggio e misure di mitigazione del rischio per gli organismi non bersaglio;

M.  considerando che l'EFSA riconosce di non aver preso in considerazione, nella sua valutazione del rischio, i potenziali rischi connessi all'altra caratteristica del granturco 1507, vale a dire la sua tolleranza all'erbicida glufosinato ammonio(9), sebbene questa peculiarità possa portare a un impiego maggiore di glufosinato;

Glufosinato

N.  considerando che l'EFSA è tenuta a valutare gli "effetti indiretti come un uso dei pesticidi [...] quale parte della valutazione del rischio ambientale" e ad analizzare "i possibili effetti sulla biodiversità e gli organismi non bersaglio che le singole colture geneticamente modificate tolleranti agli erbicidi possono causare a seguito di un cambiamento delle pratiche agricole (compresi quelli dovuti a usi diversi dei pesticidi)"(10);

O.  considerando che il glufosinato è classificato come tossico per la riproduzione e rientra quindi fra i criteri di esclusione del regolamento (CE) n. 1107/2009; che, nel caso delle sostanze che sono già state approvate, i criteri di esclusione si applicano al momento del rinnovo dell'approvazione; che l'approvazione del glufosinato scade nel 2017(11); che l'uso del glufosinato dovrebbe, in linea di principio, avere termine nel 2017;

P.  considerando che nei paesi terzi, ad esempio negli Stati Uniti e in Canada, il granturco 1507 è commercializzato dal suo produttore come coltura resistente al glufosinato, mentre nella domanda presentata nell'UE il richiedente sostiene che il gene responsabile della tolleranza al glufosinato è stato utilizzato solo come gene marcatore;

Q.  considerando che non è ben chiaro in che modo la Commissione intenda attuare il divieto imminente riguardante il glufosinato, finché quest'ultimo rimarrà disponibile sul mercato;

Situazione generale degli OGM nell'UE

R.  considerando che nell'UE nessuna autorizzazione è stata più concessa per la coltivazione di OGM dal 2010, quando è stata autorizzata la patata Amflora; che tale autorizzazione è stata annullata il 13 dicembre 2013 dal Tribunale dell'Unione europea e che l'unica altra coltura che ha ottenuto un'autorizzazione per la coltivazione è il granturco Monsanto MON 810, autorizzazione il cui rinnovo è in sospeso da anni;

S.  considerando che è ampiamente accettato, nonché confermato dalle conclusioni del Consiglio "Ambiente" del 4 dicembre 2008, che gli effetti a lungo termine delle colture OGM come anche gli effetti sugli organismi non bersaglio non sono stati sinora presi adeguatamente in considerazione nel quadro della valutazione del rischio;

T.  considerando che sia il Consiglio(12) che il Parlamento europeo(13) riconoscono la necessità di una valutazione più rigorosa degli effetti a lungo termine degli OGM, come anche di un'attività di ricerca indipendente sui potenziali rischi inerenti all'emissione deliberata o all'immissione in commercio di OGM, nonché la necessità di consentire a tutti i ricercatori indipendenti l'accesso a tutto il materiale pertinente;

U.  considerando che la grande maggioranza dei consumatori nutre timori in merito agli alimenti geneticamente modificati, come indicato, tra l'altro, nella relazione Eurobarometro speciale 354 del 2010; che il granturco geneticamente modificato 1507 non offre alcun vantaggio ai consumatori;

1.  si oppone all'adozione della proposta di decisione del Consiglio relativa all'immissione in commercio per la coltivazione, a norma della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, di un granturco (Zea mays L., linea 1507) geneticamente modificato per renderlo resistente a determinati parassiti dell'ordine dei lepidotteri;

2.  ritiene che la proposta di decisione del Consiglio ecceda le competenze di esecuzione previste dalla direttiva 2001/18/CE;

3.  invita il Consiglio a respingere la proposta della Commissione;

4.  invita la Commissione a non proporre di autorizzare nuove varietà di OGM e a non rinnovare autorizzazioni precedenti fintantoché i metodi di valutazione del rischio non saranno stati sensibilmente migliorati;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 106 del 17.4.2001, pag. 1.
(2) GU L 111 del 23.4.2013, pag. 27.
(3) GU C 33 E del 5.2.2013, pag. 350.
(4) http://www.efsa.europa.eu/en/factsheet/docs/reporten.pdf
(5) http://curia.europa.eu/juris/document/document_print.jsf?doclang=EN&text=&pageIndex=0&part=1&mode=lst&docid=142241&occ=first&dir=&cid=127901
(6) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(7) http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/2429.htm
(8) http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/2429.htm
(9) http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/2429.htm
(10) Lettera della Commissione all'EFSA dell'8 settembre 2008, riguardante la valutazione del rischio ambientale delle piante tolleranti agli erbicidi.
(11) http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:111:0027:0029:EN:PDF
(12) Conclusioni del Consiglio Ambiente del 4 dicembre 2008.
(13) Si veda la posizione summenzionata del 5 luglio 2011.


Rispetto del diritto fondamentale alla libera circolazione nell'UE
PDF 120kWORD 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sul rispetto del diritto fondamentale alla libera circolazione all'interno dell'UE (2013/2960(RSP))
P7_TA(2014)0037RC-B7-0016/2014

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 21, 45, 47 e 151 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e gli articoli 15, 21, 29, 34 e 45 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(1), in particolare l'articolo 7,

–  visto il regolamento (UE) n. 492/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione(2),

–  visti il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale(3), e il regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 luglio 2010 dal titolo "Ribadire la libera circolazione dei lavoratori: diritti e principali sviluppi" (COM(2010)0373),

–  visto lo studio, pubblicato il 14 ottobre 2013, riguardante l'impatto sui sistemi di sicurezza sociale degli Stati membri esercitato dal diritto dei migranti intra-UE non attivi alle prestazioni speciali in denaro di carattere non contributivo e all'assistenza sanitaria sulla base della residenza,

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 novembre 2013 dal titolo "Libera circolazione dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari: cinque azioni fanno la differenza" (COM(2013)0837),

–  vista la dichiarazione rilasciata da Viviane Reding, vicepresidente della Commissione, al Consiglio "Giustizia e affari interni" del 5 dicembre 2013 sulla libera circolazione,

–  vista la dichiarazione rilasciata dal commissario László Andor in data 1° gennaio 2014 sulla fine delle restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori provenienti da Bulgaria e Romania,

–  vista la sua risoluzione del 2 aprile 2009 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri(5),

–  vista la sua risoluzione del 29 marzo 2012 sulla relazione 2010 sulla cittadinanza dell'Unione: eliminare gli ostacoli all'esercizio dei diritti dei cittadini dell'Unione(6),

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il diritto alla libera circolazione costituisce una delle quattro libertà fondamentali dell'Unione, sancito dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea quale elemento essenziale dell'integrazione europea e direttamente connesso alla cittadinanza dell'Unione;

B.  considerando che la libera circolazione è al centro dei valori dell'Unione, in quanto concede ai suoi cittadini la possibilità di scegliere dove risiedere e lavorare e crea mobilità e sviluppo nel mercato del lavoro, nel sistema di istruzione e oltre;

C.  considerando che la libertà di circolazione è un diritto garantito a tutti i cittadini europei, indipendentemente dall'esistenza di potenziali controlli alle frontiere previsti da alcuni Stati membri per l'ingresso di cittadini dell'Unione nel loro territorio; che la non appartenenza all'area Schengen di alcuni Stati membri non ha ripercussioni sul diritto di tutti i cittadini dell'UE di circolare liberamente sul territorio dell'Unione;

D.  considerando che i cittadini dell'UE ritengono la libera circolazione il diritto più strettamente associato alla cittadinanza europea, il risultato più positivo conseguito dall'UE nonché un fattore che apporta benefici economici al proprio paese;

E.  considerando che il contributo dei lavoratori dell'UE al sistema di protezione sociale del paese ospitante è equivalente a quello dei lavoratori nazionali;

F.  considerando che i vantaggi apportati dalla libera circolazione dei lavoratori mobili dell'UE allo sviluppo del paese ospitante sono visibili in tutta Europa, in particolare nei settori della sanità, dell'agricoltura e delle costruzioni;

G.  considerando che il diritto dei cittadini dell'UE di risiedere ovunque nell'Unione si applica a tutti i cittadini dell'UE senza restrizioni, ma è subordinato all'obbligo, stabilito nella direttiva 2004/38/CE, secondo cui dopo tre mesi il cittadino in questione è tenuto a soddisfare le condizioni giuridiche affinché non divenga un onere a carico dello Stato membro ospitante; che la libera circolazione dei lavoratori svolge un ruolo fondamentale ai fini del successo del mercato unico dell'Unione; che, sebbene i cittadini dell'Unione che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine siano solo il 2,8% di tutti i cittadini dell'UE, essi rappresentano comunque un elemento essenziale per la buona riuscita del mercato interno e il rilancio dell'economia europea;

H.  considerando che il principio della parità di trattamento o della non discriminazione implica che tutti i cittadini dell'UE abbiano gli stessi diritti e obblighi dei cittadini del paese ospitante (i regolamenti (CE) n. 883/2004 e (CE) n. 987/2009 sono fondati su tale principio); che tutti gli Stati membri sono liberi di decidere, con riferimento a tali principi, quali prestazioni di sicurezza sociale concedere e a quali condizioni; che la normativa dell'UE in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale non ammette discriminazioni in relazione alle prestazioni di sicurezza sociale nel caso di cittadini dell'UE che siano lavoratori, familiari diretti di lavoratori o residenti abituali nello Stato membro in questione;

I.  considerando che la società europea moderna richiede una maggiore mobilità dei lavoratori, in particolare a causa dei mutamenti industriali, della globalizzazione, delle nuove modalità di lavoro, del cambiamento demografico e dello sviluppo dei mezzi di trasporto;

J.  considerando che la libera circolazione dei lavoratori rappresenta un esempio socioeconomico positivo tanto per l'UE quanto per gli Stati membri, essendo una pietra miliare per l'integrazione europea, lo sviluppo economico, la coesione sociale e il miglioramento individuale a livello professionale nell'Unione, che contrasta gli effetti negativi della crisi economica e consolida il ruolo dell'Unione quale potenza economica rafforzata, in grado di far fronte alle sfide del cambiamento globale;

K.  considerando che dal 1º gennaio 2014 sono state abolite le disposizioni transitorie per la libera circolazione dei lavoratori bulgari e rumeni;

L.  considerando che il Consiglio ha ribadito il proprio sostegno alla libera circolazione e ha riconosciuto i vantaggi reciproci che ne derivano, ad esempio in occasione di un recente dibattito del Consiglio "Giustizia e affari interni" (8 ottobre 2013, 5-6 dicembre 2013);

M.  considerando che, in vista delle imminenti elezioni europee, la libera circolazione dei cittadini dell'UE è uno dei punti della campagna elettorale di alcuni partiti politici; che vi è il rischio che tale dibattito, se non affrontato razionalmente, possa portare a cercare un capro espiatorio nei cittadini di alcuni Stati membri o nei cittadini mobili dell'UE e possa causare un aumento del razzismo e della xenofobia; che recentemente politici europei ad alto livello hanno rilasciato diverse dichiarazioni che rischiano di compromettere il diritto alla libera circolazione;

N.  considerando che, secondo recenti studi della Commissione, i lavoratori mobili sono contribuenti netti alle economie e ai bilanci dei paesi ospitanti; che i lavoratori mobili collettivamente versano nei bilanci dei paesi ospitanti, sotto forma di tasse e di contributi previdenziali, più di quanto non ricevano in prestazioni, mentre la spesa sanitaria per i cittadini mobili dell'UE non attivi è minima rispetto alla spesa sanitaria totale (0,2%) o alle economie dei paesi ospitanti (0,01% del PIL) e i cittadini dell'UE rappresentano una piccolissima percentuale dei destinatari di indennità speciali non contributive;

1.  invita gli Stati membri a rispettare le disposizioni del trattato per quanto concerne le norme dell'UE che disciplinano la libera circolazione e a garantire il rispetto del principio di uguaglianza e del diritto fondamentale alla libera circolazione in tutti gli Stati membri;

2.  contesta fermamente la posizione assunta da alcuni leader europei, i quali chiedono modifiche e restrizioni alla libera circolazione dei cittadini; invita gli Stati membri ad astenersi da azioni che potrebbero ledere il diritto alla libera circolazione, che è basato sulla legislazione fondamentale dell'UE;

3.  respinge del tutto ogni proposta di fissare un limite massimo per il numero di migranti dell'UE poiché sarebbe in contraddizione con il principio di libera circolazione delle persone sancito dal trattato; fa notare che la mobilità dei lavoratori contribuisce alla competitività dell'economia europea;

4.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare la rigorosa applicazione del diritto dell'Unione così da garantire che tutti i lavoratori dell'UE godano dello stesso trattamento e non subiscano discriminazioni per quanto riguarda l'accesso al lavoro, le condizioni di occupazione e di lavoro, la retribuzione, il licenziamento nonché le prestazioni sociali e le agevolazioni fiscali, garantendo in tal modo la leale concorrenza tra le imprese; esorta inoltre le autorità nazionali a contrastare qualunque limitazione ingiustificata o ostacolo al diritto alla libera circolazione dei lavoratori come pure il loro sfruttamento;

5.  rammenta che la libera circolazione dei lavoratori conferisce a ogni cittadino dell'Unione, indipendentemente dal suo luogo di residenza, il diritto di recarsi liberamente in un altro Stato membro per lavorare e/o risiedervi a fini lavorativi;

6.  accoglie favorevolmente la comunicazione della Commissione (COM(2013)0837) che definisce cinque azioni volte ad aiutare gli Stati membri e le autorità locali ad applicare la normativa e gli strumenti dell'UE sfruttandone tutte le potenzialità; sostiene appieno, in questo contesto, le seguenti azioni, da attuare congiuntamente con gli Stati membri: aiuto agli Stati membri per combattere i matrimoni simulati (manuale); aiuto alle autorità per l'applicazione della normativa dell'UE di coordinamento in materia di sicurezza sociale (guida pratica); aiuto alle autorità per il superamento dei problemi legati all'inclusione sociale (finanziamento); scambio delle migliori pratiche tra le autorità locali; formazione e sostegno alle autorità locali ai fini dell'applicazione della normativa UE in materia di libera circolazione;

7.  invita gli Stati membri a non discriminare i lavoratori mobili dell'UE, associando ingiustamente il diritto alla libera circolazione a fini lavorativi con presunti abusi ai danni dei sistemi di sicurezza sociale; sottolinea che nessuno degli Stati membri che denuncia tale onere ne ha presentato le prove alla Commissione come richiesto;

8.  invita la Commissione a procedere a un controllo sistematico ed accurato del rispetto del diritto fondamentale alla libera circolazione dei lavoratori dell'UE; incoraggia la Commissione a proseguire i suoi sforzi attuali per garantire che gli Stati membri recepiscano e attuino integralmente e correttamente la direttiva 2004/38/CE, facendo pieno uso del suo potere di avviare procedure d'infrazione;

9.  invita gli Stati membri a utilizzare pienamente e in modo trasparente le risorse disponibili a titolo dei fondi europei (quali il Fondo sociale europeo e il Fondo europeo di sviluppo regionale) al fine di promuovere l'integrazione, l'inclusione sociale e la lotta alla povertà, nonché sostenere gli sforzi profusi dalle comunità locali per far fronte all'aumento del numero di cittadini emarginati;

10.  ricorda agli Stati membri la loro responsabilità sociale di correggere gli abusi dei rispettivi sistemi di protezione sociale, indipendentemente dal fatto che siano commessi dai loro stessi cittadini o da cittadini di altri Stati membri; invita gli Stati membri a ottemperare alle disposizioni della direttiva 2004/38/CE e a porre fine alle eventuali violazioni;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 158 del 30.4.2004, pag. 77.
(2) GU L 141 del 27.5.2011, pag. 1.
(3) GU L 166 del 30.4.2004, pag. 1.
(4) GU L 284 del 30.10.2009, pag. 1.
(5) GU C 137 E del 27.5.2010, pag. 6.
(6) GU C 257 E del 6.9.2013, pag. 74.


Cittadinanza dell'UE in vendita
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla cittadinanza dell'UE in vendita (2013/2995(RSP))
P7_TA(2014)0038RC-B7-0015/2014

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 4, 5, 9 e 10 del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 20 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che ogni Stato membro dovrebbe agire in maniera responsabile per preservare i valori e i risultati comuni dell'Unione, e che tali valori e risultati sono inestimabili e non possono avere un prezzo;

B.  considerando che diversi Stati membri hanno introdotto programmi che comportano direttamente o indirettamente la vendita della cittadinanza dell'UE a cittadini di paesi terzi;

C.  considerando che un crescente numero di Stati membri rilascia permessi di soggiorno temporanei o permanenti a cittadini di paesi terzi che effettuano investimenti nello Stato membro interessato;

D.  considerando che in alcuni Stati membri è possibile ottenere la residenza permanente, che dà accesso a tutto lo spazio Schengen; che determinati Stati membri stanno adottando misure che possono portare a una vera e propria vendita della cittadinanza dello Stato membro in questione;

E.  considerando che in alcuni casi tali programmi d'investimento possono avere effetti secondari negativi, come distorsioni dei mercati immobiliari locali;

F.  considerando che il governo di Malta, in particolare, ha di recente adottato misure volte a introdurre un programma di vera e propria vendita della cittadinanza maltese, che comporta automaticamente la vendita della cittadinanza dell'Unione, senza imporre alcun requisito di residenza;

G.  considerando che la vera e propria vendita della cittadinanza dell'UE compromette la fiducia reciproca su cui si fonda l'Unione;

H.  considerando che i cittadini dell'UE, in particolare, hanno il diritto di circolare e di soggiornare liberamente sul territorio dell'Unione, di votare e di candidarsi alle elezioni comunali e alle elezioni al Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato, nonché di beneficiare, nei paesi terzi, dell'assistenza dall'ambasciata o del consolato di un altro Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale Stato, se il loro paese non è rappresentato;

I.  considerando che l'UE si fonda sulla fiducia reciproca tra gli Stati membri, costruita attraverso anni di graduale lavoro e di buona volontà da parte degli Stati membri e dell'Unione nel suo insieme;

J.  considerando che sono state espresse preoccupazioni anche in merito all'uso illecito di tali programmi d'investimento, incluse questioni come il riciclaggio di denaro;

K.  considerando che sussistono preoccupazioni per quanto riguarda possibili discriminazioni, in quanto tali pratiche degli Stati membri permettono di ottenere la cittadinanza dell'UE soltanto ai cittadini più ricchi di paesi terzi, senza che vengano presi in considerazione altri criteri;

L.  considerando che non è chiaro se i cittadini maltesi beneficeranno realmente di questa nuova misura, ad esempio tramite la riscossione delle imposte, dal momento che gli investitori stranieri non saranno tenuti a pagare le tasse; che la cittadinanza non comporta soltanto diritti ma anche responsabilità;

M.  considerando che la cittadinanza dell'UE è una delle principali conquiste dell'Unione e che, in base ai trattati dell'UE, le questioni della residenza e della cittadinanza sono di esclusiva competenza degli Stati membri;

1.  è preoccupato che questa forma di ottenimento della cittadinanza maltese, come pure altri programmi nazionali che possano comportare una vera e propria vendita diretta o indiretta della cittadinanza dell'UE, compromettano il concetto stesso di cittadinanza europea;

2.  invita gli Stati membri a riconoscere e a tenere fede alle proprie responsabilità per quanto concerne la difesa dei valori e degli obiettivi dell'Unione;

3.  invita la Commissione, in qualità di custode dei trattati, a indicare chiaramente se tali programmi rispettino la lettera e lo spirito dei trattati e il codice frontiere Schengen, nonché le norme dell'Unione in materia di non discriminazione;

