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Giovedì 30 gennaio 2020 - BruxellesEdizione definitiva
Verifica dei poteri
 Nomina di un membro del Comitato di risoluzione unico
 Nomina di un membro del Comitato di risoluzione unico
 Nomina del vicepresidente del Comitato di risoluzione unico
 Nomina del direttore esecutivo dell'Autorità bancaria europea
 Caricabatteria standardizzato per le apparecchiature radio mobili
 Divario retributivo di genere

Verifica dei poteri
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Decisione
Allegato
Decisione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 sulla verifica dei poteri (2019/2180(REG))
P9_TA(2020)0019A9-0015/2020

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 10, paragrafo 1, e l'articolo 14, paragrafi 2 e 3, del trattato sull'Unione europea,

–  visto l'atto del 20 settembre 1976 relativo all'elezione dei membri del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione 76/787/CECA, CEE, Euratom del Consiglio del 20 settembre 1976(1), quale modificato e rinumerato dalla decisione 2002/772/CE, Euratom del Consiglio, del 25 giugno 2002 e del 23 settembre 2002(2),

–  vista la sua decisione 2005/684/CE, Euratom, del 28 settembre 2005, che adotta lo statuto dei deputati del Parlamento europeo(3), in particolare l'articolo 2, paragrafo 1, e l'articolo 3, paragrafo 1,

–  vista la direttiva 93/109/CE del Consiglio, del 6 dicembre 1993, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini(4), quale modificata dalla direttiva 2013/1/UE del Consiglio, del 20 dicembre 2012(5),

–  viste la decisione 2013/312/UE del Consiglio europeo, del 28 giugno 2013, che stabilisce la composizione del Parlamento europeo(6), e la decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo, del 28 giugno 2018, che stabilisce la composizione del Parlamento europeo(7),

–  viste le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea del 7 luglio 2005, 30 aprile 2009 e 19 dicembre 2019(8),

–  viste le comunicazioni ufficiali delle autorità competenti degli Stati membri concernenti i risultati dell'elezione del Parlamento europeo,

–  vista la decisione in data 13 giugno 2019 della Junta Electoral Central (Giunta elettorale centrale) spagnola, che proclama i candidati eletti al Parlamento europeo alle elezioni tenutesi il 26 maggio 2019 e pubblicata nel Boletín Oficial del Estado (Gazzetta ufficiale spagnola) il 14 giugno 2019(9),

–  visti gli articoli 3, 4 e 11, e l'allegato I del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A9‑0015/2020),

A.  considerando che, a norma dell'articolo 12 dell'Atto del 20 settembre 1976, il Parlamento europeo verifica i poteri dei membri del Parlamento europeo e a tal fine prende atto dei risultati proclamati ufficialmente dagli Stati membri, e decide sulle contestazioni che potrebbero essere eventualmente presentate in base alle disposizioni dell'Atto del 1976, fatta eccezione per quelle che rientrano nelle disposizioni nazionali cui tale Atto rinvia;

B.  considerando che tutti gli Stati membri hanno notificato al Parlamento i nomi dei deputati eletti, a norma dell'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento, ma che non tutti i nomi sono stati comunicati;

C.  considerando che, conformemente all'articolo 3 della decisione 2013/312/UE del Consiglio europeo, del 28 giugno 2013, e all'articolo 3, paragrafo 2, della decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo, del 28 giugno 2018, il numero di rappresentanti al Parlamento europeo assegnati alla Spagna è attualmente 54, mentre le autorità spagnole competenti hanno comunicato solo 51 nomi; che, sulla base della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea(10) e conformemente all'articolo 12 dell'Atto del 20 settembre 1976, il Parlamento prende atto della decisione del 13 giugno 2019 della Junta Electoral Central, che proclama i candidati eletti al Parlamento europeo alle elezioni tenutesi il 26 maggio 2019 e pubblicata nel Boletín Oficial del Estado del 14 giugno 2019 al fine di stilare l'elenco dei deputati eletti; che, di conseguenza, i rappresentanti al Parlamento europeo eletti in Spagna sono 54;

D.  considerando che le obiezioni all'elezione di alcuni deputati al Parlamento europeo possono essere prese in considerazione negli Stati membri conformemente alla legislazione nazionale, e che tali procedure potrebbero portare all'annullamento dell'elezione dei deputati interessati;

E.  considerando che alcuni Stati membri hanno trasmesso in ritardo, mentre altri non hanno ancora trasmesso, gli elenchi degli eventuali sostituti, unitamente alla graduatoria quale risultante dal voto, come richiesto dall'articolo 3, paragrafo 3, del regolamento;

F.  considerando che, conformemente all'articolo 3, paragrafo 3, del regolamento, il mandato di un deputato al Parlamento europeo può essere convalidato solo previa presentazione della dichiarazione scritta sull'assenza di cariche incompatibili e della dichiarazione scritta di interessi finanziari, richieste a norma dell'articolo 3 e dell'allegato I del regolamento;

G.  considerando che l'articolo 7, paragrafi 1 e 2, dell'Atto del 1976 precisa le cariche che sono incompatibili con quella di membro del Parlamento europeo;

H.  considerando che, a norma dell'articolo 11 e dell'allegato I del regolamento, ciascun deputato al Parlamento europeo è tenuto a rilasciare una dichiarazione dettagliata riguardante: a) le sue attività professionali nel triennio precedente l'inizio del suo mandato al Parlamento nonché la sua partecipazione durante tale periodo a comitati o consigli di amministrazione di imprese, organizzazioni non governative, associazioni o altri enti giuridici; b) qualsiasi indennità percepita per lo svolgimento di un mandato in un altro parlamento; c) qualsiasi attività regolare retribuita svolta dal deputato parallelamente all'esercizio del proprio mandato, sia in qualità di dipendente che di lavoratore autonomo; d) la partecipazione a comitati o consigli di amministrazione di imprese, organizzazioni non governative, associazioni o altri enti giuridici, o qualsiasi altra pertinente attività esterna svolta dal deputato, siano esse retribuite o non retribuite; e) qualsiasi attività esterna occasionale retribuita, ove la remunerazione complessiva di tutte le attività esterne occasionali del deputato superi i 5 000 EUR in un anno civile; f) la partecipazione in società o partenariati, qualora vi siano possibili implicazioni di politica pubblica o qualora tale partecipazione conferisca al deputato un'influenza significativa sulle attività dell'organismo in questione; g) qualsiasi sostegno finanziario, tanto in personale quanto in materiale, che si aggiunga ai mezzi forniti dal Parlamento e che sono conferiti al deputato nell'ambito delle sue attività politiche da parte di terzi, con indicazione dell'identità di questi ultimi; h) qualsiasi altro interesse finanziario che possa influenzare l'esercizio delle funzioni del deputato. Per ciascuno degli elementi da dichiarare, i deputati indicano, se del caso, se si tratta di un'attività retribuita o meno e, per gli elementi di cui alle lettere a), c), d), e) e f), i deputati indicano altresì la pertinente categoria di reddito; considerando altresì che le informazioni fornite sono pubblicate sul sito internet del Parlamento;

I.  considerando che il mandato dei rappresentanti eletti nel Regno Unito si basa sull'appartenenza di tale paese all'Unione europea; che, come conseguenza e in virtù dell'articolo 3, paragrafo 2, terzo comma, della decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo, del 28 giugno 2018, il mandato di questi deputati al Parlamento europeo cesserà automaticamente se e quando il recesso del Regno Unito dall'Unione europea diverrà giuridicamente efficace;

J.  considerando che, in virtù delle medesime disposizioni della decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo, il recesso del Regno Unito dall'Unione europea non comporterà una vacanza ai sensi dell'articolo 13 dell'Atto del 1976 e dell'articolo 4 del regolamento e, di conseguenza, la fine del mandato dei rappresentanti eletti nel Regno Unito sarà automatica e avverrà senza che sia necessario che il Parlamento europeo la constati;

K.  considerando che, in caso di recesso del Regno Unito, il numero dei rappresentanti al Parlamento europeo per Stato membro dopo che il recesso sarà divenuto efficace è stato fissato dalla decisione (UE) 2018/937 del Consiglio europeo e che, di conseguenza, i rappresentanti di alcuni Stati membri occuperanno seggi supplementari risultanti dal numero di seggi assegnati a norma dell'articolo 3, paragrafo 2, primo e secondo comma;

L.  considerando che taluni Stati membri hanno preso disposizioni legislative o regolamentari che stabiliscono le condizioni per l'organizzazione di elezioni con liste transnazionali;

M.  considerando che i cittadini di taluni Stati membri che hanno vissuto in un altro paese per un determinato periodo di tempo possono essere privati del diritto di voto nel loro Stato membro di origine (perdita del diritto di voto); che in alcuni casi ciò può anche comportare la privazione del diritto di eleggibilità;

1.  dichiara valido, con riserva di eventuali decisioni delle autorità competenti degli Stati membri dinanzi alle quali i risultati elettorali potrebbero essere stati contestati, il mandato dei membri del Parlamento europeo elencati nell'allegato della presente decisione;

2.  ribadisce la propria richiesta alle autorità nazionali competenti non solo di comunicargli tempestivamente tutti i nomi dei candidati eletti, ma anche di trasmettergli i nomi degli eventuali sostituti, unitamente alla graduatoria quale risultante dal voto, e sollecita le autorità che non hanno ancora proceduto alle pertinenti comunicazioni a farlo senza indugio;

3.  invita le autorità competenti degli Stati membri a condurre tempestivamente a termine l'esame delle eventuali contestazioni loro presentate e a informare il Parlamento del relativo esito; chiede una valutazione trasparente dello svolgimento delle elezioni europee;

4.  fa osservare che il mandato dei rappresentanti eletti nel Regno Unito cesserà automaticamente se e quando il recesso del Regno Unito dall'Unione europea diverrà giuridicamente efficace;

5.  si aspetta, in una siffatta circostanza, che le pertinenti comunicazioni in vista della copertura dei seggi aggiuntivi siano effettuate dalle autorità competenti degli Stati membri senza indebito ritardo;

6.  ritiene che la perdita del diritto di voto possa scoraggiare i cittadini che intendono esercitare il diritto alla libera circolazione all'interno dell'UE (articolo 20, paragrafo 2, lettera a), TFUE) e abbia ripercussioni sui cittadini che hanno esercitato questo stesso diritto; reputa che la privazione del diritto di voto violi il principio del suffragio universale (articolo 14, paragrafo 3, TUE e articolo 1, paragrafo 3, dell'Atto del 1976); esprime inoltre preoccupazione quanto alle situazioni in cui i cittadini sono ostacolati nell'esercizio del diritto di voto a causa della mancanza di chiarezza delle procedure, anche per quanto riguarda le liste di voto, i requisiti relativi alla presenza fisica, o le difficoltà ad avere accesso alle informazioni provenienti dagli Stati membri che sono necessarie per esercitare tale diritto; è del parere che in nessun caso la privazione del diritto di voto o requisiti che ostacolino in modo sproporzionato l'esercizio di tale diritto possano applicarsi alle elezioni europee, e invita la Commissione ad assicurare che in nessuno Stato membro sia prevista questa possibilità;

7.  invita gli Stati membri in cui siano emersi siffatti problemi a semplificare le formalità di registrazione relative alla partecipazione di cittadini di altri Stati membri alle elezioni europee, sia come elettori che come candidati, in particolare eliminando gli ostacoli amministrativi superflui così da garantire l'effettivo esercizio dei diritti previsti all'articolo 20, paragrafo 2, lettere a) e b), TFUE; chiede alla Commissione di assicurare che le pratiche degli Stati membri siano conformi al diritto dell'Unione;

8.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione alla Commissione nonché alle autorità nazionali competenti e ai parlamenti degli Stati membri.

