Indice 
Testi approvati
Giovedì 18 gennaio 2018 - Strasburgo
Decisione di non sollevare obiezioni a un atto di esecuzione: istituzione di un registro dell'Unione
 Nigeria
 I casi degli attivisti per i diritti umani Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming-che, Tashi Wangchuk e del monaco tibetano Choekyi
 Repubblica democratica del Congo
 Trattato di Marrakech: facilitare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ***
 Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, e sottrazione internazionale di minori *
 Attuazione dell'Iniziativa per l'occupazione giovanile negli Stati membri
 Attuazione della direttiva sulle qualifiche professionali e necessità di riforma dei servizi professionali

Decisione di non sollevare obiezioni a un atto di esecuzione: istituzione di un registro dell'Unione
PDF 240kWORD 48k
Decisione del Parlamento europeo di non sollevare obiezioni al progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione che istituisce un registro dell'Unione (D054274-02 – 2017/3013(RPS))
P8_TA(2018)0012B8-0041/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (UE) n. 389/2013 della Commissione che istituisce un registro dell'Unione (D054274-02),

–  vista la direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunità e che modifica la direttiva 96/61/CE del Consiglio(1), in particolare gli articoli 12 e 19,

–  visto il parere reso il 30 novembre 2017 dal comitato di cui all'articolo 23, paragrafo 1, della direttiva citata,

–  vista la lettera in data 5 dicembre 2017 della Commissione con cui quest'ultima chiede al Parlamento di dichiarare che non si opporrà al progetto di regolamento,

–  vista la lettera in data 11 gennaio 2018 della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare al presidente della Conferenza dei presidenti di commissione,

–  visto l'articolo 5 bis della decisione 1999/468/CE del Consiglio del 28 giugno 1999 recante modalità per l'esercizio delle competenze di esecuzione conferite alla Commissione(2),

–  vista la raccomandazione di decisione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare,

–  visti l'articolo 106, paragrafo 4, lettera d), e l'articolo 105, paragrafo 6, del suo regolamento,

–  visto che non è stata sollevata alcuna obiezione nel termine previsto all'articolo 105, paragrafo 6, terzo e quarto trattino, del suo regolamento, che arrivava a scadenza il 17 gennaio 2018,

A.  considerando che, al fine di tutelare l'integrità ambientale del sistema per lo scambio di quote di emissioni dell'UE ("EU ETS"), agli operatori aerei e altri operatori che partecipano all'EU ETS è fatto divieto di utilizzare quote di emissioni rilasciate da uno Stato membro per i cui operatori aerei e altri operatori sussistano obblighi estinti, e che, a tal fine, è opportuno adottare le necessarie misure di salvaguardia;

B.  considerando che l'articolo 19 della direttiva 2003/87/CE conferisce alla Commissione il potere di adottare misure in relazione ad un sistema standardizzato e sicuro di registri, secondo la procedura di regolamentazione con controllo (PRC);

C.  considerando che l'8 dicembre 2017 la Commissione ha trasmesso ufficialmente al Parlamento il progetto di regolamento della Commissione che modifica il regolamento (UE) n. 389/2013 che istituisce un registro dell'Unione (in appresso "il progetto di misura sottoposta a PRC"), dando avvio al periodo di controllo di tre mesi a disposizione del Parlamento per sollevare obiezioni a tale progetto di atto;

D.  considerando che le misure di salvaguardia previste nel progetto di misura sottoposta a PRC dovrebbero entrare in vigore con urgenza affinché le misure diventino effettive e, di conseguenza, sia possibile assegnare le quote a titolo gratuito, riceverle in cambio di crediti internazionali o metterle all'asta nel 2018; che, se il Parlamento utilizzasse interamente il periodo di controllo di tre mesi di cui dispone, il progetto di misura sottoposta a PRC non avrebbe tempo sufficiente per entrare in vigore prima del rilascio delle quote per il 2018;

1.  dichiara di non opporsi al progetto di regolamento della Commissione;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione alla Commissione e, per conoscenza, al Consiglio.

(1) GU L 275 del 25.10.2003, pag. 32.
(2) GU L 184 del 17.7.1999, pag. 23.


Nigeria
PDF 174kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 sulla Nigeria (2018/2513(RSP))
P8_TA(2018)0013RC-B8-0045/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Nigeria,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, ratificata dalla Nigeria il 22 giugno 1983,

–  vista la costituzione della Repubblica federale della Nigeria, in particolare le disposizioni sulla protezione della libertà di religione contenute nel capitolo IV sul diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 12 maggio 2014 sui rapimenti in Nigeria e del 9 febbraio 2015 sulle elezioni in Nigeria,

–  visto il discorso pronunciato dal presidente Muhammadu Buhari al Parlamento europeo il 3 febbraio 2016,

–  vista la decisione di aggiungere Boko Haram all'elenco dell'UE delle organizzazioni terroristiche mediante il regolamento di esecuzione (UE) n. 583/2014 della Commissione, del 28 maggio 2014, recante duecentoquattordicesima modifica del regolamento (CE) n. 881/2002 del Consiglio che impone specifiche misure restrittive nei confronti di determinate persone ed entità associate alla rete Al-Qaeda, entrato in vigore il 29 maggio 2014,

–  vista la dichiarazione di Federica Mogherini, vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), del 7 maggio 2017, sulla liberazione delle ragazze rapite da Boko Haram in Nigeria,

–  vista la dichiarazione delle Nazioni Unite del 1981 sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, ratificato dalla Nigeria il 29 ottobre 1993,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti dell'infanzia, ratificata dalla Nigeria nel 1991,

–  vista la seconda revisione dell'accordo di Cotonou, ratificata dalla Nigeria il 27 settembre 2010,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista l'assegnazione del premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero al difensore dei diritti umani Hauwa Ibrahim nel 2005,

–  visto l'esito delle elezioni presidenziali nigeriane del marzo 2015,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, secondo le stime delle Nazioni Unite, la Nigeria, la nazione più popolosa e culturalmente diversificata dell'Africa (il numero degli abitanti è cresciuto da 33 milioni nel 1950 a circa 190 milioni oggi), è destinata a diventare il terzo paese più popoloso del mondo, dopo la Cina e l'India, entro il 2050;

B.  considerando che in Nigeria vive la più grande comunità cristiana dell'Africa;

C.  considerando che la popolazione della Nigeria è pressoché equamente ripartita tra musulmani e cristiani;

D.  considerando che, secondo le stime, 30 milioni i cristiani vivono nel nord della Nigeria e costituiscono la più grande minoranza religiosa nella regione a prevalenza musulmana;

E.  considerando che l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha riferito nel novembre 2017 che nella Nigeria nord-orientale 8,5 milioni di persone necessitavano di aiuti per la sopravvivenza e che altri 6,9 milioni beneficiavano di assistenza umanitaria nel 2017;

F.  considerando che la fascia centrale del paese è stata per anni teatro di tensioni economiche e politiche tra comunità etniche e religiose e che le recenti violenze sono alimentate dalla competizione per il potere e l'accesso alle terre tra comunità dedite alla pastorizia e comunità dedite all'agricoltura;

G.  considerando che dal 2009 la pace e la stabilità nel nord della Nigeria sono minacciate dai continui attentati, assassinii e rapimenti ad opera del gruppo islamista Boko Haram;

H.  considerando che oltre 20 000 persone sono state uccise e più di 2 milioni sono sfollate, anche nei paesi vicini, dall'inizio degli attacchi di Boko Haram;

I.  considerando che nell'aprile 2014 Boko Haram ha rapito 276 studentesse da una scuola di Chibok, nella Nigeria settentrionale, alcune delle quali sono tornate nelle loro famiglie, sebbene un numero consistente sia ancora detenuto in un luogo sconosciuto;

J.  considerando che donne e ragazze sono vittime di stupri, schiavitù e radicalizzazione e sono costrette a contrarre matrimoni da parte di Boko Haram; che molte delle donne e ragazze sopravvissute a queste terribili esperienze sono attualmente incinte a causa degli stupri;

K.  considerando che le forze di sicurezza sono altresì accusate di interrompere le proteste pacifiche e le riunioni, in alcuni casi facendo ricorso alla violenza e all'uso eccessivo della forza;

L.  considerando che lo scorso anno sono stati rapiti numerosi sacerdoti e suore, tra cui sei suore del convento Cuore eucaristico di Gesù rapite a Iguoriakhi il 13 novembre 2017 e rilasciate di recente;

M.  considerando che oltre 14 persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste ferite a Omoku mentre tornavano da una funzione religiosa nelle prime ore del 31 dicembre; che il numero di morti tra cristiani e musulmani è in aumento, il che sottolinea la preoccupante situazione delle due confessioni religiose nel paese;

N.  considerando che i conflitti tra comunità dedite alla pastorizia e comunità dedite all'agricoltura in Nigeria si sono moltiplicati, diffusi e intensificati negli ultimi dieci anni e attualmente rappresentano una minaccia per la sopravvivenza nazionale; che migliaia di persone sono state uccise, comunità distrutte e un gran numero di agricoltori e pastori ha perso la vita e i propri beni in un'escalation di uccisioni e distruzione, che non danneggia solo i mezzi di sussistenza, ma compromette anche la coesione nazionale;

O.  considerando che, a lungo termine, la pastorizia è a rischio a causa dell'elevata crescita demografica, dell'espansione dell'attività agricola e della perdita di pascoli e di vie per il bestiame; che, al tempo stesso, la pastorizia non può cessare né essere vietata, in quanto vi sono forti ragioni culturali, politiche ed economiche per la sua esistenza;

P.  considerando che la Corte penale internazionale (CPI) ha dichiarato che sussistono motivi per poter ragionevolmente ritenere che in Nigeria Boko Haram abbia commesso crimini contro l'umanità di cui all'articolo 7 dello Statuto di Roma, compresi omicidi e persecuzioni;

Q.  considerando che la Nigeria ha un complesso sistema giuridico, che combina il diritto consuetudinario e religioso e prevede diversi livelli di governo, il che crea un contesto difficile per la corretta applicazione dei diritti umani;

R.  considerando che l'assunzione di responsabilità, la giustizia, lo Stato di diritto e la lotta all'impunità costituiscono elementi essenziali alla base degli sforzi di pace, risoluzione dei conflitti, riconciliazione e ricostruzione;

S.  considerando che la pena di morte è legale in Nigeria; che nel 2016 la Nigeria ha condannato alla pena di morte 527 persone, un numero tre volte superiore rispetto al 2015; che dal 2006 esiste una moratoria di fatto sulla pena di morte, sebbene sia stata interrotta nel 2013 e nel 2016;

T.  considerando che la commissione elettorale nazionale indipendente della Nigeria ha annunciato che le elezioni presidenziali e le elezioni dell'assemblea nazionale si terranno il 16 febbraio 2019;

U.  considerando che l'organizzazione Transparency International ha classificato la Nigeria al 136º posto su 175 paesi nell'indice di percezione della corruzione del 2016;

V.  considerando che, a norma dell'articolo 8 dell'accordo di Cotonou, l'Unione europea intrattiene un regolare dialogo politico con la Nigeria sui diritti umani e i principi democratici, compresa la discriminazione etnica, religiosa e razziale;

1.  è profondamente preoccupato per i crescenti conflitti interetnici tra pastori e agricoltori nella fascia centrale del paese, che hanno aggravato le sfide di sicurezza cui la Nigeria si trova già confrontata e deplora la mancanza di progressi tangibili nel far fronte a tali problemi;

2.  condanna fermamente la recrudescenza delle violenze nei confronti di cristiani e musulmani in Nigeria, tra cui il fatto che siano presi di mira istituzioni religiose e fedeli, come nel caso della recente uccisione di almeno 48 cristiani in diversi villaggi dello Stato di Plateau e di un attentato dinamitardo contro una moschea a Mubi, nel nord-est del paese, in cui hanno perso la vita almeno 50 persone; invita il Presidente Buhari e il governo nigeriano a intensificare gli sforzi per porre fine alla violenza, difendere il diritto dei nigeriani a praticare liberamente il proprio culto e a tutelare in maniera più rigorosa i diritti di tutti i cittadini della Nigeria, in linea con la costituzione e le leggi del paese; esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime delle continue violenze; ricorda inoltre la pacifica coesistenza tra pastori e agricoltori fino agli anni Settanta e deplora il fatto che l'attuale violenza, che riguarda l'accesso alle terre e che è esacerbata dalla scomparsa di efficaci sistemi di mediazione, sia considerata un conflitto religioso, il che semplifica in maniera eccessiva la questione;

3.  esorta il governo a concentrarsi sul rispetto dei diritti umani e della dignità umana in tutte le politiche onde garantire una coesistenza pacifica tra i cittadini a prescindere dalla religione, dalle convinzioni personali e dalle affiliazioni politiche;

4.  esorta il governo nigeriano a negoziare un quadro strategico nazionale che tuteli gli interessi tanto degli agricoltori quanto dei pastori e invita i partner internazionali a investire maggiormente nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti tra le comunità di pastori e di agricoltori, sostenendo la cooperazione attraverso iniziative di gestione in comune delle risorse economiche e naturali;

5.  deplora le continue violenze e gli attacchi nel nord della Nigeria, che hanno preso di mira le comunità cristiane; rileva che Boko Haram ha attaccato in maniera indiscriminata musulmani, cristiani e membri di altre fedi religiose;

6.  constata che, sebbene l'esercito nigeriano abbia riconquistato territori precedentemente occupati da Boko Haram e arrestato alcuni dei suoi militanti, gli sforzi non militari del governo per fermare Boko Haram sono a tutt'oggi ai primi passi;

7.  esorta il governo Buhari a difendere i propri cittadini dal terrorismo, insistendo tuttavia sulla necessità di procedere al riguardo nel pieno rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto; elogia i progressi compiuti dal governo Buhari per quanto riguarda le sfide di sicurezza cui è confrontata la Nigeria e la lotta alla corruzione; offre il proprio sostegno per conseguire tale obiettivo e per gli sforzi volti a spezzare il nesso tra corruzione e terrorismo;

8.  ricorda, tuttavia, che le azioni intraprese dal governo contro Boko Haram e altre organizzazioni terroristiche non dovrebbero alimentare ulteriormente la violenza; chiede, a tale proposito, una riforma delle forze di sicurezza nigeriane, inclusa la polizia, nonché l'avvio di indagini sui responsabili di eventuali violazioni dei diritti umani, tra cui esecuzioni extragiudiziali, torture, arresti arbitrari e violenze legate ad estorsioni;

9.  esorta il governo nigeriano ad affrontare le cause profonde della violenza garantendo pari diritti a tutti i cittadini e mediante una legislazione non discriminatoria;

10.  condanna la violenza sessuale e di genere nei confronti delle donne e delle ragazze e gli attacchi di Boko Haram e altri gruppi terroristici contro donne e minori a scopo di sequestro, matrimonio coatto, stupro e attentati suicidi; teme inoltre che un'insufficiente assistenza umanitaria nei campi profughi comportati altresì un elevato grado di sfruttamento e di violenze sessuali;

11.  invita le autorità nigeriane a fornire il necessario sostegno psicosociale alle vittime della piaga della radicalizzazione, in particolare le donne, i minori e i giovani, prima di procedere al loro reinserimento nella società; chiede l'impegno comune di tutti i soggetti internazionali per evitare che la radicalizzazione sfoci nell'estremismo violento, come pure l'elaborazione di programmi di riabilitazione e di deradicalizzazione;

12.  incoraggia maggiori progressi nell'affrontare il problema della corruzione che affligge da decenni la società nigeriana e ritiene che, senza un intervento risoluto per debellare tali reati, non sia possibile realizzare il più vasto programma politico, economico e sociale del governo Buhari; esorta le autorità nigeriane a rafforzare le misure di contrasto della corruzione, sottolineando che un mancato intervento in tal senso si tradurrà in ancora più anni di povertà, disuguaglianza, danno all'immagine, calo degli investimenti esteri e minori opportunità di vita per i suoi cittadini; ricorda che la corruzione comporta l'insoddisfazione nei confronti delle istituzioni pubbliche e l'indebolimento della legittimità dei governi agli occhi dei cittadini;

13.  chiede di migliorare l'efficienza e l'indipendenza della magistratura nigeriana per poter ricorrere efficacemente alla giustizia penale nella lotta alla violenza, al terrorismo e alla corruzione;

14.  esorta le autorità nigeriane ad attuare una moratoria sull'applicazione della pena capitale in vista della sua abolizione;

15.  rammenta al governo nigeriano la sua responsabilità di garantire che le elezioni si svolgano in conformità dei suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani e di adottare tutte le misure necessarie per garantire elezioni libere, trasparenti e credibili;

16.  invita la Commissione, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e gli Stati membri a monitorare il reinserimento dei cittadini nigeriani rimpatriati dalla Libia e a garantire che i previsti finanziamenti dell'UE siano spesi efficacemente; chiede alla Commissione di tenerlo informato riguardo a tali misure di reinserimento;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Servizio europeo per l'azione esterna, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Presidente della Repubblica federale della Nigeria, al Presidente dell'Unione africana, all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al parlamento panafricano nonché ai rappresentanti della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS).


I casi degli attivisti per i diritti umani Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming-che, Tashi Wangchuk e del monaco tibetano Choekyi
PDF 179kWORD 54k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 sui casi degli attivisti per i diritti umani Wu Gan, Xie Yang, Lee Ming-che e Tashi Wangchuk e del monaco tibetano Choekyi (2018/2514(RSP))
P8_TA(2018)0014RC-B8-0043/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Cina, in particolare quelle del 13 marzo 2014 sulle priorità dell'UE per la 25a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani(1), del 16 dicembre 2015 sulle relazioni UE-Cina(2), del 24 novembre 2016 sul caso di Gui Minhai, editore incarcerato in Cina(3), del 15 dicembre 2016 sui casi dell'accademia buddista tibetana Larung Gar e di Ilham Tohti(4), e del 6 luglio 2017 sui casi del vincitore del premio Nobel Liu Xiaobo e di Lee Ming-che(5),

–  visti il partenariato strategico UE-Cina, avviato nel 2003, e la comunicazione congiunta della Commissione europea e del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) del 22 giugno 2016, dal titolo "Elementi per una nuova strategia dell'UE sulla Cina",

–  visto il vertice UE-Cina tenutosi a Bruxelles l'1 e 2 giugno 2017,

–  viste l'adozione della nuova legge sulla sicurezza nazionale da parte della commissione permanente del Congresso nazionale del popolo cinese il 1° luglio 2015 e la pubblicazione del secondo progetto di una nuova legge sulla gestione delle ONG straniere il 5 maggio 2015,

–  visti l'articolo 36 della Costituzione della Repubblica popolare cinese, che garantisce a tutti i cittadini il diritto alla libertà di confessione religiosa, e l'articolo 4, che difende i diritti delle nazionalità minoritarie;

–  visti il dialogo UE-Cina sui diritti umani, avviato nel 1995, e il suo 35° ciclo tenutosi a Bruxelles il 22 e 23 giugno 2017,

–  vista l'assegnazione del premio Sakharov per la libertà di pensiero a Wei Jingsheng e Hu Jia, rispettivamente nel 1996 e nel 2008,

–  vista la dichiarazione del portavoce per la politica estera e di sicurezza comune/politica europea di vicinato e negoziati di allargamento del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) del 27 dicembre 2017 sulle sentenze a carico di Wu Gan e Xie Yang in Cina,

–  vista la dichiarazione locale rilasciata dalla delegazione dell'Unione europea in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani l'8 dicembre 2017,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la promozione e il rispetto dei diritti umani universali, della democrazia e dello Stato di diritto dovrebbero restare al centro del partenariato di lunga data tra l'UE e la Cina, conformemente all'impegno dell'UE per la difesa di questi stessi valori nella sua azione esterna e all'interesse manifestato dalla Cina ad aderire a essi nell'ambito della sua cooperazione allo sviluppo e internazionale;

B.  considerando che da quando il Presidente Xi Jinping è salito al potere la situazione dei diritti umani in Cina è peggiorata ulteriormente, con un'intensificazione dell'ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che le autorità cinesi hanno arrestato e processato centinaia di difensori dei diritti umani e avvocati e giornalisti impegnati in tale ambito;

C.  considerando che il 26 dicembre 2017 un tribunale a Tianjin ha condannato l'attivista Wu Gan a otto anni di carcere con l'accusa di sovversione del potere dello Stato; che Wu Gan ha sistematicamente condotto campagne su questioni delicate relative all'abuso di potere del governo, sia online che offline; che, stando al suo avvocato, Wu Gan ha respinto un accordo con le autorità che gli avrebbe accordato una sentenza con sospensione della pena se avesse ammesso la propria colpevolezza;

D.  considerando che, lo stesso giorno in Hunan, l'avvocato per i diritti umani Xie Yang è stato anch'egli condannato ma esonerato da sanzioni penali dopo essersi dichiarato colpevole di sovversione; che Wu Gan è stato arrestato mesi prima della repressione senza precedenti di avvocati e attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani nel 2015, anno in cui nel giro di alcune settimane in tutto il paese sono state interrogate o trattenute centinaia di persone, tra cui Xie Yang; che Xie Yang sarebbe stato vittima di torture, percosse e minacce durante gli interrogatori;

