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Procedura : 2020/2002(INI)
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Mercoledì 16 settembre 2020 - Bruxelles Edizione provvisoria
Cooperazione UE-Africa in materia di sicurezza nella regione del Sahel, nell'Africa occidentale e nel Corno d'Africa
P9_TA-PROV(2020)0213A9-0129/2020

Risoluzione del Parlamento europeo del 16 settembre 2020 sulla cooperazione UE-Africa in materia di sicurezza nella regione del Sahel, in Africa occidentale e nel Corno d'Africa (2020/2002(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visto il trattato sull'Unione europea (TUE), e in particolare gli articoli 41, 42, 43, 44, 45 e 46,

–  vista la relazione dell'OCSE e del Club del Sahel e dell'Africa occidentale del 14 febbraio 2020 dal titolo "The Geography of Conflict in North and West Africa" (La geografia del conflitto nell'Africa settentrionale e occidentale),

–  vista la relazione dell'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma dal titolo "Trends in World Military Expenditure, 2019" (Andamento della spesa militare mondiale nel 2019), pubblicata nell'aprile 2020,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza del 9 marzo 2020 dal titolo "Verso una strategia globale per i rapporti con l'Africa" (JOIN(2020)0004),

–  vista la dichiarazione congiunta dei membri del Consiglio europeo e degli Stati membri del gruppo dei cinque per il Sahel (G5 Sahel) del 28 aprile 2020,

–  vista la decisione (PESC) 2020/253 del Consiglio del 25 febbraio 2020 che modifica la decisione (PESC) 2018/906 del Consiglio che proroga il mandato del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Sahel(1),

–  vista la dichiarazione congiunta dei capi degli Stati membri del gruppo G5 Sahel e del Presidente della Repubblica francese, pronunciata al vertice tenutosi il 13 gennaio 2020 a Pau, Francia (la dichiarazione di Pau),

–  viste le conclusioni del Consiglio del 20 aprile 2015 sul piano d'azione regionale per il Sahel 2015-2020, del 16 marzo 2015 sul piano d'azione dell'UE per il Golfo di Guinea 2015-2020 e del 25 giugno 2018 sul Corno d'Africa/Mar Rosso,

–  viste la risoluzione 1325/1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni successive,

–  vista la sua risoluzione del 15 gennaio 2013 sulla strategia dell'UE per il Corno d'Africa(2),

–  vista la sua risoluzione del 7 giugno 2016 sulle operazioni di sostegno della pace – impegno dell'Unione europea con le Nazioni Unite e l'Unione africana(3),

–  vista la sua risoluzione del 5 luglio 2018 sulla Somalia(4),

–  visti la strategia per lo sviluppo e la sicurezza dei paesi del G5 Sahel del settembre 2016, il Quadro per le azioni prioritarie integrate del febbraio 2020, l'Alleanza per il Sahel e il Partenariato per la stabilità e la sicurezza nel Sahel,

–  visti il concetto dell'UE per il sostegno PESD alla riforma del settore della sicurezza del Consiglio, del 13 ottobre 2005, la comunicazione della Commissione del 24 maggio 2006 dal titolo "Un concetto per il sostegno della Comunità europea alla riforma del settore della sicurezza" (COM(2006)0253), la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 5 luglio 2016, dal titolo "Elementi di un quadro strategico dell'UE per sostenere la riforma del settore della sicurezza" (JOIN(2016)0031) e le conclusioni del Consiglio del 14 novembre 2016 su un quadro strategico dell'UE per sostenere la riforma del settore della sicurezza,

–  visti gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite, in particolare l'OSS 16, volto a promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile,

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio, tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio (regolamento sui minerali provenienti da zone di conflitto)(5),

–  visti il quadro strategico per il Corno d'Africa del 14 novembre 2011 e il piano d'azione regionale dell'UE per il Corno d'Africa 2015-2020 del 26 ottobre 2015,

–  visto l'appello del Segretario generale delle Nazioni Unite a un cessate il fuoco globale in seguito alla pandemia di COVID-19,

–  vista la strategia dell'UE sul Golfo di Guinea del 17 marzo 2014,

–  vista la strategia dell'Unione europea per la sicurezza e lo sviluppo nel Sahel del 21 marzo 2011, che è stata presentata dall'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dalla Commissione, su richiesta del Consiglio,

–  viste le riunioni consultive congiunte annuali del Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana e del comitato politico e di sicurezza dell'Unione europea,

–  visti il piano d'azione per migliorare il sostegno dell'UE nell'ambito della PSDC alle operazioni dell'ONU di mantenimento della pace, del 14 giugno 2012, e il documento del 27 marzo 2015 dal titolo "Strengthening the UN-EU Strategic Partnership on Peacekeeping and Crisis Management: Priorities 2015-2018" (Rafforzamento del partenariato strategico UE-ONU sul mantenimento della pace e la gestione delle crisi: priorità 2015-2018),

–  viste la strategia comune UE-Africa (Joint Africa-EU Strategy – JAES) adottata in occasione del secondo vertice UE-Africa, svoltosi a Lisbona l'8 e 9 dicembre 2007, e la tabella di marcia JAES per il periodo 2014-2017 adottata in occasione del quarto vertice UE-Africa, svoltosi a Bruxelles il 2 e 3 aprile 2014,

–  vista la relazione speciale n. 3/2011 della Corte dei Conti europea, del 25 maggio 2011, dal titolo "L'efficacia e l'efficienza dei contributi dell'UE erogati attraverso gli organismi delle Nazioni Unite nei paesi teatro di conflitti",

–  vista la sua risoluzione del 25 novembre 2010 sul decimo anniversario della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riguardante le donne, la pace e la sicurezza(6),

–  visti l'approccio strategico dell'UE in materia di donne, pace e sicurezza, del 10 dicembre 2018, e il relativo piano d'azione per il periodo 2019-2024 del 5 luglio 2019,

–  vista la sua risoluzione del 22 novembre 2012 sul ruolo della politica di sicurezza e di difesa comune in caso di crisi di natura climatica e disastri naturali(7),

–  viste le relazioni 2011 e 2012 del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente intitolate "Livelihood security: Climate Change, Migration and Conflict in the Sahel" (Sicurezza dei mezzi di sussistenza: cambiamenti climatici, migrazioni e conflitti nel Sahel),

–  visto il concetto di potenziamento delle capacità di dialogo e di mediazione dell'UE, adottato dal Consiglio il 10 novembre 2009,

–  vista la sua risoluzione del 12 marzo 2019 sul tema Costruire una capacità dell'Unione in materia di prevenzione dei conflitti e di mediazione(8),

–  viste le sue risoluzioni del 15 gennaio 2020 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune(9) e sull'attuazione della politica estera e di sicurezza comune(10);

–  vista la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2014, che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (COM(2016)0447),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 28 aprile 2015, intitolata "Agenda europea sulla sicurezza" (COM(2015)0185),

–  visto l'articolo 54 del suo regolamento,

–  vista la lettera dalla commissione per lo sviluppo,

–  vista la relazione della commissione per gli affari esteri (A9-0129/2020),

A.  considerando che lo sviluppo e la pace sostenibile saranno raggiunti solo affrontando le cause profonde della povertà e della fame; che la sicurezza costituisce un prerequisito per lo sviluppo; che la sicurezza delle persone costituisce un prerequisito per la pace e la stabilità durature; che un forte nesso tra la sicurezza, lo sviluppo e l'intervento umanitario è essenziale per lo sviluppo sostenibile delle regioni del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa; che senza lo sviluppo e l'eliminazione della povertà non vi sarà una pace sostenibile; che la situazione della sicurezza nelle regioni del Sahel-Sahara e nel Corno d'Africa è progressivamente peggiorata e l'azione dell'Unione europea non è stata in grado di rispondere adeguatamente a questa crisi a causa, in particolare, di limitazioni del mandato e dell'operatività;

B.  considerando che il contesto strategico meridionale dell'UE è instabile; che deve far fronte a molteplici sfide, in particolare i conflitti armati ai confini meridionali del continente europeo e il terrorismo jihadista; che l'instabilità di questa regione ha effetti diretti sulla sicurezza dell'Europa e dei suoi cittadini nonché sulla stabilità delle frontiere esterne europee;

