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Mercoledì 14 marzo 2018 - StrasburgoEdizione definitiva
Orientamenti sulle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito
 Statistiche dei trasporti ferroviari ***I
 Nomina del vicepresidente della Banca centrale europea
 Misure di lotta contro la malattia di Newcastle ***I
 Assistenza macro-finanziaria alla Georgia ***I
 Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2017/008 DE/Goodyear
 Il prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020
 Riforma del sistema di risorse proprie dell'Unione europea
 Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: Analisi annuale della crescita 2018
 Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2018

Orientamenti sulle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul quadro delle future relazioni tra l'Unione europea e il Regno Unito (2018/2573(RSP))
P8_TA(2018)0069B8-0135/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE) e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000 ("la Carta"), proclamata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo ed entrata in vigore con il trattato di Lisbona nel dicembre 2009,

–  viste la sua risoluzione del 5 aprile 2017 sui negoziati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall'Unione europea(1) e le sue risoluzioni del 3 ottobre 2017(2) e del 13 dicembre 2017(3) sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito,

–  visti gli orientamenti del Consiglio europeo (articolo 50) del 29 aprile 2017 a seguito della notifica inviata dal Regno Unito a norma dell'articolo 50 TUE, nonché l'allegato alla decisione del Consiglio del 22 maggio 2017 contenente le direttive per negoziare un accordo con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord volto a definire le modalità del suo recesso dall'Unione europea,

–  visti la relazione congiunta dei negoziatori dell'Unione europea e del governo del Regno Unito, dell'8 dicembre 2017, sui progressi compiuti nella prima fase dei negoziati a norma dell'articolo 50 TUE per un recesso ordinato del Regno Unito dall'Unione europea, e il progetto di accordo di recesso della Commissione del 28 febbraio 2018,

–  visti gli orientamenti del Consiglio europeo (articolo 50) del 15 dicembre 2017 e gli allegati alla decisione del Consiglio del 29 gennaio 2018 che integra la decisione del Consiglio del 22 maggio 2017 che autorizza l'avvio di negoziati con il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord per concludere un accordo volto a definire le modalità del suo recesso ordinato dall'Unione europea,

–  visto l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'obiettivo dei negoziati tra l'Unione europea (UE) e il Regno Unito a norma dell'articolo 50 del trattato sull'Unione europea (TUE) consiste nel garantire un recesso ordinato del Regno Unito dall'UE;

B.  considerando che, ai sensi dell'articolo 50 TUE, le modalità del recesso del Regno Unito devono tenere conto del quadro che definisce le future relazioni del paese con l'Unione;

C.  considerando che, visti i progressi sufficienti conseguiti nel dicembre 2017 nei negoziati sui problemi relativi alla separazione, è giusto che i negoziati trattino ormai del quadro sulle future relazioni UE-Regno Unito, purché si compiano progressi commisurati nei negoziati sul progetto di accordo di recesso della Commissione;

D.  considerando che tali negoziati potranno avere inizio soltanto allorché le istituzioni dell'Unione avranno incaricato il capo negoziatore dell'UE ad avviarli;

E.  considerando che qualsiasi accordo su un quadro per le future relazioni sarà considerato parte integrante dell'accordo globale di recesso e contribuirà alle deliberazioni del Parlamento europeo durante la procedura di approvazione;

F.  considerando che è nell'interesse di tutte le parti che il quadro per le future relazioni sia quanto più dettagliato possibile;

G.  considerando che, dopo il recesso dall'Unione, il Regno Unito diverrà un paese terzo a prescindere dal quadro che sarà concordato per le sue future relazioni con l'UE;

H.  considerando che, oltre agli elementi contenuti nella notifica presentata dal Regno Unito il 29 marzo 2017 circa la sua intenzione di recedere dall'Unione europea, il Primo ministro britannico ha pronunciato una serie di discorsi – alla Lancaster House il 17 gennaio 2017, a Firenze il 22 settembre 2017, a Monaco di Baviera il 17 febbraio 2018 e, da ultimo, alla Mansion House il 2 marzo 2018; che non ha ancora fornito una visione coerente delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito;

I.  considerando che il Regno Unito e l'UE resteranno stretti vicini e continueranno ad avere molti interessi in comune; che un tale stretto rapporto sostanziato in un accordo di associazione tra l'UE e il Regno Unito potrebbe essere considerato un quadro idoneo per le future relazioni, nell'ottica di tutelare e promuovere tali interessi comuni, tra cui nuovi rapporti commerciali;

J.  considerando che un accordo di associazione per le future relazioni presenta il vantaggio di costituire un quadro flessibile che permette vari gradi di cooperazione su un'ampia gamma di settori d'intervento; che tale cooperazione obbligherà entrambe le parti a mantenere standard elevati e a tener fede ai propri impegni internazionali in una serie di settori d'intervento;

K.  considerando la fondamentale importanza di tutelare gli accordi dell'UE con paesi terzi e organizzazioni internazionali, tra cui l'accordo sullo Spazio economico europeo (accordo SEE);

L.  considerando che l'UE e il Regno Unito, in quanto Stato membro uscente, hanno l'obbligo assoluto di garantire un approccio globale e reciproco alla tutela dei diritti dei cittadini dell'UE che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono nell'UE-27;

M.  considerando che, al fine di salvaguardare l'accordo del Venerdì santo del 1998 in tutte le sue parti e i diritti dei cittadini dell'Irlanda del Nord, il Regno Unito deve onorare il proprio impegno a garantire che non sia ripristinata una frontiera fisica sull'isola d'Irlanda, attraverso proposte dettagliate da presentare nell'ambito dei negoziati sul quadro delle future relazioni tra l'UE e il Regno Unito, sotto forma di soluzioni specifiche per l'Irlanda del Nord, o attraverso un costante allineamento normativo con l'acquis dell'UE;

N.  considerando che saranno necessarie disposizioni transitorie che comportino la proroga dell'intero acquis dell'Unione per evitare situazioni limite nel momento in cui il Regno Unito uscirà dall'UE, nonché per consentire ai negoziatori di ambo le parti di negoziare un accordo sulle future relazioni;

O.  considerando che è opportuno che le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, insieme a istituzioni pubbliche e private, si adoperino per prepararsi a tutte le eventualità che potrebbero verificarsi a seguito dei negoziati;

P.  considerando che l'unità delle istituzioni dell'UE e degli Stati membri è fondamentale per difendere gli interessi dell'Unione e dei suoi cittadini nel corso delle fasi successive dei negoziati, in particolare per quanto riguarda il quadro per le future relazioni, ma anche per garantire la riuscita e la tempestiva conclusione di tali negoziati;

1.  ricorda che, ai sensi dell'articolo 50, paragrafo 2 TUE, l'accordo volto a definire le modalità del recesso di uno Stato membro tiene conto del quadro delle sue future relazioni con l'Unione;

2.  osserva che tale quadro delle future relazioni dovrebbe sostanziarsi in una dichiarazione politica associata all'accordo di recesso; sottolinea che valuterà il contenuto della dichiarazione allorché sarà invitato a dare la propria approvazione all'accordo di recesso;

3.  ribadisce che l'accordo internazionale sulle nuove relazioni tra l'UE e il Regno Unito potrà essere formalmente negoziato soltanto allorché il Regno Unito avrà lasciato l'UE e sarà divenuto un paese terzo; ricorda che tale accordo può essere concluso soltanto con la piena partecipazione e approvazione finale del Parlamento europeo;

4.  ricorda che il Parlamento europeo approverà il quadro per le future relazioni tra l'UE e il Regno Unito solo se tale quadro rispetterà rigorosamente i seguenti principi:

   impossibilità per un paese terzo di godere degli stessi diritti e degli stessi vantaggi di uno Stato membro dell'Unione europea o di un membro dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) o del SEE;
   tutela dell'integrità e del corretto funzionamento del mercato interno, dell'unione doganale e delle quattro libertà, senza consentire un approccio settoriale;
   mantenimento dell'autonomia del processo decisionale dell'Unione;
   salvaguardia dell'ordinamento giuridico dell'UE e del ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE);
   costante rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, quali sanciti in particolare dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e relativi protocolli, dalla Carta sociale europea, dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e da altri trattati internazionali delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa in materia di diritti umani, nonché rispetto del principio dello Stato di diritto;
   parità di condizioni, in particolare per quanto concerne il costante rispetto, da parte del Regno Unito, delle norme discendenti dagli obblighi internazionali nonché dalla legislazione e dalle politiche dell'Unione in settori quali la concorrenza equa e disciplinata da norme, inclusi gli aiuti di Stato, i diritti sociali e dei lavoratori, e in particolare livelli equivalenti di protezione sociale e salvaguardie contro il dumping sociale, l'ambiente, i cambiamenti climatici, la protezione dei consumatori, la salute pubblica, le misure sanitarie e fitosanitarie, la salute e il benessere degli animali, la fiscalità, inclusa la lotta contro l'evasione fiscale, l'elusione fiscale e il riciclaggio, la protezione dei dati e la tutela della vita privata, prevedendo altresì un chiaro meccanismo di esecuzione che garantisca il rispetto di tali norme;
   salvaguardia degli accordi dell'UE con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, incluso l'accordo SEE, e mantenimento dell'equilibrio generale di tali relazioni;
   salvaguardia della stabilità finanziaria dell'UE e rispetto del suo regime e delle sue norme di regolamentazione e di vigilanza, nonché loro applicazione;
   giusto equilibrio tra diritti e obblighi inclusi, ove opportuno, contributi finanziari commisurati;

5.  ribadisce che un accordo di associazione a norma dell'articolo 8 TUE e dell'articolo 217 TFUE, negoziato e concluso tra l'Unione europea e il Regno Unito dopo il recesso di quest'ultimo, potrebbe costituire il quadro adeguato per le future relazioni e assicurare un quadro di governance coerente, che dovrebbe includere un meccanismo solido per la risoluzione delle controversie, evitando così la moltiplicazione degli accordi bilaterali e le carenze che caratterizzano le relazioni dell'UE con la Svizzera;

6.  propone che le future relazioni si basino sui quattro pilastri seguenti:

   relazioni economiche e commerciali;
   politica estera, cooperazione in materia di sicurezza e cooperazione allo sviluppo;
   sicurezza interna;
   cooperazione tematica;

Quadro per le future relazioni

7.  osserva che la base di valori comuni condivisa dall'UE e dal Regno Unito, gli stretti legami esistenti e l'attuale allineamento normativo pressoché in tutti i settori, la prossimità geografica e la storia comune, inclusa l'appartenenza del Regno Unito all'Unione europea per oltre 40 anni, nonché il ruolo del Regno Unito in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e membro della NATO sono elementi indicativi del fatto che il Regno Unito continuerà a essere un importante partner per l'UE in tutti i suddetti quattro pilastri e che è nell'interesse reciproco di entrambe le parti stabilire un partenariato che garantisca la prosecuzione della cooperazione;

8.  rileva tuttavia che la cooperazione con il Regno Unito in quanto paese terzo può avvenire esclusivamente nel rispetto dei principi stabiliti al paragrafo 4 della presente risoluzione; ricorda che l'UE è caratterizzata da norme comuni vincolanti, istituzioni comuni e meccanismi decisori, di vigilanza e di esecuzione comuni e che, anche laddove siano dotati di una legislazione identica o presentino un pieno allineamento normativo, i paesi terzi non possono beneficiare degli stessi vantaggi degli Stati membri dell'UE o del medesimo accesso al mercato, ad esempio in relazione alle quattro libertà fondamentali e ai contributi finanziari provenienti dal bilancio dell'Unione;

9.  ritiene che l'accordo sulle future relazioni debba includere disposizioni specifiche riguardanti la circolazione dei cittadini dall'Unione europea al Regno Unito e dal Regno Unito all'Unione europea al termine del periodo di transizione, che dovrebbero essere quantomeno proporzionate al grado di cooperazione nei quattro pilastri indicati di seguito;

10.  ricorda che il Parlamento europeo dovrà approvare qualsiasi futuro accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito; sottolinea che il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura, in conformità degli articoli 207, 217 e 218 TFUE e della pertinente giurisprudenza;

   i) Relazioni economiche e commerciali

11.  ribadisce che l'adesione del Regno Unito al mercato interno e all'unione doganale sarebbe la soluzione migliore sia per il Regno Unito che per l'UE a 27, nonché l'unica soluzione in grado di garantire la prosecuzione di scambi commerciali senza attriti e di mantenere appieno i vantaggi delle nostre relazioni economiche; ricorda che la partecipazione al mercato interno presuppone il pieno rispetto delle quattro libertà e l'incorporazione delle norme UE corrispondenti, parità di condizioni, anche attraverso un regime in materia di concorrenza e aiuti di Stato, l'osservanza della giurisprudenza della CGUE e contributi al bilancio dell'Unione; rileva che l'unione doganale consente la rimozione delle barriere tariffarie e di alcuni controlli doganali ma richiede il rispetto della politica commerciale dell'UE e prevede una frontiera esterna comune; osserva che il governo del Regno Unito continua a escludere sia il mercato interno che l'unione doganale;

12.  rileva che una zona di libero scambio globale e approfondita presuppone un meccanismo obbligatorio che assicuri la convergenza con l'acquis dell'UE e un ruolo cogente della CGUE nell'interpretazione del diritto dell'Unione, e non consente una scelta di comodo in relazione ai settori del mercato interno;

13.  ritiene che l'attuale posizione del Regno Unito sia compatibile solo con un accordo commerciale a norma dell'articolo 207 TFUE, che potrebbe costituire il pilastro commerciale ed economico di un accordo di associazione; è pronto a collaborare con il Regno Unito sulla base degli altri modelli summenzionati, purché il paese riconsideri le sue attuali posizioni non negoziabili;

14.  ricorda che tutti i recenti accordi di libero scambio (ALS) si basano su tre parti principali: accesso al mercato, cooperazione normativa e norme; sottolinea, in aggiunta ai principi di cui al paragrafo 4, che:

   il livello di accesso al mercato dell'UE deve corrispondere al grado di convergenza ininterrotta e di allineamento rispetto alle norme e regolamentazioni tecniche dell'UE, senza consentire un approccio settoriale e preservando l'integrità del mercato interno;
   è necessario garantire l'autonomia dell'Unione nel definire la legislazione e le norme UE, così come il ruolo della CGUE quale unico interprete del diritto dell'Unione;
   è necessario assicurare la parità di condizioni e il rispetto delle norme dell'UE per evitare la concorrenza al ribasso e l'arbitraggio regolamentare da parte degli operatori del mercato;
   le norme d'origine devono essere basate sulle regole d'origine preferenziali standard dell'UE e sugli interessi dei produttori dell'Unione;
   il reciproco accesso al mercato deve essere negoziato nel pieno rispetto delle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), tra l'altro per quanto concerne le merci, i servizi, gli appalti pubblici e, se del caso, gli investimenti diretti esteri nonché tutte le modalità di fornitura di servizi, inclusi gli impegni in materia di circolazione transfrontaliera delle persone fisiche (modalità 4); esso deve essere disciplinato nel pieno rispetto delle norme dell'UE relative ai principi della parità di trattamento, specialmente per i lavoratori;
   è necessario negoziare la cooperazione in ambito normativo, con un'attenzione particolare alle PMI, tenendo conto del carattere volontario della cooperazione normativa e del diritto di legiferare nell'interesse pubblico e ricordando altresì che le disposizioni in materia di cooperazione normativa degli accordi commerciali non possono ricreare lo stesso commercio senza attriti garantito dall'appartenenza al mercato interno;

15.  sottolinea che l'accordo tra l'UE e il Regno Unito dovrebbe salvaguardare il quadro delle relazioni commerciali esistenti tra l'UE e i paesi terzi ed evitare qualsiasi forma di parassitismo garantendo la coerenza attraverso il mantenimento di un regime di dazi e contingenti adeguato e di norme d'origine per i prodotti rispetto ai paesi terzi;

16.  sottolinea che, nel quadro di un accordo di libero scambio, l'accesso al mercato per i servizi è limitato e sempre soggetto a esclusioni, riserve ed eccezioni;

17.  sottolinea che l'uscita dal mercato interno comporterà per il Regno Unito la perdita sia dei diritti conferiti dal passaporto per i servizi finanziari, che la possibilità di aprire succursali nell'UE soggetti al controllo del Regno Unito; ricorda che la legislazione dell'UE prevede la possibilità, in alcuni settori, di considerare come equivalente il regime applicabile ai paesi terzi, sulla base di un approccio proporzionato e basato sul rischio e prende atto dei lavori legislativi in corso e delle imminenti proposte della Commissione in questo settore; sottolinea che le decisioni in materia di equivalenza sono sempre di natura unilaterale; sottolinea inoltre che, per salvaguardare la stabilità finanziaria e garantire il pieno rispetto della regolamentazione e delle norme dell'UE e la loro applicazione, le misure prudenziali e le limitazioni nella prestazione di servizi finanziari transfrontalieri sono una caratteristica abituale degli accordi di libero scambio;

18.  sottolinea che l'intesa UE-Regno Unito dovrebbe includere un solido meccanismo di composizione delle controversie, nonché strutture di governance; sottolinea, a tale proposito, la competenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nell'interpretazione delle questioni connesse al diritto dell'UE;

19.  ricorda che la posizione e le linee rosse attuali del Regno Unito comporterebbero controlli e verifiche destinate a incidere sulle catene globali di approvvigionamento e i processi di fabbricazione, anche nel caso in cui le barriere tariffarie potranno essere evitate; sottolinea l'importanza di un elevato livello di allineamento tra lo spazio unico europeo dell'IVA e il Regno Unito; ritiene che le questioni di natura fiscale dovrebbero essere incluse in qualsiasi ulteriore accordo tra il Regno Unito e l'UE per garantire il massimo livello di cooperazione tra l'UE e il Regno Unito e i suoi territori dipendenti in materia di tassazione delle imprese;

20.  ribadisce che, per quanto riguarda i prodotti agricoli e alimentari, l'accesso al mercato dell'UE è subordinato al rigoroso rispetto di tutta la legislazione e le norme dell'UE, in particolare in materia di sicurezza alimentare, OGM, pesticidi, indicazioni geografiche, benessere degli animali, etichettatura e tracciabilità, norme sanitarie e fitosanitarie, salute umana, animale e vegetale;

   ii) Politica estera, cooperazione in materia di sicurezza e cooperazione allo sviluppo

21.  osserva che, in materia di politica estera e di sicurezza comune, il Regno Unito in quanto paese terzo non sarà in grado di partecipare al processo decisionale dell'UE e che le posizioni comuni e le azioni dell'UE possono essere adottate solo dagli Stati membri dell'UE; sottolinea, tuttavia, che ciò non esclude meccanismi di consultazione che consentiranno al Regno Unito di allinearsi con le posizioni di politica estera dell'UE, le azioni comuni, in particolare in materia di diritti umani, o la cooperazione multilaterale, in particolare nel quadro delle Nazioni Unite, dell'OSCE e del Consiglio d'Europa; sostiene il coordinamento nell'ambito della politica in materia di sanzioni e di attuazione, compresi l'embargo sulle armi e la posizione comune sulle esportazioni di armi;

22.  sottolinea che un partenariato del genere potrebbe essere istituito nell'ambito dell'accordo quadro di partecipazione che disciplina il ruolo dei paesi terzi, rendendo così possibile la partecipazione del Regno Unito alle missioni civili e militari dell'UE (senza un ruolo guida per il Regno Unito) e le operazioni, i programmi e i progetti, lo scambio di intelligence, la formazione e lo scambio di personale militare e la collaborazione in materia di politica degli armamenti, inclusi i progetti sviluppati nell'ambito di una cooperazione strutturata permanente (PESCO); sottolinea che tale partecipazione dovrebbe lasciare impregiudicate le pertinenti posizioni, decisioni e normative dell'UE ed essere conforme ad esse, comprese quelle in materia di appalti e trasferimenti nel campo della difesa; afferma che tale cooperazione è subordinata al pieno rispetto del diritto internazionale sui diritti umani, del diritto internazionale umanitario e dei diritti fondamentali dell'UE;

23.  osserva che la cooperazione nei settori succitati, che comporta lo scambio di informazioni classificate dell'UE, anche in materia di intelligence, è subordinata a un accordo relativo alle informazioni in materia di sicurezza per la protezione delle informazioni classificate dell'UE;

24.  osserva che, sulla base di altri accordi simili con paesi terzi, il Regno Unito potrebbe partecipare a programmi dell'Unione a sostegno della difesa e della sicurezza esterna (come il Fondo per la difesa europea, Galileo e i programmi di sicurezza informatica); è favorevole alla possibilità che il Regno Unito continui a contribuire agli strumenti di finanziamento esterno dell'UE per il perseguimento di obiettivi comuni, in particolare nella zona del "vicinato comune";

25.  rileva che il Regno Unito è un importante attore della cooperazione allo sviluppo e degli aiuti umanitari, e che la cooperazione in tali settori tra l'UE e il Regno Unito dopo la Brexit sarebbe vantaggiosa per entrambe le parti;

   iii) Sicurezza interna

26.  sottolinea che è nel reciproco interesse dell'UE e del Regno Unito istituire un partenariato che assicuri la continua cooperazione in materia di sicurezza per far fronte a minacce comuni, in particolare il terrorismo e la criminalità organizzata, ed evitare perturbazioni dei flussi di informazioni in questo settore; osserva che in questo settore i paesi terzi (al di fuori dell'area Schengen) non godono di alcun accesso privilegiato agli strumenti dell'UE, comprese le banche dati, né partecipano alla definizione delle priorità e allo sviluppo di obiettivi strategici pluriennali o piani d'azione operativi importanti nell'ambito del ciclo programmatico dell'UE;

27.  osserva altresì che, oltre alla necessità di tutelare le procedure e le indagini in corso relative al Regno Unito mediante disposizioni transitorie, si dovrà definire un regime distinto con il Regno Unito in quanto paese terzo per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale, anche in materia di estradizione e assistenza giudiziaria reciproca, al posto delle attuali disposizioni, come il mandato d'arresto europeo;

28.  ritiene che la futura cooperazione potrà essere sviluppata sulla base degli accordi con paesi terzi non Schengen che consentono lo scambio di dati in materia di sicurezza e la cooperazione operativa con gli organi e i meccanismi dell'UE (come Europol e Eurojust);

29.  sottolinea che tale cooperazione dovrebbe offrire certezza del diritto, essere basata su garanzie in materia di diritti fondamentali stabiliti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e fornire un livello di protezione sostanzialmente equivalente a quello della Carta; sottolinea, inoltre, che dovrebbe rispettare pienamente le norme UE sulla protezione dei dati e basarsi su efficaci meccanismi di esecuzione e risoluzione delle controversie; reputa necessario trovare una soluzione atta a regolamentare lo scambio di dati nel campo dell'applicazione della legge, l'intelligence e la lotta al terrorismo; sottolinea che una decisione di adeguatezza da parte della Commissione sarebbe l'opzione preferibile e più sicura; ricorda che, in ogni caso, il Regno Unito deve garantire un livello di protezione dei dati che abbia la stessa solidità delle norme dell'Unione sulla protezione dei dati;

   iv) Cooperazione tematica

30.  sottolinea che i principi di cui al paragrafo 4 dovrebbero anche applicarsi pienamente e incondizionatamente alla futura cooperazione con il Regno Unito in una serie di settori di interesse comune; sottolinea che tali accordi dovrebbero trovare un giusto equilibrio tra diritti e obblighi, paragonabile a quello sancito da accordi analoghi con altri paesi terzi, ma tenendo conto della vicinanza geografica e degli stretti legami tra l'UE e il Regno Unito;

31.  ritiene che, alla luce dei principi e delle condizioni di cui sopra e nell'interesse dei passeggeri, dei vettori aerei, dei costruttori e dei sindacati dei lavoratori, deve essere garantita la connettività per mezzo di un accordo sui trasporti aerei e un accordo in materia di sicurezza dell'aviazione; sottolinea, tuttavia, che il livello di accesso al mercato è subordinato al livello di convergenza normativa e all'allineamento con l'acquis dell'UE e alla creazione di un meccanismo di arbitrato e di risoluzione delle controversie; non esclude inoltre una futura cooperazione con il Regno Unito atta a sostenere progetti di interesse comune nel settore dei trasporti;

32.  prende in considerazione, in materia di pesca, l'opportunità di negoziare una nuova forma di accordo di partenariato bilaterale, simile a quelli conclusi con paesi terzi, allo scopo di mantenere un elevato livello di cooperazione, coerenza e convergenza, garantendo un accesso reciproco stabile e continuo alle acque e alle risorse in conformità ai principi della politica comune della pesca e delle disposizioni in materia di governance e la gestione sostenibile degli stock condivisi, al fine di ripristinare e mantenere le popolazioni di tali stock al di sopra dei livelli in grado di produrre il rendimento massimo sostenibile; sottolinea che la gestione comune degli stock condivisi richiede il mantenimento del contributo del Regno Unito alla valutazione scientifica di tali stock; sottolinea, tuttavia, che il reciproco accesso al mercato dei prodotti della pesca deve essere negoziato nell'ambito del futuro accordo e che l'accesso al mercato interno dell'UE deve essere subordinato all'accesso dei pescherecci dell'UE alle zone di pesca del Regno Unito e alle loro risorse, nonché al livello di cooperazione nella gestione degli stock condivisi;

33.  sottolinea il valore della cooperazione negli ambiti della cultura e dell'istruzione, anche per quanto riguarda la mobilità dei giovani e ai fini dell'apprendimento, come pure l'importanza delle industrie culturali e creative, che contribuiscono ad approfondire i legami dell'UE con i paesi vicini; accoglierebbe con favore il proseguimento della cooperazione tra l'UE e il Regno Unito in tali ambiti, anche attraverso programmi pertinenti quali Erasmus o Europa creativa;

34.  potrebbe prendere in considerazione, per quanto concerne la cooperazione in materia di ricerca e innovazione, la partecipazione del Regno Unito in quanto paese terzo al programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione e ai programmi spaziali dell'UE, senza autorizzare alcun trasferimento netto al Regno Unito dal bilancio dell'UE né alcun ruolo decisionale per il Regno Unito;

35.  ritiene che per l'ambiente, l'azione contro i cambiamenti climatici, la salute pubblica e la sicurezza alimentare l'opzione migliore sarebbe che il Regno Unito rimanesse pienamente in linea con le normative attuali e future del UE, anche rispettando gli impegni e gli obiettivi già fissati per il 2030 nell'ambito dei pacchetti "Aria pulita" ed "Energia pulita" dell'UE; chiede tuttavia che, qualora ciò non avvenisse, l'UE e il Regno Unito pervengano a soluzioni che consentano di assicurare una stretta cooperazione e norme rigorose su tali temi, nonché di affrontare le questioni ambientali di carattere transfrontaliero; sottolinea che la cooperazione con le agenzie dell'UE in tali ambiti deve basarsi su accordi bilaterali;

36.  potrebbe prendere in considerazione analoghe soluzioni con un paese terzo negli ambiti dell'energia, delle comunicazioni elettroniche, della sicurezza informatica e delle TIC; ritiene, per quanto concerne l'energia, che le modalità concordate debbano rispettare l'integrità del mercato interno dell'energia, contribuire alla sicurezza energetica, alla sostenibilità e alla competitività nonché tener conto degli interconnettori tra l'UE e il Regno Unito; si attende che il Regno Unito rispetti le norme più rigorose in materia di sicurezza nucleare e radioprotezione, anche per quanto riguarda le spedizioni di rifiuti e lo smantellamento;

37.  ritiene che il programma PEACE dell'UE, inteso a rafforzare una società pacifica e stabile promuovendo la riconciliazione nell'Irlanda del Nord e nella regione limitrofa dell'Irlanda, debba essere portato avanti con la continua partecipazione del Regno Unito;

   v) Governance del futuro accordo

38.  sottolinea che qualsiasi futuro accordo tra l'UE e il Regno Unito, con il Regno Unito in veste di paese terzo, dovrebbe prevedere l'istituzione di un sistema di governance coerente e solido, quale quadro generale per i quattro pilastri, che assicuri la continua supervisione/gestione congiunta dell'accordo nonché i meccanismi di risoluzione delle controversie e di esecuzione in ordine all'applicazione e interpretazione delle disposizioni dell'accordo stesso;

39.  insiste sull'assoluta necessità che tale sistema di governance preservi pienamente l'autonomia del processo decisionale dell'UE e del suo ordinamento giuridico, e in particolare il ruolo della Corte di giustizia dell'Unione europea quale unico interprete del diritto dell'UE;

40.  sottolinea che i meccanismi di governance devono essere concepiti in modo commisurato alla natura, alla portata e alla profondità delle future relazioni e tener conto del livello di interconnessione, cooperazione e prossimità;

41.  appoggia l'idea di istituire una commissione mista incaricata di controllare l'attuazione dell'accordo, far fronte alle divergenze di interpretazione e applicare in buona fede le misure correttive convenute, e che garantisca pienamente l'autonomia normativa dell'UE, comprese le prerogative legislative del Parlamento europeo e del Consiglio; sottolinea che i rappresentanti dell'UE in seno a tale commissione dovrebbero essere sottoposti ad adeguati meccanismi di responsabilità che coinvolgano il Parlamento europeo;

42.  ritiene che, per le disposizioni basate su concetti di diritto dell'UE, i meccanismi di governance dovrebbero prevedere il deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea; ribadisce che, per l'applicazione e l'interpretazione delle disposizioni dell'accordo non inerenti al diritto dell'Unione, può essere preso in considerazione un meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie soltanto se offre garanzie di indipendenza e imparzialità equivalenti a quelle offerte dalla Corte di giustizia dell'Unione europea;

   vi) Parità di condizioni

43.  rammenta che il Regno Unito, così come i suoi territori dipendenti, deve continuare a rispettare e attuare le norme esistenti in virtù dei suoi impegni internazionali e delle normative e politiche dell'Unione, in particolare negli ambiti di cui al paragrafo 4, in modo consono all'ampiezza e alla profondità delle future relazioni; segnala il vantaggio di mantenere l'allineamento normativo sulla base della legislazione dell'Unione;

44.  osserva che l'ampiezza e la profondità dell'accordo sulla parità di condizioni sarà essenziale nel determinare la portata delle future relazioni globali UE-Regno Unito; rammenta che in questo senso svolgerà un ruolo cruciale il continuo rispetto del modello sociale europeo da parte del Regno Unito;

45.  è fermamente convinto che il Regno Unito debba aderire all'evoluzione normativa in materia di imposizione fiscale e lotta al riciclaggio nell'acquis dell'Unione, in particolare per quanto concerne la trasparenza fiscale, lo scambio di informazioni in materia fiscale e le misure antielusione, nonché affrontare la situazione dei suoi territori dipendenti e della loro mancanza di conformità con i criteri di buona governance e i requisiti di trasparenza dell'UE; insiste affinché l'unione doganale sia rigorosamente subordinata all'allineamento del Regno Unito alle summenzionate norme;

46.  ribadisce la necessità di predisporre salvaguardie per assicurare il mantenimento di norme rigorose e di condizioni paritarie negli ambiti della protezione ambientale, dell'azione contro i cambiamenti climatici, della sicurezza alimentare e della salute pubblica; sottolinea che ai cittadini e alle ONG deve essere garantito l'accesso alla giustizia e a un adeguato meccanismo di reclamo in relazione all'applicazione delle norme in materia di lavoro e ambiente;

47.  osserva che, come per il resto dell'accordo, le disposizioni sulle condizioni di parità richiederanno robuste strutture di governance che includano meccanismi adeguati di gestione, supervisione, risoluzione delle controversie ed esecuzione, con sanzioni e misure provvisorie ove necessario e con l'obbligo per entrambe le parti di stabilire o, se del caso, mantenere istituzioni indipendenti che siano in grado di controllare e far rispettare efficacemente l'attuazione;

   vii) Possibile partecipazione ai programmi dell'UE

48.  sottolinea che le modalità di partecipazione del Regno Unito alle azioni e ai programmi dell'UE saranno le norme applicabili ai paesi terzi esterni al SEE; sottolinea che la partecipazione del Regno Unito deve essere approvata congiuntamente dall'UE nel rispetto di tutti i meccanismi e le norme pertinenti e delle condizioni di partecipazione, anche per quanto concerne il finanziamento, l'esecuzione, il controllo e il discarico, e senza che siano autorizzati trasferimenti netti al Regno Unito dal bilancio dell'UE;

49.  rammenta che, come regola generale, il Regno Unito in quanto paese terzo non può partecipare o avere accesso alle agenzie dell'UE; osserva tuttavia che ciò non impedisce la cooperazione in casi specifici, in maniera strettamente regolamentata, nel rispetto di tutte le norme pertinenti e dei contributi finanziari; segnala che nel prossimo quadro finanziario pluriennale dovranno essere incluse le conseguenze delle future relazioni UE-Regno Unito;

Accordo di recesso

50.  accoglie con favore il progetto di accordo di recesso presentato dalla Commissione il 28 febbraio 2018, che rispecchia in larga misura la posizione del Parlamento; osserva che il progetto è stato redatto sulla base della relazione congiunta dell'8 dicembre 2017, elaborata di comune accordo, e delle posizioni assunte dall'UE su altre questioni connesse alla separazione;

