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Martedì 10 maggio 2016 - Strasburgo
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme transitorie relative a talune disposizioni del codice doganale dell'Unione nei casi in cui i pertinenti sistemi elettronici non sono ancora operativi
 Difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'UE ***I
 Difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'UE ***I
 Accordo di partenariato UE-Liberia per una pesca sostenibile ***
 Accordo di partenariato UE-Mauritania nel settore della pesca: possibilità di pesca e contropartita finanziaria ***
 Accordo di cooperazione con la Corea relativo a un sistema globale di navigazione satellitare civile (GNSS) ***
 Nuovi strumenti per lo sviluppo territoriale nella politica di coesione 2014-2020
 Statistiche inerenti alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all'estero ***I
 Politica di coesione nelle regioni montane dell'UE

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto delegato: norme transitorie relative a talune disposizioni del codice doganale dell'Unione nei casi in cui i pertinenti sistemi elettronici non sono ancora operativi
PDF 240kWORD 64k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al regolamento delegato della Commissione dell'8 aprile 2016 che rettifica il regolamento delegato (UE) 2016/341 che integra il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme transitorie relative a talune disposizioni del codice doganale dell'Unione nei casi in cui i pertinenti sistemi elettronici non sono ancora operativi e che modifica il regolamento delegato (UE) 2015/2446 (C(2016)2002 – 2016/2656(DEA))
P8_TA(2016)0205B8-0515/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento delegato della Commissione (C(2016)2002),

–  vista la lettera dell'11 marzo 2016 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non solleverà obiezioni al regolamento delegato,

–  vista la lettera del 21 aprile 2016 della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013, che istituisce il codice doganale dell'Unione(1), in particolare gli articoli 278 e 279 e l'articolo 284, paragrafo 5,

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori,

–  visto l'articolo 105, paragrafo 6, del regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che è arrivato a scadenza il 28 aprile 2016,

A.  considerando che, in seguito all'adozione del regolamento delegato (UE) 2016/341(2), si è riscontrato che alcuni formulari, nella parte relativa alle semplificazioni, sono stati erroneamente omessi dall'allegato 12, il che avrà un impatto molto negativo per le autorità doganali e gli operatori economici se non verranno aggiunti prima del 1º maggio 2016, data in cui le disposizioni pertinenti del codice doganale dell'Unione e le relative disposizioni di applicazione diventeranno applicabili;

B.  considerando che in merito allo stesso allegato 12, nella parte relativa alle semplificazioni, alcuni errori sono stati rilevati anche per quanto riguarda la terminologia utilizzata nei formulari e che, se tali errori non vengono corretti, incideranno sulla chiarezza giuridica e sulla conformità con il codice doganale dell'Unione e le relative disposizioni di applicazione;

C.  considerando che il regolamento delegato (UE) 2016/341 dovrebbe pertanto essere rettificato di conseguenza al fine di includere nell'allegato 12, nella parte riguardante le semplificazioni, i formulari che mancano e, nella stessa parte di tale allegato, sostituire i formulari esistenti;

D.  considerando che, al fine di garantire che l'Unione doganale funzioni senza intoppi e che non vi siano interruzioni dei flussi di scambi, il regolamento delegato deve applicarsi a decorrere dal 1º maggio 2016;

E.  considerando che il regolamento delegato può entrare in vigore alla fine del periodo di controllo da parte del Parlamento e del Consiglio solo se né l'una né l'altra istituzione hanno sollevato obiezioni, o se, prima della scadenza di tale periodo, sia il Parlamento che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni; che, ai sensi dell'articolo 284, paragrafo 5, del regolamento (UE) n. 952/2013, il periodo di controllo consiste in due mesi a decorrere dalla data di notifica, vale a dire sino al 9 giugno 2016, e che tale periodo può essere prorogato di altri due mesi;

F.  considerando che tuttavia, per motivi di urgenza, l'11 marzo 2016 la Commissione ha chiesto al Parlamento una conferma anticipata entro il 1° maggio 2016 riguardo al regolamento delegato;

1.  dichiara di non sollevare obiezioni al regolamento delegato;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 269 del 10.10.2013, pag. 1.
(2) Regolamento delegato (UE) 2016/341 della Commissione, del 17 dicembre 2015, che integra il regolamento (UE) n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le norme transitorie relative a talune disposizioni del codice doganale dell'Unione nei casi in cui i pertinenti sistemi elettronici non sono ancora operativi e che modifica il regolamento delegato (UE) 2015/2446 (GU L 69 del 15.3.2016, pag. 1).


Difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'UE ***I
PDF 235kWORD 80k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'Unione europea (codificazione) (COM(2014)0660 – C8-0229/2014 – 2014/0305(COD))
P8_TA(2016)0206A8-0257/2015

(Procedura legislativa ordinaria – codificazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0660),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0229/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale del 10 dicembre 2014(1),

–  visto l'accordo interistituzionale del 20 dicembre 1994 su un metodo di lavoro accelerato ai fini della codificazione ufficiale dei testi legislativi(2),

–  visti gli articoli 103 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0257/2015),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta in questione si limita ad una mera codificazione dei testi esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 maggio 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri dell'Unione europea (codificazione)

P8_TC1-COD(2014)0305


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1037)

(1) GU C 230 del 14.7.2015, pag. 129.
(2) GU C 102 del 4.4.1996, pag. 2.


Difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'UE ***I
PDF 235kWORD 64k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea (testo codificato) (COM(2014)0667 – C8-0232/2014 – 2014/0309(COD))
P8_TA(2016)0207A8-0256/2015

(Procedura legislativa ordinaria – codificazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0667),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0232/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'accordo interistituzionale del 20 dicembre 1994 su un metodo di lavoro accelerato ai fini della codificazione ufficiale dei testi legislativi(1),

–  visti gli articoli 103 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0256/2015),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta in questione si limita ad una mera codificazione dei testi esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la sua posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 maggio 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri dell'Unione europea (codificazione)

P8_TC1-COD(2014)0309


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1036)

(1) GU C 102 del 4.4.1996, pag. 2.


Accordo di partenariato UE-Liberia per una pesca sostenibile ***
PDF 230kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione a nome dell'Unione europea dell'accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e la Repubblica di Liberia e del relativo protocollo di attuazione (13015/2015 – C8-0402/2015 – 2015/0224(NLE))
P8_TA(2016)0208A8-0142/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (13015/2015),

–  visto il progetto di accordo di partenariato per una pesca sostenibile tra l'Unione europea e la Repubblica di Liberia (13014/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43, dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a) e dell'articolo 218, paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0402/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0142/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo e del relativo protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Liberia.


Accordo di partenariato UE-Mauritania nel settore della pesca: possibilità di pesca e contropartita finanziaria ***
PDF 235kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania per un periodo di quattro anni (12773/2015 – C8-0354/2015 – 2015/0229(NLE))
P8_TA(2016)0209A8-0147/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12773/2015),

–  visto il progetto di protocollo che fissa le possibilità di pesca e la contropartita finanziaria previste dall'accordo di partenariato nel settore della pesca tra la Comunità europea e la Repubblica islamica di Mauritania per un periodo di quattro anni (12776/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 43 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), e paragrafo 7, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0354/2015),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per la pesca e i pareri della commissione per lo sviluppo e della commissione per i bilanci (A8-0147/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica islamica di Mauritania.


Accordo di cooperazione con la Corea relativo a un sistema globale di navigazione satellitare civile (GNSS) ***
PDF 230kWORD 59k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio concernente la conclusione dell'accordo di cooperazione relativo a un sistema globale di navigazione satellitare civile (GNSS) tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Corea, dall'altra (05977/2016 – C8-0116/2016 – 2015/0265(NLE))
P8_TA(2016)0210A8-0065/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (05977/2016),

–  visto il progetto di accordo di cooperazione relativo ad un Sistema globale di navigazione satellitare (GNSS) ad uso civile tra la Comunità europea e i suoi Stati membri e la Repubblica di Corea (11516/2006),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 172 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0116/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, e l'articolo 108, paragrafo 7, nonché l'articolo 50, paragrafo 1, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0065/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Corea.


Nuovi strumenti per lo sviluppo territoriale nella politica di coesione 2014-2020
PDF 203kWORD 98k
Risoluzione del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 sui nuovi strumenti per lo sviluppo territoriale nella politica di coesione 2014-2020: investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) (2015/2224(INI))
P8_TA(2016)0211A8-0032/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare il titolo XVIII,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) (in appresso "il regolamento disposizioni comuni – RDC"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 508/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativo al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e che abroga i regolamenti (CE) n. 2328/2003, (CE) n. 861/2006, (CE) n. 1198/2006 e (CE) n. 791/2007 del Consiglio e il regolamento (UE) n. 1255/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(5),

–  vista l'Agenda territoriale dell'UE 2020, adottata in occasione della riunione informale dei ministri competenti per la pianificazione e lo sviluppo territoriali, tenutasi il 19 maggio 2011 a Gödöllö,

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 29 novembre 2012 sullo sviluppo locale di tipo partecipativo(6),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 9 luglio 2015 sull'esito dei negoziati sugli accordi di partenariato e sui programmi operativi(7),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 dicembre 2014 sul tema dello sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) come strumento della politica di coesione 2014-2020 per lo sviluppo locale, rurale, urbano e periurbano (parere esplorativo su richiesta della presidenza greca)(8),

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2011 sul cambiamento demografico e le sue ripercussioni sulla futura politica di coesione dell'Unione europea(9),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 sull'ottimizzazione del ruolo dell'assetto territoriale nella politica di coesione(10),

–  vista la sua risoluzione del 14 gennaio 2014 sulla preparazione degli Stati membri dell'Unione europea a un avvio efficace e tempestivo del nuovo periodo di programmazione della politica di coesione(11),

–  vista la sua risoluzione del 26 novembre 2015 sul tema "Verso la semplificazione della politica di coesione per il periodo 2014-2020 e il suo orientamento ai risultati"(12),

–  vista la nota dal titolo "Tools to support the territorial and urban dimension in cohesion policy: Integrated territorial investment (ITI) and Community-led Local Development (CLLD)" ("Strumenti a sostegno della dimensione territoriale e urbana nella politica di coesione: investimenti territoriali integrati (ITI) e sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)"), Direzione generale delle Politiche interne, dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione, Parlamento europeo, ottobre 2015,

–  visto lo studio dal titolo "Territorial governance and Cohesion Policy" ("Governance territoriale e politica di coesione"), Direzione generale delle Politiche interne, dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione, Parlamento europeo, luglio 2015,