E.  considerando che il 28 novembre 2017 l'organo giurisdizionale intermedio di Yueyang ha condannato l'attivista per la democrazia Lee Ming-che a cinque anni di carcere, dopo averlo dichiarato colpevole di "sovversione del potere dello Stato", privandolo per due anni di tutti i diritti politici in Cina; che è probabile che la confessione pubblica di Lee Ming-che sia stata ottenuta sotto la pressione delle autorità cinesi; che Lee Ming-che era scomparso il 19 marzo 2017, dopo essersi spostato da Macao a Zhuhai, nella provincia cinese di Guangdong;

F.  considerando che Tashi Wangchuk, un negoziante tibetano e difensore dei diritti linguistici, è stato arrestato il 27 gennaio 2016 dopo essere apparso in un video del New York Times che promuoveva il diritto dei tibetani di studiare nella propria lingua madre; che nel marzo 2016 Tashi Wangchuk è stato accusato di "incitamento al separatismo" e rischia fino a 15 anni di prigione, anche se ha esplicitamente dichiarato al quotidiano che non chiede l'indipendenza del Tibet;

G.  considerando che nel 2015 il monaco tibetano Choekyi, del monastero Phurbu nella contea di Seda nella provincia del Sichuan, è stato incarcerato per aver celebrato il compleanno del capo spirituale in esilio, il Dalai Lama; che, dopo essere stato accusato, Choekyi è stato brevemente detenuto in un carcere della contea di Kangding nella prefettura di Ganzi, ed è stato infine condotto nella prigione di Mianyang, nel Sichuan, per scontare una condanna di quattro anni; che, secondo fonti mediatiche, Choekyi soffre di patologie renali, ittero e altri problemi di salute che sono peggiorati a causa della sua detenzione;

H.  considerando che gli avvocati per i diritti umani continuano a essere vittime di intimidazioni e incarcerazioni, come nei casi dei noti avvocati Li Yuhan, in isolamento dal novembre 2017, e Wang Quanzhang, arrestato nel luglio 2015, detenuto in isolamento per oltre 800 giorni e, stando a quanto riportato, sottoposto a tortura; che i difensori dei diritti umani che presentano petizioni recandosi nelle grandi città per sollevare questioni locali vengono trattenuti e imprigionati, come Li Xiaoling, in carcere dal giugno 2017 pur continuando a soffrire di una forma grave di glaucoma; che i difensori dei diritti umani che forniscono una piattaforma per gli autori di petizioni e altri difensori dei diritti umani, come Ding Lingjie, Liu Feiyue e Zhen Jianghua, sono stati anch'essi posti in detenzione;

I.  considerando che il governo cinese ha promulgato nuove leggi, in particolare la legge sulla sicurezza dello Stato, la legge antiterrorismo, la legge sulla sicurezza informatica e la legge sulla gestione delle ONG straniere, le quali considerano l'attivismo pubblico e la critica pacifica nei confronti del governo minacce alla sicurezza dello Stato, rafforzano la censura, la sorveglianza e il controllo dei singoli individui e dei gruppi sociali e scoraggiano i cittadini dal promuovere i diritti umani;

J.  considerando che, nel quadro strategico e nel piano d'azione dell'UE su diritti umani e democrazia, il Consiglio si impegna a far sì che l'UE promuova la democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici;

1.  permane fortemente preoccupato per l'approccio del governo cinese nei confronti dei difensori dei diritti umani e degli attivisti e avvocati impegnati in tale ambito; richiama la Cina alle sue responsabilità in quanto potenza mondiale e chiede alle autorità di Pechino di assicurare in tutte le circostanze il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e ad altri strumenti internazionali in materia di diritti umani firmati o ratificati dalla Cina; esorta le autorità di Pechino, inoltre, a porre fine a tutti gli atti vessatori nei confronti dei difensori dei diritti umani nel paese, per metterli in grado di svolgere il proprio lavoro senza ostacoli;

2.  sollecita le autorità cinesi a rilasciare immediatamente e senza condizione alcuna tutti i difensori dei diritti umani e tutti gli attivisti, avvocati, giornalisti e promotori di petizioni detenuti per le loro attività nel campo dei diritti umani, e a porre fine alla repressione in corso nei loro confronti, perpetrata sotto forma di detenzione, vessazione giudiziaria e intimidazione;

3.  esorta il governo della Repubblica popolare cinese a rilasciare immediatamente e incondizionatamente Wu Gan, incarcerato unicamente per aver esercitato pacificamente il proprio diritto alla libertà di espressione e di riunione e, in attesa della sua liberazione, sollecita il governo a garantire che egli abbia contatti regolari e illimitati con la sua famiglia e gli avvocati di sua scelta e non sia sottoposto a torture o altre forme di maltrattamento; chiede che siano svolte indagini tempestive, efficaci e imparziali riguardo alle torture praticate in Cina e che i responsabili siano assicurati alla giustizia;

4.  pone l'accento sulla necessità di indagare sulle accuse di tortura su Xie Yang;

5.  esorta le autorità cinesi a rilasciare immediatamente e incondizionatamente Lee Ming-che e, in attesa della sua liberazione, a garantire che egli sia protetto da qualsivoglia forma di tortura o maltrattamento, abbia contatti con la sua famiglia e gli avvocati di sua scelta e abbia accesso a cure mediche adeguate;

6.  esprime profonda preoccupazione per l'arresto e il protrarsi della detenzione di Tashi Wangchuk, per le restrizioni applicate al suo diritto all'assistenza legale, per la mancanza di prove nei suoi confronti e per le irregolarità nelle indagini penali; chiede il rilascio immediato e incondizionato di Tashi Wangchuk;

7.  esorta le autorità cinesi a rilasciare immediatamente e incondizionatamente il monaco tibetano Choekyi; esorta il governo cinese ad acconsentire alle visite dei suoi familiari e degli avvocati di sua scelta e, in particolare, a fornirgli opportune cure mediche;

8.  sollecita il governo cinese a rispettare la propria Costituzione, segnatamente l'articolo 4 che protegge le minoranze nazionali, l'articolo 35 che tutela la libertà di espressione, di stampa, di riunione, di associazione, di corteo e di manifestazione, l'articolo 36 che riconosce il diritto di confessione religiosa e l'articolo 41 che garantisce il diritto di criticare qualsivoglia organismo o funzionario statale ed esprimere suggerimenti a riguardo del loro operato;

9.  reitera il suo invito al governo cinese affinché interagisca con Sua Santità il Dalai Lama e i suoi rappresentanti ed esprime il suo sostegno a favore di una risoluzione pacifica della questione tibetana attraverso il dialogo e i negoziati, al fine di garantire al Tibet un'autonomia effettiva nel quadro della Costituzione cinese;

10.  condanna inoltre le campagne anti-buddiste portate avanti tramite l'approccio dell'"educazione patriottica", che comprendono misure di gestione statale dei monasteri buddisti tibetani; esprime preoccupazione circa l'uso che viene fatto del diritto penale cinese per perseguitare tibetani e buddisti, le cui attività religiose sono equiparate al "separatismo"; deplora il fatto che l'ambiente per la pratica del buddismo in Tibet sia peggiorato in modo significativo dopo le proteste tibetane del marzo 2008, in quanto il governo cinese ha adottato un approccio più invasivo nell'ambito dell'"educazione patriottica";

11.  è preoccupato per l'adozione del pacchetto di leggi in materia di sicurezza e del loro impatto sulle minoranze in Cina, con particolare riferimento alla legge sull'antiterrorismo, che potrebbe condurre alla penalizzazione dell'espressione pacifica della cultura e della religione tibetane, e alla legge sulla gestione delle ONG straniere che pone i gruppi per la difesa dei diritti umani sotto il controllo rigoroso del governo, in quanto ciò costituisce un approccio categorico dall'alto verso il basso e non incoraggia i partenariati tra il governo locale e centrale e la società civile;

12.  sottolinea che le autorità cinesi devono garantire che tutti coloro che sono detenuti in isolamento siano messi immediatamente in contatto con i loro familiari e i loro legali e che le condizioni di detenzione rispettino le norme stabilite dal "Corpus di principi delle Nazioni Unite per la protezione di tutte le persone sottoposte a qualsiasi forma di detenzione o imprigionamento", adottato con la risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite 43/173 del 9 dicembre 1988, ivi compreso l'accesso alle cure mediche;

13.  esprime profonda preoccupazione per le accuse di tortura su attivisti dei diritti umani di cui è venuto a conoscenza; invita pertanto il governo cinese a rispettare pienamente il divieto assoluto e inderogabile di infliggere torture ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, conformemente a quanto disposto dagli articoli 2 e 16 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti delle Nazioni Unite (UNCAT), ratificata dalla Cina il 4 ottobre 1988;

14.  incoraggia il governo cinese, all'avvicinarsi del ventesimo anniversario della sua firma, a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e a garantirne la completa attuazione ponendo fine a tutte le pratiche abusive e adeguando la sua legislazione per quanto necessario;

15.  ricorda che è importante che l'UE sollevi la questione delle violazioni dei diritti umani in Cina, in particolare il caso delle minoranze in Tibet e nello Xinjiang, in occasione di ogni dialogo politico e sui diritti umani con le autorità cinesi, compresi i dialoghi annuali sui diritti umani, in linea con l'impegno dell'Unione di esprimersi con una voce forte, chiara e unificata nel dialogo con il paese; deplora tuttavia l'assenza di risultati concreti dei dialoghi sui diritti umani tra l'UE e la Cina; rammenta altresì che, nel contesto del suo attuale processo di riforma e del suo crescente impegno globale, la Cina ha aderito al quadro internazionale sui diritti umani firmando una vasta serie di trattati internazionali in materia; chiede pertanto di portare avanti il dialogo con la Cina affinché siano rispettati tali impegni;

16.  chiede a tutti gli Stati membri di adottare nei confronti della Cina un approccio risoluto e basato sui valori e si aspetta che essi non intraprendano iniziative o azioni unilaterali che possano compromettere la coerenza e l'efficacia dell'azione dell'UE; ricorda con profondo rammarico che l'UE non è riuscita a presentare una dichiarazione sui diritti umani in Cina dinanzi al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, nel mese di giugno 2017; si compiace dell'adozione di una dichiarazione nel corso della sessione successiva e si attende che l'UE continui a considerare la Cina un paese che necessita dell'attenzione del Consiglio per i diritti umani finché si rifiuta di impegnarsi ad attuare profonde riforme sui diritti; sollecita altresì l'UE e gli Stati membri a esprimere forti preoccupazioni in occasione del prossimo esame periodico universale della Cina e a garantire, in particolare, che la società civile cinese possa prendere liberamente parte al processo;

17.  invita il VP/AR e gli Stati membri ad adottare le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" sulla Cina, che sottolineano l'importanza cruciale che i diritti umani rivestono nell'ambito delle relazioni UE-Cina, e a esprimere chiaramente preoccupazione per le tendenze negative a tale riguardo in Cina, nonché l'auspicio che le autorità cinesi adottino le misure del caso per rispondere a tale situazione; sottolinea che tali conclusioni servirebbero a vincolare i 28 Stati membri e le istituzioni dell'UE a un messaggio e un approccio comuni per quanto riguarda i diritti umani in Cina;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese.

(1) GU C 378 del 9.11.2017, pag. 239.
(2) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 92.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0444.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0505.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0308.


Repubblica democratica del Congo
PDF 177kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 sulla Repubblica democratica del Congo (2018/2515(RSP))
P8_TA(2018)0015RC-B8-0054/2018

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare quelle del 14 giugno 2017(1), del 2 febbraio 2017(2) e del 1° dicembre 2016(3),

–  viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e del suo portavoce sulla situazione nella Repubblica democratica del Congo (RDC),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 9 novembre 2017 dal portavoce del SEAE sulla pubblicazione del calendario elettorale nella RDC,

–  viste la risoluzione adottata il 29 settembre 2017 dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sull'assistenza tecnica e lo sviluppo di capacità nell'ambito dei diritti umani nella RDC, e la relazione dell'ottobre 2017 del Segretario generale sulla missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (MONUSCO),

–  viste le osservazioni conclusive del 9 novembre 2017 della quarta revisione periodica sull'attuazione, da parte della RDC, del Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici,

–  vista la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2348 (2017) sul rinnovo del mandato della MONUSCO,

–  vista la decisione (PESC) 2017/2282 del Consiglio, dell'11 dicembre 2017, che proroga fino al 12 dicembre 2018 le sanzioni nei confronti delle persone responsabili di atti di violenza e di gravi violazioni dei diritti umani nella RDC,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 6 marzo e dell'11 dicembre 2017 sulla Repubblica democratica del Congo,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 19 giugno 2017, sull'impegno dell'UE verso la società civile nell'ambito delle relazioni esterne,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, del 15 giugno 2016, sulla situazione pre-elettorale e della sicurezza nella RDC,

–  visto il conferimento nel 2014 del premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero al dott. Denis Mukwege,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981,

–  visti gli orientamenti sulla libertà di associazione e di riunione della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, del maggio 2017,

–  vista la Costituzione della Repubblica democratica del Congo, adottata il 18 febbraio 2006,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, un anno dopo la firma dell'accordo di San Silvestro il 31 dicembre 2016, la situazione generale nella Repubblica democratica del Congo è in continuo deterioramento in tutto il paese, essendo caratterizzata da repressioni violente, uccisioni e diffuse violazioni dei diritti umani; che il 2017 è stato uno degli anni più violenti nella storia recente della RDC;

B.  considerando che le Nazioni Unite hanno classificato la situazione nella Repubblica democratica del Congo come emergenza umanitaria di livello 3, ossia il livello più elevato; che l'8 marzo 2017 l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, ha chiesto l'istituzione di una commissione d'inchiesta per indagare sulle violenze nella provincia del Kasaï;

C.  considerando che la crisi politica si è acuita dopo il rifiuto del presidente Kabila di dimettersi nel 2016, alla fine del suo mandato costituzionale; che, a norma dell'accordo di San Silvestro raggiunto sotto l'egida della Conferenza episcopale nazionale del Congo (CENCO), si è deciso di tenere le elezioni entro dicembre 2017; che il termine indicato non è stato rispettato e che la commissione elettorale nazionale indipendente (CENI) ha annunciato che le elezioni si terranno il 23 dicembre 2018;

D.  considerando che la CENI sta procedendo ai preparativi logistici per le elezioni, compresi gli aspetti finanziari e il registro elettorale;

E.  considerando che le proteste contro la situazione politica hanno incontrato la resistenza molto violenta delle forze sostenute dal governo;

F.  considerando che l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha preso atto dell'intenzione deliberata, da parte delle forze di sicurezza, di soffocare i diritti civili e politici, anche attraverso l'uso di munizioni attive, gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i civili, compresi i chierichetti, negando alle Nazioni Unite l'accesso agli ospedali, agli obitori e ai centri di trattenimento, nonché impedendo alle stesse di osservare le proteste;

G.  considerando che la Repubblica democratica del Congo non ha ratificato la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo;

H.  considerando che, in particolare nel Kasaï, continuano gli scontri armati tra l'esercito congolese e le milizie locali; che ciò ha provocato una grave crisi umanitaria caratterizzata da uccisioni, torture e stupri, la distruzione di case, strutture mediche e scuole nonché la scoperta di 40 siti di fosse comuni nel Kasaï; che non sono stati compiuti progressi per consegnare i responsabili alla giustizia;

I.  considerando che la RDC registra il maggior numero a livello mondiale di sfollati interni a causa di conflitti; che dal gennaio 2017 sono state sfollate nella RDC oltre 1,9 milioni di persone, il che porta il numero totale degli sfollati nel paese a 4,25 milioni, soprattutto nelle province del Kasaï, Tanganyika e Kivu; che la Repubblica democratica del Congo accoglie anche i rifugiati che scappano da Burundi, Repubblica centrafricana e Sud Sudan; che l'UE ha fornito cinque milioni di EUR in aiuti umanitari destinati alle vittime delle violenze nel Kasaï;

J.  considerando che nel marzo 2017 il numero di truppe impegnate nella missione MONUSCO è diminuito e a giugno il bilancio della missione è stato ridotto dell'8 %;

K.  considerando che le autorità della RDC hanno perpetrato vessazioni sistematiche contro le organizzazioni della società civile e i difensori dei diritti umani, tra cui Lutte pour le Changement (Lucha), il movimento Filimbi, la Chiesa cattolica e il Comité Laic de Coordination (CLC); che, stando ai gruppi di difensori dei diritti umani, nella Repubblica democratica del Congo sono detenuti almeno 358 prigionieri politici;

L.  considerando che il 29 e il 30 dicembre 2017 sono stati arrestati e detenuti senza un mandato d'arresto sette difensori dei diritti umani (Carbone Beni, Mino Bompomi, Roger Katanga Mwenyemali, Bony Dickson Mputu, Grâce Tshiunza, Cedrick Kalonji e Arciel Beni, tutti collegati al movimento della società civile Filimbi), e che si sono perse le tracce di un altro difensore dei diritti umani, Palmer Kabeya;

M.  considerando che i rapimenti e le aggressioni contro gli operatori umanitari e le forze di mantenimento della pace sono in aumento e costringono le organizzazioni umanitarie a ritardare la consegna degli aiuti e a sospendere le loro attività;

N.  considerando che i tre progetti di legge (sulla regolamentazione delle organizzazioni non governative, sui difensori dei diritti umani e sul contrasto al terrorismo) introdotti in sede di Assemblea nazionale congolese, nella loro forma attuale, sono in contrasto con le norme regionali e internazionali in materia di diritti umani e rappresentano una minaccia senza precedenti al funzionamento indipendente della società civile in Congo;

O.  considerando che l'UE ha prorogato al dicembre 2018 le misure restrittive contro i singoli, che erano state adottate in risposta all'ostruzione del processo elettorale e alle violazioni dei diritti umani;

1.  ribadisce la sua profonda preoccupazione per il peggioramento della situazione umanitaria, politica e della sicurezza nella RDC; condanna fermamente tutte le violazioni dei diritti umani e gli atti di violenza, in particolare ai danni dei manifestanti pacifici, inclusi il divieto di organizzare manifestazioni pubbliche pacifiche e le politiche di intimidazione, arresto e detenzione di eventuali voci dissidenti; invita le autorità congolesi a procedere al rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri di coscienza e a condurre un'indagine indipendente sulla violenta repressione delle manifestazioni del dicembre 2017 e sulla scoperta di fosse comuni;

2.  ricorda che il governo della RDC ha la responsabilità primaria di proteggere i civili che si trovano sul suo territorio e sono soggetti alla sua giurisdizione, compresa la tutela dai crimini contro l'umanità e dai crimini di guerra;

3.  esprime profonda preoccupazione per le testimonianze che giungono dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, in particolare per la relazione d'inchiesta del dicembre 2017, a cura della Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH), sui massacri compiuti nel Kasaï, secondo cui le forze di sicurezza congolesi e le milizie sostenute dal governo starebbero attuando nella provincia del Kasaï una strategia deliberata improntata al terrore e alla distruzione, che sarebbe sfociata in crimini contro l'umanità; esorta la Corte penale internazionale (CPI) e le Nazioni Unite a indagare in merito a tali affermazioni;

4.  esprime preoccupazione per la situazione in cui versano donne e bambini nella RDC; condanna apertamente il ricorso allo stupro, alla violenza sessuale e alla tortura; è allarmato per le accuse di reclutamento e impiego illeciti di bambini soldato da parte delle milizie sponsorizzate dai congolesi e ritiene che la cessazione dell'uso di bambini soldato debba essere una priorità per le autorità congolesi e la comunità internazionale;

5.  si rammarica vivamente che non si siano tenute elezioni entro il termine fissato per il 2017; ricorda la responsabilità delle autorità e delle istituzioni congolesi di attuare efficacemente il nuovo calendario elettorale in conformità della Costituzione congolese e dell'accordo di San Silvestro; insiste sulla necessità di organizzare il 23 dicembre 2018 elezioni presidenziali e legislative che siano trasparenti, libere ed eque; ricorda che la CENI deve essere un organismo indipendente, imparziale e inclusivo, e chiede al governo della RDC di garantire la fornitura di risorse sufficienti; chiede inoltre alla CENI e al governo di introdurre scadenze trimestrali nell'ambito del calendario elettorale al fine di monitorare i progressi compiuti e dare un segno tangibile dell'impegno del governo a organizzare le elezioni; ricorda che solo lo svolgimento di elezioni credibili offrirà una via d'uscita dalla crisi;

6.  sottolinea che gli oppositori in esilio devono poter tornare nel paese in sicurezza e senza condizioni, e che ogni cittadino deve avere il diritto di eleggibilità alle elezioni; accoglie con favore la creazione, con la partecipazione dell'Unione africana (UA), dell'Organizzazione internazionale della Francofonia (OIF), della Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC) e delle Nazioni Unite, di un gruppo coordinato di esperti incaricato di sostenere l'attuazione del processo elettorale e agevolare la mobilitazione dell'assistenza finanziaria, logistica e tecnica destinata alla RDC; appoggia il contributo fornito dall'UE al processo elettorale nella RDC, e invita l'Unione a subordinare eventuali finanziamenti elettorali all'attuazione, da parte del governo congolese, di misure concrete che dimostrino la volontà politica di organizzare le elezioni presidenziali il 23 dicembre 2018, tra cui, nello specifico, la pubblicazione di un bilancio elettorale realistico, nonché garanzie riguardanti tutti i diritti e le libertà fondamentali per tutti i partiti politici e le organizzazioni della società civile;

