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Procedura : 2017/2116(INI)
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A8-0121/2018

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PV 16/04/2018 - 25
CRE 16/04/2018 - 25

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PV 17/04/2018 - 6.4
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Martedì 17 aprile 2018 - Strasburgo Edizione definitiva
Una strategia europea per promuovere le colture proteiche
P8_TA(2018)0095A8-0121/2018

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 aprile 2018 su una strategia europea per promuovere le colture proteiche – incoraggiare la produzione di colture proteiche e leguminose nel settore agricolo europeo (2017/2116(INI))

Il Parlamento europeo,

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sul "deficit proteico nell'UE: quale soluzione per questo annoso problema?"(1),

–  vista la proposta della Commissione del 14 settembre 2016 relativa a un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione ("regolamento omnibus") (COM(2016)0605) e la relativa modifica intesa a includervi una richiesta alla Commissione di pubblicare un "piano proteine" entro la fine del 2018(2),

–  vista la "dichiarazione sulla soia a livello europeo", presentata il 12 giugno 2017 al Consiglio Agricoltura dalla Germania e dall'Ungheria, e firmata in seguito da 14 Stati membri(3),

–  vista la decisione del Consiglio 93/355/CEE, dell'8 giugno 1993, relativa alla conclusione di un memorandum d'intesa sui semi oleaginosi tra la Comunità economica europea e gli Stati Uniti d'America, nel quadro del GATT(4),

–  visto il documento adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" ("Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile"), e, in particolare, gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) n. 2, 12 e 15 in esso inclusi,

–  vista la decisione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in occasione della sua 68a sessione, di proclamare ufficialmente il 2016 "Anno internazionale dei legumi", sotto l'egida dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO)(5),

–  visto lo studio commissionato dal dipartimento tematico B del Parlamento su richiesta dalla commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, dal titolo "Ruolo ambientale delle colture proteiche nella nuova politica agricola comune"(6),

–  vista l'audizione tenutasi al Parlamento sul miglioramento dell'approvvigionamento in Europa in termini di colture proteiche,

–  vista la dichiarazione Danube Soya del 19 gennaio 2013,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e il parere della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0121/2018),

A.  considerando che l'Unione europea soffre di un deficit importante in termini di proteine vegetali a causa delle esigenze del proprio settore zootecnico, che dipende dalle importazioni di mangimi da paesi terzi, situazione che purtroppo ha visto miglioramenti ridotti, nonostante le intenzioni più volte annunciate e le iniziative adottate al riguardo da oltre quindici anni e nonostante l'utilizzo di coprodotti derivanti dalla produzione di biocarburanti nei mangimi animali; considerando che l’attuale situazione dell'UE, caratterizzata dall’importazione di proteine vegetali (principalmente soia) provenienti dall’America del Sud, è insostenibile e dimostra che occorre adottare un’azione maggiormente energica, in particolare per migliorare la sostenibilità di tali importazioni;

B.  considerando che è essenziale ridurre la considerevole dipendenza dell'Unione dalle importazioni di colture proteiche, essenzialmente impiegate per l'alimentazione animale; che, oltre all'impatto ambientale nelle regioni produttrici di soia, la situazione attuale comporta rischi elevati in particolare per il settore zootecnico dell'UE, poiché la volatilità dei prezzi sui mercati internazionali è notevolmente aumentata;

C.  considerando che il Parlamento europeo si è ripetutamente espresso in merito alle proteine e alla necessità di istituire un piano europeo per le proteine, senza che le sue iniziative abbiano realmente prodotto risultati tali da modificare la situazione di dipendenza dell'Europa riguardo all'approvvigionamento di proteine vegetali;

D.  considerando che, a seguito della crisi della BSE, è stato giustamente vietato a livello europeo l'utilizzo di farine animali nei mangimi(7), ma che ciò ha fatto aumentare fortemente le importazioni di soia dall'America latina;

E.  considerando che nell'UE solo il 3 % della superficie coltivabile è pertanto destinato alle colture proteiche mentre l'Unione importa oltre il 75 % del suo approvvigionamento di proteine vegetali soprattutto dal Brasile, dall'Argentina e dagli Stati Uniti;

F.  considerando che i settori zootecnici nell'Unione sono estremamente sensibili alla volatilità dei prezzi e alla distorsione della concorrenza e dipendono dalle importazioni di proteine vegetali a prezzi accessibili e di qualità elevata, il che pone una sfida reale per le aziende agricole europee;

