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Testi approvati
Giovedì 7 luglio 2016 - StrasburgoEdizione definitiva
Situazione delle persone affette da albinismo in Africa, in particolare in Malawi
 Bahrein
 Myanmar, in particolare la situazione dei Rohingya
 71a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
 Attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
 Obiezione a un atto di esecuzione: indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari

Situazione delle persone affette da albinismo in Africa, in particolare in Malawi
PDF 170kWORD 73k
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2016 sulla situazione delle persone affette da albinismo in Africa, in particolare in Malawi (2016/2807(RSP))
P8_TA(2016)0314RC-B8-0897/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione del 4 settembre 2008 sulle uccisioni di albini in Tanzania(1),

–  vista la relazione del 18 gennaio 2016 dell'esperto indipendente delle Nazioni Unite sull'esercizio dei diritti umani da parte delle persone affette da albinismo,

–  visto il comunicato stampa dell'UE del 13 giugno 2015 sulla Giornata internazionale di sensibilizzazione sull'albinismo,

–  vista la risoluzione 69/170 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 18 dicembre 2014, su una Giornata internazionale di sensibilizzazione sull'albinismo,

–  vista la risoluzione 263 della Commissione africana per i diritti dell'uomo e dei popoli, del 5 novembre 2013, sulla prevenzione degli attacchi e della discriminazione nei confronti delle persone affette da albinismo,

–  vista la risoluzione 23/13 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, del 13 giugno 2013, sugli attacchi e la discriminazione nei confronti delle persone affette da albinismo,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  vista la Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale,

–  vista la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche del 18 dicembre 1992,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'albinismo è un'anomalia congenita che colpisce circa una persona su 20 000 in tutto il mondo; che il tasso di incidenza è molto più elevato nei paesi sub-sahariani e che in Tanzania, Malawi e Burundi si registra una delle più alte concentrazioni di persone affette da albinismo;

B.  considerando che gli albini sono oggetto delle più estreme forme di persecuzione e di violazioni dei diritti umani, che vanno dalla diffusa discriminazione sociale, aggressioni verbali ed esclusione dai servizi pubblici fino all'uccisione, al rapimento, allo stupro e alla mutilazione; che gli osservatori dei diritti umani hanno registrato 448 attacchi contro persone affette da albinismo in 25 paesi africani solo nel 2015; che è altamente probabile che tali cifre sottostimino il numero reale di attacchi in quanto le autorità non monitorano e documentano in maniera sistematica tali reati o non dispongono delle capacità e delle risorse necessarie per condurre indagini approfondite;

C.  considerando che la minaccia principale alle persone affette da albinismo in Africa proviene dalle diffuse superstizioni e credenze erronee in merito alla loro condizione, compreso il mito secondo cui gli albini disporrebbero di poteri magici, e che ciò si traduce in periodici casi di uccisione di persone albine da parte di bande criminali e trafficanti interessati alle loro parti del corpo, che si crede portino fortuna e salute; che in diversi paesi le tombe di persone affette da albinismo sono state aperte e le loro ossa o parti anatomiche sono state rubate;

D.  considerando che in Malawi, dove, secondo le stime, vivono 10 000 persone affette da albinismo, le forze di polizia hanno segnalato 69 attacchi dal novembre 2014, di cui 18 omicidi; che nell'aprile 2016 sono state uccise quattro persone, compreso un bambino di due anni, il che ha portato le autorità a dichiarare gli albini come una "specie a rischio";

E.  considerando che il presidente del Malawi, Peter Mutharika, ha condannato pubblicamente la recente ondata di attacchi;

F.  considerando che, oltre che in Malawi, sono stati segnalati attacchi contro persone affette da albinismo in diversi altri paesi dell'Africa orientale, segnatamente in Tanzania, Burundi, Kenya e Mozambico;

G.  considerando che le donne e i bambini affetti da albinismo sono particolarmente vulnerabili all'esclusione sociale; che le donne albine sono spesso vittime di violenza sessuale, a causa della diffusa credenza che un rapporto sessuale con una donna affetta da albinismo possa guarire dall'HIV/AIDS, e che le donne che danno alla luce bambini albini vengono rifiutate e discriminate sul lavoro; che i bambini costituiscono buona parte delle vittime di attacchi rituali e sono ad alto rischio di abbandono; che la paura degli attacchi ha determinato l'impossibilità per i bambini in età scolare di esercitare il loro diritto all'istruzione;

H.  considerando che il governo della Tanzania si è impegnato in un'azione seria e concreta per affrontare la stregoneria nel paese, che prevede, tra l'altro, la sospensione delle licenze dei guaritori tradizionali e numerosi arresti di sciamani; che il presidente della Tanzania ha nominato il primo deputato al parlamento affetto da albinismo nel 2008 e il primo viceministro albino nel dicembre 2015;

I.  considerando che, nonostante la crescente visibilità internazionale e l'adozione di nuove leggi nei paesi interessati, il numero di azioni giudiziarie e condanne rimane estremamente limitato e in molti paesi africani continuano ad essere perpetrati crimini e torture nella più totale impunità;

J.  considerando che il 1º marzo 2016, nel sud del Malawi, una folla inferocita ha linciato e dato fuoco a sette presunti "cacciatori di albini"; che l'ispettore generale di polizia del Malawi ha ordinato ai suoi ufficiali di sparare e uccidere chiunque sia sorpreso a rapire persone affette da albinismo;

K.  considerando che la discriminazione, le vessazioni e la stigmatizzazione nei confronti delle persone affette da albinismo ha portato centinaia di persone a fuggire e a riparare in rifugi temporanei; che tale situazione ha determinato una maggiore precarietà e insicurezza per gli albini, limitando il loro accesso a servizi di base come l'assistenza sanitaria e l'istruzione, le loro opportunità di lavoro e la loro partecipazione alla società;

L.  considerando che tale discriminazione può causare traumi e problemi psicosociali che permangono per tutta la vita e provoca grandi apprensioni e timori all'interno della comunità albina; che le persone affette da albinismo, di norma, incontrano maggiori difficoltà nell'accedere a cure mediche adeguate, comprese le misure preventive per il cancro della pelle;

M.  considerando che nel marzo 2015 le Nazioni Unite hanno nominato il loro primo esperto indipendente sui diritti umani delle persone affette da albinismo e hanno ufficialmente dichiarato il 13 giugno Giornata internazionale di sensibilizzazione sull'albinismo;

N.  considerando che nel giugno 2016 le Nazioni Unite hanno patrocinato il primo forum regionale che si sia mai tenuto per l'azione sull'albinismo in Africa, durante il quale è stata stabilita una tabella di marcia relativa a misure specifiche, semplici ed efficaci per combattere le violazioni dei diritti umani contro le persone affette da albinismo;

O.  considerando che l'UE ha organizzato campagne di sensibilizzazione sull'argomento e ha dato sostegno all'impegno delle organizzazioni della società civile e agli sforzi di sviluppo delle capacità delle autorità locali nella lotta contro le uccisioni delle persone albine;

1.  ricorda che le persone affette da albinismo hanno il diritto di vivere come tutti gli altri, senza alcun tipo di paura, come stabilito dagli articoli 2 e 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948;

2.  esprime profonda preoccupazione per le continue e diffuse discriminazioni e persecuzioni che devono affrontare le persone affette da albinismo in Africa, in particolare dopo il recente aumento della violenza in Malawi; condanna fermamente tutti i rapimenti, le uccisioni, le mutilazioni e altri trattamenti disumani o degradanti nei confronti delle persone albine ed esprime cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime; condanna altresì ogni commercio speculativo di parti anatomiche di persone albine;

3.  deplora il silenzio e l'inerzia che avvolgono tali eventi; ricorda che la responsabilità primaria di uno Stato è di proteggere i propri cittadini, compresi i gruppi vulnerabili, e sollecita il governo del Malawi e le autorità di tutti i paesi interessati ad adottare tutte le misure necessarie per eliminare ogni forma di violenza e di discriminazione contro le persone albine e a tutelare la dignità, i diritti umani e il benessere loro e dei loro familiari;

4.  esorta le autorità del Malawi a porre fine all'impunità e a cercare con urgenza sostegno internazionale per procedere a indagini imparziali ed efficaci in merito a tutti gli attacchi segnalati contro persone albine, affinché i responsabili siano consegnati alla giustizia e rispondano delle loro azioni;

5.  accoglie con favore la dichiarazione del presidente Mutharika, che condanna gli attacchi e chiede ai servizi di sicurezza di fornire la massima protezione alle persone affette da albinismo; mette tuttavia in guardia contro un'eventuale escalation e ricorda che l'istigazione all'odio e la violenza non possono essere la risposta all'attuale discriminazione ai danni delle persone affette da albinismo; condanna in particolare qualsiasi tentativo individuale di farsi giustizia da sé;

6.  invita il governo del Malawi a rispondere in modo più efficace alle esigenze mediche, psicologiche e sociali delle persone albine, garantendo loro parità di accesso all'assistenza sanitaria e all'istruzione, nel quadro delle politiche di inclusione;

7.  accoglie con favore il Piano di risposta nazionale del Malawi, del marzo 2015, che mira a sensibilizzare l'opinione pubblica, aumentare la sicurezza interna e migliorare il monitoraggio dei diritti umani, l'amministrazione della giustizia e la legislazione, nonché a consentire l'emancipazione delle persone affette da albinismo; invita il governo del Malawi ad attuare il piano d'azione in cinque punti e chiede che a questo progetto siano destinate maggiori risorse;

8.  accoglie con favore gli sforzi profusi dal governo della Tanzania per combattere le discriminazioni contro le persone albine e la sua decisione di dichiarare illegali le pratiche di stregoneria nel tentativo di fermare le uccisioni di persone albine, riconoscendo nel contempo che sono troppo pochi i casi portati dinanzi alla giustizia; invita il governo del Malawi, di conseguenza, a modificare le leggi vigenti in modo che riflettano la gravità dei reati contro le persone affette da albinismo;

9.  ritiene necessario compiere maggiori sforzi per affrontare le cause alla radice di tali discriminazioni e violenze attraverso campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica; sottolinea il ruolo fondamentale delle autorità locali e delle organizzazioni della società civile nella promozione dei diritti delle persone affette da albinismo, informando e sensibilizzando la popolazione e sfatando i miti e i pregiudizi sull'albinismo;

10.  esprime preoccupazione per le difficoltà specifiche incontrate da donne e bambini affetti da albinismo, che li rendono più esposti alla povertà, all'insicurezza e all'isolamento; insiste sul fatto che tutte le vittime dovrebbero avere accesso a cure mediche e psicologiche adeguate e che dovrebbero essere messe in atto politiche intese a facilitarne la reintegrazione nelle rispettive comunità;

11.  invita le autorità dei paesi interessati, in cooperazione con i loro partner internazionali e regionali, a impegnarsi ad adottare tutte le misure necessarie per prevenire e contrastare il commercio illegale di parti anatomiche di persone albine, a riesaminare casi sospetti di saccheggio di tombe, a rintracciare e identificare l'origine della domanda di tali parti anatomiche e a consegnare alla giustizia i "cacciatori di albini";

12.  ritiene che i pubblici ministeri, gli inquirenti e il personale di polizia dovrebbero ricevere una formazione specifica che li doti delle conoscenze necessarie per gestire i casi che coinvolgono persone affette da albinismo;

13.  sottolinea che la generale mancanza di comprensione e informazione sanitaria sull'albinismo tende ad aggravare le condizioni di salute delle persone affette da albinismo; sottolinea la necessità di garantire loro l'accesso all'assistenza sanitaria, in particolare nelle zone rurali e periferiche; ritiene che gli operatori sanitari dovrebbe ricevere una formazione che li sensibilizzi sull'albinismo;

14.  sollecita una migliore formazione degli insegnanti e delle amministrazioni scolastiche sull'albinismo e chiede alle autorità del Malawi di agevolare l'accessibilità e la fruizione dell'istruzione per le persone albine;

15.  accoglie con favore l'istituzione nel 2015, da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, della posizione di esperto indipendente sull'esercizio dei diritti umani da parte delle persone affette da albinismo e il successivo avvio del primo forum regionale per l'azione sull'albinismo in Africa che ha avuto luogo dal 17 al 19 giugno 2016 a Dar el Salaam;

16.  invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a impegnarsi con i paesi interessati al fine di sostenere efficacemente gli sforzi volti all'elaborazione di politiche che affrontino la questione delle esigenze specifiche e dei diritti degli albini, sulla base dei principi della non discriminazione e dell'inclusione sociale, fornendo l'assistenza finanziaria e tecnica necessaria;

17.  incoraggia tutti gli Stati membri a condividere le migliori pratiche in materia di tutela e promozione dei diritti delle persone affette da albinismo;

18.  invita l'UE a monitorare attentamente la situazione dei diritti umani delle persone con albinismo in Africa, in particolare mediante relazioni periodiche e attività di verifica da parte delle sue delegazioni, e a continuare a promuovere miglioramenti significativi per quanto riguarda la loro protezione e integrazione sociale;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e al parlamento del Malawi e della Tanzania, all'Unione africana e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 295 E del 4.12.2009, pag. 94.


Bahrein
PDF 171kWORD 73k
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2016 sul Bahrein (2016/2808(RSP))
P8_TA(2016)0315RC-B8-0900/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Bahrein, segnatamente quella del 9 luglio 2015 sul Bahrein e in particolare sul caso di Nabeel Rajab(1) e quella del 4 febbraio 2016 sul Bahrein: il caso di Mohammed Ramadan(2),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 5 luglio 2016 dall'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sui recenti sviluppi in Bahrein,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, la tortura, la libertà di espressione e i difensori dei diritti umani delle Nazioni Unite,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 31 maggio 2016 dal portavoce dell'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, sulla condanna di Ali Salman, segretario generale del partito al-Wefaq, in Bahrein,

–  viste la dichiarazione del 1° giugno 2016 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione, David Kaye, a proposito della condanna del leader dell'opposizione, lo sceicco Ali Salman, nonché la dichiarazione del 16 giugno 2016 del portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite e la dichiarazione del 21 giugno 2016 del portavoce dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, entrambe sul Bahrein,

–  visti il quadro strategico e il piano di azione dell'UE per i diritti umani, che mirano a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

–  visti la Costituzione del Bahrein adottata a febbraio 2002, in particolare il capitolo 3, l'articolo 264 del codice penale del Bahrein e legge sulla cittadinanza del Bahrein del 1963,

–  vista la relazione del novembre 2011 elaborata dalla Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Carta araba dei diritti dell'uomo, tutti sottoscritti dal Bahrein,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, in particolare l'articolo 15,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Bahrein è un partner fondamentale dell'Unione europea nel Golfo persico, anche nell'ambito delle relazioni politiche ed economiche, dell'energia e della sicurezza; che è nell'interesse reciproco approfondire ulteriormente il partenariato, al fine di rispondere meglio alle sfide future;

B.  considerando che nell'ultimo mese il governo del Bahrein ha intensificato la campagna di repressione e di persecuzione nei confronti dei difensori dei diritti umani e dei membri dell'opposizione politica; che la libertà di espressione e la libertà di riunione sono pilastri imprescindibili di una società democratica e pluralistica; che la Costituzione del Bahrein adottata nel 2002 sancisce le libertà fondamentali, tra cui la libertà di espressione e di riunione;

C.  considerando che il 13 giugno 2016 la polizia ha arrestato nuovamente il noto difensore dei diritti umani Nabeel Rajab con l'accusa di diffusione di false voci in tempo di guerra e di oltraggio alle autorità pubbliche, con riferimento ai post pubblicati su Twitter nel 2015, per una pena complessiva di 13 anni di reclusione; che Nabeel Rajab ha già scontato una condanna a due anni di reclusione tra il 2012 e il 2014 per aver esercitato il diritto alla libertà di espressione e di riunione e che il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito nel 2013 che è stato detenuto in modo arbitrario;

D.  considerando che, dopo 15 giorni di isolamento, le condizioni inadeguate in cui Nabeel Rajab è stato detenuto hanno causato un peggioramento del suo stato di salute e il suo ricovero in ospedale il 27 giugno 2016; che è stato trasferito nuovamente in carcere il 29 giugno 2016, nonostante i persistenti problemi di salute;

E.  considerando che il governo del Bahrein ha costretto all'esilio Zainab Al-Khawaja in seguito a minacce di un nuovo arresto e di una detenzione a tempo indeterminato e ha imposto il divieto di viaggio a un gruppo di attivisti per i diritti umani diretti al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani in programma a Ginevra;

F.  considerando che Mohammed Ramadan e Husain Ali Moosa corrono ancora il rischio imminente di essere giustiziati;

G.  considerando che le autorità bahreinite continuano a ricorrere alla revoca della cittadinanza come strumento di repressione politica, raggiungendo il culmine con la recente denaturalizzazione dell'ayatollah sceicco Isa Qassim; che le autorità del Bahrein hanno privato della cittadinanza oltre 300 persone, tra cui difensori dei diritti umani, politici, giornalisti e importanti autorità religiose, trasformandone la maggior parte in apolidi, in violazione dell'articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo;

H.  considerando che il 14 giugno 2016 le autorità del Bahrein hanno sospeso il più grande gruppo politico del regno, la Società islamica nazionale Al-Wefaq, congelandone i beni e prendendo possesso della sua sede, e che hanno presentato un'istanza giudiziaria per ottenere lo scioglimento accelerato della società politica nel mese di luglio 2016;

I.  considerando che lo sceicco Ali Salman, capo del gruppo di opposizione Al-Wefaq, è detenuto da luglio 2015 senza un processo equo e che nel processo di appello, a maggio 2016, la sua pena è stata persino prolungata da quattro a nove anni; che l'assenza di tutela dei diritti degli imputati costituisce una violazione diretta della Costituzione nazionale del Bahrein e del diritto internazionale; che a settembre 2015 il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha concluso che la sua detenzione è stata arbitraria;

1.  esprime una profonda preoccupazione per la campagna di repressione attualmente in corso nei confronti dei difensori dei diritti umani, dei membri dell'opposizione politica e della società civile nonché per le restrizioni dei diritti democratici fondamentali, in particolare le libertà di espressione, di associazione e di riunione, il pluralismo politico e lo Stato di diritto in Bahrein; chiede che si ponga fine a tutti gli atti di violenza, vessazione e intimidazione, anche a livello giudiziario, e alla censura contro i difensori dei diritti umani, gli oppositori politici, i manifestanti pacifici e gli attori della società civile da parte delle autorità dello Stato e delle forze e dei servizi di sicurezza;

2.  rispetta la sovranità, l'indipendenza e l'integrità territoriale del Bahrein e incoraggia la prosecuzione del dialogo tra il governo del Bahrein, l'Unione europea e gli Stati membri dell'UE;

3.  sollecita il rilascio immediato e incondizionato di Nabeel Rajab e degli altri difensori dei diritti umani incarcerati sulla base di accuse inerenti ai loro diritti alla libertà di espressione, riunione e associazione, e chiede che tutte le accuse a loro carico siano ritirate; invita le autorità a garantire l'integrità fisica e psicologica di Nabeel Rajab e ad assicurare che gli sia fornita la necessaria assistenza medica;

4.  deplora il divieto di viaggio imposto alla delegazione di attivisti per i diritti umani diretta alla 32a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani in programma a Ginevra e invita il governo a revocare tale divieto; sottolinea che è inaccettabile impedire la partecipazione di rappresentanti della società civile e dei media ai lavori di organismi internazionali e insiste affinché le autorità del Bahrein rispettino i diritti umani e politici fondamentali dei rappresentanti della società civile bahreinita;

5.  ricorda al governo del Bahrein che è sua responsabilità garantire la sicurezza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, dalla loro appartenenza politica e dalla loro confessione; reputa che la stabilità e la sicurezza a lungo termine in Bahrein possano essere garantite solo mediante la creazione di una società realmente pluralistica e rispettosa della diversità e in quest'ottica chiede la liberazione dello sceicco Ali Salman e degli altri attivisti detenuti arbitrariamente nelle prigioni del paese;

6.  ritiene che debba essere garantita la libertà di esprimere rivendicazioni legittime e pacifiche; prende atto con preoccupazione della repressione operata dal governo del Bahrein nei confronti della legittima opposizione politica, tra l'altro con l'inasprimento della sentenza a carico dello sceicco Ali Salman, la sospensione della Società islamica nazionale Al-Wefaq e il congelamento dei suoi beni; invita ad assicurare maggiori libertà fondamentali a tutti i cittadini del Bahrein; insiste sulla necessità di porre immediatamente fine alla repressione delle opinioni politiche diverse nel paese e alla persecuzione dei principali rappresentanti di tali opinioni, a prescindere dalla loro affiliazione politica o religiosa;

7.  esprime particolare preoccupazione per l'utilizzo improprio delle leggi antiterrorismo in Bahrein, segnatamente per la revoca della cittadinanza quale strumento sanzionatorio e di pressione politica; invita con forza le autorità del Bahrein ad annullare la decisione di revocare la cittadinanza all'ayatollah sceicco Isa Qassim, a modificare la legge sulla cittadinanza del paese e a restituire la cittadinanza bahreinita alle persone cui è stata indebitamente revocata, così da garantire il rispetto del diritto e delle norme internazionali in materia;

8.  sollecita le autorità del Bahrein ad assicurare la piena attuazione della Costituzione del 2002 e a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali da essa sanciti come pure le norme internazionali in materia di diritti umani e gli strumenti internazionali ratificati dal paese; chiede in particolare l'efficace attuazione delle raccomandazioni della Commissione d'inchiesta indipendente del Bahrein, della revisione periodica universale e dell'istituzione nazionale per i diritti umani onde consentire un miglioramento della situazione dei diritti umani;

9.  ricorda alle autorità del Bahrein che l'articolo 15 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti vieta di utilizzare come elemento di prova in un procedimento qualsiasi dichiarazione resa sotto tortura; invita le autorità del Bahrein a ratificare il protocollo facoltativo della Convenzione contro la tortura;

10.  si compiace della partecipazione del Bahrein alla coalizione internazionale contro Daesh;

11.  esprime preoccupazione per la reintroduzione della pena di morte in Bahrein e chiede che sia ripristinata la moratoria al riguardo;

12.  valuta positivamente le misure per la protezione dei lavoratori introdotte dalla legge bahreinita sul lavoro del 2012 e ritiene che esse possano fungere da esempio per altri paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo;

13.  plaude al fatto che il Bahrein rispetti generalmente il diritto di cittadini e residenti stranieri di praticare la propria religione; invita le autorità del Bahrein ad attenersi alla Costituzione del paese, che vieta qualsiasi discriminazione di matrice religiosa in relazione ai diritti e ai doveri dei cittadini, nonché a porre fine alle discriminazioni contro la popolazione sciita;

14.  prende atto degli sforzi attualmente profusi dal governo del Bahrein per riformare il codice penale e le procedure giuridiche e incoraggia la prosecuzione di questo processo; esorta il governo bahreinita a garantire il rispetto delle norme internazionali relative al diritto a un processo equo; pone l'accento sull'importanza del sostegno accordato al Bahrein, in particolare in relazione al suo sistema giudiziario, per assicurare il rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani; chiede il rafforzamento del dialogo sui diritti umani tra l'Unione europea e il Bahrein;

15.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il Servizio europeo per l'azione esterna e gli Stati membri a continuare a esprimere preoccupazione per gli attacchi contro le libertà di espressione, associazione e riunione pacifica sferrati in Bahrein e in altri paesi del CCG sia a livello bilaterale sia attraverso piattaforme multilaterali quali la futura riunione ministeriale UE-CCG del 18 e 19 luglio 2016;

16.  condanna gli accordi sul commercio di armi e tecnologie utilizzate per violare i diritti umani; chiede che venga istituito il divieto di esportare gas lacrimogeni e attrezzature antisommossa fino a quando non saranno state condotte indagini sull'uso improprio delle stesse e i responsabili non saranno stati identificati e portati dinanzi alla giustizia;

17.  incoraggia con forza l'istituzione di un gruppo di lavoro UE-Bahrein sui diritti umani, ma osserva che il dialogo tra l'Unione e il Bahrein in tale ambito non può sostituirsi a un dialogo approfondito tra il governo, l'opposizione e la società civile all'interno del paese;

18.  sollecita il governo del Bahrein a collaborare con i relatori speciali delle Nazioni Unite (in particolare quelli responsabili in materia di tortura, libertà di riunione, indipendenza dei giudici e degli avvocati e difensori dei diritti umani) nonché a rivolgere loro un invito permanente;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Regno del Bahrein nonché ai membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2015)0279.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0044.


