Indice 
Testi approvati
Giovedì 26 novembre 2015 - Strasburgo
Afghanistan, in particolare le uccisioni avvenute nella provincia di Zabul
 Cambogia
 Libertà di espressione in Bangladesh
 Stato di avanzamento dell'Agenda di Doha per lo sviluppo anteriormente alla 10ª conferenza ministeriale dell'OMC
 Adesione dell'Ecuador all'accordo commerciale tra l'UE e la Colombia e il Perù
 Strategia in materia di benessere degli animali per il periodo 2016-2020
 Istruzione dei minori nelle situazioni di emergenza e nelle crisi prolungate
 Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati

Afghanistan, in particolare le uccisioni avvenute nella provincia di Zabul
PDF 169kWORD 70k
Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sull'Afghanistan, in particolare le uccisioni avvenute nella provincia di Zabul (2015/2968(RSP))
P8_TA(2015)0412RC-B8-1258/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue risoluzioni del 15 dicembre 2011 sulla situazione delle donne in Afghanistan e in Pakistan e (1)del 13 giugno 2013 sui negoziati in vista di un accordo di cooperazione UE-Afghanistan sul partenariato e lo sviluppo(2),

–  vista la strategia locale dell'UE a favore dei difensori dei diritti umani in Afghanistan del 2014,

–  visti la risoluzione n. 2210 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il mandato della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA),

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'Afghanistan del 20 luglio 2015,

–  vista la conferenza sull'attuazione e il sostegno al piano d'azione nazionale (risoluzione n.1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite) in materia di donne, pace e sicurezza, del 20 settembre 2015,

–  vista la relazione di metà anno di UNAMA OHCHR, dell'agosto 2015, sulla protezione dei civili nei conflitti armati in Afghanistan per il 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio sull'Afghanistan del 26 ottobre 2015,

–  vista la dichiarazione della missione delle Nazioni Unite, dell'11 novembre 2015, che condanna l'"assurda uccisione" di sette ostaggi civili a Zabul,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che crescono le preoccupazioni circa le persecuzioni etniche e settarie a cui si assiste in Afghanistan, dal momento che i casi di sequestro e gli attacchi che si verificano da mesi sono diretti contro gli hazara, considerati il terzo gruppo etnico del paese e l'unico a prevalenza sciita;

B.  considerando che sette civili sono stati sequestrati nell'ottobre 2015 e giustiziati tra il 6 e l'8 novembre 2015 nel distretto di Arghandab, e che, stando a quanto riportato, in tale zona hanno avuto luogo scontri armati tra due raggruppamenti rivali composti da elementi antigovernativi;

C.  considerando che gli hazara, in massima parte sciiti, costituiscono una delle minoranze etniche riconosciute dalla nuova Costituzione dell'Afghanistan;

D.  considerando che il 21 novembre 2015 un gruppo di circa 30 hazara che viaggiavano su un'autostrada nel sud del paese sono stati attaccati sotto la minaccia di armi da fuoco; che almeno altri cinque hazara che viaggiavano su un autobus diretto a Kabul sono stati salvati dagli altri passeggeri che li hanno aiutati a nascondere la propria identità quando l'autobus è stato fermato dai miliziani;

E.  considerando che le uccisioni avvenute a Zabul mettono in luce i particolari pericoli a cui sono esposti gli hazara; che in una serie di casi verificatisi negli ultimi due anni gli hazara che viaggiavano in autobus sono stati separati dagli altri passeggeri, rapiti e, in alcuni casi, uccisi;

F.  considerando che le uccisioni mettono in evidenza la costante minaccia terroristica posta ai civili dai talebani e dalle loro ali scissioniste, alcune delle quali avrebbero dichiarato la propria fedeltà a Da'ish/ISIL;

G.  considerando che l'Unione europea sostiene dal 2002 la ricostruzione e lo sviluppo dell'Afghanistan e si adopera affinché il paese conosca la pace, la stabilità e la sicurezza;

H.  considerando che la missione EUPOL avviata nel 2007 per sostenere la formazione delle forze di polizia afghane contribuisce alla creazione di un sistema penitenziario/giudiziario nel quadro dell'amministrazione afghana; che, nel dicembre 2014, il Consiglio ha deciso di prorogare la missione fino al 31 dicembre 2016;

I.  considerando che la missione della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF) è terminata alla fine del 2014; che nel gennaio 2015 è stata avviata la nuova "missione di sostegno risoluto" (Resolute Support Mission) volta a fornire ulteriore formazione, consulenza e assistenza alle istituzioni e alle forze di sicurezza afghane;

J.  considerando che l'uccisione e la presa in ostaggio di civili costituiscono gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, che tutte le parti del conflitto armato (compresi gli elementi antigovernativi) sono tenute a rispettare;

K.  considerando che la sicurezza in Afghanistan continua a essere fonte di serie preoccupazioni in ragione delle attività terroristiche ad opera dei talebani;

L.  considerando che continuano a verificarsi danni collaterali che sfociano in un numero drammaticamente elevato di vittime tra i civili innocenti, il personale umanitario e persino i soldati impegnati nelle missioni di mantenimento della pace;

M.  considerando che il recente appello lanciato dal leader di al-Qaeda al-Zawahiri ai combattenti dell'ISIL affinché muovano guerra contro la coalizione internazionale costituisce un'ulteriore minaccia alle forze della NATO presenti in Afghanistan e alla sicurezza del paese;

1.  condanna fermamente la barbara uccisione e decapitazione di sette persone di etnia hazara (due donne, quattro uomini e una bambina) nella provincia afghana sudorientale di Zabul, al confine con il Pakistan;

2.  condanna gli attacchi ad opera dei talebani, di al-Qaida, dell'ISIL e di altri gruppi terroristici nei confronti dei civili afghani, delle forze di difesa e di sicurezza nazionali afghane, delle istituzioni democratiche e della società civile, che stanno causando un numero di vittime senza precedenti; sottolinea che la protezione della comunità hazara, in quanto gruppo particolarmente vulnerabile alla violenza terroristica dei talebani e di Da'ish/ISIL, dovrebbe costituire una priorità per il governo afghano;

3.  esprime le sue condoglianze alle famiglie delle vittime, in particolare le vittime delle recenti spaventose uccisioni nella comunità hazara;

4.  chiede che sia fornito sostegno alle autorità afghane affinché adottino misure rapide e appropriate volte ad assicurare che gli assassini di civili innocenti siano consegnati alla giustizia e a riaffermare lo Stato di diritto nel paese;

5.  invita le autorità afghane a garantire che i membri delle forze di sicurezza coinvolti in gravi violazioni dei diritti umani, compresi coloro che hanno responsabilità di comando sulle forze responsabili di abusi, siano sottoposti a indagini credibili e imparziali nonché puniti o perseguiti secondo il caso;

6.  ritiene che le uccisioni di ostaggi civili, compresi donne e bambini, vadano trattate come crimini di guerra; sottolinea che l'uccisione di civili innocenti è vietata dal diritto umanitario internazionale; ribadisce che tali norme devono essere rispettate da tutte le parti coinvolte nel conflitto, comprese le ali scissioniste;

7.  esprime profonda preoccupazione per la grave situazione della sicurezza, il costante aumento della violenza, gli atti terroristici che hanno portato a un'impennata del numero di vittime e le costanti minacce nei confronti di una popolazione costretta a vivere in un clima di crescente paura e intimidazioni;

8.  ritiene che la sicurezza nazionale costituisca una base essenziale dello sviluppo socioeconomico, della stabilità politica e del futuro dell'Afghanistan;

9.  invita il governo afghano a intensificare la cooperazione con il governo del Pakistan; sottolinea che una più stretta collaborazione in materia di sicurezza e di governance comporterebbe vantaggi reciproci e contribuirebbe alla promozione della pace e della stabilità nella regione;

10.  invita gli Stati membri e il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) a mantenere il loro pieno impegno e a sostenere il governo afghano nella lotta contro l'insurrezione;

11.  ribadisce il proprio impegno a favore di tutti gli sforzi volti a liberare l'Afghanistan dal terrorismo e dall'estremismo e ritiene che tali azioni siano essenziali per la sicurezza regionale e globale, per poter costruire un paese inclusivo, stabile, democratico e maggiormente prospero;

12.  mantiene il suo impegno a sostenere gli sforzi del governo afghano finalizzati a intraprendere le riforme essenziali, migliorare ulteriormente la governance e lo Stato di diritto, promuovere il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle donne, lottare contro la corruzione, contrastare il narcotraffico, migliorare la sostenibilità di bilancio e promuovere una crescita economica inclusiva; rileva l'intenzione del presidente Ashraf Ghani di includere la lotta contro la corruzione tra le sue priorità;

13.  ribadisce il proprio sostegno al governo e alla popolazione afghani in questa fase critica; richiama l'attenzione sulle perdite subite dalle forze di difesa e di sicurezza afghane dal termine della missione ISAF alla fine del 2014; incoraggia il governo a proseguire gli sforzi per aumentare l'efficienza e l'efficacia operativa delle forze di difesa e di sicurezza, al fine di garantire sicurezza e stabilità all'intera popolazione;

14.  rimane profondamente preoccupato per il peggioramento della situazione dei diritti umani e della sicurezza in Afghanistan, in particolare per le conseguenze che ciò potrebbe avere sui diritti delle donne, sulle minoranze religiose ed etniche, sui difensori dei diritti umani e sui giornalisti;

15.  ricorda la legge sull'eliminazione della violenza contro le donne del 2009, di importanza cruciale, e lancia un appello alle autorità affinché rivolgano maggiore attenzione e risorse alla protezione dei difensori dei diritti umani che sono oggetto di minacce o attacchi;

16.  invita il governo afghano ad adottare un piano di attuazione per il piano d'azione nazionale per l'Afghanistan (risoluzione n. 1325), che preveda l'obbligo di una piena partecipazione delle donne a tutte le fasi dei negoziati di pace;

17.  ricorda gli impegni assunti dal governo dell'Afghanistan nei confronti della comunità internazionale per quanto riguarda i diritti e la protezione delle minoranze etniche, linguistiche, religiose e di altro tipo;

18.  condanna con forza i recenti attentati dei talebani a Kunduz e deplora le vittime causate tra la popolazione civile e le forze di difesa e di sicurezza nazionali afghane; appoggia un'indagine indipendente sugli attacchi contro l'ospedale di Medici senza frontiere a Kunduz e chiede che sia rispettata la neutralità degli ospedali e delle strutture mediche;

19.  ribadisce che è estremamente urgente che il governo afghano e tutti i partner nella regione si impegnino in modo credibile per porre fine al conflitto e assicurare un ambiente stabile; ribadisce che un processo di pace guidato e deciso dagli afghani continua ad essere una condizione essenziale per qualsiasi soluzione sostenibile e duratura;

20.  accoglie con favore la decisione di tenere la conferenza ministeriale globale sull'Afghanistan a Bruxelles nel 2016 quale prova del continuo impegno della comunità internazionale a favore della stabilizzazione e dello sviluppo del paese; si attende che la conferenza definisca il quadro d'intervento del governo afghano e dei donatori fino al 2020, sulla base di impegni concreti da parte del governo afghano e della comunità internazionale;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento dell'Afghanistan.

(1) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 119.
(2) Testi approvati, P7_TA(2013)0282.


Cambogia
PDF 165kWORD 70k
Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sulla situazione politica in Cambogia (2015/2969(RSP))
P8_TA(2015)0413RC-B8-1263/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Cambogia,

–  vista la dichiarazione rilasciata localmente dall'UE il 27 ottobre 2015 sulla situazione in Cambogia,

–  vista la dichiarazione sulla Cambogia rilasciata dal portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite il 17 novembre 2015,

–  visto il comunicato stampa rilasciato il 30 ottobre 2015 da Ravina Shamdasan, portavoce dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 23 novembre 2015 e il 24 settembre 2015 dalla professoressa Rhona Smith, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Cambogia,

–  vista la relazione del relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Cambogia, presentata il 20 agosto 2015,

–  vista la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'ONU sulla Cambogia, adottata il 2 ottobre 2015,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 15 luglio 2015 dal portavoce del SEAE in merito alla legge sulle associazioni e le organizzazioni non governative (ONG) in Cambogia,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 22 giugno 2015 dal relatore speciale dell'ONU sui diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione,

–  viste le osservazioni conclusive della commissione dell'ONU per i diritti umani, del 27 aprile 2015, sulla seconda relazione periodica della Cambogia,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visti gli orientamenti dell'UE del 2008 sui difensori dei diritti umani,

–  visto l'accordo di cooperazione concluso nel 1997 tra la Comunità europea e il Regno di Cambogia,

–  visto l'articolo 35 della costituzione cambogiana, che garantisce il diritto alla libertà di associazione e la libertà di partecipare attivamente alla vita politica, economica, sociale e culturale della nazione,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 13 novembre 2015 le autorità cambogiane hanno spiccato un mandato di arresto contro Sam Rainsy, leader del principale partito di opposizione, il partito di salvezza nazionale della Cambogia (CNRP), il quale si trova attualmente all'estero, e che il 16 novembre 2015 l'assemblea nazionale cambogiana, per motivi legati a un caso di diffamazione avvenuto sette anni fa, lo ha sollevato dal suo incarico, privandolo dell'immunità parlamentare e rendendolo passibile di arresto al rientro nel paese;