G.  considerando che le colture proteiche europee generano sottoprodotti oleaginosi che possono contribuire all'economia circolare e possono essere molto utili per il consumo umano, le energie rinnovabili o la chimica verde; che la coproduzione di proteine e di sottoprodotti in Europa consente di ridurre le importazioni di proteine OGM e di biocarburanti che contribuiscono alla deforestazione;

H.  considerando che il problema delle proteine vegetali utilizzate nei mangimi è stato troppo spesso affrontato solo dalla prospettiva delle sostanze ricche di proteine, associata a quella del deficit di proteine vegetali e della ricerca di materie prime destinate a completare le razioni degli animali da allevamento;

I.  considerando che occorre adottare un'analisi più globale della questione delle proteine vegetali in Europa, al fine di dotarsi di una strategia a lungo termine e di tutti gli strumenti disponibili per agire in modo più efficace sulla riduzione della nostra dipendenza dalle proteine vegetali importate; che tale strategia è uno strumento per la transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili;

J.  considerando che le proteine, analogamente all'energia, sono una componente essenziale per la nostra alimentazione e possono essere fornite in forma vegetale o animale;

K.  considerando che le proteine vegetali sono al centro delle sfide della sovranità e della sicurezza alimentare (per gli alimenti e i mangimi), della protezione dell'ambiente, del riscaldamento globale e delle energie rinnovabili; che sono indispensabili per la vita e sono presenti in tutti gli alimenti consumati, sia dall'uomo sia dagli animali;

L.  considerando che la produzione totale europea di materie ricche di proteine è passata da 24,2 a 36,3 milioni di tonnellate (+50 %) dal 1994 al 2014, ma che nel contempo i consumi sono passati da 39,7 a 57,1 milioni di tonnellate (+44 %); che il disavanzo globale di proteine dell'Unione (20,8 milioni di tonnellate nel 2014) è pertanto in aumento; considerando che negli ultimi 50 anni il mercato mondiale delle proteine vegetali, combinato a quello della soia e dei panelli di soia, ha registrato una notevole evoluzione e che il consumo di queste materie prime è aumentato vertiginosamente in tutti gli Stati membri, con un consumo di soia che è passato dai 2,42 milioni di tonnellate del 1960 ai quasi 36 milioni di tonnellate attuali; che il settore zootecnico dell'UE dipende in maniera considerevole dalle importazioni di semi e panelli di soia dai paesi terzi, in particolare dall'America meridionale; che per soddisfare la domanda di soia nell'UE si utilizza una superficie di circa 15 milioni di ettari, di cui 13 milioni in America meridionale;

M.  considerando che la coltivazione di colture proteiche genera un importante valore aggiunto per l'ambiente, che non è minacciato dal relativo utilizzo di prodotti fitosanitari;

N.  considerando che, negli ultimi anni, la Cina è diventata il principale paese esportatore di soia a livello mondiale e ha sviluppato una propria strategia non trasparente di garanzia di approvvigionamento, al di fuori dei tradizionali meccanismi di mercato, basata su contratti di produzione con il principale fornitore mondiale di soia, il Brasile, con massicci investimenti in loco, a spese dell'ambiente, a favore della produzione e delle infrastrutture di trasformazione (triturazione) e di trasporto portuale; che tale strategia di internazionalizzazione da parte delle filiere agroindustriali cinesi potrebbe ripercuotersi sull'approvvigionamento di soia e semi oleaginosi del mercato dell'UE, che è anche un cliente importante del Brasile, e minacciare la stabilità dei mercati dell'Unione;

O.  considerando che la maggior parte della soia importata, in particolare dalle Americhe, proviene da colture geneticamente modificate e che i consumatori europei mostrano una certa diffidenza nei confronti di questa tecnologia; considerando l'aumento dell'interesse per i prodotti locali non OGM e della preoccupazione per l'impronta di carbonio delle importazioni; che, all'interno dell'UE, molti produttori e trasformatori di semi di soia, produttori di mangimi e rappresentanti dell'industria alimentare (produttori di carne, produttori di latte e uova e altri utenti di semi di soia), le catene commerciali e altre istituzioni competenti sostengono sistemi sostenibili e certificati di produzione di semi di soia senza OGM;