51.  accoglie con favore le disposizioni istituzionali e i meccanismi di risoluzione delle controversie stabiliti nel progetto di accordo di recesso, in particolare la sospensione dei benefici durante il periodo di transizione prevista all'articolo 165 del progetto di accordo di recesso in caso di mancato rispetto delle disposizioni e degli impegni relativi all'accordo di recesso;

   i) Diritti dei cittadini

52.  accoglie positivamente l'approccio generale adottato in materia di diritti dei cittadini nella seconda parte del progetto di accordo di recesso presentato dalla Commissione, ma ribadisce che una delle questioni chiave per il consenso del Parlamento sarà il trattamento di tutte le questioni in sospeso relative ai diritti dei cittadini, insieme alla garanzia che la Brexit non abbia ripercussioni sui diritti dei cittadini dell'UE che risiedono legalmente nel Regno Unito né su quelli dei cittadini del Regno Unito che risiedono legalmente nell'UE-27; sostiene l'inclusione del riferimento ai futuri coniugi; prende atto delle disposizioni concernenti le procedure amministrative per acquisire lo status di residenti permanenti e insiste sulla necessità di consentire alle famiglie di avviare la procedura mediante un modulo unico di carattere dichiarativo, che attribuisca l'onere della prova alle autorità del Regno Unito; sottolinea che il Parlamento europeo verificherà che tali procedure siano attuate efficacemente e siano semplici, chiare e gratuite; insiste sulla garanzia dei futuri diritti di libera circolazione in tutta l'UE per i cittadini del Regno Unito attualmente residenti in uno Stato membro dell'UE-27, così come dei diritti di voto alle elezioni locali per tutti i cittadini che rientrano nell'accordo di recesso; chiede altresì il diritto a vita dei cittadini dell'UE che rientrano nell'accordo di recesso di ritornare nel Regno Unito, la protezione contro l'allontanamento dei cittadini disabili e di chi li assiste, nonché la tutela dei diritti procedurali relativi all'allontanamento di cui alla direttiva 2004/38/CE e dei diritti dei cittadini di paesi terzi quali previsti dal diritto dell'UE;

53.  insiste affinché, durante il periodo di transizione, ogni cittadino dell'UE che arriva nel Regno Unito goda dei medesimi diritti di coloro che sono arrivati prima dell'inizio del periodo di transizione; respinge, in tale contesto, la proposta presente nel recente documento orientativo pubblicato dal governo del Regno Unito, che mantiene la discriminazione tra i cittadini dell'UE arrivati prima dell'inizio del periodo di transizione e quelli che arrivano dopo l'inizio di tale periodo;

54.  ribadisce che molti cittadini del Regno Unito hanno espresso una forte opposizione alla perdita dei diritti di cui godono attualmente a norma dell'articolo 20 TFUE; propone che l'UE-27 esamini il modo per attenuare tale perdita di diritti entro i limiti del diritto primario dell'Unione, rispettando pienamente i principi di reciprocità, equità, simmetria e non discriminazione; rileva il recente deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea di una causa promossa dinanzi a un tribunale dei Paesi Bassi riguardante la conservazione dei diritti di cittadinanza dell'UE per i cittadini del Regno Unito dopo la Brexit;

   ii) Irlanda e Irlanda del Nord

55.  si compiace del protocollo sull'Irlanda e l'Irlanda del Nord presente nel progetto di accordo di recesso della Commissione, che rende operativa l'opzione del sostegno esposta nella relazione congiunta dell'8 dicembre 2017; sottolinea che ciò offre una soluzione concreta per preservare la cooperazione nord-sud ed evita una frontiera fisica tra l'Irlanda del Nord e l'Irlanda, necessaria qualora non si trovasse alcuna alternativa sulla base delle relazioni UE-Regno Unito nel loro complesso o di soluzioni specifiche proposte dal Regno Unito, di cui al paragrafo 49 della relazione congiunta;

56.  rammenta l'importanza dell'impegno del Regno Unito a garantire che non vi siano riduzioni dei diritti, compresi i diritti sociali e democratici, le salvaguardie e le pari opportunità, come stabilito nell'accordo del Venerdì santo, in linea con gli impegni della relazione congiunta; insiste sul recepimento di tutti gli elementi della zona di libero spostamento e sui diritti di libera circolazione dei cittadini dell'UE, quali sanciti dal diritto dell'Unione e dall'accordo del Venerdì santo;

   iii) Periodo transitorio

57.  ribadisce i principi contenuti nella sua risoluzione del 13 dicembre 2017, vale a dire che dopo la data del recesso il Regno Unito non farà più parte delle istituzioni e degli organi dell'UE e non contribuirà più al processo decisionale e che la transizione può soltanto consistere nel prorogare l'acquis dell'UE e nel continuare ad applicare al Regno Unito gli strumenti e le strutture esistenti di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione dell'Unione; sostiene pienamente il mandato negoziale stabilito negli orientamenti per i negoziati del Consiglio europeo, nelle direttive di negoziato del Consiglio e nel recente documento di sintesi della Commissione;

58.  esprime soddisfazione e sostegno per la parte quarta del progetto di accordo di recesso sulle modalità transitorie; ribadisce che tutti i diritti conferiti ai cittadini dal diritto dell'Unione dovrebbero essere prorogati per l'intero periodo di transizione; sottolinea che ciò si applica anche ai cittadini dell'UE che arrivino nel Regno Unito durante il periodo di transizione, i quali dovrebbero godere esattamente degli stessi diritti, specialmente riguardo alle prestazioni per figli a carico, al ricongiungimento familiare e all'accesso al ricorso giurisdizionale presso la Corte di giustizia dell'Unione europea;

59.  ricorda che le modalità transitorie devono essere pienamente compatibili con gli obblighi dell'OMC, in modo da non perturbare i rapporti commerciali con i paesi terzi;

60.  insiste sul fatto che i futuri accordi commerciali post-recesso negoziati dal Regno Unito con paesi terzi potranno entrare in vigore soltanto alla fine del periodo in cui si applicheranno le modalità transitorie;

61.  ricorda che, a decorrere dalla data del recesso del Regno Unito dall'UE, il Regno Unito non beneficerà più degli accordi internazionali conclusi dall'UE, dagli Stati membri a nome dell'Unione o dall'Unione e dai suoi Stati membri congiuntamente; prende atto del fatto che, durante il periodo di transizione, il Regno Unito rimarrà vincolato dagli obblighi derivanti da tali accordi; sottolinea che il Regno Unito non potrà partecipare alle strutture di governance e alle procedure decisionali previste da tali accordi;

62.  sottolinea che, nell'ambito dell'accordo di recesso, le modalità transitorie possono essere attuate soltanto dopo l'entrata in vigore di tale accordo;

   iv) Altre questioni relative alla separazione

63.  chiede che si pervenga senza indugio a un accordo su tutte le disposizioni relative alla separazione di cui alla parte terza del progetto di accordo di recesso ed esorta il Regno Unito a presentare una posizione chiara, qualora non lo abbia già fatto, in merito a tutte le questioni in sospeso relative al suo recesso ordinato;

Preparazione

64.  sottolinea l'importanza del lavoro svolto dalla Commissione e dagli Stati membri a vari livelli in materia di sensibilizzazione e preparazione; evidenzia che, date le incertezze create dalla Brexit, non soltanto le istituzioni dell'UE ma anche le autorità nazionali, gli operatori economici e, soprattutto, i cittadini devono essere informati e ricevere informazioni adeguate per potersi preparare adeguatamente a tutti gli scenari possibili, compreso quello di un mancato accordo; invita, in particolare, a lanciare azioni rivolte al massimo numero possibile di settori e persone interessati, anche nei seguenti ambiti:

   un accesso costante e sicuro ai medicinali per uso umano e veterinario e ai dispositivi medici per i pazienti, compreso un approvvigionamento sicuro e costante di radioisotopi;
   servizi finanziari per gli operatori economici;
   la preparazione delle PMI e dei piccoli operatori che commerciano con il Regno Unito, quali produttori agroalimentari e produttori di prodotti della pesca, che per la prima volta potrebbero trovarsi ad affrontare le procedure di esportazione e determinati tipi di requisiti, compresi requisiti sanitari e fitosanitari;
   le limitazioni e i vincoli che potrebbero derivare dal nuovo quadro giuridico per il trasporto di passeggeri e merci e l'impatto che essi potrebbero avere sulle componenti "just-in-time" della catena di fornitura, trasformazione e distribuzione alimentare;
   una capacità in materia di etichettatura corretta, tracciabilità e origine autentica dei prodotti agricoli e della pesca, in modo da garantire la conformità alle norme sulla sicurezza alimentare e sul benessere degli animali e la comunicazione di informazioni precise ai consumatori riguardo ai prodotti alimentari;
   il quadro giuridico sulla protezione dei dati;
   l'individuazione completa, da parte della Commissione, della legislazione dell'UE che necessita di modifiche a seguito della Brexit;

o
o   o

65.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio europeo, al Consiglio dell'Unione europea, alla Commissione, ai parlamenti nazionali e al governo del Regno Unito.

(1) Testi approvati, P8_TA(2017)0102.
(2) Testi approvati, P8_TA(2017)0361.
(3) Testi approvati, P8_TA(2017)0490.


Statistiche dei trasporti ferroviari ***I
PDF 239kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche dei trasporti ferroviari (rifusione) (COM(2017)0353 – C8-0223/2017 – 2017/0146(COD))
P8_TA(2018)0070A8-0038/2018

(Procedura legislativa ordinaria – rifusione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0353),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 338, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0223/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 6 dicembre 2017(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 23 febbraio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'accordo interistituzionale del 28 novembre 2001 ai fini di un ricorso più strutturato alla tecnica della rifusione degli atti normativi(2),

–  vista la lettera in data 13 ottobre 2017 della commissione giuridica alla commissione per i trasporti e il turismo a norma dell'articolo 104, paragrafo 3, del suo regolamento,

–  visti gli articoli 104 e 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0038/2018),

A.  considerando che, secondo il gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, la proposta della Commissione non contiene modificazioni sostanziali se non quelle espressamente indicate come tali e che, per quanto concerne la codificazione delle disposizioni immutate degli atti precedenti e di tali modificazioni, la proposta si limita ad una mera codificazione degli atti esistenti, senza modificazioni sostanziali;

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso, tenendo conto delle raccomandazioni del gruppo consultivo dei servizi giuridici del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 marzo 2018 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche dei trasporti ferroviari (rifusione)

P8_TC1-COD(2017)0146


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2018/643.)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.
(2) GU C 77 del 28.3.2002, pag. 1.


Nomina del vicepresidente della Banca centrale europea
PDF 233kWORD 48k
Decisione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sulla raccomandazione del Consiglio concernente la nomina del vicepresidente della Banca centrale europea (N8-0053/2018 – C8-0040/2018 – 2018/0804(NLE))
P8_TA(2018)0071A8-0056/2018

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la raccomandazione del Consiglio in data 20 febbraio 2018 (N8-0053/2018)(1),

–  visto l'articolo 283, paragrafo 2, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio europeo (C8-0040/2018),

–  visto l'articolo 122 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0056/2018),

A.  considerando che, con lettera del 22 febbraio 2018, il Consiglio europeo ha consultato il Parlamento europeo sulla nomina di Luis de Guindos alla funzione di vicepresidente della Banca centrale europea con un mandato di otto anni a decorrere dal 1° giugno 2018;

B.  considerando che la commissione per gli affari economici e monetari ha valutato le qualifiche del candidato proposto, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 283, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e all'imperativo di indipendenza totale della BCE quale risultante dall'articolo 130 del trattato; che, nell'ambito di tale valutazione, la commissione ha ricevuto dal candidato un curriculum vitae nonché le sue risposte al questionario scritto che gli era stato trasmesso;

C.  considerando che la commissione per gli affari economici e monetari ha poi proceduto, il 26 febbraio 2018, a un'audizione del candidato della durata di un'ora e un quarto, nel corso della quale egli ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione;

D.  considerando che il Parlamento esprime preoccupazione per quanto riguarda l'equilibrio di genere, la procedura di selezione, i tempi della nomina e l'indipendenza politica, e chiede al Consiglio di avviare un dialogo con il Parlamento sulle modalità per migliorare la procedura per le prossime nomine;

1.  esprime parere positivo sulla raccomandazione del Consiglio di nominare Luis de Guindos vicepresidente della Banca centrale europea;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio e ai governi degli Stati membri.

(1) GU C 67 del 22.2.2018, pag. 1.


Misure di lotta contro la malattia di Newcastle ***I
PDF 237kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/66/CEE del Consiglio che istituisce misure comunitarie di lotta contro la malattia di Newcastle (COM(2017)0742 – C8-0431/2017 – 2017/0329(COD))
P8_TA(2018)0072A8-0026/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0742),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 43, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0431/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 14 febbraio 2018(1),

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (A8-0026/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 marzo 2018 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2018/… del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 92/66/CEE del Consiglio, che istituisce misure comunitarie di lotta contro la malattia di Newcastle

P8_TC1-COD(2017)0329


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la direttiva (UE) 2018/597.)

(1) Non ancora pubblicato nella Gazzetta ufficiale.


Assistenza macro-finanziaria alla Georgia ***I
PDF 236kWORD 49k
Risoluzione
Testo
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di ulteriore assistenza macro-finanziaria alla Georgia (COM(2017)0559 – C8-0335/2017 – 2017/0242(COD))
P8_TA(2018)0073A8-0028/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0559),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 212, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0335/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  vista la dichiarazione comune del Parlamento europeo e del Consiglio, adottata unitamente alla decisione n. 778/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 agosto 2013, relativa alla concessione di ulteriore assistenza macro-finanziaria alla Georgia(1),

–  visto l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 21 febbraio 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il commercio internazionale e il parere della commissione per gli affari esteri (A8-0028/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 14 marzo 2018 in vista dell'adozione della decisione (UE) 2018/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di ulteriore assistenza macrofinanziaria alla Georgia

P8_TC1-COD(2017)0242


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, la decisione (UE) 2018/598.)

(1) GU L 218 del 14.8.2013, pag. 15.


Mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione: domanda EGF/2017/008 DE/Goodyear
PDF 257kWORD 53k
Risoluzione
Allegato
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (domanda presentata dalla Germania – EGF/2017/008 DE/Goodyear) (COM(2018)0061 – C8-0031/2018 – 2018/2025(BUD))
P8_TA(2018)0074A8-0061/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0061 – C8-0031/2018),

–  visto il regolamento (UE) n. 1309/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, sul Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (2014-2020) e che abroga il regolamento (CE) n. 1927/2006(1) ("regolamento FEG"),

–  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(2), in particolare l'articolo 12,

–  visto l'accordo interistituzionale, del 2 dicembre 2013, tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3) (AII del 2 dicembre 2013), in particolare il punto 13,

–  vista la procedura di trilogo prevista al punto 13 dell'AII del 2 dicembre 2013,

–  vista la lettera della commissione per l'occupazione e gli affari sociali,

–  vista la lettera della commissione per lo sviluppo regionale,

–  vista la relazione della commissione per i bilanci (A8-0061/2018),

A.  considerando che l'Unione ha predisposto strumenti legislativi e di bilancio per fornire un sostegno supplementare ai lavoratori che risentono delle conseguenze delle trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale o della crisi economica e finanziaria globale e per assisterli nel reinserimento nel mercato del lavoro;

B.  considerando che l'assistenza finanziaria dell'Unione ai lavoratori collocati in esubero dovrebbe essere dinamica e messa a disposizione nel modo più rapido ed efficace possibile;

C.  considerando che la Germania ha presentato la domanda EGF/2017/008 DE/Goodyear per un contributo finanziario a valere sul FEG, in seguito a 646 collocamenti in esubero effettuati nel settore economico classificato alla divisione 22 della NACE Rev. 2 (fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche) nella regione di livello NUTS 2 del Regierungsbezirk Karlsruhe (DE12) in Germania;

D.  considerando che la domanda si basa sui criteri di intervento di cui all'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento FEG, che prevedono il collocamento in esubero di almeno 500 lavoratori nell'arco di un periodo di riferimento di quattro mesi, in un'impresa di uno Stato membro, compresi i lavoratori collocati in esubero dai fornitori e dai produttori a valle e/o i lavoratori autonomi la cui attività sia cessata;

1.  conviene con la Commissione sul fatto che le condizioni stabilite all'articolo 4, paragrafo 1, del regolamento FEG sono soddisfatte e che la Germania ha diritto a un contributo finanziario pari a 2 165 231 EUR a norma del regolamento in parola, importo che costituisce il 60 % del costo totale di 3 608 719 EUR;

2.  osserva che le autorità tedesche hanno presentato la domanda il 6 ottobre 2017 e che, dopo la presentazione di informazioni aggiuntive da parte della Germania, la Commissione ha ultimato la propria valutazione il 9 febbraio 2018 e lo ha notificato al Parlamento il giorno stesso;

3.  osserva che la quota di mercato mondiale degli pneumatici dei produttori asiatici di Cina, Taiwan e Singapore è cresciuta dal 4 % del 2001 al 20 % del 2013;

4.  rileva che la Germania ha iniziato a fornire servizi personalizzati ai beneficiari interessati il 1° gennaio 2018. Osserva che le spese per tali azioni saranno pertanto ammissibili a un contributo finanziario a valere sul FEG;

5.  osserva che la Germania sostiene che gli esuberi siano legati alle trasformazioni rilevanti nella struttura del commercio mondiale dovute alla globalizzazione e al suo impatto negativo sulla produzione di pneumatici per automobili di segmento B nell'Unione;

6.  ricorda che si prevede che gli esuberi verificatisi presso la Goodyear abbiano ripercussioni negative significative sull'economia locale e che l'impatto degli esuberi è legato alle difficoltà di reimpiego, dovute alla penuria di posti di lavoro, al basso livello di istruzione dei lavoratori in esubero, alle loro competenze professionali specifiche sviluppate in un settore ora in declino e all'elevato numero di persone in cerca di occupazione;

7.  è consapevole del calo della produzione automobilistica e della relativa quota di mercato dell'Unione a seguito della globalizzazione; riconosce che, di conseguenza, Goodyear ha registrato un notevole eccesso di capacità nel segmento B pneumatici, e ciò ha costretto la società a chiudere uno dei suoi stabilimenti europei, che costituiva la principale fonte di occupazione nella regione; rileva che il FEG potrebbe anche facilitare la circolazione transfrontaliera dei lavoratori da settori in contrazione situati in alcuni Stati membri a settori in espansione in altri Stati membri;

8.  osserva che la domanda riguarda 646 lavoratori collocati in esubero presso la Goodyear, per la maggior parte di età compresa tra i 30 e i 54 anni; segnala inoltre che un numero significativo di lavoratori in esubero ha un'età compresa tra i 55 e i 64 anni e dispone di competenze specifiche del settore manifatturiero; osserva inoltre che circa 300 dei lavoratori in esubero non dispongono di qualifiche, hanno un passato di migrazione e sono privi di titoli di formazione, come il perfezionamento professionale, e ciò li pone in una posizione di svantaggio sul mercato del lavoro regionale; sottolinea che la regione di Waghäusl, dove è ubicato l'impianto di Philippsburg, sta affrontando cambiamenti strutturali; riconosce, in considerazione di tale dato, l'importanza delle misure attive del mercato del lavoro cofinanziate dal FEG al fine di migliorare le opportunità di reinserimento professionale di tali gruppi;

9.  osserva che la Germania prevede sei tipologie di azioni destinate ai lavoratori collocati in esubero e oggetto della domanda in esame: i) misure per il miglioramento delle competenze, ii) gruppi tra pari / seminari, iii) servizi di consulenza per la creazione di imprese, iv) ricerca di lavoro, v) tutoraggio a posteriori / garanzia di occupazione, vi) indennità di formazione;

10.  constata che le misure di sostegno al reddito corrisponderanno al massimale del 35 % stabilito nel regolamento FEG per l'intero pacchetto delle misure personalizzate, e che tali azioni sono subordinate alla partecipazione attiva dei beneficiari interessati ad attività di formazione o di ricerca di lavoro;

11.  accoglie con favore le consultazioni con le parti interessate, compresi i rappresentanti dei lavoratori in esubero, le parti sociali e le autorità regionali, nonché il consiglio di fabbrica, i sindacati e la dirigenza, che hanno avuto luogo durante l'elaborazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati;

12.  accoglie con favore il fatto che, nell'elaborare una strategia di qualificazione e riconversione, il servizio pubblico per l'impiego abbia deciso di tener conto sia delle esigenze future del mercato del lavoro che delle qualifiche dei lavoratori interessati;

13.  ricorda che, in conformità dell'articolo 7 del regolamento FEG, la progettazione del pacchetto coordinato di servizi personalizzati dovrebbe tenere conto delle prospettive future del mercato del lavoro e delle competenze richieste ed essere compatibile con il passaggio a un'economia sostenibile ed efficiente sotto il profilo delle risorse; accoglie con favore le rassicurazioni fornite quanto al fatto che le misure predisposte sono in linea con la strategia della Germania in materia di sostenibilità e che l'organismo che istituisce le due società di ricollocamento possiede una certificazione della sostenibilità;

14.  rileva che le autorità tedesche hanno assicurato che le azioni proposte non beneficeranno di alcun sostegno finanziario a valere su altri fondi o strumenti finanziari dell'Unione, che sarà impedito qualsiasi doppio finanziamento e che le azioni proposte saranno complementari a quelle finanziate dai Fondi strutturali;

15.  prende atto della conferma ottenuta dalla Germania, secondo cui il contributo finanziario del FEG non sostituirà le azioni che l'impresa in questione è tenuta ad adottare in virtù del diritto nazionale o di contratti collettivi né le misure relative alla ristrutturazione di imprese o settori;

16.  invita la Commissione ad esortare le autorità nazionali a fornire maggiori dettagli, nelle future proposte, sui settori che hanno prospettive di crescita, e quindi possibilità di creare occupazione, e a raccogliere dati comprovati sull'impatto dei finanziamenti a titolo del FEG, compresi quelli sulla qualità, la durata e la sostenibilità dei nuovi posti di lavoro, sul numero e sulla percentuale di lavoratori autonomi e start-up e sul tasso di reinserimento raggiunto grazie al FEG;

17.  ribadisce il suo appello alla Commissione affinché garantisca l'accesso del pubblico a tutti i documenti connessi ai casi coperti dal FEG;

18.  approva la decisione allegata alla presente risoluzione;

19.  incarica il suo Presidente di firmare tale decisione congiuntamente al Presidente del Consiglio e di provvedere alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione, compreso l'allegato, al Consiglio e alla Commissione.

ALLEGATO

DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione a seguito di una domanda presentata dalla Germania – EGF/2017/008 DE/Goodyear

(Il testo dell'allegato non figura poiché esso corrisponde all'atto finale, la decisione (UE) 2018/513.)

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 855.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.


Il prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020 (2017/2052(INI))
P8_TA(2018)0075A8-0048/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 311, 312 e 323 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio, del 2 dicembre 2013, che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020(1), e la sua successiva modifica mediante il regolamento (UE, Euratom) 2017/1123 del Consiglio del 20 giugno 2017(2),

–  visto l'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(3),

–  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016 sulla preparazione della revisione post-elettorale del QFP 2014-2020: il contributo del Parlamento in vista della proposta della Commissione(4),

–  visto il documento di riflessione della Commissione del 28 giugno 2017 sul futuro delle finanze dell'UE (COM(2017)0358),

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sul documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'UE(5),

–  vista la risoluzione 70/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite intitolata "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile),

–  vista la sua risoluzione, del 19 gennaio 2017, su un pilastro europeo dei diritti sociali(6),

–  vista la ratifica dell'accordo di Parigi da parte del Parlamento europeo il 4 ottobre 2016(7) e da parte del Consiglio il 5 ottobre 2016(8),

–  vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali dal titolo "Challenges facing civil society organisations working on human rights in the EU" (Le sfide cui devono far fronte le organizzazioni della società civile che operano nel settore dei diritti umani nell'UE),

–  visto il parere d'iniziativa del Comitato economico e sociale europeo sul finanziamento delle organizzazioni della società civile da parte dell'UE,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i bilanci, i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per lo sviluppo, della commissione per il controllo dei bilanci, la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, e i pareri della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, della commissione per i trasporti e il turismo, della commissione per lo sviluppo regionale, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, della commissione per la pesca, della commissione per la cultura e l'istruzione, della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, della commissione per gli affari costituzionali e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0048/2018),

A.  considerando che l'attuale Quadro finanziario pluriennale (QFP) è stato adottato nel 2013 e ha comportato, per la prima volta, una riduzione in termini reali degli stanziamenti d'impegno e di pagamento rispetto al precedente periodo di programmazione finanziaria, nonostante le crescenti competenze e ambizioni dell'Unione europea stabilite nel trattato di Lisbona e nella strategia Europa 2020; che esso ha implicato altresì un notevole divario tra il livello degli stanziamenti d'impegno e degli stanziamenti di pagamento, il che ha contribuito a un arretrato di fatture non pagate nel corso dei primi due anni del QFP; che la tardiva adozione del QFP e delle relative basi giuridiche ha contribuito a ritardi nell'attuazione, le cui ripercussioni si fanno sentire a tutt'oggi e che potrebbero tradursi in un accumulo di richieste di pagamento alla fine dell'attuale QFP, con effetti di ricaduta sul prossimo periodo; che, su insistenza del Parlamento, nel QFP sono state inserite nuove disposizioni al fine di utilizzarne i massimali globali nella misura più ampia possibile e prevedere meccanismi di flessibilità;

B.  considerando che il QFP 2014-2020 si è presto dimostrato insufficiente a soddisfare le reali esigenze e ambizioni politiche dal momento che, sin dall'inizio, è stato chiamato ad affrontare una serie di crisi e nuove sfide nei settori degli investimenti, dell'esclusione sociale, della migrazione e dei rifugiati, dell'occupazione giovanile, della sicurezza, dell'agricoltura, dell'ambiente e dei cambiamenti climatici, che non erano state previste al momento della sua adozione; che, di conseguenza, l'attuale QFP aveva già raggiunto i propri limiti dopo appena due anni di attuazione, dal momento che i margini disponibili erano esauriti, le disposizioni in materia di flessibilità e gli strumenti speciali erano stati mobilitati in misura sostanziale, le politiche e i programmi esistenti erano sotto pressione, se non avevano addirittura subito dei tagli, ed erano stati creati alcuni meccanismi fuori bilancio in modo da compensare il livello e la flessibilità inadeguati del bilancio dell'UE;

C.  considerando che siffatte carenze risultavano già evidenti in sede di riesame intermedio e di revisione del QFP, avviati alla fine del 2016, e che sarebbe stato opportuno intervenire immediatamente al riguardo, come indicato dal Parlamento nella sua risoluzione del 6 luglio 2016; che con la revisione intermedia concordata si è riusciti ad ampliare in misura moderata le potenzialità delle vigenti disposizioni in materia di flessibilità, ma non a ritoccare i massimali del QFP;

D.  considerando che la Commissione presenterà nel maggio 2018 il suo pacchetto di proposte sul QFP post-2020 e sulle future risorse proprie, mentre il regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 del Consiglio ha stabilito che avrebbero dovuto essere presentate prima del 1° gennaio 2018; che esso dovrebbe essere seguito poco dopo da progetti di proposte legislative in materia di programmi e strumenti finanziari;

1.  approva la presente risoluzione per sottolineare la propria posizione sul QFP per il periodo successivo al 2020, con particolare riferimento alle sue priorità nonché alla sua entità, struttura, durata, flessibilità e ad altri principi orizzontali, come pure per evidenziare gli specifici orientamenti di bilancio per le rispettive politiche dell'UE rientranti nel prossimo quadro finanziario; si attende che la Commissione presenti la proposta legislativa per il prossimo QFP, unitamente a un nuovo progetto di accordo interistituzionale che tenga conto delle posizioni e delle proposte del Parlamento; sottolinea che la presente risoluzione costituisce altresì una base per il proprio impegno nell'ambito della procedura di adozione del prossimo QFP;

2.  approva, contestualmente, una risoluzione a parte(9) intesa a illustrare la propria posizione sulla riforma del sistema delle risorse proprie dell'Unione, in linea con le raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie; invita la Commissione a tenere debitamente conto della posizione del Parlamento in sede di preparazione delle proposte legislative sulle risorse proprie dell'Unione, che dovrebbero essere di portata ambiziosa ed essere presentate congiuntamente alle proposte sul QFP; sottolinea che le spese e le entrate del prossimo QFP saranno entrambe trattate come un unico pacchetto nell'ambito dei prossimi negoziati e che non vi sarà alcun accordo sul QFP in assenza di analoghi progressi sul versante delle risorse proprie;

I.Priorità e sfide del prossimo QFP

3.  si compiace della discussione sul prossimo QFP che considera un'occasione per preparare il terreno a un'Europa più forte e più sostenibile, attraverso uno dei suoi strumenti più tangibili, ovvero il bilancio dell'Unione; ritiene che il prossimo QFP debba rientrare nell'ambito di una più ampia strategia e riflessione sul futuro dell'Europa; reputa che il QFP debba tradurre le priorità politiche dell'UE relative ai progetti e alle strategie in risorse di bilancio;

4.  esprime la convinzione che il prossimo QFP debba basarsi sulle politiche e le priorità consolidate dell'Unione, che mirano a promuovere la pace, la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e l'uguaglianza di genere, a incrementare il benessere, la crescita economica a lungo termine e sostenibile nonché la ricerca e l'innovazione, a offrire un'occupazione di qualità che conduca a posti di lavoro dignitosi, a contrastare i cambiamenti climatici e a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale, come pure la solidarietà tra gli Stati membri e i cittadini; ritiene che tali pilastri siano i presupposti per il corretto funzionamento del mercato interno e dell'Unione economica e monetaria, nonché per rafforzare la posizione dell'Europa nel mondo; è persuaso del fatto che siano più che mai importanti per il futuro impegno dell'Europa;

5.  ritiene che il prossimo QFP debba permettere all'Unione di offrire soluzioni e uscire rafforzata dalle crisi del decennio: la crisi economica e finanziaria, la disoccupazione giovanile, la povertà persistente e l'esclusione sociale, il fenomeno della migrazione e dei rifugiati, il cambiamento climatico e le calamità naturali, il degrado ambientale e la perdita di biodiversità, il terrorismo e l'instabilità, per citarne alcune; sottolinea che tali sfide transfrontaliere e globali, che hanno implicazioni a livello nazionale, evidenziano l'interdipendenza delle nostre economie e società e sottolineano la necessità di un'azione comune;

6.  evidenzia che l'UE deve tener fede al suo impegno di assumere un ruolo di capofila nell'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (ODS) delle Nazioni Unite, che forniscono una tabella di marcia globale verso società più sostenibili, eque e prospere nel rispetto dei limiti del pianeta; sottolinea che il prossimo QFP deve essere allineato agli ODS; accoglie con favore l'impegno della Commissione a favore dell'integrazione degli ODS in tutte le politiche e iniziative dell'UE; auspica che l'UE rispetti i suoi impegni nei confronti di detti obiettivi; sottolinea inoltre che la proclamazione del pilastro europeo dei diritti sociali e l'impegno dell'UE e degli Stati membri a garantire un'Europa più sociale dovrebbero essere sostenuti da adeguate risorse finanziarie; ritiene che, in seguito all'accordo di Parigi, la spesa connessa al clima dovrebbe essere aumentata significativamente rispetto al QFP attuale e raggiungere il 30 % non appena possibile e al più tardi entro il 2027;

7.  sottolinea che il prossimo QFP rappresenta per l'Unione l'occasione di dimostrare la sua unità e la sua capacità di affrontare gli sviluppi politici come la Brexit, l'ascesa dei movimenti populisti e nazionalisti e i cambiamenti nella leadership globale; sottolinea che le divisioni e l'egocentrismo non possono costituire una risposta ai problemi globali e alle preoccupazioni dei cittadini; ritiene che i negoziati sulla Brexit, in particolare, dimostrino che i vantaggi dell'appartenenza all'Unione superino di gran lunga il costo del contributo al suo bilancio; chiede, in tale contesto, il pieno rispetto del quadro degli impegni precedentemente assunti, come nel caso dell'accordo del Venerdì Santo per quanto concerne lo Stato di diritto e la democrazia;

8.  chiede, pertanto, di continuare a sostenere le politiche esistenti, in particolare quelle dell'UE consolidate da tempo e sancite dai trattati, vale a dire la politica agricola comune, la politica comune della pesca e la politica di coesione, poiché queste apportano ai cittadini dell'UE i vantaggi tangibili del progetto europeo; respinge qualsiasi tentativo di rinazionalizzare tali politiche, in quanto ciò non ridurrebbe l'onere finanziario per i contribuenti e consumatori, né garantirebbe risultati migliori, ma ostacolerebbe invece la crescita, la solidarietà e il funzionamento del mercato unico, acuendo ulteriormente nel contempo le disuguaglianze e aggravando le disparità tra territori e settori economici; intende garantire all'UE-27 il medesimo livello di finanziamento per tali politiche nel prossimo periodo di programmazione, migliorandone nel contempo l'efficacia e semplificando le procedure ivi associate;

9.  ritiene che l'Europa debba offrire una prospettiva alle giovani generazioni nonché alle imprese orientate al futuro che garantiscono un maggiore successo dell'Unione sulla scena mondiale; è determinato ad ampliare in modo sostanziale due dei suoi programmi faro, vale a dire il programma quadro per la ricerca e il programma Erasmus+ che, con le dotazioni di cui dispongono, non sono in grado di soddisfare l'altissima richiesta da parte di candidature eccellenti; è determinato a sostenere un aumento sostanziale delle risorse destinate alla lotta contro la disoccupazione giovanile e al sostegno alle piccole e medie imprese attraverso programmi che succederanno all'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e il programma per la competitività delle imprese e le piccole e le medie imprese (COSME); sostiene altresì il rafforzamento del Meccanismo per collegare l'Europa (CEF) 2.0;

10.  invita l'Unione a svolgere il ruolo che le compete in tre nuovi ambiti d'intervento, con ricadute interne ed esterne, che sono emersi nel corso dell'attuale QFP:

   sviluppando e finanziando una politica globale in materia di asilo, migrazione e integrazione e affrontando le cause profonde della migrazione e dello sfollamento nei paesi terzi,
   rafforzando la protezione delle frontiere esterne e promuovendo la stabilità, in particolare attraverso la salvaguardia dei diritti umani all'estero, la prevenzione dei conflitti e le politiche di sviluppo esterno,
   fornendo ai cittadini europei una sicurezza interna comune e raggruppando le attività di ricerca e le capacità nel campo della difesa, sottolineando nel contempo che le azioni intraprese in questi settori non dovrebbero compromettere le politiche di sviluppo dell'UE;

11.  sottolinea che il futuro quadro dovrebbe integrare due nuovi tipi di sostegno finanziario che sono al centro dell'agenda economica dell'Unione, vale a dire il mantenimento dei regimi di sostegno agli investimenti, quali il Fondo europeo per gli investimenti strategici, e lo sviluppo di una funzione di stabilizzazione per gli Stati membri della zona euro, eventualmente mediante il proposto Fondo monetario europeo, unitamente a uno specifico strumento di convergenza per gli Stati membri in procinto di aderire all'euro;

