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Procedura : 2020/2813(RSP)
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RC-B9-0312/2020

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PV 08/10/2020 - 8.1
CRE 08/10/2020 - 8.1

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P9_TA(2020)0258

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Giovedì 8 ottobre 2020 - Bruxelles Edizione definitiva
Eritrea, il caso di Dawitt Isaak
P9_TA(2020)0258 RC-B9-0312/2020

Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 ottobre 2020 sull'Eritrea, in particolare sul caso di Dawit Isaak (2020/2813(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Eritrea, in particolare quella del 6 luglio 2017(1),

–  vista la relazione dell'11 maggio 2020 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea,

–  vista la dichiarazione del 30 giugno 2020 del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea, rilasciata in occasione della 44a sessione del Consiglio dei diritti umani,

–  viste le risoluzioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea,

–  vista la risoluzione 2444 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 14 novembre 2018, che pone fine con effetto immediato a tutte le sanzioni delle Nazioni Unite contro l'Eritrea (embargo sulle armi, congelamento dei beni e divieto di viaggio),

–  vista la decisione (PESC) 2018/1944 del Consiglio, del 10 dicembre 2018, che abroga la decisione 2010/127/PESC relativa a misure restrittive nei confronti dell'Eritrea(2),

–  vista la causa 428/12 (2012) depositata presso la Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli a nome di Dawit Isaak e altri prigionieri politici,

–  vista la dichiarazione finale della 66ª sessione della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, del 22 maggio 2017,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la Costituzione dell'Eritrea, adottata nel 1997, che garantisce le libertà civili, compresa la libertà di religione,

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) del 1966,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-UE (accordo di Cotonou)(3), quale riveduto nel 2005 e nel 2010, di cui l'Eritrea è firmataria,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che Dawit Isaak, cittadino eritreo e svedese, e quindi cittadino dell'Unione europea, giornalista e comproprietario del primo giornale indipendente eritreo, l'ampiamente diffuso Setit, è stato arrestato dalle autorità eritree il 23 settembre 2001, insieme ad altre 21 persone; che il governo eritreo accusa Dawit Isaak di essere un "traditore", sebbene non sia mai stato accusato né processato; che Dawit Isaak era ritornato dalla Svezia dopo l'indipendenza dell'Eritrea nel 1992 per contribuire al consolidamento della nascente democrazia del paese;

B.  considerando le carcerazioni sono avvenute dopo la pubblicazione di una lettera aperta che condannava il regime e invitava il Presidente Isaias Afwerki ad attuare riforme democratiche; che il giorno degli arresti il governo ha annunciato la messa al bando di tutti i media indipendenti; che i detenuti non sono stati accusati di alcun reato;

C.  considerando che Dawit Isaak è stato rilasciato il 19 novembre 2005 dopo significativi interventi a suo nome, tra gli altri, da parte del governo svedese; che è stato nuovamente arrestato due giorni dopo mentre si recava in ospedale e che le autorità eritree sostenevano che era stato rilasciato solo temporaneamente per sottoporsi a cure mediche; che da allora Dawit Isaak è tenuto in isolamento dalle autorità eritree, che si rifiutano di rivelare la sua esatta ubicazione o dettagli sulla sua salute e sul suo stato;

D.  considerando che nel dicembre 2008 vi sono state notizie non confermate secondo le quali Dawit Isaak è stato trasferito in un carcere di massima sicurezza a Embatkala e che poco dopo, l'11 gennaio 2009, è stato ricoverato in un ospedale dell'aviazione militare ad Asmara, ritenuto gravemente malato; che la natura e l'estensione della sua malattia rimangono sconosciute e il governo dell'Eritrea si rifiuta di confermare il suo ricovero;

E.  considerando che la famiglia di Dawit Isaak, inclusi i suoi tre figli, vive nell'angoscia e nell'incertezza dal momento della sua scomparsa, in quanto è pressoché all'oscuro di come stia, dove si trovi e di quali siano le prospettive future; che la figlia di Dawit Isaak, Betlehem Isaak, continua a battersi per la liberazione del padre; che Betlehem Isaak ha confermato nel 2020 che suo padre era vivo;