ALLEGATO: Elenco dei membri del Parlamento europeo il cui mandato è dichiarato valido

(2 luglio 2019)

Belgio (21 deputati)

ANNEMANS Gerolf

ARENA Maria

ARIMONT Pascal

BOTENGA Marc

BOURGEOIS Geert

BRICMONT Saskia

CHASTEL Olivier

DE MAN Filip

DE SUTTER Petra

FRANSSEN Cindy

KANKO Assita

LAMBERTS Philippe

LUTGEN Benoît

PEETERS Kris

RIES Frédérique

TARABELLA Marc

VAN BREMPT Kathleen

VAN OVERTVELDT Johan

VANDENDRIESSCHE Tom

VAUTMANS Hilde

VERHOFSTADT Guy

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Bulgaria (17 deputati)

ADEMOV Asim

ALEXANDROV YORDANOV Alexander

ALIEVA-VELI Atidzhe

DZHAMBAZKI Angel

HRISTOV Ivo

KANEV Radan

KOVATCHEV Andrey

KYUCHYUK Ilhan

MAYDELL Eva

MIHAYLOVA Iskra

NOVAKOV Andrey

PENKOVA Tsvetelina

RADEV Emil

SLABAKOV Andrey

STANISHEV Sergei

VITANOV Petar

YONCHEVA Elena

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Repubblica ceca (21 deputati)

BLAŠKO Hynek

CHARANZOVÁ Dita

DAVID Ivan

DLABAJOVÁ Martina

GREGOROVÁ Markéta

HLAVÁČEK Martin

KNOTEK Ondřej

KOLAJA Marcel

KONEČNÁ Kateřina

KOVAŘÍK Ondřej

MAXOVÁ Radka

NIEDERMAYER Luděk

PEKSA Mikuláš

POLČÁK Stanislav

POSPÍŠIL Jiří

ŠOJDROVÁ Michaela

TOŠENOVSKÝ Evžen

VONDRA Alexandr

VRECIONOVÁ Veronika

ZAHRADIL Jan

ZDECHOVSKÝ Tomáš

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Danimarca (13 deputati)

AUKEN Margrete

CHRISTENSEN Asger

FUGLSANG Niels

GADE Søren

KOFOD Peter

LØKKEGAARD Morten

MELCHIOR Karen

PETER-HANSEN Kira Marie

PETERSEN Morten

SCHALDEMOSE Christel

VILLUMSEN Nikolaj

VIND Marianne (*)

WEISS Pernille

(*) La convalida ha effetto dal 2 luglio 2019, vale a dire dalla data indicata nella comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Marianne VIND in sostituzione di Jeppe KOFOD, la cui decisione di assumere la carica di ministro del governo danese e, di conseguenza, di non iniziare il suo mandato di deputato al Parlamento europeo è stata comunicata dalle autorità nazionali danesi il 27 giugno 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Germania (96 deputati)

ANDERSON Christine

ANDRESEN Rasmus

BARLEY Katarina

BECK Gunnar

BEER Nicola

BENTELE Hildegard

BERG Lars Patrick

BERGER Stefan

BISCHOFF Gabriele

BLOSS Michael

BOESELAGER Damian

BREYER Patrick

BUCHHEIT Markus

BUCHNER Klaus

BULLMAN Udo

BURKHARDT Delara

BUSCHMANN Martin

BÜTIKOFER Reinhard

CASPARY Daniel

CAVAZZINI Anna

DEMIREL Özlem

DEPARNAY-GRUNENBERG Anna

DOLESCHAL Christian

DÜPONT Lena

EHLER Christian

ERNST Cornelia

EROGLU Engin

ERTUG Ismail

FERBER Markus

FEST Nicolaus

FRANZ Romeo

FREUND Daniel

GAHLER Michael

GEBHARDT Evelyne

GEESE Alexandra

GEIER Jens

GEUKING Helmut

GIEGOLD Sven

GIESEKE Jens

GLÜCK Andreas

HAHN Henrike

HAHN Svenja

HÄUSLING Martin

HERBST Niclas

HERZBERGER-FOFANA Pierrette

HOHLMEIER Monika

JAHR Peter

KAMMEREVERT Petra

KELLER Ska

KÖRNER Moritz

KÖSTER Dietmar

KRAH Maximilian

KREHL Constanze

KUHS Joachim

LAGODINSKY Sergey

LANGE Bernd

LANGENSIEPEN Katrin

LIESE Peter

LIMMER Sylvia

LINS Norbert

MARQUARDT Erik

McALLISTER David

MEUTHEN Jörg

MICHELS Martina

MORTLER Marlene

MÜLLER Ulrike

NEUMANN Hannah

NEUSER Norbert

NIEBLER Angelika

NIENASS Niklas

NOICHL Maria

OETJEN Jan-Christoph

PAULUS Jutta

PIEPER Markus

RADTKE Dennis

REIL Guido

REINTKE Terry

SCHIRDEWAN Martin

SCHNEIDER Christine

SCHOLZ Helmut

SCHULZE Sven

SCHUSTER Joachim

SCHWAB Andreas

SEEKATZ Ralf

SEMSROTT Nico

SIMON Sven

SIPPEL Birgit

SONNEBORN Martin

VERHEYEN Sabine

VON CRAMON-TAUBADEL Viola

VOSS Axel

WALSMANN Marion

WEBER Manfred

WIELAND Rainer

WÖLKEN Tiemo

ZIMNIOK Bernhard

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Estonia (6 deputati)

ANSIP Andrus

KALJURAND Marina

MADISON Jaak

MIKSER Sven

PAET Urmas

TOOM Yana

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Irlanda (11 deputati)

CARTHY Matt

CUFFE Ciarán

DALY Clare

FITZGERALD Frances

FLANAGAN Luke Ming

KELLEHER Billy

KELLY Seán

McGUINNESS Mairead

O’SULLIVAN Grace

WALLACE Mick

WALSH Maria

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Grecia (21 deputati)

ANDROULAKIS Nikos

ARVANITIS Konstantinos

ASIMAKOPOULOU Anna-Michelle

FRAGKOS Emmanouil (*)

GEORGOULIS Alexis

KAILI Eva

KEFALOGIANNIS Manolis

KOKKALIS Petros

KONSTANTINOU Athanasios

KOULOGLOU Stelios

KOUNTOURA Elena

KYMPOUROPOULOS Stelios

KYRTSOS Georgios

LAGOS Ioannis

MEIMARAKIS Vangelis

NIKOLAOU-ALAVANOS Lefteris

PAPADAKIS Kostas

PAPADIMOULIS Dimitrios

SPYRAKI Maria

VELOPOULOS Kyriakos (**)

VOZEMBERG-VRIONIDI Elissavet

ZAGORAKIS Theodoros

(*) La convalida ha effetto dal 10 luglio 2019, vale a dire dalla data della comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Emmanouil FRAGKOS in sostituzione di Kyriakos VELOPOULOS.

(**) Il mandato di Kyriakos VELOPOULOS è cessato il 6 luglio 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Spagna (54 deputati)

AGUILAR Mazaly

AGUILERA Clara

ARIAS ECHEVERRÍA Pablo

BARRENA ARZA Pernando

BAUZÁ DÍAZ José Ramón

BENJUMEA Isabel

BILBAO BARANDICA Izaskun

BUXADÉ VILLALBA Jorge

CAÑAS Jordi

del CASTILLO VERA Pilar

DURÁ FERRANDIS Estrella (*)

ESTARÀS FERRAGUT Rosa

FERNÁNDEZ Jonás

GÁLVEZ MUÑOZ Lina

GARCÍA DEL BLANCO Ibán

GARCÍA-MARGALLO Y MARFIL José Manuel

GARCÍA MUÑOZ Isabel

GARCÍA PÉREZ Iratxe

GARDIAZABAL RUBIAL Eider

GARICANO Luis

GONZÁLEZ Mónica Silvana

GONZÁLEZ CASARES Nicolás

GONZÁLEZ PONS Esteban

HOMS GINEL Alicia

LÓPEZ Javi

LÓPEZ AGUILAR Juan Fernando

LÓPEZ GIL Leopoldo

LÓPEZ-ISTÚRIZ WHITE Antonio

LUENA César

MAESTRE MARTÍN DE ALMAGRO Cristina

MALDONADO LÓPEZ Adriana

MILLÁN MON Francisco José

MONTSERRAT Dolors

MORENO SÁNCHEZ Javier

NART Javier

PAGAZAURTUNDÚA Maite

PINEDA Manu

REGO Sira

RIBA I GINER Diana

RODRÍGUEZ PALOP Eugenia

RODRÍGUEZ-PIÑERO Inma

RODRÍGUEZ RAMOS María Soraya

RUIZ DEVESA Domènec

SÁNCHEZ AMOR Nacho

SOLÍS PÉREZ Susana

TERTSCH Hermann

URBÁN CRESPO Miguel

URTASUN Ernest

VILLANUEVA RUIZ Idoia

ZARZALEJOS Javier

ZOIDO ÁLVAREZ Juan Ignacio

(*) La convalida ha effetto dal 2 luglio 2019, in seguito alla comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Estrella DURÁ FERRANDIS in sostituzione di Josep BORRELL FONTELLES, che aveva rinunciato a sedere in Parlamento il 26 giugno 2019 e non aveva presentato le dichiarazioni necessarie per la verifica dei suoi poteri.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Francia (74 deputati)

ALFONSI François

ANDRIEU Eric

ANDROUËT Mathilde

AUBRY Manon

BARDELLA Jordan

BAY Nicolas

BEIGNEUX Aurelia

BELLAMY François-Xavier

BIJOUX Stéphane

BILDE Dominique

BITEAU Benoît

BOMPARD Manuel

BOYER Gilles

BRUNA Annika

BRUNET Sylvie

CANFIN Pascal

CARÊME Damien

CHABAUD Catherine

CHAIBI Leïla

COLIN-OESTERLÉ Nathalie

COLLARD Gilbert

CORMAND David

DANJEAN Arnaud

DECERLE Jérémy

DELBOS-CORFIELD Gwendoline

DELLI Karima

DIDIER Geoffroy

DURAND Pascal

EVREN Agnès

FARRENG Laurence

GARRAUD Jean-Paul

GLUCKSMANN Raphaël

GRISET Catherine

GRUDLER Christophe

GUETTA Bernard

GUILLAUME Sylvie

HAYER Valerie

HORTEFEUX Brice

JADOT Yannick

JALKH Jean-François

JAMET France

JORON Virginie

JUVIN Herve

KARLESKIND Pierre

KELLER Fabienne

LALUCQ Aurore

LAPORTE Hélène

LARROUTUROU Pierre

LEBRETON Gilles

LECHANTEUX Julie

LOISEAU Nathalie

MARIANI Thierry

MAUREL Emmanuel

MÉLIN Joëlle

MORANO Nadine

OLIVIER Philippe

OMARJEE Younous

PELLETIER Anne-Sophie

PIRBAKAS Maxette

RIQUET Dominique

RIVASI Michèle

RIVIÈRE Jérôme

ROOSE Caroline

ROUGÉ André

SANDER Anne

SATOURI Mounir

SÉJOURNÉ Stéphane

TOLLERET Irène

TOUSSAINT Marie

TRILLET-LENOIR Véronique

VEDRENNE Marie-Pierre

YENBOU Salima

YON-COURTIN Stéphanie

ZACHAROPOULOU Chrysoula

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Croazia (11 deputati)

BORZAN Biljana

FLEGO Valter

GLAVAK Sunčana (*)

KOLAKUŠIĆ Mislav

MATIĆ Predrag Fred

PICULA Tonino

RESSLER Karlo

SINČIĆ Ivan Vilibor

SOKOL Tomislav

ŠUICA Dubravka (**)

TOMAŠIĆ Ruža

ZOVKO Željana

(*) La convalida ha effetto dal 1° dicembre 2019, data indicata nella comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Sunčana GLAVAK in sostituzione di Dubravka ŠUICA.