P.  considerando che per soddisfare le esigenze alimentari dell'UE, l'agricoltura europea ha subito una trasformazione nel quadro della politica agricola comune (PAC); che ha assunto un carattere più intensivo e i mercati dei prodotti agricoli e delle materie prime sono stati aperti, il che ha aumentato la dipendenza dell'UE dalle importazioni delle proteine vegetali dalle Americhe; che la globalizzazione ha portato ad una convergenza delle abitudini alimentari ed alla specializzazione agricola, determinando per la produzione di proteine grandi movimenti di fattori di produzione su lunghe distanze, dai fertilizzanti azotati per nutrire le colture, alle materie prime ricche di proteine per alimentare il bestiame, con il ben noto impatto sull'ambiente e il clima;

Q.  che la produzione di colture proteiche, in particolare di soia, importata per la produzione di mangimi rientra tra i principali motori del cambiamento della destinazione dei suoli e in molte regioni extraeuropee contribuisce in misura rilevante alla deforestazione; che l'aumento della produzione di colture proteiche in Europa potrebbe integrare in modo significativo le misure intese a promuovere catene di approvvigionamento delle materie prime agricole che non prevedono la deforestazione; considerando che è diventato ancora più importante, alla luce dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dell'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, affrontare la sfida globale della deforestazione e del degrado forestale;

R.  considerando che il fabbisogno di azoto necessario per le colture e la produzione di proteine vegetali, ad eccezione delle leguminose, oggi è prodotto soprattutto da fertilizzanti azotati di sintesi, che sono costosi da produrre e ad alta intensità energetica nonché inquinanti per l'acqua e l'aria e hanno un'elevata impronta ecologica per via delle grandi quantità di combustibili fossili utilizzate durante il processo di produzione; che ciò non contribuisce all'obiettivo dell'economia circolare e della maggiore efficienza nell'utilizzo delle risorse e dei flussi di rifiuti dell'Unione; che, in tali circostanze, è necessario riconsiderare la questione delle proteine, dalla fase di produzione fino al consumo, in termini di prestazioni produttive e ambientali, grazie a una migliore gestione del ciclo dell'azoto, incluso l'utilizzo e lo sviluppo di fertilizzanti azotati organici, per esempio il riciclaggio di nutrienti dai flussi di rifiuti organici come il concime animale;

S.  considerando che, al fine di ridurre la dipendenza dell'UE dalle importazioni di proteine vegetali, occorre guardare in via prioritaria alle colture ricche di proteine, che soddisfano il fabbisogno di ruminanti e non ruminanti, ma anche a tutte le altre colture (comprese le superfici foraggere e in erba) che, nonostante il minore tenore proteico, sono coltivate su superfici importanti in tutta l'Unione; che esistono numerosi vantaggi derivanti dall'allevamento a pascolo per i ruminanti, tra cui la riduzione dei costi dei fattori di produzione delle aziende agricole;

T.  considerando che non ci sarà un aumento improvviso della produzione di proteine vegetali senza un miglioramento della redditività di tali colture e che è necessario attuare un piano strategico, efficace e ambizioso per l'approvvigionamento di proteine vegetali per promuovere lo sviluppo sostenibile dell'agricoltura europea; che, per sviluppare tale piano, occorre mobilitare diverse politiche dell'Unione e in primo luogo la PAC;

U.  considerando che negli ultimi decenni l'Unione ha utilizzato tre strumenti principali per intervenire a sostegno dell'obiettivo di indipendenza proteica dell'Europa, ossia gli aiuti accoppiati volontari per le colture proteiche e oleaginose, la politica europea in materia di biocarburanti e la condizionalità del 30 % degli aiuti diretti introdotta dall'ultima riforma della PAC per attuare misure di inverdimento, in particolare l'obbligo di destinare il 5 % della superficie coltivabile ad aree di interesse ecologico e la decisione di consentirvi la coltivazione di piante che fissano l'azoto e di colture intercalari;

V.  considerando che l'interesse degli agricoltori per le colture che fissano l'azoto e le colture proteiche è cresciuto notevolmente perché questi prodotti consentono loro di soddisfare i requisiti in materia di inverdimento, e che tale interesse incoraggerà i selezionatori a riprendere o aumentare le loro attività in relazione a tali colture;

