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Testi approvati
Giovedì 28 novembre 2019 - Strasburgo
Situazione delle libertà in Algeria
 Cuba, il caso di José Daniel Ferrer
 Haiti
 Accordo UE-Stati Uniti per l'assegnazione di una quota del contingente tariffario per le importazioni di carni bovine di alta qualità ***
 Accordo UE-Stati Uniti per l'assegnazione di una quota del contingente tariffario per le importazioni di carni bovine di alta qualità (risoluzione)
 Situazione in Bolivia
 Emergenza climatica e ambientale
 Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25)
 Adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere
 Recenti azioni da parte della Federazione russa nei confronti di giudici, pubblici ministeri e investigatori lituani coinvolti nelle indagini sui tragici fatti del 13 gennaio 1991 a Vilnius
 Misure volte a far fronte all'impatto sull'agricoltura europea della decisione dell'OMC nella controversia Airbus
 La crisi dell'organo di appello dell'OMC
 Negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato UE-ACP

Situazione delle libertà in Algeria
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulla situazione delle libertà in Algeria (2019/2927(RSP))
P9_TA(2019)0072RC-B9-0193/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Algeria, in particolare la risoluzione del 30 aprile 2015 sull'arresto di attivisti impegnati a favore dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori in Algeria(1) e la sua risoluzione del 27 marzo 2019 dal titolo "Dopo la primavera araba: prospettive future per il Medio Oriente e il Nord Africa"(2),

–  visto l'aggiornamento per paese relativo all'Algeria nella relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2018, adottata dal Consiglio europeo il 18 marzo 2019,

–  vista l'11a sessione del Consiglio di associazione UE-Algeria del 14 maggio 2018,

–  visto il terzo esame periodico universale (UPR) sull'Algeria, adottato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nella sua 36ª sessione tenutasi il 21 e 22 settembre 2017,

–  viste le priorità comuni del partenariato adottate nel quadro della politica europea di vicinato (PEV) riveduta dalla Repubblica algerina democratica e popolare e dall'Unione europea il 13 marzo 2017, incentrate sull'attuazione della revisione costituzionale e sul sostegno dell'UE ai progressi in materia di democrazia e diritti umani in Algeria,

–  visto l'Accordo di associazione UE-Algeria(3), e segnatamente l'articolo 2, il quale stabilisce che il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali deve costituire un elemento essenziale dell'accordo e ispirare le politiche interne e internazionali delle parti,

–  vista la Costituzione dell'Algeria, rivista il 7 febbraio 2016, e in particolare gli articoli 2, da 34 a 36, 39, 41, 42, 48 e 54,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani, sulla pena di morte, sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, sulla libertà di espressione online e offline, e sui difensori dei diritti umani, e il nuovo quadro strategico e piano di azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia, che mira a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione sui diritti del fanciullo,

–  vista la dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o il credo,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  vista la legge algerina n. 12-06 in materia di associazioni e l'ordinanza n. 06-03 che disciplina il culto religioso non musulmano,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'Algeria è un vicino prossimo e un partner fondamentale dell'Unione europea e della regione nordafricana;

B.  considerando che il 16 febbraio 2019, dieci giorni dopo l'annuncio da parte di Abdelaziz Bouteflika della sua candidatura a un quinto mandato presidenziale, in Algeria hanno avuto inizio proteste pacifiche, note anche come Hirak (Movimento); che il 2 aprile 2019 Bouteflika ha presentato le sue dimissioni; che il presidente del Consiglio nazionale algerino, Abdelkader Bensalah, ha assunto l'incarico di capo di Stato facente funzione; che la leadership militare sotto il comando del tenente generale Ahmed Gaïd Salah ha apertamente esercitato il potere nel paese dal momento delle dimissioni di Bouteflika;

C.  considerando che Abdelaziz Bouteflika ricopriva la carica di presidente dal 1999; che la revisione costituzionale del 2016 ha stabilito che i futuri presidenti possono rimanere in carica al massimo per due mandati presidenziali; che la revisione costituzionale non ha potuto essere applicata retroattivamente, il che ha significato che Bouteflika ha potuto candidarsi per un quinto mandato; che le elezioni presidenziali, originariamente previste per il 18 aprile 2019, sono state inizialmente rimandate al 4 luglio 2019 e successivamente al 12 dicembre 2019;

D.  considerando che nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2019, e successivamente ogni martedì e venerdì nel corso delle ultime 40 settimane, in tutto il paese si sono tenute manifestazioni pacifiche; che nelle ultime settimane i manifestanti hanno organizzato in tutto il paese marce notturne;

E.  considerando che Hirak gode di ampio sostegno e costituisce il più grande movimento di protesta in Algeria; che i giovani rappresentano la maggioranza dei manifestanti; che i manifestanti chiedono di porre fine alla corruzione, alla mancanza di possibilità di impegno politico, agli alti tassi di disoccupazione e alla repressione delle manifestazioni, nonché un quadro più pluralistico e inclusivo per prepararsi a libere elezioni, nell'ambito della più ampia transizione politica;

F.  considerando che l'indice sulla libertà di stampa nel mondo del 2019 colloca l'Algeria al 141° posto su 180 paesi esaminati, descrive come la libertà di stampa nel paese subisca "minacce" e osserva che i giornalisti sono oggetto di frequenti persecuzioni; che le organizzazioni di media indipendenti, i cittadini giornalisti sui social media e su altri mezzi di comunicazione affrontano la censura strutturale delle autorità algerine che colpisce la diffusione di qualsiasi informazione considerata a sostegno di posizioni dissenzienti;

G.  considerando che dal gennaio 2018 le autorità algerine hanno chiuso diverse chiese, un'ampia maggioranza delle quali appartiene all'Église protestante d'Algérie (EPA), l'organizzazione giuridicamente riconosciuta che riunisce le Chiese protestanti dell'Algeria;

H.  considerando che la caporedattrice della stazione radio pubblica La Chaîne 3, Meriem Abdou, ha rassegnato le dimissioni il 23 febbraio 2019 in segno di protesta contro il trattamento parziale del movimento Hirak; che diversi altri giornalisti sono stati arrestati o sono stati oggetto di intimidazioni, come Sofiane Merakchi, l'ex corrispondente arabo di France 24, e i giornalisti Azeb El Sheihk e Abdelmouji Khelladi, detenuti, rispettivamente, dal 26 settembre 2019 e dal 14 ottobre 2019;

I.  considerando che il 4 marzo 2019 Nadia Madassi, presentatrice di Canal Algérie negli ultimi 15 anni, si è dimessa sulla base di affermazioni secondo le quali sarebbe stata censurata; che il 5 marzo 2019 il quotidiano Echorouk e il canale televisivo El Bilad sono stati oggetto di sanzioni da parte del ministero della Comunicazione per avere realizzato servizi sulle manifestazioni; che il gruppo Facebook "Algérie – Debout!", con più di 500 000 iscritti, è stato chiuso e il suo fondatore e amministratore, Sofiane Benyounes, ha subito vessazioni ed è stato interrogato diverse volte prima di essere accusato; che le pubblicazioni Jeune Afrique, Tout Sur l'Algerie, Algérie Part, Interlignes e Observ'Algérie sono state censurate;

J.  considerando che i manifestanti del movimento Hirak, i difensori dei diritti umani, i giornalisti e i blogger sono sempre più spesso nel mirino o vengono arrestati al fine di impedire loro di esercitare la libertà di espressione, di associazione o di riunione pacifica;

K.  considerando che l'Ordine degli avvocati algerino (Union nationale des ordres des avocats, UNOA) ha denunciato in modo unanime gli arresti degli attivisti del movimento Hirak e la soppressione delle libertà; che il 24 ottobre 2019, ad Algeri, circa 500 avvocati hanno manifestato per chiedere il rispetto del diritto dei manifestanti a un giusto processo e per l'indipendenza del potere giudiziario; che l'UNOA ha istituito una commissione per sostenere gli avvocati che difendono i manifestanti e i dissidenti detenuti;

L.  considerando che, secondo la lega algerina per la difesa dei diritti umani (Ligue algérienne pour la défense des droits de l'homme, LADDH), dall'inizio del movimento Hirak più di cento persone sono state arrestate e detenute in relazione alle proteste pacifiche; che le accuse sulla base delle quali tali persone sono trattenute – "compromissione dell'unità nazionale e dell'integrità territoriale", "incitamento all'assembramento" e "logoramento del morale dell'esercito" – sono vaghe e violano le norme internazionali in materia di diritti umani;

M.  considerando che Lakhdar Bouregaa, 87 anni, veterano della guerra di indipendenza, è stato arrestato il 29 giugno 2019 per aver criticato il capo di Stato maggiore dell'esercito; che Nour el Houda Dahmani, studentessa di giurisprudenza di 22 anni, è stata rilasciata il 25 novembre 2019 dopo essere stata condannata a sei mesi di carcere a seguito di una manifestazione studentesca tenutasi il 17 settembre 2019 ed è diventata un'icona delle manifestazioni studentesche settimanali; che Ibrahim Daouadji e quattro altri attivisti sono stati arrestati il 12 ottobre 2019 per aver contestato la visita del ministro della Gioventù;

N.  considerando che Kamal Eddine Fekhar, medico, difensore dei diritti umani e difensore della comunità Amazigh At-Mzab nonché ex membro della LADDH, è deceduto il 28 maggio 2019 durante la detenzione a seguito del suo arresto nel quadro delle proteste su vasta scala e dopo aver trascorso 53 giorni in sciopero della fame, e che tale decesso sembra essere la conseguenza delle condizioni di detenzione e di negligenza medica; che Ramzi Yettou, 22 anni, è deceduto in seguito alle ferite riportate dopo essere stato brutalmente picchiato dalla polizia nell'aprile 2019;

O.  considerando che Karim Tabbou, figura leader dell'opposizione, ex segretario generale dello storico partito d'opposizione Fronte delle forze socialiste (Front des forces socialistes, FFS) e attualmente capo del partito non riconosciuto "Unione sociale e democratica", è stato arrestato il 12 settembre 2019; che è stato rilasciato dal tribunale di Tipaza il 26 settembre 2019, ma è stato di nuovo arrestato meno di 14 ore dopo nell'ambito di una diversa giurisdizione (Sidi M'Hamed), ma in condizioni simili, ed è al momento detenuto de facto in carcerazione cellulare;

P.  considerando che diversi membri dell'associazione Rassemblement actions jeunesse (RAJ), tra cui il fondatore Hakim Addad, il presidente Abdelouahab Fersaoui e i membri Massinissa Aissous, Djalal Mokrani, Ahmed Bouider, Kamel Ouldouali, Karim Boutata, Ahcene Kadi, Wafi Tigrine e Khireddine Medjani sono stati arrestati durante manifestazioni pacifiche a sostegno dei prigionieri di coscienza in Algeria;

Q.  considerando che vari manifestanti, tra cui Samir Belarbi, Fodil Boumala, Fouad Ouicher, Saida Deffeur e Raouf Rais, che si trovano ancora in carcere, nonché difensori dei diritti umani – compresi Said Boudour, Hamid Goura, e Slimane Hamitouche – sono perseguiti per aver "logorato il morale dell'esercito";

R.  considerando che l'11 novembre 2019 il tribunale di Sidi M'Hamed ad Algeri ha avviato un processo contro 42 attivisti, tra cui Samira Messouci, deputata all'Assemblea popolare provinciale di Wilaya, accusati di "aver compromesso l'integrità del territorio nazionale" per aver sventolato la bandiera amazigh; che tale bandiera è stata issata accanto alla bandiera nazionale in tutto il paese durante le manifestazioni settimanali; che diversi tribunali del paese hanno rilasciato i manifestanti arrestati con la stessa accusa;

S.  considerando che la Costituzione algerina sancisce le libertà fondamentali, compresa la libertà di associazione, ulteriormente definita dalla legge n. 12-06; che, a norma della legge n. 12-06, qualsiasi associazione, anche quelle che si sono già registrate con successo, è tenuta a registrarsi nuovamente e a ottenere una ricevuta di registrazione dal ministero dell'Interno prima di poter operare legalmente; che le domande di pre‑registrazione presentate da diverse organizzazioni della società civile, organizzazioni non governative, associazioni religiose e di beneficenza, tra cui figurano LADDH, EuromedRights, RAJ, Amnesty International, l'Associazione della Chiesa protestante algerina, la Commissione nazionale per i gruppi religiosi non musulmani nonché l'Associazione femminista per lo sviluppo personale e l'esercizio della cittadinanza (AFEPEC) sono ancora in sospeso, sebbene soddisfino tutti i requisiti di legge; che, pertanto, sono prive di status giuridico ufficiale;

T.  considerando che, conformemente al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, ratificato dall'Algeria, i governi devono garantire il diritto alla libertà di religione, di pensiero e di coscienza di tutti nel quadro della loro giurisdizione, e in particolare delle minoranze religiose; che tale diritto comprende la libertà di manifestare, individualmente o con altri, sia in pubblico sia in privato, la propria religione o il proprio credo;

1.  condanna fermamente gli arresti arbitrari e illegali, la detenzione, l'intimidazione e gli attacchi a danno di giornalisti, sindacalisti, avvocati, studenti, difensori dei diritti umani, della società civile e di tutti i manifestanti pacifici che hanno preso parte alle dimostrazioni pacifiche del movimento Hirak;

2.  invita le autorità algerine a rilasciare immediatamente e senza condizioni tutti coloro che sono stati accusati di aver esercitato il diritto alla libertà di espressione, segnatamente Hakim Addad, Abdelouahab Fersaoui, Massinissa Aissous, Djalal Mokrani, Ahmed Bouider, Kamel Ould Ouali, Karim Boutata, Ahcene Kadi, Wafi Tigrine, Khireddine Medjani, Samir Belarbi, Karim Tabbou, Fodil Boumala, Lakhdar Bouregaa, Samira Messouci Ibrahim Daouadji, Salah Maati, Sofiane Merakchi, Azeb El Cheikh, Fouad Ouicher, Saïda Deffeur e gli altri manifestanti pacifici, difensori dei diritti umani e giornalisti detenuti in modo arbitrario, sebbene le attività da loro svolte fossero consentite a norma del diritto algerino e in linea con gli strumenti internazionali in materia di diritti umani ratificati dall'Algeria; chiede alle autorità algerine di sospendere il divieto di viaggio e la libertà vigilata imposti a Slimane Hamitouche, Abdelmonji Khelladi e Mustapha Bendjama;

3.  invita le autorità algerine a porre fine a qualsiasi forma di intimidazione, ivi comprese le vessazioni giudiziarie e legislative, la criminalizzazione, gli arresti arbitrari e la detenzione, nei confronti di manifestanti pacifici, difensori dei diritti umani, giornalisti critici e blogger, e ad adottare misure adeguate per garantirne la protezione fisica e psicologica, la sicurezza e la libertà di proseguire le loro attività legittime e pacifiche; chiede alle autorità algerine di garantire e tutelare il diritto alla libertà di espressione, associazione, riunione pacifica e dei media, garantita dalla Costituzione algerina e dall'ICCPR, che l'Algeria ha firmato e ratificato;

4.  invita a porre fine alle violazioni della libertà di culto dei cristiani, degli ahmadi e di altre minoranze religiose; rammenta al governo algerino che l'ordinanza n. 06-03 garantisce il libero esercizio del culto; chiede alle autorità algerine di riaprire gli edifici ecclesiastici interessati;

5.  invita le autorità algerine a modificare la legge n. 91-19 del 2 dicembre 1991 al fine di eliminare tutte le restrizioni alle manifestazioni pacifiche che non sono assolutamente necessarie o proporzionate a norma delle disposizioni dell'articolo 21 dell'ICCPR; esprime preoccupazione per il fatto che, nonostante le disposizioni della revisione costituzionale del 2016, il decreto del 18 giugno 2001, che vieta le manifestazioni nella capitale, non è stato revocato ed è applicato in generale in tutto il paese;

6.  chiede alle autorità algerine di eliminare e prevenire efficacemente qualsiasi forma di uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine nel disperdere i raduni pubblici; condanna fermamente l'uso eccessivo della forza che ha provocato la morte di Ramzi Yettou; invita le autorità algerine a svolgere un'indagine indipendente su tutti i casi di uso eccessivo della forza da parte dei membri delle forze di sicurezza e ad assicurare i responsabili alla giustizia;

7.  sottolinea che una magistratura indipendente è uno degli elementi alla base del funzionamento di una democrazia e invita le autorità algerine a incoraggiare e garantire l'indipendenza del potere giudiziario;

8.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna, la Commissione e gli Stati membri a sostenere i gruppi della società civile, i difensori dei diritti umani, i giornalisti e i manifestanti, anche organizzando visite nelle carceri, monitorando i processi e rendendo dichiarazioni pubbliche, a sostenere la commissione dell'UNOA e altre organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani, nonché a monitorare da vicino la situazione dei diritti umani in Algeria ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili, compreso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani;

9.  incoraggia le autorità algerine a rivedere la legge n. 12-06 del 2012 sulle associazioni e a instaurare un vero e proprio dialogo inclusivo con le organizzazioni della società civile, al fine di elaborare una nuova legge che sia conforme alle norme internazionali in materia di diritti umani e alla Costituzione algerina;

10.  chiede alle autorità algerine di garantire a tutti il pieno esercizio della libertà di pensiero, coscienza, religione o credo, libertà garantita dalla Costituzione algerina e dall'ICCPR;

11.  esprime preoccupazione per gli ostacoli amministrativi cui le minoranze religiose sono confrontate in Algeria, in particolare per quanto riguarda l'ordinanza n. 06-03; incoraggia il governo algerino a rivedere l'ordinanza n. 06-03 per renderla maggiormente conforme alla Costituzione e ai suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, segnatamente l'articolo 18 dell'ICCPR;

12.  accoglie con favore il riconoscimento costituzionale del Tamazight quale lingua ufficiale nel 2016 e ne incoraggia l'attuazione pratica; chiede il rilascio immediato e incondizionato dei 42 manifestanti detenuti per aver sventolato la bandiera amazigh;

13.  chiede una soluzione della crisi sulla base di un processo politico pacifico e inclusivo; è convinto che le riforme democratiche e un dialogo costruttivo e inclusivo che garantisca la stabilità politica, economica e sociale in Algeria consentirebbero di rilanciare una prospera Unione del Maghreb arabo, il che è importante per il successo della cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo;

14.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla delegazione dell'Unione europea ad Algeri, al governo dell'Algeria, al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e al Consiglio d'Europa.

(1) GU C 346 del 21.9.2016, pag. 106.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0318.
(3) GU L 265 del 10.10.2005, pag. 2.


Cuba, il caso di José Daniel Ferrer
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 su Cuba, il caso di José Daniel Ferrer (2019/2929(RSP))
P9_TA(2019)0073RC-B9-0200/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni su Cuba, in particolare quelle del 17 novembre 2004 su Cuba(1), del 2 febbraio 2006 sulla posizione dell'Unione europea nei confronti del governo cubano(2), del 21 giugno 2007 su Cuba(3), dell'11 marzo 2010 sui prigionieri di coscienza a Cuba(4) e del 5 luglio 2017 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione, dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Cuba, dall'altra(5) e del 15 novembre 2018(6),

–  visto l'accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e Cuba, firmato nel dicembre 2016 e applicato in via provvisoria dal 1º novembre 2017,

–  visto il secondo consiglio congiunto UE-Cuba tenutosi il 9 settembre 2019 all'Avana,

–  visto il secondo dialogo formale sui diritti umani UE-Cuba, tenutosi nel quadro dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione UE-Cuba il 3 ottobre 2019 a Bruxelles,

–  visto l'esame periodico universale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite concernente Cuba del maggio 2018,

–  visti il patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e altri trattati e strumenti internazionali in materia di diritti umani,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 10 dicembre 1984 e di cui Cuba è Stato parte,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di cui Cuba è firmataria,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 1° ottobre 2019 il leader dell'opposizione dell'Unione patriottica di Cuba (UNPACU) José Daniel Ferrer è stato arrestato arbitrariamente senza alcuna accusa a suo carico e gli è stato negato qualsiasi contatto con l'esterno per almeno 72 ore;

B.  considerando che, per oltre un decennio, Ferrer è stato ripetutamente arrestato e sottoposto a molestie e intimidazioni dalle autorità cubane a causa della sua attività politica pacifica; che nel 2018 è stato tenuto in isolamento totale per 10 giorni;

C.  considerando che, il 2 novembre 2019, Ferrer ha fatto uscire illegalmente una lettera in cui dichiara di essere stato sottoposto a torture e maltrattamenti, che durante la detenzione la sua vita è stata messa in pericolo e che gli sono state negate cure mediche adeguate; che, secondo informazioni fornite dalla sua famiglia il 15 novembre 2019, è detenuto nella prigione di Aguadores a Santiago de Cuba, dove è stato posto in una cella di punizione; che, il 7 novembre 2019, sua moglie lo ha visto per pochi minuti e ha confermato che la sua salute è in uno stato critico, dato che ha perso metà del suo peso corporeo, anche a seguito dello sciopero della fame da lui iniziato;

D.  che, secondo diverse ONG, Ferrer è solo uno dei circa 120 prigionieri politici detenuti a Cuba; che numerosi giornalisti indipendenti, dissidenti pacifici e difensori dei diritti umani, che appartengono per la maggior parte all'opposizione democratica, sono perseguitati, arrestati arbitrariamente o detenuti a Cuba, tra cui José Guía Piloto, Silverio Portal Contreras, Mitzael Díaz Paseiro, Orlando Zapata Tamayo, Eliecer Bandera Barrera, Edilberto Ronal Azuaga e Roberto de Jesús Quiñones Haces;

E.  considerando che il 28 ottobre 2019 è morto Armando Sosa Fortuny, il quale, dopo 43 anni trascorsi in carcere, è stato il prigioniero politico più a lungo incarcerato a Cuba; che le autorità cubane non ne hanno autorizzato il rilascio nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute;

F.  considerando che, ai sensi delle norme internazionali in materia di diritti umani, chiunque sia arrestato o detenuto deve essere informato dei motivi al momento del suo arresto ed essere condotto senza indugio dinanzi a un giudice;

G.  considerando che le azioni del governo cubano violano le disposizioni dell'articolo 1, paragrafo 5, e dell'articolo 22 dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'Unione europea e Cuba firmato nel 2016, in cui il governo cubano si impegna a difendere e migliorare i diritti umani;

H.  considerando che, il 5 luglio 2017, il Parlamento ha concesso la sua approvazione alla conclusione dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione; che tale accordo del Parlamento esprime chiaramente le sue gravi preoccupazioni riguardo alla situazione dei diritti umani a Cuba e comprende una clausola sospensiva in caso di violazione delle disposizioni in materia di diritti umani;

I.  considerando che il dialogo sui diritti umani tra l'UE e Cuba, guidato dal rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, ha avuto inizio nel 2015, e il quinto ciclo si è svolto il 9 ottobre 2018; che il 3 ottobre 2019 l'Unione europea e Cuba hanno tenuto il secondo dialogo formale sui diritti umani; che esso non ha prodotto risultati tangibili nonostante la rielezione di Cuba al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il periodo 2017-2019; che qualsiasi dialogo politico deve includere un dialogo diretto e intenso con la società civile e tutti i soggetti politici dell'opposizione senza restrizioni;

J.  che, durante la seconda sessione del Consiglio congiunto UE-Cuba svoltasi il 9 settembre 2019 all'Avana, oltre cento attivisti sono stati arbitrariamente arrestati; che l'Unione europea è rimasta in silenzio dinanzi a tali azioni e non si è pronunciata neppure in relazione al caso Ferrer;

K.  considerando che il Parlamento ha conferito il premio Sacharov per la libertà di pensiero ad attivisti cubani in tre occasioni: nel 2002 a Oswaldo Payá, nel 2005 alle Donne in bianco e nel 2010 a Guillermo Fariñas; che i vincitori del premio Sacharov sono regolarmente sottoposti a molestie e intimidazioni e viene loro impedito di lasciare il paese e di partecipare a eventi internazionali;

L.  che i diritti umani, la libertà, la dignità e gli interessi dei cittadini sono meglio rappresentati e difesi in una democrazia;

1.  condanna la detenzione arbitraria di José Daniel Ferrer e chiede con urgenza alle autorità cubane il suo immediato rilascio; chiede che gli venga concesso di avvalersi di un difensore di sua scelta, di essere in contatto con la sua famiglia e di avere accesso a tutta la documentazione relativa alla sua detenzione e alle presunte motivazioni della stessa;

2.  denuncia le torture e i maltrattamenti che Ferrer dichiara di aver subito nella sua lettera; rammenta alle autorità cubane il loro dovere di prevenire la tortura e i maltrattamenti e di garantire lo svolgimento di un'indagine rapida e imparziale; esorta le autorità cubane a garantire che Ferrer possa accedere senza indugio alle cure mediche di sua scelta e riceva alimenti e acqua in condizioni igieniche adeguate;

3.  reitera la sua profonda preoccupazione per le persecuzioni, le vessazioni e gli attacchi costantemente perpetrati a danno dei dissidenti pacifici, dei giornalisti indipendenti, dei difensori dei diritti umani e dell'opposizione politica a Cuba; chiede la cessazione immediata di tali azioni e il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici e delle persone arbitrariamente detenute solo per aver esercitato la loro libertà di espressione e di riunione; chiede migliori garanzie per il diritto a un processo equo e per l'indipendenza del potere giudiziario, nonché di garantire che le persone private della loro libertà abbiano accesso a un difensore indipendente;

4.  ricorda il suo invito agli Stati membri, al SEAE e alla sua delegazione a Cuba a condannare con fermezza e pubblicamente l'arresto arbitrario di Ferrer e delle persone summenzionate e ad adottare tutte le misure necessarie per difendere la democrazia e i diritti umani;

5.  esprime il suo rammarico per il fatto che, nonostante l'adozione dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione, la situazione relativa alla democrazia e ai diritti umani non sia migliorata; chiede che siano rispettati gli obblighi vincolanti stabiliti nell'accordo di dialogo politico e di cooperazione tra l'UE e Cuba e che vengano fissati parametri chiari al riguardo;

6.  ricorda che suddetto accordo comprende una clausola sulla sospensione dello stesso, che dovrebbe applicarsi in caso di violazione delle disposizioni sui diritti umani; insiste pertanto affinché l'Unione europea segua e controlli attentamente il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a Cuba in fase di attuazione dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione e che siano presentate relazioni periodiche al Parlamento a tale riguardo; ritiene che la detenzione e il trattamento di José Daniel Ferrer e di altri prigionieri politici costituiscano un "caso di particolare urgenza" quale definito all'articolo 85, paragrafo 3, lettera b), dell'accordo e chiede all'UE di convocare senza indugio una riunione a riguardo;