C.  considerando che la sicurezza e la stabilità del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa devono costituire un obiettivo strategico della cooperazione dell'UE con i governi dei paesi del vicinato meridionale;

D.  considerando che i mandati della missione nell'ambito della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) sono globali e mirano, tra l'altro, a promuovere la riforma del settore della sicurezza, a portare avanti la riforma della giustizia, a rafforzare la formazione militare e di polizia nonché a favorire la vigilanza;

E.  considerando che l'Unione europea si è impegnata a favore della sicurezza e dello sviluppo della regione del Sahel con un ruolo guida mediante un approccio integrato incentrato sul dialogo politico e diplomatico e sul sostegno umanitario e allo sviluppo;

F.  considerando che l'iniziativa "Potenziamento delle capacità a sostegno della sicurezza e dello sviluppo" (CBSD) nel 2017 ha portato alla revisione dello strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace ("IcSP+"), rendendo possibile il finanziamento di attività di formazione e la fornitura di equipaggiamenti non letali alle forze armate dei paesi terzi;

G.  considerando che gli Stati membri sono tenuti a fornire il personale necessario per le missioni e che la mancanza di personale, aggravata dalla pandemia causata dalla diffusione della COVID-19, comporta una riduzione del personale dell'Unione impiegato in tali missioni per ragioni sanitarie;

H.  considerando che, dall'Oceano Atlantico ad ovest, al Mar Rosso e all'Oceano Indiano ad est, molti paesi africani stanno lottando per far fronte a sfide come la destabilizzazione dell'economia tradizionale agro -pastorale a causa dei cambiamenti climatici, lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di attori esterni, l'insicurezza alimentare e nutrizionale, il mancato accesso a servizi sociali di base, modelli agricoli inadeguati, la crescita demografica e la pressione esercitata sulle risorse naturali e ambientali, come la deforestazione; che un'altra sfida importante è costituita dall'emergere di nuove forme di economia mafiosa, tra cui il traffico di esseri umani, di migranti e di stupefacenti, il commercio illegale di beni culturali e specie selvatiche e l'esportazione incontrollata di oro e minerali che, unitamente alla debolezza delle istituzioni e all'assenza di trasparenza, a una governance debole, all'aumento delle disuguaglianze, all'assenza di fiducia nei governi e alla corruzione di molte amministrazioni, sta producendo un'ibridazione tra gruppi armati, trafficanti e conflitti tradizionali tra comunità e regioni, comportando l'inaccettabile fenomeno dell'estremismo religioso jihadista, che appare erroneamente come una risposta per le società interessate, e l'aumento della radicalizzazione;

I.  considerando che la natura delle sfide per la sicurezza, dei conflitti violenti e della violenza politica varia tra diversi paesi, regioni e province africani; che nella regione del Sahel o del Corno d'Africa gruppi armati islamisti e il terrorismo, come pure, in misura minore, le forze di sicurezza, vari gruppi criminali e le milizie causano notevoli vittime, soprattutto tra i civili; che la situazione varia notevolmente nella maggior parte dei 19 paesi dell'Africa occidentale, ove alcuni paesi registrano una stabilità e una sicurezza durature e altri sono teatro di violenza politica o di conflitti etnici;

J.  considerando che lo scorso anno si sono registrati 3 471 episodi violenti legati a detti gruppi; che anche le vittime registrate a seguito dell'attività dei gruppi islamisti militanti africani sono aumentate del 7 % lo scorso anno, determinando circa 10 460 decessi;

K.  considerando che le attività terroristiche si concentrano in larga misura in cinque zone principali, tra cui la Somalia, il bacino del lago Ciad e il Sahel, con minori ma persistenti minacce nell'Africa settentrionale e nella costa occidentale dell'Oceano Indiano; che nel 2019 il Sahel ha visto il più rapido aumento dell'attività estremista violenta tra tutte le regioni; che ciascuno scenario è caratterizzato da dinamiche uniche e richiede un approccio regionale esclusivo;

L.  considerando che i leader dell'UE e del G5 Sahel hanno espresso profonda preoccupazione per l'aumento del terrorismo e il peggioramento della situazione umanitaria e di sicurezza nella regione del Sahel; che il terrorismo sta esercitando ulteriore pressione sui paesi del G5 Sahel e sul loro vicinato; che il terrorismo sta aggravando le tensioni politiche, etniche e religiose locali ed è alimentato dai raggruppamenti criminali e fondamentalisti, dalle rimostranze socioeconomiche, da una governance debole e, in taluni casi, dalle forze di sicurezza e di difesa;

M.  considerando che gli attacchi terroristici contro la popolazione civile, le istituzioni e i rappresentanti dello Stato, le forze di sicurezza e di difesa e le infrastrutture minano la coesione sociale e che i gruppi terroristici sfruttano a tale scopo anche i conflitti esistenti a livello locale;

N.  considerando che tutte queste sfide hanno profondamente minato la stabilità e la pace delle comunità locali nonché l'ordine tradizionale basato sul compromesso e sull'autorità morale degli anziani e dei leader tradizionali, che sono sostituiti dal dominio dei gruppi armati di trafficanti e terroristi;

O.  considerando che è fondamentale creare le condizioni di sicurezza necessarie al ristabilimento delle strutture statali di base, in particolare nelle regioni più remote, in cui i cittadini possono sentirsi più abbandonati;

P.  considerando che gli attacchi terroristici e criminali tendono a colpire le popolazioni civili, i rappresentanti dello Stato, le forze di sicurezza e di difesa e le infrastrutture socioeconomiche e compromettono quindi la coesione e l'integrazione sociali e delle comunità;

Q.  considerando che il Sahel è una delle regioni maggiormente interessate dalla proliferazione delle armi illecite di piccolo calibro e che tali armi non dichiarate e per lo più detenute illegalmente non solo minacciano la sicurezza e la protezione delle comunità ma sono altresì utilizzate da pericolose reti criminali transnazionali coinvolte in varie forme di traffico, anche di armi, esseri umani e droghe illecite;

R.  considerando che, secondo nuovi dati dell'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI):

   a) il totale delle spese militari degli Stati in Africa è cresciuto dell'1,5 % fino a raggiungere circa 41,2 miliardi di USD nel 2019, il primo aumento della spesa della regione in cinque anni;
   b) l'Africa ha importato il 49 % delle sue attrezzature militari dalla Russia, il 14 % dagli Stati Uniti e il 13 % dalla Cina; che la Cina ha esportato il 20 % delle proprie vendite globali di armi in Africa;

S.  considerando che l'influenza militare della Russia in tutta l'Africa consiste nella vendita di armi, nel ricorso a mercenari e consulenti politici, negli accordi di sicurezza e nei programmi di formazione per paesi instabili;

T.  considerando oro per un valore pari a miliardi di dollari è esportato ogni anno per vie illegali dai paesi dell'Africa occidentale al Medio Oriente attraverso gli Emirati arabi uniti; che, secondo le Nazioni Unite, il gruppo estremista somalo Al Shabaab genera milioni di dollari di proventi dalle esportazioni di carbone verso l'Iran e quindi gli Emirati arabi uniti, in violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite;

U.  considerando che la povertà, la mancanza di istruzione, la disoccupazione, i conflitti, le crisi e l'insicurezza, unitamente ad altri fattori quali il fallimento degli Stati, la cattiva governance e la corruzione colpiscono in particolare i giovani e le opportunità loro offerte, spingendo molti di loro a fuggire e lasciare le loro case e famiglie per raggiungere regioni più sicure o altri continenti, a rischio della loro vita;

V.  considerando che le suddette sfide saranno acuite dalla pandemia di COVID-19 e dall'aggravarsi degli effetti dei cambiamenti climatici; che la Commissione ha annunciato lo stanziamento di ulteriori 194 milioni di EUR per sostenere la sicurezza, la stabilità e la resilienza nel Sahel;

W.  considerando che la minaccia derivante dai gruppi islamisti militanti in Africa non è uniforme ma comprende le attività di un insieme, in costante evoluzione, di circa due dozzine di gruppi che operano attivamente in 14 paesi;