W.  considerando che nel periodo 2000-2013, le misure introdotte dalla PAC non sono riuscite, da sole, a invertire la tendenza alla riduzione o alla stagnazione della produzione di proteine in Europa, ma che a partire dal 2013 la combinazione tra tali aiuti e la misura di "inverdimento" che autorizza la coltivazione di colture proteiche nelle aree di interesse ecologico ha portato a un netto aumento della produzione di proteine nell'UE;

X.  considerando che l'accordo politico sulla PAC raggiunto dal Parlamento, dal Consiglio e dalla Commissione nel 2013 prevede la possibilità di colture che fissano l'azoto nelle aree di interesse ecologico;

Y.  considerando che, come dimostrano le ricerche, i produttori di mangimi spesso aggiungono più proteine ai mangimi di quanto ritenuto necessario e che attraverso una determinazione più precisa del contenuto proteico necessario per l'animale di destinazione è possibile ottenere vantaggi in termini di efficienza;

Z.  considerando che a causa della bassa percentuale di colture proteiche nell'Unione, il numero di programmi di ricerca sulle proteine vegetali è in flessione, come lo sono la formazione, l'innovazione e l'acquisizione di esperienze pratiche nell'UE; che l'efficacia dell'innovazione andrebbe migliorata e la politica di ricerca a favore delle proteine andrebbe sviluppata, ma che ciò può avere esito positivo solo con il sostegno di impegni politici a medio-lungo termine; che la politica di ricerca a favore delle proteine dovrebbe includere colture di leguminose di produzione interna;

AA.  considerando che il sostegno alle attività di selezione vegetale sarà importante per lo sviluppo di nuove varietà di colture proteiche che possano contribuire a una maggiore produzione di proteine dell'UE; che efficaci attività di selezione vegetale richiedono una politica di ricerca a lungo termine sufficientemente finanziata e un contesto normativo idoneo che incoraggi l'innovazione;

AB.  considerando che la Commissione ha già finanziato, e attualmente finanzia, numerosi progetti pertinenti, ivi compresi quelli alla voce "SFS-44-2016 – A joint plant breeding programme to decrease the EU's and China's dependency on protein imports" (SFS-44-2016 – un programma congiunto di selezione vegetale per ridurre la dipendenza dell'UE e della Cina dalle importazioni di proteine); che è opportuno garantire una comunicazione, una divulgazione e un utilizzo adeguati dei risultati di tali progetti, affinché le future decisioni politiche in questo campo si basino su elementi concreti;

AC.  considerando che il costo della soia è pressoché raddoppiato in termini reali dal 2007;

1.  ritiene sia giunto il momento di attuare un vasto piano strategico europeo per la produzione e l'approvvigionamento di proteine vegetali, basato sullo sviluppo sostenibile di tutte le colture presenti in tutta l'Unione; reputa che tale passaggio comporti una modifica profonda dei nostri sistemi di produzione per rispondere alle esigenze degli agricoltori in termini di sostentamento e alle esigenze di un'economia circolare e di una produzione agricola sostenibile, fondata su principi quali l’agroecologia e altre pratiche rispettose dell’ambiente, incluse strategie per l'alimentazione dei ruminanti a basso impiego di fattori di produzione basate sia sul pascolo permanente sia sui pascoli temporanei sui seminativi;

2.  invita la Commissione a intraprendere azioni immediate volte a evitare eventuali riduzioni dell'attuale livello di produzione delle colture proteiche, tenendo debitamente conto dei vantaggi ambientali derivanti dalla coltivazione convenzionale di colture che fissano l'azoto nelle aree di interesse ecologico;

3.  osserva che le colture proteiche possono essere benefiche per l'ambiente grazie alla loro capacità di fissare l'azoto dall'atmosfera; aggiunge che tali benefici includono una riduzione dell'utilizzo di fertilizzanti a base di combustibili fossili, un miglioramento della qualità del suolo, una riduzione dei livelli di malattia rispetto alla monocoltura costante e la protezione della biodiversità; sottolinea inoltre che la fissazione dell'azoto mediante tali colture può aiutare a ridurre i costi dei fattori di produzione e gli eventuali effetti negativi sull'ambiente associati ad un utilizzo eccessivo dei fertilizzanti;

