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Testi approvati
Martedì 15 gennaio 2019 - StrasburgoEdizione definitiva
Istituzione dello Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere ***I
 Conclusione dell'accordo sullo status tra l'Unione europea e la Repubblica d'Albania riguardante le azioni dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nella Repubblica d'Albania ***
 Protocollo dell'accordo di partenariato e di cooperazione UE-Kirghizistan (adesione della Croazia) ***
 Accordo globale UE-Kirghizistan
 Guida autonoma nei trasporti europei
 Utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada ***I
 Revoca temporanea delle preferenze in alcuni accordi conclusi tra l'Unione europea e alcuni paesi terzi ***I
 Istituzione del programma "Dogana" per la cooperazione nel settore doganale ***I
 Modifica dello statuto della Banca europea per gli investimenti *
 L'integrazione della dimensione di genere al Parlamento europeo
 Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione
 Valutazione delle modalità di utilizzo del bilancio dell'Unione europea per la riforma del settore pubblico
 Orientamenti dell'Unione europea e mandato dell'inviato speciale dell'Unione per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea
 Uguaglianza di genere e politiche fiscali nell'Unione europea

Istituzione dello Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 15 gennaio 2019, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale (COM(2018)0474 – C8-0273/2018 – 2018/0258(COD))(1)
P8_TA(2019)0001A8-0460/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  I 2 140 uffici doganali2 esistenti alle frontiere esterne dell'Unione europea devono essere adeguatamente attrezzati per assicurare il funzionamento dell'unione doganale. La necessità di controlli doganali adeguati ed equivalenti è sempre più urgente non solo a causa del ruolo tradizionale delle dogane nella riscossione delle entrate, ma anche, in misura crescente, della necessità di rafforzare significativamente il controllo delle merci che entrano ed escono dalle frontiere esterne dell'Unione al fine di garantire la sicurezza. Nel contempo, tuttavia, tali controlli sulla circolazione delle merci attraverso le frontiere esterne non dovrebbero ostacolare, ma agevolare il commercio legittimo con i paesi terzi.
(1)  I 2 140 uffici doganali2 esistenti alle frontiere esterne dell'Unione europea devono essere adeguatamente attrezzati per assicurare il funzionamento efficiente ed efficace dell'unione doganale. La necessità di controlli doganali adeguati ed equivalenti è sempre più urgente non solo a causa del ruolo tradizionale delle dogane nella riscossione delle entrate, ma anche, in misura crescente, della necessità di rafforzare significativamente il controllo delle merci che entrano ed escono dalle frontiere esterne dell'Unione al fine di garantire la sicurezza. Nel contempo, tuttavia, tali controlli sulla circolazione delle merci attraverso le frontiere esterne non dovrebbero ostacolare, ma agevolare il commercio legittimo con i paesi terzi, nel rispetto delle condizioni di protezione e di sicurezza.
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2 Allegato della relazione annuale 2016 sulle prestazioni dell'unione doganale, consultabile al seguente link: https://ec.europa.eu/info/publications/annual-activity-report-2016-taxation-and-customs-union_en.
2 Allegato della relazione annuale 2016 sulle prestazioni dell'unione doganale, consultabile al seguente link: https://ec.europa.eu/info/publications/annual-activity-report-2016-taxation-and-customs-union_en.
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  L'unione doganale costituisce un pilastro fondamentale dell'Unione europea, uno dei principali blocchi commerciali al mondo, ed è essenziale per il corretto funzionamento del mercato unico, a beneficio sia delle imprese, sia dei cittadini dell'UE. Nella risoluzione del 14 marzo 20182bis, il Parlamento europeo ha espresso particolare preoccupazione per quanto riguarda la frode doganale, che ha causato una notevole perdita di entrate per il bilancio dell'Unione. Il Parlamento ha ribadito che sarà possibile realizzare un'Europa più forte e più ambiziosa soltanto dotandola di maggiori risorse finanziarie, e ha quindi chiesto che si continuino a sostenere le politiche esistenti, che si aumentino le risorse destinate ai programmi faro dell'Unione e che alle nuove responsabilità corrispondano risorse finanziarie ulteriori.
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2bis P8_TA(2018)0075: Il prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  Esiste attualmente uno squilibrio nell'esecuzione dei controlli doganali da parte degli Stati membri. Tale squilibrio è dovuto a differenze geografiche tra gli Stati membri e a divari nelle rispettive capacità e risorse. La capacità degli Stati membri di reagire alle sfide generate dalla costante evoluzione, a livello mondiale, dei modelli operativi e delle catene di approvvigionamento dipende non solo dalla componente umana, ma anche dalla disponibilità di attrezzature per il controllo doganale moderne e affidabili. La fornitura di attrezzature per il controllo doganale equivalenti è pertanto un elemento importante per rimediare allo squilibrio esistente. Essa migliorerà l'equivalenza nell'esecuzione dei controlli doganali in tutti gli Stati membri ed eviterà quindi la diversione dei flussi di merci verso i punti più deboli.
(2)  Esiste attualmente uno squilibrio nell'esecuzione dei controlli doganali da parte degli Stati membri. Tale squilibrio è dovuto a differenze geografiche tra gli Stati membri e a divari nelle rispettive capacità e risorse nonché a una mancanza di controlli doganali standardizzati. La capacità degli Stati membri di reagire alle sfide generate dalla costante evoluzione, a livello mondiale, dei modelli operativi e delle catene di approvvigionamento dipende non solo dalla componente umana, ma anche dalla disponibilità e dal corretto funzionamento di attrezzature per il controllo doganale moderne e affidabili. Altre sfide, quali l'impennata del commercio elettronico, la digitalizzazione dei dati relativi ai controlli e alle ispezioni, la resilienza agli attacchi informatici, il sabotaggio, la manipolazione di dati o lo spionaggio industriale, contribuiranno ad aumentare la domanda di un migliore funzionamento delle procedure doganali. La fornitura di attrezzature per il controllo doganale equivalenti è pertanto un elemento importante per rimediare allo squilibrio esistente. Essa migliorerà l'equivalenza nell'esecuzione dei controlli doganali in tutti gli Stati membri ed eviterà quindi la diversione dei flussi di merci verso i punti più deboli. Tutte le merci che entrano nel territorio doganale dell'Unione dovrebbero essere sottoposte a controlli approfonditi al fine di evitare la caccia ai porti più convenienti (il cosiddetto "port-shopping") da parte dei truffatori. Per rafforzare la solidità d'insieme del sistema e garantire la convergenza nell'esecuzione dei controlli doganali da parte degli Stati membri, è necessaria una chiara strategia per quanto riguarda i punti più deboli.
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Gli Stati membri hanno ripetutamente espresso la necessità di sostegno finanziario e chiesto un'analisi approfondita delle attrezzature necessarie. Nelle sue conclusioni3 sul finanziamento delle dogane del 23 marzo 2017, il Consiglio ha invitato la Commissione ad "esaminare la possibilità di finanziare il fabbisogno di attrezzature tecniche con programmi finanziari futuri della Commissione" e a "migliorare il coordinamento e (...) la cooperazione tra le autorità doganali e le altre autorità di contrasto in materia di finanziamenti".
(3)  Alcuni Stati membri hanno ripetutamente espresso la necessità di sostegno finanziario e chiesto un'analisi approfondita delle attrezzature necessarie. Nelle sue conclusioni3 sul finanziamento delle dogane del 23 marzo 2017, il Consiglio ha invitato la Commissione ad "esaminare la possibilità di finanziare il fabbisogno di attrezzature tecniche con programmi finanziari futuri della Commissione" e a "migliorare il coordinamento e (...) la cooperazione tra le autorità doganali e le altre autorità di contrasto in materia di finanziamenti".
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3 https://www.consilium.europa.eu/media/22301/st09581en17-vf.pdf
e http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7586-2017-INIT/en/pdf.
3 https://www.consilium.europa.eu/media/22301/st09581en17-vf.pdf
e http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-7586-2017-INIT/en/pdf.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  È pertanto opportuno istituire un nuovo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale.
(6)  È pertanto opportuno istituire un nuovo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale che possa garantire l'individuazione di prassi quali ad esempio la contraffazione di merci e altre prassi commerciali illecite. Si dovrebbero prendere in considerazione le formule già esistenti di sostegno finanziario.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Dato che alle autorità doganali degli Stati membri è affidato un numero crescente di responsabilità, che spesso si estendono al settore della sicurezza e riguardano compiti da espletare alla frontiera esterna, l'equivalenza dei controlli di frontiera e dei controlli doganali alle frontiere esterne deve essere garantita mediante un adeguato sostegno finanziario dell'Unione agli Stati membri. È altrettanto importante promuovere la cooperazione inter-agenzia alle frontiere dell'Unione per quanto riguarda i controlli delle merci e delle persone tra le autorità nazionali di ciascuno Stato membro responsabili del controllo di frontiera o di altri compiti svolti alle frontiere.
(7)  Dato che alle autorità doganali degli Stati membri è affidato un numero crescente di responsabilità, che spesso si estendono al settore della sicurezza e riguardano compiti da espletare alla frontiera esterna, l'equivalenza dei controlli di frontiera e dei controlli doganali alle frontiere esterne deve essere garantita mediante un adeguato sostegno finanziario dell'Unione agli Stati membri. È altrettanto importante promuovere la cooperazione inter-agenzia, tenendo conto della cibersicurezza, alle frontiere dell'Unione per quanto riguarda i controlli delle merci e delle persone tra le autorità nazionali di ciascuno Stato membro responsabili del controllo di frontiera o di altri compiti svolti alle frontiere.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  Il presente regolamento stabilisce una dotazione finanziaria per lo Strumento che deve costituire, per il Parlamento europeo e il Consiglio, l'importo di riferimento privilegiato nel corso della procedura annuale di bilancio, ai sensi del punto 17 dell'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria21.
(11)  Il presente regolamento stabilisce una dotazione finanziaria per lo Strumento che deve costituire, per il Parlamento europeo e il Consiglio, l'importo di riferimento privilegiato nel corso della procedura annuale di bilancio, ai sensi del punto 17 dell'accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria21. Onde garantire la disciplina di bilancio, le condizioni per la definizione delle priorità delle sovvenzioni dovrebbero essere chiare, definite e basate su esigenze identificate per i compiti svolti dai punti doganali.
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6 Accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1).
6 Accordo interistituzionale del 2 dicembre 2013 tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria (GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1).
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 13 bis (nuovo)
(13 bis)  Le attrezzature per il controllo doganale finanziate a titolo del presente strumento dovrebbero rispettare standard ottimali in materia di sicurezza, sicurezza informatica, ambientali e sanitari.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 13 ter (nuovo)
(13 ter)  I dati prodotti dalle attrezzature di controllo doganale finanziate a titolo del presente Strumento dovrebbero essere accessibili solo al personale debitamente autorizzato delle autorità, e trattati dallo stesso, e adeguatamente protetti contro l'accesso o la comunicazione non autorizzati. Gli Stati membri dovrebbero avere pieno controllo su tali dati.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 13 quater (nuovo)
(13 quater)  Le attrezzature per il controllo doganale finanziate a titolo del presente strumento dovrebbero contribuire a fornire una gestione ottimale dei rischi doganali.
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 13 quinquies (nuovo)
(13 quinquies)  Nel sostituire vecchie attrezzature per il controllo doganale mediante il presente strumento, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti ad eliminarle nel rispetto dell'ambiente.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 15
(15)  La maggior parte delle attrezzature per il controllo doganale può essere ugualmente o puntualmente utilizzata per i controlli di conformità con altre normative, come ad esempio le disposizioni relative alla gestione delle frontiere, ai visti o alla cooperazione in materia di polizia. Il Fondo per la gestione integrata delle frontiere è stato quindi concepito come due strumenti complementari con ambiti di applicazione distinti ma coerenti con riguardo all'acquisto di attrezzature. Da un lato lo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti, istituito dal regolamento [2018/XXX]10, escluderà le attrezzature che possono essere utilizzate sia per la gestione delle frontiere che per il controllo doganale. Dall'altro, lo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale, istituito dal presente regolamento, non solo sosterrà finanziariamente le attrezzature che hanno come finalità principale i controlli doganali, ma ne consentirà l'uso anche per altri scopi, come ad esempio i controlli alle frontiere e la sicurezza. Questa suddivisione di ruoli promuoverà la cooperazione inter-agenzia quale componente dell'approccio europeo di gestione integrata delle frontiere, di cui all'articolo 4, lettera e), del regolamento (UE) 2016/162411, consentendo in tal modo alle autorità di frontiera e alle autorità doganali di collaborare e di ottimizzare l'incidenza del bilancio dell'Unione attraverso la condivisione e l'interoperabilità delle attrezzature di controllo.
(15)  La maggior parte delle attrezzature per il controllo doganale può essere ugualmente o puntualmente utilizzata per i controlli di conformità con altre normative, come ad esempio le disposizioni relative alla gestione delle frontiere, ai visti o alla cooperazione in materia di polizia. Il Fondo per la gestione integrata delle frontiere è stato quindi concepito come due strumenti complementari con ambiti di applicazione distinti ma coerenti con riguardo all'acquisto di attrezzature. Da un lato lo Strumento per la gestione delle frontiere e i visti, istituito dal regolamento [2018/XXX]10, escluderà le attrezzature che possono essere utilizzate sia per la gestione delle frontiere che per il controllo doganale. Dall'altro, lo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale, istituito dal presente regolamento, non solo sosterrà finanziariamente le attrezzature che hanno come finalità principale i controlli doganali, ma ne consentirà l'uso anche per altri scopi correlati, come ad esempio i controlli alle frontiere, la protezione e la sicurezza. Questa suddivisione di ruoli promuoverà la cooperazione inter-agenzia quale componente dell'approccio europeo di gestione integrata delle frontiere, di cui all'articolo 4, lettera e), del regolamento (UE) 2016/162411, consentendo in tal modo alle autorità di frontiera e alle autorità doganali di collaborare e di ottimizzare l'incidenza del bilancio dell'Unione attraverso la condivisione e l'interoperabilità delle attrezzature di controllo. Onde garantire che tutti gli strumenti o attrezzature finanziate a titolo del Fondo siano custoditi su base permanente dal punto doganale designato cui appartengono, occorre definire la condivisione e l'interoperabilità tra le autorità doganali e di frontiera quali eventi non sistematici né regolari.
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10 COM(2018)0473.
10 COM(2018)0473.
11 Regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea che modifica il regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 863/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, il regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio e la decisione 2005/267/CE del Consiglio (GU L 251 del 16.9.2016, pag. 1).
11 Regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 settembre 2016, relativo alla guardia di frontiera e costiera europea che modifica il regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga il regolamento (CE) n. 863/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, il regolamento (CE) n. 2007/2004 del Consiglio e la decisione 2005/267/CE del Consiglio (GU L 251 del 16.9.2016, pag. 1).
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 16
(16)  In deroga al regolamento finanziario, il finanziamento di un'azione da parte di diversi programmi o strumenti dell'Unione dovrebbe essere possibile al fine di permettere e sostenere, se del caso, la cooperazione e l'interoperabilità in tutti i settori. In tali casi, tuttavia, i contributi non possono coprire gli stessi costi in conformità al principio del divieto di doppio finanziamento stabilito dal regolamento finanziario.
(16)  In deroga al regolamento finanziario, il finanziamento di un'azione da parte di diversi programmi o strumenti dell'Unione dovrebbe essere possibile al fine di permettere e sostenere, se del caso, la cooperazione e l'interoperabilità in tutti i settori. In tali casi, tuttavia, i contributi non possono coprire gli stessi costi in conformità al principio del divieto di doppio finanziamento stabilito dal regolamento finanziario. Se ad uno Stato membro è stato già riconosciuto o erogato un contributo a titolo di un altro programma dell'Unione ovvero il sostegno di un fondo dell'Unione per l'acquisizione della stessa attrezzatura, tale contributo o sostegno dovrebbe essere indicato nella domanda.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 16 bis (nuovo)
(16 bis)   La Commissione dovrebbe incentivare gli appalti e i test congiunti delle attrezzature per il controllo doganale tra Stati membri.
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 17
(17)  In considerazione della rapida evoluzione delle priorità doganali, delle minacce e delle tecnologie, i programmi di lavoro non dovrebbero riguardare lunghi periodi di tempo. Allo stesso tempo, la necessità di elaborare programmi di lavoro annuali aumenta l'onere amministrativo sia per la Commissione che per gli Stati membri, senza che ciò sia necessario per l'attuazione dello Strumento. Pertanto i programmi di lavoro dovrebbero, in linea di principio, riguardare più di un esercizio finanziario.
(17)  In considerazione della rapida evoluzione delle priorità doganali, delle minacce e delle tecnologie, i programmi di lavoro non dovrebbero riguardare lunghi periodi di tempo. Allo stesso tempo, la necessità di elaborare programmi di lavoro annuali aumenta l'onere amministrativo sia per la Commissione che per gli Stati membri, senza che ciò sia necessario per l'attuazione dello Strumento. Pertanto i programmi di lavoro dovrebbero, in linea di principio, riguardare più di un esercizio finanziario. Inoltre, per garantire che sia preservata l'integrità degli interessi strategici dell'Unione, quando bandiscono appalti per nuove attrezzature di controllo doganale gli Stati membri sono incoraggiati a considerare attentamente la cibersicurezza e i rischi di potenziale divulgazione di dati sensibili al di fuori dell'Unione.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 18
(18)  È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del programma di lavoro a titolo del presente regolamento. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio12.
soppresso
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12 Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 19
(19)  Nonostante l'attuazione a livello centrale sia indispensabile per il conseguimento dell'obiettivo specifico di garantire controlli doganali equivalenti, data la natura tecnica del presente Strumento sono necessari lavori preparatori a livello tecnico. Pertanto l'attuazione dovrebbe essere sostenuta da valutazioni delle necessità, che dipendono dalle competenze ed esperienze nazionali acquisite mediante la partecipazione delle amministrazioni doganali degli Stati membri. Tali valutazioni dovrebbero basarsi su una metodologia chiara, che comprenda un numero minimo di misure volte a garantire la raccolta delle informazioni richieste.
(19)  Nonostante l'attuazione a livello centrale sia indispensabile per il conseguimento dell'obiettivo specifico di garantire controlli doganali equivalenti, data la natura tecnica del presente Strumento sono necessari lavori preparatori a livello tecnico. Pertanto l'attuazione dovrebbe essere sostenuta da valutazioni individuali delle necessità, che dipendono dalle competenze ed esperienze nazionali acquisite mediante la partecipazione delle amministrazioni doganali degli Stati membri. Tali valutazioni dovrebbero basarsi su una metodologia chiara, che comprenda un numero minimo di misure volte a garantire la raccolta delle pertinenti informazioni richieste.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 20
(20)  Per garantire una sorveglianza e una rendicontazione costanti è opportuno porre in atto un quadro adeguato per la sorveglianza dei risultati conseguiti dallo Strumento e delle azioni ad esso correlate. Tale sorveglianza e rendicontazione dovrebbero basarsi su indicatori che misurino gli effetti delle azioni dello Strumento. Le prescrizioni di rendicontazione dovrebbero comprendere alcune informazioni sulle attrezzature per il controllo doganale che superano una certa soglia di costo.
(20)  Per garantire una sorveglianza e una rendicontazione costanti è opportuno porre in atto un quadro adeguato per la sorveglianza dei risultati conseguiti dallo Strumento e delle azioni ad esso correlate. Tale sorveglianza e rendicontazione dovrebbero basarsi su indicatori quantitativi e qualitativi che misurino gli effetti delle azioni dello Strumento. Gli Stati membri dovrebbero garantire una procedura trasparente e chiara. Le prescrizioni di rendicontazione dovrebbero comprendere informazioni dettagliate sulle attrezzature per il controllo doganale e le procedure di appalto che superano una certa soglia di costo, e una giustificazione delle spese.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 22
(22)  Al fine di rispondere adeguatamente alle priorità strategiche, alle minacce e alle tecnologie in continua evoluzione, dovrebbe essere delegato alla Commissione, conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il potere di adottare atti riguardo alla modifica delle finalità dei controlli doganali per le azioni ammissibili a titolo dello Strumento e alla modifica dell'elenco degli indicatori destinati a misurare il conseguimento degli obiettivi specifici. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
(22)  Al fine di rispondere adeguatamente alle priorità strategiche, alle minacce e alle tecnologie in continua evoluzione, dovrebbe essere delegato alla Commissione, conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il potere di modificare il presente regolamento al fine di adottare programmi di lavoro, modificare le finalità dei controlli doganali per le azioni ammissibili a titolo dello Strumento e modificare l'elenco degli indicatori destinati a misurare il conseguimento degli obiettivi specifici. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga consultazioni adeguate e pienamente trasparenti, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Considerando 24
(24)  Le disposizioni finanziarie orizzontali adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla base dell'articolo 322 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea si applicano al presente regolamento. Tali norme sono stabilite dal regolamento finanziario e determinano in particolare le modalità relative alla formazione e all'esecuzione del bilancio mediante sovvenzioni, appalti, premi e gestione indiretta e prevedono il controllo della responsabilità degli agenti finanziari. Le norme adottate sulla base dell'articolo 322 del TFUE riguardano anche la tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, in quanto il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto essenziale per una gestione finanziaria sana ed efficace dei fondi UE.
(24)  Le disposizioni finanziarie orizzontali adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla base dell'articolo 322 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea si applicano al presente regolamento. Tali norme sono stabilite dal regolamento finanziario e determinano in particolare le modalità relative alla formazione e all'esecuzione del bilancio mediante sovvenzioni, appalti, premi e gestione indiretta e prevedono il controllo della responsabilità degli agenti finanziari. Le norme adottate sulla base dell'articolo 322 del TFUE riguardano anche la tutela del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, in quanto il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto essenziale per una gestione finanziaria sana ed efficace dei fondi UE. Il finanziamento a titolo del presente Strumento dovrebbe rispettare i principi di trasparenza, proporzionalità, parità di trattamento e non discriminazione.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Considerando 25
(25)  Le tipologie di finanziamento nonché i metodi di attuazione di cui al presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire l'obiettivo specifico delle azioni e di produrre risultati tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza. Si dovrebbe prendere in considerazione il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari e a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
(25)  Le tipologie di finanziamento nonché i metodi di attuazione di cui al presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire l'obiettivo specifico delle azioni e di produrre risultati tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza. Si dovrebbe prendere in considerazione il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari e a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario. Il miglioramento dell'esecuzione e della qualità della spesa dovrebbe rappresentare il principio guida per conseguire gli obiettivi dello Strumento e garantire nel contempo un utilizzo ottimale delle risorse finanziarie.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  Nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo Strumento ha l'obiettivo generale di sostenere l'unione doganale e le autorità doganali per tutelare gli interessi finanziari ed economici dell'Unione e dei suoi Stati membri, garantire la sicurezza all'interno dell'Unione e tutelare l'Unione dal commercio sleale e illegale, facilitando nel contempo le attività commerciali legittime.
1.  Nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere e nell'ottica del traguardo a lungo termine di standardizzare tutti i controlli doganali nell'Unione, lo Strumento ha l'obiettivo generale di sostenere l'unione doganale e le autorità doganali per tutelare gli interessi finanziari ed economici dell'Unione e dei suoi Stati membri, promuovere la cooperazione inter-agenzia alle frontiere dell'Unione per quanto concerne il controllo delle merci e delle persone, garantire la sicurezza all'interno dell'Unione e tutelare l'Unione dal commercio illegale, facilitando nel contempo le attività commerciali legittime.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2
2.  Lo Strumento ha l'obiettivo specifico di contribuire a fornire controlli doganali adeguati ed equivalenti mediante l'acquisto, la manutenzione e l'aggiornamento di attrezzature per il controllo doganale pertinenti, affidabili e all'avanguardia.
2.  Lo Strumento ha l'obiettivo specifico di contribuire a fornire controlli doganali adeguati ed equivalenti mediante l'acquisto in condizioni di assoluta trasparenza, la manutenzione e l'aggiornamento di attrezzature per il controllo doganale pertinenti, all'avanguardia, sicure, resilienti agli attacchi informatici, protette, rispettose dell'ambiente e affidabili. Un ulteriore obiettivo consiste nel migliorare la qualità dei controlli doganali in tutti gli Stati membri al fine di evitare la diversione dei flussi di merci verso i punti più deboli nell'Unione.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Lo Strumento contribuisce all'attuazione della gestione europea integrata delle frontiere sostenendo la cooperazione inter-agenzia, la condivisione e l'interoperabilità delle nuove attrezzature acquisite attraverso lo Strumento.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 1
1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione dello Strumento per il periodo 2021 - 2027 è fissata a 1 300 000 000 EUR a prezzi correnti.
1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione dello Strumento per il periodo 2021 - 2027 è fissata a 1 149 175 000 EUR a prezzi del 2018 (1 300 000 000 EUR a prezzi correnti).
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 2
2.  L'importo di cui al paragrafo 1 può finanziare anche le spese di preparazione, sorveglianza, controllo, audit, valutazione e altre attività di gestione dello Strumento e di valutazione del conseguimento degli obiettivi. Tale importo può inoltre coprire i costi relativi a studi, riunioni di esperti, azioni di informazione e comunicazione, nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi dello Strumento, nonché le spese legate a reti informatiche destinate all'elaborazione e allo scambio delle informazioni, agli strumenti informatici istituzionali e ad altra assistenza tecnica e amministrativa necessaria per la gestione dello Strumento.
2.  L'importo di cui al paragrafo 1 può finanziare anche le spese, legittime e verificate, di preparazione, sorveglianza, controllo, audit, valutazione e altre attività di gestione dello Strumento e di valutazione delle sue prestazioni e del conseguimento degli obiettivi. Tale importo può inoltre coprire i costi, anch'essi legittimi e verificati, relativi a studi, riunioni di esperti, azioni di informazione e comunicazione, scambio di dati tra gli Stati membri interessati nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi specifici dello Strumento a sostegno dell'obiettivo generale, nonché le spese legate a reti informatiche destinate all'elaborazione e allo scambio delle informazioni, agli strumenti informatici istituzionali e ad altra assistenza tecnica e amministrativa necessaria per la gestione dello Strumento.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 1 bis (nuovo)
1 bis.   Quando le azioni sovvenzionate comportano l'acquisto o l'aggiornamento di attrezzature, la Commissione stabilisce garanzie adeguate e misure di emergenza volte a garantire che tutte le attrezzature acquistate con il sostegno di programmi e strumenti dell'Unione siano utilizzate dalle pertinenti autorità doganali in tutti i casi pertinenti.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 3
3.  Quando le azioni sovvenzionate comportano l'acquisto o l'aggiornamento di attrezzature, la Commissione istituisce un meccanismo di coordinamento volto a garantire l'efficienza di tutte le attrezzature acquistate con il sostegno di programmi e strumenti dell'Unione e la loro interoperabilità.
3.  Quando le azioni sovvenzionate comportano l'acquisto o l'aggiornamento di attrezzature, la Commissione istituisce un meccanismo di coordinamento volto a garantire l'efficienza di tutte le attrezzature acquistate con il sostegno di programmi e strumenti dell'Unione e la loro interoperabilità, che consente la consultazione e la partecipazione delle pertinenti agenzie dell'Unione, in particolare dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Il meccanismo di coordinamento comprende la partecipazione e la consultazione dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera al fine di massimizzare il valore aggiunto dell'Unione nel settore della gestione delle frontiere.
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 5 – paragrafo 3 bis (nuovo)
3 bis.   Quando le azioni sovvenzionate comportano l'acquisto o l'aggiornamento di attrezzature, la Commissione stabilisce garanzie adeguate e misure di emergenza volte a garantire che tutte le attrezzature acquistate con il sostegno di programmi e strumenti dell'Unione siano conformi alle norme convenute sulla manutenzione regolare.
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 2
2.  In deroga al paragrafo 1, in casi debitamente giustificati le azioni possono riguardare anche l'acquisto, la manutenzione e l'aggiornamento di attrezzature per il controllo doganale allo scopo di sperimentare nuovi elementi o nuove funzionalità in condizioni operative.
2.  In deroga al paragrafo 1, in casi debitamente giustificati le azioni possono riguardare anche l'acquisto in condizioni di assoluta trasparenza, la manutenzione e l'aggiornamento di attrezzature per il controllo doganale allo scopo di sperimentare nuovi elementi o nuove funzionalità in condizioni operative.
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 3
3.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 14 al fine di modificare le finalità di controllo doganale cui al paragrafo 1, lettera b), e all'allegato 1, ove tale revisione sia ritenuta necessaria.
3.  Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 14 al fine di modificare le finalità di controllo doganale cui al paragrafo 1, lettera b), e all'allegato 1, ove tale revisione sia ritenuta necessaria e al fine di restare al passo con gli sviluppi tecnologici, con l'evoluzione del contrabbando di merci e con soluzioni nuove, intelligenti e innovative ai fini dei controlli doganali.
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 4
4.  Le attrezzature per il controllo doganale finanziate in virtù del presente Strumento possono essere utilizzate anche per altre finalità rispetto ai controlli doganali, fra cui il controllo di persone a sostegno delle autorità nazionali in caricate della gestione delle frontiere e indagini.
4.  Le attrezzature per il controllo doganale finanziate in virtù del presente Strumento dovrebbero essere utilizzate principalmente a fini di controllo doganale, ma possono essere utilizzate anche per altre finalità rispetto ai controlli doganali, fra cui il controllo di persone a sostegno delle autorità nazionali incaricate della gestione delle frontiere e indagini, per soddisfare gli obiettivi generali e specifici dello Strumento di cui all'articolo 3.
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 6 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.   La Commissione incentiva lo svolgimento congiunto di appalti e di test delle attrezzature per il controllo doganale tra Stati membri.
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   Finanziamenti superiori a tale limite possono essere concessi in caso di svolgimento congiunto di appalti e di test delle attrezzature per il controllo doganale tra Stati membri.
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter.   Le circostanze eccezionali di cui al paragrafo 2 possono includere l'acquisto di nuove attrezzature per il controllo doganale e la loro consegna al parco attrezzature tecniche della guardia di frontiera e costiera europea. L'ammissibilità delle attrezzature per il controllo doganale destinate al parco attrezzature tecniche è accertata in conformità con l'articolo 5, paragrafo 3.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 9 – parte introduttiva
I seguenti costi non sono ammissibili a finanziamenti nell'ambito dello Strumento:
Tutti i costi relativi alle azioni di cui all'articolo 6 sono ammissibili a finanziamenti nell'ambito dello Strumento, a eccezione dei costi seguenti:
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 9 – lettera a bis (nuova)
(a bis)  costi relativi alla formazione o all'aggiornamento delle competenze necessarie per l'utilizzo dell'attrezzatura;
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 9 – lettera c
(c)  costi associati a sistemi elettronici, ad eccezione del software direttamente necessario per l'uso delle attrezzature di controllo doganale;
(c)  costi associati a sistemi elettronici, ad eccezione del software e degli aggiornamenti di software direttamente necessari per l'uso delle attrezzature di controllo doganale e ad eccezione del software elettronico e della programmazione necessari per collegare software esistenti con le attrezzature di controllo doganale;
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 9 – lettera d
(d)  costi di reti, quali canali di comunicazione sicuri o non sicuri, o di abbonamenti;
(d)  costi di reti, quali canali di comunicazione sicuri o non sicuri, o di abbonamenti, ad eccezione delle reti o degli abbonamenti direttamente necessari per utilizzare l'attrezzatura di controllo doganale;
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 2
2.  La Commissione adotta i programmi di lavoro mediante un atto di esecuzione. Tale atto di esecuzione è adottato secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 15.
2.   Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 14, al fine di modificare l'allegato 2 bis per stabilire programmi di lavoro.
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 3 – comma 1 – parte introduttiva
L'elaborazione dei programmi di lavoro di cui al paragrafo 1 è accompagnata da una valutazione delle necessità, che comprende almeno:
L'elaborazione dei programmi di lavoro di cui al paragrafo 1 è accompagnata da una valutazione individuale delle necessità, che comprende:
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera b
(b)  un inventario esauriente delle attrezzature per il controllo doganale disponibili;
(b)  un inventario esauriente delle attrezzature per il controllo doganale disponibili e funzionali;
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera c
(c)  una definizione comune di uno standard minimo e di uno standard ottimale delle attrezzature per il controllo doganale in riferimento alla categoria di valico di frontiera e
(c)  una definizione comune di uno standard tecnico minimo delle attrezzature per il controllo doganale in riferimento alla categoria di valico di frontiera;
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera c bis (nuova)
(c bis)  una valutazione di un livello ottimale delle attrezzature per il controllo doganale in riferimento alla categoria di punto di frontiera, nonché
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera d
(d)  una stima dettagliata del fabbisogno finanziario.
(d)  una stima dettagliata del fabbisogno finanziario, a seconda delle dimensioni delle operazioni doganali e del rispettivo carico di lavoro.
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1
1.  Gli indicatori da utilizzare per rendere conto dei progressi dello Strumento nel conseguire gli obiettivi generali e specifici di cui all'articolo 3 figurano nell'allegato 2.
1.  Conformemente agli obblighi di rendicontazione di cui all'articolo 38, paragrafo 3, lettera e), punto i) del regolamento finanziario, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni sulla performance del programma. La rendicontazione della Commissione sulla performance include informazioni sui progressi e sulle lacune.
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 2
2.  Per garantire una valutazione efficace dei progressi compiuti dallo Strumento nel conseguire i propri obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 14 per modificare l'allegato 2 allo scopo di rivedere o integrare gli indicatori, se necessario, e per integrare il presente regolamento con disposizioni sull'istituzione di un quadro di sorveglianza e valutazione.
2.  Gli indicatori da utilizzare per rendere conto dei progressi dello Strumento nel conseguire gli obiettivi generali e specifici di cui all'articolo 3 figurano nell'allegato 2. Per garantire una valutazione efficace dei progressi compiuti dallo Strumento nel conseguire i propri obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 14 per modificare l'allegato 2 allo scopo di rivedere o integrare gli indicatori, se necessario, e per integrare il presente regolamento con disposizioni sull'istituzione di un quadro di sorveglianza e valutazione, al fine di fornire al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni qualitative e quantitative aggiornate sulla performance del programma.
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 3
3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati per la sorveglianza dell'attuazione e dei risultati dello Strumento. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione.
3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati, che sono comparabili ed esaustivi, per la sorveglianza dell'attuazione e dei risultati dello Strumento. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione. La Commissione fornisce al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni affidabili sulla qualità dei dati relativi alla performance utilizzati.
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 4 – lettera c bis (nuova)
(c bis)   la presenza e le condizioni delle attrezzature finanziate a titolo del bilancio dell'Unione, cinque anni dopo la messa in servizio;
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 4 – lettera c ter (nuova)
(c ter)   informazioni sulla manutenzione dell'attrezzatura per il controllo doganale;
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 4 – lettera c quater (nuova)
(c quater)   informazioni sulla procedura di appalto;
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 4 – lettera c quinquies (nuova)
(c quinquies)   giustificazione delle spese.
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1
1.  Le valutazioni si svolgono con tempestività per alimentare il processo decisionale.
1.  Le valutazioni delle azioni di cui all'articolo 6 finanziate nell'ambito dello Strumento valutano i risultati, l'impatto e l'efficacia dello Strumento stesso, e si svolgono con tempestività per garantirne un utilizzo efficace nel processo decisionale.
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  La valutazione intermedia dello Strumento è effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre quattro anni dall'inizio della sua attuazione.
2.  La valutazione intermedia dello Strumento è effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre tre anni dall'inizio della sua attuazione.
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2 – comma 1 bis (nuovo)
La valutazione intermedia illustra i riscontri necessari per prendere una decisione sul seguito da dare al programma e ai suoi obiettivi dopo il 2027.
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 3
3.  Al termine dell'attuazione dello Strumento e comunque non oltre quattro anni dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione effettua una valutazione finale dello Strumento.
3.  Al termine dell'attuazione dello Strumento e comunque non oltre tre anni dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione effettua una valutazione finale dello Strumento.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 4
4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.
4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni e degli insegnamenti tratti, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 4 bis (nuovo)
4 bis.  La Commissione include le valutazioni parziali annuali nella sua relazione sulla tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea — Lotta contro la frode.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 2
2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 6, paragrafo 3, e all'articolo 12, paragrafo 2, è conferito alla Commissione fino al 31 dicembre 2028.
2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 6, paragrafo 3, all'articolo 11, paragrafo 2, e all'articolo 12, paragrafo 2, è conferito alla Commissione fino al 31 dicembre 2028.
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 3
3.  La delega di potere di cui all'articolo 6, paragrafo 3, e all'articolo 12, paragrafo 2, può essere revocata in ogni momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
3.  La delega di potere di cui all'articolo 6, paragrafo 3, all'articolo 11, paragrafo 2, e all'articolo 12, paragrafo 2, può essere revocata in ogni momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 6
6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 3, e dell'articolo 12, paragrafo 2, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 3, dell'articolo 11, paragrafo 2, e dell'articolo 12, paragrafo 2, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.
Emendamento 62
Proposta di regolamento
Articolo 15
Articolo 15
soppresso
Procedura di comitato
1.  La Commissione è assistita dal "comitato del programma Dogana" di cui all'articolo 18 del regolamento (UE) [2018/XXX]23.
2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.
__________________
23 COM(2018)0442.
Emendamento 63
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 1
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico.
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico, mostrando in tal modo il valore aggiunto unionale e contribuendo alle attività della Commissione in materia di raccolta di dati allo scopo di accrescere la trasparenza di bilancio.
Emendamento 64
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 2
2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sullo Strumento, sulle singole azioni e sui risultati. Le risorse finanziarie destinate allo Strumento contribuiscono anche alla comunicazione istituzionale delle priorità politiche dell'Unione nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi di cui all'articolo 3.
2.  Al fine di garantire la trasparenza, la Commissione fornisce periodicamente informazioni al pubblico sullo Strumento, sulle sue azioni e i suoi risultati, con riferimento, tra l'altro, ai programmi di lavoro di cui all'articolo 11.
Emendamento 65
Proposta di regolamento
Allegato I – colonna 3 – riga 1
Container, autocarri, vagoni ferroviari
Container, autocarri, vagoni ferroviari e veicoli
Emendamento 66
Proposta di regolamento
Allegato 1 – colonna 3 – riga 3 bis (nuova)
Veicoli
Emendamento 67
Proposta di regolamento
Allegato 1 – colonna 2 – riga 5
Portale a retrodiffusione di raggi X
Portale a retrodiffusione basato su raggi X
Emendamento 68
Proposta di regolamento
Allegato 2 – colonna 2 – riga 6 bis (nuova)
Scanner di sicurezza a onde millimetriche
Emendamento 69
Proposta di regolamento
Allegato 2 – punto 1 bis (nuovo)
1 bis.  Sicurezza e protezione
a)  Grado di conformità con le norme di sicurezza delle attrezzature per il controllo doganale a tutti i valichi di frontiera, inclusa la cibersicurezza
b)  Grado di conformità con gli standard di sicurezza delle attrezzature per il controllo doganale a tutti i valichi di frontiera
Emendamento 70
Proposta di regolamento
Allegato 2 – punto 1 ter (nuovo)
1 ter.  Salute e ambiente
a)  Grado di conformità con gli standard sanitari delle attrezzature per il controllo doganale a tutti i valichi di frontiera
b)  Grado di conformità con gli standard ambientali delle attrezzature per il controllo doganale a tutti i valichi di frontiera
Emendamento 71
Proposta di regolamento
Allegato 2 bis (nuovo)
Allegato 2 bis
Programmi di lavoro
Emendamento 72
Proposta di regolamento
Allegato 2 ter (nuovo)
Allegato 2 ter
Circostanze eccezionali per un finanziamento superiore

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0460/2018).