–  visto lo studio dal titolo "Strategic coherence of Cohesion Policy: comparison of the 2007-13 and 2014-20 programming periods" ("Coerenza strategica e politica di coesione: confronto dei periodi di programmazione 2007-13 e 2014-20"), Direzione generale delle Politiche interne, dipartimento B: Politiche strutturali e di coesione, Parlamento europeo, febbraio 2015,

–  vista la sesta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale: Investimenti per l'occupazione e la crescita – Promuovere lo sviluppo e la buona governance nelle città e regioni dell'UE, luglio 2014,

–  visto lo studio dal titolo "Territorial Agenda 2020 put in practice – Enhancing the efficiency and effectiveness of Cohesion Policy by a place-based approach" ("Attuazione dell'agenda territoriale 2020: potenziare l'efficienza e l'efficacia della politica di coesione attraverso un approccio su base locale") , volume II – studi di caso, Commissione europea, maggio 2015,

–  vista la relazione dal titolo "How to strengthen the territorial dimension of 'Europe 2020' and EU Cohesion Policy based on the Territorial Agenda 2020" ("Come rafforzare la dimensione territoriale di 'Europa 2020' e la politica di coesione dell'UE sulla base sull'Agenda territoriale 2020"), elaborata su richiesta della Presidenza polacca del Consiglio dell'Unione europea, settembre 2011,

–  vista la relazione dal titolo "Job Creation and Local Economic Development" ("Creazione d'occupazione e sviluppo economico locale") dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), novembre 2014,

–  vista la relazione dal titolo "Local Economic Leadership" "Leadership economica locale") dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), 2015,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A8-0032/2016),

A.  considerando che la coesione territoriale è un obiettivo fondamentale dell'Unione europea sancito dal trattato di Lisbona;

B.  considerando che la generazione 2014-2020 della politica di coesione prevede e incoraggia l'utilizzo di approcci integrati e basati sul territorio finalizzati a favorire la coesione economica, sociale e territoriale, promuovendo nel contempo anche la governance territoriale;

C.  considerando che gli approcci integrati e basati sul territorio hanno lo scopo di migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'intervento pubblico rispondendo alle esigenze specifiche dei territori e contribuendo alla loro attrattività;

D.  considerando che il CLLD e gli ITI sono strumenti innovativi della politica di coesione che saranno attuati per la prima volta da alcuni Stati membri in tale forma e che possono contribuire in maniera significativa al conseguimento della coesione economica, sociale e territoriale, alla creazione di posti di lavoro locali di qualità, allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020;

E.  considerando che le nuove iniziative ITI e CLLD rappresentano cambiamenti radicali nella capacità dei soggetti interessati locali di combinare flussi di finanziamento e pianificare iniziative locali correttamente mirate;

F.  considerando che il coinvolgimento attivo delle organizzazioni regionali e locali è fondamentale ai fini della piena attuazione della politica di coesione economica, sociale e territoriale; che gli approcci innovativi i quali privilegiano la conoscenza locale per far fronte ai problemi locali con soluzioni locali, hanno assunto crescente importanza; che la governance partecipativa, come ad esempio il bilancio partecipativo, dispone degli strumenti necessari in termini di partecipazione pubblica allo scopo di deferire la responsabilità decisionale a livello delle comunità locali;

G.  considerando che il CLLD si basa sull'esperienza di attuazione di LEADER, URBAN ed EQUAL nei precedenti periodi di finanziamento e si basa principalmente sull'approccio LEADER, che ha portato a un aumento esponenziale dei gruppi d'azione locale (GAL) dalla sua adozione nel 1991 e ha dato un contributo significativo al miglioramento della qualità di vita della popolazione, specialmente nelle zone rurali;

H.  considerando che il CLLD è obbligatorio solo per il FEASR e facoltativo per il FESR, il FES e il FEAMP;

I.  considerando che questi due nuovi strumenti possono svolgere un importante ruolo nell'adattamento ai cambiamenti demografici e per colmare gli squilibri di sviluppo tra le regioni;

J.  considerando che il CLLD segue un approccio "dal basso verso l'alto" allo scopo di definire obiettivi e finanziare progetti legati alle esigenze locali della comunità anziché imporre obiettivi a livello nazionale;

K.  considerando che gli ITI costituiscono uno strumento che può essere utilizzato per realizzare azioni integrate di sviluppo urbano sostenibile, come definito nell'articolo 7 del regolamento (UE) n. 1301/2013;

L.  considerando che esistono differenze di livello tra gli Stati membri in termini di strutture ed esperienza di governance nelle iniziative di sviluppo dal basso verso l'alto;

M.  considerando che la capacità e l'impegno degli attori regionali e locali sono essenziali per il successo di tali strumenti, fatte salve le competenze definite per ogni struttura;

N.  considerando che i poteri regionali e locali sono chiamati a intervenire nelle decisioni riguardanti il loro sviluppo e a promuovere le sinergie tra il settore pubblico e privato come orientamenti fondamentali in grado di favorire una gestione e un'amministrazione efficaci dei progetti e garantire la stabilità degli impegni assunti;

O.  considerando che è fondamentale che le autorità locali e regionali, nelle decisioni che riguardano il loro stesso sviluppo, identifichino correttamente, conformemente a quanto indicato dalla loro collettività, le loro risorse e i loro vantaggi strategici e che li sfruttino all'atto dello sviluppo delle loro strategie di sviluppo regionale e locale, il che, unitamente all'apporto della loro collettività, incrementerebbe la qualità della vita dei cittadini chiarendo i problemi che emergono, stabilendo le priorità e definendo soluzioni sostenibili insieme ai cittadini;

P.  considerando che l'articolo 7, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1301/2013 prevede che i singoli Stati membri definiscano, alla luce della "propria specifica situazione territoriale" "i principi per la selezione delle aree urbane in cui devono essere realizzate le azioni integrate per lo sviluppo urbano sostenibile e la dotazione indicativa destinata a tali azioni a livello nazionale";

Q.  considerando che l'iniziativa RURBAN in materia di cooperazione tra le aree rurali e urbane contribuisce a rafforzare la competitività regionale e a istituire partenariati per lo sviluppo;

R.  considerando che i bilanci a livello di Unione europea dovrebbero basarsi sui risultati e che le risorse stanziate nel quadro degli ITI e del CLLD devono essere utilizzate in modo efficiente attraverso il conseguimento di obiettivi politici e di priorità stabilite e rivestire il più elevato valore aggiunto rispetto all'obiettivo perseguito e che il conseguimento dei risultati dovrebbe avvenire al minimo costo possibile;

Osservazioni generali

1.  rileva che un coinvolgimento concreto fin dalle prime fasi degli attori locali e regionali, il loro impegno e la titolarità delle strategie di sviluppo territoriale e una opportuna delega delle responsabilità e delle risorse ai livelli decisionali inferiori sono essenziali per il successo dell'approccio dal basso verso l'alto; ritiene che il coinvolgimento delle parti interessate possa anche rafforzare l'approccio integrato e locale, specialmente dove il ricorso al CLLD e agli ITI è limitato; sottolinea, tuttavia, che gli attori locali necessitano di sostegno tecnico e finanziario dai livelli regionale, nazionale ed europeo, in particolare nelle prime fasi del processo di attuazione;

2.  sollecita la definizione di strategie nelle prime fasi del processo di attuazione in collaborazione con gli attori regionali e locali, segnatamente in materia di formazione specifica e specializzata, sostegno tecnico e finanziario, nel contesto di un partenariato effettivo tra le regioni, gli Stati membri e l'UE;

3.  ritiene che debba essere ulteriormente promossa la sottodelega delle competenze e delle risorse, nel quadro dei fondi SIE, e che la riluttanza delle autorità di gestione a farlo possa limitare le potenzialità dei due strumenti; invita gli Stati membri a sostenere un approccio dal basso verso l'alto e ad affidare la responsabilità ai gruppi locali; invita la Commissione ad avanzare, pur restando interamente nell'ambito delle proprie competenze, raccomandazioni e linee guida esaustive agli Stati membri su come superare la mancanza di fiducia e gli ostacoli amministrativi tra i vari livelli di governance legati all'attuazione degli strumenti CLLD e ITI;

4.  sottolinea il fatto che, a livello locale, la definizione di strategie di elevata qualità, integrate e multisettoriali, rappresenta una sfida, soprattutto quando deve essere effettuata in modo partecipativo;

5.  richiama l'attenzione sul fatto che le azioni intraprese nel quadro di tali strumenti, pur tenendo conto delle priorità degli attori locali, devono essere allineate agli obiettivi globali dei programmi operativi e alle altre strategie di sviluppo a livello UE, nazionale, regionale e locale e alle strategie di specializzazione intelligente, prevedendo margini di flessibilità;

6.  ricorda che non sono solo i programmi UE a dover essere più flessibili e meglio integrati, ma anche le classiche politiche nazionali e regionali; sottolinea che garantire uno spirito più generale di riforma della governance contribuirà a garantire che i fondi UE non vengano concessi in un quadro "parallelo" alle politiche nazionali e regionali, ma siano piuttosto inseriti in uno sforzo più ampio volto a generare risultati economici sostenibili;

7.  ritiene che la disoccupazione giovanile sia il problema più pressante per gli Stati membri, oltre alla mancanza di finanziamenti delle PMI; sottolinea che le strategie di sviluppo locale e territoriale devono affrontare tali problemi fra le loro priorità; invita le autorità locali e regionali a fornire incentivi fiscali e di altro tipo per promuovere l'occupazione giovanile e la mobilità intra-regionale dei giovani e a dare priorità alla formazione professionale, in collaborazione con gli istituti di formazione;

8.  raccomanda alle autorità locali e regionali di riservare particolare attenzione ai progetti mirati ad adattare le strutture locali e le regioni alla nuova realtà demografica e a contrastare gli squilibri da essa derivanti, segnatamente tramite azioni volte: 1. ad adeguare le infrastrutture sociali e di mobilità ai cambiamenti demografici e ai flussi migratori; 2. a creare beni e servizi specifici destinati a una popolazione in via di invecchiamento; 3. a sostenere le opportunità occupazionali per gli anziani, le donne e i migranti, onde favorire l'inclusione sociale; 4. a rafforzare le connessioni digitali e a creare piattaforme che consentano e favoriscano la partecipazione e l'interazione dei cittadini delle regioni più isolate con i diversi servizi amministrativi, sociali e politici delle autorità a tutti i livelli di gestione (locale, regionale, nazionale ed europeo);