4.  ribadisce che l'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea sancisce il principio della "leale cooperazione" tra l'Unione e gli Stati membri, che si rispettano e si assistono reciprocamente nell'adempimento dei compiti derivanti dai trattati;

5.  esprime preoccupazione per le implicazioni di alcuni programmi d'investimento e di cittadinanza recentemente adottati da vari Stati membri dell'Unione;

6.  riconosce che le questioni della residenza e della cittadinanza sono di competenza degli Stati membri; invita tuttavia gli Stati membri a essere prudenti nell'esercitare le loro competenze in questo ambito e a tenere conto delle possibili ripercussioni;

7.  osserva che la cittadinanza dell'UE implica un interesse nell'Unione e dipende dai legami di una persona con l'Europa e i suoi Stati membri o dai legami personali con cittadini dell'Unione; sottolinea che la cittadinanza dell'UE non dovrebbe mai diventare un prodotto commerciabile;

8.  sottolinea che i diritti conferiti dalla cittadinanza dell'UE si fondano sulla dignità umana e non dovrebbero essere acquistati o venduti a nessun prezzo;

9.  evidenzia che l'accesso a finanziamenti non dovrebbe costituire il principale criterio per il conferimento della cittadinanza dell'UE a cittadini di paesi terzi; invita gli Stati membri a tenere conto delle preoccupazioni circa i reati connessi alla frode, come il riciclaggio di denaro;

10.  osserva che la competizione in atto per condizioni d'investimento più allettanti o risorse finanziarie può portare a un abbassamento degli standard e dei requisiti legati all'ottenimento di un permesso di soggiorno nello spazio Schengen e della cittadinanza dell'UE;

11.  invita la Commissione a valutare i diversi programmi di cittadinanza alla luce dei valori europei, nonché dello spirito e della lettera della legislazione e della prassi dell'Unione, e a formulare raccomandazioni allo scopo di evitare che tali programmi pregiudichino i valori su cui si basa l'Unione, nonché orientamenti per l'accesso alla cittadinanza dell'UE attraverso programmi nazionali;

12.  invita Malta ad allineare il suo attuale programma di cittadinanza ai valori dell'UE;

13.  invita gli Stati membri che hanno adottato programmi nazionali che permettono la vendita diretta o indiretta della cittadinanza dell'UE a cittadini di paesi terzi ad allinearli ai valori dell'Unione;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Relazione 2013 sui progressi compiuti dalla Serbia
PDF 159kWORD 78k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla relazione 2013 sui progressi compiuti dalla Serbia (2013/2880(RSP))
P7_TA(2014)0039B7-0006/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003, concernenti la prospettiva di adesione dei paesi dei Balcani occidentali all'Unione europea,

–  vista la decisione 2008/213/CE del Consiglio, del 18 febbraio 2008, relativa ai principi, alle priorità e alle condizioni contenuti nel partenariato europeo con la Serbia incluso il Kosovo quale definito dalla Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999 e che abroga la decisione 2006/56/CE(1),

–  visti il parere della Commissione del 12 ottobre 2011 sulla domanda di adesione della Serbia all'Unione europea (SEC(2011)1208) e la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2011 dal titolo "Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2011-2012" (COM(2011)0666),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari generali" dell'11 dicembre 2012 sull'allargamento e sul processo di stabilizzazione e di associazione,

–  visti l'accordo di stabilizzazione e di associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Serbia, dall'altra, entrato in vigore il 1° settembre 2013, e la prima riunione della commissione parlamentare di stabilizzazione e di associazione, incaricata di avviare un dialogo permanente tra il Parlamento europeo e l'Assemblea nazionale della Repubblica di Serbia, che si è tenuta nel novembre 2013,

–  visti la risoluzione n. 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 1999, il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, del 22 luglio 2010, sulla questione della conformità della dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo al diritto internazionale, e la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 9 settembre 2010 che prende atto del contenuto del parere e plaude alla disponibilità dell'UE a favorire il dialogo tra Belgrado e Pristina(2),

–  vista la dichiarazione congiunta della 7ª riunione interparlamentare UE-Serbia del 18 e 19 marzo 2013,

–  visti il trattato che istituisce la Comunità dell'energia, entrato in vigore il 1° luglio 2006, di cui la Serbia è firmataria, e la decisione della Comunità dell'energia D/2012/04/MC/EnC del 18 ottobre 2012 sull'attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle energie rinnovabili e recante modifica dell'articolo 20 del trattato che istituisce la Comunità dell'energia, che stabilisce obiettivi vincolanti,

–  visti l'accordo di riammissione UE-Serbia dell'8 novembre 2007(3) e il regolamento (CE) n. 1244/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo(4),

–  viste la sua risoluzione del 22 ottobre 2013 sulla gestione di bilancio dei fondi preadesione dell'UE nei settori dei sistemi giudiziari e della lotta alla corruzione nei paesi candidati e potenzialmente candidati(5) e le osservazioni sulla Serbia in essa contenute,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno 2013,

–  vista la composizione della squadra serba incaricata dei negoziati per l'adesione,

–  vista la relazione 2013 della Commissione sui progressi compiuti dalla Serbia del 16 ottobre 2013 (SWD(2013)0412),

–  viste le sue precedenti risoluzioni,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il Consiglio europeo del 28 giugno 2013 ha deciso di avviare i negoziati di adesione con la Serbia e di tenere la prima conferenza intergovernativa al più tardi nel gennaio 2014, riconfermando la prospettiva europea della Serbia in linea con gli impegni assunti dall'UE nei confronti dell'intera regione dei Balcani occidentali;

B.  considerando che la Serbia ha adottato importanti misure tese a ristabilire relazioni amichevoli con il Kosovo, che hanno portato al primo accordo sui principi della normalizzazione del 19 aprile 2013, e si è adoperata per soddisfare in maniera sufficientemente adeguata i criteri politici e le condizioni del processo di stabilizzazione e associazione; che i negoziati di adesione costituiscono un solido strumento per monitorare l'attuazione delle riforme;

C.  considerando che il 25 settembre 2013 la Commissione e la Serbia hanno avviato il processo di analisi dell'acquis, iniziando dal capitolo 23 (sistema giudiziario e diritti fondamentali);

D.  considerando che la Serbia, come ogni paese che aspiri a diventare membro dell'UE, deve essere giudicata in base ai suoi meriti nel soddisfare, attuare e rispettare la stessa serie di criteri;

E.  considerando che l'UE ha posto lo Stato di diritto al centro della sua politica di allargamento;

F.  considerando che è necessario garantire appieno l'attuazione del quadro giuridico in materia di protezione delle minoranze, in particolare nei settori dell'istruzione, dell'utilizzo della lingua e dell'accesso ai mezzi di comunicazione e ai servizi religiosi nelle lingue minoritarie;

G.  considerando che la Commissione ha sottolineato la necessità di consolidare la governance economica in tutti i paesi dei Balcani occidentali;

1.  attende con interesse l'avvio formale dei negoziati di adesione con la Serbia che si terranno in occasione della prima conferenza intergovernativa (CIG) UE-Serbia in data 21 gennaio 2014; ritiene che la CIG rappresenti una tappa storica del processo di integrazione europea della Serbia e dimostri l'impegno dell'UE al processo di allargamento; invita le autorità serbe a intensificare le riforme del paese connesse all'UE nelle fasi successive alla conferenza, nell'ottica di soddisfare le aspettative dei cittadini serbi relativamente a un processo di adesione all'UE agevole e di potenziare la ripresa economica rendendo l'adesione all'Unione europea una prospettiva tangibile;

2.  plaude all'impegno dimostrato dal governo serbo verso il processo di integrazione europea e incoraggia la Serbia a proseguire le riforme sistemiche e socioeconomiche che le consentiranno di assumere e onorare efficacemente gli obblighi derivanti dalla futura adesione; sottolinea che l'attuazione delle riforme rimane un indicatore fondamentale di un buon processo di integrazione; esorta pertanto le autorità a intensificare gli sforzi di riforma in ambiti quali il sistema giudiziario, la lotta contro la corruzione, il settore pubblico, il controllo civile dei settori della difesa e della sicurezza, la politica energetica con riferimento, in particolare, al risparmio energetico e alle energie rinnovabili, la libertà dei media, la tutela di tutte le minoranze e dei gruppi vulnerabili, come pure dei loro diritti fondamentali, i mutamenti strutturali che intervengono nell'economia, il dialogo sociale, il miglioramento del contesto imprenditoriale e la gestione sostenibile delle risorse naturali;

3.  valuta positivamente l'entrata in vigore dell'accordo di stabilizzazione e di associazione il 1° settembre 2013 nonché la convocazione del primo Consiglio di stabilizzazione e di associazione, tenutosi il 21 ottobre 2013; sottolinea che l'entrata in vigore dell'accordo di stabilizzazione e di associazione costituisce un passo importante nel processo di integrazione europea della Serbia e fornisce il quadro generale affinché la Serbia e l'UE intensifichino la loro cooperazione sui criteri politici e il ravvicinamento dell'acquis e si preparino alla futura partecipazione della Serbia al mercato unico; incoraggia tutte le parti coinvolte a cooperare con responsabilità;

4.  saluta con favore il primo accordo sui principi della normalizzazione raggiunto nell'ambito del dialogo ad alto livello tra il primo ministro serbo e quello kosovaro il 19 aprile 2013, che ha aperto la strada a ulteriori fasi del processo di integrazione europea della Serbia e del Kosovo; plaude ai provvedimenti adottati sinora da entrambe le parti nell'attuazione dell'accordo e incoraggia le autorità a continuare ad attuare in buona fede e in tempo utile tutti gli accordi raggiunti fino a questo momento; plaude agli accordi in materia di telecomunicazioni ed energia raggiunti con il dialogo l'8 settembre 2013; invita, in particolare, sia la Serbia che il Kosovo a cooperare in modo attivo e costruttivo con EULEX per quanto concerne l'attuazione dell'accordo sull'assistenza giuridica reciproca, per far fronte al crescente numero di richieste relative alla proprietà in Kosovo; invita entrambe le parti a mantenere questo approccio costruttivo in fase di accordo sui dettagli controversi e sensibili che devono ancora essere discussi e concordati; esorta entrambe le parti a continuare ad affrontare la questione delle persone scomparse e accoglie con favore, a tale proposito, i primi risultati conseguiti nel quadro del gruppo di lavoro sulle persone scomparse presieduto dalla Croce Rossa; riconosce gli sforzi compiuti per ridurre il commercio clandestino tra la Serbia e il Kosovo; rileva che saranno necessari sforzi aggiuntivi e costanti da parte dei leader di Serbia e Kosovo per integrare la minoranza serba nella società kosovara e per avvicinare maggiormente la comunità di etnia albanese a quella di etnia serba;

5.  si compiace delle prime elezioni locali su scala nazionale svoltesi in Kosovo il 3 novembre 2013 e, in particolare, della cospicua affluenza alle urne nei comuni a maggioranza serba a sud del fiume Ibar nonché dello svolgimento, nel complesso ordinato, delle elezioni locali in Kosovo, come indicato nelle dichiarazioni preliminari della missione di osservazione elettorale dell'UE, da considerarsi un passo avanti fondamentale verso la costituzione della comunità dei comuni serbi, che è parte del processo di normalizzazione; accoglie con favore l'impegno profuso da Belgrado e Pristina teso a garantire che le elezioni siano pacifiche e conformi alle regole democratiche; condanna fermamente le violenze e le continue intimidazioni che hanno avuto luogo nella zona settentrionale del comune di Mitrovica e nel comune di Zvečan ed esorta le autorità serbe a fare tutto il possibile per facilitare gli sforzi volti ad assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze; rileva, in tale contesto, che i leader serbi si sono impegnati a far sì che i responsabili dell'ondata di violenza rispondano delle loro azioni; osserva che sono necessari ulteriori e attenti sforzi per smantellare la rete di criminalità organizzata e interrompere i suoi legami con le élite politiche locali nonché per ripristinare lo Stato di diritto nel nord del Kosovo; accoglie con favore la posizione assunta dai leader politici serbi che hanno incoraggiato attivamente la comunità di etnia serba in Kosovo a partecipare alle elezioni, ma rileva al contempo che Belgrado non dovrebbe soffocare il pluralismo politico nella comunità serba in Kosovo parteggiando per un determinato partito politico o lista elettorale;

6.  sottolinea la necessità di una maggiore trasparenza nel comunicare i risultati del dialogo Belgrado-Pristina e nel garantire la partecipazione dei parlamenti e della società civile interessati al processo di attuazione; evidenzia, a tale proposito, la necessità che i negoziatori della Serbia e del Kosovo rafforzino la fiducia dell'opinione pubblica e coinvolgano i cittadini, donne e uomini; invita le autorità serbe a Belgrado, Mitrovica e a sud del fiume Ibar a impegnarsi maggiormente per aumentare l'interazione tra le comunità di serbi e albanesi kosovari, in particolare incentivando le scuole e i centri ricreativi a insegnare l'albanese; sottolinea altresì la necessità di incoraggiare fortemente gli albanesi kosovari a interagire di più con le comunità serbe che li circondano e ad apprendere il serbo, essendo questi elementi vitali per l'integrazione della comunità serba nella società kosovara, per il dialogo futuro e per la governance delle due comunità;

7.  deplora le difficoltà affrontate al momento dai cittadini dell'UE nel tentare di recarsi in Serbia dal Kosovo e nel lasciare la Serbia per recarsi, in seguito, in un paese terzo, a causa del mancato riconoscimento delle frontiere esterne del Kosovo da parte della Serbia e della dichiarazione di quest'ultima secondo cui un primo ingresso in Kosovo costituisce un ingresso illegale in Serbia; si rammarica inoltre per la sovrapposizione dei timbri di annullamento della polizia di frontiera serba ai timbri kosovari sui passaporti stranieri; incoraggia la Serbia a riesaminare le politiche in questione, quale solida misura di instaurazione della fiducia, passo necessario verso la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo e mezzo concreto di promozione dell'ulteriore integrazione nell'UE conformemente al principio della libera circolazione;

8.  invita le autorità serbe e quelle dei paesi vicini a continuare a dar prova di buona volontà, a cooperare pienamente con la task force investigativa speciale istituita a seguito della relazione del dicembre 2010 dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nonché a sostenerla, e promuove un'ulteriore velocizzazione delle sue attività;

9.  si compiace dell'approccio costruttivo adottato dal governo serbo nelle relazioni con i paesi vicini, dal momento che ha permesso di ottenere progressi sostanziali sia nella cooperazione regionale che nell'instaurazione di relazioni più strette con l'UE; ribadisce l'estrema importanza della cooperazione regionale in relazione alle questioni energetiche, alla lotta contro la criminalità organizzata e allo sviluppo delle reti di trasporto, nonché della riconciliazione e della soluzione graduale delle questioni bilaterali con i paesi limitrofi, in primo luogo allo scopo di progredire nel superamento del retaggio del recente conflitto e, in secondo luogo, ai fini di un'integrazione di successo della Serbia nell'UE; incoraggia le autorità a collaborare strettamente con i paesi dell'ex Jugoslavia allo scopo di risolvere tutti i problemi ancora in sospeso riguardanti la successione giuridica, nonché a dare piena attuazione, al momento opportuno, a tutti gli accordi bilaterali con i paesi vicini; invita la Serbia a intensificare gli sforzi per risolvere tutte le questioni in sospeso con la Croazia, con particolare riferimento alle questioni delle persone scomparse, della demarcazione dei confini e della persecuzione dei crimini di guerra, consentendo in tal modo di eliminare gli ostacoli al ritiro delle accuse reciproche di genocidio dinanzi alla Corte internazionale di giustizia; invita le autorità di Belgrado a sostenere attivamente e agevolare le modifiche costituzionali in Bosnia-Erzegovina tese ad allineare le leggi elettorali alla sentenza della CEDU nella causa Sejdić-Finci e a rafforzare e rendere più efficienti le istituzioni statali in Bosnia-Erzegovina, affinché il paese possa proseguire nel percorso verso l'adesione all'UE;

10.  prende atto dei recenti progressi nella localizzazione delle fosse comuni e nell'identificazione delle persone scomparse durante le guerre in Croazia e Bosnia-Erzegovina ed esorta le autorità serbe a condurre un'indagine più approfondita in relazione agli archivi e ai funzionari dell'ex esercito popolare jugoslavo;

11.  invita la Serbia a garantire una solida supervisione parlamentare dei negoziati di adesione; ribadisce l'importanza di assicurare sin dalle fasi iniziali la partecipazione del parlamento serbo alla trasposizione nel diritto degli impegni assunti e di coinvolgere la società civile attraverso un meccanismo di consultazione costruttivo durante l'intero processo di adesione, dal momento che deve svolgere l'importante ruolo di osservatore critico dell'attuazione continua delle riforme europee e garantire al contempo il forte radicamento nella società del dialogo e delle buone relazioni di vicinato con i paesi limitrofi; accoglie con favore la cooperazione con la Croazia e il Montenegro attraverso gli impegni assunti nel condividere le buone pratiche apprese dalle esperienze recenti, al fine di aiutare la Serbia a progredire rapidamente e agevolmente nel processo di adesione;

12.  accoglie favorevolmente l'adozione della strategia e del piano d'azione sulla riforma del sistema giudiziario 2013-2018, concepiti sulla base dei principi chiave dell'indipendenza, dell'imparzialità, della competenza, della qualità del sistema giudiziario e della libertà dalle ingerenze politiche; esorta le autorità a intensificare tale riforma in linea con le raccomandazioni della commissione di Venezia, in particolare per quanto concerne il ruolo del parlamento nella nomina dei giudici e l'indipendenza dei pubblici ministeri, e nell'ottica di un processo di analisi del capitolo 23 avviato il 25 settembre 2013; sottolinea l'importanza di consolidare l'indipendenza dell'Alto consiglio giudiziario e del Consiglio dei pubblici ministeri nonché di ridurre il numero di cause in arretrato, quale condizione necessaria per la prosecuzione positiva dell'intero processo di riforma; invita le autorità a fornire tutte le risorse necessarie all'Accademia giudiziaria, che dovrebbe dare un contributo fondamentale nel garantire assunzioni meritocratiche; sottolinea la necessità di una formazione continua dei giudici e dei pubblici ministeri per il trattamento delle cause finanziarie e dei reati economici complessi; esorta le autorità competenti a garantire un processo di nomina dei giudici e dei pubblici ministeri trasparente e meritocratico, nonché un solido registro dei procedimenti disciplinari nei confronti del personale giudiziario; insiste altresì sulla necessità di garantire una giustizia tempestiva, unitamente all'unificazione della giurisprudenza, alla pubblicazione e alla messa a disposizione agevole di tutte le decisioni giudiziarie subito dopo l'adozione nonché all'assegnazione casuale delle cause a tutti i tribunali; esprime preoccupazione riguardo all'incertezza giuridica derivante dal numero di giudici che svolgono i loro compiti a titolo di supplenti; ribadisce che un sistema giudiziario forte e indipendente è fondamentale affinché la Serbia possa soddisfare i criteri di adesione all'UE;

13.  propone di modificare la legge in materia di restituzione per rimuovere tutti gli ostacoli procedurali e giuridici alla restituzione in natura; invita inoltre il governo serbo ad attuare la legge sulla riabilitazione in modo completo e non discriminatorio; osserva che la sua attuazione deve essere conforme ai principi fondamentali del diritto penale, quali il rispetto della presunzione d'innocenza;

