Indice 
Testi approvati
Martedì 24 novembre 2015 - Strasburgo
Abrogazione di alcuni atti dell'acquis di Schengen ***I
 Abrogazione di alcuni atti dell'acquis di Schengen nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale ***I
 Abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale ***I
 Adesione alla commissione allargata della convenzione per la conservazione del tonno rosso del sud***
 Intermediazione assicurativa ***I
 Riduzione delle disuguaglianze, con particolare attenzione alla povertà infantile
 Politica di coesione e comunità emarginate
 Ruolo dell'UE nell'ambito delle Nazioni Unite

Abrogazione di alcuni atti dell'acquis di Schengen ***I
PDF 237kWORD 61k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'abrogazione di alcuni atti nel settore Libertà, sicurezza e giustizia (COM(2014)0713 – C8-0277/2014 – 2014/0337(COD))
P8_TA(2015)0396A8-0250/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0713),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 77, paragrafo 2, lettere a), b) e d), l'articolo 78, paragrafo 2, lettere e) e g), l'articolo 79, paragrafo 2, lettere c) e d), e l'articolo 87, paragrafo 2, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0277/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 21 ottobre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 59 e l'articolo 50, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0250/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 24 novembre 2015 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'abrogazione di alcuni atti dell'acquis di Schengen

P8_TC1-COD(2014)0337


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/93)


Abrogazione di alcuni atti dell'acquis di Schengen nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale ***I
PDF 236kWORD 62k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale (COM(2014)0714 – C8-0279/2014 – 2014/0338(COD))
P8_TA(2015)0397A8-0251/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0714),

–  visti l'articolo 249, paragrafo 2, l'articolo 82, paragrafo 1, lettera d), e l'articolo 87, paragrafo 2, lettere a) e c), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0279/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 21 ottobre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 59 e l'articolo 50, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0251/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 24 novembre 2015 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'abrogazione di alcuni atti dell'acquis di Schengen nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale

P8_TC1-COD(2014)0338


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/94.)


Abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale ***I
PDF 235kWORD 62k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all’abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale (COM(2014)0715 – C8-0280/2014 – 2014/0339(COD))
P8_TA(2015)0398A8-0252/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0715),

–  visti l'articolo 249, paragrafo 2, e gli articoli 82, paragrafo 1, 83, paragrafo 1, 87, paragrafo 2 e 88, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0280/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 21 ottobre 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 59 e l'articolo 50, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0252/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 24 novembre 2015 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'abrogazione di alcuni atti nel settore della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria in materia penale

P8_TC1-COD(2014)0339


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/95.)


Adesione alla commissione allargata della convenzione per la conservazione del tonno rosso del sud***
PDF 233kWORD 60k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea e la commissione per la conservazione del tonno rosso del sud (CCSBT) relativo all'adesione dell'Unione alla commissione allargata della convenzione per la conservazione del tonno rosso del sud (07134/2015 – C8-0323/2015 – 2015/0036(NLE))
P8_TA(2015)0399A8-0318/2015

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (07134/2015),

–  visto lo scambio di lettere volto a ottenere l'adesione alla commissione allargata della convenzione per la conservazione del tonno rosso del sud,

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0323/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e l'articolo 99, paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per la pesca (A8-0318/2015),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alla commissione della convenzione per la conservazione del tonno rosso del sud.


Intermediazione assicurativa ***I
PDF 238kWORD 88k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla intermediazione assicurativa (rifusione) (COM(2012)0360 – C7-0180/2012 – 2012/0175(COD))
P8_TA(2015)0400A8-0315/2015

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2012)0360),

–  visti l'articolo 249, paragrafo 2, l'articolo 53, paragrafo 1, e l'articolo 62 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C7-0180/2012),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 13 dicembre 2012(1),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(2),

–  vista la lettera in data 9 novembre 2012 della commissione giuridica alla commissione per i problemi economici e monetari a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 22 luglio 2015, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'articolo 104, l'articolo 59 e l'articolo 61, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori e della commissione giuridica (A7‑0085/2014),

–  visti gli emendamenti approvati nella seduta del 26 febbraio 2014(3),

–  vista la decisione della Conferenza dei presidenti del 18 settembre 2014 sulle questioni rimaste in sospeso dalla settima legislatura parlamentare,

–  vista la relazione complementare della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0315/2015),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso, tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 24 novembre 2015 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio sulla distribuzione assicurativa (rifusione)

P8_TC1-COD(2012)0175


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2016/97.)

(1) GU C 44 del 15.2.2013, pag. 95.
(2) GU C 77 del 28.3.2002, pag. 1.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0155.


Riduzione delle disuguaglianze, con particolare attenzione alla povertà infantile
PDF 219kWORD 111k
Risoluzione del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile (2014/2237(INI))
P8_TA(2015)0401A8-0310/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia adottata a New York il 20 novembre 1989,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità adottata a New York il 13 dicembre 2006,

–  visto l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Carta sociale europea riveduta,

–  viste le direttive sull'uguaglianza razziale (2000/43/CE) e sulla parità di trattamento in materia di occupazione (2000/78/CE),

–  vista la raccomandazione della Commissione, del 20 febbraio 2013, dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" (2013/112/UE),

–  vista la relazione della Commissione dal titolo "Employment and social developments in Europe 2012" (Occupazione e sviluppi sociali in Europa 2012),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 15 febbraio 2011, dal titolo "Programma UE per i diritti dei minori"(COM(2011)0060),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 16 dicembre 2010, dal titolo "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale"(COM(2010)0758),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 luglio 2006, dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori" (COM(2006)0367),

–  vista la relazione di Eurofound relativa alla terza indagine europea sulla qualità della vita, dal titolo "Qualità della vita in Europa: le ripercussioni della crisi",

–  vista la relazione di Eurofound (2013) relativa alla terza indagine europea sulla qualità della vita, dal titolo "Qualità della vita in Europa: le disuguaglianze sociali",

–  vista la sua risoluzione, del 27 novembre 2014, sul 25° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia(1),

–  vista la sua risoluzione, del 4 luglio 2013, sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(2),

–  vista la sua risoluzione del 12 giugno 2013 sulla comunicazione della Commissione "Investire nel settore sociale a favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo sociale europeo nel periodo 2014-2020"(3),

–  vista la sua risoluzione, del 15 novembre 2011, sulla piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale(4),

–  vista la sua risoluzione, dell'8 marzo 2011, sugli aspetti della povertà femminile nell'Unione europea(5),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell'UE(6),

–  vista la sua risoluzione, del 20 ottobre 2010, sul ruolo del reddito minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa(7),

–  vista la sua risoluzione, del 9 ottobre 2008, sulla promozione dell'inclusione sociale e la lotta contro la povertà, inclusa la povertà infantile, nell'Unione europea(8),

–  vista la sua risoluzione, del 16 gennaio 2008, dal titolo "Verso una strategia dell'Unione europea sui diritti dei minori"(9),

–  visto il rapporto di Save the Children (2014) dal titolo "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa",

–  visto il rapporto dell'ufficio di ricerca dell'UNICEF (2014) dal titolo: "Figli della recessione: L'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi",

–  visto il rapporto dell'EAPN e di Eurochild (2013) dal titolo: "Verso il benessere dei bambini e dei ragazzi in Europa - quaderno sulla povertà dei minorenni nell'Unione europea",

–  visto il rapporto di valutazione di Eurochild (2014) dal titolo "The 2014 National Reform Programmes (NRP) and National Social Reports (NSR) from a child poverty and well-being perspective" (I programmi nazionali di riforma e le relazioni sociali nazionali del 2014 dal punto di vista della povertà infantile e del benessere dei minori),

–  vista la relazione dell'11a conferenza di Eurochild, tenutasi a Bucarest dal 26 al 28 novembre 2014,

–  visto il rapporto del centro di ricerca Innocenti dell'UNICEF (2012) dal titolo "Misurare la povertà tra i bambini e gli adolescenti: un nuovo quadro comparativo della povertà infantile in alcuni paesi a reddito medio-alto",

–  visto il rapporto scientifico conclusivo di Drivers dal titolo "Social Inequalities in early childhood health and development: a European-wide systematic review" (Disuguaglianze sociali relative alla salute e allo sviluppo nella prima infanzia: un'analisi sistematica a livello europeo) (Londra, settembre 2014),

–  viste le statistiche UE sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC) 2013,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 30 settembre 2009, sul tema "Lavoro e povertà: verso un approccio globale indispensabile",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 14 luglio 2010, sul tema "Povertà e benessere dei bambini",

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo, del 10 dicembre 2013, sul tema "Reddito minimo europeo e indicatori di povertà",

–  vista la relazione di sintesi intitolata "Investire nell'infanzia – spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale", a cura della rete europea di esperti indipendenti in materia di inclusione sociale(10),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0310/2015),

A.  considerando che occorre dare maggiore visibilità alla lotta contro la povertà infantile ai massimi livelli politici europei, affinché l'UE possa raggiungere l'obiettivo, previsto dalla strategia Europa 2020, di ridurre il numero di persone colpite dalla povertà di almeno 20 milioni entro il 2020;

B.  considerando che, conformemente alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, a tutti i minori dovrebbe essere garantito il diritto all'istruzione, ai servizi di assistenza sanitaria, all'alloggio, alla protezione, alla partecipazione alle decisioni che li riguardano, allo svago e al tempo libero, a un'alimentazione equilibrata, nonché a essere assistiti in un contesto familiare;

C.  considerando che finora la maggior parte degli Stati membri ha prestato scarsa attenzione all'uso dei Fondi strutturali dell'UE per contrastare gli allarmanti e crescenti tassi di povertà tra i minori in Europa e per promuovere la loro inclusione sociale e il loro benessere generale;

D.  considerando che le disuguaglianze sociali favoriscono notevolmente l'incremento della povertà infantile, e che in 19 Stati membri i bambini sono i più esposti al rischio di povertà;

E.  considerando che, sulla base dei dati Eurostat, i principali fattori che determinano la povertà infantile sono le strategie di ridistribuzione della ricchezza, l'efficacia delle misure statali di sostegno al reddito, la fornitura di servizi di assistenza, le politiche lavorative(11) e la situazione lavorativa dei genitori, connessa al loro livello di istruzione, come pure la composizione del nucleo famigliare in cui i minori vivono; che l'aumento dell'occupazione è una misura efficace per combattere la povertà;

F.  considerando che un quinto della popolazione totale dell'UE ha meno di 18 anni; che, nonostante gli impegni presi, più di un bambino su quattro è attualmente a rischio di povertà o esclusione sociale nell'UE;

G.  considerando che il Parlamento ha ripetutamente invitato ad attuare il pacchetto di investimenti sociali e appoggia la raccomandazione della Commissione dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"; che tale raccomandazione propone un quadro strategico completo per contrastare la povertà infantile e promuovere il benessere dei minori sulla base di tre pilastri, ossia l'accesso a risorse adeguate nel quadro del Fondo sociale europeo, l'accesso a servizi inclusivi e di qualità e la partecipazione dei bambini alla società e ai processi decisionali, e riconosce i bambini quali titolari di diritti; che, tuttavia, si rammarica che l'UE non abbia adottato misure coerenti per la sua attuazione nel quadro del semestre europeo;

H.  considerando che, sebbene i figli di genitori con un'intensità di lavoro molto bassa abbiano il 56,7 % di probabilità in più di essere a rischio di povertà o di esclusione sociale, le famiglie con un'intensità di lavoro elevata continuano oggi a essere esposte al rischio di povertà infantile (in Romania, Lituania, Portogallo, Spagna, Grecia, Lettonia, Slovacchia, Polonia e Lussemburgo);

I.  considerando che la povertà infantile è generata dalla povertà delle famiglie e che, pertanto, le famiglie numerose e a basso reddito sono maggiormente a rischio di povertà, mentre la redistribuzione del reddito incide in modo significativo sulla riduzione dei cicli di disuguaglianza sociale; che il peggioramento delle politiche salariali e dei sistemi di protezione sociale a livello nazionale sta aggravando il rischio di povertà ed esclusione sociale, il che a sua volta contribuisce ad aumentare la povertà infantile, come testimoniato dagli Stati membri con i tassi più bassi di povertà infantile, che sono anche quelli con i minori livelli generali di povertà e disuguaglianza;

J.  considerando che, tra il 2008 e il 2012, il numero di bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale in Europa (UE-27 + Norvegia, Islanda e Svizzera) è aumentato di quasi un milione, con un incremento di mezzo milione nel solo periodo compreso tra il 2011 e il 2012(12); che, secondo i dati Eurostat, nel 2013 i bambini a rischio di povertà e di esclusione sociale nell'UE-28 erano 26,5 milioni; che, tra il 2008 e il 2012, nell'UE-27 il rischio di povertà o di esclusione sociale è aumentato dal 26,5 % al 28 %; che nel 2013, negli Stati membri dell'UE-28, il 28 % della popolazione totale di età inferiore ai 18 anni si trovava a rischio di povertà o di esclusione sociale e che, nella grande maggioranza dei paesi, il rischio di povertà e di esclusione sociale è maggiore per i bambini che per gli adulti;

K.  considerando che le donne sono maggiormente esposte al rischio di povertà rispetto agli uomini e che la lotta alla povertà femminile non è soltanto importante di per sé, ma è anche un fattore determinante negli sforzi volti a ridurre la povertà infantile;

L.  considerando che le disuguaglianze tra i paesi dell'UE sono in aumento; che è allarmante che la percentuale di bambini che soffrono di malnutrizione sia in crescita, il che sta portando al ritorno di malattie un tempo scomparse nell'UE (ad esempio il rachitismo); che è sintomatico che, secondo l'UNICEF(13), in paesi come l'Estonia, la Grecia e l'Italia, la percentuale di bambini che non possono permettersi di mangiare carne, pollo o pesce per due giorni consecutivi sia drammaticamente raddoppiata dal 2008;

M.  considerando che nelle osservazioni conclusive degli ultimi rapporti periodici su alcuni paesi, il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia ha espresso preoccupazione per l'aumento del tasso di povertà e/o del rischio di povertà tra i bambini a causa della crisi economica, il che incide sull'esercizio di molti dei diritti sanciti dalla Convenzione sui diritti dell'infanzia, in particolare il diritto alla salute, all'istruzione e alla protezione sociale, e ha incoraggiato le autorità a garantire che le linee di bilancio a favore dei minori siano preservate; che la crisi economica e finanziaria ha causato un deterioramento delle condizioni di vita e di lavoro e l'emergere di un nuovo gruppo sociale, i cosiddetti "nuovi bisognosi";

N.  considerando che un ambiente imprenditoriale favorevole stimola la crescita dell'occupazione negli Stati membri e aumenta le possibilità di occupazione dei genitori, che diventano così modelli positivi importanti, anzitutto nelle comunità colpite dalla povertà e dell'esclusione da più generazioni;

