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Procedura : 2015/3035(RSP)
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RC-B8-0050/2016

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PV 21/01/2016 - 8.5
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Giovedì 21 gennaio 2016 - Strasburgo Edizione definitiva
Priorità dell'UE per le sessioni 2016 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani
P8_TA(2016)0020RC-B8-0050/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 21 gennaio 2016 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2016 (2015/3035(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, nonché le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali,

–  vista la risoluzione 60/251 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che istituisce il Consiglio per i diritti umani (CDU),

–  viste la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la Carta sociale europea e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia (2015‑2019),

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul CDU,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulle violazioni dei diritti umani, tra cui le risoluzioni concernenti le discussioni su casi di violazione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell'Unione europea in materia(1),

–  visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 5, e gli articoli 18, 21, 27 e 47 del trattato sull'Unione europea,

–  vista la relazione annuale 2015 del CDU all'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 2015 e il 2016 segnano anniversari importanti per quanto concerne il godimento dei diritti umani, la pace e la sicurezza, ossia il 70° anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, il 50° anniversario del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, il 30° anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto allo sviluppo (1986) e il 20° anniversario della Dichiarazione e della Piattaforma d'azione di Pechino (1995), nonché il 15° anniversario delle storiche risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (2000) e sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (2000);

B.  considerando che tutti gli Stati hanno l'obbligo di difendere il rispetto dei diritti umani, a prescindere dalla razza, dall'origine, dalla religione, dalla classe, dalla casta, dal sesso, dall'orientamento sessuale o dal colore della pelle; ribadendo il proprio impegno a favore dell'indivisibilità dei diritti umani (siano essi civili, politici, economici, sociali o culturali), che sono interconnessi e interdipendenti, e considerando che la privazione di uno qualsiasi di essi si ripercuote negativamente sugli altri; che tutti gli Stati hanno l'obbligo di rispettare i diritti fondamentali delle loro rispettive popolazioni nonché il dovere di intraprendere azioni concrete per agevolare il rispetto di tali diritti a livello nazionale e di collaborare a livello internazionale per eliminare gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione dei diritti umani in tutti gli ambiti;

C.  considerando che il rispetto, la promozione e la salvaguardia dell'universalità dei diritti umani sono parte integrante dell'acquis etico e giuridico dell'Unione europea e costituiscono uno dei capisaldi dell'unità e dell'integrità europee; che la coerenza interna ed esterna nel campo dei diritti umani è essenziale per la credibilità della politica estera dell'UE in materia di diritti umani;

D.  considerando che l'azione dell'Unione nelle sue relazioni con i paesi terzi si fonda sull'articolo 21 del trattato sull'Unione europea, il quale ribadisce l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani e delle libertà fondamentali e sancisce l'obbligo di rispettare la dignità umana, i principi di uguaglianza e solidarietà nonché i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale nella sua azione sulla scena internazionale;

E.  considerando che il rispetto dei diritti umani dovrebbe essere integrato in tutti gli ambiti di intervento riguardanti la pace e la sicurezza, la cooperazione allo sviluppo, il commercio e gli investimenti, gli interventi umanitari, i cambiamenti climatici, la migrazione e la lotta al terrorismo, in quanto essi non possono essere trattati separatamente dal rispetto dei diritti umani;

F.  considerando che gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno adottato, con l'impegno di realizzarla, l'Agenda 2030, che contempla un mondo incentrato sul rispetto universale dei diritti umani e della dignità umana, dello Stato di diritto, della giustizia, dell'uguaglianza e della non discriminazione;

G.  considerando che le sessioni ordinarie del CDU, la nomina di relatori speciali, il meccanismo della revisione periodica universale e le procedure speciali riguardanti situazioni nazionali specifiche o questioni tematiche contribuiscono agli sforzi internazionali per la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

H.  considerando che alcuni degli attuali membri del CDU sono riconosciuti tra gli autori delle più gravi violazioni dei diritti umani e hanno fatto registrare risultati discutibili in termini di cooperazione nell'ambito delle procedure speciali delle Nazioni Unite e di osservanza dei propri obblighi di informazione nei confronti degli organismi delle Nazioni Unite incaricati di garantire il rispetto dei trattati in materia di diritti umani;

Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani

1.  accoglie con favore la nomina dell'Ambasciatore Choi Kyong-lim quale Presidente del CDU per il 2016;

2.  valuta positivamente la relazione annuale del CDU all'Assemblea generale delle Nazioni Unite relativa alla sua 28ª, 29ª e 30ª sessione;

3.  ribadisce la propria posizione secondo cui i membri del CDU dovrebbero essere eletti tra gli Stati che sostengono il rispetto dei diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia ed esorta gli Stati membri delle Nazioni Unite a promuovere, tra l'altro, criteri basati sui risultati in materia di diritti umani affinché un paese possa essere eletto membro del CDU; esprime preoccupazione per le violazioni dei diritti umani perpetrate in alcuni dei paesi membri neoeletti del CDU; ritiene che gli Stati membri non dovrebbero sostenere l'elezione al CDU di paesi che non difendono il rispetto dei diritti umani;

4.  sottolinea che è importante sostenere l'indipendenza e l'integrità dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), in modo da garantire che possa continuare a esercitare il suo mandato in modo efficace e imparziale; chiede in tale contesto che l'OHCHR venga dotato di sostegno e finanziamento adeguati; ribadisce il proprio sostegno a favore delle procedure speciali e dello status indipendente dei detentori di mandato, come i relatori speciali, nell'ottica di consentire loro di svolgere le proprie funzioni nella piena imparzialità, e invita tutti i paesi a cooperare con le suddette procedure; deplora la mancanza di collaborazione dimostrata da alcuni Stati membri;

5.  ribadisce l'importanza del carattere universale della revisione periodica universale, nell'ottica di pervenire alla piena comprensione della situazione dei diritti umani in tutti i paesi membri delle Nazioni Unite, e ribadisce il proprio sostegno al secondo ciclo della revisione, incentrato in particolare sull'attuazione delle raccomandazioni accettate durante il primo ciclo; rinnova tuttavia l'invito a riprendere in considerazione, nel prosieguo del processo di revisione periodica universale, le raccomandazioni che non erano state accolte dagli Stati durante il primo ciclo;