7.  condanna fermamente tutte le forme di molestie e minacce ai danni della società civile e delle ONG; è particolarmente preoccupato per le recenti minacce di morte rivolte a rappresentanti della FIDH e di organizzazioni associate; esorta le autorità e le forze di sicurezza della RDC a rispettare pienamente gli obblighi dell'accordo di Cotonou e dell'accordo di San Silvestro, in particolare il diritto dei singoli di esercitare la libertà di espressione e la libertà di riunione e di manifestazione; invita il governo congolese a ratificare appena possibile la Carta africana sulla democrazia, le elezioni e il buon governo;

8.  denuncia i progetti di legge introdotti in sede di Assemblea nazionale congolese e riguardanti la regolamentazione delle ONG, i difensori dei diritti umani e il contrasto al terrorismo; esorta le autorità congolesi a rispettare pienamente il corretto processo legislativo e ad adeguare i progetti di legge alle norme internazionali e regionali sulla protezione e la promozione dei diritti umani;

9.  esorta l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a rafforzare la protezione dei difensori dei diritti umani nonché il sostegno in loro favore; invita le autorità della RDC a sottoporre a indagine e a portare dinanzi alla giustizia coloro che aggrediscono i difensori dei diritti umani e reprimono le proteste democratiche;

10.  si compiace che il Segretario generale delle Nazioni Unite abbia annunciato l'avvio di un'inchiesta sull'attacco ai danni delle truppe della missione MONUSCO perpetrato dalle milizie delle Forze democratiche alleate il 7 dicembre 2017, che ha causato la morte di 15 operatori di pace nella provincia del Kivu settentrionale;

11.  esprime preoccupazione per i recenti tagli a livello di bilancio e truppe delle Nazioni Unite; invita il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e i paesi membri dell'ONU a provvedere a che la MONUSCO riceva un finanziamento adeguato per svolgere i compiti ad essa affidati nel suo mandato; ricorda che il mandato della MONUSCO prevede, tra le altre cose, un contributo alla protezione dei civili e un sostegno per l'attuazione dell'accordo politico;

12.  esorta l'UE e i suoi Stati membri a dare la priorità ai valori dei diritti umani; ribadisce l'importanza di far sì che i singoli individui rispondano delle violazioni dei diritti umani e di altri atti che pregiudicano una soluzione pacifica al conflitto nella RDC; si compiace, a tale proposito, del ricorso a sanzioni dell'UE mirate, e invita l'Unione a valutare la possibilità di impiegare mezzi supplementari, come previsto dall'accordo di Cotonou, qualora la situazione continui a deteriorarsi e non vengano compiuti progressi significativi per giungere a una soluzione pacifica;

13.  ricorda che Ibrahim Thiaw, direttore esecutivo aggiunto del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, ha dichiarato nell'aprile 2015 che lo sfruttamento delle risorse naturali genera ogni anno oltre un miliardo di dollari e che la maggior parte dei profitti (fino al 98 %) va a gruppi internazionali, mentre il restante 2 % alimenta i gruppi armati all'interno della RDC; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere i provvedimenti necessari nei confronti delle imprese europee che non rispettano le norme internazionali o che non risarciscono adeguatamente le vittime delle violazioni dei diritti umani di cui sono direttamente o indirettamente responsabili; chiede la rapida attuazione dell'accordo raggiunto dagli Stati membri il 15 giugno 2016 riguardo al regolamento dell'Unione sui minerali originari di zone di conflitto (regolamento (UE) 2017/821(4)), nonché il proseguimento dei lavori, a livello dell'Unione e delle Nazioni Unite, volti a elaborare una normativa internazionale in materia;

14.  ribadisce il proprio sostegno all'Unione africana, all'OIF, alla SADC e, in particolare, all'Angola, in quanto facilitatori del dialogo politico nella RDC e nell'intera regione;

15.  è allarmato per l'aggravarsi dell'epidemia di colera e chiede maggiori aiuti umanitari per contrastare tale epidemia; esorta l'Unione europea e i suoi Stati membri a potenziare gli aiuti finanziari e umanitari attraverso organizzazioni affidabili, allo scopo di rispondere alle urgenti necessità della popolazione;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Consiglio dei ministri e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, all'Unione africana, al parlamento panafricano, nonché al presidente, al primo ministro e al parlamento della Repubblica democratica del Congo.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0264.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0017.
(3) Testi approvati, P8_TA(2016)0479.
(4) GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.


Trattato di Marrakech: facilitare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa ***
PDF 238kWORD 48k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, del trattato di Marrakech volto a facilitare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa (12629/2017 – C8-0375/2017 – 2014/0297(NLE))
P8_TA(2018)0016A8-0400/2017

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12629/2017),

–  visto il trattato di Marrakech volto a facilitare l'accesso alle opere pubblicate per le persone non vedenti, con disabilità visive o con altre difficoltà nella lettura di testi a stampa (5905/2015),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 114 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0375/2017),

–  visto il parere della Corte di giustizia del 14 febbraio 2017(1),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione giuridica (A8-0400/2017),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del trattato di Marrakesh;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e all'Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (OMPI).

(1) Parere della Corte di Giustizia del 14 febbraio 2017, 3/15, ECLI:EU:C:2017:114.


Competenza, riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, e sottrazione internazionale di minori *
PDF 476kWORD 71k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 sulla proposta di regolamento del Consiglio concernente la competenza, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, e la sottrazione internazionale di minori (rifusione) (COM(2016)0411 – C8-0322/2016 – 2016/0190(CNS))
P8_TA(2018)0017A8-0388/2017

(Procedura legislativa speciale – consultazione – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Consiglio (COM(2016)0411),

–  visto l'articolo 81, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8-0322/2016),

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(1),

–  visti gli articoli 104 e 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione giuridica e il parere della commissione per le petizioni (A8-0388/2017),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  approva la proposta della Commissione quale adattata alle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione e quale modificata in appresso;

2.  invita la Commissione a modificare di conseguenza la sua proposta, in conformità dell'articolo 293, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