4.  chiede la creazione di una piattaforma europea, sostenuta dall'Osservatorio europeo del mercato delle colture, che consenta di: identificare le superfici di proteine per categoria di coltura e localizzazione, di elaborare riferimenti tecnici accessibili a tutti gli agricoltori, di conoscere la disponibilità in termini di proteine in Europa per agevolare la loro commercializzazione e di censire l'insieme delle ricerche pubbliche e private eseguite sulle proteine;

5.  raccomanda di tenere conto di tutte le risorse proteiche vegetali, quindi delle colture che rientrano sia nell'alimentazione umana sia in quella animale, nonché del sostegno normativo per lo sviluppo e la commercializzazione di nuove colture proteiche vegetali; ritiene inoltre che la ricerca sulle fonti proteiche alternative andrebbe identificata;

6.  riconosce che la produzione di soia nell’America del Sud è uno dei fattori principali dei cambiamenti di uso del suolo e causa molteplici problemi ecologici, come l’inquinamento da pesticidi delle acque sotterranee, l’erosione del suolo, l'esaurimento delle risorse idriche e la deforestazione, con la conseguente perdita di biodiversità con effetti devastanti; riconosce che la produzione di soia ha conseguenze sociali e sanitarie nei paesi produttori, aggravate da limitati diritti fondiari formali, accaparramento dei terreni, espulsione forzata e altre violazioni dei diritti umani;

7.  ricorda che la crisi dell'encefalopatia spongiforme bovina (BSE) negli anni Novanta e il divieto di utilizzare proteine trattate di origine animale nei mangimi per gli animali, come previsto dal regolamento (CE) n. 999/2001, ha fatto salire la domanda di proteine di origine vegetale in Europa; osserva che nel settore europeo della piscicoltura vengono utilizzate fonti europee alternative di proteine per i mangimi, come la farina di pesce;

I diversi obiettivi del piano

8.  ritiene che tale piano debba massimizzare la produzione sostenibile di biomassa sulle superfici agricole pertinenti sviluppando manti vegetali permanenti, parte dei quali può essere destinata alla fornitura proteica;

9.  reputa che si debba prestare particolare attenzione al potenziale offerto dalle colture di leguminose, da granella o da foraggio, poiché offrono numerosi vantaggi in termini agricoli, economici e ambientali, visto che i principali vantaggi di tali colture sono di fissare l'azoto dell'aria grazie al loro sistema simbiotico, riducendo il ricorso ai fertilizzanti azotati di sintesi, e di richiedere uno scarso uso dei pesticidi; sottolinea che le leguminose lasciano una buona struttura del suolo per le colture successive grazie al rilascio di azoto, che può portare a un aumento del rendimento dal 10 al 20 %; osserva che la rotazione va a vantaggio della qualità del suolo, riduce i livelli di malattia e sostiene la biodiversità;

10.  sottolinea inoltre che, nei sistemi a rotazione delle colture che includono leguminose, i cicli riproduttivi dei parassiti e dei patogeni si interrompono, riducendo così i livelli di malattia delle piante e la necessità di applicare pesticidi; osserva che un ulteriore vantaggio consiste nel fatto che la sospensione di anno in anno delle monocolture determina anche un aumento della biodiversità;

11.  raccomanda di sostenere, in particolare nel quadro della PAC, la coltura della soia nell'UE rendendola redditizia e competitiva poiché, grazie a nuove varietà, si aprono oggi nuove prospettive per alcune regioni in cui le colture possono adattarsi, ma aggiunge che ciò non deve mettere in secondo piano altre colture proteiche da granella (lupini, fave, piselli, ceci, arachidi, ecc.); ritiene che questa grande varietà di specie consenta di massimizzare la produzione di proteine in tutte le regioni d'Europa in funzione delle loro condizioni climatiche locali;

12.  chiede di prestare maggiore attenzione alla gestione delle colture intercalari e di trifoglio che, data la loro importanza in termini di superficie, contribuiscono fortemente al fabbisogno proteico nell'alimentazione animale (solo per i ruminanti); osserva che le colture di leguminose come il trifoglio possono crescere bene nei prati;

13.  raccomanda di reintrodurre colture proteiche vegetali come la soia, l'erba medica, le fave, i piselli e colture come il trifoglio, la lupinella e molte altre leguminose nei sistemi che si avvalgono di grandi colture e nei sistemi foraggeri;