Conclusione dell'accordo sullo status tra l'Unione europea e la Repubblica d'Albania riguardante le azioni dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nella Repubblica d'Albania ***
PDF 103kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativo alla conclusione dell'accordo sullo status tra l'Unione europea e la Repubblica d'Albania riguardante le azioni dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nella Repubblica d'Albania (10302/2018 – C8-0433/2018 – 2018/0241(NLE))
P8_TA(2019)0002A8-0463/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10302/2018),

–  visto il progetto di accordo sullo status tra l'Unione europea e la Repubblica d'Albania riguardante le azioni dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nella Repubblica d'Albania (10290/2018),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 77, paragrafo 2, lettere b) e d), dell'articolo 79, paragrafo 2, lettera c) e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8-0433/2018),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0463/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e della Repubblica di Albania.


Protocollo dell'accordo di partenariato e di cooperazione UE-Kirghizistan (adesione della Croazia) ***
PDF 106kWORD 47k
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione e degli Stati membri, del protocollo dell'accordo di partenariato e di cooperazione che istituisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kirghizistan, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (12564/2017 – C8-0033/2018 – 2017/0185(NLE))
P8_TA(2019)0003A8-0443/2018

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (12564/2017),

–  visto il progetto di protocollo dell'accordo di partenariato e di cooperazione che istituisce un partenariato tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kirghizistan, dall'altra, per tener conto dell'adesione della Repubblica di Croazia all'Unione europea (12659/2017),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 91, dell'articolo 100, paragrafo 2, degli articoli 207 e 209 e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C8‑0033/2018),

–  visti l'articolo 99, paragrafi 1 e 4, nonché l'articolo 108, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  vista la raccomandazione della commissione per gli affari esteri (A8-0443/2018),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione del protocollo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e alla Repubblica del Kirghizistan.


Accordo globale UE-Kirghizistan
PDF 147kWORD 55k
Raccomandazione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza sull'accordo globale tra l'Unione europea e la Repubblica del Kirghizistan (2018/2118(INI))
P8_TA(2019)0004A8-0450/2018

Il Parlamento europeo,

—  vista la decisione (UE) 2017/… del Consiglio, del 9 ottobre 2017, che autorizza la Commissione europea e l'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza ad avviare negoziati e a negoziare, a nome dell'Unione europea, le disposizioni che rientrano nella competenza dell'Unione di un accordo globale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kirghizistan, dall'altra (11436/1/17 REV 1),

—  vista la decisione dei rappresentanti dei governi degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio il 9 ottobre 2017, che autorizza la Commissione europea ad avviare negoziati e a negoziare, a nome degli Stati membri, le disposizioni che rientrano nelle competenze degli Stati membri di un accordo globale tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica del Kirghizistan, dall'altra (11438/1/17 REV 1),

—  viste le basi giuridiche proposte per il nuovo accordo globale, vale a dire l'articolo 37 del trattato sull'Unione europea e l'articolo 91, l'articolo 100, paragrafo 2, e gli articoli 207 e 209 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

—  visto l'esistente accordo di partenariato e cooperazione (APC) tra l'UE e la Repubblica del Kirghizistan, in vigore dal 1999,

—  viste le sue risoluzioni del 15 dicembre 2011 sullo stato di attuazione della strategia dell'UE per l'Asia centrale(1) e del 13 aprile 2016 sull'attuazione e revisione della strategia UE-Asia centrale(2),

—  viste le sue precedenti risoluzioni sul Kirghizistan, in particolare quelle del 15 gennaio 2015(3), dell'8 luglio 2010(4) e del 6 maggio 2010(5),

—  vista la dichiarazione sulle elezioni presidenziali nella Repubblica del Kirghizistan, rilasciata il 16 ottobre 2017 dal VP/AR,

—  viste le conclusioni del Parlamento europeo, della missione di osservazione elettorale internazionale e dell'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE/ODIHR) sulle elezioni presidenziali,

—  vista la dichiarazione approvata dalla 13a commissione parlamentare di cooperazione UE-Kirghizistan il 3 maggio 2018,

—  vista la decisione dell'Unione europea, del 2 febbraio 2016, di concedere lo status SPG+ alla Repubblica del Kirghizistan,

—  vista la sua posizione del 22 ottobre 2013 relativa alla posizione del Consiglio in prima lettura in vista dell'adozione della decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla concessione di assistenza macro-finanziaria alla Repubblica del Kirghizistan(6),

–  visto l'articolo 113 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0450/2018),

A.  considerando che, nel dicembre 2017, l'UE e il Kirghizistan hanno avviato negoziati su un accordo globale che sostituirà l'attuale APC UE-Kirghizistan, allo scopo di rafforzare e approfondire la cooperazione in settori di reciproco interesse, sulla base dei valori comuni di democrazia, Stato di diritto e buona governance, all'interno di un nuovo quadro giuridico;

B.  considerando che, per entrare in vigore, l'accordo globale richiederà l'approvazione del Parlamento;

1.  raccomanda al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza:

Principi generali

Dialogo politico e cooperazione internazionale

Disposizioni istituzionali

Preoccupazioni e interessi comuni connessi ai settori della cooperazione contemplati dall'accordo

   a) di negoziare e concludere un accordo ambizioso, globale ed equilibrato tra l'UE e il Kirghizistan che sostituirà l'APC del 1999 e che costituirà la base per relazioni forti e durature, nonché per uno sviluppo stabile, sicuro e sostenibile di entrambe le parti;
   b) di individuare prospettive strategiche a breve e lungo termine nell'accordo globale e stabilire una serie di obiettivi chiaramente identificati e strutturati per la cooperazione con il Kirghizistan; di compiere ulteriori sforzi e approfondire la relazione per rendere l'UE più visibile e più efficace nel paese e nella regione;
   c) di favorire l'economia di mercato apportando benefici sociali ed economici tangibili per i cittadini di entrambe le parti; di difendere le norme sulla concorrenza e la certezza del diritto, anche rafforzando istituzioni indipendenti e trasparenti;
   d) di garantire un fermo impegno di entrambe le parti a rispettare e promuovere i principi democratici, i diritti umani e lo Stato di diritto nel pieno rispetto dei criteri richiesti per lo status SPG+ concesso alla Repubblica del Kirghizistan, ivi compresa la ratifica delle convenzioni internazionali pertinenti e l'effettiva attuazione delle conclusioni e delle raccomandazioni degli organismi di monitoraggio competenti istituiti nel quadro di tali convenzioni; di facilitare e condurre un dialogo periodico e orientato ai risultati su questioni relative ai diritti umani di interesse per entrambe le parti, nel quale siano coinvolte le autorità e la società civile, con l'obiettivo di rafforzare il quadro istituzionale e le politiche pubbliche; di porre in evidenza la partecipazione costruttiva del Kirghizistan in qualità di membro del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nel periodo 2016-2018 e di incoraggiarne l'ulteriore coinvolgimento a livello internazionale;
   e) di contribuire a rafforzare il multilateralismo e la cooperazione internazionale e di sviluppare approcci comuni alla cooperazione con i partner kirghisi per promuovere la sicurezza internazionale, affrontare efficacemente insieme sfide globali quali il terrorismo, i cambiamenti climatici, la migrazione e la criminalità organizzata, e contribuire all'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e della nuova strategia nazionale di sviluppo 2018-2040; più in generale, di contribuire alla stabilizzazione e alla crescita dell'Asia centrale;
   f) di rafforzare il dialogo politico e la cooperazione settoriale; di assicurare un dialogo periodico significativo su tutte le questioni pertinenti, basandosi sui formati esistenti;
   g) di intensificare la cooperazione nella gestione delle crisi, nella prevenzione dei conflitti, nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e ai reati informatici, nella prevenzione della radicalizzazione violenta e della criminalità transfrontaliera e nella gestione integrata delle frontiere, nel pieno rispetto della tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali e in linea con le modifiche del codice penale; di garantire che la legge nazionale n. 150 del 2005 in materia di contrasto alle attività estremiste sia pienamente in linea con le norme internazionali;
   h) di rafforzare le disposizioni connesse alle relazioni commerciali ed economiche, migliorando il clima degli investimenti e contribuendo alla diversificazione dell'economia del Kirghizistan, operando nell'interesse reciproco e rafforzando la certezza del diritto e la trasparenza normativa; di sostenere la buona governance, il buon funzionamento della magistratura e la riduzione della burocrazia, nonché l'utilizzo di tutte le misure disponibili per promuovere lo sviluppo economico sostenibile al fine di consolidare e sviluppare il sistema commerciale multilaterale basato su regole; di contribuire al sostegno della creazione e dello sviluppo delle piccole e medie imprese; di intensificare ulteriormente le relazioni economiche e commerciali tra l'UE e il Kirghizistan per quanto riguarda lo status SPG+ e di invitare il Kirghizistan ad assolvere gli impegni internazionali derivanti da tale status allo scopo di favorire lo sviluppo economico del paese;
   i) di migliorare la cooperazione nella lotta contro la corruzione, il riciclaggio e l'evasione fiscale; di prevedere specifiche sezioni che delineino impegni e provvedimenti chiari e decisi a favore della lotta alla corruzione in tutte le sue forme e dell'attuazione di norme internazionali e convenzioni multilaterali anticorruzione; di prevedere disposizioni in materia di buona governance fiscale e norme sulla trasparenza che riaffermino l'impegno delle parti ad attuare le norme internazionali nella lotta contro l'elusione e l'evasione fiscali;
   j) di contribuire a rafforzare l'adesione del Kirghizistan all'Organizzazione mondiale del commercio mediante riforme adeguate in materia di investimenti esteri, autorità doganali e accesso ai mercati internazionali;
   k) di migliorare il coordinamento tra le posizioni dell'UE e del Kirghizistan nelle sedi internazionali;
   l) di rafforzare il dialogo interparlamentare fra il Kirghizistan e il Parlamento europeo;
   m) di garantire che l'accordo sia fortemente incentrato sui cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche e la prevenzione e la preparazione ai rischi di catastrofi, a causa dell'elevato rischio di calamità naturali, compresi i terremoti; di fornire sostegno al Kirghizistan nei suoi sforzi intesi a proteggere l'ambiente e la biodiversità e nel suo notevole impegno per lo sviluppo sostenibile;
   n) di assicurare la trasmissione delle direttive di negoziato al Parlamento europeo, nel rispetto delle norme in materia di riservatezza, per consentire al Parlamento un controllo adeguato del processo negoziale e per adempiere in modo costante agli obblighi interistituzionali derivanti dall'articolo 218, paragrafo 10, TFUE, in base al quale il Parlamento deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura;
   o) di condividere tutti i documenti connessi ai negoziati, quali i processi verbali, e i progetti di testi negoziati, nonché di informare periodicamente il Parlamento;
   p) di assicurare a tutti i livelli il rispetto della prassi consolidata di non applicare provvisoriamente il nuovo accordo fino a quando il Parlamento non ha dato la sua approvazione;
   q) di rafforzare ed espandere la cooperazione esistente sancita nell'attuale APC, che ha già istituito i seguenti organi per la cooperazione e il dialogo:
   il consiglio di cooperazione a livello ministeriale;
   il comitato di cooperazione a livello di alti funzionari e i sottocomitati per il commercio e gli investimenti e per la cooperazione allo sviluppo;
   la commissione parlamentare di cooperazione;
   r) di rafforzare il controllo interparlamentare nell'ambito di una commissione parlamentare di cooperazione potenziata che sarà elaborata nel nuovo accordo, in particolare nei settori della democrazia, dello Stato di diritto e della lotta alla corruzione;
   s) di garantire il coinvolgimento della società civile sia durante i negoziati che nella fase di attuazione dell'accordo;
   t) di assicurare l'inclusione di termini relativi alla potenziale sospensione della cooperazione qualora una delle due parti violi elementi essenziali, prevedendo la consultazione del Parlamento in tali casi;
   u) di stanziare, sia a livello dell'UE che degli Stati membri, adeguate risorse per l'attuazione dell'accordo globale, in modo da garantire il conseguimento di tutti gli ambiziosi obiettivi stabiliti durante i negoziati;
   v) di tenere conto del ruolo del Kirghizistan come uno dei pochi paesi democratici emergenti della regione, che richiede il sostegno politico, diplomatico, finanziario e tecnico dell'UE a lungo termine;
   w) di proseguire gli sforzi per consolidare una democrazia parlamentare ben funzionante con un reale sistema multipartitico e un sistema costituzionale di bilanciamento dei poteri, oltre che garantire il controllo parlamentare dell'esecutivo, essendo il Kirghizistan uno dei paesi pilota per il sostegno dell'UE alla democrazia; di esporre le preoccupazioni del Parlamento in merito alle modifiche costituzionali del 2016, in particolare il rafforzamento sostanziale dei poteri del primo ministro, il primato delle sentenze dei tribunali nazionali sui trattati internazionali in materia di diritti umani e la perdita dell'indipendenza della camera costituzionale della Corte suprema; di incoraggiare il coinvolgimento delle ONG all'atto di elaborare e riesaminare la legislazione e le politiche del paese, in particolare per quanto riguarda gli strumenti o i meccanismi che incidono direttamente sull'azione delle organizzazioni della società civile;
   x) di ribadire l'importanza della collaborazione sistematica al fine di promuovere i valori della democrazia e dei diritti umani, comprese la libertà di espressione, di associazione e di riunione e l'indipendenza della magistratura;
   y) di incoraggiare un contesto favorevole per i giornalisti e i media indipendenti; di fare in modo che il Kirghizistan consenta ai difensori dei diritti umani e giornalisti stranieri soggetti a un divieto di ingresso nel paese di entrarvi e di proseguire il loro lavoro senza interferenze;
   z) di riconoscere i progressi compiuti in relazione allo svolgimento pacifico delle elezioni parlamentari e presidenziali e alla loro maggiore trasparenza, e di esortare a proseguire l'attuazione delle raccomandazioni formulate dalle missioni di osservazione elettorale internazionali;
   aa) di esortare il Kirghizistan a invertire qualsiasi tendenza autoritaria negativa, come la strumentalizzazione politica dell'amministrazione della giustizia, le pene giudiziarie inique, i processi iniqui e non trasparenti, le ingerenze nella libertà dei media, l'impunità delle forze dell'ordine e i presunti maltrattamenti e torture nei confronti dei detenuti, le estradizioni in paesi in cui le persone rischiano di subire torture o maltrattamenti, nonché la discriminazione contro le minoranze e le restrizioni imposte alla libertà di riunione e di espressione, e di esortare il Kirghizistan a indagare a fondo su tutte le accuse di falsificazione delle prove, estorsione, torture e maltrattamenti; di esprimere preoccupazione per il fatto che leader politici e potenziali candidati alla presidenza sono stati incarcerati sulla base di presunti atti di corruzione;
   ab) di esprimere insoddisfazione, a tale proposito, riguardo alla conferma dell'ergastolo comminato all'attivista per i diritti umani Azimjon Askarov, che ha documentato le violenze interetniche nel 2010, e di richiedere la sua immediata scarcerazione, l'annullamento della sua condanna, la sua riabilitazione e il riconoscimento di un risarcimento a suo favore;
   ac) di ricordare che la corruzione arreca pregiudizio ai diritti umani, all'uguaglianza, agli scambi e alla concorrenza leale e scoraggia gli investimenti esteri, impedendo così la crescita economica e indebolendo al contempo la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni dello Stato;
   ad) di incoraggiare un forte impegno per il progresso sociale, la buona governance, la democrazia e buone relazioni interetniche e interreligiose, l'istruzione e l'educazione, anche come mezzo per rafforzare le basi della stabilità e della sicurezza; di continuare a sostenere le misure per il consolidamento della pace e per la sicurezza, oltre a potenziare gli sforzi per la piena integrazione delle minoranze, a seguito degli scontri etnici avvenuti in Kirghizistan nel 2010, al fine di prevenire futuri conflitti;
   ae) di contribuire al superamento dei problemi socioeconomici e degli ostacoli del tipo cui fa riferimento la raccomandazione 202 dell'OIL; di rivolgere, in tale contesto, particolare attenzione ai giovani, promuovendo scambi accademici, giovanili e culturali; di prestare un'attenzione particolare allo sviluppo regionale, con specifico riguardo alle disparità tra nord e sud;
   af) di sostenere, promuovere e facilitare l'ulteriore cooperazione regionale in Asia centrale, una delle regioni meno integrate al mondo, dando seguito alle attuali dinamiche positive, anche per accrescere la stabilità e lo sviluppo di tutta l'Asia centrale; di riconoscere la partecipazione del paese a programmi dell'UE che vanno in tale direzione nonché all'attuazione della strategia UE-Asia centrale nei settori dell'energia, della gestione delle risorse idriche e delle sfide ambientali e a dialoghi politici e sui diritti umani condotti periodicamente con l'UE;
   ag) di fornire rassicurazioni in merito al fatto che l'adesione del Kirghizistan all'Unione economica eurasiatica (UEE) non influisce sul rafforzamento delle sue relazioni con l'UE, come dimostrato dall'APC rafforzato tra l'UE e il Kazakhstan ratificato di recente;
   ah) di tenere conto dell'evoluzione delle relazioni del Kirghizistan con la Cina e la Russia; di incoraggiare il Kirghizistan a diversificare la sua economia nell'ottica di ridurre la significativa dipendenza politica da tali due attori esterni; di tenere conto dell'evoluzione di tali relazioni nel contesto dell'attuazione della strategia cinese "One Belt, One Road" (OBOR); di garantire che sia notevolmente rafforzata l'azione di contrasto alla propaganda diffusa nel paese dai media russi;
   ai) di contribuire a perseguire l'allentamento delle recenti tensioni diplomatiche ed economiche nella regione, anche tra il Kazakhstan e il Kirghizistan;
   aj) di sostenere il costante miglioramento delle relazioni diplomatiche con l'Uzbekistan, nonché un dialogo costruttivo sulla gestione delle scarse risorse idriche della regione;
   ak) di riconoscere le preoccupazioni del Kirghizistan in materia di sicurezza legate al peggioramento della situazione della sicurezza in Afghanistan e in risposta all'aumento della radicalizzazione nella regione dell'Asia centrale; di fornire assistenza per il rimpatrio di combattenti stranieri islamisti e loro familiari dall'estero; di rafforzare la cooperazione regionale con i paesi dell'Asia centrale in relazione alla lotta contro i movimenti jihadisti e la criminalità transnazionale valendosi dell'attuazione di misure giuridiche, istituzionali e pratiche di controllo alle frontiere in funzione antiterroristica e misure preventive contro la crescente radicalizzazione religiosa violenta;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente raccomandazione al Consiglio, alla Commissione e al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonché al presidente, al governo e al parlamento della Repubblica del Kirghizistan.

(1) GU C 168 E del 14.6.2013, pag. 91.
(2) GU C 58 del 15.2.2018, pag. 119.
(3) GU C 300 del 18.2.2016, pag. 10.
(4) GU C 351 E del 2.12.2011, pag. 92.
(5) GU C 81 E del 15.3.2011, pag. 80.
(6) GU C 208 del 10.6.2016, pag. 177.


Guida autonoma nei trasporti europei
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sulla guida autonoma nei trasporti europei (2018/2089(INI))
P8_TA(2019)0005A8-0425/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la comunicazione della Commissione del 17 maggio 2018, dal titolo "Verso la mobilità automatizzata: una strategia dell'UE per la mobilità del futuro" (COM(2018)0283),

–  vista la comunicazione della Commissione del 30 novembre 2016, dal titolo "Una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi, prima tappa verso una mobilità cooperativa, connessa e automatizzata" (COM(2016)0766),

–  vista la sua risoluzione del 1° giugno 2017 sulla connettività Internet per la crescita, la competitività e la coesione: la società europea dei gigabit e del 5G(1),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2018 su una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi(2),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per i trasporti e il turismo e i pareri della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, della commissione giuridica e della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0425/2018),

A.  considerando che la strategia dell'UE su una mobilità connessa e automatizzata è strettamente collegata alle priorità politiche della Commissione, in particolare quelle relative alla sua agenda per l'occupazione, la crescita e gli investimenti, la ricerca e l'innovazione, l'ambiente e i cambiamenti climatici, la mobilità e i trasporti puliti e sicuri, la sicurezza stradale e il decongestionamento del traffico, nonché il mercato unico digitale e l'Unione dell'energia;

B.  considerando che il rapido sviluppo tecnologico, sia nel settore dei trasporti che in quello della robotica e dell'intelligenza artificiale, ha un impatto significativo sull'economia e sulla società; che i veicoli autonomi modificheranno notevolmente la nostra vita quotidiana, determineranno il futuro del trasporto su strada a livello mondiale, ridurranno i costi di trasporto, miglioreranno la sicurezza stradale, aumenteranno la mobilità e ridurranno gli impatti ambientali; che il settore del trasporto su strada potrebbe agevolare l'avvento di nuovi servizi e nuove modalità di trasporto per rispondere alla crescente domanda di mobilità di persone e merci, contribuendo altresì a rivoluzionare la pianificazione urbana;

C.  considerando che la Commissione mira a dimezzare, entro il 2020, il numero annuale di morti per incidenti stradali nell'Unione europea rispetto al 2010, in linea con gli obiettivi dell'iniziativa "Vision Zero"; che i progressi in termini di riduzione del numero totale di vittime e feriti sembrano di recente essere rimasti stazionari, tenuto conto che nel 2016 più di 25 000 persone hanno perso la vita sulle strade dell'UE e altre 135 000 hanno riportato lesioni gravi; che le nostre città sono confrontate a seri problemi di mobilità, aggravati dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici;

D.   considerando che i sistemi avanzati di assistenza alla guida, quali l'avviso di deviazione dalla corsia e la frenata d'emergenza automatica, hanno già dimostrato di contribuire alla sicurezza stradale e alla riduzione del numero di incidenti gravi;

E.  considerando che la stragrande maggioranza degli incidenti stradali è causata da errori umani e che, pertanto, è essenziale ridurre le probabilità che si verifichino tali incidenti rendendo obbligatorio l'uso di sistemi di assistenza alla guida rilevanti ai fini della sicurezza, mantenendo nel contempo la mobilità personale;

F.  considerando che la tendenza positiva nell'ambito della sicurezza stradale che si è registrata nell'UE negli ultimi dieci anni ha subito un rallentamento; che il trasporto su strada continua a essere il principale responsabile delle emissioni nel settore dei trasporti per quanto riguarda i gas a effetto serra e gli inquinanti atmosferici;

G.  considerando che le esigenze legate ai trasporti, sia di passeggeri che di merci, sono in aumento in tutto il mondo, in un contesto di presa di coscienza dei limiti delle risorse del nostro pianeta, e che, di conseguenza, l'efficienza dei trasporti sarà una sfida sempre più centrale;

H.  considerando che l'UE dovrebbe incoraggiare e sviluppare ulteriormente le tecnologie digitali per la mobilità automatizzata al fine di compensare l'errore umano e ridurre gli incidenti stradali e i decessi dovuti a tali incidenti;

I.  considerando che l'automazione e la diffusione delle nuove tecnologie aumenteranno la sicurezza dei trasporti e dei sistemi di trasporto ed elimineranno alcuni dei fattori umani in gioco; che, parallelamente all'automazione, occorre tenere conto della diversità e dello stato dei sistemi di trasporto nei diversi Stati membri; che è necessario costruire nuovi sistemi di trasporto e dotare i sistemi di trasporto nuovi ed esistenti delle adeguate caratteristiche di sicurezza prima che si possa procedere all'automazione;

J.  considerando che, tra i livelli di automazione esistenti, i livelli 1 e 2 sono già presenti sul mercato, mentre i livelli di automazione condizionale, elevata e totale (guida autonoma) non sono previsti prima del 2020-2030, e che i sistemi di assistenza alla guida sono dunque importanti quale tecnologia abilitante nel percorso verso l'automazione totale;

K.  considerando che è necessario prevedere investimenti sia in fase di ricerca che di successivo sviluppo al fine di migliorare le tecnologie disponibili e realizzare un'infrastruttura di trasporto sicura e intelligente;

L.  considerando che in vari paesi del mondo (ad esempio Stati Uniti, Australia, Giappone, Corea e Cina) si sta passando rapidamente alla diffusione sul mercato della mobilità connessa e automatizzata; che è necessario che l'Europa risponda in maniera molto più proattiva ai rapidi sviluppi in tale settore, incoraggi l'avvio di iniziative e promuova norme rigorose in materia di sicurezza per tutti gli utenti del traffico che ricorrono al trasporto marittimo, fluviale, su strada, aereo o ferroviario e che utilizzano il trasporto multimodale;

M.  considerando che la Commissione prevede che il nuovo mercato dei veicoli automatizzati e connessi crescerà in modo esponenziale, generando entrate stimate a oltre 620 miliardi di EUR entro il 2025 per l'industria automobilistica dell'Unione e a 180 miliardi di EUR per il suo settore elettronico;

N.  considerando che la dichiarazione di Amsterdam (2016) definisce la cooperazione tra gli Stati membri, la Commissione e l'industria nel campo della guida connessa e automatizzata;

O.  considerando che la nozione di trasporto autonomo include tutte le forme a pilotaggio remoto, automatizzate e autonome di trasporto su strada, ferroviario, aereo, marittimo e per vie navigabili interne;

P.  considerando che la comunicazione della Commissione dal titolo "Verso la mobilità automatizzata" costituisce un'importante pietra miliare della strategia dell'UE per la mobilità connessa e automatizzata;

Q.  considerando che occorre porre l'accento sulla mobilità autonoma, dal momento che i veicoli totalmente autonomi apporteranno evidenti benefici in termini di sicurezza stradale e saranno in grado di operare senza funzionalità connesse; che le capacità e i servizi accessori potrebbero ancora necessitare della comunicazione digitale;

R.  considerando che l'introduzione dei veicoli autonomi, prevista già nel 2020, apporterà notevoli vantaggi, ma anche una serie di nuovi rischi, segnatamente in termini di sicurezza stradale, responsabilità civile e assicurazione, cibersicurezza, diritti di proprietà intellettuale, protezione dei dati e accesso agli stessi, infrastrutture tecniche, standardizzazione e occupazione; che l'effetto a lungo termine della mobilità autonoma sull'occupazione e sull'ambiente non è ancora del tutto prevedibile; che è di fondamentale importanza garantire che il quadro giuridico dell'UE sia in grado di rispondere in modo adeguato a tali sfide, nonché accrescere la conoscenza e l'accettazione dei veicoli autonomi da parte dei cittadini;

S.  considerando che, date le implicazioni etiche dell'uso di dette tecnologie, è necessario elaborare orientamenti per la diffusione dell'intelligenza artificiale, unitamente a sistemi atti a garantire che tali questioni etiche siano affrontate coerentemente;

Principi generali

1.  accoglie con favore la comunicazione della Commissione dal titolo "Verso la mobilità automatizzata", che definisce un approccio volto a rendere l'Unione europea il leader mondiale nell'impiego di sistemi sicuri per la mobilità automatizzata, incrementando la sicurezza e l'efficienza stradali, contrastando la congestione del traffico, riducendo il consumo di energia e le emissioni prodotte dal settore dei trasporti ed eliminando gradualmente i combustibili fossili;

2.  riconosce le misure iniziali adottate dalla Commissione e dagli Stati membri sulla mobilità automatizzata del futuro e prende atto delle iniziative legislative relative alla direttiva ITS(3) e le proposte di revisione della direttiva sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali(4) e del regolamento sulla sicurezza generale dei veicoli a motore(5);

3.  sottolinea l'importante ruolo dei sistemi di trasporto intelligenti cooperativi (C-ITS) nella fornitura di connettività ai veicoli automatizzati/autonomi di livello 2, 3 e possibilmente 4 della Società di ingegneri dell'automobile (SAE); incoraggia gli Stati membri e il settore a continuare ad attuare i C-ITS e invita la Commissione a sostenere gli Stati membri e l'industria nella diffusione di tali servizi, in particolare attraverso il meccanismo per collegare l'Europa, i fondi strutturali e di investimento europei e il programma InvestEU;

4.  pone in evidenza il potenziale di innovazione di tutti i mezzi autonomi di trasporto su strada, ferroviario, aereo e per vie navigabili; sottolinea la necessità che gli attori europei uniscano le loro forze per raggiungere e mantenere una posizione di leader globale nel trasporto autonomo; osserva che i progressi in materia di mobilità autonoma, in particolare nel campo del trasporto su strada, richiedono una cooperazione sinergica tra diversi settori economici europei, inclusi l'industria automobilistica e il settore digitale;

5.  riconosce che la mobilità automatizzata presenta un notevole potenziale per diversi settori, in quanto offre nuove opportunità commerciali alle start-up, alle piccole e medie imprese (PMI) nonché all'industria e alle aziende nel loro complesso, in particolare in termini di creazione di nuovi servizi di mobilità e di possibilità di occupazione;

6.  sottolinea l'esigenza di sviluppare veicoli autonomi che siano accessibili alle persone con disabilità o mobilità ridotta;

7.  esorta la Commissione a presentare una strategia, in particolare in materia di dati, accesso ai dati e sicurezza informatica, come illustrato nella risoluzione del Parlamento del 13 marzo 2018 su una strategia europea per i sistemi di trasporto intelligenti cooperativi, garantendo un approccio tecnologicamente neutro e pronto per il mercato; riconosce le opportunità offerte dalle prossime raccomandazioni della Commissione sull'accesso ai dati e alle risorse di bordo dei veicoli;

8.  evidenzia che occorre valutare azioni legislative volte a garantire un accesso equo, sicuro, in tempo reale e tecnologicamente neutro ai dati di bordo dei veicoli per taluni soggetti terzi; ritiene che tale accesso dovrebbe consentire agli utenti finali e a terzi di beneficiare dei vantaggi della digitalizzazione, come pure promuovere condizioni di parità e sicurezza per quanto riguarda l'archiviazione dei dati di bordo dei veicoli;

9.  osserva che questioni analoghe inerenti ai diritti di proprietà intellettuale e ai relativi diritti di utilizzo emergeranno anche per quanto riguarda l'intelligenza artificiale ai fini della mobilità autonoma e in altri ambiti, tra cui i diritti di proprietà o di utilizzo su codici, dati e invenzioni creati dall'intelligenza artificiale stessa; ritiene, tuttavia, che si debbano trovare soluzioni quanto più generali possibile a tali questioni;

10.  richiama l'attenzione sulla necessità di garantire, in sede di elaborazione del nuovo quadro legislativo per la regolamentazione della mobilità autonoma, che eventuali ostacoli all'avanzamento del progresso tecnologico, della ricerca e dell'innovazione possano essere superati;

11.  osserva che la comunicazione della Commissione dal titolo "Verso la mobilità automatizzata" non include analisi e proposte in materia di veicoli autonomi per tutte le modalità di trasporto; invita la Commissione a garantire analisi e strategie specifiche per ciascuna modalità di trasporto, anche per quanto riguarda il trasporto e la mobilità multimodali;

12.  invita la Commissione e gli Stati membri ad ampliare le loro politiche in materia di guida autonoma al fine di includere anche i trasporti collettivi, nonché ad estendere la loro visione a tutte le modalità di trasporto;

13.  plaude al lavoro svolto nell'ambito delle riunioni ad alto livello del Consiglio in materia di guida autonoma e auspica che tale lavoro sia esteso anche ad altre modalità di trasporto diverse dal trasporto su strada;

14.  sottolinea che le norme tecniche per i veicoli e le infrastrutture (ad es. la segnaletica orizzontale e verticale, i sistemi di segnalazione e i C-ITS) dovrebbero essere sviluppate e armonizzate a livello internazionale, dell'UE e nazionale, partendo da quanto già realizzato e dai forum esistenti per evitare duplicazioni, sulla base dei principi di un approccio aperto, trasparente e tecnologicamente neutro, migliorando la sicurezza stradale e garantendo un'interoperabilità transfrontaliera continua;

15.  osserva che è indispensabile disporre di dati di bordo e di percorso affidabili al fine di conseguire la guida autonoma e connessa in uno spazio unico europeo dei trasporti e allo scopo di offrire servizi competitivi agli utenti finali; esorta dunque la Commissione a garantire che siano eliminati gli ostacoli all'uso di tali dati e che sia predisposto un solido sistema normativo al riguardo entro il 1° gennaio 2020, assicurando la stessa qualità e disponibilità dei dati in tutti gli Stati membri;

16.  prende atto che occorre fornire urgentemente certezza giuridica agli utenti e alle parti interessate per quanto riguarda la conformità dei veicoli autonomi alla principale legislazione in vigore, con particolare riferimento alla normativa sulla vita privata e le comunicazioni elettroniche e al regolamento generale sulla protezione dei dati(6); invita la Commissione a specificare quali categorie di informazioni generate dai veicoli autonomi devono essere trattate come dati aperti e rese disponibili in tempo reale e quali devono essere trattate come riservate;