3.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

4.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente la proposta della Commissione;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Il regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio34, è stato modificato in modo sostanziale35. Poiché si rendono necessarie nuove modifiche, a fini di chiarezza è opportuno procedere alla sua rifusione.
(1)  Il regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio34, è stato modificato in modo sostanziale35. Poiché si rendono necessarie nuove modifiche indispensabili, a fini di chiarezza è opportuno procedere alla sua rifusione. Tali modifiche del regolamento contribuiranno al consolidamento della certezza giuridica e all'incremento della flessibilità, alla garanzia di un migliore accesso ai procedimenti giudiziari come pure a una maggiore efficienza di tali procedimenti. Al tempo stesso, le modifiche del presente regolamento contribuiranno a garantire che gli Stati membri conservino la piena sovranità sulle norme sostanziali in materia di responsabilità genitoriale.
__________________
__________________
34 Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, del 23.12.2003, pag. 1).
34 Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000 (GU L 338, del 23.12.2003, pag. 1).
35 Cfr.  allegato V.
35 Cfr. allegato V.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Il corretto e buon funzionamento di uno spazio europeo di giustizia nel rispetto dei diversi sistemi e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri è di vitale importanza per l'Unione. A tal riguardo occorre rafforzare la fiducia reciproca nei rispettivi sistemi giudiziari. L'Unione si prefigge l'obiettivo di istituire, mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel quale siano garantiti la libera circolazione delle persone e l'accesso alla giustizia. Per realizzare tale obiettivo si dovrebbero rafforzare i diritti delle persone, segnatamente i minori, nei procedimenti giudiziari al fine di facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie ed amministrative e l'esecuzione delle decisioni in materia di diritto di famiglia con implicazioni transfrontaliere. È opportuno potenziare il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia civile, semplificare l'accesso alla giustizia e migliorare lo scambio di informazioni tra le autorità degli Stati membri.
(3)  Il corretto e buon funzionamento di uno spazio europeo di giustizia nel rispetto dei diversi sistemi e delle diverse tradizioni giuridiche degli Stati membri è di vitale importanza per l'Unione. A tal riguardo occorre rafforzare la fiducia reciproca nei rispettivi sistemi giudiziari. L'Unione si prefigge l'obiettivo di istituire, mantenere e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel quale siano garantiti la libera circolazione delle persone e l'accesso alla giustizia. Per realizzare tale obiettivo è essenziale rafforzare i diritti delle persone, segnatamente i minori, nei procedimenti giudiziari al fine di facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie ed amministrative e l'esecuzione delle decisioni in materia di diritto di famiglia con implicazioni transfrontaliere. È opportuno potenziare il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia civile, semplificare l'accesso alla giustizia e migliorare lo scambio di informazioni tra le autorità degli Stati membri, assicurando un'attenta verifica del carattere non discriminatorio delle procedure e delle pratiche utilizzate dalle autorità competenti degli Stati membri a tutela dell'interesse superiore del minore e dei diritti fondamentali correlati.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 4
(4)  A tal fine, l'Unione adotta, tra l'altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali, in particolare se necessario al buon funzionamento del mercato interno.
(4)  A tal fine, l'Unione adotta, tra l'altro, le misure nel settore della cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali, in particolare se necessario alla libera circolazione delle persone e al buon funzionamento del mercato interno.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 4 bis (nuovo)
(4 bis)  Il rafforzamento della cooperazione giudiziaria nelle materie civili con implicazioni transnazionali richiede una formazione giudiziaria, soprattutto in materia di diritto di famiglia transfrontaliero. Le attività di formazione, come seminari e scambi, sono necessarie a livello sia dell'Unione che nazionale, al fine di sensibilizzare in merito al presente regolamento, al suo contenuto e alle sue conseguenze e di creare un clima di fiducia reciproca tra gli Stati membri per quanto riguarda i loro sistemi giudiziari.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  Per garantire parità di condizioni a tutti i minori, il presente regolamento dovrebbe disciplinare tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale, incluse le misure di protezione del minore, indipendentemente da qualsiasi nesso con un procedimento matrimoniale o altro procedimento.
(6)  Per garantire parità di condizioni a tutti i minori, il presente regolamento dovrebbe disciplinare tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale, incluse le misure di protezione del minore, indipendentemente da qualsiasi nesso con un procedimento matrimoniale.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 6 bis (nuovo)
(6 bis)  A norma del presente regolamento, le norme sulla competenza giurisdizionale dovrebbero applicarsi anche a tutti i minori che si trovano sul territorio dell'Unione e la cui residenza abituale non possa essere stabilita con certezza. L’ambito di applicazione di tali norme dovrebbe estendersi in particolare ai minori rifugiati e ai minori sfollati a livello internazionale per motivi socioeconomici oppure a causa di disordini nei loro paesi.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 12 bis (nuovo)
(12 bis)  È opportuno che il presente regolamento rispetti pienamente tutti i diritti stabiliti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (in appresso "la Carta"), in particolare il diritto a un ricorso effettivo e a un giudice imparziale di cui all'articolo 47 della Carta, il diritto al rispetto della vita privata e della vita familiare di cui all'articolo 7 della Carta e i diritti del minore di cui all'articolo 24 della Carta.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 13
(13)  Le regole di competenza in materia di responsabilità genitoriale si informano all'interesse superiore del minore e dovrebbero essere applicate in sua conformità. Ogni riferimento all'interesse superiore del minore dovrebbe essere interpretato alla luce dell'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo.
(13)  Le regole di competenza in materia di responsabilità genitoriale dovrebbero sempre informarsi all'interesse superiore del minore e dovrebbero essere applicate tenendo conto di tale interesse. Ogni riferimento all'interesse superiore del minore dovrebbe essere interpretato alla luce degli articoli 7, 14, 22 e 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e della Convenzione delle Nazioni Unite del 20 novembre 1989 sui diritti del fanciullo. È assolutamente necessario che lo Stato membro le cui autorità sono competenti ai sensi del presente regolamento a conoscere del merito in relazione alla responsabilità genitoriale, a seguito dell'assunzione di una decisione definitiva che prevede il ritorno del minore, garantisca la protezione dell'interesse superiore e dei diritti fondamentali del minore dopo il ritorno di quest'ultimo, segnatamente laddove abbia contatti con entrambi i genitori.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)  Il significato del concetto di "residenza abituale" dovrebbe essere interpretato caso per caso sulla base di definizioni delle autorità, alla luce delle circostanze specifiche del caso.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  Qualora la residenza abituale del minore cambi a seguito di un trasferimento legittimo, la competenza dovrebbe seguire il minore al fine di mantenere la prossimità. Ciò dovrebbe valere sia in assenza di procedimento pendente sia per i procedimenti pendenti. Per questi ultimi tuttavia, ai fini dell'efficienza della giustizia le parti possono concordare che i giudici dello Stato membro in cui il procedimento è pendente conservino la competenza fino alla pronuncia della decisione definitiva, purché ciò corrisponda all'interesse superiore del minore. Questa possibilità è particolarmente importante quando il procedimento è prossimo alla conclusione e un genitore intende trasferirsi in un altro Stato membro assieme al minore.
(15)  Qualora la residenza abituale del minore cambi a seguito di un trasferimento legittimo, la competenza dovrebbe seguire il minore al fine di mantenere la prossimità. Per i procedimenti pendenti tuttavia, ai fini dell'efficienza della giustizia le parti possono concordare che i giudici dello Stato membro in cui il procedimento è pendente conservino la competenza fino alla pronuncia della decisione definitiva, purché ciò corrisponda all'interesse superiore del minore. È invece opportuno concludere i procedimenti pendenti in materia di diritti di affidamento e di visita con una decisione definitiva, affinché i titolari del diritto di affidamento non trasferiscano il minore in un altro paese per sottrarsi in tal modo a una decisione a loro sfavorevole emessa da un'autorità competente, a meno che le parti non concordino sul fatto che il procedimento pendente dovrebbe essere concluso.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 17
(17)  Il presente regolamento non osta a che le autorità di uno Stato membro non competente a conoscere del merito adottino, in casi di urgenza, provvedimenti provvisori o cautelari relativi alla persona o ai beni di un minore presente in quello Stato membro. Tali provvedimenti dovrebbero essere riconosciuti ed eseguiti in tutti gli altri Stati membri, compresi gli Stati membri aventi competenza ai sensi del presente regolamento, fino a quando un'autorità competente di un siffatto Stato membro non abbia adottato le misure che giudica appropriate. È tuttavia opportuno che nello Stato membro competente a conoscere nel merito i provvedimenti decisi dal giudice di un altro Stato membro siano modificati o sostituiti soltanto con provvedimento di un giudice. Un'autorità competente solo per i provvedimenti provvisori e cautelari che sia investita di una domanda nel merito dovrebbe dichiarare d'ufficio la propria incompetenza. Allorché lo rende necessario la tutela dell'interesse superiore del minore, l'autorità dovrebbe comunicare, direttamente o tramite l'autorità centrale, i provvedimenti adottati all'autorità dello Stato membro competente a conoscere del merito ai sensi del presente regolamento. La mancata comunicazione all'autorità di un altro Stato membro non dovrebbe tuttavia costituire di per sé un motivo di non riconoscimento del provvedimento.
(17)  Il presente regolamento non osta a che le autorità di uno Stato membro non competente a conoscere del merito adottino, in casi di urgenza, ad esempio nei casi di violenza domestica o di genere, provvedimenti provvisori o cautelari relativi alla persona o ai beni di un minore presente in quello Stato membro. Tali provvedimenti dovrebbero essere riconosciuti ed eseguiti in tutti gli altri Stati membri, compresi gli Stati membri aventi competenza ai sensi del presente regolamento, fino a quando un'autorità competente di un siffatto Stato membro non abbia adottato le misure che giudica appropriate. È tuttavia opportuno che nello Stato membro competente a conoscere nel merito i provvedimenti decisi dal giudice di un altro Stato membro siano modificati o sostituiti soltanto con provvedimento di un giudice. Un'autorità competente solo per i provvedimenti provvisori e cautelari che sia investita di una domanda nel merito dovrebbe dichiarare d'ufficio la propria incompetenza. Allorché lo rende necessario la tutela dell'interesse superiore del minore, l'autorità dovrebbe comunicare, direttamente o tramite l'autorità centrale e senza indebito ritardo, i provvedimenti adottati all'autorità dello Stato membro competente a conoscere del merito ai sensi del presente regolamento. La mancata comunicazione all'autorità di un altro Stato membro non dovrebbe tuttavia costituire di per sé un motivo di non riconoscimento del provvedimento.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  In casi eccezionali le autorità dello Stato membro della residenza abituale del minore potrebbero non essere le autorità più appropriate per trattare il caso. Nell'interesse superiore del minore, l'autorità competente può, a titolo eccezionale e in determinate condizioni, trasferire la propria competenza in un caso specifico a un'autorità di un altro Stato membro se quest'ultima è più indicata a conoscere del caso. Tuttavia, in questo caso, l'autorità adita in seconda istanza non dovrebbe essere autorizzata a trasferire il caso a una terza autorità.
(18)  È opportuno prestare particolare attenzione al fatto che, in casi eccezionali, quali ad esempio i casi di violenza domestica o di genere, le autorità dello Stato membro della residenza abituale del minore potrebbero non essere le autorità più appropriate per trattare il caso. L'autorità competente può, a titolo eccezionale e in determinate condizioni, trasferire la propria competenza in un caso specifico a un'autorità di un altro Stato membro se quest'ultima è più indicata a conoscere del caso. Tuttavia, in questo caso, è opportuno ottenere innanzitutto il consenso dell'autorità adita in seconda istanza dal momento che, una volta accettato di esaminare il caso, essa non può trasferire il caso a una terza autorità. Prima di qualsiasi trasferimento di competenza è necessario valutare attentamente e tenere pienamente in considerazione l'interesse superiore del minore.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 23
(23)  I procedimenti in materia di responsabilità genitoriale ai sensi del presente regolamento e i procedimenti in materia di ritorno ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980 dovrebbero rispettare il diritto del minore di esprimere liberamente la propria opinione e garantire che essa sia presa debitamente in considerazione ai fini della valutazione dell'interesse superiore del minore. L'audizione del minore in conformità dell'articolo 24, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dell'articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo è importante ai fini dell'applicazione del presente regolamento. Il presente regolamento tuttavia non mira a stabilire le modalità di audizione del minore, ad esempio se il minore debba essere ascoltato dal giudice personalmente o da uno specialista che riferisca poi all'autorità giurisdizionale, ovvero se il minore vada ascoltato in aula o in altro luogo.
(23)  I procedimenti in materia di responsabilità genitoriale ai sensi del presente regolamento e i procedimenti in materia di ritorno ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980 dovrebbero rispettare il diritto del minore di esprimere liberamente la propria opinione e garantire che essa sia presa debitamente in considerazione ai fini della valutazione dell'interesse superiore del minore. L'audizione del minore in conformità dell'articolo 24, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dell'articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e della raccomandazione del Consiglio d'Europa sulla partecipazione dei bambini e dei giovani di età inferiore ai 18 anni1 bis è importante ai fini dell'applicazione del presente regolamento. Il presente regolamento tuttavia non mira a stabilire norme minime comuni riguardanti la procedura di audizione del minore, che rimane disciplinata dalle disposizioni nazionali degli Stati membri.
______________
1bis CM/Rec(2012)2 del 28 marzo 2012.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 26
(26)  Affinché il procedimento di ritorno ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980 si concluda quanto prima, gli Stati membri dovrebbero concentrare la competenza per tali procedimenti in una o più autorità giurisdizionali, tenendo conto della loro struttura interna per l'amministrazione della giustizia, se del caso. La concentrazione della competenza in un numero limitato di autorità giurisdizionali di uno Stato membro è uno strumento essenziale ed efficace in molti Stati membri per accelerare il trattamento delle cause di sottrazione di minori, giacché i giudici investiti largamente di tali cause sviluppano competenze particolari. A seconda della struttura del sistema giuridico, la competenza per le cause di sottrazione di minori potrebbe concentrarsi in un'unica autorità giurisdizionale per l'intero paese o in un numero limitato di autorità giurisdizionali, partendo, ad esempio, dal numero di autorità giurisdizionali di impugnazione e concentrando la competenza per le cause di sottrazione internazionale di minori in un'autorità giurisdizionale di primo grado all'interno di ogni circoscrizione di corte di appello. In ogni grado la decisione dovrebbe essere resa entro sei settimane dalla presentazione della domanda o dell'impugnazione. Gli Stati membri dovrebbero limitare a uno il numero di impugnazioni possibili avverso una decisione che dispone o nega il ritorno di un minore ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980.
(26)  Affinché il procedimento di ritorno ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980 si concluda quanto prima, gli Stati membri dovrebbero concentrare la competenza per tali procedimenti in un numero limitato di autorità giurisdizionali, tenendo conto della loro struttura interna per l'amministrazione della giustizia, se del caso. La concentrazione della competenza in un numero limitato di autorità giurisdizionali di uno Stato membro è uno strumento essenziale ed efficace in molti Stati membri per accelerare il trattamento delle cause di sottrazione di minori, giacché i giudici investiti largamente di tali cause sviluppano competenze particolari. A seconda della struttura del sistema giuridico, la competenza per le cause di sottrazione di minori potrebbe concentrarsi in un numero limitato di autorità giurisdizionali, partendo, ad esempio, dal numero di autorità giurisdizionali di impugnazione e concentrando la competenza per le cause di sottrazione internazionale di minori in un'autorità giurisdizionale di primo grado all'interno di ogni circoscrizione di corte di appello, senza tuttavia pregiudicare il diritto di accesso alla giustizia delle parti e la tempestività dei procedimenti di ritorno. In ogni grado la decisione dovrebbe essere resa entro sei settimane dalla presentazione della domanda o dell'impugnazione. Gli Stati membri dovrebbero limitare a uno il numero di impugnazioni possibili avverso una decisione che dispone o nega il ritorno di un minore ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980. Sarebbe inoltre opportuno adottare misure volte a garantire che le decisioni giudiziarie emesse in uno Stato membro siano riconosciute in un altro Stato membro. Una volta emesse, è essenziale che le decisioni giudiziarie siano altresì riconosciute in tutta l'Unione europea, in particolare nell'interesse del minore.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 28
(28)  In tutte le cause riguardanti un minore, in particolare nelle cause di sottrazione internazionale di minori, le autorità giudiziarie e amministrative dovrebbero considerare la possibilità di giungere a una risoluzione amichevole ricorrendo alla mediazione e altri mezzi appropriati, facendosi assistere, se del caso, dalle reti e dalle strutture di supporto esistenti per la mediazione nelle controversie transfrontaliere in materia di responsabilità genitoriale. Tali sforzi non dovrebbero tuttavia allungare ingiustificatamente la durata del procedimento di ritorno ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980.
(28)  Il ricorso alla mediazione può assumere un grande rilievo ai fini della risoluzione delle controversie, in tutte le cause riguardanti un minore e in modo particolare nel caso di conflitti genitoriali transfrontalieri in materia di diritti di affidamento e di visita concernenti un minore nonché nelle cause di sottrazione internazionale di minori. Inoltre, in considerazione dell'aumento delle controversie transfrontaliere relative alla custodia in tutta l'Unione europea, per le quali non si dispone di alcun quadro internazionale, a seguito dei recenti flussi migratori, la mediazione si è spesso rivelata l'unico strumento giuridico in grado di aiutare le famiglie a raggiungere una soluzione amichevole e rapida alle controversie familiari. Al fine di promuovere la mediazione in tali casi, le autorità giudiziarie e amministrative, facendosi assistere, se del caso, dalle reti e dalle strutture di supporto esistenti per la mediazione nelle controversie transfrontaliere in materia di responsabilità genitoriale, dovrebbero assistere le parti, prima o durante i procedimenti giudiziari, nella scelta di mediatori adeguati e nell'organizzazione della mediazione. Le parti dovrebbero inoltre ricevere un aiuto finanziario per il ricorso alla mediazione per un importo almeno equivalente a quello del patrocinio a spese dello Stato che è stato o sarebbe stato loro concesso. Tali sforzi non dovrebbero tuttavia allungare ingiustificatamente la durata del procedimento di ritorno ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980 e non dovrebbero comportare una partecipazione obbligatoria delle vittime di qualunque forma di violenza, compresa la violenza domestica, al processo di mediazione.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 28 bis (nuovo)
(28 bis)  Per offrire un'efficace alternativa ai procedimenti giudiziari in materia di controversie familiari a livello nazionale o internazionale, è essenziale che i mediatori coinvolti abbiano ricevuto una formazione specializzata adeguata. La formazione dovrebbe riguardare, in particolare, il quadro giuridico delle controversie familiari transfrontaliere, la competenza interculturale e gli strumenti per gestire le situazioni ad alta conflittualità, tenendo presente in qualsiasi momento l'interesse superiore del minore. La formazione impartita ai giudici, quali potenziali fonti di rinvio alla mediazione, dovrebbe altresì riguardare il modo di incoraggiare le parti ad attivare quanto prima una procedura di mediazione e le modalità per integrare la mediazione nei procedimenti giudiziari e nei termini stabiliti dalle procedure della convenzione dell'Aia sulla sottrazione di minori senza provocare inutili ritardi.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 30
(30)  Qualora il giudice dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto illecitamente decida di negare il ritorno del minore ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980, nella sua decisione dovrebbe fare esplicito riferimento ai pertinenti articoli della convenzione dell'Aia del 1980 si cui si basa il diniego. Tuttavia, una simile decisione dovrebbe potrebbe tuttavia essere sostituita da una decisione successiva emessa in un procedimento di affidamento, previo esame approfondito dell'interesse superiore del minore, dai giudici dello Stato membro di residenza abituale del minore prima del suo trasferimento illecito o mancato ritorno. Se la decisione implica il ritorno del minore, esso dovrebbe avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l'esecuzione della decisione nello Stato membro in cui il minore è trattenuto.
(30)  Qualora il giudice dello Stato membro in cui il minore è stato trasferito o trattenuto illecitamente decida di negare il ritorno del minore ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980, nella sua decisione dovrebbe fare esplicito riferimento ai pertinenti articoli della convenzione dell'Aia del 1980 su cui si basa il diniego e dovrebbe motivarne le ragioni. Tuttavia, una simile decisione dovrebbe potrebbe tuttavia essere sostituita da una decisione successiva emessa in un procedimento di affidamento, previo esame approfondito dell'interesse superiore del minore, dai giudici dello Stato membro di residenza abituale del minore prima del suo trasferimento illecito o mancato ritorno. Se la decisione implica il ritorno del minore, esso dovrebbe avvenire senza che sia necessario ricorrere a procedimenti per il riconoscimento e l'esecuzione della decisione nello Stato membro in cui il minore è trattenuto.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 33
(33)  Inoltre la volontà di ridurre la durata e i costi dei procedimenti giudiziari transfrontalieri riguardanti i minori giustifica l'abolizione della dichiarazione di esecutività che precede l'esecuzione nello Stato membro dell'esecuzione per tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale. Mentre il regolamento (CE) n. 2201/2003 abolisce questo requisito solo per le decisioni che accordano un diritto di visita e per determinate decisioni che dispongono il ritorno di un minore, il presente regolamento prevede un'unica procedura per l'esecuzione transfrontaliera di tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale. Di conseguenza, fatte salve le disposizioni del presente regolamento, la decisione emessa dall'autorità di uno Stato membro dovrebbe essere trattata come se fosse stata pronunciata nello Stato membro dell'esecuzione.
(33)  Inoltre la volontà di agevolare la libera circolazione dei cittadini europei giustifica l'abolizione della dichiarazione di esecutività che precede l'esecuzione nello Stato membro dell'esecuzione per tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale rientranti nel campo di applicazione del presente regolamento. Ciò avrà come effetto, in particolare, la riduzione della durata e dei costi dei procedimenti giudiziari transfrontalieri riguardanti i minori. Mentre il regolamento (CE) n. 2201/2003 abolisce questo requisito solo per le decisioni che accordano un diritto di visita e per determinate decisioni che dispongono il ritorno di un minore, il presente regolamento prevede un'unica procedura per l'esecuzione transfrontaliera di tutte le decisioni in materia di responsabilità genitoriale rientranti nel campo di applicazione del presente regolamento. Di conseguenza, fatte salve le disposizioni del presente regolamento, la decisione emessa dall'autorità di uno Stato membro dovrebbe essere trattata come se fosse stata pronunciata nello Stato membro dell'esecuzione.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 37 bis (nuovo)
(37 bis)  Il rifiuto di riconoscere una decisione ai sensi del presente regolamento, fondato sul fatto che il riconoscimento sarebbe manifestamente contrario all'ordine pubblico dello Stato membro interessato, dovrebbe essere conforme all'articolo 21 della Carta.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 42
(42)  Nei casi specifici in materia di responsabilità genitoriale che rientrano nel campo di applicazione del presente regolamento, le autorità centrali dovrebbero cooperare tra loro per prestare assistenza alle autorità nazionali e ai titolari della responsabilità genitoriale. Tale assistenza dovrebbe in particolare riguardare la localizzazione del minore, direttamente o tramite altre autorità competenti, qualora ciò sia necessario per soddisfare una richiesta ai sensi del presente regolamento, e la trasmissione di informazioni relative al minore necessarie ai fini del procedimento.
(42)  Nei casi specifici in materia di responsabilità genitoriale che rientrano nel campo di applicazione del presente regolamento, le autorità centrali dovrebbero cooperare tra loro per prestare assistenza alle autorità nazionali e ai titolari della responsabilità genitoriale. Tale assistenza dovrebbe in particolare riguardare la localizzazione del minore, direttamente o tramite altre autorità competenti, qualora ciò sia necessario per soddisfare una richiesta ai sensi del presente regolamento, e la trasmissione di informazioni relative al minore necessarie ai fini del procedimento. Nei casi in cui la competenza sia esercitata da uno Stato membro diverso dallo Stato membro di cui il minore è cittadino, le autorità centrali dello Stato membro competente ne informano senza indebito ritardo le autorità centrali dello Stato membro di cui il minore è cittadino.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 44
(44)  Fatti salvi i requisiti previsti dal diritto procedurale nazionale, l'autorità richiedente dovrebbe poter scegliere liberamente tra i diversi canali a sua disposizione per ottenere le informazioni necessarie, ad esempio, se si tratta di un'autorità giurisdizionale, applicando il regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, ricorrendo alla rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, in particolare alle autorità centrali istituite ai sensi del presente regolamento, alla rete dei giudici e ai punti di contatto, oppure, se si tratta di un'autorità giudiziaria o amministrativa, chiedendo le informazioni attraverso un'organizzazione non governativa specializzata in questo campo.
(44)  Fatti salvi i requisiti previsti dal diritto procedurale nazionale, l'autorità richiedente dovrebbe poter scegliere liberamente tra i diversi canali a sua disposizione per ottenere le informazioni necessarie, ad esempio, se si tratta di un'autorità giurisdizionale, applicando il regolamento (CE) n. 1206/2001 del Consiglio, ricorrendo alla rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, in particolare alle autorità centrali istituite ai sensi del presente regolamento, alla rete dei giudici e ai punti di contatto, oppure, se si tratta di un'autorità giudiziaria o amministrativa, chiedendo le informazioni attraverso un'organizzazione non governativa specializzata in questo campo. La cooperazione giudiziaria internazionale e la comunicazione in materia dovrebbero essere avviate e/o agevolate da una rete di giudici o da giudici di collegamento appositamente designati in ciascuno Stato membro. Il ruolo della rete giudiziaria europea dovrebbe essere differenziato rispetto a quello delle autorità centrali.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Considerando 46
(46)  Se necessario nell'interesse superiore del minore, l'autorità di uno Stato membro che intenda adottare una decisione in materia di responsabilità genitoriale dovrebbe poter chiedere che le autorità di un altro Stato membro le comunichino le informazioni pertinenti per la protezione del minore. A seconda delle circostanze possono rientrare nel novero le informazioni sui procedimenti e sulle decisioni riguardanti un genitore o un fratello o sorella del minore o sulla capacità di un genitore di prendersi cura del minore o sul suo eventuale diritto di visita.
(46)  Se necessario nell'interesse superiore del minore, l'autorità di uno Stato membro che intenda adottare una decisione in materia di responsabilità genitoriale dovrebbe essere obbligata a chiedere che le autorità di un altro Stato membro le comunichino le informazioni pertinenti per la protezione del minore. A seconda delle circostanze possono rientrare nel novero le informazioni sui procedimenti e sulle decisioni riguardanti un genitore o un fratello o sorella del minore o sulla capacità di un genitore o un parente di prendersi cura del minore o sul suo eventuale diritto di visita. Nel decidere in merito alla sua capacità di prendersi cura del minore, la nazionalità, la situazione economica e sociale o la provenienza culturale e religiosa di un genitore non dovrebbero essere considerate elementi decisivi.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Considerando 46 bis (nuovo)
(46 bis)  La comunicazione tra giudici, autorità pubbliche, autorità centrali, professionisti che assistono i genitori e tra i genitori stessi dovrebbe essere promossa in tutti i modi, tenendo conto, tra l'altro, che una decisione di non ritorno del minore può violare i diritti fondamentali del minore nella stessa misura di una decisione di ritorno.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Considerando 48 bis (nuovo)
(48 bis)  Allorché lo rende necessario l'interesse del minore, i giudici dovrebbero comunicare direttamente con le autorità centrali o con le autorità giurisdizionali competenti di altri Stati membri.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Considerando 49
(49)  Qualora l'autorità di uno Stato membro abbia già emesso una decisione in materia di responsabilità genitoriale o intenda emetterla e la decisione debba essere attuata in un altro Stato membro, tale autorità può richiedere l'assistenza delle autorità dell'altro Stato membro ai fini dell'attuazione della decisione. Ciò dovrebbe valere, ad esempio, per le decisioni che accordano un diritto di visita sotto sorveglianza da esercitarsi in uno Stato membro diverso da quello in cui si trova l'autorità che lo accorda o per le decisioni che comportano altre misure di accompagnamento delle autorità competenti dello Stato membro in cui la decisione deve essere attuata.
(49)  Qualora l'autorità di uno Stato membro abbia già emesso una decisione in materia di responsabilità genitoriale o intenda emetterla e la decisione debba essere attuata in un altro Stato membro, tale autorità dovrebbe richiedere l'assistenza delle autorità dell'altro Stato membro ai fini dell'attuazione della decisione. Ciò dovrebbe valere, ad esempio, per le decisioni che accordano un diritto di visita sotto sorveglianza da esercitarsi in uno Stato membro diverso da quello in cui si trova l'autorità che lo accorda o per le decisioni che comportano altre misure di accompagnamento delle autorità competenti dello Stato membro in cui la decisione deve essere attuata.
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Considerando 50
(50)  Qualora l'autorità di uno Stato membro intenda disporre il collocamento di un minore in una famiglia affidataria o in un istituto in un altro Stato membro, è opportuno che prima del collocamento abbia luogo una procedura di consultazione tramite le autorità centrali dei due Stati membri interessati. Prima di disporre il collocamento l'autorità che intende procedervi dovrebbe ottenere l'approvazione dell'autorità competente dello Stato membro in cui dovrebbe essere collocato il minore. Poiché il collocamento è perlopiù una misura d'urgenza necessaria per sottrarre il minore a una situazione che mette in pericolo il suo interesse superiore, il fattore tempo è fondamentale. Pertanto, per accelerare la procedura di consultazione il presente regolamento fissa in modo esaustivo i requisiti della richiesta e un termine di risposta per lo Stato membro in cui dovrebbe essere collocato il minore. Le condizioni per accordare o negare l'approvazione continuano tuttavia a essere dettate dalla legislazione nazionale dello Stato membro richiesto.
(50)  Qualora l'autorità di uno Stato membro intenda disporre il collocamento di un minore presso familiari, in una famiglia affidataria o in un istituto in un altro Stato membro, è opportuno che prima del collocamento abbia luogo una procedura di consultazione tramite le autorità centrali dei due Stati membri interessati. Prima di disporre il collocamento l'autorità che intende procedervi dovrebbe ottenere l'approvazione dell'autorità competente dello Stato membro in cui dovrebbe essere collocato il minore. Poiché il collocamento è perlopiù una misura d'urgenza necessaria per sottrarre il minore a una situazione che mette in pericolo il suo interesse superiore, il fattore tempo è fondamentale. Pertanto, per accelerare la procedura di consultazione il presente regolamento fissa in modo esaustivo i requisiti della richiesta e un termine di risposta per lo Stato membro in cui dovrebbe essere collocato il minore. Le condizioni per accordare o negare l'approvazione continuano tuttavia a essere dettate dalla legislazione nazionale dello Stato membro richiesto.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Considerando 51
(51)  Il collocamento di un minore a lungo termine all'estero dovrebbe rispettare l'articolo 24, paragrafo 3, della Carta sui diritti fondamentali dell'Unione europea (diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori) e le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, segnatamente gli articoli 8, 9 e 20. In particolare, nel valutare le soluzioni si dovrebbe tenere debito conto della necessità di continuità nell'educazione del minore, della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica.
(51)  Le autorità statali che valutano il collocamento di un minore dovrebbero deliberare nel rispetto dell'articolo 24, paragrafo 3, della Carta sui diritti fondamentali dell'Unione europea (diritto di intrattenere regolarmente relazioni personali e contatti diretti con i due genitori) e le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, segnatamente gli articoli 8, 9 e 20. In particolare, nel valutare le soluzioni si dovrebbe tenere debito conto della possibilità di collocare i fratelli all'interno della stessa famiglia affidataria o dello stesso istituto, della necessità di continuità nell'educazione del minore e della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica. Nel caso, in particolare, di un collocamento a lungo termine di un minore all'estero, le autorità competenti dovrebbero sempre valutare la possibilità di collocare il minore presso parenti che vivono in un altro paese, se il minore ha stabilito rapporti con tali familiari, e a seguito di una valutazione individuale dell'interesse superiore del minore. Tali collocamenti a lungo termine dovrebbero essere soggetti a un riesame periodico che tenga conto delle esigenze e dell'interesse superiore del minore.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Il presente regolamento si applica, indipendentemente dal tipo di autorità giudiziaria o amministrativa, alle materie civili relative:
1.  Il presente regolamento si applica, indipendentemente dal tipo di autorità giudiziaria o amministrativa o altra autorità competente per le materie rientranti nel campo di applicazione del presente regolamento, alle materie civili relative:
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 1 – lettera b bis (nuova)
b bis)  alla sottrazione internazionale di minori;
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 1 – paragrafo 2 – lettera d
(d)  il collocamento del minore in una famiglia affidataria o in un istituto;
(d)  il collocamento del minore presso familiari, in una famiglia affidataria o in un istituto sicuro all'estero;
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – punto 1
1.  "autorità": l' autorità giudiziaria o amministrativa degli Stati membri competente per le materie rientranti nel campo di applicazione del presente regolamento ;
1.  "autorità": l'autorità giudiziaria o amministrativa nonché qualsiasi altra autorità degli Stati membri competente per le materie rientranti nel campo di applicazione del presente regolamento;
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – punto 3
3.  "Stato membro": tutti gli Stati membri ad eccezione della Danimarca;
3.  "Stato membro": tutti gli Stati membri dell'Unione europea ad eccezione della Danimarca;
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – punto 4
4.  "decisione": un decreto, un'ordinanza o una sentenza di un'autorità di uno Stato membro in materia di divorzio, separazione personale dei coniugi, annullamento del matrimonio o responsabilità genitoriale ;
4.  "decisione": un decreto, un'ordinanza, una sentenza di un'autorità di uno Stato membro o un atto pubblico avente efficacia esecutiva in uno Stato membro nonché un accordo tra le parti avente efficacia esecutiva nello Stato membro in cui è stato concluso, in materia di divorzio, separazione personale dei coniugi, annullamento del matrimonio o responsabilità genitoriale;
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 2 – comma 1 – punto 12 – parte introduttiva
12.  "trasferimento illecito o mancato ritorno del minore": il trasferimento o il mancato rientro di un minore:
12.  "sottrazione internazionale del minore": il trasferimento o il mancato rientro di un minore:
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 1
1.  Le autorità di uno Stato membro sono competenti per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, se il minore risiede abitualmente in quello Stato membro. In caso di lecito trasferimento della residenza del minore da uno Stato membro a un altro che diventa la sua residenza abituale, la competenza spetta alle autorità dello Stato membro della nuova residenza abituale.
1.  Le autorità di uno Stato membro sono competenti per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, se il minore risiede abitualmente in quello Stato membro. In caso di lecito trasferimento della residenza del minore da uno Stato membro a un altro che diventa la sua residenza abituale, la competenza spetta alle autorità dello Stato membro della nuova residenza abituale, a meno che le parti non decidano, prima di tale trasferimento, che la competenza debba continuare a spettare all'autorità dello Stato membro in cui il minore ha avuto la residenza abituale fino a quel momento.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.  In caso di procedimenti pendenti concernenti i diritti di affidamento e di visita, l'autorità dello Stato membro di origine conserva la competenza fino alla conclusione del procedimento, a meno che le parti non concordino di porre fine allo stesso.
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2
2.  Il paragrafo 1 non si applica se il titolare del diritto di visita di cui al paragrafo 1 ha accettato la competenza delle autorità dello Stato membro in cui risiede abitualmente il minore, partecipando ai procedimenti dinanzi ad esse senza contestarla.
2.  Il paragrafo 1 non si applica se il titolare del diritto di visita di cui al paragrafo 1, dopo essere stato informato in merito alle implicazioni giuridiche dalle autorità dello Stato membro in cui il minore aveva precedentemente la residenza abituale, ha accettato la competenza delle autorità dello Stato membro in cui risiede abitualmente il minore, partecipando, malgrado tali informazioni, ai procedimenti dinanzi ad esse senza contestarla.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 9 – comma 1 – lettera b – punto i
i)  entro un anno da quando il titolare del diritto di affidamento ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto avere conoscenza, del luogo in cui il minore si trovava non è stata presentata alcuna domanda di ritorno del minore dinanzi alle autorità competenti dello Stato membro nel quale il minore è stato trasferito o dal quale non ha fatto rientro;
i)  entro un anno da quando il titolare del diritto di affidamento ha avuto conoscenza, o avrebbe dovuto avere conoscenza, del luogo in cui il minore si trovava e nonostante fosse stato informato dalle autorità in merito all'obbligo giuridico di presentare una domanda di ritorno del minore, tale domanda non è stata presentata dinanzi alle autorità competenti dello Stato membro nel quale il minore è stato trasferito o dal quale non ha fatto rientro;
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 5 – comma 1 bis (nuovo)
I giudici designati sono giudici di famiglia che esercitano la professione e hanno acquisito esperienza in tale ambito, in particolare per quanto riguarda le questioni aventi una dimensione giurisdizionale transfrontaliera.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1 – comma 1
In casi d'urgenza, le autorità dello Stato membro in cui si trovano il minore o beni ad esso appartenenti sono competenti per disporre i provvedimenti provvisori o cautelari, relativamente al minore o ai suoi beni.
In casi d'urgenza, le autorità dello Stato membro in cui si trovano il minore o beni ad esso appartenenti sono competenti per disporre i provvedimenti provvisori o cautelari, relativamente al minore o ai suoi beni. Tali provvedimenti non dovrebbero ritardare indebitamente i procedimenti e le decisioni finali in materia di diritti di affidamento e di visita.
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1 – comma 2
Allorché lo rende necessario la tutela dell'interesse superiore del minore, l'autorità che ha disposto i provvedimenti cautelari ne informa, direttamente o tramite l'autorità centrale designata a norma dell'articolo 60, l'autorità dello Stato membro competente ai sensi del presente regolamento a conoscere del merito.
Allorché lo rende necessario la tutela dell'interesse superiore del minore, l'autorità che ha disposto i provvedimenti cautelari ne informa, direttamente o tramite l'autorità centrale designata a norma dell'articolo 60, l'autorità dello Stato membro competente ai sensi del presente regolamento a conoscere del merito. Tale autorità garantisce la parità di trattamento dei genitori coinvolti nel procedimento e provvede affinché siano informati in modo approfondito e senza indugio in merito a tutti i provvedimenti in questione, in una lingua che essi comprendono pienamente.
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2
2.  I provvedimenti adottati in esecuzione del paragrafo 1 cessano di essere applicabili non appena l'autorità dello Stato membro competente ai sensi del presente regolamento a conoscere del merito abbia adottato i provvedimenti ritenuti appropriati.
2.  I provvedimenti adottati in esecuzione del paragrafo 1 cessano di essere applicabili non appena l'autorità dello Stato membro competente ai sensi del presente regolamento a conoscere del merito abbia adottato i provvedimenti ritenuti appropriati e dal momento in cui essa notifica l'autorità dello Stato membro in cui erano stati adottati i provvedimenti provvisori.
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 19 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Nei casi di cui ai paragrafi 1 e 2, su istanza dell'autorità investita della controversia, qualsiasi altra autorità adita comunica senza indugio all'autorità richiedente la data in cui è stata adita a norma dell'articolo 15.
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 20
Articolo 20
Articolo 20
Diritto del minore di esprimere la propria opinione
Diritto del minore di esprimere la propria opinione
Nell'esercitare la competenza ai sensi della sezione 2 del presente capo, le autorità degli Stati membri garantiscono che al minore capace di discernimento sia data la possibilità concreta ed effettiva di esprimere liberamente la propria opinione durante il procedimento.
Nell'esercitare la competenza ai sensi della sezione 2 del presente capo, le autorità degli Stati membri garantiscono che al minore capace di discernimento sia data la possibilità concreta ed effettiva di esprimere liberamente la propria opinione durante il procedimento, conformemente alle pertinenti norme procedurali nazionali, all'articolo 24, paragrafo 1, della Carta, all'articolo 12 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo e alla raccomandazione del Consiglio d'Europa agli Stati membri sulla partecipazione dei bambini e dei giovani di età inferiore ai 18 anni1 bis. Le autorità documentano le proprie considerazioni al riguardo nella decisione.
L'audizione di un minore che esercita il suo diritto di esprimere la propria opinione è svolta da un giudice o da uno specialista conformemente alle disposizioni nazionali senza alcuna forma di pressione, in particolare pressioni dei genitori, in un ambiente a misura di bambino adatto all'età di quest'ultimo sia in termini di linguaggio che di contenuto, e presenta tutte le garanzie necessarie a tutelare l'integrità emotiva e l'interesse superiore del minore.
L'audizione del minore non è condotta alla presenza delle parti coinvolte nel procedimento o dei loro rappresentati legali. Essa tuttavia è registrata e aggiunta alla documentazione affinché le parti e i rispettivi rappresentanti legali possano consultare la registrazione dell'audizione.
L'autorità tiene debito conto dell'opinione del minore in funzione della sua età e del suo grado di maturità e documenta le proprie considerazioni nella decisione.
L'autorità tiene debito conto dell'opinione del minore in funzione della sua età e del suo grado di maturità, nell'interesse superiore del bambino, e documenta le proprie considerazioni nella decisione.
_______________
1bis CM/Rec(2012)2 del 28 marzo 2012.
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 23 – paragrafo 2
2.  Quanto prima possibile durante il procedimento, l'autorità giurisdizionale verifica la volontà delle parti di ricorrere alla mediazione per trovare, nell'interesse superiore del minore, una soluzione concordata, purché ciò non ritardi indebitamente il procedimento.
2.  Quanto prima possibile durante il procedimento, l'autorità giurisdizionale verifica la volontà delle parti di ricorrere alla mediazione per trovare, nell'interesse superiore del minore, una soluzione concordata, purché ciò non ritardi indebitamente il procedimento. In tal caso, l'autorità giurisdizionale invita le parti a ricorrere alla mediazione.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 25 – paragrafo 3
3.  L'autorità giurisdizionale può dichiarare la decisione che dispone il ritorno del minore provvisoriamente esecutiva, nonostante eventuali impugnazioni, anche se la legislazione nazionale non prevede l'esecutività provvisoria.
3.  L'autorità giurisdizionale può dichiarare la decisione che dispone il ritorno del minore provvisoriamente esecutiva, nonostante eventuali impugnazioni, anche se la legislazione nazionale non prevede l'esecutività provvisoria, tenendo conto dell'interesse superiore del minore.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 25 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Qualora un'autorità giudiziaria abbia disposto il ritorno di un minore, essa comunica all'autorità centrale dello Stato membro in cui il minore risiedeva abitualmente prima del trasferimento illecito tale decisione nonché la data dalla quale ne decorrono gli effetti.
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 32 – paragrafo 4
4.  Qualora la decisione non sia stata eseguita entro sei settimane dall'avvio del procedimento di esecuzione, l'autorità giurisdizionale dello Stato membro dell'esecuzione ne informa l'autorità centrale richiedente dello Stato membro d'origine o il richiedente, se il procedimento è stato avviato senza l'assistenza dell'autorità centrale, indicando i motivi.
4.  Qualora la decisione non sia stata eseguita entro sei settimane dall'avvio del procedimento di esecuzione, l'autorità giurisdizionale dello Stato membro dell'esecuzione ne informa debitamente l'autorità centrale richiedente dello Stato membro d'origine o il richiedente, se il procedimento è stato avviato senza l'assistenza dell'autorità centrale, indicando i motivi, e fornisce un termine stimato per l'esecuzione.
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 37 – comma 1 – lettera a
a)  se il riconoscimento è manifestamente contrario all'ordine pubblico dello Stato membro richiesto; o
a)  se il riconoscimento è manifestamente contrario all'ordine pubblico dello Stato membro richiesto, senza che tale diniego possa dar luogo a qualsiasi forma di discriminazione vietata all'articolo 21 della Carta; o
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 38 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Su istanza della parte interessata, il riconoscimento di una decisione relativa alla responsabilità genitoriale è negato:
1.  Su istanza della parte interessata, una decisione relativa alla responsabilità genitoriale non è riconosciuta:
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 38 – paragrafo 1 – lettera b
b)  quando la decisione è stata resa in contumacia, ovvero la domanda giudiziale o un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese, salvo che sia stato accertato che il convenuto ha accettato inequivocabilmente la decisione, o
(Non concerne la versione italiana)
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 58 – comma 1
L'istante che nello Stato membro d'origine ha usufruito in tutto o in parte del patrocinio a spese dello Stato o dell'esenzione dalle spese beneficia, nel procedimento di cui all' articolo 27, paragrafo 3, e agli articoli 32, 39 e 42, dell'assistenza più favorevole o dell'esenzione più ampia prevista dalla legge dello Stato membro dell'esecuzione.
L'istante che nello Stato membro d'origine ha usufruito in tutto o in parte del patrocinio a spese dello Stato, degli aiuti destinati alla copertura dei costi sostenuti per la mediazione o dell'esenzione dalle spese beneficia, nel procedimento di cui all'articolo 27, paragrafo 3, e agli articoli 32, 39 e 42, dell'assistenza più favorevole o dell'esenzione più ampia prevista dalla legge dello Stato membro dell'esecuzione.
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 63 – paragrafo 1 – lettera a
a)  ad aiutare, su richiesta dell'autorità centrale di un altro Stato membro, a localizzare il minore quando risulta che posso essere presente sul territorio dello Stato membro richiesto e la sua localizzazione è necessaria per soddisfare una richiesta ai sensi del presente regolamento;
a)  ad aiutare, su richiesta dell'autorità centrale di un altro Stato membro, a localizzare il minore quando risulta che posso essere presente sul territorio dello Stato membro richiesto e la sua localizzazione è necessaria per l'applicazione del presente regolamento;
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 63 – paragrafo 1 – lettera d
d)  a facilitare la comunicazione fra le autorità , in relazione soprattutto all'attuazione dell'articolo 14, dell'articolo 25, paragrafo 1, lettera a), dell'articolo 26, paragrafo 2 e paragrafo 4, secondo comma;
d)  a facilitare la comunicazione fra le autorità giurisdizionali, in relazione soprattutto all'attuazione degli articoli 14 e 19, dell'articolo 25, paragrafo 1, lettera a), dell'articolo 26, paragrafo 2 e paragrafo 4, secondo comma;
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 63 – paragrafo 1 – lettera e bis (nuova)
e bis)   a fornire ai titolari della responsabilità genitoriale informazioni sul patrocinio a spese dello Stato e sull'assistenza legale, ad esempio l'assistenza fornita da avvocati specializzati bilingui, onde evitare che i titolari della responsabilità genitoriale diano il loro consenso senza averne compreso la portata.
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 63 – paragrafo 1 – lettera g
g)  ad assicurare che, quando avviano o facilitano l'avvio di un procedimento giudiziario di ritorno di un minore ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980, il fascicolo per il procedimento sia pronto entro sei settimane, salvo impossibilità dovuta a circostanze eccezionali.
g)  ad assicurare che, quando avviano o facilitano l'avvio di un procedimento giudiziario di ritorno di un minore ai sensi della convenzione dell'Aia del 1980, il fascicolo per il procedimento sia pronto e presentato all'autorità giurisdizionale o ad altra autorità competente entro sei settimane, salvo impossibilità dovuta a circostanze eccezionali.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 64 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  Su richiesta motivata dell'autorità centrale o di un'autorità di uno Stato membro con il quale il minore abbia un legame sostanziale, l'autorità centrale dello Stato membro in cui il minore ha la residenza abituale e in cui si trova può, o direttamente o tramite autorità o altri enti:
1.  Su richiesta motivata dell'autorità centrale o di un'autorità di uno Stato membro con il quale il minore abbia un legame sostanziale, l'autorità centrale dello Stato membro in cui il minore ha la residenza abituale e in cui si trova, direttamente o tramite autorità o altri enti, procede a:
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 64 – paragrafo 2
2.  In previsione di una decisione in materia di responsabilità genitoriale e se la situazione del minore lo richiede, l'autorità di uno Stato membro può chiedere a ogni autorità di un altro Stato membro che detenga informazioni utili per la protezione del minore di comunicargliele.
2.  In previsione di una decisione in materia di responsabilità genitoriale e se la situazione del minore lo richiede, l'autorità di uno Stato membro chiede a ogni autorità di un altro Stato membro che detenga informazioni utili per la protezione del minore di comunicargliele.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 64 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Qualora si esaminino questioni relative alla responsabilità genitoriale, l'autorità centrale dello Stato membro in cui il minore risiede abitualmente informa, senza indebito ritardo, l'autorità centrale dello Stato membro di cui il minore o uno dei suoi genitori è cittadino dell'esistenza dei procedimenti.
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 64 – paragrafo 3
3.  L'autorità di uno Stato membro può chiedere alle autorità di un altro Stato membro di prestare assistenza nell'attuazione di una decisione in materia di responsabilità genitoriale resa ai sensi del presente regolamento, in particolare per assicurare l'esercizio effettivo di un diritto di visita, nonché del diritto di mantenere regolari contatti diretti.
3.  L'autorità di uno Stato membro chiede alle autorità di un altro Stato membro di prestare assistenza nell'attuazione di una decisione in materia di responsabilità genitoriale resa ai sensi del presente regolamento, in particolare per assicurare l'esercizio effettivo di un diritto di visita, nonché del diritto di mantenere regolari contatti diretti.
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 64 – paragrafo 5
5.  Le autorità di uno Stato membro in cui il minore non ha la residenza abituale, su richiesta di una persona residente in quello Stato membro e che voglia ottenere o conservare un diritto di visita, oppure su richiesta di un'autorità centrale di un altro Stato membro, raccolgono informazioni o prove e si pronunciano sull'idoneità di quella persona a esercitare il diritto di visita e sulle condizioni di esercizio.
5.  Le autorità di uno Stato membro in cui il minore non ha la residenza abituale, su richiesta di un genitore o di un familiare residenti in quello Stato membro e che vogliano ottenere o conservare un diritto di visita, oppure su richiesta di un'autorità centrale di un altro Stato membro, raccolgono informazioni o prove e si pronunciano sull'idoneità di tali persone a esercitare il diritto di visita e sulle condizioni di esercizio.
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 64 – paragrafo 5 bis (nuovo)
5 bis.  Un'autorità di uno Stato membro può chiedere all'autorità centrale di un altro Stato membro di fornire informazioni sulla legislazione nazionale dello Stato membro in questione riguardo a questioni che rientrano nel campo di applicazione del presente regolamento e sono pertinenti all'esame di un caso a norma del presente regolamento. L'autorità dello Stato membro che riceve la richiesta è tenuta a rispondere prontamente.
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 65 – paragrafo 1
1.  Qualora l'autorità competente ai sensi del presente regolamento intenda collocare il minore in istituto o in una famiglia affidataria in un altro Stato membro, deve preventivamente ottenere l'approvazione dell'autorità competente di quest'altro Stato membro. A tal fine, tramite l'autorità centrale del proprio Stato membro, trasmette all'autorità centrale dello Stato membro in cui il minore deve essere collocato una richiesta di approvazione che comprende una relazione sul minore e i motivi della proposta di collocamento o assistenza.
1.  Qualora l'autorità competente ai sensi del presente regolamento intenda collocare il minore presso familiari, in una famiglia affidataria o in un istituto sicuro in un altro Stato membro, deve preventivamente ottenere l'approvazione dell'autorità competente di quest'altro Stato membro. A tal fine, tramite l'autorità centrale del proprio Stato membro, trasmette all'autorità centrale dello Stato membro in cui il minore deve essere collocato una richiesta di approvazione che comprende una relazione sul minore e i motivi della proposta di collocamento o assistenza. Gli Stati membri garantiscono ai genitori e ai parenti del minore, indipendentemente dal loro luogo di residenza, un regolare diritto di visita, a meno che ciò non comprometta il benessere del minore.
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 65 – paragrafo 4 – comma 1 bis (nuovo)
Se l'autorità competente intende inviare operatori sociali in un altro Stato membro per determinare se un collocamento in detto Stato membro sia compatibile con il benessere del minore, ne informa lo Stato membro interessato.
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Articolo 66 – paragrafo 4
4.  Ciascuna autorità centrale sostiene i propri costi.
4.  Salvo ove diversamente convenuto tra lo Stato membro richiedente e lo Stato membro richiesto, ciascuna autorità centrale sostiene i propri costi.
Emendamento 66
Proposta di regolamento
Articolo 79 – comma 1
Entro il [10 anni dopo la data di applicazione] la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo, sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri, una relazione sulla valutazione ex post del presente regolamento, corredata se necessario di una proposta legislativa.
Entro il [5 anni dopo la data di applicazione] la Commissione presenta al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo, sulla base delle informazioni fornite dagli Stati membri, una relazione sulla valutazione ex post del presente regolamento, corredata se necessario di una proposta legislativa.
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Articolo 79 – paragrafo 2 – lettera a bis (nuova)
a bis)  il numero di casi e di decisioni in materia di responsabilità genitoriale nelle procedure di mediazione;

