Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2020/2011(INI)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : A9-0147/2020

Testi presentati :

A9-0147/2020

Discussioni :

Votazioni :

Testi approvati :

P9_TA(2020)0229

Testi approvati
PDF 188kWORD 65k
Giovedì 17 settembre 2020 - Bruxelles
Attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine rom in Europa
P9_TA(2020)0229A9-0147/2020

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 settembre 2020 sull'attuazione delle strategie nazionali d'integrazione dei rom: combattere gli atteggiamenti negativi nei confronti delle persone di origine romanì in Europa (2020/2011(INI))

Il Parlamento europeo,

–  visti il trattato sull'Unione europea (TUE), il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea,

–  viste la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, la Carta sociale europea, la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali nonché le relazioni e raccomandazioni del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, della commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI) e di altri meccanismi del Consiglio d'Europa;

–  visti la Dichiarazione universale dei diritti umani e i trattati delle Nazioni Unite sui diritti umani, tra cui il Patto internazionale sui diritti civili e politici, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e la Convenzione sui diritti del fanciullo,

–  vista la direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica(1),

–  vista la direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro(2),

–  vista la decisione quadro 2008/913/GAI del Consiglio, del 28 novembre 2008, sulla lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale(3),

–  visto il regolamento (CE) n. 1367/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, sull'applicazione alle istituzioni e agli organi comunitari delle disposizioni della convenzione di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale(4),

–  viste la comunicazione della Commissione del 5 aprile 2011 dal titolo "Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020" (COM(2011)0173) e le successive relazioni di attuazione e di valutazione,

–  viste la raccomandazione del Consiglio del 9 dicembre 2013 su misure efficaci per l'integrazione dei rom negli Stati membri(5) e le conclusioni del Consiglio dell'8 dicembre 2016 dal titolo "Accelerare il processo di integrazione dei Rom" e del 13 ottobre 2016 sulla relazione speciale n. 14/2016 della Corte dei conti europea,

–  viste le relazioni del Parlamento europeo sulla strategia dell'UE per l'inclusione dei rom del 2010 e la relazione sugli aspetti di genere del quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom del 2013,

–  vista la sua risoluzione del 15 aprile 2015, in occasione della Giornata internazionale dei rom – antiziganismo in Europa e riconoscimento, da parte dell'UE, della giornata commemorativa del genocidio dei rom durante la Seconda guerra mondiale(6),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2017 sugli aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'Unione europea: lotta all'antiziganismo(7),

–  vista la sua risoluzione del 16 gennaio 2019 sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea nel 2017(8),

–  vista la sua risoluzione del 12 febbraio 2019 sulla necessità di rafforzare il quadro strategico dell'UE per il periodo successivo al 2020 per le strategie nazionali di integrazione dei rom e intensificare la lotta contro l'antiziganismo(9),

–  vista la sua risoluzione del 7 febbraio 2018 sulla protezione e la non discriminazione delle minoranze negli Stati membri dell'UE(10),

–  vista la sua risoluzione del 13 marzo 2018 sulle regioni in ritardo di sviluppo nell'Unione europea(11),

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2018 sull'aumento della violenza neofascista in Europa(12),

–  vista la sua risoluzione del 13 novembre 2018 su norme minime per le minoranze nell'UE(13),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 5 settembre 2019, dal titolo "Relazione sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei Rom" (COM(2019)0406)(14),

–  vista la comunicazione della Commissione, del 4 dicembre 2018, dal titolo "Relazione sulla valutazione del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020" (COM(2018)0785)(15),

–  viste le procedure di infrazione dal titolo "Non-conformity with Directive 2000/43/EC on Racial Equality - Discrimination of Roma children in education" (Non conformità alla direttiva 2000/43/CE sull'uguaglianza razziale - Discriminazione dei minori rom nell'istruzione), numeri di infrazione 20142174, 20152025 e 20152206,

–  visto il pilastro europeo dei diritti sociali,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dal titolo "La situazione delle donne Rom" (SOC/585-EESC-2018),

–  vista la dichiarazione di Poznan dei partner dei Balcani occidentali sull'integrazione dei rom nel processo di allargamento dell'UE,

–  vista la seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell'Unione europea (EU-MIDIS II), dell'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali (FRA),

–  vista la raccomandazione di politica generale n. 13 della commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI),

–  vista l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile,

–  vista la mappa della povertà della Banca mondiale del 2016 che identifica chiaramente le regioni più arretrate d'Europa,

–  viste le pertinenti relazioni e raccomandazioni degli istituti di ricerca e delle organizzazioni della società civile romanì e pro-romanì, comprese le ONG romanì di base,

–  viste le iniziative dei cittadini europei "Minority SafePack" e "Politica di coesione per l'uguaglianza delle regioni e la sostenibilità delle culture regionali",

–  visti l'articolo 54 del suo regolamento, nonché l'articolo 1, paragrafo 1, lettera e), e l'allegato 3 della decisione della Conferenza dei presidenti del 12 dicembre 2002 sulla procedura relativa alla concessione dell'autorizzazione ad elaborare relazioni di iniziativa,

–  visti i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali, della commissione per la cultura e l'istruzione e della commissione per i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere;

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A9-0147/2020),

A.  considerando che il popolo romanì rappresenta la minoranza etnica più grande d'Europa;

B.  considerando che il quadro attuale ha messo in evidenza la diversità esistente sotto l'ampia designazione "rom"; che detto quadro non ha saputo riconoscere l'eterogeneità all'interno della popolazione romanì; che il termine rom o il binomio sinti e rom è stato utilizzato in un'epoca in cui i responsabili politici decidevano le politiche sui rom senza un reale coinvolgimento delle comunità romanì, le quali di conseguenza si sentono alienate da esso, e che questa definizione utilizzata nelle politiche e nelle discussioni dell'UE non riflette l'eterogeneità della comunità romanì ed è quindi spesso criticata da queste ultime;

C.  considerando che la proposta legislativa per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione delle persone di origine romanì relativa al periodo successivo al 2020 dovrà riflettere molto meglio l'eterogeneità del popolo romanì; che il termine "popolo romaní" comprende persone di origine rom, kalè, manouches, lovara, rissende, boyash, domare, caldaras, romanichal e sinti; che la nuova definizione, "popolo romaní", include meglio anche coloro che sono stati stigmatizzati come zingari senza avere un'origine etnica corrispondente, come gli egiziani, gli ashkali o i viaggianti;

D.  considerando che una parte significativa dei romanì in Europa vive in condizioni estremamente precarie sia nelle aree rurali che in quelle urbane e in circostanze socioeconomiche molto povere(16); che la maggior parte delle persone romanì sono private dei loro diritti umani fondamentali in tutti i settori della vita;

E.  considerando che, secondo l'indagine EU-MIDIS II, il 61 % dei cittadini dell'UE ritiene che la discriminazione nei confronti dei romanì sia diffusa nel proprio paese; che l'antiziganismo radicato, persistente e strutturale e spesso istituzionale e di governo continua a esistere a tutti i livelli della società europea manifestandosi quotidianamente ed è riconosciuto come il principale ostacolo al raggiungimento del pieno potenziale delle persone romanì in quanto cittadini dell'UE che godono pienamente dei diritti fondamentali, dell'inclusione sociale e dell'uguaglianza, in tutti gli ambiti della vita, compresi l'alloggio, l'istruzione, l'assistenza sanitaria e l'occupazione;

F.  considerando che i romanì continuano a essere vittime di livelli crescenti di incitamento all'odio, in particolare in pubblico, nei media sociali e da parte di personalità pubbliche, politici e funzionari; che essi subiscono anche violenze da parte della polizia, tra cui punizioni collettive, profilazione razziale e segregazione residenziale e scolastica; che sono necessarie misure specifiche per combattere tale fenomeno; che le lacune nello Stato di diritto, nel campo della giustizia penale, portano a un livello insufficiente di protezione e di accesso alla giustizia per le vittime di atti di violenza commessi dalla polizia e che le vittime sono spesso oggetto di persecuzione da parte delle autorità statali;