Myanmar, in particolare la situazione dei Rohingya
PDF 174kWORD 76k
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2016 sul Myanmar/Birmania, in particolare la situazione dei rohingya (2016/2809(RSP))
P8_TA(2016)0316RC-B8-0910/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Myanmar/Birmania e i rohingya, in particolare quelle del 20 aprile 2012(1), del 13 settembre 2012(2), del 22 novembre 2012(3), del 13 giugno 2013(4) e del 21 maggio 2015(5), nonché la sua risoluzione del 23 maggio 2013 sul ripristino dell'accesso alle preferenze tariffarie generalizzate per il Myanmar/Birmania(6),

–  vista la relazione dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e di altre minoranze in Myanmar/Birmania, del 20 giugno 2016,

–  viste le risoluzioni del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani del 24 marzo 2016 sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, e del 3 luglio 2015 sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e di altre minoranze in Myanmar/Birmania,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 1° giugno 2016, dal titolo: "Elementi per una strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania: un partenariato speciale per la democrazia, la pace e la prosperità" (JOIN(2016)0024),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 20 giugno 2016, su una strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani per la libertà di espressione online e offline,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 18 maggio 2015, dal titolo: "UE e ASEAN: un partenariato con obiettivi strategici" (JOIN(2015)0022),

–  vista la valutazione d'impatto per la sostenibilità (SIA) a supporto di un accordo per la protezione degli investimenti tra l'Unione europea e la Repubblica dell'Unione di Myanmar, pubblicata nell'aprile del 2016,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali del 1966,

–  visti la Convenzione delle Nazioni Unite del 1951 sullo status dei rifugiati e il relativo Protocollo del 1967,

–  viste la legge del Myanmar/Birmania, del 2012, sul diritto a riunirsi e manifestare pacificamente e le relative modifiche del 2014, nonché la nuova legge, del 31 maggio 2016, sulla riunione e la manifestazione pacifiche,

–  vista la relazione dei Parlamentari per i diritti umani dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), dell'aprile 2015, dal titolo "The Rohingya Crisis and the Risk of Atrocities in Myanmar: An ASEAN Challenge and Call to Action" (La crisi dei rohingya e il rischio di atrocità in Myanmar/Birmania: una sfida per l'ASEAN e un appello ad agire),

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Myanmar/Birmania ha adottato misure significative per riformare la propria economia e il proprio sistema politico e che nel 2011 sono state avviate riforme di ampia portata;

B.  considerando che il 9 novembre 2015 la Lega nazionale per la democrazia (NLD), guidata dal premio Nobel per la pace e vincitrice del premio Sacharov Aung San Suu Kyi, ha vinto con una stragrande maggioranza le elezioni e che Htin Kyaw è diventato il primo presidente civile in 50 anni; che, nonostante la sua popolarità personale, Aung San Suu Kyi è stata esclusa dalla presidenza in virtù della Costituzione del 2008 redatta dalle forze militari, ma è di fatto a capo dello Stato in qualità di consigliere di Stato;

C.  considerando che i rohingya sono una minoranza etnico-religiosa di fede musulmana che, da decenni, è vittima di oppressioni brutali, persecuzioni sistematiche, segregazione, esclusione, discriminazione e altre gravi violazioni dei diritti umani;

D.  considerando che i rohingya sono la comunità musulmana più grande in Myanmar/Birmania e che la maggioranza vive nello Stato di Rakhine;

E.  considerando i rohingya, che sono circa un milione, sono una delle minoranze più perseguitate al mondo e sono ufficialmente apolidi in virtù della legge del 1982 sulla cittadinanza birmana; che i rohingya non sono graditi dalle autorità del Myanmar/Birmania e dai paesi limitrofi, sebbene alcuni di questi ultimi ospitino un gran numero di rifugiati; che gli scontri in corso nello Stato di Rakhine determinano il protrarsi delle sofferenze umane e minano la fiducia nel processo di pace;

F.  considerando che l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein, nella relazione del 20 giugno 2016, descrive le incessanti e gravi violazioni dei diritti umani ai danni dei rohingya, tra cui la privazione arbitraria della nazionalità (circostanza che li rende apolidi), gravi restrizioni alla libertà di circolazione, minacce alla vita e alla sicurezza, la negazione dei diritti alla salute e all'istruzione, il lavoro forzato, le violenze sessuali e le limitazioni ai loro diritti politici, che possono costituire crimini contro l'umanità; che Zeid Ra'ad Al Hussein ha indicato che i rohingya sono esclusi da numerose professioni e, affinché abbiano accesso agli ospedali, è necessario l'espletamento di specifiche pratiche amministrative, il che ha come conseguenza ritardi e la morte di bambini e di donne durante il parto;

G.  considerando che, secondo i Parlamentari per i diritti umani dell'ASEAN, circa 120 000 rohingya si trovano in più di 80 campi di sfollati interni nello Stato di Rakhine, con accesso limitato agli aiuti umanitari, mentre oltre 100 000 sono fuggiti negli ultimi anni via mare o via terra in altri paesi, cadendo spesso vittime dei trafficanti di esseri umani; che diverse migliaia di persone rischiano la vita ogni anno nel tentativo di fuggire via terra o via mare e che molti hanno perso la vita durante la fuga;

H.  considerando che il nuovo governo ha ereditato una situazione in cui sono in vigore leggi e politiche intese a negare i diritti fondamentali alle minoranze e in cui l'impunità per gravi violazioni nei confronti dei rohingya ha incoraggiato ulteriori atti di violenza nei loro confronti;

I.  considerando che Aung San Suu Kyi ha annunciato, in un incontro con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, Yanghee Lee, che il governo non intende usare la parola "rohingya" (in continuità con la politica attuata durante la dittatura militare), in quanto termine ritenuto incendiario, al pari di "bengalese", mentre propone il nuovo termine "comunità musulmana dello Stato di Rakhine"; che il partito nazionale Arakan (ANP), che rappresenta gli intransigenti buddisti di Rakhine, ha respinto il nuovo termine, accusando il governo di accettare indirettamente che i rohingya siano originari dello Stato di Rakhine, circostanza respinta dall'ANP; che negli ultimi giorni migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il governo; che Aung San Suu Kyi ha assunto l'incarico di consigliere di Stato, ministro degli Affari esteri e ministro del gabinetto del Presidente in un governo civile;

J.  considerando che il Myanmar/Birmania sta attraversando una fase di transizione politica ma, in pratica, è tuttora una roccaforte delle forze militari, in quanto alcuni incarichi ministeriali, cariche di giudice e seggi parlamentari sono riservati a militari designati; che il livello di corruzione percepito presso le autorità è tuttora molto elevato;

K.  considerando che la legislazione del Myanmar/Birmania presenta ancora gravi problemi, dal momento che numerose leggi chiave violano le convenzioni internazionali in materia di diritti umani, tra cui il codice penale del Myanmar/Birmania, la legge sulla riunione e la manifestazione pacifiche, la legge sulle telecomunicazioni, la legge sugli organi di informazione e le quattro leggi sulla protezione della razza e della religione;

L.  considerando che, in un recente episodio di violenza contro la comunità musulmana del Myanmar/Birmania, due moschee sono state incendiate in meno di una settimana;

M.  considerando che la popolazione rohingya (sia all'interno che fuori dallo Stato di Rakhine) è bersaglio di violenze, propaganda e azioni discriminatorie e aggressive ad opera di alcuni gruppi buddisti radicali del Myanmar/Birmania;

N.  considerando che negli ultimi anni sono stati rilasciati numerosi prigionieri politici, ma sono stati arrestati molti difensori dei diritti umani, giornalisti, critici del governo e dell'esercito e altre persone, sulla base di disposizioni generali e formulate in modo vago, mentre esercitavano pacificamente i loro diritti democratici;

O.  considerando che il Myanmar/Birmania ha compiuto evidenti sforzi per portare avanti il processo di pace, in aggiunta ai preparativi per una conferenza nazionale di pace (la Conferenza di Panglong del 21° secolo); che è fondamentale mantenere il cessate il fuoco nel paese e coinvolgere tutti i gruppi etnici armati al fine di garantire la pace, la prosperità e l'unità a livello nazionale;

1.  accoglie con favore le elezioni credibili e competitive del novembre 2015 e valuta positivamente il trasferimento pacifico dei poteri al primo presidente non militare del paese dal 1962;

2.  plaude alle conclusioni del Consiglio, del 20 giugno 2016, su una strategia dell'UE nei confronti del Myanmar/Birmania; sottolinea che l'UE ha un interesse strategico a rafforzare le sue relazioni con il Myanmar/Birmania; ritiene che il nuovo governo abbia un'opportunità storica per consolidare la democrazia e conseguire la pace, la riconciliazione nazionale e la prosperità;

3.  accoglie con favore le decisioni del governo del Myanmar/Birmania di rendere prioritarie la pace e la riconciliazione nazionale; sottolinea che i combattimenti devono cessare immediatamente e che è necessario risolvere le controversie mediante la negoziazione;

4.  è consapevole del fatto che le riforme richiedono tempo, ma sottolinea che la gravità della persecuzione continua di talune minoranze, come documentato nella recente relazione del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani dei musulmani rohingya e di altre minoranze in Myanmar/Birmania, necessitano di un intervento immediato e invita il governo a dare seguito alle raccomandazioni ivi formulate, comprese l'abolizione degli "ordini locali" discriminatori presenti nello Stato di Rakhine, l'eliminazione delle misure restrittive alle cure mediche urgenti nonché la rimozione delle restrizioni alla libertà di circolazione;

5.  esorta il governo e le autorità competenti di tutti i paesi della regione a rispettare pienamente il principio di non respingimento e a proteggere i profughi rohingya, in conformità degli obblighi internazionali e delle norme internazionali in materia di diritti umani;

6.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per la difficile situazione dei profughi rohingya nel sud-est asiatico e chiede una mobilitazione regionale e internazionale affinché sia fornita loro l'assistenza urgente necessaria alla luce della situazione estremamente vulnerabile in cui versano; esprime il suo cordoglio alle famiglie delle vittime della tratta di esseri umani, della violenza e della mancanza di protezione da parte delle autorità ufficiali nei paesi di destinazione;

7.  sottolinea che l'Unione europea ha preso positivamente atto degli sforzi compiuti dal governo del Myanmar/Birmania per avviare i lavori volti ad affrontare le sfide nello Stato di Rakhine, compresa la situazione dei rohingya;

8.  insiste sul fatto che le autorità dovrebbero assicurare senza indugio agli operatori umanitari, alle Nazioni Unite, alle organizzazioni internazionali per i diritti umani, ai giornalisti e ad altri osservatori internazionali un accesso libero e privo di ostacoli allo Stato di Rakhine;

9.  invita il governo del Myanmar/Birmania a condannare in modo inequivocabile ogni incitazione all'odio razziale o religioso, a prendere provvedimenti concreti per porvi immediatamente fine e ad attuare politiche e misure specifiche al fine di evitare la discriminazione diretta e indiretta dei rohingya in futuro;

10.  ribadisce, al pari del Consiglio europeo, la richiesta di creare istituzioni democratiche efficaci, comprese una magistratura indipendente e imparziale e una società civile solida, come pure di promuovere il buon governo, nell'ottica di rendere il Myanmar/Birmania una democrazia che rispetta pienamente lo Stato di diritto e i diritti fondamentali;

11.  chiede al governo eletto di sviluppare una democrazia aperta che preveda il rispetto dei diritti umani e la garanzia universale della libertà di espressione, della libertà di riunione e di circolazione, senza alcuna discriminazione;

12.  esorta il governo del Myanmar/Birmania ad attuare senza indugio le raccomandazioni contenute nella risoluzione sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, adottata durante la 31a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani;

13.  invita il governo del Myanmar/Birmania a tutelare i rohingya da qualsiasi forma di discriminazione e a porre fine all'impunità per le violazioni contro tale popolazione; rammenta la dichiarazione, lungamente attesa, rilasciata il 18 maggio 2015 dal portavoce del partito di Aung San Suu Kyi, la NLD, il quale ha affermato che il governo del Myanmar/Birmania dovrebbe concedere la cittadinanza alla minoranza rohingya; invita Aung San Suu Kyi, vincitrice del premio Sacharov, a sfruttare la sua posizione chiave all'interno del governo del Myanmar/Birmania per migliorare la situazione della minoranza rohingya;

14.  chiede al governo del Myanmar/Birmania di riformare la legge sulla cittadinanza del 1982 e di ripristinare la cittadinanza per la minoranza rohingya; esorta il governo del Myanmar/Birmania e le autorità dello Stato di Rakhine ad avviare immediatamente la registrazione di tutti i bambini alla nascita; chiede altresì al governo del Myanmar/Birmania di abrogare tutte le disposizioni discriminatorie;

15.  invita l'UE a continuare a sostenere il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nei suoi sforzi intesi ad aiutare i profughi rohingya nel sud e sud-est dell'Asia;

16.  chiede all'Unione e agli Stati membri di favorire il piano d'azione globale 2014-2024 del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani inteso a porre fine all'apolidia;

17.  esorta il governo del Myanmar/Birmania a rilasciare senza indugio tutti i prigionieri politici e coloro che sono stati arrestati sulla base di accuse che violano le norme e il diritto internazionali in materia di diritti umani;

18.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ad affrontare la situazione dei rohingya al massimo livello politico possibile nei suoi contatti con il Myanmar/Birmania e con gli altri Stati membri dell'ASEAN;

19.  invita alla prudenza per quanto riguarda la conclusione del previsto accordo UE-Myanmar in materia di investimenti, in quanto potrebbe pregiudicare il futuro sviluppo equilibrato dal punto di vista sociale del Myanmar/Birmania, fino a quando resteranno sostanzialmente assenti la legislazione in materia di responsabilità e obblighi sociali e ambientali delle imprese, i diritti dei lavoratori, gli strumenti fondiari e le misure di lotta alla corruzione; esorta entrambe le parti a tener conto di tali preoccupazioni;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al governo e al parlamento del Myanmar/Birmania, al Segretario generale dell'ASEAN, alla Commissione intergovernativa dell'ASEAN sui diritti umani, al Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar/Birmania, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché ai governi e ai parlamenti degli altri Stati della regione.

(1) GU C 258 E del 7.9.2013, pag. 79.
(2) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 145.
(3) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 189.
(4) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 157.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0211.
(6) GU C 55 del 12.2.2016, pag. 112.


71a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
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Raccomandazione del Parlamento europeo al Consiglio del 7 luglio 2016 sulla 71a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (2016/2020(INI))
P8_TA(2016)0317A8-0146/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta di raccomandazione destinata al Consiglio presentata da Andrey Kovatchev, a nome del gruppo PPE, sulla 71a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (B8-1374/2015),

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 21, 34 e 36,

–  vista la 70a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 22 giugno 2015 sulle priorità dell'UE per la 70a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  viste la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e le convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani e i relativi protocolli opzionali,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla partecipazione dell'Unione europea ai lavori delle Nazioni Unite(1), che riconosce all'UE il diritto di intervenire all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, di presentare proposte ed emendamenti orali da sottoporre a votazione su richiesta di uno Stato membro e di esercitare il diritto di rettifica,

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sul decimo anniversario della risoluzione 1325(2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza(2),

–  vista la sua raccomandazione del 18 aprile 2013 destinata al Consiglio concernente il principio della "responsabilità di proteggere" (R2P) delle Nazioni Unite(3),

–  vista la sua raccomandazione del 2 aprile 2014 destinata al Consiglio sulla 69ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite(4),

–  vista la sua risoluzione del 24 novembre 2015 sul ruolo dell'Unione europea nell'ambito delle Nazioni Unite – come meglio raggiungere gli obiettivi di politica estera dell'Unione(5),

–  vista la sua risoluzione del 21 gennaio 2016 sulle priorità dell'UE per le sessioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 2016(6) e del 17 luglio 2014 sul crimine di aggressione(7),

–  vista la sua risoluzione del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(8),

–  vista la risoluzione dell'8 marzo 2016 sulla situazione delle donne rifugiate e richiedenti asilo nell'Unione europea(9),

–  visto l'accordo di Parigi del 12 dicembre 2015,

–  visti il documento del 13 giugno 2012 relativo al piano d'azione per migliorare il sostegno dell'UE nell'ambito della PSDC alle operazioni dell'ONU di mantenimento della pace(10) e il documento del 23 marzo 2015 dal titolo "Strengthening the UN-EU Strategic Partnership on Peacekeeping and Crisis Management: Priorities 2015-2018"(11) (Rafforzamento del partenariato strategico UE-ONU sul mantenimento della pace e la gestione delle crisi: priorità 2015-2018),

–  visti gli orientamenti di Oslo, del novembre 2007, sull'uso dei mezzi militari e della protezione civile nell'ambito di interventi internazionali in caso di calamità,

–  vista la risoluzione 1325(2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la recente risoluzione 2242(2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza,

–  vista la relazione di valutazione dell'ONU del 15 maggio 2015 sugli interventi di applicazione della legge e di supporto alle vittime di sfruttamento e abusi sessuali da parte del personale dell'ONU e di altro personale coinvolto nelle operazioni di mantenimento della pace,

–  vista la prima relazione dell'ONU sulla resistenza agli antibiotici presentata dall'OMS nell'aprile del 2014, che definisce la resistenza agli antimicrobici come una seria minaccia per la salute pubblica a livello mondiale,

–  viste le recenti rivelazioni riguardanti le attività di Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, e le iniziative correlate volte al rafforzamento della cooperazione internazionale per la lotta all'evasione fiscale,

–  visti l'articolo 134, paragrafo 3, e l'articolo 113 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri e il parere della commissione per lo sviluppo (A8-0146/2016),

A.  considerando che l'impegno dell'UE per un multilateralismo efficace e una buona governance mondiale, centrati sulle Nazioni Unite, è parte integrante della politica esterna dell'UE e si fonda sulla convinzione che un sistema multilaterale basato su norme e valori universali da onorare e rispettare sia lo strumento più adatto per affrontare le crisi, le sfide e le minacce globali;

B.  considerando che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo proattivo nel costruire un'Organizzazione delle Nazioni Unite che possa contribuire efficacemente a soluzioni globali, alla pace e alla sicurezza, allo sviluppo, ai diritti umani, alla democrazia, nonché a un ordine internazionale basato sullo Stato di diritto;

C.  considerando che gli Stati membri dell'UE sono chiamati a profondere il massimo impegno verso il coordinamento delle loro azioni in seno agli organi e agli organismi del sistema delle Nazioni Unite sulla base del mandato di cui all'articolo 34, paragrafo 1, TUE;

D.  considerando che si sta registrando un rapido deterioramento e un aumento della complessità del contesto di sicurezza a livello mondiale e regionale e che la distinzione tra sicurezza interna ed esterna sta diventando meno netta; che l'ONU svolge un ruolo fondamentale nel garantire la stabilità e la sicurezza a livello mondiale;

E.  considerando che è necessario condurre un riesame attento degli strumenti per un multilateralismo efficace nell'ambito dell'ONU, in seguito ai cambiamenti in termini di diffusione e configurazione del potere a livello mondiale; che tali strumenti devono coinvolgere maggiormente le parti interessate, sia statali che non statali, anche nei processi di prevenzione dei conflitti e di gestione delle crisi;

F.  considerando che l'UE e i suoi Stati membri sono complessivamente il maggiore contribuente finanziario del sistema delle Nazioni Unite, fornendo circa un terzo del bilancio ordinario delle Nazioni Unite, quasi due quinti del bilancio delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e circa metà della totalità dei contributi per i fondi e i programmi delle Nazioni Unite;

G.  considerando che l'UE agisce a favore della sostenibilità ambientale, in particolare nella lotta ai cambiamenti climatici attraverso la promozione di misure e azioni internazionali volte a preservare e a migliorare la qualità dell'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali;

H.  considerando che l'UE rappresenta uno dei più strenui difensori e promotori dei diritti umani, delle libertà fondamentali, della diversità e dei valori culturali, della democrazia e dello Stato di diritto;