9.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire sostegno, formazione e orientamento ulteriori alle realtà locali più piccole e meno sviluppate, che dispongono di risorse e capacità più limitate e per le quali l'onere amministrativo e la complessità legata all'attuazione di questi strumenti potrebbero essere difficili da gestire nelle fasi di programmazione e attuazione; ricorda che la coesione territoriale parte dal basso e deve coinvolgere anche le realtà minori, senza esclusione e discriminazione per quanto concerne l'accesso agli strumenti ITI e CLLD; invita la Commissione a comunicare i risultati in termini di migliori pratiche in ogni Stato membro e ne suggerisce lo scambio attraverso un network online che permetterebbe a tali realtà di avere pari opportunità di accesso agli strumenti; incoraggia le autorità nazionali e regionali a proporre soluzioni volte a raggruppare le piccole entità amministrative, tenendo conto della dimensione territoriale e delle esigenze specifiche di sviluppo;

10.  incoraggia gli Stati membri a definire una strategia per incrementare l'utilizzo del CLLD e degli ITI, grazie a un approccio plurifondo per la definizione di strategie più efficaci di sviluppo regionale e locale, in particolare nei settori di cui all'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea; invita gli Stati membri a ricorrere, se del caso, alla flessibilità di cui all'articolo 33, paragrafo 6, dell'RDC, al fine di rispondere meglio alle specificità di queste regioni; raccomanda misure specifiche per fornire supporto tecnico e capacità di sviluppo agli organi amministrativi in questi settori, alla luce della loro isolamento e parziale svantaggio competitivo;

11.  sottolinea che l'integrazione di più fondi continua a rappresentare una sfida per i soggetti interessati, in particolare nel contesto del CLLD e degli ITI; ritiene che siano necessari sforzi di semplificazione per creare condizioni per l'attuazione di tali strumenti; si compiace, pertanto, dell'istituzione del gruppo ad alto livello di esperti indipendenti sul controllo della semplificazione per i beneficiari dei Fondi strutturali e d'investimento europei e degli sforzi compiuti dalla Commissione nell'ambito del miglioramento della regolamentazione; sottolinea la necessità di individuare un quadro europeo all'atto della formulazione di raccomandazioni;

12.  sottolinea, in particolare, la necessità di affrontare la sovrapposizione di troppi interventi normativi (il cosiddetto "gold plating"), attraverso il quale vengono creati requisiti e ostacoli aggiuntivi e spesso inutili a livello nazionale, regionale e locale; rileva che spesso esistono numerosi livelli di audit che incrementano gli oneri finanziari e amministrativi a carico dei beneficiari; insiste sulla necessità di evitare la duplicazione delle funzioni amministrative e sottolinea l'importanza di stabilire condizioni in materia di investimenti e partenariati pubblico-privato; raccomanda che le attività di audit siano semplificate e che il monitoraggio sia incentrato sulle procedure e sulla valutazione dei risultati, mantenendo comunque un efficace controllo;

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a sviluppare e attuare attività di formazione mirate per gli attori regionali e locali incentrate sugli strumenti CLLD e ITI e invita la Commissione a dedicare attenzione ai programmi di formazione orientati ai beneficiari locali; ritiene che in tali attività sia essenziale garantire il coinvolgimento e la rappresentanza di tutti i settori pertinenti della società; sottolinea l'importanza di un uso efficiente ed efficace dell'assistenza tecnica per sostenere tali strumenti, evitando la duplicazione delle strutture;

14.  plaude all'importanza attribuita dalla Commissione ai risultati e agli esiti, il che dovrebbe altresì aiutare i decisori locali ad abbandonare un atteggiamento troppo incentrato sull'assorbimento dei fondi e sulla catalogazione dei processi di attuazione e a individuare obiettivi reali e significativi che genereranno cambiamenti tangibili per le loro imprese e i cittadini locali;

15.  esprime preoccupazione per la mancanza di un'adeguata comunicazione tra i vari soggetti interessati; incoraggia le iniziative volte a incrementare lo scambio di informazioni; invita la Commissione, in cooperazione con gli Stati membri, a migliorare il coordinamento e la divulgazione delle informazioni in materia di CLLD e ITI; insiste affinché il CLLD e gli ITI incrementino la partecipazione dei cittadini alla governance locale e regionale, attraverso un coinvolgimento diretto nel processo decisionale, al fine di accrescere la responsabilità delle decisioni, ed esorta le autorità locali e regionali ad applicare opportuni metodi per coinvolgere i cittadini nelle consultazioni pubbliche, incoraggiando un più elevato livello di cultura deliberativa e collaborativa;

16.  incoraggia la Commissione, gli Stati membri e le regioni, ove opportuno, a garantire la presenza di meccanismi adeguati per evitare problemi tra autorità di gestione e singoli partenariati e ad assicurare, inoltre, che i potenziali beneficiari siano adeguatamente informati e tutelati in merito a tali meccanismi; prende atto dei ritardi causati dalla risoluzione delle controversie a seguito di reclami e insiste sulla definizione di una serie di norme specifiche che stabiliscano le procedure di reclamo e di risoluzione rapida degli appalti pubblici;

17.  invita la Commissione e, in particolare, la sua Direzione generale della politica regionale e urbana, a definire un quadro di cooperazione con l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) per beneficiare della sua lunga esperienza nell'ambito del programma di sviluppo economico e occupazionale locale (LEED) e a ricercare sinergie tra gli strumenti, in particolare riguardo al rafforzamento della capacità di attuazione degli attori locali;

18.  sottolinea l'importanza di un maggiore impegno sia da parte degli Stati membri che della Commissione al fine di estendere il ricorso ai nuovi strumenti nel quadro della cooperazione territoriale europea (CTE); sottolinea che le zone limitrofe divise da un confine sono spesso esposte a sfide simili che possono essere affrontate meglio insieme, a livello locale;

19.  è preoccupato per gli elevati tassi di disoccupazione in molti Stati membri e regioni dell'UE; incoraggia gli Stati membri a utilizzare questi strumenti per progetti volti a creare posti di lavoro di elevata qualità e opportunità per le PMI, favorire gli investimenti, la crescita sostenibile e inclusiva e gli investimenti sociali e contribuire a ridurre la povertà e all'inclusione sociale, specialmente nelle regioni e sub-regioni che ne hanno più bisogno; rileva, in tal senso, l'importanza dei finanziamenti integrati e in particolare della combinazione di FES e FESR; evidenzia il potenziale legato al reinvestimento di parte delle imposte locali in attività orientate ai risultati; invita la Commissione a sviluppare una speciale strategia d'investimento, in linea con il pacchetto di investimenti sociali, che potrebbe andare a beneficio delle regioni con i più alti livelli di disoccupazione;

20.  sottolinea che l'approccio dal basso verso l'alto del CLLD offre la possibilità di sostenere le strategie di sviluppo locale, creare opportunità occupazionali e incoraggiare lo sviluppo rurale sostenibile; ritiene che gli ITI e il CLLD abbiano il potenziale di rispondere direttamente alle esigenze e alle sfide locali in modo più mirato e adeguato; insiste sulla necessità di una migliore inclusione delle zone urbane in questo meccanismo e invita la Commissione a perseguire attivamente questa strategia; constata che gli ITI costituiscono un efficace meccanismo di attuazione dei piani integrati per il risanamento e lo sviluppo urbano; esorta la Commissione ad attuare regolamenti riguardanti il finanziamento CLLD e ITI a titolo dei fondi SIE nell'insieme, al fine di rafforzare le sinergie;

21.  fa presente alla Commissione che, al fine di progredire concretamente verso il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, occorre dedicare maggiore attenzione, nella revisione di tale strategia e del QFP, ai contesti regionali e locali nonché alle specifiche circostanze delle zone interessate;

Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD)

22.  accoglie con favore la creazione del nuovo strumento CLLD, che è andato al di là dell'iniziativa LEADER nel concedere potere decisionale alle comunità locali e offrire soluzioni locali specifiche, non solo attraverso il FEASR, ma anche tramite gli altri fondi SIE;

23.  evidenzia che il CLLD offre opportunità anche per le aree urbane e periurbane e dovrebbe costituire parte integrante di strategie più ampie di sviluppo urbano, anche attraverso la cooperazione transfrontaliera; ricorda che, al fine di garantire la massima efficacia delle strategie di sviluppo territoriale, lo sviluppo delle aree urbane deve essere sostenibile e coerente con quello delle aree circostanti, periurbane e rurali;

24.  deplora che in numerosi Stati membri il CLLD verrà realizzato tramite un approccio basato su un fondo unico, il che può comportare la perdita di opportunità nella creazione di strategie di sviluppo locale più efficaci; ricorda l'importanza di un approccio integrato e della necessità di coinvolgere il maggior numero di soggetti della società civile locale;

25.  accoglie con favore la creazione del gruppo orizzontale di lavoro sul partenariato, istituito grazie alla DG Politica regionale;

26.  chiede il rigoroso rispetto del Codice di condotta sul partenariato, in particolare per quanto riguarda l'applicazione del principio di partenariato nell'attuazione degli ITI e del CLLD;

27.  incoraggia il rafforzamento delle capacità, la sensibilizzazione e l'attiva partecipazione delle parti socioeconomiche, insieme ai soggetti della società civile, in modo che il maggior numero possibile di partner possa proporre un approccio attivo in materia di strategie CLLD prima della scadenza del termine delle proposte (31 dicembre 2017);

28.  teme che, in alcuni Stati membri, il CLLD si riduca talvolta a un esercizio meramente formale anziché rappresentare un autentico approccio dal basso verso l'alto; insiste, in tale contesto, sul fatto che gli attori locali dovrebbero disporre di effettivi poteri decisionali;

29.  invita la Commissione, insieme agli Stati membri, a incoraggiare la condivisione delle migliori pratiche riguardo ai GAL sulla base di una strategia di informazione a livello europeo concernente i loro progetti di successo, utilizzando allo stesso tempo strumenti e piattaforme esistenti come TAIEX REGIO PEER 2 PEER, URBACT e la rete di sviluppo urbano;

30.  invita la Commissione e gli Stati membri ad abbracciare le iniziative CLLD e a fornire una maggiore flessibilità nei programmi operativi e nel contesto dei quadri strategici regionali, nazionali e comunitari, in modo da essere in grado di tenere maggiormente conto delle priorità delle strategie CLLD; riconosce il successo registrato dai GAL nella gestione dei progetti e chiede finanziamenti più ampi e che si esamini un'estensione della loro portata; deplora che in alcuni Stati membri il CLLD sia limitato dalle autorità nazionali a un unico obiettivo strategico specifico; esorta la Commissione a fornire orientamenti agli Stati membri per il finanziamento del CLLD attraverso un approccio multifondo e incoraggiando l'utilizzo di strumenti di finanziamento;