O.  considerando che le famiglie monoparentali, in particolare quelle a carico di una donna, sono più esposte al rischio di povertà o di esclusione sociale (il 49,8 % rispetto al 25,2 %), sebbene vi siano notevoli differenze tra paesi secondo i dati EU-SILC(14), e che tale situazione è associata alla femminilizzazione della povertà, all'eccessiva presenza femminile nell'ambito del lavoro precario e a tempo parziale non volontario, al tempo sproporzionato che le donne dedicano al lavoro non retribuito, all'interruzione delle loro carriere per occuparsi dei figli o di altri familiari e al divario retributivo tra uomini e donne;

P.  considerando che la povertà infantile può essere mitigata accrescendo le opportunità sul mercato del lavoro, in particolare per le donne, mediante un miglioramento delle strutture per l'assistenza all'infanzia;

Q.  considerando che i bambini, i loro genitori naturali o affidatari e le persone incaricate della loro custodia devono essere protetti da qualsiasi discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore della pelle, la lingua, la religione o il credo, le opinioni politiche o di altro genere, l'origine nazionale, etnica o sociale, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o ogni altra condizione; che i bambini appartenenti a gruppi di popolazione vulnerabili sono maggiormente a rischio di emarginazione, come confermato dalle ultime relazioni della Federazione europea delle organizzazioni nazionali che si occupano dei senzatetto, che evidenziano un aumento del numero di donne, giovani e famiglie con figli (in particolare migranti) accolti nei centri per i senzatetto; che le famiglie monoreddito numerose sono maggiormente a rischio di povertà ed esclusione sociale, a causa del peggioramento delle politiche salariali e dei sistemi di protezione sociale nazionali per effetto della crisi economica e finanziaria;

R.  considerando che gli effetti della povertà e dell'esclusione sociale sui bambini possono durare tutta la vita e causare disoccupazione e povertà intergenerazionale; che il divario educativo tra i bambini provenienti da contesti socio-economici diversi è aumentato (in 11 paesi, la copertura dei servizi di istruzione e cura per la prima infanzia, rivolta ai bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, non supera il 15 %);

S.  considerando che l'istruzione e la cura nella prima infanzia influiscono in modo decisivo sullo sviluppo cognitivo dei bambini, poiché nei primi cinque anni di vita si sviluppano capacità essenziali, e che l'accesso a un'istruzione di qualità costituisce la base per il futuro successo in termini di istruzione, benessere, occupabilità e integrazione sociale e incide notevolmente sull'autostima, soprattutto per i bambini che provengono da contesti svantaggiati; che il divario educativo tra i bambini provenienti da contesti socioeconomici diversi è aumentato; che i genitori che lavorano e non hanno accesso a un asilo sono spesso costretti a lasciare i figli alle cure di un altro minore o a ricorrere, a pagamento, a reti di assistenza informali non certificate, mettendo a repentaglio la sicurezza e il benessere dei bambini; che l'istruzione prescolastica può essere molto importante per compensare gli svantaggi socioeconomici dei bambini a rischio di povertà, e agevola il rientro dei genitori sul mercato del lavoro(15); che l'istruzione inclusiva tiene conto delle differenti necessità di tutti i discenti e risponde a tali necessità attraverso una maggiore partecipazione all'apprendimento, alla cultura e ai valori della comunità, e rappresenta quindi un valido strumento per lottare contro la povertà e l'esclusione sociale infantile;

T.  considerando che gli enti locali e regionali sono in prima linea nella lotta alla povertà e allo sfruttamento dei minori e quindi hanno una responsabilità cruciale nel prevenire l'emarginazione e l'esclusione sociale, e che le autorità nazionali dovrebbero dotarli, ove necessario, di risorse sufficienti per raggiungere tali obiettivi;

U.  considerando che le spese di istruzione, in particolare per quanto riguarda i materiali scolastici e i trasporti, sono essenzialmente a carico delle famiglie nella maggioranza dei paesi; che tali spese sono uno dei numerosi fattori che contribuiscono all'abbandono scolastico; che permangono ostacoli finanziari, amministrativi e di altra natura pratica all'istruzione per i bambini appartenenti a gruppi emarginati;

V.  considerando che l'ambiente socioeconomico in cui vivono i bambini influisce sulla qualità del tempo trascorso a scuola e durante le vacanze scolastiche e che un impiego poco stimolante del tempo libero contribuisce ad aumentare le disparità tra i bambini, in particolare in relazione alla loro istruzione;

W.  considerando che, nel 2012, il tasso medio di abbandono scolastico era pari al 13% nell'UE e a oltre il 20% in alcuni paesi (Portogallo, Spagna e Malta)(16);

X.  considerando che, anche nei paesi in cui il diritto alla salute è sancito dalla legge, non tutti i bambini hanno accesso a un'assistenza sanitaria adeguata e alcuni hanno un accesso estremamente limitato ai servizi che non rientrano nelle cure d'emergenza, come l'assistenza di un medico di famiglia o di un dentista, soprattutto per la scarsa disponibilità di servizi pubblici; che i bambini nati in povertà sono maggiormente a rischio di soffrire di malattie croniche e di avere maggiori problemi di salute, il che non fa che perpetuare le disuguaglianze;

Y.  considerando che i problemi economici delle famiglie contribuiscono all'aumento dei problemi di salute mentale dei genitori e ai casi di disgregazione del nucleo familiare, con innegabili ripercussioni sul benessere psicologico e sociale dei bambini;

Z.  considerando che l'ambiente in cui un bambino vive, anche nel periodo prenatale, incide in modo determinante sullo sviluppo del suo sistema cognitivo e sulle sue capacità di comunicazione, linguistiche, sociali ed emotive, il che influisce successivamente sulla sua salute, il suo benessere, la sua partecipazione alla collettività e le sue capacità di apprendimento(17);

AA.  considerando che tutti i bambini hanno il diritto di essere protetti dagli abusi, dalla violenza e dalla negligenza e che dagli studi è emerso che le pressioni finanziarie all'interno delle famiglie, i tagli ai servizi pubblici e un aumento della povertà possono condurre a una maggiore violenza nei confronti dei bambini;

AB.  considerando che la povertà infantile è un fenomeno a più dimensioni che richiede quindi una risposta a più dimensioni; che l'occupazione è un fattore importante, ma non sempre garantisce una via d'uscita dalla povertà per le famiglie dei bambini in questione;

AC.  considerando che la povertà infantile ha un costo economico elevato per le società, soprattutto in termini di aumento della spesa per l'assistenza sociale;

AD.  considerando che le famiglie che vivono a rischio di povertà hanno maggiori probabilità di vivere in zone insalubri e insicure e che il 17 % dei bambini nell'UE-28 vive ancora in tali condizioni, con 15 paesi al di sopra della media; che il numero crescente di sfratti dovuti all'impossibilità di pagare le spese di alloggio ha spinto i bambini in condizioni abitative sempre più instabili, che a loro volta incidono negativamente sul loro sviluppo e sulle loro opportunità nella vita;

AE.  considerando che, secondo le statistiche sul reddito e le condizioni di vita (EU-SILC) di Eurostat del 2012, la povertà energetica è una realtà che interessa tutti gli Stati membri; che una delle conseguenze dell'aumento dei prezzi dell'energia è che molti bambini vivono in case senza riscaldamento, e che ciò aumenta l'incidenza delle malattie respiratorie e cardiovascolari;

AF.  considerando che le famiglie in cui i bambini o i genitori soffrono di problemi di salute sono più frequentemente a rischio di povertà, disgregazione del nucleo familiare e difficoltà nell'integrarsi sul mercato del lavoro;

AG.  considerando che la prossima agenda post-2015 relativa agli obiettivi di sviluppo sostenibile e la sua universalità rappresentano un'opportunità di incrementare gli investimenti a favore dei bambini e dei loro diritti;

AH.  considerando che i minori migranti sono sovrarappresentati nel gruppo a rischio di povertà e sono vittime di una maggiore discriminazione a causa delle barriere linguistiche, e che la situazione si aggrava ulteriormente nel caso dei minori migranti irregolari; che attualmente, con l'intensificarsi dei flussi migratori, cresce il numero dei casi in cui i figli di migranti rimangono nel loro paese d'origine, affidati alle cure di parenti o terzi, e che ciò incide negativamente sullo sviluppo dei bambini, soprattutto a livello emotivo;

AI.  considerando che, malgrado il forte accento politico posto sul problema della povertà infantile negli ultimi anni nell'UE e nonostante le dichiarazioni politiche di supporto dei capi di Stato dell'Unione, i livelli di povertà infantile non sono diminuiti in misura significativa;

AJ.  considerando che è necessario incrementare il sostegno finanziario per i programmi di aiuti alimentari rivolti alle famiglie svantaggiate, poiché un crescente numero di bambini ha accesso al cibo soltanto a scuola; che tali programmi sono importanti, ma non possono essere considerati una soluzione a lungo termine;

AK.  considerando che i problemi ambientali quali l'inquinamento, il traffico, i terreni contaminati e l'acqua potabile non sicura spesso colpiscono in maniera sproporzionata i minori che vivono in condizioni di povertà;

1.  raccomanda agli Stati membri di impegnarsi realmente per mettere a punto politiche intese a contrastare la povertà infantile, che siano incentrate sulla correzione dei fattori di tale povertà e aumentino l'efficacia, la quantità, l'ammontare e la portata del sostegno sociale specificamente rivolto ai bambini, ma destinato anche ai genitori disoccupati e al fenomeno del lavoratore povero (come ad esempio, sussidi di disoccupazione e reddito minimo adeguato), e a promuovere leggi sul lavoro che garantiscano diritti sociali, compreso un salario minimo garantito per legge nel rispetto delle pratiche nazionali e dei contratti collettivi, in modo da offrire maggiore sicurezza alle famiglie e contrastare il lavoro precario, promuovendo nel contempo un'occupazione con adeguati diritti sociali;

2.  chiede che l'efficacia di tale sostegno sia oggetto di controllo e valutazione, al fine di adattare le politiche di lotta alla povertà, all'esclusione e all'abbandono scolastico ai requisiti di uguaglianza sociale esistenti; esorta gli Stati membri a mettere a punto e applicare processi diversificati basati su dati concreti, consoni a ciascuna fase d'intervento;

3.  raccomanda alla Commissione di elaborare insieme agli Stati membri una tabella di marcia per l'attuazione dell'approccio basato su tre pilastri, adottato nella raccomandazione "Investire nell'infanzia: spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale", in termini di accesso alle risorse, servizi e partecipazione dei bambini; ritiene che, per far sì che l'approccio basato su tre pilastri fornisca risultati migliori, potrebbe essere utile mettere a punto indicatori precisi e specifici del livello di povertà infantile e delle zone maggiormente colpite da questo fenomeno; invita gli Stati membri a integrare efficacemente e in modo esaustivo gli aspetti pertinenti del pacchetto Investimenti sociali e della summenzionata raccomandazione della Commissione nei loro programmi nazionali di riforma e nelle loro relazioni sociali nazionali, e chiede alla Commissione di definire un sotto-obiettivo della strategia Europa 2020 concernente la riduzione della povertà infantile e dell'esclusione sociale, rendere tale obiettivo visibile ed esplicito in tutte le fasi del semestre europeo; sottolinea che la riduzione della povertà infantile mediante investimenti a favore dei minori deve essere proposta come priorità principale dell'analisi della crescita annuale 2016 e quale mezzo fondamentale per progredire verso il raggiungimento dell'obiettivo in materia di povertà; invita la Commissione ad assicurare il controllo e la rendicontazione annuali da parte degli Stati membri dell'attuazione della raccomandazione della Commissione attraverso la tabella di marcia, e a ricorrere al Fondo sociale europeo per attuare la raccomandazione della Commissione e condurre una valutazione degli effetti sulla povertà delle riforme proposte nell'ambito dei programmi nazionali di riforma;

4.  invita gli Stati membri a tenere conto, nelle loro azioni volte a contrastare la povertà infantile, anche della posizione delle donne che si occupano dei figli e di familiari con esigenze speciali e disabilità;

5.  raccomanda agli Stati membri, quando utilizzano le risorse a titolo dei fondi strutturali e d'investimento europei ed elaborano le politiche sociali, di prestare maggiore attenzione a proteggere dalla povertà le famiglie, soprattutto quelle monoparentali, con bambini con problemi di salute;

6.  ribadisce l'importanza di politiche pubbliche preventive che investano nell'elaborazione di politiche sensibili al benessere dei minori che favoriscano la formazione di individui responsabili, in grado di integrarsi nella società e nel mercato del lavoro, anziché concentrarsi esclusivamente sulle conseguenze della loro esclusione sociale e della loro povertà;

7.  ritiene che, senza trascurare la necessità di sostenere i bambini poveri, che hanno abbandonato la scuola o sono socialmente esclusi, le politiche a sostegno dei bambini e dei giovani dovrebbero essere fortemente connotate dalla prevenzione, comprese strategie a lungo termine per la lotta alle disuguaglianze sociali;

8.  raccomanda agli Stati membri di attuare o rafforzare le prestazioni sociali universali destinate ai minori – come ad esempio la fornitura di pasti sovvenzionati o gratuiti, soprattutto ai bambini svantaggiati e poveri, al fine di garantire loro una crescita sana; invita gli Stati membri ad adottare misure attive a favore dell'occupazione, nell'ambito di strategie e politiche globali a sostegno dell'accesso dei genitori a un'occupazione di buona qualità e a un reddito adeguato, a servizi pubblici di elevata qualità (in particolare i servizi per l'infanzia, l'istruzione, la salute, gli alloggi e le attività ricreative), favorendo la convergenza tra la vita professionale e quella familiare, nonché a rafforzare la partecipazione dei bambini e delle loro famiglie allo sviluppo, all'attuazione e al monitoraggio di tali politiche; sottolinea la necessità di integrare le soluzioni universali con interventi mirati a sostegno dei gruppi di bambini e adolescenti più vulnerabili ed emarginati; deplora la crescente tendenza dei governi degli Stati membri ad allontanarsi dalle politiche di sostegno universale a favore di un sostegno basato sul reddito, poiché è dimostrato che le politiche di sostegno universale offrono una migliore protezione dalla povertà infantile(18);

9.  incoraggia gli Stati membri e la Commissione a concordare norme a livello dell'UE o a stabilire una metodologia comune per determinare quanto costi crescere un figlio e quali siano le risorse adeguate a prevenire e contrastare la povertà infantile;

10.  invita la Commissione ad astenersi dal raccomandare riformulazioni e tagli ai servizi pubblici degli Stati membri, dal promuovere rapporti di lavoro flessibili e la privatizzazione dei servizi pubblici, che hanno inequivocabilmente portato all'indebolimento dei diritti sociali dei bambini;

11.  chiede alla Commissione di porre l'accento sulla necessità di investire nell'istruzione pubblica e gratuita, designando metodi di insegnamento specifici per i gruppi sociali più vulnerabili, come gli immigrati o i soggetti con disabilità di vario tipo; ritiene che l'istruzione possa essere una priorità chiave nel far sì che i bambini acquisiscano le competenze che potranno permettere loro di accedere a posti di lavoro qualificati e adeguatamente remunerati, potendo quindi trovare autonomamente la via di uscita dalla povertà;

