Indice 
Testi approvati
Giovedì 1 dicembre 2016 - Bruxelles
Codice doganale dell'Unione, per quanto riguarda le merci che sono uscite temporaneamente dal territorio doganale dell'Unione per via marittima o aerea ***I
 Data di applicazione: informazioni chiave per i prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati ***I
 Accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata UE-Kiribati ***
 Accordo UE-Isole Salomone in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
 Accordo UE-Micronesia in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
 Accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata UE-Tuvalu ***
 Accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata UE-Isole Marshall ***
 Fondo di solidarietà dell'UE: valutazione
 Accordo tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea sulla protezione delle informazioni personali in campo penale ***
 Accordo di partenariato economico interinale UE-Ghana ***
 Mobilitazione del margine per imprevisti nel 2016
 Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016: Aggiornamento degli stanziamenti per tener conto degli ultimi sviluppi in relazione alle questioni migratorie e di sicurezza, della riduzione degli stanziamenti di pagamento e di impegno
 Progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016: Applicazione della decisione sulle risorse proprie
 Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania
 Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 che accompagna la proposta di mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania
 Mobilitazione del margine per imprevisti nel 2017
 Mobilitazione dello strumento di flessibilità ai fini del finanziamento di misure finanziarie immediate per far fronte alla crisi attuale dei migranti, dei rifugiati e della sicurezza
 Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi sul bilancio generale dell'Unione per il 2017
 Procedura di bilancio 2017: progetto comune
 Situazione in Italia dopo i terremoti
 Dichiarazioni di interessi dei commissari - Linee guida
 Responsabilità, risarcimento e garanzie finanziarie per le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi
 Situazione nella Repubblica democratica del Congo
 Accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo
 Applicazione del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento

Codice doganale dell'Unione, per quanto riguarda le merci che sono uscite temporaneamente dal territorio doganale dell'Unione per via marittima o aerea ***I
PDF 236kWORD 47k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 952/2013, che istituisce il codice doganale dell'Unione, per quanto riguarda le merci che sono uscite temporaneamente dal territorio doganale dell'Unione per via marittima o aerea (COM(2016)0477 – C8-0328/2016 – 2016/0229(COD))
P8_TA(2016)0457A8-0329/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0477),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0328/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0329/2016),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 1° dicembre 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n. 952/2013, che istituisce il codice doganale dell'Unione, per quanto riguarda le merci che sono uscite temporaneamente dal territorio doganale dell'Unione per via marittima o aerea

P8_TC1-COD(2016)0229


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/2339.)


Data di applicazione: informazioni chiave per i prodotti d’investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati ***I
PDF 241kWORD 48k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati per quanto riguarda la data di applicazione (COM(2016)0709 – C8-0457/2016 – 2016/0355(COD))
P8_TA(2016)0458A8-0356/2016

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0709),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0457/2016),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2016 sul regolamento delegato della Commissione del 30 giugno 2016 che integra il regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati stabilendo norme tecniche di regolamentazione per quanto riguarda la presentazione, il contenuto, il riesame e la revisione dei documenti contenenti le informazioni chiave e le condizioni per adempiere l'obbligo di fornire tali documenti (C(2016)03999 – 2016/2816(DEA)), e in particolare il paragrafo 4(1),

–  previa consultazione della Banca centrale europea,

–  previa consultazione del Comitato economico e sociale europeo,

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 novembre 2016, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0356/2016),

1.  adotta la sua posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora intenda modificarla sostanzialmente o sostituirla con un nuovo testo;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 1° dicembre 2016 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2016/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 1286/2014 relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati per quanto riguarda la data di applicazione

P8_TC1-COD(2016)0355


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2016/2340.)

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0347.


Accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata UE-Kiribati ***
PDF 232kWORD 46k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Kiribati in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12092/2015 – C8-0253/2016 – 2015/0200(NLE))
P8_TA(2016)0459A8-0334/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12092/2015),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Repubblica di Kiribati in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (12091/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0253/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0334/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Kiribati.


Accordo UE-Isole Salomone in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
PDF 231kWORD 46k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo tra l'Unione europea e le Isole Salomone in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (09785/2016 – C8-0422/2016 – 2016/0096(NLE))
P8_TA(2016)0460A8-0336/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09785/2016),

–  visto il progetto di accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata tra l'Unione europea e le Isole Salomone (09783/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0422/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0336/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e delle Isole Salomone.


Accordo UE-Micronesia in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ***
PDF 232kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata tra l'Unione europea e gli Stati federati di Micronesia (09780/2016 – C8-0388/2016 – 2016/0098(NLE))
P8_TA(2016)0461A8-0337/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09780/2016),

–  visto il progetto di accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata tra l'Unione europea e gli Stati federati di Micronesia (09779/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0388/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0337/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e degli Stati federati di Micronesia.


Accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata UE-Tuvalu ***
PDF 229kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo tra l'Unione europea e Tuvalu in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata ((09764/2016 – C8-0268/2016 – 2016/0100(NLE))
P8_TA(2016)0462A8-0333/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09764/2016),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e Tuvalu in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (09760/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0268/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0333/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e di Tuvalu.


Accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata UE-Isole Marshall ***
PDF 232kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo tra l'Unione europea e la Repubblica delle Isole Marshall in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (09775/2016 – C8-0252/2016 – 2016/0103(NLE))
P8_TA(2016)0463A8-0335/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (09775/2016),

–  visto il progetto di accordo tra l'Unione europea e la Repubblica delle Isole Marshall in materia di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata (09774/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettera a), e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0252/2016),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0335/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica delle Isole Marshall.


Fondo di solidarietà dell'UE: valutazione
PDF 172kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sul Fondo di solidarietà dell'Unione europea: valutazione (2016/2045(INI))
P8_TA(2016)0464A8-0341/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 175 e 212, paragrafo 2 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(1),

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 sul Fondo di solidarietà dell'Unione europea, attuazione e applicazione(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 661/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, recante modifica del regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(3),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (COM(2013)0522)(4),

–  vista la relazione 2014 della Commissione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea (COM(2015)0502),

–  vista la sua risoluzione del 5 settembre 2002 sui disastri causati dalle inondazioni nell'Europa centrale(5),

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2005 sulle calamità naturali (incendi e inondazioni) verificatesi in Europa nel corso dell'estate(6),

–  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni intitolata "Il futuro del Fondo di solidarietà dell'Unione europea" (COM(2011)0613),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 28 novembre 2013 sul Fondo europeo di solidarietà(7),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(8),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per lo sviluppo regionale e i pareri della commissione per i bilanci e della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0341/2016),

A.  considerando che il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) è stato istituito dal regolamento (CE) n. 2012/2002 come risposta alle gravi inondazioni nell'Europa centrale nell'estate del 2002, quale valido strumento per consentire all'UE di far fronte alle gravi catastrofi naturali e ai disastri regionali di portata straordinaria all'interno dell'UE e nei paesi impegnati in negoziati di adesione nonché di dimostrare solidarietà con le regioni e gli Stati interessati; che tale fondo è limitato al finanziamento delle operazioni di emergenza e di ripristino condotte dalle autorità pubbliche dopo una calamità naturale con ripercussioni dirette sulla vita delle persone, sull'ambiente naturale o sull'economia di una data regione colpita (sebbene sia opportuno sottolineare che nel 2005 la Commissione ha presentato una proposta volta ad ampliare ulteriormente l'ambito di applicazione originale);

B.  considerando che, dalla sua istituzione, il FSUE si è rivelato molto utile, in quanto ha mobilitato un importo totale di 3,8 miliardi di EUR per oltre 70 calamità in 24 Stati beneficiari e paesi in via di adesione ed è stato utilizzato in risposta a un'ampia gamma di eventi catastrofici, quali terremoti, inondazioni, incendi boschivi, tempeste e, più recentemente, siccità; che il FSUE rimane uno dei più forti simboli di solidarietà dell'UE nel momento del bisogno;

C.  considerando che lo strumento ha subito un'importante riforma nel 2014, al fine di: migliorare e semplificare le procedure e assicurare una risposta più rapida entro 6 mesi dalla domanda; ridefinire il suo campo di applicazione; stabilire criteri chiari per la definizione delle catastrofi regionali; rafforzare le strategie di prevenzione delle calamità e di gestione dei rischi, migliorando così l'efficacia dei finanziamenti di emergenza, in linea con le numerose richieste avanzate nel corso degli anni dal Parlamento Europeo e dalle autorità locali e regionali; che un nuovo riesame del Fondo è previsto nel regolamento omnibus (COM(2016)06052016/0282(COD)) proposto dalla Commissione il 14 settembre 2016 al fine di migliorare la disponibilità e l'efficacia dei finanziamenti di emergenza;

D.  considerando che il Parlamento ha fermamente sostenuto le modifiche proposte, la maggior parte delle quali erano già state richieste dal Parlamento stesso in risoluzioni precedenti;

E.  considerando che le domande pervenute prima del giugno 2014 (data di entrata in vigore della regolamento rivisto) sono state valutate in base al regolamento originale, mentre le richieste ricevute dopo tale data sono valutate conformemente al regolamento modificato;

F.  considerando che gli investimenti a favore della prevenzione delle catastrofi naturali sono di fondamentale importanza per rispondere ai cambiamenti climatici; che sono state stanziate quote significative di fondi dell'UE per gli investimenti a favore della prevenzione delle catastrofi naturali e delle strategie di gestione del rischio, in particolare nel quadro dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE);

G.  considerando che, qualora i finanziamenti disponibili in un dato anno risultino insufficienti, è possibile ricorrere in via eccezionale ai finanziamenti dell'anno successivo tenendo conto del massimale annuo di bilancio del Fondo sia per l'anno in cui la catastrofe si verifica sia per l'anno successivo;

1.  ricorda che, sin dalla sua creazione nel 2002, il Fondo ha costituito un'importante fonte di sostegno per le amministrazioni locali e regionali, alleviando le conseguenze delle catastrofi naturali che si verificano in tutto il continente europeo, dalle inondazioni, ai terremoti o agli incendi forestali, ed è servito per esprimere la solidarietà europea nei confronti delle regioni colpite; evidenzia che il FSUE rappresenta una delle dimostrazioni più concrete e tangibili per la cittadinanza del sostegno che l'UE può offrire alle comunità locali;

2.  sottolinea che da quando il Fondo è stato istituito le catastrofi naturali nell'Unione sono aumentate notevolmente per numero, gravità e intensità in conseguenza dei cambiamenti climatici; sottolinea, pertanto, il valore aggiunto di uno strumento solido e flessibile per dimostrare solidarietà e garantire un'assistenza adeguata e tempestiva ai cittadini colpiti da gravi catastrofi naturali;

3.  ricorda che il FSUE è uno strumento finanziato al di fuori del bilancio dell'Unione europea, con una dotazione massima di 500 milioni di euro (ai prezzi del 2011), e che nonostante l'elemento di flessibilità introdotto (riporto N+1), è possibile che ogni anno una quantità notevole di finanziamenti rimanga inutilizzata; osserva, in tale contesto, la parziale "iscrizione in bilancio" della dotazione finanziaria annuale prevista nel regolamento omnibus proposto, al fine di accelerare la procedura di mobilitazione e di fornire una risposta più tempestiva ed efficace ai cittadini colpiti da una catastrofe;

4.  sottolinea che l'utilizzo della soglia annuale dimostra l'adeguatezza del livello degli stanziamenti annui a partire dal nuovo periodo di programmazione del QFP;

5.  sottolinea l'importanza della revisione del 2014, che ha consentito di superare il blocco al Consiglio e ha infine risposto alle reiterate richieste del Parlamento relative al miglioramento della disponibilità e dell'efficacia dell'aiuto, onde garantire una risposta rapida e trasparente a sostegno dei cittadini colpiti da catastrofi naturali; accoglie con favore, inoltre, la recente proposta di regolamento omnibus, che introduce nuove disposizioni in termini di semplificazione dei finanziamenti e di una più facile mobilitazione degli stessi;

6.  sottolinea i principali elementi della riforma, tra cui: i pagamenti anticipati, grazie ai quali fino al 10 % dell'importo del contributo previsto può essere messo a disposizione, su richiesta, poco dopo la presentazione alla Commissione di una domanda di contributo del Fondo (contributo limitato a un importo massimo di 30 milioni di euro); l'ammissibilità dei costi legati alla preparazione e all'attuazione delle operazioni di emergenza e di ripristino (una della principali richieste del Parlamento); una proroga dei termini per la presentazione della domanda da parte degli Stati membri (12 settimane dopo il primo danno) e per la realizzazione del progetto (18 mesi); l'introduzione di un termine di 6 mesi per la risposta della Commissione alle domande; nuove disposizioni in materia di prevenzione delle catastrofi naturali e miglioramenti delle procedure relative alla sana gestione finanziaria;

7.  sottolinea tuttavia che, nonostante l'introduzione di un meccanismo per i pagamenti anticipati a monte della procedura normale, i beneficiari devono ancora affrontare difficoltà in conseguenza della lunghezza dell'intero processo, dalla presentazione della domanda fino al pagamento del contributo finale; sottolinea, a tal proposito, la necessità di presentare la domanda il prima possibile dopo una calamità, nonché l'esigenza di apportare ulteriori miglioramenti alla fase di valutazione e alle fasi successive, al fine di agevolare l'esecuzione dei pagamenti; è del parere che le nuove disposizioni omnibus proposte in relazione al FSUE possano contribuire a velocizzare la mobilitazione, al fine di rispondere alle esigenze reali sul campo; sottolinea, inoltre, che gli Stati membri devono analizzare le proprie procedure amministrative al fine di rendere più rapida la mobilitazione degli aiuti alle regioni e agli Stati colpiti; suggerisce, altresì, con l'obiettivo di potenziali miglioramenti in una riforma futura, l'introduzione di una richiesta concernente l'obbligo di aggiornare i piani nazionali di gestione delle catastrofi e l'obbligo di fornire informazioni in merito alla preparazione di intese sugli appalti di emergenza;

8.  chiede agli Stati membri stessi di migliorare i loro mezzi di comunicazione e cooperazione con le autorità locali e regionali, sia durante il processo di valutazione dei danni ammissibili per i quali viene richiesto il sostegno finanziario attraverso il Fondo, sia in fase di preparazione della domanda, come pure nella realizzazione dei progetti volti a contrastare gli effetti delle catastrofi naturali, assicurando in tal modo l'efficacia sul campo dell'assistenza dell'Unione e favorendo soluzioni sostenibili; ritiene, inoltre, che il sostegno del FSUE debba essere comunicato al vasto pubblico; invita le autorità interessate a migliorare la comunicazione e a fornire informazioni sul sostegno fornito tramite il FSUE senza, generare ulteriori oneri amministrativi;

9.  sottolinea l'importanza di assicurare che, in seguito a catastrofi naturali, gli Stati membri seguano le procedure per gli appalti pubblici, al fine di individuare e divulgare le migliori prassi e gli insegnamenti appresi in materia di appalti in situazioni di emergenza;

10.  accoglie positivamente il chiarimento delle norme, da parte della Commissione, in merito all'ammissibilità delle catastrofi naturali regionali, ma osserva che l'accordo finale tra il Parlamento e il Consiglio mantiene la soglia dell'ammissibilità al 1,5% del PIL regionale, come previsto nella proposta della Commissione, nonostante gli sforzi profusi del Parlamento per ridurre tale soglia all'1 %; osserva che la vulnerabilità delle regioni ultraperiferiche è stata presa in considerazione, con una riduzione della soglia all'1 %;

11.  prende atto che il Fondo fornisce assistenza per i danni non assicurabili e non risarcisce le perdite private; sottolinea il fatto che le azioni a lungo termine, come la ricostruzione sostenibile o le attività di sviluppo economico e di prevenzione possano beneficiare di un finanziamento a titolo di altri strumenti dell'Unione, in particolare nel quadro dei Fondi SIE;

12.  invita gli Stati membri a ottimizzare l'utilizzo dei fondi UE esistenti, in particolare i cinque fondi SIE, a favore degli investimenti volti a scongiurare il verificarsi delle catastrofi naturali e ricorda l'importanza di sviluppare sinergie tra i vari fondi e politiche dell'Unione al fine di prevenire gli effetti delle catastrofi naturali e, nei casi in cui il FSUE è attivato, al fine di garantire il consolidamento e lo sviluppo sostenibile a lungo termine dei progetti di ricostruzione; afferma che, nel momento in cui il FSUE viene utilizzato, lo Stato membro interessato si impegni formalmente ad attuare tutte le misure necessarie per la prevenzione dei disastri e la ricostruzione sostenibile delle aree colpite; chiede, nel caso in cui le sinergie venissero attivate, la massima semplificazione burocratica del processo di utilizzo di tali fondi in maniera combinata;

13.  sottolinea, quindi, la necessità di moltiplicare gli sforzi di investimento nella mitigazione dei cambiamenti climatici e nell'adattamento agli stessi, tenendo in considerazione le misure preventive nell'ambito del sostegno alla ricostruzione e al rimboschimento a titolo del FSUE; ritiene che la prevenzione dovrebbe diventare un compito trasversale e suggerisce che vengano adottate misure preventive sulla base di un'impostazione ecosistemica ai fini dell'attenuazione delle conseguenze delle calamità nel quadro del FSUE; invita, inoltre, gli Stati membri a definire strategie di prevenzione e di gestione dei rischi, giacché al giorno d'oggi molte catastrofi naturali sono conseguenze dirette delle attività umane;

14.  sottolinea l'importanza di garantire la massima trasparenza in materia di aggiudicazione, gestione e applicazione del FSUE; ritiene importante verificare se le sovvenzioni del FSUE siano state usate rispettando i principi di sana gestione finanziaria, al fine di individuare, sviluppare e condividere le migliori prassi e gli insegnamenti tratti; invita, pertanto, la Commissione e gli Stati membri a rafforzare la trasparenza e a garantire un'informazione accessibile al pubblico lungo l'intero processo di mobilitazione dell'assistenza, dalla presentazione della domanda fino alla conclusione del progetto; chiede, altresì, una relazione speciale della Corte dei conti europea sul funzionamento del FSUE, in particolare poiché l'ultima relazione disponibile è antecedente alla revisione del 2014 del regolamento FSUE;

15.  osserva che, nel 2014, sono state ricevute tredici nuove domande e richiama l'attenzione sulla particolare situazione di quell'anno in cui sei domande sono state valutate in base al precedente regolamento, mentre le restanti sette domande sono state valutate in base al regolamento rivisto;

16.  ricorda che nel 2014 sono state respinte due domande, sulla base del vecchio regolamento FSUE, giacché tali catastrofi non sono state considerate "eccezionali", nonostante abbiano causato danni gravi con ripercussioni dirette sullo sviluppo economico e sociale delle regioni interessate, e accoglie pertanto con favore i chiarimenti formulati a tale proposito nel regolamento FSUE modificato; suggerisce, tuttavia, in relazione alle riforme future e in considerazione della possibilità di ridefinire la catastrofi naturali regionali, di consentire la presentazione congiunta di singole domande da parte di diversi Stati ammissibili colpiti in modo transfrontaliero da una catastrofe naturale che presenti una stessa origine e i cui effetti coincidano nel tempo, e di considerare anche i danni indiretti nella valutazione delle domande;

17.  invita la Commissione, alla luce di future riforme, a valutare la possibilità di aumentare la soglia dei pagamenti anticipati dal 10 % al 15 %, nonché la possibilità di abbreviare i termini per il trattamento delle domande, da sei a quattro settimane; invita, inoltre, la Commissione a esaminare la possibilità di istituire una soglia di ammissibilità per le catastrofi naturali regionali pari all'1 % del PIL regionale e a considerare, nella valutazione delle domande, il livello di sviluppo socioeconomico delle regioni colpite;

18.  osserva la necessità di avviare una riflessione sulla ricerca di nuovi indicatori che vadano oltre il PIL quali, tra gli altri, l'indice di sviluppo umano e l'indice regionale di progresso sociale;

19.  si compiace che le sette domande di assistenza ricevute nel quadro delle norme riviste siano state accettate dalla Commissione, tra cui quattro domande che sono state approvate alla fine del 2014, ma per le quali è stato necessario spostare gli stanziamenti al 2015, come affermato nella relazione annuale sul FSUE del 2015; ricorda, a tal proposito, che il 2015 è stato il primo anno completo di applicazione delle norme riviste e che le analisi mostrano che i chiarimenti giuridici introdotti con la riforma hanno assicurato il successo delle domande, il che non accadeva sempre con le disposizioni precedenti, in base alle quali circa due terzi delle domande di assistenza in relazione a catastrofi regionali venivano valutate non ammissibili;

20.  deplora la lunghezza delle procedure di valutazione delle relazioni di attuazione e di chiusura in base al precedente regolamento e prevede che le chiusure saranno effettuate in modo più efficace e trasparente in base al regolamento modificato, garantendo nel contempo che gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati;

21.  sottolinea, inoltre, che l'articolo 11 del regolamento modificato conferisce alla Commissione e alla Corte dei conti la competenza di revisione contabile e consente all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) di svolgere indagini, ogniqualvolta sia necessario;

22.  invita la Commissione e la Corte dei conti a valutare il funzionamento del FSUE entro la fine dell'attuale periodo di programmazione finanziaria pluriennale.

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché agli Stati membri e alle autorità regionali.

(1) GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(2) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 13.
(3) GU L 189 del 27.6.2014, pag. 143.
(4) GU C 170 del 5.6.2014, pag. 45.
(5) GU C 272 E del 13.11.2003, pag. 471.
(6) GU C 193 E del 17.8.2006, pag. 322.
(7) GU C 114 del 15.4.2014, pag. 48.
(8) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Accordo tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione europea sulla protezione delle informazioni personali in campo penale ***
PDF 233kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea sulla protezione delle informazioni personali a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati (08523/2016 – C8-0329/2016 – 2016/0126(NLE))
P8_TA(2016)0465A8-0354/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (08523/2016),

–  visto il progetto di accordo tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea sulla protezione delle informazioni personali a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati (08557/2016),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 16 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0329/2016),

–  vista la lettera della commissione per gli affari esteri,

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visti la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione giuridica (A8-0354/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e degli Stati Uniti d'America.


Accordo di partenariato economico interinale UE-Ghana ***
PDF 233kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo di partenariato economico interinale tra il Ghana, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra (12396/2016 – C8-0406/2016 – 2008/0137(NLE))
P8_TA(2016)0466A8-0328/2016

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12396/2016),

–  visto il progetto di accordo di partenariato economico interinale tra il Ghana, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra (12130/2008),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 3, dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, dell'articolo 209, paragrafo 2, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0406/2016),

–  vista la sua risoluzione del 25 marzo 2009 sull'accordo di partenariato economico interinale tra il Ghana, da una parte, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altra(1),

–  visti l'articolo 99, paragrafo 1, primo e terzo comma, e paragrafo 2, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0328/2016),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e del Ghana.