14.  ritiene necessario sviluppare filiere locali di produzione e trasformazione delle proteine creando gruppi di agricoltori e avvicinando le aziende di seminativi e gli allevatori (contratti di approvvigionamento e di scambio, creazione di impianti decentrati di bioraffinazione delle "proteine verdi" di piccole e medie dimensioni) per scambiare conoscenze sulle varietà di legumi adatte e sulla rotazione del suolo; ritiene utile, a tal fine, accompagnare, mediante la PAC, i soggetti che intendono assumersi il rischio di avviare strutture produttive dirette nel settore dell'alimentazione umana e animale a base di proteine; sottolinea l'importanza di contratti diretti tra coltivatori e produttori di mangimi;

15.  incoraggia la promozione della produzione di proteine vegetali di qualità e senza OGM, con una chiara tracciabilità ed etichettatura (sia per quanto riguarda il luogo di produzione sia per quanto riguarda i metodi utilizzati), in risposta al crescente interesse dei consumatori europei per i prodotti senza OGM;

16.  ritiene che occorra sostenere una maggiore autonomia alimentare degli allevamenti a livello delle aziende e dei territori sia per i ruminanti sia per gli animali poligastrici (produzione di alimenti fin dall'azienda agricola);

17.  reputa sia auspicabile ridurre le perdite e le rimanenze dei raccolti e aumentare la qualità nutrizionale, migliorando i sistemi di raccolta, conservazione e trasformazione (essiccatura, avvolgimento, ecc.);

18.  è del parere che, per consentire lo sviluppo della produzione di proteine vegetali, sia necessario accrescere la redditività di tali colture e sviluppare pratiche quali la rotazione delle colture (per almeno 3 anni), intercalare le leguminose e aumentare l'associazione delle varietà e delle colture nel settore della produzione di semi (trifoglio/colza, triticale/piselli, ecc.) e di foraggi (graminacee, leguminose, misti, ecc.) per passare a un sistema agroalimentare più sostenibile, che contribuisca al passaggio da monocolture ad alto impiego di fattori di produzione all'interno e all'esterno dell'UE a sistemi agroecologici diversificati;

19.  chiede di avviare lavori di ricerca sull'idoneità all'impiego nelle rotazioni e nelle colture miste; sulla selezione di nuove specie e varietà che offrano flessibilità agli agricoltori per adattarsi ai cambiamenti climatici; sulla resilienza allo stress; sulla combinazione delle colture; sul miglioramento dei rendimenti, del tenore proteico e della digeribilità dei mangimi (semi germogliati, semi di colza, ecc.); sull'aumento della resistenza delle piante alle malattie; sulla biologia della germinazione delle erbe infestanti in funzione del loro controllo; sulla conversione in mangimi e sui biostimolanti; sottolinea la necessità per gli agricoltori di disporre di strumenti coerenti in relazione alle pratiche e tecniche di gestione e ai prodotti fitosanitari tesi a contrastare i parassiti e altri fattori che possono influenzare negativamente la resa e la crescita delle colture;

20.  chiede ingenti investimenti nella ricerca, anche nell'ambito delle varietà, per migliorare le prestazioni tecniche di tali colture, restituire un interesse economico alle colture proteiche che possono risentire del confronto con i margini realizzati tramite altre colture, conseguire maggiore varietà delle colture, onde garantire la sicurezza delle rese, risolvere le questioni agronomiche che limitano la coltivazione di colture proteiche e garantire volumi sufficienti e indispensabili alla strutturazione delle filiere di produzione e distribuzione; sottolinea inoltre la necessità di sviluppare colture proteiche maggiormente adattate al clima europeo e migliorare il loro valore proteico e garantire la sicurezza degli investimenti onde promuovere la ricerca;

21.  raccomanda un uso più ampio dell'agricoltura di precisione, in particolare attraverso la digitalizzazione, per adeguare con la maggiore precisione possibile l'apporto delle piante nonché le razioni degli animali, al fine di limitare gli sprechi e alcuni tipi di inquinamento nonché predisporre sistemi di controllo delle infestanti con mezzi meccanici;

22.  Intende promuovere: l'acquisizione di nuove conoscenze; il trasferimento delle conoscenze, la formazione iniziale e continua nonché il sostegno a tutte le forme di innovazione e di ricerca applicata sia nell'alimentazione umana sia in quella animale;

23.  chiede di sostenere tutte le forme di innovazione e di ricerca applicata, condividendo esperienze e conoscenze e affidandosi in particolare agli operatori del settore che dispongono di soluzioni innovative;