B.  considerando che il 20 novembre 2015 Sam Rainsy è stato citato a comparire in tribunale il 4 dicembre 2015 per essere interrogato in merito a un post pubblicato sulla sua pagina pubblica di Facebook da un senatore dell'opposizione, Hong Sok Hour, che è in stato di arresto da agosto 2015 con l'accusa di falsificazione e istigazione dopo aver postato sulla pagina Facebook di Sam Rainsy un video contenente un documento asseritamente falso in relazione al trattato sulle frontiere concluso nel 1979 con il Vietnam;

C.  considerando che il 26 ottobre 2015 a Phnom Penh un gruppo di dimostranti filogovernativi ha brutalmente aggredito due deputati dell'opposizione (CNRP), Nhay Chamrouen e Kong Sakphea, e ha messo a rischio la sicurezza della residenza privata del primo vicepresidente dell'assemblea nazionale; che, stando a quando riportato, la polizia e altre forze di sicurezza dello Stato hanno assistito inerti alle aggressioni;

D.  considerando che il 30 ottobre 2015 Kem Sokha, vicepresidente del partito di opposizione, è stato rimosso dalle sue funzioni di primo vicepresidente dell'assemblea nazionale dal partito popolare cambogiano (CPP) al governo in occasione di una sessione boicottata dal CNRP; che la nomina di un membro del CNRP al posto di vicepresidente è stata una delle concessioni chiave che il CPP ha accordato al CNRP nel luglio 2014 per porre fine all'anno di boicottaggio del parlamento iniziato dopo le elezioni del 2013;

E.  considerando che il primo ministro Hun Sen è al potere da oltre trent'anni e che le sue forze di sicurezza godono di impunità per gravi violazioni dei diritti umani;

F.  considerando che undici attivisti dell'opposizione stanno scontando pene detentive dai sette ai vent'anni per aver capeggiato un'"insurrezione" o avervi preso parte;

G.  considerando che nel 2014 i due partiti politici CPP e CNRP erano pervenuti a una tregua politica che aveva lasciato sperare nell'inizio di una nuova fase caratterizzata dalla composizione costruttiva delle divergenze politiche; che, a dispetto di tale accordo, il clima politico in Cambogia resta teso;

H.  considerando che il diritto alla libertà di espressione è sancito dall'articolo 41 e il diritto alla partecipazione dall'articolo 35 della costituzione cambogiana;

I.  considerando che, malgrado le numerose critiche da parte della società civile e della comunità internazionale, la recente promulgazione della legge sulle associazioni e le ONG (LANGO) ha conferito alle autorità statali il potere arbitrario di imporre la chiusura e bloccare la creazione di organizzazioni di difesa dei diritti umani, e che tale legge ha già iniziato a scoraggiare le attività di difesa dei diritti umani in Cambogia e a ostacolare l'azione della società civile;

J.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione ha dichiarato che la società civile in Cambogia è stata esclusa dal processo di elaborazione della LANGO;

K.  considerando che il 13 novembre 2015 il governo della Cambogia ha approvato il progetto di legge sui sindacati;

L.  considerando che l'UE è il principale partner della Cambogia in termini di assistenza allo sviluppo e che il nuovo stanziamento per il periodo 2014-2020 è pari a 410 milioni di euro; che l'UE sostiene un ampio ventaglio di iniziative nell'ambito dei diritti umani, intraprese dalle ONG della Cambogia e da altre organizzazioni della società civile; che la Cambogia è estremamente dipendente dagli aiuti allo sviluppo;

1.  esprime profonda preoccupazione per il peggioramento della situazione in Cambogia riguardante i politici e gli attivisti dell'opposizione, nonché gli attivisti in ambito sociale, ambientale e dei diritti umani, e deplora tutti gli atti di violenza nonché le accuse, le condanne e le sentenze di matrice politica nei confronti di politici dell'opposizione, attivisti e difensori dei diritti umani nel paese;

2.  esorta le autorità cambogiane a revocare il mandato di arresto e tutte le accuse contro il leader dell'opposizione Sam Rainsy e i membri dell'assemblea nazionale e del senato appartenenti al partito CNRP, tra cui il senatore Hong Sok Hour, nonché organizzatori e attivisti del CNRP, per consentire loro di operare liberamente senza il timore di subire arresti o persecuzioni, e a porre fine al ricorso ai tribunali quali strumenti politici per intentare cause sulla base di accuse infondate e di matrice politica;

3.  invita l'assemblea nazionale a reintegrare senza indugio Sam Rainsy e a ristabilirne l'immunità parlamentare;

4.  sollecita il governo cambogiano a riconoscere il ruolo legittimo e utile svolto dalla società civile, dai sindacati e dall'opposizione politica nel contribuire allo sviluppo economico e politico generale della Cambogia;

5.  incoraggia il governo a operare a favore del rafforzamento della democrazia e dello Stato di diritto e a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, il che comprende il pieno rispetto delle disposizioni costituzionali concernenti il pluralismo e la libertà di associazione ed espressione;

6.  ricorda che l'assenza di minacce nell'ambito del dialogo democratico è essenziale per conseguire la stabilità politica, la democrazia e una società pacifica nel paese ed esorta il governo ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza di tutti i rappresentanti eletti democraticamente in Cambogia, a prescindere dall'affiliazione politica;

7.  osserva che la cultura del dialogo tra i leader di CPP e CNRP aveva fatto sperare che lo sviluppo della democrazia in Cambogia fosse sulla giusta traiettoria; invita il governo della Cambogia e l'opposizione a impegnarsi in un dialogo serio e significativo;

8.  invita il governo a garantire indagini esaustive e imparziali, con la partecipazione delle Nazioni Unite, che portino a sottoporre a un processo tutti i responsabili delle recenti brutali aggressioni contro i due membri dell'assemblea nazionale appartenenti al partito CNRP ad opera delle forze armate, nonché i responsabili dell'esercito e della polizia che hanno fatto un eccessivo ricorso alla forza per reprimere manifestazioni, scioperi e disordini sociali;

9.  esorta il governo ad abrogare la legge in materia di associazioni e organizzazioni non governative, la cui recente promulgazione ha conferito alle autorità statali il potere arbitrario di chiudere organizzazioni per i diritti umani e bloccarne la creazione e ha già iniziato a scoraggiare le attività di difesa dei diritti umani in Cambogia;

10.  esorta il governo e il parlamento a garantire un'autentica e seria consultazione di tutti i soggetti interessati dai progetti di legge, ad esempio in materia di sindacati, criminalità informatica e telecomunicazioni, e a garantire che i testi siano conformi agli obblighi della Cambogia in materia di diritti umani e agli impegni assunti dal paese nell'ambito del diritto nazionale e internazionale;

11.  invita il governo della Cambogia a porre fine alle detenzioni arbitrarie e alle sparizioni sospette, nonché a consentire alle organizzazioni di volontariato e a favore dei diritti umani di operare liberamente; invita altresì il governo della Cambogia a indagare seriamente sulla scomparsa di Khem Sapath;

12.  chiede alle autorità pubbliche competenti di archiviare i procedimenti giudiziari nei confronti dei difensori dei diritti umani sulla base di altre leggi in vigore strumentalizzate al fine di perseguitarli per il loro lavoro a favore dei diritti umani, nonché di rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i detenuti per motivi politici e infondati;

13.  invita gli Stati membri, l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il Servizio europeo per l'azione esterna e la Commissione, in linea con il quadro strategico dell'UE sui diritti umani e la democrazia, a manifestare immediatamente le preoccupazioni e le raccomandazioni summenzionate alle autorità della Cambogia;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, al segretariato dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, al governo e all'assemblea nazionale del Regno di Cambogia.


Libertà di espressione in Bangladesh
PDF 178kWORD 77k
Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sulla libertà di espressione in Bangladesh (2015/2970(RSP))
P8_TA(2015)0414RC-B8-1257/2015

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bangladesh, in particolare quella del 21 novembre 2013 sul Bangladesh: diritti umani e prossime elezioni(1), del 18 settembre 2014 sulle violazioni dei diritti umani in Bangladesh(2) e del 16 gennaio 2014 sulle recenti elezioni in Bangladesh(3),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2012 su una strategia di libertà digitale nella politica estera dell'UE(4) e la sua risoluzione del 13 giugno 2013 sulla libertà della stampa e dei media nel mondo(5),

–  visto l'accordo di cooperazione tra la Comunità europea e la Repubblica popolare del Bangladesh sul partenariato e sullo sviluppo del 2001,

–  viste le dichiarazione del 1° aprile 2015 e del 9 agosto 2015 rese dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna sugli omicidi di blogger in Bangladesh,

–  vista la dichiarazione del 7 agosto 2015 resa da esperti delle Nazioni Unite e che condanna l'omicidio del blogger Niloy Neel,

–  vista la dichiarazione del 5 novembre 2015 resa dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, in cui si invita lo Stato a tutelare con maggiore efficacia gli scrittori, gli editori e gli altri soggetti minacciati dagli estremisti in Bangladesh,

–  vista la dichiarazione resa l'11 febbraio 2015 dalla delegazione dell'UE in Bangladesh,

–  vista la dichiarazione del 9 aprile 2015 resa dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna sull'imminente esecuzione di Muhammad Kamaruzzaman in Bangladesh,

–  vista la dichiarazione del 29 ottobre 2014 resa dalla delegazione dell'UE in Bangladesh sulla pena capitale nel paese,

–  viste le conclusioni preliminari del 9 settembre 2015 relative alla visita in Bangladesh del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia del 20 luglio 2015,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, di cui il Bangladesh è parte, in particolare l'articolo 19,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla libertà di espressione online e offline del 12 maggio 2014,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo del 24 giugno 2013,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che secondo la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la libertà di espressione – tra cui la libertà di stampa e dei media – è un pilastro indispensabile di una società democratica, pluralista e aperta;

B.  considerando che la promozione e la tutela della libertà di religione o di credo sono una delle priorità chiave della politica UE in materia di diritti umani, includendo il pieno sostegno del principio di non discriminazione e la protezione paritaria delle persone dalle convinzioni non teiste o ateiste;

C.  considerando che negli ultimi anni il Bangladesh ha compiuto progressi significativi, in particolare in direzione del conseguimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio; che l'UE intrattiene da tempo buone relazioni con il Bangladesh, anche attraverso l'accordo di cooperazione sul partenariato e sullo sviluppo;

D.  considerando che la costituzione del Bangladesh adottata nel 2014 sancisce le libertà fondamentali, ivi inclusa la libertà di espressione;

E.  considerando che in Bangladesh restano diffuse le violazioni delle libertà fondamentali e dei diritti umani, tra cui gli atti di violenza, incitamento, istigazione all'odio, vessazione, intimidazione e censura ai danni di giornalisti e blogger; che il Bangladesh occupa il 146° posto su 180 paesi nell'indice sulla libertà di stampa a livello mondiale;

F.  considerando che le tensioni tra le forze laiche e religiose sono aumentate e che è cresciuta la violenza contro le voci che esprimono dissenso; che da anni i fondamentalisti, i gruppi estremisti islamici – in particolare il gruppo Ansarullah Bangla Team – pubblicano una "lista nera" di persone ritenute critiche nei confronti dell'Islam, tra cui la vincitrice del premio Sacharov Taslima Nasreen, chiedendo l'esecuzione di blogger e scrittori laici, commettendo nel contempo omicidi brutali e rimanendo relativamente impuniti;

G.  considerando che il 31 ottobre 2015 Faisal Arefin Dipan, uno degli editori della casa editrice Jagriti Prokashoni, è stato brutalmente assassinato a colpi di machete nel suo ufficio di Dacca; che nello stesso giorno sono stati aggrediti e feriti un altro editore e due scrittori, mentre altri subiscono ancora minacce;

H.  considerando che almeno cinque blogger e giornalisti laici sono stati assassinati quest'anno nel paese (Niladri Chatterjee alias Niloy Neel, Faisal Arefin Dipan, Ananta Bijoy Das, Washiqur Rahman Babu, Avijit Roy) per essersi avvalsi del loro diritto fondamentale di esercitare la libertà di parola su questioni politiche, sociali e religiose; che gruppi estremisti islamici hanno rivendicato la responsabilità per diversi omicidi;

I.  considerando che il celebre blogger Ahmed Rajib Haider è stato ucciso nel 2013 e il docente universitario A.K.M. Shafiul Islam nel 2014; che numerosi altri blogger hanno ricevuto minacce di morte sui media sociali – su Facebook sono state pubblicate liste nere che prendono di mira scrittori laici – o sono sopravvissuti a tentativi di omicidio, mentre alcuni hanno interrotto l'attività di scrittura o sono fuggiti dal paese;

J.  considerando che il primo ministro Sheikh Hasina ha condannato gli omicidi e si è impegnata a nome del governo a contrastare il terrorismo e l'estremismo violento; che ha annunciato una politica di "tolleranza zero" nei confronti di qualsiasi violazione dei diritti umani da parte delle forze dell'ordine, varando una legge sulla riforma dei corpi di polizia che prevede un codice di condotta; che, ciononostante, ha sostenuto altresì l'arresto operato dal suo governo ai danni di blogger laici e l'istituzione di un gruppo di intelligence per passare in rassegna i media sociali alla ricerca di contenuti potenzialmente blasfemi;