X.  considerando che l'Unione europea ha condotto tre missioni e operazioni militari nell'ambito della PSDC per formare e fornire consulenza alle forze armate di Somalia (missione di formazione dell'UE (EUTM) Somalia – 2010), Mali (EUTM Mali – 2013) e Repubblica centrafricana (EUTM CAR – 2016), un'operazione militare navale (operazione delle forze navali (NAVFOR) ATALANTA – 2009) e tre missioni civili per formare e fornire consulenza alle forze di sicurezza interna del Mali (missione dell'UE per lo sviluppo delle capacità (EUCAP) Sahel Mali – 2012), del Niger (EUCAP Sahel Niger – 2014) e della Somalia (EUCAP Somalia – 2014), il progetto GAR-SI Sahel, e ha istituito e avvierà presto una missione consultiva (EUAM) nella Repubblica centrafricana;

Y.  considerando che vari avamposti militari di singoli paesi, come la Francia e gli Stati Uniti, forniscono assistenza alla sicurezza ai partner locali, conducendo azioni antiterrorismo e altre operazioni; che tali azioni, parallelamente alle soluzioni politiche, agli sforzi di costruzione dello Stato e alle iniziative di sviluppo, sono fondamentali per sconfiggere i gruppi terroristici e contribuire allo sviluppo della stabilità regionale;

Z.  considerando che è necessario mantenere la pressione sui terroristi per arrestare la proliferazione di questa minaccia verso altre regioni e altri continenti, tra cui l'Europa;

AA.  considerando che nel corso dell'ultimo decennio le istituzioni di sicurezza africane hanno impiegato decine di migliaia di collaboratori in operazioni di pace nel territorio africano, dimostrando un'autentica volontà di contribuire alla governance della sicurezza nel proprio continente;

AB.  considerando che l'UE sostiene inoltre l'operatività della forza congiunta del G5 Sahel, uno strumento essenziale di lotta al terrorismo, che è fondamentale per contrastare il terrorismo, l'attività jihadista e le minacce per la sicurezza nonché per migliorare la sicurezza regionale;

AC.  considerando che la costante operatività dei principali soggetti del settore della sicurezza a livello regionale come, ad esempio, la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), la Forza di pronto intervento dell'Africa orientale (EASF) e la Forza di pronto intervento dell'Unione africana coincide con l'interesse dell'UE nell'assistere i paesi in difficoltà a fornire pace e prosperità ai loro cittadini;

AD.  considerando che la cooperazione regionale e le relazioni di buon vicinato tra i paesi della regione del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa sono indispensabili al fine di mantenere e rafforzare la stabilità in queste regioni;

AE.  considerando che l'Unione africana resta un partner fondamentale per gli sforzi di pace e stabilità dell'UE;

AF.  considerando che l'Unione africana, in occasione del suo vertice annuale del febbraio 2020, ha annunciato l'intenzione di inviare 3 000 soldati nel Sahel per sostenere il G5 Sahel nella lotta contro i gruppi armati;

AG.  considerando che dal 2017 l'UE ha seguito un processo di regionalizzazione delle sue missioni di PSDC, che oltre a promuovere la cooperazione con il G5 Sahel è inteso a migliorare l'individuazione e la risoluzione delle lacune nell'ambito della cooperazione transfrontaliera nelle regioni;

AH.  considerando che, dopo anni di formazione specifica, le suddette missioni dell'UE e delle Nazioni Unite sono state ostacolate nella loro sostenibilità ed efficacia a causa delle limitazioni al loro mandato, ai programmi di formazione, ai piani di sostenibilità e alla titolarità locale, nonché a causa dell'impossibilità di fornire alle unità che formano e alle forze di difesa locali le attrezzature necessarie, tra cui armi, munizioni e veicoli; che i mandati e l'obiettivo delle missioni dell'UE devono essere rivisti al fine di effettuare un'analisi degli "insegnamenti tratti" che dovrebbe essere utilizzata per adattare le missioni attuali e future;

AI.  considerando che qualsiasi formazione, finanziamento o equipaggiamento delle forze di sicurezza nei paesi terzi dovrebbe rispettare i valori fondamentali europei e contribuire a creare un settore della sicurezza affidabile volto innanzitutto a fornire benefici in termini di sicurezza a tutta la popolazione locale rispettando nel contempo lo Stato di diritto e, in particolare, il diritto internazionale in materia di diritti umani;

AJ.  considerando che tali restrizioni e l'assenza di una presenza coesa e strategica dell'Unione europea intaccano la credibilità dell'azione esterna dell'Unione, mentre altri attori globali intensificano le loro azioni, inviano mercenari e creano le proprie strutture militari e hanno aumentato la fornitura di armi e munizioni ai paesi della regione senza condizioni di governance e lo fanno, di fatto, per promuovere interessi esclusivamente bilaterali;

AK.  considerando che nel 2017 il Partito comunista cinese ha formalmente adottato l'iniziativa "Nuova via della seta" in occasione del congresso nazionale del partito, annunciando investimenti per 8 000 miliardi di USD per una vasta rete di infrastrutture nel settore dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni che collega l'Europa, l'Africa e l'Asia; che la Cina è un soggetto importante nell'economia dell'Africa ed esercita un'influenza significativa su molti aspetti degli affari del continente;

AL.  considerando che nel corso dell'ultimo decennio gli Emirati arabi uniti hanno gradualmente aumentato la loro presenza nel Corno d'Africa, utilizzando progetti umanitari e di sviluppo per rafforzare la loro rilevanza geostrategica, in particolare nel Golfo di Aden; che la Somalia ha esortato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare misure contro la costruzione di una base militare degli Emirati arabi uniti (EAU) nel Somaliland;

AM.  considerando che la Turchia ha trascorso anni a instaurare un clima di fiducia nel Corno d'Africa in quanto cerca di aumentare la propria influenza, in particolare nella regione del Mar Rosso; che le aziende turche gestiscono tuttora il principale porto marittimo e l'aeroporto di Mogadiscio e offrono persino formazione militare per i soldati del governo somalo;

AN.  considerando che la Marina dell'Esercito popolare di liberazione cinese (PLAN) ha collocato la sua prima base militare d'oltremare in Gibuti e che la Cina detiene oltre il 70 % del prodotto interno lordo del Gibuti sotto forma di debito; che i prestiti dell'iniziativa "Nuova via della seta" spingono paesi in via di sviluppo vulnerabili nella morsa dei debiti, esaurendo le riserve del governo e imponendo a generazioni di contribuenti debiti enormi;

AO.  considerando che né l'esercito somalo, né quello burkinabé, maliano o centrafricano sono riusciti a reagire in modo efficace e faticano a contrastare i jihadisti e i gruppi armati o a mantenere e proteggere territori con l'aiuto delle forze internazionali amiche, con il risultato che le popolazioni locali si sentono abbandonate e temono di essere accusate dai jihadisti o dai gruppi armati di collaborare con il governo nel caso ritornino e occupino nuovamente le zone da cui erano stati espulsi;

AP.  considerando che vi è stato un calo decisivo nella pirateria al largo delle coste dell'Africa orientale e occidentale a seguito degli sforzi di sicurezza marittima internazionale profusi sia dall'UE che dalla NATO, che fungono da precedente per la cooperazione di sicurezza europea, africana e transatlantica;

AQ.  considerando che, dopo anni di partecipazione alle suddette missioni civili e militari, la situazione generale non è migliorata significativamente e si registra ora una tendenza al peggioramento nonostante gli sforzi compiuti; che, di conseguenza, persistono numerose sfide vecchie e nuove e occorre pertanto attuare una strategia globale, prestando particolare attenzione alle regioni ove si registrano le più alte vulnerabilità e tensioni al fine di conseguire l'obiettivo ultimo della stabilità regionale e del trasferimento della responsabilità della sicurezza nelle mani degli africani; che tale strategia risponde a una necessità impellente e alle forti aspettative da parte degli attori sul campo e delle popolazioni locali e dovrebbe affrontare le cause profonde della crisi;