7.  chiede al governo cubano di attuare le riforme giuridiche necessarie per garantire la libertà di stampa, associazione e manifestazione, nonché di avviare riforme politiche che consentano lo svolgimento di elezioni libere, eque e democratiche che tengano conto della libertà sovrana e liberamente espressa dal popolo cubano; esorta il governo cubano ad allineare la sua politica in materia di diritti umani alle norme internazionali definite nelle Carte, nelle dichiarazioni e negli strumenti internazionali di cui Cuba è firmataria e a consentire agli attori della società civile e agli esponenti dei partiti politici dell'opposizione di partecipare attivamente e senza restrizioni alla vita politica e sociale; chiede al governo di accordare agli osservatori indipendenti per i diritti umani, sia nazionali che internazionali, pieno accesso a Cuba e a estendere gli inviti ai relatori speciali delle Nazioni Unite per la promozione e la tutela del diritto alla libertà di riunione pacifica e di espressione e per la situazione dei difensori dei diritti umani;

8.  ricorda che dal 2003 Cuba ha applicato una moratoria sulla pena capitale; invita le autorità cubane ad abolire la pena di morte per tutti i reati; chiede che siano riviste tutte le condanne a morte per garantire che tali processi abbiano rispettato le norme internazionali;

9.  chiede alle autorità cubane di garantire la libertà dei media e la libertà di espressione abrogando, tra l'altro, il decreto n. 349 che limita la libertà di espressione artistica, nonché di porre fine alla detenzione dei giornalisti indipendenti e alle vessazioni a loro danno; invita il governo cubano a cessare di imporre la censura online e di bloccare siti Internet e restringere l'accesso alle informazioni;

10.  deplora che, a causa del rifiuto del governo cubano di concedere la sua approvazione, a numerose organizzazioni della società civile, europee e cubane, sia stata negata la possibilità di partecipare al dialogo con la società civile nell'ambito del più ampio Dialogo sui diritti umani dell'accordo di dialogo politico e di cooperazione UE-Cuba, svoltosi il 2 ottobre 2019; chiede altresì che tra l'UE e Cuba sia instaurato un dialogo istituzionalizzato, formale, aperto e pubblico con la società civile realmente indipendente, analogamente a quanto accade con altri paesi con i quali l'UE ha siglato accordi di cooperazione;

11.  invita il nuovo VP/AR a riconoscere l'esistenza di un'opposizione politica al governo cubano e a sostenerne l'inclusione nel dialogo politico tra l'UE e Cuba; invita, a tale riguardo, tutti i rappresentanti degli Stati membri dell'UE a sollevare le questioni relative ai diritti umani nel corso delle visite con le autorità cubane e a incontrare i vincitori del premio Sacharov durante le visite a Cuba onde garantire un'applicazione coerente, a livello sia interno che esterno, della politica dell'UE in materia di diritti umani, rafforzando in tal modo la partecipazione della società civile indipendente;

12.  invita il SEAE e la Commissione a sostenere attivamente i gruppi della società civile e le persone che difendono i diritti umani a Cuba, anche organizzando visite nelle carceri, monitorando i processi e rilasciando dichiarazioni pubbliche; invita il nuovo VP/AR a riferire al Parlamento in merito alle azioni intraprese fino ad ora dalla delegazione dell'UE;

13.  invita il nuovo VP/AR a esigere che le autorità cubane, dopo anni di inazione, avviino riforme volte alla trasformazione democratica del paese, in linea con quanto stabilito dall'accordo di dialogo politico e di cooperazione; evidenzia che l'attuale situazione a Cuba compromette i principi relativi ai diritti umani e alla democrazia su cui si basa suddetto accordo;

14.  deplora profondamente il rifiuto delle autorità cubane di permettere alle delegazioni e ad alcuni gruppi politici del Parlamento europeo di recarsi in visita a Cuba, sebbene il Parlamento abbia approvato l'accordo di dialogo politico e di cooperazione; invita le autorità a garantire senza indugio l'accesso al paese;

15.  denuncia l'atteggiamento interventista assunto dal governo cubano e chiede di porre fine alle ingerenze che esso esercita presso i paesi dell'America latina;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al governo e all'Assemblea nazionale del potere popolare di Cuba, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione, al rappresentante speciale dell'UE per i diritti umani, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ai governi degli Stati membri della CELAC.

(1) GU C 201 E del 18.8.2005, pag. 83.
(2) GU C 288 E del 24.11.2006, pag. 81.
(3) GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 377.
(4) GU C 349 E del 22.12.2010, pag. 82.
(5) GU C 334 del 19.9.2018, pag. 99.
(6) Testi approvati, P8_TA(2018)0460.


Haiti
PDF 127kWORD 47k
Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 su Haiti (2019/2928(RSP))
P9_TA(2019)0074RC-B9-0214/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni su Haiti, in particolare quella del 19 gennaio 2011 sulla situazione ad Haiti un anno dopo il terremoto: aiuto umanitario e ricostruzione(1), e dell'8 febbraio 2018 sulla schiavitù infantile ad Haiti(2),

–  vista la relazione annuale dell'UE sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2018, in particolare l'aggiornamento per paese relativo ad Haiti, adottato dal Consiglio il 13 maggio 2019,

–  vista la relazione definitiva della missione di monitoraggio elettorale dell'UE ad Haiti (19-23 novembre 2018),

–  vista la relazione annuale della missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti (MINUSTAH) e dell'ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) sulla situazione dei diritti umani ad Haiti nel periodo 1º luglio 2015 - 31 dicembre 2016, del luglio 2017,

–  vista la relazione della MINUSTAH e dell'OHCHR sulle accuse di violazioni e abusi dei diritti umani il 13 e 14 novembre 2018 nel quartiere di La Saline a Port-au-Prince,

–  visto il riesame periodico universale (UPR) su Haiti, adottato dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite nella sua 34ª sessione tenutasi il 17 marzo 2017,

–  visto il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966 e di cui Haiti è uno Stato parte,

–  visto l'accordo di Cotonou,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite,

–  vista la Convenzione sui diritti del fanciullo, sottoscritta da Haiti,

–  vista la risoluzione 2476 (2019) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, del 25 giugno 2019,

–  vista la relazione definitiva della missione di monitoraggio elettorale dell'UE del 2015,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 7 novembre 2019 dalla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a nome dell'Unione europea, sulla situazione ad Haiti,

–  visto l'articolo pubblicato da Amnesty International il 31 ottobre 2019, che attesta l'uso eccessivo della forza contro i manifestanti,

–  vista la relazione dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari sulla situazione ad Haiti, del 1º ottobre 2019,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 28 maggio 2019 dalla Delegazione dell'Unione europea ad Haiti,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che l'annuncio da parte del governo, nel luglio 2018, della propria intenzione di abolire le sovvenzioni, provocando un rincaro del prezzo del carburante fino al 50 %, ha scatenato ampie proteste e i peggiori disordini civili che il paese abbia vissuto da anni; che tale misura rifletteva i tagli concordati con il Fondo monetario internazionale (FMI) nel febbraio 2018, in cambio di crediti finanziari di 96 milioni di dollari statunitensi (USD) per aiutare il paese a ripagare il debito estero;

B.  considerando che le manifestazioni organizzate dai leader dell'opposizione esigevano le dimissioni del presidente Jovenel Moïse in ragione dell'inflazione dilagante, delle accuse di corruzione sistematica del governo, che investivano anche l'ex presidente Michel Martelly, e dell'insicurezza economica e alimentare, senza che la comunità internazionale vi prestasse particolare attenzione; che le manifestazioni iniziate oltre un anno fa per protestare contro gli scandali di corruzione che vedevano coinvolte le autorità haitiane hanno già mietuto un centinaio di vittime e sono degenerate trasformandosi in una vera e propria conflagrazione; che la corruzione sembra essere un problema endemico della società e della politica haitiana;

C.  considerando le forze di sicurezza hanno represso le proteste utilizzando munizioni vere e gas lacrimogeni; che a febbraio, secondo l'OHCHR, 41 persone hanno perso la vita e 100 sono rimaste ferite nel corso delle proteste; che, sempre secondo le ultime cifre dell'OHCHR, tra il 15 settembre e il 1º novembre 2019, almeno 42 persone hanno perso la vita – 19 di cui sono state uccise dalle forze dell'ordine – e 86 persone sono rimaste ferite nell'ambito di proteste analoghe;

D.  considerando che Haiti è senza un governo dal marzo 2019, il che inibisce la capacità del paese di ottenere i finanziamenti degli aiuti internazionali e i prestiti della Banca mondiale; che dal gennaio 2020 Haiti sarà anche senza un parlamento, visto il mancato svolgimento delle elezioni parlamentari nell'ottobre 2019; che il presidente Moïse ha manifestato l'intenzione di varare modifiche costituzionali intese a rafforzare i poteri della figura del presidente;

E.  considerando che, nonostante le manifestazioni, non è stata intrapresa alcuna azione legale; che tale impunità e la mancanza di attenzione della comunità internazionale hanno alimentato ulteriormente le violenze; che il protrarsi della crisi in atto ha comportato altresì un'ulteriore limitazione dell'accesso all'assistenza sanitaria, all'alimentazione, all'istruzione e al soddisfacimento di altri bisogni, oltre ad aver provocato un'ulteriore penuria di elettricità e carburante;

F.  considerando che molte collettività non hanno a tutt'oggi accesso alla rete elettrica a seguito del terremoto del 2010 e dipendono da generatori elettrici per le loro necessità quotidiane; che il rincaro del prezzo del carburante ha ridotto ulteriormente le già scarse opportunità economiche;

G.  considerando l'esistenza di prove attendibili secondo cui la polizia, armata di fucili semiautomatici, ha utilizzato munizioni vere durante le proteste, in violazione del diritto internazionale dei diritti umani e delle norme sull'uso della forza; che i giornalisti sono oggetto di continue vessazioni e aggressioni fisiche; che l'11 ottobre 2019 Néhémie Joseph, un giornalista di Radio Méga che ha assicurato la copertura mediatica delle proteste, è stato ucciso nella sua auto con un colpo di arma da fuoco; che nel settembre 2019 il fotoreporter della Associated Press, Chery Dieu-Nalio, ha ricevuto un colpo di arma da fuoco al volto nella sua auto; che nel giugno 2019 il giornalista di Radio sans fin, Pétion Rospide, è stato ucciso nella sua auto con un colpo di arma da fuoco e che nel marzo 2018 è scomparso il giornalista Vladjimir Legagneur;

H.  considerando che è prevalsa l'impunità anche in casi come quello del massacro di La Saline, avvenuto nell'ottobre 2018 nella periferia della capitale, Port-au-Prince, e in cui sono state arbitrariamente uccise 70 persone e sono state stuprate 13 donne; che il governo ha imputato il massacro a una guerra tra bande; che l'Organizzazione degli Stati americani (OSA) e la missione delle Nazioni Unite per il sostegno alla giustizia ad Haiti (MINUJUSTH), ascrivono invece il massacro, sulla base di informazioni raccolte dalla Rete nazionale dei diritti dell'uomo (RNDDH), al tentativo della moglie del presidente, Martine Moïse, e di vari rappresentanti del governo di corrompere la popolazione di La Saline, affinché interrompesse le manifestazioni contro il presidente Moïse e sostengono che il massacro è riconducibile al rifiuto della popolazione di La Saline di farsi corrompere; che le organizzazioni per i diritti umani ad Haiti hanno chiesto che le indagini sul massacro siano condotte da una missione ufficiale dell'OSA;

I.  considerando che le condizioni di sicurezza nel paese sono peggiorate drasticamente dall'ottobre 2017, allorché i membri della forza di pace della missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti (UNSTAMIH) sono stati sostituiti con la missione MINUJUSTH, il cui personale ha soltanto un limitato addestramento di polizia;

J.  considerando che la discriminazione di genere continua a essere un grave problema nel paese; che Haiti ha un indice di disuguaglianza di genere (IDG) dello 0,593, il che colloca il paese al 142° posto su 159 nell'indice del 2015; che la discriminazione, la stigmatizzazione, l'esclusione e la violenza nei confronti delle persone LGBTI sono sistematiche e diffuse nel paese; che la scolarità delle ragazze è minima o nulla; che le leggi che configurano come reati lo stupro e la violenza domestica sono state adottate solo nel 2005, che il codice penale non viene riveduto dal 1835 e che le donne e le ragazze subiscono spesso una disparità di protezione giuridica; che il 7 novembre 2019 10 detenute, tra cui una ragazza di 15 anni, sono state stuprate nel carcere civile di Gonaïves; che, dall'inizio delle proteste, il sovraffollamento, la penuria alimentare, l'impossibilità di visite di familiari e altre condizioni disumane sono fenomeni ormai ampiamente diffusi nel sistema penitenziario haitiano;

K.  considerando che la maggior parte dei bambini di Haiti non ha potuto frequentare la scuola sin dall'inizio dell'anno scolastico, a settembre; che l'analfabetismo e l'accesso all'istruzione rappresentano un grave problema nel paese dal momento che circa la metà degli haitiani di età superiore ai 15 anni è analfabeta e oltre 350 000 bambini e ragazzi in tutto il paese non frequentano la scuola primaria e secondaria;

L.  considerando che è tuttora diffusa la pratica dei "Restavèk", una moderna forma di schiavitù in cui bambini haitiani provenienti da famiglie povere vengono mandati dai genitori a vivere con altre famiglie per lavorare come domestici, subendo spesso abusi e maltrattamenti, senza avere accesso all'istruzione scolastica;

M.  considerando che Haiti occupa il 168° posto nell'Indice di sviluppo umano dell'UNDP, il che rappresenta un risultato peggiore rispetto agli anni precedenti, e necessita costantemente di aiuti umanitari e allo sviluppo; che, secondo la Banca mondiale, Haiti rimane il paese più povero del continente americano e uno degli Stati più poveri al mondo, in cui il 59 % della popolazione vive al di sotto della soglia nazionale di povertà e il 24 % al di sotto della soglia nazionale di povertà estrema, mentre il tasso di disoccupazione è superiore al 40 %; che la corruzione a livello governativo è dilagante e nel 2018 Haiti occupava il 161° posto su 180 nell'indice di percezione della corruzione di Transparency International;

1.  condanna fermamente la repressione delle manifestazioni pacifiche ad opera delle autorità haitiane nonché l'uso letale della forza, le detenzioni arbitrarie, le intimidazioni, le vessazioni e le violenze sessuali; chiede che le autorità haitiane abbandonino immediatamente l'uso illegittimo della forza, segnatamente l'utilizzo di armi da fuoco e di munizioni attive contro i manifestanti pacifici, e che rispettino il diritto dei cittadini di manifestare liberamente e pacificamente; sostiene le richieste della popolazione haitiana di porre fine alla corruzione e all'impunità;

2.  sottolinea che per evitare ulteriori sofferenze alla popolazione e l'aggravarsi dell'instabilità tutte le parti coinvolte devono astenersi dalla violenza; invita tutti gli attori ad avviare un dialogo inter-haitiano franco, aperto e inclusivo per rispondere meglio alle necessità di base e alle aspirazioni della popolazione e trovare soluzioni durature all'attuale crisi politica, economica e umanitaria;

3.  ricorda che, come sottolineato nel contesto dell'ultimo esame periodico universale, è necessario continuare ad attribuire la priorità alla riforma della giustizia, all'eliminazione del ricorso alla custodia cautelare prolungata e alla lotta contro la corruzione; invita la comunità internazionale ad assistere la popolazione haitiana nel consolidare un sistema giudiziario indipendente e solido in grado di perseguire e punire i responsabili delle violazioni, indipendentemente dal loro status sociale;

4.  chiede che siano condotte indagini indipendenti sul massacro di La Saline, sulle vessazioni e gli attacchi ai danni dei giornalisti nonché sui decessi avvenuti a metà del mese di settembre 2019; esige che tutti gli autori di crimini siano perseguiti e puniti; ribadisce che è fondamentale che i media siano liberi di diffondere informazioni sulla situazione; esorta tutti gli attori a non perseguitare i giornalisti e a consentire loro di riferire in merito alla situazione nel paese; ribadisce che deve essere garantito il diritto alla pacifica espressione delle opinioni e delle posizioni critiche;

5.  sostiene la richiesta di inviare ad Haiti una missione indipendente di esperti dell'OSA per un periodo più lungo, con l'incarico di fare chiarezza sulle numerose violazioni dei diritti umani commesse nel paese nonché di condurre indagini imparziali, approfondite, trasparenti e indipendenti e di migliorare l'assunzione di responsabilità, assicurando giustizia e verità alle famiglie delle vittime e ai sopravvissuti, come richiesto dalle organizzazioni nazionali dei diritti umani;

6.  respinge qualsiasi tentativo di ripristinare la dittatura da parte di alcune forze; pone l'accento sull'urgente necessità di riforme strutturali in materia di economia e governance onde ripristinare la fiducia nel sistema politico del paese; sottolinea che è necessario eliminare la corruzione sistemica a livello governativo, il clientelismo e l'erosione dello Stato di diritto;

7.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e l'ambasciata dell'UE a Port-au-Prince a sostenere la piena stabilizzazione democratica del paese e a contribuire all'eliminazione della corruzione e di altre forme di criminalità;

8.  valuta positivamente il fatto che il 16 ottobre 2019 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite abbia istituito l'Ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti (BINUH), che sarà incaricato di fornire consulenza al governo di Haiti per migliorare la stabilità politica e la buona governance; chiede alle Nazioni Unite di continuare a contribuire attivamente al processo di preparazione e mantenimento della pace, senza ripetere gli errori commessi in passato; invita le Nazioni Unite e i rispettivi paesi membri a indagare efficacemente sui presunti casi di sfruttamento sessuale o di abusi sessuali da parte delle forze di mantenimento della pace della missione MINUSTAH e di organizzazioni non governative ad Haiti, nonché a perseguire i responsabili di tali crimini e a sostenere e indennizzare le vittime;

9.  chiede che l'UE rafforzi e sostenga la capacità delle organizzazioni haitiane di decidere in modo autonomo in merito al tipo di assistenza da fornire al paese come pure ai relativi beneficiari;

10.  invita con urgenza il governo di Haiti a concedere un accesso senza restrizioni alle organizzazioni umanitarie affinché possano svolgere la loro attività, fornire assistenza alle persone bisognose e distribuire generi alimentari e altri aiuti fondamentali;

11.  chiede l'eliminazione della pratica dei "Restavèk", chiede che il governo haitiano adotti misure volte a garantire la registrazione e la tutela fisica e psicologica dei minori, nonché la loro scolarizzazione obbligatoria; invita l'UE a cooperare con il governo haitiano per mettere in atto un quadro legislativo di tutela dei diritti dei minori;

12.  pone l'accento sulla necessità di combattere la violenza nei confronti di donne e ragazze, di adottare provvedimenti legislativi contro tutte le forme di violenza di genere e di depenalizzare l'aborto, che attualmente è vietato in qualsiasi circostanza, anche in caso di violenza sessuale; reputa necessario attuare con urgenza misure volte a proteggere e sostenere le donne e i minori vittime di abusi sessuali, tra cui assistenza medica e psicologica e programmi specifici di inclusione e riabilitazione sociale; condanna le violenze di gruppo ai danni delle donne detenute nel carcere di Gonaïves; chiede che sia condotta un'indagine tempestiva, imparziale, indipendente ed efficace riguardo a tali accuse; ricorda che quando priva i cittadini della libertà, lo Stato è responsabile di garantirne l'integrità e di proteggerli dalle violenze;

13.  condanna i progetti di legge contro le persone LGBT adottati nel 2017, che chiedevano la messa al bando dei matrimoni gay e annoveravano l'omosessualità tra le ragioni per rifiutare il rilascio di un certificato di onorabilità professionale, insieme alla pedopornografia, all'incesto e allo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali; esprime preoccupazione per le circostanze della morte di Charlot Jeudy, presidente del gruppo di difesa delle persone LGBTQI "Kouraj";

14.  invita il governo di Haiti a introdurre un ordinamento amministrativo che garantisca la registrazione all'anagrafe di tutti i neonati, nonché misure per registrare coloro che non lo sono stati alla nascita;

15.  chiede che sia condotta una lotta sistematica alla violenza nei confronti degli anziani;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio dei ministri ACP-UE, alle istituzioni del Cariforum, al governo e al parlamento di Haiti nonché al Segretario generale delle Nazioni Unite.

(1) GU C 136 E dell'11.5.2012, pag. 46.
(2) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 40.


Accordo UE-Stati Uniti per l'assegnazione di una quota del contingente tariffario per le importazioni di carni bovine di alta qualità ***
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea per l'assegnazione agli Stati Uniti di una quota del contingente tariffario per le carni bovine di alta qualità di cui al protocollo d'intesa sottoposto a revisione concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (2014) (10681/2019 – C9-0107/2019 – 2019/0142(NLE))
P9_TA(2019)0075A9-0038/2019

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10681/2019),

–  visto il progetto di accordo fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea per l'assegnazione agli Stati Uniti di una quota del contingente tariffario per le carni bovine di alta qualità di cui al protocollo d'intesa sottoposto a revisione concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (2014) (10678/2019),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C9-0107/2019),

–  vista la sua risoluzione non legislativa del 28 novembre 2019(1) sul progetto di decisione,

–  visti l'articolo 105, paragrafi 1 e 4, e l'articolo 114, paragrafo 7, del suo regolamento,

–  visto il parere della commissione per l'agricoltura e lo sviluppo rurale,

–  vista la raccomandazione della commissione per il commercio internazionale (A9-0038/2019),

1.  dà la sua approvazione alla conclusione dell'accordo;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e agli Stati Uniti d'America.

(1) Testi approvati, P9_TA(2019)0076.


Accordo UE-Stati Uniti per l'assegnazione di una quota del contingente tariffario per le importazioni di carni bovine di alta qualità (risoluzione)
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Risoluzione non legislativa del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea per l'assegnazione agli Stati Uniti di una quota del contingente tariffario per le carni bovine di alta qualità di cui al protocollo d'intesa sottoposto a revisione concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (2014) (10681/2019 – C9-0107/2019 – 2019/0142M(NLE))
P9_TA(2019)0076A9-0037/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto di decisione del Consiglio (10681/2019),

–  visto il progetto di accordo fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea per l'assegnazione agli Stati Uniti di una quota del contingente tariffario per le carni bovine di alta qualità di cui al protocollo d'intesa sottoposto a revisione concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (2014) (10678/2019),

–  vista la richiesta di approvazione presentata dal Consiglio a norma dell'articolo 207, paragrafo 4, primo comma, e dell'articolo 218, paragrafo 6, secondo comma, lettera a), punto v), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (C9-0107/2019),

–  vista le sue risoluzioni del 12 settembre 2018 sullo stato delle relazioni UE-USA(1), del 3 luglio 2018 sulla diplomazia climatica(2) e del 14 marzo 2019 sul cambiamento climatico: visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'accordo di Parigi(3),

–  vista la dichiarazione congiunta USA-UE del 25 luglio 2018 a seguito della visita del Presidente Juncker alla Casa Bianca (dichiarazione congiunta)(4),

–  vista la relazione sullo stato di attuazione della dichiarazione congiunta UE-USA del 25 luglio 2018(5),

–  vista la sua risoluzione legislativa del 28 novembre 2019(6) sul progetto di decisione

–  visto l'articolo 105, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per il commercio internazionale (A9-0037/2019),

A.  considerando che l'UE e gli USA intrattengono le più ampie relazioni bilaterali in materia di scambi e investimenti, godono della relazione economica più integrata al mondo e condividono importanti valori ed interessi politici ed economici, nonostante le attuali tensioni commerciali;

B.  considerando che, nel 2009, l'UE e gli Stati Uniti hanno concluso un memorandum d'intesa (MoU, rivisto nel 2014(7)) che prevede una soluzione provvisoria ad una annosa controversia in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) riguardante le misure imposte dall'UE nel 1989 sulle esportazioni statunitensi di carni contenenti ormoni della crescita artificiali della carne bovina(8); che il protocollo d'intesa ha istituito un contingente tariffario di 45 000 tonnellate per carni bovine non trattate con ormoni, aperto a tutti i fornitori qualificati negli Stati membri dell'OMC;

C.  considerando che, nel 2019, la Commissione ha negoziato una nuova ripartizione del contingente tariffario con gli Stati Uniti (35 000 delle 45 000 tonnellate complessive agli Stati Uniti), mentre gli altri fornitori (Australia, Uruguay e Argentina) hanno concordato di condividere la parte rimanente del contingente;

D.  considerando che tale accordo deve essere visto alla luce dell'allentamento delle tensioni commerciali tra l'UE e gli Stati Uniti, concordato nella dichiarazione congiunta USA-UE del 25 luglio 2018;

E.  considerando che gli Stati Uniti, adducendo motivazioni di sicurezza nazionale, hanno imposto, nel marzo 2018, ulteriori dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio e minacciano di applicare dazi analoghi nei confronti delle importazioni di veicoli a motore e di parti di autoveicoli provenienti dall'UE (ai sensi della sezione 232 dello US Trade Expansion Act del 1962);

F.  considerando che l'UE contesta, presso l'OMC, l'imposizione di dazi antidumping e compensativi sulle olive spagnole da parte degli Stati Uniti(9);

G.  considerando che, sulla base della decisione arbitrale dell'OMC diffusa il 2 ottobre 2019(10), gli Stati Uniti hanno imposto, il 18 ottobre 2019, come rappresaglia per le sovvenzioni illegali concesse dall’UE al costruttore di aerei Airbus, dazi per un importo di 7,5 miliardi di USD su importazioni dell’UE, mettendo a rischio la maggior parte dei settori agricoli dell'UE con un dazio del 25 % anziché di quello industriale, compresi gli aeromobili con un dazio del 10 %;

H.   considerando che il Parlamento europeo ha ripetutamente incoraggiato l'UE a riflettere su come innalzare ulteriormente il livello di ambizione dell'accordo di Parigi e a integrare l'ambizione in materia di clima in tutte le politiche dell'UE, compresa la politica commerciale [ed] esorta la Commissione a garantire che tutti gli accordi commerciali firmati dall'UE siano pienamente compatibili con l'accordo di Parigi;

1.  accoglie con favore questo accordo con gli Stati Uniti sull'assegnazione di una quota del contingente tariffario di carni bovine di alta qualità quale soluzione ad una controversia commerciale di lunga data, in quanto costituisce un esempio positivo di una soluzione negoziata tra l'UE e gli Stati Uniti;

2.  accoglie con favore e riconosce il fatto che altri membri dell'OMC che esportano carni bovine non trattate con ormoni verso l'UE hanno deciso di sostenere tale accordo accettando che la maggior parte del contingente sia assegnata agli Stati Uniti; riconosce che, secondo la Commissione, non è stata accordata alcuna compensazione ai membri dell'OMC per sostenere l'accordo;