G.  considerando che la normativa antidiscriminazione vigente non è sufficiente per combattere l'antiziganismo; che gli Stati membri dell'UE dovrebbero mostrare determinazione a rompere il circolo vizioso dell'antizinganismo, in particolare nei rapporti dei romanì con le autorità amministrative locali, regionali e nazionali, per salvaguardare l'uguaglianza e la non discriminazione dei loro cittadini romanì e per garantire il pieno godimento dei loro diritti umani fondamentali;

H.  considerando che il razzismo contro il popolo romanì ha portato a violenza e uccisioni; che le molestie e i crimini motivati dall'odio rimangono significativamente elevati contro i romanì e che la maggior parte degli incidenti motivati dall'odio non vengono segnalati;

I.  considerando che, secondo l'indagine EU-MIDIS II del 2016, circa l'80 % delle persone romanì nei nove Stati membri dell'UE con la maggior presenza di popolazione romanì vive al di sotto della soglia di povertà del paese di residenza; che la povertà è sia conseguenza sia causa di esclusione per quanto riguarda l'istruzione, l'occupazione, la sanità e l'alloggio; che uno degli obiettivi prioritari della strategia UE 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva era quello di sottrarre 20 milioni di persone al rischio di povertà, comprese le persone romanì; che, malgrado il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale è diminuito di 3,1 milioni tra il 2008 e il 2017, l'UE rimane lontana dall'obiettivo di Europa 2020 di ridurre questo numero di 20 milioni entro il 2020;

J.  considerando che una persona su tre di origini romanì vive in alloggi senza acqua corrente e una su 10 in alloggi senza elettricità; che poco più della metà ha servizi igienici con acqua corrente o una doccia nell'abitazione e che il 78 % dei romanì vive in alloggi sovraffollati; che numerose persone romanì vivono ancora in insediamenti informali, non igienici e irregolari in condizioni di vita miserevoli; che molti non possiedono documenti di identificazione e non hanno assistenza sanitaria(17);

K.  considerando che il 43 % delle persone romanì subisce discriminazioni quando cercano di acquistare o affittare un alloggio e non sono sufficientemente consapevoli dei propri diritti in termini di parità; che andrebbe rafforzata la regolarizzazione dei diritti di proprietà, ove possibile, in particolare in contesti informali; che l'abolizione degli alloggi informali (sgomberi) dovrebbe essere accompagnata da adeguate misure di accompagnamento, compresa l'offerta di un alloggio alternativo; che non sono state intraprese misure legali o politiche contro gli Stati membri affinché pongano fine alla segregazione residenziale e agli sgomberi forzati e garantiscano l'accesso ad alloggi di qualità; che la scarsità di accesso ad alloggi e ai servizi di pubblica utilità, quali l'acqua potabile e i servizi igienico-sanitari, ha un impatto negativo sui risultati nell'ambito dell'istruzione, dell'occupazione e della salute e incide negativamente sull'inclusione sociale in generale;

L.  considerando che l'aspettativa di vita e lo stato di salute dei romanì rimangono notevolmente inferiori a quelli del resto della popolazione in tutti i paesi europei; che l'aspettativa di vita alla nascita nell'UE è di 76 anni per gli uomini e 82 per le donne mentre per i romanì si stima sia di 10 anni inferiore; che il tasso di mortalità infantile nell'UE è di 4,3 per 1 000 nati vivi, mentre è dimostrato che nelle comunità rom questo tasso è molto più elevato;

M.  considerando che tra i romanì si registrano tassi estremamente elevati di analfabetismo e di abbandono scolastico precoce; che solo un bambino romanì su due frequenta la scuola materna o l'asilo e solo una piccolissima parte continua la scuola dopo la scuola dell'obbligo; che il 50% delle persone romanì di età compresa tra i 6 e i 24 anni non frequenta la scuola; che solo il 21 % delle donne romanì e il 25 % degli uomini romanì di età compresa tra i 16 e i 24 anni hanno completato l'istruzione secondaria (ISCED3) o superiore; che nel 2019 il 68 % dei bambini romanì ha abbandonato prematuramente l'istruzione nonostante l'obiettivo del 10 % del precedente quadro per i rom e della strategia UE 2020; che soltanto il 18 % dei bambini romanì è passato ai livelli superiori di istruzione, mentre i tassi di assenteismo e di abbandono scolastico dei romanì erano significativamente più elevati di quelli di altre categorie di alunni; che la pratica discriminatoria che consiste nel diagnosticare erroneamente molti bambini romanì come aventi esigenze educative speciali conduce un numero sproporzionato di bambini romanì a frequentare scuole per bambini disabili, il che li separa dal sistema scolastico tradizionale e spesso offre loro un'istruzione di qualità inferiore; che la segregazione diretta e indiretta dei bambini romanì è un fenomeno ancora praticato dagli Stati membri;

N.  considerando che i romanì sono vittime di discriminazioni nell'accesso a iniziative in materia di occupazione, come la Garanzia per i giovani, mentre i servizi pubblici per l'impiego spesso sono incapaci di rivolgersi a loro o attuano pratiche di discriminazione indiretta; che nel 2015 il tasso di occupazione retribuita delle persone romanì di età compresa tra 20 e 64 anni, pari al 43 %, era ben al di sotto della media dell'UE del 70 %, e che la situazione dei giovani è notevolmente peggiore, laddove il 63 % dei romanì di età compresa tra 16 e 24 anni non lavora né partecipa ad alcun ciclo di istruzione o formazione, rispetto alla media dell'UE del 12 %, e che i risultati mostrano un notevole divario di genere, con una quota di giovani donne di origine romanì che non lavorano né partecipano ad alcun ciclo di istruzione o formazione pari al 72 %, rispetto al 55 % degli uomini romanì; che il 43 % degli uomini romanì e il 22 % delle donne romanì sono occupati in qualche forma di lavoro retribuito; che l'adozione del pilastro europeo dei diritti sociali ha evidenziato il diritto fondamentale di tutti a impegnarsi nel lavoro e il rafforzamento dei diritti sociali, con un impatto positivo sulla vita delle persone appartenenti a gruppi emarginati, come le persone romanì; che l'80 % delle persone romanì che vive ai limiti dell'indigenza è costretto da questa situazione ad accettare lavori la cui retribuzione è ben al di sotto del salario minimo, mentre altri sono costretti a sopravvivere grazie ad attività informali, come la raccolta di rottami metallici o bottiglie di plastica, aumentando fortemente le probabilità di essere vittime di sfruttamento;

O.  considerando che relazioni di esperti e la relazione della Commissione europea del 2019 sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom riconoscono che tra i fattori di successo vi sono approcci intersezionali, intersettoriali e integrati per affrontare la discriminazione e l'esclusione pluridimensionale e che le donne romanì, le persone LGBT romanì e le persone romanì disabili subiscono discriminazioni intersettoriali; che tali relazioni citano tra le priorità anche la necessità di sostenere l'accesso dei romanì alla giustizia, con particolare attenzione alle vittime di discriminazioni intersettoriali, e il rafforzamento della capacità degli organismi per la parità di affrontare la discriminazione nei confronti dei romanì;

P.  considerando che le donne romanì sono particolarmente colpite per quanto riguarda i diritti delle donne e subiscono spesso forme estreme di molestie verbali, fisiche, psicologiche e razziali e di segregazione etnica nelle strutture di assistenza sanitaria alla maternità; che le donne romanì sono collocate in camere separate con servizi igienici e punti di ristoro separati; che in alcuni Stati membri le donne romanì sono state sottoposte a pratiche sistematiche di sterilizzazione forzata e coercitiva e non sono state in grado di ottenere adeguati risarcimenti, compreso l'indennizzo, per le risultanti violazioni dei loro diritti umani;

