Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2016/2557(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

RC-B8-0174/2016

Discussioni :

Votazioni :

PV 04/02/2016 - 8.2

Testi approvati :

P8_TA(2016)0044

Testi approvati
PDF 166kWORD 70k
Giovedì 4 febbraio 2016 - Strasburgo Edizione definitiva
Bahrein: il caso di Mohammed Ramadan
P8_TA(2016)0044RC-B8-0174/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2016 sul Bahrein: il caso di Mohammed Ramadan (2016/2557(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bahrein, segnatamente quella del 9 luglio 2015 sul Bahrein e in particolare sul caso di Nabeel Rajab(1),

–  vista la Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, istituita con decreto regio per indagare e riferire in merito agli eventi verificatisi nel paese nel febbraio 2011 e alle relative conseguenze, la quale ha pubblicato la propria relazione nel novembre 2011,

–  vista la presentazione della seconda relazione annuale del 2014 a cura del presidente dell'Istituto nazionale per i diritti umani (NIHR), Abdulaziz Abul, al ministro degli Interni, luogotenente generale Shaikh Rashid bin Abdullah Al-Khalifa, del 27 gennaio 2016,

–  vista la dichiarazione comune di 33 paesi sul Bahrein, rilasciata in occasione della 30a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani il 14 settembre 2015,

–  vista la dichiarazione comune sul Bahrein resa il 16 luglio 2015 dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei difensori dei diritti umani, dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione e dal relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione,

–  vista la relazione del novembre 2011 elaborata dalla Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein,

–  visto l'appello per il rilascio immediato del prigioniero di coscienza Abduljalil al-Singace, il quale è in sciopero della fame,

–  vista la decisione del Consiglio ministeriale della Lega araba, riunitosi il 1° settembre 2013 al Cairo, di istituire una Corte panaraba dei diritti umani con sede a Manama, capitale del Bahrein,

–  visto l'accordo di cooperazione tra l'Unione europea e il Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG) del 1988,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di pena di morte, quali rivisti il 12 aprile 2013,

–  visti il Patto internazionale del 1966 relativo ai diritti civili e politici, la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti e la Carta araba dei diritti umani, di cui il Bahrein è firmatario,

–  vista la risoluzione 68/178 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e la risoluzione 25/7 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nell'ambito della lotta contro il terrorismo,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Bahrein è un partner fondamentale dell'Unione europea nel Golfo persico, anche nell'ambito delle relazioni politiche ed economiche, dell'energia e della sicurezza; che è nell'interesse reciproco approfondire ulteriormente il partenariato, al fine di rispondere al meglio alle sfide future;

B.  considerando che fin dall'inizio delle rivolte del 2011 le autorità del Bahrein hanno intensificato il ricorso a misure repressive sulla base di accuse di terrorismo nei confronti di manifestanti pacifici, compreso l'uso della pena di morte; che nel 2015 i tribunali bahreiniti hanno emesso sette nuove sentenze di condanna a morte;

C.  considerando che il 18 febbraio 2014 Mohammed Ramadan, un addetto alla sicurezza aeroportuale di 32 anni, è stato arrestato dalle autorità del Bahrein con l'accusa di aver preso parte, assieme a Husain Ali Moosa, il quale era stato arrestato in precedenza, a un bombardamento ad Al Dair il 14 febbraio 2014, in cui un funzionario di sicurezza era stato ucciso e molti altri erano stati feriti;

D.  considerando che Mohammed Ramadan è stato presumibilmente arrestato senza un mandato e che entrambi gli uomini segnalano di essere stati picchiati con violenza e torturati fino a quando non hanno accettato di confessare, ma hanno successivamente ritrattato le loro confessioni dinanzi al pubblico ministero; che le confessioni presumibilmente ottenute sotto tortura sono state la prova principale nei processi a carico di Mohammed Ramadan e Husain Ali Moosa;

E.  considerando che il 29 dicembre 2014 un tribunale penale bahreinita ha condannato a morte Mohammed Ramadan e Husain Ali Moosa; che i due uomini sono stati condannati assieme ad altri 10 imputati, 9 dei quali sono stati puniti con una pena pari a sei anni di reclusione e l'altro con l'ergastolo; che per giustificare la pena di morte si è fatto ricorso alla legge antiterrorismo del Bahrein;

F.  considerando che le condanne a morte inflitte a Mohammed Ramadan e Husain Ali Moosa sono state confermate il 16 novembre 2015 dalla Corte di cassazione, il tribunale di appello di grado più elevato del Bahrein, nonostante i due uomini avessero ritrattato le loro confessioni, ribadendo che erano avvenute sotto tortura; che i tribunali del Bahrein non hanno preso in considerazione le loro dichiarazioni, né hanno avviato indagini;

G.  considerando che Mohammed Ramadan è solo una delle 10 persone che si trovano nel braccio della morte in Bahrein ed è il primo ad essere stato condannato alla pena capitale dal 2011; che è anche uno dei primi ad aver esaurito tutte le istanze di appello legali ed è a rischio di esecuzione imminente; che non si è a conoscenza di alcuna indagine condotta sulle accuse di tortura nella causa relativa a Mohammed Ramadan;

H.  considerando che il 14 agosto 2014 cinque esperti in materia di diritti umani delle Nazioni Unite hanno manifestato al governo del Bahrein le loro preoccupazioni circa le accuse di arresto arbitrario, detenzione e tortura di nove cittadini bahreiniti, tra cui Mohammed Ramadan, e la successiva condanna a seguito di processi che non hanno rispettato le norme internazionali in materia di processi equi e giusti;