12.  sottolinea che, come primo passo, la capacità di bilancio specifica della zona euro dovrebbe rientrare nel bilancio dell'Unione, al di sopra dei massimali del quadro finanziario pluriennale, fatti salvi gli altri programmi del QFP, e dovrebbe essere finanziata dai paesi della zona euro e da altri paesi partecipanti mediante una fonte di entrate da concordare tra gli Stati membri partecipanti e da considerarsi entrate con destinazione specifica e garanzie; ritiene che la capacità di bilancio possa essere finanziata, una volta che sarà stabilizzata, tramite vere risorse proprie, secondo le raccomandazioni della relazione Monti sul futuro finanziamento dell'UE;

13.  ribadisce il principio secondo cui le nuove priorità politiche dovrebbero disporre di risorse finanziarie supplementari, a prescindere dal fatto che emergano in sede di adozione di un nuovo QFP o nel corso della sua attuazione, e sottolinea che il finanziamento di nuove necessità non dovrebbe compromettere le politiche e i programmi esistenti; si attende, inoltre, che siano previste adeguate disposizioni in materia di flessibilità in modo da far fronte a eventi imprevisti che potrebbero verificarsi nel corso del QFP;

14.  ritiene che sia possibile realizzare un'Europa più forte e più ambiziosa soltanto dotandola di maggiori risorse finanziarie; chiede, alla luce delle suddette sfide e priorità e tenendo conto del recesso del Regno Unito dall'Unione, di incrementare sostanzialmente il bilancio dell'Unione; stima che i necessari massimali di spesa del QFP corrispondano all'1,3 % dell'RNL dell'UE-27, nonostante la serie di strumenti da considerare al di là dei massimali;

15.  è persuaso che, a meno che il Consiglio non decida di incrementare in modo sostanziale il livello dei contributi nazionali al bilancio dell'UE, l'introduzione di nuove vere risorse proprie dell'UE resti l'unica soluzione per finanziare in maniera adeguata il prossimo QFP;

II.Questioni orizzontali

Principi del bilancio dell'Unione e sincerità di bilancio

16.  ricorda i principi dell'unità, della verità del bilancio, dell'annualità, del pareggio, dell'universalità, della specializzazione, dell'addizionalità, della sussidiarietà, della sana gestione finanziaria e della trasparenza del bilancio europeo, che devono essere rispettati all'atto della definizione e dell'esecuzione del bilancio dell'Unione;

17.  ribadisce la posizione che sostiene da lunga data secondo cui alle ambizioni politiche dell'Unione devono corrispondere risorse finanziarie adeguate e ricorda l'articolo 311 del TFUE, secondo cui "l'Unione si dota dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche";

18.  sottolinea, a tale proposito, che le decisioni e iniziative politiche adottate dal Consiglio europeo possono essere pienamente attuate soltanto garantendo i necessari finanziamenti e sottolinea che qualsiasi altro approccio pregiudica la sincerità del bilancio dell'Unione e la fiducia dei cittadini;

19.  ritiene che, traducendo le priorità politiche dell'UE in investimenti concreti, il QFP costituisca uno strumento eccellente per la programmazione a lungo termine della spesa dell'UE e per garantire un certo grado di stabilità degli investimenti pubblici negli Stati membri; deplora, tuttavia, l'assenza di una strategica a lungo termine reciprocamente concordata in vista dell'adozione del prossimo QFP; ricorda, inoltre, che il bilancio dell'UE è in primo luogo un bilancio d'investimento e che rappresenta un'ulteriore fonte di finanziamento complementare alle azioni intraprese ai livelli nazionale, regionale e locale;

Durata

20.  è del parere che la decisione sulla durata del QFP debba trovare il giusto equilibrio tra due esigenze contrastanti, ovvero, da una parte, la necessità che diverse politiche dell'UE – specialmente quelle rientranti nella gestione concorrente, come la politica agricola e la politica di coesione – funzionino sulla base della stabilità e della prevedibilità di un impegno su un periodo minimo di sette anni e, dall'altra, la necessità di legittimità democratica e rendicontabilità derivanti dalla sincronizzazione di ogni quadro finanziario con il ciclo politico quinquennale del Parlamento europeo e della Commissione;

21.  insiste sull'imperativo politico per ogni neoeletto Parlamento di essere in grado di incidere in misura sostanziale sul QFP nel corso del proprio ciclo elettorale, sia in termini di importi che di priorità politiche; sottolinea che le elezioni al Parlamento europeo offrono ai cittadini dell'UE la possibilità di pronunciarsi direttamente sulle priorità di bilancio della stessa, il che dovrebbe riflettersi in un adeguamento post-elettorale del quadro finanziario; ritiene pertanto che, nel corso di ogni ciclo politico, la Commissione debba formulare una proposta e il Parlamento e il Consiglio debbano adottare una decisione o sulla definizione del QFP successivo o su una revisione intermedia obbligatoria del QFP in corso;

22.  sottolinea la necessità che la durata del QFP passi progressivamente a un periodo di 5 + 5 anni con una revisione intermedia obbligatoria; invita la Commissione a elaborare una proposta chiara che definisca le modalità di attuazione pratica di un quadro finanziario della durata di 5 + 5 anni; è convinto che un unico periodo di cinque anni non possa essere preso in considerazione per la durata del QFP, in quanto ostacolerebbe gravemente i requisiti di programmazione e di attuazione di varie politiche dell'UE;

23.  riconosce, tuttavia, che il calendario delle prossime elezioni al Parlamento europeo nella primavera del 2019, dato che l'attuale QFP resterà in vigore fino al dicembre 2020, non consente di attuare immediatamente una soluzione 5 + 5, in quanto i diversi cicli non potrebbero essere allineati in maniera soddisfacente; è del parere, pertanto, che il prossimo QFP debba essere fissato per un periodo di sette anni (2021-2027), prevedendo altresì una revisione intermedia obbligatoria, mediante una soluzione transitoria da applicare per un'ultima volta;

Revisione intermedia

24.  è convinto della necessità di mantenere un riesame e una revisione intermedi giuridicamente vincolanti e obbligatori del QFP e di sancirli nel nuovo regolamento sul QFP; ricorda che la revisione intermedia del 2016 è stata la prima occasione storica in cui una revisione effettiva del regolamento QFP ha avuto luogo ed è stata giudicata positivamente sia dal Consiglio che dal Parlamento, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento delle disposizioni in materia di flessibilità del QFP;

25.  ritiene che in merito al QFP 2021-2027 sia opportuno proporre e deliberare in tempo utile una revisione intermedia per consentire ai futuri Parlamento e Commissione di adeguare di conseguenza il quadro finanziario; sottolinea che l'eventuale revisione del QFP dovrebbe garantire il coinvolgimento del Parlamento e la salvaguardia delle sue prerogative in qualità di ramo a pieno titolo dell'autorità di bilancio; sottolinea inoltre che un'eventuale revisione effettiva del QFP dovrebbe comportare anche la revisione dei suoi massimali, qualora ne venga accertata l'inadeguatezza per il resto del periodo;

Flessibilità

26.  sottolinea che, nel corso dell'attuale QFP, l'autorità di bilancio ha approvato un'ingente ricorso al meccanismo di flessibilità e agli strumenti speciali previsti dal regolamento sul QFP, onde garantire i necessari stanziamenti supplementari per far fronte a gravi crisi o finanziare nuove priorità politiche;

27.  ritiene, pertanto, che le disposizioni in materia di flessibilità nell'ambito dell'attuale QFP abbiano funzionato correttamente e apportato soluzioni riguardo all'ingente fabbisogno finanziario, in particolare per far fronte alle sfide della migrazione e dei rifugiati e per affrontare la carenza di investimenti; ricorda che il Parlamento è stato all'origine di molte di tali disposizioni e di averle difese tenacemente durante i precedenti negoziati sul QFP;

28.  considera a tutt'oggi necessario potenziare ulteriormente siffatte disposizioni allo scopo di affrontare meglio nuove sfide, eventi imprevisti e l'evoluzione delle priorità politiche che dovessero emergere in sede di attuazione di un piano a lungo termine, come il QFP; chiede una maggiore flessibilità per il prossimo QFP, che contempli l'impiego più ampio possibile dei suoi massimali globali per gli impegni e i pagamenti;

I meccanismi di flessibilità nel QFP

29.  ritiene che i massimali del prossimo QFP debbano essere fissati a un livello che permetta non solo di finanziare le politiche dell'Unione, ma anche di disporre per ciascuna rubrica di margini sufficienti in termini di impegni;

30.  è persuaso che tutti i margini non assegnati dovrebbero poter essere riportati senza alcuna limitazione agli esercizi futuri ed essere mobilitati dall'autorità di bilancio, nel quadro della procedura annuale di bilancio, per qualsiasi scopo ritenuto necessario; chiede pertanto che sia mantenuto il margine globale per gli impegni, ma senza alcuna restrizione in termini temporali e di ambito di applicazione;

31.  ricorda che il margine globale per gli impegni permette solo di mobilitare i margini non assegnati fino all'anno n-1, una volta che questi siano stati confermati mediante l'adeguamento tecnico che precede la presentazione del progetto di bilancio; considera, tuttavia, indispensabile esplorare modalità per mobilitare anche i margini non assegnati dell'anno n, onde consentire comunque la copertura di ulteriori fabbisogni che potrebbero emergere nel corso dell'anno in questione;

32.  è fermamente convinto del fatto che gli impegni autorizzati dall'autorità di bilancio debbano essere utilizzati per il loro scopo originario e che occorra compiere ogni sforzo per garantire che sia così in tutti gli ambiti d'intervento; invita la Commissione, in particolare, a continuare a impegnarsi attivamente in tal senso; è tuttavia persuaso che, qualora siano effettivamente intervenuti disimpegni in ragione della mancata o parziale attuazione degli interventi ai quali i fondi erano stati destinati, i fondi in questione dovrebbero essere resi nuovamente disponibili nel bilancio dell'Unione ed essere mobilitati dall'autorità di bilancio nel quadro della procedura annuale di bilancio; ritiene che i disimpegni debbano alimentare direttamente il margine globale per gli impegni, anziché eventuali strumenti speciali o riserve;

33.  ricorda che i disimpegni riguardano impegni che sono già stati autorizzati dall'autorità di bilancio e che di norma avrebbero dovuto comportare corrispondenti pagamenti, se l'intervento che dovevano finanziare fosse stato attuato come da previsioni; sottolinea pertanto che il riutilizzo dei fondi disimpegnati nel bilancio dell'Unione è debitamente giustificato, ma non dovrebbe costituire un espediente per eludere le pertinenti norme sul disimpegno sancite dalla normativa settoriale;

34.  richiama l'attenzione sulla necessità di garantire il pieno riporto dei margini per i pagamenti nell'intero QFP tramite il margine globale per i pagamenti; è contrario a qualsiasi limitazione o massimale applicati al livello dei margini che possono essere trasferiti, come nel caso dell'attuale QFP, e ricorda che tali margini possono essere mobilitati soltanto se e nella misura in cui l'autorità di bilancio decide di procedere in tal senso; sottolinea che il margine globale per i pagamenti potrebbe essere determinante per far fronte a eventuali nuove crisi dei pagamenti che potrebbero verificarsi;

35.  sottolinea che la revisione dei massimali dovrebbe rimanere una possibilità nel regolamento QFP in caso di circostanze impreviste, qualora le esigenze di finanziamento esauriscano o superino i margini disponibili e la dotazione degli strumenti speciali; chiede che il regolamento QFP preveda una procedura semplificata per una revisione mirata entro una soglia concordata;

36.  è favorevole al mantenimento della possibilità di anticipare o rinviare il finanziamento di programmi dell'Unione al fine di permettere un'azione anticiclica che corrisponda al ritmo di esecuzione effettivo e di fornire una risposta efficace a gravi crisi; chiede inoltre che la flessibilità legislativa, attualmente sancita al punto 17 dell'accordo interistituzionale (AII), che permette di adeguare sino al 10 %, al rialzo o al ribasso, la dotazione globale dei programmi adottati mediante procedura legislativa ordinaria, sia ulteriormente aumentata portando tale percentuale al 15 %;

37.  richiama l'attenzione sulla flessibilità che può essere conseguita mediante storni all'interno di una stessa rubrica del QFP, con l'obiettivo di rendere disponibili le risorse finanziarie esattamente là dove sono necessarie e di garantire una migliore esecuzione del bilancio dell'Unione; ritiene che la riduzione del numero di rubriche contribuisca ad aumentare la flessibilità del QFP; chiede, tuttavia, che la Commissione informi e consulti proattivamente l'autorità di bilancio quando approva storni autonomi di notevole entità;

Gli strumenti speciali del QFP

38.  approva l'impianto generale degli strumenti speciali del QFP, in particolare lo strumento di flessibilità, la riserva per aiuti d'urgenza, il Fondo di solidarietà dell'Unione europea e il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), e sottolinea che sono stati ampiamente mobilitati nell'ambito dell'attuale QFP; chiede che la loro dotazione finanziaria e le loro modalità di funzionamento siano migliorate;

39.  chiede, in particolare, un incremento sostanziale della dotazione finanziaria dello strumento di flessibilità, sino ad arrivare a un importo annuo di almeno 2 miliardi di EUR; ricorda che lo strumento di flessibilità non è legato a nessun particolare ambito d'intervento e può pertanto essere mobilitato per qualsiasi finalità ritenuta necessaria; ritiene pertanto che tale strumento possa essere mobilitato per coprire eventuali fabbisogni finanziari che dovessero emergere nel corso del QFP;

40.  evidenzia il ruolo della riserva per gli aiuti d'urgenza nel fornire una risposta rapida a specifiche esigenze di assistenza a paesi terzi in caso di eventi imprevisti e ne sottolinea la particolare importanza nel contesto attuale; chiede un incremento sostanziale della relativa dotazione finanziaria sino ad arrivare a un importo annuo di 1 miliardo di EUR;

41.  rileva, in particolare, l'importante mobilitazione del Fondo di solidarietà dell'Unione europea per prestare assistenza in relazione a una serie di gravi calamità naturali con una notevole incidenza sul bilancio; sottolinea altresì l'impatto positivo di tale strumento sull'opinione pubblica; propone di incrementarne la dotazione finanziaria portandola a un importo annuo di 1 miliardo di EUR;

42.  ritiene che il FEG, che offre la solidarietà e il sostegno dell'Unione ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro a seguito di trasformazioni rilevanti della struttura del commercio mondiale dovute alla globalizzazione o a seguito della crisi economica e finanziaria globale, non abbia dispiegato appieno le sue potenzialità e che il ricorso a tale strumento possa essere ulteriormente migliorato e integrato in una strategia a lungo termine, al fine di raggiungere efficacemente i lavoratori in esubero e di reinserirli nel mercato del lavoro, in tutti gli Stati membri; ritiene che nel quadro della prossima revisione del FEG sia opportuno esaminare il campo d'applicazione di tale Fondo e migliorare il suo coordinamento con gli altri strumenti; reputa che nel nuovo QFP il FEG riveduto dovrebbe beneficiare di una dotazione annuale quanto meno identica all'attuale;

43.  propone la creazione di una riserva ad hoc per gli strumenti speciali del QFP, basata sugli stanziamenti non spesi di ciascuno strumento che vengono annullati; ritiene che tale riserva dovrebbe funzionare senza limiti di tempo; chiede che essa sia mobilitata, con decisione dell'autorità di bilancio, a favore di qualunque strumento speciale del QFP chiamato a coprire un fabbisogno finanziario superiore alla sua capacità finanziaria;

44.  constata che per ciascuno strumento speciale del QFP vigono attualmente regole diverse riguardo al periodo di tempo per il riporto degli stanziamenti non spesi; ritiene che tali regole vadano armonizzate affinché a tutti gli strumenti in questione si applichi un'unica regola n + 1;

45.  ritiene che il margine per imprevisti debba essere mantenuto come strumento di ultima istanza; sottolinea che esso costituisce uno strumento speciale che può essere altresì mobilitato solo per stanziamenti di pagamento, e che la sua mobilitazione è stata determinante per reagire alla crisi dei pagamenti del 2014; chiede, pertanto, un adeguamento al rialzo della sua dotazione massima annua per portarla allo 0,05 % dell'RNL dell'Unione;

46.  sottolinea che gli strumenti speciali del QFP dovrebbero essere conteggiati oltre i limiti dei massimali del QFP, sia per gli stanziamenti d'impegno che per quelli di pagamento; ritiene che il problema dell'iscrizione a bilancio dei pagamenti di tali strumenti sia stato risolto in modo inequivocabile nel corso della revisione intermedia del QFP 2014-2020, mettendo fine all'annoso conflitto di interpretazione con il Consiglio; auspica l'introduzione di una disposizione chiara nel regolamento QFP, secondo cui i pagamenti risultanti dalla mobilitazione di stanziamenti di impegno degli strumenti speciali del QFP dovrebbero essere conteggiati oltre i massimali di pagamento annuali del QFP;

47.  osserva che l'AII vigente richiede una maggioranza speciale in Parlamento per la mobilitazione di tre strumenti speciali del QFP; ritiene che detta disposizione sia obsoleta, in quanto rispecchia le maggioranze speciali necessarie per l'adozione del bilancio dell'Unione prima del trattato di Lisbona; chiede un approccio omogeneo in merito ai requisiti in materia di voto per la mobilitazione di detti strumenti, che dovrebbero essere identici a quelli per l'adozione del bilancio dell'Unione;

Entrate – riserva speciale

48.  ribadisce la sua posizione di lunga data, secondo la quale le eventuali entrate derivanti da ammende imposte alle imprese che violano il diritto della concorrenza dell'Unione o connesse a pagamenti tardivi dei contributi nazionali al bilancio dell'Unione dovrebbero costituire una voce supplementare di entrata per il bilancio dell'Unione, senza una corrispondente diminuzione dei contributi basati sull'RNL;

49.  chiede, a tal fine, la creazione di una riserva speciale nel bilancio dell'Unione, da alimentare progressivamente con tutti i tipi di altre entrate impreviste e debitamente riportata a nuovo al fine di fornire ulteriori possibilità di spesa quando se ne ravvisi la necessità; ritiene che detta riserva dovrebbe essere destinata agli strumenti speciali del QFP e fornire integrazioni aggiuntive, per quanto riguarda sia gli impegni sia i pagamenti, previa decisione dell'autorità di bilancio;

Uso efficiente ed efficace delle risorse dell'Unione

50.  riconosce che il conseguimento di un valore aggiunto europeo dovrebbe essere uno dei principi guida fondamentali per le istituzioni dell'Unione all'atto di decidere la tipologia di spesa nel prossimo QFP; sottolinea, tuttavia, l'esistenza di molteplici interpretazioni di tale concetto e chiede una definizione unica, chiara e facilmente comprensibile dei criteri pertinenti che tenga conto delle specificità territoriali e includa, se possibile, indicatori di risultato misurabili; mette in guardia da qualsiasi tentativo di utilizzare tale definizione per rimettere in discussione la pertinenza delle politiche e dei programmi dell'UE sulla base di considerazioni di carattere meramente quantitativo o scarsamente lungimiranti sotto il profilo economico;

51.  prende atto del riferimento alla nozione di valore aggiunto europeo figurante in vari documenti della Commissione; ribadisce l'elenco dei parametri identificati dal Parlamento nella risoluzione summenzionata del 24 ottobre 2017 in questo contesto; ricorda che le risorse dell'Unione dovrebbero essere utilizzate per finanziare beni pubblici europei e per agire da catalizzatore nel fornire incentivi agli Stati membri, a tutti i livelli amministrativi, affinché si attivino per realizzare gli obiettivi del trattato e conseguire obiettivi comuni dell'Unione che altrimenti non sarebbero realizzati; concorda sul fatto che il bilancio dell'Unione dovrebbe essere utilizzato per finanziare azioni che possono andare a vantaggio dell'intera Unione – cosa che non può essere garantita in modo efficace dall'azione individuale di uno Stato membro –, e che sono in grado di offrire un miglior rapporto costi-benefici rispetto ad azioni intraprese esclusivamente a livello nazionale, regionale o locale; ritiene inoltre che il bilancio dell'Unione dovrebbe contribuire a conseguire e sostenere la pace e la stabilità nel vicinato dell'Unione europea e al di là di esso; ritiene che il valore aggiunto europeo sia creato sia dai programmi in regime di gestione concorrente che dai programmi in regime di gestione diretta, in quanto si tratta di due metodi complementari per conseguire gli obiettivi dell'Unione; auspica, in tale contesto, che nei negoziati sul prossimo QFP gli Stati membri si astengano dal seguire una logica di "juste retour" che tenga conto unicamente degli interessi nazionali sotto forma di saldi netti;

52.  ritiene che sia possibile spendere meglio, ossia fare un utilizzo efficiente e non discriminatorio di ogni singolo euro del bilancio dell'Unione, non solo orientando le risorse dell'Unione verso le azioni con il più alto valore aggiunto europeo e in grado di massimizzare i risultati delle politiche e dei programmi dell'Unione sulla base di una valutazione approfondita della spesa attuale, ma anche conseguendo maggiori sinergie tra il bilancio dell'Unione e i bilanci nazionali e garantendo un miglioramento tangibile dell'architettura di spesa; appoggia le raccomandazioni contenute nella relazione annuale 2016 della Corte dei conti europea relative a un quadro di indicatori di valutazione efficace, a una rendicontazione della performance semplificata e più equilibrata e a un più facile accesso ai risultati della valutazione;

53.  chiede una vera semplificazione del sistema di bilancio dell'Unione nel prossimo QFP, con l'obiettivo di agevolare l'assorbimento delle risorse; sottolinea, in particolare, la necessità di ridurre le inutili sovrapposizioni tra strumenti che sostengono tipologie di azioni simili, ad esempio nei settori dell'innovazione, delle PMI o dei trasporti, senza correre il rischio di perdere importanti elementi dei vari programmi, e la necessità di eliminare la concorrenza esistente tra le varie forme e fonti di finanziamento, al fine di assicurare la massima complementarità e di garantire un quadro finanziario coerente; ritiene che ciò contribuirebbe a rendere più chiara la comunicazione delle priorità dell'Unione ai cittadini;

54.  sottolinea che la "valutazione dello stato di salute" della spesa dell'Unione non può prevedere una riduzione del livello di ambizione dell'Unione o una settorializzazione delle sue politiche e dei suoi programmi, né dovrebbe portare a sostituire le sovvenzioni con strumenti finanziari al fine di generare qualche risparmio, dal momento che la grande maggioranza delle azioni sostenute dal bilancio dell'Unione non è idonea a essere finanziata da tali strumenti; è del parere che la "valutazione dello stato di salute" debba portare piuttosto a individuare modalità per migliorare l'attuazione dei programmi di spesa dell'UE;

55.  chiede un'ampia armonizzazione normativa allo scopo di creare un corpus normativo unico per tutti gli strumenti di bilancio dell'Unione, pur tenendo conto delle peculiarità dei vari fondi e dei vari settori; incoraggia la Commissione ad affrontare la questione della combinazione di varie fonti di finanziamento, fornendo linee guida chiare a tale riguardo e garantendo parità di accesso a tutti i tipi di finanziamento in tutti gli Stati membri;

56.  è altresì fautore di una reale semplificazione delle norme di attuazione settoriali per i beneficiari e di una riduzione degli oneri amministrativi, da conseguire attraverso l'ulteriore standardizzazione e semplificazione delle procedure e dei documenti di programmazione; sottolinea inoltre la necessità di prevedere un maggior rafforzamento delle capacità e una maggiore assistenza tecnica ai beneficiari; chiede che si evolva verso una valutazione basata sul rischio;

Unità, accuratezza del bilancio e trasparenza

57.  ricorda che il principio dell'unità, in virtù del quale tutte le entrate e le spese dell'Unione devono essere iscritte in bilancio, è sia un requisito previsto dal trattato sia una condizione democratica basilare per un bilancio trasparente, legittimo e responsabile; deplora che, laddove la complessità finanziaria è aumentata, tale principio è stato invece sempre più disatteso, a partire dall'eredità storica del Fondo europeo di sviluppo (FSE), passando per l'istituzione del meccanismo europeo di stabilità, per arrivare alla recente inflazione di meccanismi ad hoc extra-bilancio sotto forma di strumenti finanziari innovativi e fondi fiduciari o strumenti esterni che non figurano nel bilancio dell'Unione;

58.  si interroga sulla motivazione e sul valore aggiunto della creazione di strumenti al di fuori del bilancio dell'Unione; ritiene che le decisioni di istituire o mantenere tali strumenti siano in realtà guidate dal tentativo di celare il reale fabbisogno finanziario e di aggirare i vincoli del QFP e dei massimali delle risorse proprie; deplora il fatto che spesso esse portino anche a bypassare il Parlamento nella sua tripla responsabilità di autorità legislativa, di bilancio e di controllo e che contrastino con l'obiettivo di una maggiore trasparenza per il pubblico in generale e per i beneficiari;

59.  ribadisce pertanto la sua posizione di lunga data secondo cui il Fondo europeo di sviluppo, unitamente agli altri strumenti esterni al QFP, dovrebbe essere integrato nel bilancio dell'Unione per accrescere la legittimità di quest'ultimo nonché l'efficienza e l'efficacia della politica di sviluppo dell'Unione; sottolinea, tuttavia, che le rispettive dotazioni finanziarie dovrebbero essere aggiunte ai massimali concordati del QFP, in modo che l'iscrizione in bilancio di tali strumenti non abbia alcun impatto negativo sul loro finanziamento o su altri programmi e politiche dell'Unione; accoglie con favore, in linea di principio, la proposta di incorporare il meccanismo europeo di stabilità nelle finanze dell'Unione sotto forma di un fondo monetario europeo, senza pregiudizio per la sua futura configurazione;

60.  ritiene che i fondi fiduciari dell’UE possano apportare valore aggiunto mediante la messa in comune di risorse provenienti da diversi donatori per situazioni specifiche, ma che il loro uso non dovrebbe sfociare in una semplice rietichettatura di finanziamenti comunitari pianificati e non dovrebbe modificare gli obiettivi iniziali degli strumenti di finanziamento dell'Unione; sottolinea la necessità di un maggior controllo parlamentare sulla loro creazione e attuazione; insiste sul fatto che i fondi fiduciari dell'UE dovrebbero sostenere solamente azioni al di fuori dell'Unione;

61.  ritiene inoltre che, qualora sia ritenuta necessaria una determinata quota di operazioni fuori bilancio per conseguire determinati obiettivi specifici, ad esempio mediante il ricorso a strumenti finanziari o fondi fiduciari, il livello e la durata di tali operazioni dovrebbero essere limitati ed esse dovrebbero essere pienamente trasparenti, giustificate da un'addizionalità e un valore aggiunto comprovati e rette da procedure decisionali solide e da disposizioni in materia di responsabilità;

62.  ritiene che nel prossimo QFP il bilancio dell'Unione dovrebbe presentare con maggiore precisione l'entità delle entrate con destinazione specifica e il loro impatto sulla spesa effettiva, in particolare nel caso delle entrate provenienti da contributi dei paesi terzi; sottolinea che ciò assume ancor più rilevanza in considerazione della volontà del Regno Unito di partecipare, quale Stato non membro, ad alcuni programmi finanziati dal bilancio dell'Unione nel nuovo QFP post-2020, come espresso nel contesto dei negoziati sul suo recesso dall'Unione;

Livello dei pagamenti

63.  ricorda che gli stanziamenti di pagamento sono la conseguenza logica e giuridica degli stanziamenti di impegno e chiede che i futuri massimali dei pagamenti siano fissati a un livello appropriato, lasciando solo un scarto limitato e realistico tra impegni e pagamenti; si aspetta che i futuri massimali dei pagamenti tengano conto, da un lato, della necessità di onorare gli impegni dell'attuale periodo di programmazione finanziaria che daranno luogo a pagamenti solo dopo il 2020 e, dall'altro, della necessità di rispettare gli impegni relativi ai programmi e agli strumenti post 2020;

64.  ricorda l'accumulo di un arretrato di fatture non pagate alla fine del QFP precedente che è stato ereditato dal QFP attuale e mette in guardia dal ripetersi di una simile crisi dei pagamenti nella transizione verso il prossimo QFP, in quanto ciò potrebbe avere gravi conseguenze per beneficiari quali studenti, università, PMI e ricercatori; segnala l'attuale tendenza alla sottoesecuzione dei pagamenti a causa di ritardi nell'attuazione dei programmi relativi al periodo 2014-2020, il che si traduce in un aumento del livello degli impegni residui che dovranno essere liquidati all'interno dei massimali del prossimo QFP; invita la Commissione e gli Stati membri, anche a livello dei ministri delle finanze, ad analizzare le cause profonde di tali ritardi e a proporre misure concrete di semplificazione, al fine di agevolare l'esecuzione in futuro;

65.  prende atto dell'esito preliminare dei negoziati sulla liquidazione finanziaria nel contesto del recesso del Regno Unito dall'Unione, che prevede la piena partecipazione del Regno Unito al finanziamento e all'attuazione dei programmi 2014-2020 con tutte le relative conseguenze finanziarie;

Strumenti finanziari

66.  sottolinea che il bilancio dell'Unione europea dispone di un ampio ventaglio di strumenti che finanziano le attività sostenute a livello dell'UE e che possono essere raggruppati in due categorie, vale a dire le sovvenzioni, da un lato, e, dall'altro, gli strumenti finanziari, sotto forma di garanzie, prestiti, strumenti di condivisione del rischio o investimenti azionari; richiama inoltre l'attenzione sul Fondo europeo per gli investimenti strategici, il cui obiettivo è mobilitare capitale privato e pubblico in tutta l'Unione a sostegno di progetti in settori chiave per l'economia dell'Unione, al fine di integrare le limitate risorse finanziarie;

67.  riconosce il potenziale degli strumenti finanziari in termini di aumento dell'impatto economico e politico del bilancio dell'Unione; sottolinea, tuttavia, che essi possano essere applicati solo per progetti generatori di entrate in caso di condizioni di investimento non ottimali o di carenze del mercato, e che rappresentano pertanto solo una forma di finanziamento complementare, e non un'alternativa alle sovvenzioni; sottolinea che gli strumenti finanziari non dovrebbero puntare a sostituire regimi pubblici o privati di finanziamento già esistenti e dovrebbero essere conformi agli impegni nazionali e internazionali;

68.  ricorda la richiesta rivolta alla Commissione affinché essa identifichi gli ambiti di intervento dove le sovvenzioni sarebbero l'opzione migliore, quelli in cui sarebbe più idoneo il ricorso agli strumenti finanziari e quelli in cui le sovvenzioni potrebbero essere abbinate a strumenti finanziari, invitandola altresì a riflettere sul corretto equilibrio tra i due elementi; è convinto che i sussidi dovrebbero rimanere il metodo predominante per il finanziamento dei progetti unionali nel prossimo QFP; sottolinea che i prestiti, le garanzie, la condivisione del rischio e il finanziamento azionario dovrebbero essere utilizzati con cautela, sulla base di opportune valutazioni ex ante e solo quando è possibile dimostrare che il loro utilizzo produce un chiaro valore aggiunto e un effetto leva; osserva che è possibile migliorare il ricorso agli strumenti finanziari e le sinergie con le sovvenzioni; chiede un maggiore impegno per agevolare l'accesso agli strumenti finanziari per i beneficiari e una maggiore flessibilità nell'utilizzo transettoriale dei diversi strumenti finanziari, in modo da superare le norme restrittive che impediscono ai beneficiari di avvalersi di programmi diversi per progetti aventi obiettivi comuni;

69.  invita la Commissione a semplificare e armonizzare le norme che disciplinano l'uso degli strumenti finanziari nel prossimo QFP al fine di creare sinergie tra i diversi strumenti e di massimizzarne l'efficace applicazione; prende atto della proposta, che richiederebbe una discussione approfondita, relativa a un possibile fondo unico in cui confluiscano gli strumenti finanziari a livello dell'Unione che sono gestiti in modo centralizzato; è del parere che occorra prevedere una struttura chiara per la scelta dei diversi tipi di strumenti finanziari per i vari ambiti di intervento e tipi di azioni e ritiene che gli strumenti finanziari pertinenti debbano continuare a essere iscritti in bilancio su linee di bilancio distinte, in modo da garantire la chiarezza degli investimenti; sottolinea, tuttavia, che una siffatta armonizzazione delle norme non deve avere ripercussioni sugli strumenti finanziari gestiti dagli Stati membri nel quadro della politica di coesione o nel settore delle azioni esterne;

70.  rammenta i suoi reiterati inviti ad aumentare la trasparenza e il controllo democratico per quanto riguarda l'applicazione degli strumenti finanziari a carico del bilancio dell'Unione;

Struttura

71.  ritiene che la struttura del QFP dovrebbe conferire maggiore visibilità alle priorità politiche e di bilancio dell'Unione per i cittadini europei e chiede una presentazione più chiara di tutti i settori di spesa dell'Unione; è convinto che i principali pilastri della futura spesa dell'Unione delineati nella presente risoluzione debbano riflettervisi di conseguenza;

72.  ritiene pertanto che l'attuale presentazione delle rubriche richieda alcuni miglioramenti, ma si oppone a qualsiasi modifica radicale ingiustificata; propone, di conseguenza, la seguente struttura per il QFP post-2020;

Rubrica 1: Un'economia più forte e sostenibile

Inclusi programmi e strumenti che sostengono

in regime di gestione diretta:

–  ricerca e innovazione

–  industria, imprenditoria e piccole e medie imprese

–  trasformazione digitale dell'economia e della società

–  grandi progetti infrastrutturali

–  trasporti, energia, spazio

–  ambiente, mitigazione dei cambiamenti climatici e adeguamento ai medesimi

Rubrica 2: Maggiore coesione e solidarietà in Europa

Inclusi programmi e strumenti che sostengono

–  la coesione economica, sociale e territoriale (a gestione concorrente):

 investimenti nell'innovazione, la ricerca, la digitalizzazione, la transizione industriale, le PMI, i trasporti, l'adeguamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei medesimi, l'ambiente e l'energia

 l'occupazione, gli affari sociali e l'inclusione sociale, la parità di genere, la riduzione della povertà e le sfide demografiche

