Indice 
Testi approvati
Giovedì 18 dicembre 2014 - Strasburgo
Venezuela: persecuzione dell'opposizione democratica
 Mauritania, in particolare il caso di Biram Dah Abeid
 Sudan, il caso del Dr. Amin Mekki Medani
 Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione
 Conclusione di un accordo di associazione con la Georgia
 Accordo di associazione con la Georgia ***

Venezuela: persecuzione dell'opposizione democratica
PDF 138kWORD 61k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2014 sulla persecuzione dell'opposizione democratica in Venezuela (2014/2998(RSP))
P8_TA(2014)0106RC-B8-0375/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Venezuela, comprese quelle del 24 maggio 2007 sull'emittente "Radio Caracas TV" in Venezuela(1), del 23 ottobre 2008 sulle interdizioni politiche in Venezuela(2), del 7 maggio 2009 sul Venezuela: il caso di Manuel Rosales(3), dell'11 febbraio 2010 sul Venezuela(4), dell'8 luglio 2010 sul Venezuela, segnatamente il caso di Maria Lourdes Afiuni(5), del 24 maggio 2012 sul possibile ritiro del Venezuela dalla Commissione interamericana per i diritti umani(6) e del 27 febbraio 2014 sulla situazione politica in Venezuela(7),

–  viste le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal portavoce del vicepresidente/alto rappresentante dell'UE Catherine Ashton il 28 marzo 2014 e il 15 aprile 2014 sulla situazione in Venezuela,

–  visto il parere del gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie della commissione per i diritti umani dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 26 agosto 2014,

–  vista la dichiarazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, del 20 ottobre 2014, sulla detenzione di manifestanti e politici in Venezuela,

–  visto il patto internazionale sui diritti civili e politici, cui il Venezuela ha aderito,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la crisi economica, gli elevati tassi di corruzione, la carenza cronica di beni essenziali, la violenza e le divisioni politiche hanno dato origine dal febbraio 2014 a proteste pacifiche, tuttora in corso, contro il governo del presidente Nicolás Maduro; che i manifestanti sono stati oggetto di un uso sproporzionato della forza e della violenza da parte della polizia, di membri della Guardia nazionale e di gruppi armati filogovernativi fuori controllo; che, stando a quanto riferito da organizzazioni locali e internazionali, oltre 1 700 manifestanti sono detenuti in attesa di processo, più di 69 sono tuttora in carcere e almeno 40 persone sono state uccise durante le proteste, mentre i loro assassini non sono ancora stati assicurati alla giustizia; che l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani conferma di avere ricevuto segnalazioni di oltre 150 casi di maltrattamenti durante la detenzione, compresi casi di tortura; che, stando a diverse fonti, la persecuzione dell'opposizione democratica da parte delle forze di sicurezza è tuttora in atto;

B.  considerando che la libertà di espressione e il diritto di partecipare a manifestazioni pacifiche sono elementi fondamentali della democrazia e sono riconosciuti dalla Costituzione venezuelana; che l'uguaglianza e la giustizia per tutti sono impossibili senza il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali di tutti i cittadini; che numerose segnalazioni confermano che i mezzi d'informazione sono sempre più spesso oggetto di censura e intimidazioni; che nel corso della 70a assemblea generale della Società interamericana della stampa (IAPA) a Santiago (Cile), l'organizzazione ha dichiarato che il Venezuela sta esercitando una forte pressione sui mezzi d'informazione indipendenti e ha esortato il paese a rispettare la libertà di espressione, denunciando un'ulteriore perdita delle libertà democratiche;

C.  considerando che il leader dell'opposizione Leopoldo López è stato arbitrariamente incarcerato il 18 febbraio 2014 con l'accusa di cospirazione, istigazione di manifestazioni violente, incendio doloso e danni alla proprietà; che dalla sua incarcerazione ha subito torture fisiche e psicologiche ed è stato detenuto in isolamento; che i sindaci dell'opposizione Daniel Ceballos e Vicencio Scarano, così come il funzionario di polizia Salvatore Lucchese, sono stati arrestati per non aver posto fine alle proteste e alla ribellione civile nelle rispettive città, e sono stati condannati a diversi anni di carcere; che Juan Carlos Caldera, Ismael García e Richard Mardo, esponenti dell'opposizione e membri del Congresso, sono attualmente sottoposti a indagini e procedimenti giudiziari finalizzati alla loro sospensione e squalifica dal Congresso;

D.  considerando che leader studenteschi come Sairam Rivas, presidente del centro studentesco della scuola di formazione per assistenti sociali dell'Università centrale del Venezuela, Cristian Gil e Manuel Cotiz sono stati ingiustamente detenuti in locali appartenenti ai servizi segreti bolivariani per oltre 120 giorni e sottoposti a torture e maltrattamenti in relazione alle proteste che hanno avuto luogo tra febbraio e maggio 2014, con le accuse di istigazione a delinquere e sfruttamento di minori per commettere reati;

E.  considerando che il 20 ottobre 2014 l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein ha espresso preoccupazione per la detenzione di manifestanti e ha chiesto il rilascio di tutte le persone detenute per aver esercitato il proprio diritto a manifestare pacificamente; che l'8 ottobre 2014 il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie ha dichiarato la detenzione di Leopoldo López illegale, arbitraria e motivata dalle sue opinioni politiche, e ha chiesto la sua liberazione, come pure quella di tutte le persone detenute arbitrariamente;

F.  considerando che il governo venezuelano ha la particolare responsabilità di rispettare lo Stato diritto e il diritto internazionale, tenendo conto del fatto che dal 16 ottobre 2014 è membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

G.  considerando che le osservazioni formulate dalla commissione delle Nazioni Unite contro la tortura nel suo recente rapporto sulla Repubblica bolivariana del Venezuela esprimono esplicitamente preoccupazione per l'impunità imperante, la tortura e il maltrattamento dei prigionieri politici, l'uso eccessivo della forza, il tacito consenso e la complicità con le azioni dei gruppi armati filogovernativi, le detenzioni arbitrarie e l'assenza di garanzie procedurali fondamentali; che in tale rapporto si chiede l'immediata liberazione di tutte le persone detenute arbitrariamente, inclusi Leopoldo López e Daniel Ceballos, che sono stati arrestati per aver esercitato il proprio diritto di esprimersi e manifestare pacificamente, e si manifesta inoltre preoccupazione per gli attacchi rivolti ai giornalisti e agli attivisti dei diritti umani, le esecuzioni extragiudiziali e la completa mancanza di indipendenza della magistratura;

H.  considerando che José Miguel Insulza, segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani (OAS), ha chiesto la liberazione delle persone imprigionate per aver partecipato alle manifestazioni; che la commissione interamericana per i diritti umani ha espresso profonda preoccupazione per la situazione relativa alla libertà di associazione e alla libertà di espressione in Venezuela;

I.  considerando che il 10 settembre 2013 è entrata in vigore la decisione del Venezuela di ritirarsi dalla convenzione americana sui diritti umani; che, a seguito di tale azione, i cittadini e i residenti del Venezuela non possono adire la Corte interamericana dei diritti umani;

J.  considerando che nel marzo 2014 María Corina Machado – la parlamentare dell'Assemblea nazionale venezuelana ad aver raccolto il maggior numero di consensi popolari – è stata illegittimamente e arbitrariamente destituita, privata del mandato ed espulsa dal parlamento dal presidente dell'Assemblea nazionale, Diosdado Cabello, che l'ha accusata di tradimento per aver denunciato dinanzi al Consiglio permanente dell'OAS le massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani perpetrate in Venezuela;

K.  considerando che, durante la sua attività politica e parlamentare, María Corina Machado è stata oggetto di una serie di procedimenti penali, persecuzioni politiche, minacce, intimidazioni e vessazioni ed è perfino stata aggredita all'interno dell'Aula dell'Assemblea nazionale da alcuni sostenitori del governo; che è stata recentemente incriminata con l'accusa di aver cercato di assassinare il presidente Maduro e rischia una condanna fino a 16 anni di carcere;

L.  considerando che la magistratura non opera quale ramo indipendente del governo; che non ci si può aspettare che un siffatto sistema giudiziario conduca indagini imparziali o pronunci sentenze eque sulle accuse rivolte contro l'opposizione;

M.  considerando che solo il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e un dialogo costruttivo e rispettoso condotto in uno spirito di tolleranza possono aiutare il paese a uscire da questa grave crisi e a superare le future difficoltà;

N.  considerando che nell'aprile 2014 il governo e l'opposizione hanno avviato un negoziato in relazione alle proteste, noto come "Mesa de Diálogo", che purtroppo è stato interrotto un mese più tardi senza aver sortito alcun risultato;