I.  considerando che diverse ONG per la difesa dei diritti umani hanno documentato i processi iniqui e il ricorso alla tortura e alle condanne a morte da parte del Bahrein, i quali violano le varie convenzioni internazionali, compreso il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), a cui il Bahrein ha aderito nel 2006;

J.  considerando che la Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, istituita il 29 giugno 2011 nel Regno del Bahrein con il regio decreto n. 28 per indagare e riferire in merito agli eventi che si sono svolti nel paese nel febbraio 2011, ha formulato una serie di raccomandazioni in relazione ai diritti umani e alle riforme politiche;

K.  considerando che una delle 26 raccomandazioni della Commissione d'inchiesta suggeriva di commutare tutte le condanne a morte decretate per fatti legati agli eventi del febbraio/marzo 2011; che questa è stata una delle due raccomandazioni cui è stata data piena attuazione, il che ha rappresentato un passo positivo verso l'abolizione della pena di morte;

L.  considerando che le suddette raccomandazioni hanno indotto il governo del Bahrein a istituire tre organi, a partire dal 2012, ossia l'Ufficio del Mediatore presso il ministero degli Interni, un'Unità indagini speciali presso l'Ufficio del Procuratore generale e la Commissione per i diritti dei prigionieri e detenuti, tutti aventi il mandato di porre fine al ricorso alla tortura durante gli interrogatori e nelle strutture carcerarie;

M.  considerando che diverse recenti azioni delle autorità bahreinite continuano a violare e limitare i diritti e le libertà di una parte della popolazione, in particolare il diritto dei singoli a manifestare pacificamente, ad esprimersi liberamente e a beneficiare della libertà digitale; che gli attivisti impegnati a favore dei diritti umani sono presi di mira in modo continuo e sistematico e subiscono vessazioni e provvedimenti di detenzione;

N.  considerando che, secondo varie fonti, in Bahrein sono ancora numerosi i prigionieri di coscienza;

O.  considerando che, in base a quanto segnalato, le forze di sicurezza del Bahrein continuano a torturare i detenuti;

1.  si dichiara preoccupato e deluso per il ritorno del Bahrein alla pratica della pena capitale; chiede il ripristino della moratoria sulla pena di morte quale primo passo verso la sua definitiva abolizione; invita il governo del Bahrein, in particolare Sua Maestà Sheik Hamad bin Isa al-Khalifah, a graziare Mohammed Ramadan o a commutare la sua sentenza;

2.  condanna con fermezza il persistente ricorso alla tortura e ad altre pene o trattamenti crudeli o degradanti nei confronti dei prigionieri ad opera delle forze di sicurezza; è estremamente inquieto per l'integrità fisica e psichica dei prigionieri;

3.  si dichiara preoccupato per il ricorso alle leggi antiterrorismo in Bahrein per colpire fedi e convinzioni politiche e impedire ai cittadini di svolgere attività politica;

4.  pone l'accento sull'obbligo di garantire che i difensori dei diritti umani siano tutelati e che possano svolgere il loro lavoro senza intralci, intimidazioni o vessazioni;

5.  prende atto degli sforzi attualmente profusi dal governo del Bahrein per riformare il codice penale e le procedure giuridiche e incoraggia la prosecuzione di questo processo; esorta il governo bahreinita ad aderire alle norme internazionali relative al diritto a un processo equo e giusto e a rispettare le norme minime internazionali di cui agli articoli 9 e 14 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR);

6.  invita le autorità competenti ad avviare indagini rapide e imparziali su tutti i casi di tortura segnalati e a perseguire i presunti autori di torture, nonché ad annullare tutte le condanne decretate sulla base di confessioni ottenute sotto tortura;

7.  ricorda alle autorità del Bahrein che l'articolo 15 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti vieta di utilizzare come elemento di prova in un procedimento qualsiasi dichiarazione resa sotto tortura; chiede la ratifica immediata del protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura e del secondo protocollo opzionale all'ICCPR, volti all'abolizione della pena di morte;

8.  esorta il governo del Bahrein a invitare immediatamente e pubblicamente il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura a visitare il paese e a consentirgli un accesso incondizionato ai prigionieri e a tutti i luoghi di detenzione;

9.  prende atto delle raccomandazioni del Mediatore, della Commissione per i diritti di prigionieri e detenuti e dell'Istituto nazionale per i diritti umani (NIHR), in particolare per quanto concerne i diritti di detenuti e le condizioni nelle carceri, inclusi presunti maltrattamenti e torture; invita comunque il governo bahreinita a garantire l'indipendenza dell'Ufficio del Mediatore, della Commissione per i diritti di prigionieri e detenuti e dell'Unità indagini speciali rispetto all'Ufficio del procuratore generale;

10.  sottolinea l'importanza del sostegno accordato al Bahrein, in particolare in relazione al suo sistema giudiziario, per garantire il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani; incoraggia vivamente l'istituzione di un gruppo di lavoro UE-Bahrein sui diritti umani;

11.  invita le autorità del Bahrein a revocare l'arbitrario divieto di viaggiare nei confronti di Nabeel Rajab e far cadere tute le imputazioni a suo carico legate all'esercizio della libertà di espressione;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0279.

Note legali - Informativa sulla privacy