Indice 
Testi approvati
Martedì 8 settembre 2015 - StrasburgoEdizione definitiva
Convenzione sul lavoro forzato dell'OIL: politica sociale ***
 Richiesta di revoca dell'immunità di Janusz Korwin-Mikke
 Corretta applicazione delle normative doganale e agricola ***II
 Commercio dei prodotti derivati dalla foca ***I
 Clonazione di animali allevati e fatti riprodurre a fini agricoli ***I
 Situazione dei diritti fondamentali nell'UE (2013-2014)
 Audizioni dei commissari: insegnamenti da trarre dalla procedura 2014
 Diritti umani e tecnologia nei paesi terzi
 Protezione degli interessi finanziari dell'UE: verso controlli basati sui risultati relativamente alla PAC
 Imprese a conduzione familiare in Europa
 Ricerca e innovazione nell'economia blu per creare occupazione e crescita
 Promuovere lo spirito imprenditoriale nei giovani attraverso l'istruzione e la formazione
 Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa
 Seguito dell'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto"

Convenzione sul lavoro forzato dell'OIL: politica sociale ***
PDF 235kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 concernente il progetto di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri a ratificare, nell'interesse dell'Unione europea, il protocollo del 2014 della Convenzione sul lavoro forzato del 1930 dell'Organizzazione internazionale del lavoro per quanto riguarda le questioni relative alla politica sociale (06732/2015 – C8-0079/2015 – 2014/0259(NLE))
P8_TA(2015)0281A8-0243/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (06732/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 153, paragrafo 2, in combinato disposto con l'articolo 153, paragrafo 1, lettere a) e b), e l'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), e paragrafo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0079/2015),

–  visto il protocollo del 2014 della Convenzione sul lavoro forzato del 1930 dell'Organizzazione internazionale del lavoro,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0243/2015),

1.  dà la sua approvazione al progetto di decisione del Consiglio;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Richiesta di revoca dell'immunità di Janusz Korwin-Mikke
PDF 160kWORD 62k
Decisione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla richiesta di revoca dell'immunità di Janusz Korwin-Mikke (2015/2102(IMM))
P8_TA(2015)0282A8-0229/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la richiesta di revoca dell'immunità di Janusz Korwin-Mikke, trasmessa il 13 marzo 2015 dal Procuratore generale della Repubblica di Polonia, nel quadro di un procedimento giudiziario avviato dal Capo della polizia municipale di Piotrków Trybunalski in data 9 marzo 2015 (n. registro SM.O.4151-F.2454/16769/2014), e comunicata in Aula il 15 aprile 2015,

–  avendo ascoltato Janusz Korwin-Mikke a norma dell'articolo 9, paragrafo 5, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 8 e 9 del protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea e l'articolo 6, paragrafo 2, dell'atto relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, del 20 settembre 1976,

–  viste le sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia dell'Unione europea il 12 maggio 1964, 10 luglio 1986, 15 e 21 ottobre 2008, 19 marzo 2010, 6 settembre 2011 e 17 gennaio 2013(1),

–  visti l'articolo 105, paragrafo 2, della Costituzione della Repubblica di Polonia e gli articoli 7 ter, paragrafo 1, e 7 quater, paragrafo 1, in combinato disposto con l'articolo 10 ter della legge polacca del 9 maggio 1996 sull'esercizio del mandato di deputato e senatore,

–  visti l'articolo 5, paragrafo 2, l'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 9 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0229/2015),

A.  considerando che il Procuratore generale della Repubblica di Polonia ha trasmesso la richiesta del Capo della polizia municipale di Piotrków Trybunalski di concedere l'autorizzazione ad avviare un procedimento giudiziario a carico di Janusz Korwin-Mikke, deputato al Parlamento europeo, in relazione al reato previsto all'articolo 92 bis della legge del 20 maggio 1971 che istituisce il Codice per i reati minori, in combinato disposto con l'articolo 20, paragrafo 1, del Codice della strada del 20 giugno 1997; che il presunto reato riguarda, in particolare, il superamento del limite di velocità consentito in una zona abitata;

B.  considerando che, a norma dell'articolo 8 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i deputati al Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 9 del Protocollo sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea, i deputati al Parlamento europeo beneficiano sul territorio nazionale delle immunità riconosciute ai membri del parlamento del loro paese;

D.  considerando che, a norma dell'articolo 105, paragrafo 2, della Costituzione della Repubblica di Polonia, un deputato non può essere chiamato a rispondere penalmente senza l'autorizzazione del Sejm;

E.  considerando che spetta esclusivamente al Parlamento decidere se l'immunità debba essere o meno revocata in un determinato caso; che il Parlamento può ragionevolmente tener conto della posizione del deputato nella formazione della propria decisione sull'opportunità di revocare o meno la sua immunità(2);

F.  considerando che il presunto reato non ha collegamento diretto od ovvio con l'esercizio delle funzioni di deputato al Parlamento europeo di Korwin-Mikke e non costituisce un'opinione o un voto espressi nell'esercizio delle sue funzioni di deputato al Parlamento europeo ai sensi dell'articolo 8 del Protocollo n. 7 sui privilegi e sulle immunità dell'Unione europea;

G.  considerando che, nel caso in parola, il Parlamento non ha riscontrato prova di fumus persecutionis, vale a dire un sospetto sufficientemente serio e preciso che la causa sia stata avviata con l'intenzione di ledere politicamente il deputato interessato;

1.  decide di revocare l'immunità di Janusz Korwin-Mikke;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere immediatamente la presente decisione e la relazione della sua commissione competente all'autorità competente della Repubblica di Polonia e a Janusz Korwin-Mikke.

(1) Sentenza della Corte di giustizia del 12 maggio 1964, Wagner/Fohrmann e Krier, 101/63, ECLI:EU:C:1964:28; sentenza della Corte di giustizia del 10 luglio 1986, Wybot/Faure e altri, 149/85, ECLI:EU:C:1986:310; sentenza del Tribunale del 15 ottobre 2008, Mote/Parlamento, T-345/05, ECLI:EU:T:2008:440; sentenza della Corte di giustizia del 21 ottobre 2008, Marra/De Gregorio e Clemente, C-200/07 e C-201/07 ECLI:EU:C:2008:579; sentenza del Tribunale del 19 marzo 2010, Gollnisch/Parlamento, T-42/06, ECLI:EU:T:2010:102; sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2011, Patriciello, C-163/10, ECLI: EU:C:2011:543; sentenza del Tribunale del 17 gennaio 2013, Gollnisch/Parlamento, T-346/11 e T-347/11, ECLI:EU:T:2013:23.
(2) Causa T-345/05 Mote/Parlamento (già citata), punto 28.


Corretta applicazione delle normative doganale e agricola ***II
PDF 237kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 concernente la posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 515/97 del Consiglio relativo alla mutua assistenza tra le autorità amministrative degli Stati membri e alla collaborazione tra queste e la Commissione per assicurare la corretta applicazione delle normative doganale e agricola (08257/3/2015 – C8-0159/2015 – 2013/0410(COD))
P8_TA(2015)0283A8-0234/2015

(Procedura legislativa ordinaria: seconda lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la posizione del Consiglio in prima lettura (08257/3/2015 – C8-0159/2015),

–  visto il parere della Corte dei conti del 25 febbraio 2014(1),

–  vista la sua posizione in prima lettura(2) sulla proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0796,

–  visto l'articolo 294, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 76 del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione per la seconda lettura della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0234/2015),

1.  approva la posizione del Consiglio in prima lettura;

2.  constata che l'atto è adottato in conformità della posizione del Consiglio;

3.  incarica il suo Presidente di firmare l'atto, congiuntamente al Presidente del Consiglio, a norma dell'articolo 297, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

4.  incarica il suo Segretario generale di firmare l'atto, previa verifica che tutte le procedure siano state debitamente espletate, e di procedere, d'intesa con il Segretario generale del Consiglio, a pubblicarlo nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

(1) GU C 94 del 31.3.2014, pag. 1.
(2) Testi approvati del 15.4.2014, P7_TA(2014)0344.


Commercio dei prodotti derivati dalla foca ***I
PDF 237kWORD 63k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1007/2009 sul commercio dei prodotti derivati dalla foca (COM(2015)0045 – C8-0037/2015 – 2015/0028(COD))
P8_TA(2015)0284A8-0186/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2015)0045),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0037/2015),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 27 maggio 2015(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 30 giugno 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e i pareri della commissione per il commercio internazionale e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0186/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'8 settembre 2015 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2015/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1007/2009 sul commercio dei prodotti derivati dalla foca e che abroga il regolamento (UE) n. 737/2010 della Commissione

(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2015/1775.)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Clonazione di animali allevati e fatti riprodurre a fini agricoli ***I
PDF 422kWORD 120k
Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla clonazione di animali delle specie bovina, suina, ovina, caprina ed equina allevati e fatti riprodurre a fini agricoli (COM(2013)0892 – C7-0002/2014 – 2013/0433(COD))
P8_TA(2015)0285A8-0216/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2013)0892),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0002/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione legislativa del 7 luglio 2010 sulla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai nuovi alimenti, che modifica il regolamento (CE) n. 1331/2008 e che abroga il regolamento (CE) n. 258/97 e il regolamento (CE) n. 1852/2001 della Commissione(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 30 aprile 2014(2),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per il commercio internazionale (A8-0216/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura l'8 settembre 2015 in vista dell'adozione della del direttiva regolamento (UE) 2015/... del Parlamento europeo e del Consiglio sulla clonazione di animali delle specie bovina, suina, ovina, caprina ed equina allevati e fatti riprodurre a fini agricoli [Em. 1. La prima parte del presente emendamento, vale a dire la modifica da direttiva a regolamento, si applica a tutto il testo]

P8_TC1-COD(2013)0433


IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 43, paragrafo 2,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(4),

considerando quanto segue:

(-1) Nel dare attuazione alla politica dell'Unione, e visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è opportuno garantire un livello elevato di tutela della salute umana e di protezione dei consumatori, nonché un livello elevato di benessere degli animali e di protezione dell'ambiente. Dovrebbe essere sempre applicato il principio di precauzione stabilito dal regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(5). [Em. 2]

(1)  La clonazione di animali non è in linea con la direttiva 98/58/CE del Consiglio(6) , che stabilisce norme minime generali riguardo al benessere degli animali negli allevamenti. Essa La direttiva 98/58/CE esorta gli Stati membri a far sì che non vengano provocati dolori, sofferenze o lesioni inutili agli animali da allevamento e, più specificamente, al paragrafo 20 dell'allegato stabilisce che "non devono essere praticati l'allevamento naturale o artificiale o procedimenti di allevamento che provochino o possano provocare agli animali in questione sofferenze o lesioni". Se la clonazione provoca dolori, sofferenze o lesioni inutili gli Stati membri devono agire a livello nazionale per evitare che ciò accada. Approcci nazionali diversi in materia di clonazione degli animali o di uso di prodotti derivati dalla clonazione animale potrebbero condurre a distorsioni del mercato. È quindi necessario assicurare che si applichino le medesime condizioni a tutti i soggetti coinvolti nella produzione e nella distribuzione di animali vivie di prodotti derivati da animali nell'intera Unione. [Em. 3]

(2)  L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha concluso, nel suo parere del 2008 sulla clonazione animale(7), che la salute e il benessere di una quota rilevante di cloni sono risultati compromessi, spesso in maniera grave e con esito letale. Più specificamente, l'EFSA ha confermato che le genitrici surrogate utilizzate nella clonazione soffrono in particolare di disfunzioni della placenta che contribuiscono ad aumentare il tasso degli aborti(8), con possibili conseguenze negative per la loro salute. Questo, insieme ad altri fattori, è la ragione della scarsa efficienza della tecnica (6-15% per i bovini e 6% per i suini) e della necessità di impiantare gli embrioni clonati in diverse madri surrogate per poter ottenere un clone. Anomalie nei cloni e dimensioni insolitamente grandi dei feti provocano inoltre parti difficili e decessi alla nascita. Tassi elevati di mortalità in tutte le fasi dello sviluppo sono caratteristici della tecnica della clonazione(9). [Em. 4]

(2 bis)  Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, l'EFSA ha insistito sull'importanza di riconoscere i limiti della banca dati e nel suo parere del 2008 sulla clonazione animale ha concluso che la valutazione dei rischi è gravata da incognite derivanti dall’esiguo numero di studi disponibili, dalle ridotte dimensioni dei campioni esaminati e, in generale, dell'assenza di un approccio uniforme, che consentirebbe di affrontare in modo più soddisfacente tutte le problematiche inerenti al parere. L'EFSA, ad esempio, ha affermato che le informazioni sull'immunocompetenza dei cloni sono limitate e nel suo parere raccomanda, qualora emergano prove circa la riduzione dell'immunocompetenza dei cloni, di esaminare la questione per accertare se, e in caso affermativo in quale misura, il consumo di carne e latte derivati da cloni animali o dalla loro progenie possa comportare una maggiore esposizione umana agli agenti trasmissibili. [Em. 5]

(2 ter)  In merito ai possibili impatti ambientali l'EFSA ha affermato che i dati disponibili sono limitati e, in quanto ai potenziali effetti sulla diversità genetica, ha richiamato l'attenzione sul fatto che potrebbe verificarsi un effetto indiretto a causa dell'eccessivo ricorso a un numero ristretto di animali ammessi nei programmi di selezione e che un'omogeneità maggiore del genotipo nella popolazione animale può aumentare la suscettibilità di tale popolazione a infezioni o altri rischi. [Em. 6]

(2 quater)  Il Gruppo europeo per l'etica delle scienze e delle nuove tecnologie, nella relazione specifica sulla clonazione pubblicata nel 2008(10), ha espresso dubbi quanto alla giustificazione della clonazione degli animali per scopi di produzione alimentare, in considerazione dell'attuale livello di sofferenza e dei problemi di salute delle genitrici surrogate e dei cloni animali. [Em. 7]

(2 quinquies)  Uno degli obiettivi della politica agricola comune dell'Unione sancito dall'articolo 39 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) è quello di "incrementare la produttività dell'agricoltura, sviluppando il progresso tecnico, assicurando lo sviluppo razionale della produzione agricola". Tale obiettivo si propone, tra l'altro, di migliorare la produzione e, per quanto riguarda lo sviluppo razionale della produzione agricola, comporta un impiego ottimale dei fattori di produzione, ossia una produzione appropriata per scopi di commercializzazione che tenga conto degli interessi dei consumatori. [Em. 8]

(2 sexies)  Conformemente alla giurisprudenza(11) della Corte di giustizia dell'Unione europea, l'articolo 43 TFUE costituisce la base giuridica appropriata per qualsiasi legislazione relativa alla produzione e commercializzazione dei prodotti agricoli elencati nell'allegato I TFUE che contribuisca alla realizzazione di uno o più obiettivi della politica agricola comune di cui all'articolo 39 TFUE. Anche qualora tale legislazione si ponesse obiettivi diversi da quelli della politica agricola comune, che, in assenza di disposizioni specifiche, sarebbero perseguibili sulla base dell'articolo 114 TFUE, essa può comportare l'armonizzazione delle disposizioni nazionali in tale ambito senza la necessità di ricorrere al suddetto articolo. Inoltre, le misure adottate nel quadro della politica agricola comune possono altresì influenzare l'importazione dei prodotti in questione. [Em. 9]

(2 septies)  Come emerge in modo chiaro e costante dalle ricerche condotte presso i consumatori, la maggioranza dei cittadini dell'Unione disapprova la clonazione a fini agricoli a causa, tra l'altro, di considerazioni sul benessere degli animali e di considerazioni etiche generali(12). La clonazione a fini agricoli potrebbe comportare l'ingresso nella filiera alimentare di cloni animali o di progenie di cloni animali. I consumatori sono fortemente contrari al consumo di alimenti derivati da animali clonati o dalla loro progenie. [Em. 10]

(2 octies)  La clonazione di animali a fini di produzione alimentare mette a rischio l'essenza stessa del modello agricolo europeo, basato sulla qualità dei prodotti, sulla sicurezza alimentare, sulla salute dei consumatori, su regole rigorose in materia di benessere degli animali e sull'impiego di metodi rispettosi dell'ambiente. [Em. 11]

(3)  Tenuto conto delle finalità della politica comune agricola dell'Unione, degli esiti delle recenti valutazioni scientifiche dell'EFSA basate sugli studi disponibili, e delle prescrizioni in materia di benessere degli animali di cui all'articolo 13del trattato TFUE e delle preoccupazioni dei cittadini, è opportuno vietare temporaneamente l'uso della clonazione per la produzione di animali di determinate specie a fini agricoli e l'immissione sul mercato di animali e prodotti derivati dall'impiego della tecnica di clonazione. [Em. 12]

(3 bis)  I cloni animali non sono prodotti per essere utilizzati nella produzione di carne o latte, bensì per l'utilizzo del loro materiale germinale a fini riproduttivi. È la progenie di cloni animali ottenuta da riproduzione sessuata a essere destinata alla produzione alimentare. Sebbene le preoccupazioni riguardo al benessere animale possano non essere manifeste nel caso della progenie di cloni animali, visto che i capi sono nati mediante riproduzione sessuata convenzionale, il fatto stesso che tra i progenitori vi sia un clone animale è all'origine di notevole apprensione sotto l'aspetto etico e del benessere animale. Le misure per rispondere alle inquietudini sul benessere animale e alle percezioni dei consumatori sulla tecnica di clonazione dovrebbero pertanto includere nell'ambito di applicazione il materiale germinale di cloni animali, la progenie di cloni animali e i prodotti derivati dalla progenie di cloni animali. [Em. 13]

(4)  Gli animali che hanno maggiori probabilità di essere sottoposti a clonazione per fini agricoli sono attualmente quelli appartenenti alle specie bovina, suina, ovina, caprina ed equina. L'ambito d'applicazione della presente direttiva deve pertanto essere limitato all'utilizzo della clonazione a fini agricoli per queste cinque specie. [Em. 14]

(4 bis)  Quanto alla commercializzazione di prodotti agricoli, in seguito a un divieto dell'uso della clonazione e al fine di tenere conto delle percezioni dei consumatori riguardo alla clonazione per quanto concerne, tra l'altro, il benessere animale, la mancanza di sufficienti studi scientifici e le considerazioni etiche generali, è necessario garantire che nella catena alimentare non entrino alimenti ottenuti da cloni animali e dalla loro progenie. Misure meno restrittive, quali l'etichettatura dei prodotti alimentari, non darebbero pienamente risposta alle preoccupazioni dei cittadini poiché sarebbe comunque autorizzata la commercializzazione di alimenti ottenuti con una tecnica che comporta sofferenza per gli animali. [Em. 15]

(4 ter)  L'uso della clonazione nella produzione animale a fini agricoli è già praticato in alcuni paesi terzi. Ai sensi del regolamento (CE) n. 178/2002, gli alimenti importati da paesi terzi per l'immissione sul mercato dell'Unione devono rispettare le pertinenti disposizioni della legislazione alimentare dell'Unione o le condizioni riconosciute almeno equivalenti dall'Unione. Dovrebbero pertanto essere adottate misure volte a evitare l'importazione da paesi terzi nell'Unione di cloni animali e della loro progenie e di prodotti ottenuti da cloni animali e dalla loro progenie. La Commissione dovrebbe integrare o proporre di modificare la pertinente legislazione in materia zootecnica e di salute animale al fine di garantire che i certificati di importazione che accompagnano gli animali e il materiale germinale nonché gli alimenti e i mangimi di origine animale indichino se sono cloni animali o progenie di cloni animali o se sono ottenuti da cloni animali o dalla progenie di cloni animali. [Em. 16]

(4 quater)  I cloni animali, i cloni embrionali, la progenie di cloni animali, il materiale germinale di cloni animali e della loro progenie nonché gli alimenti e i mangimi ottenuti da cloni animali e dalla loro progenie non possono essere considerati come i prodotti, gli alimenti e i mangimi che non sono ottenuti mediante utilizzo della tecnica di clonazione, ai sensi dell'articolo III, paragrafo 4, dell'accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT). Inoltre, il divieto di clonazione animale e di immissione sul mercato e importazione di cloni animali, di cloni embrionali, della progenie di cloni animali, del materiale germinale di cloni animali e della loro progenie nonché di alimenti e mangimi ottenuti da cloni animali e dalla loro progenie è una misura che si rende necessaria per proteggere i principi morali pubblici e la salute animale ai sensi dell'articolo XX del GATT. [Em. 17]

(4 quinquies)  È opportuno prendere misure per assicurare che gli accordi commerciali in corso di negoziazione non favoriscano l'autorizzazione di pratiche che possono avere effetti negativi sulla salute dei consumatori e degli agricoltori, sull'ambiente o sul benessere animale. [Em. 18]

(4 sexies)  L'applicazione del presente regolamento può essere compromessa qualora sia impossibile tracciare gli alimenti ottenuti da cloni animali e dalla loro progenie. Pertanto, in applicazione del principio di precauzione e al fine di far rispettare i divieti di cui al presente regolamento, è necessario stabilire, in consultazione con le pertinenti parti interessate, sistemi di tracciabilità a livello di Unione. Tali sistemi permetterebbero alle autorità competenti e agli operatori economici di raccogliere dati sui cloni animali, sulla progenie di cloni animali e sul materiale germinale di cloni animali e della loro progenie, nonché sugli alimenti provenienti da cloni animali e dalla loro progenie. La Commissione dovrebbe adoperarsi per ottenere impegni in questo senso dai partner commerciali dell'Unione che effettuano la clonazione di animali a fini agricoli, nel quadro dei negoziati commerciali in corso e di quelli futuri, a livello sia bilaterale che multilaterale; [Em. 19]

(4 septies)  Nella relazione del 2010 al Parlamento europeo e al Consiglio, la Commissione ha dichiarato che è opportuno adottare misure per stabilire la tracciabilità delle importazioni di sperma e di embrioni per costituire banche dati sulla loro progenie nell'Unione. La Commissione dovrebbe pertanto agire di conseguenza. [Em. 20]

(4 octies)  In linea con l'applicazione del divieto di clonazione previsto nel presente regolamento, è opportuno attuare misure di promozione commerciale mirate adottate dalla Commissione al fine di sostenere una produzione di carne e una zootecnia europee di qualità elevata. [Em. 21]

(5)  Secondo le previsioni, le conoscenze relative alle ripercussioni della tecnica di clonazione sul benessere degli animali utilizzati sono destinate ad aumentare. È probabile che la tecnica di clonazione sia perfezionata con il passare del tempo. I divieti devono pertanto applicarsi solo a titolo provvisorio. Occorre dunque riesaminare laÈ opportuno che il presente regolamento sia riesaminato direttiva entro un periodo di tempo ragionevole, tenendo conto dell'esperienza maturata dagli Stati membri durante la suaattuazione applicazione, dei progressi scientifici e tecnici dell'evoluzione delle percezioni dei consumatori e degli sviluppi e dell'evoluzione della situazione internazionale, con particolare riferimento ai flussi commerciali e alle relazioni commerciali dell'Unione. [Em. 22]

(5 bis)  Secondo l'ultimo sondaggio Eurobarometro, la maggioranza degli europei non ritiene che la clonazione animale per la produzione alimentare sia una tecnica sicura per la loro salute e quella della loro famiglia. Inoltre, per quanto concerne la clonazione animale, in Europa sono in maggioranza i paesi che preferiscono chiaramente che le decisioni siano prese innanzitutto partendo da considerazioni morali ed etiche piuttosto che in base a prove scientifiche. Di conseguenza, prima di sottoporre a riesame la presente legislazione è opportuno che la Commissione effettui un nuovo sondaggio ufficiale dell'Unione per valutare nuovamente le percezioni dei consumatori. [Em. 23]

(5 ter)  Alla Commissione dovrebbe essere delegato il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 TFUE riguardo alla definizione di norme per i sistemi di tracciabilità dei cloni animali, della progenie di cloni animali e del materiale germinale dei cloni animali e della loro progenie. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti. Nella preparazione e nell'elaborazione degli atti delegati la Commissione dovrebbe provvedere alla contestuale, tempestiva e appropriata trasmissione dei documenti pertinenti al Parlamento europeo e al Consiglio. [Em. 24]

(6)  La Il presente direttiva regolamento rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare segnatamente la libertà d'impresa e la libertà delle scienze. LaIl presente direttiva regolamento deve essere attuata applicato conformemente a detti diritti e principi. [Em. 25]

(6 bis)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, ma , a motivo della sua potata e dei suoi effetti, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo. [Em. 26]

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE DIRETTIVA REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto e ambito di applicazione

La Il presente direttiva regolamento stabilisce norme in materia di:

a)  clonazione degli animali nell'Unione;

b)  immissione sul mercato e importazione di cloni embrionali e di cloni animali, cloni embrionali, progenie di cloni animali, materiale germinale di cloni animali e della loro progenie, nonché alimenti e mangimi provenienti da cloni animali e dalla loro progenie. [Em. 27]

Essa si applica alla clonazione a tutte le specie di animalidelle specie bovina, suina, ovina, caprina ed equina ("gli animali") allevati e fatti riprodurre a fini agricoli. [Em. 28]

Articolo 1 bis

Obiettivo

L'obiettivo del presente regolamento è di rispondere alle preoccupazioni in materia di salute e benessere degli animali nonché alle percezioni e alle considerazioni etiche dei consumatori riguardo alla tecnica di clonazione. [Em. 29]

Articolo 2

Definizioni

Ai fini della del presente direttiva regolamento si intende per:

a)  animali "allevati e fatti riprodurre a fini agricoli" ("animali"): gli animali allevati e fatti riprodurre per ricavarne prodotti alimentari, mangimi, lana, pelli, pellicce o per altri fini agricoli. Non sono compresi gli animali allevati e fatti riprodurre esclusivamente per altri scopi quali la ricerca, la produzione di medicinali e dispositivi medici, e la conservazione di razze rare o di specie minacciate di estinzione,gli eventi sportivi e culturali e di razze rare identificate come tali dalle autorità competenti degli Stati membri, qualora non siano disponibili metodi alternativi; [Em. 30]

b)  "clonazione": la riproduzione asessuata di animali conal fine di creare, utilizzando tra l'altro una tecnica mediante la quale il nucleo di una cellula di un singolo animale è trasferito in un oocita dal quale sia stato prelevato il nucleo al fine di creare singoli embrioni geneticamente identici ("cloni embrionali"), che possono successivamente essere impiantati in madri surrogate per produrre popolazioni di animali geneticamente identici ("cloni animali"); [Em. 31]

b bis)  "progenie di cloni animali": animali, diversi dai cloni animali, in cui almeno uno dei progenitori è un clone animale; [Em. 32]

b ter)  "materiale germinale": lo sperma, gli oociti e gli embrioni prelevati da animali o prodotti a partire da animali ai fini della riproduzione; [Em. 33]

b quater)  "tracciabilità": la possibilità di tracciare e seguire un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o una sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento o di un mangime, attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione; [Em. 34]

c)  "immissione sul mercato": la prima messa a disposizione di un animale o di un prodotto sul mercato interno.

c bis)  "alimento": un alimento quale definito all'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002. [Em. 35]

Articolo 3

Divieto provvisorio [Em. 36]

Gli Stati membri vietano a titolo provvisorio Sono vietate: [Em. 37]

a)  la clonazione di animali;

b)  l'immissione sul mercato e l'importazione di cloni animali, e di cloni embrionali, progenie di cloni animali, materiale germinale di cloni animali e della loro progenie, nonché alimenti e mangimi provenienti da cloni animali e dalla loro progenie. [Em. 38]

Articolo 3 bis

Condizioni d'importazione

Non sono importati animali da paesi terzi a meno che i certificati di importazione che li accompagnano indichino che non sono cloni animali o progenie di cloni animali.

Non sono importati materiale germinale, alimenti e mangimi da paesi terzi a meno che i certificati di importazione che li accompagnano indichino che non sono derivati da cloni animali o progenie di cloni animali.

Al fine di garantire che i certificati di importazione che accompagnano gli animali e il materiale germinale e gli alimenti e i mangimi di origine animale indichino se sono cloni animali o progenie di cloni animali o se sono derivati da cloni animali o dalla loro progenie, la Commissione adotta condizioni specifiche di importazione conformemente all'articolo 48 o all'articolo 49 del regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(13) entro ...(14) e, se del caso, presenta una proposta di modifica di altre normative in materia di salute animale o condizioni zootecniche e genealogiche applicabili alle importazioni. [Em. 39]

Articolo 3 ter

Tracciabilità

Al fine di fornire alle autorità competenti e agli operatori economici le informazioni loro necessarie per l'applicazione dell'articolo 3, lettera b), sono istituiti sistemi di tracciabilità per quanto riguarda:

a)  i cloni animali;

b)  la progenie di cloni animali;

c)  il materiale germinale di cloni animali e della loro progenie.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 4 bis per stabilire norme dettagliate per l'inclusione delle informazioni di cui al primo comma, lettere da a) a c), nei certificati previsti dalla legislazione in materia di salute animale e dalla legislazione zootecnica o nei certificati elaborati dalla Commissione a tal fine. Tali atti delegati sono adottati entro ...(15). [Em. 40]

Articolo 4

Sanzioni

Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle sanzioni applicabili in caso di violazioni del delle disposizioni nazionali adottate in forza della presente direttiva regolamento e prendono tutte le misure necessarie a garantirnel'attuazione l'applicazione. Le sanzioni previste sono efficaci, proporzionate e dissuasive e assicurano condizioni di parità. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla Commissione entro il ...(16)[date for transposition of the Directive] e provvedono a dare immediata notifica di ogni successiva modifica. [Em. 41]

Articolo 4 bis

Esercizio della delega

1  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 3 bis è conferito alla Commissione per un periodo di cinque anni a decorrere dal …(17). La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.

3.  La delega di potere di cui all'articolo 3 bis può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 3 bis entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio. [Em. 42]

Articolo 5

Relazioni e riesame

1.  Entro il ... (18)[date = 5 years after the date of transposition of this Directive], gli Stati membri riferiscono alla Commissione sull'esperienza acquisita nell'applicazione della del presente direttiva regolamento. [Em. 43]

2.  La Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'applicazione della presente direttivaregolamento, tenendo conto dei seguenti elementi:

a)  relazioni presentate dagli Stati membri a norma del paragrafo 1;

b)  tutte le prove scientifiche e tecniche disponibili di progressi scientifici e tecnici, riguardanti in particolare aspetti della clonazione attinenti al benessere degli animali e questioni di sicurezza alimentare, e i progressi compiuti nella creazione di sistemi di tracciabilità affidabili per i cloni e la progenie di cloni; [Em. 44]

b bis)  evoluzione delle percezioni dei consumatori riguardo alla clonazione; [Em. 45]

c)  evoluzione della situazione internazionale;

c bis)  preoccupazioni dei consumatori in materia di salute pubblica e benessere degli animali; [Em. 46]

c ter)  questioni etiche legate alla clonazione di animali. [Em. 47]

2 bis.  La Commissione rende accessibile al pubblico la relazione di cui al paragrafo 2. [Em. 48]

2 ter.  La Commissione avvia una consultazione pubblica, mediante un sondaggio ufficiale dell'Unione, volta a verificare eventuali nuove tendenze nella percezione dei consumatori relativamente ai prodotti alimentari ottenuti da cloni animali. [Em. 49]

Articolo 6

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il [date = 12 month after the date of transposition of this Directive]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno adottate nella materia disciplinata dalla presente direttiva. [Em. 50]

Articolo 7

Entrata in vigore

LaIl presente direttiva regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere dal ...(19) [Em. 52]

Articolo 8

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva. [Em. 53]

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. [Em. 54]

Fatto a …, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) Testi approvati in tale data, P7_TA(2010)0266.
(2) GU C 311 del 12.9.2014, pag. 73.
(3) GU C 311 del 12.9.2014, pag. 73.
(4) Posizione del Parlamento europeo del 8 settembre 2015.
(5) Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare (GU L 31 dell'1.2.2002, pag. 1).
(6)Direttiva 98/58/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, riguardante la protezione degli animali negli allevamenti (GU L 221 dell'8.8.1998, pag. 23).
(7)http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/scientific_output/files/ main_documents/ sc_op_ej767_animal_cloning_en.pdf
(8) Parere del comitato scientifico relativamente alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere degli animali e all'impatto ambientale di animali ottenuti per clonazione mediante trasferimento nucleare di cellule somatiche (SCNT), della loro prole e dei prodotti ricavati da detti animali:http://www.efsa.europa.eu/en/topics/topic/cloning.htm?wtrl=01.
(9) http://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/doc/2794.pdf
(10) Ethical aspects of animal cloning for food supply (Aspetti etici della clonazione animale a scopo alimentare), 16 gennaio 2008: http://ec.europa.eu/bepa/european-group-ethics/docs/publications/opinion23_en.pdf
(11) Sentenza della Corte di giustizia del 23 febbraio 1988, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord /Consiglio delle Comunità europee, C-68/86, EU:C:1988:85; sentenza della Corte di giustizia del 16 novembre 1989, Commissione delle Comunità europee /Consiglio delle Comunità europee, C-131/87, EU:C:1989:581; sentenza della Corte di giustizia del 16 novembre 1989, Commissione delle Comunità europee/Consiglio delle Comunità europee, C-11/88, EU:C:1989:583.
(12) Cfr. ad esempio le relazioni Eurobarometro 2008 e 2010: http://ec.europa.eu/public_opinion/flash/fl_238_en.pdf e http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_341_en.pdf
(13) Regolamento (CE) n. 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (GU L 165 del 30.4.2004, pag. 1).
(14) Sei mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(15) Sei mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(16)Un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(17) Data di entrata in vigore del presente regolamento.
(18) Sei anni dall'entrata in vigore del presente regolamento.
(19)Un anno dall'entrata in vigore del presente regolamento.


Situazione dei diritti fondamentali nell'UE (2013-2014)
PDF 483kWORD 222k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014) (2014/2254(INI))
P8_TA(2015)0286A8-0230/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il preambolo del trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare il secondo comma e i commi dal quarto al settimo,

–  visti, fra gli altri, l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 3, secondo comma, e gli articoli 6, 7 e 9 TUE,

–  visto l'articolo 168 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare il paragrafo 7,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000 ("la Carta"), proclamata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo ed entrata in vigore con il trattato di Lisbona nel dicembre 2009,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948,

–  visti i trattati delle Nazioni Unite in materia di tutela dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e la giurisprudenza degli organi previsti dai trattati delle Nazioni Unite,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, adottata a New York il 13 dicembre 2006 e ratificata dall'UE il 23 dicembre 2010,

–   vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, adottata a New York il 20 novembre 1989,

–   visti i seguenti Commenti generali del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia: n. 7 (2005) sull'attuazione dei diritti del bambino nella prima infanzia, n. 9 (2006) sui diritti dei bambini con disabilità, n. 10 (2007) sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in materia di giustizia minorile, n. 12 (2009) sul diritto del bambino e dell'adolescente di essere ascoltato, n. 13 (2011) sul diritto dei minori relativo alla libertà da ogni forma di violenza e n. 14 (2013) relativo al diritto del minore a che il suo interesse superiore sia considerato preminente,

–  viste la Convenzione delle Nazioni Unite, del 1979, sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) e la piattaforma d'azione di Pechino, le sue risoluzioni del 25 febbraio 2014 recante raccomandazioni alla Commissione sulla lotta alla violenza contro le donne(1) e del 6 febbraio 2014 sulla comunicazione della Commissione dal titolo: "Verso l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili"(2) e le conclusioni del Consiglio del 5 giugno 2014 intitolate "Prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile",

–  viste la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le convenzioni, raccomandazioni, risoluzioni e relazioni dell'Assemblea parlamentare, del Comitato dei ministri, del Commissario per i diritti umani e della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa,

–   vista la relazione di Cephas Lumina, esperto indipendente del Consiglio per i diritti umani, sugli effetti del debito estero e degli obblighi finanziari internazionali connessi degli Stati sul pieno esercizio di tutti i diritti umani, in particolare i diritti economici, sociali e culturali (Addendum, Mission to Greece, UN A/HRC/25/50/Add.1),

–   vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti, pubblicata nell'aprile 2013, concernente la gestione delle frontiere esterne dell'UE e il relativo impatto sui diritti umani dei migranti,

–   vista la risoluzione del Consiglio dei diritti dell'uomo dell'ONU, del 26 giugno 2014, che invita a creare un gruppo di lavoro intergovernativo a composizione non limitata con il mandato di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante per regolamentare, nel quadro del diritto internazionale dei diritti umani, le attività delle società transnazionali e di altre imprese,

–  visti gli orientamenti strategici per istituire lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia adottati dal Consiglio europeo il 27 giugno 2014,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul),

–  viste la Carta sociale europea, quale riveduta nel 1996, e la giurisprudenza del Comitato europeo dei diritti sociali,

–   viste la convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali e la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie,

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(3),

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri(4),

–  visto il pacchetto di direttive sui diritti di difesa procedurale nell'UE(5),

–   vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(6),

–  visti il quadro strategico sui diritti umani e la democrazia e il piano d'azione che lo accompagna, adottati dal Consiglio il 25 giugno 2012,

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(7),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea e degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio dal titolo "Garantire il rispetto dello Stato di diritto", adottate il 16 dicembre 2014,

–  vista la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(8),

–  vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura(9),

–  vista la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta degli esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(10),

–  vista la direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati(11),

–  vista la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio(12),

–  visto il regolamento (CE) n. 1049/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2001, relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione(13),

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (COM(2008)0229),

–  viste le decisioni e la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e la giurisprudenza delle corti costituzionali nazionali, che fanno della Carta uno dei loro riferimenti nell'interpretazione della legge nazionale,

–  visti gli orientamenti politici per la nuova Commissione europea, presentati dal presidente Juncker al Parlamento il 15 luglio 2014,

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati (regolamento generale sulla protezione dei dati) (COM(2012)0011),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, e la libera circolazione di tali dati (COM(2012)0010),

–  vista la strategia dell'UE per l'eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016 (COM(2012)0286), in particolare le disposizioni relative al finanziamento dell'elaborazione di linee guida riguardanti i sistemi di tutela dei minori e lo scambio di migliori pratiche,

–  vista la raccomandazione della Commissione 2013/112/UE, del 20 febbraio 2013, intitolata "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"(14),

–  visti gli orientamenti per la promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI), adottati dal Consiglio Affari esteri del 24 giugno 2013,

–   vista la comunicazione della Commissione su un Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 (COM(2011)0173) e le conclusioni del Consiglio europeo del 24 giugno 2011,

–   vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Progressi nell'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei Rom" (COM(2013)0454),

–  vista la relazione della Commissione intitolata "relazione dell'Unione sulla lotta alla corruzione" (COM(2014)0038);

–  vista la proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale (COM(2008)0426),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui progressi compiuti nell'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei Rom(15),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulla tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere(16),

–  viste le sue risoluzioni sull'uguaglianza di genere,

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2011 su una strategia dell'UE per i senzatetto(17),

–  vista la relazione del Senato degli Stati Uniti sui programmi di detenzione e interrogatori della CIA,

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2013 sulla situazione dei minori non accompagnati nell'UE(18),

–  viste le sue risoluzioni sui diritti fondamentali e i diritti dell'uomo, in particolare la più recente del 27 febbraio 2014 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2012)(19),

–  viste le sue risoluzioni sulle migrazioni, in particolare la più recente del 17 dicembre 2014 sulla situazione nel Mediterraneo e la necessità di un approccio globale dell'UE alle migrazioni(20),

–  vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2005 sulla protezione delle minoranze e le politiche contro la discriminazione nell'Europa allargata(21),

–   vista la sua risoluzione del 27 novembre 2014 sul 25° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(22),

–   viste la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sulla vita privata dei cittadini dell'Unione europea(23), in cui incaricava la commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni di condurre un'indagine approfondita sulla questione, e la sua risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, e sulla cooperazione transatlantica nel campo della giustizia e degli affari interni(24),

–   vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sulla relazione del Senato USA sul ricorso alla tortura da parte della CIA(25),

–   vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2013 sulle lingue europee a rischio di estinzione e la diversità linguistica nell'Unione europea(26),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sulla richiesta di un parere della Corte di giustizia circa la compatibilità con i trattati dell'accordo tra il Canada e l'Unione europea sul trasferimento e sul trattamento dei dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR)(27),

–  viste le sue risoluzioni dell'11 settembre 2012(28) e del 10 ottobre 2013(29) sui presunti casi di trasporto e detenzione illegale di prigionieri in paesi europei da parte della CIA,

–  viste le sue risoluzioni sul centro di detenzione di Guantanamo,

–   vista la sua risoluzione del 21 maggio 2013 sulla Carta dell'UE: stabilire norme per la libertà dei mezzi d'informazione in tutta l'UE(30),

–  visto il parere 2/2013 della Corte di giustizia dell'Unione europea, relativo al progetto di accordo sull'adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea dell'8 aprile 2014 nelle cause riunite C-293/12 e C594/12 Digital Rights Ireland e Seitlinger e.a., che invalida la direttiva 2006/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, riguardante la conservazione di dati generati o trattati nell'ambito della fornitura di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico o di reti pubbliche di comunicazione e che modifica la direttiva 2002/58/CE,

–  viste le audizioni di Frans Timmermans dinanzi al Parlamento europeo il 7 ottobre 2014 e l'11 febbraio 2015,

–   vista l'audizione di Dimitris Avramopoulos dinanzi al Parlamento europeo il 30 settembre 2014,

–  visti la conferenza annuale dell'Agenzia dei diritti fondamentali dell'Unione europea (FRA) del 10 novembre 2014 sul tema "I diritti fondamentali e l'immigrazione nell'UE" e in particolare il documento di approfondimento della FRA dal titolo "Legal entry channels to the EU for persons in need of international protection: a toolbox" (Canali d'ingresso legali nell'Unione europea delle persone bisognose di protezione internazionale: un pacchetto di strumenti),

–  visti le attività, le relazioni annuali e gli studi dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) e della FRA nonché le indagini su vasta scala di detta Agenzia sulla discriminazione e sui reati generati dall'odio contro gli ebrei negli Stati membri dell'UE, sulla violenza contro le donne nell'UE e sulle esperienze di discriminazione, violenza e molestie delle persone LGBT,

–   visti i contributi delle organizzazioni non governative (ONG) che partecipano alla piattaforma della società civile sui diritti fondamentali della FRA (FRA Fundamental Rights Platform),

–  visti le relazioni e gli studi delle ONG in materia di diritti umani e gli studi richiesti in questo ambito dalla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, in particolare lo studio del Dipartimento tematico C sull'impatto della crisi sui diritti fondamentali negli Stati membri dell'UE,

–  visti i suoi studi sull'impatto della crisi sui diritti fondamentali negli Stati membri,

–  visti i principi relativi allo status delle istituzioni nazionali per la promozione e la tutela dei diritti umani (principi di Parigi), allegati alla risoluzione 48/134 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  vista la sua risoluzione del 3 luglio 2013 sulla situazione dei diritti fondamentali: norme e pratiche in Ungheria (in applicazione della risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2012)(31),

–  visti la comunicazione della Commissione intitolata "Strategia per un'attuazione effettiva della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea" (COM(2010)0573) e gli orientamenti operativi sull'esigenza di tener conto dei diritti fondamentali nelle valutazioni di impatto della Commissione (SEC(2011)0567),

–  viste la comunicazione della Commissione su un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto (COM(2014)0158) e le conclusioni del Consiglio del 16 dicembre 2014 dal titolo "assicurare il rispetto dello Stato di diritto",

–  visti la relazione della Commissione sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nel 2013 (COM(2014)0224) e i relativi documenti di lavoro,

–  vista la relazione 2013 della Commissione sulla cittadinanza dell'Unione – Cittadini dell'Unione: i vostri diritti, il vostro futuro (COM(2013)0269),

–  viste la relazione della Commissione sull'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom (COM(2014)0209) e la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e i pareri della commissione per gli affari costituzionali, della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e della commissione per le petizioni (A8-0230/2015),

A.  considerando che l'integrazione europea è in parte nata per scongiurare il ripetersi delle drammatiche conseguenze della seconda guerra mondiale e delle persecuzioni e repressioni operate dal regime nazista, nonché per evitare arretramenti sul fronte della democrazia e dello Stato di diritto attraverso la promozione, il rispetto e la tutela dei diritti umani;

B.  considerando che il rispetto e la promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della democrazia e dei valori e dei principi enunciati nei trattati dell'UE e negli strumenti internazionali relativi ai diritti umani (Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, CEDU, Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali ecc.) rappresentano obblighi per l'Unione e i suoi Stati membri e devono essere al centro dell'integrazione europea;

C.  considerando che tali diritti devono essere garantiti a chiunque viva sul territorio dell'UE, anche contro gli abusi e le violenze delle autorità pubbliche, qualunque sia il loro livello territoriale di competenza;

D.  considerando che, a norma dell'articolo 2 TUE, l'UE si fonda sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani, ivi compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze, valori comuni agli Stati membri che devono essere rispettati dall'UE, come da ogni singolo Stato membro, in tutte le loro politiche, sia interne che esterne; che, a norma dell'articolo 17 TUE, la Commissione deve assicurare l'applicazione dei trattati;

E.  considerando che, a norma dell'articolo 6 TUE, l'UE ha la responsabilità di sostenere e far rispettare i diritti fondamentali nel guidare le proprie azioni a prescindere dalle competenze; che gli Stati membri sono altresì incoraggiati a fare altrettanto;

F.  considerando che una revisione dei trattati dell'UE è necessaria al fine di rafforzare la tutela della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali;

G.  considerando che, conformemente al preambolo del TUE, gli Stati membri hanno confermato il proprio attaccamento ai diritti sociali quali definiti nella Carta sociale europea; che anche l'articolo 151 TFUE contiene un riferimento esplicito ai diritti sociali fondamentali quali quelli definiti nella Carta sociale europea;

H.  considerando che, con l'entrata in vigore del trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea è stata integrata appieno nei trattati e che pertanto oggi risulta giuridicamente vincolante per le istituzioni, le agenzie e gli altri organi dell'Unione, nonché per gli Stati membri nel quadro dell'applicazione della legislazione dell'UE; che occorre sviluppare, promuovere e rafforzare una vera e propria cultura dei diritti fondamentali in seno all'Unione ma anche negli Stati membri, in particolare in sede di applicazione del diritto dell'Unione sia internamente che nelle relazioni con i paesi terzi;

I.  considerando che gli articoli 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconoscono il diritto alla vita e il diritto all'integrità della persona;

J.  considerando che l'articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce la proibizione di qualsiasi trattamento inumano o degradante;

K.  considerando che gli articoli 8, 9, 10, 19 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, al pari della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE, riconoscono l'importanza dei diritti sociali fondamentali, e che ciò indica che tali diritti e, in particolare i diritti sindacali, di sciopero, di associazione e di riunione, devono essere tutelati alla stessa stregua degli altri diritti fondamentali riconosciuti dalla carta;

L.  considerando che l'articolo 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea obbliga l'Unione a "rispettare la diversità culturale, religiosa e linguistica" e l'articolo 21 vieta la discriminazione fondata sulla lingua e/o sull'appartenenza ad una minoranza nazionale;

M.  considerando che l'articolo 33 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea garantisce la protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale;

N.  considerando che gli articoli 37 e 38 della Carta riconoscono il diritto a un elevato livello di protezione dell'ambiente intrinsecamente legata all'attuazione delle politiche dell'Unione;

O.  considerando che gli Stati membri non possono ridurre il livello delle garanzie offerte nelle proprie costituzioni in merito a determinati diritti con il pretesto che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea o altri strumenti del diritto dell'UE offrono in materia un livello di protezione ad esse inferiore;

P.  considerando che è noto che le autorità nazionali (autorità giudiziarie, organismi di applicazione della legge e amministrazioni) hanno un ruolo chiave nel dare attuazione concreta ai diritti e alle libertà sanciti dalla Carta;

Q.  considerando che la realizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia di cui al Titolo V TFUE richiede il pieno rispetto dei diritti fondamentali da parte dell'UE come di ogni Stato membro;

R.  considerando che la persona umana, cittadino o residente, va posta al centro dell'UE e che i diritti personali, civili, politici, economici e sociali riconosciuti dalla Carta non si prefiggono solo l'obiettivo di tutelare i cittadini e residenti europei da eventuali ingerenze, abusi e violenze, ma rappresentano le precondizioni per garantire la sua piena e serena realizzazione;

S.  considerando che lo Stato di diritto costituisce la spina dorsale della democrazia liberale europea e rappresenta uno dei principi fondanti dell'UE che discendono dalle tradizioni costituzionali comuni di tutti gli Stati membri;

T.  considerando che il modo in cui lo Stato di diritto è attuato a livello nazionale riveste un ruolo essenziale nel garantire la fiducia reciproca tra gli Stati membri e i rispettivi sistemi giuridici e che, pertanto, la realizzazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia di cui al Titolo V TFUE riveste un'importanza vitale;

U.  considerando che il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto per la tutela dei diritti fondamentali e ha particolare rilevanza all'interno dell'UE in quanto costituisce anche il presupposto per la difesa di tutti i diritti e gli obblighi che derivano dai trattati e dal diritto internazionale;

V.  considerando che l'UE e gli Stati membri sono impegnati in un processo globale finalizzato alla realizzazione di nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, i quali ricordano che i diritti umani sono universali, indivisibili e inalienabili;

W.  considerando che l'attuazione di questi valori e principi deve anche poggiare su un controllo effettivo del rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta, anche a partire dalla formulazione delle proposte legislative;

X.  considerando che l'UE attraversa un periodo di grave crisi economica e finanziaria il cui impatto, combinato a determinate misure (tra cui drastici tagli di bilancio) adottate in alcuni Stati membri per contrastarla, influisce negativamente sulle condizioni di vita dei cittadini dell'UE, provocando un aumento della disoccupazione, dei livelli di povertà, delle disuguaglianze e delle condizioni di lavoro precarie, e limitando l'accesso e la qualità dei servizi – e di conseguenza il benessere dei cittadini;

Y.  considerando che quasi un terzo delle petizioni ricevute dal Parlamento riferisce di presunte violazioni dei diritti fondamentali di cui alla Carta, menzionando problematiche quali la cittadinanza, le quattro libertà, l'occupazione, le circostanze economiche, la protezione dell'ambiente e dei consumatori, i sistemi giudiziari, i diritti di voto e la partecipazione democratica, la trasparenza nel processo decisionale, la disabilità, i diritti dell'infanzia, l'accesso all'istruzione o i diritti linguistici; che alcune delle suddette petizioni sollevano questioni inerenti a problematiche di salute e all'accesso all'assistenza sanitaria e ai relativi servizi, ma anche questioni inerenti al diritto al lavoro, quale conseguenza diretta della crisi economica; che le petizioni sono solitamente i primi indicatori della situazione dei diritti fondamentali negli Stati membri;

Z.  considerando che l'azione dell'UE poggia sulla fiducia reciproca e sulla presunzione del rispetto, da parte degli Stati membri, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali sanciti dalla CEDU e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia e il principio del riconoscimento reciproco;

AA.  considerando che il fatto di essere in stato di disoccupazione o di vivere in una situazione di povertà o di emarginazione sociale ha ripercussioni notevoli sull'accesso e sull'esercizio dei diritti fondamentali e sottolinea la necessità di mantenere l'accesso ai servizi di base, segnatamente sociali e finanziari, per tali persone vulnerabili;

AB.  considerando che, in seguito ai recenti attacchi terroristici sul territorio dell'UE, alcune politiche di lotta al terrorismo rischiano di compromettere i diritti e le libertà fondamentali in seno all'Unione; che è essenziale garantire il mantenimento dell'equilibrio tra tutela delle libertà e dei diritti fondamentali dei cittadini europei e rafforzamento della loro sicurezza; che l'UE e i suoi Stati membri hanno il dovere di tutelare i cittadini europei, garantendo nel contempo il rispetto dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali nella definizione e nell'attuazione delle politiche in materia di sicurezza; che in questo campo devono prevalere i principi di necessità e proporzionalità affinché tali politiche, una volta attuate, non pregiudichino le libertà pubbliche;

AC.  considerando che migliaia di persone perdono la vita nel Mediterraneo in un modo senza eguali, il che comporta una grande responsabilità per l'UE di agire per salvare vite, fermare i trafficanti di esseri umani, fornire canali legali per i migranti e assistere e tutelare i richiedenti asilo e i rifugiati;

AD.  considerando che quasi 3 500 migranti sono morti o scomparsi nel 2014 nel tentativo di raggiungere il territorio europeo, il che porta il totale dei morti e dei dispersi negli ultimi vent'anni a quasi 30 000; che la rotta migratoria verso l'Europa è divenuta, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, la rotta più pericolosa al mondo per i migranti;

AE.  considerando che circa 1 000 domande di asilo all'anno sono direttamente legate alle mutilazioni genitali;

AF.  considerando che il diritto di asilo è garantito dalla Convenzione sullo status dei rifugiati (Convenzione di Ginevra) del 1951 nonché dal protocollo del 31 gennaio 1967;

AG.  considerando che le manifestazioni di estremismo nazionalista, razzismo, xenofobia e intolleranza esistono ancora nelle nostre comunità; che, al contrario, in particolare dopo i recenti attacchi terroristici esse sembrano essere in aumento in molti Stati membri, il che influenza le minoranze tradizionali nonché le nuove comunità minoritarie nazionali;