14.  accoglie con favore l'approvazione della strategia nazionale anticorruzione e del piano d'azione per il periodo 2013-2018 e sottolinea la necessità di un lavoro continuo ai fini della loro efficace attuazione, nell'ambito della condizionalità dell'UE, senza la quale l'adesione non avrà successo; sottolinea l'importanza di un finanziamento sufficiente ai fini della corretta attuazione della strategia; evidenzia che la volontà politica è fondamentale per creare un solido registro delle indagini e delle condanne nei procedimenti di corruzione ad alto livello, compresi i 24 casi di privatizzazione individuati dal Consiglio anticorruzione; si compiace, in proposito, dei primi risultati raggiunti e delle condanne definitive nel quadro della lotta alla corruzione; sottolinea, al contempo, la necessità di sviluppare la capacità delle istituzioni, di rafforzare lo Stato di diritto e la cooperazione tra i vari servizi, in particolare per quanto concerne gli organi giudiziari e le procure, affinché affrontino i casi complessi di corruzione sistemica e di indagini finanziarie; ritiene opportuno consolidare le competenze giuridiche e le risorse dell'Agenzia anticorruzione; sottolinea che il finanziamento a tutti i partiti politici deve essere trasparente e conforme alle norme dell'UE; invita le autorità ad adottare la legge sugli informatori e a garantirne la tempestiva e agevole attuazione, in quanto parte essenziale della strategia anticorruzione;

15.  osserva che nella regione dilagano la corruzione e la criminalità organizzata, che rappresentano altresì un ostacolo allo sviluppo democratico, sociale ed economico della Serbia; ritiene che una strategia regionale e una cooperazione rafforzata tra tutti i paesi della regione siano essenziali per affrontare tali questioni con maggiore efficacia;

16.  riconosce le donne quali importanti agenti di cambiamento nella società serba; prende atto del miglioramento registrato nella rappresentanza femminile in parlamento a seguito delle elezioni del 2012; incoraggia le autorità serbe a compiere sforzi aggiuntivi per garantire la parità di rappresentanza; sottolinea che le donne subiscono ancora discriminazioni sul mercato del lavoro e in altri settori della società, oltre a non essere ancora pienamente rappresentate nella vita politica del paese, comprese le cariche di governo; evidenzia che l'attuazione efficace della legislazione esistente in materia di non discriminazione e uguaglianza di genere e l'ulteriore rafforzamento della capacità amministrativa restano sfide importanti; esorta le autorità serbe a intensificare gli sforzi allo scopo di affrontare tali questioni;

17.  invita le autorità a garantire la credibilità e la professionalità del programma di protezione dei testimoni e a dotare quest'ultimo di risorse adeguate per consentire alla magistratura di portare avanti con efficacia i procedimenti per i crimini di guerra e i reati di criminalità organizzata; richiama l'attenzione sul fatto che un certo numero di ex agenti di polizia abbia volontariamente rinunciato al programma di protezione dei testimoni a causa delle sue notevoli carenze;

18.  ribadisce con forza le proprie preoccupazioni riguardo alla decisione della Corte costituzionale, che ha abrogato le 22 competenze garantite della Provincia autonoma di Voivodina, lasciando irrisolto un numero preoccupante di questioni che è necessario affrontare; chiede, a tale proposito, il rispetto dei principi dello Stato di diritto e di sussidiarietà; ricorda nuovamente alle parti che, secondo la Costituzione, la legge sul finanziamento della Provincia autonoma avrebbe dovuto essere adottata entro la fine del 2008; incoraggia pertanto il governo a presentarla al parlamento senza ulteriori indugi, dal momento che è indispensabile per il funzionamento della democrazia e lo Stato di diritto in Serbia;

19.  sottolinea l'importanza di un dialogo sociale costruttivo per lo sviluppo economico in Serbia; esorta il governo a promuovere lo sviluppo delle capacità delle organizzazioni veramente indipendenti di sindacati e datori di lavoro, e a creare un quadro e uno spazio politico per il dialogo sociale e i contratti collettivi;

20.  rimarca l'importanza di promuovere e proteggere, a tutti i livelli, i diritti umani, le libertà fondamentali e il principio di non discriminazione in ogni sua forma; valuta positivamente l'adozione della strategia antidiscriminazione e sottolinea che la sua attuazione è fondamentale; apprezza i progressi raggiunti finora, ma esprime ancora preoccupazione per il livello di discriminazione esistente nel paese e chiede il rispetto di tutte le minoranze, per quanto concerne la nazionalità, l'origine etnica, il sesso e l'orientamento sessuale, come pure la difesa dei loro diritti socioeconomici e culturali; rileva che è opportuno porre una particolare enfasi sulle categorie più esposte alla discriminazione e alle pratiche discriminatorie, come i rom, le donne, le persone con disabilità e i bambini; chiede un'attuazione corretta della strategia della Serbia per i rom; chiede una migliore tutela dei diritti delle donne e delle politiche sulla parità di genere e sottolinea che occorre dare piena attuazione alla risoluzione n.1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite così come procedere all'inclusione della prospettiva di genere in tutte le politiche di governo pertinenti; condanna con fermezza la decisione delle autorità di vietare la parata del Gay Pride di Belgrado prevista per settembre 2013 come avvenuto nei due anni precedenti, e chiede che sia fornito sostegno politico a favore dei diritti umani delle persone LGBTI al più elevato livello politico; insiste sulla necessità di garantire il diritto di riunione a tutti i cittadini e a tutte le minoranze, compresa quella LGBTI; invita le autorità serbe a sviluppare un approccio proattivo verso una più efficace integrazione della popolazione LGBTI; esorta il governo a intensificare nel corso dell'anno gli sforzi tesi a contrastare in modo completo i gruppi violenti che hanno cercato di disturbare e attaccare le manifestazioni pacifiche della comunità LGBTI, al fine di impedire che tali gruppi pregiudichino lo Stato di diritto e l'esercizio dei diritti umani in Serbia; invita inoltre le autorità serbe ad affrontare il problema delle conseguenze traumatiche delle violenze degli anni '90, nel quadro di una strategia a lungo termine volta a impedire il riproporsi di atti di vandalismo e di illegalità;

21.  sottolinea il ruolo centrale svolto dalle organizzazioni attive e indipendenti della società civile per il rafforzamento e il consolidamento dei processi politici democratici nel paese; riconosce l'importante lavoro svolto dalle organizzazioni della società civile e dalle associazioni femminili nel promuovere i diritti delle persone LGBT, nel porre fine alla violenza contro le donne, nell'accrescere la partecipazione delle donne in politica, gli sforzi tesi a costruire la pace come pure il ruolo della società civile quale garante; sottolinea l'importanza del dialogo con le organizzazioni della società civile e pone l'accento sul ruolo fondamentale degli attori della società civile nel contribuire al rafforzamento della cooperazione regionale sulle questioni sociali e politiche; si rallegra del miglioramento della cooperazione del governo con le ONG, ma sollecita una loro più ampia consultazione nei processi decisionali, compresa la formulazione delle politiche e delle leggi, e nel controllo dell'operato delle autorità;

22.  chiede un maggiore impegno politico nella riforma dell'amministrazione pubblica e sforzi tesi a creare un sistema meritocratico, in particolare nel garantire il completamento e il pieno allineamento del quadro legislativo alle norme internazionali; deplora che la legge sulla funzione pubblica non si applichi alle autorità locali;

23.  sottolinea che la Serbia ha ratificato le principali convenzioni sui diritti dei lavoratori dell'OIL, nonché la Carta sociale europea riveduta; richiama l'attenzione sul fatto che i diritti lavorativi e sindacali permangono limitati, nonostante le garanzie costituzionali, e invita la Serbia a rafforzarli maggiormente; è preoccupato per la persistente debolezza del dialogo sociale e per il carattere irregolare della consultazione delle parti sociali; chiede l'adozione di ulteriori misure volte a rafforzare il Consiglio economico e sociale al fine di garantire a quest'ultimo la possibilità di partecipare attivamente al potenziamento del dialogo sociale e svolgere un ruolo consultivo più attivo nell'ambito del processo di legiferazione;

24.  evidenzia la necessità di assicurare la libertà dei media e accoglie con favore, a questo proposito, la depenalizzazione della diffamazione; sottolinea l'esigenza di mantenere attivo un solido e indipendente servizio pubblico di radiodiffusione e di assicurarne il finanziamento stabile e sostenibile, oltre a garantire la trasparenza completa nella proprietà dei media; incoraggia la rapida attuazione della strategia sui media e della relativa proposta legislativa, compresa l'offerta tempestiva di un accesso diffuso a Internet; è profondamente preoccupato per le continue minacce contro i giornalisti e invita nuovamente le autorità a concludere le indagini pendenti sui giornalisti assassinati; ritiene opportuno compiere ulteriori sforzi per fornire ai giornalisti un ambiente sicuro in cui lavorare efficacemente e senza autocensura; richiama l'attenzione soprattutto sul pericolo di abuso dei fondi pubblici a fini pubblicitari per esercitare influenza politica sui mezzi di comunicazione;

25.  invita il governo serbo a collaborare sempre di più con le istituzioni europee al fine di garantire un migliore accesso ai fondi europei messi a disposizione delle organizzazioni della società civile, nell'ottica di sostenere le loro attività in quanto attori fondamentali nel processo di integrazione europea della Serbia;

26.  sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi nella lotta contro la tratta di esseri umani e incoraggia la formalizzazione dei ruoli e delle responsabilità dei funzionari e dei prestatori di servizi per quanto concerne l'identificazione delle vittime e il loro indirizzamento ai servizi adeguati;

27.  invita nuovamente le autorità a continuare ad adoperarsi per eliminare il retaggio degli ex servizi segreti comunisti, quale passo verso la democratizzazione della Serbia; invita la Serbia a intensificare il processo di successione e di applicazione degli obblighi relativi alla ripartizione della proprietà, nonché l'attuazione dell'accordo sulla ripartizione dell'archivio comune dell'ex Jugoslavia; ribadisce, a tale proposito, che un accesso completo a tutti i materiali d'archivio, in particolare a quelli dei servizi segreti dell'ex Jugoslavia (UDBA), è di importanza vitale; chiede ancora una volta alle autorità di facilitare l'accesso agli archivi riguardanti le ex repubbliche jugoslave e di restituirli ai rispettivi governi, qualora lo richiedano;

28.  invita il governo serbo a consentire indagini sui vecchi regimi dittatoriali, a riabilitare sia a livello politico che giudiziario nonché a risarcire le vittime e le relative famiglie che un tempo hanno sofferto a causa di detti regimi, nel tentativo di consolidare la coesione sociale e di garantire una pace e una giustizia durature nell'ambito del processo di integrazione europea della Serbia;

29.  chiede che si dia effettiva attuazione alla legislazione così come agli accordi bilaterali e multilaterali relativi alle minoranze nazionali ed etniche(6) in modo equo, non discriminatorio e proporzionale in tutto il paese; invita le autorità a promuovere un clima di tolleranza e trattamento equo, privo di discriminazioni a danno delle minoranze nazionali ed etniche, in particolare l'accesso all'istruzione nella relativa lingua madre e l'utilizzo delle lingue nelle amministrazioni pubbliche locali e regionali; chiede, inoltre, miglioramenti che permettano di eliminare la discriminazione dalle leggi e dalle pratiche esistenti relativamente alla restituzione della proprietà ai membri di minoranze nazionali ed etniche; sottolinea l'importanza dei Consigli nazionali per le minoranze, il loro ruolo nell'integrazione delle suddette minoranze, ad esempio nell'applicazione dei diritti individuali e collettivi delle minoranze nazionali, e invita le autorità a fornire risorse finanziarie continue e adeguate per l'attività di detti consigli; invita le autorità ad assicurare ai Consigli nazionali per le minoranze lo svolgimento agevole del processo elettorale nelle elezioni del 2014, conformemente alle raccomandazioni degli organismi indipendenti; esprime preoccupazione circa la possibile interruzione dei programmi radiotelevisivi nelle lingue minoritarie a causa dell'annunciata privatizzazione dei media;

30.  sottolinea che occorre affrontare con maggiore risolutezza la situazione delle donne e degli uomini rom, che continuano a trovarsi in condizioni di vita difficili, sono vittime di sfratti forzati e di discriminazione nel mercato del lavoro; invita le autorità serbe a fornire l'accesso a un alloggio e ai servizi di assistenza sanitaria; sottolinea la necessità di armonizzare appieno la legislazione antidiscriminazione con le politiche dell'UE e di adottare un approccio olistico all'inclusione dei rom; rileva inoltre la necessità di un controllo efficace delle misure di inclusione al fine di ridurre il divario tra la legislazione e la relativa attuazione;

31.  prende atto del lavoro di modifica del codice penale; osserva tuttavia il persistere dell'incertezza del diritto nel settore privato nonostante l'approvazione delle modifiche; ribadisce le proprie preoccupazioni riguardo alle disposizioni del nuovo articolo 234 sull'abuso di posizioni di responsabilità, che continua a lasciare spazio a un'interpretazione arbitraria, e chiede che i procedimenti giudiziari iniqui avviati nel settore privato a norma dell'articolo 359 siano immediatamente interrotti, al fine di ripristinare lo Stato di diritto nel paese e garantire una certezza del diritto per il mondo imprenditoriale in Serbia;

32.  insiste sul fatto che le istituzioni statali debbano agire in modo trasparente e responsabile; loda il lavoro degli organismi di regolamentazione indipendenti, quali il difensore civico, il commissario per le informazioni di importanza pubblica e altri, e riconosce il loro contributo per il miglioramento del quadro e della responsabilità giuridici delle istituzioni statali; esorta le autorità a dare un seguito sistematico alle loro raccomandazioni e conclusioni;

33.  sottolinea i vantaggi del processo di decentralizzazione e incoraggia il rafforzamento delle competenze delle autorità locali; deplora la persistente inattività del Consiglio nazionale per il decentramento; continua ad essere preoccupato soprattutto per l'incertezza giuridica dello status di Voivodina e per il ritardo nell'adozione della legge sulle risorse proprie di tale provincia;

34.  accoglie con favore i passi compiuti dalle autorità per migliorare la situazione socioeconomica nella valle di Preševo e nel Sangiaccato, ma evidenzia la necessità di compiere sforzi aggiuntivi, dal momento che tali regioni continuano a essere considerevolmente sottosviluppate e ad avere un elevato tasso di disoccupazione; richiama l'attenzione sul fatto che le minoranze etniche albanese e bosniaca continuano a essere sottorappresentate nell'amministrazione locale; chiede al Consiglio e alla Commissione di sostenere fermamente tali strategie di sviluppo;

35.  ribadisce il proprio sostegno nei confronti dell'iniziativa REKOM e incoraggia fortemente i paesi dell'ex Jugoslavia a istituire una commissione intergovernativa con il compito di accertare gli eventi riguardanti le vittime e le persone scomparse delle guerre del 1991-2001;

36.  accoglie con favore la collaborazione tra la Serbia e il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia, che ha permesso di assicurare al Tribunale dell'Aia tutti gli indagati per crimini di guerra e di sottoporli a un processo, il che rappresenta un importante passo avanti verso l'integrazione europea; incoraggia il proseguimento della collaborazione con il Tribunale e con le altre repubbliche dell'ex Jugoslavia in modo da rendere giustizia alle vittime e alle loro famiglie;

37.  invita il governo a seguire le raccomandazioni contenute nella relazione finale dell'OSCE/ODIHR sulle elezioni locali, parlamentari e presidenziali anticipate del maggio 2012, in particolare per quanto concerne la risoluzione delle controversie elettorali, la trasparenza nella registrazione degli elettori e il finanziamento della politica, oltre a consolidare e armonizzare il quadro giuridico per le elezioni in Serbia, dal momento che, in base alle norme internazionali, occorre modificare la legge elettorale molto in anticipo rispetto a un eventuale appuntamento elettorale;

38.  ribadisce il forte appoggio alla liberalizzazione dei visti per i paesi dei Balcani occidentali, quale pilastro importante per il processo di integrazione europea dell'intera regione, ma esprime al contempo forte preoccupazione circa il numero crescente di falsi richiedenti asilo; invita gli Stati membri, a tale proposito, a non abusare del meccanismo di sospensione dei visti adottato nel settembre 2013 ma ad affrontare piuttosto tale problema adattando i relativi quadri normativi, nonché a designare la Serbia quale "paese d'origine sicuro", essendo ciò una misura fondamentale nel quadro degli sforzi volti a contenere il numero di falsi richiedenti asilo; chiede, al contempo, che si adottino misure a livello nazionale, in particolare di carattere socioeconomico per i gruppi più vulnerabili, così come misure attive e severe contro le reti di criminalità organizzata coinvolte nella tratta;

39.  incoraggia le autorità serbe a rafforzare l'esazione delle imposte e ad adottare una politica fiscale responsabile; sottolinea la necessità che riforme economiche strutturali di ampio respiro sostengano il consolidamento fiscale e, pertanto, incoraggia il governo a intraprendere le riforme economiche strutturali attese da tempo, come ad esempio relativamente alla legge sulla pianificazione e l'edilizia, in modo da migliorare le condizioni per gli investimenti e gli affari, sostenere ulteriormente la proliferazione di piccole e medie imprese, combattere l'elevato livello di disoccupazione e di povertà, in particolare nelle regioni la cui popolazione è costituita prevalentemente da minoranze nazionali, e realizzare una riforma previdenziale al fine di introdurre un sistema pensionistico sostenibile; insiste sull'urgente necessità di abolire gli ostacoli amministrativi che si frappongono all'attività imprenditoriale e segnala l'importanza di ristrutturare in tempi rapidi le società pubbliche al fine di ridurre le perdite e la presenza dello Stato nell'economia; invita pertanto le autorità serbe a promuovere un'economia di mercato pienamente funzionante, a creare una solida base imponibile e a elaborare una strategia di lotta alla povertà quali elementi chiave per rendere fattibile l'adesione della Serbia all'UE; esorta le autorità serbe a consultare la società civile e il mondo imprenditoriale e a coinvolgerli in gruppi di lavoro sull'elaborazione di nuove normative; esorta le autorità serbe a ripristinare la fiducia delle imprese attraverso riforme normative e giuridiche; osserva inoltre che l'introduzione e l'attuazione efficaci di riforme economiche strutturali contribuiranno ad attenuare l'elevato livello di migrazione;

40.  si compiace del lavoro svolto sinora dall'agenzia per la restituzione; raccomanda la restituzione in natura ogniqualvolta sia ritenuta possibile; accoglie con favore la decisione del ministero dell'Economia di redigere un elenco completo di proprietà pubbliche e statali e di porre così fine all'acquisizione illecita da parte degli interessi privati; sottolinea che un elenco dettagliato delle proprietà pubbliche e statali continua a essere essenziale per il successo nella lotta alla corruzione sistemica, dal momento che esistono grandi divergenze tra le proprietà pubbliche e statali effettive e quelle ufficialmente registrate;

41.  invita le autorità a fare il possibile per ridurre al minimo gli effetti negativi delle politiche economiche quali la povertà, la disoccupazione, l'esclusione sociale, ma anche ad affrontare e contrastare alla radice le loro cause e a promuovere lo sviluppo;

42.  deplora la mancanza di progressi e i continui ritardi nell'attuazione pratica del quadro per le energie rinnovabili; osserva che, per quanto concerne l'utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, la Serbia è in posizione più arretrata rispetto ad altri paesi candidati, e teme che gli obiettivi della Serbia sulle energie rinnovabili per il 2020 non saranno raggiunti; sottolinea la necessità di trasparenza nei processi di consultazione governativa e deplora il fatto che le autorità serbe non abbiano preso in considerazione i pareri delle istituzioni finanziarie internazionali nell'adozione dell'accordo per l'acquisto di energia elettrica (AAEE);

43.  deplora il numero estremamente ridotto di progressi raggiunti nei settori dell'ambiente e del cambiamento climatico, e chiede alle autorità serbe di adottare quanto prima una strategia climatica di ampio respiro in linea con gli obiettivi dell'UE;

44.  sottolinea che nei prossimi anni la Serbia così come gli altri paesi della regione dovranno dare attuazione alle norme ambientali dell'UE e adottare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, dal momento che hanno già adottato gli obiettivi sulle energie rinnovabili per il 2020; rileva che nella strategia energetica della Comunità dell'energia, adottata nel 2012, la Serbia menziona piani per l'aumento della produzione di energia elettrica a partire dal carbone all'interno di grandi impianti di combustione, e osserva che ciò è in contraddizione con la riduzione pianificata delle emissioni di gas a effetto serra; invita, a tale proposito, le autorità serbe ad adottare una politica energetica conforme agli obiettivi dell'Unione e, in particolare, a trarre vantaggio dalla recente decisione della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) di finanziare un progetto da 75 milioni di EUR con l'obiettivo di fornire linee di credito alle banche locali dei paesi dei Balcani occidentali per prestiti successivi a mutuatari privati e municipali ai fini degli investimenti nell'efficienza energetica e nelle energie rinnovabili;

45.  esorta le autorità serbe a migliorare le politiche di tutela dei consumatori per quanto concerne, in particolare, i principi di sicurezza generale degli alimenti e l'istituzione di un laboratorio nazionale di riferimento; deplora il fatto che la legge sugli organismi geneticamente modificati non sia ancora stata allineata alla legislazione dell'UE;

46.  sostiene la campagna delle autorità municipali di Belgrado relativa a "Belgrado capitale europea della cultura 2020" e incoraggia progetti affini per avvicinare culturalmente Belgrado e la Serbia all'UE, in particolare per quanto attiene alla coesistenza interetnica, alla comprensione multiculturale e al dialogo interreligioso;

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché al governo e al parlamento della Serbia.