(1) GU C 117 E del 6.5.2010, pag. 112.


Mobilitazione del margine per imprevisti nel 2016
PDF 238kWORD 48k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del margine per imprevisti nel 2016 (COM(2016)0624 – C8-0399/2016 – 2016/2256(BUD))
P8_TA(2016)0467A8-0347/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0624 – C8-0399/2016),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(1), in particolare l'articolo 13,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(2), in particolare il punto 14,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, definitivamente adottato il 25 novembre 2015(3),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 presentato dalla Commissione il 30 settembre 2016 (COM(2016)0623),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 adottata l'8 novembre 2016 (13583/2016 – C8-0459/2016),

–  vista la propria posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 adottata il 1° dicembre 2016(4),

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0347/2016),

A.  considerando che la Commissione ha proposto, insieme al progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016, di mobilizzare il margine per imprevisti per il 2016 per un importo di 240,1 milioni di EUR, in modo da integrare gli stanziamenti d'impegno connessi alle spese della rubrica 3 "Sicurezza e cittadinanza" del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016;

1.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

2.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilizzazione del margine per imprevisti nel 2016

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/339.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(2) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(3) GU L 48 del 24.2.2016, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0468.


Progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016: Aggiornamento degli stanziamenti per tener conto degli ultimi sviluppi in relazione alle questioni migratorie e di sicurezza, della riduzione degli stanziamenti di pagamento e di impegno
PDF 251kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 dell'Unione europea per l'esercizio 2016: Aggiornamento degli stanziamenti per tener conto degli ultimi sviluppi in relazione alle questioni migratorie e di sicurezza, della riduzione degli stanziamenti di pagamento e di impegno in seguito allo storno globale, della proroga del FEIS, della modifica della tabella dell'organico di Frontex e dell'aggiornamento degli stanziamenti da entrate (risorse proprie) (13583/2016 – C8-0459/2016 – 2016/2257(BUD))
P8_TA(2016)0468A8-0350/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002(1) del Consiglio, in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, definitivamente adottato il 25 novembre 2015(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 adottato dalla Commissione il 30 settembre 2016 (COM(2016)0623),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 adottata l'8 novembre 2016 e trasmessa al Parlamento europeo il giorno stesso (13583/2016 – C8-0459/2016),

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la lettera della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni,

–  visto l'articolo 88 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0350/2016),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 (PBR n. 4/2016) riduce il livello degli stanziamenti di pagamento di 7 284,3 milioni di EUR, in particolare alle linee di bilancio della sottorubrica 1b Coesione economica, sociale e territoriale, riducendo di conseguenza i contributi nazionali;

B.  considerando che il PBR n. 4/2016 aumenta il livello degli stanziamenti di impegno della rubrica 3 Sicurezza e cittadinanza di 50 milioni di EUR per lo Strumento per il sostegno di emergenza all'interno dell'Unione, di 130 milioni di EUR per il Fondo asilo, migrazione e integrazione (AMIF) e di 70 milioni di EUR per il Fondo Sicurezza interna (ISF), rendendo necessaria la mobilizzazione del margine per imprevisti per un importo complessivo di 240,1 milioni di EUR, tenuto conto di una riassegnazione di 9,9 milioni di EUR;

C.  considerando che il PBR n. 4/2016 anticipa la dotazione del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) mediante una riassegnazione di 73,9 milioni di EUR in stanziamenti di impegno dalla componente Energia del meccanismo per collegare l'Europa (CEF-Energia), prevedendo una compensazione corrispondente nel 2018;

D.  considerando che il PRB n. 4/2016 modifica la tabella dell'organico di Frontex in previsione della prossima entrata in vigore del regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio(6);

E.  considerando che, con una riduzione di 14,7 milioni di EUR degli stanziamenti di impegno di varie linee di bilancio della rubrica 2 Crescita sostenibile: risorse naturali, l'incidenza netta del PBR n. 4/2016 sulla parte del bilancio 2016 riservata alle spese consiste in un aumento di 225,4 milioni di EUR in stanziamenti di impegno;

F.  considerando che, sul fronte delle entrate, il PBR n. 4/2016 comprende anche adeguamenti legati alla revisione delle previsioni relative alle risorse proprie tradizionali (vale a dire i dazi doganali e i contributi nel settore dello zucchero) e alle basi dell'imposta sul valore aggiunto (IVA) e del reddito nazionale lordo (RNL), nonché la contabilizzazione delle pertinenti correzioni britanniche e del loro finanziamento;

1.  esprime profonda preoccupazione per l'eccedenza di pagamenti di 7 284,3 milioni di EUR, che è dovuta ai forti ritardi nell'attuazione dei programmi dell'UE in regime di gestione concorrente e pone le basi per un considerevole accumulo di richieste di pagamento verso la fine dell'attuale QFP; ricorda la conclusione della Commissione secondo cui, in base alle previsioni attuali, sarà possibile rispondere ai fabbisogni di pagamento aggiornati fino al 2020 entro i massimali attuali solamente se verrà pienamente utilizzato il margine globale per i pagamenti (abolendo, in via precauzionale, i suoi limiti annuali) e se i pagamenti relativi agli strumenti speciali saranno iscritti oltre i limiti dei massimali; chiede pertanto che si giunga a una soluzione definitiva e inequivocabile di quest'ultima questione nell'ambito della revisione del QFP;

2.  approva gli aumenti proposti per la rubrica 3 attraverso la mobilizzazione del margine per imprevisti, come pure l'anticipo dell'aumento dell'organico di Frontex; accoglie con favore in particolare il parziale rafforzamento dell'AMIF, ma è preoccupato per il fatto che, nonostante un elevato tasso di esecuzione basato sui programmi nazionali degli Stati membri, finora si è proceduto solamente ad alcune ricollocazioni di rifugiati;

3.  concorda sul fatto che l'anticipo della dotazione del FEIS mediante la riassegnazione dal CEF sarà debitamente compensato nel 2018; precisa che tale anticipo non pregiudica il piano di finanziamento finale della nuova proposta di proroga del FEIS che dovrà essere decisa secondo la procedura legislativa ordinaria;

4.  prende atto con preoccupazione della prevista diminuzione delle entrate, stimata a 1,8 miliardi di EUR, dovuta al deprezzamento della sterlina britannica rispetto all'euro; rileva l'intenzione della Commissione di utilizzare le entrate derivanti da ammende aggiuntive per compensare tale diminuzione;

5.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 3/2016;

6.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 4/2016 è stato definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 48 del 24.2.2016.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.
(6) Regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea che modifica il regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 863/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, il regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio e la decisione 2005/267/CE del Consiglio (GU L 251 del 16.9.2016, pag. 1).


Progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016: Applicazione della decisione sulle risorse proprie
PDF 241kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016 dell'Unione europea per l'esercizio 2016: Applicazione della decisione 2014/335/UE, Euratom relativa al sistema delle risorse proprie in seguito al completamento del processo di ratifica e alla sua entrata in vigore il 1° ottobre 2016 (13584/2016 – C8-0462/2016 – 2016/2258(BUD))
P8_TA(2016)0469A8-0348/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, definitivamente adottato il 25 novembre 2015(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016 adottato dalla Commissione il 7 ottobre 2016 (COM(2016)0660),

–  vista la posizione sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016, adottata dal Consiglio l'8 novembre 2016 e trasmessa al Parlamento europeo il giorno stesso (13584/2016 – C8-0462/2016),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0348/2016),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016 è il risultato del completamento del processo di ratifica e dell'entrata in vigore della decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, che introduce modifiche limitate quali la riduzione dei costi di riscossione delle risorse proprie tradizionali, una nuova aliquota ridotta di prelievo della risorsa basata sull'IVA per alcuni Stati membri nonché riduzioni lorde dei contributi basati sull'RNL per alcuni Stati membri;

B.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016 mira a iscrivere nelle entrate del bilancio dell'Unione per l'esercizio 2016 l'impatto delle rettifiche delle risorse proprie derivanti dall'attuazione della decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, con effetto retroattivo per gli esercizi 2014, 2015 e 2016;

C.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016 comporta pertanto la modifica dei singoli contributi di tutti gli Stati membri ma non incide in alcun modo sulle entrate e sulle spese complessive iscritte nel bilancio dell'Unione;

1.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016;

2.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 5/2016 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 48 del 24.2.2016.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania
PDF 238kWORD 48k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania (COM(2016)0681 – C8-0423/2016 – 2016/2267(BUD))
P8_TA(2016)0470A8-0352/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0681 – C8-0423/2016),

–  visto il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(1),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 10,

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 11,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0352/2016),

1.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

2.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/340.)

(1) GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 che accompagna la proposta di mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania
PDF 242kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 concernente la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 dell'Unione europea per l'esercizio 2016, che accompagna la proposta di mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania (13852/2016 – C8-0473/2016 – 2016/2268(BUD))
P8_TA(2016)0471A8-0349/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(1), in particolare l'articolo 41,

–  visto il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2016, definitivamente adottato il 25 novembre 2015(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(3),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(4),

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(5),

–  vista la proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per fornire assistenza alla Germania, adottata dalla Commissione il 19 ottobre 2016 (COM(2016)0681),

–  visto il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 adottato dalla Commissione il 19 ottobre 2016 (COM(2016)0680),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 adottata dal Consiglio il 15 novembre 2016 e trasmessa al Parlamento europeo il giorno stesso (13852/2016 – C8-0473/2016),

–  visti gli articoli 88 e 91 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0349/2016),

A.  considerando che il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 riguarda la proposta di mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea in relazione alle inondazioni che hanno colpito la Germania nei mesi di maggio e giugno 2016;

B.  considerando che la Commissione propone pertanto di modificare il bilancio 2016 e di rafforzare l'articolo 13 06 01 "Assistere gli Stati membri colpiti da catastrofi naturali gravi aventi serie ripercussioni sulle condizioni di vita, sull'ambiente o sull'economia" di un importo pari a 31 475 125 EUR in stanziamenti sia di impegno che di pagamento;

C.  considerando che il Fondo di solidarietà dell'Unione europea è uno strumento speciale, secondo la definizione del regolamento QFP, e i corrispondenti stanziamenti d'impegno e di pagamento devono essere iscritti in bilancio al di fuori dei massimali del QFP;

1.  approva la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016;

2.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio rettificativo n. 6/2016 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Corte dei conti e ai parlamenti nazionali.

(1) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(2) GU L 48 del 24.2.2016.
(3) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(4) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(5) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.


Mobilitazione del margine per imprevisti nel 2017
PDF 240kWORD 48k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del margine per imprevisti nel 2017 (COM(2016)0678 – C8-0420/2016 – 2016/2118(BUD))
P8_TA(2016)0472A8-0346/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0678 – C8-0420/2016),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(1), in particolare l'articolo 13,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(2), in particolare il punto 14,

–  visto il progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, adottato dalla Commissione il 18 luglio 2016 (COM(2016)0300), quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017 (COM(2016)0679),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, adottata il 12 settembre 2016 e comunicata al Parlamento europeo il 14 settembre 2016 (11900/2016 – C8-0373/2016),

–  vista la sua posizione del 26 ottobre 2016 sul progetto di bilancio generale per l'esercizio 2017(3),

–  visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione il 17 novembre 2016 (14635/2016 – C8-0470/2016),

–  visti la relazione della commissione per i bilanci e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0346/2016),

A.  considerando che, dopo aver vagliato tutte le possibilità di finanziamento dei fabbisogni di impegno supplementari e imprevisti, la Commissione ha proposto nel suo progetto di bilancio di mobilizzare il margine per imprevisti per un importo di 1 164,4 milioni di EUR, in modo da integrare gli stanziamenti di impegno connessi alle spese della rubrica 3 del bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, oltre i limiti del massimale di 2 578 milioni di EUR (a prezzi correnti) previsto per gli impegni;

B.  considerando che nel 2017 potrebbero sorgere esigenze finanziarie aggiuntive in relazione alle crisi in materia di sicurezza interna e alle attuali sfide sul fronte umanitario, migratorio e dei rifugiati; riconoscendo che tali esigenze potrebbero essere di gran lunga superiori ai finanziamenti disponibili nell'ambito della rubrica 3; ricordando che non vi è più margine disponibile entro il massimale della rubrica 3; considerando che la Commissione dovrebbe pertanto chiarire se e in che modo sia possibile mobilizzare fondi aggiuntivi utilizzando il margine per imprevisti, in modo da rispondere a eventuali esigenze finanziarie supplementari della rubrica 3 nel corso del 2017;

C.  considerando che la Commissione ha rivisto tale proposta di mobilizzazione nel quadro della lettera rettificativa n. 1/2017 al fine di coprire anche le spese della rubrica 4;

D.  considerando che il comitato di conciliazione convocato per il bilancio 2016 ha convenuto di mobilizzare il margine per imprevisti per un importo pari a 1 906,2 milioni di EUR per la rubrica 3 e la rubrica 4 e di detrarre 575,0 milioni di EUR dal margine non assegnato della rubrica 2 (Crescita sostenibile: risorse naturali) nel 2016, nonché 507,3 milioni di EUR nel 2017, 570,0 milioni di EUR nel 2018 e 253,9 milioni di EUR nel 2019 dal margine non assegnato della rubrica 5 (Amministrazione);

1.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

2.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilizzazione del margine per imprevisti nel 2017

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/344.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(2) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0411.


Mobilitazione dello strumento di flessibilità ai fini del finanziamento di misure finanziarie immediate per far fronte alla crisi attuale dei migranti, dei rifugiati e della sicurezza
PDF 245kWORD 51k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione dello strumento di flessibilità per finanziare misure di bilancio immediate per far fronte all'attuale crisi migratoria, dei rifugiati e della sicurezza (COM(2016)0313 – C8-0246/2016 – 2016/2120(BUD))
P8_TA(2016)0473A8-0351/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0313 – C8-0246/2016),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(1), in particolare l'articolo 11,

–  visto il regolamento (UE, Euratom) 2015/623 del Consiglio, del 21 aprile 2015, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2),

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 12,

–  visto il progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, adottato dalla Commissione il 18 luglio 2016 (COM(2016)0300), quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017 (COM(2016)0679),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017 adottata il 12 settembre 2016 e trasmessa al Parlamento europeo il 14 settembre 2016 (11900/2016 – C8-0373/2016),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2016 sugli orientamenti generali per la preparazione del bilancio(4),

–  visto il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione il 17 novembre 2016 (14635/2016 – C8-0470/2016),

–  visti la relazione della commissione per i bilanci e il parere della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0351/2016),

A.  considerando che, dopo aver vagliato tutte le possibilità di riassegnare gli stanziamenti d'impegno nell'ambito della rubrica 3, si rende necessario mobilizzare lo strumento di flessibilità per gli stanziamenti d'impegno;

B.  considerando che la Commissione aveva proposto di mobilizzare lo strumento di flessibilità per un importo pari a 530 milioni di EUR oltre il massimale della rubrica 3, per integrare il finanziamento previsto nel bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, al fine di finanziare misure in materia di migrazione, di rifugiati e di sicurezza;

C.  considerando che l'importo totale dello strumento di flessibilità per l'esercizio 2017 è in tal modo completamente esaurito;

1.  osserva che i massimali della rubrica 3 non consentono un sufficiente finanziamento delle misure urgenti nel settore della migrazione, dei rifugiati e della sicurezza;

2.  approva pertanto la mobilizzazione dello strumento di flessibilità per un importo pari a 530 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno;

3.  approva inoltre l'assegnazione proposta degli stanziamenti di pagamento corrispondenti pari a 238,3 milioni di EUR nel 2017, a 91 milioni di EUR nel 2018, a 141,9 milioni di EUR nel 2019 e a 58,8 milioni di EUR nel 2020;

4.  ribadisce che la mobilizzazione di tale strumento, conformemente all'articolo 11 del regolamento sul QFP, indica ancora una volta l'assoluta necessità di garantire una maggiore flessibilità per il bilancio dell'Unione e reitera la posizione già espressa nel quadro del riesame/revisione intermedia del QFP che l'importo annuale dello strumento di flessibilità dovrebbe essere aumentato a 2 miliardi di EUR;

5.  ribadisce la sua posizione consolidata secondo cui, ferma restando la possibilità di mobilizzare gli stanziamenti di pagamento per linee di bilancio specifiche attraverso lo strumento di flessibilità senza una precedente mobilizzazione degli impegni, i pagamenti derivanti da impegni precedentemente mobilizzati attraverso lo strumento di flessibilità possono solo essere iscritti in bilancio oltre i limiti dei massimali;

6.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

7.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilizzazione dello strumento di flessibilità per finanziare misure di bilancio immediate per far fronte all'attuale crisi migratoria, dei rifugiati e della sicurezza

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/342.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(2) GU L 103 del 22.4.2015, pag. 1.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0411.


Mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi sul bilancio generale dell'Unione per il 2017
PDF 239kWORD 49k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi sul bilancio generale dell'Unione per il 2017 (COM(2016)0312 – C8-0245/2016 – 2016/2119(BUD))
P8_TA(2016)0474A8-0323/2016

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2016)0312 – C8-0245/2016),

–  visto il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(1),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 10,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3), in particolare il punto 11,

–  visti i risultati del trilogo del 17 novembre 2016,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0323/2016),

A.  considerando che, in conformità del regolamento (UE) n. 661/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio(4), è reso disponibile un importo di 50 000 000 EUR per il versamento di anticipi mediante stanziamenti iscritti al bilancio generale dell'Unione;

1.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

2.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per il versamento degli anticipi sul bilancio generale dell'Unione per il 2017

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2017/343.)

(1) GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Regolamento (UE) n. 661/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, recante modifica del regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (GU L 189 del 27.6.2014, pag. 143).


Procedura di bilancio 2017: progetto comune
PDF 556kWORD 70k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sul progetto comune di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017, approvato dal comitato di conciliazione nel quadro della procedura di bilancio (14635/2016 – C8-0470/2016 – 2016/2047(BUD))
P8_TA(2016)0475A8-0353/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti il progetto comune approvato dal comitato di conciliazione e le relative dichiarazioni del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione (14635/2016 – C8‑0470/2016),

–  visto il progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017 adottato dalla Commissione il 18 luglio 2016 (COM(2016)0300),

–  vista la posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017 adottata il 12 settembre 2016 e comunicata al Parlamento europeo il 14 settembre 2016 (11900/2016 – C8‑0373/2016),

–  vista la lettera rettificativa n. 1/2017 al progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017 presentata dalla Commissione il 17 ottobre 2016,

–  visti la sua risoluzione del 26 ottobre 2016 relativa alla posizione del Consiglio sul progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017(1) e gli emendamenti di bilancio che l'accompagnano,

–  visto l'articolo 314 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 106 bis del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

–  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(2),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che abroga il regolamento (CE, Euratom) n. 1605/2002 del Consiglio(3),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(4),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(5),

–  visti gli articoli 90 e 91 del suo regolamento

–  vista la relazione della sua delegazione al comitato di conciliazione (A8‑0353/2016),

1.  approva il progetto comune concordato dal comitato di conciliazione e costituito dall'insieme dei seguenti documenti:

   l'elenco delle linee di bilancio che non sono state modificate rispetto al progetto di bilancio o alla posizione del Consiglio,
   gli importi riepilogativi per rubrica del quadro finanziario,
   gli importi per linea di bilancio relativi a tutte le voci di bilancio,
   il documento consolidato contenente gli importi e il testo finale di tutte le linee modificate in fase di conciliazione;

2.  conferma le dichiarazioni comuni del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione allegate alla presente risoluzione;

3.  osserva che il livello di personale del Parlamento è stato uno dei punti principali di questa conciliazione; ricorda che in base al gentlemen’s agreement, ciascun ramo dell’autorità di bilancio ha la competenza esclusiva per la propria sezione del bilancio; rammenta inoltre la sua decisione politica di escludere i gruppi politici dall’obiettivo di riduzione del personale del 5 %, come sottolineato nelle sue risoluzioni sui bilanci 2014, 2015, 2016 e 2017; intende valutare le conseguenze delle decisioni di bilancio sul funzionamento dell’istituzione;

4.  incarica il suo Presidente di constatare che il bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2017 è definitivamente adottato e di provvedere alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione legislativa al Consiglio, alla Commissione, alle altre istituzioni e agli organi interessati nonché ai parlamenti nazionali.

ALLEGATO

17.11.2016

DEFINITIVO

Bilancio 2017 – Elementi delle conclusioni comuni

Le presenti conclusioni comuni riguardano le seguenti sezioni:

1.  Bilancio 2017

2.  Bilancio 2016 – Progetti di bilancio rettificativo nn. 4, 5 e 6/2016

3.  Dichiarazioni comuni

Quadro sintetico

A.  Bilancio 2017

Sulla base degli elementi delle conclusioni comuni:

—  Il livello complessivo degli stanziamenti d'impegno nel bilancio 2017 è fissato a 157 857,8 milioni di EUR. Globalmente, ciò lascia un margine pari a 1 100,1 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno al di sotto dei massimali del QFP per il 2017.

—  Il livello complessivo degli stanziamenti di pagamento nel bilancio 2017 è fissato a 134 490,4 milioni di EUR.

—  Lo strumento di flessibilità per il 2017 è mobilizzato per un importo pari a 530 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno per la rubrica 3 Sicurezza e cittadinanza.

—  Il margine globale per gli impegni è mobilizzato per un importo pari a 1 439,1 milioni di EUR per la sottorubrica 1a Competitività per la crescita e l'occupazione.

—  Il margine per imprevisti è mobilizzato per un importo pari a 1 906,2 milioni di EUR per la rubrica 3 e per la rubrica 4. Tale mobilizzazione è compensata detraendo 575,0 milioni di EUR dal margine non assegnato disponibile nella rubrica 2 Crescita sostenibile: risorse naturali nel 2017 e detraendo 507,3 milioni di EUR nel 2017, 570,0 milioni di EUR nel 2018 e 253,9 milioni di EUR nel 2019 dai margini non assegnati disponibili nella rubrica 5 Amministrazione.

—  Gli stanziamenti di pagamento per il 2017 correlati alla mobilizzazione dello strumento di flessibilità nel 2014, 2015 e 2016 sono stimati dalla Commissione a 981,1 milioni di EUR.

B.  Bilancio 2016

Sulla base degli elementi delle conclusioni comuni:

—  Il progetto di bilancio rettificativo n. 4/2016 e la relativa mobilizzazione del margine per imprevisti sono approvati quali proposti dalla Commissione.

—  Il progetto di bilancio rettificativo n. 5/2016 è approvato quale proposto dalla Commissione.

