Risoluzione del Parlamento europeo del 14 settembre 2017 sul Gabon: repressione dell'opposizione (2017/2830(RSP))
Il Parlamento europeo,
– viste le sue precedenti risoluzioni sul Gabon, in particolare quella del 2 febbraio 2017 sulla crisi dello Stato di diritto nella Repubblica democratica del Congo e in Gabon(1),
– vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 24 settembre 2016 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e dal commissario per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica, a seguito dell'annuncio da parte della Corte costituzionale gabonese dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali del 2016,
– visto il comunicato stampa rilasciato dall'Unione africana il 1º settembre 2016, in cui si condannano le violenze e si chiede una risoluzione pacifica del conflitto postelettorale in Gabon,
– viste le conclusioni del Consiglio del giugno 2017 su un rinnovato impulso al partenariato Africa-UE,
– vista la dichiarazione congiunta sul Gabon rilasciata l'11 settembre 2016 dai portavoce del VP/AR Federica Mogherini e del commissario per la cooperazione internazionale e lo sviluppo Neven Mimica,
– visto l'intervento dell'UE del 9 marzo 2017 in occasione della 34a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite dei diritti umani, nel quadro del punto 2 del dialogo interattivo con l'alto commissario,
– vista la risoluzione 359(LIX) 2016 della Commissione africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, del 4 novembre 2016, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica gabonese,
– vista la Costituzione del Gabon,
– visto l'accordo di partenariato di Cotonou rivisto,
– vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del giugno 1981,
– visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del dicembre 1966,
– vista la relazione finale della missione di osservazione elettorale dell'Unione europea,
– vista la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo,
– visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,
A. considerando che le elezioni presidenziali tenutesi in Gabon nell'agosto 2016 hanno sollevato accuse di brogli elettorali; che nei giorni successivi alle elezioni il parlamento nazionale è stato raso al suolo da un incendio e che diversi manifestanti sono stati uccisi e centinaia sono stati arrestati; che, benché la situazione della sicurezza si sia ampiamente stabilizzata, permangono forti tensioni sociopolitiche in tutto il paese, aggravate da una situazione economica precaria;
B. considerando che una delle caratteristiche di una democrazia è il rispetto della Costituzione, sulla quale si fondano lo Stato, le istituzioni e lo Stato di diritto; che lo svolgimento di elezioni pacifiche, credibili e trasparenti in Gabon avrebbe contribuito in misura considerevole ad affrontare la sfida del progresso democratico e dell'alternanza del potere cui deve far fronte la regione dell'Africa centrale; che le elezioni parlamentari in Gabon, inizialmente previste per il dicembre 2016, sono state rimandate con due posticipi all'aprile 2018, oltre il termine costituzionale;
C. considerando che in Gabon, in particolare negli episodi di violenza post-elettorale dell'agosto 2016, sono avvenuti arresti, uccisioni e sparizioni forzate, come segnalato da diverse organizzazioni internazionali e non governative; che in Gabon si è assistito a un aumento della violenza politica, segnatamente nella capitale, Libreville, dove sarebbero state attaccate diverse case appartenenti a membri dell'opposizione;
D. considerando che le autorità hanno messo in atto azioni repressive nei confronti dei membri dell'opposizione e della società civile che si oppongono alle forze al potere; che gruppi di difesa dei diritti umani continuano a segnalare un deterioramento della situazione dei diritti umani e della libertà di espressione e di riunione, fra cui l'uso eccessivo della forza nei confronti di manifestanti pacifici, arresti e detenzioni arbitrari e processi di matrice politica;
E. considerando che, prima e dopo le elezioni del 2016, numerose accuse hanno associato il regime di Ali Bongo a violazioni dei diritti umani quali arresti arbitrari e detenzione di lunga durata in condizioni disumane, tortura, uccisioni extragiudiziali e sparizioni forzate di civili e giornalisti che si sono opposti al suo regime o alla sua rielezione;