31.  ricorda che il regolamento FSE prevede una specifica priorità d'investimento per lo "sviluppo locale di tipo partecipativo" nell'ambito dell'obiettivo tematico 9, e incoraggia gli Stati membri ad includere tale aspetto nei rispettivi programmi operativi; evidenzia che il fondo potrebbe fornire un sostegno indispensabile ai patti territoriali per l'occupazione, alle strategie di sviluppo urbano e al rafforzamento delle capacità a livello locale e regionale, e chiede alla Commissione di prestare ulteriore assistenza agli Stati membri nell'attuazione di queste specifiche priorità di investimento e di fornire, nelle sue relazioni annuali d'attività, informazioni sulla portata di tale attuazione; invita la Commissione ad approfittare della revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale (QFP) per risolvere le difficoltà già identificate nell'applicazione degli strumenti e trovare soluzioni sostenibili;

32.  ritiene che strumenti quali il bilancio partecipativo dovrebbero essere inclusi nella strategia CLLD, in quanto costituiscono un esercizio democratico che contribuisce in modo significativo a incrementare la partecipazione delle parti socioeconomiche al fine di rafforzare la coesione sociale a livello locale e incrementare l'efficienza della spesa pubblica;

33.  evidenzia l'importanza fondamentale di un approccio non discriminatorio e trasparente e della riduzione al minimo dei potenziali conflitti di interesse nelle interazioni tra soggetti pubblici e privati, nel quadro di un necessario equilibrio tra efficienza, semplificazione e trasparenza; accoglie inoltre con favore la partecipazione di una vasta gamma di partner ai GAL; ritiene opportuna la disposizione in base alla quale né le autorità pubbliche né singoli gruppi di interesse possono detenere più del 49 % dei diritti di voto nei GAL, come previsto nell'attuale quadro legislativo, il che consente di contribuire al passaggio da un approccio amministrativo a un approccio orientato ai risultati e di tipo innovativo; chiede alla Commissione di controllare e valutare attentamente l'attuazione di questa disposizione, comprese le circostanze che consentano eccezioni, e di fornire assistenza mirata per il potenziamento delle capacità e di carattere tecnico;

Investimenti territoriali integrati (ITI)

34.  osserva che nell'attuazione degli ITI è possibile adottare diversi approcci di governance; ritiene tuttavia essenziale che i partner locali svolgano il proprio ruolo di attori fondamentali nella preparazione della strategia di sviluppo territoriale degli ITI e che siano inoltre coinvolti appieno nelle responsabilità di gestione, controllo e audit ITI, contribuendo in tal modo a garantire una reale appropriazione locale degli interventi nell'ambito degli ITI;

35.  sottolinea che gli ITI non dovrebbero essere limitati alle sole aree urbane, ma potrebbero interessare aree geografiche come i quartieri urbani, le aree metropolitane, urbane e rurali, sub-regionali o transfrontaliere; evidenzia che gli ITI si trovano nella posizione migliore per tener conto delle specifiche esigenze territoriali determinando in modo più flessibile il loro ambito di applicazione territoriale, seguendo quindi un autentico approccio basato sul territorio; ritiene che gli ITI forniscano altresì una struttura adeguata per tenere conto dei territori con scarso accesso ai servizi e delle comunità isolate e svantaggiate; chiede alla Commissione e agli Stati membri di ottimizzare le risorse umane e tecniche e di utilizzare maggiormente gli ITI nel settore della cooperazione transfrontaliera;

36.  sottolinea che il coinvolgimento precoce e una maggiore delega alle autorità regionali e locali e ai soggetti interessati, compresa la società civile, nella strategia di sviluppo territoriale dal basso verso l'alto rappresenta un elemento essenziale per la futura appropriazione, partecipazione e riuscita della strategia territoriale integrata che verrà attuata a livello locale e intersettoriale; insiste sull'aumento della capacità di sfruttamento del loro potenziale di sviluppo, in funzione delle caratteristiche locali;

37.  incoraggia gli Stati membri a optare a favore di un approccio multifondo nei confronti degli ITI, al fine di conseguire sinergie tra i fondi in un determinato territorio e affrontare le sfide in maniera globale; sottolinea che è necessario un rafforzamento mirato delle capacità per agevolare la messa in comune dei fondi provenienti da fonti diverse;

38.  sottolinea che la ritardata decisione a livello nazionale di utilizzare lo strumento ITI è stata evidenziata come uno dei principali ostacoli nell'inquadrare correttamente la strategia territoriale, creare la struttura di coordinamento, definire il bilancio e preparare la base giuridica nazionale degli ITI;

39.  si compiace degli sforzi della Commissione e del gruppo di esperti sulla coesione territoriale e le questioni urbane nella preparazione degli scenari ITI; condivide l'opinione secondo cui tali indicazioni dovrebbero emergere nella fase iniziale del processo di programmazione; ritiene necessario aggiornare le indicazioni con esempi concreti e insegnamenti appresi dagli ITI, una volta attuati;

40.  chiede alla Commissione di tener conto dei risultati dell'indagine condotta nel 2015 dal Comitato delle regioni, con un utilizzo più efficiente degli strumenti informatici e la riduzione della burocrazia, introducendo norme più flessibili per i paesi/le regioni con dotazioni molto limitate, migliorando i meccanismi di cofinanziamento negli Stati membri e fornendo una maggiore formazione ai responsabili della gestione e dell'assorbimento dei fondi, compresi i rappresentanti eletti;

Raccomandazioni per il futuro

41.  è del parere che gli strumenti CLLD e ITI debbano svolgere un ruolo ancor più importante nella futura politica di coesione; invita la Commissione a elaborare una relazione che evidenzi i punti di forza, le carenze, le opportunità e le incognite nell'applicazione di questi due strumenti (analisi SWOT) prima della nuova proposta legislativa sui possibili scenari successivi al 2020 relativi a tali strumenti;

42.  chiede che detta relaziona analizzi l'impatto e l'efficacia del CLLD e degli ITI e se, nella normativa sulla politica di coesione successiva al 2020, non sia auspicabile un approccio obbligatorio, con uno stanziamento per tali strumenti nei programmi operativi; propone di valutare l'ideazione di incentivi concreti per stimolare gli Stati membri ad attuare il CLLD e gli ITI, insieme ai potenziali strumenti per garantire una maggiore coerenza tra i programmi operativi nonché il CLLD e gli ITI; sottolinea che questa analisi dovrebbe essere basata su una serie di indicatori rilevanti che riflettano elementi di carattere sia qualitativo che quantitativo;

43.  chiede che sia formalizzato l'approccio dal basso verso l'alto nel quadro degli ITI nella politica di coesione di prossima generazione, sia durante le fasi di programmazione che di attuazione;

44.  incoraggia la Commissione e gli Stati membri, in coordinamento con le autorità locali competenti, a garantire il monitoraggio dell'utilizzo dei fondi ITI, che sono quantitativamente più importanti di prima grazie al loro raggruppamento; sottolinea che ciò è importante al fine di ridurre la possibilità di corruzione negli Stati membri;

45.  ribadisce l'esigenza di adottare un duplice approccio, in particolare nel fornire indicazioni in primo luogo agli Stati membri che dispongono soltanto di programmi operativi nazionali e, in secondo luogo, agli Stati che dispongono anche di programmi operativi regionali;

46.  insiste sull'esigenza di migliorare il coordinamento tra la Commissione, gli Stati membri e le regioni in merito alle indicazioni relative a tali strumenti; raccomanda di sviluppare le indicazioni contemporaneamente alla proposta sulla nuova normativa in tema di politica di coesione, per il periodo di programmazione successivo al 2020, con successivi aggiornamenti; sottolinea che in questo modo si consentirebbe la stesura tempestiva dei documenti contenenti le indicazioni, si rafforzerebbe la certezza del diritto per tutte le parti e si fornirebbero, inoltre, chiarimenti sull'attuazione pratica delle disposizioni proposte;

o
o   o

47.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai consigli regionali e ai parlamenti nazionali degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487.
(4) GU L 149 del 20.5.2014, pag. 1.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(6) GU C 17 del 19.1.2013, pag. 18.
(7) GU C 313 del 22.9.2015, pag. 31.
(8) GU C 230 del 14.7.2015, pag. 1.
(9) GU C 153 E del 31.5.2013, pag. 9.
(10) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 6.
(11) Testi approvati P7_TA(2014)0015.
(12) Testi approvati P8_TA(2015)0419.


Statistiche inerenti alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all'estero ***I
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Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 184/2005 relativo alle statistiche comunitarie inerenti alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all'estero per quanto riguarda il conferimento alla Commissione dei poteri delegati e di esecuzione al fine dell'attuazione di alcuni provvedimenti (COM(2014)0379 – C8-0038/2014 – 2014/0194(COD))
P8_TA(2016)0212A8-0227/2015

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2014)0379),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 338, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0038/2014),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 284, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere della Banca centrale europea del 5 dicembre 2014(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 24 febbraio 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0227/2015),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 10 maggio 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 184/2005 relativo alle statistiche comunitarie inerenti alla bilancia dei pagamenti, agli scambi internazionali di servizi e agli investimenti diretti all'estero

P8_TC1-COD(2014)0194


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/1013)

(1) GU C 31 del 30.1.2015, pag. 3.


Politica di coesione nelle regioni montane dell'UE
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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 maggio 2016 sulla politica di coesione nelle regioni montane dell'UE (2015/2279(INI))
P8_TA(2016)0213A8-0074/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 174 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il titolo III della parte terza del trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo, in particolare, all'agricoltura,

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1) ("il regolamento disposizioni comuni - RDC"),

–  visto il regolamento (UE) n. 1301/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e a disposizioni specifiche concernenti l'obiettivo "Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione" e che abroga il regolamento (CE) n. 1080/2006(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1305/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e che abroga il regolamento (CE) n. 1698/2005(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1307/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune e che abroga il regolamento (CE) n. 637/2008 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 73/2009 del Consiglio(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1308/2013, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 1144/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, relativo ad azioni di informazione e di promozione riguardanti i prodotti agricoli realizzate nel mercato interno e nei paesi terzi e che abroga il regolamento (CE) n. 3/2008 del Consiglio(7),

–  visto il regolamento (UE) n. 1299/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni specifiche per il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale all'obiettivo di cooperazione territoriale europea(8),

–  visto il regolamento (UE) n. 1302/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che modifica il regolamento (CE) n. 1082/2006 relativo a un gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) per quanto concerne il chiarimento, la semplificazione e il miglioramento delle norme in tema di costituzione e di funzionamento di tali gruppi(9),

–  visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2015, relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(10),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2015 su "Una nuova strategia forestale dell'Unione europea: per le foreste e il settore forestale"(11),

–  vista la sua risoluzione del 22 settembre 2010 sulla strategia europea per lo sviluppo economico e sociale delle regioni di montagna, delle isole e delle zone scarsamente popolate(12),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2013 sul mantenimento della produzione del latte nelle zone di montagna, nelle zone svantaggiate e nelle regioni ultraperiferiche dopo la scadenza delle quote latte(13),

