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Procedura : 2019/2111(INI)
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Ciclo del documento : A9-0016/2019

Testi presentati :

A9-0016/2019

Discussioni :

PV 10/10/2019 - 3
CRE 10/10/2019 - 3

Votazioni :

PV 10/10/2019 - 8.12
CRE 10/10/2019 - 8.12
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Testi approvati :

P9_TA(2019)0033

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Giovedì 10 ottobre 2019 - Bruxelles
Politiche occupazionali e sociali nella zona euro
P9_TA(2019)0033A9-0016/2019

Risoluzione del Parlamento europeo del 10 ottobre 2019 sull'occupazione e le politiche sociali della zona euro (2019/2111(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti gli articoli 3 e 5 del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 9, 145, 148, 149, 151, 152, 153, 154, 155, 156, 158, 165, 166, 174 e 349 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  visto l'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016 tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell'Unione europea e la Commissione europea(1),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in particolare il titolo IV (Solidarietà),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, segnatamente gli obiettivi 1, 3, 4, 5, 8, 10 e 13,

–  visto il Pacchetto investimenti sociali della Commissione del 2013,

–  vista la relazione dei cinque presidenti del 22 giugno 2015(2) intitolata "Completare l'Unione economica e monetaria dell'Europa",

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 14 maggio 2018 sulla politica economica della zona euro(3),

–  vista la comunicazione della Commissione del 12 giugno 2019 intitolata "Approfondimento dell'Unione economica e monetaria dell'Europa: un bilancio a quattro anni dalla relazione dei cinque presidenti – Contributo della Commissione europea al vertice euro del 21 giugno 2019" (COM(2019)0279),

–  vista la comunicazione della Commissione del 5 giugno 2019 dal titolo "Semestre europeo 2019: raccomandazioni specifiche per paese" (COM(2019)0500),

–  viste la proposta di decisione del Consiglio, presentata dalla Commissione il 27 febbraio 2019, relativa agli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2019)0151) e la posizione del Parlamento del 4 aprile 2019 al riguardo(4),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 novembre 2018 dal titolo "Analisi annuale della crescita 2019: per un'Europa più forte di fronte all'incertezza globale" (COM(2018)0770),

–  vista la relazione comune sull'occupazione della Commissione e del Consiglio adottata il 15 marzo 2019,

–  vista la raccomandazione della Commissione del 21 novembre 2018 relativa a una raccomandazione del Consiglio sulla politica economica della zona euro (COM(2018)0759),

–  vista la relazione della Commissione del 21 novembre 2018 dal titolo "Relazione 2019 sul meccanismo di allerta" (COM(2018)0758),

–  vista la raccomandazione della Commissione, del 3 ottobre 2008, relativa all'inclusione attiva delle persone escluse dal mercato del lavoro(5),

–  vista la comunicazione della Commissione del 21 novembre 2018 dal titolo "Documenti programmatici di bilancio 2019: valutazione globale" (COM(2018)0807),

–  viste la proposta di decisione del Consiglio, presentata dalla Commissione il 22 novembre 2017, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell'occupazione (COM(2017)0677) e la posizione del Parlamento del 19 aprile 2018 al riguardo(6),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 aprile 2017 dal titolo "Istituzione di un pilastro europeo dei diritti sociali" (COM(2017)0250),

–  vista la comunicazione della Commissione del 26 aprile 2017 dal titolo "Un'iniziativa per sostenere l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare di genitori e prestatori di assistenza che lavorano" (COM(2017)0252),

–  vista la proposta di raccomandazione del Consiglio, del 13 marzo 2018, sull'accesso alla protezione sociale per i lavoratori subordinati e autonomi (COM(2018)0132),

–  viste la comunicazione della Commissione del 5 aprile 2011 dal titolo "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2011)0173) e le successive relazioni di attuazione e di valutazione,

–  vista la direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio(7),

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione, del 26 aprile 2017, dal titolo "Taking stock of the 2013 Recommendation on 'Investing in children: breaking the cycle of disadvantage'" (Bilancio della raccomandazione della Commissione del 2013 dal titolo "Investire nell'infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale") (SWD(2017)0258),

–  visti l'impegno strategico della Commissione per la parità di genere (2016-2019) nonché il Patto europeo per la parità di genere (2011-2020) e le conclusioni del Consiglio del 7 marzo 2011 su tale patto(8),

–  visti gli obiettivi di assistenza all'infanzia di Barcellona del 2002, segnatamente garantire l'assistenza all'infanzia entro il 2010 almeno al 90 % dei bambini tra i 3 anni e l'età d'inizio della scuola dell'obbligo e almeno al 33 % dei bambini di età inferiore a 3 anni,

–  vista la comunicazione della Commissione del 4 ottobre 2016 dal titolo "La garanzia per i giovani e l'iniziativa a favore dell'occupazione giovanile a tre anni di distanza" (COM(2016)0646),

–  vista la proposta di regolamento del Consiglio, presentata dalla Commissione il 14 settembre 2016, recante modifica del regolamento (UE, Euratom) n. 1311/2013 che stabilisce il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2014-2020 (COM(2016)0604),

–  vista la comunicazione della Commissione del 14 settembre 2016 dal titolo "Potenziare gli investimenti per la crescita e l'occupazione: verso la seconda fase del Fondo europeo per gli investimenti strategici e verso il piano europeo per gli investimenti esterni" (COM(2016)0581),

–  vista la comunicazione della Commissione del 10 giugno 2016 dal titolo "Una nuova agenda per le competenze per l'Europa – Lavorare insieme per promuovere il capitale umano, l'occupabilità e la competitività" (COM(2016)0381),

–  vista la comunicazione della Commissione del 2 giugno 2016 dal titolo "Un'agenda europea per l'economia collaborativa" (COM(2016)0356),

–  visto il pacchetto sull'economia circolare (direttive (UE) 2018/849(9), (UE) 2018/850(10), (UE) 2018/851(11) e (UE) 2018/852(12)),

–  vista la comunicazione della Commissione del 1° giugno 2016 dal titolo "L'Europa ricomincia a investire – Bilancio del piano di investimenti per l'Europa e prossimi passi" (COM(2016)0359),

–  vista la comunicazione della Commissione dell'8 marzo 2016 sull'avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali (COM(2016)0127) e i relativi allegati,

–  visto il Libro bianco della Commissione del 16 febbraio 2012 dal titolo "Un'agenda dedicata a pensioni adeguate, sicure e sostenibili" (COM(2012)0055),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 7 dicembre 2015 sulla promozione dell'economia sociale quale fattore chiave dello sviluppo economico e sociale in Europa,

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2019 sul semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche: aspetti occupazionali e sociali nell'analisi annuale della crescita 2019(13),

–  vista la sua risoluzione dell'11 dicembre 2018 sull'istruzione nell'era digitale: sfide, opportunità e insegnamenti da trarre per la definizione delle politiche dell'Unione europea(14),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2018 sull'occupazione e le politiche sociali della zona euro(15),

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2018 sui percorsi di reinserimento dei lavoratori in impieghi di qualità dopo un infortunio o una malattia(16),

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2017 sulla lotta contro le disuguaglianze come leva per stimolare crescita e occupazione(17),