AR.  considerando che la questione del finanziamento della PSDC è essenziale per il proseguimento della politica, e che il Fondo europeo di sviluppo, attraverso il Fondo per la pace in Africa e, in futuro, lo strumento europeo per la pace, fornisce sostegno all'Unione africana finanziando, tra l'altro, il costo operativo delle operazioni militari di mantenimento della pace in Africa, in particolare la missione AMISOM in Somalia; che lo strumento europeo per la pace sostituirà il meccanismo Athena per il finanziamento dei costi comuni delle operazioni militari della PSDC, e il Fondo per la pace in Africa doterà l'UE di un nuovo strumento per dispiegare in modo più flessibile le operazioni militari e rafforzare notevolmente le possibilità di assistenza in materia di sicurezza per i partner; che l'impatto finale dello strumento europeo per la pace quale strumento volto ad affrontare in maniera sostenibile i conflitti violenti e l'insicurezza dipenderà dalla misura in cui è integrato dalle necessarie garanzie e dai necessari sistemi di monitoraggio volti a evitare un potenziale abuso degli aiuti erogati e ad assicurare che si tenga debitamente conto delle questioni in materia di responsabilità, diritti umani e rispetto del diritto umanitario; che il futuro strumento europeo per la pace, che dovrebbe subentrare al Fondo per la pace in Africa nel 2021, dovrebbe estendere il suo ambito di applicazione agli Stati partner e consentire la fornitura di attrezzature militari;

AS.  considerando che è indispensabile che l'Unione sostenga i propri partner nelle regioni del Sahel-Sahara e del Corno d'Africa che incontrano sempre maggiori difficoltà nella lotta contro i gruppi terroristici armati, compresi i jihadisti; che l'Unione europea può rispondere in modo adeguato fornendo ai paesi della regione interessata l'assistenza necessaria, comprese armi e munizioni, attraverso lo strumento europeo per la pace; che tale strumento dovrebbe essere approvato senza indugio onde consentire l'assistenza militare necessaria;

AT.  considerando che nel Sahel le temperature aumentano 1,5 volte più velocemente che nel resto del mondo e che, secondo le Nazioni Unite, circa l'80 % dei terreni agricoli di questa regione è degradato, e quasi 50 milioni di persone che dipendono dall'allevamento del bestiame si contendono il territorio; che, secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), questa situazione spinge le popolazioni nell'insicurezza alimentare rendendone difficile la sopravvivenza e ponendole dinanzi a scelte difficili;

AU.  considerando che gli effetti dei cambiamenti climatici sono un fattore di rischio della destabilizzazione, della violenza e dei conflitti;

AV.  considerando che, secondo l'UNICEF, l'aumento degli attacchi violenti alle scuole pubbliche, delle uccisioni, dei rapimenti, delle percosse e delle minacce di morte contro insegnanti e studenti ha condotto alla chiusura di oltre 9 000 scuole nell'Africa centrale e occidentale, negando un'istruzione adeguata a circa due milioni di bambini;

AW.  considerando che l'UE continua a essere seriamente preoccupata per il crescente numero di bambini reclutati come bambini soldato da parte di gruppi estremisti;

AX.  considerando che l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) ha segnalato nuove preoccupanti tendenze in relazione al traffico di stupefacenti nella regione, che hanno ripercussioni negative sulla governance, la sicurezza, la crescita economica e la salute pubblica; che, secondo l'Ufficio, nell'Africa occidentale, centrale e settentrionale avviene l'87% del totale dei sequestri di oppiacei farmaceutici nel mondo e che l'UNODC riconosce l'esistenza di uno stretto legame tra il traffico di stupefacenti e il finanziamento dei gruppi armati;

AY.  considerando che l'approccio strategico dell'UE in materia di donne, pace e sicurezza sottolinea la necessità di integrare una prospettiva di genere in tutti i settori e attività in materia di pace e sicurezza al fine di garantire l'efficacia delle politiche dell'Unione;

AZ.  considerando che gli attacchi dei gruppi estremisti e l'aumento delle violenze tra le comunità per quanto riguarda le risorse stanno influenzando l'accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria, e un elevato numero di ragazze è particolarmente esposto a diversi tipi di abusi, fisici e sessuali;

BA.  considerando che l'Unione europea dovrebbe procedere a un aumento strategico ancora maggiore della sua presenza economica, in considerazione della crescente presenza di altre potenze straniere;

BB.  considerando che il commissario per il Vicinato e l'allargamento ha proposto di riassegnare 3,25 miliardi di EUR a titolo dei programmi esistenti, riducendo i tempi per lo stanziamento e assegnando priorità, per rispondere alle esigenze legate alla diffusione del coronavirus in Africa, ivi compresi 2,06 miliardi di EUR per l'Africa subsahariana;

BC.  considerando che l'UE dovrebbe rafforzare la sua cooperazione con i parlamenti nazionali, comprese le commissioni per la sicurezza e la difesa, al fine di migliorare le funzioni di sorveglianza critica sugli interventi di sicurezza nazionali ed esterni;

L'azione intrapresa dall'Unione europea e dai suoi Stati membri

1.  ritiene che la Commissione, il Consiglio e il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) debbano coordinare le strategie di sviluppo, umanitarie e di sicurezza in cui sono coinvolti nel quadro di una strategia integrata che comporti una titolarità africana indipendente in materia di sicurezza e difesa; ritiene che l'Unione africana e gli Stati africani della regione siano partner fondamentali con cui l'UE è impegnata in maniera significativa al fine di conseguire congiuntamente lo sviluppo sostenibile e la sicurezza delle persone; sostiene l'intenzione dell'Unione africana di inviare 3 000 soldati per sostenere il G5 Sahel; è fermamente convinto che l'UE e i suoi Stati membri debbano rafforzare le capacità dei partner, rivedendo i loro impegni in materia di sicurezza e difesa nelle regioni del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa, anche attraverso la fornitura di attrezzature militari nel rispetto del principio del "non nuocere";

2.  ricorda che la lotta al terrorismo dipende in particolare dall'abilità degli Stati interessati di mantenere istituzioni forti e affidabili, servizi di base consolidati, ivi comprese le capacità di sicurezza interne, e un sistema giudiziario che goda della fiducia dei cittadini, in particolare in materia penale; ritiene che una strategia di sicurezza per le regioni del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa debba innanzitutto essere fondata sulla risoluzione delle cause profonde dei conflitti nella regione, poiché l'eliminazione della povertà è fondamentale ai fini di una pace sostenibile;

3.  chiede la promozione di relazioni rinnovate fra l'UE e il continente africano basate sulla solidarietà e sul rispetto e beneficio reciproci, sempre nell'osservanza dei principi del rispetto del diritto internazionale, della sovranità nazionale e della parità tra le parti;

4.  ritiene che tutte le missioni, le operazioni e altre azioni nel quadro della PESC dell'Unione europea debbano essere coordinate dal VP/AR sotto l'autorità del Consiglio, a norma dell'articolo 43, paragrafo 2, TUE, e che la cellula comune di coordinamento del sostegno dovrebbe fornire più consulenze alla Commissione e al VP/AR, svolgendo un ruolo di coordinamento rafforzato, e dovrebbe proporre l'istituzione di un centro di dottrina civile-militare centralizzato che rafforzi le capacità delle missioni e dei progetti in materia di capacità militare di pianificazione e condotta e di capacità civile di pianificazione e condotta;

5.  è fermamente convinto che l'UE debba investire il più possibile in processi finalizzati alla prevenzione dei conflitti avviando una molteplicità di processi e progetti molto concreti di mediazione, dialogo e riconciliazione parallelamente ad altre misure di sicurezza; sottolinea la necessità di perseguire inoltre approcci non incentrati sullo Stato volti a promuovere la stabilità e la sicurezza, in particolare per quanto riguarda le tensioni tra le comunità; ritiene fermamente che solo l'assistenza alla sicurezza che pone al proprio centro la sicurezza delle persone sia efficace nel medio e lungo termine;

6.  sottolinea l'urgente necessità di rafforzare le missioni e le operazioni della PSDC nonché la politica di pianificazione e comunicazione strategica globale dell'UE, al fine di aumentare la visibilità delle azioni dell'Unione;

7.  si compiace dell'impegno globale dell'Unione nel Sahel, in Africa occidentale e nel Corno d'Africa e riconosce il contributo delle missioni e delle operazioni della PSDC alla pace, alla sicurezza e alla stabilità internazionale; sottolinea, tuttavia, la necessità di adeguare le norme finanziarie e amministrative, nonché i processi decisionali politici, al fine di rendere la risposta alle crisi più rapida ed efficace;