—  Il progetto di bilancio rettificativo n. 6/2016 e la relativa mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea sono approvati quali proposti dalla Commissione.

1.  Bilancio 2017

1.1.  Linee di bilancio "chiuse"

Salvo indicazione contraria nelle conclusioni in appresso, sono confermate tutte le linee di bilancio non modificate dal Consiglio o dal Parlamento, come pure le linee per le quali il Parlamento ha accolto le modifiche apportate del Consiglio nella rispettiva lettura del bilancio.

Per le altre linee di bilancio, il comitato di conciliazione è pervenuto alle conclusioni figuranti ai punti da 1.2 a 1.8 in appresso.

1.2.  Questioni orizzontali

Agenzie decentrate

Il contributo dell'UE (in stanziamenti d'impegno e di pagamento) e il numero dei posti assegnati a tutte le agenzie decentrate sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, con le seguenti eccezioni:

—  l'Ufficio europeo di polizia (Europol, articolo di bilancio 18 02 04), al quale sono assegnati 10 posti supplementari con stanziamenti aggiuntivi pari a 675 000 EUR in stanziamenti d'impegno e di pagamento;

—  l'Unità europea di cooperazione giudiziaria (Eurojust, articolo di bilancio 33 03 04), alla quale sono assegnati 10 posti supplementari con stanziamenti aggiuntivi pari a 675 000 EUR in stanziamenti d'impegno e di pagamento;

—  l'Autorità bancaria europea (EBA, articolo di bilancio 12 02 04), per la quale gli stanziamenti d'impegno e di pagamento sono ridotti di 500 000 EUR;

—  l'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (UESA, articolo di bilancio 18 03 02), per il quale gli stanziamenti d'impegno e di pagamento sono aumentati di 3 000 000 EUR;

—  l'Agenzia europea per i medicinali (EMA, voce di bilancio 17 03 12 01), per la quale gli stanziamenti d'impegno e di pagamento sono ridotti di 8 350 000 EUR.

Agenzie esecutive

Il contributo dell'Unione europea (in stanziamenti d'impegno e di pagamento) e il numero dei posti assegnati alle agenzie esecutive sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio 2017.

Progetti pilota/Azioni preparatorie

È approvato un pacchetto generale di 78 progetti pilota/azioni preparatorie (PP/AP) per un importo totale pari a 76,9 milioni di EUR in stanziamenti d'impegno, come proposto dal Parlamento, in aggiunta all'azione preparatoria proposta dalla Commissione nel progetto di bilancio 2017.

Quando un progetto pilota o un'azione preparatoria risulta essere coperto da una base giuridica esistente, la Commissione può proporre lo storno di stanziamenti verso la base giuridica corrispondente al fine di facilitarne l'attuazione.

Il pacchetto rispetta pienamente i massimali previsti dal regolamento finanziario per i progetti pilota e le azioni preparatorie.

1.3.  Rubriche di spesa del quadro finanziario – Stanziamenti d'impegno

Tenuto conto delle summenzionate conclusioni sulle linee di bilancio "chiuse", sulle agenzie, nonché sui progetti pilota e sulle azioni preparatorie, il comitato di conciliazione ha adottato le decisioni figuranti in appresso:

Sottorubrica 1a – Competitività per la crescita e l'occupazione

Gli stanziamenti d'impegno alle seguenti linee sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio 2017, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017:

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017

Bilancio 2017

Differenza

02 02 02

Migliorare l'accesso delle piccole e medie imprese (PMI) ai finanziamenti sotto forma di capitale proprio e di debito

167 030 000

217 030 000

50 000 000

06 02 01 03

Ottimizzare l'integrazione e l'interconnessione dei modi di trasporto e accrescere l'interoperabilità

360 321 493

410 321 493

50 000 000

08 02 01 01

Rafforzare la ricerca di frontiera mediante le attività del Consiglio europeo della ricerca

1 736 471 644

1 753 136 644

16 665 000

08 02 04

Diffondere l'eccellenza e ampliare la partecipazione

123 492 850

140 157 850

16 665 000

09 04 02 01

Leadership nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione

779 380 777

796 050 777

16 670 000

15 02 01 01

Promuovere l'eccellenza e la cooperazione nei settori dell'istruzione e della formazione europei e accrescere la loro rilevanza per il mercato del lavoro

1 701 963 700

1 725 463 700

23 500 000

15 02 01 02

Promuovere l'eccellenza e la cooperazione nel settore della gioventù europea e la partecipazione dei giovani alla vita democratica in Europa

201 400 000

227 900 000

26 500 000

 

Totale

 

 

200 000 000(6)

Il Consiglio e il Parlamento confermano che gli aumenti proposti per la sottorubrica 1a nel quadro del bilancio 2017 rispettano pienamente gli accordi precedenti e non pregiudicano le procedure legislative in corso.

Tutti gli altri stanziamenti d'impegno nella sottorubrica 1a sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, integrando gli adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione e inclusi nella tabella in appresso. Come previsto nella lettura del Parlamento, è stato creato un articolo di bilancio specifico per le "Manifestazioni annuali speciali".

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017 (inclusa la lettera rettificativa n. 1)

Bilancio 2017

Differenza

32 02 01 01

Ulteriore integrazione del mercato interno dell'energia e dell'interoperabilità transfrontaliera delle reti elettriche e del gas

217 403 954

206 508 927

-10 895 027

32 02 01 02

Miglioramento della sicurezza dell'approvvigionamento energetico nell'Unione

217 403 954

207 441 809

-9 962 145

32 02 01 03

Contribuire allo sviluppo sostenibile e alla tutela dell'ambiente

217 404 002

206 509 070

-10 894 932

32 02 01 04

Creare un ambiente più favorevole agli investimenti privati per progetti energetici

85 227 000

77 291 975

-7 935 025

15 02 10

Manifestazioni annuali speciali

 

6 000 000

6 000 000

04 03 02 01

PROGRESS — Sostenere lo sviluppo, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione della politica sociale e dell'occupazione dell'Unione nonché della legislazione sulle condizioni di lavoro

60 000 000

65 000 000

5 000 000

04 03 02 02

EURES — Promuovere la mobilità geografica volontaria dei lavoratori e ampliare le opportunità di occupazione

22 578 000

23 578 000

1 000 000

 

Totale

 

 

-27 687 129

Di conseguenza, e tenuto conto delle agenzie nonché dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 21 312,2 milioni di EUR, lasciando un margine di 51,9 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della sottorubrica 1a, con il ricorso al margine globale per gli impegni per un importo pari a 1 439,1 milioni di EUR.

Sottorubrica 1b – Coesione economica, sociale e territoriale

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio 2017.

Tenuto conto dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 53 586,6 milioni di EUR, lasciando un margine di 0,4 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della sottorubrica 1b.

Rubrica 2 – Crescita sostenibile: risorse naturali

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, includendo un'ulteriore riduzione di 325,0 milioni di EUR derivante da un aumento delle entrate con destinazione specifica del FEAGA comunicata dalla Commissione il 7 novembre 2016. Di conseguenza, il comitato di conciliazione ha deciso quanto segue:

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017 (inclusa la lettera rettificativa n. 1)

Bilancio 2017

Differenza

05 03 01 10

Regime di pagamento di base

15 621 000 000

15 296 000 000

-325 000 000

Tenuto conto delle agenzie nonché dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 58 584,4 milioni di EUR, lasciando un margine di 1 031,6 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della rubrica 2, tenendo presente che 575,0 milioni di EUR sono utilizzati per compensare la mobilizzazione del margine per imprevisti.

Rubrica 3 – Sicurezza e cittadinanza

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, integrando tuttavia gli adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione e figuranti in dettaglio nella tabella in appresso:

 

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017 (inclusa la lettera rettificativa n. 1)

Bilancio 2017

Differenza

09 05 05

Azioni multimedia

19 573 000

22 573 000

3 000 000

15 04 02

Sottoprogramma Cultura — Sostenere azioni transfrontaliere e promuovere la circolazione e la mobilità transnazionali

54 350 000

55 350 000

1 000 000

 

 Totale

 

 

4 000 000

Il commento di bilancio dell'articolo 09 05 05 sarà modificato con l'aggiunta della seguente frase: "Se del caso, le procedure di aggiudicazione degli appalti e di concessione delle sovvenzioni possono includere la conclusione di partenariati quadro, allo scopo di promuovere un quadro di finanziamento stabile per le reti paneuropee finanziate a titolo di questo stanziamento."

Il commento di bilancio dell'articolo 15 04 02 sarà modificato con l'aggiunta della seguente frase: "Lo stanziamento può altresì finanziare la preparazione dell'Anno europeo del patrimonio culturale."

Di conseguenza, e tenuto conto delle agenzie nonché dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 4 284,0 milioni, senza lasciare alcun margine al di sotto del massimale di spesa della rubrica 3, con la mobilizzazione di 530 milioni di EUR attraverso lo strumento di flessibilità e con il ricorso al margine per imprevisti per un importo pari a 1 176,0 milioni di EUR.

Rubrica 4 – Ruolo mondiale dell'Europa

Gli stanziamenti d'impegno sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, integrando tuttavia gli adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione e figuranti in dettaglio nella tabella in appresso:

 

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017 (inclusa la lettera rettificativa n. 1)

Bilancio 2017

Differenza

01 03 02

Assistenza macrofinanziaria

30 828 000

45 828 000

15 000 000

01 03 08

Dotazione del fondo di garanzia EFSD

275 000 000

p.m.

-275 000 000

13 07 01

Sostegno finanziario per promuovere lo sviluppo economico della comunità turco- cipriota

31 836 240

34 836 240

3 000 000

19 03 01 05

Azioni d'urgenza

69 480 000

62 850 000

-6 630 000

21 02 07 05

Migrazione e asilo

448 273 912

404 973 912

-43 300 000

22 04 01 04

Sostegno al processo di pace e assistenza finanziaria alla Palestina e all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA)

282 219 939

310 100 000

27 880 061

22 04 01 03

Paesi del Mediterraneo — Rafforzamento della fiducia, sicurezza e prevenzione/risoluzione dei conflitti

340 360 500

332 480 439

-7 880 061

22 04 02 02

Partenariato orientale — Riduzione della povertà e sviluppo sostenibile

313 825 583

322 125 583

8 300 000

 

 Totale

 

 

-278 630 000

Per quanto riguardala voce di bilancio 19 03 01 07 Rappresentanti speciali dell'Unione europea (RSUE), gli stanziamenti sono invece fissati al livello del progetto di bilancio 2017.

Di conseguenza, e tenuto conto delle agenzie nonché dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 10 162,1 milioni di EUR, senza lasciare alcun margine al di sotto del massimale di spesa della rubrica 4, con il ricorso al margine per imprevisti per un importo pari a 730,1 milioni di EUR.

Rubrica 5 – Amministrazione

Il numero di posti nell'organico delle istituzioni e gli stanziamenti proposti dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettere rettificativa n. 1/2017, sono approvati dal comitato di conciliazione, con le seguenti eccezioni:

—  il Parlamento europeo, la cui lettura del proprio bilancio è approvata, con l'eccezione che l'aumento di 76 posti per i gruppi politici è pienamente compensato da una corrispondente diminuzione dei posti nell'organico dell'amministrazione del Parlamento, senza avere alcuna incidenza sul bilancio. Inoltre, il comitato di conciliazione approva l'integrazione nel bilancio 2017 dell'impatto dell'adeguamento automatico delle retribuzioni per il 2016 che avrà effetto retroattivo a partire dal 1° luglio 2016 (8 717 000 EUR);

—  il Consiglio, la cui lettura del proprio bilancio è approvata, con l'integrazione nel bilancio 2017 dell'impatto dell'adeguamento automatico delle retribuzioni per il 2016 che avrà effetto retroattivo a partire dal 1° luglio 2016 (3 301 000 EUR);

—  la Corte dei conti, per la quale le riduzioni rispetto al progetto di bilancio 2017, incluse nella lettura del Parlamento, sono approvate;

—  il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), per il quale 560 250 EUR (voce di bilancio 1 2 0 0) sono assegnati alla linea relativa agli agenti contrattuali contestualmente alla riduzione dello stesso importo alla voce di bilancio 3 0 0 3 Immobili e spese accessorie. Il commento di bilancio della voce 1 2 0 0 sarà modificato con l'aggiunta della frase seguente: " Lo stanziamento copre altresì le spese connesse agli agenti contrattuali coinvolti nelle attività di comunicazione strategica ". Inoltre, le seguenti line di bilancio nella sezione del SEAE sono adeguate per tener conto del trasferimento degli RSUE con doppio incarico proposto nella lettera rettificativa n. 1.

 

 

 

In EUR

Linea

Denominazione

Differenza

3 0 0 1

Personale esterno e prestazioni esterne

-3 645 000

3 0 0 2

Altre spese connesse al personale

-1 980 000

3 0 0 3

Immobili e spese accessorie

-3 636 000

3 0 0 4

Altre spese amministrative

-815 000

 

 Totale

-10 076 000

Di conseguenza, e tenuto conto dei progetti pilota e delle azioni preparatorie, il livello di impegni concordato è fissato a 9 394,5 milioni di EUR, lasciando un margine di 16,2 milioni di EUR al di sotto del massimale di spesa della rubrica 5, dopo aver utilizzato 507,3 milioni di EUR del margine per compensare la mobilizzazione del margine per imprevisti.

Strumenti speciali

Gli stanziamenti d'impegno per gli strumenti speciali sono fissati al livello proposto dalla Commissione nel progetto di bilancio 2017, fatta eccezione per la riserva per il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (articolo di bilancio 40 02 44) che è soppressa.

Compensazione del margine per imprevisti nel 2018 e 2019

L'impiego totale del margine per imprevisti nel 2017 è pari a 1 176,0 milioni di EUR per la rubrica 3 e a 730,1 milioni di EUR per la rubrica 4, per un importo complessivo di 1 906,2 milioni di EUR. Tale importo verrà compensato detraendo 575,0 milioni di EUR dal margine non assegnato disponibile nella rubrica 2 nel 2017 e detraendo 507,3 milioni di EUR nel 2017, 570,0 milioni di EUR nel 2018 e 253,9 milioni di EUR nel 2019 dai margini non assegnati disponibili nella rubrica 5. La decisione sulla mobilizzazione del margine per imprevisti per il 2017, adottata assieme alla lettera rettificativa n. 1/2017, sarà adeguata di conseguenza.

1.4.  Stanziamenti di pagamento

L'importo complessivo degli stanziamenti di pagamento nel bilancio 2017 è fissato al livello del progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, integrando i seguenti adeguamenti decisi in sede di comitato di conciliazione:

1.  in primo luogo, si tiene conto del livello degli stanziamenti d'impegno concordato per le spese non dissociate, per le quali il livello degli stanziamenti di pagamento equivale al livello degli impegni. Ciò include la riduzione delle spese agricole di 325 milioni di EUR e gli adeguamenti delle spese amministrative per le sezioni I, II, III, IV, V, VI, VII, IX e X (13,4 milioni di EUR) e le agenzie decentrate (per le quali il contributo dell'UE in stanziamenti di pagamento è fissato al livello proposto al precedente punto 1.2). L'effetto combinato è una diminuzione di 332,3 milioni di EUR;

2.  gli stanziamenti di pagamento per la totalità dei nuovi progetti pilota e delle nuove azioni preparatorie sono fissati al 50 % dei relativi stanziamenti d'impegno o al livello proposto dal Parlamento se di entità inferiore. In caso di proroga dei progetti pilota e delle azioni preparatorie esistenti, il livello degli stanziamenti di pagamento corrisponde a quello definito nel progetto di bilancio, cui è aggiunto un importo pari al 50 % dei nuovi impegni corrispondenti, o all'importo proposto dal Parlamento se di entità inferiore. L'effetto combinato è un aumento di 35,2 milioni di EUR;

3.  gli stanziamenti di pagamento per le "Manifestazioni annuali speciali" (articolo di bilancio 15 02 10) sono fissati all'importo indicato nella lettura del Parlamento (6 milioni di EUR);

4.  per gli stanziamenti di pagamento (articolo di bilancio 01 03 08 Dotazione del fondo di garanzia EFSD) è iscritto un "p.m.";

5.  gli adeguamenti alle seguenti linee di bilancio sono decisi a seguito dell'evoluzione degli impegni relativi agli stanziamenti dissociati:

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017 (inclusa la lettera rettificativa n. 1)

Bilancio 2017

Differenza

01 03 02

Assistenza macrofinanziaria

30 828 000

45 828 000

15 000 000

04 03 02 01

PROGRESS — Sostenere lo sviluppo, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione della politica sociale e dell'occupazione dell'Unione nonché della legislazione sulle condizioni di lavoro

38 000 000

41 167 000

3 167 000

04 03 02 02

EURES – Promuovere la mobilità geografica volontaria dei lavoratori e ampliare le opportunità di occupazione

17 000 000

17 753 000

753 000

09 05 05

Azioni multimedia

23 997 455

26 997 455

3 000 000

13 07 01

Sostegno finanziario per promuovere lo sviluppo economico della comunità turco- cipriota

36 031 865

39 031 865

3 000 000

15 04 02

Sottoprogramma Cultura— Sostenere azioni transfrontaliere e promuovere la circolazione e la mobilità transnazionali

43 430 071

44 229 071

799 000

22 04 01 04

Sostegno al processo di pace e assistenza finanziaria alla Palestina e all'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA)

280 000 000

307 661 000

27 661 000

22 04 02 02

Partenariato orientale — Riduzione della povertà e sviluppo sostenibile

167 700 000

172 135 000

4 435 000

19 03 01 05

Azioni d'urgenza

33 212 812

30 043 812

-3 169 000

21 02 07 05

Migrazione e asilo

155 000 000

115 722 000

-39 278 000

22 04 01 03

Paesi del Mediterraneo — Rafforzamento della fiducia, sicurezza e prevenzione/risoluzione dei conflitti

138 000 000

134 805 000

-3 195 000

32 02 01 01

Ulteriore integrazione del mercato interno dell'energia e dell'interoperabilità transfrontaliera delle reti elettriche e del gas

34 765 600

33 023 600

-1 742 000

32 02 01 02

Miglioramento della sicurezza dell'approvvigionamento energetico nell'Unione

26 032 000

24 839 000

-1 193 000

32 02 01 03

Contribuire allo sviluppo sostenibile e alla tutela dell'ambiente

26 531 000

25 201 000

-1 330 000

32 02 01 04

Creare un ambiente più favorevole agli investimenti privati per progetti energetici

31 200 000

28 295 000

-2 905 000

 

Totale

 

 

5 003 000

6.  Gli stanziamenti di pagamento per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (articolo di bilancio 40 02 43) sono fissati a zero (con una riduzione di 30 milioni di EUR), in quanto si stima che gli stanziamenti di pagamento disponibili da entrate con destinazione specifica saranno sufficienti per coprire l'intero 2017.

7.  La riserva per il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (articolo di bilancio 40 02 44) è soppressa.

8.  Ulteriori riduzioni dei pagamenti sono effettuate alle seguenti linee:

 

 

 

 

In EUR

Linea di bilancio

Denominazione

PB 2017 (inclusa la lettera rettificativa n. 1)

Bilancio 2017

Differenza

04 02 62

Fondo sociale europeo — Regioni più sviluppate— Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

2 508 475 000

2 490 475 000

-18 000 000

13 03 61

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)— Regioni in transizione — Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

2 214 431 000

2 204 431 000

-10 000 000

13 03 62

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)— Regioni più sviluppate — Obiettivo «Investimenti a favore della crescita e dell'occupazione»

3 068 052 000

3 043 052 000

-25 000 000

13 03 64 01

Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) — Cooperazione territoriale europea

884 299 000

783 299 000

-101 000 000

 

Totale

 

 

-154 000 000

Queste azioni porteranno gli stanziamenti di pagamento a 134 490,4 milioni di EUR, con una riduzione di 931,4 milioni di EUR rispetto al progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017.

1.5.  Riserve

Non vi sono altre riserve oltre a quelle incluse nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, con le seguenti eccezioni:

—  la voce di bilancio 13 01 04 04 Spese di supporto per il Programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP) e l'articolo di bilancio 13 08 01 Programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP) — Assistenza tecnica operativa trasferita da H1b (FSE, FESR e FC), per i quali gli interi importi degli stanziamenti d'impegno e di pagamento sono iscritti in riserva in attesa dell'adozione della base giuridica per il Programma di sostegno alle riforme strutturali;

—  l'articolo di bilancio 13 08 02 Programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP)— Assistenza tecnica operativa trasferita da H2 (FEASR), per il quale gli interi importi degli stanziamenti d'impegno e di pagamento sono iscritti in riserva in attesa dell'adozione della base giuridica per il Programma di sostegno alle riforme strutturali;

—  la voce di bilancio 18 02 01 03 Introduzione di nuovi sistemi di tecnologia dell’informazione per la gestione dei flussi migratori attraverso le frontiere esterne dell'Unione, per la quale 40 000 000 EUR in stanziamenti d'impegno e 28 000 000 EUR in stanziamenti di pagamento sono iscritti in riserva in attesa della conclusione della procedura legislativa che istituisce il sistema di ingressi/uscite.

1.6.  Commento delle linee di bilancio

Salvo altrimenti indicato nei punti precedenti, gli emendamenti presentati dal Parlamento europeo o dal Consiglio al testo del commento delle linee di bilancio sono approvati, fatta eccezione per il commento delle linee di bilancio elencate nella tabella in appresso per le quali è approvato il testo del commento proposto nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, e dall'aggiornamento del FEAGA.

Ciò è subordinato alla condizione che gli emendamenti presentati dal Parlamento europeo o dal Consiglio non possono modificare o estendere la portata di una base giuridica esistente, né interferire con l'autonomia amministrativa delle istituzioni e alla condizione che possano essere coperti dalle risorse disponibili.

Linea di bilancio

Denominazione

04 03 02 03

Microfinanza e imprenditoria sociale — Ampliare l'accesso ai finanziamenti, e la loro disponibilità, per le persone fisiche e giuridiche, soprattutto quelle più lontane dal mercato del lavoro, e per le imprese sociali

S 03 01 06 01

Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA)

05 02 11 99

Altre misure (altri prodotti vegetali/misure)

05 04 60

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale — FEASR (2014 - 2020)

05 04 60 02

Assistenza tecnica operativa

18 04 01 01

Programma «Europa per i cittadini» — Rafforzare la memoria e accrescere la capacità di partecipazione civica a livello di Unione

1.7.  Nuove linee di bilancio

La nomenclatura di bilancio proposta dalla Commissione nel progetto di bilancio, quale modificato dalla lettera rettificativa n. 1/2017, con l'inclusione di progetti pilota e azioni preparatorie e del nuovo articolo di bilancio relativo alle "Manifestazioni annuali speciali" (15 02 10), è approvata.