K.  considerando che nell'agosto 2014 il governo bangladese ha introdotto una nuova politica in materia di mezzi di comunicazione, la quale continua a sollevare preoccupazioni in merito alla libertà di espressione; che alcuni aspetti di tale politica impongono restrizioni alla libertà dei media, ad esempio prevedendo il divieto di pronunciare interventi "contro lo Stato", che "ridicolizzino l'ideologia nazionale" o che "non siano coerenti con la cultura del Bangladesh" e limitando le denunce di "anarchia, ribellione o violenze"; che il governo del Bangladesh ha intensificato la repressione ai danni dei media sociali con chiusure temporanee o complete di tutta la rete internet, Facebook, WhatsApp, Viber e Messenger;

L.  considerando che negli ultimi mesi vari giornalisti sono stati arrestati e accusati di violazione della legge sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (legge TIC), che criminalizza le pubblicazioni diffamatorie e "contro lo Stato";

M.  considerando che le aggressioni sono aumentate in modo allarmante dall'introduzione non giustificata di leggi nel 2014; che 13 persone occupate nel settore dei media hanno subito procedimenti per pubblico oltraggio, il che ha contribuito a un contesto generale di paura e intimidazione con conseguente autocensura;

N.  considerando che il 16 agosto 2015 Probir Sikdar, giornalista e proprietario del quotidiano online Uttaradhikar Ekattor News, è stato arrestato in quanto avrebbe diffamato su Facebook un ministro del governo; che il 18 agosto 2015 Shaukat Mahmud, presidente dell'Unione federale dei giornalisti del Bangladesh Federal, è stato arrestato in quanto il 23 gennaio 2015 avrebbe commesso un attentato incendiario su un autobus, inoltre in tre casi ha subito la formulazione di capi d'imputazione connessi al presunto attentato;

O.  considerando che negli ultimi anni alcuni membri dei partiti di opposizione sono scomparsi in circostanze poco chiare;

P.  considerando che l'Unione europea è contraria al ricorso alla pena capitale in tutti i casi e in qualsiasi circostanza e ne ha sistematicamente chiesto l'abolizione universale;

Q.  considerando che il 21 novembre 2015 due leader di rilievo dell'opposizione bangladese sono stati giustiziati per crimini di guerra commessi durante il conflitto per l'indipendenza combattuto nel 1971 contro il Pakistan, dopo che i loro ultimi appelli per la grazia sono stati respinti;

R.  considerando che il 18 novembre 2015 Piero Parolari, religioso e medico italiano, è stato attaccato a colpi di arma da fuoco, mentre il cooperante italiano Cesare Tavella e l'operatore sociale giapponese Hoshi Kunio sono stati uccisi rispettivamente il 28 settembre 2015 e il 3 ottobre 2015, e che gli attacchi sono stati rivendicati dai militanti dello Stato islamico, così come le bombe esplose durante la processione dell'Ashura nel principale tempio sciita di Dacca il 24 ottobre 2015, che hanno provocato la morte di un ragazzino e decine di feriti;

S.  considerando che il governo ha presentato un progetto di legge che regolamenta le donazioni estere (attività volontarie) con l'obiettivo di disciplinare le operazioni e il finanziamento di qualsiasi gruppo che riceva sovvenzioni dall'estero;

1.  condanna i crescenti attacchi perpetrati da estremisti islamici contro scrittori laici, blogger, minoranze religiose e operatori umanitari stranieri; deplora la perdita di vite umane ed esprime il suo sincero cordoglio per le vittime e le loro famiglie;

2.  invita le autorità del Bangladesh a condannare ulteriormente i persistenti, orribili atti contro la libertà di espressione e ad adoperarsi per porre immediatamente fine a tutti gli atti di violenza, vessazione, intimidazione o censura contro i giornalisti, i blogger e la società civile;

3.  esprime la più profonda preoccupazione per il deterioramento del clima in relazione alla libertà di espressione, verificatosi insieme all'aumento del fondamentalismo religioso, dell'intolleranza e della violenza estremista in Bangladesh; invita le autorità del Bangladesh ad adoperarsi maggiormente per migliorare la protezione che forniscono agli attivisti e ai giornalisti; invita tutti i partiti politici e i rispettivi leader a condannare in modo inequivocabile e senza riserve la violenza estremista e a sostenere il diritto alla libertà di espressione;

4.  ricorda alle autorità competenti del Bangladesh i loro obblighi giuridici nazionali e internazionali, che includono la responsabilità di garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche o religiose, e di assicurare che le libertà di espressione e di stampa possano essere esercitate nel paese senza restrizioni e censure arbitrarie.

5.  invita le autorità del Bangladesh a garantire che siano svolte indagini indipendenti e siano fornite spiegazioni rispetto ai casi di membri dei partiti di opposizione scomparsi negli ultimi anni, e in particolare nei mesi precedenti e successivi alle elezioni del gennaio 2014;

6.  esorta le autorità del Bangladesh a impedire l'impunità e a fare tutto il possibile per individuare tutti i responsabili degli attacchi e consegnarli alla giustizia, avviando indagini indipendenti, credibili e trasparenti e garantendo processi equi, senza ricorrere alla pena di morte;

7.  prende atto degli sforzi in corso per eseguire arresti in relazione agli omicidi di Abhijit Roy, Washiqur Rahman Babu e Niladri Chatterjee; accoglie positivamente i progressi compiuti nelle indagini sulle uccisioni del cittadino italiano Cesare Tavella e del cittadino giapponese Konio Hoshi;

8.  esorta il governo del Bangladesh ad adottare le misure necessarie per impedire ulteriori uccisioni, tutelando efficacemente scrittori, editori e altre persone che siano state minacciate, non soltanto fornendo una speciale protezione fisica alle potenziali vittime di attacchi violenti, ma anche mediante l'apertura di dibattiti pubblici che sfidino tutti i tipi di posizioni estremiste;

9.  invita le autorità del Bangladesh a ripristinare la piena indipendenza dei media, a ritirare tutte le accuse contro gli editori e i giornalisti responsabili di pubblicazioni critiche nei confronti del governo, a consentire la riapertura immediata di tutte le case mediatiche che sono state chiuse e a ristabilire immediatamente il pieno accesso, senza ostacoli, a ogni forma di pubblicazione, incluse quelle digitali;

10.  invita le autorità del Bangladesh ad agire urgentemente per adempiere ai propri impegni e attuare il piano d'azione dell'ONU sulla sicurezza dei giornalisti e la questione dell'impunità, sostenuto nel 2013;

11.  invita le autorità del Bangladesh a garantire l'indipendenza e l'imparzialità del sistema giudiziario e a modificare la legge sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e la legge sulla sicurezza informatica del 2015, onde renderle conformi alle norme internazionali sulla libertà di espressione, senza criminalizzare le pubblicazioni "contro lo Stato";

12.  esprime forte preoccupazione per i casi ricorrenti di violenza a sfondo etnico e religioso, in particolare violenza di genere contro le donne e le persone LGBTI; esorta il governo del Bangladesh e le organizzazioni religiose e i loro leader a intraprendere un processo di riconciliazione; esorta il governo del Bangladesh ad adoperarsi affinché i responsabili di violenze di questo genere siano consegnati alla giustizia; esorta il governo del Bangladesh, inoltre, a offrire sufficienti garanzie e tutela alle minoranze, quali i musulmani sciiti, gli ahmadiyya, gli indù, i buddisti e i cristiani nonché i bihari;

13.  prende atto che la legge volta a regolamentare le donazioni estere (attività volontarie), del 2014, in alcuni casi ha fatto sì che organizzazioni legittime della società civile fossero sottoposte a un controllo arbitrario da parte del governo; invita le autorità del Bangladesh a rivedere tale legge per impedire che ciò si verifichi;

14.  invita le autorità del Bangladesh ad agire urgentemente per adempiere ai propri impegni e attuare il piano d'azione dell'ONU sulla sicurezza dei giornalisti e la questione dell'impunità, sostenuto nel 2013;

15.  chiede al governo del Bangladesh di consentire che le ONG internazionali presenti nel paese svolgano la propria missione e di garantire che tutti i gruppi che operano per i diritti umani e la società civile possano agire in un clima privo di paure e repressioni;

16.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna, la delegazione dell'UE in Bangladesh, come pure le delegazioni degli Stati membri, a monitorare da vicino la situazione politica e dei diritti umani in Bangladesh e a far uso di tutti gli strumenti disponibili, in particolare dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

17.  invita l'UE, in linea con il quadro strategico dell'Unione sui diritti umani e la democrazia, a manifestare immediatamente le preoccupazioni e le raccomandazioni summenzionate alle autorità del Bangladesh;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al Segretario Generale delle Nazioni Unite nonché al governo e al parlamento del Bangladesh.

(1) Testi approvati, P7_TA(2013)0516.
(2) Testi approvati, P8_TA(2014)0024.
(3) Testi approvati, P7_TA(2014)0045.
(4) Testi approvati, P7_TA(2012)0470.
(5) Testi approvati, P7_TA(2013)0274.


Stato di avanzamento dell'Agenda di Doha per lo sviluppo anteriormente alla 10ª conferenza ministeriale dell'OMC
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Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sulla situazione dell'agenda di Doha per lo sviluppo anteriormente alla decima conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (2015/2632(RSP))
P8_TA(2015)0415B8-1230/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione ministeriale di Doha dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) del 14 novembre 2001(1),

–  vista la dichiarazione ministeriale di Hong Kong dell'OMC del 18 dicembre 2005(2),

–  vista la sua risoluzione del 4 aprile 2006 sulla valutazione del ciclo di Doha a seguito della conferenza ministeriale dell'OMC a Hong Kong(3),

–  vista la sua risoluzione del 24 aprile 2008 dal titolo "Verso una riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio"(4),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'agenda di Doha per lo sviluppo, in particolare quelle del 9 ottobre 2008(5), del 16 dicembre 2009(6), del 14 settembre 2011(7)e del 21 novembre 2013(8),

–  visti i risultati della nona conferenza ministeriale di Bali del dicembre 2013 e, in particolare, l'accordo sull'agevolazione degli scambi(9),

–  visto il documento conclusivo adottato per consenso il 17 febbraio 2015 alla sessione annuale della conferenza parlamentare sull'OMC a Ginevra(10),

–  viste le dichiarazioni rilasciate alla riunione dei capi di delegazione dell'OMC il 17 giugno 2015,

–  visti gli obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite(11),

–  vista la quinta revisione globale dell'aiuto per il commercio, tenutasi a Ginevra dal 30 giugno al 2 luglio 2015(12),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il ciclo di Doha è stato avviato nel 2001 con l'obiettivo di creare nuove opportunità commerciali, rafforzare le norme commerciali multilaterali e affrontare gli squilibri esistenti nel sistema commerciale, ponendo le necessità e gli interessi dei paesi in via di sviluppo, in particolare dei paesi meno sviluppati (PMS), al centro dei negoziati; che tali obiettivi derivano dalla convinzione che un sistema multilaterale basato su regole più giuste ed eque possa contribuire a un commercio equo e libero al servizio dello sviluppo economico di tutti i continenti e a ridurre la povertà;

B.  considerando che l'Unione europea ha sempre sostenuto un approccio al commercio basato su regole multilaterali forti, riconoscendo al contempo che approcci complementari, come ad esempio gli accordi bilaterali, regionali e plurilaterali, possono anche favorire l'apertura dei commerci e lo sviluppo economico, in particolare sbloccando la liberalizzazione e aggiornando le norme e le discipline nei settori che l'OMC tratta in modo meno approfondito, e possono appoggiare il sistema multilaterale, sempre che tali accordi siano conformi all'OMC, siano basati su regole condivise e creino le condizioni per una possibile futura multilateralizzazione;

C.  considerando che l'OMC e le norme contenute negli accordi di tale organizzazione hanno svolto un ruolo essenziale nell'evitare la diffusione di un protezionismo integrale e di vasta portata in risposta alla più grave crisi finanziaria ed economica dopo gli anni Trenta; che una relazione dell'OMC del novembre 2014 afferma che delle 1 244 misure restrittive registrate dall'inizio della crisi nel 2008, ne sono state eliminate soltanto 282, il che acuisce la necessità di maggiori interventi contro tali misure; che il mancato aggiornamento delle norme può condurre a modalità nuove e innovative di protezione dei mercati e dei produttori nazionali;

D.  considerando che un commercio multilaterale aperto ed equo è vincolato in maggior misura da varie barriere non tariffarie (BNT) anziché da tariffe commerciali, che vengono eliminate sostanzialmente con l'avanzare della globalizzazione;

E.  considerando che è comunque importante tenere conto della sensibilità di taluni settori in termini di apertura del mercato, in particolare del settore agricolo;

F.  considerando che la riforma della politica agricola comune rappresenta il contributo dell'Unione europea alle aspettative del ciclo di Doha;

G.  considerando che i risultati della nona conferenza ministeriale del 2013, in particolare l'accordo sull'agevolazione degli scambi convenuto in tale occasione, rivestono un'importanza sistemica per l'organizzazione, e che è la prima volta, dalla fondazione dell'OMC nel 1995, che è stato raggiunto un accordo multilaterale; considerando che l'Unione europea ha ratificato l'accordo sull'agevolazione degli scambi il 5 ottobre 2015;

H.  considerando che le recenti discussioni sui modi per far progredire i negoziati sull'agenda di Doha per lo sviluppo hanno chiaramente evidenziato che per conseguire realisticamente risultati in tutti i pilastri dei negoziati è necessaria una revisione del livello di ambizione, che deve tenere pienamente conto della realtà dell'attuale contesto commerciale;