Q.  considerando che le ingiustizie ambientali sono normalmente correlate ai rischi per la salute e alle conseguenze negative per le persone romanì e che queste sono colpite in modo sproporzionato dai problemi legati all'ambiente, hanno meno accesso alle risorse e ai servizi ambientali e sono oggetto di discriminazione per quanto riguarda il loro diritto all'informazione, la partecipazione ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale;

R.  considerando che la creazione del primo quadro europeo per le strategie nazionali di integrazione dei rom è stata una conquista immensa, in quanto ha fatto sì che la necessità di migliorare la situazione dei romanì fosse inclusa nell'agenda politica europea, ha creato strutture e reti istituzionali fondamentali e ha esercitato pressioni sugli Stati membri affinché sviluppassero strategie nazionali per affrontare le proprie lacune in materia; che, pur basandosi sui risultati della valutazione dell'attuale quadro dell'UE, è essenziale che le strategie nazionali di inclusione dei romanì, guidate da una proposta per il periodo successivo al 2020, vengano portate avanti e migliorate, chiedendo una maggiore ottemperanza da parte degli Stati membri, promuovendo l'uso di obiettivi più vincolanti per aumentare l'impegno e la responsabilità; che una migliore attuazione delle strategie nazionali richiede che queste ultime siano integrate nelle politiche settoriali nazionali, regionali e locali e che si faccia un uso più efficace dei finanziamenti dell'UE, specialmente per progetti di integrazione a lungo termine;

S.  considerando che è necessaria una proposta legislativa in materia di uguaglianza, inclusione, partecipazione del popolo romanì e lotta all'antiziganismo, che dovrebbe essere sviluppata sulla base di dati disaggregati quantitativi e qualitativi più realistici, raccolti con il sostegno delle organizzazioni della società civile romanì, comprese quelle a livello locale;

T.  che la cultura romanì fa parte della cultura e dei valori europei e che i romanì hanno contribuito alla ricchezza culturale, alla diversità, all'economia e alla storia comune dell'UE; che la protezione e il rafforzamento del patrimonio culturale legato alle minoranze nazionali negli Stati membri svolgono un ruolo cruciale nella coesione sociale;

U.  considerando che gli Stati membri sono responsabili dello sviluppo e dell'effettiva attuazione delle strategie nazionali di inclusione dei romanì in conformità con il principio di sussidiarietà; che dovrebbero essere stanziati fondi adeguati per l'attuazione delle strategie nazionali di inclusione post-2020 per le persone di origine romanì attingendo ai bilanci locali, regionali e nazionali degli Stati membri e integrando tali fondi con finanziamenti dell'UE; che occorre sviluppare meccanismi sanzionatori e di vigilanza efficaci e rafforzati; che l'UE e gli Stati membri devono garantire che i fondi stanziati per gli obiettivi e i progetti con massimo impatto potenziale a lungo termine sulla condizione dei romanì vengano spesi correttamente e non utilizzati in modo improprio;

V.  considerando che circa la metà delle persone romanì in Europa vive al di fuori dell'Unione europea; che la loro situazione rimane particolarmente problematica nella maggior parte dei paesi candidati, potenziali candidati e vicini; che l'Unione europea può avere un forte impatto sulle loro condizioni tramite i negoziati di adesione e attraverso la fornitura di assistenza finanziaria;

W.  considerando che andrebbero maggiormente garantite l'equa partecipazione e l'emancipazione dei romanì nel processo decisionale, a tutti i livelli; che i portatori di interessi locali, regionali, nazionali ed europei (ONG, attivisti, esperti, membri della comunità, ecc.) dovrebbero essere coinvolti in modo significativo nello sviluppo, nell'attuazione e nel monitoraggio delle politiche pubbliche nei confronti delle persone di origine romanì nel contesto post-2020;

X.  considerando che la maggior parte delle comunità svantaggiate romanì viene spesso lasciata indietro ed esclusa dai benefici dei programmi nazionali di integrazione a causa dei limiti delle metodologie di mappatura utilizzate per identificare le comunità più bisognose; che, in fase di progettazione degli interventi dei programmi, le analisi dovrebbero concentrarsi sull'esatta area geografica e sul numero di famiglie e persone che sono oggetto di esclusione socioeconomica;

Y.  considerando che gli obiettivi di inclusione dei romanì dovrebbero essere allineati con gli obiettivi orizzontali dell'Unione europea, e in particolare con il piano per la ripresa, il nuovo quadro finanziario pluriennale per il 2021-2027, il Green Deal europeo, il pilastro europeo dei diritti sociali, il semestre europeo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite per il 2030, la nuova politica agricola comune, il Fondo per una transizione giusta, la nuova agenda per le competenze per l'Europa, la strategia digitale europea e la strategia per le PMI per un'Europa sostenibile e digitale; che il sostegno politico, è un punto chiave per l'inclusione dei romanì; che è necessaria una grande mobilitazione dei principali portatori di interessi a tutti i livelli, anche in seno al Consiglio, per garantire l'impegno politico e la responsabilità degli Stati membri,

Z.  considerando che l'antiziganismo esiste nelle nostre società da secoli e ha assunto la sua forma più crudele durante l'Olocausto, in cui si stima che siano stati sterminati circa 500 000 romanì; che in Romania per i romanì l'antiziganismo ha assunto la forma di una schiavitù durata quasi 500 anni; che a causa di secoli di discriminazione ed esclusione sociale, i romanì non hanno potuto beneficiare in modo efficace e significativo del costante sviluppo socioeconomico delle nostre società, sono stati lasciati indietro e di conseguenza sono aumentate le disparità tra i romanì e il resto della popolazione;

AA.  considerando che la crisi COVID-19 ha visto peggiorare la situazione delle comunità romanì emarginate in quartieri e insediamenti sovraffollati, che il razzismo, le discriminazioni, l'esclusione, la violenza della polizia contro i romanì e gli atteggiamenti antizigani che colpiscono i romanì, accusati di diffondere il virus, sono stati esacerbati e che, avendo un accesso limitato a un'adeguata assistenza sanitaria, all'acqua potabile, a servizi igienici e cibo, i romanì sono più a rischio di contrarre la COVID-19; mentre la situazione di crisi data dalla pandemia di COVID-19 ha quindi evidenziato, più che chiaramente, l'urgente necessità che l'UE e i suoi Stati membri affrontino la questione dell'inclusione dei romanì; che gli Stati membri dovrebbero fornire sostegno di emergenza e assistenza medica per limitare la diffusione del virus, mentre le conseguenze economiche e sociali della crisi COVID-19 minacciano di colpire più duramente la popolazione romanì e di approfondire le disuguaglianze esistenti in tutti i settori prioritari dell'inclusione dei romanì;

Proposta legislativa dell'UE per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei romanì e la lotta contro l'antiziganismo; proposta strategica dell'Unione per il periodo successivo al 2020, priorità e finanziamenti adeguati

1.  rileva che i romanì sono soggetti a un persistente antiziganismo, una forma specifica di razzismo, che porta ai più alti tassi di povertà ed esclusione sociale; osserva con rammarico che, nonostante il continuo sviluppo socioeconomico nell'UE e gli sforzi per garantire l'inclusione dei romanì a livello sia europeo che nazionale, la situazione generale del popolo romanì nell'UE non è migliorata, spesso a causa del persistente antiziganismo e della mancanza di volontà politica; invita pertanto la Commissione a dare l'esempio e a introdurre una "politica di integrazione dei romanì" per integrare la prospettiva del popolo romanì in tutte le fasi e a tutti i livelli delle politiche, dei programmi e dei progetti generali, ma senza escludere l'approccio mirato, e a prevenire la discriminazione nella politica dell'UE in generale e facilitare azioni positive e il coinvolgimento attivo dei romanì; invita anche gli Stati membri a seguire questa strada e a elaborare politiche che favoriscano l'inclusione attiva dei romanì nelle nostre società;