12.  rammenta che per affrontare la povertà infantile occorre adottare un approccio basato sul ciclo di vita, anche spezzando il ciclo intergenerazionale del rischio di povertà, che rifletta le diverse esigenze della prima infanzia, dell'infanzia e dell'adolescenza, applicando un approccio rivolto al bambino nel suo complesso, mediante la misurazione delle privazioni che ciascun bambino subisce contemporaneamente, quantificando quindi il numero di soggetti con più privazioni, e attraverso la misurazione non solo della povertà economica, ma anche delle privazioni multidimensionali;

13.  raccomanda che tutti i minori abbiano accesso a servizi di qualità in questa fase cruciale del loro sviluppo; ritiene che la salute, l'istruzione, il sostegno ai genitori e alle famiglie, l'alloggio e la protezione siano servizi fondamentali che molto spesso vengono forniti dagli enti locali e regionali;

14.  esorta gli Stati membri ad adottare, attuare e a monitorare piani volti ad alleviare la povertà infantile multidimensionale, ponendo l'accento sui diritti intrinseci dei bambini e fissando obiettivi di riduzione della povertà infantile e dell'esclusione sociale, con particolare attenzione e priorità per quei minori che vivono a rischio massimo di povertà; rammenta l'importanza che gli Stati membri prevedano una spesa in termini reali almeno ai livelli pre-crisi a favore della protezione sociale, della salute, dell'istruzione e degli alloggi sociali a favore dei bambini più svantaggiati;

15.  esorta gli Stati membri ad attuare piani per alleviare il senso di esclusione sociale dei bambini che presentano difficoltà di apprendimento e a predisporre moduli formativi più efficaci che agevolino i loro processi di apprendimento;

16.  chiede agli Stati membri di riconoscere che la povertà infantile e l'esclusione sociale sono tra gli ostacoli principali da superare per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020 in relazione al tasso di occupazione, agli investimenti nella ricerca, allo sviluppo, al settore dell'energia e allo sviluppo sostenibile;

17.  esorta gli Stati membri a porre particolare attenzione alla creazione e alla disponibilità di un adeguato ambiente extrascolastico, in cui i bambini possano trascorrere il loro tempo libero e le vacanze scolastiche in modo fruttuoso e stimolante, nonché a tenere in maggiore considerazione l'accesso all'assistenza sanitaria di base per i bambini che vivono in zone povere e in regioni remote e inaccessibili;

18.  invita gli Stati membri ad evitare la ghettizzazione dei bambini che sono colpiti dalla povertà e dall'esclusione sociale, attraverso l'introduzione di standard minimi per quanto concerne gli alloggi, tenendo conto dell'interesse ottimale del minore, e la garanzia di un alloggio adeguato alle famiglie, che soddisfi le loro esigenze e ne garantisca il benessere, la riservatezza e la qualità della vita, in modo da contribuire al raggiungimento della giustizia e della coesione sociale e da contrastare l'esclusione sociale e la povertà;

19.  invita la Commissione e il Parlamento a cogliere l'opportunità offerta dalla revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale per impiegare al meglio il Fondo sociale europeo, il Fondo di aiuti europei agli indigenti e il programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale, e verificare se i bambini rappresentino una priorità nella programmazione e nell'attuazione delle politiche regionali e di coesione, con particolare riferimento all'obbligo di smantellare gradualmente i grandi istituti residenziali (in vigore dal 2014), al fine di rafforzare il ricorso alle adozioni e agli affidi, affinché gli orfani e i bambini svantaggiati possano effettivamente crescere in una famiglia o comunque in un contesto familiare; esorta altresì la Commissione a creare indicatori per l'analisi della povertà infantile;

20.  esorta la Commissione e gli Stati membri a considerare se sia necessario mettere a punto strategie nutrizionali, quali la diversificazione dell'alimentazione e l'arricchimento alimentare, e misure a livello di educazione alimentare, salute pubblica e sicurezza dei prodotti alimentari, fino a giungere agli integratori alimentari, a favore di gruppi particolari della popolazione, al fine di prevenire le conseguenze negative della malnutrizione o denutrizione sulla salute dei minori;

21.  raccomanda che i bilanci nazionali degli Stati membri prevedano disposizioni a livello di riserve e di spesa che siano visibili, trasparenti, partecipative e di cui si possa rendere conto, al fine di lottare contro la povertà infantile e adempiere al dovere di tutela dei minori, anche attraverso un incremento della spesa pubblica nell'ottica di raggiungere tali obiettivi; invita gli Stati membri a utilizzare al massimo i fondi strutturali e d'investimento europei, in particolare il Fondo sociale europeo, per attuare tutti e tre i pilastri della raccomandazione "Investire nell'infanzia";

22.  raccomanda alla Commissione di elaborare orientamenti intesi a favorire la partecipazione dei bambini al processo decisionale, mettendo a punto meccanismi che promuovano e garantiscano il coinvolgimento dei minori nelle decisioni che incidono sulle loro vite e consentano loro e li incoraggino a esprimere opinioni informate, assicurando che tali opinioni siano tenute in debita considerazione e si riflettano nelle principali decisioni che li riguardano;

23.  raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di fissare obiettivi per la riduzione della povertà infantile e dell'esclusione sociale;

24.  esorta gli Stati membri a predisporre, ove necessario, accordi di cooperazione con entità e istituzioni che promuovono l'istruzione, la cultura o lo sport e l'integrazione dei minori, e che lottano contro la povertà infantile; raccomanda, tuttavia, agli Stati membri di garantire la supervisione, la qualità, la sostenibilità e la pertinenza di tale sostegno e dei suoi effettivi risultati;

25.  invita gli Stati membri ad applicare leggi specifiche per tutelare e aumentare i diritti di maternità e paternità, anche per mezzo dell'attuazione di efficaci strumenti per la conciliazione della vita familiare e lavorativa, nonché a salvaguardare il rientro al lavoro delle donne dopo la gravidanza e la maternità, come pure a sostenere le famiglie monoparentali; sottolinea inoltre che il rafforzamento della legislazione sul congedo di paternità imprimerebbe un'importante accelerazione alla lotta contro la discriminazione di genere sul luogo di lavoro; esorta gli Stati membri a garantire che il trattamento ingiusto e la vessazione dei dipendenti non siano giustificati dai datori di lavoro in ragione della gravidanza, dell'educazione dei figli o di questioni familiari;

26.  raccomanda agli Stati membri di sviluppare politiche sociali proattive, universali e integrate per prevenire la povertà e l'allontanamento dei minori dal loro ambiente familiare; invita gli Stati membri ad assicurare che l'istituzionalizzazione dei bambini e dei giovani sia impiegata solo come ultima istanza, in circostanze eccezionali, e a utilizzare i fondi strutturali dell'UE e il Fondo europeo per gli investimenti strategici per sostenere la transizione dai servizi istituzionali a quelli basati sulla famiglia e sulla comunità;

27.  raccomanda agli Stati membri di abbandonare l'assistenza istituzionale a favore di regimi di assistenza sostitutiva duratura, in grado di preparare al meglio giovani e bambini a una vita indipendente, all'apprendimento continuo o a un lavoro;

28.  raccomanda agli Stati membri di mettere a punto e attuare sistemi integrati di tutela dei minori per proteggere i bambini dalla violenza, dagli abusi, dallo sfruttamento e dalle negligenze, in modo tale da assicurare che tutti i portatori di doveri e gli attori del sistema collaborino in tutti i settori e le agenzie con responsabilità condivise, al fine di creare un ambiente protettivo e favorevole per tutti i minori;

29.  esorta gli Stati membri a perseguire politiche che favoriscano la creazione e il mantenimento di posti di lavoro dignitosi e sviluppino sistemi di formazione, perfezionamento professionale e agevolazioni come il telelavoro o la flessibilità degli orari di lavoro, onde agevolare l'ingresso o il rientro dei genitori nel mercato del lavoro dopo una sospensione della carriera professionale;

30.  invita le istituzioni e le agenzie dell'UE, le autorità degli Stati membri e altri soggetti interessati a definire ruoli e responsabilità chiari, un dialogo e procedure sistematici per i minori che necessitano di tutela in situazioni transfrontaliere;

31.  raccomanda agli Stati membri di garantire ai bambini di tutte le età l'accesso a un'istruzione pubblica gratuita, inclusiva e di qualità, comprese l'istruzione e la cura della prima infanzia e l'istruzione formale e non formale, promuovendone lo sviluppo emotivo, sociale, cognitivo e fisico, nonché di stabilire adeguati rapporti insegnanti-studenti e promuovere il mix sociale nell'istruzione, onde salvaguardare la sicurezza e il benessere dei bambini, garantire che tutti i minori possano beneficiare di un'istruzione inclusiva di elevata qualità e rendere quindi massimo l'impatto dei sistemi di istruzione sulle pari opportunità, spezzando il ciclo della povertà;

32.  esorta gli Stati membri ad aumentare la qualità dei servizi scolastici offerti, seguendo un approccio individuale e promuovendo la cooperazione tra insegnanti, assistenti sociali e genitori, per evitare l'abbandono scolastico di giovani e bambini;

33.  invita gli Stati membri a prestare particolare attenzione a offrire servizi di istruzione e cura della prima infanzia accessibili e a costi contenuti, considerandoli un investimento sociale inteso ad affrontare le disuguaglianze e le sfide che gravano in particolare sui minori provenienti da famiglie svantaggiate, e a sensibilizzare i genitori in merito ai vantaggi offerti da una partecipazione attiva ai programmi di istruzione e cura della prima infanzia;

34.  invita gli Stati membri a promuovere l'istruzione inclusiva, che non dovrebbe presupporre solo l'aumento del numero di insegnanti specializzati, ma anche l'inserimento dei bambini con bisogni formativi speciali in classi normali;

35.  esorta gli Stati membri a garantire un accesso equo e universale agli asili nido e alle scuole materne per i bambini appartenenti a tutti i gruppi sociali;

36.  invita gli Stati membri a promuovere la piena partecipazione scolastica di tutti i bambini, fornendo gratuitamente materiale scolastico di base, pasti nutrienti e il trasporto necessario ai minori che vivono in condizioni di povertà o a rischio di povertà, nonché a potenziare l'efficacia degli investimenti pubblici esistenti nel settore e contrastare in modo più incisivo la trasmissione intergenerazionale della povertà;

37.  esorta gli Stati membri a garantire un'assistenza sanitaria universale, pubblica, gratuita e di qualità per quanto concerne la prevenzione, i programmi di immunizzazione e l'assistenza primaria, l'accesso alla diagnosi, la cura e la riabilitazione, nonché a offrire assistenza a livello logopedistico e psicologico ai bambini, garantendo alle donne il diritto alla salute sessuale e riproduttiva attraverso l'assistenza sanitaria ai neonati, l'assistenza alle gestanti e visite a domicilio nel periodo di assistenza pre- e post-natale, in particolare in caso di nascite premature, nonché l'accesso ai medici di famiglia, agli infermieri, ai dentisti, ai servizi di consulenza familiare e agli specialisti di salute mentale per tutti i bambini e le loro famiglie; invita gli Stati membri e la Commissione a integrare questi aspetti nelle strategie in materia di sanità pubblica a livello nazionale e dell'UE;

38.  raccomanda agli Stati membri di fornire il sostegno necessario per garantire il diritto alla cultura, allo sport e al divertimento, l'accesso a spazi aperti e ad ambienti salutari per tutti i bambini, garantendo soprattutto pari accesso e qualità ai bambini che vivono in condizioni di povertà o in aree remote, ai bambini con disabilità, a quelli che appartengono a minoranze nazionali o etniche, religiose, linguistiche, nonché ai bambini migranti, ai bambini che si spostano all'interno dell'UE indipendentemente dalla loro nazionalità e a quelli lasciati nei loro paesi d'origine; rammenta il diritto al gioco, quale sancito dalla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo;

39.  sottolinea la necessità di rafforzare la tutela dei minori che vivono in condizioni di povertà ed esclusione sociale rispetto alla violenza domestica;

40.  invita gli Stati membri, in particolare quelli in cui le disuguaglianze sociali sono maggiori, a rafforzare i diritti sociali e l'accesso ai servizi e alla protezione sociale, che lo Stato deve garantire, aumentando il numero di dipendenti e di professionisti del settore della sicurezza sociale che si occupano dei bambini e delle loro famiglie, e incrementando l'assistenza medica, psicologica e sociale soprattutto a favore dei più bisognosi, in particolare i bambini, in linea con un approccio di intervento precoce;

41.  raccomanda agli Stati membri di adottare meccanismi che promuovano e garantiscano la partecipazione dei minori alle decisioni che incidono sulle loro vite e di consentire loro, incoraggiandoli in tal senso, a esprimere opinioni informate, affinché esse siano tenute in debita considerazione e si riflettano nelle principali decisioni che li riguardano;

42.  riconosce il ruolo della società civile, comprese le organizzazioni che difendono i diritti dei minori e quelle che lottano contro la povertà, nel garantire la coerenza delle politiche dell'UE, e invita a rafforzare il dialogo civile sulla prevenzione e il contrasto della povertà infantile negli Stati membri;

43.  esorta la Commissione a rendere l'abbandono scolastico precoce e la lotta alla povertà infantile una priorità esplicita;

44.  invita gli Stati membri e la Commissione a partecipare attivamente alla lotta contro la tratta di minori per qualsiasi forma di sfruttamento, compreso il lavoro, i matrimoni forzati, l'adozione illegale, le attività illecite e lo sfruttamento sessuale;

45.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno al funzionamento delle reti europee e transnazionali che si battono contro la povertà e l'esclusione dei bambini e dei giovani; avverte che è auspicabile favorire in particolare l'integrazione delle regioni ultraperiferiche e delle regioni più svantaggiate in queste reti e istituzioni;

46.  ritiene che il diritto a sistemi gratuiti e universali di istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza sociale sia una condizione di base per contrastare la povertà, soprattutto quella infantile; invita la Commissione e gli Stati membri, tenendo conto di questo obiettivo e alla luce dell'indebolimento dei servizi pubblici, a introdurre una garanzia per i minori, affinché ogni bambino che viva in condizioni di povertà possa accedere all'assistenza sanitaria, all'istruzione e all'assistenza all'infanzia gratuite, ad alloggi dignitosi e a una nutrizione adeguata, nell'ambito di un piano europeo integrato di lotta alla povertà infantile, che comprenda sia la garanzia per i minori sia programmi che offrono sostegno e opportunità ai genitori affinché possano uscire dalle situazioni di esclusione sociale e inserirsi nel mercato del lavoro;

47.  invita gli Stati membri a favorire, attraverso i loro comuni, i centri locali per il sostegno ai minori e alle loro famiglie, soprattutto nelle comunità e/o nelle zone più colpite dal problema della povertà infantile, affinché siano previsti non solo assistenza e/o consulenza legale, genitoriale e sostegno scolastico, ma anche, tra l'altro, istruzione e orientamento su uno stile di vita salutare e sull'uso sicuro di Internet;