–  vista la sua risoluzione del 24 ottobre 2017 sulle politiche volte a garantire il reddito minimo come strumento per combattere la povertà(18),

–  vista la sua risoluzione del 14 settembre 2017 su una nuova agenda per le competenze per l'Europa(19),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(20),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere(21),

–  vista la sua posizione del 2 febbraio 2016 sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione di una piattaforma europea per il rafforzamento della cooperazione volta a prevenire e scoraggiare il lavoro sommerso(22),

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2015 sul quadro strategico dell'Unione europea in materia di salute e di sicurezza sul luogo di lavoro 2014-2020(23),

–  viste l'iniziativa dell'OCSE e della Commissione europea sullo stato di salute nell'UE(24) e la relativa relazione "Health at a Glance: Europe 2018"(25) (Uno sguardo alla sanità: Europa 2018),

–  vista la relazione 2018 della Commissione sull'adeguatezza delle pensioni: adeguatezza del reddito attuale e futuro nella terza età nell'UE, pubblicata il 26 aprile 2018,

–  vista la relazione 2018 della Commissione sull'invecchiamento demografico: proiezioni economiche e di bilancio per gli Stati membri dell'UE (2016-2070), pubblicata il 28 maggio 2018,

–  visti la Carta sociale europea rivista e il processo di Torino, avviato nel 2014 allo scopo di rafforzare il sistema del trattato della Carta sociale europea in seno al Consiglio d'Europa e nel quadro della sua relazione con il diritto dell'Unione europea(26),

–  vista la sua risoluzione dell'8 marzo 2011 sulla riduzione delle disuguaglianze sanitarie nell'UE(27),

–  viste le osservazioni conclusive del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del settembre 2015 in riferimento alla relazione iniziale dell'Unione europea del giugno 2014 destinata al Comitato,

–  visti la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (la direttiva sulla parità di trattamento)(28) e l'articolo 141 del trattato che istituisce la Comunità europea (1992) sul principio della parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore,

–  visti l'impegno strategico della Commissione per la parità di genere 2016-2019 e il suo obiettivo di ridurre il divario pensionistico di genere quale priorità fondamentale nonché la relazione 2018 della Commissione sull'adeguatezza delle pensioni,

–  visti la strategia dell'Unione europea per la gioventù per il periodo 2019-2027, sulla base della risoluzione del Consiglio del 26 novembre 2018, e l'obiettivo fissato dalla strategia Europa 2020 di ridurre il tasso di abbandono precoce dei sistemi di istruzione e formazione a meno del 10 %,

–  vista la relazione speciale n. 5/2017 della Corte dei conti europea dell'aprile 2017 dal titolo "Disoccupazione giovanile: le politiche dell'UE hanno migliorato la situazione? Una valutazione della Garanzia per i giovani e dell'Iniziativa a favore dell'occupazione giovanile",

–  viste le relazioni dell'OCSE dal titolo "Employment Outlook" (Prospettive sull'occupazione) per il 2018 e 2019,

–  visto l'atto europeo sull'accessibilità,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 9 aprile 2019 sulla politica economica della zona euro (2019/C 136/01),

–  vista la revisione annuale della Commissione del 2019 sull'occupazione e gli sviluppi sociali in Europa,

–  vista la relazione della Commissione del 2019 sulla povertà lavorativa,

–  vista la raccomandazione del Consiglio del 2018 sull'accesso alla protezione sociale per i lavoratori subordinati e autonomi,

–  vista la direttiva (UE) 2019/1152 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea(29),

–  visto l'articolo 54 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali (A9-0016/2019),

A.  considerando che le condizioni del mercato del lavoro nell'UE continuano a migliorare, principalmente grazie al lungo periodo caratterizzato da una congiuntura economica internazionale positiva; che il tasso di occupazione ha continuato ad aumentare e ha raggiunto il 73,5 % nell'ultimo trimestre del 2018, con 240,7 milioni di persone occupate, un nuovo livello record; che il tasso di occupazione nella zona euro è aumentato dal 66,5 % nel 2017 al 67,4 % nel 2018; che persistono grandi disparità in termini di tassi di occupazione tra Stati membri, regioni e gruppi di popolazione; che il ritmo di crescita del tasso di occupazione ha rallentato e che tale tendenza è destinata a proseguire; che, se le presenti dinamiche continueranno, il tasso di occupazione raggiungerà il 74,3 % nel 2020;

B.  considerando che le sfide a lungo termine, quali l'invecchiamento della popolazione, la digitalizzazione e il suo impatto sul mondo del lavoro, i cambiamenti climatici e l'uso insostenibile delle risorse naturali, rimangono questioni da affrontare con urgenza;

C.  considerando che il tasso di occupazione è fortemente aumentato tra i lavoratori di età superiore ai 55 anni; che nel 2018 il tasso di occupazione dei lavoratori di età compresa tra 55 e 64 anni nella zona euro, pari al 58,8 %, era molto al di sotto della media; che in particolare per le donne che rientrano in questa fascia di età si registra un tasso di occupazione inferiore (52,9 %); che le previsioni demografiche indicano un aumento del numero di lavoratori anziani; che il cambiamento demografico incide sui sistemi pensionistici, sanitari e di assistenza di lunga durata;

D.  considerando che sono necessarie politiche efficaci che comprendano le varie forme di occupazione e tutelino adeguatamente i lavoratori dall'abuso, dalla discriminazione e dalla povertà;

E.  considerando che i lavoratori poveri rappresentano una quota significativa delle persone attive; che nel 2017 il 9,4 % delle persone occupate era a rischio di povertà e che quasi 20,5 milioni di lavoratori vivevano in nuclei familiari esposti al rischio di povertà; che per talune fasce della popolazione, in particolare i lavoratori a tempo parziale, i lavoratori autonomi, i lavoratori temporanei, i giovani, le persone meno istruite e le famiglie unipersonali, il rischio di povertà lavorativa è considerevolmente più elevato e in alcuni casi è aumentato in maniera significativa negli ultimi anni;

F.  considerando che il divario di genere nei livelli di occupazione si attestava su 11,6 punti percentuale nel 2018 ed è rimasto pressoché invariato dal 2013; che in tutta l'Unione europea le donne guadagnano, in media, il 16 % in meno rispetto agli uomini, seppur con variazioni significative tra gli Stati membri; che il divario pensionistico di genere è pari a circa il 37,2 % per i pensionati di età compresa tra 65 e 79 anni nell'UE-28; che in tutta l'Unione continua a prevalere una ripartizione non equa delle responsabilità di assistenza tra uomini e donne;

G.  considerando che la responsabilità primaria di far fronte alla disoccupazione giovanile spetta agli Stati membri per quanto concerne l'elaborazione e l'attuazione di quadri normativi per il mercato del lavoro, di sistemi di istruzione e formazione e di politiche attive del mercato del lavoro;

H.  considerando che il numero totale di ore lavorate ha continuato ad aumentare, costantemente anche se lentamente, dal 2013; che il tasso di occupazione permanente e a tempo pieno continua a crescere, mentre era diminuito il tasso di occupazione a tempo parziale nel 2018; che la percentuale di lavoratori a tempo parziale nell'UE è passata dal 15 % nel 2002 al 19 % nel 2017; che nel 2017 l'occupazione a tempo parziale nell'UE era molto più diffusa tra le donne (31 %) rispetto agli uomini (8 %); che il numero di lavoratori a tempo parziale non volontari è tuttora molto elevato e interessa 1,3 milioni di persone in più rispetto al 2008; che la percentuale di lavoratori temporanei nell'UE è aumentata dall'11 % nel 2002 al 13 % nel 2017;