2.  invita la Commissione a presentare una proposta legislativa per l'uguaglianza, l'inclusione, la partecipazione dei romanì e la lotta contro l'antiziganismo, sulla base di una valutazione d'impatto approfondita e di consultazioni sistematiche con la popolazione romanì ed esperti e ONG (pro-)romanì a livello nazionale, regionale e soprattutto a livello di base, nonché con altre parti interessate come il Consiglio d'Europa e la FRA; ritiene che questa proposta potrebbe essere basata sull'articolo 19, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea in quanto azione appropriata per combattere la discriminazione basata sull'origine etnica del popolo romanì; è del parere che la raccomandazione del Consiglio precedentemente utilizzata non sia una forma di atto adeguata, in quanto non è giuridicamente vincolante e non ha prodotto un impatto positivo significativo sul popolo romanì; invita la Commissione a tener conto dell'eterogeneità interna della comunità nei settori prioritari della proposta per il periodo successivo al 2020, garantendo che nessuno venga lasciato indietro, e incoraggia vivamente a utilizzare la denominazione di "popolo romanì" quando si fa riferimento ai gruppi romanì nelle politiche e nelle discussioni dell'UE post-2020; osserva che la partecipazione paritaria in tutti gli ambiti della vita pubblica, la partecipazione politica, la lingua, l'arte, la cultura e la storia del popolo romanì dovrebbero essere esplicitamente menzionate nella proposta dell'UE post-2020 per il popolo romanì, come misure aggiuntive ai quattro principali settori prioritari dell'istruzione, occupazione, alloggio e sanità;

3.  ritiene che la proposta debba dare priorità al raggiungimento di un impatto positivo significativo; ritiene inoltre che la proposta dovrebbe combinare gli aspetti socio-economici con un approccio basato sui diritti, compreso un piano per eliminare le disuguaglianze in materia di alloggi, salute, occupazione e istruzione; dovrebbe includere obiettivi specifici, comparabili, realizzabili, vincolanti e con scadenze precise per proteggere e migliorare l'inclusione delle persone romanì, comprese quelle appartenenti a gruppi che subiscono discriminazioni multiple, come i giovani, le donne e le ragazze, le persone LGBTI e le persone con disabilità, per promuovere l'istruzione inclusiva, lo sviluppo della prima infanzia e per combattere la discriminazione e la segregazione; dovrebbe dare priorità a un approccio di giustizia, data la natura collettiva e strutturale della discriminazione nei confronti del popolo romanì; sottolinea che la proposta della Commissione europea per il periodo successivo al 2020 dovrebbe concentrarsi sulla lotta contro la povertà e l'antiziganismo, sul miglioramento delle condizioni di vita e di salute e sulla combinazione di un approccio mirato con un approccio generale;

4.  rileva che per la riuscita e la credibilità del futuro processo dell'UE di inclusione dei romanì, è necessario un cambiamento fondamentale di impostazione, abbandonando l'approccio paternalistico che caratterizza attualmente l'elaborazione delle politiche relative al popolo romanì; sottolinea che gli sforzi nazionali per l'integrazione dei romanì dovrebbero essere accelerati in tutti gli Stati membri dell'UE; sottolinea tuttavia che si dovrebbe porre l'accento sui paesi che hanno un'ampia popolazione romanì, in cui un processo di integrazione dei romanì inefficace pone sfide macroeconomiche, inasprisce le disparità regionali e ostacola pertanto la coesione sociale dell'UE; sottolinea che il sostegno dell'UE a tali paesi dovrebbe essere commisurato alle sfide e che si dovrebbe dedicare una maggiore attenzione all'efficacia delle politiche e delle misure ivi adottate; ritiene che la proposta per il periodo successivo al 2020 dovrebbe includere anche una componente esterna riguardante i paesi candidati all'adesione e i potenziali paesi candidati nonché i paesi vicini, attraverso la quale l'UE potrebbe sostenere tali paesi nello sviluppo di strategie globali a lungo termine per l'inclusione dei romanì e offrire sostegno finanziario in settori quali l'istruzione, la salute, l'alloggio e l'occupazione;

5.  invita la Commissione a rafforzare il legame tra gli strumenti finanziari e politici principali dell'UE e gli obiettivi relativi allo sviluppo socio-economico e all'inclusione dei romanì delineati nella proposta giuridicamente vincolante della Commissione; invita la Commissione a mobilitare finanziamenti per l'uguaglianza, l'inclusione e la partecipazione dei romanì nell'ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e del piano per la ripresa dell'UE; ribadisce, a tale riguardo, che le entità che mettono in atto pratiche discriminatorie nei confronti dei romanì o adottano decisioni o attuano misure in tal senso dovrebbero essere escluse dai finanziamenti a carico del bilancio dell'Unione; invita la Commissione, gli Stati membri e i paesi dell'allargamento ad adeguare i meccanismi finanziari tradizionali esistenti e a renderli flessibili ai fini di un impiego combinato dei fondi nelle comunità romanì, consentendo l'accesso alle informazioni, azioni di sensibilizzazione, lo sviluppo di capacità e la fornitura di assistenza tecnica e garanzie durante la procedura di candidatura ai finanziamenti; ritiene che i fondi siano spesso spesi nel modo più efficace a livello locale dalle autorità e ONG locali e pertanto invita la Commissione ad aumentare i fondi destinati direttamente a questi enti e a coinvolgere i rappresentanti romanì locali nell'attuazione; ritiene che per sostenere i romanì e le organizzazioni della società civile pro-romanì si dovrebbe tener conto di requisiti di cofinanziamento più flessibili, in quanto molte ONG, soprattutto a livello locale, non possono permettersi contributi finanziari propri, il che costituisce un ostacolo all'accesso ai fondi UE per le ONG di base; invita la Commissione a rispondere efficacemente riguardo alla preoccupazione circa la crescente riduzione dello spazio per la società civile indipendente in alcuni Stati membri; è preoccupato che la pandemia di COVID-19 possa portare a tagli in relazione ai programmi Diritti e valori per il QFP 2021-2027, influenzando negativamente le organizzazioni della società civile che sostengono le comunità romanì e quindi influendo sul coinvolgimento delle comunità romanì; invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare efficacemente questo rischio;

6.  invita gli Stati membri a integrare il sostegno finanziario dell'UE per migliorare la situazione del popolo romanì; invita gli Stati membri a indicare l'entità dei finanziamenti necessari per attuare le misure proposte per l'inclusione dei romanì e a dichiarare l'ammontare dei fondi disponibili per tali misure dai bilanci nazionali e dell'UE;

7.  invita gli Stati membri a integrare nelle loro strutture di sviluppo regionale e locale metodologie di mappatura migliori per le comunità romanì emarginate e meccanismi di finanziamento rafforzati che consentano investimenti più mirati nelle comunità romanì emarginate e una migliore inclusione di dette comunità nell'attuazione dei fondi per garantire che i finanziamenti raggiungano la popolazione romanì e siano spesi correttamente e non utilizzati in modo improprio;

Raccolta di dati disaggregati

8.  evidenzia la necessità di una raccolta sistematica di dati attendibili disaggregati per genere ed etnia su cui basare l'analisi delle esigenze e del contesto e con cui contribuire a stabilire obiettivi e indicatori di impatto allo scopo di garantire i migliori risultati nel conciliare le esigenze con la pianificazione e l'elaborazione del bilancio, a livello nazionale e di UE; sottolinea l'importanza dei metodi di valutazione d'impatto controfattuale al fine di ridurre il divario tra i quadri politici e l'attuazione sul campo; ricorda che una limitazione fondamentale per alcuni interventi è il divario tra l'ambizione e la capacità della struttura predisposta di ottenere risultati, a causa della mancanza di una pianificazione basata sui dati, di un bilancio insufficiente e dell'emergere di nuovi bisogni imprevisti;