I.  considerando che la decima conferenza ministeriale dell'OMC, che si terrà in Kenya dal 15 al 18 dicembre 2015, sarà la prima di tali conferenze a svolgersi in un paese africano; che l'Unione europea continua a credere fermamente nell'agenda di Doha per lo sviluppo e riconosce l'importanza di raggiungere un accordo politico che consenta di farla progredire, per assicurare che le funzioni negoziali dell'OMC rimangano al centro dell'ulteriore liberalizzazione degli scambi a livello mondiale;

1.  ribadisce la sua piena adesione al duraturo valore del multilateralismo e chiede un'agenda per gli scambi basata su un commercio libero ed equo a beneficio di tutti, che ponga lo sviluppo al centro del processo;

2.  sottolinea l'importanza di tenere pienamente conto, nei negoziati, delle particolari esigenze e dei particolari interessi dei paesi in via di sviluppo a basso reddito e dei paesi meno sviluppati; considera necessaria una chiara definizione di "paesi in via di sviluppo a basso reddito" e di "economie emergenti"; ribadisce la necessità di garantire che il principio del trattamento speciale e differenziato (SDT) sia parte integrante dei negoziati e rifletta i diversi livelli di sviluppo economico dei paesi membri dell'OMC, come esplicitato al paragrafo 44 della dichiarazione ministeriale di Doha; ritiene che, per essere significative, le disposizioni SDT debbano essere ulteriormente precisate, essere sottoposte a revisioni periodiche ed essere mirate, al fine di rispondere alla necessità dei paesi in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati più bisognosi; elogia l'esempio dell'accordo sull'agevolazione degli scambi per rendere operativo il principio del trattamento speciale e differenziato nelle fasi di attuazione, che può costituire un utile esempio nella revisione e nell'orientamento delle disposizioni SDT;

3.  sostiene una riforma strutturale dell'OMC al fine di meglio assicurare un sistema commerciale aperto, equo e non discriminatorio, fondato su regole condivise e applicate, che tenga maggiormente conto del ruolo e degli interessi di una serie di operatori economici, quali le PMI, le microimprese e le start-up innovative;

4.  sottolinea l'importanza di avanzare sulla scorta delle decisioni prese nella nona conferenza ministeriale, al fine di compiere progressi sostanziali alla decima conferenza di Nairobi nel dicembre 2015 e rendere possibile una rapida conclusione del ciclo di Doha;

5.  ritiene che la liberalizzazione degli scambi sia uno strumento importante per garantire la sostenibilità della crescita e dello sviluppo economici, ma che essa debba essere associata ad adeguate politiche di accompagnamento comprendenti misure macro e microeconomiche, tra cui la trasparenza di bilancio, le politiche fiscali e l'equità fiscale, la semplificazione amministrativa, l'istruzione e la formazione, le riforme istituzionali e le politiche sociali, in modo da massimizzare e distribuire meglio i benefici delle riforme commerciali e controbilanciare efficacemente gli eventuali effetti negativi;

6.  richiama l'attenzione sulla quinta conferenza sulla revisione dell'aiuto al commercio, tenutasi in luglio 2015 a Ginevra, intitolata "ridurre i costi commerciali per una crescita inclusiva e sostenibile", che si è concentrata in particolare sull'attuazione dell'accordo di agevolazione degli scambi;

7.  invita tutti membri dell'OMC a procedere alla celere ratifica e implementazione dell'accordo di agevolazione degli scambi, affinché esso possa entrare in vigore a tempo per la decima conferenza ministeriale; ritiene che tale accordo porterà significativi benefici a tutti i membri dell'OMC e, in particolare, ai paesi in via di sviluppo e a importanti operatori economici, aumentando la trasparenza e la sicurezza del diritto e riducendo gli oneri amministrativi e i tempi delle procedure doganali, il che consentirà loro, a sua volta, di beneficiare pienamente delle opportunità fornite dalla crescente prevalenza di catene di approvvigionamento regionali e mondiali e permetterà alle PMI di sfruttare mercati più aperti; sottolinea che sarebbe opportuno continuare a mettere a disposizione dei paesi in via di sviluppo e meno sviluppati il rafforzamento delle capacità e l'assistenza tecnica, che dovrebbero concentrarsi sugli sportelli unici e sulla semplificazione della documentazione elettronica, per consentire a tali paesi di aumentare le proprie capacità di produzione in modo da poter beneficiare di una quota maggiore del valore aggiunto nell'ambito delle catene del valore mondiali;

8.  incoraggia i membri dell'OMC a sostenere attivamente gli sforzi di tale organizzazione volti a stabilire rapporti di lavoro efficienti ed efficaci e una più intensa cooperazione con altre organizzazioni internazionali le cui attività hanno un impatto sui negoziati commerciali mondiali, in particolare l'Organizzazione internazionale del lavoro, l'Organizzazione mondiale della sanità, le Nazioni Unite e le relative agenzie ed organismi quali la Conferenza ONU sul commercio e lo sviluppo, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, il Programma per l'ambiente e il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nonché il Fondo monetario internazionale, la Banca Mondiale e l'OCSE, al fine di assicurare il sostegno reciproco e le sinergie tra le questioni di carattere commerciale e non commerciale; sostiene gli sforzi tesi ad adottare norme internazionali e a cooperare in ambito normativo;

9.  chiede che si rivolga attenta considerazione alla questione di come meglio affrontare le problematiche non commerciali in base alle regole dell'OMC, per consentire ai suoi membri di perseguire legittimi obiettivi politici senza ostacolare l'accesso ai mercati; sottolinea a tale riguardo che gli sforzi per l'adozione di norme internazionali dovrebbero essere sostenuti con fermezza e che ai paesi in via di sviluppo dovrebbero essere concessi gli aiuti necessari affinché possano rispettare tali norme;

10.  è convinto che il fatto di non tenere adeguatamente conto della grande diversità dei livelli di sviluppo economico e delle particolari esigenze dei paesi in via di sviluppo possa costituire un ostacolo all'adozione di misure efficaci a favore di tali paesi, conformemente all'obiettivo proclamato dal ciclo di negoziati di Doha, e possa andare a scapito dei paesi in via di sviluppo che ne hanno più bisogno; sollecita i paesi in via di sviluppo più avanzati ad assumersi la loro parte di responsabilità già durante l'attuale ciclo di negoziati e ad assicurare che il loro contributo sia proporzionato al loro livello di sviluppo e alla loro competitività settoriale; ricorda inoltre l'importanza di ricorrere a criteri di differenziazione efficaci che tengano conto non solo della crescita del PIL, ma anche di indicatori quali l'indice di vulnerabilità economica e l'indice di commercio e sviluppo;

11.  considera essenziale concludere il ciclo di Doha, in corso da lungo tempo, adempiendo al suo mandato per lo sviluppo; invita pertanto tutti i membri dell'OMC a valutare, in vista di questo obiettivo finale, ogni opzione possibile per ottenere un risultato ambizioso, globale, equilibrato e realistico;

12.  accoglie positivamente i progressi sinora compiuti in iniziative plurilaterali, quali l'accordo sui beni ambientali e l'accordo sulle tecnologie dell'informazione, nonché su iniziative quali l'accordo sugli scambi di servizi; ritiene che gli accordi plurilaterali possano integrare e promuovere l'approccio multilaterale, con l'obiettivo finale di raggiungere una massa critica di membri e renderli multilaterali;

13.  insiste sulla necessità che l'Unione europea continui a ricoprire un ruolo di primo piano nel promuovere progressi concreti all'interno dei negoziati dell'OMC in corso, allo scopo di giungere alla totale conclusione del ciclo di Doha nell'immediato futuro, e nell'agevolare la piena partecipazione dei paesi meno sviluppati al commercio globale, agendo da tramite fra le diverse posizioni dei membri dell'OMC;

14.  sottolinea l'importanza chiave dell'OMC per un commercio mondiale basato su regole e per quanto riguarda l'applicazione e il rispetto di impegni vincolanti e la risoluzione di controversie commerciali, oltre che per il suo unico contributo nel promuovere maggiore trasparenza e valutazione inter pares, in particolare mediante il meccanismo di revisione della politica commerciale (TPRM);

15.  invita la Commissione e il Consiglio ad assicurare che il Parlamento continui ad essere strettamente associato alla preparazione della decima conferenza ministeriale, tempestivamente aggiornato e, ove necessario, consultato durante lo svolgimento della conferenza; invita la Commissione a continuare a sostenere, dinanzi agli altri membri, la necessità di aumentare l'importanza della dimensione parlamentare dell'OMC;

16.  invita i membri dell'OMC a garantire la legittimità democratica e la trasparenza mediante il rafforzamento della dimensione parlamentare dell'OMC; sottolinea, al riguardo, la necessità di garantire che i deputati godano di un migliore accesso ai negoziati commerciali, che siano coinvolti nell'elaborazione e nell'applicazione delle decisioni dell'OMC e che le politiche commerciali siano adeguatamente esaminate nell'interesse dei cittadini;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Direttore generale dell'OMC.

(1) Riunione ministeriale dell'OMC, Doha 2001: dichiarazione ministeriale WT/MIN(01)/DEC/1 del 20 novembre 2001https://www.wto.org/english/thewto_e/minist_e/min01_e/mindecl_e.htm
(2) Dichiarazione ministeriale di Hong Kong WT/MIN(05)/DEC, approvata il 18 dicembre 2005https://www.wto.org/english/thewto_e/minist_e/min05_e/final_text_e.htm
(3) GU C 293 E del 2.12.2006, pag. 155.
(4) GU C 259 E del 29.10.2009, pag. 77.
(5) GU C 9 E del 15.1.2010, pag. 31.
(6) GU C 286 E del 22.10.2010, pag. 1.
(7) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 84.
(8) Testi approvati: P7_TA(2013)0511.
(9) Dichiarazione ministeriale di Bali WT/MIN(13)/DEC, approvata il 7 dicembre 2013https://www.wto.org/english/thewto_e/minist_e/min05_e/final_text_e.htm
(10) http://www.ipu.org/splz-e/trade15/outcome.pdf
(11) http://www.un.org/millenniumgoals/
(12) https://www.wto.org/english/tratop_e/devel_e/a4t_e/global_review15prog_e/global_review15prog_e.htm


Adesione dell'Ecuador all'accordo commerciale tra l'UE e la Colombia e il Perù
PDF 178kWORD 80k
Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sull'adesione dell'Ecuador all'accordo commerciale concluso tra l'UE e i suoi Stati membri e la Colombia e il Perù (2015/2656(RSP))
P8_TA(2015)0416B8-1241/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la conclusione dei negoziati tra l'UE e l'Ecuador ai fini della sua adesione all'accordo commerciale concluso tra l'UE e la Colombia/Perù il 17 luglio 2014,

–  vista la firma, il 12 dicembre 2014, del protocollo che consentirà all'Ecuador di unirsi ai suoi vicini, Colombia e Perù, in un regime di scambi preferenziali con l'UE,

–  vista la sua posizione in prima lettura, del 17 dicembre 2014, sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio concernente il trattamento tariffario delle merci originarie dell'Ecuador(1),

–  vista la risoluzione legislativa dell'11 dicembre 2012 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo commerciale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra(2),

–  vista la sua posizione in prima lettura dell'11 dicembre 2012 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'applicazione della clausola bilaterale di salvaguardia e del meccanismo di stabilizzazione per le banane previsti dall'accordo commerciale tra l'Unione europea, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall'altra(3),

–  vista la sua risoluzione del 13 giugno 2012 sull'accordo commerciale tra l'Unione europea e la Colombia e il Perù(4),

–  viste le sue risoluzioni del 5 maggio 2010 sulla strategia dell'UE per le relazioni con l'America latina(5) e del 21 ottobre 2010 sulle relazioni commerciali dell'UE con l'America latina(6),

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'adesione dell'Ecuador all'accordo commerciale con la Colombia e il Perù costituisce un ulteriore deciso passo in avanti nell'alleanza con paesi e regioni importanti, di mentalità simile e in rapida crescita, in una regione orientata sempre di più all'Asia e al Pacifico;

B.  considerando che il testo del protocollo di adesione dell'Ecuador all'accordo commerciale con la Colombia e il Perù soddisfa le ambizioni sia dell'UE che dell'Ecuador, prendendo in considerazione il rapporto asimmetrico concernente le offerte di accesso al mercato a favore dell'Ecuador e allineandolo al contenuto dell'accordo, ma includendo integralmente gli adeguamenti specifici conformemente a quanto richiesto dall'Ecuador;

C.  considerando che, nel corso degli ultimi otto anni, il governo ecuadoriano ha investito 40,8 miliardi di dollari USA nel settore sociale – nell'accesso all'istruzione, all'assistenza sanitaria e alla sicurezza sociale – con programmi specifici a favore dei gruppi più vulnerabili come i bambini, gli anziani e i disabili;