I.  considerando che taluni Stati membri affrontano problemi strutturali nel mercato del lavoro, come la scarsa partecipazione e l'asimmetria tra competenze e qualifiche; che vi è una crescente necessità di misure concrete per l'inserimento o il reinserimento della forza lavoro inattiva al fine di soddisfare le esigenze del mercato del lavoro;

J.  considerando che il tasso di disoccupazione nel giugno 2019 è diminuito, attestandosi al 6,3 % nell'UE e al 7,5 % nella zona euro; che il suddetto tasso è diminuito per tutti i gruppi di età, sia per gli uomini che per le donne; che, tra gli Stati membri, permangono forti differenze in termini di tassi di disoccupazione e che la dispersione dei tassi di disoccupazione nei territori nazionali e subnazionali ha continuato ad acuirsi dal 2007; che la disoccupazione giovanile rimane inaccettabilmente elevata attestandosi al 14,2 % nell'aprile 2019 (15,2 % in media nell'UE nel 2018 e 16,9 % in media nella zona euro nel 2018), sebbene sia inferiore al livello precedente alla crisi nel 2008; che le differenze tra gli Stati membri sono molto significative; che in media metà dei disoccupati in cerca di lavoro non ha un'occupazione da più di 12 mesi e che la disoccupazione di lunga durata, il cui tasso è pari al 3,8 %, rimane al di sopra del livello precedente alla crisi del 2,9 %; che la disoccupazione resta particolarmente elevata per le persone con disabilità;

K.  considerando che, secondo Eurostat, nel 2017 nell'UE-28 erano presenti 8,973 milioni di lavoratori a tempo parziale sottoccupati; che, inoltre, 8,127 milioni di persone erano disponibili a lavorare, ma non cercavano lavoro, e altri 2,289 milioni erano alla ricerca di lavoro, ma senza poter iniziare a lavorare in breve tempo; che ciò significa che, in totale, nel 2017 nell'UE-28, 19,389 milioni di persone sembravano in qualche modo essere disoccupate, seppur non inserite nel calcolo del tasso di disoccupazione, un numero quasi equivalente a quello delle persone considerate disoccupate (18,776 milioni);

L.  considerando che persistono la segmentazione orizzontale e verticale del mercato del lavoro nonché la povertà lavorativa e che tali fenomeni colpiscono, in particolare, le donne, i lavoratori poco qualificati, i giovani e i più anziani, le persone con disabilità, le minoranze nazionali, linguistiche, etniche e sessuali e le persone provenienti da un contesto migratorio; che nel 2016 il tasso di occupazione relativo alle persone con disabilità, pari al 48,1 %, era ben al di sotto del tasso di occupazione medio;

M.  considerando che la disoccupazione di lunga durata interessa in maniera sproporzionata i giovani, i genitori soli, i prestatori di assistenza informale, le persone con problemi di salute, disabilità o malattie di lunga durata, i migranti e le persone appartenenti a minoranze etniche e religiose che continuano a dover far fronte a barriere specifiche che ostacolano l'accesso al lavoro e alla discriminazione in tutte le fasi dei rapporti di lavoro;

N.  considerando che l'occupazione di qualità risulta un fattore importante nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale; che è necessario raggiungere tutti i membri della società che sono più distanti dal mercato del lavoro e a rischio di povertà e di esclusione sociale;

O.  considerando che il tasso di posti di lavoro vacanti continua ad aumentare e che lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro è ancora un'importante causa di disoccupazione in molti Stati membri; che gli squilibri strutturali tra offerta e domanda di competenze e le carenze in termini di competenze riguardano molti settori, ad esempio il turismo, l'artigianato tradizionale o il settore delle TIC, dove, secondo le previsioni, il divario tra domanda e offerta di specialisti nell'UE crescerà fino a circa 500 000 persone entro il 2020; che, nonostante le preoccupazioni di un aumento delle carenze e dei divari in termini di competenze, circa il 39 % degli adulti occupati nell'UE è costretto a svolgere lavori di scarsa qualità per i quali sono eccessivamente qualificati;

P.  considerando che, secondo le stime del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop), la ripartizione delle competenze nella forza lavoro corrispondeva ampiamente ai requisiti delle qualifiche del mercato del lavoro nel 2017 e che l'offerta di lavoro ha superato la domanda per tutti i tipi di qualifiche, la cui differenza è risultata particolarmente elevata per le qualifiche di basso e medio livello; che la domanda di forza lavoro qualificata probabilmente continuerà a crescere, e che le previsioni più recenti del Cedefop indicano che tra il 2017 e il 2025 saranno creati oltre 13 milioni di posti di lavoro che richiedono un livello d'istruzione elevato, mentre diminuirà di quasi 6 milioni il numero di posti di lavori poco qualificati;

Q.  considerando che le previsioni del Cedefop indicano un aumento parallelo delle competenze sul versante della domanda e su quello dell'offerta fino al 2025; che, tuttavia, l'offerta di competenze è destinata ad aumentare in modo leggermente più rapido rispetto alla relativa domanda; che, ad esempio, la percentuale della manodopera che possiede solo una formazione primaria o secondaria di primo grado dovrebbe diminuire dal 20,2 % nel 2017 al 16,8 % nel 2025; che si prevede un calo della percentuale di posti di lavoro adatti a persone con qualifiche di basso livello dal 18,4 % al 15,4 %, ma che questo andamento parallelo non impedisce un eventuale squilibrio tra domanda e offerta di competenze, come la sovraqualificazione;

R.  considerando che il mercato del lavoro è altamente frammentato e che ogni segmento presenta le proprie peculiarità;

S.  considerando che più di un europeo su cinque è a rischio di povertà e di esclusione sociale; che sono stati compiuti alcuni progressi nel conseguimento dell'obiettivo della strategia Europa 2020 di lotta alla povertà con una riduzione di 5,6 milioni dal 2008 e che, tuttavia, l'obiettivo di riduzione della povertà di almeno 20 milioni entro il 2020 è ancora ben lontano con 113 milioni di persone tuttora a rischio; che si registrano livelli più elevati di povertà tra i gruppi vulnerabili come i bambini, i genitori soli, le persone con disabilità e coloro che soffrono di condizioni di salute fisica e mentale croniche, i migranti, i Rom, le minoranze etniche, i disoccupati di lunga durata e i senzatetto; che si assiste a un rapido aumento della povertà lavorativa (9,6 %) e a un ampliamento del divario di povertà e disuguaglianza in tutta l'UE; che i trasferimenti sociali hanno un effetto significativo sulla riduzione della povertà in molti Stati membri (in media del 32,4 % nel 2017, senza considerare le pensioni); che tale effetto è diminuito ogni anno dal 2010 (escluso il 2013) e che le differenze tra gli Stati membri sono significative;

T.  considerando che l'accesso universale a un alloggio e un'assistenza sanitaria di qualità e a costi accessibili rappresenta un'esigenza sociale di base;