48.  raccomanda alla Commissione e agli Stati membri di sviluppare metodi statistici che integrino indicatori multidimensionali, disaggregati per età, genere e gruppi svantaggiati particolari, nella misurazione della povertà, dell'esclusione sociale, delle disuguaglianze, della discriminazione e del benessere dei minori (reddito dei genitori, accesso a servizi pubblici di elevata qualità, partecipazione ad attività sociali e culturali, accesso a servizi adeguati di istruzione formale e informale, esposizione a rischi fisici, sicurezza, stabilità dell'ambiente familiare e livello di soddisfazione nella vita), al fine di contribuire all'elaborazione di politiche basate su elementi concreti e di considerare i limiti della misurazione della povertà relativa e il lavoro svolto dall'UNDP, dall'UNICEF, dall'OCSE e dal sottogruppo Indicatori del Comitato per la protezione sociale, andando al di là degli indicatori AROPE (a rischio di povertà e/o esclusione); invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare risposte basate su un approccio globale e ad utilizzare pienamente i dati raccolti nell'ambito di iniziative quali l'analisi MODA (Multi-Overlapping Deprivation Analysis) dell'UNICEF; sottolinea la necessità di definire indicatori aggiuntivi per migliorare la valutazione della qualità dei servizi, dei risultati e dell'accesso ai servizi, ad esempio in relazione alla situazione socioeconomica e al contesto di provenienza dei genitori (migranti o appartenenti a minoranze), al genere, alla disabilità e agli aspetti geografici;

49.  invita il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni a formulare pareri sul tema "investire nell'infanzia";

50.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché agli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0070.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0328.
(3) Testi approvati, P7_TA(2013)0266.
(4) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 57.
(5) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 77.
(6) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 25.
(7) GU C 70 E dell'8.3.2012, pag. 8.
(8) GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 11.
(9) GU C 41 E del 19.2.2009, pag. 24.
(10) Rete di esperti indipendenti in materia di inclusione sociale, relazione di sintesi "Investire nell'infanzia – Spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale. Uno studio sulle politiche nazionali", Bruxelles, 2014.
(11) Save the Children, "Child Poverty and Social Exclusion in Europe" (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 5.
(12) Save the Children, "Child Poverty and Social Exclusion in Europe" (Povertà infantile ed esclusione sociale in Europa), Bruxelles, 2014, pag. 5.
(13) Ufficio di ricerca dell'UNICEF, "Figli della recessione: L'impatto della crisi economica sul benessere dei bambini nei paesi ricchi", Innocenti Report Card 12, Ufficio di ricerca dell'UNICEF, Firenze, 2014, pag. 2.
(14) "La povertà infantile e l'esclusione sociale in Europa", Bruxelles, 2014, pag.14.
(15) Pubblicazione della Commissione europea "Studio tematico sui provvedimenti politici concernenti la povertà infantile", 2008, pag. 9.
(16) EU-SILC (2013), Statistiche dell'Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita.
(17) Drivers (2014), "Universal, quality early childhood programmes that are responsive to need promote better and more equal outcomes in childhood and later life" (I programmi universali e di qualità per la prima infanzia mirati alle necessità promuovono risultati migliori e più equi nell'infanzia e nel corso della vita).
(18) Sulla base di una ricerca di Eurofound.


Politica di coesione e comunità emarginate
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Risoluzione del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sulla politica di coesione e le comunità emarginate (2014/2247(INI))
P8_TA(2015)0402A8-0314/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea,

–  visti gli articoli 151, 153, 162 e da 174 a 176 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste le convenzioni europee a tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) e la relativa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e le relative raccomandazioni del Comitato europeo dei diritti sociali e la Convenzione quadro del Consiglio d'Europa per la protezione delle minoranze nazionali,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni,

–  vista la convenzione dell'OIL relativa ai popoli indigeni e tribali nei paesi indipendenti,

–  visti le direttive dell'UE in materia di non discriminazione, l'articolo 14 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e il protocollo n. 12 di tale Convenzione,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 5 gennaio 2011 sui diritti delle persone con disabilità,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) (in appresso "il regolamento disposizioni comuni - RDC"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 437/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, che modifica il regolamento (CE) n. 1080/2006 sul Fondo europeo di sviluppo regionale per quanto riguarda l'ammissibilità degli interventi in materia di edilizia abitativa a favore delle comunità emarginate(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1381/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che istituisce un programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014-2020(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 223/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 marzo 2014 relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti(6),

–  visto il regolamento delegato (UE) n. 240/2014 della Commissione del 7 gennaio 2014 recante un codice europeo di condotta sul partenariato nell'ambito dei fondi strutturali e di investimento europei(7),

–  vista la sua risoluzione del 26 febbraio 2014 sulla settima e l'ottava relazione intermedia della Commissione sulla politica di coesione dell'UE e la relazione strategica 2013 sull'attuazione dei programmi 2007-2013(8),

–  vista la sua risoluzione del 12 dicembre 2013 sui progressi compiuti nell'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei Rom(9),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(10),

–  vista la sua risoluzione del 9 marzo 2011 sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei Rom(11),

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2010 sul contributo della politica di coesione al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e dell'UE 2020(12),

–  vista la sua risoluzione dell'11 marzo 2009 sulla situazione sociale dei Rom e su un loro miglior accesso al mercato del lavoro nell’Unione europea(13),

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale del 23 luglio 2014 dal titolo "Investimenti per l'occupazione e la crescita: promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nell'Unione",

–  vista la scheda di orientamento tematico della Commissione, del 27 febbraio 2014, sui Rom e le comunità emarginate (Obiettivo tematico 9 – Inclusione sociale povertà),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 aprile 2014 dal titolo "Relazione sull'attuazione del Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom" (COM(2014)0209),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 maggio 2012 dal titolo "Strategie nazionali di integrazione dei Rom: un primo passo nell’attuazione del Quadro dell'UE" (COM(2012)0226),

–  vista la comunicazione della Commissione, dell'8 dicembre 2010, dal titolo "Strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana" (COM(2010)0715),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 12 dicembre 2010, intitolata "La Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale: un quadro europeo per la coesione sociale e territoriale" (COM(2010)0758),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 3 marzo 2010, dal titolo "Europa 2020 - Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l’integrazione dei Rom negli Stati membri(14),

–  visto il progetto di nota orientativa della Commissione relativa all'utilizzo dei fondi strutturali e di investimento europei per contrastare la segregazione nel campo dell'istruzione e la segregazione spaziale ("Guidance Note on the use of European Structural and Investment Funds in tackling educational and spatial segregation (Draft)") del 1˚ luglio 2015,

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione, del 24 febbraio 2015, sui finanziamenti per le comunità emarginate (E-002782/2015),

–  visto il parere del Comitato delle regioni sulle strategie di integrazione dei Rom(15),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0314/2015),

A.  considerando che la politica di coesione mira a rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, riducendo le disparità sociali, compresa la riduzione e l'eliminazione della povertà e dell'esclusione, il che prevede la prevenzione della segregazione e la promozione della parità di accesso e delle pari opportunità per tutti i cittadini, incluse le comunità più emarginate nonché i gruppi e gli individui di tutte le età confrontati con la povertà e l'esclusione sociale e che non hanno un accesso all'istruzione, all'occupazione, all'alloggio e ai sistemi di assistenza sanitaria;

B.  considerando che l'obiettivo della politica di coesione, come definito nell'Atto unico europeo del 1986, è di ridurre il divario tra le varie regioni e il ritardo delle regioni meno favorite; che il trattato sul funzionamento dell'Unione europea integra un altro aspetto della coesione facendo riferimento alla "coesione economica, sociale e territoriale";

C.  considerando che l'obiettivo della coesione sociale richiede un ruolo europeo nelle politiche per l'inclusione delle comunità emarginate e richiede agli Stati membri di utilizzare le loro competenze in materia, mediante l'attuazione di azioni di sostegno e operando nel quadro dei programmi di cooperazione transnazionali e nazionali;

D.  considerando che le opportunità di finanziamento per le comunità emarginate sono state introdotte nel Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) nel 2010; che il quadro legislativo per la politica di coesione 2014-2020 offre un approccio strategico;

E.  considerando che il regolamento (UE) n. 1304/2013 stabilisce che l'FSE favorisce le persone, comprese le categorie svantaggiate quali i disoccupati di lunga durata, le persone con disabilità, i migranti, le minoranze etniche, le comunità emarginate e le persone di qualsiasi età che devono affrontare la povertà e l'esclusione sociale;

F.  considerando che almeno il 23,1% del bilancio della politica di coesione sarà assegnato agli investimenti a titolo dell'FSE nel periodo di programmazione 2014-2020; che il FESR e l'FSE svolgono un ruolo specifico e importante, con almeno il 20% dell'FSE attribuito in ciascuno Stato membro all'obiettivo specifico della promozione dell'inclusione sociale e della lotta contro la povertà e tutte le forme di discriminazione, rappresentando così uno strumento cruciale nella promozione di una maggiore inclusione delle comunità emarginate;

G.  considerando che il regolamento (UE) n. 1303/2013 stabilisce una serie di precondizioni concernenti la non discriminazione, il genere e la disabilità che devono essere rispettate(16);

H.  considerando che la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale ha dimostrato che la crisi economica ha aggravato la povertà e l'esclusione sociale;

I.  considerando che la crisi economica e i tagli di bilancio e le misure di austerità risultanti hanno portato a numerosi problemi, spesso risultanti in gravi problemi di bilancio per i comuni, portando ad una mancanza di opzioni al momento di occuparsi di gruppi emarginati e di cercare di migliorare la loro inclusione e prevenire la segregazione dato che tali politiche sono principalmente, e talvolta esclusivamente, dipendenti dal finanziamento dei Fondi strutturali e di investimento europei (ESIF);

J.  considerando che le conseguenze della crisi economica e i tagli ai servizi pubblici hanno esacerbato la situazione delle donne nelle comunità emarginate;

K.  considerando che le donne che appartengono alle comunità emarginate sono vittime di una discriminazione multipla più intensa, oltre ad avere un tasso di occupazione assai inferiore rispetto agli uomini delle stesse comunità e ad altre donne;

L.  considerando che una pluralità di attori pubblici e privati, appartenenti a diversi livelli e settori, tra i quali i rappresentanti della società civile, sono coinvolti e spesso svolgono un ruolo importante nell'attuazione delle politiche di integrazione, il che richiede un approccio coerente e ben coordinato;

M.  considerando che a livello di Unione europea attualmente non esiste una definizione di "comunità emarginata"; che la comprensione della relazione inizia con la comprensione dell'emarginazione basata su un'analisi di attributi e caratteristiche specifici dei gruppi emarginati, tenendo conto della loro situazione e delle loro esigenze specifiche, come le condizioni di vita e di lavoro, l'accesso limitato ai sistemi di istruzione e di assistenza sanitaria e all'occupazione, l'abbandono scolastico, accompagnati da un'esclusione strutturale e sistemica e che miri a garantire la loro effettiva inclusione socioeconomica;

N.  considerando che la Commissione non ha fornito alcuna definizione del concetto di comunità emarginate, lasciando agli Stati membri la responsabilità di decidere in merito a una definizione sulla base dei propri indicatori nazionali; che, tuttavia, l'emarginazione può essere accertata analizzando una serie di indicatori pertinenti quali l'esclusione sociale, l'elevata disoccupazione di lunga durata, un basso livello di istruzione, condizioni abitative (estremamente) disagiate, un elevato livello di discriminazione, un'esposizione eccessiva a rischi per la salute e/o la mancanza di accesso all'assistenza sanitaria, ovvero indicatori che interessano quella parte della popolazione considerata più vulnerabile e più bisognosa di aiuto;

O.  considerando che l'emarginazione è un fenomeno sociale per cui individui e comunità vengono esclusi socialmente vedendosi impedire sistematicamente la partecipazione ai processi sociali e politici che sono essenziali alla loro integrazione sociale; che l'espressione "comunità emarginate" fa riferimento a individui e gruppi eterogenei, come le minoranze, i Rom, le persone disabili, le persone che vivono sotto la soglia di povertà o a rischio di povertà, i migranti, i rifugiati e i gruppi socialmente esclusi; che il razzismo, il patriarcato, l'omofobia, gli svantaggi economici e altri fattori discriminatori contribuiscono a creare diseguaglianze a più livelli e una dinamica che priva le donne di potere all'interno delle comunità emarginate;

P.  considerando che le caratteristiche che accomunano le comunità emarginate includono le comunità di luoghi come le comunità emarginate che vivono nelle zone rurali e nei quartieri svantaggiati; le comunità di interessi, come i rifugiati e i richiedenti asilo e le minoranze etniche e linguistiche; le persone con disabilità, gli anziani, i senzatetto come pure le popolazioni indigene; che queste diverse tipologie di comunità emarginate condividano difficoltà comuni e sono tutte vittima di forme multiple di stigmatizzazione e discriminazione;

Q.  considerando che l'Europa ospita molti gruppi di persone emarginate; che, tra questi gruppi, i Rom, termine compreso in modo diverso in Europa, sono la più grande minoranza etnica d'Europa e une delle comunità più emarginate;

R.  considerando che la politica di coesione dovrebbe rivolgersi alle comunità emarginate nella loro diversità, tenendo conto delle necessità specifiche; che per includere le comunità emarginate nei finanziamenti sono necessari sforzi a tutti i livelli, che implichino un approccio a lungo termine integrato e coerente, soluzioni permanenti, emancipazione, far tesoro dell'esperienza e costruzione di capacità, anche per le donne e le ragazze nelle comunità emarginate, la transizione dall'assistenza istituzionale a quella basata sulla comunità, in modo da porre fine alla segregazione e conseguire la normalizzazione;

S.  considerando che le strategie della politica di coesione dell'UE per l'emancipazione delle donne facenti parte di comunità emarginate devono tenere conto della situazione delle donne anziane, delle donne con disabilità, delle donne che forniscono assistenza e delle donne con problemi di salute mentale;

T.  considerando che i progetti artistici e culturali che promuovono gli scambi culturali, l'emancipazione dei partecipanti, lo sviluppo di abilità creative e sociali e la partecipazione attiva alla vita della comunità locale sono tra gli strumenti più efficaci per trattare l'inclusione sociale e l'integrazione;

U.  considerando che l'istruzione, sia formale che informale, è essenziale per superare l'emarginazione e la discriminazione multipla in quanto favorisce il dialogo, l'apertura e la comprensione tra le comunità e favorisce l'emancipazione delle comunità emarginate; che non bisogna dimenticare la prospettiva di genere nell'istruzione e il ruolo che questa riveste per l'emancipazione delle donne e delle ragazze nelle comunità emarginate;

Principi generali

1.  ricorda la necessità urgente di affrontare la questione delle comunità emarginate; sottolinea il ruolo importante della politica di coesione nel sostenere l'inclusione economica, sociale e territoriale;

2.  ricorda che le comunità emarginate sono state introdotte come argomento al centro delle misure della politica di coesione a causa della crescente preoccupazione riguardo all'esclusione sociale e dell'impegno nel combatterla, compresa la preoccupazione sulla situazione dei Rom e la richiesta di lunga data per il miglioramento delle loro condizioni di vita;