I.  considerando che il contesto di sicurezza dell'UE è sempre più instabile e precario a causa di un ampio numero di sfide, che perdurano da tempo o che sono emerse di recente, tra cui conflitti violenti, terrorismo, criminalità organizzata, flussi migratori senza precedenti e cambiamenti climatici, impossibili da affrontare a livello nazionale e che richiedono risposte regionali e globali;

J.  considerando che le nuove sfide, incluse la guerra ibrida e dell'informazione, le minacce informatiche, la bioingegneria, i sistemi di armamento autonomi letali, le nanotecnologie, la miniaturizzazione delle armi e la proliferazione di tecnologie a duplice uso, richiedono la conclusione di accordi multilaterali, per i quali l'ONU rappresenta l'organizzazione più adatta;

K.  considerando che i recenti sviluppi nella proliferazione di armi di distruzione di massa e dei relativi mezzi stanno rendendo il controllo degli armamenti e il disarmo sempre più difficili e stanno minando la stabilità e la sicurezza globale; che le Nazioni Unite rappresentano un'organizzazione adatta per la promozione di nuove misure di disarmo e controllo degli armamenti, di concerto con partner che condividono i medesimi principi;

1.  rivolge al Consiglio le seguenti raccomandazioni:

Pace e sicurezza

Lotta al terrorismo

Non proliferazione e disarmo

Migrazione

Diritti umani, democrazia e Stato di diritto

Sviluppo

Cambiamenti climatici

L'UE e la riforma del sistema delle Nazioni Unite

   a) lavorare attivamente per garantire che tutte le parti coinvolte direttamente o indirettamente in conflitti armati e le relative organizzazioni rispettino appieno gli obblighi internazionali e le norme del diritto internazionale e si impegnino per trovare una soluzione pacifica e diplomatica a qualsiasi tipo di conflitto; chiedere che tali obblighi e impegni includano anche l'obbligo di consentire l'accesso agli aiuti umanitari a chi ne ha bisogno;
   b) continuare a sostenere i tentativi multilaterali per trovare soluzioni politiche e pacifiche durature ai conflitti in corso in Medio Oriente e in Nord Africa; continuare a sostenere il lavoro dell'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite in Siria, il rappresentate speciale e capo della missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia, l'inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite in Yemen, il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente e l'inviato delle Nazioni Unite nel Sahara occidentale; chiedere alla comunità internazionale di continuare a fornire assistenza umanitaria, finanziaria e politica per far fronte alla situazione umanitaria e di adoperarsi affinché cessino immediatamente le violenze; condannare le azioni unilaterali e non coordinate in ogni teatro di crisi;
   c) sostenere i dialoghi all'interno della Siria, basati sulla risoluzione 2254(2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; sostenere il lavoro delle task force create dal gruppo di supporto internazionale per la Siria, che stanno supervisionando la prestazione di aiuti umanitari estremamente necessari per migliaia di siriani in zone assediate o difficili da raggiungere, nonché la cessazione delle ostilità approvata dalla risoluzione 2268(2016) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; condannare con forza le diffuse violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario in Siria e sostenere le attività delle organizzazioni della società civile volte a documentare le prove dei crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità e di altre violazioni dei diritti umani; sottolineare la necessità di trovare una soluzione politica al conflitto e assicurare l'inclusione delle donne nei colloqui di pace; sollecitare tutti i paesi membri delle Nazioni Unite a rendere disponibili tutte le risorse finanziarie e umane necessarie a prestare assistenza alla popolazione locale e ai rifugiati;
   d) assicurarsi che l'Assemblea generale delle Nazioni Unite fornisca, in collaborazione con l'UE e gli Stati Uniti, tutti gli strumenti volti a garantire la sostenibilità e l'efficacia della soluzione dei due Stati, basata sui confini del 1967, che prevede Gerusalemme quale capitale di entrambi gli Stati e la coesistenza, all'insegna della pace e della sicurezza, di uno Stato di Israele sicuro, provvisto di confini certi e riconosciuti, e di uno Stato di Palestina indipendente, democratico, contiguo e capace di esistenza autonoma; agire in linea con le conclusioni del Consiglio sul processo di pace in Medio Oriente, adottate il 18 gennaio 2016, per quanto riguarda la costante espansione degli insediamenti quale continuo ostacolo alla pace;
   e) sottolineare la necessità di un'azione umanitaria coordinata in Yemen sotto la guida delle Nazioni Unite; sollecitare tutte le parti a permettere l'ingresso e la fornitura di alimenti, farmaci e combustibile, di cui vi è un urgente bisogno, nonché delle altre forme di assistenza necessaria mediante i canali delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie internazionali, al fine di soddisfare le necessità stringenti dei civili colpiti dalla crisi, secondo i principi di imparzialità, neutralità e indipendenza; chiedere una tregua umanitaria affinché l'assistenza di primo soccorso possa essere fornita con urgenza alla popolazione yemenita; chiedere che sia condotta un'indagine imparziale e indipendente su tutte le presunte violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani, anche sugli ultimi attacchi contro le infrastrutture e il personale umanitari; invitare tutte le parti a rispettare i diritti umani e le libertà di tutti i cittadini yemeniti e sottolineare l'importanza di migliorare la sicurezza di tutti coloro che lavorano per le missioni umanitarie e di pace nel paese, compresi gli operatori umanitari, i medici e i giornalisti; incoraggiare una politica di riavvicinamento tra l'Arabia Saudita e l'Iran al fine di placare le tensioni e tracciare un percorso che conduca a una risoluzione dei conflitti nello Yemen e altrove;
   f) continuare a chiedere il pieno rispetto delle frontiere riconosciute a livello internazionale e dell'integrità territoriale dei paesi dell'Europa orientale e del Caucaso meridionale, incluse la Georgia, la Moldova e l'Ucraina, alla luce delle violazioni del diritto internazionale in tali aree e a difendere la loro facoltà di compiere una scelta libera e sovrana a favore di un percorso europeo; sostenere e rafforzare gli sforzi diplomatici finalizzati a una soluzione pacifica di tali conflitti in atto e congelati; esortare la comunità internazionale ad attuare pienamente la politica di non riconoscimento dell'annessione illegale della Crimea; esercitare in modo attivo una maggiore pressione sulla Russia, in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al fine di risolvere il conflitto in Ucraina;
   g) chiedere un maggiore sostegno a favore degli sforzi della comunità internazionale e delle organizzazioni regionali per gestire le crisi di sicurezza nel continente africano, in particolare in Somalia, Sudan, Sud Sudan, Repubblica centrafricana, Mali, Nigeria, Burundi e la regione dei Grandi Laghi in generale; incoraggiare gli Stati membri delle Nazioni Unite ad aumentare il loro sostegno a favore di un ruolo crescente e di capacità proprie per l'Unione africana nella mediazione e nella gestione delle crisi, agendo nel contempo in nome della complementarietà con le azioni dell'ufficio di supporto per la costruzione della pace dell'ONU; sostenere gli sforzi dell'Unione africana, della Comunità dell'Africa orientale e delle Nazioni Unite intesi a impedire un ulteriore aggravarsi della crisi in Burundi e adoperarsi per la promozione tempestiva di un dialogo inclusivo e reale all'interno del Burundi tra il governo e l'opposizione; sostenere l'istituzione di una commissione di indagine internazionale che conduce indagini su tutte le presunte violazioni dei diritti umani e contribuisce a identificare gli autori di tali atti e a consegnarli alla giustizia;
   h) sostenere gli attuali sforzi a livello globale volti a rafforzare le operazioni di pace delle Nazioni Unite e la capacità dell'organizzazione di affrontare i conflitti; incoraggiare e esaminare nuove prospettive per un rafforzamento della cooperazione tra l'UE e le Nazioni Unite nel ridefinire le loro concezioni strategiche in materia di sicurezza attraverso, da un lato, la nuova strategia globale dell'Unione europea in materia di politica estera e di sicurezza e, dall'altro, il riesame da parte delle Nazioni Unite delle sue operazioni di pace, dell'architettura per la costruzione della pace e dell'agenda sulle donne, la pace e la sicurezza (risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza), nonché delle sinergie reciproche; assicurare che il processo di riesame dell'architettura per la costruzione della pace delle Nazioni Unite promuova il principio della responsabilità di proteggere e il ruolo delle donne nella costruzione della pace;
   i) accogliere con favore l'adozione e sostenere l'attuazione della recente risoluzione 2242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nella quale viene prestata particolare attenzione alle donne in quanto elemento centrale di tutte le azioni volte ad affrontare le sfide globali e chiedere un maggiore impegno nell'includere l'agenda sulle donne, la pace e la sicurezza in tutti i diversi ambiti del mantenimento della pace; sottolineare l'importanza della piena e attiva partecipazione delle donne su un piano di parità nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti, nei negoziati di pace e nel processo di costruzione della pace; assicurare che alle donne vittime di guerre e stupri sia garantita in modo sicuro tutta l'assistenza medica di cui necessitano;
   j) promuovere una cultura della prevenzione all'interno del sistema delle Nazioni Unite allo scopo di migliorare la sua capacità di rispondere più rapidamente alle crisi emergenti e alle potenziali minacce in materia di pace e di sicurezza, in particolare attraverso una più efficace diplomazia preventiva, misure volte a rafforzare la fiducia e attività di mediazione; adoperarsi per migliorare i sistemi di allarme rapido e la comunicazione tempestiva nonché per sviluppare maggiormente le procedure per le consultazioni, in caso di crisi, tra l'UE, le Nazioni Unite e altre organizzazioni regionali e sub-regionali che svolgono un ruolo sempre più importante per la pace e la sicurezza internazionali, al fine di coordinare meglio la loro risposta alla crisi, evitando inutili duplicazioni; collaborare con le Nazioni Unite al fine di rafforzare il ruolo e le capacità delle organizzazioni regionali e subregionali nel mantenimento della pace, nella prevenzione dei conflitti, nella gestione delle crisi civili e militari e nella risoluzione dei conflitti;
   k) aumentare il sostegno degli Stati membri alle operazioni per il mantenimento e la costruzione della pace delle Nazioni Unite, che prevedano una componente relativa ai diritti umani e strategie di uscita chiare, in particolare contribuendo con personale e attrezzature, e potenziare il ruolo di agevolazione dell'UE a tale riguardo; sviluppare maggiormente le procedure per l'impiego della politica di sicurezza e di difesa comune dell'UE a sostegno delle operazioni delle Nazioni Unite, ivi incluso attraverso lo spiegamento di gruppi tattici dell'UE e per mezzo di iniziative di sviluppo delle capacità e di riforma del settore della sicurezza, prestando nel contempo sufficiente attenzione ad ambiti, quali i diritti umani, lo sviluppo sostenibile e le cause profonde della migrazione di massa;
   l) promuovere una definizione ampia del concetto di sicurezza umana, ponendolo maggiormente in relazione con l'uguaglianza di genere e i diritti umani, e del principio della responsabilità di proteggere (R2P) e continuare a sostenere gli sforzi tesi a rendere maggiormente operativa la R2P; sostenere le Nazioni Unite a svolgere continuamente un ruolo cruciale nell'assistere i paesi ad attuare la R2P, al fine di rispettare lo Stato di diritto e il diritto internazionale umanitario; promuovere il codice di condotta riguardante l'azione del Consiglio di sicurezza contro i genocidi, i crimini contro l'umanità e i crimini di guerra, con il quale gli Stati membri delle Nazioni Unite si impegnano a sostenere le misure del Consiglio di sicurezza per prevenire tali crimini o porre fine al loro compimento e a non votare contro un corrispondente progetto di risoluzione del Consiglio di sicurezza;
   m) ribadire la sua condanna inequivocabile del terrorismo e il suo pieno sostegno a favore di azioni tese a sconfiggere ed eradicare le organizzazioni terroristiche, in particolare il cosiddetto "ISIS/Daesh", che rappresenta un'evidente minaccia alla sicurezza regionale e internazionale, rammentando nel contempo che tali azioni dovrebbero sempre rispettare pienamente il diritto internazionale dei diritti umani; sostenere la promozione di tutti gli aspetti della risoluzione 2178(2014) del Consiglio di sicurezza sulla risposta alle minacce rappresentate da combattenti terroristi stranieri e dei principi guida di Madrid per arrestare il flusso di combattenti terroristi stranieri;
   n) intensificare gli sforzi allo scopo di reprimere il reclutamento e combattere la propaganda terroristica effettuata attraverso le piattaforme dei media sociali e attraverso reti di predicatori dell'odio radicalizzati; sostenere le politiche di antiradicalizzazione e deradicalizzazione in linea con il piano di azione delle Nazioni Unite per prevenire l'estremismo violento;
   o) continuare a collaborare con l'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella lotta al finanziamento del terrorismo, anche ricorrendo ai meccanismi esistenti tesi a identificare gli individui e le organizzazioni terroristiche e a rafforzare i meccanismi di congelamento di beni a livello mondiale, rispettando al contempo le norme internazionali sul giusto processo e sullo Stato di diritto;
   p) fornire sostegno alla task force delle Nazioni Unite per l'attuazione delle misure contro il terrorismo al fine di garantire coordinamento e coerenza nell'attuazione della strategia globale delle Nazioni Unite contro il terrorismo, impiegando le risorse e le competenze di 25 entità del sistema delle Nazioni Unite e dell'Interpol, sempre rammentando che la lotta al terrorismo non può essere usata come pretesto per reprimere il dissenso interno o per violare i diritti della popolazione;
   q) promuovere un'azione internazionale coordinata per contrastare la crescente minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi improvvisati (IED), in particolare attraverso una conoscenza più approfondita del nesso tra lotta agli ordigni esplosivi improvvisati e lotta al terrorismo, ricorrendo alle risorse e alle competenze delle entità del sistema delle Nazioni Unite e dell'Interpol ai fini di un'applicazione più efficace della legge e di una più ampia cooperazione militare;
   r) ribadire, in tale contesto, la necessità di una combinazione adeguata di sicurezza, applicazione della legge, diritti umani e strumenti socioeconomici, che offra soluzioni più idonee per affrontare la natura mutevole del terrorismo e dell'estremismo violento rappresentato da organizzazioni quali Daesh, al-Qaeda, Al-Shabaab, Boko Haram e altre;
   s) sostenere un maggiore contributo dell'UE alle iniziative di sviluppo delle capacità intraprese dalle Nazioni Unite nella lotta contro i combattenti terroristi stranieri e contro l'estremismo violento;
   t) sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite tesi a impedire che attori non statali e gruppi terroristici sviluppino, producano, acquisiscano o trasportino armi di distruzione di massa e relativi vettori e contribuire alla revisione globale della risoluzione 1540 del Consiglio di sicurezza nel 2016; insistere sul pieno rispetto del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), della convenzione sulle armi chimiche e della convenzione sulle armi biologiche, nonché concludere il processo di ratifica del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari; incoraggiare tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a firmare e ratificare la convenzione sul divieto di impiego, di stoccaggio, di produzione e di trasferimento delle mine antipersona e sulla loro distruzione; accogliere con favore l'istituzione di un gruppo di lavoro aperto (OEWP), in quanto organo sussidiario dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al fine di proseguire i negoziati multilaterali sul disarmo nucleare, e invitare tutti gli Stati membri dell'UE a partecipare attivamente ai suoi lavori; chiedere ai membri delle Nazioni Unite di adottare misure concrete per il disarmo globale, prendendo in debita considerazione l'aspetto della sicurezza e le questioni umanitarie legate alle armi nucleari;
   u) esortare gli Stati membri ad appoggiare la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sugli "Effetti dell'utilizzo di armi e munizioni contenenti uranio impoverito" alla 71a sessione e a definire una posizione comune dell'UE che risponda meglio alle ripetute richieste del Parlamento riguardanti una moratoria precauzionale globale, nonché lo sviluppo di un consenso internazionale in merito ai potenziali rischi per la salute della popolazione civile, ai complessi oneri della gestione post-bellica dei rifiuti radioattivi e ai costi finanziari associati all'utilizzo di tali armi; includere i progetti di valutazione e di eliminazione dell'uranio impoverito negli strumenti di finanziamento dell'UE per le azioni antimine;
   v) promuovere la piena attuazione del trattato sul commercio delle armi (ATT) e incoraggiare tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a firmare o aderire all'ATT;
   w) adoperarsi a favore di un'azione più efficace contro il dirottamento e il commercio illecito di armi e munizioni, incluse armi leggere e di piccolo calibro, in particolare sviluppando un sistema di tracciabilità delle armi;
   x) promuovere una risposta politica a livello globale sui droni armati, al fine di mantenere il loro utilizzo tassativamente entro i limiti del diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto internazionale umanitario; promuovere un divieto sullo sviluppo, la produzione e l'impiego di armi completamente autonome che consentono di sferrare attacchi senza alcun intervento umano; assicurarsi che i diritti umani figurino tra le questioni trattate in tutti i dialoghi con i paesi terzi sulla lotta al terrorismo;
   y) sostenere ulteriormente le attività attualmente condotte dalle Nazioni Unite al fine di sviluppare norme in materia di comportamenti responsabili e sicuri nel ciberspazio, incluso un quadro multilaterale contro i ciberattacchi, nell'intento di assicurare l'applicazione del diritto internazionale e del diritto in materia di diritti umani in vigore;
   z) promuovere un maggiore sostegno all'operato dell'UNHCR nell'attuazione del suo mandato internazionale di protezione dei rifugiati, prestando particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, come donne e bambini; evidenziare l'ampio deficit di finanziamento tra le necessità di bilancio dell'UNHCR e i fondi ricevuti e chiedere una maggiore solidarietà globale; chiedere di aumentare il bilancio ordinario delle Nazioni Unite per finanziare le funzioni principali dell'UNHCR al fine di salvaguardarne il buon funzionamento;
   aa) ricordare che è necessario accrescere la coerenza e il coordinamento tra le dimensioni esterne e interne della politica migratoria e le agende in materia di sviluppo e affari esteri;
   ab) chiedere di intensificare gli sforzi volti a prevenire migrazioni irregolari e a combattere il traffico di migranti e la tratta di esseri umani, in particolare con azioni di contrasto alle reti criminali attraverso uno scambio tempestivo ed efficace di informazioni pertinenti di intelligence, nel rispetto del diritto internazionale in materia di diritti umani; migliorare i metodi di identificazione e protezione delle vittime e rafforzare la collaborazione con paesi terzi ai fini delle operazioni di monitoraggio, confisca e recupero di proventi derivanti da attività criminali in questo settore; insistere a livello delle Nazioni Unite sull'importanza di ratificare e attuare pienamente la convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale e i relativi protocolli contro il traffico di migranti per via terrestre, aerea e marittima e per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini; sostenere l'attività del Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani dei migranti;
   ac) sostenere la riunione plenaria ad alto livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle modalità per affrontare ampi spostamenti di rifugiati e migranti, che si terrà il 19 settembre 2016, e chiedere che essa si concentri sulle cause profonde della migrazione, prestando la debita attenzione all'eliminazione della povertà, alla realizzazione dei diritti umani e alla stabilità;
   ad) ribadire in modo chiaro e deciso che tutti i diritti umani riconosciuti dalle convenzioni delle Nazioni Unite sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati e che tali diritti devono essere rispettati; richiamare l'attenzione sulle violazioni e sugli abusi dei diritti umani in tutto il mondo; chiedere la difesa delle libertà di opinione e di espressione; sottolineare l'importanza della libertà di stampa in una società sana e del ruolo svolto da ogni cittadino in tale ambito e difendere le libertà di associazione e di riunione;
   ae) continuare a difendere la libertà di religione o di credo; sollecitare maggiori sforzi per tutelare i diritti delle minoranze religiose e di altre minoranze; chiedere una maggiore tutela delle minoranze religiose contro le persecuzioni e la violenza; chiedere l'abrogazione delle leggi che criminalizzano la blasfemia o l'apostasia che fungono da pretesto per la persecuzione delle minoranze religiose e dei non credenti; sostenere il lavoro del relatore speciale sulla libertà di religione o di credo; adoperarsi attivamente per il riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del genocidio delle minoranze commesso dal cosiddetto "ISIS/Daesh" e per il deferimento alla Corte penale internazionale dei casi di presunti crimini contro l'umanità, crimini di guerra e genocidio;
   af) continuare a promuovere attivamente l'uguaglianza e la non discriminazione; esortare le Nazioni Unite a sostenere attivamente iniziative di integrazione di genere nell'ambito dei loro programmi e delle loro attività e continuare a sostenere il lavoro dell'organismo ONU per l'uguaglianza di genere; sostenere le misure di rafforzamento della leadership e della partecipazione delle donne a tutti i livelli del processo decisionale; combattere contro la violenza e le discriminazioni ai danni di individui sulla base del loro orientamento sessuale e della loro identità o espressione di genere; chiedere l'abrogazione delle norme degli Stati membri delle Nazioni Unite che violano i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI); accogliere con favore la prima riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sui diritti delle persone LGBTI svoltasi nel 2015; chiedere agli Stati membri delle Nazioni Unite di attuare le raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme attuali di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza;
   ag) promuovere i diritti dei bambini, in particolare contribuendo ad assicurare il loro accesso all'acqua, ai servizi igienico-sanitari, all'assistenza sanitaria e all'istruzione, anche nelle zone di conflitto e nei campi profughi, ed eliminando il lavoro minorile, la tortura, la tratta di minori, i matrimoni infantili e lo sfruttamento sessuale; sostenere e rafforzare gli sforzi internazionali compiuti attraverso le Nazioni Unite al fine di porre fine all'impiego di bambini nei conflitti armati, nonché di affrontare in modo più efficace l'impatto delle situazioni di conflitto e postbelliche su donne e ragazze; sostenere un approccio in materia di disabilità basato sui diritti umani nelle situazioni di rischio ed emergenza, in linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;
   ah) sollecitare tutti gli Stati, inclusi gli Stati membri dell'UE, a ratificare al più presto il protocollo opzionale al Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali che stabilisce i meccanismi di indagine e reclamo;
   ai) contribuire all'esito positivo dell'attività del gruppo di lavoro intergovernativo sulle società transnazionali e altre imprese in relazione ai umani; sostenere l'ulteriore attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani da parte dei paesi membri delle Nazione Unite; incoraggiare gli Stati membri dell'UE a sviluppare e attuare piani di azione nazionali; sostenere il progetto relativo all'assunzione di responsabilità e ai mezzi di ricorso dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani al fine di migliorare le leggi nazionali in materia di mezzi di ricorso, in particolare nel caso di gravi violazioni dei diritti umani in ambito aziendale; chiedere che i paesi membri delle Nazioni Unite sollevino la questione dei diritti umani con gli organismi sportivi nazionali e internazionali;
   aj) continuare a mantenere una posizione di totale intransigenza nei confronti della pena di morte e adoperarsi ulteriormente a favore della sua abolizione universale, aprendo la strada all'approvazione della prossima risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite relativa a una moratoria sull'uso della pena di morte; denunciare l'aumento delle sentenze di pena di morte per reati legati alla droga e chiedere che il ricorso alla pena di morte sia abolito per tali reati;
   ak) ricordare l'obbligo dell'Assemblea generale di considerare il rispetto da parte dei candidati in materia di promozione e di tutela dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia durante il processo di elezione dei membri del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHRC); chiedere la definizione di criteri chiari basati sul rispetto dei diritti umani per quanto riguarda l'adesione all'UNHRC e chiedere, in vista in vista del decimo anniversario dell'UNHRC, una valutazione dei metodi di lavoro e dell'impatto del Consiglio;
   al) rafforzare le attività della Corte penale internazionale (CPI) volte a porre fine all'impunità degli autori dei crimini più gravi, che sono motivo di preoccupazione per la comunità internazionale, e a offrire giustizia alle vittime dei crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità e del genocidio; fornire supporto politico, diplomatico, finanziario e logistico per le operazioni quotidiane della Corte penale internazionale; chiedere a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite di ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e incoraggiare la ratifica degli emendamenti di Kampala; promuovere una stretta collaborazione dell'ONU, dei suoi organismi e delle sue agenzie con la Corte nonché l'ampliamento delle relazioni della Corte con il Consiglio di sicurezza; chiedere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di deferire le questioni legate alla Repubblica popolare democratica di Corea alla Corte penale internazionale;
   am) impegnarsi in un dibattito pubblico e approfondito con tutti i membri dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite al fine di discutere l'importanza del rispetto dei limiti costituzionali dei mandati presidenziali in tutto il mondo;
   an) invitare le Nazioni Unite a colmare le lacune giuridiche del termine "profugo climatico", compresa l'eventuale definizione internazionale;
   ao) adoperarsi per l'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; adoperarsi per il miglioramento della vita delle generazioni future e incoraggiare e sostenere i paesi ad assumersi la titolarità e a provvedere all'istituzione di quadri nazionali per il conseguimento dei 17 obiettivi; incoraggiare i paesi membri delle Nazioni Unite a rispettare i loro impegni in materia di spesa per gli aiuti allo sviluppo e chiedere l'adozione di un solido quadro di indicatori e l'uso di dati statistici per monitorare i progressi e garantire la responsabilità di tutti; insistere affinché il Forum politico di alto livello diventi il principale organismo decisionale responsabile di garantire il seguito e il riesame dell'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e presentare una posizione comune dell'UE sull'attuazione dell'agenda 2030 in vista del Forum del 2016;
   ap) assicurare che non sia compromesso "l'acquis" della piattaforma di azione di Pechino sull'accesso all'istruzione e alla sanità quale diritto umano fondamentale; migliorare l'accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, poiché ciò contribuisce a ridurre la mortalità infantile e delle madri; promuovere la pianificazione familiare, la salute materna, l'accesso agevole alla contraccezione e alla gamma completa di servizi per la salute sessuale e riproduttiva, in quanto elementi importanti per salvare la vita delle donne e aiutarle a riappropriarsi della loro vita qualora siano state vittime di stupro; porre tali politiche al centro della cooperazione allo sviluppo con i paesi terzi;
   aq) insistere sulla necessità di rafforzare la coerenza delle politiche per lo sviluppo all'interno delle strutture di lavoro delle Nazioni Unite al fine di integrare in maniera efficace tutte le dimensioni dello sviluppo sostenibile; sottolineare l'importanza di un sistema commerciale multilaterale che sia universale, basato su norme, aperto, trasparente, non discriminatorio, inclusivo ed equo, nonché la necessità di giungere alla conclusione del ciclo di Doha per lo sviluppo nell'ambito dell'OMC; ricordare che lo sviluppo non è possibile senza la pace, né la pace è possibile senza lo sviluppo, sottolineando l'importanza dell'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 16 relativo alla pace e alla giustizia , che dovrebbe rappresentare una delle priorità per quanto riguarda il finanziamento della cooperazione allo sviluppo; invitare le Nazioni Unite a integrare in maniera sistematica la creazione di capacità e la buona governance nelle proprie strategie di sviluppo a lungo termine;
   ar) accogliere con favore l'adozione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite della storica risoluzione 68/304, del 9 settembre 2014, che ha riconosciuto il diritto sovrano di ogni Stato di ristrutturare il proprio debito sovrano, il quale non dovrebbe essere compromesso o ostacolato da alcuna misura adottata da un altro Stato, ha constato con preoccupazione che il sistema finanziario internazionale non dispone di un solido quadro giuridico per la ristrutturazione ordinata e prevedibile del debito sovrano e ha avviato un processo per l'adozione di un quadro giuridico multilaterale applicabile alle operazioni di ristrutturazione del debito sovrano; invita il sistema delle Nazioni Unite nel suo complesso a sostenere pienamente tale processo; invita l'UE e i suoi Stati membri a impegnarsi attivamente nel processo;
   as) sviluppare un approccio molto più strategico ed efficiente nei confronti delle agenzie delle Nazioni Unite, in particolare per quanto riguarda la pianificazione degli strumenti finanziari esterni al fine di assicurare una maggiore visibilità degli aiuti europei sul campo;
   at) adoperarsi attivamente per migliorare la governance politica nell'ambito dello sviluppo sostenibile attraverso il rafforzamento del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) e accogliere la proposta di istituire un tribunale penale internazionale per i reati ambientali con l'obiettivo di far rispettare la legislazione ambientale in modo più efficace in tutto il mondo;
   au) esortare l'UE ad adoperarsi per il rafforzamento della cooperazione internazionale in ambito fiscale, sostenendo la creazione di un organismo fiscale internazionale all'interno del sistema delle Nazioni Unite; contrastare l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro tramite lo scambio automatico di informazioni in ambito fiscale e la creazione di una lista nera comune dei paradisi fiscali a livello mondiale;
   av) avviare un piano globale per la lotta contro la resistenza agli antimicrobici, al fine di impedire un'ulteriore diffusione di superbatteri resistenti;
   aw) garantire che l'UE rimanga in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici e collabori maggiormente con le Nazioni Unite in tale ambito; garantire l'attuazione tempestiva delle decisioni adottate in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Parigi 2015;
   ax) sostenere una riforma globale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla base di un ampio consenso, al fine di rispecchiare meglio la nuova realtà mondiale e assicurare che tale organo sia in grado di gestire in modo efficace le minacce alla pace e alla sicurezza internazionali; adoperarsi per l'obiettivo a lungo termine di un seggio dell'Unione europea in seno a un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riformato; sollecitare i membri del Consiglio di sicurezza ad astenersi dal ricorrere al diritto di veto nei casi in cui siano commessi crimini contro l'umanità;
   ay) promuovere il rilancio del lavoro dell'Assemblea generale e migliorare il coordinamento e la coerenza dell'operato di tutte le istituzioni delle Nazioni Unite, ottimizzando l'efficienza, l'efficacia, la legittimità, la trasparenza, l'assunzione di responsabilità, la capacità e la rappresentatività del sistema; sostenere e sviluppare la maggiore trasparenza del processo di selezione del prossimo Segretario generale delle Nazioni Unite, con le presentazioni dei candidati in seno all'Assemblea generale; promuovere, in fase di individuazione e nomina del miglior candidato per la posizione di Segretario generale delle Nazioni Unite, opportunità eque e imparziali sulla base di un equilibrio di genere e geografico e sostenere la nomina di una donna in caso di candidati in possesso di qualifiche di pari eccellenza;
   az) assicurarsi, tenuto conto della relazione 2015 delle Nazioni Unite e delle recenti accuse di violenza sessuale su minori contro le truppe francesi e delle Nazioni Unite nella Repubblica centrafricana, che le Nazioni Unite, gli Stati membri dell'UE e gli organi della PSDC dell'UE conducano indagini, perseguano e condannino, tempestivamente e nel modo più fermo possibile, qualsiasi membro del personale delle Nazioni Unite e di organizzazioni nazionali o europee che abbia commesso atti di violenza sessuale;
   ba) invitare la Corte dei conti europea a rafforzare la collaborazione con le rispettive istituzioni di sorveglianza del Segretariato delle Nazioni Unite, in particolare l'ufficio dei servizi di controllo interno (OIOS), il comitato consultivo indipendente per la revisione contabile (IAAC) e il collegio dei revisori (BoA), nell'intento di aumentare la trasparenza e la comprensione reciproca in materia di finanziamento e funzionamento;
   bb) stabilire un sistema efficiente di protezione degli informatori delle Nazioni Unite;
   bc) adottare un codice di condotta vincolante che obblighi i titolari di una carica a mantenere l'imparzialità, come stabilito dalle linee guida delle Nazioni Unite per una mediazione efficace, alla luce del recente caso di conflitto di interessi che ha riguardato il rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Libia;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Servizio europeo per l'azione esterna, alla Commissione, e, per conoscenza, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) A/RES/65/276 del 3 maggio 2011.
(2) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 56.
(3) GU C 45 del 5.2.2016, pag. 89.
(4) Testi approvati, P7_TA(2014)0259.
(5) Testi approvati, P8_TA(2015)0403.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0020.
(7) Testi approvati, P8_TA(2014)0013.
(8) Testi approvati, P8_TA(2016)0051.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0073.
(10) EEAS 01024/12, documento del Consiglio 11216/12.
(11) EEAS(2015)458, documento del Consiglio 7632/15.


Attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità
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Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2016 sull'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con particolare riferimento alle osservazioni conclusive del comitato CRPD delle Nazioni Unite (2015/2258(INI))
P8_TA(2016)0318A8-0203/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2, 9, 10, 19, 168 e l'articolo 216, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e gli articoli 2 e 21 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 3, 15, 21, 23 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), entrata in vigore nell'UE il 21 gennaio 2011 in conformità con la decisione 2010/48/CE del Consiglio, del 26 novembre 2009, relativa alla conclusione, da parte della Comunità europea, della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità(1),

–  viste le osservazioni conclusive del comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, del 2 ottobre 2015, concernenti la relazione iniziale dell'Unione europea(2),

–  visto l'elenco di questioni adottato dal comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità il 15 maggio 2015 in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea(3),

–  visto il codice di condotta tra il Consiglio, gli Stati membri e la Commissione che stabilisce le disposizioni interne per l'applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea e per la rappresentanza dell'Unione europea relativamente alla Convenzione stessa,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto internazionale sui diritti civili e politici,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia (CRC),

–  visti gli orientamenti delle Nazioni Unite sull’assistenza alternativa ai minori(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(5),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(6),

–  viste le sentenze della Corte di giustizia relative alle cause riunite C-335/11 e C-337/11 HK Danmark e alle cause C-363/12 Z e C-356/12 Glatzel,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, del 28 aprile 2015, dal titolo "Piano d’azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019: Mantenere i diritti umani al centro dell'azione dell'UE" (JOIN(2015)0016),

–  vista la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 2 dicembre 2015, presentata dalla Commissione, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative ai requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi (COM(2015)0615),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 19 giugno 2015 dal titolo "Reply of the European Union to the list of issues in relation to the initial report of the European Union on the implementation of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities" (risposta dell'UE all'elenco di questioni in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea sull'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, SWD(2015)0127),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 5 giugno 2014 dal titolo "Report on the implementation of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD) by the European Union" (relazione sull'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea, SWD(2014)0182),

–  vista la comunicazione della Commissione del 25 ottobre 2011 dal titolo "Iniziativa per l'imprenditoria sociale: costruire un ecosistema per promuovere le imprese sociali al centro dell'economia e dell'innovazione sociale" (COM(2011)0682),

–  vista la comunicazione della Commissione del 15 novembre 2010 dal titolo "Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere" (COM(2010)0636),

–  vista la sua risoluzione del 25 febbraio 2016 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2016(7),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sulla creazione di un mercato del lavoro competitivo nell'Unione europea del XXI secolo: adeguamento delle competenze e delle qualifiche in funzione della domanda e delle prospettive occupazionali, un modo per uscire dalla crisi(8),

–  vista la sua risoluzione del 10 settembre 2015 sull'imprenditoria sociale e l'innovazione sociale nella lotta alla disoccupazione(9),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014)(10),

–  vista la sua posizione in prima lettura dell'8 luglio 2015 sulla proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione(11),

–  vista la sua risoluzione del 20 maggio 2015 sull'elenco di questioni adottato dal comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea(12),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(13),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2011 sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020(14),

–  vista la sua risoluzione del 6 maggio 2009 sul coinvolgimento attivo delle persone escluse dal mercato del lavoro(15),

–  vista l'analisi approfondita del Servizio di ricerca del Parlamento europeo dal titolo "EU Implementation of the UN Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD)" (attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità da parte dell'Unione europea),

–  vista l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,

–  vista la relazione annuale 2014 del Mediatore europeo,

–  vista la decisione del Mediatore europeo che chiude l'indagine di propria iniziativa OI/8/2014/AN riguardante la Commissione,

–  vista la prossima relazione annuale 2015 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali,

–  visto lo studio del dicembre 2015 dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali sul tema "Violenza contro i minori con disabilità: legislazione, politiche e programmi nell'UE",

–  viste le statistiche di Eurostat per il 2014 sulle disabilità riguardanti l'accesso al mercato del lavoro, l'accesso all'istruzione e alla formazione, la povertà e le disparità di reddito,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per le petizioni, della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione giuridica e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0203/2016),

A.  considerando che, in quanto cittadini a pieno titolo, tutte le persone con disabilità hanno pari diritti, tra cui quelli inalienabili alla dignità, alla parità di trattamento, a una vita indipendente, all'autonomia, al sostegno da parte dei sistemi finanziati pubblicamente e alla piena partecipazione alla società;

B.  considerando che nell'Unione europea le persone con disabilità sarebbero circa 80 milioni, di cui circa 46 milioni sarebbero donne e ragazze (pari a circa il 16% della popolazione femminile totale dell'UE), con la conseguenza che la disabilità nell'Unione è più diffusa tra le donne che tra gli uomini; che le donne con disabilità sono spesso vittime di discriminazione multipla e si trovano a dover affrontare ostacoli nel godimento dei loro diritti e delle loro libertà di base, come il diritto di accedere all'istruzione e all'occupazione, che possono portare all'isolamento sociale e a traumi psicologici; che le donne sono anche condizionate dalla disabilità in maniera sproporzionata in quanto responsabili dell'assistenza dei loro familiari con disabilità;

C.  considerando che il TFUE prevede che l'Unione debba combattere la discriminazione fondata sulla disabilità attraverso la definizione e l'attuazione delle sue politiche e attività (articolo 10) e le conferisce il potere di legiferare al fine di combattere tale discriminazione (articolo 19);

D.  considerando che gli articoli 21 e 26 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea proibiscono esplicitamente la discriminazione fondata sulla disabilità e prevedono la partecipazione paritaria delle persone con disabilità alla vita della comunità;

E.  considerando che la CRPD è il primo trattato internazionale sui diritti umani ratificato dall'UE, e che è stata anche firmata da tutti i 28 Stati membri e ratificata da 27 Stati membri; che lo Stato membro che non ha ancora agito in tal senso dovrebbe ultimare le proprie riforme in vista della ratifica della CRPD;

F.  considerando che questa è la prima volta in cui l'UE è stata sottoposta al monitoraggio di un organo delle Nazioni Unite nell'adempimento dei suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani; che le osservazioni conclusive del comitato CRPD sull'attuazione della Convenzione da parte dell'UE, pubblicate nel 2015, hanno inviato un segnale importante in merito all'impegno dell'UE a favore dell'uguaglianza e del rispetto dei diritti umani, oltre ad aver fornito una serie di orientamenti relativi a misure legislative e di definizione delle politiche rientranti nelle competenze dell'UE;

G.  considerando che la giurisprudenza della Corte di giustizia conferma il fatto che la CRPD è vincolante per l'UE e i suoi Stati membri nell'attuazione del diritto dell'UE, poiché è "parte integrante [...] dell'ordinamento giuridico dell'Unione" che ha "prevalenza sulle norme di diritto derivato"(16);

H.  considerando che i principi della CRPD vanno ben al di là della discriminazione e mirano a far sì che tutte le persone con disabilità e le loro famiglie godano appieno dei diritti umani in una società inclusiva;

I.  considerando che le persone con disabilità rappresentano un gruppo diversificato e che donne, bambini, anziani e persone con complesse esigenze di assistenza affrontano ulteriori difficoltà e forme multiple di discriminazione;

J.  considerando che la disabilità può essere causata dal degrado graduale e talvolta invisibile delle condizioni di salute di una persona, come nel caso di individui con malattie neurodegenerative o rare, con un possibile effetto negativo sull'autonomia dell'individuo interessato;

K.  considerando che, secondo le stime, l'80% delle persone con disabilità vive in paesi in via di sviluppo; che l'UE sostiene la promozione a livello internazionale dei diritti delle persone con disabilità e rappresenta il maggior donatore di aiuti pubblici allo sviluppo (APS) del mondo;

L.  considerando che i minori con disabilità hanno una probabilità 17 volte superiore di vivere in un istituto rispetto ai loro coetanei non disabili e che il rischio di violenza, abbandono e abuso è decisamente maggiore per chi vive in istituto che per chi vive a casa(17);

M.  considerando che i minori con disabilità hanno il diritto di vivere con le (loro) famiglie o in un ambiente familiare che rispetti il loro interesse superiore; che i familiari spesso devono ridurre o sospendere le attività professionali e assistere i familiari disabili;

N.  considerando che la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità sottolinea la necessità di integrare una prospettiva di genere in tutte le iniziative e di promuovere il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

O.  considerando che la parità di trattamento e le politiche e le misure positive a favore delle donne con disabilità e delle madri di bambini con disabilità sono un diritto umano fondamentale nonché un obbligo etico;

P.  considerando che le donne e le ragazze con disabilità sono soggette a varie tipologie di discriminazione nella vita quotidiana; che tale discriminazione può assumere varie forme (fisica, emotiva, sessuale ed economica) e comprende la violenza esercitata dal partner e da coloro che forniscono assistenza, la violenza sessuale e quella istituzionale;

Q.  considerando che le donne con disabilità hanno più probabilità di subire violenze domestiche e abusi sessuali, che sarebbero perpetrati per un periodo di tempo più lungo e in modo più acuto rispetto al caso di donne senza disabilità(18);

R.  considerando che le donne con disabilità, in particolare le donne migranti, sono soggette a un maggiore rischio di povertà ed esclusione sociale a causa della discriminazione multipla;

S.  considerando che la disabilità è causa e può essere conseguenza di povertà e che circa il 30% della popolazione senza tetto ha una disabilità e rischia di essere emarginata(19); considerando che la protezione sociale fornita dallo Stato svolge un ruolo significativo nel prevenire la povertà fra i disabili e che, secondo i dati, nel 2012 almeno il 68,5% delle persone con disabilità avrebbe vissuto in condizioni di povertà senza i trasferimenti sociali ricevuti dallo Stato(20);

T.  considerando che è imperativo applicare la legislazione vigente e gli attuali strumenti politici dell'UE, al fine di massimizzare l'attuazione della CRPD;

U.  considerando che alcuni Stati membri che hanno ratificato la CRPD devono ancora istituire o designare gli organismi incaricati dell'attuazione e del monitoraggio della Convenzione, come previsto all'articolo 33; che l'operato degli organismi già istituti, in particolare le strutture di monitoraggio di cui all'articolo 33, paragrafo 2, viene ostacolato dalla mancanza di risorse finanziarie e umane e dall'assenza di una solida base giuridica per la loro designazione;

V.  considerando che uno dei pilastri fondamentali è la partecipazione e l'accesso al mercato del lavoro delle persone con disabilità, che continuano ad essere problematici, attestandosi al 58,5% rispetto all'80,5% delle persone senza disabilità, impedendo pertanto a numerose persone con disabilità di vivere una vita indipendente e attiva;

W.  considerando che, mentre il tasso di occupazione delle donne non disabili è pari al 65%, quello delle donne con disabilità è del 44%; che, rispetto agli uomini con disabilità, le donne disabili sono spesso discriminate per quanto riguarda l'accesso all'occupazione e all'istruzione; che l'elevato tasso di disoccupazione fra le persone con disabilità continua a essere inaccettabile; che le donne e le ragazze con disabilità incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mercato del lavoro; che occorre superare gli ostacoli alla mobilità e la maggiore dipendenza dai familiari e dalle persone che prestano assistenza per incoraggiare le donne con disabilità a partecipare attivamente all'istruzione, al mercato del lavoro e alla vita sociale ed economica della comunità;

X.  considerando che un'attività lavorativa retribuita è fondamentale per permettere alle persone con disabilità di avere una vita indipendente e di sostenere la propria famiglia; che le donne e le ragazze disabili sono spesso sottopagate; che questo gruppo vulnerabile di persone è maggiormente soggetto al rischio di povertà ed è ad alto rischio di esclusione sociale;

Y.  considerando che l'UE, in quanto parte della CRPD, ha il dovere di garantire il profondo coinvolgimento e la partecipazione attiva delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative nell'elaborazione e nell'attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la Convenzione e in tutte le procedure decisionali relative a questioni che riguardano le persone con disabilità;

Z.  considerando che le misure di austerità applicate dagli Stati membri hanno portato a tagli nei servizi sociali, nel sostegno alle famiglie e nei servizi basati sulla comunità e hanno avuto effetti sproporzionatamente negativi sul livello di vita delle persone con disabilità, specialmente per i bambini con disabilità e le loro famiglie;

AA.  considerando che la Commissione ha ritirato la sua proposta di direttiva relativa al congedo di maternità;

AB.  considerando che la direttiva 2011/24/UE, concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera, non proibisce esplicitamente la discriminazione per motivi di disabilità;

AC.  considerando che, a causa dei cambiamenti demografici e sociali, si registra un aumento della domanda di collaboratori e assistenti domestici, in particolare di familiari che prestino cura e assistenza; che l'assistenza a persone con disabilità e a carico è normalmente prestata dalle donne della famiglia, e questa situazione le porta spesso a essere escluse dal mercato del lavoro;