–  istruzione, gioventù e formazione lungo tutto l'arco della vita

–  cultura, cittadinanza, media e comunicazione

–  democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali

–  salute e sicurezza degli alimenti

–  asilo, migrazione e integrazione, giustizia e consumatori

–  sostegno alle amministrazioni nazionali e coordinamento con tali amministrazioni

Rubrica 3: Agricoltura e pesca più forti e sostenibili

Inclusi programmi e strumenti che sostengono

–  agricoltura e sviluppo rurale

–  affari marittimi e pesca

Rubrica 4: Maggiore responsabilità a livello mondiale

Inclusi programmi e strumenti che sostengono

–  cooperazione internazionale e sviluppo

–  vicinato

–  ampliamento

–  aiuti umanitari

–  democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali e parità di genere

–  scambi

Rubrica 5: Sicurezza, pace e stabilità per tutti

Inclusi programmi e strumenti che sostengono

–  Sicurezza, compresa la sicurezza informatica

–  risposta alle crisi e stabilità, compresa la protezione civile

–  politica estera e di sicurezza comune

–  difesa, compresa la ricerca e l’innovazione

Rubrica 6: Un'amministrazione efficiente al servizio dei cittadini europei

–  finanziamento del personale dell'Unione

–  finanziamento degli edifici e delle attrezzature delle istituzioni dell'Unione

73.  esorta la Commissione a fornire in un allegato al bilancio tutte le spese connesse all'Unione che si verificano al di fuori del bilancio dell'Unione a seguito di accordi e procedure intergovernativi; ritiene che tali informazioni, fornite su base annuale, completerebbero il quadro di tutti gli investimenti cui gli Stati membri si sono impegnati a livello europeo;

III.Politiche

Un'economia più forte e sostenibile

74.  sottolinea l'importanza di completare lo spazio europeo della ricerca, l'Unione dell'energia, lo spazio unico europeo dei trasporti e il mercato unico digitale, quali elementi fondamentali del mercato unico europeo;

75.  ritiene che il prossimo QFP dovrebbe prevedere una maggiore concentrazione delle risorse di bilancio in settori che dimostrano un chiaro valore aggiunto europeo e stimolano la crescita economica, la competitività, la sostenibilità e l'occupazione nelle regioni dell’UE; sottolinea, in tale contesto, l'importanza della ricerca e dell'innovazione nella creazione di un'economia sostenibile, basata sulla conoscenza e all'avanguardia a livello mondiale, e deplora che, a causa della mancanza di finanziamenti adeguati, solo una piccola parte dei progetti di alta qualità in questo campo abbia beneficiato di finanziamenti unionali nell'ambito dell'attuale QFP;

76.  chiede pertanto un sostanziale aumento del bilancio complessivo destinato al 9° programma quadro (FP9) nel prossimo QFP, che dovrebbe essere fissato a un livello di almeno 120 miliardi di EUR; ritiene che tale livello sia appropriato per garantire la competitività globale e la leadership scientifica, tecnologica e industriale dell'Europa, per rispondere alle sfide della società e per contribuire al conseguimento degli obiettivi climatici dell'Unione e degli OSS; chiede in particolare che siano profusi sforzi per stimolare iniziative innovative, in grado di creare nuovi mercati, in particolare per le PMI;

77.  invita inoltre a concentrarsi maggiormente sull'attuazione della ricerca e dell'innovazione attraverso iniziative comuni e altri strumenti e a sostenere gli investimenti in tecnologie chiave per colmare il divario di investimenti nell'innovazione; sottolinea che l'aumento delle risorse deve essere accompagnato da una semplificazione delle procedure di finanziamento; si compiace degli sforzi compiuti dalla Commissione a tale riguardo e insiste affinché questi continuino nel prossimo periodo di programmazione al fine di garantire un migliore accesso e condizioni di parità ai richiedenti mediante un nuovo sistema di valutazione delle domande; sottolinea la necessità di mettere a punto misure per stimolare una partecipazione equilibrata di tutti gli Stati membri dell’UE;

78.  accoglie con favore la recente proposta della Commissione di garantire il finanziamento del Fondo di ricerca carbone e acciaio per i prossimi anni; sottolinea l'importanza di questo fondo per il finanziamento della ricerca in detto settore industriale; ritiene pertanto che una soluzione a più lungo termine sia necessaria per assicurare il finanziamento oltre il 2020 e integrare inoltre il fondo nel bilancio dell'Unione in modo da consentire al Parlamento di svolgere pienamente il suo ruolo di autorità di controllo del bilancio;

79.  sottolinea che le PMI e le microimprese sono il principale motore della crescita economica, dell'innovazione e dell'occupazione, fornendo l’85% di tutti i nuovi posti di lavoro; riconosce la loro importanza per assicurare la ripresa economica e il rilancio di un'economia dell'Unione sostenibile; ricorda che nell'Unione europea vi sono oltre 20 milioni di PMI, che rappresentano il 99% del totale delle imprese; ritiene che il miglioramento dell'accesso ai finanziamenti per le PMI, in tutti gli Stati membri, dovrebbe continuare a rimanere un importante obiettivo politico per il prossimo QFP, al fine di migliorare ulteriormente la loro competitività e sostenibilità; sottolinea, pertanto, la necessità di promuovere l’imprenditorialità e migliorare il contesto imprenditoriale per le PMI in modo tale da consentire loro di realizzare pienamente le loro potenzialità nell’economia globalizzata di oggi;

80.  accoglie con favore il successo del programma dell'UE dedicato per la competitività delle imprese e delle PMI (COSME) nell'ambito dell'attuale QFP; sottolinea l'elevato livello di attuazione di tale programma evidenziandone l'ulteriore capacità di assorbimento; invita pertanto a raddoppiare la dotazione finanziaria del programma COSME affinché risponda alle reali esigenze dell'economia dell'Unione e alla significativa domanda di partecipazione;

81.  ribadisce il suo forte impegno nei confronti del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) che mira a mobilitare 500 miliardi di EUR in nuovi investimenti nell'economia reale nell'ambito dell'attuale QFP; ritiene che il FEIS abbia già dato un impulso potente e mirato ai settori economici che favoriscono la crescita sostenibile e l'occupazione; sottolinea l'impatto positivo del FEIS sull'erogazione di finanziamenti alle PMI in tutta l'Unione; accoglie pertanto con favore l'intenzione della Commissione di presentare una proposta legislativa volta a proseguire e migliorare questo regime di investimento nell'ambito del nuovo QFP con un bilancio dedicato che non dovrebbe essere finanziato a discapito delle politiche e dei programmi esistenti nell'ambito del nuovo QFP; sottolinea che ogni eventuale proposta legislativa dovrebbe basarsi sulle conclusioni di un riesame della Commissione e di una valutazione indipendente; si attende che la nuova proposta consentirà di affrontare in modo efficace le carenze registrate nell’attuazione del FEIS e potenzierà, fra l’altro, la copertura geografica del fondo, in modo che i benefici siano percepiti in tutta l’Unione;

82.  insiste sull'importanza del QFP per i settori che dipendono da investimenti a lungo termine, come il settore dei trasporti sostenibili; sottolinea che l’infrastruttura di trasporto costituisce la colonna portante del mercato unico ed è alla base della crescita e dell'occupazione; osserva che la realizzazione di uno spazio unico europeo dei trasporti collegato ai paesi vicini richiede importanti infrastrutture di trasporto e deve essere considerata una priorità centrale per la competitività dell'Unione e per la sua coesione economica, sociale e territoriale, anche per quanto riguarda le zone periferiche e insulari; ritiene, pertanto, che il prossimo QFP dovrebbe prevedere finanziamenti sufficienti per progetti che contribuiscono in particolare al completamento della rete centrale TEN-T e dei suoi corridoi, che dovrebbero essere ulteriormente ampliati; ricorda gli obiettivi fissati dalla COP 21 in materia di trasporti per combattere il cambiamento climatico e incoraggia gli Stati membri a investire in trasporti pubblici intelligenti, sostenibili e integrati;

83.  sottolinea che un programma CEF aggiornato e più efficace dovrebbe coprire tutti i modi di trasporto, comprese le infrastrutture stradali e ferroviarie, nonché le vie navigabili interne; ritiene che esso dovrebbe dare la priorità a maggiori collegamenti tra reti globali e modi di trasporto che contribuiscono a ridurre le emissioni di CO2 e concentrarsi sulle interconnessioni e il completamento della rete nelle aree periferiche; ribadisce l'importanza di migliorare l'interoperabilità attraverso il sistema europeo di gestione del traffico ferroviario e di consentire il pieno utilizzo dell'iniziativa Cielo unico europeo; chiede il completamento del sistema europeo digitale per la gestione del traffico aereo;

84.  chiede la creazione di una specifica linea di bilancio per il turismo nel prossimo QFP, al fine di passare ad una vera politica europea del turismo che possa contribuire in modo significativo alla crescita e alla creazione di posti di lavoro;

85.  invita la Commissione a promuovere gli investimenti nello sviluppo delle tecnologie di nuova generazione e nella promozione del loro utilizzo; sottolinea l'importanza di assicurare finanziamenti per il completamento del mercato unico digitale, utilizzando appieno lo spettro, garantendo l'ammodernamento delle reti fisse e la densificazione delle reti mobili, promuovendo l’applicazione del 5G e la connettività Gigabit, nonché compiendo ulteriori progressi nell'armonizzazione delle norme unionali in materia di telecomunicazioni per creare il quadro normativo appropriato per il miglioramento della connettività internet in tutta l'Unione; sottolinea che il CEF - Telecomunicazioni nel settore delle telecomunicazioni dovrebbe continuare a sostenere le infrastrutture di servizio digitale e le reti a banda larga ad alta velocità rendendole accessibili anche nelle regioni remote e nelle zone rurali, e migliorando l'alfabetizzazione digitale, l'interconnettività e l'interoperabilità; sottolinea la necessità di sostenere la trasformazione digitale dell'economia e della società europee e di investire in tecnologie essenziali quali big data, intelligenza artificiale o calcolo ad alte prestazioni, in infrastrutture e competenze digitali al fine di migliorare la competitività dell'UE e migliorare la qualità della vita degli europei;

86.  ritiene essenziale garantire un approvvigionamento energetico sostenibile ed economico in Europa; chiede pertanto un sostegno continuo agli investimenti volti a garantire la diversificazione delle fonti e delle rotte energetiche, l'aumento della sicurezza energetica e dell’indipendenza energetica e il miglioramento dell'efficienza energetica e dell’uso dell’energia rinnovabile , anche mediante il CEF - Energia; sottolinea in particolare l'importanza di fornire un sostegno d'insieme, in particolare per le regioni ad alto livello di emissioni di CO2, la transizione energetica, la transizione verso un'economia a basso livello di emissioni carboniche, la modernizzazione della produzione di energia, i miglioramenti delle interconnessioni transfrontaliere e la diffusione delle reti elettriche intelligenti, le tecnologie per la cattura, lo stoccaggio e lo sfruttamento del CO2 e la modernizzazione del teleriscaldamento; ritiene che la trasformazione del settore energetico alla luce degli obiettivi climatici dovrebbe essere sostenuta di conseguenza, in particolare nelle regioni e nei paesi dipendenti dal carbone, in modo da contribuire efficacemente a una transizione strategica verso un'economia a basse emissioni; chiede di istituire un fondo globale al fine di sostenere una giusta transizione, in particolare mediante lo sviluppo e l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, soluzioni in materia di efficienza energetica, stoccaggio di energia, soluzioni e infrastrutture per l'elettromobilità, modernizzazione della generazione di energia e delle reti elettriche, tecnologie avanzate di generazione di energia, ivi comprese cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), cattura e utilizzo del carbonio (CCU) e gassificazione del carbone, modernizzazione del teleriscaldamento, tra cui cogenerazione ad alta efficienza, adattamento precoce agli standard ambientali futuri e ristrutturazione delle industrie ad alta intensità energetica, nonché di affrontare gli impatti sociali, economici e ambientali;

87.  sottolinea l'importanza strategica di progetti infrastrutturali su ampia scala, segnatamente il reattore sperimentale termonucleare internazionale (ITER), il sistema europeo di copertura per la navigazione geostazionaria (EGNOS), il sistema globale di navigazione satellitare (Galileo), il programma di osservazione della terra (Copernicus) e le future comunicazioni satellitari governative (GOVSATCOM) per il futuro della competitività, della sicurezza e del potere politico dell'Unione; osserva che il bilancio dell'Unione deve non solo assicurare il finanziamento di tali grandi progetti, ma anche prevedere a tal fine fondi separati (ring-fenced) in modo che eventuali sovraccosti non minaccino il finanziamento e la buona esecuzione di altre politiche dell'Unione, come esemplificato nel precedente QFP in determinati casi individuali; ricorda che, a tal fine, l'importo massimo per questi progetti è attualmente fissato nel regolamento QFP, e chiede disposizioni analoghe nel nuovo regolamento;

88.  sottolinea l'importanza e il ruolo guida dell'UE nel preservare, proteggere e migliorare la qualità dell'ambiente e nell’affrontare il cambiamento climatico, il degrado degli ecosistemi e la perdita di biodiversità; ritiene che un finanziamento stabile e adeguato sia essenziale per il conseguimento degli impegni internazionali dell'UE, quali l'accordo di Parigi; ricorda che il prossimo QFP dovrebbe aiutare l'Unione a conseguire tali obiettivi e contribuire alla transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050; evidenzia che l'UE non dovrebbe finanziare progetti e investimenti contrari al conseguimento di tali obiettivi; chiede di integrare pienamente l'azione per il clima nella spesa futura dell'UE; chiede, a tale proposito, che i programmi in questione, come LIFE +, siano finanziati in modo adeguato e che le relative risorse finanziarie vengano raddoppiate, e chiede l'istituzione di dotazioni dedicate per la biodiversità e la gestione della rete Natura 2000;

Maggiore coesione e solidarietà in Europa

89.  sottolinea che la politica di coesione per il periodo successivo al 2020 dovrebbe continuare a costituire la principale politica d'investimento dell'Unione europea, includendo tutte le regioni dell'UE, per affrontare le complesse sfide socioeconomiche, destinando nel contempo la maggior parte delle risorse alle regioni più vulnerabili; ritiene che, al di là dell'obiettivo relativo alla riduzione delle disparità tra i livelli di sviluppo e al rafforzamento della convergenza, sancito nel trattato, la politica di coesione dovrebbe focalizzarsi sul conseguimento dei grandi obiettivi politici dell'Unione e, pertanto, propone che nel prossimo QFP i tre fondi per la politica di coesione – il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE) e il Fondo di coesione – siano essenzialmente incentrati sulla fornitura di sostegno a settori quali la crescita e la competitività, la ricerca e l'innovazione, la digitalizzazione, la transizione industriale, le PMI, i trasporti, la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento ai medesimi, la sostenibilità ambientale ed una equa transizione energetica, l'occupazione, l'inclusione sociale, le pari opportunità, la riduzione della povertà e le sfide demografiche; sottolinea che i tre fondi sono parte integrante della politica di coesione dell'UE e possono operare solo congiuntamente nell'ambito del quadro unico di tale politica; invita inoltre a rafforzare la cooperazione territoriale, comprese una componente transfrontaliera e una dimensione urbana di tale politica, nonché disposizioni dedicate per le zone rurali, di montagna, insulari e remote;

90.  ritiene che sia assolutamente fondamentale mantenere il livello di finanziamento della politica di coesione dopo il 2020 per l'UE-27 almeno al livello della dotazione del periodo 2014-2020 a prezzi costanti; evidenzia che il PIL dovrebbe continuare a essere uno dei parametri per l'attribuzione dei fondi della politica di coesione, ma è dell'opinione che dovrebbe essere integrato da una serie aggiuntiva di indicatori sociali, ambientali e demografici al fine di tenere in maggiore considerazione le nuove tipologie di disuguaglianze tra le regioni dell'UE e al loro interno in tutti gli Stati membri; è inoltre favorevole a che gli elementi che hanno reso la politica di coesione più moderna e orientata ai risultati nell'attuale QFP siano mantenuti nel nuovo periodo di programmazione, vale a dire la concentrazione tematica, le condizionalità ex ante, il quadro di riferimento dei risultati e il collegamento alla governance economica;

91.  si impegna fortemente, in virtù dell'articolo 9 TFUE, ai fini della realizzazione di un'Europa sociale e dell'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali, basato sulla crescita sostenibile di un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale e alla promozione della parità tra donne e uomini, della solidarietà tra le generazioni e della protezione dei diritti dei minori, come sancito dal trattato; sottolinea che suddetta attuazione richiede l'adeguato finanziamento delle politiche sociali e pone in evidenza la conseguente necessità di potenziare gli strumenti esistenti che contribuiscono a tali obiettivi, segnatamente l'FSE, l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile, il Fondo di aiuti europei agli indigenti, il FEG e l'EaSI; insiste affinché gli strumenti indicati siano salvaguardati nel prossimo QFP e continuino a essere attuati soprattutto mediante sovvenzioni;

92.  ribadisce il suo invito alla Commissione e a tutti gli Stati membri a istituire un fondo speciale dedicato alla garanzia per l'infanzia, che ponga i bambini al centro delle politiche di riduzione della povertà e assicuri le relative risorse in vista di una piena attuazione delle necessarie misure politiche, anche aiutando i genitori a uscire da situazioni di esclusione sociale e disoccupazione attraverso interventi mirati;

93.  sottolinea in particolare che l'FSE dovrebbe ampliare il proprio sostegno allo sviluppo del dialogo sociale, segnatamente migliorando il consolidamento delle capacità delle parti sociali, ivi compreso a livello settoriale e intersettoriale europeo, e che tale impegno dovrebbe divenire obbligatorio per gli Stati membri in tutte le regioni dell'UE;

94.  evidenzia in particolare la continua necessità di contrastare la disoccupazione e l'esclusione, segnatamente tra i giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET), come parte di un approccio globale alle politiche in materia di gioventù a livello dell'UE; invita, pertanto, a raddoppiare la dotazione dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile e a garantire la piena attuazione della garanzia per i giovani dell'UE, garantendo al contempo un impiego rapido e semplificato dei fondi e finanziamenti permanenti e stabili nel prossimo periodo di programmazione; sottolinea la necessità di migliorare la regolamentazione al fine di salvaguardare la partecipazione non discriminatoria al programma dei giovani provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati; reputa che gli investimenti a favore dell'istruzione e della formazione, in particolare per quanto concerne lo sviluppo dell’alfabetizzazione digitale, restino una delle priorità assolute dell'UE; insiste affinché questo programma non sostituisca le spese in precedenza a carico dei bilanci nazionali;

95.  esprime sostegno ai programmi nei settori della cultura, dell'istruzione, dei media, della gioventù, dello sport, della democrazia, della cittadinanza e delle società civile, che hanno chiaramente dimostrato il loro valore aggiunto europeo e godono di una solida popolarità tra i beneficiari; auspica pertanto continui investimenti nell'ambito del quadro strategico "Istruzione e formazione 2020" attraverso i programmi Erasmus+, Europa creativa ed Europa per i cittadini al fine di continuare a raggiungere le persone di tutte le età, in particolare i giovani; ribadisce il proprio sostegno al rafforzamento della dimensione esterna dei programmi Erasmus+ ed Europa creativa; raccomanda, inoltre, il proseguimento del Corpo europeo di solidarietà, con risorse adeguate che non vadano a scapito di altri programmi dell’UE; sottolinea inoltre il contributo significativo delle industrie culturali e creative (ICC) alla crescita e all'occupazione nell'UE;

96.  raccomanda la creazione di un Fondo interno europeo per la democrazia, gestito dalla Commissione, per rafforzare il sostegno della società civile e delle ONG che operano nei settori della democrazia e dei diritti umani;

97.  chiede in particolare che la dotazione del programma Erasmus + sia almeno triplicata nel prossimo QFP al fine di raggiungere un maggior numero di giovani, organizzazioni giovanili e studenti delle scuole superiori e apprendisti in tutta Europa, offrendo loro preziose competenze e abilità per la vita attraverso opportunità di apprendimento permanente, di istruzione imperniata sul discente, di apprendimento non-formale e informale, e volontariato e lavoro giovanile; chiede si presti una particolare attenzione alle persone provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati in modo tale da consentire loro di partecipare al programma, nonché alle persone con disabilità;

98.  invita la Commissione a dare continuità al progetto "pass InterRail Europa per il 18esimo compleanno" e a presentare un programma dedicato nel prossimo QFP dotato di sufficienti stanziamenti annuali per coprire tutte le domande di pass ferroviari gratuiti dei giovani europei che compiono 18 anni in un determinato anno; sottolinea che tale progetto diventerebbe un elemento fondamentale per aumentare la coscienza e l'identità europee, in particolare di fronte alle minacce poste dal populismo e dalla diffusione della disinformazione; ribadisce che, allo scopo di conseguire l'obiettivo del suddetto programma, si attende dalla Commissione una proposta di un’adeguata base giuridica;

99.  si aspetta che nel periodo successivo al 2020 l'Unione europea passi dalla modalità "gestione della crisi" a una politica europea comune permanente in materia di asilo e migrazione; sottolinea che le azioni intraprese in tale ambito dovrebbero essere coperte da uno strumento dedicato, come ad esempio il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF); evidenzia che il futuro fondo, come pure le agenzie che operano nel settore della giustizia e degli affari interni (GAI), dovranno disporre di un livello di finanziamenti adeguato per tutta la durata del prossimo QFP, al fine di far fronte alle sfide globali che interessano questo settore; ritiene inoltre che l'AMIF dovrebbe essere integrato da componenti aggiuntive, segnatamente i Fondi strutturali e d'investimento europei (fondi SIE) e gli strumenti che finanziano le azioni esterne, che affrontino tale questione nell'ambito di altre politiche, dal momento che nessuno strumento può sperare di affrontare da solo la portata e la complessità delle esigenze in questo settore; è inoltre consapevole dell'importanza dei programmi culturali, educativi, per la gioventù e sportivi ai fini dell'integrazione dei rifugiati e dei migranti nel tessuto sociale europeo; invita la Commissione a valutare se il ruolo delle città europee nel quadro della politica di asilo europea possa essere rafforzato mediante l'introduzione di un sistema di incentivi che offra alle città che ospitano rifugiati e richiedenti asilo un sostegno finanziario diretto destinato agli alloggi dei rifugiati e allo sviluppo economico;

100.  riconosce il valore aggiunto europeo della collaborazione nell'affrontare le minacce comuni alla salute pubblica; constata che nessuno Stato membro può affrontare da solo le sfide sanitarie a livello transfrontaliero e chiede che il prossimo QFP tenga conto della responsabilità dell'UE di realizzare l'obiettivo di sviluppo sostenibile relativo alla salute pubblica, ai sistemi sanitari e ai problemi sanitari legati all'ambiente e di sostenere gli Stati membri nell'eliminare le crescenti disuguaglianze in ambito sanitario; ritiene che, sulla base dei risultati positivi conseguiti dalle azioni in corso in tale ambito, il prossimo QFP dovrebbe includere un programma per la salute solido e di nuova generazione, che affronti tali questioni su base transfrontaliera, ad esempio offrendo soluzioni innovative per la prestazione dell'assistenza sanitaria, inclusa la salute digitale, quali le reti europee di riferimento, e che fornisca sostegno agli Stati membri sotto forma di competenze e scambio di dati, elementi di prova e buone prassi; rammenta che una buona salute è un requisito essenziale per conseguire altri obiettivi definiti dall'UE e che anche le politiche in materia di agricoltura, ambiente, occupazione, questioni sociali o inclusione sociale hanno un impatto sulla salute dei cittadini europei; invita pertanto a intensificare le valutazioni d'impatto sanitario e a cooperare a livello transettoriale in questo ambito nel quadro del prossimo QFP;

Agricoltura e pesca più forti e sostenibili

101.  afferma che una politica agricola comune (PAC) ammodernata è fondamentale per la sicurezza e l'autonomia alimentare, la salvaguardia delle popolazioni rurali e dell'occupazione, lo sviluppo sostenibile, la sostenibilità dell'ambiente, dell'agricoltura e della silvicoltura, nonché l'offerta di prodotti alimentari sani, di qualità e a prezzi accessibili per i cittadini europei; sottolinea che il fabbisogno alimentare e le esigenze di ordine sanitario sono aumentati, così come è aumentata la necessità di sostenere la transizione degli agricoltori verso pratiche agricole più rispettose dell'ambiente e di contrastare i cambiamenti climatici; sottolinea la necessità di sostenere la sicurezza del reddito degli agricoltori e di rafforzare il legame tra la PAC e la fornitura di beni pubblici; evidenzia che la PAC è una delle politiche con il maggiore livello di integrazione ed è principalmente finanziata a livello di UE, e che pertanto sostituisce la spesa nazionale;

102.  sottolinea che, nell'ambito del prossimo QFP, il bilancio della PAC per l'UE-27 dovrebbe quantomeno rimanere al livello attuale a prezzi costanti; sottolinea che le nuove sfide da affrontare per la prossima PAC necessitano di una solida dotazione finanziaria basata sulle analisi della politica attuale e delle esigenze future; sottolinea che i pagamenti diretti apportano un evidente valore aggiunto dell'UE e rafforzano il mercato unico, evitando distorsioni della concorrenza tra gli Stati membri; si oppone a qualsiasi rinazionalizzazione o cofinanziamento nazionale per i pagamenti diretti a tale riguardo; sottolinea la necessità di portare avanti le misure per il mantenimento della produzione in settori che sono vitali per zone vulnerabili, di riformare la riserva per le crisi nel settore agricolo, di incrementare i finanziamenti in linea con le risposte fornite alle varie crisi cicliche in settori sensibili, di creare nuovi strumenti in grado di mitigare la volatilità dei prezzi nonché di aumentare i finanziamenti destinati ai Programmi di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità (POSEI); esorta la Commissione a proseguire il processo di convergenza dei pagamenti diretti e a garantire il quadro giuridico e finanziario necessario per la catena di approvvigionamento alimentare, al fine di combattere le pratiche commerciali sleali; sottolinea che le zone rurali nell'UE sono confrontate a gravi problemi e necessitano pertanto di un sostegno specifico;

103.  pone l'accento sull'importanza socioeconomica ed ecologica del settore della pesca, dell'ambiente marino e dell'"economia blu" e sul loro contributo all'autonomia alimentare sostenibile dell'UE in termini di garanzia della sostenibilità dell'acquacoltura e della pesca europee e di riduzione dell'impatto ambientale; sottolinea che la politica comune della pesca è una competenza esclusiva dell'Unione europea; evidenzia, a tale riguardo, che l'attuazione di tale politica richiede il mantenimento di un fondo per la pesca specifico, dotato di risorse sufficienti, indipendente e accessibile; chiede il ripristino del Programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all'insularità nella pesca, che è un programma molto importante per le regioni ultraperiferiche dell'Unione europea; chiede, come minimo, che il livello delle dotazioni finanziarie destinate al settore della pesca nell'attuale QFP sia mantenuto e che, laddove dovessero sorgere nuove esigenze, le dotazioni finanziarie destinate agli affari marittimi siano aumentate; mette in guardia dal possibile impatto negativo che una Brexit "dura" potrebbe avere su tale settore; osserva che, oltre agli aiuti non rimborsabili, esistono altri strumenti finanziari che potrebbero offrire opportunità di finanziamento aggiuntive;

Maggiore responsabilità a livello mondiale

104.  sottolinea che il mondo si trova ad affrontare molteplici sfide, tra cui conflitti, attacchi informatici, terrorismo e radicalizzazione, disinformazione, catastrofi naturali, cambiamenti climatici e degrado ambientale, violazioni dei diritti umani e disuguaglianze di genere; ritiene che all'Unione spetti una particolare responsabilità politica e finanziaria fondata su una politica estera veramente europea, basata su norme e valori, e sul sostegno alla stabilità, alla sicurezza, alla governance democratica e allo sviluppo sostenibile dei nostri partner, come pure sull'eliminazione della povertà e sulla capacità di risposta alle crisi;

105.  evidenzia che occorre aumentare notevolmente gli stanziamenti per l'azione esterna affinché l'Unione possa svolgere il proprio ruolo nel quadro della sua strategia globale e delle sue politiche in materia di allargamento, vicinato e sviluppo, come pure nel far fronte alle emergenze; si attende che il prossimo QFP tenga conto delle esigenze senza precedenti dei paesi del vicinato orientale e meridionale, che si trovano ad affrontare conflitti e le conseguenze delle sfide legate alla migrazione e ai rifugiati; chiede che vengano destinati maggiori stanziamenti per far fronte alle crescenti necessità in termini di aiuti umanitari a seguito di catastrofi naturali o causate dall'uomo, evitando i divari tra impegni e pagamenti; ritiene che sia necessario che l'Unione aumenti i finanziamenti destinati all'Agenzia delle Nazioni Unite di soccorso e lavori per i profughi della Palestina nel Vicino Oriente (UNRWA); sottolinea inoltre che occorrono risorse aggiuntive per finanziare un piano di investimenti per l'Africa, al fine di promuovere la crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile e affrontare dunque alcune delle cause profonde della migrazione irregolare;

106.  ricorda che la politica di sviluppo dell'UE è basata su una serie di impegni, segnatamente gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), il Programma d'azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo, l'accordo di Parigi sul clima e il Consenso europeo sullo sviluppo, come pure sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo e sui principi di efficacia degli aiuti; richiama l'attenzione sull'impegno assunto dall'UE e dai suoi Stati membri di incrementare il livello degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) portandolo allo 0,7 % del RNL entro il 2030, di cui il 20 % degli APS dell'UE per l'inclusione sociale e lo sviluppo umano e lo 0,2 % dell'RNL dell'UE in APS per i paesi meno sviluppati;

107.  osserva che gli aiuti allo sviluppo possono svolgere un ruolo importante per affrontare le cause all'origine della migrazione e contribuire alla stabilità, ma ritiene che gli APS non dovrebbero essere utilizzati per coprire le spese sostenute dai donatori per i rifugiati; rileva il ruolo potenziale degli APS per facilitare la mobilitazione di finanziamenti da altre fonti e sottolinea necessità di un maggiore impegno con il settore privato attraverso l'eventuale proseguimento del Piano per gli investimenti esterni, in funzione dei risultati della sua valutazione;

108.  sostiene la destinazione diretta di fondi alle organizzazioni della società civile e ai difensori dei diritti umani, specialmente nei paesi terzi in cui la democrazia e lo Stato di diritto sono a rischio; sottolinea, a tale riguardo, la necessità che gli strumenti di finanziamento esterno rispondano in tempi rapidi agli sviluppi politici e di rafforzare il principio "più progressi, più aiuti";

109.  è disposto a prendere in considerazione struttura semplificata e razionalizzata per gli strumenti di finanziamento esterno, purché essa aumenti la trasparenza, la rendicontabilità, l'efficienza, la coerenza e la flessibilità, e rispetti gli obiettivi delle politiche soggiacenti; chiede che gli strumenti per l'assistenza preadesione, la politica di vicinato, lo sviluppo e gli aiuti umanitari continuino a essere tenuti distinti in ragione della loro specifica natura politica e finanziaria; osserva che una tale struttura dovrebbe includere l'iscrizione in bilancio del Fondo europeo di sviluppo (FES), al di sopra dei massimali concordati e senza includere il Fondo per la pace in Africa (APF), e un'integrazione più trasparente dei fondi fiduciari e degli strumenti;

110.  sottolinea l'importanza di una maggiore flessibilità per consentire la mobilitazione di risorse aggiuntive e la rapida erogazione di finanziamenti; potrebbe prendere in considerazione, nel contesto di un aumento generale degli strumenti di finanziamento esterno, un aumento della riserva non assegnata al fine di incrementarne la flessibilità intrinseca; sottolinea, tuttavia, che tale flessibilità non dovrebbe essere ottenuta a scapito degli obiettivi politici a lungo termine e delle priorità geografiche e tematiche, della prevedibilità dei finanziamenti a lungo termine, del controllo parlamentare e delle consultazioni con i paesi partner e la società civile;

Sicurezza, pace e stabilità per tutti

111.  ritiene che una nuova rubrica dedicata al tema "Sicurezza, pace e stabilità per tutti" rappresenterebbe una conferma della priorità conferita dall'Unione a questa responsabilità politica emergente, confermerebbe la sua natura specifica e assicurerebbe la coerenza tra la sua dimensione interna e quella esterna;

112.  sottolinea che è opportuno potenziare il livello e i meccanismi di finanziamento nel settore della sicurezza interna, fin da subito e per tutta la durata del QFP, in modo da evitare che ogni anno si ricorra sistematicamente alle disposizioni del QFP in materia di flessibilità; chiede che le autorità di contrasto (Europol, Eurojust e Cepol) dispongano di risorse sufficienti e che all'Agenzia europea per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala (eu-LISA) siano forniti gli strumenti necessari all'attuazione e alla gestione delle sue nuove responsabilità; pone in evidenza il ruolo dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali nel comprendere e contrastare fenomeni quali la radicalizzazione, l'emarginazione, l'incitamento all'odio e i reati generati dall'odio;

113.  è del parere che il prossimo QFP debba sostenere l'istituzione di un'Unione europea della difesa; attende con interesse le pertinenti proposte legislative, a seguito degli annunci della Commissione a tale riguardo, inclusi un programma di ricerca dedicato al tema della difesa dell'UE e un programma di sviluppo industriale che siano integrati da investimenti degli Stati membri nei materiali collaborativi; ribadisce, a tale riguardo, la sua ferma convinzione che le priorità politiche addizionali dovrebbero essere accompagnate da risorse finanziarie supplementari; ricorda che una maggiore cooperazione nel settore della difesa, la messa in comune dei progetti di ricerca e dei materiali e l'eliminazione delle duplicazioni promuoveranno l'autonomia strategica e la competitività del settore della difesa dell'Unione e potrebbero tradursi in notevoli vantaggi in termini di efficienza, stimati a circa 26 milioni di EUR all'anno;