(1) GU L 80 del 19.3.2008, pag. 46.
(2) A/RES/64/298.
(3) GU L 334 del 19.12.2007, pag. 46.
(4) GU L 336 del 18.12.2009, pag. 1.
(5) Testi approvati, P7_TA(2013)0434.
(6) La Serbia riconosce le seguenti minoranze nazionali ed etniche: albanesi, bosniaci, bulgari, bunjevci, croati, cechi, tedeschi, gorani, ungheresi, macedoni, rom, rumeni, rusini, slovacchi, ucraini, valacchi e altri.


Processo di integrazione europea del Kosovo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sul processo di integrazione europea del Kosovo (2013/2881(RSP))
P7_TA(2014)0040B7-0004/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Salonicco, del 19 e 20 giugno 2003, concernenti la prospettiva di adesione dei Balcani occidentali all'Unione europea,

–  visti il primo accordo sui principi che disciplinano la normalizzazione delle relazioni, raggiunto il 19 aprile 2013 dai primi ministri Ivica Dacic e Hasim Thaci, e il piano d'azione per la sua attuazione, del 22 maggio 2013, frutto di dieci cicli di dialogo ad alto livello tra Belgrado e Pristina,

–  vista la relazione congiunta del vicepresidente/alto rappresentante e della Commissione europea, del 22 aprile 2013, al Parlamento europeo e al Consiglio sui progressi compiuti dal Kosovo nell'affrontare le questioni evidenziate nelle conclusioni del Consiglio del dicembre 2012 in vista di un'eventuale decisione relativa all'avvio di negoziati sull'accordo di stabilizzazione e di associazione,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno 2013 relative all'adozione della decisione che autorizza l'avvio di negoziati su un accordo di stabilizzazione e di associazione tra l'Unione europea e il Kosovo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2012 su uno studio di fattibilità relativo a un accordo di stabilizzazione e di associazione tra l'Unione europea e il Kosovo (COM(2012)0602),

–  vista la decisione del Consiglio, del 22 ottobre 2012, che autorizza la Commissione ad avviare negoziati su un accordo quadro con il Kosovo relativo alla partecipazione ai programmi dell'Unione,

–  viste le relazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite sulle attività condotte attualmente dalla missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione temporanea del Kosovo e sui relativi sviluppi, compresa la relazione resa pubblica il 29 agosto 2013 che riguarda il periodo compreso tra il 23 aprile e il 15 luglio, e l’ultima relazione pubblicata il 28 ottobre 2013,

–  vista l'azione comune 2008/124/PESC del Consiglio, del 4 febbraio 2008, relativa alla missione dell'Unione europea sullo Stato di diritto in Kosovo (EULEX Kosovo), come modificata dall'azione comune 2009/445/PESC del Consiglio, del 9 giugno 2009, dalla decisione 2010/322/PESC del Consiglio, dell'8 giugno 2010, e dalla decisione 2012/291/PESC del Consiglio, del 5 giugno 2012,

–  viste le conclusioni delle riunioni del Consiglio Affari generali del 7 dicembre 2009, del 14 dicembre 2010 e del 5 dicembre 2011, nelle quali si sottolinea e ribadisce rispettivamente che anche il Kosovo, fatta salva la posizione degli Stati membri relativa al suo status, dovrebbe beneficiare della prospettiva di una possibile liberalizzazione del regime dei visti quando saranno soddisfatte tutte le condizioni; visti l'avvio di un dialogo sul regime dei visti nel gennaio 2012, la presentazione di una tabella di marcia per la liberalizzazione del regime dei visti nel giugno 2012 e la prima relazione della Commissione, dell'8 febbraio 2013, sui progressi del Kosovo nella realizzazione delle condizioni previste dalla tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti (COM(2013)0066),

–  visto il dialogo strutturato sullo Stato di diritto avviato il 30 maggio 2012,

–  visto il Consiglio nazionale kosovaro per l'integrazione europea, inaugurato nel marzo 2012, che è accorpato al gabinetto del Presidente e svolge una funzione di coordinamento ad alto livello per costruire un consenso sull'agenda europea attraverso un approccio inclusivo e multipartitico,

–  visti la risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia, del 22 luglio 2010, sulla questione della conformità della dichiarazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo al diritto internazionale e la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 9 settembre 2010(1) che prende atto del contenuto del parere di detta Corte e plaude alla disponibilità dell'UE a favorire il dialogo tra Belgrado e Pristina,

–  viste le dichiarazioni congiunte delle riunioni interparlamentari Parlamento europeo-Kosovo del 28 e 29 maggio 2008, del 6 e 7 aprile 2009, del 22 e 23 giugno 2010, del 20 maggio 2011, del 14 e 15 marzo 2012 e del 30 e 31 ottobre 2013,

–  vista la comunicazione della Commissione del 16 ottobre 2013 sulla strategia di allargamento e le sfide principali per il periodo 2013-2014 (COM(2013)0700),

–  viste la sua risoluzione del 22 ottobre 2013 sulla gestione di bilancio dei fondi preadesione dell'UE nei settori dei sistemi giudiziari e della lotta alla corruzione nei paesi candidati e potenzialmente candidati(2) e le osservazioni sul Kosovo ivi contenute,

–  viste le sue precedenti risoluzioni,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'accordo raggiunto dai primi ministri Thaci e Dacic nell'aprile 2013 segna una tappa importante e rafforza la responsabilità di entrambe le parti di attuare detto accordo in buona fede, proseguire nella normalizzazione delle relazioni e portare avanti le riforme necessarie sul percorso dell'integrazione europea;

B.  considerando che 104 dei 193 paesi membri delle Nazioni Unite, tra cui 23 dei 28 Stati membri dell'Unione, riconoscono l'indipendenza del Kosovo;

C.  considerando che tutti gli Stati membri dell'UE sostengono la prospettiva europea del Kosovo, conformemente agli impegni assunti dall'Unione nei confronti dei Balcani occidentali e fatta salva la posizione degli Stati membri relativa allo status del Kosovo;

D.  considerando che le autorità e la popolazione della Repubblica del Kosovo hanno realizzato importanti riforme politiche, amministrative ed economiche; che resta ancora molto da fare per rafforzare lo Stato di diritto, pietra angolare dello sviluppo a lungo termine, della democrazia e dell'economia sociale di mercato;

E.  considerando che il Kosovo ha aumentato la sua capacità per rispondere alle priorità del processo di integrazione europea dando seguito alle priorità a breve termine identificate dallo studio di fattibilità e preparandosi per i negoziati sull'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA);

F.  considerando che, nel contesto del dialogo sulla liberalizzazione del regime dei visti, il Kosovo ha modificato e adottato importanti atti legislativi, incluse leggi in materia di asilo, finanziamento ai partiti e tratta di esseri umani;

G.  considerando che occorre profondere ulteriori sforzi per far fronte alle sfide del programma di riforma europeo in vista dell'accordo di stabilizzazione e di associazione, in particolare in settori prioritari come lo Stato di diritto, la magistratura, la pubblica amministrazione, la riforma elettorale e i diritti umani e fondamentali;

1.  si compiace della conclusione del primo accordo sui principi di normalizzazione tra i due primi ministri in data 19 aprile 2013 nonché dell'accordo sul piano di attuazione dello stesso, e sottolinea l'importanza di una piena attuazione in buona fede e in tempo utile di detto accordo; accoglie inoltre con favore l'assegnazione di fondi supplementari dell'UE nell'ambito dello strumento di assistenza preadesione a sostegno dell'attuazione dell'accordo;

2.  si congratula con il vicepresidente/alto rappresentante per il lavoro svolto al fine di agevolare il dialogo tra Belgrado e Pristina;

3.  accoglie con favore l'avvio, in data 28 ottobre 2013, dei negoziati tra l'UE e il Kosovo sull'accordo di stabilizzazione e associazione; deplora tuttavia il fatto che, a causa della divisione interna in seno al Consiglio, il mandato negoziale differisca da quelli dei precedenti ASA; sottolinea che l'accordo di stabilizzazione e associazione in questione creerà forti incentivi di riforma e nuove opportunità che rafforzeranno le relazioni di vicinato del Kosovo e garantiranno una più ampia stabilizzazione della regione;

4.  pone in evidenza che le elezioni locali tenutesi il 3 novembre 2013 hanno rappresentato una prova decisiva nel processo di normalizzazione delle relazioni tra Belgrado e Pristina;

5.  plaude alle prime elezioni locali che si sono svolte in Kosovo, su scala nazionale, ai sensi del diritto kosovaro il 3 novembre, il 17 novembre e il 1° dicembre 2013, in quanto esse rappresentano un enorme passo avanti per la democrazia in Kosovo e per la fiducia dei cittadini nei processi democratici alla base del processo di normalizzazione; si rallegra del fatto che le elezioni si siano svolte in maniera complessivamente ordinata, come indicato nelle dichiarazioni preliminari della missione di osservazione elettorale dell'UE; si compiace dell'elezione della prima donna sindaco in Kosovo; ribadisce ancora una volta la necessità di incoraggiare le candidate donne a presentarsi alle elezioni future; accoglie con favore le misure adottate dalle autorità kosovare per rafforzare la fiducia nelle istituzioni del paese, come ad esempio l'introduzione di un solido meccanismo di sostegno che offre ai cittadini la possibilità di denunciare le intimidazioni e le irregolarità riscontrate durante la giornata elettorale; si compiace della cospicua affluenza alle urne nei comuni a maggioranza serba a sud del fiume Ibar quale passo avanti fondamentale verso la formazione dell'associazione dei comuni serbi; sottolinea, a tal proposito, che il fallito insediamento di un nuovo sindaco a Mitrovica Nord e la conseguente indizione di nuove elezioni in tale comune non deve ostacolare la continuazione del processo e la piena attuazione dell'accordo del 19 aprile 2013; condanna con vigore l'omicidio di Dimitrije Janicijevic, consigliere comunale di Mitrovica Nord, e chiede alle autorità competenti di iniziare senza indugio le indagini e assicurare alla giustizia i responsabili.

6.  condanna fermamente la violenza e le persistenti intimidazioni verificatesi nei comuni settentrionali di Mitrovica e Zvečan; sottolinea che tali incidenti compromettono la stabilità e la sicurezza nell'intera regione ed esorta le autorità competenti ad adoperarsi al massimo per agevolare gli sforzi volti ad assicurare gli autori di violenze alla giustizia; osserva che sono necessari ulteriori e attenti sforzi per smantellare la rete di criminalità organizzata, interrompere i suoi legami con le élite politiche locali e ripristinare lo Stato di diritto nel nord del Kosovo; accoglie con favore la posizione dei leader politici serbi che hanno attivamente incoraggiato le persone di etnia serba in Kosovo a partecipare alle elezioni; deplora, tuttavia, il fatto che i leader di Belgrado non abbiano visitato il Kosovo settentrionale prima del 3 novembre 2013;

7.  esorta le autorità del Kosovo ad adottare quanto prima, e in consultazione con la Commissione di Venezia, una nuova legge elettorale al fine di rendere più trasparenti le procedure elettorali, semplificare il voto, ristabilire la fiducia dei cittadini kosovari nel processo democratico e garantire la partecipazione della società civile al processo di riforma elettorale;

8.  osserva altresì che saranno necessari ulteriori e costanti sforzi per avvicinare le comunità di etnia albanese e serba;

9.  accoglie con favore gli accordi in materia di telecomunicazioni ed energia e pone in evidenza l'importanza di attribuire quanto prima al Kosovo un prefisso telefonico internazionale proprio, che contribuirà a forgiare l'identità kosovara e la sua visibilità internazionale;

10.  sottolinea la necessità di comunicare le conclusioni del dialogo tra Belgrado e Pristina con la massima trasparenza e di assicurare la partecipazione dei parlamenti e delle società civili al processo di attuazione; si compiace del fatto che entrambe le parti abbiano nominato funzionari di collegamento e invita a fornire a questi ultimi un sostegno continuo;

11.  sottolinea l'importanza di liberalizzare il regime dei visti per i cittadini del Kosovo e incoraggia le autorità kosovare a intensificare gli sforzi per soddisfare le priorità definite nel piano di azione in materia; esorta la Commissione e gli Stati membri a mostrarsi più recettivi verso gli sforzi profusi dal governo del Kosovo e, in tale contesto, invita la Commissione ad accelerare gli interventi tecnici relativi al processo di liberalizzazione dei visti;

12.  invita il Consiglio ad adottare quanto prima le decisioni necessarie per consentire al Kosovo di partecipare ai programmi dell'Unione europea;

13.  incoraggia i cinque Stati membri che non l'hanno ancora fatto a procedere al riconoscimento del Kosovo; invita tutti gli Stati membri dell'UE ad adoperarsi al massimo per agevolare i contatti economici e interpersonali, nonché le relazioni sociali e politiche tra i loro cittadini e i cittadini del Kosovo; segnala la necessità di adottare misure attive che garantiscano la piena attuazione dello strumento di preadesione (IPA) e di rafforzare la cooperazione tra EULEX, Europol e Interpol, ivi compresi, in attesa di un pieno riconoscimento del Kosovo, provvedimenti concreti per l'inclusione del paese nei lavori delle due agenzie; invita la Commissione ad adoperarsi per la conclusione di accordi che consentano la cooperazione del Kosovo con le agenzie dell'UE;

14.  si compiace dell'istituzione di una squadra di comando regionale della polizia del Kosovo nel nord del paese, nel quadro del processo di creazione di una polizia unificata del Kosovo;

15.  sottolinea l'importanza del lavoro svolto da EULEX a favore del consolidamento dello Stato di diritto nelle istituzioni kosovare, tuttavia osserva la diffusa insoddisfazione,tra i serbi e gli albanesi del Kosovo circa i risultati di EULEX; invita pertanto EULEX ad accrescere l'efficienza, la trasparenza e la responsabilità delle proprie attività, a informare periodicamente il Parlamento europeo e il parlamento del Kosovo circa le sue attività e decisioni e, in particolare, a presentare risultati più concreti e di qualità alle autorità kosovare e serbe e alla popolazione in generale; richiama l'attenzione sull'esistenza di ambiti in cui occorre prevedere miglioramenti, tra cui una definizione più precisa degli obiettivi di potenziamento delle capacità e del loro collegamento con specifici parametri di riferimento; sottolinea la necessità di un migliore coordinamento degli obiettivi esterni e interni, nonché di un migliore coordinamento tra le istituzioni dell'UE e tra queste ultime e le autorità kosovare e la comunità internazionale; esorta in questo senso EULEX, ove possibile, a dare priorità ai suoi obiettivi, a ottimizzare l'uso delle sue risorse e del personale e ad accelerare l'attuazione del documento operativo del Consiglio sull'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nell'ambito della politica europea di sicurezza e di difesa (PESD) del novembre 2005;

16.  invita le autorità kosovare a continuare a rispettare il mandato di EULEX e a sostenere l'esercizio dei suoi poteri esecutivi; prende atto dell'interesse del governo del Kosovo ad assumere le funzioni di EULEX; insiste affinché EULEX continui a essere presente per sostenere l'applicazione dell'accordo del 19 aprile 2013 nel settore dello Stato di diritto; sottolinea che la sicurezza pubblica costituisce un elemento essenziale per poter attuare con successo gli accordi; evidenzia l'urgente necessità di adottare provvedimenti per far fronte a tale situazione; sottolinea che EULEX sta attualmente svolgendo indagini su oltre 250 casi, inclusi casi di criminalità organizzata, corruzione, crimini di guerra e altre gravi accuse che coinvolgono, tra gli altri, decine di funzionari di partiti politici; pone in evidenza che eventuali trasferimenti di responsabilità devono essere graduali, basati sugli effettivi progressi compiuti sul territorio e coinvolgere la società civile e le istituzioni democratiche della Repubblica del Kosovo; invita pertanto il governo del Kosovo ad accettare l'estensione del mandato di EULEX Kosovo oltre il giugno 2014;

17.  invita, in particolare, il Kosovo e la Serbia a cooperare in maniera attiva e costruttiva con EULEX relativamente all'attuazione dell'accordo sulla mutua assistenza giudiziaria al fine di gestire il crescente numero di richieste concernenti le proprietà in Kosovo;

18.  condanna fermamente l'attacco che ha causato la morte di un funzionario della missione EULEX il 19 settembre 2013 nei pressi dei comuni di Zveçan/Zvečan, e chiede indagini tempestive al riguardo; esorta tutte le parti a evitare qualsiasi intervento che possa innescare tensioni;

19.  sottolinea ancora una volta che occorre conferire la responsabilità e la titolarità del processo di riconciliazione a livello locale e, al contempo, condanna la retorica nazionalistica di entrambe le parti; ritiene che le autorità del Kosovo debbano adottare ulteriori misure decisive per rafforzare la fiducia tra serbi e albanesi del Kosovo, in particolare nel nord del paese, e per avvicinarsi alla minoranza serba e alle altre minoranze, in modo tale da garantire un'ampia integrazione all'interno della società; sollecita inoltre la piena applicazione del principio costituzionale che accorda ai serbi del Kosovo il diritto di accedere a tutti i servizi ufficiali nella loro lingua; sottolinea altresì l'importanza di un'istruzione interamente bilingue; incoraggia tutti i serbi del Kosovo e i loro rappresentanti politici ad avvalersi di tutte le possibilità offerte loro dalla Costituzione kosovara per svolgere un ruolo costruttivo nella politica e nella società e di conseguenza a condividere, tramite la partecipazione attiva nelle istituzioni kosovare insieme agli albanesi del Kosovo, la responsabilità per lo sviluppo sociale e il potenziamento delle istituzioni, nonché a prestare particolare attenzione alla partecipazione delle donne a tale processo; si compiace dei progressi compiuti nell'organizzazione delle amministrazioni comunali;

20.  plaude alle iniziative dell'UE volte a promuovere il dialogo e la riconciliazione tra le comunità; esorta tutti gli attori a continuare a riservare un'attenzione particolare agli aspetti tecnici dell'integrazione dell'UE e ai gesti simbolici di riconciliazione;