O.  considerando che il Venezuela è il paese dell'America latina con le più vaste riserve energetiche; che il popolo venezuelano deve far fronte a una grave carenza di prodotti di base, i prezzi dei prodotti alimentari sono raddoppiati ed è stato introdotto un razionamento dei viveri; che i prezzi del petrolio continuano a diminuire sensibilmente, il che aggrava la crisi economica e minaccia la fragile economia del paese, che dipende dal settore petrolifero;

P.  considerando che l'incapacità dello Stato di garantire l'ordine pubblico ha reso il Venezuela uno dei paesi più violenti del mondo; che, secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, la crisi politica ed economica in corso in Venezuela ha contribuito all'aumento vertiginoso del tasso di omicidi e a una mancanza di sicurezza per i cittadini;

1.  esprime profonda preoccupazione per il deteriorarsi della situazione in Venezuela e condanna l'incarcerazione di manifestanti pacifici, studenti e leader dell'opposizione; sollecita il rilascio immediato dei prigionieri detenuti arbitrariamente, in linea con le richieste avanzate da diversi organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali;

2.  condanna fermamente la persecuzione politica e la repressione dell'opposizione democratica, le violazioni della libertà di espressione e manifestazione come pure la censura dei mezzi di informazione e del web;

3.  deplora con forza l'uso della violenza contro i manifestanti; esprime il suo sincero cordoglio alle famiglie delle vittime; invita le autorità del Venezuela a indagare su tali crimini e a garantire che i responsabili rispondano pienamente delle proprie azioni, senza alcun margine di impunità;

4.  esorta tutte le parti a portare avanti un dialogo pacifico che coinvolga tutte le componenti della società venezuelana, con l'obiettivo di definire punti di convergenza e consentire agli attori politici di discutere dei problemi più gravi che il paese si trova ad affrontare; invita tutti i soggetti coinvolti a evitare un'ulteriore recrudescenza della violenza e ricorda al governo del Venezuela che non sarà possibile avviare un dialogo costruttivo finché i leader dell'opposizione continueranno ad essere arbitrariamente detenuti in carcere;

5.  chiede alle autorità venezuelane di procedere immediatamente al disarmo e allo scioglimento delle associazioni e dei gruppi armati filogovernativi fuori controllo, ponendo fine alla loro impunità;

6.  rammenta al governo del Venezuela la sua responsabilità di garantire la conformità di tutti i procedimenti giudiziari agli standard internazionali; ricorda che il rispetto del principio della separazione dei poteri è fondamentale in una democrazia e che il sistema giudiziario non può essere impiegato dalle autorità a fini di persecuzione politica e repressione dell'opposizione democratica; invita le autorità venezuelane a ritirare le accuse infondate e i mandati di arresto ingiustificati emessi nei confronti dei politici dell'opposizione come pure a garantire la sicurezza di tutti i cittadini del paese, a prescindere dalle loro opinioni o affiliazioni politiche;

7.  invita il governo del Venezuela a rispettare la propria Costituzione e a ottemperare ai propri obblighi internazionali in materia di indipendenza della magistratura, diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica e pluralismo politico, che costituiscono gli elementi fondanti della democrazia, nonché ad assicurare che le persone non siano perseguite per aver esercitato i propri diritti di riunione pacifica e libertà di espressione;

8.  invita il governo del Venezuela a rispettare i diritti umani, a condurre indagini efficaci in merito alle presunte violazioni degli stessi e a mettere i difensori dei diritti umani e le organizzazioni non governative indipendenti in condizione di svolgere le proprie legittime attività di promozione dei diritti umani e della democrazia;

9.  chiede al SEAE e alla delegazione dell'UE, come pure alle delegazioni degli Stati membri, di continuare a monitorare le indagini riguardanti i leader dell'opposizione e le udienze dei relativi processi;

10.  invita il governo del Venezuela ad avviare un dialogo risoluto e aperto con l'Unione europea sul tema dei diritti umani;

11.  sollecita l'UE, gli Stati membri e il vicepresidente/alto rappresentante Federica Mogherini a chiedere il rilascio immediato dei manifestanti arrestati arbitrariamente sin dall'inizio delle proteste;

12.  ricorda la sua richiesta di inviare una delegazione ad hoc del Parlamento europeo per valutare la situazione in Venezuela e avviare quanto prima un dialogo con tutte le parti coinvolte nel conflitto;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e all'Assemblea nazionale della Repubblica bolivariana del Venezuela, all'Assemblea parlamentare eurolatinoamericana e al Segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani.

(1) GU C 102 E del 24.4.2008, pag. 484.
(2) GU C 15 E del 21.1.2010, pag. 85.
(3) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 113.
(4) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 69.
(5) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 130.
(6) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 88.
(7) Testi approvati, P7_TA(2014)0176.


Mauritania, in particolare il caso di Biram Dah Abeid
PDF 207kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2014 sulla Mauritania, in particolare il caso di Biram Dah Abeid (2014/2999(RSP))
P8_TA(2014)0107RC-B8-0382/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Mauritania, incluse quella del 14 giugno 2012 sui diritti umani e la situazione della sicurezza nella regione del Sahel(1) e quella del 22 ottobre 2013 sulla situazione dei diritti umani nella regione del Sahel(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri", del 17 marzo 2014, sull'attuazione della strategia dell'UE per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 25 giugno 2014 del portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sulle elezioni presidenziali nella Repubblica islamica di Mauritania,

–  visto l'articolo 1 della Costituzione della Mauritania, che garantisce l'uguaglianza di tutti i suoi cittadini dinanzi alla legge, senza distinzione di origine, razza, sesso o condizione sociale,

–  vista la Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli (ratificata dalla Mauritania nel 1986) che, all'articolo 5, proibisce espressamente la schiavitù, e vista l'adesione della Mauritania a strumenti internazionali che vietano le forme contemporanee di schiavitù, segnatamente la Convenzione concernente la schiavitù, del 1926, e il relativo Protocollo recante modifica, nonché la Convenzione supplementare relativa all'abolizione della schiavitù, della tratta degli schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù, del 1956,

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP), da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 (accordo di Cotonou),

–  viste le osservazioni conclusive sulla Mauritania, del 24 luglio 2014, a cura del Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne delle Nazioni Unite,

–  vista la convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 105 concernente l'abolizione del lavoro forzato,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Biram Dah Abeid, figlio di schiavi liberati, è impegnato in una campagna di sensibilizzazione a favore dell'eliminazione della schiavitù; che nel 2008 ha fondato l'Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista (IRA – Initiative pour la Résurgence du Mouvement Abolitionniste); che questa organizzazione si propone di attirare l'attenzione sulla questione e di contribuire a promuovere casi specifici dinanzi al tribunale; che Biram Dah Abeid è stato insignito del Premio delle Nazioni Unite per i Diritti umani nel 2013;

B.  considerando che l'11 novembre 2014 Biram Dah Abeid, attivista leader del movimento contro la schiavitù in Mauritania e fondatore dell'Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista è stato arrestato a seguito di una marcia pacifica contro la schiavitù; che Biram Dah Abeid è stato accusato di aver organizzato una manifestazione, di aver partecipato a una manifestazione e di appartenere a un'organizzazione illegale, e che, secondo alcune fonti, rischierebbe la pena di morte; che la pena di morte è tuttora prevista dal codice penale della Mauritania, non si limita ai reati più gravi ed è inflitta a seguito di condanne basate su confessioni ottenute sotto tortura;

C.  considerando che anche altri militanti antischiavismo sono stati arrestati e incarcerati, facendo salire a 17 il numero totale degli attivisti dell'Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista della Mauritania in stato di detenzione; che durante gli arresti la gendarmeria della Mauritania avrebbe fatto un uso eccessivo della forza, ricorrendo tra l'altro a percosse con manganelli, trascinamenti e tecniche di umiliazione come quella di far spogliare i detenuti; che le guardie carcerarie sarebbero inoltre accusate di aver tentato di costringere alcuni degli attivisti a firmare confessioni;

D.  considerando che Biram Dah Abeid è stato il secondo candidato più votato alle elezioni presidenziali della Mauritania nel 2014; che la sua reputazione lo ha reso un obiettivo primario per le autorità della Mauritania; che il suo arresto e quello dei suoi colleghi rappresentano un giro di vite nei confronti dell'opposizione politica e della società civile;