6.  sottolinea la necessità di garantire che una vasta gamma di soggetti interessati, in particolare la società civile, partecipi pienamente al lavoro del CDU in tutti i suoi aspetti, e guarda con preoccupazione al fatto che gravi limitazioni stanno ostacolando la partecipazione della società civile al processo di revisione periodica universale; invita, a questo proposito, tutti i paesi membri dell'ONU, compresi gli Stati membri dell'UE, ad avvalersi della revisione periodica universale quale strumento per valutare la propria situazione dei diritti umani e a formulare raccomandazioni a tal riguardo;

7.  invita l'Unione europea a dare seguito alle raccomandazioni della revisione periodica universale nell'ambito di tutti i dialoghi programmatici dell'UE con i paesi interessati, onde trovare il modo di attuare tali raccomandazioni per mezzo di strategie nazionali e regionali;

8.  plaude all'iniziativa a favore del cambiamento intrapresa dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, volta a migliorare e rafforzare la presenza globale degli uffici delle Nazioni Unite per i diritti umani con la creazione di otto centri regionali per tutelare e promuovere il rispetto di tali diritti, collaborando direttamente con i partner al fine di trasformare le raccomandazioni dei meccanismi per i diritti umani in cambiamenti concreti sul campo; chiede, in occasione del 10° anniversario del CDU, una valutazione dell'impatto di quest'ultimo anche riguardo al suo mandato e all'attuazione delle sue risoluzioni e di altre decisioni;

Diritti civili e politici

9.  manifesta preoccupazione circa le revisioni costituzionali avviate in taluni paesi e intese a modificare i limiti previsti ai mandati presidenziali, una questione che in alcuni casi è sfociata in violenze elettorali; ribadisce che il rispetto dei diritti civili e politici, tra cui la libertà di espressione individuale e collettiva, come pure la libertà di riunione e associazione, rappresentano l'indicatore di una società democratica, tollerante e pluralistica;

10.  ribadisce altresì che lo svolgimento periodico di elezioni reali, in base al suffragio universale ed equo, è un diritto fondamentale di cui dovrebbero godere tutti i cittadini in conformità della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (articolo 21, paragrafo 3) e del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (articolo 25); riafferma che l'esistenza della libertà di espressione e di un ambiente vivace e propizio a una società civile indipendente e pluralistica sono i presupposti per la promozione del rispetto dei diritti umani;

11.  è del parere che le attuali tecnologie digitali presentino vantaggi e sfide per la tutela del diritto alla privacy, per l'esercizio della libertà di espressione online in tutto il mondo e per la sicurezza, dal momento che tali tecnologie possono essere utilizzate a fini di propaganda estremista e terroristica e come canali di reclutamento; accoglie con favore, in tale contesto, la nomina di un relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla privacy nell'era digitale, il cui mandato comprende questioni relative alla sorveglianza e alla privacy che interessano le persone online o offline;

12.  invita i paesi membri delle Nazioni Unite, compresi gli Stati membri dell'UE, ad attuare le raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme attuali di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza al fine di combattere la diffusione dell'odio razziale, etnico e xenofobo e la sua istigazione su Internet e sulle reti dei media sociali, adottando adeguati provvedimenti legislativi, nel pieno rispetto della libertà di espressione e di opinione;

Difensori dei diritti umani

13.  condanna le continue vessazioni e la detenzione di difensori dei diritti umani e di figure dell'opposizione da parte di forze governative in una serie di paesi terzi; esprime preoccupazione per la legislazione ingiusta e restrittiva, comprese le limitazioni ai finanziamenti esteri, che si traduce in un assottigliamento dello spazio per le attività della società civile; invita tutti i governi a promuovere e a sostenere la libertà dei mezzi di comunicazione, le organizzazioni della società civile e le attività dei difensori dei diritti umani e a consentire loro di operare liberi da timori, repressioni o intimidazioni;

14.  ritiene che le continue vessazioni e la detenzione di difensori dei diritti umani e di figure dell'opposizione da parte di alcuni paesi membri del CDU minino la credibilità di quest'ultimo; esorta l'UE e i suoi Stati membri a promuovere un'iniziativa a livello dell'ONU intesa a delineare una risposta coerente e globale alle sfide principali che i difensori dei diritti umani che si occupano di diritti delle donne, difesa dei diritti ambientali, fondiari e delle popolazioni autoctone, lotta alla corruzione e all'impunità, religione, nonché i giornalisti e gli altri difensori dei diritti umani che utilizzano i media (ivi compresi i media online e i social media) si trovano ad affrontare a livello mondiale, come pure a denunciare sistematicamente la loro uccisione;

15.  esprime profonda preoccupazione per gli attacchi contro operatori umanitari e strutture mediche; rammenta che siffatti attacchi sono vietati dal diritto umanitario internazionale e chiede alle parti in conflitto di rispettare le disposizioni del diritto umanitario internazionale; evidenzia l'importanza di incrementare la sicurezza degli operatori umanitari onde reagire più efficacemente agli attacchi;

Pena di morte

16.  ricorda la posizione dell'UE di tolleranza zero per la pena capitale e ribadisce la sua opposizione di lunga data alla pena di morte, alla tortura e ai trattamenti o alle pene crudeli, inumani o degradanti in tutti i casi e in tutte le circostanze; sottolinea l'importanza del fatto che l'Unione europea continui a promuovere la moratoria sulla pena capitale e sottolinea ancora una volta che l'abolizione di tale pratica contribuisce al rafforzamento della dignità umana; ribadisce la sua posizione secondo cui il sostegno alle politiche di contrasto alla droga dei paesi terzi, ivi inclusa l'assistenza finanziaria, l'assistenza tecnica e il potenziamento delle capacità, dovrebbe escludere il ricorso alla pena di morte per i reati connessi alle sostanze stupefacenti; esprime il suo sostegno a favore dell'istituzione di un relatore speciale sui diritti umani e la politica antidroga;

17.  elogia i notevoli progressi finora compiuti, per cui molti paesi hanno sospeso la pena capitale, mentre altri hanno adottato misure legislative verso l'abolizione della stessa; esprime, tuttavia, il proprio rammarico per il ripristino delle esecuzioni in alcuni paesi nel corso degli ultimi anni; invita gli Stati che hanno abolito la pena di morte o in cui vige da tempo una moratoria al riguardo a tener fede ai propri impegni e a non reintrodurla;