AD.  considerando che, nelle sue osservazioni conclusive sulla relazione iniziale dell'Unione europea, il comitato sui diritti delle persone con disabilità raccomanda che l'Unione europea integri la dimensione della disabilità nelle sue politiche e nei suoi programmi legati al genere e la prospettiva di genere nelle sue strategie in materia di disabilità, e che sviluppi azioni positive, istituisca un meccanismo di controllo e finanzi la raccolta di dati e la ricerca in materia di donne e ragazze con disabilità; che il comitato raccomanda altresì che l'Unione europea fornisca una protezione efficace contro la violenza, gli abusi e lo sfruttamento, che la politica a favore della conciliazione tra attività professionale e vita privata tenga conto delle necessità di bambini e adulti con disabilità, comprese le persone che si prendono cura di loro, e che siano adottate misure intese a diminuire l'elevato tasso di disoccupazione delle persone con disabilità, la maggioranza delle quali sono donne;

AE.  considerando che nelle sue reazioni alla risoluzione del Parlamento, del 27 settembre 2011, intitolata "L'Europa, prima destinazione turistica mondiale - un nuovo quadro politico per il turismo europeo"(21), adottata dalla Commissione il 13 dicembre 2011, la Commissione ha riconosciuto la necessità di garantire una catena ininterrotta di servizi accessibili a tutti (trasporti, alloggi, ristorazione e attrazioni) e, a questo scopo, ha iniziato a porre in atto azioni per sensibilizzare, incrementare le competenze nel settore turistico e infine aumentare la qualità delle strutture turistiche per le persone con esigenze speciali o con disabilità;

AF.  considerando che le esigenze delle persone con disabilità, con diversità funzionale e a mobilità ridotta nei settori dei trasporti, della mobilità e del turismo si coniugano con le opportunità di innovazione in campo economico nei servizi di trasporto e mobilità e possono condurre a situazioni reciprocamente vantaggiose nella fornitura di servizi alle persone con ogni tipo di disabilità (tra cui, senza limitarsi ad esse, le persone a mobilità ridotta (PMR), le persone non vedenti, non udenti o con deficit del sistema uditivo, autistici, persone con disabilità intellettive o psicosociali) nonché a tutti gli altri utenti di tali servizi, nello spirito di una "progettazione universale";

Principi e obblighi generali

1.  ricorda che la piena inclusione delle persone con disabilità rappresenta non solo un diritto e un meritato beneficio per gli interessati, ma anche una risorsa per la società nel suo insieme, che può giovarsi del valore e delle diverse competenze di queste persone;

2.  sottolinea che tutte le persone con disabilità hanno il diritto di vivere in una società in cui godano delle stesse opportunità degli altri, in modo che sia garantita la loro piena inclusione e partecipazione in tale società;

3.  sottolinea che l'inclusione delle persone con disabilità nella società, indipendentemente dalla situazione socioeconomica, politica o culturale di un paese, non è solo un problema concernente lo sviluppo, ma anche un problema relativo ai diritti umani;

4.  richiama l'attenzione sul fatto che le disabilità stanno diventando sempre più comuni con l'invecchiamento della popolazione;

5.  ritiene che l'UE dovrebbe dare l'esempio per quanto riguarda il rispetto e la promozione dei diritti umani; considera positivo il fatto che, per la prima volta, l'adempimento da parte dell'UE dei suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani sia stato oggetto di esame da parte di un organo previsto da un trattato delle Nazioni Unite; ritiene che le osservazioni conclusive del Comitato CRPD delle Nazioni Unite sull'attuazione della CRPD da parte dell'UE, pubblicate nel 2015, rappresentino una testimonianza importante dell'impegno dell'UE a favore dell'uguaglianza e del rispetto dei diritti umani e offrano orientamenti per l'azione legislativa e politica in tutta la sfera di competenza dell'UE;

6.  sostiene le conclusioni e le raccomandazioni del comitato sui diritti delle persone con disabilità e sottolinea la necessità che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri integrino la prospettiva delle donne e delle ragazze con disabilità nelle loro politiche, nei loro programmi e nelle loro strategie per l'uguaglianza di genere, e integrino la prospettiva di genere nelle strategie sulla disabilità; chiede inoltre che siano creati meccanismi che consentano di esaminare periodicamente i progressi compiuti;

7.  invita il Parlamento, il Consiglio e la Commissione ad attuare pienamente le raccomandazioni del comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e a garantire che la Convenzione sia rispettata in tutte le legislazioni future;

8.  esorta la Commissione e gli Stati membri ad assegnare le risorse necessarie all'assolvimento dei loro obblighi previsti dalla CRPD e dal relativo protocollo facoltativo;

9.  esprime profondo rammarico per la mancanza di sufficienti consultazioni formali dell'UE con le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità per quanto concerne i preparativi per il processo di revisione da parte del comitato CRPD delle Nazioni Unite nel 2015 e la stesura della sua relazione di avanzamento; chiede alle organizzazioni dei disabili di contribuire attivamente alle riunioni sulla CRPD in veste di soggetti indipendenti, anche attraverso la partecipazione a delegazioni ufficiali dell'UE relative a revisioni future;

10.  invita la Commissione a definire e presentare una proposta per un autentico dialogo strutturato fra l'UE e le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, che preveda un finanziamento adeguato per assicurare una partecipazione completa e paritetica delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative;

11.  enfatizza l'importanza di una sistematica e stretta consultazione tra le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità, i legislatori, le imprese e altre parti interessate in merito a tutte le nuove iniziative nonché all'attuazione, al monitoraggio e alla valutazione delle politiche e delle azioni relative all'istruzione, alla formazione, alla cultura, allo sport e alla gioventù;

12.  chiede un rafforzamento degli organismi per la parità esistenti, affinché possano contribuire all'integrazione, alla promozione e al monitoraggio della CRPD; rammenta all'UE e agli Stati membri l'obbligo di impegnarsi in modo significativo con la società civile e, in particolare, con le organizzazioni delle persone con disabilità;

13.  sollecita l'UE a ratificare il protocollo facoltativo alla CRPD;

14.  sollecita una revisione globale e trasversale nonché una valutazione della legislazione e dei programmi di finanziamento dell'UE esistenti e futuri, tra cui i periodi di programmazione futuri, con l'obiettivo di garantire il pieno rispetto della CRPD coinvolgendo in modo costruttivo le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità e i membri del quadro dell'UE per la CRPD (di seguito "il quadro dell'UE"), includendo l'integrazione della disabilità in tutte le politiche e strategie legislative; chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare le misure necessarie finalizzate a integrare la dimensione della disabilità in tutte le legislazioni, politiche e strategie;

15.  chiede l'inserimento dei diritti delle persone con disabilità nell'agenda socio-economica globale dell'UE, in particolare nella strategia Europa 2020 e nel semestre europeo; raccomanda l'adozione di un patto sulla disabilità per garantire l'integrazione dei diritti delle persone con disabilità nelle iniziative dell'UE;

16.  invita la Commissione, nel contesto del semestre europeo e al momento di valutare la situazione sociale negli Stati membri (relazioni per paese e raccomandazioni specifiche per paese), a prestare altresì attenzione al monitoraggio della situazione delle persone con disabilità nell'ambito del comune impegno dell'UE inteso a realizzare un'Europa senza barriere;

17.  ritiene che le istituzioni dell'UE, in particolare il Parlamento, il Consiglio e la Commissione, debbano adoperarsi per garantire che la legislazione esistente e futura rispetti i diritti umani e sia pienamente conforme alla CRPD;

18.  chiede alla Commissione di fornire un elenco di norme nell'ottica di proporre un aggiornamento della dichiarazione di competenza alla luce delle osservazioni conclusive, il che dovrebbe ripetersi periodicamente con il coinvolgimento formale delle organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità e del Parlamento europeo;

19.  chiede alla Commissione di considerare a tale proposito la necessità di sviluppare un quadro dell'UE in grado di garantire l'effettiva attuazione dei diritti delle persone con disabilità, la promozione della loro autonomia personale, l'accessibilità, l'accesso all'occupazione, l'inclusione sociale, una vita autonoma e l'eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione;

20.  condivide le preoccupazioni espresse dal comitato CRPD delle Nazioni Unite in relazione alla mancanza nell'Unione europea di una chiara strategia per l'attuazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

21.  invita le istituzioni ad agire in modo esemplare nell'ambito della politica di integrazione;

22.  invita la Commissione a impiegare la revisione della Strategia europea sulla disabilità per sviluppare una strategia globale dell'UE in relazione alla CRPD che tenga conto della dimensione di genere, includendo gli impegni relativi all'azione esterna e definendo un chiaro calendario di attuazione, nonché parametri di riferimento e indicatori specifici e precisi;

23.  deplora la discriminazione e l'esclusione che le persone con disabilità subiscono ancora oggi; chiede alla Commissione di massimizzare le sinergie fra la strategia dell'UE sulla disabilità 2010-2020 e le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, al fine di garantire che i diritti riconosciuti siano sostanzialmente goduti ed effettivamente esercitati, anche tramite l'armonizzazione e l'attuazione del quadro legislativo e iniziative culturali e politiche;

24.  invita la Commissione a fornire una chiarificazione riguardo alla definizione in senso ampio di disabilità a livello di UE;

25.  invita la Commissione a rivedere la guida alle considerazioni di natura sociale nelle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici non solo per evidenziare gli obblighi sociali, ma anche per sottolineare le opportunità e i benefici di investire in servizi di assistenza di elevata qualità per le persone con disabilità;

26.  invita la Commissione a rivedere gli orientamenti in merito alla valutazione di impatto e a modificarli al fine di includere un elenco più completo di questioni per valutare meglio il rispetto della Convenzione;

Diritti specifici

27.  invita gli Stati membri e la Commissione, nell'ottica di prevenire la vittimizzazione, ad adottare misure per contrastare ogni forma di discriminazione, compresa la discriminazione multipla, la discriminazione per associazione e intersettoriale basata sulla disabilità, con un'attenzione speciale alle donne e ai bambini con disabilità, agli anziani e agli individui con complesse esigenze di assistenza, compresi quelli con disabilità intellettive e psicosociali e coloro che sono portatori di disabilità che evolvono nel tempo;

28.  deplora che il Consiglio non abbia ancora adottato la proposta di direttiva del 2008 recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o il credo, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale; ribadisce il proprio invito al Consiglio a procedere a tale adozione quanto prima;

29.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a integrare i diritti delle donne e dei bambini con disabilità anche nella prossima agenda sui diritti dei bambini, e a garantire che i ragazzi e le ragazze e le loro organizzazioni rappresentative siano consultati su tutte le questioni che li riguardano – ricevendo un'assistenza adeguata in funzione della loro disabilità e della loro età;

30.  sottolinea che, al fine di tutelare i diritti dei minori con disabilità, è necessario garantire sostegno adeguato alle loro famiglie, rafforzando e consolidando gli strumenti legislativi a disposizione dell'UE, quale ad esempio lo strumento che prevede il prolungamento del congedo parentale per i genitori dei bambini con disabilità;

31.  chiede alla Commissione di garantire che tutte le persone con disabilità possano godere del diritto alla libera circolazione previsto per tutti i cittadini dell'UE, includendo nella legislazione vigente e futura la garanzia in materia di pari opportunità, diritti fondamentali, parità di accesso ai servizi e al mercato del lavoro, oltre agli stessi diritti e obblighi in materia di accesso alla sicurezza sociale in quanto cittadini dello Stato membro in cui è valida la copertura di sicurezza sociale, in linea con il principio della parità di trattamento e di non discriminazione; invita inoltre gli Stati membri, con riferimento alla parità in materia di occupazione, a rispettare pienamente le disposizioni della direttiva UE riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione) (2006/54/CE);

32.  evidenzia la necessità di sostenere le donne e le ragazze migranti con disabilità, affinché possano sviluppare le competenze che potranno dar loro la possibilità di ottenere un impiego adeguato;

33.  evidenzia che al fine di garantire una vita indipendente e autonoma alle persone con disabilità, specialmente per le donne, l'assistenza (personale o pubblica) rappresenta uno strumento per sostenere dette persone e le loro famiglie, consentendo loro di accedere al luogo di lavoro, alle istituzioni che si occupano di istruzione o di formazione professionale, oltre che per assisterle nel caso di gravidanza e maternità;

34.  ribadisce l'urgente necessità di affrontare la questione della violenza contro le donne e le ragazze con disabilità in contesti privati e istituzionali, e chiede agli Stati membri di fornire servizi di sostegno accessibili alle donne e alle ragazze che presentano qualsiasi tipo di disabilità; chiede all'UE di aderire alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) quale ulteriore passo per contrastare la violenza contro le donne e le ragazze con disabilità;

35.  ricorda l'importanza del diritto fondamentale della partecipazione delle persone con disabilità a tutti i livelli dei processi politici e decisionali in materia di disabilità, come sottolineato dalla CRPD; sottolinea che le donne e le ragazze con disabilità, comprese quelle che appartengono a gruppi emarginati e vulnerabili esposti alla discriminazione multipla, devono essere messe nelle condizioni e avere la facoltà di partecipare ai processi decisionali, affinché i loro interessi e i loro diritti siano manifestati, sostenuti e tutelati, garantendo così un'autentica prospettiva di genere al livello di base; invita gli Stati membri a fornire servizi e strutture opportunamente adattati che consentano il coinvolgimento e la partecipazione attivi di tali donne e ragazze, nonché a investire in tecnologie assistive e adattative e nell'inclusione digitale;

36.  invita le istituzioni dell'UE ad adottare i provvedimenti necessari per sostenere la vita delle donne con disabilità, in linea con le raccomandazioni del comitato CRPD delle Nazioni Unite per quanto riguarda la revisione dell'attuazione da parte dell'UE della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità;

37.  esprime preoccupazione per il fatto che l'educazione dei minori con disabilità incombe prevalentemente alle donne;

38.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di continuare a sensibilizzare in merito alla CRPD, a lottare contro i pregiudizi e a promuovere una migliore comprensione di tutte le persone con disabilità, affinché le decisioni siano prese sulla base delle loro reali necessità;

39.  appoggia iniziative volte a sensibilizzare la società sulle difficoltà incontrate dalle persone con disabilità e a rendere queste ultime più consapevoli del loro potenziale e del contributo che possono apportare, tra l'altro grazie a programmi educativi specifici nelle scuole; sottolinea che l'importanza della CRPD risiede fondamentalmente nel puntare a cambiare gli atteggiamenti culturali per far capire che a rendere disabili le persone sono gli ostacoli nell'ambiente economico e sociale piuttosto che la disabilità stessa;

40.  chiede alle autorità competenti degli Stati membri di preparare strategie di sensibilizzazione sui diritti delle persone con disabilità, di agevolare la formazione del personale del settore dei trasporti e del turismo in merito alla sensibilizzazione e all'uguaglianza nei confronti della disabilità e di favorire la collaborazione e lo scambio delle buone pratiche tra le associazioni europee attive nell'ambito della disabilità e gli organismi pubblici e privati che si occupano di trasporti; sollecita affinché anche il materiale formativo sia disponibile in formati accessibili;

41.  sottolinea la necessità che il personale delle compagnie aeree riceva una formazione rigorosa, in modo che le compagnie aeree siano in grado di fornire servizi adeguati alle persone con disabilità; rileva che è necessario provvedere in particolare a garantire che il personale sia in grado di maneggiare le sedie a rotelle senza danneggiarle;

42.  accoglie con favore la proposta di un Atto europeo sull'accessibilità(22) e si impegna ad adottarlo rapidamente, al fine di garantire l'accessibilità a beni e servizi, compresi gli edifici nei quali tali servizi sono prestati, congiuntamente a meccanismi di attuazione e reclamo a livello nazionale efficaci ed accessibili; rammenta che è necessario un approccio globale all'accessibilità e che occorrono misure per garantire che le persone con ogni tipo di disabilità possano beneficiare del diritto all'accessibilità di cui all'articolo 9 della CRPD;

43.  sottolinea che l'esigenza di adottare l'Atto europeo sull'accessibilità è funzionale per affrontare tutte le questioni relative all'accessibilità delle persone a mobilità ridotta nell'ambito dei trasporti, della mobilità e del turismo, e per assicurare che siano pienamente accessibili alle persone con disabilità i servizi di trasporto passeggeri per via aerea, autobus, ferroviari e per vie navigabili, in particolare per quanto concerne l'interscambio e l'accesso senza ostacoli a qualsiasi metropolitana e treno del servizio pubblico, i siti web, i servizi per dispositivi mobili, la bigliettazione intelligente, i terminali d'informazione in tempo reale nonché i terminali self-service, le macchine per l'emissione di biglietti e i terminali per il check-in utilizzati per erogare servizi di trasporto passeggeri;

44.  riconosce che le piccole e medie imprese trarranno beneficio dal rispetto dei requisiti standard dell'UE, piuttosto che doversi adattare a regole nazionali divergenti; deplora, tuttavia, che i prodotti e i servizi turistici di natura transfrontaliera non sono oggetto della proposta relativa all'Atto europeo sull'accessibilità; sottolinea il fatto che a livello dell'UE non sono state adottate ulteriori azioni in merito alle infrastrutture e ai servizi turistici per armonizzare gradualmente la classificazione delle strutture ricettive, tenendo in considerazione i criteri di accessibilità;

45.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere ulteriormente la ricerca e lo sviluppo, in particolare riguardo all'accessibilità di tecnologie nuove e innovative per le persone con disabilità;

46.  invita la Commissione, in fase di preparazione dei futuri atti legislativi in settori pertinenti, come ad esempio nell'agenda digitale, a tenere conto del fatto che l'accessibilità riveste la stessa importanza sia nell'ambiente fisico che nelle TIC;

47.  incoraggia gli Stati membri, in sede di applicazione del principio di accessibilità, a garantire il ricorso alla "progettazione universale" per i progetti di costruzione esistenti e nuovi, i luoghi di lavoro e in particolare per gli edifici pubblici, ad esempio per gli edifici scolastici finanziati con fondi pubblici;

48.  invita gli Stati membri e la Commissione a collaborare con il Parlamento per realizzare una direttiva chiara ed efficace sull'accessibilità dei siti web degli enti pubblici, con un ampio campo di applicazione e un solido meccanismo di attuazione conformemente alla proposta di Atto europeo sull'accessibilità e alla CRPD, garantendo che nell'UE 80 milioni di persone con disabilità e 150 milioni di anziani possano beneficiare della parità di accesso ai siti web e ai servizi pubblici online;

49.  invita la Commissione ad assicurare, in collaborazione con gli Stati membri, che il numero di emergenza 112, valido in tutta l'UE, sia completamente accessibile e affidabile, utilizzando tecnologie aggiornate a livello nazionale ed effettuando chiamate in roaming, in particolare per i cittadini non udenti e con deficit del sistema uditivo, impedendo perdite di vite umane e danni personali evitabili; sottolinea la necessità di attuare misure a livello nazionale che, fra l'altro, garantiscano la compatibilità fra gli Stati membri, nonché punti di emergenza nazionali accessibili;

50.  invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che i servizi, le applicazioni e i dispositivi sanitari elettronici e mobili, compresi il numero di emergenza 112, che deve risultare di facile utilizzo ovunque in Europa, e il sistema di localizzazione avanzata di emergenza AML (Advanced mobile location), siano pienamente accessibili ai pazienti con disabilità e ai rispettivi accompagnatori, e a sfruttare maggiormente le possibilità offerte dalla telemedicina così da migliorare l'accesso e le cure in tale contesto;

51.  sottolinea la necessità di aumentare il sostegno e le disposizioni specifiche per le persone con disabilità in contesti umanitari, in particolare per i bambini, e invita la Commissione a definire investimenti e finanziamenti a sostegno delle persone con disabilità in situazioni di emergenza, compresi i dati disaggregati su sesso ed età;

52.  sottolinea che i conflitti in corso e le catastrofi naturali sono anch'essi fattori che contribuiscono al numero crescente di persone con disabilità;

53.  sostiene le raccomandazioni degli esperti della CRPD, secondo cui l'UE dovrebbe essere più accessibile e inclusiva per raggiungere un approccio alla disabilità fondato sui diritti umani in situazioni di rischio ed emergenza, anche attraverso l'attuazione del quadro di Sendai per la riduzione dei rischi di catastrofi 2015-2030; sollecita vivamente l'integrazione dei diritti umani delle persone con disabilità, che sono vittime di una doppia discriminazione, nelle politiche dell'UE in materia di migrazione e rifugiati; sottolinea che tali misure dovrebbero fornire una risposta appropriata alle necessità specifiche delle persone con disabilità e tenere conto dell'esigenza di misure ricettive ragionevoli basate sulle necessità; incoraggia l'ulteriore integrazione delle esigenze delle persone con disabilità nella risposta umanitaria fornita dagli Stati membri e dall'UE;

54.  invita l'UE ad assumere un ruolo guida nella promozione dei diritti delle persone con disabilità nel quadro dell'attuazione del quadro di Sendai e dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile con i paesi partner, le organizzazioni regionali e a livello globale;

55.  invita la Commissione ad adottare un piano di attuazione conforme alle conclusioni del Consiglio del febbraio 2015 sulla gestione delle calamità con attenzione alla disabilità e al quadro di Sendai;

56.  ribadisce l'importanza delle conclusioni del Consiglio sull'integrazione di una gestione delle catastrofi attenta alla disabilità nel meccanismo di protezione civile dell'UE e negli Stati membri; invita a sensibilizzare le persone con disabilità, fornendo loro informazioni, e i servizi di emergenza e della protezione civile in merito alle iniziative di riduzione del rischio di catastrofi e a fornire sostegno psicologico alle persone con disabilità nella fase di ripristino successiva alle catastrofi;

57.  sottolinea l'importanza di fornire un sostegno speciale alle persone con disabilità in situazioni di post-emergenza;

58.  riconosce che i membri vulnerabili della società sono oggetto di maggiore emarginazione se hanno una disabilità, ed evidenzia che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri dovrebbero raddoppiare i loro sforzi intesi a garantire il pieno riconoscimento di diritti e servizi per tutte le persone con disabilità, compresi gli apolidi, i senzatetto, i rifugiati e i richiedenti asilo nonché le persone che appartengono a minoranze; sottolinea la necessità di integrare la disabilità nelle politiche dell'UE in materia di migrazione e rifugiati;