9.  ricorda che nel 2016 la Corte dei conti europea è giunta alla conclusione che il monitoraggio e la valutazione dei progressi compiuti nell'ambito delle strategie nazionali di integrazione dei rom rappresentavano una sfida importante per tutti gli Stati membri visitati; invita la Commissione a prevedere approcci innovativi, orientati all'impatto e basati sui dati quale contributo diretto alla prossima generazione di programmi;

10.  invita la Commissione a lavorare di concerto con gli Stati membri a una metodologia comune per la raccolta e la pubblicazione di dati sull'uguaglianza disaggregati per origine etnica, secondo quanto definito nella direttiva dell'UE sull'uguaglianza razziale, che sia volontaria, anonima e garantisca la protezione dei dati personali, l'autoidentificazione e la consultazione delle comunità interessate, al fine di ottenere dati affidabili e comparabili conformemente ai pertinenti quadri giuridici nazionali e alla legislazione dell'UE in materia di protezione dei dati, sostenere politiche basate su fatti concreti, migliorare l'efficacia delle strategie e delle misure adottate nonché individuare i problemi strutturali;

11.  invita gli Stati membri ad avvalersi di tutti i dati disponibili per stabilire parametri di riferimento e orientare la messa a punto di programmi strategici; sottolinea che è essenziale elaborare un profilo più accurato della popolazione romanì e dei relativi bisogni, anche nei paesi candidati; evidenzia che gli orientamenti dell'Agenzia per i diritti fondamentali sarebbero fondamentali a tale riguardo;

Equa partecipazione delle persone romanì ai processi decisionali, strategie nazionali di inclusione

12.  chiede alla Commissione di istituire un meccanismo inclusivo atto a garantire l'equa partecipazione delle organizzazioni della società civile romanì e pro-romanì, degli esperti e dei membri delle comunità a tutti i livelli, compresi quelli attivi a livello locale e regionale, passando da un approccio paternalistico a uno non paternalistico e tenendo conto di una prospettiva di genere nel dibattito politico e nel processo decisionale; invita gli Stati membri a promuovere l'educazione e la partecipazione elettorali dei romanì;

13.  invita la Commissione a istituire una task force sui romanì a livello dell'UE per agevolare l'inclusione di tali popolazioni nei vari settori politici e conferire loro maggiori responsabilità contribuendo al rafforzamento delle capacità di tutti gli attori coinvolti nella gestione e nell'attuazione delle politiche sui romanì a livello nazionale e dell'UE, in maniera sostanziale, dignitosa, imparziale, inclusiva e trasparente; invita gli Stati membri a fare altrettanto in sede di elaborazione delle proprie strategie nazionali di inclusione delle persone romanì per il periodo successivo al 2020; sottolinea che le parti interessate a livello locale e regionale, in particolare ONG, attivisti, esperti locali e regionali, membri della comunità e le persone vittime dell'antiziganismo, devono essere coinvolte in modo significativo nello sviluppo, nell'attuazione e nel monitoraggio delle strategie nazionali di inclusione e di altre politiche pubbliche rivolte alle persone romanì, rendendo la partecipazione di tali persone uno standard di qualità comune e vincolante per il quadro futuro e le prossime strategie nazionali di inclusione;

14.  esorta gli Stati membri, per il periodo successivo al 2020, a elaborare strategie nazionali di inclusione delle persone romanì che siano accompagnate da un quadro globale di valutazione comune, dispongano di un'adeguata dotazione di bilancio predefinita, integrata nei bilanci nazionali, regionali e locali, soggetta a revisione e valutazione periodiche e capace di riflettere l'entità delle esigenze di inclusione sociale delle persone romanì; sottolinea che, in fase di elaborazione dei bilanci a livello locale, regionale e nazionale, l'inclusione delle persone romanì deve figurare tra le priorità; invita gli Stati membri a inserire la lotta contro l'antiziganismo in un approccio orizzontale nell'ambito delle loro strategie nazionali di inclusione, in tutti gli ambiti della vita pubblica; invita la Commissione a includere nelle raccomandazioni specifiche per paese una valutazione dei progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi delle strategie nazionali di inclusione;

Antiziganismo e discriminazione intersezionale

15.  ribadisce la propria posizione e le raccomandazioni formulate nella sua risoluzione del 25 ottobre 2017 sugli aspetti relativi ai diritti fondamentali nell'integrazione dei rom nell'Unione europea: lotta all'antiziganismo; invita la Commissione, in considerazione delle limitate azioni finora intraprese, a integrare dette raccomandazioni nella proposta in materia di uguaglianza, inclusione e partecipazione dei romanì e di lotta all'antiziganismo per il periodo successivo al 2020, in particolare le raccomandazioni relative all'antiziganismo, alla verità e alla riconciliazione, in quanto si tratta di elementi centrali per costruire un società forte e inclusiva; respinge fermamente il discorso politico e il populismo volti a costruire una politica di governo basata sull'incitamento all'antiziganismo, sull'individuazione di un capro espiatorio nei romanì e sulla promozione, diretta e indiretta, della discriminazione o segregazione; è del parere che tali azioni politiche siano contrarie non solo alle costituzioni nazionali, ma anche ai diritti e valori fondamentali sanciti nei trattati dell'UE invita pertanto la Commissione ad agire immediatamente avviando procedure di infrazione qualora sussista un rischio di violazione del diritto dell'UE;

16.  invita gli Stati membri a riconoscere ufficialmente l'antiziganismo quale forma specifica di razzismo nei confronti dei romanì;

17.  invita la Commissione e gli Stati membri ad affrontare il tema dell'antiziganismo nei settori chiave della proposta relativa alla popolazione romanì per il periodo successivo al 2020 e chiede misure legislative e politiche efficaci a livello europeo e nazionale per affrontare tale fenomeno sia negli Stati membri che nei paesi candidati; ritiene che la lotta all'antiziganismo sia una questione orizzontale da prendere in considerazione in tutti i settori della politica dell'Unione, comprese le nuove tecnologie; invita gli Stati membri a garantire che le nuove tecnologie progettate e utilizzate dalle autorità di contrasto non comportino rischi di discriminazione per le minoranze razziali ed etniche; invita la Commissione a integrare ulteriormente il lavoro svolto dagli organismi nazionali per la parità nello sviluppo e nell'attuazione del futuro quadro politico; chiede inoltre alla Commissione di stabilire sinergie più forti tra gli organismi nazionali per la parità e i punti di contatto nazionali per i romanì, al fine di combattere l'antiziganismo; invita gli Stati membri a garantire l'effettiva indipendenza e il mandato degli organismi per la parità, nonché le risorse necessarie per consentire loro di svolgere i propri compiti di promozione e protezione dei diritti fondamentali, anche delle persone romanì; è del parere che gli organismi per la parità siano le istituzioni adatte a raccogliere dati e individuare tendenze sull'antiziganismo e incanalarli a livello europeo;

18.  invita gli Stati membri a garantire la parità di accesso alla giustizia e l'uguaglianza dinanzi alla legge per i romanì; invita gli Stati membri a proteggere i romanì dalle minacce dei gruppi di estrema destra, a indagare sugli episodi di abuso da parte della polizia e a garantire la partecipazione dei romanì alle forze dell'ordine e alle forze di sicurezza;

