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Procedura : 2015/2561(RSP)
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Testi presentati :

RC-B8-0144/2015

Discussioni :

PV 12/02/2015 - 3.1
CRE 12/02/2015 - 3.1

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PV 12/02/2015 - 4.1
CRE 12/02/2015 - 4.1

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P8_TA(2015)0036

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Giovedì 12 febbraio 2015 - Strasburgo Edizione definitiva
Burundi: il caso di Bob Rugurika
P8_TA(2015)0036RC-B8-0144/2015

Risoluzione del Parlamento europeo del 12 febbraio 2015 sul Burundi: il caso di Bob Rugurika (2015/2561(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Burundi, ovvero quella del 18 settembre 2014 sul Burundi, in particolare il caso di Pierre Claver Mbonimpa(1),

–  visto l'Accordo di Cotonou,

–  vista la dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, del 10 aprile 2014, sulla situazione in Burundi,

–  visto l'Accordo di pace e riconciliazione di Arusha,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 22 luglio 2014 sulla regione dei Grandi Laghi,

–  viste le relazioni dell'Ufficio delle Nazioni Unite in Burundi (BNUB),

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani e sulla libertà di espressione, nonché le conclusioni del Consiglio, del giugno 2014, in cui è indicato l'impegno a intensificare le attività riguardanti i difensori dei diritti umani;

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Carta africana per la democrazia, le elezioni e la governance (ACDEG),

–  visto il parere del 25 aprile 2013 della Commissione consultiva nazionale sui diritti umani (CNCDH),

–  vista la dichiarazione, del 10 settembre 2014, della delegazione dell'UE in Burundi,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 20 gennaio 2015 le autorità del Burundi hanno arrestato e sottoposto a detenzione il difensore dei diritti umani Bob Rugurika, direttore di Radio Publique Africaine (RPA), in seguito al suo rifiuto di rivelare le fonti dopo una serie servizi investigativi trasmessi dalla sua stazione radiofonica e riguardanti l'omicidio, avvenuto nel settembre 2014 a Kamenge, una città a nord di Bujumbura, di tre suore anziane italiane, Lucia Pulici, Olga Raschietti e Bernadetta Boggian;

B.  considerando che nei servizi trasmessi, alti funzionari dell'intelligence erano accusati di essere coinvolti negli omicidi, pur riservando loro il diritto di presentare osservazioni prima della messa in onda;

C.  considerando che le autorità del Burundi non hanno fornito alcun elemento di prova per giustificare la detenzione del sig. Rugurika, accusato di "violazione della solidarietà pubblica, violazione della riservatezza delle indagini, protezione di un criminale e complicità in omicidio"; che tale arresto fa parte di un modello di attacchi del governo ai danni della libertà di espressione, e prende di mira giornalisti, attivisti e membri di partiti politici; che tali attacchi sono degenerati in vista delle elezioni che si terranno in Burundi nei mesi di maggio e giugno 2015;

D.  considerando che il diritto internazionale in materia di diritti umani, tra cui la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli e la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, entrambe ratificate dal Burundi, indicano chiaramente che la detenzione predibattimentale dovrebbe essere basata su accuse credibili e giuridicamente fondate; che le autorità burundesi non hanno prodotto alcun elemento di prova della necessità di sottoporre a detenzione il sig. Rugurika;

E.  considerando che questo non è il primo tentativo del governo del Burundi volto a impedire ai media e ai gruppi di difesa dei diritti umani di pubblicare informazioni sensibili e riferire in merito a presunti abusi del governo; che, malgrado il persistere di tali vessazioni, i giornalisti non si sono sottratti dal documentare e riferire in merito a temi controversi, come nel caso di Pierre Claver Mbonimpa, un noto difensore dei diritti umani arrestato nel maggio 2014 per le osservazioni da lui formulate alla Radio Publique Africaine, e rilasciato successivamente, ma senza far decadere le accuse nei suoi confronti;

F.  considerando che, nel giugno 2013, il Burundi ha adottato una legge restrittiva sulla stampa, limitando le libertà dei mezzi di comunicazione, i temi sui quali i giornalisti sono autorizzati a riferire e penalizzando potenzialmente la comunicazione su temi quali l'ordine pubblico e la sicurezza; che il sindacato dei giornalisti del Burundi ha denunciato la questione alla Corte di giustizia dell'Africa orientale;

G.  considerando che l'adozione di una serie di leggi restrittive in vista delle elezioni del 2015, tra cui la legge sui mezzi di comunicazione dell'aprile 2013, ha aggravato le vessazioni e le minacce subite dal 2010 da giornalisti e altre voci critiche che denunciano gli omicidi politici, la corruzione e la cattiva gestione del paese;