Libertà di religione

18.  ricorda che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo è un diritto umano fondamentale, riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e garantito dall'articolo 18 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici; ricorda ugualmente la sua correlazione con altri diritti umani e libertà fondamentali comprendenti il diritto di credere o non credere, la libertà di praticare un credo teistico, non teistico o ateo e il diritto di adottare un credo di propria scelta, di cambiarlo, abbandonarlo o tornare a farlo proprio; esprime preoccupazione per il fatto che alcuni paesi non rispettano a tutt'oggi le norme dell'ONU e ricorrono alla repressione di Stato, che può comprendere punizioni corporali, pene detentive, ammende esorbitanti e persino la pena capitale, in violazione della libertà di religione o di credo; è preoccupato per la recrudescenza delle persecuzioni nei confronti delle minoranze a causa della loro religione o del loro credo, nonché per i danni illeciti ai loro luoghi di riunione; sostiene il rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite per la libertà di religione o di credo sulle violenze commesse "in nome della religione"; chiede all'UE di dare attuazione alle sue raccomandazioni sulle iniziative a favore del dialogo interreligioso;

19.  accoglie con favore l'impegno dell'UE a favore della promozione della libertà di religione o di credo nell'ambito di consessi internazionali, anche sostenendo il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo; sostiene pienamente la prassi dell'Unione europea di assumere la guida in materia di risoluzioni tematiche nell'ambito del CDU e dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite; chiede azioni concrete per proteggere le minoranze religiose, i non credenti, gli apostati e gli atei che sono vittime di leggi sulla blasfemia; ritiene che sia opportuno intervenire nelle sedi internazionali e regionali, mantenendo un dialogo aperto, trasparente e regolare con le associazioni e comunità religiose, come enunciato all'articolo 17 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

Diritti sociali ed economici

20.  riconosce gli sforzi compiuti dal CDU per porre su un piano di parità tutti i diritti umani e dare loro la stessa importanza, mediante l'istituzione di titolari di mandato per le procedure speciali in materia di diritti economici, sociali e culturali; sottolinea, a tal proposito, l'importanza della ratifica del Protocollo opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, che istituisce meccanismi di denuncia e indagine;

21.  esprime profonda preoccupazione per la crescita della povertà estrema, che mette a repentaglio il pieno godimento di tutti i diritti umani; accoglie positivamente, a tale proposito, il rapporto del relatore speciale del CDU sulla povertà estrema e i diritti umani (A/HRC/29/31) e ne sostiene le proposte intese a eliminare la povertà estrema; ritiene importante affrontare le crescenti disuguaglianze per combattere la povertà in generale e promuovere i diritti sociali ed economici, in particolare agevolando l'accesso al cibo, all'acqua, all'istruzione, all'assistenza sanitaria e all'alloggio;

22.  è del parere che la corruzione, l'evasione fiscale, la cattiva gestione della cosa pubblica e la mancanza di responsabilità rappresentino una minaccia all'equo godimento dei diritti umani e pregiudichino i processi democratici, lo Stato di diritto, l'equa amministrazione della giustizia e i servizi pubblici quali l'istruzione e i servizi sanitari di base; ritiene che gli interventi volti a garantire il rispetto dei diritti umani, in particolare il diritto all'informazione, alla libertà di espressione e di riunione, all'indipendenza della magistratura e alla partecipazione democratica alla cosa pubblica, siano di fondamentale importanza per contrastare la corruzione;

23.  sottolinea le esigenze specifiche delle minoranze nei paesi terzi e la necessità di promuoverne l'uguaglianza in tutti i settori della vita economica, sociale, politica e culturale;

24.  esorta i paesi membri delle Nazioni Unite, inclusi gli Stati membri dell'UE, a chiedere che tutti i titolari di mandato per le procedure speciali accordino particolare attenzione alle questioni che riguardano le donne, i giovani e le persone disabili dei popoli indigeni e riferiscano al CDU a tale riguardo; invita il Servizio europeo per l'azione esterna, la Commissione e gli Stati membri a sostenere la partecipazione dei popoli indigeni alle sessioni del CDU; invita il SEAE e gli Stati membri a sostenere attivamente lo sviluppo del piano d'azione globale sui popoli indigeni, in particolare per quanto riguarda le consultazioni periodiche dei popoli indigeni;

Imprese e diritti umani

25.  sostiene l'attuazione effettiva ed esaustiva dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani; esorta tutti i paesi membri delle Nazioni Unite, inclusi gli Stati membri dell'UE, a sviluppare e attuare piani d'azione nazionali; ritiene che il commercio e i diritti umani possano avanzare di pari passo e che la comunità imprenditoriale abbia un ruolo importante da svolgere nella promozione dei diritti umani e della democrazia; ribadisce che è importante che le imprese europee e multinazionali svolgano un ruolo di primo piano nella promozione di norme internazionali su imprese e diritti umani;

26.  invita le Nazioni Unite e l'Unione europea a sollevare, assieme alle imprese europee e multinazionali, la questione dell'accaparramento dei terreni e dei difensori dei diritti fondiari, che sono vittime di rappresaglie, anche sotto forma di minacce, vessazioni, arresti arbitrari, aggressioni e omicidi;

27.  plaude all'iniziativa dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani di rafforzare il progetto relativo alla rendicontabilità e ai mezzi di ricorso, allo scopo di contribuire alla creazione di un sistema più giusto ed efficace di leggi nazionali in materia di mezzi di ricorso, in particolare nel caso di gravi violazioni dei diritti umani in ambito aziendale; invita tutti i governi ad adempiere al loro obbligo di garantire il rispetto dei diritti umani e l'accesso alla giustizia per le vittime che si trovano confrontate a difficoltà sia pratiche che giuridiche nell'accedere ai mezzi di ricorso sul piano nazionale e internazionale per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani connesse al mondo delle imprese;

28.  rileva che nel luglio 2015 si è riunito per la prima volta il gruppo di lavoro intergovernativo aperto sull'elaborazione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante riguardante le società transnazionali e altre imprese in relazione ai diritti umani, istituito da una risoluzione del CDU del 26 giugno 2014; chiede che l'UE sostenga gli sforzi volti ad allineare le sue politiche alle linee guida dell'OCSE destinate alle imprese multinazionali e raccomanda che l'UE e i suoi Stati membri partecipino in modo costruttivo al dibattito relativo a uno strumento internazionale giuridicamente vincolante riguardante le imprese e i diritti umani nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite;