U.  considerando che persistono divari per quanto riguarda la copertura dei sistemi di protezione sociale e l'accesso ai servizi; che sono emerse nuove forme di lavoro, tra cui il lavoro su piattaforma digitale e il lavoro autonomo; che è necessario adeguare la protezione sociale tradizionalmente orientata a tutelare i lavoratori a tempo pieno con contratti a tempo indeterminato; che soprattutto i lavoratori atipici spesso non hanno pieno accesso alla protezione sociale e che molti lavoratori autonomi non hanno alcuna copertura o hanno solo una copertura limitata; che persiste il lavoro autonomo fittizio che provoca incertezza, precarietà e insicurezza e incide, in particolare, sui gruppi vulnerabili; che la mancanza di accesso alla protezione sociale ostacola il benessere della forza lavoro e il funzionamento dei mercati del lavoro;

V.  considerando che la garanzia dell'UE per i giovani deve essere ulteriormente migliorata, in linea con le raccomandazioni della Corte dei conti europea, onde fornire aiuto a tutti i giovani che non lavorano e non partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione (NEET);

W.  considerando che esistono disparità in termini di aspettativa di vita in relazione alla situazione socioeconomica; che tali divari rispecchiano ampiamente le differenze per quanto riguarda l'esposizione ai fattori di rischio (anche sul luogo di lavoro) e che le famiglie a basso reddito hanno maggiori probabilità di segnalare un fabbisogno insoddisfatto di assistenza sanitaria rispetto alle famiglie a reddito elevato; che è quindi importante promuovere ulteriormente e prendere in considerazione i fattori della salute nell'ambito delle politiche occupazionali e sociali;

X.  considerando che livelli intermedi di contrattazione collettiva sembrano produrre una struttura salariale più compressa; che l'erosione della contrattazione collettiva in vari Stati membri ha coinciso con l'aumento delle basse retribuzioni (ovvero lavoratori che guadagnano meno dei due terzi della retribuzione mediana);

Y.  considerando che una buona salute mentale costituisce una parte fondamentale del benessere individuale; che nel 2016 più di una persona su sei in tutti gli Stati membri dell'UE era affetta da un problema di salute mentale; che le persone che riferiscono una depressione cronica hanno di gran lunga minori probabilità di inserimento nel mercato del lavoro in tutti gli Stati membri dell'UE;

Z.  considerando che secondo le stime i costi totali delle patologie mentali in tutta l'UE sono superiori a 600 miliardi di EUR, pari a oltre il 4 % del PIL;

AA.  considerando che nel 2017 il reddito disponibile lordo pro capite delle famiglie ha superato, nella zona euro, il livello precedente alla crisi del 2008, sebbene ciò non sia accaduto in otto Stati membri o in numerose regioni; che i redditi aggregati delle famiglie sono cresciuti più lentamente del PIL, evidenziando il fatto che l'incremento di reddito dovuto alla ripresa ha raggiunto le famiglie solo in misura limitata e suggerendo che la crescita recente non è inclusiva; che le retribuzioni medie in termini reali sono ancora inferiori ai livelli precedenti alla crisi in molti Stati membri e che nel 2017 la loro crescita è rimasta inferiore a quella della produttività; che la disparità di reddito è spesso correlata alla disparità di accesso all'istruzione, alla formazione e alla protezione sociale;

AB.  considerando che, secondo l'Eurobarometro 2018, la situazione socioeconomica e le questioni ambientali costituiscono le preoccupazioni personali più importanti dei cittadini dell'UE;

AC.  considerando che gli sviluppi globali quali la digitalizzazione e la transizione ambientale sottolineano l'urgente necessità di un approccio comune dell'UE; che tali sfide globali incidono in diversi modi sulle regioni e sui territori; che il ruolo del dialogo sociale, delle parti sociali e della società civile è fondamentale per una transizione inclusiva; che il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle politiche è tuttora scarso in molti Stati membri;

AD.  considerando che i settori economici responsabili di quasi il 90 % delle emissioni totali di CO2 impiegano circa il 25 % della manodopera nell'UE; che la riqualificazione di siffatta manodopera è una parte importante della transizione verso un'economia sostenibile;

AE.  considerando che ambiziose politiche climatiche generano occupazione e crescita e hanno effetti positivi sul benessere; che, secondo le proiezioni, la piena attuazione dell'accordo di Parigi creerà 1,2 milioni di posti di lavoro aggiuntivi nell'UE entro il 2030, oltre ai 12 milioni di nuovi posti di lavoro già previsti;

AF.  considerando che solo il 9 % delle raccomandazioni specifiche per paese per il periodo 2011-2018 è stato pienamente attuato, mentre il 17 % ha realizzato notevoli progressi, il 44 % ha compiuto alcuni progressi, il 25 % ha registrato solo progressi limitati e il 5 % non ha compiuto alcun progresso;

AG.  considerando che nel 2019 la Commissione ha formulato raccomandazioni indirizzate a 15 Stati membri e volte a migliorare l'efficacia, l'accessibilità e la sostenibilità dell'assistenza sanitaria;

AH.  considerando che in media i costi abitativi e il sovraccarico finanziario sono diminuiti nell'UE, sebbene la carenza di alloggi adeguati e a prezzi accessibili costituisca tuttora un problema sempre più serio in molti Stati membri; che nel 2017 un europeo su dieci ha speso il 40 % o più del reddito familiare per i costi abitativi;

AI.  considerando che il buon funzionamento del dialogo sociale è un elemento chiave dell'economia sociale di mercato europea, che rafforza la coesione sociale e riduce i conflitti nella società, a beneficio comune dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei governi; che il dialogo sociale e la contrattazione collettiva sono fondamentali per l'elaborazione e l'attuazione di politiche in grado di migliorare le condizioni di lavoro e di occupazione;

AJ.  considerando che, attraverso la fornitura di servizi in favore dell'inclusione e la rappresentanza di vari punti di vista, le organizzazioni della società civile apportano un contributo essenziale all'elaborazione delle politiche;

1.  osserva che, sebbene le condizioni economiche nell'UE siano attualmente favorevoli e l'occupazione complessiva cresca costantemente, continua a essere fondamentale affrontare rapidamente la disoccupazione giovanile nonché le questioni che si trovano ad affrontare i giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo (NEET), inoltre vi è ancora un'urgente necessità di miglioramento in termini di disoccupazione di lunga durata, segmentazione del mercato del lavoro e disuguaglianze, inclusione dei gruppi vulnerabili, povertà lavorativa e produttività, in particolare nel contesto di un rallentamento economico globale o di una recessione potenziali; deplora vivamente che la crescita dei salari reali a livello di Unione rimanga al di sotto di quanto ci si potrebbe attendere alla luce delle performance positive nell'ambito del mercato del lavoro e dell'economia; invita la Commissione a presentare un sistema europeo di riassicurazione dell'indennità di disoccupazione per proteggere i cittadini e ridurre la pressione sulle finanze pubbliche durante gli shock esterni;