–  vista la sua risoluzione del 23 maggio 2013 su una strategia macroregionale per le Alpi(14),

–  visti la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa a una strategia dell'Unione europea per la Regione alpina (COM(2015)0366) e il piano d'azione ad essa allegato,

–  visto il parere del Comitato delle regioni, del 3 dicembre 2014, intitolato "Una strategia macroregionale alpina per l'Unione europea"(15),

–  vista la sua risoluzione del 17 febbraio 2011 sull'attuazione della strategia dell'Unione per la regione del Danubio(16),

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2010 su una strategia dell'UE per la regione danubiana(17),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 13 aprile 2011, sulla strategia dell'UE per la regione danubiana,

–  vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni relativa alla strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio (COM(2013)0181),

–  visti la comunicazione della Commissione intitolata "Strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana" (COM(2010)0715) e il piano d'azione indicativo che l'accompagna (SEC(2010)1489),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 16 giugno 2011 in merito alla comunicazione della Commissione — Strategia dell'Unione europea per la Regione danubiana(18),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 31 marzo 2011 sul tema "Strategia per la regione danubiana"(19),

–  viste la relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sul valore aggiunto delle strategie macroregionali (COM(2013)0468) e le pertinenti conclusioni del Consiglio del 22 ottobre 2013,

–  vista la Sesta relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale (COM(2014)0473),

–  vista la Convenzione alpina compresi i protocolli alla Convenzione alpina,

–  visto lo studio stilato da Euromontana del 28 febbraio 2013 dal titolo "Toward Mountains 2020: Step 1 – capitalising on Euromontana work to inspire programming" (La montagna verso il 2020: Fase 1 – valorizzare il lavoro di Euromontana per ispirare la programmazione),

–  visto lo studio a cura della sua Direzione generale delle Politiche interne (Dipartimento tematico B: Politiche strutturali e di coesione, sviluppo regionale) del febbraio 2016 dal titolo "Ricerca per la commissione REGI - Coesione nelle regioni montane dell'UE",

–  visto il progetto Donne - Alpnet nell'ambito del programma Interreg Spazio alpino 2001-2006: una rete di istituzioni locali e centri di risorse per le donne: promuovere la partecipazione delle donne nello Sviluppo sostenibile dello spazio alpino,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale (A8-0074/2016),

A.  considerando che le regioni montane rappresentano una quota importante del territorio dell'UE (circa il 30%), e che l'intera UE dipende dai loro servizi ecosistemici;

B.  considerando che nella politica regionale dell'UE non si trova alcuna definizione esplicita di "regioni montane", e che la definizione utilizzata nell'ambito del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) non è adatta alla politica di coesione e non può essere usata così com'è per una efficace gestione di tale politica;

C.  considerando che, in ragione delle condizioni estreme e della perifericità che le caratterizzano, queste regioni presentano una situazione di svantaggio strutturale, al punto che numerose regioni montane si trovano a fronteggiare fenomeni di spopolamento e invecchiamento della popolazione, in grado di sovvertire il ciclo naturale delle generazioni portando ad un abbassamento degli standard sociali e della qualità della vita; che spesso ciò comporta un aumento della disoccupazione, dell'esclusione sociale e della migrazione verso le città;

D.  considerando che le regioni montane offrono una serie di opportunità per raggiungere gli obiettivi dell'UE, in materia di occupazione, coesione e tutela dell'ambiente, tramite l'uso sostenibile delle loro risorse naturali;

E.  considerando che esistono notevoli differenze tra le regioni montane, ed è quindi necessario un coordinamento delle politiche e dei settori, sia tra le diverse regioni montane (orizzontalmente), che all'interno delle singole regioni montane (verticalmente);

F.  considerando che il sostegno destinato alle regioni montane da parte dei vari strumenti dell'UE, come il FEASR e i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE), dovrebbe essere complementare al fine di creare sinergie che permetterebbero di ottenere uno sviluppo migliore e più inclusivo;

G.  considerando che le regioni montane rivestono un ruolo importante per lo sviluppo economico, sociale e sostenibile degli Stati membri ed offrono numerosi servizi ecosistemici; che la parità di genere ha un impatto significativo sulla coesione economica, sociale e territoriale in Europa; che la cooperazione transfrontaliera nei territori montani rappresenta un modo sostenibile per promuovere lo sviluppo economico e sociale tali regioni;

H.  considerando che, in virtù delle loro specificità, e segnatamente dell'abbondanza e varietà di fonti energetiche rinnovabili e della loro dipendenza dall'efficienza in termini di risorse ed energia, le regioni montane possono contribuire allo sviluppo di nuove tecnologie e all'innovazione in generale;

I.  considerando che le aree montane forniscono un contributo positivo allo sviluppo sostenibile, alla lotta contro i cambiamenti climatici, alla preservazione e alla protezione degli ecosistemi regionali e della biodiversità; che nelle zone montane sono presenti numerose aree protette nel quadro della rete ecologica Natura 2000 e di altre forme di tutela della natura, il che, se da un lato limita le attività economiche, dall'altro offre sostegno al consolidamento di forme di agricoltura più sostenibili e quindi ad una più intensa sinergia tra le attività agricole e le restanti attività economiche; che l'agricoltura e la gestione delle terre nelle aree montane è molto importante per la stabilità idrogeologica di queste zone;

J.  considerando che le regioni montane sono poste di fronte a importanti sfide, per quanto riguarda lo sviluppo sociale ed economico, i cambiamenti climatici, i trasporti e le questioni demografiche, che devono essere affrontate instaurando adeguati collegamenti con le aree urbane e di pianura, e garantendo l'accesso ai servizi digitali;

K.  considerando che le zone montane con ecosistemi preservati e i loro servizi possono offrire una base per molte attività economiche, con un accento sull'agricoltura, la silvicoltura, il turismo e l'energia, tenendo conto del patrimonio culturale e naturale di queste aree e della diversificazione delle aziende agricole; che queste possono essere promosse da azioni coordinate e/o da una cooperazione transfrontaliera e che le zone montane preservano condizioni uniche e abilità tradizionali e offrono un grande potenziale di conversione a sistemi agricoli di qualità;

L.  considerando che i ghiacciai sono caratteristici delle montagne europee e che essi svolgono un ruolo fondamentale sia negli ecosistemi che nei sistemi idrici di montagna, che il loro ritiro in termini di massa e lunghezza a partire dalla metà del 19° secolo ha raggiunto livelli allarmanti e che molti ghiacciai in Europa sono già scomparsi o potranno scomparire entro il 2050;

M.  considerando che i sovraccosti relativi alle condizioni climatiche e topografiche, alla lontananza dai centri economici e all'isolamento gravano sullo sviluppo economico, sociale e culturale delle zone montane; che la mancanza di strutture adeguate, compresa la copertura della banda larga, e di investimenti nelle zone montane contribuisce ad accentuare il divario tra queste ed altre zone; che gli sforzi per mantenere una produzione economica agricola nelle zone montane dell'UE devono essere sostenuti dall'accessibilità e da un'infrastruttura fisica e digitale nonché dall'accesso ai servizi pubblici e ai servizi di interesse generale, quali l'istruzione, i servizi sociali, l'assistenza sanitaria, i trasporti e i servizi postali, per gli abitanti di queste zone;

N.  considerando che in Europa esistono diverse tipologie di regioni montane che sono collegate dal fatto di condividere problematiche fondamentali, quali ad esempio scarsa accessibilità, ridotte opportunità d'impiego, invecchiamento della popolazione, carenze in termini di connettività, impatto dei cambiamenti climatici e intensificazione dell'attività produttiva umana; che occorre adottare provvedimenti attivi per affrontare questi aspetti;

O.  considerando che nel contesto della volatilità dei mercati e dei prezzi, dell'aumento dei costi di produzione, della crescita della concorrenza, della fine delle quote lattiere e delle sfide ambientali, è fondamentale garantire una produzione alimentare e il ruolo multifunzionale dell'agricoltura per mantenere il valore aggiunto nelle zone montane, promuovere l'occupazione sostenibile e permettere l'accesso a altre fonti di reddito;

P.  considerando che le regioni montane che fanno parte delle frontiere esterne dell'UE incontrano ulteriori difficoltà e risentono in misura maggiore dalle tendenze negative comuni a tutte le regioni montane;

Q.  considerando che in Europa vi sono catene montuose che si estendono attraverso vari Stati membri e anche stati non appartenenti all'UE come, ad esempio, la catena montuosa dei Carpazi, che, dopo l'ultimo allargamento dell'UE, è diventata il confine orientale dell'UE ed è oggi un'area geopolitica estremamente importante in cui si incontrano interessi politici strategici di grande importanza per quanto riguarda la stabilità dell'Unione;

R.  considerando che molte regioni montane non dispongono di infrastrutture di base, di servizi pubblici e di un accesso costante a servizi di interesse generale, segnatamente in zone di attività stagionale;

S.  considerando che l'agricoltura di montagna è importante per l'identità e la cultura delle regioni montane e continua a contribuire all'occupazione e a settori specifici dell'economia di queste regioni, tra i quali le risorse forestali e il turismo, tenendo presente che è in corso un'ulteriore diversificazione delle loro economie e occupazione e che esse svolgono un ruolo fondamentale nell'economia circolare;

T.  considerando che alcune delle regioni ultraperiferiche sono anche regioni montane di origine vulcanica (vulcani attivi o dormienti, massicci vulcanici o catene di vulcani e isole vulcaniche), con parti sommerse ed emerse, e che registrano difficoltà dovute alla topologia del loro territorio;

U.  considerando che le donne che vivono nelle regioni montane, in particolare nelle regioni svantaggiate, devono spesso affrontare problemi relativi al loro accesso a livelli superiori di istruzione e a opportunità di lavoro dignitoso;

V.  considerando che è opportuno apportare una risposta alle varie sfide poste dallo spopolamento, dall'impatto dei cambiamenti climatici, dalla mancanza di disponibilità di terre agricole, dall'abbandono delle terre agricole e dalla conseguente formazione di boscaglie, e alla necessità di preservare i pascoli montani;

W.  considerando che l'allevamento di animali (produzione di latte e produzione estensiva di carne) svolgono un ruolo significativo nelle zone montane di numerosi paesi dell'UE; che le difficili condizioni di mercato e i gravi svantaggi in termini di costi hanno un impatto significativo sulle aziende agricole di piccole dimensioni in queste zone;

X.  considerando che l'articolo 174, terzo comma, del TFUE menziona espressamente la necessità di rivolgere particolare attenzione, tra l'altro, alle regioni di montagna; che esiste una serie di politiche, programmi e strategie dell'UE che producono un effetto indiretto sulle regioni montane;