Migrazione e rifugiati

29.  esprime preoccupazione per la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale, dovuta al crescente numero di persone costrette a lasciare la propria abitazione a causa di persecuzioni, conflitti armati, violenza generalizzata e cambiamenti climatici, e in cerca di protezione e di una vita migliore, che rischiano la propria vita affrontando viaggi pericolosi; sollecita un'azione coordinata ed efficace a livello internazionale volta ad affrontare le cause profonde della migrazione; chiede, inoltre, che si compiano maggiori sforzi a livello delle Nazioni Unite per far fronte alle sfide migratorie attuali e future, assicurando risorse finanziarie adeguate per il CDU, il PAM e altri organi delle Nazioni Unite che si occupano di fornire servizi fondamentali ai rifugiati all'interno e all'esterno delle zone di conflitto; evidenzia l'importanza del lavoro del relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti, ivi incluse le sue raccomandazioni;

30.  invita tutti i paesi ad adottare un approccio alla migrazione basato sui diritti umani, che tuteli i diritti dei migranti e dei rifugiati nelle politiche in materia di migrazione e della gestione di tale fenomeno, prestando particolare attenzione alla situazione dei gruppi emarginati e svantaggiati di migranti e rifugiati, come le donne e i minori; invita tutti gli Stati ad affrontare il problema della violenza di genere nei confronti di donne e ragazze e sottolinea l'importanza di concepire la politica migratoria partendo da una prospettiva di genere, onde rispondere alle loro esigenze specifiche;

31.  ricorda che tutti gli Stati hanno l'obbligo di rispettare e tutelare i diritti umani di tutti gli individui sotto la loro giurisdizione, a prescindere dalla nazionalità o dall'origine e dalla condizione di migrante; rammenta che una strategia globale in materia di migrazione è strettamente collegata con le politiche di sviluppo e umanitarie, tra cui la creazione di corridoi umanitari e il rilascio di visti umanitari; ribadisce la sua richiesta affinché tutti gli accordi di cooperazione in tema di migrazione e di riammissione con gli Stati extra UE siano conformi al diritto internazionale; ricorda che il rimpatrio dei migranti dovrebbe avvenire unicamente nel pieno rispetto dei loro diritti, sulla base di decisioni informate, e solo quando nel loro paese sia garantita la tutela dei loro diritti; invita i governi a porre fine agli arresti arbitrari e alla detenzione arbitraria di migranti; esprime preoccupazione per la discriminazione nei confronti dei migranti e dei rifugiati, come pure per le violazioni dei loro diritti; invita al riguardo i paesi membri delle Nazioni Unite, compresi gli Stati membri dell'UE, a rispettare il diritto di chiedere e di ottenere asilo;

Cambiamenti climatici e diritti umani

32.  accoglie con favore l'accordo di Parigi nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che copre l'adattamento, la mitigazione, lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie nonché il rafforzamento di capacità; invita tutte le parti firmatarie a tener fede agli impegni assunti; deplora l'assenza nell'UNFCCC di qualsiasi riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti umani e chiede che tutte le politiche e le iniziative della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si basino su tali diritti;

33.  ricorda che le ripercussioni negative dei cambiamenti climatici rappresentano una minaccia immediata e potenzialmente irreversibile per il pieno godimento dei diritti umani, e che l'impatto dei cambiamenti climatici sui gruppi vulnerabili la cui situazione a livello di diritti è già precaria è considerevole; rileva con preoccupazione che gli incidenti correlati al clima, come l'innalzamento del livello dei mari e i cambiamenti meteorologici estremi che provocano siccità e inondazioni, porteranno, secondo le previsioni, a perdite di vita, spostamenti di popolazioni e carenze di cibo e acqua ancora maggiori;

34.  invita la comunità internazionale ad affrontare le lacune giuridiche che presenta il termine "rifugiato climatico", compresa la sua eventuale definizione internazionale;

Diritti delle donne

35.  accoglie positivamente la recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su "Donne, pace e sicurezza", che pone le donne al centro di tutti gli sforzi intesi ad affrontare le sfide globali, tra cui il diffondersi dell'estremismo violento, i cambiamenti climatici, le migrazioni, lo sviluppo sostenibile, la pace e la sicurezza; plaude alle conclusioni dello studio globale delle Nazioni Unite sull'attuazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su "Donne, pace e sicurezza", che sottolineano l'importanza della leadership e della partecipazione delle donne alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace, e il fatto che la presenza femminile ha migliorato l'assistenza umanitaria, ha intensificato gli sforzi delle forze di pace, ha favorito la conclusione dei colloqui di pace e ha contribuito a contrastare l'estremismo violento; invita le Nazioni Unite e tutti i suoi paesi membri ad adottare misure concrete per garantire l'autonomia delle donne e il loro coinvolgimento significativo nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di consolidamento della pace, potenziando la loro rappresentanza a tutti i livelli decisionali, anche in seno a istituzioni e meccanismi nazionali, regionali e internazionali;

36.  esprime costernazione dinanzi al fatto che, con l'emergere di gruppi estremisti violenti quali Da'ish in Siria e in Iraq e Boko Haram nell'Africa occidentale, la violenza contro le donne ha acquisito una nuova dimensione, dal momento che la violenza sessuale è diventata parte integrante degli obiettivi, dell'ideologia e delle fonti di reddito di tali gruppi estremisti e ha posto la comunità internazionale dinanzi a una nuova sfida cruciale; invita tutti i governi e le istituzioni delle Nazioni Unite a intensificare il loro impegno nella lotta contro questi crimini abominevoli e nel ripristino della dignità delle donne, in modo che possano ricevere giustizia, riparazione e adeguate misure di sostegno;

37.  ritiene che garantire l'autonomia delle donne, affrontando le sottese disparità di genere che rendono donne e ragazze vulnerabili nei periodi di conflitto, sia un modo per contrastare l'estremismo; sottolinea la necessità di garantire la continuità dell'istruzione per le ragazze nei campi profughi, nelle zone di conflitto colpite da povertà e condizioni ambientali estreme, come siccità e inondazioni;

38.  sottolinea l'importanza di non compromettere l'acquis della Piattaforma d'azione di Pechino sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale; evidenzia che l'accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva contribuisce a ridurre la mortalità infantile e delle madri; segnala che la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole agli anticoncezionali e alla gamma completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva sono elementi importanti per salvare la vita delle donne e aiutarle a riappropriarsi della loro vita qualora siano state vittime di stupro; sottolinea la necessità di porre tali politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi;

39.  sottolinea l'importanza di misure volte a rafforzare la leadership e la partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale; invita gli Stati ad assicurare la pari rappresentanza delle donne nelle istituzioni pubbliche e nella vita pubblica, anche riservando un'attenzione speciale all'inclusione delle donne appartenenti a minoranze;