F.  considerando che la Commissione africana per i diritti dell'uomo e dei popoli ha stabilito che i giornalisti arrestati in Eritrea nel settembre 2001, tra cui Dawit Isaak, sono trattenuti in detenzione arbitraria e illegale e ha esortato le autorità eritree a rilasciarli o per lo meno a tenere un processo equo;

G.  considerando che la situazione nei centri di detenzione sovraffollati e insalubri dell'Eritrea equivale a un trattamento crudele e disumano; che tali condizioni espongono i detenuti a un rischio maggiore di trasmissione della COVID-19; che l'accesso all'assistenza sanitaria, al cibo e alle strutture igienico-sanitarie è estremamente limitato o del tutto assente e che i detenuti dipendono dai visitatori per le forniture di base; che il confinamento nelle carceri volto a combattere la pandemia ha contribuito ad aggravare la malnutrizione e i relativi disturbi mentali e fisici; che molti altri prigionieri sono detenuti in container da trasporto, dove sono soggetti a temperature estremamente rigide;

H.  considerando che l'Eritrea, da quando ha ottenuto l'indipendenza, sotto la guida di Isaias Afwerki ha sistematicamente imprigionato migliaia di persone per le loro opinioni politiche, per la loro attività giornalistica o per aver praticato la loro religione; che le sparizioni forzate avvengono su base strutturale; che i detenuti sono generalmente soggetti ad arresti e detenzioni arbitrari e illegali senza alcuna accusa e si vedono negare l'accesso ad avvocati o visite familiari;

I.  considerando che l'Eritrea occupa il 182° posto tra i 189 paesi figuranti nell'indice di sviluppo umano per il 2019, secondo il rapporto sullo sviluppo umano del 2019 del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo; che l'indice mondiale della libertà di stampa di Reporter senza frontiere colloca l'Eritrea al 178° posto su 180 nel 2020; che il Comitato per la protezione dei giornalisti ha classificato l'Eritrea come il paese con la censura più forte al mondo nel 2019;

J.  considerando che il rapporto della commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea, pubblicato il 9 maggio 2016, ha rilevato che negli ultimi 25 anni sono stati commessi crimini contro l'umanità in modo diffuso e sistematico nei centri di detenzione, nei campi di addestramento militare e in altri luoghi del paese;

K.  considerando che, secondo il rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Eritrea del 16 maggio 2019, lo slancio positivo per la pace e la sicurezza nella regione ha suscitato aspettative in Eritrea e nella comunità internazionale circa l'attuazione di riforme politiche e istituzionali da parte del governo del paese, ma le autorità eritree non si sono ancora impegnate in un processo di riforme interne e la situazione dei diritti umani rimane invariata; che al relatore speciale delle Nazioni Unite dal 2009 viene negato l'accesso all'Eritrea per effettuare visite in loco;

L.  considerando che nel maggio 2019 le autorità eritree hanno condotto una repressione contro le congregazioni cristiane non riconosciute e hanno sequestrato strutture scolastiche e sanitarie legate alla chiesa cattolica, con conseguenze negative sui diritti della popolazione alla salute e all'istruzione;

M.  considerando che il Presidente dell'Eritrea continua a rifiutarsi di indire elezioni e di attuare la Costituzione del paese, nonostante sia stata ratificata nel 1997 e la legge elettorale dell'Eritrea sia stata ratificata nel 2002; che il parlamento ad interim non si riunisce dal 2002 e che il potere giudiziario è controllato dal governo;

N.  considerando che ci si aspettava che i recenti sviluppi della pace e della sicurezza regionale portassero all'introduzione di riforme del servizio nazionale e alla smobilitazione dei coscritti in Eritrea; che finora non vi sono stati annunci ufficiali quanto a una riduzione della durata del servizio nazionale o a piani di smobilitazione; che il servizio nazionale continua a essere di natura coatta e di durata indeterminata; che il servizio nazionale pone molti cittadini, comprese donne e ragazze, in una situazione di schiavitù, in cui tutta la loro vita è controllata da altri e in cui subiscono, tra l'altro, abusi fisici, sessuali e verbali e possono essere costretti a lavorare come servi domestici;