8.  ribadisce il suo invito a elaborare un Libro bianco sulla difesa europea, che definisca e delinei scenari molto precisi per eventuali interventi militari dell'UE e le rispettive dottrine sottostanti in conformità delle missioni militari di cui all'articolo 43, paragrafo 1, TUE;

9.  elogia il personale delle missioni dell'UE che, nonostante condizioni molto difficili, ha agito in maniera eccezionale e ha dimostrato dedizione e professionalità;

10.  sottolinea che, alla luce del grave e profondo peggioramento delle condizioni di sicurezza nella regione e al fine di colmare eventuali lacune nelle missioni e nei progetti dell'UE, lo sviluppo delle capacità dei partner nel settore della sicurezza deve essere rafforzato, onde rispondere in maniera più adeguata alle importanti sfide e alle gravi condizioni di sicurezza nella regione, anche mediante il sostegno ai paesi terzi nella lotta al terrorismo nei rispettivi territori;

11.  sostiene la comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 28 aprile 2015, dal titolo " Potenziare le capacità per promuovere sicurezza e sviluppo – Consentire ai partner di prevenire e gestire le crisi"(11);

12.  accoglie con favore la proposta della Commissione e i negoziati interistituzionali in corso volti a istituire un regolamento sullo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale (NDICI) che comprenda tutti i compiti dell'attuale strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace;

13.  accoglie con favore la proposta del VP/AR, con il sostegno della Commissione, per l'istituzione, nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune (PESC), di uno strumento europeo per la pace per il finanziamento della cooperazione militare e di difesa con i paesi terzi e le organizzazioni internazionali, ivi comprese le attrezzature nel quadro dell'elenco comune delle attrezzature militari dell'Unione europea, che colmerà una considerevole lacuna nel sostegno dell'UE e, congiuntamente all'NDICI, consentirà all'Unione di rispondere con maggiore rapidità ed efficacia alle sfide in materia di sicurezza e ne chiede la tempestiva adozione; rammenta che lo strumento europeo per la pace mira ad incorporare il Fondo per la pace in Africa e integrare una componente di sviluppo delle capacità che consentirebbe la fornitura di attrezzature militari ai paesi partner, comprese armi e munizioni, nel pieno rispetto della posizione comune, dei diritti umani e del diritto umanitario e con efficaci disposizioni in materia di trasparenza, come indicato nella sua raccomandazione del 28 marzo 2019 sull'istituzione dello strumento europeo per la pace, al fine di garantire che le attrezzature militari non siano fornite a beneficiari che commettono abusi, atrocità e altri danni nei confronti delle popolazioni civili; rileva che dal giugno 2018 gli Stati membri si stanno adoperando a favore di una decisione del Consiglio che istituisca lo strumento europeo per la pace, al più tardi nel gennaio 2021; invita il Consiglio, a tale riguardo e considerando l'attuale situazione in Africa, ad approvare tale proposta adottando senza indugio la necessaria decisione che istituisce il nuovo strumento per sostenere le capacità militari delle forze armate africane e:

   a) chiede che il bilancio dello strumento europeo per la pace sia sufficiente per affrontare in modo efficace le attuali sfide relative alla formazione, alle operazioni, alle missioni, ai progetti e alle attrezzature militari (comprese armi, munizioni e trasporti);
   b) invita a garantire che lo strumento europeo per la pace superi le attuali limitazioni nell'ambito del Fondo per la pace in Africa e del bilancio dell'Unione per l'acquisizione di armi e munizioni;
   c) chiede che siano previsti finanziamenti a titolo del bilancio dell'UE per le spese amministrative derivanti dalla decisione del Consiglio, compreso il personale;
   d) invita il Consiglio ad imputare agli Stati membri le spese operative relative alla sua attuazione, ivi comprese attrezzature e formazione;
   e) prende atto del fatto che gli Stati membri che non partecipano al finanziamento di una specifica azione o di parte di essa potrebbero astenersi dalla votazione in seno al Consiglio;
   f) chiede di istituire in seno al servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) una nuova divisione apposita incaricata di gestire questo nuovo strumento, per controllare la fornitura e l'utilizzo di attrezzature e formazione, ivi comprese adeguate garanzie e misure di mitigazione dei rischi;
   g) ritiene che la fornitura e l'utilizzo di tali attrezzature e formazione dovrebbero essere monitorati da esperti distaccati dagli Stati membri in questa divisione per informare il VP/AR ed essere sottoposti al controllo del Parlamento e agli audit della Corte dei conti europea;

14.  è del parere che la sostenibilità, l'efficacia e la visibilità delle missioni civili e militari dell'UE in Africa, nonostante l'elevato grado di dedizione e professionalità del personale, siano state ostacolate in particolare dalla mancanza di titolarità locale, piani di sostenibilità e attrezzature di base nei paesi interessati, così come è avvenuto per la loro abilità di rafforzare la capacità dei partner;

15.  invita la Commissione e il Consiglio a garantire l'esplorazione di tutti gli strumenti di finanziamento al fine di affrontare le cause profonde dei conflitti e sostenere lo sviluppo delle capacità di sicurezza nei paesi africani interessati, in conformità degli articoli 209 e 212 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e alla luce delle gravissime crisi in materia di sicurezza nella regione del Sahel-Sahara e nell'Africa orientale;

16.  accoglie con favore la proposta di rafforzare il principio di partenariato nelle relazioni tra l'UE e l'Africa di cui alla comunicazione congiunta dal titolo "Verso una strategia globale per i rapporti con l'Africa" (JOIN(2020)0004); invita la Commissione, e in particolare il VP/AR, ad avviare partenariati bilaterali ad hoc per una trasformazione che riguardi un'ampia gamma di settori, dando priorità alla sicurezza e alla difesa; invita il VP/AR a rendere omaggio ai paesi avanzati nel settore del consolidamento della democrazia e della sicurezza delle persone e a incoraggiarli ad aderire a partenariati bilaterali sulla base del principio "più progressi, più aiuti"; invita il VP/AR, al di là dei partenariati bilaterali, ad assistere nel consolidamento delle funzioni di sicurezza delle organizzazioni subregionali, come la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), la Comunità dell'Africa orientale o la Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC);

17.  raccomanda che l'UE valuti la possibilità di contribuire ai costi operativi e logistici delle operazioni contro il terrorismo condotte dalle forze armate nazionali della Mauritania, del Mali, del Burkina Faso, del Niger e del Ciad, nell'ambito delle operazioni di mantenimento della pace nella regione del Sahel-Sahara e seguendo un approccio analogo a quello adottato per finanziare le forze congiunte del G5 Sahel e la missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM), e osserva che lo strumento europeo per la pace dovrebbe essere lo strumento appropriato a tal fine;

18.  incoraggia una discussione in merito all'opportunità di applicare ai programmi di formazione esistenti le stesse facilitazioni per l'acquisizione di materiale militare, comprese le armi, attualmente previste per lo spiegamento e la formazione della forza del G5 Sahel, compreso il sostegno finanziario, se necessario;

19.  raccomanda che qualsiasi finanziamento delle operazioni di rafforzamento delle capacità per i paesi africani sia subordinato alla presentazione, da parte del paese beneficiario, di un piano di sostegno concordato congiuntamente, che includa la formazione sulla riforma del settore della sicurezza, sui diritti umani, sul diritto internazionale umanitario e sullo Stato di diritto, con scadenze ragionevoli e da conseguire con il monitoraggio dell'UE, nonché con la possibilità di ulteriori adeguamenti in funzione dell'evoluzione della situazione;

20.  è profondamente preoccupato per l'elevato numero di casi di gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza maliane, come esaminato e riferito dalla missione multidimensionale integrata di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA);