2.  prende atto delle raccomandazioni specifiche per paese 2019 della Commissione e si compiace della maggiore attenzione riservata agli investimenti; osserva che quasi un terzo delle raccomandazioni specifiche per paese pubblicate fino al 2018 non è stato attuato; osserva che i progressi relativi all'attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese concernenti la legislazione che disciplina i rapporti di lavoro e la tutela dell'occupazione sono stati considerevoli; deplora tuttavia che l'attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese in materia di salute e assistenza a lungo termine sia stata particolarmente lenta e che i progressi relativi alle raccomandazioni specifiche per paese 2018 siano peggiori rispetto ai risultati conseguiti negli anni precedenti, e sollecita la Commissione a esercitare la necessaria pressione nei confronti degli Stati membri, indipendentemente dalla loro appartenenza alla zona euro, affinché essi attuino tali raccomandazioni; ritiene che l'attuazione di riforme orientate al futuro sia cruciale per rafforzare il potenziale di crescita dell'economia dell'UE, promuovere l'inclusione sociale e migliorare i diritti sociali e il benessere di tutti coloro che soggiornano nell'Unione;

3.  invita gli Stati membri a seguire le raccomandazioni di spostare la pressione fiscale dalla manodopera ad altri fattori meno pregiudizievoli per una crescita sostenibile;

4.  osserva che, in termini di occupazione, permangono notevoli divergenze tra paesi, regioni e gruppi di popolazione, che creano paesi, regioni e gruppi di popolazione il cui vantaggio principale o anche solo competitivo sul mercato del lavoro dell'UE è costituito dal basso reddito e/o da condizioni di lavoro non dignitose; sottolinea che gli Stati membri e la Commissione dovrebbero garantire l'attuazione di politiche occupazionali specifiche per affrontare i vincoli e le difficoltà delle regioni che presentano svantaggi demografici, come le regioni spopolate o scarsamente popolate, prestando un'attenzione particolare al settore agricolo, al fine di promuoverne la loro capacità di creare occupazione e valore aggiunto nelle zone rurali; ritiene necessario aumentare i tassi di occupazione e il reddito e promuovere la creazione di posti di lavoro dignitosi al fine di conseguire l'obiettivo, fissato dalla strategia Europa 2020, di un tasso di occupazione pari ad almeno il 75 %;

5.  deplora il fatto che in molti Stati membri il reddito disponibile lordo pro capite delle famiglie sia ancora inferiore al livello precedente alla crisi del 2008; sollecita gli Stati membri a fare di più per ridurre le disuguaglianze;

6.  sottolinea la necessità di politiche del mercato del lavoro ben concepite e di riforme che creino posti di lavoro di qualità mediante l'adozione di misure volte a garantire salari minimi adeguati e un'equa remunerazione, a tutelare e promuovere la salute e il benessere dei lavoratori, a dare priorità al reinserimento dei disoccupati, a promuovere le pari opportunità e la parità di trattamento e i diritti dei lavoratori, anche nel settore pubblico, a favorire la parità di accesso al mercato del lavoro, la protezione sociale per tutti e la mobilità del lavoro, a prendere in considerazione le regioni rurali e isolate e ad affrontare le disuguaglianze e gli squilibri di genere;

7.  osserva con grande preoccupazione il livello elevato della disoccupazione giovanile in una serie di Stati membri e la vulnerabilità dei giovani lavoratori neoassunti; invita gli Stati membri e la Commissione a rendere la lotta contro la disoccupazione giovanile una priorità e a utilizzare appieno gli strumenti finanziari come la garanzia per i giovani, i programmi dell'UE come Erasmus+ e le misure ad hoc per far fronte alla disoccupazione giovanile e per promuovere l'occupabilità dei giovani; esprime profondo rammarico per il fatto che molti europei stiano lavorando involontariamente a tempo parziale; osserva che ciò ha conseguenze negative per la loro protezione sociale;

8.  osserva che la partecipazione delle donne al mercato del lavoro continua a crescere, ma rileva con preoccupazione che il divario di genere in termini di occupazione rimane quasi invariato dal 2013 e che permangono notevoli disuguaglianze di genere in termini di occupazione e di retribuzioni; osserva con preoccupazione che le donne sono sovrarappresentate nei settori meno pagati e sono impegnate con maggiore frequenza in attività lavorative per le quali sono sovraqualificate; osserva che pochi Stati membri hanno adottato azione intese ad affrontare il divario retributivo di genere; esorta tutti gli Stati membri a intensificare gli sforzi per ridurre il divario retributivo di genere, il divario pensionistico di genere e i disincentivi al lavoro; invita la Commissione a proporre una direttiva sulla trasparenza retributiva al fine di colmare rapidamente il divario retributivo di genere;

9.  deplora vivamente che gli obiettivi di Barcellona relativi alla disponibilità di servizi di assistenza all'infanzia per il 90 % dei bambini dai tre anni all'età dell'obbligo scolastico non saranno rispettati; esorta tutti gli Stati membri a intensificare gli sforzi per migliorare l'equilibrio tra vita professionale e vita privata e fornire l'accesso ai servizi di assistenza all'infanzia, alla prima infanzia e di lunga durata a costi accessibili; invita gli Stati membri a migliorare la formazione e le condizioni di lavoro in tali servizi (nonché nei servizi sanitari); invita gli Stati membri ad attuare pienamente e con rapidità la direttiva adottata di recente relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e ad incoraggiare un maggior numero di uomini ad usufruire di congedi familiari retribuiti;

10.  prende atto delle raccomandazioni specifiche per paese dedicate alla creazione di un mercato unico aperto, competitivo e dinamico, che è fondamentale per stimolare la produttività, facilitare la crescita e offrire opportunità di occupazione; sottolinea, in tale contesto, l'importanza di un'equa distribuzione dell'aumento della prosperità; invita la Commissione e gli Stati membri a stimolare la produttività attraverso riforme che eliminino la regolamentazione superflua; sottolinea il fatto che gli investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro non solo migliorano la qualità del lavoro e il benessere dei lavoratori, ma hanno anche un effetto positivo sulla produttività e sulla competitività dell'economia europea;

11.  rileva la necessità di combattere la discriminazione basata sull'età nei mercati del lavoro, ad esempio colmando il divario tra i giovani e le generazioni più anziane, sensibilizzando in merito alla direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione(30), anche nel settore pubblico, garantendo l'accesso alle opportunità di apprendimento lungo tutto l'arco della vita mediante corsi e formazioni personalizzati, contrastando il divario pensionistico e promuovendo la mobilità e i programmi di scambio delle competenze tra i cittadini dell'UE in età avanzata; osserva che i lavoratori più anziani e meno qualificati hanno di gran lunga minori probabilità di partecipare a programmi di apprendimento permanente; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi volti a cambiare tale tendenza; è del parere che sia necessario prestare maggiore attenzione ai lavoratori più anziani e alle politiche intese ad aumentare il sostegno e che consentono di realizzare una società attiva lungo tutto l'arco della vita, rivolgendosi in particolare ai lavoratori di età superiore ai 50 anni;

12.  sottolinea la necessità di combattere la discriminazione contro i gruppi etnici nel mercato del lavoro e di contrastare il divario retributivo e pensionistico di natura etnica; invita la Commissione a redigere una strategia di pianificazione a lungo termine per l'integrazione delle minoranze etniche nel mercato del lavoro al fine di mitigare il rischio di esclusione; invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi nei confronti della discriminazione fondata sull'etnicità, sull'appartenenza a una minoranza o su una lingua minoritaria, sensibilizzando, attuando strategie sulla diversità e raccogliendo e analizzando dati disaggregati affidabili sulla discriminazione;