21.  sottolinea che l'attuazione della legislazione in materia di protezione delle minoranze e dei diritti culturali rimane una sfida importante in Kosovo; sottolinea la necessità di attuare la legislazione sul patrimonio culturale e la Chiesa ortodossa serba, nonché la strategia e il piano d'azione per le comunità rom, ashkali ed egiziana, la cui situazione sul territorio rimane un importante motivo di preoccupazione; continua a nutrire preoccupazione per la situazione delle comunità rom, ashkali ed egiziana, vista soprattutto la condizione dei bambini che continuano a essere vulnerabili ed emarginati, pur accogliendo con favore alcuni progressi compiuti nel miglioramento del sostentamento di dette comunità; sottolinea la necessità di affrontare la situazione dei rom quale questione fondamentale in materia di diritti umani; invita le autorità e la Commissione a prestare adeguata attenzione al miglioramento delle condizioni di vita di tali comunità, anche al loro accesso all'istruzione; sottolinea la posizione delle minoranze croata, bosniaca, ashkali, turca, gorana e balcano-egiziana per quanto riguarda l'importanza dell'istruzione multilingue, allo scopo di assicurare che tali minoranze etniche non si sentano isolate da punto di vista politico;

22.  accoglie favorevolmente il finanziamento aggiuntivo da parte della Commissione nell'ambito dello strumento di assistenza preadesione dell'UE per sostenere i comuni a maggioranza serba in tutto il Kosovo;

23.  invita le autorità del Kosovo a migliorare l'efficacia, la trasparenza, la responsabilità e l'imparzialità del sistema giudiziario e a rispettarne l'indipendenza, onde assicurare che le persone e la comunità imprenditoriale si fidino della magistratura, e a contrastare in maniera efficace tutte le forme di violenza contro le donne; esorta le autorità a rafforzare proattivamente lo Stato di diritto, in particolare riducendo l'interferenza politica nella magistratura, garantendo che le sanzioni disciplinari nei confronti di giudici e procuratori sfocino in azioni concrete, adoperandosi per l'indipendenza e l'efficienza del consiglio delle procure e del procuratore dello Stato e procedendo all'attuazione del nuovo codice penale e del nuovo codice di procedura penale;

24.  invita le autorità ad intensificare il loro impegno a favore di un'autentica riforma giudiziaria, a creare capacità prestando attenzione alle assunzioni basate sul merito del personale giudiziario necessario per superare l'arretrato esistente in quest'ambito, nonché a garantire un ambiente sicuro e senza ingerenze politiche per giudici e procuratori;

25.  esprime particolare preoccupazione per la mancanza di progressi tangibili nella lotta alla corruzione in Kosovo; ritiene che la corruzione rimanga una delle sfide principali e un ostacolo serio al funzionamento delle istituzioni pubbliche; deplora, a tale riguardo, il fatto che l'agenzia anticorruzione istituita nel 2006 non abbia poteri investigativi; osserva che l'assemblea del Kosovo ha adottato una nuova strategia e un nuovo piano d'azione per la lotta alla corruzione; invita le autorità a garantirne l'attuazione fissando ruoli e responsabilità chiari per le istituzioni impegnate nella lotta alla corruzione, in modo da consentire loro di raggiungere risultati concreti e sostenibili;

26.  continua a nutrire preoccupazione per la portata limitata del quadro per la protezione dei testimoni in Kosovo, particolarmente significativa nei casi di alto rilievo, e chiede una maggiore collaborazione tra gli Stati membri dell'UE per quanto concerne l'eventuale trasferimento dei testimoni;

27.  esprime preoccupazione per l'assenza di progressi significativi nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, soprattutto per gli elevati tassi di criminalità organizzata nel Kosovo settentrionale; prende atto del dilagare, nella regione, della corruzione e della criminalità organizzata che rappresentano anche un ostacolo allo sviluppo democratico, sociale ed economico del paese; sottolinea che il Kosovo deve innanzitutto dimostrare di aver conseguito risultati concreti nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione; ritiene che una strategia regionale e una cooperazione più stretta fra tutti i paesi della regione siano essenziali per affrontare con maggiore efficacia queste problematiche, in particolare per quanto concerne il miglioramento della vigilanza alle frontiere e gli sforzi tesi a combattere il traffico e lo sfruttamento di donne e minori, in particolare quelli vittime di sfruttamento sessuale o di accattonaggio forzato; esorta le istituzioni a livello centrale e locale a fornire risultati concreti nella lotta alla criminalità organizzata, alla tratta di esseri umani e al traffico di stupefacenti e di armi; sottolinea l'importanza di un approccio globale, multidisciplinare e incentrato sulle vittime, che ne riconosca un accesso agevole all'assistenza, al sostegno e alla protezione; deplora il fatto che EULEX abbia lasciato pressoché immutate la corruzione e la criminalità organizzata ad alto livello;

28.  sottolinea l'importanza di mettere in atto la necessaria riforma della pubblica amministrazione e di aumentare il numero di donne e di persone appartenenti alle minoranze in tutti i livelli dell'amministrazione; esprime ancora preoccupazione per i molti funzionari pubblici che svolgono lavori aggiuntivi che, in linea di principio, possono generare conflitti di interesse o favorire pratiche corrotte;

29.  sostiene i costanti processi giudiziari per crimini di guerra a livello nazionale, inclusa l'importanza di perseguire gli stupri di guerra; si rammarica del fatto che, a causa della guerra in Kosovo del 1999, 1 869 persone risultino ancora disperse; osserva che la questione richiede una risposta rapida da parte delle autorità in Serbia e in Kosovo quale prerequisito fondamentale per la riconciliazione tra le comunità e per un futuro pacifico nella regione, e sottolinea che, per proseguire il dialogo tra Kosovo e Serbia, occorre rendere prioritari la cooperazione finalizzata alla ricerca delle persone scomparse e altri aspetti della giustizia di transizione;

30.  chiede, a tale proposito, alle autorità serbe di fornire piena assistenza nel rimpatrio dei corpi delle persone scomparse kosovare ritrovate recentemente in Serbia, e di continuare a cercare nella zona identificata in cui si presume siano sepolte persone scomparse;

31.  esorta le autorità di Kosovo e Serbia a cooperare e ad assumersi la piena responsabilità per la ricerca di soluzioni durature per gli sfollati interni dei due paesi; sottolinea che le autorità kosovare devono intensificare i loro sforzi per cercare una soluzione al problema degli sfollati interni nell'ambito del processo di adesione all'UE, in particolare relativamente alla questione dell'efficace risoluzione delle controversie di natura patrimoniale;

32.  invita le autorità del Kosovo e dei paesi vicini a continuare a dimostrare buona volontà, a fornire piena collaborazione e sostegno nei confronti della task force investigativa speciale istituita a seguito della relazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa del dicembre 2010, nonché di eventuali procedimenti che possono derivare dal lavoro di detta task force, e incoraggia un'ulteriore accelerazione dei lavori di quest'ultima;

33.  invita le istituzioni a livello centrale e locale ad applicare efficacemente la legislazione in materia di diritti umani e a contribuire all'ulteriore sviluppo di una società multietnica, con particolare attenzione all'istruzione e all'occupazione dei rappresentanti di tutti i gruppi minoritari;

34.  sostiene la professionalizzazione dei funzionari pubblici e chiede che si applichi la necessaria legislazione al riguardo; esprime preoccupazione per i casi di interferenza politica nell'assunzione e nella nomina dei dipendenti pubblici;

35.  esprime preoccupazione per il fatto che la discriminazione continua a rappresentare un grave problema e invita le autorità ad applicare il principio costituzionale di non discriminazione; sottolinea che occorre elaborare una strategia globale di lotta alla discriminazione e dare piena attuazione alla legge antidiscriminazione in modo da garantire, in conformità della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, l'uguaglianza di tutte le persone indipendentemente dall'origine etnica, dalla religione, dal sesso, dall'orientamento sessuale, dall'età o dalla disabilità;

36.  prende atto dell'incriminazione di tre cittadini kosovari per il coinvolgimento nell'attacco contro Kosovo 2.0 il 14 dicembre 2012 nella sala rossa del centro giovanile e sportivo e auspica che i responsabili siano perseguiti in tempo utile;

37.  sottolinea che, sebbene la libertà di associazione sindacale sia garantita dalla legge, continuano a essere necessari miglioramenti a livello dei diritti lavorativi e sindacali di base; incoraggia il Kosovo a rafforzare il dialogo sociale nell'ambito del processo decisionale, dell'elaborazione programmatica e nello sviluppo delle capacità delle parti sociali;

38.  invita le autorità kosovare a dare piena attuazione alla convenzione sui diritti del fanciullo e raccomanda la revisione delle politiche in materia di povertà infantile, inclusa la modifica del regime di assistenza sociale e l'introduzione di un regime di assegni familiari universale e subordinato al reddito;

39.  esprime preoccupazione per gli elevati tassi di povertà e mortalità infantili, per la copertura limitata del sistema di protezione sociale del Kosovo e per l'importo elevato delle spese vive per l'assistenza sanitaria, che espongono le famiglie vulnerabili al rischio di povertà cronica;

40.  chiede il miglioramento delle relazioni e della rappresentanza del Kosovo in seno alle istituzioni internazionali che si occupano di cultura e di patrimonio culturale, al fine di migliorare la tutela dei siti e dei monumenti religiosi e culturali, nonché di consolidare la rappresentanza del paese presso le organizzazioni sportive e del settore mediatico europee e internazionali, onde consentire agli artisti e agli atleti kosovari di partecipare a tutte le manifestazioni culturali e sportive internazionali, compresi l'Eurovision Song Contest, i campionati europei e mondiali e le Olimpiadi;

41.  mette in risalto l'importanza di mezzi di informazione liberi e indipendenti e invita la Commissione a intensificare i programmi tesi a migliorare la qualità e la professionalità dei giornalisti; sottolinea, al riguardo, il ruolo di mezzi di informazione del servizio pubblico sostenibili; esprime preoccupazione per l'assenza di protezione per i giornalisti indipendenti e per la pressione esercitata nei loro confronti; invita le autorità kosovare a prevedere un meccanismo di finanziamento sostenibile per i mezzi di informazione del servizio pubblico e a portare a compimento la nomina dei membri del suo organo direttivo; mette in rilievo la necessità di garantire la chiara titolarità dei mezzi di informazione nonché un servizio di radiodiffusione libero e di elevata qualità; sostiene gli sforzi compiuti dalle istituzioni allo scopo di assicurare al Kosovo un codice di dominio Internet proprio;

42.  sottolinea il ruolo centrale svolto dalle organizzazioni attive e indipendenti della società civile nel rafforzamento e nel consolidamento dei processi politici democratici e nella realizzazione di una società integrata nel paese; mette in rilievo l'importanza del dialogo con le organizzazioni della società civile e pone l'accento sul ruolo fondamentale degli attori della società civile nel contribuire al consolidamento della cooperazione regionale sulle questioni sociali e politiche; accoglie con favore il miglioramento della cooperazione tra il governo e le ONG e invita le autorità kosovare a istituire un dialogo strutturato e un meccanismo di consultazione con la società civile per quanto concerne l'elaborazione di politiche, comprese le consultazioni in materia programmatica e legislativa, e il monitoraggio del processo di integrazione europea;

43.  prende atto del processo di privatizzazione del patrimonio pubblico in corso, in particolare per quanto riguarda la società di poste e telecomunicazioni del Kosovo (PTK); esorta le autorità del Kosovo ad adottare misure concrete volte a rafforzare la trasparenza, la responsabilità e la legittimità dell'intero processo, ad esempio mettendo tempestivamente le informazioni a disposizione di tutte le parti interessate;

44.  invita il Kosovo a migliorare il contesto economico in cui operano le piccole e medie imprese, riducendo l'onere amministrativo e i relativi costi, migliorando l'accesso ai finanziamenti e fornendo un sostegno specifico alle start-up; accoglie molto favorevolmente la firma di un protocollo d'intesa tra le camere di commercio di Kosovo e Serbia;

45.  plaude al fatto che, il 17 dicembre 2012, il Kosovo è diventato il sessantaseiesimo membro della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS); loda inoltre l'adozione, l'8 maggio 2013, della prima strategia a pieno titolo della BERS per il paese, che contribuirà ad accelerare il processo di riforma e il sostegno all'economia del Kosovo, migliorerà la vita delle persone, agevolerà la transizione e contribuirà alla stabilità regionale;

46.  si compiace dell'impegno provvisorio assunto dall'Unione nel fornire finanziamenti supplementari per far fronte ai costi dello smantellamento totale della vecchia centrale Kosovo A entro il 2017; invita il Kosovo a intensificare i propri sforzi e ad adottare le misure concrete e immediate necessarie allo smantellamento della centrale Kosovo A e chiede che la nuova centrale kosovara sia sottoposta a una valutazione di impatto ambientale, in conformità delle norme dell'UE; invita inoltre il Kosovo ad adoperarsi per lo sviluppo delle energie rinnovabili e la diversificazione delle fonti energetiche, in linea con il suo impegno a garantire che, entro il 2020, il 25% del fabbisogno energetico totale sia coperto dall'energia proveniente da fonti rinnovabili e sottolinea, a tal proposito, la necessità di destinare una parte più cospicua degli aiuti finanziari forniti dall'UE e dalla BERS al risparmio energetico, all'efficienza energetica, all'integrazione nei mercati regionali dell'energia, nonché ai progetti a favore delle energie rinnovabili;

47.  deplora i ritardi delle autorità kosovare nell'elaborare e adottare una strategia ambientale credibile ed efficace, in particolare per quanto concerne le norme sulla valutazione di impatto ambientale e gli obiettivi climatici dell'UE;

48.  osserva con preoccupazione l'elevato tasso di disoccupazione, soprattutto tra i giovani, ed esorta il governo ad affrontare la questione offrendo loro adeguate opportunità e orientando l'istruzione verso le esigenze del mercato del lavoro;

49.  sottolinea che l'adesione del Kosovo a organizzazioni di cooperazione regionale deve essere promossa e incoraggiata da tutti i paesi della regione; sostiene, a questo proposito, l'impegno del Kosovo nelle organizzazioni regionali e chiede la rimozione di tutti gli ostacoli in modo tale da consentire al Kosovo di partecipare a queste organizzazioni, tra cui il Consiglio d'Europa;

50.  evidenzia l'importanza di sviluppare i trasporti pubblici, soprattutto modernizzando i collegamenti ferroviari esistenti o creandone di nuovi, nel quadro di un sistema di trasporti sostenibile; suggerisce di creare un sistema transfrontaliero di trasporto ferroviario ad alta velocità tra tutti i paesi dei Balcani occidentali collegato alla rete transeuropea dell'Unione;

51.  osserva con preoccupazione l'attuale situazione economica in Kosovo; sottolinea che è necessario migliorare le statistiche economiche al fine di valutare adeguatamente la congiuntura prima di identificare le modalità per affrontarla;

52.  invita le autorità kosovare ad adoperarsi per migliorare l'affidabilità delle informazioni statistiche in linea con le norme europee e le metodologie internazionali;

53.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna nonché al governo e all'assemblea nazionale del Kosovo.

(1) A/RES/64/298.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0434.


Relazione 2012 sui progressi compiuti dall'Islanda e prospettive post-elettorali
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla relazione concernente i progressi compiuti dall'Islanda nel 2012 e sulle prospettive post-elettorali (2013/2932(RSP))
P7_TA(2014)0041B7-0005/2014

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea,

–  vista la decisione di avviare i negoziati di adesione con l'Islanda, adottata dal Consiglio europeo il 17 giugno 2010,

–  visti i risultati della Conferenza di adesione con l'Islanda,

–  viste la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio dal titolo "Strategia di allargamento e sfide principali per il periodo 2012-2013" (COM(2012)0600) e la relazione sui progressi compiuti dall'Islanda nel 2012 che la accompagna, approvata il 10 ottobre 2012,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Islanda, in particolare quelle del 7 luglio 2010 sulla domanda di adesione dell'Islanda all'Unione europea(1), del 7 aprile 2011 sulla relazione concernente i progressi compiuti dall'Islanda nel 2010(2) e del 14 marzo 2012 sulla relazione concernente i progressi compiuti dall'Islanda nel 2011(3),

–  visti l'accordo del 14 gennaio 2013 relativo alla gestione dei negoziati di adesione all'Unione europea nella fase che precede le elezioni parlamentari e la piattaforma governativa adottata il 22 maggio 2013 dal partito progressista e dal partito per l'indipendenza,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 13 giugno 2013 dal ministro islandese per gli Affari esteri, Gunnar Bragi Sveinsson, e dal commissario per l'allargamento e la politica di vicinato, Štefan Füle,

–  visto l'articolo 110, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Islanda soddisfa i criteri di Copenaghen e che i negoziati di adesione con l'Islanda sono stati avviati il 27 luglio 2010, previa approvazione del Consiglio,

B.  considerando che 27 capitoli sono stati aperti al negoziato, 11 dei quali sono stati temporaneamente chiusi;

C.  considerando che il neoeletto governo islandese ha sospeso il processo di adesione e che è attualmente in corso una valutazione dei negoziati di adesione e degli sviluppi all'interno dell'Unione europea in vista di un dibattito in seno all'Althingi in merito a tali questioni;

D.  considerando che il governo islandese ha dichiarato che i negoziati di adesione non saranno portati avanti senza che si sia prima tenuto un referendum popolare nazionale;

1.  osserva che, in conformità dell'articolo 49 del trattato sull'Unione europea e facendo seguito alla votazione favorevole in seno all'Althingi, il governo islandese ha presentato la domanda di adesione all'Unione europea il 17 luglio 2009;

2.  accoglie con favore la prospettiva di avere come nuovo Stato membro un paese con una tradizione democratica ben funzionante, nonché istituzioni forti e una solida società civile;

3.  rileva che l'Islanda ha una buona capacità generale di assumere gli obblighi che comporta l'adesione, in particolare in virtù della sua partecipazione allo Spazio economico europeo;

4.  sottolinea lo svolgimento trasparente e inclusivo dei negoziati di adesione e plaude all'apertura dei 27 capitoli negoziali nonché alla chiusura temporanea di 11 di essi, a riprova dei buoni progressi compiuti nell'ambito del processo di adesione;

5.  ribadisce il pieno impegno dell'Unione europea a proseguire e concludere il processo negoziale di adesione;

6.  osserva che secondo i recenti sondaggi d'opinione la maggioranza degli islandesi desidera che i negoziati di adesione siano portati a termine;

7.  rileva che l'Islanda è ancora classificata come paese candidato;

8.  prende atto della decisione del governo islandese di non attendere la conclusione dei negoziati di adesione prima di indire un referendum; attende con interesse il dibattito parlamentare sulla valutazione dei negoziati di adesione e degli sviluppi all'interno dell'Unione europea nonché la relativa revisione dell'Althingi; offre assistenza nell'elaborazione di tale valutazione; auspica che tale valutazione possa essere conclusa in tempo utile e attende ulteriori decisioni sulla via da seguire, compresa una decisione in merito all'eventuale svolgimento di un referendum sul proseguimento dei negoziati di adesione;

9.  si augura che il referendum sia organizzato in un arco di tempo prevedibile;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente dell'Althingi nonché al governo dell'Islanda.

(1) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 73.
(2) GU C 296 E del 2.10.2012, pag. 89.
(3) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 61.