H.  considerando che il Burundi occupa il 142° posto su 180 paesi nella classifica della libertà di stampa relativa al 2014 redatta da Reporter senza frontiere;

I.  considerando che il relatore speciale per i difensori dei diritti umani in Africa, la sig.ra Reine Alapini-Gansou, ha condannato tale arresto e chiesto il rilascio immediato di Bob Rugurika, ricordando le responsabilità delle autorità burundesi derivanti dalla Dichiarazione dei principi sulla libertà di espressione in Africa e dalle Dichiarazioni di Kigali e Grand Bay;

J.  considerando che il diritto alla libertà di espressione è garantito dalla Costituzione burundese e dai trattati internazionali e regionali ratificati dal Burundi, oltre ad essere uno degli elementi della strategia nazionale per il buon governo e la lotta contro la corruzione, nonché una condizione essenziale per lo svolgimento di elezioni libere e regolari nel 2015 e il riconoscimento del loro esito da parte di tutti i partecipanti;

K.  considerando che nel 2015 un processo elettorale libero, equo, trasparente e pacifico consentirà al paese, che si trova ancora in una situazione post-bellica, di uscire dall'impasse politica venutasi a creare con il processo elettorale del 2010;

L.  considerando che, in seguito alla risoluzione del Parlamento del 18 settembre 2014, con particolare riferimento all'articolo 96 dell'accordo di Cotonou, i rappresentanti dell'UE hanno insistito sulla necessità di una partecipazione inclusiva al processo elettorale da parte di tutte le forze politiche del paese, in conformità della tabella di marcia e del codice di condotta;

M.  considerando che il governo burundese ha confermato il proprio impegno a intervenire per garantire che i negoziati con tutte le forze politiche del paese rispettino i due documenti citati, e ha reiterato la sua richiesta all'UE e ai suoi Stati membri di fornire supporto materiale e finanziario per il processo elettorale in corso e di inviare missioni di osservazione in Burundi prima, durante e dopo le elezioni;

N.  considerando che l'UE ha recentemente assegnato al Burundi 432 milioni di EUR a titolo del Fondo europeo di sviluppo 2014-2020, tra l'altro per assistere tale paese nel rafforzamento della governance e della società civile;

O.  considerando che il Burundi continua ad attraversare la sua peggiore crisi politica da quando è emerso, nel 2005, da 12 anni di guerra civile, una crisi che minaccia nuovamente non solo la stabilità interna del paese, ma anche quella dei suoi vicini, in una regione del continente africano già volatile;

1.  condanna la detenzione ingiustificata di Bob Rugurika e ne sollecita il rilascio immediato e incondizionato; invita nel contempo le autorità a portare avanti le indagini sulla tragica uccisione delle tre suore italiane e ad assicurare i responsabili alla giustizia; chiede, inoltre, che sia avviata un'indagine indipendente sulla morte delle tre suore;

2.  denuncia tutte le violazioni dei diritti umani in Burundi e l'introduzione di leggi restrittive in vista delle elezioni presidenziali e parlamentari del 2015, in particolare quelle che danneggiano l'opposizione politica, i media e la società civile perché limitano la libertà di espressione e di associazione e la libertà di riunione;

3.  invita le autorità burundesi a garantire un giusto e adeguato equilibrio tra la libertà dei media, anche quella dei giornalisti di indagare sui crimini e denunciarli, e la necessità di assicurare l'integrità delle indagini penali;

4.  chiede al governo del Burundi di consentire lo svolgimento di un dibattito politico autentico e aperto in vista delle elezioni del 2015, come pure di rispettare la tabella di marcia e il codice di condotta negoziati sotto l'egida delle Nazioni Unite e sottoscritti da tutti i leader politici burundesi; rammenta che, secondo quanto sancito nella costituzione del Burundi, il presidente della Repubblica è eletto per un mandato di cinque anni, rinnovabile una sola volta, e nessuno può ricoprire la carica di presidente per più di due mandati;

5.  invita il governo del Burundi a rispettare il calendario delle elezioni e a includere i partiti dell'opposizione nel monitoraggio delle elezioni, anche nella fase di censimento parziale dei nuovi elettori, secondo quanto concordato dalla commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) e dai partiti politici nella riunione di valutazione del censimento degli aventi diritto di voto tenutasi il 29 e 30 gennaio 2015;

6.  esprime profonda preoccupazione per l'ingerenza del governo nella gestione interna dei partiti di opposizione, per il mancato riconoscimento, nei loro confronti, della libertà di organizzare campagne elettorali, nonché per la crescente tendenza da parte della magistratura a escludere i leader dell'opposizione dal processo elettorale;