3.  invita la Commissione a fornire orientamenti sulla definizione di comunità emarginate, specificando una serie di attributi e caratteristiche dei gruppi emarginati, tenendo conto della situazione, delle sfide e delle necessità specifiche di ogni potenziale gruppo bersaglio, così da promuoverne l'inclusione socioeconomica, e coinvolgendo rappresentanti di queste comunità; sottolinea che tali orientamenti rafforzerebbero ulteriormente l'efficacia della politica di coesione potenziando la coesione economica, sociale e territoriale in tutta l'Unione europea;

4.  si compiace del fatto che il quadro legislativo per la politica di coesione 2014-2020 abbia introdotto nuovi elementi che consolidano l'approccio iniziale estendendo le possibilità di finanziamento e inserendo meccanismi atti ad assicurare che il sostegno della comunità emarginate sia conforme ai valori ed obiettivi europei e tenga conto delle necessità di coinvolgere questi gruppi nell'intero processo;

5.  invita la Commissione a fornire maggiori informazioni sull'utilizzo di opportunità di finanziamento per le comunità emarginate; chiede che sia effettuata un'analisi che permetta di formulare conclusioni appropriate e di identificare gli ostacoli che impediscono un'ulteriore adozione o i migliori risultati possibili;

6.  invita la Commissione controllare l'uso efficace del Codice europeo di condotta per quanto attiene al principio di partenariato e al coinvolgimento della società civile; sottolinea che i principi orizzontali nel regolamento recante disposizioni comuni (RDC) che incorpora diritti fondamentali quali la promozione delle pari opportunità fra uomini e donne, la prevenzione della discriminazione e la promozione dello sviluppo sostenibile, devono essere applicati al momento di elaborare e attuare i programmi nell'ambito degli ESIF; ricorda che tutte le azioni degli Stati membri, finanziate nel quadro della politica di coesione, dovrebbero rispettare i principi dei diritti fondamentali e non devono mai contribuire alla segregazione in alcun modo;

7.  sottolinea che le pari opportunità e la non discriminazione sono sancite nelle regole di finanziamento degli ESIF al fine di eradicare le cause sistemiche di disuguaglianza, siano esse economiche, sociali, culturali o basate sul genere nonché relative all'accesso alla cultura e all'istruzione; pone in rilievo che la comprensione e la sensibilizzazione sulla xenofobia e il razzismo sistemici dovrebbero essere un punto fondamentale al momento di analizzare le radici dell'esclusione;

8.  ricorda che la parità tra uomini e donne costituisce un principio di base che si applica in senso orizzontale alla politica di coesione; deplora le forme multiple di discriminazione subite in particolare dalle donne, dai migranti e dalle persone con disabilità all'interno delle comunità emarginate;

9.  sottolinea che l'attuazione della politica di coesione deve far fronte alla sfida cruciale della povertà e dell'esclusione di giovani e bambini, adulti e persone con disabilità, compresa la transizione dall'assistenza e servizi istituzionali all'assistenza e servizi garantiti dalle comunità; esorta gli Stati membri interessati ad adottare azioni e misure appropriate per sviluppare e attuare strategie a tal fine, applicando l'approccio integrato;

10.  sottolinea che elaborare politiche indirizzate a particolari gruppi di destinatari secondo il principio dell'"approccio mirato esplicito, ma non esclusivo" richiede di non escludere altri gruppi che si trovino in circostanze socioeconomiche simili, evitando in tal modo di innescare reazioni di difesa; sottolinea altresì che tale principio è solo il primo passo da compiere nel riconoscere la necessità di prestare attenzione ad alcune delle comunità e delle persone maggiormente vulnerabili ed emarginate;

11.  sottolinea che strutture responsabili, trasparenti e democratiche dovrebbero essere poste in atto per combattere la corruzione e l'uso fraudolento di fondi per assicurare l'inclusione delle comunità emarginate;

12.  ritiene che l'accesso ai servizi pubblici sia uno degli obiettivi principali nell'affrontare l'inclusione dei gruppi emarginati; invita gli Stati membri a migliorare l'offerta di materiale informativo dedicato in materia di salute e l'elaborazione di strategie di prevenzione delle malattie come pure iniziative di comunità nelle comunità emarginate; chiede che siano create strutture specializzate in grado, per esempio sportelli di consulenza sui temi relativi all'accesso all'assistenza sanitaria, al mercato del lavoro e all'istruzione; chiede che sia attuata una transizione da un approccio basato sulla domanda ad un approccio basato sul servizio di accoglienza nelle pubbliche amministrazioni;

13.  chiede un maggiore coordinamento e legami più forti tra le strategie nazionali per le comunità emarginate, incluse le strategie nazionali di inclusione dei Rom, le strategie nazionali di riduzione della povertà, le strategie per l'inclusione di altre comunità emarginate o meno favorite, e le strategie per l'uguaglianza di genere con la politica di coesione;

14.  invita gli Stati membri e la Commissione a riservare priorità ai minori nell'attuazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali d'integrazione dei Rom, e ribadisce l'importanza di promuovere la parità di accesso ad alloggi, sanità, istruzione e condizioni di vita dignitose per i minori;

15.  invita gli Stati membri e le autorità locali a incoraggiare l'utilizzo dei finanziamenti dell'FSE per sostenere i progetti per l'apprendimento informale e permanente nonché i progetti culturali, così da conseguire gli obiettivi di investire in nuove competenze per l'innovazione e di combattere la disoccupazione, la povertà e l'esclusione sociale;

16.  ricorda – tenendo presenti le crescenti disparità regionali, le sfide demografiche e la situazione cui è confrontato un crescente numero di giovani che hanno lasciato o intendono lasciare il paese d'origine – che, nel periodo di bilancio 2014-2020, sono disponibili meno fondi per il sostegno alla politica di coesione; ritiene che la politica di coesione possa ancora rappresentare un valore aggiunto all'opera già in corso negli Stati membri e che, concentrandosi sul miglioramento delle opportunità occupazionali, sulla partecipazione alla società e sugli investimenti a favore delle competenze, soprattutto nelle regioni che ne hanno più bisogno, la politica di coesione porterà, tra gli altri benefici, a una maggiore inclusione sociale e alla riduzione della povertà, fornendo agli Stati membri l'opportuna flessibilità per attuare un sostegno individualizzato in linea con le necessità locali e garantire che i finanziamenti siano utilizzati nelle zone dove la disoccupazione è maggiore e dove i finanziamenti sono più necessari;

17.  invita la Commissione a garantire che gli Stati membri rispettino questi principi al momento di adottare i programmi operativi; invita la Commissione a includere la sua analisi nella sua rendicontazione, anche sulle strategie nazionali di integrazione dei Rom;

18.  sottolinea che i tagli di bilancio per i servizi pubblici compiuti in alcuni Stati membri durante la crisi hanno incrementato la disoccupazione, peggiorato la sicurezza sociale e provocato situazioni difficili in termini di alloggi e sanità; invita gli Stati membri a usare con maggiore efficacia il sostegno a titolo del FES, onde migliorare la qualità e la parità di accesso ai servizi pubblici per le comunità emarginate e combattere qualsiasi forma di discriminazione;

19.  chiede che si tenga conto di una prospettiva basata sui diritti umani nella definizione delle azioni sostenute dai fondi di coesione e sottolinea che i diritti culturali, economici e sociali dovrebbero essere integrati nelle politiche mirate a riconoscere le donne delle comunità emarginate come cittadine attive a pieno titolo e chiede che il razzismo, sia esso aperto o invisibile, sia affrontato in modo esplicito in ciascuna delle azioni e delle politiche elaborate;

Preparazione dei programmi

20.  sottolinea che il principio del partenariato deve portare al coinvolgimento a tutti i livelli e deve essere applicato dagli Stati membri su base obbligatoria, e non in maniera meramente pro forma; pone in evidenza l'importanza dell'attuazione del codice di condotta sul partenariato per garantire la parità di partecipazione e la rappresentanza dei partner, laddove occorre prestare particolare attenzione all'inclusione delle comunità emarginate, in modo che la loro situazione specifica e le potenziali sfide a cui esse devono far fronte per apportare un contributo sostanziale al partenariato possano essere prese in considerazione; è preoccupato per la scarsa conformità con la partecipazione obbligatoria di partner ai sensi dei rispettivi principi sanciti dal regolamento recante disposizioni comuni e dal codice europeo di condotta sul partenariato; esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire il coinvolgimento dei partner, compresi quelli maggiormente interessati, e ad attuare un sistema di incentivi e scambio di migliori pratiche, che includa un sostegno specifico alle autorità di gestione e ai beneficiari che hanno ottenuto risultati particolarmente positivi in questo settore;

21.  ritiene deplorevole che la Commissione abbia accettato accordi di partenariato che non includono in misura sufficiente comunità emarginate; chiede alla Commissione di adottare provvedimenti volti ad agevolare l'inclusione delle comunità emarginate nella preparazione, nella realizzazione e nella valutazione dei progetti quale strumento per conferire potere alle comunità interessate; suggerisce che le raccomandazioni siano presentate nel quadro del Semestre europeo quale strumento adeguato per promuovere azioni da intraprendere da parte degli Stati membri;

22.  invita gli Stati membri ad attuare le raccomandazioni specifiche per paese formulate in materia di inclusione sociale delle comunità emarginate ed esorta la Commissione a seguire con attenzione tali raccomandazioni;

23.  si compiace del fatto che alcuni Stati membri, compresi i destinatari delle raccomandazioni, considerino l'integrazione socioeconomica delle comunità emarginate come un investimento prioritario nei loro programmi operativi; avverte tuttavia che tale aspetto deve essere integrato in aree strategiche quali l'istruzione e l'occupazione;

24.  invita gli Stati membri a fare pieno uso dei fondi; sottolinea la necessità di porre un accento particolare su misure di finanziamento che vadano al di là di un'azione mirata nel quadro dell'obiettivo tematico per l'inclusione sociale, la lotta contro la povertà e qualsiasi discriminazione, privilegiando un approccio integrato e sistematico;

25.  ritiene che la governance multilivello e il coordinamento svolgano un ruolo importante; sottolinea che il coinvolgimento delle autorità locali e dei soggetti interessati locali è essenziale se si vuole raggiungere il gruppo destinatario, e che ciò richiede la massima prossimità territoriale possibile;

Attuazione dei programmi

26.  segnala l'importanza di un approccio integrato; è del parere che i fondi dovrebbero essere utilizzati in modo più integrato, anche mediante programmi plurifondo, iniziative di sviluppo locale da parte delle comunità, investimenti territoriali integrati e finanziamenti incrociati di cui all'articolo 98, paragrafo 2 del RDC, e che occorra realizzare sinergie con altri strumenti di finanziamento dell'UE e nazionali; invita le amministrazioni e le autorità interessate a cercare la cooperazione attiva a tutti i livelli, anche transfrontaliero;

27.  constata che, attualmente, l'utilizzo dei finanziamenti incrociati è limitato, cosa che potrebbe essere dovuta alle complesse regole descritte all'articolo 98, paragrafo 2 del regolamento recante disposizioni comuni; è del parere che una maggiore flessibilità delle regole relative ai finanziamenti incrociati, in particolare per quanto riguarda le comunità emarginate, potrebbe migliorare l'efficacia dei progetti e apportare un importante valore aggiunto in termini di impatto dei progetti stessi; invita pertanto la Commissione a realizzare un'analisi dell'applicazione e del livello di utilizzo dei finanziamenti incrociati;

28.  rileva che le comunità emarginate spesso vivono nelle zone meno favorevoli delle città; sottolinea l'importanza della reale implementazione di programmi di rinnovo e rigenerazione urbana per i quartieri sfavoriti, che coniughino approcci integrati e locali e partenariati, affrontino le sfide economiche, sociali e territoriali, migliorino l'ambiente urbano e pongano inoltre l'accento su una maggiore connettività, nell'ottica di migliorare l'accesso di queste comunità; ritiene che la futura agenda urbana dell'UE dovrebbe tenere adeguatamente conto delle sfide e delle necessità chiave che interessano le comunità emarginate nelle aree urbane per impedire la creazione di quartieri-ghetto e per combattere efficacemente la segregazione, la povertà e l'esclusione sociale;

29.  richiama l'attenzione sulle necessità specifiche delle comunità emarginate che vivono nelle zone rurali, montagnose e isolate, comprese le sfide che riguardano la connettività, la mobilità e l'accesso ai servizi, nonché per quanto riguarda le opportunità culturali e sociali; sottolinea l'importanza di una migliore connettività delle regioni; rileva altresì che le persone che vivono in zone transfrontaliere sono spesso vittima di emarginazione a causa della loro situazione geografica e che questo aspetto dovrebbe essere preso maggiormente in considerazione in sede di elaborazione della politica di coesione, soprattutto alla luce dell'obiettivo della cooperazione territoriale europea;

30.  sottolinea la necessità di rafforzare le capacità delle parti interessate, compresi i servizi pubblici, le amministrazioni e gli organi della società civile, così da conferire potere alle comunità, in particolare consentendo loro di partecipare maggiormente al processo di elaborazione delle politiche; chiede che l'assistenza tecnica mirata e i finanziamenti siano utilizzati anche a tal fine;

31.  invita la Commissione a fornire l'assistenza tecnica necessaria per migliorare la capacità amministrativa degli organi che concorrono alla gestione dei fondi strutturali e chiede agli Stati membri di fornire consulenza e assistenza amministrativa, ad esempio organizzando azioni di formazione e fornendo aiuto e spiegazioni per la compilazione delle domande di sovvenzioni, e ciò affinché le comunità emarginate quali i rom possano ottenere con maggiore facilità le informazioni sui programmi di finanziamento europei e nazionali a sostegno dell'imprenditorialità e dell'occupazione e siano in grado di presentare le relative domande;

32.  sottolinea che le parti sociali devono avere accesso all'assistenza tecnica onde garantire non solo il rafforzamento della loro capacità, ma anche il loro coordinamento e la loro rappresentanza nei comitati ad hoc che definiscono e attuano i programmi operativi;

33.  segnala che, in partenariato con i rappresentanti delle comunità emarginate, la Commissione, una volta forniti gli orientamenti sulla definizione di comunità emarginate, dovrebbe istituire un gruppo di esperti ad hoc per la consulenza e promuovere un'adeguata formazione del personale amministrativo, nell'ottica di fornire una conoscenza specifica in merito alle problematiche delle comunità emarginate e lottare contro le pratiche discriminatorie, in vista di favorire l'inclusione mediante un dialogo costruttivo ed efficace nonché di attuare e monitorare i progetti finanziati dall'UE che riguardano le comunità emarginate in maniera integrata ed efficace, massimizzandone l'impatto;

