Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2020/2783(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo dei documenti :

Testi presentati :

RC-B9-0287/2020

Discussioni :

PV 17/09/2020 - 11.2
CRE 17/09/2020 - 11.2

Votazioni :

Testi approvati :

P9_TA(2020)0234

Testi approvati
PDF 128kWORD 47k
Giovedì 17 settembre 2020 - Bruxelles
Il caso del Dott. Denis Mukwege nella Repubblica Democratica del Congo (RDC)
P9_TA(2020)0234RC-B9-0287/2020

Risoluzione del Parlamento europeo del 17 settembre 2020 sul caso del dott. Denis Mukwege nella Repubblica Democratica del Congo (2020/2783(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), in particolare quella del 18 gennaio 2018(1),

–  vista la dichiarazione rilasciata il 20 maggio 2020 dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) a nome dell'UE sulla situazione della sicurezza nella provincia di Ituri,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 9 dicembre 2019 sulla Repubblica democratica del Congo,

–  viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 2528 del 25 giugno 2020 sulla situazione della Repubblica democratica del Congo e la risoluzione 2463 del 29 marzo 2019 sulla proroga del mandato della missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica democratica del Congo (MONUSCO),

–  viste le misure stabilite dalla risoluzione 2528 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che prevedono il rinnovo fino a luglio 2021 di una serie di sanzioni tra cui l'embargo sulle armi nei confronti dei gruppi armati della Repubblica democratica del Congo, il divieto di viaggio per alcuni individui e il congelamento dei beni delle persone e delle entità individuate dal Comitato delle sanzioni,

–  vista la relazione delle Nazioni Unite dell'agosto 2010 contenente un inventario delle più gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario commesse nel territorio della Repubblica democratica del Congo tra marzo 1993 e giugno 2003,

–  visto il conferimento nel 2014 del premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero al dott. Denis Mukwege,

–  visto il conferimento nel 2018 del premio Nobel per la pace al dott. Denis Mukwege,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 28 agosto 2020 dall'Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet,

–  vista la dichiarazione congiunta rilasciata il 18 giugno 2020 dal VP/AR Josep Borrell e dalla rappresentante speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti Pramila Patten in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sessuale nei conflitti,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani,

–  visto il regolamento (UE) 2017/821 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che stabilisce obblighi in materia di dovere di diligenza nella catena di approvvigionamento per gli importatori dell'Unione di stagno, tantalio e tungsteno, dei loro minerali, e di oro, originari di zone di conflitto o ad alto rischio(2),

–  visto l'accordo di partenariato tra i membri del gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro (accordo di Cotonou),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli, adottata il 27 giugno 1981 ed entrata in vigore il 21 ottobre 1986,

–  vista la risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza, adottata all'unanimità il 31 ottobre 2000,

–  vista la Costituzione della Repubblica democratica del Congo, adottata il 18 febbraio 2006,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Carta delle Nazioni Unite,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la Repubblica democratica del Congo continua a essere teatro di violenze, attacchi, uccisioni e diffuse violazioni dei diritti umani ad opera di gruppi armati locali e stranieri, in particolare nella regione orientale del paese; che gli attacchi si sono moltiplicati nelle ultime settimane, in particolare lungo il confine tra le province di Ituri e Nord Kivu;

B.  considerando che il dott. Denis Mukwege, noto ginecologo della Repubblica democratica del Congo, ha dedicato la maggior parte della propria vita all'obiettivo di porre fine al ricorso alla violenza sessuale quale arma di guerra e nei conflitti armati; che nel 1999 il dott. Mukwege ha fondato l'ospedale Panzi a Bukavu per curare le vittime di violenza sessuale e di genere nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo; che l'ospedale Panzi ha curato quasi 55 000 sopravvissuti dalla sua creazione al mese di agosto 2018;