E.  considerando che, sebbene abolita nel 1981 e qualificata come reato nel 2007, la pratica della schiavitù continua a esistere in Mauritania; che la Mauritania è al primo posto della classifica stilata in base all'indice globale della schiavitù 2014, con la proporzione più elevata della popolazione ridotta in schiavitù (fino al 4%); che altre stime collocano la diffusione della schiavitù a una percentuale che arriva fino al 20%; che l'Atto sulla schiavitù adottato di recente non contempla tutte le forme di schiavitù in Mauritania, escludendo ad esempio tutte le forme di servitù della gleba;

F.  considerando che la schiavitù in Mauritania ha un'esplicita connotazione razziale, laddove gli schiavi provengono quasi completamente dalla comunità (nera) haratin, che comprende tra il 40 e il 60% della popolazione della Mauritania, nonché da altre comunità, come constatato dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di schiavitù; che gli haratin, anche se non ridotti in schiavitù, si vedono spesso negare l'accesso ai lavori di rango più elevato e alle posizioni di rilevo nella vita pubblica;

G.  considerando che la schiavitù è solitamente ereditaria, e i bambini nati da donne ridotte in schiavitù sono spesso considerati proprietà della famiglia del padrone per tutta la loro vita; che le schiave sono abitualmente sottoposte a violenze sessuali; che alla maggior parte degli schiavi viene negata un'istruzione formale e insegnato che il loro destino appartiene ai loro padroni, perpetuando in questo modo la cosiddetta schiavitù psicologica; che le donne schiave necessitano del permesso del loro padrone per sposarsi; che molti degli schiavi sono nati da uno stupro; che persino gli schiavi messi in libertà hanno poche opportunità di trovare un'occupazione adeguata;

H.  considerando che la Mauritania ha ratificato convenzioni quali la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, così come l'accordo ACP-UE di Cotonou;

1.  condanna fermamente l'arresto e la detenzione in corso di Biram Dah Abeid, attivista contro la schiavitù, e dei suoi compagni attivisti e ne chiede l'immediato rilascio; esprime preoccupazione per le segnalazioni di episodi di violenza a danno di taluni attivisti ed esorta le autorità mauritane a perseguire a termini di legge i funzionari coinvolti negli episodi di abuso e tortura nei confronti dei prigionieri;

2.  invita il governo mauritano a cessare l'uso della violenza nei confronti dei civili che partecipano a proteste pubbliche pacifiche e a campagne mediatiche a sostegno di Biram Dah Abeid, a porre fine alla repressione della società civile e dell'opposizione politica nonché a consentire agli attivisti contro la schiavitù di proseguire le loro attività non violente senza temere vessazioni o intimidazioni; esorta le autorità mauritane a consentire la libertà di parola e di riunione, conformemente alle convenzioni internazionali e al diritto interno della Mauritania;

3.  condanna fermamente ogni forma di schiavitù, e in particolare l'elevata diffusione di schiavitù riportata, le pratiche legate al fenomeno nonché la tratta di esseri umani all'interno della Mauritania; accoglie con favore la configurazione, da parte del governo mauritano, della schiavitù come reato, l'esistenza di un tribunale speciale per la schiavitù e l'annuncio dello stesso governo, nel mese di marzo 2014, relativo all'introduzione di una tabella di marcia per l'abolizione della schiavitù;

4.  constata con rammarico che vi è stato un solo procedimento giudiziario per schiavitù; invita il governo mauritano a porre fine a tutte le forme di schiavitù, a promulgare leggi contro tale pratica e ad adottare una normativa intesa a modificare ovvero abrogare le norme discriminatorie, tra cui le disposizioni discriminatorie dei relativi codici penale, dello status personale e della cittadinanza; sottolinea che le accuse di schiavitù e di pratiche simili dovrebbero essere oggetto di indagini e azioni penali efficaci;

5.  invita le autorità mauritane a sensibilizzare circa i comportamenti e le convinzioni della popolazione riguardanti la schiavitù a tutti i livelli della società; incoraggia vivamente le autorità mauritane a prestare il proprio contributo affinché cambino gli atteggiamenti collettivi in tema di razza e schiavitù, in particolare per quanto riguarda la popolazione haratin; sottolinea che la discriminazione per motivi di origine etnica, in particolare nel campo dell'istruzione e dell'occupazione, andrebbe dichiarata illegale; invita inoltre le autorità della Mauritania a smantellare il sistema, basato su caste, di riduzione in schiavitù, in particolare nei confronti delle donne nell'attività domestica;

6.  sollecita lo sviluppo di un'istruzione formale universale, affinché gli ex schiavi e quelli attuali, così come i rispettivi figli, possano migliorare il loro livello di alfabetizzazione e disporre degli strumenti necessari a trovare un'occupazione adeguata; osserva che tutti i cittadini mauritani dovrebbero avere il diritto di possedere terreni, in particolare se li hanno occupati e coltivati per generazioni, un diritto che Biram Dah Abeid e l'Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista propongono in quanto strumento fondamentale per porre termine alla catena della schiavitù; incoraggia, a tale proposito, il governo mauritano a ratificare la convenzione n. 169 dell'OIL, che riconosce le forme di utilizzo dei suoli da parte delle popolazioni indigene;

7.  sottolinea l'importanza di un rapporto fruttuoso tra l'UE e la Mauritania, con l'obiettivo di contribuire alla democrazia, alla stabilità e allo sviluppo del paese; sottolinea che la Mauritania rappresenta un partner importante nel quadro della strategia dell'UE per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel;

8.  esorta il vicepresidente/alto rappresentante, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri a intensificare i loro sforzi tesi a combattere la schiavitù in Mauritania, in particolare garantendo una politica estera e in materia di diritti umani che sia chiara e attuabile, in linea con il quadro strategico dell'UE sui diritti umani e la democrazia, e promuovendo una dimensione dei diritti umani nel quadro della strategia dell'UE Sahel e dei dialoghi con il governo mauritano, anche nell'ambito di accordi bilaterali formali;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, alle autorità mauritane, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale, alla Lega araba e all'Unione africana.

(1) GU C 322 E del 15.11.2013, pag. 94.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0431.


Sudan, il caso del Dr. Amin Mekki Medani
PDF 134kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2014 sul Sudan: il caso del dottor Amin Mekki Medani (2014/3000(RSP))
P8_TA(2014)0108RC-B8-0389/2014

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Sudan,

–  vista la relazione del 18 settembre 2013 dell'esperto indipendente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani in Sudan,

–  vista la dichiarazione dell'UE del 15 luglio 2014 sul rilascio dei detenuti politici in Sudan,

–  viste le conclusioni sul Sudan del Consiglio Affari esteri dell'UE dell'11 novembre 2014,

–  vista la relazione del 4 settembre 2014 dell'esperto indipendente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani in Sudan,

–  visti gli accordi sul dialogo nazionale e sul processo costituzionale firmati ad Addis Abeba il 4 settembre 2014,

–  vista la dichiarazione "Sudan Call" relativa all'istituzione di uno Stato di cittadinanza e democrazia,

–  visto il piano nazionale del Sudan sui diritti umani adottato nel 2013, che si fonda sui principi di universalità e di uguaglianza di tutte le persone,

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(1),

–  vista la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) del 18 dicembre 1979,

–  visti i principi di Johannesburg per la sicurezza nazionale, la libertà di espressione e l'accesso all'informazione, documento delle Nazioni Unite E/CN.4/1996/39 (1996),

–  visto l'accordo globale di pace (CPA) in Sudan del 2005,

–  vista la carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 6 dicembre 2014 i servizi nazionali sudanesi di sicurezza e di intelligence (NISS) hanno arrestato il dottor Amin Mekki Medani, noto attivista per i diritti umani ed ex presidente dell'organizzazione sudanese per il monitoraggio dei diritti umani "Sudan Human Rights Monitor" (SHRM), prelevandolo dalla sua casa a Khartoum;

B.  considerando che si nutrono gravi preoccupazioni per la sicurezza del dottor Medani, che ha 76 anni e versa in cattive condizioni di salute; che i NISS avrebbero rifiutato di permettergli di portare con sé i suoi medicinali al momento dell'arresto;

C.  considerando che il dottor Medani è simbolo di forte impegno per i diritti umani, l'umanitarismo e lo Stato di diritto, avendo ricoperto posizioni di alto livello all'interno di una variegata serie di istituzioni nazionali e internazionali, tra cui la magistratura sudanese, il governo di transizione democratica del Sudan (come ministro di gabinetto per la pace), e l'ONU; che ha rappresentato le vittime di violazioni e si è costantemente espresso contro gli abusi di potere, e nel 2013 si è aggiudicato il riconoscimento "Eroi per i diritti umani" da parte della delegazione UE in Sudan per gli sforzi che ha profuso a livello locale e internazionale nella promozione dei diritti umani;

