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Procedura : 2020/2782(RSP)
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RC-B9-0290/2020

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PV 17/09/2020 - 11.1
CRE 17/09/2020 - 11.1

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P9_TA(2020)0233

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Giovedì 17 settembre 2020 - Bruxelles
Situazione nelle Filippine, tra cui il caso di Maria Ressa
P9_TA(2020)0233RC-B9-0290/2020

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 settembre 2020 sulla situazione nelle Filippine, tra cui il caso di Maria Ressa (2020/2782(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione nelle Filippine, in particolare quelle del 15 settembre 2016(1), del 16 marzo 2017(2) e del 19 aprile 2018(3),

–  viste le relazioni diplomatiche tra le Filippine e l'Unione europea (all'epoca la Comunità economica europea – CEE) che sono state allacciate il 12 maggio 1964,

–  visto l'accordo quadro di partenariato e cooperazione tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica delle Filippine, dall'altra,

–  visto lo status delle Filippine quale membro fondatore dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN),

–  visto il documento di lavoro congiunto del 10 febbraio 2020 sulla valutazione delle Filippine nell'ambito del regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e il buon governo (SPG+) dell'UE nel periodo 2018-2019 (SWD(2020)0024),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 16 giugno 2020 dal portavoce del SEAE sulla condanna di Maria Ressa e di Reynaldo Santos,

–  visti gli orientamenti dell'UE in materia di diritti umani,

–  vista la risoluzione adottata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite l'11 luglio 2019 sulla promozione e la protezione dei diritti umani nelle Filippine,

–  vista la relazione dell'Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, del 30 giugno 2020 sulla situazione dei diritti umani nelle Filippine,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

–  visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale,

–  vista la legge n. 11479 del 3 luglio 2020 della Repubblica delle Filippine, altresì nota come legge anti-terrorismo,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che le Filippine e l'UE vantano relazioni diplomatiche, economiche, culturali e politiche di lunga data; che, con la ratifica dell'accordo di partenariato e cooperazione, l'Unione europea e le Filippine hanno riaffermato il proprio impegno reciproco a favore dei principi del buon governo, della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani, della promozione dello sviluppo economico e sociale, nonché a favore della pace e della sicurezza nella regione;

B.  considerando che, in base alla relazione del 30 giugno 2020 dell'Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani nelle Filippine, le uccisioni legate alla campagna antidroga del governo sono state "diffuse e sistematiche", e che, in base a dati del governo, sono state uccise almeno 8 663 persone; che, in base ad altre stime, tale cifra risulta addirittura triplicata; che il Presidente Duterte ha esplicitamente incoraggiato la polizia a commettere esecuzioni extragiudiziali e ha promesso loro l'immunità, mentre gli agenti di polizia coinvolti in tali pratiche hanno ricevuto promozioni; che il Presidente Duterte si è impegnato a portare avanti tale campagna antidroga fino alla fine del suo attuale mandato presidenziale, che giungerà a scadenza nel 2022; che la maggior parte delle vittime proveniva da comunità povere ed emarginate:

C.  considerando che lo spazio lasciato alla società civile diventa sempre più esiguo; che i difensori dei diritti umani, i giornalisti e gli attivisti affrontano quotidianamente minacce, vessazioni, intimidazioni e violenze per aver cercato di denunciare presunti casi di esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni dei diritti umani nel paese; che, secondo l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), la difesa dei diritti umani è abitualmente equiparata all'insurrezione; che, sempre secondo l'OHCHR, tra il gennaio 2015 e il dicembre 2019 sono stati uccisi almeno 208 difensori dei diritti umani, giornalisti e sindacalisti, tra cui 30 donne;

D.  considerando che Maria Ressa, giornalista filippina, co-fondatrice e amministratrice delegata del sito di notizie online Rappler, è stata a lungo presa di mira per le sue critiche nei confronti della "guerra alla droga" del governo e per il taglio critico delle inchieste di Rappler sulle esecuzioni extragiudiziali; che Maria Ressa e Reynaldo Santos Jr, giornalista investigativo di Rappler, sono stati accusati di "diffamazione online" e condannati il 15 giugno 2020 da un tribunale regionale di Manila a una pena indeterminata, con la possibilità di dover scontare fino a sei anni di carcere; che su Maria Ressa e sul sito Rappler gravano almeno altri sei capi d'accusa;