13.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare gli sforzi volti a una maggiore integrazione nel mercato del lavoro dei gruppi più distanti da esso, come i genitori soli, i prestatori di assistenza a titolo informale, le persone con malattie di lunga durata, disabilità, problemi di salute o malattie croniche complesse, i migranti, i rifugiati e le persone appartenenti a minoranze etniche e religiose, integrandoli maggiormente nella società;

14.  accoglie con favore i progressi compiuti nell'ambito della strategia europea sulla disabilità 2010-2020, in particolare della direttiva (UE) 2019/882 sull'accessibilità(31); evidenzia tuttavia che è necessario profondere maggiori sforzi; deplora vivamente che le persone con disabilità si trovino costantemente in una posizione di svantaggio in termini di occupazione, istruzione e inclusione sociale; invita la Commissione e gli Stati membri a continuare a sviluppare misure specifiche nel quadro delle politiche sociali e in materia di occupazione e istruzione al fine di garantire l'effettiva inclusione delle persone con disabilità, malattie di lunga durata e patologie croniche, ivi comprese le persone con disturbi mentali e disabilità psicosociali; sollecita la Commissione e gli Stati membri a non limitarsi a misure di sostegno, ma a creare maggiori incentivi all'occupazione e a garantire una migliore accessibilità e soluzioni ragionevoli(32), in particolare sfruttando appieno le opportunità di inclusione economica e sociale offerte dalla digitalizzazione;

15.  prende atto dell'ascesa di nuove forme di occupazione, in particolare della trasformazione innescata dalla digitalizzazione e dall'automazione; sottolinea che tali tendenze sono accompagnate al tempo stesso da vantaggi e sfide; evidenzia l'importanza delle politiche di apprendimento permanente al fine di consentire ai lavoratori di essere preparati alle transizioni del mercato del lavoro; pone l'accento sull'importanza del dialogo sociale, in particolare in fase di elaborazione di nuove strategie volte ad affrontare tali sfide; osserva che tale trasformazione potrebbe dare luogo a casi di occupazione atipica e precaria; prende atto con preoccupazione dell'inadeguatezza dei sistemi di protezione sociale per i lavoratori atipici e i lavoratori autonomi, in particolare per quanto riguarda le ferie e i congedi retribuiti, e della mancanza di accesso a tali sistemi da parte delle suddette categorie di lavoratori; evidenzia che il lavoro autonomo fittizio rappresenta un problema persistente che deve essere affrontato; invita gli Stati membri ad attuare misure volte ad affrontare tali questioni, seguendo in particolare la raccomandazione del Consiglio sull'accesso alla protezione sociale per i lavoratori subordinati e autonomi concordata il 6 dicembre 2018; accoglie con favore detta raccomandazione quale primo passo, ma sottolinea che occorre adoperarsi maggiormente per garantire l'accesso alla protezione sociale per tutti;

16.  osserva che il lavoro su piattaforma online nell'UE è aumentato di oltre il 25 % negli ultimi due anni, raggiungendo i 5 milioni di lavoratori, e che un terzo di tutte le transazioni concluse su piattaforma avviene a livello transfrontaliero; rileva che spesso i lavoratori su piattaforma non sono coperti da sistemi di protezione sociale; sottolinea la necessità che la Commissione e gli Stati membri raccolgano dati migliori e più armonizzati sul numero di lavoratori su piattaforma nonché sulla loro situazione occupazionale, sul contenuto del loro lavoro e sul loro reddito; chiede l'attuazione di un'iniziativa coordinata dell'UE intesa a garantire che i lavoratori su piattaforma abbiano accesso alla protezione sociale e che tutti i loro diritti sociali e del lavoro siano assicurati, indipendentemente dalla loro situazione occupazionale, e che miri ad ampliare la copertura dei contratti collettivi ai lavoratori su piattaforma;

17.  evidenzia che le nuove tecnologie della comunicazione e la flessibilità nell'organizzazione del lavoro possono spesso comportare orari di lavoro prolungati e una sovrapposizione tra lavoro, vita privata e tempo personale; rileva, in particolare, la necessità di istituire un diritto alla disconnessione digitale e di esaminare i concetti di "povertà di tempo" e di "autonomia rispetto all'orario di lavoro";

18.  sottolinea che è necessaria una trasformazione dei sistemi di istruzione e formazione per sfruttare appieno le opportunità offerte dalla digitalizzazione e dal passaggio all'economia verde e per sviluppare le capacità, incluse quelle trasversali, e le competenze necessarie per soddisfare le esigenze del mercato del lavoro e rispondere alle sfide economiche, sociali ed ecologiche presenti e future; ritiene che la carenza di competenze e lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze possano frenare considerevolmente gli investimenti; evidenzia che, al fine di acquisire competenze adeguate, occorre migliorare la qualità, la disponibilità, l'inclusività, l'accessibilità, anche economica, dell'istruzione e della formazione, compresa la formazione professionale, nonché migliorare il riconoscimento reciproco delle qualifiche; sottolinea che è importante fornire incentivi alle imprese affinché investano maggiormente nella formazione; evidenzia che gli investimenti nell'istruzione sono fondamentali ai fini della coesione sociale; sottolinea l'importanza di affrontare la questione dell'abbandono scolastico; invita gli Stati membri a seguire una duplice strategia: rendere inclusiva l'istruzione nel sistema scolastico generale e predisporre programmi mirati a favore delle persone più vulnerabili; invita gli Stati membri a intensificare e incoraggiare gli investimenti nel miglioramento del livello delle competenze e nella riqualificazione nonché in una formazione globale in materia di competenze digitali, professionali e imprenditoriali, tenendo conto della transizione verso un'economia digitale e un'economia più verde e della domanda di professionisti tecnici qualificati in molti paesi e regioni; sottolinea che buone condizioni di lavoro e di occupazione sono un fattore essenziale per attirare lavoratori qualificati;

19.  conviene con la Commissione sul fatto che siano necessari sforzi tempestivi per far fronte alla digitalizzazione, che l'UE nel complesso debba accelerare tale processo, che occorra armonizzare meglio le politiche a livello dell'Unione, degli Stati membri e regionale, che sia opportuno mettere in comune risorse pubbliche e private per aumentare gli investimenti e che occorra sviluppare sinergie più forti nell'economia e nella società digitali; pone in evidenza la necessità di garantire un'effettiva ed equa trasformazione digitale dei servizi e che nessuno sia lasciato indietro; sottolinea che i programmi di alfabetizzazione digitale dovrebbero affrontare la questione del rispetto della vita privata e della protezione dei dati;

20.  è dell'avviso che le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla transizione verso un'economia più verde rendano necessario un forte sostegno alla società, ai lavoratori e alle imprese al fine di aiutarli ad adattarsi a tali trasformazioni cruciali, in particolare nelle regioni più colpite, migliorando la formazione e l'istruzione al fine di adattare le competenze e creare nuovi posti di lavoro nei settori ambientale e digitale; chiede di prestare particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili nella società, ivi comprese le persone a rischio di povertà e/o deprivazione materiale estrema;