34.  ritiene essenziale includere organismi per la parità, organizzazioni femminili e donne provenienti da comunità emarginate nel processo decisionale in materia di assegnazione, utilizzo, attuazione e monitoraggio dei fondi, a tutti i livelli (da quello locale e regionale a quello degli Stati membri e dell'UE), e ritiene che il monitoraggio e la valutazione dei programmi attuati dovrebbero essere considerati un processo fondamentale per accrescere la partecipazione delle donne che vivono in comunità emarginate;

35.  prende atto dell'approccio secondo cui tutte le disposizioni politiche, strategiche e operative, tra cui una sufficiente capacità amministrativa o istituzionale, devono essere in atto prima che siano effettuati investimenti; incoraggia la Commissione a monitorare attentamente il rispetto di tali condizioni e a garantire che gli Stati membri interessati adottino azioni complementari, in particolare nell'ambito della promozione dell'inclusione e della lotta alla povertà e alla discriminazione;

Monitoraggio e raccomandazioni

36.  fa notare che i progetti finanziati dall'UE devono avere una prospettiva a lungo termine al fine di essere efficaci e che i fondi devono sostenere gli investimenti nelle reali esigenze dei beneficiari, con meccanismi volti a garantire che siano raggiunti i gruppi destinatari e che l'esclusione e l'emarginazione siano affrontate; chiede una valutazione qualitativa e meccanismi di controllo; invita la Commissione a porre in essere meccanismi proattivi e partecipativi di monitoraggio e osservazione delle azioni intraprese dagli Stati membri nei processi di pianificazione e valutazione dei fondi utilizzati a favore delle comunità emarginate;

37.  sottolinea che l'esclusione abitativa, la mancanza di fissa dimora, l'esclusione dall'istruzione e la disoccupazione sono spesso elementi chiave del fenomeno dell'emarginazione; sottolinea pertanto l'importanza di interventi integrati in materia di alloggio, istruzione e occupazione a favore delle comunità emarginate;

38.  ricorda – tenendo presente che la recente crisi economica e finanziaria ha colpito duramente in particolare i gruppi emarginati a maggior rischio di perdere il lavoro in tempi di turbolenza sul mercato del lavoro – che l'istruzione e l'occupazione rappresentano il modo migliore per uscire dalla povertà e che l'integrazione delle comunità emarginate nella società e nel mercato del lavoro dovrebbe quindi costituire una priorità; osserva con preoccupazione che i membri delle comunità emarginate sono spesso esclusi dalla società, sono oggetto di discriminazione e, di conseguenza, incontrano ostacoli nell'accesso all'istruzione di elevata qualità, all'occupazione, all'assistenza sanitaria, ai trasporti, alle informazioni e ai servizi in generale, il che rappresenta un problema complesso che deve essere affrontato in modo adeguato mediante l'uso complementare e un'efficace combinazione dei Fondi SIE e delle risorse nazionali; sottolinea pertanto la necessità di compiere sforzi particolari per quanto riguarda i programmi UE esistenti, quali l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, Erasmus+ e il programma Europa creativa, al fine di raggiungere i membri delle comunità emarginate, unitamente al monitoraggio periodico del successo della diffusione dei programmi, allo scopo di spezzare il circolo della povertà e dell'emarginazione e di potenziare le conoscenze e qualifiche professionali delle persone;

39.  chiede che i fondi siano utilizzati per migliorare le condizioni di vita e facilitare l'accesso delle donne appartenenti a comunità emarginate a servizi stabili e di alta qualità, servizi quali istruzione, alloggio, assistenza sanitaria, occupazione, assistenza all'infanzia, servizi sociali, servizi di assistenza alle vittime e amministrazione della giustizia;

40.  sottolinea che i rappresentanti delle comunità emarginate devono essere attivamente coinvolti e autorizzati a partecipare come membri a pieno titolo ai processi di monitoraggio; rileva che una notevole esperienza avrebbe potuto essere raccolta a livello locale, regionale, nazionale e transnazionale; sottolinea la necessità di divulgare e mettere a frutto le migliori pratiche; invita la Commissione e gli Stati membri ad analizzare tutte le migliori pratiche esistenti, anche quelle innovative che riguardano l'inclusione di gruppi e individui emarginati nella società, e ad avviare attività di rete, anche tra assistenti sociali, animatori giovanili, operatori a livello delle comunità, nonché accademici e ricercatori; sottolinea la necessità di una piattaforma di rete a livello dell'UE che agevoli lo scambio di migliori pratiche e la risoluzione comune dei problemi, e che potrebbe fungere anche da meccanismo di e-learning per lo sviluppo delle capacità;

41.  invita la Commissione a tenere conto della politica di coesione e delle comunità emarginate nel suo dialogo annuale strutturato con la società civile e le organizzazioni che rappresentano i partner, garantendo al contempo che i rappresentanti delle comunità emarginate partecipino al dibattito e lo agevolino sulla base di un'analisi quantitativa e qualitativa;

42.  rileva che la consapevolezza dell'inclusione strutturale e sistemica non è solo necessaria per la società nel suo insieme, ma risulta particolarmente importante per il lavoro dei responsabili politici e delle parti interessate a tutti i livelli amministrativi nonché degli altri enti pubblici coinvolti; invita tutte le parti interessate pubbliche e gli istituti di formazione a svolgere un'analisi approfondita delle cause della discriminazione e dell'emarginazione e a condurre azioni di sensibilizzazione sul fatto che la xenofobia e il razzismo, così come tutti i tipi di emarginazione che portano ad un'esclusione sistematica, compreso l'antiziganismo, devono essere eliminati; invita la Commissione ad applicare e a monitorare rigorosamente la legislazione dell'UE in materia di discriminazione; invita i servizi pubblici per l'impiego (SPI) a fornire servizi di elevata qualità, basati sulle esigenze e su misura;

43.  sottolinea la necessità di adottare un duplice approccio nell'assistenza e nell'integrazione delle comunità emarginate, il che dovrebbe essere effettuato direttamente insieme agli interessati fornendo istruzione, comprese le strutture scolastiche, formazione, orientamento professionale e opportunità di lavoro, nonché insieme alla comunità e alle autorità locali, allo scopo di migliorare e/o cambiare la percezione pubblica attraverso un'opera di sensibilizzazione in merito alle conseguenze dei pregiudizi, migliorando i servizi pubblici e adeguando i sistemi sociali;

44.  sottolinea che l'istruzione è un diritto fondamentale sancito dal trattato sull'Unione europea; pone in evidenza che garantire la parità di accesso all'istruzione di elevata qualità per tutti i membri della società è fondamentale per spezzare il circolo dell'esclusione sociale; ritiene che l'istruzione formale, non-formale e informale, caratterizzata dall'educazione alla diversità, sia propedeutica ad una reale integrazione politica, economica e sociale delle comunità emarginate; sottolinea la necessità di attuare programmi, progetti e attività di sostegno per le comunità emarginate allo scopo di fornire loro un'istruzione prescolare, per avvalorare la necessità dell'istruzione formale, offrendo al contempo opportunità di altre forme di istruzione e apprendimento permanente, specialmente per quanto riguarda le competenze professionali e le TIC, nonché di migliorare l'accesso ai media, anche nell'ottica di favorire l'emancipazione delle donne e delle ragazze nelle comunità emarginate;

45.  invita gli Stati membri e le autorità locali e regionali a incoraggiare l'utilizzo del FESR per sostenere le PMI e le imprese sociali che coinvolgono le comunità emarginate e recano vantaggio a queste ultime; sottolinea la necessità di sostenere attività a favore delle comunità emarginate al fine di fornire loro assistenza e creare le condizioni per le attività imprenditoriali su micro scala, preservando così i diversi modi di fare impresa;

46.  fa notare che numerosi settori subiranno un'importante trasformazione nel prossimo futuro, in parte a causa dell'impiego sempre più diffuso di strumenti e soluzioni online; sottolinea che questo metterà sotto pressione i lavoratori scarsamente o mediamente qualificati, il che avrà un impatto particolare sui membri delle comunità emarginate, in quanto attualmente sono loro che di solito trovano lavoro in questi settori; sottolinea l'importanza di una formazione e di servizi accessibili e a costi ragionevoli per tutti nel campo delle nuove tecnologie, con particolare riferimento alle opportunità in settori come quello digitale o dell'economia verde, soprattutto per i gruppi più svantaggiati; osserva l'importanza delle microimprese e delle piccole imprese nel contribuire a sostenere l'occupazione nelle zone rurali ed esorta pertanto a porre un maggiore accento sulla necessità di garantire a queste imprese l'accesso ai finanziamenti;

47.  sottolinea l'importanza di favorire l'emancipazione femminile all'interno delle comunità emarginate incoraggiando le donne imprenditrici e la partecipazione femminile in tali comunità;

48.  sottolinea il ruolo importante dell'imprenditoria sociale, delle cooperative, delle associazioni mutualistiche e delle attività commerciali alternative nell'emancipazione delle donne di comunità emarginate; raccomanda che i fondi di coesione, specialmente il Fondo sociale europeo, sostengano gli investimenti in questo settore che presentano una forte prospettiva di genere;

49.  invita la Commissione ad analizzare i limiti dell'attuale criterio di ripartizione per la determinazione del sostegno a titolo dei fondi della politica di coesione sulla base del PIL, facendo un uso migliore degli indicatori disponibili (come i dati UE-Silc di Eurostat sul reddito e sulle condizioni di vita) in grado di individuare sacche di povertà e di fragilità sociale sul territorio dell'Unione, in modo da orientare meglio il sostegno dell'UE per le comunità emarginate;

50.  sottolinea che, nel dibattito politico europeo, le comunità emarginate sono spesso oggetto di strumentalizzazioni politiche tendenziose e che sarebbe necessaria una dettagliata analisi dell'esclusione strutturale sia negli accordi di partenariato, sia nei programmi operativi interessati; invita la Commissione a fornire orientamenti coerenti e chiari in materia di sviluppo, attuazione e gestione dei progetti finanziati dall'UE che riguardano le comunità emarginate, incluse analisi approfondite, esempi di migliori pratiche e raccomandazioni strategiche, per garantire che le comunità emarginate siano incluse nei fondi dell'UE anche in vista del prossimo periodo di programmazione;

51.  chiede che in ogni iniziativa, programma, azione concernente l'integrazione e l'inclusione sociale finanziati dall'UE e in tutti gli accordi di finanziamento in materia siano compresi una prospettiva di genere e un'analisi intersettoriale, in modo che le esigenze specifiche delle donne di comunità emarginate possano essere meglio affrontate e che la varietà di voci e prospettive di donne in posizioni strutturali e ruoli diversi possano essere rese in maniera più adeguata; ritiene che le valutazioni dell'impatto di genere e il bilancio di genere siano utili al fine di valutare come incidono sulle donne le priorità di investimento, la ripartizione delle risorse finanziarie e le specifiche per i programmi di finanziamento; pone l'accento sull'esigenza di raccogliere sistematicamente e di analizzare periodicamente dati disaggregati per genere;

52.  invita gli Stati membri a offrire un premio per la dedizione esemplare all'integrazione e all'inclusione dei gruppi emarginati nell'attuazione dei fondi dell'UE; suggerisce che tale premio per l'eccezionale lavoro svolto potrebbe essere conferito ai comuni o alle regioni degli Stati membri;

53.  invita gli Stati membri a consentire e incoraggiare le attività di rete tra i comuni e le città che si occupano dell'integrazione dei gruppi emarginati; ritiene che il Patto dei sindaci sul cambiamento climatico potrebbe fungere da esempio per una siffatta rete;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 132 del 29.5.2010, pag. 1.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(5) GU L 354 del 28.12.2013, pag. 62.
(6) GU L 72 del 12.3.2014, pag. 1.
(7) GU L 74 del 14.3.2014, pag. 1.
(8) Testi approvati, P7_TA(2014)0132.
(9) Testi approvati, P7_TA(2013)0594.
(10) Testi approvati, P7_TA(2013)0246.
(11) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 112.
(12) GU C 161 E del 31.5.2011, pag. 120.
(13) GU C 87 E dell'1.4.2010, pag. 60.
(14) GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.
(15) GU C 114 del 15.4.2014, pag. 73.
(16) Parte II dell'allegato XI del regolamento (UE) n. 1303/2013.


Ruolo dell'UE nell'ambito delle Nazioni Unite
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Risoluzione del Parlamento europeo del 24 novembre 2015 sul ruolo dell'Unione europea nell'ambito delle Nazioni Unite – come meglio raggiungere gli obiettivi di politica estera dell'Unione (2015/2104(INI))
P8_TA(2015)0403A8-0308/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea,

–   viste le sue precedenti risoluzioni sull'UE e sull'ONU, in particolare la sua raccomandazione al Consiglio del 2 aprile 2014 sulla 69a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(1) e la sua risoluzione dell'11 maggio 2011 su "L'UE quale attore globale: il suo ruolo nell'ambito delle organizzazioni multilaterali"(2),

–   viste le conclusioni del Consiglio del 22 giugno 2015 sulle priorità dell'UE per la 70a Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–   vista la Carta delle Nazioni Unite,

–   vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) sulla partecipazione dell'Unione europea ai lavori delle Nazioni Unite(3), che garantisce all'Unione europea il diritto d'intervenire all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, di presentare proposte ed emendamenti orali messi al voto su richiesta di uno Stato membro e di esercitare il diritto di rettifica,

–   vista la dichiarazione che il presidente del Consiglio di sicurezza ha rilasciato per la prima volta in assoluto il 14 febbraio 2014 sul ruolo svolto dall'UE nel mantenere la pace e la sicurezza internazionali(4),

–   vista la dichiarazione della conferenza mondiale di Durban del 2001 contro il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e la relativa intolleranza,

–   visto lo studio pubblicato nel marzo 2015 della direzione generale per le politiche esterne del Parlamento europeo "Reforming the United Nations: State of Play, Ways Forward",

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari esteri e i pareri della commissione per lo sviluppo, della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per gli affari costituzionali (A8–0308/2015),

Gli obiettivi e i punti di forza globali dell'UE

A.  considerando che il futuro dell'Unione europea è connesso con la pace, la sicurezza, lo sviluppo e i diritti umani globali; che le sfide cui l'UE deve far fronte necessitano di soluzioni globali e che le questioni globali necessitano dell'azione europea;

B.  considerando che i principi e gli obiettivi della politica esterna dell'UE sono sanciti dall'articolo 21 del trattato sull'Unione europea e sono strettamente collegati con quelli dell'ONU; considerando che l'articolo 21 del TUE chiede espressamente il rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale;

C.  considerando che la forza dell'UE risiede nella sua potenzialità di mobilitare risorse nell'intero ventaglio degli strumenti diplomatici, di sicurezza, di difesa, economici, relativi allo sviluppo e umanitari, nel totale rispetto delle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite; considerando che l'impiego di questi strumenti sulla base di un approccio globale offre all'UE una flessibilità unica nell'affrontare efficacemente gli obiettivi di sicurezza più impegnativi;

D.  considerando che l'UE partecipa attivamente, sotto l'egida dell'ONU, alla promozione della pace, della sicurezza e del progresso, attraverso la sua politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la sua politica di sicurezza e difesa comune (PSDC);