21.  riconosce l'importante ruolo svolto dal Mali ai fini della stabilità del Sahel e condivide le profonde preoccupazioni dell'ECOWAS per quanto riguarda il colpo di stato in Mali del 18 agosto 2020; sottolinea che la cooperazione continua con la comunità internazionale e il sostegno della stessa, in particolare l'Unione europea e le Nazioni Unite, possono essere conseguiti con successo solo se sarà adottata una serie di provvedimenti importanti, ad esempio l'istituzione di un sistema elettorale ben preparato, valido, trasparente e stabile che assicuri elezioni credibili, libere ed eque nonché reali condizioni di parità per i partiti politici; sostiene la necessità di un governo di transizione inclusivo, che comprenda tutti i gruppi politici e sociali e miri a salvaguardare i diritti e le libertà costituzionali di ogni cittadino, senza mai perdere di vista le pressanti sfide sociali, economiche e in materia di sicurezza attuali, che rendono necessaria un'azione urgente per rispondere alle legittime richieste dei cittadini di un dialogo inclusivo e costruttivo sul futuro del loro paese; sostiene gli sforzi profusi dal SEAE per contribuire al raggiungimento di una soluzione pacifica e democratica che consenta alla fine di ripristinare una stabilità duratura e la fiducia dei cittadini malesi nelle loro istituzioni e nell'amministrazione pubblica, che dovrebbero essere realmente inclusive, libere da corruzione e aiutare tutti i cittadini a realizzare le loro aspirazioni di prosperità, pace, sviluppo, stabilità e sicurezza;

22.  prende atto delle relazioni di valutazione dell'ONU sugli interventi di applicazione della legge e di supporto alle vittime di sfruttamento e abusi sessuali da parte del personale dell'ONU e di altro personale coinvolto nelle operazioni di mantenimento della pace; si dichiara profondamente scioccato dalla portata allarmante di tali reati e dal fatto che chi li commette non sia chiamato a risponderne; è parimenti scioccato dalle accuse di violenza sessuale su minori a carico delle truppe europee e dell'ONU, in particolare nella Repubblica centrafricana nel 2016, e chiede giustizia; sollecita le Nazioni Unite, gli Stati membri dell'UE e gli organi PSDC dell'UE a indagare, perseguire e condannare senza indugi e con la massima fermezza il personale ONU, nazionale o dell'UE responsabile di atti di violenza sessuale; sottolinea la pressante necessità di riformare le strutture interessate in modo da porre fine all'impunità del personale delle Nazioni Unite e dell'UE, istituendo meccanismi efficaci e trasparenti in materia di vigilanza e responsabilità; trova inaccettabile che attualmente le azioni legali relative a presunti abusi rimangano puramente volontarie e dipendano dal paese che ha messo a disposizione il contingente; esprime la convinzione che sia possibile ridurre e prevenire questi gravi reati anche mediante la formazione e l'istruzione; ricorda con forza la necessità urgente di impedire tali reati in futuro, anche al fine di ripristinare la fiducia della popolazione locale nel mantenimento della pace internazionale;

23.  chiede che sia ridefinito il formato delle missioni di formazione EUTM Mali, EUTM CAR e EUTM Somalia per adattarle meglio alle esigenze reali delle forze armate e a quelle delle popolazioni dei paesi beneficiari mediante:

   a) l'armonizzazione delle metodologie di formazione e delle norme procedurali e di ingaggio, così come la garanzia che esse siano uniche e concepite in base alle esigenze individuate nel paese, integrando la formazione sulla parità di genere e i diritti delle donne, compresa l'agenda in materia di donne, pace e sicurezza;
   b) lo sviluppo e l'applicazione di una politica generale di riforma del settore della sicurezza incentrata sulla sicurezza delle persone e le esigenze dell'intera popolazione in termini di sicurezza;
   c) la garanzia che gli istruttori dell'UE siano incaricati, in coordinamento con le autorità militari locali, di selezionare i soldati tra quelli proposti dai governi locali, formarli per migliorarne le competenze, anche mediante la conoscenza del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale in materia di diritti umani, supervisionarli e accompagnarli sul campo una volta terminato il loro percorso formativo, al fine di valutarli e impedire lo smantellamento delle unità e la dispersione dei soldati;
   d) l'offerta di centri di formazione con attrezzature militari sia individuali che condivise (ove il paese in questione non le fornisca), onde garantire la fornitura di una formazione adeguata dopo che l'UE avrà posto in essere garanzie che assicurino la conformità agli otto criteri della posizione comune 944 nel trasferimento di armi verso i paesi terzi, garantendo il controllo post-spedizione e il controllo sull'uso finale per prevenire la diversione a gruppi armati, ivi compresi i terroristi;
   e) l'aumento del tasso di occupazione dei posti in organico nelle missioni, per ovviare ai problemi ricorrenti;
   f) la garanzia che la formazione corrisponda alla realtà operativa, ossia includa la mobilità e le capacità di comando e di controllo;
   g) i benefici derivanti dal distacco delle competenze militari richieste, in particolare nel settore della consulenza strategica;
   h) l'istituzione di un meccanismo di monitoraggio e tutela dei diritti umani per prevenire le violazioni di tali diritti;

24.  è del parere che il rafforzamento della componente consultiva di talune missioni (EUTM Somalia) presso le strutture di comando delle forze locali consentirebbe di esercitare un'influenza significativa sulla modalità di esecuzione delle operazioni e nell'ambito del dispositivo multilaterale di assistenza militare;

25.  ritiene che l'UE debba attuare un controllo adeguato e continuare a condurre valutazioni periodiche efficaci e revisioni strategiche delle missioni civili EUCAP Sahel Mali, EUCAP Sahel Niger, EUCAP Somalia e EUAM RCA, riesaminandone il mandato, il bilancio e le risorse umane, nonché continuare a servirsi dei sistemi di monitoraggio nell'ambito del piano di attuazione delle missioni e dell'analisi comparativa come strumento di orientamento generale; è convinto che sarebbe possibile conseguire un miglior adattamento delle missioni alla situazione politica e di sicurezza in costante evoluzione mediante l'adattamento alle esigenze locali e l'intensificazione della cooperazione con i partner locali, e ritiene che ciò renderebbe le missioni ancora più operative ed efficaci, integrandole in un più ampio tentativo di riforma del settore della sicurezza a beneficio della sicurezza della popolazione locale; invita il VP/AR e il SEAE a riferire al Parlamento in merito alla relazione annuale sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune del 2019(12) e alla valutazione delle missioni in Africa da parte del Parlamento; ribadisce la critica relativa all'assenza di indicatori adeguati per monitorare i risultati delle missioni EUCAP Niger e EUCAP Mali e al fatto che il controllo e la valutazione delle attività delle missioni siano stati inadeguati e inadatti a tener conto delle loro implicazioni; invita il VP/AR e il SEAE a riferire in merito alla valutazione della costituzione delle forze dell'EUTM Somalia da parte del Parlamento;

26.  osserva che la situazione in materia di sicurezza in Somalia è molto preoccupante e costituisce un fattore di destabilizzazione in tutto il Corno d'Africa e oltre; ritiene che il governo federale della Somalia non sia in grado di svolgere interamente i propri compiti e che l'esercito nazionale somalo, nonostante i recenti progressi, non riesca ancora a contrastare da solo le attività terroristiche di al-Shabab; ricorda che l'esercito somalo dovrebbe subentrare all'AMISOM nel dicembre 2021; sottolinea che il conseguimento di tale obiettivo richiede un programma di assistenza nuovo e completo e chiede all'UE di concordare con l'Unione africana e il governo somalo una posizione sul meccanismo da porre in essere una volta terminata l'AMISOM;

27.  ritiene che la crisi del Golfo stia avendo gravi ramificazioni in Somalia, dove gli Emirati arabi uniti continuano a sostenere azioni esplicite che compromettono direttamente i miglioramenti politici e di sicurezza realizzati finora in Somalia, creando una divisione nazionale tra il governo federale della Somalia e gli Stati membri federali sulla sicurezza, le elezioni nazionali e le questioni di sviluppo; chiede che tali azioni siano sospese senza indugio;

28.  chiede alle parti maliane che hanno aderito all'accordo per la pace e la riconciliazione in Mali, risultante dal processo di Algeri, di rispettare e attuare tale accordo senza ulteriori indugi;

29.  ritiene che l'Unione europea debba continuare a sostenere finanziariamente l'AMISOM durante il periodo di transizione attraverso il Fondo per la pace in Africa, mantenere la presenza delle tre missioni e operazioni militari o civili dell'UE, sebbene riviste, (ATALANTA, EUTM Somalia e EUCAP Somalia), sostenere le istituzioni democratiche e proseguire la formazione dell'esercito nazionale e la creazione di settori della sicurezza trasparenti, responsabili e democraticamente controllati;