59.  chiede alla Commissione e al Consiglio, in conformità dell'articolo 11 della CRPD, che nell'avanzare proposte per risolvere il problema dei rifugiati, relative alla dotazione finanziaria o ad altre misure di sostegno, sia prestata particolare attenzione alle persone con disabilità;

60.  sottolinea che l'UE dovrebbe adottare misure adeguate per garantire che tutte le persone con disabilità che siano state private della loro capacità giuridica possano esercitare tutti i diritti sanciti dai trattati dell'UE e dalla legislazione dell'UE, tra cui l'accesso alla giustizia, ai beni e ai servizi, al settore bancario, all'occupazione e alla sanità, nonché il diritto di voto e i diritti dei consumatori;

61.  riconosce che la CRPD si è dimostrata essere uno strumento importante e positivo per promuovere le riforme legislative e per obbligare gli Stati membri a riesaminare il modo in cui sono percepite le persone con disabilità; esprime rammarico, tuttavia, per le sfide difficili che le persone con disabilità devono ancora fronteggiare in settori strategici come la giustizia penale e la partecipazione politica; ritiene prioritario garantire a tutte le persone con disabilità un accesso pieno e completo al sistema politico; riconosce che tale accesso non deve limitarsi al semplice accesso fisico per esprimere un voto e dovrebbe comprendere un'ampia gamma di iniziative intese ad aprire il processo democratico a tutti i cittadini; ritiene che ciò debba includere la fornitura di materiale elettorale in lingua dei segni, in braille e in formato di facile lettura, la possibilità di prestare piena assistenza alle persone con disabilità durante le procedure di voto, la promozione del voto per corrispondenza e per delega, ove possibile, e la rimozione delle barriere per i cittadini con disabilità che desiderino presentarsi come candidati alle elezioni, nonché misure per affrontare le norme esistenti riguardanti la capacità giuridica e il loro impatto sulla capacità delle persone di partecipare pienamente al processo democratico; invita la Commissione e gli Stati membri ad assicurare che le disposizioni dell'articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, nonché le disposizioni delle direttive 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali e 2012/13/UE sul diritto all'informazione nei procedimenti penali, in particolare la direttiva 2013/48/UE relativa al diritto di avvalersi di un difensore nel procedimento penale e nel procedimento di esecuzione del mandato d'arresto europeo, al diritto di informare un terzo al momento della privazione della libertà personale e al diritto delle persone private della libertà personale di comunicare con terzi e con le autorità consolari, siano adeguatamente e pienamente attuate, soprattutto nel caso delle persone con disabilità;

62.  deplora fortemente il fatto che molti Stati ancora neghino o limitino, attraverso azioni legali, la capacità giuridica delle persone con difficoltà intellettive; invita gli Stati membri ad affrontare positivamente la questione della capacità giuridica, orientandosi verso l'inclusione volta al sostegno piuttosto che verso l'esclusione automatica;

63.  manifesta preoccupazione per le difficoltà che le persone con disabilità tuttora incontrano nell'accesso alla giustizia; ricorda che il diritto di accesso alla giustizia è un diritto fondamentale essenziale, nonché un elemento basilare dello Stato di diritto; invita gli Stati membri ad adottare misure per rendere le procedure completamente accessibili a tali persone e ad adeguarle alle loro esigenze; ritiene che la Commissione debba valutare l'opportunità di includere programmi di formazione specifici sulla CRPD nel programma dell'UE nel settore della giustizia per il 2014-2020; suggerisce che i tribunali dell'UE applichino le proprie norme e istruzioni interne in modo tale da facilitare l'accesso alla giustizia per le persone con disabilità e che anche nell'amministrazione della giustizia si tenga conto delle raccomandazioni generali del comitato CRPD delle Nazioni Unite;

64.  riconosce che la Convenzione dell'Aia sulla protezione internazionale degli adulti può contribuire, con molteplici ed efficaci modalità, all'attuazione e al sostegno degli obblighi internazionali delle parti della CRPD; si rammarica, a tal proposito, che la Commissione non abbia dato seguito alla risoluzione del Parlamento del 18 dicembre 2008 recante raccomandazioni alla Commissione sulle implicazioni transfrontaliere della protezione giuridica degli adulti(23);

65.  pone l'accento sulle violenze, le intimidazioni e gli abusi sessuali a scuola, a casa o negli istituti, di cui sono maggiormente vittime i minori con disabilità; chiede all'UE e agli Stati membri di intervenire in modo più efficace e di contrastare la violenza contro i minori con disabilità attraverso misure specifiche e servizi di sostegno accessibili;

66.  chiede alla Commissione di adottare misure efficaci dirette alle famiglie, alle comunità, ai professionisti e alle istituzioni al fine di prevenire la violenza nei confronti dei minori con disabilità; osserva che le scuole svolgono un ruolo fondamentale nella promozione dell'inclusione sociale e sottolinea la necessità di meccanismi adeguati che consentano l'inclusione nelle scuole tradizionali e assicurino che educatori e insegnanti siano adeguatamente preparati e formati a riconoscere la violenza nei confronti dei bambini con disabilità e a reagire;

67.  invita altresì gli Stati membri a garantire che la legge vieti i trattamenti e il ricovero contro la volontà, conformemente alle norme internazionali più recenti;

68.  sollecita a garantire il principio della libera circolazione dei cittadini con disabilità all'interno dell'UE attraverso la rimozione di tutte le barriere ancora esistenti;

69.  sottolinea che la libertà di movimento dei cittadini europei deve essere garantita anche alle persone con disabilità, e che a tal fine gli Stati membri devono assicurare il reciproco riconoscimento della situazione e dei diritti sociali di tali persone (articolo 18 CRPD);

70.  deplora il fatto che il Consiglio non abbia accettato l'inclusione dei documenti relativi alla disabilità nell'ambito di applicazione del regolamento che promuove la libera circolazione di cittadini e imprese semplificando l'accettazione di alcuni documenti pubblici nell'Unione europea;

71.  accoglie con favore il progetto pilota relativo alla tessera europea di disabilità; esprime rammarico per la limitata partecipazione degli Stati membri al progetto relativo alla tessera europea di disabilità, le cui misure pratiche agevolano la mobilità e il reciproco riconoscimento dei diritti dei cittadini con disabilità negli Stati membri;

72.  sottolinea che, al fine di salvaguardare il pieno rispetto dei diritti delle persone con disabilità, è necessario garantire loro la libertà di scegliere come vivere e come utilizzare al meglio il loro potenziale, potenziando ad esempio strumenti quali il ricorso alle persone che prestano assistenza;

73.  deplora vivamente le pessime condizioni in cui sono state trovate le persone con disabilità in alcuni Stati membri e invita gli Stati membri a fare tutto il possibile per rispettare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e il suo articolo 3, il quale vieta i trattamenti disumani e degradanti;

74.  sollecita la Commissione e il Consiglio a rispondere con maggiore efficacia alle esigenze delle persone con disabilità, e a tenerne costantemente conto al momento di riesaminare i regolamenti dell'UE, come quelli relativi ai diritti dei passeggeri nei diversi modi di trasporto (i regolamenti (CE) n. 1107/2006 e (CE) n. 261/2004 sul trasporto aereo, il regolamento (CE) n. 1371/2007 sul trasporto ferroviario, il regolamento (UE) n. 1177/2010 sul trasporto per via navigabile e il regolamento (UE) n. 181/2011 sul trasporto effettuato con autobus), e in fase di elaborazione delle norme, ad esempio per quanto concerne i diritti dei passeggeri nel contesto dei viaggi multimodali; sottolinea che l'UE si è impegnata a favore di un'Europa senza barriere nel 2010, nell'ambito della Strategia europea sulla disabilità 2010-2020;

75.  invita l'UE a rafforzare il monitoraggio concernente l'attuazione della legislazione sui diritti dei passeggeri e ad armonizzare l'attività degli organismi nazionali responsabili dell'applicazione, inoltre invita gli Stati membri a intraprendere tutte le misure necessarie in merito all'attuazione della legislazione dell'UE finalizzata a migliorare l'accessibilità ai trasporti a livello locale, regionale e statale nell'ambito dei trasporti e del turismo (ivi inclusi autobus e taxi, il trasporto pubblico urbano, il trasporto ferroviario, aereo, e per vie navigabili, nonché le stazioni, gli aeroporti e i porti) e ad affrontare gli ostacoli frapposti a un'Europa senza barriere, ad esempio attraverso il rafforzamento delle competenze dei pertinenti organismi di applicazione nell'ambito della legislazione sui diritti dei passeggeri allo scopo di assicurare l'equo ed effettivo godimento dei diritti per tutti i passeggeri con disabilità in tutta l'UE, anche per quanto concerne l'accessibilità e la standardizzazione, l'armonizzazione, i requisiti tecnici e gli incentivi per le imprese;

76.  invita la Commissione a chiarire le responsabilità di ognuno degli attori coinvolti nell'assistenza a favore delle persone a mobilità ridotta, in particolare per quanto concerne i trasferimenti tra differenti mezzi di trasporto, e a fornire al Parlamento informazioni sulla partecipazione delle associazioni di persone con disabilità e sul loro ruolo nell'attuazione della legislazione sui diritti dei passeggeri;

77.  rileva che l'accessibilità senza barriere ai servizi, ai veicoli e alle infrastrutture da trasporto, nonché ai nodi di connessione intermodale, soprattutto nelle zone rurali, è fondamentale per garantire sistemi di mobilità privi di discriminazione intrinseca; sottolinea, a tale riguardo, la necessità che le persone con disabilità abbiano accesso ai prodotti e ai servizi e che vengano compiuti ulteriori sforzi per rendere accessibili i servizi, i veicoli e le infrastrutture in materia di trasporti e turismo; rileva che il meccanismo per collegare l'Europa offre la possibilità di finanziare misure nelle aree urbane e misure volte a migliorare l'accessibilità per le persone con qualsiasi tipo di disabilità, che possono coprire fino al 10% dei costi di adattamento;

78.  chiede alla Commissione di pubblicare, nella sua relazione annuale sull'attuazione dei fondi TEN-T, i progressi realizzati in merito alle misure e l'importo degli aiuti erogati per l'adattamento delle infrastrutture alle persone con disabilità nell'ambito del meccanismo per collegare l'Europa e di altri tipi di finanziamenti dell'UE; invita inoltre la Commissione a intraprendere iniziative volte a stimolare una maggiore partecipazione ai progetti di adattamento delle infrastrutture alle persone con disabilità, che includa altre sessioni di informazione e divulgazione tra possibili promotori;

79.  sottolinea, a tale riguardo, l'importanza delle misure di finanziamento nelle aree urbane, dove sono più frequenti i trasbordi fra i diversi mezzi di trasporto e dove le persone con alcuni tipi di disfunzioni della mobilità incontrano le maggiori difficoltà;

80.  sottolinea che i formati costantemente accessibili dovrebbero figurare in cima all'agenda delle politiche relative al mercato della mobilità digitale e dovrebbero facilitare l'accesso a tutte le persone con ogni forma di disabilità, attraverso l'utilizzo di linguaggi, formati e tecnologie accessibili e appropriati ai diversi tipi di disabilità, ivi inclusi le lingue dei segni, il Braille, i sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa e altri mezzi, modi e formati accessibili di comunicazione, di cui una persona può avvalersi liberamente, tra cui formati di facile lettura o pittogrammi, sottotitoli e messaggi di testo personali, per quanto concerne le informazioni di viaggio, le prenotazioni e la biglietteria, che consentano di utilizzare più di un canale sensoriale; sollecita la Commissione ad istituire, per quanto concerne le infrastrutture e i servizi di trasporto, appropriati meccanismi di monitoraggio e controllo atti a garantire che nei servizi di trasporto pubblico di tutti gli Stati membri siano messi a disposizione delle persone con disabilità dispositivi che assicurino l'accessibilità e l'assistenza;

81.  sottolinea che le persone con disabilità dovrebbero poter reperire le informazioni sui servizi multimodali e transfrontalieri che effettuano il trasporto da porta a porta, in modo tale da poter scegliere il servizio più sostenibile, economico o veloce, prenotando e pagando online tali servizi;

82.  chiede che vengano messe a disposizione informazioni di viaggio in tempo reale, affinché prima della partenza le persone con disabilità possano ottenere informazioni in merito a disservizi o modalità di viaggio alternative;

83.  sottolinea che le persone con disabilità devono poter accedere alle informazioni e alla comunicazione mediante tecnologie e formati appropriati ai diversi tipi di disabilità, ivi inclusi le lingue dei segni, il Braille, i sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa e altri mezzi, modalità e formati accessibili di comunicazione di loro scelta, compresi i formati di facile lettura e i sottotitoli; chiede pertanto alla Commissione di prendere le misure necessarie per attuare la legislazione dell'UE sull'accesso all'informazione e alla comunicazione; esorta il Consiglio ad adottare senza ulteriore indugio la decisione relativa alla conclusione del trattato di Marrakech inteso ad agevolare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, ipovedenti o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa; invita il Consiglio e gli Stati membri ad attuare misure coerenti ed efficaci in conformità con le sue disposizioni;

84.  ricorda che l'indipendenza, l'integrazione e l'accesso a un sistema di istruzione e formazione inclusivo, alla vita civica e culturale, ad attività ricreative e allo sport sono diritti garantiti dagli articoli 19, 24 e 30 della CRPD; rammenta che tali diritti sono tutelati dal diritto dell'Unione, in particolare dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali, che vieta la discriminazione fondata sulla disabilità, e dal principio di piena ed effettiva partecipazione, compresa la partecipazione democratica e l'inclusione nella società delle persone con disabilità (articolo 3 della CRPD); chiede alla Commissione e agli Stati membri di potenziare le misure volte a garantire l'accesso effettivo e paritario delle persone con disabilità non solo ad ambiti fondamentali quali l'istruzione inclusiva e di qualità, la cultura e lo sport, ma anche ad attività extrascolastiche, come corsi di teatro, di lingue e di arte; invita la Commissione a includere nella strategia Europa 2020 indicatori specifici sulla disabilità nel quadro degli obiettivi di istruzione e formazione;

85.  ricorda il progetto di osservazione generale del comitato CRPD delle Nazioni Unite sull'articolo 24 relativo al diritto a un'istruzione inclusiva, che ne descrive in dettaglio il contenuto normativo, gli obblighi degli Stati, il suo rapporto con altre disposizioni della convenzione e la sua attuazione a livello nazionale;

86.  rammenta che i programmi rivolti ai giovani dovrebbero accordare un interesse particolare ai giovani con disabilità;

87.  osserva che le strategie a favore della gioventù dopo il 2018 dovrebbero integrare le necessità dei giovani con disabilità;

88.  rammenta che le persone con disabilità sono spesso escluse dai servizi d'istruzione e formazione o non vi hanno effettivo accesso, trattandosi di settori in cui sono necessari processi educativi personalizzati che tengano conto del livello di disabilità per aiutare le persone con disabilità a realizzare appieno le loro potenzialità sociali, economiche ed educative; sottolinea che andrebbero adottate le misure necessarie per garantire che tutti gli studenti con disabilità possano usufruire della soluzione ragionevole necessaria a consentire loro di beneficiare del diritto ad un'istruzione inclusiva di qualità; esorta gli Stati membri e le autorità decentrate competenti a livello regionale e locale a potenziare i programmi formativi e le opportunità di sviluppo professionale continuo per tutte le parti interessate coinvolte in contesti formativi non formali e informali, nonché il loro accesso alle infrastrutture TIC per sostenere il lavoro che svolgono con gli studenti con disabilità e combattere il pregiudizio nei confronti delle persone con disabilità, in particolare quelle con disabilità di tipo psicosociale e intellettivo;

89.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare misure efficaci volte a combattere la segregazione e il rifiuto degli studenti con disabilità nelle scuole e negli ambienti di apprendimento e di fornire loro accesso a soluzioni ragionevoli e il sostegno di cui necessitano, compiendo tutti gli sforzi per agevolarli nel mettere pienamente a frutto il loro potenziale; evidenzia che le pari opportunità possono essere ottenute solo se il diritto a un'istruzione e a una formazione inclusive è accordato a tutti i livelli e tipi di istruzione e formazione, compreso l'apprendimento permanente, e se è garantito il riconoscimento delle qualifiche delle persone con disabilità, in particolare delle qualifiche acquisite grazie ad ambienti di apprendimento con sostegno che consentono alle persone con disabilità di ottenere specificamente le competenze e le capacità necessarie a superare la loro disabilità; richiama l'attenzione sulle carenze tecniche e finanziarie dei programmi formativi speciali, in particolare negli Stati membri colpiti dalla crisi, e chiede alla Commissione di esaminare in che modo è possibile migliorare la situazione;

90.  prende atto dei progressi realizzati nella regolamentazione dei programmi di scambio per gli studenti, in particolare il programma Erasmus+, attraverso l'introduzione di un supporto finanziario supplementare per la mobilità di studenti e personale con disabilità, e insiste sulla necessità di continuare a prevedere disposizioni specifiche per tutti gli aspetti del programma; riconosce che, nella pratica, gli studenti disabili devono superare ancora numerosi ostacoli (a livello comportamentale, comunicativo, architettonico, informativo ecc.); chiede alla Commissione e agli Stati membri di potenziare il loro impegno a favore della partecipazione delle persone con disabilità ai programmi di scambio dell'UE e di migliorare la visibilità e la trasparenza delle opportunità di mobilità; chiede inoltre alla Commissione di promuovere lo scambio di migliori prassi circa l'accesso ai programmi di scambio per gli studenti e gli insegnanti con disabilità;

91.  chiede che, nell'ambito dei sistemi educativi, si eviti di creare ambienti che etichettino i discenti, come la suddivisione in gruppi e livelli, in quanto ciò influisce negativamente sugli studenti con disabilità, specialmente su quelli con difficoltà di apprendimento;

92.  esorta la Commissione a includere una componente specifica sulla disabilità nella valutazione della direttiva sull'assistenza sanitaria transfrontaliera, ed esorta gli Stati membri a portare avanti l'attuazione della direttiva, anche tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità e del loro diritto di conoscere, su un piano di parità con gli altri, le disposizioni e gli strumenti della direttiva, poco noti anche al resto della popolazione, e di avvalersene in modo efficace;

93.  evidenzia il forte legame tra disabilità, che interessa oltre il 15% della popolazione dell'Unione, e problemi di salute, accompagnati da difficoltà e persistenti barriere all'accesso che comportano un'erogazione inadeguata o insoddisfacente dei servizi sanitari alle persone con disabilità, anche quando la disabilità è causata da una reazione negativa a un farmaco; osserva che l'impossibilità di accedere a servizi sanitari di qualità si ripercuote negativamente sulla capacità delle persone con disabilità di vivere in modo indipendente e integrarsi, in condizioni di parità con gli altri;

94.  osserva con preoccupazione che, tra le persone con disabilità, sono segnalati con frequenza notevolmente maggiore casi di assistenza inadeguata o negata e di maltrattamenti o trattamenti forzati, il che è indice di una carenza di formazione dei professionisti sanitari in merito alle esigenze sanitarie delle persone con disabilità; invita gli Stati membri a investire nella formazione di professionisti che si occupano della cura e dell'assistenza di persone con disabilità;

95.  sottolinea che deve essere ricercato, per tutti gli interventi medici che lo richiedano, il consenso informato delle persone con disabilità, e che devono quindi essere predisposte tutte le misure necessarie per garantire che dette persone possano accedere alle informazioni pertinenti e comprenderle; evidenzia che tale consenso deve essere fornito personalmente, in via preventiva e con piena cognizione di causa, con l'ausilio di tutti i meccanismi necessari per assicurare il rispetto di tali principi, e che misure analoghe e appropriate devono essere applicate anche riguardo alle persone con disabilità psicosociali;

96.  invita la Commissione a integrare approcci orientati alla disabilità nei suoi strumenti e nelle sue politiche sulla salute, così da contribuire a migliori risultati nel settore sanitario a favore delle persone con disabilità negli Stati membri, migliorando la qualità e l'accessibilità fisica, ambientale, sensoriale ed economica, come pure a prevedere, durante lo sviluppo in questo senso di tali strumenti e politiche, consultazioni approfondite con persone con disabilità;

97.  ribadisce che i diritti in materia di riproduzione figurano tra le libertà fondamentali garantite dalla dichiarazione di Vienna e dal programma d'azione del 1993 e dalla CRPD e includono il diritto all'uguaglianza e alla non discriminazione, il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia, il diritto a un'assistenza sanitaria completa in ambito riproduttivo, ivi inclusi i servizi in materia di pianificazione familiare e salute materna, l'educazione e l'informazione, il diritto di fornire il proprio consenso informato a tutte le procedure mediche, inclusi la sterilizzazione e l'aborto, nonché il diritto di non essere vittime di abusi e sfruttamento sessuali;

98.  invita gli Stati membri ad adottare misure volte a garantire che tutte le cure e i servizi sanitari prestati alle donne con disabilità, compresi tutti i servizi e le cure legati alla salute riproduttiva e mentale, siano accessibili e si basino sul libero consenso informato della persona interessata;

99.  esorta gli Stati membri ad adottare orientamenti volti a garantire che tutti i tipi di educazione, informazione, assistenza sanitaria e servizi nell'ambito della salute sessuale e riproduttiva siano resi disponibili alle donne e alle ragazze con disabilità in formati accessibili e adatti all'età, ivi inclusi le lingue dei segni, il Braille, i sistemi di comunicazione tattile, la stampa a grandi caratteri e altri mezzi, modi e formati alternativi di comunicazione;

100.  ribadisce l'importanza di tenere conto della necessità di fornire un sostegno specializzato, compresa l'assistenza all'infanzia, alle donne e agli uomini con disabilità, come pure alle loro famiglie, al fine di permettere loro di poter godere appieno della maternità e della paternità;

101.  sottolinea che i regimi di assicurazione sanitaria non devono operare discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità;

102.  esorta la Commissione a elaborare orientamenti a livello dell'UE destinati ai punti di contatto nazionali riguardo all'offerta di informazioni accessibili a tutti i pazienti circa l'assistenza in altri Stati membri, tenendo presente il ruolo particolare svolto dalle associazioni di pazienti;