AH.  considerando che, ai sensi dell'articolo 49 TUE, ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all'articolo 2 e si impegni a promuoverli può presentare domanda di adesione all'Unione; che il rispetto dei criteri di Copenaghen è un presupposto essenziale per l'adesione all'UE; che gli obblighi imposti ai paesi candidati nel quadro dei criteri di Copenaghen non costituiscono requisiti fondamentali soltanto per il periodo precedente l'adesione, ma devono essere validi anche dopo l'adesione di un paese all'Unione europea, in base all'articolo 2 del TUE; che, alla luce di ciò, tutti gli Stati membri dovrebbero essere soggetti a una valutazione costante che consenta di verificarne il mantenimento della conformità ai valori fondamentali UE del rispetto dei diritti umani, delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto; che è altresì necessario attuare un meccanismo correttivo graduale al fine di colmare il vuoto tra il dialogo politico e l'"opzione nucleare" dell'articolo 7 TUE e di fornire una risposta al "dilemma di Copenaghen" nel quadro dei trattati attuali;

AI.  considerando che, in mancanza di parametri di riferimento comuni e chiari, la denuncia della situazione in materia di Stato di diritto, democrazia e diritti fondamentali all'interno di uno Stato membro viene a sua volta costantemente messa in discussione alla luce di considerazioni politiche e istituzionali; che, con la complicità delle istituzioni UE, la mancanza di procedure vincolanti induce troppo spesso all'inerzia permanente e all'inosservanza dei trattati e dei valori europei;

AJ.  considerando che il diritto di petizione ha istituito un legame stretto tra i cittadini dell’UE e il Parlamento europeo; che l’iniziativa dei cittadini europei ha introdotto un nuovo legame diretto tra i cittadini dell’UE e le istituzioni dell’UE e può stimolare lo sviluppo dei diritti fondamentali e dei diritti dei cittadini; che, tra i diritti di cittadinanza, l'articolo 44 della Carta e l'articolo 227 TFUE garantiscono il diritto di petizione quale strumento per difendere i propri diritti fondamentali;

AK.  considerando che le donne sono ancora oggetto di numerose forme di discriminazione all'interno dell'UE e che troppo spesso sono vittime di aggressioni e di violenze, soprattutto di natura sessuale;

AL.  considerando che la violenza contro le donne rappresenta la violazione dei diritti fondamentali più diffusa nell'UE e nel resto del mondo, che interessa tutti gli strati della società, a prescindere dall'età, dal livello di istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale e dal paese di origine o residenza, e rappresenta un grave ostacolo all'uguaglianza tra uomini e donne;

AM.  considerando che, stando ai risultati di un'indagine effettuata dall'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali nel 2014, la maggior parte delle donne vittime di violenza non denuncia la propria esperienza alla polizia;

AN.  considerando che la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti si richiamano ai diritti umani fondamentali e sono elementi essenziali della dignità umana(32); che la negazione dell'aborto terapeutico equivale a una grave violazione dei diritti umani;

AO.  considerando che la tratta e lo sfruttamento sessuale delle donne e delle bambine sono una palese violazione dei diritti umani, della dignità umana e dei principi fondamentali del diritto e della democrazia; che oggi le donne sono più vulnerabili a tali rischi a causa della crescente incertezza economica e del maggior rischio di disoccupazione e povertà;

AP.  considerando che la violenza sulle donne non è inclusa esplicitamente nel diritto europeo come forma di discriminazione di genere e figura soltanto in tre ordinamenti giuridici nazionali (Spagna, Svezia e Germania) e che, di conseguenza, non è considerata una questione sostanziale di uguaglianza; che gli Stati membri adottano un approccio ad hoc per definire la violenza contro le donne e la violenza di genere, con definizioni che differiscono ampiamente tra le legislazioni nazionali, il che significa quindi che i dati non sono comparabili;

AQ.  considerando che gli Stati membri non sono esenti dalla brutta piaga delle mutilazioni genitali, che pare colpisca 500 000 vittime nell'Unione e rischi di mieterne altre 180 000;

AR.  considerando che nell'UE e negli Stati membri si registrano ancora numerose violazioni dei diritti fondamentali, come evidenziato ad esempio dalle sentenze della Corte europea per i diritti dell'uomo, e come indicato dalle relazioni della Commissione, della FRA, delle ONG, del Consiglio d'Europa e dell'ONU, come la violazione del diritto alla libertà di riunione ed espressione delle organizzazioni della società civile, la discriminazione istituzionale delle persone LGBTI mediante i divieti di matrimonio e la legislazione anti-propaganda e i restanti livelli elevati di discriminazione e crimini d'odio motivati dal razzismo, dalla xenofobia, dall'intolleranza religiosa o dai pregiudizi nei confronti della disabilità, dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere di una persona; che le reazioni della Commissione, del Consiglio e degli Stati membri non sono all'altezza della gravità e della frequenza delle violazioni constatate;

AS.   considerando che le società nelle quali i diritti fondamentali sono pienamente applicati e salvaguardati hanno maggiori possibilità di sviluppare un'economia dinamica e competitiva;

AT.   considerando che i Rom, la più grande minoranza etnica in Europa, continuano ad essere soggetti a gravi discriminazioni, attacchi razzisti, discorsi intrisi d'odio, povertà ed esclusione;

AU.  considerando che l'azione esterna europea si basa sugli stessi principi alla base dell'istituzione e dello sviluppo dell'UE, ovvero la democrazia, la solidarietà, la dignità umana e tutti i diritti fondamentali; che sono stati elaborati orientamenti specifici in materia di diritti umani nelle politiche esterne dell'Unione, ma non nelle sue politiche interne, il che potrebbe sollevare l'accusa di applicare due pesi e due misure; che la promozione dei diritti fondamentali da parte dell'UE nel quadro della sua azione esterna deve tassativamente essere accompagnata da una politica interna decisa e sistematica di vigilanza del rispetto dei diritti fondamentali anche all'interno della stessa UE;

AV.   considerando che le disposizioni in materia di protezione dei dati personali devono rispettare i principi di finalità, necessità e proporzionalità anche in sede di negoziato e conclusione di accordi internazionali, come sottolineato dalla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, del 6 aprile 2014, che annulla la direttiva 2006/24/CE e dai pareri del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD);

AW.  considerando che il diritto al rispetto della vita privata e famigliare e la protezione dei dati personali sono iscritti nella Carta e sono quindi parte integrante del diritto primario dell'UE;

AX.  considerando che le nuove tecnologie possono avere un impatto negativo sui diritti fondamentali, in particolare il diritto al rispetto della vita privata e il diritto alla protezione dei dati personali sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta;

AY.  considerando che l'accesso di massa a internet ha aperto addirittura maggiori possibilità di abuso fisico e psichico delle donne, ad esempio attraverso l'adescamento online;

AZ.  considerando che il ritmo incalzante dei cambiamenti nel mondo digitale (compreso un maggiore utilizzo di internet, delle applicazioni e dei social network) richiede una protezione più efficace dei dati personali e relativi alla vita privata per garantire la riservatezza e la protezione degli stessi;

BA.  considerando che le libertà fondamentali, i diritti umani e le pari opportunità devono essere garantiti a tutti i cittadini dell'UE, anche alle persone appartenenti a minoranze nazionali e linguistiche;

BB.  considerando che, secondo l'OMS, almeno 850 minori di età inferiore ai 15 anni muoiono ogni anno in Europa a seguito di maltrattamenti;

BC.  considerando che, secondo un'indagine della FRA sulle discriminazioni e i crimini d'odio contro le persone LGBTI, oltre alle discriminazioni e alle violenze di cui sono vittime, quasi la metà delle persone LGBTI intervistate ritiene che nel mondo politico del proprio paese di residenza sia diffuso un linguaggio offensivo nei confronti delle persone LGBTI;

BD.  considerando che le persone LGBTI sono vittime di discriminazioni istituzionali, sia per il divieto delle unioni civili sia per l'esistenza di leggi che vietano l'affermazione dell'orientamento sessuale;

BE.  considerando che i disabili sono vittime di discriminazioni multiple, le quali costituiscono un ostacolo al pieno godimento dei loro diritti fondamentali;

BF.  considerando che il tasso di povertà delle persone con disabilità è superiore del 70% alla media, in parte a causa dell'accesso limitato all'occupazione;

BG.  considerando che la laicità e la neutralità dello Stato sono i migliori garanti della non discriminazione delle diverse comunità religiose presenti al suo interno;

BH.  considerando che la libertà di stampa e la libertà di agire delle associazioni della società civile, come le ONG, sono essenziali per la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali; che tale libertà è stata messa in discussione con l'adozione di leggi nazionali o tramite azioni dirette delle autorità in diversi Stati membri;

BI.  considerando che la Carta dei diritti fondamentali riconosce agli anziani il diritto di "condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale";

BJ.  considerando che punire i responsabili di reati con condanne adeguate ai crimini commessi costituisce sicuramente un deterrente per chi viola i diritti fondamentali, ma l'obiettivo principale resta quello di prevenire (attraverso interventi sulla sfera educativa e culturale) anziché intervenire a posteriori;

BK.  considerando l'importanza dell’efficacia delle istituzioni specializzate, quali le istituzioni nazionali per i diritti umani o gli organismi per le pari opportunità, per aiutare i cittadini a far valere meglio i propri diritti fondamentali nell'ambito dell'applicazione del diritto UE da parte degli Stati membri;

BL.  considerando che il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali e al Parlamento europeo nel proprio Stato di residenza è riconosciuto agli articoli 39 e 40 della Carta; che l’esercizio del diritto di mobilità non dovrebbe ostacolare tale diritto;

BM.  considerando la debolezza della risposta della Commissione e degli Stati membri dinanzi alle pratiche di spionaggio massiccio di internet e delle telecomunicazioni rivelate da Edward Snowden nel quadro del programma NSA-PRISM, riguardanti anche Stati europei, che attiene alla loro mancata applicazione di norme di protezione nei confronti dei cittadini europei o dei cittadini di paesi terzi che vivono in Europa;

1.  ritiene fondamentale garantire il pieno rispetto dei valori europei comuni enunciati all'articolo 2 TUE nella legislazione europea come pure in quella nazionale, nelle politiche pubbliche e nella loro attuazione, rispettando comunque pienamente il principio di sussidiarietà;

2.  invita gli Stati membri ad assicurare che la legislazione dell'UE nel suo complesso, compresi i programmi di adeguamento economico e finanziario, sia attuata in conformità della Carta dei diritti fondamentali e della Carta sociale europea (articolo 151 TFUE);

3.  rileva che l'articolo 6 TUE impone all'UE di aderire alla Convenzione europea per i diritti dell'uomo; prende atto del parere 2/2013 della Corte di giustizia dell'UE; invita la Commissione e il Consiglio a predisporre gli strumenti necessari a garantire che tale obbligo, sancito dai trattati, sia realizzato senza indebito indugio; ritiene che ciò debba essere fatto sulla base della piena trasparenza in quanto fornirà un ulteriore meccanismo per rafforzare l'autentico rispetto e l'applicazione della tutela degli individui contro le violazioni dei loro diritti fondamentali, compreso il diritto a un efficace ricorso, e per rafforzare la responsabilità delle istituzioni europee in merito alle loro azioni od omissioni riguardo ai diritti fondamentali;

4.  accoglie con favore la nomina del primo vicepresidente della Commissione con competenze relative al rispetto dello Stato di diritto e della Carta e prende atto del suo impegno ad attuare correttamente il quadro esistente; auspica l'adozione in tempi brevi di una strategia interna sui diritti fondamentali, in stretta collaborazione con le altre istituzioni e consultando un'ampia rappresentanza della società civile e altre parti interessate; ritiene che la strategia debba basarsi sugli articoli 2, 6 e 7 TUE e conformarsi ai principi e agli obiettivi sanciti agli articoli 8 e 10 TFUE; deplora la mancanza di volontà politica a ricorrere all'articolo 7 TUE nei confronti degli Stati membri responsabili di violazioni di diritti fondamentali quale misura sanzionatoria e deterrente;

5.  sottolinea la necessità di utilizzare appieno i meccanismi esistenti per garantire il rispetto, la tutela e la promozione dei diritti fondamentali e dei valori dell'Unione di cui all'articolo 2 TUE ed elencati nella Carta dei diritti fondamentali; sottolinea a tal proposito che occorre applicare e attuare con urgenza tutti gli strumenti attualmente previsti dai trattati;

6.  sottolinea che occorre sfruttare appieno i meccanismi esistenti, lanciando valutazioni e indagini obiettive e avviando procedure di infrazione quando un caso sia idoneamente fondato;

7.  sottolinea la necessità di eventuali modifiche dei trattati al fine di rafforzare ulteriormente la tutela dei diritti fondamentali nei trattati UE;

8.  prende atto della comunicazione della Commissione su un nuovo quadro dell'UE per rafforzare lo Stato di diritto, che rappresenta un primo tentativo di superare le attuali lacune nella prevenzione e nella soluzione dei casi di violazione dei diritti fondamentali e dei principi dello Stato di diritto negli Stati membri; prende atto dell'intenzione della Commissione di tenere regolarmente informati il Parlamento europeo e il Consiglio in merito ai progressi compiuti in ciascuna fase; ritiene però che il meccanismo proposto potrebbe non rappresentare un deterrente sufficiente o efficace quando si tratti di prevenire e risolvere violazioni dei diritti fondamentali negli Stati membri, avendo la Commissione presentato tale quadro sotto forma di comunicazione non vincolante che non stabilisce il momento in cui il quadro dovrebbe essere attivato;

9.  invita la Commissione a mettere in pratica e perfezionare ulteriormente tale quadro al fine di:

   a) includerlo nella strategia interna sui diritti fondamentali, in quanto lo Stato di diritto è un presupposto per la tutela dei diritti fondamentali nell'Unione europea e nei suoi Stati membri;
   b) utilizzare al meglio la competenza degli esperti del Consiglio d'Europa e istituire un canale formale di cooperazione nelle questioni correlate allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali;
   c) definirne chiaramente i criteri di applicazione e assicurare che la sua attivazione proattiva e trasparente eviti efficacemente che si configurino violazioni dei diritti fondamentali; definire, in particolare, i criteri di un "chiaro rischio di violazione" e "violazione grave e persistente" sulla base, tra l'altro, della giurisprudenza della Corte di giustizia europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo; prendere in considerazione la possibilità che eventuali violazioni possano automaticamente attivare il quadro;
   d) avviare procedure d'infrazione che potrebbero altresì comportare sanzioni finanziarie conformemente all'articolo 260 TFUE, nel caso in cui la FRA individui violazioni sistematiche o significative dell'articolo 2 TUE;
   e) assicurare l'avvio automatico della procedura di cui all'articolo 7 TUE, nel caso in cui il processo in tre fasi previsto dal quadro non risolva la questione, specificando quali diritti derivanti dall'applicazione dei trattati nello Stato in questione, diversi dai diritti di voto nel Consiglio, possano essere sospesi, in modo da contemplare la possibilità di applicare ulteriori sanzioni che garantiscano l'efficace funzionamento del quadro, nel rispetto del diritto europeo e dei diritti fondamentali;
   f) stabilire che tutte le proposte legislative, le politiche e le azioni UE, anche in campo economico e nel settore delle relazioni esterne e tutte le misure finanziate dall'UE rispettino pienamente la Carta e siano soggette ad una valutazione dettagliata ex ante ed ex post del loro impatto sui diritti fondamentali, e includere un piano proattivo di azione che garantisca l'efficace applicazione delle norme esistenti e identifichi i settori in cui sono necessarie riforme; a tal proposito, ritiene che la competenza esterna indipendente della FRA dovrebbe essere pienamente sfruttata da Commissione, Consiglio e Parlamento in materia di attività legislativa e di sviluppo delle politiche;
   g) mettere a punto, in cooperazione con la FRA e gli organismi nazionali di tutela dei diritti umani e con il contributo della più ampia rappresentanza della società civile, una banca dati che raccolga e pubblichi tutti i dati e i rapporti relativi alla situazione dei diritti fondamentali nell'UE e nei singoli Stati membri;

10.  esorta la Commissione a garantire che tale strategia interna sia accompagnata da un nuovo meccanismo chiaro e dettagliato, solidamente fondato nel diritto internazionale ed europeo e che abbracci l'insieme dei valori tutelati dall'articolo 2 TUE, al fine di garantire la coerenza con il quadro strategico per i diritti umani e la democrazia già applicato nelle relazioni esterne dell'UE e rendere le istituzioni europee e gli Stati membri responsabili delle loro azioni e omissioni in materia di diritti fondamentali; ritiene che questo meccanismo dovrebbe consentire il controllo della conformità di tutti gli Stati membri dell'Unione europea in materia di diritti fondamentali e prevedere un dialogo sistematico e istituzionalizzato in caso di violazione dei diritti fondamentali da parte di uno o più Stati membri; ritiene che, al fine di sfruttare appieno le disposizioni dei trattati, la Commissione dovrebbe:

   a) definire un quadro di valutazione sulla base di indicatori comuni e obiettivi, sulla base dei quali saranno misurati la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti fondamentali; tali indicatori dovrebbero riflettere i criteri politici di Copenaghen in materia di adesione nonché i valori e i diritti di cui all'articolo 2 dei trattati e alla Carta dei diritti fondamentali ed essere elaborati sulla base delle norme esistenti; a tale riguardo, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di ampliare l'ambito di applicazione del quadro UE di valutazione della giustizia, per coprire la valutazione periodica, stato per stato, del rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto;
   b) garantire un costante monitoraggio basato su un consolidato quadro di valutazione e su un sistema di valutazione annuale per paese, elaborati dalla Commissione e dal Consiglio, sulla conformità allo Stato di diritto e sulla situazione dei diritti fondamentali in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, sulla base dei dati della FRA, del Consiglio d'Europa e della sua Commissione di Venezia nonché delle ONG;
   c) proporre in tale contesto una revisione del regolamento che istituisce la FRA, affinché disponga di competenze più ampie e di maggiori risorse umane e finanziarie che le consentano di monitorare la situazione egli Stati membri e pubblicare una relazione annuale di monitoraggio contenente una valutazione dettagliata dei risultati di ciascuno Stato membro;
   d) emettere un richiamo formale qualora, sulla base del quadro di valutazione istituito e della relazione annuale di monitoraggio sopra citata, gli indicatori evidenzino che determinati Stati membri violano lo Stato di diritto o i diritti fondamentali; questo richiamo formale dovrebbe essere accompagnato sistematicamente dall'avvio di un dialogo istituzionale che coinvolga - oltre alla Commissione e allo Stato membro interessato - il Consiglio, il Parlamento europeo e il parlamento dello Stato membro interessato;
   e) contribuire a migliorare il coordinamento tra le istituzioni e agenzie dell'UE, il Consiglio d'Europa, le Nazioni Unite e le organizzazioni della società civile; intensificare la cooperazione tra le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, compreso tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali;

11.  accoglie con favore il fatto che il Consiglio terrà discussioni sullo Stato di diritto; ritiene, tuttavia, che tali discussioni non siano la soluzione più efficace per risolvere un'eventuale mancanza di conformità rispetto ai valori fondamentali dell'Unione europea; deplora il fatto di non essere informato né coinvolto nell'organizzazione di tali discussioni; invita il Consiglio a basare le proprie discussioni sui risultati delle relazioni annuali e specifiche della Commissione europea, del Parlamento europeo, della società civile, del Consiglio d'Europa e della sua Commissione di Venezia nonché di altri attori istituzionali o di altra natura;

12.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di effettuare indagini in merito alle eventuali asserzioni di violazioni dei diritti fondamentali garantiti dalla Carta e di dare seguito a tali asserzioni qualora risultino comprovate; esorta, in particolare, la Commissione ad avviare procedure d'infrazione nel caso in cui gli Stati membri siano sospettati di aver agito in violazione di tali diritti;

13.  invita la Commissione a dare maggiore priorità alla preparazione dell'adesione dell'Unione alla Carta sociale europea, firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e rivista a Strasburgo il 3 maggio 1996;

14.  invita gli Stati membri a istituire e rafforzare le istituzioni nazionali per i diritti umani in conformità dei "principi di Parigi" al fine di garantire la promozione e la tutela indipendenti dei diritti umani a livello nazionale;

15.  chiede di assicurare un migliore coordinamento e una maggiore coerenza tra le attività del Parlamento europeo, il Consiglio d'Europa, la FRA e l'EIGE;

16.  esprime preoccupazione per l'allarmante aumento dei casi di violazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea, in particolare in materia di immigrazione e asilo, discriminazione e intolleranza – specialmente nei confronti di talune popolazioni – nonché dei casi di attacchi effettuati e di pressioni esercitate nei confronti delle ONG che difendono i diritti di tali gruppi e popolazioni; prende atto della riluttanza degli Stati membri a garantire il rispetto di tali diritti e libertà fondamentali, in particolare per quanto riguarda i rom, le donne, la comunità LGBTI, i richiedenti asilo, i migranti e altri gruppi vulnerabili;

17.  invita il Consiglio a individuare un terreno comune sul contenuto preciso dei principi e delle norme derivanti dallo Stato di diritto che variano a livello nazionale e a valutare la definizione già esistente dello Stato di diritto della Corte di giustizia europea, quale punto di partenza per la discussione che comprenda: la legalità, incluso un processo trasparente, responsabile e democratico di emanazione delle leggi; la certezza del diritto; il divieto di arbitrarietà del potere esecutivo, l'indipendenza e l'imparzialità del giudice, l'effettivo sindacato giurisdizionale, anche per quanto riguarda il rispetto dei diritti fondamentali, l'uguaglianza dinanzi alla legge;

18.  ricorda che il rispetto dello Stato di diritto è un prerequisito necessario per la protezione dei diritti fondamentali e che le misure di sicurezza non dovrebbero comprometterli, in linea con l'articolo 52 della Carta; ricorda inoltre che, ai sensi dell'articolo 6 della Carta, ogni individuo ha il diritto alla libertà e alla sicurezza;

19.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri ad assicurare che i diritti e i principi fondamentali - sanciti in particolare dai trattati, dalla Carta e dalla Convenzione europea per i diritti dell'uomo - siano integrati fin dall'inizio nelle politiche e misure di sicurezza interna, come suggerito nel Focus Paper dell'Agenzia per i diritti fondamentali dal titolo "Embedding fundamental rights in the security agenda" (Integrare i diritti fondamentali nell'agenda di sicurezza); esorta l'UE e gli Stati membri a integrare le misure di inclusione sociale e non discriminazione nelle future strategie per la sicurezza interna;

20.  invita la Commissione, con il sostegno della FRA, a rafforzare le azioni e i programmi di sensibilizzazione, educazione e formazione ai diritti fondamentali; ritiene che tali programmi dovrebbero mirare a creare coesione e fiducia fra tutte le parti sociali e coinvolgere le organizzazioni della società civile, le istituzioni nazionali dei diritti umani e gli uffici nazionali per l'uguaglianza e l'antidiscriminazione;

21.  evidenzia che il ruolo di custode dei trattati della Commissione non è limitato ad assicurare il recepimento delle normative da parte degli Stati membri, ma è anche esteso all'applicazione totale e corretta delle leggi, in particolar modo allo scopo di proteggere i diritti fondamentali dei cittadini; deplora la limitazione effettiva del campo di applicazione della Carta, a causa di un'interpretazione eccessivamente restrittiva del suo articolo 51, che le impedisce di coprire l'applicazione del diritto dell'UE; è del parere che tale approccio debba essere rivisto per soddisfare le aspettative dei cittadini europei in relazione ai loro diritti fondamentali; ribadisce che le aspettative dei cittadini vanno oltre la rigida interpretazione della Carta e l'obiettivo dovrebbe essere quello di rendere questi diritti quanto più efficaci possibile; deplora pertanto il fatto che la Commissione si appelli alla mancanza di competenza in numerose risposte a petizioni che denunciano un'eventuale violazione dei diritti fondamentali; chiede, in tale contesto, l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio, valutazione sistematica e formulazione di raccomandazioni per favorire il rispetto complessivo dei valori fondamentali negli Stati membri;

22.  ricorda l'importanza cruciale del recepimento e dell'attuazione tempestivi e corretti del diritto dell'UE, specialmente quando interessi e sviluppi i diritti fondamentali;

Libertà e sicurezza

Libertà di espressione e mezzi di comunicazione

23.  ricorda che la libertà di espressione, d'informazione e dei mezzi di comunicazione è fondamentale per assicurare la democrazia e lo Stato di diritto; esprime ferma condanna per gli atti di violenza, le pressioni o le minacce contro i giornalisti e i mezzi di comunicazione, anche in relazione alla divulgazione delle loro fonti e delle informazioni sulle violazioni dei diritti fondamentali commesse da governi e Stati; invita gli Stati membri ad astenersi dall'applicare misure che ostacolino tali libertà; ribadisce la sua richiesta alla Commissione di rivedere e modificare la direttiva sui servizi dei mezzi audiovisivi sulla scorta di quanto indicato dal Parlamento nella sua risoluzione del 22 maggio 2013;

24.  sottolinea che media pubblici, indipendenti, liberi, diversi e pluralisti, insieme ai giornalisti, sia online che offline, sono un tassello fondamentale della democrazia; ritiene che la proprietà e la gestione dei media non dovrebbero essere concentrate; sottolinea, a tal proposito, che la trasparenza della proprietà dei media è fondamentale per il monitoraggio degli investimenti che potrebbero influenzare le informazioni fornite; chiede lo sviluppo di regole economiche adeguate ed eque, al fine di garantire anche il pluralismo dei media on line; invita la Commissione a sviluppare un piano di azione per far sì che tutti i mezzi di comunicazione soddisfino criteri minimi di indipendenza e qualità;

25.  esprime preoccupazione per le crescenti misure repressive adottate in alcuni Stati membri contro i movimenti sociali e le manifestazioni, la libertà di riunione e la libertà di parola, in particolare per quanto riguarda l'uso sproporzionato della forza contro manifestanti pacifici, e lo scarso numero di indagini di polizia e giudiziarie in questo settore; invita gli Stati membri a tutelare la libertà di riunione e a non adottare misure che mettano in discussione o addirittura criminalizzino l'esercizio dei diritti e delle libertà fondamentali, come il diritto di manifestare o scioperare o i diritti di riunione e di associazione e la libertà di espressione; esprime grave preoccupazione per le leggi nazionali di diversi Stati membri che incidono sui diritti fondamentali negli spazi pubblici e limitano il diritto di assemblea; invita la Commissione a monitorare e ad affrontare le gravi interferenze con i diritti fondamentali causate dalle leggi nazionali che pongono restrizioni agli spazi pubblici per ragioni di sicurezza;

26.  rileva che alcuni casi di terrorismo hanno indotto l'UE e i suoi Stati membri a intensificare le misure antiterroristiche e di contrasto alla radicalizzazione; esorta l'UE e le autorità nazionali ad adottare tali misure nel pieno rispetto dei principi della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, in particolare i diritti della difesa, la presunzione di innocenza, il diritto a un processo equo, il diritto al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali; chiede agli Stati membri e alla Commissione di valutare in piena trasparenza la conformità di qualsiasi progetto o proposta di atto regolamentare e legislativo nazionale che si inserisca nel quadro della lotta al terrorismo rispetto all'articolo 2 TUE e alla Carta;

27.  riconosce che l'ampia diffusione della criminalità informatica transnazionale e del terrorismo informatico crea gravi sfide e preoccupazioni in materia di tutela dei diritti fondamentali nell'ambiente online; ritiene essenziale che l'Unione sviluppi una competenza di punta in materia di sicurezza informatica, al fine di rafforzare il rispetto degli articoli 7 e 8 della Carta nello spazio cibernetico;

28.  si complimenta con il Senato degli Stati Uniti per la sua relazione sui programmi di detenzione e di interrogatorio della CIA; esorta gli Stati membri a non tollerare alcuna pratica di tortura o altri trattamenti disumani e degradanti sul loro territorio; ribadisce i suoi inviti agli Stati membri a garantire la responsabilità per le violazioni dei diritti fondamentali nel contesto del trasporto e della detenzione illegale di detenuti in paesi europei da parte della CIA; esorta gli Stati membri a svolgere indagini aperte e trasparenti per scoprire la verità circa l'uso del loro territorio e spazio aereo e ad offrire piena collaborazione all'indagine del Parlamento europeo in materia, che è stata recentemente ripristinata, nonché al relativo seguito; chiede la tutela di coloro che rivelano tali violazioni, come giornalisti e informatori;

29.  esprime la propria preoccupazione sulle reiterate notizie circa la presunta violazione dei diritti fondamentali dell'UE, e della legge europea sulla protezione dei dati in particolare, da parte dei servizi segreti degli Stati membri e di paesi terzi che permettono di custodire e accedere ai dati delle comunicazioni elettroniche di cittadini europei; condanna fermamente le attività di sorveglianza di massa rivelate a partire dal 2013 e deplora il fatto che tali attività proseguano; chiede di far luce su tali attività e, in particolare, sul coinvolgimento e sulle attività attuali dei servizi di intelligence di taluni Stati membri; invita la Commissione e gli Stati membri a tener pienamente conto dei requisiti e delle raccomandazioni del Parlamento di cui alla risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale statunitense, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, nonché sulla cooperazione transatlantica in materia di giustizia e affari interni; ribadisce il suo appello agli Stati membri a fare in modo che le attività dei rispettivi servizi di intelligence siano compatibili con i diritti fondamentali e siano soggette a controllo parlamentare e giudiziario;

30.  esprime preoccupazione per l'adozione di normative nazionali da parte degli Stati membri che consentono una sorveglianza a tappeto e ribadisce l'esigenza di strumenti di sicurezza che siano mirati, strettamente necessari e proporzionati in una società democratica; ribadisce il suo invito all'UE e ai suoi Stati membri ad adottare un sistema di protezione degli informatori;

31.  è preoccupato per la scarsa conoscenza da parte dei cittadini dei propri diritti in materia di protezione dei dati e della vita privata e dei meccanismi di ricorso giudiziario a loro disposizione; sottolinea a tale proposito il ruolo dei garanti nazionali per la protezione dei dati nella promozione e nella sensibilizzazione riguardo a tali diritti; ritiene sia essenziale che i cittadini, e in particolare i bambini, siano familiarizzati in merito all'importanza della protezione dei propri dati personali nel ciberspazio e ai pericoli cui possono essere esposti; invita gli Stati membri a realizzare campagne di sensibilizzazione nelle scuole; sottolinea che, alla luce dei rapidi sviluppi tecnologici e dell'aumento degli attacchi informatici, occorre rivolgere un'attenzione particolare alla protezione dei dati personali, soprattutto in riferimento alla sicurezza del trattamento e della conservazione; sottolinea che, sebbene il diritto all'oblio non sia assoluto e debba essere bilanciato rispetto agli altri diritti fondamentali, i cittadini devono avere il diritto di chiedere la rettifica dei propri dati personali online; esprime profonda preoccupazione per il fatto che la maggior parte degli internauti abbia difficoltà a far rispettare i propri diritti nel mondo digitale; invita il Consiglio a compiere progressi rapidi riguardo al pacchetto Protezione dei dati per garantire un livello elevato di protezione dei dati in tutta l'Unione;

32.  ricorda che gli Stati membri sono tenuti ad assicurare che i propri servizi segreti operino in modo lecito e nel pieno rispetto dei trattati e della Carta; invita a tale proposito gli Stati membri ad assicurare che la legislazione nazionale preveda soltanto la raccolta e l'analisi dei dati personali (inclusi i cosiddetti metadati) con il consenso del soggetto interessato o in seguito ad ingiunzione di un tribunale emanata sulla base di fondati sospetti che il soggetto sia coinvolto in attività criminali;

33.  sottolinea che la raccolta e il trattamento illegali dei dati dovrebbero essere perseguiti alla stregua della violazione della tradizionale riservatezza della corrispondenza; insiste sulla necessità di vietare severamente la creazione di "backdoor" o di ogni altra tecnica che consenta di indebolire o aggirare le misure di sicurezza o di sfruttare le falle esistenti;

34.   deplora le pressioni esercitate da enti sia pubblici che privati sulle imprese private per accedere ai dati relativi agli internauti, controllare i contenuti in internet o rimettere in discussione il principio di neutralità della rete;

35.  sottolinea che la salvaguardia dei diritti fondamentali nell'odierna società dell'informazione rappresenta una tematica fondamentale per l'UE poiché il crescente impiego delle tecnologie d'informazione e comunicazione (TIC) pone nuove minacce per i diritti fondamentali nello spazio cibernetico, la cui tutela dovrebbe essere rafforzata assicurandone la promozione e protezione online, nello stesso modo e nella stessa misura in cui avviene per il mondo offline;

36.  esorta la Commissione a monitorare scrupolosamente l'attuazione dell'attuale legislazione europea in tale ambito e ritiene che gli Stati membri dovrebbero applicare in pratica le disposizioni di diritto penale attraverso efficaci attività d'indagine e procedimenti giudiziari onde assicurare il rispetto dei diritti fondamentali delle vittime;

37.  invita la Commissione e gli Stati membri a dare prova della massima vigilanza in merito all'impatto che talune nuove tecnologie, tra cui i droni, possono avere sui diritti fondamentali dei cittadini e, più specificamente, sul diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali;

38.  sottolinea il ruolo fondamentale dell'istruzione nel prevenire la radicalizzazione e il crescere dell'intolleranza e dell'estremismo tra i giovani;

39.  deplora gli atti di discriminazione e violenza perpetrati dalle forze di polizia di alcuni Stati membri nei confronti di gruppi minoritari come i migranti, i Rom, le persone LGBTI o le persone con disabilità; esorta gli Stati membri a indagare e sanzionare tali azioni; ritiene che le forze di polizia debbano essere maggiormente sensibilizzate e formate riguardo alle discriminazioni e violenze di cui sono vittime tali minoranze; invita gli Stati membri a rinsaldare la fiducia che le minoranze hanno nei confronti delle forze di polizia e a incoraggiarle a denunciare tali atti; invita altresì le autorità degli Stati membri a lottare contro la profilazione etnica discriminatoria effettuato da alcune forze di polizia;

Libertà di religione e di coscienza

40.  si richiama all'articolo 10 della Carta, che tutela la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, comprese la libertà di praticare la religione di propria scelta e di cambiare religione o credo; ritiene che ciò copra anche la libertà di non credere; condanna ogni forma di discriminazione o intolleranza e chiede che sia messa al bando ogni forma di discriminazione su tale base; deplora a questo proposito i recenti episodi di discriminazione e violenza antisemitica e anti-islamica; invita gli Stati membri e le autorità regionali a proteggere con ogni strumento disponibile la libertà di religione o di credo e a promuovere la tolleranza e il dialogo interculturale con efficaci politiche, rafforzando le politiche contro la discriminazione ove necessario; ricorda l'importanza di uno Stato laico e imparziale inteso come presidio contro discriminazioni nei confronti di qualsiasi comunità religiosa, atea o agnostica, che garantisca parità di trattamento a tutte le religioni e i credi; esprime la propria preoccupazione per l'applicazione di leggi sulla blasfemia e ingiurie religiose nell'Unione europea, che possono avere un serio impatto sulla libertà di espressione, ed esorta gli Stati membri ad abrogare tali leggi; condanna fermamente gli attacchi ai luoghi di culto ed esorta gli Stati membri a non lasciare impuniti tali crimini;

41.  esorta il rispetto della libertà di religione o di credo nella zona occupata di Cipro, dove oltre 500 movimenti religiosi e culturali sono prossimi al collasso;

42.  è allarmato per la recrudescenza dell'antisemitismo in Europa e per la banalizzazione dei discorsi che negano o relativizzano l'Olocausto; è fortemente preoccupato per il fatto che numerosi membri della comunità ebraica abbiano intenzione di lasciare l'Europa per l'inasprimento del clima antisemita e le discriminazioni e violenze perpetrate nei confronti della comunità ebraica;

43.  è fortemente preoccupato per l'aumento di dimostrazioni islamofobiche, di attacchi ai luoghi di culto musulmani e per i numerosi amalgami tra religione musulmana e fanatismo religioso di un'esigua minoranza; deplora le discriminazioni e le violenze di cui è vittima la comunità musulmana; invita gli Stati membri a condannarle sistematicamente e ad applicare una tolleranza zero nei confronti di tali comportamenti;

Uguaglianza e non discriminazione

44.  deplora fermamente che il Consiglio non abbia ancora adottato la proposta di direttiva del 2008 recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o il credo, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale; plaude alla priorità data a tale direttiva da parte della Commissione; ribadisce il suo appello al Consiglio affinché adotti al più presto la proposta;

45.  ricorda che pluralismo, non discriminazione e tolleranza sono tra i valori fondanti dell'Unione secondo l'articolo 2 del TUE; ritiene che solo politiche volte a promuovere l'uguaglianza tanto formale quanto sostanziale e a combattere ogni forma di discriminazione possano promuovere una società coesa, abbattendo ogni forma di pregiudizio lesiva dell'integrazione sociale; deplora che nell'UE si verifichino ancora casi di discriminazione, emarginazione e perfino violenza fondata, in particolare, sul genere, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale;

46.  ritiene che l'Unione e gli Stati membri debbano rafforzare i rispettivi sforzi in materia di parità e di lotta contro le discriminazioni, di protezione della diversità culturale, religiosa e linguistica e promuovere misure volte a rafforzare la parità tra i sessi, i diritti dei minori, i diritti delle persone anziane e i diritti delle persone disabili, nonché i diritti delle persone LGBTI e delle persone appartenenti a minoranze nazionali; esorta l'UE e gli Stati membri a includere la discriminazione multipla nelle politiche per l'uguaglianza;

47.  condanna ogni forma di discriminazione e violenza nel territorio dell'UE e è preoccupato per l'aumento del loro numero; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare impegni politici specifici per combattere tutte le forme di razzismo, inclusi l'antisemitismo, l'islamofobia, l'afrofobia e l'antiziganismo;

48.  invita la Commissione e il Consiglio a riconoscere la necessità di dati sull'uguaglianza attendibili e comparabili per valutare la discriminazione, disaggregati in base ai motivi discriminatori, al fine di informare il processo di elaborazione delle politiche, valutare l'attuazione della legislazione dell'UE anti-discriminazione e applicarla nel modo migliore; invita la Commissione a definire norme coerenti di raccolta dati sull'uguaglianza, basati sull'autoidentificazione, sulle norme di protezione dei dati dell'UE e sulla consultazione delle comunità interessate; invita gli Stati membri a raccogliere i dati per tutti i tipi di discriminazione;

49.  sollecita l'UE ad adottare una direttiva che condanni la discriminazione basata sul genere e che combatta i pregiudizi e gli stereotipi di genere nell'istruzione e nei media;

Promozione delle minoranze

50.  chiede una maggiore coerenza da parte dell'Unione europea nel settore della protezione delle minoranze; è profondamente convinto che tutti gli Stati membri e i paesi candidati all'adesione dovrebbero essere tenuti a rispettare i medesimi principi e criteri, al fine di evitare l'applicazione di due pesi e due misure; chiede pertanto di creare un meccanismo efficace per il monitoraggio e la garanzia dei diritti fondamentali delle minoranze di ogni tipo, sia nei paesi candidati sia nei paesi che hanno già aderito all'Unione europea;

51.  sottolinea che l'Unione europea deve essere uno spazio in cui prevale il rispetto per la diversità etnica, culturale e linguistica; invita le istituzioni dell'UE a elaborare un sistema globale di protezione a livello europeo per le minoranze nazionali, etniche e linguistiche, onde assicurare la parità di trattamento, tenendo conto delle relative norme internazionali e delle buone pratiche esistenti; invita gli Stati membri ad assicurare un'effettiva uguaglianza per tali minoranze, in particolare per quanto riguarda le problematiche della lingua, dell'istruzione e della cultura; invita gli Stati membri che ancora non l'abbiano fatto a ratificare e attuare con efficacia la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali; ricorda inoltre la necessità di attuare i principi elaborati nel quadro dell'OSCE;

52.  condanna ogni forma di discriminazione legata all'uso di una lingua e invita gli Stati membri che ancora non l'abbiano fatto a ratificare e attuare con efficacia la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie; sollecita gli Stati membri e la Commissione a intraprendere tutte le azioni necessarie al fine di eliminare eventuali ostacoli amministrativi o legislativi sproporzionati che potrebbero limitare la diversità linguistica a livello europeo o nazionale;

53.  sottolinea che i principi della dignità umana, dell'uguaglianza di fronte alla legge e del divieto di qualsiasi discriminazione costituiscono i fondamenti dello Stato di diritto; invita gli Stati membri ad adottare un quadro legislativo nazionale per contrastare tutte le forme di discriminazione e garantire l'effettiva attuazione del quadro normativo dell'UE in vigore;

Situazione della popolazione Rom

54.  deplora la crescente propensione a sentimenti antirom nell'Unione europea ed esprime preoccupazione per la situazione dei Rom nell'Unione europea e per i numerosi casi di persecuzione, violenza, stigmatizzazione, discriminazione ed espulsioni illecite, che sono contrarie ai diritti fondamentali e alla legislazione dell'Unione europea; invita la Commissione a continuare a intraprendere azioni contro quegli Stati membri che promuovono o consentono la discriminazione istituzionalizzata e la segregazione; invita nuovamente gli Stati membri ad attuare in modo efficace strategie intese a promuovere un'autentica inclusione nonché azioni pertinenti per promuovere l'integrazione, in particolare nell'ambito dei diritti fondamentali, dell'istruzione, dell'occupazione, degli alloggi e dell'assistenza sanitaria, e per combattere la violenza, gli incitamenti all'odio e la discriminazione nei confronti dei Rom, in conformità della raccomandazione del Consiglio su misure efficaci per l'integrazione dei Rom negli Stati membri del 9 dicembre 2013;

55.  sottolinea che è importante attuare adeguatamente le strategie nazionali di integrazione dei Rom attraverso lo sviluppo di politiche integrate con il coinvolgimento in un dialogo permanente delle autorità locali, delle organizzazioni non governative e delle comunità di Rom; invita la Commissione a garantire un seguito e un migliore coordinamento nell'attuazione; invita gli Stati membri a cooperare con rappresentanti della popolazione Rom nella gestione, monitoraggio e valutazione di progetti che riguardano le loro comunità, mediante l'utilizzo dei fondi disponibili (compresi quelli dell'UE), verificando rigorosamente il rispetto dei diritti fondamentali dei Rom, compresa la libertà di movimento, ai sensi della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;

56.  deplora la discriminazione in atto a danno dei Rom nei sistemi d'istruzione nazionali e sul mercato del lavoro; sottolinea l'accresciuta vulnerabilità delle donne e dei minori Rom, specialmente alle molteplici e simultanee violazioni dei loro diritti fondamentali; ribadisce l'importanza di proteggere e di promuovere la parità di accesso a tutti i diritti per i minori Rom;

57.  sollecita gli Stati membri ad adottare le modifiche legislative necessarie in relazione alla sterilizzazione e a risarcire finanziariamente le vittime di sterilizzazioni forzate eseguite su donne Rom e su donne con disabilità mentali, conformemente alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo;

Violenza contro la donna e parità di genere

58.  sollecita l'UE e gli Stati membri a combattere e a perseguire ogni forma di violenza e di discriminazione contro le donne; invita in particolare gli Stati membri ad occuparsi con efficacia degli effetti della violenza domestica e dello sfruttamento sessuale in tutte le sue forme, inclusi lo sfruttamento di minori rifugiati o immigrati e il matrimonio precoce forzato;

59.  esprime preoccupazione per la portata e le forme di violenza contro le donne nell'UE, come documentato dall'indagine europea condotta dalla FRA, che ha evidenziato come una donna su tre abbia subito violenza fisica e/o sessuale dall'età di 15 anni e che circa 3,7 milioni di donne nell'UE subiscono una violenza sessuale nel corso di un anno. invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a riesaminare la legislazione vigente e porre come prioritaria la violenza contro le donne nel proprio programma d'azione, poiché la violenza di genere non deve essere tollerata; chiede alla Commissione di incoraggiare le ratifiche nazionali e di avviare la procedura di adesione dell'Unione alla Convenzione di Istanbul quanto prima; osserva che l'adesione immediata di tutti gli Stati membri alla Convenzione di Istanbul contribuirà all'elaborazione di una politica integrata e alla promozione della cooperazione internazionale in materia di lotta contro qualsiasi forma di violenza contro le donne, comprese le intimidazioni sessuali online e non online;

60.  invita gli Stati membri a istituire reti di centri di assistenza e accoglienza delle donne vittime della tratta di esseri umani e della prostituzione, garantendo che esse ricevano assistenza psicologica, medica, sociale e legale e siano incoraggiate a trovare un lavoro stabile con tutela dei diritti;

61.  è seriamente preoccupato per il persistere delle pratiche di mutilazione genitale, che costituiscono una forma di violenza grave nei confronti delle donne e delle ragazze nonché una violazione inammissibile del loro diritto all'integrità fisica; sollecita l'Unione e gli Stati membri a vigilare maggiormente e a combattere tali pratiche nel loro territorio affinché cessino al più presto; invita in particolare gli Stati membri ad adottare un approccio risoluto e dissuasivo, formando i professionisti che operano a contatto con i migranti, perseguendo legalmente e sanzionando in maniera efficace e sistematica gli autori delle mutilazioni genitali nei confronti delle quali occorre adottare una tolleranza zero; insiste affinché tali azioni siano affiancate da campagne di informazione e sensibilizzazione mirate ai gruppi interessati; giudica positivamente il fatto che la legislazione dell'Unione in materia di asilo consideri le vittime della mutilazione genitale persone vulnerabili e includa le mutilazioni genitali tra i criteri da tenere in considerazione per le richieste d'asilo;

62.  invita la Commissione ad assicurare la continuità nella raccolta dei dati sulla prevalenza e la natura delle violenze contro le donne, quale base per elaborare solide politiche atte a prevenire la violenza e soddisfare le esigenze delle vittime, incluse la valutazione dell'attuazione della direttiva a tutela delle vittime di reato dell'UE (2012/29/UE) e campagne di sensibilizzazione contro l'intimidazione sessuale; ritiene che la raccolta dei dati dovrebbe fare riferimento alla prima indagine condotta dalla FRA a livello dell'UE e basarsi sulla cooperazione tra la Commissione europea (incluso Eurostat), la FRA e l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere; ribadisce la richiesta alla Commissione formulata nella propria risoluzione del 25 febbraio 2014 contenente raccomandazioni sulla lotta alla violenza contro le donne a presentare una proposta di atto che stabilisca misure volte a promuovere e sostenere l'azione degli Stati membri nel settore della prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze, compresa la mutilazione genitale femminile; invita la Commissione a proclamare il 2016 anno della lotta alla violenza contro le donne e le ragazze;

63.  invita l'UE e gli Stati membri a combattere e perseguire tutte le forme di violenza contro le donne; esorta la Commissione a proporre un'iniziativa legislativa per proibire la violenza contro le donne nell'UE;

64.  chiede alla Commissione di sensibilizzare la collettività al fine di stimolare una cultura del rispetto e della tolleranza contro ogni forma di discriminazione delle donne; invita gli Stati membri a garantire l'attuazione di strategie nazionali per salvaguardare la salute e i diritti sessuali e riproduttivi delle donne; insiste sul ruolo dell'Unione di sensibilizzazione e promozione delle migliori pratiche in questo ambito, dal momento che la salute è un diritto umano fondamentale, essenziale per l'esercizio di altri diritti umani.