1.  accoglie con favore la conclusione dei negoziati con l'Ecuador sul protocollo per la sua adesione all'accordo commerciale tra l'UE, la Colombia e il Perù, riconoscendo i benefici importanti che questo comporterà per le esportazioni dell'Ecuador verso l'UE, in particolare in considerazione del fatto che non beneficia più del sistema unilaterale di preferenze generalizzate dell'UE; incoraggia la rapida e completa entrata in vigore e attuazione di tale accordo, che garantirà la protezione dei cittadini e dell'ambiente ai massimi livelli; ritiene che tale accordo comporterà l'incremento e la diversificazione degli scambi e degli investimenti da entrambe le parti, agirà come un fattore importante per lo sviluppo economico e sociale e contribuirà ad alleviare la povertà e a ridurre le disuguaglianze;

2.  ricorda che, prima di dare la propria approvazione all'accordo commerciale l'11 dicembre 2012, il Parlamento ha chiesto ai Paesi andini, nella sua citata risoluzione del 13 giugno 2012, di garantire la definizione di una tabella di marcia trasparente e vincolante per i diritti umani, ambientali e in materia di lavoro, e ha invitato inoltre i governi della Colombia e del Perù a presentare piani d'azione per lo sviluppo sostenibile prima dell'approvazione da parte del Parlamento; esorta tutti i partner ad adoperarsi ai fini di una efficace attuazione dei piani d'azione presentati riguardanti i diritti umani, ambientali e in materia di lavoro;

3.  sottolinea l'importanza che l'Ecuador garantisca la coerenza delle sue politiche con i suoi impegni nell'ambito dell'OMC e degli accordi commerciali, provvedendo inoltre alla piena trasparenza e ad ampie consultazioni con i soggetti interessati prima che siano adottate; invita l'Ecuador, pertanto, ad affrontare senza ulteriori indugi i rimanenti ostacoli individuati in materia di accesso al mercato;

4.  ricorda alla Commissione e al SEAE il ruolo che dovranno svolgere per garantire l'effettiva applicazione dei piani d'azione; rammenta alla Commissione che essa dovrà informare in maniera appropriata il Parlamento in merito all'applicazione di tali piani d'azione e alle misure adottate per garantire la loro applicazione;

5.  chiede alla Commissione e al SEAE di presentare al Parlamento una relazione globale incentrata sulle misure adottate dalla Commissione attraverso i programmi di cooperazione, segnatamente in materia di istruzione, formazione, cooperazione normativa e creazione di opportunità socioeconomiche per gli strati più bisognosi della società, nonché per quanto concerne la promozione del progresso democratico, il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori e la tutela dell'ambiente; sollecita la Commissione, a questo proposito, a fare pieno uso dello strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI) e dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR);

6.  esorta il governo dell'Ecuador a prendere atto dei piani d'azione presentati da Colombia e Perù e ad adottare misure analoghe, essendo questa un'opportunità per migliorare le condizioni generali di vita dei loro cittadini, ivi inclusi i diritti umani e in materia di lavoro e ambiente;

7.  sottolinea che i diritti umani e la democrazia sono elementi essenziali del rapporto globale tra l'UE e i Paesi andini; invita, pertanto, tutti i partner a promuovere e a garantire il rispetto integrale e universale di tutti i diritti e di tutte le libertà sanciti dal diritto internazionale;

8.  sottolinea che l'economia dell'Ecuador ha raggiunto una solida crescita economica negli ultimi anni e riconosce che tale crescita è stata inclusiva; evidenzia che essa ha ridotto direttamente il livello di povertà, in particolare la povertà estrema, e le disuguaglianze, aumentando la classe media; accoglie con favore il fatto che, secondo gli ultimi dati della Banca mondiale, tra il 2006 e il 2014 la povertà in Ecuador è diminuita dal 37,6% al 22,5%, mentre la povertà estrema è calata dal 16,9% al 7,7%;

9.  elogia il governo ecuadoriano per aver investito nel corso degli ultimi otto anni oltre 40 miliardi di dollari USA nel settore sociale; incoraggia l'Ecuador a continuare con le sue efficaci politiche sociali progressiste e di sviluppo sostenibile;

10.  prende atto degli importanti investimenti sociali realizzati dall'Ecuador negli ultimi anni; ribadisce il proprio sostegno a favore di tutte le misure, legislative e non legislative, adottate dalle autorità governative e locali dell'Ecuador per contrastare la povertà, le disuguaglianze, ogni forma di violenza, l'impunità, la corruzione e la criminalità organizzata, in particolare il traffico di droga, nonché delle misure volte a garantire l'appropriata tutela dei diritti dei lavoratori, così come delle persone e dei gruppi più vulnerabili, come i bambini, le donne, le minoranze e le popolazioni indigene, nell'ottica di realizzare uno sviluppo sociale ed economico sostenibile e inclusivo; esorta l'Ecuador, con riferimento ai diritti dei bambini, a portare avanti e a intensificare i suoi sforzi intesi a fornire accesso all'istruzione e a contrastare il lavoro minorile;

11.  invita la Commissione ad analizzare i problemi di compatibilità che emergono da disposizioni divergenti per quanto concerne le regole sull'origine e le misure sanitarie e fitosanitarie (MSF) in relazione agli scambi commerciali tra la regione andina e l'UE e agli scambi commerciali tra la regione andina e il MERCOSUR; invita la Commissione a offrire, se necessario, assistenza tecnica per far fronte alle esigenze divergenti onde prevenire una indesiderata perturbazione dei processi di integrazione regionale nell'America del Sud;

12.  richiama l'attenzione sull'obiettivo dell'UE di inserire un capitolo vincolante in materia di commercio e sviluppo sostenibile in tutti gli accordi commerciali conclusi con i partner industrializzati e non industrializzati; sostiene, a tale riguardo, l'inserimento di un capitolo sullo sviluppo sostenibile nell'accordo commerciale tra l'UE e l'Ecuador che rifletta l'impegno comune dei partner a promuovere il rispetto, la conformità e l'applicazione integrale e adeguata degli accordi internazionali sui diritti umani, delle convenzioni dell'OIL e dei principali accordi ambientali multilaterali, come la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES);

13.  accoglie con favore la lettere recente del ministero ecuadoriano per il Commercio estero in cui viene esaminata la situazione di genere in Ecuador; chiede una valutazione specifica degli effetti delle politiche di libero scambio sulle donne, soprattutto nelle aree più povere; chiede un rispetto più generale per i diritti delle donne, soprattutto quando questi sono influenzati da politiche commerciali e dai loro effetti, o vi entrano in relazione;

14.  osserva che il campo di applicazione del capitolo sulla risoluzione delle controversie all'interno dell'accordo commerciale non comprende le disposizioni previste dal capitolo sullo sviluppo sostenibile;

15.  si compiace del fatto che l'Ecuador abbia ratificato tutte le otto convenzioni fondamentali dell'OIL; insiste sull'importanza di una rapida ratifica e di una effettiva attuazione di tutte le convenzioni dell'OIL da parte dell'Ecuador e di tutti gli Stati membri dell'UE; deplora il fatto che l'Ecuador non abbia ancora ratificato la Convenzione n. 129 dell'OIL e invita la Commissione a sostenere gli sforzi dell'Ecuador volti a far avanzare la sua effettiva attuazione; invita il governo ecuadoriano a seguire le raccomandazioni del comitato di esperti dell'OIL per quanto concerne l'efficace applicazione delle convenzioni n. 87 e n. 98 dell'OIL e sottolinea che è importante che i lavoratori abbiano la possibilità di poter cambiare o istituire nuovi sindacati, per motivi di indipendenza, efficacia e anche affinità ideologica; ricorda in particolare che l'OIL ha chiesto al governo ecuadoriano di adottare le necessarie misure legislative al fine di rispettare le disposizioni di cui all'articolo 2 della Convenzione;

16.  si compiace del fatto che le parti confermino il proprio impegno a conservare e a utilizzare in modo sostenibile la diversità biologica in conformità della Convenzione giuridicamente vincolante sulla diversità biologica (CDB) e di altri pertinenti accordi internazionali di cui le parti sono parti contraenti;

17.  rileva che l'Ecuador è uno dei 17 paesi megadiversi del mondo e ospita la più grande concentrazione di specie (tra il 5 % e il 10 % della biodiversità del mondo);

18.  ricorda che la Costituzione ecuadoriana riconosce esplicitamente lo sviluppo del commercio equo come un obiettivo chiave della politica commerciale del paese; invita la Commissione a impegnarsi con il governo ecuadoriano per promuovere progetti comuni nel settore del commercio equo;

19.  riconosce gli sforzi significativi compiuti dall'Ecuador in materia ambientale, riconosciuti anche nel quadro delle Nazioni Unite; è preoccupato per il fatto che, nonostante gli sforzi profusi dal paese in materia ambientale, l'Ecuador e i suoi vicini debbano far fronte a una deforestazione intensiva, a una significativa perdita di biodiversità e a inquinamento ed erosione del suolo e delle acque; sollecita la Commissione a promuovere e a sostenere strategie e programmi pertinenti a livello internazionale, regionale e locale, promuovendo le necessarie sinergie e la partecipazione responsabile di tutte le parti interessate pubbliche e private coinvolte;

20.  chiede la conclusione di un accordo di cooperazione tra l'Ecuador e l'UE a sostegno di specifici programmi ambientali e si compiace dell'interesse già manifestato dal governo ecuadoriano per un accordo di cooperazione con l'UE a sostegno dei programmi in materia di deforestazione; ritiene che la deforestazione costituisca un problema che rientra tra le responsabilità della comunità internazionale nel suo complesso;

21.  ricorda che la valutazione dell'impatto sulla sostenibilità UE-Paesi andini (2009) indicava che la prevista espansione dell'agricoltura e dell'industria del legno avrebbe causato la deforestazione e una riduzione della biodiversità, così come l'espansione delle attività minerarie, l'estrazione di idrocarburi e le attività di disboscamento nelle zone rurali avrebbero causato conflitti sociali;

22.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione a prestare grande attenzione alla sostenibilità ambientale nella progettazione e nell'attuazione di tutte le attività di cooperazione finanziate dalla Commissione e invita tutte le parti a promuovere le migliori prassi aziendali in materia di responsabilità sociale delle imprese (RSI), conformemente ai principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e i diritti umani, alle linee guida dell'OCSE sulla RSI e alla comunicazione della Commissione, del 25 ottobre 2011, su una "strategia rinnovata dell'UE per il periodo 2011-14 in materia di responsabilità sociale delle imprese" (COM(2011)0681);

23.  esorta i comuni ecuadoriani a utilizzare le opportunità offerte dal nuovo quadro commerciale per collaborare direttamente con i comuni dell'UE al fine di promuovere il commercio equo e creare nuove reti di commercio equo;

24.  accoglie con favore e sostiene la decisione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC) di istituire un gruppo di lavoro intergovernativo (IGWG) sulle imprese transnazionali e i diritti umani, come proposto da Ecuador e Sudafrica e come sostenuto da molti altri paesi; incarica la Commissione di impegnarsi in modo positivo e costruttivo nei negoziati in corso a Ginevra;

25.  invita il SEAE e la Commissione a sostenere il governo ecuadoriano nei suoi sforzi intesi a sviluppare e sostenere una gestione ambientale efficace, sia in generale che in aree sensibili come l'Amazzonia e le Isole Galapagos, dal momento che la salvaguardia del futuro del nostro pianeta è una responsabilità comune;

26.  ricorda che il parco Yasuni, parte dell'Amazzonia, ospita diverse tribù indigene, centinaia di specie arboree autoctone e decine di specie animali in via di estinzione; ricorda il suo significato per l'umanità e il patrimonio naturale mondiale, anche per le generazioni future;

27.  deplora il fallimento, a causa di risultati economici insoddisfacenti, dell'idea di sostenere la tutela dell'ambiente, prevedendo compensazioni per la perdita di potenziali entrate commerciali, e dell'idea di cofinanziare la creazione del Fondo fiduciario Yasuni-Ishpingo Tambococha Tiputini sotto l'egida del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS), come proposto dal governo ecuadoriano, fondo che era destinato a compensare il popolo ecuadoriano per il fatto di rinunciare a estrarre petrolio dai giacimenti situati nel parco nazionale Yasuni;

28.  riconosce gli sforzi compiuti dall'Ecuador per promuovere una protezione più efficace delle comunità indigene e sollecita il governo ecuadoriano a evitare qualsiasi impatto negativo delle sue politiche, e in particolare della sua strategia mineraria, sui diritti delle comunità indigene;

29.  sottolinea l'importanza di preservare e mantenere le comunità indigene e locali che incarnano stili di vita tradizionali e ne sottolinea l'importanza per la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica nei Paesi andini;

30.  si compiace del fatto che l'Ecuador abbia ratificato la convenzione n. 169 dell'OIL sui popoli indigeni e tribali, ma osserva che l'accordo commerciale non ne fa menzione;

31.  invita il governo ecuadoriano a migliorare ulteriormente i meccanismi nazionali esistenti e il dialogo con la società civile nell'ambito del quadro di sorveglianza del meccanismo della società civile, tra cui una vasta campagna d'informazione e di sensibilizzazione volta a massimizzare la partecipazione dei gruppi interessati al meccanismo della società civile; ricorda che l'accordo commerciale impone all'Ecuador di istituire tale meccanismo entro un anno dall'entrata in vigore dell'accordo;

32.  invita le parti interessate ad adottare misure volte a migliorare l'attività dei gruppi consultivi nazionali; è del parere che tutti i gruppi consultivi nazionali debbano essere pienamente indipendenti;

33.  chiede al gruppo consultivo interno dell'UE di elaborare una relazione periodica da presentare al Parlamento europeo ai fini di una sua valutazione;