E.  considerando che l'UE tutela i suoi valori, i suoi interessi fondamentali, la sua sicurezza, la sua indipendenza e integrità e che essa opera per mantenere la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente ai principi della Carta delle Nazioni Unite e dell'Atto finale di Helsinki del 1975, e agli obiettivi della Carta di Parigi per una nuova Europa, adottata nel 1990; considerando che l'UE è parte del sistema di sicurezza collettiva delle Nazioni Unite, nonché di uno degli accordi regionali previsti al capitolo VIII della Carta;

F.  considerando che l'UE favorisce il progresso economico, sociale e ambientale sostenibile dei paesi in via di sviluppo con gli obiettivi primari di eliminare la povertà, promuovere la pace e la stabilità a lungo termine e combattere le ineguaglianze sociali, e fornisce assistenza umanitaria alle popolazioni, ai paesi e alle regioni che sono confrontati con ogni tipo di crisi, siano esse naturali o provocate dall'uomo;

G.  considerando che l'UE è l'attore principale in diversi settori politici interconnessi: il commercio, lo sviluppo, l'aiuto umanitario, l'ambiente e i diritti umani;

H.  considerando che l'Unione europea agisce a favore della sostenibilità ambientale promuovendo misure internazionali e azioni volte a preservare e a migliorare la qualità dell'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali;

I.  considerando che l'UE svolge anche un ruolo guida anche nelle politiche ambientali, in particolare nella lotta contro il cambiamento climatico, non solo grazie al fatto di essere all'avanguardia e di imporre a se stessa obiettivi ambiziosi, ma anche sostenendo immancabilmente, nei negoziati a livello globale, accordi vincolanti e azioni concrete e misurabili;

J.  considerando che l'UE rafforza il fondamento della sostenibilità sociale e del buon governo consolidando, sostenendo e promuovendo la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell'uomo e i principi del diritto internazionale;

K.  considerando che, in conformità dei suoi trattati, l'UE promuove un sistema internazionale basato su una cooperazione multilaterale rafforzata e sul buon governo a livello mondiale e si impegna per un reale multilateralismo, con le NU al centro; considerando che tale impegno fonda le sue radici nella convinzione che per rispondere in modo efficace alle crisi, sfide e minacce globali, la comunità internazionale necessità di un sistema multilaterale, basato su diritti e valori universali;

L.  considerando che l'accento principale della politica esterna dell'UE è stato posto sulle relazioni bilaterali e sulla cooperazione e sui partenariati con paesi, gruppi di paesi e altre organizzazioni regionali e internazionali di tutto il mondo; che particolare attenzione è stata rivolta nel corso degli ultimi decenni a obiettivi e a inquietudini geopolitici negli immediati vicini orientali e meridionali dell'UE; considerando che l'UE mantiene inoltre rapporti speciali con i paesi africani e, nelle sue azioni, dedica particolare attenzione alle sfide che si registrano in tali paesi;

M.  considerando che, in un contesto di crescente interdipendenza globale, l'UE deve rafforzare il proprio ruolo sia nelle relazioni bilaterali che nei forum multilaterali;

N.  considerando che l'UE partecipa e svolge un ruolo importante nei negoziati e nella mediazione internazionali, in particolare nei casi E3/EU3+3 e nei negoziati con l'Iran,nonché nel processo di pace per il Medio Oriente;

O.  considerando che, essendo il più grande blocco commerciale del mondo, l'UE svolge un forte ruolo negli accordi commerciali bilaterali e multilaterali e ha messo a punto misure di politica commerciale attiva per la crescita economica, la riduzione della povertà e la protezione dell'ambiente e delle risorse naturali;

P.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri costituiscono il principale contribuente finanziario del bilancio generale dell'ONU, nonché della sua assistenza umanitaria, del suo aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e delle sue operazioni di mantenimento della pace; che le politiche di sviluppo dell'UE sono particolarmente importanti a causa della loro attiva promozione della riduzione della povertà e della sostenibilità economica, sociale e ambientale, rafforzando così la pace e la sicurezza; considerando che l'UE ha sottoscritto oltre 50 accordi e convenzioni multilaterali dell'ONU come unico partecipante non statale;

Q.  considerando che l'UE è tra i più impegnati difensori e promotori dei diritti umani, delle libertà fondamentali, dei valori culturali, della democrazia e dello Stato di diritto; che le disposizioni relative a tali principi sono incluse in tutti i suoi partenariati bilaterali e hanno una posizione centrale nella sua politica multilaterale; considerando che l'UE ha sempre sostenuto con forza la giustizia internazionale;

R.  considerando che l'UE svolge un ruolo importante nel sostegno alle operazioni delle Nazioni Unite in settori di interesse comune, in particolare nella protezione dei civili, e soprattutto di donne e minori vittime di conflitti armati;

S.  considerando che l'uguaglianza tra uomo e donna è un valore fondamentale dell'UE, riconosciuto dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali; che l'UE si è assunta la responsabilità di integrare l'uguaglianza di genere in tutte le sue attività e settori politici, tra cui le politiche esterne e di cooperazione allo sviluppo;

T.  considerando che l'umanità ha valori e interessi comuni; che vi deve essere una condivisione equa dell'onere e dei benefici al momento di risolvere i problemi comuni e di promuovere gli obiettivi e i valori comuni;

Il sistema delle Nazioni Unite

U.  considerando che il sistema delle Nazioni Unite è il principale forum mondiale per migliorare la governance globale e in quanto tale rappresenta il miglior forum in cui promuovere i valori e gli interessi dell'Unione europea;

V.  considerando dopo la Seconda guerra mondiale l'obiettivo principale era di mantenere la pace e la sicurezza; che la promozione dello sviluppo economico e sociale e dei diritti umani ha un posto centrale nella Carta; che nell'agenda dell'ONU le preoccupazioni ambientali sono sorte all'inizio degli anni '70; che nel 1987 il Rapporto Brundtland "Our Common Future" definiva il concetto di sviluppo sostenibile quale uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni; che alla conferenza di Rio (UNCED) nel 1992 le politiche di sviluppo e ambientali sono state fuse in una combinazione di interventi efficaci per ridurre la povertà e promuovere lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo;

W.  considerando che il sistema delle Nazioni Unite copre tutti i settori della cooperazione e che il Consiglio di sicurezza, al suo interno, è il primo responsabile per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, assistito da organi sussidiari e consultivi;

X.  considerando che il sistema delle Nazioni Unite è costituito da 19 agenzie specializzate, fra cui la FAO, l'IFAD, l'OIL, il FMI, l'UNESCO, l'UNIDO, l'OMS e la Banca mondiale, insieme a 11 fondi e programmi, fra cui l'UNCTAD, il PNUS, il PNUA, l'UNFPA, l'UNHCR, l'UNICEF, l'UN-Women e il PAM(5), nonché 9 commissioni funzionali, 5 commissioni regionali e una serie di altri organismi dello stesso tipo; che organizzazioni come l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) sono anch'esse legate al sistema delle Nazioni Unite;

Y.  considerando che la maggior parte delle agenzie, fondi, programmi, commissioni e comitati di cui sopra lavorano sotto l'egida del Consiglio economico e sociale e dell'Assemblea generale, cui alcuni di loro rendono conto;

Z.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri hanno un ruolo cruciale nella promozione dei principi e degli obiettivi dell'ONU e nel risolvere i problemi comuni dell'umanità; che, d'altro canto, l'Europa ha bisogno di partner a livello mondiale per risolvere i propri problemi in settori come la sicurezza, la protezione dell'ambiente, i diritti umani, la migrazione, la salvaguardia del diritto all'asilo e l'instabilità finanziaria;

AA.  considerando che l'Unione europea ha una responsabilità particolare nei confronti del vicinato per quanto concerne il mantenimento della pace, lo sviluppo e i diritti umani;

AB.  considerando che è essenziale che le azioni intraprese nel quadro delle Nazioni Unite rispettino il diritto internazionale; che i crimini perpetrati nell'ambito di un mandato dell'ONU sono estremamente dannosi per la credibilità dell'organizzazione e non devono godere dell'impunità;

AC.  considerando che i paesi sono divisi in aree geografiche e che questa situazione determina spesso votazioni per blocchi; che i paesi che sono membri del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) sono spesso essi stessi colpevoli di violazioni sistematiche dei diritti umani, il che mina l'efficacia e la credibilità dell'UNHRC nel suo complesso;

AD.  considerando che i profitti delle attività di saccheggio e contrabbando collegate ai siti e agli oggetti culturali e religiosi in Iraq e Siria da parte dell'ISIS/Da'esh vengono usati per finanziare le attività terroristiche dell'ISIS/Da'esh; considerando che l'UNESCO e la sua convenzione concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali hanno un ruolo chiave da svolgere nel garantire l'urgente protezione del patrimonio culturale siriano e iracheno;

AE.  considerando che l'UE e l'ONU partecipano ad una stretta collaborazione nei più delicati scenari di crisi, in particolare nel Medio Oriente e nell'Africa settentrionale; che il loro impegno deve essere ulteriormente incrementato per trovare soluzioni politiche pacifiche a tali crisi;

AF.  considerando che le discussioni e le decisioni sul rinnovo del mandato del forum sulla governance di internet (FGI) sono previste per il 2015 presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite; considerando che il Parlamento ha chiesto all'Assemblea di rinnovare il mandato al FGI e di rafforzare sia le sue risorse che il modello di governance multilaterale di internet;

L'UE nel sistema delle Nazioni Unite

1.  ricorda che l'UE e i suoi Stati membri condividono i valori e i principi della Carta dell'ONU come previsto dall'articolo 21, paragrafo 1 del TUE e svolgono un ruolo chiave nella promozione di tali principi e degli obiettivi delle Nazioni Unite, mediante l'azione esterna dell'UE; ritiene che l'UE abbia bisogno di partner globali se vuole riuscire a raggiungere i propri obiettivi di politica estera, in particolare nell'ambito della pace e della sicurezza, del terrorismo, della criminalità organizzata, dei conflitti regionali, dei malfunzionamenti degli Stati e della proliferazione delle armi di distruzione di massa;

2.  ritiene che l'ambiente di sicurezza dell'Unione europea sia sempre più instabile e volatile a causa del gran numero di sfide vecchie o nuove in materia di sicurezza; reputa che il conflitto nell'Ucraina orientale, unitamente ai conflitti in Siria e in Iraq, all'ascesa dell'organizzazione terroristica ISIS, alla crisi libica e alla minaccia terroristica in Africa (in particolare nel Sahel, in Libia e nel Corno d'Africa) rappresentino serie minacce globali che richiedono una risposta globale; ritiene che l'UE non possa affrontare tali minacce da sola, ma necessiti del sostegno dei partner internazionali;

3.  accoglie con favore il fatto che l'UE e i suoi Stati membri svolgano un ruolo attivo e contribuiscano ai lavori del sistema dell'ONU in formati e modi diversi, ma ritiene che la partecipazione dovrebbe essere più visibile;

4.  plaude inoltre all'importante contributo dell'UE allo sviluppo e agli aiuti umanitari in tutto il mondo; ricorda che l'UE e gli Stati membri sono, congiuntamente, il principale contribuente per lo sviluppo e gli aiuti umanitari;

5.  ricorda che l'UE è diventato un vero e proprio attore internazionale e, di conseguenza, detiene lo stato di "osservatore privilegiato" presso l'ONU con il diritto di parola alle riunioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nei dibattiti tra i rappresentanti dei principali gruppi e dinanzi ai singoli Stati, il diritto di presentare proposte ed emendamenti, il diritto di replica e il diritto di sollevare mozioni di procedura e divulgare documenti;

6.  ricorda, inoltre, che nell'ambito dell'ONU, l'UE è rappresentata da molteplici attori: il presidente del Consiglio europeo, l'Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la Commissione europea e le delegazioni dell'UE, nonché dai suoi 28 Stati membri, due dei quali (Francia e Regno Unito) sono membri permanenti, con diritto di veto, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (CdS); insiste sul fatto che, ai sensi del trattato, gli Stati membri dell'UE sono tenuti a coordinare le proprie azioni in tutte le sedi internazionali;

Il modo migliore per conseguire gli obiettivi della politica estera dell'Unione europea in seno alle Nazioni Unite

7.  è del parere che, al fine di raggiungere al meglio i propri obiettivi di politica estera sanciti dal trattato, l'UE dovrebbe cercare di rafforzare la governance globale all'interno del sistema delle Nazioni Unite ed aumentare la propria influenza e quella degli Stati membri all'interno di tale sistema; ricorda l'impegno dell'UE volto a sostenere attivamente una riforma globale del sistema delle Nazioni Unite al fine di rafforzarne la legittimità, la rappresentatività regionale e la trasparenza, la responsabilità e l'efficacia nel rispondere alle complesse e articolate sfide odierne; sottolinea, in particolare, l'importanza di rivitalizzare il lavoro dell'Assemblea generale;

8.  sottolinea che, nell'ambito dell'Assemblea generale, l'UE dovrebbe svolgere un ruolo più forte che comporti sufficiente visibilità e forza politica, consentendole di rispettare al meglio i propri obblighi internazionali, in linea con la risoluzione summenzionata dell'Assemblea generale del 3 maggio 2011;

9.  ribadisce il suo sostegno al ruolo dei parlamenti e delle assemblee regionali nel sistema delle Nazioni Unite;

10.  invita i membri del Consiglio di Sicurezza a riesaminare e a rivedere, in stretta collaborazione con l'Assemblea Generale, l'opaco processo di selezione del Segretario generale delle Nazioni Unite e a garantire eque opportunità tra uomini e donne candidati a questo posto; esorta tutti gli organi delle Nazioni Unite, e in particolare il Consiglio di Sicurezza, a dedicare sufficiente attenzione alla dimensione di genere nell'ambito delle Nazioni Unite, e gli Stati membri dell'UE ad essere in prima linea in questo sforzo, incoraggiando e promuovendo candidate donne; esprime l'auspicio che una donna sia eletta come prossimo Segretario generale delle Nazioni Unite; chiede all'UE di sostenere l'UN Women nel prendere in considerazione la discriminazione basata sull'identità e l'espressione di genere;

11.  sottolinea le attuali priorità dell'UE, definite per la 70° sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ribadiscono la costante richiesta dell'Unione affinché l’ONU razionalizzi le proprie strutture, il proprio bilancio e i propri metodi di lavoro, senza sfuggire da temi difficili come la riforma del Consiglio di sicurezza.