(**) Il mandato di Dubravka ŠUICA è cessato il 30 novembre 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Italia (73 deputati)

ADINOLFI Isabella

ADINOLFI Matteo

BALDASSARRE Simona

BARTOLO Pietro

BASSO Alessandra

BEGHIN Tiziana

BENIFEI Brando

BERLUSCONI Silvio

BIZZOTTO Mara

BONAFÈ Simona

BONFRISCO Anna

BORCHIA Paolo

CALENDA Carlo

CAMPOMENOSI Marco

CAROPPO Andrea

CASANOVA Massimo

CASTALDO Fabio Massimo

CECCARDI Susanna

CHINNICI Caterina

CIOCCA Angelo

CONTE Rosanna

CORRAO Ignazio

COZZOLINO Andrea

D’AMATO Rosa

DANTI Nicola (*)

DA RE Gianantonio

DE CASTRO Paolo

DONATO Francesca

DORFMANN Herbert

DREOSTO Marco

EVI Eleonora

FERRANDINO Giuseppe

FERRARA Laura

FIDANZA Carlo

FIOCCHI Pietro

FITTO Raffaele

FURORE Mario

GANCIA Gianna

GEMMA Chiara

GIARRUSSO Dino

GRANT Valentino

GUALMINI Elisabetta

GUALTIERI Roberto (**)

LANCINI Danilo Oscar

LIZZI Elena

MAJORINO Pierfrancesco

MARTUSCIELLO Fulvio

MILAZZO Giuseppe

MORETTI Alessandra

PANZA Alessandro

PATRICIELLO Aldo

PEDICINI Piernicola

PICIERNO Pina

PIGNEDOLI Sabrina

PISAPIA Giuliano

PROCACCINI Nicola

REGIMENTI Luisa

RINALDI Antonio Maria

ROBERTI Franco

RONDINELLI Daniela

SALINI Massimiliano

SARDONE Silvia

SASSOLI David Maria

SMERIGLIO Massimiliano

STANCANELLI Raffaele

TAJANI Antonio

TARDINO Annalisa

TINAGLI Irene

TOIA Patrizia

TOVAGLIERI Isabella

VUOLO Lucia

ZAMBELLI Stefania

ZANNI Marco

ZULLO Marco

(*) La convalida ha effetto dal 5 settembre 2019, data indicata nella comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Nicola DANTI in sostituzione di Roberto GUALTIERI.

(**) Il mandato di Roberto GUALTIERI è cessato il 4 settembre 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Cipro (6 deputati)

CHRISTOFOROU Lefteris

FOURLAS Loukas

GEORGIOU Giorgios

KIZILYÜREK Niyazi

MAVRIDES Costas

PAPADAKIS Demetris

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Lettonia (8 deputati)

AMERIKS Andris

IJABS Ivars

KALNIETE Sandra

MELBĀRDE Dace

UŠAKOVS Nils

VAIDERE Inese (*)

ZĪLE Roberts

ŽDANOKA Tatjana

(*) La convalida ha effetto dal 2 luglio 2019, in seguito alla comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Inese VAIDERE in sostituzione di Valdis DOMBROVSKIS, che aveva rinunciato a sedere in Parlamento prima dell'inizio della 9a legislatura e non aveva presentato le dichiarazioni necessarie per la verifica dei suoi poteri.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Lituania (11 deputati)

AUŠTREVIČIUS Petras

BLINKEVIČIŪTĖ Vilija

JAKELIŪNAS Stasys

JUKNEVIČIENĖ Rasa

KUBILIUS Andrius

MALDEIKIENĖ Aušra

MAŽYLIS Liudas

OLEKAS Juozas

ROPĖ Bronis

TOMAŠEVSKI Valdemar

USPASKICH Viktor

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Lussemburgo (6 deputati)

ANGEL Marc (*)

GOERENS Charles

HANSEN Christophe

METZ Tilly

SCHMIT Nicolas (**)

SEMEDO Monica

WISELER-LIMA Isabel

(*) La convalida ha effetto dal 10 dicembre 2019, data indicata nella comunicazione ufficiale, da parte delle autorità nazionali, dell'elezione di Marc ANGEL in sostituzione di Nicolas SCHMIT.

(**) Il mandato di Nicolas SCHMIT è cessato il 30 novembre 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Ungheria (21 deputati)

ARA-KOVÁCS Attila

BOCSKOR Andrea

CSEH Katalin

DELI Andor

DEUTSCH Tamás

DOBREV Klára

DONÁTH Anna Júlia

GÁL Kinga

GYÖNGYÖSI Márton

GYŐRI Enikő

GYÜRK András

HIDVÉGHI Balázs

HÖLVÉNYI György

JÁRÓKA Lívia

KÓSA Ádám

MOLNÁR Csaba

RÓNAI Sándor

SZÁJER József

TÓTH Edina

TRÓCSÁNYI László

UJHELYI István

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Malta (6 deputati)

AGIUS SALIBA Alex

CASA David

CUTAJAR Josianne

DALLI Miriam

METSOLA Roberta

SANT Alfred

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Paesi Bassi (26 deputati)

AZMANI Malik

BERENDSEN Tom

CHAHIM Mohammed

van DALEN Peter

EICKHOUT Bas

EPPINK Derk Jan

HAZEKAMP Anja

HUITEMA Jan

JONGERIUS Agnes Maria

de LANGE Esther

LENAERS Jeroen

MANDERS Antonius

NAGTEGAAL Caroline

PIRI Kati

RAFAELA Samira

ROOKEN Rob

ROOS Rob

RUISSEN Bert-Jan

SCHREIJER-PIERIK Annie

SCHREINEMACHER Liesje

van SPARRENTAK Kim

STRIK Tineke

TANG Paul

TAX Vera

in ‘t VELD Sophia

WOLTERS Lara (*)

(*) La convalida ha effetto dal 4 luglio 2019, data della comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Lara WOLTERS in sostituzione di Frans TIMMERMANS, che non aveva presentato le dichiarazioni necessarie per la verifica dei suoi poteri e aveva scelto di conservare la carica di Commissario europeo.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Austria (18 deputati)

BERNHUBER Alexander

EDTSTADLER Karoline (*)

GAMON Claudia

HAIDER Roman

HEIDE Hannes

KARAS Othmar

MANDL Lukas

MAYER Georg

REGNER Evelyn

SCHIEDER Andreas

SCHMIEDTBAUER Simone

SIDL Günther

THALER Barbara

VANA Monika

VILIMSKY Harald

VOLLATH Bettina

WIENER Sarah

WINZIG Angelika

(*) Il mandato di Karoline EDTSTADLER è cessato il 6 gennaio 2020.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Polonia (51 deputati)

ADAMOWICZ Magdalena

ARŁUKOWICZ Bartosz

BALT Marek Paweł

BELKA Marek

BIEDROŃ Robert

BIELAN Adam

BRUDZIŃSKI Joachim Stanisław

BUZEK Jerzy

CIMOSZEWICZ Włodzimierz

CZARNECKI Ryszard

DUDA Jarosław

FOTYGA Anna

FRANKOWSKI Tomasz

HALICKI Andrzej

HETMAN Krzysztof

HÜBNER Danuta Maria

JAKI Patryk

JARUBAS Adam

JURGIEL Krzysztof

KALINOWSKI Jarosław

KARSKI Karol

KEMPA Beata

KLOC Izabela-Helena

KOHUT Łukasz

KOPACZ Ewa

KOPCIŃSKA Joanna

KRASNODĘBSKI Zdzisław

KRUK Elżbieta

KUŹMIUK Zbigniew

LEGUTKO Ryszard Antoni

LEWANDOWSKI Janusz

LIBERADZKI Bogusław

ŁUKACIJEWSKA Elżbieta Katarzyna

MAZUREK Beata

MILLER Leszek

MOŻDŻANOWSKA Andżelika Anna

OCHOJSKA Janina

OLBRYCHT Jan

PORĘBA Tomasz Piotr

RAFALSKA Elżbieta

RZOŃCA Bogdan

SARYUSZ-WOLSKI Jacek

SIKORSKI Radosław

SPUREK Sylwia

SZYDŁO Beata

THUN UND HOHENSTEIN Róża

TOBISZOWSKI Grzegorz

WASZCZYKOWSKI Witold Jan

WIŚNIEWSKA Jadwiga

ZALEWSKA Anna

ZŁOTOWSKI Kosma

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Portogallo (21 deputati)

AMARO Álvaro

CARVALHAIS Isabel (*)

CARVALHO Maria de Graça

CERDAS Sara

DIONÍSIO BRADFORD André Jorge (**)

FERNANDES José Manuel

FERREIRA João

GUERREIRO Francisco

GUSMÃO José

LEITÃO MARQUES Maria Manuel

MARQUES Margarida

MARQUES Pedro

MATIAS Marisa

MELO Nuno

MONTEIRO DE AGUIAR Cláudia

PEREIRA Lídia

PEREIRA Sandra

PIZARRO Manuel

RANGEL Paulo

SANTOS Isabel

SILVA PEREIRA Pedro

ZORRINHO Carlos

(*) La convalida ha effetto dal 3 settembre 2019, data della comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Isabel CARVALHAIS in sostituzione di André Jorge DIONÍSIO BRADFORD.

(**) Il mandato di André Jorge DIONÍSIO BRADFORD è cessato il 18 luglio 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Romania (32 deputati)

ARMAND Clotilde

AVRAM Carmen

BĂSESCU Traian

BENEA Adrian-Dragoş

BLAGA Vasile

BOGDAN Ioan-Rareş

BOTOŞ Vlad-Marius

BUDA Daniel

BUŞOI Cristian-Silviu

CIOLOŞ Dacian

CIUHODARU Tudor

CREŢU Corina

FALCĂ Gheorghe

GHINEA Cristian

GRAPINI Maria

HAVA Mircea-Gheorghe

MANDA Claudiu

MARINESCU Marian-Jean

MOTREANU Dan-Ştefan

MUREȘAN Siegfried

NICA Dan

NISTOR Gheorghe-Vlad (*)

PÎSLARU Dragoş

PLUMB Rovana

ŞTEFĂNUȚĂ Nicolae

STRUGARIU Ramona

TERHEŞ Cristian

TOMAC Eugen

TUDORACHE Dragoş

TUDOSE Mihai

VĂLEAN Adina-Ioana (**)

VINCZE Loránt

WINKLER Iuliu

(*) La convalida ha effetto dal 2 dicembre 2019, data indicata nella comunicazione, da parte dell'autorità nazionale competente, dell'elezione di Gheorghe-Vlad NISTOR in sostituzione di Adina-Ioana VĂLEAN.