24.  chiede criteri di sostenibilità per le importazioni di mangimi al fine di garantire una produzione sostenibile delle piante proteiche nei paesi terzi che non comporti impatti ambientali o sociali negativi;

25.  mette in evidenza l'importanza che l'educazione alimentare può rivestire nel plasmare la domanda alimentare; sottolinea la necessità di adottare orientamenti in materia di alimentazione a livello di UE o degli Stati membri, allo scopo di promuovere una dieta sana, affrontando nel contempo le problematiche ambientali legate alla produzione alimentare;

26.  ritiene indispensabile rafforzare il sostegno tecnico agli agricoltori e le attività di consulenza, allo scopo di promuovere la produzione sostenibile di proteine da granella e da foraggio;

Gli strumenti del piano

27.  ritiene che il piano richieda la mobilitazione di diverse politiche dell'Unione nonché il collegamento di queste ultime: la PAC, la politica in materia di ricerca, le politiche in materia di ambiente e azione per il clima, la politica energetica, la politica di vicinato e la politica commerciale;

28.  reputa importante che la PAC sostenga le colture proteiche mediante diverse misure tra cui il pagamento accoppiato volontario – che non dovrebbe essere limitato alle colture e regioni in difficoltà, al fine di consentire di fare di più – e i pagamenti di inverdimento, ma anche mediante il secondo pilastro, grazie in particolare alle misure agroambientali, l'agricoltura biologica e altri tipi di agricoltura, gli investimenti, la qualità, il sistema di consulenza aziendale (SCA), la formazione, senza dimenticare l'innovazione attraverso il PEI; sottolinea che l'introduzione di un pagamento accoppiato ha condotto alla produzione di colture proteiche in alcuni Stati membri;

29.  ritiene che sia opportuno trarre utili insegnamenti dal recente divieto di utilizzo di pesticidi nelle aree di interesse ecologico, nonostante queste coprissero, nel 2016, il 15 % dei seminativi europei (8 milioni di ettari) e quasi il 40 % di tali aree sia costituito da colture che fissano l'azoto o da colture intercalari; ritiene che, nel quadro della mobilitazione generale di tutte le superfici agricole utilizzabili, prevista nel piano di autonomia per le proteine vegetali, le aree di interesse ecologico possano essere mobilitate per la produzione di proteine, sia nell'ambito dell'agricoltura convenzionale – mediante la difesa fitosanitaria integrata, tenendo presente che gli agricoltori che coltivano tali colture nelle aree di interesse ecologico in un'agricoltura convenzionale non sempre hanno la garanzia di poter rispondere alle invasioni di parassiti – sia nel contesto dell'agricoltura biologica, dal momento che per sostituire le importazioni di soia dell'UE occorrerebbe nell'Unione l'equivalente di quasi 17 milioni di ettari coltivati a soia; sottolinea che le aree di interesse ecologico sono inoltre essenziali per rafforzare la biodiversità, che è a rischio, e la sicurezza alimentare, poiché la biodiversità, in particolare migliorando l'impollinazione, permette di aumentare di circa il 20 % la resa delle colture circostanti, che possono comprendere colture proteiche;

30.  raccomanda di adeguare la modalità di inverdimento relativa al mantenimento dei prati permanenti, al fine di tenere maggiormente conto, in determinate regioni, della specificità dell'erba medica, da sola o mescolata con graminacee, nei prati temporanei di durata superiore a 5 anni, poiché questo limite temporale fa sì che tali prati siano classificati come "prati permanenti", a norma della legislazione, limitando l'avvicendamento oltre questo periodo di cinque anni, quantunque il loro reimpianto consenta di produrre molte proteine da foraggio e di garantire una maggiore autonomia proteica delle aziende interessate;

31.  plaude al fatto che, nel quadro della revisione Omnibus della politica agricola comune, il Parlamento europeo abbia ottenuto la rivalorizzazione, da 0,7 a 1, del coefficiente di conversione delle colture che fissano l'azoto, a compensazione del divieto di utilizzare pesticidi nelle aree di interesse ecologico;

32.  ritiene che una strategia europea per le proteine debba tenere conto della revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, del duplice uso delle proteine e del ruolo dei loro sottoprodotti, rifiuti e residui nell'economia circolare, e promuove la rotazione e la diversificazione delle colture e l'utilizzo dei terreni a riposo secondo le misure verdi della PAC;