17.  evidenzia l'importanza di garantire che gli utenti abbiano il controllo dei dati e abbiano accesso a questi ultimi, per quanto riguarda sia i dati personali, sia i dati di bordo del veicolo che vengono prodotti, raccolti e trasmessi dai veicoli autonomi; sottolinea la necessità di offrire ai consumatori il massimo livello di protezione informatica;

18.  pone l'accento sull'enorme incremento atteso in termini di quantità di dati prodotti, raccolti e trasmessi dai veicoli autonomi e sottolinea la necessità di usare tali dati, in particolare i dati a carattere non personale e anonimi, per agevolare la diffusione dei veicoli autonomi e per sviluppare ulteriormente l'innovazione nel quadro di nuove soluzioni di mobilità; osserva che la tutela della vita privata e dei dati sensibili generati dai veicoli autonomi deve costituire una priorità assoluta;

19.  sottolinea che i veicoli totalmente autonomi o altamente automatizzati saranno disponibili in commercio nei prossimi anni e che occorre predisporre al più presto quadri normativi appropriati, che ne garantiscano il funzionamento sicuro e prevedano un regime chiaro in materia di responsabilità, in modo da affrontare i cambiamenti che ne deriveranno, ivi compresa l'interazione tra i veicoli autonomi e l'infrastruttura nonché gli altri utenti;

20.  osserva che le norme vigenti in materia di responsabilità, come la direttiva 85/374/CEE del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi(7) (direttiva sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi) e la direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l'assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità(8) (direttiva sull'assicurazione autoveicoli), non sono state concepite per far fronte alle sfide poste dall'utilizzo di veicoli autonomi e sottolinea che appare sempre più evidente che l'attuale quadro normativo, in particolare in tema di responsabilità, assicurazione, registrazione e protezione dei dati personali, non sarà più sufficiente o adeguato a fronte dei nuovi rischi derivanti dall'aumento dell'automazione, della connettività e della complessità dei veicoli;

21.  ritiene che, alla luce della rapida evoluzione tecnologica del settore, sia necessario chiarire chi debba farsi carico dei danni in caso di incidenti causati da veicoli completamente autonomi e, quando il livello di autonomia è tale da consentire al veicolo di operare autonomamente o di essere guidato da un conducente, occorre determinare in maniera inequivocabile la parte responsabile in ciascuno scenario specifico; sottolinea, in particolare, la necessità di esaminare se il fatto che finora una percentuale molto limitata di tutti gli incidenti sia riconducibile a cause tecniche possa giustificare il trasferimento di responsabilità al costruttore, dal momento che, trattandosi di un fattore di rischio indipendente dal concetto di negligenza, può essere semplicemente associato al rischio derivante dall'immissione in commercio di un veicolo autonomo; evidenzia altresì che è necessario verificare se tale trasferimento di responsabilità possa essere opportunamente compensato dall'imposizione al proprietario del veicolo di obblighi precisi in fatto di sicurezza stradale e da istruzioni da impartire al conducente; invita pertanto la Commissione a effettuare una valutazione approfondita, ad adeguare l'attuale quadro giuridico dell'UE e a introdurre, se necessario, nuove norme che disciplinino l'attribuzione della responsabilità; invita inoltre la Commissione a valutare e a monitorare la possibilità di introdurre strumenti aggiuntivi dell'UE per tenere il passo con i progressi dell'intelligenza artificiale;

22.  sottolinea l'importanza delle tecnologie che si basano sul sistema globale di navigazione via satellite (GNSS) e del progetto Galileo ai fini del miglioramento dell'interazione e dell'interoperabilità dei sistemi digitali di bordo e di rete; chiede che i restanti satelliti siano finalizzati e lanciati quanto prima affinché il sistema di posizionamento europeo Galileo possa essere impiegato come sistema di posizionamento predefinito nei veicoli automatizzati;

23.  osserva che un accesso universale alle tecnologie della mobilità automatizzata non sarà possibile senza garantire l'accesso a Internet ad alta velocità e alle reti 5G; deplora il fatto che vi siano regioni in cui la diffusione della generazione attuale di reti 4G sia ancora in ritardo rispetto alle attese, in particolare nelle zone rurali;

Trasporto su strada

24.  rammenta le nuove norme di sicurezza contenute nei principi guida in materia di interfaccia uomo-macchina proposte nella relazione finale del GEAR 2030;

25.  evidenzia che occorre che la legislazione in materia di sicurezza stradale a livello della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE), dell'UE e nazionale sia definita in modo da sostenere l'innovazione tecnologica e la guida autonoma, il prima possibile, così da ridurre l'errore umano, gli incidenti stradali e le vittime della strada;

26.  sottolinea l'importanza di adottare un nuovo e ambizioso regolamento generale sulla sicurezza dei veicoli a motore, in considerazione del potenziale a breve termine di salvare vite umane legato all'installazione obbligatoria di nuove tecnologie per la sicurezza dei veicoli, che saranno inoltre utilizzate in futuro per la diffusione di veicoli connessi e automatizzati;

27.  ricorda che lo sviluppo dei veicoli connessi e automatizzati è stato principalmente determinato dalla spinta tecnologica; evidenzia che occorre studiare e riconoscere gli aspetti umani e sociali dello sviluppo di tali veicoli e garantire che la loro diffusione rispetti appieno i valori e gli obiettivi sociali, umani e ambientali;

28.  esorta la Commissione e gli Stati membri, tenendo conto dell'importanza della mobilità nell'UE, a raggiungere una posizione comune e a cooperare affinché l'UE possa assumere e mantenere un ruolo guida nell'armonizzazione tecnica a livello internazionale dei veicoli automatizzati nel quadro dell'UNECE e della convenzione di Vienna, in particolare in tutte le discussioni del Forum mondiale dell'UNECE per l'armonizzazione delle regolamentazioni sui veicoli (gruppo di lavoro 29) e del gruppo di lavoro sui veicoli automatizzati/autonomi e connessi;

29.  evidenzia che le procedure di vigilanza del mercato relative ai veicoli automatizzati nel corso del loro intero ciclo di vita dovrebbero essere quanto più standardizzate, trasparenti e verificabili possibile e dovrebbero comprendere controlli transfrontalieri effettuati su strade aperte e in condizioni di guida reali, nonché controlli tecnici periodici;

30.  sottolinea che è necessaria una legislazione chiara e armonizzata, regolarmente rivista e aggiornata ove necessario, che imponga l'installazione di registratori di dati relativi ad eventi conformemente al regolamento rivisto sulla sicurezza generale, al fine di migliorare le indagini sugli incidenti nonché di chiarire e consentire di affrontare quanto prima le questioni in materia di responsabilità; rileva che tali registratori di dati relativi ad eventi sono necessari per determinare le responsabilità dei diversi soggetti coinvolti in caso di incedente;

31.  sottolinea la necessità di integrare sistemi di salvaguardia fin dalla fase di transizione, che vedrà la coesistenza di veicoli automatizzati con veicoli privi di connettività e automazione; insiste sull'importanza dei sistemi di assistenza alla guida quale passo avanti verso una guida completamente automatizzata, al fine di prevenire fin da subito gli incidenti stradali tramite sistemi di sicurezza attiva o di ridurre la portata degli incidenti mediante sistemi di sicurezza passiva;

32.  invita gli Stati membri a predisporre infrastrutture stradali sicure e di elevata qualità, che faciliteranno l'uso di veicoli automatizzati e autonomi;

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire l'interoperabilità di tutti i sistemi che contengono informazioni sul traffico stradale comunicate a livello digitale;

34.  sottolinea le preoccupazioni emergenti circa un eccessivo senso di sicurezza da parte degli utenti nell'uso di veicoli che richiedono un certo grado di intervento da parte del conducente; chiede una maggiore chiarezza sulla definizione e differenziazione, nella legislazione in materia di sicurezza stradale, dei requisiti relativi ai "veicoli dotati di sistemi avanzati di assistenza alla guida" (livelli da 1 a 3 della SAE) rispetto ai "veicoli automatizzati" (livelli 4 e 5 della SAE) e che siano condotti ulteriori studi sulla fattibilità e sulla sicurezza dei veicoli automatizzati di livello 3, soprattutto in merito alla segnalazione della necessità di intervento al conducente nonché ai pericoli che possono derivare da un intervento tardivo;

35.  invita la Commissione a definire chiari orientamenti etici per l'intelligenza artificiale;

36.  invita la Commissione ad elaborare adeguati parametri di responsabilità così come sistemi di salvaguardia e tutela delle persone al fine di fornire un approccio coerente alle questioni etiche connesse ai sistemi autonomi per i veicoli automatizzati;

37.  sottolinea che gli aspetti etici dei veicoli autonomi devono essere affrontati e risolti dal legislatore prima che tali veicoli siano pienamente accettati e resi disponibili in situazioni di traffico; sottolinea pertanto che i veicoli automatizzati devono essere sottoposti a una valutazione preventiva per affrontare detti aspetti etici;

38.  evidenzia le sfide previste per la mobilità urbana, in termini di congestione del traffico, derivanti dalla diffusione dei veicoli autonomi; ritiene che i veicoli autonomi e soluzioni quali car sharing e ride hailing (servizi di trasporto a chiamata) dovrebbero contribuire ad affrontare tali sfide; invita le autorità a definire politiche atte a garantire che i veicoli autonomi offrano migliori opportunità di viaggio per tutti i cittadini, compresi i trasporti pubblici e altre soluzioni;

39.  sottolinea che la guida in convoglio (platooning) ha un futuro promettente, in quanto determina risparmi di carburante ed energia e migliora la sicurezza stradale, e invita pertanto gli Stati membri, la Commissione e l'industria del settore ad attuare le misure figuranti nella dichiarazione di Amsterdam; invita la Commissione a proporre un quadro normativo volto a promuovere la connettività vehicle-to-everything (tra veicoli e qualsiasi altra cosa, V2X) per i veicoli altamente e pienamente automatizzati (ad esempio i convogli di veicoli), specialmente nel trasporto su strada a lunga distanza;

40.  sostiene che le caratteristiche di sicurezza sia attiva che passiva dei veicoli autonomi svolgono un ruolo importante nella riduzione del numero delle collisioni nonché degli infortuni e dei decessi che ne conseguono, in quanto sussiste la possibilità che si verifichino collisioni, in particolare nella fase intermedia caratterizzata da traffico misto; invita la Commissione e gli Stati membri a incrementare la sicurezza stradale;

41.  mette in evidenza i rischi derivanti dalla crescente tendenza di traffico misto, con la compresenza di veicoli tradizionali e autonomi, e chiede pertanto che sia condotto un numero maggiore di prove in loco al fine di promuovere una ricerca e uno sviluppo adeguati alle esigenze del futuro da parte di imprese e organismi pubblici e privati, ma anche di fornire dati concreti che contribuiscano ad adeguare opportunamente le norme in materia di responsabilità civile;

42.  sottolinea che una possibile soluzione per colmare le lacune e le carenze esistenti potrebbe consistere nella creazione di un regime assicurativo "no fault" (a prescindere dalla colpa) in caso di danni causati da veicoli autonomi;

43.  sottolinea che, come affermato nella sua risoluzione del 16 febbraio 2017 relativa alle norme di diritto civile sulla robotica(9), onde assicurare una tutela adeguata alle vittime, non dovrebbero esserci limitazioni di responsabilità per quanto riguarda la natura e l'entità del danno da risarcire;

Trasporto aereo

44.  richiama l'attenzione sul regolamento AESA(10) di recente adozione concernente norme aggiornate in materia di sicurezza aerea, recanti, tra l'altro, disposizioni che costituiscono una solida base giuridica per il primo insieme di norme complete dell'UE per tutti i tipi di droni civili; ricorda quanto fosse necessaria l'adozione del regolamento AESA, dato che le nuove tecnologie, come i velivoli senza pilota (UAV), stanno facendo la loro comparsa anche nei cieli europei e che ciò ha richiesto l'adeguamento dell'attuale quadro normativo dell'UE e delle norme nazionali divergenti;

45.  esorta inoltre la Commissione a presentare senza indugio norme dettagliate per i velivoli automatizzati, che richiedono apposite specifiche personalizzate, dal momento che un unico approccio operativo ai velivoli senza pilota non è consono a garantire l'integrazione sicura dell'aeromobile automatizzato nello spazio aereo condiviso con gli aeromobili con equipaggio; ricorda che i velivoli senza pilota necessitano di sistemi di intelligenza sicuri e, ove del caso, certificati nonché di un ambiente di gestione specifico dello spazio aereo; sottolinea che tali norme applicabili ai velivoli senza pilota dovrebbero tenere conto della natura e del rischio dell'operazione o dell'attività, delle caratteristiche operative del velivolo senza pilota interessato e delle caratteristiche della zona delle operazioni, quali la densità della popolazione, le caratteristiche della superficie e la presenza di edifici e di altre infrastrutture sensibili;

46.  ribadisce l'importanza della tutela dei dati personali nel caso di impiego di mezzi a guida automatica nel settore aereo;

47.  rammenta la dichiarazione di Varsavia del 2016 sui droni come leva per l'occupazione e nuove opportunità commerciali; ribadisce l'importanza delle azioni previste volte a sviluppare l'ecosistema dell'UE per i droni, che dovrebbero essere attuate entro il 2019 e basarsi sui principi guida della dichiarazione di Riga;

48.  evidenzia l'importanza di sviluppare in maniera coordinata le tecnologie e i concetti operativi che permetteranno l'integrazione sicura dei velivoli in termini di servizi di gestione del traffico aereo in linea con gli obiettivi dello U-Space, un programma gestito dall'impresa comune SESAR (SESAR JU); riconosce le attività svolte fino ad oggi da SESAR JU che dovranno continuare ad essere supportate;

49.  ricorda che i finanziamenti degli attuali programmi di ricerca e di sperimentazione sui velivoli senza pilota, quali U-Space, dovranno essere aumentati nei futuri esercizi finanziari; osserva che tali esperimenti, che hanno reso possibile testare in condizioni reali l'impiego di una flotta numerosa di velivoli senza pilota, garantendo al tempo stesso la massima sicurezza nella gestione del traffico aereo e delle sue condizioni di sicurezza, potranno fungere da esempio per gli esperimenti sui veicoli autonomi di terra;

50.  rileva la necessità di creare adeguate zone di prova per le tecnologie dei velivoli autonomi, inclusi i droni, al fine di garantire condizioni di sicurezza per la simulazione di nuove soluzioni tecnologiche prima della loro attuazione definitiva;

Il trasporto marittimo e per vie d'acqua interne

51.  sottolinea il potenziale e il valore aggiunto delle navi autonome, soprattutto nelle vie navigabili interne e nel trasporto marittimo a corto raggio, che possono ridurre il numero di incidenti in mare e sulle vie navigabili, la maggior parte dei quali è dovuta all'errore umano;

52.  sottolinea il potenziale dell'automazione di eliminare parte degli errori umani e di concedere al personale sul ponte più tempo per l'osservazione ottica, specialmente negli stretti corridoi marittimi e nelle aree portuali; evidenzia tuttavia che lo scambio di informazioni e la comunicazione sono fondamentali per la sicurezza, in particolare nelle immediate vicinanze di altre navi, e che pertanto i ponti devono continuare a disporre di personale;

53.  accoglie con favore l'operato del gruppo di lavoro PIANC (associazione internazionale di navigazione) sulla navigazione intelligente e della rete internazionale per le navi autonome;

54.  invita la Commissione a illustrare e definire i livelli di automazione per la navigazione sia interna che marittima nonché norme comuni, anche per i porti, volte ad armonizzare e incoraggiare l'utilizzo delle imbarcazioni autonome in interazione con gli utenti e le infrastrutture automatizzati e non automatizzati;

55.  sottolinea l'importanza di sviluppare ed estendere poli digitali e corridoi delle reti di trasporto transeuropee (TEN-T) interconnessi attraverso terminali aggiornati e sistemi elettronici efficienti di gestione del traffico, quali i servizi d'informazione fluviale e il Rhine Ports Information System (sistema d'informazione dei porti sul Reno), al fine di realizzare un sistema di trasporto pienamente multimodale e autonomo;

56.  invita la Commissione a elaborare, nella definizione della Digital Inland Waterway Area (spazio digitale delle vie navigabili interne, DINA), una strategia globale finalizzata a stimolare ulteriormente l'automazione della navigazione interna e delle sue infrastrutture, dei tratti navigabili e della gestione del traffico, nonché lo sviluppo di porti automatizzati, tenendo conto della posizione dei porti interni quali poli multimodali;

57.  chiede maggiore sostegno e promozione delle zone di prova transfrontaliere e maggiori progetti come il NOVIMAR e il Maritime Unmanned Navigation through Intelligence in Networks (navigazione marittima senza equipaggio mediante l'intelligenza nelle reti, MUNIN), cofinanziato dall'UE nell'ambito del settimo programma quadro e di Orizzonte 2020, per sviluppare ulteriormente la tecnologia di navigazione autonoma e di infrastrutture automatizzate nell'UE;

58.  sottolinea che le norme applicabili alle imbarcazioni devono essere elaborate e allineate con l'Organizzazione marittima internazionale, in modo da definire un quadro giuridico internazionale per un sicuro funzionamento delle navi;

Trasporto ferroviario

59.  invita la Commissione a definire, in consultazione e coordinamento con l'industria e altre parti interessate, protocolli e norme comuni che rendano possibili sistemi ferroviari e di trasporto leggero su rotaia autonomi;

60.  invita a migliorare le condizioni quadro per i veicoli autonomi nel trasporto ferroviario e ad accelerare la transizione verso un settore ferroviario digitale; osserva che il sistema europeo di controllo dei treni (ETCS) funge da base per l'automazione del settore ferroviario, realizzata collegando l'ETCS al controllo automatico del movimento dei treni (ATO); invita la Commissione ad accelerare la diffusione dell'ETCS, dandole priorità, all'interno degli attuali e futuri regimi di finanziamento dell'UE;

61.  sottolinea l'importanza dei collegamenti di sicurezza (interlocking) digitali, quali nuovi importanti capisaldi per promuovere la digitalizzazione dell'infrastruttura ferroviaria e invita la Commissione e gli Stati membri a sostenerne la diffusione;

62.  invita la Commissione a proseguire il programma Shitf2Rail allo scopo di prevedere ulteriori sviluppi verso una rete ferroviaria digitale e un funzionamento pienamente automatizzato dei treni, compreso lo sviluppo di una norma ATO per il sistema ETCS e della sicurezza informatica;

63.  sottolinea le crescenti sfide alla mobilità urbana connesse alla congestione del traffico nonché le opportunità offerte dai sistemi di trasporto pubblico ferroviario automatizzati per affrontare tali sfide; invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere e sostenere progetti che affrontino tali sfide mediante innovazioni nel settore dei trasporti pubblici ferroviari automatizzati;

Diritti del consumatore e condizioni di concorrenza

64.  invita la Commissione a elaborare norme esaustive che definiscano le responsabilità e i diritti del costruttore, del conducente o dell'operatore a ciascun livello di automazione in tutte le modalità di trasporto; sottolinea che tali responsabilità devono essere comunicate ai conducenti o agli operatori in modo chiaro ed evidente mediante l'etichettatura commerciale o altre forme di comunicazione; ritiene essenziale garantire la sicurezza dei veicoli e la regolare manutenzione durante tutto il loro ciclo di vita e sottolinea, a tale proposito, il ruolo determinante di un equo accesso di mercato ai dati e alle risorse a bordo dei veicoli per le parti interessate;

65.  esorta la Commissione a garantire che tutti i sistemi di bordo installati su veicoli autonomi siano progettati in modo tale da consentire ai proprietari o agli utenti del veicolo una libera scelta tra fornitori di servizi concorrenziali, senza doversi affidare esclusivamente ai servizi offerti dal costruttore del veicolo;

66.  sottolinea la necessità di garantire un accesso equo al mercato per i fornitori indipendenti di servizi automobilistici nel settore della manutenzione e riparazione di veicoli autonomi; ricorda che questo tipo di operatori, inclusi in particolare i produttori di pezzi di ricambio, le piccole officine e i centri di manutenzione, rappresentano un elemento di concorrenza importante per il mercato automobilistico e incidono positivamente sulla disponibilità e sui prezzi di tali servizi;

67.  osserva che sul mercato digitalizzato dei servizi automobilistici un accesso rapido e diretto ai dati e ai comandi del veicolo sarà decisivo per improntare alla leale concorrenza il mercato dei servizi per la mobilità automatizzata e combinata; ricorda che gli operatori indipendenti svolgono un ruolo essenziale in tutta la filiera automobilistica;

68.  rileva rischi potenziali per la concorrenza sul mercato unico nel settore della manutenzione dei veicoli autonomi in quanto i costruttori potrebbero ostacolare l'accesso dei riparatori indipendenti ai sistemi di bordo; sottolinea che questo segmento di mercato dovrebbe essere disciplinato dal regolamento (UE) n. 461/2010 della Commissione(11);

69.  sottolinea che i consumatori dovrebbero essere informati preventivamente in merito al veicolo che intendono acquistare nonché ai servizi di riparazione cui possono accedere;

70.  ritiene che il passaggio ai veicoli automatizzati, oltre ad avere un impatto positivo per la sicurezza stradale, il consumo di carburante, l'ambiente e la creazione di nuovi impieghi nei settori delle telecomunicazioni e automobilistico, potrebbe anche determinare una perdita di posti di lavoro nel settore dei trasporti e ripercuotersi sul comparto assicurativo, questioni che devono essere affrontate al più presto per garantire una transizione agevole;

Esigenze di ricerca e istruzione

71.  sottolinea la necessità di sviluppare tecnologie autonome fondamentali (quali formalizzazione e simulazioni del cervello umano e dei processi cognitivi durante la guida, sistemi di percezione dell'ambiente e intelligenza artificiale) nell'UE per tenere il passo con la concorrenza mondiale e creare nuovi posti di lavoro;

72.  sottolinea che, una volta disponibili sul mercato, i veicoli automatizzati avranno un impatto profondo sulla distribuzione e sul consumo di beni; ritiene pertanto che vi sia un'urgente necessità di valutare tale impatto e di garantire misure volte a sostenere i mercati e le persone interessate;

73.  chiede iniziative volte a individuare e affrontare i problemi connessi all'evoluzione della domanda e dell'offerta di lavoro alla luce della necessità di nuove e specializzate competenze sia nella produzione che nell'utilizzo professionale di veicoli attraverso la riconversione nell'ambito dell'istruzione (ad esempio corsi e formazioni), allo scopo di agevolare la transizione verso le nuove forme di mobilità;

74.  invita la Commissione a proporre, insieme agli Stati membri, iniziative volte a promuovere le competenze, l'istruzione e la formazione necessarie per mantenere l'UE all'avanguardia nel settore del trasporto autonomo; sottolinea l'importanza che gli Stati membri tengano conto di queste nuove tendenze nei loro programmi di istruzione, al fine di soddisfare l'esigenza di una forza lavoro altamente qualificata e competente nei diversi settori dei trasporti;

75.  ricorda la dotazione di 300 milioni di EUR stanziata, nell'ambito di Orizzonte 2020, a favore di programmi di ricerca e innovazione sui veicoli automatizzati tra il 2014 e il 2020 e raccomanda che tali programmi siano mantenuti ed estesi a tutte le modalità di trasporto nel prossimo periodo finanziario pluriennale 2021‑2027 (Orizzonte Europa);

76.  sottolinea l'importante ruolo svolto dalla ricerca collaborativa nel garantire un rapido avanzamento dell'automazione dei trasporti mediante il coinvolgimento dell'intero ecosistema dell'innovazione;

77.  invita la Commissione a istituire un'impresa comune sulla falsariga di Shift2Rail per il trasporto ferroviario e di Clean Sky per l'industria aeronautica, in modo da creare un'iniziativa strategica sul trasporto autonomo guidata dall'industria, che dovrebbe coinvolgere i cittadini europei, avere una chiara logica commerciale, sfruttare il potenziale di ricerca e innovazione dell'UE sulla base di un'ampia collaborazione tra le sfere industriale, pubblica e accademica, nonché promuovere lo sviluppo e la diffusione di tecnologie in modo armonizzato e interoperabile, al fine di creare un sistema di trasporto multimodale scalabile a livello globale per il trasporto autonomo;

78.  sottolinea la necessità di siti di prova in condizioni reali in tutta l'UE al fine di testare approfonditamente e sviluppare nuove tecnologie; esorta ciascuno Stato membro a designare, entro il 2020, le zone urbane ed extraurbane in cui i veicoli autonomi sperimentali possono essere testati in condizioni di traffico reali, salvaguardando nel contempo la sicurezza stradale in tali zone, e a garantire la creazione di quadri di prova transfrontalieri e interoperabili a livello dell'UE;

79.  sottolinea che alcuni cittadini dell'UE hanno espresso sfiducia nei confronti della mobilità automatizzata; sottolinea pertanto che i legislatori devono affrontare la dimensione etica al fine di migliorare l'accettazione da parte del pubblico a tale riguardo; chiede investimenti a favore di ricerche approfondite sull'intelligenza artificiale e su altre dimensioni della mobilità automatizzata;

80.  chiede che siano condotte approfondite ricerche sugli effetti a lungo termine del trasporto autonomo, in merito a questioni come l'adattamento dei consumatori, l'accettazione sociale, le reazioni fisiologiche, le risposte fisiche e la mobilità sociale, la riduzione degli incidenti e il miglioramento dei trasporti in generale;

81.  esorta tutte le parti interessate, compresi i costruttori di veicoli, i fornitori di componenti e software e i servizi di progettazione, nonché gli Stati membri e le autorità coinvolte, a cooperare per stimolare l'innovazione, a garantire investimenti in infrastrutture adatte alla mobilità automatizzata, sia sulle autostrade che sulle strade urbane, e ad agevolare i controlli transfrontalieri; sottolinea la necessità di aumentare gli investimenti per adeguare le infrastrutture esistenti, costruire nuove infrastrutture e migliorare la connettività delle strade europee; prende atto della sfiducia dei cittadini dell'Unione nei confronti della guida automatizzata e ritiene che sia pertanto opportuno promuovere campagne di sensibilizzazione volte a rafforzare la fiducia dei cittadini; chiede investimenti a favore di ricerche approfondite sull'intelligenza artificiale e sulla dimensione etica dei trasporti automatizzati e connessi;

o
o   o

82.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 307 del 30.8.2018, pag. 144.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0063.
(3) GU L 207 del 6.8.2010, pag. 1.
(4) COM(2018)0274.
(5) COM(2018)0286.
(6) GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1.
(7) GU L 210 del 7.8.1985, pag. 29.
(8) GU L 263 del 7.10.2009, pag. 11.
(9) GU C 252 del 18.7.2018, pag. 239.
(10) GU L 212 del 22.8.2018, pag. 1.
(11) GU L 129 del 28.5.2010, pag. 52.


Utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/1/CE, relativa all'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada (COM(2017)0282 – C8-0172/2017 – 2017/0113(COD))
P8_TA(2019)0006A8-0193/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0282),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 91, paragrafo 1 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0172/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 6 dicembre 2017(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0193/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(2);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 15 gennaio 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/.... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2006/1/CE relativa all'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada

P8_TC1-COD(2017)0113


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 91, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(4),

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva 2006/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(5) stabilisce un livello minimo di apertura del mercato per l'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada.

(2)  L' Tale impiego di veicoli noleggiati può ridurre i costi per le imprese che trasportano merci per conto proprio o per conto terzi e allo stesso tempo accrescerne la flessibilità operativa. Ciò può pertanto contribuire ad aumentare la produttività e la competitività delle imprese interessate. Poiché i veicoli noleggiati tendono a essere più nuovi rispetto alla flotta media, essi sono anche possono spesso risultare più sicuri e meno inquinanti. [Em. 1]

(3)  La direttiva 2006/1/CE non consente alle imprese di beneficiare pienamente dei vantaggi derivanti dall'uso di veicoli presi a noleggio. Essa consente infatti agli Stati membri di limitare, da parte delle per le proprie imprese stabilite nel loro territorio, l'uso di veicoli noleggiati con peso massimo ammissibile a pieno carico superiore a sei tonnellate per i trasporti per conto proprio. Gli Stati membri non sono inoltre obbligati a permettere l'uso sul proprio territorio di un veicolo preso a noleggio se tale veicolo è stato immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che lo ha preso a noleggio. [Em. 2]

(4)  Al fine di consentire alle imprese di beneficiare maggiormente dei vantaggi derivanti dall'impiego di veicoli noleggiati, dovrebbe essere reso loro possibile l'impiego di veicoli noleggiati in qualsiasi Stato membro, non solo in quello in cui sono stabilite. Ciò consentirebbe loro di far fronte con maggiore facilità a particolari picchi di domanda improvvisi, temporanei o stagionali, oppure di sostituire i veicoli difettosi o guasti.

(4 bis)  Gli Stati membri non dovrebbero essere autorizzati a limitare l'utilizzo, nei rispettivi territori, di un veicolo noleggiato da un'impresa debitamente stabilita sul territorio di un altro Stato membro, se il veicolo è immatricolato e rispetta le norme di esercizio e i requisiti di sicurezza, o se è stato messo in circolazione conformemente alla legislazione di un qualsiasi Stato membro e autorizzato a essere gestito dallo Stato membro in cui è stabilita l'impresa responsabile. [Em. 3]

(5)  Il livello di tassazione del trasporto stradale varia ancora notevolmente all'interno dell'Unione. Certe restrizioni, che incidono inoltre indirettamente sulla libera prestazione di servizi di noleggio di veicoli, rimangono pertanto giustificate al fine di evitare distorsioni fiscali. Gli Stati membri dovrebbero quindi avere la facoltà di limitare, alle condizioni stabilite dalla presente direttiva e nei loro rispettivi territori, la durata del periodo in cui un'impresa stabilita può utilizzare un veicolo noleggiato immatricolato o messo in circolazione in un altro in uno Stato membro. diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che lo ha preso a noleggio può essere usato sul rispettivo Essi dovrebbero altresì avere la facoltà di limitare il numero di tali veicoli che un'impresa stabilita nel loro territorio può prendere a noleggio. [Em. 4]

(5 bis)  Ai fini dell'applicazione di tali misure, le informazioni relative al numero di immatricolazione del veicolo noleggiato dovrebbero figurare nei registri elettronici nazionali degli Stati membri istituiti dal regolamento (CE) n. 1071/2009(6). Le autorità competenti dello Stato membro di stabilimento che sono informate dell'uso di un veicolo noleggiato dall'operatore e che è immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un altro Stato membro dovrebbero informarne le autorità competenti di quest'ultimo. A tal fine gli Stati membri dovrebbero avvalersi del sistema di informazione del mercato interno (IMI). [Em. 5]

(6)  Affinché le operazioni di trasporto per conto proprio siano effettuate con maggiore efficienza, gli Stati membri non dovrebbero più essere autorizzati a limitare la possibilità di utilizzare veicoli noleggiati per tali operazioni.

(6 bis)   Al fine di mantenere gli standard operativi, rispettare i requisiti di sicurezza e garantire condizioni di lavoro dignitose ai conducenti, è importante che i vettori abbiano accesso garantito ai mezzi e alle infrastrutture di supporto diretto nel paese in cui svolgono le loro attività. [Em. 6]

(7)  L'attuazione e gli effetti della presente direttiva dovrebbero essere monitorati dalla Commissione e da essa documentati in una relazione entro tre anni dalla data di recepimento della presente direttiva. La relazione dovrebbe tenere debitamente conto dell'impatto sulla sicurezza stradale, sul gettito fiscale e sull'ambiente. La relazione dovrebbe inoltre valutare tutte le violazioni della presente direttiva, comprese quelle transfrontaliere. La necessità di misure future Qualsiasi misura futura in questo settore dovrebbe essere considerata alla luce di tale relazione. [Em. 7]

(8)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva non possono essere conseguiti in misura sufficiente dai soli Stati membri e possono piuttosto, a motivo della natura transfrontaliera del trasporto su strada e delle questioni che la presente direttiva intende affrontare, essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. In linea con il principio di proporzionalità, la direttiva si limita a quanto è necessario per il raggiungimento dei suddetti obiettivi.

(9)  È pertanto opportuno modificare di conseguenza la direttiva 2006/1/CE,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

La direttiva 2006/1/CE è così modificata:

1)  L'articolo 2 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è così modificato:

i)  la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"Ogni Stato membro consente l'utilizzazione nel suo territorio di veicoli presi a noleggio da imprese stabilite nel territorio di un altro Stato membro, a condizione che:"

"

ii)  la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"a) il veicolo sia immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di uno un qualsiasi Stato membro, ivi compresi le norme di esercizio e i requisiti di sicurezza;"; [Em. 8]

"

b)  è inserito il seguente paragrafo 1 bis:"

"1 bis. Se il veicolo non è stato immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione dello Stato membro in cui è stabilita l'impresa che lo ha noleggiato, gli Stati membri possono limitare nel tempo l'utilizzo del veicolo noleggiato sul rispettivo territorio. In tal caso gli Stati membri ne consentono tuttavia l'utilizzo per almeno quattro mesi dell'anno in questione." [Em. 9]

"

2)  l'articolo 3 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 3

1.  Gli Stati membri prendono i provvedimenti necessari per far sì che, per il trasporto di merci su strada, le imprese nazionali stabilite nel loro territorio possano utilizzare i veicoli noleggiati alle stesse condizioni dei veicoli di loro appartenenza, purché siano soddisfatte le condizioni di cui all'articolo 2."; [Em. 10]

1 bis.  Se il veicolo è immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un altro Stato membro, lo Stato membro in cui è stabilita l'impresa può:

   a) limitare il periodo di utilizzo del veicolo noleggiato nel proprio rispettivo territorio, a condizione che autorizzi l'uso del veicolo noleggiato per almeno quattro mesi consecutivi in un determinato anno civile; in questo caso può esigere che il contratto di noleggio non vada oltre il termine stabilito dallo Stato membro;
   b) limitare il numero di veicoli noleggiati che può essere utilizzato da un'impresa, purché consenta l'uso di un numero di veicoli almeno pari al 25 % del parco complessivo di veicoli commerciali di proprietà dell'impresa al 31 dicembre dell'anno precedente la richiesta di autorizzazione; in questo caso un'impresa che dispone di un parco complessivo di più di uno e meno di quattro veicoli, è autorizzata a utilizzare almeno uno di tali veicoli presi a noleggio." [Em. 11]

1 ter.  Gli Stati membri possono escludere dalle disposizioni del paragrafo 1 il trasporto per conto proprio effettuato con veicoli il cui peso totale a pieno carico autorizzato sia superiore a 6 tonnellate."; [Emm. 28 e 34]

"

2 bis)  è inserito il seguente articolo 3 bis:"

"Articolo 3 bis

1.  Le informazioni relative al numero di immatricolazione di un veicolo noleggiato sono inserite nel registro elettronico nazionale quale definito all'articolo 16 del regolamento (CE) n. 1071/2009*.

2.  Le autorità competenti dello Stato membro di stabilimento di un operatore che sono informate dell'uso di un veicolo da lui noleggiato, e che è immatricolato o messo in circolazione conformemente alla legislazione di un altro Stato membro, ne informano le autorità competenti di questo altro Stato membro.

3.  La cooperazione amministrativa di cui al paragrafo 2 si svolge tramite il sistema di informazione del mercato interno (IMI) istituito dal regolamento (UE) n. 1024/2012**.

__________________

* Con riferimento all'articolo 16 del regolamento (CE) n. 1071/2009, tenendo conto dell'estensione delle informazioni da registrare come proposto dalla Commissione.

** GU L 316 del 14.11.2012, pag. 1."; [Em. 12]

"

3)  è inserito il seguente articolo 5 bis:"

"Articolo 5 bis

Entro il [OP: please insert the date calculated 5 years after the deadline for transposition of the Directive] [3 anni dal termine per il recepimento della presente direttiva di modifica] la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione e sugli effetti della presente direttiva. La relazione contiene informazioni sull'utilizzo di veicoli noleggiati in uno Stato membro diverso da quello in cui è stabilita l'impresa che li prende a noleggio. La relazione presta particolare attenzione all'impatto sulla sicurezza stradale e sul gettito fiscale, comprese le distorsioni fiscali, nonché sull'applicazione delle norme in materia di cabotaggio ai sensi del regolamento (CE) n. 1072/2009. Sulla base di tale relazione la Commissione valuta se sia necessario proporre misure supplementari.". [Em. 13]

________________

* Regolamento (CE) n. 1072/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che fissa norme comuni per l’accesso al mercato internazionale del trasporto di merci su strada (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 72).