103.  incoraggia la Commissione ad aiutare gli Stati membri e i membri delle Reti europee di riferimento a estendere le risorse e le competenze della rete a forme di disabilità che, seppur non necessariamente rare, richiedono anch'esse un'assistenza sanitaria altamente specializzata offerta da équipe sanitarie pluridisciplinari e una concentrazione di conoscenze e risorse attraverso tale quadro;

104.  sottolinea la necessità di rendere i servizi e i prodotti maggiormente accessibili alle persone con disabilità; segnala che l'esistenza di ostacoli economici o legati al rapporto costi/benefici impedisce di migliorare e conseguire tale accessibilità; ritiene che un maggior coinvolgimento delle persone con disabilità nelle fasi di sviluppo dei prodotti e dei servizi sanitari contribuirà a garantirne una maggiore sicurezza e accessibilità;

105.  sottolinea che le persone con disabilità fisiche si trovano ad affrontare problemi anche nell'ambito del mercato della mobilità digitale e chiede un accesso agevolato per tutte le persone con disabilità, di qualunque tipo essa sia, attraverso linguaggi, formati e tecnologie accessibili e appropriati ai diversi tipi di disabilità, ivi inclusi le lingue dei segni, il Braille, i sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa e altri mezzi, modi e formati accessibili di comunicazione di loro scelta, compresi i formati di facile lettura, i sottotitoli e i messaggi di testo personali, in particolare per quanto concerne le informazioni sanitarie, utilizzando più di un canale sensoriale;

106.  incoraggia la Commissione ad adoperarsi attivamente per favorire la prevenzione e la promozione della salute, allo scopo di far fronte alle gravi disparità sanitarie e di accesso di cui risentono le persone più vulnerabili con disabilità;

107.  invita la Commissione e gli Stati membri a sostenere la classificazione delle malattie invalidanti della memoria come disabilità;

108.  esorta la Commissione e gli Stati membri a dare opportuno riconoscimento al ruolo fondamentale dei prestatori di assistenza familiare e a garantire anche a loro un accesso adeguato ai servizi sanitari, tenendo conto dell'impatto sulla loro salute e sul loro benessere psicofisici dell'assistenza che prestano alle persone con disabilità;

109.  invita gli Stati membri e la Commissione a garantire che i diritti e i servizi legati all'occupazione, comprese le soluzioni ragionevoli nell'ambito della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione, siano trasferibili e in linea con la libera circolazione delle persone con disabilità, come sancito nei trattati; chiede agli Stati membri di introdurre incentivi per i datori di lavoro e politiche attive del mercato del lavoro per sostenere l'occupazione delle persone con disabilità; riconosce il potenziale sia dell'economia sociale che dell'economia digitale nel fornire occupazione alle persone con disabilità;

110.  esprime preoccupazione per l'elevato tasso di disoccupazione tra le persone con disabilità, in particolare le donne disabili, rispetto ad altri gruppi della popolazione nell'Unione europea; invita gli Stati membri a promuovere e garantire un quadro politico che assicuri la partecipazione delle donne con disabilità al mercato del lavoro, anche quelle con disabilità nascoste, malattie croniche o difficoltà di apprendimento;

111.  nutre preoccupazioni per il fatto che la direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione non consideri esplicitamente come forma di discriminazione il rifiuto di soluzioni ragionevoli per le persone con disabilità; chiede alla Commissione di fornire un quadro della situazione riguardo ai tipi di reclami ricevuti e di prendere in considerazione l'eventuale revisione della direttiva;

112.  pone l'accento sui vantaggi derivanti dal superare l'ambito d'impiego nelle categorie protette e dal creare le condizioni di occupazione per le persone con disabilità anche nel mercato del lavoro aperto; sottolinea l'importanza della condivisione delle buone prassi tra autorità pubbliche, organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, prestatori di servizi di sostegno, datori di lavoro esperti e altri soggetti interessati;

113.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere ulteriormente l'occupazione delle persone con disabilità attraverso imprese dell'economia sociale e solidale e ad aiutarle a entrare nel mercato del lavoro; chiede a tale proposito alla Commissione di promuovere ancora di più il nuovo mercato dell'investimento sociale, attraverso strumenti creati nell'ambito dell'iniziativa per l'imprenditoria sociale, e di informare il Parlamento in merito ai risultati della sua revisione intermedia;

114.  ricorda che, per evitare il collocamento in esubero delle persone con disabilità, è fondamentale consentire loro di svolgere il lavoro come da normativa specifica; raccomanda inoltre che siano attuati opportuni controlli e collaborazioni con i centri per l'impiego e con le aziende, al fine di evitare l'emarginazione delle persone con disabilità dal mondo del lavoro e di valorizzare appieno il loro potenziale;

115.  sollecita gli Stati membri ad adottare quadri di qualità per i tirocini, nonché a promuovere e sviluppare opportunità di tirocinio e formazione per le persone con disabilità, garantendo nel contempo soluzioni ragionevoli e accessibilità, in modo da assicurare la protezione sociale e agevolare l'inserimento delle persone con disabilità nel mercato del lavoro;

116.  invita gli Stati membri ad adottare misure urgenti per prevenire e invertire gli effetti negativi delle misure di austerità sulla protezione sociale delle persone con disabilità;

117.  invita gli Stati membri a porre in essere efficaci meccanismi in grado di prevenire o alleviare la povertà, la vulnerabilità e l'esclusione sociale delle persone con disabilità e delle loro famiglie, con particolare riferimento ai bambini e agli anziani con disabilità, nell'ambito di un pilastro europeo dei diritti sociali;

118.  invita gli Stati membri ad astenersi dall'apportare tagli alle prestazioni sociali, ai servizi basati sulla comunità, ai servizi sanitari e ai programmi di formazione e istruzione relativi alla disabilità, in quanto tali misure comprometterebbero la CRPD e aumenterebbero ulteriormente il livello di povertà e l'esclusione sociale;

119.  esorta la Commissione e gli Stati membri, sempre ai fini della lotta all'esclusione sociale delle persone con disabilità e delle loro famiglie, a promuovere, sulla base di regole comuni, misure di contrasto della povertà in cui versano molte famiglie di soggetti svantaggiati, avendo come riferimento indicatori chiari sulla base dei quali modulare gli interventi assistenziali necessari;

120.  sottolinea che l'articolo 7 e l'articolo 96, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 1303/2013 recante disposizioni comuni chiedono agli Stati membri e alla Commissione di garantire che le pari opportunità, la non discriminazione e l'inclusione delle persone con disabilità siano prese in considerazione e promosse nell'attuazione dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) in generale, e nei programmi operativi in particolare; chiede un approccio integrato per affrontare le necessità specifiche delle persone con disabilità; esorta quindi la Commissione a monitorare attentamente l'applicazione delle condizionalità generali ex ante sulla non discriminazione e la disabilità; sottolinea che la loro valutazione dovrebbe verificare l'adeguatezza delle misure pianificate nel promuovere le pari opportunità tra uomini e donne e l'integrazione delle persone con disabilità per quanto concerne, in particolare, l'accessibilità dei finanziamenti;

121.  esorta i responsabili politici a livello locale, regionale, nazionale e unionale a garantire un controllo efficace dell'attuazione delle disposizioni volte alla non discriminazione, nonché l'accessibilità e l'utilizzo dei fondi SIE per sostenere la parità di accesso a tutti i servizi, compreso Internet, per le persone con disabilità, ad eque e sufficienti soluzioni abitative nelle comunità locali in tutte le zone (ad esempio, le aree rurali e scarsamente popolate e le aree urbane), nonché alle istituzioni che si occupano di loro; rileva tuttavia che le politiche sociali e il loro finanziamento restano principalmente di competenza degli Stati membri;

122.  esorta la Commissione a monitorare attentamente il rispetto del principio di non discriminazione e della relativa legislazione nel ricorso ai fondi SIE; sottolinea che gli organismi preposti alla promozione dell'inclusione sociale e della non discriminazione, comprese le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, devono essere coinvolti nel partenariato durante le fasi di programmazione e attuazione dei programmi operativi, per garantire che si tenga effettivamente conto degli interessi e delle preoccupazioni delle persone con disabilità; sollecita il ricorso ai fondi SIE per rispettare i requisiti minimi in materia di accessibilità, mobilità e alloggi per le persone con disabilità e rileva che ciò comporta un compito importante e impegnativo, soprattutto per le autorità locali e regionali;

123.  invita gli Stati membri a impiegare al meglio i fondi strutturali, in particolare il Fondo sociale europeo e il programma Europa creativa, coinvolgendo quanto più possibile le organizzazioni nazionali, regionali e locali che rappresentano le persone con disabilità; sottolinea inoltre l'importanza di garantire la piena accessibilità alle persone con disabilità del mercato del lavoro, di programmi di istruzione e formazione nonché delle iniziative Erasmus+, Garanzia per i giovani ed EURES;

124.  invita gli Stati membri a diffondere il principio in base al quale le amministrazioni aggiudicatrici dei fondi SIE possono escludere gli offerenti a motivo del loro mancato impegno in materia di accessibilità a favore delle persone con disabilità;

125.  accoglie con favore le condizionalità ex-ante sull'inclusione sociale e la sua priorità di investimento sul "passaggio dai servizi istituzionali ai servizi locali" nel regolamento recante disposizioni comuni; invita gli Stati membri a impiegare i fondi per la deistituzionalizzazione e come strumento per attuare la CRPD;

126.  nutre preoccupazioni per il fatto che i Fondi strutturali e d'investimento europei sono utilizzati impropriamente per promuovere l'inserimento in istituti e invita gli Stati membri e la Commissione a rafforzare la loro sorveglianza, in linea con la CRPD e in consultazione con le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità; ritiene che i principi di trasparenza che dovrebbero governare l'intera procedura, dall'assegnazione dei fondi al loro concreto utilizzo;

127.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie, tra cui l'impiego dei fondi SIE e di altri fondi pertinenti dell'UE, per sviluppare nelle comunità locali servizi di sostegno di elevata qualità e a costi contenuti a favore di ragazzi e ragazze con disabilità e delle loro famiglie, comprese le persone che necessitano di un sostegno di alta qualità, per favorire la deistituzionalizzazione e prevenire una nuova istituzionalizzazione, nonché per promuovere comunità inclusive e l'accesso a un'istruzione inclusiva di qualità per ragazzi e ragazze con disabilità;

128.  ritiene che le istituzioni dell'Unione dovrebbero considerare la possibilità di aprire i flussi di finanziamento esistenti e futuri alle organizzazioni che rappresentano attivamente le persone con disabilità;

129.  chiede alla Commissione di continuare ad adoperarsi a favore dell'inclusione delle persone con disabilità sostenendo finanziariamente una vasta gamma di progetti e organizzazioni di base;

130.  invita le istituzioni dell'UE e gli Stati membri a coinvolgere attivamente le persone con disabilità nei processi decisionali, anche attraverso le loro organizzazioni di rappresentanza, in linea con l'articolo 4, paragrafo 3, della CRPD; esorta inoltre a tenere debitamente conto dei pareri espressi dalle persone con disabilità nell'ambito di tali processi;

131.  ribadisce l'importanza di assicurare il rispetto delle eccezioni e delle limitazioni al diritto d'autore e diritti connessi per le persone con disabilità; prende atto della conclusione del trattato di Marrakech inteso ad agevolare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti o ipovedenti, e ribadisce la propria convinzione che l'Unione abbia la facoltà di concludere detto trattato senza che la ratifica sia subordinata alla revisione del quadro giuridico dell'UE o ai tempi di una decisione della Corte di giustizia; sottolinea altresì, a tale proposito, la necessità che il Parlamento, la Commissione e gli Stati membri collaborino per garantire la rapida ratifica del trattato di Marrakech;

132.  evidenzia che qualsivoglia modifica legislativa nell'ambito del diritto d'autore e diritti connessi dovrebbe fornire alle persone con disabilità l'accesso alle opere e ai servizi protetti da detti diritti in qualsiasi formato; rammenta che la Commissione dovrebbe presentare proposte legislative in merito alle eccezioni e alle limitazioni al diritto d'autore e diritti connessi, al fine di assicurare che le persone con diverse disabilità abbiano accesso alle opere e ai servizi protetti da detti diritti;

133.  insiste sull'importanza dei sistemi digitali per le persone con disabilità, quale strumento che agevola la loro partecipazione a tutti gli aspetti della società, e raccomanda di proseguire gli studi sull'utilizzo di tecnologie assistive nell'ambito dell'istruzione; riconosce che un numero sproporzionato di persone con disabilità non ha una connessione Internet ed è escluso dagli sviluppi digitali e, pertanto, perde informazioni, opportunità e possibilità di acquisire nuove competenze e di accedere a servizi importanti; chiede quindi ai legislatori a livello nazionale e dell'UE di prevedere disposizioni in materia di accessibilità nell'ambito dell'attuazione della normativa sul mercato unico digitale, di integrare il tema dell'accessibilità dei contenuti digitali in tutte le politiche pertinenti, di avviare programmi di formazione per "Campioni digitali" all'interno delle comunità per incoraggiare più persone con disabilità a utilizzare Internet, nonché di adottare le misure necessarie per combattere la criminalità informatica e il bullismo online; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i diritti di proprietà intellettuale non rappresentino un ostacolo irragionevole o discriminatorio all'accesso da parte delle persone con disabilità ai materiali culturali e a prendere in considerazione un'eccezione obbligatoria al diritto d'autore in caso di utilizzi, a beneficio delle persone con disabilità, che siano direttamente legati alla disabilità e di natura non commerciale, nella misura richiesta dalla specifica disabilità; chiede che a tutte le politiche dell'UE sia applicato un approccio trasversale ai diritti umani delle persone con disabilità;

134.  rammenta che lo sport è uno strumento estremamente valido nel contesto dell'inclusione sociale, in quanto fornisce opportunità di interazione e di conseguimento di abilità sociali; invita la Commissione e gli Stati membri ad avviare, in virtù dell'articolo 30 della convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, programmi specifici volti a rendere le attività sportive e gli eventi sportivi più accessibili alle persone con disabilità; osserva che il pieno accesso alle attività culturali o ricreative è un diritto fondamentale e invita pertanto la Commissione a migliorare l'accessibilità di tali eventi, luoghi, beni e servizi, anche nel campo audiovisivo; plaude alle iniziative intese a fornire alle opere audiovisive e di altro tipo adeguati sottotitoli o audiodescrizioni, in modo da renderle accessibili alle persone con disabilità;

135.  è del parere che dovrebbero essere sviluppati strumenti digitali per le persone con disabilità in grado di contribuire all'integrazione degli/delle sportivi/e con disabilità, nonché piattaforme per il lavoro a distanza, l'hot-desking e il co-working; ritiene, inoltre, che l'insegnamento di qualità e le infrastrutture sportive nelle scuole dovrebbero essere adattati alle esigenze dei bambini con disabilità e che in ogni Stato membro dovrebbe essere istituito un quadro politico strategico nazionale e regionale per l'apprendimento permanente, che contenga misure concrete per lo sviluppo delle competenze delle persone con disabilità;

136.  rammenta che il sottoprogramma MEDIA, nel quadro di Europa creativa, dovrebbe accordare particolare attenzione ai progetti che includono il tema della disabilità e che il potere educativo di film e festival in questo ambito dovrebbe essere enfatizzato;

137.  sostiene che l'accessibilità è fondamentale per consentire alle persone con disabilità di usufruire pienamente dell'offerta turistica europea;

138.  sottolinea che i servizi turistici devono tenere conto delle esigenze particolari delle persone con disabilità, quali la facilità di accesso alle informazioni, alle comunicazioni e alle infrastrutture come stanze, bagni, servizi igienici e altri spazi interni;

139.  sostiene che il principio del "turismo per tutti" dovrebbe essere il punto di riferimento per qualsiasi azione legata al turismo a livello nazionale, regionale, locale o europeo; rileva che i prestatori di servizi nel settore turistico dovrebbero prendere in considerazione le esigenze delle persone con disabilità, promuovendo l'adeguamento delle strutture e attività di formazione per il personale;

Obblighi specifici

140.  chiede che siano messi a punto indicatori basati sui diritti umani e invita gli Stati membri a fornire dati quantitativi e qualitativi comparabili e disaggregati per genere, sulla base di diversi fattori, tra cui genere, età, status occupazionale e disabilità, per tutte le attività intraprese nell'UE; invita la Commissione a finanziare la ricerca e la raccolta di dati pertinenti, ad esempio sull'accessibilità dei servizi turistici e di assistenza sanitaria, sulla violenza e lo sfruttamento di tutte le persone con qualsiasi tipo di disabilità nella comunità e nelle istituzioni;

141.  invita la Commissione ad armonizzare la raccolta di dati sulla disabilità attraverso indagini sociali a livello dell'UE, in conformità dell'articolo 31 della CRPD, al fine di individuare e rendere pubblici gli sviluppi nel settore; sottolinea che tale raccolta di dati dovrebbe servirsi di metodologie che tengano conto di tutte le persone con disabilità, anche quelle con disabilità più gravi e quelle che vivono in istituti; evidenzia, inoltre, che tutti i dati raccolti dovrebbero essere soggetti al rigore delle iniziative in materia di diritti umani e di protezione dei dati, tra cui anche le disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, della Carta europea dei diritti fondamentali e della direttiva europea sulla protezione dei dati personali; sottolinea che le indagini devono essere quanto più specifiche e mirate possibile, e che siano seguite da studi e seminari adeguati, che garantiscano interventi opportuni ed efficaci;

142.  invita la Commissione a integrare sistematicamente i diritti delle persone con disabilità in tutti i programmi e le politiche di cooperazione internazionale dell'UE;

143.  sottolinea l'importanza di raggiungere tutti gli obiettivi dello sviluppo sostenibile (OSS) legati alla disabilità, in particolare l'obiettivo 4 relativo alla garanzia di un'istruzione inclusiva e paritaria di qualità e alla necessità di aumentare il numero di scuole con accesso a infrastrutture e materiali adeguati per studenti con disabilità, come pure di investire nelle competenze degli insegnanti per un'istruzione e una partecipazione inclusive dei bambini a scuola e nella comunità;

144.  evidenzia la promessa di non lasciare indietro nessuno e i riferimenti alle disabilità contenuti negli OSS, specificamente nelle sezioni concernenti l'istruzione, la crescita e l'occupazione, la disuguaglianza e l'accessibilità degli insediamenti umani, nonché per quanto riguarda la raccolta dei dati e il monitoraggio degli OSS, e raccomanda che l'UE assuma la guida nell'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile che tengono conto della disabilità; sottolinea inoltre i riferimenti al quadro di Sendai per la riduzione dei rischi di catastrofi;

145.  raccomanda che l'UE assuma un ruolo guida nell'attuazione inclusiva della disabilità dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e stabilisca un piano di lavoro e una revisione intermedia dello stesso al fine di garantire un meccanismo di monitoraggio e di valutazione e di assicurare la responsabilità dell'Unione europea;

146.  invita la Commissione a elaborare un piano d'attuazione in materia di obiettivi di sviluppo sostenibile e di riduzione dei rischi di catastrofi in linea con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità; sottolinea che un tale piano dovrebbe contribuire in modo sostanziale a definire indicatori nei settori relativi alla disabilità e all'inclusione socioeconomica; sottolinea che la povertà, la protezione sociale, la copertura sanitaria, la violenza contro le donne, la salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti, l'accesso all'acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari e all'energia, la resilienza alle catastrofi e la registrazione delle nascite meritano particolare attenzione nella definizione degli indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile;

147.  sottolinea che tutte le politiche e i programmi dell'UE, sia all'esterno che all'interno, devono rispettare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e stabilire misure specifiche per garantire che tali diritti siano integrati in tutti i settori, compresi le politiche e i programmi umanitari e di sviluppo; invita l'UE, a tal fine, ad adottare una politica armonizzata su uno sviluppo inclusivo della disabilità e a stabilire un approccio sistematico e istituzionalizzato per integrare i diritti delle persone con disabilità nell'insieme delle politiche e dei programmi di cooperazione internazionale dell'UE;

148.  raccomanda che le delegazioni e le agenzie dell'UE mostrino una comprensione sufficiente delle strategie europee sulla disabilità e lavorino in modo inclusivo e accessibile; suggerisce la creazione di un "punto di contatto" per la CRPD nel Servizio europeo per l'azione esterna; chiede di introdurre urgentemente la prospettiva della disabilità in tutti i corsi di formazione sui diritti umani forniti nel quadro delle missioni di politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC);

149.  invita inoltre l'UE a:

   mettere in atto ulteriori progetti di sviluppo specificamente mirati alle persone con disabilità;
   istituire un meccanismo teso a sviluppare capacità e condividere buone prassi tra le varie istituzioni dell'UE nonché tra l'UE e i suoi Stati membri in materia di aiuti umanitari inclusivi e accessibili per le persone con disabilità;
   istituire punti di contatto per le questioni relative alla disabilità in seno alle delegazioni dell'UE, nominando funzionari di collegamento dotati di formazione specifica, della cui competenza e professionalità possano beneficiare le persone disabili;
   affrontare le questioni della disabilità nei dialoghi con i paesi partner nonché sostenere e intrattenere una cooperazione strategica con le ONG dei paesi partner che operano nel settore della disabilità;
   rivedere il quadro finanziario pluriennale (QFP) e il Fondo di sviluppo europeo (FSE) nel contesto della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità;
   includere un riferimento all'integrazione delle questioni legate alla disabilità nelle politiche dell'UE nell'eventuale nuovo Consenso europeo sullo sviluppo;
   esaminare la possibilità di assegnare i fondi previsti per le politiche e i programmi di cooperazione internazionale dell'UE ai programmi nazionali dedicati alle persone con disabilità;
   garantire cure tempestive, adeguate e complete ai bambini suscettibili di essere a rischio, alla luce dell'importanza di un intervento precoce;

150.  accoglie con favore il nuovo obiettivo 12 del piano di azione per i diritti umani e la democrazia 2015‑2019; invita la Commissione a garantire che l'attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sia sistematicamente evocata nei dialoghi sui diritti umani con i paesi terzi; invita il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani a condurre e monitorare i progressi in questo campo, in particolare per quanto concerne gli sforzi di normazione in materia di accessibilità;