C.  considerando che il dott. Mukwege è da molto tempo un aperto sostenitore della difesa dei diritti umani, della necessità di garantire l'assunzione di responsabilità e dell'attuazione delle raccomandazioni della relazione delle Nazioni Unite sui diritti umani contenente un inventario degli abusi commessi nella regione tra il 1993 e il 2003; che nell'ottobre 2012 il dott. Mukwege è scampato per poco a un tentativo di assassinio per mano di uomini armati in abiti civili che hanno attaccato la sua casa di Bukavu, nel quale ha perso la vita la sua guardia del corpo;

D.  considerando che il dott. Mukwege ha ricevuto gravi e ripetute minacce, incluse minacce di morte nei suoi confronti come pure nei confronti della sua famiglia e del personale medico dell'ospedale Panzi; che negli ultimi mesi tali minacce sono aumentate a seguito dei ripetuti appelli rivolti dal dott. Mukwege nel luglio 2020 affinché si ponga fine all'impunità degli autori dei reati sessuali e dei massacri perpetrati a Kipupu, a Sange e nella provincia di Ituri;

E.  considerando che il dott. Mukwege è stato insignito del premio Nobel per la pace nel 2018 e del premio Sacharov del Parlamento europeo per la libertà di pensiero nel 2014 per aver dedicato la sua vita alla cura delle vittime di violenza sessuale nella Repubblica democratica del Congo; che in quanto vincitore del premio Sacharov il dott. Mukwege ha diritto al pieno sostegno del Parlamento europeo; che grazie ai suoi risultati e al riconoscimento internazionale di cui gode il dott. Mukwege è diventato una personalità pubblica di primo piano e un simbolo internazionale, e ha quindi diritto a una speciale protezione contro le minacce;

F.  considerando che nell'agosto 2020 il presidente della Repubblica democratica del Congo, Félix Tshisekedi, ha condannato le minacce di morte rivolte al dott. Mukwege e si è impegnato a prendere provvedimenti per garantire la sua sicurezza;

G.  considerando che la protezione della sicurezza del dott. Mukwege e dell'ospedale Panzi è stata assicurata dalle Nazioni Unite attraverso la missione MONUSCO; che tale protezione era stata revocata nel maggio 2020 ma è stata ripristinata il 9 settembre 2020 a seguito delle proteste internazionali relative alla sicurezza del dott. Mukwege, inclusi gli appelli formulati dal Parlamento europeo; che continua a non esservi chiarezza sulla protezione a lungo termine del dott. Mukwege, che deve invece essere garantita;

H.  considerando che a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, i manifestanti sono scesi in piazza per esprimere il proprio sostegno al dott. Mukwege, chiedendo che venga protetto;

I.  considerando che il 12 marzo 2017 alcuni uomini armati hanno giustiziato due ispettori delle Nazioni Unite (Zaida Catalán, cittadina svedese, e Michael Sharp, cittadino americano) impegnati a documentare le violazioni dei diritti umani commesse nella regione centrale di Kasai della Repubblica democratica del Congo;

J.  considerando che il 22 luglio 2020 diversi difensori dei diritti umani e membri del movimento di cittadini "Lutte pour le Changement" (LUCHA) sono stati arbitrariamente arrestati a Kalehe (Sud Kivu) per aver denunciato il furto delle illuminazioni pubbliche installate nelle strade per migliorare la sicurezza; che Lucien Byamungu Munganga, difensore dei diritti umani e membro di LUCHA, è stato arbitrariamente arrestato a Kalehe mentre stava manifestando pacificamente per il loro rilascio e si trova attualmente in stato di detenzione nel carcere centrale di Kalehe; che sono state espresse preoccupazioni in relazione al difensore dei diritti umani Josué Aruna, presidente provinciale con base a Bukavu della "Société Civile Environnementale et Agro-Rurale du Congo";

K.  considerando che la Repubblica democratica del Congo è firmataria del protocollo di Maputo dal marzo 2018;

L.  considerando che il 3 settembre 2020 venti soldati e agenti di polizia della Repubblica democratica del Congo sono stati condannati a pene detentive comprese tra 5 a 20 anni per gli stupri commessi nella regione orientale del paese;

