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Procedura : 2016/2568(RSP)
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RC-B8-0318/2016

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PV 10/03/2016 - 7.8

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Giovedì 10 marzo 2016 - Strasburgo Edizione definitiva
Situazione in Eritrea
P8_TA(2016)0090RC-B8-0318/2016

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2016 sulla situazione in Eritrea (2016/2568(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Eritrea, in particolare quelle del 7 febbraio 2002(1), del 18 novembre 2004(2) e del 15 settembre 2011(3) sulla situazione dei diritti umani nel paese, compreso il caso di Dawit Isaak,

–  viste le risoluzioni 751 (1992), 1882 (2009), 1907 (2009), 2023 (2011) e 2244 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha prolungato l'embargo sulle armi nei confronti dell'Eritrea fino al 15 novembre 2016, nonché la relazione del 19 ottobre 2015 del gruppo di monitoraggio per la Somalia e l'Eritrea,

–  vista la relazione presentata il 19 giugno 2015 al Consiglio per i diritti umani dal relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Eritrea, Sheila B. Keetharuth,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-UE (accordo di Cotonou), quale riveduto nel 2005 e nel 2010, di cui l'Eritrea è firmataria,

–  vista la decisione 2010/127/PESC del Consiglio, del 1° marzo 2010, relativa a misure restrittive nei confronti dell'Eritrea(4), modificata dalla decisione del Consiglio 2010/414/PESC del 26 luglio 2010(5) e nuovamente modificata dalla decisione del Consiglio 2012/632/PESC del 15 ottobre 2012(6),

–  viste le conclusioni dell'11 novembre 2015 del gruppo di lavoro A "Controllo" della commissione per lo sviluppo del Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 18 settembre 2014 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sui prigionieri politici in Eritrea,

–  vista la relazione del 2015 a cura del SEAE sul partenariato tra l'Eritrea e l'Unione europea,

–  vista la relazione per paese del giugno 2014 di "UN Women" sul governo dello Stato di Eritrea,

–  visto il programma indicativo nazionale per l'Eritrea a titolo dell'11° Fondo europeo di sviluppo del 3 febbraio 2016,

–  vista la dichiarazione rilasciata ai media l'8 giugno 2015 dalla commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea,

–  vista la convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  viste le dichiarazioni rilasciate il 23 novembre 2011 e il 25 giugno 2013 dai copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE sulla situazione dei diritti umani in Eritrea,

–  vista la sua discussione del 27 maggio 2015 sugli aiuti allo sviluppo concessi dall'UE all'Eritrea, alla luce delle comprovate violazioni dei diritti umani,

–  vista la Costituzione dell'Eritrea, adottata nel 1997, che garantisce le libertà civili, compresa la libertà di religione,

–  viste le convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro sul lavoro forzato (n. 29), sull'abolizione del lavoro forzato (n. 105) e sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale (n. 87),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'UE fornisce sostegno all'Eritrea sin dalla sua indipendenza dall'Etiopia nel 1993; che la promessa iniziale di instaurare la democrazia e lo Stato di diritto dopo l'indipendenza del paese è stata ostacolata dal governo eritreo con il pretesto della difesa nazionale e del servizio nazionale; che le elezioni presidenziali previste per il 1997 non hanno mai avuto luogo e che la Costituzione ratificata quello stesso anno non è mai stata applicata; che si devono ancora tenere le elezioni regionali del 2009; che persino prima dello scioglimento dell'assemblea nazionale nel 2002 le leggi erano approvate tramite decreto governativo;

B.  considerando che l'indipendenza dell'Eritrea dall'Etiopia nel 1993 aveva creato aspettative in seno alla comunità internazionale e al popolo eritreo riguardo alla possibilità per quest'ultimo di veder nascere un paese rispettoso dei diritti umani e libero dalla repressione; che ciò non è avvenuto e che, al contrario, si sono verificate una recrudescenza della repressione e un'intensificazione delle violazioni dei diritti umani;