Situazione nel Sudan del Sud
PDF 128kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla situazione nel Sud Sudan (2014/2512(RSP))
P7_TA(2014)0042RC-B7-0018/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan e il Sud Sudan, in particolare quella del 10 dicembre 2013 sugli sforzi della comunità internazionale in materia di sviluppo e costruzione dello Stato nel Sudan del Sud(1),

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 2 gennaio 2014 e il 24 dicembre 2013 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, sulla situazione nel Sud Sudan,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 16 e il 28 dicembre 2013 dal portavoce dell'alto rappresentante sulla situazione nel Sud Sudan,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 22 luglio 2013 sul Sudan e il Sud Sudan,

–  vista la dichiarazione dell'UE a livello locale rilasciata il 20 dicembre 2013 dalla delegazione dell'Unione europea,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2132 (2013), del 24 dicembre 2013, e n. 2126 (2013), del 25 novembre 2013,

–  vista la dichiarazione del 24 dicembre 2013 rilasciata dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, in cui si sollecita la leadership del Sud Sudan a porre termine alla violenza allarmante contro i civili,

–  visto il bollettino d'informazione dell'OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari) del 7 gennaio 2014 – Bollettino n. 8 sulla crisi nel Sud Sudan,

–  visti i colloqui sulla situazione in Sud Sudan richiesti dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana, in particolare in occasione della sua riunione del 30 dicembre 2013 a Banjul, e dal vertice dell'autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), tenutosi a Nairobi il 27 dicembre 2013,

–  vista la dichiarazione dell'8 gennaio 2014 rilasciata dagli inviati speciali dell'IGAD a seguito della loro visita a Giuba al fine di sbloccare i colloqui tra il governo e il fronte dei ribelli,

–  visto l'accordo globale di pace (CPA) in Sudan del 2005,

–  vista la tabella di marcia per il Sudan e il Sud Sudan, illustrata nel comunicato emesso il 24 aprile 2012 dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana e che gode del pieno sostegno dell'UE,

–  visto il comunicato stampa diffuso il 4 gennaio 2014 a nome dell'Unione africana da Nkosazana Dlamini-Zuma, presidente della commissione dell'Unione africana,

–  vista la dichiarazione rilasciata dal Segretariato esecutivo dell'IGAD il 19 dicembre 2013,

–  visto l'accordo di Cotonou riveduto,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il conflitto politico ha avuto inizio dopo che Salva Kiir, presidente del paese e membro del gruppo etnico dinka, ha accusato l'ex vicepresidente deposto Riek Machar, di etnia nuer, di aver progettato un colpo di Stato contro di lui; che Riek Machar ha negato di aver tentato un colpo di Stato;

B.  considerando che il governo del Sud Sudan ha arrestato undici dirigenti politici, compresi l'ex ministro delle Finanze e l'ex Segretario generale dell'SPLM, accusati di un presunto complotto finalizzato a un colpo di Stato contro il presidente Kiir; che il 23 luglio 2013 il presidente Kiir ha sciolto l'intero gabinetto e ha deposto il vicepresidente Riek Machar;

C.  considerando che il conflitto attuale dovrebbe trovare una soluzione politica e democratica e spianare la strada a istituzioni democraticamente concordate per costruire il nuovo Stato formatosi dopo il referendum per l'indipendenza; che la società civile ha chiesto una soluzione politica pacifica del problema;

D.  considerando che le parti in conflitto nel Sud Sudan hanno avviato i negoziati il 7 gennaio 2014 ad Addis Abeba, sotto l'egida dell'IGAD; che la cessazione delle ostilità, l'apertura di corridoi umanitari, il rilascio dei prigionieri politici e la protezione dei civili costituiranno i punti principali all'ordine del giorno dei colloqui;

E.  considerando che, nonostante i colloqui di pace in corso, sono proseguiti gli scontri, l'instabilità e la mobilitazione delle forze armate; che le forze governative stanno attualmente cercando di riconquistare la città di Bor, l'ultima capitale di Stato ancora nelle mani dei ribelli;

F.  considerando che l'11 gennaio 2014 l'inviato statunitense Donald Booth e gli inviati dei paesi vicini del Sud Sudan hanno incontrato Riek Machar per tentare di includere le proposte di entrambe le parti in un progetto di cessate il fuoco;

G.  considerando che l'8 gennaio 2014 diverse decine di persone hanno partecipato a un corteo per la pace a Giuba, denunciando gli scontri tra il fronte del presidente e quello del vicepresidente deposto;

H.  considerando che il conflitto in corso, che ha assunto anche dimensioni etniche, ha le sue radici nella spaccatura avvenuta nel 1991 all'interno dell'SPLM/A tra la fazione di Garang, il defunto leader dell'SPLM/A con il quale si era schierato Salva Kiir, e quella di Riek Machar, che contestava la leadership di Garang;

I.  considerando che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione in virtù della quale saranno inviati rinforzi sotto forma di 5 500 soldati e 440 agenti di polizia per incrementare i livelli complessivi delle forze impegnate nella missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan;

J.  considerando che il 15 dicembre 2013 sono scoppiati scontri militari tra guardie presidenziali nelle caserme militari di Giuba; che gli scontri hanno iniziato a propagarsi nella regione attorno a Jonglei;

K.  considerando che sono state documentate esecuzioni extragiudiziali di massa, violenze nei confronti di persone a causa della loro appartenenza etnica e arresti arbitrari, e che il 6 gennaio 2014 sono state individuate almeno tre fosse comuni;

L.  considerando che, secondo le Nazioni Unite, a causa dell'attuale crisi in Sud Sudan migliaia di persone sono rimaste uccise e oltre centinaia di migliaia di civili sono stati sfollati, mentre decine di migliaia di coloro che hanno trovato rifugio nelle basi ONU presenti nel paese hanno urgente bisogno di servizi sanitari di base, acqua potabile e migliori condizioni igienico-sanitarie; che il numero di sud-sudanesi in cerca di rifugio in Uganda ed Etiopia è aumentato in modo esponenziale; che il 14 gennaio 2014 almeno 200 civili, in fuga dai combattimenti nella città di Malakal, sono annegati dopo che il loro traghetto è affondato nelle acque del Nilo Bianco;

M.  considerando che le ostilità attive rappresentano la sfida principale all'accesso per le operazioni di risposta umanitaria; che l'accesso delle persone alle derrate alimentari rimane limitato nell'intero paese e la distribuzione degli alimenti di base è una necessità soprattutto a Bor e Bentiu; che la violenza e gli sfollamenti si sono tradotti nella perdita di mezzi di sussistenza, incidendo in particolare sulle fonti alimentari, e che questo può alla fine provocare una crisi nutrizionale;

N.  considerando che di recente si sono verificati attacchi contro la popolazione nuba, esecuzioni illegali, stupri di massa e arresti arbitrari di civili che vivono sulle montagne di Nuba; che nelle ultime due settimane di dicembre 2013 le milizie e l'esercito del governo sudanese, sostenuti da elementi di sicurezza, hanno attaccato molte aree nei pressi di Kaduqli e Dillanj, migliaia di civili hanno abbandonato le loro abitazioni e sono stati segnalati esecuzioni illegali e stupri di massa contro le donne; che la crisi attuale rischia di interessare una regione più ampia che è già incline all'instabilità, fattore che deve essere tenuto in considerazione in ogni momento dalla risposta internazionale sul campo;

O.  considerando che i paesi vicini dell'Africa orientale, compresi il Kenya e l'Etiopia, hanno esercitato pressioni su entrambe le parti per cercare di risolvere il conflitto; che l'Uganda, su richiesta del presidente Kiir, ha inviato 1 200 militari e armamenti per difendere impianti quali l'aeroporto e le sedi del governo;

P.  considerando che, a seguito della richiesta di assistenza delle Nazioni Unite, il 4 gennaio 2014 è stato attivato il meccanismo di protezione civile dell'Unione europea volto a sostenere il Sud Sudan offrendo assistenza in natura sotto forma di ricoveri, materiale medico, farmaci, materiale di conforto e cibo;

Q.  considerando che la Repubblica del Sud Sudan è uno dei paesi più poveri e meno sviluppati al mondo, dove il 50% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, il tasso di mortalità materna è il più elevato al mondo, quello di mortalità infantile è tra più alti, il tasso di analfabetismo è parti al 75% e solo un terzo della popolazione ha accesso all'acqua potabile; che l'insicurezza alimentare è una minaccia per oltre un milione di persone ogni anno; che nel Sud Sudan circa l'80% della totalità delle cure e dei servizi di base è fornito da organizzazioni non governative e che l'accesso agli aiuti umanitari è limitato dalle ostilità e dagli attacchi contro gli operatori umanitari e i loro mezzi;

R.  considerando che l'UE ha annunciato l'intenzione di fornire 50 milioni di EUR per l'azione umanitaria nel Sud Sudan; che in tal modo l'assistenza umanitaria attuale dell'Unione ammonta a 170 milioni di EUR per gli esercizi 2013 e 2014;

S.  considerando che il 31 dicembre 2013 alcune agenzie umanitarie hanno promosso un piano di risposta alla crisi nel Sud Sudan; che l'OCHA ha lanciato un appello comune affinché si raccolgano 166 milioni di USD per fornire una risposta alla crisi e assistere circa 628 000 persone nel periodo tra gennaio e marzo 2014;

T.  considerando che la costruzione dello Stato e il superamento della fragilità richiedono una prospettiva a lungo termine e un impegno deciso, prevedibile e stabile da parte della comunità internazionale;

1.  condanna fermamente i recenti scontri scoppiati nel Sud Sudan e invita tutte le parti a deporre le armi e a cessare immediatamente le violenze che hanno causato morti, feriti e danni tra la popolazione civile e lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone dall'inizio della crisi nel dicembre 2013;

2.  esprime profonda preoccupazione per la recente recrudescenza della violenza nel Sud Sudan, che sta producendo conseguenze gravi sul piano umanitario, della sicurezza, politico, economico e sociale in un paese che è già fragile e instabile e che potrebbe destabilizzare l'intera regione dell'Africa orientale; è particolarmente preoccupato per la dimensione etnica assunta dal conflitto; sottolinea che ricercare il potere tramite il ricorso alla violenza o alla divisione per motivi etnici va contro lo Stato di diritto democratico e contravviene al diritto internazionale;

3.  condanna le violazioni e gli abusi denunciati relativamente ai diritti umani, invita tutte le parti a porre immediatamente fine a tutte le violazioni dei diritti umani, tra cui quelle a danno dei rifugiati e degli sfollati, delle donne e delle persone appartenenti a gruppi vulnerabili nonché dei giornalisti, e chiede che i responsabili delle violazioni dei diritti umani rispondano delle loro azioni; ritiene che il presidente Kiir e Riek Machar debbano fare tutto il possibile per impedire ai soldati sotto il loro controllo di commettere tali abusi contro la popolazione;

4.  esorta tutte le parti interessate a rispettare il diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, nonché ad accordare l'accesso e la protezione alle agenzie umanitarie che accorrono per fornire assistenza alla popolazione civile in difficoltà e ad aprire corridoi umanitari per la fornitura di derrate e attrezzature; osserva che numerose organizzazioni umanitarie straniere si sono già ritirate dal Sud Sudan e che quelle che rimangono hanno difficoltà a rispondere alle esigenze dei civili sfollati; rileva inoltre che tali organizzazioni si trovano tuttora nell’impossibilità di raggiungere molte zone in cui si ritiene che decine di migliaia di persone possano ancora essere in attesa di aiuto o in movimento, alla ricerca di tale aiuto;

5.  esorta entrambe le parti a raggiungere un accordo e sostiene pienamente il processo di negoziazione in corso ad Addis Abeba per un immediato cessate il fuoco così come gli sforzi per cercare una soluzione che porti alla pace e alla stabilità durature; esorta il governo e il fronte dei ribelli a impegnarsi in colloqui politici incondizionati, inclusivi e olistici in buona fede per la conclusione positiva dei negoziati; accoglie con favore gli sforzi dell'Unione africana e dell'IGAD volti a promuovere il dialogo inclusivo e la mediazione;

6.  chiede la liberazione di tutti i prigionieri politici e degli undici leader politici attualmente detenuti e la cui detenzione è diventata un ostacolo ai negoziati di pace;

7.  invita tutti i paesi vicini del Sud Sudan e i poteri regionali a cooperare strettamente tra di loro al fine di migliorare la situazione della sicurezza nel paese e nella regione e a cercare una soluzione politica pacifica e duratura alla crisi attuale; sottolinea che la collaborazione con il Sudan in particolare rappresenterebbe un miglioramento dei rapporti dopo che, agli inizi del 2012, gli avversari nella guerra civile si sono ritrovati a un passo da un nuovo conflitto a causa di controversie legate alle imposte sui carburanti e ai confini;

8.  accoglie con favore la decisione del Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana di istituire una commissione per condurre indagini sulle violazioni dei diritti umani e su altri abusi e di raccomandare modi e mezzi per garantire l'assunzione di responsabilità, la riconciliazione e il risanamento tra tutte le comunità; accoglie positivamente il potenziamento delle capacità di indagine in materia di diritti umani della missione dell'ONU nel Sud Sudan (UNMISS), grazie al sostegno dell'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo;

9.  deplora la decisione dell'alto rappresentante dell'UE di porre fine al mandato del rappresentante speciale dell'UE per il Sudan/Sud Sudan, data la grave instabilità politica nel Sudan e i conflitti armati; ritiene che, in assenza di un rappresentante speciale dell'Unione europea designato per il Sudan/Sud Sudan, l'UE sarà lasciata a margine dei negoziati e degli sforzi internazionali; invita pertanto l'alto rappresentante a rivedere la sua decisione e a prorogare il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Sudan/Sud Sudan;

10.  invita la comunità internazionale a onorare i propri impegni di finanziamento nel Sud Sudan e nella regione e a mettere a disposizione le risorse necessarie per fornire una risposta immediata all'inasprimento della situazione umanitaria nel Sud Sudan;

11.  esprime preoccupazione per la diffusione della corruzione e per il fatto che questa danneggi le prospettive di istituire una democrazia libera e giusta, la stabilità, lo sviluppo sostenibile e la crescita economica;

12.  accoglie con favore la decisione di rafforzare la missione UNMISS mediante personale militare, di polizia, logistico e civile aggiuntivo; sottolinea tuttavia che la protezione dei civili è responsabilità primaria dello Stato; plaude al lavoro del Rappresentante speciale delle Nazioni Unite nonché capo della missione UNMISS Hilde Johnson;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo del Sud Sudan, al Commissario per i diritti umani del Sud Sudan, all'Assemblea legislativa nazionale del Sud Sudan, alle istituzioni dell'Unione africana, all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0546.


Strategia dell'UE per i senzatetto
PDF 121kWORD 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 su una strategia dell'UE per i senzatetto (2013/2994(RSP))
P7_TA(2014)0043RC-B7-0008/2014

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea, in particolare gli articoli 2 e 3,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 9, 14, 151 e 153,

–  vista la Carta sociale europea riveduta del Consiglio d'Europa, in particolare l'articolo 31,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 34 e 36,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2010, intitolata "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale" (COM(2010)0758),

–  vista la direttiva 2000/43/CE, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(1),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Europa 2020: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la sua dichiarazione del 22 aprile 2008 sulla soluzione del problema dei senzatetto(2),

–  vista la Conferenza di consenso europea del dicembre 2010,

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 su una strategia dell'UE per i senzatetto(3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 febbraio 2013 intitolata "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020" (COM(2013)0083),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 20 febbraio 2013 intitolato "Confronting Homelessness in the European Union" (affrontare il problema dei senzatetto nell'Unione europea) (SWD(2013)0042) ,

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(4),

–  visti i sei principi concordati in occasione della tavola rotonda dei ministri competenti per il disagio abitativo, organizzata a Lovanio il 1° marzo 2013 su iniziativa della Presidenza irlandese;

–  visto l'articolo 110, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti e che è compito degli Stati membri promuovere e garantire tali diritti;

B.  considerando che la condizione di chi è senza fissa dimora costituisce una violazione della dignità umana e dei diritti umani; che avere un alloggio è un'esigenza umana fondamentale e un presupposto indispensabile per una vita dignitosa e per l'inclusione sociale;

C.  considerando che il problema dei senzatetto è diventato una priorità della politica dell'UE di lotta contro la povertà, nel quadro della strategia Europa 2020 e della sua iniziativa faro Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale, nonché nell'ambito del pacchetto d'investimenti sociali dell'UE; che, tuttavia, gli attuali livelli di povertà ed esclusione sociale minacciano di vanificare l'obiettivo della strategia Europa 2020 di ridurre di almeno 20 milioni il numero delle persone che si trovano o rischiano di trovarsi in uno stato di povertà e di esclusione sociale;

D.  considerando che la condizione dei senzatetto costituisce la forma più estrema di povertà e indigenza e che negli ultimi anni ha registrato un aumento praticamente in tutti gli Stati membri;

E.  considerando che gli Stati membri più gravemente colpiti dalla crisi economica e finanziaria stanno assistendo a un aumento senza precedenti del fenomeno dei senzatetto;

F.  considerando che il profilo socio-familiare delle persone che ricorrono all'edilizia popolare è cambiato e che la domanda di questo tipo di alloggio è in aumento;

G.  considerando che in alcuni Stati membri si registrano una carenza di strutture abitative popolari e una crescente necessità di alloggi a prezzi accessibili;

H.  considerando che diversi organi dell'UE, come il Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO), il Comitato delle Regioni, il Comitato economico e sociale europeo e il Parlamento, hanno invitato la Commissione a elaborare una strategia dell'UE per i senzatetto o qualcosa di analogo;

I.  considerando che il problema dei senzatetto ha una natura pluridimensionale e richiede una risposta politica articolata;

J.  considerando che è sempre più evidente che in relazione al problema dei senzatetto i metodi incentrati sull'alloggio sono i più efficaci;

K.  considerando che nel quadro del semestre europeo si riserva un'attenzione crescente al problema dei senzatetto e che diversi Stati membri lo hanno incluso tra le priorità di lotta contro la povertà nei rispettivi programmi nazionali di riforma del 2012 e 2013;

L.  considerando che l'attuale quadro politico dell'UE e la realtà sociale concreta gettano le basi per un'azione più energica e ambiziosa per quanto concerne il problema dei senzatetto a livello di Unione europea;

M.  considerando che gli Stati membri dell'UE hanno il sistema di protezione sociale più avanzato del mondo, con i contributi più elevati per le prestazioni sociali erogate ai cittadini;

N.  considerando che la responsabilità diretta di far fronte al problema dei senzatetto spetta agli Stati membri e in particolare alle autorità regionali e locali, e che una strategia dell'UE deve svolgere un ruolo complementare;

O.  considerando che un ruolo di maggior rilievo per la Commissione è possibile nell'ambito delle sue attuali competenze e nel rispetto del principio di sussidiarietà;

P.  considerando che sono sempre più numerosi gli Stati membri che hanno adottato una strategia globale per i senzatetto e che potrebbero trarre beneficio da una cooperazione europea per sviluppare ulteriormente le loro politiche;

Q.  considerando che la povertà e la situazione dei senzatetto non costituiscono un reato e che tale fenomeno non è una scelta di vita;

1.  sottolinea che i senzatetto lottano per affrontare la vita e sono costretti a vivere in condizioni disumane;

2.  esorta la Commissione a elaborare senza ulteriori indugi una strategia dell'UE per i senzatetto sulla base degli orientamenti definiti nella risoluzione del Parlamento del 14 settembre 2011 su una strategia dell'UE per i senzatetto e nelle proposte di altre istituzioni e organi dell'Unione;

3.  ritiene che la strategia dell'UE per i senzatetto debba rispettare appieno il trattato, che stabilisce "il ruolo essenziale e l'ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti"; ritiene che la responsabilità della lotta contro il problema dei senzatetto spetti agli Stati membri e che pertanto una strategia dell'UE per i senzatetto dovrebbe sostenere gli Stati membri nell'assumere tale responsabilità nel modo più efficace possibile, rispettando nel contempo integralmente il principio di sussidiarietà;

4.  invita la Commissione a istituire un gruppo di esperti ad alto livello che la assista nella preparazione e nell'ulteriore sviluppo di una strategia dell'UE per i senzatetto;