(**) Il mandato di Adina-Ioana VĂLEAN è cessato il 30 novembre 2019.

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Slovenia (8 deputati)

BOGOVIČ Franc

BRGLEZ Milan

FAJON Tanja

GROŠELJ Klemen

JOVEVA Irena

NOVAK Ljudmila

TOMC Romana

ZVER Milan

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Slovacchia (13 deputati)

BEŇOVÁ Monika

BILČÍK Vladimír

ČÍŽ Miroslav

ĎURIŠ NICHOLSONOVÁ Lucia

HAJŠEL Robert

HOJSÍK Martin

JURZYKA Eugen

POLLÁK Peter

RADAČOVSKÝ Miroslav

ŠIMEČKA Michal

ŠTEFANEC Ivan

UHRÍK Milan

WIEZIK Michal

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Finlandia (13 deputati)

HAKKARAINEN Teuvo

HAUTALA Heidi

HEINÄLUOMA Eero

HUHTASAARI Laura

KATAINEN Elsi

KUMPULA-NATRI Miapetra

MODIG Silvia

NIINISTÖ Ville

PEKKARINEN Mauri

PIETIKÄINEN Sirpa

SARVAMAA Petri

TORVALDS Nils

VIRKKUNEN Henna

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Svezia (20 deputati)

AL-SAHLANI Abir

BERGKVIST Erik

BJÖRK Malin

DANIELSSON Johan

FEDERLEY Fredrick

FRITZON Heléne

GUTELAND Jytte

HOLMGREN Pär

INCIR Evin

KARLSBRO Karin

KOKALARI Arba

KUHNKE Alice

LEGA David

LUNDGREN Peter

POLFJÄRD Jessica

SKYTTEDAL Sara

STEGRUD Jessica

TOBÉ Tomas

WARBORN Jörgen

WEIMERS Charlie

MEMBRI DEL PARLAMENTO PER STATO MEMBRO

(2 luglio 2019)

Regno Unito (73 deputati)

AINSLIE Scott

ALLARD Christian

ANDERSON Martina

BEARDER Catherine

BENNION Phil

BROPHY Jane

BULL David

BULLOCK Jonathan

BUNTING Judith

CHOWNS Ellie

CORBETT Richard

DANCE Seb

DAUBNEY Martin Edward

DAVIES Chris

DE LUCY Belinda

DHAMIJA Dinesh

DODDS Diane

DOWDING Gina

ENGLAND KERR Andrew

EVANS Jill

FARAGE Nigel

FORMAN Lance

FOX Claire

GIBSON Barbara Ann

GILL Nathan

GILL Neena

GLANCY James Alexander

GRIFFIN Theresa

HABIB Ben

HANNAN Daniel

HARRIS Lucy Elizabeth

HEAVER Michael

HOOK Anthony

HORWOOD Martin

HOWARTH John

JONES Jackie

JORDAN Christina Sheila

KIRTON-DARLING Jude

LONG Naomi

LONGWORTH John

LOWE Rupert

MAGID Magid

McINTYRE Anthea

McLEOD Aileen

MOBARIK Nosheena

MOHAMMED Shaffaq

MONTEITH Brian

MORAES Claude

MUMMERY June Alison

NETHSINGHA Lucy

NEWTON DUNN Bill

OVERGAARD NIELSEN Henrik

PALMER Rory

PATTEN Matthew

PHILLIPS Alexandra Lesley

PHILLIPS Alexandra Louise Rosenfield

PORRITT Luisa

PUGH Jake

REES-MOGG Annunziata Mary

RITCHIE Sheila

ROWETT Catherine

ROWLAND Robert

SCOTT CATO Molly

SMITH Alyn (*)

STEDMAN-BRYCE Louis

TENNANT John David Edward

TICE Richard

VAN ORDEN Geoffrey

VOADEN Caroline

VON WIESE Irina

WARD Julie

WELLS James

WIDDECOMBE Ann

(*) Il mandato di Alyn SMITH è cessato il 12 dicembre 2019.

COMUNICAZIONI DEGLI STATI MEMBRI

BE

24.06.2019

28.06.2019

BG

06.06.2019

09.10.2019

CZ

18.06.2019

DK

25.06.2019

DE

26.06.2019

EE

14.06.2019

IE

06.06.2019

GR

12.06.2019

20.06.2019

ES

17.06.2019

20.06.2019

FR

13.06.2019

HR

10.06.2019

IT

21.06.2019

22.06.2019

11.10.2019

CY

28.05.2019

04.06.2019

LV

07.06.2019

14.10.2019

LT

03.06.2019

LU

20.06.2019

HU

17.06.2019

21.10.2019

MT

27.05.2019

NL

25.06.2019

AU

17.06.2019

PL

28.05.2019

PT

25.06.2019

05.11.2019

RO

21.06.2019

11.10.2019

SL

19.06.2019

16.10.2019

SK

30.05.2019

14.10.2019

FI

31.05.2019

SV

03.06.2019

UK

31.05.2019

07.10.2019

(1) GU L 278 dell'8.10.1976, pag. 1.
(2) GU L 283 del 21.10.2002, pag. 1.
(3) GU L 262 del 7.10.2005, pag. 1.
(4) GU L 329 del 30.12.1993, pag. 34.
(5) GU L 26 del 26.1.2013, pag. 27.
(6) GU L 181 del 29.6.2013, pag. 57.
(7) GU L 165 del 2.7.2018, pag. 1.
(8) Le Pen contro Parlamento europeo, C-208/03, EU:C:2005:429; Italia e Donnici contro Parlamento europeo, C-393/07 e C-9/08, EU:C:2009:275; e Junqueras Vies, C-502/19, EU:C:2019:1115.
(9) Boletín Oficial del Estado, n.142, 14 giugno 2019, pagg. 62477-62478.
(10) Junqueras Vies, C-502/19, EU:C:2019:1115.


Nomina di un membro del Comitato di risoluzione unico
PDF 110kWORD 42k
Decisione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 sulla proposta di nomina di un membro del Comitato di risoluzione unico (N9-0005/2020[1] – C9-0009/2020 – 2020/0902(NLE))
P9_TA(2020)0020A9-0009/2020

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione del 14 gennaio 2020 relativa alla nomina di Pedro Machado a membro del Comitato di risoluzione unico (C9-0009/2020),

–  visto l'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sull'equilibrio di genere nelle nomine di candidati a incarichi nel settore degli affari economici e monetari a livello dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2020 sulle istituzioni e gli organi dell'Unione economica e monetaria: prevenire i conflitti di interesse dopo una carica pubblica(3),

–  visto l'articolo 131 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9‑0009/2020),

A.  considerando che l'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014 stabilisce che i membri del Comitato di risoluzione unico di cui all'articolo 43, paragrafo 1, lettera b), di detto regolamento devono essere designati in base ai meriti, alle competenze, alla conoscenza delle questioni bancarie e finanziarie, nonché all'esperienza in materia di vigilanza e regolamentazione finanziaria e di risoluzione bancaria;

B.  considerando che il Parlamento deplora che tutti i candidati fossero uomini, nonostante gli obblighi di cui all'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014 e i numerosi appelli del Parlamento a rispettare l'equilibrio di genere all'atto della presentazione di un elenco di candidati; che il Parlamento deplora che le donne continuino a essere sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali nel settore dei servizi bancari e finanziari e chiede che l'equilibrio di genere sia rispettato per la prossima nomina; che tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione europea e nazionali dovrebbero attuare misure concrete per garantire l'equilibrio di genere;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014, la Commissione ha adottato il 13 novembre 2019 un elenco dei candidati selezionati per la nomina a membro del Comitato di risoluzione unico di cui all'articolo 43, paragrafo 1, lettera b), del medesimo regolamento;

D.  considerando che, a norma dell'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014, la Commissione ha fornito al Parlamento l'elenco dei candidati selezionati;

E.  considerando che il 14 gennaio 2020 la Commissione ha adottato una proposta relativa alla nomina di Pedro Machado a membro del Comitato di risoluzione unico e direttore per la pianificazione e le decisioni in materia di risoluzione del Comitato di risoluzione unico e ha trasmesso tale proposta al Parlamento;

F.  considerando che la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto alla valutazione delle qualifiche del candidato proposto per le funzioni di membro del Comitato di risoluzione unico, segnatamente in relazione alle condizioni di cui all'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014;

G.  considerando che il 22 gennaio 2020 la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto all'audizione di Pedro Machado, nel corso della quale il candidato ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione;

1.  approva la nomina di Pedro Machado a membro del Comitato di risoluzione unico per un periodo di cinque anni;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 225 del 30.7.2014, pag. 1.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0211.
(3) Testi approvati, P9_TA(2020)0017.


Nomina di un membro del Comitato di risoluzione unico
PDF 110kWORD 42k
Decisione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 sulla proposta di nomina di un membro del Comitato di risoluzione unico (N9-0005/2020[2] – C9-0010/2020 – 2020/0903(NLE))
P9_TA(2020)0021A9-0011/2020

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione del 14 gennaio 2020 relativa alla nomina di Jesús Saurina a membro del Comitato di risoluzione unico (C9-0010/2020),

–  visto l'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sull'equilibrio di genere nelle nomine di candidati a incarichi nel settore degli affari economici e monetari a livello dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2020 sulle istituzioni e gli organi dell'Unione economica e monetaria: prevenire i conflitti di interesse dopo una carica pubblica(3),

–  visto l'articolo 131 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9‑0011/2020),

A.  considerando che l'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014 stabilisce che i membri del Comitato di risoluzione unico di cui all'articolo 43, paragrafo 1, lettera b), di detto regolamento devono essere designati in base ai meriti, alle competenze, alla conoscenza delle questioni bancarie e finanziarie, nonché all'esperienza in materia di vigilanza e regolamentazione finanziaria e di risoluzione bancaria;

B.  considerando che il Parlamento deplora che tutti i candidati fossero uomini, nonostante gli obblighi di cui all'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014 e i numerosi appelli del Parlamento a rispettare l'equilibrio di genere all'atto della presentazione di un elenco di candidati; che il Parlamento deplora che le donne continuino a essere sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali nel settore dei servizi bancari e finanziari e chiede che l'equilibrio di genere sia rispettato per la prossima nomina; che tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione europea e nazionali dovrebbero attuare misure concrete per garantire l'equilibrio di genere;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014, la Commissione ha adottato il 13 novembre 2019 un elenco dei candidati selezionati per la nomina a membro del Comitato di risoluzione unico di cui all'articolo 43, paragrafo 1, lettera b), del medesimo regolamento;

D.  considerando che, a norma dell'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014, la Commissione ha fornito al Parlamento l'elenco dei candidati selezionati;

E.  considerando che il 14 gennaio 2020 la Commissione ha adottato una proposta relativa alla nomina di Jesús Saurina a membro del Comitato di risoluzione unico e direttore per la pianificazione e le decisioni in materia di risoluzione del Comitato di risoluzione unico e ha trasmesso tale proposta al Parlamento;

F.  considerando che la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto alla valutazione delle qualifiche del candidato proposto per le funzioni di membro del Comitato di risoluzione unico, in particolare in relazione alle condizioni di cui all'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014;

G.  considerando che il 22 gennaio 2020 la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto all'audizione di Jesús Saurina, nel corso della quale il candidato ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione;

1.  approva la nomina di Jesús Saurina a membro del Comitato di risoluzione unico per un periodo di cinque anni;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 225 del 30.7.2014, pag. 1.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0211.
(3) Testi approvati, P9_TA(2020)0017.