C.  considerando che, secondo la relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite, l'Eritrea registra i peggiori risultati al mondo per quanto concerne i diritti umani, a causa delle violazioni in tal senso che sono oramai all'ordine del giorno e dell'assenza di progressi negli ultimi anni; che molti giovani hanno abbandonato il paese per fuggire dall'azione repressiva del governo e dal servizio di leva obbligatorio, che spesso va iniziato in giovanissima età; che le disposizioni che fissano a 18 mesi la durata del servizio nazionale vengono spesso trasgredite, con il conseguente prolungamento a tempo indeterminato della coscrizione per la maggior parte degli eritrei; che un servizio di leva obbligatorio così prolungato inibisce il potenziale di crescita economica del paese; che un aumento del salario all'interno del servizio nazionale non avrebbe senso, in quanto la recente svalutazione del nakfa e le restrizioni bancarie hanno determinato l'attuale deficit nel paese; che molti coscritti sono sfruttati come manodopera forzata o ricevono compiti civili; che la maggior parte degli occupati nel servizio nazionale versa in una condizione di schiavitù nella quale ogni impiego, ogni domanda di lavoro e la possibilità di avere una vita familiare sono controllati; che la libertà di culto e di coscienza, la libertà dei mezzi di comunicazione e la libertà di espressione non sono garantite;

D.  considerando che la commissione d'inchiesta dell'ONU sui diritti umani in Eritrea ha concluso che le violazioni comprendenti le esecuzioni extragiudiziali, la tortura (inclusa la tortura sessuale e la schiavitù sessuale), il servizio nazionale come forma di schiavitù, il lavoro forzato e la politica dello "sparare per uccidere" alla frontiera possono costituire crimini contro l'umanità;

E.  considerando che "Human Rights Watch" sottolinea l'assenza di libertà di religione in Eritrea; che il governo sottopone a gravi vessazioni i cittadini che professano religioni diverse dalle quattro ufficialmente riconosciute; che, anche nel caso delle religioni riconosciute, il governo ne ostacola la pratica;

F.  considerando che la pratica dell'omosessualità è illegale in Eritrea e che il governo rifiuta di attuare norme contro la discriminazione per tutelare le persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI);

G.  considerando che la discriminazione e la violenza contro le donne sono presenti in tutti gli ambiti della società eritrea; che le donne non solo sono a rischio estremo di violenza sessuale all'interno dell'esercito e nei campi di addestramento militare, ma anche nella società in generale, dove la violenza nei loro confronti è perpetrata in un contesto di impunità; che si stima che l'89% delle bambine eritree abbia subito mutilazioni genitali femminili (MGF); che, nel marzo 2007, il governo ha emesso un proclama in virtù del quale le MGF venivano considerate un reato, se ne vietava la pratica e si sponsorizzavano programmi educativi intesi a scoraggiare tale pratica nel corso dello stesso anno; che le donne possono perdere il diritto di ottenere buoni per l'acquisto di prodotti alimentari e l'accesso alle terre;

H.  considerando che moltissimi eritrei vengono arrestati per una serie di motivi ingiustificabili, ad esempio per aver espresso opinioni indipendenti, oppure senza alcuna giustificazione manifesta, per un periodo di tempo imprecisato; che i prigionieri, compresi i bambini, sono detenuti in condizioni estremamente dure che, in alcuni casi, si configurano come tortura o negazione di cure mediche; che le donne detenute sono spesso sorvegliate da ufficiali uomini, il che aumenta il rischio di violenza sessuale e di genere; che, secondo l'indice di "Freedom House" (relazione 2015), l'Eritrea continua a essere uno dei paesi più repressivi per i mezzi di comunicazione e ha ricevuto il punteggio più basso, classificandosi come "peggiore dei peggiori"; che il tasso di accesso a Internet nel paese, pari solamente all'1%, è tra i più bassi al mondo;

I.  considerando che, nella dichiarazione resa a Bruxelles il 18 settembre 2014, il portavoce del SEAE ha espresso preoccupazioni per la detenzione, dal 18 settembre 2001, di un gruppo di 11 parlamentari e membri autorevoli del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (PFDJ), senza un'accusa, una sentenza e la possibilità di parlare con un avvocato, come pure per la detenzione illecita, dal 23 settembre 2001, di 10 giornalisti indipendenti, tra cui Dawit Isaak, cittadino svedese e unico prigioniero di coscienza europeo; che il patriarca Abune Antonios continua a essere in isolamento e agli arresti domiciliari dal gennaio 2006;