19.  incoraggia gli Stati membri ad adottare orientamenti e mettere a punto corsi di formazione per le forze di polizia contro la sproporzionata criminalizzazione dei romanì, la profilazione etnica, le procedure eccessive di fermo e perquisizione, le incursioni immotivate negli insediamenti romanì, i sequestri arbitrari e la distruzione di proprietà, l'uso eccessivo della forza durante gli arresti, le aggressioni, le minacce, i trattamenti umilianti, gli abusi fisici e la negazione dei diritti durante gli interrogatori e la custodia da parte della polizia così come e nella scarsa attenzione da parte della polizia in caso di crimini commessi contro i romanì, con scarsità o assenza di assistenza, protezione (come nel caso della tratta di esseri umani o delle vittime di violenza domestica) o indagini nei casi di reati segnalati dai romanì (in particolare i reati generati dall'odio); invita gli Stati membri a garantire lo svolgimento di indagini complete su tali casi da parte delle autorità competenti; invita gli Stati membri a prevedere adeguate misure correttive;

20.  accoglie con favore le dichiarazioni del Consiglio d'Europa, secondo cui l'incitamento all'odio nell'ambiente online richiede una riflessione e un'azione ulteriori sulla regolamentazione e sui nuovi modi di contrastare questi discorsi, per esempio tecnologie alternative per la verifica dei fatti e della narrativa;

21.  invita gli Stati membri a garantire l'effettiva attuazione pratica e l'applicazione della direttiva sull'uguaglianza razziale nonché l'effettiva applicazione della decisione quadro sul razzismo e la xenofobia per combattere il persistente antiziganismo; rinnova il suo invito al Consiglio affinché sblocchi i negoziati sulla direttiva orizzontale contro la discriminazione poiché è condizione imprescindibile per il raggiungimento dell'uguaglianza nell'UE;

22.  invita inoltre gli Stati membri a intensificare gli sforzi per combattere la discriminazione, l'incitamento all'odio e i reati generati dall'odio nell'ambito della normativa nazionale e dell'UE contro le discriminazioni, con particolare riferimento al monitoraggio della situazione delle vittime romanì colpite e alla fornitura di assistenza giudiziaria;

23.  ricorda l'obbligo degli Stati membri, ai sensi della direttiva sull'uguaglianza razziale, di designare un organo specializzato responsabile di promuovere la parità di trattamento di tutti gli individui, senza discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica;

24.  ritiene che l'UE e gli Stati membri dovrebbero adottare provvedimenti riguardo alla situazione e ai diritti delle persone che sono oggetto di discriminazione per più motivi nell'UE, in particolare donne, persone LBGTI e persone con disabilità;

25.  ricorda il ruolo cruciale dei media nel ridurre gli atteggiamenti antiziganisti attraverso una copertura mediatica non discriminatoria delle minoranze;

Salute

26.  invita gli Stati membri a elaborare misure per migliorare l'accesso un'assistenza sanitaria preventiva e terapeutica di buona qualità e a costi accessibili per i romanì, compresa l'assistenza per la salute sessuale e riproduttiva, in particolare per donne, bambini, anziani e persone con disabilità; ribadisce che un elemento chiave a tale proposito è il miglioramento dell'accesso ai servizi sanitari, per quanto riguarda sia l'accesso fisico sia l'eliminazione delle barriere immateriali del pregiudizio e del razzismo;

27.  invita gli Stati membri a stanziare fondi sufficienti per migliorare le condizioni di salute generali delle comunità romanì attraverso l'educazione sanitaria e sessuale, attività di screening sanitario mobile in aree segregate, campagne di educazione sanitaria sulla prevenzione e attraverso la formazione degli operatori sanitari e sociali sulla diversità, contribuendo così ad adeguare i sistemi sanitari dell'UE alla diversità;

28.  condanna fermamente la segregazione etnica delle donne romanì nelle strutture di assistenza sanitaria materna; invita gli Stati membri a proibire immediatamente tutte le forme di segregazione etnica nelle strutture sanitarie, anche nel contesto delle cure sanitarie dedicate alle madri;

29.  chiede agli Stati membri di garantire mezzi di ricorso efficaci e tempestivi per tutti i sopravvissuti a sterilizzazioni forzate, anche mediante l'istituzione di efficaci sistemi di indennizzo;

Accesso equo e paritario all'istruzione, alle arti, alla lingua e alla cultura romanì

30.  chiede alla Commissione di progettare nuovi strumenti e sottoprogrammi di finanziamento, che dovrebbero essere complementari alle misure degli Stati membri per un sostegno mirato e su misura a un'istruzione di qualità per gli alunni romanì a partire dai tre anni di età che si trovano in condizioni di estrema povertà e che non hanno accesso alle iniziative di finanziamento dell'UE, esistenti e future, nel settore dell'istruzione e dell'inclusione sociale, quali ad esempio Erasmus Plus, la garanzia per l'infanzia o il Fondo sociale europeo Plus;

31.  osserva che in alcuni Stati membri negli anni precedenti si sono conseguiti solo progressi limitati nell'istruzione dei bambini romanì socialmente svantaggiati a causa, in particolare, della mancanza di volontà politica e di un sentimento antirom, ragion per cui il divario in termini di risultati scolastici tra alunni e studenti romanì e non romanì rimane elevato; ricorda che il fatto di offrire ai bambini romanì eque basi di partenza nella vita è essenziale per spezzare la spirale della trasmissione intergenerazionale della povertà; esorta gli Stati membri ad adottare un approccio olistico in tutti i settori d'intervento e ad accordare priorità all'istruzione dei bambini romanì nei programmi governativi;

32.  raccomanda che l'istruzione degli alunni romanì vulnerabili abbia inizio il prima possibile, tenendo conto delle condizioni specifiche di ciascuno Stato membro, includendoli in servizi per la prima infanzia e di assistenza e custodia dei bambini che siano paritari, poco costosi, accessibili e inclusivi; esorta gli Stati membri a mettere a punto e attuare strategie e programmi intesi ad agevolare l'accesso dei romanì alle strutture di assistenza all'infanzia, alle scuole e alle università, il che è una condizione necessaria per lo sviluppo personale e professionale, e ricorda che le attività extrascolastiche, come lo sport o le attività artistiche, sono ottimi strumenti di inclusione;

33.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire finanziamenti adeguati alle ONG che forniscono tali attività, poiché sono fondamentali per creare un ambiente e delle condizioni in cui i bambini di ogni provenienza abbiano pari opportunità; ritiene che lo scambio di buone pratiche tra Stati membri sia anch'esso cruciale in questo settore;

34.  esprime particolare preoccupazione per l'alto tasso di segregazione dei bambini romanì nelle scuole e per la pratica discriminatoria di assegnare i bambini romanì alle scuole per bambini con disabilità mentali, che continua a esistere in alcuni Stati membri; esorta gli Stati membri interessati a porre fine a tali pratiche conformemente alla normativa antidiscriminazione applicabile; invita gli Stati membri dell'UE a dare priorità alle misure intese a eliminare qualsiasi forma di segregazione scolastica o di classe degli alunni romanì in linea con la raccomandazione del Consiglio del 2013, attuando una vasta gamma di misure che coinvolgono attivamente le parti interessate locali, in particolare i genitori e bambini romanì e le organizzazioni delle comunità, nonché mettendo a punto azioni di sensibilizzazione;

35.  invita gli Stati membri a garantire che tutte le scuole e gli ispettorati adempiano effettivamente al loro obbligo legale di eliminare la segregazione nelle scuole nonché a impegnarsi a raccogliere e pubblicare annualmente informazioni sulla situazione relativa alla segregazione scolastica a tutti i livelli, anche sanzionando chi non rispetta detto obbligo; invita gli Stati membri a procedere a uno scambio di prassi di eccellenza, come ad esempio la prassi di istituire e abilitare una commissione ministeriale per la desegregazione e dotarla di risorse al fine di sostenere le scuole che desiderano eliminare la segregazione e sanzionare quelle inadempienti; rammenta che la Commissione ha avviato tre procedure di infrazione per la segregazione di bambini romanì; è del parere che negli ultimi anni non vi siano stati miglioramenti, nonostante gli sforzi della Commissione; invita pertanto la Commissione ad adottare ulteriori misure e, se necessario, a deferire i casi in questione alla Corte di giustizia dell'Unione europea;