"

Articolo 2

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva al più tardi entro ... [20 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva]il [OP:. please insert the date calculated 18 months following the entry into force]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni. [Em. 14]

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni fondamentali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 3

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 4

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 129 dell'11.4.2018, pag. 71.
(2) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 14 giugno 2018 (Testi approvati, P8_TA(2018)0264).
(3)GU C 129 dell’11.4.2018, pag.71.
(4) Posizione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019.
(5)Direttiva 2006/1/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 gennaio 2006, relativa all'utilizzazione di veicoli noleggiati senza conducente per il trasporto di merci su strada (versione codificata) (GU L 33 del 4.2.2006, pag. 82).
(6) Regolamento (CE) n. 1071/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che stabilisce norme comuni sulle condizioni da rispettare per esercitare l’attività di trasportatore su strada e abroga la direttiva 96/26/CE del Consiglio (GU L 300 del 14.11.2009, pag. 51).


Revoca temporanea delle preferenze in alcuni accordi conclusi tra l'Unione europea e alcuni paesi terzi ***I
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Risoluzione
Testo
Allegato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante attuazione delle clausole di salvaguardia e di altri meccanismi che consentono la revoca temporanea delle preferenze in alcuni accordi conclusi tra l'Unione europea e alcuni paesi terzi (COM(2018)0206 – C8-0158/2018 – 2018/0101(COD))
P8_TA(2019)0007A8-0330/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0206),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 207, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0158/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 5 dicembre 2018, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A8-0330/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  approva la dichiarazione comune del Parlamento e della Commissione allegata alla presente risoluzione, che sarà pubblicata nella serie L della Gazzetta ufficiale dell'Unione europea unitamente all'atto legislativo finale;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 15 gennaio 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio recante attuazione delle clausole di salvaguardia bilaterali e di altri meccanismi che consentono la revoca temporanea delle preferenze in alcuni accordi commerciali conclusi tra l'Unione europea e paesi terzi

P8_TC1-COD(2018)0101


(Dato l'accordo tra il Parlamento e il Consiglio, la posizione del Parlamento corrisponde all'atto legislativo finale, il regolamento (UE) 2019/287)

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

DICHIARAZIONE COMUNE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DELLA COMMISSIONE

Il Parlamento europeo e la Commissione concordano sull'importanza di una stretta collaborazione nell'attuazione degli accordi elencati nell'allegato al regolamento (UE) 2019/287 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 febbraio 2019(1), recante attuazione delle clausole di salvaguardia e di altri meccanismi che consentono la revoca temporanea delle preferenze in alcuni accordi conclusi tra l'Unione europea e alcuni paesi terzi. A tal fine convengono che, qualora il Parlamento europeo adotti una raccomandazione ai fini dell'avvio di un'inchiesta di salvaguardia, la Commissione esaminerà attentamente il rispetto delle condizioni a norma del regolamento per l'avvio d'ufficio dell'inchiesta. Qualora la Commissione ritenga che le condizioni non siano soddisfatte, essa presenterà una relazione alla competente commissione del Parlamento europeo comprendente tutti i fattori rilevanti per l'avvio di tale inchiesta.

(1) GU L 53 del 22.2.2019, pag. 1.


Istituzione del programma "Dogana" per la cooperazione nel settore doganale ***I
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Emendamenti del Parlamento europeo, approvati il 15 gennaio 2019, alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma "Dogana" per la cooperazione nel settore doganale (COM(2018)0442 – C8-0261/2018 – 2018/0232(COD))(1)
P8_TA(2019)0008A8-0464/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Testo della Commissione   Emendamento
Emendamento 1
Proposta di regolamento
Considerando 1
(1)  Il programma Dogana 2020, istituito ai sensi del regolamento (UE) n. 1294/201318, e i suoi predecessori hanno contribuito in misura significativa ad agevolare e potenziare la cooperazione doganale. Numerose attività nel settore doganale hanno carattere transfrontaliero, coinvolgono e riguardano tutti gli Stati membri e pertanto non possono essere attuate in maniera efficace ed efficiente dai singoli Stati membri. Un programma doganale a livello dell'Unione, attuato dalla Commissione, offre agli Stati membri un quadro unionale per sviluppare tali attività di cooperazione che è più efficiente sotto il profilo dei costi rispetto ai quadri di cooperazione individuali che i singoli Stati membri istituirebbero su base bilaterale o multilaterale. È pertanto opportuno garantire la continuità del finanziamento unionale di attività nel settore della cooperazione doganale attraverso l'istituzione di un nuovo programma nel medesimo settore, il programma Dogana.
(1)  Il programma Dogana 2020, istituito dal regolamento (UE) n. 1294/201318, e i suoi predecessori hanno contribuito in misura significativa ad agevolare e rafforzare la cooperazione doganale. Numerose attività doganali hanno carattere transfrontaliero, coinvolgono e riguardano tutti gli Stati membri, e pertanto non possono essere attuate individualmente in maniera efficace ed efficiente dal singolo Stato membro. Un programma doganale dell'Unione, attuato dalla Commissione, fornisce agli Stati membri un quadro a livello dell'Unione per sviluppare tali attività di cooperazione, che è più efficiente sotto il profilo dei costi rispetto a un quadro di cooperazione individuale che i singoli Stati membri istituiscono a livello bilaterale o multilaterale. Il programma doganale svolge altresì un ruolo essenziale nel garantire gli interessi finanziari dell'Unione e degli Stati membri, assicurando l'efficace riscossione dei dazi doganali e rappresentando pertanto un'importante fonte di entrate per i bilanci dell'Unione e nazionali, anche concentrandosi sullo sviluppo delle capacità informatiche e una maggiore cooperazione in ambito doganale. Inoltre, sono necessari controlli armonizzati e standardizzati per seguire i flussi transfrontalieri illeciti di merci e combattere le frodi. È pertanto opportuno e nell'interesse dell'efficienza garantire la continuità del finanziamento unionale di attività nel settore della cooperazione doganale attraverso l'istituzione di un nuovo programma nel medesimo settore, il programma Dogana.
__________________
__________________
18 Regolamento (UE) n. 1294/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce un programma d'azione doganale nell'Unione europea per il periodo 2014-2020 (Dogana 2020) e abroga la decisione n. 624/2007/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 209).
18 Regolamento (UE) n. 1294/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce un programma d'azione doganale nell'Unione europea per il periodo 2014-2020 (Dogana 2020) e abroga la decisione n. 624/2007/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 209).
Emendamento 2
Proposta di regolamento
Considerando 1 bis (nuovo)
(1 bis)  Per 50 anni l'unione doganale, attuata dalle autorità doganali nazionali, ha rappresentato uno dei pilastri dell'Unione, uno dei principali blocchi commerciali al mondo. L'unione doganale è un esempio significativo di integrazione riuscita dell'Unione ed è essenziale per il corretto funzionamento del mercato unico, a vantaggio delle imprese e dei cittadini. Il Parlamento europeo, nella sua risoluzione del 14 marzo 2018 sul prossimo QFP: preparazione della posizione del Parlamento in merito al QFP per il periodo successivo al 2020, ha espresso particolare preoccupazione per le frodi doganali. Un'Unione più forte e più ambiziosa può essere realizzata soltanto se dotata di maggiori mezzi finanziari, di un sostegno continuo alle politiche esistenti e di maggiori risorse.
Emendamento 3
Proposta di regolamento
Considerando 2
(2)  L'unione doganale si è evoluta considerevolmente nel corso degli ultimi cinquant'anni e le amministrazioni doganali svolgono ora in modo ottimale un'ampia gamma di compiti alle frontiere. Agendo insieme, esse lavorano per facilitare gli scambi e ridurre la burocrazia, riscuotere entrate per i bilanci nazionali e dell'Unione e proteggere i cittadini da minacce terroristiche, sanitarie, ambientali e di altra natura. In particolare con l'introduzione, a livello unionale, di un quadro comune di gestione del rischio19 e del controllo doganale sui movimenti di ingenti somme di denaro contante per combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, le dogane assumono una posizione di prima linea nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata. Considerata l'ampiezza di tale mandato, le dogane sono ora a tutti gli effetti l'autorità capofila per il controllo delle merci alle frontiere esterne dell'Unione. In tale contesto il programma Dogana dovrebbe non solo vertere sulla cooperazione doganale, ma estendere il suo sostegno al ruolo generale delle autorità doganali quale stabilito all'articolo 3 del regolamento (UE) n. 952/2013, vale a dire la supervisione degli scambi internazionali dell'Unione, l'attuazione degli aspetti esterni del mercato interno, della politica commerciale comune e delle altre politiche dell'Unione comuni riguardanti il commercio, nonché la sicurezza della catena logistica. La base giuridica comprenderà pertanto la cooperazione doganale (articolo 33 del TFUE), il mercato interno (articolo 114 del TFUE) e la politica commerciale (articolo 207 del TFUE).
(2)  L'unione doganale si è evoluta considerevolmente nel corso degli ultimi 50 anni e le amministrazioni doganali svolgono ora in modo ottimale un'ampia gamma di compiti relativi alle frontiere. Collaborando, esse si adoperano per facilitare scambi etici ed equi e ridurre la burocrazia, riscuotere entrate per i bilanci nazionali e dell'Unione e contribuire a proteggere la popolazione da minacce terroristiche, sanitarie, ambientali e di altra natura. In particolare, introducendo un quadro comune19 per la gestione del rischio doganale a livello di Unione e controllando i flussi di ingenti somme di denaro contante per combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, le autorità doganali assumono un ruolo di primo piano nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e alla concorrenza sleale. Considerata l'ampiezza del loro mandato, le autorità doganali sono ora in realtà le autorità principali per il controllo delle merci alle frontiere esterne dell'Unione. In tale contesto il programma Dogana dovrebbe non solo vertere sulla cooperazione doganale, ma anche sostenere il ruolo più generale delle dogane quale stabilito all'articolo 3 del regolamento (UE) n. 952/2013, vale a dire la supervisione degli scambi internazionali dell'Unione, l'attuazione degli aspetti esterni del mercato interno, della politica commerciale comune e delle altre politiche dell'Unione comuni che incidono sul commercio e sulla sicurezza della catena logistica. La base giuridica del presente regolamento dovrebbe pertanto comprendere la cooperazione doganale (articolo 33 TFUE), il mercato interno (articolo 114 TFUE) e la politica commerciale (articolo 207 TFUE).
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19 https://ec.europa.eu/taxation_customs/general-information-customs/customs-risk-management/measures-customs-risk-management-framework-crmf_en
19 https://ec.europa.eu/taxation_customs/general-information-customs/customs-risk-management/measures-customs-risk-management-framework-crmf_en
Emendamento 4
Proposta di regolamento
Considerando 3
(3)  Dal momento che fornisce un quadro d'azione mirante a sostenere l'unione doganale e le autorità doganali, il programma dovrebbe contribuire a tutelare gli interessi finanziari ed economici dell'Unione e dei suoi Stati membri; a tutelare l'Unione dal commercio sleale e illegale sostenendo nel contempo le attività commerciali legittime; a garantire la sicurezza dell'Unione e dei suoi residenti e ad agevolare gli scambi legittimi, in modo che le imprese e i cittadini possano beneficiare appieno del potenziale del mercato interno e del commercio globale.
(3)  Il programma dovrebbe coadiuvare gli Stati membri e la Commissione fornendo un quadro d'azione mirante a sostenere l'unione doganale e le autorità doganali in vista dell'obiettivo a lungo termine che tutte le amministrazioni doganali dell'Unione collaborino quanto più strettamente possibile; contribuire a tutelare gli interessi finanziari ed economici dell'Unione e dei suoi Stati membri; tutelare l'Unione da pratiche commerciali sleali e illecite, incoraggiando nel contempo le attività commerciali legittime, garantendo la sicurezza dell'Unione e dei suoi residenti, migliorando in tal modo la protezione dei consumatori e agevolare gli scambi legittimi, in modo che le imprese e i cittadini possano beneficiare appieno del potenziale del mercato interno e del commercio mondiale.
Emendamento 5
Proposta di regolamento
Considerando 3 bis (nuovo)
(3 bis)  Poiché risulta ormai evidente che alcuni dei sistemi di cui all'articolo 278 del codice doganale dell'Unione possono essere introdotti solo in parte entro il 31 dicembre 2020, il che implica che i sistemi non elettronici continueranno ad essere utilizzati oltre tale data, e in assenza di modifiche legislative che proroghino tale termine, le imprese e le autorità doganali non saranno in grado di adempiere ai propri doveri e obblighi giuridici in materia di operazioni doganali, uno degli obiettivi primari specifici del programma dovrebbe essere quello di aiutare gli Stati membri e la Commissione a predisporre tali sistemi elettronici.
Emendamento 6
Proposta di regolamento
Considerando 3 ter (nuovo)
(3 ter)  La gestione e il controllo doganali sono un settore politico dinamico, confrontato a nuove sfide generate da modelli di business e catene logistiche globali in costante evoluzione, nonché da cambiamenti nelle modalità di consumo e dalla digitalizzazione, come il commercio elettronico, compreso l'Internet degli oggetti, l'analisi dei dati, l'intelligenza artificiale e la tecnologia blockchain. Il programma dovrebbe sostenere la gestione doganale in tali situazioni e consentire l'uso di soluzioni innovative. Tali sfide sottolineano ulteriormente la necessità di garantire la cooperazione tra le autorità doganali e la necessità di un'interpretazione e un'attuazione uniformi della normativa doganale. Quando le finanze pubbliche sono sotto pressione, il volume degli scambi mondiali aumenta e la frode e il contrabbando sono fonte di crescente preoccupazione; il programma dovrebbe contribuire ad affrontare tali sfide.
Emendamento 7
Proposta di regolamento
Considerando 3 quater (nuovo)
(3 quater)  Per garantire la massima efficienza ed evitare sovrapposizioni, è opportuno che la Commissione coordini l'attuazione del programma con i programmi e fondi dell'Unione a esso correlati. Fra questi ultimi rientrano, in particolare, il programma Fiscalis, il programma antifrode dell'UE e il programma per il mercato unico, nonché il Fondo sicurezza interna e il Fondo per la gestione integrata delle frontiere, il programma di sostegno alle riforme, il programma Europa digitale, il meccanismo per collegare l'Europa e la decisione del Consiglio relativa al sistema delle risorse proprie dell'Unione europea, nonché i regolamenti e le misure di esecuzione.
Emendamento 8
Proposta di regolamento
Considerando 3 quinquies (nuovo)
(3 quinquies)  Con riferimento al potenziale recesso del Regno Unito dall'Unione, la dotazione finanziaria del programma non tiene conto dei costi derivanti dalla firma dell'accordo di recesso e dalle potenziali relazioni future tra il Regno Unito e l'Unione. La firma di tale accordo e il disimpegno del Regno Unito da tutti gli attuali sistemi doganali esistenti e da qualsiasi forma di cooperazione in materia, nonché la decadenza dei suoi obblighi giuridici in questo settore, potrebbero generare costi aggiuntivi che al momento dell'istituzione del presente programma non è possibile stimare con esattezza. La Commissione dovrebbe pertanto valutare l'opportunità di riservare risorse sufficienti per prepararsi a tali costi potenziali. Tuttavia, i costi in questione non dovrebbero essere coperti dalla dotazione del programma Dogana, poiché le risorse previste nel programma saranno soltanto sufficienti a coprire i costi che era realisticamente possibile prevedere al momento della sua istituzione.
Emendamento 9
Proposta di regolamento
Considerando 5
(5)  Per sostenere il processo di adesione e associazione da parte di paesi terzi è opportuno che il programma sia aperto alla partecipazione dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati nonché di potenziali candidati e paesi partner della politica europea di vicinato, se sono rispettate alcune condizioni. Esso può inoltre essere aperto ad altri paesi terzi conformemente alle condizioni stabilite in accordi specifici tra l'Unione e tali paesi riguardanti la loro partecipazione a programmi dell'Unione.
(5)  Per sostenere il processo di adesione e associazione di paesi terzi è opportuno che il programma sia aperto alla partecipazione dei paesi in via di adesione e dei paesi candidati nonché di potenziali candidati e paesi partner della politica europea di vicinato, se sussistono tutte le condizioni. Esso può inoltre essere aperto ad altri paesi terzi alle condizioni previste dagli accordi specifici tra l'Unione e i paesi interessati riguardanti la partecipazione di detti paesi a programmi dell'Unione, se tale partecipazione è nell'interesse dell'Unione e se ha effetti positivi sul mercato interno, senza incidere sulla protezione dei consumatori.
Emendamento 10
Proposta di regolamento
Considerando 6
(6)  A tale programma si applica il regolamento (UE, Euratom) [2018/XXX] del Parlamento europeo e del Consiglio21 ("regolamento finanziario"). Esso stabilisce le regole applicabili all'esecuzione del bilancio dell'Unione, in particolare alle sovvenzioni, ai premi, agli appalti e al rimborso di esperti esterni.
(6)  Il programma dovrebbe rientrare nell'ambito di applicazione del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio21 (in appresso, "il regolamento finanziario"). Il regolamento finanziario contempla le regole applicabili all'esecuzione del bilancio dell'Unione, in particolare alle sovvenzioni, ai premi, agli appalti e al rimborso di esperti esterni.
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21 COM(2016)0605 final
21 Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012 (GU L 193 del 30.7.2018, pag. 1).
Emendamento 11
Proposta di regolamento
Considerando 7
(7)  Le azioni applicate nel quadro del programma Dogana 2020 si sono rivelate adeguate e dovrebbero pertanto essere mantenute. Al fine di conferire maggiore semplicità e flessibilità all'esecuzione del programma, e quindi di migliorare la realizzazione dei suoi obiettivi, le azioni dovrebbero essere definite solo in termini di categorie generali, con un elenco di esempi illustrativi di attività concrete. Attraverso la cooperazione e lo sviluppo di capacità il programma Dogana dovrebbe inoltre promuovere e sostenere l'adozione di innovazioni e il relativo effetto leva per migliorare ulteriormente le capacità di realizzare le priorità fondamentali delle dogane.
(7)  Le azioni applicate nel quadro del programma Dogana 2020 e che si sono rivelate adeguate dovrebbero pertanto essere mantenute, mentre è opportuno terminarne altre che si sono dimostrate inadeguate. Al fine di conferire maggiore semplicità e flessibilità all'esecuzione del programma, e quindi di migliorare la realizzazione dei suoi obiettivi, le azioni dovrebbero essere definite solo in termini di categorie generali, con un elenco di esempi illustrativi di attività concrete. Attraverso la cooperazione e lo sviluppo di capacità il programma Dogana dovrebbe inoltre promuovere e sostenere l'adozione di innovazioni e il relativo effetto leva per migliorare ulteriormente le capacità di realizzare le priorità fondamentali delle dogane.
Emendamento 12
Proposta di regolamento
Considerando 8
(8)  Il regolamento [2018/XXX] istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, uno strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale22 ("strumento CCE"). Al fine di preservare la coerenza e il coordinamento orizzontale di tutte le azioni di cooperazione inerenti al settore doganale e alle attrezzature per il controllo doganale, è opportuno attuare tali azioni nell'ambito di un unico atto giuridico e di un'unica serie di norme, corrispondenti al presente regolamento. Pertanto lo strumento CCE dovrebbe finanziare unicamente l'acquisto, la manutenzione e l'aggiornamento delle attrezzature ammissibili, mentre il presente programma dovrebbe sostenere tutte le altre azioni correlate, come le azioni di cooperazione per valutare la necessità di attrezzature o, se del caso, la formazione in relazione alle attrezzature acquistate.
(8)  Il regolamento [2018/XXX] istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, uno strumento relativo alle attrezzature per il controllo doganale22 ("strumento CCE"). Al fine di preservare la coerenza e il coordinamento orizzontale di tutte le azioni di cooperazione inerenti al settore doganale e alle attrezzature per il controllo doganale, è opportuno attuare tali azioni nell'ambito di un unico atto giuridico e di un'unica serie di norme, vale a dire il presente regolamento. Pertanto lo strumento CCE dovrebbe finanziare unicamente l'acquisto, la manutenzione e l'aggiornamento delle attrezzature ammissibili, mentre il presente programma dovrebbe sostenere tutte le altre azioni correlate, come le azioni di cooperazione per valutare la necessità di attrezzature o, se del caso, la formazione in relazione alle attrezzature acquistate.
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22 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale.
22 Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale.
Emendamento 13
Proposta di regolamento
Considerando 10
(10)  Considerata l'importanza della globalizzazione, il programma dovrebbe continuare a prevedere la possibilità di coinvolgere esperti esterni ai sensi dell'articolo 238 del regolamento finanziario. Tali esperti esterni dovrebbero essere principalmente rappresentanti di autorità governative, incluse quelle di paesi terzi non associati, nonché rappresentanti di organizzazioni internazionali, operatori economici o della società civile.
(10)  Considerata l'importanza della globalizzazione, il programma dovrebbe continuare a prevedere la possibilità di coinvolgere esperti esterni ai sensi dell'articolo 238 del regolamento finanziario. Tali esperti esterni dovrebbero essere principalmente rappresentanti di autorità governative, incluse quelle di paesi terzi non associati, nonché professori universitari, rappresentanti di organizzazioni internazionali, operatori economici o della società civile.
Emendamento 14
Proposta di regolamento
Considerando 11
(11)  In linea con l'impegno della Commissione, delineato nella comunicazione del 19 ottobre 2010 dal titolo "Revisione del bilancio dell'Unione europea"23, di mirare alla coerenza e alla semplificazione dei programmi di finanziamento, le risorse dovrebbero essere condivise con altri strumenti di finanziamento dell'Unione se le azioni previste nell'ambito del programma perseguono obiettivi comuni a diversi strumenti di finanziamento, escludendo tuttavia il doppio finanziamento. Le azioni nell'ambito del programma dovrebbero garantire la coerenza nell'impiego delle risorse dell'Unione che sostengono l'unione doganale e le autorità doganali.
(11)  In linea con l'impegno della Commissione, delineato nella comunicazione del 19 ottobre 2010 dal titolo "Revisione del bilancio dell'Unione europea"23, di mirare alla coerenza e alla semplificazione dei programmi di finanziamento, le risorse dovrebbero essere condivise con altri strumenti di finanziamento dell'Unione se le azioni previste nell'ambito del programma perseguono obiettivi comuni a diversi strumenti di finanziamento, tenendo conto del fatto che la dotazione del programma è calcolata senza prendere in considerazione le spese impreviste, escludendo tuttavia il doppio finanziamento. Le azioni nell'ambito del programma dovrebbero garantire la coerenza nell'impiego delle risorse dell'Unione che sostengono l'unione doganale e le autorità doganali.
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23 COM(2010)0700 final
23 COM(2010)0700 final
Emendamento 15
Proposta di regolamento
Considerando 11 bis (nuovo)
(11 bis)   L'acquisto del software necessario per l'esecuzione di controlli serrati alle frontiere dovrebbe essere ammissibile al finanziamento previsto per il programma. Inoltre, è opportuno incoraggiare l'acquisto di software che possono essere utilizzati in tutti gli Stati membri per agevolare lo scambio di dati.
Emendamento 16
Proposta di regolamento
Considerando 12
(12)  Si prevede che le azioni di sviluppo di capacità nel settore delle tecnologie informatiche assorbiranno la maggior parte della dotazione finanziaria del programma. Disposizioni specifiche dovrebbero descrivere, rispettivamente, le componenti comuni e le componenti nazionali dei sistemi elettronici europei. Inoltre dovrebbero essere chiaramente definite la portata delle azioni e le responsabilità della Commissione e degli Stati membri.
(12)  Si prevede che le azioni di sviluppo di capacità nel settore delle tecnologie informatiche assorbiranno gran parte della dotazione finanziaria del programma. Disposizioni specifiche dovrebbero descrivere, rispettivamente, le componenti comuni e le componenti nazionali dei sistemi elettronici europei. Inoltre dovrebbero essere chiaramente definite la portata delle azioni e le responsabilità della Commissione e degli Stati membri. Al fine di garantire coerenza e coordinamento tra le azioni di sviluppo delle capacità informatiche, il programma dovrebbe prevedere che la Commissione elabori e aggiorni un piano strategico pluriennale per le dogane allo scopo di creare un contesto elettronico che assicuri coerenza e interoperabilità tra i sistemi doganali dell'Unione.
Emendamento 17
Proposta di regolamento
Considerando 14 bis (nuovo)
(14 bis)  In linea con le constatazioni contenute in due relazioni speciali adottate recentemente dalla Corte dei conti europea in materia di dogane, ovvero la relazione speciale n. 19/2017, del 5 dicembre 2017, dal titolo "Procedure di importazione: le carenze del quadro normativo e un'applicazione inefficace pregiudicano gli interessi finanziari dell'UE" e la relazione speciale n. 26/2018, del 10 ottobre 2018, dal titolo "Una serie di ritardi nei sistemi informatici doganali: cosa non ha funzionato?", le azioni avviate nell'ambito del programma Dogana per la cooperazione nel settore doganale dovrebbe mirare ad affrontare le carenze segnalate.
Emendamento 18
Proposta di regolamento
Considerando 14 ter (nuovo)
(14 ter)  Il 4 ottobre 2018 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla lotta alle frodi doganali e la protezione delle risorse proprie dell'Unione. Delle conclusioni contenute in tale risoluzione si dovrebbe tenere conto durante gli interventi intrapresi nel quadro del programma.
Emendamento 19
Proposta di regolamento
Considerando 20
(20)  Le tipologie di finanziamento nonché i metodi di attuazione di cui al presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza. Si dovrebbe prendere in considerazione il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari e a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
(20)  Le tipologie di finanziamento nonché i metodi di attuazione di cui al presente regolamento dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre i migliori risultati tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inottemperanza. Si dovrebbe prendere in considerazione il ricorso a somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari e a finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo 125, paragrafo 1, del regolamento finanziario.
Emendamento 20
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 1
1.  Il programma ha l'obiettivo generale di sostenere l'unione doganale e le autorità doganali per tutelare gli interessi finanziari ed economici dell'Unione e dei suoi Stati membri, garantire la sicurezza all'interno dell'Unione e tutelare l'Unione dal commercio sleale e illegale, facilitando nel contempo le attività commerciali legittime.
1.  Al fine di conseguire l'obiettivo a lungo termine che tutte le amministrazioni doganali nell'Unione collaborino il più strettamente possibile, garantire la sicurezza attiva e passiva degli Stati membri e tutelare l'Unione dalle frodi e da prassi commerciali sleali e illecite, promuovendo nel contempo le attività commerciali legittime e un elevato livello di tutela dei consumatori, l'obiettivo generale del programma è quello di sostenere l'unione doganale e le autorità doganali a tutelare gli interessi finanziari ed economici dell'Unione e dei suoi Stati membri.
Emendamento 21
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2
2.  Il programma ha l'obiettivo specifico di sostenere l'elaborazione e l'attuazione uniforme della normativa e della politica doganale nonché la cooperazione doganale e lo sviluppo della capacità amministrativa, anche per quanto riguarda le competenze umane e lo sviluppo e il funzionamento dei sistemi elettronici europei.
2.  Il programma ha i seguenti obiettivi specifici:
(1)   sostenere l'elaborazione e l'attuazione uniforme della normativa e della politica doganale nonché la cooperazione doganale;
(2)  assistere lo sviluppo di capacità informatiche, che consiste nello sviluppo, nella manutenzione e nell'esercizio dei sistemi elettronici di cui all'articolo 278 del codice doganale dell'Unione, relativi a esportazioni, e permettere una transizione agevole verso un contesto e scambi commerciali privi di supporti cartacei in linea con l'articolo 12 del presente regolamento;
(3)  finanziare azioni congiunte, che consistono in meccanismi di cooperazione che consentano ai funzionari di svolgere attività operative comuni nell'ambito delle loro competenze principali, di condividere le esperienze in ambito doganale e unire i propri sforzi ai fini dell'attuazione della politica doganale;
(4)  rafforzare le competenze umane, a supporto delle competenze professionali dei funzionari doganali e consentendo loro di svolgere il loro ruolo su base uniforme;
(5)  sostenere l'innovazione nel settore della politica doganale.
Emendamento 22
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Il programma è coerente con gli altri programmi d'azione e gli altri fondi dell'Unione che perseguono obiettivi analoghi in settori correlati e sfrutta tutte le sinergie con essi.
Emendamento 23
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2 ter (nuovo)
2 ter.  L'attuazione del programma rispetta i principi di trasparenza, proporzionalità, parità di trattamento e non discriminazione.
Emendamento 24
Proposta di regolamento
Articolo 3 – paragrafo 2 quater (nuovo)
2 quater.  Il programma sostiene altresì la valutazione e il monitoraggio continui della cooperazione tra le autorità doganali, al fine di identificare eventuali punti deboli e possibili miglioramenti.
Emendamento 25
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 1
1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma nel periodo 2021-2027 è di 950 000 000 EUR a prezzi correnti.
1.  La dotazione finanziaria per l'attuazione del programma nel periodo 2021-2027 è di 842 844 000 EUR a prezzi 2018 (950 000 000 EUR a prezzi correnti).
Emendamento 26
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 2
2.  L'importo di cui al paragrafo 1 può finanziare anche le spese di preparazione, sorveglianza, controllo, audit, valutazione e altre attività di gestione del programma e di valutazione del conseguimento degli obiettivi. Tale importo può inoltre coprire i costi relativi a studi, riunioni di esperti, azioni di informazione e comunicazione, nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi del programma, nonché le spese legate a reti informatiche destinate all'elaborazione e allo scambio delle informazioni, agli strumenti informatici istituzionali e ad altra assistenza tecnica e amministrativa necessaria per la gestione del programma.
2.  Ove necessario e debitamente giustificato, l'importo di cui al paragrafo 1 può finanziare anche le spese di preparazione, sorveglianza, controllo, audit, valutazione e altre attività di gestione del programma e di valutazione della sua performance e del conseguimento degli obiettivi. Tale importo può inoltre coprire i costi relativi a studi, riunioni di esperti, azioni di informazione e comunicazione della Commissione rivolte agli Stati membri e agli operatori economici, nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi del programma, nonché le spese legate a reti informatiche destinate all'elaborazione e allo scambio delle informazioni, agli strumenti informatici istituzionali e ad altre forme di assistenza tecnica e amministrativa necessarie per la gestione del programma, nella misura in cui tali azioni sono richieste per il conseguimento degli obiettivi del programma.
Emendamento 27
Proposta di regolamento
Articolo 4 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.  Il programma non è utilizzato per coprire i costi connessi al recesso del Regno Unito dall'Unione La Commissione accantona risorse, in base alla sua propria valutazione, per coprire i costi relativi al disimpegno del Regno Unito da tutti i sistemi doganali e da tutte le forme di cooperazione doganale dell'Unione, nonché al venir meno dei suoi obblighi giuridici in tale ambito.
Prima di accantonare le risorse, la Commissione procede a una stima di tali costi potenziali e informa il Parlamento europeo non appena siano disponibili i dati pertinenti per tale stima.
Emendamento 28
Proposta di regolamento
Articolo 5 – lettera c – parte introduttiva
(c)   altri paesi terzi, conformemente alle condizioni stabilite in un accordo specifico riguardante la partecipazione del paese terzo a programmi dell'Unione, purché tale accordo:
(c)   altri paesi terzi, alle condizioni stabilite in un accordo specifico per la partecipazione di un paese terzo a programmi dell'Unione, purché tale accordo:
Emendamento 29
Proposta di regolamento
Articolo 5 – lettera c – trattino 2
–  stabilisca le condizioni di partecipazione ai programmi, compreso il calcolo dei contributi finanziari ai singoli programmi e i relativi costi amministrativi. Tali contributi costituiscono entrate con destinazione specifica conformemente all'articolo [21, paragrafo 5,] del regolamento [2018/XXX] [nuovo regolamento finanziario];
–  stabilisca le condizioni per la partecipazione ai programmi, compreso il calcolo dei contributi finanziari ai singoli programmi e i relativi costi amministrativi. Tali contributi costituiscono entrate con destinazione specifica conformemente all'articolo 21, paragrafo 5, del regolamento finanziario;
Emendamento 30
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 2
2.   Sono ammissibili al finanziamento nell'ambito del presente programma anche azioni finalizzate a integrare o sostenere le azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3 del regolamento (UE) [2018/XXX] [strumento CCE].
2.   Sono ammissibili al finanziamento nell'ambito del presente programma anche azioni finalizzate a integrare o sostenere le azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3 del regolamento (UE) [2018/XXX] [strumento CCE] e/o a integrare o sostenere le azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 2 del regolamento (UE) [2018/XXX] [programma antifrode].
Emendamento 31
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera b
(b)  collaborazione strutturata sulla base di progetti;
(b)  collaborazione strutturata sulla base di progetti, quali lo sviluppo collaborativo di TI da parte di un gruppo di Stati membri;
Emendamento 32
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera d
(d)  azioni per lo sviluppo delle capacità e delle competenze umane;
(d)  azioni per lo sviluppo delle capacità e delle competenze umane, compresi la formazione e lo scambio delle migliori pratiche;
Emendamento 33
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 3 – comma 1 – lettera e – punto 3 bis (nuovo)
(3 bis)   attività di monitoraggio; 
Emendamento 34
Proposta di regolamento
Articolo 7 – paragrafo 4
4.  Azioni consistenti nello sviluppo e nel funzionamento di adeguamenti o estensioni delle componenti comuni dei sistemi elettronici europei per la cooperazione con paesi terzi non associati al programma o con organizzazioni internazionali sono ammissibili al finanziamento se sono di interesse per l'Unione. La Commissione adotta le necessarie disposizioni amministrative, che possono prevedere un contributo finanziario a tali azioni da parte dei terzi interessati.
4.  Azioni consistenti nello sviluppo, nell'attuazione, nella manutenzione e nel funzionamento di adeguamenti o estensioni delle componenti comuni dei sistemi elettronici europei per la cooperazione con paesi terzi non associati al programma o con organizzazioni internazionali sono ammissibili al finanziamento se sono di interesse per l'Unione. La Commissione adotta le necessarie disposizioni amministrative, che possono prevedere un contributo finanziario a tali azioni da parte dei terzi interessati.
Emendamento 35
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 1
1.  Ove ciò sia utile per la realizzazione delle azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3, i rappresentanti di autorità governative, incluse quelle di paesi terzi non associati al programma a norma dell'articolo 5, i rappresentanti di organizzazioni internazionali o di altre organizzazioni interessate, di operatori economici e di organizzazioni di rappresentanza degli operatori economici e della società civile possono partecipare in qualità di esperti esterni alle azioni organizzate nell'ambito del programma.
1.  Ove ciò sia utile per la realizzazione delle azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3, i rappresentanti di autorità governative, incluse quelle di paesi terzi non associati al programma a norma dell'articolo 5, i docenti universitari e i rappresentanti di organizzazioni internazionali o di altre organizzazioni interessate, di operatori economici e di organizzazioni di rappresentanza degli operatori economici e della società civile possono partecipare in qualità di esperti esterni alle azioni organizzate nell'ambito del programma.
Emendamento 36
Proposta di regolamento
Articolo 8 – paragrafo 3
3.  Gli esperti esterni sono selezionati dalla Commissione in base alle loro competenze, esperienze e conoscenze pertinenti all'azione specifica, evitando potenziali conflitti di interesse.
3.  Gli esperti esterni sono selezionati dalla Commissione sulla base della loro competenza, dell'esperienza nell'ambito di applicazione del presente regolamento e della loro pertinente conoscenza dell'azione specifica da realizzare, evitando potenziali conflitti di interesse. La selezione trova un punto di un equilibrio tra rappresentanti delle imprese e altri esperti della società civile e tiene altresì conto del principio della parità di genere. L'elenco degli esperti esterni è regolarmente aggiornato e reso accessibile al pubblico.
Emendamento 37
Proposta di regolamento
Articolo 9 – paragrafo 1
1.  Le sovvenzioni nell'ambito del programma sono concesse e gestite conformemente al titolo VIII del regolamento finanziario.
1.  Le sovvenzioni nell'ambito del programma sono concesse e gestite conformemente al titolo VIII del regolamento finanziario, e nello specifico ai principi di sana gestione finanziaria, trasparenza, proporzionalità, non discriminazione e parità di trattamento.
Emendamento 38
Proposta di regolamento
Articolo 10 – paragrafo 1
1.  In deroga all'articolo 190 del regolamento finanziario, il programma può finanziare fino al 100% dei costi ammissibili di un'azione.
1.  In deroga all'articolo 190 del regolamento finanziario, il programma può finanziare fino al 100 % dei costi ammissibili di un'azione, in funzione della rilevanza dell'azione e dell'impatto previsto.
Emendamento 39
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 1
1.  La Commissione e gli Stati membri garantiscono congiuntamente lo sviluppo e il funzionamento, compresi progettazione, specifica, verifica della conformità, utilizzazione, manutenzione, evoluzione, sicurezza, garanzia della qualità e controllo della qualità, dei sistemi elettronici europei elencati nel piano strategico pluriennale per le dogane di cui all'articolo 12.
1.  La Commissione e gli Stati membri garantiscono congiuntamente lo sviluppo e il funzionamento dei sistemi elettronici europei elencati nel piano strategico pluriennale per le dogane di cui all'articolo 12, compresi la loro progettazione, specifica, verifica della conformità, utilizzazione, manutenzione, evoluzione, ammodernamento, sicurezza, garanzia della qualità e controllo della qualità.
Emendamento 40
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 2 – lettera b
(b)  il coordinamento generale dello sviluppo e del funzionamento dei sistemi elettronici europei ai fini della loro operabilità e interconnettività, del loro miglioramento continuo e della loro attuazione sincronizzata;
(b)  il coordinamento generale dello sviluppo e del funzionamento dei sistemi elettronici europei ai fini della loro operabilità, resilienza informatica, interconnettività, del loro miglioramento continuo e della loro attuazione sincronizzata;
Emendamento 41
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 2 – lettera e bis (nuova)
(e bis)   una comunicazione celere ed efficiente con gli Stati membri e tra di essi, al fine di semplificare la governance dei sistemi elettronici dell'Unione;
Emendamento 42
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 2 – lettera e ter (nuova)
(e ter)   una comunicazione tempestiva e trasparente con i soggetti interessati all'implementazione dei sistemi informatici a livello dell'Unione e degli Stati membri, in particolare per quanto riguarda ritardi nell'attuazione e nella spesa concernenti le componenti dell'Unione e nazionali. 
Emendamento 43
Proposta di regolamento
Articolo 11 – paragrafo 3 – lettera d
(d)   la trasmissione periodica alla Commissione di informazioni sulle misure adottate per consentire alle rispettive autorità o ai rispettivi operatori economici di utilizzare pienamente i sistemi elettronici europei;
(d)   la trasmissione alla Commissione di informazioni periodiche sulle misure adottate per consentire alle autorità o agli operatori economici interessati di utilizzare pienamente ed efficacemente i sistemi elettronici europei;
Emendamento 44
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1 – parte introduttiva
1.  La Commissione elabora e tiene aggiornato un piano strategico pluriennale per le dogane che elenca tutti i compiti relativi allo sviluppo e al funzionamento dei sistemi elettronici europei e classifica ciascun sistema, o parti dello stesso, nelle categorie seguenti:
1.  La Commissione elabora e aggiorna un piano strategico pluriennale per il settore delle dogane che elenca tutti i compiti relativi allo sviluppo e al funzionamento dei sistemi elettronici europei e classifica ciascun sistema, o parte di un sistema, nelle categorie seguenti:
Emendamento 45
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera a
(a)   componente comune: una componente dei sistemi elettronici europei sviluppata a livello dell'Unione, che è disponibile per tutti gli Stati membri o che è stata individuata come comune dalla Commissione per motivi di efficienza, sicurezza e razionalizzazione;
a)   componente comune: una componente dei sistemi elettronici europei sviluppata a livello dell'Unione, che è disponibile per tutti gli Stati membri o che è stata individuata come comune dalla Commissione per motivi di efficienza, sicurezza della razionalizzazione e affidabilità;
Emendamento 46
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 1 – lettera b
(b)  componente nazionale: una componente dei sistemi elettronici europei sviluppata a livello nazionale, disponibile nello Stato membro che ha elaborato tale componente o contribuito alla sua elaborazione congiunta;
(b)  componente nazionale: una componente dei sistemi elettronici europei sviluppata a livello nazionale, disponibile nello Stato membro che ha elaborato tale componente o contribuito alla sua elaborazione congiunta, ad esempio nell'ambito di un progetto collaborativo di sviluppo informatico da parte di un gruppo di Stati membri;
Emendamento 47
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 3
3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione l'avvenuto espletamento dei compiti loro assegnati nell'ambito del piano strategico pluriennale per le dogane di cui al paragrafo 1. Inoltre essi riferiscono periodicamente alla Commissione in merito ai progressi compiuti in relazione ai rispettivi compiti.
3.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione l'avvenuto espletamento dei compiti loro assegnati nell'ambito del piano strategico pluriennale per le dogane di cui al paragrafo 1. Inoltre essi riferiscono periodicamente alla Commissione in merito ai progressi compiuti in relazione ai rispettivi compiti e, se del caso, in merito a ritardi prevedibili nella loro attuazione.
Emendamento 48
Proposta di regolamento
Articolo 12 – paragrafo 5
5.  Entro il 31 ottobre di ogni anno la Commissione, sulla base delle relazioni annuali di cui al paragrafo 4, elabora una relazione consolidata che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri e dalla Commissione stessa nell'attuazione del piano di cui al paragrafo 1 e rende pubblica tale relazione.
5.  Entro il 31 ottobre di ogni anno la Commissione, sulla base delle relazioni annuali di cui al paragrafo 4, elabora una relazione consolidata che valuta i progressi compiuti dagli Stati membri e dalla Commissione stessa nell'attuazione del piano di cui al paragrafo 1, comprese le informazioni su adeguamenti necessari del piano o ritardi nell'avanzamento dello stesso, e rende pubblica tale relazione.
Emendamento 49
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 1
1.  Il programma è attuato mediante i programmi di lavoro pluriennali di cui all'articolo 108 del regolamento finanziario.
1.  Il programma è attuato mediante i programmi di lavoro pluriennali di cui all'articolo 108 del regolamento finanziario. I programmi di lavoro pluriennali enunciano in particolare gli obiettivi perseguiti, i risultati attesi, il metodo di attuazione e l'importo complessivo del piano di finanziamento. Essi contengono inoltre una descrizione dettagliata delle azioni da finanziare, l'indicazione degli importi stanziati per ciascuna azione e un calendario di attuazione orientativo. I programmi di lavoro pluriennali sono notificati, se del caso, al Parlamento europeo.
Emendamento 50
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2
2.  La Commissione adotta i programmi di lavoro pluriennali mediante atti di esecuzione. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura di cui all'articolo 18, paragrafo 2.
2.  La Commissione adotta i programmi di lavoro pluriennali mediante atti di esecuzione e li trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 18, paragrafo 2.
Emendamento 51
Proposta di regolamento
Articolo 13 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   I programmi di lavoro pluriennali si basano sugli insegnamenti tratti dai programmi precedenti.
Emendamento 52
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 1
1.  Gli indicatori da utilizzare per rendere conto dei progressi del programma nel conseguire gli obiettivi specifici di cui all'articolo 3 figurano nell'allegato 2.
1.  Conformemente agli obblighi di rendicontazione di cui all'articolo 41, paragrafo 3, lettera h), del regolamento finanziario, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni sulla performance del programma. Tale rendicontazione sulla performance include informazioni sui progressi e sulle carenze.
Emendamento 53
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 2
2.  Al fine di garantire un'efficace valutazione dei progressi compiuti dal programma per il conseguimento dei suoi obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 17 al fine di modificare l'allegato 2 per rivedere o integrare gli indicatori, se ritenuto necessario, e per integrare il presente regolamento con le disposizioni sull'istituzione di un quadro di sorveglianza e di valutazione.
2.  Gli indicatori da utilizzare per riferire sulla performance del programma nel conseguire gli obiettivi specifici di cui all'articolo 3 figurano nell'allegato 2. Al fine di garantire un'efficace valutazione dei progressi compiuti dal programma per il conseguimento dei suoi obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 17 al fine di modificare l'allegato 2 per rivedere o integrare gli indicatori, se ritenuto necessario, e per integrare il presente regolamento con le disposizioni sull'istituzione di un quadro di sorveglianza e di valutazione allo scopo di fornire al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni qualitativamente e quantitativamente aggiornate sulla performance del programma.
Emendamento 54
Proposta di regolamento
Articolo 14 – paragrafo 3
3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati per la sorveglianza dell'attuazione e dei risultati del programma. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione.
3.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce che i dati per la sorveglianza dell'attuazione e dei risultati del programma siano comparabili ed esaustivi, nonché raccolti in modo efficiente, efficace e tempestivo. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati e pertinenti ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione. La Commissione fornisce al Parlamento europeo e al Consiglio informazioni affidabili sulla qualità dei dati utilizzati per misurare la performance.
Emendamento 55
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 2
2.   La valutazione intermedia del programma va effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre quattro anni dall'inizio della sua attuazione.
2.   La valutazione intermedia del programma è effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione e comunque non oltre tre anni dall'inizio della sua attuazione.
Emendamento 56
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 2 bis (nuovo)
2 bis.   La valutazione intermedia illustra i riscontri necessari per assumere una decisione sul seguito da dare al programma e ai suoi obiettivi dopo il 2027.
Emendamento 57
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 3
3.  Al termine dell'attuazione del programma e comunque non oltre quattro anni dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione effettua una valutazione finale del programma.
3.  Al termine dell'attuazione del programma e comunque non oltre tre anni dalla fine del periodo di cui all'articolo 1, la Commissione effettua una valutazione finale del programma.
Emendamento 58
Proposta di regolamento
Articolo 15 – paragrafo 4
4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.
4.  La Commissione illustra e comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni e dagli insegnamenti tratti, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.
Emendamento 59
Proposta di regolamento
Articolo 16 – paragrafo 1
Il paese terzo che partecipa al programma mediante una decisione nell'ambito di un accordo internazionale o in forza di qualsiasi altro strumento giuridico concede i diritti necessari e l'accesso di cui hanno bisogno l'ordinatore responsabile, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e la Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze. Nel caso dell'OLAF tali diritti comprendono il diritto di effettuare indagini, compresi controlli e verifiche sul posto, conformemente al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF).
Il paese terzo che partecipa al programma mediante una decisione nell'ambito di un accordo internazionale o in forza di qualsiasi altro strumento giuridico concede i diritti necessari e l'accesso di cui hanno bisogno l'ordinatore responsabile, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), la Corte dei conti europea e la Procura europea (EPPO) per esercitare integralmente le rispettive competenze. Nel caso dell'OLAF e dell'EPPO tali diritti comprendono il diritto di effettuare indagini, compresi controlli e verifiche sul posto, conformemente al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio1 bis e al regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio1 ter.
__________________
1 bis Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 settembre 2013, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).
1 ter Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea ("EPPO") (GU L 283 del 31.10.2017, pag. 1).
Emendamento 60
Proposta di regolamento
Articolo 19 – paragrafo 1
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico.
1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la massima visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico.
Emendamento 61
Proposta di regolamento
Articolo 19 – paragrafo 2
2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sul programma, sulle singole azioni e sui risultati. Le risorse finanziarie destinate al programma contribuiscono anche alla comunicazione istituzionale delle priorità politiche dell'Unione nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi di cui all'articolo 3.
2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sul programma, sulle azioni finanziate a titolo del programma e sui risultati conseguiti dalle azioni finanziate. Le risorse finanziarie destinate al programma contribuiscono anche alla comunicazione istituzionale delle priorità politiche dell'Unione nella misura in cui esse sono collegate agli obiettivi di cui all'articolo 3.