114.  chiede che tutte le spese per la sicurezza esterna siano oggetto di una nuova valutazione alla luce della crescente attenzione prestata al settore della sicurezza e della difesa nell'Unione; attende con particolare interesse una riforma del meccanismo Athena e del Fondo per la pace in Africa in seguito all'iscrizione in bilancio del FES; accoglie con favore gli impegni recentemente assunti dagli Stati membri ai fini di una cooperazione strutturata permanente e chiede al Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e alla Commissione di fornire chiarimenti in merito al suo futuro finanziamento; chiede la creazione di un programma successore dello strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace, che sia incentrato sulla risposta alle crisi e sul consolidamento delle capacità in materia di sicurezza e sviluppo e che contribuisca al contempo a trovare una soluzione giuridicamente valida per rafforzare le capacità militari;

115.  sottolinea l'assoluta importanza del meccanismo di protezione civile dell'Unione europea, che ha permesso un'assistenza dell'UE coordinata nei casi di calamità naturali o provocate dall'uomo, in tutta l'Unione e oltre; sottolinea l'innegabile valore aggiunto delle operazioni di protezione civile per contrastare efficacemente le calamità, divenute sempre più frequenti e complesse, promuovendo al contempo il sentimento di solidarietà europea tra i cittadini dell'UE in caso di necessità; si compiace delle recenti proposte della Commissione volte a potenziare la protezione civile dell'UE, rafforzando le misure di preparazione e prevenzione, inclusa la creazione di una riserva dedicata di capacità operative a livello dell'Unione; chiede un'azione rafforzata in tale ambito, accompagnata da finanziamenti sufficienti nel quadro del prossimo QFP;

Un'amministrazione efficiente al servizio dei cittadini europei

116.  ritiene che un'amministrazione pubblica solida, efficiente e di qualità sia indispensabile per realizzare le politiche dell'Unione nonché per ripristinare la fiducia dei cittadini e rafforzare il dialogo con le organizzazioni della società civile e con i cittadini a tutti i livelli; pone in evidenza, a tale riguardo, il ruolo delle istituzioni costituite da membri eletti democraticamente; rammenta che, secondo la Corte dei conti, le istituzioni, gli organi e le agenzie dell'UE hanno provveduto a ridurre del 5 % il loro personale, conformemente a quanto previsto dai loro organigrammi; è del parere che non debbano essere soggetti a un'ulteriore riduzione orizzontale di questo tipo; esprime la sua forte opposizione a una ripetizione della cosiddetta riserva di riassegnazione per le agenzie;

117.  accoglie favorevolmente le iniziative intraprese dalle istituzioni, dagli organi e dalle agenzie per migliorare ulteriormente la loro efficienza attraverso una maggiore cooperazione amministrativa e la messa in comune di determinate funzioni, consentendo di generare risparmi per il bilancio dell'Unione; evidenzia che determinate agenzie potrebbero accrescere ulteriormente la loro efficienza, in particolare attraverso una maggiore cooperazione tra agenzie aventi compiti simili, ad esempio nel settore della vigilanza dei mercati finanziari o per quanto riguarda le agenzie con più sedi; chiede, più in generale, una valutazione approfondita delle possibilità di raggruppare le agenzie in base alla natura strategica della loro missione e dei loro risultati, al fine di creare sinergie tra le agenzie, ad esempio par quanto riguarda l'Autorità bancaria europea e l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati a Parigi;

118.  ritiene che le istituzioni e gli organi dell'UE dovrebbero rispettare l'equilibrio geografico e l'equilibrio di genere;

119.  invita la Commissione a proporre un meccanismo secondo cui gli Stati membri che non rispettano i valori sanciti all'articolo 2 del trattato sull'Unione europea (TUE) possono subire conseguenze finanziarie; avverte, tuttavia, che i beneficiari finali del bilancio dell'Unione non possono in alcun modo subire le conseguenze di violazioni delle norme di cui non sono responsabili; è pertanto convinto che il bilancio dell'Unione non sia lo strumento idoneo per affrontare il mancato rispetto dell'articolo 2 TUE e che le eventuali conseguenze finanziarie dovrebbero essere subite dagli Stati membri indipendentemente dall'esecuzione del bilancio;

120.  sottolinea che l'eliminazione delle discriminazioni, come pure della disuguaglianza di genere e della violenza basata sul genere, è essenziale per realizzare gli impegni dell'UE a favore di un'Europa inclusiva; sostiene, pertanto, l'integrazione della dimensione di genere e gli impegni in materia di parità di genere in tutte le politiche dell'UE nel prossimo QFP, come pure una dimensione di bilancio rafforzata nella lotta contro tutte le forme di discriminazione, prestando una particolare attenzione alla dimensione di genere nelle politiche in materia di asilo e migrazione e nelle politiche esterne dell'UE;

121.  sottolinea la necessità di garantire che le donne abbiano accesso ai servizi in materia di salute sessuale e riproduttiva e che sia prestata particolare attenzione alle esigenze specifiche delle persone vulnerabili, inclusi i minori e gli altri gruppi, tra cui la comunità LGBTI;

122.  auspica che venga prestato un sostegno specifico ai gruppi svantaggiati, escludendo esplicitamente le pratiche segregazioniste, specialmente alle persone con disabilità e ai Rom, e in particolare che sia mantenuta la designazione "popolazione Rom" nell'elenco dei beneficiari dell'FSE e del FERS;

123.  osserva che, a causa del loro isolamento dal continente europeo, le regioni ultraperiferiche (RUP) e i paesi e territori d'oltremare (PTOM) sono confrontati a sfide specifiche di carattere naturale, economico e sociale; ritiene che per questi territori occorra prevedere misure ad hoc e deroghe debitamente giustificate; chiede che nel prossimo QFP si mantenga il sostegno finanziario dell'UE a favore delle RUP e dei PTOM, segnatamente nell'ambito della politica di coesione per le RUP e di uno strumento specifico per i PTOM, per garantire il loro accesso ai programmi di ricerca e la lotta alle sfide del cambiamento specifiche ai cui essi sono confrontati;

124.  esorta la Commissione, ai fini della sana gestione finanziaria e della trasparenza del bilancio dell'Unione europea, a prendere in esame la creazione di adeguate condizioni per prevenire la corruzione e la frode finanziaria concernente i fondi dell'UE; esprime una particolare preoccupazione per i casi di frode doganale che hanno comportato una perdita di entrate significativa per il bilancio dell'Unione; invita gli Stati membri che hanno contestato il quadro giuridico dell'Unione in materia di infrazioni e sanzioni doganali a rivedere la loro posizione onde consentire una rapida soluzione del problema;

IV.Procedura e processo decisionale

125.  ricorda che l'adozione del regolamento QFP richiede l'approvazione del Parlamento; sottolinea inoltre che, per quanto concerne l'adozione del bilancio annuale dell'UE, il Parlamento e il Consiglio sono i due rami dell'autorità di bilancio su un piano di parità, mentre la legislazione settoriale, che definisce la maggior parte dei programmi dell'Unione, incluse le rispettive dotazioni finanziarie, è decisa secondo la procedura legislativa ordinaria; auspica pertanto che il processo decisionale relativo al prossimo QFP salvaguardi il ruolo e le prerogative conferiti al Parlamento in virtù dei trattati; sottolinea che il regolamento sul QFP non è lo strumento appropriato per apportare modifiche al regolamento finanziario dell'UE; esorta la Commissione a presentare una proposta distinta per una revisione del regolamento finanziario dell'UE qualora sia necessario apportare modifiche a tale regolamento;

126.  si dichiara pronto ad avviare immediatamente un dialogo strutturato con la Commissione e il Consiglio in merito al QFP per il periodo successivo al 2020, allo scopo di facilitare i futuri negoziati e di raggiungere un accordo entro il termine dell'attuale legislatura; è disposto a discutere con il Consiglio in merito alle posizioni contenute nella presente risoluzione, in modo da rendere più chiare le aspettative del Parlamento riguardo al prossimo QFP;

127.  sottolinea che, visto che la Commissione ha annunciato che presenterà le sue proposte nel maggio 2018, la decisione formale sul prossimo QFP dovrebbe essere adottata entro un anno; ritiene che, nonostante un ritardo iniziale nella presentazione delle proposte della Commissione, occorra giungere a un accordo tempestivo sul quadro per il periodo successivo al 2020, al fine di inviare un importante messaggio politico in merito alla capacità dell'Unione di rafforzare il consenso sul futuro dell'UE e sulle corrispondenti risorse finanziarie; insiste sul fatto che questa tabella di marcia consentirà, tra l'altro, di adottare rapidamente tutti i regolamenti settoriali, garantendo che i nuovi programmi vengano avviati senza ritardi il 1° gennaio 2021; ricorda che, nei precedenti quadri finanziari, i nuovi programmi sono generalmente stati avviati alcuni anni dopo l'inizio del periodo;

128.  ritiene che il Parlamento neoeletto possa chiedere alla Commissione, deliberando a maggioranza assoluta dei membri che lo compongono, entro 6 mesi dalle elezioni europee, di proporre una revisione della normativa settoriale che istituisce i futuri programmi dell'UE nell'ambito del prossimo QFP, adottata durante la precedente legislatura;

129.  evidenzia pertanto la necessità di avviare senza indugio discussioni approfondite tra le tre istituzioni; sottolinea che tutti gli elementi del regolamento QFP, inclusi i massimali di tale quadro, saranno trattati nell'ambito dei negoziati sul QFP e dovrebbero rimanere sul tavolo delle discussioni fino al raggiungimento di un accordo finale; ricorda, a tale riguardo, la posizione critica adottata dal Parlamento in merito alla procedura che ha condotto all'adozione dell'attuale regolamento QFP, nonché il ruolo dominante del Consiglio europeo in tale processo, che ha deciso in maniera irrevocabile diversi elementi, tra cui i massimali del QFP e diverse disposizioni relative alle politiche settoriali;

130.  ritiene che le procedure concernenti gli imminenti negoziati sul QFP, in particolare il coinvolgimento del Parlamento nelle diverse fasi del processo, dovrebbero essere concordate senza ritardi nel corso della Presidenza bulgara del Consiglio e prima che vengano presentante le proposte sul QFP; auspica, in tale contesto, che la Commissione trasmetta tempestivamente al Parlamento lo stesso livello di informazioni di cui dispone il Consiglio; è del parere che tali disposizioni dovrebbero, in ultima analisi, essere incluse nell'AII, come avviene per la procedura di bilancio annuale;

131.  ritiene che il requisito dell'unanimità per l'adozione del regolamento QFP rappresenti un vero e proprio ostacolo nel processo; invita, a tale proposito, il Consiglio europeo ad attivare la clausola passerella prevista dall'articolo 312, paragrafo 2, TFUE, in modo tale da consentire l'adozione del regolamento QFP a maggioranza qualificata; ricorda inoltre che, per applicare la procedura legislativa ordinaria, si può altresì ricorrere alla clausola passerella generale di cui all'articolo 48, paragrafo 7, TUE; sottolinea che passare a una votazione a maggioranza qualificata per l'adozione del regolamento QFP sarebbe in linea con il processo decisionale per l'adozione di quasi tutti i programmi pluriennali dell'UE, nonché per la procedura annuale per l'adozione del bilancio dell'UE;

o
o   o

132.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alle altre istituzioni e agli altri organi interessati, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 884.
(2) GU L 163 del 24.6.2017, pag. 1.
(3) GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2016)0309.
(5) Testi approvati, P8_TA(2017)0401.
(6) Testi approvati, P8_TA(2017)0010.
(7) Testi approvati, P8_TA(2016)0363.
(8) GU L 282 del 19.10.2016, pag. 1.
(9) Testi approvati, P8_TA-PROV(2018)0076.


Riforma del sistema di risorse proprie dell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sulla riforma del sistema di risorse proprie dell'Unione europea (2017/2053(INI))
P8_TA(2018)0076A8-0041/2018

Il Parlamento europeo,

—  visti gli articoli 311 e 332, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

—  visti gli articoli 106 bis e 171 del trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica,

—  vista la decisione 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(1),

—  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 608/2014 del Consiglio, del 26 maggio 2014, che stabilisce misure di esecuzione del sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(2),

—  visto il regolamento (UE, Euratom) n. 609/2014 del Consiglio, del 26 maggio 2014, concernente le modalità e la procedura di messa a disposizione delle risorse proprie tradizionali e delle risorse proprie basate sull'IVA e sull'RNL, nonché le misure per far fronte al fabbisogno di tesoreria(3),

—  vista la comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, del 21 settembre 2017, su "Un sistema fiscale equo ed efficace nell'Unione europea per il mercato unico digitale" (COM(2017)0547),

—  vista la sua risoluzione del 29 marzo 2007 sul futuro delle risorse proprie dell'Unione europea(4),

—  vista la sua risoluzione dell'8 giugno 2011 su "Investire nel futuro: un nuovo quadro finanziario pluriennale (QFP) per un'Europa competitiva, sostenibile e inclusiva"(5),

—  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2014 su "Negoziati sul QFP 2014-2020: insegnamenti da trarre e prospettive per il futuro(6),

—  vista la sua posizione del 16 aprile 2014 sul progetto di decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea(7),

—  vista la sua posizione del 17 dicembre 2014 relativa al sistema delle risorse proprie della Comunità(8),

—  vista la sua risoluzione del 6 luglio 2016(9) sulla preparazione della revisione post-elettorale del QFP 2014-2020,

—  vista la relazione "Futuro finanziamento dell'UE": relazione finale e raccomandazioni del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, del dicembre 2016,

—  visti l'articolo 1 della decisione della Conferenza dei presidenti, del 12 dicembre 2002, sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione ad elaborare relazioni di iniziativa,

—  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

—  visti la relazione della commissione per i bilanci e i pareri della commissione per il commercio internazionale, della commissione per il controllo dei bilanci, della commissione per i problemi economici e monetari, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare, della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale e della commissione per gli affari costituzionali (A8-0041/2018),

A.  considerando che il trattato di Roma del 25 marzo 1957 prevedeva che la Comunità economica europea si sarebbe finanziata con contributi nazionali solo per un periodo di transizione, per poi passare a un sistema di risorse proprie;

B.  considerando che il Consiglio europeo di Lussemburgo dell'aprile 1970 ha stabilito un sistema di risorse proprie, ponendo fine ai contributi nazionali e introducendo due autentiche risorse proprie, i prelievi agricoli e i dazi doganali, integrate da una terza risorsa basata sull'imposta sul valore aggiunto (IVA);

C.  considerando che nel giugno 1988 il Consiglio europeo ha introdotto una risorsa propria basata sull'RNL degli Stati membri, sulla base del fatto che i ricavi generati dalle risorse proprie esistenti erano insufficienti a coprire il totale delle spese a titolo del bilancio dell'Unione;

D.  considerando che la quota del contributo basato sull'RNL è aumentata considerevolmente, passando da circa l'11 % nel 1988 al 69 % nel 2014, e che tale risorsa "residuale" e "di equilibrio" è ormai di fatto divenuta la principale fonte di entrate del bilancio dell'UE; che la risorsa IVA rappresenta attualmente circa il 12 % del bilancio dell'UE, che le risorse proprie tradizionali (dazi doganali, prelievi agricoli e contributi nel settore dello zucchero e dell'isoglucosio) rappresentano circa il 13 % e che la percentuale restante è coperta da altre entrate, tra cui le imposte a carico del personale dell'Unione o le ammende pagate dalle imprese in caso di violazione del diritto della concorrenza;

E.  considerando che, dall'introduzione nel 1984, in occasione del Consiglio europeo di Fontainebleau, della correzione a favore del Regno Unito, in base alla quale il 66 % del contributo netto del Regno Unito gli è rimborsato, sono stati progressivamente introdotti una serie di correzioni e meccanismi di rettifica al fine di ovviare alle carenze dei cosiddetti "saldi operativi di bilancio" di taluni Stati membri; che tali rettifiche riguardano attualmente per lo più una riduzione del finanziamento della correzione a favore del Regno Unito o una riduzione lorda dei contributi RNL o IVA annui;

F.  considerando che il Parlamento ha sottolineato, in diverse risoluzioni nel corso dell'ultimo decennio, i problemi e la complessità del sistema delle risorse proprie dell'Unione e ha ripetutamente sollecitato una riforma approfondita volta a rendere il sistema più semplice, più trasparente e più democratico, tra l'altro introducendo nuove e reali risorse proprie che dovrebbero, gradualmente e per quanto possibile, sostituire i contributi basati sull'RNL;

G.  considerando che nel 2011 la Commissione ha presentato un ambizioso pacchetto legislativo sulle risorse proprie (COM(2011)0510), unitamente alle proposte per il quadro finanziario pluriennale 2014-2020, ai fini della semplificazione dei contributi degli Stati membri, dell'introduzione di nuove risorse proprie – un'IVA riformata e un'imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) – e della riforma dei meccanismi di correzione; che il Consiglio ha ignorato tali proposte;

H.  considerando che, a seguito dei negoziati sul QFP 2014-2020, è stato istituito un gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, composto dai rappresentanti delle tre principali istituzioni dell'Unione e presieduto da Mario Monti; che nel dicembre 2016 tale gruppo ad alto livello ha presentato la propria relazione finale e le relative raccomandazioni, che costituiscono la base per l'elaborazione della posizione del Parlamento quale illustrata nella presente risoluzione; sottolineando che la relazione in oggetto è stata adottata all'unanimità da tutti i membri del gruppo, inclusi quelli nominati dal Consiglio;

1.  osserva che la Commissione europea presenterà le sue proposte sul QFP post-2020 entro il maggio 2018; chiede che il futuro QFP proposto dalla Commissione includa proposte ambiziose volte a rivedere la decisione sulle risorse proprie e tutti gli atti legislativi correlati, nonché a introdurre nuove risorse proprie; sottolinea che la parte delle spese e quella delle entrate del prossimo QFP saranno trattate come un pacchetto unico nei prossimi negoziati tra il Consiglio e il Parlamento; afferma che non potrà essere raggiunto alcun accordo sul QFP in assenza di corrispondenti progressi sul versante delle risorse proprie;

2.  presenta la presente risoluzione al fine di esprimere la propria posizione sui principali elementi della riforma del sistema delle risorse proprie dell'Unione, compresi la composizione del paniere delle nuove risorse proprie e gli elementi dell'attuale sistema che dovrebbero rimanere in vigore; invita la Commissione a tenere debitamente conto della posizione del Parlamento in sede di preparazione delle proposte legislative sulle risorse proprie dell'Unione, che dovrebbero essere di portata ambiziosa e presentate congiuntamente alle proposte sul QFP post 2020; è convinto dell'assoluta necessità di compiere progressi significativi sul versante delle entrate del bilancio dell'Unione, onde facilitare il raggiungimento di un accordo sul prossimo QFP;

I.QUADRO GIURIDICO E PROCESSO DECISIONALE

3.  ricorda che l'articolo 311 TFUE recita: "L'Unione si dota dei mezzi necessari per conseguire i suoi obiettivi e per portare a compimento le sue politiche. Il bilancio, fatte salve le altre entrate, è finanziato integralmente tramite risorse proprie"; sottolinea, pertanto, che l'obbligo giuridico di dotare il bilancio dell'Unione di reali risorse proprie scaturisce direttamente dal trattato;

4.  rammenta che l'articolo 310 TFUE stabilisce che "nel bilancio, entrate e spese devono risultare in pareggio"; rileva, di conseguenza, che le entrate devono coprire la totalità delle spese, quali adottate ogni anno dall'autorità di bilancio; sottolinea che il bilancio dell'Unione non può incorrere in un disavanzo annuo o essere finanziato mediante prestiti sui mercati finanziari;

5.  osserva che il principale atto legislativo che stabilisce le disposizioni relative al sistema delle risorse proprie, la cosiddetta decisione sulle risorse proprie, è adottato dal Consiglio che delibera all'unanimità, previa consultazione del Parlamento, e che tale decisione è soggetta a ratifica di tutti gli Stati membri; sottolinea che questa è una delle procedure legislative più gravose previste dal trattato;

6.  osserva che, in tale atto legislativo, il Consiglio deve fissare tra l'altro il massimale delle risorse proprie, può istituire nuove categorie di risorse proprie o sopprimere una categoria esistente; sottolinea che, anche se la decisione sulle risorse proprie non ha una data di scadenza, essa è direttamente collegata al corrispondente QFP, che stabilisce il livello massimo di spesa per lo stesso periodo coperto dalla decisione;

7.  ricorda che il trattato di Lisbona ha introdotto nuove disposizioni riguardo all'attuazione della legislazione in materia di risorse proprie, prevedendo la possibilità che il Consiglio adotti un regolamento deliberando a maggioranza qualificata, previa approvazione del Parlamento; deplora tuttavia il fatto che diverse norme di attuazione, in particolare quelle relative al calcolo delle risorse basate sull'RNL, figurino a tutt'oggi nella decisione sulle risorse proprie; chiede pertanto una procedura più efficiente di adozione della decisione sulle risorse proprie; invita il Consiglio e la Commissione, nell'ambito di una futura revisione del trattato, ad accogliere la richiesta del Parlamento intesa a modificare l'articolo 311 TFUE al fine di rafforzare il ruolo del Parlamento nella procedura di adozione delle risorse proprie;

8.  ricorda che gli Stati membri sono responsabili delle loro politiche di bilancio e sottolinea che la potestà tributaria rappresenta uno dei pilastri della sovranità degli Stati membri; sottolinea che la riforma delle risorse proprie dell'UE non comporta alcun trasferimento di sovranità nazionale in tale ambito bensì permette di allineare il sistema attuale allo spirito e alla lettera dei trattati europei;

II.PERCHÉ OCCORRE RIFORMARE L'ATTUALE SISTEMA DELLE RISORSE PROPRIE

i.Necessità di ovviare ad alcune carenze del sistema attuale

9.  sottolinea che l'attuale sistema di risorse proprie è estremamente complesso, iniquo, opaco e totalmente incomprensibile per i cittadini dell'Unione; evidenzia, in particolare, l'opacità dei calcoli relativi agli sconti nazionali e ai meccanismi di correzione che si applicano al sistema delle risorse proprie o alla risorsa basata sull'IVA; sottolinea, inoltre, che tale sistema non è soggetto ad alcun efficace controllo parlamentare a livello di UE e, in sostanza, manca di legittimità e responsabilità democratica;

10.  sottolinea che il modo in cui è evoluto il sistema delle risorse proprie, sostituendo gradualmente le reali risorse proprie con i cosiddetti "contributi nazionali", pone un'enfasi eccessiva sui saldi netti tra gli Stati membri, ignorando quindi per lo più il contributo del bilancio dell'Unione al conseguimento di obiettivi comuni europei a vantaggio dei cittadini dell'UE; deplora pertanto che la quota totale dei contributi nazionali al bilancio dell'Unione, calcolata sulla base dell'RNL o in percentuale della risorsa basata sull'IVA, rappresenti circa l'83 % delle entrate complessive dell'Unione;

11.  è persuaso che il predominio della risorsa RNL abbia rafforzato la logica del "juste retour" ("giusto ritorno") che ha monopolizzato le discussioni, in sede di Consiglio, per quanto riguarda sia le entrate che le spese del bilancio dell'Unione; evidenzia, in tale contesto, l'introduzione della correzione a favore del Regno Unito e di una serie di sconti e altri meccanismi di correzione sul fronte delle entrate, da un lato, nonché l'impossibilità di concordare un livello sufficiente di stanziamenti per il bilancio dell'Unione nel quadro della procedura annuale di bilancio, dall'altro; è del parere che l'UE debba abbandonare il concetto del saldo operativo netto, poiché in pratica tutti gli Stati membri sono beneficiari del bilancio dell'Unione;

12.  ritiene, in particolare, che sulla decisione relativa all'entità del bilancio annuale dell'Unione influiscano considerazioni politiche e finanziarie a livello nazionale, le quali impongono vincoli ai negoziati sul bilancio che sfociano spesso in un gioco a somma zero tra contribuenti netti e beneficiari netti in seno al Consiglio, ignorando gli impegni dell'Unione, compresi quelli assunti dal Consiglio; ritiene che, di conseguenza, alcune politiche unionali con un elevatissimo valore aggiunto europeo siano spesso quelle per le quali si propongono risparmi e che il progetto dell'Unione in quanto tale ne risulta pertanto indebolito;

13.  osserva che i contributi nazionali al bilancio dell'Unione sono chiaramente identificati sul fronte della spesa dei bilanci nazionali e sono frequentemente percepiti come un onere finanziario superiore ai benefici derivanti da settori di spesa dell'Unione che, spesso, risultano meno visibili; insiste, a tale proposito, sulla necessità di affrontare il problema della scarsa sensibilità dell'opinione pubblica circa i vantaggi del bilancio dell'Unione;

14.  è pertanto convinto che l'attuale sistema di risorse proprie violi, in sostanza, la lettera e lo spirito del trattato; ribadisce la propria posizione di lunga data secondo cui una profonda riforma delle risorse dell'Unione è imperativa per riallineare il finanziamento del bilancio dell'Unione al trattato e alle esigenze dell'Unione nel suo insieme;

ii. Necessità di dotare l'Unione delle risorse per finanziare le sue politiche e affrontare nuove sfide

15.  sottolinea che il QFP post-2020 dovrà garantire l'adeguato finanziamento delle politiche e dei programmi dell'Unione dotati di un chiaro valore aggiunto europeo, ma anche fornire risorse supplementari per affrontare le sfide che sono già state individuate in settori quali la crescita e l'occupazione, il cambiamento climatico, la tutela dell'ambiente, la competitività, la coesione, l'innovazione, la migrazione, il controllo delle frontiere esterne dell'UE, la sicurezza e la difesa;

16.  insiste inoltre sulla necessità di evitare le carenze dell'attuale QFP e prevedere, sin dall'inizio, un livello di risorse che consenta all'Unione di perseguire il suo programma politico con finanziamenti adeguati e di rispondere efficacemente agli imprevisti o a situazioni di crisi che possano verificarsi durante il periodo del prossimo quadro finanziario; insiste sulla necessità di risolvere il problema ricorrente della mancanza di sufficienti stanziamenti di pagamento nel quadro della procedura di bilancio annuale; ricorda il sostanziale ricorso alle disposizioni in materia di flessibilità del QFP che è stato necessario per affrontare la crisi migratoria e dei rifugiati;

17.  si aspetta che, fatta salva la liquidazione finanziaria, le conseguenze del recesso del Regno Unito dall'Unione costituiranno una sfida importante anche per il prossimo QFP e per tutte le relative decisioni di bilancio; è convinto che, in vista di una decisione sul QFP post-2020, sia opportuno colmare l'ammanco imputabile alla Brexit, garantendo nel contempo che le risorse dell'Unione non siano ridotte e che non vi siano incidenze negative sui programmi dell'Unione;

18.  plaude alla proposta avanzata dal Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, di creare una linea specifica dedicata alla zona euro nell'ambito del bilancio dell'Unione, inclusa nel suo "discorso sullo stato dell'Unione" al Parlamento europeo e ulteriormente sviluppata nella comunicazione della Commissione del 6 dicembre 2017 su nuovi strumenti di bilancio per una zona euro stabile nel quadro dell'Unione (COM(2017)0822); chiede, a tal fine, che la capacità del bilancio dell'Unione sia superiore agli attuali massimali;

III.VERSO UN SISTEMA DI RISORSE PROPRIE ACCETTABILE ED EQUILIBRATO

i. Principi e presupposti alla base della realizzazione di un nuovo sistema di risorse proprie

19.  si esprime a favore di un nuovo sistema di risorse proprie trasparente, più semplice, più prevedibile e più equo, basato su quegli elementi dell'attuale sistema che si sono dimostrati efficaci, al fine di garantire la stabilità delle finanze a livello di Unione; ritiene che la riforma del sistema delle risorse proprie dovrebbe basarsi su una serie di principi guida;

20.  sottolinea la necessità di collegare le entrate agli obiettivi politici, in particolare il mercato unico, l'unione dell'energia e le politiche in materia di ambiente, clima e trasporti; è convinto, a tale proposito, che il bilancio dell'Unione debba concentrarsi su politiche che presentano un valore aggiunto europeo, come stabilito nella propria risoluzione del 24 ottobre 2017 sul documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'UE(10);

21.  sottolinea, da un punto di vista operativo, che le nuove risorse proprie non possono essere introdotte tutte simultaneamente, evidenziando la necessità di un'attuazione progressiva; ritiene pertanto che la riforma del sistema delle risorse proprie possa essere attuata mediante un approccio bifase: in primo luogo, introducendo risorse proprie meno complesse sul piano tecnico, la cui riscossione sia facilmente realizzabile a un costo ragionevole e, in secondo luogo, introducendo gradualmente ciascuna nuova risorsa propria sulla base di un calendario fisso, sino a quando tutte le risorse non avranno raggiunto la velocità di crociera;

22.  ritiene che l'introduzione di nuove risorse proprie dovrebbe avere una duplice finalità, vale a dire, in primo luogo, ridurre sostanzialmente (puntando a un 40%) la percentuale dei contributi basati sull'RNL, realizzando in tal modo risparmi per i bilanci degli Stati membri e, in secondo luogo, consentire la copertura di un maggior livello di spesa dell'Unione a titolo del QFP post-2020, in modo tale da coprire anche l'ammanco imputabile al recesso del Regno Unito; ricorda, in tale contesto, che le nuove risorse proprie non mirano ad aggravare l'onere fiscale complessivo per i contribuenti dell'Unione, sui quali non deve incidere negativamente l'introduzione di nuove risorse proprie;

23.  chiede l'abolizione di tutte le correzioni e rettifiche, garantendo al contempo un trattamento equo tra gli Stati membri; sottolinea, in tale contesto, che la Brexit implicherà che la correzione a favore del Regno Unito e i relativi "sconti sullo sconto" diverranno obsoleti e cesseranno di esistere, mentre la riforma della risorsa propria statistica basata sull'IVA diverrà inevitabile;

24.  ritiene che le risorse proprie tradizionali, vale a dire i dazi doganali, i prelievi agricoli e i contributi nel settore dello zucchero e dell'isoglucosio, costituiscano una fonte affidabile e autentica di entrate dell'Unione, poiché derivano direttamente dal fatto che l'UE costituisce un'unione doganale e dalle competenze giuridiche e dalla politica commerciale comune ad essa connesse; è pertanto del parere che le risorse proprie tradizionali debbano essere mantenute come fonte di entrate per il bilancio dell'Unione; ritiene che, qualora si riduca la proporzione delle spese di riscossione trattenute dagli Stati membri, il bilancio dell'Unione possa beneficiare di una quota maggiore di tali entrate;

25.  riconosce che il contributo basato sull'RNL costituisce una fonte affidabile, stabile e sicura di entrate per il bilancio dell'Unione e gode del forte sostegno di un'ampia maggioranza di Stati membri; ritiene pertanto che debba essere mantenuto ma unicamente come risorsa di equilibrio e residuale per il bilancio dell'Unione, il che porrebbe fine alla logica di bilancio basata sul "giusto ritorno"; sottolinea la necessità, in tale contesto, di assicurare che il contributo basato sull'RNL sia classificato allo stesso modo in tutti i bilanci nazionali, vale a dire come entrata attribuita all'UE e non come spesa dei governi nazionali;

ii. Criteri utilizzati per individuare nuove risorse proprie

26.  condivide l'opinione espressa nella relazione del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, secondo la quale, per l'individuazione di possibili nuove risorse proprie, occorre tenere conto dei seguenti criteri : giustizia/equità; efficienza; disponibilità in misura sufficiente e stabilità; trasparenza e semplicità; responsabilità democratica e disciplina di bilancio; attenzione al valore aggiunto europeo; principio di sussidiarietà e sovranità fiscale degli Stati membri; contenimento dei costi di transazione politici;

27.  invita la Commissione, su tale base, a esaminare l'introduzione del seguente paniere di nuove risorse proprie;

iii. Paniere di eventuali nuove risorse proprie

a. Obiettivo: consolidare il mercato unico, accrescere la trasparenza e migliorare la parità di condizioni

– Imposta sul valore aggiunto

28.  ricorda che, fin dalla sua introduzione circa 50 anni fa, l'IVA è utilizzata come base per il calcolo delle risorse proprie del bilancio dell'UE e che tale risorsa rappresenta attualmente circa il 12 % delle entrate dell'UE;

29.  osserva, tuttavia, che l'attuale sistema presenta alcune gravi lacune: la risorsa è calcolata su base statistica; è inutilmente complessa e non ha alcun legame diretto con i cittadini; rappresenta un semplice trasferimento di una parte delle entrate riscosse dagli Stati membri e, pertanto, non apporta alcun valore aggiunto rispetto alla risorsa basata sull'RNL; la base di calcolo del contributo non è trasparente né è garantita la parità tra i contribuenti;

30.  deplora il fatto che l'OLAF ha ripetutamente riscontrato gravi casi di frode doganale negli Stati membri, che hanno comportato una sostanziale perdita di gettito per il bilancio dell'Unione; richiama l'attenzione sulla relazione speciale n. 19/2017 della Corte dei conti europea dal titolo: "Procedure di importazione: carenze nel quadro giuridico e un'attuazione inefficace incidono sugli interessi finanziari dell'UE" e teme che i truffatori possano continuare a trovare "l'anello debole" tra gli Stati membri da utilizzare come punto d'ingresso nell'Unione doganale e che il bilancio dell'Unione possa continuare a subire perdite di gettito anche durante il prossimo QFP; invita la Commissione e gli Stati membri ad adottare i necessari provvedimenti per porre fine a tali attività pregiudizievoli per il bilancio dell'Unione;

31.  ricorda la proposta legislativa del 2011 su una nuova risorsa IVA, che avrebbe comportato l'applicazione di un tasso fisso a livello dell'UE basato sul valore netto delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi o sulle importazioni di beni cui si sarebbe applicata un'aliquota IVA comune standard; rileva che, sebbene la proposta non sia stata approvata, il Consiglio europeo di febbraio 2013 ha incoraggiato il Consiglio a continuare a lavorare sul fascicolo; ritiene che il contesto attuale offra l'opportunità di compiere un grande passo avanti in tale ambito;

32.  si compiace della proposta del gruppo ad alto livello relativa alla sua visione della risorsa propria basata sull'IVA, finalizzata a semplificarla, a ridurre i costi amministrativi e a rafforzare il nesso tra la politica UE in materia di IVA e l'effettivo gettito IVA;

33.  prende atto del piano d'azione della Commissione sull'IVA ("Verso uno spazio unico europeo dell'IVA – Il momento delle scelte"), pubblicato il 7 aprile 2016 (COM(2016)0148) e della successiva proposta del 4 ottobre 2017 relativa a una serie di principi fondamentali e di riforme chiave per lo spazio unico europeo dell'IVA; sostiene una riforma approfondita del sistema dell'IVA nell'UE, che dovrebbe mirare ad ampliare la base imponibile, a ridurre le possibilità di frode e i costi di conformità e a generare nuove entrate; ritiene che una parte di tali nuove entrate debba essere destinata al bilancio dell'Unione;

34.  ritiene che una risorsa IVA semplificata debba essere basata sul denominatore comune dei regimi IVA dell'intera Unione e rileva che, di conseguenza, non eliminerebbe tutte le specificità nazionali che sono giustificate da una serie di motivi;

35.  è favorevole alla fissazione di un tasso di prelievo uniforme (dall'1 % al 2 %) sul gettito dell'IVA riformata riscossa interamente dalle amministrazioni degli Stati membri come risorsa propria dell'Unione; ritiene che tale sistema possa garantire entrate significative e stabili per l'UE con un costo amministrativo contenuto;

36.  sottolinea che la Commissione ha già presentato proposte legislative per una vasta riforma delle norme dell'UE in materia di IVA e che sono previste ulteriori iniziative nel 2018; insiste sulla necessità di completare quanto prima la riforma dell'IVA e, al più tardi, prima dell'inizio del prossimo QFP;

37.  invita la Commissione, in attesa dell'adozione della pertinente legislazione in materia di IVA, a presentare una proposta di risorsa propria riformata basata sull'IVA nell'ambito del suo prossimo pacchetto legislativo sulle risorse proprie dell'UE; è del parere che tale proposta debba tenere conto dei principali risultati della riforma dell'IVA attualmente in discussione;

– Imposta sul reddito delle società

38.  ricorda di aver esortato la Commissione, nella propria risoluzione del 6 luglio 2016 sulle decisioni anticipate in materia fiscale (tax ruling) e altre misure analoghe per natura o effetto(11), a presentare una proposta per una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società (CCCTB), "corredata di una chiave di distribuzione adeguata ed equa, che fornisca una soluzione globale per far fronte alla maggior parte delle pratiche fiscali dannose all'interno dell'Unione, apporti chiarezza e semplicità per le imprese e agevoli le attività economiche transfrontaliere all'interno dell'Unione";

39.  prende atto delle proposte della Commissione relative a una CCCTB, rammentando la propria richiesta che la base consolidata sia estesa a tutte le imprese dopo un periodo transitorio; insiste sulla necessità che nelle attuali proposte relative a una CCCTB rientri anche l'economia digitale; suggerisce, sulla base di tali proposte, che la presenza digitale di una società sia trattata allo stesso modo della sede fisica mediante la definizione e l'individuazione di una sede digitale permanente;

40.  concorda con la valutazione del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, secondo la quale la CCCTB può essere la base per una nuova risorsa propria, in quanto è conforme a tutti i criteri stabiliti dal gruppo; sottolinea che la CCCTB è inoltre un elemento fondamentale nello sviluppo del mercato unico, che è un bene pubblico europeo, poiché previene sia una concorrenza fiscale scorretta tra Stati membri sia l'ottimizzazione fiscale che pregiudica la parità di condizioni;

41.  ricorda che l'evasione fiscale in tutte le sue forme comporta per l'Unione la perdita di un importo annuo stimato dalla Commissione a 1 bilione di EUR; insiste sulla necessità di reintegrare le entrate fiscali non percepite mediante una politica coordinata di contrasto alle frodi e all'evasione fiscale e mediante un quadro fondato sulla trasparenza, la cooperazione e il coordinamento;

42.  chiede alla Commissione, sulla base delle conclusioni del riesame della direttiva CCCTB, di proporre la creazione di una nuova risorsa propria per il bilancio dell'Unione, da calcolarsi sulla base delle entrate degli Stati membri generate dalla CCCTB; è favorevole alla fissazione di un tasso di prelievo uniforme sulle entrate provenienti dalla CCCTB, da riscuotere come risorsa propria; ritiene che tale sistema possa garantire entrate significative e stabili per l'UE con un costo amministrativo contenuto;

– Signoraggio

43.  è del parere che le entrate provenienti dagli utili della Banca centrale europea (generati dall'emissione di valuta), quindi direttamente connesse all'Unione monetaria dell'UE, debbano formare la base di una nuova risorsa propria anziché essere versate alle tesorerie nazionali; ritiene che tale risorsa debba essere direttamente collegata alla linea specifica dedicata alla zona euro nel bilancio dell'UE;

b. Obiettivo: ridurre la speculazione finanziaria e rafforzare l'equità fiscale in settori che utilizzano strumenti di pianificazione fiscale aggressiva o ottimizzazione fiscale aggressiva.