36.  ricorda l'urgente necessità di coinvolgere i genitori romanì in ogni fase della scolarizzazione dei loro figli; esorta gli Stati membri a mettere a punto programmi intesi all'inclusione dei genitori romanì nel processo di scolarizzazione e di sviluppo educativo e personale dei loro figli; sottolinea che la capacità degli Stati membri di garantire il coinvolgimento dei genitori romanì dipende fortemente da molteplici fattori, sia sociali che economici, e chiede di destinare un sostegno specifico, in termini di integrità della salute, fornitura alimentare presso le scuole e di abbigliamento, alle famiglie romanì che si trovano in difficoltà economiche, sociali, mediche o abitative; ritiene che dovrebbero essere offerte nuove opportunità per i bambini che hanno abbandonato la scuola e/o sono analfabeti e non hanno competenze di base, affinché possano proseguire nella loro istruzione; invita, a tale riguardo, gli Stati membri a sfruttare appieno il Fondo di aiuti europei agli indigenti;

37.  invita gli Stati membri dell'UE a garantire ai bambini romanì l'accesso paritario a un'istruzione di alta qualità, anche attraverso servizi di apprendimento comunitari e opportunità di apprendimento permanente; invita gli Stati membri ad affrontare a livello strutturale il rispetto della diversità, la comprensione interculturale e i diritti umani nei programmi scolastici ordinari e nei media, a includere la formazione sui diritti umani, la leadership e la cittadinanza democratica come pure la storia dei romanì nei loro programmi scolastici, nonché a diffondere e ampliare i programmi universitari romanì a livello europeo;

38.  invita gli Stati membri a elaborare leggi e provvedimenti politici volti a garantire misure correttive per tutti i bambini romanì oggetto di diagnosi errate e assegnati a scuole speciali o classi e scuole per soli romanì sulla base della loro origine etnica e a cui sono stati conseguentemente negati diritti e opportunità fondamentali in relazione a un'istruzione di qualità e a una buona occupazione;

39.  è del parere che la COVID-19 abbia reso necessario l'uso attivo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) e dei metodi correlati; evidenzia che la pandemia ha rivelato un'insufficiente preparazione alla trasformazione digitale, poiché molte famiglie di origine romanì e le relative scuole non sono dotate di strumenti e competenze TIC adeguati e, spesso, non possono permettersi l'energia elettrica e la connessione digitale; ritiene che il possesso di un dispositivo TIC costituisca la chiave di accesso all'educazione digitale; esorta pertanto la Commissione a creare un insieme di strumenti TIC e a distribuirli alle famiglie e ai bambini più vulnerabili in modo da mettere a loro disposizione gli strumenti di base per l'apprendimento a distanza e prepararli all'era digitale; ritiene che l'accesso a Internet e le competenze in materia di TIC rappresentino per ogni cittadino il fondamento della prossima era digitale e che siano pertanto essenziali anche per emancipare i romanì; invita pertanto la Commissione a introdurre le disposizioni relative all'accesso a Internet nella proposta per il periodo successivo al 2020; invita gli Stati membri a inserire le competenze in materia di TIC nei loro programmi di studio fin dalla più tenera età e a investire in programmi di alfabetizzazione digitale in grado di dare sostegno ai bambini romanì;

40.  invita gli Stati membri a promuovere la lingua, la cultura e la storia dei romanì nei programmi scolastici, nei musei e in altre forme di espressione culturale e storica e a riconoscere il contributo della cultura romanì come parte del patrimonio europeo; invita gli Stati membri a prevedere misure coerenti, con adeguate dotazioni di bilancio per stimolare, sostenere e promuovere l'arte e la cultura romanì, per fare ricerca e conservare il patrimonio materiale e immateriale della cultura tradizionale romanì e rilanciare e promuovere l'artigianato tradizionale romanì;

Alloggi di qualità e a prezzi accessibili, giustizia ambientale

41.  sottolinea che gli alloggi non sono una merce bensì una necessità, senza cui le persone non possono partecipare pienamente alla società e avere accesso ai diritti fondamentali; invita la Commissione e gli Stati membri a integrare nelle rispettive politiche le raccomandazioni contenute nella relazione del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa dal titolo "ECSR – The Right to affordable housing, Europe's neglected duty"(ECSR – Il diritto a un'abitazione a prezzi accessibili: un dovere trascurato in Europa"), con particolare riferimento alla raccomandazione di garantire che tutti gli Stati membri accettino prontamente di essere vincolati all'articolo 31 della Carta sociale europea riveduta, relativo al diritto all'abitazione, e intensifichino gli investimenti negli alloggi sociali ed economicamente accessibili per eliminare l'eccessiva onerosità dei costi abitativi, in particolare tra i gruppi emarginati;

42.  incoraggia vivamente gli Stati membri a garantire che i romanì siano debitamente registrati con documenti di identità e certificati di nascita e che i loro beni (terreni e case) siano ugualmente registrati, nonché ad assicurare procedure giuridiche e amministrative più flessibili per il futuro;

43.  invita gli Stati membri a ridurre al minimo gli effetti della pandemia di COVID-19 negli alloggi sovraffollati in cui i romanì vivono in condizioni disumane, legalizzandone gli insediamenti informali e investendo nel miglioramento delle infrastrutture e delle abitazioni negli insediamenti informali legalizzati di recente;

44.  invita gli Stati membri ad adottare un meccanismo globale atto a prevenire e sanzionare le discriminazioni e gli abusi nei confronti dei romanì nel settore dell'edilizia abitativa, ad affrontare la questione della mancanza di fissa dimora e a fornire aree di sosta sufficienti ed adeguate per le popolazioni romanì nomadi; invita gli Stati membri a evitare ulteriori sgomberi forzati dei romanì provvedendo a che tali pratiche si svolgano sempre nel pieno rispetto del diritto internazionale, europeo e nazionale; invita gli Stati membri a garantire che le persone interessate ricevano un preavviso ragionevole e informazioni adeguate e sottolinea che non si dovrebbero effettuare sgomberi senza prima aver fornito un alloggio sostitutivo standard, economicamente accessibile e di qualità in una zona desegregata, che abbia accesso ai servizi pubblici; mette in evidenza l'urgente necessità di investimenti pubblici al fine di superare la segregazione; invita gli Stati membri a promuovere la desegregazione spaziale; sottolinea che l'isolamento geografico e la segregazione abitativa impediscono ai membri delle minoranze etniche di accedere a posti di lavoro dignitosi, indipendentemente dal loro livello di qualifiche; osserva che trovare soluzioni agli sgomberi coinvolgendo le diverse istituzioni è fondamentale, mentre le azioni che riguardano l'alloggio dei romanì dovrebbero essere integrate in attività e iniziative legislative nazionali più ampie incentrate sull'edilizia popolare o sui programmi di assistenza;