65.  è allarmato per la sottorappresentazione delle donne nei processi decisionali, nelle imprese e nei consigli di amministrazione, nei contesti scientifici e politici, sia a livello nazionale che internazionale (grandi imprese, elezioni nazionali ed europee), ma soprattutto a livello locale; chiede che le donne siano sostenute nella loro evoluzione professionale e negli sforzi per ottenere incarichi esecutivi e invita le istituzioni dell'UE a prendere atto, con maggiore coscienza, dei dati secondo i quali le donne rappresentano soltanto il 17,8% dei membri dei consigli di amministrazione delle maggiori società a partecipazione pubblica e quotate in borsa nell'UE;

66.  chiede che la direttiva sul congedo di maternità sia sbloccata in Consiglio, trattandosi di un testo legislativo che renderà possibile l'effettiva e tangibile uguaglianza di genere nonché l'armonizzazione a livello di UE;

67.  segnala che le donne rappresentano oltre la metà dei titolari di dottorato e che tale dato non trova riscontro nel mercato del lavoro, specialmente per quanto riguarda le funzioni di responsabili decisionali di livello superiore; invita gli Stati membri a ogni sforzo necessario al fine di assicurare la parità di partecipazione delle donne e degli uomini nel mercato del lavoro e promuovere la presenza delle donne nelle funzioni di livello superiore e in particolare a conseguire quanto prima un accordo sulla proposta di direttiva riguardante il miglioramento dell'equilibrio di genere fra gli amministratori senza incarichi esecutivi delle società quotate in borsa e relative misure; deplora il fatto che nell'UE, a parità di lavoro, il reddito delle donne sia ancora in media inferiore del 16 % rispetto a quello degli uomini; invita l'UE a continuare il proprio lavoro volto ad assicurare l'uguaglianza tra donne e uomini ai sensi dell'articolo 157 TFUE per quanto concerne le retribuzioni, le pensioni e la partecipazione al mercato del lavoro, anche a livello di quadri superiori. ritiene che tale azione dovrebbe consentire di lottare contro la povertà e assicurare che l'Europa sfrutti appieno tutto il talento disponibile; deplora che il tasso di disoccupazione delle donne risulti tuttora notevolmente superiore rispetto a quello degli uomini e sottolinea che l'indipendenza finanziaria delle donne deve essere un elemento della lotta alla povertà;

68.  chiede alla Commissione di rafforzare la vigilanza sul rispetto del principio di parità tra uomini e donne nella legislazione europea; invita gli Stati membri a procedere a un'analisi analoga dalla propria legislazione nazionale;

69.  riconosce che i diritti sessuali e riproduttivi sono diritti fondamentali e costituiscono un elemento essenziale della dignità umana, dell'uguaglianza di genere e dell'autodeterminazione; sollecita la Commissione a includere la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, in quanto diritti umani fondamentali, nella strategia dell'UE per la sanità al fine di garantire la coerenza fra la politica interna e quella esterna dell'Unione in materia di diritti fondamentali, come chiesto dal Parlamento il 10 marzo 2015;

70.  riconosce che negare un aborto che salvi la vita della madre equivale a una grave violazione dei diritti fondamentali;

71.  invita gli Stati membri, d'intesa con la Commissione, a riconoscere il diritto di accesso a contraccettivi sicuri e moderni e all'educazione sessuale nelle scuole; sollecita la Commissione a integrare le politiche nazionali per migliorare la salute pubblica, tenendo allo stesso tempo il Parlamento europeo pienamente informato;

Diritti dei minori

72.  condanna con fermezza ogni forma di violenza e di maltrattamento dei minori; invita gli Stati membri, in quanto Stati parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, ad adottare le misure appropriate per proteggere i minori da ogni forma di violenza fisica e psicologica, inclusi gli abusi fisici e sessuali, i matrimoni forzati, il lavoro minorile e lo sfruttamento sessuale;

73.  condanna fermamente lo sfruttamento sessuale dei minori e, in particolare, il fenomeno crescente della pedopornografia su Internet; sollecita l'Unione e gli Stati membri a unire gli sforzi nella lotta contro queste gravi violazioni dei diritti del bambino e a tenere debitamente conto delle richieste del Parlamento formulate nella sua risoluzione dell'11 marzo 2015 sull'abuso sessuale dei minori online(33); ribadisce la sua richiesta agli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto di recepire la direttiva relativa allo sfruttamento e agli abusi sessuali sui minori e alla pedopornografia; invita inoltre l'Unione e gli Stati membri che non l'abbiano ancora fatto a ratificare la convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali;

74.  chiede agli Stati membri di attuare la direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, come pure di rafforzare la capacità giuridica, le competenze tecniche e le risorse finanziarie delle autorità di contrasto per intensificare la cooperazione, anche con Europol, al fine di indagare nelle reti degli autori di reati sessuali contro i minori e smantellarle con maggiore efficacia, privilegiando nel contempo i diritti e la sicurezza dei minori coinvolti;

75.  insiste sul ruolo dei professionisti che si occupano di bambini come gli insegnanti, gli educatori, i pediatri, quando si tratta di individuare i segni di maltrattamenti nei bambini, compreso il ciberbullismo; invita gli Stati membri a provvedere affinché questi professionisti siano sensibilizzati e formati in questo senso; invita altresì gli Stati membri ad approntare linee telefoniche attraverso le quali i bambini possano denunciare qualunque atto di maltrattamento, violenza sessuale, intimidazione o molestia di cui siano vittime;

76.  ritiene necessario proteggere adeguatamente i dati personali dei minori online e informare i minori in modo comprensibile sui rischi e le conseguenze dell'utilizzo dei loro dati personali online; invita gli Stati membri a realizzare campagne di sensibilizzazione nelle scuole; sottolinea che occorre vietare la profilazione dei minori;

77.  condanna qualsiasi forma di discriminazione nei confronti dei minori e invita la Commissione e gli Stati membri a svolgere un'azione congiunta al fine di eliminare la discriminazione nei confronti dei minori; invita, in particolare, gli Stati membri e la Commissione a considerare esplicitamente i minori come una priorità in sede di programmazione e di attuazione delle politiche regionali e di coesione;

78.  invita gli Stati membri ad assicurare un accesso effettivo alla giustizia per tutti i minori, in veste di indagati, responsabili di reati, vittime o parti in causa nel procedimento; ribadisce l'importanza di rafforzare le garanzie procedurali per i minori nei procedimenti penali, in particolare nel contesto delle discussioni in corso su una direttiva sulle garanzie speciali per i minori sospettati o accusati di un procedimento penale;

79.  è preoccupato per l'aumento dei casi di sottrazioni transfrontaliere da parte dei genitori; sottolinea a tale proposito l'importanza del ruolo di mediatore del Parlamento europeo per i bambini vittime di sottrazione transfrontaliera da parte dei genitori; sottolinea l'importanza di un approccio comune dell'UE volto a cercare i minori scomparsi nell'UE; invita gli Stati membri a intensificare la cooperazione di polizia e giudiziaria nei casi transfrontalieri che riguardano la scomparsa di minori e a istituire linee di assistenza telefonica per la ricerca dei minori scomparsi;

80.  ricorda che l'interesse superiore del bambino, come indicato nell'articolo 24 della Carta, deve sempre essere una considerazione fondamentale in tutte le politiche e misure adottate riguardo ai bambini; rammenta che il diritto all'istruzione è sancito dalla Carta e che l'istruzione è fondamentale sia per il benessere e lo sviluppo personale dei bambini, sia per il futuro della società; ritiene che l'istruzione dei bambini provenienti da famiglie a basso reddito sia una condizione essenziale per far uscire i bambini dalla povertà; invita pertanto gli Stati membri a promuovere un insegnamento di qualità per tutti;

81.  sottolinea che è opportuno tutelare adeguatamente i diritti e gli interessi dei figli dei cittadini dell'UE non soltanto all'interno dell'Unione, ma anche al di fuori dei suoi confini, e chiede pertanto che sia rafforzata la cooperazione con le istituzioni responsabili del benessere dei minori nei paesi nordici al di fuori dell'UE; è del parere che tutti i partner dell'Unione (anche i membri del SEE) dovrebbero ratificare la convenzione dell'Aia del 1996 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori;

82.  riconosce che la crisi finanziaria ed economica ha avuto un grave impatto negativo sui diritti e il benessere dei minori; invita gli Stati membri a rafforzare gli sforzi atti a contrastare la povertà minorile e l'esclusione sociale attraverso l'attuazione efficace della raccomandazione della Commissione "Investire nell'infanzia: spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" attraverso strategie integrate a sostegno dell'accesso a risorse adeguate, volte ad assicurare l'accesso a servizi di qualità a prezzi abbordabili e a promuovere la partecipazione dei bambini nel processo decisionale che li riguarda; invita la Commissione ad adottare ulteriori misure volte a monitorare l'attuazione della raccomandazione;

83.  invita la Commissione a proporre un programma ambizioso e globale che dia seguito al Programma UE per i diritti dei minori nel 2015; invita la Commissione a garantire un'efficace integrazione dei diritti dei bambini in tutte le proposte legislative, le politiche e le decisioni finanziarie dell'UE; invita la Commissione a riferire annualmente sui progressi compiuti in termini di rispetto dei diritti dei minori e di piena attuazione dell'acquis dell'UE sui diritti dei minori; invita la Commissione a garantire che il mandato e le risorse a disposizione del coordinatore per i diritti dei minori rispecchino adeguatamente l'impegno dell'Unione europea a integrare in maniera sistematica ed effettiva i diritti dei minori nelle sue politiche; invita la Commissione ad adottare l'annunciata guida dell'UE sui sistemi integrati di protezione dell'infanzia;

84.  accoglie con favore la tendenza alla criminalizzazione dei matrimoni forzati negli Stati membri; chiede agli Stati membri di dare prova di vigilanza e di formare e sensibilizzare il personale a contatto con i bambini, come gli insegnanti o gli educatori, a individuare i bambini che potrebbero essere condotti nel proprio paese di origine per subire un matrimonio forzato;

Diritti delle persone LGBTI

85.  condanna in modo fermo le discriminazioni e violenze sul territorio dell'UE a danno di persone lesbiche, gay, transessuali, bisessuali e intersessuali (LGBTI), fomentate da leggi e politiche che restringono i diritti fondamentali di queste persone; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare leggi e politiche per contrastare l'omofobia e la transfobia; invita, a tal proposito, la Commissione a delineare un piano d'azione o una strategia per l'uguaglianza sulla base dell'orientamento di genere e dell'identità di genere, come ripetutamente chiesto dal Parlamento e come promesso dal commissario Jourová durante le audizioni della Commissione; ricorda la sua risoluzione del 4 febbraio 2014 sulla tabella di marcia dell'UE contro l'omofobia e la discriminazione legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere; sottolinea tuttavia che una siffatta politica globale deve rispettare le competenze dell'Unione europea, delle sue agenzie e degli Stati membri;

86.  ritiene che i diritti fondamentali delle persone LGBTI sarebbero maggiormente tutelati se esse avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio; plaude al fatto che diciotto Stati membri offrano attualmente queste opportunità e invita gli altri Stati membri a prendere in considerazione tali istituti; rinnova pertanto il suo invito alla Commissione a presentare una proposta riguardante una disciplina avanzata per il pieno riconoscimento reciproco degli effetti di tutti gli atti di stato civile nell'Unione europea, compresi il riconoscimento giuridico del genere, i matrimoni e le unioni registrate, al fine di ridurre gli ostacoli discriminatori di natura giuridica e amministrativa per i cittadini che esercitano il loro diritto di libera circolazione;

87.  sollecita gli Stati membri a dare prova di vigilanza e di fermezza e a sanzionare gli insulti e le stigmatizzazioni perpetrate nei confronti delle persone LGBTI da parte di titolari di cariche pubbliche nella sfera pubblica;

88.  sollecita gli Stati membri dell'UE a sostenere i sindacati e le organizzazioni di datori di lavoro nel loro tentativo di adottare politiche di diversità e non discriminazione con particolare riferimento alle persone LGBTI.

89.  ritiene che le autorità degli Stati membri debbano agevolare le procedure che consentono alle persone che hanno cambiato sesso di far riconoscere il nuovo genere nei documenti ufficiali; ribadisce la propria condanna di qualunque procedura giuridica che imponga la sterilizzazione delle persone transgender;

90.  deplora che le persone transgender siano ancora considerate inferme di mente nella maggior parte degli Stati membri e li invita a rivedere i cataloghi nazionali di sanità mentale, assicurando al contempo che i necessari trattamenti medici siano sempre disponibili per tutte le persone transgender;

91.   plaude all'iniziativa intrapresa dalla Commissione per promuovere la depatologizzazione dell'identità transgender nella revisione della classificazione internazionale delle malattie dell'Organizzazione mondiale della sanità; invita la Commissione a intensificare gli sforzi volti a impedire che la varianza di genere nell'infanzia diventi una nuova diagnosi ICD;

92.  deplora fermamente il fatto che gli interventi chirurgici di "normalizzazione" genitale negli infanti intersessuali siano diffusi, sebbene non necessari dal punto di vista medico; accoglie in tal senso con favore la legge maltese sull'identità di genere, l'espressione di genere e le caratteristiche sessuali dell'aprile 2015, che proibisce gli interventi chirurgici su bambini intersessuali e rafforza il principio di autodeterminazione degli intersessuali e invita gli altri Stati a seguire l'esempio di Malta;

Diritti delle persone con disabilità

93.  deplora le discriminazioni ed esclusioni che ancora oggi continuano a subire le persone disabili; chiede alla Commissione, agli Stati membri e alle autorità regionali e locali di realizzare la strategia europea sulla disabilità e rispettivamente a monitorare e applicare la normativa europea rilevante; invita la Commissione, a questo proposito, a riprendere l'iniziativa legislativa di un Accessibility Act, sotto forma di uno strumento orizzontale in grado di far avanzare la tutela delle persone disabili e di assicurare che le tutte politiche di competenza dell'UE siano coerenti a questo fine, chiede alla Commissione e agli Stati membri di dare piena valorizzazione alla sinergie tra la strategia europea sulla disabilità e le disposizioni della CEDAW e della convenzione dell'ONU sui diritti dell'infanzia al fine di garantire il godimento sostanziale e l'esercizio effettivo dei diritti riconosciuti, anche tramite azioni di armonizzazione e implementazione del quadro legislativo e dell'intervento culturale e politico;

94.  sollecita la Commissione a orientare gli Stati membri affinché usino nel modo migliore i fondi europei in linea con gli obblighi dell'UE a norma della convenzione sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite e a sostenere e cooperare strettamente con ONG e altre organizzazioni onde assicurare una corretta applicazione della convenzione; invita l'UE e gli Stati membri a migliorare l'accesso all'occupazione e alla formazione delle persone con disabilità, incluse le persone con disabilità psicosociali, e a sostenere condizioni di vita indipendente e programmi di deistituzionalizzazione in conformità dell'articolo 26 della Carta;

95.  sottolinea la necessità di rispettare il diritto delle persone con disabilità di partecipazione alle elezioni; invita la Commissione a includere una valutazione della compatibilità con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nella sua relazione sull'attuazione delle direttive del Consiglio 93/109/CE e 94/80/CE che sanciscono il diritto di voto e di candidarsi alle elezioni per il Parlamento europeo e municipali. si rammarica che numerose persone disabili a cui è stata tolta la capacità giuridica si vedano anche private del diritto di voto; invita pertanto gli Stati membri a modificare la propria legislazione nazionale nel senso di non negare sistematicamente il diritto di voto alle persone disabili private della capacità giuridica, ma a procedere a un esame caso per caso e a prevedere assistenza per le persone disabili durante le operazioni di voto;

96.  invita la Commissione a valutare la compatibilità delle legislazioni europee con i requisiti della convenzione della Nazioni Unite relativa ai diritti delle persone disabili e a valutare, attraverso le sue analisi di impatto, qualunque proposta futura alla luce di tale convenzione;

97.  Condanna il ricorso alle forme di coercizione fisica e farmacologica delle disabilità mentali ed invita l'Unione Europea e gli Stati membri all'adozione di politiche di integrazione sociale;

98.  deplora il fatto che le persone disabili incontrino ancora ostacoli nel loro accesso ai mercati dei beni e dei servizi in seno all'Unione; ritiene che tali ostacoli siano tali da limitare la partecipazione alla società e costituiscano una violazione dei loro diritti derivanti in particolare dalla cittadinanza europea; invita la Commissione a far avanzare rapidamente i lavori relativi all'accessibilità nell'Unione europea, affinché sia possibile adottare un atto legislativo in tempi brevi;

99.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a coinvolgere le persone con disabilità, anche attraverso le loro organizzazioni di rappresentanza, nel processo decisionale nei rispettivi ambiti di competenza, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 3, della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità;

100.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE ad assicurare che le opportunità di partecipare ai processi di consultazione siano pubblicizzate diffusamente e chiaramente utilizzando mezzi di comunicazione accessibili, che le informazioni possano essere fornite anche in altri formati come il braille o di facile lettura e che le audizioni e le riunioni pubbliche dedicate a proposte di legge e politiche siano accessibili.

101.  invita la Commissione ad armonizzare la raccolta dei dati sulla disabilità attraverso indagini sociali europee in linea con i requisiti dell'articolo 31 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità; sottolinea che tale raccolta di dati dovrebbe utilizzare metodologie che includano tutte le persone con disabilità, comprese quelle con disabilità più gravi e che vivono in istituti.

Discriminazioni legate all'età

102.  deplora che molti anziani subiscano quotidianamente discriminazioni e violazioni dei diritti fondamentali, in particolare per quanto concerne l'accesso a un reddito adeguato, all'occupazione, all'assistenza sanitaria e ai beni e servizi necessari; ricorda che la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea riconosce, all'articolo 25, il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale; invita la Commissione a sviluppare una strategia sul cambiamento demografico al fine di dare attuazione all'articolo 25 della Carta dei diritti fondamentali;

103.  manifesta preoccupazione per il fatto che il maltrattamento, la negligenza e la violenza nei confronti degli anziani sono diffusi tra gli Stati membri; invita gli Stati membri ad adottare misure volte a combattere i maltrattamenti e tutte le forme di violenza nei confronti degli anziani e a promuoverne l'indipendenza sostenendo la ristrutturazione e l'accessibilità delle abitazioni; ricorda che le donne anziane vivono più spesso sotto la soglia della povertà a causa del divario di genere concernente le retribuzioni e, successivamente, le pensioni;

104.   invita gli Stati membri a garantire l'inclusione dei lavoratori più giovani, in particolare quelli colpiti dalla crisi economica, nel mercato del lavoro, anche attraverso l'organizzazione e l'offerta di formazione intesa alla promozione sociale dei giovani;

105.  chiede il rispetto della dignità delle persone al termine della vita, in particolare garantendo che le decisioni espresse nei testamenti in vita siano riconosciute e rispettate;

106.  esprime preoccupazione per il fatto che i tagli degli Stati membri alla spesa pubblica e alle pensioni stiano in gran parte contribuendo alla povertà degli anziani diminuendo il loro reddito disponibile, peggiorando le loro condizioni di vita, creando disuguaglianze in termini di accessibilità dei servizi e facendo sì che un numero crescente di anziani abbia redditi appena al di sopra della soglia di povertà;

Crimini di odio e di incitamento all'odio

107.  deplora gli episodi di incitamento all'odio e i crimini di odio fondati sul razzismo, la xenofobia, l'intolleranza religiosa o i pregiudizi nei confronti delle persone per le loro disabilità, l'orientamento sessuale o l'identità di genere, che si verificano quotidianamente nell'UE; invita gli Stati membri a tutelare i diritti fondamentali ed a promuovere la comprensione, l'accettazione e la tolleranza tra le varie comunità sul loro territorio; chiede all'UE di rendere prioritaria la lotta contro i crimini di odio nel definire le politiche europee contro la discriminazione e nel settore della giustizia; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la lotta contro i crimini di odio e gli atteggiamenti e i comportamenti discriminatori attraverso lo sviluppo di una strategia globale per la lotta contro i crimini di odio, la violenza e la discriminazione basate sui pregiudizi;

108.  è preoccupato per la presenza di un numero sempre maggiore di incitamenti all'odio su Internet e invita gli Stati membri ad attuare una procedura semplice che permetta ai cittadini di segnalare la presenza di contenuti di odio su Internet;

109.  esprime preoccupazione circa le indagini e le condanne relative ai crimini di odio negli Stati membri; invita gli Stati membri ad adottare tutte le misure adeguate per incoraggiare la segnalazione di tali reati, anche garantendo una protezione adeguata, dato che dalle indagini su larga scala condotte dalla FRA è emerso che le vittime di reati sono restie a farsi avanti e a denunciare tali fatti alla polizia;

110.  si dice preoccupato per il fatto che diversi Stati membri non hanno correttamente recepito le disposizioni della decisione quadro 2008/913/JHA ed invita gli Stati membri a recepire ed attuare appieno le norme dell'UE ed a garantire l'applicazione della normativa nazionale che punisce qualsiasi forma di crimini di odio, di incitamento all'odio e di molestia, dando avvio in modo sistematico al perseguimento di tali reati; invita la Commissione a monitorare il corretto recepimento della decisione quadro e ad avviare procedure di infrazione contro gli Stati membri che non provvedono al suo recepimento; chiede altresì di rivedere la decisione quadro affinché essa copra appieno tutte le forme di crimini di odio e di reati motivati da pregiudizio o discriminazione e definisca chiaramente norme coerenti in materia di indagine e di azione penale;

111.  invita la Commissione a sostenere programmi di formazione destinati alle autorità giudiziarie e di contrasto, oltre che alle agenzie dell'UE competenti, in materia di prevenzione e di lotta alle pratiche discriminatorie e ai crimini di odio; invita gli Stati membri a mettere a disposizione delle autorità responsabili delle indagini e dell'azione penale strumenti e competenze pratici, che consentano loro di individuare e di gestire i reati contemplati dalla decisione quadro e di interagire e comunicare con le vittime;

112.  osserva con preoccupazione l'ascesa di partiti politici che fondano i loro programmi politici sull'esclusione per motivi religiosi o sulla base dell'orientamento sessuale;

113.  manifesta profonda preoccupazione per la crescente banalizzazione degli atti e dei discorsi razzisti e xenofobi a causa della presenza sempre più visibile nella sfera pubblica di gruppi razzisti e xenofobi, alcuni dei quali hanno acquisito o cercano di acquisire lo status di partito politico;

114.  manifesta profonda preoccupazione per l'ascesa di partiti politici che utilizzano l'attuale crisi economica e sociale per giustificare il loro messaggio razzista, xenofobo e anti-islamico;

115.  condanna fermamente le pratiche di intimidazione e di persecuzione perpetrate nei confronti delle minoranze, segnatamente i rom e i migranti, da parte di gruppi paramilitari, alcuni dei quali sono direttamente associati a un partito politico; esorta gli Stati membri a vietare e a punire tali pratiche;

Senzatetto

116.  manifesta preoccupazione per il numero di persone che hanno perso la casa a causa della crisi economica; ritiene che le persone senza fissa dimora debbano essere integrate nella società e che sia necessario lottare contro il loro isolamento e la loro emarginazione; invita, al riguardo, gli Stati membri ad adottare politiche ambiziose volte ad aiutare tali persone; ricorda che i senzatetto sono persone vulnerabili e rinnova la richiesta agli Stati membri di astenersi dallo stigmatizzarli come criminali; invita gli Stati membri ad abolire qualsiasi legge o politica che li presenti come tali; invita gli Stati membri a sviluppare strategie nazionali volte a contrastare il fenomeno dei senzatetto sul loro territorio; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nelle loro missioni volte a combattere il problema dei senzatetto agevolando lo scambio delle migliori prassi e un’accurata raccolta di dati; invita la Commissione a monitorare le violazioni dei diritti umani che si verificano negli Stati membri come conseguenza del problema dei senzatetto; ricorda che il diritto all'assistenza abitativa degli indigenti è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali;

Diritti dei migranti e dei richiedenti protezione internazionale

117.  condanna il fatto che un considerevole numero di richiedenti asilo e di migranti che cercano di raggiungere l'Unione europea continua a perdere la vita nel Mediterraneo nonché il ruolo svolto dagli scafisti e dai trafficanti, che negano ai migranti i loro diritti fondamentali; sottolinea che l'UE e gli Stati membri dovrebbero prendere misure energiche e obbligatorie per evitare ulteriori tragedie in mare; invita l'UE ed i suoi Stati membri a porre la solidarietà e il rispetto dei diritti fondamentali dei migranti e dei richiedenti asilo al centro delle politiche dell'UE in materia di migrazione, ed in particolare:

   sottolinea la necessità di integrare i diritti fondamentali in ogni aspetto delle politiche migratorie dell'UE e di eseguire una valutazione approfondita dell'impatto sui diritti fondamentali dei migranti di tutte le misure ed i meccanismi in materia di migrazione, asilo e controlli alle frontiere; invita in particolare gli Stati membri a rispettare i diritti dei migranti vulnerabili;
   sottolinea la necessità di un approccio globale che rafforzi la coerenza delle politiche interne ed esterne dell'UE; incoraggia l'UE e gli Stati membri a porre il rispetto dei diritti dei migranti al centro di ogni accordo di cooperazione bilaterale o multilaterale di cooperazione con i paesi non-UE, compresi gli accordi di riammissione, i partenariati per la mobilità e gli accordi di cooperazione tecnica;
   ricorda agli Stati membri il loro obbligo internazionale di fornire assistenza alle persone in pericolo in mare;
   invita gli Stati membri a modificare o rivedere qualsiasi normativa che penalizzi coloro che prestano assistenza ai migranti in pericolo in mare;
   sottolinea il diritto fondamentale di chiedere asilo; incoraggia l'Unione europea e gli Stati membri ad aprire ed a dedicare sufficienti risorse alla creazione di nuove possibilità e nuovi canali legali e sicuri di ingresso nell'UE per i richiedenti asilo, al fine di ridurre i rischi legati ai tentativi di ingresso irregolare e di combattere le reti dei trafficanti di esseri umani e degli scafisti, che traggono profitto dal fatto di mettere in pericolo la vita dei migranti e dal loro sfruttamento sessuale e lavorativo;
   invita gli Stati membri a partecipare ai programmi di reinsediamento dell'UE ed incoraggia l'uso dei visti umanitari;
   sollecita gli Stati membri a garantire condizioni di accoglienza dignitose, in conformità della legislazione esistente in materia di diritti umani e di asilo, prestando particolare attenzione alle persone vulnerabili ed alla riduzione del rischio di esclusione sociale dei richiedenti asilo; invita la Commissione a monitorare l'attuazione del sistema europeo comune di asilo (CEAS) ed in particolare della direttiva 2013/32/UE, prestando particolare attenzione ai richiedenti asilo che necessitano di speciali garanzie procedurali;
   chiede l'istituzione di un sistema di asilo efficace ed armonizzato a livello UE per un'equa distribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri;
   si rammarica per gli episodi segnalati di violenti respingimenti alle frontiere dell'UE; ricorda agli Stati membri il loro obbligo di rispettare il principio di non respingimento, quale riconosciuto dalla convenzione di Ginevra e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, nonché il divieto di espulsioni collettive ai sensi dell'articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali; invita la Commissione, le sue agenzie e gli Stati membri a garantire la conformità con questi ed altri obblighi a livello internazionale e dell'Unione europea;

118.  chiede all'Unione e agli Stati membri di adottare le legislazioni necessarie per dare attuazione al principio di solidarietà sancito all'articolo 80 TFUE;

119.  condanna fermamente la protezione della sicurezza delle frontiere dell'Unione europea, che può giungere fino alla costruzione di muri e di sbarramenti di filo spinato, e la mancanza di vie legali per entrare nell'Unione europea, che fanno sì che molti richiedenti asilo e migranti siano costretti a utilizzare metodi sempre più pericolosi e si trovino alla mercé di contrabbandieri e trafficanti;

120.  chiede controlli alle frontiere rispettosi dei diritti fondamentali e sottolinea la necessità di un controllo democratico da parte del Parlamento sulle operazioni Frontex;

121.  chiede la sospensione di tutte le attività accertate essere in violazione dei diritti fondamentali ai sensi del diritto dell'UE o del mandato di Frontex;

122.  sottolinea l'impatto negativo del regolamento di Dublino sull'accesso efficace alla protezione internazionale, in assenza di un vero sistema europeo comune di asilo, in particolare in seguito alla giurisprudenza della CGUE e della CEDU; condanna il fatto che la revisione del regolamento non abbia portato alla sospensione dello stesso o almeno all'eliminazione del rimpatrio verso il primo paese di ingresso nell'UE, nonché la mancanza di azione da parte della Commissione e degli Stati membri al fine di trovare una possibile alternativa basata sulla solidarietà tra gli Stati membri;

123.  invita gli Stati membri a ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

124.  condanna il ricorso indiscriminato alla detenzione illecita di migranti irregolari, inclusi richiedenti asilo, minori non accompagnati e apolidi; chiede agli Stati membri di conformarsi alle disposizioni della direttiva sui rimpatri, incluso il rispetto del diritto alla dignità e del principio del superiore interesse del minore, nonché alle disposizioni del diritto internazionale e dell'UE; ricorda che la detenzione di migranti deve restare una misura cui ricorrere in ultima istanza ed esorta gli Stati membri a mettere in atto misure alternative; condanna le terribili condizioni di detenzione in alcuni Stati membri e sollecita la Commissione ad affrontarle senza indugio; ribadisce la necessità di garantire che ai migranti irregolari sia riconosciuto il diritto a un ricorso effettivo nel caso di violazioni dei loro diritti;

125.  invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare le misure necessarie per garantire le informazioni e la trasparenza relativamente alla detenzione dei migranti e dei richiedenti asilo in numerosi Stati membri ed esorta la Commissione europea a proporre una revisione del regolamento (CE) n. 862/2007 in modo da includervi i dati statistici sul funzionamento dei sistemi e delle strutture di detenzione;

126.  sottolinea l'importanza del controllo democratico di tutte le forme di privazione della libertà ai sensi delle leggi in materia di immigrazione e di asilo; invita i parlamentari europei e nazionali a fare regolarmente visita ai siti di accoglienza e di detenzione dei migranti e dei richiedenti asilo e invita gli Stati membri e la Commissione europea a facilitare l'accesso delle ONG e dei giornalisti a questi siti;

127.  chiede un maggiore controllo dei centri di accoglienza e di detenzione dei migranti, del trattamento riservato loro in detti centri e delle procedure applicate dagli Stati membri per concedere asilo; mette in guardia dalle cosiddette "procedure di espulsione a caldo" e dagli incidenti violenti che si verificano in vari punti "caldi" dell'Europa meridionale, che giustificano l'immediato avvio da parte della Commissione in tale ambito del dialogo politico con gli Stati che attuano dette pratiche ai fini della salvaguardia dello Stato di diritto;

128.  invita l'Unione europea e gli Stati membri a definire misure concrete e migliori prassi volte a promuovere la parità di trattamento e l'inclusione sociale al fine di migliorare l'integrazione dei migranti nella società; ricorda, al riguardo, che è essenziale contrastare gli stereotipi negativi e la disinformazione in merito ai migranti sviluppando contro-argomentazioni, principalmente a scuola e rivolte ai giovani, al fine di sottolineare l'impatto positivo della migrazione;

129.  ritiene che i migranti minorenni siano particolarmente vulnerabili, specie quando non sono accompagnati; invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare la risoluzione del Parlamento del 12 settembre 2013 sulla situazione dei minori non accompagnati nell'UE; invita gli Stati membri a dare piena applicazione al pacchetto relativo al regime europeo comune di asilo (CEAS), al fine di migliorare la situazione dei minori non accompagnati nell'UE; accoglie con favore la sentenza della Corte di giustizia nella causa C-648/11, secondo cui lo Stato membro competente per l'esame della domanda d'asilo di un minore non accompagnato che abbia presentato domande in più Stati membri è quello in cui si trova tale minore dopo avervi presentato una domanda; rammenta che i minori non accompagnati sono innanzitutto bambini e che la protezione dei bambini, e non le politiche dell'immigrazione, deve costituire il principio guida degli Stati membri e dell'Unione europea in tema di minori;

130.  chiede che si proceda ad una valutazione di come vengono spesi i fondi destinati e utilizzati per gli affari interni, in particolare i fondi concessi per l'accoglienza dei richiedenti asilo; invita l'Unione europea ad agire qualora risulti che i fondi sono stati utilizzati per attività che non rispettano i diritti fondamentali;

131.  invita a fornire assistenza agli Stati membri situati alle frontiere esterne dell'Unione al fine di aiutarli a ovviare alle carenze sistemiche in termini di condizioni di accoglienza e di procedure di asilo, aggravate dal numero crescente di richiedenti asilo;

132.  chiede all'Unione europea di garantire la responsabilità dei propri agenti per le violazioni dei diritti fondamentali da essi commesse; in particolare chiede di assicurare che un'inchiesta sia aperta a seguito di accuse di violazioni commesse nel contesto delle operazioni coordinate dall'agenzia Frontex, e che misure adeguate, disciplinari o di altro genere siano adottate nei confronti di coloro che risultino aver commesso tali violazioni; a tal fine chiede la creazione di un meccanismo di ricorso interno a Frontex, come richiesto dal Mediatore europeo nel contesto della sua inchiesta OI/5/2012/BEH-MHZ e di rendere pubbliche le conclusioni delle inchieste condotte sulla base di accuse di violazioni dei diritti umani; chiede inoltre di sospendere le operazioni dell'agenzia qualora nel corso di tali operazioni siano state commesse violazioni dei diritti fondamentali, come previsto dall'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1168/2011;

133.  invita gli Stati membri a ratificare senza ulteriori indugi la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani;

134.  chiede agli Stati membri di garantire un accesso effettivo alla protezione internazionale per le donne vittime di persecuzioni di genere; chiede agli Stati membri di seguire gli orientamenti della Commissione per l'applicazione della direttiva 2003/86/CE relativa al diritto al ricongiungimento familiare, in particolare la concessione immediata di un titolo di soggiorno autonomo ai familiari entrati a titolo di ricongiungimento familiare, in caso di situazioni particolarmente difficili come le violenze domestiche;

135.  si congratula per il fatto che la legislazione europea in materia di asilo consideri le vittime di mutilazioni genitali come persone vulnerabili e includa le mutilazioni genitali tra i criteri da tenere in considerazione in occasione della richiesta di asilo; invita gli Stati membri a formare i professionisti che sono a contatto con i migranti a individuare le donne e le ragazze che potrebbero subire una mutilazione genitale nel loro paese di origine;

136.  sottolinea che il diritto alla libertà di circolazione e di soggiorno dei cittadini europei e delle loro famiglie enunciato nei trattati e garantito dalla direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini europei; condanna qualsiasi tentativo di rivedere tale acquis, in particolare la reintroduzione dei controlli alle frontiere di Schengen al di fuori del codice frontiere Schengen, e chiede che ogni violazione delle norme sia portata dinanzi alla Corte di giustizia; esprime preoccupazione per la crescente tendenza ad espellere celermente i cittadini dell'UE dal loro Stato membro di residenza in seguito alla perdita del posto di lavoro e del reddito, in violazione del quadro vigente; ritiene che tale prassi sia contraria allo spirito della libertà di movimento;

Solidarietà nella crisi economica

137.  deplora il modo in cui la crisi finanziaria, economica e del debito sovrano, unita alle restrizioni di bilancio imposte, ha influito negativamente sui diritti economici, civili, sociali e culturali, spesso determinando un aumento della disoccupazione, della povertà e di condizioni di lavoro e di vita precarie, nonché l'esclusione e l'isolamento, in particolare negli Stati membri in cui sono stati adottati programmi di adeguamento economico, e sottolinea che una recente nota di Eurostat ha indicato che attualmente un cittadino europeo su quattro è a rischio di povertà ed esclusione;

138.  nota che la crisi economica e le misure attuate per affrontarla hanno inciso sul diritto di accedere a necessità di base quali l'istruzione, l'alloggio, la sanità e la sicurezza sociale, oltre ad avere un impatto negativo sulle condizioni di salute generali della popolazione in alcuni Stati membri; sottolinea la necessità di rispettare il diritto alla protezione dalla povertà e dall'esclusione sociale, quale sancito all'articolo 30 della Carta sociale europea; invita tutti gli Stati membri ad introdurre misure di sostegno, in linea con le prassi nazionali, volte a garantire condizioni di vita dignitose ai propri cittadini e a combattere l'esclusione sociale;

139.  ribadisce che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri che attuano riforme strutturali all'interno dei loro sistemi sociali ed economici sono sempre soggetti all'obbligo di rispettare la Carta e i loro obblighi internazionali, e sono pertanto responsabili delle decisioni adottate; ribadisce il suo invito ad allineare i programmi di adeguamento economico agli obiettivi dell'Unione indicati dall'articolo 151 TFUE, inclusi la promozione dell'occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro; ribadisce la necessità di garantire un pieno controllo democratico attraverso un'effettiva partecipazione dei parlamenti in relazione alle misure adottate dalle istituzioni dell'UE e dagli Stati membri in risposta alla crisi;

140.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a esaminare, secondo un approccio sensibile alle questioni di genere, l'impatto delle misure di austerità, proposte o attuate, sui diritti fondamentali, tenendo conto dell'impatto sproporzionato delle misure di austerità sulle donne; invita le istituzioni dell'UE ad adottare immediatamente un'azione correttiva qualora le misure di austerità abbiano inciso negativamente sui diritti economici, sociali e culturali delle donne;

141.   invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a verificare l'impatto sui diritti e sulle libertà fondamentali, inclusi i diritti sociali e del lavoro, delle misure proposte o adottate per far fronte alla crisi e, se necessario, a porvi rimedio qualora si evidenzino situazioni di regressione nella tutela dei diritti o violazioni del diritto internazionale, incluse le convenzioni e raccomandazioni dell'OIL;

142.  chiede alle istituzioni dell'UE e agli Stati membri, al momento dell'adozione e dell'attuazione di misure correttive e tagli di bilancio, di eseguire una valutazione dell'impatto sui diritti fondamentali e di garantire che siano messe a disposizione risorse sufficienti per tutelare il rispetto dei diritti fondamentali e garantire livelli minimi essenziali per il godimento dei diritti civili, economici, culturali e sociali, prestando particolare attenzione ai gruppi maggiormente vulnerabili e socialmente svantaggiati;

143.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a riconoscere che gli investimenti a lungo termine a favore dell'inclusione sociale sono utili in quanto rispondono al costo elevato della discriminazione e della disuguaglianza; chiede agli Stati membri di assicurare investimenti pubblici adeguati a sostegno dell'istruzione e della sanità e di garantire che l'accesso alla giustizia ed ai ricorsi nei casi di discriminazione non sia messo a rischio dai drastici tagli ai finanziamenti dei bilanci degli organismi per le pari opportunità; invita l'UE e le istituzioni nazionali a non minare l'inclusione sociale mediante misure di bilancio che incidano sul funzionamento delle organizzazioni locali che si adoperano per l'uguaglianza;

144.  invita la Commissione a considerare di proporre l'adesione alla Carta sociale europea al fine di tutelare efficacemente i diritti sociali dei cittadini europei; invita gli Stati membri a promuovere l'estensione dei diritti sociali di cui alla Carta dell'UE ad altri diritti sociali menzionati nella Carta sociale riveduta del Consiglio d'Europa, quali il diritto al lavoro, il diritto ad un'equa remunerazione e il diritto alla protezione dalla povertà e dall'esclusione sociale;

Criminalità e lotta alla corruzione

145.   ribadisce che il reato di corruzione, in particolare se organizzata, rappresenta una grave violazione dei diritti fondamentali ed una minaccia per la democrazia e lo Stato di diritto; sottolinea che la corruzione, sviando fondi pubblici dagli scopi di pubblica utilità cui sono destinati, riduce il livello e la qualità dei servizi pubblici, ledendo gravemente il trattamento equo di tutti i cittadini; esorta gli Stati membri e le istituzioni europee a sviluppare strumenti efficaci per prevenire, combattere e sanzionare la corruzione e la criminalità e continuare a monitorare regolarmente l'uso che viene fatto dei fondi pubblici, europei e nazionali; a tal fine, invita gli Stati e le istituzioni ad agevolare l'istituzione, in tempi rapidi, della Procura europea, fornendo adeguate garanzie di indipendenza ed efficienza;

146.  sottolinea che la corruzione lede fortemente i diritti fondamentali; invita gli Stati e le istituzioni a sviluppare strumenti efficaci per lottare contro la corruzione e a verificare regolarmente l'uso dei fondi pubblici, europei e nazionali; sottolinea che una maggiore trasparenza e accesso ai documenti pubblici da parte di cittadini e giornalisti costituisce un modo efficace per portare alla luce e combattere la corruzione;

147.  invita la Commissione europea ad adottare una strategia anticorruzione integrata da strumenti efficaci; invita tutti gli Stati membri e l'Unione europea ad aderire al partenariato di governo aperto ed a sviluppare strategie concrete per promuovere la trasparenza, responsabilizzare i cittadini e lottare contro la corruzione; invita gli Stati membri a dare seguito alle raccomandazioni della relazione anticorruzione della Commissione europea ed alla risoluzione del Parlamento del 23 ottobre 2013 sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro: raccomandazioni in merito ad azioni e iniziative da intraprendere(34), ed a rafforzare la cooperazione di polizia e giudiziaria nella lotta alla corruzione;

148.  esorta gli Stati membri a intensificare la lotta contro tutti i tipi di gravi crimini organizzati, compresi la tratta degli esseri umani, l'abuso e lo sfruttamento sessuale, la tortura e il lavoro forzato, in particolare di donne e bambini;

149.  invita la Commissione a prevedere reati per contrastare i crimini ambientali commessi da singoli o da gruppi criminali organizzati, che hanno un impatto sul diritto degli esseri umani alla salute, alla vita e al godimento di un ambiente salubre, nonché sull'economia e sull'uso di risorse pubbliche; esorta la Commissione a esaminare l'effettiva attuazione nell'UE del diritto di accesso alla giustizia nell'ambito del diritto di ogni persona, per le generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente propizio alla salute e al benessere;

150.  propone l'attuazione di un codice europeo di prevenzione della corruzione, di un sistema trasparente di indicatori sui livelli di corruzione negli Stati membri e sui progressi conseguiti per eliminarla nonché di una relazione annuale comparativa sullo stato di questo grave problema a livello europeo;

151.  invita la Commissione e gli Stati membri a porre fine alla concorrenza fiscale ed a contrastare efficacemente le pratiche fiscali dannose, l'evasione e l'elusione fiscale nell'UE, che danneggiano la capacità degli Stati membri di sfruttare al massimo le risorse disponibili al fine di realizzare appieno i diritti economici, sociali e culturali;

152.  condanna il fenomeno crescente della tratta di esseri umani, in particolare a fini di sfruttamento sessuale, e chiede all'UE e ai suoi Stati membri di adottare misure, conformemente alla direttiva UE, per lottare contro la domanda di sfruttamento che favorisce il traffico in tutte le sue forme;

Condizioni di detenzione nelle carceri e in altri istituti di custodia

153.  ricorda che i diritti fondamentali dei detenuti devono essere garantiti dalle autorità nazionali; deplora le condizioni di detenzione nelle carceri e in altri istituti di custodia di numerosi Stati, tra cui figurano il sovraffollamento delle carceri e il maltrattamento dei detenuti; ritiene indispensabile l'adozione, da parte dell'UE, di uno strumento che garantisca l'attuazione delle raccomandazioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) e delle sentenze della CEDU;

154.  ricorda che l'abuso delle misure di custodia cautelare ha come conseguenza il sovraffollamento delle carceri in tutta Europa, che viola i diritti fondamentali dei singoli e compromette la fiducia reciproca necessaria per sostenere la cooperazione giudiziaria in Europa; ribadisce la necessità, da parte degli Stati membri, di rispettare gli impegni assunti nelle sedi internazionali ed europee a fare ricorso più di frequente alle misure di sospensione condizionale e alle sanzioni che offrono un'alternativa al carcere, ed a fare del reinserimento sociale l'obiettivo ultimo di un periodo di detenzione; invita pertanto gli Stati membri a sviluppare strategie volte a promuovere la formazione e il lavoro delle persone in stato di detenzione;

155.  ribadisce le raccomandazioni presentate alla Commissione nella sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sul riesame del mandato di arresto europeo(35), in particolare per quanto concerne l'introduzione di un controllo della proporzionalità e di un'eccezione connessa ai diritti fondamentali nel mandato d'arresto europeo o, più in generale, di misure di riconoscimento reciproco;

156.  deplora che le tre decisioni quadro riguardanti il trasferimento dei detenuti, le misure di sospensione condizionale e le sanzioni sostitutive e l'ordinanza cautelare europea, che hanno il grande potenziale di ridurre il sovraffollamento delle carceri, siano state attuate soltanto da alcuni Stati membri;

157.  invita la Commissione a valutare l'impatto delle politiche in materia penitenziaria e dei sistemi di giustizia penale sui minori; sottolinea che la situazione dei minori che vivono in strutture di detenzione assieme ai loro genitori nell'Unione europea si ripercuote direttamente sui loro diritti; sottolinea che si stima che ogni anno nell'Unione europea 800 000 minori sono separati da un genitore detenuto in carcere, con molteplici conseguenze per i diritti dei minori;

Giustizia

158.  sottolinea che lo sviluppo di uno spazio europeo di giustizia basato sul riconoscimento reciproco e sulle garanzie giuridiche, che armonizzi i diversi sistemi giuridici degli Stati membri, soprattutto in materia penale, dovrebbe rimanere tra le grandi priorità delle istituzioni europee nell'ambito del programma Giustizia 2020 dell'UE; ritiene che un'applicazione efficace della Carta e del diritto secondario dell'UE in materia di diritti fondamentali sia cruciale per la fiducia dei cittadini nei confronti del corretto funzionamento dello spazio europeo di giustizia;

159.  ricorda che il diritto di accesso alla giustizia e ad un tribunale indipendente e imparziale è indispensabile per la tutela dei diritti fondamentali, la democrazia e lo Stato di diritto; ribadisce l'importanza di assicurare l'efficienza dei sistemi giudiziari, tanto civili quanto penali, e di garantire l'indipendenza del sistema giudiziario;

160.  accoglie con favore il portale europeo della giustizia, che è gestito dalla Commissione e mette a disposizione dei professionisti e del pubblico informazioni sui sistemi giudiziari, oltre ad essere uno strumento pratico per il miglioramento dell'accesso alla giustizia grazie a una sezione separata dedicata ai diritti fondamentali, che mira a informare i cittadini riguardo a chi rivolgersi in caso di violazioni dei loro diritti fondamentali;

161.  accoglie con favore il lavoro già svolto a livello europeo per armonizzare le garanzie procedurali nei procedimenti penali degli Stati membri ed i relativi benefici per i cittadini; ribadisce l'importanza dell'adozione di una normativa UE sui diritti procedurali, che sia conforme con il più elevato livello di protezione sancito dalla Carta, dai trattati internazionali sui diritti umani e dal diritto costituzionale degli Stati membri;

162.  deplora la mancanza di accesso all'assistenza legale in molti Stati membri e il fatto che ciò incida sul diritto di accesso alla giustizia da parte di quanti non dispongono di mezzi finanziari sufficienti; ritiene fondamentale che l'UE adotti una direttiva forte e completa in materia di assistenza legale;

163.  invita l'Unione europea e gli Stati Membri a prevedere misure a sostegno e a tutela degli informatori che denunciano azioni illegali;

Cittadinanza

164.  ritiene che una cittadinanza dell'Unione europea attiva e partecipativa debba essere incoraggiata attraverso l'accesso ai documenti e alle informazioni, attraverso la trasparenza, la buona governance e la buona amministrazione, la partecipazione e la rappresentazione democratica, con un processo decisionale il più possibile vicino ai cittadini dell'Unione; ribadisce la necessità di garantire la piena partecipazione della società civile al processo decisionale a livello europeo, come stabilito dall'articolo 11 del trattato sull'Unione europea, e sottolinea l'importanza dei principi di trasparenza e di dialogo a tale riguardo; osserva che il diritto dei cittadini di accedere ai documenti detenuti dalle istituzioni pubbliche conferisce loro potere e consente loro di esaminare e di valutare le autorità pubbliche e di chiedere loro conto; deplora in tale contesto il blocco della revisione del regolamento (CE) n. 1049/2001 e ribadisce la sua richiesta alla Commissione e al Consiglio di riprendere i lavori, tenendo conto delle proposte del Parlamento;

165.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che siano condotte campagne di informazione sulla cittadinanza europea e sui diritti ad essa collegati: il diritto di protezione diplomatica e consolare, il diritto di petizione, il diritto di presentare denunce al Mediatore europeo, il diritto di votare e di presentarsi alle elezioni europee e il diritto di presentare iniziative dei cittadini;

166.  accoglie con favore il ruolo svolto dal Mediatore europeo nella sua determinazione a garantire il buon governo e la trasparenza delle istituzioni e degli organi dell'Unione;

167.  condanna il fatto che più di 15 milioni di cittadini di paesi terzi e 500 000 apolidi nell'Unione europea sono vittime del rifiuto discriminatorio di riconoscere la loro cittadinanza; esige il rispetto del diritto fondamentale alla cittadinanza da parte dell'Unione e dei suoi Stati membri e invita, in particolare, gli Stati membri a ratificare e ad attuare pienamente la Convenzione sulla riduzione dei casi di apolidia del 1961 e la Convenzione europea sulla nazionalità del 1997;

168.  ricorda che informare i cittadini sui loro diritti fondamentali è parte integrante del diritto ad una buona amministrazione sancito dalla Carta; invita gli Stati membri a prestare particolare attenzione agli indigenti al fine di garantire che siano spiegati loro i loro diritti e a sostenerli al fine di garantire che tali diritti siano rispettati;

169.  chiede alla Commissione di aumentare gli sforzi tesi a consolidare il diritto a una buona amministrazione, trasformando il codice di buona condotta amministrativa dell'UE in un regolamento vincolante;

170.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare, attraverso le loro politiche, che i diritti fondamentali siano correttamente rispettati, garantiti, tutelati e ulteriormente sviluppati all'interno dell'UE; invita gli Stati membri a rinnovare gli sforzi per riconoscere il diritto di petizione e il diritto di ricorso al Mediatore quale strumento che permetta ai cittadini di difendere i loro diritti;

171.  esprime preoccupazione, alla luce delle centinaia di petizioni ricevute ogni anno, per le lacune riscontrate nell'effettiva attuazione, sia nella lettera che nello spirito, negli Stati membri, delle disposizioni della legislazione dell'UE in materia ambientale, come la direttiva sulla valutazione di impatto ambientale e quella sulla valutazione ambientale strategica; chiede alla Commissione di vigilare più strettamente sui contenuti di tali procedure, in particolare qualora casi specifici siano oggetto di petizioni;

172.  ribadisce l'importanza dell'iniziativa dei cittadini europei (ICE), quale nuovo diritto dei cittadini introdotto dal trattato di Lisbona, che si prefigge di aumentare la democrazia partecipativa all'interno dell'UE; prende atto dell'importanza dell'ICE quale potente strumento in grado di fornire ai cittadini europei un diritto democratico diretto onde contribuire al processo decisionale dell'Unione, oltre al diritto dei cittadini europei di presentare petizioni al Parlamento europeo e al diritto di ricorrere al Mediatore europeo;

173.  invita la Commissione a rafforzare il ruolo delle iniziative dei cittadini europei (ICE), adottando un approccio a misura di cittadino per far fronte a tutte le lacune dello strumento nella prossima revisione del regolamento (UE) n. 211/2011, e migliorando al contempo le campagne di informazione a favore dei cittadini sull'uso dell'ICE e sulla sua facoltà di influenzare il processo di elaborazione delle politiche dell'UE;

Vittime di reato

174.  ritiene che la protezione delle vittime debba essere una priorità; invita gli Stati membri ad attuare correttamente e senza indugio la direttiva a tutela delle vittime di reato dell'UE (2012/29/UE), onde rispettare il termine di recepimento del 16 novembre 2015, nonché la Commissione e gli Stati membri a garantire, ai sensi dell'articolo 28 di detta direttiva, la raccolta di dati comparabili sul suo recepimento, in particolare su come le vittime, incluse le vittime di reati motivati da discriminazione, abbiano potuto accedere ai loro diritti; reputa che resti ancora molto da fare in termini di sostegno alle vittime di reato, informandole in merito ai loro diritti e mettendo a disposizione sistemi di orientamento e formazione per gli agenti di polizia e gli operatori della giustizia, al fine di instaurare un rapporto di fiducia e di certezza con le vittime, come dimostrato dagli studi condotti dalla FRA sul sostegno alle vittime; accoglie con favore l'adozione, nel 2013, del regolamento relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile;

175.  invita la Commissione e gli Stati membri dell'UE a garantire la più elevata qualità della raccolta di dati comparabili sul recepimento della direttiva vittime dell'UE (2012/29/UE) e su come le vittime, comprese le vittime di reati motivati da pregiudizio o discriminazione, hanno potuto accedere ai loro diritti ai sensi dell'articolo 28 della direttiva;

176.  invita la Commissione e gli Stati membri a tenere conto, in sede di definizione delle loro politiche, delle tendenze demografiche e dei cambiamenti in termini di dimensioni e composizione delle famiglie; esorta la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che le proprie politiche sociali e occupazionali non discriminino sulla base della dimensioni e della composizione delle famiglie;

177.  sottolinea il vuoto giuridico per quanto concerne l'accesso dei cittadini ai mezzi di ricorso legale quando gli Stati membri non hanno, o hanno solo tardivamente, recepito la legislazione europea che li riguarda direttamente; evidenzia la necessità di un coordinamento delle azioni a tutti i livelli per proteggere e promuovere i diritti fondamentali, che comprenda le istituzioni dell'UE, gli Stati membri, le autorità regionali e locali, le ONG e la società civile;

178.  sottolinea la necessità di rafforzare la trasparenza istituzionale, la responsabilità e l'apertura democratica nell'UE e sollecita le istituzioni competenti dell'UE e tutti gli Stati membri a:

   intensificare gli sforzi in vista di una revisione senza indugio del regolamento (CE) n. 1049/2001 relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione al fine di garantire la massima trasparenza e procedure semplificate per l'accesso del pubblico alle informazioni e ai documenti; invita la Commissione, a questo proposito, a riprendere l'iniziativa legislativa di un Accessibility Act, sotto forma di uno strumento orizzontale in grado di far avanzare la tutela delle persone disabili e di assicurare che tutte le politiche di competenza dell'UE siano coerenti a questo fine;
   presentare una revisione del regolamento relativo all'iniziativa dei cittadini europei (regolamento (UE) n. 211/2011) durante la presente legislatura per migliorarne il funzionamento, introducendo modifiche in modo da eliminare gli ostacoli di tipo amministrativo, organizzativo e finanziario a causa dei quali non tutti i cittadini europei possono adeguatamente esercitare la loro influenza democratica mediante l'ICE come previsto nei trattati; esorta la Commissione a includere anche nella proposta le disposizioni necessarie al fine di porre fine al fatto che ad alcuni gruppi di cittadini, quali i non vedenti o coloro che vivono all'estero, venga impedito di esercitare il loro diritto a sostenere le iniziative dei cittadini, dato che tale esclusione limita l'uguaglianza e la partecipazione tra i cittadini;
   presentare una revisione della direttiva 93/109/CE relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini, onde aiutare i cittadini dell'UE residenti in uno Stato diverso dal proprio a partecipare alle elezioni europee nel loro paese di residenza; invita gli Stati membri a far sì che tutti i cittadini possano votare alle elezioni europee, compresi quelli che vivono al di fuori dell'UE, in particolare tramite una campagna d'informazione in tempo utile;
   accordare debita considerazione al crescente segmento della popolazione che è completamente privato dei propri diritti di voto per quanto riguarda le elezioni nazionali in quanto non può votare né nel suo paese d'origine né in quello di residenza;

o
o   o

179.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0126.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0105.
(3) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(4) GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.
(5) Direttiva 2010/64/UE del 20 ottobre 2010, direttiva 2012/13/UE del 22 maggio 2012, direttiva 2013/48/UE del 22 ottobre 2013.
(6) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(7) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(8) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(9) GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.
(10) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
(11) GU L 281 del 23.11.1995, pag. 31.
(12) GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.
(13) GU L 145 del 31.5.2001, pag. 43.
(14) GU L 59 del 2.3.2013, pag. 5.
(15) Testi approvati, P7_TA(2013)0594.
(16) Testi approvati, P7_TA(2014)0062.
(17) GU C 51E del 22.2.2013, pag. 101.
(18) Testi approvati, P7_TA(2013)0387.
(19) Testi approvati, P7_TA(2014)0173.
(20) Testi approvati, P8_TA(2014)0105.
(21) GU C 124E del 25.5.2006, pag. 405.
(22) Testi approvati, P8_TA(2014)0070.
(23) Testi approvati, P7_TA(2013)0322.
(24) Testi approvati, P7_TA(2014)0230.
(25) Testi approvati, P8_TA(2015)0031.
(26) Testi approvati, P7_TA(2013)0350.
(27) Testi approvati, P8_TA(2014)0058.
(28) GU C 353E del 3.12.2013, pag. 1.
(29) Testi approvati, P7_TA(2013)0418.
(30) Testi approvati, P7_TA(2013)0203.
(31) Testi approvati, P7_TA(2013)0315.
(32) Programma d'azione dell'ICPD, paragrafi 7.2 e 7.3.
(33) Testi approvati, P8_TA(2015)0070.
(34) Testi approvati, P7_TA(2013)0444.
(35) Testi approvati, P7_TA(2014)0174.