– Un'imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) a livello europeo

44.  incoraggia gli sforzi compiuti nell'ambito della cooperazione rafforzata da un gruppo di 11 Stati membri per l'istituzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie (ITF), a seguito della proposta della Commissione del 2011; esorta tutti gli altri Stati membri a unirsi al suddetto gruppo al fine di evitare perturbazioni dei mercati finanziari e garantire il corretto funzionamento del mercato unico;

45.  condivide la valutazione del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, che sostiene l'ITF come potenziale base per una nuova risorsa propria per il bilancio dell'Unione, considerando tuttavia che dovrebbero essere esaminate anche altre modalità di tassazione delle attività finanziarie;

46.  chiede pertanto la creazione di una nuova risorsa propria per il bilancio dell'Unione, calcolata sulla base del metodo scelto per la tassazione delle attività finanziarie;

– Tassazione delle imprese nel settore digitale

47.  accoglie con favore le conclusioni del Consiglio informale dei ministri delle finanze del 16 settembre 2017, che ha chiesto l'elaborazione di nuove norme sulla tassazione del digitale, in risposta alla lettera dei quattro ministri delle finanze in cui si chiedeva alla Commissione di esaminare soluzioni efficaci basate sul concetto dell'istituzione di una cosiddetta imposta di compensazione sul fatturato generato in Europa dalle aziende digitali; sottolinea che la Commissione, nella sua comunicazione del 21 settembre 2017 su "Un sistema fiscale equo ed efficace nell'Unione europea per il mercato unico digitale", ribadisce che la CCCTB fornisce un quadro propizio alla revisione delle norme per una fiscalità moderna e stabile delle imprese digitali e in grado di affrontare le sfide fiscali poste dall'economia digitale; chiede un approccio coordinato a livello di UE, anche per le soluzioni a breve termine, allo scopo di evitare distorsioni del mercato unico imputabili ad azioni unilaterali e la creazione di paradisi fiscali per le imprese digitali;

48.  conviene sul fatto che l'economia digitale dovrebbe disporre di un quadro fiscale moderno e stabile al fine di stimolare l'innovazione, contrastare la frammentazione del mercato e la concorrenza sleale e consentire a tutti gli operatori di trarre vantaggio dalle nuove condizioni eque ed equilibrate, garantendo nel contempo che le piattaforme e le imprese digitali paghino la loro quota di imposte dovute nel luogo in cui generano gli utili; evidenzia, inoltre, che è essenziale garantire la certezza degli investimenti delle imprese sul piano fiscale, al fine di ovviare alle attuali lacune ed evitare l'emergere di nuove scappatoie fiscali all'interno del mercato unico;

49.  ritiene fondamentale che siano adottate misure fiscali per il mercato digitale al fine di limitare l'evasione fiscale e le distorsioni fiscali, la pianificazione fiscale aggressiva o i sistemi di ottimizzazione fiscale, nonché l'abuso dei meccanismi europei allo scopo di sottrarsi al fisco; ritiene che tali pratiche falsino la concorrenza nel mercato unico e privino gli Stati membri di entrate fiscali dovute;

50.  invita, in linea di principio, a creare una nuova risorsa propria per il bilancio dell'UE applicata alle transazioni nell'economia digitale; ritiene tuttavia che, in vista degli importanti negoziati in corso a livello di UE e di OCSE, sia troppo presto per decidere in merito alle modalità specifiche per la creazione di tale risorsa;

51.  è convinto, tuttavia, che le modalità stabilite dalle autorità dell'UE, quali sistemi di registrazione o monitoraggio o meccanismi di regolamentazione, dovrebbero consentire immediatamente la riscossione di diritti e prelievi a beneficio del bilancio dell'Unione sulla base del loro valore aggiunto europeo; ritiene che si tratti di beni pubblici dell'Unione che, come afferma il gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, costituiscono una base per l'istituzione di un prelievo che costituisce "altre entrate" derivanti dalle politiche dell'Unione;

c. Obiettivo: promuovere la transizione energetica e la lotta al riscaldamento globale

– Imposte e tasse ambientali

52.  conferma che la lotta al cambiamento climatico, il passaggio a un'economia sostenibile, circolare e a basse emissioni di carbonio nonché gli obiettivi approvati di comune accordo dell'Unione dell'energia costituiscono un'importante finalità delle politiche dell'UE;

53.  ribadisce la propria convinzione che soltanto imposte energetiche o ambientali comuni a livello di Unione possano garantire una concorrenza leale tra le imprese e il corretto funzionamento del mercato unico, promuovendo in tal modo il passaggio a un modello di sviluppo più progressivo e sostenibile;

54.  insiste sull'importanza della tassazione ecologica quale meccanismo particolarmente indicato a contribuire alle risorse proprie europee; invita la Commissione a incorporare maggiormente le proposte di risorse proprie ecologiche aggiuntive, come indicato nella relazione del gruppo di lavoro sulle risorse proprie e dal Commissario al bilancio dell'UE, che sono in linea con talune politiche dell'Unione, ad esempio in materia di energia (tassazione dei prodotti energetici), di ambiente e clima (meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera, tassa sulla plastica e sistema di scambio delle quote di emissione (ETS)) e di trasporti (tasse sul carburante per il trasporto stradale e sui biglietti aerei), allo scopo di promuovere ulteriori risorse proprie dell'Unione in futuro;

55.  chiede di considerare una quota sostanziale dei proventi delle aste nell'ambito del sistema ETS dalla fase 4 (2021) in poi una nuova risorsa propria dell'UE; ricorda che tale parere è stato discusso in seno al gruppo ad alto livello sulle risorse proprie ed è espressamente raccomandato dalla Commissione nella sua comunicazione del 14 febbraio 2018 dal titolo "Un QFP nuovo e moderno per un'Unione europea in grado di realizzare efficientemente le sue priorità post-2020" (COM(2018)0098); chiede parallelamente l'introduzione di una tassa di adeguamento del carbonio alla frontiera, quale nuova risorsa propria per il bilancio dell'Unione, che dovrebbe anche avere l'effetto di assicurare la parità di condizioni nel commercio internazionale e ridurre la delocalizzazione della produzione, internalizzando al contempo i costi dei cambiamenti climatici nei prezzi dei beni importati;

56.  chiede alla Commissione di valutare l'introduzione, a livello di UE, di una tassa sulla plastica e sugli oggetti monouso, al fine di incoraggiare l'impiego di alternative più sostenibili;

57.  ritiene che le risorse proprie basate su un'imposta sull'energia elettrica possano sovrapporsi all'ambito di applicazione del sistema ETS e destare preoccupazione per la stabilità delle condizioni di investimento e l'onere finanziario che grava sulle famiglie;

58.  ritiene che, qualora una qualsiasi risorsa propria comporti un onere eccessivo per un determinato Stato membro, tale onere potrebbe essere ridotto grazie a un maggiore sostegno attraverso i programmi dell'UE, di durata ed entità limitati, in linea con gli obiettivi e le finalità dell'Unione; sottolinea che tale sostegno non può essere concesso tramite l'introduzione di eventuali nuove correzioni o rettifiche sul versante delle entrate del bilancio dell'UE;

59.  sottolinea che l'introduzione di imposte o tasse ambientali non dovrebbe compromettere il diritto degli Stati membri di determinare le condizioni di utilizzo delle loro fonti energetiche, la scelta tra varie fonti energetiche e la struttura generale del loro approvvigionamento energetico;

iv. Altre fonti di entrate

60.  ricorda che, sebbene le risorse proprie debbano essere la componente principale delle entrate del bilancio dell'Unione, esse sono tuttavia integrate da quelle che l'articolo 311 TFUE definisce "altre entrate", che comprendono: l'imposta sulle retribuzioni del personale dell'UE; le entrate provenienti dal funzionamento amministrativo delle istituzioni, quali i ricavi dalla vendita di beni, da noleggi e locazioni, dalla fornitura di servizi e dagli interessi bancari; i contributi dei paesi terzi a favore di determinati programmi dell'UE; gli interessi di mora; le ammende pagate dalle imprese, nella maggior parte dei casi quando è riscontrata una violazione del diritto dell'UE in materia di concorrenza; le entrate dalle operazioni di assunzione ed erogazione di prestiti dell'UE;

61.  osserva che il saldo di ogni esercizio è iscritto nel bilancio dell'esercizio successivo come entrata in caso di eccedenza e che le altre entrate, i saldi e gli adeguamenti tecnici, compresa l'eccedenza dell'esercizio precedente, ammontano a circa il 6 % delle entrate totali; sottolinea che, negli ultimi anni, le "altre entrate" sono state per lo più costituite da ammende, che rappresentano da sole il 2,5 % delle entrate totali (escluse le entrate con destinazione specifica);

62.  si rammarica del fatto che il potenziale di tali altre entrate sia stato finora trascurato nel dibattito sul finanziamento dell'UE; ritiene che, sebbene tali entrate non rappresentino un'alternativa alle altre risorse proprie per via della loro entità, della loro volatilità e della loro imprevedibilità, esse costituiscano comunque un eventuale mezzo per coprire l'accresciuto fabbisogno finanziario nel quadro del prossimo QFP;

63.  ricorda che le procedure giuridiche che disciplinano tali entrate e le eventuali modifiche sono più flessibili rispetto a quelle utilizzate per le risorse proprie, poiché non sono stabilite nella decisione relativa alle risorse proprie ma nella legislazione secondaria, e non sono pertanto soggette al requisito dell'unanimità;

64.  ribadisce la propria posizione di lunga data secondo cui eventuali entrate derivanti da ammende imposte alle imprese che violano le norme sulla concorrenza dell'Unione o connesse a pagamenti tardivi dei contributi nazionali al bilancio dell'Unione, dovrebbero costituire entrate supplementari per il bilancio dell'Unione, senza comportare una corrispondente riduzione dei contributi basati sull'RNL;

65.  chiede, a tal fine, la creazione di una riserva speciale nel bilancio dell'Unione, da alimentare progressivamente con ogni tipo di altre entrate impreviste e debitamente riportata a nuovo al fine di fornire ulteriori possibilità di spesa quando se ne ravvisi la necessità; ritiene che tale riserva debba essere destinata agli strumenti speciali del QFP e fornire integrazioni aggiuntive, per quanto riguarda sia gli impegni sia i pagamenti, previa decisione dell'autorità di bilancio;

66.  sottolinea il potenziale, per il bilancio dell'Unione, di diritti richiesti per l'attuazione delle politiche dell'UE e in particolare dei programmi europei, quali ad esempio il futuro sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS) per i cittadini di paesi terzi; ritiene che, in certi casi, tali entrate possano essere destinate alla stessa politica o finalità; ritiene che, per la generazione dei programmi e delle politiche dell'Unione dopo il 2020, questo tipo di entrata potenziale debba essere preso in considerazione in modo più sistematico, allo scopo di fornire al bilancio dell'Unione un'ulteriore fonte di entrate;

67.  sottolinea che nel 2016 le entrate destinate alle agenzie decentrate dell'UE, quali diritti e oneri versati dalle imprese e contributi a carico dei bilanci nazionali, ammontavano all'incirca a 1 miliardo di EUR; invita la Commissione a proporre nel prossimo QFP un approccio coerente in materia di finanziamento delle agenzie tramite la riscossione di diritti;

o
o   o

68.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 105.
(2) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 29.
(3) GU L 168 del 7.6.2014, pag. 39.
(4) GU C 27 E del 31.1.2008, pag. 214.
(5) GU C 380 E dell'11.12.2012, pag. 89.
(6) GU C 443 del 22.12.2017, pag. 11.
(7) GU C 443 del 22.12.2017, pag. 994.
(8) GU C 294 del 12.8.2016, pag. 82.
(9) Testi approvati, P8_TA(2016)0309.
(10) Testi approvati, P8_TA(2017)0401.
(11) Testi approvati, P8_TA(2016)0310.


Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: Analisi annuale della crescita 2018
PDF 263kWORD 57k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: analisi annuale della crescita 2018 (2017/2226(INI))
P8_TA(2018)0077A8-0047/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare l'articolo 121, paragrafo 2, e gli articoli 136 e 148,

–  visto il regolamento (UE) n. 1175/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, che modifica il regolamento (CE) n. 1466/97 del Consiglio per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonché della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche(1),

–  vista la direttiva 2011/85/UE del Consiglio, dell'8 novembre 2011, relativa ai requisiti per i quadri di bilancio degli Stati membri(2),

–  visto il regolamento (UE) n. 1174/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulle misure esecutive per la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi nella zona euro(3),

–  visto il regolamento (UE) n. 1177/2011 del Consiglio, dell'8 novembre 2011, che modifica il regolamento (CE) n. 1467/97 per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi(4),

–  visto il regolamento (UE) n. 1176/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici(5),

–  visto il regolamento (UE) n. 1173/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 novembre 2011, relativo all'effettiva esecuzione della sorveglianza di bilancio nella zona euro(6),

–  visto il regolamento (UE) n. 473/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulle disposizioni comuni per il monitoraggio e la valutazione dei documenti programmatici di bilancio e per la correzione dei disavanzi eccessivi negli Stati membri della zona euro(7),

–  visto il regolamento (UE) n. 472/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sul rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria(8),

–  vista la valutazione del Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche, del 20 giugno 2017, sull'orientamento di bilancio adeguato per il futuro della zona euro,

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2010 e del 17 giugno 2010 nonché la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo: "Europa 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020),

–  vista la raccomandazione (UE) 2015/1184 del Consiglio, del 14 luglio 2015, relativa agli orientamenti di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell'Unione europea(9),

–  visto il regolamento (UE) 2015/1017 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 giugno 2015 relativo al Fondo europeo per gli investimenti strategici, al polo europeo di consulenza sugli investimenti e al portale dei progetti di investimento europei e che modifica i regolamenti (UE) n. 1291/2013 e (UE) n. 1316/2013 – il Fondo europeo per gli investimenti strategici(10),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 13 gennaio 2015, dal titolo "Sfruttare al meglio la flessibilità consentita dalle norme vigenti del patto di stabilità e crescita" (COM(2015)0012),

–  vista la sua risoluzione del 24 giugno 2015 sulla verifica del quadro di governance economica: bilancio e sfide(11),

–  vista la relazione dal titolo "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa" ("relazione dei cinque presidenti"),

–  visto il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 21 ottobre 2015, sulle tappe verso il completamento dell'Unione economica e monetaria (COM(2015)0600),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 6 dicembre 2017, sulle ulteriori tappe verso il completamento dell'Unione economica e monetaria (COM(2017)0821),

–  viste le previsioni economiche della Commissione dell'autunno 2017,

–  visti gli studi e le analisi approfondite sul coordinamento delle politiche economiche nella zona euro nell'ambito del semestre europeo elaborati per la commissione per i problemi economici e monetari (novembre 2015),

–  visti la comunicazione della Commissione del 26 novembre 2015 sull'analisi annuale della crescita 2016 (COM(2015)0690), la relazione 2016 sul meccanismo d'allerta (COM(2015)0691) e il progetto di relazione comune sull'occupazione (COM(2015)0700),

–  vista la proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali, sottoscritta e proclamata a Göteborg il 17 novembre 2017,

–  visto il regolamento (UE) 2017/825 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che istituisce il programma di sostegno alle riforme strutturali per il periodo 2017-2020 e che modifica i regolamenti (UE) n. 1303/2013 e (UE) n. 1305/2013,

–  vista la sua risoluzione del 17 dicembre 2015 sul completamento dell'Unione economica e monetaria dell'Europa(12),

–  vista la sua raccomandazione del 13 dicembre 2017 al Consiglio e alla Commissione a seguito dell'inchiesta in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale(13),

–  vista la raccomandazione della Commissione del 22 novembre 2017 relativa a una raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro (COM(2017)0770),

–  vista la discussione con i rappresentanti dei parlamenti nazionali sulle priorità del semestre europeo 2018,

–  vista la discussione con la Commissione, in seno al Parlamento europeo, sul pacchetto del semestre europeo – Analisi annuale della crescita 2018,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e i pareri della commissione per i bilanci, della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e della commissione per lo sviluppo regionale, nonché la posizione sotto forma di emendamenti della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0047/2018),

A.  considerando che, secondo le previsioni della Commissione, l'espansione dell'economia europea dovrebbe continuare, anche se il ritmo della creazione di posti di lavoro e dell'aumento del potere d'acquisto delle famiglie comporterà una leggera perdita di slancio per i prossimi due anni, con una crescita nell'UE pari al 2,4 % nel 2017, che poi rallenterà leggermente fino al 2,2 % nel 2018 e al 2,0 % nel 2019; che sarà tuttavia necessaria un'ulteriore azione strategica per affrontare i problemi irrisolti lasciati dalla crisi economica globale;

B.  considerando che l'attuale situazione economica dell'UE richiede riforme strutturali ambiziose e socialmente equilibrate nonché investimenti negli Stati membri per pervenire a una crescita, un'occupazione e una competitività sostenute e per conseguire una convergenza verso l'alto;

C.  considerando che, secondo le previsioni, la crescita dei consumi privati subirà un leggero calo quest'anno prima di attenuarsi nel 2019, per effetto di un aumento dell'inflazione rispetto al 2017, seppur al di sotto dell'obiettivo della BCE inferiore ma prossimo al 2%;

D.  considerando che la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), oltre ai Fondi strutturali e di investimento europei, hanno fornito un sostegno importante agli investimenti nell'UE; che, tuttavia, gli investimenti privati restano tuttora al di sotto dei livelli del 2008, con implicazioni negative per la crescita, la creazione di posti di lavoro e la produttività potenziali;

E.  considerando che l'occupazione dovrebbe continuare a crescere e, nel secondo trimestre del 2017, ha raggiunto un record di 235,4 milioni di occupati, sebbene alcuni indicatori del mercato del lavoro rivelino la presenza di difficoltà persistenti, quali la segmentazione crescente del mercato del lavoro, che aggravano le disuguaglianze, in particolare per quanto riguarda i giovani e le persone con un basso livello di istruzione; che il tasso di disoccupazione si attesta al 7,5 % nell'UE e all'8,9 % nella zona euro e, sebbene abbia raggiunto i livelli più bassi degli ultimi nove e otto anni, rispettivamente, è ancora troppo elevato, soprattutto tra i giovani; che permangono differenze molto significative in numerosi Stati membri e i tassi di occupazione devono ancora progredire per uscire dalla crisi e, non da ultimo, per conseguire gli obiettivi nazionali di Europa 2020; che nel 2016 la disoccupazione occulta (disoccupati disposti a lavorare ma che non cercano attivamente un'occupazione) si attestava al 20 %;

F.  considerando che, per effetto dell'elusione fiscale, dell'evasione fiscale e della frode fiscale a vantaggio di talune grandi società e determinati individui, diversi Stati membri hanno perso miliardi di euro di entrate per la gestione delle finanze pubbliche, a scapito delle PMI e degli altri contribuenti;

G.  considerando che il miglioramento della situazione economica offre opportunità per attuare riforme strutturali ambiziose e socialmente equilibrate, in particolare misure intese a incoraggiare gli investimenti, dato che la quota degli investimenti rispetto al PIL è attualmente ancora inferiore al livello registrato nel periodo immediatamente precedente alla crisi finanziaria, nonché a migliorare la situazione per quanto riguarda le finanze pubbliche, tenendo conto dell'onere che l'evoluzione demografica comporta per la sostenibilità del debito;

1.  prende atto della pubblicazione del pacchetto dell'analisi annuale della crescita 2018 e della combinazione di politiche proposta, che comprende investimenti, riforme strutturali ambiziose e socialmente equilibrate e finanze pubbliche responsabili, presentata come un modo per promuovere ulteriormente livelli di crescita più elevati e rafforzare la ripresa europea, la convergenza verso l'alto e la competitività; concorda sul fatto che è necessario compiere ulteriori progressi nell'attuazione delle riforme strutturali per conseguire risultati riguardo a crescita e occupazione e per proseguire la lotta contro le disuguaglianze che ostacolano la crescita economica;

Capitolo 1 – Investimenti e crescita

2.  sottolinea il persistente problema strutturale della crescita insufficiente della produzione, della produttività e della competitività potenziali, associato a un livello troppo basso di investimenti pubblici e privati e all'assenza di riforme strutturali ambiziose e socialmente equilibrate in taluni Stati membri;

3.  ricorda che alcuni Stati membri registrano tuttora ingenti avanzi delle partite correnti che potrebbero essere utilizzati per sostenere gli investimenti pubblici e privati e promuovere la crescita economica;

4.  ricorda l'importanza di combinare investimenti pubblici e privati con riforme strutturali, in modo da stimolare e sfruttare la crescita economica;

5.  sottolinea l'importanza di promuovere gli investimenti pubblici nell'UE al fine di porre rimedio all'attuale calo degli investimenti pubblici; esorta inoltre al completamento dell'Unione dei mercati dei capitali al fine di stimolare gli investimenti privati in tutto il mercato unico; ritiene che il quadro normativo per gli investimenti privati debba essere ulteriormente migliorato;

6.  sottolinea la necessità di maggiori investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, nonché nella modernizzazione tecnologica, al fine di stimolare la produttività; ricorda che gli investimenti in ambiti quali infrastrutture, assistenza all'infanzia, edilizia sociale, istruzione, formazione, sanità, ricerca, innovazione digitale ed economia circolare, possono aumentare la produttività e/o l'occupazione; invita la Commissione a formulare raccomandazioni specifiche per paese (RSP) nel settore dell'efficienza energetica e del consumo di risorse e a garantire che le RSP siano pienamente coerenti con l'accordo di Parigi in materia di clima;

7.  chiede alla Commissione di valutare gli ostacoli che attualmente si frappongono a importanti progetti di infrastrutture a favore della crescita durante il ciclo di vita di tali investimenti, nonché di discutere con il Parlamento europeo e il Consiglio in merito alle modalità per affrontare tali ostacoli nell'ambito del quadro giuridico esistente;

Capitolo 2 – Finanze pubbliche responsabili

8.  prende atto dell'orientamento di bilancio complessivamente neutro proposto nelle raccomandazioni per la zona euro e rileva nel 2018, in diversi Stati membri, l'orientamento di bilancio dovrebbe essere leggermente espansivo; ricorda che l'attuazione coerente e la conformità alle norme di bilancio dell'Unione, compreso il pieno rispetto delle clausole di flessibilità esistenti, sono essenziali per il corretto funzionamento dell'UEM;

9.  evidenzia che gli orientamenti di bilancio a livello nazionale e della zona euro devono trovare un equilibrio tra, da un lato, la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche e degli investimenti, nel pieno rispetto del patto di stabilità e crescita, e, dall'altro, la stabilizzazione macroeconomica a breve termine;

10.  si compiace dei miglioramenti nelle finanze pubbliche, essenziali per conseguire una crescita più solida, sostenibile ed efficace, in particolare della graduale riduzione del rapporto debito/PIL nell'UE e nella zona euro e del calo dei disavanzi di bilancio; sottolinea allo stesso tempo che il rapporto debito lordo/PIL all'interno della zona euro si aggira ancora intorno al 90 % e che diversi Stati membri si situano ben al di sopra di tale livello; sottolinea che i predetti Stati membri dovrebbero ridurre con urgenza i loro elevati rapporti debito/PIL, dal momento che ciò risulta decisamente più facile in periodi di ripresa economica; ricorda che l'invecchiamento della società e altri sviluppi demografici costituiscono un onere gravoso per la sostenibilità delle finanze pubbliche; invita pertanto gli Stati membri ad assumersi la responsabilità per le generazioni future;

11.  sottolinea la necessità di prestare maggiore attenzione alla composizione e alla gestione dei bilanci nazionali; accoglie pertanto con favore la pratica sempre più diffusa delle revisioni della spesa e incoraggia inoltre gli Stati membri a valutare la qualità dei rispettivi bilanci;

Capitolo 3 – Riforme strutturali

12.  ricorda che alcuni Stati membri devono continuare ad attuare riforme strutturali sostenibili sotto il profilo sociale e ambientale e favorevoli alla crescita, in particolare tenuto conto del miglioramento della situazione economica in tutta l'UE e della crescita del PIL in quasi tutti gli Stati membri, nell'ottica di promuovere la competitività, la creazione di posti di lavoro, la crescita e la convergenza verso l'alto;

13.  insiste affinché la spesa in R&S si avvicini agli obiettivi della strategia Europa 2020; invita gli Stati membri a istituire politiche adeguate e a fornire investimenti per garantire o mantenere la parità di accesso all'istruzione e alla formazione lungo tutto l'arco della vita, tenendo conto dell'evoluzione del mercato del lavoro, tra cui l'emergere di nuove professioni;

14.  evidenzia che la digitalizzazione, la globalizzazione e il cambiamento tecnologico stanno radicalmente trasformando i nostri mercati del lavoro, in quanto comportano, per esempio, profondi cambiamenti delle forme e degli status occupazionali, che necessitano di una transizione adattata; sottolinea pertanto l'importanza di mercati del lavoro dinamici, dotati di sistemi di sicurezza sociale accessibili e di elevata qualità, in grado di rispondere a queste nuove realtà del mercato del lavoro;

15.  ritiene che l'adozione di riforme volte a rimuovere gli ostacoli agli investimenti fornirebbe un sostegno immediato all'attività economica e determinerebbe, al contempo, le condizioni per una crescita di lungo periodo;

16.  chiede revisioni nel campo tributario onde raggiungere il giusto equilibrio per la tassazione del capitale, del lavoro e dei consumi;

Capitolo 4 – Convergenza e inclusione

17.  evidenzia che il semestre europeo e le raccomandazioni specifiche per paese dovrebbero contribuire al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020, compresi quelli stabiliti nel pilastro dei diritti sociali, e dovrebbero generare crescita e posti di lavoro; valuta pertanto positivamente il "quadro di valutazione della situazione sociale" quale strumento per monitorare l'attuazione del pilastro sociale;

18.  mette in evidenza che di recente la crescita dei salari reali non è stata al passo con la crescita della produttività e, allo stesso tempo, si sono registrati dei miglioramenti nel mercato del lavoro; sottolinea, in tale contesto, che in determinati settori e ambiti potrebbero essere possibili aumenti dei salari, in linea con gli obiettivi di produttività per garantire un buon tenore di vita, tenendo in considerazione la competitività e l'esigenza di contrastare le disuguaglianze;

19.  evidenzia che le politiche di bilancio devono tenere conto della politica monetaria, rispettando l'indipendenza della BCE;

20.  sollecita la Commissione a elaborare una strategia globale a sostegno degli investimenti che migliori la sostenibilità ambientale, nonché a stabilire un adeguato legame tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (OSS) e il semestre europeo;

21.  si compiace del fatto che l'analisi annuale della crescita 2018 riconosca la necessità di sistemi fiscali efficienti ed equi che prevedano i giusti incentivi per l'attività economica; sostiene le iniziative della Commissione intese a conseguire una maggiore trasparenza e una riforma del sistema dell'IVA e prende atto del lavoro compiuto in relazione alla base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società; accoglie con favore gli sforzi profusi a livello internazionale per combattere la frode fiscale, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale; osserva che il miglioramento dell'efficacia dei sistemi fiscali nazionali può aumentare in maniera significativa le entrate pubbliche;

22.  invita gli Stati membri ad adottare misure adeguate di sostegno e integrazione per i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (NEET) e per i rifugiati, prevedendo in una fase precoce gli interventi necessari per agevolare il loro ingresso nel mercato del lavoro, in modo da evitare che vengano risucchiati dall'economia sommersa e da assicurare che i servizi pubblici dispongano di risorse sufficienti; sottolinea che le parti sociali dovrebbero svolgere un ruolo chiave nel facilitare l'integrazione dei NEET e dei rifugiati e nel garantire che non subiscano discriminazioni sul mercato del lavoro;

23.  esprime preoccupazione per il fatto che i divari e le discriminazioni continuino a incidere profondamente sui mercati del lavoro di alcuni Stati membri, contribuendo a creare differenze tra uomini e donne in termini di retribuzioni, pensioni e partecipazione ai processi decisionali;

Capitolo 5 – Quadro del semestre europeo: titolarità e attuazione

24.  plaude alla maggiore attenzione riservata all'orientamento aggregato della politica di bilancio della zona euro, pur ricordando gli obblighi dei singoli Stati membri di rispettare il patto di stabilità e crescita, nonché di rispettare integralmente le relative clausole di flessibilità esistenti; sottolinea che il concetto di orientamento aggregato della politica di bilancio non implica una compensazione reciproca degli avanzi e dei disavanzi nei diversi Stati membri;

25.  esprime preoccupazione per il basso tasso di conformità alle raccomandazioni specifiche per paese, comprese quelle volte a promuovere la convergenza, aumentare la competitività e ridurre gli squilibri macroeconomici; ritiene che un rafforzamento della titolarità nazionale per mezzo di autentiche discussioni pubbliche a livello nazionale comporterebbe una migliore attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese; reputa importante garantire un dibattito in seno ai parlamenti nazionali in merito alle relazioni per paese e alle raccomandazioni specifiche per paese; ritiene opportuno coinvolgere in maniera più efficace le autorità regionali e locali nel processo del semestre europeo; invita la Commissione a ricorrere a tutti gli strumenti esistenti per applicare le raccomandazioni specifiche per paese volte ad affrontare tali sfide, che rappresentano una minaccia per la sostenibilità dell'Unione monetaria;

26.  sottolinea che qualsiasi passo ulteriore verso un approfondimento dell'UEM deve essere accompagnato da un controllo democratico più forte; insiste sul fatto che, a tal fine, il ruolo del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali deve essere rafforzato in linea con il principio della responsabilità; chiede che vengano consultate le parti sociali nel quadro del processo negoziale, a livello sia nazionale che europeo;

27.  si compiace che la Commissione abbia riconosciuto che la corruzione continua a rappresentare un ostacolo agli investimenti in alcuni Stati membri e che il rispetto dello Stato di diritto così come autorità giudiziarie e di contrasto indipendenti sono necessari per garantire un adeguato sviluppo economico; si rammarica tuttavia che la Commissione abbia smesso di redigere la relazione annuale sulla lotta alla corruzione e invita la Commissione a riprendere questa analisi annuale della corruzione all'interno degli Stati membri e a mettere a disposizione dei meccanismi per contrastare tale fenomeno;

Contributi settoriali alla relazione relativa all'analisi annuale della crescita 2018

Bilanci

28.  ritiene che i bilanci dell'UE debbano fornire un incentivo alla crescita sostenibile, alla convergenza, agli investimenti e alle riforme mediante soluzioni e sinergie per i bilanci nazionali; è dell'avviso, pertanto, che l'analisi annuale della crescita serva da orientamento per gli Stati membri e per la preparazione dei bilanci nazionali e di quello dell'UE, segnatamente nel contesto dell'elaborazione del quadro finanziario pluriennale successivo al 2020;

29.  ribadisce, a tale riguardo, che è opportuno che vi siano maggiori sinergie tra i bilanci nazionali e il bilancio dell'UE; sottolinea che, visto il suo coinvolgimento nel semestre europeo e nella preparazione ed esecuzione del bilancio dell'UE, la Commissione è chiamata a svolgere un ruolo chiave in proposito;

30.  si compiace della proposta relativa alla maggiore sinergia e alla non frammentazione del bilancio unionale, illustrata nelle raccomandazioni presentate nella relazione finale del gruppo ad alto livello sulle risorse proprie, del dicembre 2016, dal titolo "Futuro finanziamento dell'UE";

Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare

31.  si compiace dell'iniziativa della Commissione relativa al lancio del portale web sulla promozione della salute e la prevenzione delle malattie che fornisce informazioni aggiornate su temi connessi alla promozione della salute e del benessere e costituisce una fonte importante di informazioni chiare e affidabili per i cittadini; sottolinea che tale portale dovrebbe essere pienamente accessibile a tutti i cittadini dell'UE, compresi quelli che soffrono di dislessia o altre difficoltà analoghe;

32.  chiede una maggiore coerenza con altre politiche dell'UE in materia di prevenzione delle calamità e preparazione alle calamità, come la strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici, i Fondi strutturali e d'investimento europei, il Fondo di solidarietà, la legislazione ambientale e le politiche in materia di ricerca o innovazione;

o
o   o

33.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti nazionali degli Stati membri e alla Banca centrale europea.