E.  considerando che all'inizio del luglio 2020 il Congresso filippino ha votato per negare il rinnovo della licenza di trasmissione radiotelevisiva all'azienda ABS-CBN, la più grande rete televisiva e radiofonica del paese; che il rifiuto del Presidente Duterte di rinnovare la licenza radiotelevisiva è visto come un atto di ritorsione per la copertura mediatica, da parte della rete, della campagna antidroga e delle gravi violazioni dei diritti umani;

F.  considerando che la senatrice Leila de Lima, fra i principali oppositori della campagna antidroga del Presidente Duterte, è stata destituita dal suo incarico di presidente della commissione per la giustizia e i diritti umani del Senato il 19 settembre 2016 ed è rimasta in detenzione in attesa di processo sin dal suo arresto, avvenuto il 24 febbraio 2017; che si teme seriamente che le accuse a carico della senatrice De Lima siano inventate e mosse da motivi politici;

G.  considerando che, secondo Global Witness, nel 2019 sono stati uccisi almeno 43 attivisti per i diritti fondiari; che le vittime erano, per la maggior parte, leader di comunità e persone che partecipavano attivamente a campagne contro i progetti minerari e l'agroindustria;

H.  considerando che le popolazioni indigene nelle Filippine rappresentano il 10-20 % dell'intera popolazione; che nel 2018 il relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni ha identificato le Filippine come uno dei paesi con la più alta incidenza mondiale di criminalizzazione e di attacchi contro i difensori dei diritti umani dei popoli indigeni; che le Nazioni Unite hanno avvertito che la militarizzazione dei territori indigeni e le restrizioni alla libertà di riunione e di espressione sono in aumento e che tali sviluppi sono strettamente legati a interessi commerciali; che la persistente mancanza di sicurezza e di sviluppo economico sull'isola di Mindanao, così come le segnalate violazioni del diritto umanitario internazionale e la mancanza di progressi nella giustizia di transizione e nella riconciliazione, continuano a destare serie preoccupazioni;

I.  considerando che Zara Alvarez, assistente legale del gruppo per i diritti umani Karapatan, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco il 17 agosto 2020; che Zara Alvarez aveva ricevuto ripetute minacce, era stata oggetto di molestie a causa del suo lavoro nell'ambito dei diritti umani ed è stata la tredicesima esponente della sua organizzazione a essere uccisa dalla metà del 2016; che Randall "Randy" Echanis, pacifista, attivista per i diritti fondiari e membro di Karapatan, è stato torturato e ucciso il 10 agosto 2020; che, secondo l'OHCHR, sia Randall Echanis che Zara Alvarez erano stati ripetutamente "schedati in rosso" (etichettati come terroristi o comunisti) e i loro nomi figuravano nell'elenco di almeno 600 persone che il Dipartimento di giustizia delle Filippine ha chiesto a un tribunale di dichiarare "terroristi" nel 2018;

J.  considerando che l'OHCHR e i relatori speciali delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per quello che sembra essere "uno schema di intimidazione" delle fonti di informazione indipendenti; che nel 2020 le Filippine si sono collocate al 136° posto su 180 paesi nella classifica sulla libertà di stampa pubblicata annualmente da Reporter senza frontiere; che, da quando Duterte è al potere, sono stati assassinati 16 giornalisti;

K.  considerando che nel marzo 2018 le Filippine si sono ritirate dalla Corte penale internazionale (CPI) dopo che la CPI ha iniziato il suo "esame preliminare" della denuncia presentata contro Duterte in relazione al numero elevato di uccisioni nel quadro della campagna antidroga;

L.  considerando che nel 2017 la Camera dei Rappresentanti delle Filippine ha approvato un disegno di legge per il ripristino della pena di morte; che tale disegno di legge richiede la previa approvazione del Senato prima che il Presidente Duterte – il quale si sta adoperando attivamente a favore del ripristino – possa promulgarlo come legge; che la reintroduzione della pena capitale sarebbe una palese violazione del secondo protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), di cui il paese è parte;