Audizioni dei commissari: insegnamenti da trarre dalla procedura 2014
PDF 272kWORD 71k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulle procedure e le prassi relative alle audizioni dei commissari, insegnamenti da trarre dalla procedura 2014 (2015/2040(INI))
P8_TA(2015)0287A8-0197/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 17, paragrafo 7, del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 246 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione del 1° dicembre 2005 sugli orientamenti per l'approvazione della Commissione(1),

–  vista la sua decisione del 20 ottobre 2010 sulla revisione dell'accordo quadro sui rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(2),

–  vista la sua decisione del 14 settembre 2011 sulla modifica degli articoli 106 e 192 nonché dell'allegato XVII del regolamento del Parlamento(3),

–  visto il codice di condotta dei commissari europei, in particolare i punti da 1.3 a 1.6,

–  visti gli articoli 52 e 118, e l'allegato XVI del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione giuridica (A8-0197/2015),

Considerando quanto segue:

A.  le audizioni dei commissari designati, organizzate la prima volta nel 1994, sono ormai una prassi consolidata che rafforza la legittimità democratica delle istituzioni dell'Unione europea avvicinando queste ultime ai cittadini europei;

B.  le audizioni sono indispensabili per consentire al Parlamento di esprimere un giudizio informato sulla Commissione al momento del voto di fiducia, che permette alla Commissione di assumere le proprie funzioni;

C.  il processo delle audizioni dà al Parlamento e ai cittadini dell'Unione europea l'opportunità di scoprire e di valutare la personalità, le qualifiche, la preparazione e le priorità dei candidati, nonché la loro conoscenza del portafoglio loro destinato;

D.  il processo delle audizioni aumenta la trasparenza e rafforza la legittimità democratica della Commissione nel suo complesso;

E.  la parità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i settori, anche in quello occupazionale; tale requisito deve riflettersi nella composizione della Commissione europea; nonostante le ripetute richieste di Jean-Claude Juncker, nel 2014 i governi hanno proposto un numero di candidati di sesso maschile di gran lunga maggiore rispetto a quello dei candidati di sesso femminile; le donne che sono state proposte provenivano soprattutto da Stati membri demograficamente più piccoli mentre quelli più popolosi hanno in gran parte ignorato tali richieste; l'unica soluzione equa consiste nel chiedere a ogni Stato membro di proporre due candidati, un uomo e una donna, di modo che il Presidente designato sia in grado di proporre un collegio di elevata qualità composto dal medesimo numero di donne e di uomini;

F.  il processo delle audizioni, pur avendo dimostrato la sua efficacia, può sempre essere migliorato, in particolare rendendo meno rigido e più dinamico il confronto tra commissario e membri della commissione competente per l'audizione;

G.  l'audizione di Frans Timmermans, commissario designato per la vicepresidenza, ha evidenziato la necessità di adattare le procedure del Parlamento nel caso in cui le future Commissioni prevedano uno status speciale per uno o più vicepresidenti;

H.  l'articolo 3, paragrafo 3, TUE stabilisce che l'Unione promuove "la parità tra donne e uomini" e che l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea afferma che "la parità tra donne e uomini deve essere assicurata in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione";

1.  ritiene che le audizioni pubbliche dei commissari designati rappresentino per il Parlamento europeo e i cittadini dell'UE un'occasione importante per valutare le priorità di ciascun candidato e la sua idoneità alla funzione;

2.  ritiene che sarebbe utile fissare un termine entro il quale tutti gli Stati membri sono tenuti a proporre i loro candidati, così da lasciare tempo sufficiente al Presidente eletto della Commissione per l'assegnazione dei portafogli, tenendo conto dell'esperienza professionale e della formazione del candidato, e al Parlamento per la conduzione delle audizioni e delle valutazioni; chiede al proprio Presidente di avviare discussioni con le altre istituzioni al fine di raggiungere tale obiettivo;

3.  ritiene altresì che in futuro ogni Stato membro dovrebbe sottoporre all'esame del Presidente eletto della Commissione almeno due candidati – un uomo e una donna su un piede di parità; considera importante che l'Unione realizzi anche all'interno delle proprie istituzioni gli obiettivi in materia di parità di genere che ha fissato;

4.  ritiene che il controllo delle dichiarazioni degli interessi finanziari dei commissari designati da parte dalla commissione giuridica dovrebbe essere migliorato; ritiene inoltre che, a tal fine, le dichiarazioni degli interessi finanziari dovrebbero includere gli interessi familiari, come previsto al punto 1.6 del codice di condotta dei commissari; ritiene altresì che la conferma da parte della commissione giuridica dell'assenza di conflitti di interessi, fondata su un'analisi sostanziale delle dichiarazioni degli interessi finanziari, costituisca un presupposto indispensabile per la conduzione dell'audizione da parte della commissione competente;

5.  ricorda che sono le commissioni ad essere competenti per lo svolgimento delle audizioni; ritiene tuttavia che, quando un vicepresidente della Commissione ha responsabilità di carattere principalmente orizzontale, l'audizione potrebbe eccezionalmente assumere una forma diversa e svolgersi, ad esempio, come una riunione della Conferenza dei presidenti o una riunione della Conferenza dei presidenti di commissione, a condizione di consentire il dialogo e di includere le commissioni competenti interessate affinché possano ascoltare il proprio commissario designato;

6.  ritiene che il questionario scritto trasmesso prima di ciascuna audizione dovrebbe prevedere 7 domande anziché 5 e che non bisognerebbe che ciascuna domanda fosse seguita da più sottoquesiti;

7.  ritiene che sarebbe preferibile porre circa 25 domande, autorizzando però l'interrogante a darvi immediatamente seguito, in modo da rafforzare l'efficacia e la natura inquisitiva delle audizioni;

8.  ritiene che un processo di monitoraggio delle risposte date dai commissari designati durante le audizioni potrebbe contribuire a migliorare il controllo e ad accrescere la responsabilità della Commissione nel suo insieme; chiede pertanto un esame periodico delle priorità enunciate dai commissari designati dopo l'inizio del loro mandato;

9.  ritiene che, per la riunione di valutazione dei coordinatori successiva alle audizioni, andrebbero applicate le seguenti linee guida:

   se i coordinatori approvano il candidato all'unanimità: lettera di approvazione;
   se i coordinatori respingono il candidato all'unanimità: lettera di reiezione;
   se i coordinatori in rappresentanza di una netta maggioranza approvano il candidato: lettera che dichiara l'approvazione da parte di un'ampia maggioranza (la minoranza può chiedere che si indichi che il suo gruppo non condivide la posizione della maggioranza);
   in assenza di una maggioranza netta o se vi è una maggioranza (ma non un consenso) contraria al candidato, e se i coordinatori lo reputano necessario:
   innanzitutto, richiesta di informazioni complementari per il tramite di ulteriori domande scritte;
   se ciò non è soddisfacente: richiesta di un'ulteriore audizione della durata di un'ora e mezza, con l'approvazione della Conferenza dei presidenti;
   se neanche in questo caso si raggiunge il consenso o una larghissima maggioranza tra i coordinatori: voto in commissione;
   una maggioranza netta, in questo contesto, dovrebbe essere costituita da coordinatori che insieme rappresentino almeno i due terzi dei membri della commissione;

10.  rileva che le audizioni del 2014 hanno suscitato, nei media e nel pubblico, un interesse maggiore rispetto alle audizioni precedenti, in parte a motivo dell'evoluzione dei media sociali; ritiene che l'impatto e l'influenza dei media sociali siano destinati ad aumentare in futuro; reputa necessario prevedere l'utilizzo dei media e delle reti sociali per associare in modo più efficace i cittadini dell'Unione europea all'iter delle audizioni;

11.  ritiene che:

   dovrebbe essere creata sul sito web del Parlamento una sezione specifica in cui possono essere consultati, prima delle audizioni pubbliche e in tutte le lingue ufficiali dell'Unione, i curriculum vitae dei commissari designati e le loro risposte alle domande scritte;
   sia opportuno predisporre sul sito web del Parlamento uno spazio specifico e visibile in cui pubblicare le valutazioni entro un termine di 24 ore;
   la regola dovrebbe essere modificata per far sì che si tratti di 24 ore dalla valutazione, dato che alcune valutazioni vengono completate soltanto dopo ulteriori procedure;

12.  è del parere che le questioni orizzontali riguardanti la composizione, la struttura e i metodi di lavoro della Commissione nel suo complesso, che non possono essere adeguatamente trattate da un singolo commissario designato, siano di competenza del Presidente eletto della Commissione; reputa che tali questioni dovrebbero essere affrontate in occasione di riunioni tra il Presidente eletto e la Conferenza dei presidenti (una prima dell'inizio del processo delle audizioni e una dopo la sua conclusione);

13.  ritiene che il controllo delle dichiarazioni degli interessi dei commissari dovrebbe rimanere di competenza della commissione giuridica; è tuttavia dell'avviso che l'attuale portata delle dichiarazioni degli interessi dei commissari sia troppo limitata e invita la Commissione a rivedere quanto prima le sue norme in materia; reputa pertanto importante che la commissione giuridica esprima alcune linee di indirizzo nei prossimi mesi, sotto forma di raccomandazione o relazione di iniziativa, in modo da facilitare il processo di riforma delle procedure relative alle dichiarazioni degli interessi dei commissari; ritiene che le dichiarazioni di interessi e degli interessi finanziari dei commissari dovrebbero riguardare anche i membri del loro nucleo familiare;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 285 E del 22.11.2006, pag. 137.
(2) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 98.
(3) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 152.


Diritti umani e tecnologia nei paesi terzi
PDF 212kWORD 103k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 su "Diritti umani e tecnologia: impatto dei sistemi di sorveglianza e di individuazione delle intrusioni sui diritti umani nei paesi terzi" (2014/2232(INI))
P8_TA(2015)0288A8-0178/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, in particolare l'articolo 19,

–  visto il quadro strategico dell'Unione europea sui diritti umani e la democrazia, adottato dal Consiglio il 25 giugno 2012(1),

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline, adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 12 maggio 2014(2),

–  vista la guida del settore delle TIC sull'attuazione dei principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite, pubblicata dalla Commissione nel giugno 2013,

–  viste la relazione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 15 dicembre 2011 dal titolo "La libertà di espressione su Internet"(3) e la relazione periodica del rappresentante speciale dell'OSCE per la libertà dei mezzi di informazione, del 27 novembre 2014, destinata al Consiglio permanente dell'OSCE(4),

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo (A/69/397) del 23 settembre 2014(5),

–  vista la relazione dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani del 30 giugno 2014 dal titolo "The right to privacy in the digital age" (Il diritto alla privacy nell'era digitale)(6),

–  vista la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite, del 17 aprile 2013, sul diritto alla libertà di espressione e di opinione (A/HRC/23/40), in cui sono analizzate le implicazioni della sorveglianza delle comunicazioni da parte degli Stati sull'esercizio dei diritti umani alla riservatezza e alla libertà di opinione e di espressione,

–  vista la relazione della commissione per gli affari giuridici e i diritti umani dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa del 26 gennaio 2015 sulla sorveglianza di massa(7),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2014 sul programma di sorveglianza dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sugli organi di sorveglianza in diversi Stati membri e sul loro impatto sui diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, e sulla cooperazione transatlantica nel campo della giustizia e degli affari interni(8),

–  vista la relazione del rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i diritti umani e le imprese transnazionali e altri tipi di impresa, del 21 marzo 2011, dal titolo:"Guiding Principles on Business and Human Rights: Implementing the United Nations «Protect, Respect and Remedy» Framework" (Principi guida su imprese e diritti umani: attuare il quadro delle Nazioni Unite «Proteggere, rispettare e rimediare»)(9),

–  viste le linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali(10) e la relazione annuale 2014 sulle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali(11),

–  vista la relazione annuale 2013 dell'Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN)(12),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 12 febbraio 2014, dal titolo "Governance e politica di Internet: Il ruolo dell'Europa nel forgiare il futuro della governance di Internet"(13),

–  vista la dichiarazione del vertice multipartecipativo NetMundial, approvata il 24 aprile 2014(14),

–  vista la sintesi del Presidente relativa al nono forum sulla governance di Internet, tenutosi a Istanbul dal 2 al 5 settembre 2014,

–  viste le misure restrittive dell'Unione europea in atto, alcune delle quali includono l'embargo sulle attrezzature di telecomunicazione, sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e sugli strumenti di monitoraggio,

–  visto il regolamento (UE) n. 599/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica il regolamento (CE) n. 428/2009 del Consiglio che istituisce un regime comunitario di controllo delle esportazioni, del trasferimento, dell'intermediazione e del transito di prodotti a duplice uso(15),

–  vista la dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione del 16 aprile 2014 sul riesame del sistema di controllo delle esportazioni di prodotti a duplice uso(16),

–  viste le decisioni adottate in occasione della 19ª riunione plenaria dell'Intesa di Wassenaar per il controllo delle esportazioni di armi convenzionali e di beni e tecnologie a duplice uso tenutasi a Vienna il 3 e 4 dicembre 2013,

–  vista la comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 24 aprile 2014 dal titolo "Revisione della politica di controllo delle esportazioni: garantire la sicurezza e la competitività in un mondo che cambia"(17),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 21 novembre 2014 sul riesame della politica sul controllo delle esportazioni,

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE(18),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(19),

–  viste le sue risoluzioni su casi urgenti di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto, in cui si sollevano preoccupazioni relative alle libertà digitali,

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulle priorità dell'UE per il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel 2015(20),

–  vista la sua risoluzione dell'11 febbraio 2015 sul rinnovo del mandato del Forum sulla Governance di Internet(21),

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2013 e sulla politica dell'Unione europea in materia(22),

–  vista la dichiarazione scritta di Edward Snowden destinata alla commissione LIBE del marzo 2014(23),

–  visti la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e i negoziati in corso per l'adesione dell'Unione europea alla Convenzione,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0178/2015),

A.  considerando che gli sviluppi tecnologici e l'accesso a un Internet aperto svolgono un ruolo sempre più importante nel consentire e garantire l'esercizio e il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, esercitando un effetto positivo grazie all'estensione della portata della libertà di espressione, dell'accesso all'informazione, del diritto alla riservatezza e della libertà di riunione e di associazione in tutto il mondo;

B.  considerando che i sistemi tecnologici possono essere usati in modo improprio per compiere violazioni dei diritti umani attraverso la censura, la sorveglianza, l'accesso non autorizzato alle attrezzature, attività di disturbo, intercettazioni nonché il rilevamento e la localizzazione di informazioni e individui;

C.  considerando che tali atti sono compiuti da attori pubblici e privati, compresi i governi e le autorità preposte all'applicazione della legge, come pure da organizzazioni criminali e reti terroristiche, per violare i diritti dell'uomo;

D.  considerando che il contesto in cui le TIC sono progettate e utilizzate determina in larga misura l'impatto che possono avere in termini di promozione o violazione dei diritti umani; che le tecnologie dell'informazione, in particolare i software, sono raramente a uso unico e sono solitamente beni a duplice uso per quanto riguarda il loro potenziale di violazione dei diritti umani, mentre il software è anche una forma di comunicazione;

E.  considerando che le TIC hanno svolto un ruolo essenziale nell'aiutare gli individui a organizzare i movimenti sociali e le proteste in vari paesi, in particolare sotto regimi autoritari;

F.  considerando che la valutazione delle implicazioni per i diritti umani derivanti dal contesto di utilizzo delle tecnologie è determinata dalla forza dei quadri giuridici nazionali e regionali nel disciplinare l'utilizzo di tali tecnologie e dalla capacità delle istituzioni politiche e giudiziarie di controllare detto utilizzo;

G.  considerando che nel mondo digitale i soggetti privati svolgono un ruolo sempre più significativo in tutte le sfere delle attività sociali, ma non sono ancora in vigore garanzie per impedire loro di imporre eccessive restrizioni ai diritti e alle libertà fondamentali; che, di conseguenza, i soggetti privati svolgono un ruolo più attivo nella valutazione della legittimità del contenuto e nello sviluppo di sistemi di sicurezza informatica e di sorveglianza, e ciò può avere un impatto negativo sui diritti umani in tutto il mondo;

H.  considerando che Internet rappresenta una rivoluzione in termini di possibilità offerte per lo scambio di dati, informazioni e conoscenze di qualsiasi tipo;

I.  considerando che la crittografia rappresenta un mezzo importante che contribuisce alla sicurezza delle comunicazioni e dei soggetti che ne fanno uso;

J.  considerando che la governance di Internet ha beneficiato di un modello decisionale multilaterale, ovvero di un processo in grado di garantire la partecipazione significativa, inclusiva e responsabile di tutte le parti, tra cui i governi, la società civile, le comunità tecniche e accademiche, il settore privato e gli utenti;

K.  considerando che le agenzie di intelligence hanno sistematicamente messo a rischio i protocolli e i prodotti crittografici per poter intercettare comunicazioni e dati; che l'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ha raccolto un numero elevato di cosiddetti "exploit zero-day", ossia quelle vulnerabilità in materia di sicurezza informatica non ancora note al pubblico o al fornitore del prodotto; che tali attività mettono a rischio gli sforzi globali finalizzati al miglioramento della sicurezza informatica;

L.  considerando che i servizi di intelligence con sede nell'UE hanno svolto attività che ledono i diritti umani;

M.  considerando che, alla luce dei rapidi sviluppi tecnologici in corso, le garanzie e il controllo giudiziario e democratico sono ampiamente sottosviluppati;

N.  considerando che la sicurezza informatica e le misure antiterrorismo che prevedono l'uso di TIC, nonché il monitoraggio di Internet possono avere un grave effetto negativo sui diritti umani e sulle libertà fondamentali delle persone in tutto il mondo, compresi i cittadini dell'Unione che risiedono o viaggiano all'estero, soprattutto in mancanza di una base giuridica fondata sui principi di necessità, proporzionalità e controllo democratico e giudiziario;

O.  considerando che i filtri per Internet e la sorveglianza delle comunicazioni compromettono la capacità dei difensori dei diritti umani di trarre vantaggio da Internet e di comunicare informazioni sensibili e violano vari articoli della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (UDHR) che garantisce il diritto di ogni individuo alla riservatezza e alla libertà di espressione;

P.  considerando che la sicurezza digitale e la libertà digitale sono entrambe fondamentali e l'una non può sostituire l'altra ma dovrebbero rafforzarsi a vicenda;

Q.  considerando che, per quanto riguarda le libertà digitali, l'Unione europea può dare il buon esempio soltanto se tali libertà sono tutelate all'interno dell'UE stessa e pertanto è essenziale adottare il pacchetto dell'UE sulla protezione dei dati;

R.  considerando che sono in gioco importanti interessi sociali, come la protezione dei diritti fondamentali, che non dovrebbero essere determinati esclusivamente dal mercato ma richiedono una regolamentazione;

S.  considerando che il rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto e l'efficace controllo parlamentare dei servizi di intelligence che utilizzano la tecnologia di sorveglianza digitale sono elementi importanti della cooperazione internazionale;

T.  considerando che le aziende con sede nell'UE rappresentano una parte importante del mercato globale nel settore delle TIC, soprattutto in riferimento all'esportazione delle tecnologie di sorveglianza, localizzazione, individuazione delle intrusioni e controllo;

U.  considerando che l'introduzione dei controlli delle esportazioni non dovrebbe danneggiare la legittima ricerca in merito alle questioni relative alla sicurezza informatica né lo sviluppo degli strumenti di sicurezza informatica laddove non vi siano intenti criminali;

1.  riconosce che i diritti umani e le libertà fondamentali sono universali e vanno difesi a livello globale in ogni aspetto della loro espressione; sottolinea che la sorveglianza delle comunicazioni, in quanto tale, interferisce con i diritti alla riservatezza e all'espressione, se esercitata al di fuori di un adeguato quadro giuridico;

2.  invita la Commissione a garantire la coerenza tra le azioni esterne dell'UE e le sue politiche interne correlate alle TIC;

3.  ritiene che la complicità attiva di alcuni Stati membri dell'UE nell'ambito della sorveglianza di massa dei cittadini e dello spionaggio di leader politici da parte dell'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, come rivelato da Edward Snowden, abbia causato gravi danni alla credibilità della politica dell'UE in materia di diritti umani e abbia minato la fiducia globale nei benefici derivanti dalle TIC;

4.  rammenta agli Stati membri e alle agenzie dell'UE interessate, tra cui Europol ed Eurojust, i loro obblighi derivanti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea nonché dal rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e degli obiettivi della politica esterna dell'UE, che vietano la condivisione di informazioni di intelligence che potrebbero portare a violazioni dei diritti umani in un paese terzo nonché l'utilizzo di informazioni ottenute violando i diritti umani, come la sorveglianza illegale, al di fuori dell'UE;

5.  sottolinea che l'impatto delle tecnologie sul miglioramento dei diritti umani dovrebbe essere integrato in tutti i programmi e le politiche dell'UE, ove possibile, al fine di favorire la tutela dei diritti umani e la promozione della democrazia, dello Stato di diritto e della buona governance nonché la risoluzione pacifica delle controversie;

6.  invita a uno sviluppo attivo e alla divulgazione di tecnologie che contribuiscono a tutelare i diritti umani e a favorire i diritti e le libertà digitali delle persone nonché la relativa sicurezza, e che promuovono le migliori prassi e adeguati quadri legislativi garantendo al contempo la sicurezza e l'integrità dei dati personali; esorta, in particolare, l'UE e i suoi Stati membri a promuovere l'utilizzo globale e lo sviluppo di norme aperte, come pure di software e tecnologie crittografiche gratuiti e open-source;

7.  invita l'UE ad aumentare il proprio sostegno agli operatori che si adoperano per il rafforzamento delle norme in materia di sicurezza e tutela della riservatezza nel settore delle TIC a tutti i livelli, anche per quanto riguarda hardware, software e norme di comunicazione, nonché per lo sviluppo di hardware e software che integrano il principio della tutela della vita privata fin dalla fase di progettazione (privacy-by-design);

8.  chiede di istituire un fondo per i diritti umani e la tecnologia nell'ambito dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

9.  esorta l'UE, e in particolare il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), a utilizzare la crittografia nelle sue comunicazioni con i difensori dei diritti umani, a evitare di mettere a rischio i difensori e a proteggere dalla sorveglianza le proprie comunicazioni con terzi;

10.  invita l'UE ad adottare software gratuiti e open-source e a incoraggiare altri attori a fare altrettanto, giacché tali software garantiscono migliore sicurezza e maggiore rispetto dei diritti umani;

11.  richiama l'attenzione sull'importanza dello sviluppo delle TIC nelle zone di conflitto per promuovere attività di consolidamento della pace al fine di fornire una comunicazione protetta tra le parti coinvolte nella risoluzione pacifica dei conflitti;

12.  invita all'applicazione di condizioni, valori di riferimento e procedure di segnalazione al fine di garantire che il sostegno finanziario e tecnico dell'UE per lo sviluppo di nuove tecnologie nei paesi terzi non venga utilizzato in violazione dei diritti umani;

13.  invita la Commissione e il Consiglio a collaborare attivamente con i governi dei paesi terzi e a utilizzare i meccanismi di sostegno e gli strumenti europei esistenti per sostenere maggiormente, formare e rendere autonomi i difensori dei diritti umani, gli attivisti della società civile e i giornalisti indipendenti che utilizzano le TIC in modo sicuro nell'ambito delle loro attività, come pure a promuovere i diritti fondamentali connessi alla privacy, quali l'accesso privo di restrizioni alle informazioni su Internet, il diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati, la libertà di espressione, di riunione, di associazione, di stampa e di pubblicazione online;

14.  richiama l'attenzione sulla difficile situazione in cui versano gli informatori e i relativi sostenitori, ivi compresi i giornalisti, a seguito delle loro rivelazioni in merito alle pratiche di sorveglianza abusive nei paesi terzi; ritiene che tali soggetti debbano essere considerati difensori dei diritti umani e che, in quanto tali, meritino la protezione da parte dell'UE secondo quanto disposto dagli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani; ribadisce la sua richiesta alla Commissione e agli Stati membri di esaminare approfonditamente la possibilità di concedere agli informatori protezione internazionale dall'azione penale;

15.  deplora che le misure di sicurezza, comprese le misure antiterrorismo, siano sempre più spesso utilizzate come pretesto per violare il diritto alla riservatezza e per contrastare le legittime attività dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e degli attivisti politici; ribadisce la propria ferma convinzione che la sicurezza nazionale non possa mai giustificare programmi di sorveglianza di massa, segreti o non mirati; insiste sul fatto che tali misure devono essere perseguite nel rigoroso rispetto delle norme in materia di Stato di diritto e diritti umani, ivi compreso il diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati;

16.  invita il SEAE e la Commissione a promuovere il controllo democratico dei servizi di sicurezza e di intelligence nel suo dialogo politico con i paesi terzi nonché nei suoi programmi di cooperazione allo sviluppo; esorta la Commissione a sostenere le organizzazioni della società civile e gli organi legislativi nei paesi terzi che cercano di rafforzare il controllo, la trasparenza e la responsabilità dei servizi di sicurezza nazionale; chiede che siano inclusi impegni specifici a tal fine nel futuro piano di azione dell'UE sui diritti umani e la democratizzazione;

17.  sollecita il Consiglio e la Commissione affinché promuovano le libertà digitali e l'accesso privo di restrizioni a Internet in tutte le forme di contatto con i paesi terzi, inclusi i negoziati di adesione e commerciali, i dialoghi sui diritti umani e le relazioni diplomatiche;

18.  riconosce che Internet è divenuto un luogo pubblico e un mercato, per il quale la libera circolazione di informazioni e l'accesso alle TIC sono indispensabili; sottolinea pertanto la necessità di promuovere e tutelare contemporaneamente la libertà digitale e il libero scambio;

19.  invita all'inclusione, in tutti gli accordi con paesi terzi, di clausole che fanno riferimento in modo esplicito al bisogno di promuovere, garantire e rispettare le libertà digitali, la neutralità della rete, l'accesso privo di censure e restrizioni a Internet, i diritti alla riservatezza e la protezione dei dati;

20.  esorta l'UE a contrastare la criminalizzazione dell'utilizzo, da parte dei difensori dei diritti umani, di strumenti di crittografia, elusione della censura delle informazioni e riservatezza, rifiutando di limitare l'utilizzo della crittografia all'interno dell'UE, nonché ad opporsi ai governi dei paesi terzi che lanciano simili accuse nei confronti dei difensori dei diritti umani;

21.  esorta l'UE a contrastare la criminalizzazione dell'utilizzo degli strumenti di crittografia, anticensura e riservatezza, rifiutando di limitare l'utilizzo della crittografia all'interno dell'UE e opponendosi ai governi dei paesi terzi che sanzionano penalmente tali strumenti;

22.  sottolinea che per garantire un'efficace politica UE in materia di sviluppo e diritti umani sarà necessario integrare le TIC e colmare il divario digitale, fornendo le infrastrutture tecnologiche di base, facilitando l'accesso alle conoscenze e alle informazioni per promuovere le competenze digitali e promuovendo l'utilizzo di norme aperte nei documenti e l'impiego di software gratuiti e open-source, ove possibile, per garantire l'apertura e la trasparenza (soprattutto da parte delle istituzioni pubbliche), compresa la tutela della protezione dei dati nell'ambiente digitale in tutto il mondo, nonché avere una maggiore comprensione dei potenziali rischi e benefici delle TIC;

23.  invita la Commissione a sostenere l'abbattimento delle barriere digitali per le persone con disabilità; considera di estrema importanza che le politiche dell'UE in materia di sviluppo e promozione dei diritti umani nel mondo puntino a mitigare il divario digitale per le persone disabili e a offrire un quadro più ampio di diritti, in particolare per quanto riguarda l'accesso alla conoscenza, la partecipazione digitale e l'inclusione nelle nuove opportunità economiche e sociali fornite da Internet;

24.  sottolinea che la raccolta e la diffusione digitali legali di prove relative a violazioni dei diritti umani possono contribuire alla lotta globale contro l'impunità e il terrorismo; ritiene che tale materiale dovrebbe risultare ammissibile, in casi debitamente giustificati ai sensi del diritto (penale) internazionale, quale materiale probatorio nei procedimenti giudiziari, in linea con le garanzie internazionali, regionali e costituzionali; raccomanda di creare meccanismi nel settore del diritto penale internazionale per l'introduzione di procedure mediante le quali tali dati vengono autenticati e raccolti per l'utilizzo quale materiale probatorio nei procedimenti giudiziari;

25.  deplora il fatto che alcune tecnologie e servizi dell'informazione e della comunicazione prodotti all'interno dell'UE siano venduti e possano essere utilizzati da privati, imprese e autorità nei paesi terzi con l'intento specifico di violare i diritti umani attraverso la censura, la sorveglianza di massa, attività di disturbo, intercettazioni, controllo, rilevamento e localizzazione dei cittadini e delle loro attività sulle reti telefoniche (mobili) e su Internet; esprime preoccupazione per il fatto che alcune imprese con sede nell'UE possano fornire tecnologie e servizi in grado di consentire tali violazioni dei diritti umani;

26.  osserva che le minacce alla sicurezza dell'Unione europea e dei suoi Stati membri e ai paesi terzi spesso provengono da singoli o piccoli gruppi che utilizzano reti di comunicazione digitale per pianificare e condurre attacchi, e che gli strumenti e le tattiche necessari per sconfiggere tali minacce devono essere costantemente rivisti e aggiornati;

27.  ritiene che la sorveglianza di massa non giustificata da un maggiore rischio di attacchi e minacce terroristici costituisca una violazione dei principi di necessità e proporzionalità e, di conseguenza, una violazione dei diritti umani;

28.  esorta gli Stati membri a promuovere il pieno controllo democratico delle attività dei servizi di intelligence nei paesi terzi, a verificare che tali servizi operino nel pieno rispetto dello Stato di diritto e a far sì che i servizi e gli individui che operano in modo illegale rispondano delle loro azioni;

29.  incoraggia gli Stati membri, alla luce del maggior grado di cooperazione e scambio di informazioni tra Stati membri e paesi terzi (anche attraverso l'utilizzo della sorveglianza digitale), a garantire il controllo democratico di tali servizi e delle loro attività grazie a un'opportuna sorveglianza parlamentare interna, esecutiva, giudiziaria e indipendente;

30.  sottolinea che i principi della responsabilità sociale delle imprese e i criteri che tengono conto dei diritti umani nella concezione stessa dei sistemi ("human rights by design"), che costituiscono soluzioni e innovazioni tecnologiche a tutela dei diritti umani, dovrebbero essere integrati nel diritto dell'Unione per garantire che i provider di Internet, gli sviluppatori di software, i produttori di hardware, i media e i servizi di social networking, gli operatori di telefonia mobile e altri considerino i diritti umani degli utenti finali a livello globale;

31.  esorta l'UE a garantire maggiore trasparenza nei rapporti tra operatori di telefonia mobile o provider di Internet e governi e a richiederla nelle sue relazioni con i paesi terzi, chiedendo che gli operatori e i provider di Internet pubblichino annualmente relazioni dettagliate sulla trasparenza, ivi comprese relazioni sulle azioni richieste dalle autorità, nonché sui legami finanziari tra autorità pubbliche e operatori/provider di Internet;

32.  ricorda agli attori societari la loro responsabilità di rispettare i diritti umani nelle loro operazioni a livello mondiale, indipendentemente dalla localizzazione degli utenti e dal rispetto da parte dello Stato ospitante dei propri obblighi in materia di diritti umani; invita le imprese del settore delle TIC, in particolare quelle con sede nell'UE, ad attuare i principi guida su imprese e diritti umani delle Nazioni Unite, anche definendo politiche di dovuta diligenza e garanzie di gestione dei rischi e fornendo mezzi di ricorso efficaci qualora le loro attività abbiano provocato un impatto negativo sui diritti umani o vi abbiano contribuito;

33.  sottolinea la necessità di attuare e monitorare in modo più efficace regolamenti e sanzioni UE correlati alle TIC, incluso il ricorso a meccanismi con validità generale, al fine di garantire che tutte le parti, compresi gli Stati membri, rispettino la normativa e che siano mantenute condizioni di parità;

34.  sottolinea che il rispetto dei diritti fondamentali è un elemento essenziale per il successo delle politiche antiterrorismo, ivi compreso l'utilizzo delle tecnologie di sorveglianza digitale;

35.  accoglie con favore la decisione adottata nell'ambito dell'Intesa di Wassenaar del dicembre 2013 in merito al controllo delle esportazioni per quanto riguarda gli strumenti di sorveglianza, applicazione della legge e raccolta delle informazioni di intelligence, nonché i sistemi di sorveglianza delle reti; ricorda il carattere ancora molto incompleto del regime UE sul duplice uso, vale a dire il regolamento dell'UE sui prodotti a duplice uso, in relazione al controllo efficace e sistematico delle esportazioni delle tecnologie TIC pericolose verso paesi non democratici;

36.  esorta la Commissione, nel quadro dell'imminente riesame e rinnovo della politica in materia di duplice uso, a presentare in tempi brevi una proposta per politiche intelligenti ed efficaci volte a limitare e disciplinare le esportazioni commerciali di servizi relativi all'attuazione e all'utilizzo delle cosiddette tecnologie a duplice uso, affrontando il problema delle esportazioni potenzialmente pericolose di prodotti e servizi legati alle TIC verso paesi terzi, come convenuto nella dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione dell'aprile 2014; invita la Commissione a includere efficaci garanzie per impedire eventuali ripercussioni negative da parte di tali controlli delle esportazioni sulla ricerca, ivi compresa la ricerca scientifica e nel campo della sicurezza informatica;

37.  sottolinea che la Commissione dovrebbe riuscire a fornire tempestivamente alle aziende che sono in dubbio se richiedere o meno una licenza di esportazione informazioni accurate e aggiornate in merito alla legittimità o agli effetti potenzialmente nocivi delle eventuali transazioni;

38.  invita la Commissione a presentare proposte per un riesame delle possibili modalità di utilizzo delle norme UE sulle TIC per la prevenzione delle ripercussioni potenzialmente nocive dell'esportazione di tali tecnologie o di altri servizi verso paesi terzi in cui concetti come l'"intercettazione legale" non possono essere considerati equivalenti a quelli dell'Unione europea o in cui, ad esempio, la situazione dei diritti umani è carente o lo Stato di diritto non esiste;

39.  ribadisce che le norme dell'Unione, in particolare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dovrebbero prevalere nella valutazione dei casi in cui le tecnologie a duplice uso vengono utilizzate secondo modalità che potrebbero limitare i diritti umani;

40.  chiede lo sviluppo di politiche per la regolamentazione della vendita di exploit zero-day e di vulnerabilità onde impedirne l'utilizzo per attacchi informatici o per l'accesso non autorizzato ai dispositivi dando origine a violazioni dei diritti umani, senza che tali regolamentazioni abbiano un impatto significativo sulla ricerca accademica e comunque in materia di sicurezza in buona fede;

41.  deplora la cooperazione attiva di alcune imprese europee, come pure di imprese internazionali, che commerciano tecnologie a duplice uso con potenziali effetti negativi sui diritti umani e che operano nell'UE, con governi che violano i diritti umani;

42.  sollecita la Commissione a escludere pubblicamente le imprese che svolgono tali attività dalle procedure di aggiudicazione degli appalti UE, dai finanziamenti alla ricerca e allo sviluppo e da qualunque altra forma di sostegno finanziario;

43.  invita la Commissione a prestare particolare attenzione agli aspetti relativi ai diritti umani nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici per attrezzature tecnologiche, in particolare nei paesi con pratiche inaffidabili in questo settore;

44.  invita la Commissione e il Consiglio a difendere attivamente l'Internet aperto, le procedure decisionali multilaterali, la neutralità della rete, le libertà digitali e le garanzie in materia di protezione dei dati nei paesi terzi tramite i forum sulla governance di Internet;

45.  condanna l'indebolimento e la compromissione dei protocolli e dei prodotti di crittografia, in particolare da parte dei servizi di intelligence che cercano di intercettare le comunicazioni crittografate;

46.  mette in guardia dalla privatizzazione delle attività di contrasto attraverso le aziende Internet e i provider di Internet;

47.  chiede un chiarimento delle norme e degli standard utilizzati dai soggetti privati per sviluppare i propri sistemi;

48.  ricorda l'importanza di valutare il contesto in cui vengono utilizzate le tecnologie, al fine di comprendere appieno il loro impatto sui diritti umani;

49.  invita esplicitamente a promuovere strumenti che consentono l'utilizzo anonimo e/o pseudonimo di Internet e contesta la visione unilaterale secondo cui tali strumenti avrebbero come unica funzione quella di consentire le attività criminali, e non di dare maggiore potere agli attivisti dei diritti umani all'interno e all'esterno dell'UE;

50.  esorta il Consiglio, la Commissione e il SEAE a elaborare politiche intelligenti ed efficaci volte a disciplinare le esportazioni delle tecnologie a duplice uso, affrontando il problema delle esportazioni potenzialmente pericolose di prodotti e servizi legati alle TIC, a livello internazionale e nell'ambito di regimi di controllo delle esportazioni multilaterali e altri organismi internazionali;

51.  sottolinea che eventuali modifiche regolamentari volte ad aumentare l'efficacia dei controlli delle esportazioni dei trasferimenti immateriali di tecnologia non devono ostacolare la ricerca legittima o l'accesso alle informazioni e lo scambio delle stesse, e che eventuali misure quale l'utilizzo delle autorizzazioni generali di esportazione dell'UE per la ricerca a duplice uso non dovrebbero avere un "effetto deterrente" sugli individui o sulle PMI;

52.  invita gli Stati membri a garantire che le politiche in materia di controllo delle esportazioni vigenti e future non limitino le attività dei legittimi ricercatori nel campo della sicurezza e che i controlli delle esportazioni siano applicati in buona fede e solo a tecnologie chiaramente definite e destinate a essere utilizzate per la sorveglianza di massa, la censura, attività di disturbo, intercettazioni o controllo, oppure per il rilevamento e la localizzazione dei cittadini e delle loro attività sulle reti telefoniche (mobili);

53.  ricorda che le tecnologie wireless ad hoc basate su reti a maglie offrono notevoli opportunità per fornire reti di backup in zone in cui Internet non è disponibile o bloccato e possono contribuire alla promozione dei diritti umani;

54.  invita la Commissione a nominare un gruppo indipendente di esperti che possa eseguire una valutazione di impatto sui diritti umani delle norme UE vigenti in materia di TIC, con l'obiettivo di formulare raccomandazioni per l'adeguamento in grado di aumentare la protezione dei diritti umani, in particolare quando i sistemi vengono esportati;

55.  riconosce che lo sviluppo tecnologico costituisce una sfida per i sistemi giuridici, richiedendone l'adeguamento alle nuove circostanze; sottolinea che è importante che i legislatori prestino maggiore attenzione alle questioni attinenti all'economia digitale;

56.  invita la Commissione a coinvolgere la società civile ed esperti indipendenti, ivi compresi i ricercatori nel campo della sicurezza, nell'ambito delle TIC nei paesi terzi, per garantire competenze aggiornate che dovrebbero portare all'elaborazione di politiche adeguate alle esigenze future;

57.  sottolinea l'esigenza di evitare conseguenze non intenzionali, quali restrizioni o effetti deterrenti, per ricerca e sviluppo scientifici o di altro genere in buona fede, per lo scambio di informazioni e l'accesso alle stesse, per lo sviluppo di conoscenze in materia di sicurezza o per l'esportazione di tecnologie che favoriscono l'acquisizione delle necessarie competenze digitali e la promozione dei diritti umani;

58.  ritiene che la cooperazione tra governi e soggetti privati a livello mondiale in ambito digitale, compreso il forum sulla governance di Internet, richieda un chiaro sistema di controlli e garanzie e non debba portare a un deterioramento del controllo democratico e giudiziario;

59.  osserva che l'approccio volontario non è sufficiente e che sono necessarie misure vincolanti che inducano le imprese a tenere conto della situazione dei diritti umani di un paese prima di esportarvi i propri prodotti e a condurre una valutazione degli effetti delle proprie tecnologie sui difensori dei diritti umani e sugli oppositori del governo;

60.  è del parere che l'esportazione di prodotti altamente sensibili debba essere oggetto di controlli prima che tali merci lascino l'UE e che occorre prevedere sanzioni in caso di violazioni;

61.  chiede che ogni individuo abbia accesso alla crittografia e che siano create le condizioni necessarie per consentirla; ritiene che i controlli spettino all'utente finale, che deve disporre delle capacità necessarie per eseguirli correttamente;

62.  sollecita l'introduzione di norme di crittografia "end to end" quale procedura di routine per tutti i servizi di comunicazione, in modo da rendere più difficile l'accesso ai contenuti da parte di governi, servizi di intelligence e organi di sorveglianza;

63.  sottolinea la particolare responsabilità dei servizi governativi di intelligence nel creare un clima di fiducia e chiede di porre fine alla sorveglianza di massa; ritiene che la sorveglianza dei cittadini europei da parte dei servizi di intelligence nazionali e stranieri debba essere presa in esame e fermata;

64.  si oppone alla vendita e alla distribuzione di tecnologie di sorveglianza e strumenti di censura europei a regimi autoritari dove non vige lo Stato di diritto;

65.  invita ad ampliare la portata della protezione internazionale degli informatori ed esorta gli Stati membri a presentare leggi che ne assicurino la tutela;

66.  chiede la nomina di un inviato delle Nazioni Unite per le libertà digitali e la protezione dei dati e invita ad ampliare il mandato del commissario UE per i diritti umani, affinché tali tecnologie siano considerate anche sotto il profilo dei diritti umani;

67.  chiede l'adozione di misure atte a garantire la protezione della sfera privata di attivisti, giornalisti e cittadini in ogni parte del mondo e che sia loro assicurato l'accesso a Internet;

68.  ribadisce che l'accesso a Internet dovrebbe essere riconosciuto quale diritto umano e chiede l'adozione di misure atte a colmare il divario digitale;

69.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e al SEAE.

(1) http://eeas.europa.eu/delegations/un_geneva/press_corner/focus/events/2012/20120625_en.htm.
(2). http://eeas.europa.eu/delegations/documents/eu_human_rights_guidelines_on_freedom_of_expression_online_and_offline_en.pdf.
(3) http://www.osce.org/fom/80723?download=true.
(4) http://www.osce.org/fom/127656?download=true.
(5) http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N14/545/19/PDF/N1454519.pdf?OpenElement.
(6) http://www.ohchr.org/EN/HRBodies/HRC/RegularSessions/Session27/Documents/A-HRC-27-37_en.doc.
(7) http://website-pace.net/documents/19838/1085720/20150126-MassSurveillance-EN.pdf/df5aae25-6cfe-450a-92a6-e903af10b7a2.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0230.
(9) http://www.ohchr.org/Documents/Publications/GuidingPrinciplesBusinessHR_EN.pdf?v=1392752313000/_/jcr:system/jcr:versionstorage/12/52/13/125213a0-e4bc-4a15-bb96-9930bb8fb6a1/1.3/jcr:frozennode
(10) http://www.oecd.org/daf/inv/mne/48004323.pdf
(11) http://www.oecd-ilibrary.org/docserver/download/2014091e.pdf?expires=1423160236&id=id&accname=ocid194994&checksum=D1FC664FBCEA28FC856AE63932715B3C
(12) https://www.icann.org/en/system/files/files/annual-report-2013-en.pdf
(13) COM(2014)0072.
(14) http://netmundial.br/wp-content/uploads/2014/04/NETmundial-Multistakeholder-Document.pdf
(15) GU L 173 del 12.6.2014, pag. 79.
(16) GU L 173 del 12.6.2014, pag. 82.
(17) COM(2014)0244.
(18) Testi approvati, P7_TA(2012)0470.
(19) Testi approvati, P7_TA(2013)0274.
(20) Testi approvati, P8_TA(2015)0079.
(21) Testi approvati, P8_TA(2015)0033.
(22) Testi approvati, P8_TA(2015)0076.
(23) http://www.europarl.europa.eu/document/activities/cont/201403/20140307ATT80674/20140307ATT80674EN.pdf.


Protezione degli interessi finanziari dell'UE: verso controlli basati sui risultati relativamente alla PAC
PDF 178kWORD 82k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla protezione degli interessi finanziari dell'Unione europea: verso controlli basati sui risultati relativamente alla politica agricola comune (2014/2234(INI))
P8_TA(2015)0289A8-0240/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere n. 1/2012 della Corte dei conti europea su alcune proposte di regolamenti concernenti la politica agricola comune per il periodo 2014-2020,

–  visto il parere n. 2/2004 della Corte dei conti europea sul modello di audit unico (single audit),

–  vista la relazione speciale n. 16/2013 della Corte dei conti europea, dal titolo "Valutazione della situazione per quanto attiene all'"audit unico" ("single audit") e all'utilizzo, da parte della Commissione, del lavoro svolto dalle autorità di audit nazionali nel settore della coesione",

–  vista la relazione annuale di attività 2013 della direzione generale per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0240/2015),

A.  considerando che, nel corso dei due cicli di riforme della politica agricola comune (PAC), le norme sono divenute più eterogenee e complesse,

B.  considerando che regole più complesse portano a più errori in loco;

C.  considerando necessario conseguire gli obiettivi della PAC garantendo nel contempo la comprensione e la fiducia reciproche fra tutte le istituzioni dell'UE, gli organismi nazionali e regionali, ai fini di un'efficace attuazione della PAC;

D.  considerando che una più efficace ed efficiente riforma della PAC richiede una semplificazione e meno burocrazia per attuare i propri obiettivi;

E.  considerando che i costi dei controlli e per la prestazione di assistenza ai soggetti interessati vengono attualmente stimati a 4 miliardi di euro all'anno a livello di Stati membri e che essi probabilmente aumenteranno, come pure i tassi di errore, con l'applicazione della più recente riforma della PAC soprattutto con l'introduzione delle misure di "inverdimento";

F.  considerando che la riforma del 2013 ha comportato notevoli modifiche dei dati richiesti agli agricoltori per corredare le domande e giustificare le richieste, con nuovi requisiti che rischiano di comportare un maggior tasso di errore nella fase di apprendimento e di adattamento iniziali;

G.  considerando importante che gli addetti non siano oberati da un numero sproporzionato di ispezioni;

H.  considerando che, ai fini di un'efficace attuazione della PAC, è necessario conseguire gli obiettivi di tale politica garantendo nel contempo la comprensione e la fiducia reciproche fra tutte le istituzioni dell'UE e gli organismi nazionali e regionali;

I.  considerando che gli agricoltori sono incentivati a fornire determinati servizi, in particolare a favore dei paesaggi, della biodiversità dei terreni agricoli e della stabilità del clima, nonostante non abbiano valore di mercato;

J.  considerando che i costi dei controlli e delle consulenze fornite ai soggetti interessati e agli agricoltori possono essere attualmente stimati a quattro miliardi di euro a livello di Stati membri; sottolineando l'esigenza di ridurre al minimo il costo dei controlli e il loro onere burocratico;

K.  considerando che i controlli basati sui risultati potrebbero rivelarsi un'utile metodologia mentre sono necessari stabilità e un approccio responsabilizzante da parte degli organi amministrativi, al fine di incrementare la fiducia con i beneficiari finali; ricorda tuttavia che non si può imporre un sistema unico sui vari tipi e dimensioni delle aziende agricole nell'UE;

L.  considerando che le misure di "inverdimento" introdotte dall'ultima riforma della politica agricola comune sono intese a migliorare la sostenibilità agricola grazie all'effetto di vari strumenti, tra i quali:

   una condizionalità semplificata e più mirata;
   i pagamenti diretti "verdi" e le misure volontarie a beneficio dell'ambiente e del clima nell'ambito dello sviluppo rurale;

M.  considerando che la direzione generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale(1) ha ritenuto doveroso analizzare 51 riserve concernenti alcuni organismi pagatori;

1.  conviene con la Corte dei conti europea che "le disposizioni adottate per la spesa della politica agricola comune per il periodo 2014-2020 rimangono complesse"(2); segnala tuttavia che la complessità della PAC dipende dalla diversità all'eterogeneità dell'agricoltura in Europa e che la semplificazione non deve comportare uno smantellamento degli strumenti che sono stati adottati;

2.  chiede una PAC meno burocratica ai fini di una riduzione dei tassi di errore, nonché lo sviluppo di strumenti che consentano di distinguere tra errore e frode;

3.  chiede, quando si si fa riferimento ai risultati dei controlli e nel quadro dell'eventuale imposizione di sanzioni, che si compia una distinzione tra omissioni involontarie e casi di frode, in quanto le omissioni non provocano normalmente danni finanziari al contribuente;

4.  chiede una PAC meno burocratica che possa essere applicata e interpretata chiaramente ai fini di una riduzione dei tassi di errore e dello sviluppo di strumenti che consentano di distinguere tra errore e frode, garantendo comunque che gli agricoltori continuino ad essere in grado di produrre alimenti indispensabili, il che sta al cuore della strategia; ritiene che continuare ad affrontare la complessità e razionalizzare la PAC siano elementi chiave per attrarre nuovi ingressi in agricoltura, trattenendoli con le loro competenze, per garantire in futuro un fiorente settore agricolo UE; si attende a tal riguardo forti misure a titolo del programma relativo ad una migliore regolamentazione; si compiace della decisione della Commissione di estendere di un mese il termine per le richieste di pagamento diretto e lo considera un passo verso la riduzione del tasso di errore della PAC;

5.  chiede che sia fornito un orientamento più chiaro sia alle autorità nazionali che agli agricoltori, al fine di ridurre il tasso di errore;

6.  sostiene l'iniziativa della Commissione di semplificare la PAC con l'immediato esame di misure che possano essere applicate rapidamente, in quanto ciò andrebbe a favore degli agricoltori, degli organismi pagatori, delle istituzioni UE e dei contribuenti; suggerisce inoltre che, in occasione della verifica intermedia, siano presentate proposte di modifica all'atto legislativo di base da esaminare ai fini della riforma per il prossimo periodo di finanziamento;

7.  esprime il timore che il tasso di errore più probabile stimato dalla Corte dei conti aumenterà nell'ambito dei pagamenti diretti previsti dalla politica agricola comune nel periodo 2014-2020, soprattutto perché il prossimo quadro normativo sulla condizionalità non porta ancora a una riduzione dell'inutile complessità di tale politica per le autorità di gestione o i beneficiari;

8.  ricorda che il Parlamento e la Corte dei conti hanno spesso evidenziato la necessità di trovare un giusto equilibrio tra la riduzione degli oneri amministrativi e un controllo finanziario efficace;

9.  osserva che i costi dei controlli relativi alla politica agricola comune ammontano già a 4 miliardi di EUR all'anno e riguardano 50 milioni di transazioni, a fronte di un bilancio per l'agricoltura di circa 58 miliardi di EUR;

10.  accoglie positivamente il fatto che la Commissione dia la priorità a un nuovo processo di semplificazione della PAC e che proponga, innanzitutto, di semplificare determinati atti delegati e di esecuzione;

11.  è decisamente favorevole a un miglioramento della qualità e della coerenza, più che della quantità, dei controlli in ambito agricolo effettuati dagli Stati membri, dalla Commissione e dalla Corte dei conti;

12.  evidenzia altresì che i controlli consentono di garantire che i fondi del bilancio UE destinati al finanziamento degli strumenti della PAC siano utilizzati correttamente;

13.  ricorda che l'obiettivo del meccanismo di audit unico è quello di istituire una catena unica di controlli, dai beneficiari finali alle istituzioni dell'Unione europea;

14.  si rammarica del fatto che il meccanismo di audit unico non sia ancora operativo e che i sistemi di controllo istituiti dagli Stati membri non siano pienamente funzionanti; ricorda agli Stati membri la loro responsabilità di provvedere efficacemente al primo livello di controlli, riducendo nel contempo al minimo gli oneri a carico degli agricoltori, nonché le opzioni a loro disposizione per organizzare i controlli in modo più flessibile;

15.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri, a titolo di orientamento, a trovare modalità per ottimizzare e combinare le ispezioni nel quadro della PAC in modo che i beneficiari selezionati siano sottoposti, quando possibile, solo a un ciclo di controlli all'anno;

16.  sottolinea che, sulla base della relazione annuale della Corte dei conti europea per l'esercizio finanziario 2013:

   a) il tasso di errore più probabile nell'ambito dei pagamenti diretti sarebbe stato dell'1,1% più basso e, quindi, relativamente vicino alla soglia di rilevanza del 2%, se le autorità nazionali avessero utilizzato le informazioni a loro disposizione per prevenire, individuare e correggere gli errori almeno parzialmente(3);
   b) il tasso di errore più probabile sarebbe stato ridotto al 2% nell'ambito dello sviluppo rurale se le autorità nazionali avessero utilizzato tutte le informazioni a loro disposizione per prevenire, individuare e correggere gli errori(4);

17.  deplora il fatto che la Commissione abbia dovuto rivedere al rialzo i tassi di errore comunicati da 42 organismi pagatori su 68, con un tasso di errore residuo superiore al 2%, sebbene quasi tutti gli organismi pagatori per i pagamenti diretti fossero accreditati e certificati dalle autorità di certificazione e 79 delle 82 dichiarazioni di affidabilità presentate dagli organismi pagatori avessero ricevuto un parere senza rilievi dagli organismi di certificazione nel 2013;

18.  si aspetta che la nuova missione assegnata agli organismi di certificazione dai regolamenti (UE, Euratom) n. 966/2012 e (UE) n. 1306/2013 migliorerà l'affidabilità dei dati comunicati dagli Stati membri in merito alla loro gestione dei fondi agricoli dell'UE;

19.  chiede alla Commissione di modificare le linee guida destinate agli organismi di certificazione per verificare più accuratamente l'elaborazione delle relazioni statistiche;

20.  chiede nuovamente alla Commissione di elaborare proposte intese a sanzionare gli organismi pagatori in caso di dichiarazioni false o inesatte, in particolare riguardo ai seguenti tre aspetti: le statistiche sulle ispezioni, le dichiarazioni degli organismi pagatori e il lavoro svolto dagli organismi di certificazione; chiede che la Commissione sia autorizzata a revocare il riconoscimento degli organismi pagatori in caso di gravi inesattezze;

21.  si aspetta che la Commissione si avvalga pienamente e tempestivamente del processo di semplificazione della PAC, in particolare per quanto concerne le regolamentazioni onerose e complesse che disciplinano la condizionalità e l'inverdimento e che, in ultima analisi, si ripercuotono sugli agricoltori di tutta Europa;

22.  sostiene l'iniziativa della Commissione di semplificare la PAC attraverso l'immediato esame di misure che possano essere applicate rapidamente, in quanto ciò andrebbe a favore degli agricoltori, degli organismi pagatori, delle istituzioni e dei contribuenti UE; suggerisce inoltre di presentare proposte di modifica della legislazione di base; esorta la Commissione a presentare proposte concrete in materia di semplificazione della PAC, tenendo conto del riscontro fornito dai soggetti interessati del settore agricolo;