O.  considerando che nel luglio 2018 l'Eritrea e l'Etiopia hanno firmato uno storico accordo di pace che ha posto fine a un conflitto ventennale; che l'accordo di pace del luglio 2018 ha aperto nuove prospettive di sviluppo socioeconomico per il paese, legate al progresso dell'integrazione economica regionale nel Corno d'Africa;

P.  considerando che, a seguito della conclusione dell'accordo di pace tra Eritrea ed Etiopia, l'Unione europea ha modificato il suo approccio nei confronti dell'Eritrea, portandolo da un approccio basato sui "principi di impegno", che in passato non ha consentito né il dialogo politico né la cooperazione allo sviluppo dell'UE con l'Eritrea, a un cosiddetto duplice approccio;

Q.  considerando che il partenariato dell'UE con l'Eritrea è disciplinato dall'accordo di Cotonou e che tutte le parti sono tenute al rispetto e all'applicazione dei suoi termini, in particolare al rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto;

R.  considerando che, nonostante le gravi e sistematiche violazioni da parte dell'Eritrea degli elementi essenziali e fondamentali dell'accordo di Cotonou in materia di diritti umani, l'UE non ha mai avviato le consultazioni a titolo dell'articolo 96, nonostante le richieste in tal senso da parte del Parlamento;

S.  considerando che l'UE è un donatore importante per l'Eritrea in termini di assistenza allo sviluppo; che, a seguito dell'accordo di pace del 2018 tra Eritrea ed Etiopia, è stata concordata una nuova strategia di cooperazione allo sviluppo per il periodo 2019-2020 tra UE ed Eritrea, per la quale l'UE ha stanziato 180 milioni di EUR;

T.  considerando che il governo autocratico cerca di controllare la diaspora eritrea mediante un'imposta del 2 % sui redditi degli espatriati, nonché spiando la diaspora e prendendo di mira i membri delle famiglie rimasti nel paese;

1.  chiede il rilascio immediato e senza condizioni di tutti i prigionieri di coscienza in Eritrea, in particolare di Dawit Isaak, cittadino dell'Unione, e degli altri giornalisti detenuti dal settembre 2001; chiede informazioni immediate sul luogo di detenzione di Dawit Isaak e sulle sue condizioni; esorta le autorità eritree a concedergli l'accesso ai rappresentanti dell'UE, degli Stati membri e della Svezia, al fine di identificare le sue esigenze in termini di assistenza sanitaria e qualsiasi altro tipo di sostegno necessario;

2.  condanna con la massima fermezza le violazioni sistematiche, diffuse e gravi dei diritti umani da parte dell'Eritrea; invita il governo eritreo a porre fine alla detenzione dell'opposizione, dei giornalisti, dei leader religiosi e dei civili innocenti;

3.  rivolge un appello all'Unione africana, in quanto partner dell'UE esplicitamente impegnato a favore dei valori universali della democrazia e dei diritti umani, affinché intensifichi la sua attività in relazione alla deplorevole situazione esistente in Eritrea e cooperi con l'Unione europea per ottenere la liberazione di Dawit Isaak e degli altri prigionieri politici;

4.  chiede, alla luce dell'attuale crisi sanitaria dovuta alla COVID-19, delle cattive condizioni igieniche delle carceri eritree e dell'elevato rischio di infezione per i detenuti, che siano garantiti tempestivamente cibo adeguato, acqua e assistenza medica; esprime preoccupazione in merito al fatto che la pandemia di COVID-19 stia aggravando la situazione di carestia e malnutrizione esistente in alcune regioni del paese e che stia contribuendo alla penuria alimentare;

5.  chiede che il governo eritreo fornisca prove del fatto che le persone private della libertà personale sono ancora in vita, nonché informazioni dettagliate sul luogo in cui si trovano e sulla loro sorte; chiede processi equi per gli imputati, il rilascio immediato e senza condizioni dei prigionieri non accusati di alcun reato, nonché l'abolizione della tortura e di altri trattamenti degradanti, quali le restrizioni su cibo, acqua e assistenza medica; ricorda al governo eritreo il suo obbligo di affrontare tutte le violazioni dei diritti umani, compresa l'indagine sulle esecuzioni extragiudiziali e sulle sparizioni forzate, nonché sulla pena capitale, che dovrebbe essere abolita in linea con le raccomandazioni presentate nella relazione annuale 2020 del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