M.  considerando che le autorità filippine hanno adottato la nuova legge anti-terrorismo il 3 luglio 2020; che, secondo i gruppi della società civile locale, la legge indebolisce in misura allarmante le salvaguardie dei diritti umani, allarga la definizione di terrorismo ed estende il periodo di detenzione senza mandato d'arresto da 3 a 14 giorni, rendendo così più sfumate le distinzioni importanti tra critica, criminalità e terrorismo, il che solleva questioni di legalità e aumenta ulteriormente i rischi di violazioni dei diritti umani;

N.  considerando che il Presidente Duterte ha ripetutamente tenuto discorsi e comportamenti sessisti e misogini; che, secondo le ONG locali, i casi di violenza e di abuso sessuale contro le donne, comprese quelle impegnate nella difesa dei diritti umani, sono aumentati durante l'amministrazione Duterte; che le donne impegnate nella difesa dei diritti umani devono far fronte a commenti degradanti e sessualmente espliciti, minacce di stupro e aggressioni;

O.  considerando che, nella relazione 2020 della Confederazione sindacale internazionale (CSI), le Filippine sono incluse tra i 10 paesi più pericolosi al mondo per i lavoratori; che il movimento sindacale filippino ha denunciato la repressione dei diritti dei lavoratori, anche attraverso la "schedatura in rosso", la scomparsa e l'uccisione di leader di organizzazioni di lavoratori e sindacalisti;

P.  considerando che la comunità LGBTQI è vittima di continue vessazioni; che il Presidente Duterte ha ripetutamente fatto riferimento all'orientamento sessuale degli oppositori politici con intento denigratorio, e nel maggio 2019 ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni che alludono all'omosessualità come a una malattia; che nel giugno 2020 la polizia ha represso una manifestazione di "orgoglio LGBTQI" e, in base alle segnalazioni, ha arrestato 20 persone;

Q.  considerando che si stima che nelle Filippine vi siano tra i 60 000 e i 100 000 bambini coinvolti in organizzazioni di sfruttamento della prostituzione; che un numero indeterminato di bambini è costretto a lavorare in condizioni di sfruttamento lavorativo; che l'UNICEF ha espresso grave preoccupazione per l'abbassamento dell'età della responsabilità penale;

R.  considerando che nel 2019 le Filippine si sono collocate al 113° posto su un totale di 180 paesi nella classifica sulla corruzione pubblicata ogni anno da Transparency International;

S.  considerando che, dal 25 dicembre 2014, le Filippine beneficiano di preferenze commerciali rafforzate a norma del sistema di preferenze generalizzate plus (SPG+) dell'UE; che tale status è subordinato alla ratifica e all'attuazione da parte del paese di 27 convenzioni internazionali in materia di diritti umani, diritti del lavoro, tutela ambientale e buona governance; che, nel 2019, il 25 % delle esportazioni totali delle Filippine verso l'UE (pari a quasi 2 miliardi di EUR) ha beneficiato del trattamento preferenziale nel quadro di tale sistema; che, pur osservando considerevoli passi indietro nella situazione dei diritti umani nel paese, l'UE non ha finora attivato il meccanismo che potrebbe condurre alla sospensione di tali vantaggi commerciali;

1.  esprime profonda preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione dei diritti umani nelle Filippine sotto la presidenza di Duterte; prende atto della pubblicazione, nel giugno 2020, della relazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e invita il governo delle Filippine ad adottare e attuare tutte le raccomandazioni ivi contenute;

2.  condanna fermamente le migliaia di esecuzioni extragiudiziali e altre gravi violazioni dei diritti umani connesse alla cosiddetta "guerra alla droga"; invita il governo delle Filippine a porre immediatamente fine a tutte le forme di violenza nei confronti di quanti sono sospettati di aver commesso reati di droga, nonché a smantellare i gruppi paramilitari privati e che ricevono sostegno dallo Stato; insiste sul fatto che la lotta contro le droghe illegali deve essere perseguita nel pieno rispetto del diritto a un giusto processo, conformemente al diritto nazionale e internazionale, ponendo l'accento sulla salute pubblica;

3.  condanna qualsiasi forma di minaccia, vessazione, intimidazione, stupro e violenza nei confronti di coloro che tentano di portare alla luce presunti casi di esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni dei diritti umani nel paese, tra cui attivisti per i diritti umani e l'ambiente, sindacalisti e giornalisti; denuncia l'uso improprio della legge e dei sistemi giudiziari quali strumenti per mettere a tacere le voci critiche;