3.  osserva che l'accordo non pregiudica gli attuali livelli di accesso al mercato dell’UE per le carni bovine e che non deve essere aumentato il contingente globale dell'UE di accesso al mercato delle carni bovine non trattate con ormoni; riconosce che l'accordo non dovrebbe incidere sulle caratteristiche tecniche del contingente, di cui all'allegato 2 del regolamento (UE) n. 481/2012(11), comprese la qualità e la tracciabilità dei prodotti, al fine di garantire il massimo livello di protezione possibile per i consumatori dell'UE; osserva che l'accordo non pregiudica il divieto dell'UE sulle importazioni di carni bovine provenienti da animali trattati con taluni ormoni della crescita;

4.  sostiene la Commissione nei suoi sforzi volti ad individuare una soluzione equa ed equilibrata al fine di allentare le attuali tensioni commerciali, anche attraverso tale accordo; sottolinea l'importanza di trovare soluzioni negoziate; rileva che l'UE ha fatto tutto quanto in suo potere per allentare le tensioni commerciali; invita gli Stati Uniti a collaborare con l'UE in materia; deplora la notifica formale da parte degli Stati Uniti, il 4 novembre 2019, del recesso dall'accordo di Parigi; ricorda che la politica commerciale comune dell'UE deve contribuire alla promozione della realizzazione dell'accordo di Parigi;

5.   sottolinea l'importanza di distinguere tale accordo da altri negoziati commerciali in corso tra gli Stati Uniti e l'Unione europea in cui non dovrebbe essere compreso il settore agricolo;

6.  prende atto della mancanza di progressi nell'attuazione della dichiarazione congiunta, sebbene l'UE stia portando avanti gli obiettivi di allentare le tensioni commerciali, come indicato in tale dichiarazione;

7.  si rammarica del fatto che gli Stati Uniti abbiano finora rifiutato di collaborare con l'UE per una soluzione equa ed equilibrata per le nostre rispettive industrie aeronautiche nel contesto dell’annosa controversia Airbus/Boeing e invita gli Stati Uniti ad avviare negoziati per risolverla; esprime preoccupazione per le misure adottate dagli Stati Uniti e che colpiscono il settore aeronautico europeo e numerosi prodotti agroalimentari; invita la Commissione a mettere in atto misure di sostegno per i produttori europei;

8.  invita gli Stati Uniti a revocare gli ulteriori dazi unilaterali sull'acciaio e sull'alluminio, e sulle olive, e a ritirare la minaccia di imporre dazi supplementari su autovetture e componenti per auto;

9.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e degli Stati Uniti d'America.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0342.
(2) Testi approvati, P8_TA(2018)0280.
(3) Testi approvati, P8_TA(2019)0217.
(4) http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-18-4687_en.htm
(5) https://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2019/july/tradoc_158272.pdf
(6) Testi approvati, P9_TA(2019)0075.
(7) Protocollo d'intesa sottoposto a revisione con gli Stati Uniti d'America concernente l'importazione di carni bovine provenienti da animali non trattati con alcuni ormoni di crescita e i dazi maggiorati applicati dagli Stati Uniti a determinati prodotti dell'Unione europea (GU L 27 del 30.1.2014, pag. 2).
(8) Comunicazione congiunta dell'Unione europea e degli Stati Uniti sulle misure riguardanti le carni e i prodotti a base di carne (ormoni) del 17 aprile 2014 (WT/DS26/29).
(9) Dazi compensativi e antidumping imposti sulle olive invaiate provenienti dalla Spagna: richiesta di costituzione di un panel da parte dell'Unione europea del 17 maggio 2019 (WT/DS577/3).
(10) Comunità europee e determinati Stati membri – Misure riguardanti il commercio di aerei civili di grandi dimensioni: Ricorso all'articolo 7.9 dell'accordo SCM e all'articolo 22.7 del memorandum d’accordo sulla risoluzione delle controversie da parte degli Stati Uniti del 4 ottobre 2019 (WT/DS316/42).
(11) Regolamento di esecuzione (UE) n. 481/2012 della Commissione, del 7 giugno 2012, che stabilisce regole per la gestione di un contingente tariffario per le carni bovine di alta qualità (GU L 148 dell'8.6.2012, pag. 9).


Situazione in Bolivia
PDF 120kWORD 45k
Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulla situazione in Bolivia (2019/2896(RSP))
P9_TA(2019)0077RC-B9-0187/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le dichiarazioni della vicepresidente della Commissione / alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sul processo elettorale in Bolivia, del 22 ottobre 2019, e sulla situazione in Bolivia, del 15 novembre 2019,

–  vista la dichiarazione della missione di osservazione elettorale dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA) in Bolivia del 21 ottobre 2019,

–  vista la dichiarazione del gruppo di audit sul processo elettorale in Bolivia, del 10 novembre 2019,

–  vista la dichiarazione dall'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, del 16 novembre 2019,

–  visto il referendum costituzionale tenutosi in Bolivia il 21 febbraio 2016,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Bolivia,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  viste le ultime dichiarazioni alla stampa sulla Bolivia rilasciate dalla Commissione interamericana dei diritti dell'uomo, in particolare quelle del 23 ottobre 2019, del 12 novembre 2019 e del 19 novembre 2019,

–  vista la Costituzione boliviana,

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il 20 ottobre 2019 si sono svolte in Bolivia le elezioni presidenziali e legislative, in un contesto estremamente polarizzato, poiché il presidente Evo Morales è una personalità controversa e l'accettazione della sua candidatura è stata altresì controversa;

B.  considerando che, dopo l'esito negativo del referendum indetto nel 2016 per modificare la Costituzione boliviana, Evo Morales si è candidato per un quarto mandato con l'approvazione della Corte costituzionale, una decisione che ha chiaramente evidenziato la mancanza di indipendenza della magistratura in Bolivia;

C.  considerando che, dopo lo spoglio di oltre l'80 % dei voti mediante il sistema di trasmissione rapida e sicura dei risultati preliminari (TREP), il Tribunale supremo elettorale ha interrotto la pubblicazione dei risultati preliminari; che a quel punto i dati indicavano chiaramente che sarebbe stato necessario un secondo turno di votazioni; che 24 ore dopo il Tribunale supremo elettorale "ha presentato dati indicanti un'inspiegabile inversione di tendenza, che hanno drasticamente cambiato il destino della consultazione facendo perdere fiducia nel processo elettorale", come dichiarato dall'OSA; che la Corte costituzionale ha escluso la possibilità di tenere un secondo turno elettorale in quanto era stata raggiunta la necessaria differenza del 10 % tra i due principali candidati;

D.  considerando che il comportamento del Tribunale elettorale supremo ha suscitato disaccordi e sospetti di brogli non solo tra i sostenitori dei candidati di opposizione, ma anche tra gli osservatori nazionali e internazionali, nonché in seno alla maggioranza della comunità internazionale;

E.  considerando che il presidente Morales si è pubblicamente proclamato vincitore delle elezioni, anche prima che tutti i risultati ufficiali fossero stati trasmessi e annunciati al pubblico;

F.  considerando che dalle dichiarazioni dell'OSA, dell'UE e della comunità internazionale emergono profonde preoccupazioni per l'interruzione immotivata dello spoglio dei voti, che fa pensare a una possibile parzialità degli osservatori della commissione elettorale; che gli interlocutori nazionali e internazionali hanno raccomandato di organizzare un secondo turno elettorale al fine di uscire dalla crisi politica;

G.  considerando che l'interruzione imprevista dello spoglio elettorale e la proclamazione della vittoria del presidente Morales hanno suscitato massicce proteste e la mobilitazione dei sostenitori dell'opposizione, nonché di quelli dello stesso presidente Morales; che tali manifestazioni hanno destato estrema preoccupazione nell'intera comunità internazionale e hanno finora causato almeno 32 morti, centinaia di feriti e oltre 600 arresti; che, a causa delle barricate innalzate nelle strade dai sostenitori di Evo Morales, nel paese si è registrata una carenza di generi alimentari e di carburante con gravi conseguenze sulla popolazione civile; che destano preoccupazione le violenze, le denunce riguardanti l'uso non necessario e sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza e la spaccatura della società;

H.  considerando che l'organismo preposto alla gestione delle elezioni ha perso qualsiasi credibilità e che uno dei suoi membri si è dimesso durante lo spoglio dei voti; che l'opposizione non ha riconosciuto i risultati delle elezioni svoltesi in tali circostanze e ha denunciato i presunti brogli elettorali;

I.  considerando che l'UE non ha inviato una missione di osservazione elettorale a pieno titolo, ma è stata rappresentata soltanto da una piccola equipe tecnica composta da tre funzionari di rango inferiore;

J.  considerando che, onde ripristinare la fiducia, il governo e le autorità elettorali hanno accettato un audit tecnico vincolante da parte di un'equipe di professionisti dell'OSA; che tale audit godeva del sostegno del Segretario generale delle Nazioni Unite;

K.  considerando che il 10 novembre 2019 l'audit dell'OSA ha evidenziato gravi irregolarità e manipolazioni durante lo scrutinio, alla luce delle quali l'OSA ha chiesto l'annullamento dell'esito delle elezioni e ha raccomandato l'avvio di un nuovo processo elettorale cui dovrebbero partecipare nuove autorità elettorali onde garantire lo svolgimento di elezioni credibili;

L.  considerando che in seguito alla presentazione, il 10 novembre 2019, della relazione di audit dell'OSA, in cui si chiedeva l'annullamento e una nuova indizione delle elezioni, numerosi funzionari statali di alto livello si sono dimessi, tra cui il presidente, il vicepresidente, il presidente del Senato e i rappresentanti del corpo elettorale; che Evo Morales e altri membri del suo governo hanno dovuto dimettersi, lasciare il paese e rinunciare alle loro cariche; che gli alti gradi delle forze armate hanno suggerito che l'ex presidente Evo Morales rassegni le dimissioni; che le forze armate e la polizia non dovrebbero interferire con i processi politici e dovrebbero essere soggette al controllo civile;

M.  considerando che Jeanine Áñez ha firmato un controverso decreto che tutela dall'azione penale i soldati che agiscono nel nome del ripristino dell'ordine pubblico;

N.  che numerose dimissioni hanno spinto la seconda vicepresidente, Jeanine Áñez, ad assumere la presidenza ad interim, al fine di indire rapidamente nuove elezioni presidenziali, essendo queste l'unico modo democratico e costituzionale per risolvere la crisi attuale;

O.  considerando che il 23 novembre 2019 la camera bassa e la camera alta del parlamento boliviano hanno approvato all'unanimità una norma che apre la strada a nuove elezioni presidenziali, poi firmata dalla presidente ad interim Jeanine Áñez; che la legge approvata vieta a chi sia stato in carica come presidente per due mandati consecutivi di ricandidarsi, rendendo quindi ineleggibile Evo Morales;

1.  accoglie con favore l'approvazione da parte di entrambe le camere di una legge che apre la strada alle prossime elezioni presidenziali, ma ritiene che, per ripristinare la stabilità, la Bolivia abbia bisogno di nuove elezioni il prima possibile e, pertanto, sostiene l'obiettivo di nominare un nuovo tribunale elettorale indipendente che garantisca lo svolgimento di elezioni trasparenti; invita le autorità ad interim ad assumersi la responsabilità per la credibilità della procedura organizzando e assicurando il corretto svolgimento di elezioni inclusive, in cui tutti gli attori politici abbiano la possibilità di concorrere nel rispetto del diritto boliviano e dell'ordinamento costituzionale;

2.  denuncia la mancanza di trasparenza e di credibilità delle autorità boliviane nonché il loro tentativo di brogli, compromettendo in tal modo il diritto dei cittadini boliviani di eleggere liberamente e democraticamente il loro presidente; ritiene che il tentativo di brogli elettorali costituisca un grave reato; ricorda che, in virtù della legislazione boliviana, le elezioni devono essere dichiarate nulle e prive di effetto e le persone e le organizzazioni coinvolte in tali illeciti vanno automaticamente escluse dagli organi elettorali;

3.  esprime ferma contrarietà alle violenze e alle distruzioni che hanno fatto seguito alle elezioni del 20 ottobre 2019 ed esprime il proprio cordoglio a tutti i familiari delle vittime e chiede che i responsabili siano assicurati alla giustizia;

4.  esprime pieno sostegno e riconoscimento per il lavoro svolto dagli osservatori elettorali dell'OSA in condizioni estremamente difficili in Bolivia;

5.  accoglie con favore la decisione di ritirare l'esercito dalle aree di protesta e di abrogare una legge che conferisce loro un ampio potere discrezionale nell'uso della forza; invita le forze di sicurezza ad agire in modo proporzionato e dando prova di moderazione nell'assicurare il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico; chiede che siano svolte indagini rapide, imparziali, trasparenti e complete riguardo alle violenze e che i responsabili siano assicurati alla giustizia;

6.  invita le nuove autorità ad interim ad adottare le misure necessarie per cambiare la situazione, ripristinare la fiducia e a organizzare il processo elettorale quale loro obiettivo principale; chiede l'apertura di un dialogo allo scopo di organizzare immediatamente nuove elezioni democratiche, inclusive, trasparenti ed eque, con un organo elettorale composto da nuove persone, come via d'uscita dalla crisi in atto, evitando nel contempo ritorsioni politiche; invita il governo provvisorio a non adottare misure destabilizzanti che potrebbero aggravare la situazione;

7.  accoglie con favore il ruolo di mediazione svolto dall'UE e dalla Chiesa cattolica nel contribuire a un accordo tra le parti sullo svolgimento di elezioni libere, inclusive e trasparenti entro il quadro temporale stabilito e conformemente alla costituzione boliviana;

8.  ribadisce che il rispetto dell'indipendenza della magistratura, il pluralismo politico e la libertà di riunione e di espressione di tutti i boliviani, inclusi le nazioni e i popoli indigeni originari contadini, sono diritti fondamentali e rappresentano un pilastro essenziale della democrazia e dello Stato di diritto;

9.  chiede che il nuovo processo elettorale si svolga in presenza di osservatori internazionali credibili e trasparenti, che siano in grado di operare liberamente e condividere le loro osservazioni indipendenti;

10.  si dichiara disposto a sostenere tale processo elettorale e invita il VP/AR a inviare una missione di osservazione elettorale dell'UE a pieno titolo;

11.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, nonché al governo della Bolivia, al parlamento andino e all'Assemblea EuroLat.


Emergenza climatica e ambientale
PDF 112kWORD 43k
Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sull'emergenza climatica e ambientale (2019/2930(RSP))
P9_TA(2019)0078RC-B9-0209/2019

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–  visto l'accordo adottato in occasione della 21a Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP21) svoltasi il 12 dicembre 2015 a Parigi (accordo di Parigi),

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica,

–  visti i dati scientifici più recenti ed esaustivi sugli effetti dannosi dei cambiamenti climatici presentati nella relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dal titolo "Riscaldamento globale di 1,5 °C", la sua quinta relazione di valutazione (AR5) e la relativa relazione di sintesi, la sua relazione speciale in materia di cambiamenti climatici e suolo nonché la sua relazione speciale in materia di oceani e criosfera nell'era dei cambiamenti climatici,

–  visto l'enorme rischio di perdita di biodiversità illustrato nella sintesi per i responsabili politici della relazione di valutazione globale sulla biodiversità e i servizi ecosistemici della piattaforma intergovernativa di politica scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici, del 29 maggio 2019,

–  vista la 25a Conferenza delle parti dell'UNFCCC (COP25) che si terrà a Madrid, Spagna, dal 2 al 13 dicembre 2019,

–  vista la 26a Conferenza delle parti dell'UNFCCC che si terrà a dicembre del 2020, durante la quale tutte le parti dell'UNFCCC dovranno incrementare i rispettivi contributi determinati a livello nazionale in linea con gli obiettivi dell'accordo di Parigi,

–  vista la 15a Conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica (COP15) che si terrà a Kunming (Cina) nell'ottobre 2020, durante la quale le parti dovranno concordare il quadro globale post-2020 per arrestare la perdita di biodiversità,

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sul cambiamento climatico: visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'accordo di Parigi(1),

–  vista la sua risoluzione del 28 novembre 2019 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2019 a Madrid (Spagna) (COP25)(2),

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che è imprescindibile ingaggiare un'azione immediata e ambiziosa per limitare il riscaldamento globale a 1,5 ºC ed evitare una massiccia perdita di biodiversità;

B.  considerando che una tale azione deve essere basata sulla scienza e deve coinvolgere i cittadini e tutti i settori della società e dell'economia, compresa l'industria, in modo socialmente equilibrato e sostenibile, deve sostenere la competitività delle nostre economie ed essere accompagnata da solide misure sociali e inclusive per assicurare una transizione equa e giusta che sostiene la creazione di posti di lavoro, rispettando la necessità di disporre di un elevato livello di protezione sociale nonché di posti di lavoro e di formazione di qualità;

C.  considerando che nessuna emergenza dovrebbe essere mai utilizzata per erodere le istituzioni democratiche o pregiudicare i diritti fondamentali; che tutte le misure saranno sempre adottate mediante un processo democratico;

1.  dichiara un'emergenza climatica e ambientale; invita la Commissione, gli Stati membri e tutti gli attori globali, e dichiara il proprio impegno, a intraprendere con urgenza le azioni concrete necessarie per combattere e contenere tale minaccia prima che sia troppo tardi;

2.  esorta la nuova Commissione a effettuare una valutazione completa dell'impatto climatico e ambientale di tutte le proposte legislative e di bilancio, nonché a garantire che tali proposte siano pienamente in linea con l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5° C e non contribuiscano alla perdita di biodiversità;

3.  riconosce la propria responsabilità istituzionale per quanto riguarda la riduzione della propria impronta di carbonio; propone di adottare proprie misure volte a ridurre le emissioni, inclusa la sostituzione del suo parco veicoli con veicoli a emissioni zero, e invita tutti gli Stati membri a trovare un accordo su una sede unica per il Parlamento europeo;

4.  esorta la nuova Commissione ad affrontare le incoerenze delle attuali politiche dell'Unione in materia di emergenza climatica e ambientale, in particolare attraverso una profonda riforma delle sue politiche di investimento nei settori dell'agricoltura, del commercio, dei trasporti, dell'energia e delle infrastrutture;

5.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) Testi approvati, P8_TA(2019)0217.
(2) Testi approvati, P9_TA(2019)0079.


Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25)
PDF 205kWORD 67k
Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2019 in programma a Madrid, Spagna (COP 25) (2019/2712(RSP))
P9_TA(2019)0079B9-0174/2019

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–  visto l'accordo adottato in occasione della 21a Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP21) svoltasi il 12 dicembre 2015 a Parigi (accordo di Parigi),

–  viste la ventiquattresima conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP24), la quattordicesima sessione della riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP14), nonché la terza parte della prima sessione della Conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti dell'accordo di Parigi (CMA1.3) tenutesi a Katowice (Polonia) dal 2 al 14 dicembre 2018,

–  vista la decisione dell'Ufficio di presidenza della COP dell'UNFCCC, in data 1º novembre 2019, di accettare la proposta del governo del Cile, in quanto presidenza entrante, di tenere la COP25 a Madrid (Spagna) dal 2 al 13 dicembre 2019,

–  visti l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite,

–  visto il vertice sull'azione in materia climatica organizzato dal Segretario generale delle Nazioni Unite e tenutosi il 23 settembre 2019,

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2018 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2018 a Katowice (Polonia)(COP24)(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sul cambiamento climatico: visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'accordo di Parigi(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2018 dal titolo "Un pianeta pulito per tutti – Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra" (COM(2018)0773),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 20 giugno 2019,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 4 ottobre 2019,

–  visto il contributo previsto stabilito a livello nazionale per quanto riguarda l'UE e i suoi Stati membri, presentato all'UNFCCC dalla Lettonia e dalla Commissione il 6 marzo 2015,

–  viste la relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) sul riscaldamento globale di 1,5 ºC, la sua quinta relazione di valutazione (AR5) e la relativa relazione di sintesi, la relazione speciale dell'IPCC in materia di cambiamenti climatici e suolo e la relazione speciale dell'IPCC dal titolo "L'oceano e la criosfera in un clima che cambia",

–  vista la relazione faro della Commissione globale sull'adattamento in materia di adattamento climatico,

–  viste la nona relazione di sintesi del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) del novembre 2018 (relazione 2018 sul divario delle emissioni) e la sua quarta relazione sul divario di adattamento per il 2018,

–  vista la valutazione degli indicatori dell'Agenzia europea dell'ambiente, dal titolo "Perdite economiche dovute a eventi estremi connessi al clima in Europa", pubblicata il 2 aprile 2019,

–  visti la Dichiarazione sulla situazione del clima globale nel 2018 del marzo 2019 dell'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e il quattordicesimo Bollettino sui gas a effetto serra dell'OMM in data 22 novembre 2018,

–  viste la Dichiarazione di Slesia sulla solidarietà e l'equa transizione, la dichiarazione ministeriale slesiana sul tema "Foreste per il clima" e la dichiarazione dal titolo "Promuovere il cambiamento insieme: partenariato per la mobilità elettrica e trasporti a emissioni zero", sottoscritte a margine della conferenza sui cambiamenti climatici COP24,

–  vista la sintesi per i responsabili politici della relazione di valutazione globale sulla biodiversità e i servizi ecosistemici della piattaforma intergovernativa di politica scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici (IBPES) del 29 maggio 2019,

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2017 su un piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia(3),

–  vista la relazione di sintesi ad alto livello dell'ultima riunione in materia di informazione scientifica sul clima, convocata dal gruppo di consulenza scientifica del vertice sull'azione per il clima 2019 delle Nazioni Unite, dal titolo "Uniti nella scienza",

–  visto il sondaggio Eurobarometro dell'aprile 2019 sui cambiamenti climatici,

–  vista l'interrogazione al Consiglio (O-000029/2019 – B9-0055/2019) e alla Commissione (O-000030/2019 – B9-0056/2019) sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2019 a Madrid, Spagna (COP 25),

–  visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'accordo di Parigi è entrato in vigore il 4 novembre 2016, che il 19 novembre 2019 187 delle 197 Parti dell'UNFCCC avevano depositato presso le Nazioni Unite i loro strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione;

B.  considerando che, il 6 marzo 2015, l'UE e i suoi Stati membri hanno presentato all'UNFCCC il loro contributo previsto stabilito a livello nazionale, impegnandosi quindi a conseguire un obiettivo vincolante di riduzione nazionale delle emissioni di gas a effetto serra (GES) di almeno il 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990;

C.  considerando che gli impegni assunti finora dai firmatari dell'accordo di Parigi non saranno sufficienti a conseguirne l'obiettivo comune; che l'attuale contributo previsto stabilito a livello nazionale (NDC) presentato dall'UE e dai suoi Stati membri non è in linea con gli obiettivi stabiliti dall'accordo di Parigi e deve essere rivisto;

D.  considerando che la relazione dell'IPCC sul riscaldamento globale di 1,5 °C dimostra che le conseguenze dell'aumento delle temperature saranno probabilmente meno gravi con un aumento di 1,5°C rispetto a quelle generate da un aumento di 2 °C;

E.  considerando che gli ultimi quattro anni – dal 2015 al 2018 – sono stati i quattro anni più caldi finora registrati a livello globale e che il 2018 ha registrato un livello record di emissioni globali di carbonio; che il mese di luglio 2019 è stato il mese più caldo in assoluto e che il 2019 prosegue la tendenza in atto, ragion per cui il periodo 2015-2019 è destinato a diventare il quinquennio più caldo mai registrato, secondo l'OMM;

F.  considerando che, secondo l'OMM, nel 2018 la concentrazione globale di CO2 era di 407,8 parti per milione (ppm), 2,2 ppm in più rispetto al 2017, e che le concentrazioni di CO2 sono destinate a raggiungere o addirittura superare le 410 ppm entro la fine del 2019;

G.  considerando che in 185 paesi del mondo sono stati organizzati scioperi per il clima nell'ambito di un movimento globale e che nel settembre 2019 sono scese in piazza 7,6 milioni di persone, una cifra record che rappresenta la più grande mobilitazione della storia a favore del clima;

H.  considerando che il preambolo all'accordo di Parigi riconosce "l'importanza di assicurare l'integrità di tutti gli ecosistemi, inclusi gli oceani" e che l'articolo 4, paragrafo 1, lettera d) dell'UNFCCC sottolinea che le Parti promuovono "la gestione sostenibile, la conservazione e l'incremento dei pozzi e dei serbatoi di tutti i gas a effetto serra, ivi compresi la biomassa, le foreste e gli oceani, nonché altri ecosistemi terrestri, costieri e marini";

I.  considerando che il Cile, in quanto Presidenza entrante della COP25, ha già annunciato che metterà in evidenza il ruolo degli oceani nella lotta al riscaldamento globale, una decisione che ha ancora più senso dopo la pubblicazione di una nuova allarmante relazione dell'IPCC sul riscaldamento degli oceani;

J.  considerando che le foreste contribuiscono in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento ad essi; che circa il 10 % delle emissioni di GES nell'UE è assorbito dalle foreste in fase di crescita; che la deforestazione è responsabile di quasi il 20 % delle emissioni globali di GES ed è causata in particolare dall'espansione degli allevamenti su scala industriale e della produzione industriale di soia e olio di palma, fra cui quelli destinati al mercato dell'UE; che l'UE dovrebbe ridurre i suoi contributi indiretti alla deforestazione ("deforestazione incorporata"), di cui è responsabile;

K.  considerando che il Parlamento ha ormai chiesto più volte alla Commissione, anche nella sua risoluzione sui cambiamenti climatici del 14 marzo 2019, di esaminare la fissazione del prezzo della CO2 in settori non ancora coperti dal sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (ETS);

L.  considerando che i cambiamenti climatici si ripercuotono in modo sproporzionato sui paesi in via di sviluppo, benché questi emettano molta meno CO2 rispetto ai paesi avanzati;

1.  ricorda che i cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più importanti per l'umanità e che tutti i paesi e gli attori a livello mondiale devono fare del loro meglio per combatterli; sottolinea che una tempestiva cooperazione internazionale, la solidarietà nonché un coerente e risoluto impegno a favore di un'azione comune rappresentano l'unica soluzione per onorare la nostra responsabilità collettiva nel preservare l'intero pianeta;

2.  riconosce che i gravi rischi del cambiamento climatico sono al centro delle preoccupazioni delle persone; ricorda che, secondo il sondaggio Eurobarometro del 2019, il 93 % dei cittadini europei considera i cambiamenti climatici un problema grave; si compiace del fatto che i cittadini di tutto il mondo, in particolare le giovani generazioni, siano sempre più attivi nella lotta per un'azione a favore del clima; accoglie con soddisfazione le loro richieste di una maggiore ambizione collettiva e interventi celeri per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi e non superare il limite di 1,5 °C; esorta i governi nazionali, regionali e locali nonché l'Unione a prestare ascolto a tali richieste;