23.  raccomanda un rafforzamento e una più forte applicazione della verifica dei conti unica, attraverso un coordinamento delle attività di controllo effettuate dalle varie istituzioni, e chiede di alleviare l'onere amministrativo connesso alle verifiche dei conti, affinché nel corso dello stesso esercizio gli agricoltori non siano soggetti a più controlli in distinte occasioni da parte degli organismi competenti, o a multipli o eccessivi controlli da parte della Commissione e della Corte dei conti europea, indipendentemente dalla regolamentazione, in modo da ridurre quindi l'onere per gli agricoltori mediante una riduzione del numero di ispezioni; sollecita la messa in comune delle funzioni di verifica contabile e dei controlli effettuati dagli organismi certificatori e da altri organismi degli Stati membri; rileva che gli orientamenti forniti agli agricoltori nel quadro delle linee guida sia dalle autorità nazionali che dalla Commissione per l'attuazione della PAC sono spesso in contraddizione con i criteri di valutazione impiegati dalla Corte dei conti, il che è motivo di ammende sproporzionate quanto inattese;

24.  è favorevole a un approccio integrato in materia di controlli in modo che tutti gli obblighi di controllo a carico di un'azienda agricola intervengano nello stesso momento ogniqualvolta possibile, onde poter contenere il numero dei sopralluoghi e ridurre il concomitante costo e onere in termini di risorse e tempo a carico delle amministrazioni e degli agricoltori con una razionalizzazione dell'iter dei controlli;

25.  ricorda alla Commissione che, in ultima istanza, il rischio di errori involontari dovuti alla complessità della regolamentazione è sostenuto dal beneficiario; chiede che tale approccio sia sostenuto da una politica ragionevole, equilibrata ed efficace in materia di sanzioni, che eviti, ad esempio, il raddoppiamento delle sanzioni per lo stesso errore nell'ambito del regime di pagamento e della condizionalità;

26.  ritiene che, al fine di garantire la corretta attuazione dei progetti, i pagamenti non dovrebbero essere sospesi qualora siano identificati errori di minore importanza e/o materiali;

27.  chiede che la Commissione, gli Stati membri e la Corte dei conti sviluppino ulteriormente le strategie di audit basate sui rischi integrando tutti i dati pertinenti, tra cui quelli relativi a una localizzazione preventiva dei risultati migliori e peggiori in ciascun settore;

28.  sottolinea la necessità di sviluppare criteri per definire quali Stati membri sono identificati come aventi i migliori o i peggiori risultati;

29.  ricorda che i "peggiori risultati" per quanto concerne la gestione dei fondi dell'UE possono essere attribuiti a una vasta gamma di Stati membri, a seconda del settore interessato;

30.  insiste che la definizione di performance nel rispetto dei controlli dovrebbe basarsi su una lista di controllo e guardare soprattutto alla qualità dei controlli e dei sistemi amministrativi degli Stati membri, ossia all'efficienza, alla coerenza e all'affidabilità delle autorità di gestione e di certificazione;

31.  ritiene che gli Stati membri che registrano i migliori risultati in ciascun settore andrebbero premiati con una riduzione dei controlli dell'Unione;

32.  ritiene che lo sviluppo e la gestione di controlli basati sui risultati non dovrebbero in ogni caso diventare fonte di maggiore incertezza per quanto riguarda la sicurezza dell'approvvigionamento alimentare dell'UE;

33.  invita gli Stati membri con i risultati migliori a condividere la propria esperienza con gli Stati membri che registrano i risultati peggiori;

34.  chiede alla Commissione di incoraggiare lo scambio delle migliori pratiche e di provvedere affinché i controlli si svolgano nel modo più snello possibile e arrecando il minor disagio possibile agli agricoltori;

35.  osserva che, in conformità con l'articolo 59, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 1306/2013 sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune, "gli Stati membri garantiscono un livello minimo di controlli in loco necessari ai fini di un'efficiente gestione dei rischi, aumentando tale livello, se necessario. Gli Stati membri possono ridurre tale livello minimo in caso di corretto funzionamento dei sistemi di gestione e di controllo e qualora i tassi di errore si mantengano a un livello accettabile";

36.  chiede alla Commissione di approfondire la definizione di livello accettabile di cui all'articolo 59, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 1306/2013 e di avviare un dialogo con il Parlamento e la Corte dei conti europea a tal proposito;

37.  incoraggia gli Stati membri a sviluppare altre iniziative di e-government volte a ridurre il tasso di errore prevenendo gli errori sin dalla fase della domanda, quale obiettivo di medio e lungo termine; chiede alla Commissione e agli Stati membri di tenere conto del termine di cui all'articolo 122, paragrafo 3, del regolamento recante disposizioni comuni, per la transizione alla coesione elettronica nell'attuazione, nella gestione e nel controllo dei progetti; ritiene che la trasparenza completa dei dati e la loro accessibilità siano fondamentali per prevenire e combattere ogni abuso; invita a questo riguardo la Commissione a rendere obbligatoria la pubblicazione dei documenti forniti da tutti i beneficiari;

38.  ritiene che la copertura completa delle zone rurali con la banda larga veloce, unitamente a una significativa azione di sensibilizzazione e formazione riguardo al suo utilizzo, costituiranno uno strumento essenziale per consentire a tutti gli agricoltori di beneficiare dei più recenti sistemi per la presentazione delle domande e delle richieste correlate alla PAC;

39.  chiede che siano compiuti ulteriori sforzi per ridurre la complessità dei sistemi e dei moduli per la presentazione delle domande da parte degli agricoltori e raccomanda un maggiore utilizzo della tecnologia di e-government da parte degli Stati membri, al fine di prevenire errori nella presentazione delle domande, il che richiederà l'accesso a internet a banda larga per i beneficiari; incoraggia la Commissione a creare un programma inteso a sostenere la formazione degli agricoltori più anziani; sottolinea i cospicui investimenti nelle reti a banda larga nelle zone rurali e invita gli Stati membri ad attivarsi per la digitalizzazione dell'iter di presentazione delle domande; ricorda che, per un'attuazione affidabile delle tecnologie di e-government, è necessario che gli Stati membri sviluppino, finanzino o cofinanzino tali tecnologie;

40.  chiede agli Stati membri di realizzare programmi di digitalizzazione per quanto riguarda il rapporto tra amministrazioni e imprese agricole onde permettere di disporre di un fascicolo aziendale unico con gestione integrata e sincrona dei dati relative alle colture; ritiene che una semplificazione di questo genere permetterebbe di aggregare quanto gestito oggi in modo separato (il piano colturale, il piano assicurativo individuale e il quaderno di campagna) in quanto le aziende agricole farebbero una sola dichiarazione che verrebbe poi condivisa tra amministrazioni, il che comporterebbe una maggiore efficienza dei controlli da parte di tali amministrazioni e quindi una riduzione dei rischi di errati pagamenti e una razionalizzazione dei controlli;

41.  invita gli Stati membri a provvedere affinché gli organismi governativi o regionali incaricati dell'attuazione della nuova PAC comunichino e collaborino efficacemente tra loro a vantaggio degli agricoltori che attuano tale politica sul campo;

42.  ritiene che i vantaggi a lungo termine dello sviluppo e dell'adozione di soluzioni industriali basate su Internet, sia nell'agricoltura che nei controlli, siano numerosi, soprattutto per quanto concerne le soluzioni integrate per i beneficiari e gli organismi pagatori; si aspetta che ciò avrà un impatto positivo sulla coerenza e l'affidabilità dei controlli e sulla loro efficienza in termini di costi; esorta la Commissione ad adottare e porre in esecuzione progetti pilota in questo ambito; ricorda che tale approccio dipende dall'impegno degli Stati membri a fornire collegamenti a banda larga veloci nelle zone rurali in tutta l'UE;

43.  invita la Commissione a collaborare con tutte le parti interessate, inclusi, tra gli altri, la Corte dei conti, gli Stati membri e le organizzazioni dei beneficiari, per elaborare una strategia a lungo termine intesa a individuare modalità disgiunte dalla politica stessa, atte a impedire che l'onere a carico dei beneficiari e degli ispettori aumenti ulteriormente in seguito a future riforme della PAC e modifiche degli atti di base;

44.  chiede alla Commissione di rispettare, nell'ambito dell'elaborazione di una proposta di atto legislativo sulle aree di interesse ecologico in conformità con l'articolo 46 del regolamento (UE) n. 1307/2013, il principio di controllabilità già vigente per lo sviluppo rurale;

45.  chiede alla Commissione di affrontare la questione della riduzione del livello minimo di controlli di cui all'articolo 59 del regolamento (UE) n. 1306/2013 nel contesto della relazione di valutazione prevista dall'articolo 110 del medesimo regolamento in merito al monitoraggio e alla valutazione della PAC;

46.  chiede alla Commissione di elaborare una comunicazione sulla possibilità di introdurre sistemi di gestione basati sui risultati in tutti i settori della PAC, in particolare per gli investimenti nell'ambito dello sviluppo rurale, allo scopo di avviare un dibattito con tutte le parti interessate nell'ottica di introdurre tale principio nella legislazione dell'UE.

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla Commissione, al Consiglio, al Consiglio europeo nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) Relazione annuale di attività 2013, direzione generale dell'Agricoltura e dello sviluppo rurale.
(2) Parere n. 1/2012 della Corte dei conti europea su alcune proposte di regolamenti concernenti la politica agricola comune per il periodo 2014-2020.
(3) Cfr. la relazione annuale della Corte dei conti sull'esercizio 2013, punto 3.8.
(4) Cfr. la relazione annuale della Corte dei conti sull'esercizio 2013, punto 4.8.


Imprese a conduzione familiare in Europa
PDF 194kWORD 90k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulle imprese a conduzione familiare in Europa (2014/2210(INI))
P8_TA(2015)0290A8-0223/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti i criteri per la definizione delle piccole e medie imprese (PMI) stabiliti dalla Commissione europea nel 2003,

–  visto il "Piano d'azione Imprenditorialità 2020" della Commissione (COM(2012)0795),

–  vista la relazione del 2009 del gruppo di esperti della Commissione europea dal titolo "Overview of Family-Business-Relevant Issues: Research, Networks, Policy Measures and Existing Studies"("Panoramica delle questioni che interessano le imprese familiari: ricerca, reti, misure politiche e studi esistenti"),

–  vista la sua risoluzione del 5 febbraio 2013 su come migliorare l'accesso delle PMI ai finanziamenti(1),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2014 sulla reindustrializzazione dell'Europa per promuovere la competitività e la sostenibilità(2),

–  vista la comunicazione della Commissione dal titolo "Pensare anzitutto in piccolo (Think Small First) - Uno Small Business Act per l'Europa" (COM(2008)0394),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0223/2015),

A.  considerando che la proprietà è tutelata a norma dell'articolo 17 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

B.  considerando che in passato le imprese a conduzione familiare in generale hanno ampiamente contribuito al fiorire dell'economia europea e hanno svolto un ruolo significativo nella crescita economica e nello sviluppo sociale, nel calo della disoccupazione, soprattutto giovanile, e negli investimenti in capitale umano; che il carattere multigenerazionale delle imprese a conduzione familiare rafforza la stabilità dell'economia; che le imprese a conduzione familiare svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo regionale in termini di occupazione, trasferimento delle conoscenze e organizzazione del territorio; che politiche mirate a favore di tali imprese potrebbero favorire l'imprenditorialità e motivare molte famiglie europee ad avviare la propria impresa familiare;

C.  considerando che, secondo l'Ernst and Young Family Business Yearbook 2014, l'85% di tutte le imprese europee è rappresentato da imprese a conduzione familiare, le quali forniscono il 60% dei posti di lavoro nel settore privato;

D.  considerando che le imprese a conduzione familiare hanno dimensioni variabili, il che le espone a difficoltà e problematiche diverse;

E.  considerando che, sebbene la maggior parte delle imprese a conduzione familiare siano piccole e medie imprese, esse possono avere dimensioni piccole, medie o grandi ed essere quotate o non quotate; che sono state ampiamente equiparate alle PMI, ma è stato trascurato il fatto che esistono anche imprese multinazionali molto grandi che sono a conduzione familiare; che in taluni Stati membri dell'UE una quota considerevole del fatturato totale di tutte le imprese e, di conseguenza, un contributo decisivo al mantenimento dei posti di lavoro, anche in tempo di crisi, alla creazione di occupazione, alla crescita e al successo economico del paese in questione non sono che imputabili a un numero ridotto di imprese a conduzione familiare; che numerose imprese familiari che non rientrano più nella definizione di PMI non possono al tempo stesso essere considerate aziende di grandi dimensioni, né possono beneficiare di specifiche opportunità di finanziamento o di determinate esenzioni amministrative; che ciò comporta inevitabilmente oneri burocratici inutili, che rappresentano un grave peso soprattutto per tali imprese a conduzione familiare a media capitalizzazione;

F.  considerando che un numero significativo di imprese a conduzione familiare è attivo in più di un paese, il che dimostra che il modello di impresa a conduzione familiare ha una dimensione transnazionale;

G.  considerando che l'imposizione diretta e il diritto successorio sono di competenza degli Stati membri e che alcuni di essi hanno adottato misure intese a sostenere le imprese a conduzione familiare e a rispondere alle loro esigenze;

H.  considerando che vi è la percezione che le imprese a conduzione familiare possiedano un elevato livello di integrità e di principi a guida delle loro attività operative e che tali imprese introducono standard elevati di responsabilità sociale verso i loro dipendenti e l'ambiente, contribuendo a creare un contesto favorevole ai fini dell'equilibrio tra vita professionale e privata; che le imprese a conduzione familiare assicurano generalmente il trasferimento di conoscenze e di competenze e, in alcuni casi, rivestono un ruolo fondamentale nei legami sociali;

I.  considerando che in agricoltura le imprese familiari costituiscono il modello aziendale più comune, forniscono un contributo significativo alla prevenzione dello spopolamento delle zone rurali e, in molti casi, rappresentano l'unica fonte di occupazione nelle regioni europee caratterizzate da uno sviluppo estremamente lento, in particolare le regioni meno industrializzate; che le imprese a conduzione familiare del settore agricolo rappresentano un modello esemplare, dal momento che, in generale, incarnano il principio dell'economia circolare sostenibile da punto di vista ambientale e sociale e che, in tale contesto, le donne a capo di tali imprese forniscono un contributo non solo a livello di spirito imprenditoriale, ma anche di specifiche competenze comunicative e sociali;

J.  considerando che il lavoro del gruppo di esperti della Commissione sulle imprese a conduzione familiare si è concluso più di 5 anni fa e che, da allora, non sono state avviate nuove iniziative a livello unionale; che mancano ancora ricerche e dati a livello nazionale ed europeo per comprendere le esigenze particolari e le strutture delle imprese a conduzione familiare;

K.  considerando che, a livello europeo, non esiste una definizione giuridicamente vincolante, concreta, semplice e armonizzata di "impresa a conduzione familiare";

L.  considerando che, vista la mancanza di tale definizione, non è possibile raccogliere dati comparabili negli Stati membri dell'UE per porre enfasi sulla situazione, le esigenze e i traguardi economici particolari delle imprese a conduzione familiare; che l'assenza di dati attendibili e comparabili può ostacolare il processo decisionale strategico e indicare che le esigenze delle imprese a conduzione familiare non sono soddisfatte;

M.  considerando che, al di là della loro rilevanza sul piano economico, tali imprese svolgono un ruolo importante anche in termini sociali;

N.  considerando che non in tutti i 28 Stati membri dell'Unione esistono associazioni o altre strutture di rappresentanza degli interessi che si occupino in modo particolare delle esigenze delle imprese a conduzione familiare;

O.  considerando che gli sforzi intrapresi a livello dell'UE per promuovere l'imprenditorialità e la creazione di nuove imprese dovrebbero essere rafforzati e integrati, agevolando e promuovendo in particolare la sopravvivenza a lungo termine delle imprese a conduzione familiare;

P.  considerando che il modello di impresa a conduzione familiare è diffuso in modo disomogeneo tra gli Stati membri; che una quota significativa di imprese familiari in Europa possiede una dimensione transnazionale e svolge le proprie attività in più Stati membri;

Q.  considerando che, in media, il compenso orario percepito dalle donne nell'UE è inferiore del 16% rispetto a quello degli uomini, che si registra una scarsa presenza femminile nelle cariche dirigenziali e apicali, e che le prassi lavorative e i sistemi retributivi applicati agli uomini e alle donne non sono gli stessi, il che ostacola l'indipendenza economica delle donne, la loro piena partecipazione al mercato del lavoro e la conciliazione della vita professionale e privata;

R.  considerando che le donne svolgono spesso un ruolo invisibile o di prestanome e non vedono riconosciute in modo adeguato le loro posizioni lavorative e retributive, con gravi ripercussioni a livello contributivo, pensionistico e assistenziale nonché in termini di riconoscimento delle loro competenze, come dimostrato dai dati relativi al divario retributivo e pensionistico di genere(3);

Importanza per l'economia

1.  sottolinea che le imprese a conduzione familiare tendono a dimostrare un elevato livello di responsabilità sociale verso il loro personale e a gestire le risorse in maniera attiva e responsabile, ed evidenzia che esse adottano solitamente un approccio sostenibile e a lungo termine nei confronti del futuro economico dell'impresa (agendo in qualità di "imprenditore rispettabile", titolare o gestore responsabile), fornendo quindi un contributo importante alle comunità locali e alla competitività dell'Europa, come pure creando e mantenendo posti di lavoro di elevata qualità;

2.  sottolinea che, per via della loro storia, le imprese a conduzione familiare sono fortemente radicate in un particolare territorio e, di conseguenza, creano e mantengono posti di lavoro anche nelle zone rurali e meno attraenti, contribuendo a contrastare il processo di invecchiamento e di spopolamento che colpisce vaste zone dell'Unione europea; invita quindi la Commissione e gli Stati membri a creare le infrastrutture economicamente vantaggiose necessarie per assicurare la competitività, il rinnovamento, la crescita e la sostenibilità di tali imprese, soprattutto le microimprese e le nuove imprese, e ad agevolare la collaborazione intersettoriale e transfrontaliera, contribuendo in tal modo alla loro crescita e internazionalizzazione;

3.  riconosce che le imprese familiari sono la più grande fonte di occupazione nel settore privato e che, quindi, ciò che è vantaggioso per la continuità, il rinnovamento e la crescita del settore delle imprese a controllo familiare è favorevole anche alla continuità, al rinnovamento e alla prosperità dell'economia europea;

4.  osserva che soprattutto le imprese a conduzione familiare altamente specializzate svolgono un ruolo importante in qualità di fornitori e innovatori per le imprese di maggiori dimensioni e che, in virtù del loro modello di attività economica orientata al lungo periodo e dal carattere intergenerazionale, garantiscono sicurezza materiale alle imprese di cui sono fornitori e contribuiscono in modo significativo anche alla crescita economica;

5.  rammenta alla Commissione che la maggioranza delle imprese a conduzione familiare è costituita da piccole e medie imprese(4) e che è quindi fondamentale applicare il principio del "think small first" per adeguare al meglio la legislazione dell'UE alle realtà e alle necessità di tali imprese e consentire loro di beneficiare dei programmi di sostegno e della semplificazione burocratica;

6.  osserva che le imprese a conduzione familiare possono svolgere un ruolo importante nell'incoraggiare le minoranze e i gruppi sottorappresentati a partecipare alle loro economie locali;

7.  rammenta che il maggiore livello di fiducia tra i membri di una famiglia rende le imprese a conduzione familiare molto flessibili e in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del contesto eco-sociale; osserva nel contempo che il fatto di operare in mercati di nicchia per lunghi periodi di tempo consente alle suddette imprese di poter individuare con successo nuove opportunità e possibilità di innovazione;

Finanziamento

8.  osserva che le imprese a conduzione familiare hanno spesso una percentuale di fondi propri decisamente maggiore rispetto a quelle non a conduzione familiare, che tale percentuale elevata di fondi propri assicura la stabilità economica di tali imprese e dell'intera economia e offre al contempo la possibilità di effettuare nuovi investimenti aziendali, opportunità che quindi non dovrebbe essere ulteriormente ridotta;

9.  esorta pertanto gli Stati membri ad assicurare che la legislazione nazionale in materia di imposte sulle successioni, sulle donazioni, sull'indebitamento e i fondi propri e sulle imprese non discrimini ma favorisca il finanziamento azionario, che è estremamente importante per le imprese a conduzione familiare; ricorda che l'imposizione diretta e il diritto successorio sono di competenza degli Stati membri; invita pertanto questi ultimi a prendere in esame la distorsione a favore del debito all'interno dei loro codici tributari, valutandone l'impatto sulla struttura di finanziamento delle imprese e sul livello degli investimenti, nonché a garantire la parità di trattamento tra il finanziamento azionario e quello tramite debito per non ostacolare la successione della proprietà e le prospettive a lungo termine delle imprese a conduzione familiare; invita la Commissione e gli Stati membri a esaminare eventuali discriminazioni a livello di tassazione rispetto al finanziamento azionario nel contesto della concorrenza leale;

10.  sottolinea che assicurare il finanziamento a lungo termine dell'impresa è diventato un fattore competitivo fondamentale; ribadisce in tal senso l'importanza di strutture del mercato finanziario stabili a livello internazionale; invita la Commissione ad assicurare che, nel quadro della regolamentazione dei mercati finanziari, non saranno creati oneri superflui per le imprese;

11.  chiede alla Commissione di prendere in considerazione la possibilità di includere le imprese a conduzione familiare a media capitalizzazione tra i beneficiari di tutti gli strumenti esistenti per le PMI e/o gli imprenditori, in particolare il COSME;

12.  sottolinea che, a causa della crisi finanziaria e del ciclo economico sfavorevole, molte attività delle imprese a conduzione familiare sono sottofinanziate ed è importante che dette imprese godano di un accesso aperto e agevole a fonti alternative di finanziamento;

13.  osserva in tale contesto l'importanza di promuovere forme alternative di concessione dei crediti alle imprese a conduzione familiare, come le cooperative di credito;

Sfide

14.  osserva che il 35% delle imprese che non investono all'estero non lo fanno perché hanno scarse conoscenze dei mercati esteri e poca esperienza in materia di internazionalizzazione; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a fornire soprattutto alle imprese familiari di dimensioni più piccole informazioni sulle opportunità di internazionalizzazione tramite il portale dell'internazionalizzazione delle PMI e la Piattaforma europea per la collaborazione tra i cluster (ECCP), nonché ad assicurare che abbiano accesso a un migliore scambio di esperienze e di pratiche di eccellenza, comprese le possibilità di internazionalizzazione tramite Internet; chiede inoltre agli Stati membri di fornire servizi di sostegno a favore delle imprese che intendono investire all'estero, ad esempio offrendo loro informazioni o garanzie di credito all'esportazione, eliminando le barriere commerciali e promuovendo una formazione specifica per una cultura imprenditoriale e dell'imprenditoria familiare;

15.  osserva che l'aumento dell'internazionalizzazione delle imprese a conduzione familiare offre maggiori opportunità di crescita economica e maggiore creazione di posti di lavoro; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a fornire assistenza alle imprese familiari più piccole affinché possano utilizzare al meglio l'infrastruttura digitale;

16.  riconosce che il contesto fiscale, giuridico e amministrativo in cui operano le imprese a conduzione familiare (e le imprese gestite dai titolari) è definito dall'effetto combinato della legislazione societaria e del diritto privato;

17.  osserva che l'87% delle imprese a conduzione familiare ritiene che mantenere il controllo dell'azienda rappresenti uno dei fattori chiave per il successo(5); rileva che, secondo il "Piano d'azione Imprenditorialità 2020"(6) della Commissione, il trasferimento della proprietà e quello della direzione dell'impresa da una generazione all'altra rappresenti la sfida più grande che un'impresa familiare si trova ad affrontare;

18.  osserva che le piccole e medie imprese a conduzione familiare si trovano continuamente confrontate con la necessità di innovarsi e acquisire competenze e talenti adeguati; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a fornire a tali imprese di minori dimensioni incentivi per l'assunzione dei rischi per la crescita, per la formazione del personale e per l'accesso alle conoscenze esterne;

19.  invita gli Stati membri a semplificare le procedure amministrative e i sistemi fiscali, in particolare tenendo conto delle sfide specifiche delle piccole e medie imprese e delle imprese a conduzione familiare;

20.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per sviluppare l'imprenditorialità digitale e le competenze digitali, affinché le imprese familiari possano trarre pieno vantaggio dall'utilizzo delle tecnologie digitali;

21.  chiede pertanto agli Stati membri di migliorare il quadro normativo per il trasferimento delle imprese familiari e di creare strumenti speciali per il finanziamento dei trasferimenti e prevenire quindi problemi di liquidità, onde assicurare la sopravvivenza delle imprese a conduzione familiare ed evitare le vendite sottocosto; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la formazione specifica per le imprese a conduzione familiare in materia di trasferimenti aziendali, strutture di governance, strategie proprietarie e dell'innovazione, soprattutto in quei paesi in cui, per motivi storici, il modello dell'impresa a conduzione familiare non è ancora così affermato, in modo da contribuire al successo a lungo termine, in particolare in termini di trasferimento aziendale, delle suddette imprese;

22.  sottolinea la necessità che le imprese a conduzione familiare abbiano un collegamento diretto con attività formative che permettano loro di tenersi costantemente aggiornate sulle pratiche più avanzate a livello di buona gestione d'impresa; evidenzia in proposito che le imprese a conduzione familiare contribuiscono in modo determinante alla riuscita delle riforme nel campo della formazione professionale, nonché all'aumento del numero di possibilità di apprendistato; osserva che, nel lungo periodo, sistemi di formazione professionale ben funzionanti possono contribuire a fronteggiare la mancanza di manodopera qualificata e la disoccupazione giovanile; evidenzia che la Commissione e gli Stati membri dovrebbero favorire uno scambio di pratiche di eccellenza riguardo alle modalità in base alle quali i sistemi di formazione professionale potrebbero fornire il miglior contesto possibile affinché le imprese a conduzione familiare investano nell'apprendistato;

23.  prende atto della necessità di far fronte alle altre sfide cui sono confrontate le imprese familiari, come le difficoltà nel trovare e trattenere una forza lavoro qualificata, nonché dell'importanza di rafforzare l'insegnamento dell'imprenditorialità e la formazione specifica per la gestione delle imprese a conduzione familiare;

24.  sottolinea l'importanza dei programmi di formazione finanziati dall'UE per i piccoli imprenditori, che consentono ai titolari di imprese a conduzione familiare di adattare le loro aziende a un ambiente in rapida evoluzione caratterizzato dalla crescente integrazione economica globale, dall'avvento di nuove tecnologie e dall'attenzione rivolta a un'economia maggiormente rispettosa dell'ambiente e a basse emissioni di carbonio;

25.  osserva che promuovere l'imprenditorialità nelle scuole e in altri ambienti formativi è di fondamentale importanza per sviluppare una mentalità maggiormente imprenditoriale; prende inoltre atto del fatto che la formazione dovrebbe includere questioni specifiche legate alle imprese a conduzione familiare, quali proprietà, successione e governance familiare, unitamente a informazioni di carattere più generale, come l'importanza dell'innovazione quale strumento per reinventare le imprese;

26.  esorta gli Stati membri a tenere conto del lavoro formale e informale, occasionale e invisibile svolto dai familiari, anche nelle imprese a conduzione familiare, e li incoraggia a mettere a punto un quadro normativo chiaro;

27.  sottolinea che il contributo all'innovazione delle imprese a conduzione familiare potrebbe essere rafforzato promuovendo la loro partecipazione ai partenariati pubblico-privati e ai cluster e favorendo la loro collaborazione con gli istituti di ricerca;

Prospettive

28.  invita la Commissione, nel contesto di una migliore regolamentazione, a intraprendere un'analisi della normativa vigente che incide sulle imprese a conduzione familiare, al fine di individuare i problemi e le barriere alla crescita;

29.  invita la Commissione ad avviare studi regolari e adeguatamente finanziati volti ad analizzare l'importanza della proprietà per il successo e la sopravvivenza di un'impresa e a sottolineare le sfide specifiche che le imprese a conduzione familiare si trovano ad affrontare, nonché a proporre al Parlamento e agli Stati membri una definizione statisticamente attuabile e valida in tutta Europa di "impresa a conduzione familiare", elaborata in collaborazione con Eurostat, che tenga conto della situazione nei diversi Stati membri; chiede inoltre alla Commissione di utilizzare gli attuali "dati della task force sulle piccole e medie imprese" per raccogliere sufficienti informazioni anche sulle imprese a conduzione familiare in tutti gli Stati membri ed effettuare un confronto della situazione e delle necessità delle imprese a conduzione familiare di diverse dimensioni e uno tra imprese a conduzione familiare e imprese a conduzione non familiare, di promuovere la divulgazione di informazioni e lo scambio di esempi di conoscenze e pratiche di eccellenza in tutta l'Unione, ad esempio creando uno sportello per le imprese a conduzione familiare presso la Commissione, nonché sfruttando al meglio programmi come l'"Erasmus per giovani imprenditori", nonché di prevedere maggiore assistenza mirata;

30.  invita la Commissione a condurre una valutazione d'impatto per verificare in che misura sarebbe possibile ampliare la definizione europea di PMI del 2003 in modo da includere, oltre ai criteri puramente quantitativi, anche criteri qualitativi che tengano conto della proprietà dell'impresa, considerando l'interdipendenza tra proprietà, controllo e direzione, del fatto che il rischio e la responsabilità ricadono solo sulla famiglia, della responsabilità sociale d'impresa e, in generale, dell'aspetto personale nella gestione aziendale, anche in relazione alla partecipazione dei dipendenti alla gestione delle attività operative, e degli effetti che ciò potrebbe avere sulle imprese familiari, ad esempio per quanto riguarda gli aiuti di Stato o la sovvenzionabilità delle stesse;

31.  chiede alla Commissione di effettuare, nel contempo e nell'ambito della sua valutazione d'impatto normativa, uno studio di fattibilità del "test per le imprese a conduzione familiare" (per le politiche riguardanti, ad esempio, la proprietà, le strutture di governance o la riservatezza), sulla base di quello per le PMI, e di introdurlo quanto prima nel caso in cui la fattibilità fosse dimostrata, in modo da poter stabilire l'effetto di determinati atti giuridici sulle imprese a conduzione familiare ed evitare quindi iter burocratici superflui e ostacoli onerosi per queste ultime, ponendo particolare enfasi sugli effetti combinati del diritto societario e del diritto privato;

32.  osserva che differenze, per esempio, a livello di normativa fiscale, regimi di sovvenzionamento o applicazione della legislazione europea nei paesi vicini possono causare difficoltà agli imprenditori, come quelli a capo di imprese familiari, che operano nelle regioni frontaliere; invita pertanto gli Stati membri a rivedere la normativa nazionale proposta e le modalità proposte per l'applicazione della legislazione europea in modo da accertarne gli effetti sugli imprenditori, come quelli a capo di imprese familiari che operano nelle regioni frontaliere;

33.  invita la Commissione a istituire e a definire le competenze di un gruppo di lavoro interno permanente che si occupi soprattutto delle esigenze e delle specificità delle imprese a conduzione familiare, che informi regolarmente il Parlamento e gli Stati membri, incoraggi lo scambio di pratiche di eccellenza tra le organizzazioni di imprese familiari degli Stati membri e divulghi orientamenti e testi e soluzioni standard che consentano alle imprese familiari di superare i loro problemi specifici; chiede altresì alla Commissione di creare uno sportello unico che possa fungere da punto di contatto a livello europeo per le imprese a conduzione familiare e per i gruppi di interesse di queste ultime e possa fornire consulenza riguardo a questioni specifiche relative soprattutto alla legislazione europea e all'accesso ai finanziamenti dell'Unione;

34.  sottolinea il ruolo imprenditoriale della donna nelle imprese a conduzione familiare; invita la Commissione ad avviare uno studio sulla presenza delle donne all'interno delle imprese familiari in Europa e a valutare le opportunità offerte da tali imprese ai fini dell'emancipazione femminile, delle pari opportunità e della conciliazione tra vita professionale e vita privata; sottolinea la necessità che sia tutelato il diritto delle donne alla successione nelle imprese familiari, così come avviene per gli uomini, promuovendo una cultura di parità di diritti fra uomini e donne che valorizzi il ruolo imprenditoriale femminile nelle imprese familiari, comprese le posizioni di responsabilità; evidenzia inoltre che le imprese a conduzione familiare devono rispettare le disposizioni giuridiche legate all'assicurazione sociale, ai contributi pensionistici e alle norme in materia di condizioni di lavoro sicure;

35.  ricorda nuovamente agli Stati membri e alle autorità regionali e locali l'importanza di poter contare su un numero sufficiente di servizi di qualità e a costi accessibili per l'assistenza ai bambini, agli anziani e ad altre persone a carico, oltre che su incentivi fiscali per le imprese e su altre forme di compensazione che permettano agli uomini e alle donne che lavorano come dipendenti, autonomi o dirigenti di imprese familiari di conciliare la vita privata e quella professionale;

36.  ribadisce la necessità di prevedere congedi di maternità, di paternità e parentali indipendenti e debitamente remunerati, che siano conformi alle esigenze dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi e degli imprenditori;

37.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la Rete europea delle ambasciatrici per l'imprenditoria femminile e la Rete europea di mentori per le donne imprenditrici al fine di migliorarne la visibilità;

38.  osserva che, grazie alla proprietà dei terreni, le imprese agricole a conduzione familiare sono radicate in un particolare territorio; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a garantire che la sopravvivenza di tali imprese non sia minacciata soprattutto da un'eccessiva burocrazia; richiama l'attenzione sull'importante ruolo svolto dalle donne nella gestione delle aziende agricole a conduzione familiare e invita gli Stati membri a promuovere la formazione aziendale destinata specificamente alle donne impegnate in agricoltura, onde rafforzare ancora di più la loro presenza nelle suddette aziende;

39.  chiede alla Commissione di adoperarsi per rafforzare l'imprenditorialità in tutta l'Unione, tenendo conto dell'importanza delle imprese a conduzione familiare nell'economia dell'UE, e di creare un ambiente favorevole all'eccellenza aziendale;

40.  invita la Commissione a elaborare senza indugio una comunicazione che analizzi il ruolo delle imprese a conduzione familiare in relazione al rafforzamento della competitività e della crescita dell'economia unionale entro il 2020, nonché a tracciare una tabella di marcia in cui figurino le misure in grado di rafforzare il contesto economico e lo sviluppo delle imprese familiari nell'UE, a sensibilizzare sulle sfide specifiche delle imprese a conduzione familiare da affrontare e a migliorare la competitività, l'internazionalizzazione e il potenziale in termini di creazione di posti di lavoro di tale tipo di imprese;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0036.
(2) Testi approvati, P7_TA(2014)0032.
(3) http://ec.europa.eu/justice/gender-equality/files/gender_pay_gap/140319_gpg_it.pdf
(4) Relazione finale del gruppo di esperti della Commissione europea "OVERVIEW OF FAMILY–BUSINESS–RELEVANT ISSUES" (Questioni rilevanti per le imprese a conduzione familiare: una panoramica), novembre 2009.
(5) European Family Business Barometer (Barometro delle imprese familiari), giugno 2014.
(6) COM(2012)0795.


Ricerca e innovazione nell'economia blu per creare occupazione e crescita
PDF 215kWORD 111k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla valorizzazione del potenziale della ricerca e dell'innovazione nell'economia blu per creare crescita e posti di lavoro (2014/2240(INI))
P8_TA(2015)0291A8-0214/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 maggio 2014 dal titolo "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani (COM(2014)0254),

–  vista la direttiva 2014/89/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo(1),

–  vista la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 giugno 2008, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino)(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 6 ottobre 2010 dal titolo "Iniziativa faro Europa 2020 – L'Unione dell'innovazione" (COM(2010)0546),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 ottobre 2007 su "Una politica marittima integrata per l'Unione europea" (COM(2007)0575),

–  vista la dichiarazione di Limassol dell'8 ottobre 2012 su un'agenda marina e marittima per la crescita e l'occupazione,

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 settembre 2012 dal titolo "Crescita blu: opportunità per una crescita sostenibile dei settori marino e marittimo" (COM(2012)0494),

–  vista la comunicazione della Commissione del 13 maggio 2013 dal titolo "Piano d'azione per una strategia marittima nella regione atlantica. Promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2013)0279),

–  visto il Libro verde della Commissione, del 29 agosto 2012, dal titolo "Conoscenze oceanografiche 2020 – dalla mappatura dei fondali marini alle previsioni oceanografiche" (COM(2012)0473),

–  vista la sua risoluzione del 2 luglio 2013 sulla crescita blu: miglioramento della crescita sostenibile nel settore marino, dei trasporti marittimi e del turismo dell'Unione(3),

–  vista la sua risoluzione del 23 ottobre 2013 sulle conoscenze oceanografiche 2020: mappatura dei fondali marini per la promozione di una pesca sostenibile(4),

–  vista la sua risoluzione del 27 febbraio 2014 sulle misure specifiche nell'ambito della politica comune della pesca per potenziare il ruolo della donna(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1292/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 294/2008 che istituisce l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia(7),

–  vista la decisione n. 1312/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, relativa all'agenda strategica per l'innovazione dell'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT): il contributo dell'EIT a un'Europa più innovativa(8),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 15 ottobre 2014, sul tema "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani"(9),

–  visto il parere del Comitato delle regioni, del 3 dicembre 2014, sul tema "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani"(10),

–  vista la comunicazione della Commissione del 20 febbraio 2014 dal titolo "Strategia europea per una maggiore crescita e occupazione nel turismo costiero e marittimo" (COM(2014)0086),

–  viste le conclusioni del consiglio "Competitività" del 4 dicembre 2014 dal titolo "Favorire il turismo facendo leva sul patrimonio culturale, naturale e marittimo europeo",

–  vista la dichiarazione finale adottata alla conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile (Rio+20) svoltasi a Rio de Janeiro, Brasile, dal 20 al 22 giugno 2012,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per la pesca (A8-0214/2015),

A.  considerando che il concetto dell'economia blu comprende un ampio spettro di settori economici legati ai mari e agli oceani, tra cui settori tradizionali o affermati e settori emergenti, ad esempio: pesca, acquacoltura, trasporti marittimi e fluviali, porti e logistica, turismo, nautica da diporto e da crociera, costruzione e riparazione navale, opere marittime e di difesa del litorale, prospezione e sfruttamento delle risorse minerali offshore, sfruttamento dell'energia eolica offshore e dell'energia marina, biotecnologie;

B.  considerando che lo sviluppo dell'economia blu dovrebbe incentrarsi su attività economiche sostenibili che soddisfino le esigenze delle generazioni di oggi e di quelle future, e generino prosperità per la società;

C.  considerando che lo sviluppo dell'economia blu necessita di una stretta integrazione delle conoscenze scientifiche, base della ricerca e dell'innovazione, e che i settori della scienza e della tecnologia legati all'economia blu sono estremamente diversificati;

D.  considerando che la protezione e la salvaguardia degli ambienti naturali marini sono fondamentali per mantenere, sostenere e sviluppare l'economia blu e che, inoltre, gli ecosistemi marini sostenibili sono un requisito essenziale per lo sfruttamento delle risorse dei mari e degli oceani; che l'innovazione e la sostenibilità dovrebbero essere i pilastri fondamentali dell'economia blu nell'ottica della creazione di crescita e posti di lavoro;

E.  considerando che si osserva una grave mancanza di dati, informazioni e conoscenze relativamente ai mari e agli oceani, alle relative risorse e biodiversità, al modo in cui essi interagiscono con le attività umane come pure agli effetti ambientali e cumulativi di tali attività – che siano già in atto o ancora in fase di sviluppo – e che conoscenze inadeguate su tali aspetti limitano notevolmente l'impiego delle risorse in questione, ostacolano l'innovazione e riducono il pieno potenziale dei mari e degli oceani, nel contesto di un aumento della popolazione mondiale laddove i nostri mari e oceani saranno sempre più utilizzati per il cibo, lo spazio, l'energia e i minerali, rendendo pertanto necessario un approccio più sistematico volto al loro utilizzo sostenibile;

F.  considerando che gli ecosistemi marini costituiscono fragili punti nevralgici della biodiversità e sono sensibili alle attività umane, e che sta diventando sempre più importante ottenere e condividere accurate informazioni sull'ubicazione e sull'estensione dei tipi di habitat, per agevolare una gestione, uno sviluppo e una protezione corretti delle aree sensibili;

G.  considerando che gli ostacoli al successo dell'innovazione nell'economia blu sono dati non solo dal divario di conoscenze scientifiche, che le università, le imprese e gli istituti di ricerca cercano di colmare mediante attività di ricerca d'avanguardia, ma anche, in misura significativa, dagli ostacoli ai finanziamenti da fonti sia pubbliche che private;

H.  considerando che il potenziale di sfruttamento delle risorse marine per lo sviluppo di risorse energetiche rinnovabili sostenibili potrebbe contribuire in maniera significativa alla strategia di sicurezza energetica dell'UE attraverso la riduzione della dipendenza degli Stati membri da fonti energetiche di paesi terzi;

I.  considerando che lo sviluppo sostenibile dell'economia blu può promuovere notevolmente la crescita e lo sviluppo economico, nonché la creazione di posti di lavoro, specialmente per le regioni costiere, le regioni ultraperiferiche e i paesi insulari, tenendo al contempo in considerazione le specifiche e differenti esigenze nonché le differenze di ciascuna area geografica;

J.  considerando che i crescenti investimenti in ricerca e innovazione nell'ambito di mari e oceani possono rappresentare uno strumento utile per sostenere gli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale, contrastando le asimmetrie e le crescenti differenze tra gli Stati membri nonché rafforzando la posizione globale dell'UE nel settore della politica marittima e dell'economia blu (ad esempio attraverso l'esportazione di tecnologie ambientali), data l'importanza delle piccole e medie imprese (PMI) e delle imprese a conduzione familiare ai fini dell'innovazione e dell'occupazione;

K.  considerando che nelle attività dell'economia blu è necessario tenere conto dei diversi livelli adeguati di competenza, vale a dire il livello internazionale, europeo e degli Stati membri; che le priorità settoriali per lo sviluppo dell'economia blu possono variare da Stato membro a Stato membro, a seconda dei precedenti in materia di sviluppo dei settori tradizionali o affermati, da un lato, e delle risorse esistenti e del potenziale di sviluppo dei settori emergenti in ciascuno Stato membro, dall'altro lato;

L.  considerando che per trarre vantaggio dalle opportunità di innovazione nell'economia blu è richiesta una forza lavoro competente, istruita e adeguatamente formata; che attualmente si registra un divario di competenze che va affrontato;

M.  considerando che la valorizzazione del potenziale dell'economia blu non deve servire da pretesto per realizzare nei mari e negli oceani forme insostenibili di sfruttamento delle risorse e modelli di crescita che si sono già dimostrati insostenibili, e che la valorizzazione dei mari e degli oceani deve attenersi scrupolosamente all'esigenza di assicurare una corretta gestione e conservazione delle risorse, senza alterare gli equilibri associati agli ecosistemi marini e ripristinando quelli degradati, ad esempio impiegando metodi innovativi per la lotta contro l'inquinamento dei mari, in particolare la crescente quantità di rifiuti di plastica, plastiglomerati e microparticelle di plastica decomposta, e riciclando i rifiuti senza impoverire le risorse;

N.  considerando che numerosi strumenti di gestione dell'ambiente costiero e marino sono sostenuti dalla mappatura dei fondali, comprese indagini di pianificazione e monitoraggio, grazie all'individuazione delle zone che potrebbero configurarsi come habitat di particolare interesse o alla fornitura di informazioni per assistere i progetti di localizzazione e pianificazione offshore, quali lo sviluppo di moli e porti turistici, lavori di protezione costiera, parchi eolici offshore e opere di bonifica, in maniera sostenibile dal punto di vista ambientale;

O.  considerando che, in conformità dell'articolo 190 del trattato di Lisbona e della dichiarazione di Rio+20, il principio di precauzione e l'approccio basato sugli ecosistemi dovrebbero essere al centro della gestione di qualsiasi attività che abbia un impatto sull'ambiente marino;

P.  considerando che l'Unione europea sta sviluppando una serie di programmi e orientamenti volti a fornire un quadro per le attività e l'innovazione associate all'economia blu; che tale quadro dovrebbe essere valutato sulla base della sua utilità pratica nel sostenere gli sforzi degli Stati membri e delle autorità regionali e locali volti allo sviluppo dell'economia blu;

Q.  considerando che la promozione e lo sviluppo di un'economia blu nuova e sostenibile deve entrare a far parte della politica di sviluppo dell'Unione, della politica estera e della politica dell'Unione per il Mediterraneo, e che gli Stati dell'Africa mediterranea, gli Stati insulari dell'Africa orientale nell'oceano Indiano e gli Stati insulari dell'accordo di partenariato economico (APE) dell'ACP devono essere considerati come partner per la creazione di un'economia blu sostenibile;

R.  considerando che le comunità costiere e insulari e le autorità locali e regionali sono attori fondamentali nel dibattito sul potenziale dell'economia blu e sulle modalità per la sua realizzazione:

S.  considerando che i territori costieri presentano caratteristiche specifiche che li contraddistinguono e determinano le loro possibilità di sviluppo sul medio e lungo termine;

T.  considerando che gli oceani e i mari europei hanno caratteristiche molto differenti, che spaziano dalle profondità dell'Atlantico al largo delle coste irlandesi fino alle profondità del mar Nero in Romania e dai freddi mari dell'Artico fino alle calde acque del Mediterraneo;

U.  considerando che il turismo rappresenta il 5 % del PIL dell'UE, con 12 milioni di posti di lavoro e 2,2 milioni di imprese; che il turismo culturale equivale a circa il 40 % del turismo paneuropeo; che il turismo marino e costiero rappresenta un terzo di tutte le attività turistiche in Europa, offrendo lavoro a 3,2 milioni di persone;

V.  considerando che, secondo le stime, il settore marittimo nel suo insieme rappresenta attualmente dal 3 al 5% del PIL dell'UE, occupa circa 5,6 milioni di persone e contribuisce all'economia europea in misura di 495 miliardi di EUR;

W.  considerando che a tutt'oggi si stima che il numero di molecole in mare sia nettamente superiore a quello presente sulla terraferma e che esse rappresentano un potenziale immenso per la ricerca nel settore della sanità, dei cosmetici e delle biotecnologie;

X.  considerando l'importanza della politica marittima integrata in quanto leva delle attività dell'economia blu, soprattutto al fine di rispondere in modo integrato a tutte le sfide cui i mari europei sono oggi confrontati;

Y.  considerando che nel quadro della precedente politica comune della pesca (PCP) i gruppi di sviluppo della pesca si sono rivelati uno strumento molto utile per la creazione di occupazione e di ricchezza, per la coesione sociale e territoriale, come centri di decisione e protagonisti del proprio sviluppo;

1.  prende atto della comunicazione della Commissione dal titolo: "L'innovazione nell'economia blu: realizzare il potenziale di crescita e di occupazione dei nostri mari e dei nostri oceani"; segnala che la comunicazione ha un ambito di applicazione limitato e non disciplina tutti i settori che compongono l'economia blu; invita la Commissione ad adottare un approccio integrato e più ampio che includa le sfide dell'innovazione e della creazione di posti di lavoro nel contesto diversificato dei settori di interazione;

2.  sostiene una definizione specifica e integrata dell'economia blu, che comprenda tutte le attività settoriali e intersettoriali collegate agli oceani, ai mari, agli ecosistemi costieri, al retroterra connesso e alle zone costiere, incluse le forme di sostegno diretto e indiretto; richiama l'attenzione sull'importanza trasversale dell'innovazione in tutte queste attività, sia quelle tradizionali sia quelle emergenti;

3.  sostiene la necessità di una pianificazione strategica delle attività nell'economia blu, di metodi diretti di finanziamento, di una definizione delle priorità e di un piano d'azione al fine di incentivare questo settore entro il 2020, come pure di idee specifiche in relazione ai meccanismi di cooperazione e investimenti nelle infrastrutture;

4.  esorta gli Stati membri a condurre un'analisi e una quantificazione della portata delle loro attività di economia blu già esistenti e chiede l'elaborazione di una strategia che raggruppi le iniziative in tutti i settori marittimi; invita la Commissione a svolgere un censimento dei numerosi progetti da essa finanziati in passato che sono stati significativi per l'economia blu e ad avviare uno studio approfondito sull'importanza e sul peso di tale economia;

5.  sottolinea che i mari e gli oceani sono già esposti a notevoli pressioni antropiche e ne subiscono le conseguenze (inquinamento, cambiamenti ambientali e climatici, eccessivo sfruttamento delle risorse, pesca eccessiva, ecc.), ma che i mari e gli oceani continuano a conservare importanti riserve di ecosistemi inaccessibili e quindi intatte; ritiene che l'economia blu debba pertanto prendere in considerazione la protezione, il ripristino e il mantenimento degli ecosistemi, della biodiversità, della resilienza e della produttività dei mari e degli oceani, compresi i servizi associati alla biodiversità marina e al funzionamento degli ecosistemi; ritiene che il principio di precauzione e l'approccio basato sugli ecosistemi dovrebbero essere il fulcro dell'economia blu;

6.  sottolinea l'importante ruolo delle nuove tecnologie per contrastare il degrado degli ecosistemi marini come pure i legami esistenti tra economia blu ed economia verde, in particolare per quanto riguarda metodi innovativi di pulizia dei mari, tra cui il riciclaggio efficace sotto il profilo dei costi della plastica dannosa per l'ambiente;

7.  ricorda che una migliore conoscenza dei mari e degli oceani, compresi i fondali marini e la vita marina, nonché la valutazione dell'impatto ambientale permetteranno di sfruttare in modo sostenibile le risorse del mare migliorando i fondamenti scientifici su cui si basano le varie politiche marittime dell'UE;

8.  invita la Commissione, in stretto coordinamento con gli Stati membri (in seguito al completamento della suddetta analisi scientifica e del censimento), a valutare il fabbisogno di finanziamenti dell'economia blu (a livello settoriale, regionale, nazionale ed europeo), al fine di realizzarne il potenziale di crescita sostenibile, sviluppo e creazione di posti di lavoro, prestando particolare attenzione alle regioni altamente dipendenti dalla pesca e tenendo conto in modo specifico delle start-up, delle PMI e delle imprese a conduzione familiare;

9.  sottolinea che lo sviluppo sostenibile dell'economia blu esige maggiori investimenti nelle conoscenze e nella ricerca; deplora l'impatto, a breve e lungo termine, che i tagli agli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo stanno avendo sui programmi di ricerca nazionali; ritiene che l'UE e gli Stati membri, al fine di migliorare la conoscenza dell'ambiente marino e del suo potenziale economico, debbano assicurare finanziamenti consistenti con garanzie della loro continuità e prevedibilità a lungo termine, senza compromettere il finanziamento dei programmi già esistenti e in corso;

10.  esorta la Commissione a promuovere la raccolta di dati scientifici periodici e aggiornati sullo stato delle popolazioni marine sia nelle acque territoriali dell'UE che al di fuori di essa in cooperazione con altre organizzazioni internazionali; ribadisce la natura multidisciplinare della ricerca marina e marittima e sottolinea l'importanza di sostenere un approccio trasversale che includa diversi settori e discipline della ricerca marina e marittima;

11.  esorta a definire obiettivi e scadenze concrete nell'ottica di incrementare la trasparenza, l'accessibilità, l'interoperabilità e l'armonizzazione dei dati, riguardanti tanto i fondali marini quanto la colonna d'acqua e le risorse vive; chiede che le informazioni sui mari e sugli oceani siano messe a disposizione del pubblico al fine di promuovere l'innovazione, assicurando al contempo che i fondi non siano sprecati e i progetti duplicati; ritiene che gli investimenti in progetti di acquisizione di dati contribuiranno altresì alla produttività e a una maggiore innovazione;

12.  chiede che i risultati della ricerca finanziata con risorse pubbliche siano di dominio pubblico per scopi non commerciali (salvaguardia dei dati di importanza strategica per gli Stati membri) e che tale principio sia vincolante anche per i partner nei programmi di ricerca dell'UE; chiede che sia assicurato il libero accesso ai dati a sostegno dei risultati di suddette ricerche; chiede un'iniziativa dell'Unione volta a incoraggiare le aziende private del settore marittimo a condividere i dati economicamente non sensibili a scopi di ricerca ed esorta la Commissione a istituire quanto prima la piattaforma di informazione sulla ricerca creata nel quadro di Orizzonte 2020;

13.  chiede che il progetto della rete europea di osservazione e di dati dell'ambiente marino (EMODnet) includa esplicitamente l'indagine dei dati connessi agli impatti cumulativi, ai rifiuti marini, al rumore marino e ai disgregatori endocrini dissolubili nella sezione relativa all'impatto dell'uomo;

14.  respinge i tagli di bilancio del programma quadro di ricerca Orizzonte 2020 proposti dalla Commissione;

15.  esorta la Commissione a procedere a valutazioni periodiche relative all'attuazione del programma Orizzonte 2020 nei settori associati all'economia blu e a pubblicarne i risultati; sostiene l'istituzione di un partenariato specifico per l'industria marittima nel quadro di Orizzonte 2020 e ne chiede l'inclusione nel programma di lavoro di Orizzonte 2020 per il periodo 2016-2017; ritiene che dovrebbero essere compiuti maggiori sforzi per migliorare il legame tra ricerca e industria nello sviluppo di nuovi prodotti e processi, della crescita e dell'occupazione;