21.  evidenzia che l'utilizzo e lo sviluppo crescenti di competenze sono legati alla creazione di valore aggiunto e alla competitività e dovrebbero essere al centro delle politiche dell'UE volte a promuovere la crescita economica attraverso gli investimenti a favore delle competenze; rileva che, sebbene siano una condizione necessaria per la crescita, le competenze, da sole, non sono sufficienti; chiede pertanto di istituire misure complementari, a seguito degli investimenti nell'istruzione e nella formazione iniziali, per creare e progettare posti di lavoro di qualità nel mercato del lavoro che sfruttino al meglio le competenze dei lavoratori;

22.  esprime preoccupazione per il numero costantemente elevato di persone in Europa prive di competenze basilari di calcolo e di lettura e scrittura, dal momento che queste costituiscono un requisito fondamentale per la partecipazione attiva alla società e al mercato del lavoro; invita gli Stati membri ad adottare misure risolute per rafforzare le disposizioni relative alla formazione in materia di competenze di base, in particolare per i gruppi più emarginati della società; sottolinea l'importanza di valide misure per la convalida dell'apprendimento non formale e informale al fine di garantire il massimo riconoscimento delle capacità e delle competenze e promuovere la flessibilità tra diversi percorsi di istruzione e formazione;

23.  invita la Commissione e gli Stati membri a fornire incentivi e a mantenere l'assistenza tecnica al fine di aumentare le opportunità di promuovere il lavoro dignitoso per i giovani mediante programmi occupazionali, sostegno ai giovani imprenditori attraverso EntreComp, programmi di apprendistato di elevata qualità e formazione linguistica e professionale, anche attraverso i programmi scolastici negli Stati membri, in stretta cooperazione con la comunità di imprenditori e ricercatori e altre parti interessate pertinenti;

24.  esorta gli Stati membri a potenziare e modernizzare i servizi pubblici per l'impiego a ciascun livello territoriale attraverso una formazione continua degli operatori, l'inclusione di consulenti e tutori altamente specializzati e l'attuazione di politiche mirate per ogni categoria del mercato del lavoro;

25.  evidenzia che gli obiettivi economici e sociali dell'Unione dovrebbero avere pari priorità e risorse finanziarie garantite nel prossimo bilancio, e che il semestre europeo dovrebbe essere rafforzato in modo da integrare una dimensione sociale per tutta la sua durata, coinvolgendo gli organismi competenti dell'UE e degli Stati membri che si occupano di politiche sociali; esorta la Commissione a rafforzare le raccomandazioni specifiche per paese rivolte ai membri della zona euro, creando una matrice in cui le politiche sociali connesse al pilastro europeo dei diritti sociali – come quelle in materia di accesso inclusivo all'istruzione, alla salute, all'alimentazione, all'occupazione e all'alloggio, nonché in materia di salvaguardia dei diritti sociali – siano analizzate per segmenti sociali, ad esempio bambini, giovani, anziani, minoranze, migranti e persone con disabilità, creando in tal modo un'immagine molto più accurata della salute economica e sociale degli Stati membri; esorta altresì la Commissione a valutare la possibilità di ampliare questa nuova componente delle raccomandazioni specifiche per paese agli Stati non appartenenti alla zona euro; sottolinea che le raccomandazioni specifiche per paese dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi economici, sociali e ambientali dell'UE e dovrebbero rafforzarsi a vicenda anziché contraddirsi; invita la Commissione e gli Stati membri a definire una strategia europea di sostenibilità per superare le sfide sociali, economiche e climatiche; invita la Commissione e gli Stati membri a rafforzare i diritti sociali attraverso proposte legislative, ivi inclusi strumenti finanziari ove opportuno e previo riesame, volte ad attuare il pilastro europeo dei diritti sociali entro i limiti delle rispettive competenze quali sancite dai trattati;

26.  considera fondamentale definire e completare la dimensione sociale dell'Unione europea; ritiene, a tal fine, che sia essenziale garantire il diritto a condizioni di vita dignitose, a un alloggio adeguato, a un sistema di assistenza sanitaria efficiente e accessibile e all'assistenza di lunga durata;

27.  sottolinea che il buon funzionamento del dialogo sociale è essenziale nella definizione delle condizioni di lavoro, in quanto coinvolge vari soggetti a diversi livelli, e consente di trovare un equilibrio tra gli interessi dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro contribuendo altresì alla competitività economica e alla coesione sociale; invita gli Stati membri a potenziare ulteriormente il dialogo sociale in tutta Europa al fine di equilibrare le relazioni industriali e, ove necessario, rafforzare le possibilità di contrattazione collettiva;

28.  deplora il fatto che la povertà continui ad attestarsi a livelli inaccettabilmente elevati; evidenzia che il rischio di povertà è più elevato in situazioni di rallentamento economico; sottolinea che, nonostante nel 2017 il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale nell'UE abbia continuato a diminuire, in tale anno circa 113 milioni di persone nell'UE e 74 milioni di persone nella zona euro erano a rischio di povertà o di esclusione sociale; si rammarica per il fatto che, molto probabilmente, l'obiettivo Europa 2020 in materia di riduzione della povertà non sarà conseguito; esorta la Commissione e gli Stati membri ad adottare le misure necessarie per ridurre la povertà, comprese la povertà lavorativa e la povertà che colpisce i gruppi vulnerabili; sottolinea la necessità di eliminare la povertà infantile e invita la Commissione a proporre una normativa finalizzata all'attuazione di una garanzia europea per l'infanzia; esorta la Commissione e gli Stati membri a promuovere una strategia di lotta alla povertà fondata sui diritti, sulla base di un'inclusione attiva integrata che associ l'attuazione dei diritti sociali fondamentali a servizi di qualità e a posti di lavoro che offrano salari equi; invita gli Stati membri a elaborare azioni e strategie conformi al pilastro europeo dei diritti sociali per rispondere alle esigenze sociali delle persone per le quali il mercato del lavoro è inaccessibile;

29.  sottolinea che la creazione di posti di lavoro dignitosi, l'accesso a una protezione sociale adeguata indipendentemente dal rapporto di lavoro o dal tipo di contratto, la crescita delle retribuzioni e la disponibilità di servizi pubblici di qualità e dotati di risorse adeguate, ivi compresi i sistemi di istruzione e le opportunità accessibili di apprendimento permanente, hanno un considerevole impatto sulla riduzione delle disuguaglianze e del rischio di povertà e di esclusione sociale nonché sul miglioramento della salute e del benessere; si compiace del considerevole impatto dei trasferimenti sociali sulla riduzione della povertà; deplora, tuttavia, che ciò non trovi riscontro nelle politiche nazionali di tutti gli Stati membri; pone in evidenza l'importanza di una valutazione trasparente della strategia Europa 2020, in particolare nell'ambito della riduzione della povertà, e dell'elaborazione di una strategia sociale e sostenibile per il periodo successivo al 2020 che dia priorità all'eliminazione della povertà e sostenga l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali e degli obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso processi di dialogo significativi a livello nazionale e dell'UE che coinvolgano la società civile e persone che abbiano sperimentato in prima persona la povertà;