40.  invita la Commissione, il SEAE e il vicepresidente/alto rappresentante (VP/AR) a continuare a promuovere l'emancipazione politica ed economica delle donne e delle ragazze, integrando l'uguaglianza di genere in tutte le loro politiche e i loro programmi esterni, anche attraverso dialoghi strutturati con i paesi terzi, sollevando pubblicamente questioni di genere e garantendo nel contempo fondi sufficienti a tale scopo;

Diritti dei minori

41.  sostiene gli sforzi dell'UE intesi a promuovere i diritti dei minori, in particolare contribuendo ad assicurare il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, garantendo la riabilitazione e il reintegro dei bambini reclutati nei gruppi armati, eliminando il lavoro minorile, la tortura, la stregoneria infantile, il traffico di minori, i matrimoni infantili e lo sfruttamento sessuale, nonché fornendo assistenza ai bambini nei conflitti armati e garantendo loro l'accesso all'istruzione nelle zone di conflitto e nei campi profughi;

42.  ricorda che la Convenzione sui diritti del fanciullo, che è stata adottata nel 1989 e costituisce il trattato internazionale sui diritti umani più ampiamente ratificato, stabilisce una serie di diritti dei minori, tra cui il diritto alla vita, alla salute, all'istruzione e al gioco, nonché il diritto alla vita familiare, il diritto di essere protetti dalla violenza e dalla discriminazione e di essere ascoltati; invita tutti i firmatari di tale trattato a onorare i loro obblighi;

43.  si compiace del preannunciato studio globale che sarà avviato dalle Nazioni Unite per individuare, attraverso il monitoraggio e l'analisi valutativa, le modalità con cui le vigenti leggi e norme internazionali vengono attuate sul campo e per valutare le opportunità concrete che si presentano agli Stati per migliorare le loro politiche e le loro risposte; esorta tutti gli Stati a sostenere lo studio e a parteciparvi attivamente;

44.  osserva con preoccupazione che nel 2015 una serie di persone è stata condannata a morte e giustiziata per crimini commessi a un'età inferiore ai 18 anni in paesi di tutto il mondo benché la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo sancisca il divieto di applicare la pena di morte ai minori;

Diritti delle persone LGBTI

45.  esprime preoccupazione per il persistere, in vari paesi, di leggi e pratiche discriminatorie e di atti di violenza nei confronti delle persone sulla base del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere; invita a un attento monitoraggio della situazione delle persone LGBTI nei paesi in cui sono state introdotte di recente leggi anti-LGBTI; esprime profonda preoccupazione per le leggi cosiddette "antipropaganda" che limitano la libertà di espressione e di riunione, vigenti anche in alcuni paesi del continente europeo;

46.  ribadisce il suo sostegno al costante lavoro dell'Alto commissario per i diritti umani volto a promuovere e tutelare l'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGBTI, in particolare mediante dichiarazioni, relazioni e la campagna "Liberi e uguali"; incoraggia l'Alto commissario a proseguire la lotta contro leggi e pratiche discriminatorie; è preoccupato per le limitazioni imposte alle libertà fondamentali dei difensori dei diritti umani delle persone LGBTI e sollecita l'UE a rafforzare il proprio sostegno nei loro confronti; rileva che i diritti fondamentali delle persone LGBTI sarebbero maggiormente tutelati se queste avessero accesso a tutti gli istituti giuridici;

Integrazione dei diritti umani da parte dell'Unione europea e coerenza

47.  invita l'Unione europea a promuovere l'universalità e l'indivisibilità dei diritti umani, compresi i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali, in conformità dell'articolo 21 del trattato sull'Unione europea e delle disposizioni generali sull'azione esterna dell'Unione;

48.  ribadisce il proprio invito all'UE ad adottare un approccio basato sui diritti e a integrare il rispetto dei diritti umani nelle politiche commerciali e di investimento, nei servizi pubblici e nella cooperazione allo sviluppo, come pure nella politica di sicurezza e di difesa comune; sottolinea altresì che la politica dell'UE in materia di diritti umani dovrebbe garantire che le politiche interne ed esterne siano coerenti, in linea con gli obblighi previsti dal trattato UE;

49.  ribadisce, inoltre, l'importanza della partecipazione attiva e costante dell'UE ai meccanismi per i diritti umani delle Nazioni Unite, in particolare la terza commissione, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite e il CDU; riconosce gli sforzi profusi dal SEAE, dalle delegazioni dell'UE a New York e a Ginevra e dagli Stati membri sia per aumentare la coerenza dell'UE sul tema dei diritti umani a livello di Nazioni Unite tramite consultazioni tempestive e concrete sia per esprimersi "con una sola voce"; incoraggia l'UE ad aumentare gli sforzi tesi a far sentire la propria voce, anche intensificando il ricorso alla prassi sempre più diffusa delle iniziative interregionali nonché copatrocinando risoluzioni e assumendo un ruolo guida nel processo a esse relativo; ribadisce il proprio appello a una maggiore visibilità dell'azione dell'UE in tutte le sedi multilaterali;

50.  chiede al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani di continuare a rafforzare l'efficacia, la coerenza e la visibilità della politica dell'Unione in materia di diritti umani nel contesto del CDU, nel quadro dell'ulteriore sviluppo di una stretta cooperazione con l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani e nell'ambito delle procedure speciali;

51.  sottolinea con enfasi la necessità di migliorare la preparazione e il coordinamento delle posizioni dell'UE per le sessioni del CDU e nell'affrontare la questione della coerenza tra la dimensione esterna e quella interna della politica dell'UE in materia di diritti umani;

52.  ricorda l'importanza di mantenere la pratica istituzionalizzata di inviare una delegazione parlamentare al CDU e all'Assemblea generale delle Nazioni Unite;

53.  chiede un impegno più di principio e non selettivo degli Stati membri dell'UE nel CDU;

Droni e armi autonome

54.  ribadisce la sua richiesta al Consiglio dell'UE di elaborare una posizione comune dell'Unione sull'uso di droni armati, che attribuisca la massima importanza al rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale e che affronti questioni quali il quadro giuridico, la proporzionalità, l'assunzione di responsabilità, la protezione dei civili e la trasparenza; esorta nuovamente l'UE a vietare la produzione, lo sviluppo e l'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza intervento umano; insiste sulla necessità che i diritti umani siano presi in considerazione in tutti i dialoghi con i paesi terzi sulla lotta al terrorismo;