M.  considerando i ripetuti appelli pubblici rivolti tra l'altro dal Parlamento europeo il 12 agosto 2020, dal VP/AR il 20 agosto 2020, dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani il 28 agosto 2020 come pure da diverse istituzioni e organizzazioni nazionali e internazionali in varie altre occasioni affinché le autorità della Repubblica democratica del Congo intraprendano indagini penali in relazione alle continue minacce nei confronti del dott. Mukwege e ripristinino la protezione ad opera delle forze di pace delle Nazioni Unite;

N.  considerando che le Nazioni Unite si sono impegnate a continuare a formare i loro omologhi della Repubblica democratica del Congo per garantire una soluzione stabile e a lungo termine in materia di sicurezza;

1.  esprime profonda preoccupazione per il grave pericolo a cui è esposto il dott. Mukwege; condanna le minacce di morte nei suoi confronti come pure le minacce rivolte contro la sua famiglia e il suo personale; esprime piena solidarietà e sostegno al dott. Mukwege;

2.  encomia il dott. Mukwege per il suo coraggio e per aver dedicato tutta la vita a combattere il ricorso alla violenza sessuale quale arma di guerra e nei conflitti armati; sottolinea l'importanza della presa di posizione pubblica del dott. Mukwege, che mantiene da decenni, in relazione alla denuncia delle violazioni e degli abusi dei diritti umani nella Repubblica democratica del Congo;

3.  plaude alla decisione delle Nazioni Unite di ripristinare la protezione di sicurezza fornita al dott. Mukwege attraverso la missione MONUSCO; ribadisce che la sua protezione personale è imprescindibile e urgente; esorta le Nazioni Unite a garantirgli una protezione stabile e continua, in particolare alla luce delle gravi minacce contro la sua vita;

4.  esorta il governo della Repubblica democratica del Congo a condurre senza indugi un'indagine completa sulle minacce formulate attraverso social media, telefonate e messaggi diretti non solo nei confronti del dott. Mukwege, ma anche della sua famiglia e del personale dell'ospedale Panzi, come promesso dal presidente Félix Tshisekedi;

5.  sottolinea che il premio Sacharov per la libertà di pensiero non è solo un'onorificenza, bensì un impegno assunto dai deputati al Parlamento europeo a promuovere i diritti umani insieme ai vincitori del premio e ad adoperarsi con ogni mezzo per garantire che essi possano continuare ad agire in difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali liberamente e in piena sicurezza;

6.  plaude all'impegno pubblico assunto dal dott. Mukwege a favore dell'inventario delle violazioni compilato dalle Nazioni Unite nella relazione del 2010; condanna il fatto che la comunità internazionale non abbia realizzato progressi nell'attuazione delle raccomandazioni formulate nella relazione; invita le autorità della Repubblica democratica del Congo ad adoperarsi maggiormente per evitare nuove violazioni dei diritti umani nella regione orientale del paese e a prendere provvedimenti onde istituire meccanismi che garantiscano alle vittime di futuri conflitti i loro diritti alla giustizia e ad una riparazione;

7.  sostiene pertanto le proposte relative alla creazione di sezioni miste specializzate in seno ai tribunali della Repubblica democratica del Congo al fine di consentire alla magistratura del paese e alla comunità internazionale di collaborare e di perseguire le violazioni dei diritti umani;

8.  esorta il governo della Repubblica democratica del Congo a riesaminare i lavori della sua precedente commissione per la verità e la riconciliazione; sostiene pienamente la richiesta rivolta dal presidente Tshisekedi al governo affinché venga creato un meccanismo di giustizia di transizione incaricato di giudicare i reati più gravi e auspica vivamente che i due progetti di decreto all'esame da diversi mesi siano adottati al più presto dal Consiglio dei ministri;

9.  invita gli Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a chiedere l'istituzione di un tribunale penale internazionale che faccia avanzare i casi documentati di violazioni dei diritti umani precedenti al 2002;

10.  condanna con forza gli arresti arbitrari di Lucien Byamungu Munganga e di altri membri di LUCHA e ne chiede il rilascio incondizionato e immediato; pone l'accento sull'importanza di proteggere i difensori dei diritti umani, tra cui Josué Aruna;