3.  riconosce che il sostegno pubblico è indispensabile per il successo di politiche e misure UE ambiziose e inclusive in materia di clima; ritiene che ciò debba riflettersi negli sforzi dell'UE volti a contrastare i cambiamenti climatici;

4.  riconosce che l'onere del cambiamento climatico è già, e continuerà ad essere, in modo schiacciante a carico dei paesi del Sud del mondo, che i paesi del Sud del mondo sono più vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici rispetto al Nord del mondo, stanno già registrando perdite e danni e dispongono anche di minori capacità di adattamento, e che i paesi del Sud del mondo hanno contribuito alla crisi climatica in misura notevolmente inferiore rispetto al Nord del mondo;

5.  ricorda che il preambolo dell'accordo di Parigi riconosce il "diritto alla salute" come diritto fondamentale; sottolinea che l'articolo 4, paragrafo 1, lettera f) dell'UNFCCC afferma che "tutte le Parti devono applicare opportuni metodi, per esempio la valutazione dell'impatto, formulati e definiti a livello nazionale, al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi che i progetti o i provvedimenti da esse adottati per mitigare i cambiamenti climatici o per adattarvisi, possono avere sull'economia, sulla sanità pubblica e sulla qualità dell'ambiente"; ritiene che la salute dovrebbe essere inclusa nei piani nazionali di adattamento e nelle comunicazioni nazionali all'UNFCCC;

6.  deplora il fatto che gli indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per i cambiamenti climatici non includano la salute; rileva tuttavia che alcune iniziative di ricerca in ambito accademico dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e del segretariato dell'UNFCCC stanno ponendo rimedio a tale situazione; accoglie con favore l'adozione della dichiarazione politica di alto livello delle Nazioni Unite sulla copertura sanitaria universale, del 23 settembre 2019;

7.  riconosce che sarà pressoché impossibile conseguire la maggior parte degli OSS a meno che non siano soddisfatte le ambizioni in materia di clima e ambiente concordate in occasione della COP21;

8.  evidenzia che si stanno già sentendo gli effetti diretti dei cambiamenti climatici; sottolinea che, secondo il rapporto della Commissione globale sull'adattamento, i cambiamenti climatici potrebbero ridurre in condizioni di povertà oltre 100 milioni di persone entro il 2030 e che i raccolti potrebbero diminuire del 5-30 % entro il 2050, ripercuotendosi negativamente sulla sicurezza alimentare delle zone particolarmente vulnerabili;

9.  sottolinea che, secondo le previsioni, un riscaldamento non mitigato rimodellerà l'economia globale riducendo i redditi medi nel mondo del 23 % entro il 2100 e ampliando la disparità di reddito su scala mondiale; sottolinea che, diversamente dalle stime precedenti, le perdite globali previste sono approssimativamente lineari rispetto alla temperatura media mondiale, con perdite medie molto più elevate di quelle indicate dai modelli principali(4);

Base scientifica per l'azione a favore del clima

10.  sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC sul riscaldamento globale di 1,5 °C costituisce la valutazione scientifica più esaustiva e aggiornata dei percorsi di attenuazione in linea con l'accordo di Parigi; evidenzia che, secondo la relazione, per avere una buona probabilità di contenere la temperatura globale al di sotto di 1,5 °C entro il 2100 senza alcuno sforamento o con uno sforamento limitato l'azzeramento delle emissioni nette di GES a livello globale dovrà essere raggiunto al più tardi entro il 2067 e le emissioni mondiali di GES dovranno essere ridotte a un massimo di 27,4 gigatonnellate di CO2 equivalente (GtCO2eq) all'anno entro il 2030; sottolinea, alla luce di tali risultanze e in linea con l'accordo di Parigi, che l'Unione, in quanto leader mondiale, e altre importanti economie globali devono adoperarsi per conseguire quanto prima, e al più tardi entro il 2050, l'azzeramento delle emissioni nette di GES;

11.  sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC sul cambiamento climatico e il suolo sottolinea le conseguenze particolarmente drammatiche del riscaldamento globale sui terreni; esprime preoccupazione per il fatto che il degrado di matrice antropica dei terreni, dovuto perlopiù a pratiche agricole non sostenibili, e i crescenti disturbi legati all'uso del suolo, come gli incendi forestali, stanno ulteriormente diminuendo la capacità del suolo di fungere da pozzo di assorbimento del carbonio; sottolinea che queste conseguenze drammatiche dovrebbero peggiorare se si confermerà l'attuale tendenza globale;

12.  sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC dal titolo "L'oceano e la criosfera in un clima che cambia" evidenzia che i meccanismi climatici dipendono dalla salute degli ecosistemi oceanici e marini attualmente colpiti dal riscaldamento globale, dall'inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo della biodiversità marina, dall'aumento dei livelli del mare, dall'acidificazione, dalla disossigenazione, dalle ondate marine di calore, dallo scioglimento senza precedenti dei ghiacciai e della banchisa e dall'erosione costiera; evidenzia, inoltre, le conclusioni della relazione per quanto riguarda i rischi aggravati per gli ecosistemi marini, le comunità costiere e i mezzi di sussistenza; ricorda che gli oceani fanno parte della soluzione per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e adattarsi a essi; sottolinea che la COP25 sarà in assoluto la prima "COP blu"; invita pertanto l'UE a inserire gli oceani nell'agenda del Green Deal europeo e in cima ai negoziati internazionali in corso in materia climatica;

13.  esprime preoccupazione per i risultati della relazione 2018 del Programma ambientale delle Nazioni Unite sul divario delle emissioni, soprattutto per il fatto che gli attuali contributi incondizionati stabiliti a livello nazionale non sono di gran lunga sufficienti a mantenere la soglia di riscaldamento fissata dall'accordo di Parigi ben al di sotto dei 2 °C e dovrebbero invece, secondo le proiezioni, comportare un riscaldamento stimato di 3,2 °C(5) entro il 2100, presumendo che l'azione per il clima continui in modo costante per tutto il 21° secolo; sottolinea l'elevato rischio che con un riscaldamento di 3,2 °C vengano superati determinati punti di non ritorno con un conseguente massiccio riscaldamento aggiuntivo;

14.  esprime preoccupazione per i risultati della relazione di sintesi ad alto livello "Uniti nella scienza", resa nota in occasione del vertice delle Nazioni Unite per il clima del 2019, in particolare il fatto che nel 2017 sono nuovamente aumentate le emissioni dovute al carbone e che nel 2018 la crescita annuale delle emissioni di CO2 imputabili a combustibili fossili ha raggiunto un nuovo massimo, determinando così concentrazioni atmosferiche di GES allarmanti e senza precedenti;

15.  sottolinea che l'attuale livello di ambizioni dei contributi stabiliti a livello nazionale dovrebbe essere quintuplicato per non superare il limite di 1,5 °C; sottolinea che questa ambizione globale è ancora tecnicamente fattibile e comporterebbe numerosi vantaggi complementari per l'ambiente e la salute pubblica;

16.  sottolinea che, secondo l'OMS, il cambiamento climatico incide sui determinanti sociali e ambientali della salute - aria pulita, acqua potabile, cibo a sufficienza e sicurezza dell'alloggio - e che sono previsti altri 250 000 decessi ogni anno tra il 2030 e il 2050 per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore, con temperature atmosferiche estremamente elevate che contribuiscono direttamente ai decessi per malattie cardiovascolari e respiratorie, soprattutto fra anziani e individui vulnerabili; sottolinea che, a causa di inondazioni, ondate di calore, siccità e incendi, i cambiamenti climatici hanno ripercussioni significative sulla salute umana, comprese cattiva nutrizione, salute mentale, malattie cardiovascolari e respiratorie e infezioni trasmesse da vettori; evidenzia che il deterioramento delle condizioni igieniche e il limitato accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari mettono a rischio le condizioni di salute delle donne, soprattutto durante la gravidanza;

17.  sottolinea che la relazione di valutazione globale dell'IPBES per il 2019 sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, la relazione speciale dell'IPCC in materia di cambiamenti climatici e suolo, la relazione speciale dell'IPCC sull'oceano e la criosfera in un clima che cambia e la relazione faro in materia di adattamento della Commissione globale per l'adattamento riconoscono i cambiamenti climatici come uno dei principali fattori diretti di perdita di biodiversità e degrado del suolo; sottolinea che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla natura e la biodiversità, sui servizi ecosistemici, sugli oceani e sulla sicurezza alimentare dovrebbero diventare sempre più significativi nei prossimi decenni;

18.  ribadisce che la rigorosa conservazione degli ecosistemi ricchi di carbonio come torbiere, zone umide, pascoli, mangrovie e foreste intatte costituisce un'opzione di risposta con effetti immediati e che non può in alcun modo essere sostituita da rimboschimento, riforestazione e ripristino di terreni degradati, in quanto queste misure non hanno un impatto immediato;

19.  sottolinea che, secondo la relazione di valutazione globale dell'IPBES per il 2019 sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, un milione di specie è ormai a rischio di estinzione; ribadisce il ruolo cruciale della biodiversità nel permettere all'uomo di combattere il riscaldamento globale e adattarvisi; esprime preoccupazione per le conseguenze di una perdita di biodiversità sulla nostra capacità di resilienza; sottolinea che la perdita di biodiversità non è solo un problema ambientale, ma ha anche un più ampio impatto sociale ed economico;

Un'ambiziosa politica UE in materia di clima: i contributi stabiliti a livello nazionale e la strategia a lungo termine dell'UE

20.  invita tutte le Parti dell'UNFCCC, in cooperazione con le regioni e gli attori non statali, a contribuire in modo costruttivo al processo da attuare in vista del 2020, quando dovranno essere aggiornati i contributi stabiliti a livello nazionale in modo tale da garantirne la compatibilità con l'obiettivo a lungo termine in materia di temperature previsto dall'accordo di Parigi; riconosce che gli impegni attuali non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi dell'accordo; sottolinea pertanto che le emissioni globali di GES dovrebbero raggiungere quanto prima il loro apice e che tutte le parti, specialmente l'UE e tutti i paesi del G20, dovrebbero intensificare i loro sforzi e aggiornare i loro contributi stabiliti a livello nazionale entro i primi mesi del 2020, come previsto dall'accordo di Parigi;

21.  accoglie con favore il lancio dell'Alleanza per l'ambizione climatica in occasione del vertice delle Nazioni Unite sull'azione per il clima 2019, nel cui ambito 59 Parti dell'UNFCCC hanno espresso l'intenzione di presentare, entro il 2020, un rafforzamento dei contributi stabiliti a livello nazionale, come previsto dall'accordo di Parigi, e 65 parti, compresa l'Unione, stanno lavorando per conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050; deplora, tuttavia, che non tutti gli Stati membri fossero pronti a sostenere un aumento del livello di ambizione dei contributi stabiliti a livello nazionale dell'Unione, nonostante le richieste del Parlamento europeo;

22.  sottolinea l'importanza che l'UE disponga di una politica ambiziosa e inclusiva in materia climatica che le consenta di agire come partner credibile e affidabile su scala mondiale e di mantenere la leadership dell'UE in materia climatica a livello mondiale; sottolinea la necessità, pertanto, che l'UE investa e compia progressi significativi nella ricerca e nelle innovazioni applicabili a livello industriale;

23.  esorta ancora una volta i leader dell'UE a sostenere, in occasione del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2019, l'obiettivo a lungo termine dell'Unione di ottenere quanto prima, e al più tardi entro il 2050, l'azzeramento delle emissioni nette di GES a livello interno; invita il paese che detiene la presidenza dell'UE e la Commissione a presentare poi al più presto possibile tale obiettivo al segretariato dell'UNFCCC; sottolinea che, al fine di conseguire entro il 2050 l'azzeramento delle emissioni nette nazionali di GES nel modo economicamente più efficiente e per evitare di fare affidamento su tecnologie di eliminazione del carbonio che comporterebbero notevoli rischi per gli ecosistemi, la biodiversità e la sicurezza alimentare, sarà necessario innalzare il livello di ambizione per il 2030; sottolinea che le soluzioni basate sulla natura sono uno strumento chiave dell'UE per conseguire i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di GES; ritiene che il vertice delle Nazioni Unite sul clima del settembre 2019 sia stato un'occasione mancata per l'UE di fissare obiettivi più ambiziosi e dar prova di leadership nella realizzazione dell'accordo di Parigi; ritiene essenziale che l'UE affermi in modo chiaro, in occasione della COP25, di essere pronta a potenziare il proprio contributo nel quadro dell'accordo di Parigi;

24.  raccomanda un aggiornamento del contributo stabilito a livello nazionale dell'Unione, con un obiettivo di riduzione delle emissioni nazionali di GES del 55 % entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, applicabile all'intera economia; invita i leader UE a sostenere quindi un innalzamento del livello di ambizione del contributo stabilito a livello nazionale per quanto riguarda l'Unione; ritiene che ciò debba avvenire sancendo ad un tempo nel diritto UE l'obiettivo di conseguire la neutralità climatica non appena possibile e al più tardi entro il 2050; invita altre economie globali ad aggiornare i loro contributi stabiliti a livello nazionale al fine di ottenere effetti globali;

25.  si attende che il Green Deal europeo definisca una strategia globale e ambiziosa per conseguire un'Europa climaticamente neutra al più tardi entro il 2050, compreso l'obiettivo di ridurre del 55 % le emissioni nazionali di GES entro il 2030; invita la Commissione ad adeguare di conseguenza tutte le sue politiche pertinenti, in particolare in materia di clima, agricoltura e coesione;

26.  sottolinea che sono necessarie misure concrete di attuazione e l'applicazione a livello nazionale e UE al fine di realizzare gli obiettivi dell'accordo di Parigi, tra cui l'effettiva attuazione degli obiettivi per il 2030 in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica;

27.  sottolinea che tutte le politiche climatiche dovrebbero essere perseguite in linea con il principio di un'equa transizione, in stretta cooperazione con la società civile e le parti sociali; ritiene pertanto che il rafforzamento dei partenariati sociali e del coinvolgimento della società civile a livello sia nazionale che dell'UE sia fondamentale per conseguire la neutralità climatica transettoriale della società in modo equo, inclusivo e socialmente sostenibile; è del parere che soluzioni basate sulla natura nonché il ripristino e la conservazione degli ecosistemi e della diversità biologica siano essenziali per conseguire la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento ad essi;

28.  ritiene che, al fine di garantire una maggiore stabilità dei mercati, sarà utile per l'Unione definire un ulteriore obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni entro il 2040, in quanto garantirebbe ulteriore stabilità e il conseguimento dell'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050; ricorda che è necessario aggiornare regolarmente gli obiettivi per garantire che siano conformi all'attuazione dell'accordo di Parigi;

29.  ritiene opportuno proseguire il lavoro sullo sviluppo di un modello affidabile per misurare l'impatto climatico sulla base dei consumi; prende atto della conclusione, contenuta nell'analisi approfondita della Commissione, secondo cui gli sforzi dell'UE per ridurre le emissioni di sua produzione sono in certa misura bilanciati dalle importazioni di beni con un'impronta di carbonio più elevata, sebbene l'UE abbia comunque contribuito in modo significativo alla riduzione delle emissioni in altri paesi, grazie alla crescita dei flussi di scambi e al miglioramento dell'efficienza delle sue esportazioni in termini di emissioni di carbonio;

30.  sottolinea che è necessario un quadro internazionale più forte per salvaguardare la biodiversità mondiale, fermarne l'attuale declino e ripristinarla quanto più possibile; ritiene che tale quadro debba essere fondato su obiettivi e impegni concreti, comprendenti i contributi stabiliti a livello nazionale e altri strumenti adeguati, impegni finanziari e migliori garanzie di sviluppo delle capacità, nonché un meccanismo di revisione quinquennale, ponendo l'accento su un percorso sempre più ambizioso;

COP25 a Madrid, Spagna

31.  riconosce i risultati della COP24 di Katowice, che ha rafforzato la spinta propulsiva dell'azione per il clima e, con il completamento del programma di lavoro dell'accordo di Parigi (il corpus di Katowice), ha fornito orientamenti operativi per l'accordo di Parigi; osserva, tuttavia, che alcune delle questioni rimaste in sospeso a Katowice devono essere portate a termine in occasione della COP25, in particolare per quanto riguarda i meccanismi di cui all'articolo 6 dell'accordo di Parigi; ritiene, inoltre, che in occasione della COP25 dovranno essere assunte diverse decisioni di attuazione, in particolare per quanto riguarda la mitigazione, l'adattamento, la trasparenza e il sostegno; attende con interesse, in occasione della COP25, un esito positivo del riesame del meccanismo internazionale di Varsavia sulle perdite e i danni nonché dei risultati dei negoziati relativi al piano d'azione sulla parità di genere; riconosce che, in tale occasione, vi saranno ulteriori discussioni per concordare un calendario comune;

32.  sottolinea l'importanza di fissare periodi di attuazione comuni per i contributi stabiliti a livello nazionale in quanto, anche se molte Parti dell'UNFCCC hanno un orizzonte temporale di cinque o dieci anni, altri dispongono di periodi di attuazione più brevi o non ne dispongono affatto; osserva che mantenere orizzonti temporali contrastanti potrebbe avere un impatto negativo sui futuri negoziati relativi alle ambizioni in materia climatica; ritiene che periodi di attuazione comuni per i contributi stabiliti a livello nazionale consentirebbero a tutte le Parti di aggiornare e comunicare i loro impegni all'unisono e di migliorare il totale degli sforzi globali e a renderli più facilmente quantificabili; sostiene l'introduzione di un calendario quinquennale comune per tutti i contributi stabiliti a livello nazionale dopo il 2030, che corrisponda al ciclo di ambizione dell'accordo di Parigi e non pregiudichi ulteriori impegni a lungo termine che le Parti potrebbero assumere a livello nazionale;

33.  si compiace del fatto che il Cile sia uno dei paesi emergenti di maggior successo nella transizione verso l'energia pulita e, in particolare, che abbia registrato il maggiore aumento nella produzione di energia solare nel mondo; ritiene che gli impegni del Cile per far fronte all'emergenza climatica dovrebbero ispirare molti paesi del Sudamerica e del mondo intero;

34.  sottolinea che l'azione globale che verrà intrapresa nel corso del prossimo decennio avrà un impatto sul futuro dell'umanità per i prossimi 10 000 anni; invita pertanto la Commissione e tutte le Parti nel quadro della COP25 ad adottare misure coraggiose e ambiziose;

35.  riconosce il ruolo degli approcci cooperativi nel conseguire risultati più ambiziosi in termini di mitigazione e adattamento e nella promozione dello sviluppo sostenibile e dell'integrità ambientale; sottolinea la necessità che tali sforzi consentano una riduzione generale delle emissioni ed evitino un aumento delle emissioni all'interno dei periodi dei contributi stabiliti a livello nazionale o tra di essi; esprime preoccupazione per i limitati progressi conseguiti durante la 50a riunione intersessione dell'UNFCCC svoltasi a Bonn sui meccanismi di mercato e non di mercato;

36.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccomandare norme internazionali solide e rigorose nel quadro dell'articolo 6 dell'accordo di Parigi; riconosce i numerosi problemi posti per l'integrità e la sostenibilità ambientali dall'elevato numero di progetti del meccanismo di sviluppo pulito e di attuazione congiunta a titolo del protocollo di Kyoto; invoca la prevenzione di scappatoie contabili, relative al doppio computo o all'addizionalità delle riduzioni delle emissioni; esprime preoccupazione per il potenziale utilizzo delle unità rilasciate nell'ambito del protocollo di Kyoto per gli obiettivi relativi ai contributi stabiliti a livello nazionale in quanto ciò comprometterebbe gravemente l'integrità ambientale dei futuri meccanismi sanciti dall'articolo 6; sottolinea che le licenze di emissione negoziate nell'ambito dei nuovi meccanismi di mercato devono andare a integrare e aumentare gli sforzi di mitigazione dei contributi stabiliti a livello nazionale attuali e futuri; sostiene l'assegnazione di una parte dei proventi dei meccanismi di cui all'articolo 6 al Fondo di adattamento che non è finanziato in misura sufficiente;

37.  ritiene che la COP25 dovrebbe definire un nuovo livello di ambizione, sia in termini di attuazione dell'accordo di Parigi che in relazione al prossimo ciclo di contributi stabiliti a livello nazionale, che dovrebbe riflettere un aumento transettoriale degli impegni a favore dell'azione climatica per quanto riguarda il suolo e gli oceani;

38.  sottolinea l'importanza che l'UE parli con una voce sola e unita in occasione della COP25 al fine di affermarne il potere e la credibilità politici; esorta tutti gli Stati membri a sostenere il mandato dell'UE durante i negoziati e negli incontri bilaterali con altri attori;

Il ruolo delle foreste

39.  ricorda che l'accordo di Parigi impone a tutte le Parti di adoperarsi per la conservazione e il miglioramento dei bacini di assorbimento, incluse le foreste; osserva che fermare la deforestazione e il degrado forestale e consentire alle foreste di tornare a crescere rappresenterebbe almeno il 30 % di tutte le azioni di mitigazione necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C; sottolinea che la gestione sostenibile delle foreste è estremamente importante nella lotta ai cambiamenti climatici grazie a un aumento del sequestro di CO2 dovuto alle foreste in crescita, allo stoccaggio del carbonio nei prodotti del legno e alla sostituzione delle materie prime e dell'energia basate sui combustibili fossili, con una contestuale riduzione dei rischi di incendi forestali, infestazioni parassitarie e malattie; sottolinea l'importanza di incentivare pratiche che preservino i pozzi naturali di assorbimento del carbonio, comprese le foreste primarie e i terreni forestali intatti, riconosciuti dalla comunicazione della Commissione come fattori insostituibili per rafforzare l'azione dell'UE nel settore del ripristino delle foreste;

40.  invita tutte le Parti, compresi l'UE e i suoi Stati membri, a onorare i loro impegni internazionali, tra l'altro quelli assunti nel quadro del Forum delle Nazioni Unite sulle foreste (UNFF), della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, della dichiarazione di New York sulle foreste e dell'OSS 15, in particolare il suo obiettivo 15.2, che consiste nel promuovere l'attuazione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, fermare la deforestazione, reintegrare le foreste degradate e aumentare considerevolmente l'imboschimento e il rimboschimento a livello globale entro il 2020; chiede maggiori sforzi a tutti i livelli politici per evitare il deterioramento delle foreste in Europa e ripristinare le loro buone condizioni ove necessario; chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere le misure per la riforestazione sui suoli degradati e su quelli non idonei all'uso agricolo;

41.  ritiene, in considerazione del ruolo fondamentale svolto dalle foreste nel contrastare i cambiamenti climatici e alla luce delle sfide cui devono far fronte alcuni proprietari di foreste in Europa a causa degli effetti causati dalla siccità estrema e dai parassiti, che la Commissione debba considerare l'introduzione di un quadro di incentivi qualora la gestione sostenibile delle foreste non presenti più un interesse economico;

Resilienza ai cambiamenti climatici tramite l'adattamento

42.  accoglie con favore la pubblicazione della relazione della Commissione sull'attuazione della strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici, la quale dimostra che sono stati compiuti taluni progressi rispetto a ciascuna delle otto azioni individuali della strategia; osserva tuttavia che, nonostante gli sforzi compiuti a livello mondiale per ridurre le emissioni, gli impatti dei cambiamenti climatici sono inevitabili e che è necessaria un'ulteriore azione di adattamento; invita, pertanto, la Commissione a rivedere la strategia alla luce delle conclusioni della relazione secondo le quali l'UE resta vulnerabile agli impatti climatici all'interno e all'esterno delle sue frontiere; sottolinea la necessità che il settore assicurativo investa nell'adattamento e di investimenti pubblici e privati in materia di ricerca e innovazione; ritiene che la protezione della salute e della sicurezza umana, l'arresto del declino della biodiversità e del degrado del suolo, nonché la promozione dell'adattamento urbano costituiscano delle priorità;

43.  osserva che l'articolo 8 dell'accordo di Parigi (relativo alle perdite e ai danni) prevede che le Parti adottino un approccio cooperativo in relazione alle perdite e ai danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici; sottolinea pertanto l'importanza di azioni di sostegno globali in settori particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici;

44.  ribadisce che gli interventi di adattamento sono una necessità ineluttabile per tutti i paesi che intendono ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e sfruttare appieno le opportunità di crescita resiliente ai cambiamenti climatici e di sviluppo sostenibile; sottolinea la necessità di sviluppare sistemi e strumenti uniformi per tenere traccia dei progressi compiuti e dell'efficacia dei piani e delle misure di adattamento nazionali; si rammarica del fatto che i progetti dei piani nazionali per l'energia e il clima degli Stati membri fossero poco ambiziosi in termini di efficienza energetica e di obiettivi in materia di energie rinnovabili; ricorda che le energie rinnovabili, fra le quali l'energia marina rinnovabile, in quanto elemento di un'economia circolare, fanno parte della soluzione per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per adattarsi a essi; invita gli Stati membri a rafforzare i loro piani nazionali per l'energia e il clima al fine di attuare appieno l'accordo di Parigi;

Finanziamenti per il clima e altre misure di attuazione

45.  si compiace del fatto che la COP24 abbia deciso di continuare a utilizzare il Fondo di adattamento nel quadro dell'accordo di Parigi; riconosce l'importanza del Fondo per le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici e accoglie quindi con favore il nuovo contributo volontario pari a 10 milioni di dollari USA concesso dagli Stati membri al Fondo per il 2019;

46.  riconosce che il 37 % del bilancio UE è attualmente destinato al finanziamento della politica agricola comune (PAC), che potrebbe mobilitare ingenti fondi per incoraggiare e premiare le pratiche rispettose del clima e dell'ambiente nel settore agricolo;

47.  ribadisce che la PAC non dovrebbe più fornire sovvenzioni ad attività che siano dannose per l'ambiente e il clima, fra le quali il drenaggio delle torbiere e l'estrazione eccessiva di acqua per l'irrigazione, né dovrebbe penalizzare la presenza di alberi nelle zone agricole;

48.  riconosce che l'UE e i suoi Stati membri sono i principali fornitori di finanziamenti pubblici per il clima; accoglie con favore la decisione della COP24 di adottare un nuovo obiettivo più ambizioso a partire dal 2025, al di là dell'attuale impegno a mobilitare 100 miliardi di dollari USA all'anno a partire dal 2020, ma esprime preoccupazione per il fatto che gli impegni concreti dei paesi sviluppati sono ancora ben lungi dal raggiungere l'obiettivo collettivo di 100 miliardi di dollari USA all'anno; si attende che le economie emergenti contribuiscano, a partire dal 2025, all'aumento del finanziamento internazionale per il clima in futuro;