Misure antiterrorismo

55.  prende atto con soddisfazione del documento d'orientamento per la lotta al terrorismo elaborato dal SEAE e dalla Commissione allo scopo di garantire il rispetto dei diritti umani nella programmazione e nell'attuazione dei progetti di assistenza ai paesi terzi nella lotta al terrorismo; ricorda, a tale riguardo, che il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali è cruciale per la riuscita delle politiche di lotta al terrorismo, ivi incluso l'utilizzo delle tecnologie di sorveglianza digitale; sottolinea la necessità di sviluppare strategie di comunicazione efficaci per contrastare il terrorismo e la propaganda estremista e i metodi di reclutamento, in particolare online;

Democratizzazione

56.  raccomanda all'UE di intensificare i propri sforzi per sviluppare un approccio più globale ai processi di democratizzazione, di cui le elezioni libere ed eque sono solo un aspetto, al fine di contribuire positivamente al rafforzamento delle istituzioni democratiche; ritiene che si dovrebbe fare ricorso alla condivisione delle migliori prassi di transizione nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato per sostenere e consolidare altri processi di democratizzazione in tutto il mondo;

Sviluppo e diritti umani

57.  sottolinea l'importanza dell'Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 relativo alla pace e alla giustizia dell'Agenda 2030, che dovrebbe rappresentare una delle priorità di tutte le azioni esterne e interne, in particolare per quanto riguarda il finanziamento della cooperazione allo sviluppo;

Sport e diritti umani

58.  esprime seria preoccupazione per il fatto che alcune grandi manifestazioni sportive sono ospitate in Stati autoritari in cui si verificano violazioni dei diritti umani; chiede che le Nazioni Unite e gli Stati membri dell'UE sollevino attivamente la questione e s'impegnino con le federazioni sportive nazionali, le imprese e le organizzazioni della società civile per definire gli aspetti pratici della loro partecipazione a tali eventi, tra cui la Coppa del mondo FIFA del 2018 in Russia e del 2022 nel Qatar nonché i Giochi olimpici del 2022 a Pechino;

Corte penale internazionale (CPI)

59.  ribadisce il suo pieno sostegno alle attività della CPI finalizzate a porre fine all'impunità degli autori dei crimini più gravi, motivo di allarme per la comunità internazionale, e a offrire giustizia alle vittime dei crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità e del genocidio; rimane vigile nei confronti di ogni tentativo di minare la legittimità o l'indipendenza della Corte; esorta l'UE e i suoi Stati membri a cooperare con la Corte e a garantirle un forte sostegno diplomatico, politico e finanziario, anche in seno alle Nazioni Unite; invita l'UE, i suoi Stati membri e i rappresentanti speciali dell'Unione a promuovere attivamente la CPI, l'esecuzione delle sue decisioni e la lotta contro l'impunità dei reati previsti dallo Statuto di Roma, anche rafforzando e ampliando le sue relazioni con il Consiglio di sicurezza e promuovendo la ratifica universale dello Statuto di Roma e degli emendamenti di Kampala;

Paesi oggetto della revisione periodica universale (UPR)

Georgia

60.  accoglie con favore l'adesione della Georgia alla CDU e la recente UPR sulla Georgia; prende atto delle riforme legislative che hanno portato ad alcuni progressi e miglioramenti nel settore della giustizia e dell'applicazione della legge, nell'operato della procura, nella lotta ai maltrattamenti, nella tutela dei diritti dei minori, nella protezione della vita privata, dei dati personali e degli sfollati interni;

61.  osserva, tuttavia, che sono necessari ulteriori sforzi in merito alla piena indipendenza della magistratura e ai maltrattamenti, segnatamente per quanto concerne la custodia cautelare e la riabilitazione delle vittime, nonché in merito all'assunzione di responsabilità per abusi commessi dalle forze di contrasto, alle indagini circa gli abusi compiuti in passato da ufficiali governativi e ai diritti delle minoranze e delle donne; sottolinea la responsabilità del governo a norma del diritto internazionale in materia di diritti umani di proteggere tutti i minori dalla violenza e chiede il controllo di tutte le istituzioni caritatevoli per minori; chiede che siano previste disposizioni per la riabilitazione delle vittime; continua a nutrire preoccupazione per la libertà di espressione e dei mezzi d'informazione e la mancanza di accesso degli osservatori ai territori occupati dell'Abkhazia e della regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, in cui le violazioni dei diritti umani restano diffuse; sollecita il governo della Georgia ad adottare opportune misure al fine di garantire un seguito alle raccomandazioni formulate durante la revisione periodica universale;

Libano

62.  si compiace con il Libano per la politica di apertura delle frontiere e di accoglienza che ha attuato per anni nei confronti dei rifugiati provenienti da Palestina, Iraq e Siria e sottolinea che il paese, dove una persona su quattro è un rifugiato, ha la più elevata concentrazione pro capite di rifugiati nel mondo; invita l'Unione europea a destinare maggiori risorse e a cooperare strettamente con le autorità libanesi per sostenere il paese nella protezione dei diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo; esprime preoccupazione, a tale proposito, per il rilevante numero di casi denunciati di matrimoni minorili e/o forzati tra i rifugiati siriani; incoraggia il governo libanese a prendere in considerazione una riforma della legislazione che disciplini l'ingresso, il soggiorno e l'uscita del Libano;

63.  sostiene le raccomandazioni della Commissione delle Nazioni Unite per l'eliminazione delle discriminazioni nei confronti della donna (CEDAW) che sollecitano misure volte a sensibilizzare le lavoratrici domestiche migranti sui loro diritti umani a norma della convenzione del CEDAW, di cui il Libano è firmatario; sottolinea, in particolare, la necessità di abolire il "sistema Kafala" e di assicurare un accesso effettivo alla giustizia per le lavoratrici domestiche migranti, anche garantendo la loro sicurezza e residenza durante le procedure giuridiche e amministrative concernenti il loro status;

Mauritania

64.  sottolinea che, anche se il governo mauritano ha compiuto progressi nell'adozione di interventi legislativi intesi a contrastare ogni forma di schiavitù o le pratiche di semi-schiavitù, la mancanza di un'effettiva attuazione concorre alla persistenza del fenomeno; invita le autorità a emanare una legge contro la schiavitù, ad avviare su scala nazionale, in modo sistematico e regolare, la raccolta di dati disaggregati su tutte le forme di schiavitù e a eseguire a uno studio approfondito basato su dati empirici della storia e della natura della schiavitù al fine di porre fine a tale pratica;