Approccio coordinato e considerazioni generali

1.  invita la Commissione ad avviare il processo finalizzato a elaborare una definizione di lavoro del concetto di regioni montane funzionali nel contesto della politica di coesione, completando la definizione di zone montane utilizzata nel contesto del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale con l'obiettivo di migliorare il coordinamento delle politiche e delle misure in questione; ritiene che una tale definizione debba essere ampia e inclusiva, e tenere conto di diversi fattori quali altitudine, accessibilità e pendenza; invita la Commissione a fornire una definizione completa che contempli anche le regioni vulcaniche nelle isole e nelle regioni ultraperiferiche, nonché le aree che, pur non essendo montane, sono in gran parte integrate con zone di montagna; sottolinea in questo contesto l'idea riflessa nella strategia dell'Unione europea per la Regione alpina (EUSALP) di includere nella strategia aree non montane quale iniziativa positiva;

2.  ritiene che le politiche dell'UE dovrebbero prevedere un approccio specifico alle regioni montane, poiché queste ultime presentano svantaggi strutturali evidenti; tali regioni necessitano di sostegno supplementare per superare le sfide dei cambiamenti climatici, per riuscire a offrire occupazione annuale e non solo stagionale, sviluppo economico, prevenzione e gestione delle calamità naturali e tutela dell'ambiente, e per contribuire a conseguire gli obiettivi dell'UE in materia di fonti energetiche rinnovabili; ritiene, di conseguenza, che le regioni montane dovrebbero essere integrate in tutti gli aspetti delle politiche dell'UE, ivi inclusa la politica di coesione, introducendo una valutazione di impatto territoriale;

3.  rileva che l'UE non dispone di alcuna politica specifica per le regioni montane, e segnala che le politiche, i programmi e le strategie già esistenti che producono un effetto indiretto su tali aree giustificano una "Agenda per le regioni montane dell'UE" che costituisca la base per una strategia dell'UE intesa a realizzare lo sviluppo a lungo termine delle regioni montane e delle aree che dipendono da esse;

4.  invita la Commissione a lavorare a una "Agenda per le regioni montane dell'UE" che rappresenti un quadro di riferimento in grado di contribuire alle politiche transnazionali, transfrontaliere e interregionali; è dell'avviso che la futura agenda dovrebbe individuare le priorità per lo sviluppo di queste regioni, affinché le politiche settoriali possano essere corrette in modo più adeguato e le opportunità per finanziarle possano essere gestite tramite i fondi dell'UE, e affinché possano essere realizzate politiche sostenibili a lungo termine per l'inclusione;

5.  invita la Commissione a prevedere, nel contesto di tale agenda, un programma specifico e approfondito per la protezione dei ghiacciai europei che si prevede siano destinati a scomparire entro il 2050;

6.  invita a rafforzare le sinergie attraverso il coordinamento delle politiche, delle strategie e dei programmi dell'UE che hanno un effetto indiretto sulle regioni montane, quali Orizzonte 2020, COSME, LIFE, Natura 2000, la strategia dell'UE in materia di banda larga, la strategia dell'UE per l'adattamento ai cambiamenti climatici, il programma di azione dell'UE per l'ambiente, il Meccanismo per collegare l'Europa, la cooperazione territoriale europea, i fondi SIE e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), nonché le iniziative per una strategia macroregionale; invita la Commissione a prendere in considerazione l'applicazione e l'operatività specifiche di tali programmi nelle regioni montane;

7.  sottolinea l'importanza di realizzare sinergie tra le politiche, gli strumenti e i settori, il che richiede l'applicazione di un approccio integrato; richiama l'attenzione sulla preziosa esperienza maturata mediante l'attuazione della Convenzione alpina, che riesce a coniugare gli interessi economici, sociali e ambientali;

8.  richiama l'attenzione sulla scarsa disponibilità di terreni utilizzabili nelle regioni montane, che può essere causa di conflitti come conseguenza della divergenza o della sovrapposizione degli interessi per quanto riguarda la classificazione e l'utilizzo dei terreni; invita pertanto gli Stati membri a mettere a punto e ad applicare strumenti di pianificazione territoriale che agevolino il coordinamento e la partecipazione del pubblico allo sviluppo territoriale; ritiene che il protocollo della Convenzione alpina relativo alla pianificazione territoriale e allo sviluppo sostenibile costituisca un esempio importante da cui è possibile trarre ulteriori insegnamenti;

9.  invita i parchi naturali degli Stati membri che confinano con uno o più altri Stati a mettere a punto approcci congiunti alla gestione, allo sviluppo e alla protezione di tali parchi naturali;

10.  osserva che le recenti riforme della politica agricola comune (PAC) e della politica regionale permettono la territorializzazione della gestione dei finanziamenti europei di coesione;

11.  esorta le autorità di gestione a considerare un aumento degli stanziamenti dei fondi SIE a livello nazionale per sostenere le aree montane sottosviluppate, ricorrendo ove possibile a un approccio politico multisettoriale; invita gli Stati membri a incoraggiare gli investimenti nelle aree montane favorendo il finanziamento dei programmi operativi a favore di tali aree;

12.  sottolinea che è necessario attribuire la priorità alla dimensione territoriale della politica di coesione, tramite iniziative mirate per lo sviluppo territoriale e sostegno supplementare per la cooperazione territoriale a livello europeo;

13.  sottolinea che gli Stati membri e le regioni hanno la possibilità nel quadro del regolamento sullo sviluppo rurale, di creare sottoprogrammi tematici incentrati sulle esigenze delle zone montane, che possono beneficiare di aliquote di sostegno più elevate per i finanziamenti pubblici; li incoraggia a far uso di queste opportunità; si rammarica del fatto che al momento nessuna autorità competente abbia compiuto tale scelta; ritiene tuttavia che una siffatta decisione non significhi necessariamente che non siano stati previsti aiuti specifici destinati a questi territori;

14.  incoraggia gli Stati membri a utilizzare strumenti quali gli investimenti territoriali integrati (ITI) e lo sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD) per promuovere lo sviluppo delle aree montane, al fine di sostenere il loro potenziale e i loro obiettivi specifici in materia di sviluppo; incoraggia il sostegno ai gruppi di azione locale (GAL) ai fini di uno sviluppo locale di tipo partecipativo, in modo da promuovere le reti transnazionali e i metodi di lavoro cooperativo;

15.  sottolinea il potenziale e l'importanza dell'elaborazione presente e futura di strategie macroregionali per lo sviluppo sostenibile delle regioni montane dell'UE con una forte dimensione di cooperazione transfrontaliera, ove applicabile; invita a tenere conto dell'esperienza maturata nell'attuazione di altre strategie macroregionali dell'UE;

16.  accoglie favorevolmente le attuali iniziative per i Carpazi nella strategia dell'UE per la Regione danubiana nonché i progressi compiuti nel quadro della strategia macroregionale dell'UE per le Alpi; constata che quest'ultima costituisce un buon esempio di approccio integrato allo sviluppo territoriale, che prende in considerazione le aree montane e le regioni con esse integrate;

17.  ritiene che lo strumento della cooperazione territoriale europea (CTE) offra un'eccellente opportunità per condividere migliori prassi e conoscenze tra le regioni montane, in molti casi poste sui confini nazionali; invoca una specifica dimensione montana nella CTE futura; accoglie con favore iniziative quali "Policies against depopulation in mountainous areas" (PADIMA), concernente le politiche per contrastare lo spopolamento delle aree montane, che mirano ad affrontare i problemi specifici delle regioni montane; sottolinea l'importanza dei programmi INTERREG e di altre iniziative di cooperazione, come ad esempio i gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) e i raggruppamenti europei di interesse economico (REIE), per lo sviluppo di aree e catene montuose comuni in modo congiunto, coordinato in regioni che contengono zone montane transfrontaliere;

18.  invita la Commissione a presentare una comunicazione contenente una "Agenda per le regioni montane dell'UE" e, successivamente, un Libro bianco sullo sviluppo delle regioni montane, basato sulle migliori prassi e con la partecipazione delle autorità locali, regionali e nazionali e di altri attori pertinenti, ivi inclusi partner economici e sociali e rappresentanti della società civile;

19.  insiste affinché la Commissione e altre parti interessate conducano un esame periodico approfondito delle condizioni delle regioni montane dell'UE e analizzino dati quali i risultati dell'attuazione dei programmi operativi della politica di coesione e gli indicatori dei cambiamenti della qualità di vita e dei mutamenti demografici, al fine di concentrare i finanziamenti e l'attuazione delle politiche dell'UE in modo corretto;

20.  sottolinea la necessità di poter fare affidamento su dati statistici disaggregati attendibili sui quali basare le iniziative programmatiche;

21.  invita a cooperare con i paesi europei non appartenenti all'UE, come pure con le amministrazioni regionali e locali, per attuare una politica per le regioni montane;

22.  invita la Commissione a incoraggiare l'impiego di strumenti finanziari nelle regioni montane al fine di ottenere risultati concreti;

23.  accoglie con favore il dibattito in corso sulla semplificazione della politica di coesione; auspica che un quadro normativo più snello, unitamente alla disponibilità di strumenti più facili da usare per le parti interessate e i destinatari, contribuirà allo sviluppo delle regioni montane dell'UE; chiede che si dedichi un'attenzione specifica alla semplificazione e agli sforzi intesi a facilitare gli investimenti nelle regioni montane;

24.  invita la Commissione a proporre un Anno europeo delle regioni insulari e montane;

Occupazione e crescita economica nelle regioni montane

25.  osserva che le PMI delle regioni montane si trovano a dover affrontare gravi difficoltà dovute alla carenza di accessibilità, infrastrutture, connettività e risorse umane; invita la Commissione a dedicare un'attenzione specifica allo sviluppo delle PMI nelle regioni montane, in particolare nelle zone colpite da catastrofi naturali e aggravate dal clima, ed esorta, di conseguenza, gli Stati membri a dare priorità agli investimenti in infrastrutture e servizi nelle regioni montane; chiede che siano create sinergie tra le risorse dei fondi SIE e gli altri programmi e le altre iniziative sovvenzionati dall'UE, in modo da avere un approccio strategico olistico ed efficace per rendere massimo il sostegno alle PMI e all'imprenditorialità; sottolinea che è opportuno elaborare strategie integrate legate al territorio per le regioni montane, al fine di individuare opportunità di sviluppo specifiche, che dovrebbero comprendere misure volte a potenziare la connettività delle PMI locali nonché le relazioni e il coordinamento tra i vari settori e all'interno di essi;