34.  sottolinea che è importante che vi sia una sufficiente partecipazione delle organizzazioni della società civile in occasione della sessione annuale con le stesse e il pubblico in generale, come previsto nell'accordo;

35.  accoglie con favore le iniziative adottate dal governo ecuadoriano quali l'istituzione del Consiglio per la partecipazione cittadina e il controllo sociale ecuadoriano come strumento di integrazione, volto a rafforzare e a incentivare la partecipazione della società civile, promuovere la trasparenza e sradicare le pratiche di corruzione; ricorda l'importanza di istituire efficaci meccanismi di dialogo, qualora non esistano, allo scopo di garantire il diritto dei cittadini e degli attori sociali di adoperarsi nell'ambito del processo decisionale, di parteciparvi e di monitorarne l'attuazione su base individuale o collettiva;

36.  sottolinea l'importanza della sottocommissione congiunta per il commercio e lo sviluppo sostenibile, in quanto costituisce l'unico meccanismo previsto dall'accordo commerciale, per monitorare l'attuazione degli obblighi di sviluppo sostenibile sia delle parti statali che delle imprese;

37.  chiede alla Commissione di presentare al Parlamento tutti gli ordini del giorno e i verbali delle riunioni della sottocommissione;

38.  prende atto dell'introduzione della salvaguardia della bilancia dei pagamenti da parte dell'Ecuador; invita l'Ecuador ad affrontare rapidamente i timori sollevati durante le consultazioni da parte di altri membri dell'OMC nel comitato della bilancia dei pagamenti a Ginevra;

39.  osserva che, oltre alla Colombia e al Perù, l'Ecuador è uno dei principali produttori mondiali di banane; invita pertanto la Commissione a garantire che i volumi limite di importazione stabiliti nel meccanismo di stabilizzazione delle banane siano lealmente rispettati; chiede alla Commissione di informare regolarmente il Parlamento senza indugio, e in ogni caso quando l'andamento delle importazioni di banane è tale da poter determinare il raggiungimento dei volumi limite di importazione, nonché di fornire dettagli in merito all'impatto diretto e indiretto delle importazioni di banane da tali paesi; invita inoltre la Commissione a sospendere l'esenzione dei dazi sull'importazione di banane da tali paesi nel caso in cui le importazioni aumentino in modo sproporzionato provocando o minacciando di provocare gravi danni alle economie delle regioni produttrici dell'UE, come la perdita di posti di lavoro;

40.  invita le parti a garantire che tutte le disposizioni dell'accordo siano effettivamente attuate a decorrere dall'entrata in vigore dello stesso;

41.  esprime la propria convinzione che le clausole di salvaguardia dovrebbero essere stabilite simultaneamente da entrambe le parti, al fine di proteggere la produzione nazionale contro importazioni eccessive che possono causare gravi danni;

42.  chiede sia alla DG Commercio che al governo ecuadoriano di fornire risposte convincenti alle domande e alle preoccupazioni sollevate, prima che il Parlamento voti in merito all'adesione dell'Ecuador all'accordo commerciale;

43.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi di Ecuador, Colombia e Perù.

(1) Testi approvati, P8_TA(2014)0087.
(2) Testi approvati, P7_TA(2012)0481.
(3) Testi approvati, P7_TA(2012)0480.
(4) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 52.
(5) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 54.
(6) GU C 70 dell'8.3.2012, pag. 79.


Strategia in materia di benessere degli animali per il periodo 2016-2020
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Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 su una nuova strategia in materia di benessere degli animali per il periodo 2016-2020 (2015/2957(RSP))
P8_TA(2015)0417RC-B8-1278/2015

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 13 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'articolo 43 TFUE relativo al funzionamento della politica agricola comune e della politica comune della pesca,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 15 febbraio 2012, sulla strategia dell'Unione europea per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015 (COM(2012)0006),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2012 sulla strategia dell'Unione europea per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015(1),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la legislazione dell'UE in materia di benessere degli animali contribuisce alla creazione di condizioni di parità all'interno dell'Unione e, pertanto, al buon funzionamento del mercato interno;

B.  considerando che i cittadini europei nutrono un forte interesse per il benessere degli animali e desiderano poter compiere scelte più informate in quanto consumatori;

C.  considerando che le norme nazionali in materia di benessere degli animali non devono essere contrarie ai principi del mercato unico dell'UE;

D.  considerando che il benessere degli animali è correlato alla salute animale e alla salute pubblica;

E.  considerando che le norme unionali e nazionali in materia di benessere degli animali, a causa della loro complessità e delle interpretazioni divergenti, creano incertezza giuridica e possono comportare per i produttori di alcuni Stati membri un grave svantaggio concorrenziale;

F.  considerando che il livello di benessere degli animali nell'Unione è tra i più elevati al mondo;

G.  considerando che occorrerebbe migliorare ulteriormente il benessere degli animali sulla base delle conclusioni generalmente accettate in ambito scientifico e tenendo debitamente conto dell'efficienza e della competitività della zootecnia agricola; che la coerenza delle norme in materia di benessere degli animali in tutta l'UE trarrebbe beneficio da una definizione delle buone prassi zootecniche;

H.  considerando che, per garantire la sostenibilità, è importante assicurare un livello elevato di benessere degli animali, sebbene questo comporti investimenti e costi operativi supplementari che non sono distribuiti in modo proporzionato lungo la filiera alimentare;

1.  esorta la Commissione ad attuare senza indugio i punti ancora in sospeso della strategia dell'Unione europea per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015;

2.  esorta la Commissione a procedere a una valutazione della strategia esistente e a elaborare una nuova e ambiziosa strategia in materia di protezione e benessere degli animali per il periodo 2016-2020, che prosegua il lavoro svolto nell'ambito della precedente strategia e assicuri continuità al quadro normativo onde conseguire norme rigorose in materia di benessere degli animali in tutti gli Stati membri;

3.  chiede alla Commissione di garantire un quadro legislativo aggiornato, esaustivo e chiaro che adempia pienamente ai requisiti dell'articolo 13 TFUE; ribadisce tuttavia che il livello di benessere degli animali non deve in alcun caso essere ridotto per ragioni di semplificazione amministrativa; sottolinea che tali obiettivi non si escludono a vicenda;

4.  sottolinea che l'articolo 13 TFUE è di portata generale, ha carattere orizzontale e, in quanto tale, ha la stessa importanza delle disposizioni in materia di agricoltura, ambiente o protezione dei consumatori;

5.  rammenta che il Parlamento è impegnato nei negoziati in corso e ha approvato atti legislativi che affrontano questioni relative al benessere degli animali, come la salute animale, le condizioni zootecniche, la produzione biologica e i controlli ufficiali;

6.  riconosce gli sforzi già profusi dagli agricoltori nei vari Stati membri in materia di benessere degli animali;

7.  esorta la Commissione, in presenza di chiare prove scientifiche che evidenziano problemi legati al benessere degli animali, ad adattare gli strumenti strategici esistenti o a introdurne di nuovi per risolvere tali problemi; chiede alla Commissione di monitorare da vicino l'attuazione, negli Stati membri, della legislazione dell'UE relativa al benessere degli animali;

8.  esprime preoccupazione circa l'effettiva attuazione ed esecuzione della vigente normativa UE sul benessere degli animali, data la complessità e la considerevole quantità di atti legislativi esistenti in materia; sottolinea che migliorare l'applicazione e il rispetto della legislazione in vigore dovrebbe essere l'obiettivo principale di tutte le norme sulla salute e sul benessere degli animali;

9.  sollecita nel contempo la Commissione a essere più ambiziosa e a includere, attribuendovi una priorità elevata, la reciprocità delle norme in materia di benessere degli animali, quale preoccupazione di natura extracommerciale, nella sua politica commerciale e nei negoziati relativi ad accordi commerciali internazionali, nonché a promuovere il benessere degli animali nei paesi terzi esigendo norme di benessere equivalenti per gli animali e i prodotti importati, associate a controlli severi;

10.  sottolinea l'importanza di garantire un finanziamento della politica agricola comune che sia adeguato e compatibile con il livello delle nostre ambizioni, al fine di impedire la delocalizzazione della produzione e del commercio verso paesi e continenti con norme meno stringenti in materia di benessere degli animali;

11.  invita la Commissione a sviluppare, scambiare e diffondere buone pratiche basate su dati scientifici e a sostenere l'innovazione e la ricerca nell'ottica di sviluppare nuove tecniche e tecnologie per il benessere degli animali;

12.  ricorda che esistono squilibri nella filiera alimentare che collocano i produttori primari in posizione di svantaggio, e che tale situazione limita la portata degli investimenti nella salute animale a livello di azienda agricola;

13.  ricorda che i produttori sono oberati di obblighi amministrativi e che, nella continua ricerca della semplificazione amministrativa, questa strategia europea non dovrebbe aumentare ulteriormente gli oneri esistenti; sottolinea la necessità di assicurare investimenti stabili e prevedibili in questo settore, nonché di garantire una concorrenza leale a livello internazionale;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 349 E del 29.11.2013, pag. 62.


Istruzione dei minori nelle situazioni di emergenza e nelle crisi prolungate
PDF 186kWORD 86k
Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sull'istruzione per i bambini in situazioni di emergenza e di crisi prolungate (2015/2977(RSP))
P8_TA(2015)0418B8-1240/2015

Il Parlamento europeo,

–  vista la Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati,

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza del 20 novembre 1989 e i relativi protocolli opzionali sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati del maggio 2000, sulla vendita di bambini, la prostituzione dei bambini e la pornografia rappresentante bambini del gennaio 2002, nonché sulla procedura di comunicazione del dicembre 2011,

–  visti i principi e le linee direttrici delle Nazioni Uniti sui bambini associati a forze armate o a gruppi armati (i principi di Parigi), del febbraio 2007,

–  vista l'osservazione generale n. 14 (2013) del comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia relativa al diritto del minore a che il suo interesse superiore sia considerato preminente,

–  visto il piano d'azione delle Nazioni Unite dal titolo "Un mondo a misura di bambino",

–  visto l'articolo 208 del trattato di Lisbona, che sancisce il principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, prevedendo che si tenga conto degli obiettivi della cooperazione allo sviluppo nell'attuazione delle politiche che possono avere incidenze sui paesi in via di sviluppo,

–  vista la dichiarazione comune del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in sede di Consiglio, del Parlamento europeo e della Commissione europea dal titolo "Consenso europeo sull'aiuto umanitario" del 30 gennaio 2008,

–  vista la comunicazione della Commissione del 5 febbraio 2008 dal titolo "Riservare ai minori un posto speciale nella politica esterna dell'UE" (COM(2008)0055),

–  visti gli orientamenti dell'UE sui bambini e i conflitti armati (aggiornati nel 2008),

–  vista la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione),

–  visto il premio Nobel per la pace ricevuto il 10 dicembre 2012 dall'Unione europea e il conseguente ricevimento del premio in denaro impegnato nell'iniziativa dell'Unione "Bambini per la pace",

–  vista la risoluzione n. 64/290 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 9 luglio 2010, sul diritto all'istruzione nelle situazioni di emergenza e i relativi orientamenti, compresi quelli dell'UNICEF e dell'UNESCO,

–  visti il piano d'azione di Dakar adottato dal Forum mondiale sull'istruzione svoltosi dal 26 al 28 aprile 2000 e la dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite dell'8 settembre 2000,

–  vista la "Dichiarazione di Incheon. Istruzione 2030", adottata dal Forum mondiale sull'istruzione svoltosi dal 19 al 22 maggio 2015,

–  vista la dichiarazione di Oslo, adottata al vertice di Oslo sull'istruzione per lo sviluppo del 6 e 7 luglio 2015,

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale alla Commissione sull'istruzione per i bambini in situazioni di emergenza e di crisi prolungate (O-000147/2015 – B8-1108/2015),

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che, secondo le stime delle Nazioni Unite, un miliardo di bambini vivono in zone di conflitto, di cui 250 milioni hanno meno di cinque anni e si vedono negato il diritto fondamentale all'istruzione; che circa 65 milioni di minori di età compresa tra i 3 e i 15 anni sono colpiti da situazioni di emergenza e crisi prolungate e rischiano l'interruzione del loro percorso scolastico, mentre circa 37 milioni di minori in età da scuola primaria e secondaria inferiore non sono scolarizzati nei paesi interessati da crisi; che, a livello globale, circa metà dei minori che non frequentano la scuola vivono in zone di conflitto; che l'87 % dei bambini non scolarizzati negli Stati arabi sono interessati da conflitti e, secondo le stime, 175 milioni di bambini sono suscettibili di essere colpiti da calamità naturali ogni anno; che, nelle zone teatro di conflitto o nei contesti fragili, alcuni gruppi quali i bambini poveri e le ragazze e i bambini con disabilità, vedono ulteriormente ridotte le loro già modeste prospettive;

B.  considerando che quasi 10 milioni di bambini sono rifugiati e che, secondo le stime, 19 milioni di bambini in tutto il mondo sono stati sfollati nel proprio paese a causa di conflitti;

C.  considerando che ciascun minore è innanzitutto un bambino i cui diritti devono essere rispettati senza alcuna discriminazione, indipendentemente dall'origine etnica, dalla nazionalità o ancora dallo status sociale o dallo status di migrante o di residente del minore o dei suoi genitori;