1.8.  Entrate

La proposta della Commissione contenuta nella lettera rettificativa n. 1/2017 concernente l'inclusione nel bilancio di entrate derivanti da ammende per un importo pari a 1 miliardo di EUR è approvata.

2.  Bilancio 2016

Il progetto di bilancio rettificativo (PBR) n. 4/2016 e la relativa mobilizzazione del margine per imprevisti sono approvati quali proposti dalla Commissione.

Il progetto di bilancio rettificativo (PBR) n. 5/2016 è approvato quale proposto dalla Commissione.

Il progetto di bilancio rettificativo (PBR) n. 6/2016 e la relativa mobilizzazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea sono approvati quali proposti dalla Commissione.

3.  Dichiarazioni comuni

3.1.  Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

"Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione ricordano che la riduzione della disoccupazione giovanile resta una priorità politica importante e condivisa e, a tal fine, riaffermano la loro determinazione a utilizzare al meglio le risorse di bilancio disponibili per farvi fronte, in particolare tramite l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile (Youth Employment Initiative, YEI).

Rammentano che, a norma dell'articolo 14, paragrafo 1, del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (regolamento relativo al QFP), "[m]argini ancora disponibili al di sotto dei massimali del QFP per gli stanziamenti di impegno per gli anni 2014-2017 costituiscono un margine globale del QFP per gli impegni, da rendere disponibili al di là dei massimali stabiliti dal QFP per gli anni dal 2016 al 2020 per obiettivi politici specifici relativi alla crescita e all'occupazione, in particolare l'occupazione giovanile".

Il Consiglio e il Parlamento europeo invitano la Commissione a proporre un bilancio rettificativo nel 2017 al fine di assegnare alla YEI un importo pari a 500 milioni di EUR(7) nel 2017 finanziato tramite il margine globale per gli impegni, non appena sarà adottato l'adeguamento tecnico previsto dall'articolo 6 del regolamento relativo al QFP.

Il Consiglio e il Parlamento europeo si impegnano a trattare rapidamente il progetto di bilancio rettificativo per il 2017 presentato dalla Commissione."

3.2.  Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sugli stanziamenti di pagamento

"Il Parlamento europeo e il Consiglio ricordano la necessità di garantire, tenuto conto dell'esecuzione, un andamento ordinato dei pagamenti in relazione agli stanziamenti per impegni, onde evitare un livello anormale di fatture non pagate a fine esercizio.

Il Parlamento europeo e il Consiglio invitano la Commissione a continuare a monitorare attentamente e attivamente l'esecuzione dei programmi 2014-2020. A tal fine, invitano la Commissione a presentare tempestivamente cifre aggiornate relative allo stato dell'esecuzione e previsioni concernenti i fabbisogni in stanziamenti di pagamento nel 2017.

Il Consiglio e il Parlamento europeo adotteranno a tempo debito le decisioni necessarie a fronte di esigenze debitamente giustificate per evitare l'accumulo di un numero eccessivo di fatture non pagate e garantire che le domande di pagamento siano debitamente rimborsate."

3.3.  Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sulla riduzione del personale del 5 %

"Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione ricordano l'accordo di ridurre progressivamente del 5% il personale figurante nella tabella dell'organico al 1° gennaio 2013, riduzione da applicarsi all'insieme delle istituzioni, degli organi e delle agenzie, come stabilito al punto 27 dell'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria.

Le tre istituzioni ricordano che l'anno fissato per il raggiungimento dell'obiettivo della piena attuazione della riduzione del personale del 5 % è il 2017. Convengono che saranno adottate adeguate misure di monitoraggio per fare il punto della situazione al fine di garantire che siano evitati con ogni mezzo ulteriori ritardi nell'attuazione dell'obiettivo della riduzione del personale del 5 % per l'insieme delle istituzioni, degli organi e delle agenzie.

Le tre istituzioni si compiacciono del quadro d'insieme dei dati consolidati relativi a tutto il personale esterno impiegato dalle istituzioni, presentato dalla Commissione nel progetto di bilancio, conformemente all'articolo 38, paragrafo 3, lettera b), del regolamento finanziario. Invitano la Commissione a continuare a fornire tali informazioni al momento della presentazione dei progetti di bilancio per i prossimi anni.

Il Consiglio e il Parlamento sottolineano che il conseguimento dell'obiettivo della riduzione del personale del 5% dovrebbe contribuire alla realizzazione di risparmi nelle spese amministrative delle istituzioni. Invitano pertanto la Commissione a iniziare la valutazione dei risultati di questo esercizio per trarre insegnamenti per il futuro."

3.4.  Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sul Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile

"Al fine di affrontare le cause profonde della migrazione, la Commissione ha varato il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), basato sull'istituzione di una garanzia dell'EFSD e di un fondo di garanzia EFSD. La Commissione propone di dotare il fondo di garanzia EFSD di risorse pari a 750 milioni di EUR nel periodo 2017–2020, di cui 400 milioni di EUR provenienti dal Fondo europeo di sviluppo (FES) nel corso dei quattro anni, 100 milioni di EUR provenienti dallo strumento europeo di vicinato nel periodo 2017–2020 (di cui 25 milioni di EUR nel 2017) e 250 milioni di EUR costituiti da stanziamenti d'impegno (e di pagamento) nel 2017.

Il Consiglio e il Parlamento europeo invitano la Commissione a chiedere gli stanziamenti necessari in un bilancio rettificativo nel 2017 al fine di provvedere al finanziamento dell'EFSD a titolo del bilancio dell'UE non appena la base giuridica sarà adottata.

Il Consiglio e il Parlamento europeo si impegnano a trattare rapidamente il progetto di bilancio rettificativo per il 2017 presentato dalla Commissione."

3.5.  Dichiarazione comune sui fondi fiduciari dell'UE e sullo strumento per i rifugiati in Turchia

"Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione convengono che la costituzione dei fondi fiduciari e dello strumento per i rifugiati in Turchia dovrebbe essere trasparente e chiara, coerente con il principio dell'unità del bilancio dell'Unione, con le prerogative dell'autorità di bilancio e con gli obiettivi delle basi giuridiche esistenti.

Si impegnano ad affrontare, se del caso, tali questioni nel quadro della revisione del regolamento finanziario al fine di trovare il giusto equilibrio tra flessibilità e rendicontabilità.

La Commissione si impegna a:

—  informare periodicamente l'autorità di bilancio sul finanziamento (compresi i contributi degli Stati membri) e sulle operazioni, in corso e in programma, dei fondi fiduciari;

—  presentare, a partire dal 2017, un documento di lavoro che accompagni il progetto di bilancio per l'esercizio successivo;

—  - proporre misure per un adeguato coinvolgimento del Parlamento europeo."

3.6.  Dichiarazione comune del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sull'agricoltura

"Il bilancio 2017 include una serie di misure di emergenza intese a sostenere gli agricoltori di recente confrontati a difficili situazioni di mercato. La Commissione conferma che il margine nell'ambito della rubrica 2 è sufficiente a far fronte a eventuali esigenze impreviste. Si impegna a monitorare periodicamente la situazione del mercato e a presentare, se necessario, le misure adeguate per sovvenire alle esigenze che non possono essere coperte dagli stanziamenti autorizzati nel bilancio. In tale evenienza, il Parlamento europeo e il Consiglio si impegnano a trattare quanto prima le pertinenti proposte di bilancio."

(1) Testi approvati di tale data, P8_TA(2016)0411.
(2) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.
(3) GU L 298 del 26.10.2012, pag. 1.
(4) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(5) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(6)Tali importi rientrano nell'aumento complessivo per la sottorubrica 1a fino al 2020 nel quadro del riesame/revisione intermedia del QFP.
(7) Tale importo rientra nell'aumento complessivo della dotazione destinata alla YEI fino al 2020 nel quadro del riesame/revisione intermedia del QFP.


Situazione in Italia dopo i terremoti
PDF 174kWORD 49k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla situazione in Italia a seguito dei terremoti (2016/2988(RSP))
P8_TA(2016)0476RC-B8-1285/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 3 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti l'articolo 174, l'articolo 175, terzo comma, e l'articolo 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante disposizioni comuni sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione, sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca e disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo, sul Fondo di coesione e sul Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, e che abroga il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) 2016/369 del Consiglio, del 15 marzo 2016, sulla fornitura di sostegno di emergenza all'interno dell'Unione(2),

–  visti il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio, dell'11 novembre 2002, che istituisce il Fondo di solidarietà dell'Unione europea(3) e il regolamento (UE) n. 661/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014(4) recante modifica di tale regolamento,

–  visto il regolamento (UE) n. 375/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, che istituisce il Corpo volontario europeo di aiuto umanitario ("iniziativa Volontari dell'Unione per l'aiuto umanitario")(5),

–  visto il regolamento (CE) n. 1257/96 del Consiglio, del 20 giugno 1996, relativo all'aiuto umanitario(6),

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'11 aprile 2011 sull'ulteriore sviluppo della valutazione dei rischi ai fini della gestione delle catastrofi nell'Unione europea,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 28 novembre 2008 per il rafforzamento delle capacità di protezione civile mediante un sistema europeo di assistenza reciproca basato sull'approccio modulare in materia di protezione civile (16474/08),

–  vista la relazione della Commissione dal titolo "Relazione annuale 2014 del Fondo di solidarietà dell'Unione europea" (COM(2015)0502),

–  vista la sua risoluzione del 14 novembre 2007 sull'impatto regionale dei terremoti(7),

–  vista la sua risoluzione del 19 giugno 2008 sul potenziamento delle capacità di reazione dell'Unione europea alle catastrofi(8),

–  vista la sua risoluzione dell'8 ottobre 2009(9) sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea: Italia, terremoto in Abruzzo,

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 sul Fondo di solidarietà dell'Unione europea, attuazione e applicazione(10),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 28 novembre 2013 sul Fondo di solidarietà dell'Unione europea(11),

–  viste le interrogazioni alla Commissione sulla situazione in Italia a seguito dei terremoti (O-000139/2016 – B8-1812/2016, O-000140/2016 – B8-1813/2016 e O-000141/2016 – B8-1814/2016),

–  vista la relazione speciale n. 24/2012 della Corte dei conti europea dal titolo "La risposta del Fondo di solidarietà dell'Unione europea al terremoto del 2009 in Abruzzo: pertinenza e costo delle operazioni",

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, dopo il devastante terremoto che ha colpito l'Italia centrale il 24 agosto 2016, altri tre gravi eventi tellurici, collegati al medesimo sciame sismico, hanno colpito le regioni del centro Italia il 26 ottobre 2016 con una magnitudo rispettivamente di 5,5 e 6,1 e il 30 ottobre 2016 con una magnitudo di 6,5;

B.  considerando che nei mesi scorsi sismi e scosse di assestamento hanno continuato a funestare l'Italia centrale; che l'ultimo terremoto, quello del 30 ottobre 2016, è stato il sisma più forte registrato nel paese negli ultimi trent'anni e ha distrutto completamente interi paesi, portando molti abitanti delle zone colpite sull'orlo della disperazione e provocando danni indiretti di varia natura nelle zone circostanti;

C.  considerando che, secondo le stime, oltre 400 persone sarebbero rimaste ferite e 290 avrebbero perso la vita nei recenti eventi sismici;

D.  considerando che i devastanti terremoti hanno innescato un effetto domino e costretto 100 000 residenti ad abbandonare le proprie abitazioni;

E.  considerando che gli ultimi sismi hanno devastato città, danneggiato gravemente le infrastrutture locali e regionali, distrutto il patrimonio storico e culturale e compromesso le attività economiche, specialmente quelle delle PMI, l'agricoltura, il paesaggio nonché il potenziale del settore turistico e ricettivo;

F.  considerando che i territori colpiti hanno subito una deformazione che copre un'area di circa 130 chilometri quadrati, con una dislocazione massima di almeno 70 centimetri, e che effetti idrogeologici imprevedibili potrebbero determinare, nelle rigide condizioni climatiche invernali, ulteriori catastrofi naturali, come inondazioni e smottamenti, e danni cumulativi;

G.  considerando che alcuni territori dell'Unione europea sono più vulnerabili e presentano un elevato rischio sismico; che essi possono persino essere esposti a ripetute catastrofi naturali di varia natura, alcune delle quali a meno di un anno di distanza, come è stato recentemente il caso in Italia, Portogallo, Grecia e Cipro;

H.  considerando che è necessario coordinare adeguatamente gli interventi di ricostruzione sostenibile al fine di compensare le perdite economiche e sociali, e che si dovrebbe prestare particolare attenzione anche all'inestimabile patrimonio culturale italiano, promuovendo progetti a livello internazionale ed europeo finalizzati a tutelare gli edifici e i siti storici;

I.  considerando che il Fondo di solidarietà dell'Unione europea (FSUE) è stato istituito con il regolamento (CE) n. 2012/2002 per rispondere alle devastanti inondazioni che hanno colpito l'Europa centrale nell'estate del 2002;

J.  considerando che diversi strumenti dell'Unione, come i fondi strutturali e di investimento europei o il meccanismo di protezione civile e lo strumento finanziario per la protezione civile, possono essere utilizzati per rafforzare le misure preventive contro i terremoti e le misure di riabilitazione;

K.  considerando che la riforma del 2014 dell'FSUE ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di chiedere il versamento di un anticipo, la cui concessione è decisa dalla Commissione se sono disponibili risorse sufficienti; che, tuttavia, l'importo dell'anticipo non può superare il 10 % dell'importo totale del contributo finanziario previsto a titolo dell'FSUE ed è limitato a 30 milioni di EUR;

L.  considerando che lo Stato membro colpito deve presentare alla Commissione una domanda d'intervento dell'FSUE non oltre dodici settimane dalla data in cui si sono manifestati i primi danni provocati dalla catastrofe; che lo Stato beneficiario è responsabile dell'utilizzo della sovvenzione e della verifica di come viene spesa, ma che la Commissione può effettuare verifiche in loco delle operazioni finanziate dall'FSUE;

M.  considerando che il processo di ricostruzione deve tenere conto delle esperienze passate e che una ricostruzione sostenibile dovrebbe essere effettuata con la massima rapidità e basarsi su risorse adeguate, semplificazione burocratica e trasparenza, nonché garantire sicurezza e stabilità ai cittadini colpiti, per permettere loro di continuare a vivere in queste regioni;

N.  considerando che la prevenzione dovrebbe costituire una fase sempre più importante nella gestione delle catastrofi e vedersi attribuire una maggiore importanza sociale e che richiede altresì un accurato programma d'azione riguardante la diffusione di informazioni, la sensibilizzazione e l'istruzione;

O.  considerando che le attuali misure di prevenzione delle catastrofi devono essere rafforzate conformemente alle precedenti proposte del Parlamento, al fine di consolidare la strategia per la prevenzione delle catastrofi naturali e provocate dall'uomo a livello di UE;

1.  esprime la più profonda solidarietà ed empatia nei confronti di tutte le persone colpite dai terremoti, delle loro famiglie nonché delle autorità nazionali, regionali e locali italiane coinvolte in operazioni di soccorso a seguito della catastrofe;

2.  esprime preoccupazione per l'elevato numero di sfollati esposti alle difficili condizioni climatiche dell'imminente stagione invernale; invita pertanto la Commissione a individuare tutte le opzioni disponibili per aiutare le autorità italiane a garantire condizioni di vita dignitose alle persone che hanno perso la propria abitazione;

3.  apprezza gli indefessi sforzi compiuti dalle unità di soccorso, dalle forze della protezione civile, dai volontari, dalle organizzazioni della società civile e dalle autorità locali, regionali e nazionali nelle zone devastate al fine di salvare vite, contenere i danni e garantire attività comuni di base per mantenere condizioni di vita decorose;

4.  evidenzia i gravi effetti economici e sociali dei terremoti che si sono succeduti e della distruzione che hanno lasciato dietro di sé;

5.  sottolinea la gravità della situazione in loco, che sta esercitando una considerevole e intensa pressione finanziaria sulle autorità pubbliche nazionali, regionali e locali italiane;

6.  si compiace del fatto che all'Italia sia stato concesso un maggiore livello di flessibilità nel calcolo del deficit per quanto concerne la spesa connessa ai terremoti, in conformità con i trattati, affinché possa far fronte con efficienza e rapidità all'attuale emergenza e ai futuri interventi richiesti per la messa in sicurezza delle zone colpite; invita inoltre il governo italiano a garantire che tutte le risorse supplementari messe a disposizione siano effettivamente utilizzate per questo scopo specifico;

7.  invita la Commissione, alla luce del carattere gravissimo ed eccezionale della situazione, a prendere in considerazione la possibilità di escludere, dal calcolo dei disavanzi pubblici nazionali nel quadro del patto di stabilità e crescita, gli investimenti a favore della ricostruzione sostenibile e della prevenzione antisismica, compresi quelli cofinanziati con i fondi SIE e assegnati all'obiettivo tematico 5 (prevenzione, promozione dell'adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione e gestione dei rischi);

8.  si compiace della solidarietà espressa dalle istituzioni UE e da altri Stati membri, regioni europee e attori internazionali, quale dimostrata dall'assistenza reciproca nelle situazioni di emergenza;

9.  invita la Commissione a considerare l’eventualità di estendere il calcolo esistente del Fondo di solidarietà, che è attualmente basato sugli effetti dei danni causati da un singolo evento catastrofico, ad un calcolo cumulativo dei danni causati da diverse catastrofi naturali nella stessa regione in un anno;

10.  evidenzia i problemi associati ai sistemi di previsione dei terremoti e l'alta sismicità della regione mediterranea e dell'Europa sudorientale; invita gli Stati membri a intensificare le attività di ricerca al fine di prevenire i danni, gestire le crisi e ridurre al minimo la portata delle conseguenze delle catastrofi, di concerto con le azioni condotte nell'ambito di Orizzonte 2020; rileva con preoccupazione che negli ultimi 15 anni migliaia di persone sono morte e centinaia di migliaia sono rimaste senza casa in seguito ai disastrosi terremoti che hanno colpito l'Europa;

11.  ricorda l'importanza di rispettare i requisiti relativi alla costruzione di infrastrutture ed edifici antisismici; esorta le autorità nazionali, regionali e locali a intensificare i propri sforzi per garantire il rispetto delle norme di costruzione antisismica in vigore e a tenere debitamente conto di tale aspetto in sede di rilascio delle licenze edilizie;

12.  sottolinea l'importanza del meccanismo di protezione civile dell'Unione europea nel favorire la cooperazione tra le autorità nazionali di protezione civile in Europa nelle situazioni difficili e nel ridurre al minimo le conseguenze degli eventi eccezionali; invita la Commissione e gli Stati membri a semplificare ulteriormente le procedure di attivazione del meccanismo al fine di renderlo disponibile in modo rapido ed efficace all'indomani di una catastrofe;

13.  prende atto della domanda di intervento a titolo del Fondo di solidarietà dell'Unione europea presentata dal governo italiano e invita la Commissione a prendere tutti i provvedimenti necessari per esaminare tempestivamente le richieste di assistenza a titolo del Fondo al fine di garantirne la rapida mobilitazione; sottolinea, in questo contesto, l'importanza che gli anticipi siano messi a disposizione delle autorità nazionali il prima possibile, così da consentire alle stesse di far fronte alle pressanti necessità imposte dalla situazione;

14.  ritiene che la parziale iscrizione in bilancio della dotazione finanziaria annuale dell'FSUE prevista nel regolamento omnibus proposto potrebbe aiutare in futuro ad accelerare la procedura di mobilitazione onde fornire una risposta più tempestiva ed efficace alle persone colpite da una catastrofe; invita inoltre la Commissione, nel quadro di eventuali riforme future, a valutare se sia possibile aumentare la soglia degli anticipi e abbreviare i termini per il trattamento delle domande;

15.  sottolinea l'importanza di creare sinergie fra tutti gli strumenti disponibili, compresi i fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE), e di garantire che le risorse siano utilizzate efficacemente per le attività di ricostruzione e tutti gli altri interventi necessari, in piena cooperazione con le autorità nazionali e regionali italiane; invita la Commissione ad essere pronta a modificare i programmi e i programmi operativi a tal fine il più rapidamente possibile dopo la presentazione di una richiesta di modifica da parte di uno Stato membro; sottolinea analogamente la possibilità di ricorrere al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per sostenere le zone rurali e le attività agricole che sono state danneggiate dai terremoti;

16.  pone inoltre l'accento sull'importanza di ottimizzare l'uso dei finanziamenti UE esistenti per investire nella prevenzione delle catastrofi naturali, nonché di garantire il consolidamento e lo sviluppo sostenibile a lungo termine dei progetti di ricostruzione; ribadisce la necessità di semplificare le procedure amministrative che regolano il coordinamento dei fondi; sottolinea che, dopo aver beneficiato di un intervento dell'FSUE, gli Stati membri interessati dovrebbero intensificare i propri sforzi volti a definire opportune strategie di gestione del rischio e rafforzare i propri meccanismi di prevenzione delle catastrofi;

17.  prende atto dell'attivazione, su richiesta del governo italiano, del servizio dell'UE di gestione delle emergenze Copernicus, allo scopo di ottenere la valutazione dei danni via satellite per le zone colpite; incoraggia la cooperazione fra i centri di ricerca internazionali e accoglie con favore l'impiego dei radar ad apertura sintetica (SAR), che sono in grado di valutare e misurare i movimenti del terreno con una precisione al centimetro attraverso le nuvole sia di giorno che di notte, anche a fini di prevenzione e gestione dei rischi;

18.  sottolinea l'importanza delle attività pubbliche di ricerca e sviluppo (R&S) nella prevenzione e nella gestione delle catastrofi e chiede un coordinamento e una cooperazione maggiori tra gli istituti di R&S degli Stati membri, in particolare di quelli esposti a rischi simili; sollecita il rafforzamento dei sistemi di allerta precoce negli Stati membri come pure la creazione e il potenziamento dei collegamenti tra i diversi sistemi di allerta precoce;

19.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al governo italiano nonché alle autorità regionali e locali delle zone colpite.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 320.
(2) GU L 70 del 16.3.2016, pag. 1.
(3) GU L 311 del 14.11.2002, pag. 3.
(4) GU L 189 del 27.6.2014, pag. 143.
(5) GU L 122 del 24.4.2014, pag. 1.
(6) GU L 163 del 2.7.1996, pag. 1.
(7) GU C 282 E del 6.11.2008, pag. 269.
(8) GU C 286 E del 27.11.2009, pag. 15.
(9) GU C 230 E del 26.8.2010, pag. 13.
(10) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 13.
(11) GU C 114 del 15.4.2014, pag. 48.