D.  considerando che il dottor Medani è stato arrestato poco dopo il suo ritorno da Addis Abeba, dove aveva firmato la dichiarazione "Sudan Call" per conto di organizzazioni della società civile – un impegno a lavorare a favore della cessazione dei conflitti che imperversano in diverse regioni del Sudan e a favore di riforme giuridiche, istituzionali ed economiche; che Farouk Abu Issa, leader della coalizione d'opposizione Forum del consenso nazionale, e il dottor Farah Ibrahim Mohamed Alagar sono stati arrestati in modo analogo rispettivamente il 6 e 7 dicembre 2014 per la loro partecipazione al "Sudan Call";

E.  considerando che la dichiarazione, che impegna i firmatari a porre fine a guerre e conflitti, è stata firmata dai rappresentanti dei partiti politici e di opposizione, tra cui il Partito nazionale Umma, le Forze di consenso nazionale e il Fronte rivoluzionario del Sudan (SRF); che tale dichiarazione è un'estensione della dichiarazione di Parigi dell'8 agosto 2014, firmata dal Fronte rivoluzionario del Sudan e dal Partito nazionale Umma, quest'ultimo rappresentato da Sadiq Al Mahdi;

F.  considerando che l'arresto del dottor Medani è rappresentativo delle politiche repressive esercitate dalle autorità sudanesi per impedire il pacifico e legittimo dibattito politico e per limitare la libertà di opinione, di espressione e di associazione, e rappresenta un ulteriore esempio di detenzione arbitraria illegale praticata dai NISS;

G.  considerando che i governi hanno la responsabilità primaria di dare risposta alle preoccupazioni politiche, economiche e sociali dei propri cittadini; che il conflitto tra governo e cittadini deve essere risolto mediante strumenti politici attraverso negoziati;

H.  considerando che il Sudan si trova in un momento critico del dialogo politico, per cui è più che mai necessario che figure come il dottor Medani apportino la loro esperienza al processo di riforma;

1.  condanna fermamente l'arresto arbitrario e la detenzione del dottor Medani e di altri attivisti pacifici nonché l'interruzione illegale delle loro pacifiche e legittime attività politiche e di difesa dei diritti umani; chiede il loro rilascio immediato e incondizionato;

2.  rimane preoccupato per le detenzioni in corso e per la situazione in cui versano membri dei partiti di opposizione, giovani attivisti, difensori dei diritti umani e giornalisti in Sudan; esorta il governo del Sudan a garantire l'esercizio pacifico delle libertà di espressione, di associazione e di riunione; invita le autorità sudanesi a porre fine a tutti gli atti di molestie e intimidazioni nei confronti di difensori dei diritti umani e di attivisti politici e a conformarsi alle norme e agli standard internazionali pertinenti;

3.  invita le autorità sudanesi a ripristinare e rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali sanciti dal diritto internazionale, ivi compresi la libertà di espressione, la libertà di riunione, la libertà di religione, i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere; sottolinea l'importanza di un sistema giudiziario indipendente, imparziale e accessibile per promuovere il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali della popolazione;

4.  invita il governo sudanese a rivedere la propria legge sulla sicurezza nazionale, che consente la detenzione degli indagati per un periodo fino a quattro mesi e mezzo senza alcuna forma di riesame giudiziario, nonché a riformare il proprio ordinamento giuridico conformemente alle norme internazionali in materia di diritti umani;

5.  si compiace della firma degli accordi sul dialogo nazionale e sul processo costituzionale ed esorta tutti i gruppi a rinunciare alla violenza come mezzo di cambiamento politico e a impegnarsi senza indugio nel dialogo nazionale e nei negoziati; sottolinea l'importanza del processo di dialogo nazionale, quale migliore opportunità per compiere progressi verso la pace nel paese, la riconciliazione e la governance democratica in Sudan;

6.  resta tuttavia fortemente preoccupato per i conflitti in corso in Sudan, segnatamente nel Darfur, nel Kordofan meridionale e nelle regioni del Nilo Azzurro, e per le violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani che ne conseguono, nonché per la grave emergenza umanitaria, fattori che continuano a provocare enormi sofferenze umane e sfollamenti interni e a rappresentare un rischio per la stabilità regionale;

7.  ribadisce, in linea con il dialogo nazionale, che è opportuno avviare un dialogo costruttivo con la partecipazione dei partiti dell'opposizione e della società civile, compresi i gruppi di donne; sottolinea che il dialogo dovrebbe includere soggetti interessati provenienti da tutte le regioni del Sudan e rispecchiare la piena diversità etnica, religiosa e culturale del paese;

8.  incoraggia tutte le parti ad affrontare mediante il dialogo nazionale i conflitti interni del Sudan, questioni quali l'emarginazione socioeconomica, l'iniqua distribuzione delle risorse, l'esclusione politica e la mancanza di accesso ai servizi pubblici, non dimenticando l'identità e l'uguaglianza sociale di tutti i gruppi; sostiene in tale contesto la definizione di nuovi accordi di governance inclusivi, una costituzione definitiva e una tabella di marcia per lo svolgimento di elezioni nazionali;

9.  sottolinea che il dialogo nazionale avrà successo unicamente se sarà condotto in un contesto nel quale sono garantite le libertà di espressione, dei media, di associazione e di riunione; chiede pertanto il rilascio di tutti i prigionieri politici e la cessazione immediata delle pratiche di detenzione arbitraria; esorta il governo sudanese ad abolire la pena di morte, ancora in vigore, e a commutare le condanne alla pena capitale in sanzioni alternative adeguate;

10.  invita la Commissione e il SEAE a continuare a sostenere il dialogo tra il Sudan e il Sud Sudan e i paesi vicini, a garantire la piena attuazione dell'accordo globale di pace del 2005 e degli accordi di Addis Abeba del 2012, nonché ad affrontare le eventuali questioni in sospeso;

11.  invita la Commissione e il SEAE a sostenere il dialogo nazionale, il gruppo di attuazione ad alto livello dell'Unione africana (AUHIP) e il rappresentante speciale congiunto dell'ONU e dell'Unione africana nel Darfur ed elogia il presidente Mbeki per l'impegno volto a promuovere un autentico dialogo nazionale;

12.  esprime preoccupazione per la persistente e frequente violazione dei diritti delle donne in Sudan, in particolare dell'articolo 152 del codice penale; esorta le autorità sudanesi a firmare rapidamente e ratificare la convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne;

13.  invita il governo del Sudan, le forze di opposizione e i movimenti armati a sfruttare l'opportunità del dialogo nazionale per dimostrare la leadership necessaria a condurre il Sudan sulla via della pace, della prosperità e della giustizia; sottolinea nuovamente l'importanza della lotta all'impunità;

14.  esprime preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria in diverse regioni del Sudan e in particolare per le limitazioni di accesso ancora imposte alle agenzie e organizzazioni umanitarie internazionali; rinnova il suo invito al governo del Sudan, come pure ai movimenti armati, ad assicurare alle agenzie umanitarie un accesso sicuro, tempestivo e senza restrizioni in tutte le zone, in particolare quelle interessate dal conflitto, in linea con i principi umanitari internazionali;

15.  denuncia il progetto di legge del governo sulle ONG, che limita la possibilità di queste ultime di fornire il soccorso umanitario quanto mai necessario in Sudan aggravando la situazione già difficile in cui operano le ONG nel paese (si registra una tendenza sempre più preoccupante di molestie e ingerenze nei confronti degli operatori umanitari nonché di repressione della società civile e delle libertà democratiche);

16.  invita l'UE e gli Stati membri a portare avanti l'impegno nel sostenere il Sudan e il popolo sudanese nella transizione verso una democrazia riformata dall'interno;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo del Sudan, all'Unione Africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al parlamento panafricano.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0059.


Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione
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Decisione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2014 di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione del 21 ottobre 2014 che integra la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, per quanto riguarda i contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione (C(2014)07674 – 2014/2923(DEA))
P8_TA(2014)0109B8-0381/2014

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2014)07674),

–  vista la lettera del 18 novembre 2014 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera del 16 dicembre 2014 della commissione per i problemi economici e monetari al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio(1), in particolare l'articolo 103, paragrafi 7 e 8, e l'articolo 115, paragrafo 5,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per i problemi economici e monetari,

–  visto l'accordo raggiunto in seno al Consiglio sul regolamento di esecuzione che stabilisce condizioni uniformi di applicazione del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i contributi ex ante al Fondo di risoluzione unico (COM(2014)0710),

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

A.  considerando che l'articolo 130 della direttiva 2014/59/UE ("la direttiva BRRD") obbliga gli Stati membri ad applicare le disposizioni nazionali necessarie per conformarsi alla direttiva stessa a decorrere dal 1° gennaio 2015;

B.  considerando che, al fine della messa in atto della direttiva, gli Stati membri devono garantire che i contributi siano raccolti a cadenza almeno annuale presso gli enti creditizi e le imprese di investimento ("gli enti") pertinenti autorizzati nel rispettivo territorio (articolo 103, paragrafo 1, della direttiva BRRD);

C.  considerando che tali contributi devono essere corretti in funzione del profilo di rischio degli enti, secondo i criteri precisati in un atto delegato della Commissione;

D.  considerando che l'articolo 103, paragrafo 7, della direttiva BRRD conferisce alla Commissione il potere di adottare atti delegati per precisare il concetto della correzione dei contributi in funzione del profilo di rischio dell'ente, tenuto conto di un certo numero di elementi enumerati in detto articolo;

E.  considerando che, al fine di dare seguito a tale delega di potere, il 21 ottobre 2014 la Commissione ha adottato il regolamento delegato della Commissione che integra la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, per quanto riguarda i contributi ex ante ai meccanismi di finanziamento della risoluzione;

F.  considerando che tale regolamento delegato può entrare in vigore alla fine del periodo di esame da parte del Parlamento e del Consiglio solo se né l'una né l'altra Istituzione hanno sollevato obiezioni, o se, prima della scadenza di tale periodo, sia il Parlamento che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni; che l'articolo 115, paragrafo 5, della direttiva BRRD fissa la fine del periodo di esame a tre mesi dalla data di notifica, vale a dire al 21 gennaio 2015, e che tale periodo può essere prorogato di altri tre mesi;

G.  considerando che un'agevole e tempestiva messa in atto del quadro BRRD entro il 1° gennaio 2015 esige che le autorità nazionali di risoluzione inizino a calcolare e a raccogliere i contributi ai meccanismi di finanziamento della risoluzione non appena possibile e comunque entro il 1° gennaio 2015; che tale calcolo e tale raccolta devono essere effettuati in conformità del regolamento delegato di cui sopra;

H.  considerando che il regolamento delegato dovrebbe quindi entrare in vigore nel 2014, prima che scada il periodo di esame di cui al considerando F;

I.  considerando che l'accordo sul regolamento di esecuzione che stabilisce condizioni uniformi di applicazione del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda i contributi ex ante al Fondo di risoluzione unico, raggiunto in seno al Consiglio con la partecipazione informale del Parlamento, è coerente con il regolamento delegato di cui sopra;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190.


Conclusione di un accordo di associazione con la Georgia
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Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 18 dicembre 2014 sul progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Georgia, dall'altra (09827/2014 – C8-0129/2014 – 2014/0086(NLE)2014/2816(INI))
P8_TA(2014)0110A8-0042/2014

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09827/2014),

–  visto l'accordo di associazione (in appresso l'accordo) del 27 giugno 2014 tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Georgia dall'altra (17901/2013),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 217 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), paragrafo 7 e paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0129/2014),

–  visti l'accordo per il cessate il fuoco del 12 agosto 2008, firmato dalla Georgia e dalla Federazione russa con la mediazione dell'UE, e l'accordo di attuazione dell'8 settembre 2008,

–  vista la dichiarazione comune del vertice sul partenariato orientale svoltosi a Praga il 7 maggio 2009, del vertice sul partenariato orientale svoltosi a Varsavia il 30 settembre 2011 e del vertice sul partenariato orientale svoltosi a Vilnius il 29 novembre 2013,

–  visti gli accordi UE-Georgia in materia di facilitazione del visto e di riammissione, entrati in vigore il 1°marzo 2011,

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sui negoziati tra l'UE e la Georgia sull'accordo di associazione(1),

–  visto il documento di lavoro congiunto dei servizi sull'attuazione della politica europea di vicinato in Georgia - progressi compiuti nel 2013 e raccomandazioni d'azione (relazione annuale sullo stato di avanzamento), pubblicata il 27 marzo 2014 (SWD(2014)0072),

–  vista la sua posizione in prima lettura, dell'11 dicembre 2013 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce uno strumento europeo di vicinato(2),

–  vista la sua risoluzione del 17 aprile 2014 sulla pressione esercitata dalla Russia sui paesi del partenariato orientale, in particolare la destabilizzazione dell'Ucraina orientale(3),

–  vista la risoluzione del Parlamento europeo del 12 marzo 2014 sulla valutazione e definizione di priorità nell'ambito delle relazioni dell'UE con i paesi del partenariato orientale(4),

–  vista la relazione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa del 5 settembre 2014 sul funzionamento delle istituzioni democratiche in Georgia,

–  visto il lavoro svolto da Thomas Hammarberg in qualità di consigliere speciale dell'UE per le riforme costituzionali e giuridiche e i diritti umani in Georgia, e la sua relazione recante raccomandazioni, dal titolo "Gerogia in transition. Report on the human rights dimension: background, steps taken and remaining challenges", del settembre 2013, nonché la relazione del 10 luglio 2014 sulla missione di controllo,

–  vista la sua posizione del 16 aprile 2014 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione del protocollo all'accordo di partenariato e di cooperazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Georgia, dall'altra, riguardante un accordo quadro fra l'Unione europea e la Georgia sui principi generali della partecipazione della Georgia ai programmi dell'Unione(5),

–  vista l'agenda di associazione (in appresso l'agenda), che sostituirà il piano d'azione PEV,

–  visto l'articolo 49 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione legislativa del 18 dicembre 2014 sul progetto di decisione(6),

–  visto l'articolo 99, paragrafo 1, secondo comma, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0042/2014),

A.  considerando che vi è, in Georgia, un forte consenso a livello nazionale e trasversale tra gli schieramenti politici a favore dell'integrazione con l'occidente, ivi comprese l'UE e la NATO; che, stando a un recente studio a cura del National Democratic Institute for International Affairs, il 69% della popolazione georgiana approva la firma di un accordo di associazione con l'Unione europea; e che tale consenso dovrebbe agevolare l'attenuazione dell'attuale polarizzazione del panorama politico e creare le condizioni necessarie per un dialogo costruttivo tra le forze di maggioranza e di minoranza;

B.  considerando che le elezioni politiche del 2012 e le elezioni presidenziali del 2013 in Georgia si sono svolte senza difficoltà e in linea con le norme europee; che il passaggio di potere pacifico e democratico seguito a tali elezioni non ha precedenti nella storia recente della Georgia e potrebbe fungere da esempio per l'intera regione;

C.  considerando che l'Europa dovrebbe dimostrare la propria solidarietà nei confronti dei paesi che hanno riconquistato l'indipendenza dopo il crollo dell'Unione sovietica e il proprio sostegno alla loro sovranità;

D.  considerando che la Russia continua a occupare i territori georgiani dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia meridionale, in violazione delle norme e dei principi fondamentali del diritto internazionale; che si sono verificati fenomeni di pulizia etnica e cambiamenti demografici forzati nelle zone effettivamente controllate dalle forze occupanti, che sono responsabili di violazioni dei diritti umani in tali zone, compreso il diritto alla libera circolazione, ai contatti interpersonali e all'istruzione nella propria lingua madre;

E.  considerando che, dalla rivoluzione delle rose, la Georgia ha compiuto notevoli progressi sul piano delle riforme e nel rafforzamento delle relazioni con l'UE; che, grazie ai progressi realizzati in relazione alle riforme per la promozione dei diritti umani e della democrazia, la Georgia ha beneficiato di un'ulteriore dotazione finanziaria nel quadro del programma di integrazione e cooperazione del partenariato orientale; e che la firma dell'accordo di associazione rappresenta un forte riconoscimento di tali progressi, nonché dell'ambizione e dell'impegno della Georgia verso un cammino europeo;

F.  considerando che gli accordi di associazione tra l'Unione europea e la Georgia, la Repubblica di Moldova e l'Ucraina sono stati firmati il 27 giugno 2014 in occasione della riunione del Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles; che la ratifica dell'accordo di associazione con la Georgia da parte del Parlamento europeo, che segue quella degli accordi conclusi con la Repubblica di Moldova e con l'Ucraina, rappresenta la conclusione di un processo, ma anche l'apertura di un nuovo capitolo per quanto concerne l'intenzione e la determinazione di tali paesi di avvicinarsi all'Unione europea;

G.  considerando che, nell'ambito della PEV, il Partenariato orientale ha creato un quadro politico propizio all'approfondimento delle relazioni, all'accelerazione dell'associazione politica e alla promozione di una maggiore integrazione economica tra l'UE e la Georgia, che sono accomunate da forti legami geografici, storici e culturali, sostenendo le riforme politiche e socioeconomiche e facilitando l'avvicinamento all'UE;