(1) La questione è stata rinviata alla commissione competente in base all'articolo 59, paragrafo 4, quarto comma, del regolamento del Parlamento, per l'avvio di negoziati interistituzionali (A8-0464/2018).


Modifica dello statuto della Banca europea per gli investimenti *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sulla proposta di decisione del Consiglio che modifica lo statuto della Banca europea per gli investimenti (13166/2018 – C8-0464/2018 – 2018/0811(CNS))
P8_TA(2019)0009A8-0476/2018

(Procedura legislativa speciale – consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Banca europea per gli investimenti al Consiglio di modificare lo statuto della Banca europea per gli investimenti (13166/2018),

–  visto l'articolo 308 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma del quale è stato consultato dal Consiglio (C8‑0464/2018),

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per gli affari costituzionali e il parere della commissione per i bilanci (A8-0476/2018),

1.  approva la proposta;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio, alla Commissione, alla Banca europea per gli investimenti nonché ai parlamenti nazionali.


L'integrazione della dimensione di genere al Parlamento europeo
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sull'integrazione della dimensione di genere al Parlamento europeo (2018/2162(INI))
P8_TA(2019)0010A8-0429/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 2 e 3 del trattato sull'Unione europea (TUE) che stabiliscono il principio dell'uguaglianza di genere come valore fondamentale dell'Unione,

–  visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), in particolare gli articoli 8 e 19,

–  visti l'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che prevede disposizioni specifiche sul principio orizzontale dell'uguaglianza di genere, e l'articolo 6 TUE, che riconosce alla Carta il medesimo valore giuridico dei trattati,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 1979,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) dell'11 maggio 2011,

–  vista la sua risoluzione del 24 novembre 2016 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne(1),

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate alla quarta Conferenza mondiale sulle donne il 15 settembre 1995, i successivi documenti finali adottati in occasione delle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005) e Pechino +15 (2010) e il documento finale della conferenza di revisione di Pechino +20,

–  viste le sue risoluzioni del 10 febbraio 2010 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2009(2), dell'8 marzo 2011 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2010(3), del 13 marzo 2012 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea – 2011(4), del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2013(5), nonché del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2014-2015(6),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2003 sul mainstreaming (integrazione della dimensione di genere) al Parlamento europeo(7),

–  vista la sua risoluzione del 18 gennaio 2007 sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori delle commissioni(8),

–  vista la sua risoluzione del 22 aprile 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nell'ambito dei lavori delle commissioni e delle delegazioni(9),

–  vista la sua risoluzione del 7 maggio 2009 sull'integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell'Unione europea nonché nel consolidamento della pace/dello Stato(10),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2012 sulla partecipazione delle donne al processo decisionale politico(11),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(12),

–  vista la sua risoluzione del 3 febbraio 2016 su una nuova strategia per l'uguaglianza di genere e i diritti della donna in Europa dopo il 2015(13),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2016 sull'integrazione della dimensione di genere nei lavori del Parlamento europeo(14),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell'UE(15),

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2018 sulle misure per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica nell'UE(16),

–  visti lo statuto dei funzionari dell'Unione europea e il regime applicabile agli altri agenti dell'Unione, stabiliti dal regolamento (CEE, Euratom, CECA) n. 259/68 del Consiglio(17), e in particolare gli articoli 1 quater e 1 quinquies,

–  visto l'opuscolo dal titolo "Le donne al Parlamento europeo" del 2018,

–  vista la relazione annuale 2017 sulle risorse umane del Parlamento europeo, pubblicata nell'agosto 2018,

–  visti gli orientamenti su un linguaggio neutro dal punto di vista del genere al Parlamento europeo,

–  vista la relazione di Dimitrios Papadimoulis, vicepresidente del Parlamento europeo e presidente del gruppo di alto livello sull'uguaglianza di genere e la diversità, destinata all'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo e intitolata "Uguaglianza di genere in seno al segretariato del Parlamento europeo – Situazione attuale e via da seguire 2017-2019", approvata in occasione della riunione dell'Ufficio di presidenza del 16 gennaio 2017,

–  vista la tabella di marcia 2017-2019 per l'attuazione della relazione dal titolo "Uguaglianza di genere in seno al segretariato del Parlamento europeo – Situazione attuale e via da seguire 2017-2019",

–  visto il piano d'azione per la promozione dell'uguaglianza di genere e la diversità in seno al segretariato del Parlamento europeo per il periodo 2014-2019,

–  visto il mandato del gruppo di alto livello sull'uguaglianza di genere e la diversità,

–  visti i suoi orientamenti in materia di parità destinati ai membri dei comitati di selezione,

–  viste la comunicazione della Commissione del 19 luglio 2017, dal titolo "A better workplace for all: from equal opportunities towards diversity and inclusion" (C(2017)5300)(18) (Un posto di lavoro migliore per tutti: dalla parità di opportunità verso la diversità e l'inclusione) e la relativa Carta per la diversità e l'inclusione(19),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 3 dicembre 2015, dal titolo "Strategic engagement for gender equality 2016-2019" (Impegno strategico per l'uguaglianza di genere 2016-2019) (SWD(2015)0278)(20),

–  vista la strategia sull'uguaglianza di genere 2018-2023 del Consiglio d'Europa(21),

–  vista la dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione, del 19 novembre 2013, sull'integrazione della dimensione di genere, allegata alla risoluzione legislativa del Parlamento europeo sul progetto di regolamento del Consiglio che stabilisce il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2014-2020 allegata al QFP(22),

–  vista la relazione dell'Unione interparlamentare dal titolo "Gender-sensitive Parliaments: A Global Review for Good Practice" (Parlamenti sensibili alla prospettiva di genere: un'analisi globale delle buone prassi), pubblicata nel 2011,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0429/2018),

A.  considerando che il principio dell'uguaglianza di genere è un valore cardine dell'Unione ed è riconosciuto dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali; che l'articolo 8 TFUE stabilisce che l'Unione europea, nelle sue azioni, mira ad eliminare le ineguaglianze, a promuovere la parità tra uomini e donne e a combattere le discriminazioni nella definizione e attuazione delle sue politiche e azioni;

B.  considerando che l'uguaglianza di genere, a livello generale, rappresenta un elemento centrale della protezione dei diritti umani, del funzionamento della democrazia, del rispetto dello Stato di diritto, della crescita economica, dell'inclusione sociale e della sostenibilità e che l'integrazione di una dimensione di genere è pertinente per tutti i settori d'intervento che rientrano nelle competenze dell'UE;

C.  considerando che il diritto all'uguaglianza e la garanzia della non discriminazione sono i principi fondamentali su cui si basa l'integrazione della dimensione di genere; che integrare la dimensione di genere significa tener conto dei diritti, delle prospettive e del benessere delle donne, delle ragazze, delle persone LGBTIQ e delle persone di qualsiasi identità di genere;

D.  considerando che i progressi verso il raggiungimento dell'uguaglianza di genere nell'UE non solo sono in fase di stallo in tutta l'Unione, ma in alcuni Stati membri hanno anche registrato notevoli passi indietro;

E.  considerando che la convenzione di Istanbul sottolinea l'importanza di cambiare mentalità e atteggiamento per spezzare la continuità di tutte le forme di violenza di genere; che risulta pertanto indispensabile a tale riguardo l'educazione a tutti i livelli e per tutte le età sulla parità tra uomini e donne, su ruoli di genere non stereotipati e sul rispetto dell'integrità della persona;

F.  considerando che i fondi e le risorse umane stanziati per garantire progressi reali nell'integrazione della dimensione di genere nelle politiche, nei programmi, nelle iniziative e nelle azioni dell'UE risultano insufficienti;

G.  considerando che la popolazione dell'Unione europea è costituita per metà da donne e per metà da uomini, ma che la composizione del Parlamento europeo riflette una grave sottorappresentanza delle donne poiché solo il 36,1 % dei deputati è composto da donne; che tale divario è ulteriormente evidenziato dalla composizione dell'Ufficio di presidenza del Parlamento, che è composto da 7 donne e 13 uomini; che la rappresentanza equilibrata sotto il profilo di genere e la diversità in seno agli organi del Parlamento contribuiscono a combattere gli stereotipi, riducono la discriminazione e migliorano il livello di rappresentanza democratica dei cittadini dell'Unione e la legittimità delle decisioni del Parlamento;

H.  considerando che le donne nominate a posizioni di alta dirigenza in seno al Parlamento europeo (direttori generali e direttori) nel 2016 e nel 2017 hanno rappresentato rispettivamente l'11 e il 33 per cento;

I.  considerando che l'obiettivo di sviluppo sostenibile (OSS) n. 5 mira a raggiungere l'uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze entro il 2030, oltre a essere un obiettivo trasversale a tutti i diciassette OSS; che l'integrazione della dimensione di genere è uno strumento che contribuisce a uno sviluppo equo efficace, duraturo e sostenibile, con ricadute positive in termini di conseguimento degli obiettivi di riduzione della povertà; che, tuttavia, in molti paesi del mondo(23), Europa compresa, si registrano soltanto progressi molto lenti e cambiamenti minimi in materia di uguaglianza di genere; che l'attuazione dell'OSS n. 5 ha prodotto risultati diversi all'interno degli Stati membri dell'UE e tra questi ultimi e che il numero di donne nei parlamenti nazionali e in posizioni decisionali continua a essere tutt'altro che pari a quello degli uomini(24);

J.  considerando che le valutazioni d'impatto di genere sono necessarie per valutare e identificare le probabilità che qualsiasi determinata decisione abbia ripercussioni negative sulla situazione della parità di genere; che è pertanto essenziale analizzare i bilanci da una prospettiva di genere, in modo da fornire informazioni sui diversi effetti che qualsiasi stanziamento e ripartizione di bilancio possono produrre in termini di parità di genere, oltre che per accrescere la trasparenza e la responsabilità;

K.  considerando che l'integrazione della dimensione di genere è considerata una strategia efficace e globalmente accettata per conseguire l'uguaglianza di genere e combattere le discriminazioni mediante la riorganizzazione, il miglioramento, lo sviluppo e la valutazione dei processi strategici, in modo che i soggetti coinvolti nell'elaborazione delle politiche possano includere la dimensione di genere in tutti i programmi di spesa, le politiche e le misure normative, a tutti i livelli e in tutte le fasi; che l'integrazione della dimensione di genere fornisce strumenti essenziali ai fini della valutazione sistematica delle differenze tra le condizioni, le situazioni e le esigenze di tutte le persone nell'ambito di politiche e azioni, nonché ai fini della realizzazione di progressi in termini di uguaglianza di genere e promozione di pari diritti e di una rappresentanza equilibrata sotto il profilo del genere a diversi livelli amministrativi, politici, sociali ed economici nonché a livello decisionale;

L.  considerando che è necessaria una maggiore cooperazione interistituzionale tra Parlamento, Consiglio e Commissione in materia di integrazione della dimensione di genere, onde garantire la possibilità di introdurre prospettive di genere in tutte le fasi del bilancio, delle politiche, dei programmi e delle iniziative dell'Unione, il che agevolerebbe il lavoro dello stesso Parlamento in materia;

M.  considerando che gli emendamenti per l'integrazione della dimensione di genere approvati dalla commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere e sottoposti ad approvazione in altre commissioni rappresentano uno strumento efficace per garantire la giusta considerazione dell'uguaglianza di genere nelle relazioni e nelle risoluzioni del Parlamento europeo;

N.  considerando che il bilancio di genere, che si concretizza nella pianificazione e nella programmazione, contribuisce al rafforzamento dell'uguaglianza di genere e alla realizzazione dei diritti della donna, oltre a essere uno dei principali strumenti utilizzati dai responsabili politici per promuovere l'uguaglianza di genere, ma nessuna istituzione dell'UE lo applica ancora in maniera sistematica;

O.  considerando che, secondo gli ultimi dati disponibili(25), le donne rappresentano il 59 % del personale del Parlamento, ma sono ancora sottorappresentate a tutti i livelli dirigenziali; che il numero di donne che ricoprono ruoli dirigenziali di alto livello è addirittura diminuito dal giugno 2017, mentre il numero di donne in ruoli dirigenziali di medio livello è aumentato solo in misura lieve;

P.  considerando che la relazione 2017 sull'uguaglianza di genere, a cura del vicepresidente del Parlamento Dimitrios Papadimoulis, ha fissato tre obiettivi per la rappresentanza femminile nella dirigenza di medio e alto livello, da raggiungere entro il 2019: 30 % a livello di direttori generali, 35 % a livello di direttori e 40 % a livello di capi unità; che la tabella di marcia successivamente approvata illustra come conseguire questi obiettivi;

Q.  considerando che al fine di promuovere l'integrazione della dimensione di genere nel lavoro delle commissioni e delle delegazioni del Parlamento, in seno a ogni commissione e alla Conferenza dei presidenti di delegazione viene nominato un membro responsabile dell'integrazione della dimensione di genere, il quale condivide esperienze e buone pratiche all'interno della rete per l'integrazione della dimensione di genere;

R.  considerando che la coerenza tra le politiche interne in materia di risorse umane e le azioni esterne nel campo della promozione dell'uguaglianza di genere e dei diritti delle persone LGBTIQ è essenziale per la credibilità del Parlamento e delle altre istituzioni dell'UE;

S.  considerando che, a partire dal 2014, il regolamento del Parlamento europeo ha stabilito che la diversità del Parlamento deve riflettersi nella composizione dell'ufficio di presidenza di ciascuna commissione parlamentare e che non potrà essere ammesso un ufficio di presidenza a composizione interamente maschile o femminile;

T.  considerando che i posti di alta dirigenza in seno al Parlamento sono attribuiti esclusivamente dall'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo;

U.  considerando che l'integrazione della dimensione di genere al Parlamento europeo deve prestare attenzione ai diritti, alle prospettive e al benessere delle persone LGBTIQ e delle persone di qualsiasi identità di genere; che, sebbene il Parlamento attribuisca un'importanza crescente alle questioni LGBTIQ, la visibilità e la risonanza degli attivisti LGBTIQ sono relativamente scarse;

V.  considerando che è necessario riconoscere il valore sociale e politico delle organizzazioni e degli spazi femminili, della loro storia e del loro lavoro, nonché del ruolo essenziale che svolgono nel prevenire la violenza di genere e nel promuovere l'uguaglianza di genere, l'autodeterminazione femminile e il dialogo interculturale; che non è possibile conseguire un'integrazione consapevole della dimensione di genere in assenza di luoghi in grado di favorire l'autodeterminazione e l'autorità delle donne nonché di lottare contro la violenza nei confronti delle donne;

W.  considerando che la legittimità delle donne nella sfera politica è ancora talvolta messa in discussione e che le donne sono vittime di stereotipi che le scoraggiano dal partecipare alla politica, un fenomeno che è particolarmente evidente ovunque le donne siano meno rappresentate nella vita politica;

X.  considerando che nell'UE le donne hanno gli stessi diritti politici e civili degli uomini, eppure spesso non godono della stessa situazione sociale o economica;

Y.  considerando che l'uguaglianza di genere contribuisce a favorire un dibattito più esaustivo e un miglior processo decisionale, poiché consente di tener conto di tutti i punti di vista;

Z.  considerando che le istituzioni devono essere responsabili di evitare la segregazione di genere di tipo verticale e orizzontale;

AA.  considerando che il Parlamento è impegnato da molti anni a promuovere l'uguaglianza di genere e che la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere è responsabile di attuare e sviluppare ulteriormente l'integrazione della dimensione di genere in tutti i settori d'intervento;

AB.  considerando che il Parlamento deve continuare a lottare contro le molestie sessuali e applicare le misure concordate;

AC.  considerando che il Parlamento dispone di diversi organi incaricati dello sviluppo e dell'attuazione dell'integrazione della dimensione di genere e della promozione dell'uguaglianza di genere e della diversità, sia a livello politico che amministrativo, ad esempio il gruppo di alto livello sull'uguaglianza di genere e la diversità, la commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, la rete per l'integrazione della dimensione di genere, l'unità Uguaglianza e diversità, il comitato per le pari opportunità e la diversità (COPEC), Egalité – l'associazione del personale LGBTI+ delle istituzioni dell'UE, il comitato consultivo per la prevenzione e la protezione sul luogo di lavoro nonché il gruppo di coordinatori per l'uguaglianza e la diversità; che tuttavia non esiste un coordinamento o una coerenza chiari tra tali organi;

AD.  considerando che l'integrazione della dimensione di genere è un processo che richiede, oltre all'impegno, abilità e conoscenze specifiche, e che risulta pertanto efficace solo se accompagnata da attività di sensibilizzazione e di rafforzamento delle capacità organizzate in seno alle istituzioni e rivolte al personale;

AE.  considerando che il Parlamento si è impegnato già nel 2003 ad adottare e attuare un piano politico per l'integrazione della dimensione di genere, con l'obiettivo prioritario di integrare la prospettiva di genere nelle attività delle commissioni e delle delegazioni attraverso strumenti concreti per promuovere e attuare il principio dell'integrazione della dimensione di genere nelle loro attività quotidiane nonché per accrescere la consapevolezza al riguardo;

Osservazioni generali

1.  ribadisce il suo forte impegno a favore dell'uguaglianza di genere sia nel contenuto delle politiche, delle iniziative e dei programmi dell'UE sia a tutti i livelli politici, di bilancio, amministrativi ed esecutivi dell'Unione;

2.  chiede che, come avvenuto nel caso dell'ultimo quadro finanziario pluriennale, il nuovo QFP sia accompagnato da una dichiarazione congiunta del Parlamento, della Commissione e del Consiglio in cui le tre istituzioni esprimano il loro impegno affinché le procedure di bilancio annuali applicate al QFP integrino, ove opportuno, elementi sensibili alla dimensione di genere, tenendo conto delle modalità con cui il quadro finanziario globale dell'Unione contribuisce all'obiettivo di realizzare l'uguaglianza di genere e garantisce l'integrazione della dimensione di genere;

3.  invita nuovamente la Commissione a presentare un'autentica strategia europea per l'uguaglianza sotto forma di una comunicazione che contenga obiettivi chiari e, per quanto possibile, quantificabili e che sia tradotta in tutte le lingue ufficiali dell'UE, al fine di garantire ai cittadini e agli attori sociali ed economici una diffusione e una comprensione maggiori;

4.  ritiene che il Parlamento dovrebbe creare e promuovere una cultura della diversità e dell'inclusione nonché un ambiente di lavoro sicuro per tutti e che le misure trasversali volte a garantire il benessere di tutto il personale e dei deputati al Parlamento europeo dovrebbero andare di pari passo con misure mirate per conseguire una rappresentanza equilibrata dal punto di vista del genere, a livello sia amministrativo che politico;

5.  ribadisce che l'integrazione della dimensione di genere può anche significare introdurre azioni specifiche destinate alle donne o agli uomini per contrastare le disuguaglianze persistenti o modificare le politiche per l'integrazione al fine di tenere conto dell'eterogeneità delle circostanze che interessano individui o gruppi;

6.  plaude ai modelli di riferimento maschili e femminili in materia di uguaglianza di genere, così come alle iniziative, sia nell'amministrazione del Parlamento che a livello politico, che contribuiscono attivamente all'uguaglianza di genere e alle pari opportunità; incoraggia inoltre la promozione di diversi modelli di riferimento al fine di superare qualsiasi tipo di stereotipo di genere;

7.  sottolinea che il conseguimento dell'uguaglianza di genere non riguarda esclusivamente le donne, ma dovrebbe coinvolgere la società intera;

8.  lamenta che la comunicazione visiva del Parlamento faccia talvolta ricorso a stereotipi di genere nonché a stereotipi basati sull'orientamento sessuale e l'identità di genere; ricorda, in tal senso, l'importanza di rappresentare e promuovere l'uguaglianza di genere nel materiale di comunicazione utilizzato in tutti i settori d'intervento;

9.  rammenta che l'integrazione della dimensione di genere include le decisioni politiche, il processo decisionale, le procedure e le pratiche, come pure l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione; sottolinea pertanto che, al fine di valutare in modo esaustivo lo stato di avanzamento dell'integrazione della dimensione di genere al Parlamento, dovrebbero essere presi in considerazione non soltanto i contenuti politici, ma anche la rappresentanza di genere a livello amministrativo e decisionale;

10.  osserva con preoccupazione che la rappresentanza femminile nelle posizioni decisionali chiave del Parlamento a livello politico e amministrativo continua a essere scarsa e che il Parlamento deve assicurare che l'attribuzione dei posti con responsabilità decisionali sia equamente suddivisa tra uomini e donne;

11.  deplora la mancanza di coerenza e coordinamento tra i diversi organismi che operano nell'ambito dell'uguaglianza di genere e della diversità in seno al Parlamento; ribadisce il suo invito a migliorare il coordinamento interno in modo da conseguire un più elevato grado di integrazione della dimensione di genere, anche per quanto riguarda l'assunzione del personale, l'organizzazione del lavoro, le decisioni lavorative e le procedure;

12.  accoglie con favore la decisione del Parlamento di rendere omaggio a Simone Veil, primo presidente donna di un'istituzione dell'UE e devota promotrice dei diritti delle donne, in particolare del diritto all'aborto legale e dei diritti riproduttivi, attribuendo il suo nome al premio per l'uguaglianza e la diversità, quale strumento per mettere in luce e riconoscere le buone pratiche e i modelli di riferimento nel campo delle pari opportunità in seno al segretariato del Parlamento europeo; raccomanda di aumentare la visibilità e di far conoscere meglio questo importante premio;

13.  sottolinea l'importanza del dialogo con i portatori di interessi esterni, ad esempio le organizzazioni femminili della società civile, le organizzazioni di base per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere, i movimenti femminili, le istituzioni internazionali, il mondo accademico e i parlamenti nazionali, nello sviluppo degli strumenti e nella raccolta di dati; ricorda che la loro mobilitazione è importante per migliorare i processi di integrazione della dimensione di genere nell'UE e per promuovere scambi reciproci che incentivino le migliori pratiche;

Strumenti per l'integrazione della dimensione di genere

14.  chiede misure efficaci per garantire un'effettiva parità tra uomini e donne all'interno del Parlamento europeo; sottolinea, a tale riguardo, che le misure contro le molestie sessuali rivestono un'importanza assoluta; evidenzia, in particolare, la necessità di misure di sensibilizzazione e di formazione;

15.  accoglie con favore gli orientamenti riveduti su un linguaggio neutro dal punto di vista del genere nel Parlamento europeo, pubblicati nel luglio 2018, che ora riflettono meglio le evoluzioni linguistiche e culturali e forniscono consigli pratici in tutte le lingue ufficiali dell'UE sull'uso di una lingua inclusiva ed equa dal punto di vista del genere; ricorda che il Parlamento, nel 2008, è stato una delle prime organizzazioni internazionali ad adottare orientamenti multilingue relativi a una lingua neutra dal punto di vista del genere; rammenta l'importanza di creare un'ampia accettazione da parte dell'opinione pubblica in merito a tali orientamenti e invita tutti i deputati al Parlamento europeo, nonché i funzionari, a promuovere e ad applicare tali orientamenti in modo coerente nel loro lavoro;

16.  riconosce il lavoro svolto dalla rete per l'integrazione della dimensione di genere e accoglie con favore l'inclusione di rappresentanti della Conferenza dei presidenti di delegazione in tale rete, esortando affinché quest'ultima sia ulteriormente sviluppata;

17.  accoglie con favore il fatto che la maggior parte delle commissioni parlamentari abbia adottato piani d'azione in materia di integrazione della dimensione di genere in relazione alle loro attività e che molte di esse abbiano già presentato i suddetti piani alla rete per l'integrazione della dimensione di genere; invita pertanto le commissioni che non lo abbiano ancora fatto ad agire in tal senso; osserva, tuttavia, che tali piani sono eterogenei e presentano carenze in termini di attuazione; chiede l'adozione di un piano d'azione comune in materia di genere per il Parlamento europeo, che dovrebbe contenere almeno disposizioni riguardanti la rappresentanza paritaria di genere in tutte le attività e in tutti gli organi parlamentari, l'introduzione di una prospettiva di genere in tutte le sue attività strategiche e nella sua organizzazione del lavoro nonché l'utilizzo di un linguaggio neutro dal punto di vista del genere in tutti i suoi documenti; chiede che il regolamento interno sia modificato di conseguenza;

18.  lamenta che nell'ultima riforma del regolamento del Parlamento non siano state incluse procedure per attuare il principio dell'integrazione della dimensione di genere;