Dichiarazioni di interessi dei commissari - Linee guida
PDF 277kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulle dichiarazioni d'interessi dei commissari – Linee guida (2016/2080(INI))
P8_TA(2016)0477A8-0315/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare l'articolo 17, paragrafo 3,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare l'articolo 245,

–  visto l'allegato XVI del regolamento (orientamenti per l'approvazione della Commissione), in particolare il paragrafo 1, lettera a), terzo comma,

–  viste la sua decisione del 28 aprile 2015 concernente l'esame della dichiarazione di interessi finanziari di un commissario designato e l'interpretazione dell'allegato XVI, paragrafo 1, lettera a), del regolamento(1),

–  visto l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(2), in particolare i punti relativi alla sezione II sulla responsabilità politica,

–  vista la sua risoluzione dell'8 settembre 2015 sulle procedure e le prassi relative alle audizioni dei commissari, insegnamenti da trarre dalla procedura 2014(3),

–  visto il codice di condotta dei commissari del 20 aprile 2011(4), in particolare i punti 1.3, 1.4, 1.5 e 1.6,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per il controllo dei bilanci (A8-0315/2016),

A.  considerando che, conformemente all'allegato XVI, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (orientamenti per l'approvazione della Commissione), il Parlamento può esprimersi sulla distribuzione dei portafogli da parte del Presidente eletto della Commissione e ha facoltà di chiedere qualsiasi informazione pertinente ai fini dell'adozione di una decisione sulle attitudini dei commissari designati; che il Parlamento si attende che gli siano comunicate informazioni esaustive per quanto concerne gli interessi finanziari dei commissari designati e che le loro dichiarazioni di interessi siano trasmesse per esame alla commissione competente per gli affari giuridici;

B.  considerando che, conformemente al punto 3 della sezione II (responsabilità politica) dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea, i membri designati della Commissione assicurano la piena pubblicità di tutte le informazioni pertinenti, in conformità dei loro obblighi di indipendenza ai sensi dei trattati; che tali informazioni sono comunicate conformemente alle procedure intese a garantire una valutazione aperta, equa e coerente dell'intera Commissione designata;

C.  considerando che, in conformità della summenzionata decisione del 28 aprile 2015, l'esame, da parte della commissione competente per gli affari giuridici, della dichiarazione di interessi finanziari di un commissario designato non consiste solo nel verificare che la dichiarazione sia stata debitamente completata, ma anche nel valutare se il contenuto della dichiarazione medesima sia autentico e se da esso possa essere dedotta l'esistenza di un conflitto d'interessi;

D.  considerando che, conformemente all'allegato XVI, paragrafo 1, lettera a), del regolamento, il Parlamento valuta i commissari designati sulla base, tra l'altro, della loro indipendenza personale, soprattutto in considerazione del particolare ruolo di garante degli interessi dell'Unione che è assegnato alla Commissione europea dai trattati;

E.  ricordando a tale proposito che, nella summenzionata risoluzione dell'8 settembre 2015, il Parlamento europeo ha indicato che la conferma da parte della commissione giuridica dell'assenza di conflitti d'interessi costituisce un presupposto indispensabile per l'audizione dei commissari, soprattutto in considerazione del rafforzamento del mandato politico della Commissione dopo il Trattato di Lisbona;

F.  considerando che, nella summenzionata risoluzione dell'8 settembre 2015, il Parlamento europeo ha reputato importante che la commissione giuridica esprimesse alcune linee di indirizzo, sotto forma di raccomandazione o relazione di iniziativa, in modo da facilitare il processo di riforma delle procedure relative alle dichiarazioni d'interessi dei commissari, invitando nel contempo la Commissione a rivedere la normativa inerente alle dichiarazioni degli interessi dei commissari;

G.  ricordando che, conformemente al punto 1.3 del codice di condotta dei commissari – che verte sui principi di altruismo, integrità, trasparenza, onestà, responsabilità e rispetto della dignità del Parlamento – i commissari devono dichiarare tutti gli interessi finanziari e beni patrimoniali che potrebbero generare un conflitto d'interessi nell'esercizio delle loro funzioni e che questa dichiarazione riguarda anche le partecipazioni detenute dal coniuge o dal partner del membro della Commissione – quale definito dalle norme in vigore(5) – e che possono generare un conflitto d'interessi;

H.  ricordando che gli interessi finanziari che devono essere dichiarati riguardano ogni forma di partecipazione finanziaria individuale al capitale di un'impresa;

I.  ricordando che, conformemente al punto 1.4 del codice di condotta dei commissari, onde evitare ogni rischio di conflitto d'interessi, i membri della Commissione sono tenuti a dichiarare le attività professionali del loro coniuge o partner e che tale dichiarazione deve indicare la natura dell'attività, il nome della funzione esercitata e, ove opportuno, il nome del datore di lavoro;

J.  considerando che, conformemente al punto 1.5 del codice di condotta dei commissari, la dichiarazione degli interessi finanziari deve essere effettuata utilizzando un formulario allegato al codice di condotta stesso e che tale formulario deve essere compilato e reso disponibile prima dell'audizione dell'interessato designato dal Parlamento europeo, e deve essere rivisto durante il mandato in caso di cambiamento nei dati e almeno una volta l'anno;

K.  considerando che le informazioni contenute nel formulario sono limitate e insufficienti, non includono una definizione dettagliata di ciò che configura un conflitto d'interessi e non consentono pertanto al Parlamento di valutare adeguatamente, equamente e coerentemente l'esistenza di conflitti d'interessi reali o potenziali in relazione al commissario designato, né la sua attitudine a esercitare il mandato in ottemperanza al codice di condotta dei commissari;

L.  ricordando che, conformemente al punto 1.6 del codice di condotta dei commissari, i membri della Commissione non devono intervenire su questioni rientranti nel loro portafoglio allorché vi è un interesse personale, in particolare familiare o finanziario, che possa compromettere la loro indipendenza;

M.  ricordando che la Commissione è responsabile in ultima analisi della scelta del tipo e della portata delle informazioni da includere nelle dichiarazioni d'interessi dei suoi membri; che, di conseguenza, la Commissione è tenuta a garantire in modo accurato il livello di trasparenza necessario ai fini del corretto svolgimento della procedura di nomina dei commissari designati;

N.  considerando che, conformemente al punto 5 dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea, il Parlamento può chiedere al Presidente della Commissione di ritirare la fiducia a un singolo membro della Commissione; che, in virtù del punto 7 di detto accordo, il Presidente della Commissione è tenuto a informare il Parlamento in caso di ripartizione delle competenze tra i membri della Commissione, in modo da consentire una consultazione parlamentare in merito a tali modifiche;

O.  considerando che nel complesso le attuali dichiarazioni di interessi finanziari dei membri della Commissione possono essere considerate un miglioramento rispetto al trattamento delle dichiarazioni nel 2008-2009, ma che non sono mancati episodi che hanno reso necessario un chiarimento ulteriore rispetto ad alcune dichiarazioni di interessi;

P.  considerando deplorevole che il codice di condotta dei commissari adottato nel 2011 ometta di affrontare adeguatamente varie raccomandazioni del Parlamento per quanto concerne i miglioramenti, con particolare riguardo alle dichiarazioni di interessi finanziari dei membri della Commissione, alle restrizioni all'impiego post-mandato e al consolidamento del comitato etico ad hoc incaricato di valutare i conflitti d'interessi; che, a questo proposito, occorre tenere conto anche delle posizioni espresse dal Parlamento in merito alle modifiche e ai miglioramenti al processo di audizione dei commissari designati;

Q.  considerando che uno dei pilastri della governance europea è il miglioramento dell'etica e della trasparenza all'interno delle istituzioni dell'UE al fine di rafforzare la fiducia dei cittadini nell'UE, soprattutto in considerazione dell'ampliamento del mandato politico della Commissione a seguito del trattato di Lisbona;

Osservazioni generali

1.  ricorda che l'obiettivo dell'esame delle dichiarazioni finanziarie dei commissari è di garantire che i commissari designati siano in grado di svolgere la loro funzione in totale indipendenza e di assicurare la massima trasparenza e responsabilità da parte della Commissione, conformemente all'articolo 17, paragrafo 3, del TUE, all'articolo 245 del TFUE e al codice di condotta dei commissari; osserva, al riguardo, che tale esercizio non dovrebbe essere limitato alla designazione della nuova Commissione, ma dovrebbe applicarsi anche in caso di posto vacante dovuto alle dimissioni volontarie o d'ufficio o al decesso di un commissario, all'adesione di un nuovo Stato membro o alla modifica sostanziale del portafoglio o degli interessi finanziari di un commissario;

2.  è del parere che la valutazione di un potenziale conflitto d'interessi debba essere fondata su elementi determinanti, oggettivi e pertinenti in relazione al portafoglio del commissario designato;

3.  sottolinea che per conflitto d'interessi si intende "qualsiasi interferenza tra un interesse pubblico e interessi pubblici e privati atto a incidere o che sembra essere atto a incidere sull'esercizio indipendente, imparziale e oggettivo di una funzione";

4.  conferma che la commissione giuridica ha la competenza e la responsabilità di svolgere un'analisi sostanziale delle dichiarazioni d'interessi finanziari attraverso un esame approfondito volto a valutare se il contenuto della dichiarazione di un commissario designato sia autentico e conforme ai criteri e ai principi enunciati dai trattati e dal codice di condotta e se da esso possa essere dedotta l'esistenza di un conflitto d'interessi e che essa deve poter proporre al Presidente della Commissione di sostituire tale commissario; chiede pertanto alla Commissione di fornire tutti gli strumenti fattuali e informativi alla commissione giuridica in modo da permettere un'analisi compiuta ed oggettiva;

5.  ritiene imprescindibile garantire alla commissione giuridica un lasso di tempo sufficiente ai fini dell'efficacia dell'analisi dettagliata;

6.  ricorda che la commissione giuridica esamina le questioni attinenti alle dichiarazioni d'interessi dei commissari designati con la massima riservatezza, garantendo al contempo, conformemente al principio di trasparenza, la pubblicazione delle sue conclusioni una volta ultimate;

7.  ritiene che, ove constati un possibile conflitto d'interessi, la commissione giuridica, oltre al tempo riservatole per le domande che intende porre al commissario designato, debba avere la facoltà di proseguire l'audizione e ottenere i chiarimenti necessari;

Procedura d'esame delle dichiarazioni di interessi finanziari prima dell'audizione dei commissari designati

8.  ritiene che la conferma da parte della commissione giuridica dell'assenza di conflitti d'interessi, fondata su un'analisi sostanziale della dichiarazione d'interessi finanziari, costituisca un presupposto indispensabile per la conduzione dell'audizione da parte della commissione competente(6);

9.  reputa a tale proposito che, in assenza di tale conferma o qualora la commissione giuridica accerti l'esistenza di un conflitto d'interessi, il processo di designazione del commissario designato si considera sospeso;

10.  ritiene che per l'esame delle dichiarazioni d'interessi finanziari da parte della commissione giuridica andrebbero applicate le seguenti linee guida:

   a) se, nell'ambito dell'esame della dichiarazione d'interessi finanziari, la commissione giuridica ritiene che, in base ai documenti presentati, la dichiarazione sia autentica, completa e non contenga alcuna informazione che lasci presupporre un conflitto d'interessi reale o potenziale in relazione al portafoglio del commissario designato, il presidente trasmette una lettera per confermare l'assenza di conflitti d'interessi alle commissioni responsabili per l'audizione o alle commissioni interessate in caso di procedura in corso di mandato;
   b) se la commissione giuridica ritiene che la dichiarazione d'interessi di un commissario designato contenga informazioni incomplete o contradditorie, o qualora l'esame di tali informazioni renda necessari ulteriori chiarimenti a norma del regolamento(7) e dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea(8), essa richiede al commissario designato di fornire le informazioni supplementari necessarie senza indugio e decide in seguito alla ricezione di tali informazioni e alla loro adeguata analisi; la commissione giuridica può decidere, ove opportuno, di invitare il commissario designato a un'audizione;
   c) se la commissione giuridica accerta un conflitto d'interessi sulla base della dichiarazione d'interessi finanziari o delle informazioni supplementari fornite dal commissario designato, essa formula raccomandazioni volte a risolvere tale conflitto; tali raccomandazioni possono includere la rinuncia agli interessi finanziari in questione o la modifica, da parte del Presidente della Commissione, del portafoglio del commissario designato; in casi più gravi, in assenza di altre raccomandazioni in grado di fornire una soluzione al conflitto d'interessi, in ultima istanza la commissione giuridica può concludere che il commissario designato non è in grado di esercitare le proprie funzioni a norma del trattato e del codice di condotta; il Presidente del Parlamento chiede al Presidente della Commissione quali ulteriori provvedimenti intenda prendere;

Procedura d'esame delle dichiarazioni d'interessi finanziari in corso di mandato

11.  insiste sull'obbligo di ciascun commissario di fare in modo che la sua dichiarazione d'interessi sia tempestivamente aggiornata ogni qual volta si verifichi una modifica dei suoi interessi finanziari e invita la Commissione a informare immediatamente il Parlamento in merito a ogni cambiamento o elemento che crei o che possa far insorgere un conflitto d'interessi;

12.  ritiene pertanto che la dichiarazione di interessi finanziari debba includere gli interessi o le attività presenti o passate degli ultimi due anni di natura patrimoniale, professionale, personale o familiare in relazione con il portafoglio proposto; osserva che essa dovrebbe altresì tener conto del fatto che l'interesse può riguardare un vantaggio per l'interessato o per soggetti terzi, vantaggio che può essere anche di natura morale, materiale o finanziaria;

13.  ritiene che qualsiasi modifica degli interessi finanziari di un commissario in corso di mandato o qualsiasi ripartizione delle competenze tra i membri della Commissione dia luogo a una nuova situazione per quanto concerne l'eventuale presenza di un conflitto d'interessi; è del parere che tale situazione debba pertanto formare l'oggetto di una procedura d'esame da parte del Parlamento in base alle disposizioni previste al paragrafo 10 della presente risoluzione e al paragrafo 2 dell'allegato XVI (Orientamenti per l'approvazione della Commissione) del regolamento del Parlamento europeo;

14.  ricorda che la sostituzione di un commissario in corso di mandato avviene previa consultazione del Parlamento, conformemente all'articolo 246, secondo comma, TFUE; ritiene che tale consultazione debba includere, tra l'altro, una verifica dell'assenza di conflitti d'interessi, conformemente al paragrafo 10 della presente risoluzione, nonché conformemente alle disposizioni dell'allegato XVI (Orientamenti per l'approvazione della Commissione) del suo regolamento(9) relative alle prerogative del Parlamento europeo in caso di modifica della composizione del collegio dei commissari o di modifica sostanziale delle competenze nel corso del mandato;

15.  ritiene che, laddove sia accertato un conflitto d'interessi in corso di mandato e qualora il Presidente della Commissione non dia seguito alle raccomandazioni del Parlamento volte a risolvere il conflitto d'interessi secondo la procedura prevista al paragrafo 10 della presente risoluzione, la commissione giuridica possa raccomandare al Parlamento di invitare il Presidente della Commissione a ritirare la fiducia a tale commissario a norma dell'articolo 17, paragrafo 6 del TUE e, ove opportuno, che il Parlamento inviti il Presidente della Commissione ad agire a norma dell'articolo 245, secondo comma, del TFUE al fine di far privare il commissario in questione del diritto a pensione o altri vantaggi sostitutivi;

Codice di condotta dei commissari

16.  rileva che il codice di condotta dei commissari riguardante l'imparzialità, l'integrità, la trasparenza, la diligenza, l'onestà, la responsabilità e la discrezione, adottato il 20 aprile 2011, presenta miglioramenti rispetto al precedente codice adottato nel 2004 per quanto attiene alla dichiarazione di interessi finanziari, dal momento che gli obblighi di comunicazione sono stati estesi ai partner dei commissari e in quanto la dichiarazione di interessi deve essere rivista ogni volta che cambiano le informazioni, e comunque almeno una volta l'anno;

17.  sottolinea che la credibilità della dichiarazione di interessi finanziari dipende dalla precisione del modulo proposto al commissario designato; è dell'avviso che l'attuale portata delle dichiarazioni d'interessi dei commissari sia troppo limitata e che il loro contenuto esplicativo sia ambiguo; invita pertanto la Commissione a rivedere il codice di condotta al più presto possibile, per assicurare che la dichiarazione di interessi finanziari fornisca alla commissione giuridica informazioni accurate, sulla base delle quali essa possa fondare la propria decisione in modo inequivoco;

18.  è del parere che, per avere un quadro più completo della situazione finanziaria del commissario dichiarante, le dichiarazioni d'interessi finanziari di cui ai punti da 1.3 a 1.5 del codice di condotta dei commissari dovrebbero includere tutti gli interessi finanziari e le attività del commissario designato e del coniuge o del partner, senza limitarsi in alcun caso a quelli "che potrebbero generare un conflitto d'interessi";

19.  ritiene che gli interessi familiari di cui al punto 1.6 del codice di condotta dei commissari dovrebbero essere inseriti nelle dichiarazioni d'interessi finanziari; invita a questo proposito la Commissione a individuare un modo equo per identificare gli interessi familiari suscettibili di creare un conflitto d'interessi;

20.  ritiene che, al fine di estendere e migliorare le norme in materia di conflitto d'interessi, le dichiarazioni di interessi dovrebbero includere anche i dettagli di eventuali rapporti contrattuali del commissario designato suscettibili di generare un conflitto d'interessi nell'esercizio delle sue funzioni;

21.  deplora il fatto che il codice di condotta ometta di regolamentare adeguatamente il requisito previsto dall'articolo 245 TFUE secondo cui i membri della Commissione "assumono l'impegno solenne di rispettare, per la durata delle loro funzioni e dopo la cessazione di queste, gli obblighi […] ed in particolare i doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda l'accettare, dopo tale cessazione, determinate funzioni o vantaggi";

22.  deplora il fatto che il codice di condotta non delinei un qualsiasi requisito di cessione, nonostante il fatto che tali requisiti debbano costituire uno standard in qualsiasi regime deontologico; ritiene prioritario che tale aspetto sia regolato quanto prima;

23.  rileva che il codice di condotta non stabilisce alcun concreto lasso di tempo per sottoporre la dichiarazione anteriormente all'audizione, da parte del Parlamento, dei commissari designati; considera tale requisito come un aspetto fondamentale nella revisione del processo di audizione dei commissari designati;

24.  deplora il fatto che la Commissione non riferisca regolarmente sull'attuazione del codice di condotta dei commissari, in particolare per quanto concerne le loro dichiarazioni di interessi; ritiene che il codice di condotta debba essere modificando introducendovi reclami o sanzioni nei casi di violazioni, con l'eccezione dei casi di colpa grave come indicato agli articoli 245 e 247 del TFUE;

25.  deplora, in particolare, della risposta negativa del Presidente della Commissione alla richiesta del Mediatore europeo di pubblicare, in maniera proattiva, le decisioni adottate in merito alle autorizzazioni delle attività post-mandato degli ex commissari, nonché i pareri del comitato etico ad hoc; sottolinea che la mera pubblicazione dei verbali delle riunioni della Commissione non è sufficiente per fornire al Parlamento e alla società civile un'idea approfondita dell'interpretazione nella pratica dei "potenziali conflitti d'interessi" e delle politiche in materia di integrità elaborate in proposito dal comitato etico ad hoc;

26.  sottolinea che a tutti gli ex commissari è fatto divieto, per diciotto mesi, di fare pressione e "difendere la causa della loro impresa, del loro cliente o del loro datore di lavoro presso gli altri commissari o il loro personale su questioni appartenenti al loro portafoglio", ma che essi hanno diritto a percepire per tre anni una generosa indennità transitoria di fine mandato il cui importo si situa tra il 40% e il 65% dell'ultimo stipendio base;

27.  accoglie con favore il fatto che il codice di condotta abbia introdotto una disposizione in merito alla riassegnazione di fascicoli fra membri della Commissione in caso di rischio di conflitto d'interessi, ma deplora il fatto che:

   a) non vi sia una definizione dettagliata di cosa costituisca un conflitto d'interessi;
   b) la disposizione si limiti a questioni inerenti al portafoglio del commissario interessato, e trascuri quindi i doveri del commissario in quanto membro di un collegio;
   c) non vi siano criteri per il Presidente per decidere sulla riassegnazione, né alcun quadro vincolante per informare il Parlamento o una procedura da porre in essere ove un commissario manchi di notificare un conflitto d'interessi oppure ingaggi un'attività incompatibile con la natura delle sue funzioni;

28.  invita la Commissione a rivedere urgentemente il codice di condotta dei commissari del 2011 al fine di prendere in considerazione sia le raccomandazioni del Parlamento nelle sue ultime risoluzioni che l'evoluzione degli standard generali di eticità e trasparenza esigibili da tutte le istituzioni dell'UE; raccomanda che la Commissione modifichi il suo codice di condotta dei commissari nell'ottica di garantire che:

   a) i commissari dichiarino tutti gli interessi finanziari, compresi i beni patrimoniali e le passività al di sopra di 10 000 EUR;
   b) i commissari dichiarino tutti i propri interessi (partecipazioni azionarie, appartenenza a consigli di amministrazione, incarichi di consulenza e consiglio, appartenenza a fondazioni vicine, ecc.) nell'ambito di tutte le imprese di cui hanno fatto parte, compresi gli interessi familiari prossimi, nonché i cambiamenti verificatisi a seguito della presentazione della loro candidatura;
   c) i familiari a carico dei commissari e/o diretti rendano note le stesse informazioni come i coniugi e partner;
   d) i commissari chiariscano completamente gli obiettivi delle organizzazioni con le quali essi e/o il rispettivo coniuge e/o figli a carico sono coinvolti, allo scopo di stabilire se esista un qualsiasi conflitto d'interessi;
   e) i commissari dichiarino la loro eventuale affiliazione a organizzazioni non governative, associazioni segrete, o associazioni che occultano la loro esistenza svolgendo attività diretta ad interferire sull'esercizio delle funzioni di organi pubblici;
   f) i commissari e i familiari a loro carico dichiarino la loro eventuale affiliazione a organizzazioni non governative, e ogni donazione a ONG superiore a 500 EUR;
   g) il codice di condotta venga modificato conformemente alle disposizioni dell'articolo 245 TFUE allo scopo di estendere le restrizioni all'impiego post-mandato dei commissari a un periodo di almeno tre anni e non inferiore alla lunghezza del periodo durante il quale gli ex commissari possono beneficiare di un'indennità transitoria quale definita dal regolamento 422/67/CEE;
   h) il codice di condotta comprenda requisiti di cessione specifici;
   i) i commissari designati presentino le loro dichiarazioni entro un termine stabilito e con sufficiente anticipo, in modo da consentire al comitato etico ad hoc di presentare al Parlamento i propri pareri sui potenziali conflitti d'interessi in tempo utile per le audizioni in Parlamento;
   j) i commissari incontrino esclusivamente i rappresentanti dei gruppi d'interesse iscritti nel registro per la trasparenza, che contiene informazioni sui soggetti che cercano di influenzare l'elaborazione delle politiche in seno alle istituzioni dell'UE;
   k) i commissari debbano presentare, al momento della loro nomina, una dichiarazione firmata mediante la quale accettano di comparire dinanzi a qualsiasi commissione del Parlamento europeo in riferimento alle attività del loro mandato;
   l) la dichiarazione sia pubblicata in un formato compatibile con piattaforme "open data", in modo da poter essere facilmente trattata all'interno di banche dati;
   m) la procedura per la riassegnazione di fascicoli in caso di conflitto d'interesse sia migliorata, tenendo conto delle funzioni del commissario in quanto membro del collegio, introducendo criteri in materia di onestà e discrezionalità per la decisione del Presidente di riassegnare i fascicoli, applicando una procedura vincolante per casi in cui il commissario ometta di fornire informazioni circa un possibile conflitto d'interessi e introducendo una procedura vincolante per informare il Parlamento in merito ai succitati casi;
   n) la Commissione debba riferire su base annuale in ordine all'attuazione del codice di condotta dei commissari e garantisca procedure di reclamo e di sanzione non solo in casi di infrazioni gravi, ma anche nel caso di violazione dei requisiti, per quanto concerne in particolare la dichiarazione di interessi finanziari;
   o) siano definiti i criteri per il rispetto dell'articolo 245 TFUE, che impone ai commissari "doveri di onestà e delicatezza per quanto riguarda l'accettare, dopo la cessazione (del mandato), determinate funzioni o vantaggi";
   p) le decisioni relative alle autorizzazioni delle attività post-mandato degli ex commissari e i pareri del comitato etico ad hoc siano pubblicate in maniera proattiva;
   q) il comitato etico ad hoc sia composto da esperti indipendenti che non abbiano precedentemente ricoperto la carica di commissario;
   r) il comitato etico ad hoc elabori e pubblichi una relazione annuale sulle proprie attività includendo, qualora lo ritenga opportuno, raccomandazioni sul miglioramento del codice di condotta o sulla sua applicazione.