5.  invita la Commissione a prendere in debita considerazione il problema dei senzatetto nelle raccomandazioni specifiche per paese rivolte agli Stati membri nei quali è urgente che si compiano progressi su tale questione; invita gli Stati membri a includere maggiormente il problema dei senzatetto nei loro programmi nazionali di riforma;

6.  sottolinea la necessità di raccogliere dati esaustivi e comparabili sul fenomeno dei senzatetto, senza condannare le persone che ne sono colpite; sottolinea che la raccolta di dati è un presupposto necessario per mettere a punto politiche efficaci che conducano infine al superamento del problema;

7.  accoglie positivamente le disposizioni contenute nel nuovo regolamento sul Fondo sociale europeo e concernenti l'istituzione di indicatori finalizzati a monitorare l'efficacia degli investimenti a favore dei senzatetto o delle persone interessate dal problema dell'esclusione abitativa; invita la Commissione a sfruttare tutte le potenzialità di questi nuovi strumenti;

8.  invita la Commissione a ricorrere al programma EaSI (occupazione e innovazione sociale) come principale fonte di finanziamento di una strategia dell'UE per finanziare la ricerca e gli scambi transnazionali e a sviluppare ulteriormente la cooperazione con le principali parti interessate europee;

9.  invita la Commissione a integrare la questione dei senzatetto in tutti i settori politici pertinenti dell'UE;

10.  invita la Commissione a concentrarsi sulle seguenti tematiche prioritarie per una strategia dell'UE per i senzatetto:

   l'adozione di metodi incentrati sull'alloggio e che diano priorità all'alloggio in relazione al problema dei senzatetto;
   il problema dei senzatetto in un contesto transfrontaliero;
   la qualità dei servizi per i senzatetto;
   la prevenzione del problema dei senzatetto;
   i giovani senzatetto;

11.  rammenta la sua risoluzione del 14 settembre 2011 sul problema dei senzatetto in relazione agli elementi essenziali di una strategia dell'UE per i senzatetto e sottolinea, in particolare, i seguenti elementi:

   il monitoraggio periodico a livello europeo del fenomeno dei senzatetto;
   la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze sulle politiche e sui servizi per i senzatetto;
   l'innovazione sociale nelle politiche e nei servizi per i senzatetto;

12.  esorta gli Stati membri a sviluppare alloggi sociali e a prezzi accessibili adeguati alle persone più vulnerabili, onde prevenire l'esclusione sociale e il problema dei senzatetto;

13.  invita gli Stati membri a non violare i trattati internazionali sui diritti umani e a rispettare integralmente ogni accordo sottoscritto, tra cui la Carta dei diritti fondamentali, il Patto internazionale delle Nazioni Unite per i diritti civili e politici e la riveduta Carta sociale del Consiglio d'Europa;

14.  chiede agli Stati membri di porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle persone senza fissa dimora e a cambiare le pratiche discriminatorie utilizzate per impedire ai senzatetto di accedere ai servizi sociali e ai centri di accoglienza;

15.  invita gli Stati membri a utilizzare le risorse del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), nonché altri programmi come il Fondo sociale europeo (FES), per migliorare la situazione delle persone senza fissa dimora e creare un percorso per l'inclusione sociale e l'inserimento nel mondo del lavoro;

16.  invita gli Stati membri e la presidenza dell'UE a organizzare regolarmente una tavola rotonda europea dei ministri UE responsabili in materia di disagio abitativo, seguendo l'esempio della Presidenza irlandese dell'Unione nel marzo 2013; invita la Commissione a fornire un sostegno pratico e finanziario a tale riunione;

17.  invita gli Stati membri a intensificare la loro cooperazione per rafforzare l'apprendimento reciproco e lo scambio delle migliori pratiche e per sviluppare un'impostazione strategica comune;

18.  invita gli Stati membri ad adottare un approccio olistico nell'elaborazione di strategie globali per i senzatetto incentrate sull'alloggio, che diano priorità all'alloggio e pongano un forte accento sulla prevenzione;

19.  ritiene che gli Stati membri e le rispettive autorità locali debbano, in collaborazione con le associazioni degli inquilini, attuare strategie di prevenzione efficaci per ridurre il numero degli sfratti;

20.  invita il Consiglio a valutare la possibilità di adottare una raccomandazione su una garanzia per assicurare che nell'UE nessuno sia costretto a dormire all'addiaccio a causa della mancanza di servizi (di emergenza);

21.  invita gli Stati membri a collaborare secondo le prassi nazionali con le organizzazioni assistenziali interessate per fornire consulenza e alloggi ai senzatetto;

22.  sottolinea l'urgente necessità di lottare contro ogni forma di discriminazione dei senzatetto e di emarginazione di intere comunità;

23.  sottolinea che l'applicazione del diritto all'alloggio è fondamentale per godere di una serie di altri diritti, compresi diversi diritti politici e sociali;

24.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato delle regioni, al Comitato economico e sociale europeo, al comitato per la protezione sociale e al Consiglio d'Europa.

(1) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(2) GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 19.
(3) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 101.
(4) Testi approvati, P7_TA(2013)0246.


Situazione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti dell'opposizione in Cambogia e Laos
PDF 128kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulla situazione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti dell'opposizione in Cambogia e Laos (2014/2515(RSP))
P7_TA(2014)0044RC-B7-0033/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Cambogia e il Laos,

–  viste le dichiarazioni a livello locale dell'UE, del 4 gennaio 2014, sulle violenze concernenti le controversie in ambito lavorativo e, del 23 settembre 2013, sulla nuova legislatura in Cambogia,

–  vista la dichiarazione del portavoce del vicepresidente /alto rappresentante dell'UE Catherine Ashton, resa dopo le elezioni in Cambogia del 29 luglio 2013,

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, presentata il 5 agosto 2013,

–  vista la relazione del 2013 "Bittersweet harvest – A human rights impact assessment of the European Union’s Everything But Arms initiative in Cambodia" a cura di Equitable Cambodia e Inclusive Development International,

–  visto l'accordo di cooperazione del 1997 tra la Comunità europea e il Regno di Cambogia,

–  vista la dichiarazione resa il 21 dicembre 2012 dal portavoce del vicepresidente / alto rappresentante dell'UE Catherine Ashton, sulla sparizione di Sombath Somphone in Laos,

–  vista la dichiarazione resa il 19 novembre 2013 dai partner europei per lo sviluppo in occasione della tavola rotonda organizzata dalla Repubblica democratica popolare del Laos,

–  visto l'accordo di cooperazione tra l'UE e la Repubblica democratica popolare del Laos, del 1° dicembre 1997,

–  visti gli orientamenti dell'Unione europea sui difensori dei diritti umani, del 2008,

–  viste la convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate e la dichiarazione delle Nazioni Unite del 18 dicembre 1992 sulla protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

Cambogia

A.  considerando che il 3 gennaio 2014 durante le manifestazioni pacifiche dei lavoratori del settore tessile per chiedere un aumento salariale le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro i manifestanti con proiettili veri scatenando violenza, uccidendo cinque persone e ferendone più di 30; che il 4 gennaio 2014 le forze di sicurezza hanno sgomberato con la forza Freedom Park, dove erano riuniti gli attivisti di opposizione;

B.  considerando che 23 persone, tra cui anche alcuni difensori dei diritti, sono state arrestate nel corso di recenti eventi riferendo di essere state percosse e torturate;

C.  considerando che le tensioni, acuitesi con la presenza della polizia, hanno avuto come conseguenza il divieto di manifestare;

D.  considerando che il diritto alla libertà di assemblea pacifica è sancito dalla Costituzione cambogiana, dall'articolo 20 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dall'articolo 21 del Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici;

E.  considerando che i leader del partito di salvataggio nazionale (CNRP), Sam Rainsy e Kem Sokha, sono stati convocati a comparire dinanzi alla Corte municipale di Phnom Penh il 14 gennaio 2014 per essere interrogati; che Sam Rainsy e Kem Sokha potrebbero essere condannati per incitamento al disordine civile;

F.  considerando che le autorità non hanno adottato tutte le misure necessarie per affrontare alcune delle principali carenze del processo elettorale, come il miglioramento dell'affidabilità della lista elettorale, garantire un accesso equo ai media e prevenire l'uso delle risorse statali, compresa l'attività di campagna elettorale dei dipendenti pubblici e dei militari;

G.  considerando che il 14 luglio 2013 il re ha concesso l'amnistia a Sam Rainsy, consentendogli di ritornare in Cambogia; che, tuttavia, il suo diritto di voto e di presentarsi alle elezioni non è stato ripristinato;

H.  considerando che nel settembre 2013, dopo l'annuncio dei risultati elettorali, il CNRP ha dato avvio a tre giorni di manifestazioni di massa non violente contro i risultati ufficiali delle elezioni dell'Assemblea nazionale; che in risposta alle proteste pacifiche il governo ha dispiegato un ingente numero di poliziotti e guardie armate;

I.  considerando che i difensori dei diritti umani hanno subito continue molestie sotto forma di arresti arbitrari o condanne per accuse false o esagerate per l'esercizio pacifico dei diritti umani; che per tali atti prevale un clima di impunità;

J.  considerando che la Cambogia si trova di fronte a sfide serie per quanto concerne la sua situazione in materia di diritti umani, in particolare in conseguenza di sistematici espropri dei terreni e della corruzione del governo, del partito di maggioranza e degli attori privati con il sostegno e la protezione del settore pubblico;

K.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia effettuerà una visita ufficiale nel paese dal 12 al 17 gennaio 2014;

L.  considerando che l'UE rappresenta il singolo donatore principale della Cambogia;

M.  considerando che molte società internazionali, incluse società europee, sono presumibilmente state coinvolte in violazioni del diritto fondiario, in particolare nel settore dello zucchero, e che nel novembre 2013 la Coca-Cola ha promesso "tolleranza zero" nei confronti delle espropriazioni di terre senza indennizzo;

Laos

N.  considerando che Sombath Somphone, un attivista in materia di diritti umani e ambiente, leader nell'ambito della società civile, copresidente del 9° Forum dei cittadini Asia-Europa, tenutosi a Vientiane nell'ottobre alla vigilia del 9° vertice ASEM, sarebbe stato vittima di una sparizione forzata a Vientiane il 15 dicembre 2012; considerando che dal giorno della scomparsa la famiglia di Sombath Somphone non sa dove egli si trovi, nonostante i ripetuti appelli alle autorità locali e le ricerche nella zona circostante;

O.  considerando che durante la visita della delegazione per le relazioni con i paesi del Sud-Est asiatico e dell'Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) nel Laos, il 28 ottobre 2013, la questione della sparizione di Sombath Somphone è stata sollevata presso le autorità laotiane;

P.  considerando che più di un anno dopo la sua sparizione restano irrisolte le questioni cruciali connesse al suo caso, compreso il fatto se siano state svolte indagini o meno, e che le autorità laotiane hanno rifiutato l'assistenza dall'estero per quanto concerne le indagini sulla sparizione;

Q.  considerando che i partner europei del Laos considerano la sparizione ingiustificata di Sombath Somphone come un fatto molto grave, e reputano né sufficienti né convincenti le dichiarazioni del governo sul caso;

R.  considerando che il 15 dicembre 2013 62 ONG hanno chiesto l'avvio di nuove indagini sulla sua sparizione; che il 16 dicembre 2013 il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie ha esortato il governo del Laos a fare tutto il possibile per localizzare Sombath Somphone, accertare la sua sorte e individuare le sue tracce, nonché per assicurare i responsabili alla giustizia;

S.  considerando che vi sono vari altri casi di sparizioni forzate; che ad oggi resta ignota la sorte di altre nove persone, tra cui due donne, Kingkeo e Somchit, e sette uomini, Soubinh, Souane, Sinpasong, Khamsone, Nou, Somkhit e Sourigna, le quali sono state trattenute arbitrariamente dalle forze di sicurezza laotiane nel novembre 2009 in varie località del paese;

T.  considerando che negli ultimi anni il Laos è stato protagonista della più rapida crescita economica del Sud-Est asiatico e che l'attività della società civile è cruciale per garantire che i diritti umani non vengano estromessi nel rapido sviluppo del Laos;

Cambogia

1.  esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime; condanna l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza in Cambogia che ha comportato la perdita di vite umane e la presenza di feriti;

2.  invita le autorità cambogiane a dar prova di moderazione nei confronti dei manifestanti e ricorda che un eventuale uso della forza da parte degli agenti deve avvenire nel rispetto dei principi di legalità, necessità e proporzionalità;

3.  invita le autorità cambogiane a rilasciare immediatamente le 23 persone arrestate ingiustamente;

4.  esorta le autorità cambogiane a indagare a fondo e far sì che i responsabili dei morti e feriti tra i manifestanti pacifici rispondano delle loro azioni;

5.  esprime preoccupazione per la situazione in cui versano i difensori dei diritti e gli attivisti dell'opposizione in Cambogia; condanna tutte le accuse, le sentenze e le condanne di matrice politica nei confronti di contestatori politici, politici all'opposizione, difensori dei diritti umani e militanti per il diritto alla terra in Cambogia; sottolinea che le autorità sono tenute a garantire la tutela dei diritti delle persone e delle organizzazioni a difendere e promuovere i diritti umani, ivi compreso il diritto a criticare e a opporsi in modo pacifico alle politiche di governo mediante riunioni pubbliche di protesta e scioperi;

6.  invita il governo cambogiano a rafforzare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché a revocare immediatamente il divieto di riunioni pubbliche;

7.  sollecita il governo cambogiano a riconoscere il legittimo ruolo svolto dall'opposizione politica nel contribuire al generale sviluppo economico e politico del paese; invita le autorità cambogiane a ritirare immediatamente i mandati di comparizione emessi nei confronti dei leader del partito CNRP, Sam Rainsy e Kem Sokha, e del leader sindacale, Rong Chhun, dell'Associazione indipendente degli insegnanti della Cambogia (CITA) e della Confederazione cambogiana dei sindacati (CCFU);

8.  constata con preoccupazione l'incessante controversia circa le presunte irregolarità nell'ambito del processo elettorale; invita i partiti politici a collaborare per individuare eventuali vizi emersi e a concordare misure volte a migliorare il processo elettorale, in particolare la riforma delle liste elettorali, l'accesso ai media e a un sistema equilibrato di informazione, la commissione elettorale nazionale, nonché riforme strutturali in settori che contribuiranno allo sviluppo a lungo termine della Cambogia, tra cui la riforma giudiziaria, la riforma dell'Assemblea nazionale e altri sforzi tesi a rafforzare la buona governance e la democrazia;

9.  invita il governo della Cambogia ad accettare l'esecuzione di un'indagine indipendente, con l'ausilio degli attori internazionali, sulle accuse di frode nelle votazioni e su altre irregolarità relative alle elezioni del luglio 2013;

10.  invita il governo e il parlamento cambogiani ad approvare e attuare leggi per assicurare che le funzioni del sistema giudiziario siano indipendenti dal controllo politico e dalla corruzione;

11.  invita il governo cambogiano a istituire un Istituto nazionale per i diritti umani, a cooperare pienamente nell'ambito delle procedure speciali delle Nazioni Unite e a consentire, in particolare, una visita da parte del relatore speciale sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati e del relatore speciale per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione;

12.  esorta il governo cambogiano a porre fine a tutti gli sfratti coatti e a introdurre e applicare una moratoria sugli sfratti nel paese fintantoché siano posti in essere un quadro giuridico trasparente e responsabile e le politiche del caso al fine di garantire che gli sfratti avvengano unicamente nel rispetto delle norme internazionali; invita le imprese internazionali a non beneficiare direttamente di questi sfratti coatti senza che sia stato corrisposto un equo risarcimento;

13.  si compiace della visita, dal 12 al 17 gennaio 2014, del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, e chiede al governo cambogiano di conformarsi alle raccomandazioni formulate nelle relazioni del relatore;

14.  accoglie con favore iniziative quali l'iniziativa per la trasparenza delle industrie dell'abbigliamento (GITI), concepita come un approccio comune da parte di governi, settore imprenditoriale e società civile nei paesi produttori e consumatori e intesa a conseguire un accordo su norme del lavoro globali e soggette a un monitoraggio congiunto;

15.  invita le istituzioni dell'Unione europea, gli Stati membri e le società europee e multinazionali a sostenere tale iniziativa e iniziative simili ed a promuovere pratiche aziendali etiche e socialmente responsabili, anche garantendo norme del lavoro eque e salari sufficienti per vivere, riconoscendo il diritto di associazione e contrattazione collettiva ed assicurando condizioni di lavoro sicure e umane per tutti i lavoratori;

16.  invita la Commissione ad agire con urgenza alla luce dei risultati della recente valutazione di impatto in materia di diritti umani sul funzionamento dell'iniziativa "Tutto tranne le armi" (EBA) dell'UE in Cambogia ed a valutare l'inserimento, nei criteri per gli esportatori dei paesi meno sviluppati che desiderano beneficiare dei vantaggi dell'EBA, dell'obbligo di dimostrare di non aver sfrattato le persone dalle loro case e dai loro territori senza un indennizzo adeguato;

17.  invita il vicepresidente/alto rappresentante a monitorare attentamente la situazione in Cambogia;

Laos

18.  invita il governo del Laos a chiarire lo stato delle indagini in corso per rintracciare Sombath Somphone, ad affrontare le innumerevoli questioni in sospeso circa la scomparsa dello stesso, nonché a chiedere e accettare l'assistenza di periti giudiziari e di esperti stranieri in materia di applicazione della legge;

19.  ritiene che l'assenza di reazione da parte del governo del Laos aumenti il sospetto circa un possibile coinvolgimento delle autorità nel rapimento;

20.  ribadisce il suo invito al vicepresidente/alto rappresentante affinché monitori da vicino le indagini del governo laotiano sulla scomparsa di Sombath Somphone;

21.  invita gli Stati membri a sollevare continuamente il caso di Sombath Somphone presso il governo del Laos; sottolinea che le sparizioni forzate restano uno dei principali ostacoli all'adesione del Laos al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani;

22.  invita il governo del Laos a effettuare un'indagine approfondita, imparziale ed efficace per tutte le denunce di sparizioni forzate, e ad affrontare la repressione in corso dei diritti civili e politici, tra cui la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica nel paese, al fine di garantire il rispetto e la tutela dei diritti di tutti i difensori dei diritti umani, degli attivisti, delle minoranze e dei membri della società civile come pure la tutela del diritto alla libertà di religione o di credo;

23.  invita il governo del Laos a ratificare senza ulteriore indugio la Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, firmata nel 2008;

24.  invita le autorità laotiane a garantire la promozione di riforme che assicurino il rispetto dei diritti umani fondamentali e ricorda al paese i suoi obblighi internazionali in virtù dei trattati da esso ratificati in materia di diritti umani;

25.  esprime preoccupazione per gli espropri e gli sfratti coatti avvenuti senza un equo risarcimento e per la corruzione nel paese;

o
o   o

26.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretariato dell'ASEAN, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al governo e all'Assemblea nazionale del Regno di Cambogia nonché al governo e al parlamento del Laos.