65.  sollecita le autorità mauritane a consentire la libertà di parola e di riunione, conformemente alle convenzioni internazionali e al diritto interno della stessa Mauritania; sollecita altresì la scarcerazione di Biram Dah Abeid, Bilal Ramdane e Djiby Sow affinché possano proseguire la loro campagna non violenta contro il persistere della schiavitù senza timori di intimidazioni e molestie;

Myanmar/Birmania

66.  accoglie con favore lo svolgimento di elezioni competitive l'8 novembre 2015, un'importante pietra miliare nella transizione democratica del paese; prende atto con soddisfazione dell'impegno assunto dagli elettori del Myanmar/Birmania a proseguire la democratizzazione del paese; nutre preoccupazione, tuttavia, per il quadro costituzionale di queste elezioni, in virtù del quale il 25% dei seggi in parlamento è destinato a membri dell'esercito; riconosce i progressi sinora compiuti sul versante dei diritti umani, individuando al contempo il persistere di problematiche di grande rilevanza, tra cui i diritti delle minoranze e la libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica;

67.  condanna i gravi e diffusi episodi di discriminazione e repressione nei confronti dei Rohingya, aggravati dal fatto che tale comunità non dispone di status giuridico e dall'aumento della retorica di incitamento all'odio contro i non buddisti; chiede che siano svolte indagini complete, trasparenti e indipendenti in relazione a tutte le segnalazioni di violazioni dei diritti umani nei confronti dei Rohingya e ritiene che le quattro leggi adottate dal parlamento nel 2015 intese a "proteggere la razza e la religione" contemplino aspetti discriminatori per quanto riguarda il genere; ribadisce la sua richiesta di autorizzare l'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR) a istituire un ufficio nel paese ed esprime preoccupazione per il fatto che ciò non sia ancora avvenuto; sottolinea la necessità di effettuare una valutazione completa dell'impatto in termini di sostenibilità prima della conclusione definitiva dei negoziati sull'accordo di investimento UE-Myanmar/Birmania;

Nepal

68.  accoglie con favore l'entrata in vigore, il 20 settembre 2015, della nuova costituzione del Nepal, che dovrebbe gettare le basi per la stabilità politica e lo sviluppo economico futuri del paese; auspica che nel prossimo futuro si affrontino le questioni che ancora destano preoccupazioni circa la rappresentanza politica delle minoranze, compresi i Dalit, e le leggi sulla cittadinanza;

69.  deplora la diffusa assenza di responsabilità per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani commesse da entrambe le parti durante la guerra civile, nonostante l'adozione, nel maggio 2014, della legge sulla verità, la riconciliazione e le sparizioni; esorta il governo del Nepal ad aderire alla Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate; condanna le limitazioni imposte alle libertà fondamentali dei rifugiati tibetani; sollecita l'India a revocare il blocco ufficioso sull'economia del Nepal che, assieme al devastante terremoto dell'aprile 2015, sta causando una crisi umanitaria e sta spingendo quasi un altro milione di nepalesi in una spirale di povertà;

Oman

70.  si compiace con l'Oman per l'istituzione della Commissione governativa nazionale per i diritti umani (NHRC) e per l'invito che, nel settembre 2014, ha permesso la storica visita del relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto di riunione pacifica; esprime l'auspicio che questi passi costruttivi conducano a una maggiore collaborazione dell'Oman con i rappresentanti per i diritti umani delle Nazioni Unite e le organizzazioni indipendenti per i diritti umani;

71.  incoraggia l'Oman ad adottare le misure necessarie per alleviare ciò che il relatore speciale dell'ONU ha descritto come un clima diffuso di paura e intimidazione nel paese; esprime persistente preoccupazione per la messa al bando di tutti i partiti politici e invita il governo a un ripensamento; chiede alle istituzioni dell'Unione europea e agli Stati membri di offrire assistenza tecnica e giuridica per aiutare l'Oman a creare un ambiente sicuro e favorevole per le organizzazioni della società civile;

Ruanda

72.  esprime la propria preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Ruanda, compresi le restrizioni alla libertà di espressione e di associazione, il restringimento dello spazio democratico per i partiti politici di opposizione e le attività della società civile indipendente, nonché l'assenza di un contesto favorevole all'indipendenza della magistratura; invita il governo ruandese ad aprire uno spazio democratico in cui tutte le fasce della società possano agire liberamente;

73.  esprime preoccupazione per le recenti modifiche costituzionali che consentono al presidente in carica di candidarsi per un terzo mandato; invita il governo ruandese a rispettare la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo;

Sud Sudan

74.  accoglie con favore l'accordo di pace sottoscritto dalle parti in conflitto il 28 agosto 2015 per porre fine alla guerra civile, il quale comprende una condivisione transitoria del potere, misure di sicurezza e l'istituzione di un tribunale ibrido per giudicare tutti i crimini commessi dall'inizio del conflitto; ricorda che il conflitto ha causato migliaia di vittime e provocato lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone e rifugiati;

75.  invita tutte le parti ad astenersi dal commettere violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto umanitario internazionale, comprese le violazioni che equivalgono a crimini internazionali, come le esecuzioni extragiudiziali, la violenza mirata di stampo etnico, la violenza sessuale nei conflitti, compreso lo stupro, nonché la violenza di genere, il reclutamento e l'impiego di bambini, le sparizioni forzate e gli arresti e la detenzione arbitrari;

76.  accoglie con favore la risoluzione del CDU del giugno 2015 e l'invio di una missione dell'OHCHR finalizzata a monitorare la situazione dei diritti umani in Sud Sudan e riferire in merito; invita il Consiglio per i diritti umani a sostenere la nomina di un relatore speciale sul Sud Sudan, con il mandato di monitorare e riferire pubblicamente sulle violazioni, assistere il governo nell'attuazione delle raccomandazioni che saranno presentate dalla missione dell'OHCHR e formulare raccomandazioni per conseguire un'effettiva responsabilizzazione;

Venezuela

77.  esprime preoccupazione per la drammatica situazione dei diritti umani nel paese in seguito al deterioramento della situazione economica, politica e sociale negli ultimi anni; ribadisce che la libertà di espressione, l'indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto sono componenti essenziali di qualsiasi società democratica; chiede alle autorità venezuelane di liberare immediatamente i leader dell'opposizione e tutti i manifestanti pacifici arbitrariamente detenuti per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione e i loro diritti fondamentali;