29.  chiede alla Commissione di avviare negoziati con il Parlamento al fine di introdurre le modifiche eventualmente necessarie nell'ambito dell'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea;

30.  chiede alla commissione per gli affari costituzionali di proporre nel regolamento del Parlamento, in particolare all'allegato XVI, gli emendamenti eventualmente necessari per l'attuazione della presente risoluzione;

o
o   o

31.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 110.
(2) GU L 304 del 20.11.2010, pag. 47.
(3) Testi approvati, P8_TA(2015)0287.
(4) C(2011)2904.
(5) Membro stabile di un'unione di fatto, quale definito nel regolamento (Euratom, CECA, CEE) n. 2278/69 (GU L 289 del 17.11.1969, pag. 1) e all'articolo 1, paragrafo 2, lettera c), dell'allegato VII dello statuto dei funzionari.
(6) Si veda la risoluzione del Parlamento europeo dell'8 settembre 2015 sulle procedure e le prassi relative alle audizioni dei commissari, insegnamenti da trarre dalla procedura 2014, paragrafo 4.
(7) Cfr. l'allegato XVI, paragrafo 1, lettera a), del regolamento.
(8) Cfr. l'accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea, sezione II, paragrafo 3.
(9) Cfr. l'allegato XVI, paragrafo 2, del regolamento del Parlamento europeo.


Responsabilità, risarcimento e garanzie finanziarie per le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi
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Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla responsabilità, il risarcimento e le garanzie finanziarie per le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi (2015/2352(INI))
P8_TA(2016)0478A8-0308/2016

Il Parlamento europeo,

–   vista la relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa alla responsabilità, al risarcimento e alle garanzie finanziarie per le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi ai sensi dell'articolo 39 della direttiva 2013/30/UE (COM(2015)0422),

–  visto il documento di lavoro della Commissione dal titolo "Responsabilità, risarcimento e garanzie finanziarie per gli incidenti in mare nello Spazio economico europeo" che accompagna la relazione della Commissione in materia (SWD(2015)0167),

–  vista la direttiva 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e che modifica la direttiva 2004/35/CE(1) (direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare – DSOM),

–  vista la valutazione d'impatto che accompagna il documento "Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e produzione nel settore degli idrocarburi" (SEC(2011)1293),

–  vista la direttiva 2008/99/CE del Parlamento e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla tutela penale dell'ambiente(2),

–  vista la direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale(3) (direttiva sulla responsabilità ambientale – DRA),

–  visto l'acquis internazionale e regionale sulle richieste di risarcimento per incidenti causati da operazioni in mare nel settore degli idrocarburi e in particolare la Convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni derivanti da inquinamento da idrocarburi (Convenzione sulla responsabilità civile) del 27 novembre 1992, la Convenzione internazionale sull'istituzione di un Fondo internazionale per il risarcimento dei danni causati dall'inquinamento da idrocarburi (Convenzione sul Fondo) del 27 novembre 1992, la Convenzione internazionale sulla responsabilità civile per i danni causati dall'inquinamento derivante dal combustibile delle navi (Convenzione sull'inquinamento derivante dal combustibile delle navi) del 23 marzo 2001, la Convenzione nordica sulla protezione dell'ambiente tra Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia e il Protocollo Offshore alla Convenzione di Barcellona sulla protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo (Protocollo Offshore),

–  vista la sentenza del 13 settembre 2005 della Corte di giustizia dell'Unione europea(4),

–  visto l'articolo 83, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto il regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2012, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(5) (rifusione del regolamento Bruxelles I),

–  vista la Convenzione concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale(6) (Convenzione di Lugano del 2007),

–  visto il regolamento (CE) n. 864/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 luglio 2007, sulla legge applicabile alle obbligazioni extracontrattuali(7) (regolamento Roma II),

–  vista la relazione finale elaborata per la Commissione dalla società di consulenza BIO by Deloitte sul tema "Responsabilità civile, garanzia finanziaria e richieste di indennizzo per le attività in mare nel settore degli idrocarburi nello Spazio economico europeo"(8),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2011 sull'affrontare le sfide della sicurezza delle attività offshore nel settore degli idrocarburi(9),

–  visto il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico nell'aprile 2010,

–  visti gli incidenti connessi alla piattaforma Castor al largo della costa delle province di Castellón e Tarragona (Spagna), tra cui oltre 500 terremoti, che hanno colpito in maniera diretta migliaia di cittadini europei,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0308/2016),

A.  considerando che l'articolo 194 TFUE afferma specificamente il diritto di uno Stato membro di determinare le condizioni di utilizzo delle sue fonti energetiche rispettando, al contempo, la solidarietà e la protezione dell'ambiente;

B.  considerando che le fonti locali di petrolio e gas possono contribuire in modo significativo alle attuali necessità energetiche dell'Europa e sono particolarmente importanti per la sicurezza energetica e la diversità energetica;

C.  considerando che le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi hanno luogo in ambienti sempre più estremi e potrebbero avere conseguenze gravi e devastanti per l'ambiente e l'economia del mare e delle zone costiere;

D.  considerando che, sebbene la produzione di petrolio e di gas nel Mare del Nord sia diminuita negli ultimi anni, il numero di impianti in mare aperto è probabilmente destinato ad aumentare in Europa, soprattutto nel Mediterraneo e nel Mar Nero;

E.  considerando che gli incidenti causati dalle piattaforme di estrazione di petrolio e di gas in mare hanno ripercussioni transfrontaliere disastrose e che, pertanto, risulta necessario e proporzionato che l'UE agisca per prevenire e tentare di combattere le conseguenze di tali incidenti;

F.  considerando che è importante ricordare che 167 lavoratori del settore petrolifero hanno tragicamente perso la vita nel disastro della Piper Alpha al largo delle coste di Aberdeen, in Scozia, il 6 luglio 1988;

G.  considerando che secondo diversi studi, tra cui uno del Servizio di ricerca del Parlamento europeo e uno del Centro comune di ricerca, nell'UE si sarebbero verificati migliaia di incidenti nel settore degli idrocarburi, più precisamente 9 700 dal 1990 al 2007; che inoltre l'impatto cumulativo di tali incidenti, ivi compresi quelli di piccola entità, ha ripercussioni gravi e durature sull'ambiente marino e dovrebbe essere tenuto in considerazione nella direttiva;

H.  considerando che, a norma dell'articolo 191 TFUE, tutte le iniziative dell'UE in questo settore devono essere accompagnate da un elevato livello di tutela basato, tra l'altro, sui principi di precauzione, azione preventiva e sostenibilità e sul principio "chi inquina paga";

I.  considerando che nell'UE non si è verificato alcun incidente grave in mare dal 1988 e che il 73 % della produzione di idrocarburi nell'UE proviene dagli Stati membri dell'UE affacciati sul Mare del Nord, già noti per avere i regimi di sicurezza in mare che registrano i migliori risultati a livello mondiale; considerando che l'UE dispone di circa 68 000 km di coste e che il numero di impianti in mare aperto è probabilmente destinato ad aumentare significativamente in futuro, soprattutto nel Mediterraneo e nel Mar Nero, il che rende urgente attuare e applicare appieno la direttiva 2013/30/UE nonché garantire che sia operativo un quadro giuridico appropriato che disciplini tutte le attività in mare prima che si verifichi un incidente grave; che, a norma dell'articolo 191 TFUE, la politica dell'Unione in materia ambientale deve essere basata sul principio di precauzione e sul principio dell'azione preventiva;

J.  considerando che i regimi di responsabilità costituiscono il mezzo principale attraverso cui è applicato il principio "chi inquina paga", assicurando che le imprese siano ritenute responsabili per eventuali danni causati nel corso dell'attività e incentivandole ad adottare misure di prevenzione, a sviluppare pratiche e a intraprendere azioni che riducano al minimo i rischi di tali danni;

K.  considerando che, benché la direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare renda i licenziatari strettamente responsabili per la prevenzione e la riparazione di eventuali danni ambientali derivanti dalle loro operazioni (articolo 7 in combinato disposto con l'articolo 38 – che estende il campo di applicazione della direttiva sulla responsabilità ambientale alle piattaforme continentali degli Stati membri), essa non consente di mettere in atto un quadro globale dell'UE in materia di responsabilità;

L.  considerando che è della massima importanza disporre di meccanismi di risarcimento efficaci e adeguati nonché di meccanismi tempestivi e adeguati per il trattamento delle richieste di indennizzo per i danni causati alle vittime, agli animali e all'ambiente dalle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi, come pure disporre di risorse sufficienti per ripristinare gli ecosistemi essenziali;

M.  considerando che la direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare non ha previsto l'armonizzazione riguardo al danno civile da incidenti in mare e che il quadro giuridico internazionale esistente rende difficile un esito positivo delle richieste di risarcimento transfrontaliere civili;

N.  considerando che la direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare stabilisce i presupposti per il rilascio delle licenze, volti ad assicurare che i licenziatari non si trovino mai nell'impossibilità tecnica o finanziaria di far fronte alle conseguenze delle loro operazioni in mare, come pure che gli Stati membri istituiscano procedure per la gestione tempestiva e adeguata delle richieste di indennizzo, anche per gli incidenti transfrontalieri, e agevolino l'utilizzo di strumenti finanziari sostenibili (articolo 4);

1.  accoglie con favore l'adozione della direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare, che integra la direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale e la direttiva 2011/92/UE sulla valutazione dell'impatto ambientale, così come la ratifica da parte del Consiglio del protocollo offshore della convenzione di Barcellona, quali primi passi per la protezione dell'ambiente, delle attività umane e della sicurezza dei lavoratori; invita gli Stati membri che non hanno ancora recepito le sopraccitate direttive nella legislazione nazionale a farlo quanto prima; invita inoltre gli Stati membri a garantire l'indipendenza delle autorità competenti come previsto all'articolo 8 della direttiva sulla sicurezza delle operazioni in mare e chiede alla Commissione di valutare l'opportunità di introdurre ulteriori norme armonizzate in materia di responsabilità, risarcimento e garanzie finanziarie, nell'ottica di impedire eventuali altri incidenti con implicazioni transfrontaliere;

2.  deplora il fatto che nelle direttive sulla sicurezza delle operazioni in mare (DSOM) e sulla responsabilità ambientale (DRA) gli incidenti vengano definiti "gravi" solo in presenza di decessi o lesioni gravi alle persone, senza un riferimento alle conseguenze per l'ambiente; sottolinea che un incidente può avere un grave impatto sull'ambiente anche in assenza di decessi o lesioni gravi alle persone, in virtù della sua entità o perché colpisce, ad esempio, zone protette, specie protette o habitat particolarmente vulnerabili;

3.  sottolinea che l'effettiva applicazione del principio "chi inquina paga" alle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi dovrebbe essere estesa non soltanto ai costi di prevenzione e di riparazione del danno ambientale – come attualmente conseguito in una certa misura mediante la DSOM e la DRA – bensì anche ai costi di riparazione delle richieste di danni tradizionali in linea con il principio di precauzione e il principio di sviluppo sostenibile; invita pertanto la Commissione a valutare la possibilità di istituire un meccanismo legislativo di risarcimento per gli incidenti in mare, sul modello di quello previsto dalla legge sulle attività petrolifere in Norvegia, almeno per i settori che potrebbero essere gravemente colpiti come la pesca e il turismo costiero e altri settori dell'economia blu; raccomanda, in tal contesto, di valutare quantitativamente e qualitativamente i casi di abusi o incidenti derivati dalle attività delle imprese, in modo tale da tener conto di tutti gli effetti secondari per le comunità; sottolinea, in relazione alla responsabilità ambientale, le divergenze e le carenze riscontrate nel recepimento e nell'applicazione della DRA, come rilevato anche dalla Commissione nella sua seconda relazione di attuazione; invita la Commissione ad assicurare che la DRA sia attuata in modo efficace e che la responsabilità per danni ambientali provocati da incidenti in mare sia applicata in misura adeguata in tutta l'UE;

4.  si rammarica, in tale contesto, che la DSOM non si occupi della responsabilità per danni civili subiti da persone fisiche o giuridiche, che si tratti di lesioni personali, danni materiali o perdite economiche, di carattere diretto o indiretto;

5.  deplora inoltre il fatto che il modo in cui la responsabilità civile è gestita vari notevolmente da uno Stato membro all'altro; sottolinea che in molti Stati membri con attività in mare nel settore degli idrocarburi non è prevista una responsabilità per la maggior parte delle richieste di risarcimento di terzi per danni tradizionali derivanti da incidenti, che nella maggioranza degli Stati membri non esiste un regime di pagamento delle indennità e che in molti Stati membri non vi è la garanzia che gli operatori o i soggetti responsabili dispongano delle attività finanziarie per soddisfare le richieste risarcitorie; sottolinea inoltre che spesso vi è incertezza sulle modalità in cui i sistemi giuridici degli Stati membri tratterebbero la diversità delle azioni civili che potrebbero derivare da incidenti in mare nel settore degli idrocarburi; ritiene pertanto che sia necessario disporre di un quadro europeo basato sulla legislazione degli Stati membri più avanzati e che tale quadro dovrebbe coprire non solo i danni alla persona e i danni materiali, ma anche le perdite economiche pure e dovrebbe garantire meccanismi efficaci di risarcimento per le vittime e per i settori che potrebbero essere gravemente colpiti (ad esempio la pesca e il turismo costiero); invita a tal proposito la Commissione a valutare la possibilità di un quadro europeo orizzontale di ricorso collettivo e a dedicare particolare attenzione a tale possibilità nell'ambito dell'elaborazione della relazione di attuazione della DSOM;

6.  sottolinea, in questa prospettiva, che le richieste di risarcimento e di riparazione per danni tradizionali sono ulteriormente ostacolate dalle norme di procedura civile sui limiti di tempo, dagli oneri finanziari, dalla mancanza di un contenzioso di interesse pubblico e di azioni per danni di massa nonché dalle disposizioni in materia di prove, che si differenziano notevolmente da uno Stato membro all'altro;

7.  sottolinea che i regimi di compensazione devono essere in grado di far fronte alle richieste di risarcimento transfrontaliere in modo efficace e rapido, entro un termine ragionevole e senza discriminazioni tra i richiedenti di diversi paesi del SEE; raccomanda che tali regimi coprano i danni primari e secondari causati in tutte le zone coinvolte, tenendo presente che gli incidenti interessano aree più estese e possono avere conseguenze sul lungo periodo; sottolinea l'importanza del rispetto del diritto internazionale da parte dei paesi del vicinato non appartenenti al SEE;

8.  è del parere che sia necessario stabilire norme rigorose in materia di responsabilità civile per gli incidenti in mare, onde agevolare l'accesso alla giustizia da parte delle vittime (persone giuridiche e fisiche) di tali incidenti, in quanto ciò può incentivare gli operatori di attività in mare a gestire correttamente i rischi delle operazioni; ritiene che occorra evitare la fissazione di massimali finanziari relativi alla responsabilità;

9.  invita gli Stati membri e la Commissione a prendere in considerazione la situazione particolare dei lavoratori e dei dipendenti nell'ambito delle attività in mare nel settore degli idrocarburi, in particolare delle piccole e medie imprese (PMI); sottolinea che gli incidenti in mare nel settore degli idrocarburi possono avere implicazioni particolarmente gravi per le industrie della pesca e del turismo, come pure per altri settori che dipendono dalle buone condizioni dell'ambiente marino condiviso per l'attività commerciale, dato che tali settori, che includono numerose PMI, potrebbero subire una significativa perdita economica in caso di incidente grave in mare;

10.  sottolinea, pertanto, che è della massima importanza aggiornare i sistemi di responsabilità vigenti negli Stati membri in modo tale da garantire che, qualora si verifichi un incidente nelle acque di questi Stati, ciò non pregiudichi il futuro delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi dello Stato in questione né quello di tutta l'UE, nel caso in cui l'incidente si verifichi in una zona la cui sussistenza dipende fortemente dal turismo; invita pertanto la Commissione a considerare nuovamente la necessità di introdurre norme comuni europee per i sistemi di richiesta di riparazione e risarcimento;

11.  sottolinea la necessità tener conto delle vittime di danni collaterali connessi alla prospezione, ai rilevamenti e all'attività degli impianti in mare tra i possibili beneficiari dei risarcimenti previsti;

12.  constata che la Commissione intende effettuare la raccolta sistematica di dati attraverso il gruppo di autorità dell'UE per le attività in mare (EUOAG) per analizzare in maniera più completa l'efficacia e l'ambito di applicazione delle disposizioni nazionali in materia di responsabilità;

13.  sottolinea la necessità che la Commissione effettui controlli regolari di conformità dei sistemi giuridici nazionali e delle imprese con le disposizioni pertinenti in materia di responsabilità e di risarcimento previste dalla DSOM, anche mediante la verifica dei bilanci delle società che operano offshore, e che agisca in caso di mancata conformità, con l'obiettivo di evitare gravi incidenti e di limitare l'impatto degli incidenti sulle persone e sull'ambiente; raccomanda l'introduzione di un meccanismo comune a livello europeo per il rilevamento di incidenti e abusi;

14.  sottolinea che occorre conseguire un equilibrio che consenta di garantire un rapido e ragionevole risarcimento delle vittime e, nel contempo, di evitare il pagamento di richieste illecite (anche noto come il problema dei "floodgates", o cateratte) grazie alla creazione di una maggiore certezza quanto ai livelli di responsabilità finanziaria di numerose imprese che operano offshore ed evitando procedimenti lunghi e costosi dinanzi ai tribunali;

15.  si rammarica del fatto che nessuno degli Stati membri stabilisca esplicitamente un'ampia gamma di strumenti di garanzia finanziaria in materia di risarcimento per le richieste di danno tradizionale derivante da incidenti in mare nel settore degli idrocarburi; sottolinea, in questo contesto, che l'eccessiva dipendenza dall'assicurazione potrebbe potenzialmente tradursi un mercato chiuso per gli strumenti di garanzia finanziaria, con il corollario potenziale di una mancanza di concorrenza e di un aumento dei costi;

16.  esprime rammarico per la scarsa diffusione nell'UE degli strumenti di garanzia finanziaria per coprire i danni causati dagli incidenti più costosi in mare; osserva che ciò può essere in parte dovuto al fatto che l'ambito di applicazione della responsabilità per danni può far sì che tali strumenti non siano necessari in alcuni Stati membri;

17.  invita gli Stati membri a fornire dati dettagliati in merito all'uso di strumenti finanziari e a un'adeguata copertura per gli incidenti in mare, compresi quelli più costosi;

18.  ritiene che tutti i casi di responsabilità comprovata, nonché gli aspetti dettagliati delle sanzioni applicate, debbano essere resi pubblici in modo da rendere trasparenti per tutti i costi reali dei danni ambientali;

19.  esorta la Commissione a incoraggiare gli Stati membri a sviluppare strumenti di garanzia finanziaria in materia di risarcimento per le richieste di danni tradizionali derivanti da incidenti nell'ambito delle attività in mare nel settore degli idrocarburi o del trasporto degli stessi, anche nel caso di insolvenza; ritiene che ciò potrebbe limitare l'esternalizzazione della responsabilità dell'operatore per l'inquinamento accidentale a discapito alle finanze pubbliche, che altrimenti, se le norme rimangono inalterate, dovrebbero sostenere i costi di compensazione; ritiene che in tal contesto si potrebbe valutare l'istituzione di un fondo basato sulle tasse versate dal settore delle attività in mare;

20.  ritiene necessario valutare in che misura l'introduzione della responsabilità penale a livello dell'UE aggiungerebbe un ulteriore elemento deterrente oltre alle sanzioni civili, che migliorerebbe la tutela dell'ambiente e la conformità alle misure di sicurezza; accoglie pertanto con favore l'introduzione nell'UE della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, che armonizza le sanzioni penali per talune violazioni della legislazione ambientale dell'UE; si rammarica tuttavia che l'ambito di applicazione della direttiva sulla tutela penale dell'ambiente non copra tutte le attività della DSOM; deplora altresì la mancanza di armonizzazione, a livello dell'UE, delle definizioni delle infrazioni penali e delle sanzioni minime applicabili alle violazioni della sicurezza in mare; invita la Commissione ad aggiungere gli incidenti petroliferi gravi all'ambito di applicazione della direttiva sulla tutela penale dell'ambiente e a presentare tempestivamente al Parlamento la sua prima relazione di attuazione dellaDSOM, non oltre il 19 luglio 2019;

21.  invita la Commissione a elaborare gli studi necessari per valutare il rischio economico cui sono esposti i singoli Stati membri e le loro aree costiere, tenendo in considerazione l'orientamento economico e settoriale delle singole regioni, il grado di concentrazione delle attività in mare nel settore degli idrocarburi nelle diverse aree, le condizioni in cui tali attività si svolgono, i fattori climatici quali correnti oceaniche o venti nonché le norme ambientali applicate; raccomanda pertanto l'introduzione di meccanismi di protezione e di perimetri di sicurezza in caso di chiusura delle operazioni e accoglie con favore la realizzazione, da parte del settore, di quattro dispositivi di chiusura dei pozzi, che possono ridurre gli sversamenti di petrolio in caso di incidente in mare;

22.  chiede una valutazione d'impatto ambientale ad hoc per l'Artide per tutte le operazioni effettuate nella regione artica, nella quale vi sono ecosistemi particolarmente fragili e strettamente connessi alla biosfera globale;

23.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di considerare la possibilità di introdurre ulteriori misure che salvaguardino efficacemente le operazioni in mare nel settore degli idrocarburi prima che abbia luogo un incidente grave;

24.  invita la Commissione e gli Stati membri, in questo contesto, a continuare a esaminare la possibilità di una soluzione internazionale, dato che numerose compagnie del settore degli idrocarburi che operano nell'UE sono attive in tutto il mondo e che una soluzione globale garantirebbe condizioni di parità a livello globale mediante un rafforzamento dei controlli nei confronti delle società di estrazione fuori dei confini dell'UE; invita gli Stati membri a ratificare tempestivamente l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del dicembre 2015;

25.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 178 del 28.6.2013, pag. 66.
(2) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 28.
(3) GU L 143 del 30.4.2004, pag. 56.
(4) Causa C-176/03, Commissione/Consiglio, ECLI:EU:C:2005:542.
(5) GU L 351 del 20.12.2012, pag. 1.
(6) GU L 339 del 21.12.2007, pag. 3.
(7) GU L 199 del 31.7.2007, pag. 40.
(8) BIO by Deloitte (2014), Responsabilità civile, garanzia finanziaria e richieste di indennizzo per le attività in mare nel settore degli idrocarburi nello Spazio economico europeo, relazione finale elaborata per la Commissione europea – DG Energia.
(9) GU C 51 E del 22.2.2013, pag. 43.