30.  invita gli Stati membri e l'UE ad aiutare le forze congiunte del G5 Sahel a diventare operative attraverso la fornitura di assistenza finanziaria nonché la fornitura di attrezzature militari e formazione, includendo nel contempo garanzie e misure di mitigazione adeguate, così come consulenze in materia di dottrina, capacità programmate e gestione; evidenzia la necessità di una componente di polizia forte e credibile a tale riguardo; invita i partner che hanno assunto impegni in occasione della conferenza dei donatori, tenutasi a Bruxelles il 22 febbraio 2018, ad attuarli rapidamente;

31.  ritiene che gli Stati africani debbano assumersi la responsabilità di adempiere agli obblighi propri di uno Stato per stabilizzare tutte le zone libere da terroristi jihadisti, gruppi criminali e armati, trafficanti e criminali onde tutelare i cittadini, attraverso la fornitura di servizi di base (amministrazione, approvvigionamento idrico ed elettricità, sanità, giustizia, istruzione); è del parere che le forze militari o di sicurezza dovrebbero garantire un adeguato ambiente di sicurezza e servizi di base temporanei fino al momento in cui subentrerà l'amministrazione civile e chiede all'Unione europea di intensificare i suoi sforzi volti a sostenere gli Stati africani nella fornitura dei servizi di base;

32.  sostiene la richiesta dell'Unione africana alle Nazioni Unite di avere accesso ai contributi valutati dall'ONU per le missioni a guida africana autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite;

33.  sottolinea che è necessario un coordinamento con i paesi del Nord Africa, nonché un efficace contributo alla pace e alla riconciliazione in Libia, al fine di evitare che diventi un punto di propagazione per il jihadismo, i gruppi terroristici, criminali e armati, il traffico di armi e la tratta di esseri umani; incoraggia pertanto i negoziati di pace con il formato "5+5" e invita tutti i paesi a rispettare lo spirito della Conferenza di Berlino; esprime l'auspicio che i recenti segnali di cessate il fuoco e di pace in Libia si concretizzino; accoglie con favore, a tale proposito, le recenti iniziative del SEAE e del VP/AR, in particolare la sua visita in Libia il 1º settembre 2020, e sottolinea che l'UE dovrebbe svolgere un ruolo guida nel processo di mediazione;

34.  invita l'UE ad affrontare le considerevoli e crescenti minacce alla protezione e alla conservazione del patrimonio culturale e a contrastare il traffico di opere culturali, in particolare nelle zone di conflitto;

35.  ritiene che la cooperazione con i paesi dell'Africa settentrionale debba essere prevista principalmente in termini di scambio di informazioni e di intelligence, formazione militare e lotta alla radicalizzazione, tenendo conto della comprovata esperienza di alcuni di essi;

36.  ritiene che una politica di sicurezza globale a medio e lungo termine per tali regioni debba altresì incentrarsi sulla promozione della resilienza;

37.  accoglie con favore e sostiene l'approccio globale mauritano, che integra una strategia sociale e di sviluppo alla risposta militare e di sicurezza; esprime la propria solidarietà al Niger, al Mali e al Burkina Faso, paesi che sono profondamente colpiti dal terrorismo; plaude agli sforzi e ai sacrifici della comunità internazionale, della Missione multidimensionale integrata delle Nazioni Unite per la stabilizzazione in Mali, della task force congiunta multinazionale, del G5 e delle forze armate francesi (operazione Barkhane), della cellula consultiva e di coordinamento regionale dell'UE (RACC), dell'EUCAP Sahel Mali e Niger, dell'EUTM Mali, del GAR-SI Sahel e dell'esercito del Ciad, che è la forza essenziale nei settori centrale e orientale del G5 e richiede un sostegno particolare per i suoi battaglioni; esorta i paesi del G5 Sahel a perseguire riforme interne e ad applicare appieno i diritti umani, la buona governance e la responsabilità democratica, rispettando i diritti umani e le norme democratiche;

38.  accoglie con favore la dichiarazione congiunta adottata il 28 aprile 2020 dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e dal presidente della Repubblica islamica di Mauritania, nonché presidente in carica del G5 Sahel, Mohamed Cheikh El Ghazouani, nella quale hanno rinnovato e intensificato l'impegno in termini di sicurezza, stabilità e sviluppo del Sahel in stretta cooperazione con il segretario generale delle Nazioni Unite, il presidente della Commissione dell'Unione africana e il presidente in carica della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale;

39.  incoraggia gli Stati membri a sostenere le operazioni Barkhane e Takuba e le missioni Gazelle e New Nero e a cooperare con le stesse; sottolinea gli ingenti investimenti in termini umani e militari degli Stati membri che già vi partecipano; insiste sulla necessità di un maggiore coinvolgimento europeo, sottolineando tuttavia che ciò non può sostituire l'obbligo dei paesi di perseguire le riforme interne necessarie volte a garantire lo sviluppo sostenibile e la sicurezza;

40.  invita l'UE a prestare particolare attenzione alla diffusione di gruppi terroristici armati, in particolare il terrorismo islamico e l'estremismo violento del wahhabismo, nelle regioni del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa, e a continuare ad adoperarsi su scala globale per combattere il jihadismo; chiede, alla luce dell'impatto strategico di tali regioni sulla stabilità e la sicurezza dei paesi del vicinato meridionale e sulla sicurezza marittima, nonché dell'innegabile pressione sui confini esterni dell'Europa, un miglioramento della cooperazione in materia di sicurezza e dei programmi di aiuto con i paesi interessati;

41.  esorta l'UE ad effettuare una valutazione globale della strategia comune Africa-UE e della comunicazione congiunta della Commissione e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dal titolo "Verso una strategia globale per i rapporti con l'Africa", del 9 marzo 2020, e a promuovere l'attuazione delle conclusioni del Consiglio del 20 aprile 2015 sul piano d'azione regionale per il Sahel 2015-2020, delle conclusioni del 16 marzo 2015 sul piano d'azione dell'UE per il golfo di Guinea 2015-2020 e delle conclusioni del 25 giugno 2018 sul Corno d'Africa/Mar Rosso e il Sahel/Mali e sulla dichiarazione di Pau;

42.  chiede ulteriori protezione e sostegno per le autorità, le comunità e le organizzazioni di istruzione attive sul campo, che cercano di trovare opportunità di apprendimento alternative nei centri comunitari e fanno partecipare migliaia di bambini dell'Africa occidentale e del Sahel a programmi di istruzione e di acquisizione di competenze;

Buona governance e sviluppo sostenibile

43.  afferma che non può esistere una strategia di sicurezza senza un'azione congiunta in ambito umanitario e in materia di sviluppo sostenibile; rammenta le diverse cause profonde del terrorismo e dei conflitti armati; invita a promuovere il capitale e lo sviluppo umani, a soddisfare le esigenze delle comunità più vulnerabili e a sviluppare le capacità di resilienza delle persone;

44.  ritiene che l'Unione europea debba garantire che i piani di sviluppo sostenibile siano multisettoriali, basati sul contesto esistente e offrano una soluzione globale alle sfide della regione interessata; sottolinea che un approccio integrato a pace, sicurezza e sviluppo sostenibile richiede una partecipazione significativa degli attori della società civile locale, segnatamente delle donne e dei giovani, rammentando nel contempo il ruolo degli anziani e dei leader tradizionali nelle società del Sahel-Sahara; è del parere che tali piani debbano essere in linea con i principi dell'efficacia degli aiuti, riaffermati dal consenso europeo in materia di sviluppo, e che debbano essere adottati dall'amministrazione d'intesa con le comunità beneficiarie locali e attuati con la partecipazione della società civile locale e delle organizzazioni umanitarie per garantire trasparenza, titolarità e un coordinamento efficace;

45.  insiste sull'importanza del partenariato con l'ONU, della cooperazione con altre istituzioni internazionali, in particolare l'Unione africana, e del dialogo con altre organizzazioni regionali e subregionali;