19.  accoglie con favore i progressi compiuti negli ultimi anni per quanto riguarda l'adozione di piani d'azione in materia di genere nella maggior parte delle commissioni parlamentari;

20.  chiede una maggiore cooperazione tra le commissioni parlamentari al fine di includere una vera e propria dimensione di genere nelle rispettive relazioni e sottolinea che è importante che tutte le suddette commissioni rispettino le competenze della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, sia accogliendo gli emendamenti per l'integrazione della prospettiva di genere da essa presentati, sia lavorando insieme per evitare conflitti di competenze;

21.  ribadisce l'importanza di applicare il bilancio di genere a tutti i livelli della procedura di bilancio; deplora l'assenza di meccanismi in materia di bilancio di genere in seno alle istituzioni dell'UE, nonostante il forte impegno dimostrato a favore di tali meccanismi; esorta gli organi responsabili del Parlamento europeo a includere la prospettiva di genere e a utilizzare indicatori di genere nell'elaborazione e dell'adozione dello stato di previsione del Parlamento, come pure durante l'intera procedura di discarico;

22.  accoglie con favore la risoluzione del Parlamento del 26 ottobre 2017 sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell'UE; sottolinea che le molestie sessuali costituiscono un grave atto criminale che spesso non viene sufficientemente denunciato, una forma estrema di discriminazione di genere nonché uno dei maggiori ostacoli all'uguaglianza di genere; accoglie positivamente la decisione dell'Ufficio di presidenza del 2 luglio 2018 di procedere a una revisione del funzionamento del Comitato consultivo competente per le denunce di molestie riguardanti deputati al Parlamento europeo e delle sue procedure per il trattamento delle denunce, e approva con forza l'articolo 6, che prevede la nomina di due consulenti esperti (un funzionario medico del Servizio medico e un membro del Servizio giuridico) da parte del segretario generale, nonché l'inserimento, tra le misure di applicazione dello statuto dei deputati al Parlamento europeo, dell'articolo 34 bis relativo alle conseguenze finanziarie dei casi accertati di molestie nei confronti di un assistente parlamentare accreditato (APA);

23.  si compiace delle nuove misure adottate dal Parlamento in materia di lotta alle molestie, in linea con quanto auspicato nella risoluzione del Parlamento del 26 ottobre 2017, ed entrate in vigore il 1° settembre 2018, quali:

   a) dotare il Comitato consultivo di un'apposita segreteria permanente, collegata alla segreteria dell'Ufficio di presidenza e dei Questori, con più personale specializzato che segua formazioni periodiche e che si occupi esclusivamente di questioni legate alle molestie morali;
   b) consentire a un secondo rappresentante degli APA di partecipare alle riunioni del Comitato, come membro a pieno titolo, in modo da affrontare problemi quali il quorum restrittivo e il carico di lavoro affidato al rappresentante degli APA;
   c) garantire che il regolamento del Parlamento europeo (articoli 11 e 166) includa nuove sanzioni per i casi di molestie nonché un codice di condotta appropriata per i deputati al Parlamento europeo nell'esercizio delle loro funzioni, che ciascun deputato, al momento dell'insediamento, rediga e sottoscriva una dichiarazione, che sarà trasmessa al Presidente, che ciascun deputato legga il codice e confermi di volersi attenere ai suoi principi e che tutte le dichiarazioni (firmate e non) siano pubblicate sul sito web del Parlamento;
   d) informare in modo più esaustivo gli assistenti parlamentari accreditati circa la possibilità che il Parlamento si faccia carico di tutte le loro spese legali e che siano sostenuti durante tutto il processo;

24.  esprime tuttavia forte rammarico per la lentezza e l'inadeguatezza dei progressi compiuti nell'attuazione di altre raccomandazioni cruciali contenute nella risoluzione del Parlamento; chiede che il Presidente e l'amministrazione del Parlamento prestino piena e assoluta attenzione all'attuazione completa di tutte le misure richieste, in particolare mediante la tabella di marcia 2017-2019 relativa a "misure preventive e di sostegno preliminari per trattare i casi di conflitto e molestie tra i deputati e gli assistenti parlamentari accreditati, i tirocinanti o altro personale", che dovrebbe essere riveduta quanto prima onde includere in misura adeguata almeno le seguenti richieste della risoluzione, con chiare scadenze per la loro attuazione:

   a) una formazione obbligatoria per tutti i deputati e il personale;
   b) l'istituzione di una task force di esperti indipendenti ed esterni incaricata di esaminare la situazione delle molestie sessuali al Parlamento europeo e il funzionamento dei suoi due comitati competenti per i casi di molestie;
   c) il rafforzamento dei comitati responsabili della lotta alle molestie attraverso il loro accorpamento in un unico comitato, con una composizione variabile a seconda del caso trattato e con l'inclusione di esperti, come ad esempio avvocati e dottori, tra i membri permanenti del comitato;

25.  invita la Commissione, in tale contesto, a continuare a vigilare sulla corretta applicazione ed esecuzione della direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(26), che prevede l'inversione dell'onere della prova nei casi di discriminazione di genere;

26.  ribadisce il suo invito al Servizio ricerca del Parlamento europeo a svolgere periodiche ricerche qualitative e quantitative approfondite sui progressi compiuti nell'integrazione della dimensione di genere al Parlamento e sul funzionamento della struttura organizzativa ad essa preposta, nonché a elaborare valutazioni d'impatto in termini di genere e analisi fondate sul genere; chiede una raccolta più ampia, sistematica e periodica di dati e statistiche disaggregati per genere in sede di valutazione dell'impatto delle politiche e dei programmi così come nel quadro del processo di definizione degli stessi, al fine di analizzare i progressi compiuti in termini di uguaglianza di genere, fornire una mappa accurata dei divari di genere, valutare il livello di progresso o regresso e contribuire a un processo decisionale basato su fatti comprovati;

27.  ribadisce il suo invito a organizzare attività di formazione obbligatoria sul rispetto e la dignità per tutti i deputati al Parlamento europeo e il personale, in ogni caso all'inizio di ogni nuovo mandato;

28.  ricorda l'importanza di rafforzare la capacità di integrazione della dimensione di genere di tutte le istituzioni dell'UE, provvedendo affinché la formazione impartita sia sensibile alla dimensione di genere e prevedendo programmi di formazione specifici in materia di uguaglianza di genere in tutti i settori d'intervento; manifesta il suo pieno sostegno allo sviluppo di attività di formazione regolari e mirate in materia di integrazione della dimensione di genere, in particolare programmi di formazione per le donne con potenziale dirigenziale; incoraggia la Direzione generale del Personale a prevedere attività di formazione in materia di integrazione della dimensione di genere per i deputati, gli assistenti e il personale del Parlamento europeo, e invita i gruppi politici a offrire programmi di formazione in materia per il loro personale;

29.  accoglie con favore lo strumento per parlamenti sensibili alla dimensione di genere sviluppato dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) per assistere il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali e regionali a valutare e migliorare la loro sensibilità di genere; invita l'amministrazione e i gruppi politici del Parlamento a garantire un seguito adeguato ai risultati delle valutazioni;

30.  invita l'EIGE a presentare periodicamente informazioni alle commissioni parlamentari e alla Commissione per mettere in luce la prospettiva di genere in tutti gli ambiti dell'elaborazione delle politiche e a mettere a disposizione i dati e gli strumenti che ha sviluppato, anche in materia di bilancio di genere, così come immessi nella piattaforma per l'integrazione della dimensione di genere, nel quadro delle attività più ampie di rafforzamento delle capacità, rivolte anche al personale e agli assistenti parlamentari;

Livello politico

31.  plaude alla nomina nel 2016 del relatore permanente sull'integrazione della dimensione di genere nel Parlamento europeo e alla sua partecipazione attiva alle attività del gruppo di alto livello sull'uguaglianza di genere e la diversità; consiglia pertanto al Parlamento di mantenere tale figura per la legislatura 2019-2024;

32.  ritiene che un rafforzamento delle relazioni interistituzionali nel campo dell'integrazione della dimensione di genere possa contribuire a sviluppare politiche dell'UE sensibili alla dimensione di genere; lamenta che non sia ancora stata istituita una cooperazione strutturata in materia con altri partner istituzionali come la Commissione, il Consiglio e l'EIGE;

33.  sottolinea l'importanza di aumentare la presenza del genere meno rappresentato, spesso le donne, nelle liste elettorali; esorta vivamente i partiti politici europei e i loro membri a garantire una rappresentanza equilibrata dal punto di vista di genere dei loro candidati alle elezioni del Parlamento europeo del 2019, mediante liste chiuse o altri metodi come le liste paritarie; si impegna a garantire un giusto equilibrio tra uomini e donne a tutti i livelli;

34.  invita i gruppi politici del Parlamento della legislatura 2019-2024 a garantire una composizione equilibrata dal punto di vista di genere degli organi direttivi del Parlamento europeo, e raccomanda di candidare deputati sia uomini che donne alle cariche di Presidente, vicepresidente e membro dell'Ufficio di presidenza, nonché come presidenti delle commissioni e delle delegazioni, allo scopo di conseguire tale obiettivo;

35.  raccomanda che i gruppi politici del Parlamento della legislatura 2019-2024 eleggano due deputati, un uomo e una donna, come copresidenti dei loro gruppi;

36.  incoraggia i gruppi politici del Parlamento della legislatura 2019-2024 a tenere conto dell'obiettivo di conseguire una rappresentanza paritaria di genere al momento della nomina dei membri delle commissioni e delle delegazioni e, in particolare, a nominare un numero di deputati equo sotto il profilo del genere come membri titolari e supplenti della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere, in modo da incoraggiare la partecipazione degli uomini alle politiche in materia di uguaglianza di genere;

37.  suggerisce di vagliare possibili soluzioni per istituire una rete di donne in seno al Parlamento, integrando le reti nazionali, dal momento che le reti formali o informali non solo migliorano i processi di lavoro ma sono anche un elemento chiave per fornire informazioni, sostegno reciproco, accompagnamento nonché sviluppare modelli di comportamento;

38.  incoraggia i gruppi politici del Parlamento ad adottare una strategia di integrazione della dimensione di genere in modo da garantire che le loro proposte tengano conto del relativo impatto in termini di uguaglianza di genere;

39.  invita il Segretario generale e l'Ufficio di presidenza ad applicare, per l'attribuzione di posizioni dirigenziali di alto livello, lo stesso principio impiegato per la nomina dei capi unità, vale a dire rendendo obbligatoria l'inclusione di tre candidati idonei nelle rose finali, tra cui almeno un candidato per genere, osservando che, a parità di profilo (ad es. qualifiche ed esperienza), è opportuno privilegiare il genere meno rappresentato; rileva che, qualora tali condizioni non venissero soddisfatte, il posto vacante dovrebbe essere ripubblicato;

40.  condanna con la massima fermezza il linguaggio misogino utilizzato in Aula in diverse occasioni; accoglie con favore le sanzioni imposte dal Presidente del Parlamento europeo e confermate dall'Ufficio di presidenza nei confronti di un deputato per aver formulato osservazioni lesive della dignità della donna in data 1° marzo 2017 durante la tornata; esprime preoccupazione per la decisione del Tribunale dell'Unione europea del 31 maggio 2018 di annullare la decisione del Presidente e dell'Ufficio di presidenza sulla base dell'interpretazione delle pertinenti disposizioni del regolamento del Parlamento europeo nonché della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo relativa all'articolo 10 della CEDU (libertà di espressione); esorta la commissione competente per le questioni concernenti il regolamento a rivedere le norme applicabili al fine di garantire che in Aula siano sempre assicurati rispetto e dignità, in particolare affinché aggiunga una clausola che imponga ai deputati, durante il dibattito parlamentare, di non utilizzare un linguaggio che inciti all'odio o alla discriminazione per motivi di sesso, razza, colore, nazionalità, origine etnica o sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o credo, opinioni politiche o di altro tipo, appartenenza a una minoranza nazionale, disabilità, età o orientamento sessuale, e stabilisca sanzioni esemplari in caso di mancato rispetto di tale clausola;

41.  si compiace della disponibilità di corsi di formazione professionale in materia di pregiudizi inconsci e molestie, e sottolinea che tali corsi dovrebbero essere incentrati in particolare sull'uguaglianza di genere e le questioni LGBTIQ ed essere resi obbligatori per i dirigenti e i membri delle giurie, nonché fortemente consigliati per tutto il resto del personale;

42.  si compiace della strategia della Commissione a favore della diversità e dell'inclusione, pubblicata nel 2017; esorta il Parlamento a seguire questo esempio positivo, ad adottare senza riserve la gestione della diversità e a riconoscere, stimare e includere i membri del personale con orientamenti sessuali o identità di genere diversi;

Livello amministrativo

43.  accoglie con favore la relazione a cura di Dimitrios Papadimoulis, dal titolo "Uguaglianza di genere in seno al segretariato del Parlamento europeo – Situazione attuale e via da seguire 2017-2019", e la tabella di marcia per la sua attuazione; plaude ai progressi compiuti nell'attuazione delle misure concrete previste dalla tabella di marcia e al suo calendario ben definito per le misure specifiche riguardanti le posizioni dirigenziali, la formazione professionale, la sensibilizzazione all'uguaglianza di genere, le misure per conciliare vita professionale e vita privata e il monitoraggio periodico dell'equilibrio di genere mediante statistiche; chiede progressi più celeri al fine di conseguire gli obiettivi in materia di uguaglianza di genere stabiliti per il 2019;

44.  esorta il gruppo di alto livello sull'uguaglianza di genere e la diversità a svolgere con cadenza biennale una valutazione strutturale dell'attuazione di ciascun punto della tabella di marcia per l'uguaglianza di genere, sulla base di una presentazione a cura della DG PERS;

45.  si dice preoccupato per il fatto che, nonostante le forti dichiarazioni istituzionali e politiche, gli obiettivi in materia di uguaglianza di genere non figurino esplicitamente nei documenti di bilancio del Parlamento e non siano tenuti in considerazione in tutte le fasi della procedura di bilancio;

46.  suggerisce alla DG PERS di elaborare un questionario volontario rivolto alle donne, in particolare alle donne che occupano posizioni dirigenziali di grado intermedio, interpellandole in merito alla motivazione, agli ostacoli professionali e alle opportunità, così da giungere a una migliore comprensione delle barriere che impediscono loro di aspirare a posizioni di grado superiore;

47.  plaude alla relazione annuale sulle risorse umane elaborata dal Parlamento;

48.  rammenta che, per quanto concerne il ricorso a misure volte a migliorare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, sarebbe opportuno incoraggiare in modo specifico l'accettazione di tali misure da parte della dirigenza e, ove opportuno, l'equa fruizione delle stesse da parte di entrambi i partner; osserva che la consapevolezza pubblica in merito all'equilibrio tra vita professionale e vita privata al Parlamento europeo dovrebbe essere ulteriormente rafforzata mediante seminari, corsi di formazione e pubblicazioni; ritiene che i deputati al Parlamento europeo e il personale debbano essere adeguatamente informati del fatto che le misure che servono a migliorare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, ad esempio il congedo di maternità/paternità, il congedo parentale, il congedo per i prestatori di assistenza e gli accordi in materia di lavoro flessibile, contribuirebbero a conseguire l'uguaglianza di genere in seno al Parlamento, incoraggerebbero una migliore condivisione delle responsabilità di assistenza tra donne e uomini, migliorerebbero la qualità dell'occupazione delle donne e il loro benessere e avrebbero ricadute positive di lungo termine sullo sviluppo sociale ed economico;

49.  raccomanda alla Direzione generale della Comunicazione del Parlamento di includere una prospettiva di genere più accentuata e attiva nelle sue relazioni sull'elaborazione delle politiche da parte del Parlamento europeo, segnatamente nella preparazione della campagna per le elezioni europee del 2019;

50.  si compiace dei progressi compiuti in seno al segretariato del Parlamento nel migliorare l'uguaglianza di genere in relazione alle posizioni dirigenziali di grado intermedio e superiore, ma rileva che, nonostante la maggioranza dei funzionari del Parlamento sia costituita da donne, il livello di rappresentanza di queste ultime nelle suddette posizioni è ancora molto basso: alla fine del 2017 le donne rappresentavano il 15,4 % dei direttori generali, il 30,4 % dei direttori e il 36,2 % dei capi unità del segretariato del Parlamento; rammenta pertanto che, a parità di profilo (esperienza, qualifiche ecc.), è opportuno prediligere i candidati che appartengono al genere meno rappresentato;

51.  chiede che le conoscenze o le esperienze in materia di integrazione della dimensione di genere siano considerate una risorsa negli inviti a presentare candidature e nella selezione del personale;

52.  invita le segreterie delle commissioni ad aiutare i loro membri a garantire una composizione equilibrata dal punto di vista del genere nelle audizioni delle commissioni, proponendo una lista di esperti equilibrata sotto il profilo del genere;

53.  sottolinea che, perché si possano compiere progressi reali nel migliorare l'uguaglianza di genere in seno al segretariato e ai gruppi politici del Parlamento, è necessario un mutamento culturale che cambi le tendenze concettuali e comportamentali, sviluppando in misura maggiore una cultura paritaria all'interno del segretariato;

o
o   o

54.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU C 224 del 27.6.2018, pag. 96.
(2) GU C 341 E del 16.12.2010, pag. 35.
(3) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 65.
(4) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 1.
(5) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 2.
(6) GU C 263 del 25.7.2018, pag. 49.
(7) GU C 61 E del 10.3.2004, pag. 384.
(8) GU C 244 E del 18.10.2007, pag. 225.
(9) GU C 184 E dell'8.7.2010, pag. 18.
(10) GU C 212 E del 5.8.2010, pag. 32.
(11) GU C 251 E del 31.8.2013, pag. 11.
(12) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 2.
(13) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 35.
(14) GU C 50 del 9.2.2018, pag. 15.
(15) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 192.
(16) Testi approvati, P8_TA(2018)0331.
(17) GU L 56 del 4.3.1968, pag. 1.
(18) https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/communication-equal-opportunities-diversity-inclusion-2017.pdf
(19) https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/diversity-inclusion-charter-2017-07-19-en.pdf
(20) https://ec.europa.eu/anti-trafficking/sites/antitrafficking/files/151203_strategic_engagement_en.pdf
(21) https://rm.coe.int/prems-093618-gbr-gender-equality-strategy-2023-web-a5/16808b47e1
(22) Testi approvati, P7_TA(2013)0455.
(23) "The Global Gender Gap Report 2016" (Relazione mondiale sul divario di genere 2016), Forum economico mondiale, 2016, http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2016/
(24) "Sustainable development in the European Union – Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context" (Lo sviluppo sostenibile nell'Unione europea – Relazione di monitoraggio dei progressi verso la realizzazione degli SDG nel contesto dell'UE), Eurostat, 2018, https://ec.europa.eu/eurostat/documents/3217494/9237449/KS-01-18-656-EN-N.pdf/2b2a096b-3bd6-4939-8ef3-11cfc14b9329
(25) Relazione dal titolo "Le donne al Parlamento europeo", Parlamento europeo, 8 marzo 2018, http://www.europarl.europa.eu/RegData/publications/2018/0001/P8_PUB(2018)0001_IT.pdf
(26) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.


Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione
PDF 118kWORD 50k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sull'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione (2018/2222(INI))
P8_TA(2019)0011A8-0393/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione di una decisione del Consiglio che modifica la decisione 2007/198/Euratom che istituisce l'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione e le conferisce dei vantaggi (COM(2018)0445),

–  vista la decisione del Consiglio 2007/198/Euratom che istituisce l'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione e le conferisce dei vantaggi(1),

–  vista la relazione della Corte dei conti europea del 13 novembre 2017 sui conti annuali dell'impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione relativi all'esercizio finanziario 2016, corredata della risposta dell'impresa comune,

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 giugno 2017 sul contributo dell'UE al progetto ITER riformato (COM(2017)0319),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia (A8-0393/2018),

A.  considerando che la fusione potrebbe svolgere un ruolo chiave nel futuro panorama europeo e mondiale dell'energia, in quanto fonte di energia potenzialmente inesauribile, sicura, rispettosa del clima, responsabile sotto il profilo ambientale ed economicamente competitiva;

B.  considerando che la fusione sta già offrendo opportunità concrete per l'industria e ha un effetto positivo sull'occupazione, la crescita economica e l'innovazione, con un impatto positivo oltre i settori della fusione e dell'energia;

C.  considerando che l'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione coordina le attività di ricerca e sviluppo scientifico e tecnologico nel campo della fusione;

D.  considerando che l'Europa ha fin dall'inizio svolto un ruolo di primo piano nel progetto ITER, sviluppato in stretta collaborazione con i paesi non europei firmatari dell'accordo ITER (Stati Uniti, Russia, Giappone, Cina, Corea del Sud e India) e che il contributo europeo, erogato attraverso l'impresa comune, rappresenta il 45 % dei costi di costruzione del progetto,

E.  considerando che la proposta della Commissione di modificare la decisione n. 2007/198/Euratom del Consiglio punta a garantire il finanziamento del proseguimento della partecipazione europea al progetto ITER per l'intera durata del prossimo quadro finanziario pluriennale, al fine di garantire la continuità del progetto a favore delle principali scoperte scientifiche nello sviluppo della fusione per l'uso civile, che in ultima analisi dovrebbe agevolare la produzione di energia sicura e vitale, che soddisfi gli obiettivi dell'accordo di Parigi;

1.  accoglie con favore la proposta della Commissione di una proposta di decisione del Consiglio che modifica la decisione 2007/198/Euratom che istituisce l'Impresa comune europea per ITER e lo sviluppo dell'energia da fusione e le conferisce dei vantaggi, al fine di fornire la base per il finanziamento delle attività dell'Impresa comune per il periodo 2021-2027 nell'ambito del trattato Euratom;

2.  deplora il fatto che il Consiglio non abbia consultato il Parlamento in merito a detta proposta e accoglie con favore l'intenzione dichiarata della Commissione, quale parte dello stato dell'Unione 2018, di prendere in considerazione “opzioni per rafforzare il voto a maggioranza qualificata e una possibile riforma del trattato Euratom”; si attende che una tale riforma si tradurrà necessariamente in poteri legislativi per il Parlamento europeo;

3.  ricorda il ritardo nella costruzione del reattore sperimentale, dato che originariamente si prevedeva che ITER avrebbe dovuto essere costruito entro il 2020, ma nel 2016 il Consiglio ITER ha approvato un nuovo calendario per raggiungere lo stadio del primo plasma nel dicembre 2025, la prima data tecnicamente possibile per la costruzione di ITER;

4.  sottolinea che il contributo di Euratom all'impresa comune per il periodo 2021-2027 non deve essere superato;

5.  sottolinea che, al fine di evitare successive revisioni al rialzo dei costi previsti del progetto, di evitare ritardi nelle date previste delle fasi operative e di assicurare il massimo livello possibile di affidabilità del calendario, l'Organizzazione ITER dovrebbe prevedere disposizioni ragionevoli per imprevisti in qualsiasi programma riveduto; sostiene, a tale proposito, le disposizioni per imprevisti di un massimo di 24 mesi in termini di programmazione e del 10-20 % in termini di bilancio proposto dalla Commissione;

6.  accoglie con favore il nuovo approccio alla gestione dei rischi adottato dall'Organizzazione ITER e incoraggia il Consiglio ITER a ridurre ulteriormente il numero di sottocomitati, a razionalizzarne le funzioni e a eliminare le sovrapposizioni;

7.  invita il Consiglio ad approvare la proposta della Commissione introducendo nel contempo le seguenti modifiche:

   indicare il contributo dell'Euratom all'impresa comune, a prezzi costanti e correnti,
   per motivi di chiarezza, utilizzare la parola “Euratom”, anziché la parola “Comunità”, in tutto il testo;
   includere disposizioni chiare sui comitati che assistono il consiglio di direzione dell'impresa comune, in particolare il comitato di amministrazione e di gestione, il comitato per gli appalti e i contratti e il gruppo consultivo tecnico, per quanto riguarda la loro composizione, lo status permanente o temporaneo, il numero di riunioni e il metodo di retribuzione dei loro membri,
   valutare ed eliminare la sovrapposizione di responsabilità tra il comitato di amministrazione e di gestione e il gruppo consultivo tecnico in materia di piani di progetto e di programmi di lavoro;
   introdurre disposizioni relative ai contributi dello Stato ospitante di ITER,
   inserire nell'allegato III ("regolamento finanziario: principi generali") il requisito di stabilire, nel regolamento finanziario dell'impresa comune, norme e procedure per la valutazione dei contributi in natura,
   inserire disposizioni nell'articolo 5 e nell'allegato III che consentano all'impresa comune di ricevere finanziamenti sotto forma di strumenti finanziari in relazione alle operazioni di miscelazione realizzate in conformità al futuro programma InvestEU,
   chiarire il ruolo e il contributo del Regno Unito alla luce del suo status rispetto a Euratom, in particolare per quanto riguarda la partecipazione potenziale a ITER,
   includere disposizioni relative alle sinergie e alla cooperazione tra il programma ITER e il programma Euratom di ricerca e formazione per il periodo 2021-2025,
   prendere in considerazione la cooperazione con operatori privati piccoli e medi, come le start-up che sperimentano nuovi approcci e tecnologie, nel programma di ricerca e nella rete di organizzazioni designate nel settore della ricerca scientifica e tecnologica sulla fusione,
   chiarire le disposizioni riguardanti le relazioni annuali e le valutazioni effettuate dall'impresa comune;
   inserire nella proposta una raccomandazione a esaminare l'eventuale uso ulteriore dei materiali attualmente utilizzati nel progetto ITER

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 90 del 30.3.2007, pag. 58.


Valutazione delle modalità di utilizzo del bilancio dell'Unione europea per la riforma del settore pubblico
PDF 120kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sulla valutazione delle modalità di utilizzo del bilancio dell'Unione europea per la riforma del settore pubblico (2018/2086(INI))
P8_TA(2019)0012A8-0378/2018

Il Parlamento europeo,

–  visto lo studio "Riforma del settore pubblico: Come viene utilizzato il bilancio dell'UE per promuoverla", pubblicato dalla Direzione generale delle politiche interne nel 2016(1),

–  vista la strategia Europa 2020,

–  visto l'attuale periodo di finanziamento dell'UE (2014-2020) e la proposta della Commissione per il nuovo quadro finanziario pluriennale (2021-2028),

–  visto l'accordo raggiunto dai colegislatori nel luglio 2018 per aumentare la dotazione del programma di sostegno alle riforme strutturali (SRSP),

–  visto l'articolo 197 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per il controllo dei bilanci e il parere della commissione per lo sviluppo regionale (A8-0378/2018),

A.  considerando che negli Stati membri la pubblica amministrazione ha un ruolo fondamentale nell'attuazione del bilancio dell'UE e che il suo efficace funzionamento può contribuire a creare sistemi moderni atti a migliorare la prosperità e il benessere nell'UE;

B.  considerando che la nuova proposta di quadro finanziario pluriennale non prevede un obiettivo specifico per la pubblica amministrazione;

1.  osserva che le competenze relative alla pubblica amministrazione sono ripartite tra vari servizi della Commissione e che ciò complica l'efficace coordinamento dei servizi competenti, dei programmi e delle iniziative finanziati dall'UE; auspica un maggior coordinamento di tutti i programmi di assistenza tecnica, al fine di evitare la duplicazione e la scarsa efficacia delle misure rendendo vani tutti gli sforzi della Commissione per promuovere l'utilizzo combinato dei fondi in vista dello sfruttamento delle sinergie; invita la Commissione a migliorare i sistemi per lo scambio di buone pratiche al fine di aiutare gli Stati membri a mettere in atto pratiche virtuose, ma senza imporre politiche orientate verso la svalutazione salariale e riforme socialmente insostenibili;

2.  invita il prossimo presidente della Commissione ad attribuire a un commissario la responsabilità delle questioni relative a un'amministrazione pubblica e una governance migliori;

3.  ritiene che una riforma efficace del settore pubblico sia essenziale per aiutare gli Stati membri ad adattarsi all'evoluzione delle circostanze, per aumentare la resilienza al fine di prevenire crisi future, per ampliare l'eGovernment e per migliorare l'erogazione dei servizi in tutta l'Unione, soprattutto per quanto riguarda le nuove tecnologie e i sistemi informatici, e che essa contribuirebbe notevolmente alla riduzione dello spreco, dell'esposizione ad esso nonché della perdita o dell'uso fraudolento dei fondi dell'Unione; chiede quindi che anche nei futuri periodi di programmazione venga previsto il finanziamento di interventi per la diffusione dell'eGovernment in coerenza con i principi e le priorità enunciati nel piano d'azione dell'UE per l'eGovernment;

4.  nota come spesso, soprattutto per le regioni in ritardo di sviluppo, vi sia difficoltà nell'accesso ai finanziamenti o nel loro utilizzo, soprattutto a causa di problematiche burocratiche, problemi di capacità amministrativa o irregolarità; auspica a tal fine che vengano promosse all'interno degli Stati membri riforme che rendano più concreta l'applicazione del principio di buona amministrazione e favoriscano la rapidità dei procedimenti giudiziari;

5.  osserva che il bilancio dell'UE fornisce circa 9 miliardi di euro di sostegno agli Stati membri dell'UE per la riforma della pubblica amministrazione; incoraggia la Commissione a combinare questo sostegno finanziario con la condivisione mirata di conoscenze, esperienze e buone prassi tra gli Stati membri;

6.  invita la Commissione a rafforzare la cooperazione con gli Stati membri al fine di sostenere le regioni in ritardo di sviluppo, migliorando le capacità e la governance amministrativa;

7.  ritiene utile favorire l'attuazione di programmi che promuovano lo sviluppo e l'attuazione di strategie politiche per le risorse umane anche attraverso lo scambio di best practice tra gli Stati membri che coinvolga anche dirigenti e figure apicali;

8.  sottolinea che spesso sono state riscontrate sovrapposizioni, con riferimento a vari aspetti, tra programmi operativi specifici e altre risorse finanziarie dell'UE e chiede che siano presentate proposte al riguardo; auspica a tal fine un miglioramento dell'assistenza, in modo da ottenere il coordinamento, la complementarietà e la semplificazione;

9.  sottolinea l'importanza di garantire che i programmi operativi siano attuati nel modo più efficace e facile possibile; reputa essenziale che gli Stati membri si astengano dall'aggiungere regole che complicano l'utilizzo dei fondi per il beneficiario;

10.  osserva che la Commissione non dispone di un quadro di valutazione standardizzato e condiviso per la pubblica amministrazione né di un metodo di raccolta sistematica dei dati; rileva con preoccupazione che, a causa della mancanza di tali strumenti, la Commissione elabora analisi incomplete delle questioni in tutti gli Stati membri; propone la reintroduzione di un capitolo dedicato alla pubblica amministrazione e alla governance nell'analisi annuale della crescita;

11.  invita la Commissione a valutare preventivamente la capacità amministrativa delle strutture responsabili dell'attuazione delle politiche di sviluppo promuovendo, per i progetti di particolare strategicità, il ricorso a strutture e agenzie nazionali in grado di qualificare e accelerare la realizzazione dei programmi e dei singoli interventi;

12.  ritiene che il QFP debba essere utilizzato per incentivare programmi volti a migliorare la pubblica amministrazione e la governance, in particolare per aiutare gli Stati membri in una fase di recessione economica, riconoscendo che in tali circostanze le riforme nel settore dei sistemi di pubblica amministrazione possono aiutare gli Stati membri colpiti;

13.  si compiace del fatto che siano state avanzate proposte nell'ambito del prossimo QFP allo scopo di evitare sovrapposizioni di programmi e favorire una maggiore semplificazione;

14.  incoraggia la Commissione a mettere a punto, cooperando con gli Stati Membri, un apposito quadro di valutazione che rispecchi gli aspetti quantitativi e qualitativi della pubblica amministrazione di alta qualità e a sviluppare la propria capacità di analisi; sottolinea la necessità di valutare le criticità per ciascuno Stato membro e, nell'ambito delle risorse previste, promuovere misure per superare le criticità rafforzando il criterio della condizionalità ex ante e stabilendo obiettivi;

15.  propone che la Commissione migliori il dialogo politico con gli Stati membri garantendo l'istituzione di un forum apposito;

16.  propone di concedere tempo, nel calendario parlamentare, per un dialogo strutturato con i parlamenti nazionali sulle questioni connesse con il miglioramento della pubblica amministrazione in tutta l'UE; chiede all'UE di migliorare il monitoraggio e la valutazione dei fondi strutturali e di investimento europei (SIE) a norma dell'obiettivo tematico 11, includendo indicatori specifici al fine di valutare i progressi verso il conseguimento degli obiettivi e delle priorità dell'Unione per le riforme della pubblica amministrazione;

17.  accoglie con favore lo sviluppo di un parametro di riferimento che consenta di valutare la capacità dei paesi candidati all'adesione all'UE di assumersi le responsabilità dell'adesione; auspica che vengano promosse all'interno degli Stati membri riforme che rendano ancora più concreta l'applicazione del principio di buona amministrazione;

18.  osserva che il premio europeo per il settore pubblico (European Public Sector Award, EPSA) è cofinanziato dalla Commissione e da alcuni Stati membri, e riunisce i paesi che hanno conseguito i risultati migliori, più innovativi e più efficaci nel settore pubblico europeo; è del parere che la Commissione dovrebbe garantire un maggiore scambio di informazioni e di apprendimento e mirare a una copertura più ampia in tutta l'Europa;

19.  ritiene necessario promuovere, all'interno delle pubbliche amministrazioni, processi innovativi che favoriscano una migliore connettività e digitalizzazione, nonché servizi digitali di qualità per i cittadini, le imprese e gli enti pubblici, tenendosi nel contempo costantemente al passo con il rapido sviluppo di nuove tecnologie nei settori interessati; si compiace del fatto che la nuova proposta di regolamento sulle disposizioni comuni (CPR) fornisca ai futuri beneficiari le informazioni necessarie per consentire loro di utilizzare i sistemi il più rapidamente possibile;

20.  riconosce che l'impegno dell'amministrazione locale è un prerequisito per il raggiungimento degli obiettivi a livello di UE in questo settore; richiama l'attenzione sulla proposta della dichiarazione di Tallinn di "rafforzare le strutture comuni di governance con le autorità locali e regionali" a livello nazionale(2);

21.  si compiace delle reti esistenti(3) che riuniscono i rappresentanti degli Stati membri, in particolare quelli che ricevono finanziamenti dell'UE, al fine di migliorare la pubblica amministrazione mediante la condivisione delle migliori pratiche e l'apprendimento reciproco;

22.  ritiene che le reti esistenti potrebbero migliorare sensibilmente il proprio rendimento fissando obiettivi più ambiziosi e sviluppando approcci più proattivi, come l'apprendimento comparativo, che combina l'autovalutazione degli Stati membri con un sistema avanzato di valutazione inter pares;

23.  reputa che una pubblica amministrazione di alta qualità sia un presupposto essenziale per il conseguimento degli obiettivi politici dell'UE nell'ambito del QFP e altrove; sottolinea l'importanza di una buona comunicazione e sensibilizzazione politica per creare un clima di fiducia e stimolare azioni e programmi di riforma positiva;

24.  reputa necessario valutare costantemente il rispetto del principio di addizionalità e di complementarietà delle politiche di coesione relativamente agli interventi finanziati con le risorse ordinarie, anche al fine di evitare che le politiche di coesione diventino sostitutive delle politiche ordinarie nazionali;

25.  rileva che, nonostante le risorse dei fondi SIE per il piano di attuazione regionale (PAR) siano aumentate dal punto di vista quantitativo nell'ultimo periodo di programmazione, il monitoraggio potrebbe essere migliorato ai fini della valutazione dell'impatto di questo finanziamento sul PAR;

26.  chiede il proseguimento delle attività dei gruppi di lavoro della Commissione incaricati di assistere le autorità nazionali degli Stati membri ai fini di una migliore esecuzione dei fondi della politica di coesione negli Stati membri che presentano un ritardo in termini di assorbimento delle risorse a titolo dei fondi SIE;

27.  sottolinea l'importanza del programma di sostegno alla riforma e auspica che esso venga rafforzato nel prossimo periodo di programmazione, definendo bene il suo ruolo di facilitatore più che di assistenza tecnica, e migliorato dal punto di vista dell'efficacia e dell'efficienza, senza nel contempo applicare al bilancio della coesione i tagli proposti dalla Commissione nel QFP 2021-2027.