J.  considerando che in Eritrea non vi è alcuna libertà di stampa, in quanto i mezzi di informazione indipendenti sono proibiti, e che l'indice sulla libertà di stampa nel mondo dell'organizzazione Reporter senza frontiere ha collocato per otto anni consecutivi l'Eritrea all'ultimo posto nella classifica dei 170-180 paesi valutati;

K.  considerando che, secondo la relazione 2015 sullo sviluppo umano del programma di sviluppo delle Nazioni Unite, l'Eritrea occupa il 186° posto su 188 paesi nell'indice di sviluppo umano per il 2015;

L.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea identifica tre principali settori che destano preoccupazione, segnatamente: il godimento dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto a un alloggio adeguato; il traffico e la tratta di esseri umani; il crescente numero di minori non accompagnati, i quali fanno parte delle oltre 5 000 persone che ogni mese fuggono dal paese;

M.  considerando che il 26 giugno 2015 centinaia di rifugiati eritrei hanno manifestato di fronte alla sede dell'Unione africana, chiedendo che l'organizzazione regionale sollecitasse riforme democratiche nel loro paese di origine; che i manifestanti hanno accusato Isaias Afewerki, presidente di lunga data dell'Eritrea, di essere un dittatore e hanno esortato l'Unione africana a intervenire;

N.  considerando che nel novembre 2015 le Nazioni Unite avevano messo in guardia da una grave siccità nel Corno d'Africa dovuta all'attuale evoluzione del fenomeno El Niño; che nel dicembre 2015 le Nazioni Unite hanno dichiarato che tale siccità è la più grave mai registrata nella regione, avendo determinato una riduzione dei raccolti compresa tra il 50% e il 90%; che, di conseguenza, l'Eritrea è tra i paesi che si troveranno a dover affrontare la difficile sfida di garantire la sicurezza alimentare ai propri cittadini;

O.  considerando che, in totale contraddizione con la realtà della siccità, il presidente eritreo ha dichiarato infondati i timori di una crisi alimentare, sostenendo che, nonostante la diminuzione della produzione agricola, il paese non sarebbe stato vittima di nessuna crisi;

P.  considerando che l'UE è un donatore importante per l'Eritrea in termini di aiuti allo sviluppo e di assistenza;

Q.  considerando che il governo eritreo ha sospeso unilateralmente gli aiuti nel 2011 e non riconosce pubblicamente la collaborazione e il partenariato con l'UE; che l'Eritrea non si adopera affinché i deputati al Parlamento europeo possano visitare il paese liberamente e senza controlli;

R.  considerando che la perdita dei mezzi di sussistenza incoraggia le donne e i bambini ad abbandonare il paese; che nel 2015 gli eritrei fuggiti dal loro paese rappresentavano il quarto gruppo più numeroso a rischiare la vita nel pericoloso viaggio verso l'Europa (dopo i siriani, gli iracheni e gli afghani), affrontando le angherie di trafficanti senza scrupoli per intraprendere l'insidiosa traversata del Mediterraneo; che, pertanto, la situazione in Eritrea ha conseguenze dirette sull'Europa, dal momento che, se nel paese venissero rispettati e tutelati i diritti umani e le persone potessero vivere libere dalla paura, gli eritrei potrebbero tornare in patria;

S.  che, secondo l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, oltre 400 000 eritrei, pari al 9% della popolazione totale, hanno lasciato il paese; che l'UNHCR calcola che ogni mese circa 5 000 eritrei abbandonano il paese, il che è imputabile in larga misura alla persistenza di gravi violazioni dei diritti umani; che, nel 2015, gli eritrei richiedenti asilo hanno ottenuto lo status di rifugiato nell'UE nel 69% dei casi, mentre un ulteriore 27% dei richiedenti ha ricevuto protezione sussidiaria, il che illustra la gravità delle persecuzioni in Eritrea;

T.  considerando che la tratta di esseri umani a scopo di estorsione, accompagnata da gravi pratiche di tortura nel Sinai, è causa di numerosi omicidi e sparizioni di rifugiati eritrei vittime di rapimento, mentre i sopravvissuti, profondamente traumatizzati, non ricevono alcuna assistenza o sostegno; che vige la totale impunità e i responsabili non sono assicurati alla giustizia; che è opportuno dedicare un'attenzione particolare ai minori non accompagnati vittime della tratta di esseri umani, in quanto la loro situazione di particolare vulnerabilità richiede assistenza e sostegno specifici;