D.  considerando che l'istruzione è un diritto umano fondamentale e un diritto di ogni bambino; che l'istruzione rappresenta un elemento chiave per il pieno godimento di tutti gli altri diritti sociali, economici, culturali e politici;

E.  considerando che l'istruzione è fondamento di una cittadinanza responsabile, può trasformare una società e contribuire all'uguaglianza sociale, economica, politica e di genere, rappresentando anche un elemento essenziale per l'emancipazione delle ragazze e delle donne a livello sociale, culturale e professionale e per la prevenzione della violenza contro le donne e le ragazze;

F.  considerando che l'istruzione rappresenta un elemento fondamentale per l'integrazione e per il miglioramento delle condizioni di vita dei minori disabili e/o con esigenze educative speciali;

G.  considerando che la scolarizzazione elementare gratuita per tutti i bambini è un diritto fondamentale che i governi si sono impegnati a rispettare con la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti dell'infanzia; che l'obiettivo per il 2015 è di garantire che tutti i bambini e le bambine completino il ciclo scolastico primario; che, nonostante alcuni progressi nei paesi in via di sviluppo, tale obiettivo è lungi dall'essere raggiunto;

H.  considerando che, sebbene il piano di Dakar e gli obiettivi di sviluppo del millennio abbiano mobilitato la comunità internazionale a favore dell'accesso universale all'istruzione primaria, della parità di genere e della qualità dell'istruzione, nessuno di questi obiettivi sarà raggiunto entro il termine stabilito del 2015;

I.  considerando che, in almeno 30 paesi a livello globale, si verificano attacchi all'istruzione da parte di forze di sicurezza statali e gruppi armati non governativi; che la protezione delle scuole dagli attacchi e dall'utilizzo a scopi militari da parte di gruppi armati governativi e non governativi è in linea con la Dichiarazione sulle scuole sicure e gli orientamenti per prevenire l'uso militare delle scuole e delle università durante i conflitti armati;

J.  considerando che i bambini, gli adolescenti e i giovani devono far fronte a crescenti minacce che li colpiscono in modo sproporzionato, soprattutto negli Stati fragili; che i bambini e gli adolescenti che non frequentano la scuola sono esposti ad un rischio più elevato di matrimoni e gravidanze precoci, reclutamento nelle forze armate o in gruppi armati, tratta degli esseri umani o sfruttamento lavorativo; che, nelle zone di conflitto, gli aiuti umanitari sono spesso l'unica soluzione che consente ai bambini di proseguire gli studi, migliorando le loro prospettive future e contribuendo così a proteggerli da abusi e sfruttamento;

K.  considerando che, nelle situazioni di emergenza, l'obiettivo di fornire un'istruzione di qualità non sempre rientra nel quadro delle risposte umanitarie, è incentrato principalmente sull'istruzione primaria e continua a essere considerato secondario rispetto alla fornitura di alimenti, acqua, assistenza sanitaria e riparo e che, di conseguenza, i bambini vittime di conflitti o calamità naturali restano esclusi dall'istruzione;

L.  considerando che la parte di aiuti umanitari destinata all'istruzione è poco elevata e che gli aiuti allo sviluppo, più generosi, giungono in ritardo o non giungono affatto; che i meccanismi di attuazione sono scarsamente coordinati e comportano elevati costi di transazione, e che mancano partner dotati di adeguate capacità di risposta;

M.  considerando che la qualità della programmazione in materia di istruzione per i rifugiati tende ad essere scarsa, che la proporzione tra il numero di alunni e quello di insegnanti è in media di 70 a 1 e che la percentuale di insegnanti non qualificati è elevata;

N.  considerando che i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile e i traguardi ad essi associati prevedono un nuovo programma globale e ambizioso nel campo dell'istruzione da realizzare entro il 2030;

O.  considerando che l'accesso universale a un'istruzione pubblica di elevata qualità (non soltanto all'istruzione di base, ma anche, parimenti importante, all'istruzione secondaria e superiore) è fondamentale per superare le ineguaglianze e realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile;

P.  considerando che, nel periodo 2014-2020, l'Unione europea investirà 4,7 miliardi di EUR nel settore dell'istruzione nei paesi in via di sviluppo, il che costituisce un aumento rispetto ai 4,4 miliardi di EUR investiti nel periodo 2007-2013;

Q.  considerando che la dichiarazione di Incheon segnala con preoccupazione che i conflitti, le catastrofi naturali e altre crisi comportano continue interruzioni dell'istruzione e dello sviluppo, si impegna a mettere a punto sistemi di istruzione maggiormente inclusivi, reattivi e resilienti, e sottolinea che l'istruzione deve avvenire in ambienti sicuri e protetti, favorevoli all'apprendimento e privi di violenza;

R.  considerando che l'iniziativa dell'Unione europea "Bambini della pace" garantisce a circa 1,5 milioni di minori coinvolti in conflitti e situazioni di emergenza in 26 paesi l'accesso a scuole, dove possono studiare in un ambiente sicuro e beneficiare di assistenza psicologica;

S.  considerando che diversi partner dell'UE, quali l'Agenzia delle Nazioni Unite di soccorso e lavori per i profughi della Palestina nel Vicino Oriente (UNRWA), hanno sviluppato approcci innovativi, inclusivi e globali in materia di istruzione in situazioni di emergenza al fine di garantire l'accesso a un'istruzione di qualità per i bambini rifugiati interessati da conflitti; che questo approccio coniuga le esigenze umanitarie a breve termine e quelle di sviluppo a lungo termine dei bambini e comprende la messa a punto di materiale di apprendimento autodidatta interattivo, un sostegno psicosociale, la creazione di spazi sicuri per l'apprendimento e lo svago, nonché azioni di sensibilizzazione sulla sicurezza e attività di sviluppo delle capacità;

T.  considerando che, stando alle stime, sono necessari circa 8 miliardi di USD all'anno per garantire il supporto pedagogico necessario ai minori esposti a situazioni di emergenza e che il deficit di finanziamento dell'istruzione in situazioni di emergenza da parte dei governi interessati ammonta a 4,8 miliardi di USD;

U.  considerando che per colmare tale deficit è necessario aumentare i finanziamenti destinati agli aiuti umanitari e allo sviluppo, così come la spesa pubblica nel settore dell'istruzione da parte degli Stati fragili; che negli ultimi anni la percentuale di spesa pubblica dedicata all'istruzione negli Stati fragili è diminuita e si attesta ancora a livelli molto inferiori rispetto alla quota del 20% raccomandata a livello internazionale;

V.  considerando che la dichiarazione di Oslo segnala l'importanza di esaminare la struttura degli aiuti mondiali nel tentativo di colmare il divario tra la risposta umanitaria e gli interventi per lo sviluppo più a lungo termine nel campo dell'istruzione e propone la creazione di una nuova piattaforma a questo scopo nonché l'istituzione di un fondo ad hoc o la messa a punto di nuove modalità per assicurare l'istruzione nelle situazioni di emergenza prima del vertice umanitario mondiale del 2016;

1.  sottolinea l'importanza di un'istruzione pubblica universale di elevata qualità come elemento catalizzatore dello sviluppo, in grado di migliorare le prospettive di successo di altri interventi nell'ambito della sanità, dei servizi igienico-sanitari, della diminuzione del rischio di catastrofi, della creazione di posti di lavoro, della riduzione della povertà e dello sviluppo economico; evidenzia il ruolo dell'istruzione come potente strumento necessario a infondere un senso di normalità, accrescere la consapevolezza in merito ai diritti e aiutare i minori, gli adolescenti e i giovani a superare i traumi, a reinserirsi nella società a seguito di un conflitto e ad acquisire le competenze necessarie per ricostruire la propria società e promuovere il consolidamento della pace e la riconciliazione;

2.  sottolinea che, nel lungo periodo, un'istruzione di qualità può rappresentare un elemento essenziale nella ricostruzione delle società post-belliche, in quanto può aumentare il potenziale di guadagno dei bambini, consentire loro di preservare la salute delle loro famiglie e potenziare la loro capacità di affrancarsi dal ciclo della povertà;

3.  sottolinea che le ragazze e altri minori svantaggiati, inclusi i minori disabili, non dovrebbero mai essere discriminati in termini di accesso ad una buona istruzione nelle situazioni di emergenza;

4.  sottolinea il ruolo positivo che l'istruzione svolge per lo sviluppo e il benessere dei minori e pone l'accento sull'importanza di garantire un apprendimento ininterrotto e permanente per i giovani adolescenti; ritiene che ciò possa altresì ridurre le possibilità che essi entrino a far parte di gruppi armati o vengano coinvolti in gruppi estremisti;

5.  riconosce i progressi compiuti dall'adozione degli obiettivi di sviluppo del millennio, ma si rammarica per il fatto che questi non saranno raggiunti nel 2015; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a considerare tali obiettivi come la principale priorità delle loro politiche interne e nelle relazioni con i paesi terzi; sottolinea che questi obiettivi, in particolare l'eliminazione della povertà, l'accesso universale all'istruzione e l'uguaglianza di genere, saranno realizzati solamente mediante lo sviluppo di servizi pubblici accessibili a tutti; accoglie con favore il nuovo programma in materia di istruzione previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile e continua a porre l'accento sull'importanza di un accesso equo a un'istruzione di qualità per le popolazioni più vulnerabili;

6.  constata con preoccupazione che nei paesi teatro di conflitti e negli Stati fragili e interessati da conflitti sono stati registrati i progressi più lenti o inesistenti nel campo dell'istruzione; mette in luce l'importanza di rafforzare la resilienza dei sistemi scolastici in tali paesi e di garantire un apprendimento ininterrotto allo scoppiare delle crisi; sottolinea quindi la necessità di un maggiore impegno dell'Unione europea, degli Stati membri e di tutti gli altri attori coinvolti a vari livelli, nella messa a disposizione di strumenti atti a garantire lo sviluppo e la diffusione dell'istruzione in tali paesi in crisi;

7.  segnala il fatto che milioni di minori sono stati costretti ad abbandonare il loro paese, diventando rifugiati, ed enfatizza la fondamentale importanza del loro accesso all'istruzione; invita i paesi di accoglienza ad assicurare che i minori rifugiati abbiano pieno accesso all'istruzione e a promuoverne per quanto possibile l'integrazione e l'inclusione nei sistemi d'insegnamento nazionali; invita altresì le entità umanitarie e di sviluppo a rivolgere maggiore attenzione alla preparazione e alla formazione degli insegnanti sia presso le comunità sfollate che quelle d'accoglienza; chiede ai donatori internazionali di conferire priorità all'istruzione quando rispondono a situazioni di crisi riguardanti rifugiati, attraverso programmi volti a coinvolgere e a sostenere sul piano psicologico i minori migranti e promuovendo l'apprendimento della lingua del paese d'accoglienza, per assicurare un livello più elevato e adeguato di integrazione dei minori rifugiati;

8.  sottolinea la necessità di rivolgere attenzione all'istruzione secondaria e alla formazione professionale oltre che all'istruzione primaria di base; sottolinea che i giovani di età compresa tra i 12 e i 20 anni dispongono di opportunità molto limitate nell'ambito delle comunità di rifugiati, e sono nel contempo i primi a essere presi di mira per il servizio militare e per altre forme di partecipazione a conflitti armati; ricorda l'esempio dell'Afghanistan dove, secondo la Banca Mondiale, nonostante la presenza di una enorme popolazione in età da lavoro, solo circa il 30% degli abitanti dai 15 anni di età in su è alfabetizzato, e dove decenni di guerra hanno portato a una gravissima carenza di lavoratori qualificati;

9.  chiede agli Stati membri di sviluppare schemi di accoglienza specifici per i minori non accompagnati e per le madri sole con bambini;

10.  ricorda agli Stati membri che la tutela dei minori e la prevenzione dell'abuso e del traffico passa attraverso un loro inserimento nelle scuole e nei programmi educativi e che occorre prevedere definiti standard di accoglienza, inserimento e supporto linguistico, come stabilito dalla direttiva 2013/33/UE;

11.  esorta la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno agli studenti rifugiati in transito, anche attraverso la cooperazione con le differenti organizzazioni internazionali;

12.  invita la Commissione e gli Stati membri a creare "corridoi educativi" affinché siano accolti nelle università gli studenti provenienti da paesi in conflitto e, in particolare, da Siria, Iraq ed Eritrea;

13.  invita l'Unione europea e le sue agenzie umanitarie a includere sistematicamente l'istruzione e la protezione dei minori nell'intero ciclo della risposta alle emergenze e ad assicurare fondi pluriennali per le crisi di lunga durata;

14.  plaude all'istituzione del fondo fiduciario "Bêkou", del fondo fiduciario "Madad" e del fondo fiduciario di emergenza per l'Africa, quali strumenti efficaci per colmare il divario tra finanziamenti umanitari e finanziamenti allo sviluppo nelle situazioni di emergenza complesse e di lunga durata, nelle quali l'aspetto politico, economico e umanitario sono intercorrelati; invita l'Unione europea e gli Stati membri a includere l'istruzione dei minori tra le priorità, al momento dell'assegnazione delle risorse dei fondi fiduciari dell'Unione;