F. considerando che il Gabon è parte della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, sta provvedendo ad attuarne le disposizioni nel diritto nazionale e ha dunque l'obbligo di informare le Nazioni Unite sui progressi compiuti dalla ratifica della Convenzione nel 2011 e su quanto accaduto all'indomani delle elezioni del 2016; che il Comitato delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate sta attualmente esaminando la relazione del Gabon e i progressi compiuti con riguardo a tale attuazione;
G. considerando che, nell'ambito degli sforzi volti a risolvere la crisi innescata dalla sua rielezione, il Presidente Ali Bongo ha avviato un "dialogo nazionale" al quale avrebbero partecipato i rappresentanti di 1 200 gruppi delle società civile e circa 50 partiti politici, stando al primo ministro Emmanuel Issoze Ngondet; che i colloqui sono stati boicottati da Jean Ping e da altri leader di rilievo dell'opposizione;
H. considerando che il 18 agosto 2017 il candidato presidenziale Jean Ping ha lanciato un appello alla popolazione gabonese in cui incitava alla "disobbedienza civile" e chiedeva la destituzione del presidente;
I. considerando che nelle ultime settimane decine di manifestanti sono stati arrestati in occasione di dimostrazioni pacifiche non autorizzate a sostegno di Jean Ping, e che diversi di loro sono ancora in stato di detenzione;
J. considerando che il 2 settembre 2017 al leader dell'opposizione politica, nonché ex candidato presidenziale, Jean Ping e ai leader di venti partiti di opposizione è stato impedito di lasciare il paese senza avere ricevuto alcun preavviso e senza che fosse pubblicato un elenco di persone interessate; che tale misura è stata revocata l'8 settembre 2017;
K. considerando che il governo ha vietato agli oppositori politici che contestano la vittoria di Ali Bongo di parlare in pubblico o nei media privati;
L. considerando che sono state intentate cause individuali dinanzi ai tribunali francesi contro varie personalità gabonesi di alto profilo relativamente a gravi violazioni dei diritti umani e a proventi acquisiti illegalmente (biens mal-acquis);
M. considerando che la magistratura francese ha appena concluso un'indagine su proventi acquisiti illegalmente provenienti dal Gabon e investiti in Francia e ha identificato e confiscato beni per un valore compreso tra 50 e 60 milioni di EUR, in seguito a denunce presentate dalla sezione francese di Transparency International e da un cittadino del Gabon; che l'indagine ha rivelato che anche su un conto bancario usato per acquisire beni in Francia per conto della famiglia Bongo è stato ricevuto un pagamento di 1,3 milioni di EUR;
N. considerando che la missione di osservazione elettorale dell'UE, invitata dal governo del Gabon a monitorare le elezioni presidenziali, nella sua relazione finale ha segnalato una mancanza di trasparenza nel processo elettorale, in particolare nel consolidamento dei risultati elettorali e nella procedura di ricorso; che la missione di osservazione elettorale ha concluso che tali anomalie mettono in dubbio l'integrità del processo di consolidamento dei risultati e l'esito finale delle elezioni;
1. ricorda che, nel quadro dell'accordo di Cotonou, il Gabon ha assunto l'impegno di rispettare la democrazia, lo Stato di diritto e i principi in materia di diritti umani, tra cui la libertà di espressione e di riunione, l'accesso ai media, il buon governo e la trasparenza nelle cariche politiche;
2. rammenta al Gabon i suoi doveri e le sue responsabilità quale Stato parte di tale accordo, tra cui l'obbligo di fornire informazioni chiare e tangibili riguardo alle riforme intraprese dalla ratifica, alle violenze dopo le elezioni e agli interventi portati avanti per stabilire la verità e garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni davanti alla giustizia;
3. sottolinea il ruolo fondamentale che l'opposizione svolge in una società democratica; condanna con fermezza le pressioni e le intimidazioni esercitate sull'opposizione in Gabon; ritiene inaccettabile che a vari leader dell'opposizione gabonesi, compreso il candidato alle elezioni presidenziali del 2016 Jean Ping, sia stato temporaneamente negato il diritto di lasciare il paese; ricorda che le leggi del Gabon prevedono tale misura eccezionale soltanto per le persone sotto inchiesta penale; ritiene pertanto che tale misura sia arbitraria;