Situazione nella Repubblica democratica del Congo
PDF 172kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo (2016/3001(RSP))
P8_TA(2016)0479RC-B8-1310/2016

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare quelle del 10 marzo 2016(1) e del 23 giugno 2016(2),

–  viste le dichiarazioni rilasciate dalla delegazione dell'UE nella Repubblica democratica del Congo sulla situazione dei diritti umani nel paese, in particolare quelle del 23 novembre 2016 e del 24 agosto 2016,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE del 15 giugno 2016 sulla situazione pre-elettorale e di sicurezza nella RDC,

–  viste le dichiarazioni dell'UE del 25 giugno 2016 sulla situazione dei diritti umani nella RDC nonché del 2 agosto 2016 e del 24 agosto 2016 sul processo elettorale nella RDC, rilasciate a livello locale in seguito all'avvio del dialogo nazionale nella RDC,

–  vista la relazione annuale dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, pubblicata il 27 luglio 2015, sulla situazione dei diritti umani e le attività dell'Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani nella Repubblica democratica del Congo,

–  visti i comunicati stampa congiunti dell'Unione africana, delle Nazioni Unite, dell'Unione europea e dell'Organizzazione internazionale della Francofonia, del 16 febbraio 2016 e del 5 giugno 2016, sulla necessità di un dialogo politico inclusivo nella RDC e sul loro impegno a sostenere gli attori della RDC negli sforzi tesi a consolidare la democrazia nel paese,

–  vista la dichiarazione resa il 15 agosto 2016 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sulla violenza nella RDC,

–  viste le conclusioni del Consiglio dell'Unione europea sulla Repubblica democratica del Congo del 23 maggio 2016 e del 17 ottobre 2016,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla RDC, in particolare la risoluzione 2293 (2016), che rinnova il regime di sanzioni nei confronti della RDC e il mandato del Gruppo di esperti, e la risoluzione 2277 (2016), che rinnova il mandato della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (MONUSCO),

–  visti i comunicati stampa del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 15 luglio 2016 e del 21 settembre 2016 sulla situazione nella RDC,

–  vista la dichiarazione dei copresidenti dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 20 settembre 2016, in cui si invita alla calma per risolvere la crisi attraverso il dialogo e nel rispetto della Costituzione,

–  visto l'accordo di partenariato di Cotonou, firmato il 23 giugno 2000 e rivisto il 25 giugno 2005 e il 22 giugno 2010,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981,

–  vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo,

–  vista la Costituzione della Repubblica democratica del Congo, adottata il 18 febbraio 2006,

–  visto l'articolo 123, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Joseph Kabila è presidente della Repubblica democratica del Congo (RDC) dal 2001; che il mandato del presidente Kabila termina il 20 dicembre 2016; che, conformemente alla Costituzione della RDC, il presidente può rimanere in carica al massimo per due mandati e che le prossime elezioni presidenziali e legislative erano inizialmente previste entro la fine del 2016;

B.  considerando che negli ultimi due anni il presidente Kabila ha utilizzato strumenti amministrativi e tecnici per cercare di ritardare le elezioni e restare al potere oltre la scadenza del suo mandato costituzionale;

C.  considerando che un primo tentativo di modificare la Costituzione della RDC per consentire al presidente Kabila di candidarsi per un terzo mandato è fallito nel 2015 in ragione della forte opposizione e della mobilitazione della società civile; che siffatti tentativi causano crescenti tensioni politiche, disordini e violenze in tutto il paese, che sembra ormai trovarsi in una situazione di stallo elettorale;

D.  considerando che nel novembre 2015 il presidente Kabila ha annunciato l'avvio di un dialogo nazionale; che successivamente l'Unione africana ha nominato l'ex primo ministro del Togo Edem Kodjo quale facilitatore del dialogo politico nazionale; che due importanti gruppi di opposizione si sono rifiutati di partecipare a quello che considerano un dialogo non inclusivo e antidemocratico, nonché una tattica dilatoria;

E.  considerando che l'Unione africana, le Nazioni Unite, l'Unione europea e l'Organizzazione internazionale della Francofonia hanno sottolineato congiuntamente l'importanza del dialogo e del raggiungimento di un accordo tra gli attori politici nel rispetto della democrazia e dello Stato di diritto, esortando altresì tutti gli attori politici della RDC a offrire piena collaborazione a Edem Kodjo;

F.  considerando che il 18 ottobre 2016 è stato firmato un accordo tra il presidente Kabila e una parte dell'opposizione allo scopo di rimandare le elezioni presidenziali ad aprile 2018; che, conformemente a quanto stabilito dall'accordo, il presidente Kabila, al quale è stato quindi concesso di rimanere al potere dopo il 2016, ha nominato un nuovo primo ministro ad interim, Samy Badibanga, membro dell'opposizione, incaricandolo di formare un nuovo governo;

G.  considerando che da gennaio 2015 gli agenti dei servizi di sicurezza e di intelligence della RDC hanno messo in atto azioni repressive nei confronti degli attivisti pacifici e degli esponenti dell'opposizione e della società civile che si oppongono ai tentativi di consentire al presidente Kabila di mantenere il potere al di là del limite di due mandati previsto dalla Costituzione;

H.  considerando che i gruppi per la difesa dei diritti umani hanno più volte denunciato il deterioramento della situazione dei diritti umani e delle libertà di espressione, riunione e manifestazione nel paese con l'avvicinarsi delle elezioni, compreso l'uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, giornalisti, leader politici e altre persone;

I.  considerando che il crescente livello di episodi di violenza e abusi e violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale, nello specifico azioni mirate e arresti arbitrari, hanno un impatto negativo sugli sforzi intesi a regolare e stabilizzare la situazione nella RDC;

J.  considerando in particolare che oltre 50 persone sarebbero state uccise durante le manifestazioni svoltesi il 19 e il 20 settembre 2016 a Kinshasa e molte altre sarebbero scomparse; che membri dei movimenti LUCHA e Filimbi sono tuttora detenuti illegalmente; che organi di stampa quali Radio France Internationale (RFI) e Radio Okapi sono stati chiusi o oscurati; che, secondo una relazione dell'Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani, sono state segnalate 422 violazioni dei diritti umani da parte di agenti di polizia e forze di sicurezza durante le manifestazioni svoltesi tra il 19 e il 21 settembre 2016;

K.  considerando che le agenzie umanitarie stimano che l'instabilità politica stia facendo precipitare il paese nel caos e gettando la sua popolazione, già provata dalle varie crisi passate e presenti, in una povertà e insicurezza estreme, con oltre cinque milioni di persone attualmente bisognose di assistenza alimentare;

L.  considerando che l'Unione europea ha sottolineato che un'eventuale decisione di posticipare le elezioni deve essere presa nel quadro di un dialogo politico trasparente, imparziale e inclusivo tra le parti interessate della Repubblica democratica del Congo prima della scadenza del mandato del presidente Kabila, nel dicembre 2016;

M.  considerando che il programma indicativo nazionale 2014-2020 per la RDC, finanziato con 620 milioni di euro nell'ambito dell'11º Fondo europeo di sviluppo, individua come priorità il rafforzamento della governance e dello Stato di diritto, tra cui le riforme del sistema giudiziario, della polizia e dell'esercito;

1.  deplora la perdita di vite umane durante le manifestazioni delle ultime settimane ed esprime profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e alla popolazione della RDC;

2.  esprime profonda preoccupazione per la situazione di crescente instabilità nella RDC, in un contesto pre-elettorale caratterizzato da tensioni; ricorda alle autorità della RDC, e in primo luogo al suo presidente, che è loro responsabilità tutelare i cittadini che vivono su tutto il territorio nazionale, in particolare proteggendoli da abusi e crimini, e adempiere al loro compito di governare nel più rigoroso rispetto dello Stato di diritto;

3.  deplora che il governo e la commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) non siano riusciti a organizzare le elezioni presidenziali entro i termini stabiliti dalla Costituzione; ribadisce il suo appello affinché le elezioni si svolgano in modo regolare e tempestivo, nel pieno rispetto della Costituzione della RDC e della Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo, e sottolinea la responsabilità del governo della RDC di garantire un ambiente favorevole allo svolgimento, nei tempi più brevi possibili, di elezioni trasparenti, credibili e inclusive;

4.  ricorda l'impegno assunto dalla RDC nel quadro dell'accordo di Cotonou di rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, che includono la libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione, la buona governance e la trasparenza nelle cariche politiche; constata che il dialogo instaurato con le autorità della RDC, in conformità dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, con l'obiettivo di ottenere chiarimenti definitivi sul processo elettorale, non sta andando a buon fine;

5.  esorta l'UE ad adottare azioni più concrete e ad avviare immediatamente la procedura ai sensi dell'articolo 96 dell'accordo di Cotonou e ad adottare sanzioni mirate, che includano il divieto di rilascio del visto e il congelamento dei beni nei confronti dei funzionari di alto livello e degli agenti delle forze armate responsabili della violenta repressione contro i manifestanti e dello stallo politico, che impedisce un passaggio di poteri pacifico e conforme alla Costituzione, in particolare Kalev Mutond, il Maggiore generale John Numbi, il Generale Ilunga Kampete, il Maggiore generale Gabriel Amisi Kumba e il Generale Célestin Kanyama;

6.  esorta tutti gli attori politici a impegnarsi in un dialogo pacifico e costruttivo onde impedire l'acutizzarsi della crisi politica attuale, e ad astenersi da ulteriori violenze e provocazioni; plaude agli sforzi profusi dalla Conferenza episcopale nazionale del Congo (CENCO) volti a conseguire un più ampio consenso su una transizione politica; invita sia le autorità sia l'opposizione ad astenersi da qualunque azione o dichiarazione capaci di diffondere maggiormente i disordini; riconosce, nel contempo, la necessità di un periodo transitorio durante il quale la presidenza può essere esercitata solo sotto l'autorità di un consiglio di transizione in seno al quale l'opposizione svolgerà un ruolo cruciale;

7.  esprime profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione dei diritti umani e la crescente limitazione dello spazio politico nella RDC, in particolare per la strumentalizzazione del sistema giudiziario e le violenze e intimidazioni a danno dei difensori dei diritti umani, dell'opposizione politica e dei giornalisti; chiede il rilascio immediato e incondizionato di tutti i detenuti politici; esorta le autorità a revocare immediatamente tutte le restrizioni imposte ai mezzi di comunicazione;

8.  continua a nutrire profonda preoccupazione per il ruolo effettivo svolto dalla CENI, da cui dipenderà in larga misura la legittimità del processo elettorale; ricorda che la commissione elettorale dovrebbe essere un'istituzione imparziale e inclusiva, dotata di risorse sufficienti a consentire lo svolgimento di un processo globale e trasparente;

9.  chiede un'indagine completa, approfondita e trasparente in merito alle presunte violazioni dei diritti umani verificatesi durante le proteste, al fine di individuare i responsabili e far sì che rispondano delle loro azioni;

10.  invita la delegazione dell'UE a continuare a seguire da vicino gli sviluppi nella RDC e ad impiegare tutti i mezzi e gli strumenti appropriati per sostenere i difensori dei diritti umani e i movimenti a favore della democrazia; invita il VP/AR a valutare la possibilità di rafforzare le capacità di mediazione della delegazione dell'UE per cooperare con l'Unione africana, al fine di sostenere un dialogo politico maggiormente inclusivo e impedire l'acutizzarsi della crisi politica e l'ulteriore propagazione delle violenze;

11.  chiede un maggiore coinvolgimento dell'Unione africana nel garantire il pieno rispetto della Costituzione congolese; chiede un dialogo permanente tra i paesi della regione dei Grandi Laghi onde prevenire qualsiasi ulteriore destabilizzazione; accoglie con favore, a tale proposito, la Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi per valutare la situazione nella RDC, che si è tenuta a Luanda nell'ottobre 2016;

12.  rammenta che la pace e la sicurezza sono condizioni indispensabili ai fini del buon esito della consultazione elettorale e di un ambiente politico stabile; accoglie favorevolmente, a tale proposito, il rinnovo del mandato della MONUSCO e il rafforzamento delle sue competenze al fine di proteggere i civili e assicurare il rispetto dei diritti umani nel contesto elettorale;

13.  ribadisce la sua profonda preoccupazione circa l'allarmante situazione umanitaria nella RDC; invita l'UE e i suoi Stati membri a continuare a prestare assistenza a favore dei cittadini della RDC nell'ottica di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più vulnerabili e affrontare le conseguenze degli sfollamenti, dell'insicurezza alimentare e delle catastrofi naturali;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e al parlamento della RDC, all'Unione africana, al Consiglio ACP-UE, al Segretario generale delle Nazioni Unite nonché al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

(1) Testi approvati, P8_TA(2016)0085.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0290.


Accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo
PDF 245kWORD 56k
Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sull'accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo (2016/2885(RSP))
P8_TA(2016)0480B8-1227/2016

Il Parlamento europeo,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), in particolare l'OSS n. 7 sull'accesso all'energia e gli OSS nn. 12 e 13, rispettivamente, sul consumo e la produzione sostenibili e sul cambiamento climatico,

–  vista l'iniziativa Energia sostenibile per tutti (SE4ALL) lanciata dalle Nazioni Unite nel 2011,

–  vista l'iniziativa della Commissione "Energising Development" lanciata nel 2012 per offrire accesso all'energia sostenibile ad altri 500 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo entro il 2030,

–  visto l'articolo 208 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) che stabilisce che la riduzione della povertà e, nel lungo periodo, la sua eliminazione costituiscono l'obiettivo primario della politica di sviluppo dell'UE,

–  visto l'articolo 191 TFUE e la politica dell'UE in materia di clima,

–  visti il regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo(1) (DCI), e in particolare il suo allegato I, che contiene disposizioni in materia di energia sostenibile nell'ambito dei programmi geografici, e il suo allegato II recante disposizioni relative alla componente "energia sostenibile" del programma tematico Beni pubblici e sfide globali del DCI,

–  visti i pertinenti documenti di programmazione nell'ambito del DCI e del Fondo europeo di sviluppo (FES), tra cui i programmi indicativi nazionali (PIN) che comprendono un settore prioritario dell'energia nonché i programmi d'azione annuali (PAA) che danno esecuzione a tali PIN,

–  vista l'iniziativa 2014 "Africa Clean Energy Corridor" (corridoio per l'energia pulita in Africa), che mira a promuovere una più rapida diffusione delle energie rinnovabili in Africa, riducendo le emissioni di carbonio e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili,

–  visto il suo esame dei pertinenti progetti di documenti di programmazione del DCI e del FES prima che siano approvati dai comitati del DCI e del FES,

–  viste la 21a conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi nel dicembre 2015 a Parigi, e l'adozione dell'accordo di Parigi, ossia il primo accordo globale universale e giuridicamente vincolante sul clima,

–  vista la 22a conferenza delle parti (COP 22) della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) svoltasi a Marrakech dal 7 al 18 novembre 2016,

–  vista la riunione di alto livello presieduta da Idriss Déby, presidente dell'Unione africana, Alpha Condé, presidente della Repubblica di Guinea, Nkosazana Dlamini-Zuma, presidente della Commissione dell'Unione africana, Akinwumi Adesina, presidente della Banca africana di sviluppo, alla presenza dei rappresentanti dell'Unione europea Stefano Manservisi, direttore generale della DG Cooperazione internazionale e sviluppo, e Felice Zaccheo, capo aggiunto dell'unità C6, Energia e cambiamento climatico, e di Ségolène Royal, ministro dell'Ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell'energia, nel quadro dell'iniziativa sulle energie rinnovabili e del partenariato UE-UA, tenutasi il 21 settembre 2016, a margine dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York,

–  vista la relazione del 16 novembre 2000 della Commissione mondiale sulle dighe intitolata: "A new framework for decision-making" (Un nuovo quadro per il processo decisionale),

–  viste le sue risoluzioni del 27 settembre 2011 sul finanziamento del potenziamento di infrastrutture di dighe nei paesi in via di sviluppo(2), del 2 febbraio 2012 sulla cooperazione allo sviluppo dell'UE a sostegno dell'obiettivo dell'accesso universale all'energia entro il 2030(3), e del 12 giugno 2012 sull'impegno nella cooperazione nel settore della politica energetica con i partner al di là delle nostre frontiere: un approccio strategico per un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile e competitivo(4),

–  vista la relazione speciale n. 15/2015 della Corte dei conti europea, del 6 ottobre 2015, dal titolo "Sostegno dello Strumento ACP-UE per l'energia a favore delle energie rinnovabili in Africa orientale",

–  vista l'interrogazione alla Commissione sull'accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo (O-000134/2016 – B8-1809/2016),

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

–  visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che è indispensabile un accesso sostenibile all'energia a prezzi accessibili, affidabile e sicuro per soddisfare i bisogni e i diritti umani di base, tra cui l'accesso all'acqua potabile, ai servizi igienico-sanitari, a un ambiente protetto e sicuro, all'assistenza sanitaria, al riscaldamento e all'istruzione, aspetti essenziali per quasi tutti i tipi di attività economica nonché fattori chiave per lo sviluppo; che vi sono anche aspetti relativi alla sicurezza e geopolitici dell'accesso all'energia e che le questioni energetiche possono diventare fattori determinanti di conflitti;

B.  considerando che 1,2 miliardi di persone non hanno accesso all'elettricità e che per un numero ancora maggiore tale accesso non è affidabile; che la metà di coloro che non ha accesso all'elettricità vive in Africa; che il numero è in crescita, dato che in questo continente la crescita demografica è più rapida del ritmo con cui viene esteso l'accesso all'energia;

C.  considerando che sul piano dell'accesso all'elettricità la situazione dell'Africa subsahariana è la peggiore al mondo, anche se l'evoluzione del settore energetico nella regione lascia presupporre che, entro il 2040, l'Africa subsahariana consumerà una quantità di elettricità pari a quella consumata nel 2010 da India e America latina assieme;

D.  considerando che oltre il 70 % del consumo energetico complessivo dell'Africa proviene da fonti rinnovabili, ma che la loro quasi totalità proviene dagli usi tradizionali della biomassa; che vi sono ancora enormi opportunità per includere altre fonti, in particolare l'energia solare ed eolica;

E.  considerando che l'andamento demografico in Africa avrà un forte impatto sulle esigenze di utilizzo del suolo per la produzione vegetale, nonché sul fabbisogno di legna da ardere;

F.  considerando che la deforestazione globale è responsabile di quasi il 20 % di tutte le emissioni di CO2; che la forte dipendenza dalla biomassa tradizionale e da fornelli da cucina inefficienti mette a rischio foreste e praterie in numerose regioni del continente africano;

G.  considerando che 2,3 miliardi di persone utilizzano la biomassa tradizionale come il carbone di legna per cucinare e che spesso ciò ha gravi ripercussioni negative sulla salute e sull'ambiente; che le donne si fanno carico di una quota sproporzionata degli oneri relativi all'uso di tali materiali, compresa la raccolta di legna da ardere, che può richiedere tempo e porre inoltre a repentaglio la loro sicurezza; che l'uso di migliori fornelli riduce il tempo e lo sforzo necessari per la preparazione dei pasti;

H.  considerando che l'Africa è il continente che possiede il più grande potenziale al mondo in termini di energie rinnovabili e accusa i maggiori ritardi sotto il profilo dell'elettrificazione;

I.  considerando che la povertà energetica è diffusa soprattutto nelle aree rurali, ma anche fornire accesso all'energia nelle città in rapida crescita costituisce una sfida enorme, date le realtà geografiche, la connettività e la mancanza di infrastrutture, e che i paesi più poveri dell'Africa sono quelli che pagano il prezzo più elevato per il consumo energetico;

J.  considerando che è fondamentale continuare a sviluppare i mercati, tuttora nuovi, nel campo dell'elettrificazione rurale fino a quando non saranno maturi e autosufficienti, nonché sostenere ulteriormente i programmi incentrati sulle soluzioni energetiche rinnovabili, efficienti, su piccola scala e decentrate;

K.  considerando che la povertà energetica presenta anche una dimensione di genere; che le conseguenze della povertà energetica sono più gravi per le donne;

L.  considerando che garantire l'accesso per tutti a forme di energia economicamente accessibili, affidabili, sostenibili e moderne entro il 2030 è l'obiettivo di sviluppo sostenibile universale n. 7; che il rispetto degli impegni in materia di azione per il clima richiede altresì sforzi risoluti e lungimiranti nel settore energetico e che l'Africa si trova quindi ad affrontare una duplice sfida, dal momento che deve aumentare considerevolmente l'accesso ai servizi di base da parte dei cittadini e, allo stesso tempo, rispettare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo sui cambiamenti climatici;