4.  invita le autorità delle Filippine a condurre immediatamente indagini imparziali, trasparenti, indipendenti e significative su tutte le esecuzioni extragiudiziali, inclusa la morte di Jory Porquia, Randall "Randy" Echanis e Zara Alvarez, nonché su altre presunte violazioni;

5.  è allarmato per il deterioramento della libertà di stampa nelle Filippine; condanna qualsiasi forma di minaccia, vessazione, intimidazione, azione penale ingiusta e violenza nei confronti dei giornalisti, in particolare il caso di Maria Ressa; chiede il ritiro di tutte le accuse di matrice politica nei confronti della giornalista e dei suoi colleghi; ricorda che la libertà di stampa e la libertà di espressione sono elementi fondamentali della democrazia; invita le autorità filippine a rinnovare la licenza di diffusione radiotelevisiva di ABS-CBN, il principale gruppo audiovisivo; si rivolge alla delegazione dell'UE e alle rappresentanze degli Stati membri dell'UE a Manila affinché monitorino attentamente i procedimenti avviati nei confronti di Maria Ressa e di Reynaldo Santos Jr. e forniscano tutta l'assistenza necessaria;

6.  invita nuovamente le autorità delle Filippine a ritirare tutte le accuse di matrice politica nei confronti della senatrice Leila de Lima, a liberarla in attesa di giudizio, a consentirle di esercitare liberamente i suoi diritti e i suoi obblighi di rappresentante eletta e ad assicurarle adeguate condizioni sanitarie e di sicurezza durante la detenzione; chiede all'UE di continuare a monitorare con attenzione il suo caso;

7.  ribadisce il suo sostegno deciso a tutti i difensori dei diritti umani e dell'ambiente nelle Filippine e al lavoro che essi svolgono; invita la delegazione dell'UE e le rappresentanze degli Stati membri nel paese a rafforzare il loro sostegno alla società civile nel loro dialogo con le autorità filippine, ad avvalersi di tutti gli strumenti disponibili per accrescere il sostegno fornito alle attività dei difensori dei diritti umani e dell'ambiente e, ove opportuno, ad agevolare il rilascio di visti di emergenza nonché a fornire accoglienza temporanea negli Stati membri dell'UE;

8.  esorta le autorità filippine a riconoscere che i difensori dei diritti umani svolgono un ruolo legittimo nel garantire la pace, la giustizia e la democrazia; invita le autorità filippine ad assicurare in qualsiasi circostanza l'integrità fisica e psicologica di tutti i difensori dei diritti umani e di tutti i giornalisti del paese, nonché a garantire che questi ultimi possano svolgere il loro lavoro in un contesto favorevole e senza temere rappresaglie; accoglie con favore l'adozione all'unanimità della legge in materia di protezione dei difensori dei diritti umani da parte della Camera dei rappresentanti delle Filippine e invita il Senato e il Presidente a emanarla urgentemente;

9.  esprime profonda preoccupazione per la recente adozione della legge antiterrorismo e ricorda che le attività di sensibilizzazione, protesta, dissenso, sciopero e altre forme analoghe di esercizio dei diritti civili e politici non possono essere considerate in nessuna circostanza atti terroristici;

10.  esorta l'UE e gli Stati membri a sostenere, durante la 45a sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, attualmente in corso, l'adozione di una risoluzione finalizzata all'avvio di un'indagine internazionale indipendente sulle violazioni dei diritti umani commesse nelle Filippine a partire dal 2016;

11.  deplora fermamente la decisione del governo delle Filippine di recedere dallo statuto di Roma; invita il governo a revocare tale decisione; incoraggia la CPI a continuare a indagare sulle denunce di crimini contro l'umanità nel contesto delle uccisioni perpetrate nel quadro della "guerra alla droga"; invita il governo delle Filippine a cooperare pienamente con l'Ufficio del procuratore della CPI nell'ambito dell'esame preliminare della situazione nelle Filippine;

12.  invita nuovamente le autorità delle Filippine a interrompere immediatamente il processo volto a reintrodurre la pena di morte; ricorda che l'UE considera la pena capitale un trattamento crudele e disumano che non è in grado di svolgere un'azione deterrente nei confronti dei comportamenti criminali;