16.  segnala che gli Stati membri e le autorità regionali hanno una responsabilità centrale nello sviluppo dell'economia blu e sollecita la Commissione a sostenere e promuovere tutte le forme di cooperazione tra Stati membri e autorità regionali (per ovviare a tutte le carenze in tale ambito), come le iniziative di programmazione congiunta, coinvolgendo al contempo i poli marittimi, il settore della pesca e le comunità locali; evidenzia il ruolo delle strategie macroregionali quale mezzo per affrontare le sfide condivise e sfruttare le opportunità comuni (ad esempio la Strategia per la regione adriatica e ionica) e invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a sviluppare progetti di ricerca regionali di successo (ad esempio BONUS);

17.  invita alla cooperazione e a partenariati tra gli Stati membri per contribuire a un'assegnazione più efficace dei finanziamenti disponibili tramite gli strumenti dell'UE e nazionali; sottolinea che, all'atto di stabilire le priorità, si dovrebbe tenere conto dell'impatto diretto dei finanziamenti sull'economia blu e del contributo diretto apportato alla stessa;

18.  pone l'accento sull'interesse degli Stati membri nell'ampliare la cooperazione con i paesi del Mediterraneo meridionale e invita gli Stati membri a considerare l'economia blu un ulteriore ambito di cooperazione; incoraggia ogni forma di cooperazione con i paesi terzi (ad esempio l'Unione per il Mediterraneo e l'Organizzazione per la cooperazione economica del Mar Nero) e invita la Commissione a includere il sostegno allo sviluppo di un'economia blu sostenibile tra gli obiettivi della politica di sviluppo dell'UE;

19.  invita la Commissione a stabilire delle condizioni normative e giuridiche favorevoli per investire nelle energie rinnovabili nell'economia blu e a portare avanti un quadro chiaro e stabile di sostegno alla ricerca, alle imprese e ai governi, che consentirà un aumento degli investimenti nei progetti innovativi volti allo sviluppo delle energie rinnovabili;

20.  sottolinea che gli oceani e i mari europei sono molto diversi tra loro e che è pertanto essenziale che la Commissione non adotti un approccio unico a livello di Unione; richiama l'attenzione sulla necessità di promuovere un approccio integrato nei confronti dei diversi settori dell'economia blu, basato su principi comuni quali la sostenibilità, riconoscendo e rispettando le specificità e le necessità delle varie regioni nonché le priorità dei diversi Stati membri e sostenendoli nello sviluppo di tali priorità;

21.  invita la Commissione e le sue agenzie a sostenere gli Stati membri nella formulazione e attuazione delle strategie nazionali e regionali per lo sviluppo dell'economia marittima;

22.  richiama l'attenzione sullo sviluppo negativo e sull'evidente deterioramento di alcuni dei settori più tradizionali dell'economia blu (come la pesca, la costruzione e la riparazione navale), specialmente in aree in cui rappresentavano vere e proprie attività fulcro, promuovendo le attività economiche sia a monte che a valle, creando posti di lavoro e promuovendo lo sviluppo; ritiene che qualsiasi strategia dell'UE in merito all'economia blu non debba dimenticare queste attività e regioni e debba mettere in risalto il potenziale dell'innovazione e trarre vantaggio dalle conoscenze europee (ad esempio per quanto riguarda l'ammodernamento delle navi) nell'invertire tale declino;

23.  sottolinea l'importanza della ricerca marina e marittima, e di una più intensa cooperazione tra ricercatori, tra Stati membri e tra regioni in questi settori, onde superare il divario esistente tra gli Stati membri e la concentrazione geografica in alcune aree, e promuovere la competitività delle zone costiere e la creazione a livello locale di posti di lavoro di qualità e sostenibili;

24.  ritiene che la carenza di professionisti qualificati in diversi ambiti di studio e settori di attività, tra cui ricercatori, ingegneri, tecnici e lavoratori, rappresenti un enorme ostacolo alla piena attuazione del potenziale dell'economia blu; ritiene che tale carenza sia strettamente legata alla sempre maggiore deresponsabilizzazione e al disinvestimento degli Stati membri nei settori della scienza e dell'istruzione, nonché alla mancata valorizzazione delle professioni esistenti, soprattutto negli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi economica, e raccomanda pertanto una rapida inversione di queste due tendenze; esorta gli Stati membri e le autorità regionali a investire in una dimensione sociale ambiziosa di crescita blu e competenze marittime, allo scopo di promuovere la formazione e l'accesso dei giovani alle professioni marittime; invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere sia l'istruzione superiore che la formazione professionale e i programmi dedicati all'apprendimento permanente, provvedendo a integrarvi la prospettiva dell'economia blu;

25.  esorta gli Stati membri, le autorità regionali, gli istituti di istruzione e l'industria a coordinare, a creare sinergie e a individuare delle tematiche di ricerca trasversali nel settore dell'economia blu, al fine di promuove la formazione e l'accesso dei giovani alle professioni connesse alla crescita blu;

26.  ritiene che per conseguire un adeguato sviluppo dell'economia blu sia necessario associarla alla dignità delle professioni e alla creazione di posti di lavoro di qualità con diritti, compresi i diritti in materia di salute e sicurezza per i lavoratori marittimi, come pure alla consapevolezza di tali diritti onde assicurare che il settore mantenga la sua attrattiva; reputa inoltre opportuno, dal momento che per tradizione l'economia blu è stata ed è tuttora dominata dagli uomini, che l'UE riconosca che questo è il momento ottimale per spingere le donne verso tale nicchia economica; esorta la Commissione e gli Stati membri a includere la prospettiva di genere in tutte le fasi di sviluppo dell'economia blu e a promuovere e rafforzare in essa l'effettiva partecipazione delle donne;

27.  esorta la Commissione a promuovere i diritti dei lavoratori e a garantire condizioni di lavoro sicure in tutti i settori dell'economia blu, sia già affermati che emergenti;

28.  invita la Commissione a raccogliere e analizzare i dati associati alle carriere nel settore marittimo a tutti i livelli (dal diritto all'ingegneria e alla gestione ambientale, dagli istruttori subacquei ai marinai e ai tecnici marittimi) e a impiegare tali dati per sondare le opportunità lavorative a vari livelli, ovvero quelli tradizionali, emergenti e completamente nuovi che potrebbero crearsi;

29.  invita la Commissione a individuare tutti i fondi europei disponibili per finanziare le attività dell'economia blu e a concentrarli in un'unica piattaforma accessibile ai cittadini; invita altresì la Commissione a stanziare finanziamenti per l'innovazione e la crescita blu per finanziare la ricerca di base, la ricerca e lo sviluppo, la formazione, la creazione di posti di lavoro, la creazione di imprese, le PMI, le imprese sociali e le cooperative, l'istruzione e l'apprendistato, la riduzione della povertà costiera, lo sviluppo biotecnologico, i collegamenti di trasporto, l'interconnessione energetica, la costruzione e le riparazioni navali, l'accesso costiero alla banda larga, la protezione dell'ambiente e la vendita di prodotti, servizi e processi innovativi;

30.  ritiene che gli investimenti nell'economia blu debbano privilegiare, tra l'altro, l'innovazione ecologica che non si basi su risorse limitate, l'efficienza nell'uso delle risorse, l'economia circolare, la conservazione della natura, la protezione marina e costiera, la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento agli stessi nonché l'uso sostenibile delle risorse (con tassi di utilizzazione che non eccedano, a lungo termine, il tasso di rigenerazione naturale); chiede alla Commissione di integrare tali principi nei programmi di sostegno esistenti o da elaborare;

31.  sostiene la creazione di un quadro finanziario appropriato per stimolare l'innovazione, lo sviluppo sostenibile dell'economia blu e la creazione di posti di lavoro, che integri, coordini e faciliti l'accesso ai diversi strumenti finanziari disponibili – i fondi strutturali e di investimento (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo sociale europeo (FSE), Fondo di coesione), il programma quadro di ricerca, la possibile creazione di future comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI) incentrate sull'economia blu, il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e altri; segnala la necessità di promuovere un miglior adeguamento dei diversi strumenti alle esigenze dei diversi soggetti – istituzioni pubbliche, enti locali, imprese, specialmente le PMI, organizzazioni non governative, ecc. – e un'ampia divulgazione delle opportunità esistenti;

32.  deplora vivamente i ritardi di programmazione in relazione al FEAMP in taluni Stati membri;

33.  ritiene che gli investimenti pubblici, soprattutto in alcuni Stati membri, svolgano un ruolo decisivo nella promozione dello sviluppo e del pieno sfruttamento del potenziale dell'economia blu, senza dimenticare il ruolo degli investimenti privati; sottolinea che gli investimenti nell'economia blu richiedono una varietà di progetti con tematiche centrali diverse, dai progetti infrastrutturali a investimenti diversificati e su piccola scala nelle PMI, che necessitano di ulteriore assistenza nell'accesso ai finanziamenti;

34.  sottolinea che le industrie sulla terraferma che supportano l'economia blu offshore sono il collegamento essenziale per garantire l'innovazione marina e invita la Commissione a fornire maggiore sostegno a tali industrie sulla terraferma;

35.  invita la Commissione a sostenere gli sforzi degli Stati membri per la promozione di strategie di specializzazione intelligente allo scopo di creare e sfruttare filiere di valore associate alle molteplici attività dell'economia blu; ritiene che lo sviluppo di "distretti" e "superdistretti" esiga un intervento attivo degli Stati membri nella promozione di sinergie intrasettoriali e intersettoriali; ritiene che le strategie per la ricerca marittima e lo sviluppo tecnologico possano essere sperimentate inizialmente e quindi fungere da esempio di miglior prassi per la più ampia economia blu;

36.  ritiene che l'attuazione di strategie, piani e programmi, nonché una normativa nazionale specifica, possano creare un quadro politico e istituzionale maggiormente favorevole allo sviluppo dell'economia blu nei vari Stati membri; sottolinea che tali strategie, piani e programmi insieme alla normativa nazionale specifica, dovrebbero contribuire a un'interazione armoniosa e sostenibile tra le attività umane e l'ambiente marino e costiero; sottolinea l'importanza della pianificazione dello spazio marittimo per lo sviluppo sostenibile e coordinato delle attività marittime, tenendo conto degli interessi di tutti i settori in maniera equa, come pure delle interazioni terraferma-mare e della gestione integrata delle zone costiere; ricorda la direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo, la direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino e la politica marittima integrata a livello dell'UE e dei bacini marittimi;

37.  richiama l'attenzione sull'importanza delle imprese pubbliche o a maggioranza statale in settori quali la marina mercantile, la gestione dei porti, l'industria navale e i lavori di difesa marittima e costiera; respinge la visione che tende a concentrarsi solo sul settore privato e ritiene che il rafforzamento e la modernizzazione del settore pubblico possano essere un importante propulsore per la promozione dell'economia blu;

38.  ritiene che allo scopo di garantire lo sviluppo sostenibile dell'economia blu sia necessario perseguire a livello di Unione una migliore integrazione e un miglior coordinamento di sforzi e competenze, attraverso azioni coese e coerenti; segnala che è necessario riunire le agenzie pertinenti e le competenze sparse già esistenti all'interno di un'agenzia dotata di competenze marittime, al fine di rafforzare il coordinamento, la cooperazione e il sostegno agli Stati membri nello sviluppo e nel pieno dispiegamento del potenziale dell'economia blu;

39.  ritiene che le comunità costiere e insulari debbano essere coinvolte pienamente in tutte le fasi di sviluppo dell'economia blu e che tale aspetto sia una premessa essenziale per realizzare il suo potenziale in termini di innovazione, occupazione, prosperità e sviluppo sostenibile; riconosce il potenziale e la necessità di soluzioni innovative per l'espansione delle città galleggianti;

40.  riconosce la diversità e la particolarità delle comunità costiere e insulari e chiede l'adozione di misure eccezionali al fine di promuovere in maniera efficace lo sviluppo dell'economia blu in tali aree, eliminando gli ostacoli agli investimenti e creando condizioni favorevoli per la crescita;

Approcci settoriali

41.  auspica un sostegno più intenso alla modernizzazione e allo sviluppo sostenibile del settore della pesca e della trasformazione dei prodotti della pesca, al fine di creare un più elevato valore aggiunto, privilegiando la pesca su piccola scala e puntando a incrementare la selettività degli strumenti di pesca e a ridurre il consumo di energia nonché l'impatto ambientale della pesca, oltre a fornire modalità più efficaci di lotta alla pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata; rammenta che la mappatura e la classificazione degli habitat delle risorse sono essenziali per la creazione di un settore della pesca funzionante, sostenibile e ben gestito; sottolinea che i dati scientifici sulla pesca alla base del processo decisionale politico dovrebbero essere resi pubblici nella loro interezza;

42.  invita la Commissione ad adottare le misure necessarie per rafforzare il ruolo dei gruppi di sviluppo della pesca nell'ambito della nuova PCP, assegnando loro maggiori risorse affinché possano continuare a sviluppare il proprio ruolo e favorire tale cooperazione interterritoriale;

43.  sostiene la necessità di individuare e promuovere attrazioni culturali e naturali; sottolinea il ruolo delle zone "inaccessibili" nel favorire la sopravvivenza delle zone incontaminate e la rigenerazione delle zone eccessivamente sfruttate del fondale marino, contribuendo così alla futura sostenibilità dei nostri mari;

44.  ritiene che lo sviluppo sostenibile dell'acquacoltura europea esiga un maggiore sostegno alla ricerca scientifica e allo sviluppo tecnologico nel campo della coltura di nuove specie, soprattutto autoctone, garantendo un approvvigionamento sostenibile del mangime, evitando le fughe, minimizzando gli effetti sulla biodiversità e riducendo l'impatto dell'uso di sostanze chimiche e medicinali, così come nel campo dello sviluppo di prodotti nuovi o significativamente migliorati, in modo da consentire una diversificazione della produzione e dell'offerta alimentare e un perfezionamento della qualità, garantendo al contempo una maggiore sicurezza ambientale; evidenzia che un'accurata conoscenza della batimetria e della composizione dei fondali marini è essenziale per selezionare i siti più idonei all'espansione dell'industria locale dell'acquacoltura, per stimare la loro capacità di carico e per la modellizzazione dell'inquinamento derivante dalle attività dell'acquacoltura;

45.  raccomanda di integrare i criteri ambientali e i più ampi criteri di sostenibilità nelle norme di produzione e nell'etichettatura, di premiare i produttori responsabili e di consentire ai consumatori di effettuare scelte maggiormente informate con l'espandersi di tale settore; chiede un'adeguata regolamentazione dell'acquacoltura e misure volte a mitigare l'alterazione della qualità dell'acqua; chiede che sia fornito sostegno per la transizione dai metodi di produzione dell'acquacoltura convenzionale all'acquacoltura biologica;

46.  ritiene che, per ragioni legate al consumo energetico e alla facilità tecnica della conversione in gas di petrolio liquefatto (GPL), rispetto ad altre modalità di trasporto delle merci il traffico mercantile e fluviale stia assumendo un'importanza sempre più strategica; sostiene la concentrazione delle risorse per sostenere l'innovazione nel settore, al fine di migliorare l'efficienza energetica, diversificare le fonti di energia primarie e ridurre le emissioni inquinanti;

47.  ribadisce la necessità di agire immediatamente nel settore dei trasporti marittimi, in termini di miglioramento dell'efficienza e velocizzazione della decarbonizzazione del settore, e che è opportuno incoraggiare per il settore lo sviluppo e l'utilizzo di gas naturale liquefatto (GNL) in qualità di combustibile transitorio più pulito;

48.  sottolinea l'importanza strategica delle attività di costruzione e riparazione navale e le relative interrelazioni con altri settori – come la siderurgia, la marina mercantile, la pesca e il turismo da crociera; ritiene che l'impegno a favore dell'innovazione tecnologica e un alto livello di specializzazione, in grado di tradursi in recuperi di valore aggiunto, possa far emergere contesti di minore concorrenza a livello internazionale auspicando l'inversione della tendenza al declino del settore; ritiene che dovrebbero essere forniti aiuti specifici per rilanciare e modernizzare l'industria navale e l'industria degli acciai speciali in Europa, nei suoi diversi comparti;

49.  invita la Commissione a riesaminare interamente la sua politica relativa all'industria europea delle costruzioni navali e sostiene con forza gli aiuti speciali volti al rilancio e alla modernizzazione delle costruzioni navali in Europa;

50.  ritiene che si dovrebbe prestare maggiore attenzione al ruolo del mare nel settore del turismo e alla sua sostenibilità; rileva che il turismo balneare e costiero europeo deve far fronte alla concorrenza dei paesi terzi; evidenzia che l'UE dovrebbe valorizzare la sua ricchezza culturale per offrire servizi turistici marittimi e costieri sostenibili e di alta qualità; ritiene che il patrimonio culturale e il turismo marittimo e costiero possano svolgere un ruolo significativo nell'attirare un maggior numero di consumatori e di imprese, diversificando l'offerta turistica; sottolinea l'apporto positivo dato dal patrimonio culturale e dal turismo balneare e costiero agli obiettivi europei di crescita economica sostenibile e creazione di posti di lavoro; chiede un maggiore sostegno alle PMI, che costituiscono la grande maggioranza del settore del turismo acquatico, per garantire che i posti di lavoro già esistenti e quelli nuovi siano sostenibili, di alta qualità e annuali;

51.  sottolinea l'importanza della promozione di forme di turismo sostenibili a livello sociale, economico e ambientale che possano costituire una fonte significativa di valore aggiunto per le zone marittime;

52.  ritiene che sia d'obbligo conferire al patrimonio culturale subacqueo la debita importanza all'interno dell'economia blu, in particolare poiché esso può fornire alle società attuali insegnamenti sul passato sfruttamento dei mari, sulle reazioni dell'uomo al cambiamento climatico e sull'innalzamento del livello del mare e, tra le altre cose, poiché il patrimonio culturale subacqueo si caratterizza come risorsa per il turismo;

53.  sottolinea il fatto che, sebbene l'Unione europea rimanga tra i leader mondiali nel campo dell'economia blu, la concorrenza internazionale in questo settore è feroce e solamente una parità di condizioni a livello globale potrà garantire ulteriormente una crescita sostenibile e la creazione di occupazione europea in questo settore complesso;

54.  ritiene che gli studi riguardanti il degrado dei sistemi costieri (inquinamento e perdita di biodiversità), la resilienza e il ripristino dell'ecosistema, l'erosione costiera, la mitigazione delle sue cause e le opere marittime di difesa della costa (comprese le soluzioni naturali come le infrastrutture verdi) siano ambiti fondamentali dell'economia blu, che acquistano sempre maggior rilevanza nel contesto dei cambiamenti climatici; chiede un maggior sostegno dell'UE a tali aree e flessibilità per le zone con profili costieri definiti e soggette a ripetute catastrofi a causa dell'erosione costiera;

55.  segnala che le risorse energetiche dei mari e degli oceani dispongono di un notevole potenziale per quanto riguarda la valorizzazione delle risorse nazionali, la diversificazione delle fonti energetiche e il contributo agli obiettivi in materia di clima e di energia; sottolinea che le energie marine rinnovabili sono un settore industriale rivolto al futuro e richiama l'attenzione, a questo proposito, sull'importanza di sviluppare fonti di energia pulita innovative, la cosiddetta energia blu, come ad esempio l'energia mareomotrice, l'energia del moto ondoso o l'energia a gradiente salino, cui la Commissione fa riferimento nella sua comunicazione del 20 gennaio 2014 sull'energia blu; evidenzia la notevole importanza delle reti offshore tra gli Stati membri; sottolinea che è necessario tenere conto del potenziale della cattura e dello stoccaggio del carbonio (CCS) e di realizzare ulteriori studi in merito;

56.  sottolinea che la prospezione e lo sfruttamento delle risorse energetiche dei mari e degli oceani devono tenere conto delle esigenze in materia di trasferimento di tecnologie, segnatamente in termini di formazione di lavoratori qualificati e altamente qualificati, oltre a soddisfare criteri rigorosi di sostenibilità ambientale; richiama l'attenzione sul potenziale effetto moltiplicatore di queste attività in termini di posti di lavoro e attività associate, tanto a monte quanto a valle;

57.  sottolinea l'importante ruolo delle nuove tecnologie, ad esempio nel contrastare il degrado degli ecosistemi marini o nella cattura e nello stoccaggio delle emissioni di carbonio; invita la Commissione a condurre ulteriori studi su come utilizzare in modo economicamente praticabile la tecnologia e le relative infrastrutture per il trasporto sicuro e poco costoso di CO2;

58.  sottolinea che l'ubicazione ottimale dei generatori di energia per sfruttare l'energia blu, ad esempio l'energia eolica, del moto ondoso o solare, delle correnti oceaniche, l'energia a gradiente salino e la conversione dell'energia termica, può dipendere da un certo numero di fattori, compresi la profondità delle acque, le condizioni dei fondali, le caratteristiche oceanografiche e la distanza dalla costa; ritiene pertanto che l'armonizzazione dei dati raccolti mediante i diversi programmi nazionali sulla batimetria, le caratteristiche dei fondali e i profili verticali degli oceani possano agevolare la selezione in loco e le politiche in materia di licenze per lo sviluppo delle energie rinnovabili; sottolinea inoltre che il proseguimento della ricerca nel campo dell'energia marina è essenziale per poter sviluppare soluzioni tecnologiche energetiche economicamente accessibili ed efficienti sul piano dei costi e delle risorse;

59.  ritiene che la prospezione e lo sfruttamento delle risorse minerarie della piattaforma continentale esigano una presenza costante degli Stati, segnatamente per quanto riguarda le informazioni, l'individuazione delle aree escluse dalle attività minerarie, la valutazione dell'impatto ambientale, l'analisi e la riduzione dei rischi nonché l'esercizio della sovranità; invita la Commissione a proporre e aggiornare un elenco non esaustivo delle attività marittime (ad esempio produzione di energia offshore, sfruttamento minerario in alto mare, estrazione di ghiaia e sabbia dai mari, ecc.) che richiedono una previa valutazione dell'impatto ambientale e socioeconomico; chiede che sia rivolta attenzione al riutilizzo e al riciclo di minerali come opzione alternativa allo sfruttamento minerario in alto mare, nonché al potenziale offerto da tali attività per integrare la conoscenza e lo sviluppo scientifici e il trasferimento tecnologico;

60.  auspica un coinvolgimento forte e coordinato dell'UE all'interno dell'Autorità internazionale dei fondali marini, per garantire un quadro normativo in materia di ambiente efficace e precauzionale volto a prevenire gli effetti negativi dell'estrazione e dello sfruttamento minerari in alto mare, comprese le zone di particolare interesse ambientale (APEI), così come le ripercussioni sociali dell'attività mineraria in alto mare e della bioprospezione sulle comunità locali, nonché per garantire la totale trasparenza dei dati;

61.  ritiene che le biotecnologie associate ai mari e agli oceani siano un settore molto diversificato, che complessivamente racchiude un potenziale enorme in termini di generazione e applicazione di conoscenze nuove e creazione di nuovi processi e prodotti ad alto valore aggiunto (nuovi materiali, alimenti, componenti farmaceutici, ecc.); segnala le esigenze in materia di istruzione e formazione all'interno del settore, che richiedono una netta responsabilizzazione degli Stati membri, insieme al settore privato, nonché il perseguimento della cooperazione internazionale in questo campo;

62.  sottolinea l'importanza del dialogo sociale e ritiene che tutte le parti sociali coinvolte nell'economia blu dovrebbero essere rappresentate; sottolinea l'importanza di consultare i soggetti interessati, comprese la società civile e le autorità regionali e locali, in merito allo sviluppo dell'economia blu in generale;

63.  sostiene fermamente l'iniziativa della Commissione inclusa nella sua comunicazione per promuovere un'alleanza delle competenze e un centro della conoscenza e dell'innovazione in materia di economia blu;

64.  ritiene necessario l'avvio del pacchetto sulla sicurezza marittima "Erika IV" per prevenire ulteriori catastrofi marittime; è del parere che tale pacchetto debba riconoscere il danno ambientale alle acque marine all'interno della legislazione europea;

65.  evidenzia la necessità di sensibilizzare la società civile sull'importanza del mare come risorsa economica, culturale e sociale nonché sul ruolo della ricerca e del dialogo nel raggiungimento di una sostenibilità integrata tra i soggetti interessati e i cittadini;

66.  ritiene che i mari e le coste costituiscano una risorsa preziosa che dovrebbe costituire uno dei pilastri della politica di rilancio industriale dell'UE; rileva che occorre puntare a rivitalizzare l'industria blu sostenendo nel contempo la coesione dell'economia europea e lo sviluppo sostenibile, in particolare nelle regioni in cui tali potenzialità sono state emarginate a seguito dei processi di globalizzazione;

67.  ritiene che lo scambio di informazioni e di migliori prassi possa contribuire allo sviluppo rapido e sostenibile del settore;

o
o   o

68.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e agli Stati membri.

(1) GU L 257 del 28.8.2014, pag. 135.
(2) GU L 164 del 25.6.2008, pag. 19.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0300.
(4) Testi approvati, P7_TA(2013)0438.
(5) Testi approvati, P7_TA(2014)0178.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 104.
(7) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 174.
(8) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 892.
(9) GU C 12 del 15.1.2015, pag. 93.
(10) GU C 19 del 21.1.2015, pag. 24.


Promuovere lo spirito imprenditoriale nei giovani attraverso l'istruzione e la formazione
PDF 247kWORD 111k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulla promozione dello spirito imprenditoriale nei giovani attraverso l'istruzione e la formazione (2015/2006(INI))
P8_TA(2015)0292A8-0239/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 165 e 166 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 14,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 12 dicembre 2014, sull'imprenditorialità nell'istruzione e nella formazione(1),

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 20 maggio 2014, relative alla promozione dell'imprenditorialità giovanile per favorire l'inclusione sociale dei giovani(2),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 12 maggio 2009, su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell'istruzione e della formazione ("ET 2020")(3),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 22 aprile 2013, sull'istituzione di una garanzia per i giovani(4),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 20 dicembre 2012, sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale(5),

–  vista la raccomandazione del Consiglio, del 28 giugno 2011, dal titolo "Youth on the Move – Promuovere la mobilità dei giovani per l'apprendimento"(6),

–  vista la risoluzione del Consiglio, del 27 novembre 2009, su un quadro rinnovato di cooperazione europea in materia di gioventù (2010-2018)(7),

–  vista la raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente(8),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 19 giugno 2013, dal titolo "Lavorare insieme per i giovani d'Europa ‒ Invito ad agire contro la disoccupazione giovanile" (COM(2013)0447),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 9 gennaio 2013, dal titolo "Piano d'azione imprenditorialità 2020 ‒ Rilanciare lo spirito imprenditoriale in Europa" (COM(2012)0795),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 novembre 2012, dal titolo "Ripensare l'istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici"(COM(2012)0669),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 20 dicembre 2011, dal titolo "Istruzione e formazione in un'Europa intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2011)0902),

–  vista la relazione della Commissione, del 28 gennaio 2015, dal titolo "Entrepreneurship Education: A road to success" (Educazione all'impresa: una strada verso il successo),

–  vista la guida dell'Europa sociale pubblicata dalla Commissione nel marzo 2013 e intitolata "Social Economy and Social Enterprises" (Economia sociale e imprenditoria sociale, ISBN: 978-92-79-26866-3),

–  vista la sua risoluzione, del 28 aprile 2015, sul seguito dell'attuazione del Processo di Bologna(9),

–  vista la sua risoluzione, dell'11 settembre 2012, sull'istruzione, la formazione e la strategia Europa 2020(10),

–  vista la sua risoluzione, del 1º dicembre 2011, sulla lotta contro l'abbandono scolastico(11),

–  vista la sua risoluzione, del 12 maggio 2011, sull'apprendimento durante la prima infanzia nell'Unione europea(12),

–  vista la sua risoluzione, del 18 maggio 2010, sulle competenze chiave per un mondo in trasformazione: attuazione del programma di lavoro "Istruzione e formazione 2010"(13),

–  vista la sua risoluzione, del 18 dicembre 2008, sull'apprendimento permanente per la conoscenza, la creatività e l'innovazione – Attuazione del programma di lavoro "Istruzione e formazione 2010"(14),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0239/2015),

A.  considerando che l'imprenditorialità giovanile deve costituire un elemento importante e integrante della strategia politica per sostenere l'attuale generazione di giovani nel quadro degli obiettivi dell'UE per la crescita, l'occupazione e l'inclusione sociale e per ridurre la disoccupazione giovanile nell'Unione europea;

B.  considerando che l'imprenditorialità deve essere intesa nella sua accezione più ampia, quale capacità di tradurre le idee in azioni;

C.  considerando che nel febbraio 2015 i giovani senza lavoro nell'UE-28 erano 4,85 milioni, una cifra inaccettabile, e che sebbene la disoccupazione giovanile stia diminuendo – con 494 000 disoccupati in meno rispetto a febbraio 2014 – ciò sta avvenendo a un ritmo troppo lento;

D.  considerando che si registrano tassi elevati di disoccupazione giovanile e che il risanamento di bilancio degli Stati membri maggiormente colpiti dalla crisi non deve andare a discapito dei posti di lavoro occupati dai giovani; che, essendo la disoccupazione giovanile così diffusa, i giovani si trovano a far fronte a un aumento dei livelli di povertà ed esclusione sociale, soprattutto quando appartengono a gruppi svantaggiati e vulnerabili; riconoscendo e apprezzando, tuttavia, gli impegni presi per accelerare l'erogazione agli Stati membri dei fondi a titolo dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, ma chiedendo impegni ancora più consistenti da parte della Commissione per fare fronte a questo grave problema;

E.  considerando che il divario tra istruzione e formazione e il mercato del lavoro è una delle cause della disoccupazione giovanile e del gran numero di posti di lavoro vacanti nell'Unione; che per risolvere tale problema occorre anche consentire ai giovani di acquisire le competenze essenziali, tra cui lo spirito di iniziativa e l'imprenditorialità, necessarie per prendere parte con fiducia all'economia e alla società odierne basate sulla conoscenza;

F.  considerando che l'Unione europea, tramite la strategia Europa 2020 e le sue iniziative prioritarie "Nuove competenze e nuovi lavori", "Agenda digitale europea", "Unione dell'innovazione" e "Youth on the Move", come pure mediante il sostegno mirato offerto alle donne imprenditrici e alle persone svantaggiate e con disabilità, promuove lo spirito d'iniziativa e l'imprenditorialità incoraggiando una mentalità imprenditoriale e le conoscenze, le abilità e le competenze ad essa connesse, in grado di stimolare la competitività e una crescita che sia intelligente, sostenibile e inclusiva;

G.  considerando che l'imprenditorialità costituisce un motore importante per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro in quanto favorisce la nascita di nuove imprese e posti di lavoro, apre nuovi mercati, rafforza la competitività, migliora la produttività e l'innovazione, potenzia la competitività europea e crea ricchezza, e che dovrebbe pertanto essere accessibile a tutti alle medesime condizioni;

H.  considerando che l'imprenditoria, e in particolare l'imprenditoria sociale, costituisce un importante motore per la coesione sociale e la sostenibilità, in grado di rilanciare l'economia e al contempo alleviare le situazioni di privazione ed esclusione sociale e altri problemi sociali;

I.  considerando che l'imprenditoria, e in particolare le piccole e medie imprese (PMI), costituisce la spina dorsale dell'economia dell'UE e rappresenta la più importante e principale fonte di nuovi posti di lavoro; che il potenziale imprenditoriale delle donne è una fonte di crescita economica e posti di lavoro sfruttata in misura insufficiente;

J.  considerando che le culture che valorizzano e premiano le competenze e i comportamenti imprenditoriali, quali la creatività, l'innovazione, l'iniziativa, l'assunzione di rischi calcolati, l'autonomia di pensiero e l'individuazione delle opportunità, come pure le qualità di leadership, incentivano la propensione a sviluppare nuove soluzioni per le sfide economiche, sociali e ambientali, integrando nell'istruzione elementi di conoscenza che uniscono la teoria alla pratica e riducendo così le barriere esistenti tra l'esperienza d'impresa e l'istruzione; che è pertanto di fondamentale importanza che tali competenze personali siano integrate nel sistema di istruzione e siano parte della vita quotidiana a tutti i livelli;

K.  considerando che in alcuni Stati membri le imprese di nuova costituzione (di tutti i tipi, compresa l'imprenditoria sociale o le imprese a scopo di lucro) non sono sufficientemente riconosciute o considerate come percorso di carriera e che all'interno del sistema di istruzione vi è scarso sostegno per gli aspiranti imprenditori;

L.  considerando che i giovani imprenditori devono far fronte a numerose sfide e difficoltà, tra cui la carenza di esperienza e delle giuste competenze e uno scarso accesso ai finanziamenti e alle infrastrutture;

M.  considerando che studi recenti mostrano che le competenze imprenditoriali possono essere apprese e che l'educazione all'impresa, se ben strutturata e attuata e se accessibile a tutti, può esercitare un impatto molto positivo sulla vita delle persone e sulla loro occupabilità, così come sui tassi di creazione e di sopravvivenza delle imprese;

N.  considerando che, per arrivare a conclusioni solide, la misurazione dell'impatto dell'educazione all'impresa deve essere effettuata con un approccio critico, sulla base di dati attendibili e mediante strumenti e procedimenti statistici consolidati;

O.  considerando che l'educazione all'imprenditorialità dovrebbe comprendere una dimensione sociale che preveda un insegnamento in materia di commercio equo e solidale, imprese sociali e modelli di impresa alternativi quali le cooperative, al fine di realizzare un'economia sociale, inclusiva e sostenibile;

P.  considerando che lo spirito imprenditoriale incrementa l'occupabilità dei giovani, genera in loro qualità essenziali per superare le sfide che incontreranno nella vita professionale e privata e contribuisce a impedire un aumento della povertà e dell'esclusione sociale; che agevolando l'accesso ai meccanismi di microfinanza si può contribuire al conseguimento di tali obiettivi;

Q.  considerando che l'istruzione e la formazione professionale, nel loro insieme, rivestono un'importanza cruciale per lo sviluppo personale di ogni individuo, e pertanto devono essere, da un lato, sufficientemente ampie da gettare le basi per uno sviluppo e un approfondimento delle conoscenze che continuino nel corso della vita e per l'acquisizione di competenze trasversali e, dall'altro, sufficientemente pratiche da consentire alle persone di costruirsi carriere reali e realizzarsi a livello professionale e privato; considerando che esiste una correlazione diretta tra la combinazione efficace di questi due aspetti dell'istruzione e la riduzione del rischio di disoccupazione giovanile;

R.  considerando che lo spirito e le competenze imprenditoriali possono essere acquisiti, appresi e sviluppati da ogni individuo; che ciascun tipo e livello di istruzione corrisponde a un'opportunità specifica di sviluppare determinate competenze e capacità imprenditoriali, nell'ambito dell'acquisizione complessiva di competenze essenziali;

S.  considerando che le competenze imprenditoriali sono connesse ad altri tipi di competenze, come quelle nel campo delle TIC, la capacità di risoluzione dei problemi e le conoscenze in ambito finanziario, che devono essere incentivate;

T.  considerando che l'istruzione e la formazione sono essenziali in termini di motivazione e possibilità per i giovani di avviare i propri progetti imprenditoriali;

U.  considerando che l'istruzione, in quanto bene pubblico, deve essere totalmente inclusiva e integrata e dedicare particolare attenzione alla necessità di garantire parità di accesso agli studenti provenienti da ambienti socioeconomici diversi;

V.  considerando che i giovani sono più preparati a esercitare attività su scala transnazionale se hanno una buona padronanza delle lingue straniere;

W.  considerando che occorre accordare un sostegno e un'attenzione particolari ai gruppi sottorappresentati e svantaggiati in tutto il loro percorso di istruzione, anche attraverso il coinvolgimento dei genitori e delle comunità nel processo di formazione, come pure un aiuto per avviare, gestire o far crescere un'attività o un'impresa;

X.  considerando che i giovani traggono beneficio dalla formazione e dall'educazione all'imprenditorialità, nonché dall'esperienza imprenditoriale pratica, che li aiutano a sviluppare le loro capacità e il loro talento e consentono loro di acquisire maggiore fiducia, e che contribuiscono alla creazione di nuove imprese, all'occupabilità e all'innovazione; che l'imprenditorialità è un'opzione estremamente poco sfruttata per molti giovani con disabilità;

Y.  considerando che le imprese sociali e inclusive contribuiscono attivamente alla crescita sostenibile innovativa, promuovono una maggiore coesione nella società e nelle comunità locali e possono generare opportunità di lavoro per i giovani, compresi quelli socialmente vulnerabili e più distanti dal mercato del lavoro;

Z.  considerando che non sono molte le persone che danno un seguito concreto ai propri progetti di creazione di impresa e che il numero delle donne imprenditrici è sproporzionatamente inferiore a quello degli uomini (una differenza ancora più accentuata per le donne provenienti da gruppi sociali vulnerabili e che subiscono una doppia discriminazione), e che, pur essendo mediamente più istruite degli imprenditori uomini, rispetto ad essi le imprenditrici operano più di frequente in settori meno innovativi e dalla crescita meno rapida, nonché in aziende di minori dimensioni; che occorre promuovere attivamente modalità per eliminare i fattori che scoraggiano le donne in particolare dallo scegliere l'attività imprenditoriale o dal beneficiarne in misura maggiore(15);

AA.  considerando che in alcuni Stati membri le camere di commercio, industria e artigianato offrono programmi mirati di assistenza alle creazione di nuove imprese;

AB.  considerando che l'istruzione e la formazione sono settori principalmente di competenza nazionale e che alcuni Stati membri devono ancora sviluppare una politica trasversale o un approccio strategico nei confronti dell'educazione all'imprenditorialità, nonché corsi di studio e metodi di insegnamento in tale ambito; considerando che non tutti gli insegnanti e i responsabili dell'istruzione in Europa ricevono una formazione sufficiente in materia di educazione all'imprenditorialità, né attraverso lo sviluppo professionale continuo né tramite la loro formazione iniziale, il che si può ripercuotere sulla possibilità di integrare adeguatamente l'imprenditorialità nei sistemi d'istruzione(16);

AC.  considerando che gli insegnanti dovrebbero essere in grado di mantenere i contatti con gli imprenditori e definire insieme a loro gli obiettivi di apprendimento e che dovrebbero poter disporre di un adeguato sostegno e di sufficienti risorse, al fine di attuare strategie incentrate sui discenti e di adattare i loro metodi di insegnamento alle esigenze degli studenti vulnerabili;

AD.  considerando che le attività di apprendimento non-formale e informale integrano e arricchiscono l'apprendimento formale, offrendo vari tipi di esperienze che consentono di acquisire autonomia, e che dovrebbero pertanto essere riconosciute come fonti privilegiate per apprendere e sviluppare competenze imprenditoriali;

AE.  considerando che l'apprendimento formale e quello informale possono svolgere un ruolo chiave quando si tratta di sviluppare e sostenere le capacità imprenditoriali, soprattutto tra i gruppi emarginati;

AF.  considerando che le attività di apprendimento non formale e informale sono particolarmente importanti per i giovani con minori opportunità, in quanto offrono loro un'ulteriore fonte di apprendimento e una possibile via d'accesso all'istruzione e alla formazione formali;

AG.  considerando che l'attività di insegnamento svolta da imprenditori esperti crea un'immagine positiva dell'imprenditorialità e rende più facile avvicinarsi ad essa;

AH.  considerando che l'imprenditorialità, ivi inclusa l'imprenditorialità sociale, dovrebbe essere integrata nella formazione degli insegnanti e dei consulenti per l'orientamento professionale;

AI.  considerando che i sistemi nazionali di istruzione si evolvono a ritmi diversi in risposta ai cambiamenti che si verificano sul mercato del lavoro;

AJ.  considerando che il programma Erasmus+, che copre il periodo 2014-2020, intende ammodernare l'istruzione, la formazione e l'occupazione giovanile in tutta Europa ed è aperto alle organizzazioni che si occupano di istruzione, formazione, giovani e sport in tutti i settori dell'apprendimento permanente; che esso offrirà a oltre 4 milioni di europei l'opportunità di studiare, formarsi e acquisire esperienze lavorative e di volontariato all'estero;

AK.  considerando che l'imprenditorialità ha già un suo ruolo all'interno del programma Erasmus+, dal momento che costituisce uno dei risultati attesi dalle azioni di mobilità;

AL.  considerando che è importante promuovere e incoraggiare la mobilità dei giovani imprenditori attraverso programmi, come il programma Erasmus per giovani imprenditori (2009-2015), che consentono loro di partecipare a scambi transfrontalieri e di apprendere da imprenditori esperti che gestiscono piccole imprese, e che creano opportunità per affrontare le disparità di genere in ambito imprenditoriale; che occorre stanziare maggiori risorse per tali programmi, al fine di incrementare la partecipazione dei giovani;

AM.  considerando che i più giovani sono propensi a preferire il lavoro autonomo e che ben il 45 % dei giovani tra i 15 e i 24 anni di età afferma che preferirebbe un'attività autonoma(17);

AN.  considerando che il mondo dell'impresa a livello locale, nazionale ed europeo potrebbe apportare un contributo di maggior rilievo sotto forma di attività di volontariato basate sulle competenze, partenariati con gli istituti d'istruzione e collaborazione con i responsabili politici;

AO.  considerando che le organizzazioni della società civile (gruppi non governativi come i sindacati, le associazioni dei datori di lavoro e altri gruppi sociali) apportano notevoli contributi, come ad esempio l'iniziativa Junior Achievement - Young Enterprise Europe, che offre un'istruzione e una formazione all'imprenditorialità di tipo informale e continuo; che tali contributi necessitano di maggiore riconoscimento, anche laddove non conducano al conseguimento di un diploma formale certificato; che un contributo analogo è fornito anche dalle imprese che offrono formazione al loro interno;

Importanza delle capacità e delle competenze imprenditoriali

1.  riconosce il ruolo dell'apprendimento permanente e della mobilità internazionale, quali misure fondamentali nella risposta europea alla globalizzazione e nella transizione verso economie basate sulla conoscenza; osserva, in particolare, l'importanza dello "spirito di iniziativa e imprenditorialità" che si colloca tra le otto "Competenze chiave per l'apprendimento permanente - un quadro di riferimento europeo" che sono ritenute necessarie a tutti gli individui per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza e la partecipazione attive a livello europeo, l'inclusione sociale e l'occupazione;

2.  invita gli Stati membri a promuovere le competenze imprenditoriali dei giovani attraverso iniziative legislative volte a garantire tirocini di qualità, ponendo l'accento sull'apprendimento di qualità e su condizioni di lavoro adeguate, quali strumenti per promuovere l'occupabilità, come proposto dalla raccomandazione del Consiglio su un quadro di qualità per i tirocini;

3.  sottolinea la necessità di una definizione chiara ed estesa della competenza chiave "spirito di iniziativa e imprenditorialità", che comporta la promozione di una mentalità imprenditoriale caratterizzata da proattività, creatività, innovazione e propensione all'assunzione di rischi, nonché dalla capacità di pianificare e gestire progetti per raggiungere determinati obiettivi, e presuppone che l'individuo sia consapevole del contesto in cui lavora e sia in grado di cogliere le opportunità che emergono, per quanto riguarda sia l'imprenditoria sia l'attività di lavoro dipendente (in quest'ultimo caso si parla di "intrapreneurship"); ripone fiducia nei settori dell'industria creativa e delle imprese legate alla cultura, che possono evidenziare opportunità imprenditoriali, soprattutto per i giovani;

4.  ricorda che le industrie creative figurano tra i settori maggiormente caratterizzati dallo spirito imprenditoriale e sviluppano competenze trasferibili, quali il pensiero creativo, la capacità di risoluzione dei problemi, il lavoro di squadra e l'ingegnosità;

5.  sottolinea la necessità di una strategia di ampio respiro per l'imprenditorialità, intesa come insieme di competenze chiave trasversali utili per raggiungere obiettivi personali e professionali;

6.  sottolinea l'importanza delle competenze di controllo e di revisione a livello organizzativo; incoraggia in particolare lo sviluppo di audit sociali e ambientali, quali strumenti di controllo innovativi;

7.  ritiene che sia opportuno incentivare le capacità e le competenze imprenditoriali, come pure le capacità e le competenze trasversali, intersettoriali e specifiche delle varie occupazioni e professioni, al fine di aumentare i tassi di lavoro autonomo tra i giovani e di offrire ai giovani opportunità concrete di avviare un'attività propria, a vantaggio di loro stessi e della società in generale;

8.  è convinto che il prossimo passo necessario sia specificare nel dettaglio come poter proseguire adeguatamente l'attuazione del quadro delle competenze chiave a ciascun livello di istruzione ai fini delle competenze imprenditoriali, includendo le conoscenze, le capacità e le attitudini in ambito imprenditoriale quale risultato d'apprendimento di ogni programma specifico di istruzione e apprendistato;

9.  sottolinea che a tutti i livelli e in tutte le tipologie d'istruzione è opportuno prevedere l'insegnamento di competenze imprenditoriali pratiche e incentivare la motivazione, lo spirito di iniziativa e la disponibilità, nonché il senso di responsabilità sociale; ritiene che i programmi scolastici dovrebbero prevedere moduli relativi alla finanza di base, all'economia e all'ambiente imprenditoriale, oltre che attività di accompagnamento, tutoraggio e orientamento professionale per gli studenti, compresi quelli svantaggiati, al fine di sostenerli e agevolarli nella comprensione del processo imprenditoriale e nello sviluppo di una mentalità imprenditoriale; sottolinea il ruolo dell'apprendimento informale e autonomo, comprese le attività di volontariato, per sviluppare nei giovani spirito e capacità imprenditoriali;

10.  invita la Commissione a enfatizzare l'importanza e il ruolo dei diversi modelli di imprenditorialità sociale, che spesso costituiscono una buona opportunità per i giovani europei per conseguire le prime esperienze d'impresa;

11.  sottolinea la necessità di sviluppare pedagogie innovative che siano più partecipative e maggiormente incentrate sui discenti, al fine di incoraggiare l'acquisizione di una serie di competenze trasversali necessarie allo sviluppo di una mentalità imprenditoriale;

12.  raccomanda di incoraggiare l'imprenditorialità nell'istruzione superiore e nei progetti degli ex-studenti, facendo riferimento anche ai modelli di imprenditoria sociale;

13.  ricorda che la promozione dell'imprenditorialità attraverso l'istruzione può realizzarsi in modo significativo soltanto se le strategie di istruzione tengono conto in maniera equilibrata degli aspetti economici e sociali;

14.  sottolinea che l'inclusione sociale e la lotta alla povertà possono avere successo in particolare mediante l'imprenditorialità sociale, che è in grado di stimolare l'occupazione, e grazie allo sviluppo di una mentalità imprenditoriale che apporterà notevoli benefici alle persone svantaggiate;

15.  sottolinea che i sistemi di formazione duale e i programmi di studio a sostegno aziendale si sono dimostrati fondamentali negli Stati membri che li applicano per la trasmissione di competenze di base in materia di imprenditorialità;

16.  incoraggia il pieno impegno e la collaborazione fra tutte le parti interessate, in particolare fra le organizzazioni imprenditoriali locali, le imprese e gli istituti di istruzione, al fine di condividere le migliori pratiche ed esperienze e migliorare le capacità imprenditoriali e l'educazione all'imprenditorialità dei giovani negli Stati membri;

17.  sottolinea che uno stretto legame tra la formazione aziendale e l'istruzione ordinaria rappresenta un modello di successo che deve essere rafforzato e promosso a livello europeo e non solo;

18.  sollecita una più stretta cooperazione con il settore privato e le parti sociali al fine di promuovere una cultura improntata all'assunzione di rischi, all'imprenditorialità e all'innovazione (ad esempio mediante impegni strutturali quali meccanismi per l'innovazione e lo scambio di idee);

19.  è convinto che l'impiego efficace delle competenze imprenditoriali dipenda in misura crescente dalla coesistenza di competenze mediatiche e digitali e che questa interrelazione debba essere presa maggiormente in considerazione nell'ambito dell'istruzione e della formazione; pone l'accento sull'importanza di fornire a tutti i giovani competenze trasversali e imprenditoriali e nel campo delle TIC, che consentano loro di sfruttare appieno il potenziale del mondo digitale, al fine di aiutarli a creare nuove forme di sviluppo, insegnamento e promozione dell'imprenditorialità e ad essere pertanto maggiormente in grado di competere sul mercato del lavoro, di avviare un lavoro autonomo, di imparare a comprendere meglio il comportamento e le esigenze dei potenziali datori di lavoro e di contribuire alla capacità innovativa e competitiva dei datori di lavoro;

20.  sottolinea la necessità di sviluppare e migliorare le competenze imprenditoriali lungo tutto l'arco della vita, anche attraverso le esperienze lavorative e l'apprendimento non formale e informale, e di rafforzare e sostenere il loro riconoscimento quale contributo allo sviluppo professionale;

21.  riconosce che un elemento fondamentale per formare all'imprenditorialità è un'adeguata preparazione degli insegnanti, e in particolare la necessità urgente di una formazione di alta qualità che garantisca autenticità al processo di istruzione;

22.  chiede agli Stati membri di adoperarsi per abbattere gli ostacoli con i quali si scontrano i giovani imprenditori con disabilità, offrendo una formazione ai fornitori di servizi cui spetta anche dare sostegno alle persone con disabilità e adattando le strutture in cui il sostegno è fornito in modo da renderle accessibili alle persone con difficoltà di mobilità;

23.  rileva che la promozione della cooperazione tra istruzione secondaria e terziaria consentirebbe un dialogo più intenso tra i giovani e incoraggerebbe l'innovazione;

24.  sottolinea la necessità di migliorare la cultura imprenditoriale nell'ambito dell'istruzione terziaria, sostenendo e agevolando l'avvio, da parte dei giovani, di nuove imprese basate sulla ricerca accademica (spin-off), riducendo gli oneri burocratici associati alla creazione di tali imprese e istituendo un quadro normativo chiaro che supporti gli studenti imprenditori; ritiene che, in tale contesto, le scuole e le università dovrebbero fornire tempo, spazio e riconoscimento alle iniziative dei giovani, per trasmettere loro la fiducia necessaria ad intraprendere nuovi progetti che possono rivelarsi utili per l'avvio di attività indipendenti; accoglie con favore le iniziative intese a premiare i giovani per progetti imprenditoriali di successo (ad esempio un premio per la migliore impresa dell'anno avviata da uno studente); sottolinea altresì che è importante che le imprese offrano ai giovani la possibilità di acquisire la loro prima esperienza direttamente al loro interno; ribadisce la necessità, a tale scopo, di promuovere visite aziendali e tirocini per offrire ai giovani uno sguardo sul mondo delle imprese;

25.  sottolinea che il mondo delle imprese è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale in materia di istruzione e formazione all'imprenditorialità, offrendo un apprendimento fondato sull'esperienza che integri l'istruzione teorica impartita ai giovani;

26.  evidenzia il ruolo determinante svolto da varie associazioni di giovani imprenditori per promuovere lo spirito imprenditoriale tra i giovani, offrendo loro l'opportunità di sviluppare progetti innovativi e di maturare esperienze d'impresa e fornendo loro gli strumenti e la fiducia necessari per iniziare l'attività imprenditoriale;

Ruolo delle istituzioni dell'UE: coordinamento, metodologia e strumenti finanziari

27.  invita il Consiglio e la Commissione, nell'ambito delle rispettive competenze e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, a sviluppare un sostegno e strumenti metodologici da offrire ai sistemi di istruzione nazionali nel campo dell'istruzione e della formazione all'imprenditorialità, compresa l'imprenditorialità sociale, e a perseguire un approccio coordinato invitando le amministrazioni pubbliche degli Stati membri a cooperare più strettamente con le imprese, al fine di diffondere i fattori decisivi necessari al miglioramento dell'imprenditorialità; invita la Commissione ad aumentare l'entità del sostegno erogato ai giovani imprenditori nel quadro dei Fondi strutturali e di investimento europei;

28.  invita il Consiglio e la Commissione ad applicare una prospettiva di genere quanto alla metodologia, alla comunicazione e agli strumenti finanziari, al fine di incoraggiare una maggiore partecipazione di ragazze e giovani donne nel campo imprenditoriale;

29.  invita la Commissione a istituire e promuovere tirocini e programmi di scambio in ambito imprenditoriale, onde offrire ai giovani l'opportunità di acquisire esperienze pratiche e agevolare lo scambio di conoscenze ed esperienze;

30.  invita la Commissione a elaborare una strategia globale intesa a sviluppare competenze trasversali, quali il pensiero critico, la risoluzione dei problemi, l'iniziativa, la collaborazione, la cooperazione, l'autogestione, la pianificazione, la leadership e le capacità di fare squadra, a tutti i livelli e per tutti i tipi di istruzione e formazione, tenendo conto che tali competenze costituiscono un vantaggio per un'ampia gamma di professioni e settori;