28.  osserva che l'UE, pur non avendo competenze giuridiche dirette nel settore amministrativo, esercita un impatto positivo sulle amministrazioni pubbliche degli Stati membri e, in particolare, svolge un ruolo indiretto attraverso la definizione di standard amministrativi nell'acquis comunitario, lo scambio di migliori pratiche in tutta l'Unione, nonché attraverso strumenti di bilancio aventi il fine di sostenere e incentivare la riforma della pubblica amministrazione rafforzando la capacità amministrativa, l'efficienza delle amministrazioni e incoraggiando l'innovazione del settore pubblico;

29.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) Studio – "La riforma del settore pubblico: come viene utilizzato il bilancio dell'UE per promuoverla", Parlamento europeo, Direzione generale per le politiche interne, il dipartimento politico D — Affari di bilancio, 2016.
(2) https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/ministerial-declaration-egovernment-tallinn-declaration
(3) La rete dell'amministrazione pubblica europea (EUPAN); la rete tematica per la pubblica amministrazione e la governance (PAG), nonché altre piattaforme e reti, con particolare attenzione alla giustizia, alla corruzione, alla digitalizzazione, agli appalti pubblici, ecc.


Orientamenti dell'Unione europea e mandato dell'inviato speciale dell'Unione per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sugli orientamenti dell'UE e il mandato dell'inviato speciale dell'UE per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea (2018/2155(INI))
P8_TA(2019)0013A8-0449/2018

Il Parlamento europeo,

–  vista la tutela legale internazionale della libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di credo garantita dall'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, dall'articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, dalla Dichiarazione sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo del 1981, dall'articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dagli articoli 10, 21 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste l'osservazione n. 22 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, del 30 luglio 1993, sull'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e la sua risoluzione 16/18, del 12 aprile 2011, sulla lotta all'intolleranza, agli stereotipi negativi e alla stigmatizzazione, alla discriminazione, all'istigazione alla violenza e alla violenza contro le persone fondata sulla religione o sul credo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), in particolare gli articoli 2 e 21,

–  visto l'articolo 17 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 21 febbraio 2011 relative all'intolleranza, alla discriminazione e alla violenza fondate sulla religione o sul credo,

–  visti il quadro strategico e il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia, adottati dal Consiglio il 25 giugno 2012, e il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2015-2019,

–  visti gli orientamenti dell'UE del 24 giugno 2013 sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,

–  vista la sua raccomandazione del 13 giugno 2013 sulla bozza di orientamenti dell'UE in materia di promozione e protezione della libertà di religione o di credo(1),

–  viste le sue risoluzioni del 20 gennaio 2011 sulla situazione dei cristiani nel contesto della libertà religiosa(2), del 4 febbraio 2016 sullo sterminio sistematico delle minoranze religiose da parte del cosiddetto "ISIS/Daesh"(3) e del 14 dicembre 2017 sulla situazione dei rohingya(4),

–  vista la sua risoluzione del 9 luglio 2015 sul nuovo approccio dell'UE nei confronti dei diritti umani e della democrazia – valutazione delle attività svolte dal Fondo europeo per la democrazia (EED) fin dalla sua istituzione(5), in particolare i paragrafi 27 e 28,

–  viste le sue risoluzioni del 14 dicembre 2016(6) e del 23 novembre 2017(7) sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo rispettivamente nel 2015 e nel 2016 e sulla politica dell'Unione europea in materia, in particolare il paragrafo 14 della risoluzione del 2016 per quanto concerne il 2015 e il paragrafo 8 della risoluzione del 2017 per quanto concerne il 2016,

–  visto il piano d'azione di Rabat, pubblicato il 5 ottobre 2012 dall'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sul divieto di istigazione all'odio nazionale, razziale o religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza,

–  visto il mandato dell'inviato speciale per la promozione della libertà di pensiero, di coscienza e di religione al di fuori dell'Unione europea,

–  visto il regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo(8),

–  visti le conclusioni del Consiglio del 19 maggio 2014 su un approccio alla cooperazione allo sviluppo basato sui diritti che includa tutti i diritti umani e il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 30 aprile 2014 dal titolo "Tool-box – A rights-based approach encompassing all human rights for EU development cooperation" (Strumenti per la promozione di un approccio basato sui diritti che includa tutti i diritti umani nella cooperazione allo sviluppo dell'UE) (SWD(2014)0152),

–  visto il conferimento del premio Sacharov per la libertà di pensiero del Parlamento europeo, nel 2015, al blogger e attivista saudita Raif Badawi, per i suoi notevoli sforzi volti a promuovere un dibattito aperto in materia di religione e politica nel suo paese; visto il suo continuo stato di detenzione in seguito alla condanna a 10 anni di carcere, mille frustate e un'ingente sanzione per aver presumibilmente "insultato l'Islam",

–  visto il caso di Asia Bibi, cristiana pakistana che è stata incarcerata e condannata a morte per blasfemia, e vista la sua recente assoluzione,

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A8-0449/2018),

A.  considerando che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo, indicata comunemente nel quadro dell'UE e della presente risoluzione come diritto alla libertà di religione o di credo, rappresenta un diritto umano inerente a tutti gli esseri umani e un diritto fondamentale di tutte le persone in egual misura, che non dovrebbe essere oggetto di alcun tipo di discriminazione, come sancito dai testi fondanti europei e internazionali, ivi comprese la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che tutti hanno diritto al rispetto di tutti i diritti umani riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e nella Carta europea dei diritti fondamentali, senza discriminazioni fondate sulla razza, l'etnia, le capacità, il genere, l'orientamento sessuale, il credo religioso o la mancanza di tale credo; che, a norma dell'articolo 21 del trattato sull'Unione europea, l'azione esterna dell'Unione si basa sui principi che ne hanno informato la creazione; che, ai sensi dell'articolo 2 del trattato, l'Unione è fondata su società caratterizzate dal pluralismo e dalla tolleranza;

B.  considerando che la separazione tra Stato e Chiesa rappresenta un principio cardine dell'ordinamento pubblico in Europa e nel resto del mondo;

C.  considerando che il Parlamento europeo ha definito il laicismo come rigorosa separazione tra le autorità religiose e quelle politiche, che implica il rifiuto di qualsiasi interferenza religiosa nel funzionamento delle istituzioni pubbliche e di qualsiasi interferenza pubblica negli affari religiosi, salvo ai fini del rispetto delle norme di sicurezza e ordine pubblico (compreso il rispetto della libertà altrui), e per garantire a tutti, siano essi credenti, agnostici o atei, la stessa libertà di coscienza;

D.  considerando che la libertà di religione o di credo implica il diritto della persona di scegliere cosa credere o il diritto di non credere, il diritto di cambiare o abbandonare la propria religione o convinzione senza alcuna limitazione e il diritto di praticare e manifestare la propria opinione, coscienza e religione e il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato; che la manifestazione del pensiero, della coscienza, della religione o del credo può essere espressa mediante il culto, l'osservanza, le pratiche e l'insegnamento; che la libertà di religione o di credo implica il diritto delle comunità di credenti e di non credenti di preservare o abbandonare la propria etica e di agire secondo quest'ultima, nonché il diritto delle organizzazioni religiose, laiche e non confessionali di vedersi riconoscere personalità giuridica; che proteggere le persone che professano una religione, ovvero non ne professano nessuna, e affrontare efficacemente le violazioni della libertà di religione o di credo, come le discriminazioni o le restrizioni legali fondate sulla religione o sul credo, rappresentano condizioni fondamentali per assicurare che le persone possano godere della libertà di religione o di credo su un piano di parità;

E.  considerando che le convinzioni teiste, non teiste e ateiste e il diritto a non professare alcuna religione o credo sono tutelati dall'articolo 18 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici; che l'adesione o la non adesione a una religione o a un credo costituisce un diritto assoluto che non può essere limitato in alcuna circostanza;

F.  considerando che tutti i diritti umani e le libertà fondamentali sono indivisibili, interdipendenti e interconnessi; che la libertà di religione o di credo comprende componenti di numerosi altri diritti umani e libertà fondamentali, dai quali dipende, come ad esempio la libertà di espressione e la libertà di riunione e di associazione, e insieme svolgono un ruolo importante nella lotta contro tutte le forme di intolleranza e discriminazione fondate sulla religione o sul credo;

G.  considerando che la libertà di religione finisce laddove il suo esercizio viola i diritti e le libertà degli altri; che la pratica della religione o delle convinzioni personali non può mai, per nessun motivo, giustificare estremismi violenti o mutilazioni, e neppure autorizzare nessuno ad agire in modo tale da compromettere la dignità intrinseca della persona;

H.  considerando che il rispetto della libertà di religione o di credo contribuisce direttamente alla democrazia, allo sviluppo, allo Stato di diritto, alla pace e alla stabilità; che le violazioni della libertà di religione o di credo sono diffuse, interessano persone in tutte le regioni del mondo, ledono la dignità della vita umana e causano o aggravano l'intolleranza, rappresentando spesso i primi indicatori di potenziali violenze e conflitti; che gli Stati hanno il dovere di esercitare la dovuta diligenza per prevenire, indagare e punire gli atti o le minacce di violenza nei confronti delle persone sulla base della loro religione o del loro credo, nonché di garantire l'assunzione di responsabilità nel caso si verifichino tali violazioni;

I.  considerando che, conformemente all'articolo 21 TUE, l'UE promuove e difende l'universalità e l'indivisibilità dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e il rispetto della dignità umana, quali principi che ne orientano la politica estera;

J.  considerando che in molti paesi ancora permangono le restrizioni e gli antagonismi religiosi, generati da governi o società; che alcune minoranze religiose sono state oggetto di minacce e persecuzioni crescenti da parte di attori statali e non; che i difensori dei diritti umani nel mondo impegnati nella lotta a favore della libertà di religione o di credo sono sempre più spesso minacciati e attaccati;

K.  considerando che, nel perseguire l'obiettivo di promuovere la libertà di pensiero, di coscienza e di religione mediante la politica estera dell'UE, nel giugno 2013 il Consiglio ha adottato gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la protezione della libertà di pensiero, di coscienza e di religione e nel maggio 2016 la Commissione ha nominato il primo inviato speciale per la promozione della libertà di pensiero, di coscienza e di religione al di fuori dell'Unione europea, con un mandato di un anno che è stato poi rinnovato due volte su base annuale;

L.  considerando che l'UE promuove la libertà di religione o di credo a livello internazionale e attraverso istanze multilaterali, in particolare assumendo un ruolo guida in merito alle risoluzioni tematiche sulla libertà di religione o di credo presso l'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) e il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) e sostenendo il mandato del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo, nonché il suo impegno, ma anche collaborando con i paesi terzi che condividono gli stessi principi;

M.  considerando che la promozione della libertà di pensiero, di coscienza e di religione, tra l'altro mediante il sostegno alla società civile per la protezione dei diritti dei credenti e dei non credenti e dei diritti delle persone che appartengono in particolare a minoranze religiose o di credo, il sostegno ai difensori dei diritti umani e la lotta alla discriminazione fondata sulla religione e sul credo, nonché la promozione del dialogo interculturale e interreligioso, rappresenta una priorità per i finanziamenti a titolo dello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) per il periodo 2014-2020; che il Fondo europeo di sviluppo (FES) e altri strumenti di finanziamento dell'UE, come lo strumento per la cooperazione allo sviluppo (DCI), lo strumento europeo di vicinato (ENI), lo strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (IcSP) e lo strumento di assistenza preadesione (IPA), hanno anche sostenuto progetti che contribuiscono a migliorare il contesto per la libertà di pensiero, di coscienza e di religione;

1.  sottolinea che la libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo, indicata comunemente nel quadro dell'UE e della presente risoluzione come diritto alla libertà di religione o di credo, è un diritto umano universale, un valore dell'UE e un pilastro fondamentale e innegabile della dignità, con forti implicazioni per tutte le persone, la loro identità personale e il loro sviluppo nonché per le società; evidenzia che ciascun individuo deve essere libero di organizzare la propria vita personale in base alle proprie convinzioni; sottolinea che il diritto alla libertà di religione o di credo comprende il diritto a non credere, ad aderire a convinzioni teiste, non teiste e ateiste nonché all'apostasia; afferma che la libertà di religione o di credo deve essere debitamente tutelata, promossa e salvaguardata da tutti gli attori nonché potenziata tramite il dialogo interreligioso e interculturale, in linea con l'articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e con i valori dell'Unione europea sanciti dal TUE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; sottolinea il dovere degli Stati di garantire la libertà di religione o di credo e di trattare tutti gli individui ugualmente, senza alcuna discriminazione basata sulla religione o il credo, onde mantenere società pacifiche, democratiche e pluralistiche che rispettino la diversità e i credi;

2.  esprime la propria profonda preoccupazione per il drammatico aumento delle violazioni della libertà di religione o di credo e delle persecuzioni di credenti e non credenti osservato nel mondo negli ultimi anni; condanna la strumentalizzazione delle questioni religiose a fini politici e la violenza, le vessazioni o le pressioni sociali nei confronti di qualsiasi individuo o gruppo di persone sulla base del pensiero, della coscienza, della religione o del credo; condanna le persecuzioni e gli attacchi contro gruppi etnici e religiosi, non credenti, atei e qualsiasi altra minoranza, nonché la persecuzione di donne e ragazze e di qualsiasi individuo sulla base del suo orientamento sessuale; condanna le conversioni forzate e le pratiche pericolose quali la mutilazione genitale femminile, i matrimoni forzati e determinate altre pratiche associate a religioni o a credi o percepite quali loro manifestazione, e chiede l'immediata assunzione di responsabilità per tali violazioni; sottolinea che le violazioni della libertà di religione o di credo sono spesso all'origine di guerre o altre forme di conflitti armati, oppure sempre più di frequente le aggravano, traducendosi in violazioni del diritto umanitario, tra cui massacri o genocidi; mette in evidenza che le violazioni della libertà di religione o di credo pregiudicano la democrazia, ostacolano lo sviluppo e si ripercuotono negativamente sulla possibilità di godere di altre libertà e altri diritti fondamentali; mette in rilievo che tale circostanza impone alla comunità internazionale, all'UE e agli Stati membri di ribadire la propria determinazione e di rafforzare le proprie azioni nel promuovere la libertà di religione o di credo per tutti;

3.  sottolinea che, conformemente all'articolo 21 TUE, l'UE e gli Stati membri si impegnano a promuovere il rispetto dei diritti umani, quale principio che orienta la politica estera dell'UE; accoglie con grande favore il fatto che gli orientamenti dell'UE del 2013 integrino la promozione e la tutela della libertà di religione o di credo nella politica estera e nelle azioni esterne dell'UE e chiede, in tale contesto, che siano ulteriormente rafforzate le attività volte alla sensibilizzazione e all'attuazione degli orientamenti;

4.  sottolinea che, conformemente all'articolo 17 TFUE, l'UE si impegna a mantenere un dialogo aperto, trasparente e regolare con le chiese e le organizzazioni religiose, filosofiche e non confessionali; evidenzia gli effetti di tale dialogo per quanto concerne il rispetto di altri diritti umani; mette in evidenza che spesso il dialogo interreligioso e interculturale è accolto con maggiore apertura da parte di alcuni dei partner internazionali dell'UE e rappresenta un punto di partenza per conseguire progressi in altri ambiti;

5.  sottolinea l'importanza di instaurare contatti con i non credenti nei paesi in cui non possono organizzarsi né godere della libertà di associazione;

Strategia dell'UE per promuovere e proteggere la libertà di religione o di credo nelle relazioni e nella cooperazione internazionali

6.  plaude al rafforzamento della promozione della libertà di religione o di credo nella politica estera e nelle azioni esterne dell'UE nel corso degli ultimi anni, in particolare grazie alla strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'Unione europea e al piano d'azione dell'UE sui diritti umani e la democrazia per il periodo 2015-2019; accoglie altresì con favore il fatto che molti paesi partner stiano rispondendo a tale rafforzamento impegnandosi maggiormente a osservare i rispettivi articoli 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del Patto internazionale sui diritti civili e politici;

7.  prende atto dell'istituzione da parte del presidente della Commissione, nel 2016, della carica di inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea, in risposta alla risoluzione del Parlamento del 4 febbraio 2016; ritiene la nomina dell'inviato speciale un importante passo avanti e un chiaro riconoscimento della libertà di religione o di credo quale parte degli obiettivi in materia di diritti umani perseguiti nel quadro della politica estera e delle azioni esterne dell'UE, sia bilaterali che multilaterali, nonché nel contesto della cooperazione allo sviluppo; incoraggia l'inviato speciale a portare avanti il suo impegno e la cooperazione e la complementarietà delle azioni intraprese con il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani in tale ambito, ivi compresa la promozione degli orientamenti dell'UE; prende atto con favore del sostegno attivo prestato dal commissario per la cooperazione internazionale e lo sviluppo e dalla DG DEVCO all'inviato speciale;

8.  sottolinea l'importanza di ricollegare gli sforzi profusi per promuovere la libertà di religione o di credo e i dialoghi interreligioso e intrareligioso, interconfessionale, interculturale e interfilosofico con la prevenzione dell'estremismo violento, in una prospettiva di complementarietà e di rafforzamento reciproco, quale modalità per promuovere la libertà di religione e di credo nel mondo, in particolare nei paesi limitrofi e in altri paesi con cui l'UE intrattiene relazioni speciali; sottolinea che anche le organizzazioni non confessionali, umanistiche e laiche svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione dell'estremismo violento;

9.  invita a una maggiore cooperazione al fine di impedire la persecuzione delle minoranze sulla base del pensiero, della coscienza, della religione o del credo, di creare le condizioni per una convivenza pacifica in società caratterizzate dalla diversità e di garantire un dialogo continuo tra capi e soggetti religiosi, accademici, chiese e altre organizzazioni confessionali, gruppi di non credenti, istituzioni nazionali per i diritti umani, difensori dei diritti umani, organizzazioni per i diritti delle donne e per i giovani, rappresentanti della società civile e media; chiede al Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e alle delegazioni dell'UE di individuare, assieme ai vari interlocutori, una serie di obiettivi comuni volti a promuovere la libertà di religione o di credo tramite il dialogo sui diritti umani;

10.  ritiene che l'analfabetismo religioso, così come la mancanza di conoscenza e di riconoscimento del ruolo svolto dalle religioni per gran parte dell'umanità, alimenti pregiudizi e stereotipi che contribuiscono a un aumento di tensioni, incomprensioni, mancanza di rispetto e trattamento ingiusto verso attitudini e comportamenti di grandi parti della popolazione; sottolinea l'importanza dell'istruzione per preservare e costruire la libertà di religione o di credo nel mondo e per combattere l'intolleranza; chiede a coloro che rivestono ruoli di responsabilità nell'ambito della comunicazione mediatica e dei social media di contribuire positivamente e con rispetto ai dibattiti pubblici, evitando pregiudizi e stereotipi negativi sulle religioni e sui credenti, e di esercitare la loro libertà di espressione in maniera responsabile, come previsto dall'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

11.  deplora che taluni paesi abbiano approvato, applichino o intendano introdurre norme penali volte a punire la blasfemia, la conversione o l'apostasia, anche con la pena di morte; deplora che tali leggi, in genere, intendano limitare la libertà di religione o di credo e la libertà di espressione e siano spesso utilizzate come forma di oppressione delle minoranze, nonché di oppressione politica; richiama inoltre l'attenzione sulla situazione di alcuni altri paesi che vivono, o rischiano di vivere, conflitti in cui le questioni religiose sono un fattore determinante o sono strumentalizzate; invita l'UE ad aumentare il proprio impegno politico per accordare la priorità, nel quadro della propria politica estera, alle azioni rivolte a tutti i paesi interessati da simili situazioni, onde far abrogare tali leggi discriminatorie e porre fine alla repressione nei confronti dei difensori dei diritti umani e alla riduzione dello spazio della società civile per motivazioni religiose; esorta l'UE a includere un dialogo in materia di diritti umani che comprenda il rispetto della libertà di religione o di credo in tutti i negoziati intrapresi nell'ottica di concludere accordi con paesi terzi;

12.  condanna la continua detenzione di Raif Badawi, vincitore del premio Sacharov, in seguito a un processo illegale ed esorta le autorità saudite a procedere al suo rilascio immediato e incondizionato;

13.  chiede alle autorità pakistane di garantire la sicurezza di Asia Bibi e della sua famiglia;

Inviato speciale per la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'Unione europea

14.  plaude al fatto che l'inviato speciale ha sviluppato relazioni di lavoro efficaci all'interno della Commissione, nonché con il Consiglio, il Parlamento europeo e altri soggetti interessati; chiede all'inviato speciale di riferire annualmente in merito ai paesi visitati e alle sue priorità tematiche;

15.  invita il Consiglio e la Commissione a svolgere una valutazione trasparente ed esaustiva dell'efficacia e del valore aggiunto della posizione dell'inviato speciale, nell'ambito del processo di rinnovo del suo mandato; invita il Consiglio e la Commissione, sulla base di tale valutazione, a sostenere adeguatamente il mandato istituzionale dell'inviato speciale, le sue capacità e i suoi compiti, valutando la possibilità di un mandato pluriennale soggetto a riesame ogni anno e sviluppando reti di lavoro all'interno di tutte le istituzioni pertinenti dell'UE;

16.  sottolinea che i compiti dell'inviato speciale dovrebbero incentrarsi sulla promozione della libertà di pensiero, di coscienza, di religione e di credo e del diritto all'apostasia e a professare l'ateismo, prestando altresì attenzione alla situazione dei non credenti a rischio; raccomanda che il ruolo dell'inviato speciale comprenda competenze quali: il miglioramento della visibilità, dell'efficacia, della coerenza e della responsabilità della politica dell'UE nel campo della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE; la presentazione, al termine del proprio mandato, al Parlamento europeo, al Consiglio, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e alla Commissione, di una relazione annuale sui progressi compiuti e una relazione esaustiva relativamente al mandato; e la stretta collaborazione con il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani (COHOM);

17.  plaude al lavoro svolto dal rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, anche in materia di libertà di religione o di credo; sottolinea che, in sede di sviluppo dei mandati istituzionali, è importante evitare la duplicazione delle funzioni e delle competenze tra l'inviato speciale e il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani;

18.  osserva che vari Stati membri hanno istituito di recente nuovi incarichi di responsabilità per la libertà di religione o di credo, analoghi al ruolo dell'inviato speciale; sottolinea la necessità di un approccio coerente che comprenda i diritti di tutte le comunità religiose e dei non credenti; incoraggia la cooperazione fra l'inviato speciale e i funzionari nazionali competenti per la libertà di religione o di credo al di fuori del proprio paese, nonché il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani e il Parlamento; chiede il rafforzamento della cooperazione e degli sforzi congiunti e reciproci fra le delegazioni dell'UE e le ambasciate degli Stati membri al fine di assicurare in modo coerente e unito la promozione della libertà di religione o di credo al di fuori dell'UE e di sostenere le comunità e gli individui che subiscono violazioni di tale libertà;

19.  raccomanda di valutare la possibilità di istituire un gruppo di lavoro consultivo informale che riunisca rappresentanti delle istituzioni degli Stati membri responsabili della libertà di religione o di credo e di altre istituzioni, nonché rappresentanti ed esperti del Parlamento europeo, accademici e rappresentanti della società civile, comprese le chiese e altre organizzazioni confessionali e non confessionali;

20.  raccomanda che l'inviato speciale sviluppi ulteriormente la cooperazione con le controparti al di fuori dell'UE, in particolare collaborando strettamente con il rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani e i vari relatori speciali delle Nazioni Unite, in particolare il relatore sulla libertà di religione o di credo, e sostenendo il loro operato, nonché vagliando l'opportunità di realizzare iniziative congiunte UE-ONU sulla discriminazione nei confronti di gruppi e minoranze religiosi nonché dei non credenti e delle persone che cambiano religione o che criticano o abbandonano una religione, formulando anche proposte comuni per mettere fine a tali discriminazioni; prende atto della proposta di istituire una giornata internazionale annuale ufficiale, col patrocinio delle Nazioni Unite, per commemorare le vittime e i sopravvissuti delle persecuzioni religiose;

Orientamenti dell'UE in materia di promozione e tutela della libertà di religione o di credo

21.  ritiene che gli orientamenti dell'UE presentino un chiaro insieme di linee politiche, principi, norme e tematiche utili a definire le azioni prioritarie, nonché uno strumentario a disposizione dei rappresentanti dell'UE nei paesi terzi per monitorare, valutare, informare e intraprendere iniziative, definendo quindi una solida impostazione strategica che consente all'UE e agli Stati membri di svolgere un ruolo efficace nel promuovere la libertà di pensiero, di coscienza e di religione al di fuori dell'UE;

22.  chiede con urgenza l'efficace attuazione degli orientamenti dell'UE sulla libertà di religione o di credo onde accrescere l'influenza dell'UE nel promuovere la libertà di religione o di credo nel mondo; sottolinea che capire come le società possano essere definite e influenzate da idee, religioni e forme di cultura e credo, compreso il non credo, aiuta a integrare meglio la promozione della libertà di religione o di credo nella politica estera e nella cooperazione internazionale dell'UE; chiede che si presti lo stesso livello di attenzione alla situazione dei non credenti, degli atei e degli apostati sottoposti a persecuzione, discriminazione e violenza;

23.  invita a rafforzare la conoscenza della libertà di religione o di credo e si compiace, in tal contesto, degli sforzi profusi finora dal SEAE e dalla Commissione per offrire ai funzionari dell'UE e ai diplomatici nazionali formazioni sulle conoscenze e la storia relative alla religione e al credo nonché sulla situazione delle minoranze religiose e dei non credenti, nel rispetto dei principi di pluralismo e neutralità; sottolinea, tuttavia, la necessità di prevedere programmi di formazione di più ampia portata e più sistematici, che sensibilizzino i funzionari e i diplomatici dell'UE e degli Stati membri rispetto agli orientamenti dell'UE e li incoraggino a farne uso e che rafforzino la cooperazione con l'inviato speciale; chiede che il mondo accademico, le chiese e le comunità e le associazioni religiose, in tutta la loro diversità, nonché le organizzazioni non confessionali e le organizzazioni per i diritti umani e della società civile, siano coinvolte in tale processo di formazione; invita la Commissione e il Consiglio a fornire risorse adeguate per tali programmi di formazione;

24.  invita la Commissione e il SEAE ad assicurare la presenza di un capitolo dedicato alla libertà di religione o di credo nella relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo, nonché l'elaborazione di relazioni sui progressi compiuti nell'attuazione degli orientamenti dell'UE, da presentare al Parlamento europeo e al Consiglio; osserva che gli orientamenti dell'UE prevedono che, dopo tre anni, il gruppo di lavoro del Consiglio sui diritti umani ne valuti l'attuazione, ma che al momento non è stata comunicata o resa pubblica alcuna valutazione; chiede che tale valutazione sia resa pubblica senza indugio; ritiene che la valutazione debba mettere in luce le migliori prassi, individuare gli ambiti perfettibili e formulare raccomandazioni concrete sull'attuazione degli orientamenti secondo un calendario e traguardi precisi e in funzione di una valutazione annuale da condursi regolarmente; invita a integrare la valutazione nelle relazioni annuali dell'UE sui diritti umani e sulla democrazia nel mondo;

25.  mette in evidenza le funzioni assolte dai punti focali per i diritti umani, anche in relazione alla libertà di religione o di credo, in tutte le delegazioni dell'UE e le missioni condotte nel quadro della PSDC; invita a stanziare risorse adeguate per tali delegazioni e missioni, onde consentire loro di svolgere il proprio compito di monitoraggio, valutazione e segnalazione di situazioni preoccupanti relativamente ai diritti umani, ivi incluse quelle relative alla libertà di religione o di credo;

26.  ricorda l'importanza delle strategie per paese in materia di diritti umani e democrazia, che consentono di adeguare le azioni dell'UE alla situazione e alle esigenze specifiche di ciascun paese; invita a prestare debita attenzione alle problematiche legate alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, definendo linee che orientino le azioni dell'UE in modo tale da affrontare tali questioni nel quadro delle strategie per paese in materia di diritti umani e democrazia in tutti quei paesi in cui la libertà di pensiero, di coscienza e di religione è minacciata; chiede nuovamente che i deputati al Parlamento europeo possano prendere visione del contenuto di tali strategie;

Azioni dell'UE per la libertà di pensiero, di coscienza e di religione nelle istanze multilaterali

27.  accoglie con favore l'impegno dell'UE a promuovere la libertà di religione o di credo nelle istanze multilaterali, in particolare presso le Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa, l'OSCE e l'Organizzazione per la cooperazione islamica (OCI); appoggia, in tale contesto, la cooperazione dell'UE con il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo e con l'Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani; raccomanda di portare avanti la prassi dell'UE di assumere un ruolo guida per le risoluzioni sulla libertà di religione o di credo presentate all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché di cercare di stringere alleanze e difendere posizioni comuni con paesi terzi e organizzazioni internazionali; invita l'UE e l'Organizzazione per la cooperazione islamica a valutare la preparazione di una risoluzione congiunta sulla libertà di religione o di credo nel quadro delle Nazioni Unite;

Strumenti di finanziamento dell'UE

28.  esprime la propria soddisfazione per il fatto che la libertà di religione o di credo sia considerata una priorità nello strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR); rileva il considerevole aumento, dall'adozione degli orientamenti dell'UE, dei fondi stanziati a titolo dell'EIDHR destinati a progetti legati alla libertà di religione o di credo; invita la Commissione e il SEAE ad assicurare che l'attività diplomatica dell'UE volta a promuovere i diritti umani, inclusa la libertà di religione o di credo, e i progetti finanziati dall'EIDHR si rafforzino vicendevolmente, e a rispettare i principi di pluralismo, neutralità ed equità nell'assegnazione dei fondi; sottolinea che la libertà di religione o di credo può essere promossa anche mediante strumenti diversi dai fondi orientati ai diritti umani, tra l'altro, quelli dedicati alla dimensione della prevenzione dei conflitti o all'istruzione e alla cultura; chiede che, nel quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027, la Commissione e il Consiglio continuino a stanziare risorse sufficienti per i progetti legati alla libertà di religione o di credo nell'ambito degli strumenti di finanziamento esterni dell'UE; chiede che l'EIDHR sia in grado di finanziare la protezione o l'esfiltrazione di liberi pensatori e difensori dei diritti umani che sono minacciati o perseguitati nel loro paese di origine;

29.  chiede uno sforzo di trasparenza nell'assegnazione dei finanziamenti e di controllo dell'uso dei fondi da parte dei gruppi religiosi e delle loro attività;

30.  sottolinea che le politiche condotte dall'UE nel campo della pace, della sicurezza, della prevenzione dei conflitti, dello sviluppo e della cooperazione si trovano ad affrontare sfide cui è possibile trovare risposta con la partecipazione, tra l'altro, di chiese, leader religiosi, accademici, comunità e associazioni religiose o di credo o organizzazioni confessionali e non confessionali, che rappresentano tutti una parte importante della società civile; riconosce l'importanza di tenere conto della diversità delle chiese, delle comunità e associazioni religiose e di credo e delle organizzazioni confessionali e non confessionali che svolgono concretamente attività umanitarie e a favore dello sviluppo per le comunità e insieme a queste ultime; invita il Consiglio e la Commissione a integrare, se del caso, obiettivi e attività legati alla promozione e alla tutela della libertà di religione o di credo nella programmazione degli strumenti di finanziamento che interessano tali politiche, segnatamente il FES, il DCI, l'ENI, l'IcSP e l'IPA, nonché di eventuali altri strumenti che possano essere introdotti negli ambiti pertinenti dopo il 2020;

o
o   o

31.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al SEAE, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri dell'UE nonché alle Nazioni Unite.

(1) GU C 65 del 19.2.2016, pag. 174.
(2) GU C 136 E dell'11.5.2012, pag. 53.
(3) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 77.
(4) Testi approvati, P8_TA(2017)0500.
(5) GU C 265 dell'11.8.2017, pag. 130.
(6) Testi approvati, P8_TA(2016)0502.
(7) Testi approvati, P8_TA(2017)0494.
(8) GU L 77 del 15.3.2014, pag. 85.