7.  esorta il governo del Burundi a prendere misure per controllare l'ala giovanile del partito CNDD-FDD e impedirle di intimidire e di attaccare presunti oppositori, nonché a garantire che i responsabili degli abusi siano consegnati alla giustizia; chiede un'indagine internazionale indipendente riguardo alle affermazioni secondo cui il CNDD-FDD fornirebbe armi e addestramento alla sua ala giovanile; sollecita i leader dei partiti di opposizione ad evitare ogni violenza nei confronti dei loro oppositori;

8.  sottolinea l'importanza del rispetto del codice di condotta in materia elettorale ("Code de bonne conduite en matière électorale") e della tabella di marcia per le elezioni mediata dalle Nazioni Unite e sottoscritta dagli attori politici nel 2013, e sostiene pienamente le attività delle Nazioni Unite e della comunità internazionale intese a evitare un ulteriore inasprirsi della violenza politica nella fase preparatoria delle elezioni del 2015 e a contribuire a ripristinare una sicurezza e una pace durature;

9.  incoraggia tutte le parti coinvolte nel processo elettorale, anche gli enti responsabili dell'organizzazione delle elezioni e dei servizi di sicurezza, a rispettare gli impegni assunti in virtù dell'accordo di Arusha, ricordando che detto accordo ha posto fine alla guerra civile e costituisce la base su cui si fonda la costituzione burundese;

10.  mette in risalto il fatto che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo chiave nel monitoraggio della situazione pre-elettorale onde evitare che vi siano ripensamenti riguardo agli impegni assunti, che potrebbero avere conseguenze gravi non solo sul processo di democratizzazione, ma anche sulla pace e sulla sicurezza nel Burundi e in tutta la regione dei Grandi Laghi;

11.  ribadisce che il Burundi è vincolato dalla clausola relativa ai diritti umani dell'accordo di Cotonou, dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e dalla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, e che pertanto ha l'obbligo di rispettare i diritti umani universali, compresa la libertà di espressione; invita il governo del Burundi a consentire lo svolgimento di un dibattito politico autentico e aperto in vista delle elezioni del 2015 senza il timore di intimidazioni, astenendosi dall'interferire nella gestione interna dei partiti di opposizione, dal porre restrizioni all'organizzazione di campagne elettorali per tutti i partiti, in particolare nelle aree rurali, e dal ricorrere in modo abusivo al sistema giudiziario per escludere i rivali politici;

12.  invita la Commissione, il vicepresidente/alto rappresentante e gli Stati membri a continuare a collaborare per mettere a punto nei confronti del Burundi una politica dell'UE chiara e basata su principi, intesa ad affrontare le attuali gravi violazioni dei diritti umani, in linea con il quadro strategico dell'UE sui diritti umani; chiede alla Commissione di prendere in considerazione la possibilità di avviare consultazioni con il Burundi a norma dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou, nell'ottica di una sua possibile sospensione dall'accordo, nonché di adottare misure appropriate durante lo svolgimento di tali consultazioni;

13.  invita il vicepresidente/alto rappresentante a ricorrere al dialogo politico approfondito di cui all'articolo 8 dell'accordo di partenariato di Cotonou con il governo del Burundi per affrontare concretamente la questione della chiusura dello spazio politico nel paese e per definire parametri di riferimento chiari e concreti per misurare gli sviluppi e stabilire una conseguente strategia di risposta;

14.  chiede al governo del Burundi, ai leader dei partiti di opposizione e agli attivisti della società civile di fare quanto in loro potere per sostenere la commissione per la pace e la riconciliazione in modo democratico e trasparente onde gestire i crimini del passato e guardare avanti preparandosi al futuro;

15.  invita l'Unione europea e gli Stati membri a sbloccare i fondi necessari per far fronte alla situazione umanitaria di questa regione del mondo e a collaborare con gli organismi delle Nazioni Unite, concentrandosi in particolare sulla situazione di malnutrizione cronica;

16.  chiede alla Commissione di destinare i fondi per il periodo 2014-2020 in via prioritaria alle ONG e alle organizzazioni internazionali che operano in modo diretto con le popolazioni e di esercitare pressioni per convincere il governo del Burundi a dare attuazione alle riforme necessarie per consolidare il paese;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, al governo del Burundi, ai governi dei paesi della regione dei Grandi Laghi, all'Unione africana, al Segretario generale delle Nazioni Unite, ai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE e al Parlamento panafricano.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0023.

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