11.  rileva che la condanna dei soldati colpevoli di stupri nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo, il 3 settembre 2020, rappresenta un progresso positivo; ritiene che sia necessario rafforzare la lotta contro l'impunità di cui godono le milizie e le forze armate nel paese al fine di garantire la pace e la sicurezza alle popolazioni interessate;

12.  elogia tutti i difensori dei diritti umani della Repubblica democratica del Congo, che continuano a operare nonostante le sfide cui sono confrontati, e accoglie con favore l'aperta condanna degli eventi da parte di diverse organizzazioni nazionali e internazionali;

13.  invita il VP/AR, la delegazione dell'UE nella Repubblica democratica del Congo e le missioni dell'UE nel paese a rafforzare con tutti i mezzi possibili (politici, diplomatici e finanziari) il loro sostegno pubblico a favore dei difensori dei diritti umani che si trovano in una situazione di rischio in quanto misura protettiva intesa a garantire il riconoscimento del loro operato a favore dei diritti umani e del loro importante ruolo in quanto difensori dei diritti umani nella lotta per la stabilità e la pace nella regione;

14.  invita l'UE a mantenere le sanzioni nei confronti degli autori delle violenze e delle violazioni dei diritti umani perpetrate nella Repubblica democratica del Congo e chiede l'estensione di tali sanzioni agli autori di reati citati nell'inventario delle violazioni incluso nella relazione delle Nazioni Unite;

15.  condanna l'uso della violenza sessuale contro le donne nei conflitti e chiede alla comunità internazionale di accelerare gli sforzi tesi a eliminare la piaga della violenza sessuale e di genere nei conflitti armati e nelle guerre, a proteggere le vittime, a porre fine all'impunità dei responsabili e a garantire ai sopravvissuti l'accesso alla giustizia, indennizzi e mezzi di ricorso;

16.  valuta positivamente i progressi realizzati con la ratifica del protocollo di Maputo per i diritti delle donne; sottolinea l'importanza dell'attuazione del protocollo;

17.  ricorda che le violenze nella regione orientale della Repubblica democratica del Congo sono perpetrate da gruppi di ribelli armati locali e stranieri che si contendono l'accesso al commercio di minerali e sono da esso finanziati; sottolinea che qualsiasi impresa, individuo o attore statale o connesso allo Stato che contribuisca a tali reati deve essere assicurato alla giustizia; valuta positivamente la futura entrata in vigore del regolamento dell'UE sui minerali originari di zone di conflitto, prevista per gennaio 2021, che rappresenta il primo dei molti passi che deve intraprendere la comunità internazionale per affrontare questo problema profondamente radicato; pone l'accento sull'urgente necessità di prendere ulteriori provvedimenti in materia di obbligo di dovuta diligenza e condotta responsabile delle imprese operanti in zone di conflitto;

18.  chiede con forza che sia assicurata la cooperazione transfrontaliera nella regione dei Grandi Laghi africani e che i paesi limitrofi adottino una strategia regionale per far fronte alle violenze e alle violazioni dei diritti umani nella Repubblica democratica del Congo;

19.  deplora il rinvio sine die del mini vertice di Goma, originariamente convocato per il 13 settembre 2020 su iniziativa della Repubblica democratica del Congo nel tentativo di riunire i cinque capi di Stato della regione dei Grandi Laghi africani per discutere di come portare la pace nella regione; auspica vivamente che il vertice possa essere organizzato al più presto e portare a un allentamento delle tensioni esistenti tra i paesi limitrofi;

20.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Consiglio dei ministri e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, al comitato norvegese per il premio Nobel, al presidente, al primo ministro e al parlamento della Repubblica democratica del Congo nonché all'Unione africana e alle sue istituzioni.

(1) GU C 458 del 19.12.2018, pag. 52.
(2) GU L 130 del 19.5.2017, pag. 1.

Ultimo aggiornamento: 12 gennaio 2021Note legali - Informativa sulla privacy