H.  considerando che i quadri regionali, tra cui l'Assemblea parlamentare Euronest e la Sinergia UE Mar Nero, costituiscono un ulteriore consesso in cui condividere esperienze, informazioni e migliori prassi sull'attuazione dell'agenda di associazione;

I.  considerando che l'UE pone l'accento sul diritto della Georgia ad aderire a qualsiasi organizzazione o alleanza internazionale, nel rispetto del diritto internazionale, ribadendo di credere fermamente nel principio per cui nessun paese terzo ha diritto di veto sulle decisioni sovrane di un altro paese in merito a simili questioni;

J.  considerando che il Parlamento è pienamente favorevole alla liberalizzazione dei visti per la Georgia quale segnale immediato di più strette relazioni tra l'UE e la Georgia e a beneficio diretto della popolazione;

K.  considerando che la conclusione dell'accordo di associazione non è fine a sé stessa, ma fa parte di un più ampio processo volto a integrare il paese nella corrente maggioritaria europea sul piano giuridico, economico, politico e sociale e che, a tal fine, è essenziale che l'accordo sia messo in atto;

L.  considerando che l'accordo di associazione UE-Georgia, in particolare la sezione commerciale negoziata nel quadro del partenariato orientale nel 2012 e 2013, costituisce, tra l'altro, uno dei più ambiziosi accordi di libero scambio che l'UE abbia mai negoziato con un paese terzo;

M.  considerando che la creazione di una zona di libero scambio globale e approfondito (DCFTA) tra l'UE e la Georgia rappresenta uno dei più significativi vantaggi reciproci dell'accordo; che l'importanza del commercio ai fini della crescita, della creazione di posti di lavoro, della prosperità e della stabilità è indiscutibile;

N.  considerando che a seguito dell'istituzione di una DCFTA con l'UE, la Georgia, al fine di aumentare il proprio accesso al mercato dell'Unione, dovrà assumere impegni vincolanti in relazione all'adeguamento delle sue leggi e norme, in modo da rispettare disposizioni e valori comuni;

O.  considerando che l'UE beneficerà di flussi commerciali più agevoli e di migliori condizioni di investimento in Georgia;

P.  considerando che la DCFTA comprende varie disposizioni volte a riformare il diritto e le politiche commerciali georgiani, basandosi sull'acquis dell'UE e in linea con quest'ultimo, e che ciò porterà alla modernizzazione dell'economia del paese nonché a un ambiente imprenditoriale migliore e più prevedibile, anche per le piccole e medie imprese (PMI);

Q.  considerando che, con la concessione delle preferenze SPG+ alla Georgia, l'UE ha offerto notevoli benefici all'economia del paese;

R.  considerando che l'applicazione provvisoria dell'accordo di associazione, a partire dal 1° settembre 2014, contribuisce a una più rapida attuazione dell'agenda di associazione;

S.  considerando che la partecipazione attiva della Georgia e l'impegno per valori e principi condivisi, quali la libertà, l'uguaglianza, la democrazia, il pluralismo, lo Stato di diritto, il buon governo e il rispetto dei diritti umani, improntati ad una visione comune del valore unico di ciascun individuo, sono essenziali per far avanzare questo processo, per portare a termine con successo l'attuazione dell'accordo e per garantire che esso abbia un impatto sostenibile sullo sviluppo del paese;

T.  considerando che legami politici ed economici più forti porteranno maggiore stabilità, sicurezza e prosperità all'intero continente europeo; che legami più forti con l'UE non dovrebbero escludere o allontanare la Georgia dai propri legami tradizionali, storici, politici ed economici con altri paesi della regione, bensì creare la condizioni affinché il paese possa sfruttare pienamente il proprio potenziale;

U.  considerando che la Georgia rappresenta un anello importante nella catena di approvvigionamento del mercato comune dell'energia, facendo transitare le risorse energetiche dalla regione del Mar Caspio all'UE;

1.  accoglie molto favorevolmente la firma dell'accordo di associazione che ritiene costituisca un passo avanti significativo nelle relazioni UE-Georgia e concretizzi l'impegno verso l'associazione politica e l'integrazione economica; si compiace dell'assistenza finanziaria concessa alla Georgia nel 2014 secondo il principio "più aiuti per più riforme"; sottolinea che la ratifica dell'accordo non costituisce, di per sé, un obiettivo finale e che è fondamentale una sua piena e quanto più rapida possibile attuazione;

2.  accoglie con favore la tempestiva e unanime ratifica dell'accordo da parte del parlamento georgiano e invita anche gli Stati membri dell'UE a procedere rapidamente alla sua ratifica;

3.  rileva che, ai sensi dell'articolo 49 del TUE, la Georgia, come qualsiasi altro Stato europeo, ha una prospettiva europea e può presentare domanda di adesione all'Unione, purché si attenga ai principi democratici, rispetti le libertà fondamentali e i diritti umani e delle minoranze e garantisca lo Stato di diritto;

4.  evidenzia che l'accordo interessa tutto il territorio della Georgia riconosciuto a livello internazionale, e che è mirato a beneficiare tutta la popolazione georgiana e funge da quadro per lo sviluppo sostenibile e la democrazia in Georgia;

5.  esorta la Georgia ad assicurare che le riforme siano profondamente ancorate e radicate nel quadro istituzionale al fine di costruire una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e della parità tra donne e uomini;

6.  sottolinea, a tale proposito, l'importanza di un dialogo costruttivo trasversale tra i partiti al fine di approvare le riforme e gli obblighi basilari derivanti dall'accordo di associazione, in uno spirito di scelta consensuale a favore dell'Europa; invita le forze politiche georgiane ad evitare di seguire ancora una volta l'approccio del "chi vince prende tutto" che aveva caratterizzato i governi precedenti, onde superare la perdurante polarizzazione della società georgiana;

7.  accoglie positivamente l'agenda di associazione che crea un sistema concreto per raggiungere gli obiettivi generali dell'accordo e che dovrebbe costituire il quadro di riferimento per lo sviluppo delle relazioni UE-Georgia;

8.  sottolinea che sia la Georgia che l'UE dovrebbero partecipare all'attuazione dell'agenda, e che le priorità in essa definite dovrebbero ricevere un congruo sostegno tecnico e finanziario, affinché la Georgia disponga delle risorse necessarie per portare avanti le riforme democratiche ed economiche; invita la Commissione e gli Stati membri a coordinare la loro assistenza e a fare delle priorità dell'agenda dei principi guida in sede di programmazione dei finanziamenti a favore della Georgia;

9.  invita le parti a identificare il fabbisogno in termini di formazione per garantire che la Georgia sia in grado di soddisfare gli obblighi che le incombono a titolo dell'accordo e dell'agenda;

10.  ribadisce il proprio sostegno alla sovranità e all'integrità territoriale della Georgia e chiede che siano garantiti l'applicabilità e i vantaggi dell'accordo in tutto il territorio della Georgia riconosciuto a livello internazionale; chiede, a tale proposito, che l'UE continui ad impegnarsi attivamente per la risoluzione dei conflitti tramite il Rappresentante speciale dell'UE per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia, co-presiedendo i negoziati di Ginevra, e attraverso la missione di vigilanza dell'UE (EUMM); esorta ad adoperarsi maggiormente per rivedere gli elementi restrittivi della legge sui territori occupati al fine di ottimizzare i vantaggi offerti dall'accordo e dal DCFTA;

11.  invita la Russia a rispettare pienamente la sovranità e l'integrità territoriale della Georgia, nonché l'inviolabilità delle frontiere georgiane riconosciute a livello internazionale, a revocare il riconoscimento della separazione dei territori dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia meridionale e a porre fine all'occupazione di questi territori, nonché a ricambiare l'impegno ad astenersi dal ricorso alla forza contro la Georgia; condanna, a tale proposito, la conclusione del trattato di "alleanza e partenariatostrategico" tra il territorio occupato dell'Abkhazia e la Russia; reputa che ciò rappresenti una misura adottata dalla Russia per portare a termine la piena annessione dell'Abkhazia; esprime inoltre la preoccupazione che un "trattato" analogo possa essere concluso anche con il territorio occupato della regione di Tskhinvali/Ossezia meridionale; chiede, a tale proposito, alla Federazione russa di ritirare il cosiddetto "trattato" e di ottemperare ai propri obblighi ai sensi dell'accordo sul cessate il fuoco del 12 agosto 2008;