M.  considerando che la relazione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente dal titolo "Global Trends in Renewable Energy Investment 2016" (Tendenze globali 2016 per quanto riguarda gli investimenti nelle energie rinnovabili) indica che gli investimenti globali annui in nuove capacità ricavate da fonti rinnovabili sono stati oltre il doppio rispetto a quelli effettuati nel 2015 nelle centrali a carbone e a gas; che nel 2015 il mercato delle energie rinnovabili è stato dominato dall'energia fotovoltaica e dall'energia eolica; che, per la prima volta nel 2015, gli investimenti nelle energie rinnovabili sono stati più elevati nei paesi in via di sviluppo rispetto a quelli effettuati nei paesi sviluppati;

N.  considerando che la relazione della Commissione mondiale sulle dighe, del 16 novembre 2000, conclude che, sebbene le dighe di grandi dimensioni non siano riuscite a produrre elettricità, fornire risorse idriche o controllare i danni causati dalle inondazioni tanto quanto atteso, hanno invece avuto un enorme impatto sociale e ambientale, e gli sforzi prodigati per mitigare tali impatti sono stati in gran parte infruttuosi;

O.  considerando che l'obiettivo dell'accesso universale all'energia è interconnesso con l'obiettivo di giustizia climatica;

P.  considerando che la giustizia climatica crea un nesso tra i diritti umani e lo sviluppo onde conseguire un approccio centrato sulla dimensione umana, tutelando i diritti delle persone più vulnerabili e condividendo, in maniera equa e giusta, gli oneri e i benefici del cambiamento climatico e dei relativi effetti;

Q.  considerando che flussi incoerenti di finanziamenti per il clima e il trasferimento di tecnologie in relazione al cambiamento climatico possono compromettere la volontà dei leader africani di sviluppare le energie rinnovabili per attuare il programma di industrializzazione del continente;

R.  considerando che l'accordo di Parigi sottolinea la necessità di promuovere l'accesso universale all'energia sostenibile nei paesi in via di sviluppo, segnatamente in Africa, rafforzando lo sviluppo delle energie rinnovabili;

S.  considerando che esistono numerosi riscontri e un ampio consenso sul fatto che la produzione decentrata su piccola scala di energia rinnovabile, le reti locali e le soluzioni extra-rete sono spesso le più efficienti e che tali soluzioni tendono a offrire il maggiore contributo al progresso generale dello sviluppo e sono le migliori per ridurre al minimo o evitare gli effetti negativi sull'ambiente;

T.  considerando che la produzione locale di energie rinnovabili è sottolineata nel regolamento DCI e che i programmi DCI e FES e i progetti nel settore dell'energia dovrebbero essere progettati in modo da riflettere la comprensione dei vantaggi derivanti dalla produzione decentrata di energia rinnovabile;

U.  considerando che l'assistenza allo sviluppo dell'UE nel settore dell'energia è aumentata in maniera considerevole e che tale spesa dovrebbe raggiungere nel 2014-2020 i 3,5 miliardi di EUR; che 30 PIN, metà dei quali riguardanti paesi africani, comprendono un settore prioritario dell'energia;

V.  considerando che lo strumento ACP-UE per l'energia, creato nel giugno 2005, mira a promuovere l'accesso a servizi energetici moderni da parte delle popolazioni povere nelle zone rurali e nelle zone periurbane, con un'attenzione particolare all'area dell'Africa subsahariana e alle energie rinnovabili; che la relazione speciale n. 15/2015 della Corte dei conti europea ha formulato una serie di raccomandazioni rivolte alla Commissione e volte a rendere più rigoroso il processo di selezione dei progetti, a rafforzare il loro monitoraggio e ad aumentarne le prospettive di sostenibilità;

W.  considerando che un'iniziativa per il finanziamento UE di elettrificazione (ElectriFi) è stata avviata di recente e altri meccanismi di finanziamento prevedono strumenti che abbinano le sovvenzioni dell'UE con prestiti o capitale proprio da finanziatori pubblici o privati (strumenti di finanziamento misto) per diverse parti del mondo, le attività della Banca europea per gli investimenti nel settore dell'energia nell'ambito del suo mandato esterno e le operazioni del Fondo fiduciario UE-Africa per le infrastrutture nel settore dell'energia;

X.  considerando che è necessario un crescente contributo degli investimenti privati per il conseguimento dell'OSS n. 7; che qualsiasi decisione di promuovere l'uso dei partenariati pubblico-privato attraverso i finanziamenti misti nei paesi in via di sviluppo dovrebbe fondarsi su una minuziosa valutazione di questi meccanismi e sugli insegnamenti tratti dall'esperienza passata; che occorre evitare in ogni circostanza di concedere contributi a progetti già realizzabili a livello commerciale;

Y.  considerando che la formazione di personale locale specializzato e altamente specializzato deve costituire una priorità al fine di garantire accesso all'energia nei paesi in via di sviluppo e che a tale aspetto deve dedicarsi una parte sostanziale dei finanziamenti;

Z.  considerando che i sussidi per i combustibili fossili a livello mondiale sono dell'ordine di 500 miliardi di dollari all'anno, provocano aumenti anziché riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra e tendono ad avvantaggiare i cittadini più abbienti rispetto a quelli poveri; che tali sussidi dovrebbero essere gradualmente eliminati e, così facendo, i governi possono liberare fondi considerevoli da destinare a politiche sociali molto più efficienti e per estendere l'accesso a forme di energia economicamente accessibili, affidabili, sostenibili e moderne, riducendo le disuguaglianze e migliorando la qualità della vita;

1.  ricorda che l'accesso all'energia accelera lo sviluppo; richiama l'attenzione sulla portata e le implicazioni della povertà energetica nei paesi in via di sviluppo e sul forte coinvolgimento dell'UE negli sforzi intesi a ridurre la povertà; sottolinea la necessità di uno sforzo incisivo e concertato da parte dei governi, della società civile e delle altre parti interessate nei paesi interessati e da parte dei partner internazionali per ridurre la povertà energetica e conseguire l'OSS n. 7, il che richiede sforzi particolari nelle zone rurali remote, in particolare nelle regioni non collegate alla rete energetica; ricorda che le politiche in materia di cambiamenti climatici e quelle commerciali dovrebbero sostenersi a vicenda per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e l'eliminazione della povertà conformemente all'agenda 2030 e all'accordo di Parigi;

2.  sottolinea il forte legame tra l'energia e le potenziali questioni di sicurezza e ritiene che la governance energetica, pur essendo anch'essa difficile da attuare, sia essenziale ai fini dello sviluppo economico e umano nei paesi in via di sviluppo;

3.  evidenzia che l'elettrificazione è conseguita grazie al sostegno delle autorità pubbliche il quale, a sua volta, dipende dalla sana gestione dei servizi di distribuzione dell'energia e dalla capacità degli Stati di svolgere le loro funzioni sovrane;

4.  invita l'UE a integrare la dimensione di genere in tutte le sue politiche energetiche, ponendo l'accento sulle donne con esigenze particolari;

5.  sostiene l'iniziativa della Commissione "Energising Development" volta a offrire accesso all'energia sostenibile per altri 500 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo entro il 2030 attraverso elementi di programma quali la creazione di uno strumento di assistenza tecnica, il ricorso a esperti dell'UE per sviluppare competenze tecniche nei paesi in via di sviluppo e la promozione dello sviluppo di capacità e del trasferimento di tecnologie; pone l'accento sul ruolo dell'energia quale elemento essenziale per molti altri settori, come la sanità, l'istruzione, l'acqua potabile, l'agricoltura nonché le telecomunicazioni e la connettività via Internet; sottolinea che l'iniziativa "Energising Development" deve essere pienamente in linea con gli obiettivi della politica di sviluppo dell'UE sanciti nel trattato di Lisbona;

6.  ritiene che, benché brevi, le pertinenti disposizioni del regolamento DCI, adottato in codecisione dal Parlamento e dal Consiglio, rappresentino una solida base per l'assistenza allo sviluppo dell'UE nel settore dell'energia; ricorda che tali disposizioni riguardano l'accesso all'energia e pongono l'accento sull'energia rinnovabile a livello locale e regionale garantendo l'accesso delle persone indigenti nelle regioni remote;

7.  accoglie con favore l'iniziativa ElectriFi, che fornisce una struttura flessibile e inclusiva, consentendo la partecipazione di diversi partner come il settore privato, le istituzioni pubbliche e le autorità locali, i quali possono trarre benefici nella stessa misura e alle stesse condizioni di mercato, tenendo debitamente conto delle esigenze e delle opportunità in ogni paese/regione interessati; ricorda che la partecipazione di partner del settore privato e delle organizzazioni della società civile locali sarà fondamentale per accrescere l'efficacia e la titolarità delle azioni svolte;

8.  invita la Commissione a comunicare regolarmente sul suo sito web i progressi compiuti nei confronti dell'obiettivo della sua iniziativa "Energising Development", a specificare quale parte del finanziamento totale dell'energia nei paesi in via di sviluppo è stato destinato alle energie rinnovabili, alle regioni remote, alla formazione del personale e alla creazione di know-how e competenze locali, alle soluzioni locali ed extra-rete e a descrivere sommariamente, ma nel modo più preciso possibile, la partecipazione delle varie parti interessate alle azioni concluse e in corso;

9.  evidenzia l'elevato potenziale delle fonti di energia rinnovabili in Africa, con riferimento alla produzione di energia solare ed eolica, al fine di garantire l'accesso all'energia per tutti, soprattutto nelle aree rurali; rileva che il prezzo degli impianti fotovoltaici influisce in modo fondamentale sull'effettivo sfruttamento del potenziale solare in Africa; esorta pertanto l'UE e i suoi Stati membri a facilitare il trasferimento di tecnologie affinché vengano impiegate nei paesi in via di sviluppo;

10.  osserva che l'Africa detiene circa il 10 % del potenziale teorico di energia idroelettrica a livello mondiale; ricorda che il riscaldamento globale influirà sull'andamento delle precipitazioni e comporta pertanto una crescente sfida in termini di accesso all'acqua e sicurezza alimentare; ricorda inoltre che la Commissione mondiale sulle dighe ha indicato che i poveri, gli altri gruppi vulnerabili e le generazioni future sosterranno probabilmente una parte sproporzionata dei costi sociali e ambientali dei progetti di costruzione di grandi dighe senza ottenere una quota proporzionata di benefici economici; ribadisce che le piccole dighe idroelettriche sono maggiormente sostenibili, anche dal punto di vista economico, rispetto alle dighe idroelettriche di grandi dimensioni;

11.  raccomanda che gli enti finanziatori (agenzie di aiuti bilaterali, banche di sviluppo multilaterali, agenzie di credito all'esportazione e la BEI) assicurino che qualsivoglia opzione della diga, per la quale è approvato un finanziamento, rispetti gli orientamenti della Commissione mondiale sulle dighe; sottolinea, in particolare, che la pianificazione di dighe deve essere valutata considerando cinque criteri: equità, efficacia, processo decisionale partecipato, sostenibilità e responsabilità; ricorda in particolare che, allorquando i progetti riguardano popolazioni indigene e tribali, tali processi devono essere guidati dal loro consenso libero, preventivo e informato;

12.  ricorda che la bioenergia è una fonte energetica complessa collegata all'agricoltura, alla silvicoltura e all'industria, e influisce sugli ecosistemi e sulla biodiversità; osserva, in particolare, che la conversione della biomassa in energia comporta nuovi rischi, ad esempio in termini di sicurezza alimentare, sicurezza delle proprietà fondiarie, deforestazione e degrado del suolo; ricorda che si dovrebbe tenere conto anche dell'impronta idrica della bioenergia, dal momento che in molte parti dell'Africa si riscontra già una carenza idrica e che circa un terzo delle aree produttive africane è già classificato come territorio arido; sottolinea pertanto la necessità di elaborare, sia nell'UE che nei paesi in via di sviluppo, criteri di sostenibilità ambientale e sociale rigorosi e vincolanti per la produzione di biomassa, onde conseguire l'obiettivo di sviluppo sostenibile n° 7;

13.  sottolinea la necessità di promuovere fornelli da cucina altamente efficienti nonché la transizione verso combustibili per la cottura moderni, onde contrastare il rapido esaurimento delle risorse di legname;

14.  è incoraggiato dall'esistenza di varie iniziative a livello internazionale per promuovere l'accesso all'energia sostenibile nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, ma insiste sulla necessità di rafforzarne il coordinamento ai fini di una maggiore efficienza; invita l'UE e gli Stati membri a fornire sostegno e assistenza tecnica per l'attuazione del piano d'azione dell'iniziativa Corridoio per l'energia pulita in Africa, che mira a soddisfare metà della domanda complessiva di energia elettrica attraverso risorse rinnovabili pulite, autoctone ed efficaci sotto il profilo dei costi entro il 2030, riducendo in tal modo le emissioni di anidride carbonica; chiede una più stretta cooperazione tra gli organismi di finanziamento, il settore privato e i governi dei paesi in via di sviluppo al fine di accelerare il conseguimento degli obiettivi; sottolinea la necessità dell'assistenza alla manutenzione, garantendo un sufficiente accesso alla fornitura di pezzi di ricambio nonché esperti tecnici formati in loco;

15.  appoggia il ricorso al finanziamento misto quando ciò rappresenta l'uso più efficiente dei fondi per l'assistenza allo sviluppo nel conseguire l'obiettivo di sviluppo sostenibile n. 7, quando viene prestata particolare attenzione ai progetti su piccola scala e quando le imprese partecipanti sono tenute a praticare la responsabilità sociale d'impresa; invita la Commissione a evitare accuratamente la concessione di fondi a favore di qualsiasi progetto che sarebbe realizzabile senza tali finanziamenti, anche se un investitore privato presenta domanda per ottenerli; ritiene che i principi di efficacia dello sviluppo devono essere rispettati anche per le operazioni di finanziamento misto e constata l'importanza dell'allineamento con i piani di sviluppo dei paesi beneficiari, di un ampio coinvolgimento delle parti interessate, della trasparenza e della responsabilità, del coordinamento e dell'efficienza come pure di risultati misurabili e tangibili;

16.  chiede l'eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili e incoraggia l'assegnazione dei fondi così liberati a favore di politiche e azioni sociali efficaci volte a eliminare la povertà energetica nei paesi in via di sviluppo;

17.  evidenzia che l'unica misura definitiva del successo dell'azione dell'UE è l'entità del contributo che fornisce al conseguimento dell'accesso universale all'energia, riducendo al minimo le emissioni di gas a effetto serra, tenendo conto del principio della responsabilità comune ma differenziata;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Segretario generale del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico.

(1) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44.
(2) GU C 56 E del 26.2.2013, pag. 67.
(3) GU C 239 E del 20.8.2013, pag. 83.
(4) GU C 332 E del 15.11.2013, pag. 28.


Applicazione del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento
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Risoluzione del Parlamento europeo del 1° dicembre 2016 sull'applicazione del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento (2016/2011(INI))
P8_TA(2016)0481A8-0299/2016

Il Parlamento europeo,

–  visto il Libro verde della Commissione sul procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento e sulle misure atte a semplificare ed accelerare il contenzioso in materia di controversie di modesta entità (COM(2002)0746),

–  visto il regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006 che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento(1),

–  visto il regolamento (UE) n. 936/2012 della Commissione, del 4 ottobre 2012, che modifica gli allegati del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento(2),

–  vista la relazione della Commissione sull'applicazione del regolamento (CE) n. 1896/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento (COM(2015)0495),

–  vista la valutazione europea dell'attuazione sul procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento effettuata dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0299/2016),

A.  considerando che la Commissione ha presentato la sua relazione che riesamina l'applicazione del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento a norma dell'articolo 32 del regolamento (CE) n. 1896/2006;

B.  considerando che la relazione è stata presentata con quasi due anni di ritardo e non contiene una valutazione d'impatto estesa e aggiornata per ciascuno Stato membro come richiesto, la quale prenda in esame le differenti disposizioni giuridiche in tutti gli Stati membri e la loro interoperabilità, ma solo in modo incompleto una tabella statistica con informazioni che risalgono prevalentemente al 2012; che il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento è facoltativo e che è possibile avvalersene nell'ambito di controversie transfrontaliere in alternativa alle ingiunzioni di pagamento nazionali;

C.  considerando che tale procedimento è stato concepito per consentire un recupero rapido, agevolato ed economico di somme derivanti da debiti che sono certe, definite nell'importo, dovute e non contestate dal convenuto; che, stando alle statistiche, il funzionamento del procedimento sembra ampiamente soddisfacente, ma che il procedimento opera in modo nettamente limitato rispetto al suo pieno potenziale, dato che viene impiegato perlopiù in paesi che dispongono di un procedimento simile a livello nazionale;

D.  considerando che il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento rientra nella categoria di misure nel settore della cooperazione giudiziaria in materia civile aventi implicazioni transfrontaliere, necessarie al funzionamento del mercato interno;

E.  considerando che i ritardi di pagamento rappresentano una delle principali cause d'insolvenza, la quale mette a rischio la sopravvivenza delle imprese, in particolare delle piccole e medie imprese, ed è all'origine della perdita di numerosi posti di lavoro;

F.  considerando che sarebbe opportuno adottare misure concrete, comprese campagne di sensibilizzazione mirate, per informare i cittadini, le imprese, i professionisti del diritto e le altre parti interessate sulla disponibilità, il funzionamento, l'applicazione e i vantaggi del procedimento;

G.  considerando che, in taluni Stati membri in cui il procedimento europeo d'ingiunzione non è applicato conformemente al regolamento attuale, le ingiunzioni dovrebbero essere emesse con maggiore rapidità, e in ogni caso il termine di 30 giorni fissato dal regolamento dovrebbe essere rispettato, tenendo presente che le ingiunzioni possono essere dichiarate esecutive soltanto nel caso dei crediti non contestati;

H.  considerando che lo sviluppo del sistema e-CODEX per consentire la presentazione online delle domande deve essere incoraggiato attraverso ulteriori misure che mirino a un ricorso più efficiente al procedimento;

I.  considerando che un maggior numero di Stati membri dovrebbe seguire l'esempio della Francia, della Repubblica Ceca, dell'Estonia, di Cipro e della Svezia e autorizzare i richiedenti a presentare le domande in altre lingue e in generale adottare misure di sostegno volte a ridurre al minimo i margini di errore derivanti dall'uso di una lingua straniera;

J.  considerando che la natura semplificata del procedimento non significa che se ne possa fare cattivo uso per applicare clausole contrattuali abusive, in quanto l'articolo 8 del regolamento (CE) n. 1896/2006 dispone che il giudice valuti se il credito sia fondato, sulla scorta delle informazioni a sua disposizione, così da garantire la compatibilità con la giurisprudenza della Corte di giustizia rilevante in materia; che inoltre tutte le parti interessate dovrebbero essere informate dei diritti e dei procedimenti;

K.  considerando che i moduli standard necessitano di una revisione e di futuri riesami periodici al fine di aggiornare l'elenco degli Stati membri e delle valute e di tenere maggiormente conto del pagamento di interessi su crediti, inclusa una descrizione appropriata degli interessi da recuperare;

L.  considerando che la Commissione dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di proporre la revisione delle disposizioni sull'ambito di applicazione del procedimento e sul riesame eccezionale di ingiunzioni;

1.  plaude al buon funzionamento, in tutti gli Stati membri, del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento, un procedimento applicabile in materia civile e commerciale in relazione a crediti non contestati e il cui principale obiettivo consiste nella semplificazione e nell'accelerazione del procedimento per il riconoscimento e l'applicazione transfrontalieri dei diritti dei creditori nell'UE;

2.  deplora il notevole ritardo, di quasi due anni, nella presentazione della relazione della Commissione che valuta l'attuazione del regolamento (CE) n. 1896/2006;

3.  deplora la mancanza di una valutazione d'impatto estesa per ciascuno Stato membro nella relazione della Commissione, come previsto dall'articolo 32 del regolamento (CE) n. 1896/2006; deplora la mancanza, nella relazione, di dati aggiornati sulla situazione negli Stati membri per quanto riguarda il funzionamento e l'attuazione del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento; invita pertanto la Commissione a presentare una valutazione estesa, aggiornata e dettagliata;

4.  deplora parimenti che il ricorso al procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento vari notevolmente tra gli Stati membri; sottolinea, a tale riguardo, che nonostante il moderno procedimento semplificato offerto dalla legislazione dell'UE, le differenze di attuazione negli Stati membri e la preferenza accordata alla legislazione nazionale piuttosto che al procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento non riescono a massimizzare i risultati dell'attuazione del regolamento (CE) n. 1896/2006, determinando l'impossibilità per i cittadini europei di esercitare i loro diritti a livello transfrontaliero al punto da mettere a rischio la fiducia nella legislazione dell'UE;

5.  segnala che, negli Stati membri con strumenti simili a livello nazionale, i membri del pubblico fanno più frequentemente ricorso al procedimento e sono maggiormente informati al riguardo;

6.  ritiene che sia necessario adottare misure concrete per continuare a informare i cittadini, le imprese, i professionisti del diritto e tutte le altre parti interessate sulla disponibilità, il funzionamento, l'applicazione e i vantaggi del procedimento europeo d'ingiunzione di pagamento nei casi di natura transfrontaliera; sottolinea che è necessario fornire assistenza ai membri del pubblico e in particolare alle piccole e medie imprese affinché migliorino il loro impiego, la loro comprensione e la loro conoscenza degli strumenti giuridici esistenti per far valere i loro crediti a livello transfrontaliero nel quadro del diritto dell'UE pertinente in materia;

7.  sottolinea che è necessario che gli Stati membri forniscano alla Commissione dati accurati, completi e aggiornati, ai fini di un controllo e di una valutazione efficaci;

8.  incoraggia gli Stati membri ad adoperarsi per emettere ingiunzioni entro 30 giorni e ad accettare domande in lingue straniere, ove possibile, tenendo in considerazione che gli obblighi di traduzione hanno un impatto negativo sui costi e sui tempi di trattamento relativamente al procedimento;

9.  appoggia pienamente i lavori compiuti per consentire, in futuro, la presentazione elettronica delle domande di ingiunzione di pagamento europee; invita, pertanto, a tale riguardo, la Commissione a incoraggiare l'utilizzo del progetto pilota e-CODEX e a estenderlo a tutti gli Stati membri, a seguito di uno studio della Commissione condotto relativamente all'attuabilità della presentazione elettronica delle domande di ingiunzione di pagamento europeo;

10.  invita la Commissione ad adottare moduli standard aggiornati, come richiesto, al fine di tenere maggiormente conto, tra l'altro, di una descrizione adeguata degli interessi che devono essere pagati sui crediti;

11.  ritiene che un futuro riesame del regolamento dovrebbe mirare a eliminare talune eccezioni dall'ambito di applicazione del procedimento e a rivedere le disposizioni sul riesame dei procedimenti europei di ingiunzione di pagamento;

12.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 399 del 30.12.2006, pag. 1.
(2) GU L 283 del 16.10.2012, pag. 1.

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