6.  deplora il fatto che l'Eritrea non offra uno spazio per i difensori dei diritti umani indipendenti, i membri dell'opposizione politica e i giornalisti indipendenti; chiede pertanto al governo eritreo di aprire uno spazio civico per le organizzazioni indipendenti della società civile e di permettere la creazione di altri partiti politici nel paese; ricorda all'Eritrea i suoi obblighi a norma delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro, con particolare riferimento al diritto delle organizzazioni della società civile e delle associazioni sindacali di organizzarsi, manifestare pacificamente, partecipare agli affari pubblici e condurre campagne a sostegno dei diritti dei lavoratori;

7.  chiede al governo eritreo di smettere di sottoporre i suoi cittadini al lavoro forzato per mezzo del servizio nazionale a tempo indeterminato e di porre fine alla pratica obbligatoria in base a cui tutti i bambini devono completare l'ultimo anno di scolarizzazione in un campo di addestramento militare;

8.  invita la Commissione a verificare se la condizionalità degli aiuti dell'UE sia rispettata e a garantire che nessun finanziamento per i progetti in Eritrea, in particolare per i progetti realizzati sfruttando la manodopera del servizio nazionale, apporti beneficio al governo eritreo; deplora, a tale proposito, il fatto che la Commissione continui a finanziare il progetto relativo alle strade e invita quest'ultima a rispondere rigorosamente alle esigenze del popolo eritreo in termini di sviluppo, democrazia, diritti umani, buona governance, sicurezza e libertà di parola, di stampa e di riunione, e a valutare i risultati tangibili relativi ai diritti umani derivanti dalla strategia UE-Eritrea e dal cosiddetto duplice approccio;

9.  chiede che la Costituzione eritrea del 1997, elaborata in piena consultazione con tutte le parti interessate e la società civile, sia immediatamente attuata e debitamente adottata;

10.  condanna l'uso, da parte del governo eritreo, dell'imposta extraterritoriale sulla diaspora; esorta il governo a rispettare la libera circolazione e a porre fine al meccanismo della "colpa per associazione", che prende di mira i familiari di coloro che disertano il servizio nazionale, cercano di fuggire dall'Eritrea od omettono di pagare l'imposta del 2% applicata dal governo al reddito degli espatriati eritrei, compresi i cittadini dell'UE;

11.  invita l'Eritrea a revocare il divieto relativo ai media indipendenti e a consentire la creazione di partiti politici come strumento fondamentale per la promozione della democrazia nel paese; chiede che alle organizzazioni per i diritti umani sia consentito di operare liberamente nel paese;

12.  invita le autorità eritree a porre fine alla detenzione dell'opposizione, dei giornalisti, dei leader religiosi, dei rappresentanti della società civile e dei civili innocenti; esorta l'Eritrea a rispettare e proteggere pienamente la libertà di religione e a porre fine alle attuali persecuzioni per motivi legati alla fede;

13.  ribadisce la sua richiesta urgente di un meccanismo globale dell'UE per i diritti umani, la cosiddetta legge Magnitsky europea; invita il Consiglio ad adottare tale meccanismo come decisione relativa agli interessi e agli obiettivi strategici dell'Unione a norma dell'articolo 22, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea;

14.  chiede all'Eritrea di rispettare appieno e attuare immediatamente la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, nonché di tenere pienamente fede agli obblighi che le incombono in virtù del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e della Carta africana per i diritti dell'uomo e dei popoli, i quali vietano la tortura;

15.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, al Presidente dell'Eritrea, al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

(1) GU C 334 del 19.9.2018, pag. 140.
(2) GU L 314 dell'11.12.2018, pag. 60.
(3) GU L 317 del 15.12.2000, pag. 3.

Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2021Note legali - Informativa sulla privacy