(1) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 12.
(2) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 41.
(3) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 8.
(4) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 33.
(5) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 25.
(6) GU L 306 del 23.11.2011, pag. 1.
(7) GU L 140 del 27.5.2013, pag. 11.
(8) GU L 140 del 27.5.2013, pag. 1.
(9) GU L 192 del 18.7.2015, pag. 27.
(10) GU L 169 dell'1.7.2015, pag. 1.
(11) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 86.
(12) GU C 399 del 24.11.2017, pag. 149.
(13) Testi approvati, P8_TA(2017)0491.


Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2018
PDF 246kWORD 68k
Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2018 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2018 (2017/2260(INI))
P8_TA(2018)0078A8-0052/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 3 e 5 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 9, 145, 148, 152, 153, 174 e 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea(1),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il titolo IV (Solidarietà),

–  vista la Carta sociale europea riveduta,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  vista la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, segnatamente 1, 3, 4, 5, 8 e 10;

–  vista la proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali del 17 novembre 2017 a Göteborg,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 22 novembre 2017, dal titolo "Analisi annuale della crescita 2018" (COM(2017)0690),

–  visto il progetto di relazione comune sull'occupazione della Commissione e del Consiglio, del 22 novembre 2017, che accompagna la comunicazione della Commissione sull'analisi annuale della crescita 2018 (COM(2017)0674),

–  vista la proposta della Commissione, del 22 novembre 2017, di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2017)0677),

–  vista la raccomandazione di raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro, presentata il 22 novembre 2017 dalla Commissione (COM(2017)0770),

–  vista la relazione della Commissione, del 22 novembre 2017, dal titolo "Relazione 2018 sul meccanismo di allerta" (COM(2017)0771),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 22 novembre 2017, dal titolo "Documenti programmatici di bilancio: valutazione globale" (COM(2017)0800),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2017)0250),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Un'iniziativa per sostenere l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano" (COM(2017)0252),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Bilancio della raccomandazione della Commissione del 2013 dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale" (SWD(2017)0258),

–  vista la pubblicazione da parte della Commissione della settima edizione della "Employment and Social Developments in Europe annual review (2017)" [Revisione annuale su occupazione e sviluppi sociali in Europa (2017)] incentrata sull'equità e sulla solidarietà tra le generazioni in Europa,

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 ottobre 2016, dal titolo "La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza" (COM(2016)0646),

–  vista la proposta di regolamento del Consiglio, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2016)0604),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Potenziare gli investimenti per la crescita e l'occupazione: verso la seconda fase del Fondo europeo per gli investimenti strategici e verso il piano europeo per gli investimenti esterni" (COM(2016)0581),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 10 giugno 2016, dal titolo "Una nuova agenda per le competenze per l'Europa – Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l'occupabilità e la competitività" (COM(2016)0381),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 2 giugno 2016, dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" (COM(2016)0356),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 1° giugno 2016, dal titolo "L'Europa ricomincia a investire – Bilancio del piano di investimenti per l'Europa e prossimi passi" (COM(2016)0359),

–  visti la comunicazione della Commissione, dell'8 marzo 2016, sull'avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2016)0127) e i relativi allegati,

–  viste la proposta, presentata dalla Commissione il 15 febbraio 2016, di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2016)0071) e la posizione del Parlamento al riguardo del 15 settembre 2016(2),

–  visto il pacchetto d'investimenti sociali presentato dalla Commissione il 20 febbraio 2013, ivi compresa la raccomandazione 2013/112/UE dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale"(3),

–  viste la comunicazione della Commissione del 3 marzo 2010 dal titolo "Europa 2020 – Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" (COM(2010)2020), nonché la risoluzione del Parlamento del 16 giugno 2010 su EU 2020(4),

–  vista la relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015 intitolata "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 7 dicembre 2015 sulla promozione dell'economia sociale quale fattore chiave dello sviluppo economico e sociale in Europa,

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2017 sulla lotta contro le disuguaglianze quale leva per favorire la creazione di posti di lavoro e la crescita(5),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sulle politiche economiche della zona euro(6),

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà(7),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2017 su una nuova agenda per le competenze per l'Europa(8),

–  vista la sua risoluzione del 14 giugno 2017 sulla necessità di una strategia dell'Unione europea per eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne(9),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2014-2015(10),

–  vista la sua risoluzione del 15 febbraio 2017 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: occupazione e aspetti sociali nell'analisi annuale della crescita 2017(11),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(12),

–  vista la sua risoluzione del 13 settembre 2016 sulla creazione di condizioni del mercato del lavoro favorevoli all'equilibrio tra vita privata e vita professionale(13),

–  vista la sua posizione del 2 febbraio 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso(14),

–  vista la sua risoluzione del 24 novembre 2015 sulla riduzione delle disuguaglianze, con un'attenzione particolare alla povertà infantile(15),

–  vista la sua risoluzione dell'8 luglio 2015 sull'iniziativa per favorire l'occupazione verde: sfruttare le potenzialità dell'economia verde di creare posti di lavoro(16),

–  vista la sua risoluzione del 4 luglio 2013 sull'impatto della crisi sull'accesso delle categorie vulnerabili all'assistenza(17),

–  vista la sua risoluzione dell'11 giugno 2013 sull'edilizia popolare nell'Unione europea(18),

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea (settembre 2015),

–  vista la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea del marzo 2017 dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile",

–  vista la relazione Eurofound del 25 settembre 2017 dal titolo "Developments in working life in Europe: EurWORK annual review 2016" (Sviluppi nella vita lavorativa in Europa: revisione annuale di EurWORK 2016) e, nello specifico, il capitolo intitolato "Pay inequalities: Evidence, debate and policies" (Disparità salariali – Evidenze, dibattito e politiche),

–  visto l'aggiornamento tematico di Eurofound del 18 luglio 2017 dal titolo "Pay inequalities experienced by posted workers: Challenges to the "equal treatment principle" (Disparità salariali subite dai lavoratori distaccati: sfide per il principio della "parità di trattamento"), che fornisce una panoramica dettagliata delle posizioni di governi e parti sociali in Europa rispetto al principio della parità di retribuzione per lo stesso lavoro,

–  vista la relazione Eurofound del 26 giugno 2017 dal titolo "Occupational change and wage inequality: European Jobs Monitor 2017" (Cambiamento del lavoro e disuguaglianza salariale: monitoraggio dei posti di lavoro europei 2017),

—  vista la relazione di Eurofound del 19 aprile 2017 dal titolo "Social mobility in the EU" (Mobilità sociale nell'UE),

–  vista la relazione di Eurofound del 13 marzo 2017 dal titolo "Disparità di reddito e modelli occupazionali in Europa prima e dopo la grande recessione",

–  vista le relazioni di Eurofound del 24 febbraio 2017 sul ruolo delle parti sociali nell'ambito del Semestre europeo: aggiornamento 2016, e del 16 febbraio 2016 sul ruolo delle parti sociali nel semestre europeo, che esamina il periodo dal 2011 al 2014,

–  vista la relazione di sintesi di Eurofound del 17 novembre 2016 dal titolo "Sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro",

–  vista la relazione di Eurofound del 12 marzo 2015 dal titolo "New forms of employment" (Nuove forme di occupazione),

–  vista la relazione di Eurofound del 29 ottobre 2013 dal titolo "Women, men and working conditions in Europe" (Donne, uomini e condizioni di lavoro in Europa),

–  vista la discussione con i rappresentanti dei parlamenti nazionali sulle priorità del semestre europeo 2018,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e il parere della commissione per la cultura e l'istruzione (A8-0052/2018),

A.  considerando che il tasso di occupazione nell'UE è in aumento e ha raggiunto il 72,3 % nel secondo trimestre del 2017, pari a 235,4 milioni di persone occupate, e rappresenta un progresso verso il raggiungimento dell'obiettivo di un tasso di occupazione del 75 % previsto dalla strategia Europa 2020; che continuano a sussistere differenze molto significative tra i tassi di occupazione in molti Stati membri, tassi che variano da livelli molto al di sotto della media dell'UE del 65 % in Grecia, Croazia, Italia e Spagna, a livelli superiori al 75 % nei Paesi Bassi, in Danimarca, nel Regno Unito, in Germania e in Svezia, ancora lungi dal recuperare i livelli pre-crisi e, in particolare, dal conseguire gli obiettivi nazionali della strategia Europa 2020; considerando che la crescita dell'occupazione è stata più consistente tra i lavoratori anziani, i lavoratori altamente qualificati e gli uomini, e più debole tra i giovani, i lavoratori poco qualificati e le donne; considerando che l'occupazione misurata in termini di ore lavorate per dipendente resta del 3 % al di sotto del livello precedente la crisi nell'UE e del 4 % al di sotto del livello precedente la crisi nella zona euro a causa dell'aumento del lavoro a tempo parziale e della riduzione delle ore prestate dai lavoratori a tempo pieno; che nell'UE, attualmente, 18,9 milioni di persone rimangono senza lavoro, gli investimenti sono ancora troppo bassi, la crescita dei salari è moderata e la povertà lavorativa continua ad aumentare; ricorda che l'articolo 3 del TUE stabilisce che l'Unione mira alla piena occupazione;

B.  considerando che 18,9 milioni di persone ancora non hanno un lavoro, sebbene il tasso di disoccupazione nell'UE e nella zona euro sia ai livelli più bassi registrati in nove e si attesti rispettivamente al 7,5 % e all'8,9 %; che, inoltre, questa ripresa rimane molto disomogenea tra gli Stati membri, con tassi di disoccupazione che vanno da circa il 4 % in Germania a quasi il 20 % in Spagna e il 23,6 % in Grecia; che la disoccupazione nascosta – persone disoccupate disposte a lavorare ma non attivamente alla ricerca di occupazione – era del 20 % nel 2016, mentre la quota di disoccupazione di lunga durata nell'UE registra livelli allarmanti superiori al 46,4 % (il dato corrispondente per l'area dell'euro è 49,7 %); che in alcuni Stati membri la disoccupazione rimane elevata a causa della mancanza di crescita e della debolezza strutturale; che le inadeguate riforme del mercato del lavoro sono uno dei motivi dell'elevata disoccupazione; che il sostegno a favore dei disoccupati di lunga durata ricopre un'importanza cruciale, perché altrimenti la situazione inizierà a colpire la loro autostima, il loro benessere e il loro sviluppo futuro, esponendoli al rischio di povertà ed esclusione sociale e mettendo a repentaglio sia la sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale che la dimensione sociale europea;

C.  considerando che il lavoro a tempo parziale è aumentato dell'11 % rispetto al 2008 e l'occupazione a tempo pieno si è ridotta del 2 % nello stesso periodo, mentre il lavoro a tempo parziale involontario è diminuito dal 29,3 del 2013 al 27,7 del 2016 ma rappresenta ancora un quarto di questa tipologia di contratto;

D.  considerando che la segmentazione del mercato del lavoro tra posti di lavoro a tempo indeterminato e atipici rimane preoccupante, con Stati membri che presentano una percentuale di contratti a tempo determinato compresa tra il 10 % e il 20 % degli occupati, con tassi particolarmente bassi di transizione a contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato che sono dei "punti morti" piuttosto che "trampolini" verso l'occupazione a tempo indeterminato; che questo fenomeno impedisce a un gran numero di lavoratori di beneficiare di un'occupazione sicura e relativamente ben retribuita nonché di buone prospettive, e sta creando un divario salariale tra lavoratori a tempo indeterminato e determinato;

E.  considerando che, sebbene si possa registrare un lieve miglioramento, il tasso di disoccupazione giovanile rimane eccezionalmente elevato, attestandosi al 16,6 % (18,7 % nella zona euro); che, secondo il progetto di relazione comune sull'occupazione, i giovani sono più spesso assunti con forme di occupazione non standard o atipiche, che comprendono i posti di lavoro a tempo determinato, il lavoro a tempo parziale involontario e i lavori meno retribuiti; che, nel 2016, vi erano ancora 6,3 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni non occupati, né iscritti a un ciclo di istruzione o di formazione (NEET); che gli Stati membri possono contrastare la disoccupazione giovanile sviluppando e attuando quadri normativi per il mercato del lavoro, sistemi di istruzione e formazione e politiche attive del mercato del lavoro, sulla base del divieto di discriminazione per quanto riguarda l'età in relazione all'articolo 19 del TFUE e alla direttiva 2000/78/CE del Consiglio sulla parità in materia di occupazione;

F.  considerando che le differenze tra i tassi di disoccupazione degli Stati membri, sebbene minori, sono ancora al di sopra del livello precedente alla crisi; che la disoccupazione di lunga durata rimane al di sopra del 50 % della disoccupazione totale in alcuni Stati membri e al 46,6 % nell'UE e al 49,7 % nella zona euro in media; che il tasso di disoccupazione tiene conto solo di coloro che non hanno un lavoro e che hanno cercato attivamente un lavoro nelle ultime quattro settimane, mentre il tasso di disoccupazione di lunga durata misura solo la percentuale della popolazione economicamente attiva di età compresa tra 15 e 74 anni disoccupata da almeno 12 mesi;

G.  considerando che ancora sussiste un divario di genere nei livelli di occupazione pari attualmente all'11,6 nell'UE, con tassi di occupazione specifici per genere del 76,9 % per gli uomini e del 65,3 % per le donne e divari persino maggiori nel caso di donne nate al di fuori dell'UE e rom; che il divario di genere nell'occupazione a tempo parziale è persino più ampio, con una differenza pari a 23 punti percentuali nel 2016, e superiore ai 30 punti percentuali in quattro Stati membri, con un 23,5 % di occupazione femminile a tempo parziale involontaria; che il tasso di occupazione delle donne con almeno un figlio di età inferiore a sei anni è di 9 punti percentuali inferiore al tasso corrispondente delle donne senza figli, mentre, nel 2016, il 19 % della forza lavoro femminile potenziale dell'UE era inattiva perché dedita alla cura dei figli o all'assistenza a familiari adulti non autonomi; che, a causa di tassi più bassi di occupazione equivalente a tempo pieno, le donne subivano un notevole divario retributivo, che nell'UE era pari, in media, al 16,3 % nel 2015, con valori compresi tra il 26,9 % in Estonia e il 5,5 % in Italia e Lussemburgo;

H.  considerando che taluni Stati membri affrontano problemi strutturali nel mercato del lavoro come la scarsa partecipazione nonché l'asimmetria tra competenze e qualifiche; che aumenta la necessità di misure concrete per l'inserimento o il reinserimento della forza lavoro inattiva in modo da poter soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;

I.  considerando che le società nell'Unione europea stanno invecchiando (quasi il 20 % della popolazione europea ha più di 65 anni e le stime indicano che la percentuale passerà al 25 % entro il 2050) e che il rapporto di dipendenza degli anziani è in aumento, determinando ulteriori sfide per gli Stati membri, e potrebbe indurli ad effettuare degli adeguamenti per continuare a garantire sistemi di sicurezza sociale, assistenza sanitaria e assistenza a lungo termine ben finanziati e solidi e per soddisfare la necessità di fornire assistenza formale e informale; che i prestatori di assistenza informale costituiscono una risorsa di enorme importanza per la società; che l'aspettativa di vita alla nascita nell'UE-28 è diminuita leggermente nel 2015, essendo stata stimata a 80,6 anni (0,3 anni in meno rispetto al 2014), a 83,3 anni per le donne (0,3 anni in meno rispetto al 2014) e a 77,9 anni (0,2 anni in meno rispetto al 2014) per gli uomini; che si è trattato del primo calo dell'aspettativa di vita nell'UE-28 dal 2002, quando sono divenuti disponibili i dati sull'aspettativa di vita per tutti gli Stati membri, e che tale calo può osservarsi nella maggior parte degli Stati membri; considerando che, secondo Eurostat, non è ancora possibile stabilire se la riduzione dell'aspettativa di vita tra il 2014 e il 2015 sia solo temporanea o continuerà negli anni a venire;

J.  considerando che le sfide demografiche comprendono fattori come lo spopolamento e la dispersione della popolazione che ostacolano la crescita delle regioni soggette a tali fenomeni e che minacciano la coesione economica, sociale e territoriale dell'UE;

K.  che il tasso di giovani che hanno abbandonato la scuola permane a circa il 20 % in vari Stati membri, tra cui Malta, Spagna e Romania ed è ancora al di sopra del tasso del 10 %, che rappresenta l'obiettivo dell'UE, in Portogallo, Bulgaria, Italia, Ungheria, Regno Unito e Grecia; che l'abbandono scolastico rappresenta una sfida complessa a livello individuale, nazionale ed europeo; che la provenienza degli studenti da un contesto socioeconomico svantaggiato o da origini migratorie e la presenza di bisogni speciali sono i fattori più importanti associati a scarsi risultati scolastici e ad un precoce abbandono scolastico, tenendo presente il fatto che la percentuale media di studenti con risultati insufficienti nelle scienze nel quartile socioeconomico inferiore della popolazione studentesca dell'UE di cui all'indagine PISA 2015 è pari a circa il 34 %, 26 punti percentuali in più rispetto al quartile socioeconomico superiore;

L.  considerando che il settore dell'economia sociale rappresenta due milioni d'imprese (circa il 10 % di tutte le imprese dell'UE) e impiega più di 14 milioni di persone (circa il 6,5 % dei lavoratori dell'UE); che tale settore è importante per affrontare le innumerevoli sfide delle società attuali, in particolare quella dell'invecchiamento della popolazione;

M.  considerando che 80 milioni di europei sono persone con disabilità; che vi sono ritardi nell'attuazione delle misure in materia di accessibilità a favore di tali persone;

N.  considerando che, sebbene possa essere osservato un certo progresso nella riduzione della povertà e dell'esclusione sociale, vi sono ancora gruppi svantaggiati nella società e un numero inaccettabile, pari a 119 milioni, di cittadini europei a rischio di povertà o di esclusione sociale, di cui oltre 25 milioni sono minori (oltre 1 bambino su 4 di tutti i bambini dell'UE), mentre persistono disparità a livello regionale all'interno degli Stati membri e dell'Unione nel suo complesso, il che fa sì che l'Unione sia ben lungi dal realizzare l'obiettivo della strategia Europa 2020; che la disparità di reddito continua a crescere nei due terzi di tutti i paesi dell'UE; che nell'UE nel suo complesso il 20 % più ricco delle famiglie ha ricevuto una quota di reddito superiore di 5,1 volte rispetto al 20 % più povero, con un differenziale pari o superiore al 6,5 o superiore in alcuni paesi dell'Europa orientale e meridionale – quasi il doppio di alcuni dei paesi dell'Europa centrale e dei paesi nordici con i migliori risultati; che gli elevati livelli di disuguaglianza rimangono un ostacolo alle pari opportunità nell'accesso all'istruzione, alla formazione e alla protezione sociale e sono pertanto dannosi per la giustizia sociale, la coesione sociale e lo sviluppo economico sostenibile;

O.  considerando che, secondo la pubblicazione della Commissione dal titolo "Occupazione e sviluppi sociali in Europa (2017)", nel 2015 erano 118,8 milioni le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale (le cosiddette "AROPE"), 1,7 milioni al di sopra del livello del 2008 e lontano dall'obiettivo della strategia Europa 2020 che prevedeva di ridurre le AROPE di 20 milioni, con forti disparità tra gli Stati membri che oscillano dal 5 % o meno nella Repubblica ceca e in Germania al 20 % circa in Grecia e Spagna; che la percentuale AROPE concernente i bambini (fascia di età 0-17 anni) era del 26,4 % nel 2016, superiore alla corrispondente percentuale degli adulti (16-64, 24,2 %) e, di quasi 10 punti percentuali, alla percentuale degli anziani (65 +, 18,3 %); che il numero di minori in situazione di povertà resta a livelli allarmanti in Europa, attualmente ad oltre 25 milioni, e che l'impatto della povertà sui minori può durare tutta la vita e perpetua la trasmissione degli svantaggi da generazione a generazione; che le politiche sociali sono importanti per conseguire la coesione e avvicinare l'UE ai suoi cittadini;

P.  considerando che si continua a registrare un aumento della povertà lavorativa in tutta Europa, con i valori più elevati registrati in Spagna (13,1 %), Grecia (14 %) e Romania (18,6 %), il che dimostra che l'occupazione non è di per sé sempre sufficiente a far uscire le persone dalla povertà e riflette i diversi modelli dei mercati del lavoro, fra cui posti di lavoro a tempo parziale e/o a tempo determinato, livelli salariali e intensità di lavoro nelle famiglie e condizioni di lavoro inadeguate; che la crescita dei salari rimane contenuta nell'UE, con un aumento inferiore all'1 % negli ultimi due anni, e la dispersione del reddito da lavoro dipendente è piuttosto ampia nell'UE, oscillando dai 4,6 EUR per ora lavorata in Bulgaria ai 43,3 EUR in Lussemburgo; che in 18 Stati membri su 28 la crescita dei salari reali è stata inferiore alla crescita media della produttività ed è persino inferiore al calo della disoccupazione; che la determinazione dei salari è di competenza nazionale;

Q.  considerando che l'istruzione è un fattore fondamentale dell'integrazione dei giovani nel mercato del lavoro ed è in primo luogo di competenza degli Stati membri, pur con il sostegno della Commissione; che un'istruzione e una formazione di elevata qualità devono essere accessibili a tutti, tenuto conto del fatto che il tasso di occupazione dei giovani (20-34 anni) con un livello di istruzione superiore è pari all'82,8 % nell'UE, oltre 10 punti percentuali in più rispetto a chi dispone di un livello di istruzione media; che la formazione professionale inizia ad acquisire maggiore credibilità agli occhi tanto dei giovani europei quanto delle imprese che ne riconoscono le capacità; che anche la formazione acquisita in un contesto informale fornisce agli Europei strumenti essenziali per il mercato del lavoro;

R.  considerando che, sebbene la trasformazione digitale imponga ai lavoratori di possedere almeno competenze digitali di base, si stima che il 44 % della popolazione dell'UE non ne disponga(19);

S.  considerando che, in base all'articolo 168, paragrafo 1 TFUE, nella definizione e nell'attuazione delle pertinenti politiche ed attività della Comunità dovrebbe essere garantito un livello elevato di protezione della salute umana; che ciò contribuirebbe all'inclusione sociale, alla giustizia sociale e alla parità; che il progresso tecnologico e scientifico, del quale si compiace l'analisi annuale della crescita (AAC) per il 2018, consente di scoprire cure e farmaci migliori, più efficaci e più accessibili; che tale progresso contribuisce a garantire che le persone affette da malattie croniche particolari saranno in grado di accedere al mercato del lavoro o a continuare a lavorare molto più a lungo; che questo obiettivo è attualmente messo in discussione dal costo elevato di alcuni medicinali;

T.  considerando che la politica di bilancio negli Stati membri svolge un ruolo nella stabilizzazione dell'ambiente macroeconomico, ma persegue anche altri obiettivi come la sostenibilità o la redistribuzione del bilancio;

U.  considerando che l'offerta e la gestione dei sistemi di sicurezza sociale sono settori di competenza degli Stati membri che l'Unione coordina, ma non armonizza;

V.  considerando che il reddito lordo disponibile delle famiglie pro capite non è ancora tornato ai livelli precedenti la crisi in diversi Stati membri, molti dei quali registrano livelli da 20 a 30 punti percentuali inferiori al 2008;

W.  considerando che la capacità dell'economia dell'UE di stimolare la crescita a lungo termine è inferiore a quella dei principali concorrenti dell'Unione; che, secondo le stime della Commissione, la crescita potenziale è pari all'1,4 % circa nell'UE, a fronte del 2 % negli Stati Uniti;

X.  considerando che il lavoro in nero priva i lavoratori dei loro diritti e favorisce il dumping sociale, con gravi conseguenze sul bilancio, produce effetti negativi sull'occupazione, sulla produttività, sulla qualità del lavoro e sullo sviluppo delle competenze nonché sull'efficienza e sull'efficacia del sistema pensionistico; che occorre proseguire gli sforzi per trasformare il lavoro in nero in lavoro dichiarato;

Y.  considerando che le regioni ultraperiferiche devono affrontare enormi difficoltà connesse alle loro caratteristiche specifiche, che ne limitano il potenziale di crescita; che in tali regioni i tassi di disoccupazione variano tra l'11,2 % e il 27,1 % e i tassi di disoccupazione di lunga durata tra il 54,5 % e l'80,9 %; che tali regioni registrano un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 40 %;

Z.  considerando che, secondo una ricerca di Eurofound, il coinvolgimento delle parti sociali nell'elaborazione dei programmi di riforma nazionali sta gradualmente migliorando in gran parte degli Stati membri, sebbene persistano significative differenze di risultato in termini di qualità ed efficacia del coinvolgimento globale delle parti sociali nazionali nel processo del semestre europeo;

AA.  considerando che il prossimo studio di Eurofound sul coinvolgimento delle parti sociali nel semestre europeo dovrebbe riportare un processo di consolidamento e una crescente consapevolezza, a seguito dell'orientamento per l'occupazione n. 7 sul miglioramento del funzionamento dei mercati del lavoro; che, tuttavia, le parti sociali evidenziano la necessità di garantire un'adeguata partecipazione agevolando un'adeguata e tempestiva consultazione, scambiando contributi e feedback e dando visibilità alle loro opinioni;

1.  accoglie con favore l'analisi annuale della crescita 2018, unitamente al pilastro integrato europeo dei diritti sociali, in quanto parte importante delle politiche globali a favore dell'occupazione di qualità, della crescita e degli investimenti sostenibili, al fine di incrementare la produttività e i salari, creare posti di lavoro, ridurre la povertà e le disuguaglianze e migliorare la protezione sociale e l'accesso ai servizi pubblici e la loro qualità; riconosce che l'AAC si basa su una strategia in materia di investimenti, riforme strutturali e finanze pubbliche responsabili che dovrebbe andare di pari passo con politiche e misure in materia di rispetto dei principi e degli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali; sottolinea che la Commissione dovrebbe, nel quadro del semestre europeo, migliorare il processo di coordinamento delle politiche al fine di monitorare, prevenire e correggere più adeguatamente le tendenze negative che potrebbero aumentare le disparità e indebolire il progresso sociale, come strumento per collegare il coordinamento economico con i risultati in termini occupazionali e sociali; invita gli Stati membri a seguire le priorità individuate nell'analisi e nella relazione congiunta sull'occupazione che la accompagna, affinché le loro politiche e strategie nazionali promuovano la crescita, lo sviluppo economico sostenibile, l'occupazione di qualità, la coesione sociale, la protezione sociale e l'inclusione; prende atto dell'importanza di tutelare i diritti dei lavoratori e di promuovere il potere contrattuale dei dipendenti;

2.  sottolinea la necessità di riforme strutturali socialmente ed economicamente equilibrate volte a realizzare una tripla A sociale, migliorando le politiche del mercato del lavoro e sociali di natura inclusiva che rispondano alle esigenze dei lavoratori e delle categorie vulnerabili, onde stimolare gli investimenti, creare posti di lavoro di qualità, aiutare la forza lavoro ad acquisire le competenze di cui necessita, promuovere le pari opportunità nel mercato del lavoro ed eque condizioni di lavoro, aumentare la produttività del lavoro, sostenere la crescita salariale e la sostenibilità e adeguatezza dei sistemi di protezione sociale e migliorare il tenore di vita di tutti i cittadini; sottolinea la necessità di rafforzare un contesto favorevole sia per le imprese che per i lavoratori, al fine di creare un'occupazione più stabile, mantenendo nel contempo un equilibrio tra la dimensione sociale e quella economica e decidendo congiuntamente e in modo complementare; invita gli Stati membri a spostare gradualmente il prelievo fiscale dal lavoro ad altre fonti, senza mettere a rischio la sicurezza sociale; invita gli Stati membri ad adottare misure volte a migliorare gli standard sociali e a ridurre le disuguaglianze;

3.  sottolinea che il dialogo sociale e la contrattazione collettiva sono strumenti fondamentali per datori di lavoro e sindacati al fine di fissare retribuzioni e condizioni di lavoro eque, e che sistemi di contrattazione collettiva solidi aumentano la resilienza degli Stati membri nei periodi di crisi economica; ricorda che il diritto alla contrattazione collettiva è una questione che riguarda tutti i lavoratori europei, con implicazioni cruciali per la democrazia e lo Stato di diritto, compreso il rispetto dei diritti sociali fondamentali, e che la contrattazione collettiva è un diritto fondamentale europeo che le istituzioni dell'Unione sono tenute a rispettare in conformità dell'articolo 28 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; chiede, in tale contesto, politiche che rispettino, promuovano e rafforzino la contrattazione collettiva e la posizione dei lavoratori nei sistemi di determinazione dei salari, i quali svolgono un ruolo determinante nel conseguimento di condizioni di lavoro di elevata qualità; ritiene che la finalità di tutto ciò dovrebbe essere quella di sostenere la domanda aggregata e la ripresa economica, ridurre le disuguaglianze salariali e combattere la povertà lavorativa;

4.  chiede un maggiore impegno per combattere la povertà e l'aumento delle disuguaglianze e stimolare gli investimenti sociali, in considerazione del loro rendimento economico e dei vantaggi sociali; ricorda che le economie con un livello più elevato di investimenti sociali sono più resilienti alle crisi; invita gli Stati membri e la Commissione, nel quadro delle attuali norme del patto di stabilità e crescita, a consentire un margine di investimento pubblico sociale e, qualora sia necessario, a incrementare gli investimenti nelle infrastrutture sociali e a sostenere coloro che sono stati più duramente colpiti, al fine di affrontare in maniera adeguata le disuguaglianze, in particolare attraverso sistemi di protezione sociale che forniscano un adeguato e mirato sostegno al reddito; invita la Commissione a effettuare, se del caso, una valutazione più approfondita di quali tipi di spesa possano essere decisamente considerati investimenti sociali;

5.  ritiene sia importante promuovere il dialogo interculturale per agevolare l'ingresso nel mercato del lavoro per di migranti, rifugiati e richiedenti asilo e integrarli nella società; esprime preoccupazione per la costante scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle minoranze etniche; invita gli Stati membri, in tale contesto, ad attuare correttamente le direttive 2000/78/CE e 2000/43/CE; ricorda che i nuovi arrivati portano con sé nuove competenze e conoscenze e chiede di sviluppare e promuovere ulteriormente strumenti che forniscano informazioni multilingue sulle opportunità esistenti in materia di apprendimento formale e informale, formazione professionale, i tirocini e volontariato;

6.  esorta la Commissione a impegnarsi a favore dell'inserimento o della permanenza nel mercato del lavoro delle persone che soffrono di particolari patologie, ad esempio, di dolori cronici; sottolinea la necessità di andare verso un mercato del lavoro adattato a queste situazioni, più flessibile e non discriminatorio, affinché anche queste persone possano contribuire allo sviluppo economico dell'UE, con conseguente minore aggravio per i sistemi di sicurezza sociale;

7.  accoglie con favore il sostegno della Commissione agli investimenti volti a rafforzare la sostenibilità ambientale e il riconoscimento del relativo potenziale nell'intera economia; concorda sul fatto che il sostegno alla transizione verso un'economia circolare e verde racchiude un elevato potenziale di creazione netta di posti di lavoro;