(1) GU C 77 del 28.3.2002, pag. 1.


Attuazione dell'Iniziativa per l'occupazione giovanile negli Stati membri
PDF 308kWORD 64k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 sull'attuazione dell'Iniziativa per l'occupazione giovanile negli Stati membri (2017/2039(INI))
P8_TA(2018)0018A8-0406/2017

Il Parlamento europeo,

–  visto il regolamento (UE) n. 1304/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, relativo al Fondo sociale europeo e che abroga il regolamento (CE) n. 1081/2006 del Consiglio(1),

–  visto il regolamento (UE) 2015/779 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, che modifica il regolamento (UE) n. 1304/2013 per quanto riguarda un prefinanziamento iniziale supplementare versato a programmi operativi sostenuti dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile(2),

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 22 aprile 2013 sull'istituzione di una garanzia per i giovani(3),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 ottobre 2016, dal titolo "La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza" (COM(2016)0646),

–  vista la relazione speciale della Corte dei conti europea n. 3/2015, dal titolo "La Garanzia per i giovani nell'UE: i primi passi sono stati compiuti, ma si profilano rischi di attuazione",

–  vista la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea del marzo 2017 dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile",

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sul controllo della spesa e sul monitoraggio dell'efficacia in termini di costi dei programmi di garanzia per i giovani dell'UE(4),

–  vista l'analisi approfondita del suo Dipartimento tematico Affari di bilancio, del 3 febbraio 2016, dal titolo "Assessment of Youth Employment Initiative" (Valutazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile),

–  vista la proposta della Commissione, del 10 giugno 2016, relativa a una proposta di raccomandazione del Consiglio sull'istituzione di una garanzia per le competenze (COM(2016)0382),

–  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 sull'iniziativa "Opportunità per i giovani"(5),

–   vista la raccomandazione del Consiglio del 10 marzo 2014 relativa a un quadro di qualità per i tirocini,

–  visti la Carta sociale europea, il suo protocollo aggiuntivo e la sua versione riveduta entrata in vigore il 1° luglio 1999,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030 (OSS), in particolare l'obiettivo n. 8 di "incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti", adottati dalle Nazioni Unite nel 2015 e applicabili a livello globale, incluso nell'UE,

–  vista la relazione di Jean-Claude Juncker in stretta collaborazione con Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi e Martin Schulz del 22 giugno 2015 dal titolo "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa" (relazione dei cinque presidenti), il documento di riflessione del 26 aprile 2017 sulla dimensione sociale dell'Europa, il documento di riflessione del 31 maggio 2017 sull'approfondimento dell'Unione economica e monetaria e il Libro bianco sul futuro dell'Europa del 1° marzo 2017,

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 aprile 2017 sull'istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2017)0250) e la raccomandazione della Commissione (EU) 2017/761 del 26 aprile 2017 sul pilastro europeo dei diritti sociali(6),

–  visti il lavoro e le attività di ricerca di Eurofound, di Cedefop, dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), della Confederazione europea dei sindacati (CES) e dell'Istituto sindacale europeo (ETUI), della Confederazione delle imprese europee (BusinessEurope), dell'Unione europea artigianato e piccole e medie imprese (UEAPME), del Centro europeo dei datori di lavoro e delle imprese o organizzazioni che offrono servizi di interesse generale (CEEP), di Eurocities e del Forum europeo della gioventù,

–  visti il discorso del presidente Juncker sullo stato dell'Unione, del 13 settembre 2017, la tabella di marcia per un'Europa più unita, più forte e più democratica (progetto di programma di lavoro della Commissione fino alla fine del 2018) e la lettera d'intenti della Commissione al presidente Antonio Tajani e al primo ministro estone Jüri Ratas del 13 settembre 2017,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0406/2017),

A.  considerando che la crisi finanziaria ed economica ha provocato l'aumento del tasso di disoccupazione giovanile dal 15 % del 2008 a un picco del 24 % all'inizio del 2013 e che tale tasso medio maschera l'esistenza di notevoli divergenze tra gli Stati membri e le regioni; che nel 2013 i tassi di disoccupazione giovanile sono rimasti prossimi al 10 % in Germania, Austria e nei Paesi Bassi, mentre in Italia, Spagna, Croazia e Grecia hanno raggiunto livelli massimi vicini o anche ben superiori al 40 %;

B.  considerando che le misure volte a ridurre la spesa pubblica nei paesi interessati hanno dimostrato di avere un impatto negativo diretto, in particolare sui giovani a causa dei tagli all'istruzione, alla formazione, alla creazione di occupazione e ai servizi di sostegno;

C.  considerando che le politiche rivolte ai giovani sono state elaborate senza coinvolgere i giovani interessati e i loro rappresentanti;

D.  considerando che lunghi periodi di disoccupazione rischiano di emarginare ed escludere i giovani dalla società e possono provocare in loro un senso di isolamento nonché effetti "cicatrice", il che significa che vi è una maggiore probabilità che i giovani si trovino nuovamente disoccupati e debbano far fronte a retribuzioni inferiori e a prospettive di carriera meno interessanti nel corso della loro vita professionale; che l'esclusione dei giovani rappresenta una notevole perdita di investimenti pubblici e privati, il che porta a una diffusa insicurezza lavorativa e all'erosione delle competenze, dati l'inutilizzo e l'indebolimento del potenziale umano che ciò comporta;

E.  considerando che, nel 2012, un lavoratore europeo su tre era troppo qualificato o troppo poco qualificato per il suo posto di lavoro(7) e che i giovani lavoratori hanno in genere maggiori probabilità di essere formalmente troppo qualificati, ma anche di occupare, rispetto ai lavoratori più anziani, posti di lavoro che meno corrispondono alle loro competenze;