12.  sottolinea che l'Assemblea generale, che rappresenta i governi di tutti i paesi membri, deve avere i modi e i mezzi per orientare il sistema delle Nazioni Unite e coordinarne tutte le attività;

13.  è convinto che il Consiglio di sicurezza deve essere riformato al fine di riflettere meglio la nuova realtà mondiale e di far fronte in modo più efficace alle attuali e future sfide in materia di sicurezza; incoraggia i paesi che godono del diritto di veto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad astenersi dall'esercitare tale diritto in situazioni di genocidio e di crimini contro l'umanità;

14.  ricorda, stanti il contributo dell'UE all'architettura di pace e sicurezza nel mondo e l'obiettivo del trattato di Lisbona di migliorare la politica estera europea, l'obiettivo a lungo termine dell'UE di avere un seggio in un Consiglio di sicurezza allargato, e ribadisce la propria richiesta di un dibattito a livello europeo sulla sua riforma; ribadisce il proprio invito alla vicepresidente/Alto rappresentante (VP/AR) a cercare posizioni comuni dell'UE su questioni di competenza del Consiglio di Sicurezza e a migliorare i meccanismi di cooperazione esistenti volti ad assicurare che gli Stati membri dell'UE che siedono presso il Consiglio di sicurezza difendano le posizioni comuni dell'UE in tale istanza; ricorda che, ai sensi dell'articolo 34 del TUE, i membri UE del CdS sono tenuti a informare gli altri Stati membri e l'Alto rappresentate e a difendere le posizioni e gli interessi dell'Unione; ricorda, inoltre, che laddove l'UE abbia una posizione definita su punto in discussione presso il CdS, tali Stati devono chiedere che l'Alto rappresentante sia invitato a presentare la posizione dell'Unione;

15.  ricorda che il capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite promuove un rafforzamento del ruolo delle organizzazioni regionali e subregionali in seno all'ONU e invita l'UE e l'OSCE a puntare ad un maggiore coinvolgimento da parte loro e di altre organizzazioni regionali nella governance globale;

16.  ritiene che, attraverso la cooperazione con le Nazioni Unite, l'Unione europea dovrebbe sfruttare al meglio i partenariati con agenzie, fondi, programmi, commissioni e comitati specializzati delle Nazioni Unite; chiede un rafforzamento del coordinamento UE nei consigli di amministrazione di questi organi per garantire che l'UE parli con una sola voce;

17.  sottolinea che, al di là delle necessarie riforme da attuare all'interno dell'ONU, un migliore conseguimento degli obiettivi della politica estera dell'UE, tra cui la promozione dei valori fondamentali, presuppone un coordinamento più efficace delle varie dimensioni di tutte le sue politiche esterne, a livello sia bilaterale che multilaterale; ribadisce la propria richiesta per una maggiore visibilità dell'azione e dell'assistenza dell'UE in tutte le sedi multilaterali e sul terreno;

18.  chiede all'UE di coordinare in modo più efficace le proprie attività nel settore degli aiuti umanitari, per esempio attraverso la direzione generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile, con le rispettive agenzie dell'ONU, al fine di ottenere il massimo dell'efficienza con risorse limitate, evitando inutili sovrapposizioni;

19.  invita le istituzioni pertinenti in seno all'Unione europea e alle Nazioni Unite a rispettare e attuare pienamente l'accordo quadro finanziario e amministrativo (FAFA); chiede alla Commissione di riferire al Parlamento sull'attuazione del FAFA e delle relative linee guida e di individuare gli ambiti che necessitano di miglioramenti, presentando, a tale scopo, proposte pertinenti;

20.  mette in risalto l'importanza della cooperazione tra l'UE e il PNUS in merito all'efficacia degli aiuti; sottolinea l'impegno del partenariato globale per un'efficace cooperazione allo sviluppo e incoraggia tutti gli Stati e gli attori del settore privato a impegnarsi in tale partenariato;

21.  ritiene che la Corte europea per i diritti umani abbia contribuito con successo al progresso ottenuto dall'Europa in termini di rispetto dei diritti umani e che possa servire come esempio per altre regioni;

22.  chiede il miglioramento degli strumenti di allarme precoce e di prevenzione e un rafforzamento delle capacità di mediazione delle Nazioni Unite, con mandati coerenti e realizzabili per le operazioni di costruzione e di mantenimento della pace che comprendano una componente relativa ai diritti umani e chiare strategie di uscita; incoraggia gli Stati membri dell'UE ad offrire un sostegno più concreto alle operazioni di costruzione e di mantenimento della pace e chiede all'UE di rafforzare i suoi sforzi di mediazione nella risoluzione dei conflitti; tenendo conto delle recenti atrocità e violazioni dei diritti umani perpetrate da alcuni gruppi estremisti e terroristi, nonché delle violenze sessuali commesse nei conflitti, tra cui lo stupro come arma di guerra; esorta il Consiglio di sicurezza, in linea con la dottrina della responsabilità di fornire protezione, a definire un insieme ambizioso di strumenti e mezzi per garantire una prevenzione efficace di tali atrocità e sostenere lo stato di diritto e il diritto umanitario, e a spingere gli Stati membri dell'ONU a lottare contro il traffico di esseri umani e a reprimere il reclutamento e il finanziamento dei gruppi terroristici, impedendo e bloccando il reclutamento, l'organizzazione il trasporto e l'equipaggiamento dei terroristi, nonché il finanziamento dei loro spostamenti e attività;

23.  chiede all'Unione europea di sostenere il rafforzamento di coerenza, sinergie e complementarità tra i riesami delle operazioni di pace, dell'architettura di costruzione della pace delle Nazioni Unite e della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza; sottolinea l'importanza della piena partecipazione delle donne su un piano di parità come agenti attivi nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace, nella costruzione e nel mantenimento della pace, nella risposta umanitaria e nella ricostruzione post-conflitto; in tale contesto, si compiace che la Commissione abbia riesaminato la propria politica in materia di aiuti umanitari, secondo la quale ora il diritto umanitario internazionale e/o la legislazione sui diritti umani possono giustificare l'esecuzione di aborti sicuri per le donne vittime di stupri di guerra;

24.  incoraggia l'UE a promuovere un'ampia definizione del concetto di sicurezza umana, mettendolo maggiormente in relazione con i diritti umani, l'uguaglianza di genere e lo sviluppo umano;

25.  è del parere che l'UE debba dimostrare un forte e dedicato sostegno nei confronti della Corte penale internazionale, in particolare rafforzando e ampliando il suo rapporto con le Nazioni Unite, segnatamente il Consiglio di sicurezza, e assicurando una rapida ratifica da parte degli Stati membri dell'UE delle modifiche di Kampala allo statuto di Roma che definiscono il crimine di aggressione; ricorda che la responsabilità primaria di consegnare gli autori di reati alla giustizia spetti agli stessi Stati e sostiene la giurisdizione della CPI qualora le autorità nazionali non siano in grado o non siano disposte a perseguire veramente i crimini più gravi motivo di allarme per la comunità internazionale;

26.  appoggia il rafforzamento della cooperazione operativa UE-ONU nella gestione delle crisi, anche attraverso la cooperazione dell'UE con le Nazioni Unite sia nella condivisione delle analisi (al fine di giungere a un'analisi comune) che della pianificazione delle operazioni di pace e di sicurezza (al fine di agevolare gli aspetti operativi);

27.  ritiene che debba essere fatto di più per garantire che gli Stati membri dell'ONU rispettino le promesse di fornitura di aiuti umanitari pubblicando resoconti regolari sul rispetto degli obblighi;

28.  accoglie con favore l'impegno dell'UE per una maggiore responsabilità e trasparenza nel commercio di armi e sostiene la promozione dell'universalizzazione e della piena attuazione del trattato sul commercio delle armi nonché dell'attuazione dei risultati della prima conferenza degli Stati; chiede all'UE di continuare a promuovere il trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) come pietra angolare del regime globale di non proliferazione nucleare e quindi base fondamentale per il disarmo nucleare, ai sensi dell'articolo VI di quel trattato; chiede inoltre all'UE di intraprendere attivamente dei passi verso il disarmo globale;

29.  sottolinea l'importanza del fatto che l'UE continui a promuovere attivamente l'uguaglianza e la non discriminazione; accoglie con favore la prima riunione in assoluto del Consiglio di sicurezza dell'ONU sui diritti LGBTI, tenutasi il 24 agosto 2015, che ha condannato le aggressioni e le uccisioni di persone LGBTI in Medio Oriente da parte dell'ISIS; incoraggia il Consiglio di sicurezza dell'ONU a tenere ulteriormente conto delle violazioni dei diritti LGBTI;

30.  ricorda la posizione dell'UE sulla tolleranza zero per la pena capitale; sottolinea l'importanza del fatto che l'UE continui a portare avanti la moratoria sulla pena capitale;

31.  è del parere che le dimensioni economica, sociale, ambientale e dello sviluppo del sistema delle Nazioni Unite debbano essere sostanzialmente rafforzate facendo in modo che gli organi delle Nazioni Unite adottino un approccio più politico e migliorino la cooperazione tra di loro garantendo un uso più efficace e trasparente delle risorse disponibili; ritiene che ciò debba avvenire in primo luogo per mezzo di una riforma strutturale e funzionale del principale organo responsabile di questa attività ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, in particolare il Consiglio economico e sociale; invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a prendere in considerazione la possibilità di rafforzare il loro ruolo nel Consiglio economico e sociale attraverso lo sviluppo in un Consiglio per lo sviluppo sostenibile

32.  accoglie con favore la creazione, nel 2013, del forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile, il cui ruolo è fornire leadership politica, orientamenti e raccomandazioni sui tre pilastri (sociale, economico e ambientale) dello sviluppo sostenibile; è convinto che il Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile debba diventare il principale organo decisionale per tutte le questioni legate allo sviluppo sostenibile, assicurando così una valutazione coordinata ed efficiente delle esigenze e l'adozione delle necessarie tabelle di marcia, decisioni e misure vincolanti in relazione al quadro per lo sviluppo sostenibile previsto per il periodo post-2015; insiste sulla necessità di attuare in maniera efficace gli obiettivi di sviluppo sostenibile adottati dal vertice delle Nazioni Unite nel settembre 2015;

33.  è del parere, alla luce delle ricorrenti crisi umanitarie legate a profughi e migranti che stanno causando molta sofferenza umana e considerando che lo sviluppo sostenibile dei paesi di origine potrebbe in ultima analisi offrire una soluzione alla crisi umanitaria, che il lavoro di tutti agenzie legate a questa problematica debba essere coordinato;

34.  è del parere che le sfide presentate dalle crisi umanitarie legate ai rifugiati siano questioni che devono essere gestite in modo globale, con spirito di solidarietà all'interno dell'UE e in stretta cooperazione con l'ONU e le sue agenzie;

35.  invita l'UE e l'ONU ad intensificare i loro sforzi congiunti al fine di concludere un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante in occasione della Conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi nel 2015 e di garantire una rapida attuazione della COP21;

36.  ritiene che le attività della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale e dell'Organizzazione mondiale del commercio potrebbero anche essere coordinate come parte del sistema delle Nazioni Unite, pur mantenendo le loro attuali strutture decisionali, al fine di garantire che le rispettive decisioni vengano adottate e le azioni condotte in modo responsabile, efficiente, coerente e non ridondante;

37.  sostiene l'obiettivo di istituire a livello multilaterale un regime di tutela degli investimenti con un nuovo sistema, in cui sia rispettata la giurisdizione dei tribunali nazionali e chiede alla Commissione di inserire tale obiettivo nella sua agenda negoziale nel quadro dell'elaborazione di accordi sugli investimenti; ritiene che qualora fosse creata una corte internazionale permanente per la risoluzione delle controversie in materia di investimenti, questa potrebbe essere inserita all'interno del sistema delle Nazioni Unite e dovrebbe basarsi sui diritti e i doveri di quanti sono sottoposti alla corte con particolare attenzione ai principi dell'OCSE per le multinazionali e i principi guida dell'ONU sulle imprese e i diritti umani; ritiene che il Sistema delle Nazioni Unite offra modelli utili per un sistema del genere, specialmente per quanto riguarda il finanziamento;

38.  giudica necessario giungere alla conclusione del ciclo di Doha per lo sviluppo in ambito OMC e ritiene che le Nazioni Unite possano sfruttare la propria posizione unica per garantire che tali colloqui si traducano in un successo per i paesi in via di sviluppo; ritiene, a tale proposito, che le Nazioni Unite dovrebbero lavorare a fianco dell'OMC e prestare consulenza e orientamento ai paesi in via di sviluppo, in termini di promozione di una strategia per il commercio e gli investimenti, con l’UE in qualità di attore principale;

39.  è consapevole della necessità di rafforzare e attuare i principi dell'ONU sulle imprese e i diritti umani; esorta l'UE a contribuire all'esito positivo dell'attività del gruppo di lavoro intergovernativo sulle imprese transnazionali e sui diritti umani.

40.  ritiene che le Nazioni Unite dovrebbero migliorare tutti gli aspetti legati al benessere umano; è del parere che questi comprendano la sostenibilità culturale e la protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, attraverso l'integrazione tra istruzione, turismo, diplomazia culturale, tutela del patrimonio, settore creativo e ricerca scientifica nel metodo di definizione delle politiche;

41.  raccomanda di assicurare la cooperazione fra l'Unione europea e le Nazioni Unite nell'ambito dell'istruzione nei programmi di emergenza in caso di crisi umanitarie, conflitti armati e disastri naturali, continuando a sostenere programmi come Istruzione nelle situazioni di emergenza e transizione post crisi, dell'UNICEF, Istruzione di qualità nei campi profughi, dell'UNHCR, e l'attività educativa, dell'UNRWA;

42.  accoglie con favore l'organizzazione in gruppi del lavoro della Commissione nominata nel 2014, che conferisce alla VP/AR la responsabilità rafforzata di coordinare la politica estera dell'UE, in stretta collaborazione con le altre istituzioni dell'UE; sottolinea che le politiche con una dimensione globale devono essere al centro dei lavori di tale gruppo specifico;

43.  invita la VP/AR ad inserire nella sua relazione annuale sulla PESC una sezione completa sulla promozione degli obiettivi globali di politica estera dell'UE;

44.  è del parere che il Parlamento europeo debba essere in grado di affrontare le sfide globali nello stesso modo approfondito e generale della Commissioni e di organizzare i propri lavori di conseguenza; incoraggia tutte le commissioni del Parlamento, competenti in materia di politiche che presentano una dimensione esterna e globale, a trasmettere i loro pareri sulla pertinente sezione della relazione della VP/AR alla commissione per gli affari esteri, responsabile di questa relazione;

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45.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) Testi approvati, P7_TA(2014)0259.
(2) GU C 377 E del 7.12.2012, pag. 66.
(3) A/RES/65/276 del 3 maggio 2011 sulla partecipazione dell'Unione europea ai lavori delle Nazioni Unite.
(4) S/PRST/2014/4 del 14 febbraio 2014 - dichiarazione del Presidente del Consiglio di Sicurezza sulla cooperazione tra le Nazioni Unite e le organizzazioni regionali e subregionali nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionali
(5) FAO: Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura: IFAD: Fondo internazionale di sviluppo agricolo; OIL: Organizzazione internazionale del lavoro; FMI: Fondo monetario internazionale; UNESCO: Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza sociale e naturale e la Cultura UNIDO: Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale OMS: Organizzazione mondiale della sanità; UNCTAD: Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo; PNUS: Programma di sviluppo delle Nazioni Unite; PNUA: Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente; UNFPA: Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione UNHCR: Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati UNICEF: Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia PAM: Programma alimentare mondiale.

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