8.  accoglie con favore la proclamazione interistituzionale sul pilastro europeo dei diritti sociali (PEDS) e ritiene che il semestre europeo dovrebbe sostenere lo sviluppo dei suoi 20 principi fondamentali in materia di pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociali che dovrebbero fungere da punto di riferimento e da raccomandazione nell'attuazione del ciclo di coordinamento delle politiche del semestre europeo, al fine di costruire un'autentica tripla A sociale per l'Europa e creare una crescita economica e una situazione finanziaria prevedibile e sostenibile, subordinatamente agli obiettivi della politica economica e dell'occupazione, servendo in tal modo i principali obiettivi prioritari della strategia Europa 2020; sottolinea che il processo di coordinamento del semestre europeo costituisce uno strumento essenziale per il consolidamento della dimensione sociale europea da cui deriva il pilastro sociale; sottolinea che il PEDS costituisce un primo passo grazie alla costruzione di un approccio comune alla tutela e allo sviluppo dei diritti sociali nell'intera UE, che dovrebbe riflettersi nelle misure perseguite dagli Stati membri; invita, pertanto, la Commissione a presentare proposte concrete volte a rafforzare i diritti sociali mediante strumenti concreti e specifici (normative, meccanismi decisionali e strumenti finanziari) e a conseguire risultati concreti; sottolinea il primato dei diritti fondamentali;

9.  prende atto degli sforzi compiuti per rafforzare la dimensione sociale del semestre europeo; chiede ulteriori azioni per equilibrare le priorità sociali ed economiche e migliorare la qualità del monitoraggio e le raccomandazioni in materia sociale;

10.  si compiace del nuovo quadro di valutazione che prevede 14 indicatori chiave per vagliare i risultati in materia occupazionale e sociale degli Stati membri lungo tre dimensioni generali, individuate nel quadro del pilastro sociale;

11.  sottolinea che per l'UE, in media, 11 dei 14 indicatori principali hanno registrato un miglioramento nel corso dell'ultimo anno disponibile, il che conferma il costante miglioramento del mercato del lavoro e della situazione sociale che ha accompagnato la ripresa economica; osserva, tuttavia, che occorre adoperarsi per conseguire una convergenza sociale verso l'alto in linea con le dimensioni individuate dal pilastro sociale, come asserito dalla Commissione, e che l'analisi degli indicatori chiave mette in evidenza almeno una "situazione critica" per 17 dei 28 Stati membri;

12.  riconosce che, nonostante i miglioramenti della situazione economica e occupazionale negli ultimi anni a livello di UE nel suo insieme, i guadagni ottenuti non sono stati sempre uniformemente distribuiti, dato che il numero di persone in condizioni di povertà e di esclusione sociale continua ad essere troppo elevato; è preoccupato per le crescenti disuguaglianze nell'UE e nei suoi Stati membri e per la crescente percentuale di lavoratori a rischio di povertà, che comprende non solo i lavoratori a tempo parziale, ma anche i lavoratori a tempo pieno; chiede alla Commissione e agli Stati membri di continuare ad adoperarsi per il miglioramento delle condizioni di queste persone nonché per un maggiore riconoscimento del lavoro e delle conoscenze delle ONG, delle organizzazioni impegnate nella lotta contro la povertà e delle stesse persone in condizioni di povertà, promuovendone la partecipazione allo scambio delle buone pratiche; sottolinea che i livelli elevati di disuguaglianza riducono sia la produzione economica che il potenziale di crescita sostenibile; sottolinea che l'integrazione dei disoccupati di lunga durata attraverso misure individuali mirate rappresenta un fattore chiave nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale, in grado di contribuire alla sostenibilità dei sistemi nazionali di sicurezza sociale; auspica la costituzione e lo sviluppo di partenariati che comprendano tutte le parti interessate, al fine di fornire gli strumenti necessari per rispondere meglio alle esigenze del mercato del lavoro, fornire soluzioni efficaci e prevenire la disoccupazione di lunga durata; sottolinea la necessità di attuare politiche efficaci del mercato del lavoro al fine di ridurre la disoccupazione di lunga durata; ritiene che gli Stati membri dovrebbero aiutare ulteriormente i disoccupati fornendo servizi di assistenza abbordabili, accessibili e di qualità per la ricerca di un impiego, la formazione e la riqualificazione, tutelando al contempo coloro che non sono in grado di partecipare;

13.  invita la Commissione a tener conto degli obiettivi di sviluppo sociale all'atto della formulazione di raccomandazioni politiche nel quadro del semestre europeo;

14.  ribadisce la sua preoccupazione riguardo alla variabilità dei tassi di occupazione e di disoccupazione in Stati membri diversi e mette in guardia, in particolare, contro il preoccupante livello di sottoccupazione e disoccupazione occulta; è particolarmente preoccupato per l'elevato livello di disoccupazione giovanile, che si attesta a oltre l'11 % nell'UE, con l'eccezione di pochi Stati membri, vale a dire Austria, Repubblica ceca, Ungheria, Paesi Bassi, Malta e Germania; ritiene particolarmente preoccupante il livello elevato di NEET e di giovani che abbandonano prematuramente la scuola che tuttora persiste in vari paesi; si compiace, a tale proposito, dell'aumento di 2,4 miliardi di EUR di finanziamenti per l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile per il periodo 2017-2020; sottolinea che, se necessario, dovrebbe essere presa in considerazione la concessione di fondi aggiuntivi a livello UE per l'iniziativa e che gli Stati membri dovrebbero assicurare che la Garanzia per i giovani sia completamente aperta a tutte le categorie, comprese le persone vulnerabili; ricorda la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea: "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione?;

15.  concorda con la Commissione sul fatto che "[i] sistemi di protezione sociale dovrebbero garantire il diritto a un reddito minimo"; invita gli Stati membri a fissare un reddito minimo adeguato al di sopra della soglia di povertà, in linea con la normativa e le prassi nazionali e con la partecipazione delle parti sociali, e a garantire che esso sia accessibile a tutte le persone e sia destinato a che ne ha più bisogno; ritiene che, per poter essere efficaci nella lotta contro la povertà, i regimi di reddito minimo dovrebbero essere accompagnati dall'accesso a beni e servizi pubblici di qualità e a prezzi accessibili e da misure volte a promuovere le pari opportunità e ad agevolare l'ingresso o il rientro nel mercato del lavoro delle persone in situazioni vulnerabili, qualora siano in grado di lavorare;

16.  invita la Commissione a istituire un numero europeo di previdenza sociale al fine di agevolare lo scambio di informazioni per fornire ai cittadini una documentazione dei loro diritti attuali e passati e prevenire gli abusi;

17.  ricorda alla Commissione che l'accesso alla protezione sociale è fondamentale per creare condizioni di lavoro eque e che, a seguito di consultazioni delle parti sociali, occorre mettere a punto proposte concrete per assicurare che tutte le persone in tutti i tipi di lavoro acquisiscano diritti di sicurezza sociale, comprese pensioni adeguate;

18.  invita la Commissione, attraverso il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e il semestre europeo, a intensificare i propri sforzi per sostenere politiche pubbliche globali negli Stati membri, volte a garantire transizioni più agevoli dall'istruzione e dalla disoccupazione (di lunga durata) al lavoro e chiede in particolare la piena attuazione delle misure delineate nella raccomandazione del Consiglio sull'inserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro(20); invita gli Stati membri e la Commissione a promuovere l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, in particolare per i lavoratori più anziani, al fine di aiutarli ad adeguare le loro competenze e facilitarne l'occupabilità;

19.  è preoccupato per i livelli di povertà tuttora elevati in Europa, dopo quasi un decennio dall'inizio della crisi, e per il divario intergenerazionale che ne è derivato, anche negli Stati membri con una percentuale minore di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale; è particolarmente preoccupato per l'aumento dei tassi di povertà infantile e povertà lavorativa riscontrato in diversi Stati membri, nonostante la ripresa macroeconomica registrata negli ultimi anni; osserva che la situazione relativa alla percentuale di minori interessati all'assistenza e all'istruzione della prima infanzia riveste fondamentale importanza in oltre un terzo degli Stati membri; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nella definizione e nell'attuazione di riforme strutturali e a valutarne l'impatto sociale e distributivo;

20.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie a ridurre drasticamente la povertà in Europa, in particolare la povertà infantile e, più in particolare, a presentare proposte concrete che pongano i bambini al centro delle attuali politiche di riduzione della povertà, conformemente alla sua raccomandazione "Investire nell'infanzia" e tenendo in debita considerazione le azioni preparatorie istituite dai bilanci UE del 2017 e 2018 e le pertinenti risoluzioni del Parlamento, garantendo l'esistenza di misure che consentano ai bambini a rischio di povertà di accedere all'assistenza sanitaria, all'istruzione e all'assistenza all'infanzia gratuite nonché ad alloggi dignitosi e a un'adeguata alimentazione; sottolinea la necessità che gli Stati membri adottino piani nazionali per ridurre la povertà infantile che affrontino in particolare il problema del ridotto impatto dei trasferimenti sociali sulla riduzione del rischio di povertà;

21.  accoglie con favore l'attenzione prestata nell'ambito dell'AAC 2018 ad alloggi sociali adeguati e ad altre forme di assistenza abitativa quali servizi essenziali, fra cui la protezione delle persone in situazioni di vulnerabilità dagli sfratti coatti e dai pignoramenti ingiustificati e la lotta al problema dei senzatetto; chiede di rafforzare il monitoraggio del problema dei senzatetto e dell'esclusione abitativa nel semestre europeo e di formulare le raccomandazioni necessarie;

22.  accoglie con favore la proposta di direttiva della Commissione in materia di condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea, in sostituzione dell'attuale direttiva sulla dichiarazione scritta;

23.  sottolinea che i tassi di disoccupazione dei giovani e dei lavoratori scarsamente qualificati sono più elevati rispetto a quelli dei lavoratori adulti altamente qualificati; invita la Commissione e gli Stati membri ad accelerare l'attuazione della nuova agenda per le competenze che è intesa a migliorare il livello delle competenze delle persone con carenze specifiche in termini di competenze, al fine di reinserirle nel mercato del lavoro;

24.  invita la Commissione e gli Stati membri a massimizzare i loro sforzi negli investimenti in materia di istruzione e formazione abbordabili, accessibili e di elevata qualità, nell'innovazione a sostegno dell'incremento della produttività del lavoro, nelle politiche attive del mercato del lavoro, nell'inclusione sociale e nell'integrazione nel mercato del lavoro e in servizi per l'impiego privati e pubblici più efficaci e su misura, tenendo conto delle discrepanze geografiche, demografiche e di reddito all'interno delle regioni e dei paesi – onde garantire che le competenze acquisite corrispondano alla domanda del mercato del lavoro, al fine di responsabilizzare le persone e integrarle nel mercato del lavoro e ridurre il numero di coloro che abbandonano prematuramente la scuola; sottolinea, a tale proposito, la crescente domanda di competenze digitali e di altre competenze trasferibili e insiste sul fatto che il loro sviluppo è urgente e particolarmente necessario e dovrebbe riguardare tutte le categorie sociali, con particolare attenzione per i lavoratori scarsamente qualificati e i giovani; sottolinea l'importanza delle iniziative a sostegno della mobilità di lunga durata dei discenti e dei giovani laureati nel campo dell'istruzione e della formazione professionale che consentono di dar vita a una manodopera qualificata e mobile in settori di punta;

25.  ritiene che il reciproco riconoscimento delle qualifiche sarà utile per superare il divario tra la carenza di manodopera qualificata nel mercato del lavoro europeo e le persone in cerca di occupazione, soprattutto i giovani; rammenta l'importanza delle qualifiche e delle competenze acquisite in contesti di apprendimento non formali e informali per il miglioramento dell'occupabilità dei giovani e delle persone che si sono allontanate dal mercato del lavoro per ragioni legate alla prestazione di cure o assistenza; sottolinea, pertanto, l'importanza di creare un sistema di convalida delle conoscenze e delle esperienze acquisite in modo non formale e informale, in particolare attraverso attività di volontariato; si compiace del fatto che la Commissione abbia tenuto conto nell'AAC dell'importanza del riconoscimento di queste competenze nel quadro dell'agenda per nuove competenze per l'Europa; invita la Commissione e gli Stati membri a potenziare la formazione professionale e a rafforzare l'apprendimento basato sul lavoro, ivi compresi apprendistati di qualità;

26.  invita gli Stati membri a sostenere i programmi di tirocinio e a sfruttare appieno il finanziamento Erasmus+ disponibile per i tirocinanti, onde garantire la qualità e l'attrattiva di questo tipo di formazione; richiama l'attenzione della Commissione sulla necessità di incentivare il ricorso a questo programma da parte dei giovani delle regioni ultraperiferiche, come indicato nella comunicazione della Commissione dal titolo "Un partenariato strategico rinnovato e rafforzato con le regioni ultraperiferiche dell'UE";

27.  incoraggia gli Stati membri a intensificare i loro sforzi volti ad attuare le raccomandazioni specifiche per paese sull'istruzione e i giovani e a promuovere lo scambio delle buone pratiche;

28.  invita la Commissione e gli Stati membri a proseguire le iniziative volte ad incrementare l'accesso a un'istruzione, a competenze e ad un'occupazione migliori nonché a dedicare maggiore attenzione all'economia verde e circolare nell'ambito della loro attività in materia di competenze;

29.  è del parere che un'agenda delle competenze a prova di futuro debba comprendere l'apprendimento per la sostenibilità e fare parte di una riflessione più ampia sull'alfabetizzazione professionale nel contesto della crescente digitalizzazione e robotizzazione delle società europee, concentrandosi non solo sulla crescita economica ma anche sullo sviluppo personale, il miglioramento della salute e il benessere degli studenti;

30.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione del 14 novembre 2017 sul rafforzamento dell'identità europea grazie all'istruzione e alla cultura (COM(2017)0673), che comprende obiettivi ambiziosi nel settore dell'istruzione, in particolare creando uno spazio europeo dell'istruzione e migliorando l'apprendimento delle lingue in Europa;

31.  ricorda che le industrie creative figurano tra i settori maggiormente caratterizzati dallo spirito imprenditoriale e che l'educazione creativa consente di sviluppare competenze trasferibili quali il pensiero creativo, la capacità di risolvere problemi, il lavoro di squadra e l'ingegnosità; chiede che le belle arti e l'apprendimento creativo siano inseriti nell'insegnamento di scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM), dato lo stretto vincolo tra creatività e innovazione; sottolinea, altresì, il potenziale del settore culturale e creativo (SCC) per la conservazione e la promozione della diversità culturale e linguistica europea e per la crescita economica, l'innovazione e l'occupazione, in particolare l'occupazione giovanile; sottolinea che un aumento della promozione e degli investimenti in ambito SCC possono contribuire in modo sostanziale agli investimenti, alla crescita, all'innovazione e all'occupazione; invita, pertanto, la Commissione a considerare le opportunità offerte dall'intero SCC, comprese in particolare le ONG e le piccole associazioni, ad esempio nell'ambito dell'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile

32.  ricorda la necessità di incoraggiare le ragazze e le giovani donne a proseguire gli studi sulle TIC e invita gli Stati membri a incoraggiare le ragazze e le giovani donne a studiare materie STEM, occupandosi al contempo anche delle arti e delle scienze umane, e ad aumentare la rappresentanza delle donne nelle aree STEM;

33.  invita gli Stati membri e la Commissione ad adottare tutte le misure necessarie, conformemente al principio di sussidiarietà, per migliorare i servizi e la legislazione che sono importanti ai fini di un corretto equilibrio tra vita lavorativa e vita privata e per la parità di genere; chiede lo sviluppo di strutture di assistenza all'infanzia e di servizi di istruzione precoce accessibili, di qualità e a prezzi abbordabili e servizi di assistenza per persone bisognose di cure, nonché la creazione di condizioni favorevoli per i genitori e i prestatori di assistenza, in modo da permettere un utilizzo vantaggioso dei congedi per motivi familiari nonché modalità di lavoro flessibili che sfruttino le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, garantiscano protezione sociale e forniscano una formazione adeguata, ove necessario; sottolinea, tuttavia, la necessità di alleviare l'onere dell'assistenza obbligatoria in capo ai familiari e chiede la creazione di un settore regolamentato di lavoratori e prestatori di assistenza domestici che agevoli l'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, contribuendo nel contempo alla creazione di posti di lavoro; sottolinea, a tale riguardo, il potenziale dei partenariati pubblico-privato e il ruolo importante dei prestatori di servizi sociali e delle imprese dell'economia sociale; pone un forte accento sulla necessità di monitorare i progressi sociali e di genere, di includere la prospettiva di genere e di valutare e l'impatto delle riforme nel tempo;

34.  invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre obiettivi per l'assistenza delle persone anziane, delle persone con disabilità e di altre persone non autosufficienti, analoghi agli obiettivi di Barcellona, con strumenti di monitoraggio per garantirne il conseguimento; invita la Commissione e gli Stati membri a orientarsi verso norme qualitative per tutti i servizi assistenziali, anche in termini di disponibilità, accessibilità e convenienza; invita gli Stati membri e la Commissione a seguire le conclusioni del Consiglio "Occupazione, politica sociale, salute e consumatori" (EPSCO) sul tema "Migliorare il sostegno e l'assistenza di prossimità per una vita indipendente" nonché a elaborare una strategia chiara e a promuovere ingenti investimenti per sviluppare servizi di prossimità moderni e di qualità, come pure per dare un maggiore sostegno a coloro che prestano assistenza, soprattutto quando ciò avviene in ambito familiare;

35.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la qualità del lavoro, in termini sia di condizioni di lavoro, salute e sicurezza, sia di retribuzioni che assicurino condizioni di vita dignitose e la pianificazione familiare; sottolinea l'importanza di contrastare con efficacia il lavoro non dichiarato, coinvolgendo le parti sociali e imponendo sanzioni adeguate; sollecita gli Stati membri a moltiplicare gli sforzi per trasformare il lavoro non dichiarato in lavoro dichiarato, tramite il rafforzamento dei meccanismi d'ispezione del lavoro e l'introduzione di misure che permettano ai lavoratori di effettuare la transizione dall'economia sommersa all'economia formale; rammenta agli Stati membri l'esistenza della piattaforma contro il lavoro non dichiarato, cui devono partecipare attivamente condividendo buone pratiche, allo scopo di contrastare il lavoro non dichiarato, le società fittizie e il falso lavoro autonomo, dato che tali fenomeni compromettono sia la qualità del lavoro e dell'accesso dei lavoratori ai sistemi di sicurezza sociale sia le finanze pubbliche nazionali, portando a una concorrenza sleale fra le imprese europee; accoglie con favore le nuove iniziative proposte dalla Commissione quale l'avvio di una consultazione pubblica su un'autorità europea del lavoro e un numero di sicurezza sociale europeo; invita gli Stati membri a fornire agli ispettorati del lavoro o ad altri enti pubblici competenti risorse adeguate per affrontare il problema del lavoro non dichiarato, a mettere a punto misure che consentano ai lavoratori di passare dall'economia sommersa a quella formale e a migliorare la cooperazione transfrontaliera tra i servizi di ispezione e lo scambio elettronico di informazioni e dati, al fine di migliorare l'efficienza dei controlli intesi a contrastare e prevenire la frode sociale e il lavoro sommerso e a ridurre gli oneri amministrativi;

36.  invita gli Stati membri a garantire che le politiche attive del mercato del lavoro siano efficienti ed efficaci e siano concepite in modo tale da promuovere la mobilità tra i settori e la riqualificazione dei lavoratori, aspetti che diventeranno sempre più importanti con l'adattamento dei mercati del lavoro dell'UE alla trasformazione digitale delle sue economie;

37.  sottolinea il potenziale delle PMI e delle imprese sociali per la creazione di posti di lavoro e per l'economia nel suo insieme; ritiene fondamentale valutare l'elevato tasso di insuccesso delle start-up, onde trarre insegnamenti per il futuro, e sostenere l'imprenditorialità, anche attraverso lo sviluppo e il sostegno di modelli dell'economia sociale e circolare; ritiene fondamentale, inoltre, migliorare il contesto imprenditoriale eliminando gli oneri amministrativi e adeguando i requisiti, migliorando l'accesso ai finanziamenti e sostenendo lo sviluppo di modelli fiscali e procedure di conformità fiscale semplificati che favoriscano le PMI, gli imprenditori, i lavoratori autonomi, le microimprese, le start-up e le imprese dell'economia sociale, e prevenire l'evasione fiscale e la mancanza di informazioni affidabili per individuare le basi imponibili e i loro effettivi proprietari; invita gli Stati membri a elaborare politiche che promuovano una cultura imprenditoriale responsabile ed efficace tra i giovani fin dalla giovane età, offrendo loro opportunità di svolgere tirocini e visitare imprese nonché conoscenze adeguate per evitare il fallimento; esorta la Commissione, in tale contesto, a proseguire il programma Erasmus per giovani imprenditori; invita gli Stati membri a sostenere le associazioni e le iniziative che aiutano i giovani imprenditori a elaborare progetti innovativi;

38.  evidenzia che l'imprenditoria sociale è un settore in crescita che può rilanciare l'economia e al contempo alleviare le situazioni di privazione ed esclusione sociale e altri problemi sociali; ritiene pertanto che l'educazione all'imprenditorialità dovrebbe comprendere una dimensione sociale e occuparsi di temi quali il commercio equo, le imprese sociali e i modelli di impresa alternativi, comprese le cooperative, al fine di realizzare un'economia più sociale, inclusiva e sostenibile;

39.  rammenta che le imprese dell'economia sociale hanno avuto un ruolo cruciale nel ridurre il più possibile le conseguenze della crisi; sottolinea, pertanto, la necessità di dare maggior sostegno a tali imprese, prestando particolare attenzione all'accesso alle varie forme di finanziamento, inclusi i fondi europei, e riducendo i loro oneri amministrativi; insiste sulla necessità di offrire loro un quadro giuridico che riconosca le loro attività all'interno dell'UE ed eviti la concorrenza sleale; deplora che l'AAC non rifletta l'apprezzamento per il loro lavoro come richiesto dal Parlamento;

40.  riconosce che le donne continuano ad essere sottorappresentate nel mercato del lavoro; ritiene a tale proposito che contratti di lavoro flessibili, compresi i contratti volontari temporanei e a tempo parziale, possano svolgere un ruolo importante nell'aumentare i livelli di partecipazione di gruppi che altrimenti sarebbero stati esclusi dal mercato del lavoro, quali le donne;

41.  invita la Commissione e gli Stati membri a investire in ricerca e a promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie e servizi di produzione nel quadro di una transizione equa; sottolinea le loro potenzialità nell'aumentare la produttività e la sostenibilità, creare nuova occupazione di qualità e a stimolare lo sviluppo a lungo termine;

42.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di promuovere gli investimenti nel settore R&S, in conformità della strategia Europa 2020; ritiene che gli investimenti in questo settore contribuiscano ad aumentare la competitività e la produttività dell'economia e favoriscano pertanto la creazione di posti di lavoro stabili e l'aumento delle retribuzioni;

43.  sottolinea l'importanza di garantire l'accesso alla banda larga a tutte le regioni, ivi comprese le zone rurali e le regioni che presentano problemi naturali o demografici gravi e persistenti, per favorire uno sviluppo armonioso in tutta l'UE;

44.  ritiene che il declino demografico, che interessa le regioni dell'UE in misura diversa, sia uno dei gravi ostacoli che intralciano lo sviluppo dell'UE, per il quale sono necessari approcci e impegni diversi; invita la Commissione e gli Stati membri a introdurre misure intese a far fronte a tale sfida; sottolinea il fatto che il declino demografico richiede un approccio olistico che includa l'adattamento delle infrastrutture necessarie, l'occupazione di qualità con retribuzioni decorose e il rafforzamento dei servizi pubblici e accordi volontari di flessibilità lavorativa, il che dovrebbe andare di pari passo con un'adeguata garanzia del posto di lavoro e l'accessibilità della protezione sociale;

45.  accoglie con favore il fatto che la Commissione abbia inserito la necessità di fornire statistiche relative alle sfide demografiche come lo spopolamento o la dispersione della popolazione nell'ambito del suo programma statistico europeo; ritiene che questi dati offriranno una visione fedele dei problemi che colpiscono queste regioni, consentendo di trovare soluzioni migliori; chiede alla Commissione di tenere conto di tali statistiche nell'elaborazione del futuro quadro finanziario pluriennale (QFP);

46.  ricorda che l'aumento dell'aspettativa di vita richiede l'adeguamento dei sistemi pensionistici onde garantire la loro sostenibilità e una buona qualità della vita per le persone anziane; sottolinea che ciò può essere conseguito riducendo l'indice di dipendenza economica, anche garantendo condizioni di lavoro adeguate per offrire opportunità a chi desidera lavorare più a lungo e valutando, a livello di Stati membri e insieme alle parti sociali, la necessità di fissare l'età pensionabile legale ed effettiva a un livello sostenibile commisurato all'aumento della speranza di vita e agli anni di contributi previdenziali, e impedendo l'uscita anticipata dal mercato del lavoro, nonché integrando i giovani, i rifugiati e i migranti nel mercato del lavoro; invita la Commissione a sostenere gli Stati membri nel potenziamento dei sistemi pensionistici pubblici e professionali e nella creazione di crediti di assistenza per compensare la perdita di contributi subita dalle donne e dagli uomini a causa delle responsabilità parentali e assistenziali di lungo corso, quale strumento per ridurre il divario pensionistico di genere e fornire un adeguato reddito da pensione che sia superiore alla soglia di povertà e permetta di condurre una vita dignitosa e indipendente;

47.  invita la Commissione e gli Stati membri a perseguire la politica di invecchiamento attivo, l'inclusione sociale degli anziani e la solidarietà tra le generazioni; ricorda che disporre di sistemi sanitari e di assistenza a lungo termine più efficaci in termini di costi, che garantiscano un accesso tempestivo a un'assistenza sanitaria preventiva e curativa di qualità e a prezzi accessibili, è altresì fondamentale per la produttività;

48.  è del parere che la politica di coesione, quale principale politica di investimenti pubblici dell'Unione europea, abbia dimostrato la sua efficacia nel ridurre le disuguaglianze e rafforzare l'inclusione e la riduzione della povertà e dovrebbe pertanto ricevere maggiori fondi nel futuro QFP; ritiene che l'FSE debba continuare a essere il principale strumento dell'UE per l'inserimento e il reinserimento dei lavoratori nel mercato del lavoro, nonché per sostenere le misure a favore dell'inclusione sociale, della lotta contro la povertà e le disuguaglianze e per promuovere l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali; invita la Commissione ad aumentare la dotazione dell'FSE al fine di sostenere l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali nel prossimo QFP;

49.  sottolinea la necessità che il FEIS sostenga la crescita e l'occupazione in progetti di investimento ad alto rischio e contrasti la disoccupazione giovanile e di lunga durata; è preoccupato, tuttavia, per l'enorme squilibrio nell'utilizzo del fondo tra l'UE-15 e l'UE-13; sottolinea altresì il ruolo del programma dell'Unione europea per l'occupazione e l'innovazione sociale (EaSI) nel promuovere elevati livelli di qualità e sostenibilità dell'occupazione, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa e combattere l'esclusione sociale e la povertà;

50.  invita gli Stati membri a valutare se sia possibile ridurre l'incidenza fiscale sui beni di prima necessità, in particolare quelli alimentari, come misura di giustizia sociale elementare;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi per l'ulteriore integrazione delle persone con disabilità nel mercato del lavoro, eliminando gli ostacoli legislativi, combattendo la discriminazione e adattando i luoghi di lavoro nonché creando incentivi per la loro occupazione; ricorda che un ambiente di lavoro adattato alle persone con disabilità, l'integrazione di queste ultime in tutti i livelli di istruzione e di formazione e un sostegno finanziario mirato sono misure essenziali che consentiranno loro di partecipare pienamente al mercato del lavoro e alla società nel suo insieme; invita la Commissione a includere nel quadro di valutazione sociale indicatori relativi all'inclusione sociale e professionale delle persone con disabilità;

52.  si compiace dell'integrazione dei diritti delle persone con disabilità nei nuovi orientamenti proposti per le politiche dell'occupazione degli Stati membri allegate all'analisi annuale della crescita 2018; chiede, tuttavia, che tali disposizioni comprendano misure concrete per raggiungere gli obiettivi dichiarati, in linea con gli obblighi dell'UE e degli Stati membri ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD).

53.  incoraggia gli Stati membri ad attuare le misure necessarie all'inclusione sociale dei rifugiati e delle persone appartenenti a minoranze etniche o provenienti da un contesto migratorio;

54.  sottolinea che il mancato allineamento della domanda di lavoro con l'offerta di lavoro è un problema che riguarda i datori di lavoro tutte le regioni dell'Unione, comprese le regioni più sviluppate, e che tale problema non può essere risolto per mezzo di posti di lavori insicuri o instabili; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere misure destinate a facilitare la mobilità dei lavoratori tra professioni, settori e luoghi al fine di soddisfare la domanda di manodopera tanto nelle regioni meno sviluppate che in quelle più sviluppate, garantendo al tempo stesso stabilità e condizioni di lavoro dignitose e consentendo crescita e promozione in ambito professionale; riconosce che la mobilità dei lavoratori all'interno dell'UE nei vari Stati membri contribuisce a soddisfare la domanda e l'offerta; chiede alla Commissione e agli Stati membri di prestare particolare attenzione alla situazione specifica dei lavoratori transfrontalieri e dei lavoratori delle regioni periferiche e ultraperiferiche;

55.  deplora che, dopo innumerevoli richieste da parte del Parlamento europeo, le regioni ultraperiferiche continuino a non essere contemplate nell'ultimo AAC; invita la Commissione a intensificare l'applicazione dell'articolo 349 TFUE con l'obiettivo di una maggiore integrazione delle regioni ultraperiferiche nell'UE, onde garantire equità fra le regioni e promuovere la tanto discussa convergenza verso l'alto; sottolinea la necessità di continuare a dedicare un'attenzione speciale alle regioni ultraperiferiche, non solo per quanto riguarda l'assegnazione dei finanziamenti, ma anche in riferimento all'impatto che le politiche europee possono avere sulla situazione sociale e sui livelli di occupazione in tali regioni;

56.  mette in evidenza che nel periodo 2014-2016 la crescita dei salari reali non è stata al passo con la crescita della produttività, malgrado i miglioramenti nel mercato del lavoro; ricorda che la crescita dei salari reali quale conseguenza dell'aumento della produttività è essenziale per far fronte alle disuguaglianze;

57.  sottolinea, nel processo di riforma, il ruolo delle parti sociali in quanto attori fondamentali, delle prassi nazionali di dialogo sociale e della società civile, e il valore aggiunto del loro coinvolgimento attivo nell'elaborazione, nel sequenziamento e nell'attuazione delle riforme; sottolinea che l'effettivo coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle politiche consentirà loro di sentirsi più partecipi nelle riforme nazionali adottate a seguito delle raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo e in ultima istanza rafforzerà la loro titolarità dei risultati; invita la Commissione, quindi, a proporre orientamenti per tale adeguato coinvolgimento di tutte le parti interessate; sostiene il parere secondo cui le nuove forme di occupazione nel mercato globalizzato richiedono nuove forme di dialogo sociale e civile e invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere la creazione di queste nuove forme di dialogo sociale e la protezione di queste nuove forme di occupazione; sottolinea che tutti i lavoratori devono essere informati dei loro diritti ed essere protetti qualora segnalino pratiche abusive; ritiene che, per imboccare la strada della convergenza verso l'alto, sia necessario intensificare il dialogo sociale in tutte le fasi del processo del semestre europeo; afferma che gli Stati membri devono aiutare i cittadini a sviluppare le competenze richieste dal mercato del lavoro;

58.  sottolinea che, secondo il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (CEDEFOP) e il quadro di valutazione della strategia Europa 2020, la ripartizione delle competenze nella forza lavoro corrispondeva ampiamente ai requisiti delle qualifiche del mercato del lavoro nel 2016, e che l'offerta di lavoro ha superato la domanda per tutti i tipi di qualifiche ed è risultata particolarmente elevata per le qualifiche di basso e medio livello; sottolinea che le previsioni del CEDEFOP indicano un aumento parallelo delle competenze sul versante sia della domanda che dell'offerta fino al 2025 e che è previsto un cambiamento più rapido dei livelli di competenze della forza lavoro rispetto a quelli richiesti dal mercato del lavoro; invita pertanto la Commissione e gli Stati membri a riesaminare con attenzione le difficoltà relative all'accesso al mercato del lavoro; è preoccupato per l'aumento del tasso di sovraqualificazione (25 % nel 2014);

59.  sottolinea che la discriminazione di genere, come ad esempio il divario salariale di genere o il divario nel tasso di occupazione tra uomini e donne, è ancora considerevole, con redditi medi lordi orari dei lavoratori pari a circa il 16 % in più rispetto a quelli delle lavoratrici; evidenzia che tali divari sono dovuti alla sottorappresentazione delle donne in settori ben retribuiti, alla discriminazione nel mercato del lavoro e all'alto numero di donne che lavorano a tempo parziale; insiste sulla necessità di compiere maggiori progressi per attenuare tali divari; invita la Commissione, in tale contesto, a introdurre nella strategia Europa 2020 un pilastro dedicato alla parità di genere e un obiettivo generale correlato;

60.  invita gli Stati membri a integrare la dimensione di genere e il principio di parità tra donne e uomini nei programmi nazionali di riforma e nei programmi di stabilità e convergenza fissando obiettivi qualitativi e definendo misure che affrontino i persistenti divari di genere;

61.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(2) Testi approvati P8_TA(2016)0355.
(3) GU L 59 del 2.3.2013, pag. 5.
(4) GU C 236 E del 12.8.2011, pag. 57.
(5) Testi approvati P8_TA(2017)0451.
(6) Testi approvati P8_TA(2017)0418.
(7) Testi approvati P8_TA(2017)0403.
(8) Testi approvati P8_TA(2017)0360.
(9) Testi approvati P8_TA(2017)0260.
(10) Testi approvati P8_TA(2017)0073.
(11) Testi approvati P8_TA(2017)0039.
(12) Testi approvati P8_TA(2017)0010.
(13) Testi approvati P8_TA(2016)0338.
(14) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 157.
(15) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 19.
(16) GU C 265 dell’11.8.2017, pag. 48.
(17) GU C 75 del 26.2.2016, pag. 130.
(18) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 40.
(19) Indice di digitalizzazione dell'economia e della società, Commissione europea.
(20) GU C 67 del 20.2.2016, pag. 1.

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