F.  considerando che i giovani lavoratori corrono un rischio maggiore di trovarsi in una posizione di lavoro precario; che le probabilità di ritrovarsi in un'occupazione con molteplici svantaggi sono due volte più elevate per i lavoratori di età inferiore ai 25 anni rispetto ai lavoratori di età pari o superiore a 50 anni(8);

G.  considerando che una transizione positiva dalla scuola al lavoro e dall'inattività all'occupazione e un primo vero impiego responsabilizzano e motivano i giovani, aiutandoli a sviluppare le loro competenze personali e professionali affinché possano diventare cittadini indipendenti e fiduciosi delle proprie capacità e avviare la loro carriera in modo positivo;

H.  considerando che la disoccupazione giovanile nell'UE-28, dopo aver raggiunto un picco del 24 % nel 2013, è costantemente diminuita fino ad arrivare a meno del 17 % nel 2017; che il livello di disoccupazione giovanile rimane elevato, che soltanto in un numero ristretto di Stati membri (Austria, Repubblica ceca, Paesi Bassi, Malta, Ungheria e Germania) si registra una disoccupazione giovanile inferiore all'11 % e che esistono notevoli disparità tra gli Stati membri;

I.  considerando che un'analisi della ripartizione per genere dei posti di lavoro a tempo pieno e a tempo parziale in Europa conferma il perdurare, tra il 2007 e il 2017, di un divario di genere, in cui gli uomini continuano a rappresentare circa il 60 % dei lavoratori a tempo pieno tra i 15 e i 24 anni e circa il 40 % dei lavoratori a tempo parziale nella stessa fascia di età;

J.  considerando che, secondo i dati statistici, il tasso di disoccupazione giovanile purtroppo è generalmente circa il doppio del tasso di disoccupazione complessivo medio, sia durante i periodi di crescita economica che durante i periodi di recessione;

Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e garanzia per i giovani

K.  considerando che il 22 aprile 2013 il Consiglio, mediante una sua raccomandazione, ha istituito la garanzia per i giovani, con la quale gli Stati membri si impegnano a offrire ai giovani un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro un periodo di quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema d'istruzione formale;

L.  considerando che, giacché finora la regolamentazione e le opportunità esistenti non hanno permesso a molti Stati membri di conseguire successi significativi nella lotta contro la disoccupazione giovanile, sarebbe opportuno in tali paesi insistere maggiormente sull'utilizzo efficace delle risorse e degli strumenti disponibili nell'ambito del Fondo sociale europeo (FSE);

M.  considerando che nel febbraio 2013 il Consiglio europeo ha deciso di creare l'iniziativa per l'occupazione giovanile, che è stata presentata come il principale strumento del bilancio dell'UE (connesso al FSE) per aiutare le regioni degli Stati membri che registrano livelli particolarmente elevati di disoccupazione giovanile, in particolare mediante l'introduzione di programmi di garanzia per i giovani;

N.  considerando che la garanzia per i giovani è un impegno che coinvolge tutta l'UE, mentre l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è rivolta agli Stati membri e alle regioni con i tassi di disoccupazione giovanile superiori al 25 % e che gli Stati membri ammissibili, in tutto o in parte, sono 20;

O.  considerando che è stata cercata una rapida mobilitazione dei fondi concentrando il bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile nel 2014 e 2015 allo scopo di ottimizzare l'impatto delle misure finanziate nell'ambito della suddetta iniziativa; che, a causa dei ritardi nell'attuazione a livello nazionale e regionale, la concentrazione dei fonti all'inizio del periodo si è rivelata una misura insufficiente; che nel 2015 il tasso di prefinanziamento è stato innalzato in via condizionale dall'1 % al 30 % e che la maggior parte degli Stati membri ammissibili hanno applicato tale misura con successo;

P.  considerando che una delle ambizioni principali dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e della garanzia per i giovani è rivolgersi ai giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET), soggetti al maggiore rischio di esclusione, tenendo conto che l'espressione "NEET" include vari sottogruppi di giovani dalle molteplici esigenze;

Q.  considerando che la garanzia per i giovani è concepita con l'obiettivo di un'integrazione sostenibile dei NEET nel mercato del lavoro, garantendo un approccio personalizzato, che dovrebbe tradursi in un'offerta qualitativamente valida e nella promozione dell'occupabilità dei giovani, e sostenendo, in un contesto più ampio, i giovani nella transizione dalla scuola al lavoro e contribuendo ad affrontare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze nel mercato del lavoro; che a tal proposito sono necessarie strategie di sensibilizzazione adeguate da parte degli Stati membri;

R.  considerando che nel 2015 l'OIL ha stimato il costo dell'attuazione della garanzia per i giovani in tutta l'UE-28 a circa 45 miliardi di euro; che per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è stato stanziato un bilancio modesto di 6,4 miliardi di euro per il periodo di programmazione 2014-2020, con l'obiettivo di integrare i finanziamenti nazionali e non di sostituirli;

S.  considerando che la Commissione ha proposto un aumento di 1 miliardo di euro del bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, da abbinare a 1 miliardo di euro in termini di impegni del FSE, nell'ambito della revisione del quadro finanziario pluriennale per il periodo 2017-2020; che, in virtù dell'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la cifra è stata aumentata a 1,2 miliardi di euro; che il 5 settembre 2017 il Parlamento ha adottato il progetto preliminare di bilancio rettificativo n. 3/2017 per dotare l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile di 500 milioni di euro aggiuntivi nel 2017, finanziati dal margine globale per gli impegni, mentre si rammarica per il ritardo della procedura di bilancio del 2017 dovuto al blocco e all'approvazione tardiva da parte del Consiglio della revisione intermedia del QFP;

T.  considerando che, nella sua prima relazione speciale sulla garanzia per i giovani, la Corte dei conti ha sollevato preoccupazioni circa l'adeguatezza dei finanziamenti dell'iniziativa (sia a livello di UE sia a livello nazionale), la definizione di "offerta qualitativamente valida, la mancanza di una strategia con chiari obiettivi e tappe fondamentali e il monitoraggio e la comunicazione dei risultati; che ha espresso altresì preoccupazioni circa il mancato successo dell'applicazione dell'approccio di partenariato nello sviluppo della garanzia per i giovani, come sancito dalla raccomandazione del Consiglio del 22 aprile 2013;

U.  considerando che sono necessari meccanismi realmente efficaci per discutere e risolvere le difficoltà registrate in sede di attuazione dei programmi della garanzia per i giovani, insieme a un forte impegno da parte degli Stati membri ad applicare pienamente la garanzia, in particolare prendendo in considerazione le specificità locali, permettendo la valorizzazione delle competenze e istituendo strutture di valutazione adeguate e flessibili;

V.  considerando che la relazione speciale della Corte dei conti sulla garanzia per i giovani identifica alcuni criteri comuni per la definizione di "offerta qualitativamente valida" e che la Slovacchia ha reso giuridicamente vincolante la suddetta definizione, con disposizioni che disciplinano gli orari minimi di lavoro, la sostenibilità dell'occupazione al termine del sostegno all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, tenendo altresì conto dello stato di salute dei destinatari;

W.  considerando che, nella sua seconda relazione speciale recentemente pubblicata sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e sulla garanzia per i giovani, elaborata sulla base di un campione di sette Stati membri, la Corte dei conti europea ha espresso preoccupazioni in merito alla difficoltà di accedere ai dati in maniera completa e ai pochi progressi compiuti nell'attuazione della garanzia per i giovani, con risultati inferiori alle attese iniziali; che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e la garanzia per i giovani rappresentano ancora una delle più innovative e ambiziose risposte politiche alla disoccupazione giovanile in seguito alla crisi economica e dovrebbero pertanto ricevere un sostegno politico e finanziario costante da parte delle istituzioni europee, nazionali e regionali negli anni a venire;

X.  considerando che il rapporto costo/efficacia dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e l'obiettivo finale della garanzia per i giovani, segnatamente consentire ai giovani di accedere a un'occupazione sostenibile, possono essere conseguiti soltanto se le operazioni sono adeguatamente monitorate sulla base di dati affidabili e comparabili, se i programmi sono orientati ai risultati e se vengono effettuati adeguamenti nei casi in cui sono individuate misure inefficaci e dispendiose;

Y.  considerando che sono necessari maggiori sforzi da parte degli Stati membri per sostenere e raggiungere i giovani più lontani o completamente staccati dal mercato del lavoro, ad esempio i giovani con disabilità;

Z.  considerando che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e la garanzia per i giovani sono concepite per svolgere un ruolo centrale nel conseguimento dei principi chiave inclusi nel pilastro europeo dei diritti sociali;

AA.  considerando che nel discorso sullo stato dell'Unione 2017 il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, non ha fatto alcun riferimento alla situazione della disoccupazione giovanile in Europa, che rimane allarmante; che la lettera d'intenti che correda il discorso sullo stato dell'Unione 2017 ha riconosciuto il ruolo della garanzia per i giovani nella creazione di occupazione nell'UE; che la lotta alla disoccupazione e alla disoccupazione giovanile in particolare dovrebbe restare una priorità d'azione dell'UE;

AB.  considerando che sono stati segnalati ritardi nei pagamenti diretti ai giovani nell'ambito delle misure finanziate dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, spesso causati dall'istituzione tardiva delle autorità di gestione o da insufficienti capacità amministrative delle autorità nazionali o regionali;

AC.  considerando che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e la garanzia per i giovani dovrebbero contribuire ad agevolare la transizione nel mercato del lavoro e non dovrebbero mai sostituire i regolari contratti di lavoro;

AD.  considerando che, nel caso delle giovani donne nelle zone rurali, accordi irregolari di lavoro o la mancata iscrizione nelle liste di disoccupazione rendono imprecisi i dati statistici e creano disparità nelle loro pensioni; che tale pratica influisce negativamente sull'intera società, in particolare sul benessere delle donne, sulle altre forme di previdenza sociale e sui cambiamenti di carriera o sulle possibilità di impiego futuro;

AE.  considerando che 16 milioni di NEET hanno aderito a regimi di garanzia per i giovani e che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile ha fornito sostegno diretto a oltre 1,6 milioni di giovani in tutta l'Unione europea;

AF.  considerando che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile ha condotto gli Stati membri ad adottare oltre 132 misure per il mercato del lavoro destinate ai giovani;

AG.  considerando che il 75 % del bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è stato impegnato e che il 19 % è stato già investito dagli Stati membri, rendendo il tasso di esecuzione del bilancio dell'iniziativa il più elevato tra i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE);

AH.  considerando che diverse relazioni sull'attuazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile mostrano che, nonostante i timori relativi all'adeguatezza del finanziamento e alle stime dei finanziamenti complessivi richiesti, le risorse disponibili sono state canalizzate con successo per rispondere alla domanda regionale mediante un'assegnazione mirata a regioni e gruppi di beneficiari specifici;

AI.  considerando che, a partire dall'introduzione della strategia europea per l'occupazione nel 1997, la Commissione ha finanziato una serie di misure volte a migliorare le prospettive di occupazione e istruzione per i giovani(9); che, dall'inizio della crisi, gli sforzi dell'UE si sono concentrati in particolare sulla garanzia per i giovani e sull'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

AJ.  considerando che la garanzia per i giovani è finanziata attraverso il FSE, i bilanci nazionali e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, mentre quest'ultima può finanziare l'offerta diretta di posti di lavoro, apprendistati, tirocini o formazione continua, destinati al gruppo obiettivo dell'iniziativa stessa nelle regioni idonee; che l'intervento dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile non ha una durata prestabilita, mentre la garanzia per i giovani impone che venga presentata un'offerta entro quattro mesi;

AK.  considerando che la garanzia per i giovani si è tradotta nell'applicazione di riforme strutturali negli Stati membri, per favorire, fra l'altro, l'adeguamento dei loro modelli didattici e formativi al mercato del lavoro, in modo da raggiungere gli obiettivi della garanzia per i giovani;

AL.  considerando che fattori esterni, come la situazione economica o il modello produttivo specifici di ogni regione, influenzano il raggiungimento degli obiettivi fissati nell'ambito della garanzia per i giovani;

Introduzione

1.  ritiene che la garanzia per i giovani debba rappresentare un primo passo per venire incontro alle esigenze dei giovani in materia di occupazione; ricorda che i datori di lavoro hanno l'obbligo di partecipare al processo volto a garantire ai giovani programmi accessibili di formazione professionale, posti di lavoro di livello iniziale e tirocini di qualità;

2.  sottolinea che l'aspetto qualitativo del lavoro dignitoso per i giovani non deve mai essere compromesso; evidenzia che le norme fondamentali del lavoro e altre norme connesse alla qualità del lavoro, ad esempio quelle relative agli orari di lavoro, al salario minimo, alla sicurezza sociale e alla salute e sicurezza sul posto di lavoro, devono costituire considerazioni centrali negli sforzi compiuti;

3.  prende atto delle notevoli differenze dei risultati economici all'interno dell'UE-28, in termini di crescita sia dell'economia che dell'occupazione, il che richiede una risposta politica decisa; riconosce che taluni Stati membri continuano a rimanere indietro nell'attuazione delle riforme strutturali necessarie; osserva che la creazione di occupazione avviene tramite solide politiche economiche, come pure tramite le politiche in materia di occupazione e investimenti, che sono in ultima istanza di competenza degli Stati membri; esprime preoccupazione per le conseguenze a lungo termine sullo sviluppo economico delle regioni interessate da una "fuga di cervelli" di personale altamente qualificato;

4.  ricorda che, nelle regole di attuazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, gli Stati membri devono scegliere tra diverse tipologie di attuazione del programma (potendo optare per un programma esclusivo, per l'integrazione di assi prioritari all'interno di un programma operativo già esistente o per una componente di vari assi prioritari); segnala che, date le diverse opzioni di attuazione e sulla base dei risultati ottenuti, risulta necessario uno scambio di buone pratiche al fine di tenerne conto nelle future tappe del programma;

5.  osserva con preoccupazione che la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti rileva il rischio che i finanziamenti dell'UE stiano semplicemente sostituendo quelli nazionali, anziché apportare un valore aggiunto; ricorda che, conformemente al principio di addizionalità, l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile mira a integrare i finanziamenti nazionali e non a sostituire le politiche e i finanziamenti degli Stati membri volti a combattere la disoccupazione giovanile; sottolinea che il bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile non può consentire da solo di realizzare l'ambizione di offrire a tutti i giovani un'offerta qualitativamente valida di occupazione, formazione continua, apprendistato o tirocinio, entro un periodo di quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema di istruzione formale e non è mai stata concepito a tale fine;

6.  sottolinea la necessità che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile rappresenti un motore per le riforme politiche, in particolare, e per un miglior coordinamento nel campo dell'occupazione e dell'istruzione, segnatamente negli Stati membri in cui si registrano alti tassi di disoccupazione giovanile, al fine di assicurare che tali Stati membri introducano approcci integrati, globali e a lungo termine per affrontare la disoccupazione giovanile atti a migliorare l'occupabilità dei giovani, offrire loro migliore prospettive e generare un'occupazione sostenibile, anziché perseguire una serie di politiche (esistenti) frammentate; ritiene che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e la garanzia per i giovani costituiscano strumenti potenti nella lotta all'esclusione sociale dei gruppi di giovani maggiormente emarginati; ritiene importante lavorare per il conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020 in materia di occupazione, abbandono scolastico ed esclusione sociale;

7.  ricorda che, in linea con le raccomandazioni del Consiglio sull'istituzione di una garanzia per i giovani, sono stati individuati sei orientamenti su cui basare i sistemi di garanzia per i giovani: elaborazione di strategie basate sulla partnership, intervento tempestivo e pronta attivazione, misure di sostegno che contribuiscano all'integrazione nel mercato del lavoro, utilizzo dei fondi dell'Unione, valutazione e costante miglioramento del sistema, rapida attuazione; sottolinea che, stando alle relazioni di valutazione, pochissimi Stati membri hanno fornito dati ed elaborato valutazioni complete su tali aspetti;

8.  sottolinea che dovrebbero essere fatti più investimenti nella mobilità sia interna che transfrontaliera onde ridurre i tassi di disoccupazione giovanile e affrontare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze; chiede di migliorare l'allineamento dell'offerta di lavoro e delle competenze con la domanda facilitando la mobilità fra regioni (comprese quelle transfrontaliere); riconosce che gli Stati membri devono dedicare un'attenzione particolare al fine di migliorare il legame tra i sistemi educativi e il mercato del lavoro nelle regioni transfrontaliere, ad esempio promuovendo l'apprendimento delle lingue dei paesi vicini;

9.  ricorda che l'elevato tasso di disoccupazione giovanile è dovuto alle conseguenze della crisi economica globale sui mercati del lavoro, all'abbandono scolastico prematuro senza qualifiche sufficienti, alla mancanza di capacità pertinenti e di esperienza professionale, alla crescente diffusione di forme di lavoro precario di breve durata seguite da periodi di disoccupazione, alle limitate opportunità di formazione nonché a programmi attivi del mercato del lavoro insufficienti o inadeguati;

10.  ritiene che il seguito della garanzia per i giovani debba essere sostenuto da dati affidabili; ritiene che il monitoraggio dei dati e dei risultati disponibili sia attualmente insufficiente per eseguire una valutazione complessiva dell'attuazione e dei risultati dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile quale principale veicolo di finanziamento dell'UE per i programmi di garanzia per i giovani, in particolare a causa dei ritardi iniziali nella creazione dei programmi operativi da parte degli Stati membri e per il fatto che si trovano ancora in una fase relativamente iniziale della loro attuazione; ribadisce la necessità di continuare a considerare l'occupazione giovanile una delle priorità dell'azione dell'UE; esprime, tuttavia, preoccupazione in merito ai risultati della recente relazione della Corte dei conti europea sull'impatto dell'iniziativa a favore dell'occupazione e della garanzia per i giovani quali politiche dell'Unione volte ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile, pur tenendo conto del suo limitato campo di applicazione territoriale e temporale;

11.  ritiene che una strategia per il rilancio dell'occupazione giovanile per essere veramente efficace debba prevedere l'apertura di tavoli di confronto che coinvolgano i soggetti interessati, valutare il contesto territoriale in cui dovrà essere applicata e provvedere a una formazione mirata che risponda alle esigenze delle imprese conciliandole con le aspirazioni e le competenze dei giovani; sottolinea che la stessa strategia deve garantire una formazione di qualità e la totale trasparenza sull'attribuzione dei fondi alle agenzie formative, anche attraverso un attento monitoraggio sull'uso degli stessi;

12.  deplora il fatto che gli Stati membri abbiano scelto di impegnarsi solamente mediante lo strumento non vincolante rappresentato dalla raccomandazione del Consiglio; sottolinea che l'obiettivo della garanzia per i giovani è lungi dall'essere conseguito in molti Stati membri;

Raggiungere i giovani maggiormente esclusi

13.  osserva i giovani con disabilità rischiano di rimanere esclusi sia dall'ambito di applicazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile sia da quello della garanzia per i giovani; invita la Commissione e gli Stati membri ad adeguare i propri programmi operativi per assicurare che le misure dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e della garanzia per i giovani siano effettivamente accessibili a tutte le persone con disabilità, fornendo parità di accesso per i giovani con disabilità e rispondendo alle esigenze individuali;

14.  sottolinea che per raggiungere i NEET sono necessari sforzi consistenti e continui da parte delle autorità nazionali nonché una cooperazione intersettoriale, poiché i NEET costituiscono un gruppo eterogeneo con diverse necessità e competenze; sottolinea pertanto l'esigenza di dati accurati ed esaustivi sull'intera popolazione NEET, con l'obiettivo di registrarli e raggiungerli in maniera più efficace, giacché la disponibilità di più dati disaggregati, anche su base regionale, potrebbe consentire di identificare i gruppi cui rivolgersi e il modo per adeguare meglio le iniziative per l'occupazione ai destinatari;

15.  ritiene che la garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile non possano sostituire l'utilizzo di strumenti macroeconomici e di altre politiche per stimolare l'occupazione giovanile; sottolinea che, nel valutare l'applicazione e gli effetti della garanzia, è importante tener conto delle diverse condizioni macroeconomiche e di bilancio degli Stati membri; ritiene importante delineare un programma di riforma strutturale della garanzia per i giovani nel lungo termine nell'eventualità di una sua proroga; sottolinea l'evidente necessità di un coordinamento più efficace tra gli Stati membri;

16.  sostiene l'istituzione di sportelli unici che possano assicurare che tutti i servizi e le consulenze per i giovani siano facilmente accessibili, disponibili e gratuiti in un unico luogo;

17.  è preoccupato per le prime osservazioni che mostrano la necessità di apportare miglioramenti alla registrazione e alla sensibilizzazione di tutti i NEET, specialmente i NEET inattivi e quelli di difficile reinserimento professionale; invita gli Stati membri a introdurre strategie adeguate e mirate per raggiungere tutti i NEET e ad adottare un approccio integrato nell'ottica di garantire forme di assistenza e servizi più personalizzate ai giovani che si trovano ad affrontare molteplici ostacoli; esorta gli Stati membri ad accordare una speciale attenzione alle esigenze dei NEET vulnerabili e a eliminare i pregiudizi e gli atteggiamenti negativi nei loro confronti;