Nomina del vicepresidente del Comitato di risoluzione unico
PDF 110kWORD 42k
Decisione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 sulla proposta di nomina del vicepresidente del Comitato di risoluzione unico (N9-0006/2020 – C9-0011/2020 – 2020/0904(NLE))
P9_TA(2020)0022A9-0010/2020

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione del 14 gennaio 2020 relativa alla nomina di Jan de Carpentier a vicepresidente del Comitato di risoluzione unico (C9-0011/2020),

–  visto l'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014, che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sull'equilibrio di genere nelle nomine di candidati a incarichi nel settore degli affari economici e monetari a livello dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2020 sulle istituzioni e gli organi dell'Unione economica e monetaria: prevenire i conflitti di interesse dopo una carica pubblica(3),

–  visto l'articolo 131 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9‑0010/2020),

A.  considerando che l'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014 stabilisce che il vicepresidente del Comitato di risoluzione unico deve essere designato in base ai meriti, alle competenze, alla conoscenza delle questioni bancarie e finanziarie, nonché all'esperienza in materia di vigilanza e regolamentazione finanziaria e di risoluzione bancaria;

B.  considerando che il Parlamento deplora che tutti i candidati fossero uomini, nonostante gli obblighi di cui all'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014 e i numerosi appelli del Parlamento a rispettare l'equilibrio di genere all'atto della presentazione di un elenco di candidati; che il Parlamento deplora che le donne continuino a essere sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali nel settore dei servizi bancari e finanziari e chiede che l'equilibrio di genere sia rispettato per la prossima nomina; che tutte le istituzioni e gli organi dell'Unione europea e nazionali dovrebbero attuare misure concrete per garantire l'equilibrio di genere;

C.  considerando che, a norma dell'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014, la Commissione ha adottato il 13 novembre 2019 un elenco dei candidati selezionati per la nomina a vicepresidente del Comitato di risoluzione unico;

D.  considerando che, a norma dell'articolo 56, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 806/2014, la Commissione ha fornito al Parlamento l'elenco dei candidati selezionati;

E.  considerando che il 14 gennaio 2020 la Commissione ha adottato una proposta relativa alla nomina di Jan de Carpentier a vicepresidente del Comitato di risoluzione unico e direttore responsabile dei servizi "corporate" del Comitato e della supervisione del Fondo di risoluzione unico e ha trasmesso tale proposta al Parlamento;

F.  considerando che la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto alla valutazione delle qualifiche del candidato proposto per le funzioni di vicepresidente del Comitato di risoluzione unico, in particolare in relazione alle condizioni di cui all'articolo 56, paragrafo 4, del regolamento (UE) n. 806/2014;

G.  considerando che il 22 gennaio 2020 la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto all'audizione di Jan de Carpentier, nel corso della quale il candidato ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione;

1.  approva la nomina di Jan de Carpentier a vicepresidente del Comitato di risoluzione unico per un periodo di cinque anni;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio europeo, al Consiglio, alla Commissione, nonché ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 225 del 30.7.2014, pag. 1.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0211.
(3) Testi approvati, P9_TA(2020)0017.


Nomina del direttore esecutivo dell'Autorità bancaria europea
PDF 109kWORD 41k
Decisione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 sulla proposta di nomina del direttore esecutivo dell'Autorità bancaria europea (N9-0003/2020 – C9-0006/2020 – 2020/0901(NLE))
P9_TA(2020)0023A9-0008/2020

(Approvazione)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta del consiglio delle autorità di vigilanza dell'Autorità bancaria europea del 14 gennaio 2020 (C9-0006/2020),

–  visto l'articolo 51, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1093/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), modifica la decisione n. 716/2009/CE e abroga la decisione 2009/78/CE della Commissione(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sull'equilibrio di genere nelle nomine di candidati a incarichi nel settore degli affari economici e monetari a livello dell'Unione europea(2),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2020 sulle istituzioni e gli organi dell'Unione economica e monetaria: prevenire i conflitti di interesse dopo una carica pubblica(3),

–  visto l'articolo 131 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A9‑0008/2020),

A.  considerando che l'attuale direttore esecutivo dell'Autorità bancaria europea ha annunciato le sue dimissioni dall'incarico con decorrenza dal 31 gennaio 2020;

B.  considerando che il 14 gennaio 2020 il consiglio delle autorità di vigilanza dell'Autorità bancaria europea, al termine di una procedura di selezione aperta, ha proposto di nominare Gerry Cross quale direttore esecutivo per un mandato di cinque anni, conformemente all'articolo 51, paragrafi 2 e 3, del regolamento (UE) n. 1093/2010;

C.  considerando che il 22 gennaio 2020 la commissione per i problemi economici e monetari ha proceduto all'audizione di Gerry Cross, nel corso della quale il candidato ha rilasciato una dichiarazione preliminare e ha risposto alle domande rivoltegli dai membri della commissione;

1.  rifiuta di dare la sua approvazione alla nomina di Gerry Cross a direttore esecutivo dell'Autorità bancaria europea e chiede che la proposta sia ritirata e che gliene venga presentata una nuova;

2.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente decisione al Consiglio e alla Commissione nonché all'Autorità bancaria europea e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 331 del 15.12.2010, pag. 12.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0211.
(3) Testi approvati, P9_TA(2020)0017.


Caricabatteria standardizzato per le apparecchiature radio mobili
PDF 120kWORD 44k
Risoluzione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 su un caricabatteria standardizzato per le apparecchiature radio mobili (2019/2983(RSP))
P9_TA(2020)0024RC-B9-0070/2020

Il Parlamento europeo,

–  vista la direttiva 2014/53/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di apparecchiature radio e che abroga la direttiva 1999/5/CE(1),

–  visto il protocollo d'intesa del 5 giugno 2009 relativo all'armonizzazione di una capacità di ricarica per i telefoni cellulari,

–  visto il protocollo d'intesa del 20 marzo 2018 relativo alla futura soluzione di ricarica standardizzata per gli smartphone,

–  vista la relazione della Commissione dell'11 novembre 2018 sul funzionamento della direttiva 2014/53/UE sulle apparecchiature radio (COM(2018)0740),

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il mercato unico è stato e resta la base del successo economico dell'Europa, la pietra angolare dell'integrazione europea e un fattore di crescita e occupazione;

B.  considerando che il mercato unico attualmente non sfrutta appieno il suo potenziale e che la continua frammentazione del mercato dei caricabatteria per telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici di piccole e medie dimensioni si traduce in un aumento dei rifiuti elettronici e genera frustrazione tra i consumatori;

C.  considerando che i consumatori si trovano ancora a dover acquistare caricabatteria diversi nel momento in cui acquistano nuovi dispositivi da fornitori diversi, e che sono obbligati ad acquistare un nuovo caricabatteria quando acquistano un nuovo dispositivo dallo stesso fornitore;

D.  considerando che da oltre dieci anni i deputati al Parlamento europeo chiedono che venga introdotto un caricabatteria standardizzato per le apparecchiature radio mobili, inclusi telefoni cellulari, tablet, lettori di libri elettronici, fotocamere intelligenti, dispositivi elettronici indossabili e altri dispositivi elettronici di piccole o medie dimensioni; che la Commissione ha più volte rimandato l'adozione dell'atto delegato che integra la direttiva 2014/53/UE sulle apparecchiature radio;

E.  considerando che l'attuazione tempestiva degli atti adottati dall'UE, tramite misure legislative concrete, è essenziale ai fini della credibilità dell'Unione europea agli occhi dei cittadini e sulla scena internazionale;

F.  considerando che gli accordi volontari tra gli operatori del settore, pur avendo ridotto significativamente il numero di caricabatteria diversi disponibili sul mercato, non sono riusciti a garantire una soluzione standardizzata per la ricarica e che sul mercato continuano a essere proposti ai consumatori tipi diversi di caricabatteria;

G.  considerando che ogni anno a livello mondiale vengono prodotti circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, pari a una media di oltre 6 kg pro capite; che nel 2016 in Europa sono stati prodotti in totale 12,3 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, equivalenti a una media di 16,6 kg pro capite(2); che ciò costituisce un'inutile impronta ambientale che può essere ridotta;

H.  considerando che nel quadro del Green Deal europeo, il Parlamento ha chiesto un ambizioso nuovo piano d'azione per l'economia circolare volto a ridurre l'impronta complessiva in termini di ambiente e risorse della produzione e del consumo dell'UE, fissando quali priorità fondamentali l'uso efficiente delle risorse, l'inquinamento zero e la prevenzione dei rifiuti;

I.  considerando che negli ultimi dieci anni le tendenze del consumo hanno mostrato un aumento del numero di dispositivi pro capite e un breve ciclo di vita per alcuni tipi di apparecchiature radio, come gli smartphone; che le apparecchiature più vecchie vengono spesso sostituite perché sono considerate superate; che, inoltre, tali tendenze comportano la produzione di ulteriori rifiuti elettronici, ivi compresi i caricabatteria;

J.  considerando che i consumatori possiedono, utilizzano e spesso portano con sé molti caricatori diversi per dispositivi a batteria simili; che l'attuale eccesso di offerta di caricabatteria genera quindi costi e disagi eccessivi per i consumatori, nonché un'inutile impronta ecologica;

K.  considerando che le persone ormai fanno affidamento sui propri dispositivi mobili in svariate situazioni quotidiane, in particolare in caso di emergenza o in viaggio, anche a causa della mancanza di telefoni pubblici; che le persone si affidano a un telefono cellulare facilmente ricaricabile per accedere rapidamente a servizi fondamentali e a strumenti essenziali, quali sistemi di pagamento, motori di ricerca, dispositivi di navigazione, ecc.; che i dispositivi mobili costituiscono uno strumento essenziale per partecipare pienamente alla società;

1.  sottolinea con forza l'urgente necessità di un intervento normativo dell'UE per ridurre i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, responsabilizzare i consumatori affinché effettuino scelte sostenibili e consentire loro di partecipare pienamente a un mercato interno efficiente e funzionante;

2.  sollecita la Commissione a presentare e pubblicare senza ulteriore indugio i risultati della valutazione d'impatto sull'introduzione di un caricabatteria standardizzato per telefoni cellulari e altri dispositivi compatibili, con l'obiettivo di proporre disposizioni obbligatorie;

3.  sottolinea che è necessario adottare urgentemente una norma relativa a un caricabatteria standardizzato per le apparecchiature radio mobili al fine di evitare un'ulteriore frammentazione del mercato interno;

4.  invita pertanto la Commissione ad adoperarsi senza ulteriore indugio per l'introduzione di un caricabatteria standardizzato adottando, entro luglio 2020, l'atto delegato che integra la direttiva 2014/53/UE sulle apparecchiature radio e definisce una norma per un caricabatteria standardizzato per telefoni cellulari e altre apparecchiature radio di piccole e medie dimensioni, oppure, se del caso, adottando una misura legislativa entro e non oltre luglio 2020;