49.  riconosce che i cambiamenti climatici non sono una sfida locale e che gli impatti climatici all'esterno dell'UE hanno implicazioni anche al suo interno, in quanto eventi quali uragani, siccità, inondazioni e incendi forestali possono avere un impatto sulla sicurezza alimentare e idrica dell'UE e sulle catene di approvvigionamento di beni e servizi; invita la Commissione e gli Stati membri a dare la priorità all'aumento dei finanziamenti internazionali per il clima destinati all'adattamento, in modo da portarli allo stesso livello dei finanziamenti per la mitigazione, e a fornire finanziamenti per il clima destinati a perdite e danni;

50.  sottolinea l'importanza di rendere operativo l'obiettivo globale in materia di adattamento e di mobilitare nuovi cospicui fondi per l'adattamento nei paesi in via di sviluppo; invita l'UE e i suoi Stati membri a impegnarsi ad aumentare in maniera significativa i finanziamenti che essi forniscono a favore dell'adattamento; riconosce la necessità di compiere progressi sulla questione delle perdite e dei danni, per i quali occorrerebbe reperire risorse supplementari attraverso fonti innovative di finanziamento pubblico a titolo del meccanismo internazionale di Varsavia;

51.  sottolinea il ruolo della finanza sostenibile e ritiene essenziale che le grandi istituzioni finanziarie internazionali adottino e sviluppino rapidamente finanziamenti verdi al fine di conseguire una decarbonizzazione efficace dell'economia globale; sottolinea la necessità di attuare il piano d'azione dell'UE sulla finanza sostenibile e si compiace dell'istituzione di una piattaforma internazionale sulla finanza sostenibile;

52.  sottolinea altresì il ruolo del settore privato, comprese le società e i mercati finanziari, nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità; plaude agli sforzi compiuti per introdurre una normativa sulla sostenibilità della finanza ed esorta la Commissione a introdurre trasparenza e responsabilità per le società partecipate, soprattutto se nei paesi in via di sviluppo vengono messi a repentaglio la sostenibilità e i diritti umani;

53.  accoglie con favore l'accordo raggiunto da 196 governi in occasione della COP14 sulla Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità volto a incrementare gli investimenti nella natura e nelle persone per il 2020 e oltre; sottolinea che la crescita economica può agevolare lo sviluppo sostenibile solo se dissociata dal degrado della biodiversità e della capacità degli ambienti naturali di contribuire al sostentamento degli esseri umani;

54.  sottolinea che il bilancio UE dovrebbe essere coerente con i suoi impegni internazionali in materia di sviluppo sostenibile e con gli obiettivi a medio e lungo termine in materia climatica ed energetica e non dovrebbe essere controproducente rispetto a detti obiettivi od ostacolarne l'attuazione; invita pertanto la Commissione a garantire la verifica degli investimenti dell'UE in materia di clima e biodiversità e a presentare, se del caso, norme armonizzate e vincolanti; invita la Commissione a garantire che il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) sia pienamente conforme all'accordo di Parigi e che nessuna spesa sia in contrasto con esso; sottolinea l'importanza di ricostituire il Fondo verde per il clima e incoraggia gli Stati membri ad almeno raddoppiare i loro contributi per la mobilitazione iniziale di risorse; si compiace della decisione adottata dal consiglio di amministrazione della BEI di porre fine al finanziamento di gran parte dei progetti in materia di energia da combustibili fossili a partire dalla fine del 2021 e di aumentare gradualmente la quota dei suoi finanziamenti destinati all'azione per il clima e alla sostenibilità ambientale, fino a raggiungere il 50 % delle sue operazioni a partire dal 2025; ritiene che si tratti di un primo ambizioso passo verso la trasformazione della BEI in una Banca europea per il clima; chiede agli Stati membri di applicare lo stesso principio in materia di garanzie sui crediti all'esportazione; sollecita garanzie pubbliche specifiche a favore degli investimenti verdi, delle etichette verdi nonché vantaggi fiscali per i fondi d'investimento verdi e per l'emissione di eco-obbligazioni; sottolinea la necessità di un finanziamento più ambizioso a favore della ricerca e dell'innovazione applicabile a livello industriale;

55.  invita la BEI a rivedere la sua strategia climatica nel 2020 e ad adottare piani d'azione concreti e ambiziosi per rispettare il proprio impegno ad allineare tutte le sue attività di finanziamento all'accordo di Parigi, nonché ad allineare urgentemente tutte le sue politiche e linee guida in materia di prestiti agli obiettivi dell'accordo di Parigi;

56.  sottolinea l'importanza di un'equa transizione verso un'economia climaticamente neutra e la necessità di un approccio proattivo e partecipativo per garantire che i cittadini beneficino della transizione e sostenere le regioni e le comunità più vulnerabili; ritiene che la creazione di un fondo per l'equa transizione sia uno degli strumenti che possono essere utilizzati, a livello UE, per garantire una transizione inclusiva e informata delle popolazioni e delle regioni dell'UE maggiormente colpite dalla decarbonizzazione, ad esempio le regioni carbonifere in fase di transizione; riconosce che i fondi di compensazione da soli non rappresentano una garanzia di equa transizione e che una strategia UE globale per lo sviluppo e la modernizzazione di tali regioni UE e il sostegno alle regioni alla testa della transizione dovrebbero rappresentare il fondamento di qualsiasi politica di transizione; ritiene che la transizione climatica dell'UE debba essere sostenibile dal punto di vista ecologico, economico e sociale; invita l'UE e gli Stati membri a mettere in atto politiche e finanziamenti adeguati al riguardo, subordinate ad impegni chiari, credibili ed applicabili di decarbonizzazione dell'intera economia a breve e lungo termine degli Stati membri interessati, compresa l'integrazione nei rispettivi progetti dei piani nazionali per l'energia di politiche concrete volte a eliminare gradualmente il carbone, altri combustibili fossili e i sussidi ad essi destinati in un orizzonte temporale compatibile con l'impegno dell'UE di mantenere il riscaldamento globale in linea con gli obiettivi a lungo termine dell'accordo di Parigi e con l'obiettivo per il 2050 della neutralità climatica;

57.  ritiene che la democratizzazione del sistema energetico sia fondamentale per il successo della transizione verso l'energia sostenibile; chiede pertanto di migliorare i diritti e le capacità dei cittadini per consentire loro di partecipare alla produzione di energia sicura e pulita;

58.  sottolinea l'importanza di avviare discussioni con quei paesi che, in tutto il mondo, sono attualmente dipendenti dall'esportazione di combustibili fossili su come attuare una strategia di sicurezza congiunta in materia di energia e di clima in modo tale che venga data una prospettiva futura a tali regioni;

59.  ritiene che l'energia nucleare possa contribuire al conseguimento degli obiettivi in materia di clima in quanto non produce gas a effetto serra e che possa altresì assicurare una quota consistente della produzione di energia elettrica in Europa; reputa tuttavia che, a causa dei rifiuti da essa prodotti, questo tipo di energia richieda una strategia a medio e lungo termine che tenga conto dei progressi tecnologici (laser, fusione, ecc.) onde migliorare la sostenibilità dell'intero settore;

60.  sostiene il lavoro della coalizione dei ministri delle Finanze per l'azione per il clima e incoraggia tutti i governi ad assumersi gli impegni delineati da tale coalizione di allineare tutte le politiche e le prassi di competenza dei ministeri delle Finanze agli obiettivi dell'accordo di Parigi, nonché ad adottare una fissazione efficace del prezzo del carbonio, come stabilito dai "principi di Helsinki";

61.  ricorda alle Parti la necessità di stanziare risorse sufficienti per passare dall'impegno all'azione e di attuare le misure necessarie per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi; sostiene il crescente impulso volto all'introduzione di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell'UE per le importazioni nell'UE al fine di creare condizioni di parità a livello di commercio internazionale ed evitare la rilocalizzazione delle emissioni di CO2;

Ruolo degli attori non statali

62.  plaude al movimento dei giovani contro i cambiamenti climatici; sottolinea l'importanza di impegnarsi in un dialogo significativo con i giovani e di promuoverne la partecipazione all'elaborazione delle politiche a tutti i livelli; accoglie con favore la crescente mobilitazione globale di una serie sempre più ampia di attori non statali impegnati a favore dell'azione per il clima con obiettivi concreti e misurabili; sottolinea il ruolo cruciale della società civile, del settore privato e dei governi a livello subnazionale nell'influenzare e nel guidare l'opinione pubblica e l'azione dello Stato, nonché nel condividere la conoscenza e le migliori pratiche in materia di sviluppo e attuazione di misure di mitigazione e adattamento; invita l'UE, gli Stati membri e tutte le parti a promuovere, sostenere e avviare un dialogo con gli attori non statali, che sono sempre più spesso in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico; ritiene inoltre che occorra coinvolgere i cittadini e sensibilizzarli;

63.  ribadisce il ruolo cruciale delle città per il conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi, dal momento che secondo la relazione di sintesi dell'ONU sull'OSS 11 dal titolo "Monitorare i progressi verso città e insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili", esse sono la fonte di oltre il 70 % di tutte le emissioni di gas a effetto serra, di rifiuti e di inquinamento atmosferico; accoglie con favore l'impegno, assunto da 102 città in occasione del vertice sull'azione per il clima dell'ONU, di conseguire la neutralità in termini di clima entro il 2050; chiede alle parti di coinvolgere sempre di più le città nei piani di riduzione delle emissioni;

Apertura, inclusività e trasparenza

64.  sottolinea che, al fine di conseguire la limitazione dell'aumento della temperatura media globale a 1,5 °C, è necessaria una partecipazione effettiva di tutte le Parti, il che impone, in cambio, di affrontare la questione degli interessi acquisiti o dei conflitti d'interesse; ribadisce, in questo contesto, il proprio sostegno a favore di una politica specifica in materia di conflitti d'interessi nel quadro nell'UNFCCC; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere le redini di tale processo senza compromettere gli scopi e gli obiettivi dell'UNFCCC e dell'accordo di Parigi;

65.  sottolinea che l'80 % delle persone sfollate a causa dei cambiamenti climatici è costituito da donne e bambini che, in generale, risentono degli effetti dei cambiamenti climatici in misura superiore rispetto agli uomini e sostengono un onere maggiore, sebbene non siano coinvolte allo stesso modo nei processi decisionali chiave in materia di azione per il clima; sottolinea, quindi, che l'emancipazione di tutti i generi emarginati, nonché una loro partecipazione e leadership piene e paritarie in consessi internazionali, quali l'UNFCCC, e il loro coinvolgimento nelle azioni per il clima a livello nazionale, regionale e locale, sono essenziali per il successo e l'efficacia di tali azioni; ritiene che l'UE e gli Stati membri dovrebbero sostenere pienamente l'attuazione del Piano d'azione sulla parità di genere (GAP) della UNFCCC, segnatamente tramite l'integrazione della prospettiva di genere nelle politiche climatiche e di sviluppo dell'UE e dovrebbero promuovere la partecipazione delle donne indigene e dei difensori dei diritti delle donne all'interno del processo dell'UNFCCC;

66.  osserva che le conseguenze dei cambiamenti climatici segnatamente per la sopravvivenza, l'alimentazione, l'accesso all'istruzione, hanno ripercussioni particolarmente gravi sulla salute, sulla tutela e sullo sviluppo di bambini e adolescenti; ritiene che sia necessario agire per limitare tali effetti negativi;

Sforzi globali di tutti i settori

67.  consiglia alla Commissione di esaminare collegamenti e altre forme di cooperazione con gli attori dei mercati del carbonio di paesi e regioni terzi, nonché di incoraggiare la creazione di ulteriori mercati del carbonio e altri meccanismi di fissazione del prezzo del carbonio che permetteranno di realizzare ulteriori incrementi di efficienza e risparmi e ridurranno il rischio di rilocalizzazione delle emissioni, creando condizioni di parità a livello globale; invita la Commissione a istituire misure di protezione per garantire che il collegamento dell'ETS dell'UE continui a contribuire in modo permanente e complementare alla mitigazione e non comprometta gli impegni assunti dall'Unione in materia di emissioni interne di gas a effetto serra;

68.  ricorda che tutti i settori devono contribuire alla realizzazione di un'economia climaticamente neutra e che la decarbonizzazione dell'economia dell'UE non dovrebbe tradursi nel trasferimento delle emissioni di carbonio verso i paesi terzi attraverso la rilocalizzazione delle emissioni di CO2, ma dovrebbe diventare un successo per l'economia e l'industria europee grazie a investimenti adeguati, strumenti idonei e opportunità di sviluppo delle necessarie innovazioni e tecnologie pionieristiche; è convinto dell'efficacia degli approcci basati sul mercato; ritiene che le misure di adeguamento del carbonio alle frontiere debbano fondarsi su uno studio di fattibilità ed essere conformi alle norme dell'OMC;

69.  prende atto dell'annuncio della Presidente eletta della Commissione Ursula von der Leyen riguardo all'estensione dell'ETS a settori non ancora inclusi nel sistema di scambio di quote di emissione dell'UE; respinge un'inclusione diretta nello schema ETS dell'UE;

70.  sottolinea che il settore dei trasporti sia l'unico ad aver registrato un aumento delle emissioni a partire dal 1990; sottolinea che ciò non è compatibile con un obiettivo di neutralità climatica a lungo termine, che esige diminuzioni maggiori e più rapide delle emissioni di tutti i settori della società, compresi i settori dell'aviazione e marittimo; ricorda che entro e non oltre il 2050 sarà necessaria una piena decarbonizzazione di tale settore; osserva che, dall'analisi della Commissione, emerge che gli attuali obiettivi e provvedimenti globali previsti dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e dall'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), anche se pienamente attuati, non permetterebbero di conseguire le necessarie riduzioni delle emissioni, e che occorrono ulteriori interventi significativi, coerenti con l'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra di tutti i settori dell'economia; ritiene che, al fine di garantire che i contributi determinati a livello nazionale siano coerenti con gli impegni in campo economico richiesti dall'accordo di Parigi, sia opportuno esortare le Parti a includere le emissioni del trasporto marittimo e aereo internazionale, nonché concordare e attuare misure a livello internazionale, regionale e nazionale per ridurre le emissioni prodotte da suddetti settori;

71.  ricorda che entro il 2020 le emissioni globali dell'aviazione internazionale dovrebbero essere di circa il 70 % superiori rispetto al 2005 e potrebbero addirittura aumentare di un ulteriore 300-700 % entro il 2050; esprime preoccupazione per il livello di ambizione del sistema di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio nel settore del trasporto aereo internazionale (CORSIA) dell'ICAO, tenuto conto dei lavori in corso sugli standard e le pratiche raccomandate da seguire nell'attuazione del sistema a partire dal 2019; sottolinea che gli attuali standard non sono soddisfacenti e che l'ulteriore diluizione del sistema CORSIA è inaccettabile; invita la Commissione e gli Stati membri a fare tutto quanto in loro potere per rafforzare le disposizioni del sistema CORSIA e sostenere l'adozione di un obiettivo a lungo termine di ridurre significativamente le emissioni settoriali dell'aviazione, salvaguardando nel contempo l'autonomia legislativa dell'UE nell'attuazione della direttiva ETS; sottolinea, inoltre, la necessità di affrontare le emissioni di gas a effetto serra diverse dal carbonio prodotte dal trasporto aereo nell'ambito dei programmi dell'UE e internazionali;

72.  esprime profonda preoccupazione per l'adozione della risoluzione A40-19 in occasione della 40a assemblea dell'ICAO e della cosiddetta clausola di esclusiva del sistema CORSIA; esorta gli Stati membri a presentare una riserva formale su questa parte della risoluzione al fine di salvaguardare l'autonomia legislativa dell'Unione per quanto riguarda le misure intese a ridurre le emissioni di GES del settore dell'aviazione;

73.  ricorda l'obbligo giuridico che impone alla Commissione di presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, entro 12 mesi dall'adozione degli strumenti pertinenti da parte dell'ICAO e prima che il sistema CORSIA diventi operativo, nella quale esamina, tra l'altro, l'ambizione e l'integrità ambientale complessiva del sistema CORSIA, compresa la sua generale ambizione in relazione agli obiettivi dell'accordo di Parigi; sottolinea che, in qualità di colegislatori, il Parlamento europeo e il Consiglio sono le uniche istituzioni a decidere in merito a eventuali modifiche future della direttiva ETS; sottolinea che qualsiasi modifica della direttiva ETS dovrebbe essere apportata solo se coerente con l'impegno di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di tutta l'economia dell'UE, che non prevede l'uso di crediti di compensazione dopo il 2020;

74.  si compiace del crescente sostegno a un approccio coordinato a livello UE per la determinazione dei prezzi del trasporto aereo e invita la Commissione a presentare al più presto un'ambiziosa revisione della direttiva sulla tassazione dell'energia a tale riguardo, compresa la cessazione delle esenzioni fiscali attualmente applicate al cherosene e ai combustibili marittimi;

75.  ricorda che è previsto un aumento delle emissioni di CO2 del trasporto marittimo dal 50 % al 250 % di qui al 2050; accoglie con favore l'accordo sulla strategia iniziale dell'OMI per ridurre le emissioni di gas a effetto serra delle navi come primo passo del settore per contribuire alla realizzazione dell'obiettivo in materia di temperatura stabilito all'accordo di Parigi; sollecita l'OMI a compiere progressi rapidi nell'adozione di misure a breve e medio termine per contribuire a conseguire gli obiettivi della strategia; sottolinea l'importanza e l'urgenza di attuare misure a breve e medio termine prima del 2023; invita l'UE, la Commissione e gli Stati membri a fare il possibile per sostenere la rapida designazione del mar Mediterraneo come zona di controllo delle emissioni combinate per il controllo delle emissioni di SOx e NOx, quale passo fondamentale per ridurre le emissioni generate dai trasporti marittimi in Europa; sottolinea che è necessario esaminare immediatamente ulteriori misure e azioni, compresi gli strumenti di fissazione del prezzo del carbonio, per far fronte al problema delle emissioni marittime, in linea con la strategia di trasformazione settoriale a basse emissioni, di conseguenza, esprime la propria convinzione che l'UE e gli Stati membri dovrebbero monitorare attentamente l'impatto e l'attuazione della strategia iniziale dell'OMI; accoglie con favore la proposta di regolamento dell'UE volto a tenere debitamente conto del sistema globale di rilevazione dei dati sul consumo di combustibile delle navi (MRV) e del sistema globale di rilevazione dei dati dell'OMI sul consumo di combustibile delle navi; ricorda che l'MRV costituisce un primo passo che dovrebbe infine consentire all'UE di adottare obiettivi obbligatori per ridurre le emissioni; esorta la Commissione a proporre quanto prima ulteriori azioni dell'UE nell'ambito della sua strategia di decarbonizzazione per il 2050, come l'inclusione del settore marittimo nel sistema ETS e l'introduzione di una norma sull'efficienza delle navi e di un'etichetta navale, e a proporre una strategia per la cooperazione con altre parti disposte ad agire il prima possibile al fine di ridurre le emissioni marittime in linea con l'obiettivo in materia di temperatura dell'accordo di Parigi;

76.  sottolinea il fatto che esistono già soluzioni semplici per ridurre le emissioni, quali la riduzione dei limiti di velocità o l'istituzione di zone di controllo delle emissioni previste a titolo della convenzione internazionale MARPOL; ritiene che la strategia di decarbonizzazione e il Green Deal europeo dovrebbero orientare gli investimenti, ambiziose attività di ricerca verso imbarcazioni a emissioni zero e imbarcazioni ecologiche con componenti ecocompatibili, una migliore gestione dei rifiuti e delle risorse idriche e i miglioramenti infrastrutturali necessari per consentire un incremento dei mercati prima del 2030, come l'elettrificazione dei porti;

77.  esorta a incrementare i finanziamenti destinati alla ricerca e alla diffusione sul mercato di combustibili alternativi;

78.  ricorda che il 23 % delle emissioni globali di gas a effetto serra proviene dall'agricoltura; sottolinea che, al fine di garantire un'alimentazione sufficiente per una popolazione mondiale in crescita, occorre investire in tecniche agricole e metodi di produzione intelligenti, come la cattura di metano dal letame, un uso più efficiente dei fertilizzanti, l'uso della biomassa nei cicli e una maggiore efficienza nei metodi di produzione di carne e latte;

79.  ricorda che, sebbene l'agricoltura sia responsabile di circa il 10 % delle emissioni di gas a effetto serra nell'UE, essa può aiutare l'Unione a ridurre le proprie emissioni attraverso una buona gestione del suolo, l'agroforestazione, la protezione della biodiversità e altre tecniche di gestione del territorio; riconosce che l'agricoltura può realizzare risparmi annuali di emissioni di circa 3,9 gigatonnellate di CO2 equivalente entro il 2050, il che rappresenta circa l'8 % delle attuali emissioni globali di gas a effetto serra;

80.  osserva che circa il 60 % del metano a livello mondiale è emesso da fonti quali l'agricoltura, le discariche e le acque reflue, nonché dalla produzione e dal trasporto di combustibili fossili tramite condotte; ricorda che il metano è un potente GES con un potenziale di riscaldamento ed è 28 volte superiore a quello della CO2 nell'arco di cento anni; ricorda alla Commissione il suo obbligo giuridico di esaminare quanto prima opzioni politiche volte a ridurre rapidamente le emissioni di metano, nel quadro di un piano strategico dell'Unione per il metano; chiede alla Commissione di presentare, a tal fine, le opportune proposte legislative al Parlamento e al Consiglio nel corso della prima metà del suo mandato;

81.  riconosce il ruolo positivo e significativo che il settore agricolo può svolgere nella lotta ai cambiamenti climatici e sottolinea l'importanza di riformare la PAC al fine di sostenere gli agricoltori affinché possano sviluppare e attuare pratiche agricole intelligenti in materia di clima, come il sequestro del carbonio e il riciclo delle emissioni di carbonio;

82.  sottolinea l'importante ruolo dei pozzi naturali nel conseguimento della neutralità dei gas a effetto serra nell'UE; invita la Commissione a elaborare una strategia dettagliata dell'UE per il miglioramento sostenibile dei pozzi naturali, in linea con l'obiettivo del 2050 relativo alla neutralità dei gas a effetto serra; incoraggia gli Stati membri a trattare in modo approfondito questo aspetto nelle loro strategie a lungo termine, come richiesto dall'articolo 15, paragrafo 4, lettera b), del regolamento sulla governance;

83.  riconosce il ruolo attribuito alla cattura e allo stoccaggio del carbonio nella maggior parte delle ipotesi climatiche che presentano un aumento di 1,5 °C della temperatura mondiale media nella relazione speciale dell'IPCC e nella comunicazione della Commissione su un pianeta pulito per tutti;

84.  sostiene una maggiore azione volta a conseguire gli obiettivi fissati dagli Stati membri nell'ambito del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche al fine di attuare la cattura e lo stoccaggio del carbonio su scala commerciale nei settori energetico e industriale dell'UE e di sviluppare di un solido quadro normativo per contribuire alla rimozione diretta di CO2 dall'atmosfera per lo stoccaggio sicuro entro il 2022;

85.  deplora fortemente che le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili continuino a crescere e ammontino a circa 55 miliardi di EUR l'anno nell'UE; invita con urgenza tutti gli Stati membri ad integrare, nei rispettivi progetti definitivi di piani nazionali per l'energia, politiche e misure concrete volte a eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 2020, in modo da rispettare gli impegni globali dell'UE e liberare risorse che potrebbero essere utilizzate per realizzare una società climaticamente neutra; invita tutte le altre parti ad adottare misure analoghe;

86.  accoglie con favore l'entrata in vigore dell'emendamento di Kigali al protocollo di Montreal; ritiene che dovrebbe imprimere all'UE un nuovo slancio per una rapida revisione del regolamento sui gas fluorurati onde far fronte alle note carenze che minacciano le ambizioni climatiche dell'UE, come il commercio illegale di idrofluorocarburi (IFC) e un'azione insufficiente contro l'utilizzo dell'esafluoruro di zolfo (SF6);

Industria e competitività

87.  ritiene che la prosperità economica, la competitività industriale globale, lo sviluppo sostenibile e la politica climatica dovrebbero rafforzarsi reciprocamente; sottolinea che l'UE dovrebbe guidare la transizione verso un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, garantendo in tal modo un vantaggio competitivo per le industrie dell'UE;

88.  sottolinea che il conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi è della massima importanza, mantenendo nel contempo posti di lavoro e la base industriale all'interno dell'UE per dare una prospettiva positiva alle persone in tale settore e per mostrare al mondo che non vi è incompatibilità tra industria e neutralità climatica; accoglie con grande favore l'impegno e gli sforzi profusi da molti partner industriali in Europa per diventare neutri sotto il profilo del clima e incoraggia quei settori e società che ancora esitano a seguire i numerosi buoni esempi;

89.  si compiace, inoltre, degli sforzi profusi e dei progressi compiuti finora dai cittadini, dalle imprese e dalle industrie dell'UE per rispettare gli obblighi derivanti dall'accordo di Parigi in linea con il corpus di Katowice; osserva, tuttavia, che tali sforzi sono insufficienti per conseguire un'economia a zero emissioni nette di GES entro il 2050; incoraggia, pertanto, gli Stati membri e le loro regioni e i loro comuni, nonché le imprese e le industrie, a fissare e perseguire attivamente obiettivi più ambiziosi mediante il Green Deal europeo, al fine di affrontare le sfide climatiche e sfruttare appieno le opportunità offerte dall'accordo di Parigi;

90.  sottolinea che un quadro giuridico stabile e affidabile e chiari segnali programmatici a livello sia di UE sia globale agevolano e migliorano gli investimenti per il clima e possono contribuire ad evitare la dipendenza dal carbonio; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di un'adeguata e tempestiva attuazione della legislazione "Energia pulita per tutti gli europei" e chiede lo sviluppo di una strategia di politica industriale dell'UE a lungo termine e di una normativa dell'UE in materia di clima, in linea con gli impegni assunti dall'UE nel quadro dell'accordo di Parigi, allo scopo di garantire lo sviluppo dell'industria dell'UE a breve e lungo termine, in particolare sostenendo le PMI, generando posti di lavoro di qualità e consentendo la transizione ecologica, garantendo nel contempo che l'industria dell'UE sia competitiva su scala mondiale, che l'UE realizzi l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 e che nessuno sia lasciato indietro;

91.  si compiace del fatto che molti paesi in cui si trovano alcuni dei principali concorrenti dei settori dell'UE ad alta intensità energetica abbiano introdotto meccanismi di scambio delle quote di emissione o altri meccanismi di fissazione del prezzo; incoraggia gli altri paesi a fare altrettanto; chiede un'estensione di tali meccanismi a tutte le industrie ad alta intensità energetica;