31.  invita la Commissione a prestare maggiore attenzione alla possibilità di migliorare lo sviluppo e la valutazione delle competenze trasversali, tra cui le competenze imprenditoriali e digitali, all'interno del programma Erasmus+, pur sottolineando che tale programma non dovrebbe essere unilateralmente improntato a considerazioni di occupabilità e che occorre mantenere la facilità di accesso alle attività imprenditoriali, soprattutto nell'ambito dell'apprendimento non formale e informale; invita altresì la Commissione a promuovere riforme delle politiche di istruzione degli Stati membri, mediante l'istituzione di un quadro strategico coerente per gli Stati membri e l'UE in proposito;

32.  invita la Commissione a sostenere il monitoraggio delle competenze informatiche, delle capacità di risoluzione dei problemi e delle conoscenze finanziarie, e la invita a svolgere ricerche trasversali in tale settore;

33.  invita la Commissione a sostenere i partenariati tra gli istituti di istruzione e le imprese, mediante il ricorso al Fondo europeo per gli investimenti strategici e, in particolare, al Fondo sociale europeo, allo scopo di incoraggiare l'apprendimento basato sul lavoro nelle imprese e incentivare le competenze imprenditoriali a livello nazionale e locale;

34.  invita la Commissione a sostenere una rete europea di istruzione all'imprenditorialità, ispirata alla rete europea di istruzione all'imprenditorialità EE-HUB istituita nel maggio 2015 e sostenuta da organizzazioni europee e da altre parti interessate a livello europeo, nazionale e locale, come pure dalle autorità nazionali competenti in materia di istruzione, intesa a raccogliere e scambiare le migliori prassi da condividere tra istituti di istruzione, organizzazioni educative, istituti di formazione professionale, imprese, autorità e parti sociali;

35.  invita la Commissione a garantire un coordinamento coerente ed efficace nel settore dell'educazione all'imprenditorialità nel contesto della più ampia strategia dell'Unione in materia di apprendimento permanente, delle strategie globali dell'UE e del piano della Commissione Juncker;

36.  propone che la Commissione mantenga l'educazione e la formazione all'imprenditorialità tra gli obiettivi di un futuro programma Erasmus+ nel prossimo periodo di programmazione (post-2020) in tutte le sue azioni, compresa la mobilità, contemplando i seguenti elementi:

   i) un'attenta valutazione dell'impatto delle attuali misure di promozione dell'imprenditorialità attraverso l'istruzione e la formazione e un eventuale adeguamento delle stesse, rivolgendo particolare attenzione agli effetti sui gruppi sottorappresentati e svantaggiati,
   ii) la promozione di contenuti e strumenti di apprendimento meglio definiti per l'istruzione formale e non formale rivolti a tutti gli studenti, con moduli sia teorici che pratici, quali i progetti imprenditoriali degli studenti,
   iii) il sostegno alla qualificazione iniziale di insegnanti, educatori, animatori giovanili, istruttori e responsabili dell'istruzione e al loro sviluppo professionale continuo e alla loro responsabilizzazione nel settore dell'educazione all'imprenditorialità;
   iv) la promozione di partenariati tra gli istituti d'istruzione, le imprese, le organizzazioni senza scopo di lucro, gli enti regionali e locali e gli erogatori di istruzione non formale, allo scopo di istituire corsi adeguati e fornire agli studenti le esperienze pratiche e i modelli necessari,
   v) lo sviluppo di competenze in materia di processi imprenditoriali, alfabetizzazione finanziaria, alfabetizzazione e competenze digitali, pensiero creativo, creatività, utilità creativa, risoluzione dei problemi e spirito innovativo, autostima, fiducia nelle proprie idee, adattabilità, spirito di squadra, gestione di progetti, valutazione del rischio e propensione all'assunzione di rischi, come pure specifiche competenze e conoscenze d'impresa;
   vi) la rimozione di tutte le barriere fisiche e digitali ancora esistenti per le persone portatrici di disabilità, la cui piena inclusione nel mercato del lavoro può essere di fondamentale importanza per la promozione di una cultura di impresa sostenibile e coesa;
   vii) il riconoscimento del fatto che l'apprendimento non formale e informale rappresenta un contesto privilegiato per acquisire competenze imprenditoriali;

37.  invita la Commissione a identificare e affrontare i fattori che scoraggiano le donne dallo scegliere l'opzione dell'imprenditorialità, promuovendo al contempo, in particolare, l'accesso delle giovani imprenditrici ai finanziamenti e ai servizi di assistenza;

38.  invita la Commissione a coordinare e a promuovere lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri;

39.  invita la Commissione a favorire una migliore cooperazione e un maggiore scambio di buone pratiche tra gli Stati membri che hanno già integrato l'educazione all'imprenditorialità nei programmi di studio e hanno conseguito i maggiori progressi nella promozione dell'imprenditorialità giovanile e gli Stati membri che sono ancora all'inizio di tale processo;

40.  invita la Commissione a individuare, entro la fine del 2017, una "buona pratica" per la diffusione delle competenze imprenditoriali e la promozione dell'imprenditorialità giovanile negli Stati membri, a presentare al Parlamento una relazione in merito e a tenere conto dei risultati all'atto della valutazione delle proprie procedure di finanziamento;

41.  invita gli Stati membri a promuovere l'educazione all'imprenditorialità come un modo per promuovere le competenze trasversali utili ai discenti per una migliore organizzazione della propria vita personale e professionale;

42.  chiede alla Commissione di monitorare attentamente le misure concrete attuate dagli Stati membri a sostegno dell'imprenditorialità tra i giovani, di dedicare particolare cura alla promozione e alla pubblicazione di informazioni concernenti i risultati e di favorire e sostenere istituzioni e organizzazioni nello scambio delle migliori prassi, nella condivisione di idee, conoscenze ed esperienze e nella costituzione di partenariati strategici intersettoriali; incoraggia la Commissione e gli Stati membri a sviluppare parametri, modelli, strumenti comuni e progetti intesi a promuovere lo spirito imprenditoriale tra i giovani;

43.  esorta la Commissione a provvedere a che nessuna misura adottata dagli Stati membri ostacoli la libera circolazione dei lavoratori, così che i giovani che hanno scelto la via dell'imprenditoria siano in grado di esercitare le loro attività ovunque nell'Unione europea;

Ruolo degli Stati membri

44.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad adoperarsi per promuovere la realizzazione di attività di formazione per l'avvio e la gestione delle start-up, anche mediante l'affiancamento di esperti, incubatori e acceleratori, progetti di impresa sociale che operano con le comunità locali e tutti gli ambienti favorevoli all'imprenditoria che agevolino le nuove imprese dei giovani e permettano una rapida ripresa in caso di abbandono scolastico o di insuccessi iniziali, contribuendo così a creare una cultura d'impresa positiva, a prevenire una percezione negativa degli insuccessi imprenditoriali e a incoraggiare a ritentare, e impegnandosi in particolare per coinvolgere i giovani svantaggiati;

45.  esorta gli Stati membri a provvedere affinché i giovani imprenditori abbiamo accesso ai finanziamenti di cui hanno bisogno e siano sostenuti in ogni fase;

46.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad avvalersi pienamente delle risorse dei fondi strutturali dell'UE, e in particolare del Fondo sociale europeo, al fine di promuovere l'istruzione e la formazione all'imprenditorialità e lo sviluppo di competenze digitali a livello nazionale, regionale e locale;

47.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali ad avvalersi di tutti i finanziamenti disponibili a livello dell'UE, quali il Fondo sociale europeo, l'Iniziativa europea a favore dell'occupazione giovanile, il programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI), il programma Erasmus per giovani imprenditori e il programma dell'Unione europea per la competitività delle imprese e le piccole e le medie imprese (COSME), al fine di incoraggiare e sostenere le iniziative volte a creare legami più efficaci e mirati tra le imprese e il settore dell'istruzione;

48.  invita gli Stati membri a promuovere la condivisione delle migliori pratiche, a incentivare i partenariati nazionali e transfrontalieri e a sostenere le imprese nascenti e le attività delle relative reti di piccole e medie imprese e agenzie per lo sviluppo;

49.  esorta gli Stati membri a offrire metodi innovativi specifici per la formazione di insegnanti e tutori in materia di imprenditorialità, onde consentire loro di promuovere e incoraggiare le competenze imprenditoriali, e a prendere in considerazione l'inclusione dell'imprenditorialità nei programmi di studio;

50.  invita gli Stati membri a sviluppare ulteriormente i propri sistemi di riconoscimento e convalida delle competenze acquisite nell'ambito dell'apprendimento non formale e informale, in modo da rispettare il loro impegno per il 2018, nell'intento di offrire ai singoli l'occasione di intraprendere un percorso diverso e cogliere nuove opportunità e di incoraggiare la consapevolezza di sè e l'ulteriore apprendimento;

51.  invita gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione dei partner privati nell'ambito dell'educazione all'imprenditorialità, tramite finanziamenti o l'offerta di formazione, quale aspetto della loro responsabilità sociale di impresa;

52.  invita gli Stati membri a eliminare la burocrazia nell'attuazione dei programmi imprenditoriali dei giovani e a prendere in considerazione provvedimenti di sgravio fiscale e misure intese a incentivare i giovani a realizzare i propri progetti di impresa; sottolinea la necessità di reti di sicurezza per le start-up che falliscono;

53.  sottolinea l'esigenza di affrontare le difficoltà finanziarie che gravano sui giovani imprenditori, di agevolare il loro accesso al credito e alle sovvenzioni speciali, di ridurre gli attuali oneri amministrativi e di istituire un contesto normativo e incentivi fiscali che incoraggino lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali dei giovani e stimolino la creazione di posti di lavoro, al fine di agevolare l'avvio e il consolidamento dei progetti di impresa dei giovani;

54.  chiede agli Stati membri di affrontare in modo proattivo il miglioramento dei quadri normativi e lo snellimento delle procedure amministrative per le imprese, in particolare le PMI e le imprese sociali, e di promuovere e monitorare la qualità delle pratiche da esse attuate in materia di impiego; segnala che le imprese sociali e inclusive generano posti di lavoro sostenibili, contribuiscono allo sviluppo delle comunità e aiutano a promuovere un ambiente sostenibile e a garantire resilienza sociale in tempi di crisi;

55.  chiede che i servizi pubblici per l'impiego assumano un ruolo più proattivo di sostegno e consulenza alle imprese, e specialmente ai giovani imprenditori;

56.  invita gli Stati membri e le autorità regionali e locali a offrire agli studenti che si dimostrino innovativi un maggiore accesso a borse di studio e meccanismi di microcredito, come pure sostegno, informazioni, tutoraggio, assistenza multidisciplinare e piattaforme di valutazione tra pari, allo scopo di consentire loro di avviare attività o progetti, come quelli sostenuti tramite l'asse Microfinanza e imprenditoria sociale del programma EaSI; chiede agli Stati membri di agevolare l'accesso ai prestiti e la loro restituzione, di promuovere il ricorso al finanziamento collettivo (crowdfunding), di sviluppare partenariati tra l'economia locale, le imprese e le università, di potenziare il ruolo delle imprese nell'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro e di consolidare il progetto Entepreneurial skills pass (ESP) a vari livelli degli studi scolastici e universitari, soprattutto in collaborazione con le PMI; esorta gli Stati membri a incoraggiare la costituzione di incubatori di imprese all'interno delle università, dedicati allo sviluppo sostenibile e ad ambiti di studio orientati al futuro;

57.  invita gli Stati membri a semplificare le procedure di cessazione non fraudolenta delle attività e a delineare un contesto di supporto per tale cessazione, al fine di inviare un chiaro messaggio ai giovani mostrando che un fallimento non costituisce una battuta d'arresto dalle conseguenze permanenti;

58.  invita gli Stati membri a incoraggiare tra i giovani lo spirito imprenditoriale, agevolando, nell'ambito del sistema d'istruzione, studi basati su progetti realizzati a livello multidisciplinare e in cooperazione con le imprese;

59.  invita gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità quale opzione professionale positiva, nel contesto degli orientamenti professionali forniti a livello di istruzione secondaria e terziaria, e a contrastare l'opinione negativa, prevalente in alcuni Stati membri, nei confronti dell'imprenditorialità come scelta professionale;

60.  invita gli Stati membri ad adoperarsi per sensibilizzare maggiormente i giovani con disabilità al lavoro autonomo e alla creazione di imprese, mediante azioni quali la promozione di percorsi professionali di persone con disabilità già integrate nel mercato del lavoro e il riconoscimento pubblico degli imprenditori con disabilità;

Successive attività di follow-up

61.  esorta la Commissione a dare un seguito alle proprie attività riguardo a Entrepreneurship360 (scuole e istituti di formazione professionale) e HEInnovate (istituti di istruzione superiore) e ad approfondirle;

62.  invita la Commissione a includere le misure relative all'educazione all'imprenditorialità negli indicatori di valutazione del semestre europeo a partire dal 2016;

63.  invita la Commissione a presentare al Parlamento, entro la fine della legislatura, una relazione di valutazione sui progressi realizzati nella promozione dell'imprenditoria giovanile attraverso l'istruzione e la formazione, indicando altresì in che misura sia riuscita a raggiungere coloro che appartengono a gruppi sociali vulnerabili;

64.  invita la Commissione ad adoperarsi per il coordinamento e la cooperazione a livello europeo nella valutazione sistematica dei programmi e delle attività relativi all'imprenditoria, al fine di consentire la comparabilità dei risultati, ad esempio confrontando i diversi modelli di imprenditorialità giovanile in tutti gli Stati membri e le caratteristiche dei giovani imprenditori in termini di variabili sociodemografiche quali età, sesso e istruzione;

65.  chiede alla Commissione di promuovere la cooperazione sulle politiche in tutta l'Unione e invita gli Stati membri a impegnarsi nello scambio di buone pratiche;

o
o   o

66.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri e dei paesi SEE e al Consiglio d'Europa.

(1) GU C 17 del 20.1.2015, pag. 2.
(2) GU C 183 del 14.6.2014, pag. 18.
(3) GU C 119 del 28.5.2009, pag. 2.
(4) GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1.
(5) GU C 398 del 22.12.2012, pag. 1.
(6) GU C 199 del 7.7.2011, pag. 1.
(7) GU C 311 del 19.12.2009, pag. 1.
(8) GU L 394 del 30.12.2006, pag. 10.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0107.
(10) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 56.
(11) GU C 165 E dell'11.6.2013, pag. 7.
(12) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 89.
(13) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 8.
(14) GU C 45 E del 23.2.2010, pag. 33.
(15) Relazione della Commissione sui progressi compiuti in termini di parità tra donne e uomini nel 2013 (SWD(2014)0142), Pubblicazione della Commissione sui dati statistici sulle donne imprenditrici in Europa, settembre 2014.
(16) Conclusioni del simposio di Budapest e Istanbul della Fondazione europea per la fomazione.
(17) Commissione: Eurobarometro FL354 "Entrepreneurship in the EU and beyond", 9 gennaio 2013.


Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa
PDF 223kWORD 110k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa (2014/2149(INI))
P8_TA(2015)0293A8-0207/2015

Il Parlamento europeo,

—  visto il preambolo del trattato sull'Unione europea (TUE) secondo il quale i firmatari traggono ispirazione dalle "eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa", e visto l'articolo 3, paragrafo 3, TUE,

—  visto l'articolo 167 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

—  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare l'articolo 22,

—  vista la Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, adottata dall'UNESCO il 20 ottobre 2005,

—  visto il regolamento (UE) n. 1295/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma Europa creativa (2014-2020) e che abroga le decisioni n. 1718/2006/CE, n. 1855/2006/CE e n. 1041/2009/CE(1),

—  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca nonché disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(2),

—  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(3),

—  visto il regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) - Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE(4),

—  vista la direttiva 2014/60/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa alla restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012(5),

—  vista la direttiva 2013/37/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, che modifica la direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo dell'informazione del settore pubblico(6),

—  vista la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Convenzione di Faro) del 13 ottobre 2005(7),

—  viste le conclusioni del Consiglio del 21 maggio 2014 sul patrimonio culturale come risorsa strategica per un'Europa sostenibile(8),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 25 novembre 2014 sulla governance partecipativa del patrimonio culturale(9) e sul piano di lavoro per la cultura 2015-2018(10) e visto l'Anno europeo del patrimonio culturale menzionato nelle conclusioni,

—  vista la raccomandazione 2011/711/UE della Commissione, del 27 ottobre 2011, sulla digitalizzazione e l'accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale(11),

—  vista la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2014 dal titolo "Un piano di investimenti per l'Europa" (COM(2014)0903),

—  vista la comunicazione della Commissione del 22 luglio 2014 dal titolo "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa" (COM(2014)0477),

—  visto il parere del Comitato delle regioni del novembre 2014 sulla comunicazione della Commissione "Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l'Europa",

—  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

—  visti la relazione della commissione per la cultura e l'istruzione e i pareri della commissione per i trasporti e il turismo e della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0207/2015),

A.  considerando che la cultura e il patrimonio culturale sono risorse condivise nonché beni e valori comuni che non possono essere soggetti ad uso esclusivo e che il loro pieno potenziale ai fini dello sviluppo umano, sociale ed economico sostenibile deve ancora essere pienamente riconosciuto e adeguatamente sfruttato, sia a livello di strategie UE che di obiettivi di sviluppo dell'ONU post-2015;

B.  considerando che, nel processo decisionale, occorre tener conto dei molteplici impatti della cultura nelle società;

C.  considerando che il patrimonio culturale è per sua natura eterogeneo, riflette la diversità e il pluralismo culturali e linguistici e interessa lo sviluppo regionale, la coesione sociale, l'agricoltura, gli affari marittimi, l'ambiente, il turismo, l'istruzione, l'agenda digitale, le relazioni esterne, la cooperazione doganale nonché la ricerca e l'innovazione;

D.  considerando che la promozione della cultura, della diversità culturale e del dialogo interculturale funge da catalizzatore per la cooperazione tra gli Stati membri;

E.  considerando che il potenziamento della diversità culturale e linguistica dell'Unione, la promozione del suo patrimonio culturale e il rafforzamento della competitività dei settori culturali e creativi europei mirano a promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;

F.  considerando che le risorse del patrimonio sono attività a lungo termine che contribuiscono allo sviluppo di competenze e della crescita economica, attraverso la promozione del turismo, nonché a creare occupazione;

G.  considerando che i progetti per la valorizzazione del patrimonio culturale rappresentano spesso esempi di attività economiche innovative e sostenibili, in grado di sviluppare le capacità imprenditoriali e di ricerca delle piccole e medie imprese (PMI);

H.  considerando che il patrimonio culturale, sia materiale che immateriale, svolge un ruolo significativo nella creazione, nella tutela e nella promozione della cultura e dei valori europei e dell'identità nazionale, regionale, locale e individuale nonché dell'identità contemporanea della popolazione dell'Europa;

I.  considerando che le politiche per la manutenzione, il restauro e la conservazione, l'accessibilità e la valorizzazione del patrimonio culturale sono in primo luogo responsabilità nazionali, regionali o locali, ma che il patrimonio culturale ha altresì una chiara dimensione europea ed è direttamente affrontato in diverse politiche dell'UE, comprese quelle concernenti l'agricoltura, l'ambiente, la ricerca e l'innovazione;

J.  considerando che l’articolo 167 TFUE dispone che l'azione dell'Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, "evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune";

K.  considerando che l'articolo 167 TFUE stabilisce che l'azione dell'Unione è intesa a migliorare la conoscenza e la diffusione della cultura e della storia dei popoli europei, a incoraggiare la cooperazione tra Stati membri e, se necessario, ad appoggiare e integrare l'azione di questi ultimi in materia di conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale di importanza europea;

L.  considerando che il piano di lavoro per la cultura, adottato dal Consiglio il 25 novembre 2014, include il patrimonio come una delle quattro priorità dell'opera dell'UE in materia di cultura per il periodo 2015-2018;

M.  considerando che l'assenza di dati culturali disaggregati per genere, anche nel settore del patrimonio culturale, è un fattore che nasconde i divari e le sfide di genere esistenti ai responsabili e decisori politici;

N.  considerando che l'informazione sulle opportunità di finanziamento attraverso i programmi UE in settori connessi al patrimonio culturale - come lo sviluppo locale e regionale, la cooperazione culturale, la ricerca, l'istruzione, il sostegno alle PMI e alla società civile e il turismo - se disponibile, è frammentata;

O.  considerando che occorrerebbe rafforzare il valore culturale e turistico degli Itinerari culturali del Consiglio d'Europa nel promuovere un patrimonio culturale comune europeo e nello sviluppo di un turismo culturale sostenibile;

P.  considerando che il premio dell'Unione europea per il patrimonio culturale/premio Europa Nostra promuove l'eccellenza, fornisce ispirazione grazie alla "forza dell'esempio" e stimola lo scambio delle migliori pratiche nel settore del patrimonio culturale in tutta Europa;

Q.  considerando che la Carta di Venezia sulla conservazione e il restauro dei monumenti e siti, la Convenzione di Granada per la salvaguardia del patrimonio architettonico d'Europa e la Convenzione della Valletta per la protezione del patrimonio archeologico definiscono chiaramente le norme internazionalmente riconosciute per il restauro del patrimonio culturale e delle opere archeologiche(12);

Approccio integrato

1.  ritiene di fondamentale importanza utilizzare le risorse disponibili per sostenere, valorizzare e promuovere il patrimonio culturale, sulla base di un approccio integrato, tenendo conto delle componenti culturali, economiche, sociali, storiche, educative, ambientali e scientifiche;

2.  è del parere che, per quanto concerne il patrimonio culturale, sia necessario un approccio integrato per ottenere il dialogo culturale e la comprensione reciproca; è convinto che tale approccio possa portare al rafforzamento della coesione sociale, economica e territoriale, contribuendo nel contempo anche al raggiungimento degli obiettivi fissati nella strategia Europa 2020;

3.  rivolge alla Commissione, nel contesto dello sviluppo del nuovo approccio integrato al patrimonio culturale, le seguenti raccomandazioni specifiche:

   a) stabilire, in linea con gli attuali metodi di lavoro della Commissione per un'azione intersettoriale e flessibile, un approccio comune al suo interno, attraverso una migliore cooperazione tra i vari settori strategici che si occupano di beni culturali, e riferire al Parlamento sui risultati di questa più stretta cooperazione;
   b) comunicare ai potenziali beneficiari, in modo diretto e accessibile, ad esempio attraverso una piattaforma unica per le informazioni e lo scambio delle migliori pratiche nell'UE, le linee di finanziamento europee esistenti in materia di patrimonio culturale;
   c) designare, preferibilmente per il 2018, un Anno europeo del patrimonio culturale, dotato di un bilancio adeguato, con l'obiettivo, fra l'altro, di diffondere e rafforzare presso le future generazioni la consapevolezza e l'educazione al rispetto dei valori del patrimonio culturale europeo e della sua tutela, e presentare al Parlamento una bozza di programma per l'Anno europeo non oltre il 2016;
   d) riconoscere, nel suo approccio politico e trasversale, il patrimonio culturale in quanto mobile e immobile, materiale e immateriale nonché come risorsa non rinnovabile la cui autenticità deve essere preservata;

4.  invita a istituire nel prossimo futuro un quadro politico per l'ambiente storico – noto come patrimonio culturale immobile – che contenga un quadro normativo per i monumenti, l'archeologia e i paesaggi storici, in linea con l'articolo 4 TFUE;

5.  promuove l'innovazione creativa contemporanea in architettura e nel design, sulla base del rispetto del passato come pure del presente, garantendo nel contempo elevata qualità e coerenza;

Finanziamento europeo per il patrimonio culturale

6.  prende atto dell'impegno dell'Unione a preservare e valorizzare il patrimonio culturale europeo attraverso vari programmi (Europa creativa, Orizzonte 2020, Erasmus +, Europa per i cittadini), finanziamenti (Fondi strutturali e di investimento europei) e azioni come le Capitali europee della cultura, le Giornate europee del patrimonio e il Marchio del patrimonio europeo; propone un impegno ancora maggiore da parte dell'Unione e degli Stati membri in materia di promozione della ricerca;

7.  chiede alla Commissione di:

   a) istituire un portale unico UE dedicato al patrimonio culturale materiale e immateriale, che raccolga informazioni provenienti da tutti i programmi UE di finanziamento dei beni culturali e sia strutturato intorno a tre aspetti principali: una banca dati dei beni culturali materiali e immateriali. contenente esempi di buone pratiche di conservazione e promozione, con tutti i riferimenti pertinenti; opportunità di finanziamento per i beni culturali, nonché dati sullo stato del patrimonio culturale europeo e informazioni rilevanti ai fini della conservazione, come ad esempio i dati climatici e dettagli sui progetti di restauro già effettuati; notizie e link riguardanti gli sviluppi della politica legati al patrimonio culturale, le azioni e gli eventi storici;
   b) sostenere, con finanziamenti dedicati, studi, ricerche e misure pilota, espressamente finalizzati all'analisi degli impatti dei processi di valorizzazione del patrimonio culturale, all'emersione di indicatori puntuali e di contesto del suo apporto, diretto e indiretto, nei processi di sviluppo economico e sociale, al sostegno diretto dell'innovazione culturale e sociale integrata nei contesti territoriali in cui il patrimonio culturale può trainare lo sviluppo e concorrere alla qualità di vita delle popolazioni;
   c) rafforzare il neoistituito principio di finanziamento multiplo che consente l'uso complementare di vari fondi europei all'interno di uno stesso progetto su larga scala;
   d) incoraggiare i partenariati pubblico-privato;
   e) adeguare i requisiti temporali di gestione dei progetti per i Fondi strutturali, al fine di soddisfare meglio le esigenze specifiche dei progetti di conservazione, restauro e salvaguardia;
   f) rivedere il parametro di riferimento di 5 milioni di euro in relazione a progetti sui beni culturali presentati nel quadro dell'azione infrastrutturale di ridotte dimensioni(13), portandolo almeno allo stesso livello dei progetti dell'UNESCO, cioè 10 milioni di euro;

8.  rileva che lo spirito alla base della revisione del regolamento FESR e, in particolare, il principio del finanziamento integrato, si realizza in casi specifici anche attraverso il sostegno a progetti di grandi dimensioni; riconosce, tuttavia, la necessità di promuovere e sostenere iniziative culturali su piccola scala che rivestono particolare importanza per lo sviluppo endogeno e possono contribuire sia alla salvaguardia del patrimonio culturale che allo sviluppo locale e regionale e alla crescita socioeconomica in generale;

9.  esorta la Commissione a inserire nelle linee guida che disciplineranno la prossima generazione di fondi strutturali per il patrimonio culturale un sistema obbligatorio di controllo della qualità, applicabile a tutto il ciclo di vita di un progetto;

10.  sottolinea il ruolo degli Stati membri nel garantire sia un elevato livello di capacità e conoscenza professionale degli operatori che una struttura d'impresa in grado di assicurare le migliori pratiche nella salvaguardia del patrimonio culturale, anche attraverso adeguati sistemi di verifica qualitativi, come richiesto dalle Carte internazionali;

11.  chiede alla Commissione che, negli atti delegati, negli inviti a manifestazione di interesse e nelle iniziative per sviluppare i regolamenti della politica di coesione sul periodo 2014-2020, l'innovazione nella conservazione del patrimonio e le soluzioni a basso impatto per l'efficienza energetica negli edifici storici siano considerati temi ammissibili;

12.  invita gli Stati membri a esaminare eventuali incentivi fiscali in relazione ai lavori di restauro, tutela e conservazione, come la riduzione dell'IVA o di altre imposte, visto che il patrimonio culturale europeo è gestito anche da organismi privati;

13.  esorta la Commissione a fare un bilancio delle migliori pratiche nelle politiche fiscali in Europa e a raccomandare agli Stati membri quelle adeguate; esorta gli Stati membri ad attenersi a dette raccomandazioni e a scambiarsi le migliori pratiche, al fine di garantire il massimo incoraggiamento del sostegno privato nei confronti di progetti sul patrimonio culturale materiale e immateriale e massimizzarne gli impatti sullo sviluppo economico e sulla coesione sociale nel rispettivo ambiente locale;

Nuovi modelli di governance

14.  accoglie con favore l'iniziativa del Consiglio di redigere linee guida per i nuovi modelli di governance partecipativa per il settore del patrimonio culturale, valorizzandone la dimensione di risorsa condivisa e rafforzando i legami fra piani locali, regionali, nazionali ed europei;

15.  chiede agli Stati membri di garantire lo sviluppo di strumenti giuridici che consentano modelli di finanziamento e di amministrazione alternativi, come il coinvolgimento della comunità, la partecipazione della società civile e di partenariati pubblico-privato, al fine di attuare azioni legate alla conservazione, al restauro, alla salvaguardia, allo sviluppo e alla promozione del patrimonio culturale;

16.  invita la Commissione e gli Stati membri a dare avvio a un dialogo di portata europea tra i responsabili politici, a tutti i livelli di governance, e i settori culturale e creativo, le reti di operatori turistici, i partenariati fra attori privati e pubblici e le ONG;

17.  incoraggia tutte le parti interessate che partecipano alla governance del patrimonio culturale a raggiungere un equilibrio tra conservazione sostenibile e sviluppo del potenziale economico e sociale del patrimonio culturale;

18.  sottolinea che i progetti FESR legati alla valorizzazione del patrimonio culturale rappresentano un esempio pratico di governance multilivello e di valida applicazione del principio di sussidiarietà e costituiscono un importante elemento della spesa del FESR; sottolinea l'importanza dei progetti culturali transfrontalieri che contribuiscono a rafforzare la coesione economica e sociale e incoraggiano l'inclusione; invita a questo proposito a rafforzare e sviluppare ulteriormente azioni di sostegno dei finanziamenti attraverso accordi di partenariato pubblico-privato;

19.  sottolinea la necessità di nuovi modelli di governance onde includere un sistema di controllo della qualità in tutte le forme alternative di finanziamento e amministrazione del patrimonio culturale;

20.  esorta gli Stati membri a potenziare i controlli sulla spesa per le componenti relative al patrimonio culturale e a favorire la cooperazione nella lotta alla frode, alla corruzione e ad ogni altra attività irregolare incontrata in questo settore;

21.  propone che le proposte legislative europee siano integrate da una valutazione d'impatto per quanto riguarda il patrimonio culturale e che, qualora la valutazione evidenzi un impatto negativo, il patrimonio culturale sia escluso in via eccezionale dall'ambito di applicazione della proposta legislativa;

Potenziale economico e strategico del patrimonio culturale

22.  rileva che il patrimonio culturale contribuisce a creare posti di lavoro, prodotti, servizi e processi innovativi e può essere una fonte di idee creative, alimentando la nuova economia, pur avendo un basso impatto sull'ambiente, se si applica una corretta gestione;

23.  riconosce che il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale in molte delle iniziative faro della strategia Europa 2020, come ad esempio l'agenda digitale, l'Unione dell'innovazione, l'Agenda per le nuove competenze e l'occupazione, e la politica industriale per l'era della globalizzazione; chiede, quindi, di riconoscere con più forza il ruolo del patrimonio culturale europeo quale risorsa strategica per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, nella revisione intermedia della strategia Europa 2020;

24.  rileva che il settore del patrimonio culturale ha la capacità di creare posti di lavoro altamente qualificati; esorta gli Stati membri a presentare iniziative sullo sviluppo di attività di formazione in materia di gestione e conservazione per gli operatori e i ricercatori nel settore del patrimonio culturale; si compiace in particolare delle prospettive di finanziamento a lungo termine per le reti di ricercatori come, ad esempio, le sovvenzioni Marie Skłodowska-Curie;

25.  sottolinea l'importanza per il turismo europeo del patrimonio culturale e naturale, materiale o immateriale, riconosciuto dall'UNESCO;

26.  sottolinea la possibilità di porre maggiormente l'enfasi sul turismo culturale nel contesto dello sviluppo di strategie macroregionali per ancorarlo maggiormente nel quadro strategico della cooperazione europea;

27.  invita le istituzioni europee e gli Stati membri a promuovere e a sostenere le iniziative di "mobilità dolce" (itinerari pedestri, equestri e ciclabili), offrendo in tal modo nuove opportunità al turismo culturale e naturale;

28.  incoraggia gli Stati membri a collaborare con le autorità regionali e locali, al fine di massimizzare il valore del patrimonio culturale nelle nostre società e il suo contributo alla crescita e all'occupazione nell'Unione europea;

29.  evidenzia che il turismo culturale, che rappresenta il 40% del turismo europeo, è un settore economico fondamentale in termini potenziali di crescita e occupazione, il cui sviluppo dovrebbe essere ulteriormente rafforzato con l'uso delle nuove tecnologie; sottolinea tuttavia l'importanza di preservare il patrimonio culturale e naturale mettendo a punto forme di turismo sostenibili, meno invasive e a maggior valore aggiunto, in cui il settore del turismo sia integrato nelle strategie di sviluppo locale;

30.  esprime preoccupazione per lo stato delle politiche di conservazione, restauro, tutela e promozione del patrimonio culturale, che rivestono la massima importanza per l'identità europea; sottolinea che i finanziamenti per la salvaguardia del patrimonio culturale hanno subito una drastica riduzione in alcuni Stati membri a seguito della crisi economica e finanziaria; esorta a tal fine la Commissione e gli Stati membri a provvedere affinché iniziative e fondi adeguati siano destinati alla valorizzazione del patrimonio culturale europeo;

31.  invita la Commissione a promuovere l'eccellenza, l'innovazione e la competitività nei settori culturale e creativo, sostenendo il lavoro di artisti, creatori e professionisti culturali;

32.  afferma l'urgente necessità di attribuire al patrimonio culturale il posto che gli spetta nel piano della Commissione in materia di investimenti per l'Europa;

33.  richiama l'attenzione sulla necessità di migliorare il quadro metodologico per avere migliori statistiche relative al settore dei beni culturali; esorta la Commissione a proporre una serie di indicatori che potrebbero essere utilizzati per il monitoraggio e la valutazione della situazione del patrimonio culturale e che siano uniformi per tutti gli Stati membri; sottolinea la necessità di ottenere maggiori risultati nel campo della ricerca per tutti gli aspetti del patrimonio culturale e di collegarli fra loro al fine di contrastare la frammentazione del settore; evidenzia a tale proposito il potenziale dei "big data" ai fini dell'acquisizione di maggiori conoscenze dai progetti di ricerca; sottolinea che, al fine di valutare il valore economico reale e potenziale del patrimonio culturale, è essenziale una raccolta più sistematica di dati statistici;

34.  ritiene che la Commissione debba qualificare le imprese e gli enti dedicati alla conservazione del patrimonio nei suoi diversi aspetti come appartenenti a un settore specifico e depositari di tecniche tradizionali che presentano un valore aggiunto e rendono possibile una conservazione ecologica e sostenibile;

35.  riconosce l'urgente necessità di affrontare la disoccupazione giovanile e sottolinea che il patrimonio culturale è un settore avente la potenzialità di creare più e migliori posti di lavoro, in cui è possibile rafforzare il ponte tra istruzione e mondo del lavoro, ad esempio attraverso lo sviluppo di apprendistati, tirocini e start up di qualità, nel campo delle PMI e dell'economia sociale; incoraggia in tal senso gli Stati membri a sviluppare nuove e innovative opportunità di finanziamento per sostenere la formazione e l'istruzione in materia di gestione e conservazione nonché la mobilità dei lavoratori e dei ricercatori in questo settore;

36.  esorta a Commissione ad incentivare programmi congiunti nel campo del patrimonio culturale e del turismo, con una visione integrale e una base scientifica che servano da riferimento e modello di buone pratiche;

37.  invita gli Stati membri a pianificare strategicamente progetti culturali legati al patrimonio che possano tradursi in sviluppo regionale e locale globale, programmi di cooperazione internazionale e interregionale, nella creazione di nuovi posti di lavoro, nel risanamento rurale e urbano sostenibile, nonché nella salvaguardia e nella promozione delle competenze tradizionali legate al restauro del patrimonio culturale;

38.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad elaborare uno studio economico e statistico sulle imprese, sugli enti di gestione e sulle diverse specificità professionali che costituiscono il settore dedicato alla conservazione e diffusione del patrimonio culturale e sul loro peso specifico nel sistema produttivo e nell'occupazione;

39.  richiama l'attenzione sulla necessità di creare, sviluppare e promuovere opportunità di mobilità e scambio di esperienze per gli operatori del settore dei beni culturali, garantendo un’effettiva corrispondenza professionale, in linea con la direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, attraverso l'individuazione e la condivisione tra gli Stati membri di livelli minimi di competenze (capacità e conoscenze), in particolare per la figura del restauratore-conservatore; invita la Commissione, in tale contesto, a presentare una proposta di estensione degli opportuni programmi, onde includere la mobilità dei gestori e degli operatori nel campo del patrimonio culturale (ad es. gli amministratori dei castelli), al fine di favorire lo scambio di esperienze e migliori pratiche;

40.  invita gli Stati membri a rilevare il valore di "asset" patrimoniale del settore promuovendo studi che consentano di accertare il valore economico-culturale dei beni culturali in maniera tale da trasformare il "costo" per la conservazione in "investimento" sul valore degli stessi;

41.   invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità che l'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) istituisca, nell'ambito della sua prossima agenda strategica per l'innovazione, comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI) nel settore del patrimonio culturale e delle industrie creative, sostenendo quindi direttamente una visione globale della ricerca e dell'innovazione;

42.  ribadisce l'importanza di promuovere nei programmi scolastici l'inserimento dell'educazione artistica, musicale, teatrale e cinematografica come componente essenziale per sviluppare la conoscenza del patrimonio culturale, la pratica artistica ed espressiva, nonché le soft skills orientate alla creatività e all'innovazione;

43.  invita gli Stati membri a introdurre percorsi multidisciplinari dedicati al patrimonio culturale nei vari cicli di istruzione;

44.  sottolinea l'importante potenziale esistente a favore dello sviluppo di attività imprenditoriale e di un approccio partecipativo nel settore turistico, in particolare per le PMI attive nel settore, comprese le start-up, per il settore non profit e altre organizzazioni che contribuiscono alla conservazione, alla protezione e alla promozione del patrimonio culturale europeo; sottolinea che, oltre alle risorse culturali, la qualità dei servizi, un'elevata professionalità, la presenza di personale adeguatamente formato sul campo e in rete sono fattori essenziali per il successo e la competitività del settore turistico europeo; sottolinea che la ricerca, l'innovazione e le nuove tecnologie, soprattutto in materia di telecomunicazioni, sono essenziali per far avvicinare il patrimonio culturale alle persone; ritiene altresì che occorra abolire gli oneri superflui gravanti sulle PMI, al fine di favorirne la competitività, e che debba essere rivista la legislazione che ha effetti negativi sulle PMI nel settore del turismo;

Opportunità e sfide

45.  evidenzia il potenziale legato alla digitalizzazione del patrimonio culturale, sia come strumento per preservare il nostro passato che come fonte di istruzione, opportunità di ricerca, posti di lavoro di qualità e migliore inclusione sociale, più ampio accesso dei disabili o degli abitanti delle zone periferiche e sviluppo economico sostenibile; sottolinea che la digitalizzazione del patrimonio richiede un congruo sforzo finanziario per le istituzioni culturali di medie e ridotte dimensioni o isolate, e che l'adeguatezza dei finanziamenti è essenziale per garantire un pubblico più ampio e una maggiore divulgazione di tale patrimonio; sottolinea che le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dalle nuove tecnologie, che non sostituirebbero mai l'accesso al patrimonio originale o i benefici sociali associati alle forme tradizionali di partecipazione alla cultura, non dovrebbero comportare negligenza nella conservazione degli originali o disinteresse per le forme tradizionali di promozione della cultura, durante o dopo la digitalizzazione;

46.  sostiene l'innovazione digitale nel settore delle arti e del patrimonio, e osserva che l'uso dell'infrastruttura informatica può coinvolgere nuovi tipi di pubblico e garantire un migliore accesso e la valorizzazione del patrimonio culturale digitale; sottolinea l'importanza degli strumenti esistenti, come il sito Europeana, e incoraggia il miglioramento dei criteri di ricerca del sito, al fine di una maggiore facilità di utilizzo;

47.  sottolinea la necessità di migliorare il livello di digitalizzazione, conservazione e disponibilità in rete del patrimonio culturale, in particolare del patrimonio cinematografico europeo;

48.  sottolinea l'importanza di sviluppare una narrativa realmente democratica e partecipativa per il patrimonio europeo, anche per quello delle minoranze religiose ed etniche; richiama l'attenzione sulla presenza di siti del patrimonio culturale che racchiudono passati diversi o contestati, e sottolinea che i processi di riconciliazione non dovrebbero tradursi in una soppressione della coscienza storica delle comunità; invita gli Stati membri a riflettere sull'etica e sui metodi di presentazione del patrimonio culturale e a tenere conto della diversità delle interpretazioni;

49.  afferma che il patrimonio religioso rappresenta una componente immateriale del patrimonio culturale europeo; sottolinea che l'importanza dei luoghi, delle pratiche e degli oggetti legati alle pratiche religiose non dovrebbe essere sottovalutata nella narrativa del patrimonio culturale europeo o essere oggetto di trattamento discriminatorio;

50.  ritiene che il patrimonio storico religioso, comprese l'architettura e la musica, debba essere conservato in ragione del suo valore culturale, indipendentemente dalla confessione religiosa che lo ha creato;

51.  sottolinea l'importanza del dialogo interculturale, sia all'interno che all'esterno dell'Europa, e ritiene che l'Unione dovrebbe promuovere tale dialogo quale strumento adeguato per il contrasto al radicalismo di qualunque origine;

52.  richiama l'attenzione sulle caratteristiche specifiche delle minoranze nazionali negli Stati membri in relazione al patrimonio culturale; chiede quindi di conservare il loro patrimonio culturale e di promuovere e proteggere la diversità culturale;

53.  sottolinea che occorre evitare la discriminazione culturale nei confronti delle minoranze etniche e religiose;

54.  sottolinea l'importanza di sostenere le attività culturali delle comunità migranti;

55.  ribadisce l'importante contributo del patrimonio culturale all'industria culturale e creativa nonché all'inclusione sociale attraverso la cultura;

56.  evidenzia l'importanza di migliorare l'accessibilità dei disabili ai siti del patrimonio culturale;

57.  sottolinea l'importanza di preservare i panorami culturali e, in particolare, il patrimonio culturale immateriale che rappresenta una cultura vivente e alimenta l'artigianato tradizionale; invita la Commissione a includere maggiormente tale aspetto nei rispettivi programmi;

58.  sottolinea l'importanza del patrimonio gastronomico che deve essere tutelato e sostenuto; ritiene che l'interazione con altre politiche dell'Unione, come la politica agricola comune o la tutela dei consumatori, permetterebbe di ottimizzare le risorse destinate a tale settore;

59.  osserva che il patrimonio culturale e il turismo sono reciprocamente vantaggiosi visto che, da un lato, il patrimonio culturale genera notevoli guadagni per l'industria del turismo e, dall'altro, il turismo è positivo per la cultura, incoraggia l'esposizione e la conservazione dei beni culturali e genera i proventi necessari alla loro conservazione;

60.  sottolinea che il turismo culturale deve svolgere un ruolo di primo piano nella conservazione e nella presa di coscienza del valore del nostro patrimonio culturale, che include non solo il patrimonio fisico e il paesaggio, ma anche il patrimonio immateriale, come le lingue e le tradizioni religiose e culturali;

61.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a proseguire la loro cooperazione al fine di applicare, a tutti i rispettivi livelli, le azioni volte a promuovere il patrimonio culturale e il turismo culturale, di cui nella comunicazione della Commissione del 30 giugno 2010 dal titolo "L'Europa, prima destinazione turistica mondiale – un nuovo quadro politico per il turismo europeo" (COM(2010)0352);

62.  fa presente - alla luce dei profondi cambiamenti demografici e sociali - l'importanza del nostro patrimonio culturale comune europeo e del previsto Anno europeo dedicato all'identificazione dei cittadini con l'Unione europea e al rafforzamento del senso di appartenenza all'interno dell'Unione;

63.  è del parere che, soprattutto per le generazioni future, la comprensione del patrimonio culturale comune dell'Europa offra anche un orientamento e la possibilità di sviluppare un'identità europea e valori quali la rispettosa convivenza oltre i confini del proprio Stato membro; raccomanda quindi di rivolgere anche una particolare attenzione alle giovani generazioni, tra l'altro nella fase di organizzazione dell'Anno europeo del patrimonio culturale;

64.  si compiace del grande successo ottenuto dalle Capitali europee della cultura; invita a creare una rete fra tali città, al fine di prolungare l'effetto focale sui territori interessati, permettere lo scambio di esperienze e buone pratiche, in particolare per aiutare i futuri candidati, e facilitare l'organizzazione di eventi e di circuiti specifici;

65.  incoraggia l'utilizzo del patrimonio culturale quale strumento educativo per risolvere le problematiche sociali, così da avvicinare e unire ulteriormente i popoli che abitano l'Europa;

66.  richiama l'attenzione sulle minacce ambientali, che interessano un cospicuo numero di siti culturali all'interno dell'UE e chiede che le conseguenze del cambiamento climatico e dell'impronta dell'uomo siano prese in considerazione dagli Stati membri nelle loro strategie di finanziamento a lungo termine per i metodi di conservazione e restauro del patrimonio; raccomanda, inoltre, che gli Stati membri e l'UE promuovano in maggior misura la ricerca in questo settore, tra l'altro al fine di indagare in modo più approfondito i molteplici effetti dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale e di mettere a punto contromisure;

67.  invita la Commissione, il Consiglio e gli Stati membri a fare tesoro dell'iniziativa "The 7 Most Endangered" (i sette siti più a rischo), avviata da Europa Nostra in cooperazione con la Banca europea per gli investimenti, identificando ulteriori esempi di patrimonio europeo in pericolo, definendo piani d'azione e cercando eventuali fonti di finanziamento; osserva che lo sviluppo di questa iniziativa è un modo per attirare gli investimenti privati verso la promozione del patrimonio;

68.  invita la Commissione a migliorare il coordinamento e il sostegno degli sforzi degli Stati membri nella lotta contro il furto, il contrabbando e il traffico illecito dei beni culturali all'interno e all'esterno dell'Unione; chiede la restituzione dei beni culturali usciti illecitamente dal territorio di uno Stato membro;

69.  rammenta l'importanza di salvaguardare e conservare il patrimonio culturale, non solo dal degrado causato dal passare del tempo, ma anche dal vandalismo e dai saccheggi; evidenzia che numerosi siti archeologici rischiano tuttora di essere saccheggiati da parte di cacciatori organizzati di relitti, in particolare i siti sottomarini difficilmente accessibili e controllabili da parte delle autorità; chiede in questo senso una cooperazione più efficace tra gli Stati membri nell'identificazione, nel recupero e nella lotta al traffico illecito di tali beni;

70.  sottolinea il ruolo che il patrimonio culturale riveste nelle relazioni esterne dell'Unione attraverso il dialogo politico e la cooperazione con i paesi terzi e sollecita gli Stati membri, la Commissione e il Consiglio a rilanciare la diplomazia culturale; evidenzia inoltre il potenziale legato ai progetti interdisciplinari di ricerca tra gli Stati membri dell'UE e i paesi terzi sulla conservazione del patrimonio culturale;

71.  sollecita un forte impegno degli Stati membri, dell’UE e della comunità internazionale per la prevenzione, la tutela, la documentazione e il restauro laddove il patrimonio culturale dell'UE o quello dei paesi terzi venga intenzionalmente minacciato e danneggiato come atto di guerra e di violazione delle identità culturali e religiose, anche attraverso la cooperazione con organismi internazionali come ICCROM, ICBS (Comitato internazionale dello Scudo blu), le autorità civili e militari, le istituzioni culturali e le associazioni professionali;

72.  incoraggia l'adozione di accordi internazionali per prevenire il traffico illecito di beni culturali; sottolinea la necessità che l'UE, insieme alle Nazioni Unite e all'UNESCO, difenda il patrimonio a rischio e combatta il saccheggio e la distruzione di beni culturali nelle zone di conflitto;

73.  sottolinea il potenziale costituito dal know-how di cui dispone l'UE ai fini della conservazione degli artefatti culturali danneggiati o distrutti dal terrorismo e dalla guerra;

74.  sostiene la creazione di prodotti transnazionali del turismo culturale che riflettano i valori e il patrimonio comuni dell'Europa; invita la Commissione a cercare una maggiore collaborazione con gli Stati membri e altre organizzazioni che elaborano politiche in materia di cultura e turismo, come l'Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite (UNWTO) e l'UNESCO e a continuare a cofinanziare e promuovere reti, progetti regionali transfrontalieri e, in stretta collaborazione con il Consiglio d'Europa, gli itinerari culturali europei che sono l'esempio migliore di progetti turistici tematici paneuropei di natura transnazionale;

o
o   o

75.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 221.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 104.
(5) GU L 159 del 28.5.2014, pag. 1.
(6) GU L 175 del 27.6.2013, pag. 1.
(7) Adottata dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 13 ottobre 2005; aperta alla firma degli Stati membri a Faro (Portogallo) il 27 ottobre dello stesso anno; entrata in vigore il 1° giugno 2011.
(8) GU C 183 del 14.6.2014, pag. 36.
(9) GU C 463 del 23.12.2014, pag. 1.
(10) GU C 463 del 23.12.2014, pag. 4.
(11) GU L 283 del 29.10.2011, pag. 39.
(12) Carta di Venezia adottata dall'ICOMOS (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti) nel 1965; Convenzione di Granada adottata dal Consiglio d'Europa nel 1985 e Convenzione della Valletta adottata dal Consiglio d'Europa nel 1992.
(13) Cfr. articolo 3, paragrafo 1, lettera e) del regolamento (UE) n. 1301/2013.