5.  sottolinea che la Commissione, senza ostacolare l'innovazione, dovrebbe garantire che il quadro legislativo relativo a un caricabatteria standardizzato sia esaminato periodicamente tenendo conto dei progressi tecnici; ribadisce l'importanza della ricerca e dell'innovazione in questo settore per migliorare le tecnologie esistenti e introdurne di nuove;

6.  sottolinea che l'uso della tecnologia di ricarica senza fili comporta possibili vantaggi aggiuntivi, come la riduzione dei rifiuti elettronici; evidenzia che per molti telefoni cellulari si utilizzano già metodi di ricarica senza fili e che dovrebbe essere evitata la frammentazione in tale ambito; invita pertanto la Commissione ad adottare misure per garantire al meglio l'interoperabilità dei diversi caricabatteria senza fili con le varie apparecchiature radio mobili;

7.  ricorda che, conformemente al regolamento sulla normazione(3), le organizzazioni di normazione europee devono agevolare la partecipazione dei soggetti interessati, che in questo contesto includono le organizzazioni delle PMI, le organizzazioni ambientali, le persone con disabilità, gli anziani e i consumatori;

8.  ritiene che la Commissione debba prendere in considerazione iniziative legislative volte ad aumentare il volume di cavi e caricabatteria raccolti e riciclati negli Stati membri;

9.  esorta la Commissione a garantire che i consumatori non siano più costretti ad acquistare un nuovo caricabatteria con ogni nuovo dispositivo, in modo da consentire una riduzione del volume di caricabatteria prodotti ogni anno; ritiene che le strategie per una vendita dissociata consentirebbero maggiori benefici ambientali; sottolinea al contempo che qualsiasi misura volta a dissociare la vendita di dispositivi mobili e caricabatteria dovrebbe evitare di generare un aumento dei prezzi per i consumatori; sottolinea inoltre che tali strategie dovrebbero essere introdotte insieme a una soluzione di ricarica standardizzata, poiché diversamente non sarebbe possibile conseguire gli obiettivi della direttiva;

10.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione nonché ai governi e ai parlamenti degli Stati membri.

(1) GU L 153 del 22.5.2014, pag. 62.
(2) "The Global E-waste Monitor" 2017.
(3) Regolamento (UE) n. 1025/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sulla normazione europea, che modifica le direttive 89/686/CEE e 93/15/CEE del Consiglio nonché le direttive 94/9/CE, 94/25/CE, 95/16/CE, 97/23/CE, 98/34/CE, 2004/22/CE, 2007/23/CE, 2009/23/CE e 2009/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la decisione 87/95/CEE del Consiglio e la decisione n. 1673/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 316 del 14.11.2012, pag. 12).


Divario retributivo di genere
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Risoluzione del Parlamento europeo del 30 gennaio 2020 sul divario retributivo di genere (2019/2870(RSP))
P9_TA(2020)0025B9-0073/2020

Il Parlamento europeo,

–  visti l'articolo 2 e l'articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull'Unione europea (TUE),

–  visti gli articoli 8, 151, 153 e 157 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE),

–  vista la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, segnatamente le disposizioni relative all'uguaglianza di genere,

–  visti gli articoli 22 e 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il pilastro europeo dei diritti sociali, in particolare i principi 2, 3, 6, 9 e 15;

–  visti l'agenda 2030 dell'ONU per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), in particolare gli obiettivi 1, 5, 8 e 10 e i rispettivi traguardi e indicatori,

–  viste la Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) sulla parità di retribuzione del 1951 e la Convenzione dell'ILO sulla violenza e le molestie del 2019,

–  vista la raccomandazione della Commissione del 7 marzo 2014 sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza(1),

–  vista la strategia della Commissione per la parità tra donne e uomini 2010-2015 (COM(2010)0491),

–  visto l'impegno strategico della Commissione per la parità di genere 2016-2019,

–  visto il piano d'azione dell'UE della Commissione per il 2017-2019 – Affrontare il problema del divario retributivo di genere (COM(2017)0678),

–  vista la relazione della Commissione del 2019 sulla parità tra donne e uomini nell'UE,

–  viste la direttiva 2006/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego(2) e la direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio(3),

–  visto l'indice sull'uguaglianza di genere dall'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, in particolare la relazione sull'indice del 2019,

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 7 marzo 2011, sul Patto europeo per la parità di genere 2011-2020(4),

–  viste le conclusioni del Consiglio, del 18 giugno 2015, sul tema "Pari opportunità retributive per donne e uomini: colmare il divario pensionistico di genere",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 13 giugno 2019 sul tema "Colmare il divario retributivo di genere: politiche e misure fondamentali",

–  viste le conclusioni del Consiglio del 10 dicembre 2019 sul tema "Parità di genere nelle economie dell'UE: prospettive per il futuro",

–  vista la sua risoluzione del 24 maggio 2012 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore(5),

–  vista la sua risoluzione del 26 maggio 2016 sulla povertà: una prospettiva di genere(6),

–  vista la sua risoluzione del 19 gennaio 2017 su un pilastro europeo dei diritti sociali(7),

–  vista la sua risoluzione del 14 giugno 2017 sulla necessità di una strategia dell'Unione europea per eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne(8),

–  vista la sua risoluzione del 3 ottobre 2017 sull'emancipazione economica delle donne nel settore pubblico e privato nell'UE(9),

–  vista la sua risoluzione del 16 novembre 2017 sulla lotta contro le disuguaglianze come leva per stimolare crescita e occupazione(10),

–  visto l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'uguaglianza di genere è uno dei principi comuni e fondamentali dell'Unione europea, sanciti dall'articolo 2 e dall'articolo 3, paragrafo 3, TUE, dall'articolo 8 TFUE e dall'articolo 23 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea; che l'articolo 157, paragrafo 1, TFUE stabilisce espressamente che ciascuno Stato membro deve assicurare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore; che l'indipendenza economica è un prerequisito essenziale per l'autorealizzazione di donne e uomini e che la garanzia di un accesso equo alle risorse finanziarie è fondamentale per il conseguimento della parità di genere;

B.  considerando che il principio n. 2 del pilastro europeo dei diritti sociali afferma che la parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini deve essere garantita e rafforzata in tutti i settori, anche per quanto riguarda la partecipazione al mercato del lavoro, i termini e le condizioni di lavoro e l'avanzamento di carriera, e che donne e uomini hanno diritto alla parità di retribuzione per un lavoro di pari valore;

C.  considerando che la raccomandazione della Commissione del 2014 ha delineato una serie di misure fondamentali per aiutare gli Stati membri a migliorare la trasparenza e rafforzare il principio della parità retributiva tra donne e uomini; che tali misure comprendono il diritto dei lavoratori di ottenere informazioni sui livelli salariali, sulla rendicontazione delle retribuzioni, sugli audit salariali, sulla contrattazione collettiva, sulle statistiche e sui dati amministrativi, sulla protezione dei dati, sul chiarimento del concetto di lavoro di pari valore, sulla valutazione del lavoro e sui sistemi di classificazione, sul sostegno agli organismi per la parità, sul monitoraggio e l'applicazione coerenti delle misure correttive e sulle attività di sensibilizzazione;

D.  considerando che in tutta l'Unione le retribuzioni delle donne sono sproporzionatamente inferiori a quelle degli uomini; che, secondo i dati più recenti della Commissione, il divario di genere nell'UE in termini di retribuzione oraria è pari al 16 %, anche se ciò varia notevolmente da uno Stato membro all'altro; che il divario retributivo di genere aumenta fino al 40% quando sono presi in considerazione i tassi di occupazione e la partecipazione totale al mercato del lavoro; che nell'UE soltanto l'8,7 % degli uomini lavora a tempo parziale rispetto a quasi un terzo delle donne (31,3 %); che vi è una specifica correlazione negativa tra la femminilizzazione di un'occupazione e il livello delle retribuzioni, come attestato dal calo dei salari medi delle imprese in cui il 65 % o più dei dipendenti sono donne;

E.  considerando che il divario retributivo di genere è definito come la differenza tra la retribuzione oraria lorda media degli uomini e delle donne espressa sotto forma di percentuale della retribuzione oraria lorda media degli uomini; che circa due terzi del divario retributivo di genere non sono attribuibili a differenze negli attributi del mercato del lavoro come l'età, l'esperienza, l'istruzione, la categoria occupazionale, l'orario di lavoro o altri fattori osservabili, il che rivela un chiaro fattore discriminante e che la discriminazione di genere si interseca anche a molteplici forme di discriminazione; che un approccio intersettoriale è essenziale per comprendere la molteplicità di forme della discriminazione che rendono ancora più complesso il divario retributivo di genere per le donne con più identità e l'intersezione tra il genere e altri fattori sociali;

F.  considerando che l'emancipazione economica delle donne è fondamentale per eliminare il divario retributivo di genere; che l'adozione di misure in questo campo non è solo una questione di equità, ma è anche un imperativo economico, in quanto la perdita economica derivante dal divario di genere nei livelli di occupazione ammonta a circa 370 miliardi di EUR all'anno(11); che il mancato pagamento equo delle donne limita in egual misura la loro capacità di raggiungere l'indipendenza economica e, di conseguenza, la loro capacità di vivere in piena autonomia; che, secondo l'Istituto per la ricerca sulle politiche femminili, il tasso di povertà tra le donne lavoratrici potrebbe diminuire dall'8,0 % al 3,8 % se le donne fossero remunerate in modo equo rispetto agli uomini; che 2,5 milioni dei 5,6 milioni di bambini che vivono oggi in povertà sarebbero sottratti dalla povertà se il divario retributivo di genere fosse eliminato;

G.  considerando che il divario di genere in termini di retribuzioni lorde mensili tra i lavoratori di età compresa tra i 15 e i 24 anni (7 %) è oltre 5 volte inferiore al divario tra i lavoratori di età pari a 65 anni o superiore (divario di genere del 38 %); che esiste anche un "divario retributivo legato alla maternità", con un divario retributivo tra le donne con e senza figli a carico, nonché tra madri e padri; che la povertà riguarda maggiormente le famiglie in cui le donne sono la unica fonte di reddito e che nell'UE il 35 % delle madri sole era a rischio di povertà nel 2017 rispetto al 28% dei padri soli(12);

H.  considerando che l'assistenza è un pilastro fondamentale della nostra società ed è svolta in gran parte da donne; che tale squilibrio si riflette nel divario retributivo e pensionistico di genere; che la maternità e la cura dei minori, dei familiari anziani, malati o disabili e di altre persone a carico rappresentano un lavoro supplementare o talvolta a tempo pieno svolto quasi esclusivamente dalle donne; che ciò si riflette altresì nella segregazione del mercato del lavoro e nel maggior numero di donne che lavorano a tempo parziale, con salari orari inferiori, con interruzioni di carriera e con meno anni di lavoro; che tale lavoro è spesso non retribuito e non adeguatamente valorizzato dalla società, benché sia di enorme valenza sociale e contribuisca al benessere sociale;

I.  considerando che oltre la metà delle donne con disabilità in età lavorativa sono economicamente inattive; che in tutti gli Stati membri il tasso di deprivazione materiale grave delle donne con disabilità è più elevato rispetto a quello delle donne senza disabilità;

J.  considerando che è necessario difendere i diritti delle donne, nel diritto e nella vita, nonché adottare misure per combattere tutte le forme di sfruttamento, violenza, oppressione e disuguaglianza tra donne e uomini;