92.  sottolinea l'importanza di aumentare il numero di posti di lavoro di qualità e di lavoratori qualificati nell'industria dell'UE al fine di guidare l'innovazione e la transizione verso processi di produzione sostenibili; sottolinea la necessità di sostenere le regioni carbonifere e ad alta intensità di carbonio con una quota elevata di lavoratori in settori dipendenti dal carbonio, di investire in tali regioni e di sviluppare programmi di riqualificazione e aggiornamento delle competenze al fine di attrarre imprese, start-up e industrie nuove e innovative, con l'obiettivo di costruire un'economia regionale sostenibile e far sì che nessuno sia lasciato indietro;

93.  sottolinea che non tutte le regioni partono dallo stesso punto nella lotta contro il cambiamento climatico, che non tutte le regioni hanno gli stessi strumenti e che le conseguenze sono quindi diverse; sottolinea, pertanto, che è essenziale una transizione che tenga conto delle peculiarità delle regioni, delle popolazioni e dei settori più vulnerabili;

Politica energetica

94.  sottolinea il ruolo centrale dell'energia nella transizione verso un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra;

95.  sottolinea che, durante la transizione verso l'energia sostenibile, occorre affrontare il problema della povertà energetica tramite il rafforzamento dei diritti dei consumatori di energia, la comunicazione di informazioni più accurate ai consumatori, il miglioramento delle misure di efficienza energetica negli edifici, segnatamente per le famiglie a basso reddito, nonché tramite politiche sociali;

96.  sottolinea l'importanza dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la sicurezza energetica e la mitigazione della povertà energetica;

97.  sottolinea la necessità che tutti i settori collaborino in modo efficace per decarbonizzare l'economia dell'UE e conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra; sottolinea che i paesi dovrebbero essere flessibili in merito alle modalità di decarbonizzazione delle loro economie affinché sia più semplice attenuare i costi sociali associati alla transizione e ottenere l'accettazione e il sostegno sociali;

98.  ritiene che l'ulteriore integrazione del mercato interno dell'energia dell'UE avrà un ruolo essenziale, in particolare nel conseguimento di un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra;

99.  ricorda che la priorità attribuita all'efficienza energetica, segnatamente mediante l'attuazione del principio "privilegiare l'efficienza energetica", e la leadership mondiale nelle energie rinnovabili, sono due degli obiettivi principali dell'Unione dell'energia dell'UE; sottolinea che l'obiettivo dell'UE in materia di energie rinnovabili per il 2030 è stato fissato ad una percentuale pari o superiore al 32 e che il suo obiettivo di efficienza energetica è pari o superiore al 32,5 %; sottolinea che tali obiettivi, pur comportando una maggiore riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rispetto a quanto precedentemente previsto, non sono in linea con la riduzione del 50-55 % proposta dalla nuova Presidente eletta della Commissione o con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1.5 ºC; invita la Commissione e il Consiglio a definire gli ulteriori sforzi necessari per promuovere le energie rinnovabili e l'efficienza energetica in linea con l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; chiede la promozione globale delle misure di efficienza energetica e la tempestiva diffusione delle energie rinnovabili;

100.  accoglie con favore l'aumento della quota di energie rinnovabili nell'approvvigionamento energetico mondiale, in particolare nel settore energetico; è preoccupato per la lenta diffusione delle energie rinnovabili per il riscaldamento, il raffreddamento e il trasporto, in particolare nei settori del trasporto aereo e marittimo; esprime profonda preoccupazione per il rallentamento (dal 2014) nell'espansione della quota di mercato globale dell'energia rinnovabile nell'UE, che sta compromettendo gli obiettivi energetici e climatici dell'UE; sottolinea che, per conseguire gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine, tutti i settori devono aumentare il loro utilizzo di energie rinnovabili;

Ricerca, innovazione, tecnologie digitali e politica spaziale

101.  riconosce il ruolo cruciale della scienza e delle innovazioni scientifiche per il successo della lotta contro i cambiamenti climatici e per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell'accordo di Parigi e di qualsiasi altro ambizioso programma climatico; sottolinea la necessità della leadership dell'UE tanto nella lotta ai cambiamenti climatici quanto nella promozione del progresso tecnologico verso uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici;

102.  ribadisce l'importanza di proseguire e rafforzare la ricerca e l'innovazione in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici, di politiche di adattamento, di efficienza delle risorse, di tecnologie a basse emissioni di carbonio e a zero emissioni, di utilizzo sostenibile delle materia prime secondarie ("economia circolare") e di raccolta di dati sui cambiamenti climatici al fine di contrastare tale fenomeno; sottolinea la necessità di attribuire priorità al finanziamento di progetti nel settore dell'energia sostenibile, nel quadro del nuovo programma Orizzonte Europa, visti li impegni assunti dall'Unione europea nell'ambito dell'Unione dell'energia e dell'accordo di Parigi;

103.  rammenta che la ricerca, l'innovazione e la competitività rappresentano uno dei cinque pilastri della strategia dell'UE per l'Unione dell'energia; ricorda pertanto il ruolo fondamentale svolto dai ricercatori nella lotta al riscaldamento globale e sottolinea l'importanza di una stretta collaborazione scientifica tra partner internazionali a tale riguardo;

104.  ricorda il ruolo fondamentale delle tecnologie digitali nel sostenere la transizione energetica e industriale, in particolare nel migliorare l'efficienza e il risparmio energetici e nel ridurre le emissioni; sottolinea i benefici climatici che la digitalizzazione delle industrie europee può apportare attraverso un uso più efficace delle risorse, compresi il riciclaggio e la riduzione dell'intensità dei materiali; pone in evidenza i benefici per il clima derivanti di una piena digitalizzazione delle reti di trasmissione e distribuzione e degli hub per lo scambio di energia, nonché dei programmi di gestione della domanda amministrati tramite applicazioni software;

105.  riconosce il ruolo del nuovo programma spaziale dell'UE nel sostenere la lotta dell'UE contro i cambiamenti climatici e i loro effetti; ricorda il ruolo fondamentale che i dati e i servizi d'informazione di Copernicus, il sistema europeo di osservazione della Terra, hanno svolto nel monitoraggio della terra; sottolinea l'importanza di Copernicus nel facilitare il coordinamento internazionale dei sistemi di osservazione e i relativi scambi di dati;

Cambiamenti climatici e sviluppo

106.  ricorda che, secondo la relazione sui cambiamenti climatici e la povertà elaborata dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani il 25 giugno 2019, i cambiamenti climatici minacciano di annullare gli ultimi 50 anni di progressi in materia di sviluppo, salute globale e riduzione della povertà e si stima che i paesi in via di sviluppo sosterranno il 75-80 % dei costi del cambiamento climatico;

107.  sottolinea che i paesi in via di sviluppo sono i più vulnerabili e i più esposti ai cambiamenti climatici e sono meno attrezzati per resistere ai loro effetti sempre più devastanti, tra cui crisi alimentari e idriche, distruzione fisica dovuta a catastrofi naturali, spostamenti e tensioni crescenti rispetto alle scarse risorse; ricorda che il cambiamento climatico ha conseguenze drammatiche sullo sviluppo economico a lungo termine dei paesi in via di sviluppo, in particolare dei paesi meno sviluppati;

108.  richiama l'attenzione sull'esempio dei cicloni tropicali Idai e Kenneth, quest'ultimo il ciclone più violento che abbia mai colpito il continente africano, che ha causato devastazioni nelle Comore, in Malawi, in Mozambico e nello Zimbabwe nel primo semestre del 2019, uccidendo molte persone e lasciandone oltre due milioni in immediata necessità di aiuti umanitari, il cui costo è stato di quasi 400 milioni di dollari, sostenuto largamente dall'UE, con un costo stimato per la ricostruzione pari a 3 miliardi di dollari;

109.  sottolinea che la resilienza delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo si rivelerà fondamentale per la loro capacità di adattamento al cambiamento climatico; insiste pertanto sulla necessità di incoraggiare gli investimenti in infrastrutture resilienti nei paesi in via di sviluppo per aiutarli a resistere alla crescente gravità delle catastrofi naturali;

110.  ricorda la sua posizione secondo cui almeno il 45 % dei finanziamenti a titolo dello strumento di vicinato e cooperazione allo sviluppo (NDICI) proposto per il periodo 2021-2027 dovrebbe sostenere gli obiettivi in materia di clima e ambiente;

111.  insiste su un approccio integrato all'attuazione dell'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nelle politiche sia interne che esterne e nel massimo rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, in particolare in termini di sviluppo, commercio, agricoltura, energia e clima;

112.  pone l'accento sull'interdipendenza del clima, dell'economia e della società; sottolinea, in particolare, gli effetti diretti che i cambiamenti climatici hanno sulle comunità indigene e la profonda minaccia per l'esistenza stessa di molte di esse, comprese le comunità isolate; sottolinea che, secondo l'IPCC, le conoscenze autoctone e tradizionali rappresentano una risorsa importante per prevenire i cambiamenti climatici, non da ultimo perché circa l'80 % della biodiversità mondiale è presente nei territori delle popolazioni indigene; esprime sconcerto per il recente assassinio del leader indigeno Emrya Wajãpi nel nord del Brasile e accoglie con favore la dichiarazione resa il 29 luglio 2019 dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in cui si esortava il governo del Brasile a fermare l'invasione dei territori indigeni e a garantire l'esercizio pacifico dei loro diritti collettivi nei loro territori, in linea con la convenzione 169 dell'OIL;

113.  invita i paesi sviluppati, compresi gli Stati membri dell'UE, a intensificare il loro sostegno alla condivisione delle conoscenze, al rafforzamento delle capacità e al trasferimento di tecnologie verso i paesi in via di sviluppo e a onorare in tale modo gli articoli 9-11 dell'accordo di Parigi e gli articoli 49, 116 e 120 del programma d'azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo, rispettando al contempo i loro impegni in relazione all'OSS 17, compresi gli obiettivi 17.6 - 17.8; sottolinea, a tal fine, il potenziale positivo di aumentare gli investimenti dell'UE in progetti di ricerca scientifica promettenti; chiede, inoltre, che l'UE incoraggi l'adozione di una dichiarazione analoga alla dichiarazione di Doha del 2001 sull'accordo TRIPS e la salute pubblica, al fine di promuovere il trasferimento lecito di tecnologie rispettose del clima ai paesi in via di sviluppo;

114.  sottolinea l'importanza cruciale degli investimenti privati e della crescita per la transizione verso infrastrutture e metodi di produzione rispettosi del clima; sottolinea la necessità di massimizzare il contributo di tali investimenti all'azione per il clima e al perseguimento degli OSS, anche attraverso incentivi e la promozione di partenariati pubblico-privato; ritiene che il piano per gli investimenti esterni sia uno strumento essenziale a tale riguardo; sottolinea, inoltre, la necessità di uno sviluppo e di una crescita inclusivi e sostenibili per consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare alla transizione climatica, anche attraverso strategie di innovazione e progresso tecnologico; è convinto che l'UE debba promuovere rapidamente finanziamenti privati responsabili e sostenibili, in particolare per quanto riguarda gli obblighi in materia di diritti umani e i contributi alle economie nazionali dei paesi in via di sviluppo; esorta, tuttavia, a non affidarsi troppo agli sforzi volontari del settore privato;

115.  prende atto del crescente interesse per l'elaborazione di norme in materia di investimenti rispettosi del clima e sostenibili e ribadisce la sua preoccupazione circa il fatto che la proliferazione delle iniziative del settore privato renda difficile il confronto e la verifica; accoglie con favore, a tale proposito, le iniziative intraprese dalla Commissione e dalla comunità internazionale per sostenere gli investimenti e il dialogo politico sull'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo, quali la Global Climate Change Alliance Plus (GCCA+) e il GCF; incoraggia, a tale proposito, la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi ulteriormente nei consessi internazionali, al fine di promuovere l'efficienza e l'equità negli investimenti in materia di azione per il clima;

Diplomazia climatica

116.  sostiene fermamente il proseguimento e l'ulteriore rafforzamento della politica dell'Unione di sensibilizzazione e diplomazia climatica, che è essenziale per mobilitare l'azione a favore del clima nei paesi partner e presso l'opinione pubblica mondiale; ritiene, tuttavia, che gli sforzi compiuti siano stati chiaramente inadeguati e che le risorse umane predisposte dalla Commissione e dal Servizio europeo per l'azione esterna siano lungi dall'essere sufficienti; propone, pertanto, un drastico aumento delle risorse umane in questo settore; incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad affrontare in modo olistico la diplomazia climatica dell'UE creando collegamenti tra il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile, l'agricoltura, la risoluzione dei conflitti, la migrazione e le questioni umanitarie, al fine di agevolare la transizione globale verso l'azzeramento delle emissioni nette, la resilienza climatica, lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare e idrica;

117.  sottolinea le crescenti implicazioni dei cambiamenti climatici per la sicurezza internazionale e la stabilità regionale riconducibili al degrado ambientale, alla perdita dei mezzi di sussistenza, agli spostamenti indotti dal clima e alle forme associate di tensione dove i cambiamenti climatici possono spesso essere considerati come un moltiplicatore delle minacce; esorta pertanto l'UE e gli Stati membri a collaborare con i loro partner di tutto il mondo per comprendere meglio, integrare, anticipare e gestire gli effetti destabilizzanti dei cambiamenti climatici; incoraggia l'attuazione di un programma di allerta precoce per i principali potenziali punti di non ritorno, che potrebbero compromettere le strutture e i sistemi ecologici sostenibili nelle regioni o nei continenti di maggiori dimensioni;

118.  accoglie con favore l'impegno e i provvedimenti concreti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra in molte parti del mondo, come gli impegni molto ambiziosi di molti paesi in via di sviluppo e piccoli Stati insulari; deplora, tuttavia, la mancanza di ambizione e l'assenza di un dibattito sull'aumento del contributo determinato a livello nazionale in molte importanti economie; ricorda che l'UE rappresenta il 9 % delle emissioni globali di gas a effetto serra, ma ospita solo il 6,7 % della popolazione mondiale, il che rende assolutamente fondamentale che l'UE dimostri maggiore ambizione, in particolare alla luce della sua responsabilità storica in materia di cambiamenti climatici e della necessità di dare un buon esempio al resto del mondo; sottolinea che non sarà possibile conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi ed evitare punti di non ritorno senza un aumento dell'ambizione in altre importanti economie;

119.  chiede alla Commissione di analizzare immediatamente la possibilità di adottare ulteriori misure per incoraggiare altre importanti economie ad aumentare i loro contributi determinati a livello nazionale, ad applicare ulteriori misure concrete e a prendere in considerazione approcci innovativi;

120.  invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti disponibili (ad esempio negoziati internazionali, accordi commerciali e regionali, partenariati internazionali) per promuovere e a favorire la cooperazione nella transizione globale verso l'azzeramento delle emissioni nette, la resilienza climatica, lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare e idrica;

121.  sottolinea la necessità di integrare l'ambizione climatica in tutte le politiche dell'UE, compresa la politica commerciale; invita la Commissione a garantire che tutti i nuovi accordi commerciali e di investimento siglati dall'UE siano pienamente compatibili con l'accordo di Parigi e gli OSS che le disposizioni ambientali e climatiche siano giuridicamente vincolanti e applicabili; chiede alla Commissione di effettuare e pubblicare una valutazione globale della coerenza degli accordi esistenti e futuri con l'accordo di Parigi; invita la Commissione a garantire che qualsiasi accordo commerciale contenga disposizioni vincolanti relative al rispetto dell'accordo di Parigi, comprese disposizioni riguardanti la gestione e la conservazione sostenibile delle foreste; invita la Commissione a prestare particolare attenzione al ciclo di vita dei beni commercializzati, dalla concezione al consumo, al fine di proteggere le risorse naturali e di tenere conto degli impatti cumulativi, anche sui trasporti;

122.  invita la Commissione e il Consiglio a integrare l'accordo di Parigi negli accordi commerciali al fine di incentivare i partner commerciali a raggiungere gli obiettivi fissati nell'accordo di Parigi; invita inoltre la Commissione e il Consiglio a rivedere gli accordi commerciali al fine di integrare ambiziosi obblighi climatici in tali accordi bilaterali e incentivare in tal modo i partner ad adottare strategie per il clima in conformità dell'accordo di Parigi;

123.  accoglie con viva soddisfazione l'annuncio della Russia relativo all'attuazione dell'accordo di Parigi;

124.  riconosce l'importanza critica del partenariato UE-USA per il conseguimento degli obiettivi strategici dell'accordo di Parigi e di altre ambiziose strategie; ribadisce il proprio rammarico, quindi, per l'intenzione annunciata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi; accoglie con grande favore la continua mobilitazione per l'azione a favore del clima da parte dei principali stati, città, università e di altri attori non statali negli Stati Uniti nel quadro della campagna "We are still in" (Noi ci siamo ancora); esprime l'auspicio che gli Stati Uniti aderiscano nuovamente alla lotta contro i cambiamenti climatici e, in partenariato con l'UE, siano in prima linea nei negoziati per accordi mondiali sul commercio, l'industria e l'energia, in linea con l'accordo di Parigi;

125.  deplora fortemente la scarsa incisività della reazione del presidente brasiliano Jair Bolsonaro e del governo brasiliano al numero e alla portata senza precedenti degli incendi boschivi registrati nell'Amazzonia brasiliana; ritiene che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero fare tutto il possibile, attraverso la cooperazione e l'assistenza internazionali, per combattere la devastazione ambientale dell'Amazzonia e di altre zone fondamentali dell'ecosistema globale e tenere conto del potenziale ruolo delle loro politiche commerciali;

Ruolo del Parlamento europeo

126.  ritiene di dover essere parte integrante della delegazione dell'UE, in quanto l'approvazione del Parlamento è necessaria per la conclusione di accordi internazionali e riveste un ruolo cruciale per l'attuazione nazionale dell'accordo di Parigi in qualità di colegislatore; si attende pertanto di poter partecipare alle riunioni di coordinamento dell'UE alla COP25 di Madrid e di poter avere garanzia di accesso a tutti i documenti preparatori fin dall'avvio della fase negoziale;

o
o   o

127.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Segretariato dell'UNFCCC, con richiesta di distribuirla a tutte le Parti della convenzione esterne all'UE.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0430.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0217.
(3) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 38.
(4) M. Burke e a., "Effetto globale non lineare della temperatura sulla produzione economica", Nature, vol. 527, pagg. 235-239.
(5) Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, "Relazione 2018 sul divario delle emissioni", pag. 21.


Adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sull'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul e altre misure per combattere la violenza di genere (2019/2855(RSP))
P9_TA(2019)0080B9-0225/2019

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE), il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  vista la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, aperta alla firma l'11 maggio 2011 a Istanbul (in appresso la "convenzione di Istanbul"),

–  visti la dichiarazione di Pechino e la relativa piattaforma d'azione, adottate il 15 settembre 1995 dalla quarta Conferenza mondiale sulle donne, e i successivi documenti finali adottati alle sessioni speciali delle Nazioni Unite di Pechino+5 (2005), Pechino+15 (2010) e Pechino+20 (2015),

–  viste le disposizioni degli strumenti giuridici delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, in particolare quelle concernenti i diritti delle donne,

–  vista la proposta di decisione del Consiglio del 4 marzo 2016 (COM(2016)0109),

–  vista la decisione (UE) 2017/865 del Consiglio, dell'11 maggio 2017, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda la cooperazione giudiziaria in materia penale(1),

–  vista la decisione (UE) 2017/866 del Consiglio, dell'11 maggio 2017, relativa alla firma, a nome dell'Unione europea, della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica per quanto riguarda l'asilo e il non-respingimento(2),

–  vista la convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, del 23 maggio 1969, in particolare gli articoli 26 e 27,

–  vista la pertinente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo,

–  vista la direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio(3),

–  visti la direttiva 2011/99/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, sull'ordine di protezione europeo(4) e il regolamento (UE) n. 606/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 giugno 2013, relativo al riconoscimento reciproco delle misure di protezione in materia civile(5),

–  viste la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI(6), e la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, e che sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI del Consiglio(7),

–  viste la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(8) e la direttiva 2004/113/CE del Consiglio, del 13 dicembre 2004, che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura(9), che definiscono e condannano le molestie e le molestie sessuali,

–  vista la sua risoluzione del 4 aprile 2019 sulla richiesta di un parere della Corte di giustizia circa la compatibilità con i trattati delle proposte di adesione dell'Unione europea alla convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e circa la procedura in vista di detta adesione(10),

–  vista la sua risoluzione dell'11 settembre 2018 sulle misure per prevenire e contrastare il mobbing e le molestie sessuali sul posto di lavoro, nei luoghi pubblici e nella vita politica nell'UE(11),

–  vista la sua risoluzione del 26 ottobre 2017 sulla lotta alle molestie e agli abusi sessuali nell'UE(12),

–  vista la sua risoluzione del 12 settembre 2017 sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione da parte dell'Unione europea della convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (COM(2016)01092016/0062(NLE))(13),

–  vista la sua risoluzione del 9 giugno 2015 sulla strategia dell'Unione europea per la parità tra donne e uomini dopo il 2015(14);

–  visti gli orientamenti dell'UE dell'8 dicembre 2008 sulle violenze contro le donne e le ragazze e sulla lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti,

–  visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione del 3 dicembre 2015, dal titolo "Impegno strategico a favore della parità di genere 2016-2019" (SWD(2015)0278),

–  vista la relazione dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) del marzo 2014, dal titolo "Violenza contro le donne: un'indagine a livello di Unione europea",

–  visto il parere della Commissione di Venezia sull'Armenia, del 14 ottobre 2019, relativo alle implicazioni costituzionali della ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica,

–  vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(15),

–  visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'uguaglianza di genere costituisce un valore cardine dell'UE; che il diritto alla parità di trattamento e alla non discriminazione è un diritto fondamentale sancito dai trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali e dovrebbe essere pienamente rispettato;

B.  considerando che, secondo l'indice sull'uguaglianza di genere a cura dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), nessun paese dell'UE ha ancora conseguito la piena parità fra donne e uomini; che l'eliminazione della violenza di genere è una condizione essenziale per raggiungere tale obiettivo;

C.  considerando che la lotta alla violenza di genere è una delle priorità dell'impegno strategico dell'UE a favore della parità di genere 2016-2019;

D.  considerando che, come definito dalla convenzione di Istanbul, "con l'espressione 'violenza nei confronti delle donne' si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata";

E.  considerando che il meccanismo di monitoraggio della convenzione di Belém do Pará (MESECVI) ha definito il termine "femminicidio" come la morte violenta di una donna per motivi di genere, che avvenga nell'ambito della famiglia, di un'unione domestica o di qualsiasi altra relazione interpersonale, nella comunità, ad opera di qualsiasi individuo, o quando è perpetrata o tollerata dallo Stato o da suoi agenti, per azione o omissione(16);

F.  considerando che la convenzione di Istanbul stabilisce che tutte le sue disposizioni, in particolare le misure destinate a tutelare i diritti delle vittime, devono essere garantite "senza alcuna discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sulla razza, sul colore, sulla lingua, sulla religione, sulle opinioni politiche o di qualsiasi altro tipo, sull'origine nazionale o sociale, sull'appartenenza a una minoranza nazionale, sul censo, sulla nascita, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere, sull'età, sulle condizioni di salute, sulla disabilità, sullo status matrimoniale, sullo status di migrante o di rifugiato o su qualunque altra condizione";

G.  considerando che la violenza contro le donne e la violenza di genere, di natura sia fisica che psicologica, sono diffuse e colpiscono le donne a tutti i livelli della società, indipendentemente dall'età, dal grado di istruzione, dal reddito, dalla posizione sociale o dal paese di origine o residenza;

H.  considerando che la violenza di genere è al tempo stesso una causa e una conseguenza delle disparità strutturali subite dalle donne in molti aspetti della vita quotidiana, ad esempio per quanto riguarda il lavoro, la salute, l'accesso alle risorse finanziarie, al potere e alla conoscenza, nonché la gestione del tempo personale; che per contrastare la violenza di genere è necessario comprenderne le cause e i fattori che vi contribuiscono;

I.  considerando che è importante riconoscere la violenza strutturale o istituzionale – che può essere definita come la subordinazione delle donne nella vita economica, sociale e politica – per tentare di spiegare la diffusione della violenza contro le donne nelle nostre società;

J.  considerando che le donne non beneficiano della medesima protezione dalla violenza di genere in tutta l'UE a causa delle differenze tra le politiche e le normative degli Stati membri;

K.  considerando che spesso i sistemi giudiziari non offrono un sostegno adeguato alle donne; che, in molti casi, le vittime possono essere oggetto di commenti degradanti da parte degli agenti delle autorità di contrasto o trovarsi in una situazione di dipendenza, il che acuisce la loro paura di denunciare la violenza subita;

L.  considerando che il decennio in corso è caratterizzato da un'offensiva visibile e organizzata a livello mondiale ed europeo contro l'uguaglianza di genere e i diritti delle donne, ivi compresi la salute e i diritti sessuali e riproduttivi;

M.  considerando che dall'indagine condotta nel 2014 dalla FRA è emerso che un terzo di tutte le donne in Europa ha subito atti di violenza fisica o sessuale almeno una volta dall'età di 15 anni, il 55 % delle donne ha subito una o più forme di molestie sessuali, l'11 % è stato vittima di molestie online, una donna su venti (il 5 %) è stata stuprata e più di una donna su dieci ha subito violenze sessuali che comportano l'uso della forza; che, in molti Stati membri, oltre la metà di tutte le donne vittime di omicidio sono uccise da un partner, da un parente o da un familiare; che le vittime avevano denunciato alla polizia gli episodi più gravi di violenza domestica solo nel 14 % dei casi e gli episodi più gravi di violenza non domestica solo nel 13 % dei casi, il che dimostra un tasso di denuncia estremamente basso; che, negli ultimi anni, il movimento #metoo ha incoraggiato donne e ragazze a denunciare i casi di abuso, violenza e molestie;

N.  considerando che le forme moderne di schiavitù e tratta di esseri umani, che colpiscono principalmente le donne, persistono ancora nell'UE; che il 71 % di tutte le vittime di tratta di esseri umani a livello mondiale è costituito da donne e ragazze e che tre quarti di tali donne e ragazze sono vittime di sfruttamento sessuale(17);

O.  considerando che la violenza e le molestie online hanno spesso conseguenze fisiche e comportano il grave rischio di incitare alla violenza, poiché incoraggiano gli utenti online a imitare la violenza e le molestie cui hanno assistito e a perpetrare atti di quel genere;

P.  considerando che alcuni gruppi di donne e ragazze, quali le donne migranti, le donne rifugiate e richiedenti asilo, le donne e le ragazze con disabilità, le donne LBTI e le donne rom, si trovano ad affrontare forme multiple e trasversali di discriminazione e sono pertanto ancora più vulnerabili al rischio di violenza di genere e viene loro impedito l'accesso alla giustizia e ai servizi di assistenza e protezione, come pure l'esercizio dei loro diritti fondamentali;