45.  ricorda che gli effetti della pandemia di COVID-19 sono avvertiti soprattutto dalle persone più indigenti, comprese le comunità romanì, in tutta l'UE e deplora il fatto che le comunità romanì siano ulteriormente discriminate ed emarginate a causa della pandemia di coronavirus; invita gli Stati membri ad adottare, nel contesto della crisi della COVID-19, misure urgenti volte ad affrontare il problema della mancanza d'acqua, di servizi igienico-sanitari adeguati, di elettricità e di infrastrutture necessarie nelle comunità romanì indigenti; invita gli Stati membri a includere pienamente gli insediamenti romanì nel quadro delle misure di disinfezione, a vietare la cancellazione dei servizi di pubblica utilità di base durante la pandemia, a valutare la possibilità di sovvenzionare i costi dei consumi per i più vulnerabili e per coloro che hanno perso la propria fonte di reddito, oppure di congelare i pagamenti fino alla fine del periodo del piano per la ripresa, nonché a fornire sostegno finanziario ai genitori soli/alle madri sole per l'assistenza all'infanzia, il pagamento dell'affitto e altre spese domestiche al fine di attenuare le difficoltà finanziarie, soprattutto alla luce delle perdite occupazionali;

46.  chiede l'attuazione a livello dell'UE della convenzione di Aarhus che collega i diritti ambientali e i diritti umani; raccomanda di integrare le ingiustizie in materia ambientale nella proposta per il periodo successivo al 2020 e invita la Commissione ad affrontare le diverse forme di discriminazione ambientale;

Donne e ragazze romanì

47.  sottolinea la necessità di privilegiare una prospettiva di genere e politiche sensibili alle questioni di genere nonché di lottare contro la violenza (compresa la tratta di esseri umani); esorta tutti gli Stati membri che ancora non lo hanno fatto, a ratificare urgentemente la convenzione di Istanbul; osserva che le politiche future dovranno riconoscere queste differenze e affrontarle, offrendo alle donne romanì interventi specifici e forme particolari di sostegno; sottolinea che occorre prevedere misure specifiche per l'emancipazione delle donne e ragazze romanì, poiché queste ultime sono spesso soggette a discriminazioni multiple;

48.  invita i governi degli Stati membri, le autorità locali e, se del caso, le istituzioni dell'UE a coinvolgere le donne romanì, attraverso le organizzazioni femminili e le parti interessate pertinenti, nella preparazione, nell'attuazione, nella valutazione e nel monitoraggio delle SNIR e a creare legami tra gli organismi per la parità di genere, le organizzazioni per i diritti delle donne e le strategie di inclusione sociale, in modo da creare fiducia nelle comunità e garantire la sensibilità ai contesti locali;

49.  invita gli Stati membri a garantire l'inserimento, nelle loro strategie nazionali di inclusione, di uno specifico capitolo sui diritti delle donne e l'uguaglianza di genere e a provvedere affinché le misure di integrazione della dimensione di genere intese a promuovere i diritti delle donne e la prospettiva dell'uguaglianza di genere siano applicate in ogni sezione di tali strategie, segnatamente la distribuzione dei fondi, in linea con le conclusioni del Consiglio su un quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom che sottolineano la necessità di applicare una prospettiva di genere in tutte le politiche e le azioni per far progredire l'inclusione dei romanì; invita la Commissione e gli Stati membri a valutare se le politiche stiano ottenendo i miglioramenti desiderati per le donne e le ragazze romanì e ad adottare provvedimenti ove tali progressi non si stiano verificando;

50.  invita gli Stati membri ad elaborare misure a sostegno delle donne romanì affinché realizzino appieno il loro potenziale e le possibilità di agire come cittadine attive indipendenti, sicure di sé ed emancipate; invita gli Stati membri a estendere i sistemi di mediazione sanitaria e scolastica dei romanì, obbligatoriamente, a tutte le comunità romanì, a garantire un mediatore ogni 500 persone e a fornire una dotazione finanziaria e sostegno adeguati a tali sistemi, conferendo ai mediatori un ruolo più centrale nel processo di inclusione;

51.  invita la Commissione e gli Stati membri a includere più esplicitamente le ragazze e le donne romanì nelle politiche attive del mercato del lavoro, compresa la garanzia per i giovani;

52.  invita la Commissione e gli Stati membri a garantire che i diritti fondamentali delle donne e dei bambini romanì siano rispettati e a provvedere – anche attraverso campagne di sensibilizzazione – affinché le donne e le giovani romanì siano consapevoli dei loro diritti previsti dalla vigente normativa nazionale in materia di uguaglianza di genere e discriminazioni, nonché a combattere ulteriormente le tradizioni patriarcali e sessiste;

Servizi per l'impiego di qualità

53.  invita gli Stati membri a garantire servizi per l'impiego di qualità per i giovani romanì, compresi quelli che non lavorano, non frequentano corsi di istruzione e formazione e si trovano in condizioni di estrema povertà;

54.  invita la Commissione a presentare una comunicazione su orientamenti e norme per politiche di assunzione non discriminatorie destinati a Stati membri e datori di lavoro, che comprenda raccomandazioni per l'adozione di piani per la parità a livello di imprese e contratti collettivi di categoria e l'organizzazione sui luoghi di lavoro di task force sulla diversità incaricate di contrastare stereotipi, pregiudizi e atteggiamenti negativi e di impedire discriminazioni nell'ambito di assunzioni, promozioni, retribuzioni e accesso alla formazione; sottolinea che tali piani d'azione per la parità dovrebbero inoltre essere impiegati per promuovere la diversità etnica e culturale sul luogo di lavoro, per elaborare regolamenti interni contro razzismo, relative discriminazioni e molestie sul luogo di lavoro, per monitorare e rivedere le assunzioni, l'avanzamento professionale e il mantenimento della forza lavoro sotto l'aspetto della parità, al fine di individuare pratiche discriminatorie dirette o indirette e di adottare misure correttive volte a ridurre le disuguaglianze in ciascuno di tali settori e, a tale scopo, raccogliere dati sulla parità relativi alla privacy e alle norme sui diritti fondamentali;

55.  sottolinea che i punti più critici da affrontare nel settore dell'occupazione dei romanì riguardano l'efficace transizione dall'istruzione al mercato del lavoro aperto; pone l'accento sull'importanza di contrastare le diverse forme di lavoro sommerso e di discriminazione da parte dei datori di lavoro e di garantire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro;

56.  invita la Commissione a mantenere il proprio impegno riguardo all'adozione di un piano d'azione volto ad attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e a integrare l'inclusione dei romanì tra gli indicatori del quadro di valutazione della situazione sociale; esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire l'accesso a posti di lavoro dignitosi, retribuzioni e condizioni di lavoro eque per le persone romanì, nonché a provvedere affinché i sistemi di previdenza sociale e i servizi sociali siano adeguati, accessibili e utilizzati da tutti i potenziali beneficiari e includano una copertura sanitaria universale senza discriminazioni, regimi di reddito minimo e diritti alla pensione;

o
o   o

57.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri e dei paesi candidati, ai parlamenti e agli enti sub-nazionali degli Stati membri e dei paesi candidati, all'Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, al Comitato europeo delle regioni, al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite.

(1) GU L 180 del 19.7.2000, pag. 22.
(2) GU L 303 del 2.12.2000, pag. 16.
(3) GU L 328 del 6.12.2008, pag. 55.
(4) GU L 264 del 25.9.2006, pag. 13.
(5) GU C 378 del 24.12.2013, pag. 1.
(6) GU C 328 del 6.9.2016, pag. 4.
(7) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 171.
(8) Testi approvati, P8_TA(2019)0032.
(9) Testi approvati, P8_TA(2019)0075.
(10) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 21.
(11) GU C 162 del 10.5.2019, pag. 24.
(12) Testi approvati, P8_TA(2018)0428.
(13) Testi approvati, P8_TA(2018)0447.
(14) Commissione europea, Relazione sull'attuazione delle strategie nazionali di integrazione dei rom – 2019.
(15) Commissione europea, Valutazione intermedia del quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei rom fino al 2020.
(16) FRA, Seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell’Unione europea, Rom: una selezione di risultati, 2016.
(17) FRA, Seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell'Unione europea, Rom: una selezione di risultati, 2016.

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2021Note legali - Informativa sulla privacy