12.  accoglie con favore le riforme introdotte recentemente dalle autorità georgiane per rafforzare ulteriormente la stabilità, l'indipendenza e l'efficacia delle istituzioni responsabili di garantire la democrazia (in particolare quella delle istituzioni giudiziarie), lo Stato di diritto e il buon governo, nonché per quanto riguarda il consolidamento del sistema di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali; ricorda l'importanza di assicurare che i tre poteri restino separati; chiede che il sistema di controlli ed equilibri sia applicato in modo efficace e sia accompagnato da meccanismi di vigilanza;

13.  prende atto degli sforzi intrapresi dalle autorità georgiane nel campo delle riforme democratiche, anche per quanto concerne la riforma del sistema giudiziario e la necessità di indagare con dovizia di particolari su tutte le accuse di violazione dei diritti umani; ribadisce che la riforma del settore della giustizia in Georgia rimane una priorità sia per la Georgia sia per l'Unione europea; riconosce il principio fondamentale di uguaglianza dinanzi alla legge e della garanzia del rispetto dei diritti procedurali; pone l'accento sulla necessità di mettere a punto un registro relativo all'applicazione di procedimenti giudiziari e condanne, in base al quale si possano misurare i progressi realizzati; chiede l'armonizzazione della giurisprudenza al fine di assicurare la prevedibilità del sistema giudiziario e la fiducia dei cittadini; ricorda che è necessario continuare ad applicare in modo efficace la strategia per la riforma della giustizia;

14.  sottolinea che tutti i procedimenti devono essere trasparenti, proporzionati ed esenti da motivazioni politiche, e che dovrebbero attenersi rigorosamente all'imparzialità delle indagini e delle procedure ed essere condotti nel pieno rispetto dei principi del giusto processo quali riconosciuti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo; continua a nutrire preoccupazione per il fatto che la procura non debba rispondere del proprio operato e per la scarsa chiarezza dei criteri applicati per la nomina di pubblici ministeri e inquirenti; rammenta che sono l'integrità e la professionalità a dover rappresentare i criteri fondamentali per l'attribuzione di tali cariche;

15.  ribadisce la necessità che le autorità georgiane si adoperino per una riconciliazione nazionale; esprime preoccupazione per il fatto che numerosi funzionari che hanno servito sotto il governo precedente e alcuni esponenti delle forze attualmente all'opposizione siano stati accusati di reati penali e arrestati o sottoposti a carcerazione preventiva; è altresì preoccupato per il potenziale utilizzo del sistema giudiziario per combattere gli oppositori politici, che potrebbe pregiudicare il percorso europeo della Georgia e gli sforzi profusi dalle autorità georgiane nell'ambito delle riforme democratiche; ricorda che la presenza di una valida opposizione politica è imprescindibile per creare il sistema politico equilibrato e maturo cui la Georgia aspira;

16.  riconosce che le denunce di casi di cosiddetta giustizia selettiva hanno avuto un impatto negativo; chiede alle autorità georgiane di astenersi da strumentalizzazioni del sistema giudiziario a fini di vendetta politica; invita le forze politiche georgiane a cercare di evitare con tutti i mezzi il ripetersi di siffatte accuse in futuro, e a portare avanti con determinazione la lotta finalizzata all'eliminazione della corruzione e degli abusi d'ufficio;

17.  Accoglie con favore la risoluzione "relazione sul controllo dei processi Georgia" dell'OSCE/ODIHR del 9 dicembre 2014 e invita il governo georgiano a intraprendere con serietà gli sforzi necessari per rimediare alle carenze in essa individuate;

18.  plaude al lavoro svolto da Thomas Hammarberg in qualità di consigliere speciale dell'UE, e alla sua relazione dal titolo "Georgia in transition" nonché alla relazione del 10 luglio 2014 sulla missione di controllo; invita le autorità georgiane a dare piena attuazione alle raccomandazioni contenute nelle relazioni;

19.  sottolinea che la missione di osservazione elettorale dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell'uomo (OSCE/ODIHR) ha ritenuto molto positive le elezioni presidenziali svoltesi nell'ottobre 2013, che hanno rafforzato gli incoraggianti progressi già ottenuti nelle elezioni politiche del 2012, definendole come le migliori della storia della Georgia dopo l'indipendenza; prende atto, a tale proposito, della partecipazione della delegazione di osservazione elettorale del Parlamento europeo;

20.  incoraggia l'Unione europea ad assicurare sinergie tra le varie possibilità di sostegno offerte dal Fondo europeo per la democrazia, dallo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani, dallo strumento per la stabilità e dal meccanismo per la società civile, al fine di consolidare il processo democratico in Georgia;

21.  chiede alle autorità georgiane di portare avanti la lotta contro la criminalità organizzata, la corruzione, la frode e il riciclaggio di denaro a tutti i livelli e in tutti gli ambiti della vita pubblica e di sviluppare una magistratura pienamente funzionante, dotata del personale necessario e indipendente, anche al fine di potenziare la fiducia pubblica nel sistema giudiziario e di difendere l'economia legale; sottolinea, inoltre, l'importanza di una depoliticizzazione della pubblica amministrazione al fine di renderla più efficiente ed esente da interferenze politiche;

22.  riconosce la determinazione e i successi della Georgia nella costruzione di una società libera basata sullo Stato di diritto, la democrazia e il pluralismo sociale; attira l'attenzione sul forte sostegno a favore di tale processo in seno alla società georgiana; sottolinea l'importanza della legislazione antidiscriminazione al fine di garantire la parità dei diritti e la tutela di tutte le minoranze, in particolare delle minoranze etniche, religiose e LGBT; accoglie con favore l'adozione della legge antidiscriminazione da parte del parlamento georgiano e ne chiede il pieno rispetto e la piena attuazione nella lettera e nello spirito della legislazione dell'UE e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; osserva che si tratta di una tappa importante nel processo di liberalizzazione del regime dei visti; incoraggia le autorità georgiane ad avviare campagne d'informazione in materia;

23.  prende atto delle misure adottate dalla Georgia contro l'islamofobia e l'omofobia, conformemente ai suoi impegni internazionali; sottolinea, tuttavia, la necessità che i responsabili di atti violenti di islamofobia e omofobia siano assicurati con efficacia alla giustizia;

24.  accoglie con favore il lavoro svolto dalla Georgia nell'attuazione degli accordi di facilitazione del rilascio dei visti e di riammissione; plaude inoltre ai considerevoli progressi compiuti nel dialogo in materia di visti; è favorevole alla tempestiva introduzione di un regime di esenzione dal visto per la Georgia non appena saranno soddisfatte tutte le condizioni, quale sviluppo positivo tangibile a beneficio dei cittadini georgiani;

25.  chiede al governo georgiano di creare un ambiente propizio alla libertà di stampa, che promuova la libertà di espressione e il pluralismo dei mezzi di comunicazione, nonché di consentire ai media di riferire in maniera indipendente e obiettiva, senza pressioni economiche o politiche; chiede, a tale proposito, la piena applicazione della legge sulla trasparenza della proprietà dei mezzi di comunicazione;

26.  incoraggia il governo a portare avanti i progressi per quanto riguarda lo Stato di diritto e l'accesso alla giustizia, approvando il nuovo codice di giustizia minorile in linea con le norme internazionali al fine di promuovere l'accesso alla giustizia di tutti i minori; sottolinea la necessità di riformare urgentemente il sistema di protezione sociale per ridurre le crescenti disuguaglianze sociali, che colpiscono in particolare i minori, come dimostrato dall'aumento della percentuale di minori che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale (il 27% nel 2013, rispetto al 25% nel 2011) e della povertà estrema (il 6% rispetto al 3,9% della popolazione generale), sopravvivendo con meno di 1,25 USD al giorno;

27.  prende atto con soddisfazione dell'adozione del nuovo codice del lavoro e pone in evidenza la necessità di attuarlo e di continuare a migliorare le norme sul lavoro e il dialogo sociale al fine di ottemperare ai diritti e alle norme del lavoro stabiliti dall'Organizzazione internazionale del lavoro;

28.  elogia la determinazione della Georgia a perseguire più stretti legami economici con l'UE, intraprendendo riforme economiche approfondite e complesse;

29.  si congratula con la Georgia per aver saputo sopportare la pressione esterna, esercitata, tra l'altro, dalla Russia, e riorientare le proprie esportazioni verso nuovi mercati, e la esorta a proseguire su questa linea anche in futuro; condanna la politica basata su pressioni economiche attuata dalla Russia nei confronti della Georgia prima e dopo la firma dell'accordo relativo alla DCFTA nel giugno 2014;

30.  è fermamente convinto che la DCFTA avrà un effetto positivo a lungo termine sull'economia georgiana e contribuirà così a migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini;