Recenti elezioni in Bangladesh
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sulle recenti elezioni in Bangladesh (2014/2516(RSP))
P7_TA(2014)0045RC-B7-0034/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bangladesh, segnatamente del 21 novembre 2013 sul Bangladesh: diritti umani e prossime elezioni(1), del 23 maggio 2013 sulle condizioni di lavoro e le norme sanitarie e di sicurezza in seguito ai recenti incendi di fabbriche e al crollo di un edificio in Bangladesh(2), del 14 marzo 2013 sulla situazione in Bangladesh(3) e del 17 gennaio 2013 sulle vittime di recenti incendi in fabbriche tessili, in particolare in Bangladesh(4),

–  viste la dichiarazione dell'alto rappresentante Catherine Ashton a nome dell'Unione europea sulle elezioni legislative in Bangladesh del 9 gennaio 2014 e dell'alto rappresentante dell'UE Catherine Ashton sulla preparazione delle elezioni generali in Bangladesh del 30 novembre 2013,

–  vista la dichiarazione del portavoce dell'alto rappresentante dell'UE Catherine Ashton sulla missione di osservazione delle elezioni dell'UE in Bangladesh del 20 dicembre 2013,

–  vista il comunicato stampa dell'Alto commissario per i diritti dell'uomo Navi Pillay del 1° dicembre 2013 "Political brinkmanship driving Bangladesh to the edge" (la politica del rischio calcolato spinge ai limiti il Bangladesh),

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 5 gennaio 2014 il Bangladesh ha realizzato elezioni generali indette da un governo provvisorio diretto dal precedente e attuale primo ministro Sheikh Hasina, che ha soppresso il sistema tradizionale del Bangladesh di governo di transizione neutrale con la 15a modifica della costituzione nel 2011;

B.  considerando che, secondo le informazioni raccolte, l'anno scorso in Bangladesh sono state registrate le maggiori violenze dopo l'indipendenza e in particolare la fase preelettorale e la fase elettorale sono state marcate da violenze generalizzate, con blocchi, scioperi e intimidazioni di elettori ad opera soprattutto dell'opposizione, con oltre 300 persone uccise dall'inizio del 2013, tra cui almeno 18 morti nel giorno delle elezioni e la paralisi della fragile economia del paese;

C.  considerando che le elezioni sono state boicottate dall'alleanza di opposizione diretta dal BNP (Bangladesh Nationalist Party), che ha puntato a un governo di transizione "apartitico" e hanno portato a una vittoria ampiamente incontestata della lega Awami al potere, con più di metà delle circoscrizioni senza competizione politica e una bassa partecipazione al voto; che, come riferisce la commissione elettorale, in oltre 300 seggi le operazioni di voto sono state sospese a causa della violenza;

D.  considerando che i due principali partiti del Bangladesh hanno una lunga tradizione di confronto e diffidenza irriducibili, con conseguente rischio che sia messo a repentaglio il notevole progresso sociale ed economico compiuto dal Bangladesh negli ultimi dieci anni;

E.  considerando che la missione dell'ONU diretta da Óscar Fernández-Taranco per facilitare un compromesso si è conclusa senza esito il 5 ottobre 2013 dopo una visita di cinque giorni;

F.  considerando che il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ha dichiarato di aver deplorato il fatto che le parti non abbiano conseguito un accordo prima delle elezioni e ha invitato tutte le parti a operare per un contesto pacifico, in cui "le persone possano godere di loro diritti di riunione e di espressione";

G.  considerando che l'Unione europea intrattiene da tempo buone relazioni con il Bangladesh, anche attraverso l'accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo; che tuttavia essa non ha inviato una missione di osservazione delle elezioni per l'assenza di candidati dell'opposizione, per cui mancavano le premesse per elezioni rappresentative;

H.  considerando che la commissione elettorale del Bangladesh ha dichiarato che le elezioni sono state libere, corrette e credibili e che è entrato in carica il nuovo governo guidato dal primo ministro rieletto Sheikh Hasina; che nelle ultime elezioni l'affluenza alle urne è stata molto bassa, 40% secondo le cifre del governo, 20% secondo i diplomatici a Dacca e addirittura inferiore secondo gli esponenti dell'opposizione;

I.  considerando che alla dirigente dell'opposizione Khaleda Zia è stata limitata la libertà di movimento, che altri dirigenti di rilievo del BNP sono stati arrestati negli ultimi tempi e che secondo informazioni raccolte numerosi sostenitori del BNP sono entrati in clandestinità per timore di rappresaglie;

J.  considerando che l'opposizione del BNP prosegue la sua cooperazione con Jamaat-e-Islami e con il gruppo scissionista Hafezat-e-Islam, che sono considerati i principali istigatori alla violenza;

K.  considerando che il 12 dicembre 2013 Abdul Quader Molla, un dirigente di punta della Jamaat-e-Islami, è stato il primo a subire l'esecuzione capitale per crimini di guerra commessi durante la guerra d'indipendenza del Bangladesh e che l'operato del Tribunale penale internazionale (TPI) del Bangladesh è stato uno dei temi elettorali più contestati, dato che sono state condannate a morte sei delle sette persone ritenute colpevoli di crimini di guerra;

L.  considerando che prima e dopo le elezioni migliaia di cittadini appartenenti a gruppi minoritari più vulnerabili, specialmente indù, hanno subito violenti attacchi e sono stati espulsi dalle loro case, soprattutto per opera di militanti di Jammat e-Islami per motivi in parte legati ai processi del TPI dato che molti dei testimoni dell'accusa sono di etnia indù;

M.  considerando che almeno uno dei testimoni del TPI, Mustafa Howlader, è stato ucciso nella sua abitazione il 10 dicembre 2013;

1.  condanna energicamente le uccisioni e la violenza generalizzata dilagante nell'intero paese nella fase preparatoria e nel corso delle elezioni di gennaio 2014, specialmente gli attacchi contro le minoranze religiose e culturali e gli altri gruppi vulnerabili; esprime serie apprensioni in relazione alla paralisi della vita quotidiana in Bangladesh a causa degli scioperi e dei blocchi nonché dei contrasti tra i due campi politici;

2.  invita il governo del Bangladesh a porre fine immediata ai metodi repressivi utilizzati dalle forze di sicurezza, tra cui l'uso di armi da fuoco con munizioni da combattimento e le torture in detenzione, e a disporre la liberazione dei responsabili politici dell'opposizione sottoposti ad arresto arbitrario; esige che siano effettuate indagini rapide, indipendenti e trasparenti sui recenti casi di morti violente prima e dopo le elezioni e che siano consegnati alla magistratura i responsabili, anche quelli dei servizi di sicurezza;

3.  sottolinea la reputazione del Bangladesh in quanto società tollerante in uno Stato laico e sollecita le autorità del paese a predisporre maggiore protezione per le minoranze etniche e religiose esposte a rischio e ad assicurare una repressione effettiva di tutti gli istigatori alla violenza intracomunitaria;

4.  deplora vivamente la circostanza che il parlamento e i partiti politici del Bangladesh non siano riusciti a concordare un meccanismo inclusivo per le elezioni e invita il governo e l'opposizione a mettere i genuini interessi del Bangladesh al primo posto tra le priorità e a trovare un compromesso per offrire alla popolazione del paese l'opportunità di esprimere la propria scelta democratica in un modo rappresentativo; ritiene che occorra valutare tutte le opzioni, comprese elezioni anticipate, qualora tutti i partiti politici riconosciuti siano disposti a candidarsi e a offrire la scelta agli elettori;

5.  chiede all'UE di attivare tutti gli strumenti a sua disposizione per sostenere un simile processo e a dare pieno uso delle sue risorse, segnatamente lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani e lo strumento di stabilità; invita la sua Direzione per il sostegno alla democrazia a considerare il Bangladesh una priorità per le attività per l'Ufficio per la promozione della democrazia parlamentare;

6.  ritiene che, nell'interesse del futuro del Bangladesh, i partiti appartenenti al campo democratico debbano sviluppare una cultura di rispetto reciproco; invita il BNP a prendere chiaramente le distanze da Jamaat-e-Islami e Hafezat-e-Islam;

7.  sottolinea che vanno messi al bando partiti inclini ad atti terroristici;

8.  prende atto del fatto che il TPI, nonostante le notevoli carenze, ha svolto un ruolo rilevante per quanto riguarda il risarcimento e il riscatto per le vittime e per i soggetti coinvolti nella guerra d'indipendenza del Bangladesh;

9.  esprime tuttavia preoccupazione per il crescente numero di detenuti nel braccio della morte in Bangladesh, oltre ai sei condannati dal TPI, e in particolare per la condanna a morte di 152 soldati per un ammutinamento violento nel 2009 e la recente esecuzione di Abdul Quader Molla; invita il governo e il parlamento ad abolire la pena di morte e a commutare tutte le condanne capitali; invita altresì le autorità a istituire quanto prima un meccanismo efficace per proteggere i testimoni nei processi del TPI;

10.  invita inoltre il governo a rivedere la legge sulla tecnologia dell'informazione e comunicazione e la legge contro il terrorismo, che sono state inasprite dall'ultimo governo e possono portare a incriminazioni arbitrarie dei cittadini;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, all'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza / vicepresidente della Commissione, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo nonché al governo e al parlamento del Bangladesh.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0516.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0230.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0100.
(4) Testi approvati, P7_TA(2013)0027.


Recenti tentativi di criminalizzare le persone LGBTI
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Risoluzione del Parlamento europeo del 16 gennaio 2014 sui recenti tentativi di configurare come reato l'appartenenza alla categoria lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) (2014/2517(RSP))
P7_TA(2014)0046RC-B7-0043/2014

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti umani, il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli e la Costituzione dell'India,

–  vista la risoluzione A/HRC/17/19 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 17 giugno 2011, sui diritti umani, l'orientamento sessuale e l'identità di genere,

–  vista la seconda revisione dell'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e l'Unione europea e i suoi Stati membri, dall'altro (l'accordo di Cotonou) e le sue disposizioni in materia di diritti umani, in particolare l'articolo 8, paragrafo 4, e l'articolo 9,

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e l'articolo 21 del trattato sull'Unione europea e l'articolo 10 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che sanciscono l'impegno dell'Unione europea e degli Stati membri a favore della difesa e della promozione dei diritti umani universali nonché della tutela dei singoli individui nell'ambito delle loro relazioni con il resto del mondo,

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio il 24 giugno 2013,

–  vista la dichiarazione del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza , del 20 dicembre 2013, sull'adozione del disegno di legge contro l'omosessualità in Uganda,

–  vista la dichiarazione di Catherine Ashton, del 15 gennaio 2014, che esprime inquietudine per la promulgazione della legge riguardante il (divieto di) matrimonio tra persone dello stesso sesso in Nigeria,

–  viste la sua risoluzione del 5 luglio 2012 sulla violenza contro le lesbiche e sui diritti degli LGBT in Africa(1), la sua posizione del 13 giugno 2013 sul progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione dell'accordo che modifica per la seconda volta l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000, modificato per la prima volta a Lussemburgo il 25 giugno 2005(2), e la sua risoluzione dell'11 dicembre 2013 sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2012 e la politica dell'Unione europea in materia(3),

–  viste le sue precedenti risoluzioni del 17 dicembre 2009 sulla proposta di legge contro l'omosessualità in Uganda(4), del 16 dicembre 2010 sulla cosiddetta "legge Bahati" e la discriminazione nei confronti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) in Uganda(5) e del 17 febbraio 2011 sull'uccisione di David Kato in Uganda(6),

–  viste le sue precedenti risoluzioni del 15 marzo 2012(7) e del 4 luglio 2013(8) sulla situazione in Nigeria,

–  vista la sua risoluzione dell'11 maggio 2011 sullo stato di avanzamento dei negoziati dell'Accordo di libero scambio UE-India(9),

–  visti l'articolo 122, paragrafo 5, e l'articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali per dignità e diritti; che tutti gli Stati hanno l'obbligo di prevenire le violenze, l'incitamento all'odio e le stigmatizzazioni basate su caratteristiche individuali, inclusi l'orientamento sessuale, l'identità di genere e l'espressione di genere;

B.  considerando che ben 78 paesi continuano a considerare gli atti consensuali tra adulti dello stesso sesso come reato e che 7 paesi prevedono la pena capitale per tali "reati" (Iran, Mauritania, alcune regioni della Nigeria, Arabia Saudita, alcune regioni della Somalia, Sudan e Yemen); che tali restrizioni giuridiche sono obsolete alla luce della generalizzazione dei diritti delle persone LGBTI negli ultimi decenni e che le evoluzioni positive registrate in numerosi paesi dovrebbero fungere da esempio per conseguire un miglioramento globale nelle questioni legate alle persone LGBTI;

C.  considerando che gli atti consensuali tra persone dello stesso sesso erano già puniti con 14 anni di reclusione in Uganda e con 7 anni di reclusione in Nigeria (o con la pena capitale nei 12 paesi in cui vige la Sharia) ed erano stati depenalizzati in India con una sentenza del 2009 emessa dall'Alta corte di Delhi;

D.  considerando che il 20 dicembre 2013 il parlamento ugandese ha approvato il disegno di legge contro l'omosessualità che punisce la difesa dei diritti delle persone LGBTI con la reclusione fino a 7 anni, la mancata denuncia delle persone LGBTI con la reclusione fino a 3 anni e i trasgressori "recidivi" o sieropositivi con l'ergastolo; che gli atti consensuali tra persone dello stesso sesso sono considerati reato a norma della sezione 145 del codice penale ugandese;

E.  considerando che il 17 dicembre 2013 il Senato nigeriano ha approvato il disegno di legge riguardante il (divieto di) matrimonio tra persone dello stesso sesso, che punisce le persone che hanno una relazione omosessuale con la reclusione fino a 14 anni e i testimoni di matrimoni tra persone dello stesso sesso o coloro che gestiscono bar, organizzazioni o riunioni per le persone LGBTI con la reclusione fino a 10 anni; che tale legge è stata promulgata dal presidente Goodluck Jonathan nel gennaio 2014;

F.  considerando che l'11 dicembre 2013 la Corte suprema Indiana ha rovesciato una sentenza con cui, nel 2009, l'Alta corte di Delhi aveva dichiarato contraria al principio di uguaglianza sancito dalla costituzione indiana la sezione 377 del codice penale dell'India, una legge di epoca coloniale che metteva al bando l'omosessualità, riconfigurando pertanto l'omosessualità come reato punibile anche con l'ergastolo;

G.  considerando che, nel giugno 2013, la Duma di Stato russa ha approvato una legge che vieta la cosiddetta "propaganda omossessuale", imponendo gravi limitazioni alla libertà di espressione e di riunione delle organizzazioni LGBTI, e che tale legge è stata promulgata dal presidente Vladimir Putin;

H.  considerando che i media e l'opinione pubblica nonché i leader politici e religiosi dei citati paesi sempre più spesso tentano di intimidire le persone LGBTI, limitarne i diritti e legittimare la violenza nei loro confronti;

I.  considerando che numerosi capi di Stato e di governo, leader delle Nazioni Unite nonché rappresentanti di governi e parlamenti, al pari dell'Unione europea (attraverso il Consiglio, il Parlamento, la Commissione e l'alto rappresentante) e di diverse personalità a livello mondiale, hanno condannato duramente le leggi volte a configurare come reato l'appartenenza alla categoria LGBTI;

1.  condanna in maniera decisa le citate gravi minacce ai diritti universali alla vita, alla libertà da torture e trattamenti crudeli, inumani e degradanti, alla privacy, alla libertà di espressione e di riunione, nonché qualunque discriminazione e restrizione giuridica nei confronti delle persone LGBTI e di chiunque difenda i loro diritti umani; sottolinea che l'uguaglianza delle persone LGBTI rientra innegabilmente tra i diritti umani fondamentali;

2.  condanna fermamente l'adozione di leggi sempre più repressive nei confronti delle persone LGBTI; ribadisce che l'orientamento sessuale e l'identità di genere rientrano nella sfera privata dei singoli, come riconosciuto dal diritto internazionale e dalle costituzioni nazionali; invita i 78 paesi di cui sopra a depenalizzare gli atti consensuali tra adulti dello stesso sesso;

3.  invita il presidente ugandese ad astenersi dal promulgare la legge contro l'omosessualità e ad abrogare la sezione 145 del Codice penale dell'Uganda; ricorda al governo ugandese gli obblighi a esso incombenti in virtù del diritto internazionale e dell'accordo di Cotonou, che invita al rispetto dei diritti umani universali;

4.  condanna in maniera decisa l'adozione e la promulgazione della legge sul (divieto di) matrimonio omosessuale in Nigeria; invita il presidente della Nigeria ad abrogare tale legge nonché le sezioni 214 e 217 del Codice penale nigeriano;

5.  sottolinea che gli atti consensuali tra adulti dello stesso sesso sono ammessi in Burkina Faso, Benin, Ciad, Repubblica centrafricana, Congo, Repubblica democratica del Congo, Guinea equatoriale, Gabon, Guinea-Bissau, Costa d'Avorio, Madagascar, Mali, Niger, Ruanda e Sud Africa, e che le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale sono vietate per legge nella costituzione di quest'ultimo paese, a dimostrazione dell'eterogeneità degli approcci alla materia all'interno del continente africano;

6.  chiede alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e agli Stati membri di opporsi in maniera quanto più possibile decisa alle tre leggi in questione e di chiarire che le stesse avranno significative implicazioni per le relazioni bilaterali tra i paesi interessati, l'Unione europea e i suoi Stati membri;

7.  accoglie favorevolmente l'iniziativa del governo indiano di chiedere alla Corte suprema di rivedere la sentenza che ha emesso in quanto violazione del principio costituzionale dell'uguaglianza; chiede al parlamento indiano di abolire la sezione 377 del Codice penale dell'India in caso di mancata revisione della citata sentenza da parte della Corte suprema;

8.  esprime profonda preoccupazione per le conseguenze negative della legge che vieta la propaganda delle "relazioni sessuali non convenzionali" in Russia e che sta portando a un aumento del livello di discriminazione e violenza nei confronti delle persone LGBTI; invita le autorità russe ad abrogare la legge e chiede alla comunità internazionale di continuare a seguire attentamente la questione;

9.  ricorda che le leggi volte a configurare come reato gli atti consensuali tra adulti dello stesso sesso e la difesa dei diritti umani delle persone LGBTI rappresentano un ostacolo rilevante nella lotta all'HIV/AIDS e, oltre a incrementare sistematicamente il contagio di HIV e malattie sessualmente trasmissibili (dal momento che i gruppi a rischio temono le interazioni con il personale medico), contribuiscono a un clima di omofobia e discriminazione portate all'estremo; osserva che le leggi in questione renderanno tra l'altro ancora più difficile la prevenzione dell'HIV/AIDS in paesi già caratterizzati da elevati tassi di prevalenza;

10.  sottolinea che, in un contesto in cui gli atti consensuali tra adulti dello stesso sesso continuano a essere considerati reato, risulterà ancora più difficile conseguire sia gli Obiettivi di sviluppo del millennio, soprattutto per quanto concerne l'uguaglianza di genere e la lotta alle malattie, sia qualunque tipo di progresso in relazione al quadro per lo sviluppo post-2015;

11.  invita la Commissione, il SEAE e gli Stati membri a sfruttare tutti i canali esistenti, ivi inclusi i forum bilaterali e multilaterali nonché i negoziati in corso per un Accordo di libero scambio con l'India, per esprimere in termini quanto più possibile decisi la loro opposizione alla perseguibilità penale dell'appartenenza alla categoria LGBTI;

12.  chiede alla Commissione, al SEAE e agli Stati membri di prestare tutta l'assistenza possibile alle ONG e ai difensori dei diritti umani avvalendosi degli orientamenti del Consiglio per le persone LGBTI, dello Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani nonché di altri programmi;

13.  invita la Commissione e il Consiglio a inserire un esplicito riferimento alla non discriminazione fondata sull'orientamento sessuale nell'ambito della prossima revisione dell'accordo di Cotonou, così come richiesto in più occasioni dal Parlamento;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, agli Stati membri, ai governi e ai parlamenti nazionali di Uganda, Nigeria, India e Russia, nonché ai presidenti di Uganda, Nigeria e Russia.

(1) GU C 349 E del 29.11.2013, pag. 88.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0273.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0575.
(4) GU C 286 E del 22.10.2010, pag. 25.
(5) GU C 169 E del 15.06.2012, pag. 134.
(6) GU C 188 E del 28.06.2012, pag. 62.
(7) GU C 251 E del 31.08.2013, pag. 97.
(8) Testi approvati, P7_TA(2013)0335.
(9) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 13.

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