18.  sottolinea la necessità di adeguare le misure alle esigenze locali onde aumentarne l'impatto; invita gli Stati membri ad attuare misure speciali a favore dell'occupazione giovanile nelle zone rurali;

19.  invita gli Stati membri a migliorare rapidamente la comunicazione dei programmi di sostegno attualmente disponibili per i giovani, in particolare per i gruppi più lontani dal mercato del lavoro, attraverso campagne di sensibilizzazione basate sia sui canali di informazioni tradizionali sia su quelli moderni come le reti sociali;

Assicurare la qualità delle offerte nel contesto dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

20.  riconosce l'invito a definire il concetto di "offerta qualitativamente valida" nel quadro dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; sottolinea la necessità di elaborare e concordare una definizione comune esauriente, che potrebbe tener conto dei lavori svolti dal comitato per l'occupazione in collaborazione con la Commissione, l'OIL e le pertinenti parti interessate; sottolinea che un'offerta qualitativamente valida costituisce una misura poliedrica che porta a un'integrazione sostenibile e ben assortita nel mercato del lavoro per i partecipanti, conseguita attraverso lo sviluppo delle competenze, e che dovrebbe corrispondere al livello di qualifica e al profilo dei partecipanti nonché tener conto della domanda del mercato del lavoro; esorta gli Stati membri a garantire che ai partecipanti siano applicati le tutele sociali, le norme sulle condizioni di lavoro e i livelli di retribuzione pertinenti; richiama l'attenzione sulle norme di qualità citate negli orientamenti relativi alla valutazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile pubblicati dalla Commissione nel 2015, che stabiliscono quali validi indicatori per la valutazione della qualità dell'occupazione le caratteristiche delle offerte di impiego, la loro pertinenza rispetto alle esigenze dei partecipanti, i risultati prodotti dalle offerte a livello del mercato del lavoro e le percentuali di offerte non accettate o abbandonate prematuramente;

21.  ricorda che l'OIL definisce il lavoro dignitoso come un lavoro produttivo che genera un reddito equo, in un luogo di lavoro sicuro, e che contempla tutele sociali per le famiglie, prospettive migliori per lo sviluppo personale e l'integrazione sociale, la libertà delle persone di esprimere le proprie preoccupazioni, di organizzarsi e di partecipare alle decisioni che incidono sulla loro vita nonché una parità di opportunità e di trattamento per tutte le donne e gli uomini, e che questa norma minima viene disattesa nel contesto dell'occupazione giovanile;

22.  è del parere che i giovani debbano essere inoltre coinvolti nel monitoraggio della qualità delle offerte;

23.  sottolinea che un contratto di tirocinio di qualità deve rispettare un quadro di qualità che offra le seguenti garanzie: il tirocinio è disciplinato da un contratto scritto contenente informazioni trasparenti sui diritti e gli obblighi delle parti contraenti, che definisca obiettivi concreti e un contenuto formativo di qualità; un tutor o un supervisore è incaricato di valutare il rendimento del tirocinante al termine del tirocinio; il tirocinio ha una durata specifica e sono imposte limitazioni allo svolgimento di più tirocini con il medesimo datore di lavoro; il contratto contiene disposizioni chiare sulla copertura dei sistemi di previdenza sociale e sulla retribuzione;

24.  incoraggia gli Stati membri ad aggiornare progressivamente e a rivedere i programmi operativi dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, con il coinvolgimento delle parti sociali e delle organizzazioni giovanili, al fine di mettere a punto le loro azioni sulla base delle effettive esigenze dei giovani e del mercato del lavoro;

25.  sottolinea che sarà possibile accertare se il bilancio dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è stato impiegato in modo appropriato e se è stato raggiunto l'obiettivo finale dell'iniziativa, segnatamente aiutare i giovani ad accedere a un'occupazione sostenibile, solamente se le operazioni saranno monitorate in modo attento e trasparente sulla base di dati affidabili e comparabili e si adotterà un approccio più ambizioso nei confronti degli Stati membri che non hanno compiuto progressi; invita gli Stati membri a migliorare urgentemente monitoraggio, la comunicazione e la qualità dei dati e a garantire la tempestiva raccolta e messa a disposizione di dati affidabili e comparabili sull'attuazione in corso dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, con una frequenza maggiore rispetto a quella richiesta dal loro obbligo di relazione di cui all'articolo 19, paragrafo 2 del regolamento relativo al FSE; invita la Commissione a rivedere i suoi orientamenti sulla raccolta di dati in linea con le raccomandazioni della Corte dei conti europea, per ridurre al minimo il rischio di sovrastimare i risultati;

26.  prende atto delle proposte e dei diversi tipi di programmi elaborati dagli Stati membri nell'ambito dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; ritiene che in diversi Stati membri la normativa nazionale sia stata vaga quanto agli obiettivi e agli approcci e poco chiara nella loro formulazione, e che non abbia incluso un ampio ventaglio di possibilità di promozione dell'occupazione; ritiene inoltre che l'ampio margine di discrezionalità e l'assenza di meccanismi di vigilanza chiari abbiano talvolta dato luogo alla sostituzione di posti di lavoro con offerte che rientravano nell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

27.  esprime preoccupazione per le relazioni che evidenziano l'utilizzo inappropriato delle misure finanziate dall'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, tra cui pagamenti tardivi ai giovani o l'abuso dei tirocini, ad esempio mediante un loro eccessivo utilizzo; ribadisce la volontà di contrastare questo tipo di pratiche; ritiene che l'eventuale ripetuto ricorso alla garanzia per giovani non debba essere contrario allo spirito dell'attivazione del mercato e all'obiettivo di un'integrazione più permanente nel mercato del lavoro;

28.  invita la Commissione e gli Stati membri a individuare, scambiare e diffondere le migliori pratiche finalizzate a consentire un apprendimento reciproco in materia di politiche e a contribuire alla progettazione e all'attuazione di politiche basate su dati concreti; sottolinea che i cambiamenti sopraggiunti nel mercato del lavoro e la digitalizzazione dell'economia rendono necessario un nuovo approccio alle politiche in materia di occupazione giovanile; sottolinea che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile deve mirare alla riduzione della disoccupazione giovanile, senza riciclare politiche inefficaci per l'occupazione;

29.  ribadisce che la raccomandazione del Consiglio sull'istituzione di una garanzia per i giovani considera cruciali gli approcci basati sui partenariati ai fini dell'attuazione dei regimi della garanzia stessa e del raggiungimento dei NEET; invita gli Stati membri a cercare un approccio di partenariato mediante l'individuazione attiva e il coinvolgimento delle pertinenti parti interessate, nonché a promuovere maggiormente il programma della garanzia per i giovani tra le aziende, in particolare le PMI e le aziende più piccole e a gestione familiare; sottolinea che i dati provenienti dagli Stati membri che avevano già adottato approcci simili alla garanzia per i giovani prima dell'introduzione del programma dimostrano che un approccio efficace basato sul coinvolgimento dei soggetti interessati è importante per il buon esito dell'attuazione;

30.  sottolinea l'importante ruolo delle organizzazioni giovanili quali intermediari tra i giovani e i servizi pubblici per l'impiego; incoraggia gli Stati membri, in tal contesto, a collaborare strettamente con le organizzazioni giovanili a livello nazionale, regionale e locale nell'ambito della comunicazione, della progettazione, dell'attuazione e della valutazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

31.  sottolinea l'importanza di servizi pubblici per l'occupazione qualificati e moderni, per fornire servizi su misura ai NEET; invita gli Stati membri a provvedere, nell'attuazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, a un migliore coordinamento dei propri servizi pubblici per l'impiego a livello dell'UE nel quadro della rete dei servizi pubblici per l'impiego; incoraggia lo sviluppo di maggiori sinergie tra i fornitori pubblici e privati di occupazione, le imprese e i sistemi di istruzione; incoraggia l'utilizzo diffuso dell'e-government per ridurre gli oneri burocratici;

32.  invita la Commissione a fornire una stima specifica per paese del costo annuale a carico di ciascuno Stato membro per l'attuazione efficace della garanzia per i giovani, tenendo conto della stima dell'OIL;

33.  sottolinea che è necessario rafforzare l'offerta di contratti di apprendistato nel quadro della garanzia per i giovani, visto che rappresentano soltanto il 4,1 % delle offerte finora accettate;

Osservazioni finali

34.  sottolinea la necessità che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile si evolva dallo status di strumento anticrisi, divenendo un più stabile strumento di finanziamento dell'UE per affrontare la disoccupazione giovanile nel periodo successivo al 2020, garantendo al contempo un impiego dei fondi rapido e semplice, e che stabilisca un requisito di cofinanziamento, al fine di sottolineare la responsabilità primaria degli Stati membri; osserva che la proroga dell'iniziativa dovrebbe tener conto delle osservazioni della Corte dei conti europea; sottolinea che l'obiettivo generale del programma è l'integrazione sostenibile dei giovani nel mercato del lavoro; evidenzia la necessità di stabilire obiettivi chiari e misurabili; sottolinea che tali elementi devono essere oggetto di discussione nel contesto del prossimo QFP, onde garantire la continuità, l'efficienza in termini di costi e il valore aggiunto;

35.  ribadisce il suo sostegno all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; sottolinea l'assoluta necessità di ulteriori sforzi e di costanti impegni politici e finanziari per affrontare la disoccupazione giovanile; ricorda, in particolare, l'importanza di assicurare finanziamenti almeno pari a 700 milioni di EUR per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per il periodo 2018-2020, come concordato nella revisione intermedia del QFP; chiede inoltre l'assegnazione di stanziamenti adeguati per assicurare l'attuazione corretta e tempestiva dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

36.  sottolinea la necessità di migliorare la qualità delle offerte nel quadro dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e della garanzia per i giovani e chiede una futura discussione sulla fascia di età ammissibile;

37.  ritiene che, affinché il quadro di qualità per l'occupazione giovanile divenga operativo, sia opportuno compiere progressi nell'adozione di una raccomandazione che tragga la sua base giuridica dagli articoli 292 e 153 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché avviare un ventaglio di misure informative come la creazione di una pagina web di facile accesso e il suo aggiornamento con informazioni pertinenti sulla regolamentazione delle pratiche in ogni Stato membro;

38.  riconosce che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile rappresenta uno strumento finanziario inteso a integrare le iniziative degli Stati membri per affrontare gli elevati livelli di disoccupazione giovanile e che sono necessari maggiori sforzi da parte degli Stati membri per migliorare il legame tra i sistemi di istruzione e i mercati del lavoro, ai fini di un'integrazione sostenibile dei giovani nei mercati del lavoro; accoglie con favore le misure e le politiche esistenti volte a contribuire a colmare gli squilibri tra domanda e offerta di competenze; riconosce che l'utilizzo delle competenze continua a rappresentare una sfida in tutta Europa e ritiene necessario, pertanto, garantire una maggiore corrispondenza tra le competenze richieste e quelle offerte;

39.  ritiene che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e la garanzia per i giovani siano essenziali per il conseguimento efficace dei principi chiave del pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare quelli concernenti: competenze istruzione e apprendimento permanente (n. 1), sostegno attivo all'occupazione (n. 4), occupazione flessibile e sicura (n. 5), retribuzioni (n. 6), dialogo sociale e coinvolgimento dei lavoratori (n. 8), ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato e protezione dei dati (n. 10), protezione sociale (n. 12), prestazioni di disoccupazione (n. 13) e reddito minimo (n. 14);

40.  esorta la Commissione e gli Stati membri a rinnovare gli sforzi, di concerto con l'OIL, per fornire informazioni su misura e migliorare le capacità nazionali per fornire e valutare i sistemi della garanzia per i giovani per quanto riguarda seguenti aspetti: attuazione totale e sostenibile dell'iniziativa, maggiore vicinanza ai NEET non registrati e ai giovani con basse qualifiche, rafforzamento delle capacità e miglioramento della qualità delle offerte;

41.  osserva che, in attesa della pubblicazione da parte della Commissione dei dati definitivi forniti dagli Stati membri, il numero di giovani che hanno completato un programma dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile alla fine del 2015 è stato stimato a 203 000, ossia il 4 % dei partecipanti; esprime preoccupazione per il numero elevato di partecipanti all'iniziativa che non hanno completato il programma in alcuni Stati membri; ritiene importante rafforzare gli stimoli onde garantire che i giovani vedano l'utilità dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

42.  ricorda che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile dovrebbe fornire sostegno finanziario alle misure che promuovono l'integrazione dei NEET nel mercato del lavoro, inclusi stage, tirocini e apprendistati retribuiti, senza però diventare uno strumento sostitutivo della reale occupazione lucrativa;

43.  suggerisce la creazione di un linea diretta dell'UE contro la violazione dei diritti dei giovani, che consenta ai giovani di comunicare direttamente alla Commissione qualsiasi eventuale esperienza negativa nel corso della loro partecipazione alle misure dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e della garanzia per i giovani, consentendo la raccolta di informazioni e l'indagine delle eventuali pratiche abusive nell'utilizzo delle politiche finanziate dall'UE;

44.  accoglie con favore il riferimento, contenuto nella lettera d'intenti allegata al discorso del presidente Juncker sullo stato dell'Unione 2017, alla proposta di creazione di un'autorità europea del lavoro, per rafforzare la cooperazione tra le autorità del mercato del lavoro a tutti i livelli e gestire in maniera più adeguata le situazioni transfrontaliere, come anche di ulteriori iniziative a sostegno della mobilità equa;

45.  riconosce il successo dell'iniziativa per l'occupazione giovanile nel ridurre i tassi di disoccupazione giovanile e soprattutto nel garantire l'equilibrio di genere, avendo assistito circa il 48 % di uomini e il 52% di donne;

46.  invita ad attuare pienamente, nel quadro dell'iniziativa per l'occupazione giovanile, sia la direttiva 2000/78/CE relativa alla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro sia la direttiva 2010/41/UE sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma;

47.  ritiene necessario che la Commissione e gli Stati membri presentino misure positive volte a garantire che le giovani donne e le ragazze ricevano offerte di lavoro di qualità e non siano impiegate o intrappolate in lavori precari, sottopagati e temporanei che conferiscono loro, in qualità di lavoratrici, diritti limitati o inesistenti;

48.  chiede agli Stati membri di elaborare dati statistici disaggregati per genere così che la Commissione possa avviare una valutazione d'impatto dell'iniziativa per l'occupazione giovanile e della sua incidenza sull'equilibrio di genere al fine di ottenere una valutazione e un'analisi accurate della sua attuazione;

49.  invita gli Stati membri a trovare modi per sostenere il reinserimento delle giovani donne nel mercato del lavoro o nel sistema dell'istruzione o della formazione garantendo la parità di genere nell'accesso all'occupazione, nell'avanzamento di carriera, nella conciliazione tra lavoro e vita privata, nonché la fornitura di assistenza all'infanzia e agli adulti, e promuovendo la parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore;

50.  esorta gli Stati membri a profondere maggiori sforzi allo scopo di migliorare le misure adottate nell'ambito dei sistemi di istruzione per continuare a tutelare i giovani a rischio;

51.  rileva con preoccupazione che dalle più recenti relazioni di valutazione(10) si evince che la prima fase di attuazione dell'iniziativa per l'occupazione giovanile si è principalmente concentrata sui NEET con un elevato grado di istruzione piuttosto che su persone scarsamente qualificate, inattive e non registrate presso i servizi pubblici per l'impiego;

52.  invita gli Stati membri a colmare tale lacuna sostanziale nell'attuazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile elaborando, tra l'altro, misure specifiche di follow-up onde favorire l'attuazione di politiche giovanili maggiormente efficaci, di lungo termine e basate su elementi concreti;

53.  invita gli Stati membri ad assicurare che la loro legislazione consenta a tutti i giovani nella fascia di età identificata di registrarsi e partecipare efficacemente all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile(11);

54.  richiama l'attenzione sulla mancanza di una regolamentazione in materia di offerte di tirocinio sul libero mercato per quanto riguarda la trasparenza dell'assunzione, la durata e il riconoscimento, e osserva che solo alcuni Stati membri hanno stabilito criteri minimi di qualità, anche ai fini del monitoraggio della garanzia per i giovani e dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

55.  riconosce che gli investimenti a carico del bilancio dell'UE realizzati attraverso l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile hanno portato i loro frutti e hanno accelerato lo sviluppo del mercato del lavoro per i giovani; è dell'avviso che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile costituisca un chiaro valore aggiunto dell'UE in quanto molti regimi di sostegno per l'occupazione giovanile non avrebbero potuto essere attuati in assenza di un impegno da parte dell'Unione;

56.  osserva che la dotazione finanziaria iniziale dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile nel QFP 2014-2020 era pari a 6,4 miliardi di EUR, dei quali 3,2 miliardi di EUR provenivano da una linea di bilancio specifica integrata da un importo equivalente a titolo del FSE;

57.  sottolinea che, nel contesto della revisione intermedia del QFP, per il periodo 2017-2020 è stata approvata a livello politico una dotazione supplementare pari a 1,2 miliardi di EUR per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, che dovrebbe essere integrata da un importo equivalente a titolo dell'FSE; rileva tuttavia che la dotazione finale destinata a questo programma sarà determinata nel corso delle prossime procedure annuali di bilancio;

58.  si compiace del fatto che, a seguito alle esortazioni del Parlamento, il processo di conciliazione sul bilancio UE per il 2018 è sfociato in un incremento di 116,7 milioni di EUR in stanziamenti nuovi della dotazione specifica originariamente proposta per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, portando il totale complessivo a 350 milioni di EUR per il 2018; prende atto dell'impegno unilaterale della Commissione di proporre un ulteriore aumento del finanziamento dell'iniziativa mediante bilancio rettificativo, qualora la sua capacità di assorbimento lo consenta;

59.  ritiene che il bilancio complessivo dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile sia insufficiente rispetto alla domanda effettiva e alle risorse necessarie per far sì che il programma consegua i suoi obiettivi; ricorda che, in media, è stato raggiunto solo il 42 % dei NEET e che tale percentuale è inferiore al 20 % in diversi Stati membri; chiede pertanto un cospicuo aumento della dotazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile nell'ambito del prossimo QFP e che gli Stati membri prevedano l'istituzione di regimi di sostegno per l'occupazione giovanile nei loro bilanci nazionali;

60.  invita la Commissione a garantire coerenza negli investimenti a favore dell'occupazione giovanile, promuovendo sinergie tra tutte le risorse disponibili e fissando norme omogenee inserite in una guida esaustiva, che abbiano un impatto maggiore, creino sinergie, siano efficaci e favoriscano la semplificazione nella pratica; rammenta l'importanza prioritaria di ridurre gli oneri amministrativi per le autorità di gestione; sottolinea l'importanza di elaborare relazioni specifiche per paese sul finanziamento dei programmi di garanzia per i giovani, che monitorino altresì le sinergie tra i bilanci nazionali e il bilancio dell'UE, nonché la necessità di un migliore coordinamento e di una più stretta cooperazione tra le principali parti interessate nel processo;

61.  esorta la Commissione a migliorare la pianificazione degli investimenti a favore dell'occupazione giovanile per il periodo successivo al 2020, adottando integralmente lo stesso approccio usato per la programmazione dei fondi SIE, che prevede un'approfondita programmazione preliminare e una valutazione ex ante seguita dalla conclusione di accordi di partenariato; ritiene che un tale approccio accresca l'incidenza del bilancio dell'UE; rileva il buon esito dell'attuazione dell'iniziativa negli Stati membri mediante programmi operativi dedicati e contributi consistenti dai bilanci nazionali e regionali;

62.  invita altresì la Commissione a riprogettare l'attuale meccanismo di valutazione concentrandosi su criteri unificati relativi ai risultati e sui controlli di rendimento nel processo di rendicontazione annuale e finale, ai fini di un migliore monitoraggio dell'incidenza del bilancio dell'UE; chiede l'applicazione di indicatori in tutta l'UE, come ad esempio la percentuale di partecipanti all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile che entra nel mercato del lavoro primario grazie agli interventi finanziati dall'UE;

63.  sottolinea, tuttavia, che le modifiche alla pianificazione e alla rendicontazione non dovrebbero né ritardare l'esecuzione del bilancio né generare oneri amministrativi eccessivi per le autorità di gestione e, soprattutto, per i beneficiari finali;

64.  riconosce che gli attuali oneri amministrativi compromettono la capacità d'investimento del bilancio dell'UE, segnatamente nel caso degli strumenti con periodi di attuazione più brevi, quali l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; invita, pertanto, a ottimizzare le procedure di appalto, ponendo in particolare l'accento su una preparazione più rapida dei bandi e una riduzione dei tempi delle procedure per i ricorsi presentati contro le decisioni; rileva gli effetti positivi derivanti dall'uso delle opzioni semplificate in materia di costi nella spesa dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; chiede l'introduzione a livello dell'UE di opzioni semplificate in materia di costi nei progetti dell'iniziativa, al fine di ridurre in modo significativo la burocrazia e accelerare l'esecuzione del bilancio;

65.  sottolinea che l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile è attualmente la più efficiente tra tutti i fondi SIE in termini di esecuzione finanziaria;

66.  si compiace del fatto che le misure dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile aiutino oltre 1,6 milioni di giovani e abbiano consentito agli Stati membri di consolidare operazioni per un importo superiore a 4 miliardi di euro;

67.  osserva che la mancanza di informazioni sui costi potenziali legati all'attuazione di un programma in uno Stato membro può portare a finanziamenti non adeguati per la sua attuazione e la realizzazione dei suoi obiettivi; invita gli Stati membri a effettuare un'analisi ex ante e a elaborare un quadro generale del costo di attuazione della garanzia per i giovani;

68.  invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per istituire sistemi di monitoraggio meno onerosi dal punto di vista amministrativo e più aggiornati per il finanziamento residuo dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile;

69.  chiede che si presti attenzione ai risultati dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile definendo indicatori concreti relativi ai nuovi servizi e misure di sostegno del mercato del lavoro stabilite negli Stati membri attraverso il programma e alla quantità di contratti a tempo indeterminato offerti;

70.  ritiene che, al fine di valutare l'efficacia del sistema, sia necessario tenere conto di tutti gli aspetti, incluso il rapporto costi-benefici; prende atto delle precedenti stime dell'OIL e di Eurofound e chiede alla Commissione di confermare o aggiornare tali previsioni;

71.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di stabilire obiettivi realistici e raggiungibili, di effettuare valutazioni delle divergenze, di analizzare il mercato prima di attuare i sistemi e di migliorare i sistemi di monitoraggio e comunicazione;

o
o   o

72.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 470.
(2) GU L 126 del 21.5.2015, pag. 1.
(3) GU C 120 del 26.4.2013, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0390.
(5) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 69.
(6) GU L 113 del 29.4.2017, pag. 56.
(7) Relazione della Commissione dal titolo "Employment and social developments in Europe 2013" (Occupazione e sviluppi sociali in Europa 2013).
(8) Relazione di Eurofound dell'agosto 2014 dal titolo"Occupational profiles in working conditions: Identification of groups with multiple disadvantages" (Profili professionali nelle condizioni di lavoro: individuazione dei gruppi con molteplici svantaggi).
(9) Altre misure includono l'iniziativa "Gioventù in movimento", avviata nel settembre 2010, l'iniziativa "Opportunità per i giovani", avviata nel dicembre 2011, e i "Gruppi di intervento per i giovani", avviati nel gennaio 2012.
(10) Relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europei sull'attuazione della garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; relazione finale della direzione generale per l'Occupazione, gli affari sociali e l'inclusione della Commissione europea, del giugno 2016, sui primi risultati dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile; comunicazione della Commissione del 4 ottobre 2016 sulla garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza (COM(2016)0646); analisi approfondita dell'EPRS, del giugno 2016, dal titolo "Youth Employment Initiative: European Implementation Assessment" (Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile: valutazione dell'attuazione a livello europeo).
(11) Il quadro legislativo di taluni paesi definisce alcuni giovani, in particolare quelli con gravi disabilità, come "inabili al lavoro". Essi non possono registrarsi presso i servizi pubblici per l'impiego e quindi prendere parte all'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile.