K.  considerando che le ripercussioni del divario retributivo di genere includono un divario di genere del 37 % nel reddito pensionistico, una situazione che persisterà nei prossimi decenni, e un livello diseguale di indipendenza economica tra donne e uomini, con una lavoratrice su cinque dell'UE appartenente al gruppo salariale più basso, rispetto a un lavoratore su dieci; che ridurre il divario pensionistico è anche una questione di solidarietà intergenerazionale;

L.  considerando che il divario pensionistico deriva dalle disuguaglianze accumulate durante il corso della vita lavorativa di una donna e dai periodi di assenza dal mercato del lavoro che sono imposti alle donne in conseguenza di forme molteplici di diseguaglianza e discriminazione, come pure dai salari più bassi e dalla discriminazione retributiva; che, al fine di superare le disuguaglianze pensionistiche e di tutelare e aumentare le pensioni in generale, è indispensabile che i sistemi di sicurezza sociale continuino a esistere all'interno della sfera pubblica e integrino i principi di solidarietà e ridistribuzione e che ci si adoperi al massimo per lottare contro il lavoro precario e deregolamentato;

M.  considerando che il divario retributivo di genere e le sue cause hanno conseguenze esponenzialmente dannose per le donne nel corso della loro vita, che culminano in un divario pensionistico di genere attualmente pari a più del doppio del divario retributivo; che il rischio di povertà aumenta notevolmente nel corso della vita, rivelando gli effetti delle disuguaglianze retributive che si accumulano gradualmente; che la povertà tra le persone di età pari o superiore a 75 anni è sostanzialmente concentrata tra le donne, principalmente a causa dell'impatto dei compiti di assistenza non remunerati legati al genere, delle differenze di retribuzione e orario di lavoro lungo l'intero arco della vita con le pensioni più basse che ne conseguono, delle differenti età pensionabili per uomini e donne in alcuni Stati membri e del fatto che più donne anziane vivono da sole;

N.  considerando che la direttiva 2006/54/CE ha contribuito a migliorare la situazione delle donne nel mercato del lavoro, ma non ha apportato profondi cambiamenti nella legislazione per quanto riguarda l'eliminazione del divario retributivo di genere in molti Stati membri;

O.  considerando che la trasparenza retributiva può svolgere un ruolo fondamentale per garantire progressi sostanziali nel contrastare il divario retributivo di genere, in quanto contribuisce a far emergere la sottovalutazione del lavoro delle donne e a mettere in evidenza la segmentazione del mercato del lavoro in base al genere, in particolare attraverso strumenti che forniscono criteri oggettivi che permettono una valutazione e una comparabilità neutre sotto il profilo del genere del valore del lavoro in diverse professioni e settori;

P.  considerando che è fondamentale disporre di metodi di valutazione del lavoro privi di pregiudizi di genere, che permettano di confrontare i posti di lavoro in base alla loro importanza e complessità, in modo da determinare la posizione di un posto di lavoro in relazione a un altro in un determinato settore o in una determinata organizzazione, indipendentemente dal fatto che questi siano occupati da donne o uomini;

Q.  considerando che il rischio di povertà e la minore autonomia finanziaria causati dal divario retributivo e pensionistico di genere espone inoltre le donne alla violenza di genere, in particolare alla violenza domestica, rendendo per loro più difficile sottrarsi a una relazione violenta; che, secondo le Nazioni Unite, quasi il 35 % delle donne a livello mondiale subisce molestie psicologiche o sessuali sul luogo di lavoro o molestie con gravi conseguenze in termini di aspirazioni personali e professionali, e che tali molestie sono dannose per l'autostima delle donne e la loro posizione negoziale in vista di una retribuzione più equa;

R.  considerando che le cause del divario retributivo di genere sono numerose e comprendono fattori strutturali e culturali: da un lato, mercati del lavoro e settori caratterizzati dalla segregazione di genere, la mancanza di opzioni e servizi che garantiscano l'equilibrio tra vita professionale e vita privata, con le donne che si occupano principalmente dell'assistenza ai bambini e ad altre persone a carico, la persistenza di "soffitti di cristallo" che impediscono alle donne di raggiungere i massimi livelli della loro carriera professionale e quindi i salari più elevati e, dall'altro lato, gli stereotipi di genere sul ruolo e le aspirazioni delle donne, i pregiudizi di genere nelle strutture salariali e nelle istituzioni di fissazione dei salari, nonché le aspettative profondamente radicate sul ruolo delle donne come madri, che determinano sospensioni e interruzioni della carriera professionale o il passaggio a regimi di lavoro a tempo parziale, nonché una mancanza di trasparenza retributiva;

S.  considerando che le cause del divario retributivo di genere e dei relativi divari in materia di salari e pensioni sono numerose, strutturali e spesso interconnesse; che tali cause possono essere suddivise in due componenti: la prima, che può essere apparentemente "spiegata" dalle differenti caratteristiche di donne e uomini sul mercato del lavoro, e la seconda, che non trova alcuna spiegazione apparente in tali caratteristiche e che costituisce la componente dominante del divario retributivo di genere in quasi tutti i paesi del mondo;

T.  considerando che tali differenze nelle caratteristiche di donne e uomini sul mercato del lavoro comprendono l'età, l'esperienza e l'istruzione, il settore professionale o l'orario di lavoro; che esse si riflettono nel fatto che le donne lavorano più spesso a tempo parziale, devono far fronte al cosiddetto "soffitto di cristallo" nelle imprese, lavorano in settori e in posizioni a prevalenza femminile e meno remunerati o spesso devono assumere la responsabilità primaria della cura della famiglia in conseguenza di norme sociali basate sul genere, il che comporta meno tempo da dedicare al lavoro; che la principale componente "non spiegata" può essere attribuita agli stereotipi di genere, alla discriminazione retributiva e alla frequente sottovalutazione del lavoro a predominanza femminile, che può essere diretta o indiretta e rimane un fenomeno occulto che deve essere affrontato in modo più efficace;

U.  considerando che, pur rappresentando quasi il 60 % dei laureati nell'UE, le donne continuano a essere sproporzionalmente sottorappresentate in settori quali la scienza, la tecnologia, l'ingegneria e la matematica (discipline "STEM") e nelle carriere digitali; che, di conseguenza, la disuguaglianza negli impieghi sta assumendo nuove forme e, nonostante gli investimenti nell'istruzione, le giovani donne hanno ancora una probabilità doppia rispetto ai giovani uomini di essere inattive;

1.  ricorda che la parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore costituisce uno dei principi fondanti dell'UE e che gli Stati membri sono tenuti a eliminare la discriminazione basata sul genere per quanto riguarda tutti gli aspetti e le condizioni di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore; esprime profondo rammarico per il fatto che il divario retributivo di genere per un lavoro di pari valore persiste e che si sono osservati miglioramenti minimi nelle cifre medie dell'UE nel corso degli ultimi dieci anni;

2.  invita la Commissione a presentare una nuova strategia ambiziosa dell'UE per la parità di genere, basata sulla strategia e sull'impegno strategico precedenti, che includa misure vincolanti in materia di divario retributivo di genere e trasparenza retributiva, nonché obiettivi chiari e processi di monitoraggio per promuovere la parità di genere e misurare i progressi compiuti verso il suo conseguimento, in particolare per quanto riguarda i relativi divari di genere in materia di salari e pensioni, nonché la promozione dell'uguaglianza retributiva e dell'equa condivisione delle responsabilità di assistenza tra donne e uomini;

3.  rammenta che il divario retributivo e le sue cause hanno conseguenze esponenzialmente dannose per le donne nel corso della loro vita, che culminano in un divario pensionistico di genere pari a più del doppio del divario retributivo; ricorda che le donne sono maggiormente a rischio di povertà in età avanzata rispetto agli uomini a causa delle differenze di retribuzione e di orario di lavoro lungo l'intero arco della vita, delle differenti età pensionabili per uomini e donne in alcuni Stati membri e del fatto che più donne anziane vivono da sole; invita gli Stati membri ad attuare misure specifiche per combattere il rischio di povertà per le donne più anziane, aumentando le pensioni e offrendo anche assistenza sociale; afferma che, oltre alla promozione di una regolamentazione del lavoro basata su maggiori diritti del lavoro, sul lavoro regolamentato e sul divieto del lavoro precario, la contrattazione collettiva dovrebbe essere ripristinata, difesa e promossa quale strumento decisivo per superare le disuguaglianze, in particolare in termini di salari ma anche in termini di difesa e consolidamento dei diritti del lavoro;

4.  chiede la revisione immediata e un ambizioso aggiornamento del piano d'azione sul divario retributivo di genere entro la fine del 2020, che dovrebbe fissare obiettivi chiari per gli Stati membri al fine di ridurre il divario retributivo di genere nei prossimi cinque anni e garantire che tali obiettivi siano presi in considerazione nelle raccomandazioni specifiche per paese; sottolinea, in particolare, la necessità di includere una prospettiva intersettoriale nel nuovo piano d'azione; invita la Commissione a prestare particolare attenzione ai fattori che determinano il divario pensionistico nel quadro del piano d'azione e a valutare la necessità di misure specifiche per ridurre tale divario a livello nazionale e dell'UE;

5.  invita gli Stati membri a potenziare gli sforzi profusi per eliminare il divario retributivo di genere, rafforzando vigorosamente il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, non soltanto a livello legislativo e mediante misure per combattere la discriminazione salariale, ma anche reintroducendo, promuovendo e difendendo la contrattazione collettiva; chiede inoltre misure che affrontino la segregazione verticale e orizzontale nell'occupazione e le pratiche discriminatorie nelle decisioni riguardanti le assunzioni e le promozioni; chiede misure volte ad aumentare la protezione sociale nell'ambito della maternità, della disoccupazione, della malattia, degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali;

6.  accoglie con favore l'impegno assunto dalla presidente della Commissione e dalla commissaria per l'Uguaglianza di presentare proposte per introdurre misure vincolanti in materia di trasparenza retributiva nei primi 100 giorni del mandato della Commissione; ritiene che la futura direttiva dovrebbe comprendere solide politiche di attuazione rigorose da imporre ai soggetti inadempienti e dovrebbe applicarsi sia al settore privato che al settore pubblico, tenendo debitamente conto delle specificità delle piccole e medie imprese (PMI), e all'intero pacchetto di misure in materia di retribuzione, comprese le relative componenti, e dovrebbe avere un ampio ambito di applicazione; invita la Commissione a prendere in considerazione l'introduzione di misure concrete sulla base della sua raccomandazione del 2014, quali: a) la chiara definizione di criteri per la valutazione del valore del lavoro; b) sistemi di valutazione e classificazione del lavoro neutri sotto il profilo del genere; c) audit e relazioni salariali sotto il profilo del genere al fine di garantire la parità di retribuzione; d) il diritto dei lavoratori di richiedere informazioni salariali complete e il diritto di ricorso; ed e) obiettivi chiari in termini di risultati conseguiti dalle imprese in materia di parità di genere; è fermamente convinto che tali misure siano necessarie per individuare i casi di discriminazione retributiva, al fine di permettere ai lavoratori di prendere decisioni informate e di agire se necessario; invita la Commissione a promuovere il ruolo delle parti sociali e della contrattazione collettiva a tutti i livelli (nazionale, settoriale, locale e aziendale) nella futura legislazione in materia di trasparenza retributiva;