26.  sottolinea l'importanza di sviluppare una produzione agricola molteplice connessa allo sviluppo del turismo e ad attività di tutela dell'ambiente, come pure di strutturare le catene alimentari nelle zone montane nell'ambito di associazioni di organizzazioni di produttori, fattore che aumenta il potere negoziale degli agricoltori, o mediante l'istituzione di mercati locali e filiere corte; pone l'accento sulla necessità di garantire l'accesso ai mercati di grandi dimensioni e di introdurre misure di qualità, promozione e protezione dei prodotti, migliorando in tal modo la commercializzazione dei prodotti agricoli e inserendoli tra i prodotti generali del turismo di una data area geografica; invita inoltre la Commissione e gli Stati membri ad avviare un dibattito sull'introduzione di un'etichettatura speciale per i prodotti alimentari montani a livello dell'UE, dal momento che le zone montane possiedono un forte potenziale in termini di produzione di prodotti alimentari di elevata qualità;

27.  prende atto, in tale contesto, della necessità del sostegno fornito dal FEASR per la produzione agricola nelle zone montane, nonché degli sforzi profusi per creare valore aggiunto attraverso le sinergie con altri fondi e iniziative dell'UE, come pure con strumenti finanziari privati, al fine di creare un impatto positivo sulle regioni montane;

28.  accoglie con favore i progressi compiuti nell'ambito della strategia forestale dell'UE; promuove lo sviluppo sostenibile delle foreste a livello dell'Unione, in particolare per quanto concerne il loro contributo alla tutela dell'ambiente e della biodiversità nonché al raggiungimento degli obiettivi in materia di energie rinnovabili; rileva che la dimensione economica della silvicoltura potrebbe essere enfatizzata all'interno della strategia;

29.  ritiene che la silvicoltura possa offrire posti di lavoro e sviluppo economico per le regioni montane e che, pertanto, le risorse forestali dovrebbero essere garantite nel tempo, attraverso un loro sfruttamento sostenibile; sottolinea che le foreste sono di fondamentale importanza per l'ecosistema e che, in montagna, esse svolgono un'importante funzione di prevenzione di valanghe, smottamenti e inondazioni; chiede di sostenere le PMI, in particolare quelle stabilite nelle zone montane, che operano nel settore forestale e che rispettano pienamente il principio della sostenibilità ambientale; sottolinea il particolare ruolo economico e sociale della silvicoltura nelle zone montane e l'importanza di investire nell'impiego efficace delle risorse forestali in queste regioni; rammenta il ruolo significativo svolto dalle foreste nel fornire materiali primari e secondari utilizzati nel settore farmaceutico, cosmetico e alimentare, contribuendo così a creare occupazione; chiede, in proposito, che la politica di coesione si incentri maggiormente sulla gestione sostenibile delle foreste;

30.  chiede di garantire incentivi supplementari per preservare le piccole imprese di trasformazione e le piccole e medie imprese agricole nelle zone montane, che rappresentano un'importante fonte di occupazione e di prodotti dalle specifiche caratteristiche di qualità, sebbene richiedano in media costi maggiori e possiedano una redditività ridotta rispetto alle coltivazioni intensive o agli allevamenti; invita la Commissione a promuovere progetti pilota nell'ottica di recuperare le attività economiche tradizionali, comprese le attività agricole e artigianali, in zone montane soggette a fenomeni di spopolamento; chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere procedure amministrative semplificate per la richiesta di fondi e la gestione del loro impiego, affinché le piccole comunità abbiano un migliore accesso ai finanziamenti onde promuovere lo sviluppo a lungo termine, l'accessibilità dei mercati e la creazione di organizzazioni di produttori nelle zone montane;

31.  chiede ai beneficiari dei fondi SIE delle regioni montane di esaminare il potenziale e le esigenze legati alla creazione di parchi industriali e tecnologici sostenibili a livello locale e, dopo aver condotto adeguati studi di fattibilità e analisi costi/benefici, di prendere in considerazione la possibilità di costruire di tali parchi utilizzando i mezzi dell'UE e quelli nazionali;

32.  evidenzia la necessità di strategie di specializzazione intelligenti, se del caso, per ottimizzare il potenziale offerto dalle regioni montane;

33.  sottolinea l'importante ruolo che l'impresa sociale e modelli economici alternativi, come le cooperative e le mutue, possono svolgere nell'ambito dello sviluppo inclusivo e sostenibile delle regioni montane, anche superando l'esclusione dei gruppi emarginati e le disuguaglianze di genere;

34.  sostiene l'uso dei fondi SIE per i settori economici non inquinanti e orientati al futuro, come ad esempio il turismo sostenibile, il patrimonio culturale, la silvicoltura sostenibile, lo sviluppo di Internet ad alta velocità, l'artigianato e il settore delle energie rinnovabili; pone l'accento sull'importanza di mettere a punto nuovi modelli innovativi di turismo e di promuovere quelli di successo già esistenti;

Dimensione socioeconomica delle regioni montane

35.  osserva che sostenere il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio, resistente ai cambiamenti climatici, efficiente sotto il profilo delle risorse e sostenibile sul piano ambientale potrebbe essere enfatizzato nell'ambito della politica di coesione;

36.  ritiene che migliorare le qualifiche della forza lavoro e creare nuovi posti di lavoro nell'economia verde dovrebbe figurare tra le priorità di investimento dei fondi SIE, e sottolinea che le politiche dell'UE dovrebbero promuovere la formazione in aree quali l'agricoltura montana, il turismo sostenibile, l'artigianato, la silvicoltura sostenibile e le tecnologie legate alle energie rinnovabili;

37.  valuta positivamente le iniziative volte ad attirare i giovani verso il settore agricolo e invita la Commissione a elaborare programmi analoghi per le zone montane; esorta ad adottare misure per incoraggiare i giovani ad avviare attività imprenditoriali in ambiti legati al patrimonio culturale, senza limitarsi alle sole attività stagionali; sottolinea il ruolo degli istituti scientifici e di altri istituti di istruzione che si occupano di agricoltura montana; incoraggia la partecipazione dei giovani agricoltori ai programmi di scambio e alle piattaforme di apprendimento online;

38.  pone l'accento sull'importanza dell'istruzione per le donne e le ragazze, come pure di aumentare l'inclusione delle donne in aree quali la scienza, la tecnologia, l'ingegneria, la matematica e l'imprenditorialità, compresi i settori dell'economia verde; ritiene opportuno accordare particolare attenzione al sostegno e all'incoraggiamento delle donne impegnate in agricoltura e di quelle impegnate in un'attività autonoma nell'ambito della commercializzazione diretta, del turismo e dell'artigianato e dei progetti ad esso legati; sottolinea l'importanza della presenza attiva e del ruolo delle donne nelle zone montane, in particolare nella promozione dell'innovazione e dei processi di cooperazione, nonché nel preservare il buon funzionamento di queste zone; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a impiegare le risorse e le procedure esistenti a favore di iniziative di microfinanza e microcredito e di opportunità di carriera per le donne, in linea con il Fondo sociale europeo e i progetti transnazionali;

39.  sottolinea che nella recentissima riforma della PAC sono state integrate l'importanza delle zone montane e misure efficaci a livello dell'UE; ritiene che la PAC dovrebbe cercare di compensare gli svantaggi naturali ed economici che gli agricoltori si trovano a dover affrontare, e dovrebbe altresì fornire loro gli strumenti per valorizzare i loro punti forti;

40.  sottolinea l'importanza degli aiuti a titolo del primo pilastro della PAC per il mantenimento della produzione agricola e di un reddito per gli agricoltori delle zone montane; ricorda che gli Stati membri hanno la possibilità di predisporre aiuti diretti specifici e pagamenti accoppiati per promuovere questi obiettivi; ricorda che in molti Stati membri alcuni aiuti disaccoppiati a titolo del primo pilastro sono molto meno generosi rispetto alle zone propizie per l'agricoltura, a causa dell'inadeguata convergenza interna che limita ulteriormente la competitività delle imprese agricole;

41.  ritiene che le misure a titolo del secondo pilastro della PAC debbano garantire la sostenibilità, la competitività e la diversificazione della produzione agricola e delle industrie di trasformazione delle zone montane; ritiene altresì che tali misure potrebbero contribuire a una "rinascita rurale", incoraggiando la creazione di progetti di sviluppo agricolo multifunzionale che generino valore aggiunto e innovazione, nonché favorendo gli investimenti agricoli (negli edifici, nelle attrezzature specifiche, nella modernizzazione, ecc.) e la conservazione delle razze autoctone;

42.  è del parere che un approccio specifico per il settore lattiero-caseario dovrebbe mirare a garantire la sostenibilità della produzione lattiera nelle zone montane, e invita la Commissione, gli Stati membri e le autorità regionali a offrire, in particolare mediante il secondo pilastro della PAC, misure di accompagnamento compensatorie per la produzione lattiera svantaggiata, al fine mantenere e rafforzare l'agricoltura e il funzionamento efficace delle aziende agricole, in particolare di quelle di piccole dimensioni, in queste regioni;

43.  pone in evidenza il potenziale dell'apprendimento duale nelle regioni montane; segnala gli incoraggianti risultati ottenuti da alcuni Stati membri; valuta positivamente i progetti in essere relativi all'istruzione duale nell'Unione;

44.  ritiene che adeguate infrastrutture fisiche e delle TIC creino opportunità per le attività economiche, educative, sociali e culturali e riducano gli effetti di perifericità e isolamento; invita la Commissione a formulare raccomandazioni specifiche per far fronte alla carenza di manodopera qualificata nel settore turistico, prestando un'attenzione particolare alle sfide legate a lavori poco allettanti e a una remunerazione insufficiente, come pure per incentivare le opportunità di sviluppo professionale; esorta la Commissione e gli Stati membri ad assegnare, attraverso i fondi SIE, investimenti alle infrastrutture delle zone montane per renderle più attrattive per le attività economiche;

45.  è favorevole a soluzioni innovative, comprese quelle basate sulle tecnologie informatiche, per accedere all'istruzione di base di qualità, come pure alla formazione formale e informale e a opportunità di apprendimento permanente in aree montane remote, ad esempio mediante la cooperazione tra regioni montane, città e università; sottolinea la necessità di un'istruzione terziaria di elevata qualità e pone l'accento sul potenziale dei sistemi di istruzione a distanza che forniscono accesso all'insegnamento e all'apprendimento da aree remote; sottolinea che, nell'ottica di superare le tendenze demografiche negative in queste regioni, sia opportuno affrontare le problematiche importanti dell'equo accesso all'istruzione e alle strutture di assistenza all'infanzia e dell'ulteriore formazione e riqualificazione delle persone più anziane, al fine di agevolarne il reinserimento nel mondo del lavoro;

46.  chiede lo sviluppo e il miglioramento delle strutture e dei servizi sanitari nelle regioni montane, anche attraverso iniziative di cooperazione transfrontaliera, compreso lo sviluppo di centri sanitari transfrontalieri, se del caso; raccomanda di potenziare il volontariato per fornire servizi pubblici, tenendo conto delle pratiche di eccellenza presenti in alcuni Stati membri;