30.  osserva che nel 2017 il 9,4 % di tutti gli occupati nell'UE era a rischio di povertà e che la povertà lavorativa è in aumento in molti Stati membri; evidenzia che la povertà lavorativa è un importante indice di ingiustizia sociale e ritiene che sia essenziale aumentare il potere di acquisto dei lavoratori, rafforzare la contrattazione collettiva e definire un sistema forte e armonizzato di diritti e tutele per tutte le forme di lavoro; esorta gli Stati membri ad adottare un'azione decisiva intesa a garantire che le retribuzioni possano consentire ai lavoratori e alle loro famiglie di vivere una vita dignitosa; invita la Commissione a presentare uno strumento giuridico volto a garantire che ogni lavoratore nell'Unione abbia un salario minimo equo, definibile in base alle prassi nazionali o attraverso contratti collettivi o disposizioni giuridiche;

31.  considera che la diffusione di posti di lavoro interinali o precari rischia di produrre effetti pericolosi in termini di adeguatezza delle pensioni, in particolare per le giovani generazioni, che spesso attraversano periodi di discontinuità a livello di percorso professionale e, di conseguenza, di contributi pensionistici, e in termini di stabilità dei sistemi di sicurezza sociale;

32.  prende atto dell'andamento preoccupante del mercato immobiliare messo a dura prova in diversi Stati membri e delle conseguenze negative che ne derivano per le persone a basso reddito, in particolare in talune regioni; invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi profusi per seguire le raccomandazioni della Commissione (ridurre le strozzature dell'offerta, eliminare le distorsioni e ridurre i pregiudizi creati dal sistema fiscale) e ad agire in linea con la raccomandazione 19 del pilastro europeo dei diritti sociali;

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a fare un uso migliore del semestre europeo per monitorare e sostenere i progressi relativi all'accessibilità economica degli alloggi e alla situazione delle persone senza fissa dimora; si appella alla Commissione affinché proponga un quadro europeo per un'edilizia popolare e a prezzi accessibili ai fini di un coordinamento efficiente delle politiche degli Stati membri;

34.  osserva che i servizi di assistenza sanitaria e sociale sono fondamentali per sostenere la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale; rileva con preoccupazione che la maggior parte degli Stati membri ha ricevuto raccomandazioni specifiche per paese per migliorare l'efficacia, l'accessibilità e la sostenibilità dei rispettivi sistemi sanitari pubblici; invita gli Stati membri ad adoperarsi maggiormente per garantire la disponibilità, l'accessibilità, anche economica, la qualità e l'efficacia in termini di costi dei rispettivi sistemi sanitari; sottolinea l'importanza delle campagne di prevenzione e di promozione della salute, in particolare nei confronti dei giovani provenienti da popolazioni svantaggiate; invita gli Stati membri a investire affinché la prevenzione diventi una priorità delle rispettive politiche sanitarie; chiede che siano portate avanti attivamente campagne di promozione della salute, sia fisica che mentale; ricorda l'importanza di agevolare il reinserimento nel mercato del lavoro delle persone convalescenti in età lavorativa; esorta gli Stati membri a investire nei servizi di assistenza durante l'intero ciclo di vita delle persone, a continuare a perseguire gli obiettivi di Barcellona del 2002 in materia di assistenza all'infanzia, al fine di conseguirli, e a definire obiettivi di assistenza per gli anziani e le persone non autosufficienti;

35.  invita la Commissione e gli Stati membri a elaborare misure specifiche per dare seguito al quadro d'azione europeo per la salute e il benessere mentale e all'EU Compass per l'azione a favore della salute e del benessere mentale; ritiene che tali azioni debbano comprendere misure di prevenzione e promozione della salute mentale ed essere coerenti con altri strumenti strategici, al fine di ridurre i determinanti sociali sottostanti della salute mentale;

36.  sottolinea l'importanza di monitorare attentamente e, ove opportuno, riesaminare i fondi dell'Unione al fine di garantire finanziamenti efficaci in linea con gli obiettivi dell'UE; invita la Commissione e gli Stati membri a contrastare qualsiasi tipo di uso improprio, frode e corruzione in relazione ai fondi dell'Unione;

37.  pone in evidenza l'importanza di conformarsi alle raccomandazioni dei revisori dell'UE;

38.  ritiene che, al fine di mantenere e aumentare la competitività globale, il quadro normativo del mercato del lavoro negli Stati membri debba essere chiaro, semplice e flessibile, mantenendo al contempo standard di lavoro elevati;

39.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(2) https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/5-presidents-report_it.pdf
(3) GU C 179 del 25.5.2018, pag. 1.
(4) Testi approvati, P8_TA(2019)0337.
(5) GU L 307 del 18.11.2008, pag. 11.
(6) Testi approvati, P8_TA(2018)0181.
(7) GU L 188 del 12.7.2019, pag. 79.
(8) GU C 155 del 25.5.2011, pag. 10.
(9) GU L 150 del 14.6.2018, pag. 93.
(10) GU L 150 del 14.6.2018, pag. 100.
(11) GU L 150 del 14.6.2018, pag. 109.
(12) GU L 150 del 14.6.2018, pag. 141.
(13) Testi approvati, P8_TA(2019)0202.
(14) Testi approvati, P8_TA(2018)0485.
(15) Testi approvati, P8_TA(2018)0432.
(16) Testi approvati, P8_TA(2018)0325.
(17) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 89.
(18) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 156.
(19) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 135.
(20) GU C 242 del 10.7.2018, pag. 24.
(21) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 93.
(22) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 157.
(23) GU C 366 del 27.10.2017, pag. 117.
(24) https://ec.europa.eu/health/state/glance_it
(25) https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/state/docs/2018_healthatglance_rep_it.pdf
(26) https://www.coe.int/en/web/turin-european-social-charter/turin-process
(27) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 25.
(28) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(29) GU L 186 dell'11.7.2019, pag. 105.
(30) Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16).
(31) Direttiva (UE) 2019/882 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 aprile 2019, sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi (GU L 151 del 7.6.2019, pag. 70).
(32) La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) afferma quanto segue: "'Accomodamento ragionevole' indica le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un carico sproporzionato o eccessivo, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l'esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali" (www.unric.org/html/italian/pdf/Convenzione-disabili-ONU.pdf); ai sensi dell'articolo 5 della direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione: "Per garantire il rispetto del principio della parità di trattamento dei disabili, sono previste soluzioni ragionevoli. Ciò significa che il datore di lavoro prende i provvedimenti appropriati, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, per consentire ai disabili di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione o perché possano ricevere una formazione, a meno che tali provvedimenti richiedano da parte del datore di lavoro un onere finanziario sproporzionato. Tale soluzione non è sproporzionata allorché l'onere è compensato in modo sufficiente da misure esistenti nel quadro della politica dello Stato membro a favore dei disabili" (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32000L0078&from=IT); il sito web della Commissione indica che "Per soluzione ragionevole s'intende qualsiasi adattamento che viene apportato ad una mansione o a un contesto lavorativo per consentire a una persona con disabilità di candidarsi, svolgere le sue funzioni professionali e compiere progressi nel loro esercizio, oppure seguire una formazione" (https://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1473&langId=it).

Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2020Note legali - Informativa sulla privacy