46.  ritiene che una cooperazione significativa in materia di sicurezza tra UE e Africa debba fondarsi sullo sviluppo sostenibile, e concentrarsi in particolare:

   a) sul consolidamento della democrazia, garantendo sistemi democratici di governance responsabili tramite un efficace controllo parlamentare, nonché istituzioni democratiche e lo Stato di diritto, assicurando tutte le libertà della società civile;
   b) sulla conclusione dei conflitti e sulla prevenzione di nuovi conflitti, affrontando al contempo le loro cause profonde al fine di conseguire pace e sicurezza durature;
   c) sull'elaborazione di politiche volte a promuovere lo sviluppo economico e la creazione di occupazione, in particolare per i giovani, sottolineando la necessità di coinvolgere questi ultimi nei processi politici, economici e di pace;
   d) sul sostegno a piani d'azione preventivi per la stabilizzazione;
   e) sull'emancipazione femminile, riconoscendo le donne come protagoniste del cambiamento nelle comunità africane, potenziando le loro opportunità educative ed economiche, promuovendo la loro partecipazione nelle istituzioni e nei processi decisionali nazionali e locali, favorendo il loro ruolo nella costruzione della pace, nella prevenzione dei conflitti e nella mediazione, nonché contrastando la violenza sessuale contro donne e ragazze;
   f) sulla prestazione di servizi di base quali la sanità, la sicurezza alimentare, l'approvvigionamento idrico, i servizi igienico-sanitari, la protezione sociale, gli alloggi e le reti di sicurezza, il sostegno alla salute mentale e la protezione della stessa, l'istruzione e l'assistenza alle popolazioni sfollate, per aumentare la fiducia dei cittadini nello Stato;
   g) sulla garanzia della stabilità amministrativa, giuridica e in materia di sicurezza;
   h) sull'eliminazione della povertà, dell'impunità e della corruzione;
   i) sulla lotta agli effetti dei cambiamenti climatici prendendo in esame misure per la loro mitigazione e l'adattamento a essi, al fine di garantire che i mezzi di sussistenza diventino resilienti in modo sostenibile alle minacce ambientali;
   j) sul rispetto dello Stato di diritto e la promozione dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani senza discriminazioni di alcun tipo, della libertà di espressione, della libertà dei media e della libertà di associazione, nonché sul rafforzamento del sostegno strutturale alla società civile e ai media indipendenti;
   k) sulla promozione di pratiche agricole sostenibili quali l'agroecologia, il sostegno ai piccoli produttori e agricoltori e l'attuazione di un legame nutrizionale per contrastare tutte le forme di malnutrizione in tutti i contesti e continuare a finanziare attività che fungono da ponte tra interventi umanitari e di sviluppo, al fine di affrontare le cause profonde della questione;

47.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che le attuali sfide in materia di sicurezza in Africa, che si aggiungono a disuguaglianze persistenti, mancanza di opportunità per i giovani e governance debole, potrebbero alimentare le migrazioni e provocare uno spostamento massiccio della popolazione, compromettendo gli Stati nordafricani, colpendo l'Europa e sfociando in una crisi umanitaria diffusa; riconosce l'impatto di conflitti, povertà, disuguaglianze e cambiamenti climatici sugli sfollamenti forzati e invita l'Unione europea a favorire una migrazione regolare, sicura e dignitosa; sottolinea pertanto l'importanza di rafforzare la cooperazione, in particolare tra l'UE e la regione del Sahel, onde affrontare tale questione importante, ricordando nel contempo la prassi accettata di evitare di applicare la condizionalità agli aiuti umanitari legati alle azioni in materia di migrazione nella regione;

48.  accoglie con favore la strategia dell'UE per il Corno d'Africa, in quanto include non solo politiche di sicurezza e umanitarie, ma anche una politica di sviluppo a lungo termine e gli obiettivi di sviluppo del millennio; sottolinea l'importanza di questa visione a lungo termine della politica di sviluppo e invita la Commissione e gli Stati membri a coordinare le proprie politiche al riguardo e ad adottare al più presto una programmazione congiunta per i vari paesi e la regione;

49.  chiede di attuare la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sui giovani, la pace e la sicurezza nel quadro della cooperazione UE-Africa in materia di sicurezza;

50.  invita l'UE a promuovere l'efficace attuazione dell'agenda in materia di donne, pace e sicurezza delle Nazioni Unite in tutti gli ambiti dell'azione esterna dell'UE, includendo una prospettiva di genere nei settori politici chiave del partenariato strategico UE-Unione africana sulla sicurezza;

51.  ritiene che l'UE dovrebbe rafforzare la sua collaborazione con i parlamenti nazionali, comprese le commissioni per la sicurezza e la difesa, al fine di migliorare le proprie funzioni di vigilanza essenziali sugli interventi di sicurezza nazionali ed esterni;

52.  esorta tutti gli attori militari nel Sahel a rispettare il diritto internazionale umanitario e ad attuare una risposta globale incentrata sull'attenuazione delle sofferenze delle fasce più vulnerabili della popolazione, considerando in particolare la tutela dei civili quale indicatore fondamentale del successo di una strategia di sicurezza integrata; sottolinea l'importanza di garantire che l'esecuzione di tutte le operazioni di sicurezza non aggravi la situazione umanitaria; invita tutti gli attori della sicurezza a monitorare l'impatto delle proprie operazioni militari e misure di sicurezza sull'accesso ai servizi – compresi gli alimenti e la nutrizione – e sugli sfollamenti forzati, con l'obiettivo di ridurre al minimo i loro effetti negativi sulle esigenze umanitarie;

53.  ritiene essenziale fornire un'assistenza straordinaria e olistica alle regioni interessate in vista della sfida straordinaria provocata dalla pandemia di Covid-19, mantenere la continuità operativa delle missioni e le operazioni PSDC, sostenendo le forze armate locali attraverso consulenze su come gestire l'epidemia, rafforzare l'azione di sviluppo dell'UE in tali regioni, che può svolgere un ruolo importante nell'attenuare l'impatto della crisi sanitaria, e fornire aiuti umanitari essenziali, dimostrando flessibilità e la capacità di adattarsi alla situazione; plaude alla decisione approvata all'unanimità dal G20 di sospendere i pagamenti di servizio del debito per i paesi più poveri;

54.  raccomanda che l'UE, in collaborazione con il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo, intervenga a livello finanziario per contribuire al contenimento del debito e al pagamento degli interessi; invita, alla luce della pandemia di Covid-19 e delle sue conseguenze finanziarie, ad esplorare tutte le possibilità di alleviamento, sospensione e sostenibilità del debito dei paesi africani;

55.  raccomanda che i paesi interessati si assumano pienamente la propria responsabilità giuridica internazionale, adottino tutte le misure necessarie a garantire che gli autori di violazioni del diritto internazionale umanitario di tutte le parti siano chiamati a rispondere e consentano il libero accesso agli aiuti umanitari e ai servizi di base per le persone bisognose, comprese quelle che vivono in territori al di fuori del controllo governativo, onde evitare il rischio di diversione degli aiuti umanitari, e che consentano negoziati sull'accesso umanitario con tutte le parti del conflitto, sottolineando inoltre l'importanza che la fornitura di aiuti umanitari sia percepita come neutrale e imparziale e l'importanza di garantire la sicurezza degli operatori umanitari;

56.  accoglie con favore la proposta di rafforzare il principio del multilateralismo nelle relazioni tra Africa e UE di cui alla comunicazione congiunta dal titolo "Verso una strategia globale per i rapporti con l'Africa"; ritiene che la Cina comunista e la Russia autoritaria abbiano adottato approcci differenti nelle relazioni con i paesi africani, in contrapposizione agli sforzi dell'Unione; invita la Commissione a migliorare l'impegno nella diplomazia pubblica e il dialogo con l'Unione africana, i governi, i parlamenti e le società civili al fine di spiegare meglio il sostegno dell'UE in Africa nell'ambito della sicurezza, quale contributo alla strategia di sviluppo dell'Africa per il 2063;

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57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 54 I del 26.2.2020, pag. 9.
(2) GU C 440 del 30.12.2015, pag. 38.
(3) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 33.
(4) GU C 118 dell'8.4.2020, pag. 113.
(5) GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.
(6) GU C 99 E del 3.4.2012, pag. 56.
(7) GU C 419 del 16.12.2015, pag. 153.
(8) Testi approvati, P8_TA(2019)0158.
(9) Testi approvati, P9_TA(2020)0009.
(10) Testi approvati, P9_TA(2020)0008.
(11) JOIN(2015)0017.
(12) Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2020 sull'attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune - relazione annuale (testi approvati, P9_TA(2020)0009).

Ultimo aggiornamento: 17 settembre 2020Note legali - Informativa sulla privacy