U.  considerando che il 22 febbraio 2016 il programma nel settore della sicurezza dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) ha presentato ufficialmente ad Addis Abeba (Etiopia) una relazione di studio dal titolo "Human Smuggling and Trafficking on the Horn of Africa-Central Mediterranean Route" (Traffico e tratta di esseri umani sulla rotta Corno d'Africa-Mediterraneo centrale);

V.  considerando che l'Eritrea sostiene il Processo di Karthoum (un'iniziativa UE-Corno d'Africa avviata il 28 novembre 2014 allo scopo di affrontare il problema della migrazione e della tratta di esseri umani), che comprende l'attuazione di progetti concreti, tra cui la creazione di capacità per il sistema giudiziario e la sensibilizzazione;

W.  considerando che l'UE ha inizialmente sanzionato l'Eritrea nel marzo 2010 per dare attuazione alla risoluzione 1907 (2009) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e che tra le sanzioni figuravano un embargo sulle armi, limitazioni di viaggio e il congelamento dei beni di quanti costituiscono una minaccia alla pace e alla riconciliazione nazionale;

X.  considerando che l'UE ha un interesse diretto nella stabilizzazione dell'Eritrea, in quanto la situazione attuale costringe alla fuga una parte considerevole della popolazione, e che migliaia di persone perdono la vita a causa di attività criminali, tra cui il traffico di migranti e la tratta di esseri umani;

Y.  considerando che il regime estende la propria presa totalitaria alla diaspora eritrea, estorcendo fondi agli espatriati mediante un'imposta del 2% sui loro redditi, spiandoli e prendendo di mira i membri delle loro famiglie rimasti in Eritrea, adducendo come motivazione comportamenti percepiti come illeciti; che il 28 gennaio 2016 il ministro eritreo dello Sviluppo nazionale e il capo della delegazione dell'UE hanno firmato ad Asmara il programma indicativo nazionale (PIN) a titolo dell'11º Fondo europeo di sviluppo (FES), che disporrà di una dotazione di 200 milioni di EUR per i prossimi cinque anni; che le azioni dovrebbero essere incentrate sulle energie rinnovabili, la governance e la gestione delle finanze pubbliche, in particolare nel settore dell'energia;

Z.  considerando che il 13 novembre 2015 la commissione per lo sviluppo del Parlamento ha chiesto alla Commissione e al SEAE di tenere conto delle conclusioni trasmesse al comitato del FES riguardo al progetto di programma indicativo nazionale per l'Eritrea, dalle quali emergono la portata e la gravità delle violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime eritreo, la mancanza di affidabilità di quest'ultimo come partner della cooperazione allo sviluppo, la corruzione dilagante e la mancanza pressoché totale di trasparenza nella gestione delle finanze pubbliche del paese, nonché il rischio di un uso fraudolento dei fondi del FES per la gestione della migrazione; che la commissione per lo sviluppo ha invitato il comitato del FES a non adottare il PIN in vista di ulteriori discussioni; che la posizione del Parlamento è stata ignorata;

AA.  considerando che il PFDJ ha imposto il proprio controllo e la propria sorveglianza sulle comunità dei rifugiati e della diaspora attraverso le ambasciate, che sono coinvolte in estorsioni sotto forma di imposte sulla diaspora e contributi "volontari" in cambio di servizi, come ad esempio documenti di identità, passaporti, certificati di nascita e documenti essenziali da cui possono dipendere i rifugiati; che tali pratiche violano la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche; che taluni dirigenti dell'organizzazione giovanile del PFDJ nei Paesi Bassi hanno avviato campagne legali contro accademici, media e istituzioni governative olandesi, con il sostegno della dirigenza politica di Asmara, presumibilmente per mettere a tacere i detrattori del regime; che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea ha anche subito minacce;

1.  osserva con grande preoccupazione il persistere della deplorevole situazione dei diritti umani e la totale assenza dello Stato di diritto e della libertà dei media in Eritrea;

2.  sottolinea che occorre dare priorità alla soluzione delle questioni del deficit di giustizia, della governance democratica e del ripristino dello Stato di diritto, ponendo fine all'autoritarismo fondato sul timore di detenzioni arbitrarie e in isolamento, di torture e di altre violazioni dei diritti umani, alcune delle quali si configurano come crimini contro l'umanità;