Q.  considerando che le donne vittime della violenza di genere e i loro figli hanno spesso bisogno di una speciale assistenza e protezione, a motivo dell'elevato rischio di intimidazioni, ritorsioni e vittimizzazioni ripetute connesso a tale violenza;

R.  considerando che la violenza di genere mina i diritti umani, la stabilità e la sicurezza sociali, la salute pubblica, le opportunità di istruzione e di occupazione delle donne, come pure il benessere e le prospettive di sviluppo dei bambini e delle comunità;

S.  considerando che l'esposizione alla violenza e agli abusi fisici, sessuali o psicologici ha un grave impatto sulle vittime e può risultare in un danno fisico, sessuale, emotivo o psicologico duraturo o perdite economiche e finanziarie;

T.  considerando che l'impunità per i responsabili di reati contro le donne persiste tuttora e deve essere eliminata, assicurando che i responsabili siano perseguiti e le donne e le ragazze sopravvissute alla violenza ricevano un sostegno e un riconoscimento adeguati dal sistema giudiziario; che è fondamentale fornire corsi di formazione ai prestatori di servizi che affrontano la questione della violenza contro le donne, come i funzionari delle autorità di contrasto, i giudici o i responsabili politici;

U.  considerando che l'UE deve adottare tutte le misure necessarie, in collaborazione con gli Stati membri, per promuovere e tutelare il diritto di tutte le donne e le ragazze di vivere libere dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata;

V.  considerando che, otto anni dopo la sua approvazione, la convenzione di Istanbul non è ancora stata ratificata da tutti gli Stati membri e dall'UE;

1.  condanna tutte le forme di violenza di genere e deplora il fatto che le donne e le ragazze continuino a essere esposte a violenze psicologiche, fisiche, sessuali ed economiche, tra cui la violenza domestica, le molestie sessuali, la violenza online, gli atti persecutori, lo stupro, il matrimonio precoce e forzato, la mutilazione genitale femminile, i crimini commessi in nome del cosiddetto "onore", l'aborto forzato, la sterilizzazione forzata, lo sfruttamento sessuale e la tratta di esseri umani e altre forme di violenza che costituiscono una grave violazione dei loro diritti umani e della loro dignità; è profondamente preoccupato per il fenomeno del femminicidio in Europa, che rappresenta la forma più estrema di violenza contro le donne;

2.  invita il Consiglio a ultimare con urgenza il processo di ratifica della convenzione di Istanbul da parte dell'UE sulla base di un'adesione ampia e senza alcuna limitazione nonché a promuoverne la ratifica da parte di tutti gli Stati membri; invita il Consiglio e la Commissione a garantire la piena integrazione della convenzione nel quadro legislativo e politico dell'UE; ricorda che l'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul non esonera gli Stati membri dalla ratifica nazionale della convenzione; invita gli Stati membri ad accelerare i negoziati sulla ratifica e l'attuazione della convenzione di Istanbul e invita, in particolare, la Bulgaria, la Cechia, l'Ungheria, la Lettonia, la Lituania, la Slovacchia e il Regno Unito che hanno firmato ma non ratificato la convenzione a farlo senza indugio;

3.  condanna fermamente i tentativi in atto in alcuni Stati membri di revocare le misure già adottate ai fini dell'attuazione della convenzione di Istanbul e della lotta alla violenza contro le donne;

4.  invita gli Stati membri ad assicurare la corretta attuazione e applicazione della convenzione e a destinare risorse finanziarie e umane adeguate alla prevenzione e alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza di genere nonché alla protezione delle vittime; esorta gli Stati membri a tenere in considerazione le raccomandazioni del Gruppo di esperti del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO) e a migliorare la loro legislazione per allinearla maggiormente alle disposizioni della convenzione di Istanbul;

5.  sottolinea che la convenzione di Istanbul rimane la norma internazionale e lo strumento principale per eliminare la piaga della violenza di genere, sulla base di un approccio globale, onnicomprensivo e coordinato che pone al centro i diritti della vittima, affrontando il tema della violenza nei confronti di donne e ragazze e della violenza di genere, compresa quella domestica, da un'ampia gamma di prospettive tramite misure quali la prevenzione della violenza, la lotta contro la discriminazione, misure di diritto penale per combattere l'impunità, l'assistenza e la protezione delle vittime, la protezione dei minori e la protezione delle donne richiedenti asilo e rifugiate, l'introduzione di procedure di valutazione del rischio e stima del rischio nonché una migliore raccolta di dati e campagne o programmi di sensibilizzazione, anche in collaborazione con gli organismi nazionali competenti in materia di diritti umani e parità, con la società civile e con le organizzazioni non governative;

6.  condanna gli attacchi e le campagne contro la convenzione di Istanbul basate sulla volontaria interpretazione erronea e sulla falsa presentazione del suo contenuto al pubblico;

7.  afferma con forza che la negazione dei servizi relativi alla salute sessuale e riproduttiva e ai relativi diritti è una forma di violenza contro le donne e le ragazze e sottolinea che la Corte europea dei diritti dell'uomo si è pronunciata in diverse occasioni stabilendo che le leggi restrittive in materia di aborto e la mancata esecuzione violano i diritti umani delle donne;

8.  sottolinea che le campagne di sensibilizzazione atte a contrastare gli stereotipi di genere e le violenze patriarcali e a promuovere la tolleranza zero nei confronti delle molestie e della violenza di genere sono strumenti fondamentali per combattere questa violazione dei diritti umani; ritiene che l'adozione di strategie educative di più ampio respiro volte a contrastare la discriminazione costituisca uno strumento essenziale per prevenire qualsiasi forma di violenza, segnatamente quella di genere, in particolare in età adolescenziale;

9.  sottolinea che, per essere più efficaci, le misure volte a combattere la violenza di genere dovrebbero essere accompagnate da azioni volte a promuovere l'emancipazione e l'indipendenza economica delle donne vittime di violenza;

10.  chiede alla Commissione e agli Stati membri di garantire formazioni, procedure e orientamenti adeguati e attenti alle specificità di genere, che pongano i diritti della vittima al centro, per tutti i professionisti che si occupano delle vittime di tutti gli atti di violenza di genere, al fine di evitare discriminazioni, traumi o una rivittimizzazione nel corso di procedimenti giudiziari, medici e di polizia; invita a realizzare tali miglioramenti al fine di incrementare il tasso di denuncia di tali reati;

11.  ricorda la sua posizione a favore di uno stanziamento specifico di 193,6 milioni di EUR per le azioni volte a prevenire e combattere tutte le forme di violenza di genere e promuovere la piena attuazione della convenzione di Istanbul nel programma Diritti e valori e sottolinea l'importanza di assegnare finanziamenti sufficienti anche a livello degli Stati membri;

12.  ribadisce il suo invito alla Commissione a rivedere, in seguito a una valutazione d'impatto, la decisione quadro dell'UE sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale attualmente in vigore, al fine di includervi l'incitamento all'odio sulla base del genere, dell'orientamento sessuale, dell'identità di genere e dei caratteri sessuali;

13.  invita gli Stati membri a garantire la piena attuazione e applicazione della normativa pertinente già in vigore;

14.  invita la Commissione e gli Stati membri a migliorare la disponibilità e la comparabilità di dati di qualità disaggregati sulla violenza di genere attraverso la cooperazione con Eurostat, EIGE e FRA, in linea con gli obblighi della convenzione in relazione alla raccolta di dati e alla ricerca: invita nuovamente la Commissione a istituire un osservatorio europeo sulla violenza di genere con dati precisi e comparabili (sul modello dell'Osservatorio statale sull'uguaglianza delle donne dell'EIGE);

15.  sottolinea l'importanza di istituire procedure formali per la denuncia di molestie sessuali sul luogo di lavoro come pure formazioni e campagne di sensibilizzazione specifiche quale strumento per far rispettare il principio della dignità sul lavoro e per attuare l'approccio di tolleranza zero come norma; ritiene che le istituzioni europee dovrebbero dare il buon esempio in tal senso;

16.  invita il Presidente del Parlamento europeo, l'Ufficio di presidenza e l'amministrazione del Parlamento a continuare a lavorare per garantire che il Parlamento europeo sia uno spazio di lavoro privo di molestie e sessismo e ad attuare le seguenti misure, in linea con le richieste incluse nella risoluzione del 2017 sulla lotta contro le molestie e gli abusi sessuali nell'UE: 1) commissionare un audit esterno dei due comitati competenti per le molestie esistenti in seno al Parlamento europeo e condividerne pubblicamente i risultati; 2) riorganizzare gli organi competenti per le molestie includendo esperti esterni in ambito legale, medico e terapeutico con pieni diritti di voto; 3) attuare corsi di formazione obbligatori sul rispetto e la dignità sul luogo di lavoro per tutti i deputati al Parlamento europeo e per tutte le categorie di personale;

17.  accoglie con favore l'impegno della Presidente eletta della Commissione a fare di più per reprimere la violenza di genere, sostenere meglio le vittime, rendere l'adesione dell'UE alla convenzione di Istanbul una priorità per la Commissione e sfruttare le opportunità offerte dal trattato per aggiungere la violenza sulle donne alla lista dei reati riconosciuti dall'UE;

18.  chiede alla Commissione di aggiungere la lotta contro la violenza di genere tra le priorità della prossima strategia europea per la parità di genere includendovi misure politiche, legislative e non legislative adeguate;

19.  chiede alla Commissione di presentare un atto legislativo sulla prevenzione e repressione di tutte le forme di violenza di genere, compresa la violenza nei confronti delle donne e delle ragazze; si impegna, a tal proposito, ad esplorare tutte le possibili misure, anche in materia di violenza informatica, avvalendosi del diritto di iniziativa legislativa sancito dall'articolo 225 TFUE;

20.  chiede alla Commissione e al Consiglio di attivare la "clausola passerella" sancita all'articolo 83, paragrafo 1, TFUE al fine di includere la violenza contro le donne e le ragazze e altre forme di violenza di genere fra i reati riconosciuti dall'UE;

21.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri nonché all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

(1) GU L 131 del 20.5.2017, pag. 11.
(2) GU L 131 del 20.5.2017, pag. 13.
(3) GU L 315 del 14.11.2012, pag. 57.
(4) GU L 338 del 21.12.2011, pag. 2.
(5) GU L 181 del 29.6.2013, pag. 4.
(6) GU L 101 del 15.4.2011, pag. 1.
(7) GU L 335 del 17.12.2011, pag. 1.
(8) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(9) GU L 373 del 21.12.2004, pag. 37.
(10) Testi approvati, P8_TA(2019)0357.
(11) Testi approvati, P8_TA(2018)0331.
(12) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 192.
(13) GU C 337 del 20.9.2018, pag. 167.
(14) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 2.
(15) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(16) https://www.oas.org/es/mesecvi/docs/DeclaracionFemicidio-EN.pdf
(17) https://www.un.org/en/events/endviolenceday/


Recenti azioni da parte della Federazione russa nei confronti di giudici, pubblici ministeri e investigatori lituani coinvolti nelle indagini sui tragici fatti del 13 gennaio 1991 a Vilnius
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulle recenti azioni intraprese dalla Federazione russa nei confronti di giudici, procuratori e investigatori lituani che hanno indagato sui tragici eventi del 13 gennaio 1991 a Vilnius (2019/2938(RSP))
P9_TA(2019)0081RC-B9-0182/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Federazione russa,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Convenzione europea dei diritti dell'uomo),

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,

–  vista la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale,

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  visti i principi di base delle Nazioni Unite sull'indipendenza del potere giudiziario,

–  visto il recente scambio di opinioni in seno alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, il 12 novembre 2019(1),

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, come diretta conseguenza del patto Molotov-Ribbentrop, l'URSS comunista ha annesso la Repubblica di Lituania, oltre ad altri paesi;

B.  considerando che la Federazione russa, avendo assunto impegni in virtù della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e della Convenzione europea dei diritti umani, e in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, si è impegnata a rispettare i principi della democrazia, lo Stato di diritto nonché le libertà e i diritti umani fondamentali;

C.  considerando che tra l'11 e il 13 gennaio 1991 le forze armate dell'URSS hanno perpetrato un atto di aggressione contro lo Stato indipendente della Lituania e contro persone che cercavano pacificamente di difendere la torre della televisione di Vilnius, causando 14 morti e quasi 800 feriti; che le azioni repressive delle forze armate sovietiche sono proseguite fino al tentativo di colpo di Stato nell'agosto del 1991 a Mosca;

D.  considerando che lo spargimento di sangue è stato condannato in tutto il mondo, anche dal capo del Consiglio supremo della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa durante una manifestazione di massa svoltasi a Mosca alcuni giorni più tardi;

E.  considerando che la Federazione russa, nel trattato tra la Repubblica di Lituania e la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa sulla base delle relazioni tra Stati del 29 luglio 1991, ha riconosciuto la restaurazione della Repubblica di Lituania indipendente avvenuta l'11 marzo 1990;

F.  considerando che la Federazione russa ha assunto i diritti e gli obblighi dell'ex Unione sovietica e ne è lo Stato successore;

G.  considerando che il 27 marzo 2019 il tribunale regionale di Vilnius ha emesso una sentenza nella cosiddetta causa "13 gennaio", in cui Dmitrij Jazov, ex ministro della Difesa dell'Unione sovietica, Vladimir Uskhopchik, ex comandante della guarnigione di Vilnius dell'esercito sovietico, Mikhail Golovatov, ex comandante delle forze speciali del KGB, e 64 cittadini russi, bielorussi e ucraini sono stati giudicati colpevoli di crimini di guerra e crimini contro l'umanità per la loro partecipazione all'atto di aggressione contro lo Stato lituano;

H.  considerando che tutti i responsabili di tale attacco sono stati processati in contumacia, tranne Jurij Mel e Gennadij Ivanov, ex ufficiali sovietici, e che i convenuti sono stati condannati a pene detentive fino a 14 anni; che le sentenze emesse nella primavera del 2019 riguardano i tragici eventi che sono avvenuti in seguito alla dichiarazione di indipendenza della Lituania dell'11 marzo 1990 e ai tentativi sovietici di costringere la Lituania a revocare tale dichiarazione, che sono iniziati con un blocco economico nel primo semestre del 1990 e sono culminati con un brutale sforzo per rovesciare il governo lituano nel gennaio 1991;

I.  considerando che, nello svolgimento delle indagini preliminari per la causa "13 gennaio", le autorità della Repubblica di Lituania hanno chiesto attivamente alle autorità competenti della Federazione russa di fornire assistenza giuridica in tale procedimento penale, ma la Federazione russa non ha collaborato;

J.  considerando che si ritiene che la Federazione russa offra attivamente rifugio e protezione ai principali responsabili e autori degli atti di aggressione armata contro civili innocenti e disarmati, come Mikhail Golovatov, il più alto ufficiale militare durante gli eventi del gennaio 1991, e che essa sta adottando tutte le misure possibili per aiutarli a sottrarsi alle loro responsabilità;

K.  considerando che la reazione iniziale della Russia alla sentenza del tribunale è stata negativa e la Duma di Stato russa ha definito il processo un "processo politico", un "tentativo di riscrivere la storia" e il ministro degli Esteri russo ha dichiarato che vi sarebbero state ulteriori reazioni;

L.  considerando che tra il luglio 2018 e l'aprile 2019 la commissione d'inchiesta della Federazione russa ha avviato procedimenti penali contro i procuratori, gli investigatori e i giudici della Repubblica di Lituania coinvolti nelle indagini o nelle decisioni relative alla causa "13 gennaio", conformemente agli articoli 299 e 305 del codice penale della Federazione russa, che prevedono la responsabilità penale per chi stabilisce la responsabilità penale di una persona manifestamente innocente e per i giudici che emettono intenzionalmente una sentenza, decisione o altro atto giuridico ingiusto;

M.  considerando che tale azione penale promossa dalla Federazione russa, basata su motivazioni politiche, potrebbe dare adito a tentativi di abusare del sistema Interpol e di altri accordi di cooperazione bilaterali e multilaterali per limitare i diritti dei magistrati inquirenti e dei giudici di merito investiti della causa "13 gennaio" nel corso di perquisizioni, interrogatori e arresti; che la Federazione russa potrebbe presentare richiesta di un mandato di arresto internazionale nei confronti dei funzionari lituani coinvolti in tale processo;

N.  considerando che i media della Federazione russa, controllati dallo Stato, e i suoi rappresentanti ufficiali stanno attuando una campagna di propaganda e disinformazione che mira a sviluppare teorie del complotto circa la causa "13 gennaio" e che rientra fra le minacce ibride rivolte all'UE e alle democrazie;

O.  considerando che lo Stato di diritto, compresa l'indipendenza del potere giudiziario, è uno dei valori comuni su cui si fonda l'Unione; che la Commissione, di concerto con il Parlamento e il Consiglio, è tenuta in virtù dei trattati a garantire il rispetto dello Stato di diritto quale valore fondamentale dell'Unione, come pure ad assicurare il rispetto del diritto, dei valori e dei principi dell'UE;

P.  considerando che i giudici di qualsiasi Stato membro sono anche giudici dell'Unione europea nel suo insieme;

Q.  considerando che l'indipendenza del potere giudiziario è alla base dello Stato di diritto ed è essenziale per il funzionamento della democrazia e il rispetto dei diritti umani; che l'indipendenza del potere giudiziario è sancita dall'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali e dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo;

R.  considerando che i principi di base delle Nazioni Unite sull'indipendenza del potere giudiziario stabiliscono che tutte le istituzioni governative e le altre istituzioni hanno il dovere di rispettare e osservare l'indipendenza della magistratura; che essi affermano inoltre che non deve verificarsi alcuna ingerenza inappropriata e indebita nell'iter giudiziario(2);

S.  considerando che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sancisce, in particolare, i principi dell'uguaglianza davanti alla legge e della presunzione di innocenza, nonché del diritto a un'udienza equa e pubblica da parte di un tribunale competente, indipendente e imparziale, costituito per legge;

T.  considerando che l'articolo 1 della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, che è stata ratificata dalla Federazione russa, stabilisce che "[l]e Parti Contraenti si obbligano ad accordarsi reciprocamente, secondo le disposizioni della presente Convenzione, l'assistenza giudiziaria più ampia possibile in qualsiasi procedura concernente reati, la cui repressione, al momento in cui l'assistenza giudiziaria è domandata, è di competenza delle autorità giudiziarie della Parte richiedente";

U.  considerando che la Federazione russa sta violando un numero sempre maggiore di leggi e impegni internazionali e prende posizioni che sono contrarie a buone relazioni di vicinato, pregiudicando in tal modo qualsiasi prospettiva di cooperazione futura;

1.  esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime della causa "13 gennaio";

2.  osserva che le azioni delle autorità della Federazione russa nei confronti dei giudici e dei procuratori lituani violano valori giuridici fondamentali, in particolare l'indipendenza del potere giudiziario, nonché il principio secondo cui i diritti umani e le libertà possono essere limitati legalmente soltanto ai fini per cui il diritto internazionale prevede l'imposizione di tali limitazioni;

3.  ricorda che l'avvio di azioni penali nei confronti di procuratori e giudici per le loro attività professionali è una forma di influenza esterna inaccettabile che interferisce con la preminenza del diritto;

4.  sottolinea che tali procedimenti penali nei confronti di procuratori e giudici non possono essere considerati legittimi;

5.  condanna con forza tali violazioni di principi e norme fondamentali del diritto internazionale, perpetrate dalle autorità russe e si oppone a tali esempi di procedimenti penali basati su motivazioni politiche;

6.  esprime la propria solidarietà ai procuratori, investigatori e giudici lituani accusati dalla Federazione russa nel caso in questione e agli sforzi del governo lituano di richiamare l'attenzione su tale caso e di limitare i danni e il pericolo per le persone ingiustamente accusate dalle autorità russe;

7.  sottolinea che le garanzie universalmente riconosciute in relazione all'indipendenza dei giudici e dei procuratori vietano le ingerenze di qualsiasi tipo nell'amministrazione della giustizia da parte dell'organo giurisdizionale e l'esercizio di un'influenza anche minima su una sentenza, così come l'azione legale contro un giudice per una sentenza emessa e l'ingerenza nell'attività di indagine di una procura;

8.  invita le autorità pubbliche della Federazione russa ad archiviare il procedimento penale avviato nei confronti dei procuratori, investigatori e giudici lituani nella causa "13 gennaio";

9.  invita le autorità della Federazione russa a valutare, nell'attuazione del trattato tra la Repubblica di Lituania e la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa sulla base delle relazioni tra Stati del 29 luglio 1991, la responsabilità delle persone che hanno condotto l'aggressione dell'11-13 gennaio 1991 contro lo Stato lituano o vi hanno partecipato, e ad assistere le autorità di contrasto della Repubblica di Lituania nell'ottenere giustizia in relazione alla causa "13 gennaio";

10.  invita le autorità della Federazione russa e della Bielorussia ad accogliere le richieste di assistenza giuridica reciproca nell'ambito della causa "13 gennaio" presentate dalla Repubblica di Lituania;

11.  invita le autorità russe a porre fine alla disinformazione irresponsabile e alle dichiarazioni propagandistiche rilasciate da funzionari della Federazione russa riguardo alla causa "13 gennaio";

12.  invita gli Stati membri, qualora ricevano richieste di assistenza giuridica reciproca da parte della Federazione russa in relazione all'azione legale promossa nella Federazione russa nei confronti dei procuratori e dei giudici lituani coinvolti nella causa "13 gennaio", a trattare tale causa come basata su motivazioni politiche, a cooperare strettamente con le autorità lituane competenti e a rifiutare l'assistenza giuridica alla Federazione russa in tale causa;

13.  invita la commissione per il controllo dei fascicoli di Interpol, responsabile di prevenire i mandati di arresto abusivi di natura politica, a prestare attenzione a ogni richiesta per un mandato d'arresto internazionale contro i funzionari lituani indagati; invita tutti gli Stati membri e altri firmatari dello statuto OIPC-Interpol a ignorare qualsiasi mandato di arresto internazionale nei confronti dei funzionari lituani accusati; invita Interpol a ignorare le richieste russe di mandato relative alla causa "13 gennaio";

14.  invita tutti gli Stati membri ad astenersi dal trasferire verso la Russia dati personali che potrebbero essere utilizzati in procedimenti penali contro giudici, procuratori e investigatori lituani;

15.  invita gli Stati membri a cooperare pienamente a livello europeo, in relazione alle loro politiche nei confronti della Russia, dal momento che una maggiore coerenza e un migliore coordinamento sono essenziali per una politica europea più efficace, a intensificare gli sforzi volti a rafforzare la resilienza e ad adoperarsi per trovare soluzioni pratiche che sostengano e rafforzino i processi democratici e un sistema giudiziario indipendente;

16.  invita i Presidenti del Consiglio e della Commissione, il vicepresidente/alto rappresentante e gli Stati membri a continuare a seguire da vicino tali casi, a sollevare tali questioni con diverse modalità e in vari incontri con la Federazione russa, e a riferire al Parlamento in merito agli scambi intrattenuti con le autorità russe, rendendole nel contempo pienamente consapevoli dell'unità e della solidarietà dell'Unione europea in tale caso nonché in altri casi ad esso correlati; esorta gli Stati membri a sollevare tale questione nei loro scambi con le autorità russe;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e ai presidenti, ai governi e ai parlamenti della Federazione russa e della Bielorussia.