4. condanna fermamente le continue minacce, gli attacchi e l'uso della forza come pure le gravi restrizioni e intimidazioni subite da membri dell'opposizione, difensori dei diritti umani e giornalisti in Gabon; esorta le autorità a rispettare il diritto di manifestazione pacifica dell'opposizione e a liberare immediatamente tutti coloro che sono tuttora detenuti ingiustamente, a fermare ogni tipo di sopruso, intimidazione e persecuzione ai danni dell'opposizione e ad adottare provvedimenti concreti per garantire la libertà di espressione;
5. esorta il governo del Gabon a procedere a una completa e rapida riforma della procedura elettorale, tenendo conto delle raccomandazioni formulate dalla missione di osservazione elettorale dell'UE, al fine di migliorarla e renderla pienamente trasparente e credibile; sottolinea che le autorità del Gabon devono garantire la piena e leale collaborazione con tutti i pertinenti soggetti interessati a livello nazionale e internazionale, al fine di garantire che le prossime elezioni parlamentari, che avrebbero già dovuto tenersi, siano pienamente trasparenti e credibili e si svolgano in un contesto libero, democratico, inclusivo e pacifico;
6. riconosce che tra l'Unione europea e il Gabon è in corso un dialogo politico intensificato, a norma delle disposizioni dell'accordo di Cotonou; esorta tutte le parti interessate a cooperare pienamente e ad adoperarsi per un reale successo di tale iniziativa;
7. esprime riserve circa l'inclusività e conseguentemente la credibilità e la pertinenza del dialogo nazionale avviato dal governo; osserva che Jean Ping e la Coalizione per la nuova Repubblica da lui guidata hanno rifiutato di partecipare al dialogo;
8. ritiene che le profonde divisioni politiche e sociali esistenti in Gabon esigano una chiara risposta politica al fine di preservare la stabilità del paese, aumentare la fiducia dei cittadini del Gabon e conferire un'effettiva legittimità alle istituzioni; chiede che sia avviata un'indagine internazionale, guidata dalle Nazioni Unite, sulle elezioni e gli abusi da allora commessi, al fine di stabilire le modalità per creare un dialogo politico che permetta di risolvere la crisi, garantendo nel contempo i diritti democratici del popolo del Gabon;
9. esorta vivamente in particolare la Francia, per via dei suoi forti legami storici con il Gabon, a esercitare tutta la sua influenza politica ed economica facendo leva sul governo del Gabon e a svolgere un ruolo costruttivo nelle istituzioni dell'UE in tale ambito;
10. invita la delegazione dell'Unione europea in Gabon a continuare a seguire da vicino gli sviluppi nel paese e ad impiegare tutti i mezzi e gli strumenti appropriati e il dialogo politico intensificato per promuovere gli elementi essenziali dell'accordo di Cotonou e per sostenere i movimenti a favore della democrazia;
11. chiede al VP/AR, alla Commissione e agli Stati membri di rivedere le loro politiche nei confronti del Gabon e a prendere in considerazione sanzioni mirate per i responsabili dei brogli elettorali e delle conseguenti violenze perpetrate in Gabon;
12. ribadisce il suo appello al governo del Gabon affinché istituisca un sistema giudiziario e un regime di sanzioni in grado di garantire la proporzionalità degli arresti e delle sentenze alla gravità del crimine commesso;
13. esorta il governo a fornire risposte concrete alle preoccupazioni della comunità internazionale lanciando un forum consultivo per il dialogo che sia rapido, autenticamente inclusivo, trasparente e imparziale; chiede inoltre all'opposizione di valutare la credibilità di tale processo;
14. invita tutti gli attori politici a dar prova di responsabilità e di moderazione nonché, in particolare, ad astenersi dall'istigazione alla violenza;
15. invita tutti i partecipanti al prossimo Vertice UE-Africa ad Abidjan a inserire la situazione in Gabon all'ordine del giorno e a rammentare al Gabon i suoi impegni per i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto;
16. accoglie con favore l'indagine effettuata in Francia sui proventi acquisiti illegalmente provenienti dal Gabon e auspica che tutte le persone coinvolte nelle attività illegali siano assicurate alla giustizia; chiede la massima trasparenza riguardo al pagamento di 1,3 milioni di EUR versato su un conto bancario francese connesso alla famiglia Bongo;
17. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, al Presidente e al Parlamento del Gabon, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.