7.  invita la Commissione a integrare l'iniziativa sulla trasparenza retributiva sviluppando, in stretta collaborazione con le parti sociali, e introducendo orientamenti per sistemi di valutazione e classificazione del lavoro neutri sotto il profilo del genere e per la definizione di criteri chiari (quali qualifiche, livello di responsabilità, oneri fisici e psicologici, ritmi di lavoro, ecc.) per la valutazione del valore del lavoro, consentendo così di confrontare il valore del lavoro in varie professioni e settori con l'obiettivo di ottenere una retribuzione più equa del lavoro nei settori a prevalenza femminile, che è generalmente tenuto in minore considerazione e, pertanto, non è così ben retribuito come il lavoro nei settori a prevalenza maschile;

8.  invita la Commissione a prendere l'attuale riesame del funzionamento e dell'attuazione della legislazione dell'UE sulla parità retributiva e il principio della parità di retribuzione come basi della sua azione, e a presentare una revisione tempestiva della direttiva 2006/54/CE al fine di aggiornare e migliorare la legislazione esistente sul principio della parità retributiva nella pratica, di migliorarne l'applicazione in linea con la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e di includere il divieto di qualsiasi discriminazione basata sull'orientamento sessuale, l'identità di genere o il cambiamento di sesso; chiede un migliore accesso alla giustizia e l'introduzione diritti procedurali più solidi per combattere la discriminazione retributiva;

9.  ricorda che la relazione della Commissione del 2017 sull'attuazione della raccomandazione della Commissione sul potenziamento del principio della parità retributiva tra donne e uomini tramite la trasparenza (COM(2017)0671) ha constatato che le misure non erano efficaci e che la loro attuazione era inadeguata; si compiace pertanto dell'impegno assunto dalla presidente della Commissione nei suoi orientamenti politici per la prossima Commissione europea 2019-2024, secondo cui il principio della parità di retribuzione per uno stesso lavoro sarà il principio fondante di una nuova strategia europea in materia di genere, e accoglie inoltre con favore il riconoscimento che la parità di genere è una componente fondamentale della crescita economica, nonché una questione di diritti fondamentali e di equità;

10.  chiede ancora una volta che il pilastro europeo dei diritti sociali, che promuove una convergenza verso l'alto, diventi una realtà a livello dell'UE e degli Stati membri, al fine di garantire la parità di trattamento e pari opportunità per donne e uomini e di difendere il diritto alla parità retributiva per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore per donne e uomini; sottolinea che l'eliminazione del divario di genere dovrebbe costituire un obiettivo specifico nel programma che succederà alla strategia Europa 2020;

11.  invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per colmare definitivamente il divario retributivo di genere, applicando rigorosamente il principio della parità retributiva, garantendo che i salari dei lavoratori a tempo parziale siano in linea con il loro equivalente a tempo pieno, adottando una legislazione che rafforzi la trasparenza retributiva e migliorando la chiarezza giuridica per individuare i pregiudizi e la discriminazione di genere nelle strutture retributive, combattendo la segregazione professionale, sia verticale che orizzontale, e lottando contro i pregiudizi dei datori di lavoro nelle decisioni di assunzione e promozione;

12.  sottolinea che l'accesso al lavoro e le condizioni che lo facilitano sono essenziali per garantire l'emancipazione e l'indipendenza delle donne in ogni aspetto della vita, dall'occupazione alla partecipazione sociale, economica e politica, tra gli altri; ritiene che i passi avanti nel conseguimento della parità tra donne e uomini e la promozione dei diritti delle donne rappresentino un percorso di progresso sociale per la società nel suo complesso e consentano, nel contempo, il miglioramento della situazione socioeconomica delle donne;

13.  invita inoltre gli Stati membri a investire adeguatamente nella fornitura, nell'accessibilità, anche economica, e nella qualità dei servizi di educazione e cura della prima infanzia formali, utilizzando i fondi strutturali e di investimento europei in linea con gli obiettivi di Barcellona, nonché a investire in servizi di assistenza a lungo termine e in modalità di lavoro conciliabili con gli impegni familiari per garantire la partecipazione paritaria e continua delle donne al mercato del lavoro, prevedendo un'adeguata flessibilità per contribuire a promuovere tassi di occupazione più elevati tra le donne; ribadisce che, per contrastare il rischio di povertà tra le donne anziane e affrontare le cause del divario retributivo di genere, gli Stati membri dovrebbero garantire che siano adottati provvedimenti adeguati per le donne anziane, comprese misure quali crediti per periodi di assistenza, pensioni minime adeguate, prestazioni di reversibilità e diritti a periodi di congedo per motivi familiari per gli uomini, al fine di prevenire la femminilizzazione della povertà; invita il Consiglio a introdurre obiettivi di assistenza per gli anziani e le persone con familiari a carico simili agli obiettivi di Barcellona in materia di assistenza all'infanzia;

14.  invita la Commissione e gli Stati membri ad attuare politiche che promuovano l'occupazione delle donne e la loro indipendenza finanziaria, comprese politiche che promuovano l'integrazione delle donne provenienti da gruppi emarginati nel mercato del lavoro; invita gli Stati membri a contrastare la segmentazione del mercato del lavoro sulla base del genere, investendo nell'istruzione formale, informale e non formale, nonché nell'apprendimento permanente e nella formazione professionale delle donne al fine di garantire loro l'accesso a posti di lavoro di qualità e di offrire loro la possibilità di riqualificarsi e di migliorare le proprie competenze per adeguarsi alle future evoluzioni del mercato del lavoro; chiede in particolare una maggiore promozione dell'imprenditorialità, delle discipline STEM, dell'istruzione digitale e dell'alfabetizzazione finanziaria per le ragazze fin dalla più giovane età, al fine di combattere gli stereotipi educativi esistenti e garantire l'accesso di un maggior numero di donne nei settori in via di sviluppo e ben remunerati;

15.  invita gli Stati membri a garantire una rapida adozione e attuazione della direttiva relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare e la Commissione a monitorare attentamente i progressi al riguardo in vista di elaborare una relazione finale e studi di accompagnamento sulla sua attuazione;

16.  prende atto dell'impatto della sottorappresentazione delle donne nelle posizioni dirigenziali sul divario retributivo di genere e sottolinea l'urgente necessità di promuovere la parità tra uomini e donne a tutti i livelli del processo decisionale nell'ambito commerciale e della gestione; invita gli Stati membri a sbloccare i negoziati in seno al Consiglio sulla proposta di direttiva relativa alla presenza delle donne nei consigli di amministrazione, dal momento che potrebbe contribuire a eliminare il soffitto di cristallo;

17.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati disaggregati al fine di valutare e monitorare meglio i progressi compiuti nell'eliminazione del divario retributivo di genere, prestando particolare attenzione ai gruppi che sono vittime di forme multiple e intersettoriali di discriminazione come le donne con disabilità, le donne migranti e appartenenti a minoranze etniche, le donne rom, le donne anziane, le donne in zone rurali e spopolate, le madri sole e le persone LGBTIQ;

18.  sottolinea la necessità di migliorare ulteriormente la raccolta di dati disaggregati per genere in settori quali l'occupazione informale, l'imprenditoria e l'accesso ai finanziamenti, l'accesso ai servizi sanitari, la violenza nei confronti delle donne e il lavoro non retribuito; evidenzia la necessità di raccogliere e utilizzare dati e prove di qualità per l'elaborazione di politiche informate e basate su elementi concreti; invita la Commissione e gli Stati membri a raccogliere dati disaggregati per valutare e monitorare meglio i progressi compiuti nel colmare il divario retributivo di genere, prestando particolare attenzione ai gruppi che sono vittima di forme multiple e intersettoriali di discriminazione come le donne con disabilità, le donne migranti e appartenenti a minoranze etniche, le donne rom, le anziane, le madri sole e le persone LGBTIQ;

19.  invita la Commissione a coinvolgere le parti sociali nell'elaborazione di nuove politiche volte a colmare il divario retributivo di genere; invita, in tale contesto, le parti sociali a discutere e collaborare tra loro per affrontare la questione del divario retributivo, anche attraverso misure di azione positiva, nonché a collaborare con le organizzazioni della società civile al fine di sensibilizzare fortemente l'opinione pubblica, in quanto l'eliminazione del divario retributivo di genere costituisce una priorità universale;

20.  invita la Commissione e gli Stati membri a intensificare il loro lavoro per combattere il lavoro precario a prevalenza femminile e la femminilizzazione della povertà; mette in evidenza gli elevati livelli di lavoro sommerso svolto dalle donne, che hanno un impatto negativo sul loro reddito e la loro copertura e tutela previdenziale e invita gli Stati membri a ratificare la convenzione dell'OIL sui lavoratori domestici del 2011;

21.  invita gli Stati membri a rafforzare la protezione della maternità, della paternità e della genitorialità nella legislazione sul lavoro, in particolare aumentando le ore di congedo, garantendo che siano pienamente retribuite e riducendo il numero di ore di lavoro durante l'allattamento e adottando misure idonee per applicare tale protezione, oltre ad investire nella fornitura di una rete pubblica gratuita di servizi di accoglienza e di istruzione della prima infanzia e di servizi di accoglienza a lungo termine; rileva che la scarsa disponibilità, i costi proibitivi e la mancanza di infrastrutture sufficienti per servizi di accoglienza dell'infanzia di qualità rimangono un ostacolo significativo, in primo luogo, alla pari partecipazione delle donne a tutti gli aspetti della società, compresa l'occupazione;

22.  riconosce che la violenza e le molestie di genere possono anche essere aggravate dal divario retributivo di genere, dal momento che le vittime sono spesso obbligate ad accettare impieghi a bassa remunerazione a causa di ambienti di lavoro ostili; invita gli Stati membri a firmare e ratificare la convenzione dell'OIL sulla violenza e sulle molestie del 2019, al fine di introdurre misure efficaci per definire, prevenire e vietare la violenza e le molestie sul luogo di lavoro, compresi meccanismi sicuri ed efficaci di denuncia e di risoluzione delle controversie, sostegno, servizi e mezzi di ricorso;

23.  invita la Commissione a dare l'esempio e a presentare un'analisi completa del divario retributivo di genere nelle istituzioni dell'UE in occasione della Giornata europea della parità retributiva;

24.  incarica il Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri.

(1) GU L 69 dell'8.3.2014, pag. 112.
(2) GU L 204 del 26.7.2006, pag. 23.
(3) GU L 188 del 12.7.2019, pag. 79.
(4) GU C 155 del 25.5.2011, pag. 10.
(5) GU C 264 E del 13.9.2013, pag. 75.
(6) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 93.
(7) GU C 242 del 10.7.2018, pag. 24.
(8) GU C 331 del 18.9.2018, pag. 60.
(9) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 6.
(10) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 89.
(11) Mascherini, M., Bisello, M. e Rioboo Leston, I.: The gender employment gap: Challenges and solutions (Il divario retributivo di genere: sfide e soluzioni), Eurofound, 2016.
(12) Secondo l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, la scheda dal titolo "'Poverty, gender and lone parents in the EU" (Povertà, genere e genitori soli nell'UE), che riporta i dati delle statistiche dell'Unione europea sul reddito e sulle condizioni di vita (EU-SILC) a partire dal 2014.

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