33.  ritiene che sia importante che la futura PAC tenga conto di proposte complementari per sostenere la coltura di proteine vegetali, quali le proposte relative a rotazioni minime di tre anni su tutti i seminativi per avere una componente leguminosa; sottolinea, al riguardo, che un periodo di rotazione più lungo può essere necessario per gli Stati membri in cui prevalgono le malattie legate all'umidità; ritiene che sia particolarmente rilevante creare un versamento ecosistemico più flessibile rispetto ai pagamenti di inverdimento, al fine di riconoscere il vantaggio delle colture di leguminose e delle colture di semi oleaginosi per la biodiversità, anche per nutrire gli impollinatori, mettere a disposizione strumenti per coloro che intendono assumersi i rischi legati all'innovazione e creare una sottopriorità "proteine" nel quadro della politica di sviluppo rurale;

34.  insiste sulla necessità di creare nuovi strumenti per sostenere l'aumento dell'offerta di proteine vegetali, in particolare di soia, e un'equa attuazione in tutti gli Stati membri;

35.  ritiene che l'attuale ricerca nell'ambito di una strategia per le colture proteiche sia frammentata e priva di un approccio mirato; chiede di intensificare gli sforzi nel settore della ricerca e dello sviluppo, in particolare in quello pubblico, sulle colture proteiche poco sviluppate, adatte sia all'alimentazione umana sia a quella animale, che non interessano o interessano poco gli investitori privati e sulle fonti proteiche alternative, come gli insetti e le alghe; chiede una maggiore cooperazione tra gli istituti di ricerca pubblici e privati; sottolinea la necessità di un quadro normativo a sostegno dei programmi di ricerca e innovazione per aumentare e rendere competitiva la produzione delle proteine;

36.  raccomanda di aumentare gli investimenti nei progetti di ricerca industriale e agricola che si incentrano sulla promozione della qualità e della diversità delle proteine funzionali per il consumo umano;

37.  ritiene che sia necessario mettere in sicurezza l'autonomia degli approvvigionamenti di soia rafforzando la cooperazione con i paesi vicini, e diversificare l'origine sostenibile delle proteine prodotte al di fuori dell'UE, in particolare nei paesi vicini dell'UE che hanno fatto una scelta europea e che producono un tipo di soia che può essere incanalato in seno all'Unione lungo il Danubio; chiede che tali importazioni rispettino le stesse norme sociali e ambientali della produzione intraeuropea e ammette che una coltivazione della soia senza OGM è opportuna per soddisfare le richieste dei consumatori;

38.  prende atto che le pratiche agricole attuali sono impensabili senza la soia, che questo legume estremamente importante nella storia recente era quasi svanito dalle colture europee, e che la coltivazione è passata da 17 milioni di tonnellate nel 1960 a circa 319 milioni di tonnellate nel 2015;

39.  chiede di adeguare il secondo pilastro della PAC per migliorare il riconoscimento e la remunerazione del contributo delle colture che nutrono gli impollinatori nei periodi critici della stagione (piante con primi fiori in primavera) e del loro ruolo nel contrastare il declino degli impollinatori;

40.  sostiene la creazione di sistemi trasparenti di etichettatura dei prodotti, basati su norme di produzione certificate, come le norme Danube Soya e Europe Soya;

41.  crede che, sebbene gli accordi di Blair House del 1992 siano ancora in vigore, siano di fatto superati e potrebbero ostacolare lo sviluppo sostenibile delle colture proteiche in Europa;

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42.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 58.
(2) Cfr. relazione sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione e che modifica il regolamento (CE) n. 2012/2002, i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1305/2013, (UE) n. 1306/2013, (UE) n. 1307/2013, (UE) n. 1308/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014, (UE) n. 652/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione n. 541/2014/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (A8-0211/2017).
(3) Segretariato generale del Consiglio, 10055/17, Bruxelles, 7 giugno 2017.
(4) GU L 147 del 18.6.1993, pag. 25.
(5) Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), "Anno internazionale dei legumi": sementi nutrienti per un futuro sostenibile.
(6) IP/B/AGRI/IC/2012-067 (PE 495.856).
(7) Regolamento (CE) n. 999/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, recante disposizioni per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi trasmissibili (GU L 147 del 31.5.2001, pag. 1).

Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2018Avvertenza legale - Informativa sulla privacy