47.  ricorda il principio dell'accesso universale ai servizi pubblici, che deve essere garantito in tutti i territori dell'UE, sottolineando nel contempo la necessità che gli Stati membri e le regioni incoraggino la formulazione di soluzioni alternative e innovative per le zone montane, comprese soluzioni personalizzate adattate, ove del caso, alle esigenze locali e regionali;

48.  sottolinea l'importanza dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e di una più efficace attuazione della garanzia per i giovani, quale buona opportunità per frenare la fuga dei giovani dalle regioni montane in risposta alla crisi demografica e al problema di invecchiamento della popolazione; esorta ad avviare iniziative per l'occupazione giovanile che siano mirate soprattutto a soddisfare le esigenze delle regioni montane sottosviluppate;

49.  sottolinea che nelle regioni montane persistono le disuguaglianze di genere, in particolare nel caso di comunità emarginate e gruppi vulnerabili; invita la Commissione ad adottare azioni per l'integrazione della dimensione di genere a livello orizzontale e verticale in ogni settore strategico e, in particolare, a finanziare la politica della connettività in tali regioni; chiede un'analisi comparativa delle caratteristiche della condizione delle donne nelle regioni montane, soprattutto nelle zone montane svantaggiate;

50.  incoraggia e chiede che siano sostenute, anche attraverso il ricorso ai fondi SIE, le iniziative intese a migliorare la coesione sociale e culturale delle comunità montane e l'inclusione al loro interno, e a superare l'isolamento fisico e la mancanza di diversità culturale, in particolare attraverso l'accesso e la partecipazione diretta alla vita artistica e culturale;

51.  sottolinea l'importanza di iniziative territoriali integrate finalizzate all'integrazione dei migranti, nell'ambito di processi di recupero e di rilancio demografico e socio-economico delle aree montane, incluse quelle in via di spopolamento; invita la commissione a favorire e promuovere la diffusione di tali iniziative;

Tutela dell'ambiente e lotta ai cambiamenti climatici nelle regioni montane

52.  ricorda la ricchezza, in termini di volume e di varietà, delle risorse rinnovabili nelle aree montane; ritiene che dette aree dovrebbero guidare il raggiungimento degli obiettivi dell'UE in materia di fonti energetiche rinnovabili; invita la Commissione a concentrarsi su politiche intese a incoraggiare e agevolare l'uso delle energie rinnovabili nelle regioni montane;

53.  pone l'accento sul bisogno di proteggere a livello europeo le specie rappresentative d'alta montagna, che sono in grado di vivere sui massicci montuosi transfrontalieri, come camosci, stambecchi, grandi rapaci, orsi, lupi e linci; chiede alla Commissione e agli Stati membri di istituire un piano per la tutela e la reintroduzione delle specie rappresentative d'alta montagna;

54.  evidenzia inoltre il potenziale delle regioni montane vulcaniche e dei vulcani, soprattutto per quanto riguarda il contributo della vulcanologia, per conseguire gli obiettivi in materia di energie rinnovabili, nonché il contributo di tali aree nell'ambito della prevenzione e gestione delle catastrofi naturali, come ad esempio le eruzioni vulcaniche;

55.  invita gli Stati membri e la Commissione a identificare tutte le località d'alta montagna dove il divieto di utilizzare le automobili avrebbe un impatto positivo sulla lotta a livello locale contro lo scioglimento dei ghiacciai;

56.  ribadisce che il conseguimento degli obiettivi dell'UE in materia di fonti energetiche rinnovabili e lo sfruttamento di tali fonti devono tenere conto dell'equilibrio tra natura e tutela dell'ambiente anche nelle zone montane; ricorda che, in taluni casi, l'energia idroelettrica e l'estrazione di biomassa possono avere ripercussioni sugli ecosistemi, mentre gli impianti per l'energia eolica e solare potrebbero danneggiare il paesaggio, pur essendo una fonte di sviluppo locale;

57.  osserva che le regioni montane, tra cui quelle vulcaniche e i loro ecosistemi, sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici e ai rischi idrogeologici, che hanno conseguenze molto importanti in tali regioni anche a causa del crescente numero di calamità naturali, che possono avere un impatto ambientale anche sulle zone circostanti e ripercussioni negative sullo sviluppo economico e sul turismo; è convinto, a tale proposito, che la salvaguardia dell'ambiente, la lotta ai cambiamenti climatici e l'adozione di opportune misure di adattamento ai cambiamenti climatici debbano essere al centro di una futura "Agenda per le regioni montane dell'UE" e di un piano d'azione sui cambiamenti climatici; pone altresì in risalto la necessità di mettere a punto una rete di analisi e di scambio di buone pratiche in tali zone;

58.  sottolinea l'importanza di preservare e tutelare l'habitat unico delle regioni montane e di svilupparlo in modo sostenibile, anche ripristinando la biodiversità e il suolo, promuovendo il patrimonio naturale e i servizi ecosistemici e creando infrastrutture verdi grazie alle quali offrire anche opportunità di occupazione in tali settori; ricorda l'importanza fondamentale dell'agricoltura e della gestione sostenibile delle terre e delle foreste nelle zone montane, al fine di mantenere la biodiversità e tutelarsi contro gli impatti ambientali e paesaggistici;

59.  evidenzia che le regioni montane sono un'importante fonte di risorse idriche da tutelare e gestire in modo sostenibile; constata la dipendenza di talune aree urbane dai servizi ecosistemici offerti dalle regioni montane, le quali spesso non ricevono un compenso adeguato; invita le autorità locali a prendere in considerazione i partenariati sotto forma di progetti di cooperazione per l'accumulo e la protezione di risorse idriche per le comunità urbane in prossimità delle zone montane; sostiene il finanziamento di iniziative di stoccaggio dell'acqua per garantire l'irrigazione sostenibile ed efficace delle zone agricole e mantenere un livello di flusso minimo per i fiumi;

60.  è favorevole allo sviluppo del turismo sostenibile quale opportunità positiva per creare posti di lavoro e promuovere lo sviluppo sostenibile di queste aree; sottolinea la necessità di potenziare la connessione Internet a banda larga quale punto di partenza per un turismo sostenibile;

61.  evidenzia che è necessaria una cooperazione sinergica attiva tra il settore agricolo e le altre attività economiche dei territori facenti parte della rete Natura 2000 e di altre aree protette (parchi nazionali, parchi regionali ecc.) situate nelle zone montane;

Accessibilità e connettività nelle regioni montane

62.  ritiene che Internet e, nello specifico, le tecnologie di accesso di nuova generazione (NGA) svolgano un ruolo essenziale nel superamento delle sfide poste alle regioni montane; rammenta che Internet è legato ai servizi di interesse generale (SIG) e che la mancanza di accesso ai suddetti servizi è suscettibile di condurre allo spopolamento;

63.  invita gli Stati membri a creare incentivi per uno sviluppo più attivo dei partenariati pubblico-privato nelle regioni montane, per quanto riguarda le infrastrutture di trasporto, comunicazione ed energia, dal momento che la mancanza di economie di scala rende la fornitura di tali servizi poco interessante dal punto di vista commerciale; sottolinea che solo infrastrutture di trasporto migliori e infrastrutture di altro genere di qualità sufficiente possono generare crescita economica e nuovi posti di lavoro nelle aree montane;

64.  rileva che il turismo è influenzato in larga misura dalla presenza di infrastrutture e dall'accesso ai servizi di interesse generale; invita la Commissione a prendere in considerazione la possibilità di creare infrastrutture a sostegno del turismo nelle regioni montane;

65.  osserva che le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione offrono una vasta gamma di opportunità di occupazione, di inclusione sociale e di emancipazione nell'economia digitale emergente; ritiene pertanto che sia necessario un sostegno specifico a titolo dei fondi SIE per promuovere tali opportunità; invita gli Stati membri a favorire il telelavoro, il commercio elettronico e l'uso dei canali di marketing digitale in queste zone, al fine di migliorare la gestione dei costi delle imprese; ritiene che un accesso più agevole alle nuove tecnologie dell'informazione potrebbe portare allo sviluppo di programmi di insegnamento a distanza in zone caratterizzate da una penuria di insegnanti, come pure allo sviluppo di servizi sanitari online, che contribuirebbero a prevenire lo spopolamento delle zone montane; chiede che siano proposti e condivisi esempi di buone pratiche, in modo da contribuire alla diversificazione economica delle regioni montane;

66.  accoglie con favore il sistema di voucher satellitari (Satellite Voucher Scheme) dell'UE, che prevede il ricorso a connessioni satellitari quale utile alternativa nelle aree penalizzate da infrastrutture insufficienti o dalla mancanza di interesse da parte degli investitori;

67.  invita la Commissione, nell'ambito della messa a punto di politiche per l'accesso a banda larga, a tenere conto della mancanza di infrastrutture e di interesse da parte degli investitori a causa della bassa densità di popolazione e della perifericità delle regioni montane; chiede alla Commissione di elaborare politiche specifiche per superare il divario digitale in queste regioni, anche tramite i necessari investimenti pubblici;

68.  ricorda che lo sviluppo economico e sociale delle regioni montane, che in alcuni Stati membri sono anche regioni periferiche, dipende dai collegamenti di trasporto fra queste e le altre regioni di un determinato Stato membro o le regioni transfrontaliere; invita le autorità nazionali, in cooperazione con la Commissione, ad agevolare l'attuazione di progetti di collegamenti di trasporto fra le regioni montane e le principali arterie e i corridoi di trasporto nazionali e transeuropei, in particolare le infrastrutture dei trasporti RTE-T, facendo ricorso ai diversi fondi e strumenti finanziari dell'Unione, compresi gli investimenti della BEI;

69.  invita le regioni montane d'Europa a investire attraverso il FESR nello sviluppo di reti ferroviarie e tramviarie più efficienti e maggiormente interconnesse;

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70.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e al Comitato delle regioni nonché ai governi e ai parlamenti nazionali e regionali degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 289.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 487.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 608.
(6) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.
(7) GU L 317 del 4.11.2014, pag. 56.
(8) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 259.
(9) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 303.
(10) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0109.
(12) GU C 50 E del 21.2.2012, pag. 55.
(13) Testi approvati, P7_TA(2013)0577.
(14) GU C 55 del 12.2.2016, pag. 117.
(15) GU C 19 del 21.1.2015, pag. 32.
(16) GU C 188 E del 28.6.2012, pag. 30.
(17) GU C 305 E dell'11.11.2010, pag. 14.
(18) GU C 248 del 25.8.2011, pag. 81.
(19) GU C 166 del 7.6.2011, pag. 23.

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