78.  accoglie con favore lo svolgimento delle elezioni del 6 dicembre 2015 e la formazione della nuova Assemblea nazionale; condanna qualsiasi tentativo di compromettere la piena applicazione dei risultati elettorali che esprimono la volontà del popolo venezuelano, come la sospensione di alcuni membri eletti democraticamente; ricorda che il nuovo governo dovrà affrontare un ampio ventaglio di questioni riguardanti i diritti umani, tra cui l'impunità, la responsabilità per le esecuzioni extragiudiziali, gli arresti e le detenzioni arbitrari, il diritto a un giusto processo, l'indipendenza del potere giudiziario, la libertà di riunione e di associazione e la libertà dei media; sottolinea che l'inclusione del Venezuela tra i membri del CDU per un periodo di tre anni a partire dal 1° gennaio 2016 comporta una speciale responsabilità nell'ambito del rispetto dei diritti umani;

Siria

79.  esprime preoccupazione per la drammatica situazione umanitaria e della sicurezza in Siria; sottolinea l'importanza del lavoro svolto dalla commissione d'inchiesta internazionale indipendente dell'ONU sulla Siria; condanna gli attacchi deliberati a danno di civili, gli attacchi indiscriminati e sproporzionati, gli attacchi contro civili e beni protetti appartenenti al patrimonio culturale, nonché l'imposizione punitiva di assedi e blocchi; pone l'accento sulla necessità di dedicare un'attenzione e un sostegno particolari alle donne che subiscono violenze, alle organizzazioni femminili così come al loro contributo agli aiuti umanitari e alla risoluzione dei conflitti; chiede che l'UE e gli Stati membri contribuiscano a fare sì che la commissione d'inchiesta riceva finanziamenti adeguati per eseguire il proprio mandato, il quale consiste nello stabilire i fatti e le circostanze alla base di tutte le gravi violazioni dei diritti umani commesse e, se possibile, nell'identificare i responsabili al fine di garantire che gli autori delle violazioni, tra cui violazioni che possono costituire crimini contro l'umanità, rispondano delle loro azioni, anche tramite il deferimento alla Corte penale internazionale;

80.  ribadisce la propria convinzione che una soluzione sostenibile alla crisi in Siria sia possibile esclusivamente tramite un accordo politico inclusivo che conduca ad un'autentica transizione politica tale da soddisfare le legittime aspirazioni del popolo siriano e consenta a quest'ultimo di determinare il proprio futuro in maniera indipendente e democratica; accoglie con favore la dichiarazione finale del 30 ottobre 2015 sui risultati dei colloqui di Vienna sulla Siria; accoglie con favore l'approvazione della risoluzione n. 2254 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 18 dicembre 2015;

81.  è preoccupato per la persecuzione delle minoranze religiose ed etniche in Siria, i cui membri sono costretti a convertirsi e a rendere omaggio e sono, inoltre, aggrediti, feriti, venduti come schiavi nonché resi vittime dell'espianto coatto di organi solamente in ragione della loro fede;

Burundi

82.  esprime profonda preoccupazione per gli attacchi mirati contro gli attivisti dei diritti umani, i giornalisti e i loro familiari; condanna fermamente la violenza politica, le esecuzioni sommarie e altre violazioni dei diritti umani; esorta le autorità del Burundi a porre fine a tali abusi e violazioni riconoscendo l'urgenza e l'importanza di tale questione, e a condurre indagini imparziali e indipendenti con l'obiettivo di assicurare i responsabili alla giustizia e di garantire un risarcimento alle vittime;

83.  continua a nutrire profonda preoccupazione per l'impatto umanitario della crisi sulla popolazione civile del paese e dell'intera regione; chiede che l'UE continui ad adoperarsi per pervenire a una soluzione consensuale tra il governo e l'opposizione nell'ottica di ripristinare un sistema politico inclusivo e democratico;

84.  si compiace della sessione speciale del Consiglio per i diritti umani, tenutasi il 17 dicembre 2015, volta a prevenire un ulteriore peggioramento della situazione dei diritti umani in Burundi, ma si rammarica per il ritardo nella sua organizzazione; sollecita la rapida attuazione della missione da parte di esperti indipendenti ed esorta le autorità del Burundi a garantire una completa cooperazione nel quadro della missione;

Arabia Saudita

85.  rimane seriamente preoccupato per le violazioni sistematiche dei diritti umani nel paese; esprime profonda preoccupazione per il ritmo allarmante con cui i tribunali hanno inflitto ed eseguito la pena capitale in Arabia Saudita nel 2015; deplora le esecuzioni di massa avvenute nelle scorse settimane; chiede all'Arabia Saudita di imporre una moratoria sulla pena di morte;

86.  invita le autorità saudite a liberare tutti i prigionieri di coscienza, incluso il vincitore del premio Sacharov 2015, Raif Badawi; chiede all'UE di seguire con attenzione il suo caso specifico;

87.  ribadisce che i membri del CDU dovrebbero essere eletti tra gli Stati che rispettano i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia, il che attualmente non rispecchia la situazione dell'Arabia Saudita; invita le autorità saudite a cooperare pienamente con le procedure speciali del CDU e con l'Ufficio dell'Alto commissario per i diritti umani;

Bielorussia

88.  accoglie con favore il rilascio dei rimanenti prigionieri politici nell'agosto 2015 e invita il governo bielorusso a riabilitare i prigionieri politici liberati e a ripristinare pienamente i loro diritti civili e politici; esprime profonda preoccupazione per il protrarsi delle limitazioni alle libertà di espressione, di associazione e di riunione pacifica; condanna i soprusi ai danni di giornalisti indipendenti e di opposizione nonché la vessazione e la detenzione di attivisti per i diritti umani; esorta la Bielorussia ad aderire alla moratoria generale sull'esecuzione della pena di morte quale primo passo verso la sua definitiva abolizione; invita il governo a cooperare pienamente con il relatore speciale nonché a impegnarsi ad apportare le riforme per tutelare i diritti umani, anche attuando le raccomandazioni formulate dal relatore speciale e altri meccanismi per i diritti umani;

Processo di pace in Medio Oriente

89.  prende atto delle conclusioni del VP/AR e del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente adottate il 18 gennaio 2016; concorda pienamente con il Consiglio sul fatto che il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani internazionali, compresa la loro responsabilità, da parte di tutti è un elemento fondamentale per il conseguimento della pace e della sicurezza e che gli insediamenti israeliani sono illegali ai sensi del diritto internazionale e compromettono la fattibilità della soluzione a due Stati; si rammarica profondamente per le dimissioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi, Makarim Wibisono;

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90.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Presidente della 69ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, al Presidente del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, all'alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e al Segretario generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0470.

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