Seguito dell'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto"
PDF 230kWORD 127k
Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sul seguito all'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto" (Right2Water) (2014/2239(INI))
P8_TA(2015)0294A8-0228/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 98/83/CE del Consiglio, del 3 novembre 1998, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano(1) (la "direttiva sull'acqua potabile"),

–  vista la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque(2) (la "direttiva quadro sulle acque – DQA"),

–  visto il regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante l'iniziativa dei cittadini(3),

–  vista la direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull'aggiudicazione dei contratti di concessione(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 novembre 2012 intitolata "Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee" (COM(2012)0673),

–  vista la comunicazione della Commissione del 19 marzo 2014 sull'iniziativa dei cittadini europei "Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: un diritto umano universale! L'acqua è un bene comune, non una merce!" (COM(2014)0177) (la "comunicazione"),

–  vista la "Relazione di sintesi sulla qualità dell'acqua potabile nell'UE basata sull'esame delle relazioni degli Stati membri per il periodo 2008-2010 a norma della direttiva 98/83/CE" della Commissione (COM(2014)0363),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla summenzionata comunicazione della Commissione del 19 marzo 2014(5),

–  vista la relazione dell'Agenzia europea dell'ambiente (EEA) dal titolo "L'ambiente in Europa ‒ Stato e prospettive nel 2015",

–  viste la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 28 luglio 2010 dal titolo "The human right to water and sanitation"(6) e la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 18 dicembre 2013 dal titolo "The human right to safe drinking water and sanitation"(7),

–  viste tutte le risoluzioni sul diritto umano all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari adottate dal Consiglio per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite,

–  vista la sua risoluzione del 9 ottobre 2008 su come affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Unione europea(8),

–  vista la sua risoluzione del 3 luglio 2012 sull'attuazione della normativa UE sulle acque in attesa di un necessario approccio globale alle sfide europee in materia di acque(9),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2014 sull'UE e sul quadro di sviluppo globale post 2015(10),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per le petizioni (A8-0228/2015),

A.  considerando che l'iniziativa "L'acqua è un diritto" (Right2Water) è la prima iniziativa dei cittadini europei (ICE) ad avere soddisfatto i requisiti stabiliti dal regolamento (UE) n. 211/2011 riguardante l'iniziativa dei cittadini nonché la prima a essere stata presentata in un'audizione al Parlamento dopo aver ricevuto il sostegno di quasi 1,9 milioni di cittadini;

B.  considerando che il diritto umano all'acqua e ai servizi igienico-sanitari comprende gli aspetti della disponibilità, dell'accessibilità, dell'accettabilità, dell'accessibilità economica e della qualità;

C.  considerando che la piena applicazione del diritto umano universale all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, quale riconosciuto dalle Nazioni Unite e sostenuto dagli Stati membri dell'UE, è essenziale per la vita, e che la corretta gestione delle risorse idriche svolge un ruolo cruciale nel garantire un uso sostenibile dell'acqua nonché la salvaguardia del capitale naturale mondiale; che gli effetti combinati delle attività umane e del cambiamento climatico fanno sì che la totalità della regione del Mediterraneo e alcune regioni dell'Europa centrale dell'UE siano ora classificate come regioni caratterizzate da penuria d'acqua e semidesertiche;

D.  considerando che, come indicato nella relazione 2015 dell'EEA sullo stato dell'ambiente, il tasso di perdite dovuto a fughe dalle condutture in Europa è compreso tra il 10% e il 40%;

E.  considerando che l'accesso all'acqua figura tra gli elementi chiave per raggiungere uno sviluppo sostenibile; che un approccio teso a privilegiare, nell'ambito dell'assistenza allo sviluppo, il miglioramento dell'approvvigionamento di acqua potabile e dei servizi igienico-sanitari è un modo efficiente per perseguire obiettivi fondamentali di eliminazione della povertà, nonché per promuovere l'uguaglianza sociale, la salute pubblica, la sicurezza alimentare e la crescita economica;

F.  considerando che almeno 748 milioni di persone non hanno un accesso sostenibile all'acqua potabile, mentre un terzo della popolazione mondiale non dispone dei servizi igienico-sanitari di base; che, come risultato, il diritto alla salute è a rischio e si diffondono malattie che, oltre a provocare sofferenze e morte, ostacolano seriamente lo sviluppo; che ogni giorno circa 4 000 bambini muoiono di malattie che si trasmettono attraverso l'acqua o a causa di condizioni inadeguate per quanto riguarda l'acqua, i servizi igienico-sanitari e l'igiene; che la mancanza di accesso all'acqua potabile uccide più bambini dell'AIDS, della malaria e del vaiolo messi insieme; che si registra, tuttavia, una chiara tendenza alla riduzione delle cifre sopra riportate e che il loro calo può e deve essere accelerato;

G.  considerando che l'accesso all'acqua presenta anche un aspetto legato alla sicurezza, il quale necessita di una migliore cooperazione regionale;

H.  considerando che la mancanza di accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari si ripercuote sulla realizzazione di altri diritti umani; che le sfide idriche colpiscono in modo sproporzionato le donne, dato che in molti paesi in via di sviluppo esse sono tradizionalmente responsabili della fornitura di acqua per uso domestico; che le donne e le ragazze sono maggiormente colpite dalla mancanza di accesso a servizi igienico-sanitari adeguati e dignitosi, il che frequentemente limita il loro accesso all'istruzione e le rende più vulnerabili alle malattie;

I.  considerando che, ogni anno, tre milioni e mezzo di persone muoiono di malattie che si trasmettono attraverso l'acqua;

J.  considerando che il protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, entrato in vigore nel 2013, ha istituito un meccanismo di denuncia che consente a singoli o gruppi di presentare reclami formali sulle violazioni del diritto umano all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, oltre a quelle di altri diritti;

K.  considerando che nei paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti la domanda di acqua è in aumento in tutti i settori, in particolare l'energia e l'agricoltura; che il cambiamento climatico, l'urbanizzazione e le evoluzioni demografiche possono rappresentare una seria minaccia per la disponibilità di acqua in molti paesi in via di sviluppo e che si stima che circa due terzi della popolazione mondiale sono destinati a vivere in paesi con problemi idrici entro il 2025;

L.  considerando che l'UE è il principale donatore nel settore dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari (WASH), dato che il 25% del suo finanziamento umanitario annuo globale è dedicato esclusivamente al sostegno dei partner per lo sviluppo in questo settore; che, tuttavia, una relazione speciale della Corte dei conti europea del 2012, concernente l'assistenza allo sviluppo fornita dall'UE a favore dell'acqua potabile e dei servizi igienico-sanitari di base nei paesi subsahariani, ha sottolineato la necessità di migliorare l'efficacia degli aiuti e la sostenibilità dei progetti promossi dall'UE;

M.  considerando che l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha dichiarato che "l'accesso all'acqua deve essere riconosciuto quale diritto umano fondamentale, essendo l'acqua una risorsa essenziale per la vita sulla terra che va condivisa dall'umanità";

N.  considerando che la privatizzazione dei servizi di base nell'Africa subsahariana negli anni Novanta ha, tra le altre cose, ostacolato il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) in materia di acqua e servizi sanitari, poiché l'attenzione degli investitori al recupero dei costi ha intensificato tra l'altro le disuguaglianze nella fornitura di tali servizi a spese dei nuclei familiari a basso reddito; che, alla luce del fallimento della privatizzazione dell'acqua, il trasferimento dei servizi idrici dalle imprese private agli enti locali è una tendenza in crescita nel settore idrico in tutto il mondo;

O.  considerando che l'erogazione di servizi idrici è un monopolio naturale e che tutti i profitti derivanti dal ciclo di gestione dell'acqua dovrebbero coprire i costi e la protezione dei servizi idrici e del miglioramento del ciclo di gestione dell'acqua ed essere sempre destinati a tal fine, a condizione che sia tutelato l'interesse pubblico;

P.  considerando che l'assenza di un approvvigionamento idrico e di servizi igienico-sanitari adeguati ha gravi conseguenze per la salute e lo sviluppo sociale, in particolare dei bambini; che la contaminazione delle risorse idriche è una delle principali cause della diarrea e la seconda causa di morte per i bambini dei paesi in via di sviluppo e provoca ulteriori malattie gravi quali il colera, la schistosomiasi e il tracoma;

Q.  considerando che l'acqua svolge funzioni sociali, economiche ed ecologiche e che una gestione corretta del ciclo dell'acqua, a vantaggio di tutti, non potrà che salvaguardare la sua disponibilità stabile e duratura nell'attuale contesto di cambiamento climatico;

R.  considerando che l'Europa è particolarmente sensibile al cambiamento climatico e che l'acqua è uno dei primi settori a risentirne;

S.  considerando che l'iniziativa dei cittadini europei è stata istituita come uno strumento di democrazia partecipativa con l'obiettivo di incoraggiare il dibattito a livello dell'UE e la partecipazione diretta dei cittadini al processo decisionale dell'UE, e costituisce un'eccellente opportunità per consentire alle istituzioni dell'UE di coinvolgere nuovamente i cittadini;

T.  considerando che i sondaggi dell'Eurobarometro hanno sistematicamente rilevato, negli ultimi anni, livelli di fiducia molto bassi nei confronti dell'UE tra i cittadini europei;

L'iniziativa dei cittadini europei come strumento di democrazia partecipativa

1.  ritiene che l'iniziativa dei cittadini europei sia uno strumento democratico unico, dotato di un potenziale importante per contribuire a ridurre il divario tra i movimenti sociali e della società civile europei e nazionali e per promuovere la democrazia partecipativa a livello dell'UE; ritiene tuttavia che, per poter sviluppare ulteriormente il meccanismo democratico, sia indispensabile effettuare una valutazione delle esperienze passate e una riforma dell'iniziativa dei cittadini e che le azioni della Commissione ‒ le quali possono includere, se del caso, la possibilità di introdurre elementi appropriati nelle revisioni legislative o in nuove proposte legislative ‒ debbano rispecchiare meglio le richieste formulate dalle ICE quando queste rientrano nel suo ambito di competenza, e soprattutto quando esprimono preoccupazioni relative ai diritti umani;

2.  sottolinea che la Commissione dovrebbe garantire la massima trasparenza durante la fase di analisi di due mesi, che un'ICE che abbia avuto successo dovrebbe ottenere un sostegno e un'assistenza legali adeguati da parte della Commissione ed essere adeguatamente pubblicizzata, e che promotori e sostenitori dovrebbero essere pienamente informati e aggiornati nel corso dell'intero processo dell'ICE;

3.  insiste sulla necessità che la Commissione attui in modo efficace il regolamento ICE e proceda a rimuovere tutti gli oneri amministrativi incontrati dai cittadini nell'atto di presentare un'ICE o darle il proprio sostegno, e la esorta a prendere in considerazione l'attuazione di un sistema di registrazione dell'ICE comune a tutti gli Stati membri;

4.  si compiace del fatto che il sostegno espresso da quasi 1,9 milioni di cittadini di tutti gli Stati membri dell'UE nei confronti di questa ICE sia concorde con la decisione della Commissione di escludere i servizi idrici e igienico-sanitari dalla direttiva sulle concessioni;

5.  invita la Commissione a mantenere e a confermare l'esclusione dei servizi idrici e igienico-sanitari dalla direttiva sulle concessioni nel quadro di un'eventuale revisione di tale direttiva;

6.  ritiene deplorevole il fatto che la comunicazione sia priva di ambizione, non risponda alle richieste specifiche espresse nell'ICE e si limiti a ribadire impegni esistenti; sottolinea che la risposta formulata dalla Commissione all'ICE "L'acqua è un diritto" è insufficiente, poiché non apporta alcun contributo nuovo e non introduce tutte le misure che potrebbero contribuire al raggiungimento degli obiettivi; chiede alla Commissione, per quanto riguarda questa particolare iniziativa dei cittadini europei, di condurre una campagna informativa esaustiva sulle misure che sono già state adottate in materia di acqua e di come queste misure potrebbero contribuire al conseguimento degli obiettivi dell'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto";

7.  ritiene che molte delle petizioni in materia di qualità dell'acqua e gestione idrica provengano da Stati membri che non sono ben rappresentati nel quadro della consultazione pubblica a livello UE lanciata nel giugno 2014 e sottolinea che potrebbe quindi esservi un'incongruenza tra i risultati della consultazione pubblica e la situazione evidenziata dalle petizioni;

8.  auspica un chiaro impegno politico da parte della Commissione europea e del vicepresidente incaricato della sostenibilità onde garantire che siano intraprese azioni adeguate per dare risposta alle preoccupazioni sollevate dall'ICE in oggetto;

9.   ribadisce l'impegno della sua commissione per le petizioni a dare voce ai firmatari su questioni concernenti i diritti fondamentali e ricorda che i firmatari che hanno presentato l'ICE "L'acqua è un diritto" hanno espresso il loro accordo affinché l'acqua sia dichiarata un diritto umano garantito a livello dell'UE;

10.  invita la Commissione, in linea con l'obiettivo primario dell'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto", a presentare proposte legislative, tra cui ‒ se del caso ‒ una revisione della direttiva quadro sulle acque che riconosca l'accesso universale e il diritto umano all'acqua; chiede inoltre che l'accesso universale ad acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari sia riconosciuto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea;

11.  sottolinea che se la Commissione ignorerà ICE riuscite e ampiamente sostenute nel quadro del meccanismo democratico istituito dal trattato di Lisbona, l'UE in quanto tale perderà credibilità agli occhi dei cittadini;

12.  invita la Commissione ad adottare misure di informazione ed educazione a livello europeo per promuovere la cultura dell'acqua come bene comune, misure di sensibilizzazione e promozione a favore di comportamenti individuali più consapevoli (risparmio idrico) e misure per la definizione consapevole di politiche di gestione delle risorse naturali, nonché per il sostegno di una gestione pubblica, partecipativa e trasparente;

13.  reputa necessaria l'elaborazione di politiche delle acque che incoraggino l'uso razionale, il riciclo e il riuso della risorsa idrica, elementi essenziali per una gestione integrata; ritiene che ciò consentirà di ridurre i costi, contribuirà alla tutela delle risorse naturali e assicurerà una gestione adeguata dell'ambiente;

14.  invita la Commissione a disincentivare e ad assoggettare a studi di impatto ambientale le pratiche dell'accaparramento delle acque e della fratturazione idraulica;

Diritto all'acqua e ai servizi igienico-sanitari

15.  ricorda che l'ONU afferma che il diritto umano all'approvvigionamento idrico e alle strutture igienico-sanitarie riconosce a chiunque il diritto all'acqua per l'utilizzo personale e domestico che sia di elevata qualità, sicura, accessibile fisicamente ed economicamente, sufficiente e accettabile; sottolinea che un'ulteriore raccomandazione dell'ONU prevede che i pagamenti per i servizi idrici, ove siano previsti, debbano ammontare al massimo al 3% del reddito familiare;

16.  sostiene il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto umano all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari e pone l'accento sull'importanza del suo lavoro e di quello del suo predecessore ai fini del riconoscimento di tale diritto;

17.  deplora che nell'UE a 28 vi sia ancora più di un milione di persone che non hanno accesso a forniture di acqua potabile e sicura e che quasi il 2 % della popolazione non abbia accesso a servizi igienico-sanitari, stando al programma World Water Assessment (WWAP); esorta, pertanto, la Commissione ad agire immediatamente;

18.  invita la Commissione a riconoscere l'importanza del diritto umano all'acqua e alle strutture igienico-sanitarie come bene pubblico e valore fondamentale per tutti i cittadini dell'UE, e non come merce; esprime preoccupazione per il fatto che dal 2008, a causa della crisi finanziaria ed economica e delle politiche di austerità che hanno causato un aumento della povertà in Europa e un incremento delle famiglie a basso reddito, un sempre maggior numero di persone abbia difficoltà a pagare le bollette per i servizi idrici e che l'accessibilità economica stia diventando un problema che desta crescente preoccupazione; si oppone alla sospensione dei servizi idrici e all'interruzione forzata della fornitura di acqua e chiede agli Stati membri di porre immediatamente fine a situazioni siffatte, quando sono dovute a fattori socioeconomici nelle famiglie a basso reddito; valuta positivamente il fatto che in alcuni Stati membri vengano utilizzate "banche dell'acqua" o quote minime di acqua nel tentativo di aiutare le persone più vulnerabili a far fronte ai costi delle utenze, in modo da garantire l'acqua in quanto componente inalienabile dei diritti fondamentali;

19.  invita la Commissione, in considerazione degli effetti della recente crisi economica, a collaborare con gli Stati membri e con le autorità regionali e locali per condurre uno studio sulle questioni relative alla povertà idrica, compresi gli aspetti dell'accesso all'acqua e della sua accessibilità economica; sollecita la Commissione a sostenere e ad agevolare ulteriormente la cooperazione tra gli operatori idrici onde fornire un aiuto alle zone meno sviluppate e rurali e favorire l'accesso a un'acqua di buona qualità per tutti i cittadini in tali zone;

20.  invita la Commissione a individuare i settori in cui la scarsità d'acqua è un problema esistente o potenziale e ad aiutare gli Stati membri, le regioni e le zone interessate, in particolare le zone rurali e le aree urbane degradate, ad affrontare adeguatamente la questione;

21.  sottolinea che la presunta neutralità della Commissione per quanto riguarda la proprietà e la gestione dell'acqua è in contraddizione con i programmi di privatizzazione imposti ad alcuni Stati membri dalla troika;

22.  riconosce che, come affermato nella direttiva quadro sulle acque, l'acqua non è un prodotto di scambio ma un bene pubblico essenziale per la vita e la dignità umane e ricorda alla Commissione che le norme del trattato impongono all'UE di rimanere neutrale rispetto alle decisioni nazionali che disciplinano il regime di proprietà delle imprese erogatrici di servizi idrici, e che pertanto la Commissione non dovrebbe in nessun caso promuovere la privatizzazione delle aziende idriche nel quadro di un programma di aggiustamento economico o nell'ambito di qualsiasi altra procedura in materia di coordinamento della strategia economica dell'UE; invita, pertanto, la Commissione, dato che si tratta di servizi di interesse generale e quindi prevalentemente nell'interesse pubblico, a escludere in modo permanente l'acqua e i servizi igienico-sanitari dalle norme sul mercato interno e da qualsiasi accordo commerciale e a far sì che tali servizi siano forniti a prezzi accessibili, e invita la Commissione e gli Stati membri a provvedere affinché tali servizi siano gestiti sotto il profilo tecnico, finanziario e amministrativo in modo efficiente, efficace e trasparente;

23.  invita gli Stati membri e la Commissione a ripensare e a rifondare la gestione della politica idrica sulla base di una partecipazione attiva, intesa come trasparenza e apertura del processo decisionale ai cittadini;

24.  ritiene che, in merito alla regolamentazione e al controllo, sia necessario tutelare la proprietà pubblica dell'acqua incoraggiando il ricorso a modelli di gestione pubblici, trasparenti e partecipativi in cui l'autorità che detiene la proprietà pubblica abbia la facoltà, soltanto in alcuni casi, di attribuire all'iniziativa privata alcuni compiti di gestione, secondo condizioni rigorosamente regolamentate e salvaguardando costantemente il diritto ad avvalersi della risorsa e di adeguate strutture igienico-sanitarie;

25.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire un approvvigionamento idrico capillare caratterizzato da prezzi abbordabili, elevata qualità e condizioni di lavoro eque, che sia soggetto a controllo democratico;

26.  invita gli Stati membri a sostenere la promozione dell'educazione e le campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini onde preservare e risparmiare le risorse idriche e garantire una maggiore partecipazione civica;

27.  invita gli Stati membri a garantire un accesso indiscriminato ai servizi idrici assicurandone la fornitura a tutti, compresi i gruppi di utenti emarginati;

28.  invita la Commissione, la Banca europea per gli investimenti e gli Stati membri a sostenere i comuni dell'UE che non dispongono del capitale necessario per accedere all'assistenza tecnica, ai finanziamenti dell'UE disponibili e a prestiti a lungo termine a tassi d'interesse agevolati, in particolare allo scopo di provvedere alla manutenzione e al rinnovamento delle infrastrutture idriche in modo da garantire servizi idrici di elevata qualità ed estendere i servizi di approvvigionamento idrico e igienico-sanitari ai gruppi più vulnerabili della popolazione, tra cui gli indigenti e coloro che risiedono nelle regioni ultraperiferiche e remote; pone l'accento sull'importanza di una governance aperta, democratica e partecipativa per garantire che nella gestione delle risorse idriche siano adottate le soluzioni più efficaci sotto il profilo dei costi, a vantaggio di tutta la società; invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare la trasparenza delle risorse finanziarie generate attraverso il ciclo di gestione dell'acqua;

29.  riconosce che l'approvvigionamento idrico e la fornitura di servizi igienico-sanitari sono servizi di interesse generale e che l'acqua non è una merce, ma un bene comune, e dovrebbe pertanto essere fornita a prezzi accessibili nel rispetto del diritto delle persone a una qualità minima dell'acqua, prevedendo l'applicazione di una tariffa progressiva; chiede agli Stati membri di garantire che la fatturazione dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari sia basata su un sistema giusto, equo, trasparente e adeguato, in modo da assicurare a tutti i cittadini, a prescindere dal reddito, l'accesso a servizi di qualità elevata;

30.  osserva che l'acqua deve essere considerata una risorsa ecosociale e non un mero fattore di produzione;

31.  ricorda che l'accesso all'acqua è essenziale per l'agricoltura al fine di realizzare il diritto a un'alimentazione adeguata;

32.  invita la Commissione a sostenere attivamente gli sforzi degli Stati membri volti a sviluppare e migliorare l'infrastruttura che fornisce accesso ai servizi di irrigazione, alle fognature e all'approvvigionamento di acqua potabile;

33.  ritiene che la direttiva sull'acqua potabile abbia contribuito notevolmente alla disponibilità di acqua potabile di qualità elevata nell'UE e chiede che la Commissione e gli Stati membri intraprendano azioni risolute per realizzare i benefici ambientali e sanitari che si possono ottenere incoraggiando il consumo di acqua di rubinetto;

34.  ricorda agli Stati membri la loro responsabilità in termini di attuazione del diritto dell'UE; li esorta ad attuare pienamente la direttiva sull'acqua potabile e tutta la legislazione afferente; ricorda loro di individuare le loro priorità di spesa e di sfruttare appieno le opportunità di sostegno finanziario dell'UE nel settore dell'acqua offerte dal nuovo periodo di programmazione finanziaria (2014-2020), in particolare attraverso investimenti prioritari incentrati proprio sulla gestione delle risorse idriche;

35.  ricorda le conclusioni della relazione speciale della Corte dei conti relativa all'integrazione nella PAC degli obiettivi della politica dell'UE in materia di acque, in cui viene rilevato che "gli strumenti attualmente utilizzati dalla PAC per affrontare le questioni in materia di risorse idriche non hanno sinora consentito sufficienti progressi nel conseguire gli ambiziosi obiettivi strategici fissati per quanto riguarda le acque"; ritiene che una migliore integrazione tra la politica in materia di acque e altre politiche, come quella agricola, sia essenziale per migliorare la qualità delle risorse idriche in tutta Europa;

36.  pone in rilievo l'importanza di una piena ed efficace attuazione della direttiva quadro sulle acque, della direttiva sulle acque sotterranee, della direttiva sull'acqua potabile e della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane e ritiene fondamentale coordinare meglio la loro attuazione con quella delle direttive relative all'ambiente marino, alla biodiversità e alla protezione dalle inondazioni; esprime la preoccupazione che gli strumenti di politica settoriale dell'Unione non contribuiscano in misura sufficiente al raggiungimento degli standard di qualità ambientale per le sostanze prioritarie e alla riduzione progressiva di scarichi, emissioni e perdite delle sostanze pericolose prioritarie conformemente all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), e all'articolo 16, paragrafo 6, della direttiva quadro sulle acque; invita la Commissione e gli Stati membri a tenere presente che la gestione dell'acqua deve essere integrata quale elemento trasversale nella legislazione relativa ad altri aspetti essenziali per tale risorsa, quali ad esempio l'energia, l'agricoltura, la pesca e il turismo, al fine di prevenire l'inquinamento causato ad esempio da siti illegali e non regolamentati di deposito dei rifiuti pericolosi o di estrazione o prospezione petrolifere; ricorda che la condizionalità prevista dalla PAC stabilisce criteri di gestione obbligatori basati sulle norme dell'UE esistenti applicabili agli agricoltori, come pure norme in materia di buone condizioni agronomiche e ambientali, anche in relazione all'acqua; ricorda che gli agricoltori devono rispettare tali norme per ricevere integralmente i pagamenti a titolo della PAC;

37.  chiede agli Stati membri di:

   prevedere l'obbligo per i distributori di acqua di indicare le caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua nella relativa bolletta;
   elaborare piani urbani secondo la disponibilità delle risorse idriche;
   aumentare i controlli e il monitoraggio degli inquinanti, nonché prevedere azioni immediate intese a eliminare le sostanze tossiche e provvedere all'igienizzazione;
   adottare misure intese a ridurre le notevoli perdite dalle tubature in Europa e ammodernare le reti per la fornitura d'acqua inadeguate;

38.  reputa necessario stabilire un ordine di priorità o una gerarchia per l'uso sostenibile delle risorse idriche; invita la Commissione a presentare un'analisi e delle proposte, a seconda dei casi;

39.  sottolinea che gli Stati membri si sono impegnati a garantire il diritto umano all'acqua attraverso il loro appoggio alla dichiarazione delle Nazioni Unite, e che tale diritto è sostenuto dalla maggior parte dei cittadini e degli operatori dell'UE;

40.  sottolinea che il sostegno all'iniziativa dei cittadini europei "L'acqua è un diritto" e ai suoi obiettivi è stato ulteriormente dimostrato dal grande numero di cittadini che, in paesi come Germania, Austria, Belgio, Slovacchia, Slovenia, Grecia, Finlandia, Spagna, Lussemburgo, Italia e Irlanda hanno espresso il proprio parere sulla questione dell'acqua e della sua proprietà e fornitura;

41.  rileva che, dal 1988, la sua commissione per le petizioni ha ricevuto una notevole mole di petizioni di cittadini di vari Stati membri dell'UE che esprimono preoccupazione per la fornitura e la qualità dell'acqua e il trattamento delle acque reflue; richiama l'attenzione su una serie di fattori negativi deplorati dai firmatari – come le discariche di rifiuti, l'assenza di controlli efficaci della qualità delle acque da parte delle autorità nonché le pratiche agricole e industriali irregolari o illecite – che sono responsabili della cattiva qualità dell'acqua e hanno quindi un impatto sull'ambiente e sulla salute dell'uomo e degli animali; ritiene che queste petizioni dimostrino un interesse reale dei cittadini per l'applicazione completa e l'ulteriore sviluppo di una legislazione europea sostenibile sulle risorse idriche;

42.  esorta vivamente la Commissione a prendere seriamente in considerazione le preoccupazioni e gli allarmi espressi dai cittadini in tali petizioni e di darvi seguito, data soprattutto la necessità urgente di affrontare il problema della diminuzione delle risorse idriche a causa dell'uso smodato e del cambiamento climatico, finché c'è ancora tempo per prevenire l'inquinamento e la cattiva gestione; esprime la propria preoccupazione per il numero di procedure di infrazione in materia di qualità e gestione delle acque;

43.  invita gli Stati membri a completare i propri piani di gestione dei bacini idrografici con urgenza e come elemento chiave dell'applicazione della direttiva quadro in materia di acque e ad attuarli in modo corretto e nel pieno rispetto dei preminenti criteri ecologici; richiama l'attenzione sul fatto che alcuni Stati membri si trovano sempre di più ad affrontare alluvioni dannose che hanno un grave impatto sulla popolazione locale; sottolinea che i piani di gestione dei bacini idrografici nell'ambito della direttiva quadro in materia di acque e i piani di gestione del rischio di alluvioni nell'ambito della direttiva sulle alluvioni costituiscono una grande opportunità per sfruttare le sinergie esistenti tra questi strumenti, contribuendo così a garantire acqua potabile in quantità sufficiente, riducendo nel contempo i rischi di alluvione; ricorda, inoltre, che ogni Stato membro dovrebbe disporre di una pagina web centralizzata per fornire informazioni sull'attuazione della direttiva quadro in materia di acque, in modo da facilitare una panoramica della gestione e della qualità delle acque;

Servizi idrici e mercato interno

44.  segnala che paesi di tutta l'UE, tra cui Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Germania e Italia, hanno constatato che la perdita potenziale o effettiva della proprietà pubblica dei servizi idrici è diventata una fonte di grande preoccupazione per i cittadini; ricorda che la scelta del metodo relativo alla gestione idrica è basata sul principio di sussidiarietà, come previsto dall'articolo 14 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dal protocollo (n. 26) sui servizi di interesse generale, il quale sottolinea la particolare importanza che rivestono i servizi pubblici ai fini della coesione sociale e territoriale dell'Unione; ricorda che le società responsabili dell'approvvigionamento idrico e dei servizi fognari sono operatori che forniscono servizi di interesse generale e hanno la missione globale di fornire a tutta la popolazione acqua di qualità elevata a prezzi socialmente accettabili, riducendo al minimo l'impatto negativo sull'ambiente delle acque reflue;

45.  sottolinea che, in linea con il principio di sussidiarietà, la Commissione dovrebbe rimanere neutrale in merito alle decisioni degli Stati membri riguardanti la proprietà dei servizi idrici e non dovrebbe promuovere la privatizzazione di questi ultimi, per via legislativa o per altre vie;

46.  ricorda che la scelta di riassegnare i servizi idrici ai comuni dovrebbe continuare a essere garantita in futuro senza alcuna limitazione e può essere mantenuta nell'ambito della gestione locale, se così stabilito dalle autorità pubbliche competenti; ricorda che l'acqua è un diritto umano fondamentale che dovrebbe essere accessibile e alla portata di tutti; evidenzia che gli Stati membri hanno il dovere di assicurare che l'accessibilità dell'acqua sia garantita per tutti, indipendentemente dall'operatore, e di provvedere affinché gli operatori forniscano acqua potabile sicura e servizi igienici adeguati;

47.  sottolinea che la natura speciale dei servizi idrici e igienico-sanitari, in termini ad esempio di produzione, distribuzione e trattamento, rende assolutamente necessaria la loro esclusione da qualsiasi accordo commerciale oggetto di negoziazione o di esame da parte dell'UE; esorta la Commissione a garantire l'esclusione giuridicamente vincolante dei servizi idrici, igienico-sanitari e concernenti le acque reflue dai negoziati in corso per il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) e per l'accordo sugli scambi di servizi; sottolinea che qualsiasi futuro accordo in materia di scambi e investimenti dovrebbe comprendere clausole relative a un accesso reale all'acqua potabile per la popolazione del paese terzo interessato dall'accordo, in linea con l'impegno di lunga data dell'Unione a favore di uno sviluppo sostenibile e dei diritti umani, e che un effettivo accesso all'acqua potabile per la popolazione del paese terzo interessato dall'accordo deve rappresentare un presupposto fondamentale di qualsiasi futuro accordo di libero scambio;

48.  ricorda l'elevato numero di petizioni contrarie all'inclusione di servizi pubblici essenziali, come l'acqua e i servizi igienico-sanitari, nelle trattative del partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP); invita la Commissione a rafforzare la responsabilità dei fornitori di acqua;

49.  invita la Commissione a fungere da facilitatore per promuovere la cooperazione fra gli operatori idrici tramite la condivisione delle migliori prassi normative e di altra natura nonché di altre iniziative, dell'apprendimento reciproco e di esperienze comuni, come pure favorendo l'analisi comparativa volontaria; si compiace dell'invito, contenuto nella comunicazione della Commissione, a una maggiore trasparenza nel settore idrico e riconosce gli sforzi sinora profusi, constatando nel contempo che le analisi comparative non possono che essere di natura volontaria, date le enormi differenze tra i servizi idrici in tutta Europa dovute alle chiare specificità regionali e locali; constata altresì che eventuali analisi siffatte che includano unicamente indicatori finanziari non dovrebbero essere equiparate a misure a favore della trasparenza e che occorre includere anche altri criteri di importanza fondamentale per i cittadini, quali ad esempio la qualità dell'acqua, le misure intese ad attenuare i problemi dell'accessibilità economica, le informazioni su quale percentuale della popolazione ha accesso a forniture idriche adeguate e i livelli di partecipazione pubblica alla gestione delle risorse idriche, in un modo che risulti comprensibile sia per i cittadini che per gli organi di regolamentazione;

50.  sottolinea l'importanza delle autorità di regolamentazione nazionali nel garantire condizioni di concorrenza eque e libere tra i fornitori di servizi, agevolando un'attuazione più rapida per quanto concerne le soluzioni innovative e il progresso tecnico, promuovendo l'efficienza e la qualità dei servizi idrici e assicurando la tutela degli interessi dei consumatori; invita la Commissione a sostenere le iniziative a favore della cooperazione normativa nell'UE onde imprimere un'accelerazione all'analisi comparativa, all'apprendimento reciproco e allo scambio delle migliori pratiche in materia di regolamentazione;

51.  ritiene che occorra effettuare una valutazione dei progetti e dei programmi europei in materia di acqua e di servizi igienico-sanitari dal punto di vista dei diritti umani, al fine di sviluppare politiche, linee guida e pratiche adeguate; invita la Commissione a istituire un sistema di parametri di riferimento (qualità dell'acqua, accessibilità, sostenibilità, copertura, ecc.) al fine di migliorare la qualità dell'approvvigionamento idrico pubblico e dei servizi igienico-sanitari in tutta l'UE, nell'intento di favorire la partecipazione attiva dei cittadini;

52.  ricorda che le concessioni in materia di servizi idrici e igienico-sanitari sono soggette ai principi stabiliti nel trattato e devono pertanto essere aggiudicati conformemente ai principi di trasparenza, parità di trattamento e non discriminazione;

53.  sottolinea che i servizi di produzione, distribuzione e trattamento dell'acqua e i servizi igienico-sanitari devono restare esclusi dalla direttiva in materia di concessioni, anche nel caso di una futura revisione della direttiva;

54.  ricorda che la direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno ha suscitato una forte opposizione da parte della società civile per quanto riguarda numerosi aspetti, tra cui le questioni relative ai servizi di interesse economico generale quali i servizi di distribuzione e di fornitura idrica e la gestione delle acque reflue;

55.  sottolinea l'importanza dello scambio di migliori prassi nei partenariati pubblico-pubblico e pubblico-privato sulla base di una cooperazione senza scopo di lucro tra gli operatori idrici e si rallegra del fatto che la Commissione abbia riconosciuto per la prima volta, nella comunicazione, l'importanza dei partenariati pubblico-pubblico;

56.  accoglie con favore gli sforzi efficaci di alcuni comuni volti a rafforzare la partecipazione pubblica al miglioramento della prestazione di servizi idrici e alla protezione delle risorse idriche e ricorda che le istituzioni locali svolgono un ruolo importante nel processo decisionale per quanto riguarda la gestione delle acque;

57.  invita il Comitato delle regioni ad accrescere il proprio coinvolgimento in questa ICE, al fine di incoraggiare una maggiore partecipazione al problema da parte delle autorità regionali;

58.  rammenta l'obbligo di garantire l'accesso alla giustizia e alle informazioni in materia ambientale nonché la partecipazione pubblica al processo decisionale, come stabilito dalla convenzione di Aarhus; invita pertanto la Commissione, gli Stati membri e i relativi enti locali e regionali a rispettare i principi e i diritti sanciti dalla convenzione di Aarhus; ricorda che sensibilizzare i cittadini ai loro diritti è fondamentale per ottenerne la più ampia partecipazione al processo decisionale; esorta pertanto la Commissione a definire in modo proattivo una campagna di informazione per i cittadini europei sulle conquiste sancite dalla convenzione in materia di trasparenza e riguardo agli strumenti efficaci già a loro disposizione, nonché a rispettare le disposizioni relative alle istituzioni dell'UE; invita la Commissione a sviluppare criteri di trasparenza, assunzione di responsabilità e partecipazione quali strumenti per migliorare le prestazioni, la sostenibilità e il rapporto costi-benefici dei servizi idrici;

59.  esorta gli Stati membri e le autorità regionali e locali a progredire verso un autentico accordo sociale per l'acqua, allo scopo di garantire la disponibilità, la stabilità e la gestione sicura di tale risorsa, in particolare attuando politiche come l'istituzione di fondi di solidarietà per l'acqua e altri meccanismi di azione sociale per sostenere le persone che non sono in grado di permettersi l'accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari, in modo da soddisfare i requisiti in materia di sicurezza dell'approvvigionamento ed evitare di mettere a repentaglio il diritto umano all'acqua; incoraggia tutti gli Stati membri a introdurre meccanismi di azione sociale come quelli già in atto in alcuni Stati membri dell'UE, per assicurare la fornitura di acqua potabile ai cittadini in seria difficoltà;

60.  invita la Commissione a organizzare una condivisione di esperienze tra gli Stati membri in relazione all'aspetto sociale della politica in materia di acque;

61.  condanna il fatto che la negazione dell'erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari alle comunità svantaggiate e vulnerabili sia usata in modo coercitivo in alcuni Stati membri; ribadisce che in alcuni Stati membri la chiusura delle fonti pubbliche da parte delle autorità ha reso difficile l'accesso all'acqua per i gruppi più vulnerabili;

62.  osserva che gli Stati membri dovrebbero prestare una particolare attenzione alle esigenze dei gruppi vulnerabili della società e garantire inoltre l'accessibilità economica e la disponibilità di acqua di qualità per coloro che si trovano in uno stato di necessità;

63.  invita gli Stati membri a designare un mediatore per i servizi idrici onde garantire che le questioni legate all'acqua, come i reclami e i suggerimenti in merito alla qualità del servizio idrico e al relativo accesso, siano trattati da un organo indipendente;

64.  incoraggia le aziende di distribuzione dell'acqua a reinvestire i profitti economici generati dal ciclo di gestione dell'acqua nel mantenimento e nel miglioramento dei servizi idrici e nella protezione delle risorse idriche; ricorda che il principio del recupero dei costi dei servizi idrici comprende i costi ambientali e relativi alle risorse, rispettando nel contempo sia i principi di equità e trasparenza e il diritto umano all'acqua, sia il dovere che spetta agli Stati membri di adempiere agli obblighi in materia di recupero dei costi nel miglior modo possibile, nella misura in cui ciò non compromette le finalità e il conseguimento degli obiettivi della direttiva quadro in materia di acque; raccomanda di porre fine alle pratiche che sottraggono risorse economiche dal settore idrico per finanziare altre politiche, ad esempio la prassi di includere nelle bollette per i servizi idrici diritti di concessione che non sono stati destinati alle infrastrutture idriche; segnala lo stato preoccupante delle infrastrutture in alcuni Stati membri, dove l'acqua viene sprecata a causa di perdite dovute al cattivo stato e all'obsolescenza delle reti di distribuzione, e chiede agli Stati membri di potenziare gli investimenti destinati al miglioramento di tali infrastrutture nonché di altri servizi idrici, come premessa per poter garantire in futuro il diritto umano all'acqua;

65.  invita la Commissione ad assicurare che le autorità competenti mettano a disposizione dei cittadini interessati tutte le informazioni sulla qualità e la gestione delle acque, in un formato facilmente accessibile e comprensibile, e che i cittadini siano pienamente informati e consultati in tempo utile riguardo a tutti i progetti di gestione delle acque; rileva inoltre che, nell'ambito della consultazione pubblica avviata dalla Commissione, l'80% dei partecipanti ha considerato essenziale migliorare la trasparenza del monitoraggio della qualità dell'acqua;

66.  invita la Commissione a monitorare attentamente l'utilizzo diretto e indiretto dei finanziamenti dell'UE per progetti di gestione idrica e ad assicurare che tali finanziamenti siano utilizzati solo per i progetti per i quali sono stati stanziati, tenendo conto del fatto che l'accesso all'acqua è fondamentale per ridurre le disparità tra i cittadini dell'UE e incrementare la coesione economica, sociale e territoriale dell'UE; invita, in tale contesto, la Corte dei conti a verificare che i criteri di efficacia e di sostenibilità siano rispettati in modo soddisfacente;

67.  invita la Commissione a prendere in considerazione l'attuale mancanza di investimenti a favore di una gestione equilibrata delle acque, tenendo conto che si tratta di uno dei beni comuni dei cittadini dell'UE;

68.  chiede, pertanto, una maggiore trasparenza tra gli operatori idrici, in particolare mediante lo sviluppo di un codice di governance pubblica e privata per le aziende di distribuzione dell'acqua nell'UE; ritiene che tale codice debba essere basato sul principio di efficienza ed essere sempre soggetto alle disposizioni ambientali ed economiche nonché relative alle infrastrutture e alla partecipazione del pubblico di cui alla direttiva quadro sulle acque; chiede altresì l'istituzione di un organo di regolamentazione nazionale;

69.  invita la Commissione a rispettare il principio di sussidiarietà e le competenze in materia di acque per quanto riguarda sia i vari livelli di governo sia le associazioni locali che gestiscono i servizi idrici (le sorgenti e la loro conservazione);

70.  si rammarica che la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane non sia stata ancora pienamente attuata negli Stati membri; chiede che siano utilizzate, in via prioritaria, risorse finanziarie dell'Unione nei settori in cui la normativa ambientale dell'UE non è rispettata, compreso il trattamento delle acque reflue; osserva che i tassi di conformità risultano più elevati laddove i costi sono stati recuperati ed è stato applicato il principio "chi inquina paga" e invita la Commissione a rivedere l'adeguatezza degli attuali strumenti per assicurare un livello elevato di protezione e il miglioramento della qualità dell'ambiente;

71.  segnala che il settore dei servizi in campo idrico presenta un enorme potenziale per la creazione di posti di lavoro attraverso l'integrazione ambientale, come pure per la promozione dell'innovazione mediante il trasferimento di tecnologie tra i settori e l'applicazione di ricerca, sviluppo e innovazione all'intero ciclo dell'acqua; chiede pertanto che sia prestata una particolare attenzione al potenziamento dell'utilizzo sostenibile dell'acqua in quanto energia rinnovabile;

72.  incoraggia la Commissione a mettere a punto un quadro legislativo europeo per il riutilizzo degli effluenti trattati, soprattutto al fine di proteggere le attività e le aree sensibili; invita altresì la Commissione a promuovere la condivisione di esperienze tra le agenzie sanitarie dei diversi Stati membri;

73.  esorta la Commissione a garantire che, in tutte le revisioni della direttiva quadro in materia di acque, le valutazioni quantitative dei problemi di accessibilità economica dell'acqua diventino un requisito obbligatorio delle relazioni stilate dagli Stati membri per quanto concerne l'attuazione della direttiva quadro in materia di acque;

74.  chiede alla Commissione di prendere in esame la possibilità che la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Eurofound) controlli le questioni relative all'accessibilità economica dell'acqua nei 28 Stati membri e riferisca in proposito;

75.  ricorda che la sana gestione dell'acqua si sta rivelando una sfida prioritaria per i prossimi decenni, sia sul piano ecologico che su quello ambientale, in quanto soddisfa il fabbisogno energetico e agricolo e risponde agli imperativi economici e sociali;

Internalizzazione del costo dell'inquinamento

76.  ricorda che, attraverso le bollette per i servizi idrici, i cittadini dell'UE sostengono il costo della purificazione e del trattamento delle acque ed evidenzia che l'attuazione di politiche che permettono di coniugare e conciliare efficacemente la tutela delle risorse idriche con il contenimento dei costi, come ad esempio l'approccio basato sul "controllo alla fonte", è più efficiente ed è preferibile sotto il profilo finanziario; ricorda che, come indicato nella relazione 2015 dell'Agenzia europea dell'ambiente, oltre il 40% dei fiumi e delle acque costiere risente di un vasto inquinamento causato dall'agricoltura, mentre tra il 20% e il 25% risente dell'inquinamento derivante da fonti puntuali quali impianti industriali, sistemi fognari e reti di gestione delle acque reflue; sottolinea l'importanza di un'efficace attuazione della direttiva quadro sulle acque e della direttiva sull'acqua potabile, di un migliore coordinamento per quanto riguarda la loro attuazione, di una maggiore coerenza in sede di elaborazione della legislazione e dell'adozione di misure più proattive per favorire il risparmio delle risorse idriche e aumentare in modo significativo l'efficienza nell'uso dell'acqua in tutti i settori (industrie, famiglie, agricolture, reti di distribuzione); rammenta che garantire la tutela sostenibile delle aree naturali, come gli ecosistemi di acqua dolce, non soltanto è fondamentale ai fini dello sviluppo e determinante per fornire acqua potabile, ma riduce anche i costi per cittadini e operatori;

Politica esterna e politica di sviluppo dell'UE nel settore delle acque

77.  sottolinea che le politiche di sviluppo dell'UE devono integrare pienamente l'accesso universale all'acqua e ai servizi igienico-sanitari tramite la promozione di partenariati pubblico-pubblico e pubblico-privato basati sulla solidarietà tra gli operatori idrici e i lavoratori in diversi paesi, nonché ricorrere a una gamma di strumenti per promuovere le migliori pratiche mediante il trasferimento di conoscenze e i programmi di sviluppo e di cooperazione nel settore; ribadisce che le politiche di sviluppo degli Stati membri dell'UE dovrebbero riconoscere la dimensione di diritto umano dell'accesso all'acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari, e che un approccio basato sui diritti richiede sia il sostegno nei confronti della legislazione e del finanziamento che il rafforzamento del ruolo della società civile per concretizzare nella pratica il rispetto di tali diritti;

78.  ribadisce che l'accesso all'acqua potabile in quantità e di qualità sufficienti è un diritto umano fondamentale e ritiene che i governi nazionali abbiano il dovere di adempiere a tale obbligo;

79.  sottolinea, a norma dell'attuale legislazione dell'UE e dei relativi requisiti, l'importanza di una valutazione regolare della qualità, della purezza e della sicurezza dell'acqua e delle risorse idriche all'interno dell'Unione come pure fuori dai suoi confini;

80.  sottolinea che, nello stanziamento dei fondi dell'UE e nella programmazione dell'assistenza, è opportuno attribuire un'elevata priorità all'assistenza finalizzata ad assicurare acqua potabile sicura e servizi igienico-sanitari; invita la Commissione a garantire un adeguato sostegno finanziario alle misure di sviluppo delle capacità nel settore idrico, facendo affidamento sulle piattaforme e sulle iniziative esistenti a livello internazionale e collaborando con esse;

81.  insiste sul fatto che occorre attribuire un'elevata priorità al settore WASH nei paesi in via di sviluppo, sia in termini di aiuti pubblici allo sviluppo (APS) che nei bilanci nazionali; ricorda che la gestione delle acque è una responsabilità collettiva; è favorevole a un approccio caratterizzato da apertura mentale per quanto concerne le diverse modalità di aiuto, ma anche da una rigorosa aderenza ai principi di efficacia, alla coerenza politica a favore dello sviluppo e a un'attenzione costantemente rivolta all'eliminazione della povertà e all'ottimizzazione dell'impatto in termini di sviluppo; sostiene, a tal riguardo, il coinvolgimento delle comunità locali nella realizzazione di progetti nei paesi in via di sviluppo, nonché il principio della proprietà comunitaria;

82.  sottolinea che, sebbene i progressi verso l'obiettivo di sviluppo del millennio relativo all'acqua potabile sicura vadano nella giusta direzione, 748 milioni di persone nel mondo sono prive di accesso a un migliore approvvigionamento idrico e si stima che almeno 1,8 miliardi di persone bevano acqua contaminata da feci, mentre l'obiettivo relativo ai servizi igienico-sanitari è lungi dall'essere raggiunto;

83.  ricorda che garantire una gestione sostenibile delle acque sotterranee è indispensabile per la riduzione della povertà e la condivisione della prosperità, in quanto tali acque hanno la potenzialità di fornire una fonte migliorata di acqua potabile a milioni di persone povere nelle zone urbane e rurali;

84.  invita la Commissione a includere l'acqua quale parte dell'Agenda di cambiamento, unitamente all'agricoltura sostenibile;

85.  ritiene che l'acqua debba rivestire un ruolo centrale nei lavori di preparazione ai due grandi eventi internazionali del 2015, ossia il vertice sull'agenda post-2015 e la conferenza COP21 sul cambiamento climatico; sostiene fermamente, a tale riguardo, l'inclusione di obiettivi ambiziosi e di vasta portata relativamente all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, come ad esempio l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 6 che consiste nel garantire la disponibilità e una gestione sostenibile dei servizi idrici e igienico-sanitari per tutti entro il 2030, da adottare nel settembre 2015; ribadisce che porre fine alla povertà attraverso il processo post-2015 è possibile soltanto se si garantisce a tutti l'accesso ad acqua pulita, a servizi igienico-sanitari di base e a condizioni igieniche; sottolinea che il raggiungimento di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile richiede la mobilitazione di finanziamenti da destinare allo sviluppo molto più ingenti di quelli attualmente forniti, da parte sia dei paesi sviluppati che da quelli in via di sviluppo; chiede l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio globale volto a valutare i progressi compiuti in termini di accesso universale all'acqua potabile, uso sostenibile e sviluppo delle risorse idriche e rafforzamento di una gestione delle risorse idriche equa, partecipativa e responsabile in tutti i paesi; esorta la Commissione a garantire che gli aiuti siano spesi in modo efficace e siano maggiormente diretti al settore WASH in vista dell'agenda per lo sviluppo post 2015;

86.  sottolinea l'aumento del rischio di scarsità di acqua causato dai cambiamenti climatici; esorta la Commissione e gli Stati membri a includere fra i temi della COP21 anche la gestione strategica delle risorse idriche e piani di adattamento a lungo termine, onde integrare un approccio idrico resiliente al clima nel futuro accordo globale sul clima; sottolinea che un'infrastruttura idrica resiliente ai cambiamenti climatici è fondamentale ai fini dello sviluppo e della riduzione della povertà; ribadisce che, in assenza di sforzi costanti intesi a mitigare le conseguenze del cambiamento climatico, come pure di una migliore gestione delle risorse idriche, potrebbero essere compromessi i progressi compiuti verso gli obiettivi di riduzione della povertà, gli obiettivi di sviluppo del millennio e lo sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni economiche, sociali e ambientali;

87.  osserva con preoccupazione che la mancanza di accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari nei paesi in via di sviluppo può avere un effetto sproporzionato sulle ragazze e sulle donne, in particolare quelle in età scolare, dato che i tassi di assenteismo e di abbandono scolastico sono stati collegati alla mancanza di servizi igienico-sanitari puliti, sicuri e accessibili;

88.  chiede che lo stanziamento dei fondi dell'Unione e degli Stati membri rifletta le raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto umano all'acqua potabile sicura e ai servizi igienico-sanitari, in particolare per quanto concerne la promozione delle infrastrutture su piccola scala e la distribuzione di maggiori fondi a favore del funzionamento e della manutenzione, della creazione di capacità e della sensibilizzazione;

89.  osserva con preoccupazione che, secondo il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto umano all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, le persone che vivono in quartieri degradati devono generalmente pagare di più di quelle che vivono in insediamenti ufficiali per ricevere servizi di qualità scadente e non regolamentati; esorta i paesi in via di sviluppo a dare la priorità agli stanziamenti di bilancio a favore dei servizi destinati alle persone svantaggiate e isolate;

90.  ricorda che l'Organizzazione mondiale della sanità ha affermato che, in una fase iniziale, senza l'applicazione delle ultime tecnologie innovative in materia di trattamento e risparmio idrico, il livello ottimale di acqua va dai 100 ai 200 litri per persona al giorno, mentre per soddisfare i bisogni di base e scongiurare l'insorgere di problemi sanitari sono necessari tra 50 e 100 litri di acqua per persona al giorno; segnala che, in base ai diritti umani fondamentali riconosciuti, è indispensabile fissare un quantitativo minimo per persona per soddisfare le esigenze idriche di base delle popolazioni;

91.  sottolinea che l'accesso a un fabbisogno idrico di base dovrebbe essere un diritto umano fondamentale indiscutibile, implicitamente ed esplicitamente sostenuto dal diritto internazionale, dalle dichiarazioni e dalla prassi degli Stati;

92.  invita i governi, le agenzie umanitarie internazionali, le organizzazioni non governative e le comunità locali ad adoperarsi al fine di assicurare a tutti gli esseri umani un fabbisogno idrico di base e a garantire che l'acqua sia un diritto umano;

93.  invita gli Stati membri a introdurre, in base alle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, una politica dei prezzi che rispetti il diritto delle persone al quantitativo minimo di acqua per la sussistenza e che colpisca gli sprechi, prevedendo l'applicazione di una tariffa progressiva proporzionale alla quantità di acqua utilizzata;

94.  incoraggia l'adozione di misure che garantiscano l'impiego razionale del fabbisogno idrico, onde evitare sprechi;

95.  elogia alcuni operatori idrici che dedicano una percentuale del loro fatturato annuo a partenariati sull'acqua nei paesi in via di sviluppo e incoraggia gli Stati membri e l'UE a creare il quadro giuridico necessario per attuare tali partenariati;

96.  invita a monitorare efficacemente i progetti realizzati attraverso gli aiuti esterni; sottolinea la necessità di monitorare strategie e dotazioni di finanziamento per garantire che i fondi stanziati tengano conto delle disparità e delle disuguaglianze esistenti in termini di accesso all'acqua e rispettino i principi dei diritti umani alla non discriminazione, all'accesso alle informazioni e alla partecipazione;

97.  invita la Commissione a rendere l'ammodernamento delle reti obsolete di acqua potabile una priorità nell'ambito del piano di investimenti per l'Europa, inserendo questi progetti nell'elenco dei progetti dell'Unione; pone l'accento sull'effetto leva che tali progetti permetterebbero di esercitare su un'occupazione non delocalizzabile, contribuendo così a dare impulso all'economia verde in Europa;

98.  invita la Commissione a promuovere la condivisione di conoscenze affinché gli Stati membri conducano indagini sullo stato delle reti, il che dovrebbe consentire l'avvio di lavori di ammodernamento intesi a porre fine agli sprechi;

99.  chiede una maggiore trasparenza, onde fornire ai consumatori informazioni più approfondite riguardo all'acqua e contribuire a una gestione più economica delle risorse idriche; incoraggia a tal fine la Commissione a continuare a impegnarsi con gli Stati membri nella condivisione di esperienze a livello nazionale per quanto concerne la creazione di sistemi informativi sull'acqua;

100.  invita la Commissione a studiare l'opportunità di estendere a livello europeo gli strumenti di sostegno finanziario nel settore della cooperazione internazionale relativa all'acqua e ai servizi igienico-sanitari;

101.  sottolinea che una gestione efficiente ed equa delle risorse idriche si basa sulla capacità dei governi locali di fornire servizi; invita pertanto l'UE a sostenere ulteriormente il rafforzamento della gestione delle risorse e delle infrastrutture idriche nei paesi in via di sviluppo, tenendo in particolare considerazione, nel contempo, le esigenze delle popolazioni rurali vulnerabili;

102.  sostiene la piattaforma globale della solidarietà dell'acqua lanciata dal programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) per coinvolgere gli enti locali nella ricerca di soluzioni alle sfide idriche; plaude altresì all'iniziativa "1% di solidarietà per l'acqua e i servizi igienico-sanitari" e ad altre iniziative intraprese dai cittadini e dalle autorità di alcuni Stati membri per sostenere progetti in paesi in via di sviluppo con fondi accantonati dalle bollette dei consumi; rileva che tali iniziative sono state messe in pratica da diverse aziende di servizi idrici; ribadisce l'invito rivolto alla Commissione a incoraggiare meccanismi di solidarietà in questo e in altri settori, ad esempio attraverso la divulgazione di informazioni, l'agevolazione di partenariati e lo scambio di esperienze, anche attraverso un potenziale partenariato fra la Commissione e gli Stati membri, con fondi supplementari dell'UE destinati ai progetti realizzati tramite questa iniziativa; incoraggia in particolare la promozione di partenariati pubblico-pubblico nelle aziende di servizi idrici dei paesi in via di sviluppo, in linea con la Global Water Operators' Partnership Alliance (GWOPA) coordinata dall'agenzia Habitat delle Nazioni Unite;

103.  chiede alla Commissione di reintrodurre lo strumento del Fondo per l'acqua, che si è rilevato efficace nel favorire un migliore accesso ai servizi idrici nei paesi in via di sviluppo, favorendo azioni che rafforzino le capacità delle popolazioni locali;

104.  accoglie con favore il fatto che vi sia un considerevole sostegno, in tutta Europa, alla risoluzione dell'ONU volta a riconoscere l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari come un diritto umano;

o
o   o

105.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 330 del 5.12.1998, pag. 32.
(2) GU L 327 del 22.12.2000, pag. 1.
(3) GU L 65 dell'11.3.2011, pag. 1.
(4) GU L 94 del 28.3.2014, pag. 1.
(5) GU C 12 del 15.1.2015, pag. 33.
(6) A/RES/64/292.
(7) A/RES/68/157.
(8) GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 33.
(9) GU C 349 E del 29.11.2013, pag. 9.
(10) Testi approvati, P8_TA(2014)0059.

Avvertenza legale - Informativa sulla privacy