31.  prende atto con soddisfazione della ratifica dell'accordo da parte del parlamento georgiano il 18 luglio 2014, che ha determinato l'applicazione provvisoria della DCFTA dal 1° settembre 2014;

32.  invita i parlamenti degli Stati membri a ratificare quanto prima l'accordo di associazione comprensivo della DCFTA, in modo che tutte le disposizioni economiche e commerciali dell'accordo possano entrare pienamente in vigore senza indugio;

33.  sottolinea che il successo della DCFTA sarà subordinato alla piena attuazione, da entrambe le parti, degli impegni stabiliti nell'accordo; invita in tale contesto l'UE a fornire alla Georgia tutta l'assistenza necessaria, anche allo scopo di ridurre i costi a breve termine per il paese; chiede agli Stati membri di condividere con la Georgia le loro conoscenze in materia di riforme economiche e ravvicinamento delle legislazioni;

34.  ritiene che il controllo parlamentare costituisca una condizione fondamentale per il sostegno democratico alle politiche dell'UE; esorta pertanto la Commissione ad agevolare un monitoraggio regolare e rigoroso dell'attuazione della DCFTA da parte del Parlamento europeo in modo tempestivo;

35.  invita la Commissione a monitorare da vicino l'applicazione dell'accordo di libero scambio globale e approfondito onde evitare un eventuale dumping sociale e ambientale, soprattutto durante il periodo transitorio previsto per alcuni settori;

36.  invita la Commissione a incrementare l'assistenza e la consulenza alle organizzazioni della società civile in Georgia onde consentire loro di assicurare un monitoraggio interno e una maggiore assunzione di responsabilità per quanto riguarda le riforme e gli impegni intrapresi dal governo, in particolare nell'ambito dell'accordo e dell'agenda;

37.  invita il governo georgiano a collaborare con le organizzazioni della società civile e con le ONG attraverso un dialogo coerente;

38.  plaude alla partecipazione attiva della Georgia alle operazioni di gestione delle crisi condotte nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune dell'UE ed esorta il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a invitare la Georgia alle esercitazioni e alle formazioni pertinenti;

39.  sottolinea il ruolo fondamentale del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia e dell'EUMM nel contribuire a garantire la sicurezza e la stabilità nelle zone limitrofe alle regioni dell'Abkhazia e dell'Ossezia meridionale e chiede la proroga del suo mandato oltre il 2016; invita inoltre l'UE a dotarla di un congruo bilancio affinché possa svolgere detto mandato;

40.  ritiene deplorevole, a tale proposito, la mancanza di progressi sostanziali nei negoziati di Ginevra, nonostante gli sforzi delle autorità georgiane per impegnarsi in modo costruttivo nella risoluzione dei problemi umanitari e di sicurezza nelle zone di conflitto; chiede che l'UE svolga un ruolo più efficace in tale processo; condanna il processo di cosiddetta "frontierizzazione" lungo la linea di confine amministrativo con l'Abkhazia e con la regione di Tskhinvali/Ossezia meridionale, che ha condotto all'espansione dell'area dei territori occupati a scapito della Georgia, ha comportato conseguenze devastanti per la popolazione locale sul piano umanitario e sta ostacolando la creazione di fiducia;

41.  sostiene le iniziative positive intraprese dal governo georgiano per migliorare le relazioni con la Russia; invita la Russia, in quanto attore di rilievo nella regione, a partecipare in modo costruttivo alla risoluzione pacifica dei conflitti, segnatamente mediante i negoziati di Ginevra, il cui mandato è di monitorare l'applicazione dell'accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008 tra la Russia e la Georgia; è d'avviso che tutte le disposizioni dell'accordo di cessate il fuoco debbano essere pienamente rispettate da entrambe le parti, in particolare l'impegno della Russia a ritirare tutte le sue forze militari e la disposizione secondo cui la Russia deve garantire all'EUMM un accesso senza restrizioni ai territori secessionisti dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia meridionale; sottolinea la necessità che i rifugiati e gli sfollati interni possano fare ritorno al luogo dove risiedono permanentemente in condizioni di sicurezza e dignità;

42.  sottolinea l'importanza di potenziare i contatti interpersonali a tutti i livelli nelle zone di conflitto, al fine di creare le condizioni per un dialogo sostenuto e promuovere ulteriormente la creazione di fiducia in vista di un'accelerazione del processo di pace e del raggiungimento della riconciliazione tra le parti;

43.  ribadisce la propria convinzione che il processo di associazione non rappresenta una minaccia per gli interessi politici ed economici della Russia e deplora che i vertici russi lo considerino invece tale; precisa che ogni paese è pienamente legittimato a effettuare le proprie scelte politiche, ma che l'impegno dell'UE nei confronti dei partner orientali è volto a diffondere la prosperità e ad accrescere la stabilità politica e sociale, aspetti di cui beneficeranno tutti i paesi della regione;

44.  osserva che l'entrata in vigore dell'accordo di associazione tra l'UE e la Georgia e la probabile inclusione dell'Armenia nell'unione doganale, e il fatto che l'Azerbaigian rimane escluso dai principali blocchi economici, compresa l'OMC, potrebbe sconvolgere le tradizionali relazioni economiche nella regione; appoggia pienamente la progressiva differenziazione operata nel quadro del partenariato orientale, onde riflettere i vari livelli di ambizione e di capacità dei paesi partner, ma ritiene comunque che un approccio regionale sia essenziale affinché l'UE contribuisca in modo efficace alla stabilità e allo sviluppo economico del Caucaso meridionale; invita pertanto la Commissione ad assistere i paesi della regione nell'affrontare i problemi che potrebbero emergere da tale situazione e ad aiutare la Georgia a compiere ulteriori sforzi per promuovere nuove forme di cooperazione nel Caucaso meridionale;

45.  richiama l'attenzione sulla posizione cruciale occupata dalla Georgia per quanto riguarda lo sviluppo del corridoio meridionale e il transito di oleodotti e gasdotti che potrebbero essere di importanza strategica per la sicurezza energetica europea; esorta, a tal proposito, a rispettare pienamente le norme ambientali dell'UE nella costruzione delle infrastrutture energetiche; sottolinea, inoltre, l'importanza di diversificare le fonti energetiche, soprattutto per quanto riguarda le energie rinnovabili, e di allineare le politiche e gli obiettivi nel campo dei cambiamenti climatici a quelli dell'UE;

46.  invita la Commissione ad assistere e a controllare da vicino le autorità georgiane nel loro programma di investimento per la costruzione, il ripristino e la ricostruzione di centrali idroelettriche, e ad esortarle a rispettare pienamente le norme e le disposizioni dell'UE, soprattutto in riferimento alla valutazione d'impatto ambientale delle centrali di maggiori dimensioni;

47.  sottolinea l'importanza della propria cooperazione con il parlamento della Georgia come modalità per sorvegliare l'attuazione dell'accordo e dell'agenda; è del parere che l'entrata in vigore dell'accordo e la creazione di un nuovo quadro istituzionale per la cooperazione, comprendente il Consiglio di associazione, richiedano un corrispondente aggiornamento della situazione a livello parlamentare; ritiene pertanto necessaria l'istituzione di una commissione parlamentare di associazione UE-Georgia specifica, considerando la diversità della portata delle relazioni con l'Armenia e l'Azerbaigian;

48.  invita la Georgia a fornire alla società georgiana informazioni esaustive sull'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Georgia, dall'altra, anche nei territori dell'Abkhazia e dell'Ossezia meridionale, in collaborazione con il rappresentante speciale dell'UE per il Caucaso meridionale e la crisi in Georgia e l'EUMM;

49.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento della Georgia.

(1) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 137.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0567.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0457.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0229.
(5) Testi approvati, P7_TA(2014)0404.
(6) Testi approvati, P8_TA(2014)0111.


Accordo di associazione con la Georgia ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 dicembre 2014 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Georgia, dall'altra (09827/2014 – C8-0129/2014 – 2014/0086(NLE))
P8_TA(2014)0111A8-0041/2014

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09827/2014),

–  visto il progetto di accordo di associazione tra l'Unione europea e la Comunità europea dell'energia atomica e i loro Stati membri, da una parte, e la Georgia, dall'altra (17901/2013),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 217 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), paragrafo 7 e paragrafo 8, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0129/2014),

–  vista la sua risoluzione del 17 novembre 2011 recante le raccomandazioni del Parlamento europeo al Consiglio, alla Commissione e al SEAE sui negoziati dell'accordo di associazione UE-Georgia(1),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 18 dicembre 2014(2) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0041/2014),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Georgia.

(1) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 137.
(2) Testi approvati, P8_TA(2014)0110.

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