3.  esorta il governo dell'Eritrea a porre fine al sistema del servizio nazionale a tempo indeterminato, smobilitando i soldati di leva che hanno completato i 18 mesi di servizio obbligatorio e cessando nei fatti la pratica di sottoporre i militari di leva al lavoro forzato dopo tale periodo, a prevedere l'obiezione di coscienza e a eliminare la pratica obbligatoria secondo cui tutti gli studenti devono trascorrere l'ultimo anno di scolarizzazione in un campo di addestramento militare; invita il governo eritreo a garantire che l'addestramento militare non inizi prima dei 18 anni e che non sia arruolato nessun membro della popolazione che abbia superato l'età normale per il servizio di leva; constata che nel mese di febbraio 2016 le autorità eritree hanno ricordato che l'accordo con l'UE non comporta alcuna riforma della politica dell'Eritrea relativa al servizio militare;

4.  ritiene che il comitato del FES avrebbe dovuto prendere in considerazione la raccomandazione della commissione per lo sviluppo di non adottare il PIN e di avviare ulteriori discussioni; è del parere che la decisione di adottare il PIN per l'Eritrea nonostante l'opposizione del Parlamento sia sintomo di deficit democratico e comprometta gravemente il ruolo del Parlamento nel garantire l'effettiva attuazione degli obiettivi di sviluppo dell'UE; chiede, a tale proposito, che al Parlamento vengano conferiti poteri di controllo del FES mediante un accordo interistituzionale vincolante a norma dell'articolo 295 TFUE; sottolinea che le conclusioni della commissione per lo sviluppo sui progetti di documenti di programmazione dovrebbero essere automaticamente inviate dalla Commissione alle rappresentanze permanenti degli Stati membri;

5.  prende atto dello stanziamento di 200 milioni di EUR per i prossimi cinque anni a favore del PIN a titolo dell'11° Fondo europeo di sviluppo, allo scopo di promuovere la riduzione della povertà e lo sviluppo socioeconomico, affrontare le cause profonde di natura economica e politica della migrazione e finanziare progetti correlati alle energie rinnovabili, all'efficienza energetica e alla governance economica; ricorda che tale dotazione è complementare ad altri ambiti di cooperazione, quali lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR);

6.  invita la Commissione a garantire che i fondi stanziati non vadano a beneficio del governo eritreo, ma siano rigorosamente destinati a rispondere alle esigenze del popolo eritreo a livello di sviluppo, democrazia, diritti umani, buona governance e sicurezza, nonché libertà di espressione, di stampa e di riunione; esorta l'Unione europea a garantire la condizionalità degli aiuti convenuti di recente e a far sì che il PIN aiuti l'Eritrea a modificare profondamente la propria politica energetica, al fine di rendere l'energia accessibile a tutti, specialmente nelle zone rurali dove l'elettricità è tuttora assente; ritiene, inoltre, che la componente del PIN relativa alla governance dovrebbe essere nettamente orientata all'attuazione delle raccomandazioni della revisione periodica universale condotta dall'ONU in materia di diritti umani;

7.  rammenta che un minore non accompagnato è innanzitutto un bambino potenzialmente in pericolo e che il principio guida degli Stati membri e dell'UE nell'affrontare tale questione deve essere la protezione del bambino e non le politiche di immigrazione, in modo che sia rispettato il principio di base dell'interesse superiore del bambino; ricorda che qualunque individuo al di sotto dei 18 anni deve essere considerato, senza eccezioni, un bambino e pertanto un minore; rileva che i minori non accompagnati, in particolare le ragazze, hanno una probabilità due volte maggiore di incontrare difficoltà e problemi rispetto agli altri minori;

8.  rivolge un appello alla comunità internazionale e ai partner per lo sviluppo dell'Eritrea affinché intervengano nella situazione ed esercitino pressioni sul governo eritreo affinché permetta agli aiuti stranieri di fornire sostegno alle comunità vulnerabili prima che la crisi peggiori; esorta l'UE ad adottare misure urgenti ed efficaci per aiutare il popolo eritreo a rafforzare la propria resilienza al fenomeno El Niño, al fine di garantire la sicurezza alimentare, l'accesso all'acqua e le infrastrutture igienico-sanitarie;