Uguaglianza di genere e politiche fiscali nell'Unione europea
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Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2019 sulla parità di genere e le politiche fiscali nell'Unione europea (2018/2095(INI))
P8_TA(2019)0014A8-0416/2018

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 8, 10, 11, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visti gli articoli 23 e 33 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visto il piano d'azione dell'Unione europea per i diritti umani e la democrazia 2015,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 16 giugno 2016 sull'uguaglianza di genere (00337/2016),

–  visto il patto europeo per la parità di genere per il periodo 2011-2020, allegato alle conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011 (07166/2011),

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), in particolare l'articolo 14, che proibisce la discriminazione,

–  visti il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e la relazione delle Nazioni Unite del 15 gennaio 2016 dal titolo "Final study on illicit financial flows, human rights and the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Studio conclusivo sui flussi finanziari illeciti, i diritti umani e l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile), elaborata dall'esperto indipendente sugli effetti del debito estero e degli altri obblighi finanziari internazionali correlati degli Stati sul pieno godimento di tutti i diritti umani, in particolare i diritti economici, sociali e culturali,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna (CEDAW) del 18 dicembre 1979,

–  visti la dichiarazione e la piattaforma d'azione di Pechino, adottate il 15 settembre 1995 alla quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, e i successivi documenti finali adottati alle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino +5 (2000), Pechino +10 (2005), Pechino +15 (2010) e Pechino +20 (2015),

–  visti la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) e il relativo articolo 3 che definisce il "genere" come i "ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini", nonché la Convenzione interamericana sulla prevenzione, la repressione e l'eliminazione della violenza contro le donne (Convenzione di Belém do Parà) del 1994,

–  vista la risoluzione 70/1 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 25 settembre 2015, dal titolo "Transforming our world: the 2030 Agenda for Sustainable Development" (Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile),

–  viste le principali convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sulla parità di genere, tra cui la Convenzione sulla parità di retribuzione (n. 100), la Convenzione sulla discriminazione (in materia di impiego e di professione) (n. 111), la Convenzione sui lavoratori con responsabilità familiari (n. 156) e la Convenzione sulla protezione della maternità (n. 183),

–  vista la relazione congiunta presentata al Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne (CEDAW) da parte del Centro per i diritti economici e sociali (CESR), Alliance Sud, la Global Justice Clinic presso la New York University School of Law, Public Eye e la Tax Justice Network intitolata "Swiss Responsibility for the Extraterritorial Impacts of Tax Abuse on Women's Rights" (Responsabilità della Svizzera relativa agli effetti extraterritoriali degli abusi fiscali sui diritti delle donne), che evidenzia gli oneri fiscali sproporzionati a carico delle donne, segnatamente delle donne che percepiscono un basso reddito e delle donne nei paesi in via di sviluppo, derivanti dalla perdita in termini di entrate pubbliche dovuta agli abusi fiscali transfrontalieri,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 3 dicembre 2015, dal titolo "Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019" (SWD(2015)0278),

–  vista la strategia Europa 2020 della Commissione per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva,

–  viste le relazioni per paese 2018 elaborate dalla Commissione nel quadro del semestre europeo,

–  vista la relazione 2017 della Commissione sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea,

–  vista la relazione della Commissione intitolata "Taxation Trends in the European Union – Data for the EU Member States, Iceland and Norway, 2018 Edition" (Tendenze in materia fiscale nell'Unione europea – Dati relativi agli Stati membri dell'UE, all'Islanda e alla Norvegia, edizione 2018),

–  vista la relazione della Commissione dell'8 maggio 2018 sullo sviluppo dei servizi di assistenza alla prima infanzia al fine di incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, di promuovere l'equilibrio tra vita professionale e vita familiare per i genitori che lavorano e di favorire una crescita sostenibile e inclusiva in Europa (gli "obiettivi di Barcellona") (COM(2018)0273),

–  vista la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura,

–  vista la proposta di direttiva del Consiglio del 18 gennaio 2018 recante modifica della direttiva 2006/112/CE per quanto riguarda le aliquote dell'imposta sul valore aggiunto (COM(2018)0020),

–  visto l'indice sull'uguaglianza di genere dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE),

–  vista la relazione 2015 delle Nazioni Unite sulle donne, dal titolo "Progress of the world's women 2015-2016. Transforming economies, realising rights" ("Progresso delle donne nel mondo 2015-2016. Trasformare le economie, realizzare i diritti"),

–  vista la relazione finale 2005 del gruppo di esperti del Consiglio d'Europa sul bilancio di genere ("gender budgeting"), che definisce il bilancio di genere come "una valutazione dei bilanci basata sul genere che integra una prospettiva di genere a tutti i livelli del processo di bilancio e che ristruttura entrate e spese al fine di promuovere la parità di genere",

–  visto lo studio elaborato nel 2015 dal Servizio Ricerca del Parlamento europeo dal titolo "Bringing transparency, coordination and convergence to corporate tax policies in the European Union – I – Assessment of the magnitude of aggressive corporate tax planning" (Portare trasparenza, coordinamento e convergenza nelle politiche sulle imposte societarie nell'UE – I – Valutazione della portata di una pianificazione fiscale aggressiva delle imprese),

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato per l'eliminazione della discriminazione contro le donne sugli obblighi extraterritoriali relativi all'impatto di genere dei flussi finanziari illeciti e dell'elusione dell'imposta sulle società della Svizzera nel 2016 e del Lussemburgo nel 2018(1),

–  vista la nota informativa dell'Institute of Development Studies del 2016 dal titolo "Redistributing Unpaid Care Work – Why Tax Matters for Women's Rights" (Ridistribuire il lavoro di assistenza non retribuito – Perché la fiscalità è importante per i diritti delle donne),

–  visto lo studio svolto nell'aprile 2017 dal dipartimento tematico C (Diritti dei cittadini e affari costituzionali) del Parlamento europeo dal titolo "Gender equality and taxation in the European Union" (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea),

–  vista la relazione delle Nazioni Unite sulle donne dell'aprile 2018 intitolata "Gender, taxation and equality in developing countries" (Genere, fiscalità e uguaglianza nei paesi in via di sviluppo),

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2012 sul ruolo delle donne nell'economia verde(2),

–  vista la relazione dell'OCSE sull'attuazione della raccomandazione dell'OCSE sul genere (giugno 2017) e sulle imposte e i modelli di prestazioni sociali (2015),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 su una strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(3),

–  vista la sua risoluzione del 28 aprile 2016 sulle collaboratrici domestiche e prestatrici di assistenza nell'UE(4),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere(5),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea nel 2014-2015(6),

–  vista la sua raccomandazione del 13 dicembre 2017 al Consiglio e alla Commissione a seguito dell'inchiesta in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale(7),

–  visto l'articolo 52 del suo regolamento,

–  viste le deliberazioni congiunte della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere a norma dell'articolo 55 del regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari e della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A8-0416/2018),

A.  considerando che gli articoli 2 e 3 TUE riconoscono la non discriminazione e la parità tra donne e uomini come due dei valori e degli obiettivi fondanti dell'Unione; che gli articoli 8 e 10 TFUE obbligano l'Unione europea a puntare all'eliminazione delle ineguaglianze, alla promozione della parità di genere e alla lotta alle discriminazioni in sede di definizione e attuazione delle sue politiche e delle sue attività; che la Carta dei diritti fondamentali stabilisce diritti e principi relativi al divieto di discriminazioni dirette e indirette (articolo 21, paragrafo 1) e alla parità tra donne e uomini (articolo 23); che i diritti sanciti dalla Carta sono direttamente pertinenti per gli Stati membri nell'attuazione del diritto dell'Unione (articolo 51);

B.  considerando che nell'Unione europea le donne continuano ad essere sottorappresentate sul mercato del lavoro e che il tasso di occupazione complessivo delle donne è tuttora inferiore a quello degli uomini di quasi il 12 %; che nell'Unione il 31,5 % delle donne lavoratrici lavora a tempo parziale, a fronte dell'8,2 % degli uomini lavoratori;

C.  considerando che è della massima importanza far fronte al divario di genere nei livelli di occupazione e attenuare il divario pensionistico di genere, che è pari quasi al 40 % in media nell'Unione e deriva dalle disparità accumulate durante tutto il corso della vita delle donne e dai periodi di loro assenza dal mercato del lavoro;

D.  considerando che nell'Unione il divario retributivo di genere si attesta al 16 %, il che significa che nell'Unione le donne, nei vari settori economici, guadagnano in media il 16 % in meno all'ora rispetto agli uomini;

E.  considerando che l'effetto cumulativo dei molteplici divari che interessano le donne (divario retributivo e occupazionale di genere, interruzioni nella carriera e dovute alla cura dei figli, lavoro a tempo pieno contro lavoro a tempo parziale) contribuisce sostanzialmente al divario retributivo e al divario pensionistico di genere, con un conseguente aumento del rischio di esposizione delle donne alla povertà e all'esclusione sociale, i cui impatti negativi si estendono anche ai loro figli e alle loro famiglie;

F.  considerando che la piattaforma d'azione di Pechino sottolinea la necessità di analizzare da una prospettiva di genere diverse politiche e diversi programmi, compresi quelli relativi alla fiscalità, e di adeguarli ove necessario, al fine di promuovere una distribuzione più equilibrata delle attività produttive, della ricchezza, delle opportunità, del reddito e dei servizi;

G.  considerando che la CEDAW richiede che le famiglie siano fondate sull'uguaglianza, la giustizia e la realizzazione personale di ciascun membro e tratta le donne al pari degli uomini – anche nell'ambito della legislazione fiscale – in quanto individui e cittadini autonomi, piuttosto che persone dipendenti dagli uomini;

H.  considerando che gli Stati membri, quali firmatari del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, si sono impegnati a rispettare l'obbligo di mobilitare le massime risorse disponibili in modo da disporre di fondi per realizzare progressivamente i diritti economici, sociali e culturali;

I.  considerando che le norme sull'imposta sul reddito delle persone fisiche, che implicitamente sfavoriscono le donne in termini di accesso all'occupazione e di condizioni lavorative e pensionistiche offerte da un datore di lavoro, possono violare l'articolo 14 della direttiva 2006/54/CE(8) del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(9);

J.  considerando che il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo "Strategic Engagement for Gender Equality (2016-2019)" (Impegno strategico per l'uguaglianza di genere per il periodo 2016-2019) identifica ambiti chiave per promuovere la parità tra donne e uomini, incluse le politiche fiscali, ma manca di disposizioni vincolanti o di un invito a impegnarsi per l'integrazione delle tematiche di genere a livello degli Stati membri;

K.  considerando che le politiche fiscali possono configurare discriminazioni di genere esplicite o implicite; che si ha discriminazione esplicita quando una disposizione fiscale si applica direttamente agli uomini o alle donne in modo diverso, mentre nel caso di una discriminazione implicita la disposizione si applica nominalmente a tutti in modo paritario, ma in realtà vi è discriminazione in quanto la norma interagisce con modelli di comportamento o di reddito che hanno un impatto diverso in base al genere; che la maggior parte degli Stati membri ha abolito le norme fiscali che operano una differenziazione esplicita tra uomini e donne, ma che le discriminazioni fiscali implicite sono ancora prevalenti in tutta l'Unione, in quanto le norme fiscali interagiscono con le realtà socioeconomiche;

L.  considerando che le scelte politiche in materia di innalzamento e di ridistribuzione dei redditi possono avere ripercussioni sproporzionate sulle entrate e sulla sicurezza economica delle donne e ridurre il loro accesso a servizi pubblici di qualità, minando la loro capacità di far valere i propri diritti economici e sociali e di progredire verso la parità di genere;

M.  considerando che l'assenza di una prospettiva di genere nelle politiche fiscali dell'Unione e nazionali esacerba gli attuali divari di genere (occupazione, reddito, lavoro non retribuito, pensioni, povertà, ricchezza ecc.), crea disincentivi per le donne a entrare e a rimanere nel mercato del lavoro e riproduce i tradizionali ruoli e stereotipi di genere;

N.  considerando che la progettazione delle politiche fiscali è uno degli aspetti essenziali della strategia Europa 2020; che la principale priorità del semestre europeo rimane quella di garantire la conformità al patto di stabilità e di crescita e che gli aspetti legati al genere tendono a essere trascurati nelle priorità e nelle raccomandazioni, in particolare quelle relative alla fiscalità;

O.  considerando che i cambiamenti regressivi nella tassazione del lavoro, delle società, dei consumi e della ricchezza che hanno interessato gli Stati membri negli ultimi decenni hanno comportato un indebolimento del potere redistributivo dei sistemi fiscali e contribuito alla tendenza delle crescenti disparità di reddito; che tale cambiamento strutturale nella tassazione ha portato a uno spostamento dell'onere fiscale sui gruppi a basso reddito, e quindi soprattutto sulle donne, a causa dell'iniqua distribuzione del reddito tra donne e uomini, della scarsa presenza femminile tra i percettori dei redditi più alti, degli indici di consumo al di sopra della media per le donne per quanto riguarda i beni e i servizi di base e della quota relativamente elevata di redditi da lavoro, nonché della ridotta percentuale di redditi da capitale, nel reddito complessivo delle donne(10);

P.  considerando che le donne, in particolare, possono subire disparità economiche dovute a una distribuzione iniqua del reddito tra donne e uomini, alla scarsa presenza femminile tra i percettori dei redditi più alti e alla quota relativamente elevata di redditi da lavoro, nonché alla ridotta percentuale di redditi da capitale, nel reddito complessivo delle donne(11);

Q.  considerando che, mediamente, le aliquote d'imposta sulle società si sono ridotte drasticamente a partire dagli anni Ottanta, passando da oltre il 40 % al 21,9 % nel 2018, mentre invece le aliquote relative ai consumi (costituite in gran parte dall'IVA) sono aumentate dal 2009, attestandosi al 20,6 % nel 2016(12);

R.  considerando che le attuali politiche macroeconomiche dovrebbero rispecchiare meglio l'importanza del lavoro domestico e di assistenza non retribuito e che, in base ai dati, l'80 % dei servizi di assistenza nell'Unione è fornito da prestatori di assistenza informali non retribuiti, il 75 % dei quali sono donne; che talune politiche fiscali, il finanziamento insufficiente dei servizi pubblici e l'accesso ai servizi sociali hanno un impatto sproporzionato sulle categorie a basso reddito, e in particolare sulle donne, le quali spesso colmano i divari esistenti per quanto riguarda l'assistenza, l'istruzione e altre forme di sostegno alle famiglie, generalmente senza essere remunerate, il che perpetua le eccessive responsabilità di assistenza delle donne; che, in tutti i paesi dell'Unione, sono le donne più povere e più vulnerabili ad accollarsi il doppio onere del lavoro di assistenza informale e del lavoro precario sottopagato(13);

S.  considerando che quasi tutti gli Stati membri hanno reso duplice il sistema di imposizione basato sul reddito applicando un'aliquota fiscale marginale più alta sul reddito del percettore di reddito secondario e introducendo aliquote fiscali uniformi per la maggior parte dei redditi da capitale; che un onere fiscale eccessivamente elevato per i percettori di reddito secondario nella maggior parte degli Stati membri, derivante da un'imposizione fiscale progressiva sui redditi da lavoro, costituisce uno dei principali disincentivi alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro(14), oltre ad altre disposizioni fiscali e previdenziali congiunte, nonché ai costi e all'assenza di servizi universali per l'infanzia;

T.  considerando che i livelli della "trappola dell'inattività" (attualmente al 40 %) e della spirale del basso salario, che si ripercuotono in modo sproporzionato sulle donne e le scoraggiano dalla piena partecipazione all'occupazione, sono determinati in misura significativa dalle disposizioni in materia di imposte dirette, oltre che dal venir meno delle prestazioni sociali;

U.  considerando che in alcuni Stati membri le famiglie possono tuttora beneficiare di sgravi fiscali per il coniuge a carico, indennità per le coppie sposate e/o crediti d'imposta per le coppie con un unico percettore di reddito, il che perpetua le asimmetrie rispetto alle famiglie monoparentali, costituite soprattutto da donne, e non riconosce la diversità delle situazioni familiari esistenti nell'Unione; che tali vantaggi fiscali solitamente disincentivano le donne coniugate dall'accedere al mercato del lavoro e portano direttamente o indirettamente le donne a riassegnare il proprio tempo dal lavoro retribuito al lavoro non retribuito;

V.  considerando che l'impatto della tassazione sui divari di genere in termini di ricchezza aziendale, ricchezza personale e patrimonio costituisce un ambito della ricerca non abbastanza sviluppato e che vi è urgente bisogno di garantire che siano resi disponibili dati disaggregati per genere in questi settori;

1.  invita la Commissione a sostenere l'uguaglianza di genere in tutte le politiche fiscali e a emanare linee guida e raccomandazioni specifiche destinate agli Stati membri al fine di eliminare le discriminazioni di genere in ambito fiscale e garantire che non si introducano nuove imposte, nuove leggi di spesa, nuovi programmi o nuove pratiche che aggravino il divario di genere relativo al reddito di mercato o al reddito al netto delle imposte;

2.  sottolinea che, conformemente al principio di sussidiarietà quale definito all'articolo 5, paragrafo 3, TUE, gli Stati membri sono liberi di adottare le proprie regole riguardo alle politiche fiscali, purché esse rispettino le norme dell'Unione; sottolinea, inoltre, che le decisioni dell'Unione in materia fiscale richiedono un accordo unanime da parte di tutti gli Stati membri;

3.  invita la Commissione a promuovere la ratifica, da parte dell'Unione, della CEDAW, come ha fatto per la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e per la Convenzione di Istanbul;

4.  incoraggia la Commissione a rafforzare lo status dell'impegno strategico per l'uguaglianza di genere adottandolo come comunicazione(15) e a includere obiettivi chiari e azioni chiave per migliorare la parità tra donne e uomini tramite un'analisi settoriale, comprensiva degli aspetti fiscali, di tutte le azioni dell'Unione; invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che la legislazione dell'Unione sulla discriminazione di genere diretta e indiretta sia attuata correttamente e che i suoi progressi siano monitorati sistematicamente, al fine di garantire che uomini e donne siano attori paritari;

Imposizione diretta

Imposta sul reddito delle persone fisiche

5.  rileva che le politiche fiscali hanno un impatto variabile su diversi tipi di nuclei familiari (ad esempio nuclei familiari con due percettori di reddito, nuclei familiari con un singolo percettore di reddito, donna o uomo, ecc.); sottolinea le conseguenze negative della mancata incentivazione dell'occupazione femminile e dell'indipendenza economica delle donne e richiama l'attenzione sull'ampio divario pensionistico di genere derivante dalla tassazione congiunta; sottolinea che i sistemi di tassazione non dovrebbero più essere basati sul presupposto che le famiglie mettano in comune e condividano equamente i loro fondi, e che per raggiungere l'equità fiscale per le donne occorre adottare un sistema impositivo individuale; reputa essenziale che uomini e donne diventino percettori di reddito e prestatori di assistenza su un piano paritario; esorta tutti gli Stati membri a introdurre gradualmente la tassazione individuale, garantendo al tempo stesso il pieno mantenimento di tutti i benefici finanziari e di altro tipo legati alla genitorialità negli attuali sistemi di tassazione congiunta; riconosce che potrebbero essere necessari, in alcuni Stati membri, periodi di transizione verso un simile sistema di tassazione individuale; sollecita, durante tali periodi di transizione, l'eliminazione di tutte le spese fiscali basate sul reddito congiunto e constata la necessità di garantire che tutte le agevolazioni fiscali, le prestazioni in denaro e i servizi pubblici in natura siano riconosciuti alle persone su base individuale, in modo da garantire la loro autonomia finanziaria e sociale;

6.  prende atto della comunicazione della Commissione del 20 novembre 2017 intitolata "Piano d'azione dell'UE per il 2017-2019 – Affrontare il problema del divario retributivo di genere" (COM(2017)0678), che riconosce otto settori di intervento e invita gli Stati membri a intensificare i propri sforzi per affrontare in modo efficace il divario retributivo di genere, al fine di migliorare la situazione economica delle donne e tutelare la loro indipendenza economica;

7.  rileva che nel 2014 le aliquote medie nette delle imposte personali per i percettori di reddito secondario con due figli erano in media del 31 % per gli Stati membri dell'UE facenti parte dell'OCSE e del 28 % per tutti i paesi OCSE; invita la Commissione a monitorare continuamente e a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra donne e uomini per un lavoro identico o di pari valore negli Stati membri, al fine di garantire che le disuguaglianze siano eliminate sia dal mercato del lavoro che dalla tassazione; invita la Commissione e gli Stati membri a far fronte alla segregazione orizzontale e verticale sul mercato del lavoro eliminando le disparità di genere e la discriminazione nell'ambito dell'occupazione, in particolare tramite l'istruzione e la sensibilizzazione e incoraggiando donne e ragazze a intraprendere studi, lavori e carriere in settori innovativi in crescita, tra i quali gli ambiti TIC e STEM;

8.  invita gli Stati membri a garantire che gli incentivi fiscali connessi all'occupazione e al lavoro autonomo non operino discriminazioni in base al genere e a prendere in considerazione incentivi fiscali e altre agevolazioni e servizi fiscali per i percettori di reddito secondario e per le famiglie monoparentali; invita gli Stati membri inoltre a prendere in esame diverse strade per far fronte alla questione della sottorappresentanza femminile sul mercato del lavoro e a trattare i potenziali disincentivi economici per i percettori di reddito secondario che accedono al mercato del lavoro; osserva che le discriminazioni di genere possono verificarsi anche nelle detrazioni e nelle esenzioni fiscali legate al lavoro, come il trattamento fiscale favorevole per gli orari di lavoro supplementari, a vantaggio soprattutto delle professioni attualmente occupate da uomini;

9.  invita gli Stati membri a non ridurre la natura progressiva dei rispettivi sistemi d'imposta sul reddito delle persone fisiche, ad esempio nel tentativo di semplificare la tassazione del reddito delle persone fisiche;

10.  chiede che l'imposta sul reddito delle persone fisiche (struttura delle aliquote, esenzioni, deduzioni, prestazioni, crediti ecc.) sia progettata in modo tale da promuovere attivamente una distribuzione paritaria del lavoro retribuito e non retribuito, del reddito e dei diritti pensionistici tra donne e uomini, e da eliminare gli incentivi che perpetuano ruoli di genere iniqui;

11.  ritiene che, a causa delle disuguaglianze sul mercato del lavoro, determinate politiche fiscali possano ripercuotersi in modo sproporzionato sulle donne; ritiene che il modo adeguato per affrontare tale problema consista nel riformare gli strumenti del mercato del lavoro in modo da affrontare la problematica dell'indipendenza economica delle donne; invita gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione a promuovere studi sugli effetti del divario di genere sulle pensioni e sull'indipendenza economica delle donne, tenendo conto di questioni quali l'invecchiamento della popolazione, le differenze di genere concernenti le condizioni di salute e l'aspettativa di vita, il cambiamento delle strutture familiari e l'aumento del numero di famiglie unipersonali, nonché le diverse situazioni personali delle donne;

Tassazione delle persone giuridiche

12.  chiede che gli Stati membri identificati nel semestre europeo per le loro disposizioni in materia di pianificazione fiscale aggressiva modifichino le rispettive legislazioni e abroghino tali disposizioni quanto prima(16); esprime preoccupazione per il rischio che, pur adoperandosi per il coordinamento delle rispettive basi imponibili per le imprese, gli Stati membri possano addivenire a nuove disposizioni per facilitare una pianificazione fiscale aggressiva da parte delle società, lasciando agli Stati membri l'onere di trovare nuove fonti di tassazione (comprese le imposte sui consumi) che hanno un effetto sproporzionato sulle donne;

13.  invita gli Stati membri a razionalizzare gli incentivi o le agevolazioni fiscali che concedono alle società, così da assicurare che tali incentivi e agevolazioni avvantaggino soprattutto le piccole imprese e favoriscano una reale innovazione, nonché a valutare ex ante e a posteriori l'impatto potenziale di tali incentivi sull'uguaglianza di genere;

Tassazione del capitale e del patrimonio

14.  constata che la tassazione delle società e del patrimonio svolge un ruolo cruciale nella riduzione delle disuguaglianze grazie alla ridistribuzione in seno al sistema fiscale e al gettito risultante, che serve a finanziare le prestazioni e i trasferimenti sociali;

15.  rileva che l'indisponibilità, i costi proibitivi e la mancanza di infrastrutture sufficienti che offrano servizi di assistenza all'infanzia di qualità rimangono un ostacolo significativo, in primo luogo, alla pari partecipazione delle donne a tutti gli aspetti della società, compresa l'occupazione; invita gli Stati membri a potenziare le politiche fiscali per migliorare la disponibilità e l'accessibilità di servizi di assistenza all'infanzia di alta qualità e a prezzi accessibili, attraverso incentivi fiscali, al fine di ridurre gli ostacoli che impediscono alle donne di accedere al lavoro retribuito e contribuire a una più equa distribuzione del lavoro retribuito e non retribuito all'interno dei nuclei familiari, riducendo così al minimo i divari retributivi e pensionistici di genere; sottolinea che tali politiche dovrebbero consentire l'integrazione delle donne nel mercato del lavoro e concentrarsi in particolare sulle famiglie a basso reddito, sulle famiglie monoparentali e su altri gruppi svantaggiati;

16.  invita gli Stati membri ad attuare pienamente la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, la quale, tra l'altro, affronta e vieta le discriminazioni basate sul sesso nella fornitura di beni e servizi finanziari nel campo dell'assicurazione e altri settori connessi; chiede che siano raccolti dati al fine di ottenere informazioni precise sulle eventuali lacune nel processo di attuazione; sottolinea che la proprietà immobiliare è soggetta al principio di sussidiarietà e che non esiste alcuna legge in materia di proprietà immobiliare nell'Unione che discrimini le donne o gli uomini, in quanto il diritto di proprietà ricade sul proprietario;

17.  deplora che, complessivamente, il contributo delle imposte sulla ricchezza al totale delle entrate fiscali sia rimasto piuttosto limitato, raggiungendo il 5,8 % del gettito complessivo nell'UE-15 e il 4,3 % nell'UE-28(17);

18.  deplora che la quota delle tasse sul capitale evidenzi una tendenza al ribasso dal 2002 in conseguenza, tra l'altro, di una tendenza generale osservabile in molti Stati membri a non applicare più l'imposta regolare sul reddito delle persone fisiche ai redditi da capitale, ma piuttosto a tassarli con aliquote fisse relativamente moderate(18);

Tassazione indiretta

19.  constata che, dal 2009 al 2016, la quota delle tasse sui consumi nell'Unione è aumentata; rileva altresì che, generalmente, l'IVA rappresenta tra i due terzi e i tre quarti delle imposte sui consumi negli Stati membri e che l'IVA corrisponde attualmente in media a circa un quinto delle entrate fiscali complessive nell'UE(19);

20.  rileva che la discriminazione di genere si verifica ove la normativa fiscale si interseca con le relazioni di genere, le norme e il comportamento economico; constata che l'IVA è responsabile di una discriminazione di genere in ragione dei diversi modelli di consumo delle donne, diversi da quelli degli uomini, poiché esse acquistano più beni e servizi allo scopo di promuovere la salute, l'istruzione e la nutrizione(20); teme che ciò, unitamente al più basso reddito femminile, porti le donne a dover sopportare un onere dell'IVA maggiore; invita gli Stati membri a prevedere esenzioni IVA, aliquote ridotte e aliquote zero per i prodotti e i servizi che hanno effetti positivi sulla società, sulla salute e sull'ambiente, in conformità all'attuale revisione della direttiva sull'IVA dell'Unione europea;

21.  ritiene che la povertà legata al ciclo mestruale sia un problema costante nell'UE, in relazione al quale Plan International UK stima che una ragazza su dieci non possa permettersi prodotti sanitari; lamenta che i prodotti per l'igiene femminile e i prodotti e i servizi per la cura dei bambini, degli anziani e delle persone con disabilità non siano ancora considerati beni essenziali in tutti gli Stati membri; invita tutti gli Stati membri a eliminare la cosiddetta tassa sui prodotti per l'igiene femminile ("tampon tax"), avvalendosi della flessibilità introdotta dalla direttiva sull'IVA e applicando esenzioni o aliquote IVA allo 0 % a questi beni essenziali; riconosce che una riduzione dei prezzi dovuta all'esenzione IVA su questi prodotti costituirebbe un beneficio incommensurabile per le giovani donne; sostiene le azioni intraprese per sostenere un'ampia disponibilità di prodotti sanitari e incoraggia gli Stati membri a fornire gratuitamente prodotti per l'igiene femminile in determinati luoghi (pubblici), quali scuole, università e rifugi per i senzatetto, nonché per le donne provenienti da ambienti a basso reddito, al fine di eliminare completamente la povertà legata al ciclo mestruale in tutti i bagni pubblici dell'UE;

Impatto dell'evasione fiscale e dell'elusione fiscale sull'uguaglianza di genere

22.  constata che l'evasione e l'elusione fiscali sono tra i fattori che contribuiscono maggiormente alle disuguaglianze di genere nell'Unione e a livello mondiale, poiché limitano le risorse che i governi hanno a disposizione per rafforzare l'uguaglianza a livello nazionale e internazionale(21);

23.  ricorda la sua raccomandazione del 13 dicembre 2017 a seguito dell'inchiesta in relazione al riciclaggio di denaro, all'elusione fiscale e all'evasione fiscale(22), e le raccomandazioni delle precedenti commissioni speciali (TAX e TAX2) elaborate per contrastare l'evasione e l'elusione fiscali nell'UE; invita gli Stati membri ad adottare quanto prima una comunicazione pubblica paese per paese, una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società nell'Unione europea e una direttiva rivista sugli interessi e i canoni;

24.  invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere riforme fiscali basate sulla parità tra donne e uomini in tutte le sedi internazionali, comprese l'OCSE e l'ONU, e a sostenere la creazione di un organismo fiscale intergovernativo dell'ONU con adesione universale, uguali diritti di voto e partecipazione paritaria di donne e uomini; sottolinea che tale organismo dovrebbe disporre dei mezzi adeguati per sviluppare competenze specifiche in materia di fiscalità di genere;

25.  constata che i trattati volti a evitare la doppia imposizione fiscale tra gli Stati membri e i paesi in via di sviluppo, generalmente, non promuovono la tassazione alla fonte e pertanto avvantaggiano le multinazionali a spese della mobilitazione delle risorse nazionali da parte dei paesi in via di sviluppo; constata che l'assenza di mobilitazione di risorse nazionali impedisce il pieno finanziamento di servizi pubblici quali la sanità o l'istruzione in questi paesi, il che ha un impatto sproporzionato su donne e ragazze; esorta gli Stati membri a incaricare la Commissione di rivedere i trattati in materia di doppia imposizione attualmente in vigore, onde esaminare e risolvere tali criticità, e garantire che i futuri trattati in materia includano disposizioni sull'uguaglianza di genere oltre alle generali disposizioni di lotta agli abusi;

26.  invita la commissione speciale TAX3 a includere una prospettiva di genere nella formulazione delle sue raccomandazioni;

Integrazione delle tematiche di genere nelle politiche fiscali

27.  invita la Commissione e gli Stati membri a effettuare valutazioni dell'impatto di genere delle politiche fiscali in una prospettiva di parità di genere, concentrandosi sull'effetto moltiplicatore e sui pregiudizi impliciti per garantire che nelle politiche fiscali dell'UE non sia presente nessuna discriminazione né diretta né indiretta;

28.  invita gli Stati membri a condividere le migliori pratiche sulla progettazione dei propri mercati del lavoro e regimi fiscali al fine di contribuire a ridurre i divari di genere relativi a retribuzione e pensioni, il che potrebbe promuovere una maggiore equità e uguaglianza tra uomini e donne nel trattamento fiscale;

29.  rammenta alla Commissione che, da quando il trattato di Lisbona ha integrato la Carta dei diritti fondamentali nel diritto primario, essa ha l'obbligo giuridicamente vincolante di promuovere la parità di genere nelle sue politiche e nelle sue azioni;

30.  riconosce che molti gruppi di sostegno e della società civile si sentono messi ai margini nelle discussioni sulle politiche fiscali a causa di una mancanza di competenze specialistiche e che in molti Stati membri i gruppi industriali e finanziari sono quindi sovrarappresentati nei processi consultivi relativi al bilancio; invita gli Stati membri ad affrontare tale questione offrendo attività formative sui processi di bilancio oltre a opportunità per un'autentica consultazione della società civile;

31.  invita la Commissione a rispettare il proprio obbligo giuridico di promuovere la parità di genere, anche nell'ambito delle sue valutazioni relative alla progettazione delle politiche fiscali fondamentali; sottolinea che le revisioni dei sistemi fiscali degli Stati membri nel quadro del semestre europeo, nonché le raccomandazioni specifiche per paese, richiedono un'analisi approfondita a questo riguardo;

32.  invita la Commissione ad avvalersi delle priorità della strategia Europa 2020 per far fronte alle debolezze strutturali dell'economia europea, affrontare il divario di genere relativo a retribuzione e pensioni, migliorare la competitività e la produttività dell'UE e sostenere un'economia sociale di mercato che porti vantaggi a tutti gli uomini e le donne;

33.  ricorda la sua posizione sulla proposta di direttiva sulla comunicazione pubblica paese per paese(23), che propone misure ambiziose per migliorare la trasparenza fiscale e il controllo pubblico delle imprese multinazionali, in quanto ciò consentirebbe al grande pubblico di avere accesso alle informazioni sugli utili realizzati, sulle sovvenzioni ricevute e sulle imposte pagate nelle giurisdizioni in cui operano; raccomanda di porre un'ampia analisi di genere al centro di tutti i livelli esistenti e futuri della ricerca e delle politiche in materia di giustizia fiscale, al fine di conseguire maggiori trasparenza e responsabilità fiscali; esorta il Consiglio a giungere a un accordo comune sulla proposta di avviare negoziati con le altre istituzioni, al fine di adottare una comunicazione pubblica paese per paese, che rappresenta una delle misure chiave per assicurare una maggiore trasparenza sull'informazione fiscale delle imprese per tutti i cittadini; ricorda la necessità che gli Stati membri effettuino regolarmente analisi dell'impatto concreto di tali misure, comprese analisi dei pregiudizi di genere nelle politiche fiscali, della loro capacità di aumentare le entrate interne per finanziare i diritti delle donne, su altri Stati membri e sui paesi in via di sviluppo, pur riconoscendo che sono stati effettuati lavori al riguardo nel quadro della Piattaforma per la buona governance fiscale;

34.  rileva che l'uguaglianza di genere non è solamente un diritto umano fondamentale, ma che il suo conseguimento contribuirebbe a una crescita più inclusiva e sostenibile; sottolinea che l'analisi di bilancio fondata sul genere permetterebbe informazioni migliori sull'impatto distributivo degli investimenti pubblici su uomini e donne; invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare il bilancio di genere in modo tale da identificare esplicitamente la quota di fondi pubblici destinati alle donne e garantire che tutte le politiche per la mobilitazione delle risorse e l'assegnazione della spesa promuovano l'uguaglianza di genere;

35.  invita la Commissione a promuovere le migliori pratiche in materia di politiche fiscali che tengano conto dell'impatto di genere e promuovano la parità di genere, in particolare in termini di tassazione del reddito familiare e di IVA; invita la Commissione a includere un'analisi di genere nella sua relazione annuale intitolata "Taxation Trends in the European Union" (Tendenze in materia fiscale nell'Unione europea);

36.  ricorda che, nonostante la dichiarazione congiunta sull'integrazione della dimensione di genere allegata al regolamento sul QFP 2014-2020, non sono stati conseguiti progressi rilevanti in tale ambito e che la Commissione non ha tenuto conto della sua attuazione in sede di riesame intermedio del QFP; chiede che le procedure di bilancio annuali valutino e integrino l'impatto globale delle politiche dell'Unione sulla parità di genere (bilancio di genere); si attende un rinnovato impegno da parte del Parlamento, del Consiglio e della Commissione per l'integrazione della dimensione di genere nel prossimo QFP e un suo efficace monitoraggio, anche durante la revisione intermedia del QFP, tenendo debitamente conto del principio della parità tra donne e uomini sancito dall'articolo 8 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

37.  invita gli Stati membri a rispettare il loro obbligo giuridico, previsto dalla Carta dei diritti fondamentali, di promuovere la parità di genere nell'attuazione delle norme dell'UE e nell'esecuzione delle politiche nazionali disciplinate dal diritto dell'UE;

38.  sottolinea la necessità di realizzare ulteriori ricerche e garantire una migliore raccolta di dati disaggregati in base al genere riguardo agli effetti distributivi e allocativi del sistema di tassazione differenziati in base al genere; invita, in particolare, gli Stati membri a raccogliere dati fiscali su base individuale e non solamente sulla base del nucleo familiare, nonché a colmare i divari nei dati di genere concernenti i modelli di consumo e l'impiego di aliquote ridotte, la distribuzione dei redditi da impresa e i relativi pagamenti di imposta e la distribuzione della ricchezza netta, del reddito da capitale e dei relativi pagamenti di imposta;

39.  si rammarica del fatto che la maggioranza degli Stati membri non raccolga o valuti dati individualizzati relativi all'imposta sul reddito e che molti Stati membri raccolgano tuttora dati a livello di nuclei familiari esclusivamente tramite dichiarazioni fiscali congiunte;

40.  incoraggia gli Stati membri a definire una struttura di incentivi in materia fiscale e a livello di prestazioni sociali nelle diverse misure politiche che incoraggi le donne migranti a intraprendere (o riprendere) una formazione o ad assumere un impiego;

o
o   o

41.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) CEDAW/C/CHE/CO/4-5, paragrafi 40-43 (Svizzera 2016); CEDAW/C/LUX/CO/6-7, paragrafi 10, 15 e 16 (Lussemburgo 2018).
(2) GU C 353 E del 3.12.2013, pag. 38.
(3) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 2.
(4) GU C 66 del 21.2.2018, pag. 30.
(5) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 93.
(6) GU C 263 del 25.7.2018, pag. 49.
(7) GU C 369 dell'11.10.2018, pag. 132.
(8) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(9) Dipartimento tematico C del Parlamento europeo, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(10) Dipartimento tematico C del Parlamento europeo, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(11) Dipartimento tematico C del Parlamento europeo, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(12) DG Fiscalità e unione doganale della Commissione europea, Taxation Trends in the European Union - Data for the EU Member States, Iceland and Norway - 2018 Edition (Tendenze in materia fiscale nell'Unione europea – Dati relativi agli Stati membri dell'UE, all'Islanda e alla Norvegia, edizione 2018),
(13) Institute of Development Studies, Redistributing Unpaid Care Work – Why Tax Matters for Women's Rights (Ridistribuire il lavoro di cura non retribuito – Perché la fiscalità è importante per i diritti delle donne), nota informativa, numero 109, gennaio 2016.
(14) Dipartimento tematico C del Parlamento europeo, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(15) Come richiesto nelle conclusioni del Consiglio sull'uguaglianza di genere del 16 giugno 2016,
(16) Commissione europea, Semestre europeo: relazioni annuali per paese, 7 marzo 2018.
(17) Parlamento europeo, dipartimento tematico C, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(18) Parlamento europeo, dipartimento tematico C, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(19) Parlamento europeo, dipartimento tematico C, Gender equality and taxation in the European Union (Parità di genere e fiscalità nell'Unione europea), 2017.
(20) La Fiscalidad en España desde una perspectiva de género (La fiscalità in Spagna da una prospettiva di genere), 2016, Institut per a l'estudi i la transformació de la vida quotidiana / Ekona Consultoría.
(21) Studio finale delle Nazioni Unite sui flussi finanziari illeciti, i diritti umani e l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (Final study on illicit financial flows, human rights and the 2030 Agenda for Sustainable Development), elaborato dal gruppo di esperti indipendenti sugli effetti del debito estero e di altri obblighi finanziari internazionali analoghi degli Stati sul pieno godimento di tutti i diritti umani, in particolare dei diritti economici, sociali e culturali, 2016.
(22) GU C 369 dell'11.10.2018, pag. 132.
(23) Testi approvati, P8_TA(2017)0284.

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