151.  sostiene l'effettiva integrazione delle persone con disabilità nella società, in particolare nelle comunità locali, e il finanziamento dei servizi per le persone che vivono in modo indipendente attraverso programmi a titolo degli strumenti di finanziamento dell'azione esterna; invita a ottimizzare l'impiego dei fondi strutturali dell'UE; chiede una valutazione di medio termine degli strumenti di finanziamento esterno per valutare quanto questi abbiano contribuito efficacemente all'inclusione di persone con disabilità nella società e in quale misura gli ostacoli siano stati eliminati e l'accessibilità sia stata promossa; esige inoltre la fine di qualsiasi spesa nei programmi UE che sostenga l'inserimento in istituti o perpetui la segregazione di persone con disabilità; invita a rafforzare e a monitorare la spesa in consultazione con le organizzazioni delle persone con disabilità;

152.  raccomanda che tutte le persone impiegate dall'UE per la gestione delle sue frontiere esterne e dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo seguano una formazione specifica pertinente alle necessità delle persone con disabilità, al fine di garantire che i loro bisogni siano soddisfatti;

153.  accoglie con favore il ritiro della Commissione dal quadro di sorveglianza indipendente (il quadro dell'UE); si impegna ad individuare la struttura più adeguata per il quadro dell'UE, affinché sia pienamente in linea con la CRPD e i principi di Parigi, ed esorta a rivedere e modificare il codice di condotta adottato dal Consiglio, dagli Stati membri e dalla Commissione, contenente norme interne che riguardano l'attuazione da parte dell'UE della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, nonché la rappresentanza dell'UE nell'ambito della suddetta convenzione, coinvolgendo anche il Parlamento europeo;

154.  sottolinea la necessità di realizzare una cooperazione politica rafforzata in tale quadro, comprese le risorse umane e finanziarie per garantire il rispetto degli obblighi e l'attuazione delle raccomandazioni della CRPD;

155.  attribuisce la massima importanza all'articolo 33 della CRPD ("Applicazione a livello nazionale e monitoraggio") e alle osservazioni conclusive 76 e 77 del Comitato CRPD delle Nazioni Unite, e pertanto accoglie con favore l'assenso dato da tale Comitato alla presenza del Parlamento europeo nel quadro dell'UE;

156.  invita le autorità di bilancio a stanziare le necessarie risorse affinché il quadro dell'UE possa svolgere le proprie funzioni in modo autonomo;

157.  evidenzia che la commissione per le petizioni fornisce una protezione attiva dei cittadini europei (persone fisiche o giuridiche) a norma dell'articolo 227 TFUE, per consentire loro di far valere una violazione dei propri diritti dinanzi alle istituzioni europee, nazionali e locali, incluse quelle derivanti dall'applicazione delle politiche europee volte all'attuazione della CRPD, nell'ambito della dichiarazione relativa alla delimitazione delle competenze allegata allo strumento di conclusione del trattato;

158.  mette in rilievo che la commissione per le petizioni è riconosciuta come uno degli strumenti istituzionali dell'Unione (insieme al Mediatore, incaricato della protezione dei cittadini in caso di cattiva amministrazione) in grado di svolgere il ruolo di protezione nel quadro dell'UE, in conformità dei principi relativi al funzionamento delle istituzioni nazionali deputate alla promozione e alla protezione dei diritti umani ("principi di Parigi"), adottati dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 48/134 del 1993;

159.  ricorda che, per assolvere il ruolo di protezione, la commissione per le petizioni mette le sue funzioni al servizio del quadro di supervisione indipendente svolgendo indagini preliminari sulle violazioni del diritto dell'UE che attua la CRPD, trasmettendo petizioni ad altre commissioni parlamentari affinché svolgano indagini o assumano le iniziative pertinenti, e compiendo visite in loco per raccogliere informazioni e prendere contatto con le autorità nazionali;

160.  ricorda che la commissione per le petizioni riceve ogni anno un notevole numero di petizioni da persone con disabilità, a dimostrazione della realtà delle difficoltà che milioni di persone in tutta Europa incontrano ogni giorno per avere accesso al lavoro e all'occupazione, all'istruzione e ai trasporti o per partecipare alla vita politica, pubblica e culturale; sottolinea l'importanza dell'articolo 29 della CRPD sulla partecipazione senza discriminazione delle persone con disabilità alla vita politica e pubblica;

161.  evidenzia che spesso le petizioni che hanno ricevuto maggiore attenzione sono state sostenute da organizzazioni della società civile che rappresentano le persone con disabilità, e vi è quindi la necessità di promuovere e rendere noto il ruolo di protezione e l'efficacia delle petizioni relative alla violazione di tali diritti; elogia il ruolo svolto da queste organizzazioni nel promuovere l'inclusione sociale e un miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità;

162.  prende atto delle petizioni relative alle irregolarità commesse in alcuni Stati membri in relazione alla sussistenza delle persone con disabilità, che riguardano non solo il mancato pagamento dei sussidi previsti per legge ma anche casi, come quello denunciato nella petizione n. 1062/2014, in cui le autorità avrebbero adottato decisioni amministrative arbitrarie per ridurre le indennità precedentemente concesse, sulla base di dubbie valutazioni mediche che diminuivano il grado di disabilità; chiede alle pertinenti autorità nazionali, regionali e locali di essere più sensibili riguardo alle implicazioni di tali provvedimenti per la vita delle persone interessate e delle loro famiglie, e chiede alla Commissione di monitorare con attenzione le varie politiche e le relative misure in materia di disabilità attuate nei diversi Stati membri;

163.  constata che alcuni Stati membri che hanno ratificato la CRPD non hanno ancora istituito o designato gli organismi incaricati dell'attuazione e del monitoraggio della Convenzione, come previsto all'articolo 33; rileva che l'attività degli organismi già istituiti, in particolare le strutture di monitoraggio di cui all'articolo 33, paragrafo 2, è ostacolata dalla mancanza di risorse finanziarie e umane e dall'assenza di una solida base giuridica per la loro designazione;

164.  esorta tutti gli Stati membri a destinare stabilmente alle strutture di monitoraggio istituite a norma dell'articolo 33, paragrafo 2, risorse finanziarie e umane sufficienti per lo svolgimento delle loro funzioni; ritiene che essi debbano anche garantire l'indipendenza delle strutture di monitoraggio, assicurando che la loro composizione e il loro funzionamento tengano conto dei principi di Parigi relativi al funzionamento delle istituzioni nazionali per i diritti umani, come richiede l'articolo 33, paragrafo 2, e che a tal fine sarebbe utile istituire una base giuridica formale, che definisca chiaramente il ruolo e le attribuzioni di tali strutture; esorta gli Stati membri che non hanno ancora designato gli organismi di cui all'articolo 33 a provvedere quanto prima in tal senso e a dotare tali organismi delle risorse e del mandato necessari per attuare e monitorare efficacemente gli obblighi che incombono agli Stati stessi in forza della CRPD;

165.  sottolinea la necessità di potenziare la rete CRPD per coordinare adeguatamente l'attuazione della Convenzione a livello interno oltre che interistituzionale, coinvolgendo attivamente e consultando attentamente nel contempo le persone con disabilità e le organizzazioni che le rappresentano nell'ambito delle attività e delle riunioni della rete;

166.  esorta tutte le istituzioni, le agenzie e gli organismi dell'UE a creare punti di contatto e sottolinea la necessità di un meccanismo di coordinamento interistituzionale orizzontale che colleghi tutte le direzioni generali e le istituzioni dell'UE; chiede che le modalità di tale collaborazione siano stabilite nell'ambito di una strategia per l'attuazione della CRPD;

167.  chiede il rafforzamento del coordinamento interistituzionale fra i meccanismi di attuazione delle diverse istituzioni dell'UE;

Conformità alla Convenzione delle istituzioni dell'UE (in quanto amministrazioni pubbliche)

168.  considera importante che la commissione per le petizioni organizzi eventi mirati relativi alle petizioni in materia di disabilità e sottolinea il ruolo rilevante di un dialogo che si avvalga del contributo di molteplici parti interessate, tra cui altre commissioni pertinenti del Parlamento europeo, membri del quadro dell'UE per la CRPD, organizzazioni della società civile che rappresentano le persone con disabilità ed esponenti del mondo accademico;

169.  si compiace del fatto che per l'audizione pubblica "Protezione dei diritti delle persone con disabilità dal punto di vista delle petizioni ricevute", organizzata dalla commissione per le petizioni il 15 ottobre 2015, siano stati rispettati elevati standard di accessibilità, e raccomanda che in futuro tutte le riunioni delle commissioni del Parlamento europeo siano rese accessibili alle persone con disabilità;

170.  accoglie con favore l'uso del Braille nella comunicazione con i firmatari e incoraggia tutte le istituzioni dell'UE ad utilizzare la lingua dei segni, formati di facile lettura e il Braille nelle loro comunicazioni con i cittadini, al fine di proseguire e di intensificare gli sforzi volti a far partecipare questi ultimi al lavoro delle istituzioni e al progetto europeo;

171.  invita gli Stati membri e le istituzioni dell'UE a garantire che le opportunità di partecipare ai processi di consultazione pubblica siano chiaramente e ampiamente pubblicizzate tramite comunicazioni accessibili alle persone con disabilità che utilizzano il braille o i formati di facile lettura;

172.  invita gli Stati membri e le istituzioni ad assicurare che le possibilità di partecipare ai processi di consultazione siano ampiamente e chiaramente pubblicizzate tramite comunicazioni accessibili, che le informazioni possano essere messe a disposizione anche in altri formati, come il braille o i formati di facile lettura, e che le audizioni e le riunioni pubbliche che vertono sulla discussione delle proposte di legge e delle proposte politiche siano rese pienamente accessibili alle persone con disabilità, comprese quelle che presentano disabilità mentali e difficoltà di apprendimento;

173.  sottolinea la necessità di agevolare l'effettiva partecipazione e la libertà di espressione delle persone con disabilità in occasione di eventi pubblici ed incontri ospitati dalle istituzioni od organizzati all'interno dei loro edifici, fornendo sottotitoli e interpretazione nelle lingue dei segni, documenti in braille e in formato di facile lettura;

174.  invita il Consiglio superiore delle scuole europee, compresa la Commissione, a garantire un'istruzione inclusiva e di qualità nelle Scuole europee nel rispetto dei requisiti della CRPD per quanto concerne le valutazioni multidisciplinari, l'integrazione dei bambini con disabilità e l'individuazione di soluzioni ragionevoli, assicurando nel contempo la partecipazione inclusiva dei genitori con disabilità;

175.  invita le istituzioni a sostenere e a promuovere le attività dell'Agenzia europea per i bisogni educativi speciali e l'istruzione inclusiva;

176.  invita l'UE a rivedere le regole del regime comune di assicurazione malattia, il sistema pensionistico e le misure di sicurezza e di protezione sociale relative alle disabilità, al fine di garantire che le persone con disabilità non siano discriminate e abbiano pari opportunità, riconoscendo, tra l'altro, che le esigenze sanitarie derivanti dalle disabilità sono da considerarsi distinte dalle malattie e promuovendo l'autonomia nella vita e nel lavoro tramite il rimborso completo del costo aggiuntivo dell'attrezzatura o dei servizi necessari per il lavoro (per esempio stampanti braille, apparecchi acustici, interprete della lingua dei segni, servizi di sottotitolazione ecc.);

177.  esorta le istituzioni, le agenzie e gli organismi a garantire che il vigente statuto dei funzionari sia interamente e realmente attuato in conformità della CRPD e che i regolamenti interni e le disposizioni di esecuzione siano sviluppati nel pieno rispetto delle disposizioni della CRPD, nell'ambito di un processo aperto e attento alla disabilità, al fine di dare seguito alle osservazioni conclusive;

178.  chiede adeguate soluzioni ragionevoli, basate sulle esigenze e compatibili con la CRPD, per le persone con disabilità – o per le persone aventi familiari a carico con disabilità – che prestano servizio presso le istituzioni europee, prestando particolare attenzione alle necessità dei genitori con disabilità;

179.  esorta le istituzioni dell'UE ad adottare politiche globali di assunzione, fidelizzazione e promozione del personale, tra cui misure positive temporanee, al fine di aumentare attivamente e in modo sostanziale il numero di funzionari, di lavoratori e di tirocinanti con disabilità, comprese le disabilità psicosociali e intellettive, in linea con l'articolo 5 della direttiva 2000/78/CE;

180.  raccomanda l'elaborazione di moduli completi di formazione sulla CRPD per il personale, in consultazione con le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, prestando particolare attenzione al personale in contatto con il pubblico, alla dirigenza e al personale addetto agli appalti pubblici;

181.  esorta le istituzioni dell'UE a rendere accessibili le informazioni pubblicate su Internet e le applicazioni online, comprese le reti Intranet e tutti i documenti essenziali e i contenuti audiovisivi, garantendo anche l'accessibilità fisica dei loro edifici;

182.  invita la Commissione a collaborare strettamente con le altre istituzioni, organi e agenzie dell'UE e con gli Stati membri per garantire che alle osservazioni conclusive sia dato seguito in modo coordinato, efficace e sistematico, eventualmente attraverso una strategia per l'attuazione della CRPD;

183.  invita l'Unione e gli Stati membri a garantire la consultazione e la partecipazione strutturata e sistematica delle organizzazioni che rappresentano persone con disabilità nell'attuazione delle rispettive osservazioni conclusive;

184.  ritiene, in riferimento all'articolo 35 della CRPD, che obbliga gli Stati che hanno firmato la Convenzione a presentare un rapporto iniziale e rapporti successivi sulle misure adottate per dare attuazione alla Convenzione, che detti rapporti dovrebbero essere presentati ogni quattro anni ed essere elaborati con la partecipazione delle organizzazioni che si occupano di disabilità;

o
o   o

185.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 23 del 27.1.2010, pag. 35.
(2) CRPD/C/EU/CO/1.
(3) CRPD/C/EU/Q/1.
(4) A/RES/64/142.
(5) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(6) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0059.
(8) Testi approvati, P8_TA(2015)0321.
(9) Testi approvati, P8_TA(2015)0320.
(10) Testi approvati, P8_TA(2015)0286.
(11) Testi approvati, P8_TA(2015)0261.
(12) Testi approvati, P8_TA(2015)0208.
(13) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 130.
(14) GU C 131 E dell'8.5.2013, pag. 9.
(15) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 23.
(16) Corte di giustizia dell'UE, cause riunite C-335/11 e C-337/11 HK Danmark, 11 aprile 2013, punti 29-30; Corte di giustizia dell'UE, causa C-363/12 Z, 18 marzo 2014, punto 73; Corte di giustizia dell'UE, causa C-356/12 Glatzel, 22 maggio 2014, punto 68.
(17) Relazione della FRA: Violence against children with disabilities: legislation, policies and programmes in the EU (Violenza contro minori con disabilità: legislazione, politiche e programmi nell'UE), http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra_uploads/fra-2015-violence-against-children-with-disabilities_en.pdf
(18) Relazione della FRA "Violenza contro le donne: un'indagine a livello dell'UE". Principali risultati: http://fra.europa.eu/sites/default/files/fra-2014-vaw-survey-main-results-apr14_en.pdf
(19) Van Straaten et al. (2015). Self-reported care needs of Dutch homeless people with and without a suspected intellectual disability: a 1.5-year follow-up study (Esigenze assistenziali autodichiarate dei senzatetto neerlandesi con e senza sospetta disabilità intellettiva: studio di follow-up di 1,5 anni). In: Health Soc Care Community 1° ottobre 2015. Epub 1° ottobre 2015.
(20) EU-SILC 2012.
(21) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 41.
(22) COM(2015)0615.
(23) GU C 45 E del 23.2.2010, pag. 71.


Obiezione a un atto di esecuzione: indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari
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Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2016 sul progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (UE) n. 432/2012 relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari, diverse da quelle facenti riferimento alla riduzione dei rischi di malattia e allo sviluppo e alla salute dei bambini (D44599/02 – 2016/2708(RPS))
P8_TA(2016)0319B8-0842/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di regolamento della Commissione (D44599/02),

–  visto il regolamento (CE) n. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari(1), in particolare l'articolo 13, paragrafo 3,

–  visto il parere reso il 12 aprile 2016 dal comitato di cui all'articolo 25, paragrafo 1, del regolamento citato,

–  visto l'articolo 5 bis, paragrafo 3, lettera b), della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(2),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visto l'articolo 106, paragrafi 2 e 3, e paragrafo 4, lettera c), del suo regolamento,

A.  considerando che, ai sensi dell'articolo 4 del regolamento (CE) n. 1924/2006, la Commissione era tenuta a stabilire entro il 19 gennaio 2009 i profili nutrizionali specifici cui devono attenersi gli alimenti o talune categorie di alimenti per poter recare indicazioni nutrizionali o sulla salute, nonché le condizioni concernenti l'uso di indicazioni nutrizionali o sulla salute per alimenti o categorie di alimenti in relazione ai profili nutrizionali;

B.  considerando che, conformemente all'articolo 2, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 1924/2006, per "indicazioni sulla salute" si intende qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l'esistenza di un rapporto tra un categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute;

C.  considerando che vi sono legittime preoccupazioni in merito al fatto che le indicazioni secondo cui la caffeina contribuisce ad aumentare la lucidità mentale e aiuta a migliorare la concentrazione non dimostrano l'esistenza di una correlazione tra consumo di caffeina e "salute";

D.  considerando che la Commissione non ha ancora stabilito tali profili nutrizionali;

E.  considerando che una lattina da 250 ml di bevanda energetica può contenere fino a 27 g di zucchero e a 80 mg di caffeina;

F.  considerando che l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda che adulti e bambini ricevano non oltre il 10 % del loro apporto energetico giornaliero dagli zuccheri, e che un'ulteriore riduzione al di sotto del 5 % (circa 25 g) al giorno apporterebbe benefici supplementari per la salute(3);

G.  considerando che l'EFSA ha accertato che un elevato apporto di zuccheri sotto forma di bevande zuccherate può contribuire all'aumento di peso;

H.  considerando che l'impiego delle indicazioni sulla salute proposte potrebbe favorire il consumo di bevande energetiche e, di conseguenza, è lecito supporre che l'assunzione giornaliera di zucchero e caffeina superi la dose giornaliera massima raccomandata;

I.  considerando che l'articolo 3, lettera c), del regolamento (CE) n. 1924/2006 vieta l'impiego di indicazioni sulla salute che possano incoraggiare o tollerare il consumo eccessivo di un elemento;

J.  considerando che, in base al progetto di regolamento della Commissione, le indicazioni secondo cui la caffeina contribuisce ad aumentare la lucidità mentale e aiuta a migliorare la concentrazione non devono essere utilizzate per gli alimenti destinati ai bambini e agli adolescenti;

K.  considerando che gli adolescenti rappresentano il maggior gruppo di consumatori di bevande energetiche;

L.  considerando che il 68 % degli adolescenti e il 18 % dei bambini consuma regolarmente bevande energetiche;

M.  considerando che il codice deontologico volontario dell'industria delle bevande energetiche per la commercializzazione e l'etichettatura di tali bevande prevede unicamente che si si astenga dal vendere bevande energetiche ai bambini di età inferiore a 12 anni(4);

N.  considerando che, nella pratica, è difficile controllare che le bevande energetiche recanti le indicazioni proposte non siano vendute ai bambini, indipendentemente dal fatto che siano destinate ai bambini o agli adolescenti, rendendo così inefficaci le condizioni d'uso allegate alle indicazioni proposte; che in ogni caso nulla impedisce la vendita di tali bevande agli adolescenti;

O.  considerando che, come enunciato all'articolo 3, lettera a), del regolamento (CE) n. 1924/2006, l'impiego delle indicazioni nutrizionali e sulla salute non può essere falso, ambiguo o fuorviante;

P.  considerando che la condizione o la restrizione secondo cui le indicazioni proposte non possono essere utilizzate per gli alimenti destinati ai bambini o agli adolescenti le renderebbe ambigue riguardo ai potenziali effetti negativi di tali alimenti per la salute umana;

Q.  considerando che la Commissione in passato (come confermato dal Tribunale in relazione al destrosio) ha rifiutato di autorizzare indicazioni sulla salute che trasmettevano un messaggio contraddittorio e ambiguo ai consumatori, anche se autorizzate soltanto in condizioni d'impiego specifiche e/o in presenza di dichiarazioni o avvertenze aggiuntive(5);

R.  considerando che, nel suo parere scientifico sulla sicurezza della caffeina, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare concludeva che non sono disponibili informazioni sufficienti sulla base delle quali stabilire un livello sicuro per il consumo di caffeina da parte dei bambini, ma che l'assunzione giornaliera di dosi corrispondenti a 3 mg per kg di peso corporeo non dovrebbe probabilmente presentare dei rischi per i bambini e gli adolescenti(6);

S.  considerando che, come indicato all'articolo 3, lettera c), del regolamento (CE) n. 1924/2006, "l'impiego delle indicazioni nutrizionali non può [...] incoraggiare o tollerare il consumo eccessivo di un elemento";

T.  considerando che il 25 % degli adolescenti che consumano bevande energetiche bevono tre o più lattine di seguito, e che le indicazioni proposte potrebbero incoraggiare il consumo di quantità ancora maggiori di tali bevande;

U.  considerando che l'etichetta di avvertenza proposta (condizioni d'uso) non fornisce alcuna avvertenza circa il consumo massimo per singola dose, ma indica soltanto la dose massima giornaliera;

V.  considerando che le bevande energetiche sono state associate a cefalea, disturbi del sonno e problemi comportamentali nei bambini e adolescenti che ne fanno regolarmente uso;

1.  si oppone all'adozione del progetto di regolamento della Commissione;

2.  ritiene che il progetto di regolamento della Commissione non sia compatibile con la finalità e il contenuto del regolamento (CE) n. 1924/2006;

3.  chiede alla Commissione di ritirare il progetto di regolamento;

4.  invita gli Stati membri a valutare la possibilità di introdurre norme sulla vendita di bevande con elevato tenore di caffeina o alimenti con caffeina aggiunta ai bambini e agli adolescenti;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 404 del 30.12.2006, pag. 9.
(2) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.
(3) http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/149782/1/9789241549028_eng.pdf?ua=1
(4) http://www.energydrinkseurope.org/wp-content/uploads/2015/01/FINAL_EDE-Code-of-Practice_clean_250914.pdf
(5) Sentenza della Corte di giustizia del 16 marzo 2016, Dextro Energy/Commissione, T-100/15, ECLI:EU:T:2016:150, punto 74.
(6) http://www.efsa.europa.eu/sites/default/files/consultation/150115.pdf

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