9.  rimane profondamente preoccupato per la situazione dei diritti umani nel paese; esorta nuovamente le autorità eritree a procedere al rilascio immediato e incondizionato dei parlamentari, dei giornalisti (compreso il cittadino svedese Dawit Isaak, di cui non si hanno notizie dal 2005), dei prigionieri politici e dei prigionieri di coscienza;

10.  esorta la Commissione a ottenere dal governo eritreo garanzie chiare del fatto che avvierà riforme democratiche e assicurerà il rispetto dei diritti umani, anche attraverso l'attuazione delle raccomandazioni formulate in occasione della 18a sessione del gruppo di lavoro sulla revisione periodica universale, accettate il 7 febbraio 2014; invita il governo a consentire l'accesso al paese agli esperti indipendenti delle Nazioni Unite e dell'Unione africana, incluso il relatore speciale dell'ONU, ad assicurare che la commissione d'inchiesta sulla situazione dei diritti umani in Eritrea eserciti liberamente il suo mandato e a collaborare con essa, anche per quanto concerne le questioni relative alle finanze pubbliche;

11.  ricorda che la libertà di religione è un diritto fondamentale e condanna fermamente ogni violenza o discriminazione fondata sulla religione;

12.  accoglie con favore le misure adottate dal governo eritreo per combattere la pratica della mutilazione genitale femminile (MGF); invita il governo a migliorare in generale la promozione e la protezione dei diritti delle donne, anche adottando ulteriori provvedimenti per combattere pratiche dannose quali i matrimoni infantili, precoci e forzati, nonché a porre fine all'impunità nei casi di violenza sessuale; invita il governo eritreo a rispettare i nuclei familiari con capofamiglia di sesso femminile e ad assicurarne il sostegno e la protezione;

13.  condanna l'uso, da parte del governo eritreo, dell'"imposta sulla diaspora", che viene riscossa tramite estorsione e altri metodi illegali dagli eritrei che hanno lasciato il paese e che è utilizzata in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite per finanziare gruppi armati nei paesi vicini, destabilizzando in tal modo la regione; esorta il governo a porre fine al meccanismo della "colpa per associazione", che prende di mira i familiari di coloro che disertano il servizio nazionale, cercano di fuggire dall'Eritrea od omettono di pagare l'imposta del 2% applicata dal governo al reddito degli espatriati eritrei;

14.  chiede all'Eritrea di firmare, ratificare e attuare immediatamente la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti, nonché di rispettare pienamente i suoi obblighi a norma del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, i quali vietano entrambi la tortura; osserva con preoccupazione che gli attori pubblici e privati, comprese le aziende, sono fortemente limitati dal controllo del governo; riconosce che la mancanza di una gestione delle finanze pubbliche, compresa l'assenza di un bilancio nazionale, rende impossibile il controllo di bilancio e che la fungibilità delle risorse finanziarie dovuta ai controlli del governo sulla banca centrale può incoraggiare gli acquisti militari e, quindi, contribuire al terrorismo e alla destabilizzazione della regione;

15.  invita tutte le imprese internazionali che investono in Eritrea a operare nel rispetto della piena applicazione dei diritti umani e del principio del "non nuocere";

16.  esorta gli Stati membri dell'UE a indagare sul ruolo del PFDJ e delle sue varie frange, compresa quella giovanile, nonché a vietare qualsiasi forma di associazione e attività che contribuiscano direttamente all'esercizio della sorveglianza e del controllo in Europa, pregiudichino i principi democratici e lo Stato di diritto e creino meccanismi di intimidazione ed estorsione; sollecita gli Stati membri a intervenire per porre fine all'imposta sulla diaspora, a indagare sulle transazioni finanziarie relative ad eventuali altri "contributi" raccolti da associazioni estere collegate al governo eritreo, nonché a tutelare pienamente i diritti di asilo di tutti i rifugiati eritrei in Europa;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al Consiglio dell'Unione africana, alla Comunità dell'Africa orientale, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al vicepresidente della Commissione / Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nonché alle autorità eritree.

(1) GU C 284 E del 21.11.2002, pag. 359.
(2) GU C 201 E del 18.8.2005, pag. 123.
(3) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 146.
(4) GU L 51 del 2.3.2010, pag. 19.
(5) GU L 195 del 27.7.2010, pag. 74.
(6) GU L 282 del 16.10.2012, pag. 46.

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