13.  esorta le Filippine a rispettare gli obblighi assunti a norma del diritto internazionale per quanto concerne la protezione dei diritti umani dei popoli indigeni, anche nel contesto dei conflitti armati; invita il governo a rispettare il loro diritti, a responsabilizzarli e ad adottare una politica efficace per migliorare le loro condizioni di vita;

14.  condanna tutte le forme di violenza contro le donne e ricorda che tali atti costituiscono una grave violazione dei diritti umani e della dignità delle donne e delle ragazze; deplora con forza le reiterate dichiarazioni misogine del Presidente Duterte; invita il Presidente a trattare le donne con rispetto e ad astenersi dall'istigazione alla violenza contro le donne;

15.  condanna tutte le forme di violenza contro le persone LGBTQI e ricorda che tali atti costituiscono una grave violazione dei diritti umani e della dignità della persona; condanna con forza le dichiarazioni umilianti e sessiste del Presidente Duterte su quanti si identificano come appartenenti alla comunità LGBTQI;

16.  esprime preoccupazione per i crescenti livelli di corruzione all'interno dell'attuale amministrazione filippina; invita le autorità filippine a intensificare gli sforzi per contrastare in modo efficace la corruzione; sottolinea l'importanza di rispettare i principi fondamentali della democrazia e dello Stato di diritto in tale ambito;

17.  ricorda che le misure adottate dal governo in risposta alla pandemia dovrebbero tutelare – e non pregiudicare – i diritti umani dei cittadini; evidenzia che tali misure dovrebbero essere necessarie, proporzionate e non discriminatorie, dovrebbero rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani e le leggi nazionali, e dovrebbero essere mantenute solo se strettamente necessarie, senza essere utilizzate come pretesto per limitare lo spazio democratico e civico, le libertà fondamentali e il rispetto dello Stato di diritto;

18.  esprime sconcerto per la tratta, il reclutamento militare e il coinvolgimento di minori nell'ambito dei conflitti in corso nel paese ed esorta il governo delle Filippine a porre fine a tali pratiche; incoraggia il governo a intensificare i suoi sforzi per proteggere tutti i minori dagli abusi, nonché a rispettare i loro diritti, incluso il diritto dei bambini indigeni all'istruzione; si oppone fermamente a qualsiasi proposta di ridurre ulteriormente l'età della responsabilità penale;

19.  denuncia le minacce, le intimidazioni e gli attacchi ad personam nei confronti dei titolari di mandato delle Nazioni Unite per le procedure speciali; esorta le autorità delle Filippine a collaborare con l'OHCHR e tutti i meccanismi delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, anche agevolando le visite nel paese e astenendosi da atti di intimidazione o rappresaglia nei loro confronti;

20.  invita la Commissione europea, alla luce della gravità delle violazioni dei diritti umani nel paese e dato che non si riscontra alcun sostanziale miglioramento né alcuna volontà di collaborare da parte delle autorità filippine, ad avviare immediatamente la procedura che potrebbe condurre alla revoca temporanea delle preferenze SPG+;

21.  sollecita le autorità filippine a sostenere l'attuazione dei principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e a garantire processi effettivi di dovuta diligenza in materia di diritti umani per quanto riguarda i progetti commerciali, di investimento e di sviluppo, in particolare in relazione alle acquisizioni agroindustriali su vasta scala, alle industrie estrattive, ai progetti infrastrutturali e alla cooperazione con il settore della sicurezza; invita le società con sede od operanti nell'UE a rispettare in modo rigoroso i suddetti principi guida delle Nazioni Unite come pure la legislazione internazionale e nazionale in materia di diritti umani, nonché a condurre processi di dovuta diligenza meticolosi e esaustivi per quanto riguarda tutte le loro operazioni e relazioni commerciali nel paese;

22.  invita il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a monitorare con attenzione la situazione nelle Filippine e a riferire regolarmente al Parlamento europeo in merito;

23.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai governi degli Stati membri, al Presidente, al governo e al parlamento delle Filippine, ai governi degli Stati membri dell'Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), all'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al Segretario generale delle Nazioni Unite e al Segretario generale dell'ASEAN.

(1) GU C 204 del 13.6.2018, pag. 123.
(2) GU C 263 del 25.7.2018, pag. 113.
(3) GU C 390 del 18.11.2019, pag. 104.

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2021Note legali - Informativa sulla privacy