15.  riconosce la presenza di preoccupanti lacune nella risposta alle emergenze sotto il profilo dell'istruzione, soprattutto poiché un intervento tempestivo non soltanto giova ai minori interessati, ma contribuisce anche a migliorare l'efficacia complessiva della risposta umanitaria; ribadisce il proprio sostegno a che le scuole continuino a rappresentare luoghi sicuri per i minori e, in questo contesto, sottolinea l'importanza di proteggere i luoghi d'istruzione dagli attacchi; invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a impegnarsi a sostenere i principi del quadro globale di sicurezza della scuola e a proteggere i luoghi d'istruzione dagli attacchi e dall'utilizzo a fini militari, in linea con la dichiarazione sulle scuole sicure e con gli orientamenti per prevenire l'uso militare delle scuole e delle università durante i conflitti armati;

16.  invita l'Unione europea a lavorare con i paesi partner, gli altri donatori, il settore privato e la società civile per migliorare le opportunità di istruzione per i giovani nei conflitti e in altre situazioni di emergenza, alla luce del ruolo cruciale che i giovani possono svolgere per la stabilità post-conflitto attraverso le capacità che possono acquisire in materia di ricostruzione delle infrastrutture, servizi di base, sistemi sanitari e di istruzione, riducendo il rischio di una popolazione giovane e disoccupata che provochi sollevamenti sociali o ricada in un circolo vizioso di violenza;

17.  elogia l'iniziativa dell'Unione europea "Bambini della pace", che persegue l'obiettivo di finanziare progetti umanitari nel campo dell'istruzione in situazioni d'emergenza e invita la Commissione a potenziare tale iniziativa; accoglie con favore l'iniziativa "No Lost Generation", lanciata da alcuni donatori e organismi umanitari e per lo sviluppo, tra cui l'Unione europea, volta a fornire accesso all'istruzione a milioni di minori in Siria e nei paesi confinanti;

18.  deplora il fatto che, nonostante l'importanza riconosciuta all'istruzione nelle situazioni di emergenza, a questo settore sia stato destinato meno del 2 % di tutti i fondi umanitari nel 2014; auspica quindi che, nell'ambito del nuovo programma di rimodulazione dei fondi europei, i finanziamenti destinati ai programmi di diffusione dell'istruzione per i minori anche in paesi terzi teatro di situazioni di guerra o di emergenza in genere possano essere integrati e ampliati;

19.  esorta tutti gli attori umanitari, vista la tendenza al protrarsi delle crisi attuali, a trattare l'istruzione quale elemento integrale della loro risposta umanitaria e a intensificare l'impegno a favore dell'istruzione, mobilitando il cluster dell'istruzione nelle fasi iniziali di un'emergenza e assicurando l'allocazione di fondi sufficienti; invita tali attori a prestare particolare attenzione ai gruppi vulnerabili come le ragazze, le persone con disabilità e i poveri, al fine di tenere conto dei minori e dei giovani sfollati che trovano rifugio in comunità ospitanti, e a tenere nel debito conto l'istruzione secondaria al fine di non escludere gli adolescenti dall'istruzione;

20.  accoglie con favore la crescente attenzione rivolta a livello internazionale al tema dell'istruzione nelle situazioni di emergenza e in particolare l'annuncio del Commissario europeo responsabile per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi dell'intenzione di destinare il 4% del bilancio per gli aiuti umanitari dell'UE all'istruzione dei minori in situazioni di emergenza entro il 2019;

21.  esorta gli Stati membri dell'Unione europea ad appoggiare l'obiettivo della Commissione di aumentare la quota di fondi umanitari stanziati a favore dell'istruzione nelle situazioni di emergenza al 4% del bilancio di aiuti umanitari dell'Unione, per assicurare un investimento minimo inteso a garantire l'accesso a un'istruzione di qualità per i minori nelle situazioni di emergenza e nelle crisi di lunga durata; li invita inoltre a potenziare l'attenzione e i finanziamenti destinati all'istruzione nelle loro azioni umanitarie, sottolineando tuttavia che ciò non deve andare a discapito di altre necessità primarie; invita l'Unione europea a promuovere tra i paesi interessati le migliori prassi in termini di preparazione e strategie di risposta, al fine di sostenere l'istruzione in caso di crisi e di fornire assistenza nella costruzione di capacità, per esempio mediante programmi di sostegno al bilancio;

22.  sottolinea che le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione hanno assunto un ruolo sempre più importante nel settore dell'istruzione in situazioni di emergenza e possono migliorare le attività degli operatori in questi contesti, tra l'altro attraverso piattaforme di e-learning ed e-teaching;

23.  sottolinea che l'incremento dei fondi umanitari, sebbene necessario, non sarà sufficiente a colmare la mancanza di finanziamenti; chiede all'Unione europea e agli altri donatori di attribuire maggiore rilevanza all'istruzione nell'ambito della cooperazione allo sviluppo negli Stati fragili, allo scopo di migliorare la resilienza dei sistemi scolastici nazionali; invita la Commissione, gli Stati membri e gli altri soggetti umanitari a contribuire a rafforzare l'istruzione pubblica universale, inclusa l'istruzione secondaria e superiore, quale modalità per coordinare la programmazione della risposta alle emergenze con una programmazione a lungo termine per lo sviluppo sostenibile;

24.  invita l'Unione europea a sostenere gli impegni dei governi dei paesi terzi a sviluppare quadri giuridici nazionali per la resilienza, la prevenzione e la gestione delle catastrofi e dei rischi sulla base del programma sulle leggi, le norme e i principi internazionali di risposta alle catastrofi e a garantire l'esistenza di una capacità di gestione dei rischi a livello di pubblica amministrazione, settori industriali e società civile al fine di garantire il ritorno dei minori a scuola;

25.  sottolinea l'importanza del settore privato quale potenziale fonte di finanziamenti innovativi per l'istruzione, al fine di colmare il potenziale divario tra i servizi educativi e di formazione professionale offerti e la futura domanda del mercato del lavoro; auspica nuove alleanze e nuove modalità di partenariato con il settore privato nei processi educativi, che possano costituire fonti sostenibili di innovazione e flessibilità tecnologica e assumere numerose forme, tra cui la fornitura di strutture edilizie, dispositivi tecnologici, programmi di e-learning e il trasporto e l'alloggio dei docenti;

26.  mette in evidenza il fatto che l'istruzione nelle situazioni di emergenza e un contesto fragile rappresentano un ambito concreto in cui è necessario che gli operatori umanitari e gli attori che partecipano allo sviluppo collaborino al fine di assicurare il collegamento tra l'aiuto d'emergenza, il risanamento e lo sviluppo; invita la Commissione a mettere a punto meccanismi per rispondere efficacemente a tale sfida nell'ambito delle proprie iniziative e quelle dei suoi partner e a partecipare alla piattaforma internazionale intesa a creare strumenti specifici per l'istruzione nelle situazioni di emergenza in vista del vertice umanitario mondiale del 2016; sostiene il coordinamento dei fondi esistenti e l'istituzione di un meccanismo di finanziamento globale per l'istruzione nelle situazioni di emergenza;

27.  invita l'Unione europea e i suoi Stati membri a mettere in evidenza la problematica dei minori nelle situazioni di emergenza e di crisi protratta presso il vertice umanitario mondiale, assicurando che riceva un'attenzione adeguata nel documento finale; li invita inoltre a promuovere norme comuni per un quadro di apprendimento e la divulgazione delle migliori prassi su modalità di apprendimento alternative, ad esempio materiali per l'apprendimento autodidatta e a distanza; sottolinea che dovrebbero essere sviluppati meccanismi, strumenti e capacità per allineare i piani e i bilanci per l'istruzione nell'arco della risposta umanitaria, del ricupero/transizione e dello sviluppo;

28.  sottolinea che, alla luce del numero di crisi umanitarie in costante aumento e del più elevato numero di persone sfollate dalla seconda guerra mondiale ad oggi, la comunità internazionale dovrebbe considerare l'istruzione come un elemento centrale della propria risposta umanitaria, poiché essa rappresenta un catalizzatore in grado di aumentare l'efficacia dell'intera risposta umanitaria e anche di contribuire allo sviluppo a medio e a lungo termine delle popolazioni interessate;

29.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.


Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati
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Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2015 sul tema "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati" (2015/2772(RSP))
P8_TA(2015)0419B8-1231/2015

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 174 e 175 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio (regolamento recante disposizioni comuni – RDC),

–  visti il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002, e il regolamento delegato (UE) n. 1268/2012 della Commissione, del 29 ottobre 2012, recante le modalità di applicazione del regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione,

–  vista la Sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2014)0473),

–  vista la relazione annuale della Corte dei conti per l'esercizio 2014,

–  vista l'interrogazione con richiesta di risposta orale alla Commissione sul tema "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati" (O-000127/2015 – B8-1103/2015),

–  vista la proposta di risoluzione della sua commissione per lo sviluppo regionale,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che il Parlamento riconosce l'importanza dei notevoli passi avanti che le istituzioni dell'Unione hanno compiuto verso la semplificazione, adottando misure quali il programma di semplificazione del quadro finanziario pluriennale 2014-2020, la designazione di un vicepresidente della Commissione competente per la qualità della legislazione, l'istituzione in seno alla Commissione di un gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sul controllo della semplificazione per i beneficiari dei Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE), la revisione del regolamento finanziario e il regolamento sulle disposizioni comuni;

B.  considerando che, malgrado l'attenzione rivolta ai metodi di semplificazione nell'ambito della politica di coesione riformata per il periodo di programmazione 2014-2020, la presentazione di domande, la gestione, la rendicontazione e il controllo nel quadro dei fondi SIE restano complessi sia per i beneficiari sia per le autorità di gestione, in particolare per quanti dispongono di minori risorse amministrative e finanziarie;

C.  considerando che la sovraregolamentazione esistente, anche sul fronte del recepimento delle norme nel diritto nazionale, agisce come un freno e determina un prolungamento dell'assenza dal mercato nonché costi indiretti per i potenziali beneficiari alla ricerca di finanziamenti UE, riducendo in tal modo l'impatto sugli investimenti dei fondi dell'Unione e creando ostacoli per i beneficiari, i cittadini e le imprese nell'UE, in particolare per le piccole e medie imprese;

D.  considerando che la complessità delle procedure può gravare pesantemente sui beneficiari, segnatamente le piccole e medie imprese, le ONG e i comuni che necessitano di finanziamenti UE; che, in generale, tali entità non dispongono né delle risorse umane e finanziarie né delle competenze utili per richiedere e gestire con successo le sovvenzioni dell'Unione; che la Commissione e gli Stati membri sono invitati a proseguire gli sforzi affinché lo strumento di valutazione del rischio ARACHNE sia operativo e più semplice da utilizzare per le autorità di gestione e i sistemi di controllo dei programmi operativi, che devono garantire un giusto equilibrio tra la semplificazione, da un lato, e l'individuazione e la prevenzione delle irregolarità, tra cui le frodi, dall'altro;

E.  considerando che la duplicazione degli audit e le differenze esistenti tra le strategie e le metodologie di audit richiedono l'applicazione del "principio dell'audit unico" nonché un approccio maggiormente incentrato sul controllo di gestione, che consentirebbe di valutare più accuratamente l'efficienza e l'efficacia delle operazioni e di formulare proposte di semplificazione;

1.  ritiene che la Commissione dovrebbe introdurre orientamenti dettagliati sulla semplificazione, onde sensibilizzare gli Stati membri e le regioni circa il loro compito di eliminare, o quanto meno ridurre significativamente, gli oneri amministrativi e la sovraregolamentazione presenti a livello nazionale e locale nel quadro delle procedure di aggiudicazione di appalti, della selezione dei progetti proposti e delle attività di monitoraggio e controllo, ad esempio evitando frequenti modifiche delle normative, semplificando il linguaggio e normalizzando le procedure, nonché improntando il bilancio dell'UE al conseguimento di risultati tangibili; afferma altresì che un pacchetto integrato di fondi regionali UE erogati tramite una singola interfaccia o uno sportello unico potrebbe essere un'opzione per passare a processi e procedure comuni ove possibile;

2.  chiede alla Commissione di fornire agli Stati membri e alle regioni una tabella di marcia per razionalizzare e semplificare le attività di controllo, monitoraggio e rendicontazione, anche per i beneficiari, nell'ottica di eliminare le strozzature esistenti;

3.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di tenere presente la scadenza del 31 dicembre 2015, prevista dall'articolo 122, paragrafo 3, del regolamento sulle disposizioni comuni, per effettuare il passaggio alla coesione elettronica (e-cohesion) quale presupposto per ridurre nettamente il lasso di tempo tra la domanda e la concessione di sovvenzioni;

4.  invita la Commissione a definire e applicare, in coordinamento con gli Stati membri e in linea con il principio di proporzionalità, un approccio "leggero" quanto agli obblighi dei beneficiari in materia di dati e informazioni durante la fase di presentazione delle domande e di rendicontazione relativa ai finanziamenti UE in regime di gestione concorrente, incoraggiando altresì lo scambio delle buone prassi;

5.  esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere la semplificazione delle norme che disciplinano gli strumenti finanziari nel quadro dei fondi SIE, al fine di avvicinarli maggiormente alle esigenze dei beneficiari e, in ultima istanza, di migliorarne l'utilizzo;

6.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di avvalersi più frequentemente dell'approccio multifondo, tenendo conto delle necessità dei beneficiari;

7.  invita la Commissione ad avviare un dialogo strutturato e permanente con il Parlamento, il Comitato delle regioni e altri portatori d'interesse su tutti gli aspetti del processo di semplificazione;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri e alle loro regioni.

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