(1) https://www.europarl.europa.eu/ep-live/it/committees/video?event=20191112-0900-COMMITTEE-LIBE
(2) https://www.ohchr.org/EN/ProfessionalInterest/Pages/IndependenceJudiciary.aspx


Misure volte a far fronte all'impatto sull'agricoltura europea della decisione dell'OMC nella controversia Airbus
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulle misure volte ad affrontare l'impatto sull'agricoltura europea della decisione dell'OMC sul caso Airbus (2019/2895(RSP))
P9_TA(2019)0082RC-B9-0197/2019

Il Parlamento europeo,

–  vista la decisione adottata il 2 ottobre 2019 dall'arbitro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) nella disputa sui sussidi ad Airbus (DS316), che autorizza contromisure statunitensi sulle esportazioni dell'UE per un valore di 7,5 miliardi di USD (6,8 miliardi di EUR),

–  vista la decisione formale adottata dall'organo di composizione delle controversie dell'OMC il 14 ottobre 2019 che dà il via libera a tali sanzioni,

–  vista la decisione degli Stati Uniti di introdurre un nuovo dazio del 25 % ad valorem su taluni prodotti agroalimentari e taluni prodotti non agricoli e del 10 % ad valorem sui prodotti non agricoli dal 18 ottobre 2019,

–  visti i pertinenti articoli del regolamento (UE) n. 1144/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, relativo ad azioni di informazione e di promozione riguardanti i prodotti agricoli realizzate nel mercato interno e nei paesi terzi, che abroga il regolamento (CE) del Consiglio n. 3/2008(1) (in appresso "regolamento sulla promozione"), e la decisione di esecuzione della Commissione del 18 novembre 2019 sull'adozione del programma di lavoro 2020 relativo ad azioni di informazione e di promozione riguardanti i prodotti agricoli realizzate nel mercato interno e nei paesi terzi,

–  visti i pertinenti articoli del regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli(2) (regolamento recante OCM unica dei mercati agricoli),

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che gli Stati Uniti sono la destinazione primaria delle esportazioni agricole dell'UE-28, avendo raggiunto un valore di 22,3 miliardi di EUR nel 2018 (il 16,2% del totale delle esportazioni di prodotti agroalimentari), e rappresentano pertanto un mercato insostituibile in termini sia di valore che di volume;

B.  considerando che le esportazioni di prodotti agroalimentari, aventi un valore pari a 4,3 miliardi di euro (60 % del valore totale delle contromisure), saranno colpite dai nuovi dazi per l'equivalente di 1,1 miliardi di euro;

C.  considerando che i principali paesi colpiti dalla decisione degli Stati Uniti sono il Regno Unito, la Francia, la Spagna, l'Italia, la Germania e l'Irlanda ma che anche i settori agroalimentari di altri Stati membri dell'UE ne subiranno le conseguenze;

D.  considerando che i principali prodotti agricoli colpiti dalle sanzioni USA sono prodotti emblematici dell'UE, con un valore aggiunto molto elevato che spesso sono tutelati da regimi di qualità UE (vini e alcolici come il whisky di malto singolo, olio di oliva e prodotti lattiero-caseari come burro e formaggio);

E.  considerando che, sebbene in misura minore, nel mirino vi sono anche altri prodotti agricoli, come olive da tavola, carne suina, caffè, biscotti, prodotti trasformati a base di frutta, agrumi, cozze, liquori e cashmere;

F.  considerando che gli agricoltori e gli operatori della filiera agroalimentare sono, dopo l'embargo russo, ancora una volta vittime di un conflitto commerciale non agricolo estraneo al loro agire e che la decisione degli Stati Uniti di applicare tali dazi potrebbe restare in vigore a tempo indeterminato fino a quando gli Stati membri non rispetteranno la risoluzione dell'OMC sulla controversia Airbus;

G.  considerando che le contromisure statunitensi aggiungeranno incertezza economica e giuridica per i produttori europei in un settore già volatile per sua stessa natura e comporteranno maggiore instabilità sul mercato interno dell'UE che sta affrontando le perturbazioni dovute all'embargo russo e deve prepararsi alle conseguenze economiche del possibile recesso del Regno Unito dall'UE;

H.  considerando che, secondo le disposizioni del diritto statunitense, gli Stati Uniti possono introdurre un cosiddetto "carosello" tariffario che si ripercuoterebbe su altri prodotti, amplificherebbe le conseguenze economiche delle contromisure esercitando un impatto sproporzionato sul settore agroalimentare;

I.  considerando che la controversia relativa alle sovvenzioni a Boeing è ancora pendente dinanzi all'OMC;

J.  considerando che in alcuni settori, come quello delle olive da tavola (già colpito dall'applicazione di dazi USA sin dal novembre 2017) e dell'olio di oliva, la decisione degli Stati Uniti metterà ulteriormente a rischio la già fragile situazione del mercato interno, mentre in altri settori, come quello del vino, del whisky e dei prodotti lattiero‑caseari, rischia di provocare gravi turbative sul mercato nel suo complesso; che tale decisione metterebbe pertanto a repentaglio la crescita, gli investimenti e la creazione di posti di lavoro e porterebbe a una significativa perdita di competitività e di quota di mercato, ottenuta nel corso di diversi anni e che sarà difficile recuperare;

K.  considerando che i dazi porteranno a significativi aumenti dei prezzi per i consumatori e a perdite economiche e di posti di lavoro per le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico, andando in ultima analisi a beneficio dei produttori al di fuori dell'Unione europea e degli Stati Uniti;

L.  considerando che, secondo le attuali norme dell'UE, le campagne promozionali già approvate e mirate al mercato statunitense non possono essere riprogrammate e alcune azioni già adottate per promuovere prodotti di altissimo valore possono risultare inutili una volta applicati i dazi statunitensi;

M.  considerando che l'agricoltura dell'UE che, per sua stessa natura, presenta particolari sensibilità, è sempre più integrata nei mercati internazionali, e sottolineando quindi l'importanza di relazioni commerciali globali costruttive e di mantenere una catena di approvvigionamento alimentare con un prodotto di elevata qualità che soddisfi la domanda dei clienti;

1.  esprime profonda preoccupazione per il danno collaterale cui è esposto il settore agroalimentare dell'EU sull'intera filiera per effetto della decisione degli Stati Uniti di imporre contromisure sull'Unione europea in seguito alla disputa relativa ad Airbus; ritiene inaccettabile che il settore agricolo debba farsi carico di gran parte dei costi di una disputa giuridica che ha avuto origine in un settore del tutto estraneo; deplora la decisione di imporre dazi su così tanti prodotti agricoli;

2.  esprime profondo rammarico per la mancanza di impegno da parte degli Stati Uniti nei confronti dei tentativi dell'UE di trovare una soluzione negoziata tempestiva prima dell'applicazione delle tariffe; sottolinea la propria preoccupazione per il fatto che finora gli Stati Uniti abbiano rifiutato di collaborare con l'UE per una soluzione tempestiva per le nostre rispettive industrie aeronautiche nel contesto dell’annosa controversia Airbus/Boeing;

3.  sostiene la Commissione nei suoi sforzi e la esorta a continuare a cercare soluzioni negoziate per allentare le attuali tensioni commerciali tra le due parti;

4.  sottolinea la necessità di una risposta coordinata e unita dell'Unione europea, specie laddove i dazi sono stati concepiti per colpire in modo disuguale diversi Stati membri nel tentativo di dividere la posizione dell'Unione;

5.  invita la Commissione a monitorare attentamente il mercato agroalimentare dell'UE al fine di individuare tempestivamente le perturbazioni derivanti dall'applicazione delle tariffe, i loro effetti cumulativi con altri sviluppi del mercato, compresi quelli dell'embargo russo in corso, e le ripercussioni a catena che i prodotti interessati possono comportare per la catena di approvvigionamento alimentare;

6.  esorta la Commissione a esaminare l'impatto di tali contromisure sui settori interessati e sul mercato interno e, ove giustificato, conformemente alle norme dell'OMC e nei limiti di bilancio, a mobilitare un sostegno rapido per i settori maggiormente colpiti; esprime profondo rammarico, in tale contesto, per la mancanza di finanziamenti adeguati a tal fine nel bilancio 2020;

7.  invita la Commissione a prendere in considerazione il ricorso a strumenti nell'ambito dell'OCM unica, come i regimi di ammasso privato e il ritiro dal mercato, e a tutti gli strumenti nuovi o disponibili e alle misure pertinenti per far fronte alle turbative che si verificano nel mercato interno;

8.  accoglie con favore l'annuncio dell’intenzione della Commissione di rivedere il diritto derivato in vigore coperto dall'OCM unica al fine di consentire agli operatori di estendere la durata delle campagne promozionali negli Stati Uniti e di prevedere una maggiore flessibilità nella gestione delle campagne di promozione in corso nei paesi terzi, al fine di permettere agli operatori di reagire e rafforzare le loro azioni negli Stati Uniti e di contrastare l'impatto sui consumatori o di riposizionarsi, se necessario, su mercati alternativi, riprogrammando le attività che sono già state approvate per il mercato statunitense; chiede alla Commissione di introdurre tali modifiche il prima possibile e di adottare ulteriori misure per garantire una maggiore flessibilità nella gestione delle campagne promozionali nell'ambito del regolamento sulla promozione;

9.  insiste sul fatto che le sanzioni statunitensi rappresentano una circostanza eccezionale che non poteva essere prevista né gestita dagli operatori; chiede pertanto alla Commissione di adeguare le norme in materia di controllo e di audit in modo tale che gli operatori non siano penalizzati a causa di adeguamenti inevitabili che essi dovranno apportare per azioni di promozione o per la mancata attuazione di azioni di promozione che avevano già pianificato;

10.  chiede alla Commissione di condurre azioni trasversali di informazione e promozione, tra cui missioni di alto livello, partecipazione a fiere ed esposizioni commerciali di importanza internazionale intese a rafforzare l'immagine e la promozione dei prodotti interessati, conformemente agli articoli 2 e 9 del regolamento sulla promozione;

11.  rileva che, a causa di questo specifico problema di mercato, la Commissione dovrebbe prendere in considerazione l’eventualità di avvalersi delle disposizioni di cui agli articoli 15 e 19 del regolamento sulla promozione al fine di sostenere gli operatori che dovranno intensificare i loro sforzi per entrare nel mercato statunitense e aiutarli ad attenuare gli ostacoli a tale ingresso;

12.  chiede che la Commissione approvi, nei limiti dei margini disponibili, ulteriori richieste accompagnate da un aumento degli stanziamenti destinati alla promozione per il 2019, in quanto il bilancio annuale è già stato impegnato, al fine di evitare di ritardare una reazione rapida alle contromisure adottate dagli Stati Uniti;

13.  sostiene il potenziamento del regolamento orizzontale sulla promozione, facendo appello alle competenze degli uffici nazionali per la promozione commerciale, al fine di aiutare gli operatori ad ampliare e a consolidare la loro posizione sui mercati dei paesi terzi e a trovare nuovi sbocchi per i prodotti dell'UE in vista della riforma della politica agricola comune (PAC) e della prossima revisione del regolamento sulla promozione;

14.  sottolinea che, in tali circostanze, è essenziale evitare ulteriori tagli al bilancio della PAC e proseguire con la riforma della riserva di crisi della PAC, dato che il settore agricolo è sempre più colpito dalla volatilità e da crisi internazionali di origine politica che richiedono una risposta di bilancio forte ed efficiente;

15.  evidenzia la necessità di diversificare i mercati delle esportazioni e di garantire l'accesso al mercato ai prodotti colpiti dalle tariffe statunitensi, attraverso l'eliminazione di ostacoli tecnici persistenti che hanno impedito agli operatori di trarre pieno vantaggio dalle possibilità di esportazione offerte nell'ambito di altri accordi commerciali;

16.  ribadisce il proprio impegno a favore del libero scambio e di mercati aperti, che hanno offerto maggiori opportunità economiche e occupazionali a numerose piccole e medie imprese negli Stati Uniti e nell'Unione europea, e sottolinea l'importanza di relazioni commerciali costruttive che siano reciprocamente vantaggiose per l'Unione europea e gli Stati Uniti;

17.  sottolinea il proprio sostegno a favore della conservazione di un sistema commerciale basato sulle norme e sull'OMC quale istituzione, riconoscendo nel contempo la necessità di una riforma esaustiva, in particolare per quanto riguarda l'organo di appello dell'OMC;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 317 del 4.11.2014, pag. 56.
(2) GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671.


La crisi dell'organo di appello dell'OMC
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulla crisi dell'organo di appello dell'OMC (2019/2918(RSP))
P9_TA(2019)0083B9-0181/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto l'accordo di Marrakech del 15 aprile 1994 che istituisce l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC),

–  visto l'articolo 17 dell'Intesa sulle norme e sulle procedure che disciplinano la risoluzione delle controversie (DSU), che istituisce l'organo di appello permanente dell'organo di conciliazione dell'OMC,

–  viste la comunicazione presentata al Consiglio generale dell'OMC dall'Unione europea e da Cina, Canada, India, Norvegia, Nuova Zelanda, Svizzera, Australia, Repubblica di Corea, Islanda, Singapore, Messico, Costa Rica e Montenegro (WT/GC/W/752/Rev. 2), e la comunicazione presentata al Consiglio generale dell'OMC dall'Unione europea e da Cina, India e Montenegro (WT/GC/W/753/Rev.1), entrambe dell'11 dicembre 2018,

–  visti l'accordo provvisorio in materia di arbitrato d'appello concluso tra l'UE e il Canada, a norma dell'articolo 25 della DSU, il 25 luglio 2019, nonché un accordo analogo siglato con la Norvegia il 21 ottobre 2019,

–  visti il processo informale sulle questioni relative al funzionamento dell'organo di appello, sotto gli auspici del Consiglio generale, e le relazioni trasmesse da David Walker, ambasciatore della Nuova Zelanda, al Consiglio generale dell'OMC il 28 febbraio 2019 (JOB/GC/215), il 7 maggio 2019 (JOB/GC/217), il 23 luglio 2019 (JOB/GC/220) e il 15 ottobre 2019 (JOB/GC/222), nonché il progetto di decisione del Consiglio generale sul funzionamento dell'organo di appello, presentato dall'ambasciatore Walker al Consiglio generale il 15 ottobre 2019, in allegato alla sua relazione trasmessa in detta data,

–  vista la dichiarazione rilasciata dalla Commissione il 26 novembre 2019,

–  visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per il commercio internazionale,

A.  considerando che l'OMC è stata creata con l'obiettivo di rafforzare il multilateralismo, promuovere un ordine economico globale inclusivo e favorire un sistema commerciale multilaterale aperto, basato su norme e non discriminatorio;

B.  considerando che, grazie alla sua natura vincolante, all'esistenza di due istanze e all'indipendenza e all'imparzialità degli arbitri, il sistema di risoluzione delle controversie dell'OMC ha contribuito con successo a garantire il rispetto delle norme dell'OMC nonché la sicurezza e la prevedibilità del sistema commerciale multilaterale, evitando in tal modo il ricorso a misure unilaterali;

C.  considerando che l'organo di appello dell'OMC svolge un ruolo fondamentale nell'ambito del sistema di risoluzione delle controversie dell'OMC;

D.  considerando che, dal 2017, gli Stati Uniti ostacolano la sostituzione di qualsivoglia dei sette membri che compongono l'organo di appello e hanno rifiutato diverse proposte volte ad avviare una procedura di selezione per occupare i posti vacanti;

E.  considerando che i mandati di due dei tre membri dell'organo d'appello ancora in carica giungeranno a scadenza il 10 dicembre 2019 e che, a decorrere da tale data, l'organo di appello non sarà più in misura di trattare nuovi appelli, dal momento che ciò richiede la presenza di tre membri;

1.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che, in mancanza di una soluzione, l'organo d'appello cesserà di essere operativo a partire dal 10 dicembre 2019, il che potrebbe avere conseguenze molto gravi per il sistema commerciale multilaterale basato su norme;

2.  deplora che le discussioni in corso tra i membri dell'OMC non abbiano ancora prodotto risultati positivi;

3.  sostiene appieno il processo informale facilitato dall'ambasciatore Walker e ritiene che le sue proposte costituiscano una solida base per la ricerca di una soluzione soddisfacente che affronti le preoccupazioni condivise circa il funzionamento dell'organo di appello e la necessità di riformarlo; invita tutti i membri dell'OMC a partecipare in modo costruttivo a tali discussioni in modo da occupare i posti vacanti il prima possibile, garantendo nel contempo che l'OMC disponga di risorse finanziarie e umane adeguate alle sue esigenze;

4.  invita la Commissione a portare avanti il dialogo con tutti i membri dell'OMC, inclusi gli Stati Uniti, al fine di sbloccare la procedura di nomina con la massima urgenza, anche dopo il 10 dicembre 2019, se necessario;

5.  sostiene le recenti iniziative dell'UE volte a concludere accordi provvisori con i nostri principali partner commerciali per trovare soluzioni temporanee che preservino il diritto dell'Unione alla risoluzione delle controversie commerciali in seno all'OMC mediante le due istanze vincolanti e l'indipendenza e l'imparzialità degli arbitri; ricorda al contempo che l'obiettivo centrale della strategia dell'UE è l'istituzione di un organo di appello permanente;

6.  ricorda l'importanza del dialogo interparlamentare quale strumento per contribuire alle discussioni in corso e giungere a una conclusione positiva;

7.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti dei membri dell'OMC nonché al Direttore generale dell'OMC.


Negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato UE-ACP
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Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sui negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (2019/2832(RSP))
P9_TA(2019)0084B9-0175/2019

Il Parlamento europeo,

–  visti l'accordo di partenariato tra i membri del Gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonou il 23 giugno 2000 ("accordo di Cotonou")(1) e le sue revisioni del 2005 e del 2010(2),

–  vista la raccomandazione di decisione del Consiglio, presentata dalla Commissione il 12 dicembre 2017, che autorizza l'avvio di negoziati su un accordo di partenariato tra l'Unione europea e i paesi del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico(3),

–  viste le sue risoluzioni del 4 ottobre 2016 sul futuro delle relazioni ACP-UE dopo il 2020(4) e del 14 giugno 2018 sui prossimi negoziati per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico(5),

–  vista l'interrogazione al Consiglio e alla Commissione sui negoziati in corso per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (O-000035/2019 – B9-0057/2019 e O-000036/2019 – B9-0058/2019),

–  visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

–  vista la proposta di risoluzione della commissione per lo sviluppo,

A.  considerando che i negoziati per un nuovo accordo di partenariato tra l'Unione europea e il gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico sono ancora in corso e che probabilmente richiederanno più tempo di quanto inizialmente previsto;

B.  considerando che la forza dell'accordo di Cotonou e il suo acquis si basano su una serie di caratteristiche uniche che devono essere mantenute e rafforzate;

C.   considerando che le relazioni ACP-UE rivestono grande importanza, in particolare nella fase attuale in cui il sistema multilaterale subisce pressioni ed è messo in discussione; che l'accordo di Cotonou rappresenta uno strumento chiave del nostro sistema multilaterale in virtù del numero di Stati che riunisce nonché del contenuto e della struttura del partenariato, e che è opportuno potenziare la presenza e la visibilità del partenariato in seno alle Nazioni Unite e ad altri consessi globali; che nel 2015 la comunità internazionale ha assunto impegni globali fondamentali nel quadro dell'Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), nonché dell'accordo di Parigi e dell'Agenda di Addis Abeba, e che la cooperazione ACP-UE sarà fondamentale per raggiungere tali obiettivi globali;

D.   considerando che il rafforzamento della dimensione parlamentare tra l'UE e il gruppo di Stati ACP grazie a un miglioramento della sua efficacia e della sua rappresentatività dovrebbe costituire un elemento chiave del nuovo partenariato ACP-UE;

E.  considerando che la frequenza e la varietà delle riunioni dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (APP) hanno consentito nel corso degli anni un dialogo costante, contribuendo efficacemente al rafforzamento della diplomazia parlamentare; che il contesto internazionale attuale dovrebbe indurre gli Stati ACP e dell'UE a continuare detto dialogo parlamentare e a rafforzarne l'efficacia;

1.  si compiace dei progressi finora compiuti nei negoziati sulle priorità strategiche dell'accordo di base e dei lavori sui protocolli regionali;

2.  prende atto del fatto che occorre più tempo per negoziare le restanti parti dell'accordo e che i negoziati non si sono conclusi entro la fine di ottobre 2019 come inizialmente previsto;

3.  si compiace, in vista della scadenza dell'accordo di Cotonou nel febbraio 2020, della decisione del Consiglio dei ministri ACP-UE di delegare al Comitato degli ambasciatori ACP-UE il potere di adottare misure transitorie fino all'entrata in vigore del nuovo partenariato ACP-UE;

4.  ribadisce con fermezza la posizione espressa nelle sue due risoluzioni sul quadro post Cotonou, approvate rispettivamente nell'ottobre 2016 e nel giugno 2018, e ritiene che alcuni elementi essenziali dell'accordo di Cotonou debbano essere riconfermati con forza affinché se ne possa tenere pienamente conto nella fase finale dei negoziati;

5.  conferma l'importanza di rafforzare la dimensione parlamentare del futuro accordo, che deve assicurare una responsabilità democratica a tutti i livelli; sottolinea che il quadro istituzionale dovrebbe comprendere un'APP ACP-UE; ritiene che tale richiesta sia non negoziabile in vista dell'approvazione del futuro accordo da parte del Parlamento europeo;

6.  ricorda che l'APP ACP-UE è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano nel garantire il controllo democratico del futuro accordo e ribadisce i suoi inviti a rafforzarne il ruolo consultivo e di controllo; è convinto che siano necessarie riunioni periodiche a livello ACP-UE per garantire un partenariato forte;

7.  ritiene che l'APP ACP-UE rivesta un ruolo chiave nella realizzazione degli SDG e nella valutazione della coerenza delle politiche per lo sviluppo; è convinto che l'APP promuova gli scambi relativi a sfide globali quali i diritti umani, la democrazia, la buona governance, la parità di genere, la pace e la sicurezza, così come il clima, l'ambiente e la biodiversità;

8.  ribadisce il suo impegno a favore del multilateralismo e chiede un coordinamento, segnatamente nel quadro dell'APP, al fine di assumere una posizione condivisa ACP-UE in seno ai consessi internazionali; sottolinea la necessità di approfondire il dialogo con altri partner internazionali, così come con la società civile, in vista dei negoziati multilaterali;

9.  ritiene che l'APP debba essere composta di un numero uguale di rappresentanti dell'UE e dei paesi ACP e debba riunirsi due volte l'anno in sessione plenaria, alternatamente nell'Unione europea e in uno Stato ACP;

10.  sottolinea che le commissioni parlamentari del partenariato regionale devono riunirsi una volta l'anno in ciascuna regione e non in funzione della convocazione delle riunioni del Consiglio dei ministri del partenariato regionale; sottolinea inoltre che la regionalizzazione del partenariato UE-ACP nel quadro del nuovo accordo, intesa come un incentivo per incoraggiare una più profonda integrazione regionale tra i paesi ACP, non dovrebbe essere attuata a scapito degli obiettivi comuni generali dell'accordo;

11.  ribadisce che alcune delle caratteristiche uniche dell'accordo di Cotonou, in particolare il rispetto dei diritti umani, della democrazia, delle libertà fondamentali, del buon governo e dello Stato di diritto, devono essere mantenute e rafforzate;

12.  insiste affinché il nuovo accordo rafforzi ulteriormente lo spirito di partenariato su un piano di parità, tenendo conto delle caratteristiche specifiche di ciascun paese nonché della cooperazione tra i paesi ACP e l'UE in qualità di partner uniti e solidali all'interno del sistema multilaterale; ricorda che il nuovo accordo deve pertanto consentire di uscire dal semplice rapporto donatore-beneficiario;

13.  ribadisce l'importanza del dialogo politico per la difesa dei valori comuni e quale parte integrante del partenariato e chiede che detto dialogo sia utilizzato sistematicamente e in modo più efficace e proattivo per prevenire le crisi politiche;

14.  si rammarica della riduzione dello spazio concesso alla società civile in alcuni paesi e ribadisce che il futuro accordo dovrebbe riservare un ruolo maggiore a quest'ultima, comprese le ONG, i gruppi per i diritti umani e i comitati civici, le diaspore, le chiese, le associazioni e le comunità religiose, nonché i rappresentanti dei giovani e delle donne in particolare, al fine di salvaguardare gli interessi delle persone con disabilità, i movimenti sociali, i sindacati, alle fondazioni e ai popoli indigeni, così come la rappresentanza delle persone vulnerabili, discriminate ed emarginate, e che tale obiettivo dovrebbe essere realizzato nel dialogo politico e a tutti i livelli;

15.  chiede che l'eliminazione della povertà e la promozione dello sviluppo sostenibile siano gli obiettivi generali della cooperazione ACP-UE, in linea con il principio secondo cui nessuno deve essere lasciato indietro; ribadisce che la lotta contro l'esclusione, la discriminazione e le disuguaglianze deve essere al centro dell'accordo;

16.  rammenta che la componente del futuro accordo relativa ai diritti umani dovrebbe includere una disposizione esplicita sulla lotta a qualsiasi forma di discriminazione, compresa quella fondata sull'orientamento sessuale o l'identità di genere, nonché la discriminazione contro i minori, le persone in transito, gli anziani e le persone con disabilità;

17.  mette in evidenza l'importanza della parità di genere e dell'emancipazione femminile come motore dello sviluppo e invita l'UE e i paesi ACP a includere la parità di genere come questione trasversale nell'accordo; sottolinea che è importante che le parti si impegnino a favore della salute sessuale e riproduttiva e dei relativi diritti, nonché della piena attuazione del programma d'azione della Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo;

18.  si attende che l'UE presti la dovuta attenzione alle politiche e alle sfide dei paesi partner nell'assegnazione dell'assistenza finanziaria, tenendo conto in particolare del fatto che la maggior parte dei movimenti migratori avviene tra i paesi ACP stessi; ribadisce che il futuro accordo deve offrire assistenza alle comunità di accoglienza, interessate da un elevato numero di persone sfollate, e affrontare le cause profonde dello sfollamento forzato in modo globale e basandosi sui diritti;

19.  si compiace del fatto che il conseguimento degli SDG sia considerato un punto chiave del futuro accordo e ribadisce la sua richiesta di creare solidi meccanismi di monitoraggio per garantire che l'attuazione dell'accordo contribuisca efficacemente agli SDG e alla loro promozione; evidenzia la necessità di integrare le questioni trasversali, come la sostenibilità ambientale, gli obiettivi in materia di cambiamenti climatici, le questioni di genere e la giustizia sociale, in tutti i piani, le politiche e gli interventi nell'ambito del futuro accordo;

20.  ribadisce che l'obiettivo fondamentale degli accordi di partenariato economico (APE) è promuovere lo sviluppo e l'integrazione regionale a lungo termine; sottolinea che gli accordi commerciali dovrebbero promuovere lo sviluppo sostenibile e i diritti umani e insiste affinché costituiscano parte integrante del futuro accordo;

21.  chiede l'inclusione sistematica di disposizioni applicabili in materia di sviluppo sostenibile e diritti umani in tutti gli APE in fase di negoziazione e in quelli futuri, nonché un'analisi approfondita dell'impatto degli APE sulle economie locali e sugli scambi intraregionali al fine di affrontare le preoccupazioni relative alla loro attuazione in termini di integrazione regionale e di industrializzazione;

22.  ritiene che l'attuazione dell'Agenda 2030 e degli SDG richieda una forte partecipazione delle autorità locali e degli attori non statali al fine di rafforzare la titolarità democratica; ritiene che per conseguire tale scopo sia utile un meccanismo ACP-UE di monitoraggio, affidabilità e revisione tra pari, che includa rappresentanti provenienti dalle autorità nazionali, regionali e locali, dalla società civile e dalle comunità scientifiche, con il compito di elaborare annualmente conclusioni e raccomandazioni di follow-up;

23.  rammenta che il settore privato è un partner essenziale per il conseguimento dello sviluppo sostenibile, la promozione della crescita economica e la riduzione della povertà; chiede che nel futuro accordo figurino disposizioni chiare riguardanti il ruolo e le responsabilità delle imprese che sono coinvolte nei partenariati di sviluppo e promuovono i principi di responsabilità sociale delle imprese, il patto globale delle Nazioni Unite, i principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e sui diritti umani, le norme essenziali in materia di lavoro dell'Organizzazione internazionale del lavoro, le norme ambientali e la convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione;

24.  ricorda alle parti negoziali di includere nel nuovo accordo disposizioni ambiziose intese a contrastare i flussi finanziari illeciti e l'evasione fiscale, nonché a fornire assistenza finanziaria e tecnica a favore dei paesi in via di sviluppo, per aiutarli a far fronte alle nuove norme globali emergenti in materia di lotta all'evasione fiscale, tra cui lo scambio automatico di informazioni, le informazioni sulla titolarità effettiva delle società e sulla rendicontazione pubblica per paese per le imprese multinazionali, allo scopo di porre fine all'erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili, sulla base dei modelli del G20 e dell'OCSE;

25.  ribadisce che subordinare l'assegnazione degli aiuti alla cooperazione con l'UE su questioni legate alla migrazione non è compatibile con i principi di efficacia dello sviluppo concordati;

26.  ricorda che il Parlamento europeo deve essere immediatamente e pienamente informato in tutte le fasi della procedura negoziale, in linea con l'articolo 218, paragrafo 10, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, e ribadisce la necessità di concordare disposizioni pratiche migliorate per la cooperazione e la condivisione delle informazioni lungo tutto il ciclo di vita degli accordi internazionali;

27.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio dei ministri ACP, alla vicepresidente della Commissione/alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, alla Commissione dell'Unione africana, al Parlamento panafricano e all'Ufficio di presidenza dell'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.
(2) GU L 287 del 4.11.2010, pag. 3.
(3) COM(2017)0763.
(4) GU C 215 del 19.6.2018, pag. 2.
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0267.

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