Attuazione della direttiva sulle qualifiche professionali e necessità di riforma dei servizi professionali
PDF 178kWORD 55k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2018 sull'attuazione della direttiva 2005/36/CE per quanto riguarda la regolamentazione e la necessità di riforma dei servizi professionali (2017/2073(INI))
P8_TA(2018)0019A8-0401/2017

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 45, 49 e 56 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare gli articoli 15 e 16,

–  vista la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali(1),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2017 relativa alle raccomandazioni di riforma per la regolamentazione dei servizi professionali (COM(2016)0820),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 ottobre 2013 intitolata "Valutazione delle regolamentazioni nazionali sull'accesso alle professioni" (COM(2013)0676),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 ottobre 2015 intitolata "Migliorare il mercato unico: maggiori opportunità per i cittadini e per le imprese" (COM(2015)0550),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla strategia per il mercato unico(2),

–  vista la sua risoluzione del 15 giugno 2017 su un'agenda europea per l'economia collaborativa(3),

–  vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2017 sulla relazione annuale sulla governance del mercato unico nell'ambito del semestre europeo 2017(4),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 31 maggio 2017(5),

–  vista la relazione finale del gruppo di lavoro per il sostegno delle libere professioni,

–  visti l'articolo 52 del suo regolamento nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione a elaborare relazioni di iniziativa,

–  vista la relazione della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0401/2017),

A.  considerando che la libera circolazione dei lavoratori, la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi all'interno dell'UE sono la colonna portante del mercato unico e apportano molti vantaggi ai cittadini e alle imprese;

B.  considerando che, sebbene i servizi rappresentino il 71 % del PIL e il 68 % dell'occupazione totale, il potenziale del mercato unico nei servizi non è stato ancora pienamente sfruttato;

C.  considerando che, in assenza di armonizzazione, gli Stati membri hanno la libertà di decidere in materia di regolamentazione delle professioni, posto che le misure nazionali siano trasparenti, non discriminatorie, giustificate e proporzionate;

D.  considerando che la regolamentazione intelligente, debitamente giustificata dalla protezione degli obiettivi di pubblico interesse, può avere effetti positivi sul mercato interno, assicurando un elevato livello di protezione dei consumatori e una migliore qualità dei servizi forniti; che, pertanto, la deregolamentazione non dovrebbe costituire un fine in sé;

E.  considerando che, in molti casi, la regolamentazione delle professioni è giustificata, ma che gli ostacoli ingiustificati ai servizi professionali vanno a scapito dei diritti fondamentali dei cittadini e delle economie degli Stati membri; che, di conseguenza, la regolamentazione delle professioni deve essere periodicamente adeguata per tenere conto delle evoluzioni tecnologiche, sociali o del mercato;

F.  considerando che la direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali prevede il riconoscimento automatico per una serie di professioni sulla base di requisiti minimi di formazione armonizzati, un regime generale di riconoscimento delle qualifiche professionali, un regime di riconoscimento automatico dell'esperienza professionale e un nuovo regime di prestazione transfrontaliera dei servizi nel contesto delle professioni regolamentate;

G.  considerando che la direttiva 2005/36/CE è stata modificata nel 2013 allo scopo di conseguire un quadro normativo proporzionato, giustificato da obiettivi di interesse generale, con l'introduzione, all'articolo 59, di un esercizio di trasparenza e di valutazione reciproca per tutte le professioni regolamentate negli Stati membri, siano esse regolamentate sulla base di norme nazionali o di norme armonizzate a livello dell'UE;

H.  considerando che, anche dopo la scadenza del termine, non tutte le disposizioni della direttiva 2005/36/CE sono state ancora pienamente attuate dagli Stati membri, in particolare l'articolo 59;

I.  considerando che gli Stati membri erano tenuti a presentare alla Commissione, entro il 18 gennaio 2016, piani d'azione nazionali (PAN) contenenti informazioni sulle decisioni relative al mantenimento o alla modifica delle regolamentazioni delle professioni; che sei Stati membri non hanno ancora presentato i loro PAN;

J.  considerando che, a norma dell'articolo 59 della direttiva 2005/36/CE, la Commissione era tenuta a presentare entro il 18 gennaio 2017 le sue conclusioni sull'esercizio di valutazione reciproca, unitamente a proposte di ulteriori iniziative, ove necessario;

K.  considerando che il 10 gennaio 2017 la Commissione ha presentato una comunicazione sulle necessità di riforme nei servizi professionali, analizzando la regolamentazione delle professioni in sette settori di attività e rivolgendo agli Stati membri raccomandazioni a tale riguardo;

L.  considerando che l'esercizio di valutazione reciproca ha rivelato che il livello di regolamentazione delle professioni varia notevolmente tra gli Stati membri; che sono necessari ulteriori chiarimenti, specialmente nei casi in cui gli Stati membri hanno annunciato l'introduzione di nuove forme di regolamentazione delle professioni dopo il completamento dell'esercizio;

Regolamentazione delle professioni nell'Unione europea e stato di attuazione dell'articolo 59 della direttiva 2005/36/CE

1.  sottolinea che le professioni regolamentate svolgono un ruolo fondamentale nell'economia dell'UE, contribuendo in misura notevole al tasso di occupazione nonché alla mobilità del lavoro e al valore aggiunto nell'Unione; ritiene inoltre che servizi professionali di alta qualità e un quadro normativo efficace siano di fondamentale importanza per il mantenimento del modello economico, sociale e culturale dell'UE e per il rafforzamento della competitività dell'UE in termini di crescita, innovazione e creazione di posti di lavoro;

2.   ricorda che in tutta l'UE esistono oltre 5 500 professioni regolamentate, con variazioni significative tra gli Stati membri, che rappresentano il 22 % della forza lavoro in tutti i settori di attività, quali i servizi sanitari e sociali, i servizi alle imprese, l'edilizia, i servizi di rete, i trasporti, il turismo, i beni immobili, i servizi pubblici e l'istruzione;

3.  accoglie con favore l'iniziativa della Commissione che fornisce orientamenti agli Stati membri nel contesto dell'esercizio di valutazione reciproca, compresa l'organizzazione di discussioni approfondite con le autorità nazionali, sottolineando inoltre la necessità che le autorità nazionali coinvolgano tutte le parti interessate al fine di raccogliere le informazioni pertinenti in merito all'impatto dei regolamenti;

4.  ritiene che la comunicazione della Commissione del 10 gennaio 2017 possa aiutare gli Stati membri a disciplinare meglio i servizi professionali e a scambiare migliori prassi al fine di comprendere le scelte normative di altri Stati membri, tenendo conto del fatto che alcuni Stati membri prevedono una regolamentazione statale delle professioni più intensa rispetto ad altri; sottolinea, tuttavia, la necessità di una valutazione della qualità delle regolamentazioni, dal momento che per una valutazione complessiva dell'efficacia del contesto normativo in ciascuno Stato membro occorrono elementi che non si limitano alla semplice analisi economica;

5.  deplora il fatto che alcuni Stati membri non abbiano notificato le informazioni relative alle professioni regolamentate e ai requisiti di accesso a tali professioni; invita gli Stati membri a migliorare in modo significativo il processo di notifica nel contesto della direttiva sulle qualifiche professionali;

6.  sottolinea che migliorare la trasparenza e la comparabilità dei requisiti nazionali che disciplinano l'accesso o l'esercizio delle professioni regolamentate potrebbe consentire una mobilità professionale più elevata e che di conseguenza, e in linea con la direttiva 2005/36/CE, tutti i requisiti nazionali dovrebbero essere notificati e messi a disposizione del pubblico nella banca dati delle professioni regolamentate, in un linguaggio chiaro e comprensibile;

7.  riconosce i miglioramenti realizzati dalla Commissione nella banca dati delle professioni regolamentate, compresa la creazione di una mappa interattiva che consente ai cittadini di verificare i requisiti di accesso alle professioni in tutta Europa e di visualizzare più facilmente quali professioni siano regolamentate in un determinato Stato membro; invita la Commissione a migliorare ulteriormente la banca dati delle professioni regolamentate al fine di agevolare la notifica tempestiva e corretta delle informazioni da parte delle autorità competenti e aumentare così la trasparenza per i cittadini dell'UE;

8.  prende atto delle divergenze esistenti tra gli Stati membri per quanto riguarda il numero delle professioni regolamentate e il campo di applicazione delle attività coperte da professioni simili, che spiegano le diverse forme di regolamentazione delle professioni scelte da ciascuno Stato membro; invita la Commissione a migliorare la comparabilità delle diverse professioni e a definire un insieme comune di attività per ciascuna professione notificata nella banca dati, al fine di agevolare l'armonizzazione volontaria in tutta l'UE;

9.  si rammarica del fatto che diversi Stati membri non abbiano presentato un piano d'azione nazionale (PAN) come richiesto dalla direttiva 2005/36/CE e invita tali Stati membri a procedere senza indebito indugio; rileva che i livelli di profondità, di ambizione e di dettaglio dei PAN presentati differiscono;

10.  invita gli Stati membri a dare piena attuazione all'articolo 59 della direttiva 2005/36/CE e a intensificare gli sforzi per garantire una maggiore trasparenza nella propria regolamentazione delle professioni, il che è essenziale per la mobilità dei professionisti nell'UE dal momento che soltanto con le informazioni complete di tutti gli Stati membri sarà possibile mettere a disposizione un quadro esauriente delle professioni regolamentate a livello nazionale o di UE;

11.  si rammarica del fatto che alcuni Stati membri non abbiano consultato le pertinenti parti interessate in modo adeguato in fase di preparazione dei PAN; ritiene che un flusso trasparente di informazioni tra le istituzioni pubbliche e i portatori di interesse sia necessario per affrontare efficacemente i problemi e le sfide che interessano le professioni; chiede un coinvolgimento più ampio di tutti i soggetti interessati in futuro, non soltanto in vista dell'elaborazione dei PAN, ma anche prima della riforma della regolamentazione delle professioni, al fine di consentire a tutte le parti interessate di esprimere le loro opinioni;

12.  sottolinea che la regolamentazione efficace delle professioni dovrebbe essere vantaggiosa sia per i consumatori che per i professionisti; ricorda che gli Stati membri hanno la facoltà di introdurre nuove regolamentazioni o di modificare le norme esistenti che limitano l'accesso alle professioni regolamentate o il loro esercizio, tenendo conto in tal modo della loro visione della società e del loro contesto socioeconomico, a condizione che ciò sia giustificato da obiettivi di interesse pubblico; ritiene che una regolamentazione dei servizi professionali proporzionata e adeguata alla realtà del mercato possa tradursi in un miglioramento delle dinamiche di mercato, in prezzi più bassi per i consumatori e in una prestazione settoriale più efficiente;

13.  ritiene, nel contempo, che requisiti discriminatori, ingiustificati e sproporzionati possano risultare particolarmente iniqui, specialmente per i giovani professionisti, e possano ostacolare la concorrenza e influire negativamente sui destinatari dei servizi, compresi i consumatori;

14.  riconosce il ruolo svolto dalla regolamentazione delle professioni nel conseguimento di un elevato livello di protezione degli obiettivi di pubblico interesse, che si tratti di quelli esplicitamente menzionati nel trattato, quali la politica pubblica, la pubblica sicurezza e la salute pubblica, o di quelli che costituiscono motivi imperativi di interesse generale, compresi quelli riconosciuti come tali dalla giurisprudenza della Corte di giustizia, quali il mantenimento dell'equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, la tutela dei consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, la salvaguardia della buona amministrazione della giustizia, l'equità delle transazioni commerciali, la lotta contro la frode e la prevenzione dell'evasione e dell'elusione fiscali, l'efficacia del controllo fiscale, la sicurezza del trasporto stradale, la garanzia della qualità del lavoro artigianale, la promozione della ricerca e dello sviluppo, la tutela dell'ambiente e dell'ambiente urbano, la salute degli animali, la proprietà intellettuale, la salvaguardia e la conservazione del patrimonio storico e artistico nazionale, gli obiettivi di politica sociale e di politica culturale; riconosce il margine di discrezionalità degli Stati membri nello stabilire le modalità per conseguire i suddetti obiettivi, in linea con i principi di non discriminazione e di proporzionalità;

15.  osserva che, in considerazione dei rischi per i consumatori, i professionisti o i terzi, gli Stati membri possono riservare determinate attività esclusivamente ai professionisti qualificati, in particolare qualora non vi siano mezzi meno restrittivi per conseguire lo stesso risultato; sottolinea che, in tali casi, le regolamentazioni specifiche per professioni devono assicurare un controllo efficace della pratica lecita della professione regolamentata e, se del caso, delle sue norme deontologiche;

16.  riconosce, a tale riguardo, la relazione tra la proposta del test della proporzionalità, che stabilisce norme su un quadro comune per lo svolgimento di valutazioni della proporzionalità prima dell'introduzione di nuove misure che disciplinano le professioni regolamentate o prima della modifica di quelle esistenti, e le raccomandazioni di riforma che si basano sulla valutazione delle regolamentazioni nazionali in sette settori di attività; invita gli Stati membri a valutare e, ove necessario, ad adattare la loro regolamentazione delle professioni secondo le raccomandazioni specifiche di riforma;

17.   sottolinea che le raccomandazioni di riforma non possono sostituire le azioni di esecuzione e invita la Commissione, in quanto custode dei trattati, ad agire e ad avviare procedure di infrazione qualora individui regolamentazioni discriminatorie, ingiustificate o sproporzionate;

Utilità dell'indicatore di restrittività e necessità di promuovere un'elevata qualità dei servizi in Europa

18.  prende nota del fatto che la Commissione ha elaborato un nuovo indicatore di restrittività e si compiace del miglioramento ottenuto rispetto all'attuale indicatore di restrittività OCSE sulla regolamentazione dei mercati dei prodotti attraverso l'analisi dettagliata dei settori interessati;

19.  sottolinea che tale indicatore, che mostra la densità normativa complessiva negli Stati membri esclusivamente sulla base di dati quantitativi legati agli ostacoli alla libera circolazione esistenti, deve essere considerato uno strumento meramente indicativo e non tale da consentire di stabilire se un'eventuale regolamentazione più rigorosa presente in taluni Stati membri sia sproporzionata;

20.  ricorda che l'analisi complessiva dell'impatto delle regolamentazioni negli Stati membri dovrebbe essere oggetto di una valutazione non solo quantitativa ma anche qualitativa, che comprenda gli obiettivi di interesse generale e la qualità del servizio fornito, compresi i possibili benefici indiretti per i cittadini e per il mercato del lavoro; osserva che l'indicatore di restrittività è corredato di un'ulteriore analisi che fornisce informazioni complementari in merito alla realtà sul campo e incoraggia gli Stati membri a prendere in considerazione tale indicatore, insieme ai dati qualitativi, al fine di confrontare le loro prestazioni nei settori di attività selezionati;

Futuro delle professioni regolamentate

21.  sottolinea la necessità non soltanto di un quadro normativo efficace nell'UE e negli Stati membri ma anche di politiche efficaci e coordinate volte a sostenere i professionisti nell'UE e a rafforzare la competitività, la capacità d'innovazione e la qualità dei servizi professionali nell'UE;

22.  sottolinea che i professionisti possono esercitare le professioni regolamentate come persone fisiche o come persone giuridiche sotto forma di società professionale, e che è importante tener conto di entrambe le prospettive quando si attuano le nuove politiche; è convinto, alla luce di quanto precede, che gli strumenti economici debbano essere abbinati a politiche volte a rafforzare l'imprenditorialità e il capitale umano nell'ambito dei servizi professionali;

23.  invita la Commissione e gli Stati membri, insieme alle organizzazioni professionali nei rispettivi ambiti di competenza, a dare un seguito adeguato alle raccomandazioni del gruppo di lavoro per il sostegno delle libere professioni;

24.  sottolinea l'importanza dell'istruzione, dello sviluppo delle competenze e della formazione imprenditoriale per garantire che i professionisti nell'UE restino competitivi e siano in grado di far fronte ai cambiamenti trasformativi che interessano le libere professioni in conseguenza dell'innovazione, della digitalizzazione e della globalizzazione; sottolinea lo stretto legame tra le conoscenze professionali e la qualità del servizio fornito; prende atto del ruolo importante che dovrebbe essere svolto a tale riguardo dagli istituti di istruzione superiore e di ricerca, anche attraverso progetti di alfabetizzazione digitale;

25.  sottolinea che una migliore comparabilità del livello delle qualifiche professionali è necessaria per accrescere l'omogeneità dei titoli di qualifiche formali in tutta l'UE e creare condizioni di maggiore equità per i giovani laureati che accedono alle professioni, facilitando così la loro mobilità nell'UE;

26.  invita gli Stati membri a realizzare adeguate analisi di mercato per assicurare un adattamento più rapido dei prestatori di servizi alle esigenze del mercato e a sviluppare politiche atte a rendere competitivi a livello globale i servizi professionali dell'UE nei prossimi decenni;

Innovazione e digitalizzazione nei servizi professionali

27.  osserva che il progresso scientifico, l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione hanno un impatto notevole sui servizi professionali, offrendo nuove opportunità per i professionisti ma anche sfide per il mercato del lavoro e la qualità dei servizi;

28.  si compiace del fatto che la Commissione abbia riconosciuto la necessità di riflettere circa l'impatto delle nuove tecnologie sui servizi professionali, specialmente nei settori giuridico e contabile, dove le procedure potrebbero essere migliorate; osserva in particolare che occorre prestare grande attenzione ai conseguenti rischi di tale cambiamento trasformativo per i destinatari dei servizi, compresi i consumatori, che non devono essere esclusi dalle nuove tecnologie;

29.  sottolinea che verosimilmente le nuove tecnologie non sostituiranno gli esseri umani nelle decisioni di natura etica e morale; sottolinea, a tale proposito, che le norme in materia di organizzazione delle professioni, comprese le norme sulla vigilanza da parte degli organismi pubblici o delle associazioni professionali, potrebbero svolgere un ruolo importante e contribuire a una ripartizione più equa dei benefici della digitalizzazione; osserva che in alcuni settori anche i meccanismi guidati dal mercato, come il riscontro dei consumatori, possono contribuire a migliorare la qualità di un particolare servizio;

30.  sottolinea che le regolamentazioni dei servizi professionali devono essere adatte allo scopo e devono essere riesaminate periodicamente per tenere conto delle innovazioni tecniche e della digitalizzazione;

31.  invita la Commissione a tenere il Parlamento regolarmente informato sugli sviluppi relativi all'osservanza della direttiva 2005/36/CE da parte degli Stati membri;

o
o   o

32.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai parlamenti e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 255 del 30.9.2005, pag. 22.
(2) Testi approvati, P8_TA(2016)0237.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0271.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0040.
(5) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.

Note legali - Informativa sulla privacy